«Nessuna persona è inutile; c’è bisogno di ciascuna di voi». Leonardo Brancaccio, segretario generale della Scuola di Economia Civile e responsabile dell’ufficio legale dell’Istituto universitario Sophia, risponde così alla domanda su che cosa direbbero Tina Anselmi, Lina Merlin e Nilde Iotti ad una giovane donna desiderosa di impegnarsi oggi in politica.
Nel suo nuovo libro “Costituzione e democrazia. La lezione di tre madri della Repubblica. Tina Anselmi, Nilde Iotti, Lina Merlin” (Ecra), Brancaccio ricostruisce le biografie e il pensiero di tre protagoniste della storia repubblicana, mettendo in luce il contributo da loro offerto alla democrazia italiana. E completa la risposta richiamando quanto Tina Anselmi disse ai giovani il 30 marzo 2004, ricevendo la laurea honoris causa in Sociologia dall’Università di Trento: «La strada che abbiamo davanti a noi è ricca di problemi, ma anche di spazi che si aprono alla nostra intelligenza, alla nostra volontà. Questo è il messaggio della democrazia».
Professor Brancaccio, dopo il libro su Aldo Moro e quello su Alcide De Gasperi è arrivato quello su Tina Anselmi, Lina Merlin e Nilde Iotti. Come è nato in lei l’interesse per i padri e le madri della Repubblica?
Nel 2018 lessi un’affermazione di Maria Fida Moro, primogenita dello statista pugliese barbaramente rapito e assassinato nel 1978, che mi colpì molto: «Da tanto tempo ho smesso di leggere i libri su papà, perché sembrano interessati solo alla sua morte». Questa frase accese in me una scintilla e diede avvio al progetto di ricerca dedicato alla vita e al pensiero di Aldo Moro e, successivamente, a quello relativo a De Gasperi. Tina Anselmi definiva De Gasperi un «uomo straordinario», la cui autenticità non aveva limiti, ma osservava anche: «Oggi tutti parlano di De Gasperi richiamandosi alla sua lezione politica e poi scopri che non lo conoscono per niente, che non hanno letto neanche una pagina, ma che dico, un rigo, di quello che ha scritto». L’ultima scintilla si è accesa quando mi sono imbattuto in una frase di Livia Turco, che ho riportato nell’introduzione del nuovo libro: «La Repubblica italiana ha dei padri e delle madri. Ancora oggi, troppe volte, nel dibattito pubblico si nominano solo i padri e si dimenticano le madri».
C’è, a suo avviso, uno specifico femminile nelle madri della Repubblica che ha studiato, riconoscibile nelle loro attenzioni e nelle loro proposte? C’è qualcosa nella nostra Costituzione per cui dobbiamo essere particolarmente grati a queste donne?
Il 2 giugno 1946 Tina Anselmi aveva 19 anni e non poteva ancora votare. Ma la notte del 28 aprile 1945, a soli 18 anni, insieme a un gruppo di partigiani aveva trattato con i nazisti la fine della guerra a Castelfranco Veneto, riportando la pace nella sua comunità. Nell’aprile del 1946, inoltre, la giovane Tina partecipò a Roma, in qualità di delegata della Democrazia cristiana, al primo congresso del suo partito, portando con sé i voti per la Repubblica, che il 2 giugno avrebbe visto la luce. Tina è una giovane madre della Repubblica. Nilde Iotti, che insieme a Lina Merlin fece parte della Commissione dei 75 incaricata di scrivere la proposta di Costituzione da sottoporre all’Assemblea Costituente, fu nominata relatrice sul tema della famiglia insieme all’esponente democristiano Camillo Corsanego. Gli articoli della Costituzione dedicati a questi temi furono scritti anche dalla giovane Iotti, che all’epoca aveva soltanto 26 anni. Negli anni successivi si adoperò, insieme agli altri parlamentari, per tradurre in atto la Costituzione: la riforma del diritto di famiglia del 1975 ne è un esempio. Alla madre costituente Lina Merlin si deve, tra le altre cose, l’approvazione dell’articolo 3 della Costituzione nella parte in cui dispone che «tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso». Insigni giuristi dell’Assemblea ritenevano superflua la dicitura «senza distinzione di sesso», ma l’insistenza della Merlin fu lungimirante. Ancora oggi, infatti, questo articolo legittima e sostiene le politiche e le iniziative rivolte a una sempre più efficace realizzazione della parità di genere, che è una precondizione della democrazia.
Qual è l’eredità più attuale di Anselmi, Merlin e Iotti? Dove si concentrerebbe oggi il loro impegno?
Negli ultimi anni, in Italia e nel mondo intero, la democrazia è sotto attacco e la partecipazione dei cittadini si è affievolita. Al referendum abrogativo del giugno 2025, per esempio, in Italia ha votato soltanto il 30 per cento degli aventi diritto. Oggi le tre madri della Repubblica si impegnerebbero per difendere la democrazia e per prendersene cura. Ritengo che un’esortazione di Lina Merlin sintetizzi la loro eredità più attuale: «Agire con entusiasmo e coraggio in tempi eccezionali».
Viviamo tempi inediti e complessi. L’amicizia civica sembra non godere di buona salute, così come la fiducia a livello internazionale. Con quale atteggiamento ci direbbero di affrontare le sfide attuali?
Sono commoventi le parole e i ricordi di Tina Anselmi sul periodo della sua adolescenza nella Resistenza: «Non ho mai pensato che noi ragazze e ragazzi che scegliemmo di batterci contro il nazifascismo fossimo eccezionali, ed è questo che vorrei raccontare: la nostra normalità. Volevamo costruire un mondo migliore non solo per noi». Le tre Madri della Repubblica ci invitano a rimboccarci le maniche e ad assumerci la nostra piccola, ma fondamentale, parte di responsabilità. Un impegno che deve cominciare dalla costruzione di relazioni umane sincere e sane, non artificiali: sono queste relazioni a essere alla base di una comunità.
Leggendo il libro si comprende che tutte e tre ebbero a cuore il tema della famiglia e che, allo stesso tempo, sacrificarono molto proprio su questo fronte per il loro servizio pubblico. La sua ricerca ha fatto emergere qualche aspetto meno conosciuto?
Il legame tra Lina Merlin e Dante Gallani, deputato socialista che divenne suo marito nel 1933, e quello tra Nilde Iotti e Palmiro Togliatti, segretario del Partito comunista italiano, sono noti. Approfondendo la biografia di Tina Anselmi, invece, ho scoperto che durante la Resistenza conobbe tra i partigiani un ragazzo che le fece battere il cuore. Si chiamava Nino e studiava medicina. Insieme sognavano un’Italia diversa, libera e in pace. Nella primavera del 1945 la guerra finì. Tina era felice, ma la sua passione per la vita dovette scontrarsi con la morte di Nino, colpito dalla tubercolosi. Fu un dolore enorme, che sembrò schiacciarla. Anche grazie all’aiuto dell’amica Francesca, tuttavia, Tina riprese a lottare con forza e determinazione. Dopo quel primo amore decise di non sposarsi e si dedicò alla vita politica nazionale, prendendosi cura di una famiglia più grande. La legge 833 del 1978, istitutiva del Servizio sanitario nazionale, porta la firma della ministra della Sanità Tina Anselmi.
Crede che qualcuna di loro sarebbe potuta diventare presidente della Repubblica? Perché, a suo avviso, non è accaduto?
Quest’anno celebriamo l’ottantesimo anniversario della Repubblica italiana, che fino a oggi non ha ancora avuto una presidente. Anselmi, Iotti e Merlin, se fossero state elette, sarebbero state grandi presidenti. Nel nostro Paese non si è dato grande spazio alle donne. Basti pensare che la prima donna ministro, Tina Anselmi, indicata da Aldo Moro, fu nominata soltanto il 29 luglio 1976, trent’anni dopo la nascita della Repubblica. Se è vero, come ci ha insegnato anche Lina Merlin, che «tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso», mi auguro che il successore del presidente Sergio Mattarella sia una donna.
