Home GiornaleControcorrente: un centro adeguato ai tempi

Controcorrente: un centro adeguato ai tempi

Conta in primo luogo la sostanza delle politiche di centro, oggi rimesse in discussione ma anche in ripresa trasversale. Soprattutto in tre ambiti: sociale, economico, internazionale.

Nonostante che il dibattito sull'”offerta politica” di centro appaia molto più condizionato dalla scadenza delle prossime elezioni politiche e dalla legge elettorale con cui si andrà a votare, che da una visione ad ampio raggio sulle sfide del nostro tempo, è proprio questo secondo aspetto a risultare decisivo.

Infatti, il gioco a incastro delle candidature può solo garantire la nomina da parte dei capi-partito (questa purtroppo è la prassi) di un certo numero di parlamentari per la prossima legislatura, all’insegna dell’eterogeneità e della frammentazione.

La questione in sè più importante rimane invece quella del senso e della sostanza di politiche di centro. Viviamo in un tempo in cui sembrano essere rimessi in discussione i presupposti che le hanno rese possibili queste politiche e nel contempo assistiamo a una loro ripresa trasversale agli schieramenti.

Lo si può rilevare in tre ambiti principali, quello sociale, economico e internazionale.

A fronte del declino della classe media, diventano prioritarie politiche volte a rafforzare la coesione sociale, i legami di comunità, ad affrontare la crisi demografica, a mettere in relazione e ad armonizzare le diversità territoriali, sociali, culturali. Ciò esige in chi governa, ad ogni livello, la capacità di ridurre condizionamenti di natura ideologica, spesso sbandierati per la ricerca del consenso.

Un processo analogo si sta verificando in campo economico. Persino nei Paesi che hanno creduto di poter dettare agli altri i loro dogmi economici, spesso indebolendo i Paesi soggetti ai loro diktat, si assiste a una riscoperta dell’intervento dello stato in economia, della programmazione pubblica, senza naturalmente cadere nel dogmatismo opposto, ma trovando un giusto equilibrio, come quello praticato dall’Italia nella prima repubblica, che ha consentito uno sviluppo straordinario, o come quello che molti Stati emergenti – la Cina per prima – ci hanno in parte copiato con risultati altrettanto sbalorditivi.

In terzo luogo, la situazione internazionale che si è venuta a creare, con il ritorno alla politica di potenza, la liquidazione della dura lezione del Novecento e il contestuale sdoganamento della guerra al posto della fatica della costruzione, sempre  possibile, di un nuovo multilateralismo, impone la riscoperta di una politica estera improntata alla moderazione, al dialogo ostinato e al ripudio della guerra. Un centro che, invece, si dovesse limitare ad assecondare lo spirito del tempo incline allo scontro, finirebbe col risultare insipido e accessorio.

In un siffatto contesto le politiche di centro emergono laddove si fanno, piuttosto che in chi solo le invoca, e tendono a estendersi anche oltre a specifici contenitori ad hoc, pur utili e interessanti e in certa misura anche necessari. 

Ciò può costituire uno stimolo a creare delle occasioni di dialogo utili a declinare un progetto politico, capace di guardare oltre una scadenza elettorale che si avvicina e nel quale molti vi si possano riconoscere.