Home GiornaleGermania, la riforma fiscale di Merz impigliata nella rete del federalismo

Germania, la riforma fiscale di Merz impigliata nella rete del federalismo

Dietro la disputa sulla riforma fiscale del governo Merz emerge una curiosità istruttiva: in Germania i Länder e i Comuni possono bloccare Berlino quando temono di perdere risorse decisive per welfare e servizi locali.

Il confronto al Bundesrat

Per capire la Germania non basta osservare il Bundestag o seguire le mosse del cancelliere Friedrich Merz. Occorre guardare anche al Bundesrat, la camera che rappresenta i Länder e che, in queste settimane, sta trasformando una riforma fiscale in un delicato braccio di ferro istituzionale.

A lanciare l’allarme è stato il socialdemocratico Andreas Bovenschulte, presidente di turno del Bundesrat e sindaco-governatore di Brema, secondo il quale Berlino starebbe promettendo una riforma del fisco senza chiarire chi dovrà pagara davvero. Non è solo una polemica politica: è il cuore del federalismo tedesco.

 

Che cosa prevede la riforma

Il governo federale vuole alleggerire il peso fiscale su famiglie, lavoratori e imprese per rilanciare consumi e crescita economica. Il pacchetto comprende diversi interventi: riduzione dell’Iva nella ristorazione dal 19% al 7%, ampliamento delle agevolazioni per i pendolari, bonus esentasse fino a 1.000 euro per i lavoratori e futura riforma dell’imposta sul reddito prevista dal 2027.

L’obiettivo politico è evidente: sostenere un’economia tedesca che da mesi mostra segnali di rallentamento e ridare fiducia al ceto medio. Ma il problema nasce dal modo in cui, in Germania, vengono distribuite le entrate fiscali.

 

Perché i Länder si oppongono

Nel sistema tedesco molte imposte vengono condivise tra Stato federale, Länder e Comuni. Quando Berlino riduce le tasse, dunque, non diminuiscono soltanto le entrate del governo centrale: si svuotano anche le casse territoriali.

Secondo le stime circolate nel Bundesrat, il pacchetto potrebbe costare a Länder e municipalità oltre 12 miliardi di euro entro il 2030. Alcune misure, da sole, valgono miliardi: il taglio dell’Iva per i ristoranti pesa per circa 3,6 miliardi l’anno, mentre gli sgravi per i pendolari superano il miliardo.

Per questo Bovenschulte ha avvertito che le regioni “non approveranno automaticamente” la riforma. Il timore è che i governi locali si trovino costretti a tagliare servizi pubblici, trasporti, scuole o investimenti urbani per compensare il minor gettito fiscale.

 

Una lezione sul federalismo europeo

La vicenda è interessante anche per l’Italia. In Germania il federalismo non è soltanto amministrativo: è un equilibrio politico permanente tra centro e territori. Il Bundesrat, in effetti, non svolge una funzione simbolica ma può realmente rallentare o bloccare le leggi federali.

Dietro la disputa fiscale emerge così una domanda più ampia: chi deve sostenere il costo di una manovra ambiziosa per l’economia nazionale? Berlino ritiene necessarie le riduzioni fiscali per rilanciare il sistema produttivo e dei servizi; i Länder replicano che senza adeguate compensazioni rischiano di saltare i bilanci locali.

È una curiosità tedesca solo in apparenza. In realtà mostra quanto, nell’Europa contemporanea, le grandi riforme economiche dipendano sempre meno dagli annunci dei governi centrali e sempre più dalla tenuta concreta delle autonomie territoriali.