Domani, Giovedì 21 maggio, nella cornice rinascimentale del Palazzo della Cancelleria, l’Arcisodalizio della Curia Romana tiene il suo dies annualis — l’appuntamento culturale solenne che, con cadenza annuale, mobilita le competenze giuridiche ed ecclesiastiche dei suoi sodali attorno a un tema di rilievo civile e dottrinale. Il titolo scelto per questa edizione, La pace disarmata e disarmante, risuona con forza in un momento in cui il quadro internazionale è segnato da conflitti aperti e da una profonda crisi delle istituzioni multilaterali che avevano garantito, almeno formalmente, la sicurezza collettiva nel secondo dopoguerra. La formula — ripresa dalla tradizione evangelica e dal magistero contemporaneo — non indica rinuncia alla realtà, ma propone uno sguardo che trasforma la pace da esito di equilibri di forza a categoria morale ed ordinamentale, capace di interpellare tanto il canonista quanto lo studioso di relazioni internazionali.
Dal Codice di Camaldoli alla giustizia come fondamento
L’apertura lavori è affidata al prof. Giulio Alfano, Preside della Facoltà di Scienze della Pace della Pontificia Università Lateranense, con una relazione su Pace e giustizia nel Codice di Camaldoli. Il riferimento è al documento redatto nel luglio 1943 da un gruppo di intellettuali cattolici riuniti presso il monastero casentinese, il cui testo originale porta il titolo “Per la comunità cristiana”, e che pose fra i fini primari dello Stato la giustizia sociale e la salvaguardia della libertà. In quel testo si concepiva la pace non come mera assenza di guerra, ma come effetto di una molteplicità di rapporti fondati sulla giustizia e sulla solidarietà: una visione che avrebbe segnato profondamente l’impianto valoriale della Costituzione repubblicana. Riletto oggi, il Codice di Camaldoli appare non soltanto come documento storico del cattolicesimo politico italiano, ma come proposta teorica ancora capace di illuminare il nesso fra ordinamento giuridico e tensione alla pace.
Il magistero dei Papi del terzo millennio e il ruolo della Santa Sede
A seguire, il dott. Antonio Preziosi, Direttore del TG2 RAI, affronta La pace e i Papi del terzo Millennio: un arco che va da Giovanni Paolo II — con la sua lettura della pace come frutto della conversione e del rispetto dei diritti della persona — attraverso Benedetto XVI e Francesco, fino all’attuale pontefice Leone XIV, il cui magistero si inserisce in una stagione di conflitti aperti in Europa e in Medio Oriente. Il terzo intervento è del prof. Raffaele Coppola, Direttore del Centro di Ricerca “Renato Baccari” dell’Università di Bari, su La Santa Sede e le nuove frontiere per la pace: una riflessione sul ruolo diplomatico e normativo della Santa Sede in un contesto internazionale in rapido mutamento, dove la sua voce — priva di strumenti di coercizione ma ricca di autorità morale e di canali di mediazione — assume una peculiare rilevanza proprio nella misura in cui gli attori statali si mostrano incapaci di governare le crisi.
La pace nel labirinto geopolitico contemporaneo
La sessione pomeridiana è affidata al prof. Andrea Margelletti, Presidente del CeSI — Centro Studi Internazionali, think tank fondato nel 2004 la cui attività si è sempre focalizzata sull’analisi delle relazioni internazionali e delle dinamiche di sicurezza e difesa, con attenzione alle aree di crisi e alle dinamiche di radicalizzazione. Margelletti è Consigliere del Ministro della Difesa e consulente istituzionale del Parlamento italiano: il suo intervento su Prospettive di pace nell’odierno contesto geopolitico porterà nel dies annualis dell’Arcisodalizio la voce di chi da anni legge il disordine mondiale senza illusioni. Il suo giudizio sull’attuale situazione è netto: in Europa occidentale da settant’anni si è pensato solo all’economia, e questa inerzia strategica è diventata essa stessa un’arma nelle mani degli avversari. L’intervento di Margelletti rappresenterà probabilmente il polo di tensione più visibile del convegno: la pace “disarmata e disarmante” non può essere ingenuity o rimozione dei conflitti, ma deve misurarsi con la realtà di un sistema internazionale in cui la forza resta variabile fondamentale.
I lavori, aperti dai saluti istituzionali di S.E.R. Mons. Alejandro Arellano Cedillo, Decano del Tribunale Apostolico della Rota Romana, e di Mons. Francesco Viscome, Primicerio dell’Arcisodalizio, si inseriscono nella missione dell’istituzione, che da oltre tre secoli promuove la formazione spirituale e giuridica di coloro che prestano servizio negli organismi giuridici della Curia Romana e dei Tribunali della Chiesa. L’evento è aperto alla partecipazione previa adesione all’indirizzo infoarcisodalizio@gmail.com.
Locandina dell’evento
