14.6 C
Roma
mercoledì, 11 Febbraio, 2026
Home Blog Pagina 12

"L’Odissea – Una vera Troyata", a Milano il 27 e il 28 marzo

Roma, 1 feb. (askanews) – Nel West End londinese le Pantomimes sono un’istituzione che muove milioni di spettatori locali e internazionali, per momenti da condividere insieme al resto della famiglia; parodie in cui i personaggi principali possono contare su nomi “travisati”, vicende classiche rivisitate e testi riscritti su hit indimenticabili.

Un genere che, in Italia, conta pochissimi rappresentanti: tra loro l’autore, regista e produttore Thomas Centaro, che Hystrio ha riconosciuto come artista specializzato nella “chiave comico-musicale dei classici letterari”.

Con due attesissime serate, venerdì 27 e sabato 28 marzo Centaro porta nuovamente in scena L’ODISSEA – UNA VERA TROYATA all’EcoTeatro di Milano (ore 20.30 | via Fezzan, 11 | per info e biglietti: www.thomascentaro.com/odissea).

Un’ora e mezza di narrazione politicamente scorretta a ritmo serrato, hit italiane e internazionali riadattate con testi parodistici millimetrici, protagonisti dalle caratteristiche amplificate e battute taglienti; uno spettacolo che, dalla sua nascita 13 anni fa, ha attirato migliaia di persone, grazie alla forza della sua originalità e a un veloce passaparola sui social media e non solo, a dimostrazione di quanto il pubblico sia affamato di leggerezza e creatività autentica.

“Tanti repeaters vivono “L’Odissea – Una Vera Troyata” come un cult, e tornano ogni volta che viene riproposta, pronti per un nuovo giro a Itaca, ma anche moltissimi “neofiti” – racconta Thomas Centaro – Grazie ai prezzi calmierati che ho deciso di applicare, la mia parodia è riuscita ad avvicinare al teatro centinaia di spettatori che non avevano mai messo piede in una sala, trasformandoli in una community di fedelissimi che torna a vedere lo spettacolo replica dopo replica, che conosce le battute a memoria e canta le canzoni a squarciagola. Il Teatro è di tutti, perché lo svago non può e non deve essere un lusso”.

Sarà fondamentale scordare, o, quanto meno, rivedere, quanto imparato sui libri scolastici: in L’Odissea – Una Vera Troyata, a Itaca Penelope beve per ricordarsi di dimenticare, e ogni notte tesse e disfa la sua tela per sfuggire ai Proci mentre Ulisse si perde nel Mediterraneo dove, incontrando i ben noti personaggi dell’Odissea, coinvolgerà il pubblico in un vortice di dialoghi fulminanti, coreografie ritmate e anacronismi esilaranti.

Un ponte inedito tra la solennità del poema omerico e la cultura pop contemporanea, un viaggio irresistibile tra riferimenti al cinema, ai cartoni animati e alla TV in cui il pubblico non sarà semplicemente spettatore: cos’hanno a che vedere la città di Troya e l’R&B? Cosa accomuna Telemaco a Sailor Moon? E la Maga Circe e il Müller Thurgau? Cosa trasforma in un mostro una Sirena da favola?

Uno spettacolo in cui Centaro ha intrecciato creatività e divertimento intelligente alle vicende del poema epico, che torna in scena dopo i sold out collezionati nei mesi scorsi con “Kiss Me Licia – Il Musical” e che, insieme ad altre sue produzioni come “La Bibbia – Un Musical della Madonna”, si inserisce come titolo italiano interamente autorale in un panorama teatrale principalmente dominato da successi d’importazione.

Prossimo al debutto in una fiction internazionale, dal 2001 Thomas Centaro mette al servizio del teatro un’esperienza multidisciplinare maturata tra palcoscenico, doppiaggio, audiolibri, radio e tv. Con 5 musical e numerosi spettacoli di prosa all’attivo, ha fuso la sua passione per la letteratura con la cultura pop, creando una firma stilistica unica, abbattendo la barriera tra “cultura alta” e intrattenimento nazionalpopolare.

“Farsi ascoltare dal maggior numero di persone anche con una parodia significa fare cultura. C’è già chi si occupa di opere canoniche e lo fa benissimo, ma il teatro deve far brillare ogni sua sfumatura. Guai se uno spettacolo non fosse comprensibile da tutti, questo però non significa impoverire il linguaggio. Quando concepisco le mie opere studio a fondo e scrivo in maniera semplice curando l’aderenza alla fonte originale perché desidero essere a prova di docenti universitari, tuttavia non voglio escludere nessuno. La fase di scrittura rimane la più complessa, ma se la gente non capisce una parola si rischia di allontanarla” – conclude Centaro. “I miei musical parodia sono provocatori e sopra le righe, il pubblico li accoglie esattamente per quello che sono, e il sorriso prende forma già dal titolo. Sono il primo ad amare il sarcasmo, ma rimango onesto: che la mia Odissea sia Una Vera Troyata almeno io lo dichiaro subito!”

Calcio, risultati serie A: Torino a quota 26 punti

Roma, 1 feb. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Torino-Lecce 1-0

Ventitreesima giornata: Lazio-Genoa 3-2, Pisa-Sassuolo 1-3, Napoli-Fiorentina 2-1, Cagliari-Verona 4-0, Torino-Lecce 1-0, ore 15 Como-Atalanta, ore 18 Cremonese-Inter, ore 20.45 Parma-Juventus, lunedì 2 febbraio ore 20.45 Udinese-Roma, martedì 3 febbraio ore 20.45 Bologna-Milan.

Classifica: Inter 52, Milan 47, Napoli 46, Roma 43, Juventus 42, Como 40, Atalanta 35, Lazio 32, Bologna 30, Udinese, Sassuolo 29, Cagliari 28, Torino 26, Parma, Cremonese e Genoa 23, Lecce 18, Fiorentina 17, Pisa e Verona 14.

Ventiquattresima giornata: venerdì 6 febbraio ore 20.45 Verona-Pisa, sabato 7 febbraio ore 18 Genoa-Napoli, ore 20.45 Fiorentina-Torino, domenica 8 febbraio ore 12.30 Bologna-Parma, ore 15 Lecce-Udinese, ore 18 Sassuolo-Inter, ore 20.45 Juventus-Lazio, lunedì 9 febbraio ore 18.30 Atalanta-Cremonese, ore 20.45 Roma-Cagliari. 18 febbraio ore 20.45 Milan-Como.

Sci, Paris: "Un risultato che mi dà tanta carica"

Roma, 1 feb. (askanews) – “E’ un ottimo risultato che dà tanta carica. Probabilmente non ho fatto una gara perfetta ma molto meglio di tante altre. La fiducia così aumenta”. Così Dominik Paris, dopo il secondo posto nella discesa di Crans Montana. “Io cerco, su ogni pista, di trovare le migliori sensazioni per fare la miglior performance possibile – contoinua – Oggi ho fatto una parte centrale nella quale mi sono sentito veramente bene, forse avrei potuto fare qualcosa meglio nella parte bassa, ma ho cercato di scendere al meglio possibile. In ogni gara c’è da imparare. Da giovane si cerca il limite, e quando sei più esperto cerchi di fare tutto in modo preciso. Mi piace dare consigli ai più giovani, io lo faccio sempre volentieri”.

Sci, Von Allmen vince la libera a Crans Montana, Paris secondo

Roma, 1 feb. (askanews) – Lo svizzero Franjo Von Allmen mette sulla “piste Nationale” di Crans Montana tutta la sua classe e la sua enorme velocità e si aggiudica l’ultima discesa di Coppa del mondo prima delle Olimpiadi con il tempo di 1’55″00, ma alle spalle dell’elvetico c’è una Grande Italia, la nuova Italjet, termine coniato circa vent’anni fa per lo squadrone dei tempi di Kristian Ghedina e compagni, che oggi torna di moda. Sono ben quattro gli azzurri fra i primi nove della classifica, come solo gli svizzeri, sin qui, hanno saputo fare. Paris 2°, Alliod 5°, Casse 7° e Schieder 9° sono la rappresentazione plastica del livello raggiunto dalla squadra di velocità maschile. E sarà duello fra queste due nazioni per le medaglie olimpiche della velocità a Bormio.

Arriva, infatti, il secondo podio stagionale per Dominik Paris, il numero 52 della carriera, segno che la pista del Vallese piace al campione della Val d’Ultimo, già lo scorso anno terzo, anche se in superG. Paris ha messo in pista tutta la voglia di dimostrare, prima di tutto a se stesso, di essere competitivo per il podio, infatti è partito forse con troppa voglia di fare. La sua velocità però è sempre stata elevatissima ed è aumentata nel tratto centrale affrontato con grande precisione. Qualche imperfezione nel finale non ha tolto nulla alla gara del 35enne azzurro, che ha chiuso alle spalle del fenomenale svizzero per 65 centesimi. Ottimo viatico per i Giochi Olimpici e in vista dei Mondiali del 2027.

Tennis, Djokovic: "E’ stato un viaggio fantastico"

Roma, 1 feb. (askanews) – “Complimenti a Carlos, hai giocato un torneo straordinario. Stai ottenendo qualcosa di storico. Ti auguro il meglio per il resto della tua carriera, sei giovanissimo. Ci rivedremo ancora tante volte”. Così Novak Djokovic dopo la finale persa a Melbourne contro Carlos Alcaraz. “Grazie al mio team: siete la mia roccia nel mio angolo, vedete il meglio e il peggio di me. Voglio parlare al leggendario Rafa. È strano vederti in tribuna e non in campo. Sono onorato di aver condiviso il campo con te ed è stato un onore vederti in tribuna. Grazie al pubblico per gli incoragiamenti e la positività che mi avete trasmesso. Ho cercato di darvi del buon tennis. Credo sempre in me stesso ed è quello che hai bisogno quando giochi a questo livello contro avversari come Carlos e Jannik. Non pensavo di poter essere qui oggi, sono grato a voi per avermi spinto. Chissà cosa accadrà domani, più complicato pensare tra 6 mesi o 12 mesi. È stato un grande viaggio”.

Tennis, Alcaraz: "Nole motivo di grande ispirazione"

Roma, 1 feb. (askanews) – “Novak, quello che fai tu mi ispira. Sono onorato di aver condiviso il campo e gli spogliatoi con te, grazie per tutto quello che fai. Sei di grande ispirazione”. Così Carlos Alcaraz dopo il successo su Novak Djokovic in finale a Melbourne. “Grazie al mio team – continua – solo voi sapete quanto io abbia lavorato duro per centrare questo traguardo. La preseason è stata una montagna russa, abbiamo tenuto la testa bassa e lavorato duro. Mi avete spinto ogni giorno a fare le cose giuste e sono molto grato a ognuno di voi. Questo trofeo è vostro. È strano vedere Rafa in tribuna: sono onorato di aver condiviso con te gli allenamenti, vederti è un privilegio. Grazie a tutti coloro che rendono fantastico questo torneo, sono felice di tornare ogni anno. L’amore che sento in Australia è fantastico, sia dentro che fuori dal campo. Vi ringrazio perché mi avete spinto nei momenti difficili. Non vedo l’ora di tornare l’anno prossimo”.

Askatasuna, l’Anm: vicinanza ai feriti delle forze di polizia

Milano, 1 feb. (askanews) – “Esprimiamo la nostra piena solidarietà e vicinanza alle donne e agli uomini delle forze di polizia, impegnati quotidianamente per garantire la sicurezza di tutti i cittadini, feriti negli scontri di ieri a Torino. Condanniamo in modo netto ed inequivocabile ogni atto di violenza, che nulla ha a che fare con il diritto di manifestazione, ed esprimiamo gli auguri di pronta guarigione ai feriti”. Così la Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati in una nota.

Teheran: gli addetti militari dei Paesi Ue lascino subito l’Iran

Roma, 1 feb. (askanews) – Gli addetti militari dei paesi europei devono lasciare il territorio iraniano il prima possibile. Lo ha dichiarato domenica Alireza Salimi, rappresentante ufficiale della presidenza del parlamento iraniano.

“Gli addetti militari dei paesi europei, che si trovano nelle nostre ambasciate, devono lasciare al più presto il territorio nazionale: sono terroristi. Permettere ai terroristi di rimanere nel paese contraddice la legge vigente. Il Ministero degli Esteri deve attuare questa disposizione oggi stesso”, ha affermato Salimi, citato dall’agenzia Snn.

Stamani il Parlamento iraniano ha designato le forze armate dei paesi dell’Unione Europea come organizzazioni terroristiche in rappresaglia per l’analoga decisione dell’Ue riguardante il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (i ‘Pasdaran’).

Tennis, Alcaraz vince gli Australian Open: Djokovic battuto in 4 set

Roma, 1 feb. (askanews) – Carlos Alcaraz è il nuovo campione degli Australian Open. Lo spagnolo trionfa per la prima volta in carriera a Melbourne Park battendo in finale Novak Djokovic con il punteggio di 2-6, 6-2, 6-3, 7-5 in poco più di tre ore di gioco. Il successo che vale il Career Grand Slam per il murciano, il più giovane di sempre a vincere tutti i major (a 22 anni e 272 giorni). Una vittoria in rimonta per Alcaraz, investito nel primo set dal miglior Djokovic. Nel secondo e terzo set cambiano i valori in campo: Carlos sale esponenzialmente, mentre Nole fatica di più. Il quarto set si gioca punto a punto, risolto dal n. 1 al mondo con un break nel dodicesimo gioco. Per Alcaraz è il settimo Slam in carriera, come John McEnroe e Mats Wilander. Carlos diventa il nono giocatore all-time a completare il Career Grand Slam, il quarto a riuscirci nel nuovo millennio dopo i Big 3 (Djokovic, Nadal, Federer). Resta comunque una prestazione straordinaria di Djokovic, competitivo in una finale Slam a 38 anni. Per la prima volta battuto in finale agli Australian Open, Nole deve rinviare l’appuntamento con il 25° Slam in carriera

Zelensky: nuovo round dei negoziati trilaterali il 4-5 febbraio ad Abu Dhabi

Roma, 1 feb. (askanews) – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato che un nuovo round di negoziati trilaterali tra Russia, Stati Uniti e Ucraina per cercare una soluzione del conflitto ucraino si terrà nella capitale degli Emirati Arabi Uniti, Abu Dhabi, il 4 e 5 febbraio.

“Ho appena ricevuto il rapporto del nostro team negoziale. Le date per i prossimi incontri trilaterali sono state fissate: 4 e 5 febbraio ad Abu Dhabi. L’Ucraina è pronta per colloqui sostanziali”, ha scritto Zelensky sul suo canale Telegram.

Milano-Cortina, il Papa: tregua olimpica, i governanti facciano gesti di pace

Roma, 1 feb. (askanews) – “Venerdì prossimo inizieranno le Olimpiadi invernali e poi le Paralimpiadi. Rivolgo i miei auguri agli organizzatori e a tutti gli atleti. Queste grandi manifestazioni sportive costituiscono un forte messaggio di fratellanza e ravvivano la speranza in un mondo in pace. È questo il senso della tregua olimpica, antichissima usanza. Auspico che quanti hanno a cuore la pace tra i popoli e sono posti in autorità sappiano compiere gesti concreti di distensione e di dialogo”. Lo ha detto il Papa al termine della recita dell’Angelus in piazza San Pietro.

Il Papa: i prepotenti non saranno i padroni della terra

Roma, 1 feb. (askanews) – “Chi si aspetta che i prepotenti saranno sempre padroni sulla terra, rimane sorpreso dalle parole del Signore. Chi si abitua a pensare che la felicità appartenga ai ricchi, potrebbe credere che Gesù sia un illuso. E invece l’illusione sta proprio nella mancanza di fede verso Cristo: Egli è il povero che condivide con tutti la sua vita, il mite che persevera nel dolore, l’operatore di pace perseguitato fino alla morte in croce”. Così il Papa prima della recita dell’Angelus in piazza San Pietro, ricordando il Vangelo di oggi delle Beatitudini.

“Cari fratelli e sorelle – aggiunge il Papa – le Beatitudini diventano per noi una prova della felicità, e ci portano a chiederci se la consideriamo una conquista che si compra o un dono che si condivide; se la riponiamo in oggetti che si consumano o in relazioni che ci accompagnano. È infatti ‘a causa di Cristo’ e grazie a Lui – conclude il Papa – che l’amarezza delle prove si trasforma nella gioia dei redenti: Gesù non parla di una consolazione lontana, ma di una grazia costante che ci sostiene sempre, soprattutto nell’ora dell’afflizione”.

Askatasuna, Meloni ad agenti feriti: grazie davvero, dai

Roma, 1 feb. (askanews) – “Grazie, grazie davvero”. Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in una visita ai poliziotti feriti ricoverati all’ospedale Molinette di Torino.

In un video diffuso da Palazzo Chigi si vede Meloni stringere la mano ai due poliziotti e ringraziarli. Loro la ringraziano per la visita e la premier replica: “Ma stai scherzando, che potevo mancare?”. Poi li saluta lanciando un bacio e con un’esortazione: “Dai, eh”.

Meloni ha poi incontrato medici e infermieri del reparto: “Grazie per il vostro lavoro”, ha detto.

Insieme per il “campo degasperiano”: Tempi Nuovi, Popolari Uniti, Rete Bianca, ANDC

Qualcosa si muove negli interstizi di quella che appare come la “non politica” cattolica, perlopiù assorbita nel mix di alibi e dogma del suo pluralismo metodologico. Si vuole uscire dal guscio, si pensa di farlo ricominciando a discutere e a ragionare con la necessaria sensibilità di chi si sporca le mani con la politica. Va data una risposta a un bisogno di ricomposizione che pervade in maniera strisciante la dimensione sociale dell’impegno pubblico cristiano.

Le divisioni esistono, come d’altronde emerge dal dibattito in corso sul referendum del prossimo 22-23 marzo. Anche nel 1946 i cattolici si divisero tra Repubblica e Monarchia, ma ebbero di fronte una leadership che riuscì a tenere aperta la prospettiva di un partito a “vocazione unitaria”, vincolando gli iscritti alla scelta repubblicana, ma lasciando libertà di voto al vasto elettorato che la Dc chiamava a raccolta. Era importante guardare oltre la questione istituzionale – certo fondamentale – senza rinunciare a una visione strategica sul futuro dell’Italia.

Nel presentare a Bologna, lo scorso 13 dicembre, l’edizione critica della biografia di De Gasperi, scritta da Igino Giordani nel 1955, è risuonato improvviso uno slogan: non accontentiamoci del presente, lavoriamo piuttosto all’ideazione di un “nuovo campo degasperiano”. Cosa significa, di preciso? Non già un confine da imporre, semmai uno spazio da allargare. Dunque è un processo da condividere e strutturare, per fare del cattolicesimo politico il vettore di un’alternativa che muova dal significato più profondo della lezione di De Gasperi.

Sono quattro le sigle che al momento si dichiarano pronte a sostenere la nuova iniziativa: Tempi Nuovi, Popolari Uniti, Rete Bianca, ANDC. Presto si passerà a una formula più stringente e risolutiva, non senza aver prima discusso con altre realtà interessate. Parlare di “campo degasperiano” è fare squadra, aprire varchi, produrre consenso; non è l’etichetta di una parte o l’egemonia di qualcuno. I cattolici democratici possono riscoprire la loro autonomia per contribuire a rinnovare la politica italiana, sottraendosi alla logica della subalternità rispetto ad altri schieramenti. È una sfida.

Su Audible torna Borzacchiello: come restare intelligenti nell’era del clic

Milano, 1 feb. (askanews) – Cosa vuol dire “restare intelligenti” in un’epoca che pretende risposte in un clic, in cui la comunicazione è filtrata da uno schermo e i venditori di soluzioni facili hanno sempre offerte allettanti? A tentare una risposta è Paolo Borzacchiello con il suo ultimo “Restiamo intelligenti. La scienza delle interazioni umane”, il nuovo original book per Audible, la società di Amazon che produce e distribuisce audio entertainment.

Autore di numerosi titoli per Audible ed esperto di intelligenza linguistica, Borzacchiello accompagna l’ascoltatore in un viaggio lungo otto puntate (ciascuna di 45 minuti) in cui “parla di cose che ci riguardano tutti”, partendo da un concetto che è anche uno dei suoi titoli: “Usate il cervello senza esserne usati. Questa – ha detto presentando il suo ultimo lavoro – è un po’ la mia fissazione perché io sono letteralmente fissato su questa cosa. Per questo da piccoletto sono sempre stato definito un tipo molto strano, poi hanno cominciato a pagarmi, e hanno detto che sono diventato brillante!”.

L’audiolibro, in arrivo il prossimo 6 febbraio, esplora come funziona la scienza alla base delle nostre relazioni, comunicazioni e percezioni e attraverso ogni capitolo smonta miti e false credenze, dati e spunti concreti alla mano. “Sono balbuziente eppure faccio teatro e registro audiolibri – ha fatto notare – Quando devo parlare in modo disciplinato, riesco a farlo. È una soddisfazione personale, ma soprattutto mi piace pensare di poter ispirare gli altri: ognuno ha la sua forma di balbuzie, fisica o mentale”.

Nel mirino i “falsi miti” sulla crescita personale: “Purtroppo a volte ci propinano a basso prezzo frasi tipo ‘diventa intelligente in 21 giorni, pensa positivo, se pensi positivo la tua vita andrà bene, poi uno non riesce a farlo o la vita gli dimostra che a volte le cose vanno anche in modo inaspettato e uno ci resta male”. “L’opera di divulgazione che faccio io è proprio finalizzata ad aiutare le persone a capire come usarsi meglio, con i limiti che abbiamo, perché abbiamo dei limiti che sono invalicabili. Il mito del ‘se vuoi puoi, volere potere’ è uno dei miti che ha condannato così tante persone all’infelicità” ha detto. Basandosi su conoscenze di neuroscienze, psicologia e studi sul linguaggio, Borzacchiello affronta temi come la “sindrome dell’impostore”, che colpisce il 70% dei professionisti. “Io ho una vocina in testa che mi dice: ‘perché sei qui a parlare di questa cosa, cosa vuoi che glie ne importi?’ E ci devo fare i conti tutti i giorni, quindi il mio scopo è divulgare cose che non ti aiutano forse a dimenticare il bambino piccolo che sei stato, perché probabilmente non si può, ma a fare le cose lo stesso”.

Borzacchiello lambisce anche questioni di attualità, ampliando la riflessione all’importanza delle parole. “In Restiamo intelligenti spiego come funzionano veramente le parole, quando noi parliamo credendo di dire delle cose o credendo di fare il bene per noi e per gli altri e invece facciamo dei disastri totali”. E la tecnologia è inevitabilmente parte di questo ragionamento. “In questo momento stiamo delegando tantissimo all’intelligenza artificiale, l’interazione umana sta diventando una rarità e, invece, è una cosa preziosa, e non lo dico in modo critico rispetto alla tecnologia perché sono in grande fan della tecnologia e dell’intelligenza artificiale, ma questa cosa sta impoverendo il cervello di sinapsi nervose e ci sta rendendo tutti quanti un po’ meno intelligenti”.

Secondo l’autore, la comunicazione digitale costringe il cervello a pensarsi in un modo diverso, a usare un linguaggio sempre più povero. “Per essere efficaci su WhatsApp o Instagram abbreviamo, togliamo avverbi, eliminiamo le virgole. Ma così togliamo al cervello la capacità di processare l’esperienza in modo ampio, e quindi l’intelligenza emotiva”. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: “Diventiamo delle bestie pronte a scatenarci su Instagram e a infamare le persone e a perdere la capacità di gestire in modo empatico i rapporti”. “I social – avverte – non sono cattivi di per sé, ma vanno usati bene. Ascoltare un audiolibro, leggere, scrivere a mano serve a evitare una neuroplasticità inversa che fa regredire il cervello”.

Inevitabile un commento sul recente episodio che ha visto protagonista Federica Pellegrini e suo marito Matteo Giunta sui social. “Lì evidentemente c’è la mancanza di competenza a usare i social, a certi livelli quando hai una certa visibilità servirebbe la patente per usarli – ha detto – e poi secondo me, e lo dico in modo non oltraggioso rispetto alla protagonista di questa vicenda, ci può anche essere una difficoltà cognitiva: persone che hanno raggiunto magari la notorietà in certi campi, ma non riescono a pensare in termini metacognitivi”.

Calcio, risultati serie A: vince il Cagliari, oggi Juve e Inter

Roma, 1 feb. (askanews) – Il Cagliari fa suo lo scontro salvezza contro il Verona: la squadra di Pisacane raccoglie tre punti, che però sembrano sei. I rossoblu passano 4-0 grazie alle reti di Mazzitelli, Kilicsoy (con una pregevole semirovesciata), Sulemana e Idrissi. Oggi in campo l’Inter e la Juve, domani il Milan.

Ventitreesima giornata: Lazio-Genoa 3-2, Pisa-Sassuolo 1-3, Napoli-Fiorentina 2-1, Cagliari-Verona 4-0, ore 12.30 Torino-Lecce, ore 15 Como-Atalanta, ore 18 Cremonese-Inter, ore 20.45 Parma-Juventus, lunedì 2 febbraio ore 20.45 Udinese-Roma, martedì 3 febbraio ore 20.45 Bologna-Milan.

Classifica: Inter 52, Milan 47, Napoli 46, Roma 43, Juventus 42, Como 40, Atalanta 35, Lazio 32, Bologna 30, Udinese, Sassuolo 29, Cagliari 28, Torino, Parma, Cremonese e Genoa 23, Lecce 18, Fiorentina 17, Pisa e Verona 14.

Ventiquattresima giornata: venerdì 6 febbraio ore 20.45 Verona-Pisa, sabato 7 febbraio ore 18 Genoa-Napoli, ore 20.45 Fiorentina-Torino, domenica 8 febbraio ore 12.30 Bologna-Parma, ore 15 Lecce-Udinese, ore 18 Sassuolo-Inter, ore 20.45 Juventus-Lazio, lunedì 9 febbraio ore 18.30 Atalanta-Cremonese, ore 20.45 Roma-Cagliari. 18 febbraio ore 20.45 Milan-Como.

Iran, il regime alla prova finale

Un Paese in rivolta permanente

Trentamila morti ammazzati dalla violentissima reazione del regime ai moti di piazza iniziati lo scorso 28 dicembre a Teheran e poi rapidamente estesisi a tutto il territorio della Repubblica Islamica. Manifestazioni che periodicamente scuotono il Paese, ogni volta più intense. L’ultima era stata nel 2022, denominata “Donna, vita e libertà” in seguito all’uccisione di Mahsa Jina Amini, rea di non aver indossato adeguatamente l’hijab come imposto dalla Polizia Morale. È l’Iran di oggi.

La miccia sociale ed economica

Questa volta la miccia della rivolta è stata innescata dai commercianti – certo sino ad ora non i maggiori oppositori del governo – e dalla classe media, in via di impoverimento a causa dell’inflazione fuori controllo e della svalutazione della moneta. E le motivazioni si sono estese sino a comprendere le sempre maggiori difficoltà dell’approvvigionamento idrico, i costi enormi del sostegno ai proxy regionali che però impoveriscono gli iraniani, la incontrollata corruzione del sistema di potere.

 

Una repressione senza concessioni

Così, a differenza delle proteste scoppiate nel 2017–2019, e di quella, più intensa, del 2022, questa volta l’arco di popolazione coinvolto è stato molto maggiore e ciò ha comportato un impegno repressivo più intenso e radicale da parte delle autorità.

Mentre nel passato era stato utilizzato un dosato mix di repressione e concessioni economiche (mai ideologiche, ovviamente), questa volta il leader supremo Ali Khamenei non ha lasciato alcun margine, attaccando e condannando durissimamente gli insorti. Da qui la mattanza.

Un regime più debole di quanto appaia

La risposta immediata è la più semplice, ma anche la più vera: il regime è molto più debole di un tempo. Vi sono cause di natura economica, che impattano sulle condizioni di vita materiale della popolazione. Il peso delle sanzioni internazionali, reintrodotte e appesantite lo scorso settembre, si fa sentire pesantemente, rendendo sempre più onerosi i costi di quella politica regionale imperniata sull’ambiziosa “Mezzaluna sciita”.

Il crollo del disegno geopolitico

Quel disegno è crollato – ed ecco la causa di natura politica – falcidiato dalla reazione israeliana al massacro del 7 ottobre, che ha indebolito o, come nel caso di Assad, eliminato i proxy alleati; dalla conseguente “guerra dei dodici giorni”, che ha dimostrato le debolezze anche militari dell’Iran, incapace di proteggersi dalle bombe targate Stella di David; dall’attacco USA ai siti di arricchimento dell’uranio, l’altra spesa immensa che gli ayatollah hanno accollato ai loro sudditi nella speranza di potersi dotare della bomba atomica e divenire così inattaccabili.

 

La secolarizzazione come minaccia esistenziale

Sono queste evidenti difficoltà ad aver ulteriormente irrigidito il regime. Ma probabilmente c’è un’ulteriore chiave di lettura di questo atteggiamento criminale assunto su impulso diretto della Guida Suprema: la percepibile laicizzazione di larga parte degli iraniani, soprattutto dei giovani, che rappresentano la maggioranza della popolazione.

La società si è secolarizzata, la pratica religiosa è diminuita e le moschee non sono più il fulcro del controllo sociale imposto dall’ortodossia.

Un fronte sociale sempre più ampio

La necessità di stroncare tutto ciò è divenuta ancora più urgente, soprattutto innanzi all’estensione del fronte di opposizione: non più solo le donne, non più solo i giovani, ma anche esponenti del ceto medio conservatore e tradizionalmente più ligio alle regole del sistema.

E infatti così è avvenuto.

Lopposizione senza guida

Ora, alla fine di un gennaio di sangue che ha visto la morte di migliaia di iraniani, la spinta della rivolta pare essersi attenuata, come già accaduto altre volte. Il problema dell’opposizione resta la frammentazione e la mancanza di una leadership capace di compattare le diverse anime.

Non è realisticamente immaginabile che questo ruolo possa svolgerlo Reza Pahlavi, figlio dell’ex scià, in esilio negli Stati Uniti da quarantasei anni.

La paura vera: lattacco dallesterno

Una debolezza che si somma alla repressione sistematica esercitata contro qualsiasi organizzazione non allineata. Ed è forse per questa ragione che gli ayatollah temono non tanto la protesta interna, che anche questa volta sono riusciti a soffocare, quanto il possibile attacco esterno: quello che Donald Trump sta seriamente minacciando.

Il carcere invisibile e la prova della democrazia

Se la pena scompare dallo sguardo pubblico

Quando nessuno ti guarda, il carcere smette di essere un’istituzione e diventa una discarica sociale: ci gettiamo dentro vite rotte e poi fingiamo che il problema sia sparito. Ma non sparisce: marcisce e torna.

I numeri raccontano un guasto strutturale. A dodici anni dalla condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo nel caso Torreggiani, alla fine novembre 2025 i detenuti erano 63.868 a fronte di 46.124 posti effettivi: sovraffollamento al 138,5%. Nel 2025 i morti in carcere sono stati 238, di cui 79 suicidi.

Non cresce il crimine, cresce la penalizzazione del disagio

E qui c’è un paradosso sociologicamente decisivo: i reati denunciati diminuiscono, ma cresce l’uso della detenzione come risposta quasi automatica a fragilità e marginalità. In una formula: non aumenta il crimine, aumenta la penalizzazione del disagio.

Per questo, quando l’Italia rischia richiami o condanne europee, il punto non è “l’immagine”: è la tenuta di un patto democratico.

 

Inferno necessario o scandalo permanente

Se il carcere diventa invisibile, si presta a due letture opposte ma ugualmente povere: l’“inferno necessario” (deve far male, punto) e lo “scandalo permanente” (tutto è orrore e basta). Immagini potenti, ma se ci fermiamo lì, trasformiamo un problema pubblico in un riflesso emotivo.

La domanda, allora, è: che modello stiamo costruendo e che effetti produce, dentro e fuori?

La chiave sociologica è semplice: il carcere non è solo un luogo di pena, è un dispositivo culturale che traccia una linea di separazione tra “noi” e “loro”. Quando questa separazione si irrigidisce, scatta l’etichetta: non “ha commesso un reato”, ma “è quel reato”.

Se una biografia coincide con un’etichetta, le possibilità di cambiamento si fanno più esigue.

Sistema chiuso e sistema aperto

Per questo serve distinguere tra due modelli. Nel sistema chiuso il carcere funziona come un contenitore: separa, sorveglia, riduce gli scambi con l’esterno e finisce per generare tempo vuoto, identità bloccate e conflitto.

Nel sistema aperto, invece, la custodia non viene negata, ma viene resa “intelligente”: si formalizzano legami regolati con l’esterno – scuola, lavoro, attività formative e culturali, mediazione – perché la pena non si esaurisca nell’attesa, ma diventi un percorso.

È una scelta realistica, non sentimentale: o la detenzione sviluppa competenze e responsabilità, oppure si riduce a contenimento e ritorni.

Larticolo 27 come criterio di efficacia

Qui entra il criterio costituzionale: l’articolo 27. La finalità rieducativa non è un auspicio; è un criterio di efficacia sociale. Deve diventare un vincolo interno, quasi un “Super-Io” civile – direbbe Sigmund Freud – che non consenta di mettere tutto tra parentesi.

Fëdor Dostoevskij, nelle Memorie di una casa morta, lo aveva intuito: anche nel luogo più duro l’uomo non coincide con il suo reato.

Più futuro, meno decreti

Non è una disputa tra “durezza” e “buonismo”. Si tratta di scegliere se vogliamo una detenzione che produce scarti o una che produce ricomposizioni.

Perché la sicurezza vera non nasce da più chiavi: nasce da più futuro e meno decreti.

La Meloni è un angelo in secondo piano

Un restauro oggetto di allarme

Tutto è troppo spesso questioni di donne. Lucina sembra sia stata la matrona che donò la sua ricca dimora in modo che diventasse luogo di culto. Divenne poi la Basilica in cui si custodiscono le reliquie di San Lorenzo che considerava i poveri i veri tesori della Chiesa. Ogni tanto anche dove riposano i Santi occorre una messa a punto e così la Basilica accoglie al suo interno il busto marmoreo di Umberto II di Savoia fiancheggiato dall’immagine di un paio di angeli a fare da scorta.

Per quell’ affresco a contorno della scultura, c’è stato bisogno di una azione di restauro ed è nato il caso che il pittore attuale abbia provveduto dando al volto di un angelo le stesse sembianze della Meloni. Apriti cielo! Si è mosso l’esercito delle autorità competenti a vigilaare in termini di fedeltà alla figura originale e alle autorizzazioni ad eventuali censurabili guizzi di fantasia del decoratore. Sovraintendenza Speciale di Roma, Vicariato di Roma e Rettore del luogo religioso ne verranno a capo.

 

Il capriccio di un decoratore o la fedeltà alloriginale

Se l’artista avesse invece rispettato le stesse fattezze preesistenti del 2000, verrebbe da pensare che il pittore che mise mano alla cappella ebbe al tempo la capacità di leggere il futuro e di ritrarre in anticipo di decenni l’attuale Capo di Governo, forse in omaggio all’idea che anche Andreotti e Forlani, nella piazza al centro della Capitale dove impera la Basilica, avessero lì i loro uffici.

Ora sembra che il Governo Meloni sia ancora sulla linea di galleggiamento e non abbia immediato bisogno di restauri, il tempo non l’ha ancora usurato, non necessita che vengano quindi ripristinati eleganza e bellezza che per adesso ancora appaiono reggere alla maggioranza degli elettori.

La notizia è più che altro di quelle che servono per un giorno a fare notizia rendono più leggiadro il quadro politico in attesa del referendum in materia di separazione delle carriere in magistratura.

 

Una coppia di angeli entra in crisi

Ne resterà afflitto solo l’altro angelo, a far coppia con quello meloniano, di cui nessuno si sta prendendo cura, quasi fosse anonimo e privo di interesse. Sembra che mentre il cherubino, che richiama la figura della Meloni, regge un cartiglio con sopra disegnato lo Stivale, l’altro angelo offra invece la corona al Re in disgrazia.

Eppure a questa seconda creatura celeste nessuno presta attenzione. Ciò, malgrado doni al sovrano assai di più di un pezzo di carta, sia pure con una figura sopra ad impreziosirla. E’ anch’egli un messaggero di grado elevato con tanto di ali a supporto e capace di essere vigile custode della sapienza divina, proprio come si addice ad un cherubino in perfetta forma.

Anche dal Paradiso verso Terra, a seconda della fortuna, si può avere maggiore o minore fama ed occorre farci il callo.

Può solo augurarsi che il prossimo Presidente del Consiglio abbia tratti almeno gradevoli e che per compensazione qualcuno si ricordi di ispirarsi a quel futuro leader politico quando a lui, angelo trascurato, rifaranno il look nell’affresco che lo ritrae, potendo vantare la medesima ispirazione e pari rango politico.

Per adesso si accontenta di non avere somiglianze a Faccia d’Angelo, il bandito della Mala del Brenta e di essere già adesso più aderente alle parole di Dalla quando canta: ” Se io fossi un angelo, Chissà cosa farei, Alto, biondo, invisibile, Che bello che sarei, E che coraggio avrei… “.

Ricchi senza popolo: l’occidente nelle mani del mercato

Una presidenza spiegata dalla psicologia

Siamo moltissimi – credo ormai diffusi in buona parte del mondo – ad essere persuasi e convinti che la politica interna ed estera dell’attuale presidente Usa, Donald Trump, sia fortemente legata al suo profilo psicopatologico.

Una prospettiva dalla quale trae alimento anche la sua idea di democrazia: storica forma di governo tutta giocata, come sappiamo, sull’uguaglianza delle persone e sull’importanza del popolo libero e sovrano, con i suoi diritti.

Secondo il tycoon, invece, la democrazia è qualcosa da stravolgere e smontare fin nella sua radice etimologica, eliminando il demos (il popolo) e lasciando vivo solo il kratos (la forza).

Dal popolo inutile al Parlamento assediato

Con il popolo reso inutile, assieme ai Parlamenti che lo rappresentano: luoghi da far assediare e devastare dai propri fan. È una soluzione dittatoriale e autocratica che noi, in Italia, abbiamo tragicamente conosciuto per venti lunghi anni.

Una democrazia che, col correre veloce della postmodernità, viene ormai partecipata solo dal 50% dei cittadini; che si è trasformata da comunitaria in elitaria; che da solida è diventata col tempo liquida, insieme a tutti i suoi finti e diversi partiti personali.

E che ha completamente disintermediato il partito politico, relegandolo a distanza sui social.

Unuguaglianza che per Trump non esiste

Una democrazia che, nonostante tutto, dobbiamo sempre difendere nei suoi valori di fondo liberali, cristiani e sociali, a partire dall’eguaglianza.

Quest’ultima, però, è per Trump un non-senso: esistono solo i ricchi, come ha scritto in un suo libro.

Non ci sono idee diverse, e non c’è nessunissimo studioso con cui confrontarsi e discutere. Vivono solo le sue idee.

E solo i suoi studi “veloci” di economia, approfonditi lungo tutto l’arco della sua vita sul valore centrale della negoziazione e sulla compravendita di palazzi.

 

Ignoranza storica e povertà culturale

Non stravolgo le cose se suppongo che ad alimentare questo suo profilo egocentrico e specificamente mercantile ci sia anche una robusta dose di ignoranza, specie di ignoranza della storia del passato.

Vi troviamo anche ignoranza culturale e mancanza di conoscenza dei classici della filosofia e della sociologia politica, passati e recenti, che hanno riflettuto sulla democrazia.

Senza leggere i libri, sarebbe bastato leggere i riassunti sinottici, le sintesi o le recensioni critiche curate da valenti studiosi.

I titoli che dicono tutto

Nel frattempo ho scoperto, rovistando su Internet, che Trump è coautore di libri i cui soli titoli dicono molto sulle sue fissazioni, sui suoi archetipi mentali e sulle sue convinzioni.

Ne elenco alcuni fra i più significativi:

  1. Perché vogliamo che tu sia ricco
  2. Trump 101. La via per il successo
  3. Perché alcuni imprenditori diventano ricchi e altri no

E mi fermo qui. Credo bastino questi titoli a far capire quali siano stati – e siano – i temi che lo hanno realmente interessato.

Nessuna traccia dei classici

Non credo affatto che, nell’arco della sua vita passata praticamente sulla compravendita di palazzi, ci sia stata una pur minima attenzione, o anche solo un piccolissimo spazio di tempo, dedicati alla lettura di qualche autore classico del pensiero filosofico, sociologico o politico.

Una lettura che avrebbe potuto lasciare qualche traccia nella sua testa di mercante commerciale – traccia che oggi possiamo verificare quotidianamente nel suo agire politico: dalle offerte di acquisto di nazioni, agli investimenti di dollari per ricostruire grattacieli sulle coste di Gaza, fino ai territori da assorbire agli Usa perché confinanti.

Da Pericle a Perry Mason

Sono allora più che certo che Trump non sappia chi sia stato Pericle – che probabilmente confonderebbe con Perry Mason o con Anthony Perkins.

Sono più che sicuro che ignori ciò che scrisse circa duecento anni fa un nobile francese di nome Alexis de Tocqueville, durante il suo viaggio negli Stati Uniti, quando si soffermò sui pericoli della chiusura individualistica e sui benefici delle tante associazioni comunitarie, fondate su rapporti interpersonali vivi.

Bauman, la comunità e ciò che non legge

Sono altrettanto convinto che non sappia chi sia Zygmunt Bauman, con i suoi libri e le sue denunce di appena una ventina d’anni fa.

Libri che gli consiglierei di leggere: uno sulla Modernità liquida, che distrugge i rapporti umani e interpersonali; l’altro sulla Voglia di comunità, quel civismo comunitario delle associazioni che Tocqueville aveva scoperto in America.

Cristiani a parole

Infine, sono certissimo che, pur dichiarandosi spesso cristiano e pur avendo avuto sempre a che fare con Steve Bannon – nemico giurato di papa Bergoglio e rappresentante della destra populista radicale e conservatrice statunitense, antieuropeista fino al collo – Trump non abbia la minima idea di cosa sia Fratelli tutti.

Per lui, ne sono certo, Fratelli tutti è solo il titolo di una canzone.

Askatasuna, Bonelli-Fratoianni(AVS): quanto accaduto è inaccettabile

Roma, 31 gen. (askanews) – “Per noi che siamo da sempre non violenti quello che è successo durante la manifestazione di Torino è inaccettabile. Esprimiamo la nostra piena solidarietà ai membri della troupe RAI che è stata oggetto di una inaccettabile aggressione e agli agenti feriti. Condanniamo con fermezza e senza ambiguità la violenza scatenata da una frangia di manifestanti che non ha nulla a che vedere con le ragioni che hanno animato la stragrande maggioranza dei manifestanti né con la difesa degli spazi sociali e del diritto a manifestare che restano per noi questioni di primaria importanza”. Lo dichiarano in una nota Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni di Avs.

“Rigettiamo i volgari attacchi nei confronti dei nostri esponenti che hanno partecipato alla manifestazione in modo del tutto pacifico e non violento” concludono.

Askatasuna, Meloni: a Torino non manifestanti ma nemici dello Stato

Roma, 31 gen. (askanews) – “Quanto accaduto oggi a Torino, durante il corteo degli antagonisti contro lo sgombero dello stabile Askatasuna, è grave e inaccettabile”. Lo scrive la premier Giorgia Meloni su X postando il video di un poliziotto aggredito dai manifestanti.

“Uno sgombero legittimo di un immobile occupato illegalmente – aggiunge – è stato usato come pretesto per scatenare violenze, incendi, lanci di bombe carta e aggressioni organizzate, fino a colpire un blindato della Polizia. Le immagini dell’agente aggredito parlano da sole: non siamo di fronte a manifestanti, ma a soggetti che agiscono come nemici dello Stato”.

“A farne le spese sono state le Forze dell’ordine, costrette a fronteggiare una vera guerriglia urbana, e alcuni giornalisti, aggrediti mentre svolgevano il loro lavoro. A loro va la mia piena solidarietà, insieme a quella ai cittadini danneggiati, che hanno pagato il prezzo di una violenza cieca e deliberata”, sottolinea.

Askatasuna, Piantedosi sente agente aggredito e ferito a Torino

Roma, 31 gen. (askanews) – Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha sentito il poliziotto aggredito nel corso della manifestazione per Askatasuna a Torino. L’agente, come mostra un video che sta facendo il giro dei social network rilanciato anche dalla premier Giorgia Meloni, è stato ripetutamente percosso e colpito a calci da un gruppo di incappucciati, è ferito e si trova in ospedale.

Domani, fa sapere il Viminale, Piantedosi e il capo della Polizia Vittorio Pisani faranno il punto della situazione con il Prefetto e il Questore di Torino.

Torino, violenti scontri al corteo per Askatasuna. Aggredita troupe Rai

Roma, 31 gen. (askanews) – Violenti scontri a Torino tra manifestanti e polizia durante il corteo per Askatasuna, il centro sociale sgomberato a fine 2025. Diversi gli agenti feriti, particolarmente drammatiche le immagine circolate sui social di un poliziotto accerchiato e picchiato dopo essere caduto a terra ed essere rimasto senza casco.

Aggredita anche la troupe del programma “Far West”. La giornalista Bianca Leonardi e il suo filmmaker sono stati anche minacciati e costretti ad allontanarsi con la forza, mentre venivano lanciati sassi e distrutta l’attrezzatura di lavoro. “Un’azione violenta e organizzata, messa in atto con l’unico obiettivo di impedire alla Rai di documentare e raccontare quanto stava accadendo” ha stigmatizzato la stessa Rai in una nota.

Immediate le reazioni della politica ad iniziare dalla premier Giorgia Meloni che sui social ha scritto: “Quanto accaduto oggi a Torino, durante il corteo degli antagonisti contro lo sgombero dello stabile Askatasuna, è grave e inaccettabile”.

“Il Governo ha fatto la sua parte, rafforzando gli strumenti per contrastare l’impunità. Ora è fondamentale che anche la Magistratura faccia fino in fondo la propria – ha aggiunto Meloni – perché non si ripetano episodi di lassismo che in passato hanno annullato provvedimenti sacrosanti contro chi devasta le nostre città e aggredisce chi le difende”.

Per il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi “quanto accaduto a Torino conferma chi sono i veri violenti e chi rappresenta l’autentico pericolo per la convivenza civile e per la nostra democrazia: gli antagonisti ospiti dei centri sociali occupati abusivamente anche grazie a coperture politiche ben identificabili”.

Ferma condanna anche dalle opposizioni con la segretaria del Partito democratico che parla di “immagini inqualificabili di una violenza inaccettabile. La solidarietà mia e di tutto il Partito democratico va agli agenti delle forze dell’ordine e ai giornalisti colpiti e alla città di Torino, che hanno subito un’aggressione delinquenziale da parte di frange violente organizzate”.

Anche per il leader del M5S Giuseppe Conte “le immagini che arrivano da Torino sono inqualificabili. Il Movimento 5 Stelle condanna con la massima fermezza le violenze e le aggressioni perpetrate ai danni delle Forze dell’ordine e della troupe Rai. Atti che nulla hanno a che vedere con il dissenso democratico e che vanno respinti senza nessuna ambiguità”.

Askatasuna, Meloni: a Torino finti rivoluzionari nemici dello Stato

Roma, 31 gen. (askanews) – “Quanto accaduto oggi a Torino, durante il corteo degli antagonisti contro lo sgombero dello stabile Askatasuna, è grave e inaccettabile”. Lo scrive la premier Giorgia Meloni su X postando il video di un poliziotto aggredito dai manifestanti.

“Uno sgombero legittimo di un immobile occupato illegalmente – prosegue – è stato usato come pretesto per scatenare violenze, incendi, lanci di bombe carta e aggressioni organizzate, fino a colpire un blindato della Polizia. Le immagini dell’agente aggredito parlano da sole: non siamo di fronte a manifestanti, ma a soggetti che agiscono come nemici dello Stato”.

“A farne le spese – sottolinea la presidente del Consiglio – sono state le Forze dell’ordine, costrette a fronteggiare una vera guerriglia urbana, e alcuni giornalisti, aggrediti mentre svolgevano il loro lavoro. A loro va la mia piena solidarietà, insieme a quella ai cittadini danneggiati, che hanno pagato il prezzo di una violenza cieca e deliberata”.

“Questi non sono dissenso né protesta: sono aggressioni violente con l’obiettivo di colpire lo Stato e chi lo rappresenta. E per questo devono essere trattate per ciò che sono, senza sconti e senza giustificazioni. Il Governo ha fatto la sua parte, rafforzando gli strumenti per contrastare l’impunità. Ora è fondamentale che anche la Magistratura faccia fino in fondo la propria, perché non si ripetano episodi di lassismo che in passato hanno annullato provvedimenti sacrosanti contro chi devasta le nostre città e aggredisce chi le difende”, sottolinea.

“Difendere la legalità non è una provocazione: è un dovere. Lo Stato non arretra di fronte alla violenza di finti rivoluzionari abituati all’impunità e sta, senza ambiguità, dalla parte di chi indossa una divisa, di chi fa informazione e di chi rispetta le regole della convivenza civile”, conclude Meloni.

Calcio, risultati serie A: Napoli a -1 dal Milan

Roma, 31 gen. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Napoli-Fiorentina 2-1.

Ventitreesima giornata: Lazio-Genoa 3-2, Pisa-Sassuolo 1-3, Napoli-Fiorentina 2-1, ore 20.45 Cagliari-Verona, domenica 1 febbraio ore 12.30 Torino-Lecce, ore 15 Como-Atalanta, ore 18 Cremonese-Inter, ore 20.45 Parma-Juventus, lunedì 2 febbraio ore 20.45 Udinese-Roma, martedì 3 febbraio ore 20.45 Bologna-Milan.

Classifica: Inter 52, Milan 47, Napoli 46, Roma 43, Juventus 42, Como 40, Atalanta 35, Lazio 32, Bologna 30, Udinese, Sassuolo 29, Cagliari 25, Torino, Parma, Cremonese e Genoa 23, Lecce 18, Fiorentina 17, Pisa e Verona 14.

Ventiquattresima giornata: venerdì 6 febbraio ore 20.45 Verona-Pisa, sabato 7 febbraio ore 18 Genoa-Napoli, ore 20.45 Fiorentina-Torino, domenica 8 febbraio ore 12.30 Bologna-Parma, ore 15 Lecce-Udinese, ore 18 Sassuolo-Inter, ore 20.45 Juventus-Lazio, lunedì 9 febbraio ore 18.30 Atalanta-Cremonese, ore 20.45 Roma-Cagliari. 18 febbraio ore 20.45 Milan-Como.

Ucraina, Witkoff: siamo incoraggiati, con Dmitriev incontro costruttivo

Roma, 31 gen. (askanews) – Oggi a Miami, “nell’ambito dello sforzo di mediazione degli Stati Uniti per promuovere una risoluzione pacifica del conflitto ucraino”, l’inviato speciale russo Kirill Dmitriev “ha tenuto” con la delegazione Usa “incontri produttivi e costruttivi”. Lo ha scritto poco fa su X Steve Witkoff, inviato speciale degli Stati Uniti in Medio Oriente e per le missioni di pace.

“Siamo incoraggiati da questo incontro, poiché la Russia sta lavorando per garantire la pace in Ucraina e siamo grati per la leadership fondamentale del presidente Usa Donald Trump nel perseguire una pace duratura”, ha aggiunto Witkoff.

La delegazione statunitense, ha spiegato Witkoff, era composta dallo stesso inviato speciale, dal Segretario al Tesoro Scott Bessent, da Jared Kushner, genero del presidente Trump, e dal Consigliere Senior della Casa Bianca Josh Gruenbaum.

Calcio, risultati serie A: Lazio ottava

Roma, 31 gen. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Pisa-Sassuolo 1-3

Ventitreesima giornata: Lazio-Genoa 3-2, Pisa-Sassuolo 1-3, ore 18 Napoli-Fiorentina, ore 20.45 Cagliari-Verona, domenica 1 febbraio ore 12.30 Torino-Lecce, ore 15 Como-Atalanta, ore 18 Cremonese-Inter, ore 20.45 Parma-Juventus, lunedì 2 febbraio ore 20.45 Udinese-Roma, martedì 3 febbraio ore 20.45 Bologna-Milan.

Classifica: Inter 52, Milan 47, Napoli, Roma 43, Juventus 42, Como 40, Atalanta 35, Lazio 32, Bologna 30, Udinese, Sassuolo 29, Cagliari 25, Torino, Parma, Cremonese e Genoa 23, Lecce 18, Fiorentina 17, Pisa e Verona 14.

Ventiquattresima giornata, venerdì 6 febbraio ore 20.45 Verona-Pisa, sabato 7 febbraio ore 18 Genoa-Napoli, ore 20.45 Fiorentina-Torino, domenica 8 febbraio ore 12.30 Bologna-Parma, ore 15 Lecce-Udinese, ore 18 Sassuolo-Inter, ore 20.45 Juventus-Lazio, lunedì 9 febbraio ore 18.30 Atalanta-Cremonese, ore 20.45 Roma-Cagliari. 18 febbraio ore 20.45 Milan-Como

A Niscemi una palazzina di 3 piani crolla nel precipizio

Roma, 31 gen. (askanews) – La frana a scorrimento che ha colpito Niscemi in provincia di Caltanissetta lo scorso 25 gennaio, costringendo lo sfollamento di oltre 1.500 persone, provoca ulteriori danni. Come riferisce il Quotidiano di Sicilia, si registrano infatti nuovi crolli lungo la striscia di terra colpita dal disastro, estesa lungo un fronte di circa 5 km: una palazzina di tre piani nel quartiere Sante Croci è finita nel precipizio, che ha già inghiottito altre abitazioni. L’edificio era a pochi metri dall’immagine simbolo dell’auto rimasta sospesa sull’orlo della voragine.

Lo stato di emergenza, dunque, può definirsi ancora molto attivo. Il maltempo infatti peggiora la situazione con piogge senza sosta di 48 ore consecutive che rendono ancora instabile l’area interessata.

Sanremo, Carlo Conti ha svelato i duetti delle cover

Roma, 31 gen. (askanews) – Carlo Conti ha annunciato i duetti delle cover previsti nella prossima edizione del Festival di Sanremo, nel corso del Tg1 Rai. “Sarà una serata molto variegata con tante sorprese: ci farà ballare, ci farà riflettere e emozionare, ma anche ci stupirà perché ci sono duetti abbastanza stravolgenti e incredibili anche se improbabili. C’è un po’ di tutto quest’anno, tante sorprese. E’ bello – ha detto Carlo Conti – perchè i protagonisti sono andati a cercare dei duetti un po’ fuori dalla norma, con compagni di viaggio un po’ fuori dagli schemi. Sono contento che mi abbiano proposto delle canzoni inaspettate, soprattutto dei duetti inaspettati, sarà una serata tutta da scoprire che ci farà ballare tanto e stupire. Gli artisti sono andati a cercare un po’ qualcosa che uscisse dal consueto duetto proprio per regalarci una serata di grande varietà. Sarà emozionante e ci farà divertire. E le sorprese non finiscono qui: nelle prossime settimane avremo ancora tante belle novità”.

Questa la lista dei duetti previsti: – Arisa con il Coro del Teatro Regio di Parma, “Quello che le donne non dicono” – Bambole di pezza con Cristina D’Avena, “Occhi di gatto – Chiello con Morgan, Mi sono innamorato di te” – Dargen D’Amico con Pupo e Fabrizio Bosso, “Su di noi” – Ditonellapiaga con TonyPitony, “The lady is a tramp” – Eddie Brock con Fabrizio Moro, “Portami via” – Elettra Lamborghini con Las Ketchup, “Aserejé” – Enrico Nigiotti con Alfa, “En e Xanax” – Ermal Meta con Dardust, “Golden hour” – Fedez & Masini con Stjepan Hauser, “Meravigliosa creatura” – Francesco Renga con Giusy Ferreri, “Ragazzo solo, ragazza sola” – Fulminacci con Francesca Fagnani, “Parole parole” – J-Ax con Ligera County Fam, “E la vita, la vita” – LDA & Aka 7even con Tullio De Piscopo, “Andamento lento” – Leo Gassmann con Aiello, “Era già tutto previsto” – Levante con Gaia, “I maschi” – Luchè con Gianluca Grignani, “Falco a metà” – Malika Ayane con Claudio Santamaria, “Mi sei scoppiato dentro il cuore” – Mara Sattei con Mecna, “L’ultimo bacio” – Maria Antoniella & Colombre con Brunori Sas, “Il mondo” – Michele Bravi con Fiorella Mannoia, “Domani è un altro giorno” – Nayt con Joan Thiele, “La canzone dell’amore perduto” – Patty Pravo con Timofej Andrijashenko, “Ti lascio una canzone” – Raf con The Kolors, “The riddle” – Sal Da Vinci con Michele Zarrillo, “Cinque giorni” – Samurai Jay con Bélen Rodríguez e Roy Paci, “Baila morena” – Sayf con Alex Britti e Mario Biondi, “Hit the road Jack” – Serena Brancale con Gregory Porter e Delia, “Besame mucho” – Tommaso Paradiso con Stadio, “L’ultima luna” – Tedici Pietro con Galeffi, Fudasca & Band, “Vita”.

INPS e AGEA: siglata la Convenzione per l’integrazione delle Banche Dati

Milano, 31 gen. (askanews) – INPS e AGEA siglano la Convenzione per l’integrazione delle Banche Dati. Una iniziativa che mira a semplificare gli adempimenti per le imprese e i loro intermediari, nonché a sviluppare un avanzato sistema di business intelligence per contrastare le frodi nei rispettivi settori di azione.

“Grazie a questa collaborazione, saremo in grado di garantire un miglioramento significativo del livello dei servizi offerti, nonché di identificare in modo più efficace le metodologie e i rischi associati agli adempimenti aziendali”, ha dichiarato Valeria Vittimberga, Direttore generale dell’INPS. “Questo è un passo fondamentale per potenziare le verifiche e assicurare la compliance delle aziende, contribuendo così a un sistema più equo e trasparente”.

Fabio Vitale, Direttore dell’AGEA, ha sottolineato che “l’integrazione delle banche dati consentirà una visione più completa delle aziende agricole, facilitando l’iscrizione e la variazione delle informazioni richieste. La possibilità di accedere al fascicolo aziendale AGEA direttamente dal portale INPS rappresenta un importante passo verso una maggiore efficienza e trasparenza nelle pratiche amministrative”.

La nuova procedura migliorerà l’accesso ai dati essenziali per le aziende agricole, inclusi l’ubicazione dei terreni, i titoli di possesso e la consistenza zootecnica, contribuendo a garantire l’efficacia delle verifiche al fine di prevenire fenomeni fraudolenti attraverso un attento monitoraggio.

“Questa iniziativa è solo l’inizio di un processo di evoluzione dei nostri sistemi informativi, finalizzato non solo al servizio dell’utenza, ma anche alla lotta contro le frodi nel settore previdenziale e nell’ambito della Politica Agricola Comune (PAC)”, ha aggiunto Vittimberga. “Ci aspettiamo di implementare ulteriori innovazioni nei prossimi mesi per semplificare ulteriormente gli adempimenti e migliorare la compliance”, ha concluso Vitale.

Meloni nell’affresco, Giuli manda la soprintendenza a San Lorenzo in Lucina

Roma, 31 gen. (askanews) – “Su indicazione del ministro Alessandro Giuli, il Soprintendente Speciale di Roma, Daniela Porro, ha dato incarico ai funzionari tecnici del Mic di effettuare oggi stesso un sopralluogo per accertare la natura dell’intervento effettuato sul dipinto contemporaneo contenuto in una delle cappelle di San Lorenzo in Lucina e decidere il da farsi”. Lo rende noto il Mic in un comunicato.

Dal canto suo, il vicariato: “Sia la Sovrintendenza sia l’ente proprietario (Fec), oltre all’Ufficio per l’edilizia di culto del Vicariato di Roma, erano al corrente dal 2023 di un’azione di restauro ‘senza nulla modificare o aggiungere’ (dalla mail condivisa) sull’affresco in questione di recente fattura (anno 2000); pertanto la modifica del volto del cherubino è stata un’iniziativa del decoratore non comunicata agli organismi competenti”. Lo precisa in una nota il Vicariato di Roma riguardo il restauro della decorazione pittorica della cappella del Crocifisso nella chiesa di San Lorenzo in Lucina, a Roma, dove comparirebbe un volto con le fattezze di Giorgia Meloni. Il Vicariato “si è impegnato ad approfondire la questione con il parroco monsignor Daniele Micheletti e a valutare eventuali iniziative”.

Tennis, Rybakina: "Melbourne è davvero l'"Happy Slam"

Roma, 31 gen. (askanews) – È difficile trovare le parole” ha detto la kazaka Elena Rybakina durante la cerimonia di premiazione dopo il suo primo trionfo in carriera all’Australian Open in singolare femminile, il secondo in uno Slam. In finale ha sconfitto la numero 1 Aryna Sabalenka che qui l’aveva battuta nella sfida per il titolo nel 2023.

“Voglio fare i complimenti ad Aryna. Ha ottenuto risultati straordinari per un paio d’anni e spero che giocheremo insieme molte altre finali . ha aggiunto Rybakina – Voglio ringraziare tutti i tifosi per l’atmosfera incredibile. Il vostro sostegno ci ha aiutato ad andare avanti. Grazie a tutti coloro che hanno reso possibile questo torneo. È davvero l'”Happy Slam”, mi piace sempre venire qui e giocare davanti a voi. Naturalmente grazie anche al mio team: senza di voi non sarebbe stato possibile. Abbiamo affrontato tante situazioni, sono felice che siamo riusciti a ottenere questo risultato. Speriamo di continuare su questa strada”.

Senza parole, ma per motivi opposti, anche Sabalenka, sconfitta per il secondo anno di fila in finale all’Australian Open. “Voglio innanzitutto fare i complimenti a Elena per il suo percorso incredibile – ha esordito la numero 1 del mondo – Grazie agli organizzatori e al pubblico. Adoro giocare qui, davanti a voi. Non vedo sempre l’ora di tornare, speriamo che il prossimo anno sia migliore per me”.

Un pensiero, infine per il suo coach e tutto il suo team. “Grazie per essere sempre al mio fianco e per sopportarmi quando perdo le finali — anche se ne vinciamo alcune — quindi speriamo per il meglio. Speriamo che il trofeo del prossimo anno sia sicuramente nostro”.

Sci, Sofia Goggia seconda nel SuperG di Crans Montana

Roma, 31 gen. (askanews) – Sofia Goggia torna sul podio a pochi giorni dall’inizio dei Giochi Olimpici di Milano-Cortina. L’azzurra difende il pettorale rosso di leader di specialità nel SuperG di Crans Montana con un buon 2° posto. Sofia ha chiuso a 18 centesimi di ritardo dalla soprendente svizzera Malorie Blanc, che con un super 1.17.34 conquista la sua prima vittoria in carriera in Coppa del mondo. Beffa per Roberta Melesi: a lungo in testa, si è vista soffiare il podio per appena 6 centesimi dalla statunitense Breezy Johnson, scesa con il pettorale numero 29. Più in ritardo Federica Brignone, 18^, che ha commesso un paio di errori nella sua discesa e ha chiuso con un ritardo di 1.28 dalla vincitrice. Fuori Elena Curtoni ma soprattutto Laura Pirovano, che è uscita mancando l’ultima porta a pochi metri dal traguardo quando era nettamente in testa. Non è scesa Lindsey Vonn dopo la caduta di venerdì in discesa e l’infortunio al ginoccho: per martedì è prevista una conferenza stampa in cui si saprà di più sulle sue condizioni e sulla partecipazione ai Giochi.

Nodio dice che la separazione delle carriere "enfatizza" l’indipendenza dei giudici

Milano, 31 gen. (askanews) – Con la riforma che introduce la separazione delle carriere, “lungi dal voler sottoporre la magistratura sotto il potere esecutivo, noi abbiamo enfatizzato quella che è l’autonomia e l’indipendenza della magistratura”. Lo ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, intervenendo a Milano alla cerimonia per l’inaugurazione dell’anno giudiziario.

“Consentirmi di dire che trovo veramente blasfemo e irriverente verso il Parlamento, voler attribuirgli una volontà che nessuno ha mai avuto – ha sottolineato il Guardasigilli -. Ieri davanti al presidente della Repubblica ho usato il termine blasfemo: lo ripeto e lo confermo. La blasfemia non è soltanto un’offesa verso la divinità, tecnologicamente parlando è un’offesa verso un’istituzione sacra. E poiché io ritengo il Parlamento un’istituzione sacra, aver voluto attribuire al Parlamento un’intenzione che non ha e non ha mai avuto, ma che è scritta a chiarissime lettere in termini contrari, la ritengo una blasfemia”.

Tennis, Rybakina regina di Melbourne: battuta Sabalenka

Roma, 31 gen. (askanews) – Elena Rybakina è la nuova regina di Melbourne. La 26enne kazaka vendica la sconfitta nella finale del 2023, battendo la due volte campionessa degli Australian Open, la n°1 del mondo Aryna Sabalenka. 6-4, 4-6, 6-4 i parziali per Elena, che da lunedì sarà n°3 del ranking Wta. Per Rybakina è il secondo Slam della carriera dopo il trionfo a Wimbledon 2022. Partita molto equilibrata che si è giocata davvero su pochi punti. Decisiva la rimonta nel terzo set di Rybakina, che sotto 0-3 ha recuperato il break di svantaggio e con cinque game di fila ha ribaltato l’inerzia dell’incontro. Sabalenka interrompe così la striscia che la vedeva vincente da due edizioni consecutive e da 27 partite nelle ultime 28.

Lavoro, Schlein: Meloni rivendica dati ma giovani in difficoltà

Roma, 31 gen. (askanews) – Sul lavoro “Meloni continua a rivendicare dati, lo ha fatto anche ieri, ma il problema è che non guarda dentro quei dati. Soprattutto qui al Sud sappiamo che i giovani sono in difficoltà, non trovano lavoro e molto spesso si sentono costretti a spostarsi. Noi continuiamo a sostenere la nostra battaglia per un salario minimo e contro la precarietà, perché se vogliamo contrastare la denatalità la prima cosa da fare è combattere la precarietà, che fa venire paura del futuro nei nostri giovani e questo ha conseguenze”. Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein, a Napoli per l’iniziativa “Idee per l’Italia” promossa da Stefano Bonaccini.

Referendum, Mantovano: demonizzazione lasci spazio a confronto civile

Roma, 31 gen. (askanews) – “Auspico che, in vista del voto referendario, la demonizzazione lasci il posto al confronto civile, proprio di una vera democrazia”. Lo ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano concludendo il suo intervento all’inaugurazione dell’Anno Giudiziario della Corte d’Appello di Napoli.

“La Sacra Scrittura ammonisce a stare vigili perché non conosciamo ‘né il giorno né l’ora’; dunque, non vi è alcuna certezza che il 24 di marzo dell’Anno Domini 2026 non si scateni l’Apocalisse. Quello di cui sono certo è che se ciò si dovesse verificare, non sarà a causa della conferma referendaria della riforma della giustizia”, ha aggiunto.   “Il verdetto delle urne, qualunque sarà, andrà da tutti accolto con rispetto, e soprattutto con serenità. Perché verrà da quel popolo italiano, in nome del quale in queste aule tutti voi assicurate la giustizia”, ha concluso.

Volto di Meloni apparso in un affresco a Roma? Avs: Giuli verifichi

Roma, 31 gen. (askanews) – “Apprendiamo dalla stampa che il restauro della basilica di San Lorenzo in Lucina avrebbe prodotto un’immagine del volto somigliante a Giorgia Meloni. Siamo basiti e increduli, chiediamo che il ministro della Cultura Alessandro Giuli verifichi e, nel caso, si attivi subito con le sovrintendenze per rimuoverla”. Cosi il capogruppo di AVS in commissione Affari costituzionali della Camera Filiberto Zaratti che annuncia una interrogazione e aggiunge: “Se tutto fosse confermato ci troveremmo davanti ad un gigante e inaccettabile esempio di culto della personalità come non se ne vedeva dai tempi del fascismo”.

Almeno 19 morti in raid di Israele nella Striscia di Gaza

Roma, 31 gen. (askanews) – E’ salito a 19 il numero dei palestinesi uccisi dalla scorsa notte dalle forze israeliane nella Striscia di Gaza, dopo l’ultimo attacco messo a segno questa mattina con droni contro la stazione di polizia nel quartiere di Sheikh Radwan, nel nord di Gaza City, che ha fatto sette morti. Lo riportano i media palestinesi, precisando che il raid ha causato la morte di tre agenti e quattro detenuti. Nei precendenti attacchi cinque palestinesi avevano perso la vita a Gaza City e altri sette nell’area di al-Mawasi, a Khan Younis.

Nei nuovi Epstein Files accuse a Trump, Bill Gates ed Elon Musk

Roma, 31 gen. (askanews) – Il nome del presidente americano Donald Trump compare spesso negli ultimi documenti che riguardano il predatore sessuale Jeffrey Epstein, diffusi ieri dal dipartimento della Giustizia Usa. Tre milioni di pagine che gettano nuova luce anche sui rapporti avuti dal finanziere morto in carcere nel 2019 con figure di primo piano come Elon Musk, Bill Gates e il segretario al Commercio, Howard Lutnick.

Stando a quanto riportato dal New York Times, sarebbero almeno 4.500 i documenti in cui viene citato Trump, tra cui un elenco del 2025 in cui funzionari dell’Fbi hanno raccolto le segnalazioni arrivate su Trump ed Epstein, tra cui anche accuse di abusi sessuali, ma prive di riscontri.

Trump non è mai stato accusato di illeciti legati a Epstein e ha negato di averne commessi. Interpellata dal Nyt, la Casa Bianca ha ribadito quanto dichiarato dal dipartimento di Giustizia, ossia che i documenti “potrebbero comprendere immagini, documenti o video falsi o presentati in modo non veritiero”, e che alcuni di questi contenevano false accuse mosse a Trump prima delle elezioni del 2020. Molti degli altri documenti in cui compare il nome di Trump sono articoli di giornale o mail riguardanti il presidente.

I nuovi documenti potrebbero invece creare problemi ad alcuni alleati di Trump che hanno cercato di prendere le distanze da Epstein. E’ il caso del segretario al Commercio, Howard Lutnick, che aveva affermato di aver interrotto i rapporti con il finanziere nel 2005, mentre emerge che aveva pianificato una visita nella sua isola nel 2012. Interpellato dal Nyt, il segretario ha detto di non poter commentare, non avendo ancora visionato i documenti.

Dai documenti è emersa quindi la corrispondenza avuta da Elon Musk con Epstein per organizzre un incontro in Florida o nei Caraibi tra il 2012 e il 2014, sebbene Musk abbia detto in passato di aver declinato gli inviti del finanziere. In diverse delle mail scambiate con Epstein, Musk chiede di poter visitare l’isola caraibica di Epstein, teatro degli abusi. “Quale giorno/notte ci sarà la festa più sfrenata sulla tua isola?”, si legge in una mail inviata nel novembre 2012. Non è chiaro se poi Musk sia effettivamente andato sull’isola di Epstein.

Infine ci sono note datate 2013 che Epstein avrebbe redatto per e su Bill Gates, in cui lascia intendere che avesse rapporti extraconiugali; in una mail dello stesso anno scrisse di aver aiutato Gates a procurarsi un medicinale “per affrontare le conseguenze dei rapporti sessuali con ragazze russe”. La Fondazione Gates ha definito le accuse “assolutamente assurde e completamente false”.

Mattarella ha conferito 31 onorificenze al merito

Roma, 31 gen. (askanews) – Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha conferito, motu proprio, trentuno onorificenze dell’Ordine ‘Al merito della Repubblica italiana’, distribuite proporzionalmente a donne e uomini che si sono ‘distinti per il loro impegno nel sociale, manifestato attraverso l’uso etico e responsabile dei social network, l’attività sportiva come mezzo di inclusione, l’arte come strumento di integrazione sociale, l’assistenza e il supporto ai detenuti, le attività solidali e di volontariato, per aver costruito un modello di imprenditoria etica, per l’impegno elargito nella tutela del bene della salute, anche al di là dei confini nazionali, per il coraggio e l’eroismo dimostrato, oltre i propri doveri professionali, per essersi resi esempi di cittadinanza attiva’. Lo rende noto il Quirinale.

Il Presidente Mattarella ha individuato ‘esempi, tra i numerosissimi presenti nel nostro Paese, di impegno civile, di dedizione al bene comune e di testimonianza dei valori repubblicani’. La cerimonia di consegna delle onorificenze si svolgerà presso il Palazzo del Quirinale il 3 marzo alle ore 12.

Di seguito l’elenco delle persone con un breve profilo che illustra il loro impegno nel sociale.

Valentina Baldini, 30 anni, Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica italiana: ‘Per l’impegno nella valorizzazione e la tutela della salute psico-fisica’. Valentina, medico psichiatra affetta da Atrofia muscolare spinale, ha assunto la presidenza di due associazioni di rilievo nazionale, l’Associazione per lo studio dell’Atrofia Muscolare Spinale (ASAMSI) e l’Associazione del Registro italiano dei pazienti con malattie neuromuscolari (ADR), dimostrando quel coraggio e quella determinazione che la rendono uno straordinario esempio di professionalità e senso civico.

Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari, 47 e 61 anni, Ufficiali dell’Ordine al merito della Repubblica italiana: ‘Per aver fatto dell’arte uno strumento per abbattere gli ostacoli della malattia e della disabilità’. Gianfranco e Gabriella sono i fondatori della Compagnia Teatrale Berardi-Casolari, con cui contribuiscono alle tematiche dell’accessibilità e dell’inclusione, puntando a creare spazi di partecipazione attiva in cui ognuno possa esprimersi prescindendo dalle proprie condizioni fisiche.

Cristina Bernardi, 52 anni, Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana: ‘Per aver reso lo sport uno strumento di inclusione’. Cristina è presidente di Amico Sport Cuneo, associazione che promuove attività ludico-sportive, favorendo la relazione di ragazzi con disabilità intellettive insieme ad altre persone.

Titina Ciccone, 65 anni, Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana: ‘Per la sua lotta quotidiana contro la discriminazione e l’emarginazione sociale’. Titina, con la sua Associazione Spazio Bianco, da più di trenta anni svolge attività di sostegno alle persone che convivono con l’HIV/AIDS.

Valerio Costa, 88 anni, Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica italiana: ‘Per essersi prodigato per gli altri nel corso dell’intera carriera’. Valerio, già direttore del Sert di Trento ha continuato anche dopo l’attività professionale a prodigarsi per le persone più fragili, dedicando il suo tempo al recupero dalle tossicodipendenze e ad ‘uscire’ dalla problematica dei disordini alimentari.

Antonio Diodato, 44 anni, Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica italiana: ‘Per essere cittadino attivo che presta particolare attenzione alle problematiche degli altri’. Antonio ha visitato associazioni impegnate in alcune periferie di grandi città documentandone mediante la realizzazione di brevi video il loro lavoro: Blitz a Palermo, il Centro Mammut a Scampia e il Centro Agriculture nel Salento, con interviste a residenti e volontari che raccontano le loro storie di inclusione e socializzazione. Un invito, quello del cantautore, da sempre impegnato nel sociale, a dare spazio a chi offre nuove possibilità alle persone in difficoltà.

Fabrizio Facchinetti, 58 anni, Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana: ‘Per aver reso lo sport uno strumento di inclusione’. Fabrizio presidente dell’Associazione Sci Club Sarnico 2001 Fabrizio Pedrocchi ASD, insegna lo sci includendo ragazzi disabili, convinto che lo sport sia strumento di crescita, aggregazione, amicizia e inclusione.

Giuseppe Fattore, 44 anni, Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica italiana: ‘Per il coraggio dimostrato nel prestare soccorso, andando oltre il proprio dovere’. Giuseppe, poliziotto della Questura di Firenze, sull’autostrada, di rientro dalle vacanze con la famiglia, vedendo un autobus inclinato e avvolto da una nube di fumo, non ha esitato a fermarsi e a prestare i primi soccorsi alle persone intrappolate nel mezzo.

Sauro Filippeschi, 55 anni, Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana: ‘Per essere cittadino attivo che presta particolare attenzione alle problematiche degli altri’. Sauro, con la sua Associazione Nazionale di Volontariato Cornelia de Lange, mette in contatto numerose famiglie che affrontano quotidianamente le difficoltà dei loro familiari che soffrono di questo disturbo genetico raro.

Sonia Gerelli e Marco Damonte, 42 e 56 anni, Ufficiali dell’Ordine al merito della Repubblica italiana: ‘Uniti dal comune impegno per la valorizzazione e la tutela della salute psico-fisica’. Sonia e Marco, fondatori dell’Associazione il trenino di Elia, dopo aver perso il figlio a causa della Sindrome Emolitico Uremica, sono attivamente impegnati nella divulgazione dei rischi connessi alla contaminazione da Escherichia Coli dei prodotti caseari a latte crudo.

Giovanni Giugliano, 44 anni, Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica italiana: ‘Per il coraggio dimostrato nel prestare soccorso, andando oltre il proprio dovere’. Giovanni, carabiniere, in una serata fuori dal servizio, non ha indugiato a tuffarsi nel porto canale di Riccione per salvare una bambina in sedia a rotelle, traendola in salvo.

Mauro Glorioso, 26 anni, Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica italiana: ‘Per non essersi arreso alle avversità della vita’. Camminando con alcuni amici lungo i Murazzi di Torino è stato colpito da una bicicletta lanciata da alcune persone; Mauro, pur riportando gravi menomazioni, ha ripreso il suo percorso di studi fino a conseguire la laurea in Medicina e Chirurgia, dimostrando grande determinazione e tenacia.

Nadia Lauricella, 32 anni, Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica italiana: ‘Per aver costruito una rete sociale e di supporto attraverso i social media, condividendo le proprie esperienze di vita e fornendo consigli pratici volti ad affrontare con maggior consapevolezza la vita quotidiana’. Nadia è una giovane donna affetta da focomelia, che, incontrando numerose difficoltà nel cercare un posto di lavoro, ha iniziato a condividere sui social le proprie passioni, facendone la propria occupazione e trasmettendo un messaggio di forza e speranza per affrontare la disabilità in maniera diversa.

Valentina Mastroianni, 39 anni, Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica italiana: ‘Per aver costruito una rete sociale e di supporto attraverso i social media, condividendo le proprie esperienze di vita e fornendo consigli pratici volti ad affrontare con maggior consapevolezza la vita quotidiana’. Valentina ha raccontato attraverso i social la sua quotidianità con il figlio affetto da una grave malattia, divenendo un riferimento per le famiglie con persone affette da disabilità e proseguendo con la sua attività di divulgazione, anche dopo la scomparsa del figlio.

Rodolfo Matto, 64 anni, Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana: ‘Per l’impegno nella valorizzazione e la tutela della salute psico-fisica’. Rodolfo, medico e presidente di Teniamoci Per Mano Onlus, è alla guida di un’associazione di clown dottori che dal 2010 porta sorrisi e conforto nei reparti ospedalieri di pediatria, oncologia e negli istituti di lunga degenza per bambini, adulti e disabili.

Cristina Monzali, 54 anni, Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana: ‘Per aver messo la sua vita al servizio degli altri’. Cristina, assieme al marito, ha creato l’Associazione Giak nuotatore volante, continuando a trasmettere i valori e le passioni del figlio, scomparso in un incidente con l’aliante, aiutando giovani talenti nello svolgimento delle attività quali l’ippoterapia e l’istituzione di borse di studio per progredire negli studi. Gianfranco Onorato, ‘Jeff’, 73 anni, Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica italiana: ‘Per aver reso lo sport uno strumento di inclusione’. Gianfranco, ‘Jeff’, nonostante un tragico incidente, è riuscito a raggiungere i suoi obiettivi in ambito sportivo e a trasmettere la sua passione anche a ragazzi affetti da disabilità.

Vito Primavera, 58 anni, Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana: ‘Per aver portato le proprie professionalità mediche al di là dei confini nazionali, divenendo fonte di speranza per i pazienti delle aree più povere e svantaggiate del mondo’. Vito, chirurgo oculista, ha preso parte alla missione Puglia-Bangui in Repubblica Centrafricana, guidando con successo l’équipe medica che ha ridato la vista a più di 240 pazienti, molti dei quali bambini.

Tiziana Roggio, 38 anni, Cavaliere dell’Ordine ‘Al merito della Repubblica italiana: ‘Per aver portato le proprie professionalità mediche al di là dei confini nazionali, divenendo fonte di speranza per i pazienti delle aree più povere e svantaggiate del mondo’. Tiziana, chirurgo plastico, è stato il primo medico volontario italiano a recarsi nella Striscia di Gaza, nell’ospedale Nasser, operando anche bambini che avevano riportato ferite gravemente invalidanti, e dando loro speranza.

Carmela Rosset, 87 anni, Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica italiana: ‘Per aver messo la sua vita al servizio degli altri’. Carmela presiede l’Associazione Via di Natale, che accoglie gratuitamente i pazienti in terapia al Centro Riferimento Oncologico di Aviano e i loro familiari, fornendo loro assistenza e alloggio durante il periodo delle cure.

Chiara Ruaro e Teresa Giordano, 51 e 38 anni, Ufficiali dell’Ordine al merito della Repubblica italiana: ‘Per aver fatto dell’arte uno strumento per abbattere gli ostacoli della malattia e della disabilità’. Chiara e Teresa, entrambe pazienti oncologiche, sono diventate le protagoniste del docufilm Due di noi, in cui raccontano la loro storia di resilienza. I medici ritengono tale forma di comunicazione una preziosa condivisione per le persone che affrontano lo stesso percorso.

Cesina Russo e Zaira Giugliano, 53 e 56 anni, Ufficiali dell’Ordine al merito della Repubblica italiana: ‘Per essere cittadine attive che prestano particolare attenzione alle problematiche degli altri’. Cesina e Zaira, con l’Associazione Lucana Autismo, elaborano progetti educativi per valorizzare il talento di ciascun ragazzo, ponendosi come ‘un’ala per essere nel mondo’.

Teresa Scorza, 38 anni, Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica italiana: ‘Per aver reso il lavoro uno strumento di inclusione’. Teresa è titolare di diverse attività commerciali, e più della metà dei suoi dipendenti presenta difficoltà intellettive o psichiatriche. Oggi la sua ZeroPerCento è diventata una boutique di servizi pensati per promuovere inclusione, sostenibilità e benessere nelle realtà aziendali, valorizzando talenti nascosti e trasformando le differenze in ricchezza. Andrea Albano Sciarretta e Tahereh Pisciotta, entrambi 38 anni, Cavalieri dell’Ordine al merito della Repubblica italiana: ‘Uniti dal comune impegno per la valorizzazione e la tutela della salute psico-fisica’. Andrea e Tahereh, genitori di Noemi, portatrice di Atrofia muscolare spinale di tipo 1, hanno fondato l’Associazione Progetto Noemi, allo scopo di sostenere la ricerca scientifica e promuovere forme di tutela a favore della famiglia e dei loro bisogni assistenziali.

Esther Sibylle von der Schulenburg, 71 anni, Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica italiana: ‘Per l’impegno profuso nel migliorare le condizioni di vita e le possibilità di reinserimento dei detenuti’. Esther Sibylle è Presidente dell’Associazione Artisti Dentro Onlus, attraverso la quale promuove arte e cultura nelle carceri come strumento di rieducazione e di miglioramento personale.

Suor Emma Zordan, 84 anni, Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica italiana: ‘Per l’impegno profuso nel migliorare le condizioni di vita e le possibilità di reinserimento dei detenuti’. Emma è una religiosa e volontaria che opera da anni nel polo penitenziario di Rebibbia, a Roma, dove organizza corsi di scrittura e concorsi letterari per facilitare e migliorare le capacità di espressione dei detenuti.

I meteorologi prevedono altre piogge e vento al Sud

Roma, 31 gen. (askanews) – Nuovo vortice ciclonico in transito nel weekend tra Sardegna, Sicilia e Calabria: pioggia, vento e mareggiate. Maltempo senza fine. Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, conferma il passaggio di un nuovo vortice sulle stesse zone colpite dal Ciclone Harry: va subito detto che l’intensità sarà ovviamente molto minore ma sorprende, fino alla fine, la dinamicità di questo mese di gennaio 2026.

Entro la tarda mattinata del sabato, arriverà un nuovo intenso ciclone dall’Atlantico in grado di provocare nelle ultime 24 ore addirittura temporali forti sull’oceano nel cuore dell’inverno.

Sull’Italia causerà piogge diffuse in Sardegna e poi in Sicilia, purtroppo anche nella zona della frana di Niscemi; dal pomeriggio il maltempo raggiungerà anche la Sicilia orientale e la Calabria ionica, colpendo i litorali distrutti dalle mareggiate di Harry.

Una situazione dunque da monitorare: le onde saranno alte 3-4 metri davanti alle coste meridionali della Sardegna, occidentali e meridionali della Sicilia; domenica mattina un mare molto mosso o agitato raggiungerà anche il settore ionico. Al largo, in particolare sul Canale di Sardegna, l’altezza massima dell’onda significativa sarà di 6-7 metri: come successo nelle ultime 48 ore, la situazione peggiore colpirà la Tunisia con raffiche di vento fino a 120 km/h.

Domenica il tempo migliorerà: dopo gli ultimi forti rovesci sulle regioni ioniche (tra Calabria e Sicilia) il vento gradualmente si attenuerà, le piogge diverranno sempre più isolate e dalla prossima settimana cambierà tutto.

Con l’inizio di febbraio il tempo migliorerà al Sud e peggiorerà fortemente al Nord.

Sulle regioni settentrionali e sulle centrali tirreniche sono previsti 10 giorni di piogge e 10 giorni di nevicate intense in montagna: un’ottima notizia per le Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026 anche se, a luoghi, forse ci sarà davvero troppa neve.

In sintesi, dunque, ci aspettiamo un weekend a tratti burrascoso sulle Isole Maggiori e in Calabria, qualche pioggia sparsa al Centro e una diffusa stabilità al Nord anche con nebbie (salvo qualche fenomeno sabato sul Basso Piemonte).

La notizia, dopo il weekend di vento e piogge del Sud, è l’arrivo di una lunga fase di maltempo a ripetizione: nei primi 10 giorni di febbraio si prevedono al Nord oltre 150-200 mm di pioggia (localmente anche sulle regioni tirreniche e in Sardegna) che, trasformati in fiocchi di neve, equivarranno a circa 150 cm di neve fresca sulle Alpi e sugli Appennini settentrionali!

Un carico di neve che aiuterà a combattere l’eventuale siccità primaverile-estiva, amplificata sempre più spesso dal Riscaldamento Globale.

Milano, quattro artiste per reinterpretare le risonanze di Wagner

Milano, 31 gen. (askanews) – Dal primo marzo 2026, dopo dieci anni, il Teatro alla Scala presenta un nuovo allestimento del Ring des Nibelungen di Richard Wagner, con la direzione affidata a Simone Young e Alexander Soddy e la regia di David Mc Vicar, esattamente a 150 anni dalla prima esecuzione del 1876 e a 100 anni dalla prima produzione della Tetralogia al Teatro alla Scala nel 1926.

A corredo di questa iniziativa, il Museo Teatrale alla Scala presenta dal 30 gennaio due mostre: La rivoluzione del Ring – Visconti Ronconi Chéreau a cura di Giovanni Agosti con l’allestimento di Margherita Palli, dedicata a Pier Luigi Pizzi, scenografo de La Walkiria e Sigfrido nella regia scaligera di Luca Ronconi e Risonanze Wagner – Visioni intorno al Ring a cura di Gianluigi Colin e Mattia Palma, che esplora l’eredità del Ring des Nibelungen attraverso un progetto espositivo che vede protagoniste quattro artiste contemporanee invitate a interpretare scene significative tratte dalle quattro opere della Tetralogia: Antonella Benanzato, Flaminia Veronesi, Chiara Calore e Federica Perazzoli. I lavori, esposti sui pannelli nel Ridotto dei Palchi Arturo Toscanini, offrono una rilettura attuale dei grandi temi wagneriani: il potere, il conflitto, la trasformazione, la fine.

Antonella Benanzato artista, pittrice e musicista ha raccontato la lavorazione delle sue quattro opere: “È stato bellissimo poter affrontare il tema del dramma musicale di Wagner L’oro del Reno, perché mi ha consentito di recuperare uno studio della partitura del dramma musicale wagneriano. Sono partita da questo accordo di Mi bemolle maggiore che si sviluppa per 136 battute che rappresenta il preludio al dramma musicale, cioè la nascita di questa mitologia. È un suono primordiale che accompagna la prima giornata della Tetralogia, L’oro del Reno, e l’ascolto di questo accordo prolungato e lunghissimo, una tetrade che parte da un Si bemolle e culmina con un Mi bemolle, un accordo in Mi bemolle maggiore, ha accompagnato anche il disegno e la pittura di queste quattro opere che sono qui alla Scala. È stata un’esperienza musicale immersiva per quanto mi riguarda e che ha portato poi alla realizzazione di questi quattro quadri. Il primo quadro parte da un cromatismo molto acceso: abbiamo le ondine che sono sul Reno che nuotano gioiose, Alberich le insidia, tenta di sedurre, ma loro sfuggono e disprezzano questo essere deforme, questo nano. Ecco, il cromatismo lì è molto acceso. Abbiamo un blu molto carico del Reno, abbiamo le ondine che sono diafane quasi d’avorio, quasi evanescenti, abbiamo Alberich invece che è dei colori della terra molto accesi, molto rossi, molto marroni. Man mano che ho realizzato le altre opere, che quindi siamo arrivati fino al culmine, quando gli dei arrivano sul Valhalla, i colori si sono man mano stemperati, si sono fatti sempre quasi più acquarellati, quasi disgregandosi, anche le forme sono diventate più evanescenti. L’ultimo quadro, quello che rappresenta appunto Wotan e gli dei che arrivano finalmente al Valhalla dopo aver ingannato i Giganti e lo stesso Alberich, rappresenta proprio la trasfigurazione di queste divinità che diventano quasi opalescenti, scompaiono quasi nei loro lineamenti, nelle loro forme, che preludono alla seconda giornata della Tetralogia, quando poi si svilupperà ulteriormente la storia. E ho immaginato l’arcobaleno dove gli dei arrivano per raggiungere finalmente il Valhalla, con un Valhalla che rappresenta Ca’ Vendramin Calergi a Venezia, che è la residenza dove viveva Wagner, dove poi è morto: c’è la facciata che riproduce delle caratteristiche architettoniche proprio di Ca’ Vendramin Calergi a Venezia”.

Main partners delle mostre sono La Cimbali e MUMAC, Museo della Macchina per Caffè di Cimbali Group; Samsung è partner tecnologico e Rolex è main partner del Museo Teatrale alla Scala.

Irrazionale la riforma del Consiglio Superiore della Magistratura

Nell’Assemblea costituente erano presenti moltissimi avvocati, il che rendeva naturalmente più probabile un lungo dibattito analitico sui problemi della magistratura. Vi erano anche diversi giuristi, alcuni dei quali molto illustri, ma relativamente pochi i magistrati. Ciononostante, nel lungo dibattito che si svolse in Costituente sul tema della magistratura, si deve registrare un dissenso contenuto: una dialettica vivace, ma non vivacissima.

Si discusse a lungo, ma con un tono complessivamente pacato. Vi fu una concordanza abbastanza ampia, anche nella seconda Sottocommissione della Commissione dei 75. I relatori – alcuni dei quali molto illustri, come Piero Calamandrei, Giovanni Leone e Gennaro Patriarca – affrontarono il tema dell’assetto della magistratura, mentre il dibattito sulla giustizia costituzionale risultò molto più animato. Su quest’ultimo punto le contrapposizioni furono assai più vivaci rispetto a quelle registrate sul tema della magistratura, dove, in fondo, tutti concordavano su un punto essenziale: la necessità di garantire e assicurare l’indipendenza della magistratura per rendere effettivo lo Stato di diritto.

Vi era dunque un consenso non facile, ma certamente largo. D’altra parte, è bene ricordare che nel maggio del 1946 era stato appena adottato il decreto legislativo n. 511 del 1946, intitolato alle garanzie della magistratura. Ministro della Giustizia era Palmiro Togliatti, il quale aveva portato a compimento un testo importante e abbastanza condiviso, in un contesto politico molto aspro. In quel decreto compariva già il Consiglio superiore della magistratura: un organo diverso da quello attuale, ma già denominato così, e nel quale per la prima volta era prevista una rappresentanza di magistrati eletti dagli stessi magistrati.

Questo è un seme che ritroviamo svilupparsi nei mesi successivi. Si discusse anche a lungo delle giurie popolari, degli uffici del pubblico ministero, del ruolo del ministro nell’organizzazione giudiziaria. Ma ciò che accomuna l’intero dibattito è la ricerca di istituti finalizzati ad assicurare l’indipendenza dei magistrati.

A questo proposito è utile ricordare quanto Giovanni Leone scrive nella sua relazione. Egli afferma con chiarezza: «I giudici sono indipendenti e non sono soggetti che alla legge». Una frase che potrebbe ridursi a una vaga affermazione se non fosse accompagnata – osserva Leone – da “un’organizzazione del potere giudiziario capace di garantire tale indipendenza dagli altri poteri e dallo stesso fluttuare degli eventi politici”.

Su questa base si svolge il dibattito nella seconda Sottocommissione della Commissione dei 75, che contribuisce alla redazione del progetto di Costituzione e, in particolare, all’elaborazione dell’articolo 104 sull’ordinamento del Consiglio superiore della magistratura. Meuccio Ruini, illustrando il testo in quanto presidente della Commissione dei 75 e principale artefice della sintesi finale, affermò chiaramente che i componenti magistrati del CSM dovevano essere designati direttamente dai magistrati. Qui il dibattito comincia a farsi più preciso.

Scorrendo i lunghi atti della Costituente in materia di magistratura, si coglie una posizione certamente significativa del mondo democratico cristiano. Non penso soltanto alle posizioni maturate negli anni Trenta da Sturzo e da De Gasperi sullo Stato di diritto democratico – che implica necessariamente una magistratura indipendente – ma anche al contributo di Dossetti, Togliatti, Tupini, Gonella e altri ancora, che nelle progettazioni costituzionali di quegli anni si impegnarono fortemente nella ricerca di garanzie per i magistrati.

È utile, anche qui, tornare alle vecchie carte. Nel 1946, in Francia, si votò una prima Costituzione, redatta prevalentemente dai partiti e dai movimenti della sinistra. Quel testo fu respinto da un referendum popolare. Si elesse allora una nuova Assemblea costituente e si produsse una seconda Carta costituzionale, caratterizzata anche dal contributo del Mouvement Républicain Populaire, cioè della Democrazia cristiana francese. In quel testo comparve per la prima volta il Conseil supérieur de la magistrature, in modo assai analogo a quanto avverrà in Italia: un Consiglio composto in larga parte da magistrati selezionati attraverso procedure interne alla magistratura stessa.

Nel progetto finale dell’Assemblea costituente italiana, ciò che oggi qualcuno vorrebbe modificare deriva dall’adozione di un emendamento pervicacemente proposto dal giovanissimo Oscar Luigi Scalfaro, allora ventottenne. È un fatto oggi spesso dimenticato. Scalfaro fu il promotore – ealla fine vincente – dell’emendamento che aumentò la percentuale dei magistrati nel CSM da un terzo a due terzi. Non lo fece da solo: insieme a lui vi furono altri esponenti, anche del mondo giuridico, che presentarono emendamenti puntuali, rintracciabili negli atti della Costituente, chiarendo il significato dei termini usati nel dibattito: “designati”, “nominati”, “eletti”.

Non si parlò mai di “sorteggiati”. Nei testi non vi è alcun riferimento al sorteggio. Anzi, passò un ulteriore emendamento – sempre a firma Scalfaro – che specificava che le elezioni dovessero essere svolte da tutti i magistrati, fra appartenenti alle diverse categorie. Ciò significa elezione nel rispetto delle categorie. Contestualmente fu respinto un emendamento isolato di Condorelli, esponente monarchico liberale, che si dichiarava scettico verso le procedure elettorali e proponeva di rinviare semplicemente al legislatore.

Si può dunque concludere con tranquillità che nessuno ipotizzò la formazione del CSM mediante sorteggio. Ed è importante capire perché. La democrazia implica responsabilità: responsabilizzare coloro che sono chiamati a esercitare funzioni pubbliche. In particolare, coloro che scelgono i componenti del CSM devono farsi carico della valutazione della loro professionalità, dei loro programmi, della loro credibilità. Occorre valutare per poter esprimere consenso o dissenso.

È vero che in alcuni casi il sistema giudiziario prevede il sorteggio, ma si tratta di casi del tutto diversi: la composizione del collegio per i giudizi penali sul Presidente della Repubblica e sui ministri, o la selezione dei giudici popolari nelle Corti d’assise. In questi casi, però, non si sorteggia la categoria dei giudici professionali, bensì si attribuiscono responsabilità penali a soggetti volutamente eterogenei, per evitare che prevalgano apparati – anche giudiziari. I giudici, tuttavia, restano giudici scelti secondo procedure ben definite.

Proporre oggi il sorteggio dei magistrati professionali significa sottrarre a una qualificata componente sociale e professionale il potere di incidere sul proprio status. Il nostro Stato democratico non si caratterizza soltanto per la rappresentatività del Parlamento, ma anche per il fatto che chi esercita poteri lo fa in condizioni di piena indipendenza, interna ed esterna.

Se si escludesse una selezione correttamente rappresentativa – e quindi democratica – dei magistrati chiamati a comporre il CSM, si aprirebbe un problema gravissimo: quello della democraticità complessiva del sistema. Viene allora in mente la celebre sentenza n. 1146 del 1988 della Corte costituzionale, secondo cui esistono principi supremi, anche non espressamente enunciati nella Costituzione, che non possono essere modificati, neppure con revisione costituzionale, senza sovvertire l’assetto democratico.

Le conseguenze sarebbero enormi. Si impegnerebbe il Presidente della Repubblica in un compito drammatico: promulgare una legge potenzialmente in contrasto con i principi fondamentali, oppure rifiutarsi di farlo, mettendo sotto tensione l’intero sistema costituzionale. E si aprirebbero contenziosi ulteriori, con il rischio – teorico ma devastante – che una Corte costituzionale possa dichiarare illegittima una riforma costituzionale.

Quanto alle altre proposte di revisione, penso in particolare alla pretesa separazione tra requirenti e giudicanti, giova fare chiarezza. La creazione di un CSM specializzato per i requirenti non li indebolisce: al contrario, li rafforza. I requirenti eserciterebbero i loro poteri senza il confronto con i giudicanti, portatori di un approccio parzialmente diverso. Questo rischia di produrre un indebolimento complessivo del sistema, con un avvicinamento improprio tra magistratura requirente e attività di polizia – quest’ultime tipicamente governative.

Qui scattano preoccupazioni in rapporto a casi specifici, laddove si chiamano in causa le tendenze in atto in Ungheria, Polonia e ora anche Stati Uniti. Il rischio è lo scivolamento verso una politicizzazione della magistratura, non “di parte”, ma strutturale.

Mi chiedo, infine, come si possa distinguere il momento prescrittivo da quello sanzionatorio, come si stabilisce con la riforma proposta dal governo. Prevedere due organi che prescrivono comportamenti – per i giudici requirenti e quelli giudicanti –  e un altro che esercita il potere disciplinare per la violazione di quelle stesse prescrizioni appare poco ragionevole, sicuramente meno ragionevole che concentrare tali funzioni in un unico organo. A mio avviso, conservare il potere disciplinare nelle stesse mani dell’organo che esercita i poteri sostanziali è di gran lunga la soluzione più coerente.

Il testo non è stato rivisto dall’autore. Per accedere alla videoregistrazione integrale del dibattito, clicca qui.

Il problema maggiore di Giorgia? Donald Trump

Consensi che tengono, problemi che restano

I sondaggi continuano a premiare Giorgia Meloni e il suo partito a dispetto di una situazione economica complessiva del Paese non entusiasmante, soprattutto dal lato del reddito dei giovani e del ceto medio nonché ovviamente da quello degli oltre 5 milioni di individui ormai stabilmente in condizioni di povertà. E nonostante un’attività di governo che, nella sostanza dei provvedimenti, ha in questi tre anni privilegiato l’aspetto securitario senza affrontare, per il resto, nessuno dei problemi di fondo che bloccano la crescita dell’Italia.

La Presidente del Consiglio ha però costantemente mantenuto un buon livello di gradimento in virtù di un’abile condotta della sua politica estera ed europea, in ciò coadiuvata dal serafico Ministro degli Esteri e al contrario disturbata – ma nulla di più – dall’altro vice-premier, quello alla ricerca di un suo personale tocco magico che non ha più e mai più ritornerà.

La doppia faccia della leadership

A tal fine hanno giovato, indubbiamente, la sua buona conoscenza della lingua inglese e una qual certa grazia nella sua interlocuzione con i suoi colleghi esteri. Ci sa fare, insomma.

La faccia scura, l’eloquio da militante periferica, la dura polemica contro i suoi avversari li riserva allo scontro interno, a evidenti fini elettorali onde conservare il suo tratto distintivo di combattente della Destra e preservare così il suo territorio d’elezione.

Da euroscettica a europeista funzionale

Ma soprattutto il suo successo come rappresentante dell’Italia fuori dai suoi confini – rafforzato con una serie invero nutrita di viaggi e appuntamenti internazionali – deriva dalla intelligenza politica con la quale ha saputo inserirsi in un contesto europeista che aveva sempre attaccato con dure parole e populistici slogan quando occupava in Parlamento i banchi dell’opposizione.

Tramutandosi così in una europeista moderata, attenta agli interessi e ai valori della propria “nazione”, indisponibile a un’Europa ancora più unita (rimanendo ostile al superamento della regola del voto all’unanimità) ma convinta assertrice di una politica europea unitaria nella difesa di territori e confini, dimostrata col sostegno mai negato all’Ucraina.

Il rapporto con Washington

Al tempo stesso ha assicurato la tradizionale politica di buone relazioni con gli Stati Uniti, anche quando guidati da un Presidente non conservatore. Il paterno e affettuoso bacio sulla nuca che le diede Joe Biden fu il suggello di questa sua accorta conduzione politica.

Poi è arrivato Donald Trump. E sono cominciati i guai. Ha inevitabilmente gioito per quel cambiamento a Washington. Plasticamente illustrato dalla sua presenza alla cerimonia di insediamento del nuovo Presidente. E dai suoi successivi incontri col funambolico inquilino della Casa Bianca. Ma Trump è uno ingombrante. Aggressivo. Iroso. Devi stare con lui sempre, devi blandirlo, devi dargli sempre ragione.

L’equilibrio impossibile del “ponte”

Giorgia si è così dovuta acconciare ad una condizione ufficialmente felice – amica del Presidente americano, a lui vicina ideologicamente, sua ascoltata alleata in grado di esercitare una sufficiente influenza utile per occupare un ruolo in commedia, quello di “ponte” fra UE e USA – ma in realtà assai complicata.

Perché il rischio del deragliamento è sempre dietro l’angolo. E infatti, puntualmente, è arrivato.

Dazi, Groenlandia e Gaza: la sequenza critica

Pensava che la gestione dei dazi sarebbe stata la prova più dura e che in qualche modo l’avesse superata, avendo sostenuto Ursula von der Leyen nella sottoscrizione di un accordo al ribasso con Trump, e al contempo mantenendo sondaggi a lei ancora favorevoli (e per contro non entusiasmanti né per l’opposizione esterna della Sinistra né per quella interna di Matteo Salvini, sdraiato su Trump oltre che su Putin).

E invece la prova più dura doveva ancora arrivare, e si è manifestata con una incredibile serie di eventi avvenuti in pochi giorni all’avvio del nuovo anno.

Minneapolis e l’ombra dell’antiamericanismo

Schivato il Venezuela, sostenendo la liceità del raid americano a Caracas, non ha potuto evitare la Groenlandia. Troppo evidente l’azzardo antieuropeo di Trump, impossibile far finta di nulla.

E dopo è scoppiata la vicenda di Minneapolis. E qui la nostra premier ha cominciato a preoccuparsi. Perché l’indignazione per quanto sta avvenendo negli Stati Uniti travalica gli schieramenti, e pure nel suo partito riemerge, cautamente, il vecchio e mai completamente superato antiamericanismo, figlio di un’altra epoca che alcuni vecchi e nuovi nostalgici non hanno mai dimenticato.

Un rischio per la premier,  uno spiraglio per l’opposizione

Ed allora nel segreto dei suoi pensieri Giorgia starà cominciando a pensare che Donald potrebbe indebolirla, se va avanti così. Traslando su di lei l’indignazione che ormai tre italiani su quattro nutrono per il vanitoso e insopportabile Presidente USA. Una impopolarità che potrebbe realmente azzoppare Giorgia.

C’è dunque uno spiraglio che può trasformarsi in un varco per affrontare e sconfiggere la Premier. Se solo ci fosse un’opposizione senza contraddizioni. Europeista senza retaggi ideologici. Pronta a governare e non solo a scendere in piazza. È tempo di lavorarci.

La Dc, D’Alema e la sinistra italiana

Il giudizio che spiazza

Ora è arrivato anche Massimo D’Alema che, come noto, è realmente la testa più lucida – come si suol dire – della cultura comunista, ex o post comunista che sia. Verrebbe da dire, e senza alcuna forzatura od esaltazione fuori luogo, il vero leader politico e culturale della sinistra italiana in questi ultimi quarant’anni di vita democratica. Non a caso, e giustamente, da tempo e storicamente è soprannominato come “il leader maximo”.

La riabilitazione della Democrazia cristiana

Dicevo, però, all’inizio di questa breve riflessione, che alla fine è arrivato anche D’Alema. E cioè, parlando all’Istituto Sturzo del carteggio tra Francesco Cossiga e Giulio Andreotti, al di là degli aneddoti e dei ricordi personali, c’è stata la persino plateale riabilitazione politica della Dc e dei suoi principali leader e statisti. Certo, si parlava di Andreotti e di Cossiga ma il giudizio dell’ex (?) leader comunista e della sinistra italiana è stato sferzante, brillante ma anche preciso e dettagliato.

E cioè, sempre secondo l’ex leader comunista, la Dc era realmente un grande partito e la sua classe dirigente era fortemente rappresentativa e qualificata nel sapere declinare una vera ed efficace cultura di governo.

Una cultura di governo oggi assente

Una cultura di governo che era il frutto e la conseguenza di un progetto politico e di una visione di società che non hanno più trovato una credibile compiutezza negli anni a venire. Una cultura di governo, quindi, coerente, credibile e coraggiosa.

La vulgata persistente della sinistra

Ora, al di là delle parole e delle riflessioni di D’Alema, persiste tuttavia nella vulgata della sinistra italiana, seppur nelle sue multiformi espressioni, un giudizio pregiudiziale non solo severo ma quasi caricaturale del più grande “partito italiano” dal secondo dopoguerra in poi.

Un giudizio che si basa sostanzialmente su due aspetti. Da un lato viene ancora oggi giudicato come un partito che si è limitato a gestire solo ed esclusivamente il potere grazie ad un contesto nazionale ed internazionale bloccato che impediva l’alternanza democratica al governo del Paese.

Clientelismo, compromesso e stereotipi

Dall’altro, la sua classe dirigente continua ad essere dipinta sostanzialmente come un agglomerato che governava il Paese attraverso il ricorso sistematico alla gestione clientelare e anche ricorrendo addirittura a patti inconfessabili con settori della criminalità organizzata in alcune aree del Paese. E, soprattutto, con una perenne indole al compromesso al ribasso.

E quando si parla del “metodo” democristiano lo si interpreta unicamente come una modalità che veniva intrapresa per non assumere mai decisioni e scelte politiche nette e precise. Insomma, un partito che vinceva le elezioni per circostanze storiche e che, di fatto, esercitava il potere ricorrendo all’ordinaria amministrazione e ad una sistematica gestione clientelare.

Due giudizi inconciliabili

Ecco perché, e proprio alla luce delle sempre intelligenti e precise analisi e riflessioni di Massimo D’Alema, si tratta di capire se nel giudizio sulla Dc prevale la tesi del più raffinato e qualificato leader del mondo comunista ed ex comunista o se, al contrario, continua ad avere il sopravvento – stavo per dire l’egemonia – la vulgata della sinistra italiana.

Perché l’uno, cioè D’Alema, ne esalta oggi – e da tempo, per la verità – le gesta. Ma gli altri, invece, e cioè la quasi intera galassia della sinistra italiana, individuano ancora nello storico partito dei cattolici nient’altro che un gruppo di potere che ha esercitato per quasi cinquant’anni, appunto, solo e soltanto il potere. Due giudizi che confliggono e che non possono trovare, come ovvio, un punto d’intesa.

Quale sindacato? L’anima critica della Cisl a convegno

Dove va il sindacato, in Italia e nel mondo?

Perché si ha sempre più l’impressione che non sia più in grado né di rappresentare efficacemente il lavoro (o i lavori…) né di costituire un baluardo di partecipazione di fronte all’incombente declino, generale e generalizzato, della democrazia?

Come rigenerare meccanismi, processi, spazi e tempi per una necessaria e urgente inversione di rotta?

Di tutto questo si discuterà oggi a Firenze, a Villa La Stella, sulla strada che dal capoluogo toscano porta a Fiesole e a Barbiana.

Una sfida, a pochi, pochissimi passi dal Centro Studi Cisl di Fiesole, un tempo luogo di elaborazione, dibattito e formazione libera e che, in questi mesi, ha visto prima il procedimento disciplinare e poi il licenziamento voluto e firmato dalla leader Cisl Daniela Fumarola (prontamente impugnato) di Francesco Lauria, ricercatore e formatore, responsabile dei rapporti e dei progetti internazionali proprio del glorioso Centro Studi.

L’incontro è organizzato dalle Associazioni Prendere Parola (un nome che fa eco a Don Lorenzo Milani e alla sua scuola), presieduta dall’ex segretario generale Cisl Savino Pezzotta, e Sognare da Svegli (una espressione ripresa dall’indimenticato segretario generale Cisl Pierre Carniti, presieduta proprio da Lauria).

L’iniziativa è strutturata in due sezioni: la prima dedicata alla crisi della democrazia e della partecipazione, al sempre più forte “patriarcato” imperante non solo nelle relazioni tra le persone, ma nei meccanismi organizzativi, persino in quelli istituzionali; la seconda che si occuperà, più specificamente, del declino del sindacato, della contrattazione, della rappresentanza del lavoro, così evidente a partire dalle filiere del tessile e della logistica, ma anche considerando il caporalato agricolo ed edilizio.

Numerosi i relatori previsti: dal docente dell’Università di Parma Marco Deriu, all’ex leader del consiglio di fabbrica di Mirafiori Adriano Serafino, a una dirigente pubblica come la “pasionaria” Simona Laing, fino a Gaetano Sateriale, ex sindaco di Ferrara, sindacalista Cgil a livello nazionale e saggista, Simona Baldanzi, scrittrice e già sindacalista, e Mattia Scolari, leader di un sindacato di base, la Cub di Milano, che pur ispirandosi alla migliore tradizione della Fim e della Cisl degli anni ruggenti, sperimenta ogni giorno la difficoltà di rappresentare il lavoro di fronte a regole della rappresentanza inique, antidemocratiche e penalizzanti, a tutto vantaggio di un sindacalismo confederale spesso assente, talvolta complice.

Come si legge nella lettera di convocazione: “oggi, la globalizzazione, la rivoluzione tecnologica e la finanziarizzazione hanno frammentato il lavoro: produzione dispersa, subordinazione mascherata e lavoro precario sono la norma. La contrattazione collettiva tradizionale fatica a tutelare chi opera in contesti instabili o digitali. Il processo di individualizzazione e la crisi del lavoro come fatto sociale e relazionale intreccia la rivoluzione digitale con la crisi antropologica ed ecologica del nostro tempo, intreccia l’economia di guerra, alla ricerca di nuovi spazi di dialogo e interlocuzione, strumento di pace, pur senza trascendere, senza minimamente archiviare il conflitto, quando necessario.”

Continua il documento delle due associazioni promotrici:

“La diminuita partecipazione alle decisioni interne ha rafforzato le oligarchie sindacali e politiche. Assemblee poco frequentate e consultazioni rare aumentano il distacco tra base, delegati e dirigenti, generando sfiducia e delegittimazione. Oggi la legittimità e la tenuta morale del sindacato sono spesso messe in discussione più della sua utilità concreta.”

Il paradigma neoliberale ha trasformato il lavoratore, anche subordinato, in “imprenditore di sé stesso”, indebolendo la solidarietà collettiva.

Isolamento e competizione rendono difficile costruire identità plurali, oltre le solitudini. Tuttavia, le pratiche quotidiane, gesti di solidarietà informale e strategie silenziose, rappresentano micro-resistenze reali. Integrare queste dinamiche nella strategia sindacale e non solo – questo uno degli obiettivi dell’incontro – significa trasformare il lavoro dei singoli in partecipazione collettiva e rappresentanza concreta.

Negli ultimi decenni, la professionalizzazione sindacale ha trasformato il sindacato in strumento di carriera permanente per alcuni dirigenti, generando distacco dalla fatica quotidiana, percezione di privilegi e uso della posizione come trampolino politico. La soluzione richiede una riforma morale, ispirandosi ai modelli e ai “santi minori” del sindacalismo italiano: ristabilire un’etica del servizio, sobrietà e responsabilità, abolendo oligarchie e ricollegandosi alle esigenze dei lavoratori.

La decisione collettiva non può che nascere dal basso, con processi trasparenti e inclusivi.

Il sindacato deve promuovere welfare territoriale condiviso, servizi interaziendali collettivizzanti (dalla dimensione dell’io a quella dell’io fra noi), formazione e reti di assistenza, costruendo contrattazione e coesione sociale, nuovo mutualismo e senso di comunità.

Dietro queste azioni deve esserci una visione morale anche se non moralistica: il sindacato come istituzione e movimento che genera cultura, coscienza civica, responsabilità, speranza, sogno.

Il futuro del sindacalismo (ma anche della politica e dell’associazionismo) non può essere la mera sopravvivenza. Per restare rilevante, per contribuire più in generale alla rigenerazione della democrazia, il movimento dei lavoratori e delle lavoratrici deve integrare tradizione e innovazione, strutture organizzative e micro-resistenze quotidiane, strumenti digitali e reti di solidarietà concreta, reale.

Solo così il sindacato, “fare, essere giustizia insieme”, potrà riconquistare credibilità, efficacia e capacità di incidere nella costruzione di nuovi diritti e solidarietà nel lavoro contemporaneo.

Appuntamento a Firenze, partendo dal caso Lauria, ma andando anche molto oltre.

 

Tutte le informazioni e il programma sono reperibili sui siti internet:

www.prendereparola.it – www.sindacalmente.org – www.il9marzo.it – www.fiesolebarbiana.blogspot.com

Calcio, Risultati serie A, Lazio ottava

Roma, 30 gen. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Lazio-Genoa 3-2

Ventitreesima giornata: Lazio-Genoa 3-2, sabato 31 gennaio ore 15 Pisa-Sassuolo, ore 18 Napoli-Fiorentina, ore 20.45 Cagliari-Verona, domenica 1 febbraio ore 12.30 Torino-Lecce, ore 15 Como-Atalanta, ore 18 Cremonese-Inter, ore 20.45 Parma-Juventus, lunedì 2 febbraio ore 20.45 Udinese-Roma, martedì 3 febbraio ore 20.45 Bologna-Milan.

Classifica: Inter 52, Milan 47, Napoli, Roma 43, Juventus 42, Como 40, Atalanta 35, Lazio 32, Bologna 30, Udinese 29, Sassuolo, 26, Cagliari 25, Torino, Parma, Cremonese e Genoa 23, Lecce 18, Fiorentina 17, Pisa e Verona 14.

Ventiquattresima giornata, venerdì 6 febbraio ore 20.45 Verona-Pisa, sabato 7 febbraio ore 18 Genoa-Napoli, ore 20.45 Fiorentina-Torino, domenica 8 febbraio ore 12.30 Bologna-Parma, ore 15 Lecce-Udinese, ore 18 Sassuolo-Inter, ore 20.45 Juventus-Lazio, lunedì 9 febbraio ore 18.30 Atalanta-Cremonese, ore 20.45 Roma-Cagliari. 17 o 18 febbraio Milan-Como

S&P conferma il suo BBB+ sull’Italia, ma l’outlook ora è positivo

Milano, 30 gen. (askanews) – S&P conferma il suo giudizio sull’Italia, BBB+, e aumenta la fiducia sul Paese, alzando l’outlook da stabile a positivo. “La traiettoria di maggiore credibilità verso l’Italia non conosce soste. Il lavoro paga”, ha commentato il ministro dell’Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti.

Per gli analisti di S&P, “la prospettiva positiva riflette l’aspettativa che, nonostante la persistente incertezza nel commercio internazionale, il settore privato diversificato dell’Italia continuerà a sostenere le eccedenze delle partite correnti, mentre il settore pubblico dovrebbe ridurre gradualmente il proprio indebitamento netto, portando il debito pubblico su un lento trend di declino nel 2028”.

L’economia italiana, viene ribadito nell’analisi, “è l’ottava al mondo per dimensioni e beneficia di una notevole ricchezza privata, con una posizione patrimoniale netta del solo settore delle famiglie stimata a 11,2 mila miliardi di euro, pari a 5,2 volte il PIL (per il 2023, secondo i dati Istat). Il disavanzo pubblico complessivo dell’Italia dovrebbe scendere al di sotto del 3% del PIL nel 2026 su base accrual, per poi ridursi solo marginalmente negli anni successivi”.

Stime che hanno indotto S&P ad alzare l’outlook. “Aumenteremmo i nostri rating se l’Italia continuerà a rafforzare la propria posizione finanziaria esterna e a ridurre il disavanzo di bilancio su base contabile, portando il rapporto debito pubblico/PIL su un percorso discendente”.

In ogni caso, ricordano gli analisti, serve cautela perché se le “prospettive economiche dell’Italia – sono migliorate rispetto al periodo pre-pandemia, rimangono inferiori a quelle degli altri paesi dell’area euro. La crescita economica dovrebbe aumentare fino a circa lo 0,8% nel 2026 dallo 0,5% stimato nel 2025, grazie all’accelerazione dell’attuazione dei progetti finanziati dall’UE e all’aumento dei redditi reali. Prevediamo quindi che la crescita del PIL si stabilizzerà intorno allo 0,8% nel 2027-2028, con l’attenuarsi delle pressioni commerciali, a meno di un altro shock commerciale e nonostante il rallentamento degli investimenti pubblici”.

Sullo sfondo restano le tensioni geopolitiche, con “il rischio per il commercio europeo rimane elevato, poiché la frammentazione commerciale e le politiche imprevedibili degli Stati Uniti creano incertezza, distorcono la concorrenza ed espongono le vulnerabilità della catena di approvvigionamento”.