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Terrorismo, davanti al gip Hannoun nega i finanziamenti ad Hamas

Genova, 30 dic. (askanews) – “Ha rilasciato dichiarazioni spontanee anche perché non ha neanche iniziato a leggere gli atti, che sono tantissimi. Quindi il nostro consiglio è stato quello di rilasciare dichiarazioni spontanee. Ha rivendicato la sua attività di raccolta fondi per attività determinate e precise di beneficenza a favore del popolo palestinese in tutte le sedi, quindi Gaza, Cisgiordania e campi profughi, ha negato di aver mai finanziato direttamente o indirettamente Hamas e ha anche precisato che la sua attività ha iniziata nei primi anni ’90”. Lo hanno detto Fabio Sommavigo ed Emanuele Tambuscio, avvocati difensori del presidente dell’associazione palestinesi in Italia, Mohammad Hannoun, arrestato con l’accusa di aver finanziato Hamas attraverso raccolte fondi per il popolo palestinese,ádopo l’interrogatorio di garanzia davanti al gip Silvia Carpanini nel carcere genovese di Marassi.

“Ha spiegato con un po’ di dettagli per quanto possibile – hanno aggiunto i legali – come ha funzionato la raccolta fondi e la distribuzione prima e dopo il 2023 con i grandi cambiamenti che ovviamente tutto questo ha avuto nel 2023 e ha sempre chiarito che mai ha voluto o consentito che aiuti da lui raccolti e arrivati a Gaza fossero etichettati, distribuiti o utilizzati da Hamas per i fini propri di Hamas”.

Ue, Fitto: erogata ottava rata Pnrr Italia, 12,8 mld

Roma, 30 dic. (askanews) – “Oggi la Commissione europea ha erogato l’ottava rata del Pnrr italiano, pari a 12,8 miliardi di euro. Un risultato che conferma il solido ritmo di attuazione del Piano e la qualità delle riforme e degli investimenti realizzati”. Lo annuncia sui social Raffaele Fitto, vice presidente della Commissione europea.

“Questa nuova tranche – aggiunge – sostiene interventi strategici in settori chiave come pubblica amministrazione, appalti pubblici, economia circolare, gestione dell’acqua, digitalizzazione, energie rinnovabili, contrasto alla povertà energetica, turismo, istruzione, ricerca, innovazione, occupazione, assistenza domiciliare e ricerca medica, con benefici già concreti per cittadini e imprese in tutto il Paese”.

Astensionismo, oltre il luogo comune: un’analisi rigorosa de “il Mulino”

Un tema decisivo, spesso banalizzato

L’astensionismo è ormai uno dei dati strutturali della vita democratica italiana ed europea. Se ne parla molto, spesso in modo frettoloso: come segno di protesta indistinta, come rifiuto della politica, talvolta come “nuovo partito” silenzioso.

Proprio contro queste semplificazioni si muove l’articolo “Gli astensionisti”, firmato da Vittorio Mete e Dario Tuorto, pubblicato su il Mulino, che merita di essere letto e discusso per la serietà dell’impianto analitico.

Una galassia, non un blocco politico

Il primo merito del contributo è quello di smontare con decisione l’idea del cosiddetto “partito degli astensionisti”. Chi non vota, spiegano gli autori, non costituisce un soggetto omogeneo, né sul piano sociale né su quello politico.

L’astensione è piuttosto una galassia di comportamenti diversi: c’è chi non vota per disillusione, chi per disinteresse, chi per difficoltà materiali, chi in modo intermittente, alternando partecipazione e assenza alle urne.

In questa prospettiva, l’astensionismo non è una scelta politica coerente, ma il risultato di fattori molteplici che cambiano nel tempo e nei contesti.

Le cause: istituzioni, politica, società

Mete e Tuorto ricostruiscono il fenomeno richiamando la letteratura sociologica e distinguendo tre ordini di cause.

Da un lato, fattori istituzionali: regole elettorali, modalità di voto, complessità o accessibilità delle procedure.

Dall’altro, fattori politici: la qualità dell’offerta, la percezione della posta in gioco, la credibilità dei partiti.

Infine, fattori sociali e personali: livello di istruzione, integrazione sociale, reti relazionali, senso di efficacia politica.

È dall’intreccio di questi elementi – e non da una singola ragione – che nasce la rinuncia al voto.

Una questione democratica, non solo numerica

L’articolo insiste su un punto centrale: l’astensionismo non è solo un problema di percentuali, ma di rappresentanza e disuguaglianza democratica.

Quando a non votare sono soprattutto alcuni gruppi sociali o alcuni territori, il rischio è quello di una politica sempre più distante da chi resta ai margini, con un circolo vizioso che indebolisce ulteriormente la fiducia nelle istituzioni.

Un invito alla lettura

Proprio per questo il contributo de il Mulino si segnala per il suo tono equilibrato e non ideologico. Non propone ricette miracolistiche, né scorciatoie populiste. Invita piuttosto a capire prima di giudicare, distinguendo tra facilitazione del voto e ricostruzione di un rapporto di fiducia tra cittadini e politica.

P.S. Per chi voglia approfondire con serietà il tema dell’astensionismo, l’articolo di Vittorio Mete e Dario Tuorto rappresenta una lettura utile e ben documentata.

Il testo è disponibile sul sito della rivista il Mulino a questo link: Gli astensionisti

Difendere l’identità non è integralismo

Un dibattito che viene da lontano

Negli anni ’80 c’era un dibattito vivace, e anche un confronto molto acceso, nel mondo cattolico italiano tra i sostenitori della “cultura della presenza” e i fautori della “cultura della mediazione”.

Il primo fronte, per così dire, era guidato dal movimento di Comunione e Liberazione e, soprattutto, dal suo braccio politico e operativo che era il Movimento Popolare. Nello specifico, erano i paladini della riaffermazione dell’identità cattolica, soprattutto di fronte a un impetuoso vento che soffiava e che si può sintetizzare nel termine di secolarizzazione.

A questa corrente, ben radicata nell’area cattolica italiana, si contrapponevano i cattolici che aderivano e propugnavano la cosiddetta “cultura della mediazione”. Una corrente interpretata dai cattolici democratici, o cattolici progressisti: cattolici più disponibili e più orientati al dialogo e al confronto con le altre culture e con i nuovi filoni di pensiero che avanzavano in una società tendenzialmente post-ideologica.

Cosa è cambiato?

Ora i tempi sono irrimediabilmente cambiati, ma alcune costanti riemergono dal passato.

Seppure, come si suol dire, mutatis mutandis. Il mondo cattolico, di fatto, non esiste più nella sua organicità; la secolarizzazione della società è ormai un fatto strutturale e permanente e, di conseguenza, sono mutati radicalmente i termini della contesa.

Eppure, le categorie della “presenza” e della “mediazione” sono riemerse come un fiume carsico e, soprattutto, continuano a condizionare il dibattito nella società contemporanea. Certo, con altre sfide e di fronte a uno scenario molto diverso rispetto a quello del passato. Ma, del resto, com’è naturale che sia.

Identità o adattamento?

Perché oggi la vera sfida – almeno per noi cattolici, ma non solo per i cattolici, come è ovvio e persino scontato – è capire se difendere la nostra identità culturale, spirituale, democratica e soprattutto occidentale sia ancora una scommessa possibile, oppure se dobbiamo adeguarci, e rassegnarci, a un “nuovo corso” di cui non si sa ancora bene dove possa approdare.

In forma radicalmente diversa rispetto a un passato anche solo recente, si tratta dunque di capire se dobbiamo riaffermare – guarda un po’ – le ragioni della “presenza”, e quindi della difesa di un’identità sempre più sbiadita e a tratti persino indecifrabile, oppure se dobbiamo privilegiare le ragioni di una rinnovata “mediazione” con altre culture, altre religioni, altri sistemi politici e statuali radicalmente diversi, se non addirittura alternativi, rispetto al tradizionale modello occidentale, sul piano culturale, sociale, religioso e politico.

Una sfida che riguarda lEuropa

Ecco perché le categorie di “presenza” e “mediazione” sono destinate, curiosamente, a rinnovarsi e a riproporsi nello scenario politico contemporaneo. Non solo a livello nazionale, ma anche e soprattutto sul versante europeo.

Alla fine, il vero nodo da sciogliere – forse oggi più di ieri – resta quello di lavorare per difendere, seppure rinnovandola, la nostra identità, oppure di limitarsi a svenderla progressivamente ma irreversibilmente. La sfida è epocale, e il metodo scelto per affrontarla – “presenza” o “mediazione” – non è affatto secondario.

Il passato, anche quando lo si vorrebbe cancellare o rimuovere, è destinato a riemergere in tutta la sua complessità.

Il tempo che viviamo ci chiede di più: un impegno vivo per il 2026

Immaginiamo un mondo in cui ogni individuo sente di avere un ruolo fondamentale nel migliorare la propria comunità, dove ogni azione, per quanto piccola, contribuisce al benessere collettivo.

Questo è il mondo che l’attivismo e la cittadinanza attiva cercano di costruire. In un’epoca caratterizzata da sfide globali senza precedenti, la partecipazione dei cittadini alle dinamiche sociali, politiche ed economiche non è solo un diritto, ma un dovere morale.

 

Attualizzare il Manifesto per lUmanizzazione della Società.

Il Manifesto per lUmanizzazione della Società non è nato per essere archiviato come una dichiarazione d’intenti, ma per restare aperto, interrogante, capace di evolvere insieme al tempo che abitiamo. Il 24 novembre ha rappresentato un momento fondativo: una sintesi alta di pensiero, ascolto e responsabilità collettiva. Oggi, però, quella sintesi chiede un passo ulteriore: lattualizzazione. Non una riscrittura opportunistica, bensì un atto di fedeltà alla realtà. Perché la realtà cambia, accelera, ferisce. E un Manifesto che voglia incidere deve saper restare vivo.

 

Perché attualizzare: la necessità strategica del bene comune oggi

Viviamo in un’epoca segnata da atomizzazione sociale, frammentazione individualistica, solitudini diffuse. Le reti tradizionali di protezione – familiari, comunitarie, territoriali – si sono indebolite; il legame sociale è spesso sostituito da connessioni intermittenti; la fiducia, prima infrastruttura del vivere comune, si è erosa. In questo contesto, ridare significato al bene comune non è un esercizio teorico, ma una necessità strategica: significa dotarsi di una bussola etica e civile per orientare sviluppo, politiche pubbliche e scelte quotidiane verso inclusione, sostenibilità e dignità della persona.

Attualizzare il Manifesto significa passare dalla visione allimpegno, dal “dire” al “fare”, dalla proclamazione dei valori alla loro traduzione in pratiche verificabili. È un atto politico nel senso più alto: prendersi la responsabilità di generare futuro. In questo senso, il Manifesto è un processo: invita a partecipare, a firmare, a co-progettare, a monitorare. Chi aderisce non sottoscrive solo un testo: accetta di essere parte di un cammino.

 

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Ucraina, una trattativa che riguarda il mondo

Un negoziato ancora avvolto nellincertezza

Nessuno sa, ad oggi, quale sarà l’accordo finale sul destino e sulla prospettiva dell’Ucraina.

Nessuno lo sa per un motivo semplice: l’oggetto della trattativa – i territori da cedere o da mantenere, da un lato, e la sicurezza dello Stato ucraino dall’altro – resta nella piena discrezionalità del Presidente americano e del dittatore russo, dove, purtroppo, opinioni e soluzioni cambiano con una rapidità impressionante. E a prescindere.

Ma, al di là di questo dato, decisivo e determinante ai fini di un accordo complessivo e della cessazione di un conflitto che dura ormai da oltre tre anni, esistono alcune costanti che non possono essere taciute.

Il protagonismo americano e il ritorno della diplomazia

La prima costante riguarda il protagonismo politico e diplomatico del vertice del potere americano.

Un protagonismo che è frutto del carattere e dell’approccio del nuovo Presidente, ma che – è inutile negarlo – ha introdotto una svolta positiva anche in vista della fine del conflitto russo-ucraino.

Continuare a contrastare, demolire o criminalizzare la politica e lo stesso approccio del nuovo potere degli Stati Uniti d’America appare sterile. Al di là di simpatie, condivisioni o pregiudiziali politiche, culturali e ideologiche, si tratta semplicemente di prendere atto che con Trump è tornata una concreta volontà di ricostruire un percorso di pace. Difficile, contorto, contraddittorio e confuso, ma reale.

Come, del resto, è già avvenuto per la questione mediorientale.

UnEuropa meno subalterna, ma ancora incompiuta

In secondo luogo, l’Europa è tornata, lentamente ma progressivamente, a farsi sentire.

Non siamo certo alla stagione storica di De Gasperi, Adenauer e Schuman. Tuttavia è indubbio che, forse secondo lo slogan “di necessità virtù”, i principali Paesi europei stanno recuperando un ruolo politico più incisivo.

Un ruolo che supera l’esclusivo dominio franco-tedesco e la subalternità degli altri Stati. Certo, dall’Europa ci si aspetta molto di più, ed è giusto pretenderlo. Ma sarebbe intellettualmente disonesto sostenere che l’Unione sia ferma al palo o che giochi un ruolo del tutto aleatorio nello scacchiere internazionale.

Si intravede, piuttosto, un soprassalto di dignità politica, imposto anche dalle nuove, inedite e drammatiche vicende che attraversano il pianeta.

La politica estera come misura della credibilità

Infine – ma non per ordine di importanza – la politica estera è tornata centrale nelle agende politiche nazionali.

Ed è un segnale positivo. La centralità della politica estera è infatti la precondizione per la credibilità, la maturità e l’autorevolezza di un partito, di una coalizione e, soprattutto, di un governo. E di una classe dirigente.

Non esiste una vera cultura di governo quando proprio sulla politica estera si balbetta, si è incerti o, peggio ancora, si inseguono le mode del momento.

LUcraina come nodo del futuro europeo

Ecco perché dalla soluzione della “questione ucraina”, oggi ancora avvolta nelle nebbie della trattativa, dipende non solo il destino – decisivo – di una regione cruciale per gli equilibri della geopolitica mondiale, ma anche il futuro dell’Europa e dei singoli Paesi europei.

Una trattativa che riguarda l’Ucraina, certo. Ma che, in realtà, riguarda il mondo intero. Ucraina, una trattativa che riguarda il mondo

Calcio, risultati e classifica di Serie A, Roma quarta

Roma, 29 dic. (askanews) – Questi i risultati del campionato di serie A dopo Roma-Genoa 3-1

Diciassettesima giornata: Parma-Fiorentina 1-0, Lecce-Como 0-3, Torino-Cagliari 1-2, Udinese-Lazio 1-1, Pisa-Juventus 0-2, Milan-Verona 3-0, Cremonese-Napoli 0-2, Bologna-Sassuolo 1-1, Atalanta-Inter 0-1, Roma-Genoa 3-1.

Classifica: Inter 36, Milan 35, Napoli 34, Roma 33, Juventus 32, Como 28, Bologna 26, Lazio 24, Atalanta, Udinese, Sassuolo 22, Cremonese, Torino 21, Cagliari 19, Parma, Lecce 17, Genoa 14, Verona 12, Pisa 11, Fiorentina 9

Diciottesima giornata: venerdì 2 gennaio ore 20.45 Cagliari-Milan, sabato 3 gennaio ore 12.30 Como-Udinese, ore 15 Genoa-Pisa, Sassuolo-Parma, ore 18 Juventus-Lecce, ore 20.45 Atalanta-Roma, domenica 4 gennaio ore 12.30 Lazio-Napoli, ore 15 Fiorentina-Cremonese, ore 18 Verona-Torino, ore 20.45 Inter-Bologna.

Recuperi: mercoledì 14 gennaio ore 18.30 Napoli-Parma, ore 20.45 Inter-Lecce, giovedì 15 gennaio ore 18.30 Verona-Bologna, ore 20.45 Como-Milan.

Ucraina, Conte: scommessa militare fallita, oggi negoziato difficile

Roma, 29 dic. (askanews) – “C’è un negoziato in corso difficile e i paesi Ue si affannano cercando di tener testa all’iniziativa di Trump. Mi è stato contestato di essere filoputiniano perchè ho detto dall’inizio di impostare un negoziato ma la scommessa militare che è stata fatta è fallita. Questo negoziato sarà a condizioni peggiori di quelle che avremmo avuto sul tavolo prima. Perchè non è stato fatto prima? E’ stato Biden a dire facciamo la scommessa militare e Draghi e Meloni lo hanno ripetuto a pappagallo”. Lo ha detto il presidente del M5s Giuseppe Conte a In Onda su La7.

Per Consulta legge Toscana su fine vita non illegittima ma punti inconstituzionali

Roma, 29 dic. (askanews) – Con la sentenza numero 204 del 2025 la Corte costituzionale ha respinto le censure statali sull’intera legge regionale toscana numero 16 del 2025, in tema di aiuto al suicidio, ma ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di diverse sue disposizioni.

La Corte ha ritenuto che nel suo complesso la legge regionale sia riconducibile all’esercizio della potestà legislativa concorrente in materia di tutela della salute e persegua la finalità di “dettare norme a carattere meramente organizzativo e procedurale, al fine di disciplinare in modo uniforme l’assistenza da parte del servizio sanitario regionale alle persone che – trovandosi nelle condizioni stabilite da questa Corte nella sentenza n. 242 del 2019, così come ulteriormente precisate nella sentenza n. 135 del 2024 – chiedano di essere aiutate a morire”.

Numerose sue disposizioni hanno però illegittimamente invaso sfere di competenza riservate alla legislazione statale.

Più precisamente, la Corte ha dichiarato incostituzionale l’articolo 2, che direttamente individua i requisiti per l’accesso al suicidio medicalmente assistito facendo espresso rinvio alle sentenze n. 242 del 2019 e n. 135 del 2024.

Secondo la sentenza, la disposizione viola la competenza legislativa esclusiva statale in materia di ordinamento civile e penale, in quanto alle regioni è ½precluso cristallizzare nelle proprie disposizioni principi ordinamentali affermati da questa Corte in un determinato momento storico – in astratto, peraltro, anch’essi suscettibili di modificazioni – e oltretutto nella dichiarata attesa di un intervento del legislatore statale». La legislazione regionale, infatti, in riferimento a delicati bilanciamenti, “che attengono essenzialmente alla materia dell’ordinamento civile e penale, non può pretendere di agire in via suppletiva della legislazione statale, per così dire ‘impossessandosi’ dei principi ordinamentali individuati da questa Corte”.

L’articolo 4, comma 1, è stato dichiarato costituzionalmente illegittimo limitatamente alle parole “o un suo delegato” in quanto, consentendo la presentazione dell’istanza anche a quest’ultimo, “deroga vistosamente al quadro normativo fissato dalla legge numero 219 del 2017, nel quale la procedura medicalizzata di assistenza al suicidio è stata inquadrata dalla giurisprudenza di questa Corte”.

Incostituzionali sono stati dichiarati anche gli articoli 5 e 6, in tutte le parti in cui prevedono stringenti termini per la verifica dei requisiti di accesso al suicidio medicalmente assistito e la definizione delle relative modalità di attuazione.

Ferma rimanendo la necessità di una sollecita presa in carico dell’istanza del richiedente, la Corte ha ritenuto che questa disciplina invada la competenza legislativa statale in materia di ordinamento civile, in quanto coinvolge scelte che necessitano di uniformità di trattamento sul territorio nazionale. Inoltre, la fissazione di termini stringenti contrasta con i principi fondamentali desumibili dalla legge numero 219 del 2017, che invece “valorizza e promuove la cosiddetta alleanza terapeutica”, per cui deve essere “sempre consentita la possibilità di svolgere tutti quegli approfondimenti clinici e diagnostici che la Commissione, multidisciplinare e coinvolgente diverse competenze (tra cui quelle psichiatriche, palliative, psicologiche, medico legali, eccetera), ritenga appropriati”, anche “attraverso la concreta messa a disposizione di cure palliative efficaci”, “nella prospettiva di prevenire e ridurre in misura molto rilevante la domanda di suicidio assistito”.

È stato dichiarato incostituzionale anche l’articolo 7, comma 1, che, disciplinando il supporto al suicidio medicalmente assistito, impegna le aziende unità sanitarie locali ad assicurare il supporto tecnico e farmacologico nonché l’assistenza sanitaria per la preparazione all’autosomministrazione del farmaco autorizzato. Nel confermare quanto stabilito dalla sentenza n. 132 del 2025, la Corte ha ritenuto che la disposizione regionale viola la competenza concorrente in materia di tutela della salute, in quanto “non si pone come attuazione nel dettaglio di preesistenti principi fondamentali rinvenibili nella legislazione statale, ma come una illegittima ‘determinazione’ degli stessi da parte della legislazione regionale”.

La dichiarazione di incostituzionalità ha anche riguardato i commi 2, primo periodo, e 3, del medesimo articolo 7.

Il primo in quanto “facendo esplicito riferimento a un livello di assistenza sanitaria ulteriore, evoca comunque e illegittimamente, dal punto di vista dell’assetto costituzionale delle competenze, la categoria dei ‘livelli essenziali di assistenza’”, interferendo quindi su definizioni riservate al legislatore statale.

Il secondo laddove prevede che la “persona in possesso dei requisiti autorizzata ad accedere al suicidio medicalmente assistito può decidere in ogni momento di sospendere o annullare l’erogazione del trattamento”. In caso di suicidio medicalmente assistito, infatti, “non vi è propriamente alcuna ‘erogazione’ di un trattamento che possa essere sospeso o annullato (come invece nelle ipotesi di eutanasia attiva, riconducibili nell’ordinamento italiano alla fattispecie di omicidio del consenziente), ma piuttosto un’assistenza dei sanitari a una persona che dovrà compiere da sé la condotta finale che direttamente causa la propria morte”.

Immuni da censure sono state invece ritenute le altre disposizioni contenute nella legge regionale. La Corte – si legge in una nota – “ha ritenuto che l’introduzione di una disciplina a carattere organizzativo e procedurale come quella impugnata non possa ritenersi preclusa dalla circostanza che lo Stato non abbia ancora provveduto all’approvazione di una legge che disciplini in modo organico, nell’intero territorio nazionale, l’accesso alla procedura medicalizzata di assistenza al suicidio. Infatti, nei limiti sopra precisati, i principi fondamentali della materia sono già desumibili dalla legislazione vigente, letta alla luce della sentenza della Corte”.

Campania, inizia XII legislatura ma per ora niente giunta Fico

Napoli, 29 dic. (askanews) – In Campania al via la XII legislatura del consiglio regionale, ‘battesimo’ nell’Aula per il neo presidente Roberto Fico, ma ancora nessun assessore nei banchi del parlamentino campano del Centro direzionale di Napoli.

“Siamo agli sgoccioli, a breve la giunta sarà annunciata – ha rassicurato il nuovo governatore al termine della seduta odierna del Consiglio -. Non ci sono ritardi, la legge ci dice che possono passare fino a dieci giorni dall’insediamento del consiglio regionale per la nomina della giunta, quindi, siamo perfettamente nei tempi di legge. Prendiamo il tempo giusto per la migliore giunta possibile”. Fico ha assicurato di essere “tranquillo” e “riposato” dopo la pausa natalizia, ma il mancato annuncio della nuova squadra di governo ha fatto storcere il naso a diversi esponenti della minoranza che hanno colto l’occasione per puntare il dito contro il nuovo governo del cosiddetto campo largo.

Voci di corridoio rilevano che il cerchio è quasi chiuso e che Fico stia soltanto smussando gli ultimi angoli. I nomi che circolano sono diversi, ma si aspetta l’ufficialità. Intanto, molti i politici al loro primo incarico in Regione e qualche riconferma. I primi incarichi votati dall’Aula sono stati l’ex assessore della giunta comunale di Napoli guidata da Gaetano Manfredi, Luca Faella Trapanese (Movimento 5 Stelle) e l’imprenditore Giuseppe Fabbricatore (FdI), eletti vice presidenti del Consiglio. Lucia Fortini, ex assessore della giunta De Luca (A testa alta) e Michela Rostan (Lega) sono i consiglieri segretari mentre Raffaele Aveta (M5s) e Livio Petitto (Forza Italia) sono i questori, rispettivamente, alle Finanze e al Personale.

Presidente del consiglio, Massimiliano Manfredi, ingegnere 52enne esponente del Pd e fratello del sindaco partenopeo, Gaetano Manfredi. Capo dell’opposizione il principale sfidante di Roberto Fico, il vice ministro degli Affari esteri eletto nelle fila di Fratelli d’Italia, Edmondo Cirielli. Tra i banchi dell’Aula ha fatto il suo ingresso pure l’ex ministro e giornalista Rai, Gennaro Sangiuliano, anche lui esponente del partito di Giorgia Meloni.

Adesso si aspetta solo di iniziare a lavorare: dal discorso ai consiglieri del nuovo presidente le cose da fare sono tante, ma senza dimenticare – come riconosciuto da Fico – quello che è stato fatto in questi ultimi dieci anni dal suo predecessore, Vincenzo De Luca.

Tensioni e ‘giallo’ in extremis. Ok a dl Ucraina (senza Salvini e Crosetto)

Roma, 29 dic. (askanews) – Roma, 29 dic. (askanews) – Finisce con un paradosso: il provvedimento più delicato, quello su cui le forze politiche di maggioranza discutono da mesi pubblicamente e privatamente, viene approvato in un minuto o poco più nell’ultimo Consiglio dei ministri dell’anno, per giunta in assenza di due dei principali ‘protagonisti’: Matteo Salvini e Guido Crosetto. Insomma, quella che doveva essere la scena madre di questo film dura di fatto pochi fotogrammi.

Il governo dunque dà il via libera al decreto che proroga per altri dodici mesi gli aiuti all’Ucraina, quello che dall’esecutivo Draghi in poi dà copertura ai vari pacchetti (dodici quelli inviati finora). D’altra parte l’accordo in maggioranza era già stato chiuso nei giorni scorsi, con tanto di colloquio a suggellare tra il leader della Lega e Giorgia Meloni. Eppure, nella giornata in cui arriva l’ok in extremis c’è il tempo per un ulteriore ‘giallo’. In mattinata circola una bozza del testo del provvedimento che, come da intesa raggiunta in maggioranza, non è una semplice fotocopia dei precedenti, perché nelle premesse enfatizza l’importanza degli sforzi “a livello internazionale per il raggiungimento di una soluzione di pace” e perché affida “priorità” agli aiuti “ad uso civile e di protezione dagli attacchi aerei, missilistici, con droni e cibernetici”. Tutte aggiunte richieste dai salviniani per ‘vestire’ il provvedimento con un’aura più pacifista. Non era però l’unica differenza, giacché sembrava destinato a cambiare anche il titolo del decreto con la cancellazione di una parola ben precisa: “militari”.

L’ipotesi di sbianchettare quel termine, però, dura il tempo necessario a far esultare via social il leghista Claudio Borghi: “Un lavoro eccellente”. E tuttavia pochi minuti dopo la convocazione ufficiale del Consiglio dei ministri certifica che il decreto che entra nella riunione ha il titolo identico a quelli degli anni passati, aggettivo ‘militari’ compresi. “Diciamo che a qualcuno a quanto pare difetta lo stile”, “l’importante è che non cambi il testo”, commenta Borghi dopo la doccia gelata.

Il risultato alla fine è quello che dopo mesi di tribolazioni interne alla maggioranza consente a tutti di parlare pubblicamente di soddisfazione. “I suggerimenti della Lega sono stati recepiti e si è data priorità agli strumenti difensivi, logistici e sanitari per aiutare la popolazione civile Ucraina, piuttosto che ad altro”, fanno sapere da via Bellerio. Allo stesso tempo, però, dal ministero della Difesa fanno notare che, parola più parola meno, la sostanza non cambia e l’Italia invierà i suoi aiuti esattamente come prima in base a quanto sarà più necessario. Lo dice in pratica anche il ministro degli Esteri, Antonio Tajani: “Andiamo avanti con quello che abbiamo sempre fatto”, spiega. Le tensioni, insomma, restano sul tappeto. La stessa assenza di Matteo Salvini diventa un caso anche se dal suo staff, così come da quello di Guido Crosetto, il forfait viene giustificato con semplici “motivi personali”.

L’ultimo dell’anno sembrava dover essere anche il Consiglio dei ministri che avrebbe fissato la data per il referendum confermativo sulla separazione delle carriere. E, invece, alla fine il tema non è stato proprio affrontato. Nelle intenzioni di chi gestisce la partita nel governo, in particolare il Guardasigilli Nordio e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, l’idea sarebbe ancora quella di celebrare la consultazione entro fine marzo anche perché diversamente si andrebbe a metà aprile, considerando che la prima domenica di quel mese è Pasqua. E, tuttavia, a pesare sono una serie di incognite. Rispettando i tre mesi per la raccolta delle firme anche da parte dei cittadini, come da prassi dal 2001, non sarebbe possibile celebrarlo prima del 28-29 marzo che però è la domenica delle Palme. Nel Pd sono convinti che proprio la decisione dei partiti di opposizione di annunciare ieri il sostegno a questa iniziativa (che è partita il 22 dicembre) abbia convinto l’esecutivo a rallentare la deliberazione. Fonti di governo, tuttavia, lasciano intendere che una grande attenzione sulla scelta della data, e in particolare sul non creare vulnus alle prerogative dei cittadini, sarebbe arrivata direttamente dal Quirinale. Per il momento, quindi, tutto rinviato a gennaio.

Al via l’ottavo tour in Cina per il Piccolo Coro dell’Antoniano

Roma, 29 dic. (askanews) – Le bimbe e i bimbi del Piccolo Coro dell’Antoniano, diretto da Margherita Gamberini, per l’ottava volta tornano in Cina per una tournée sold out.

I bimbi del Piccolo Coro si muovono insieme alle loro famiglie e allo staff dell’Antoniano in una formazione composta da 42 elementi. In programma, tra martedì 30 dicembre 2025, e il 3 gennaio 2026, 6 concerti: si comincia con 4 spettacoli a Shanghai allo Shanghai Culture Square (capienza 1800 posti) e si prosegue con la tappa al Jiangsu Center for the Performing Arts di Nanchino (capienza 1900 posti) per concludere il viaggio con gli ultimi 2 live show.

Nella scaletta dei concerti, protagoniste restano le canzoni dello Zecchino d’Oro, dai tormentoni intramontabili, tra cui “Il valzer del moscerino”, “Le tagliatelle di nonna Pina”, “Volevo un gatto nero”, ai successi più recenti come “Per un pezzetto di terra” e “Ci pensa il vento” (brano vincitore della 68ª edizione), alternate a contenuti divertenti e ad altri più riflessivi.

In scaletta anche due duetti, che il Piccolo Coro eseguirà con il coro gemello di Shanghai, il Piccolo Coro Hydrangea: “Lo stelliere” e “Raro come un diamante”, due brani del repertorio dello Zecchino d’Oro, che sono stati adattati con una parte di testo in cinese e una in italiano proprio per permettere ai due gruppi corali di cantarle insieme.

Sono in tutto 54 i concerti con cui il Piccolo Coro, fin dal 2015 è stato accolto dai numerosi fan cinesi che, con il loro entusiasmo, hanno affollato – oltre al Shanghai Culture Square e al Jiangsu Center for the Performing Arts di Nanchino – negli scorsi anni anche il Children’s Art Theatre di Shanghai e nel 2016 il Tian Qiao Performing Art Center di Pechino.

Ancora una volta il Piccolo Coro “Mariele Ventre” dell’Antoniano di Bologna porta in Cina tre importanti bandiere: oltre a rappresentare il “made in Italy” della musica per l’infanzia, il Coro infatti è anche ambasciatore Unicef dal 2002 e portavoce del riconoscimento Unesco dello Zecchino d’Oro tra i Patrimoni per una Cultura di Pace dal 2008. Al coro è conferito, inoltre, il ruolo di Portavoce della Solidarietà dell’Antoniano, istituzione dei Frati Minori che si occupa principalmente di solidarietà, intrattenimento e comunicazione sociale.

Il Piccolo Coro dell’Antoniano, diretto da Margherita Gamberini, è uno dei cori più conosciuti al mondo, composto da 59 bambine e bambini dai 4 ai 12 anni.

Webuild, contratto da 660 mln per Linea 10 metropolitana Napoli

Roma, 29 dic. (askanews) – Webuild, in consorzio, ha vinto un contratto da circa 660 milioni di valore totale per la realizzazione di una prima tratta del Lotto 1 della nuova Linea 10 della metropolitana di Napoli. Il lotto, riporta la società con un comunicato, è parte di un più ampio progetto che prevede un investimento complessivo stimato di oltre 3,1 miliardi, destinato a rivoluzionare la mobilità nell’area nord-orientale della città.

La Linea 10 sarà “driverless”, si legge, e permetterà, a regime, ad oltre 400.000 cittadini di usufruire di un collegamento rapido e sostenibile con il centro città e con la rete dell’alta velocità ferroviaria.

Con questa nuova aggiudicazione Webuild, alla guida del consorzio che realizzerà il Lotto 1 della Linea 10, rafforza il suo ruolo nello sviluppo delle infrastrutture strategiche del Sud Italia dove sta realizzando 19 progetti per un valore complessivo aggiudicato di oltre 15 miliardi, che danno occupazione a 8.700 persone, tra diretti e terzi (dato al 30 giugno 2025), con 7.600 fornitori diretti coinvolti da inizio lavori.

Haber porta Pinketts a teatro: la prima di "Mi piace il bar" a Pompei

Roma, 29 dic. (askanews) – Sarà Alessandro Haber il protagonista di “Mi piace il bar”, trasposizione teatrale dell’omonimo testo di Andrea G. Pinketts: lo spettacolo, che segna il ritorno di Nello Petrucci al teatro in veste di regista, è in programma in prima nazionale assoluta il venerdì 2 e sabato 3 gennaio 2026 (alle 21) a Pompei, presso il teatro “Di Costanzo-Mattiello”. Ingresso gratuito con prenotazione su EventBrite.

C’è un luogo in cui il mondo si posa, si racconta e si trasforma. Un luogo dove le anime si sfiorano, a volte si urtano, altre si riconoscono nel silenzio di un bicchiere mezzo pieno. Quel luogo è il bar: rifugio dei viandanti della mente, teatro spontaneo dell’umanità, specchio sincero e spietato della nostra identità più fragile e luminosa. Da questa intuizione nasce “Mi piace il bar”, il nuovo progetto teatrale di Nello Petrucci. Un debutto che unisce visione artistica, sensibilità cinematografica e una profonda attenzione agli spazi come luoghi dell’anima.

Lo spettacolo è tratto dall’omonimo testo di Andrea G. Pinketts (1960-2018), figura di culto della letteratura italiana contemporanea, narratore feroce e ironico delle notti milanesi, investigatore dell’animo umano. A incarnarne la voce, il corpo e la poesia è Alessandro Haber, tra i più grandi interpreti del panorama teatrale italiano. Haber restituisce un Pinketts autentico e vibrante, fatto di ironia tagliente, malinconia e poesia sotterranea.

Accanto a lui, Demetra Bellina attraversa la scena come una presenza sensibile e intensa, dando voce a un controcampo emotivo fatto di parola, canto e silenzio. La sua interpretazione accompagna e amplifica il racconto, diventando eco dell’anima, sguardo laterale e risonanza intima del mondo evocato sul palco.

A sostenere l’atmosfera dello spettacolo, le musiche originali di Bret Roberts, cantautore e attore statunitense, le cui sonorità evocative creano un ponte emotivo tra testo, interpreti e pubblico, trasformando il bar in una dimensione sospesa tra memoria e rivelazione.

Diretto da Nello Petrucci – artista e filmmaker – lo spettacolo non si limita a raccontare un autore o un luogo, ma diventa una riflessione profonda sui margini e sui centri dell’esistenza, sui sogni versati sul bancone, sui destini che si sfiorano in una notte qualsiasi. “Mi piace il bar” non è solo un monologo: è un incontro, un rito civile, una soglia. Il bar diventa un porto minimo, un osservatorio del reale, una casa per solitudini che, per un istante, si trasformano in comunità. Un luogo in cui il pubblico non osserva, ma vive il bar: lo respira, lo attraversa, riconoscendosi nei suoi silenzi, nei suoi lampi di umanità, nei bicchieri dimenticati sul bancone.

Qui, tra un’anima stanca e una frase sospesa, emerge il nostro io più autentico. È un atto d’amore verso le persone e i luoghi che custodiscono le nostre storie. Un omaggio alla fragilità, alla resistenza, alla comunità invisibile che ogni bar, da sempre, continua a ospitare. Un dialogo vivo tra letteratura, teatro, musica e vita reale.

Lo spettacolo “Mi piace il bar”, patrocinato dal Comune di Pompei, è prodotto da Art and Change e gode del sostegno dell’associazione Amici di Andrea Pinketts.

Calcio, Infantino, in futuro il fuorigioco a figura intera

Roma, 29 dic. (askanews) – Il presidente della FIFA, Gianni Infantino, ha riacceso il dibattito sulla regola del fuorigioco, proponendo che in futuro un attaccante venga considerato in fuorigioco solo quando l’intero corpo è oltre l’ultimo difensore, e non più semplicemente in linea con una parte del corpo che può toccare il pallone (ad eccezione di mani e braccia). Nel corso del World Sport Summit di Dubai, Infantino ha spiegato che l’obiettivo è quello di rendere il gioco più offensivo e spettacolare, riducendo le interruzioni e sfruttando al meglio tecnologie avanzate come il VAR per migliorare le decisioni arbitrali. L’idea di modificare la regola non è nuova: nel mondo del calcio si parla da anni di un possibile adeguamento che favorisca maggiormente gli attaccanti, riprendendo proposte già avanzate in passato da figure come Arsène Wenger, secondo cui non dovrebbe essere fuorigioco se anche solo una parte del corpo dell’attaccante resta in linea col difensore. Forbes

La proposta apre un capitolo importante nella discussione sull’evoluzione del gioco, ma resta da vedere se e quando l’organo che decide le regole, l’International Football Association Board (IFAB), darà il via libera a una modifica così significativa.

Calcio, Supercoppa, addio Riad si torna a finale unica

Roma, 29 dic. (askanews) – Addio Riad, forse si torna alla finale unica per la Supercoppa: è l’idea di Ezio Maria Simonelli, presidente della Serie A, che però precisa che a decidere deve essere il Consiglio di Lega.

“Non abbiamo più il vincolo della doppia semifinale – ha detto Simonelli a Radio Anch’io Sport – Il prossimo anno si giocherà la Coppa d’Asia a Riad e i sauditi, pur avendo ancora un’edizione contrattualizzata, hanno già detto che rinunceranno. Saremo liberi di scegliere luogo e formato. La mia idea è quella di tornare alla formula classica: finale unica tra vincitrice del campionato e vincitrice Coppa Italia. Se si andrà verso la finale unica, la data potrebbe anche essere all’inizio del campionato, come in passato. Ma sono scelte che riguardano il Consiglio di Lega, come del resto anche il luogo della finale”.

Simonelli ha anche replicato alle polemiche su Milan-Como a Perth, dopo l’annullamento dell’appuntamento. “Non voglio entrare in polemica con il ministro dello sport Abodi. Parlare di superficialità quando da mesi i nostri uffici erano in continuo dialogo con i vertici del calcio europeo e mondiale mi sembra ingeneroso, è un po’ strumentalizzare l’accaduto per dire al pubblico quel che vuole sentirsi dire”.

“Da tifoso – ha aggiunto – posso capire che giocare una partita a 13mila km da noi sarebbe stato anomalo, penalizzante per i tifosi, ma era una scelta non della Lega ma dei club interessati. La Lega ha solo portato sul tavolo una serie di proposte e quella dell’Australia era di gran lunga la più vantaggiosa. Ma le condizioni poi si sono dimostrate impraticabili. Secondo me, era volontà fin dall’inizio da parte dell’AFC quella di non voler far giocare questa gara. Non si voleva che l’Italia fosse la prima a rompere questo tabù ed è stata sbarrata la porta. Dal punto di vista commerciale, questa è un’occasione persa”.

Ma non si potevano invertire, è stato chiesto, le due partite tra Milane Como e giocare quella a San Siro il 15 gennaio? “Non è facile trovare questi incastri anche con le tv. Se non si è fatto quel cambio, è perché era oggettivamente difficile farlo. A questo punto – ha proseguito Simonelli – la partita si farà a San Siro nella prima data utile. Dovremo aspettare il 31 gennaio, data in cui si decideranno i playoff di Champions League per stabilire quando San Siro sarà libero anche dall’Inter e uno di quei mercoledì sarà piazzata la gara, il prima possibile”.

Il presidente della Serie A ha parlato anche dei play off della nazionale per i Mondiali. “Da parte di tutti i club, c’è la massima volontà di aiutare Gattuso. Spostare una giornata di campionato è molto difficile, il calendario è molto serrato. Sullo stage le società hanno dato la loro disponibilità. Da parte nostra cercheremo di fare il possibile per aiutare il ct, se lo merita”. Per il 2026, insomma, l’auspicio è “che la Nazionale ci porti finalmente a rigiocare il Mondiale e che poi si possa fare un Mondiale degno della nostra tradizione”.

Simonelli ha ribadito la sua idea di anticipare le serali alle 20 (“ma sul fatto che possa concretizzarsi presto ho qualche dubbio, ci sono delle forti resistenze. Sono le tv che devono convincersi”), ha parlato delle lamentele per il pallone arancione (“una scelta non felice: abbiamo ricevuto tante giuste proteste su questo, ci sono persone che non riescono a vederlo per il daltonismo. Abbiamo chiesto al nostro fornitore di anticipare la fornitura di nuovi palloni ci vorrà qualche tempo”) e infine è tornato a parlare della richiesta di riportare la A a 18 squadre. “Non riguarda solo la Serie A, ma tutto il movimento calcistico professionistico. Il 15 gennaio la federazione ha convocato a Roma un tavolo di lavoro con le leghe sulle riforme dei campionati”.

A Riad ha fatto discutere la foto di De Laurentiis seduto sui gradini dello stadio e non in tribuna autorità al suo fianco. “Sbavature diplomatiche? No, assolutamente. Era nel royal box, aveva lasciato il suo posto alla figlia Valentina. Ha preso un posto normale in tribuna: essendo scaramantico, in quel momento si è seduto sulla gradinata e visto che la semifinale era andata bene per il Napoli ha preferito sedersi sempre lì. Nessuno sgarbo”.

Zelensky: attacco alla residenza di Putin? Storia falsa

Roma, 29 dic. (askanews) – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha smentito le parole del ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov e ha accusato la Russia di mentire.

Il presidente ucraino, sul proprio canale Telegram, ha affermato oggi che Mosca sta cercando di creare un contesto informativo per l’escalation, poiché i progressi nelle relazioni tra Ucraina e Stati Uniti rappresentano “un fallimento per i russi”.

“I russi hanno inventato chiaramente una storia falsa su un presunto attacco a una residenza del dittatore russo, in modo da avere una giustificazione per continuare gli attacchi all’Ucraina, in particolare contro Kiev, e per rifiutarsi di compiere i passi necessari per porre fine alla guerra. Una tipica tattica bugiarda dei russi, che tra l’altro hanno già colpito Kiev, incluso l’edificio del Gabinetto dei Ministri dell’Ucraina”, ha scritto Zelensky.

“L’Ucraina non compie passi che possano indebolire la diplomazia. La Russia fa sempre questi passi. Questa è una delle tante cose che ci distinguono”, ha proseguito il leader ucraino. “È importante che il mondo non resti in silenzio e che i russi non sabotino il percorso verso la pace”, ha concluso Zelensky.

Calcio, Sarri operato al cuore, intervento ok

Roma, 29 dic. (askanews) – Problemi di salute per mister Maurizio Sarri, che nelle ultime ore è finito sotto i ferri per un intervento di ablazione transcatetere con tecnologia PFA a causa di un riscontro di fibrillazione atriale. Questo il comunicato ufficiale della Lazio sull’allenatore 66enne:

“La S.S. Lazio comunica che il mister Maurizio Sarri, a seguito di un riscontro di fibrillazione atriale, è stato sottoposto presso il Policlinico Tor Vergata a un intervento di ablazione transcatetere con tecnologia PFA. L’intervento, eseguito dal professor Andrea Natale, pioniere a livello internazionale e con oltre trent’anni di esperienza nel trattamento di tale patologia, si è svolto con esito positivo.

All’intervento era presente il Medico Sociale della S.S. Lazio, dott. Italo Leo. Il Mister riprenderà regolarmente nei prossimi giorni la guida della squadra. La S.S. Lazio e il Mister ringraziano il Policlinico Tor Vergata e l’équipe del professor Natale per l’elevata professionalità e per la qualità delle cure garantite quotidianamente a tutti i pazienti”.

Lavrov: "Kiev ha tentato di attaccare la residenza di Putin"

Roma, 29 dic. (askanews) – Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha affermato che Kiev ha tentato di colpire la residenza del presidente russo Vladimir Putin questa notte.

“Kiev ha tentato di attaccare la residenza di Stato di Putin con 91 droni, tutti distrutti”, ha annunciato Lavrov.

Il ministro ha altresì affermato che “la Russia non lascerà senza risposta l’attacco dei droni ucraini alla residenza presidenziale russa”.

Nella notte del 29 dicembre, le Forze Armate ucraine hanno tentato di attaccare la residenza del presidente russo Vladimir Putin nella regione di Novgorod con 91 droni. Tutti i droni sono stati distrutti. Non ci sono stati danni al suolo, secondo il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov.

“Tali azioni sconsiderate da parte dell’Ucraina”, ha osservato Lavrov, “non rimarranno senza risposta”. “Gli obiettivi degli attacchi di ritorsione e i tempi della loro attuazione sono già stati determinati”, ha aggiunto il ministro.

Un tributo a Primo dei Cor Veleno con un vinile mai pubblicato prima

Roma, 29 dic. (askanews) – Per ricordare Primo a 10 anni dalla sua scomparsa, Aldebaran Records – in collaborazione con il padre Mauro Belardi, i Cor Veleno e Ibbanez – pubblicherà per la prima volta in vinile il singolo di Primo & Squarta “CDCE (Carne Da Campagna Elettorale)”.

Uscito originariamente nel 2013 e finora disponibile solo tramite il videoclip su YouTube, il brano arriverà su supporto fisico a partire proprio dal primo gennaio 2026. Prodotto da Squarta e mai distribuito sulle piattaforme streaming, il pezzo nasce con l’intento di raccontare la campagna elettorale delle elezioni politiche di quell’epoca. Nella traccia è presente un sample vocale di Neffa estratto da “Cani Sciolti”, mentre la regia del videoclip è firmata da Ibbanez.

Questa nuova edizione 10th Anniversary comprenderà anche la versione strumentale e a cappella, ma sarà anche impreziosita dal remix realizzato da Big Joe e relativa strumentale. Il vinile, un 12″ da 180 grammi rosso trasparente con incisione DMM, sarà stampato in sole 300 copie. Il progetto grafico, curato da Ibbanez e sviluppato tenendo conto dei gusti di Primo, unisce approccio artigianale e ricerca artistica. Ogni copia, assemblata a mano, sarà unica e differente dalle altre: sono previste diverse combinazioni cromatiche, per una tiratura di 50 pezzi ciascuna. La realizzazione utilizza la tecnica del toner transfer con 6 frame estratti dal videoclip scelti come sfondo della cover, sovrapposti agli stencil bicolore di Primo e Squarta e del titolo e del brano. All’interno della sleeve sarà inclusa una cartolina in formato A5, che riprende alcuni frame del video e riporta i crediti del disco, impaginata come un manifesto da campagna elettorale. Il preorder di “CDCE (Carne Da Campagna Elettorale)” sarà disponibile dal primo gennaio in esclusiva sul sito di Aldebaran Records.

(Copyright Photo Riccardo Lancia)

Sì del Cdm al decreto aiuti all’Ucraina (slitta scelta data referendum separazione magistrati)

Roma, 29 dic. (askanews) – Si è concluso a palazzo Chigi il Consiglio dei ministri.

Una riunione molto rapida nella quale è stato approvato il decreto per gli aiuti all’Ucraina ma, a quanto si apprende, non è stata fissata la data del referendum per la separazione delle carriere.

In Consiglio dei ministri “non si è parlato” della data per il referendum della giustizia, ha confermato il ministro della Protezione civile, Nello Musumeci, lasciando palazzo Chigi al termine della riunione.

Terna: con Tyrrhenian Link record posa cavo elettrico sottomarino

Roma, 29 dic. (askanews) – Per la prima volta a livello mondiale, un cavo di potenza in corrente continua ad alta tensione stato installato a una profondit di 2.150 metri. A farlo stata Terna, la societ che gestisce la rete elettrica di trasmissione nazionale, che ha stabilito cos un nuovo record con la posa del primo tratto del Ramo Ovest del Tyrrhenian Link, l’elettrodotto sottomarino che collegher Sicilia e Sardegna.

Giuseppina Di Foggia, Ad e Dg Terna: “Oggi abbiamo scritto una pagina di storia dell’ingegneria. Il Tyrrhenian Link ha raggiunto i 2,150 m di profondit, un record mondiale per un cavo elettrico sottomarino e questo risultato dimostra l’abilit di Terna nell’affrontare sfide tecnologiche ed implementare soluzioni inedite”.

Nei prossimi mesi il medesimo record di profondit sar raggiunto nella seconda tratta del Ramo Ovest.

Il progetto Tyrrhenian Link comprende inoltre il Ramo Est, che collegher la Campania alla Sicilia. In questo tratto, la posa del primo dei due cavi si conclusa a maggio, mentre all’inizio di dicembre stata avviata l’installazione del secondo. Il Tyrrhenian Link rappresenta l’opera pi importante di Terna con una lunghezza complessiva di circa 970 km, un investimento totale di 3,7 miliardi di euro. Il progetto un tassello fondamentale per il sistema elettrico italiano: aumenter la capacit di scambio elettrico tra le isole e la penisola favorendo in questo modo l’integrazione del mercato elettrico nazionale, garantendo cos maggiore stabilit e sicurezza al sistema di Sardegna, Sicilia e Campania, ma al sistema tutto, contribuendo anche al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione previsti dal Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec).

Giuseppina Di Foggia, Ad e Dg Terna : “Il Tyrrhenian Link, migliorer stabilit, sicurezza e adeguatezza del sistema elettrico e entro l’inizio del prossimo anno completeremo la posa del primo cavo del Ramo ovest. A maggio avevamo concluso la posa del primo cavo della tratta Est fra Sicilia e Campania, il collegamento sottomarino pi lungo mai realizzato da Terna”.

L’anno che verrà: gli eventi di politica internazionale 2026

Roma, 29 dic. (askanews) – Salvo un cessate il fuoco che al momento sembra incontrare troppi ostacoli, a febbraio la guerra in Ucraina compierà quattro anni, mentre a novembre i democratici americani sperano di riconquistare a novembre il controllo della Camera o del Senato, per arginare l’iperpresidenzialismo di Donald Trump. Il 2026 si annuncia anno inquieto, di molte incognite e numerosi importanti eventi già in calendario. I principali, di seguito.

Il primo GENNAIO la Bulgaria entra nell’eurozona, dopo avere soddisfatto i criteri di convergenza ma con una situazione politica interna instabile, con sette elezioni in tre anni e mezzo. Elezioni legislative anticipate sono previste per il 2026, in coincidenza con le presidenziali (il presidente Radev, figura di stabilità, non è rielegibile).

A FEBBRAIO scade il New START, ultimo trattato per il controllo delle armi nucleari tra USA e Russia, aumentando il rischio di una nuova corsa agli armamenti. Sia Mosca che Washington hanno segnalato la disponibilità a negoziare una proroga, ma per il momento non vi sono passi concreti a indicare un accordo in tal senso.

Sempre a FEBBRAIO cade il quarto anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina, da vedere se con una tregua finalmente raggiunta o con la guerra sempre in corso.

A MARZO la Cina adotta il suo 15esimo piano quinquennale, documento che definisce le priorità economiche e tecnologiche. Il Piano traccia le linee guida strategiche del Partito Comunista per i prossimi cinque anni, con un approccio che mira a conciliare crescita economica, stabilità sociale e sicurezza nazionale. L’obiettivo è consolidare il ruolo guida del Partito in tutti gli ambiti.

In APRILE Donald Trump è atteso in Cina per un vertice bilaterale con il presidente Xi Jinping, sullo sfondo di tensioni commerciali e tecnologiche, che si riflettono direttamente sulla questione di Taiwan.

L’UNGHERIA va alle urne e l’esito del voto avrà concrete ricadute sulle politiche Ue. Dopo quattordici anni di potere ininterrotto, per la prima volta, il partito Fidesz del premier Viktor Orban è superato nei sondaggi da Tisza, un nuovo movimento di destra pro-europeo guidato da Péter Magyar. L’esito del voto appare al momento molto incerto.

A MAGGIO vota la Colombia appuntamento che assume particolare rilievo non solo per le implicazioni sul fronte interno ma per le relazioni con Stati Uniti e Venezuela.

Nel mese di GIUGNO la Francia ospiterà il G7.

A LUGLIO in Turchia ci sarà il vertice della Nato, cruciale per la risposta al conflitto in Ucraina che a quel punto potrebbe essere arrivata a una tregua.

A SETTEMBRE si terranno nella Federazione Russa le elezioni legislative, in genere considerate una formalità ma che tale non saranno se in un contesto post-bellico. Le difficoltà dell’economia in particolare potranno pesare sul voto e sull’affluenza, al di là del controllo sui procedimenti elettorali.

Si voterà anche in Svezia, dove è prevista un’avanzata dei partiti euroscettici. Mentre le elezioni regionali in Germania (Sassonia-Anhalt, Berlino, Meclemburgo) sarannno un importante test per il cancelliere Merz e la coalizione di governo.

A OTTOBRE il presidente brasiliano Lula Da Silva cercherà un quarto mandato, con la destra divisa tra i sostenitori dell’ex presidente Flavio Bolsonaro e altri candidati.

A NOVEMBRE le elezioni più attese, quelle di midterm negli USA. Dopo la vittoria alle presidenziali del 2024, Donald Trump ha ereditato un Congresso diviso: una maggioranza risicata alla Camera e un Senato con 53 repubblicani su 100. Le elezioni di midterm vedono in palio tutti i 435 seggi della Camera, un terzo del Senato e 36 governatorati. La tednenza storica è che il partito del presidente perda terreno a metà mandato.

A DICEMBRE gli Stati Uniti ospiteranno il vertice del G20.

Ucraina, Putin: forze ucraine retrocedono su tutto il fronte

Roma, 29 dic. (askanews) – “Le unità delle Forze armate ucraine si stanno ritirando ovunque, lungo l’intera linea di contatto”: lo ha dichiarato il presidente russo, Vladimir Putin, nel corso di una riunione con i vertici militari.

Putin ha inoltre sottolineato la necessità di garantire la sicurezza degli oblast di frontiera: “Si tratta di un compito molto importante, poiché garantisce la sicurezza delle regioni di confine della Russia e nel 2026 sarà sicuramente necessario continuare questo lavoro”, ha concluso.

Zelensky delinea la road map dei negoziati fino al vertice con i "russi"

Roma, 29 dic. (askanews) – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in un lungo scritto sul proprio canale Telegram, ha rappresentato la road map dei prossimi giorni di negoziati, annunciando che “se tutto procederà passo dopo passo, ci sarà già un incontro, in un formato o in un altro, con i ‘russi'”.

“Nei prossimi giorni vogliamo un incontro a livello dei consiglieri per la sicurezza nazionale. Rustem Umerov ha già preso contatto con tutti i consiglieri, americani ed europei. E penso che questo incontro si terrà in Ucraina”, ha scritto Zelensky.

In seguito, ha proseguito il leader ucraino, si prevede “un incontro a livello dei leader europei, dapprima con l’Ucraina in una composizione ampia: la ‘Coalizione dei volenterosi plus'”. Di questo incontro Zelensky ne ha già parlato sia con il presidente francese Emmanuel Macron, sia con il presidente statunitense Donald Trump.

“In questo incontro concorderemo i documenti a livello dei leader. E poi prepareremo un incontro con il Presidente Trump e con i leader europei”, ha chiarito Zelensky, aggiungendo che “tutti siamo seriamente intenzionati a fare in modo che questi incontri si svolgano a gennaio. E dopo di ciò, se tutto procederà passo dopo passo, ci sarà già un incontro, in un formato o in un altro, con i ‘russi'”. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky oggi, in un lungo scritto sul proprio canale Telegram, ha affermato la propria volontà di sottoporre a Referendum il piano di pace di 20 punti delineato con gli Stati Uniti e i partner europei, nonostante l’ostilità russa a questa opzione.

Il piano in 20 punti debba essere approvato tramite referendum”, ha scritto Zelensky, sottolineando che questa “sarebbe la firma storicamente più forte che conferisce forza a questo documento, e vorremmo davvero farlo”.

“Naturalmente, non tutti hanno un atteggiamento positivo verso questa idea, perché porta inevitabilmente a una manifestazione di volontà aperta non di una sola persona, non di 450 persone, ma di milioni di persone”, ha sottolineato Zelensky, evidenziando che “l’atteggiamento dei russi nei confronti del referendum non è positivo, perché un referendum richiede un’infrastruttura di sicurezza. Ciò significa che è necessario un cessate il fuoco, e i russi non vogliono concederci un cessate il fuoco per il numero di giorni necessari a svolgere il referendum. Si tratta di 60 giorni. È una questione molto complessa, e la Russia vuole continuare a fare pressione su di noi prolungando la guerra, con missili, artiglieria e così via. Per questo stiamo lottando”.Per il leader ucraino “è molto importante che questa sia l’espressione della volontà del popolo ucraino, che la nazione ucraina accetti questa pace e sostenga questo piano. Per questo il referendum è uno strumento potente. Gli ucraini, che hanno sofferto più di tutti in questa guerra, devono essere felici della fine della guerra e del formato di questo accordo. Questo è ciò che si intende per pace giusta”.

Basket, la Fip al Trapani: "Lesa immagine del basket italiano"

Roma, 29 dic. (askanews) – Il braccio di ferro tra Federbasket e Trapani Sharks entra in una fase ancora più tesa. Dopo le parole durissime pronunciate ieri dal direttore sportivo Valeriano D’Orta al termine della sconfitta casalinga contro Varese – con la minaccia di una possibile mancata presentazione a Bologna nel prossimo turno, sullo sfondo della vicenda dei mancati pagamenti e della penalizzazione in classifica – è arrivata la risposta ufficiale della Fip.

La Federazione Italiana Pallacanestro ha convocato d’urgenza un Consiglio federale straordinario, al termine del quale ha diffuso un comunicato dai toni molto fermi. Nel testo, il Consiglio ha ribadito la correttezza dell’operato federale nella gestione della vicenda, respingendo con decisione qualsiasi accusa di “volontà persecutoria” e sottolineando come l’azione della Fip sia stata esclusivamente finalizzata al rispetto delle regole di partecipazione al massimo campionato.

Allo stesso tempo, la Federazione ha giudicato il comportamento della società Trapani Shark “gravemente lesivo dell’immagine dell’intero movimento”, conferendo all’unanimità al presidente federale un ampio mandato per valutare e intraprendere ogni iniziativa utile alla tutela della credibilità del sistema, comprese eventuali azioni di carattere legale.

Nel comunicato viene inoltre chiamata in causa la Lega Basket Serie A, invitata ad assumere tutte le decisioni di natura endoassociativa necessarie per evitare che la credibilità del campionato venga ulteriormente compromessa. La crisi tra Trapani e le istituzioni del basket italiano, dunque, non accenna a rientrare e rischia di avere ripercussioni immediate sul regolare svolgimento del campionato.

BSF e Ripartiamo APS: missione umanitaria in Thailandia

Roma, 29 dic. – La prima missione umanitaria realizzata da BSF in collaborazione con Ripartiamo APS non stata solo un viaggio, ma un incontro di sguardi, sorrisi ed emozioni. L’iniziativa ha portato aiuto sul campo e ha restituito ai partecipanti consapevolezza, senso di responsabilit e il desiderio autentico di continuare a fare del bene.

Per BSF, fare impresa significa anche prendersi cura delle persone. La missione stata vissuta da una squadra in grado di unire competenze professionali, cuore e senso di responsabilit. Hanno partecipato Roberta Taschetti, Membro del Consiglio di Amministrazione, Carlo Rosario, Medico, Specialista e Progettista Gare, Cinzia Russo, Responsabile dell’Area Amministrazione, Finanze e Controllo, e Calogero Garzia, Coordinatore Tecnico e Supervisore delle Squadre Operative – Area Bonifiche e Manutenzioni.

Questi professionisti – segnala il video comunicato stampa – “hanno scelto di mettersi in gioco e hanno rappresentato al meglio i valori umani di BSF, dimostrando come l’impegno verso gli altri possa essere parte integrante della cultura aziendale”.

Autostrade, da gennaio pedaggi +1,5% con adeguamento tariffe

Roma, 29 dic. (askanews) – Dal primo gennaio 2026, per tutte le società concessionarie autostradali per le quali è in corso la procedura di aggiornamento dei relativi Piani Economico – Finanziari, sulla rete a pedaggio gestita, è previsto un adeguamento tariffario dell’1,5%, pari all’indice di inflazione programmata per l’anno 2026. Ciò è quanto stabilito, a seguito delle decisioni della Corte Costituzionale e della Autorità di regolazione dei trasporti. Lo riferisce il ministero di Infrastrutture e trasporti, spiegando con un comunicato che si tratta di decisioni su cui lo stesso dicastero non può più intervenire.

“La sentenza contraria della Corte Costituzionale ha vanificato lo sforzo del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini e dello stesso governo di congelare le tariffe fino a definizione dei nuovi pef regolatori – afferma il Mit -. L’Art ha poi determinato che l’adeguamento tariffario all’inflazione sarà del 1,5%”.Per le società Concessioni del Tirreno p.A. (Tronco A10 e A12), Ivrea-Torino-Piacenza p.A. (Tronco A5 e A21) e Strada dei Parchi p.A., in vigenza di periodo regolatorio, non sono previste variazioni tariffarie a carico dell’utenza, precisa il Mit, in linea con i rispettivi Atti convenzionali vigenti. Una variazione pari all’1,925% è riconosciuta alla concessionaria Salerno-Pompei-Napoli S.p.A.

Infine, è riconosciuto un adeguamento tariffario pari all’1,46% per la società Autostrada del Brennero p.A., con concessione scaduta, per la quale è in corso il riaffidamento della medesima.

Autostrade, da gennaio i pedaggi aumenteranno dell’1,5%

Roma, 29 dic. (askanews) – Dal primo gennaio 2026, per tutte le società concessionarie autostradali per le quali è in corso la procedura di aggiornamento dei relativi Piani Economico – Finanziari, sulla rete a pedaggio gestita, è previsto un adeguamento tariffario dell’1,5%, pari all’indice di inflazione programmata per l’anno 2026. Ciò è quanto stabilito, a seguito delle decisioni della Corte Costituzionale e della Autorità di regolazione dei trasporti. Lo riferisce il ministero di Infrastrutture e trasporti, spiegando con un comunicato che si tratta di decisioni su cui lo stesso dicastero non può più intervenire.

“La sentenza contraria della Corte Costituzionale ha vanificato lo sforzo del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini e dello stesso governo di congelare le tariffe fino a definizione dei nuovi pef regolatori – afferma il Mit -. L’Art ha poi determinato che l’adeguamento tariffario all’inflazione sarà del 1,5%”.

Per le società Concessioni del Tirreno p.A. (Tronco A10 e A12), Ivrea-Torino-Piacenza p.A. (Tronco A5 e A21) e Strada dei Parchi p.A., in vigenza di periodo regolatorio, non sono previste variazioni tariffarie a carico dell’utenza, precisa il Mit, in linea con i rispettivi Atti convenzionali vigenti. Una variazione pari all’1,925% è riconosciuta alla concessionaria Salerno-Pompei-Napoli S.p.A.

Infine, è riconosciuto un adeguamento tariffario pari all’1,46% per la società Autostrada del Brennero p.A., con concessione scaduta, per la quale è in corso il riaffidamento della medesima.

Basket, Trapani, "Valutiamo di non giocare a Bologna"

Roma, 29 dic. (askanews) – Si aggrava ulteriormente la crisi in casa Trapani. Dopo la sconfitta interna contro Varese, in sala stampa si è presentato il direttore sportivo Valeriano d’Orta, che ha letto un duro comunicato ufficiale senza possibilità di replica, annunciando la volontà della società di valutare seriamente la non partecipazione alla trasferta di Bologna del prossimo 4 gennaio, valida per il 14° turno di campionato.

Una presa di posizione che arriva in un contesto già delicatissimo: Trapani sconta infatti un -5 in classifica per inadempienze amministrative e ha già accumulato 100.000 euro di multa per essere da due giornate senza il numero minimo di contratti professionistici, dopo la partenza di Allen. A complicare ulteriormente la situazione c’è il blocco dei tesseramenti, legato a un lodo pendente, che impedisce al club di mandare in panchina come capo allenatore il tecnico in seconda Alex Latini.

Nel comunicato, d’Orta parla apertamente di “palese ingiustizia e atto persecutorio” da parte di Legabasket e Federazione Italiana Pallacanestro, accusate di compromettere “irreparabilmente la competitività e l’equità dell’intero campionato”. Secondo il club, la reiterata decisione di non consentire a Latini di sedere in panchina, unita a sanzioni ritenute sproporzionate, rappresenta “non un ostacolo operativo ma un vero e proprio attentato all’immagine e alla sopravvivenza del club”, nonostante la “piena regolarità sostanziale documentata” e l’assoluzione federale del presidente Antonini sul tema dei crediti fiscali.

Trapani denuncia inoltre un “doppio standard inaccettabile”, citando precedenti come Cantù nel 2019 e Brescia nel 2020, quando – secondo la società – la Fip avrebbe favorito soluzioni flessibili per evitare il collasso del sistema. Un clima definito di “totale incertezza, arbitrarietà e mancanza di dialogo”, che avrebbe portato anche molti giocatori a manifestare la volontà di lasciare il club.

Da qui l’annuncio più pesante: la valutazione concreta di non presentarsi a Bologna. Una scelta che la società definisce “estrema ma necessaria”, non un capriccio, bensì “un atto di protesta” per denunciare pubblicamente quanto sta accadendo e sollecitare un confronto istituzionale con gli organi competenti, nella convinzione che “dialogo e rispetto reciproco” siano fondamentali per tutelare l’equità del sistema sportivo.

Freddo intenso a Capodanno, ma sarà una toccata e fuga. Poi maltempo

Roma, 29 dic. (askanews) – Mentre l’anno volge al termine, l’inverno vero e proprio si è fatto attendere sul nostro Paese. A parte qualche sporadico e breve episodio localizzato, le temperature restano miti. Qualcosa di più freddo sembra profilarsi all’orizzonte con la fine del 2025, ma per il momento non si prevedono ancora cambiamenti meteorologici drastici. Federico Brescia, meteorologo de iLMeteo.it, conferma che con l’avvicinamento a Capodanno assisteremo a un cambiamento generale nel quadro europeo e nazionale, con l’arrivo di aria più fredda. Tuttavia, non si prevedono fenomeni di particolare rilevanza o un’irruzione gelida di grande portata.

Tra il pomeriggio di martedì 30 e la giornata mercoledì 31 dicembre, l’Italia verrà raggiunta da una colata d’aria fredda di origine artico-continentale che farà crollare le temperature, in particolar modo sul versante adriatico e al Centro-Sud, con i venti di Tramontana e Grecale in deciso, ma temporaneo rinforzo.

Non si prevedono precipitazioni degne di nota. Il sole sarà ancora protagonista su buona parte del Paese. Qualche pioggia bagnerà temporaneamente l’estremo Sud e le aree interne di Abruzzo e Molise, con nevicate fino a quote collinari. Ma sarà un normalissimo mordi e fuggi.

La settimana risulterà comunque abbastanza dinamica, infatti giovedì 1 gennaio le correnti ruoteranno dai quadranti meridionali con il ritorno di nubi e locali rovesci sulla fascia tirrenica, in particolare tra Liguria di levante, Toscana e Lazio, andrà meglio altrove. Le temperature, dopo una notte di Capodanno e una mattinata gelida, tenderanno ad aumentare nuovamente.

Questo peggioramento sarà molto probabilmente l’inizio di una fase di maltempo più duratura che potrebbe tenerci compagnia almeno fino all’Epifania, con venti sostenuti da Sud-Ovest e piogge e rovesci abbondanti su molte regioni, con le aree tirreniche sempre in in prima linea.

Doveva arrivare il gelo e invece dagli ultimi aggiornamenti parrebbe voler cambiare strada e puntare altri stati, tutti fuorché l’Italia. Ma in questa estrema dinamicità le sorprese sono comunque dietro l’angolo, e per gli amanti del freddo e della neve non resta che incrociare le dita e sperare in un cambio dell’ultimo minuto.

Ucraina, alle 15 Cdm. In titolo decreto resta parola ‘militari’

Roma, 29 dic. (askanews) – Il decreto Ucraina è al primo punto dell’ordine del giorno del Consiglio dei ministri che si terrà oggi alle 15.

Il provvedimento reca “disposizioni urgenti per la proroga dell’autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell’Ucraina, per il rinnovo dei permessi di soggiorno in possesso di cittadini ucraini, nonché per la sicurezza dei giornalisti freelance”.

Dunque, nell’intestazione del decreto resta l’uso dell’aggettivo ‘militari’.

Zelensky svela le richieste ucraine: garanzie di sicurezza per 50 anni

Roma, 29 dic. (askanews) – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha rivelato che gli Stati Uniti hanno proposto per l’Ucraina garanzie di sicurezza per 15 anni e che lui ha chiesto un impegno su 50 anni, per scoraggiare future aggressioni russe. L’annuncio segue l’incontro di ieri sera tra Zelensky e il presidente statunitense in Florida, dove Donald Trump ha dichiarato che “Ucraina e Russia sono più vicine che mai a un accordo”.

Tuttavia, il Cremlino ha ribadito oggi la posizione massimalista rispetto alla questione territoriali: “Se Kiev vuole la pace, deve ritirare le truppe dal Donbass”, ha avvertito il portavoce Dmitri Peskov, aggiungendo che, in mancanza di un accordo, l’Ucraina perderà ulteriori territori.

Peskov ha in realtà alzato la posta. Ha infatti confermato che “si parla del ritiro delle forze del regime ucraino dal Donbass”, senza escludere che la richiesta possa estendersi alle regioni di Zaporizhzhia e Kherson, attualmente parzialmente occupate dalla Russia. “Se Kiev non firmerà un accordo, la situazione peggiorerà”, ha detto, citando indirettamente le parole di Trump secondo cui “l’Ucraina potrebbe perdere altri territori nei prossimi mesi”. Il Cremlino ha evitato di commentare ipotesi su zone economiche speciali nel Donbass o sul futuro della centrale nucleare di Zaporizhzhia, liquidando il tema come “inopportuno”.

I negoziati su cui sia Donald Trump che le parti russa e ucraina mostrano ottimismo, restano bloccati su tre questioni chiave: i territori occupati dalla Russia, lo status legale di questi territori nel dopoguerra e la presenza di truppe straniere per monitorare il cessate-il-fuoco.

Il presidente ucraino, in un messaggio ai giornalisti, ha ribadito che “senza garanzie di sicurezza realistiche, questa guerra non finirà”. Secondo Zelensky, il piano presentato agli Usa e articolato in 20 punti deve essere approvato con un referendum nazionale, ma per organizzare una consultazione generale servirebbe un cessate il fuoco di 60 giorni, ha detto. Ad oggi, il presidente Putin ha ipotizzato una breve tregua in caso di elezioni presidenziali.

Zelensky ha anche rivelato che, in base al piano presentato, le garanzie dovranno essere ratificate dal Congresso Usa e dai parlamenti degli altri Paesi coinvolti.Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato un vertice a Parigi all’inizio di gennaio per definire i contributi concreti degli alleati al piano di sicurezza.Peskov ha invece confermato che Putin e Trump si consulteranno “a breve”, ma nessun dialogo diretto è previsto con Zelenskyy.

La Russia controlla attualmente un quinto del territorio ucraino, inclusa la Crimea annessa nel 2014, il 90% del Donbass, il 75 per cento delle regioni di Zaporizhzhia e Kherson, e porzioni di Kharkiv, Sumy, Mykolaiv e Dnipropetrovsk. Secondo molti analisti, anche vicini al Cremlino, Putin sarebbe pronto a restituire i territori fuori dal Donbass e dalle oblast di Zaporizhzhia e Kherson, ma non vi è possibilità di compromesso sulle quattro regioni dichiarate parte integrante della Federazione russa.

Saldi, Confesercenti: al via il 2/01, già 2 milioni hanno comprato in presaldo

Roma, 29 dic. (askanews) – Il conto alla rovescia per i saldi entra nel vivo: le vendite di fine stagione invernali prenderanno il via il 2 gennaio in Valle d’Aosta e sabato 3 gennaio nel resto d’Italia, con l’eccezione delle Province autonome di Trento e di Bolzano, dove vigono regole differenti. Di fatto, però, gli sconti sono già iniziati: secondo le stime Confesercenti, quasi 2 milioni hanno già acquistato in offerta durante i “pre-saldi” iniziati subito dopo Natale.

Lo stima Confesercenti sulla base di un sondaggio Ipsos condotto sui consumatori in vista dei saldi invernali 2026, il primo evento promozionale dell’anno e tra i maggiori per dimensioni, con un fatturato stimabile quest’anno in circa 6 miliardi di euro.

Le vendite anticipate, però, ne stanno diluendo l’impatto. Tra il 26 dicembre e l’avvio formale dei saldi invernali si sta infatti consolidando un periodo promozionale “di fatto”, soprattutto nella moda: offerte e ribassi compaiono in anticipo, spesso attraverso formule riservate alla propria clientela che invitano a partecipare a “saldi privati”, “pre-saldi”, “winter pre-sale” e “exclusive sales”. Molte etichette, ma la sostanza è la stessa: offerte promozionali che anticipano la data ufficiale di avvio dei saldi.

“Una dinamica in contrasto con molte normative regionali, che vietano promozioni nei 30 o 45 giorni precedenti alle vendite fine stagione, e che rende meno leggibile il quadro degli sconti: il trimestre novembre-gennaio si è trasformato in una stagione di promozione continua, sotto la spinta degli outlet e del canale online, con i negozi ‘trascinati’ dentro la competizione promozionale per non perdere flussi e clientela. In questo contesto, gli acquisti di Natale – in particolare nella moda – risultano sempre più schiacciati e compressi tra due “morse”: da un lato il Black Friday, che anticipa una parte della domanda; dall’altro i saldi anticipati e le formule di pre-saldo, che intercettano la spesa residua”.

Due pressioni che agiscono spesso al di fuori delle regole e finiscono per erodere gli acquisti tradizionali del periodo natalizio. A questo si è aggiunto il maltempo dei giorni pre-natalizi, che ha reso più difficili gli acquisti dell’ultima settimana, penalizzando il last minute, fondamentale nei negozi di prossimità.

Per Confesercenti, in questo quadro “è decisivo riportare al centro trasparenza e concorrenza leale: prezzi e sconti devono essere chiari, verificabili e comparabili, soprattutto nel digitale e nelle iniziative ‘a platea selezionata’. È fondamentale anche il pieno rispetto delle regole sugli annunci di riduzione di prezzo, a partire dal ‘prezzo precedente’, che per legge è il più basso praticato nei 30 giorni antecedenti. Il rischio è che i saldi perdano la loro funzione e si trasformino in un mero episodio di un periodo promozionale continuo, con effetti di confusione per i consumatori e difficoltà per le imprese che rispettano le regole. Bisogna, in generale, rivedere le regole sulle promozioni, perché assicurino concorrenza leale e pluralismo distributivo”.

Terminate le riprese "Anime fragili", nuovo film con Luca Barbareschi

Roma, 29 dic. (askanews) – Sono terminate a Roma le riprese di “Anime fragili”, il nuovo film diretto da Fabio Resinaro e interpretato da Luca Barbareschi, che torna sul set con un’opera intensa e profondamente umana.

Prodotto da Bartlebyfilm con Rai Cinema in collaborazione con Eliseo Entertainment, il film è stato girato tra Roma e Santa Marinella e le riprese hanno avuto una durata di quattro settimane.

“Anime Fragili” racconta l’incontro tra un celebre direttore d’orchestra settantenne, ormai impossibilitato a suonare per un grave problema di salute, e Carlos, un immigrato venezuelano più giovane, costretto ad accettare il ruolo di badante per necessità economica. Il musicista, padre difficile e ingombrante, ha da sempre rapporti conflittuali con le due figlie; la più giovane ha sacrificato la propria vita per accudirlo, finché un incidente banale lo rende completamente dipendente dagli altri proprio mentre lei decide di allontanarsi per salvare il suo matrimonio.

La convivenza tra i due uomini è inizialmente fredda e complicata. Entrambi però sono attraversati da profonde fratture familiari e da un rapporto problematico con i figli. In questo terreno comune, fatto di fragilità e responsabilità mancate, finiranno per riconoscersi l’uno nello specchio dell’altro, trovando inaspettatamente un punto di contatto.

Nel cast anche: Fernando Arze Echalar, Marina Cappellini, Anna Favella, Pablo Scapigliati, Josefina Torino, Riccardo Gamba.

La Cina lancia le esercitazioni "Missione Giustizia", Taiwan nel mirino

Roma, 29 dic. (askanews) – La Cina ha lanciato esercitazioni militari denominate “Missione Giustizia 2025”, con manovre a fuoco reale intorno a Taiwan per simulare il blocco dei principali porti, oltre ad attacchi a obiettivi marittimi e operazioni per respingere “interferenze esterne”.

Secondo il portavoce del comando orientale dell’Esercito Popolare di Liberazione (PLA), il colonnello Shi Yi, l’operazione intende essere un “severo monito contro le forze separatiste dell’indipendendentismo di Taiwan e le interferenze straniere”. Il portavoce ha definito le manovre e quindi lo scenario militare prefigurato, un’azione “legittima e necessaria” per difendere la sovranità e l’unità nazionale.Come riporta il Guardian, Taiwan ha risposto con durezza, condannando le manovre e accusando Pechino di minacciare la sicurezza regionale e i diritti dei pescatori locali.

Il ministero della Difesa di Taipei ha dichiarato di aver schierato forze appropriate per contrastare l’esercitazione, ribadendo che “difendere democrazia e libertà non è una provocazione”.

Treccani: Papa Leone XIV personaggio dell’anno 2025

Roma, 29 dic. (askanews) – Papa Leone XIV è stato scelto come “Personaggio dell’anno 2025” dall’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani per aver improntato il pontificato a valori fondamentali dell’esperienza cristiana, come sobrietà, misura e ascolto, espressione ideale di “una chiesa povera per i poveri”.

“Parsimonioso di presenza e di parole”, come ricorda il Libro dell’anno Treccani 2025, Leone XIV ha scelto di sfumare la propria figura, ridurne la rumorosità, bilanciare posizioni e udienze, sottraendosi con pazienza ai tentativi di collocarlo a destra o a sinistra, tanto sul piano politico quanto su quello teologico.

Leone XIV, primo papa statunitense, primo missionario in senso moderno e primo figlio dell’ordine cui appartenne Martin Lutero, sta applicando la capacità di governo maturata durante la lunga missione in Perù, e si trova ora, da pontefice, a operare in un mondo in cui potenze che ambiscono a tornare “nuovamente grandi” hanno bisogno che altri si rimpiccioliscano nella coscienza dei propri diritti.

In questo scenario segnato da inedite e interconnesse sfide globali, il nuovo Papa è chiamato a stabilire l’ordine delle priorità di un’agenda complessa, tra nodi da sciogliere o da tagliare, in un percorso fatto di scelte selettive, risposte misurate e rinvii ponderati, che non promette consenso facile né immediato a un pontificato impegnato a promuovere una pace “disarmata e disarmante”.

Agcom: filtro anti-spoofing ha bloccato 49 mln di chiamate in 11 gg

Roma, 29 dic. (askanews) – Nei primi 11 giorni dall’entrata in vigore il nuovo filtro “anti-spoofing” che prende di mira anche per le chiamate da numeri mobili ha bloccate circa 49,3 milioni di chiamate illecite da numerazioni mobili italiane, 4,1 mln al giorno, pari a circa il 56% del totale delle chiamate da rete mobile con numero italiano (88,3 mln circa). Lo riporta l’Agcom, ricordando con un comunicato che dal 19 novembre il filtro è operativo grazie alla collaborazione tra gli operatori che instradano il traffico dalle direttrici internazionali e gli operatori di rete mobile. Blocca le chiamate provenienti dall’estero che utilizzano numerazioni italiane mobili contraffatte (spoofing).

In questo modo, prosegue l’autorità con un comunicato, si completa la misura avviata il 19 agosto, quando è stato introdotto il blocco delle chiamate internazionali con numeri fissi italiani. I dati raccolti nel primo periodo di applicazione confermano l’efficacia dell’intervento: tra il 19 e il 30 novembre sono state bloccate circa 49,3 milioni di chiamate illecite da numerazioni mobili italiane, 4,1 mln al giorno, pari a circa il 56% del totale delle chiamate da rete mobile con numero italiano (88,3 mln circa).

Le chiamate con numero mobile italiano passano da una media giornaliera di circa 26,8 mln, dal 1° al 18 novembre, a una media giornaliera di 7,4 mln chiamate dal 19 novembre al 30 novembre. Parallelamente le chiamate con numero estero passano da una media giornaliera di 6,6 mln (19% del totale), prima del 19 novembre, a 23,8 mln (74% del totale), dopo il 19 novembre. Le chiamate provenienti dall’estero con numerazione di rete fissa bloccate sono circa 10 milioni.

L’analisi dinamica dei dati sopra riportati evidenzia con chiarezza l’impatto del filtro. Nei giorni immediatamente successivi all’attivazione del blocco sui numeri mobili, il numero di chiamate con CLI di rete mobile italiano provenienti dall’estero si è ridotto drasticamente.

Dall’analisi del traffico internazionale emerge, inoltre, che la diminuzione di tentativi di chiamate provenienti da numeri mobili italiani contraffatti si è accompagnata a uno spostamento delle attività illegali di teleselling verso numerazioni con prefisso estero, dice ancora l’Agcom. Ciò rappresenta un chiaro segnale di ripiego da parte delle attività illecite, che, non potendo aggirare il blocco, tentano di utilizzare numerazioni non filtrate, sebbene facilmente riconoscibili dagli utenti.

Si conferma, inoltre, l’efficacia del filtro relativo alle chiamate internazionali da numeri fissi italiani, introdotto il 19 agosto. La percentuale di chiamate bloccate si è stabilizzata su valori di circa il 2% del totale, registrando una netta riduzione rispetto alla fase iniziale, quando era stato rilevato un picco prossimo al 9%.

I residui casi di spoofing con numerazioni italiane, opportunamente segnalati all’Autorità, sono attualmente oggetto di vigilanza per l’individuazione dei soggetti responsabili, i quali non possono più nascondersi dietro l’irrintracciabilità derivante dall’utilizzo di un operatore estero.

Il Cremlino: pace molto più vicina, presto nuova telefonata Putin-Trump

Roma, 29 dic. (askanews) – Il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha annunciato che Vladimir Putin e Donald Trump terranno a breve un nuovo colloquio telefonico.

Secondo Peskov, la Russia condivide la valutazione del presidente americano sul fatto che la pace in Ucraina sia oggi “molto più vicina”.

Peskov ha poi dichiarato che, per porre fine alle ostilità, l’Ucraina deve ritirare le proprie forze armate “al di fuori dei confini amministrativi del Donbass”.

“Certamente, si tratta del ritiro delle forze del regime di Kiev dal Donbass, oltre i suoi confini amministrativi”, ha affermato Peskov in risposta ai giornalisti, confermando la linea massimalista del Cremlino sulla questione territoriale.

Influenza, 950.000 nuovi casi: "Picco a breve. Variante K prevalente"

Roma, 29 dic. (askanews) – L’incidenza totale delle infezioni respiratorie acute nella comunità, nella settimana dal 15 al 21 dicembre, è stata pari a 17,1 casi per 1.000 assistiti (vs 14,7 nel bollettino precedente), in aumento rispetto alla settimana precedente come atteso per il periodo. Sono stati stimati circa 950mila nuovi casi, con un totale dall’inizio della sorveglianza di circa 5,8 milioni di casi. L’incidenza più elevata si osserva, come di consueto, nella fascia di età 0-4 anni, con circa 50 casi per 1.000 assistiti. Lo afferma il rapporto della sorveglianza RespiVirNet, pubblicato oggi e da quest’anno in forma interattiva, dell’Istituto superiore di Sanit, che ha anche pubblicato una Faq sui principali dubbi (“Influenza e altri virus respiratori, cosa sapere”, consultabile sul suo sito).

“I dati ci mostrano che ci stiamo avvicinando al picco dei casi, che verosimilmente verrà toccato nelle prossime settimane, in cui ci aspetta una circolazione sostenuta dei virus respiratori come atteso per il periodo”, commenta Anna Teresa Palamara, che dirige il dipartimento di Malattie Infettive dell’Iss: “Purtroppo, come segnalato da alcune Regioni, anche quest’anno all’aumento del numero di casi corrisponde un aumento nel numero di accessi al pronto soccorso e ospedalizzazioni soprattutto per le persone più anziane. Soprattutto in questi giorni in cui le occasioni di incontro e di convivialità possono favorire la trasmissione dei virus respiratori, ricordiamo che alcune semplici precauzioni sono utili a ridurre il rischio di contagio. Dall’areazione dei locali al lavaggio delle mani alla cosiddetta ‘etichetta respiratoria’, che sono riportate anche nella Faq sull’influenza e gli altri virus respiratori che abbiamo pubblicato oggi”.

Nella settimana sia nella comunità che nel flusso ospedaliero si registra un alto tasso di positività per influenza (31,5% e 46,2% rispettivamente vs 36% e 40,4%).

Per quanto riguarda la caratterizzazione dei virus influenzali, nella comunità e nel flusso ospedaliero la percentuale di virus A(H3N2) risulta ampiamente maggiore rispetto ai virus A(H1N1)pdm09. Ad oggi nessun campione è risultato essere positivo per influenza di tipo A “non sottotipizzabile” come influenza stagionale, che potrebbe essere indicativo della circolazione di ceppi aviari. Le analisi di sequenziamento in corso dall’inizio della sorveglianza evidenziano che tra i ceppi di virus influenzale A H3N2 attualmente circolanti in Italia il subclade K è nettamente prevalente, mentre tra i ceppi H1N1 pdm09, tutti i ceppi si raggruppano esclusivamente nel subclade D.3.1 nell’ambito del più ampio clade 5a.2a.1 al quale appartengono anche i ceppi vaccinali, In particolare l’intensità è molto alta in Veneto, provincia di Bolzano, Marche e Campania, alta in Sicilia, Piemonte, Emilia Romagna, Lazio e Abruzzo, media in Val d’Aosta, Lombardia, Toscana e Puglia e bassa in tutte le altre. Si ricorda che il cambiamento nella definizione di caso da ILI ad ARI rende difficile confrontare l’incidenza settimanale con quella delle stagioni precedenti, così come con le soglie di intensità, calcolate sulla base dei dati relativi alle sindromi simil-influenzali delle ultime stagioni.

Durante la settimana sono stati segnalati, attraverso il portale RespiVirNet, 3.744 campioni clinici ricevuti dai diversi laboratori afferenti alla rete. Dalle analisi effettuate 1654 (44,2%) sono risultati positivi al virus influenzale, 120 (3,2%) sono risultati positivi per VRS, 80 (2,1%) per SARS-CoV-2 e i rimanenti sono risultati positivi per altri virus respiratori: 199 (5,3%) Rhinovirus, 83 (2,2%) Coronavirus umani diversi da SARS-CoV-2, 56 (1,5%) Adenovirus, 38 (1,0%) virus Parainfluenzali, 10 Bocavirus e 8 Metapneumovirus.

I dati della sorveglianza degli accessi al pronto soccorso riferiti da alcune regioni (Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Abruzzo e Sicilia), aggiornati alla settimana 50 del 2025 (8-14 dicembre), evidenziano un aumento sia degli accessi sia delle ospedalizzazioni per sindromi respiratorie rispetto alla stessa settimana della stagione precedente.

È record film di Natale: 27 milioni euro per "Buen Camino" di Zalone

Roma, 29 dic. (askanews) – “Buen Camino” conferma il suo primato per le festività natalizie: nei suoi primi quattro giorni di programmazione nei cinema italiani con 27 milioni di euro (26.921.300 di euro), una media di 34.847 euro in 771 cinema, 3.316.838 spettatori e una quota di mercato pari al 71,4%.

Un record assoluto per la commedia con Checco Zalone diretta da Gennaro Nunziante nelle sale da giovedì 25 dicembre: si tratta della migliore apertura di sempre per un film di Natale.

Il film distribuito da Medusa Film traina il mercato cinematografico che cresce del 256,5% rispetto al weekend della settimana precedente e dell’87% rispetto allo stesso weekend del 2024.

Un successo che coinvolge tutte le regioni, dal Nord al Sud, e che si rafforza anche nel raffronto con i due film precedenti di Checco Zalone. “Quo Vado” aveva aperto a 22.792.000 di euro e “Tolo Tolo” a 30.251.903 ma il confronto va letto alla luce di un dato importante: entrambi quei film erano usciti a Capodanno, storicamente il giorno più forte dell’anno per il box office italiano, e “Tolo Tolo” aveva beneficiato di un giorno in più rispetto a “Buen Camino” (il primo gennaio 2020 era un mercoledì).

“Buen Camino” è prodotto da Marco Cohen, Benedetto Habib, Fabrizio Donvito, Daniel Campos Pavoncelli ed è una produzione Indiana Production con Medusa Film in collaborazione con MZL e in collaborazione con Netflix realizzata da Indiana Production, una società Vuelta.

Vacanze, Confcommercio: a Capodanno 6 mln di viaggiatori, spesa 410 euro

Roma, 29 dic. (askanews) – A Capodanno sono previsti 6 milioni di viaggiatori. L’80% resterà in Italia, di cui il 20% nella propria regione. Il viaggio è stato pianificato nel dettaglio e la metà degli italiani ha optato per concedersi qualche giorno di vacanza in più, facendo almeno 3-4 pernottamenti. Un milione e 300 mila italiani, in sostanza 1 viaggiatore su 5, ha scelto una destinazione estera, con Francia, Spagna e Germania e Regno Unito in testa alle preferenze europee. Lo rileva un’indagine Confcommercio-Confturismo.

Come per Natale, le località di montagna, le città d’arte e le località balneari sono le mete più ambite. Trentino Alto Adige, Toscana e Campania sono le regioni più gettonate per il Capodanno 2025 italiano. Spesa media stimata 410 euro a persona.

Il classico e Samor: la ricerca di una continuit trasgressiva

Milano, 29 dic. (askanews) – Due momenti della storia dell’arte che si guardano e, ciascuno nel suo modo, danno forma a dei significanti. La Pinacoteca Ambrosiana di Milano ospita la mostra di Nicola Samor “Classical Collapse”, incursioni dei lavori dell’artista accanto alle opere rinascimentali custodite dal museo.

“Non credo che le opere abbiano alcunch da dirsi – ha spiegato Samor ad askanews – ma si possono costruire delle vicinanze, in questo caso forzate, senza chiedere per altro autorizzazione a coloro che gi popolano questi luoghi, per cercare qualche cosa che chiamerei piuttosto una sorta di continuit trasgressiva. Come poi lo sempre stata nella storia delle forme, ogniqualvolta qualcuno cerca di misurarsi con un capitale preesistente. Da una parte c’ una cura e dall’altra c’ una sorta di collera, di movimento che tende a scuotere di dosso dei segni che si sono accumulati nel tempo”.

Esempio di questa vicinanza complessa quella tra ii grande cartone della Scuola di Atene di Raffaello e il dipinto fantasmatico che Samor ha realizzato appositamente per questa sala dell’Ambrosiana: partendo da scenari simili, si sviluppano per opere molto diverse, ciascuna figlia del tempo.

“C’ una continuit tra l’arte rinascimentale rappresentata in Ambrosiana e quella che la proposta molto sapiente di Nicolas Samor – ha aggiunto il direttore del museo milanese, Alberto Rocca -. C’ una forma che muta, ma rimane: questo il grande senso di ci che si vede in questa mostra. L’Ambrosiana non nuova a mostre di arte contemporanea, proprio perch crede in questo continuo sviluppo dell’intuizione che l’uomo ha nel contemplare la propria vita e nel produrre bellezza”.

La mostra un unico progetto, ma si sviluppa su due sedi, alla parte milanese se ne aggiunge una ospitata dal Museo e Real Bosco di Capodimonte a Napoli, entrambe unite dalla riflessione di Samor sul confronto con la classicit nei suoi diversi momenti. “Il classico – ha concluso l’artista – sembra un’idea creata per collassare in un certo senso, per essere rimessa in discussione recuperata, ritrovata, in una sorta di punto fermo mentale, un’oasi mentale pi che in uno stato delle cose”.

E in quest’oasi si pu sentire che, nonostante l’assunzione a canone e la storicizzazione delle opere, nulla pacificato, e l’arte resta, per fortuna, in gran parte ancora un mistero. Che forse serve pi vivere anzich decifrare.

Visco…sa: la destra non ha più paura del Grande Fratello fiscale

Una norma passata sotto silenzio

È passata del tutto inosservata – salvo pochi e scarni accenni sulla stampa specializzata – la norma contenuta nel Bilancio di previsione per l’anno 2026 che introduce, a partire dal 2028, una ritenuta dello 0,50% e, dal 2029, una ritenuta dell’1% sui corrispettivi per le prestazioni di servizi e le cessioni di beni effettuate nell’esercizio di imprese da soggetti che, al momento di ricevere il pagamento, non abbiano aderito alla proposta di concordato preventivo biennale o non si trovino in regime di adempimento collaborativo.

In sostanza, all’atto del pagamento di fatture relative a transazioni tra imprese, dovrà essere operata una ritenuta di acconto dell’1% sul valore complessivo della transazione, al netto dell’Iva.

La logica della misura

La misura ha carattere strutturale e persegue un duplice obiettivo. Da un lato, spingere i contribuenti ad avvalersi del concordato preventivo biennale per non essere assoggettati a questo ulteriore adempimento; dall’altro, accrescere la disponibilità di dati utili a prevenire l’evasione dell’Iva e delle imposte dirette.

Si tratta, dunque, di un intervento che rafforza la tracciabilità delle operazioni economiche e che, per portata e finalità, si inserisce pienamente nel solco degli strumenti di contrasto all’evasione.

Una clamorosa inversione politica

Quel che sorprende è che un governo nato all’insegna della semplificazione e del rifiuto di ogni innovazione legata alla digitalizzazione dei dati fiscali finisca per ripiegare su adempimenti che, se fossero stati introdotti dall’ex ministro Vincenzo Visco, avrebbero con ogni probabilità scatenato proteste di piazza da parte delle forze di destra.

Quando venne introdotta la fatturazione elettronica, la destra scese in piazza gridando “No alla fatturazione elettronica”, accusata di rafforzare i poteri del cosiddetto Grande Fratello fiscale. Addirittura, nel programma elettorale di Fratelli d’Italia era prevista l’abrogazione dello split payment, che impone alle pubbliche amministrazioni di versare direttamente all’erario l’Iva sulle fatture dei fornitori.

Il lascito (rimosso) delle riforme Visco

Eppure, proprio la fatturazione elettronica e lo split payment – misure riconducibili all’impostazione di Visco – hanno contribuito in modo significativo ad accrescere il gettito Iva. Resta vero che l’evasione fiscale, stimata ancora oggi tra i 90 e i 100 miliardi di euro, non è stata scalfita in modo decisivo, soprattutto sul fronte delle imposte dirette (Irpef e Ires).

Già nel 2017-2018, Visco aveva avanzato l’ipotesi di una ritenuta di acconto generalizzata sui redditi derivanti da transazioni tra imprese. All’epoca, quella proposta apparve “eversiva” e venne rapidamente accantonata.

Dal documento al flusso

Oggi, a distanza di anni, il Ministero dell’Economia riscopre quella stessa logica, seppure in forma attenuata: una ritenuta inizialmente limitata all’1%, ma strutturale e dunque destinata, verosimilmente dopo le elezioni del 2027, a essere incrementata.

La lotta all’evasione compie così un salto di qualità: l’attenzione si sposta dal documento (la fattura) al flusso (il bonifico). È la tracciabilità sistematica di milioni di movimenti finanziari che prende forma, materializzando proprio quel Grande Fratello fiscale a lungo demonizzato dalla destra.

Meloni, il presepe e l’identità nazionale

Per il Natale era consuetudine che i vertici delle istituzioni pubbliche, ai vari livelli, rivolgessero agli italiani gli auguri di buone feste utilizzando i canali televisivi. Era un uso tipico della Prima Repubblica, caduto miseramente nel travagliato periodo della Seconda e mai più ripreso nella Terza che stiamo attraversando.

La premier Meloni, nel tentativo di recuperare anche tradizioni di carattere istituzionale, ha scelto per il Natale appena trascorso il proprio profilo Facebook per rivolgersi agli italiani e formulare gli auguri, pur collocandosi in una sede simbolicamente istituzionale. Per quanti restano più affezionati alle forme classiche della comunicazione istituzionale – televisione e comunicati ufficiali – c’è poco da rimpiangere: questo modello di governo di destra, anzi questi modelli di governo, primo fra tutti quello incarnato da Donald Trump, prediligono infatti i social media per comunicare direttamente alla Nazione risultati e idee di governo.

Il presepe come scelta identitaria

La premier Meloni si è presentata in veste natalizia davanti al presepe allestito nella sede del Governo, realizzato nello stile più classico, quello napoletano di fine Settecento. I personaggi raffigurano l’idea di un piccolo borgo di campagna, ciascuno intento al proprio mestiere, ad eccezione dei pastori e dei tre protagonisti della Natività – Maria, Giuseppe e il Bambinello.

Il primo messaggio trasmesso è stato quello di una rivendicazione dell’identità nazionale, legata al presepe francescano – dunque inequivocabilmente italiano – e al mantenimento dell’immagine simbolica del Natale nelle famiglie. Sono rimasti, di fatto, sullo sfondo i simboli del Natale di matrice celtica: Babbo Natale con le renne, l’abete addobbato con nastri e sfere colorate. Eppure il nostro Paese, da decenni, è multietnico, multiculturale e anche multiconfessionale; basterebbe ricordare l’elenco delle confessioni religiose riconosciute dallo Stato.

Tradizione italiana, vocazione universale

È indubbio che il presepe sia universalmente attribuito alla cultura medievale italiana, con san Francesco quale indiscusso iniziatore. Conoscere questo aspetto della tradizione natalizia italiana è importante per chiunque, cittadino o meno di questo Paese. Vale sia per coloro che lo hanno progressivamente dimenticato a favore di tradizioni provenienti da altri contesti culturali, spesso segnate da una forte valenza consumistica, sia per coloro che lo apprendono oggi perché vivono e lavorano in Italia.

Allo stesso modo, è opportuno ricordare che la cultura cristiano-cattolica, cui il presepe appartiene, è per sua natura ecumenica e riconosce nella diversità dell’altro non un nemico, ma un fratello. Ne discende che il premier di un Paese complesso come il nostro rappresenta anche quei “fratelli” che non lo sono nella fede, ma lo sono sul terreno della storia, perché condividono con noi la vita civile.

Un saluto esplicito anche agli italiani di tutte le confessioni religiose non sarebbe stato fuori luogo; eppure, nel breve discorso pronunciato, questo riferimento è mancato.

 

I valori evocati e la realtà sociale

In questo presepe tutto italiano e rivolto implicitamente ai cattolici, la premier Meloni ha riconosciuto l’insieme dei valori della solidarietà come elementi identitari della “nostra” comunità, valori da conservare e custodire senza timore, per convinzione autentica e non per semplice moda. Le condizioni oggettive di difficoltà in cui versano le famiglie italiane – in un secondo anno di crescita zero, con la riduzione dei consumi per contenere il costo della vita, con il lavoro “degno” che appare sempre più fuori dall’orizzonte delle possibilità per i giovani, e con l’inflazione che erode i pochi risparmi – sono però rimaste sullo sfondo, come assorbite dall’effetto rassicurante dell’elenco dei “buoni valori” che la premier ha invitato a coltivare con convinzione natalizia.

Nessun italiano, per cultura e indole comune, viene meno a valori quali la dignità, la responsabilità, l’accoglienza delle fragilità, la ricerca della pace e della concordia. Tuttavia la nostra “panza” resta un po’ vuota e il nostro cenone di Natale è stato dignitoso, ma non fastoso. Per qualcuno, nemmeno questo.

 

Uno sguardo che manca

Mentre l’abbiamo guardata sorridente e rassicurante augurare buon Natale, ci siamo chiesti se davvero ci stesse vedendo, con occhi sinceri. Perché no: non stiamo bene, e nascondere i problemi – come la polvere sotto il tappeto – non li farà scomparire.

Forse sarebbe stato utile prendere esempio dal re Carlo III, che nel suo discorso natalizio ha detto ai suoi sudditi, con onestà, come stanno le cose. E di questo, gli sono stati grati.

Autoanalisi politica e psicoterapia, tra archeologia e teleologia

Già a inizio anni Ottanta, a proposito del Pci, Alberto Ronchey parlava di una sorta di “autoanalisi di gruppo”. In seguito il fenomeno si è esteso e ora coinvolge, quantomeno, gran parte degli eredi della sinistra e del centro.

La metafora è assai calzante, in quanto in percorsi del genere sono molto sottolineatiil passato e il presente, proprio come nel lavoro psicoterapico e, in particolare, psicoanalitico (infatti, diversamente da quel che sembra suggerire l’immaginario popolare, nella stanza d’analisi aleggiano molto il presente, il “qui e ora”, e il passato acquista rilievo soprattutto nella misura in cui risulta ancora attuale). Nell’un caso come nell’altro, invece, resta piuttosto in ombra la dimensione del futuro. I tentativi volti a immaginarlo o a delinearlo sono piuttosto opachi; non acquisiscono quell’importanza che forse meriterebbero.

Del resto, uno dei motivi di contrasto tra Alfred Adler, padre della Psicologia individuale, e Sigmund Freud ruotava intorno a una maggior apertura del primo al versante temporale del futuro. Come dire: la psicoterapia non può prescindere da esso.

Analogamente, nelle “ricostruzioni” individuali o collettive dei percorsi delle aree politiche, occorrerebbe porre il futuro al centro. Anche perché a motivare ricerche e riflessioni di tal tipo è proprio l’apertura di orizzonti inediti.

O, come magistralmente direbbe Paul Ricœur sia a proposito dei singoli che dei gruppi, andrebbe perseguita la giusta proporzione tra archeologia e teleologia (Ricœur, del resto, su concetti simili fondava anche la distinzione tra morale ed etica: la morale intesa come il momento deontologico della norma, l’etica concepita in senso teleologico per la presenza del telos, del fine della buona vita, «un orizzonte popolato dai nostri progetti di vita, le nostre anticipazioni della felicità, le nostre utopie, in breve tutte le figure mobili di ciò che consideriamo segni di una vita compiuta»).

Biblicamente, potremmo anche indicare l’aspetto teleologico come quello della “promessa”.

Gianni Sabàto: la democrazia chiede responsabilità, non rassegnazione.

Un testo che nasce da unurgenza reale

CattolicItaliani. Democrazia Organizzata, di Gianni Sabàto, è un quaderno politico-culturale che nasce da una constatazione condivisibile: la crisi della democrazia rappresentativa non è soltanto un problema di regole o di leadership, ma prima ancora di partecipazione, visione e cultura politica. L’astensionismo crescente, la personalizzazione dei partiti, la fragilità dei corpi intermedi pongono una domanda che il mondo cattolico non può eludere.

Il testo si colloca esplicitamente dentro questo interrogativo e lo fa senza indulgere né alla nostalgia del “partito cattolico”, né a scorciatoie identitarie. Il riferimento alle parole di mons. Vincenzo Paglia – più volte richiamate – chiarisce l’orizzonte: non un soggetto confessionale, ma una responsabilità storica dei cattolici nella costruzione del bene comune.

 

Democrazia come comunità, non come tecnica

Uno dei meriti del volume è l’insistenza sul carattere qualitativo della democrazia. Sabàto rifiuta una visione riduttiva, procedurale o meramente maggioritaria, contrapponendole una concezione “organizzata” della vita democratica, fondata sulla partecipazione consapevole, sulla mediazione e sulla responsabilità.

In questa chiave si inserisce la riflessione sulla mancata attuazione dell’articolo 49 della Costituzione e sulla natura ambigua dei partiti contemporanei, spesso ridotti ad associazioni private dominate da leadership personali. La critica non è ideologica, ma civile: senza democrazia interna e senza radicamento sociale, i partiti smarriscono la loro funzione costituzionale.

La cifra del laicato e la virtù dellamicizia

Il riferimento alla Christifideles laici e alla Lumen gentium non è ornamentale. Il laicato, per l’autore, non è una categoria residuale ma il luogo proprio dell’azione cristiana nella storia. Da qui il richiamo alla responsabilità, anche politica, come dimensione non opzionale.

Originale – e per certi versi controcorrente – è la centralità attribuita alla virtù dell’amicizia, riletta attraverso Aelredo di Rievaulx e la tradizione umanistica. L’amicizia diventa categoria civile: genera fiducia, dialogo, senso del limite. In un tempo segnato da polarizzazione e ipocrisia, è un richiamo che merita attenzione.

Tra denuncia e proposta

Il testo non nasconde una vena polemica verso il “politicante”, figura contrapposta al “politico d’onore”, guidato da imparzialità e senso del servizio. Talvolta il tono si fa severo, ma resta coerente con l’impianto morale dell’opera: la politica, se separata dalletica, perde dignità e credibilità.

Nel complesso, CattolicItaliani. Democrazia Organizzata è un quaderno denso, talora ridondante, ma animato da una tensione civile autentica. Non offre ricette immediate, né scorciatoie organizzative. Offre però qualcosa di più raro: una cornice culturale e ideale entro cui ripensare il ruolo dei cattolici italiani nella democrazia del nostro tempo.

Un contributo che, pur con i limiti del pamphlet, invita a non sottrarsi alla storia. E già questo, oggi, non è poco.

Il link per accedere al pdf del quaderno

M.O., Houthi: mossa aggressiva il riconoscimento del Somaliland di Israele

Roma, 28 dic. (askanews) – Il leader del gruppo yemenita Houthi, Abdulmalik Badr al-Din al-Houthi, ha definito “una mossa aggressiva” la decisione di Israele di riconoscere la regione automona del Somaliland, affermando che tale misura “mira a dividere i paesi della regione, nell’ambito di un piano che non si limita alla Somalia, ma il cui obiettivo dichiarato è quello di cambiare il Medio Oriente”.

In un discorso riportato dall’emittente al Masirah, il leader Houthi ha sostenuto che Israele “mira, con questa mossa, a trasformare la regione del Somaliland in un punto d’appoggio per attività ostili contro la Somalia, i paesi africani, lo Yemen e gli Stati arabi”. Attività che “minacciano la sicurezza del Mar Rosso e del Golfo di Aden”.

“Non accetteremo che nessuna parte della Somalia diventi un punto d’appoggio per il nemico israeliano a scapito della sovranità della Somalia, della sicurezza del suo popolo o della stabilità della regione e del Mar Rosso”, ha proseguito il leader Houthi, sottolineando che il gruppo yemenita adotterà ogni possibile misura “per sostenere la Somalia, anche quella di considerare qualsiasi presenza israeliana nella regione del Somaliland come un obiettivo militare legittimo per le nostre forze armate, in quanto rappresenta un’aggressione contro la Somalia e lo Yemen e una minaccia alla sicurezza regionale”.

Ucraina, ottimismo e nodi irrisolti all’incontro tra Trump e Zelensky

Roma, 29 dic. (askanews) – Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che Ucraina e Russia sono “più vicine che mai” a un accordo di pace, dicendosi certo che i leader dei due Paesi vogliono arrivare a un intesa, ma senza alimentare aspettative su una firma imminente, tanto da dichiarare che “tra qualche settimana, lo sapremo in un modo o nell’altro” se si arriverà a un accordo.

Dopo l’incontro “eccellente” avuto con l’omologo ucraino Volodymyr Zelensky nella sua tenuta a Mar-a-Lago, in Florida, e il colloquio telefonico “molto proficuo” con il presidente russo Vladimir Putin, Trump ha ammesso he rimangono “una o due questioni spinose” da risolvere. Innanzitutto quella riguardante la regione orientale ucraina del Donbass, “certamente, uno dei problemi più grossi”, ha detto Trump, dopo che il Cremlino ha dichiarato che per “la fine definitiva del conflitto serve una decisione politica coraggiosa e responsabile da parte di Kiev”, mentre Zelensky ha ribadito di voler indire un referendum su un’eventuale cessione di una “terra che non appartiene a una sola persona”.

Anche Zelensky ha riferito di “un grande incontro” con Trump, con cui ha discusso “tutti gli aspetti” del piano di pace in 20 punti, ribadendo che è completo “al 90%” e affermando che Stati Uniti e Ucraina hanno raggiunto un accordo “al 100%” sulle garanzie di sicurezza e sulla dimensione militare, definite “una pietra miliare fondamentale per raggiungere una pace duratura”. Tuttavia, ha poi aggiunto che i team negoziali di Ucraina e Stati Uniti si incontreranno “già la prossima settimana” per “definire tutte le questioni discusse”.

La stessa presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, ha riferito di “nuovi progressi” registrati nell’incontro in Florida, a cui hanno partecipato in videochiamata anche i leader europei per circa un’ora, sottolineando che “l’Europa è pronta a continuare a collaborare con l’Ucraina e gli Stati Uniti per consolidare questi progressi” e che è “fondamentale avere garanzie di sicurezza ferree fin dal primo giorno”.

Nonostante le dichiarazioni, Trump non ha voluto alimentare aspettative su un accordo imminente, soprattutto quando è stato sollecitato dalla stampa su possibili scadenze fissate da Washington a riguardo. “Sapete qual è la mia scadenza? Porre fine alla guerra”, ha detto prima di ricevere Zelensky, riconoscendo la “difficoltà” delle trattative. Dopo l’incontro ha quindi ammesso che un accordo “potrebbe non arrivare”, precisando: “Tra qualche settimana, lo sapremo in un modo o nell’altro”.

Calcio, risultati e classifica di Serie A: l’Inter torna in testa

Roma, 28 dic. (askanews) – Questi i risultati del campionato di serie A dopo Atalanta-Inter 0-1

Diciassettesima giornata: Parma-Fiorentina 1-0, Lecce-Como 0-3, Torino-Cagliari 1-2, Udinese-Lazio 1-1, Pisa-Juventus 0-2, Milan-Verona 3-0, Cremonese-Napoli 0-2, Bologna-Sassuolo 1-1, Atalanta-Inter 0-1, lunedì 29 dicembre ore 20.45 Roma-Genoa.

Classifica: Inter 36, Milan 35, Napoli 34, Juventus 32, Roma 30, Como 28, Bologna 26, Lazio 24, Atalanta, Udinese, Sassuolo 22, Cremonese, Torino 21, Cagliari 19, Parma, Lecce 17, Genoa 14, Verona 12, Pisa 11, Fiorentina 9

Diciottesima giornata: venerdì 2 gennaio ore 20.45 Cagliari-Milan, sabato 3 gennaio ore 12.30 Como-Udinese, ore 15 Genoa-Pisa, Sassuolo-Parma, ore 18 Juventus-Lecce, ore 20.45 Atalanta-Roma, domenica 4 gennaio ore 12.30 Lazio-Napoli, ore 15 Fiorentina-Cremonese, ore 18 Verona-Torino, ore 20.45 Inter-Bologna.

Recuperi: mercoledì 14 gennaio ore 18.30 Napoli-Parma, ore 20.45 Inter-Lecce, giovedì 15 gennaio ore 18.30 Verona-Bologna, ore 20.45 Como-Milan.