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Quando il riformismo passava dalle fontanelle

Nell’estate rovente anche una fontanella può diventare una lezione politica. Il riformismo ritrova senso quando torna a misurarsi con i bisogni concreti della vita quotidiana.

Appresi qualche lustro fa l’espressione riformismo delle fontanelle, tramite il bel libro di Claudio Petruccioli L’Aquila 1971. Anatomia di una sommossa.

Il riformismo concreto di una volta

Il riferimento era al riformismo di fatto del Pci, una forza politica che riformista, in gran parte, non si definiva. Quell’attitudine pragmatica di cui non di rado i suoi dirigenti e rappresentanti sapevano dar prova, tanto da battersi, ad esempio, per le fontane pubbliche, grazie alle quali anche i meno abbienti potevano disporre dell’acqua potabile, per bere o per lavarsi.

Non erano le “riforme di struttura” e neppure si trattava dell’adozione di un armamentario politico e culturale volto a teorizzare e ad affermare la scelta di cambiamenti graduali verso una società più libera e più giusta. Era, piuttosto, l’espressione di una presenza viva nel tessuto sociale e sul territorio (“una parrocchia, una sezione”, avrebbe detto Palmiro Togliatti), della conoscenza empirica delle difficoltà e dei bisogni della quotidianità.

Se le parole diventano gusci vuoti

Ecco, tutto ciò mi torna in mente con la calura estiva. Al giorno d’oggi non è poi così facile, per dirne una, trovare una fontanella per rinfrescarsi (per non parlare dei bagni pubblici). Al di là delle ragioni alla base di tale risultato, non v’è dubbio che parole quali “riformista” o “riformismo”, in sé dense di principi, di storia, di valori, vengono sempre più percepite come “gusci vuoti”, privi di contenuti. O di contenuti tangibili.

La politica alla prova della vita quotidiana

Accanto alla dimensione “macro”, infatti, quella dei grandi numeri dell’economia o della finanza, vi sono tanti e tanti aspetti, apparentemente minuti, che contribuiscono non poco alla qualità della vita. E non mi riferisco a scelte “ad effetto”, pensate per “l’immagine”, no: alludo all’istanza ineludibile di una umanizzazione della politica. Insomma, come spesso avviene, anche le fontanelle sono una metafora.