Un nuovo centro sulle tracce dell’azione e del pensiero di De Gasperi.

Era nato il 3 aprile del 1881, dieci anni dopo Leone XIII promulgherà la Rerum novarum, l’enciclica destinata ad animare l’ingresso dei cattolici in politica. Oggi convegno e Messa a Santi Apostoli.

 

De Gasperi è un esempio per l’oggi, non per un passato che si vorrebbe morto. Uomo di eccezionale levatura politica, non si era piegato al fascismo e aveva ripreso subito a combattere, alla caduta del Regime, per la libertà e la democrazia, contro l’occupante nazista. Fu l’artefice della Ricostruzione, il padre con Schuman e Adenauer dell’europeismo, il fermo assertore dell’Alleanza atlantica come strumento di difesa e di pace. Non concepì il mandato ricevuto dagli elettori – la vittoria del 18 aprile andò anche oltre le più rosee aspettative  – in termini di mera gestione del potere. Fu criticato per il suo pragmatismo, ma si trattava di un approccio costruttivo e febbrile ai grandi problemi di un’Italia uscita a pezzi dalla seconda conflitto mondiale.

 

Oggi pomeriggio, a Santi Apostoli, lo ricorderemo nella ricorrenza della nascita: era venuto al mondo il 3 aprile del 1881, a Pieve Tesino, all’epoca territorio dell’Impero Austro-ungarico. Dieci anni dopo, il 15 maggio del 1891, Papa Leone XIII promulgherà la famosa Rerum novarum, l’enciclica destinata ad animare con lo spirito delle “cose nuove” l’ingresso dei cattolici nella politica dei tempi moderni. Una vera rivoluzione! Lo ricorderemo con l’intento di “mettere a verbale” che la lezione di cui si è fatto interprete nel tormentato dopoguerra ci riguarda e ci sollecita, oggi più che mai, perché ancora una volta il Paese è chiamato a fare i conti con se stesso, con le sue fragilità e inefficienze; ma certo anche con le sue indubbie potenzialità, anzitutto per non perdere l’occasione del Piano di rilancio economico approntato dalla Ue (Pnrr) e per contribuire, nel mezzo di una guerra che morde ai fianchi dell’Europa e spinge a ridisegnare gli equilibri internazionali, a rafforzare la coesione sovranazionale quale condizione più efficace a garantire la pace.

 

De Gasperi sentiva molto – lui europeista convinto – l’idea di patria e amava ricordare che la Resistenza rappresentava il secondo Risorgimento dell’Italia, specie per le masse cattoliche che dal processo risorgimentale, sfociante nella formazione dell’Unità nazionale, erano rimaste escluse. Ebbene, la sua spartana visione della politica lo motivava a ricercare una formula di concretezza. Ai partigiani della Federazione italiana volontari della libertà, a congresso nel 1950, faceva notare: “…abbiamo bisogno che le parole abusate di «patriottismo», di «Nazione», di «elevazione popolare», prendano un senso più adeguato alla situazione, prendano un senso più concreto e più giusto […]”. E aggiungeva più avanti, a coronamento del suo discorso, ciò che urgeva sotto quell’appello: “E quando diciamo di amare la patria, bisogna voler dire: lavorare, continuare nello sforzo pazientemente, fino a che al popolo italiano sia data la possibilità di una giustizia sociale che oggi non ha, che oggi non abbiamo la possibilità di assicurare perché ancora ci sono quelli che assorbono una quota troppo grande del reddito nazionale. […] noi abbiamo il dovere di una perequazione più giusta e più sana”.

 

Sono parole che possiamo e dobbiamo fare nostre in questo frangente di vita economica e sociale, con problemi analoghi in tutto l’Occidente. Guardiamo all’Europa e miriamo alla pace: sono motivi ideali, questi, che appartengono al patrimonio del cattolicesimo politico. Ben sappiamo, tuttavia, come sia necessario in questo orizzonte preservare la forza della coerenza. Specie per la pace. Certo, c’è bisogno di ideali alti, ma strutturati sulla base di precise indicazioni, per aderire a un’istanza popolare di giustizia ed equità. E perciò il “centro che cammina verso sinistra”, secondo la felice sintesi degasperiana, ha un ancoraggio imprescindibile nel solidarismo e vive, aggiornando programmi e soluzioni, nella prospettiva di una crescita aderente sempre più al rispetto del “bene comune”. Questo centro lo dobbiamo reinventare.