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Mattarella sui giovani: è meschino sottovalutarne il malessere

Roma, 21 ott. (askanews) – All’indomani del decreto che inasprisce le pene contro i minori Sergio Mattarella, che pure sul momento ha condannato la violenza delle manifestazioni, oggi lancia un appello a non sottovalutare il malessere dei giovani e anzi a farsene carico come società e come istituzioni. L’occasione è la cerimonia di consegna delle onorificenze dei Cavalieri del Lavoro, ci sono anche gli Alfieri della Repubblica, giovani diplomati che si sono distinti negli studi e che si affacciano nell’università.

Il Presidente della Repubblica dedica gran parte del suo discorso proprio ai giovani e lo fa partendo dal tema della emigrazione: “un grave peso per il nostro paese” a cui va posto rimedio rendendo loro attrattivo tornare perchè “molti rientrerebbero volentieri se fosse offerto loro un cammino di lavoro e di vita che consentisse di potersi adeguatamente realizzare”. La convinzione di Mattarella è che “la società non può rivolgersi ai giovani con un atteggiamento di indifferenza o, peggio, di meschina sottovalutazione. Si tratta di una questione sociale. Una priorità che deve vedere sensibili istituzioni e tutte le forze della società”.

E’ questa l’analisi approfondita che il capo dello Stato aveva chiesto all’indomani dei cortei parlando di “protagonisti inediti”. “Occorre uno sguardo di ampia visione – insiste Mattarella – nel farsi carico del malessere, del senso di insicurezza per il futuro che sovente i giovani avvertono, del timore di asservimento o di emarginazione. Tanto più in questi tempi così tumultuosi e incerti”.

Il Presidente traccia il quadro complesso in cui le società vivono oggi tra guerre, rincari dell’energia, inflazione, incertezza sul futuro e lancia un ennesimo allarme contro “i cosiddetti magnati, insofferenti alle regole della comunità con assurde inaccettabili pretese in settori nevralgici della vita internazionale”. Prende a prestito l’insegnamento di Luigi Einaudi, “proprio lui liberale” che già all’assemblea costituente prima ancora di diventaro capo dello Stato ammoniva sui rischi dei monopoli: “Osservava, il futuro primo Presidente della Repubblica eletto dal Parlamento, che i monopoli sono responsabili di disoccupazione e disuguaglianze, indicandoli ‘come origine più profonda e vera dei mali sociali'”, ricorda Mattarella. Il “controllo dei monopoli” è dunque “libertà” e a questo servono le norme comunitarie. La tanto vituperata Europa che sola, insiste il capo dello Stato, può aiutare un paese come l’Italia che ha tante fragilità: “costo dell’energia, inflazione, bassi salari, al deficit complessivo di produttività”.

“L’Europa è cultura, coscienza, ideali, e si nutre dei motori che la spingono dall’interno delle società e delle economie” come sanno bene le imprese che alimentano questo processo. Perciò il suo invito è ad avere “il coraggio dell’innovazione. Non è il tempo del ripiegamento, del giardino di casa, della nostalgia ‘del bel tempo andato’ che non può tornare, ammesso che effettivamente esistesse”, conclude Mattarella ricordando a tutti, imprese e istituzioni che “la protezione sociale e il welfare sono parte essenziale dello sviluppo: l’inclusione è alleata decisiva della crescita, non un costo improduttivo”.

Musica, arriva "Introspezioni": nuovo album di Eugenio Picchiani

Roma, 21 ott. (askanews) – Eugenio Picchiani inaugura un nuovo capitolo del suo percorso artistico: dal 23 ottobre è in radio e negli store l’album “Introspezioni” con il singolo di lancio “Il Tempo”. Un brano pop elettronico, che identifica lo stile degli arrangiamenti e la linea artistica del nuovo lavoro rispetto ai precedenti, per lo più acustici.

Con “Il Tempo” Eugenio Picchiani propone una visione nuova, quasi sperimentale, che apre nuovi orizzonti alla creatività; il brano era pensato inizialmente con un orientamento acustico, tuttavia, quasi subito è apparsa l’esigenza di un cambiamento, realizzatosi concretamente grazie all’apporto prezioso di un musicista poliedrico, con il quale aveva già avuto occasione di collaborare, Emiliano Torquati, tant’è che “Il tempo” è diventato un vero e proprio apripista del cambiamento artistico, anticipando tutta la serie di arrangiamenti (curati dallo stesso Torquati) che caratterizzano “Introspezioni”, senza rinunciare al tocco autentico delle chitarre di Sergio Lepidio.

Il brano descrive l’inquietudine che può generare la sfida con il tempo, che non risulta così plastico e manipolabile, ma a volte è spietato e diventa il nostro primo avversario. Noi siamo la prima risorsa che ne scandisce il valore, anche nell’infinito gancio dell’universo dove possiamo rifugiarci per proteggere la nostra vera essenza. Il tempo non scorre mai in modo lineare: viene contratto, dilatato, invertito o fermato nella volontà di un momento, per sincronizzarsi con il ritmo dell’universo.

Il videoclip ne interpreta egregiamente il concept, grazie alla direzione di Christian Antonilli, regista attento e sensibile con cui l’artista torna a collaborare dopo “Il circo” (2024). L’opera visiva gioca, infatti, sulle dilatazioni temporali e sulle umane inquietudini, trasformando il concetto di tempo nel vero soggetto visivo e modulando visivamente l’impatto emozionale e psicologico del brano.

Un lavoro che rappresenta un ulteriore tassello di una carriera costruita in oltre tre decenni tra musica, teatro e televisione e in cui la componente visiva ha assunto, negli anni, un ruolo sempre più centrale. Picchiani continua a distinguersi per una produzione in cui ogni progetto nasce dall’esigenza profonda di raccontare esperienze, emozioni e riflessioni attraverso linguaggi differenti, ma complementari.

“Introspezioni” è un viaggio musicale composto da 11 brani inediti (“Magia”, “Libero sia”, “Il tempo”, “Confessione”, “La sera”, “In alto”, “Se ritorni”, “Ultimo caffè”, “Mio re”, “Solo per amore”, “Balneare”), più una reinterpretazione intima di “Fragile” (brano del 2005 proposto da Mina, scritto da G. C. Parlato, L. Abbate e T. Borghi).

L’artista spazia da arrangiamenti che sottolineano il mood del testo e l’anima del brano per mezzo di sonorità elettro-pop, (“Magia”, “Il Tempo”, “Libero sia”, “Se ritorni”), a dinamiche più morbide in canzoni quali “Solo per amore”, “Mio re”, “Confessione” o “Ultimo caffè” dedicato ad una carissima Amica e a tutte le persone amate che ci hanno lasciato. Tanti i sentimenti e le emozioni espresse in questo ultimo lavoro di Eugenio Picchiani, da uno stato assorto e riflessivo all’esplosione gioiosa di brani come “Balneare”.

Le nuove direzioni sonore, curate negli arrangiamenti da Emiliano Torquati, con marcate influenze elettro-pop, impreziosite dalle chitarre di Sergio Lepidio, completano e arricchiscono un progetto caratterizzato da una ricerca espressiva in costante evoluzione, orientata a un dialogo musicale autentico, libero da condizionamenti di mercato e guidato esclusivamente dal sentire dell’artista. Un album che, secondo Torquati stesso, è “un ponte tra due mondi; è un connubio organico tra acustico ed elettronico, sperimentale quanto basta per non essere prevedibile, accessibile quanto serve per restare canzone. Un album che suona moderno e insieme senza tempo – come solo certi dischi sanno essere quando le mani che li hanno costruiti si conoscono da una vita”.

“Introspezioni” sarà presentato ufficialmente il 1° novembre alle ore 18.00 presso lo storico locale Stazione Birra di Roma. Un’imperdibile anteprima live che, ripercorrendo le tappe fondamentali del percorso artistico di Eugenio Picchiani attraverso i suoi brani più significativi, proporrà dal vivo le 12 tracce del nuovo disco. La scaletta si arricchirà inoltre di un’esclusiva anticipazione: il singolo di prossima uscita “Canta con me”, in featuring con il giovanissimo Andrè Bracci. Ad amplificare l’impatto visivo ed emotivo della performance interverrà il corpo di ballo della Scuola di Danza Beat Street DS, sotto la direzione artistica di Lavinia Santilli e Letizia Manarolla (con le coreografie a cura di Claudia Cavada, Eleonora Luciani, Lavinia Santilli e Letizia Manarolla). Ad esibirsi sul palco saranno le ballerine Alice Civico, Beatrice Curatolo, Claudia Cavada, Eleonora Luciani, Greta Bucari, Letizia Pesce, Ludovica Marotta e Sofia Mariotti. La serata vedrà la straordinaria partecipazione di musicisti d’eccezione, come Sergio Lepidio alle chitarre e Daniele Di Paolo alle tastiere, e promette di regalare al pubblico altre inaspettate ed emozionanti sorprese.

Protesta Tir, Urso: anche assotrasportatori chiedono rimozione blocchi

Roma, 21 ott. (askanews) – Ieri all’incontro con gli autotrasportatori il governo si è impegnato a sbloccare oltre un miliardo con varie misure che “sono state giudicate favorevolmente dalle associazioni e ogni forma di protesta è stata sospesa. Rimangono sul campo dei presidi o anche dei blocchi sporadici, dei quali le stesse associazioni degli autotrasportatori hanno richiesto ufficialmente con comunicato congiunto la rimozione, ritenendo ingiustificabile continuare a bloccare il Paese dopo la riapertura del dialogo considerata positiva. Analogo appello è arrivato dalle associazioni industriali del Mezzogiorno e ovviamente dai consumatori. Il Viminale riferisce che si sta procedendo alle identificazioni e anche ai fini di rimuovere i presidi”. Lo ha affermato il ministro delle imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, rispondendo a una domanda durante la sessione di interrogazioni a risposta immediata alla Camera.

“Impedire il passaggio dei soli camion, lasciando transitare le automobili, configura infatti comunque un blocco stradale, con conseguenze penali anche dedentive. È importante, credo che sia significativo e emblematico, che le stesse associazioni dei trasportatori ci chiedano, chiedono al ministero degli Interni, di far rimuovere i blocchi”, ha rilevato Urso.

“Ove perdurassero le condizioni di guerra che hanno determinato l’aumento dei carburanti, si procederebbe con altre tipologie di misure – ha concluso – che comunque saranno concordate nel tavolo con i ministeri competenti e le associazioni di categoria”.

Festa Roma, "Giorni felici": Gamba e Scamarcio nel fumetto di ZUZU

Roma, 21 ott. (askanews) – È tratto da un fumetto della disegnatrice ZUZU il terzo film italiano in concorso alla Festa del Cinema di Roma, “Giorni felici”, diretto da Susanna Nicchiarelli e interpretato da Carlotta Gamba e Riccardo Scamarcio.

La protagonista è Claudia, una ragazza di vent’anni, come tante, che vive tra amori, passioni, prove da affrontare ma ha qualcosa di speciale: quando le emozioni prendono il sopravvento si trasforma in una strana creatura, con ali bianche, zanne e zampe. Seguendo i turbamenti e le peripezie di Claudia, “Giorni felici” racconta la storia di una crescita, di una trasformazione e della costruzione di un’identità.

Il film di Nicchiarelli racconta soprattutto in modo lieve e fantasioso il percorso verso l’accettazione di sé stessi. La regista ha spiegato: “Questo personaggio è ingombrante, peloso, grosso, buffo e tante volte ci si sente così. Per me era importante dargli concretezza. È una storia anche molto concreta, che ha come tema centrale il rapporto con il proprio corpo”.

La protagonista Carlotta Gamba ha rivelato: “Mi sono ritrovata totalmente in questo racconto perché anche io a volte mi sono sentita sbagliata, troppo, per qualcuno o qualcosa. Ma anche le cose difficili e sbagliate fanno parte di noi. È una consapevolezza difficile da raggiungere, io sto ancora aspettando il finale dei miei ‘Giorni felici’ per sentirmi qualcosa”.

Ces Unveiled Milan, Valentini: manifattura avanzata incontra tecnologia

Milano, 21 ott. (askanews) – “La presenza del Ces in Italia è fondamentale, congiungiamo due cose: la grande capacità manifatturiera italiana e la varietà di produzione che abbiamo con l’innovazione tecnologica. Venendo qua consentiamo a chi produce di avere già le capacità tecnologiche e di avere accesso al mercato americano, agli americani diamo la possibilità di avere attraverso l’Italia l’accesso alla manifattura avanzata”. Così Valentino Valentini, il viceministro delle imprese e del made in Italy al Ces Unveiled Milan, tappa europea del Ces di Las Vegas, organizzato da Cta e atteso dal 6 al 9 gennaio.

È la prima volta che l’anteprima del Ces, dopo Amsterdam e Parigi, si svolge in Italia. L’obiettivo per Valentini è fare in modo che l’Italia “sia una tappa che consente di creare delle partnership e nell’arco di due o tre anni di trovare aziende che si sono conosciute, si sono sviluppate, hanno investito e sono cresciuti col Ces, crescendo la capacità manifatturiera in Italia insieme alla competenza americana, costruendo qualcosa di nuovo”.

Calcio, arbitri serie A: Colombo per Napoli-Roma

Roma, 21 ott. (askanews) – Sarà Colombo della sezione di Como a dirigere Napoli-Roma, match clou della ottava giornata delcampionato di serie A in programma sabato 24 ottobre alle ore 18 allo stadio Maradona di Napoli. Questi gli arbitri designati a dirigere gli incontri della giornata:

Torino-Monza, venerdì 23 ottobre ore 20.45, Zanotti di Rimini (Lo Cicero-Laghezza), IV Massa, VAR Massimi, AVAR Camplone. Cagliari-Bologna, sabato 24 ottobre ore 15, Bonacina di Bergamo (Cecconi-Vecchi), IV La Penna, VAR Volpi, AVAR Di Paolo. Como-Sassuolo, sabato 24 ottobre ore 15, Di Marco di Ciampino (Moro-Cortese), IV Collu, VAR Piccinini, AVAR Fabbri. Napoli-Roma, sabato 24 ottobre ore 18, Colombo di Como (Bindoni-M. Rossi), IV Sacchi, VAR Aureliano, AVAR Meraviglia. Lazio-Parma, sabato 24 ottobre ore 20.45, Arena di Torre del Greco (Ceccon-Ceolin), IV Doveri, VAR Santoro, AVAR Mazzoleni. Inter-Fiorentina, domenica 25 ottobre ore 12.30, Mariani di Aprilia (Alassio-C. Rossi), IV Zufferli, VAR Fabbri, AVAR Santoro. Atalanta-Frosinone, domenica 25 ottobre ore 15, Marinelli di Tivoli (Baccini-L. Rossi), IV Pairetto, VAR Dionisi, AVAR Gariglio. Genoa-Venezia, domenica 25 ottobre ore 15, Sozza di Seregno (Passeri-Trinchieri), IV Marchetti, VAR Di Paolo, AVAR Tronchera. Lecce-Juventus, domenica 25 ottobre ore 18, Maresca di Napoli (Mondin-Barone), IV Feliciani, VAR Paterna, AVAR Baroni. Udinese-Milan, domenica 25 ottobre ore 20.45, Marcenaro di Genova (Colarossi-Costanzo), IV Ayroldi, VAR Pezzuto, AVAR Aureliano.

Calcio, rottura del crociato per Kvaratskhelia

Roma, 21 ott. (askanews) – Le immagini durante la partita contro il Barcellona non facevano presagire nulla di positivo e l’esito degli esami ha confermato i brutti presentimenti: Kvicha Kvaratskhelia si è rotto il legamento crociato anteriore del ginocchio destro e si dovrà operare. Al 57′ del big match di Champions League il georgiano si è scontrato con Xavi Espart e il suo ginocchio è sembrato cedere. L’ex Napoli non è poi riuscito a proseguire ed è stato accompagnato fuori dal campo visibilmente dolorante con l’aiuto dello staff medico. Kvaratskhelia potrebbe star fuori dai 6 ai 9 mesi, ma si attendono indicazioni ufficiali dopo l’intervento. Il rischio, dunque, è che la sua stagione possa essere già finita.

Cinema, Orlando Cinque tra i vincitori del premio UNITA

Roma, 21 ott. (askanews) – Reduce dal premio alla quarta edizione del Trapani Film Festival per la sua interpretazione del Colonnello Labaro, Orlando Cinque ha vinto anche il Premio UNITA come Miglior attore non protagonista ne “La Grazia” di Paolo Sorrentino. Il premio, alla sua terza edizione, in collaborazione con la Festa del Cinema di Roma 2026 e con il patrocinio della Fondazione Roma Lazio Film Commission, ha avuto la cerimonia di premiazione presso l’hotel The St. Regis di Roma.

“Ringrazio U.N.I.T.A. e tutti quelli che mi hanno votato – ha dichiarato l’attore – confesso che sono molto sorpreso, felicemente sorpreso; perché è un premio che viene dagli attori, dai colleghi, per i quali nutro una stima e un affetto grandi. In un momento in cui la società, e nel nostro Paese il governo, mira a screditare il cinema e quindi anche gli attori, io non posso che mantenere un’ammirazione, una fiducia nei colleghi. Credo ancora nella nostra funzione; che abbiamo una missione importante. E poi a un livello più umano: abbiamo tanti difetti e spesso, per le condizioni difficili del lavoro, siamo invidiosi, rosichiamo. Però, quando siamo insieme mi rendo conto che sono contento, perché abbiamo qualcosa che ritroviamo solo fra noi”. “Le nostre carriere sono fatte di incontri e di possibilità – ha aggiunto – un attore non può mostrare quanto vale se non ha un ruolo giusto, un personaggio vero; e sappiamo bene che accade raramente. Forse in questo il sistema dovrebbe migliorare, dare più possibilità a tutti, perché altrimenti i talenti si perdono. Perció dedico questo premio a tutti quei talenti persi, come avrei potuto essere anch’io, e come tante volte mi ci sono sentito. E ringrazio Paolo Sorrentino che, invece, questa possibilità me l’ha data”.

Tra gli altri vincitori del Premio UNITA, come Miglior attrice protagonista Aurora Quattrocchi per “Gioia mia” e come Miglior attore protagonista Sergio Romano per “Le città di pianura”. Miglior attrice non protagonista Milvia Marigliano, sempre per “La Grazia”, Miglior partecipazione speciale femminile a Bianca Nappi per “Il Grande Boccia” e Miglior partecipazione speciale maschile a Roberto Zibetti per “La Grazia”. Per il Miglior cast cinematografico ha vinto “Le città di pianura”, per il Miglior cast di una serie tv “Portobello”.

Fontana: “Avrei preferito militari con poteri polizia giudiziaria”

Milano, 21 ott. (askanews) – “Io personalmente avrei preferito che avessero i poteri di Polizia Giudiziaria almeno limitatamente allo svolgimento delle manifestazioni, chiaro che avrebbero potuto essere più operativi”. Lo ha detto il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, commentando la mancata attribuzione dei poteri di polizia giudiziaria ai militari che saranno inviati a Milano, dopo il caos in centro dell’ultimo weekend. Fontana lo ha detto a margine del Ces Unveiled Milan, tappa europea, per la prima volta in Italia, del Ces di Las Vegas, il grande evento tech che si svolgerà dal 6 al 9 gennaio nella metropoli del Nevada.

“La loro presenza è sicuramente un effetto dissuasivo e poi non è escluso che comunque nel momento in cui si vede la commissione di un reato – ha aggiunto – qualunque cittadino può essere messo nelle condizioni di impedire che il reato si svolga, quindi è un diritto genericamente esteso a tutti, chiaro avessero avuto maggiore competenze sarebbe stato meglio”.

Fancia, tassi Oat 10 anni sfiorano il 5%, ai massimi dal 2002

Roma, 21 ott. (askanews) – Il rendimento del titolo di Stato francese a dieci anni si attesta al 4,98%, con uno spread sul Bund tedesco di 157 punti base. Sul debito del Paese pesano le preoccupazioni degli investitori per la stabilità politica e le finanze pubbliche.

In seduta il rendimento ha raggiunto il 5%, livello che non si vedeva dal 2002, secondo quanto riferisce il Financial Times. A fine febbraio era al 3,2%.

Il movimento segue giorni di disordini e tensioni politiche, dopo che le manifestazioni sul costo della vita e sull’istruzione sono degenerate in rivolte e saccheggi.

Venerdì è attesa la decisione di Moody’s sul rating della Francia, attualmente ad Aa3 con prospettive negative.

Tim accelera su infrastruttura di IA sovrana per l’Italia con Nvidia

Roma, 21 ott. (askanews) – TIM espande la propria infrastruttura sovrana di Intelligenza Artificiale e collabora con NVIDIA per mettere a disposizione di imprese italiane, Pubbliche Amministrazioni, startup e centri di ricerca capacità avanzate per sviluppare e implementare applicazioni di AI su larga scala, mantenendo in Italia il controllo su dati, modelli e operazioni.

La piattaforma AI, riporta un comunicato, sviluppata da TIM Enterprise e ospitata in Italia, integrerà l’infrastruttura cloud centralizzata e quella edge distribuita del Gruppo con l’infrastruttura AI full-stack di NVIDIA, offrendo potenza di calcolo di nuova generazione, con controlli in grado di soddisfare i requisiti relativi a localizzazione dei dati, governance degli accessi, sicurezza e conformità normativa.

“L’Intelligenza Artificiale è un elemento concreto di competitività e la sfida di oggi è renderla accessibile su larga scala senza rinunciare al controllo di dati e processi. Combinando la nostra infrastruttura con le tecnologie NVIDIA di accelerated computing e AI, stiamo realizzando in Italia una piattaforma in grado di supportare imprese, Pubblica Amministrazione e innovatori nello sviluppo di applicazioni di AI dal cloud all’edge. La tecnologia è il mezzo: ciò che conta è trasformarla in servizi utilizzabili, crescita e valore per il Paese”, ha dichiarato Pietro Labriola, Amministratore Delegato del Gruppo TIM.

TIM Enterprise, si legge, offrirà inoltre servizi gestiti per modelli aperti e personalizzabili, tra cui la famiglia NVIDIA Nemotron, consentendo ai clienti di ospitare, perfezionare, valutare e gestire i modelli attraverso la piattaforma. Questi servizi permetteranno alle organizzazioni di adattare i modelli aperti alla propria lingua, alle competenze di settore e ai processi operativi, beneficiando al contempo di maggiore trasparenza, controllo ed efficienza dei costi e permettendo, tramite NVIDIA NeMo Guardreails, di applicare controlli e policy programmabili alle proprie applicazioni di AI.

La piattaforma supporterà inoltre l’hosting, la valutazione e la gestione di modelli specializzati sviluppati da università, centri di ricerca, imprese e aziende AI-native italiane, con l’obiettivo di favorire la crescita di un ecosistema nazionale dell’Intelligenza Artificiale aperto e competitivo.

L’iniziativa, aggiunge il comunicato, rientra nella strategia di TIM volta a estendere progressivamente le capacità di elaborazione dell’AI dal cloud centralizzato all’edge distribuito, avvicinando l’accelerated computing ai luoghi in cui i dati vengono generati e utilizzati. Nell’ambito dell’IPCEI CIS – Importante Progetto di Comune Interesse Europeo sulle Infrastrutture e i Servizi Cloud – TIM sta sviluppando nodi Edge Cloud distribuiti sul territorio italiano, dotati di GPU NVIDIA e progettati per supportare applicazioni che richiedono elaborazione in prossimità della fonte dei dati e bassa latenza.

Piantedosi: sugli scontri di Milano non ci sono evidenze di legami con Francia e Russia

Milano, 21 ott. (askanews) – “Obiettivamente dico che non c’è ancora nessuna evidenza di legami la Francia. Quanto accaduto è sicuramente di natura emulativa. E anche sulla Russia non abbiamo elementi”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, intervenendo al termine della riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica in Prefettura a Milano convocata dal prefetto dopo gli scontri del fine settimana nel capoluogo lombardo.

Piantedosi si è soffermato in particolare sul fenomeno emulazione, “perché gli appelli che sono stati lanciati hanno fatto nei giorni scorsi molto spesso riferimento a fare qualcosa come era avvenuto in Francia. Questi sicuramente, poi poiché vedremo se ci siano le stesse menti e le stesse sollecitazioni”.

Tajani: come Crosetto non escludo una "regia esterna" nei disordini

Roma, 21 ott. (askanews) – “Io non escludo che possa esserci una regia esterna, l’ho anche detto più volte che c’è un tentativo di influenzare i risultati elettorali in Europa. L’Unione Europea sta indagando e mi pare che le parole del ministro Crosetto siano condivisibili”. Lo ha affermato il vicepremier e e ministro degli Esteri Antonio Tajani rispondendo, a margine del Foprum Internazionale sull’Agricoltura organizzato da Coldiretti, a una domanda su quanto affermato dal ministro Guido Crosetto su una “regia esterna” degli scontri avvenuti durante e dopo le manifestazioni di piazza.

“Io la penso come lui – ha proseguito Tajani riferendosi al ministro della Difesa -. Bisogna verificare” ma “certamente non è da escludere che possano esserci anche tentativi di sfruttare dall’esterno quello che succede. Tutto l’utilizzo di alcune piattaforme che non sono italiane deve farci riflettere, per ora quello che ha detto Crosetto mi sembra ragionevole e condivisibile”.

Ucraina, Witkoff da Putin. Zelensky: accetterei di congelare status quo per arrivare ad accordo

Roma, 21 ott. (askanews) – L’inviato speciale statunitense Steve Witkoff ha sostenuto di aver percepito “un certo slancio” per ulteriori passi in avanti nel processo di pace in Ucraina.

“Credo ci fosse un certo slancio, e spero che questo… possa rappresentare un ulteriore passo avanti nel processo di pace e nella discussione su come risolvere il conflitto ucraino”, ha dichiarato Witkoff durante un incontro con il presidente russo Vladimir Putin.

Intanto, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato oggi a Fox News che Kiev è pronta ad accettare un accordo di pace che congeli la situazione così com’è adesso.

“Accetteresti un accordo di pace che congeli la situazione così com’è adesso, mantenendo comunque il controllo del 75% o più del tuo Paese? Indipendentemente da come è iniziata la guerra, accetteresti la situazione attuale?”, ha chiesto l’intervistatore al presidente Zelensky che ha risposto: “Sì, dobbiamo congelare il fronte, è il modo per finire questa guerra”.

Nel frattempo il Cremlino avverte: la posizione di Kiev peggiorerà ulteriormente se l’Ucraina non prenderà decisioni per raggiungere una soluzione pacifica, ha sostenuto oggi il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, sottolineando: “Molto dipende da loro”.

Protesta tir, Salvini: valutiamo tetto a prezzo diesel ma stop blocchi

Milano, 21 ott. (askanews) – Il governo sta “valutando un tetto al prezzo del diesel” per venire incontro alle richieste degli autotrasportatori, ma “non siamo diponibili a tollerare la criminalità”. Lo ha detto il ministro dei Traporti Matteo Salvini, parlando con i giornalisti in Prefettura.

“Io ho ascoltato ieri tutte le categorie, sia quelle grandi, che i piccoli piccolissimi con un camion: continuerò ad ascoltarli e intanto abbiamo sbloccato 1 miliardo di euro di risorse. Da oggi partono i pagamenti per 2000 aziende al giorno su 32.000 in totale per quasi mezzo miliardo, quindi soldi veri, veloci. Siamo disponibili a ragionare anche di un tetto al prezzo del gasolio, cosa che c’è in altre realtà. Quello che non siamo disponibili a fare è tollerare la criminalità, quelli che oggi stanno picchiando i loro colleghi, tagliando le gomme dei tir, bloccando le autostrade, minacciando chi sale in camion per fare le consegne. Quelli riguardano l’ordine pubblico. Io reincontrerò i grandi e i piccoli e i piccolissimi, anche quelli che hanno un solo camion perché li capisco e sono loro vicino: sono loro i primi a chiedermi però di isolare questi dai delinquenti perché se uno picchia un collega, taglia le gomme a un tir, devasta un negozio o blocca abusivamente un porto, un aeroporto o un’autostrada commette un reato e quindi lì è un altro ministro che interviene. Già tante associazioni ieri hanno accolto il nostro invito e hanno liberato diverse situazioni in Puglia, in Calabria, in Sicilia. Fra quelli che rimangono bisogna distinguere gli autotrasportatori e i lavoratori da infiltrazioni di altro tipo che in certe realtà hanno altri interessi a comandare e a imporsi quindi io incontro, incontrerò tutti i camionisti che me lo chiederanno in tutta Italia, soprattutto al Sud perché lì è il principale problema. Quando però ci sono atti di criminalità organizzata, quello è un altro discorso”.

A Milano riunione per la sicurezza, Sala: preoccupati, sabato tornerà chi c’era ai disordini e anarchici

Milano, 21 ott. (askanews) – C’è preoccupazione” per sabato a Milano, “perché si teme che ci sia in piazza certamente qualcuno che assomiglia a chi è stato in piazza nel weekend, qualcuno che combatterà questa presenza e poi anarchici”. Lo ha detto il sindaco di Milano Giuseppe Sala, al termine della riunione del comitato per l’ordine e la sicurezza in Prefettura.

Secondo il primo cittadino milanese, tuttavia “bisogna evitare la psicosi di chiudere i negozi: è troppo per una città come Milano che ha una storia di partecipazione della vita nelle piazze e nel commercio”.

“Non mi sono pentito – ha aggiunto il sindaco – di aver espresso il mio giudizio: ho osservato ore e ore la diretta e c’erano poche forze dell’ordine in campo. Questa non è un’accusa, è una constatazione. Nel mio ruolo, nel mio stile, non indulgo nella provocazione, la mia era solamente un’osservazione”.

Biodiversità e salute urbana, Bergamo punta sulle azioni concrete

Bergamo, 21 ott. (askanews) – Si è tenuta “Dalla ricerca all’azione – Biodiversità, Salute Urbana e Territorio”, l’iniziativa svoltasi a Bergamo, a Palazzo Frizzoni, promossa dalla Cattedra UNESCO on Urban Health della Sapienza Università di Roma insieme al Comune di Bergamo. Il percorso generale che ha portato fin qui ha avuto il sostegno del National Biodiversity Future Center.

Una giornata di confronto per trasformare le evidenze scientifiche in strumenti e azioni concrete, coinvolgendo istituzioni, imprese, professionisti, associazioni e cittadini.

Andrea Lenzi, titolare della Cattedra UNESCO on Urban Health, in videocollegamento ha posto l’accento sul ruolo dell’ambiente urbano come luogo strategico per la prevenzione e la promozione della salute, sottolineando l’importanza di mettere in relazione ricerca scientifica, cittadini e territorio.

Proprio dalla ricerca prende avvio il percorso sviluppato con Twig HCC, partner progettuale della Cattedra UNESCO.

“Abbiamo progettato insieme un momento per far vivere tre mondi: la scienza come portatrice di contenuti di pubblica utilità, la comunicazione come sistema per mettere insieme le persone e il design come ambiente dove progettare e far succedere le cose. Questo ci aiuta a combattere la frammentazione e la polarizzazione, temi molto attuali, e ci consente di considerare operazioni come questa scalabili su tutto il territorio nazionale. Ogni luogo che vuole accettare la biodiversità, oggi, ha uno strumento in più per farlo” ha dichiarato Marco Ronchi, CEO di Twig HCC.

Il passaggio dalla ricerca all’azione si è concretizzato anche nel lavoro di circa quaranta stakeholder, coinvolti in una sessione di co-design articolata in quattro tavoli: cibo e filiera, spazi e natura vicina, aria e ambiente costruito, abitudini quotidiane.

Per Bergamo, il percorso si inserisce nel quadro del Climate City Contract, il patto europeo per la neutralità climatica, e si affianca alle azioni già avviate dall’amministrazione per favorire la transizione ecologica.

“La Cattedra UNESCO dell’Università di Roma parla proprio di salute urbana, che coinvolge la salute degli ecosistemi. A Bergamo abbiamo tante buone prassi avviate: dalla raccolta differenziata alle food forest, fino all’orto botanico che accoglie ogni anno circa 12.000 studenti per fare cultura della biodiversità, oltre agli orti urbani e collettivi. Investiamo in molti ambiti per accrescere la biodiversità, non ultime le depavimentazioni, con cui vogliamo riportare il verde dove non c’è” ha aggiunto Oriana Ruzzini, Assessora alla Transizione Ecologica, Ambiente e Verde del Comune di Bergamo.

L’iniziativa mira dunque a creare sinergie e nuove prospettive, in continuità con le azioni già promosse dal Comune di Bergamo. Attraverso il design strategico, propone inoltre un modello di buone pratiche basato sul coinvolgimento del territorio e sull’attivazione di comportamenti quotidiani.

Lega, Salvini: Garavaglia candidato? Bene, dopo mesi di polemiche ascolterò proposte

Milano, 21 ott. (askanews) – “Il congresso l’ho convocato apposta. Dopo mesi di polemiche giornalistiche finalmente si ascolteranno idee e proposte. Io ce le ho chiare su come la Lega può essere determinante in Italia: l’abbiamo dimostrato in questi giorni con l’autonomia approvata in consiglio dei ministri, i decreti sicurezza che raccolgono le nostre proposte, all’estero siamo il terzo movimento nel Parlamento europeo siamo determinati e determinanti e quindi diciamo che dopo mesi di chiacchiere adesso capiremo chi vuole fare che cosa”. Lo ha detto il segretarario della Lega Matteo Salvini,m rispodnendo ai giornalisti dopo il vertice in prefettura a Milano, sulla notizia che Massimo Garavaglia ha raccolto le firme necessarie per canddiarsi al congresso del partito. La Lega si avvia così a diventare un partito di correnti? “No, no, non sono mai esistite le correnti in Lega mai esisteranno”. Si aspetta di essere confermato con un’ampia maggioranza? “Non mi sostituisco al libero voto dei 706 delegati che verranno da tutta Italia”.

A Modena nasce l’impianto che rigenera le plastiche rigide

Modena, 21 ott. – L’Italia gioca d’anticipo sulle direttive europee e trasforma i fondi del PNRR in un’infrastruttura industriale strategica per il Paese. È stato inaugurato questa mattina a Modena R3GID, il nuovo impianto di Aliplast (Gruppo Hera) dedicato al riciclo e alla rigenerazione delle plastiche rigide provenienti dal circuito urbano e da settori chiave come automotive, cosmetica, elettronica e arredo. Un polo tecnologico all’avanguardia nato grazie a un investimento complessivo di 48,8 milioni di euro, sostenuto da 7,7 milioni di contributi PNRR.

Abbiamo parlato con il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin: “La politica di sostegno è dimostrata dal contributo di circa 8 milioni di euro che lo Stato ha stanziato per l’impianto. A questo si aggiunge l’istituzione di un Tavolo nazionale della plastica, reso necessario dalla concomitanza di diversi fattori negativi. Oggi, infatti, la raccolta differenziata è più diffusa in altri Paesi europei: noi eravamo tra i primi nel settore della plastica, mentre ormai siamo arrivati al 75%. Un secondo fattore riguarda le differenze nelle regole applicate dagli altri Paesi dell’Unione europea in materia di importazione della plastica”.

L’impianto è in grado di lavorare fino a 30mila tonnellate all’anno di polimeri riciclati con un grado di purezza certificata superiore al 99%, offrendo alla manifattura italiana una materia prima seconda Made in Italy, tracciabile e con caratteristiche del tutto comparabili alla plastica vergine.

L’intervento di Michele Petrone, AD Aliplast: “Le plastiche che trattiamo in questo impianto sono tipicamente quelle rigide, che arrivano dal packaging, dalla cosmetica, dall’automotive, dall’elettronica di consumo. Una volta che il materiale arriva nel nostro stabilimento e viene trattato, può ritornare a questi settori che poi sono i più esigenti. Quando uno disegna un’auto, disegna un flacone e sceglie plastica riciclata non lo fa perché deve farlo e basta, lo fa perché funziona e noi siamo qui a dimostrare che il riciclato di qualità funziona. Non è solo un dovere o un obiettivo normativo, deve essere una risposta solida all’industria.”

Il commento di Simone Targetti Ferri Chief Sustainability Office a L’Oreal: “Per noi di l’Oreal l’obiettivo di utilizzare plastica riciclata non è nuovo. Abbiamo messo il packaging al centro della nostra strategia di sostenibilità con “L’Oreal for the future” che è la strategia al 2030, quindi già prima ovviamente della PPWR e della Plastic Tax ci siamo posti due obiettivi chiari sul tema della plastica riciclata. Il primo è di ridurre del 50% la plastica vergine al 2030 rispetto al 2019 e il secondo invece è quello di procurarci materie bio-based o da fonti riciclate al 50% su tutti i nostri pack”.

In un contesto globale segnato da tensioni geopolitiche e nuove sfide ambientali, l’esperienza di Modena dimostra come l’innovazione tecnologica e la sostenibilità possano diventare il vero motore della competitività industriale del Made in Italy.

L’inchiesta sul Ponte dello Stretto si allarga: acquisiti documenti al Mit

Roma, 21 ott. (askanews) – L’acquisizione di documenti al ministero dei trasporti ed in altri uffici che si sono occupati del progetto sul Ponte dello Stretto di Messina, eseguita oggi dai carabinieri del Ros, è un sostanziale allargamento dell’indagine che nel giugno scorso aveva portato ad una serie di perquisizioni. Gli accertamenti dei militari dell’Arma sono coordinati dai magistrati della Procura di Roma, in particolare dai magistrati che si occupano di perseguire i reati che avvengono nella pubblica amministrazione. Gli investigatori – secondo quanto si è appreso – hanno acquisito una serie di documenti legati alle procedure e alle cifre legate al progetto infrastrutturale.

Analisi, arriva la refertazione direttamente in farmacia

Milano, 21 ott. (askanews) – Un prelievo capillare eseguito in farmacia e il referto arriva dall’Ospedale San Raffaele in tempo reale. Nasce il servizio “Refertazione Analisi in Farmacia. Farmacia e Laboratorio ospedaliero – Insieme per un nuovo percorso integrato: Vicino. Veloce. Validato.” da Roche Diagnostics e l’IRCCS milanese per i cittadini.

La prima fase di prova ha riguardato cinque farmacie tra Lombardia e Piemonte, ma ora il progetto sarà disponibile su tutto il territorio nazionale. Gli esami comprendono profilo lipidico, glicemia, emoglobina glicata e proteina C-reattiva, con l’obiettivo della prevenzione cardiometabolica e di individuare possibili stati infiammatori.

Ramiro Pena, Healthcare Development Director di Roche Diagnostics Italia, ci spiega qual è il ruolo della sua azienda nel progetto e quale contributo vuol dare per lo sviluppo di questo modello di sanità di prossimità.

“Roche agisce come ponte strategico tra le farmacie del territorio e il laboratorio dell’Ospedale San Raffaele. Questo progetto permette di creare un ambiente di collaborazione complementare: da un lato per rafforzare il ruolo della farmacia, grazie alla sua capillarità, come hub di prevenzione, e allo stesso tempo per assicurare al cittadino la garanzia di qualità e sicurezza nel dato. La responsabilità clinica resta sempre in capo alla struttura ospedaliera” Ramiro Pena, Healthcare Development Director di Roche Diagnostics Italia La responsabilità clinica resta sempre in capo alla struttura ospedaliera. Per questo Federico Esposti, Direttore Strategico dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, ci spiega in che modo il progetto possa rendere l’assistenza più integrata e accessibile. “Essere in grado di offrire, in farmacia o sul territorio, la stessa qualità di prestazioni di laboratorio di un ospedale permette di costruire progetti e percorsi di cura per i pazienti molto più specifici e comodi, e quindi alla fine molto più eseguibili da parte del paziente stesso”, dice Federico Esposti, Direttore Strategico IRCCS Ospedale San Raffaele.

L’obiettivo è sviluppare la Farmacia dei Servizi e favorire la prevenzione. La farmacia viene così valorizzata come presidio di prossimità, ma senza sostituire il laboratorio ospedaliero. Abbiamo chiesto a Clara Mottinelli, Tesoriere nazionale di Federfarma, quali opportunità si aprono per le farmacie e per il monitoraggio della salute dei cittadini così. “Già oggi stiamo effettuando dei test di prima istanza perché la normativa ce lo permette. Ma ciò che fa la differenza è il protocollo operativo, che deve dare valore e sicurezza al cittadino. In questo progetto abbiamo due eccellenze, come il San Raffaele e Roche Diagnostics, che possono veramente contribuire a portare valore. Guardiamo con grande fiducia a questa iniziativa che, ci auguriamo, potrà aprirci le porte anche ad altre refertazioni” Clara Mottinelli, Tesoriere nazionale Federfarma Questo progetto azzera la distanza tra la farmacia e il controllo clinico del laboratorio, in un percorso integrato che vuole rendere più accessibili i servizi di prevenzione e promuovere l’individuazione tempestiva dei fattori di rischio.

Meloni ad agricoltori: governo c’è e continua a essere al vostro fianco

Roma, 21 ott. (askanews) – “Voglio dare un messaggio chiaro agli agricoltori: il governo c’è e continuerà a essere al loro fianco, anche in Europa continueremo a portare avanti il nostro lavoro”. Lo ha dichiarato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un videomessaggio al XXIV Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione di Coldiretti, in corso a Roma

“Dopo aver sventato i tagli proposti da Bruxelles, fatto salire a 10 miliardi le risorse per l’Italia – ha aggiunto – anche nell’ultimo consiglio europeo abbiamo mantenuto la nostra posizione. Non accetteremo che il prossimo bilancio UE possa ridimensionare la politica agricola comune, la pesca, la coesione perché sono politiche essenziali per l’autonomia strategica europea e abbiamo fatto diventare questo uno dei punti qualificanti della piattaforma dei 17 Stati membri amici della coesione”.

“Inoltre – ha sottolineato – continueremo a batterci anche per il principio di reciprocità negli scambi commerciali, perché chi vuole vendere sul mercato europeo deve rispettare regole paragonabili a quelle chieste ai nostri produttori”.

Decarbonizzazione: accordo su rete green ed energia

Assago, 21 ott. (askanews) – Getec rafforza la propria presenza in Italia e sbarca per la prima volta nella penisola iberica.

Una delle aziende leader in Europa nelle soluzioni energetiche e infrastrutturali decarbonizzate ha infatti completato l’acquisizione di Cogenio, società attiva nell’efficienza energetica e nella generazione distribuita.

Le parole di Giovanni Pontrelli, President GETEC Italia. “Per l’Italia ha un valore strategico determinante nell’ambito del nostro processo di crescita nel mercato industriale. Atteso che l’Italia, negli ultimi 5 anni, ha investito nel mercato industriale esclusivamente attraverso la crescita organica, cercavamo un’opportunità di questo tipo, l’abbiamo fortemente voluta e quindi finalmente abbiamo nel nostro portafoglio i 30 importanti impianti di Cogenio. L’operazione ha un ruolo strategico anche a livello di gruppo, perché ci consente di entrare con una presenza rilevante anche nella penisola iberica”.

L’operazione punta a combinare il know-how tecnologico e ingegneristico di Cogenio con la capacità di GETEC di sviluppare, finanziare e gestire infrastrutture energetiche complesse, in diversi settori ad alto consumo d’energia.

Un’integrazione che porta in Italia più di 30 impianti industriali, e in Spagna una rete di oltre 200 progetti legati a sistemi energetici distribuiti e decarbonizzazione, insieme a un posizionamento consolidato nel mercato del fotovoltaico industriale

“Ci porta tante referenze, tanti requisiti, tutte le competenze che sono connesse a questi contratti. Ci porta specifiche competenze nel campo della manutenzione e della construction che ci mancavano. I clienti quindi beneficeranno di una più vasta gamma di servizi che saremo in grado di fornire nell’ottica di un processo di decarbonizzazione in cui ci renderemo sempre più protagonisti”. Ha dichiarato Giovanni Pontrelli, President GETEC Italia

Rispondere alle esigenze delle imprese e finanziarne gli investimenti: è così che il gruppo GETEC punta ad accelerare la transizione ecologica in tutta Europa.

Editoria, Barachini: con Agora EU 5,5 miliardi anche per le news

Roma, 21 ott. (askanews) – “Agora EU è il primo fondo di 5 miliardi e mezzo che verrà dedicato anche alle news. E quindi è la prima iniziativa europea di tale portata per le news”. Lo ha detto il sottosegretario all’Editoria, Alberto Barachini, intervenendo al convegno “Articolo 21: il diritto di sapere”, promosso da Confindustria Radio Televisioni, Aie e Fieg.

“Fino ad ora ci sono stati solo bandi sporadici, oggi c’è la consapevolezza europea”, ha aggiunto, ricordando che “ai primi incontri europei quando parlavamo del sostegno pubblico all’informazione venivamo guardati qualche anno fa, anche solo tre anni fa, con un po’ di sufficienza”.

“Oggi Germania e Francia, e non solo Germania e Francia, ci chiedono come operiamo a tutela del pluralismo tramite il sostegno pubblico”, ha spiegato. “Il sostegno pubblico non è un sostegno a un settore privato, è un sostegno alla democrazia e al racconto democratico”, ha detto.

Cortei, Barachini: sui social "siamo di fronte a un pericolo democratico"

Roma, 21 ott. (askanews) – “Ho sentito un commento a un certo punto di una persona autorevole che ha detto: ‘Non li abbiamo visti arrivare’. Io li ho visti arrivare benissimo, il mondo dell’informazione li ha visti arrivare benissimo”. Lo ha detto il sottosegretario all’Editoria, Alberto Barachini, intervenendo al convegno “Articolo 21: il diritto di sapere”, a proposito dei disordini di Milano e richiamando, senza citarlo, il commento sui social del rapper Marracash “non dite che non li avete visti arrivare”.

“Quello che abbiamo visto è un processo, come ha detto giustamente il Ministro della Difesa, di guerra ibrida”, ha proseguito Barachini. “Noi stiamo assistendo a una trasformazione della realtà attraverso la percezione. La percezione diventa realtà e la realtà viene raccontata come percezione”.

“Oggi sui social network c’è la realtà che viene venduta come fiction”, ha aggiunto il sottosegretario. “Quindi siamo di fronte a un pericolo democratico”.

Screening colon-retto: in Emilia-Romagna adesioni in crescita

Milano, 21 ott. (askanews) – Aderire ai programmi di screening per il tumore del colon-retto consente di ridurre drasticamente l’impatto della patologia: in Emilia-Romagna, i dati regionali, evidenziano un calo della mortalità fino al 65% tra gli uomini e al 54% tra le donne. Per sensibilizzare la popolazione ed evidenziare l’elevato livello tecnologico necessario nei percorsi di prevenzione e cura, FUJIFILM Healthcare Italia affianca le iniziative sul territorio con EndoRunner, una struttura mobile dotata di tre stazioni endoscopiche avanzate, che permette il confronto diretto tra cittadini e professionisti sanitari.

I programmi di informazione e sensibilizzazione attivati sul territorio stanno già mostrando risultati concreti. A Forlì l’iniziativa “Piazza Idea”, realizzata nel 2025, ha fatto salire la partecipazione allo screening dal 37% del 2024 al 45%. Questa crescita dell’adesione ha spinto l’organizzazione sanitaria ad aumentare le disponibilità e gli slot dedicati alla colonscopia.

L’esperienza di sensibilizzazione è proseguita quest’anno nel territorio romagnolo con la tappa di “Piazza Idea” a Cesena, nata per avvicinare la prevenzione alle persone, rendere più comprensibile il percorso di screening e creare un dialogo diretto con i medici.

Le tappe del progetto, rappresentano così la prosecuzione di un percorso che mette al centro il cittadino e la possibilità di fare prevenzione attraverso un’informazione chiara e accessibile. Il messaggio dell’iniziativa è diretto: aderire allo screening significa prendersi cura della propria salute.

TikTok, Barachini: su moderazione contenuti non sta facendo abbastanza

Roma, 21 ott. (askanews) – “Ho partecipato a Como recentemente con la gentile responsabile italiana di TikTok, che mi ha detto che loro fanno di tutto per moderare i contenuti. Non è abbastanza”. Lo ha detto il sottosegretario all’Editoria, Alberto Barachini, intervenendo al convegno “Articolo 21: il diritto di sapere”, promosso da Confindustria Radio Televisioni, Aie e Fieg.

“Se non riescono a percepire quello che è avvenuto nelle chat di ragazzi che hanno 15-16 anni delle scuole milanesi e a non fermare questi flussi, non stanno facendo abbastanza”, ha aggiunto. “E allora dobbiamo intervenire”.

“La presidente Meloni oggi ha ricordato che stiamo lavorando anche in Europa al regolamento sul divieto di accesso ai social network, divieto totale fino ai 13 anni, accesso fino a 15 anni con i genitori e poi accesso libero da 15 anni”, ha proseguito.

Dalla tecnologia alla fiducia digitale

Trento, 21 ott. (askanews) – Creare valore che dura nel tempo attraverso l’innovazione. E’ questo il messaggio chiave del Co-Innovation Day 2026 di Dedagroup, gruppo tecnologico di riferimento in Italia che ha come obiettivo la crescita di business e digitalizzazione.

Sul palco dell’ITAS Forum di Trento, il dibattito si concentra su una sfida cruciale per il futuro delle imprese: nell’era dell’intelligenza artificiale diffusa, a essere decisivi non sono più solo i dati, ma la capacità di costruire fiducia nelle decisioni dei sistemi automatizzati.

“L’accelerazione dell’intelligenza artificiale e l’introduzione di strumenti sempre più evoluti nei processi critici e decisionali ci impone una valutazione molto attenta del livello di delega che noi diamo a questi strumenti. Le prossime sfide saranno costruire degli ambienti in grado di governare questi strumenti tecnologici e nuovi sistemi di sicurezza che saranno sempre più simili al nostro sistema immunitario per fare in modo che queste tecnologie possano essere monitorate, circoscritte e governate con il controllo umano” ha dichiarato Roberto Loro, CTO di Dedagroup.

Per capire come costruire la fiducia nei sistemi di IA del futuro, occorre anche guardare alle grandi rivoluzioni tecnologiche del passato:

“Il rapporto tra uomo, tecnologia e sicurezza ha radici vecchie. Nel 1830, il primo trasferimento ferroviario ha creato i primi problemi di sicurezza. Poi abbiamo trovato il modo di poterci fidare progettando in modo sicuro, non solo le ferrovie, ma qualsiasi sistema tecnologico complesso. Pensiamo all’aviazione: non è solo una questione di progettazione, è anche una questione di certificazione, di vigilanza, di formazione dei piloti e di gestione degli incidenti e di quello che possiamo imparare. Da queste analogie dobbiamo imparare, ovviamente con le opportune trasformazioni, e applicarlo al settore dell’AI. Con una grande differenza: l’AI è estremamente più veloce rispetto alle tecnologie che nel passato ci hanno insegnato come fare sicurezza” ha aggiunto Andrea Rigoni, Founder & Managing Partner di Altrium.

Dalle infrastrutture alla sicurezza, la sfida è lanciata: costruire le fondamenta del futuro digitale per accelerare innovazione, competitività e crescita nel segno della fiducia.

Uffizi, entra in collezione un importante tondo di Luca Giordano

Firenze, 21 ott. (askanews) – Entra in collezione alle Gallerie degli Uffizi di Firenze “Cristo e la Samaritana” di Luca Giordano, dipinto proprio nella città toscana intorno al 1685 e caratterizzato da una rara tecnica esecutiva. Si tratta di un tondo realizzato ad affresco e fissato su un supporto mobile leggero, la cosiddetta “paniera”, una stuoia tonda in vimini, impiegata a Firenze da Giovanni da San Giovanni e da altri artisti, che anche Giordano volle adottare durante il suo soggiorno in città.

L’opera, presentata al TEFAF di Maastricht 2026, acquistata dagli Amici degli Uffizi e donata alle Gallerie, rappresenta anche un tassello significativo della storia della pittura fiorentina del Seicento e del rapporto del napoletano Luca Giordano con la città.

“Cristo e la Samaritana” appartiene a una serie di quattro tondi commissionati a Giordano da Andrea Del Rosso, esponente di una nobile famiglia fiorentina, e realizzati nel corso del soggiorno dell’artista a Firenze proprio a Palazzo Del Rosso. Il soggetto dell’opera, tratto dal Vangelo di Giovanni, raffigura l’incontro di Cristo con la Samaritana nei pressi del pozzo di Giacobbe.

Con questa donazione, gli Uffizi incrementano le opere di Seicento napoletano, documentando la presenza di esponenti illustri di tale scuola nel capoluogo toscano.

Booking, Ue: indagine formale su violazione norme servizi digitali

Roma, 21 ott. (askanews) – La Commissione europea ha annunciato di aver avviato un procedimento formale per valutare se Booking.com possa aver violato il regolamento sui servizi digitali non avendo valutato diligentemente o attenuato efficacemente i rischi relativi a inserzioni fraudolente e truffe di phishing. La piattaforma, dice l’esecutivo Ue con un comunicato, potrebbe anche aver violato il regolamento per quanto riguarda la trasparenza, perché non ha etichettato chiaramente come annunci quelli pagati dai fornitori per un posizionamento più elevato nei risultati di ricerca mostrati agli utenti.

L’indagine si concentrerà su tre settori. Primo, inserzioni fraudolente e non conformi su Booking.com: la Commissione, si legge, esaminerà se il fornitore di Booking.com abbia adeguatamente individuato e valutato i rischi sistemici connessi alla diffusione di contenuti illegali. Annunci falsi, ad esempio per proprietà inesistenti, frodi di impersonificazione e offerte di alloggio non conformi, possono avere effetti negativi sulla protezione dei consumatori.

L’indagine valuterà inoltre se la piattaforma abbia messo in atto misure efficaci per attenuare tali rischi, anche rimuovendo gli elenchi fraudolenti e non conformi.

Secondo ambito di indagine sono truffe di phishing che sfruttano la prenotazione di Booking.com e i dati degli ospiti: Bruxelles esaminerà se Booking abbia valutato e affrontato con diligenza i rischi che le truffe di phishing comportano per i consumatori. In particolare, l’indagine si concentrerà sui rischi legati al modo in cui i dati delle prenotazioni e degli ospiti vengono condivisi con i fornitori di alloggi e sulla progettazione e il funzionamento del servizio di messaggistica di Booking.com.

La Commissione esaminerà inoltre se la società abbia messo in atto garanzie sufficienti per evitare che i dati siano utilizzati impropriamente per effettuare phishing e sollecitare pagamenti fraudolenti.

Terzo ambito di indagine, le inserzioni potenziate a pagamento non chiaramente identificabili come pubblicità: la Commissione esaminerà infine se Booking.com rispetta gli obblighi di trasparenza della pubblicità previsti dal regolamento sui servizi digitali. I fornitori di alloggi possono rendere i loro annunci più visibili nei risultati di ricerca di Booking.com pagando una commissione più elevata. Gli utenti, dice la Commissione, dovrebbero essere in grado di riconoscere chiaramente che questi “inserzioni potenziate” sono in realtà annunci pubblicitari.

L’indagine esaminerà inoltre se, per ciascun annuncio pubblicato su Booking.com, gli utenti possano facilmente vedere chi c’è dietro, chi lo ha pagato, perché lo stanno vedendo e come possono modificare le impostazioni che determinano quali annunci vedono.

Ai sensi del regolamento sui servizi digitali, gli utenti hanno il diritto di capire quando e per conto di chi viene loro mostrato un annuncio. Senza questo, non possono dire se un annuncio appare in primo piano perché corrisponde alla loro ricerca o perché il fornitore di alloggi ha pagato per tale visibilità.

Se dimostrate, tali carenze costituirebbero violazioni degli articoli 34 e 35 del regolamento sui servizi digitali, che obbligano le piattaforme online e i motori di ricerca di dimensioni molto grandi a individuare, analizzare, valutare e attenuare i rischi sistemici; e dell’articolo 26, paragrafo 1, che impone ai fornitori di piattaforme online di garantire che gli utenti possano identificare chiaramente gli annunci pubblicitari e le informazioni che li riguardano.

La Commissione effettuerà un’indagine approfondita in via prioritaria, continuando a raccogliere prove, ad esempio inviando ulteriori richieste di informazioni, conducendo colloqui o ispezioni. L’avvio di un procedimento formale conferisce inoltre alla Commissione il potere di adottare ulteriori misure di esecuzione, quali misure provvisorie e decisioni di non conformità. La Commissione ha inoltre il potere di accettare gli impegni offerti da Booking.com per porre rimedio alle questioni oggetto del procedimento. L’avvio di un procedimento formale, conclude il comunicato, non pregiudica l’esito finale o la decisione, né incide sulle azioni di esecuzione intraprese da altre autorità nell’ambito di altri quadri normativi.

Mattarella: farsi carico del malessere e dell’insicurezza dei giovani, tanto più in tempi tumultuosii

Roma, 21 ott. (askanews) – “Occorre uno sguardo di ampia visione che, accanto alle necessarie scelte congiunturali, si proponga strategie adeguate nel farsi carico del malessere, del senso di insicurezza per il futuro che sovente i giovani avvertono, del timore di asservimento o di emarginazione. Tanto più in questi tempi così tumultuosi e incerti”. E’ l’appello che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, rivolge in occasione della cerimonia al Quirinale per i Cavalieri del Lavoro.

“La società – avverte Mattarella – non può rivolgersi ai giovani con un atteggiamento di indifferenza o, peggio, di meschina sottovalutazione. E’ una grande questione sociale. Una priorità che deve vedere sensibili istituzioni e tutte le forze della società”.

Il Capo dello Stato ha inoltre ricordato che “è nella coesione che una società cresce meglio e di più. I valori del lavoro sono, del resto, posti alla base della Repubblica così come i valori dell’educazione e dell’istruzione. Diritto al lavoro e diritto alla scuola si realizzano necessariamente insieme”.

Dl cortei, Schlein: serve piu’ prevenzione, no a uno Stato di Polizia

Roma, 21 ott. (askanews) – “Prevenzione, prevenzione, prevenzione”. Elly Schlein lo ripete tre volte parlando al ‘Forum internazionale dell’agricoltura’ di Coldiretti. Parlando delle misure contro le violenze nelle strade la leader Pd ha spiegato: “Siamo tutti preoccupati dal vedere l’età di alcuni dei protagonisti di questi scontri. Ho sempre detto certo che bisogna lavorare sulla prevenzione anche a partire dalle scuole”. Quando si parlava dei “metal-detector da mettere nelle scuole ho sempre detto: non basterà mettere i metal-detector all’entrata delle scuole se dentro non ci mettiamo gli psicologi e non diamo i libri”.

“Altrimenti – ha concluso – non ci saranno risultati se non quello di scivolare sempre di più in una specie di stato di polizia, con qualche tendenza addirittura a militarizzare”.

Cortei, Schlein: guerra ibrida? Certo che si muove qualcosa di strano…

Roma, 21 ott. (askanews) – Guido Crosetto dovrebbe informare il Parlamento sulle presunte azioni di guerra ibrida contro l’Italia, ma è evidente che “qualcosa di strano si sta muovendo”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein parlando al ‘Forum internazionale dell’agricoltura’ di Coldiretti. “Se il ministro ha delle informazioni sarebbe bene che venisse a darcele in Parlamento”, ha premesso.

Detto questo “certo che si sta muovendo qualcosa di strano, girano conversazioni in rete, messaggi sui canali Telegram e Whatsapp tesi a mettere paura alle persone, a dire ‘non uscite perché ci saranno violenze’.

Dl cortei, Schlein: non si usino violenti per coprire manifestazioni pacifiche

Roma, 21 ott. (askanews) – “Abbiamo visto in alcune città episodi di violenza inaccettabile che abbiamo condannato con fermezza, scontri in cui sono rimasti feriti anche agenti delle forze dell’ordine a cui va la nostra vicinanza. Ma non si usino solo i violenti per coprire le migliaia di persone che in tutta Italia stanno manifestando pacificamente perché non riescono più a campare”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein parlando al ‘Forum internazionale dell’agricoltura’ di Coldiretti.

“Repressione e prevenzione devono stare insieme”, ha aggiunto. “La repressione non basta – ha aggiunto – se l’approccio fosse stato efficace on saremmo forse arrivati al sesto decreto sicurezza di fila. Hanno provato addirittura a dare poteri di polizia giudiziaria ai militari e c’è stato un intervento da parte del Colle”.

Schlein: serve tetto a prezzo carburanti, serve intervento del governo

Roma, 21 ott. (askanews) – “Quando i prezzi dei carburanti arrivano a queste vette non basta affidarsi alla buona volontà di qualche grande società. Anche perché questo crea problemi di rafforzamento di posizioni dominanti. Servirebbe un intervento pubblico e mirato”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein parlando al ‘Forum internazionale dell’agricoltura’ organizzato da Coldiretti.

Servirebbe, ha spiegato, un “tetto verificato e dinamico al prezzo dei carburanti, un tetto di 90 giorni verificato ogni 15 giorni, che il governo possa attivare solo in circostanze eccezionali verificate dal garante dei prezzi”.

Euro digitale, Cipollone: bene contributo Abi Lab, si candidi di nuovo

Roma, 21 ott. (askanews) – “In Europa non mancano idee innovative nel campo dei pagamenti, a volte però manca una base comune che le trasformi in prodotti e servizi utilizzabili da tutti gli europei. L’euro digitale non sostituirà le soluzioni private, ma ne consentirà lo sviluppo offrendo un’infrastruttura che fornirà la scala, la fiducia e gli standard comuni di cui hanno bisogno per crescere in tutta Europa. Proprio come il mercato unico ha aiutato le imprese a crescere oltre i confini nazionali l’euro digitale può aiutare l’innovazione dei pagamenti a superare i stagni nazionali”. Lo ha affermato Piero Cipollone, il componente del comitato esecutivo della Bce che ha la delega sui sistemi di pagamento, intervenendo oggi in video collegamento al comitato esecutivo dell’Abi, che si svolge a Milano, complimentandosi con l’associazione per il contributo che ha fornito su questo versante tramite Abi Lab.

“Nel 2024 – ha detto – abbiamo lanciato la piattaforma di innovazione in un’iniziativa collaborativa con circa 70 operatori di mercato per mettere alla prova idee, individuare casi d’uso ed esplorare come l’euro digitale possa sostenere nuovi casi d’uso e modelli di business. Abi Lab, e mi congratulo, ha partecipato da protagonista alla precedente tornata di attività, sia nel filone di lavoro che noi chiamavamo i pioneers, sia in quello che noi chiamavamo i visionari”.

“Ora noi siamo in una nuova fase. Il 28 settembre abbiamo lanciato un nuovo invito a manifestare interesse per partecipare alla nuova tornata di attività della piattaforma di innovazione, invitando imprese e organizzazioni a collaborare per esplorare come l’euro digitale possa favorire l’innovazione del mercato. Incoraggiamo Abi Lab a candidarsi nuovamente – ha detto ancora Cipollone – e a continuare a contribuire alla definizione dell’infrastruttura dell’eurodigitale, per garantire che possa sostenere l’innovazione del mercato”.

“Le candidature – ha ricordato – possono essere presentate fino al 9 novembre 2026”.

La prima udienza dopo l’operazione, il Papa ai fedeli: grazie per il sostegno delle vostre preghiere

Città del Vaticano, 21 ott. (askanews) – “La prima cosa che voglio dirvi è grazie per il sostegno delle vostre preghiere e grazie a Dio per la sua generosità”. Così Papa Leone XIV ha aperto oggi l’udienza generale in piazza San Pietro, ringraziando i tanti fedeli che sono accorsi all’appuntamento per incontrarlo dopo l’uscita dal Policlinico Gemelli di Roma e l’operazione per la rimozione del tumnore al polmone.

Piazza San Pietro è gremita di fedeli per la prima udienza di Papa Leone dopo le dimissioni dal Policlinico Gemelli di Roma. Un entusiasmo al quale il pontefice ha voluto rispondere anche attraverso il consueto giro tra i fedeli che lo hanno festeggiato, a bordo della papamobile bianca aperta (anche se coperta da un vetro trasparente), incurante della pioggia che sta cadendo sulla capitale.

Papa Leone XIV nella sua catechesi in piazza San Pietro, durante l’udienza generale, ha richiamato l’attenzione sulla famiglia, avvertendo che occorrono, oggi più che mai, serie politiche per la famiglia e la politica è chiamata a promuoverle.

Spunto per parlare di famiglia è stato il tema trattato, quello della Costituzione conciliare “Gaudium et spes”. L’impegno per la famiglia nella società di oggi”.

“L’insegnamento di ‘Gaudium et spes’ sulla comunità coniugale e familiare giunge a evidenziare la funzione sociale della famiglia, definita ‘una scuola di umanità più ricca’ e il fondamento della società, richiamando tutti coloro che hanno responsabilità sociali, specialmente in ambito politico e culturale, al dovere di collaborare efficacemente alla promozione del matrimonio e della famiglia”, ha detto Papa Prevost. E “quest’impegno è più che mai urgente”.

Nascite ancora in calo, nel 2025 a -3,8%: sono state 355.772, sei ogni mille abitanti

Roma, 21 ott. (askanews) – Nel 2025 i nati residenti in Italia sono 355.772, sei ogni 1.000 abitanti. Rispetto al 2024 le nascite diminuiscono del 3,8%, circa 14mila unità in meno. Dal 2008, anno nel quale si è registrato il numero massimo di nati vivi degli anni Duemila (oltre 576mila, quasi 10 nati ogni 1.000 abitanti), il calo è pari al 38,3%, per una riduzione complessiva di oltre 220mila unità. Secondo i primi dati provvisori relativi al periodo gennaio-luglio 2026, le nascite continuano a diminuire, sebbene meno intensamente in confronto al calo registrato nell’anno precedente. Nei primi sette mesi dell’anno i nati sono pari a 196.864, circa 2mila in meno (-1,1%) rispetto allo stesso periodo del 2025 (198.975 nati). Lo riferisce l’Istat nel suo Rapporto ‘Natalità e fecondità della popolazione residente – Anno 2025’.

Negli ultimi anni, osserva l’Istituto di statistica, la diminuzione delle nascite è in parte determinata dalla riduzione del numero dei potenziali genitori, a loro volta venuti al mondo dagli anni Ottanta in poi, periodo in cui si consolida il declino della fecondità. Le donne che attualmente hanno tra i 30 e i 40 anni, fascia di età nella quale si concentra oltre il 65% delle nascite attuali, sono nate tra il 1985 e il 1995, anni nei quali il numero medio di figli per donna scende da 1,45 a 1,19, il valore più basso del secolo scorso. L’attuale riduzione delle nascite è però anche frutto della sempre più bassa tendenza ad avere figli. Nel 2025, il numero medio di figli per donna scende ancora, raggiungendo il valore di 1,14 e segnando un nuovo minimo storico, dopo il precedente del 2024 (1,18).

Draghi: non ci sono segni di contagio da tassi Francia all’Europa

Roma, 21 ott. (askanews) – Le pressioni sui tassi di interesse dei titoli di Stato della Francia sono legate alla sua specifica situazione politica e di bilancio, non ci sono segni di “contagio” al resto dell’Europa, né elementi tali che giustifichino un intervento della Banca centrale europea per calmierare i differenziali dei tassi: “la Bce certamente osserverà i mercati, guarderà alla velocità e alla portata dei rialzi dei tassi, ma penso che resterà a bordo campo”. Lo ha affermato l’ex presidente del Consiglio italiano e ex presidente della Bce, Mario Draghi, in una intervista a Bloomberg.

La Francia ha un problema di bilancio specifico. Per molti anni sono stati in deficit e il rapporto tra debito e Pil è gradualmente cresciuto per più di 10 anni, forse per 15 anni. Quindi ora con i tassi che stanno aumentando rapidamente in tutto il mondo, questo deficit di bilancio sembra difficile da gestire”, ha spiegato Draghi.

Per quanto riguarda le azioni della Bce, “lasciatemi chiarire una cosa: a questo punto non ho fatto il banchiere centrale per quasi sette anni. Quindi qualunque cosa dica vale quel che vale e non va interpretata come ‘la Bce dovrebbe fare questo o quello’. Si tratta di quello che farei se fossi al posto loro, che è una cosa diversa. Ma certamente, se chiedete quello che ora la maggior parte delle persone si chiede, cioè se la Bce interverrà in qualche maniera per restringere i differenziali tra i tassi (gli sprtead) che si vedono sui mercati, beh guardiamo a questi spread”.

“Fondamentalmente i differenziali sono un riprezzamento dei rischi di bilancio e politici. In questa misura non c’è nulla che autorizzerebbe un intervento della Bce – ha detto l’ex premier -. In altri termini, ora come ora, o almeno per ora, ritengo che la l’asticella per un intervento della Bce sia piuttosto alta. E per una molteplicità di ragioni. Una è che l’inflazione è alta e tra l’altro la priorità della Bce è stabilità dei prezzi, questo è il suo mandato. Una seconda ragione è che gli strumenti disponibili per gli interventi sono utilizzandoli se vedi due cose. Uno è il contagio, che francamente non vediamo in maniera consistente in Europa. Ovviamente ci sta un movimento a rialzo dei tassi di interesse e dei differenziali. Ma è molto diverso da quello che abbiamo definito come ‘contagio’ anni fa”.

“La seconda ragione, più importante direi, è che devi avere una disparità di trasmissione monetaria. Quello che i banchieri chiamano in altri termini disparità nei mercati del credito, nel modo in cui la politica monetaria influisce sui flussi di credito. E non lo vediamo”, ha detto Draghi. “Gli ultimi numeri sul credito mostrano che i prestiti bancari sono cresciuti”.

C’è un’altra ragione: la Francia è sotto procedura Ue per deficit eccessivo, e sebbene nessuna norma impedisca l’uso dello strumento Tpi della Bce in un Paese in questa situazione “certamente alza ulteriormente l’asticella”.

Tutto questo “spiega perché ritengo che la Bce certamente osserverà i mercati, guarderà la velocità e l’estensione dei rialzi dei tassi ma resterà a bordo campo”, ha detto l’ex banchiere centrale.

Più in generale “l’Europa ha avuto e ha un problema di crescita, di mancata crescita. Peraltro ora l’Europa sta facendo leggermente meglio. Le previsioni di crescita sono state lievemente alzate, ma la situazione di fondo è quella di una società certamente ricca, anziana e che non cresce”.

E infine se si guarda al quadro complessivo della Francia “si vede anche qualcosa di non così negativo in questo scenario impegnativo. Le emissioni di titoli di Stato rimanenti per il resto dell’anno sono trascurabili. I titoli di Stato hanno una durata residua molto lunga, il che è piuttosto importante, perché significa che la Francia può permettesi di pagare differenziali che sono piuttosto alti senza intaccare immediatamente le dinamiche del debito”.

Blocchi sull’A1, la protesta dei Tir per il caro carburante prosegue. Salvini annuncia 1 mld di fondi

Roma, 21 ott. (askanews) – “Sono stati sbloccati fondi per più di 1 miliardo per l’aiuto per il caro carburante per gli autotrasportatori da marzo a tutto ottobre. Quindi noi siamo riusciti a coprire con uno sforzo enorme, non penso che in Europa altri governi siano riusciti a fare altrettanto, il 70% dei maggiori costi per chi il gasolio lo usa per lavoro”. Lo ha sottolineato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, intervistato a Radio Anch’io su Rai Radio 1.

“Da oggi dopo un lavoro durato settimane, perché sono arrivate 32.000 domande e tu ovviamente devi esaminare 32.000 domande, cominciano i pagamenti per quasi mezzo miliardo per 32.000 autotrasportatori ed è qualcosa di importante – ha proseguito – A questo si aggiunge lo sblocco di 590 milioni sempre per gli autotrasportatori che cambiano i vecchi mezzi con i nuovi mezzi”.

“Siamo vicini a tutti coloro che lavorano e ne capiamo la sofferenza. Ma altra cosa sono i blocchi illegali”, ha sottolineato Salvini, spiegando: “Il problema è che ancora oggi ad esempio sulla A1 ci sono dei blocchi totali – ha detto – Io ho incontrato non solo le sigle istituzionali ma ho incontrato anche i rappresentanti piccoli e piccolissimi, gente che ha uno o due mezzi perché il mio dovere è ascoltare tutti e incontrare tutti”.

“Ovviamente siamo vicini a tutti coloro che lavorano e ne capiamo la sofferenza – ha proseguito Salvini – Ma altra cosa sono i blocchi illegali, altra cosa è danneggiare milioni di altri lavoratori: i produttori, gli agricoltori, i pescatori, i pendolari, gli agenti di commercio, cioè coloro che fossero bloccati oggi sulla A1 in questo momento a Salerno per dei blocchi illegali proibiti dalla legge. Lì stiamo parlando di un’altra questione, stiamo parlando di illegalità”.

“Alle ore 7:00 circa, sulla A1 Milano-Napoli è stato temporaneamente chiuso il nodo con la A30 Caserta-Salerno per chi proviene da Roma, a causa di una manifestazione che sta interessando la sede autostradale”, ha reso noto Autostrade per l’Italia in un comunicato.

“Attualmente, per lo stesso motivo, si registrano 3 km di coda nel tratto compreso tra Caserta Nord e il bivio con la A30 verso Napoli e 2 km di coda nel tratto compreso tra la barriera di Napoli Nord e Caserta Nord verso Roma – prosegue la nota – Per lo stesso motivo risulta chiusa la stazione di Nocera Pagani in uscita da entrambe le provenienze e risulta chiuso il nodo tra la A1 e la SP1 Casoria per chi proviene da Roma ed è diretto verso la SS7 Appia”.

Le piazze infuocate di un’Europa malata

Sono diverse le chiavi di lettura dell’ondata di rivolta sociale che sta infiammando la Francia, la Spagna, il Belgio, la Germania, persino l’Albania – pur con differenze evidenti delle modalità di protesta- e che si sta propagando in Italia: al centro delle cause che scatenano le violenze di piazza emergono la casa, la scuola, il caro benzina, la giustizia sociale, le guerre, le libertà civili ma con accentuazioni e toni diversi.

C’è di tutto e di più: ma sono problematiche che in una democrazia si risolvono con la negoziazione politica e sindacale, con il dialogo non con la violenza estrema che diventa devastazione, distruzione, scorreria, scempio. Viene da pensare che i soggetti che generano ferocia sociale siano i primi nemici della democrazia che reclamano e delle libertà che propugnano, specie di quelle altrui.

Resta da chiedersi se agiscano di propria iniziativa o diventino loro malgrado gli “utili idioti” nelle mani di menti raffinatissime con finalità ben chiare: generare sconquasso sociale, distruggere i simboli della democrazia, fare scempio delle città, creare danni a carico della collettività, dimostrare a qualcuno che nei Paesi dove accadono queste violenze incendiarie c’è insicurezza, la democrazia è debole, effimera e traballa, c’è bisogno di un ricambio gestionale, di qualcuno che dia risposte che i governi in carica non sanno dare.

 

Quando la protesta diventa violenza

Sociologicamente parlando questo è il cotè drammatico e devastante di una certa liquidità sociale che Zygmunt Bauman aveva intuito, non ancora ripulita dalle scorie di interessi politici che dal particolare conducono passo dopo passo ad un nuovo ordine mondiale generato dalle autarchie dei poteri forti.

Resta una regola non scritta: la sinistra che crea disordini sociali porta voti alla destra estrema e viceversa quest’ultima – quando blandisce la scure del repulisti etnico – riscatta la sinistra.

In Spagna il Governo Sanchez il 5 ottobre ha convocato elezioni anticipate per il 29 novembre dopo che il Congresso ha bocciato i suoi decreti sulla casa, in Francia gli scontri di piazza, i cortei, le manifestazioni, le degenerazioni di violenza gratuita provocata da infiltrati, teppisti e delinquenti comuni hanno messo al centro la scuola e tutte le carenze di un sistema scolastico che fino a ieri la pedagogia comparativa (in sede OCSE) definiva un fiore all’occhiello in ambito formativo: tutto questo sta mettendo alle corde Macron e alimenta la campagna di conquista dell’Eliseo da parte di Marine Le Pen e del suo Rassemblement National.

In Spagna e in Francia la politica e le elezioni, il ribaltamento dello status quo e la conquista del potere sono i veri convitati di pietra delle manifestazioni di piazza: lo stesso accade in Germania dove l’AFD somma questioni come l’islamizzazione del Paese, l’ordine sociale, la difesa della civiltà occidentale dall’ondata della cultura arabo-musulmana, la crisi economica di colossi come la Volkswagen e i licenziamenti annunciati.

Non diversa si profila la situazione italiana, ad un anno dalla scadenza del voto politico: nella protesta si percepisce nettamente una ispirazione post-ideologica che vuole usare la clava dell’welfare e dei temi sociali per disarcionare il governo in carica. In questa cornice viene ribaltato il noto aforisma secondo cui il potere logora chi non ce l’ha: oggi sembra vero il contrario.

Non si tratta solo di mera, anticipata campagna elettorale ma di una lunga e orchestrata azione di disinformazione attraverso i social media, infarcita di menzogne e alimentata dalla sollecitazione alla rivolta: questo accade purtroppo anche in alcuni partiti politici e nelle aule delle istituzioni democratiche.

 

Le tensioni politiche europee

Scriveva Voltaire in una lettera indirizzata a Nicolas-Claude Thiriot: «Mentite, amici. Mentite. Qualcosa resterà». Mai ad esempio come in questi tempi una certa televisione solleva dubbi di imbrogli di ogni tipo, genera disorientamento, incredulità, sconcerto, indignazione: un ipermoralismo perverso che ad esempio Alexander Grau ha ben espresso nel saggio “Ipermoralità. Il nuovo piacere dell’indignazione” (ed.

Liberilibri) che ho recensito e commentato con il titolo “il bisogno di un colpevole”.

Ma le piazze infiammate, le violenza e le aggressioni alle forze dell’ordine dell’Europa di questi giorni nulla hanno a che fare con le storiche piazze che avevano significato una rivolta contro le repressioni, il dominio straniero, i conflitti generazionali, esprimendo aneliti di libertà conculcate dai regimi, indipendenza degli Stati ed autodeterminazione dei popoli, non sono le piazze della contestazione giovanile del ’68, non quelle delle proteste vibranti contro il comunismo dopo la caduta del Muro di Berlino del 1989, non la piazza cinese del massacro di Tienanmen , non quella di San Venceslao nella Praga del 1969 dove Jan Palach si diede fuoco, non ancora a Praga quella della ‘Rivoluzione di velluto’ (sametová revoluce) del 1989 contro la morsa della tirannide sovietica.

 

Le piazze di oggi e quelle della storia

Osservando i filmati di certe scene di devastazione urbana, saccheggio di esercizi commerciali, oltraggio alle opere d’arte, aggressione delle forze dell’ordine che sono i veri difensori delle nostre libertà civili ed esplorando il target dei manifestanti si scopre che molti di loro sono minorenni o giovanissimi: viene allora da chiedersi se i loro genitori siano informati di queste azioni di teppismo messe in atto dai propri figli.

Viene poi da domandarsi se i più accaniti autori di azioni delinquenziali siano davvero studenti o piuttosto ‘professionisti del male’. La giustificazione del sociologo Jerome Fourquet, direttore del dipartimento Opinione dell’Ifop: “Abbiamo privilegiato la spesa per le pensioni rispetto ad altre politiche pubbliche, come l’istruzione. E questo scatena l’ira dei ragazzi.

È come se fossero saltati alcuni freni, la violenza può esplodere molto più rapidamente” è solo un’opinione che interpreta una parte della verità.

Perché è vero che emerge da queste manifestazioni di piazza una matrice esplicativa di un conflitto generazionale, è vero che c’è stata ovunque – nella società globalizzata e nel melting pot di diritti e doveri rimescolati e confusi – una rottura tra istituzioni rappresentative e welfare, è vero che esiste il problema scandaloso del caro-casa e che le scuole sono fatiscenti ma tutto questo non attenua la gravità delle violenze perpetrate.

 

Il disagio giovanile e le responsabilità educative

Vorrei sapere quanti di quei ragazzi con il passamontagna, la maschera e il volto coperto studiano davvero, oltre ogni difficoltà, conoscono il valore delle parole abnegazione, impegno sacrificio. Sono queste le lacune di cui famiglia e scuola sono latrici, anch’esse colpevolmente.

Dilaga un atteggiamento aggressivo contro la scuola e i suoi insegnanti, nelle strade e nelle piazze ma anche nei comportamenti offensivi e di violenza personale messi in atto dentro gli edifici scolastici: sono due versanti di un atteggiamento dissacrante che non può essere tollerato.

Ma c’è una domanda fondamentale che va posta a priori: chi recluta e come questi ragazzi, attraverso chat online, in modo organizzato e studiato si cura del passaparola, chi li indirizza attingendoli anche da paesi stranieri alle piazze della distruzione e con quali suggestioni? La risposta è una sola: la politica è l’attore principale di questa iniziazione, una politica intesa come vettore e regista dei comportamenti sociali.

 

Chi organizza la violenza?

Si capisce dalle bandiere, dagli striscioni, dai cartelli esibiti dai manifestanti: scendono in piazza asseritamente per una casa per tutti, una vita dignitosa e una scuola migliore ma urlano slogan antisemiti, si scagliano contro l’Ucraina e le coperture militari all’aggressione russa, crocifiggono gli ebrei: una messinscena unilaterale e orchestrata da mani sapienti.

Abbiamo contezza del fatto che in Russia i filmati di queste manifestazioni violente contro le democrazie europee sono trasmesse dalle TV e dai media controllati dal regime per dimostrare come quei Paesi siano attraversati dalla corruzione e dal male e governati da inetti e incapaci.

Da anni la propaganda filoputiniana passa attraverso certi giornali nazionali o per voce di opinionisti che ci fanno credere che la Russia rispetti le indipendenze degli Stati nazionali europei (salvo provocarli o minacciarli), che l’Europa e gli Stati membri sono un covo di corrotti che non si curano dei problemi reali della gente.

E il filosofo del Cremlino Alexander Dugin così si esprime in alcuni post: “Più caos c’è, meglio è. Questi europei vogliono combattere contro di noi: come pensano che ciò possa accadere quando non riescono a garantire nemmeno un minimo di ordine nelle loro città?”… “Le Pen, presto, ora!”… E quanto alla Meloni …”Ha rovinato tutto, l’Italia merita di più, molto di più”.

In questi giorni lo stesso ambasciatore russo Paramonov ha parlato di “un’altra Italia” contraria alla guerra, citando opposizione, attivisti e società civile, sullo sfondo di una campagna elettorale di fatto già aperta.

 

La propaganda e il fattore russo

Strano che quella guerra l’abbia voluta e la conduca spietatamente da oltre 4 anni la Russia stessa.

Strano che in questa Italia nessuno organizzi cortei contro l’aggressione russa e il dittatore Putin.

Certamente tutto lo sconquasso e lo sfacelo provocato dalle manifestazioni che stanno flagellando diversi Stati membri dell’U.E. finiscono per indebolire l’immagine di un’Europa già fragile, rappresentandola come una congrega di oligarchi che vanno cacciati dalle istituzioni comunitarie o che quest’ultime vadano rimosse a favore delle singole nazioni: in fondo un padrino protettore lo si può trovare altrove.

Certamente l’Europa – come ha scritto Sylvie Goulard – è ‘grande da morire’ e difficilmente governabile in versione unitaria, certamente non bastano i volonterosi a difenderla dagli attacchi concentrici delle superpotenze. Ma la nostra storia, la cultura tramandata, la civiltà giuridica che esprimono le nostre democrazie e le nostre Costituzioni non saranno cancellate da qualche migliaio di facinorosi e dai loro registi occulti.

Di questo dobbiamo avere contezza e determinazione, oltre le effimere volontà.

Giovani in piazza, oltre la rabbia c’è il vuoto

Dal Sessantotto alla protesta di oggi

Nel dibattito sulla protesta studentesca in corso in alcune città italiane, tre sono gli aspetti in cui si è concentrata maggiormente l’attenzione: il confronto con il Sessantotto, l’estesa partecipazione e la frangia violenta dei manifestanti. 

Riguardo al confronto con il Maggio francese, sono state evidenziate le somiglianze e le diversità. A me sembra che siano due movimenti molto diversi: quello di quasi 60 anni fa è stata una vera e propria “contestazione”, mentre quello attuale è piuttosto una “rivendicazione”; il primo era ideologico, il secondo è prassiologico; il primo era contro il sistema, il secondo è contro il governo in carica; il primo voleva l’immaginazione al potere, il secondo si accontenta della contabilità; insomma il primo è stato una “rivoluzione”, il secondo (almeno al momento) appare più una “rivolta” con caratteri inediti (la storia non si ripete). 

Riguardo alla partecipazione dei manifestanti, si tende a distinguere giustamente tra una parte maggioritaria impegnata in una legittima manifestazione di dissenso per ragioni legate soprattutto ad aspetti economici (il caro-scuola, il caro-alloggi, il caro-vita, il caro-benzina, ecc.) e una parte minoritaria caratterizzata dalla violenza. Riguardo a questa parte violenta, si rileva specialmente il carattere distruttivo della sua azione, una violenza fine a se stessa (come dicono alcuni) o un modo abnorme di comunicare qualcosa? Certo che va condannata e sanzionata, ma non basta, tanto più che questo tipo di intervento si presta a strumentalizzazioni diverse da parte della sinistra e della destra.

 

Il disagio come denominatore comune

Ecco: la valutazione relativa alle manifestazioni italiane mi sembra che, per un verso, usi categorie inadeguate, perché (destra e sinistra) risultano abbastanza datate, e andrebbero forse sostituite con nuove categorie (topologiche: alto e basso), e, per altro verso, trascuri quella che, a mio parere, è la questione principale con cui misurarsi, vale a dire il disagio. 

Chi vi accenna tende a confinarlo nell’ambito delle frange violente; in realtà mi pare il denominatore comune di tutta la protesta. Ed è un disagio che (altro aspetto essenziale) si lega soprattutto ai giovani, in particolare a studenti e – cosa mai accaduta – a studenti della scuola secondaria di secondo grado, finanche di primo grado, cioè ragazzi di scuola media, quindi nemmeno adolescenti (come i liceali) ma preadolescenti. 

Tale connotazione anagrafica è importante, perché rappresenta un aspetto inedito, che getta nuova luce sul disagio, che (non dimentichiamolo), per quanto sia condiviso o diffuso, ha sempre una connotazione individuale, per cui è con le persone singole che bisogna misurarsi, pure di fronte alla distruttività caratterizzata da un tasso di violenza inversamente proporzionale all’età di chi la compie! 

Pertanto queste frange non vanno semplicisticamente liquidate come minoranze e deprecate per la loro azione violenta, che certamente va stigmatizzata; nel contempo, però, va presa in seria considerazione per capire quel disagio che si esprime in alcuni in modo distruttivo, in altri in modo legittimo; tuttavia il disagio è alla base degli uni e degli altri. Quindi è su tale disagio psicologico, sociale ed esistenziale che occorre riflettere per cercare di capire e risolvere la crisi, senza fermarsi alla repressione (pur necessaria) e alla reprimenda (pur opportuna). 

Dunque, c’è un disagio diffuso che tocca tutti, ma soprattutto i giovani, ed è un disagio motivato certamente (e in modo più appariscente) da ragioni “materiali” (che si possono riassumere nella crescente diseguaglianza sociale), che rischiano di non farci vedere le ragioni più profonde e più vere, nemmeno identificate o identificabili, se non nel contesto di un generico nichilismo amorale o asettico.

 

La domanda di senso e il ruolo dell’Europa

Ebbene, mi pare che dietro la protesta si celi, a ben vedere, una questione esistenziale e valoriale, che un vecchio filosofo (Maritain era all’epoca ottantaseienne!) aveva individuato all’indomani del Sessantotto e che torna in qualche modo anche nel 2026, e risulta evidente proprio in presenza della violenza esibita sia pure da una minoranza di manifestanti. 

È il disagio di una gioventù che (per usare il linguaggio maritainiano) è «stata sistematicamente privata di ogni ragione di vivere»; quindi si tratta non solo di «cattiva organizzazione degli studi», di «mancanza di sbocchi pratici», di «civiltà senza anima», ma proprio di «male metafisico», cioè del «vuoto», per dire la «mancanza completa di ogni valore assoluto e di ogni fiducia nella verità». A questa analisi compiuta sul maggio parigino ma applicabile, almeno in parte, anche all’ottobre milanese (o bolognese o torinese), è da aggiungere ciò che è specifico dei giovani di oggi che risentono della pandemia (il Covid-19), delle guerre (in Ucraina e nel Medio Oriente), dell’ecologia (la questione climatica) e della mediatizzazione (l’intelligenza artificiale). 

Sono fattori che hanno reso i ragazzi più soli, più smarriti, più fragili; i social allora costituiscono una via di fuga e, nello stesso tempo, una prigione mediatica, che (parafrasando David Riesman) rende “la folla” della Generazione Zeta “solitaria” e meno capace di misurarsi con il principio di realtà. Da qui la rottura del rapporto intergenerazionale con l’accusa agli adulti di essere all’origine di quella mancanza di futuro che attanaglia i ragazzi, e che alimenta la loro insoddisfazione, inquietudine e rabbia. 

Da qui la necessità, a mio parere, di creare canali di comunicazione e tavoli di confronto con studiosi e gli stessi giovani, per cercare di dipanare la matassa, risolvendo nell’immediato alcune questioni pratiche, e mostrando poi la volontà di realizzare un dialogo “politico” non partitico, per comprendere e comprendersi. A questo livello, mi faccio una domanda come europeista convinto: l’Europa dov’è? Non dovrebbe esserci per operare analisi e dare sostegno? La novità e gravità della situazione lo esigerebbero.

È l’ora della «rivolta sociale» di Landini

La rivolta e il blocco del Paese

Il segretario della Cgil, Landini, adesso può dirsi soddisfatto. La «rivolta sociale» che per lungo tempo ha auspicato, desiderato, proclamato, teorizzato e predicato adesso finalmente è decollata.

Certo, possiamo tranquillamente sostenere che questa «rivolta sociale» è per palati particolarmente duri e spietati, per le finalità che sta perseguendo e per come si manifesta e si diffonde nell’intero Paese.

La parola d’ordine, almeno così pare prendendo atto di ciò che sta concretamente capitando, è quella di bloccare tutto. O meglio, di sfasciare tutto. Dipende dall’angolatura con cui si giudica e si analizza questo fenomeno che, secondo i promotori, va sotto il nome di «giustizia sociale».

 

La regia politica della protesta

È di tutta evidenza, ed è inutile stupirsi al riguardo, che tutto ciò che contribuisce a bloccare e a rivoltare il Paese è salutato con gioia e incoraggiamento dai promotori di questa singolare iniziativa. Che possiamo anche definire come iniziativa rivoluzionaria.

Siano essi commentatori e opinionisti della carta stampata, conduttori di talk televisivi, dirigenti politici e sindacalisti, o la galassia dei cosiddetti intellettuali d’area.

È persino inutile ricordare che tutti appartengono, rigorosamente e quasi dogmaticamente, all’area della sinistra radicale, estremista, populista e massimalista. Cioè a chi guida attualmente il cosiddetto «campo largo».

Ora, anche i sassi sanno che si tratta di un’operazione politica orchestrata e pianificata da mesi. Iniziativa che c’entra poco o nulla con la giustizia sociale e che invece riguarda esclusivamente l’esito delle prossime elezioni.

 

Il rischio della violenza giustificata

Ma, al di là di questo fatto, largamente scontato e persino inutile da ricordare, ciò che merita invece di essere approfondito è la simpatica e innaturale sottovalutazione della violenza politica e della violenza di piazza, che vengono tollerate e persino comprese dai teorici della «rivolta sociale».

Ovvero, e purtroppo, stiamo tornando alla stagione, in forma del tutto aggiornata e rivista, dei «compagni che sbagliano» o, peggio ancora, a una situazione dove tutto viene spiegato e giustificato attraverso l’uso di due vocaboli: «disagio sociale».

Perché dietro al «disagio sociale» viene, di fatto, giustificato un po’ di tutto.

Sì, è vero, la violenza viene condannata nei comunicati stampa ufficiali. Appunto, sotto il profilo formale, burocratico e protocollare.

Dopodiché parte l’offensiva precisa e spietata contro chi avrebbe creato questo «disagio sociale» e che, di conseguenza, richiede una reazione che può anche contemplare la violenza e sconfinare in essa.

 

La lezione del passato

Ed è proprio su questo versante che fanno capolino le solite, e storiche, interpretazioni della sinistra estremista, populista e radicale nei confronti degli atteggiamenti più violenti.

E cioè: comprensione delle richieste della piazza, evitare giudizi affrettati, ascolto profondo delle esigenze delle giovani generazioni e, in ultimo, ma non per ordine di importanza, confronto costruttivo con questi mondi.

Insomma, per farla breve, la violenza è solo una banale e semplice variabile indipendente rispetto al fine della lotta dura e senza scrupoli da scagliare contro il nemico politico giurato. Che non solo deve essere sconfitto, ma va annientato e distrutto definitivamente e irreversibilmente.

Ecco perché dobbiamo seriamente chiederci cosa significhi, d’ora in poi, la rivolta sociale nel nostro Paese teorizzata e predicata dal segretario della Cgil Landini e condivisa radicalmente dalla sinistra estremista e massimalista italiana. Cioè dall’attuale direzione politica del «campo largo».

 

No alle degenerazioni del passato

Probabilmente, e senza alcuna polemica politica e ideologica, forse è arrivato anche il momento di dirci che alcune pericolose e nefaste degenerazioni del passato non devono riproporsi secondo modalità pseudomoderne e aggiornate.

E questo perché la violenza, in qualunque modo venga declinata o praticata, sempre violenza è. Anche quando viene contrabbandata, se non addirittura giustificata, con termini e parole che nulla hanno a che vedere, comunque sia, con metodi, prassi, teorie e azioni che sconfinano nel teppismo, nella violenza e nella criminalità.

La spinta di Fioroni per una politica che unisca

Ovunque è il centro è il titolo dell’ultimo libro di Giuseppe Fioroni. Un sottotitolo altrettanto significativo: Delle cose, della vita e della politica. Un’affermazione di principio da condividere.

Il centro è un concetto fondamentale in molte discipline, un nucleo centrale che ha in sé l’essenzialità matematica e geometrica: equidistante da tutti i punti del perimetro o dai vertici opposti.

Da un punto di vista urbanistico è una zona centrale di una comunità e, al tempo stesso, la parte più antica di una città, che racchiude in sé la storia e l’identità culturale.

Il centro come luogo di equilibrio e mediazione

In politica, da una posizione di centro si osservano e si studiano meglio le diverse dinamiche sociali, le diseguaglianze in atto e quelle in divenire, le relazioni tra classi sociali, nonché i processi di integrazione e marginalizzazione.

Il centro è un’area storicamente moderata, fonte di riformismo e mediazione. Una posizione intermedia in cui si concentrano tutte le potenzialità di un sistema, forze che agiscono al suo interno per creare quella costante di equilibrio necessaria per parlare alla destra e alla sinistra.

Per non arrivare a scomodare il centro occupato dai moderati rivoluzionari nell’Assemblea di Parigi del 1789, con un balzo temporale ricordiamo il geniale centrismo di Alcide De Gasperi, divenuto il perno della sua politica dal 1947 e capace di stabilizzare il Paese nel corso del travagliato dopoguerra.

Negli ultimi tempi, pur restando un continuo punto di riferimento, paradossalmente il centro è stato di volta in volta attratto e respinto dai protagonisti della politica nazionale, facendo spesso e volentieri dimenticare loro l’intima essenza del simbolismo e del pensiero filosofico di cui è sempre stato e continua a essere inimitabile custode.

Oltre la personalizzazione della politica

La verità è che la politica, recentemente, si è risolta spesso in espressioni di individualità, a volte esasperata, creando una «politica che si chiude in sé stessa», causando la «verticalizzazione della leadership» e deleterie «dinamiche da tifo», compromettendo la comunicazione a largo raggio e favorendo la sedimentazione dei compartimenti stagni.

L’apparente caos del «vero centro», nella cablatura dell’informazione e nel capillare dialogo progettuale, ha creato tessere di un nuovo equilibrio, tasselli pronti a ricomporre il puzzle della storia italiana con attenzione al presente e alla costruzione di un futuro migliore, valorizzando, tra gli altri, «il bene comune, la dignità della persona, la gratuità, la corresponsabilità, l’attenzione agli ultimi».

Perché, come afferma Fioroni, «il centro non è un luogo da occupare né una rendita da difendere. È il luogo in cui la politica diventa responsabilità verso la persona, la comunità e la periferia con cui si confronta quotidianamente».

Un centro diffuso, radicato nella società

Il centro, in qualche misura, dovrebbe collegare mondi apparentemente distanti, diventando disseminato e parcellizzato, unità creata da singoli aggregati in grado di rafforzare un luogo sociale delineato da perimetri di vicinanza, con cui avviare dialoghi costruttivi, senza esserne assorbiti.

Equilibrio tra uguaglianza e stabilità sociale attraverso riforme moderate, con ogni alleanza possibile.

Dunque, un centro interconnesso, attualizzato con le esigenze dell’oggi, mantenendo i principi-pilastri fondamentali della profondità dell’anima e della psiche dell’uomo.

Viviamo in un’epoca complessa e il centro è anche un luogo simbolico dove trovare punti di contatto e parametri affini senza scontate omologazioni. Un centro che, soprattutto, non ha crisi ideologiche, a differenza di altri schieramenti.

La persona, il territorio, il futuro

Fioroni osserva come oggi il centro abbia una nuova e importante personalità, che non perde la sua storia, anzi la valorizza. In quest’ottica, le relazioni umane sono indispensabili, così come la conoscenza e l’attenzione al territorio.

In definitiva, il centro è un sistema aperto in cui circolano idee, combinazioni dialettiche e rapporti sociali. È un’esperienza contro ogni antagonismo irriducibile, senza egemonie a senso unico.

Il centro è al centro… Però… ovunque è il centro.

Il prezzo delle disuguaglianze

Le quattro Italie e il peso delle ingiustizie

Con la mia teoria euristica della stratificazione sociale italiana, la cosiddetta «teoria dei quattro stati», ho cercato di rappresentare la situazione esistente nel nostro Paese distinguendo tra casta, diversamente tutelati, terzo stato produttivo e quarto non-Stato. Una rappresentazione che evidenzia la profonda ingiustizia esistente sul piano fiscale, soprattutto con riferimento al peso delle tasse, in larga parte, almeno per l’Irpef, a carico del lavoro dipendente e dei pensionati.

Con ciò che sta accadendo in questi giorni tra giovani di diverse classi sociali, studenti, trasportatori e lavoratori di alcuni settori produttivi, l’autunno si presenta molto caldo.

Sono troppe le ingiustizie palesi e troppo netta la distanza tra un Paese legale, guidato da dirigenze inadeguate, e un Paese reale che soffre, senza adeguati canali di partecipazione politica.

 

Dall’astensione elettorale alla protesta sociale

Da Milano a Genova, fino al Centro-Sud dell’Italia, si stanno verificando manifestazioni di protesta. Alcune, quelle dei giovani, si collegano a quanto sta accadendo in molti altri Paesi europei, con particolare violenza in Francia. Altre, nel Mezzogiorno, riguardano lo sciopero degli autotrasportatori, vessati dal prezzo del carburante, in larga parte conseguenza delle guerre scatenate da Putin in Ucraina e da Trump e Netanyahu in Iran.

Avevo concluso la mia nota del 25 settembre scrivendo:

«Anche in un Paese nel quale, per dirla con Prezzolini, “I fessi hanno dei princìpi. I furbi soltanto dei fini”, può accadere che dalla rivolta, sin qui in atto, di renitenza elettorale o da una possibile rivolta fiscale passiva, si passi direttamente a una vera e propria rivolta politica, augurandoci che non sia il populismo di un ex generale filofascista a raccogliere i cocci di questa lacerazione indecente del tessuto sociale del Paese».

Un rischio che non mi sembra venga colto neppure da amici che continuano a inseguire l’onda lunga meloniana.

In questi giorni si moltiplicano i commenti e le reazioni ai fatti di Milano, Genova e altre città del Nord e del Centro-Sud. Intanto il governo ha sfornato l’ennesimo decreto, il settimo in pochi mesi, decidendo l’impiego immediato dell’esercito nelle piazze in funzione antisommossa. Una scelta che ha suscitato la reazione negativa del sindacato di polizia e le nette riserve del ministro della Difesa Crosetto, a fronte dell’insistente richiesta di Salvini, alla costante rincorsa del generale Vannacci per qualche voto in più.

 

L’Europa, ultima sentinella dello Stato di diritto

Credo che si stia vivendo in Europa uno dei momenti peggiori dalla Seconda guerra mondiale. Si gioca oggi la definizione di un nuovo equilibrio post-Yalta tra grandi contendenti come Trump, Putin e Xi Jinping, mentre sull’Occidente pesa il dominio delle grandi oligarchie tecnofinanziarie, che subordinano ai propri interessi i leader politici e attentano costantemente alla tenuta della democrazia.

L’Europa diventa così l’ultima sentinella dei diritti e dei valori dello Stato di diritto. Una sentinella che dovremmo preservare con tutte le nostre energie.

Far finta che ciò non stia accadendo o, peggio, assecondare questa insana corrente illiberale, magari per velleitarie ambizioni personali, può diventare esiziale non soltanto per la tenuta sociale, ma per gli stessi equilibri politico-istituzionali del Paese.

 

Il campo degasperiano e la responsabilità dei cattolici democratici

È ancora flebile la voce dell’area politico-culturale cattolico-democratica, liberale e cristiano-sociale, che è stata per quasi cinquant’anni l’asse portante della democrazia italiana.

È tempo, dunque, che quest’area si ricomponga, nelle forme e con le modalità possibili.

Il «campo degasperiano» potrebbe diventare lo strumento efficace per favorire tale progetto.

Nota redazionale. Ho conservato il taglio polemico e l’impianto argomentativo dell’autore, intervenendo su sintassi, punteggiatura, refusi e scansione dei paragrafi. Prima della pubblicazione suggerisco una verifica puntuale del riferimento all’ottavo decreto e all’impiego dell’esercito in funzione antisommossa: sono affermazioni fattuali che richiedono riscontro.

Così Musk ha deciso di rallentare il sistema Starlink a cui si affida Kiev. Rubio: Trump non c’entra

Roma, 21 ott. (askanews) – “Trump non c’entra con le decisioni di Starlink, Starshield e di Elon Musk” lo ha dichiarato alla stampa il segretario di Stato americano Marco Rubio, durante la sua visita in India, sottolineando che “si tratta di un’azienda privata”. “Trump non la gestisce e non può dirle cosa fare né imporle delle decisioni”, ha proseguito Rubio.

“Starlink è un’azienda privata. Ha un contratto che stabilisce le condizioni in base alle quali quella tecnologia può essere utilizzata”, ha aggiunto il diplomatico americano, sottolineando come gli Stati Uniti non possano “imporre a un’azienda privata le decisioni che deve prendere”. “Trump, né nessun altro all’interno della nostra amministrazione, ha mai chiesto che venissero apportate modifiche a quel sistema”, ha precisato Rubio, chiarendo così i termini della vicenda.

A confermare la versione, nelle ultime ore era già stato il quotidiano statunitense The Wall Street Journal, citando funzionari statunitensi e persone informate sulla questione: Elon Musk ha ordinato di rallentare una versione di Starlink di livello militare su cui fa affidamento l’Ucraina, una decisione che ha scatenato il panico a Kiev e confusione all’interno dell’amministrazione Trump. Lo stesso presidente americano, Donald Trump, aveva negato che l’ordine di limitare il sistema satellitare usato dall’Ucraina per le comunicazioni sul campo di battaglia e le operazioni con droni sia arrivato dalla Casa Bianca. Una precisazione arrivata in un clima di sospetti, alimentati dallo stesso Musk che su X aveva scritto: “I sistemi Starshield”, la divisione della sussidiaria Starlink di SpaceX, specializzata nella creazione di satelliti in orbita terrestre bassa per fornire nuove capacità militari spaziali agli Stati Uniti e ai loro alleati, “sono di proprietà e sotto il controllo del governo statunitense. Eventuali limitazioni alla velocità o all’utilizzo sono stabilite dalle forze armate Usa e, in ultima istanza, dal presidente degli Stati Uniti”.

Sia Musk che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, hammo espresso rabbia nei confronti dell’Ucraina per aver attaccato le raffinerie di diesel russe nelle ultime settimane. Attacchi che il presidente ritiene responsabili degli alti prezzi energetici.

La scorsa settimana così, Musk ha limitato la velocità con cui le apparecchiature ucraine potevano rimanere connesse alla rete satellitare, hanno riferito le fonti al WSJ, rendendo praticamente inutilizzabili alcuni droni d’attacco e droni intercettori.

“Noi non usiamo Starlink per attaccare la Russia o per rispondere agli attacchi russi, noi usiamo Starlink per fermare gli Shahed che attaccano la nostra popolazione”, ha dichiarato venerdì scorso il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a Bruxelles, al termine del suo intervento al Consiglio europeo.

Francesco Conte, il fotografo che svela il mistero delle ombre

Gli artisti della macchina fotografica hanno sempre il vizio di proporre il bianco al nero, in modo che ciascuno di essi possa trovare la magia di un reciproco respiro, senza calpestarsi e, al contrario, sostenendosi a vicenda. Francesco Conte si conferma in questo ancora abile maestro, mettendo in magnifica sintonia ciò che d’istinto potrebbe pensarsi come contrapposto.

La sua sensibilità di sguardo non aggredisce mai il soggetto con un primo piano che ne oltraggi in qualche misura l’intimità. Sa mantenere la distanza che non viola il pudore della figura nel mirino del suo scatto. Nel contempo non rinuncia a metterne in luce la verità, perché non è soltanto la riduzione dello spazio a garantire la qualità dell’osservazione, tutt’altro.

 

Il linguaggio delle figure di spalle

Nella nuova mostra dal titolo “Ombre”, in questi giorni in corso presso la Libreria Fahrenheit a Roma, il fotografo Francesco Conte ci racconta di una sua ulteriore capacità tutta da apprezzare.

Provoca l’osservatore con la maggior parte delle immagini che mostrano il soggetto di spalle, perché vuole dirci che l’attenzione alla postura ha un’eloquenza del tutto competitiva rispetto a un viso ben centrato. C’è un diverso “faccia a faccia” di grande suggestione, che impegna in un percorso di azzardati, forse impossibili, svelamenti.

 

Un viaggio verso l’ignoto

Non ancora appagato, sferza poi l’attenzione attraverso il ricorso a un’altra modalità di lettura. Le sue figure sono sempre in movimento, un “andare verso” una meta che non ci è svelata, una storia di cui non si conosce l’ultima pagina, ma che intriga comunque al punto tale da volerne seguire, fin dove possibile, i passi.

Conte così ci accompagna ogni volta in un viaggio verso l’ignoto, un percorso che diventa quasi irrinunciabile, verso una destinazione che potrebbe idealmente appartenere a tutti.

 

Il volto nascosto e il mistero dell’immagine

Lì dove invece il soggetto è inquadrato frontalmente, se ne mantiene comunque il mistero. I tratti del volto sono sempre nel buio di una fitta ombra ed è così che si continua coerentemente una linea di segretezza, nella tensione di un codice di cui si è sprovvisti per decifrare l’immagine, spronando l’immaginazione a cercare una risposta.

Conte si diverte ancora a giocare con chi ne ammira le foto, mettendo a fuoco nitidamente solo il volto di una scultura marmorea, che non teme la sfida di essere veduta assai da vicino e tanto meno il giudizio della donna che le è di fianco e che sembra interrogarla, mentre sullo sfondo c’è un’umanità seduta e defilata, rassegnata al proprio limite.

 

La poesia del tempo e dell’attesa

Francesco Conte, di sua mano, nelle “Poesie e racconti della marina”, ci dice:

«Vortici schiumosi sciacquano le antiche pietre in attesa di notturni legni, si acquieta la deserta marina».

È in questo senso del tempo, di un incedere che preannuncia future pause e poi nuovi cammini, che l’artista ci invita a una visita di cui sarebbe bene approfittare fino al 31 ottobre: un’occasione di qualità assoluta da non perdere.

La sfida di Cremonini: "Amateur sarà il più grande flop della storia"

Milano, 21 ott. (askanews) – Anima rock, sognatore e ribelle. Cesare Cremonini volta pagina, si racconta in un modo nuovo e dirompente. Per farlo ha scelto Londra per presentare dal vivo Amateur, il suo decimo album di inediti (in uscita il 23 ottobre). “Londra per me era necessaria, perché il disco è nato qui, e poi perché volevo allontanarlo da me, dalla mia immagine. In Inghilterra non sono nessuno, volevo che la musica fosse centrale, ho scelto Londra perché è il luogo giusto per parlare di musica” ha detto incontrando i giornalisti nella sede della casa discografica Universal nella capitale britannica. Registrato tra Londra e Bologna, il nuovo disco arriva dopo il tour negli stadi che ha segnato il punto più alto della storia live di Cremonini. È da qui che parte tutto: dalla scelta di non trasformare ciò che è stato conquistato in una formula da ripetere e dalla voglia di tornare in studio seguendo le canzoni, senza stabilire in anticipo dove sarebbero arrivate. Il titolo contiene questa idea. Amateur, nel suo significato originario, è chi fa qualcosa perché la ama. Dopo ventisette anni di carriera, non significa ricominciare da zero, ma provare a usare ciò che si è imparato senza lasciare che diventi un confine. “C’è una piccola parte di me che gode a sentirsi in trincea, ma quello che io cerco da sempre è rispettare e dare valore alla musica, che è la cosa più importante di me. Questo disco non verrà capito dall’algoritmo che regola le piattaforme digitali. In passato si era detto che il digitale avrebbe liberato la musica, ma non è stato così, la ha ingabbiata proponendoci solo cose che già ci piacciono”. Per questo Cesare ha deciso di accettare la sfida: “è il karma della musica”, ha ripetuto più volte, “lasciamo che sia la gente e decidere se gli piace o meno questo disco, anche se probabilmente sarà il più grande flop della mia carriera e della discografia italiana”. “Sono un amateur, è come se fosse il primo disco per me, mi sento in esordiente, sono felice e curioso come un esordiente. Per me questo non è in disco specchio dove è facile riconoscersi, ma è una porta bellissima porta in cui io invito tutto a entrare. E’ un album sulla vita, il disco non può essere partorito dal dolore, finalmente posso dire di aver fatto un disco pieno di speranza” aggiunge Cesare.

E quindi con tutta la sua carica emotiva è salito sul palco dell’O2 Shepherd’s Bush Empire, uno dei luoghi simbolo della musica live londinese, nella città in cui il disco ha preso forma. Con lui, sia nell’album che nel live, Salmo, Fabri Fibra e Malika Ayane e una superband internazionale, per portare sul palco le nuove canzoni di Amateur. Queste collaborazioni sono state cruciali per definire le sonorità e i testi del suo lavoro, particolarmente poetico il brano “cose molto piccole”: “Malika è un’artista che conosce le cose di cui sto parlando, ma è una delle ultime voci che sa rappresentare le cose piccole della vita, come il risotto al pomodoro, la polvere sui mobili, la semplicità, le cose non urlate. Ho voluto cantare con lei per raccontare il miracolo del dettaglio. Non abbiamo mai interrotto il nostro dialogo e la nostra amicizia, andare in studio con lei è stato naturale e bellissimo, lei ha dato ordine e femminilità a questo disco” spiega Cremonini che in passato è stato legato sentimentalmente con la Ayane. Un album “partorito in fretta” nei mesi dedicati anche allo studio del sax, strumento che è diventato una sorta di spirito guida per Cremonini. “Sono un bravo studente, studiare fa bene alla psiche, perché aiuta a diventare persone più felici e serene. A 46 anni bisogna studiare di più che da ragazzini, studiavo 7 ore al giorno. Il disco è nato in 6 mesi e ho capito che il merito era dello studio, perché mi ha liberto energie, ha cambiato il mio rapporto con la scrittura, e mi ha riportato al piacere di farlo. Resto però un dilettante al sax”. Con Amateur Cesare lancia una sfida prima a se stesso, poi all’algoritmo e alla massificazione della musica: una sfida che merita di essere vinta.

Di Alessandra Velluto

Iran, Hegseth: pronti a nuove azioni militari contro Teheran

Roma, 21 ott. (askanews) – Il segretario della Guerra statunitense, Pete Hegseth, ha dichiarato che gli Stati Uniti sono pronti a intraprendere ulteriori azioni militari contro l’Iran, qualora il presidente Donald Trump ne desse ordine. Lo riferisce il sito del network satellitare qatariota al Jazeera.

“Vogliamo assicurarci che l’Iran non entri mai in possesso di un’arma nucleare. Siamo pronti a contribuire in ogni modo necessario”, ha detto Hegseth ai giornalisti. “Abbiamo inflitto danni storici alle loro capacità militari, ma se non sono disposti a rinunciarvi e il presidente ci chiede di andare oltre, siamo pronti”.

In precedenza, sottolinea ancora la testata giornalistica, Hegseth aveva confermato di aver parlato con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu durante una visita a sorpresa in Israele, ma si era rifiutato di fornire dettagli sulla loro conversazione.

Albania, Rama: attori stranieri dietro le proteste violente

Roma, 20 ott. (askanews) – Il primo ministro albanese Edi Rama ha denunciato una “guerra ibrida” che, a suo avviso, è all’origine delle violente manifestazioni che da una settimana scuotono Tirana, in vista di una “marcia di solidarietà” dei docenti universitari a sostegno degli studenti. Ne dà notizia il sito del quotidiano francese Le Figaro.

Dopo diversi mesi di manifestazioni, per lo più non violente, contro un progetto di complesso turistico legato alla famiglia del presidente americano Donald Trump, da martedì scorso, sottolinea la testata transalpina, Tirana è sconvolta dalle violenze che hanno costellato le proteste degli studenti. Questi ultimi sono scesi in piazza per denunciare le pessime condizioni di studio e la corruzione, ma anche per chiedere le dimissioni del socialista Edi Rama, al potere dal 2013.

La violenza, ha sostenuto Rama, è “orchestrata da mani addestrate a tale scopo e alimentata dall’esterno, da attori stranieri — una realtà che sta diventando un tema di primaria importanza in tutta Europa”. L’obiettivo di queste “mani che si sono intromesse” nelle manifestazioni, secondo il primo ministro “assolutamente legittime”, è quello di “frenare il progresso del Paese” e di “bloccare il processo dei negoziati” per l’adesione di Tirana all’Unione europea.