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giovedì, 22 Gennaio, 2026
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Meloni: gioia per Trentini e Burlò, lavoro discreto ma efficace per liberazione

Roma, 12 gen. (askanews) – “Alberto Trentini e Mario Burlò sono liberi e torneranno a casa. È una notizia che ci riempie di gioia che si somma alla felicità che abbiamo provato nelle scorse ore per la liberazione di altri nostri connazionali. Trentini e Burlò riabbracceranno presto le loro famiglie che in questi mesi hanno sofferto molto a cui ovviamente rinnoviamo il nostro affetto”. Lo dice la premier Giorgia Meloni in un videomessaggio.

“Questo risultato – prosegue – è il frutto del lavoro discreto ma efficace portato avanti in questi mesi non solo dal governo ma dalla rete diplomatica, dall’intelligence. E io voglio ringraziare tutti i servitori dello Stato che a vario livello hanno dato il loro contributo per raggiungere questo obiettivo”.

Strage di Crans-Montana, la procura di Roma invia rogatoria in Svizzera

Roma, 12 gen. (askanews) – Gli inquirenti della Procura di Roma hanno inviato una rogatoria all’autorità svizzere nell’ambito dell’inchiesta avviata sulla strage di Crans-Montana. I magistrati della Capitale chiedono una lista degli indagati e gli atti relativi agli interrogatori.

A Roma si procede a carico di ignoti per i reati di omicidio colposo, lesioni colpose e incendio. La trasmissione degli atti dalla Svizzera potrebbe portare all’iscrizione nel registro Jacques e Jessica Moretti, i due gestori del club ‘Le Costellation’.

Intanto oggi si verrà eseguito l’esame autoptico su Riccardo Minghetti, il ragazzo romano di 16 anni deceduto nel rogo. Negli ultimi giorni i pubblici ministeri di piazzale Clodio hanno delegato le procure di Milano, Bologna e Genova di affidare l’incarico per le altre cinque vittime italiane.

Bce, a spingere inflazione alimentare caffè, cacao, carni e frutta

Roma, 12 gen. (askanews) – Caffè, cacao, carni e frutta: sono i beni alimentari chiave alla base della persistenza dell’inflazione alimentare sopra la media della dinamica generale dei prezzi al consumo. Ne scrive un articolo diffuso dalla Banca centrale europea, anticipato dal Bollettino economico che verrà pubblicato giovedì.

Secondo l’analisi, i rincari delle materie prime hanno giocato un ruolo in particolare su caffè e cacao, esacerbato anche dalle condizioni meteorologiche che, oltre a fattori come la crescita delle retribuzioni nel settore. Le aspettative di commercianti e produttori indicano attenuazioni della dinamica nel breve termine, ma la portata di questa moderazione resta poco chiara.

Milano-Cortina, lo ‘zar’ Ivan Zaytsev tedoforo a Torino

Roma, 12 gen. (askanews) – Il Viaggio della Fiamma Olimpica di Milano Cortina 2026 ha fatto tappa a Torino e tra i protagonisti c’è stato anche Ivan Zaytsev, tedoforo Coca-Cola per un giorno. Soprannominato “lo Zar”, Ivan Zaytsev è uno dei simboli più rappresentativi dello sport italiano: campione di pallavolo, medagliato olimpico e leader carismatico, ha saputo affrontare sfide e grandi aspettative con resilienza e determinazione. La sua carriera, costellata di successi nazionali e internazionali, testimonia eccellenza e passione, mentre il suo impegno sociale, come la collaborazione con Banco Alimentare, riflette valori di solidarietà e spirito di squadra.

“Portare la Fiamma Olimpica è stato un momento di orgoglio e responsabilità: lo sport mi ha insegnato che ogni vittoria nasce da sacrificio, rispetto e lavoro di squadra. Oggi ho corso per ricordare che questi valori non appartengono solo agli atleti, ma a tutti noi. La Fiamma è simbolo di inclusione e forza: ciò che serve per costruire comunità unite e ispirare le nuove generazioni”, ha detto.

Milano-Cortina, Benedetta Parodi tedofora nel cuore delle Langhe

Roma, 12 gen. (askanews) – Il Viaggio della Fiamma Olimpica di Milano Cortina 2026 ha fatto tappa ad Alba, nel cuore delle Langhe con una protagonista d’eccezione: Benedetta Parodi, una delle figure più amate nel panorama food italiano. Conduttrice e autrice di best seller, ha trasformato la cucina in un linguaggio universale capace di creare connessioni tra persone, territori e tradizioni. Con programmi di successo e libri venduti in milioni di copie, ha promosso uno stile di vita accessibile e inclusivo, diventando un punto di riferimento per chi cerca autenticità e condivisione.

La sua presenza ad Alba, territorio simbolo dell’eccellenza gastronomica italiana, rende ancora più significativo il suo ruolo di tedofora: correre in una delle capitali del gusto valorizza ulteriormente il legame tra cucina, cultura e comunità.    “Portare la Fiamma Olimpica è stato come portare con sé il valore della comunità: la cucina, come lo sport, è un linguaggio che unisce e crea legami – ha sottolineato -. Correre nel mio Piemonte e in particolare ad Alba, un territorio che rappresenta così tanto della nostra tradizione culinaria, ha reso questa esperienza ancora più speciale. Ogni ricetta racconta una storia, proprio come ogni passo di questo Viaggio racconta i valori di passione e inclusione che ci guidano. Oggi ho corso per celebrare le tradizioni e per ricordare che insieme possiamo costruire un futuro più autentico e condiviso”.

Fed "indagata" da Dipartimento di Giustizia Usa, Powell contrattacca

Roma, 12 gen. (askanews) – Scontro aperto negli Stati Uniti tra il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, e l’amministrazione Trump. Con un comunicato diramato nel corso della notte, il capo della banca centrale Usa ha riferito che il Dipartimento di Giustizia ha avviato una procedura che minaccia di sfociare in una indagine penale, in merito ai costi della ristrutturazione della sede centrale della stessa Fed, pari a 2,5 miliardi di dollari.

Contestualmente Powell ha lanciato durissime accuse contro la Casa Bianca, da cui a sua volta è stato oggetto di martellanti attacchi nei mesi passati, mettendo in guardia dal rischio che la politica monetaria Usa perda la sua indipendenza dal governo.

“Ho un profondo rispetto per lo stato di diritto. Nessuno è sopra la legge e certamente non lo è il presidente della Federal Reserve. Ma questa iniziativa senza precedenti va vista in un contesto più ampio delle crescenti pressioni e minacce dell’amministrazione Trump”, afferma Powell nel comunicato accompagnato, fatto a sua volta inconsueto, da un video in cui viene letto dallo stesso presidente Fed.

Trump, per parte sua, ha negato qualsiasi coinvolgimento nell’inchiesta del Dipartimento di Giustizia. “Non ne so nulla, ma di certo (Powell) non vale granché alla Fed, né a costruire edifici”, ha dichiarato a Nbc News.

Tecnicamente Powell è stato deferito al grand jury, organismo che solitamente valuta se la Procura federale abbia presentato prove sufficienti per procedere ad una incriminazione per una indagine penale. Il banchiere centrale era stato già attaccato da Russell Vough, direttore dell’Office of Management and Budget, e stretto alleato di Trump, che aveva sostenuto che il presidente della Fed aveva fornito informazioni fuorvianti al Congresso sui costi della ristrutturazione dell’istituzione.

Il tema è stato già oggetto di polemiche anche da parte di Trump, che si era anche recato in visita ai cantieri della ristrutturazione nel luglio scorso in cui, davanti alle telecamere, aveva platealmente consegnato a Powell un documento di rilievi sui costi eccessivi dell’opera.

Powell è poi oggetto di ripetuti attacchi da parte di Trump, ben più duri, prima per i mancati tagli ai tassi di interesse, poi per la limitatezza di quelli decisi più recentemente. La banca centrale Usa ha evitato di effettuare riduzioni al costo del denaro per diversi mesi, rilevando che i dazi commerciali decisi dalla Casa Bianca avrebbero potuto innescare impennate dei prezzi. Poi, quando queste ultime non si sono verificate, ha operato alcune piccole riduzioni, su cui il direttorio (il Fomc) appare in parte diviso. E lo è ancor di più su futuri eventuali ulteriori tagli ai tassi.

Secondo Powell, “questa nuova minaccia non è in merito alla mia audizione lo scorso giugno sul rinnovo degli edifici. Non è sul ruolo di vigilanza del Congresso. Questi sono pretesti – ha detto -. Le minacce di incriminazioni sono la conseguenza del fatto che la Fed ha fissato i tassi basandosi su quale sia la nostra migliore valutazione per servire il pubblico, piuttosto che sulle preferenze del presidente”.

“Qui in ballo c’è se la Fed continuerà a essere in grado di fissare i tassi in base alle condizioni economiche o se la politica monetaria sarà diretta da pressioni politiche o intimidazione. Ho servito sotto quattro amministrazioni, repubblicane e democratiche. In ogni caso ho svolto i miei compiti senza fare favori, focalizzandomi unicamente sul mandato di stabilità dei prezzi e massima occupazione. A volte – conclude il banchiere centrale – gli incarichi pubblici richiedono fermezza di fronte alle minacce”.

Il mandato di Powell scade a maggio e un elemento chiave che ora sarà sotto i riflettori, almeno fin a quando non subentrerà un suo successore, saranno le eventuali reazioni negative dei mercati a questo scontro aperto. Al momento il dollaro ha segnato lievi deprezzamenti, dopo precedenti rafforzamenti con l’euro che sale di circa uno 0,39% a 1,1684 sul biglietto verde. L’oro è balzato a un nuovo massimo storico a 4.612 dollari durante le contrattazioni mattutine. Poco prima dell’avvio dei mercati in Europa modera i guadagni a 4.596 dollari, più 2,11% che per questa tipologia di bene è comunque un movimento consistente. (fonte immagine: Federal Reserve).

Avviata indagine su Powell e la Fed. Il presidente della banca centrale Usa: pretesto per minare indipendenza

Roma, 12 gen. (askanews) – I procuratori statunitensi hanno avviato un’indagine penale federale sul presidente della Fed, Jerome Powell, per la ristrutturazione da 2,5 miliardi di dollari della sede centrale della Federal Reserve, inasprendo così ulteriormente il confronto tra l’amministrazione Trump e la banca centrale. Lo riporta il Financial Times spiegando che Powell ha dichiarato ieri che venerdì scorso la Fed ha ricevuto citazioni in giudizio dal gran giurì e una minaccia di incriminazione penale da parte del Dipartimento di Giustizia in relazione alla sua testimonianza al Congresso la scorsa estate sulla ristrutturazione.

Powell ha affermato che l’azione legale era un pretesto per limitare l’indipendenza della Fed nel fissare i tassi di interesse. Questo dopo che Trump ha ripetutamente attaccato Powell, definendolo un “mulo testardo” per essersi rifiutato di tagliare i costi di indebitamento. “Questa nuova minaccia non riguarda la mia testimonianza dello scorso giugno o la ristrutturazione degli edifici della Federal Reserve”, ha detto Powell, secondo il quale “la minaccia di accuse penali è una conseguenza del fatto che la Federal Reserve fissa i tassi di interesse in base alla nostra migliore valutazione di ciò che sarà utile al pubblico, piuttosto che seguire le preferenze del presidente”.

Trump, riporta il FT, ha negato qualsiasi coinvolgimento nell’inchiesta del Dipartimento di Giustizia. “Non ne so nulla, ma di certo non è molto bravo alla Fed, e non è molto bravo a costruire edifici”, ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti alla NBC News domenica sera riferendosi a Powell, sostenendo che l’indagine non aveva nulla a che fare con il rifiuto di quest’ultimo di tagliare i tassi.

Ucraina, attacco russo con droni ad Odessa

Roma, 12 gen. (askanews) – Nella notte del 12 gennaio, l’esercito russo ha attaccato la città di Odessa con droni d’attacco, danneggiando una centrale elettrica e ferendo alcuni civili.

L’agenzia ucraina UNIAN, riferisce che l’attacco ha causato ingenti danni ad una centrale elettrica e, pertanto, un quartiere della città si trova senza elettricità.

Lo Stato Maggiore dell’esercito ucraino, inoltre, sottolinea che nelle ultime ventiquattro ore sono stati registrati 219 scontri a fuoco. Dnipropetrovsk e Zaporizhia le regioni più colpite.

Referendum, Nordio: ci sono magistrati assetati di ruoli parapolitici

Roma, 12 gen. (askanews) – “Non parlerei di sete di potere. Piuttosto si tratta di sete di ruolo: un ruolo parapolitico “. Lo dice a “il Giornale” il ministro della Giustizia Carlo Nordio, commentando scambi in chat fra alcuni magistrati pubblicati ieri dal quotidiano diretto da Tommaso Cerno, in cui alcune toghe fanno autocritica per eccesso di “sete di potere”.

“Quello che leggo in queste chat – afferma il ministro- è semplicemente la conferma di quello che ho scritto nel mio ultimo libro. Che poi sono cose che ho detto più volte, senza conoscere queste chat. Palamara è stato il capro espiatorio di un sistema le cui perversioni sono state occultate dal Csm, im- pedendo a Palamara di difendersi citando i suoi testimoni. Io dico che fino a quando non saranno pubblicate integralmente le conversazioni dello stesso Palamara che sono circa 60 mila, quel Csm che ha nascosto i fatti sarà comunque oggetto di critica e di interrogativi”.

Un Csm, sottolinea il ministro, destinato a cambiare radicalmente se il referendum sulla separazione delle carriere approverà la riforma del Governo, “perché – spiega- il sorteggio della sezione disciplinare elimina la giurisdizione domestica che è fatta di correnti e in questo modo dovrebbe impedire gli scandali della spartizione”.

Da Giuliano l’Apostata a Trump: l’ombra della restaurazione impossibile

Il passato aiuta sempre a capire il presente. Giuliano l’Apostata tentò, nel IV secolo, la rigenerazione dell’Impero romano attraverso il ritorno ai culti pagani. Non fu un gesto religioso, ma un progetto politico: ricompattare un mondo in trasformazione appellandosi a un passato idealizzato, percepito come più solido e più “romano”. La storia non gli concesse tempo. Non perché mancasse di intelligenza o di coerenza, ma perché quel mondo non esisteva più. Gli idoli non bastarono a fermare il corso del tempo.

La tentazione della restaurazione

Il paragone con Donald Trump non va forzato, ma può essere illuminante se usato con misura. Anche l’America trumpiana tenta oggi una peculiare forma di restaurazione, evocativa di una nuova età dell’oro. Per questo fa anch’essa un uso strumentale della religione. Anche di essa. Di fronte alla globalizzazione, al multilateralismo, alla fine dell’egemonia, la risposta non è l’adattamento creativo a un mondo interdipendente, bensì il brutale richiamo a un’America mitizzata, mai realmente esistita nei termini dell’ideologia che prova ad evocarla.

Mito identitario e scorciatoia populista

Per altro, Trump non è un imperatore filosofo come Giuliano l’Apostata; è un leader populista, figlio della democrazia mediatica e plebiscitaria. E tuttavia il percorso presenta una somiglianza strutturale: l’illusione che il passato, una volta “restaurato” a beneficio di un portentoso riscatto ideale e materiale, possa funzionare come scorciatoia per governare un presente diventato complesso e faticoso. In entrambi i casi, il mito viene chiamato a sostituire una corretta strategia di rilancio.

La differenza è evidente: Giuliano era minoritario e verticale; Trump è maggioritario e orizzontale. Ma la tentazione è la stessa. Pensare che simboli forti, parole d’ordine identitarie e gesti di rottura possano rimpiazzare la paziente costruzione di nuovi equilibri. Quando questo accade, la restaurazione non rafforza l’ordine, bensì lo indebolisce. E soprattutto radicalizza il confronto che sta alla base del pluralismo. La politica si fa prova di forza, la mediazione diventa tradimento, il dissenso viene delegittimato. È così che la democrazia entra in crisi: non all’improvviso, con un colpo di mano, ma per saturazione.

Radicalizzazione e crisi democratica

Qui sta il punto decisivo. La radicalizzazione non è un accidente collaterale: è l’esito coerente di un progetto che promette rigenerazione e produce polarizzazione. La conseguenza è una democrazia più fragile, esposta alla tentazione dell’“uomo forte” e alla riduzione delle garanzie, proprio mentre la società richiederebbe istituzioni più robuste e cooperazione più ampia.

C’è però un controcampo che conta. Negli Stati Uniti cresce, giorno dopo giorno, il disagio verso questo modello autoritario: nelle università, nei media, nelle professioni, nelle istituzioni. Gli anticorpi democratici – federali, giudiziari, civili – non sono scomparsi. È una buona notizia, perché ricorda che la storia non si ripete mai in automatico: propone schemi, non destini. 

Resta in ogni caso la lezione. Quando una grande potenza prova a rispondere alle sfide del presente con una fantasmatica evocazione del passato, non arresta affatto il declino; al contrario, senza avvedersene nell’immediato, finisce per accelerarlo a causa del disordine che ne consegue. Saprà l’America uscire da questa bolla di fondamentalismo “à la Julien”?

Aprire a Mosca? Venti di guerra al Nazareno: i riformisti contro Bettini

Può reggere a lungo un partito nel quale la dialettica interna assume toni da contrapposizione frontale, quasi irrimediabile? È questo il quesito che torna ad affacciarsi nel Partito Democratico, ogni volta che la politica estera — e in particolare la guerra in Ucraina — diventa il terreno su cui si misura non solo una linea internazionale, ma l’identità stessa del partito.

La faglia riaperta

Le parole di Goffredo Bettini, affidate a un’intervista al Fatto quotidiano, hanno avuto l’effetto di riaprire una faglia mai davvero ricomposta. Il giudizio sull’azione della delegazione Pd in Europa, il richiamo a un pluralismo interno “troppo divaricante”, la difesa del ruolo di Elly Schlein come argine a uno slittamento verso politiche “aggressive e di destra” e, soprattutto, l’affondo contro quanti ritengono che con la Russia si possa dialogare solo con le armi, hanno trasformato la politica estera in politica interna. Ancora una volta.

I riformisti sul piede di guerra

Le reazioni lo confermano. C’è chi, come Roberto Morassut, invita a non deformare ogni riflessione sulla necessità di un’iniziativa europea per la distensione e la pace in un regolamento di conti interno. Ma dall’area riformista la risposta è durissima. L’eurodeputato Giorgio Gori legge nell’impostazione di Bettini una strategia precisa: allontanare il Pd dalla matrice del socialismo europeo, sovrapporlo al Movimento 5 Stelle, isolare — se non espellere simbolicamente — chi ha condiviso coerentemente le posizioni del Partito del Socialismo Europeo. Altro che confronto sereno.

“Un partito di destra”: Orlando non drammatizza

Ancora più esplicite le parole del senatore Filippo Sensi, che parla apertamente del rischio di trasformare il Pd, sul tema ucraino, in un partito “di destra”, più sensibile alle ragioni del Cremlino che a quelle di Kyiv. Una linea che, avverte, non passerà. Sulla stessa lunghezza d’onda Pina Picierno, che arriva a mettere in discussione la stessa legittimità democratica di quelle affermazioni.

Più prudente Andrea Orlando, secondo il quale le parole pronunciate da Bettini “non sono un delitto di lesa maestà” ma “una mera fotografia dei fatti”, tale da rendere urgente una discussione vera sulla politica internazionale e sul ruolo dell’Europa. È qui che il nodo si stringe. Nessuno, a parole, vuole la rottura. Ma la distanza tra le posizioni appare tale da rendere sempre più difficile una sintesi che non sia puramente procedurale.

Il nodo politico: si avvicina il redde rationem?

L’ala riformista — nella quale si riconoscono in larga parte gli ex Margherita — è chiamata a scelte tutt’altro che semplici: subire una linea percepita come ambigua sul piano europeo e atlantico, o forzare un chiarimento che rischia di diventare l’ennesimo muro contro muro. La domanda iniziale, allora, torna con maggiore forza: è davvero plausibile che un partito possa vivere a lungo con una dialettica così accentuata al proprio interno, senza che prima o poi qualcuno decida di trarne le conseguenze politiche?

Il Pd continua a rinviare la risposta. Tuttavia, ogni rinvio rende il nodo più stretto e difficile da sciogliere, se non con un taglio. Si avvicina il redde rationem?

Che cos’è davvero la democrazia? Giovanni Sartori tra ideali e realtà

La casa editrice “il Mulino” ci fa dono della quinta edizione di un classico della politologia del 900: quel Democrazia e definizioni scritto da un Giovanni Sartori poco più che trentenne, poi edito per la prima volta nel 1957, diffuso e letto in molte lingue, che ha reso il suo autore uno dei più affermati studiosi della democrazia a livello mondiale, accademico di lungo corso e ancora oggi punto di riferimento imprescindibile per chi voglia approfondire i grandi temi della politica moderna, partendo da un’analisi epistemologicamente rigorosa che spazia da ogni possibile approccio di tipo teoretico e fondativo fino a misurarsi con le accertate declinazioni pratiche storicizzate, non sempre coerenti e conformi ai principi enunciati. 

L’introduzione è di Angelo Panebianco

Questo saggio argomentato e completo si arricchisce della preziosa e competente introduzione del Prof. Angelo Panebianco, professore emerito all’Università di Bologna, già docente all’Università San Raffaele ed ora allo IULM di Milano, editorialista del “Corriere della Sera”: un valore aggiunto per questa quinta riproposizione del libro di Sartori, reso ancor più attuale alla luce dell’evoluzione storica del quadro politico nazionale ed internazionale e del tema specifico della democrazia, comparabile alle dinamiche evolutive (o involutive) del nuovo ordine mondiale che va configurandosi in questo primo quarto di secolo. Insistere sul rigore metodologico assunto da Sartori nell’argomentare intorno alla democrazia restituisce valore semantico e simbolico al termine la cui definizione non può essere riduttivamente risolta risalendo alle origini del suo significato: kratos e demos valgono – è vero – come potere al popolo (o esercitato dal popolo), tuttavia non si può prescindere dalla storicizzazione del significante in significato. 

Discrasia tra teoria e pratica

Esplicitamente l’autore non prescinde dalla discrasia tra teoria e pratica: un conto è disquisire sul dover essere, altro tener conto dell’essere, al punto che il problema di definire la democrazia è dicotomico, perché se da un lato la democrazia postula una definizione prescrittiva

dall’altro non se ne può ignorare una definizione descrittiva. Parafrasando T.S. Eliot che nel 1939 scriveva: ”Quando un termine ha conseguito una santificazione universale come accade oggi alla democrazia, comincio a chiedermi se, volendo significare troppe cose, non significhi più nulla” (T.S. Eliot- The idea of a Christian society- London, Faber, 1939 e New York, Harcourt, 1940 pp11-12), in ciò confermato dalla desolata conclusione raggiunta da Maurice Cranston che – alla banale domanda ‘che cosa è la democrazia?’- rispondeva provvisoriamente che “essa è una dottrina che differisce a seconda della diversa mentalità dei popoli” (M.Cranston, Freedom. A New Analisysis, London, Longmans, 1953, p.113).

Secondo Sartori importante è non soffermarsi sul significato etimologico del termine democrazia, quanto piuttosto accertare qual è la sua “verità effettuale” nel corso della Storia, ciò che Panebianco definisce “sapere applicabile”: non si può dunque prescindere da buone teorie che scaturiscono dalla ricerca ma occorre studiarne i cascami pratici nel vasto contenitore delle scienze empiriche. 

Nella ineccepibile e argomentata descrizione di Panebianco del percorso epistemologico e metodologico con cui Sartori (partendo dalla filosofia) inquadra il vasto tema della democrazia, pare dirimente la speculare definizione della politica intesa come insieme di luoghi istituzionali dove si prendono decisioni collettivizzate: per Sartori dunque la politica (che è il contesto autoregolativo e applicativo del concetto di democrazia) essa va considerata in termini di verticalità del potere, conflittualità (o eufemisticamente confronto) e decisioni collettivizzate.

Élite dominanti, popoli e persone

Se il concetto di democrazia è relativamente recente ed esplode nel 900, la storia che spiega i fatti – anche quelli della nostra contemporaneità – esprime una molteplicità di contestualizzazioni della sua applicazione pratica tale da rendere veramente prezioso ed ermeneutico il lungo saggio di Sartori, utile anche per cogliere legami e discrasie nei rapporti tra élites dominanti, popoli e persone. In epoca di avvento dirompente delle tecnologie e in previsione di un utilizzo pervasivo dell’I.A. non si può non interrogarsi oggi sui comuni denominatori che distinguono le oneste intenzioni dalla retorica, dalle mistificazioni e dalle manipolazioni. 

Il termine democrazia si lega indissolubilmente a quelli di libertà, uguaglianza, rispetto dei diritti e specularità dei doveri: il pericolo che coglie chi legge questo splendido libro è che se ne faccia un uso di mero approfondimento culturale lasciando liberi gli Stati, i Governi, le istituzioni, le persone di percorrere strade diverse secondo contingenti convenienze.

Il rapporto che lega la democrazia all’economia e al diritto e spinge – secondo Sartori – verso il liberalismo, è imprescindibile e va letto in una dimensione globalizzata poiché – i fatti di questo tempo conflittuale che genera mostri di tirannia e violenza come strumenti di esercizio del potere lo dimostrano – la difesa dei valori democratici ereditati dalla Storia e inglobati nel funzionamento delle istituzioni e nei rapporti sociali, passa attraverso una condivisione ubiquitaria delle democrazie del mondo. In questa ottica il lungo saggio di Sartori, splendidamente introdotto da Panebianco, diventa una lettura straordinariamente attuale per una più diffusa alfabetizzazione semantica del concetto di democrazia, delle sue definizioni e delle sue molteplici declinazioni pratiche.

Centinaia di morti nelle proteste in Iran. Trump: stiamo valutando opzioni molto forti

Roma, 12 gen. (askanews) – Le proteste in Iran hanno causato oltre 500 morti, secondo il conteggio aggiornato da un’organizzazione per i diritti umani.

Secondo gli ultimi dati diffusi da HRANA, gruppo con sede negli Stati Uniti che si basa su informazioni raccolte da attivisti dentro e fuori l’Iran, è stata documentata l’uccisione di almeno 490 manifestanti uccisi e 48 membri delle forze di sicurezza, mentre oltre 10.600 persone sarebbero state arrestate in due settimane di tumulti. Le autorità iraniane non hanno fornito un bilancio ufficiale e le cifre non sono state verificate in modo indipendente.

Le proteste, le più estese dal 2022, mettono sotto pressione l’establishment clericale della Repubblica islamica. Il presidente Usa Donald Trump ha più volte minacciato un coinvolgimento diretto degli Stati Uniti nel caso in cui venisse usata la forza contro i dimostranti.

Secondo i media Usa, un funzionario statunitense ha riferito che Trump dovrebbe incontrare domani i suoi principali consiglieri per valutare le opzioni sul dossier iraniano. Secondo il Wall Street Journal, tra le ipotesi in discussione figurerebbero attacchi militari, l’uso di strumenti cyber riservati, un inasprimento delle sanzioni e il sostegno online alle fonti anti-governative. “La situazione è sotto esame e stiamo valutando opzioni molto forti”, ha dichiarato Trump ai giornalisti a bordo dell’Air Force One, aggiungendo di essere in contatto con esponenti dell’opposizione iraniana e sostenendo, senza fornire dettagli, che i leader di Teheran avrebbero manifestato la volontà di negoziare.

Da parte iraniana, il presidente del parlamento Mohammad Baqer Qalibaf ha messo in guardia Washington da “errori di calcolo”. “In caso di un attacco all’Iran – ha affermato – i territori occupati e tutte le basi e le navi statunitensi saranno obiettivi legittimi”.

Le proteste sono iniziate il 28 dicembre in seguito all’aumento dei prezzi, per poi trasformarsi in una più ampia contestazione contro il sistema di potere instaurato dopo la Rivoluzione islamica del 1979. Le piazze in oltre 100 città iraniane chiedono ora la fine del regime degli Ayatollah, in una cruciale saldatura tra diverse componenti dellasocietà iraniana.

Familiari e caregiver: incontro singolare tra affetto, competenza e diritti negati.

La cura non è calcolo

Scriveva Massimo Recalcati il 17 ottobre scorso: «Dovremmo invece ricordare che ogni gesto di cura è innanzitutto un atto di riconoscimento. Nei Vangeli Gesù non guarisce mai ‘in generale’ perché ogni guarigione è l’esito di un incontro singolare. Egli chiama per nome, guarda negli occhi, tocca le ferite. L’umanizzazione della cura nasce da questo tocco, da questa prossimità, da questa resistenza che nessun algoritmo potrà sostituire».

L’autore se la prende soprattutto con la tendenza a ridurre tutto a calcolo, a statistica.

Le professioni che non possono essere sostituite

Comunque, se proprio volessimo basarci sui numeri, potremmo dire che, mentre la gran parte delle professioni e dei lavori, da quelli manuali ai più raffinati, tenderà sempre più a venir affiancata e, in prospettiva, sostituita dalle “macchine” – robot o intelligenza artificiale –, le “professioni di cura”, dal/la luminare della Medicina alla “badante”, conosceranno un’ulteriore espansione.

Chi si prende cura senza tutele

Ma che ne è di quanti/e, familiari di persone bisognose di assistenza 24 ore su 24, non disponendo di adeguati mezzi economici o per la mancanza o l’insufficienza di un adeguato supporto pubblico, se ne occupano tutto il giorno?

Si tratta spesso, tra l’altro, di donne e uomini che, profondamente motivati, acquisiscono abilità e competenze notevolissime. Per il loro tramite, davvero capacità e affetto si congiungono e ogni giorno si realizza il prodigio di quell’incontro singolare, unico di cui scrive Recalcati.

Caregiver familiari: il nodo del riconoscimento

Ecco, i “Caregiver Familiari Uniti” sono da tempo mobilitati per ottenere riconoscimento, diritti, tutela. Due punti paiono decisivi:

«Il riconoscimento del caregiver familiare significa che la figura del familiare assistente assume il suo status giuridico e quindi è un soggetto slegato dal suo assistito» e

«Il riconoscimento del caregiver familiare richiede lo stanziamento di risorse economiche adeguate».

Da qui un’istanza precisa, oggetto di una petizione: «Il caregiver familiare h 24 va riconosciuto come lavoratore».

La mobilitazione del 27 gennaio

Il prossimo 27 gennaio vi sarà, a Roma, un presidio in Piazza dei Santi Apostoli e una successiva conferenza stampa a Palazzo Montecitorio, con diretta online: il disegno di legge della ministra Locatelli, agli occhi delle associazioni dei caregiver familiari, suona come l’ennesima promessa mancata, come la perpetua posa della prima pietra non seguita da passi più consistenti.

Chi è Alberto Trentini, il cooperante di Venezia rilasciato dopo oltre un anno di detenzione a Caracas

Roma, 12 gen. (askanews) – Alberto Trentini è libero. Il cooperante umanitario originario di Venezia, 46 anni, è stato rilasciato dopo oltre un anno di detenzione in Venezuela. Era stato arrestato il 15 novembre 2024 mentre si recava da Caracas a Guasdualito, nel sudovest del Paese, per una missione, ed era finito nel famigerato carcere di massima sicurezza di El Rodeo, presso la capitale venezuelana.

Trentini collaborava con l’ong Humanity and Inclusion ed era stato fermato circa tre settimane dopo il suo arrivo in Venezuela. Le autorità venezuelane non hanno mai reso noti capi d’imputazione formali a suo carico. Secondo fonti non ufficiali, riportate da diversi organi di stampa, sarebbe stato accusato di cospirazione contro le autorità del Paese, una sorta di automatismo per il regime di Nicolas Maduro rispetto a persone ritenute in qualche modo scomode per le loro attività.

Esperto di cooperazione internazionale, Trentini vanta oltre dieci anni di esperienza nel settore umanitario. Dopo la laurea all’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha proseguito gli studi all’estero, conseguendo in Inghilterra un master in ingegneria. Un percorso formativo che lo ha portato a operare in numerosi contesti di crisi.

Secondo quanto ricostruito anche dall’Ispi, nel corso della sua carriera ha lavorato in Ecuador, Etiopia, Paraguay, Nepal, Grecia, Perù, Libano e Colombia, collaborando con diverse organizzazioni non governative, tra cui Focsiv, Cefa, Coopi – Cooperazione internazionale, Danish Refugee Council e altre realtà impegnate nell’assistenza alle popolazioni più vulnerabili. Al momento dell’arresto ricopriva il ruolo di capomissione ed era impegnato in programmi di sostegno alle persone con disabilità.

Golden Globes: "Una battaglia dopo l’altra" di Anderson miglior commedia, Hamnet miglior film drammatico

Roma, 12 gen. (askanews) – La saga rivoluzionaria e sgangherata di Paul Thomas Anderson “One Battle After Another” (‘Una battaglia dopo l’altra’) ha conquistato il primo posto nella categoria commedia all’83a edizione dei Golden Globes, mentre il dramma shakespeariano di Chloé Zhao “Hamnet” (‘Hamnet – Nel nome del figlio’) ha surclassato “Sinners” vincendo il premio come miglior film drammatico.

“One Battle After Another” ha ottenuto premi per miglior film commedia, migliore attrice non protagonista con Teyana Taylor e miglior regia e miglior sceneggiatura con Anderson, che così diventa il secondo regista – scrive la Associated Press – a vincere contemporaneamente premi per regia, sceneggiatura e film ai Golden Globes: solo Oliver Stone, con “Nato il quattro luglio”, era riuscito a ottenere lo stesso risultato.

Iran, Trump: Teheran mi ha chiamato, vuole negoziare

Roma, 12 gen. (askanews) – L’Iran, alle prese con proteste sanguinose e tensioni con gli Stati Uniti, ha contattato sabato il presidente Usa Donald Trump per negoziare. Lo ha rivelato ai giornalisti presenti sull’aereo presidenziale lo stesso Trump.

“Hanno chiamato ieri per negoziare”, ha detto Trump nella tarda serata di ieri, ora di Washington. “I leader iraniani vogliono negoziare”, ha continuato il presidente Usa, così come riporta la Cnn. “Penso che siano stanchi di essere malmenati dagli Stati Uniti. L’Iran vuole negoziare con noi”.

Le parole di Trump arrivano pochi giorni dopo che il presidente aveva dichiarato che se Teheran avesse represso col sangue le manifestazioni gli Stati Uniti sarebbero “intervenuti”.

Trentini, Meloni ringrazia Rodriguez: "gioia e soddisfazione"

Roma, 12 gen. (askanews) – “Accolgo con gioia e soddisfazione la liberazione dei connazionali Alberto Trentini e Mario Burlò, che si trovano ora in sicurezza presso l’Ambasciata d’Italia a Caracas. Ho parlato con loro, e un aereo è già partito da Roma per riportarli a casa. Desidero esprimere, a nome del governo italiano, un sentito ringraziamento alle Autorità di Caracas, a partire dal presidente Rodriguez, per la costruttiva collaborazione dimostrata in queste ultimi giorni e a tutte le istituzioni e alle persone che, in Italia, hanno operato con impegno e discrezione per il raggiungimento di questo importante risultato”. Lo afferma la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni

Venezuela, liberati Alberto Trentini e Mario Burlò

Roma, 12 gen. (askanews) – Alberto Trentini e Mario Burlò, due degli italiani detenuti nelle carceri venezuelane, sono stati rilasciati. Si trovano nell’ambasciata d’Italia a Caracas. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha appena parlato con loro. Lo rende noto la Farnesina. “Accolgo con gioia e soddisfazione la liberazione dei connazionali Alberto Trentini e Mario Burlò, che si trovano ora in sicurezza presso l’Ambasciata d’Italia a Caracas. Ho parlato con loro, e un aereo è già partito da Roma
per riportarli a casa. Desidero esprimere, a nome del governo italiano, un sentito ringraziamento alle Autorità di Caracas, a partire dal presidente Rodriguez, per la costruttiva collaborazione dimostrata in queste ultimi giorni e a tutte le istituzioni e alle persone che, in Italia, hanno operato con impegno e discrezione per il raggiungimento di questo importante risultato”. Lo afferma la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Alberto Trentini e Mario Burlò si trovano in condizioni di libertà nell’ambasciata italiana in Venezuela a Caracas. I due italiani ex detenuti sono stati rilasciati per decisione del governo venezuelano retto da Rodriguez e rientreranno in patria con un aereo di Stato già decollato dall’Italia per andare a prenderli. I due italiani hanno avuto in ambasciata un colloquio telefonico dall’ambasciata con la premier Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani che ha dato l’annuncio della loro liberazione.

Alberto Trentini e Mario Burlò sono stati avvertiti della loro liberazione verso le 15 ora di Caracas (le 20 in Italia). Sono stati trasferiti all’ambasciata d’Italia per la prima volta senza essere incappucciati. L’ambasciatore Giovanni Umberto De Vito li ha accolti e ha fatto preparare due stanze per loro, dove ora tenteranno di riposare. E’ quanto fanno sapere fonti della Farnesina. La decisione di liberarli – spiegano dal Ministero degli Esteri – è arrivata dopo telefonate fra Tajani e il ministro degli Esteri venezuelano. Tajani ha insistito dicendo “il primo segnale dovete darlo adesso e poi liberare tutti gli italiani”. Alberto Trentini e Mario Burlò “hanno già parlato con i parenti, hanno già avvisato le loro famiglie questa notte” e noi “oggi possiamo festeggiare la” loro “liberazione,   ha successivamente ribadito  Tajani in collegamento telefonico con Rainews24. Speriamo che possano poi essere liberati tutti i nostri connazionali, ma oggi è un importante passo avanti e anche il segnale che arriva da Caracas è un segnale molto positivo che farà migliorare i rapporti tra Italia e Venezuela”.

CES 2026, dal Politecnico di Milano una Fiat 500 a guida autonoma

Las Vegas, 10 gen. (askanews) – Il Politecnico di Milano ha portato al Ces 2026 di Las Vegas il progetto AIDA (Artificial Intelligence Driving Autonomous). Nello stand di Ita è stata esposta una Fiat 500e equipaggiata con un sistema di guida autonoma pensato per determinati casi d’uso a bassa velocità nei contesti urbani, secondo il paradigma “sharing for caring”, come ha spiegato Amanda Piccaluga, project manager del Politecnico di Milano.

“Siamo partiti in realtà dalla Maserati, con test ad alta performance e abbiamo ottenuto il record di velocità assoluto per un’auto a guida autonoma – che è 318 km/h – e a questo punto, avendo tutta questa esperienza, abbiamo cercato di portarla su strada in condizioni reali per vedere come la guida autonoma può cambiare effettivamente il futuro della mobilità”, ha spiegato Piccaluga.

“Presentiamo questo progetto che è nato con finalità sociali, quindi appunto di portare la guida autonoma con la finalità di rendere più accessibile la mobilità anche per le persone più anziane e fragili che non sono del tutto indipendenti nel muoversi nell’ambiente urbano. In particolare stiamo sperimentando ad Darfo Boario Terme, in Val Camonica. Abbiamo già presentato questo progetto a luglio, il 18 luglio, e abbiamo fatto salire a bordo anche un passeggero anziano per proprio simulare come potrebbe essere questo servizio”, ha concluso.

Supercoppa femminile: trionfo Juventus, Roma battuta 2-1 in rimonta

Roma, 11 gen. (askanews) – La Juventus batte in rimonta la Roma e vince per la quinta volta nella sua storia la Supercoppa italiana femminile. A Pescara, allo stadio Adriatico, le campionesse d’Italia in carica hanno la meglio 2-1 grazie a un fantastico gol di tacco di Cristiana Girelli – il capitano della nazionale – e completano il “poker” di titoli nazionali, dopo essersi aggiudicate in serie scudetto, Coppa Italia e la neonata Serie A Women’s Cup.

Nel capoluogo abruzzese sono le giallorosse a uscire meglio dai blocchi e a portarsi in vantaggio: il gol porta la firma di Manuela Giugliano, il capitano della squadra di Luca Rossettini, che al 23′ sblocca la partita sfruttando alla perfezione l’assist di Evelyne Viens. Le bianconere di Max Canzi non ci stanno e prima dell’intervallo trovano il pareggio con l’attaccante danese Amalie Vangsgaard, che approfitta di un’uscita bassa difettosa di Rachele Baldi.

Nella ripresa la Roma va più volte vicina al vantaggio, soprattutto con Viens, ma deve capitolare a cinque minuti dalla fine, trafitta dall’invenzione di Girelli, in cambio da metà ripresa al posto di Michela Cambiaghi, sul tiro cross di Martina Lenzini. Per la Juventus è il secondo titolo della stagione, dopo la Serie A Women’s Cup vinta a Castellammare di Stabia (3-2) sempre contro la Roma, e il primo del 2026.

Juventus-Roma 2-1 (1-1 p.t.) Juventus: De Jong; Lenzini, Harviken, Salvai, Carbonell; Pinto (Schatzer 84′), Wälti, Godo; Beccari (Krumbiegel 89′), Cambiaghi (Girelli 68′), Vangsgaard Roma: Baldi; Bergamaschi (Thogersen 92′), Oladipo, Valdezate, Veje; Giugliano, Rieke, Greggi (Corelli 92′); Babajide (Pilgrim 46′), Viens (Dorsin 85′), Dragoni Marcatrici: Giugliano 23′, Vangsgaard 40′, Girelli 85′ Ammonite: Viens Arbitro: Bianchi

Italia Polo Challenge, trionfo di Fieracavalli a Courmayeur

Roma, 11 gen. (askanews) – Si è chiusa con il trionfo di Fieracavalli la prima tappa dell’Italia Polo Challenge 2026, disputata a Courmayeur. La squadra veronese, alla sua prima partecipazione al torneo, ha superato 7-5 il Grand Hotel Royal e Golf in una finale – spiga una nota – intensa e spettacolare. Il francese Clement Delfosse è stato premiato come miglior giocatore, mentre la tedesca Arlett Heinemann, prima donna a guidare un team nell’IPC, ha ricevuto il riconoscimento come migliore “amateur”. Nella finale per il terzo posto Ram ha avuto la meglio su Courmayeur ai rigori per 5-4, dopo un 4-4 nei tempi regolamentari. La finale per il quinto posto ha visto Schafhof E. vincere contro Costa Smeralda (9-3).

Durante la finalissima, Fieracavalli ha imposto il proprio ritmo fin dal primo “chukker” con l’argentino Pato Rattagan subito a segno con una tripletta, mentre Patrick Maleitzke ha risposto con una doppietta. La sfida tra i due giocatori è stata il leitmotiv di tutta la partita. Nel terzo chukker Fieracavalli ha allungato sul 6-3, prima della rimonta finale di Grand Hotel Royal e Golf, chiusa con l’ultimo gol di Heinemann. Nella sfida per il terzo posto, grande spettacolo tra Argentina e Francia: Alfredo Bigatti, tra i pochi giocatori al mondo con “handicap 9” e il francese Robert Strom hanno acceso il match tra Ram e Courmayeur, concluso ai rigori. Applausi anche per Therence Cusmano, autore del rigore decisivo per Ram, e per i capitani Fabrizio Facello e Giorgio Cosentino.

Il torneo, organizzato da The Chukker Company, ha registrato il tutto esaurito in tribuna, confermando il successo della formula che unisce sport di alto livello, spettacolo e gratuità dell’ingresso. Gli organizzatori Adriano Motta e Pato Rattagan, quest’ultimo anche ideatore del circuito, hanno commentato: “Questo evento è il frutto di un grande lavoro di squadra con sponsor e istituzioni. L’entusiasmo del pubblico e la passione vissuta in questi giorni confermano il valore di un progetto che punta a unire sport di alto livello, incontro e condivisione. Esserci riusciti è per noi la gioia più grande”.

Soddisfazione anche da parte delle istituzioni. Il sindaco di Courmayeur, Roberto Rota, ha dichiarato: “Le emozioni di questa edizione sono state tantissime. Il fair play tra i giocatori rimane l’aspetto più significativo. Questo è il genere di campioni che vogliamo per ispirare i giovani”. Alla premiazione hanno preso parte anche rappresentanti delle istituzioni locali e sportive, tra cui Marta Castori, Direttore Generale Centro Servizi Courmayeur; Giulio Grosjacques, assessore regionale al Turismo e Commercio; Giuseppe Argirò, AD Compagnia Valdostana delle Acque; e Giovanna Piccolo, presidente del Comitato regionale Valle d’Aosta della Federazione Italiana Sport Equestri.

Tajani: sostegno a aspirazioni democratiche del popolo iraniano

Milano, 11 gen. (askanews) – Il Governo italiano “esprime grande preoccupazione per quello che da giorni sta accadendo in Iran. Offro il mio sostegno alle aspirazioni democratiche del popolo iraniano e chiedo alle Autorità di garantire i diritti umani e le libertà fondamentali di tutti i manifestanti, di rinunciare in ogni caso alla vergogna della pena di morte come misura repressiva. Il mio cordoglio è per chi ha perso la vita durante le manifestazioni”. Così il ministro degli Esteri Antonio Tajani su X.

“L’Italia, insieme ai partner europei, è protagonista di una pressante azione diplomatica per portare rapidamente a una soluzione positiva della crisi, rispettosa delle aspirazioni del popolo iraniano e della incolumità dei suoi cittadini”, ha concluso.

Strage di Crans Montana, trasferimento al Niguarda per il 16enne milanese rimasto ferito

Roma, 11 gen. (askanews) – “Abbiamo avuto l’ok dai medici svizzeri al trasferimento del ragazzo milanese ferito e le condizioni meteo ci offrono una finestra utile per il viaggio”. Lo ha comunicato l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso, in merito alla situazione del trasporto dei feriti dalla Svizzera all’Italia. “L’elicottero di Areu della base di Bergamo, con l’equipe sanitaria a bordo, è partito per Zurigo. Attendiamo l’arrivo all’Ospedale Niguarda entro la serata di oggi”, ha spiegato.

Si tratta di Leonardo Bove, il sedicenne milanese ferito nella tragedia di Crans Montana.

Fiorentina-Milan 1-1, a Comusso risponde Nkunku

Roma, 11 gen. (askanews) – Finisce in parità il confronto tra Fiorentina e Milan. Al Franchi termina 1-1 una gara intensa, ricca di episodi e occasioni da entrambe le parti.

Nel primo tempo la Fiorentina parte con maggiore aggressività, creando pericoli sulle corsie esterne, ma è il Milan ad avere le occasioni più nitide: Pulisic spreca tre volte a tu per tu con De Gea, ben servito da un ispirato Füllkrug. Al 47′ l’arbitro Massa espelle il tecnico viola Vanoli per proteste.

Nella ripresa la Fiorentina torna a spingere e al 66′ passa in vantaggio: sugli sviluppi di un calcio d’angolo battuto da Gudmundsson, Comuzzo svetta di testa indisturbato e trova l’1-0 con l’aiuto del palo. Allegri cambia assetto inserendo Leao, Rabiot e poi Nkunku per aumentare il peso offensivo.

Il forcing rossonero produce il pareggio al 90′: Saelemaekers recupera palla sulla fascia, serve Fofana che verticalizza per Nkunku, il cui destro potente colpisce il palo interno e si insacca. Il gol viene convalidato dopo un controllo Var, tra le proteste dei viola. Nei minuti di recupero la Fiorentina va vicinissima al nuovo vantaggio con Brescianini, che colpisce la traversa.

Nel finale tensione e cartellini, ma il risultato non cambia: Fiorentina e Milan si dividono la posta con un punto per parte.

Bribane, vince bielorussa Sabalenka. Ucraina Kostyuk rifiuta stretta di mano

Roma, 11 gen. (askanews) – La finale del torneo Wta 500 di Brisbane, vinta da Aryna Sabalenka contro Marta Kostyuk con il punteggio di 6-4, 6-3, è stata segnata da un momento di forte tensione fuori dal campo. Al termine del match, la tennista ucraina ha rifiutato la tradizionale stretta di mano con la numero uno del mondo, la bielorussa Sabalenka, evitando anche i consueti gesti di cortesia durante la cerimonia di premiazione.

Una scelta coerente con la posizione che Kostyuk porta avanti dal 2022, dall’inizio della guerra in Ucraina. Nel suo discorso al pubblico, la giocatrice ha spiegato le ragioni del gesto, parlando apertamente della situazione nel suo Paese: “Gioco ogni giorno con un peso sul cuore. Ci sono migliaia di persone senza luce né acqua calda, con temperature sotto zero. È una realtà che fa molto male vivere ogni giorno”.

Sabalenka, pur celebrando il titolo, ha cercato di mantenere un tono distensivo nelle sue parole, congratulandosi pubblicamente con l’avversaria e augurandole il meglio per il prosieguo della stagione, ribadendo implicitamente la separazione tra competizione sportiva e contesto politico.

L’episodio ha riacceso il dibattito sul ruolo degli atleti e sui gesti simbolici nel mondo dello sport, un tema che continua a emergere con forza nel circuito femminile. Sabalenka guarda ora ai prossimi impegni stagionali, mentre Kostyuk prosegue nel suo percorso sportivo affiancandolo a una presa di posizione che va oltre il campo da tennis.

Calcio, risultati serie A: Parma scatto salvezza

Roma, 11 gen. (askanews) – Questo il riepilogo dei risultati e la classifica di serie A dopo Lecce-Parma 1-2

Ventesima giornata: Como-Bologna 1-1, Udinese-Pisa 2-2, Roma-Sassuolo 2-0, Atalanta-Torino 2-0, Lecce-Parma 1-2, ore 15 Fiorentina-Milan, ore 18 Verona-Lazio, ore 20.45 Inter-Napoli, lunedì 12 gennaio ore 18.30 Genoa-Cagliari, ore 20.45 Juventus-Cremonese.

Classifica: Inter 42, Milan, Roma 39, Napoli 38, Juventus 36, Como 34, Atalanta 31, Bologna 27, Udinese 26, Lazio 25, Sassuolo, Torino 23, Cremonese 22, Parma 21, Cagliari 19, Lecce 17, Genoa 16, Fiorentina, Verona, Pisa 13.

Recuperi: mercoledì 14 gennaio ore 18.30 Napoli-Parma, ore 20.45 Inter-Lecce, giovedì 15 gennaio ore 18.30 Verona-Bologna, ore 20.45 Como-Milan.

Ventunesima giornata: venerdì 16 gennaio ore 20.45 Pisa-Atalanta, sabato 17 gennaio ore 15 Udinese-Inter, ore 18 Napoli-Sassuolo, ore 20.45 Cagliari-Juventus, domenica 18 gennaio ore 12.30 Parma-Genoa, ore 15 Bologna-Fiorentina, ore 18 Torino-Roma, ore 20.45 Milan-Lecce, lunedì 18 gennaio ore 18.30 Cremonese-Verona, lunedì 19 gennaio ore 20.45 Lazio-Como.

Calcio, il Parma ribalta il Lecce e vince 2-1 in trasferta

Roma, 11 gen. (askanews) – Il Parma ribalta il Lecce al Via del mare e conquista tre punti importanti in chiave salvezza. Finisce 2-1 per gli emiliani che condannano i pugliesi secondo ko consecutivo. Lecce in vantaggio dopo 50″ grazie a Stulic. La gara cambia al 12′ della ripresa: Banda si fa espellere per un brutto fallo su Delprato In vantaggio di un uomo, prima gli ospiti pareggiano su autogol di Thiago Gabriel poi realizzano il gol vittoria con Pellegrino di testa su angolo di Bernabé. Nel recupero rosso anche a Gaspar per fallo di reazione.

Trump: il Venezuela ora è protetto dall’esercito Usa

Roma, 11 gen. (askanews) – Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato oggi che il Venezuela non ha più bisogno di Cuba per la protezione, poiché sarà protetto dall’esercito statunitense.

“Il Venezuela non ha più bisogno di protezione dai criminali e dagli estorsori che lo hanno tenuto in ostaggio per così tanti anni. Il Venezuela ora ha gli Stati Uniti d’America, l’esercito più potente del mondo (di gran lunga!), a proteggerlo, e lo faremo noi”, ha dichiarato Trump su Truth Social.

Trump ha suggerito che Cuba dovrebbe raggiungere un accordo con gli Stati Uniti, avvertendo che l’isola non riceverà più petrolio né denaro. “NON CI SARANNO PIÙ PETROLIO O SOLDI PER CUBA – ZERO! Raccomando vivamente di raggiungere un accordo PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI”, ha scritto Trump sulla sua piattaforma di social network Truth Social. “Cuba ha vissuto per molti anni grazie agli ingenti quantitativi di PETROLIO e di DENARO provenienti dal Venezuela”, ha dichiarato Trump.

Calcio, per Zaniolo infortunio e operazione al ginocchio

Roma, 11 gen. (askanews) – Nicolò Zaniolo, attraverso un post sui social, ha annunciato di doversi sottoporre a un piccolo intervento al ginocchio. Si tratta di un’operazione di pulizia del ginocchio che terrà l’attaccante dell’Udinese lontano dai campi di gioco per almeno 15 giorni.

Nel post si legge: “Purtroppo nell’allenamento prima della partita contro il Torino ho sentito un piccolo fastidio al ginocchio, ho voluto esserci a tutti i costi per aiutare la squadra a conquistare la vittoria. Ora mi devo fermare per un piccolissimo intervento al ginocchio che mi permetterà di tornare ancora più forte nel giro di un paio settimane . Forza Udinese”.

Iran, il messaggio di Reza Pahlavi: il mondo è al fianco della vostra rivoluzione. Trump è pronto ad aiutare"

Roma, 11 gen. (askanews) – Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià iraniano detronizzato dalla Rivoluzione Islamica del 1979, ha affermato che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è “pronto ad aiutare” i manifestanti in Iran, mentre le proteste antigovernative si diffondono in tutto il Paese.

“Il mondo oggi è al fianco della vostra rivoluzione nazionale e ammira il vostro coraggio. In particolare, il presidente Trump, in quanto leader del mondo libero, ha osservato attentamente il vostro indescrivibile coraggio e ha dichiarato di essere pronto ad aiutarvi”, ha detto Pahlavi in un videomessaggio diffuso oggi.”Non abbandonate le strade. Il mio cuore è con voi. So che presto sarò al vostro fianco”, ha aggiunto.

Pahlavi ha dichiarato sempre oggi che “rapporti attendibili” indicano che la Repubblica Islamica sta “affrontando una grave carenza di mercenari per affrontare i milioni di persone in piazza”.

L’appello del Papa: cessare le violenze in Ucraina, più sforzi per la pace. Auspico dialogo in Siria e Iran

Roma, 11 gen. (askanews) – “In Ucraina nuovi attacchi particolarmente gravi indirizzati soprattutto verso infrastrutture energetiche, quando il freddo si fa più duro, colpiscono pesantemente la popolazione civile. Prego per chi soffre e rinnovo l’appello a cessare le violenze e a intensificare gli sforzi per arrivare alla pace”. Lo ha detto Leone XIV al termine dell’Angelus a Piazza San Pietro.

Un appello per la pace anche per il Medio Oriente: “Il mio pensiero si rivolge a quanto sta accadendo in questi giorni in Medio oriente, in particolare in Siria e in Iran, dove persistenti tensioni stanno provocando la morte di molte persone. Auspico e prego che si coltivi con pazienza il dialogo e la pace perseguendo il bene comune dell’intera società”, ha detto Leone XIV al termine dell’Angelus a Piazza San Pietro.

Proteste in tutto l’Iran, decine di morti. Teheran: se attaccati Israele e basi Usa obiettivi legittimi

Roma, 11 gen. (askanews) – Nuove proteste sono scoppiate in Iran nella tarda serata di ieri, con persone che si sono radunate in un quartiere settentrionale di Teheran, secondo un video verificato dall’Afp.

Il video mostrava fuochi d’artificio su piazza Punak a Teheran, mentre i dimostranti battevano pentole e gridavano slogan a sostegno dei Pahlavi, detronizzati dopo la rivoluzione islamica del 1979. Folle di manifestanti hanno marciato anche per le strade di Mashhad, mentre gli incendi divampavano intorno a loro, in segno di sfida nella città natale della Guida suprema Ali Khamenei, che ha condannato i manifestanti come “vandali” e ha accusato gli Stati Uniti di aver alimentato le fiamme del dissenso. Secondo quanto riportato questa mattina dalla statunitense Human Rights Activists News Agency, si sono svolte più di 570 proteste in tutte le 31 province dell’Iran.

Almeno 192 persone sono state uccise in due settimane di proteste, ha dichiarato un gruppo per i diritti umani, un forte aumento rispetto al precedente bilancio fornito da varie organizzazioni simili di 116 morti. “Dall’inizio delle proteste, Iran Human Rights ha confermato la morte di almeno 192 manifestanti”, ha affermato la Ong con sede in Norvegia, avvertendo che il bilancio delle vittime potrebbe essere molto più alto, poiché il blackout di internet da giovedì sera ha ostacolato la verifica dei fatti. Il blocco di internet a livello nazionale in Iran rimane in vigore e “ha ormai superato le 60 ore”, ha affermato l’osservatorio internet Netblocks. “La misura di censura rappresenta una minaccia diretta alla sicurezza e al benessere degli iraniani in un momento chiave per il futuro del Paese”, ha aggiunto Netblocks su X.

Il capo della polizia nazionale del Paese, secondo quanto riporta l’Afp, ha annunciato di aver effettuato arresti significativi di figure chiave del movimento di protesta anti-regime.

Mentre, il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Baqer Qalibaf, secondo quanto riporta l’Afp, avverte gli Stati Uniti che qualsiasi attacco statunitense porterebbe a una reazione contro Israele e le basi militari statunitensi nella regione, definendole “obiettivi legittimi”.

Morrissey annuncia l’uscita dell’album Make-up is a lie

Milano, 11 gen. (askanews) – Morrissey, uno degli artisti piu’ amati e influenti di tutti i tempi, ha annuncia l’imminente uscita del suo quattordicesimo album da solista, Make-up is a lie, prevista per il 6 marzo, con l’immediata pubblicazione del singolo omonimo, “Make-Up Is a Lie”, ora disponibile su etichetta Sire/Warner Records. La nuova canzone, emozionante e dinamica dal punto di vista sonoro, arriva insieme alla tracklist tanto chiacchierata del progetto tanto atteso: il nuovo album di Morrissey in oltre cinque anni segna inoltre il suo gradito ritorno alla Sire Records.

Le ultime notizie e la nuova musica arrivano mentre l’iconico cantante e cantautore inglese continua il suo tour mondiale, che ha già toccato Stati Uniti, Canada, Regno Unito ed Europa. La prossima parte del tour riprenderà a gennaio, con una data in Italia il 9 marzo al Fabrique di Milano.

Make-up is a lie riunisce Morrissey con il produttore Joe Chiccarelli (The Strokes, The White Stripes, Weezer, My Morning Jacket) ed e’ il ritorno allo Studio La Fabrique a Saint-Re´my-de-Provence, nel sud della Francia. Con testi poetici e provocatori, strumentazioni evocative e imprevedibili e un titolo che puo’ essere letto come un esplicito invito alla verita’ e all’espressione senza veli, le 12 canzoni dell’album sono destinate a consolidare ulteriormente lo status di MORRISSEY come una delle voci piu’ acclamate e potenti degli ultimi quattro decenni.

Il primo singolo dell’album è un’introduzione inebriante. Scritta in collaborazione con la tastierista di Morrissey Camila Grey, “Make-Up Is a Lie” si sviluppa su un groove simile al trip-hop – tamburi echeggianti, riff di basso propulsivi e un’atmosfera misteriosa – che esplode in un vorticoso dream-pop nel ritornello. La voce di Morrissey fluttua attraverso il brano, intessendo la curiosa storia di una donna che continua a cercare disperatamente di consegnargli un messaggio, anche dopo la morte.

In Make-up is a lie Morrissey è affiancato da un gruppo familiare di personaggi e compagni di band, tra cui Jesse Tobias, Camila Grey, Carmen Vandenberg, Juan Galeano, Alain Whyte, Gustavo Manzur e Brendan Buckley. La tracklist include alcuni brani gia’ citati in precedenza da Morrissey e altri mai rivelati, oltre a una fedele cover di “Amazona”, brano poco conosciuto dei Roxy Music del 1973.

Make-up is a lie sarà disponibile in formato fisico e digitale. In fisico, oltre al CD, il formato vinile avra’ tre varianti di colore: blu, rosso e un esclusivo picture disc Zoetrope.

Papa: se cibo e vestiti necessari fede è più che necessaria

Roma, 11 gen. (askanews) – “Quando sappiamo che un bene è essenziale, subito lo cerchiamo per coloro che amiamo. Chi di noi, infatti, lascerebbe i neonati senza vestiti o senza nutrimento, nell’attesa che scelgano da grandi come vestirsi e che cosa mangiare?”. Lo ha detto Leone XIV presiedendo nella Cappella Sistina la Santa Messa nel corso della quale ha amministrato il Sacramento del Battesimo ad alcuni bambini.

“Carissimi – ha aggiunto -, se il cibo e il vestito sono necessari per vivere, la fede è più che necessaria, perché con Dio la vita trova salvezza”.

Iran, Israele in massima allerta su possibile intervento Usa

Roma, 11 gen. (askanews) – Israele, secondo quanto riferiscono i media locali, è in stato di massima allerta per la possibilità di un intervento degli Stati Uniti a sostegno di un movimento di protesta anti-regime a livello nazionale in Iran. Pronta la risposta di Teheran, se attaccati, ha avvertito il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Baqer Qalibaf, le basi Usa in Medio Oriente saranno considerate obiettivi legittimi.

Intanto, il blocco di internet in Iran, deciso dalle autorità in risposta alle proteste anti-regime, dura ormai da oltre 60 ore, “mentre i livelli di connettività nazionale continuano a stabilizzarsi intorno all’1% dei livelli normali”. Lo afferma su X, NetBlocks, l’organismo non profit che monitora la rete informatica.

“La misura di censura – aggiunge – rappresenta una minaccia diretta alla sicurezza e al benessere degli iraniani in un momento chiave per il futuro del Paese”.

Calcio, risultati serie A: sale l’Atalanta, stasera Inter-Napoli

Roma, 11 gen. (askanews) – Tre punti per l’Atalanta, che nel 20° turno di Serie A batte il Torino 2-0 e riduce a tre i punti di svantaggio dal Como, sesto in classifica. Decidono un colpo di testa di De Ketelaere su calcio d’angolo al 13′ del primo tempo, e la rete all’ultimo istante di Pasalic, che segna in contropiede sul capovolgimento di fronte durante l’ultimo assalto del Torino. Oggi in campo il Milan a Firenze e questa sera Inter-Napoli. Questo il riepilogo dei risultati e la classifica:

Ventesima giornata: Como-Bologna 1-1, Udinese-Pisa 2-2, Roma-Sassuolo 2-0, Atalanta-Torino 2-0, domenica 11 gennaio ore 12.30 Lecce-Parma, ore 15 Fiorentina-Milan, ore 18 Verona-Lazio, ore 20.45 Inter-Napoli, lunedì 12 gennaio ore 18.30 Genoa-Cagliari, ore 20.45 Juventus-Cremonese.

Classifica: Inter 42, Milan, Roma 39, Napoli 38, Juventus 36, Como 34, Atalanta 31, Bologna 27, Udinese 26, Lazio 25, Sassuolo, Torino 23, Cremonese 22, Cagliari 19, Parma 18, Lecce 17, Genoa 16, Fiorentina, Verona, Pisa 13.

Recuperi: mercoledì 14 gennaio ore 18.30 Napoli-Parma, ore 20.45 Inter-Lecce, giovedì 15 gennaio ore 18.30 Verona-Bologna, ore 20.45 Como-Milan.

Ventunesima giornata: venerdì 16 gennaio ore 20.45 Pisa-Atalanta, sabato 17 gennaio ore 15 Udinese-Inter, ore 18 Napoli-Sassuolo, ore 20.45 Cagliari-Juventus, domenica 18 gennaio ore 12.30 Parma-Genoa, ore 15 Bologna-Fiorentina, ore 18 Torino-Roma, ore 20.45 Milan-Lecce, lunedì 18 gennaio ore 18.30 Cremonese-Verona, lunedì 19 gennaio ore 20.45 Lazio-Como.

Meloni brucia Draghi: tentato sgambetto a Starmer e Macron?

Un nome forte, una mossa debole

La proposta avanzata da Giorgia Meloni di indicare Draghi come possibile rappresentante dell’Unione europea per riaprire un canale di confronto con la Russia colpisce più per il metodo che per il merito. Il nome evocato è indiscutibilmente autorevole. Ma il modo in cui è stato tirato in ballo non è stato felice.

Senza un percorso politico condiviso, ovvero senza un confronto preventivo con i principali partner dell’Unione, la proposta ha assunto i contorni di un’iniziativa tattica.

Europa silenziosa

La reazione di Ursula von der Leyen, che ha ricordato come la questione non sia all’ordine del giorno, non è stata una semplice formula di prudenza istituzionale. È apparsa piuttosto come indice di una certa irritazione per l’imprivvisata uscita della Premier italiana.

Ancora più “eloquente” è il silenzio degli altri leader dell’Unione. Su un dossier cruciale come il rapporto con Mosca, nel pieno della guerra in Ucraina, l’assenza di prese di posizione segnala mancanza di consenso, non cautela. E senza consenso, nessuna iniziativa europea può realmente prendere forma.

Il distacco italiano dalle scelte che contano

Il quadro si chiarisce osservando la linea seguita finora dal governo italiano. Roma ha mantenuto una posizione defilata rispetto all’iniziativa dei cosiddetti “volenterosi”, limitandosi allo stretto indispensabile e ribadendo il rifiuto pregiudiziale dell’invio di truppe a tutela della sicurezza dell’Ucraina.

Al contrario, Emmanuel Macron e Keir Starmer hanno scelto di assumersi direttamente questo onere politico e strategico, collocandosi alla guida di un processo che — al di là dei giudizi — ha dato sostanza a una linea europea. In questo contesto, la proposta di Draghi appare come un coup de théâtre che non rafforza la credibilitá dell’Italia.

Prudenza apparente, scetticismo reale

Il nodo è politico e riguarda il rapporto dell’attuale compagine di governo con Bruxelles. Dietro la retorica dell’Europa dei popoli, il mantra della destra nazional-sovranista, si intravede uno scetticismo strutturale verso tutto ciò che appartiene all’integrazione politica del Vecchio continente.

Se il governo italiano si sentisse figlio dell’europeismo di Alcide De Gasperi, Luigi Einaudi e Carlo Sforza, avrebbe partecipato pienamente — nei fatti, non solo nelle dichiarazioni, per altro stentate — al processo che oggi impegna alcune nazioni-guida sul terreno della sicurezza europea.

Così non è stato. E il risultato è che Mario Draghi, una delle personalità ancora pienamente spendibili sul piano europeo, è stato  bruciato sull’altare di una disinvoltura tattica che rivela più il distacco dell’Italia dall’asse franco-britannico – uno sgambetto a Starmer e Macron? – che una reale ambizione tesa a rafforzare una credibile leadership europea.

White House, un profilo del suo inquilino

Un Presidente concreto o bugiardo?

Il buon Trump da quando è sceso in campo sta facendo impazzire gli analisti politici ricevendo comunque critiche feroci per aspetti opposti. C’è chi lo accusa per essere uno che non da seguito ai mille annunci che spesso e volentieri sbandiera per il mondo e chi invece si dice preoccupato perché sta dando puntuale concretezza a tutto quello che ha proposto per suo programma politico che non era dunque solo di fantasia per accattivarsi le simpatie del popolo Maga. 

Per decriptare il personaggio può venirci in aiuto il proverbio per cui “la gatta della dispensa quello che fa pensa”. Lasciando stare alle interpretazioni in merito alle proiezioni psicologiche della gatta, che attribuirebbe agli altri i suoi stessi difetti, e stando solo al senso letterale, potremmo dire che Trump sta dando corso a tutte le sue intenzioni. 

Il pregio della sincerità

Ispirato da una logica di mercato è possibile si canticchi nella testa il ritornello di una canzoncina che recita: “e qui comando io e questa è casa mia, ogni dì voglio sapere chi viene e chi va”. A dire il vero va anche in casa d’altrui ma è pratica comune anche alle altre potenze mondiali cambiando solo la forma ma non la sostanza.

Trump ha il merito di parlare chiaro e di spiattellarti in faccia proposte e accordi con la pistola sul tavolo. Inutile giocare di diplomazia, conta la forza delle armi e quella economica, il resto è tempo perso. Cina e Russia non hanno la stessa risolutezza o se ci provano non sono così sgargianti nel parlare al pianeta. Putin è uno risoluto che muove guerra, affidandosi puntualmente però ad una comunicazione monotona, noiosa ed essenziale. 

Diversamente, Deng Xiaoping partorì la massima per cui “nascondi le tue capacità e aspetta il tuo momento”. E’ lo stile con cui il dragone cinese si muove sullo scenario mondiale comprandosi intanto le terre in Africa e per ogni dove. Trump, al contrario, ha deciso di andare per le spicce senza troppi funambolismi.

Donald ha aggiunto anche qualcosa in più da dare in pasto ai suoi contestatori quando dichiara che non ha bisogno del diritto internazionale bastandogli seguire esclusivamente la sua morale, il faro a cui guardare per procedere nei suoi intenti, senza impantanarsi in qualche scoglio senza in agguato. 

Una morale di ferro

Sentendolo, a qualcuno è caduto il morale a terra, tant’è che in una intervista su “La Repubblica” lo scrittore Jonathan Safran Foer sintetizza la condotta di The Donald giudicandolo al pari del fallimento morale del potere americano che normalizza la crudeltà. 

Insomma, gli Usa avrebbero perso il senso della missione, della nazione guida dei popoli che esporta libertà e democrazia. Forse erano solo apparenze per nascondere il costante comando sul pianeta e Trump ha almeno il pregio di parlarschietto. Anagrammando “morale” vien fuori un “molare” finalmente tolto, una chiarezza che rimuove un dolore non più da sopportare.

Immaginare la proposta di conferire ad ogni abitante della Groenlandia una bella cifretta per vendere la propria terra agli Usa è un modo concreto e spregiudicato di trattare la questione, al bando la morale ed ogni delicatezza. Qui si tratta di affari e non c’è spazio per altre ipotesi. Del resto così fan tutti, forse appena più velatamente. In caso di diniego c’è sempre l’esercito più forte del mondo da mettere in campo. O “così o Pomì”, tertium non datur, e finalmente troveremo un po’ di pace.

Gli Stati Uniti perdono consenso nel mondo. Altro che America First

Con il suo modo di interpretare le relazioni fra gli Stati, in particolare con quelli che sono stati (e in teoria sono tuttora) fedeli alleati di Washington, Donald Trump ha nel breve volgere di un anno incrinato amicizie solide e necessarie per garantire al suo paese quella leadership globale che ha detenuto nel corso del XX secolo e sin qui.

Non solo. Con iniziative quali il ritiro degli aiuti umanitari che dai tempi di Kennedy gli USA offrivano a nazioni povere del continente africano e di quello asiatico, è riuscito anche a indebolire quel soft power che ha negli anni passati senz’altro favorito i rapporti politici e commerciali americani nel mondo.

Il logoramento del soft power americano

E infine, con le reiterate pretese territoriali su Groenlandia e Canada, così come con il ridicolo—eppure, alla luce di ciò che sta avvenendo, quanto mai indicativo delle intenzioni dell’amministrazione—cambiamento del nome del Golfo del Messico in Golfo d’America, e ora addirittura con l’operazione speciale (chiamiamola così…) condotta a Caracas, ha fornito agli avversari degli Stati Uniti il pretesto per denunciarne le mire espansioniste: una nuova forma di “imperialismo”, termine degli anni Sessanta e Settanta che sembrava definitivamente archiviato.

Decisioni e azioni non più dettate da nobili richiami all’affermazione della democrazia nei paesi interessati—per quanto talvolta espressi in modo strumentale—ma, al contrario, volute secondo una brutale logica impositiva priva di qualsiasi motivazione che non sia quella del business, il vocabolo preferito dall’attuale presidente, forse l’unico che per lui conta davvero.

America First: isolamento mascherato da forza

Tutto questo—e altro ancora—all’insegna del motto “America First”. Ovvero di un nazionalismo esasperato che immagina insuperabile e immodificabile il predominio statunitense sul pianeta, senza però rendersi conto che nel nuovo secolo il mondo sta rapidamente cambiando.

Alcuni osservatori e molti analisti geopolitici sostengono che, con i suoi interventi già attuati o solo minacciati, Washington si stia allontanando—con disappunto della galassia MAGA—dall’essenza isolazionista dello slogan America First. In realtà non è così. Quello slogan pone gli Stati Uniti davanti a tutto e a tutti: non esistono alleati, ma solo singole nazioni con le quali fare affari secondo regole dettate unilateralmente dagli USA. E poi esistono le grandi potenze, reali o presunte, con le quali trovare un difficile equilibrio di convivenza.

Tra dazi, Cina e nuove alleanze globali

Questo modus operandi non riesce però a comprendere che la forza americana non risiede solo nella superiorità militare, ma anche nel ruolo di garante della sicurezza dei propri alleati—soprattutto in Europa e in Asia—e in quello di perno del sistema commerciale globale.

Un atteggiamento miope, mascherato da roboanti affermazioni di potenza, presto smentite dai fatti: lo dimostra l’altalena dei dazi e la loro gestione nei confronti della Cina, dove alla fase impositiva è seguita una rapida marcia indietro di fronte alle contromisure di Pechino, con il rischio di far apparire gli Stati Uniti come una “tigre di carta” davanti al Dragone.

Nel frattempo, le contraddizioni interne ai nuovi formati geopolitici—dai BRICS+ alla SCO—vengono attenuate proprio dalla postura aggressiva e arrogante della nuova amministrazione statunitense. A un anno dall’insediamento, l’influenza americana nel Sud Globale diminuisce, mentre anche gli alleati storici occidentali iniziano a interrogarsi su come ridurre la propria dipendenza dalla rete militare, tecnologica e commerciale statunitense.

Come ha scritto Gideon Rachman sul “Financial Times”, l’uso controverso della forza dimostra che gli Stati Uniti conservano un enorme hard power. Ma il rischio è che, erodendo il soft power, si riduca in modo significativo il potere effettivo che i futuri presidenti americani potranno esercitare nel mondo.

Diritti umani a intermittenza

Una difesa a geometria variabile

Se la realtà non è manipolabile, dobbiamo prendere amaramente atto che la difesa dei diritti umani nel nostro paese è molto intermittente. Mi spiego meglio. Chi difende, giustamente, i diritti umani in Europa e nel mondo lo fa a seconda dell’orientamento politico di quel determinato paese. E quindi, per fare qualche esempio concreto, la sinistra progressista nel nostro paese difende a spada tratta i diritti umani dei palestinesi ma non dice una sola parola, se non per ragioni burocratiche e protocollari, sui cittadini ucraini; è disponibile a scendere in piazza per i cittadini venezuelani dopo la cacciata del dittatore spietato e sanguinario Maduro ma non proferisce parola o sussulto su ciò che sta capitando in Iran; non verga un solo post sui social sui cristiani massacrati in Nigeria ma è già disposta a difendere preventivamente i cittadini del Sud America nel caso in cui il vertice politico degli Stati Uniti d’America dovesse “interessarsi” del futuro di quei paesi.

Quando l’Occidente diventa il solo imputato

Insomma, e per essere ancora più chiari, prima di difendere la causa dei diritti delle persone annullati o sfregiati o conculcati, si guarda il profilo di quel particolare regime. E di norma, se si tratta di paesi che violano la regola basilare del rispetto dei diritti umani ma detestano l’Occidente, i valori occidentali e nello specifico l’America, la discesa in piazza è blanda se non del tutto assente. Mentre non si tarda un minuto a denunciare le responsabilità dei governi ogniqualvolta si registra un intervento dell’America o dell’Occidente nel suo complesso. Del resto, chi ricorda una manifestazione o più manifestazioni pubbliche – cortei, sit-in, proteste o scioperi generali – a difesa dell’Ucraina o contro l’antisemitismo o a difesa del dissenso iraniano o ancora per tutelare il dissenso cinese o russo? Al massimo, si registrano scarne e burocratiche dichiarazioni – pochissime, per la verità – per sottolineare che si è contro la violenza ma poi, concretamente, si combatte e si scende in piazza solo contro tutto ciò che è anche solo lontanamente riconducibile all’Occidente e ai valori occidentali.

Credibilità, onestà intellettuale e coerenza

Ecco perché quando si parla di difesa dei diritti umani occorre sempre essere credibili ed onesti intellettualmente. E cioè, non fermarsi alla superficie ma prendere in seria considerazione chi si batte per la difesa dei diritti umani a livello trasversale. In qualsiasi paese e sotto qualsiasi regime. Solo così si può dire, seriamente e responsabilmente, di essere dalla parte della difesa dei diritti umani. E solo così, altrettanto responsabilmente, si evita quella faziosità e quella partigianeria politica ed ideologica che sono e restano alla base della caduta di credibilità della politica, dei partiti e delle stesse classi dirigenti.

Croupier, ballerini e colf: il Ces invaso da robot sempre più reali

 

 

Las Vegas, 9 gen. (askanews) – Dai croupier che gestiscono i tavoli da gioco, ai fotografi che catturano istantanee perfette, dagli umanoidi che parlano e reagiscono come persone vere, ai robot che ballano, combattono o mostrano incredibili capacità industriali: al CES 2026 è in corso un’invasione, nemmeno troppo silenziosa, di macchine sempre più sofisticate e già utili nella vita quotidiana.

Addio alla vecchia fantascienza e ai modellini goffi di un tempo. Mai come quest’anno gli umanoidi sono stati così presenti e convincenti.

“È fantastico vedere al CES così tanto entusiasmo nel campo della robotica – ha spiegato Alicia Veneziani di Sharpa – Grazie ai progressi nell’IA e nella Physical IA, oggi possiamo addestrare i robot molto più efficacemente, superando problemi del passato come la scarsità di dati. Le mani dei nostri robot sono molto simili a quelle umane, quindi possiamo addestrarli usando dati su come le persone svolgono le attività. La vera produttività dei robot dipende dalla loro capacità di toccare e sentire: solo così – ha concluso -smetteranno di essere impacciati e diventeranno davvero utili nella vita quotidiana e industriale”

Sharpa ha presentato un robot che fa da croupier, smistando le carte con grande destrezza e sensibilità tattile, e un altro che scatta fotografie. Un altro ancora gioca a ping pong e pure bene.

Ma tantissimi stand sono invasi da robot di ogni tipo: dagli addetti allo smistamento merci, agli esemplari che ballano con fluidità o che combattono, mostrando incredibili capacità di reazione e resistenza.

Esistono poi umanoidi più statici, come quelli di Realbotix, che puntano sull’aspetto iperrealistico, quasi indistinguibili dagli esseri umani. “In generale vogliamo che i nostri robot abbiano un aspetto e un suono il più possibile simili a quelli umani, perché crediamo che questo migliori la capacità delle persone di interagire con loro in modo efficace”, ha spiegato Andrew Kiguel, CEO di Realbotix.

E ancora: c’è chi suona il pianoforte, chi raccoglie o piega la biancheria con precisione e pazienza, e non manca nemmeno il robot che prepara un cappuccino perfetto.

La tecnologia ha fatto passi da gigante e, anche se molti modelli si muovono ancora sotto supervisione umana, l’autonomia completa è ormai a portata di mano. Il futuro non è mai stato così vicino… e forse anche un po’ inquietante.

 

Dunlap rilancia il ruolo globale dell’Ordine di Malta nel 2026

Roma, 10 gen. (askanews) – Dalla prestigiosa Villa Magistrale di Roma, questa mattina il Gran Maestro Fra’ John Dunlap ha tenuto la tradizionale udienza di inizio anno con il Corpo Diplomatico accreditato, illustrando le linee guida della missione diplomatica e umanitaria del Sovrano Ordine di Malta.

Dopo il discorso di apertura del Decano del Corpo Diplomatico accreditato presso l’Ordine di Malta, Antoine Zanga, Dunlap ha avviato l’udienza sottolineando la “straordinaria intensità” dell’anno giubilare appena concluso. Ripercorrendo le principali tappe dell’attività diplomatica del 2025, il Gran Maestro ha evidenziato che nel 2026 l’Ordine proseguirà le proprie operazioni in tutti i teatri in cui è già presente, dall’Ucraina al Medio Oriente, ribadendo la volontà di continuare a dirigere i propri sforzi anche verso l’America Latina e il continente africano, che resta “una priorità fondamentale”.

Nel suo intervento, Dunlap ha annunciato la convocazione di una conferenza regionale in programma il prossimo autunno a Buenos Aires, precisando che l’America Latina sarà al centro dell’agenda diplomatica dell’Ordine di Malta nel 2026. “L’America Latina continua a rivestire un’importanza primaria nella storia dell’Ordine. Il nostro impegno storico nella regione, avviato nel periodo postbellico, si fonda sul contributo sociale duraturo delle associazioni nazionali”, ha dichiarato il Gran Maestro.

Non solo America Latina: nel corso del suo intervento, Dunlap ha ribadito che le crisi in Medio Oriente e in Ucraina restano al centro delle preoccupazioni dell’Ordine di Malta. Rimarcando gli aiuti umanitari offerti alla popolazione di Gaza, in collaborazione con il Patriarcato Latino in Terra Santa, Fra’ John Dunlap ha rinnovato la promessa dell’Ordine di impegnarsi a “partecipare agli sforzi internazionali di ricostruzione, in particolare a quelli promossi dall’Egitto, dall’Autorità Palestinese e da altri partner, con un’attenzione specifica ai bisogni sanitari ed educativi dei bambini orfani e malnutriti”.

Per quanto riguarda il conflitto tra Mosca e Kiev, il Gran Maestro ha confermato la posizione dell’Ordine di Malta, affermando che “la distruzione di abitazioni, ospedali, scuole e infrastrutture energetiche è inaccettabile”. “Garantire l’accesso umanitario, sostenere la ricostruzione e raggiungere una cessazione duratura delle ostilità devono essere priorità immediate, insieme agli sforzi diplomatici volti a percorrere il complesso cammino verso una pace giusta e duratura. In tale contesto, l’Ordine manifesta la propria disponibilità a mettere le proprie risorse a sostegno di iniziative di dialogo, in uno spirito di umanità e nel pieno rispetto dei principi di neutralità e imparzialità” ha detto intervistato da askanews.

Le parole del Gran Maestro tracciano una sintesi chiara del percorso intrapreso: tra un impegno diplomatico sempre più ampio, interventi umanitari nei principali teatri di crisi, dalla Palestina al Libano, fino all’Ucraina, e una rete di relazioni internazionali in costante espansione, il Sovrano Ordine di Malta ha espresso la propria ambizione ad un ruolo di crescente rilievo sulla scena globale.

Calcio, risultati serie A: la Roma seconda in classifica

Roma, 10 gen. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Roma-Sassuolo 2-0

Ventesima giornata: Como-Bologna 1-1, Udinese-Pisa 2-2, Roma-Sassuolo 2-0, ore 20.45 Atalanta-Torino, domenica 11 gennaio ore 12.30 Lecce-Parma, ore 15 Fiorentina-Milan, ore 18 Verona-Lazio, ore 20.45 Inter-Napoli, lunedì 12 gennaio ore 18.30 Genoa-Cagliari, ore 20.45 Juventus-Cremonese.

Classifica: Inter 42, Milan, Roma 39, Napoli 38, Juventus 36, Como 34, Atalanta 28, Bologna 27, Udinese 26, Lazio 25, Sassuolo, Torino 23, Cremonese 22, Cagliari 19, Parma 18, Lecce 17, Genoa 16, Fiorentina, Verona, Pisa 13.

Recuperi: mercoledì 14 gennaio ore 18.30 Napoli-Parma, ore 20.45 Inter-Lecce, giovedì 15 gennaio ore 18.30 Verona-Bologna, ore 20.45 Como-Milan.

Ventunesima giornata: venerdì 16 gennaio ore 20.45 Pisa-Atalanta, sabato 17 gennaio ore 15 Udinese-Inter, ore 18 Napoli-Sassuolo, ore 20.45 Cagliari-Juventus, domenica 18 gennaio ore 12.30 Parma-Genoa, ore 15 Bologna-Fiorentina, ore 18 Torino-Roma, ore 20.45 Milan-Lecce, lunedì 18 gennaio ore 18.30 Cremonese-Verona, lunedì 19 gennaio ore 20.45 Lazio-Como.

I Blue sono tornati con il nuovo disco "Reflections"

Milano, 10 gen. (askanews) – I Blue sono tornati e, come dimostrano i brani di “Reflections” il nuovo disco uscito venerdì, sono ambiziosi, avventurosi e pronti a tutto proprio come quando hanno iniziato 25 anni fa.

Con “Reflections”, Antony Costa, Duncan James, Lee Ryan e Simon Webbe fanno esattamente questo: riflettono sulla loro storia condivisa, sulla loro collaborazione, sulla loro amicizia. Sulla passione per la loro band, che fa sì che tutti e quattro i membri originali siano ancora qui, più forti che mai. Su una carriera lunga un quarto di secolo che comprende tre album consecutivi al #1 nel Regno Unito (All Rise, One Love, Guilty); 11 singoli nella Top 10, compresi i successi #1 Too Close, If You Come Back e Sorry Seems To Be The Hardest Word (con Elton John); classici pop anni Duemila come One Love e All Rise; e due BRIT Awards (Breakthrough Act 2002 e Pop Act 2003).

“Venticinque anni dopo, è successo davvero di tutto,” racconta Costa “Abbiamo tutti avuto figli, abbiamo tutti una famiglia, abbiamo tutti perso persone care. Abbiamo vissuto tante esperienze, come band e individualmente. E per me, come autore, scrivere per questo album è stato più bello che mai – perché abbiamo attraversato tutte quelle cose della vita.”

Così come l’entusiasmo per le prossime date del tour nei Paesi asiatici, in Europa e nel Regno Unito (ampliato per rispondere alla domanda esplosiva di biglietti) parla di un entusiasmo multigenerazionale per il loro ritorno, allo stesso modo “Reflections” incarna il senso di una band che fa tesoro di tutte le lezioni – emotive, musicali e sentimentali – apprese in quasi tre decenni di carriera.

Quella “vita vissuta” prende forma in 13 splendidi brani, tutti scritti dalla band, che cristallizzano i loro trionfi collettivi e le loro passioni personali, il loro viaggio comune e le sfide individuali.

E si sente in One Last Time, il singolo uscito oggi in radio, dal sapore rock che rende omaggio con grande forza a un caro amico che James ha perso l’anno scorso.

“Ho conosciuto Terry nel primo tour dei Blue,” racconta. “Era un ballerino. Non avevo idea che fosse gay, e lui non sapeva che lo fossi io, perché all’epoca eravamo entrambi completamente nascosti.” Si sono ritrovati qualche anno dopo, quando entrambi si erano trasferiti nella stessa zona di Londra. “E siamo diventati migliori amici perché ci siamo confidati. Era un vero confidente. Quando è morto, ero devastato. Poi un giorno stavo guidando verso casa e mi è venuta una melodia in testa, con il testo ‘one last time’. Ho tirato fuori il telefono, l’ho registrata nei memo vocali ed è stato l’inizio del brano.”

“Reflections” è la sintesi di una carriera straordinaria e di una connessione ancora solidissima. Un album per l’oggi che onora, e costruisce su, la loro eredità.

A fine 2026 la band tornerà in Italia, dopo il successo dello scorso anno nei palazzetti sold out, con il “The 25th Anniversary Tour”, il tour mondiale che celebra il venticinquesimo anniversario della loro carriera musicale. La parte italiana del tour è prodotta da A1 Concerti. Di seguito il calendario dei concerti:

12 Novembre 2026 Gran teatro Geox, Padova

13 Novembre 2026 Unipol forum, Milano

14 NOVEMBRE 2026 Unipol forum, Milano

16 NOVEMBRE 2026 Palazzo dello Sport, roma

I biglietti sono disponibili in prevendita su Ticketone ( www.ticketone.it/artist/blue). La data di Padova è acquistabile anche su Ticketmaster (https://www.ticketmaster.it/artist/blue-biglietti/919253.

RTL 102.5 è la radio ufficiale delle date italiane di “The 25th Anniversary Tour”.

Referendum, in campo società civile per No con Landini, c.sinistra e Anm

Roma, 10 gen. (askanews) – Si è di fatto aperta la campagna referendaria per il no alla riforma costituzionale del Governo approvata a maggioranza dal Parlamento, che separa costituziolmente le carriere dei Magistrati e sulla quale gli elettori italiani saranno chiamati a marzo a esprimere il verdetto definitivo: entrata in vigore o bocciatura. I leader di Pd Cinque Stelle ed Avs Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, il professor e avvocato torinese Enrico Grosso, presidente del Comitato “Giusto Dire No” promosso dall’Anm e rappresentanti di Anpi, Acli e molte associazioni del terzo settore, hanno voluto essere di persona presenti al centro congresso Cgil Frentani a Roma per l’inizio della campagna del ‘Comitato Società civile per il No al referendum costituzionale’, presieduto da Giovanni Bachelet e promosso e composto da numerose associazioni espressione della società civile.

A 24 ore dalla conferenza stampa annuale nella quale la premier Giorgia Meloni ha difeso e sostenuto la riforma della magistratura, accusando Anm e comitato del No di mentire nei manifesti elettorali, che, a suo dire, delegittimano i magistrati stessi quando sostengono che la riforma sottomette i pm all’esecutivo, il Comitato del no e i suoi leader promotori hanno aperto la campagna confermando, rinnovando e rincarando l’accusa a Governo e centrodestra di muovere un “attacco a Costituzione e democrazia”, con la separazione delle carriere dei magistrati.

Per Schlein, sul referendum “il governo sta disseminando bugie per fare pura propaganda. Non è una riforma della giustizia perché non migliorerà in alcun modo l’efficienza del sistema di giustizia di questo Paese, non renderà più veloci i processi” e “non inciderà purtroppo sulle condizioni di sovraffollamento delle carceri nel nostro Paese”.

Dal palco Schlein si è rivolta direttamente al guardasigilli. “Voglio rispondere da qui al ministro Nordio che tempo fa disse di ‘non comprendere perché Schlein non capisca che la riforma della giustizia serva anche a loro’. Gli rispondo da qui dicendo che non vogliamo che ci serva. Noi vinceremo le prossime elezioni e non vogliamo una riforma che ci consenta di controllare noi la magistratura ma vogliamo essere controllati. Così funziona una democrazia”.

Nel suo intervento Conte ha invitato i cittadini a “contrastare in tutti i modi questo disegno perché è il ritorno della casta dei politici e il ritorno degli intoccabili, è il ritorno di chi vuole avere le mani libere per poter agire e non risponde a nessun contropotere”. Secondo Conte “con questa riforma i cittadini diventeranno tutti di serie B rispetto ai privilegiati della giustizia che sono i politici, i colletti bianchi e gli imprenditori amici, ma per noi vale il principio: la legge è uguale per tutti”.

Landini è entrato nella campagna referendaria “non con lo spirito di de Coubertin: non siamo qui per partecipare, noi siamo qui perché vogliamo vincerlo questo referendum e per vincere questo referendum dobbiamo convincere tante persone ad andare a votare”. Il segretario della Cgil ha lanciato un allarme: “Siamo di fronte a un disegno politico esplicito di questo governo che vuole mettere in discussione l’esistenza stessa della Costituzione e della democrazia così come la Costituzione l’ha disegnata. Abbiamo bisogno di un lavoro Comune per Comune, quartiere per quartiere, territorio per territorio, parlando con le persone e rendendo evidente quella che è la posta in gioco che abbiamo di fronte: il futuro della nostra democrazia”.

Alla presentazione del Comitato è intervenuto anche il professor Enrico Grosso, presidente del Comitato “Giusto Dire No” promosso dall’Anm. “I giudici, e non solo i pubblici ministeri, se passa questa riforma, saranno meno indipendenti, più a rischio di soggezione di fatto alla politica. Saranno meno indipendenti perché saranno meno liberi, perché un giudice è davvero libero, se deve prendere decisioni ‘scomode’, solo se non è impaurito, se non è intimidito”, ha sottolineato Grosso.

Intanto, il costituzionalista Pd Stefano Ceccanti, vicepresidente della associazione ‘Libertà Eguale’, ha annunciato che lunedì a Firenze presenterà “la Sinistra che vota sì”. E sempre lunedì il Consiglio dei ministri dovrebbe indicare la data del referendum confermativo. Si parla del 22-23 marzo anche se è in corso la raccolta firme promossa da un gruppo di 15 cittadini con un quesito diverso da quello già presentato per il referendum costituzionale sulla giustizia. La scadenza per questa raccolta firme – che ha superato le 300mila – è fissata al 31 gennaio prossimo (90 giorni dopo l’approvazione definitiva della riforma in Senato). Stabilire una data per le urne prima della fine del mese di gennaio – come preannunciato dalla premier Meloni per il Cdm di lunedì – potrebbe portare a una serie di ricorsi da parte del Comitato dei 15 cittadini.

Esce la colonna sonora del film "EPiC: Elvis Presley in Concert"

Milano, 10 gen. (askanews) – Esce per Legacy Recordings, la divisione catalogo di Sony Music Entertainment, e RCA Records la colonna sonora originale del film “EPiC: Elvis Presley in Concert” di Baz Luhrmann, una raccolta di 27 registrazioni presenti nel film in uscita, che comprende mix rinnovati delle iconiche esibizioni dal vivo accanto a nuovi remix e medley dei classici di Elvis Presley.

La soundtrack sarà disponibile dal 20 febbraio – in concomitanza con la première IMAX del film – in formato digitale e CD e dal 24 aprile in doppio LP, con due varianti di colore (nero e Translucent Orange and Yellow in esclusiva Amazon).

È disponibile in digitale “Wearin’ That Night Life Look”, medley di di quattro classici di Elvis (“Wearin’ That Loved On Look”, “Night Life”, “I, John”, “Let Yourself Go”) per “creare un brano completamente nuovo dal DNA di Elvis”, come immaginato dal regista e produttore esecutivo della colonna sonora Luhrmann e dal produttore musicale del film Jamieson Shaw.

L’uscita della colonna sonora accompagnerà la première cinematografica di “EPiC: Elvis Presley in Concert” che arriverà nei cinema con un’esclusiva IMAX (NYSE: IMAX) di una settimana, a partire dal 20 febbraio, seguita dall’uscita globale nelle sale dal 27 febbraio a cura di NEON e Universal Pictures International. Questo film rappresenta un’esperienza cinematografica unica nel suo genere, in cui Elvis canta e racconta la sua storia come mai prima d’ora.

Durante la realizzazione del suo film del 2022 “Elvis”, Luhrmann e il suo team hanno scoperto negativi e filmati a lungo nascosti nei caveau della Warner Brothers, originariamente girati per i documentari “Elvis: The Way It Is” (che racconta il suo residency show a Las Vegas dell’agosto 1970) ed “Elvis On Tour” (girato durante i concerti del 1972 in tutti gli Stati Uniti), così come filmati inediti in 8mm e audio mai ascoltati prima di Elvis che racconta la sua vita. Luhrmann e il suo team hanno impiegato anni a restaurare questo materiale, collaborando con Jonathan Redmond, Park Road Post Production di Peter Jackson e molti altri. Quello che è stato svelato di Elvis, oltre alla sua iconica e inimitabile energia da performer, è stato l’uomo dietro il mito, «totalmente a suo agio sul palco, capace di percepire il vero amore dei suoi fan e di comunicare se stesso con un’intimità e un’umanità, come nessun altro artista», spiega lo stesso Luhrmann. Relativamente all’ispirazione dei nuovi medley e remix dell’album, il regista ha affermato: «Ci chiedevamo costantemente: cosa farebbe Elvis se fosse qui oggi? Come potrebbe sperimentare, dove potrebbe arrivare? Era sempre un esploratore musicale, alla ricerca di sapori e suoni diversi».

Il film e la colonna sonora, accompagnati da remix e medley, reimmaginano e interpretano Presley in nuove e audaci visioni e offrono una testimonianza autentica delle esibizioni di Elvis negli anni Settanta: “sorprendentemente in anticipo sui tempi” (Variety); “il cantante al suo massimo magnetismo”(The Guardian).

Prodotto da Sony Music Vision, Bazmark e Authentic Studios, “EPiC: Elvis Presley in Concert” ha debuttato – con grande plauso della critica, una standing ovation e persone che ballavano nelle sale – al Toronto International Film Festival 2025. Il film segna il secondo grande progetto di Luhrmann dedicato a Elvis Presley, dopo “Elvis” del 2022, che ha ottenuto otto candidature agli Academy Award®, ha vinto numerosi BAFTA® e Golden Globe®, e incassato quasi 300 milioni di dollari in tutto il mondo.

Con EPiC, Luhrmann trasforma materiale d’archivio riportato alla luce in un’odissea cinematografica travolgente che immortala Elvis al meglio: selvaggio, umano, eccentricamente ironico, intimo ed elettrizzante.

Questa la tracklist della colonna sonora originale del film “EPiC: Elvis Presley in Concert” (versioni digitale e cd):

1. Can’t Help Falling In Love (EPiC Intro) 2. Also Sprach Zarathustra / An American Trilogy (EPiC Version) 3. That’s All Right (EPiC Version) 4. Tiger Man (EPiC Version) 5. Wearin’ That Night Life Look 6. Hound Dog (EPiC Version) 7. Polk Salad Annie (EPiC Version) 8. You’ve Lost That Loving Feeling (EPiC Version) 9. Little Sister / Get Back (EPiC Version) 10. Burning Love (EPiC Version) 11. Never Been To Spain (EPiC Version) 12. Love Me (Jamieson Shaw Remix) 13. I Can’t Stop Loving You (EPiC Version) 14. Are You Lonesome Tonight (EPiC Version) 15. Always On My Mind (EPiC Version) 16. How Great Thou Art (EPiC Version) 17. Oh Happy Day (EPiC Version) 18. Big Hunk O’ Love (EPiC Version) 19. Bridge Over Troubled Water (EPiC Version) 20. In The Ghetto (Jamieson Shaw Remix) 21. Walk A Mile In My Shoes (EPiC Version) 22. Suspicious Minds (EPiC Version) 23. Bring The Curtain Down (EPiC Outro) 24. Can’t Help Falling In Love (EPiC Version) 25. American David (EPiC Version) 26. A Change Of Reality (Do You Miss Me?) 27. Don’t Fly Away (PNAU Remix)

Questa la tracklist della colonna sonora originale del film “EPiC: Elvis Presley” (versione 2 LP):

SIDE A:

Can’t Help Falling In Love (EPiC Intro) Also Sprach Zarathustra / An American Trilogy (EPiC Version) That’s All Right (EPiC Version) Tiger Man (EPiC Version) Wearin’ That Night Life Look Hound Dog (EPiC Version) Polk Salad Annie (EPiC Version) SIDE B:

You’ve Lost That Loving Feeling (EPiC Version) Little Sister / Get Back (EPiC Version) Burning Love (EPiC Version) Never Been To Spain (EPiC Version) Love Me (Jamieson Shaw Remix) SIDE C:

I Can’t Stop Loving You (EPiC Version) Are You Lonesome Tonight (EPiC Version) Always On My Mind (EPiC Version) How Great Thou Art (EPiC Version) Oh Happy Day (EPiC Version) Big Hunk O’ Love (EPiC Version) Bridge Over Troubled Water (EPiC Version) SIDE D:

In The Ghetto (Jamieson Shaw Remix) Walk A Mile In My Shoes (EPiC Version) Suspicious Minds (EPiC Version) Bring The Curtain Down (EPiC Outro) Can’t Help Falling In Love (EPiC Version) American David (EPiC Version) A Change Of Reality (Do You Miss Me?)

Inchiesta per droga, Can Yaman arrestato e subito rilasciato

Roma, 10 gen. (askanews) – Arrestato e rilasciato nel giro di qualche ora. Can Yaman, 36 anni, è stato arrestato in Turchia nell’ambito di un’inchiesta sul traffico e il consumo di sostanze stupefacenti tra personaggi famosi, giornalisti e vip di Istanbul. A riportare la notizia i media turchi. Il noto attore televisivo turco è stato rilasciato in poche ore dopo avere rilasciato la sua testimonianza agli inquirenti.

Durante una di queste perquisizioni, gli agenti avrebbero trovato sostanze stupefacenti addosso a Can Yaman, che si trovava all’interno del club come cliente. Le fonti del quotidiano precisano un dettaglio fondamentale: l’ufficio del procuratore non aveva emesso un ordine di detenzione specifico per l’attore nell’ambito dell’indagine. Il suo fermo sarebbe scattato in flagranza, proprio a seguito del ritrovamento della droga durante il controllo.

La strage di Crans-Montana, Papa Leone XIV: è importante stare uniti come amici e fratelli

Roma, 10 gen. (askanews) – “Vorrei anche spendere una parola” sulla “tristezza e dolore che tutti abbiamo vissuto per quei 40 ragazzi di Crans Montana che hanno perso la vita perché anche anche noi dobbiamo ricordare che la vita è così preziosa che non possiamo mai dimenticare quelli che soffrono. Purtroppo quelle famiglie ancora nel dolore devono cercare adesso come superarlo. Anche per quello è importante la nostra preghiera, la nostra unità, che stiamo sempre uniti come amici, come fratelli”. Lo ha detto Papa Leone XIV incontrando in Aula Polo VI in Vaticano i giovani e gli adolescenti della Diocesi di Roma.

“Si può essere isolati anche in mezzo a tante persone. Anzi, proprio così la solitudine mostra il suo volto peggiore: non si viene ascoltati, perché immersi nel frastuono delle opinioni; non si guarda niente, perché abbagliati da immagini frammentarie. Una vita di link senza relazione o di like senza affetto ci delude, perché siamo fatti per la verità: quando manca, ne soffriamo. Siamo fatti per il bene, ma le maschere del piacere usa-e-getta tradiscono il nostro desiderio”, ha poi detto Papa Leone XIV incontrando in Aula Polo VI in Vaticano i giovani e gli adolescenti della Diocesi di Roma.

“Eppure in questi momenti di sconforto possiamo affinare la nostra sensibilità. Se tendiamo l’orecchio e apriamo gli occhi, il creato ci ricorda che non siamo soli: il mondo è fatto di legami tra tutte le cose, tra gli elementi e i viventi. Eppure, per quanto continuiamo a respirare l’aria pronta per noi, restiamo affannati; per quanto mangiamo cibo, anche se buono, non ci sazia e l’acqua non disseta. La disponibilità della natura non ci basta, perché noi non siamo solo quello che mangiamo, beviamo e respiriamo. Siamo creature uniche fra tutte, perché portiamo in noi l’immagine di Dio, che è relazione di vita, d’amore e di salvezza” ha continuato.

“La luce del Vangelo rischiara le nostre relazioni: attraverso parole e gesti quotidiani si espande, coinvolgendo ciascuno nel suo calore. Allora un mondo grigio e anonimo diventa un luogo ospitale, a misura d’uomo, proprio perché abitato da Dio. Sono contento che nei vostri ambienti sperimentiate relazioni autentiche: quello che vivete nelle parrocchie romane, in oratorio e nelle associazioni, non potete tenerlo per voi. Non aspettatevi che il mondo vi accolga a braccia aperte: la pubblicità, che deve vendere qualcosa da consumare, ha più audience della testimonianza, che vuole costruire amicizie sincere. Agite dunque con letizia e tenacia, sapendo che per cambiare la società occorre anzitutto cambiare noi stessi” ha concluso il Santo Padre.

Risultati serie A, Pisa aggancia Verona e Fiorentina in coda

Roma, 10 gen. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Como-Bologna 1-1, Udinese-Pisa 2-2

Ventesima giornata: Como-Bologna 1-1, Udinese-Pisa 2-2, ore 18 Roma-Sassuolo, ore 20.45 Atalanta-Torino, domenica 11 gennaio ore 12.30 Lecce-Parma, ore 15 Fiorentina-Milan, ore 18 Verona-Lazio, ore 20.45 Inter-Napoli, lunedì 12 gennaio ore 18.30 Genoa-Cagliari, ore 20.45 Juventus-Cremonese.

Classifica: Inter 42, Milan 39, Napoli 38, Roma, Juventus 36, Como 34, Atalanta 28, Bologna 27, Udinese 26, Lazio 25, Sassuolo, Torino 23, Cremonese 22, Cagliari 19, Parma 18, Lecce 17, Genoa 16, Fiorentina, Verona, Pisa 13.

Recuperi: mercoledì 14 gennaio ore 18.30 Napoli-Parma, ore 20.45 Inter-Lecce, giovedì 15 gennaio ore 18.30 Verona-Bologna, ore 20.45 Como-Milan.

Ventunesima giornata: venerdì 16 gennaio ore 20.45 Pisa-Atalanta, sabato 17 gennaio ore 15 Udinese-Inter, ore 18 Napoli-Sassuolo, ore 20.45 Cagliari-Juventus, domenica 18 gennaio ore 12.30 Parma-Genoa, ore 15 Bologna-Fiorentina, ore 18 Torino-Roma, ore 20.45 Milan-Lecce, lunedì 18 gennaio ore 18.30 Cremonese-Verona, lunedì 19 gennaio ore 20.45 Lazio-Como.