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Liguria, Salis: caso presunto dossieraggio infanga la politica

Genova, 12 mar. (askanews) – “Ritrovare Genova e la Liguria sulle prime pagine dei quotidiani nazionali per fatti negativi che infangano la nostra politica, sinceramente è qualcosa che non mi sento di accogliere di buon grado”.àLo ha affermato la sindaca di Genova Silvia Salis commentando, a margine di un evento, l’inchiesta sul presunto dossieraggio ai danni dei giornalisti del Secolo XIX da parte dello staff del presidente della Regione Liguria Marco Bucci, che riguarderebbe anche la campagna elettorale per le ultime Comunali.

“Da amministratrice pubblica – ha aggiunto Salis – le cose che mi preoccupano di questa vicenda sono due: la prima è se è normale che un ufficio stampa pagato con soldi pubblici faccia delle relazioni sull’attività di giornalisti del Secolo durante la campagna elettorale in modo da incidere su di essa. La seconda è cosa porta un presidente di Regione a pensare di avere il potere di poter scrivere a un editore e di poter incidere sulla linea politica di un giornale durante una campagna elettorale e anche dopo?àQuesti sono interrogativi abbastanza inquietanti che mi faccio da amministratrice pubblica”.

Mojtaba Khamenei: lo Stretto di Hormuz resta chiuso, via le basi Usa dalla regione

Roma, 12 mar. (askanews) – Quattro giorni dopo la sua nomina a nuova Guida suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei ha rilasciato il suo primo discorso, una dichiarazione scritta, letta dalla giornalista della tv di Stato Irin, in cui ha chiesto unità nazionale, ha ringraziato forze armate e alleati regionali, affermando che Teheran continuerà a combattere “per vendicare il sangue dei martiri”, bloccando lo Stretto di Hormuz e aprendo “nuovi fronti se la guerra continuerà e se le circostanze lo richiederanno”. La Guida suprema ha espresso la volontà di avere “rapporti cordiali e costruttivi” con tutti i paesi vicini, chiedendo però di “chiudere al più presto le basi Usa” contro cui Teheran continuerà a difendersi.

APPELLO ALL’UNITA’

Nella prima parte del discorso, Khamenei ha dichiarato di aver appreso della sua elezione a Guida suprema “dalla tv di Stato”, definendo “un compito arduo” occupare il posto che fu del “grande Khomeini e del martire Khamenei”. Quindi ha rimarcato come, “in questi ultimi giorni, quando il Paese si è trovato senza un leader e senza un Comandante Supremo”, dopo l’uccisione del padre e Guida suprema Ali Khamenei, la “grande nazione iraniana” abbia dato prova di “fermezza, coraggio e presenza”, di fatto “guidando il Paese e a garantendone l’autorità”.

A fronte di questo, “non si deve in alcun modo intaccare l’unità tra tutti i gruppi della nazione” ed “è necessario mantenere una presenza efficace sulla scena, sia nel modo che avete dimostrato in questi giorni e notti di guerra, sia ognuno nel proprio ruolo nei vari ambiti della vita” del paese.

VENDETTA PER I MARTIRI

“Non rinunceremo alla vendetta per il sangue dei martiri”, ha assicurato Khamenei, sottolineando che “la vendetta non riguarda solo il grande Leader, ma ogni cittadino ucciso dal nemico”, ricordando che tra questi figurano, oltre al padre e alla madre, anche la moglie, una sorella, un nipote e un cognato. Lo stesso Mojtaba Khamenei è rimasto ferito nell’attacco del 28 febbraio scorso.

STRETTO DI HORMUZ CHIUSO

La Guida suprema ha ringraziato “i nostri coraggiosi combattenti, che hanno fermato il nemico mentre il nostro Paese veniva aggredito ingiustamente dalle potenze dell’arroganza globale”, affermando che l’opinione pubblica si aspetta che questa “difesa efficace e dissuasiva prosegua”, per cui “è necessario continuare a utilizzare lo strumento della chiusura dello Stretto di Hormuz”.

Khamenei ha poi accennato a possibili nuovi fronti che “potranno essere attivati se la guerra continuerà e se le circostanze lo richiederanno”, ringraziando gli alleati regionali del Fronte della resistenza, definiti “i nostri più cari amici”. La Guida suprema ha fatto riferimento al sostegno ricevuto dal gruppo libanese Hezbollah e dalle organizzazioni irachene, citando poi lo Yemen, e non il gruppo Houthi, per “non aver smesso di difendere il popolo oppresso di Gaza”.

PAESI VICINI

Rivolgendosi ai Paesi vicini, la Guida suprema iraniana li ha invitati a “chiudere” le basi americane “il prima possibile”, sottolineando che Teheran continuerà ad attaccarle. “Condividiamo confini, via terra o via mare, con 15 paesi e siamo sempre stati, e continuiamo a essere, disposti ad avere relazioni cordiali e costruttive con tutti loro”, ha rimarcato Khamenei, denunciando le “basi, sia militari che finanziarie” create dagli Stati Uniti “in alcuni di questi paesi per garantire il proprio dominio sulla regione”.

Alcune di queste basi sono state usate nell’aggressione all’Iran, ha proseguito, per cui, “come avevamo esplicitamente avvertito, abbiamo attaccato quelle basi senza attaccare quei paesi. E continueremo a farlo”, ha ammonito la Guida suprema, invitando i leader dei paesi vicini a “chiarire la loro posizione nei confronti degli assassini del nostro popolo” e a “chiudere quelle basi il prima possibile, perché ormai dovrebbero aver capito che la pretesa americana di garantire sicurezza e pace non era altro che una menzogna”.

Khamenei ha voluto rassicurare sul fatto che Teheran “non ha intenzione di stabilire un dominio o un colonialismo nella regione”, ribadendo che l’Iran “è totalmente pronto per l’unità e per rapporti sinceri e cordiali con tutti i suoi vicini”. (di Simona Salvi)

Editoria, Barachini: garantire accesso a informazione di interesse pubblico

Roma, 12 mar. (askanews) – “Io credo che garantire un accesso rapido e facile all’informazione di interesse pubblico sia fondamentale. Viviamo in un’epoca in cui la distribuzione condiziona in qualche modo l’accesso all’informazione e questo condiziona a sua volta anche la capacità di partecipare alla vita democratica alla vita politica dei cittadini. Avere un’informazione di interesse pubblico, essere stimolati a partecipare alla vita pubblica vuol dire anche essere cittadini informati. Oggi il sistema nazionale soffre di una concorrenza internazionale con regole precise diverse e, a volte, con condizioni deontologiche e di responsabilità molto diverse”. Lo ha affermato il sottosegretario all’Editoria, Alberto Barachini, rispondendo ad una domanda sull’ipotesi di creare “un Pnrr per l’editoria”, a margine della conferenza su “Prominence, pluralismo e nuove regole nell’ecosistema digitale”, promosso da Confindustria Radio Televisioni con la partecipazione dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

“La prominence è fondamentale perché oggi tutte le norme anche europee ci ricordano quanto bisogna garantire ai cittadini un accesso sicuro a un’informazione professionale, a un’informazione certificata. I grandi over the top – ha rilevato – lavorano con regole diverse, che sono quelle commerciali della ricerca di coinvolgimento dei cittadini, ma non hanno le stesse responsabilità e questo può essere ed essere un problema oggi”.

Editoria, Barachini: servono sempre più risorse pubbliche

Roma, 12 mar. (askanews) – Per l’informazione e l’editoria “servono risorse, servono sempre più risorse pubbliche per difendere i sistemi nazionali e i sistemi europei. E io credo che serva anche un livello unitario a difesa dell’informazione europea, anche perché siamo i primi in Europa insieme all’Europa a mettere regole, ad esempio sull’intelligenza artificiale, questo è un passo in avanti fondamentale”. Lo ha affermato il sottosegretario all’Editoria, Alberto Barachini, rispondendo ad una domanda sull’ipotesi di creare “un Pnrr per l’editoria”, a margine della conferenza su “Prominence, pluralismo e nuove regole nell’ecosistema digitale”, promosso da Confindustria Radio Televisioni con la partecipazione dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

Quanto all’ipotesi di girare ai gruppi editoriali parte dei proventi realizzati dalle Big Tech usando i contenuti realizzati dai primi, “sono perfettamente d’accordo sulla riflessione”, ha aggiunto Barachini. “Sul fatto che i grandi over the top partecipinò subito alla produzione di contenuti. In realtà la distribuzione oggi delle informazioni sconta una diversa responsabilità, perché distribuisce contenuti che non traduce su cui non partecipa ai costi. Se noi vogliamo difendere i sistemi editoriali nazionali ed europei – ha detto Barachini – dobbiamo fare in modo che Chi distribuisce quei contenuti li retribuisca correttamente. Oggi produrre un’informazione e costosa e distribuirla non costa nulla e questo non può andare avanti”.

Trump: nazionale di calcio dell’Iran è benvenuta ai Mondiali, ma non è appropriato

Roma, 12 mar. (askanews) – Il presidente degli Stati uniti Donald Trump ha affermato che la nazionale di calcio dell’Iran è “benvenuta” ai Mondiali, ma ha espresso dubbi sulla sua presenza per ragioni di sicurezza.

In un messaggio pubblicato sul social Truth Social, Trump ha scritto: “La nazionale di calcio iraniana è benvenuta alla Coppa del Mondo, ma davvero non credo sia appropriato che sia lì, per la loro stessa vita e sicurezza. Grazie per l’attenzione su questa questione”.

Generali, Donnet ribadisce focus su Asset Management e parla con tutti

Milano, 12 mar. (askanews) – Generali archivia l’esercizio 2025 con profitti record, conferma tutti i target del piano al 2027 e non abbandona l’obiettivo di dar vita insieme a un grande partner, a una piattaforma di Asset Management in grado di fronteggiare la competizione con i colossi Usa del settore. L’utile netto normalizzato dell’anno passato si è attestato a 4,3 miliardi (+14,5%), con l’utile per azione normalizzato a 2,85 euro (+16,2%), mentre il risultato operativo è stato “il migliore di sempre” a 8 miliardi (+9,7%), guidato “da tutti i segmenti di business”. Il cda proporrà all’assemblea degli azionisti – convocata per il 23 aprile prossimo in modalità da remoto tramite il sistema del Rappresentante designato – la distribuzione di un dividendo di 1,64 euro per azione (+14,7%). Ribadita anche l’intenzione di avviare nel corso del 2026 un programma di riacquisto di azioni proprie da 500 milioni di euro.

Gli obiettivi del piano strategico al 2027 sono tutti confermati. Il Leone e non intende rivederli né in senso peggiorativo, alla luce del conflitto in Iran, nè in termini migliorativi, alla luce dei risultati record raggiunti nel 2025. “Abbiamo obiettivi già molto ambiziosi. Possiamo confermare tutti gli obiettivi del piano perché questo primo anno ci mette sulla traiettoria giusta per raggiungerli. Sono tutti confermati e non saranno cambiati”, ha affermato oggi il Group Ceo Philippe Donnet, durante una conferenza stampa a Milano nel quartier generale del gruppo.

Quanto allo scenario di incertezza legato agli sviluppi della guerra in Iran, il Group Ceo Cristiano Borean, ha affermato:”Rispetto agli stress test interni che avevamo effettuato nel 2018, abbiamo dimezzato la nostra sensitivity a scenari avversi. Quindi non vediamo motivo alcuno di fare comunicazioni diverse rispetto ai nostri obiettivi. Anzi, restiamo confidenti di raggiungere i nostri obiettivi anche in questi momenti tempestosi”. “Abbiamo già vissuto la Brexit, il Covid, Russia-Ucraina, Israele-Gaza e adesso c’è un’altra guerra che può diventare anche importante, ma il nostro ruolo è navigare bene nella tempesta ein questi 10 anni abbiamo dimostrato che siamo in grado di farlo: per questo io sono fiducioso”, gli ha fatto eco Donnet.

Guardando al futuro, Generali non rinuncia ai propri propositi di accelerare lo sviluppo nell’asset management, dopo il naufragio dell’ipotesi di alleanza con i francesi di Natixis e sta parlando “con tutti quelli che ci possono aiutare a raggiungere i nostri obiettivi”, ha detto Donnet. “Vogliamo creare una piattaforma globale e far crescere le nostre masse gestite, che sono felice abbiano toccato per prima volta i 900 miliardi di euro. Guardiamo a tutte le opportunità che ci possono consentire di accelerare questo sviluppo sia in Italia che all’estero”, ha affermato il Group Ceo.”Il nostro framework strategico – ha aggiunto – non è cambiato. Quando guardiamo a possibili acquisizioni facciamo sempre attenzione alla remunerazione e al raffronto con lo share buyback. Questa è la nostra priorità”.

In tale contesto strategico, il top manager non esclude che Generali possa essere un candidato alla sostituzione di Axa quale partner di Mps nella bancassurance quando nel 2027 scadrà l’accordo che attualmente li lega. “Siamo disponibili a parlare con tutti coloro che ci possono aiutare a fare il nostro mestiere. Sappiamo che scade questo accordo di Axa con Mps e il nostro mestiere è anche la gestione del risparmio. Forse saremo un candidato per sostituire Axa e se possiamo rimpatriare il risparmio italiano in Italia saremmo felici di farlo”. Ma fare la partnership, ha aggiunto, “non è una decisione nostra”. L’apertura sull’Asset Management c’è anche nei confronti di uniCredit: “Noi – ha spiegato Donnet – abbiamo già un accordo di bancassicurazione con UniCredit in Europa Centrale e in Europa dell’Est. E’ una cosa che facciamo bene. Se c’è la possibilità di ampliare questa collaborazione con UniCredit la nostra disponibilità c’è”.

A livello di operazioni cross-border, ha rilevato il Ceo di Generali, le complessità aumentano. Avere colossi del risparmio gestito europei, secondo Donnet, sarebbe strategico per l’Italia e l’Unione europea, ma il processo di aggregazione è ostacolato da un problema “politico” legato ai nazionalismi. “E’ importante creare a livello europeo delle grandi società di Asset Management che possano competere con gli Usa. Questo è strategico per l’Italia ma anche per l’Europa. Noi vorremmo dare questo contributo all’Europa e creare una grande piattaforma di AM italiana ed europea e con 900 miliardi di masse già qualcosa lo facciamo”. Tuttavia, la realtà del business è che oggi “in Ue è molto difficile fare collaborazioni cross-borderd, perché siamo di fronte alle posizioni nazionalistiche dei paesi e questo è un problema politico. I membri dell’Ue – ha sottolineato – devono fare una scelta chiara: vogliamo o non vogliamo fare l’Europa. Oggi manca un quadro politico comune per favorire la creazione dei fondi pensione europei e di un Asset Management che possa gestirli. Purtroppo, oggi facciamo l’interesse di operatori dell’Asset Management che non sono europei”.

Tornando ai risultati, nel 2025 Generali ha visto premi lordi in aumento a 98,1 miliardi di euro (+3,6%), grazie alla crescita significativa del segmento Danni: +7,6% a 36,2 miliardi, mentre quelli del Vita si sono attestati a 61,9 miliardi (+1,4%). Il Combined Ratio è migliorato a 92,6% (-1,4 p.p.). Il Solvency ratio si è attestato a fine 2025 al 219% (dal 210% di fine 2024). Al 10 marzo 2026 risultava pari al 214%, con un peggioramento di cinque punti dei quali tre legati a un fattore “puramente tecnico” che è previsto rientrare prossimamente e gli altri due alla sensitivity di mercato, come ha spiegato il Group Cfo Cristiano Borean.

Sui rapporti con il Gruppo Mps in qualità di azionista dopo che Mediobanca è finita nell’orbita di Siena, infine, Donnet ha tagliato corto: “A me risulta che il nostro primo azionista è Mediobanca. Ci sono stati cambiamenti nell’azionariato di Mediobanca e questo riguarda Mediobanca. Il nostro primo azionista è Mediobanca. Noi abbiamo rapporti positivi e istituzionali con tutti i nostri azionisti”.

Tv, ad Rai Rossi: “Il sistema italiano garanzia libertà e pluralismo”

Roma, 12 mar. (askanews) – “Più che una campagna queste sono linee guida prodotte dall’Agcom” sulle Smart tv in Italia “che si legano a una campagna di sensibilizzazione molto importante perché il tentativo è quello di riuscire a far conciliare la grande evoluzione tecnologica in essere, nuovi modelli di distribuzione e di fruizione dei contenuti, con i nuovi sistemi tecnologici. E il valore importante della Rai, del servizio pubblico, e in più in generale del sistema televisivo e dei media italiano, che è garanzia di libertà, di pluralismo, di tutela dell’informazione corretta, di pluralità del racconto e quindi è un valore per la nostra democrazia”. Lo ha detto l’amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi, a margine della tavola rotonda “Smart tv e telecomandi: la sfida della visibilità per l’emittenza nazionale e locale” organizzata da Confindustria a Roma, a proposito delle nuove regole che impongono un “carosello” sulla homepage delle piattaforme con accesso ai Servizi di interesse generale (Sig), cioè i grandi network come Rai, Mediaset e La7, oltre alle emittenti locali.

Poste Italiane, più di 6 mila uffici per richiedere passaporto

Roma, 12 mar. (askanews) – Poste Italiane supera il traguardo dei 6 mila uffici postali in cui si può richiedere il passaporto. Nove province si sono aggiunte a quelle già coinvolte nel Progetto Polis, l’iniziativa per avvicinare i servizi della Pubblica Amministrazione ai Comuni con meno di 15mila abitanti.

Sono quasi 5.600 gli uffici postali dei piccoli Comuni, a cui si aggiungono gli oltre 400 sportelli nelle grandi città. Numeri che hanno portato, a febbraio 2026, al record di passaporti erogati in un singolo mese: quasi 16mila. Le richieste totali superano le 172 mila, di cui circa 130 mila raccolte negli uffici Polis. Il servizio del TG Poste

Se c’è la Russia la Commissione Ue potrebbe togliere i fondi alla Biennale di Venezia

Bruxelles, 12 mar. (askanews) – La Commissione europea potrebbe togliere alla Fondazione Biennale di Venezia la sovvenzione da due milioni di euro che le aveva concesso per sostenere i produttori cinematografici, se concluderà che la partecipazione della Russia all’esposizione di quest’anno viola i termini del contratto. Lo ha affermato il portavoce della Commissione Thomas Regnier oggi a Bruxelles, durante il briefing quotidiano per la stampa dell’Esecutivo Ue. “La Commissione – ha detto il portavoce – condanna la decisione della Fondazione Biennale di Venezia di consentire alla Russia di partecipare all’edizione 2026 dell’esposizione. La cultura in Europa dovrebbe promuovere e salvaguardare i valori democratici, dovrebbe favorire il dialogo aperto, la diversità, e la libertà di espressione. Questi valori nella Russia di oggi non sono rispettati. Per questo condanniamo la decisione”.

“Ora – ha continuato Regnier -, che cosa è in gioco? La Commissione sostiene finanziariamente la Fondazione Biennale: abbiamo un progetto in corso da due milioni di euro che sostiene i produttori di film” e la realtà virtuale. Questo progetto è in corso, e in effetti – ha puntualizzato il portavoce – se c’è una violazione del contratto di sovvenzione, come per qualunque altro sostegno finanziario concordato, la Commissione rescinderà o sospenderà il contratto”.

“La decisione della partecipazione della Russia è stata duramente condannata dalla Commissione”, ha ribadito Regnier, ricordando che “ogni volta che c’è un accordo per una sovvenzione, i beneficiari devono ottemperare alle diverse disposizioni stabilite nel contratto. Quali sono queste disposizioni? Ci sono – ha spiegato – standard etici che devono essere rispettati, i valori dell’Ue, le regole dell’Ue, etc. Ciò che può potenzialmente accadere è che noi esaminiamo questo contratto di sovvenzione, verifichiamo che tutte le condizioni siano rispettate, e se c’è una violazione, la Commissione sospende o rescinde il contratto”.

Alla domanda se i controlli siano già in corso, prima della Biennale, o se saranno fatti dopo la fine dell’esposizione, il portavoce ha risposto: “Di questo si occupa il servizio giuridico” della Commissione, “e io non anticiperò ciò che farà. Ma non siamo per ora – ha precisato – in modalità di analisi, di esame; siamo in modalità di condanna per una decisione che non è in linea con i valori” dell’Ue. “Quindi, oggi condanniamo con forza, ma la decisione sui potenziali prossimi passi sarà presa più tardi”, ha concluso Regnier.

Conte: tavolo Meloni? No a finte passerelle a Palazzo Chigi

Roma, 12 mar. (askanews) – Giuseppe Conte dice no a “finte passerelle” a Palazzo Chigi. Il leader del Movimento cinque stelle replica così alla proposta di un tavolo di confronto avanzata dalla premier Giorgia Meloni.

A margine di una iniziativa a Lecce, l’ex premier ha spiegato: “Ci possono essere scambi di informazione ai vari livelli. Però permettetemi anche di dire: passerelle a Chigi – finte passerelle! – le abbiamo già fatte. Quando c’è stato il salario minimo abbiamo visto come è andata: no salario minimo per i lavoratori, mentre sì all’aumento degli stipendi per ministri, sottosegretari e per Brunetta”.

Sigaro Toscano, due secoli di qualità ancora artigianale

Lucca, 12 mar. (askanews) -Duecento anni di storia italiana racchiusi in un sigaro. L’Antico Toscano, il più famoso dei prodotti di Manifatture Sigaro Toscano, ottiene dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il titolo di Marchio Storico di Interesse Nazionale. Un sigillo d’eccellenza, che certifica tradizione, autenticità e prestigio fondati anche sull’etica aziendale.

“Tra le nostre caratteristiche -afferma l’Amministratore delegato di Manifatture Sigaro Toscano, Stefano Mariotti- c’è stata sempre quella di una mano d’opera completamente femminile. Ancora oggi abbiamo questa eredità, quindi più del 60% della nostra mano d’opera qui a Lucca è femminile, e completamente al femminile è il reparto di sigari a mano. La manifattura di Lucca è stata la prima con gli asili aziendali. Qui potete ancora vedere alcuni oggetti che venivano utilizzati nell’asilo, ma ancora oggi da un punto di vista anche di contratto integrativo all’interno del comparto alimentare è tra i più avanzati”.

Negli anni la tecnologia nella produzione si è evoluta, anche grazie a processi di digitalizzazione e a macchinari sviluppati dall’azienda stessa, “ma -puntualizza Mariotti- di fatto il nostro processo rimane un processo completamente artigianale, sia quando parliamo dei sigari fatti a macchina, in cui l’operatore, comunque, controlla uno per uno tutti i sigari che vengono fatti e sia, ovviamente, per quella che è la parte dei sigari a mano in cui c’è una manualità e un’artigianalità unica al mondo”

Talmente unica al mondo che il fatturato export è salito al 40%, con l’obiettivo di raggiungere il 50%: “siamo market leader in Turchia nel segmento dei sigari, ma Sigaro Toscano oggi sta esplodendo in tutti i paesi dell’Europa dell’Est, la Germania e ovviamente stiamo crescendo molto bene, sebbene ancora abbiamo grosse potenzialità di sviluppo, negli Stati Uniti”.

Art Basel: mercato globale dell’arte vale 59,6 miliardi di dollari

Milano, 12 mar. (askanews) – Il valore del mercato dell’arte globale, pur a fronte di un periodo estremamente complesso a livello geopolitico – o forse anche a causa di questo elemento – continua a crescere: nel 2025 ha raggiunto i 59,6 miliardi di dollari, con un aumento percentuale del 4% rispetto all’anno precedente. È il dato principale che emerge dal nuovo report di Art Basel e UBS sul Global Art Market.

A consentire un ritorno alla crescita nel 2025, secondo lo studio, sono stati il ritorno della fiducia nella fetta più alta del mercato e una crescita delle vendite in aste pubbliche. Queste ultime hanno visto una crescita del 9%, arrivando a un valore di 20,7 miliardi di dollari, a fronte di un calo del 5% delle vendite private, fermatesi sotto i 4,2 miliardi. La fetta di mercato coperta dai dealer è cresciuta del 2% su base annua e vale 34,8 miliardi.

Altri dati chiave contenuti nel report riguardano i vari mercati: quello degli Stati Uniti resta il più grande, con il 44% delle vendite per valore, +1% sul 2024, seguito da Regno Unito (18%, stabile), Cina (14%, in calo dell’1%) e Francia (8%, +1%) “Il mercato ha accolto con favore un cambio di direzione nel 2025, passando dalla contrazione degli anni precedenti a una crescita modesta – ha dichiarato Clare McAndrew, fondatrice di Arts Economics, che ha firmato il report -. Tuttavia, ha continuato a operare in un contesto geopolitico volatile, in particolare per quanto riguarda il commercio transfrontaliero, le cui implicazioni si stanno ancora manifestando nel 2026. Mentre alcune categorie di opere d’arte sono state relativamente isolate dagli effetti diretti dei dazi, la più ampia incertezza politica e la frammentazione commerciale hanno creato sfide per le imprese, incidendo sui prezzi e sull’offerta. Un più ampio passaggio al protezionismo e a vendite più focalizzate sul mercato interno comportano anche rischi a lungo termine, poiché il commercio d’arte dipende fortemente dalla circolazione internazionale e dall’accesso a un pubblico globale. I primi indicatori suggeriscono che il commercio transfrontaliero di opere d’arte è rimasto sostanzialmente stabile nel 2025, ma l’evoluzione di questi flussi sarà fondamentale per la crescita futura del mercato”.

“Il 2025 – ha aggiunto Noah Horowitz, CEO di Art Basel – ha segnato un ritorno alla crescita per il settore dell’arte e un punto di svolta strategico nella sua continua evoluzione. Nel corso dell’anno, i galleristi hanno perfezionato i loro programmi e le strategie di coinvolgimento dei clienti con chiara intenzionalità, mentre le vendite legate alle fiere d’arte si sono rafforzate. Sebbene i costi elevati, l’incertezza geopolitica e le preoccupazioni tariffarie continuino a influenzare il business, la fiducia degli acquirenti è migliorata con il passare dell’anno, che si è chiuso con una serie di momenti di vendite dinamiche”.

"Ricordati che ti voglio bene", al via in Alto Adige le riprese

Roma, 12 mar. (askanews) – Sono iniziate in Alto Adige le riprese di “Ricordati che ti voglio bene”, il nuovo film breve scritto e diretto da Alessandro Parrello, regista romano tra gli autori più prolifici del cinema breve italiano contemporaneo.

Ambientato tra le spettacolari vette di Merano 2000, tra cime innevate, passi di montagna e pareti da scalare, il film mescola azione, dramma e suggestioni fantastiche, confermando ancora una volta la vocazione di Parrello a esplorare i generi attraverso storie fortemente incentrate sui personaggi e sulle loro sfide emotive.

Il progetto segna il dodicesimo lavoro cinematografico diretto da Parrello e si inserisce nel suo percorso autoriale dedicato a un’ampia serie antologica sull’esplorazione dei generi. Con 18 titoli di finzione diretti tra VR e cinema lineare, Parrello si è distinto negli ultimi anni per una filmografia capace di coniugare ambizione visiva, cast di primo piano e storie dal forte impatto emotivo.

La sceneggiatura è firmata dallo stesso Parrello insieme a Eugenio Ricciardi, che è anche protagonista del film. Il cast vede inoltre la partecipazione di Luca Ward e Maurizio Lombardi, quest’ultimo vincitore del Nastro d’Argento 2025 per Marcello, co-prodotto proprio da Parrello. Il film è prodotto dalla neonata Dixer Film, fondata da Ricciardi.

La storia segue un giovane scalatore impegnato a raggiungere la vetta più alta di una montagna innevata. Quando, in una situazione di estremo pericolo, rischia di precipitare nel vuoto, viene salvato da uno scalatore più esperto e maturo. Sarà quest’ultimo a guidarlo lungo un percorso alternativo verso la stessa meta. Ma lungo il cammino qualcosa sembra minacciare il loro viaggio.

Con la fotografia di Valerio Evangelista (Sandokan), il film si sviluppa come una metafora epica ed emotiva sulla rinascita e sulle scelte che ognuno è chiamato a compiere senza ricorrere all’illusione e alla dipendenza dalle sostanze stupefacenti. Proprio per questo il progetto ha ottenuto il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

“Sono emozionato nel raccontare una storia che tocca corde molto delicate. Con Eugenio lavoriamo a questo progetto da mesi e vederlo prendere forma qui, tra queste montagne, è qualcosa di speciale. È anche un momento molto importante per me, perché ho la possibilità di esprimermi sia davanti che dietro la macchina da presa nel modo in cui ho sempre desiderato. Per questo sono grato per la fiducia che le produzioni continuano a riporre in me e per i riconoscimenti che stanno arrivando”, ha dichiarato Parrello.

Per l’autore romano si tratta di un periodo particolarmente intenso. Terminato questo progetto, a fine marzo tornerà infatti sul set della serie internazionale “Felicità”, dove interpreta il protagonista maschile italiano. Le riprese riprenderanno a Polignano a Mare per circa un mese prima di concludersi a Varsavia.

Il 21 marzo, inoltre, Parrello sarà presente al Bif&st di Bari anche in veste di produttore con il film breve “Nowhere”, diretto da Andrea Arcangeli e da lui coprodotto nel 2025.

Elezioni municipali in Francia: test per corsa alla presidenza 2027

Roma, 12 mar. (askanews) – La Francia andrà alle urne il 15 e il 22 marzo per eleggere 34.875 sindaci, in un voto considerato un test chiave in vista delle elezioni presidenziali del prossimo anno. A capo di quasi 35.000 comuni – dalle grandi città ai villaggi con poche decine di abitanti – i sindaci sono considerati dai francesi fra le figure politiche più importanti perchè più vicine al loro quotidiano. Prova ne è che molti dei politici di fama a livello nazionale hanno almeno un loro “feudo” in provincia a cui devono spesso la loro stessa carriera, in alcuni casi anche quella di presidenti. Ci crede il leader del partito Orizzonti, Edouard Philippe, candidato sindaco aspirante presidente, che punta alla rielezione a Le Havre. L’ex primo ministro del presidente Emmanuel Macron ha già avvertito che se non sarà riconfermato non avrà il coraggio di correre per l’Eliseo.

Fra i partiti in lizza, la formazione di estrema destra Rassemblement National (Rn), sembra ad oggi la più combattiva. E se finora ha faticato a livello locale, spera di consolidare le città che già controlla – come Perpignan e Mentone – e di espandersi in aree urbane più ampie con l’obiettivo di guadagnare slancio per il 2027 anche se la sua potenziale candidata Marine Le Pen oggi rischia ancora l’ineleggibilità. In caso di esclusione c’è Jordan Bardella pronto a raccoglierne le redini. Rn a Mentone dovrà però vedersela con Louis Sarkozy, figlio dell’ex presidente Nicolas Sarkozy, che è il candidato-sindaco del centro e della destra.

I Verdi e i loro alleati di sinistra, protagonisti nel 2020 dell'”onda verde”, vincendo in importanti città tra cui Lione, Strasburgo e Bordeaux, confidano di mantenerne il controllo così come i Socialisti a Nantes e Montpellier.

Anche il partito di estrema sinistra La France Insoumise, Lfi, che come Rn, non è mai stato forte nelle elezioni locali, spera di conseguire qualche guadagno.

I Repubblicani (Lr) hanno perso pesantemente alle ultime elezioni nazionali, ma sono da tempo forti nelle comunali. Il partito, insieme ai suoi alleati (Dvd, Udc), si è assicurato circa 12.000 sindaci nelle ultime elezioni.

Il partito del presidente Emmanuel Macron e i suoi alleati centristi hanno ottenuto nel 2020 non più di 1.000 sindaci ma nessuna città con più di 100.000 abitanti. Il potenziale per un voto antigovernativo è quindi limitato.

Passando a Parigi è un campo di battaglia chiave, con sei candidati in lizza. Ha un sindaco socialista dal 2001, ma l’ex ministro della Cultura Rachida Dati aspira a riconquistare la città per i Repubblicani (Lr). Anche se in testa sembra essere il candidato della sinistra senza Lfi Emmanuel Gregoire.

A Marsiglia, altra città chiave e storicamente conservatrice, che la sinistra ha vinto alle ultime elezioni del 2020, tutti i principali partiti si stanno contendendo la vittoria. Roma, 12 mar. (askanews) – In queste elezioni a doppio turno, la lista che ottiene la maggioranza assoluta al primo round prende il controllo del comune. In caso contrario, tutte le liste con il 10% o più accedono al secondo turno. Quelle con almeno il 5% possono fondersi con liste che hanno ottenuto il quorum. Un sistema che porta spesso a ballottaggi a tre o quattro formazioni, rendendo il secondo turno piuttosto imprevedibile. (di Isabella Helfer)

Donnet: Asset Management strategico per Ue, ma nazionalismi frenano

Milano, 12 mar. (askanews) – Avere colossi del risparmio gestito europei sarebbe strategico per l’Italia e l’Unione europea, ma il processo di aggregazione è ostacolato da un problema “politico” legato ai nazionalismi. E’ la riflessione svolta dal Group Ceo di Generali, Philippe Donnet, in occasione della conferenza stampa sui risultati del 2025.

“Il business dell’Asset Management – ha proseguito – è un business globale, dobbiamo acquisire le competenze dove sono. L’assicurazione è un business mondiale. In Europa c’è una grande competizione tra asset manager per la gestione delle pensioni europee. Non pensate che anche le compagnie Usa stiano cercando di prendere una quota di questo mercato? Certo. E anche noi stiamo cercando”.

“E’ importante creare a livello europeo delle grandi società di Asset Management che possano competere con gli Usa. Questo è strategico per l’Italia ma anche per l’Europa. Noi vorremmo dare questo contributo all’Europa e creare una grande piattaforma di AM italiana ed europea. Noi con 900 miliardi di masse già qualcosa lo facciamo”, ha aggiunto Donnet.

Ma in Europa si incontrano più ostacoli che ‘assist’. “Oggi la realtà del business è che in Ue è molto difficile fare collaborazioni cross-borderd, perché siamo di fronte alle posizioni nazionalistiche dei paesi e questo è un problema politico. I membri dell’Ue – ha sottolineato Donnet – devono fare una scelta chiara: vogliamo o non vogliamo fare l’Europa. Oggi manca un quadro politico comune per favorire la creazione dei fondi pensione europei e di un Asset Management che possa gestirli. Purtroppo oggi facciamo l’interesse di operatori dell’Asset Management che non sono europei”.

Lavoro, Meloni: dati Istat incoraggianti, direzione giusta

Roma, 12 mar. (askanews) – “L’ultima rilevazione ISTAT sul mercato del lavoro, diffusa con il report sul IV trimestre 2025, conferma segnali incoraggianti. Nella media del 2025 gli occupati sono aumentati di 185 mila unità, mentre il tasso di occupazione è salito al 62,5% e la disoccupazione è scesa al 6,1%. Dati che continuano a indicare una tendenza positiva. Sappiamo bene che la strada da percorrere è ancora lunga e che resta molto da fare per rafforzare la crescita, migliorare la qualità dell’occupazione e creare sempre più opportunità. Ma questi numeri confermano che la direzione intrapresa è quella giusta. Continueremo a lavorare con determinazione per sostenere lavoro, imprese e crescita”. Lo scrive su X la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Iran, Meloni: orgogliosa coraggio militari al lavoro per pace e sicurezza

Roma, 12 mar. (askanews) – “Continuo a seguire con attenzione quanto accaduto alla nostra base di Erbil, sono in costante contatto con i ministri Tajani e Crosetto per monitorare la situazione. A nome del Governo e mio personale esprimo solidarietà e vicinanza ai nostri militari, rimasti illesi a seguito dell’attacco: l’Italia è orgogliosa del coraggio e della professionalità che mettono nel lavorare quotidianamente per la pace e la sicurezza nei molti teatri di crisi”. COsì la presidente del consiglio Giorgia Meloni, su X.

Fujifilm Healthcare a ECR 2026: risonanza senza elio, ecografia e IA

Vienna, 12 mar. (askanews) – In occasione del congresso ECR 2026, uno dei principali appuntamenti scientifici internazionali dedicati alla comunità radiologica che si tiene a Vienna, Fujifilm Healthcare ha presentato un pacchetto di novità tecnologiche per la diagnostica per immagini, con un focus su risonanza magnetica senza l’utilizzo di elio liquido, ultrasuoni potenziati da AI e soluzioni digitali cloud per workflow e gestione evoluta dei dati. Inoltre, ha proposto la House of Fujifilm uno spazio esperienziale e formativo sviluppato in collaborazione con la European Society of Radiology.

Sul fronte Risonanza Magnetica, Fujifilm ha messo in evidenza ECHELON ZeroHelium, tecnologia progettata per operare con zero elio liquido e insignita del premio Good Design Award. Con questa soluzione l’azienda si pone l’obiettivo di offrire un’opzione più flessibile ed efficiente per attività di assistenza tecnica e manutenzione, portando la dipendenza da elio da volumi tipici dell’ordine di migliaia di litri a zero. Sviluppata con tecnologie di Deep Learning, l’impostazione ZeroHelium mira a offrire dettaglio d’immagine avanzato e a ridurre i tempi di scansione rispetto a modelli precedenti.

Nel contesto della House of Fujifilm, sono state poi presentate in anteprima le nuove tecnologie ecografiche ARIETTA DeepInsight X, sviluppate utilizzando tecnologie di intelligenza artificiale anche in questo caso basate sul Deep Learning. Si tratta di una nuova generazione di sistemi progettati per migliorare la nitidezza e l’uniformità dell’immagine, favorendo un’analisi approfondita delle strutture anatomiche. ARIETTA DeepInsight X affronta una delle principali sfide dell’ecografia: il riconoscimento della struttura tridimensionale degli organi.

“La partecipazione di Fujifilm al congresso viennese – ha dichiarato Davide Campari, Managing Director di Fujifilm Healthcare Italia – si inserisce in una visione che vede tecnologia, dati e intelligenza artificiale come strumenti a supporto del sapere clinico”.

E’ morta Enrica Bonaccorti, volto storico della tv italiana

Milano, 12 mar. (askanews) – È morta la giornalista e conduttrice televisiva Enrica Bonaccorti, tra i volti storici della televisione italiana. Aveva 76 anni. A darne notizia è stato il direttore del TG5, Clemente Mimun, con un post pubblicato su X.

Bonaccorti, nata a Savona il 18 novembre 1949, è stata per decenni protagonista del piccolo schermo, lavorando tra Rai e Mediaset e firmando programmi di grande popolarità.

Nel corso della sua lunga carriera ha attraversato diverse stagioni della televisione italiana, conducendo programmi di grande successo che l’hanno resa un volto conosciuto per generazioni di spettatori.

Iran, Schlein: appello di Meloni all’unità è durato poco. Meloni: io insultata

Roma, 12 mar. (askanews) – Governo e opposizioni unite o meno di fronte alla guerra in Iran e alla crisi mediorientale: dall’appello all’unità si è passati rapidamente al botta e risposta Meloni-Schlein.

“L’appello all’unità di Meloni è durato un paio d’ore, nelle repliche alla Camera ho dovuto chiederle di posare la clava perchè ha passato più tempo ad attaccare le opposizioni che a parlare delle conseguenze della crisi”, ha detto di buon mattino la segretaria del Pd Elly Schlein a Rtl102.5, aggiungendo: “Noi siamo in costante contatto con il governo, io ho sentito già il ministro Crosetto e Tajani. Noi ci siamo in qualsiasi momento, il nostro numero ce l’ha ma l’appello è arrivato in ritardo e poi ha cambiato orientamento attaccando duramente le opposizioni”.

A questo punto interviene la premier.

“Mi corre l’obbligo, per ristabilire quanto accaduto, di rispondere alle dichiarazioni della segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, relativamente all’appello all’unità che ho rivolto ieri, in aula, alle opposizioni. Il mio – recita la dichiarazione di Meloni – è stato un appello al dialogo sincero e pubblico, a fronte del quale l’opposizione ha risposto con accuse, ironie e perfino insulti personali. ‘Serva’, ‘ridicola’, ‘imbarazzante’, ‘pericolo per l’umanità’, ‘persona che striscia per non inciampare’ e molti altri. Questi sono stati i toni utilizzati da esponenti dell’opposizione, che mi sembrano ben lontani da un clima di confronto costruttivo. Altri, invece, sempre nell’opposizione, hanno cominciato ad accampare condizioni surreali per sedersi al tavolo, chiarendo come non vi fosse alcuna disponibilità ad avviare questo confronto”.

“I toni che io ho utilizzato nella replica, invece – chiarisce la premier – sono rimasti rispettosi. Mi sono limitata a chiedere all’opposizione conto della differenza tra le posizioni che chiedono di assumere a noi, oggi, e quelle che assumevano quando erano all’opposizione. Nessuna clava, nessuna mancanza di rispetto, nessun insulto. Questa è la realtà – assicura – che chiunque può verificare riguardando il dibattito parlamentare. Se non vi è disponibilità da parte dell’opposizione a un coordinamento sulla crisi lo rispetto, ma non se ne dia la responsabilità a me. A dimostrazione di quello che dico – conclude Meloni – confermo che il mio invito resta valido. Se l’opposizione ha cambiato idea e intende davvero collaborare nell’interesse dell’Italia, lo dica chiaramente invece di accampare pretesti o condizioni. In questo caso, il governo è pronto ad aprire un tavolo di confronto”.

E Schlein risponde: “La presidente del Consiglio fa tutto da sola, Boccia lo ha spiegato ieri, noi ci siamo, deve posare la clava perchè agli italiani non interessa e non meritano questo spettacolo. La premier faccia il suo dovere invece che attaccare le opposizioni. Noi ci siamo, lo abbiamo detto ieri, il mio numero ce l’ha, l’ho chiamata diverse volte”.

Commercio, l’allarme di Confcommercio: 156mila negozi scomparsi dal 2012

Roma, 12 mar. (askanews) – Sempre meno edicole, negozi di abbigliamento, librerie e ferramenta. Sempre più serrande abbassate nelle città italiane: tra il 2012 e il 2025 sono scomparsi 156mila punti vendita del commercio al dettaglio e ambulante, oltre un quarto del totale. Crescono solo le imprese del comparto alloggio e ristorazione (+19mila) e aumenta il numero di locali commerciali sfitti. Il fenomeno della desertificazione commerciale, dunque, accelera, a un tasso medio annuo del 3,1% nel 2025 contro il 2,2% osservato nelle precedenti analisi. Il rischio è che da qui al 2035 avremo città meno illuminate, alcuni quartieri-dormitorio, popolazione anziana con difficoltà a fare la spesa e anche un maggior degrado delle città. I comuni del Nord evidenziano le maggiori perdite di negozi al dettaglio – tra i primi dieci, Belluno, Vercelli, Trieste, Alessandria, Savona, Gorizia con perdite di oltre il 33% – mentre al Sud si registra una maggiore tenuta. Sono questi i principali risultati che emergono dall’analisi “Città e demografia d’impresa” realizzata dall’Ufficio Studi Confcommercio.

L’analisi ha preso in considerazione 122 città italiane, 107 capoluoghi di provincia e 15 comuni non capoluogo più popolosi, e ha esaminato l’andamento di 18 categorie di attività economiche, distinguendo tra centri storici e resto del territorio urbano.

Numerose le cause della progressiva desertificazione commerciale: vendite al palo per le piccole superfici, boom incontrollato degli affitti brevi, quadruplicati al Sud, crescita esponenziale dell’online e mancanza di provvedimenti di rigenerazione urbana.

Per il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, “la desertificazione commerciale è diventata un’emergenza che penalizza le aree urbane, con meno servizi e meno sicurezza. Va avviato il nostro progetto Cities con i sindaci su tre priorità: disciplinare l’offerta commerciale nei centri storici, riutilizzo immediato dei locali sfitti, coniugare sviluppo economico e urbanistica”.

Il cambiamento dei modelli di consumo continua a incidere profondamente – rileva Confcommercio – sulla struttura commerciale delle città. Nel 2025 le vendite online rappresentano l’11,3% dei consumi totali di beni acquistabili online e il 18,4% dei servizi, contribuendo a ridurre il numero di negozi fisici e modificando l’organizzazione dell’offerta commerciale. Ma soprattutto, a fronte di una variazione dell’indice di vendite al dettaglio totale, tra il 2015 e il 2025, pari a +14,4%, le piccole superfici sono completamente ferme (0,0%) mentre l’online risulta quasi triplicato (+187%).

Nel 2019 il valore delle vendite online era pari a 31,4 miliardi, nel 2025 è arrivato a 62,3 miliardi. Questo processo, insieme alle trasformazioni socio-economiche e demografiche, tende a innescare un circolo vizioso: la riduzione del numero di negozi riduce l’attrattività commerciale delle aree urbane e alimenta ulteriormente la contrazione dell’offerta.

Iran, Schlein a Meloni: noi ci siamo, ma deve posare la clava

Roma, 12 mar. (askanews) – “La presidente del Consiglio fa tutto da sola, Boccia lo ha spiegato ieri, noi ci siamo, deve posare la clava perchè agli italiani non interessa e non meritano questo spettacolo. La premier faccia il suo dovere invece che attaccare le opposizioni. Noi ci siamo, lo abbiamo detto ieri, il mio numero ce l’ha, l’ho chiamata diverse volte”. Così la segretaria del Pd, Elly Schlein, a Start su Sky risponde a Giorgia Meloni che in una dichiarazione questa mattina rinnova l’appello alle opposizioni anche se si reputa “insultata”.

“Ieri la maggioranza ha offerto unità su un testo che abbiamo visto durante la discussione e in cui non si chiede a Trump e Nethanyauh di fermarsi e in cui manca una chiara posizione sul no all’uso della basi oltre gli accordi”, ha aggiunto.

Iran, Meloni: ieri insultata ma ancora disponibile ad aprire tavolo confronto

Roma, 12 mar. (askanews) – Ieri “il mio è stato un appello al dialogo sincero e pubblico, a fronte del quale l’opposizione ha risposto con accuse, ironie e perfino insulti personali. “Serva”, “ridicola”, “imbarazzante”, “pericolo per l’umanità”, “persona che striscia per non inciampare” e molti altri”. In ogni caso “confermo che il mio invito resta valido. Se l’opposizione ha cambiato idea e intende davvero collaborare nell’interesse dell’Italia, lo dica chiaramente invece di accampare pretesti o condizioni. In questo caso, il governo è pronto ad aprire un tavolo di confronto”. Lo afferma la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in una dichiarazione.

Et voilà…come nuovo ricompare il Terzo Polo

Sulla crisi iraniana il cosiddetto Terzo Polo ha ritrovato, almeno per un momento, una voce comune. Azione, Italia Viva e +Europa hanno presentato in Parlamento una mozione unitaria che raccoglie anche il consenso di Casini. Il dato politico non è secondario. In una stagione segnata da ambizioni e fragilità dell’area di centro, la convergenza su una precisa piattaforma di politica estera indica quale sia la strada giusta per rompere l’incantesimo del bipolarismo forzoso.

La mozione muove da una constatazione precisa: la Repubblica islamica iraniana rappresenta da anni un fattore di instabilità regionale, mentre al suo interno continuano a registrarsi gravi violazioni dei diritti fondamentali. La formula parlamentare degli “impegna il Governo” individua pertanto alcune linee di azione: promuovere iniziative multilaterali per la tutela dei diritti umani in Iran; sostenere le organizzazioni internazionali e gli osservatori impegnati nella difesa delle libertà fondamentali; coordinare le iniziative italiane con quelle dell’Unione europea e degli alleati occidentali.

Accanto alla questione iraniana, il documento inserisce anche un riferimento esplicito alla solidarietà con l’Ucraina, richiamata come elemento essenziale della difesa dell’ordine internazionale e del diritto dei popoli all’autodeterminazione. È un passaggio che riflette la lettura geopolitica proposta dai promotori della mozione: le crisi internazionali non sono episodi isolati, ma tasselli di un quadro più ampio di competizione tra modelli politici e sistemi di potere.

Proprio su questo punto riemerge la frattura nel campo progressista. Il Pd resta fermo nella linea di piena solidarietà a Kiev, mentre il Movimento 5 Stelle non ha accettato di includere tale riferimento nella proposta di testo comune. In sostanza, la Schlein continua a registrare le ambiguità del suo principale interlocutore. Su quali basi solide poggia dunque l’alleanza progressista se in politica estera la distanza è siderale?

Insomma, mentre a sinistra si pattina sul ghiaccio, dividendosi su questioni decisive, il Terzo Polo riesce a presentarsi unito. Non è una resurrezione politica, ma un segnale. E in tempi di incertezza strategica, anche la capacità di parlare con una sola voce può tornare a pesare.

Europa senza scatto

Il mondo sta esplodendo e l’Europa sta ancora cercando di capire quale posto occupare nel nuovo scenario internazionale, posto che la follia guerresca che si è impadronita del pianeta (ah, quanto preveggente e ammonitore era stato Papa Francesco già 12 anni fa…) approdi a qualcosa di simile a un rinnovato assetto geopolitico planetario.

Un continente in cerca di ruolo

 

Al momento, secondo copione, gli europei formalmente agiscono in comune dietro la sigla della Commissione ma concretamente si muovono in ordine sparso. Anche con buone intenzioni, per carità. Ma come ognuno sa è difficile esprimere forza (tanto meno potenza) senza unità operativa, ammesso che vi sia quella di intenti.

Ovviamente tutto ciò appare chiaro agli occhi dei competitor, dagli USA che tendono a rinnegare un’alleanza ultradecennale, alla Russia che vorrebbe riconquistare territorio già sovietico ma oggi europeo, alla Cina che vuole imporre la sua legge commerciale e utilizza dumping industriale anche nel Vecchio Continente. Per non parlare di un intero continente, quello africano, o per lo meno della sua parte centro-settentrionale, che dell’Europa avrebbe enorme bisogno ma che invece, a fronte di iniziative frammentate e comunque prive della forza finanziaria realmente necessaria, oscilla tra parziale fiducia in queste ultime e sospettose perplessità generate dalla eco di non lontane prepotenze coloniali, magari senza avvertire il rischio di subire nuove sottomissioni operate da Mosca o da Pechino.

Le divisioni tra i leader europei

Del resto, che pensare dinnanzi all’impeto nucleare di Macron e a quello pacifista di Sanchez? Del sempre più imbarazzato filo-trumpismo di Meloni? Dell’indeciso atteggiamento di Merz, durissimo a Monaco e poi accomandante a Washington? Dell’orgogliosa reazione di Starmer agli eccessi dell’arrogante inquilino della Casa Bianca col quale vorrebbe però mantenere la special relationship? (Londra è fuori dalla UE ma dentro, oggi più che mai, all’Europa).

In questo quadro emerge in piena evidenza la grave debolezza attuale della Commissione Europea, e in particolare della sua Presidente. Non è una questione di profilo personale. Certo, anche quello conta. Ad esempio, l’Alto Rappresentante per la Politica Estera, Kaja Kallas, sconta la sua provenienza nazionale (la piccola Estonia) ma ancor più un proprio livello politico non particolarmente elevato né tantomeno carismatico. Ursula Von der Leyen, già accentratrice di suo, l’ha così quasi sostanzialmente esautorata, assumendosi in prima persona le redini delle relazioni internazionali dell’Unione ma, così facendo, indebolendo la seconda o terza funzione più importante della Commissione.

La debolezza della Commissione

Ma a sua volta la Presidente non ha dimostrato di possedere né carisma né particolari abilità politiche. Schiacciata da un lato sul tentativo di non irritare il bullo di Washington e dall’altro sul proprio partito nazionale, la CDU, che in questa fase deve cercare di coprire quanto più possibile l’area conservatrice tedesca per impedire quello sfondamento a destra da parte di Alternative fur Deutschland che oggettivamente sarebbe disastroso sia per la Germania sia per l’Unione.

Von der Leyen paga il proprio tatticismo, col quale è riuscita a imporsi per un secondo mandato a Palazzo Berlaymont che però fin dall’inizio, frutto di compromessi e tatticismi, si è dimostrato privo di spinta e votato al ribasso. E così non ha potuto – né peraltro forse avrebbe saputo – imbastire un confronto con Trump all’insegna della dignità europea: subendo i dazi imposti dal resort di un campo da golf scozzese; subendo una specie di “fatwa” ad personam contro l’ex commissario Thierry Breton, reo di aver regolamentato in Europa il “far west digitale” dei big tech statunitensi; rinunciando alla risoluta condanna dell’avventuroso attacco israelo-americano all’Iran, che all’Europa rischia di costare molto caro (e anzi in un qualche modo sostenendolo: “l’Europa non può essere la guardiana del vecchio ordine mondiale, un mondo che non c’è più e che non tornerà”, ha detto).

Il vero spartiacque politico

Eppure, sappiamo che non c’è alternativa – se non la decadenza di ogni singola nazione europea – all’unità fra i nostri popoli. Forse non c’è bisogno di divenire – come ci chiede Walter Veltroni – “estremisti dell’integrazione europea”, ma determinati suoi sostenitori, quello sì. All’insegna almeno di quel “federalismo pragmatico” di cui ha parlato Mario Draghi.

Sempre più, in questi tempi così gravi, diviene questo il vero spartiacque della politica. Anche della politica interna. Oltre le tifoserie.

Referendum sulla giustizia: lo spirito costituente e il rischio di una riforma impropria

Mentre si avvicina il responso delle urne referendarie, qualche ulteriore considerazione può essere utile per collocare la proposta governativa nella cornice appropriata. Intendo dal punto di vista costituzionale.

 

Una metodologia che indebolisce lo spirito costituente

Per prima cosa va ulteriormente segnalata la lesione di un vero spirito costituente che risulta evidente nella metodologia adottata. Quella di partire da una proposta governativa – il che è lecito – che viene però subito blindata rendendola impermeabile a qualunque suggerimento, anche soltanto migliorativo, di un testo che, francamente, cade sovente nella sciatteria di linguaggio.

Si è proprio voluto fare così, forse come prova generale per l’altra riforma, che è più vicina al cuore e agli istinti di Meloni: il premierato assoluto elettivo, che si trascina dietro la sua maggioranza parlamentare scodinzolante.

 

Il precedente della Bicamerale del 1997

Quando venne fatto il tentativo della Commissione bicamerale guidata da D’Alema – pur tra gravissime anomalie che riguardavano altri punti, primo fra tutti il presidenzialismo, scelto a dispetto e con l’aiuto determinante della Lega Nord per l’indipendenza della Padania (qualcuno si ricorda che si chiamava così?) – nel settore della magistratura, che comprendeva l’intero Titolo quarto, si era stati più sobri.

Nel quadro di reciproche concessioni e compromessi tra le posizioni delle forze politiche, per quello che adesso ci interessa ci si era fermati a prospettare la divisione dell’unico Csm in due sezioni e non ci si sognava di inventarsi un’apposita Alta Corte disciplinare, e nemmeno il sorteggio bruto per i magistrati, come segno e sigillo della loro umiliazione.

In tale circostanza, peraltro, contro la separazione delle carriere che era stata prospettata in un emendamento leghista, si alzò la voce consapevolmente controcorrente di Leopoldo Elia, anche contro opinioni del suo partito.

Egli, che era vicepresidente della Bicamerale insieme a Tatarella, volle respingere la proposta della separazione dopo attenta meditazione, perché la vedeva come una “fuga in avanti”, non potendo affatto garantire quegli effetti positivi che i suoi sostenitori auspicavano.

 

La cultura unitaria della giurisdizione

Eppure, anche in quella temperie che risentiva di un clima peggiorato dell’opinione pubblica e soprattutto della classe politica nei confronti della magistratura, se stiamo al tema e al nome battesimale che i sostenitori del Sì pretendono di assegnare alla loro riforma, cioè alla separazione delle carriere, nel testo finale della Commissione, approvato agli inizi di novembre 1997 e che poi Berlusconi fece saltare per sue convenienze, era stato scritto così.

Articolo 124, secondo comma: Tutti i magistrati esercitano inizialmente funzioni giudicanti per un periodo di tre anni, al termine del quale il Csm li assegna allesercizio di funzioni giudicanti ovvero inquirenti, previa valutazione di idoneità”.

Dunque, una formazione non solo unitaria, ma un percorso che iniziava obbligatoriamente dalla funzione giudicante. Resisteva allora, anche in un clima di revisione, la cultura della giurisdizione vista come un tutt’uno. Altro che i pubblici ministeri come super poliziotti fin dall’inizio.

Rispetto alla quale, più avanti, nel 2022 saranno ritenute ragionevoli e idonee le fortissime limitazioni introdotte con la legge Cartabia.

Il rischio per le garanzie democratiche

Certo è però che, se al contrario dello spirito costituente – sia quello genuino del 1946-47, sia quello più compromissorio di trent’anni dopo – si vuol fare della separazione delle carriere stabilmente fissata in un testo di Costituzione rigida la leva per scardinare poco alla volta, ma inesorabilmente, l’autonomia e l’indipendenza della magistratura come ordine/potere costituzionale, allora questa occasione cade a proposito.

Ma il rischio di un abbassamento delle garanzie democratiche è così elevato da prendere sul serio l’ammonimento di Elia. E anche quello di Onida, altro presidente emerito della Corte costituzionale, che nel 2010, nell’ambito di una raccolta di opinioni su eventuali riforme costituzionali da studiare, pubblicate in via ufficiale dal Pd di allora, scrisse:

C’è poi il tema della giustizia che richiede idee, misure normative organizzative, sforzi di efficienza molto più che cambiamenti costituzionali, i quali rischierebbero di incidere negativamente su requisiti irriducibili come lindipendenza della magistratura e lobbligatorietà dellazione penale”.

Con il referendum i novatori vorrebbero portarsi avanti col lavoro. Confido che si riesca a fermarli.

Grande disagio degli elettori, immagine sfocata dell’alternativa

Guerra e pace non sono due sostantivi che abbiano facili sinonimi. Nella loro alternativa radicale si comprendono subito, senza bisogno di girarci attorno.

Lo stiamo verificando ai nostri giorni, con le paure sopraggiunte su un futuro che ignoriamo. Non rappresentano soltanto il titolo di un libro o di un film. E non sono neppure assimilabili a una scelta referendaria binaria, da risolvere con un secco Sì o con un secco No.

Guerra e pace: unalternativa radicale

Si tratta piuttosto di un binomio che tocca le fondamenta del nostro vivere civile: da una parte una scelta religiosa e democratica di convivenza etica e fraterna; dall’altra una scelta pagana, laica e autoritaria di distruzione generale, di morti e genocidi.

È una divaricazione tra bene e male, tra amico e nemico, tanto propagandata e cara al nazismo. Due valori di fondo che sostengono la nostra convivenza umana e democratica e che non hanno nulla da spartire con accordi, mediazioni, negoziati o diplomazia.

Perché fanno storia a sé, non potendosi confondere né mescolare. In quanto l’una — la pace — è sempre prioritaria rispetto alla guerra.

Le contraddizioni di un appunto personale

Mi devo allora scusare se in questo appunto si noteranno apparenti — ma volute — contraddizioni. Esse esprimono, tra le altre cose, soltanto opinioni e pareri personali.

Quanto segue non intende minimamente interferire con le scelte di chi si recherà alle urne per votare al prossimo referendum sulla giustizia.

Devo però anticipare che, nell’ottica del superamento post-ideologico della destra e della sinistra — quelle che abbiamo conosciuto nella storia e che molti studiosi considerano ormai superate — i due termini sono oggi stati traslati verso un altro terreno: quello dell’uso e del ricorso alla guerra.

Da una parte una autocrazia psicotica di dominio nazionale e di espansione capitalistica palazzinara e illiberale; dall’altra una paranoica espansione territoriale che rimpiange il vecchio impero zarista.

Delle due posizioni storiche rimangono ormai soltanto minoranze settarie e nostalgiche, quasi da curva sud. Minoranza recentemente “paracadutata” dentro un partito nazionalista e antieuropeo nelle mani di un ex generale, folgorato dall’ambizione di progettare un futuro nazionale solitario e isolato dall’Europa.

Bipolarismo, tripolarismo e la fine della Dc

Devo dire che ho maturato da tempo l’idea dell’efficacia — nonché dell’utilità — di un sano e democratico bipolarismo politico. Due sole scelte alternative, pur plurali al loro interno: partito A oppure partito B.

Questo convincimento è maturato dopo la caduta del muro di Berlino, dopo la scomparsa o la rifondazione di partiti storici italiani come il PCI e il MSI e dopo il ritiro dalla scena politica della Democrazia Cristiana, decisiva forza centrista della democrazia italiana nel lungo dopoguerra.

Nonostante questa convinzione, non ho mai disdegnato l’idea di una terza area politica di centro: un altrettanto sano tripolarismo, con una struttura di valori ben distinti.

Un centro che però allontanasse lo spezzettamento frammentato e confusionario di un falso pluralismo — centrista e non solo centrista — oggi spesso personalizzato e depositato sulla faccia e sul nome del leader di turno, più che su idee, principi e programmi. Oppure sui corpi intermedi, sugli spazi civici e locali, nell’ottica di una autentica sussidiarietà.

Il disagio davanti al referendum

Detto questo, proprio per tali ragioni non mi era mai successo, prima d’ora, di trovarmi in imbarazzo davanti a una scelta bipolare come quella referendaria, che impone un Sì o un No netti.

Nel prossimo referendum sulla giustizia mi accade invece qualcosa di inatteso: mi ritrovo d’accordo sia con chi voterà Sì sia con chi voterà No. Il disagio è rafforzato dal fatto che molti miei amici, stimati e competenti, di onesta formazione democratica e sociale, si sono divisi tra le due posizioni.

Eppure, nonostante la mia preferenza per il bipolarismo — o eventualmente per un chiaro tripolarismo — non vedo tra il Sì e il No alternative radicali che si autoescludano. Vedo piuttosto buone ragioni da entrambe le parti.

Il voto ridotto a un bit

Poiché votiamo con un semplice e banale bit — 0 o 1 — la struttura fondamentale del sistema digitale che domina ormai il nostro mondo, algoritmi e intelligenza artificiale compresi, mi sono trovato a riflettere su quanto questo meccanismo sia lontano dal mio antico rispetto per i sistemi analogici.

Quelli del ragionamento e della complessità. Quelli del non detto, delle sfumature, delle particolarità. Il sistema digitale riduce e semplifica i problemi, i dubbi, le variabili nascoste. Ti dà l’impressione di sapere e di poter scegliere con un semplice bit.

Ma spesso si ignorano perfino gli articoli della Costituzione che il referendum richiama nella scheda elettorale del Sì e del No.

La tentazione dellastensione

Per queste ragioni mi trovo quasi a giustificare il non voto. Accanto a quei pochi che voteranno non tanto sul merito della riforma quanto per ragioni politiche: a favore o contro la Meloni, oppure a favore o contro la magistratura.

Il voto su questo complesso referendum — che riguarda la revisione di ben sette articoli della Costituzione (87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110) — si riduce infatti alla semplice domanda se si approva o non si approva la legge di revisione costituzionale.

Un Sì o un No.

Il rischio è che diventi soltanto un voto politico.

Baseball, l’Italia batte il Messico ed è ai quarti

Roma, 12 mar. (askanews) – L’Italia si qualifica ai quarti di finale del World Baseball Classic, chiudendo il girone a punteggio pieno. Dopo la vittoria contro gli Stati Uniti, gli azzurri hanno battuto 9-1 il Messico e ora affronteranno Porto Rico nella fase a eliminazione diretta. È stata la partita della tensione, perché una eventuale sconfitta con 5 subiti avrebbe fatto avanzate Messico e Stati Uniti. 3 sono stati i fuoricampo di Pasquantino, che ha stabilito un record personale del torneo: nessuno nella storia del World Baseball Classic aveva mai battuto 3 fuoricampo. Meravigliosa anche la prestazione del lanciatore partente e vincente, Aron Nola, che ha stoppato ogni velleità iniziale dei messicani, consentendo poi ai battitori di prendere il largo. Quarto di finale Italia-Porto Rico, sabato sera ore 20.00 in diretta su Sky.

Tennis, Alcaraz ai quarti a Indian Wells, fuori Djokovic

Roma, 12 mar. (askanews) – Carlos Alcaraz batte anche Casper Ruud ed è ai quarti di finale del Masters 1000 di Indian Wells per il quinto anno consecutivo. Una grande prova da parte del numero 1 al mondo (nessuna chance di break concessa e 88% di punti vinti con la prima di servizio), che conquista così la 33^ vittoria consecutiva su cemento indoor e resta imbattuto in questo 2026. Ai quarti di finale, Carlos Alcaraz sfiderà Cameron Norrie. Già campione nel 2021 a Indian Wells, il britannico ha superato il qualificato australiano Rinky Hijikata in due set per 6-4, 6-2. Ai quarti anche Daniil Medvedev. Il russo, testa di serie numero 11, ha battuto l’americano Alex Michelsen con il punteggio di 6-2, 6-4 in un’ora e 27 minuti di gioco. Si è chiusa invece con la rimonta di Jack Draper la straordinaria sfida contro Novak Djokovic. Il match è finito con il punteggio di 6-4, 4-6, 6-7 in due ore e 37 minuti di gioco in favore del britannico che, alla sesta partita dopo l’infortunio, continua così la difesa del titolo in quel di Indian Wells

La guerra in Iran, tutti gli aggiornamenti – 12 marzo

Roma, 12 mar. (askanews) – Tredicesimo giorno della guerra in Iran, che infiamma tutta la regione mediorientale, la base italiana ad Erbil, nel Kurdistan iracheno, è stata colpita da un missile nella notte, i militari, rifugiati nel bunker, stanno tutti bene. Teheran continua a rispondere agli attacchi israelo-americani colpendo obiettivi in tutti i Paesi del Golfo e tenendo sotto stacco il traffico navale nello Stretto di Hormuz. Israele continua a colpire Hezbollah Libano e la risposta sono ondate di missili. Il petrolio vola e si smobilitano le riserve. Mentre il presidente Trump resta ottimista: l’Iran è vicino alla sconfitta.

Di seguito le notizie che arrivano nella redazione di askanews.

08:25 Schlein: Meloni chieda a Trump fermarsi. Nessuno vuole rinunciare alla relazione con gli Usa ma non in modo subalterno e a testa alta.

08:22  La segretaria del Pd Elly Schlein a Rtl102.5 : “Noi siamo in costante contatto con il governo, io ho sentito già il ministro Crosetto e Tajani. Noi ci siamo in qualsiasi momento, Meloni il nostro numero ce l’ha ma il suo appello è arrivato in ritardo e poi ha cambiato orientamento attaccando duramente le opposizioni”

o8:12 Libano: 8 morti e 31 feriti nel raid notturno  delle forze isareliane a Beirut. Colpito il lungomare di Ramlet El Baida.

08:00 Il ministero della Difesa saudita: intercettato un drone diretto al giacimento petrolifero di Shaybah. E’ il terzo in un giorno.

07:44 Chiusura in calo per la Borsa di Tokyo. Il Nikkei ha perso l’1,04% a 54.452,96 punti.

07:40 Trump: l’Iran è “vicino alla sconfitta. Questo non significa che ci fermeremo immediatamente, ma loro lo sono”, ha dichiaratoil presidente Usa, atterrando nella notte vicino a Washington, di ritorno da un viaggio in Ohio e Kentucky.

07:40 Il New York Times: la prima settimana di guerra contro l’Iran è costata agli Stati Uniti oltre 11,3 miliardi di dollari (circa 9,8 miliardi di euro), secondo un briefing del Pentagono per i membri del Congresso.

07:38 Non accenna a rallentare la crescita dei prezzi del greggio nonostante il rilascio record di riserve strategiche di emergenza per 400 milioni di barili deciso ieri dai 32 paesi aderenti all’Aie. Il Brent è oltre i 98 dollari al barile negli scambi sui mercati asiatici, a 98,12 dollari al barile (+6,75%), mentre il Wti viaggia a quota 92,91 dollari (+6,49%).

07:20 L’agenzia di stampa iraniana Tasnim ha pubblicato un elenco di potenziali obiettivi per l’Iran, tra cui le sedi di giganti tecnologici come Amazon, Google, Microsoft e Nvidia nei Paesi del Golfo e in Israele.

07:16 “Un drone nemico è stato abbattuto mentre tentava di avvicinarsi al quartiere delle ambasciate” a Ryad, ha annunciato un portavoce del ministero della Difesa saudita su X, dopo aver confermato che l’Arabia Saudita aveva intercettato un drone anche nella parte orientale del Paese. Il ministero della Difesa kuwaitiano ha anche riferito che le sue difese aeree hanno intercettato diversi droni.

07:11 Il prezzo del greggio Brent del Mare del Nord, il benchmark globale per il petrolio, è salito sopra i 100 dollari al barile, nonostante la messa in vendita di ingenti scorte per scongiurare una carenza globale.

07:07 Le Guardie Rivoluzionarie Iraniane(Irgc): l’Iran ha condotto un’operazione di attacco con il suo alleato Hezbollah contro Israele. L’operazione congiunta è consistita in un bombardamento di cinque ore, missili e droni contro oltre 50 obiettivi in territorio israeliano. Gli attacchi coordinati hanno preso di mira le basi militari israeliane di Haifa (a nord), Tel Aviv (al centro) e Beersheba (a sud). L’Irgc ha anche riferito di aver preso di mira le basi statunitensi di Al-Kharj in Arabia Saudita e Al-Azraq in Giordania. Sono risuonati gli allarmi in Arabia Saudita, mentre la Giordania non ha segnalato attacchi sul proprio territorio.

07:03 Israele: lanciati da Hezbollah 150 razzi e droni nella notte, un attacco coordinato contro lo Stato ebraico. I missili iraniani sono stati intercettati dalle difese aeree, ma sono stati segnalati diversi impatti, che hanno causato incendi, e due persone sono rimaste leggermente ferite.

00:48 Gli Usa sbloccheranno 172 milioni di barili di petrolio dalle riserve strategiche. L’operazione americana partirà la prossima settimana.

00:18 Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani su X: ferma condanna per l’attacco alla base italiana ad Erbil. ho appena parlato con l’Ambasciatore d’Italia in Iraq. Per fortuna i nostri militari stanno tutti bene e sono al sicuro nel bunker.

00:06 Il ministro della Difesa Guido Crosetto: un missile ha colpito la nostra base di Erbil. Non ci sono vittime né feriti tra il personale italiano. Stanno tutti bene.

00:00 Almeno otto persone sono morte in un attacco israeliano nella valle della Bekaa, nel sud del Libano. Lo ha riferito il Ministero della Sanità libanese.

Basket, Italia femminile esordio ok nelle qualificazioni mondiali

Roma, 12 mar. (askanews) – Splendido esordio per la nazionale di basket femminile nel torneo pre-mondiale di San Juan, dove le azzurre hanno battuto le padrone di casa di Porto Rico per 78-41, cominciando alla grande il torneo di qualificazione. Costanza Verona è stata la miglior realizzatrice pareggiando il suo massimo in maglia azzurra con 16 punti, seguita dai 13 punti di Sara Madera, gli 11 di Laura Spreafico e i 10 di Cecilia Zandalasini, tenendo le avversarie al 27.6% dal campo e nessuna sopra quota 8 punti. L’ItalBasket tornerà in campo già stasera alle 22 contro la Nuova Zelanda e con un successo potrebbe già assicurarsi mezzo piede sull’aereo verso Berlino per poi godersi al meglio le due sfide nel weekend contro USA (sabato alle 22) e Spagna (domenica alle 22) prima della chiusura col Senegal (martedì alle 17).

Missile contro la base italiana a Erbil, i militari nel bunker. Crosetto: stanno bene

Roma, 11 mar. (askanews) – Tredicesimo giorno della guerra in Iran, che infiamma tutta la regione mediorientale, la base italiana ad Erbil, nel Kurdistan iracheno, è stata colpita da un missile nella notte, i militari, rifugiati nel bunker, stanno tutti bene. “Un missile ha colpito la nostra base di Erbil. Non ci sono vittime né feriti tra il personale italiano. Stanno tutti bene. Sono costantemente aggiornato dal Capo di Stato Maggiore della Difesa e dal Comandante dei COVI”, ha scritto su X il ministro della Difesa Guido Crosetto in un messaggio diffuso sul profilo del ministero.

“Ferma condanna per l’attacco che ha subito la base italiana di Erbil. Ho appena parlato con l’Ambasciatore d’Italia in Iraq. Per fortuna i nostri militari stanno tutti bene e sono al sicuro nel bunker. A loro esprimo solidarietà e gratitudine per il quotidiano servizio alla Patria”. Lo ha scritto il ministro degli Esteri, Antonio tajani su X. Tajani successivamente, in collegamento telefonico con la trasmissione Realpolitik su Rete4, ha sottolineato che ancora devono essere accertate le responsabilità dell’attacco: “Dobbiamo valutare bene quanto accaduto. Certamente è un attacco inaccettabile, però prima di dire chi è il responsabile dobbiamo fare un accertamento molto chiaro. Bisogna lavorare sempre per la de-escalation e dobbiamo proteggere i nostri militari”.

Iran, via libera da Parlamento a risoluzione maggioranza su comunicazioni Meloni

Roma, 11 mar. (askanews) – L’aula del Senato la mattina e l’aula della Camera la sera hanno approvato la risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni rese dalla premier Giorgia Meloni in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo, allargate al Medio Oriente. Al Senato i sì sono stati 102, 66 i no e un astenuto. Alla Camera si sono registrati 196 sì, 122 no e 3 astenuti.

A Montecitorio, con parere positivo del governo, sono state approvate alcune parti della risoluzione presentata da Azione mentre Pd, M5s e Avs hanno rifiutato il voto per parti separate, il governo ha espresso parere negativo, e le tre risoluzioni sono state bocciate.

Calcio Italiano: "Bologna-Roma occasione per crescere"

Roma, 11 mar. (askanews) – “Domani affrontiamo una Roma pericolosissima per quello che sta dimostrando”. Così Vincenzo Italiano, tecnico del Bologna, presenta la sfida contro la AS Roma nell’andata degli ottavi di finale di Europa League.

“È passato tantissimo tempo dalla prima giornata – ha spiegato – e loro stanno confermando il grande valore che hanno: ritmi altissimi, qualità e solidità. Per noi sarà un test difficile”.

Il tecnico rossoblù ha parlato anche del momento della squadra dopo la sconfitta in campionato contro il Hellas Verona FC. “Ci è dispiaciuto non dare continuità alle cinque vittorie precedenti. In questa stagione però siamo abituati a giocare ogni pochi giorni: si archivia la partita e si pensa subito alla successiva. Ci siamo concentrati sulla Roma e domani cercheremo di disputare una gara quasi perfetta”.

Per Italiano la sfida europea rappresenta anche un’opportunità: “È un cammino affascinante e importante. Peccato per il sorteggio: entrambe le squadre potevano arrivare lontano”.

Tra i singoli il tecnico ha elogiato Jens Odgaard, definito “un esempio per tutti per la disponibilità che mette in campo”, e ha spiegato la gestione dell’attacco tra Santiago Castro e Thijs Dallinga, quest’ultimo alle prese con una tendinite ma tornato ad allenarsi con il gruppo negli ultimi giorni.

Infine un passaggio sulla competitività del calcio italiano nelle coppe europee. “Arrivare in finale è già un grande merito – ha sottolineato Italiano -. Contro squadre di altissimo livello non è semplice. In alcuni campionati, come la Premier, c’è forse più intensità e la possibilità di schierare giocatori di grandissimo livello”.

Ciclismo, Tirreno-Adriatico, tappa ad Andresen

Roma, 11 mar. (askanews) – Il danese Tobias Lund Andresen (Decathlon Cma Cgm Team) ha vinto in volata la terza tappa della Tirreno Adriatico, la Cortona-Magliano de’ Marsi di 221 km. Arnaud De Lie (Lotto Intermarché) e Jasper Philipsen (Alpecin-Premier Tech) si sono classificati rispettivamente al secondo e al terzo posto. Settimo posto per l’azzurro Jonathan Milan che ha anticipato forse troppo la volata venendo superato nel finale. Isaac Del Toro (UAE Team Emirates XRG) rimane in Maglia Azzurra di leader della classifica generale con quattro secondi di vantaggio su Giulio Pellizzari, mentre Antonio Tiberi resta sesto a 21 secondi. Giovedì 12 marzo quarta tappa da Tagliacozzo a Martinsicuro, 213 km con 2500 metri di dislivello.

Atletica, 26 azzurri per i Mondiali indoor di Torun

Roma, 11 mar. (askanews) – Il direttore tecnico Antonio La Torre ha comunicato l’elenco dei convocati per i Campionati Mondiali indoor di Torun (Kujawy Pomorze, Polonia) in programma da venerdì 20 a domenica 22 marzo. Saranno 26 gli azzurri in gara, equamente divisi tra uomini e donne (13-13): è il record di presenze individuali nei Mondiali al coperto, stesso numero dell’edizione di Parigi 1997 (in quel caso con una staffetta). Nel team sono presenti i medagliati azzurri dei Giochi Olimpici 2024 e dei Mondiali 2025 nelle specialità di pista e pedana. Il campione del mondo del salto in lungo Mattia Furlani torna in azione dopo il doppio oro della scorsa stagione (indoor a Nanchino, outdoor a Tokyo). Per Nadia Battocletti, argento olimpico e mondiale dei 10.000, bronzo iridato dei 5000 e pluricampionessa europea, è la prima volta in un Mondiale indoor, al via dei 3000 metri. Andy Diaz si presenta da campione del mondo indoor del triplo a dodici mesi dal trionfo di Nanchino. Sempre nel triplo, in squadra l’argento mondiale di Tokyo Andrea Dallavalle, mentre nel peso c’è il bronzo mondiale e attuale leader stagionale Leonardo Fabbri (22,50) e nei 60 metri la vicecampionessa iridata Zaynab Dosso, in testa alle liste dell’anno insieme a Julien Alfred con 6.99. Tra i selezionati anche la campionessa europea indoor del lungo Larissa Iapichino e, negli ostacoli, l’argento dell’edizione mondiale di due anni fa a Glasgow Lorenzo Simonelli. Prima convocazione in Nazionale assoluta per Kelly Doualla (60 metri) che diventa la più giovane italiana di sempre in un Mondiale: nel giorno della sua gara, sabato 21 marzo, avrà 16 anni e 121 giorni. (Foto Grana/Fidal)

Carburanti, Meloni: non abbiamo aumentato accise, disponibile su mobili

Roma, 11 mar. (askanews) – “Non abbiamo aumentato le accise ma allineato le accise tra diesel e benzina rispettando un impegno assunto dal governo precedente, per farlo avevamo tre strade” e “abbiamo scelto di allinearle a metà strada, di aumentare le accise sul diesel che è più inquinante e di diminuirle su quella meno inquinante”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni intervenendo in aula nella replica alle sue comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo.

“Quali sono i sussidi ambientalmente dannosi che volete tagliare per miliardi? Visto che viene proposta come copertura” ha detto Meloni rivolgendosi al Pd e alla segretaria Schlein “che so interverrà”. “Confermo di essere disponibile ad attivare il meccanismo delle accise mobili, anzi, quando il Pd l’ha proposto l’avevamo già messo allo studio”, ha osservato Meloni.

Energia, Meloni: non cerchiamo capro espiatorio in Ue, abbiamo agito

Roma, 11 mar. (askanews) – “Non stiamo cercando un capro espiatorio nell’Ue, siamo intervenuti con coraggio con un decreto anche recente, che ha investito 5 miliardi di euro per calmierare il prezzo delle bollette”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni intervenendo in aula nella replica alle sue comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo con in aggiunta comunicazioni sulla crisi in Medio Oriente.

“Stiamo proponendo di sospendere il meccanismo Ets” finchè non sarà ridemensionata la crisi energetica ed economica e “non abbiamo nè bloccato nè demonizzato le rinnovabili ma siamo intervenuti sulle enormi speculazioni che si annidavano dietro le rinnovabili, in particolare quelle rendite eterne che i consumatori pagano, il governo dice sì alle rinnovabili, non alle speculazioni sulle rinnovaili” ha osservato Meloni.

Iran, stretto coordinamento G7. Meloni: evitare effetti economici strutturali

Roma, 11 mar. (askanews) – Garantire la libertà di navigazione, favorire un ritorno alla diplomazia, evitare che “l’attuale volatilità economica si traduca in effetti strutturali sulla crescita economica”. Sono i punti sottolineati dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel corso della videoconferenza dei leader del G7, Donald Trump compreso, che si è svolta oggi per discutere “gli sviluppi della crisi nel Golfo e alle relative implicazioni economiche ed energetiche”. Nel corso dell’incontro la premier ha proposto “che sia organizzato un confronto tra il G7 e il GCC (Consiglio di Cooperazione del Golfo)”.

“I capi di stato e di governo del G7 – si legge in una nota di Palazzo Chigi – hanno riaffermato l’importanza di garantire libertà di navigazione. La presidente del Consiglio ha anche riaffermato l’impegno per favorire un ritorno alla diplomazia che conduca a soluzioni per la stabilità della regione e l’importanza della solidarietà del G7 verso le Nazioni del Golfo colpite dagli attacchi iraniani. A quest’ultimo proposito, Meloni ha proposto che sia organizzato un confronto tra il G7 e il GCC (Consiglio di Cooperazione del Golfo)”.

Nel corso della riunione, la premier ha quindi “sottolineato l’importanza che l’attuale volatilità non si traduca in effetti strutturali sulla crescita economica. A questo riguardo il Presidente del Consiglio, come gli altri leader G7, ha richiamato l’importante decisione assunta nell’ambito dell’Agenzia Internazionale dell’Energia di rilasciare fino a 400 milioni di barili di greggio per stabilizzare i mercati”.

I leader G7, ha informato Palazzo Chigi, “hanno concordato di mantenere uno stretto coordinamento nelle prossime settimane per contribuire alla soluzione della crisi, alla stabilità dei mercati e garantire la sicurezza delle forniture energetiche”.

Milano imbrattata ovunque, startup lancia guerra al degrado

Roma, 11 mar. (askanews) – Milano affronta una vera e propria emergenza degrado urbano che tocca ormai ogni zona della città, con un palazzo su cinque risultato imbrattato da graffiti vandalici. I danni economici sono impressionanti: ogni anno i graffiti causano danni per circa 100 milioni di euro solo nel capoluogo lombardo, mentre a livello nazionale la cifra raggiunge i 790 milioni di euro annui secondo un’indagine del 2009. Per ripulire completamente Milano dalle scritte vandaliche servirebbero almeno 100 milioni di euro, a fronte del milione stanziato dal comune per la rimozione.

In questo scenario di apparente rassegnazione, emerge però una storia diversa: quella di giovani imprenditori milanesi che hanno deciso di trasformare la loro passione per il decoro urbano in un’attività imprenditoriale innovativa. Francesca Berti, 36 anni, ex manager della logistica, ha fondato una startup specializzata nella rimozione di graffiti utilizzando tecnologie all’avanguardia.

‘Milano sta andando verso un degrado che oggettivamente non si era mai visto prima, mentre prima era confinata alle periferie oggi come oggi, non c’è limite di zona che non sia imbrattato’, spiega Berti. La sua azienda, nata da meno di un anno e già composta da quattro persone, rappresenta una forma di ‘ribellione al contrario’ rispetto alla cultura del vandalismo che imperversa tra i giovani.

La tecnologia che distingue questa realtà milanese è l’utilizzo del laser per la rimozione dei graffiti, una metodologia che funziona come la rimozione dei tatuaggi. ‘Andiamo a rimuovere su alcune superfici dove è possibile con la tecnologia laser che abbiamo importato, senza usare agenti chimici o pressioni meccaniche, scomponendo le molecole di imbrattante’, precisa Berti. Questo approccio innovativo si affianca alle metodologie tradizionali come ritinteggiatura, sabbiatura e idrosabbiatura.

L’impatto sociale dell’iniziativa va oltre il semplice business. L’azienda offre anche interventi gratuiti, come quelli proposti ad alcuni enti milanesi proprietari di palazzi storici. ‘Siamo una società e quindi abbiamo uno scopo di lucro, ma la nostra passione è talmente sconfinata che facciamo anche tante rimozioni pro bono’, dichiara l’imprenditrice.

Il modello di business prevede sia interventi singoli che abbonamenti annuali, una sorta di ‘assicurazione’ per i palazzi che garantisce interventi immediati in caso di nuovi imbrattamenti. ‘Se ogni palazzo si tutelasse in questo modo, sono sicura che piano piano la città cambierebbe’, sostiene Berti, evidenziando come la costante manutenzione possa fungere da deterrente.

La questione generazionale emerge chiaramente dall’analisi del fenomeno. ‘Quello che mi stupisce di più è che nella fascia della Generazione Z la risposta più comune è ‘non ce ne accorgiamo, non li guardiamo, non ci danno fastidio’, mentre dal millennial fino al boomer li guardiamo, ci danno fastidio, ci urtano’, osserva Berti. Questa differenza di percezione riflette un problema culturale più ampio che tocca l’educazione civica.

Anche gli osservatori internazionali hanno notato il problema milanese. Durante le recenti Olimpiadi, diversi atleti stranieri hanno commentato negativamente l’elevata presenza di graffiti nella città, evidenziando come il degrado urbano danneggi l’immagine internazionale di Milano. La contraddizione è evidente: mentre si investono milioni per creare nuove piazze e strutture moderne, il patrimonio edilizio esistente viene lasciato in balia del vandalismo.

L’amministrazione comunale sembra concentrata su altri aspetti dell’arredo urbano, come la creazione di piazze aperte e la cura del verde, ma ‘le pareti si è completamente dimenticata, la lotta al vandalismo non la fa’, critica Berti. Questa mancanza di coordinamento tra pubblico e privato rallenta anche gli interventi volontari.

Le prospettive future dipendono dalla capacità di sensibilizzare cittadini e amministratori sull’importanza del decoro urbano. ‘Speriamo che sempre più persone capiscano che la casa è un bene prezioso che va tutelato e che come si investe nelle pulizie interne uno investa anche nella pulizia esterna’, conclude Berti. Il successo di questa startup dimostra che esiste un mercato per il decoro urbano e che i giovani possono essere protagonisti del cambiamento positivo, ribaltando lo stereotipo che li vede solo come distruttori.

Iran, Meloni a leader G7: impegno per favorire ritorno a diplomazia

Roma, 11 mar. (askanews) – La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso della videoconferenza coi leader del G7, ha riaffermato “l’impegno per favorire un ritorno alla diplomazia che conduca a soluzioni per la stabilità della regione e l’importanza della solidarietà del G7 verso le Nazioni del Golfo colpite dagli attacchi iraniani”. A quest’ultimo proposito, la presidente Meloni ha proposto che sia “organizzato un confronto tra il G7 e il GCC (Consiglio di Cooperazione del Golfo)”. Lo rende noto Palazzo Chigi.

UE, Deputati FnV: no a risoluzione maggioranza. Prima gli italiani

Roma, 11 mar. (askanews) – I deputati di Futuro nazionale Vannacci voteranno contro le risoluzioni sulle comunicazioni della premier sull’Iran e sul consiglio europeo. Lo hanno annunciato, alla Camera, i tre vannacciani Edoardo Ziello, Rossano Sasso ed Emanuele Pozzolo, i quali contestano i contenuti del testo della maggioranza perché prima di parlare di Iran e ancor più di Ucraina ci sono “gli italiani”.

I tre deputati hanno invitato invece ad aprire alle offerte del presidente russo Putin sul gas e il petrolio russo.

“Con particolare riferimento alla risoluzione del centrodestra voteremo no. Non condividiamo che in un periodo come quello che stiamo vivendo, con una crisi economica che si sta abbattendo sul popolo italiano, il governo e i partiti che sostengono la maggioranza di centrodestra pensino di rinnovare l’uso di risorse, attraverso contributi diretti e indiretti degli italiani per Zelensky. Si parla di sostegno multidimensionale, ci saremmo aspettati un sostegno multidimensionale agli italiani. E per l’ennesima guerra che non è la nostra e che ha voluto l’America, il conflitto con l’Iran, i cittadini italiani sono già chiamati a pagare gli effetti negativi e disastrosi”, ha detto Sasso.

Invece di inseguire “i diktat della Von der Leyen, preferiamo Orban”, ha aggiunto.

“Provate a chiedere in giro, volete che il governo sia coerente e continui a inviare soldi a Zelensky oppure trovi i soldi per finanziare gli emendamenti al dl bollette che abbiamo presentato noi di Futuro nazionale Vannacci? Come mai i contributi per Zelensky sì e per italiani no?”, concludono i deputati di FnV.

Bibbiano, dopo le assoluzioni restano i danni del processo mediatico

Modena, 11 mar. (askanews) – Bambini strappati alle famiglie, assistenti sociali dipinti come orchi, una comunità intera messa alla gogna. Il caso Bibbiano – l’inchiesta “Angeli e Demoni” del 2019 che accusava operatori e psicologi di affidi illeciti – si è chiuso con undici assoluzioni e condanne marginali. Ma i conti con i danni restano aperti. Se ne è parlato a Modena in occasione di un seminario promosso dal Centro culturale Ferrari e dedicato a Vittorio Reggiani, consigliere comunale scomparso un anno fa. Un fallimento dell’iter giudiziario sin dalle indagini, come ricorda Luca Bauccio, avvocato di Claudio Foti, lo psicoterapeuta finito al centro dell’inchiesta sugli affidi in Val d’Enza.

“Bibbiano ha dimostrato come tutti questi capisaldi del processo penale, ma anche della nostra Costituzione, si siano liquefatti, si siano frantumati di fronte alla furia impetuosa dei media e quella a seguire del popolo aizzato, il popolo istruito a odiare, il popolo istruito a credere alla chimera, alla leggenda, alla superstizione”.

Una strumentalizzazione politica con effetti concreti e duraturi: famiglie affidatarie ritiratesi, servizi sociali paralizzati dalla paura di denunce. E la lezione non sembra ancora appresa. Come racconta la giornalista del Dubbio, Simona Musco, che descrive l’inchiesta nel libro e nel podcast “Demoni & Angeli”. “Vorrei poter dire che si impara dagli errori, però purtroppo le cronache del momento ci insegnano che non è così. Possiamo vederlo con la casa nel bosco, per rimanere su un tema affine a quello di Bibbiano. La gogna è un’abitudine che non ci siamo tolti”.

A tenere banco anche la storia silenziosa di Bibbiano stessa: il sociologo Gino Mazzoli descrive come i suoi abitanti abbiano portato per anni il peso di uno stigma immeritato, senza cedere alla tentazione della rivincita.

“La sentenza mediatica è un’alluvione, un’orda che ha travolto l’immaginario, e l’immaginario non lo rimetti a posto con un libro, con una sentenza, con un intervento in TV. Ci vogliono anni, anni e anni di contro-comportamenti di tenuta. È giusto mettersi in un’ottica di un lavoro meno chiassoso, dove ci si persuade con pazienza anche tra posizioni diverse”.

Greggio in rialzo: la minaccia su Hormuz pesa più del rilascio di riserve strategiche

Roma, 11 mar. (askanews) – Il più grande rilascio di riserve strategiche da parte dei 32 paesi coordinati dall’Agenzia internazionale per l’energia non ha fatto scendere il prezzo del greggio. Secondo gli analisti il mercato aveva già scontato questa decisione. E il blocco dello stretto di Hormuz continua a far paura e tiene alte le quotazioni di Brent e Wti, il primo vicino ai 92 dollari e il secondo su gli 88 dollari al barile. Le minacce di mine lungo la striscia di mare più bollente del mondo hanno prevalso anche sull’azione congiunta dell’Aie. ‘La politica degli attacchi reciproci è terminata: da ora in poi la nostra politica sarà un attacco dopo l’altro’, ha detto oggi il colonnello Ali Razmjou, portavoce delle forze armate iraniane, in un messaggio in cui ha poi ribadito che ‘qualsiasi nave il cui carico di petrolio o la nave stessa appartenga agli Stati Uniti, al regime sionista o ai loro alleati ostili sarà considerata un obiettivo legittimo’.

‘Non passerà un solo litro di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz se questo andrà a vantaggio degli Stati Uniti, di Israele o dei loro alleati’, ha proseguito, ammonendo: ‘Preparatevi ad avere il petrolio a 200 dollari al barili’. L’agenzia che monitora la sicurezza marittima, United Kingdom Maritime Trade Operations ha detto poi che tre navi cargo sono state colpite da proiettili nei pressi della principale via d’acqua.

Del resto il numero uno dell’Aie, Fatih Birol, ha sottolineato come la ‘cosa più importante’ per una ripresa dei flussi sia la riattivazione del transito di gas e petrolio via Hormuz da cui passava, perchè ormai è tutto bloccato, il 25% circa delle forniture di petrolio e gas mondiali, la maggior parte dirette verso Est. I paesi produttori del golfo per questo hanno dovuto interropmere o ridimensionare decisamente la produzione. ‘Le sfide che stiamo affrontando sul mercato petrolifero sono di portata senza precedenti’, ha detto il numero uno dell’Aie.

Per questo oggi è stato deciso all’unanimità da 32 paesi il rilascio delle scorte di emergenza per 400 milioni di barili per far fronte alle perturbazioni dei mercati petroliferi derivanti dalla guerra in Medio Oriente. ‘Le scorte di emergenza saranno rese disponibili al mercato in un arco di tempo adeguato alle circostanze nazionali di ciascun Paese membro e saranno integrate da ulteriori misure di emergenza da parte di alcuni Paesi’. I membri dell’Aie detengono scorte di emergenza per oltre 1,2 miliardi di barili, a cui si aggiungono altri 600 milioni di barili di scorte industriali detenute sotto obbligo governativo.

‘Il rilascio coordinato di scorte è il sesto nella storia dell’Aie, creata nel 1974. Precedenti azioni collettive erano state intraprese nel 1991 durante la prima guerra del Golfo, nel 2005 a seguito dell’uragano Katrina negli Stati Uniti, nel 2011 durante la guerra in Libia e due volte nel 2022 a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina’, ha spiegato il numero uno dell’Aie, Fatih Birol, nella dichiarazione live rilasciata dopo la decisione.

‘La guerra in corso, iniziata il 28 febbraio, ha ostacolato i flussi di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz, con volumi di esportazione di greggio e prodotti raffinati attualmente inferiori al 10% rispetto ai livelli pre-conflitto. Ciò sta costringendo gli operatori della regione a chiudere o ridurre una parte sostanziale della produzione. L’area più colpita finora è l’Asia’.

Come funziona il rilascio delle scorte?

Fin dalla sua fondazione nel 1974, un aspetto fondamentale del suo lavoro è stato quello di contribuire a coordinare una risposta collettiva alle principali interruzioni dell’approvvigionamento petrolifero. Il sistema di risposta collettiva è progettato per mitigare gli effetti economici negativi di un’improvvisa crisi dell’approvvigionamento petrolifero, fornendo petrolio aggiuntivo al mercato globale a breve termine. Il sistema di risposta alle emergenze dell’Aie, spuega la stessa agenzia, ‘non è uno strumento per intervenire sui prezzi o per gestire l’approvvigionamento a lungo termine, entrambi problemi che possono essere affrontati più efficacemente attraverso altre misure’.

In caso di grave interruzione dell’approvvigionamento di petrolio, i membri dell’Aie possono decidere di immettere sul mercato scorte petrolifere di emergenza nell’ambito di un’azione collettiva. Una volta concordata la necessità di un’azione collettiva da parte dell’Aie, il contributo di ciascun paese membro è proporzionale alla sua quota di consumo totale di petrolio tra i paesi membri dell’Aie.

I paesi membri dell’Aie utilizzano tre approcci per garantire il rispetto dei propri obblighi di stoccaggio.

L’Aie spiega che ‘le scorte governative sono di proprietà diretta dello Stato, solitamente finanziate attraverso il bilancio del governo centrale e detenute esclusivamente per scopi di emergenza. Le scorte obbligatorie sono detenute da un’agenzia separata, per conto del governo o dall’industria nazionale. Diversi paesi hanno istituito un’agenzia separata, definita per legge e dotata della responsabilità di detenere tutte o parte delle scorte di emergenza del paese. La struttura e gli accordi dell’agenzia variano da paese a paese e possono spaziare da programmi sponsorizzati dal governo a iniziative create dall’industria. Ma in tutti i casi, le scorte obbligatorie possono essere rilasciate solo con l’autorizzazione del governo’.

Le scorte obbligatorie per l’industria sono detenute dall’industria per soddisfare i requisiti minimi di stoccaggio stabiliti dai governi. In genere, si tratta di requisiti imposti a determinate aziende (ad esempio importatori, raffinerie, grossisti) per detenere un livello minimo di scorte in base alla loro quota di importazioni o vendite sul mercato interno.

I regimi di stoccaggio variano tra i paesi membri dell’Aie, riflettendo le differenze nella struttura del mercato petrolifero, nella geografia e nelle scelte politiche nazionali relative alla risposta alle emergenze. Alcuni paesi utilizzano una sola categoria di scorte, mentre la maggior parte utilizza una combinazione di categorie per soddisfare l’obbligo minimo.

Scorte dei governi: Repubblica Ceca, Nuova Zelanda, Stati Uniti.

Scorte delle agenzie: Belgio, Estonia, Germania, Ungheria, Irlanda, Lettonia, Repubblica Slovacca.

Combinazione di scorte governative e di scorte obbligatorie dell’indusuria: Giappone, Corea, Polonia.

Scorte obbligatorie dell’industria: Australia, Grecia, Lussemburgo, Messico, Norvegia, Svezia, Svizzera, Turchia, Regno Unito.

Combinazione di scorte di agenzie e di industrie: Austria, Danimarca, Finlandia, Francia, Italia, Lituania, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna.

In quanto esportatori netti di petrolio, Canada, Messico e Norvegia non hanno alcun obbligo di stoccaggio ai sensi del Programma energetico internazionale.

L’obbligo di detenere scorte imposto dall’Aie non specifica se le scorte debbano essere detenute sotto forma di petrolio greggio o raffinato. La scelta più appropriata dipenderà da fattori specifici di ciascun Paese. I Paesi con un’importante industria di raffinazione probabilmente deterranno più petrolio greggio, il che garantisce maggiore flessibilità in tempi di crisi. Nei Paesi che hanno una capacità di raffinazione interna limitata o dipendono dalle importazioni di prodotti per soddisfare una quota significativa della domanda interna, vi è una maggiore tendenza a detenere riserve di prodotti raffinati. I paesi membri dell’Aie che sono anche membri dell’Ue sono tenuti a garantire che almeno un terzo delle scorte di petrolio sia detenuto sotto forma di prodotti raffinati specifici.

I paesi membri possono immagazzinare scorte petrolifere di emergenza al di fuori dei propri confini nazionali e possono conteggiare tali scorte come parte del loro fabbisogno di 90 giorni, a condizione che vi sia un accordo bilaterale tra i governi che garantisca l’accesso a tali scorte durante una crisi.

Detenere scorte petrolifere di emergenza consente inoltre ai paesi membri di rispondere alle crisi interne. Nel caso in cui un paese membro attinga alle proprie scorte petrolifere di emergenza, ne informa il Segretariato dell’Aie in merito ai dettagli e alle circostanze. Molti paesi membri mantengono livelli di scorte ben al di sopra degli obblighi dell’Aie, quindi attingere alle scorte di emergenza non significa necessariamente che scendano al di sotto della soglia dei 90 giorni. In caso di una grave interruzione dell’approvvigionamento di petrolio, l’Aie si consulta con l’Oper e i suoi paesi membri più grandi per determinare la capacità e la volontà dei suoi membri di utilizzare qualsiasi capacità produttiva inutilizzata disponibile per immettere ulteriore petrolio sul mercato.

Al nuovo concorso Ue sono italiane quasi la metà delle domande presentate

Roma, 11 mar. (askanews) – Gli italiani rappresentano quasi la metà dei circa 175 mila candidati che hanno fatto domanda per il nuovo concorso generalista dell’Unione europea per entrare nella funzione pubblica comunitaria. Lo scrive Euractiv, citando dati interni visionati.

L’ufficio europeo per le carriere EPSO ha confermato che 174.922 candidati si sono iscritti all’esame, ben oltre i 60 mila inizialmente previsti quando la procedura di candidatura è stata aperta a febbraio.

I candidati sono in lizza per l’inserimento in una riserva con 1.490 posti, quindi solo uno su 117 supererà la selezione. Di questi, circa 750 dovrebbero ottenere in seguito un posto permanente nelle istituzioni europee.

Secondo la ripartizione per nazionalità visionata da Euractiv, quasi 80mila candidati sono italiani, pari a circa il 45% del totale.

Euractiv fa notare che il dato contrasta con gli obiettivi di equilibrio nazionale della Commissione europea, secondo cui gli italiani dovrebbero rappresentare circa l’11,2% del personale dell’istituzione.

La nazionalità, tuttavia, non influisce sui risultati dell’esame, poiché i candidati sono valutati esclusivamente sulla base delle prestazioni nei test. Considerazioni sull’equilibrio geografico possono entrare in gioco solo in una fase successiva, quando le istituzioni selezionano il personale dalla lista di riserva.

Il concorso, noto come AD5, non veniva bandito dal 2019 a causa di persistenti difficoltà tecniche, dopo che l’ufficio carriere dell’UE ha deciso di abbandonare le prove in presenza a favore di un sistema online.

Tumore al colon retto: AI e MedTech per rafforzare la prevenzione

Milano, 11 mar. (askanews) – Prevenzione, diagnosi precoce e innovazione tecnologica sono tre leve fondamentali per ridurre l’impatto del tumore al colon retto, neoplasia che in Italia costituisce la seconda causa di morte oncologica dopo il cancro ai polmoni. E’ inequivocabile il messaggio che arriva da “Game On – Uniti per la Prevenzione, Every Adenoma Counts”, iniziativa promossa a Milano da Olympus Corporation, multinazionale del MedTech specializzata in soluzioni mini-invasive per l’endoscopia: aderire agli screening e adottare corretti stili di vita può fare davvero la differenza.

“Prevenire significa trovare una malattia quando questa ancora non ha determinato un’invasione, non ha determinato un’ avanzamento di malattia tale da poter essere ancora curata – spiega ad askanews Andrea Anderloni, Direttore della Struttura Complessa di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva al Policlinico San Matteo di Pavia -. Significa trovare la patologia quando essa è ancora benigna, e quindi quando è possibile con un intervento specifico annullare la sua potenzialità maligna”.

Cruciale il ruolo ricoperto dalle nuove tecnologie e in particolare dall’intelligenza artificiale che apre nuove frontiere nella diagnosi precoce e nella colonscopia.

“L’intelligenza artificiale è uno strumento che è in grado di enfatizzare, ampliare, amplificare la nostra capacità diagnostica – sottolinea ancora Anderloni -. Considerate, anche all’interno del colon, la possibilità di avere uno strumento di questo tipo che ci consente di vedere le lesioni quando queste sono ancora talmente piccole che magari possono sfuggire all’occhio umano. Ecco, in questo modo siamo in grado di identificare, trovare e trattare quelle minime lesioni che in cinque 10 o 15 anni possono poi crescere e diventare maligne”.

“L’utilizzo dell’intelligenza artificiale a supporto del medico durante una colonoscopia va ad aumentare del 26% la Adenoma Detection Rate. In modo semplice cosa va a fare? Va ad aumentare il numero di adenomi, quindi di tumori trovati, all’interno del colon, andando quindi a poterli far trattare in modo tempestivo e immediato durante l’esame stesso – precisa Margot Mazziotti, Endoscopic Solution Sales Specialist di Olympus Italia -. Per di più Olympus ha introdotto un sistema di artificiale basato su cloud. Questo infatti permetterà una continua evoluzione, un continuo miglioramento con lo scopo ultimo, ovviamente, di andare a migliorare la prevenzione ed essere sempre a supporto dei pazienti”.

La collaborazione tra aziende del MedTech come Olympus Corporation e specialisti oncologici diventa così fondamentale per mettere in rete ricerca, tecnologia e pratica clinica, rafforzare la cultura della prevenzione e aumentare l’adesione a programmi di screening sempre più accessibili e affidabili per i pazienti.

“Unire le persone con i clinici, specialmente i clinici che riescono a parlare un linguaggio molto semplice ma anche molto preparato, fa sì che magari hai meno paura di quando vai a fare esami che in teoria potresti anche non fare perché stai bene – racconta Vittorio Martinelli, Amministratore Delegato di Olympus Italia -. Quindi andare a fare esami quando stai bene è qualcosa di oggi non così facile di avvicinare un po’ questa sponda”.

Accordo dei Paesi Aie sul rilascio di 400 milioni di barili di riserve di petrolio

Roma, 11 mar. (askanews) – “I 32 paesi membri dell’Agenzia Internazionale per l’Energia hanno concordato oggi all’unanimità di mettere a disposizione del mercato 400 milioni di barili di petrolio provenienti dalle loro riserve di emergenza per far fronte alle perturbazioni dei mercati petroliferi derivanti dalla guerra in Medio Oriente. La decisione di intraprendere un’azione collettiva di emergenza è stata presa a seguito di una riunione straordinaria dei governi membri dell’Iea tenutasi ieri”. É quanto si legge in una nota ufficiale dell’Aie.

“Le scorte di emergenza saranno rese disponibili al mercato in un arco di tempo adeguato alle circostanze nazionali di ciascun Paese membro e saranno integrate da ulteriori misure di emergenza da parte di alcuni Paesi. I membri dell’Aie detengono scorte di emergenza per oltre 1,2 miliardi di barili, a cui si aggiungono altri 600 milioni di barili di scorte industriali detenute sotto obbligo governativo.
Il rilascio coordinato delle scorte è il sesto nella storia dell’Aie, creata nel 1974”.

Il segretariato dell’Aie “fornirà a tempo debito ulteriori dettagli sulle modalità di attuazione di questa azione collettiva. Continuerà inoltre a monitorare attentamente i mercati globali del petrolio e del gas e a fornire raccomandazioni ai governi membri, se necessario”.

Nyt: gli Usa responsabili dell’attacco alla scuola di Minab

New York, 11 mar. (askanews) – Sono gli Stati Uniti i responsabili dell’ attacco letale contro una scuola elementare iraniana avvenuto all’inizio della guerra. Lo ha determinato in un’inchiesta militare in corso secondo il New York Times, che cita varie fonti tra cui funzionari Usa per comunicare i risultati preliminari dell’indagine.

L’attacco con missile Tomahawk e’ avvenuto il 28 febbraio scorso contro l’edificio della scuola Shajarah Tayyebeh a Minab ed e’ stato il risultato di un errore dell’esercito americano, che l’ha presa di mira per sbaglio. Nel mirino c’era infattu una base iraniana adiacente di cui la scuola era stata parte. Le coordinate dell’attacco, spiega il giornale, sono state create dal Comando centrale americano utilizzando dati obsoleti forniti dalla Defense Intelligence Agency.

I funzionari citati dal New York Times sottolineano che il risultato dell’indagine e’ preliminare e che ci sono ancora domande senza risposta in merito al perche’ dati obsoleti non siano stati verificati prima del loro uso.

Che i responsabili siano gli Stati Uniti era atteso visto che si tratta dell’unico paese coinvolto nel conflitto a usare missili Tomahawk nonostante quanto detto dal presidente Donald Trump, che a un certo punto aveva puntato il dito contro l’Iran. Almeno 175 persone sono rimaste uccise, in gran parte bambine.

“Come riconosce il New York Times nel proprio reportage, l’indagine e’ ancora in corso”, ha commentato la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt.

Iran annuncia raid continui: tramite Hormuz neanche un litro di petrolio

Roma, 11 mar. (askanews) – Per l’Iran la fine delle ostilità ci sarà “solo quando l’ombra della guerra sarà stata allontanata dal paese”. Lo hanno detto oggi i pasdaran nell’ultima rivendicazione degli attacchi contro obiettivi americani nella regione, sostenendo che la guerra continuerà fino alla “resa del nemico”. Intanto, al 12esimo giorno di conflitto, il portavoce della Forze armate iraniane, ha annunciato la fine della politica degli attacchi reciproci e l’inizio di raid “uno dopo l’altro”. Cambia anche la lista degli obiettivi ritenuti “legittimi”, con l’inserimento dei colossi tecnologici Usa che hanno sede nella regione e banche e centri finanziari americani e israeliane. Mentre viene ribadito che “nemmeno un litro di petrolio” passerà lo Stretto di Hormuz a beneficio degli Stati uniti e dei loro alleati, corridoio dove il traffico marittimo è praticamente fermo dall’avvio dell’offensiva militare israelo-americana, il 28 febbraio scorso, e dove oggi sono state attaccate tre navi cargo.

ATTACCHI CONTINUI E NIENTE PETROLIO PER USA E ALLEATI “La politica degli attacchi reciproci è terminata: da ora in poi la nostra politica sarà un attacco dopo l’altro”, ha detto oggi il colonnello Ali Razmjou, in un messaggio in cui ha poi ribadito che “qualsiasi nave il cui carico di petrolio o la nave stessa appartenga agli Stati Uniti, al regime sionista o ai loro alleati ostili sarà considerata un obiettivo legittimo”.

“Non passerà un solo litro di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz se questo andrà a vantaggio degli Stati Uniti, di Israele o dei loro alleati”, ha proseguito, ammonendo: “Preparatrevi ad avere il petrolio a 200 dollari al barili”.

NEL MIRINO COLOSSI TECH E BANCHE USA E ISRAELIANE

Dopo l’attacco della scorsa notte a una filiale a della banna Sepah a Teheran, il portavoce ha dichiarato che Teheran “colpirà i centri economici e le banche americane e israeliane nella regione”, invitando “la popolazione a tenersi ad almeno un chilometro di distanza dalle banche della zona”.

Nel mirino delle forze iraniane sono finiti anche uffici e asset nella regione di colossi tecnologici americani, come Google, Microsoft, Palantir, Ibm, Nvidia, Oracle e Amazon, dopo che già nei giorni scorsi erano stati colpiti tre data center di Amazon negli Emirati arabi uniti e in Bahrein.

TRE NAVI CARGO COLPITE VICINO HORMUZ Una nave è stata colpita da un “proiettile sconosciuto” a 50 miglia nautiche a nord-ovest di Dubai; un incendio è divampato dopo un attacco a una seconda a circa 11 miglia nautiche a nord dell’Oman,; infine una terza nave è stata raggiunta a 25 miglia nautiche a nord-ovest dell’Emirato di Ras Al Khaimah.

Teheran ha rivendicato due attacchi, nave deridendo “le rassicurazioni” offerte dagli Stati Uniti alle navi in transito sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz. “Le navi Express Rome e Mayuree Naree, fidandosi di promesse vane, hanno ignorato i nostri avvertimenti e hanno cercato di attraversare lo stretto, solo per essere colpite. Qualsiasi nave intenzionata a passare deve ottenere il permesso dall’Iran”. (di Simona Salvi)