Home GiornaleAutonomia, identità e alleanze: contro la polarizzazione, per una nuova direzione politica

Autonomia, identità e alleanze: contro la polarizzazione, per una nuova direzione politica

Riportiamo il messaggio del direttore di questa testata al convegno svoltosi ieri a Pesaro su iniziativa delle sigle riportate nella locandina allegata.

Questo convegno di Pesaro, di cui apprezzo sinceramente le finalità, coincide con l’iniziativa promossa da “Il Domani d’Italia”, tutta giocata in diretta streaming avendo come base operativa Viterbo. Sarei venuto volentieri per interagire con le vostre riflessioni sulla “politica di centro”.

Oggi tocchiamo con mano, non senza motivi di allarme, la polarizzazione del confronto in Parlamento e nella società. In origine la speranza era un’altra. Al crepuscolo, infatti, del primo tempo della Repubblica s’impose, con l’ingaggio mediatico a favore del bipolarismo, l’idea che destra e sinistra, nella loro competizione per il potere, dovessero da entrambi i lati atteggiarsi ad interpreti dell’area intermedia dell’elettorato. Chi conquistava il centro, vinceva. Nel secondo dopoguerra, secondo l’esempio eloquente della politica americana, era avvenuto proprio questo, ovvero che Repubblicani e Democratici si contendessero il consenso dei cosiddetti ceti moderati. Tale impianto concettuale è andato in frantumi. La democrazia dell’alternanza è stata piegata a una regola di sistematica contrapposizione, nuocendo alla vita delle istituzioni e alla normale dialettica della società civile.

Dunque, è cambiato il paradigma che doveva regalarci più governabilità, insieme a più qualità nella formazione della classe dirigente. E venuto il momento perciò di fare i conti con tale dissipazione di aspettative e ambizioni.

Per giunta, anche la risposta alla fine delle ideologie, a partire da quella comunista susseguente al crollo dell’impero sovietico, ha lasciato detriti sul campo. Ci siamo illusi che la “contaminazione” delle idee e delle esperienze desse vita a forme superiori di pensiero e prassi nel contesto politico. Invece ritorna – per qualcuno inaspettatamente – il bisogno di identità a fronte di una globalizzazione impazzita, foriera di guerre, che si fa minaccia per i ceti popolari dei Paesi occidentali. La forma partito, pensata in termini di “identità plurale”, non funziona più o meglio non coinvolge, né tanto meno appassiona, la pubblica opinione più attenta e sensibile.

Ora, se non vogliamo cadere in un ingenuo embrassons-nous, la ricerca di un punto di convergenza delle diverse culture riformatrici passa attraverso l’esigenza della loro autorigenerazione, sebbene nell’ottica di sostenibili e necessari accordi di coalizione. Non possiamo fare del Centro il luogo nel quale si perde la concretezza delle affinità e insieme delle legittime distinzioni. Sturzo, esule antifascista, durante il soggiorno negli Stati Uniti si rifiutò di partecipare alla “Mazzini Society”: “Non è per convenienza o per timore delle autorità – spiegava in una lettera del 1940 al Conte Carlo Sforza, futuro ministro degli Esteri nei governi De Gasperi – che io non intendo farne parte… Io non posso ripiegare la mia bandiera di democrazia cristiana e divenire a 69 anni un seguace di Mazzini”. Ciò non compromise, tuttavia, lo sforzo unitario, non solo tra “cattolici” e “mazziniani”, per abbattere la dittatura mussoliniana.

In definitiva, la lezione sturziana non può che scuotere il presente, vale a dire questo tempo che reca in sé la sfida per la riconquista di un ruolo decisivo del centro – non nella confusione di voci, appunto, bensì nel rispetto delle specifiche matrici ideali. Se è vero che dobbiamo fare presto, è anche vero che dobbiamo fare bene.

Lucio D’Ubaldo

Direttore de “Il Domani d’Italia”

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