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Il collettivo Casa Surace compie 10 anni e porta il condominio a teatro

Milano, 1 apr. (askanews) – Sono partiti dal Web e sono diventati un fenomeno sociale e culturale. Il collettivo Casa Surace, celebra 10 anni di carriera, partendo da una ricetta semplice ma che coinvolge tutti.

“Casa Surace nasce nel 2015 da un gruppo di amici che condividevano una casa per fare le feste, poi hanno iniziato a fare dei video inizialmente su tema nord-sud, sugli studenti che emigravano dal sud, poi allargano alle dinamiche di paese, per arrivare alle dinamiche familiari, con l’arrivo della mamma nel 2016”.

I temi trattati spaziano tra le differenze generazionali, i paradossi dell’ambito famigliare, temi sociali, con uno sguardo particolare alle situazioni comuni che intrecciano ironia e realtà sociale. Ora tornano in tournèè a teatro ad aprile e maggio con “La riunione di condominio – tutti sotto lo stesso tetto”, una esilarante commedia che è anche un vero e proprio spaccato di vita quotidiana.

“E’ stato un esperimento portare la nostra comicità a teatro, ma rispetto agli altri influencer siamo più teatrali, e quindi abbiamo solo allargato i tempi delle nostre battute, e creiamo situazioni comiche”.

Il Collettivo Casa Surace ha un sogno.

“La Tv l’abbiamo fatta, la radio pure, il web e anche il teatro, ora ci manca un film. Restiamo umili ma ci piacerebbe, ma pure Sanremo, ma ci sono già tanti napoletani”.

Tra le date già in calendario “La riunione di condominio” approderà il 1 aprile a Firenze ( Teatro Puccini), il 7 aprile a Bologna ( Teatro Dehon), 8 Aprile a Milano ( Teatro Manzoni)17, 18 e 19 Aprile a Napoli ( Teatro Acacia), 8 Maggio a Gallarate ( Teatro Condominio), 30 Maggio Varese ( Teatro di Varese).

Trump valuta il ritiro degli Usa dalla Nato: è una tigre di carta. Anche Putin lo sa

Roma, 1 apr. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato di stare seriamente valutando l’ipotesi di ritirare il suo Paese dalla Nato, paragonando ancora una volta l’alleanza a una “tigre di carta”. La Nato “è irriconoscibile”, ha affermato in un’intervista al Telegraph. “Non mi sono mai lasciato convincere dalla Nato. Ho sempre saputo che era una tigre di carta, e anche Putin lo sa, tra l’altro”, ha aggiunto.

Nelle ultime settimane, il presidente americano ha criticato aspramente gli alleati per non aver contribuito alla riapertura dello Stretto di Hormuz, di fatto bloccato dall’Iran nel contesto della guerra in Medio Oriente. “E’ stato davvero difficile da credere. E non ho fatto grandi pressioni. Ho solo detto ‘Ehi’, senza insistere troppo. Credo semplicemente che dovrebbe essere automatico”, ha dichiarato Trump.

Il presidente aggiunto che gli Stati Uniti sono sempre stati presenti per i Paesi che necessitavano del loro sostegno, inclusa l’Ucraina, anche se “non era un nostro problema”. Rivolgendosi al Regno Unito, ha quindi affermato: “Non avete nemmeno una marina militare. Siete troppo vecchi e avete avuto portaerei che non hanno funzionato”.

Golf, Tiger Woods si ferma: "Mi curo e penso alla salute"

Roma, 1 apr. (askanews) – Il golfista statunitense Tiger Woods annuncia una pausa dall’attività agonistica per concentrarsi sulla propria salute dopo l’incidente stradale e l’arresto per guida in stato di alterazione avvenuti nei pressi della sua abitazione in Florida.

“Mi allontanerò per un periodo di tempo per cercare cure e concentrarmi sulla mia salute”, scrive Woods in un messaggio sui social, spiegando la decisione di intraprendere un percorso in un centro di disintossicazione. “So e comprendo la gravità della situazione in cui mi trovo oggi. È necessario dare priorità al mio benessere e lavorare verso una guarigione duratura”.

Il campione statunitense sottolinea la volontà di prendersi il tempo necessario per tornare “in una condizione più sana, più forte e più concentrata, sia personalmente che professionalmente”, chiedendo al contempo rispetto per la propria privacy e per quella della famiglia.

Woods era stato rilasciato su cauzione dopo circa otto ore trascorse negli uffici dello sceriffo della contea di Martin. Secondo quanto riferito dalle autorità, era stato fermato in stato di alterazione: negativo al test dell’alcol, si era rifiutato di sottoporsi all’esame delle urine.

Calcio, Mondiali 2026; Iraq e Congo qualificate

Roma, 1 apr. (askanews) – Il Mondiale 2026 si arricchisce di due storie inattese: l’Iraq e la Repubblica Democratica del Congo conquistano la qualificazione e tornano sul palcoscenico iridato dopo decenni di assenza.

L’Iraq supera la Bolivia per 2-1 e ritrova la Coppa del Mondo a quarant’anni dall’ultima partecipazione, datata 1986, quaranta anni fa. La squadra guidata da Graham Arnold viene trascinata dalle reti di Al Hamadi e Aymen Hussein, rendendo inutile il momentaneo pareggio sudamericano.

Fa festa anche la Repubblica Democratica del Congo, che supera ai supplementari la Giamaica per 1-0. Decisivo il gol al 100′ di Axel Tuanzebe, a segno sugli sviluppi di un calcio d’angolo.

Per i congolesi si tratta della seconda partecipazione alla fase finale di un Mondiale, la prima dal 1974. Con queste qualificazioni si completa il quadro delle 48 squadre che prenderanno parte alla rassegna iridata, al via l’11 giugno tra Stati Uniti, Messico e Canada.

Calcio, Mondiali, le 48 squadre qualificate

Roma, 1 apr. (askanews) – Queste le 48 squadre che parteciperanno ai mondiali in Usa, Canada e Messico:

Gruppo A: Messico, Sudafrica, Corea del Sud, Repubblica ceca Gruppo B: Canada, Bosnia-Erzegovina, Qatar, Svizzera Gruppo C: Brasile, Marocco, Haiti, Scozia Gruppo D: USA, Paraguay, Australia, Turchia Gruppo E: Germania, Curaçao, Costa d’Avorio, Ecuador Gruppo F: Olanda, Giappone, Svezia, Tunisia Gruppo G: Belgio, Egitto, Iran, Nuova Zelanda Gruppo H: Spagna, Capo Verde, Arabia Saudita, Uruguay Gruppo I: Francia, Senegal, Iraq, Norvegia Gruppo J: Argentina, Algeria, Austria, Giordania Gruppo K: Portogallo, Congo, Uzbekistan, Colombia Gruppo L: Inghilterra, Croazia, Ghana, Panama

Calcio, De Laurentiis: si gioca troppo e questo distrugge i nostri calciatori

Roma, 1 apr. (askanews) – Poche ore dopo l’eliminazione dell’Italia ai rigori contro la Bosnia nello spareggio per i Mondiali, il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis interviene a Radio CRC e punta il dito contro il sistema calcio. “A me viene solo da sorridere – dice – si gioca troppo e questo distrugge i nostri calciatori. Tornare a 16 squadre e abolire competizioni come le Supercoppe all’estero aiuterebbe a preservarli e a dare più tempo alla Nazionale”.

Il numero uno azzurro critica anche l’impostazione tecnica: “Il tatticismo di cui si bea il calcio italiano porta davvero risultati contro le altre nazioni? Sono anni che denuncio un sistema immobile, dove tutti vivacchiano”.

Nel suo intervento, De Laurentiis chiama in causa anche le istituzioni sportive e indica una possibile guida: “Bisogna resettare e ripartire da zero. Io non voglio più mettere a disposizione i miei giocatori senza garanzie: servono rimborsi ai club e assicurazioni totali in caso di infortunio”. Poi il riferimento a Giovanni Malagò: “È un grande professionista, se prendesse in mano il calcio italiano risaliremmo rapidamente”.

Infine, il presidente del Napoli rilancia la sua ricetta: “Sedici squadre, meno partite, più tempo per allenare la Nazionale e tutele economiche per i club. Solo così si può ripartire”. E chiude con uno sguardo al futuro del club: “Porteremo il film del quarto scudetto a Hollywood, sottotitolato in inglese, per raccontare Napoli anche negli Stati Uniti”.

Inco di Pianoro: 3,5 milioni per produrre cosmetici e farmaci

Pianoro (BO), 1 apr (askanews) – Bombolette spray, tubi, flaconi, vasetti: dispositivi medici e cosmetici Made in Italy che da Pianoro, sull’Appennino bolognese, arrivano nelle farmacie di tutta Europa. Lo stabilimento Inco – fondato nel 1971, nel gruppo Named dal 2024 – ha completato una ristrutturazione totale da tre milioni e mezzo di euro. Strutture, impianti, linee di produzione: tutto rinnovato.

“Gli obiettivi erano duplici – spiega l’amministratore delegato Marco Mazzola -. Il primo era garantire ai lavoratori la possibilità di operare in un ambiente sicuro e, per quanto possibile, gradevole”.

Settantamila pezzi per turno escono già oggi da questo sito. Il piano industriale punta a raddoppiare i volumi nei prossimi tre anni rispetto ai sei milioni di pezzi del 2025. Per arrivarci, è stata installata una nuova linea automatica per la produzione di bombole spray – alta automazione, meno movimenti ripetitivi, meno rischi per i lavoratori. E poi: adeguamento antisismico, nuovo impianto elettrico, laboratorio di qualità e ricerca e sviluppo, climatizzazione. Sul fronte ambientale, il fotovoltaico attivo dal 2012 copre il 30% del fabbisogno energetico; un sistema di riciclo recupera ottocentomila litri d’acqua all’anno. “Questa ristrutturazione – prosegue Mazzola – è stata pensata per far fronte a un aumento dei volumi produttivi, ma anche per introdurre, accanto ai prodotti esistenti, nuove tipologie. Il che avrà ricadute positive anche per il territorio”.

Pianoro non è la via Emilia. E’ un comune appenninico, a trenta chilometri da Bologna, lontano dai grandi assi manifatturieri della regione. Eppure Named Group qui mantiere quattro aziende su undici – Wellmicro, Farma-Derma, LIFe e Inco – che insieme generano quasi la metà del fatturato consolidato del gruppo: circa ottanta milioni su centosettanta. Per la Regione, questo tipo di radicamento conta. “Crediamo in una regione che investa in tutto il proprio territorio – dice l’assessore al Lavoro della Regione Emilia-Romagna, Giovanni Paglia -. Non esiste solo la via Emilia: è altrettanto importante che gli insediamenti produttivi siano diffusi anche nelle aree più interne. Pianoro non è propriamente un’area interna, eppure è per noi molto significativo quando gli investimenti vanno a rivitalizzare i territori più periferici”.

Named Group è presente in oltre sessanta Paesi, con seicento professionisti e un network di quasi diecimila farmacie e parafarmacie partner in Italia. L’investimento su Inco punta a fare di Pianoro un sito modello: sicuro, automatizzato, sostenibile.

Nordcorea ormai una potenza cyber: hacker in nome di Kim Jong Un

Roma, 1 apr. (askanews) – La Corea del Nord non è soltanto una minaccia dal punto di vista missilistico e nucleare. Negli anni Pyongyang ha costruito anche una formidabile capacità di attacco nel cyberspazio, che oggi rappresenta una delle principali fonti di denaro, influenza e proiezione esterna del regime. L’ultimo allarme, quello che ha coinvolto il software axios, aiuta a capire quanto si sia evoluta la capacità di cyberattacco di Pyongyang e segnala un salto di qualità: non si parla più soltanto di incursioni contro banche o piattaforme di criptovalute, ma di operazioni che puntano a colpire la filiera del software, cioè quei componenti diffusissimi che migliaia di aziende usano ogni giorno per far funzionare siti, applicazioni e servizi online.

Secondo Google Threat Intelligence, nella notte tra il 30 e il 31 marzo un attore collegato alla Corea del Nord ha compromesso per circa tre ore due versioni del pacchetto axios pubblicate sul registro npm, inserendo una dipendenza malevola capace di installare un trojan di accesso remoto su Windows, macOS e Linux.

Axios non è un software di nicchia: è una delle librerie JavaScript più usate per gestire richieste web, con decine di milioni di download settimanali. Questo significa che una sua compromissione non colpisce una sola vittima, ma può propagarsi in modo silenzioso dentro ambienti di sviluppo, pipeline di aggiornamento, workstation di programmatori e sistemi aziendali. Huntress, una delle società che hanno seguito il caso, ha osservato almeno 135 endpoint in contatto con l’infrastruttura dell’attacco durante la finestra di esposizione. Non s’è trattato, insomma, un assalto frontale a un singolo bersaglio, ma di un tentativo di contaminare molte vittime insieme. Un malware di distruzione di massa.

Secondo la ricostruzione di Google, le versioni compromesse sono state la 1.14.1 e la 0.30.4 di axios, pubblicate tra le 00.21 e le 03.20 UTC (02.21 e 05.20 in Italia) del 31 marzo, con l’aggiunta di una dipendenza chiamata ‘plain-crypto-js’. Quest’ultima conteneva uno script ‘postinstall’, cioè un meccanismo che si attiva automaticamente durante l’installazione del pacchetto, e serviva a distribuire un malware indicato come WAVESHAPER.V2. In termini semplici, chi aggiornava il software in quella finestra temporale poteva scaricare, senza accorgersene, una porta d’ingresso dentro il proprio sistema. Huntress sottolinea che la prima infezione osservata è arrivata appena 89 secondi dopo la pubblicazione della versione malevola, un dettaglio che mostra quanto siano automatiche e veloci oggi le catene di aggiornamento del software.

L’attribuzione dell’operazione è per ora quella dei ricercatori privati e non una attribuzione pubblica governativa. Google collega il caso a UNC1069, un gruppo connesso alla Corea del Nord e attivo almeno dal 2018, già noto per campagne contro il settore fintech e le criptovalute. E’ un elemento rilevante perché mostra una continuità di metodo: Pyongyang non punta più solo al furto finale, ma sempre più spesso lavora sulle fasi precedenti, cercando accessi iniziali attraverso compromissione di account, ingegneria sociale, software alterato e furto di credenziali.

Il caso axios, quindi, non va letto come un incidente isolato, ma come l’ultimo tassello di una capacità cyber ormai strutturale. Per capire il livello raggiunto oggi dalla Corea del Nord nel cyberspazio bisogna tornare almeno al 2014, all’attacco contro Sony Pictures Entertainment. All’epoca l’Fbi concluse pubblicamente che il governo nordcoreano era responsabile dell’intrusione, che distrusse sistemi, rubò grandi quantità di dati riservati e mandò fuori uso migliaia di computer. Negli anni successivi il Dipartimento di Giustizia e il Tesoro Usa hanno poi ricondotto quella operazione alla galassia di gruppi che nel settore privato viene spesso indicata come “Lazarus”, descrivendola non come una sigla unica e monolitica, ma come parte dell’apparato cyber statale nordcoreano legato a quello che in inglese è definito Reconnaissance General Bureau, il principale servizio d’intelligence di Pyongyang.

Da allora l’evoluzione è stata netta: dal sabotaggio e dalle operazioni coercitive si è passati sempre di più alla monetizzazione sistematica degli attacchi. Il Tesoro Usa sostiene che Lazarus stato coinvolto nella diffusione del ransomware WannaCry 2.0 del 2017, mentre il suo sottogruppo Bluenoroff sarebbe stato creato specificamente per generare entrate illecite per il regime attraverso rapine digitali a istituzioni finanziarie, compreso il furto di circa 81 milioni di dollari dalla banca centrale del Bangladesh. Nella stessa linea si collocano le campagne FastCash, che secondo l’allerta congiunto del governo Usa hanno permesso ad attori nordcoreani di sottrarre decine di milioni di dollari da sportelli bancomat in Asia e Africa.

Anche sul piano dei malware l’evoluzione è evidente. Il governo Usa usa da anni l’etichetta “Hidden Cobra” per riferirsi all’attività cyber malevola nordcoreana e ha collegato a Pyongyang una serie di strumenti e campagne diverse: da WannaCry, che colpì centinaia di migliaia di computer nel mondo, fino ad AppleJeus, una famiglia di malware mascherata da applicazioni di trading di criptovalute, descritta in un advisory congiunto di Fbi, Cisa e Tesoro del 2021, e al ransomware Maui, usato contro il settore sanitario e altre infrastrutture critiche secondo un advisory congiunto del 2022 poi aggiornato nel 2023.

Nell’Annual Threat Assessment 2026, l’intelligence Usa descrive il programma cyber nordcoreano, insieme all’uso di lavoratori IT con identità false, come ‘sofisticato e agile’. Lo stesso rapporto afferma che le attività cyber illecite, compresi i furti di criptovalute, hanno contribuito a portare le entrate in valuta pregiata di Pyongyang ai livelli più alti dal 2018, cioè da prima dell’inasprimento delle sanzioni internazionali. Il cyberspazio è ormai una delle principali fonti di finanziamento del regime di Kim Jong Un.

L’ultimo rapporto del Multilateral Sanctions Monitoring Team, il meccanismo per monitorare violazioni ed elusione delle sanzioni contro la Corea del Nord. Il documento definisce il sistema cyber di Pyongyang un ‘programma nazionale a spettro completo’, con un grado di sofisticazione vicino a quello di Cina e Russia, e sostiene che il regime usa queste capacità per aggirare le sanzioni Onu e generare entrate destinate, tra l’altro, ai programmi nucleari e missilistici.

Il denaro resta, comunque, il cuore del sistema. Secondo lo stesso rapporto, nel 2024 la Corea del Nord ha rubato almeno 1,19 miliardi di dollari in criptovalute, e tra gennaio e settembre 2025 almeno altri 1,64 miliardi, per un totale di oltre 2,8 miliardi nel periodo considerato. Il rapporto aggiunge che il grande colpo a Bybit del febbraio 2025 ha rappresentato la quota largamente prevalente dei proventi crypto nordcoreani dell’anno successivo. Si tratta di cifre enormi, che danno la misura del ruolo ormai centrale del furto digitale nell’economia politica di Pyongyang.

Sul caso Bybit l’attribuzione non viene soltanto dal settore privato. L’Fbi ha dichiarato pubblicamente che la Corea del Nord è responsabile del furto di circa 1,5 miliardi di dollari in asset virtuali dall’exchange, classificando l’operazione sotto il nome ‘TraderTraitor’.

Ma la macchina nordcoreana non si ferma agli hacker in senso stretto. Un altro pilastro è quello dei falsi lavoratori informatici impiegati da remoto presso aziende straniere. Secondo il Tesoro Usa, questi schemi hanno generato quasi 800 milioni di dollari nel solo 2024 e servono a finanziare i programmi per la costruzione di armi distruzione di massa di Pyongyang. Il metodo, ormai ben noto, combina documenti fraudolenti, identità rubate o inventate, profili professionali credibili e laptop aziendali ospitati in Paesi terzi per simulare una presenza locale. In alcuni casi, dice il Tesoro, questi lavoratori introducono anche malware nelle reti delle società che li assumono.

Anche qui il fenomeno ha assunto dimensioni sistemiche. Il Dipartimento di Giustizia americano ha parlato nel novembre 2025 di più di 136 aziende statunitensi colpite da questi schemi, con oltre 2,2 milioni di dollari generati direttamente per il regime e l’identità di almeno 18 cittadini Usa compromessa. Il rapporto multilaterale aggiunge che nel 2024 i lavoratori IT nordcoreani hanno ampliato la loro attività anche in Europa, puntando soprattutto a Germania, Portogallo e Regno unito, con particolare attenzione a settori come intelligenza artificiale, blockchain, sviluppo web, difesa e ambito governativo.

Questa combinazione di strumenti è ciò che rende oggi la minaccia nordcoreana diversa da molte altre. Pyongyang usa il cyberspazio per fare insieme tre cose: raccogliere informazioni, creare accessi e soprattutto trasformare vulnerabilità tecnologiche in denaro. Quel denaro, a sua volta, alimenta programmi militari, permette di aggirare le sanzioni e di creare margini di manovra geopolitica. E’ un modello di guerra asimmetrica a basso costo e ad alto rendimento, nel quale un Paese isolato e sanzionato riesce a proiettare potere ben oltre i propri confini.

In questo senso, il caso axios è un segnale molto allarmante. Mostra che la Corea del Nord non punta più solo ai caveau digitali, ma anche alle fondamenta del software globale. Se riesci a compromettere un componente usato in tutto il mondo, puoi seminare accessi, raccogliere credenziali e preparare ulteriori operazioni con un’efficienza che sarebbe impossibile colpendo i bersagli uno a uno.

Il flop della nazionale ai mondiali di calcio arriva in Aula alla Camera, chiesta informativa Abodi

Roma, 1 apr. (askanews) – La mancata qualificazione della nazionale italiana di calcio ai mondiali arriva in Aula alla Camera.

In apertura di seduta Salvatore Caiata (Fdi) ha chiesto una “informativa urgente del ministro Abodi sulla mancata qualificazione mondiali dell’Italia per la terza volta consecutiva. Non è un pesce d’aprile ma una tristissima realtà. Gravina è diretto responsabile del fallimento sportivo e del fallimento del calcio italiano. Ha privato un’intera nazione di un sogno”.

Anche Mauro Berruto (Pd) chiede che Abodi riferisca, ma spostando il focus. “E’ facile – ha detto – intervenire oggi, le dimissioni di Gravina non vanno richieste ma sarebbero un atto di dignità”. Ma “la maggioranza dove era quando oltre alle responsabilità della Federazione, gravissime, si ragionava della Lega calcio? Erano dove si dovevano far eleggere due rappresentanti di quel mondo, due senatori, uno presidente di una società di serie A”. Nel calcio italiano oggi arrivano “centinaia di stranieri scarsi” e se la “Federazione ha una responsabilità” perchè “può decidere il numero dei calciatori italiani da tenere in campo”, il problema è che “acquistare un giocatore straniero costa un quarto dal punto di vista fiscale. Mi interesserebbe ascoltare Abodi su ragioni e corretivi che possiamo immaginare”.

Non si è associato alla richiesta di informativa di Abodi Marco Grimaldi (Avs). “Servirebbe – ha argomentato – una rivoluzione generale con società che restituiscano ai propri territori e al paese. Ormai il calcio è un mercato capitalistico di petrodollari e fondi speculativi e noi vogliamo un altro calcio. Tre generazioni di italiani non hanno visto la nazionale ai mondiali… Dispiace ma dispiace soprattutto a chi è ossessionato dal calcio. Ma questa è la politica? Guardare i nostri vecchi sogni? Le nuove generazioni hanno visto altro: il primo italiano che ha vinto i 100 metri alle Olimpiadi, la coppa Davis con Sinner e senza Sinner, le nostre grandi sciatrici. Gli sport sono questi. Convocate Abodi, pretendete la testa di Gravina ma non vi assolvete dalle responsabilità che avete”.

Flop nazionale calcio in Aula Camera, chiesta informativa Abodi

Roma, 1 apr. (askanews) – La mancata qualificazione della nazionale italiana di calcio ai mondiali arriva in Aula alla Camera.

In apertura di seduta Salvatore Caiata (Fdi) ha chiesto una “informativa urgente del ministro Abodi sulla mancata qualificazione mondiali dell’Italia per la terza volta consecutiva. Non è un pesce d’aprile ma una tristissima realtà. Gravina è diretto responsabile del fallimento sportivo e del fallimento del calcio italiano. Ha privato un’intera nazione di un sogno”.

Anche Mauro Berruto (Pd) chiede che Abodi riferisca, ma spostando il focus. “E’ facile – ha detto – intervenire oggi, le dimissioni di Gravina non vanno richieste ma sarebbero un atto di dignità”. Ma “la maggioranza dove era quando oltre alle responsabilità della Federazione, gravissime, si ragionava della Lega calcio? Erano dove si dovevano far eleggere due rappresentanti di quel mondo, due senatori, uno presidente di una società di serie A”. Nel calcio italiano oggi arrivano “centinaia di stranieri scarsi” e se la “Federazione ha una responsabilità” perchè “può decidere il numero dei calciatori italiani da tenere in campo”, il problema è che “acquistare un giocatore straniero costa un quarto dal punto di vista fiscale. Mi interesserebbe ascoltare Abodi su ragioni e corretivi che possiamo immaginare”.

Non si è associato alla richiesta di informativa di Abodi Marco Grimaldi (Avs). “Servirebbe – ha argomentato – una rivoluzione generale con società che restituiscano ai propri territori e al paese. Ormai il calcio è un mercato capitalistico di petrodollari e fondi speculativi e noi vogliamo un altro calcio. Tre generazioni di italiani non hanno visto la nazionale ai mondiali… Dispiace ma dispiace soprattutto a chi è ossessionato dal calcio. Ma questa è la politica? Guardare i nostri vecchi sogni? Le nuove generazioni hanno visto altro: il primo italiano che ha vinto i 100 metri alle Olimpiadi, la coppa Davis con Sinner e senza Sinner, le nostre grandi sciatrici. Gli sport sono questi. Convocate Abodi, pretendete la testa di Gravina ma non vi assolvete dalle responsabilità che avete”.

Indice Pmi manifatturiero Italia sale a 51,3 a marzo nonostante Iran

Roma, 1 apr. (askanews) – Per le imprese del manifatturiero italiane a marzo il contraccolpo della guerra in Iran si è tradotto in un balzo delle pressioni sui costi ai massimi i tre anni e mezzo, un rallentamento di produzione e nuovi ordini e in difficoltà nella catena delle forniture. Tuttavia, l’indice Pmi sul comparto elaborato da Standard & Poor’s global ha registrato un rafforzamento a rimasti comunque inn territorio espansivo con 51,3 punti, dai 50,6 di febbraio, tenuto conti che in queste indagini i 50 punti sono la soglia di neutralità.

Secondo Eleanor Dennison, economista di S&P Global Market Intelligence “in vista di ulteriori interruzioni nella catena di fornitura e aumenti dei prezzi, per la prima volta in ben oltre tre anni, le aziende manifatturiere hanno acquistato beni supplementari, segnalando quindi il primo aumento delle scorte in otto mesi. Sebbene una maggiore incertezza sia stata segnalata da un rapido calo dei livelli di fiducia, i volumi di produzione e gli ordini ricevuti sono aumentati per il secondo mese consecutivo – osserva – seppur a tassi più lievi e solo marginali. Un fattore positivo arriva dalla maggiore assunzione del personale da parte delle aziende”. (fonte immagine: S&P Global)

M5S, Conte: da Libero offensive accuse e scorrette insinuazioni

Roma, 1 apr. (askanews) – Il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, replica con una lettera di vibrata protesta per le “offensive accuse e scorrette insinuazioni” che a suo giudizio sono contenute nella edizione odierna del quotidiano Libero, che dedica all’ex premier l’intera prima pagina. “Mentre gli italiani sono schiacciati dal carovita e il Governo è immobile, abbiamo 3 anni consecutivi di calo della produzione industriale e il Governo toglie gli incentivi promessi alle imprese, oggi il direttore di Libero ed ex portavoce di Meloni Mario Sechi – scrive Conte in un post sui suoi canali social – riempie la prima pagina del suo giornale, di proprietà di un deputato della maggioranza Meloni, con illazioni e fantasmagoriche teorie sul mio incontro – avvenuto in un luogo pubblico, pensate! – con l’inviato speciale del presidente Trump che me ne aveva fatto formale richiesta e, peraltro, nel corso di giornate in cui sta incontrando vari esponenti istituzionali in Italia. Che scandalo! Volete sapere cosa ho detto in questo incontro? Di seguito la mia risposta”.

“Gentile Direttore, ha voluto dedicare un suo editoriale all’incontro che ho avuto con il sig. Paolo Zampolli. Mi permetta di informare i suoi lettori, che saranno rimasti confusi – afferma il leader 5 stelle – dalle sue offensive accuse e scorrette insinuazioni, che l’incontro non ha avuto nessuna aura di segretezza. È avvenuto su precisa richiesta del sig. Zampolli, avanzata con lettera formale nella quale ha esibito le sue credenziali di ‘Special Envoy of the President Trump for Global Partnerships’. Quale leader di un partito di opposizione ho ritenuto di accettare l’invito a questo incontro e non avendo segreti di sorta ho preferito io stesso che avvenisse in un luogo pubblico, in un ristorante del centro di Roma”.

“Al ristorante – prosegue l’ex premier – era presente un suo giornalista. Mi spiace, non l’ho riconosciuto altrimenti l’avrei educatamente salutato. Quanto al merito dell’incontro non so se il suo giornalista ha potuto ascoltare sprazzi della nostra conversazione. Se lo avesse fatto lui si sarebbe fatto una cultura sulla legalità internazionale e lei si sarebbe risparmiato di scrivere sciocchezze. Anche al sig. Zampolli ho esposto le mie posizioni e del M5S in politica estera. Quindi nessun cambiamento di posizione. Anzi. Massima chiarezza: ho incaricato il sig. Zampolli di riferire al presidente Trump da parte mia che considero questi attacchi all’Iran completamente contrari al diritto internazionale, per cui vanno fermamente condannati e – per quanto sta in me – non potranno mai avere il sostegno dell’Italia. Ho detto che mi batterò perché le nostre basi non siano messe a disposizione non solo dei bombardieri americani di passaggio ma anche per qualsiasi attività logistica di sostegno a questi attacchi illegali. Se preferisce avere qualche dettaglio in più le aggiungo che gli ho esposto la mia convinzione che questa guerra vada immediatamente terminata, anche perché costituisce un completo fallimento in quanto non c’è alcun chiaro obiettivo che possa essere raggiunto”.

“Ho anche precisato – si legge ancora nella lettera aperta indirizzata da Conte al direttore di Libero – che è folle che gli Stati Uniti si lascino trascinare dal governo di Netanyahu e ho aggiunto che il presidente Trump continuando in questo modo riuscirà ad avere tutta la comunità internazionale contro e a distruggere qualsiasi principio di ordine internazionale. Le bastano queste precisazioni? Se lei e i trombettieri come lei, anziché incensare la presidente Meloni e sproloquiare per quattro anni sulla presunta centralità dell’Italia, aveste avuto la schiena dritta criticando tutte le insostenibili posizioni assunte dalla presidente Meloni, dal genocidio a Gaza all’attacco al Venezuela, all’Iran, all’acquiescenza sui dazi, forse chissà – conclude Conte – il governo italiano in tutti i tavoli internazionali (G7, G20, Ue) avrebbe potuto contribuire a ben altre posizioni che certo non avrebbero incoraggiato Trump a proseguire nei suoi errori”.

Il segretario di Stato Usa Rubio: se ci negano le basi, riconsidereremo l’impegno nella Nato

Roma, 1 apr. (askanews) – Il segretario di Stato Usa Marco Rubio, in un’intervista a Fox News, ha messo in discussione il valore stesso della Nato, sostenendo che l’alleanza rischia di trasformarsi in una “strada a senso unico” se gli Stati Uniti non possono usare le basi militari in Europa o ottenere diritti di sorvolo quando ritengono in gioco i propri interessi nazionali.

Rubio ha ricordato di essere stato da senatore “uno dei più forti difensori della Nato”, perché ne ha sempre riconosciuto “il grande valore”. Ma, ha aggiunto, quel valore non riguardava soltanto la difesa dell’Europa: “Dicevo anche che ci consentiva di avere basi militari in Europa che ci permettevano di proiettare potenza in diverse parti del mondo quando la nostra sicurezza nazionale era minacciata”.

Secondo Rubio, se oggi si è arrivati “a un punto in cui l’alleanza Nato significa che non possiamo usare quelle basi, che di fatto non possiamo più servirci di quelle basi per difendere gli interessi dell’America, allora la Nato è una strada a senso unico”.

Rubio ha lamentato il fatto che, se la Nato “si riduce semplicemente ad avere nostre truppe in Europa per difendere l’Europa”, ma “quando abbiamo bisogno del loro aiuto – e non stiamo chiedendo che conducano raid aerei – quando abbiamo bisogno che ci permettano di usare le loro basi militari, la loro risposta è no, allora perché siamo nella Nato?”.

“Bisogna porsi questa domanda”, ha detto ancora, chiedendosi perché gli Stati Uniti abbiano speso “miliardi e miliardi di dollari, centinaia di miliardi di dollari, nel corso degli anni, migliaia di miliardi di dollari” e mantengano forze americane dispiegate nella regione, se poi “nel momento del bisogno non ci è permesso usare quelle basi”. Da qui l’avvertimento politico: una volta concluso il conflitto in corso, ha affermato Rubio, “dovremo riconsiderare il valore della Nato e di quell’alleanza per il nostro Paese”, precisando che “alla fine questa è una decisione che spetta al presidente, e sarà lui a doverla prendere”. Il segretario di Stato ha comunque chiarito che gli Stati Uniti intendono prima “portare a termine il lavoro”, sostenendo di essere “molto, molto vicini a raggiungere i nostri obiettivi su tutte le questioni”. Ma ha ribadito che, dopo la fine del conflitto, sarà necessario verificare “se questa alleanza, che per un certo periodo ha servito bene questo paese, stia ancora servendo quello scopo, oppure se sia ormai diventata una strada a senso unico in cui l’America si trova semplicemente nella posizione di difendere l’Europa, mentre quando abbiamo bisogno dell’aiuto dei nostri alleati, ci negano i diritti di usare le basi e ci negano il sorvolo”. Rubio ha concluso definendo queste questioni “domande molto legittime che dobbiamo porci” e aggiungendo che tutto questo “dovrà essere esaminato con grande attenzione dopo la fine del conflitto”.

Le lamentele di Rubio potrebbero essere dirette soprattutto alla Spagna, che ha recisamente negato basi e sorvolo agli Usa per l’attacco in Iran, che non è nella cornice Nato. Ma anche la Francia da primo giorno del conflitto ha chiarito che non avrebbe autorizzato l’uso di basi francesi da parte di aerei americani coinvolti in attacchi contro l’Iran e ha negato a Israele l’uso del proprio spazio aereo per trasferire armi americane destinate alla guerra contro l’Iran. Inoltre, in un caso più isolato, ieri è stato rivelato che l’Italia ha negato il permesso ad aerei militari statunitensi di atterrare a Sigonella prima di proseguire verso il Medio Oriente, perché Washington non aveva chiesto la preventiva autorizzazione prevista dagli accordi.

L’insostenibile leggerezza di Renzi

La lettura di Renzi

Nell’intervista apparsa ieri su Repubblica, Matteo Renzi interpreta l’esito referendario come un punto di svolta: la destra, e in particolare Giorgia Meloni, avrebbe subito un triplo contraccolpo — psicologico, politico e ‘narrativo’. Da qui la conclusione: per il centrosinistra si apre una fase favorevole, a patto di non disperdere l’occasione.

Il ragionamento è lineare e, per alcuni versi, non privo di fondamento. Il voto ha effettivamente introdotto un elemento di discontinuità, incrinando l’immagine di una maggioranza impermeabile agli scossoni.

Unappropriazione discutibile

È però sul terreno della coerenza politica che l’abile discorso di Renzi mostra tutta la sua fragilità. L’ex premier parla come interprete di un risultato che attribuisce al campo progressista, ma senza aver chiarito quale sia stata la sua posizione nel referendum. Non lo ha fatto durante la campagna elettorale, quando era doveroso farlo per un leader di partito, né dopo il voto.

Intestarsi la vittoria del No come base per un’offensiva contro la destra appare un esercizio di notevole disinvoltura. Parlare a nome di milioni di elettori, senza aver contribuito in modo riconoscibile all’esito del voto, è un passaggio che eccede anche i margini della consueta elasticità renziana.

 

Le primarie e il nodo della leadership

Renzi insiste poi sulla necessità di primarie rapide e regolate, individuando nello strumento una possibile chiave di ricomposizione del campo progressista. L’indicazione, in sé, ha una sua coerenza: senza una procedura condivisa, la competizione tra leadership rischia di provocare solo danni. Comunque, Renzi assicura che nella competizione entrerebbe anche la candidatura del “centro”. Con quale linea e per quale ragione è difficile capirlo, visto e considerato che nella lunga intervista si sottolinea la necessità di un accordo tra Schlein e Conte ai fini della stabilità della coalizione. Quindi, a che serve la candidatura di centro?

Il doppio obiettivo: arroganza di potere

Più problematico è infine il passaggio in cui Renzi evoca, sia pure velatamente, la prospettiva di questa convergenza tra Schlein e Conte in direzione di un duplice esito: Palazzo Chigi e il Quirinale. L’accenno è rapido, ma sufficiente a delineare uno scenario di spartizione del potere che appare azzardato e soprattutto inaccettabile

A voler essere indulgenti, si potrebbe leggere questa uscita come un modo sibillino per mettere in guardia i due principali attori del fronte progressista. Come a dire: “non provate neppure a pensarci”. E però si tratta di un accenno che stride con la decenza, avendo in sé un che di arroganza e presunzione.

È qui che emerge il limite più evidente dell’impostazione renziana. Nel momento in cui il centro riformista dovrebbe proporsi come fattore di equilibrio e di misura, esso si presenta invece con tratti di improvvisazione e spavalderia. È il limite strutturale di un’operazione che vorrebbe essere di rafforzamento del campo largo ma alla resa dei conti, non aprendo varchi nell’elettorale largamente indisponibile a cadere dalla padella (Meloni) alla brace (Schlein-Conte), si riduce nell’ipotesi migliore a una qualche redistribuzione dei voti attribuibili grosso modo allo schieramento di sinistra. Qualcosa che serve solo a Renzi e ad altri insieme a lui. Il centro, come cultura politica e visione politica, non può stare dentro questa logica.

Non basta ricordare Zaccagnini

Una commemorazione che interroga

L’iniziativa di Dario Franceschini celebrata all’Eur per ricordare il cinquantesimo anniversario della vittoria al XIII congresso di Benigno Zaccagnini quale segretario della Democrazia Cristiana apre senza dubbio una qualche prospettiva, ma anche dubbi riguardo il significato politico di fondo.

Aver voluto ricordare una figura che ridiede rigore morale, senso delle istituzioni, fedeltà ai valori dell’antifascismo e della Costituzione repubblicana a un partito che, dopo la sconfitta al referendum sul divorzio e alle elezioni regionali del giugno 1975, sembrava avviato sul viale del tramonto, rappresenta senz’altro un valore.

Zaccagnini seppe interpretare con maestria politica — e con la sua consueta umiltà — quella stagione, capovolgendo i termini del rapporto con il Partito comunista: non più la politica dello scontro, ma quella del confronto. Dallo scontro la DC era condannata a un ruolo conservatore; dal confronto era invece obbligata a ripensare le proprie origini di partito antifascista, democratico e di ispirazione cristiana.

Tra rievocazione e progetto mancato

A ben guardare, l’incontro romano solleva tuttavia dubbi circa il suo significato politico. Non è apparso chiaro se si trattasse di una semplice commemorazione o del tentativo di ripensare una presenza politica e riaprire uno spazio organizzato di matrice cattolico democratica.

Il problema del centro torna ciclicamente nel dibattito italiano, ma si eclissa puntualmente alla vigilia delle elezioni, per riemergere subito dopo, spesso accompagnato da un’astensione che supera ormai il cinquanta per cento.

In questo quadro, l’iniziativa si ferma al piano ideale e commemorativo, senza offrire una proposta — attesa dall’opinione pubblica — né sul piano programmatico né su quello organizzativo.

Un mosaico politico senza sintesi

La stessa composizione dei partecipanti riflette la frammentazione di percorsi politici diversi, collocati a destra o a sinistra delle attuali coalizioni. Ne deriva una difficoltà evidente nel ricondurre queste esperienze a una sintesi coerente e riconoscibile.

Il riferimento a Zaccagnini rischia così di restare simbolico, privo di una reale attualizzazione del suo metodo politico, fondato su sobrietà, tensione etica e autonomia.

Nel frattempo, il dibattito sul cosiddetto campo largo e le incertezze sulla leadership nel centrosinistra contribuiscono ad allontanare ulteriormente l’ipotesi di uno spazio centrista definito.

La questione morale e il nodo del centro

Zaccagnini porrebbe oggi con forza il tema della questione morale: il potere come mezzo e non come fine, la crisi della rappresentanza, il rischio di un familismo che tradisce l’etica pubblica.

Leopoldo Elia ricordava che “dalle mani di Zac, come in altri tempi da quelle di La Pira, il potere sfuggiva come l’acqua nel lavabo manus meas inter innocentes”. Un’immagine che restituisce il senso profondo di una concezione non proprietaria del potere.

A Roma, però, non si è andati oltre la rievocazione. Senza visione e senza costrutto politico, resta il rischio di una nostalgia sterile. Se esiste ancora uno spazio per un pensiero di ispirazione cristiana, esso richiede chiarezza, autonomia e capacità di tradursi in iniziativa riconoscibile. In assenza di questi elementi, anche iniziative lodevoli rischiano di restare testimonianza, più che azione politica.

Il ritorno della passione civile:  la gioventù guardando il cielo aspira avida l’aria

Una giovinezza tra storia e attualità

“Giovinezza, giovinezza, primavera di bellezza” questo il ritornello dell’inno ufficiale del Fascismo di un tempo. A quell’età si riconosceva una forza propulsiva in grado di cambiare lo stato delle cose, di profondere una energia vitale per il paese con la dittatura che ne seguì. Quasi fosse una nemesi storica, in occasione del referendum sembra proprio che i giovani si siano eretti a difensori della nostra Costituzione che già aveva subito precedenti modifiche nel silenzio della stessa generazione che questa volta ha fatto sentire la sua voce.

Il vocabolario Treccani definisce la giovinezza come una delle età della vita umana, compresa tra l’adolescenza e la maturità, una sorta di via di mezzo di chi non ha raggiunto la perfetta saggezza, se non sapienza, sempre che nella età adulta si raggiungano poi veramente certi traguardi. Il Sommo Poeta la precisava come la seconda età.

Ora si dibatte se quanto accaduto è stato un peccato di gioventù, un aver dato sfogo ai bollori tipici di una stagione o se invece la mobilitazione per il NO è stata mossa da una nobiltà di spirito, quella che al tempo di Giovanni Paolo II animava i Papa Boys. Si discute se sia il caso di esaltare il risveglio delle nuove generazioni o avvilirsi. Chissà, forse rinascerà una identità giovanile e fioriranno riviste simili a quelle degli anni 70 a titolo “Giovani” o “Ciao amici” o “Big”!

Tempo di false libertà

Di fondo grava una possibile chiave di preoccupante e allarmante lettura che va ben oltre l’esito referendario. In un tempo di dominio della tecnologia e di dittatura degli strumenti di comunicazione sulla politica, ferma la spietata influenza del web e dei social, che regala mozziconi di informazione seconde precise strategie di orientamento delle masse, sorge il sospetto come nessuna scelta sia ormai libera e incondizionata. La questione riguarda per intendersi tutto il popolo e non solo gli sbarbatelli. Questi ultimi ne sono comunque le vittime privilegiate o da colpire in prima linea.

Oggi la loro capacità di approfondimento è proporzionata al tempo flash che riescono a dedicare ad ogni tema che è la risultante della valanga di informazioni che tentano di padroneggiare sminuzzando i secondi per ogni questione da affrontare. L’eccesso di notizie da gestire manda in tilt il sistema di approfondimento ed equivale a come non si avesse al fine nessuna notizia. Da soggetti ad oggetti di consumo il passo è breve.

Lo sfruttamento della migliore gioventù

I giovani in guerra sono sempre stati carne da macello, i primi a lasciarci le penne mentre i generali disponevano al coperto i piani e gli ordini di battaglia. I giovani sono sempre stati fatalmente manipolati da chi era passato ad una più avanzata stagione di vita. Così è stato sempre, a torto o a ragione, in ogni rivoluzione fallita o andata in porto ed in ogni passaggio della storia. Nel nostro paese, ad esempio, il terrorismo potrebbe raccontarci di protagonisti del sangue lasciato in campo, di vite spezzate e di altre consumate per decenni in carcere senza che nessuno degli adulti ispiratori ci abbia rimesso un capello.

La barbaria della “ignoranza” dei giovani è preoccupante e non per essersi affidati al puro istinto del momento o per scorci di riflessione appena accennata. L’impeto giovanile è cosa nota e  strutture di conoscenza di contenuto spessore sono comprensibili. Il dramma sarà quando, con la stessa ignoranza di oggi, questi giovani si esprimeranno da adulti muniti del medesimo bagaglio di incultura di cui sono il privilegiato bersaglio e in cui sono stati spregiudicatamente allevati.

Certamente si potrà poi distinguere tra giovani e giovani. Che ce ne siano una parte di maggiore preparazione non smentisce il ragionamento in argomento. Non vale il SI o il No frutto dell’esito referendario ma su cosa si sia poggiata la scelta fatta nell’un caso o nell’altro.

Si legge anche in queste ore di episodi di violenza di cui si stanno rendendo protagonisti andando sull’altare delle cronache. In una sua recentissima ottima riflessione Massimo Recalcati, sembra di comprendere, ci dice che violenza, denigrazione e disprezzo espressi dai ragazzi d’oggi non sono altro che la trasposizione di un modo corrente messo in scena quotidianamente dagli adulti, costanti esempi indigesti di modelli da ripudiare.

Parafrasando Quasimodo la gioventù guardando il cielo aspira avida l’aria. Starebbe a noi di dargliela, se non più pulita, almeno di maggiore onestà e sopportabilità.

Una generazione in bilico: l’analisi di Abbatantuono e Palmieri

Una fotografia impietosa della condizione giovanile

Preceduto da una breve ma intensa prefazione di Mauro Magatti, Ordinario di Sociologia dell’UNICATT di Milano, il saggio (“Baby-Gang”, edito da Rubbettino) di Vincenzo Abbatantuono e Angelo Palmieri – rispettivamente docente e sociologo progettista sociale, entrambi studiosi dei temi del disagio giovanile, delle dipendenze patologiche e dell’ inclusione – esplora la condizione giovanile e le sue peculiarità problematiche, a cominciare dalla precarietà come condizione esistenziale prevalente in un mondo carente di certezze e prospettive nel futuro.

Supportata da una serie di dati statistici desunti da fonti attendibili come ISTAT, Eurostat, OMS, Ministero dell’Istruzione e del merito, l’analisi descrittiva delle evidenze si fa interpretazione delle cause prevalenti fino ad ipotizzare un quadro di strategie possibili per superare l’impasse oggi percepita come prevalente.

NEET, disoccupazione e fuga dei cervelli

Già in esordio gli autori evidenziano un paio di dati statistici eloquenti: i cosiddetti NEET (Not in Education, Employment or Training) – ovvero i giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano, non studiano e non seguono percorsi di formazione – hanno raggiunto, secondo l’ISTAT, il 16,1% della popolazione in questa fascia di età, pari a circa due milioni di soggetti. Contemporaneamente, nel nostro Paese, la situazione dei giovani in cerca di lavoro rimane particolarmente critica: il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) si è attestato al 21,0% nel novembre 2023, secondo gli ultimi dati ISTAT pubblicati a gennaio 2024.

È un valore in lieve miglioramento rispetto agli anni precedenti ma l’Italia continua a registrare uno dei tassi più alti nell’Unione europea, segno di una persistente difficolta nell’inserimento lavorativo delle giovani generazioni. Si registra anzi un incremento tendenziale dei flussi di emigrazione all’estero di giovani in cerca di una occupazione adeguata al titolo di studio e meglio remunerata: è il cosiddetto fenomeno del brain drain, un esodo spiegato in larga parte come ‘fuga dei cervelli’ perché interessa in prevalenza i giovani laureati o coloro che completano il corso di studi in altri Paesi.

Si tratta di un tema particolarmente interessante che anni fa avevo avuto modo di conoscere attraverso i primi studi di questo fenomeno, riconducibili alle indagini dell’ISTAT, ai Rapporti del CENSIS e alle ricerche di Sgritta e Raitano della Sapienza di Roma.

Le cause del disagio: famiglia, scuola, società

Un’ulteriore notazione degna di menzione, che apre al tema del disagio giovanile al quale vengono dedicati i sei capitoli del libro, riguarda la molteplicità delle cause che si frappongono all’inclusione sociale degli adolescenti: il declino della famiglia – istituzione primaria alla quale sarebbe utile dedicare più di una riflessione nel tentativo di recuperarne la funzione formativa e il ruolo sociale – gli sforzi della scuola che cerca di adeguarsi all’innovazione tecnologica che crea nuovi standard culturali, la ‘società della prestazione’, commisurata al raggiungimento di traguardi sul piano personale e professionale, che finisce per innescare processi di abbandono precoce, frustrazione emotiva, rifugio in altre nicchie senza sbocchi (a volte pericolose e declinanti verso la marginalizzazione, le ludopatie, l’uso di sostanze); e poi le solitudini incomprese, persino gli atteggiamenti di ribellione e violenza o specularmente le aggregazioni nei gruppi dei coetanei e dei pari in condizione di isolamento o di conflitto con la società, ai margini di una integrazione spesso pregiudizialmente scartata come fonte di riscatto.

Secondo una brillante definizione degli autori, il disagio giovanile viene configurandosi come “indicatore di una crisi sistemica che investe strutture e relazioni sociali interconnesse”: esso coinvolge famiglia, sistema formativo e contesto sociale e si rappresenta in “forma multidimensionale e complessa”. Se ne ricava una dimensione generalizzata e generazionale, di non facile approccio e di incerta soluzione, che si sviluppa su almeno quattro livelli di percezione: il microsistema, le interconnessioni tra diversi microsistemi denominate ‘mesosistema’, poi l’esosistema e il macrosistema.

In sostanza coinvolge – semplificando concettualmente questa mappa ricognitiva – i processi di vita dalla famiglia alla scuola, ai gruppi amicali, nelle loro interconnessioni, strutturazioni, modificazioni, correlazioni funzionali aggiungendo un quinto livello di considerazione: il cronosistema, al quale attribuiamo il senso sequenziale di sviluppo temporale di queste relazioni primarie nell’età adolescenziale.

Significativo nell’incedere delle argomentazioni il riferimento ad autori come Pierre Bourdieu e Karl Mannheim che hanno fornito un tentativo di interpretazione epistemologica del fenomeno del disagio nella sua rappresentazione esistenziale e simbolica. Ci sono alcuni passaggi argomentativi nell’analisi degli autori che vale la pena di leggere e metabolizzare. Particolarmente gradito a questo recensore è il fermo immagine sul contesto scolastico e sull’ipotesi che il profluvio di finanziamenti rovesciati sulla scuola attraverso la fonte del PNRR possano risolversi in una sinecura per il benessere scolastico degli alunni: nulla di più superficiale (come una sorta di terapia meccanicistica che produce in automatico risultati positivi incredibili).

Scuola, PNRR e illusioni pedagogiche

Gli autori smascherano assai bene questa semplicistica spiegazione. A conti fatti – per chi scrive queste righe – molti di questi finanziamenti sono diventati un’emorragia senza risultati, se non formali e di immagine e sarebbe stato meglio che fossero destinati – ad esempio alla messa in sicurezza del territorio paesaggistico italiano, scelta certamente più pedagogicamente declinabile in utili apprendimenti per i ragazzi sotto il profilo dell’educazione civica e della consapevolezza ecologica.

L’autoreferenzialità di questa visione della scuola – che migliora se è soverchiata di fondi messi a disposizione per i suoi ben noti progettifici gestiti da sedicenti esperti esterni – sta producendo mere, inconcludenti illusioni, fondate su algoritmi, sigle, acronimi e formule magiche.

Tecnologia, solitudine e nuove forme di isolamento

Particolarmente interessanti sono gli approfondimenti del legame tra stili di vita dei ragazzi e utilizzo pervasivo delle tecnologie, l’invadenza delle quali produce non solo ricadute nella comunicazione agìta attraverso smartphone e tablet: gli autori esplorano una dimensione finora sottovalutata nelle analisi sugli effetti di queste incidenze.

Il ritrarsi in nicchie di solitudine a contatto con i propri marchingegni elettronici esita ricadute sociali e psicologiche rilevanti: l’hikikomori (definizione giapponese), evocato nel libro è una forma di ritrazione sociale estrema, non una scelta di isolamento di breve durata bensì a volte il risultato di fallimenti relazionali, di bullying ed esclusione sociale, di incapacità di gestire l’ansia o la depressione, di paura di sbagliare, di perdita di autostima nel misurarsi con gli altri. I cascami psicologici di questo appartarsi evitando relazioni umane se non attraverso il canale dei social produce effetti rilevanti.

Una nota di merito va riconosciuta agli autori perché questa esplorazione introspettiva non è frequente nelle analisi sociologiche e psicologiche del fenomeno del disagio giovanile: si tratta di una notazione rilevante ed estremamente pertinente e interessante, un riferimento argomentato per quanti devono o vogliono misurarsi su questi aspetti.

Educazione, relazioni e responsabilità collettiva

Così come lo sono gli approfondimenti del tema del disagio nei contesti di vita dei ragazzi, a partire dalla famiglia e dalla scuola: i fenomeni di abbandono precoce degli studi e quello della dispersione scolastica sono esiti inscritti nel più ampio contenitore del fallimento educativo. Ricordo ad es.empio quanta attenzione sia stata dedicata negli ultimi decenni a questi aspetti nel sistema scolastico francese dove si era giunti ad una mappatura territoriale sugli incroci e le cause connesse ai fattori di rischio educativo e di disagio scolastico. Un’esperienza istituzionale non ancora realizzata nel sistema formativo del nostro Paese che una pratica più assidua (almeno ai livelli dirigenziali ministeriali) della pedagogia comparativa suggerirebbe di adottare.

Ciò che non sfugge agli autori di questo documentato e argomentato saggio, ricco di riferimenti a realtà socio-culturali, economiche e territoriali del nostro Paese (ad esempio l’incidenza del vivere al nord o al sud, nei centri urbani, nelle periferie o nelle aree rurali): entrare nel cuore dei fenomeni e studiarli, un metodo induttivo ed empirico, risolutivo per capire e poi spiegare, che Abbatantuono e Palmieri ci insegnano e che mi ricorda da vicino i Rapporti CENSIS e il rabdomante suo presidente Giuseppe De Rita.

Il rilevato depauperamento culturale dei contesti di vita sollecita l’adozione di misure di politiche compensative sotto il profilo delle occasioni istituzionalmente offerte in ambito culturale, appunto, ma anche educativo, sportivo, ludico, di intrattenimento.

Il venir meno la dimensione autenticamente affettiva

L’incidenza delle tecnologie e del loro uso produce effetti sulla dimensione personologica, sociale, dei comportamenti sessuali delle giovani generazioni, soprattutto attraverso il mondo dilatato e sommerso dei social attraverso cui passano messaggi sbagliati, incontrollati e diseducativi. In particolare la “roulette del sesso” viene vissuta sotto l’aspetto prestazionale e discontinuo, esibizionistico, fino alla socializzazione di comportamenti espliciti o di veri e propri reati (come il cyberbullismo e il revenge porn) mentre viene a mancare la dimensione intimistica e affettiva.

Un forte richiamo – quello degli autori – alla necessità di una solida educazione sentimentale, a partire dalla famiglia (spesso assente, concessiva o contesto di vissuti di violenza domestica assistita) e dalla scuola. Il disagio psicologico generato dalla full immersion nei social media va compensato da azioni di ascolto, guida e indirizzo a casa e a scuola: serve un “patto intergenerazionale”, che restituisca significato e orizzonti valoriali alle giovani generazioni. Nell’epoca del virtuale che sostituisce il reale o crea stonie di consapevolezza su ciò che è bene e ciò che è male, bisogna prevenire il rifugiarsi dei giovani in nicchie di solitudine che spingono all’emarginazione sociale o verso viaggi allucinatori e percorsi ignoti e senza meta, ripensando la relazione educativa come ‘un percorso di mediazione simbolica e di accompagnamento’. Ciò vale a maggior ragione a fronte di un’offerta di alternative all’uso del pensiero critico e della riflessione, a partire dagli algoritmi preconfezionati dei supporti come ChatGPT e fino all’utilizzo dell’I.A. che si va diffondendo senza riguardo ai destinatari dei processi interattivi.

Di questi e altri aspetti si occupa questo libro decisamente attuale, analitico, ricco di spunti di riflessione per utili aggiustamenti di tiro nella pedagogia domestica, scolastica e sociale.

Gioco fonetico efficace

Gli autori hanno elaborato un saggio di grande valore che merita di essere letto da genitori, docenti, attori sociali, dalla stessa politica e da chi ha responsabilità dirette nel raddrizzare certe derive negative in atto, che si colgono nei disagi vissuti e in quelli – dall’esterno – percepiti.

Un libro non può essere riscritto e nel suo commento ci si deve attenere ad un tratteggio delle evidenze più salienti. Si tratta di un lavoro denso, ricco di contenuti e ben scritto. A cominciare dal titolo: “Baby bang” che nasce come gioco fonetico con il più usato ‘baby gang’ ma con uno scarto significativo. Quel BANG non è solo richiamo sonoro, esso rimanda all’idea di urto, deflagrazione, impatto improvviso: certe traiettorie giovanili non sono mode o etichette o mostrine da esibire, ma esplosione di vissuti e biografie, accelerazioni di rabbia e fragilità, spesso generate in contesti disattenti ed espulsivi, dove il giudizio sommario prevale sull’ascolto e la comprensione.

E nonostante il grande interesse suscitato nello scrivente lettore la recensione del libro può apparire frammentaria o incompleta: per questo è consigliato a chi voglia misurarsi su questi temi un successivo, decisivo passaggio: semplicemente leggerlo.

Iran, le notizie più importanti del 1 aprile sulla guerra

Roma, 1 apr. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di mercoledì 1 aprile sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge i Paesi del Golfo e il Libano, con ripercussioni sull’economia globale.

-07:25 L’Iran è pronto ad affrontare “almeno sei mesi” di guerra, ha dichiarato in una intervista il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, mentre Donald Trump anche questa notte ha insistito sul fatto che la guerra potrebbe concludersi entro due o tre settimane.

-07:14 Il presidente americano Donald Trump alle 21 ora locale (le 3 italiane) si rivolgerà alla nazione questa sera “per fornire importanti nuove informazioni sull’Iran”, lo ha annunciato nella notte la portavoce della Casa Bianca.

-07:10 L’agenzia marittima britannica Ukmto: una petroliera è stata danneggiata da un “proiettile non identificato” a circa 30 chilometri a nord di Doha, la capitale del Qatar. L’equipaggio è illeso e non si sono registrati impatti ambientali.

-07:05 Droni iraniani contro l’aeroporto internazionale del Kuwait. Seconso l’agenzia di stampa statale Kuna, i serbatoi di stoccaggio del carburante sono stati colpiti, causando un vasto incendio. Non sono state segnalate vittime.

-07:05 L’esercito israeliano: completata una serie di attacchi aerei a Teheran. I raid hanno colpito siti infrastrutturali del regime.

-07:00 Le Forze di difesa israeliane (Idf): un missile balistico lanciato dagli Houthi – sostenuti dall’Iran, in Yemen – contro il sud di Israele è stato intercettato. Non si segnalano feriti.

Calcio, Gattuso: "I ragazzi non si meritavano una batosta così"

Roma, 31 mar. (askanews) – Il ct dell’Italia Gennaro Gattuso ha parlato ai microfoni della Rai, dopo il match contro la Bosnia valido per la finale playoff per accedere ai Mondiali 2026.

“Oggi i ragazzi non si meritavano una batosta così. Siamo rimasti in 10, abbiamo avuto 3 palle gol e loro ci facevano il solletico. Dispiace, questo è calcio e sono orgoglioso dei miei ragazzi. Fa male, perché ci serviva per noi, per tutta l’Italia e per il nostro movimento. Mazzata difficile da digerire”.

Cosa si innesca adesso: “Non voglio parlare di niente, ma oggi è ingiusto. Sono da anni nel mondo del calcio, a volte ho gioito e oggi prendo mazzate. Difficile digerire questa, hanno sorpreso anche me per il cuore che ci hanno messo. Parliamo per l’ennesima volta che non andiamo al Mondiale. Chiedo scusa che non ce l’ho fatta, ma i ragazzi oggi mi hanno impressionato”.

Il suo futuro: “Oggi parlare del mio futuro non è importante, era importante andare ai Mondiali. Ci teniamo questa prestazione, ma fa male e dispiace”.

Calcio, Mondiali, le 48 squadre qualificate

Roma, 31 mar. (askanews) – Queste le 48 squadre che parteciperanno ai mondiali in Usa, Canada e Messico:

Gruppo A: Messico, Sudafrica, Corea del Sud, Repubblica ceca Gruppo B: Canada, Bosnia-Erzegovina, Qatar, Svizzera Gruppo C: Brasile, Marocco, Haiti, Scozia Gruppo D: USA, Paraguay, Australia, Turchia Gruppo E: Germania, Curaçao, Costa d’Avorio, Ecuador Gruppo F: Olanda, Giappone, Svezia, Tunisia Gruppo G: Belgio, Egitto, Iran, Nuova Zelanda Gruppo H: Spagna, Capo Verde, Arabia Saudita, Uruguay Gruppo I: Francia, Senegal, Bolivia/Iraq, Norvegia Gruppo J: Argentina, Algeria, Austria, Giordania Gruppo K: Portogallo, Repubblica Democratica del Congo/Giamaica, Uzbekistan Colombia Gruppo L: Inghilterra, Croazia, Ghana, Panama

L.elettorale, per Fdi non è priorità ma non rinuncia a ok Camera entro estate

Roma, 31 mar. (askanews) – Avanti senza strappi ma anche senza rinunciare all’obiettivo di approvare la riforma elettorale in prima lettura alla Camera entro la pausa estiva. Ottenuto l’incardinamento in commissione affari costituzionali a una settimana dalla sconfitta al referendum, la maggioranza intende procedere con l’esame del proporzionale con premio di maggioranza prendendosi il tempo che serve anche per eventuali modifiche condivise con le opposizioni che però finora alzano un muro che non mostra segni di cedimento.

“Massima disponibilità, nessuna chiusura, non è la nostra priorità la nostra rimangono gli italiani. Ci saranno le audizioni, gli emendamenti, il confronto. Massima serenità”, ha detto Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fdi, diventato membro della commissione per seguire da vicino il dossier.

“È un’apertura che poteva arrivare prima. Non quando i giochi ormai sono fatti. La lezioncina di Donzelli sulle regole del gioco è difficilmente accettabile”, replica la capogruppo Pd in commissione Simona Bonafè.

In commissione infatti sono subito scintille. Dopo la relazione di uno dei relatori Angelo Rossi (Fdi) al termine della seduta pomeridiana dell’Aula il Pd ha chiesto che non sia abbinata la proposta del deputato di Fdi eletto all’estero Di Giuseppe, una delega al governo per superare il voto per corrispondenza previsto per gli italiani all’estero. Per i dem “non si può delegare al governo la materia elettorale”, ha osservato Toni Ricciardi.

Donzelli è intervenuto per difendere invece la pdl Di Giuseppe: “Bisogna trovare il modo per non precludere gli argomenti che interessano agli italiani. Non partiamo con un lavoro in cui ci precludiamo argomenti che invece noi politicamente siamo pronti a inserire. Non so i tecnicismi ma politicamente dico di provarci”. Se lasciare o meno l’abbinamento lo deciderà l’ufficio di presidenza della commissione domani pomeriggio.

“L’opposizione non dica no a tutto” è l’appello del portavoce di Fi Raffaele Nevi mentre il deputato vannacciano Ziello sottolinea che “nella prima seduta dedicata all’esame della legge elettorale nella Commissione spicca la quasi totale assenza dei deputati della Lega che hanno lasciato un solo deputato presente. È un chiaro messaggio politico a Meloni. Con queste assenze il Carroccio conferma le proprie contrarietà al testo proposto dai meloniani perché vuole mantenere i collegi uninominali del Nord a scapito della loro rappresentanza del Centro Sud. La Lega vuole mantenere collegi blindanti al Nord, noi invece le preferenze per restituire la sovranità rubata al popolo italiano”.

Papa: speriamo che la guerra finisca prima di Pasqua, ci sono segnali

Roma, 31 mar. (askanews) – “Magari una tregua per Pasqua, ci sono segni adesso che finisca la guerra prima di Pasqua, speriamo”. Lo ha detto Papa Leone XIV ai microfoni Rai fuori Castel Gandolfo. “Ho parlato con il presidente Trump. Recentemente ha detto che vorrebbe porre fine alla guerra” e se tutto va bene “sta cercando una via per ridurre la violenza” ha aggiunto.

“La festa della Pasqua dovrebbe essere il tempo più santo, sacro, di tutto l’anno. È un tempo di pace, di molta riflessione, ma come tutti sappiamo di nuovo nel mondo in tanti posti stiamo vedendo tanta sofferenza, tanti morti, anche bambini innocenti” ha osservato il pontefice.

“Continuamente facciamo l’appello per la pace, ma purtroppo tante persone vogliono promuovere l’odio e la violenza, la guerra e quindi posso fare anche questa sera un nuovo appello invitando soprattutto tutti i cristiani a vivere questi giorni riconoscendo che Cristo ancora è crocifisso” ha continuato.

“Oggi Cristo ancora soffre oggi, negli innocenti, in quelli che stanno soffrendo, specialmente per la violenza, l’odio e la guerra. Preghiamo per loro, per le vittime della guerra, preghiamo che ci sia davvero una pace nuova, rinnovata e che possa dare nuova vita a tutti” ha concluso il Santo Padre.

Iran, Araghchi: vogliamo la fine completa della guerra, ma con garanzie

Roma, 31 mar. (askanews) – Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha ribadito oggi in un’intervista ad Al Jazeera che Teheran non accetterà un cessate il fuoco, puntando invece alla “fine completa della guerra in tutta la regione”, accompagnata da garanzie che non ci saranno nuovi attacchi e da un risarcimento per i danni.

Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha confermato di ricevere messaggi dall’inviato Usa, Steve Witkoff, sottolineando che questo non significa che Teheran stia negoziando con Washington. “Ricevo messaggi direttamente da Witkoff, come prima, e questo non significa che siamo in trattative”, ha detto nell’intervista ad Al Jazeera, rimarcando che “non c’è alcuna verità nell’affermazione di negoziati con qualsiasi parte in Iran”.

Araghchi ha anche affermato che Teheran “non ha inviato alcuna risposta alla proposta americana in 15 punti, e non ha presentato alcuna controproposta o condizione”.

Calcio, Italia Under 21 cala il poker: 4-0 alla Svezia

Roma, 31 mar. (askanews) – Vittoria netta e senza appello per l’Italia Under 21, che supera la Svezia 4-0 in trasferta e consolida il secondo posto nel girone di qualificazione agli Europei. La squadra guidata da Silvio Baldini domina la gara con autorità, costruendo il successo già nel primo tempo e chiudendo i conti nella ripresa.

Protagonista assoluto Koleosho, autore di una doppietta: prima trasforma con freddezza il rigore del vantaggio, poi approfitta di un errore della difesa svedese per firmare il raddoppio. L’Italia controlla il match senza soffrire, con la Svezia incapace di creare veri pericoli dalle parti di Palmisani.

Nella ripresa gli azzurrini dilagano: Koleosho ispira anche l’azione del terzo gol, finalizzata da Ndour sottoporta. Il poker arriva sugli sviluppi di calcio d’angolo con Lipani, tra i migliori in campo per qualità e visione di gioco.

Secondo tempo praticamente perfetto per l’Italia, che gestisce ritmo e possesso senza concedere nulla agli avversari. Nel finale spazio alle rotazioni, con Baldini che dà minuti a tutta la rosa mantenendo comunque il controllo della gara.

Con questo successo gli azzurrini mettono al sicuro il secondo posto nel girone e compiono un passo decisivo verso la qualificazione europea, confermando crescita e solidità nel momento chiave della stagione.

Meloni al contrattacco: il governo non ha mai smesso di lavorare. E va in Parlamento

Roma, 31 mar. (askanews) – L’avviso che intende mandare ai naviganti è che ‘la vita continua’ anche dopo la batosta del referendum. E anche se la sezione del sito di palazzo Chigi appositamente dedicata all’agenda della presidente del Consiglio resta tristemente vuota, ci sono almeno due appuntamenti in cui Giorgia Meloni sarà impegnata nei prossimi giorni. Uno è un Consiglio dei ministri, che si potrebbe tenere già venerdì o subito dopo Pasqua, per un nuovo decreto che intervenga sulle accise della benzina. Se ne era discusso durante l’ultima riunione del governo e già in quella occasione la premier si era detta favorevole a un rinnovo del taglio che scade il prossimo 7 aprile.

Il secondo appuntamento invece è alle Camere il 9 aprile (inizialmente avrebbe dovuto essere il 10 ma poi è stato anticipato su richiesta dei gruppi). Prima a Montecitorio e poi al Senato, la presidente del Consiglio terrà una informativa “per illustrare l’azione di governo”. Una risposta a una richiesta che era stata avanzata sabato scorso dai gruppi di opposizione affinché venisse fatta chiarezza sulle conseguenze che il referendum ha avuto sull’esecutivo, a cominciare dall’ondata di dimissioni ‘spintanee’ di Delmastro, Bartolozzi e Santanché.

La decisione, spiegano fonti di palazzo Chigi, sarebbe già stata presa nei giorni scorsi e non sarebbe collegata al ‘caso Sigonella’ e alla mancata autorizzazione all’uso della base agli Usa. Insomma, si sottolinea, non ci sarebbe stato il tentativo di cogliere l’occasione al balzo per provare a oscurare un episodio su cui restano inevase molte domande delle opposizioni e su cui pesa il rapporto con Donald Trump. Dopo la ‘fuga di notizie’ e la pubblicazione sui siti, palazzo Chigi è dovuto intervenire con una nota per precisare che “non si registrano criticità né frizioni con i partner internazionali” ma soprattutto che i rapporti con gli Stati Uniti, “sono solidi e improntati a una piena e leale collaborazione”. Una versione che fa da contraltare a quella dell’Italia che riesce a dire di no all’alleato come ai tempi di Craxi, in quello che qualcuno giudica un cortocircuito tra ministero della Difesa e palazzo Chigi e che per altri suona come un gioco di sponda utile a mandare un messaggio all’elettore preoccupato dalle mosse del presidente americano.

Semmai, si osserva comunque, la volontà di presentarsi alle Camere rispondendo alle opposizioni con una solerzia raramente mostrata in passato, sarebbe legata alla volontà di Meloni di rovesciare la narrazione dominante dopo la sconfitta al referendum che la vede ancora stordita dalla botta, in bilico tra la promessa di portare avanti fino in fondo la legislatura o mandare tutti al voto subito. “Il governo continua a lavorare”, fanno sapere da palazzo Chigi. Ancora più esplicito il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani. L’informativa, dice, “sarà un’occasione per raccontare, illustrare cosa sta facendo il governo sui dossier più importanti che interessano l’opinione pubblica e che secondo noi non sono le fantasie sul voto anticipato, sui rimpasti o altre questioni che credo interessino poco e comunque sono già alle nostre spalle”.

La scelta di effettuare una informativa e non delle comunicazioni, che avrebbero previsto poi risoluzioni e quindi voti, viene spiegata dall’esecutivo come la volontà di “non drammatizzare” il passaggio parlamentare, di non farlo somigliare troppo a qualcosa di simile a una nuova richiesta di fiducia. Al contrario, per le opposizioni, la presidente del Consiglio scappa dal giudizio del Parlamento.

Anche la decisione di aspettare più di una settimana per presentarsi alle Camere sarebbe frutto di un ragionamento pratico legato alla volontà di mostrare il governo indaffarato ad occuparsi dei problemi del Paese. Non solo giovedì 9, infatti, la presidente del Consiglio vorrebbe presentarsi con il decreto che rinnova il taglio sulle accise: la data cerchiata in rosso è infatti quella del 3 aprile, quando saranno pubblicati i dati Istat sul deficit che potrebbero aprire all’Italia le porte verso l’uscita dalla procedura di infrazione, un punto a favore che la presidente del Consiglio vorrebbe portare in dote. Così come non è escluso che Meloni voglia presentarsi avendo già sciolto il nodo della sostituzione di Daniela Santanché al ministero del Turismo: al momento l’opzione più probabile è quella comunque di puntare su un esponente di Fratelli d’Italia, mentre in calo sembra la possibilità che ci si rivolga a un tecnico.

Meloni al contrattacco: governo mai smesso lavorare. E va in Parlamento

Roma, 31 mar. (askanews) – L’avviso che intende mandare ai naviganti è che ‘la vita continua’ anche dopo la batosta del referendum. E anche se la sezione del sito di palazzo Chigi appositamente dedicata all’agenda della presidente del Consiglio resta tristemente vuota, ci sono almeno due appuntamenti in cui Giorgia Meloni sarà impegnata nei prossimi giorni. Uno è un Consiglio dei ministri, che si potrebbe tenere già venerdì o subito dopo Pasqua, per un nuovo decreto che intervenga sulle accise della benzina. Se ne era discusso durante l’ultima riunione del governo e già in quella occasione la premier si era detta favorevole a un rinnovo del taglio che scade il prossimo 7 aprile.

Il secondo appuntamento invece è alle Camere il 9 aprile (inizialmente avrebbe dovuto essere il 10 ma poi è stato anticipato su richiesta dei gruppi). Prima a Montecitorio e poi al Senato, la presidente del Consiglio terrà una informativa “per illustrare l’azione di governo”. Una risposta a una richiesta che era stata avanzata sabato scorso dai gruppi di opposizione affinché venisse fatta chiarezza sulle conseguenze che il referendum ha avuto sull’esecutivo, a cominciare dall’ondata di dimissioni ‘spintanee’ di Delmastro, Bartolozzi e Santanché.

La decisione, spiegano fonti di palazzo Chigi, sarebbe già stata presa nei giorni scorsi e non sarebbe collegata al ‘caso Sigonella’ e alla mancata autorizzazione all’uso della base agli Usa. Insomma, si sottolinea, non ci sarebbe stato il tentativo di cogliere l’occasione al balzo per provare a oscurare un episodio su cui restano inevase molte domande delle opposizioni e su cui pesa il rapporto con Donald Trump. Dopo la ‘fuga di notizie’ e la pubblicazione sui siti, palazzo Chigi è dovuto intervenire con una nota per precisare che “non si registrano criticità né frizioni con i partner internazionali” ma soprattutto che i rapporti con gli Stati Uniti, “sono solidi e improntati a una piena e leale collaborazione”. Una versione che fa da contraltare a quella dell’Italia che riesce a dire di no all’alleato come ai tempi di Craxi, in quello che qualcuno giudica un cortocircuito tra ministero della Difesa e palazzo Chigi e che per altri suona come un gioco di sponda utile a mandare un messaggio all’elettore preoccupato dalle mosse del presidente americano.

Semmai, si osserva comunque, la volontà di presentarsi alle Camere rispondendo alle opposizioni con una solerzia raramente mostrata in passato, sarebbe legata alla volontà di Meloni di rovesciare la narrazione dominante dopo la sconfitta al referendum che la vede ancora stordita dalla botta, in bilico tra la promessa di portare avanti fino in fondo la legislatura o mandare tutti al voto subito. “Il governo continua a lavorare”, fanno sapere da palazzo Chigi. Ancora più esplicito il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani. L’informativa, dice, “sarà un’occasione per raccontare, illustrare cosa sta facendo il governo sui dossier più importanti che interessano l’opinione pubblica e che secondo noi non sono le fantasie sul voto anticipato, sui rimpasti o altre questioni che credo interessino poco e comunque sono già alle nostre spalle”.

La scelta di effettuare una informativa e non delle comunicazioni, che avrebbero previsto poi risoluzioni e quindi voti, viene spiegata dall’esecutivo come la volontà di “non drammatizzare” il passaggio parlamentare, di non farlo somigliare troppo a qualcosa di simile a una nuova richiesta di fiducia. Al contrario, per le opposizioni, la presidente del Consiglio scappa dal giudizio del Parlamento.

Anche la decisione di aspettare più di una settimana per presentarsi alle Camere sarebbe frutto di un ragionamento pratico legato alla volontà di mostrare il governo indaffarato ad occuparsi dei problemi del Paese. Non solo giovedì 9, infatti, la presidente del Consiglio vorrebbe presentarsi con il decreto che rinnova il taglio sulle accise: la data cerchiata in rosso è infatti quella del 3 aprile, quando saranno pubblicati i dati Istat sul deficit che potrebbero aprire all’Italia le porte verso l’uscita dalla procedura di infrazione, un punto a favore che la presidente del Consiglio vorrebbe portare in dote. Così come non è escluso che Meloni voglia presentarsi avendo già sciolto il nodo della sostituzione di Daniela Santanché al ministero del Turismo: al momento l’opzione più probabile è quella comunque di puntare su un esponente di Fratelli d’Italia, mentre in calo sembra la possibilità che ci si rivolga a un tecnico.

Legge elettorale, flash mob di +Europa e Psi: “Stop al Meloncellum”

Roma, 31 mar. (askanews) – Flash mob davanti alla Camera di Più Europa e Avanti Psi contro la proposta di legge elettorale del centrodestra che inizia il suo percorso in commissione Affari Costituzionali. “Un’altra pagina buia della nostra democrazia: questa sera inizia l’esame in commissione della legge elettorale del governo Meloni, il ‘Meloncellum’ lo potremmo ribattezzare, una legge autoritaria antidemocratica plebiscitaria, una legge che noi vogliamo avversare in modo intransigente con tutte le forze dentro e fuori il Parlamento”, ha detto il segretario di Più Europa, Riccardo Magi, esponendo il cartello “Meloncellum nuoce gravemente alla democrazia”.

“Non è una legge che dà più forza ai cittadini – ha detto Magi – scompaiono i collegi, non ci sono preferenze, non c’è il doppio turno. È cucita su misura su questo governo e su questa maggioranza che vuole continuare a essere maggioranza nel Paese. È una legge che vogliono imporre senza alcuna interlocuzione con le opposizioni, che non ha eguali nelle democrazie avanzate: da nessuna parte nel mondo c’è un premio di maggioranza di questo tipo. Con questa legge una minoranza piccola nel Paese diventa maggioranza consistente nel Parlamento, crediamo che sia uno scempio da evitare”.

“Tutte le motivazioni che richiamano a una necessità di stabilità per il governo – ha concluso – sono delle fesserie; se si volesse davvero ottenere stabilità si potrebbe fare un sistema maggioritario. Loro prendono invece un impianto proporzionale e ci mettono un premio che deforma la volontà dei cittadini. Faremo un’opposizione durissima e intransigente a questa schifezza”.

Calcio, Italia Under 19 pareggia con la Turchia e vola all’Europeo

Roma, 31 mar. (askanews) – L’Italia Under 19 pareggia 1-1 con la Turchia e conquista la qualificazione alla fase finale dell’Europeo di categoria. A Catanzaro, agli Azzurrini guidati da m basta un punto per chiudere al primo posto il girone, davanti agli stessi turchi grazie alla migliore differenza reti.

La competizione si disputerà in Galles dal 28 giugno all’11 luglio. Un traguardo importante per la selezione italiana, che si riscatta dopo la mancata qualificazione dello scorso anno e conferma il proprio percorso di crescita, dopo il titolo conquistato nel 2023 e la semifinale raggiunta nel 2024.

A sbloccare il match è Samuele Inacio, classe 2008 del Borussia Dortmund, al debutto con l’Under 19: l’attaccante firma un gol di grande qualità nel primo tempo. Nella ripresa arriva il pareggio della Turchia con Soylu, a segno su calcio di punizione.

Il risultato finale premia comunque l’Italia, che centra l’obiettivo qualificazione e si presenterà in Galles tra le protagoniste del torneo.

Dl Bollette, Calenda: scandalo italiano, governo intervenga

Roma, 31 mar. (askanews) – Indire gare per la distribuzione dell’energia elettrica, regolare i profitti di Enel e Terna, rinnovare le concessioni idroelettriche e geotermiche, rifinanziare il fondo transizione 5.0. Sono queste le proposte presentate dal leader di Azione, Carlo Calenda, nel corso della conferenza stampa “Bollette più care e imprese tradite”, assieme a Elena Bonetti, presidente di Azione; Fabrizio Benzoni, vicecapogruppo di Azione alla Camera e Giuseppe Zollino, responsabile energia di Azione.

“Che senso ha fare proposte al governo se poi non vengono recepite? La situazione è drammatica, c’è il rischio concreto di recessione con inflazione alta e stagflazione”, ha detto Calenda che ha parlato di uno “scandalo italiano” a causa della distribuzione elettrica concentrata con “Enel che serve l’85% delle utenze”. Per il segretario nazionale di Azione occorre “riportare i costi di Enel distribuzione e Terna a livello di quello degli altri paesi europei, perché oggi risultano essere tra le tre e le cinque volte più alti, e questo si traduce in 4 miliardi di euro in più sulle bollette degli italiani”.

“Bisogna poi mettere a gara le concessioni idroelettriche che stanno generando utili folli e invece la legge di bilancio 2025 ha prorogato queste concessioni di 20 anni”, ha aggiunto sottolineando che “le lobby delle energia si sono fatte mettere una norma che permette a Enel distribuzione di caricare sulle bollette degli italiani anche il canone concessorio richiesto dallo Stato”.

Per Calenda è necessario anche “rifinanziare il fondo Transizione 5.0 per garantire a tutte le imprese in regola di usufruire del 100% del credito d’imposta previsto inizialmente e per assicurare la certezza degli investimenti già programmati”.

Calcio, De Zerbi al Tottenham: accordo quinquennale

Roma, 31 mar. (askanews) – Roberto De Zerbi è il nuovo allenatore del Tottenham Hotspur. Dopo settimane di trattative, il tecnico italiano ha accettato l’incarico immediato con un contratto quinquennale, con l’obiettivo di salvare il club londinese dalla retrocessione e avviare un nuovo ciclo dalla prossima stagione.

L’intesa prevede un ingaggio molto elevato, intorno ai 12 milioni di sterline annui (circa 14 milioni di euro), che lo colloca tra gli allenatori più pagati della Premier League.

De Zerbi arriva in una situazione delicata: il Tottenham è a ridosso della zona retrocessione con poche giornate ancora da giocare e non vince da mesi. Il tecnico avrà quindi una doppia missione: centrare la salvezza nell’immediato e poi ricostruire la squadra.

Oltre al ruolo in panchina, il club potrebbe affidargli anche responsabilità più ampie, sul modello del manager all’inglese, con maggiore peso nelle scelte tecniche e di mercato.

L’Onu: la legge israeliana sulla pena di morte (solo per i palestinesi) è discriminatoria e da abrogare

Roma, 31 mar. (askanews) – L’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Volker Turk ha esortato Israele ad abrogare la legge che introduce la pena di morte per impiccagione come sanzione standard per i palestinesi condannati dai tribunali militari per attacchi mortali, affermando che la normativa viola il diritto internazionale umanitario, riferisce Reuters.

“La legge solleva gravi preoccupazioni per possibili violazioni del giusto processo, è profondamente discriminatoria e deve essere rapidamente abrogata”, ha dichiarato Turk in un comunicato inviato ai giornalisti. Secondo l’Alto commissario, la legge – approvata dal parlamento lunedì – è incompatibile con gli obblighi legali di Israele, citando in particolare l’assenza di possibilità di grazia e la previsione che le esecuzioni vengano effettuate entro 90 giorni.

Ieri dopo quasi dodici ore di dibattito, la Knesset ha approvato con 62 voti a favore, 48 contrari e un’astensione, la legge che sancisce la pena capitale per quanti sono condannati per terrorismo dai tribunali militari. Solo i palestinesi vengono processati dai tribunali militari, mentre gli israeliani vengono processati dai tribunali civili. Sebbene un distinto provvedimento consenta ai tribunali di imporre la pena di morte a chiunque, questo si applica solo a quanti “causano intenzionalmente la morte di una persona con l’obiettivo di negare l’esistenza dello Stato di Israele”, definizione che in pratica esclude i terroristi ebrei.

Dl sicurezza, verso modifiche chirurgiche e ‘muro’ con opposizioni

Roma, 31 mar. (askanews) – Il dl sicurezza va verso modifiche ‘chirurgiche’ e, di conseguenza, si annuncia il muro contro muro con le opposizioni. Oggi una riunione governo-maggioranza a Palazzo Madama ha fatto il punto della situazione: alcune norme devono essere riviste (a cominciare dall’articolo 1 sui coltelli che presenta evidenti criticità) ma l’impianto del provvedimento non si tocca. E’ più di una mezza blindatura, di fronte ai 1.215 emendamenti (circa mille sono quelli dei gruppi di minoranza) depositati in commissione Affari costituzionali. Con tempi che incombono e di mezzo le festività pasquali (l’approdo nell’aula del Senato il 14 aprile, un secondo passaggio alla Camera e la conversione entro il 25 aprile). Oggi già il primo slittamento di seduta in assenza dei pareri della commissione Bilancio che dovrebbero arrivare domani.

Il ministro dei rapporti con il Parlamento Luca Ciriani attacca le opposizioni definendo “ostruzionistica” la mole di proposte di modifica e riferisce il rifiuto di “ragionare su un pacchetto più limitato di emendamenti. Se servirà – sostiene – siamo disponibili a riunioni di sera, di notte”. Ma alla domanda sull’ipotesi fiducia, Ciriani risponde: “Confido in un dialogo ma se ci sarà ostruzionismo totale utilizzeremo gli strumenti che il regolamento ci consentirà”.

I gruppi di minoranza non intendono fare sconti. Peppe de Cristofaro di Avs la mette così: “Non avremo un atteggiamento di chiusura aprioristica e quello che dovesse migliorarlo lo valuteremo con attenzione ma per noi il decreto sicurezza deve solo decadere e non siamo interessati a emendamenti comuni” perché “è il senso del provvedimento che lo rende del tutto inadeguato a quanto serve al paese, non risolve il tema della sicurezza e limita in modo molto discutibile la libertà di manifestare”. Come il fermo preventivo cui invece ha applaudito domenica scorsa la premier Giorgia Meloni perché utilizzato nei confronti di 91 anarchici.

Qualche problema la maggioranza ce l’ha, come dimostra l’assalto di richieste di modifica all’articolo 1 che prevede il carcere da sei mesi a tre anni per chi porta fuori dalla propria “abitazione” strumenti da taglio (come coltelli e simili) eccedenti gli “otto centimetri” e “senza giustificato motivo” e sulla vendita di questi ai minori. Così com’è scritta, la norma rischia di colpire anche chi va a pesca o a raccogliere funghi. Tanto che Ciriani puntualizza: “Sicuramente non rinunceremo ad approvare il decreto nè ad apportare le modifiche” necessarie.

Se ci sarà il muro contro muro, come sembra, si profila l’arrivo in aula senza mandato al relatore. Con la partita da giocare in aula: o un maxiemendamento che contenga poche modifiche mirate o, qualcuno ipotizza, ponendo la fiducia sul testo dopo aver approvato le correzioni ritenute prioritarie per la maggioranza, nel caso specifico attraverso un emendamento cosiddetto predittivo che riscriverebbe ad esempio l’articolo 1 sui coltelli facendo decadere tutte le altre proposte di modifica.

Calenda: M5s integralmente proputiniano e anti-Ue, campolargo avvisato

Roma, 31 mar. (askanews) – “Il Movimento 5 Stelle ha deciso di invitare qui alla Camera a presentare un libro il professor D’Orsi, che è uno degli elementi fondamentali della propaganda putiniana. Va al Cremlino, è andato al Cremlino a quattro anni dall’inizio dell’ostilità, rilancia continuamente i messaggi di Putin”. Così il segretario di Azione, Carlo Calenda, a margine di una conferenza stampa, a proposito della presentazione del libro ‘Catastrofe neoliberista’ di Angelo D’Orsi, organizzata dal M5s alla Camera oggi pomeriggio.

“Averlo invitato credo che sia la conferma del fatto che il M5s è integralmente un movimento proputiniano, anti-europeo e con questo il campolargo dovrà fare i conti. Al di là di quello che opportunisticamente dice Conte, che andava dietro a Trump scodinzolando finché gli conveniva. Che un propagandista di Putin venga invitato alla Camera dei deputati secondo me è una pessima cosa per la democrazia”, ha sottolineato.

Imprese e diritto: perché lo studio legale ha un ruolo primario

Roma, 31 mar. – Nel dibattito pubblico si parla spesso di giustizia come se fosse un concetto assoluto, ma chi lavora ogni giorno nel diritto sa che la giustizia non è una formula matematica: è un equilibrio delicato tra regole, organizzazione e responsabilità professionale. Ma il diritto non incide soltanto nelle aule di tribunale, perché per molte imprese la gestione dei rapporti con la pubblica amministrazione e delle procedure di gara rappresenta una parte strutturale dell’attività. Ne abbiamo parlato con l’Avv. Anselmo Torchia:

“Un esempio è quello del project financing, che riguarda lavori pubblici effettuati con capitali pubblici e privati, ed è molto interessante perché dà ai privati degli strumenti e potenzia quelli pubblici. Ha tuttavia delle controindicazioni importanti perché può generare problemi quantitativi, rischi di corruzione o di scarsa concorrenza. Abbiamo inoltre il caso dell’avvalimento, quando un’impresa avente tutti i requisiti previsti dal bando di gara li presta ad una impresa che invece non li ha tutti. Oppure il subappalto, che richiama direttamente la responsabilità dell’appaltatore.”

In un contesto così complesso, la scelta dello studio legale a cui affidarsi diventa un elemento che merita attenzione, perché il modo in cui viene organizzato il lavoro può incidere concretamente sulla qualità della difesa e sulla gestione delle situazioni più delicate.

“Esistono due tipologie di studi: uno artigianale e uno industriale, composto da un numero altissimo di avvocati, anche all’estero. Negli studi artigianali, tuttavia, il materiale prodotto da portare in causa è qualitativamente più elevato, grazie anche agli strumenti tecnologici che permettono di avere rapporti internazionali e di interfacciarsi ormai con il mondo intero” prosegue l’Avv. Torchia.

Quando grandi opere coinvolgono imprese internazionali, abituate a operare con studi legali strutturati su scala globale, il contesto in cui si realizza l’intervento richiede anche una conoscenza puntuale del quadro normativo, amministrativo e operativo del territorio, ed è in questo equilibrio tra grandi strutture organizzate e supporto di uno studio legale radicato localmente che può costruirsi una gestione più attenta e consapevole delle complessità.

Il caso dei voli Usa a Sigonella, stop del governo ma le opposizioni incalzano: fare chiarezza

Roma, 31 mar. (askanews) – L’Italia ha negato l’uso della base militare di Sigonella agli Stati Uniti. L’episodio risale a qualche giorno fa. E’ il capo di Stato Maggiore della Difesa Luciano Portolano a richiamare l’attenzione del ministro Guido Crosetto, dopo avere ricevuto un briefing dell’Aeronautica militare. Alcuni aerei statunitensi sono in volo verso la Sicilia, intendono fare scalo nella base americana, per poi proseguire verso il Medio Oriente. Non sono voli logistici o tali da essere compresi nel trattato firmato tra i due Paesi. E non è stata richiesta alcuna autorizzazione. I vertici militari italiani non sono stati consultati e il piano è stato comunicato mentre gli aerei erano già in volo. Tanto basta. Crosetto dice no. Gli aerei americani non possono atterrare.

Lo stesso ministro, giorni fa in Parlamento, aveva dichiarato che ogni operazione non compresa nei trattati e che dunque avrebbe richiesto una precisa autorizzazione, sarebbe passata dalle Camere. Insomma, Crosetto non avrebbe potuto prendere decisione diversa. Il ministro ha demandato a Portolano il compito di informare gli americani. E il capo di Stato Maggiore ha sentito il Comando Usa per riferire quanto stabilito: gli aerei Usa non potevano atterrare a Sigonella perché non erano stati autorizzati e perché non c’era stata alcuna consultazione preventiva. Vicenda chiusa e nessuna crisi diplomatica. “Non c’è alcun raffreddamento o tensione con gli Usa, perché conoscono le regole che disciplinano dal 1954 la loro presenza in Italia bene come le conosciamo noi”, ha chiarito Crosetto in un messaggio su X.

“Qualcuno”, secondo il ministro, starebbe cercando di far passare il messaggio che “l’Italia avrebbe deciso di sospendere l’uso delle basi agli assetti Usa”. Ma si tratta di una ricostruzione “semplicemente falsa, perché le basi sono attive, in uso e nulla è cambiato”. Crosetto ha aggiunto che “il governo continua a fare ciò che hanno sempre fatto tutti i governi italiani in totale aderenza agli impegni presi in Parlamento ed alla linea ribadita anche in Consiglio supremo di Difesa in continuità con tutti i precedenti Consigli, nei decenni”.

D’altra parte, gli accordi internazionali “disciplinano e distinguono con chiarezza” ciò che necessita di specifica autorizzazione del governo, per la quale si è deciso di coinvolgere sempre il Parlamento, e in assenza della quale non è possibile concedere nulla, e ciò che invece è considerato autorizzato tecnicamente perché ricompreso negli accordi. “Un ministro deve solo farli rispettare. Tertium non datur”, ha concluso Crosetto.

Sullo stesso tono, oggi, è arrivata anche una nota di Palazzo Chigi. L’Italia, assicura la Presidenza del Consiglio, “agisce nel pieno rispetto degli accordi internazionali vigenti e degli indirizzi espressi dal Governo alle Camere. La linea dell’Esecutivo è chiara, coerente e già pienamente condivisa con il Parlamento, senza alcuna modifica”. Dunque, è la spiegazione, “ogni richiesta viene esaminata con attenzione, caso per caso, come sempre avvenuto anche in passato. Non si registrano criticità né frizioni con i partner internazionali. I rapporti con gli Stati Uniti, in particolare, sono solidi e improntati a una piena e leale collaborazione”. Anche per il futuro, quindi, il governo continuerà “ad operare nel solco dei trattati vigenti, nel rispetto della volontà del Governo e del Parlamento, garantendo al contempo affidabilità internazionale e piena tutela dell’interesse nazionale”.

Spiegazioni, quelle di Crosetto e di Palazzo Chigi, che non convincono le opposizioni. “La decisione del governo su Sigonella conferma le preoccupazioni che, proprio sulla base siciliana, abbiamo avanzato in tutte queste settimane: gli Usa vogliono utilizzare il nostro territorio come piattaforma per la guerra in Medio Oriente. Negare l’autorizzazione da parte dell’Italia non può essere una decisione sporadica, deve diventare una linea politica espressa con chiarezza, anche in vista di future improprie richieste dal comando Usa”, afferma la segretaria del Pd Elly Schlein che chiede al governo di presentarsi in Parlamento e “raccogliere la volontà maggioritaria del popolo italiano, contrario all’utilizzo del nostro territorio per una guerra illegale che danneggia anche i nostri interessi strategici ed economici”.

Anche il Movimento 5 stelle con il deputato Questore della Camera Filippo Scerra chiede trasparenza. “Ci sono – accusa – ancora molti, troppi, nodi da chiarire. Le ultime dichiarazioni di Crosetto e Meloni impongono trasparenza. Noi pensiamo, come ha detto il presidente Conte, che il governo ora debba negare anche il supporto logistico e di intelligence, perché quello che stanno facendo Usa e Iran è sistematicamente in violazione del diritto internazionale”.

“Quella sulla posizione italiana sull’utilizzo della base militare di Sigonella sembrava una buona notizia, ma è durata pochissimo: Palazzo Chigi è arrivato subito a smentire e a chiarire che non cambia nulla nei rapporti con gli Stati Uniti. Insomma – spiega Nicola Fratoianni (Avs) – le basi americane in Italia restano in funzione, noi lo sapevamo. Continueranno ad essere complici di una guerra illegale, quella scatenata da America e Israele contro l’Iran. La verità è che ancora una volta quando si tratta di prendere nettamente le distanze dall’amico americano Donald Trump Giorgia Meloni non muove un passo”.

Cinema, al via il tour mondiale de "Il Diavolo Veste Prada 2″

Roma, 31 mar. (askanews) – Meryl Streep e Anne Hathaway hanno dato il via al tour mondiale del nuovo film 20th Century Studios “Il Diavolo Veste Prada 2” a Città del Messico, negli spazi de La Casa Azul, Museo Frida Kahlo. La sessione di Q&A è stata seguita da una proiezione di alcune scene del film al Museo Anahuacalli dove sono stati presentati, con una sfilata ispirata al film, capi d’archivio di rinomati stilisti messicani. Città del Messico è stata la prima tappa di un tour che proseguirà nelle sole città di Tokyo, Seul e Shanghai, per poi proseguire con la prima mondiale del film a New York e per concludersi con la premiere europea a Londra.

Dopo ogni evento sarà disponibile il lookbook con la raccolta di tutti gli outfit indossati dal cast nel corso del tour. A quasi vent’anni dalle loro celebri interpretazioni nei panni di Miranda, Andy, Emily e Nigel, Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci tornano nelle eleganti strade di New York City e nei lussuosi uffici di Runway nel tanto atteso sequel del fenomeno del 2006 che ha segnato una generazione. Il film riunisce il cast originale con il regista David Frankel e la sceneggiatrice Aline Brosh McKenna, e introduce una serie di personaggi nuovi, tra cui Kenneth Branagh, Simone Ashley, Justin Theroux, Lucy Liu, Patrick Brammall, Caleb Hearon, Helen J. Shen e B.J. Novak. Tracie Thoms e Tibor Feldman riprendono i loro ruoli di “Lily” e “Irv” dal primo film.

“Il Diavolo Veste Prada 2” è prodotto da Wendy Finerman, con Michael Bederman, Karen Rosenfelt e Aline Brosh McKenna come executive producer. Il film arriverà nelle sale cinematografiche italiane il 29 aprile. (è già possibile prenotare i biglietti online sul sito thedevilwearsprada.it).

Conte: governo immobile, impegnato negli scandali dimentica italiani

Roma, 31 mar. (askanews) – “Il Governo Meloni è immobile, sono così impegnati con gli scandali esplosi nel partito della premier che si son dimenticati delle emergenze degli italiani”. Lo scrive sui social network il leader M5s Giuseppe Conte.

“La bolletta elettrica – sottolinea – aumenta anche per gli utenti più vulnerabili, crolla la produzione industriale, il Governo taglia gli incentivi alle aziende tradendo imprenditori che avevano già investito, il decretino elettorale del governo è stato già bruciato dagli aumenti del carburante”.

Continua il leader M5s: “Quel che sta succedendo sulla sanità, poi, suscita sinceramente rabbia. Abbiamo lottato come leoni per i 209 miliardi in Europa ma non riescono nemmeno a spenderli: secondo Gimbe a fine 2025 funzionavano solo il 4% delle Case di comunità e meno del 30% degli Ospedali di comunità hanno avviato almeno un servizio”.

Conclude Conte: “Hanno ignorato tante nostre proposte per fare diminuire il costo delle bollette, per Transizione 4.0, per investimenti in sanità. Si corre a gonfie vele solo su spesa militare e difesa: aumenti da 1 miliardo al mese mentre questo Governo firma in Europa i tagli a spese e investimenti vitali per la nostra Italia”.

Bending Spoons, Ceo: 1,3mld di ricavi in 2025, ora nuove acquisizioni

Milano, 31 mar. (askanews) – Il 2025 di Bending Spoons si è chiuso “bene, con 1,3 miliardi di fatturato. L’uile lo vedrete quando sarà pubblicato il bilancio”. Lo ha detto l’amministratore delegato di Bending Spoons, Luca Ferrari, a margine dell’evento per celebrare i 100 anni di McKinsey a Milano. Nessun commento, invece, sull’ipotesi di quotazione a New York: “Non abbiamo mai detto che faremo una Ipo e non abbiamo mai commentato indiscrezioni di stampa”, ha aggiunto.

Parlando delle nuove possibili acquisizioni, dopo un anno ricco di deal, Ferrari ha detto: “Abbiamo in pipeline delle cose, sono positivo che si faranno altre acquisizioni quest’anno. Guardiamo a tutto il mondo, soprattutto per società digitali. Tenendo conto che le più grosse sono in Usa statisticamente è piu probabile che le faremo lì. Se dovessimo trovare qualcosa di interessante in Italia ci andrebbe benissimo”, ha aggiunto il top manager che ha in ogni caso escluso l’intreresse per altri settori. Per questo, Ferrari ha spiegato di non avere interesse per Telepass, come invece prospettato da alcuni quotidiani: “Non so neanche da dove sia arrivata” questa indiscrezione, “ci menzionano su un sacco di cose”, ha tagliato corto Ferrari.

Apple compie 50 anni: dai computer agli orologi, ha rivoluzionato il tech

New York, 31 mar. (askanews) – Apple festeggia 50 anni domani primo aprile, “50 anni di pensare differentemente”, come recita lo slogan creato dal gruppo di Cupertino per l’occasione. Mezzo secolo fa Apple Computer veniva creata. A lanciarla il prodigio dell’ingegneria Steve Wozniak, lo studente ribelle Steve Jobs e Ronald Wayne, passato alla storia come un co-fondatore dimenticato.

L’azienda ha influenzato lo sviluppo di molteplici settori, rivoluzionandoli: dai computer con il Macintosh (1984) allla musica con l’iPod (2001) e il negozio online iTunes (2003) passando per i telefonini con l’iPhone (2007) e arrivando agli iPad (2010), agli orologi smart con l’Apple Watch (2015) e agli auricolari con gli AirPods (2016) ora capaci anche di fare traduzioni in tempo reale.

Finita sull’orlo della bancarotta negli Anni ’90 e rimasta per 11 anni senza Jobs, tornato nel gruppo nel 1997, la società è arrivata ad avere i suoi prodotti al Museum of Modern Art (MoMA) a New York. Perche’ con il suo design ha fatto la storia grazie al contributo di Jony Ive, passato l’anno scorso in OpenAI per creare insieme a Sam Altman un prodotto ancora non definito alimentato dall’intelligenza artificiale.

“Mentre altre aziende si concentravano sul lancio di prodotti hardware”, spiega Dan Ives, analista di WedBush in una nota ai clienti, “Apple ha spostato la propria attenzione sul controllo dell’intero stack tecnologico, inclusi chip, software, vendita al dettaglio e servizi” come Apple Music, Apple TV, i Cloud, App Store e Apple Pay, “il che ha fornito un solido profilo di crescita dei ricavi creando una posizione competitiva in ciascuna delle rispettive aree con 1,5 miliardi di iPhone e 2,5 miliardi di dispositivi iOS a livello globale”.

Apple in una nota spiega di avere “trascorso cinque decenni a ripensare a ciò che è possibile e a mettere strumenti potenti nelle mani delle persone. In ogni scoperta, un’idea ci ha guidato: il mondo viene fatto avanzare dalle persone che pensano in modo diverso. Questo perché il progresso inizia sempre con qualcuno — un inventore o uno scienziato, uno studente o un narratore — che immagina un modo migliore, una nuova idea, un percorso diverso. Questo spirito ha guidato Apple fin dall’inizio”.

Per gli investitori, i 50 anni di Apple arrivano in un momento chiave fatto di una competizione crescente nell’AI, una dipendenza in aumento dalla divisione ad alti margini dei servizi e con un ciclo di upgrade piu’ lento del suo hardware. A livello di prodotto, cresce l’attesa per un iPhone piegevole che potrebbe essere lanciato il prossimo settembre insieme ai modelli 18. Potrebbe arrivare anche un MacBook touchscreen.

Il prossimo catalizzatore sarà la conferenza annuale degli sviluppatori di giugno. Dopo la WWDC dello scorso anno senza fuochi d’artificio, quest’anno e’ atteso il lancio dell’assistente Siri piu’ personalizzata con funzioni AI. Dal CEO Tim Cook, attese spiegazioni sull’integrazione di Gemini (Google).

Quanto allo stesso Cook – che da direttore operativo divenne amministratore delegato nell’agosto del 2011 al posto di Jobs, che mori’ di cancro pancreatico due mesi dopo a 56 anni – l’intenzione e’ quella di continuare a traghettare il gruppo ancora per un po’. Il 65enne ha recentemente smentito i rumor di una sua uscita durante la trasmissione “Good Morning America” su ABC. E’ pero’ gia’ partito il toto nomina: il candidato in pole position per prendere le redini di Apple dopo di lui sembra John Ternus, tra le figure piu’ influenti nel gruppo e attualmente vicepresidente senior per l’ingegneria hardware.

Apple intanto continua a piacere a Warren Buffett. Il cosiddetto Oracolo di Omaha ha espresso soddisfazione nel fatto che quella nel gruppo di Cupertino rappresenti la piu’ grande partecipazione di Berkshire Hathaway, la sua conglomerata. Durante un’intervista a CNBC, il famoso investitore 95enne rimpiange di avere ridotto quella quota “troppo presto” ma a segnalato che se scende a un determinato prezzo “potremmo comprare molti titoli ma non in questo mercato”. Quanto a Cook, Buffett lo ha definito “un manager fantastico che va d’accordo con tutti nel mondo, una tecnica che io non avrei e che per esempio il mio partener Charlie Munger (morto a fine 2023, ndr) non avrebbe”.

Il caso dei voli Usa a Sigonella, stop governo ma opposizioni incalzano: fare chiarezza

Roma, 31 mar. (askanews) – L’Italia ha negato l’uso della base militare di Sigonella agli Stati Uniti. L’episodio risale a qualche giorno fa. E’ il capo di Stato Maggiore della Difesa Luciano Portolano a richiamare l’attenzione del ministro Guido Crosetto, dopo avere ricevuto un briefing dell’Aeronautica militare. Alcuni aerei statunitensi sono in volo verso la Sicilia, intendono fare scalo nella base americana, per poi proseguire verso il Medio Oriente. Non sono voli logistici o tali da essere compresi nel trattato firmato tra i due Paesi. E non è stata richiesta alcuna autorizzazione. I vertici militari italiani non sono stati consultati e il piano è stato comunicato mentre gli aerei erano già in volo. Tanto basta. Crosetto dice no. Gli aerei americani non possono atterrare.

Lo stesso ministro, giorni fa in Parlamento, aveva dichiarato che ogni operazione non compresa nei trattati e che dunque avrebbe richiesto una precisa autorizzazione, sarebbe passata dalle Camere. Insomma, Crosetto non avrebbe potuto prendere decisione diversa. Il ministro ha demandato a Portolano il compito di informare gli americani. E il capo di Stato Maggiore ha sentito il Comando Usa per riferire quanto stabilito: gli aerei Usa non potevano atterrare a Sigonella perché non erano stati autorizzati e perché non c’era stata alcuna consultazione preventiva. Vicenda chiusa e nessuna crisi diplomatica. “Non c’è alcun raffreddamento o tensione con gli Usa, perché conoscono le regole che disciplinano dal 1954 la loro presenza in Italia bene come le conosciamo noi”, ha chiarito Crosetto in un messaggio su X.

“Qualcuno”, secondo il ministro, starebbe cercando di far passare il messaggio che “l’Italia avrebbe deciso di sospendere l’uso delle basi agli assetti Usa”. Ma si tratta di una ricostruzione “semplicemente falsa, perché le basi sono attive, in uso e nulla è cambiato”. Crosetto ha aggiunto che “il governo continua a fare ciò che hanno sempre fatto tutti i governi italiani in totale aderenza agli impegni presi in Parlamento ed alla linea ribadita anche in Consiglio supremo di Difesa in continuità con tutti i precedenti Consigli, nei decenni”.

D’altra parte, gli accordi internazionali “disciplinano e distinguono con chiarezza” ciò che necessita di specifica autorizzazione del governo, per la quale si è deciso di coinvolgere sempre il Parlamento, e in assenza della quale non è possibile concedere nulla, e ciò che invece è considerato autorizzato tecnicamente perché ricompreso negli accordi. “Un ministro deve solo farli rispettare. Tertium non datur”, ha concluso Crosetto.

Sullo stesso tono, oggi, è arrivata anche una nota di Palazzo Chigi. L’Italia, assicura la Presidenza del Consiglio, “agisce nel pieno rispetto degli accordi internazionali vigenti e degli indirizzi espressi dal Governo alle Camere. La linea dell’Esecutivo è chiara, coerente e già pienamente condivisa con il Parlamento, senza alcuna modifica”. Dunque, è la spiegazione, “ogni richiesta viene esaminata con attenzione, caso per caso, come sempre avvenuto anche in passato. Non si registrano criticità né frizioni con i partner internazionali. I rapporti con gli Stati Uniti, in particolare, sono solidi e improntati a una piena e leale collaborazione”. Anche per il futuro, quindi, il governo continuerà “ad operare nel solco dei trattati vigenti, nel rispetto della volontà del Governo e del Parlamento, garantendo al contempo affidabilità internazionale e piena tutela dell’interesse nazionale”.

Spiegazioni, quelle di Crosetto e di Palazzo Chigi, che non convincono le opposizioni. “La decisione del governo su Sigonella conferma le preoccupazioni che, proprio sulla base siciliana, abbiamo avanzato in tutte queste settimane: gli Usa vogliono utilizzare il nostro territorio come piattaforma per la guerra in Medio Oriente. Negare l’autorizzazione da parte dell’Italia non può essere una decisione sporadica, deve diventare una linea politica espressa con chiarezza, anche in vista di future improprie richieste dal comando Usa”, afferma la segretaria del Pd Elly Schlein che chiede al governo di presentarsi in Parlamento e “raccogliere la volontà maggioritaria del popolo italiano, contrario all’utilizzo del nostro territorio per una guerra illegale che danneggia anche i nostri interessi strategici ed economici”.

Anche il Movimento 5 stelle con il deputato Questore della Camera Filippo Scerra chiede trasparenza. “Ci sono – accusa – ancora molti, troppi, nodi da chiarire. Le ultime dichiarazioni di Crosetto e Meloni impongono trasparenza. Noi pensiamo, come ha detto il presidente Conte, che il governo ora debba negare anche il supporto logistico e di intelligence, perché quello che stanno facendo Usa e Iran è sistematicamente in violazione del diritto internazionale”.

“Quella sulla posizione italiana sull’utilizzo della base militare di Sigonella sembrava una buona notizia, ma è durata pochissimo: Palazzo Chigi è arrivato subito a smentire e a chiarire che non cambia nulla nei rapporti con gli Stati Uniti. Insomma – spiega Nicola Fratoianni (Avs) – le basi americane in Italia restano in funzione, noi lo sapevamo. Continueranno ad essere complici di una guerra illegale, quella scatenata da America e Israele contro l’Iran. La verità è che ancora una volta quando si tratta di prendere nettamente le distanze dall’amico americano Donald Trump Giorgia Meloni non muove un passo”.

L.elettorale, muro opposizioni: non abbinare nostre pdl a testo maggioranza

Roma, 31 mar. (askanews) – Nessuna apertura per ora da parte dell’opposizione sulla riforma elettorale. In vista dell’incardinamento previsto in commissione Affari Costituzionali alla Camera questa sera al termine della seduta pomeridiana dell’aula, il Pd ha ritirato le sue due proposte di legge, una firmata da Piero De Luca – un proporzionale puro – l’altra da Marco Furfaro per il voto in via telematica per le persone con disabilità, proposte che erano state abbinate a quella presentata dal centrodestra. Idem M5s che ha chiesto fossero disabbinati i tre testi pentastellati. L’abbinamento tra le varie proposte presentate da inizio legislatura in materia elettorale era avvenuto d’ufficio, come previsto, da parte del presidente della Commissione Nazario Pagano (Fi).

“In questa fase i problemi del Paese, dei cittadini, sono ben altri che la discussione su una legge elettorale proposta ‘di prepotenza’ dalla maggioranza, una legge truffa con la quale Meloni, che sente ormai il terreno franarle sotto i piedi, vorrebbe assicurarsi una prospettiva di governo nella prossima legislatura. Pensavamo, dopo la batosta referendaria, che la maggioranza abbandonasse la propria arroganza ma avevamo sbagliato”, spiega Alfonso Colucci, capogruppo M5s in Commissione.

Non vuole sedersi al tavolo per ora neanche il Pd che con Simona Bonafè ribadisce: “Le regole del gioco non si cambiano a strappi. L’apertura alle opposizioni che sentiamo tanto evocare in queste ore è solo di facciata e lo confermano il testo presentato con il solo accordo tra i partiti di governo prima del referendum e i quattro relatori di maggioranza, che sembrano più interessati a controllarsi tra loro che al merito della proposta”.

Ha ritirato la sua proposta anche Paolo Emilio Russo (Fi) che chiedeva la soppressione della distinzione per sesso e dell’indicazione del cognome del coniuge per le donne coniugate o vedove nella compilazione delle liste elettorali. Norme nel frattempo entrate in vigore. Abbinate alla pdl della maggioranza dunque restano la proposta Magi sulla raccolta digitale delle firme per la presentazione delle liste e delle candidature e quella del deputato Fdi eletto all’estero Di Giuseppe che delega il governo per la revisione del voto dei cittadini italiani residenti all’estero.

Quattro i relatori: Angelo Russo (Fdi), Igor Iezzi (Lega), Nazario Pagano (Fi), Alessandro Colucci (Noi moderati).

Iran, Ue: ridurre consumi, specialmente diesel e carburanti aerei

Roma, 31 mar. (askanews) – Sull’energia “meglio prepararsi prima che dispiacersi dopo” e alla Commissione europea “stiamo lavorando a un pacchetto di misure su cui presto presenteremo una proposta ai Paesi membri”. Lo ha affermato il Commissario europeo all’Energia, Dan Joergensen, nella conferenza stampa al termine della riunione in teleconferenza dei ministri Ue dell’Energia.

Quanto alla raccomandazione di iniziare a valutare misure per ridurre consumi e domanda, “sappiamo che ci sono diverse situazioni nazionali e che non c’è una soluzione buona per tutti. Ma è chiaro che più si può fare per risparmiare sui consumi, specialmente su diesel e carburanti per l’aviazione”, meglio è, ha detto.

“Nessuno sa quanto durerà la crisi, ma penso che sia molto importante sottolineare che non sarà breve – ha avvertito – perché anche se ci fosse una pace domani ci sarebbero ancora ricadute: le infrastrutture dell’energia della regione sono state danneggiate e vengono continuamente danneggiate”.

L’eurocommissario ha citato le raccomandazioni dell’Agenzia internazionale per l’energia, rilevando che le proposte Ue si ispireranno alle stesse: smart work (telelavoro, lavoro da casa/da remoto), ridurre i limiti di velocità di 10 kmh, incoraggiare il trasporto pubblico, aumentare il car sharing, veicoli più efficienti e simili.

Tommaso Paradiso annuncia nuovi appuntamenti estivi

Milano, 31 mar. (askanews) – Dopo la partecipazione al Festival di Sanremo con il brano “I romantici”, tra le canzoni più suonate in radio sin dall’uscita, e a pochi giorni dal via del tour nei Palasport, Tommaso Paradiso annuncia nuovi appuntamenti estivi che proseguono il percorso iniziato dal tour indoor imminente. Il ritorno alla dimensione live, quella che da sempre sente più sua, rimette al centro il rapporto diretto con il pubblico e riaccende la solidissima band che da anni lo accompagna, parte integrante della sua identità dal vivo. Prima nei palazzetti e poi all’aperto, le canzoni del nuovo album “Casa Paradiso” e i grandi successi del cantautore romano danno forma a una potente scaletta che unisce presente e passato, con un suono pieno e diretto e un’emotività da cantare che è la sua cifra.

Il tour estivo farà tappa il 14 luglio al Bassano Music Park di Bassano del Grappa presso il Parco Ragazzi del ’99, il 16 luglio allo Stadio del Mare di Pescara, il 18 luglio a Villa Bellini di Catania per il Sotto il Vulcano Fest, il 21 luglio all’Arena Del Levante di Bari per l’Oversound Music Festival, il 23 luglio al SalernoSounds di Salerno e il 25 luglio all’Alguer Summer Festival di Alghero.

Tra poco più di due settimane prende il via il tour nei Palasport: dopo la data zero del 15 aprile al Palabigot di Gorizia, Tommaso Paradiso sarà il 18 e 19 aprile al Palazzo dello Sport di Roma, il 22 aprile all’Unipol Forum di Milano, il 23 aprile all’Inalpi Arena di Torino, il 25 aprile all’Unipol Arena di Bologna, il 26 aprile alla Kioene Arena di Padova, il 28 aprile al Mandela Forum di Firenze e il 30 aprile al Palapartenope di Napoli.

Sul palco con Tommaso, Matteo Cantaluppi alla direzione musicale e alle tastiere, Silvia Ottanà al basso, Angelo Trabace al pianoforte, Gianmarco Dottori alla chitarra acustica, Nicola Pomponi e Marco Antonio Musella alle chitarre elettriche, Daniel Fasano alla batteria, Roberta Montanari e Alice Barbara Tombola ai cori.

I tour di Tommaso Paradiso sono prodotti da Live Nation. I biglietti per le date nei Palasport sono disponibili su livenation.it/tommasoparadiso. Sullo stesso sito, dalle ore 14:00 di domani martedì 31 marzo, aprono le vendite per il tour estivo.

Meloni il 9 aprile in Parlamento. Ciriani: riferisce su attività di governo non su rimpasti o fantasie di voto

Roma, 31 mar. (askanews) – L’informativa al Parlamento della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sulla situazione politica e l’attività del Governo è in programma giovedì 9 aprile, “probabilmente alle 9 alla Camera e alle 12 al Senato”. Lo ha detto ai cronisti il ministro per i rapporti cl Parlamento Luca Ciriani, al termine della conferenza dei capigruppo del Senato.

“L’informativa della presidente – ha affermato – è un’opportunità che la presidente coglie al volo, offerta dalle richieste del Parlamento, di riferire sull’attività di governo, attività di governo che non si è mai interrotta, che è continuata con lo stesso impegno e determinazione di prima e di sempre. Quindi sarà un’occasione per raccontare, illustrare cosa sta facendo il governo sui dossier più importanti che interessano l’opinione pubblica e che secondo noi non sono le fantasie sul voto anticipato, sui rimpasti o altre questioni che credo interessino poco e comunque sono già alle nostre spalle”.

Governo, Ciriani: Meloni 9 aprile in Parlamento, non su rimpasti o fantasie

Roma, 31 mar. (askanews) – L’informativa al Parlamento della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sulla situazione politica e l’attività del Governo è in programma giovedì 9 aprile, “probabilmente alle 9 alla Camera e alle 12 al Senato”. Lo ha detto ai cronisti il ministro per i rapporti cl Parlamento Luca Ciriani, al termine della conferenza dei capigruppo del Senato.

“L’informativa della presidente – ha affermato – è un’opportunità che la presidente coglie al volo, offerta dalle richieste del Parlamento, di riferire sull’attività di governo, attività di governo che non si è mai interrotta, che è continuata con lo stesso impegno e determinazione di prima e di sempre. Quindi sarà un’occasione per raccontare, illustrare cosa sta facendo il governo sui dossier più importanti che interessano l’opinione pubblica e che secondo noi non sono le fantasie sul voto anticipato, sui rimpasti o altre questioni che credo interessino poco e comunque sono già alle nostre spalle”.

Calcio, Mondiali 2026, Infantino: Iran giocherà negli Usa

Roma, 31 mar. (askanews) – Gianni Infantino conferma la partecipazione dell’Iran ai Mondiali 2026 e ribadisce che le partite si disputeranno negli Stati Uniti come previsto dal sorteggio. Il numero uno della FIFA, presente ad Antalya per l’amichevole Iran-Costa Rica, ha chiarito che “l’Iran sarà al Mondiale e le partite si svolgeranno dove previsto”.

La posizione arriva dopo settimane di incertezza legate al conflitto in Medio Oriente e alle tensioni con gli Stati Uniti, che avevano spinto la federazione iraniana a valutare lo spostamento delle gare in Messico.

Infantino ha spiegato di aver incontrato squadra e staff, rassicurando sulle condizioni generali e confermando che non esistono piani alternativi rispetto al calendario ufficiale, che prevede gare tra Los Angeles e Seattle.

Venti forti su tutta Italia. Temporali e neve a quote collinari al Centro-Sud. Allerta rossa in Abruzzo

Roma, 31 mar. (askanews) – Il centro di bassa pressione, attualmente sul Tirreno e in movimento verso i settori ionici, continua a richiamare correnti fredde dai Balcani, con fenomeni diffusi e persistenti, specie sui settori adriatici, nevosi fino a quote di alta collina. La perturbazione è accompagnata da intensa ventilazione, con venti di burrasca dai quadranti settentrionali, specie sulle regioni centro-meridionali.

Sulla base delle previsioni disponibili, il Dipartimento della Protezione civile d’intesa con le regioni coinvolte – alle quali spetta l’attivazione dei sistemi di protezione civile nei territori interessati – ha emesso un nuovo avviso di condizioni meteorologiche avverse che integra ed estende quello emesso nella giornata di ieri e che prevede dal pomeriggio di oggi, martedì 31 marzo, venti da forti a burrasca dai quadranti settentrionali su Toscana e Campania; precipitazioni da sparse a diffuse, anche a carattere di rovescio o temporale, su Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, in estensione alla Sicilia settentrionale. I fenomeni saranno accompagnati da rovesci di forte intensità, forti raffiche di vento, locali grandinate ed attività elettrica. Previste inoltre nevicate sparse al di sopra dei 700-900 metri su Marche meridionali, settori sud-orientali dell’Umbria e nord-orientali del Lazio, con apporti al suolo da moderati ad abbondanti.

In avviso, dal primo pomeriggio di domani, mercoledì 1° aprile, il persistere di venti da forti a burrasca dai quadranti settentrionali su Emilia-Romagna, Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo e Molise, in estensione a Puglia e Basilicata; mareggiate lungo le coste esposte; nevicate diffuse al di sopra dei 700-900 mt. su Abruzzo e Molise, con apporti al suolo abbondanti, specie sui settori orientali.

Sulla base dei fenomeni in atto e previsti, è stata valutata per la giornata di domani, mercoledì 1° aprile, allerta rossa per rischio idraulico e rischio idrogeologico su settori dell’Abruzzo. Valutata inoltre allerta arancione in Abruzzo e su tutto il territorio di Molise e Puglia. Allerta gialla su parte di Umbria, Marche, Lazio e sull’intero territorio di Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia.

Cinema, finite le riprese di "L’eterna luce del giorno" di Giovenga

Roma, 31 mar. (askanews) – Si sono appena concluse a Sabaudia (Latina) e Anguillara (Roma) le riprese di “L’eterna luce del giorno”, film drammatico/post-apocalittico diretto da Lorenzo Giovenga (Daitona) con Claudio Amendola, Anna Mangiocavallo, Dagmara Brodziak, Edmond Budina e Viktorie Ignoto.

Ispirato a una storia vera, sceneggiato dal regista insieme a Giuliano Giacomelli, con Heidrun Schleef come script editor, il film è una co produzione Italia – Albania – Polonia, prodotto per l’Italia da Pier Francesco Aiello per PFA Films e da Lorenzo Lazzarini, Lorenzo Giovenga e Valentina Signorelli per Daitona, mentre per l’Albania è prodotto da AB Film e per la Polonia da Wonder Woman Production.

L’eterna luce del giorno racconta di Luce (Anna Mangiocavallo), una bambina di 8 anni, curiosa come tutti i bambini della sua età. Sin da quando è nata, è affetta da SCID, una rarissima malattia delle difese immunitarie. Basterebbe un raffreddore per ucciderla. Proprio per questo motivo, la piccola è costretta a vivere all’interno di una camera di vetro asettica. A prendersi cura di lei c’è suo padre, Renato (Claudio Amendola), disposto a ogni cosa pur di veder crescere sua figlia. Una storia come tante, se non fosse che questa storia comincia lì dove le altre terminano: con la fine di quel mondo che tutti noi conosciamo. Quando Luce era appena nata un misterioso evento ha decimato la popolazione mondiale e ora si ritrova a essere tra i pochi superstiti. I due conducono una umile esistenza tra cibo in scatola e qualche anguilla pescata nello stagno vicino alla dimora in cui risiedono, un vecchio casale sperduto nell’Agro Pontino. Lei non ha mai conosciuto il mondo esterno e, a causa di quella misteriosa Apocalisse, non potrà più conoscerlo. Tutto quello che sa del mondo, lo sa soltanto dai racconti del padre, che vive solo e tormentato dal fantasma dell’ex moglie Helena (Dagmara Brodziak) … Poi, un giorno, un misterioso biglietto alla loro porta: “Finisce qui, non siete più al sicuro” …

Il film ha ottenuto il contributo del MIC – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo – nell’ambito del bando dedicato alle opere di autori under 35 ed è beneficiario del fondo Lazio Cinema International. Sul versante tecnico, la direzione della fotografia è affidata a Marina Kissopoulos, la scenografia a Silvia Struglia, i costumi sono firmati da Andrea Sorrentino, le musiche da Bartosz Chajdecki e il montaggio sarà firmato da Emma Viali. (Foto Vittorio Penna)

#UniversitàperGiulio, ciclo di eventi a 10 anni da scomparsa Regeni

Roma, 31 mar. (askanews) – Ben 76 università e 15mila persone coinvolte per due mesi di incontri e proiezioni sulla libertà di ricerca: è l’iniziativa “Le Università per Giulio Regeni. A dieci anni dalla scomparsa, un’iniziativa per la libertà di ricerca”, in collaborazione con Fandango e Ganesh Produzioni, presentata nella sala Caduti di Nassirya del Senato dalla senatrice a vita e docente dell’Università Statale di Milano Elena Cattaneo.

L’iniziativa consiste in un ciclo di eventi che, fra aprile e maggio 2026, vede ben 76 Università in tutta Italia organizzare ciascuna una giornata dedicata ai temi della libertà di studio e di ricerca e alla riflessione sulle conseguenze della compressione dei diritti fondamentali, in ambito accademico e sociale, a partire dalla proiezione del documentario “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo”, prodotto da Fandango e Ganesh. Prima della conferenza, il documentario è stato proiettato nell’Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati.

Alla conferenza stampa in Senato hanno preso parte Paola Deffendi e Claudio Regeni, genitori di Giulio; Alessandra Ballerini, avvocata della famiglia Regeni; Riccardo Ricciardi, presidente del gruppo M5S alla Camera dei Deputati; Simone Manetti, regista del documentario; Emanuele Cava e Matteo Billi, autori del documentario; il produttore Domenico Procacci per Fandango e il produttore Mario Mazzarotto per Ganesh Produzioni; Gianluigi Greco, Rettore dell’Università della Calabria, e Menico Rizzi, Rettore dell’Università del Piemonte orientale.

Il ciclo di eventi universitari, che conta di raggiungere un pubblico di oltre 15 mila persone, tra studenti, ricercatori, personale accademico e cittadini, si aprirà all’Università Statale di Milano, il 13 aprile. L’hashtag scelto per i social è #UniversitàperGiulio.

“La storia di Giulio Regeni, grazie al coraggio e alla forza della sua famiglia – ricorda la Senatrice Cattaneo – non si è conclusa con il ritrovamento al Cairo del suo corpo senza vita, dieci anni fa: al contrario, Giulio continua a vivere e a ‘fare cose’ attraverso un movimento di persone che si riconosce nel valore fondamentale della libertà. Lo stesso che Giulio ha difeso da studioso”.

“Siamo onorati e grati per questa iniziativa – hanno dichiarato i genitori di Giulio, Paola Deffendi e Claudio Regeni – che coinvolge numerose università, con professori, studenti e dottorandi che, ricordiamo, vanno sempre protetti. Dal documentario traspare sia la figura di Giulio ricercatore integerrimo ed appassionato che la violazione dei diritti che si sono compiuti su di lui”.

L’iniziativa “Le Università per Giulio Regeni” è sostenuta dalla Fondazione Elena Cattaneo ETS, in collaborazione con Fandango e Ganesh Produzioni.

Locker in Italia: così si semplifica la vita delle persone

Cremona, 31 mar. (askanews) – InPost continua la sua crescita in Italia e raggiunge un traguardo significativo: 10.000 punti di ritiro fuori casa tra locker e InPost Point, rafforzando la propria presenza su tutto il territorio nazionale. Un risultato simbolico segnato dall’installazione del locker numero 5.000, a Cremona, all’esterno di un punto vendita MediaWorld.

“InPost non è solo un’azienda di logistica, noi cerchiamo di semplificare la vita delle persone. Avere un locker vicino casa, vicino il tragitto di lavoro, permette di poter ritirare i propri acquisti con maggiore flessibilità e questo è un risultato importante per noi. Abbiamo raggiunto 10.000 punti in Italia, sono 5.000 locker e 5.000 punti di ritiro. Quest’anno puntiamo ad essere la prima rete di locker in Italia e questo è possibile anche grazie alla collaborazione di partner come Mediaworld, che ci offrono i loro spazi per installare i nostri locker e ci affidano i loro prodotti per le spedizioni ai loro clienti” ha dichiarato Nicola D’Elia, Managing Director InPost Italia.

Il successo italiano si inserisce in un 2025 molto positivo per il gruppo, con ricavi in forte crescita e oltre 1,4 miliardi di pacchi gestiti a livello globale. In espansione anche la rete Out Of Home, che supera i 94 mila punti in Europa.

“Il gruppo InPost è nato in Polonia. Adesso operiamo in 9 paesi e l’Italia è uno dei mercati più strategici e che cresce più rapidamente, proprio perché stiamo rispondendo alle esigenze dei consumatori finali. Avere un locker vicino casa, permette di poter gestire il proprio tempo con maggiore flessibilità e andare a ritrovare i propri acquisti senza dover aspettare il corriere a casa. I vantaggi dei locker sono quindi legati a dare più tempo, più libertà, flessibilità e le consegne ai locker sono anche le più sostenibili” ha aggiunto D’Elia.

In Italia, dove i volumi crescono del 40%, InPost punta su capillarità, prossimità e partnership strategiche. I locker diventano così parte integrante dell’esperienza d’acquisto, offrendo soluzioni sempre più flessibili e sostenibili per consumatori e retailer.

“Il locker 5000 installato a Cremona oggi è per noi un punto di partenza, per continuare a crescere la nostra rete. Noi ci aspettiamo che, entro 4 anni, un pacco su 3 verrà gestito nei locker. E’ per questo che stiamo creando la rete e l’infrastruttura logistica, per rispondere alle esigenze e ai desideri dei clienti finali” ha concluso D’Elia.

Un modello che guarda al futuro della logistica e che conferma il ruolo sempre più centrale dell’out-of-home nell’e-commerce.