Una condizione della mente, non una questione anagrafica
È celebre lo scritto di Lenin sull’estremismo (meglio: sul “sinistrismo”) come malattia infantile del comunismo.
Ecco, io credo che l’attuale classe politica italiana sia invece caratterizzata da una sorta di “posizione adolescente”.
Ascoltiamo quel che scriveva il compianto Sergio De Risio, docente di Psichiatria all’Università Cattolica di Roma: «Intendo innanzitutto sottolineare che con l’espressione “mente adolescente” si fa riferimento ad una dimensione psichica la cui problematica è scorporata da una cronologia precisa ed è invece costitutivamente attiva all’interno del funzionamento della mente sul suo complesso; non si tratta dunque di uno stadio dell’evoluzione psichica ma di una posizione, di un modo di essere della mente “tout court”» (Mente adolescente, in “Pensare Adolescente. Configurazioni psicodinamiche dell’adolescenzialità della mente”).
Dai padri costituenti ai politici “figli”
Proprio in questo 2026 abbiamo ricordato gli ottant’anni trascorsi dal referendum istituzionale che sancì la vittoria della Repubblica e dall’elezione dell’Assemblea costituente. Non a caso si parla di padri e di madri costituenti. I politici attuali, invece, al di là dell’età anagrafica, sono per lo più, metaforicamente, “figli”. Uno dei pochissimi “adulti”, se non forse l’unico, dell’attuale quadro politico-istituzionale è il presidente Sergio Mattarella.
E la posizione adolescente vede prevalere un atteggiamento “egocentrico”, sospeso fra spinte opposte e contrastanti, un’immaturità e una superficialità di fondo, un senso di responsabilità lacunoso.
Quasi che una sorta di “ragion personale” abbia sostituito la classica ragion di Stato, la “ragion di partito”, la “ragion di corrente”.
Lo scontro, la farsa e una politica senz’anima
Si assiste da un lato a una violenza e a una veemenza pericolose dello scontro, dall’altro a un “gioco delle parti” nel quale c’è spazio quasi solo per la farsa. Cadendo addirittura nel ridicolo quando gli esponenti delle varie forze politiche, dinanzi ai microfoni e alle telecamere, anziché argomentare, paiono recitare e pronunciare, con l’intonazione degli scolaretti, piccoli copioni mandati giù a memoria.
Una politica senz’anima.
