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Come misurare la qualità di democrazia, partecipazione e Bene Comune?

Oltre gli indicatori economici tradizionali, la politica deve dotarsi di strumenti capaci di valutare il Bene Comune, la fiducia nelle istituzioni, la partecipazione civica e la qualità della democrazia.

Nell’articolo precedente abbiamo riflettuto sul significato dell’identità personale, nazionale ed europea, osservando come la Costituzione italiana e i Trattati dell’Unione Europea fondino la convivenza civile sulla dignità della persona, sulla solidarietà, sulla partecipazione e sulla responsabilità condivisa.

Ma una domanda resta aperta.

Come possiamo sapere se questi principi si stanno realmente traducendo in una società più giusta, più coesa e più democratica?

Per decenni abbiamo misurato il successo delle politiche pubbliche prevalentemente attraverso indicatori economici. Il PIL, l’occupazione, la produttività, il debito pubblico restano strumenti indispensabili, ma non sono sufficienti a raccontare la qualità della vita democratica di un Paese.

Una democrazia non è più forte solo perché cresce l’economia.

Lo è quando aumenta la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, quando diminuiscono le disuguaglianze, quando cresce la partecipazione civica, quando i giovani scelgono di impegnarsi, quando le comunità diventano più coese e le persone non si sentono sole o escluse.

Sono dimensioni che incidono direttamente sulla stabilità delle istituzioni democratiche e sulla capacità dello Stato di affrontare le grandi trasformazioni del nostro tempo.

Oltre gli indicatori economici

Non è un caso che anche a livello internazionale stia emergendo una nuova sensibilità. L’ONU, l’OCSE, la Commissione Europea e numerosi centri di ricerca stanno sviluppando indicatori che affiancano ai dati economici quelli relativi al benessere, alla qualità delle relazioni sociali, alla sostenibilità e alla fiducia istituzionale.

Anche l’Italia ha compiuto passi importanti con gli indicatori BES (Benessere Equo e Sostenibile), riconoscendo che lo sviluppo non può essere valutato esclusivamente attraverso la crescita economica.

La sfida, tuttavia, è compiere un ulteriore salto culturale.

Occorre passare dalla semplice misurazione del benessere alla valutazione della capacità delle politiche pubbliche di generare Bene Comune.

Significa chiedersi, ad esempio, se una riforma rafforza la partecipazione dei cittadini, se migliora la qualità delle relazioni tra istituzioni e comunità, se riduce le disuguaglianze, se favorisce la corresponsabilità, se restituisce fiducia nella democrazia.

In altre parole, occorre dotarsi di strumenti che aiutino i decisori pubblici a valutare non soltanto quanto spendono o quanto producono, ma quale impatto umano, sociale e civico generano.

Valutare il Bene Comune

Questa non è una questione tecnica riservata agli esperti.

È una scelta profondamente politica.

Perché una democrazia matura non teme di valutare i propri risultati. Al contrario, considera la valutazione una forma di trasparenza, di responsabilità e di rispetto verso i cittadini.

Forse il vero salto di qualità della politica del XXI secolo consisterà proprio in questo: imparare a misurare non solo la ricchezza prodotta, ma anche la fiducia costruita, la partecipazione generata, la qualità delle relazioni e la capacità delle istituzioni di perseguire il Bene Comune.

Perché ciò che non si osserva difficilmente si governa. E ciò che non si misura, difficilmente si migliora.

La sfida della politica del XXI secolo

Basti pensare ai grandi temi che oggi dividono il dibattito pubblico: dall’autonomia differenziata alla costruzione di una difesa europea comune, dalle politiche migratorie alla transizione ecologica. Le posizioni politiche si confrontano, spesso si contrappongono, ma una domanda rimane sorprendentemente senza risposta: con quali criteri misuriamo gli effetti di queste scelte sulla qualità della democrazia, sulla partecipazione dei cittadini, sulla coesione sociale e sul Bene Comune?

Finché continueremo a valutare le politiche quasi esclusivamente in termini di costi, consenso o risultati economici, rischieremo di perdere di vista ciò che più conta: il loro impatto sulle persone, sulle comunità e sulla fiducia nelle istituzioni. È questa la grande sfida che la politica è chiamata ad affrontare nei prossimi anni.

 

Per leggere l’articolo a cui si riferisce in apertura l’autrice

https://ildomaniditalia.eu/lidentita-che-unisce-dalla-costituzione-italiana-alleuropa-del-bene-comune/