Nella location dell’Accademia nazionale di San Luca a Roma sono stati presentati i dati raccolti dal CENSIS nell’ambito di una organica ricerca sul tema “Essere genitori oggi – Valori e significati della genitorialità nella società italiana.” Il documento che, per corposità e scansione analitica dei vari aspetti considerati in quanto esponenziali e significativi, ha preso le sembianze di un vero e proprio Rapporto, è stato presentato da Giorgio De Rita, Segretario Generale del CENSIS, illustrato nei dati statistici più rilevanti da Costanza Corsini, Ricercatrice Area Consumi, Mercati e Welfare dell’Istituto e commentato da un panel di quattro esperti invitati all’evento: Stefania Andreoli – Psicoterapeuta, Alli Beltrame – Counselor professionista e scrittrice, fondatrice di Educazione Responsabile, Mauro Magatti – Professore di Sociologia, Università Cattolica di Milano e Maria Pontillo – Psicoterapeuta dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.
Il CENSIS – fondato e Presieduto da Giuseppe De Rita – finissimo conoscitore della società italiana dal dopoguerra ad oggi ed attento, ineguagliabile interprete delle sue derive socioeconomiche, culturali e di costume, ci ha abituato nei suoi Rapporti annuali a seguire lo sviluppo e la crescita del Paese: nel 2025 siamo giunti al 59° Rapporto che, unito ai precedenti, costituisce un corpus conoscitivo e di scandaglio analitico preziosissimo, un riferimento per chi voglia leggere e documentarsi sull’evoluzione della società italiana, una fonte ricchissima di dati comparabili la cui raccolta va indubbiamente ascritta al “tenace continuismo” dell’illustre sociologo Presidente, che negli alti e bassi del loro excursus storico ha tratteggiato i chiaroscuri, le quotidianità, i pregi e i vizi, degli italiani ‘dappertutto e rasoterra’.
Ho sempre sostenuto che i Rapporti CENSIS andrebbero letti e studiati nelle scuole superiori perché costituiscono il versante sociale della Storia e per fermo immagini e sfondi integratori ci permettono di comprendere chi siamo e da dove veniamo.
Ma l’Istituto di Piazza di Novella a Roma da tempo ha affinato l’indagine sociale complessiva – ad annum – con ricerche e rapporti su ambiti argomentativi significativi, descrittivi e connotativi del quadro d’insieme: sono aree tematiche che salgono dal basso, spinte da quella autopropulsione sociale che caratterizza la crescita di un Paese e sono colti ed approfonditi nelle loro evidenze emergenti ed esplicative, come aspetti di rilievo su cui fare analisi e sintesi. Pochi giorni prima di questo evento sui ruoli genitoriali c’era stata la presentazione del 21° Rapporto sulla comunicazione, centrato sul sottotema dell’informazione.
- Un Paese che cambia: meno famiglie, meno figli
In questa ricerca sull’essere genitori oggi, c’è un dato che, più di altri, racconta il cambiamento profondo della società italiana: nel 1994 quasi una famiglia su due era composta da una coppia con figli; oggi quella percentuale è scesa al 29,2%. Nello stesso arco di tempo le famiglie unipersonali sono passate dal 21,1% al 36,2%. È la fotografia di un Paese che in trent’anni ha modificato radicalmente il proprio rapporto con la famiglia, con la natalità e perfino con l’idea stessa di futuro.
Il Rapporto del CENSIS “Essere genitori oggi” affronta il tema della genitorialità non soltanto come questione privata o demografica, ma come uno dei principali indicatori della trasformazione culturale italiana.
La ricerca, discussa insieme a psicoterapeuti, sociologi ed esperti dell’educazione, mostra infatti come diventare genitori non sia più percepito come una naturale tappa della vita adulta, bensì come una scelta complessa, onerosa, emotivamente totalizzante e spesso attraversata da incertezze.
La crisi demografica come mutamento culturale è il contenitore tematico che illustra i dati raccolti dal CENSIS i quali delineano con precisione il ridimensionamento del modello familiare tradizionale.
Le coppie con figli, che nel 1994 rappresentavano il 47,9% dei nuclei familiari italiani, nel 2024 si attestano come già notato al 29,2%. Parallelamente aumentano le persone che vivono sole: dal 21,1% al 36,2%. Anche le coppie senza figli crescono sensibilmente, passando dal 17,8% al 20,2%.
Le nascite registrano un crollo del 32,4% rispetto agli anni Novanta. Se nel 1994 i nuovi nati erano circa 526 mila, oggi si attestano intorno ai 370 mila. L’età media della donna al primo figlio è passata da 27,7 anni a 31,9 anni, mentre i matrimoni sono diminuiti del 40,6%. Un dato comparativo aiuta a dimensionare l’entità del fenomeno: si prevede infatti che la popolazione della Nigeria crescerà entro il 2050 fino a 400 milioni di persone, diventando così la quarta a livello mondiale. Ma in tema di natalità il dato più interessante riguarda la tenuta del numero di 5 figli per donna: facile il confronto con i nostri dati e inevitabile la comparazione con i flussi migratori in Europa e in Italia al fine di comprendere il melting pot etnico a cui va incontro il mondo occidentale.
Sono numeri che raccontano una trasformazione profonda della società italiana. La denatalità non appare più soltanto come conseguenza della precarietà economica o dell’assenza di politiche familiari efficaci, ma come effetto di un cambiamento antropologico e culturale in quanto la famiglia non costituisce più il centro inevitabile della realizzazione personale. In una società dominata dall’incertezza, dall’individualizzazione e dalla fragilità dei legami, la scelta di avere figli viene continuamente rimandata, ponderata, problematizzata.
- La genitorialità come progetto emotivo
Uno degli aspetti più significativi del Rapporto riguarda il mutamento del significato simbolico della genitorialità. Fino al Novecento il figlio rappresentava spesso continuità familiare, dovere morale, appartenenza sociale, consuetudine quasi implicita e dovuta, specie nel contesto matrimoniale.
Oggi, invece, la nascita di un figlio viene vissuta soprattutto come esperienza affettiva e identitaria: si potrebbe affermare che la scelta di procreare scaturisce da una decisione commisurata con rilevanze di tipo economico, lavorativo, di tenuta del nucleo familiare; in sostanza mettere al mondo un figlio implica un progetto di vita.
Infatti secondo il Rapporto: il 70,4% degli italiani considera il figlio il modo principale per “costruire una famiglia”, il 37,3% collega la scelta genitoriale all’amore di coppia, circa il 40% delle madri definisce la maternità “uno straordinario atto d’amore”, mentre oltre il 60% ritiene che avere figli rappresenti ancora una delle esperienze più importanti della vita.
Il figlio non è più un evento naturale inscritto nel percorso adulto, ma un progetto emotivamente intenso, spesso idealizzato, sul quale si concentrano aspettative elevatissime. È proprio questa sovrainvestitura simbolica a rendere la genitorialità più fragile e più esposta all’ansia.
- Il peso di essere genitori oggi
Il dato forse più significativo dell’intero Rapporto è che il 79,2% degli intervistati ritiene che essere genitori oggi sia più difficile rispetto al passato, a motivo dell’insicurezza e della solitudine che hanno sostituito la continuità generativa del passato e la solidarietà sociale (ci si aiutava, specie nei piccoli paesi; avere più figli rendeva a un tempo le famiglie più aperte sul piano relazionale).
Le motivazioni di una inversione di tendenza evidenziate dai dati raccolti sono molteplici: il 35,7% indica il peso economico, il 18,4% denuncia la mancanza di tempo dovuta al lavoro, il 18,9% segnala la crescente complessità delle richieste educative dei figli, oltre il 40% lamenta una generale assenza di sostegno sociale, più della metà dei genitori dichiara di sentirsi spesso inadeguata nel ruolo educativo.
Si tratta di una debolezza generalizzata a fronte della complessità delle consuetudini sociali, del peso economico e burocratico, della sovraesposizione ai pericoli ricorrenti e diffusi tra i giovani (violenza, uso di sostanze, abitudini e frequentazioni). Giustamente il Prof. Magatti nel dibattito successivo al report dei dati ha sottolineato come debbano essere precisate le difficoltà genitoriali in rapporto all’età dei figli.
- Nuove fragilità educative
Emergono così nuove forme di fragilità genitoriale. Il padre e la madre contemporanei appaiono costantemente chiamati a mediare tra aspettative sociali elevate, paura dell’errore educativo e necessità di garantire ai figli benessere emotivo, sicurezza economica e successo formativo.
A differenza del passato, il modello educativo non si fonda più sull’autorità verticale: il genitore contemporaneo dialoga, spiega, negozia, ascolta e tuttavia proprio questa trasformazione produce insicurezza.
La perdita dei modelli tradizionali non è stata compensata dalla costruzione di nuovi riferimenti condivisi.
È significativo che cresca il ricorso al counseling educativo, al supporto psicologico e alla consulenza pedagogica. Temi un tempo marginali entrano oggi nella vita quotidiana delle famiglie perché educare non viene più considerata una competenza spontanea tramandata naturalmente tra generazioni, ma una pratica complessa che richiede supporto professionale.
- Figli e schermi: tra controllo e delega digitale
Un capitolo centrale della ricerca riguarda il rapporto tra genitori, figli e tecnologie digitali.
I dati sono particolarmente eloquenti: il 46,4% dei genitori consente l’uso dello smartphone prima dei 10 anni, il 90,4% lo autorizza entro i 12 anni, il 55,1% utilizza sistemi di parental control, il 43% geolocalizza abitualmente i figli, il 32,5% degli studenti usa strumenti di intelligenza artificiale per svolgere compiti scolastici, il 66,7% degli intervistati è favorevole al divieto degli smartphone nelle scuole. Questo paragrafo dovrà presto fare i conti con le reazioni suscitate nell’opinione pubblica mondiale e recepite dai Governi nazionali, dopo la recente sentenza della Corte di Los Angeles che ha condannato alcune piattaforme social a risarcire vittime minori danneggiate dall’uso continuativo e compulsivo dei mezzi tecnologici. Molti Stati si stanno attrezzando per porre un limite certificato di accesso ai social e ciò comporterà inevitabilmente il coinvolgimento e la collaborazione delle famiglie.
Questi dati rivelano una delle contraddizioni più evidenti della genitorialità contemporanea poiché sovente i genitori introducono precocemente i figli nel mondo digitale, ma allo stesso tempo aumentano (non sempre) sorveglianza e controllo. È come se la famiglia contemporanea oscillasse continuamente tra desiderio di autonomia e paura dell’autonomia.
La tecnologia diventa così insieme strumento educativo, forma di intrattenimento e mezzo di controllo. Il ricorso alla geolocalizzazione, al monitoraggio online e ai filtri digitali mostra quanto la percezione del rischio sia cresciuta all’interno della società contemporanea.
Parallelamente cresce anche il disagio verso l’eccessiva esposizione digitale delle nuove generazioni. La scuola, tradizionalmente luogo della trasmissione culturale, si trova oggi al centro di nuove tensioni educative legate alla distrazione permanente, alla perdita della concentrazione e all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei processi di apprendimento.
- La persistente asimmetria tra madri e padri
Interessante è poi il paragrafo che segnala una persistente asimmetria di ruolo tra madri e padri: il Rapporto mette infatti in evidenza come la trasformazione della genitorialità si intrecci con una ridefinizione ancora incompleta dei ruoli maschili e femminili.
I dati mostrano che: il tasso di occupazione degli uomini con figli raggiunge il 91,7%, quello delle donne con figli si ferma al 61,5%, il 77,1% delle madri dichiara che avrebbe avuto bisogno di maggiori risorse economiche, l’ 83,8% dei padri afferma invece di aver avuto bisogno soprattutto di più tempo da dedicare alla famiglia.
La maternità continua dunque a incidere fortemente sulla condizione lavorativa femminile. Sebbene la partecipazione maschile alla cura dei figli sia cresciuta rispetto al passato, il carico organizzativo, emotivo ed educativo continua a gravare prevalentemente sulle donne.
La genitorialità contemporanea appare quindi formalmente condivisa ma sostanzialmente ancora squilibrata. La figura paterna è oggi più presente sul piano affettivo, ma non sempre pienamente coinvolta nella gestione quotidiana della vita familiare. In un prossimo saggio approfondiremo il tema della decadenza della figura paterna – con tutti i suoi impliciti e le sue cause – nella società contemporanea: le evidenze raccolte dalla ricerca dimostrano che si tratta di un tema che richiede ulteriori scandagli interpretativi.
- Famiglie plurali, legami più fragili
Il Rapporto del CENSIS fotografa anche la crescente pluralità delle forme familiari a motivo di un incremento delle famiglie monogenitoriali, delle separazioni, delle convivenze non matrimoniali, delle famiglie ricomposte e in generale dei nuclei affettivi meno stabili rispetto al passato.
La famiglia contemporanea appare meno normativa e più relazionale, non è più garantita dalla permanenza istituzionale del legame, ma dalla qualità emotiva della relazione.
Questa trasformazione produce maggiore libertà individuale, ma anche una crescente fragilità dei rapporti affettivi. Il nucleo familiare tende così a diventare uno spazio intensamente emotivo ma spesso meno stabile, più esposto alle tensioni economiche, psicologiche e relazionali.
Conclusione
Il Rapporto “Essere genitori oggi” restituisce dunque l’immagine di un’Italia attraversata da una profonda trasformazione antropologica prima ancora che demografica, nell’alveo di una società che fatica a immaginare il futuro.
La genitorialità continua a essere percepita come un valore fondamentale, ma diventa sempre più difficile da sostenere dentro una società caratterizzata da precarietà economica, instabilità relazionale, ipercompetizione educativa e individualizzazione dei percorsi di vita.
Il figlio non è più un evento naturale del ciclo dell’esistenza, ma una scelta ad alta intensità emotiva, economica e psicologica. È proprio questa intensificazione simbolica della genitorialità a produrre rinvio, paura e senso di inadeguatezza.
La crisi delle nascite, in questa prospettiva, non appare soltanto come un problema economico o statistico. Essa riflette la difficoltà collettiva di immaginare il futuro come spazio stabile, condiviso e affidabile entro cui trasmettere la vita.
Ed è forse proprio qui che il Rapporto del CENSIS coglie il nodo più profondo della società italiana contemporanea: il desiderio di famiglia continua a esistere, ma si confronta ogni giorno con una realtà sociale sempre più incerta, competitiva e frammentata.
Oggi più che mai – parafrasando Tolstoj – le famiglie felici sono tutte uguali, tra quelle infelici ciascuna lo è a modo proprio.
Francesco Provinciali
Fondazione Varenna per l’infanzia e l’adolescenza
