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Visco…sa: la destra non ha più paura del Grande Fratello fiscale

Una norma passata sotto silenzio

È passata del tutto inosservata – salvo pochi e scarni accenni sulla stampa specializzata – la norma contenuta nel Bilancio di previsione per l’anno 2026 che introduce, a partire dal 2028, una ritenuta dello 0,50% e, dal 2029, una ritenuta dell’1% sui corrispettivi per le prestazioni di servizi e le cessioni di beni effettuate nell’esercizio di imprese da soggetti che, al momento di ricevere il pagamento, non abbiano aderito alla proposta di concordato preventivo biennale o non si trovino in regime di adempimento collaborativo.

In sostanza, all’atto del pagamento di fatture relative a transazioni tra imprese, dovrà essere operata una ritenuta di acconto dell’1% sul valore complessivo della transazione, al netto dell’Iva.

La logica della misura

La misura ha carattere strutturale e persegue un duplice obiettivo. Da un lato, spingere i contribuenti ad avvalersi del concordato preventivo biennale per non essere assoggettati a questo ulteriore adempimento; dall’altro, accrescere la disponibilità di dati utili a prevenire l’evasione dell’Iva e delle imposte dirette.

Si tratta, dunque, di un intervento che rafforza la tracciabilità delle operazioni economiche e che, per portata e finalità, si inserisce pienamente nel solco degli strumenti di contrasto all’evasione.

Una clamorosa inversione politica

Quel che sorprende è che un governo nato all’insegna della semplificazione e del rifiuto di ogni innovazione legata alla digitalizzazione dei dati fiscali finisca per ripiegare su adempimenti che, se fossero stati introdotti dall’ex ministro Vincenzo Visco, avrebbero con ogni probabilità scatenato proteste di piazza da parte delle forze di destra.

Quando venne introdotta la fatturazione elettronica, la destra scese in piazza gridando “No alla fatturazione elettronica”, accusata di rafforzare i poteri del cosiddetto Grande Fratello fiscale. Addirittura, nel programma elettorale di Fratelli d’Italia era prevista l’abrogazione dello split payment, che impone alle pubbliche amministrazioni di versare direttamente all’erario l’Iva sulle fatture dei fornitori.

Il lascito (rimosso) delle riforme Visco

Eppure, proprio la fatturazione elettronica e lo split payment – misure riconducibili all’impostazione di Visco – hanno contribuito in modo significativo ad accrescere il gettito Iva. Resta vero che l’evasione fiscale, stimata ancora oggi tra i 90 e i 100 miliardi di euro, non è stata scalfita in modo decisivo, soprattutto sul fronte delle imposte dirette (Irpef e Ires).

Già nel 2017-2018, Visco aveva avanzato l’ipotesi di una ritenuta di acconto generalizzata sui redditi derivanti da transazioni tra imprese. All’epoca, quella proposta apparve “eversiva” e venne rapidamente accantonata.

Dal documento al flusso

Oggi, a distanza di anni, il Ministero dell’Economia riscopre quella stessa logica, seppure in forma attenuata: una ritenuta inizialmente limitata all’1%, ma strutturale e dunque destinata, verosimilmente dopo le elezioni del 2027, a essere incrementata.

La lotta all’evasione compie così un salto di qualità: l’attenzione si sposta dal documento (la fattura) al flusso (il bonifico). È la tracciabilità sistematica di milioni di movimenti finanziari che prende forma, materializzando proprio quel Grande Fratello fiscale a lungo demonizzato dalla destra.

Meloni, il presepe e l’identità nazionale

Per il Natale era consuetudine che i vertici delle istituzioni pubbliche, ai vari livelli, rivolgessero agli italiani gli auguri di buone feste utilizzando i canali televisivi. Era un uso tipico della Prima Repubblica, caduto miseramente nel travagliato periodo della Seconda e mai più ripreso nella Terza che stiamo attraversando.

La premier Meloni, nel tentativo di recuperare anche tradizioni di carattere istituzionale, ha scelto per il Natale appena trascorso il proprio profilo Facebook per rivolgersi agli italiani e formulare gli auguri, pur collocandosi in una sede simbolicamente istituzionale. Per quanti restano più affezionati alle forme classiche della comunicazione istituzionale – televisione e comunicati ufficiali – c’è poco da rimpiangere: questo modello di governo di destra, anzi questi modelli di governo, primo fra tutti quello incarnato da Donald Trump, prediligono infatti i social media per comunicare direttamente alla Nazione risultati e idee di governo.

Il presepe come scelta identitaria

La premier Meloni si è presentata in veste natalizia davanti al presepe allestito nella sede del Governo, realizzato nello stile più classico, quello napoletano di fine Settecento. I personaggi raffigurano l’idea di un piccolo borgo di campagna, ciascuno intento al proprio mestiere, ad eccezione dei pastori e dei tre protagonisti della Natività – Maria, Giuseppe e il Bambinello.

Il primo messaggio trasmesso è stato quello di una rivendicazione dell’identità nazionale, legata al presepe francescano – dunque inequivocabilmente italiano – e al mantenimento dell’immagine simbolica del Natale nelle famiglie. Sono rimasti, di fatto, sullo sfondo i simboli del Natale di matrice celtica: Babbo Natale con le renne, l’abete addobbato con nastri e sfere colorate. Eppure il nostro Paese, da decenni, è multietnico, multiculturale e anche multiconfessionale; basterebbe ricordare l’elenco delle confessioni religiose riconosciute dallo Stato.

Tradizione italiana, vocazione universale

È indubbio che il presepe sia universalmente attribuito alla cultura medievale italiana, con san Francesco quale indiscusso iniziatore. Conoscere questo aspetto della tradizione natalizia italiana è importante per chiunque, cittadino o meno di questo Paese. Vale sia per coloro che lo hanno progressivamente dimenticato a favore di tradizioni provenienti da altri contesti culturali, spesso segnate da una forte valenza consumistica, sia per coloro che lo apprendono oggi perché vivono e lavorano in Italia.

Allo stesso modo, è opportuno ricordare che la cultura cristiano-cattolica, cui il presepe appartiene, è per sua natura ecumenica e riconosce nella diversità dell’altro non un nemico, ma un fratello. Ne discende che il premier di un Paese complesso come il nostro rappresenta anche quei “fratelli” che non lo sono nella fede, ma lo sono sul terreno della storia, perché condividono con noi la vita civile.

Un saluto esplicito anche agli italiani di tutte le confessioni religiose non sarebbe stato fuori luogo; eppure, nel breve discorso pronunciato, questo riferimento è mancato.

 

I valori evocati e la realtà sociale

In questo presepe tutto italiano e rivolto implicitamente ai cattolici, la premier Meloni ha riconosciuto l’insieme dei valori della solidarietà come elementi identitari della “nostra” comunità, valori da conservare e custodire senza timore, per convinzione autentica e non per semplice moda. Le condizioni oggettive di difficoltà in cui versano le famiglie italiane – in un secondo anno di crescita zero, con la riduzione dei consumi per contenere il costo della vita, con il lavoro “degno” che appare sempre più fuori dall’orizzonte delle possibilità per i giovani, e con l’inflazione che erode i pochi risparmi – sono però rimaste sullo sfondo, come assorbite dall’effetto rassicurante dell’elenco dei “buoni valori” che la premier ha invitato a coltivare con convinzione natalizia.

Nessun italiano, per cultura e indole comune, viene meno a valori quali la dignità, la responsabilità, l’accoglienza delle fragilità, la ricerca della pace e della concordia. Tuttavia la nostra “panza” resta un po’ vuota e il nostro cenone di Natale è stato dignitoso, ma non fastoso. Per qualcuno, nemmeno questo.

 

Uno sguardo che manca

Mentre l’abbiamo guardata sorridente e rassicurante augurare buon Natale, ci siamo chiesti se davvero ci stesse vedendo, con occhi sinceri. Perché no: non stiamo bene, e nascondere i problemi – come la polvere sotto il tappeto – non li farà scomparire.

Forse sarebbe stato utile prendere esempio dal re Carlo III, che nel suo discorso natalizio ha detto ai suoi sudditi, con onestà, come stanno le cose. E di questo, gli sono stati grati.

Autoanalisi politica e psicoterapia, tra archeologia e teleologia

Già a inizio anni Ottanta, a proposito del Pci, Alberto Ronchey parlava di una sorta di “autoanalisi di gruppo”. In seguito il fenomeno si è esteso e ora coinvolge, quantomeno, gran parte degli eredi della sinistra e del centro.

La metafora è assai calzante, in quanto in percorsi del genere sono molto sottolineatiil passato e il presente, proprio come nel lavoro psicoterapico e, in particolare, psicoanalitico (infatti, diversamente da quel che sembra suggerire l’immaginario popolare, nella stanza d’analisi aleggiano molto il presente, il “qui e ora”, e il passato acquista rilievo soprattutto nella misura in cui risulta ancora attuale). Nell’un caso come nell’altro, invece, resta piuttosto in ombra la dimensione del futuro. I tentativi volti a immaginarlo o a delinearlo sono piuttosto opachi; non acquisiscono quell’importanza che forse meriterebbero.

Del resto, uno dei motivi di contrasto tra Alfred Adler, padre della Psicologia individuale, e Sigmund Freud ruotava intorno a una maggior apertura del primo al versante temporale del futuro. Come dire: la psicoterapia non può prescindere da esso.

Analogamente, nelle “ricostruzioni” individuali o collettive dei percorsi delle aree politiche, occorrerebbe porre il futuro al centro. Anche perché a motivare ricerche e riflessioni di tal tipo è proprio l’apertura di orizzonti inediti.

O, come magistralmente direbbe Paul Ricœur sia a proposito dei singoli che dei gruppi, andrebbe perseguita la giusta proporzione tra archeologia e teleologia (Ricœur, del resto, su concetti simili fondava anche la distinzione tra morale ed etica: la morale intesa come il momento deontologico della norma, l’etica concepita in senso teleologico per la presenza del telos, del fine della buona vita, «un orizzonte popolato dai nostri progetti di vita, le nostre anticipazioni della felicità, le nostre utopie, in breve tutte le figure mobili di ciò che consideriamo segni di una vita compiuta»).

Biblicamente, potremmo anche indicare l’aspetto teleologico come quello della “promessa”.

Gianni Sabàto: la democrazia chiede responsabilità, non rassegnazione.

Un testo che nasce da unurgenza reale

CattolicItaliani. Democrazia Organizzata, di Gianni Sabàto, è un quaderno politico-culturale che nasce da una constatazione condivisibile: la crisi della democrazia rappresentativa non è soltanto un problema di regole o di leadership, ma prima ancora di partecipazione, visione e cultura politica. L’astensionismo crescente, la personalizzazione dei partiti, la fragilità dei corpi intermedi pongono una domanda che il mondo cattolico non può eludere.

Il testo si colloca esplicitamente dentro questo interrogativo e lo fa senza indulgere né alla nostalgia del “partito cattolico”, né a scorciatoie identitarie. Il riferimento alle parole di mons. Vincenzo Paglia – più volte richiamate – chiarisce l’orizzonte: non un soggetto confessionale, ma una responsabilità storica dei cattolici nella costruzione del bene comune.

 

Democrazia come comunità, non come tecnica

Uno dei meriti del volume è l’insistenza sul carattere qualitativo della democrazia. Sabàto rifiuta una visione riduttiva, procedurale o meramente maggioritaria, contrapponendole una concezione “organizzata” della vita democratica, fondata sulla partecipazione consapevole, sulla mediazione e sulla responsabilità.

In questa chiave si inserisce la riflessione sulla mancata attuazione dell’articolo 49 della Costituzione e sulla natura ambigua dei partiti contemporanei, spesso ridotti ad associazioni private dominate da leadership personali. La critica non è ideologica, ma civile: senza democrazia interna e senza radicamento sociale, i partiti smarriscono la loro funzione costituzionale.

La cifra del laicato e la virtù dellamicizia

Il riferimento alla Christifideles laici e alla Lumen gentium non è ornamentale. Il laicato, per l’autore, non è una categoria residuale ma il luogo proprio dell’azione cristiana nella storia. Da qui il richiamo alla responsabilità, anche politica, come dimensione non opzionale.

Originale – e per certi versi controcorrente – è la centralità attribuita alla virtù dell’amicizia, riletta attraverso Aelredo di Rievaulx e la tradizione umanistica. L’amicizia diventa categoria civile: genera fiducia, dialogo, senso del limite. In un tempo segnato da polarizzazione e ipocrisia, è un richiamo che merita attenzione.

Tra denuncia e proposta

Il testo non nasconde una vena polemica verso il “politicante”, figura contrapposta al “politico d’onore”, guidato da imparzialità e senso del servizio. Talvolta il tono si fa severo, ma resta coerente con l’impianto morale dell’opera: la politica, se separata dalletica, perde dignità e credibilità.

Nel complesso, CattolicItaliani. Democrazia Organizzata è un quaderno denso, talora ridondante, ma animato da una tensione civile autentica. Non offre ricette immediate, né scorciatoie organizzative. Offre però qualcosa di più raro: una cornice culturale e ideale entro cui ripensare il ruolo dei cattolici italiani nella democrazia del nostro tempo.

Un contributo che, pur con i limiti del pamphlet, invita a non sottrarsi alla storia. E già questo, oggi, non è poco.

Il link per accedere al pdf del quaderno

M.O., Houthi: mossa aggressiva il riconoscimento del Somaliland di Israele

Roma, 28 dic. (askanews) – Il leader del gruppo yemenita Houthi, Abdulmalik Badr al-Din al-Houthi, ha definito “una mossa aggressiva” la decisione di Israele di riconoscere la regione automona del Somaliland, affermando che tale misura “mira a dividere i paesi della regione, nell’ambito di un piano che non si limita alla Somalia, ma il cui obiettivo dichiarato è quello di cambiare il Medio Oriente”.

In un discorso riportato dall’emittente al Masirah, il leader Houthi ha sostenuto che Israele “mira, con questa mossa, a trasformare la regione del Somaliland in un punto d’appoggio per attività ostili contro la Somalia, i paesi africani, lo Yemen e gli Stati arabi”. Attività che “minacciano la sicurezza del Mar Rosso e del Golfo di Aden”.

“Non accetteremo che nessuna parte della Somalia diventi un punto d’appoggio per il nemico israeliano a scapito della sovranità della Somalia, della sicurezza del suo popolo o della stabilità della regione e del Mar Rosso”, ha proseguito il leader Houthi, sottolineando che il gruppo yemenita adotterà ogni possibile misura “per sostenere la Somalia, anche quella di considerare qualsiasi presenza israeliana nella regione del Somaliland come un obiettivo militare legittimo per le nostre forze armate, in quanto rappresenta un’aggressione contro la Somalia e lo Yemen e una minaccia alla sicurezza regionale”.

Ucraina, ottimismo e nodi irrisolti all’incontro tra Trump e Zelensky

Roma, 29 dic. (askanews) – Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che Ucraina e Russia sono “più vicine che mai” a un accordo di pace, dicendosi certo che i leader dei due Paesi vogliono arrivare a un intesa, ma senza alimentare aspettative su una firma imminente, tanto da dichiarare che “tra qualche settimana, lo sapremo in un modo o nell’altro” se si arriverà a un accordo.

Dopo l’incontro “eccellente” avuto con l’omologo ucraino Volodymyr Zelensky nella sua tenuta a Mar-a-Lago, in Florida, e il colloquio telefonico “molto proficuo” con il presidente russo Vladimir Putin, Trump ha ammesso he rimangono “una o due questioni spinose” da risolvere. Innanzitutto quella riguardante la regione orientale ucraina del Donbass, “certamente, uno dei problemi più grossi”, ha detto Trump, dopo che il Cremlino ha dichiarato che per “la fine definitiva del conflitto serve una decisione politica coraggiosa e responsabile da parte di Kiev”, mentre Zelensky ha ribadito di voler indire un referendum su un’eventuale cessione di una “terra che non appartiene a una sola persona”.

Anche Zelensky ha riferito di “un grande incontro” con Trump, con cui ha discusso “tutti gli aspetti” del piano di pace in 20 punti, ribadendo che è completo “al 90%” e affermando che Stati Uniti e Ucraina hanno raggiunto un accordo “al 100%” sulle garanzie di sicurezza e sulla dimensione militare, definite “una pietra miliare fondamentale per raggiungere una pace duratura”. Tuttavia, ha poi aggiunto che i team negoziali di Ucraina e Stati Uniti si incontreranno “già la prossima settimana” per “definire tutte le questioni discusse”.

La stessa presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, ha riferito di “nuovi progressi” registrati nell’incontro in Florida, a cui hanno partecipato in videochiamata anche i leader europei per circa un’ora, sottolineando che “l’Europa è pronta a continuare a collaborare con l’Ucraina e gli Stati Uniti per consolidare questi progressi” e che è “fondamentale avere garanzie di sicurezza ferree fin dal primo giorno”.

Nonostante le dichiarazioni, Trump non ha voluto alimentare aspettative su un accordo imminente, soprattutto quando è stato sollecitato dalla stampa su possibili scadenze fissate da Washington a riguardo. “Sapete qual è la mia scadenza? Porre fine alla guerra”, ha detto prima di ricevere Zelensky, riconoscendo la “difficoltà” delle trattative. Dopo l’incontro ha quindi ammesso che un accordo “potrebbe non arrivare”, precisando: “Tra qualche settimana, lo sapremo in un modo o nell’altro”.

Calcio, risultati e classifica di Serie A: l’Inter torna in testa

Roma, 28 dic. (askanews) – Questi i risultati del campionato di serie A dopo Atalanta-Inter 0-1

Diciassettesima giornata: Parma-Fiorentina 1-0, Lecce-Como 0-3, Torino-Cagliari 1-2, Udinese-Lazio 1-1, Pisa-Juventus 0-2, Milan-Verona 3-0, Cremonese-Napoli 0-2, Bologna-Sassuolo 1-1, Atalanta-Inter 0-1, lunedì 29 dicembre ore 20.45 Roma-Genoa.

Classifica: Inter 36, Milan 35, Napoli 34, Juventus 32, Roma 30, Como 28, Bologna 26, Lazio 24, Atalanta, Udinese, Sassuolo 22, Cremonese, Torino 21, Cagliari 19, Parma, Lecce 17, Genoa 14, Verona 12, Pisa 11, Fiorentina 9

Diciottesima giornata: venerdì 2 gennaio ore 20.45 Cagliari-Milan, sabato 3 gennaio ore 12.30 Como-Udinese, ore 15 Genoa-Pisa, Sassuolo-Parma, ore 18 Juventus-Lecce, ore 20.45 Atalanta-Roma, domenica 4 gennaio ore 12.30 Lazio-Napoli, ore 15 Fiorentina-Cremonese, ore 18 Verona-Torino, ore 20.45 Inter-Bologna.

Recuperi: mercoledì 14 gennaio ore 18.30 Napoli-Parma, ore 20.45 Inter-Lecce, giovedì 15 gennaio ore 18.30 Verona-Bologna, ore 20.45 Como-Milan.

Fdi chiede informativa Piantedosi e Tajani su Hannoun, Pd: irresponsabili

Roma, 28 dic. (askanews) – “Fdi chiede un’informativa urgente al ministro Piantedosi per riferire di una faccenda dai contorni sconcertanti”. Lo ha annunciato Sara Kelany in aula alla Camera ricordando che Hannoun è stato “arrestato per reati gravissimi: terrorismo, eversione, l’ordinanza dice che questo soggetto sarebbe organico ad Hamas e che l’avrebbe foraggiata con milioni di euro”. In apertura di seduta alla Camera per iniziare il dibatitto sulla legge di bilancio Fdi porta il caso degli arresti per terrorismo a Genova.

“Fdi da anni segnala la pericolosità di questo soggetto – ricorda la deputata – osannato e coccolato da esponenti di Pd, Avs e Cinque stelle, dalla deputata Sscari che ha fatto con lui diverse missioni estere, la deputata ha invitato alla Camera uno stretto collaboratore di Hannoun che emerge nelle intercvettazioni, un atteggiamento vergognoso che abbiamo stigmatizzato ma le sinistre si sono trincerate in un imbarazzante silenzio. Abbiamo chiesto di prendere le distanze da questi sogetti, che non sono mai arrivate. Dovrebbe scusarsi con gli italiani chi ha blandito quest’uomo. Per questo chiediamo al ministro dell’Interno di rifere i contorni dell’indagine e di come questa possa toccare la sicurezza dei cittadini che per noi resta bene imprescindibile”.

Rincara Giovanni Donzelli che chiede anche un’informativa del ministro degli Esteri Antonio Tajani in quanto: “l’Italia ha una credibilità nel mondo grazie al governo Meloni mentre altri andavano nelle piazze con i pro Pal perciò chiedo che Tajani venga in aula a dirci quanto per colpa delle opposizioni si sono complicate le relazioni internazionali e quanto la loro sciaguirata irresponsabilità ha danneggiato il percorso di pace andando a braccetto con chi inneggiava Hamas danneggiando il popolo palestinese”.

Ne nasce una bagarre in aula perchè i deputati delle opposizioni giudicano “irresponsabile” da parte della maggioranza attaccare in questo modo proprio alla vigilia dell’esame della legge di bilancio e se la prende con il vicepresidente Fabio Rampelli che ha dato spazio a Donzelli: “Grave precedente quello consentito dal presidente di turno Rampelli di consentire l’intervento del deputato Donzelli e l’attacco alle opposizioni. Se questa è la prassi, l’Aula così sarà ingovernabile. Se la destra ha deciso di andare all’esercizio provvisorio lo dica”, denuncia il vicepresidente di AVS Marco Grimaldi.

“Un comportamento inaccettabile e irresponsabile da parte del partito di maggioranza relativa”, ha aggiunto Federico Fornaro del Pd -. Se avete deciso di andare all’esercizio provvisorio abbiate la decenza di dirlo. C’è una responsabilità chiara del governo che è in ritardo sulla manovra e come primo atto cosa fa? Si scarica una vicenda grave sulle opposizioni? Il presidente non doveva consentirlo nell’interesse delle istituzioni che vanno sopra gli interessi del singolo gruppo”.

Calcio, risultati e classifica di Serie A: Bologna a 26 punti

Roma, 28 dic. (askanews) – Questi i risultati del campionato di serie A dopo Bologna-Sassuolo 1-1

Diciassettesima giornata: Parma-Fiorentina 1-0, Lecce-Como 0-3, Torino-Cagliari 1-2, Udinese-Lazio 1-1, Pisa-Juventus 0-2, Milan-Verona 3-0, Cremonese-Napoli 0-2, Bologna-Sassuolo 1-1, ore 20.45 Atalanta-Inter, lunedì 29 dicembre ore 20.45 Roma-Genoa.

Classifica: Milan 35, Napoli 34, Inter 33, Juventus 32, Roma 30, Como 28, Bologna 26, Lazio 24, Atalanta, Udinese, Sassuolo 22, Cremonese, Torino 21, Cagliari 19, Parma, Lecce 17, Genoa 14, Verona 12, Pisa 11, Fiorentina 9

Diciottesima giornata: venerdì 2 gennaio ore 20.45 Cagliari-Milan, sabato 3 gennaio ore 12.30 Como-Udinese, ore 15 Genoa-Pisa, Sassuolo-Parma, ore 18 Juventus-Lecce, ore 20.45 Atalanta-Roma, domenica 4 gennaio ore 12.30 Lazio-Napoli, ore 15 Fiorentina-Cremonese, ore 18 Verona-Torino, ore 20.45 Inter-Bologna.

Recuperi: mercoledì 14 gennaio ore 18.30 Napoli-Parma, ore 20.45 Inter-Lecce, giovedì 15 gennaio ore 18.30 Verona-Bologna, ore 20.45 Como-Milan.

Schlein: No alla riforma Nordio, raccogliamo le firme per il referendum

Roma, 28 dic. (askanews) – “Serve anche la tua firma contro la riforma Nordio! 15 cittadini hanno avviato la raccolta firme contro la riforma Nordio, devono raccogliere 500mila firme per il referendum. Firma anche tu per dire NO alla volontà del governo Meloni di assoggettare la giustizia e la magistratura al potere di chi governa”. Così sui social la segretaria del Pd, Elly Schlein, lancia un appello alla mobilitazione per il referendum contro la riforma costituzionale sulla separazione delle carriere.

“Perché non è una riforma che aiuterà i cittadini ad avere una giustizia più efficiente ed equa, come ha già ammesso lo stesso Nordio, ma è il tentativo della destra di indebolire l’indipendenza della magistratura e porsi al di sopra della legge. Per firmare bastano pochissimi minuti, e diciamo NO per difendere un principio fondamentale della democrazia”, conclude.

Terrorismo, Bonelli: no ambiguità, ma non rimuovere lo sterminio dei palestinesi

Roma, 28 dic. (askanews) – “Alleanza Verdi e Sinistra è favorevole all’informativa del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e al confronto in Aula. Se vi sono inchieste giudiziarie in corso, è giusto che la magistratura faccia piena chiarezza, ma una cosa deve essere chiara: noi non abbiamo nulla di cui vergognarci e non dobbiamo chiedere scusa a nessuno”. Così nel suo intervento in aula Angelo Bonelli, parlamentare di AVS, nella richiesta di informativa al Ministro Piantedosi sull’operazione antiterrorismo a Genova “Rivendichiamo di aver sostenuto un sentimento popolare contro lo sterminio del popolo palestinese, una tragedia che la destra tenta di rimuovere dal dibattito pubblico. Nei Territori occupati l’occupazione illegale delle colonie in Cisgiordania continua con la distruzione delle sorgenti d’acqua, delle case, degli ulivi e delle terre palestinesi: una realtà in cui la vita di un palestinese vale meno di qualsiasi bene materiale. È una vergogna. Abbiamo sempre condannato senza ambiguità l’attacco terroristico del 7 ottobre, che è nemico della causa palestinese e di ogni prospettiva di pace. Il terrorismo mina la democrazia e allontana qualsiasi soluzione. Chiediamo che la magistratura accerti eventuali responsabilità, ma ricordiamo che, secondo inchieste giornalistiche internazionali, tra il 2012 e il 2018 il governo guidato da Benjamin Netanyahu ha consentito flussi per oltre un miliardo di dollari ad Hamas per indebolire l’Autorità nazionale palestinese. Questo, però, non fa scandalo. Noi non rinneghiamo nulla: difendiamo il diritto alla vita del popolo palestinese e denunciamo il silenzio di chi non ha fermato il commercio di armi né sospeso gli accordi di cooperazione economica con uno Stato che sta compiendo crimini gravissimi. Un silenzio imbarazzante davanti alla storia”, ha concluso Bonelli.

Trump: gli Usa sono diventati le vere Nazioni Unite

Roma, 28 dic. (askanews) – Gli Stati Uniti stanno sostituendo le Nazioni Unite nelle iniziative di mediazione, visto che questa organizzazione non offre alcun aiuto nel mantenimento della pace. Lo ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

“Sono lieto di annunciare che i combattimenti scoppiati tra Thailandia e Cambogia cesseranno momentaneamente e torneranno a vivere in PACE, come previsto dal trattato originale recentemente concordato…forse gli Stati Uniti sono diventati le VERE Nazioni Unite, che hanno fornito ben poca assistenza”, ha scritto Trump sul social Truth. Secondo Trump, l’Onu non ha aiutato a risolvere alcun conflitto, incluso quello tra Russia e Ucraina.

“Le Nazioni Unite devono iniziare a diventare attive e coinvolte nella PACE MONDIALE!”, ha concluso Trump.

Calcio, Serie A risultati, il Napoli è secondo

Roma, 28 dic. (askanews) – Questi i risultati del campionato di serie A dopo Cremonese-Napoli 0-2

Diciassettesima giornata: Parma-Fiorentina 1-0, Lecce-Como 0-3, Torino-Cagliari 1-2, Udinese-Lazio 1-1, Pisa-Juventus 0-2, Milan-Verona 3-0, Cremonese-Napoli 0-2, ore 18 Bologna-Sassuolo, ore 20.45 Atalanta-Inter, lunedì 29 dicembre ore 20.45 Roma-Genoa.

Classifica: MIlan 35, Napoli 34, Inter 33, Juventus 32, Roma 30, Como 28, Bologna 25, Lazio 24, Atalanta, Udinese 22, Sassuolo, Cremonese, Torino 21, Cagliari 19, Parma, Lecce 17, Genoa 14, Verona 12, Pisa 11, Fiorentina 9

Diciottesima giornata: venerdì 2 gennaio ore 20.45 Cagliari-Milan, sabato 3 gennaio ore 12.30 Como-Udinese, ore 15 Genoa-Pisa, Sassuolo-Parma, ore 18 Juventus-Lecce, ore 20.45 Atalanta-Roma, domenica 4 gennaio ore 12.30 Lazio-Napoli, ore 15 Fiorentina-Cremonese, ore 18 Verona-Torino, ore 20.45 Inter-Bologna.

Recuperi: mercoledì 14 gennaio ore 18.30 Napoli-Parma, ore 20.45 Inter-Lecce, giovedì 15 gennaio ore 18.30 Verona-Bologna, ore 20.45 Como-Milan.

Calcio, Cremonese-Napoli 0-2, doppietta di Hojlund

Roma, 28 dic. (askanews) – Il Napoli sfata il tabù trasferte e vince 2-0 a Cremona con una doppietta di Rasmus Hojlund. Una doppietta dell’ex Manchester United vale i tre punti per Conte, contro una Cremonese che resta comunque in partita fino alla fine. Conte torna a vincere in campionato dopo il k.o. di Udine, Nicola si ferma di nuovo contro una big in casa. La Cremonese gioca con grande aggressività, ma è il Napoli che prova a fare la partita, uscendo da dietro e andando in verticale da Hojlund appena possibile. Ed è proprio il centravanti danese, senza dubbio tra i migliori in campo, a trovare il gol del vantaggio dopo appena dodici minuti di partita. Su un tiro da fuori di Spinazzola, la palla viene deviata e finisce proprio in zona Hojlund: l’ex Manchester United è lesto nel controllare e appoggiare a rete, a porta sguarnita. Una rete da attaccante vero, da rapace, che gli vale la decima partecipazione al gol. La Cremonese resta in corsa: Bianchetti, su sviluppo di corner, va vicino al gol; Payero fa la lotta a centrocampo e va anche alla conclusione, murata dalla retroguardia di casa. A un passo dal 45′, arriva anche il 2-0. E la firma è del solito Hojlund, che quando riceve in area di rigore non sbaglia mai: sponda di McTominay e il danese, ancora col destro, come in occasione del primo gol, gira in rete. Doppietta per lui e raddoppio per il Napoli. Hojlund si conferma il migliore sfiorando anche la tripletta un paio di volte. McTominay da fuori impegna Audero, che si distende e dice di no. Dall’altro lato Vardy e compagni si vedono poco o niente. O, per meglio dire, pur alzando il baricentro non riescono mai a rendersi pericolosi. Anche perché la squadra di Conte si mette in gestione: del risultato, del pallone e dello spazio. E lo fa bene fino al 90′.

In Aula alla Camera la discussione sulla Manovra (è presente Giorgetti)

Roma, 28 dic. (askanews) – Al via in Aula alla Camera dei deputati la seduta con all’ordine del giorno l’esame della manovra. Dopo gli interventi in corso sull’ordine dei lavori, inizierà l’illustrazione del testo da parte dei relatori cui seguirà la discussione generale. Il testo è stato licenziato dalla Commissione bilancio senza modifiche.

Presente tra i banchi del governo il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Sul provvedimento, approvato in prima lettura dal Senato, è attesa la richiesta di fiducia da parte del governo.

Zelensky è in Florida per incontrare Trump a Palm Beach

Roma, 28 dic. (askanews) – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è atterrato a Miami, poche ore prima dell’incontro con Donald Trump, previsto alle 19 ora italiana nella residenza di Palm Beach del presidente americano. Lo riferiscono i media ucraini, corredando la notizia con un video. Dopo questo incontro è prevista una telefonata tra i leader europei e i presidenti di Ucraina e Stati Uniti. Il portavoce del presidente ucraino, Serhii Nikiforov, ha indicato ai giornalisti al seguito che “l’elenco definitivo dei partecipanti è ancora in fase di definizione”.

Terrorismo, Fdi alla Camera chiede informativa urgente a Piantedosi su Hannoun

Roma, 28 dic. (askanews) – “Fdi chiede un’informativa urgente al ministro Piantedosi per riferire di una faccenda dai contorni sconcertanti”. Lo ha annunciato Sara Kelany in aula alla Camera ricordando che Hannoun è stato “arrestato per reati gravissimi: terrorismo, eversione, l’ordinanza dice che questo soggetto sarebbe organico ad Hamas e che l’avrebbe foraggiata con milioni di euro”.

“Fdi da anni segnala la pericolosità di questo soggetto – ricorda la deputata – osannato e coccolato da esponenti di Pd, Avs e Cinque stelle, dalla deputata Sscari che ha fatto con lui diverse missioni estere, la deputata ha invitato alla Camera uno stretto collaboratore di Hannoun che emerge nelle intercvettazioni, un atteggiamento vergognoso che abbiamo stigmatizzato ma le sinistre si sono trincerate in un imbarazzante silenzio. Abbiamo chiesto di prendere le distanze da questi sogetti, che non sono mai arrivate. Dovrebbe scusarsi con gli italiani chi ha blandito quest’uomo. Per questo chiediamo al ministro dell’Interno di rifere i contorni dell’indagine e di come questa possa toccare la sicurezza dei cittadini che per noi resta bene imprescindibile”.

Giustizia, Conte: no alla riforma Nordio, mettiamo una firma contro la casta

Roma, 28 dic. (askanews) – “Dobbiamo dare un segnale contro la riforma Nordio che non serve alla giustizia ma solo a proteggere la casta dei politici e renderla ancora più intoccabile. Servono 500mila firme: sono tante in così poco tempo, ma sta a noi partecipare”. E’ l’appello lanciato da Giuseppe Conte, leader M5s, sui social per raccogliere le firme per il referendum confermativo della riforma costituzionale sulla separazione delle carriere.

“Nei commenti vi lascio il link a cui firmare: 2 minuti del vostro tempo per dire che non ci stiamo a questa riforma, ai tentativi di accelerare i tempi del referendum per non permettere al fronte del No di informare i cittadini e crescere mentre i tanti media in mano alla propaganda del Governo continuano a diffondere notizie false sui contenuti e sulle conseguenze di questa riforma – spiega Conte -. Al Ministro Nordio è scappata in due occasioni la verità su questa legge: non serve a migliorare la giustizia, serve a far stare più tranquilli e riparati governi e politici di ogni schieramento rispetto alle inchieste e all’operato della giustizia. Partecipiamo, firmiamo, votiamo”.

Calcio, Gasperini: "Dovbyk out, si parla troppo di mercato"

Roma, 28 dic. (askanews) – La Roma, reduce dalla sconfitta contro la Juventus, si prepara a tornare in campo nel posticipo della 17ª giornata di Serie A contro il Genoa di Daniele De Rossi, domani sera allo Stadio Olimpico. Alla vigilia della sfida cruciale per la rincorsa al quarto posto, il tecnico Gian Piero Gasperini ha presentato il match nella conferenza stampa tenuta oggi alle 13:30 al Centro Sportivo “Fulvio Bernardini” di Trigoria.

Gasperini ha spiegato come sia andata la settimana di lavoro e fatto il punto sugli infortuni: “Abbiamo potuto lavorare, pur con qualche situazione influenzale che circola in questo momento. Per il resto siamo quelli lì. La difficoltà più grande resta quella legata a Hermoso, che dobbiamo ancora valutare per domani. Ha questa forma di pubalgia, diciamo così, e dobbiamo capire se potrà giocare o meno”. Sul fronte attacco, il tecnico ha confermato che Dovbyk non sarà convocato perché non è ancora pronto ed è fuori per un problema che lo tiene fermo da tempo.

Nel corso della conferenza, Gasperini ha parlato anche della questione mercato, sottolineando come il protrarsi delle trattative possa influenzare l’attenzione dei calciatori: “Non voglio tornare a luglio e agosto, quando abbiamo già evitato di parlare di mercato. Domani dobbiamo giocare contro il Genoa, una partita tosta”.

Gasperini ha voluto inoltre ricordare il rapporto con il Genoa, club dove ha vissuto otto anni bellissimi, mettendo in luce la capacità della società ligure di valorizzare giovani e giocatori importanti e l’attaccamento dei tifosi rossoblù.

Infine, il tecnico giallorosso ha chiarito che, nonostante le difficoltà e le assenze, l’atteggiamento della squadra non è mai mancato: “Anche la partita con la Juventus lo ha dimostrato, sia nel primo tempo sia nel finale di gara, quando la squadra ha comunque provato a recuperare il risultato. A livello di atteggiamento e di comportamento, fino adesso la Roma è sempre stata al top”.

Calcio, Serie A risultati, il Milan torna in testa

Roma, 28 dic. (askanews) – Questi i risultati del campionato di serie A dopo Milan-Verona 3-0

Diciassettesima giornata: Parma-Fiorentina 1-0, Lecce-Como 0-3, Torino-Cagliari 1-2, Udinese-Lazio 1-1, Pisa-Juventus 0-2, Milan-Verona 3-0, ore 15 Cremonese-Napoli, ore 18 Bologna-Sassuolo, ore 20.45 Atalanta-Inter, lunedì 29 dicembre ore 20.45 Roma-Genoa.

Classifica: MIlan 35, Inter 33, Juventus 32, Napoli 31, Roma 30, Como 28, Bologna 25, Lazio 24, Atalanta, Udinese 22, Sassuolo, Cremonese, Torino 21, Cagliari 19, Parma, Lecce 17, Genoa 14, Verona 12, Pisa 11, Fiorentina 9

Diciottesima giornata: venerdì 2 gennaio ore 20.45 Cagliari-Milan, sabato 3 gennaio ore 12.30 Como-Udinese, ore 15 Genoa-Pisa, Sassuolo-Parma, ore 18 Juventus-Lecce, ore 20.45 Atalanta-Roma, domenica 4 gennaio ore 12.30 Lazio-Napoli, ore 15 Fiorentina-Cremonese, ore 18 Verona-Torino, ore 20.45 Inter-Bologna.

Recuperi: mercoledì 14 gennaio ore 18.30 Napoli-Parma, ore 20.45 Inter-Lecce, giovedì 15 gennaio ore 18.30 Verona-Bologna, ore 20.45 Como-Milan.

Calcio, Milan-Verona 3-0, rete di Pulisic e doppietta di Nkunku

Roma, 28 dic. (askanews) – Dopo il pareggio col Sassuolo e la sconfitta in Supercoppa, la squadra di Allegri ritrova la vittoria con un super Nkunku e si prende provvisoriamente la vetta in attesa di Atalanta-Inter. Primo tempo difficile per il Milan: Loftus-Cheek ci prova dalla distanza, Nkunku non arriva sull’assist di Rabiot. Prima dell’intervallo segna Pulisic dagli sviluppi di corner. A inizio ripresa Nkunku si sblocca in campionato con una doppietta: rigore e tap-in in cinque minuti

Zelensky: dipende dai partner se saranno prese decisioni

Roma, 28 dic. (askanews) – “Se saranno prese decisioni, dipende dai nostri partner”. Lo ha scritto sui social il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, che ha sottolineato che quelli attuali “sono alcuni dei giorni diplomatici più intensi dell’anno e molte decisioni possono essere prese entro il Capodanno: stiamo facendo tutto il possibile affinché questo accada”.

Decisioni che possono essere prese “da coloro che aiutano l’Ucraina e da chi esercita pressione sulla Russia affinché i russi sentano le conseguenze della loro stessa aggressione”, ha aggiunto Zelensky, “Solo in questa settimana hanno lanciato oltre 2.100 droni d’attacco, circa 800 bombe guidate e 94 missili di vario tipo. Tutto contro il nostro popolo, contro la vita e contro tutto ciò che ne garantisce la normalità, soprattutto contro la nostra infrastruttura energetica”. “Le nostre squadre di riparazione, gli operatori energetici e i soccorritori del Servizio Statale di Emergenza dell’Ucraina lavorano letteralmente 24 ore su 24, 7 giorni su 7 per proteggere la vita e ripristinare l’erogazione di energia”, ha aggiunto Zelensky, “Ma è altrettanto importante che funzionino le sanzioni contro la Russia, tutte le forme di pressione politica per l’aggressione, la fornitura di missili per la difesa aerea all’Ucraina e che tutti noi finalizziamo i formati delle iniziative che porteranno alla fine di questa guerra e garantiranno la sicurezza”.

“È proprio di questi passi che parleremo oggi con i partner”, ha concluso il presidente ucraino, “Grazie a tutti coloro che stanno aiutando”.

Schlein: il governo ha riformato la Corte dei Conti perchè vuole le mani libere

Roma, 28 dic. (askanews) – “La riforma della Corte dei Conti è un’altra prova del disegno di un governo che si ritiene al di sopra della legge. Il silenzio assenso e il tetto massimo di sanzione per un funzionario che viola la legge, insieme all’abolizione dell’abuso d’ufficio, crea una sacca d’impunità pericolosa”. Lo dichiara la segretaria del Pd Elly Schlein. “Del resto – sottolinea Schlein in una nota – l’ha detto chiaro e tondo Giorgia Meloni dopo che la Corte dei Conti ha bloccato il pessimo progetto del Ponte sul stretto di Messina: questo governo vuole le mani libere per fare tutto ciò che ritiene coi soldi degli italiani, rifiuta ogni forma di controllo, rifiuta ogni risposta che non sia ‘sì signora’. Per loro – conclude la segretaria del Pd – chi prende un voto in più alle elezioni non deve essere sottoposto al controllo di legalità. La separazione dei poteri è un principio fondamentale della democrazia, che vuole che ad ogni potere, specialmente di governo, corrisponda un limite adeguato a garanzia di tutti. È questo principio ad essere messo sotto attacco dalle riforme del governo Meloni”.

Faraone: Hamas ruba allo stesso popolo palestinese

Roma, 28 dic. (askanews) – “Quella italiana su Hamas è un’indagine vera, complessa, seria. Parla di soldi raccolti in Italia e che, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, sarebbero finiti a sostenere Hamas”. Lo scrive sui social Davide Faraone, vicepresidente di Italia Viva.

“Denaro che potrebbe essere transitato sotto il paravento della beneficenza, sfruttando la buona fede di cittadini convinti di aiutare il popolo palestinese. Ed è proprio questo – sottolinea – l’aspetto più intollerabile. Perché se gli investigatori avranno ragione, non saremmo davanti solo a simpatizzanti, ma a qualcuno che avrebbe sottratto risorse destinate all’assistenza umanitaria per alimentare un’organizzazione terroristica. Ed è qui che il quadro diventa ancora più osceno: Hamas usa due volte il suo popolo. Prima trasformando i civili in scudi umani. Poi rubando i fondi che dovrebbero garantire cura, cibo, istruzione, speranza. Vediamo come evolveranno le indagini. Ma una cosa va detta senza giri di parole – sottolinea Faraone – se dietro iniziative apparentemente solidali si nascondesse un meccanismo che alimenta il terrorismo, allora saremmo davanti a un fatto gravissimo”. “Per questo vanno fatti i complimenti, senza esitazioni e senza ambivalenze, alla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Genova per l’operazione avviata per smantellare un pericoloso sistema di finanziamento dall’Italia che avrebbe alimentato orrori compiuti contro il popolo israeliano. Qui non c’è nulla da relativizzare”, conclude.

Addio a Brigitte Bardot, Macron: piangiamo un leggenda del secolo

Roma, 28 dic. (askanews) – Emmanuel Macron ha voluto rendere omaggio a Brigitte Bardot dopo aver appreso la notizia della morte dell’attrice, icona del cinema francese. Il presidente francese ha sottolineato che la nazione piange “una leggenda del secolo”.

“I suoi film, la sua voce, la sua gloria abbagliante, le sue iniziali, i suoi dolori, la sua passione generosa per gli animali, il suo volto divenuto Marianne: Brigitte Bardot incarnava una vita di libertà”, ha scritto Macron su X.

“Un’esistenza francese, uno splendore universale. Ci ha toccati. Piangiamo una leggenda del secolo”, ha concluso il presidente francese.

Cenone di Capodanno, sarà di 2 miliardi la spesa totale

Roma, 28 dic. (askanews) – Secondo l’indagine che Facile.it ha commissionato all’istituto di ricerca EMG Different, quest’anno gli italiani metteranno a budget per il cenone di Capodanno oltre 2 miliardi di euro, vale a dire 49 euro a testa, valore in calo del 32% rispetto al 2024.

A fare il cenone saranno oltre 28,5 milioni di individui (il 73% degli italiani con età compresa fra i 18 ed i 74 anni). La percentuale arriva a sfiorare il 90% (86% per la precisione) se si isola il solo campione dei residenti nel Meridione e nelle Isole. Quest’anno, dunque, si spenderanno, in media, 49 euro pro capite, ma suddividendo il campione su base anagrafica e territoriale emergono delle differenze. A mettere a budget l’importo maggiore saranno i 55-64enni e i residenti del Sud e della Isole, con una spesa media di 59 euro; sotto la media nazionale la cifra prevista dai 25-34enni (42 euro), dagli abitanti del Nord Ovest (41 euro) e del Nord Est (40 euro).

Il 14% di chi ha risposto all’indagine, percentuale equivalente a 2,2 milioni di italiani, ha dichiarato che il budget per il cenone di Capodanno sarà inferiore rispetto a quello impiegato nel 2024. Le motivazioni principali sono di natura economica: il 58% dei rispondenti ha dichiarato che sono aumentate altre spese e quindi preferisce tagliare questi costi, mentre il 41% ha ammesso di trovarsi in un periodo di difficoltà economica.

Consumi ridotti anche a causa dell’aumento generale dei prezzi e, in particolare, del caro-alimenti. Va infatti evidenziato che, negli ultimi 5 anni, il costo degli alimentari è aumentato in media del 25% (Dati Consumerismo). Se da un lato c’è chi spenderà di meno, dall’altro un rispondente su quattro (25%) ha ammesso che spenderà di più. In totale si tratta di 4.000.000 di individui con picchi percentuali più alti tra gli abitanti del Centro Italia, dove la percentuale arriva al 30,7%, e tra i rispondenti con un’età compresa tra i 35-54 anni (32,5%).

In Myanmar da oggi elezioni sotto l’insegna dei militari

Roma, 28 dic. (askanews) – Il Myanmar va alle urne da oggi per la prima tornata delle elezioni generali organizzate dalla giunta militare, nel tentativo di ristabilire una parvenza di stabilità politica sotto il proprio controllo e di porre fine a cinque anni senza un parlamento eletto.

Si tratta del primo voto nazionale da quando l’esercito ha preso il potere nel febbraio 2021, rovesciando il governo civile guidato da Aung San Suu Kyi. Le elezioni si svolgeranno in 102 dei 330 distretti del Paese; una seconda tornata è prevista per l’11 gennaio e una terza per il 25 gennaio. Il risultato finale dovrebbe essere annunciato entro la fine di gennaio, secondo la Commissione elettorale dell’Unione.

Il parlamento bicamerale del Myanmar conta 664 seggi: il 75 per cento è teoricamente eletto, mentre il restante 25 per cento sarà nominato direttamente dal capo delle forze armate, Min Aung Hlaing. Il voto non si terrà nelle aree interessate dalla guerra civile. In parallelo sono previste elezioni per le assemblee locali.

La vittoria è data per scontata al partito sostenuto dai militari, l’Union Solidarity and Development Party. Il suo presidente per la regione di Yangon, Khin Maung Soe, ha dichiarato che l’obiettivo è costruire uno Stato federale e democratico, sottolineando che la priorità resta il ripristino della pace e della stabilità come base per lo sviluppo economico.

In totale sei partiti partecipano alla competizione a livello nazionale, affiancati da 51 formazioni regionali. Assente la National League for Democracy, il partito di Aung San Suu Kyi, che aveva vinto le elezioni del 2020 ed è stato sciolto dopo il colpo di Stato. La giunta aveva giustificato la presa del potere denunciando presunti brogli elettorali, accuse mai dimostrate.

Dal 2021 il regime affronta proteste diffuse, isolamento diplomatico e una resistenza armata coordinata con gruppi etnici. Sul piano economico, il Paese è colpito da un’inflazione superiore al 20 per cento e, secondo la Banca mondiale, il Pil reale dovrebbe contrarsi del 2 per cento nell’anno fiscale in corso, prima di una possibile ripresa legata alla ricostruzione post-sisma e agli investimenti pubblici.

Per la giunta, le elezioni rappresentano l’avvio di una seconda fase di una democrazia guidata dai militari, come previsto dalla Costituzione del 2008. Secondo diversi analisti, il vero obiettivo del voto è ottenere una maggiore legittimazione internazionale, in particolare presso partner come Cina e Russia, dimostrando l’avanzamento della roadmap politica promessa dal regime.

Il voto inizierà alle 6 del mattino ora locale. Potranno votare tutti i cittadini dai 18 anni in su. La prima sessione del nuovo parlamento, chiamata a eleggere presidente e vicepresidenti, dovrà tenersi entro 90 giorni dalla fine delle elezioni, come stabilito dalla Costituzione.

Lavrov: Europa e Ue principale ostacolo alla pace in Ucraina

Roma, 28 dic. (askanews) – Mosca porterà avanti il suo “impegno con i negoziatori americani per elaborare accordi duraturi che affrontino le cause profonde del conflitto” in Ucraina. Lo ha affermato il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, che ha concedsso un’intervista all’agenzia di stampa statale Tass in cui ha duramente criticato gli europei.

“Dopo il cambio di amministrazione negli Stati Uniti, l’Europa e l’Unione europea sono diventate il principale ostacolo alla pace”, ha affermato, aggiungendo che gli europei “non nascondono le loro intenzioni di preparare una guerra contro la Russia”. Secondo Lavrov, “l’ambizione dei leader europei li acceca letteralmente: non solo non si interessano degli ucraini, ma sembrano anche non interessarsi della propria popolazione”.

Il Papa: il mondo ha i suoi ‘Erode’, ne paga in divisioni e conflitti

Roma, 28 dic. (askanews) – “Pensiamo alle nostre famiglie, e alla luce che pure da esse può venire alla società in cui viviamo. Il mondo, purtroppo, ha sempre i suoi ‘Erode’, i suoi miti di successo ad ogni costo, di potere senza scrupoli, di benessere vuoto e superficiale, e spesso ne paga le conseguenze in solitudine, disperazione, divisioni e conflitti”. Così Papa Leone all’Angelus domenicale in piazza San Pietro, nel giorno della festa della Santa Famiglia. “Non lasciamo che questi miraggi soffochino la fiamma dell’amore nelle famiglie cristiane. Al contrario – prosegue – custodiamo in esse i valori del Vangelo: la preghiera, la frequenza ai sacramenti – specialmente la Confessione e la Comunione – gli affetti sani, il dialogo sincero, la fedeltà, la concretezza semplice e bella delle parole e dei gesti buoni di ogni giorno. Ciò le renderà luce di speranza per gli ambienti in cui viviamo, scuola d’amore e strumento di salvezza nelle mani di Dio”, conclude Prevost.

“Nella luce del Natale del Signore continuiamo a pregare per la pace. Oggi in particolare preghiamo per le famiglie che soffrono a causa della guerra, per i bambini, gli anziani, le persone più fragili. Affidiamoci insieme all’intercessione della Santa Famiglia di Nazareth. Auguro a tutti buona domenica”

Domenica al sole. Capodanno con irruzione fredda dal Nord Europa

Roma, 28 dic. (askanews) – Mattia Gussoni, meteorologo de iLMeteo.it, conferma l’avanzata di un campo di alta pressione che riuscirà ad abbracciare buona parte dell’Italia nel corso di domenica 28 dicembre. Spazio al sole dunque, con temperature ancora piuttosto miti (e sopra le medie climatiche di riferimento) in particolare sulle Alpi e sulle regioni del Centro Sud.

Nei giorni successivi, proprio tra gli ultimi giorni del 2025 e l’avvio del nuovo anno, è prevista una decisa volta fredda a livello emisferico. Dalle alte latitudini polari (regione compresa tra la Penisola Scandinava e la Russia) si attiverà infatti un flusso di correnti gelide che darà il via alla prima e significativa ondata di freddo su scala continentale di questa stagione. Per la notte di San Silvestro sono previsti valori termici diffusamente al di sotto dello zero sulle pianure del Nord Italia e nelle aree interne del Centro, con condizioni favorevoli a gelate estese. Anche le regioni meridionali risentiranno di un sensibile raffreddamento, accentuato da una ventilazione moderata o localmente sostenuta dai quadranti settentrionali, che contribuirà a intensificare la percezione del freddo. Tra la serata di Giovedì 1 Gennaio e la successiva notte sono previste inoltre delle precipitazioni al Centro-Sud, con nevicate oltre i 900/1000 metri di quota sulle zone interne appenniniche. Le correnti fredde provenienti dal Nord Europa potrebbero continuare a influenzare il tempo anche nei giorni successivi, fino all’Epifania. Un elemento da seguire con attenzione sarà l’eventuale interazione tra quest’aria gelida e una possibile area di bassa pressione in formazione sul Mediterraneo. Se questa combinazione dovesse realizzarsi, non si esclude la possibilità di nevicate a quote molto basse.

NEL DETTAGLIO Domenica 28. Al Nord: stabile e soleggiato. Al Centro: prevalenza di sole. Al Sud: qualche pioggia specie in Sardegna..

Lunedì 29. Al Nord: sole, temperature in calo. Al Centro: stabile e soleggiato. Al Sud: qualche pioggia specie in Sicilia; sole altrove.

Martedì 30. Al Nord: soleggiato, nebbie al mattino. Al Centro: locali piogge, neve in montagna. Al Sud: vento in aumento, possibili piogge Tendenza: possibile ondata di gelo dal Nord Europa a Capodanno.

Corte dei Conti, Guido Carlino: "Il danno risarcito al 30%? Risibile"

Roma, 28 dic. (askanews) – Una riforma “urgente”, quella della Corte dei Conti, votata ieri in Senato e approvata in via definitiva. “Si prevede che il soggetto riconosciuto responsabile del danno erariale per condotte gravemente colpose – sottolinea il presidente Guido Carlino in una intervista al Corriere della Sera – sia tenuto a risarcire il danno non più per l’intero ma per un importo non superiore al 30 per cento e, comunque, non superiore al doppio della retribuzione lorda”.

“Il resto del danno non risarcito – prosegue – rimane a carico dell’amministrazione, e quindi della collettività, indebolendo gli effetti deterrenti della responsabilità amministrativa e incentivando una maggiore leggerezza nell’adozione di atti e provvedimenti amministrativi. Il tetto previsto, peraltro, è alquanto modesto soprattutto nel caso in cui responsabili del danno siano privati beneficiari di contributi per la realizzazione di programmi di spesa pubblica ovvero concessionari di opere pubbliche”. “La riforma – prosegue il presidente della Corte dei Conti – introduce un’esimente da responsabilità amministrativa. Ritengo che tale meccanismo possa consentire l’immissione nell’ordinamento di atti illegittimi e produttivi di danno per i quali non potrà mai essere accertata la responsabilità amministrativa”.

Terrorismo, Piantedosi: per l’arresto di Hannoun seguito flusso di donazioni

Roma, 28 dic. (askanews) – Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi è soddisfatto. L’arresto di nove persone, tra cui Mohammad Hannoun, presidente dell’Associazione palestinesi in Italia, accusate di finanziare i terroristi di Hamas, è un successo indiscutibile.

“È un risultato molto importante – dice in una intervista a Il Giornale -. Sicuramente l’attenzione è alta e questa operazione potrebbe svelare scenari interessanti. Non solo. Dimostra anche che il nostro apparato investigativo e di intelligence è solido, competente e di grande professionalità. Sono stati seguiti i flussi di denaro, ed è stata una scelta pagante. Il terrorismo si combatte anche così, togliendo risorse e capacità operative”.Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi è soddisfatto. L’arresto di nove persone, tra cui Mohammad Hannoun, presidente dell’Associazione palestinesi in Italia, accusate di finanziare i terroristi di Hamas, è un successo indiscutibile.

“È un risultato molto importante – dice in una intervista a Il Giornale -. Sicuramente l’attenzione è alta e questa operazione potrebbe svelare scenari interessanti. Non solo. Dimostra anche che il nostro apparato investigativo e di intelligence è solido, competente e di grande professionalità. Sono stati seguiti i flussi di denaro, ed è stata una scelta pagante. Il terrorismo si combatte anche così, togliendo risorse e capacità operative”. L’indagine, spiega il ministro Piantedosi, è partita dal “monitoraggio dei flussi finanziari. Donazioni apparentemente lecite che mostravano anomalie. Da lì si è ricostruita una rete articolata, anche grazie a scambi informativi con le autorità di paesi dell’Unione europea, tra cui i Paesi Bassi”.

Addio a Brigitte Bardot, icona della libertà femminile

Roma, 28 dic. (askanews) – E’ morta Brigitte Bardot. L’attrice aveva 91 anni. Considerata il più grande sex symbol del cinema francese, attrice e cantante, superstar di fama mondiale, fenomeno di costume e attivista per la causa animalista, Brigitte Bardot si è spenta nella sua casa della Madrague, sulla spiaggia di Saint-Tropez. La Madrague da cui prende spunto un omonimo brano cantato proprio dall’attrice.

Con lei scompare una delle ultime testimoni di un’età dell’oro: quella degli anni Sessanta, nei quali Brigitte Bardot si lanciò anima e corpo. Ha indubbiamente rappresentato – sottolinea la stampa francese – l’ultima di quel gruppo di personalità nuove e libere nelle quali la Francia ha amato riconoscersi a cavallo degli anni Sessanta.

È stata protagonista di 56 film, prima di mettere fine alla sua carriera nel 1973 e consacrarsi alla causa animalista. Nata a Parigi il 28 settembre 1934, era cresciuta in una famiglia borghese, con un papà industriale proprietario delle fabbriche Bardot e una madre con una passione per la danza e il cinema, che passione che riversò sulla figlia. Lo scorso luglio, Brigitte Bardot era stata colpita da malore e secondo indiscrezioni da allora era tenuta in vita grazie all’assistenza respiratoria.

Attrice, cantante, musa, icona di stile e militante instancabile per i diritti degli animali, Bardot è stata molto più di una star: è stata un’idea di libertà, spesso scandalosa, sempre radicale.

Nata a Parigi il 28 settembre 1934, Brigitte Anne-Marie Bardot cresce in una famiglia borghese e studia danza classica. La bellezza precoce la porta presto alla moda e poi al cinema, dove debutta nei primi anni Cinquanta. Il mondo cambia nel 1956, quando interpreta E Dio creò la donna, diretto da Roger Vadim: il film fa scandalo, rompe tabù e trasforma Bardot in un simbolo planetario di sensualità naturale, istintiva, non addomesticata.

Negli anni successivi gira circa cinquanta film, lavorando con alcuni dei più importanti registi europei. È protagonista di un cinema che mescola erotismo, fragilità e ribellione, diventando il volto di una femminilità nuova, libera dalle convenzioni morali del dopoguerra. Parallelamente incide canzoni di grande successo e detta mode che attraversano decenni: dai capelli cotonati al bikini, fino a uno stile che ancora oggi viene citato e imitato. Nel 1973, all’apice della fama e a soli 39 anni, Brigitte Bardot decide di ritirarsi dalle scene. Una scelta netta, controcorrente, che spiazza l’industria cinematografica. Si rifugia a Saint-Tropez, lontana dai riflettori, e dedica la sua vita a una causa che diventerà totalizzante: la difesa degli animali. Nel 1986 fonda la Fondation Brigitte Bardot, impegnata nella lotta contro i maltrattamenti, la caccia e ogni forma di sfruttamento animale.

Gli ultimi decenni della sua vita sono segnati da questo impegno, ma anche da polemiche e controversie legate a dichiarazioni pubbliche su temi sociali e politici che le sono costate critiche e condanne giudiziarie. Bardot non ha mai cercato di addolcire le proprie posizioni: fino alla fine è rimasta una figura divisiva, fedele a se stessa, incapace di compromessi.

Sposata quattro volte, madre di un figlio, dal 1992 era legata a Bernard d’Ormale. Negli ultimi anni aveva vissuto lontano dalla vita pubblica, con una salute sempre più fragile.

Con la sua morte si chiude una stagione irripetibile del cinema e della cultura europea. Brigitte Bardot resta un’icona assoluta: amata, discussa, imitata, ma mai dimenticata. Un volto e una voce che hanno raccontato, prima di molti altri, cosa significasse essere liberi.

Campo degasperiano. Lavorare a nuove idee ricostruttive

Questa edizione critica della biografia di Alcide De Gasperi, promossa dall’Istituto Toniolo e curata da Lucio D’Ubaldo e Alberto Lo Presti, consente di verificare un’affermazione di Giovanni Paolo II: i santi – ed è un mistero – sono sempre attuali. Al di là di ogni percorso di beatificazione, De Gasperi resta straordinariamente attuale per un insegnamento che è culturale prima ancora che politico.

Igino Giordani lo conobbe da vicino fin dagli anni Venti, per questo ci restituisce a tutto tondo la figura di uno statista spesso schiacciata da letture ideologiche o partigiane. De Gasperi non era “più di destra” o “più di sinistra”: era un servitore del  bene comune, non riducibile alle categorie semplificate del dibattito contemporaneo.

Il coraggio delle scelte

Egli non si limitò a ricostruire il Paese: contribuì a rifondarlo su basi nuove, a partire da valori e convinzioni profonde. Aveva una visione dell’uomo e della società che lo portava a progettare per il lungo periodo.

C’è un elemento oggi rarissimo che merita di essere ricordato: la coerenza tra ciò che pensava, ciò che diceva e ciò che faceva. In un tempo dominato dall’opinione fugace e dal consenso a breve, il libro ci rivela quanto fosse stabile la sua linea di pensiero e di condotta. I programmi preelettorali trovavano continuità nell’azione di governo. Se oggi avessimo l’onestà di misurare propositi e risultati delle nostre esperienze politiche, apprezzeremmo ancor di più questa sua capacità realizzatrice.

Fede e responsabilità

Anche il rapporto tra fede e politica fu vissuto da De Gasperi senza ambiguità. La sua impronta religiosa fu sempre una sorgente di responsabilità. Lo dimostrano alcune scelte difficili come la collocazione occidentale dell’Italia e in particolare l’adesione alla Nato: decisione non scontata, questa, che richiese autonomia di giudizio e schiena dritta, anche rispetto alle riserve delle più alte gerarchie ecclesiastiche.

La verifica del presente

È inevitabile domandarsi che cosa De Gasperi direbbe ai nostri giorni di fronte al fenomeno dell’astensionismo. Il racconto mediatico celebra le vittorie dei partiti, ma i dati dicono altro: le elezioni le hanno vinte quelli che sono rimasti a casa. I recenti risultati in Veneto, Campania, Puglia  c’interrogano in modo stringente.

La questione riguarda la qualità della democrazia. Davanti al non voto, la spiegazione più comoda è accusare gli elettori di non capire. Ma la colpa non è mai degli elettori. L’ipotesi più scomoda, invece, è che qualcosa non funzioni nell’offerta politica. Se si considerano anche schede bianche e nulle, emerge un dissenso attivo, non un semplice disinteresse.

Democrazia senza elettori

Il fenomeno segnala la percezione di una politica ritenuta indifferente ai bisogni reali o vissuta addirittura come un’entità dannosa. In entrambi i casi il tessuto civile della nazione è a rischio di logoramento.

Si parla di democrazia a bassa intensità, ma il rischio è una democrazia svuotata, e cioè senza elettori.

I partiti, in sostanza, rischiano di adagiarsi sull’idea che basti rappresentare la massa più consistente di una minoranza che magari tende anche a restringersi. Nascono così comportamenti da tifoseria e governi sostenuti, di fatto, da una quota ridottissima del corpo elettorale.

 

Il nodo della rappresentanza

A questo si aggiunge il feticcio della legge elettorale, chiamata a supplire in modo contraddittorio all’assenza di una politica credibile. Avviene però che agli elettori sia sottratto il diritto di scegliere i propri rappresentanti, indebolendo ulteriormente il legame democratico: gli eletti rispondono a chi li nomina, non a chi li vota.

De Gasperi aveva un’idea opposta. Non concepiva il fatto che potesse governare una minoranza del Paese. La sua riforma elettorale, a torto definita “legge truffa”, conferiva un premio alla coalizione che avesse raggiunto comunque il cinquanta più uno dei voti. L’intento era quello di garantire una navigazione più tranquilla alle forze che avessero raccolto il consenso maggioritario degli aventi diritto. Non era una forzatura, bensì un strumento equilibrato per assicurare la governabilità del Paese.

Cos’è il “campo degasperiano”

Sono queste suggestioni a forgiare l’idea di un “campo degasperiano” da intendersi anzitutto come formula ideale per l’impegno pubblico. Un campo, cioè, che metta insieme senso di responsabilità, coerenza di pensiero, spirito di collaborazione. De Gasperi richiama l’incontro delle tradizioni autenticamente democratiche, quello che servirebbe nell’attuale momento politico per arginare l’immanenza di un disegno tecnocratico, antiumanistico e illiberale.

Ndr. Il testo è la sintesi dei due interventi sviluppati nel corso del dibattito. Dunque, come si può ben intuire, risponde allo spirito più che alla lettera delle cose dette dal relatore.

 

Link per accedere alla video-registrazione dell’evento

https://youtu.be/15PJabi9y-o?si=3zH_LBhbYqRpPqDN

 

Correnti indispensabili per partiti democratici

Un vecchio ed antico slogan della sinistra democristiana che, tra l’altro, conserva una straordinaria attualità e modernità, diceva semplicemente che «la democrazia dei partiti cresce nella misura in cui c’è la democrazia nei partiti». Apparentemente una riflessione ed un concetto del tutto scontati. Ma, particolare non indifferente, tutto ciò era possibile, e soprattutto praticabile, nella cosiddetta prima Repubblica.

 

Dalla democrazia nei partiti ai partiti personali

Perché la seconda, purtroppo, è stata prevalentemente caratterizzata dall’irruzione dei “partiti personali” o del capo o del guru o del proprietario che, di fatto, hanno del tutto soppiantato e sostituito “la democrazia nei partiti”. Non “la democrazia dei partiti”, perché quella è stata più blandamente sostituita dai cartelli elettorali. E, appunto, dai partiti personali.

Ora, c’è un solo modo che continua a caratterizzare democraticamente un partito. Soprattutto un partito plurale, visto che i partiti identitari sono, almeno formalmente, tramontati. E la ricetta, come sempre, è la presenza delle correnti o delle aree o delle componenti organizzate ed autonome al loro interno. Senza questa articolazione democratica semplicemente la democrazia interna ai partiti non esiste.

 

La democrazia dellapplauso

Certo, “la democrazia dell’applauso”, per dirla con una azzeccata battuta scritta negli anni ’90 dal filosofo e politologo torinese Norberto Bobbio, è destinata ormai ad avere il sopravvento. E la conseguenza concreta della “democrazia dell’applauso” è il quasi scientifico azzeramento di ogni dialettica interna.

Ma, per riaffermare il principio democratico, nonché costituzionale, della democrazia interna ai partiti occorre riconoscere sino in fondo il principio cardine del pluralismo. Perché il pluralismo, checché se ne dica, resta la precondizione essenziale e decisiva che qualifica e nobilita la stessa democrazia. E il pluralismo nei partiti esiste quando c’è il riconoscimento di uno che la pensa diversamente da te. Un concetto semplice, persino banale, ma che resta basilare per qualificare democraticamente un partito.

Correnti espressive o correnti di potere

E il tema di fondo, comunque sia, non è solo quello di riconoscere il ruolo delle correnti o delle aree o delle componenti ma, soprattutto, che le suddette correnti siano espressive. O a livello culturale, o a livello sociale o, almeno, sul versante territoriale. Certo, anche nella Dc non tutto filava liscio. Lo dico perché, per dirla con Carlo Donat-Cattin, «c’erano le correnti di pensiero e le correnti di potere».

Nella concreta situazione dei partiti sedicenti plurali contemporanei sono rimaste però, e purtroppo, solo le “correnti di potere”. Ovvero agglomerati anonimi, indistinti, quasi virtuali che – per ragioni alquanto misteriose – partecipano attivamente alla spartizione del potere interno al partito e, di conseguenza, nelle istituzioni. Cioè nel governo e nel sottogoverno.

 

La lezione della Democrazia Cristiana

Insomma, le correnti per ritornare ad essere strumenti credibili, seri ed affidabili, devono riscoprire l’esperienza delle vecchie correnti della Dc – almeno sotto il profilo del metodo –, cioè il più grande partito popolare, democratico ed interclassista della storia democratica del nostro paese. E cioè correnti che rappresentavano, attraverso le loro classi dirigenti e la conseguente elaborazione politica e culturale, autentici pezzi di società.

E quando nella società frammentata e segmentata si rappresentano precisi interessi sociali e culturali, si diventa oggettivamente interlocutori. A volte, appunto, le cose sono molto più semplici di quel che appare. E la democrazia interna ai partiti, per tornare alla riflessione iniziale, può riavere la sua centralità ed importanza solo se l’esperienza del passato non viene definitivamente ed irreversibilmente archiviata.

Meloni oltre Colle Oppio, ma non oltre il vuoto

Cominciano ad essere parecchie le persone che sperano in una Giorgia Meloni che abbandoni la sua fede nazionalistica, identitaria e patriottica, assieme ai pericoli incombenti di “sostituzioni etniche” denunciati. E che diventi addirittura europeista, con qualche ragionevole apertura verso gli immigrati, da non lasciare rinchiusi nel carcere albanese: anche perché, di fronte a un nostro forte calo demografico, ne avremo bisogno.

Dalle avances europee ai simboli identitari

Dopo le sue timide e ancora confuse avances verso un’Europa politicamente unita, e dopo il suo gran tour in giro per il mondo, portando assieme ai suoi stereotipati e finti sorrisi anche i saluti dell’UE, con al seguito un baule pieno di vestiti ma con la certezza delle aperture di tutti i telegiornali italiani su queste sue gite, suppongo che queste persone che la valutano anche come nuova europeista si attendano che voglia addirittura cambiare il simbolo e il nome del suo partito, assieme alla fiamma di tragici ricordi: da FdI a FdE, da Fratelli d’Italia a Fratelli d’Europa.

Ma dimenticando, tuttavia, che nonostante il suo continuo richiamarsi al cristianesimo, Papa Francesco andava oltre: perché ci voleva “Fratelli tutti”.

Dalle origini missine alla leadership di governo

Diciamo allora la verità. Passi avanti, rispetto ai valori sui quali è cresciuta e si è formata – al suo patriottico Fronte della Gioventù e all’MSI di Colle Oppio, sin dai suoi quindici anni – ne ha fatti.

Solo che anche nel nome del suo partito si trascina un forte ricordo di nazionalismo col timbro di Goffredo Mameli, che andava sicuramente bene nell’Ottocento. Assieme alla proposta di un “capo forte”, sotto forma di presidenzialismo, avanzata a suo tempo dal suo mentore Giorgio Almirante, e da lei ora addolcita col premierato.

Una Meloni diversa, ma non risolta

Sarà per la prestigiosa carica che ricopre e per i ripetuti incontri internazionali, saranno i consigli del suo entourage, sarà la speranza della sua riconferma, sarà anche perché ha forse capito che i “cambiamenti d’epoca” sotto i nostri occhi stanno marginalizzando il ruolo storico dell’Europa, collocandola silenziosa in un angolo appartato, è tuttavia onesto dire che la Meloni di oggi è diversa dalla Meloni di Colle Oppio.

E la mia opinione è che coloro che pensano a una seria alternativa partitica, politica e culturale bisognerebbe che partissero da questa ovvia constatazione.

 

Consensi, apprezzamenti e giudizi trasversali

E dunque, oltre ai sondaggi che le danno un indice di gradimento personale più o meno attorno al 43%, oltre al suo partito fisso sul 28–30% di consensi – che dovrebbero far aprire gli occhi alla Schlein e soci – oltre all’apprezzamento del suo governo da parte del 44% degli italiani, sono arrivati nel tempo gli elogi sfumati di Walter Veltroni (“…la migliore del suo schieramento… e con un linguaggio semplice”), quelli di Pier Ferdinando Casini (“…Giorgia Meloni è l’unica cosa che regge di questo governo”), quelli di Pierluigi Bersani che ne ha sottolineato le notevoli capacità comunicative, e quelli di Romano Prodi che, rispondendo a Lilli Gruber, ha fatto sapere – pensando sicuramente alla Schlein – che pur vedendo inesistente, allo stato delle cose, una vera alternativa alla Meloni, non la considera un pericolo per la democrazia.

A questi si è aggiunto anche D’Alema. Tutti uomini politici di spessore, sui cui giudizi non si può scherzare.

 

Illusioni democratiche e nodi irrisolti

Tutto bene dunque?

Non credo proprio. Perché nei confronti di chi si illude che la Meloni abbia in testa una democrazia partecipata dalla base e plurale, con tutti i sacrosanti corpi intermedi a partire dai Comuni, e che si sia trasformata in una europeista convinta dopo aver probabilmente letto don Luigi Sturzo – che, come dicono gli storici, sin dal lontano 1929 in esilio suggeriva proprio gli Stati Uniti d’Europa contro la chiusura nazionalistica del nuovo regime – c’è da essere cauti.

Una Meloni dimentica evidentemente anche di tutti i burroni e i vuoti culturali e ideologici che deve superare, ma che vanno oltre la sua radice missina.

 

Il rapporto con Trump e lombra dellautocrazia

Uno di questi forti precipizi è racchiuso nella stima reciproca e nella robusta amicizia nata con quell’affarista di palazzi e grattacieli di 58 piani. Quei Trump Tower che il tycoon proprietario, d’accordo con Netanyahu, vuole edificare – a sue spese, per poi ricavarne utili – sulla Striscia di Gaza. Ricordo che la Meloni è stata l’unico capo di governo europeo invitato alla cerimonia di giuramento di Trump a Capitol Hill.

Un tycoon, Trump, con i consensi in forte calo non solo in America, che sta uccidendo la storica democrazia USA e che interpreta bene anche l’idea autocratica che sta prendendo piede in Occidente: senza partiti e Parlamenti di mezzo, con la prassi di un’economia liberista di affari privati, con al centro solo e soltanto il mercato.

Narcisismo del potere e crisi democratica globale

Un uomo che si prende il lusso di rifiutare il visto d’ingresso a un commissario UE, che ignora completamente la stretta relazione indispensabile tra politica e cultura, tra moderazione dei comportamenti e democrazia partecipata, tra gestione del governo e rispetto della dignità umana con i suoi diritti.

E infine, dal momento che sta persuadendo le democrazie del mondo a praticare test attitudinali prima delle elezioni dei loro presidenti, viene da chiedersi se non abbia bisogno di approfonditi controlli medici sul suo equilibrio psichico e mentale, quando ormai si è capito che ha una fonte dentro casa dove si lava e si specchia tutte le mattine, come il suo mitologico Narciso che ha sempre in testa.

Oltre destra e sinistra: una riflessione conclusiva

Concludo questa lunga chiacchierata e chiudo questo appunto con due mie – ormai vecchie – opinioni.

La prima riguarda il superamento delle categorie destra, sinistra e centro consegnateci dalla storia. Dovremmo abituarci al più presto a questa trasformazione, lavorandoci sopra urgentemente, azzerando i nostri pregiudizi e, se proprio ci teniamo, ridefinendo gli spazi orizzontali di destra e sinistra con quelli dei primi e degli ultimi, oppure con spazi verticali di alti e bassi. Sarebbe tuttavia meglio abbandonare destra e sinistra e inserire da subito la differenza fra i tifosi della diseguaglianza e quelli dell’uguaglianza, come suggerì Norberto Bobbio tanti anni fa.

L’ur-fascismo di Eco

Oggi, anche se non lo vogliamo accettare, Meloni rappresenta una nuova destra, forse quella dell’“Ur-fascismo”, il fascismo eterno: fatto solo da “modi di pensare e sentire… nebulosa di istinti oscuri e di insondabili pulsioni…”, che però non è fascismo, come ci ha ricordato Umberto Eco.

La seconda riguarda la crisi della nostra fragile democrazia occidentale, con tutto il suo nobile pluralismo, e dei partiti che la caratterizzano: una crisi evocata da una serie di studiosi come post-democrazia. Una democrazia partecipata, non solo in Italia, sempre più solo dalla metà dei cittadini aventi diritto di voto, che vede l’emergere fragoroso e senza contropoteri efficaci di un neoliberismo economico e finanziario di soli mercati, oggi globali.

Un sistema gestito da quell’1% di miliardari – peraltro in crescita – che detiene dal 37% al 46% circa della ricchezza mondiale, controlla l’intelligenza artificiale, il digitale e il nuovo lavoro in tutte le sue versioni, e che da tempo non si esime dal controllare anche la democrazia politica, la partecipazione democratica e la comunicazione sociale delle persone, con i loro diritti umani.

Trivigliano, il presepe che diventa comunità

Nel cuore della Ciociaria, Trivigliano rinnova anche quest’anno una tradizione che è molto più di una rappresentazione natalizia. Il presepe vivente, giunto alla sua ventiseiesima edizione, ha richiamato all’apertura oltre diecimila persone, trasformando l’antico borgo ernico in un grande spazio narrativo condiviso, animato dalla partecipazione corale dell’intera comunità.

Il ruolo dei fedeli

Nato per volontà dei fedeli della parrocchia, il presepe vivente di Trivigliano è cresciuto nel tempo fino a diventare un appuntamento atteso ben oltre i confini comunali. A renderlo possibile è l’impegno costante di decine di volontari che lavorano per mesi alla preparazione delle scene, dei costumi, dei percorsi e dell’accoglienza, sotto la guida di don Rosario Vitagliano, punto di riferimento spirituale e organizzativo dell’iniziativa.

L’apertura del sindaco Latini e Rita Padovano

L’apertura della manifestazione ha visto una significativa partecipazione istituzionale: erano presenti i sindaci di Torre Cajetani e Fumone, assessori del Comune di Alatri e consiglieri comunali dei paesi limitrofi, a testimonianza di un evento che unisce dimensione religiosa, valorizzazione culturale e promozione del territorio. A dare avvio al lungo corteo di cittadini e visitatori sono stati il sindaco di Trivigliano, Gianluca Latini, insieme a Rita Padovano, accompagnando simbolicamente l’ingresso della comunità nel racconto della Natività.

 

In giro per il borgo

Il percorso del presepe attraversa vicoli, corti e spazi antichi del borgo, restituendo al visitatore un’esperienza immersiva che intreccia sacro e quotidiano, memoria e presente. Ogni scena non è solo rappresentazione, ma gesto condiviso, segno di un’identità che si rinnova attraverso la partecipazione.

In un tempo segnato dalla frammentazione sociale, il presepe vivente di Trivigliano continua a parlare un linguaggio semplice e universale: quello di una comunità che si riconosce, lavora insieme e affida alla tradizione il compito di tenere uniti fede, storia e futuro.

Calcio, Serie A risultati: Udinese aggancia l’Atalanta

Roma, 27 dic. (askanews) – Questi i risultati del campionato di serie A dopo Udinese-Lazio 1-1

Diciassettesima giornata: Parma-Fiorentina 1-0, Lecce-Como 0-3, Torino-Cagliari 1-2, Udinese-Lazio 1-1, ore 20.45 Pisa-Juventus, domenica 28 dicembre ore 12.30 Milan-Verona, ore 15 Cremonese-Napoli, ore 18 Bologna-Sassuolo, ore 20.45 Atalanta-Inter, lunedì 29 dicembre ore 20.45 Roma-Genoa.

Classifica: Inter 33, Milan 32, Napoli 31, Roma 30, Juventus 29, Como 28, Bologna 25, Lazio 24, Atalanta, Udinese 22, Sassuolo, Cremonese, Torino 21, Cagliari 19, Parma, Lecce 17, Genoa 14, Verona 12, Pisa 11, Fiorentina 9

Diciottesima giornata: venerdì 2 gennaio ore 20.45 Cagliari-Milan, sabato 3 gennaio ore 12.30 Como-Udinese, ore 15 Genoa-Pisa, Sassuolo-Parma, ore 18 Juventus-Lecce, ore 20.45 Atalanta-Roma, domenica 4 gennaio ore 12.30 Lazio-Napoli, ore 15 Fiorentina-Cremonese, ore 18 Verona-Torino, ore 20.45 Inter-Bologna.

Recuperi: mercoledì 14 gennaio ore 18.30 Napoli-Parma, ore 20.45 Inter-Lecce, giovedì 15 gennaio ore 18.30 Verona-Bologna, ore 20.45 Como-Milan.

Calcio, Serie A, risultati, Como in Europa

Roma, 27 dic. (askanews) – Questi i risultati del campionato di serie A dopo

Diciassettesima giornata: Parma-Fiorentina 1-0, Lecce-Como 0-3, Torino-Cagliari 1-2, ore 18 Udinese-Lazio, ore 20.45 Pisa-Juventus, domenica 28 dicembre ore 12.30 Milan-Verona, ore 15 Cremonese-Napoli, ore 18 Bologna-Sassuolo, ore 20.45 Atalanta-Inter, lunedì 29 dicembre ore 20.45 Roma-Genoa.

Classifica: Inter 33, Milan 32, Napoli 31, Roma 30, Juventus 29, Como 28, Bologna 25, Lazio 23, Atalanta 22, Sassuolo, Cremonese, Udinese, Torino 21, Cagliari 19, Parma, Lecce 17, Genoa 14, Verona 12, Pisa 11, Fiorentina 9

Diciottesima giornata: venerdì 2 gennaio ore 20.45 Cagliari-Milan, sabato 3 gennaio ore 12.30 Como-Udinese, ore 15 Genoa-Pisa, Sassuolo-Parma, ore 18 Juventus-Lecce, ore 20.45 Atalanta-Roma, domenica 4 gennaio ore 12.30 Lazio-Napoli, ore 15 Fiorentina-Cremonese, ore 18 Verona-Torino, ore 20.45 Inter-Bologna.

Recuperi: mercoledì 14 gennaio ore 18.30 Napoli-Parma, ore 20.45 Inter-Lecce, giovedì 15 gennaio ore 18.30 Verona-Bologna, ore 20.45 Como-Milan.

Calcio, Torino-Cagliari 1-2, Kilicsoy ribalta i granata

Roma, 27 dic. (askanews) -Importantissima vittoria del Cagliari allo stadio Olimpico Grande Torino contro i granata di Marco Baroni. Prima il vantaggio di Vlasic, poi il pari di Prati e infine il gol di Kilicsoy, per un 1-2 che premia i sardi, capaci di tornare alla vittoria in trasferta che mancava dallo scorso settembre. Per il vantaggio del Torino azione iniziata da Giovanni Simeone, fermato da Caprile, pallone finito sui piedi di Che Adams che ha appoggiato per il numero 10, bravo mandare il pallone in fondo alla rete con un destro sul secondo palo. Prima dell’intervallo però il Cagliari ha poi trovato la rete del pareggio: cross da calcio d’angolo di Gaetano, spizzata di testa di Mazzitelli e rete segnata da Prati che da due passi ha battuto Paleari. Nella ripresa il gol decisivo segnato da Semih Kilicsoy. Splendida la rete dell’attaccante turco, al suo secondo centro consecutivo in Serie A dopo quello della scorsa settimana alla Unipol Domus Arena contro il Pisa. Il numero 9 è partito dalla sua metà campo, arrivando fino al limite dell’area dove ha saltato con un grande gesto tecnico due avversari prima di battere Paleari con un sinistro secco sul secondo palo.

Calcio, Lecce-Como 0-3, lariani travolgenti con Super Nico Paz

Roma, 27 dic. (askanews) – Il Como torna ad assaporare il sapore dei tre punti dopo le due sconfitte consecutive con Roma e Inter: netto 3-0 della squadra di Cesc Fabregas, oggi squalificato, sul campo del Lecce nel 17° turno di Serie A. Le reti portano la firma di Nico Paz, Jacobo Ramon e Douvikas.

Al 21′ arriva il vantaggio ospite firmato da Nico Paz: il numero 10 manda a vuoto Ramadani, si gira e calcia con forza verso la porta, trovando una deviazione involontaria di Tiago Gabriel che beffa Falcone. Nella ripresa al primo vero affondo dei lariani ecco lo 0-2: sugli sviluppi di un calcio piazzato, Nico Paz inventa per Vojvoda, che mette un pallone al centro velenoso; Douvikas non colpisce, Diego Carlos non riesce nel tap-in, poi sul pallone vagante arriva Jacobo Ramon che batte Falcone al 66′. Il tris si materializza al 76′: invenzione di Nico Paz, stavolta in versione assist-man, e conclusione vincente di Tasos Douvikas, che sigla il suo quarto centro in questo campionato con un perfetto inserimento in area di rigore.

La riforma della Corte dei Conti è legge

Roma, 27 dic. (askanews) – L’Aula del Senato ha approvato in via definitiva la riforma della Corte dei Conti. I voti a favore sono stati 93, i contrari 51, gli astenuti 5. Il provvedimento, composto da soli 6 articoli ma di sicuro impatto, contiene misure che incidono sulle funzioni e sull’attività di controllo, consultiva e preventiva della magistratura contabile e stabilisce un tetto al risarcimento da parte degli amministratori pubblici che dovessero essere condannati a causa di dolo e colpa grave per danno erariale. Un tetto che viene fissato al 30% del pregiudizio accertato e comunque non superiore al “doppio della retribuzione lorda conseguita nell’anno di inizio della condotta lesiva causa dell’evento o nell’anno immediatamente precedente o successivo”.

Si interviene sulla stessa definizione di dolo e sulla colpa grave per il danno erariale escludendola ad esempio per “la violazione o l’omissione determinata dal riferimento a indirizzi giurisprudenziali prevalenti o a pareri delle autorità competenti” e anche quando il fatto dannoso tragga origine da “atti richiamati e allegati che costituiscono il presupposto logico e giuridico dell’atto sottoposto a controllo”. La riforma assegna inoltre al governo la delega, da esercitare entro 12 mesi, per riorganizzare e riordinare le funzioni della Corte e del procuratore generale per aumentarne “l’efficienza”. Anche per i giudici contabili arriverà, dunque, la separazione delle carriere tra requirente e giudicante. Introdotta infine una sanzione pecuniaria per il pubblico ufficiale che sia responsabile di un ritardo superiore al 10% rispetto al timing per la conclusione di progetti connessi al Pnrr.

Corte Conti, Mantovano: nessuna vendetta per Ponte, dirlo è forzatura

Roma, 27 dic. (askanews) – “Non c’è unanimità di dissensi tra i giudici contabili, più di uno di loro ha manifestato favore nei confronti della riforma, soprattutto nella parte di approfondimento che ha avuto alla Camera, vi è stata una costante interlocuzione con rappresentanti della corte dei conti che ha permesso di modificare più di una delle norme dell’impostazione originaria. Non c’è nessuna vendetta perché l’iter di questa riforma parte all’incirca due anni fa. In Senato è approdata nel marzo di quest’anno, vi è stata una serie di audizioni, legarla al provvedimento della magistratura contabile sul Ponte dello stretto che è intervenuto poco più di un mese fa mi sembra, per usare un eufemismo, una forzatura”. Così il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, commenta con i giornalisti al Senato il via libera definitivo alla riforma della Corte dei Conti replicando alle accuse delle opposizioni.

Corte Conti, Mantovano: nessuna copertura frodi, punizione sarà reale

Roma, 27 dic. (askanews) – “Chi commette dei fatti con dolo che hanno rilievo contabile risponde al 100%, quindi non c’è nessuna copertura di frodi o di reati assimilabili”. Così il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, parlando con i cronisti a palazzo Madama risponde ai rilievi delle opposizioni sulla riforma della Corte dei Conti.

“Per chi determina dei danni per colpa – prosegue – vi è la previsione di una condanna fino a due anni della sua remunerazione da dipendente pubblico e io credo che per un dipendente pubblico, rimanere per due anni senza stipendio non sia una cosa così leggera”.

Per Mantovano quindi “si tratta di decidere se essere ipocriti o meno, perché siamo stati abituati ad accertamenti contabili stratosferici in cui il solo limite era di non andare mai a compimento, se non per minime parti. Questa strada individuata è una strada di ragionevolezza, cioè permette con una sanzione, che ripeto non è lieve, di determinare certamente una risposta punitiva da parte dell’ordinamento nei confini della realtà, cioè dell’ottenimento di ciò che è quella condotta ha determinato”.

Hamas verso l’elezione del nuovo leader: in lizza Mashaal e al Hayya

Roma, 27 dic. (askanews) – Hamas dovrebbe eleggere un nuovo leader entro pochi giorni o alcune settimane. Lo ha riportato il media saudita Asharq, che ha citato fonti vicine alla leadership del movimento integralista islamico palestinese.

Tuttavia, le stesse fonti avrebbero inoltre “escluso la possibilità di tenere elezioni generali prima che la guerra giunga a una completa conclusione”. I due principali candidati sarebbero l’ex leader di Hamas, Khaled Mashaal, e l’attuale capo dell’ufficio politico di Gaza, Khalil al Hayya.

Secondo le fonti, la loro principale differenza politica immediata riguarda il ritiro israeliano da Gaza. Hayya, considerato vicino all’Iran, sarebbe favorevole al proseguimento del “conflitto armato con Israele nella Striscia di Gaza fino alla fine della guerra e al completo ritiro dell’esercito israeliano dalla Striscia”, mentre Mashaal, ritenuto più vicino al Qatar, punterebbe a “compromessi negoziati per mettere fine all’occupazione di Gaza”. Mashaal, secondo le fonti di Asharq, sostiene inoltre “il tentativo di allontanare Hamas dall’Iran” e di avvicinarlo “agli stati arabi moderati”.

Le fonti citate da Asharq ritengono che Hayya sarà probabilmente il vincitore, visto gode del sostegno dei vertici di Hamas sia a Gaza sia in Cisgiordania, compreso il responsabile dell’ufficio politico della Cisgiordania, Zaher Jabarin.

Secondo Asharq, l’organo elettivo è il consiglio generale di Shura di Hamas, che comprende circa 50 membri rappresentanti dei tre uffici regionali di Hamas (Gaza, Cisgiordania e diaspora palestinese). Hamas elegge un nuovo leader ogni quattro anni, secondo Asharq. Le ultime elezioni si sono svolte a marzo 2021 e quelle attuali erano inizialmente previste per l’inizio del 2025, ma sono state rinviate a causa del conflitto a Gaza.

Il leader eletto nel 2021, Ismail Haniyeh, è stato assassinato da Israele a Teheran nel luglio 2024. Il suo successore, Yahya Sinwar, è stato ucciso dalle truppe israeliane a Rafah nell’ottobre dello stesso anno. Da allora, secondo Asharq, Hamas è stato guidato da un consiglio di leadership provvisorio presieduto dal capo del consiglio generale di Shura Muhammad Ismail Darwish e composto anche da Hayya, Mashaal, Jabarin e dal membro dell’ufficio politico di Gaza, Nizar Awadallah.

Video La Russa per l’anniversario Msi, Pd-Avs attaccano: inaccettabile

Roma, 27 dic. (askanews) – “Assurdo. Il presidente del Senato e seconda carica dello Stato, Ignazio La Russa, rivendica la nascita, nel 1946, del Movimento sociale italiano. Addirittura il senatore La Russa parla di continuità di quella storia evocando la fiamma tricolore, simbolo ben evidente nel logo di Fratelli d’Italia, il suo partito. Sapevamo delle difficoltà del presidente La Russa a fare i conti con il suo passato, visti i busti di Mussolini ben visibili nella sua casa, ma che arrivasse ad una sfrontatezza simile non era immaginabile”. Lo scrive in una nota di prima mattina il segretario di presidenza della Camera e deputato Pd, Stefano Vaccari.

Vaccari fa riferimento ad un video pubblicato ieri sera dal presidente del Senato in cui parla dell’anniversario, il 26 dicembre 1946 ,del Movimento sociale italiano. “Sono passati molti anni, sono mutate moltissime cose, è maturata, migliorata, cambiata la visione degli uomini che si sono succeduti – dice La Russa nel video -, che hanno raccolto il loro testimone anche con fratture importanti nel modo di pensare, ma quel simbolo, la fiamma tricolore, è rimasto un simbolo di continuità” perchè “è anche un simbolo di amore, di resilienza, si direbbe oggi. Un simbolo che guarda all’Italia del domani e non a quella di ieri, senza dimenticare la nostra storia”.

Parole che hanno sollevato l’indignazione di esponenti di Pd come Federico Fornaro: “Dal Presidente del Senato di una Repubblica antifascista ci si attenderebbe ben altra postura democratica, assai differente da quella orgogliosamente nostalgica di un simbolo che storicamente rappresenta il ‘cordone ombelicale’ con il fascismo repubblichino di cui non c’è nulla di cui essere orgogliosi, anzi di cui ci dovrebbe vergognare pensando all’assistenza fornita dai militi della Rsi ai rastrellamenti e agli eccidi di migliaia di partigiani e civili da parte delle truppe d’occupazione nazifasciste. L’Italia democratica e antifascista si meriterebbe di ascoltare ben altre parole dalla seconda carica dello Stato”. Ma anche di Avs che con Filippo Zaratti giudica “gravissima l’esaltazione della fondazione dell’MSI che ha rappresentato il cuore nero della nostra Repubblica. Esponenti delle istituzioni come il presidente del Senato La Russa dovrebbero evitare la bassa provocazione e rispettare il dettato e lo spirito della nostra Costituzione antifascista nata dal sangue dei partigiani e dai sacrifici imposti dal quel regime che oggi La Russa e i suoi esaltano”.

Zelensky parlerà con i leader europei durante lo scalo in Canada

Roma, 27 dic. (askanews) – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato che si collegherà alcuni alleati europei – e con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen – durante una sosta in Canada, nel corso del viaggio verso gli Stati Uniti, dove domenica è previsto un incontro con il presidente americano Donald Trump a Mar-a-Lago. Lo riferisce l’agenzia di stampa France Presse.

Parlando con i giornalisti attraverso un’app di messaggistica durante il volo, Zelensky ha spiegato che l’aereo farà scalo in Canada, dove è in programma un incontro con il primo ministro canadese Mark Carney. In quell’occasione, ha aggiunto, è previsto anche un collegamento online con diversi leader europei. “Siamo attualmente in volo verso la Florida, negli Stati Uniti. Lungo il percorso faremo una sosta in Canada. Avrò un incontro con il primo ministro del Canada Mark Carney e insieme prevediamo di tenerci in collegamento online con i leader europei”, ha detto Zelensky.

Calcio, Serie A, risultati, Fiorentina sempre ultima

Roma, 27 dic. (askanews) – Questi i risultati del campionato di serie A dopo Parma-Fiorentina 1-0

Diciassettesima giornata: Parma-Fiorentina 1-0, ore 15 Lecce-Como, Torino-Cagliari, ore 18 Udinese-Lazio, ore 20.45 Pisa-Juventus, domenica 28 dicembre ore 12.30 Milan-Verona, ore 15 Cremonese-Napoli, ore 18 Bologna-Sassuolo, ore 20.45 Atalanta-Inter, lunedì 29 dicembre ore 20.45 Roma-Genoa.

Classifica: Inter 33, Milan 32, Napoli 31, Roma 30, Juventus 29, Bologna, Como 25, Lazio 23, Atalanta 22, Sassuolo, Cremonese, Udinese, Torino 21, Parma, Lecce 17, Cagliari 16, Genoa 14, Verona 12, Pisa 11, Fiorentina 9

Diciottesima giornata: venerdì 2 gennaio ore 20.45 Cagliari-Milan, sabato 3 gennaio ore 12.30 Como-Udinese, ore 15 Genoa-Pisa, Sassuolo-Parma, ore 18 Juventus-Lecce, ore 20.45 Atalanta-Roma, domenica 4 gennaio ore 12.30 Lazio-Napoli, ore 15 Fiorentina-Cremonese, ore 18 Verona-Torino, ore 20.45 Inter-Bologna.

Recuperi: mercoledì 14 gennaio ore 18.30 Napoli-Parma, ore 20.45 Inter-Lecce, giovedì 15 gennaio ore 18.30 Verona-Bologna, ore 20.45 Como-Milan.

Calcio, Parma-Fiorentina 1-0, decide Sørensen

Roma, 27 dic. (askanews) – Il Parma si aggiudica lo scontro diretto in chiave salvezza contro la Fiorentina, imponendosi per 1-0 nella gara di apertura della 17ª giornata di Serie A 2025/2026, la prima dopo la pausa natalizia.

Al Tardini la partita è subito intensa e fisica. Il primo tempo scorre su binari di grande equilibrio, con pochi spazi e un confronto molto combattuto che si chiude sullo 0-0 all’intervallo. La svolta arriva in avvio di ripresa: al 48′ Oliver Sørensen trova il gol decisivo con un colpo di testa da fuori area, sfruttando l’assist di Pellegrino.

La gara resta tesa fino alla fine, con un cartellino giallo per parte — prima a Corvi, poi a Pongracic — ma il Parma riesce a difendere il vantaggio e conquista tre punti pesantissimi nella corsa alla salvezza.

Passo indietro invece per la Fiorentina. Dopo il netto 5-1 sull’Udinese che sembrava aver segnato una svolta, i viola tornano a perdere e restano intrappolati in una stagione difficile. L’ultimo posto solitario in classifica, con appena 9 punti, continua a rappresentare un tunnel dal quale la squadra fatica a uscire.

Tajani: la Russia vuole dividere l’Occidente, ma non ci riuscirà

Roma, 27 dic. (askanews) – La Russia punta a “dividere il fronte occidentale, anche con le sue continue provocazioni di propaganda, ma non ci riuscirà”. Lo ha detto il ministro degli Easteri e vice presidente del Consiglio, Antonio Tajani, in un’intervista concessa al Foglio.

“Non passerà mai la regola che un Paese più grande possa aggredire uno più piccolo”, ha chiarito il capo della diplomazia italiana, “Tutti i Paesi aggressori se ne devono fare una ragione. All’Ucraina forniremo aiuto e sarà un aiuto militare, politico e civile. La Russia vuole dividere il fronte occidentale, anche con le sue continue provocazioni di propaganda, ma non ci riuscirà. E’ molto semplice: l’Ucraina ha ragione, c’è un Paese invaso e un invasore. Nessuno vuole che la guerra continui, ma il principio della prevaricazione non può passare e non passerà”.Occorre ripristinare “un po’ di verità”, ha precisato Tajani, “La Russia non sta vincendo la guerra, l’Ucraina non è stata sconfitta in tre giorni. Siamo di fronte a una tecnica. Esiste la disinformazione russa, esiste anche molto di peggio. La guerra ibrida. Ricordo ancora la prima volta che (Volodymyr) Zelensky atterrò a Ciampino. In quell’occasione venne attaccato il sito web della Farnesina. Ecco perché abbiamo previsto una direzione ad hoc, qui al ministero degli Esteri, che si occupa solo di sicurezza”.