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Cinema, Nastri d’Argento: "Portobello" di Bellocchio serie dell’anno

Roma, 14 mag. (askanews) – “Portobello” di Marco Bellocchio, con Fabrizio Gifuni nel ruolo di Enzo Tortora, è la Serie dell’anno 2026 ai Nastri d’Argento Grandi Serie. Lo annunciano i Giornalisti Cinematografici Italiani (SNGCI) insieme alle cinquine finaliste nelle tradizionali categorie Commedia, Crime, Drama, Dramedy e Film Tv che saranno votate nei prossimi giorni in vista della serata conclusiva del Premio, il 6 giugno prossimo a Napoli, ancora una volta realizzato in collaborazione con la Film Commission Regione Campania e con il sostegno del MiC Direzione Generale Cinema e audiovisivo e di partner istituzionali e sponsor privati.

Presentato fuori concorso alla 82esima ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, “Portobello” racconta il clamoroso errore giudiziario di cui fu vittima Enzo Tortora, il giornalista tra i più popolari protagonisti della televisione Rai. Accanto a Fabrizio Gifuni, un cast di eccellenza tra i quali spiccano interpreti come Lino Musella, Barbora Bobulova, Romana Maggiora Vergano e, ancora, tra gli altri, Paolo Pierobon, Fausto Russo Alesi, Irene Maiorino, Alessandro Preziosi, Gianfranco Gallo, Pier Giorgio Bellocchio e Davide Mancini. La serie, scritta da Marco Bellocchio con Stefano Bises, Giordana Mari e Peppe Fiore, ha la fotografia di Francesco Di Giacomo, la scenografia di Andrea Castorina, i costumi di Daria Calvelli, il montaggio di Francesca Calvelli, le musiche di Teho Teardo. “Portobello” è la prima serie italiana HBO Original prodotta da Lorenzo Mieli e Mario Gianani per Our Films e da Simone Gattoni per Kavac Film, con Rai Fiction e The Apartment (società del gruppo Fremantle), disponibile su HBO Max. Sarà premiata a Napoli nella serata conclusiva dei Nastri d’Argento Grandi Serie 2026.

Nei prossimi giorni saranno svelati i Premi speciali che si aggiungeranno ai vincitori votati dalla Giuria dei Giornalisti e saranno anche annunciati i nomi delle protagoniste e dei protagonisti più iconici dell’anno. Sono intanto venticinque le Serie candidate quest’anno, come sempre selezionate tra i titoli proposti su reti e piattaforme – Hbo Max, Mediaset, Netflix, Paramount+, Prime Video, Rai, Sky, che compongono un panorama sempre più centrale nell’industria audiovisiva italiana in molti casi con un richiamo anche internazionale.

Le Serie finaliste sono, in ordine alfabetico, per la Commedia “Balene – Amiche per sempre”, “Call My Agent – Italia” (Terza stagione), “Il Baracchino”, “Pesci Piccoli 2” e “Sicilia Express”. Per il Crime concorrono “Gomorra – Le origini”, “Guerrieri – La regola dell’equilibrio”, “Il Mostro”, “L’Invisibile – La cattura di Matteo Messina Denaro” e “Petra” (Terza stagione). Nella categoria Drama sono in cinquina “A testa alta – Il coraggio di una donna”, “Il Commissario Ricciardi” (Terza stagione), “Le libere donne”, “Noi del Rione Sanità” e “Prima di noi”. Tra i titoli Dramedy, sono in competizione “Avvocato Ligas”, “Cuori” (Terza stagione), “La Preside”, “Mrs Playmen” e “Un Professore” (Terza stagione). Infine, per il miglior Film Tv, si contendono il Nastro d’Argento “Franco Battiato. Il lungo viaggio”, “Il falsario”, “Qualcosa di Lilla”, “Scuola di seduzione” e “Zvanì – Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli”.

Per il Nastro d’Argento alla migliore attrice protagonista sono in cinquina Linda Caridi (Prima di noi), Carolina Crescentini (Mrs Playmen), Sabrina Ferilli (A testa alta), Maria Chiara Giannetta (Blanca – Terza stagione) e Maria Vera Ratti (Il Commissario Ricciardi – Terza stagione). Tra gli attori protagonisti concorrono Dario Aita (Franco Battiato. Il lungo viaggio), Luca Argentero (Avvocato Ligas), Alessandro Gassmann (Guerrieri – La regola dell’equilibrio), Matteo Martari (Cuori – Terza stagione) e Carmine Recano (Noi del Rione Sanità).

Sono candidate per la migliore attrice non protagonista Sara Drago (Call My Agent – Italia – Terza stagione), Emanuela Grimalda (Gloria – Il ritorno), Gaia Messerklinger (Le libere donne), Marina Occhionero (Vita da Carlo – Stagione finale) e Benedetta Porcaroli (Zvanì – Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli). Infine, per il migliore attore non protagonista concorrono Andrea Arcangeli (Prima di noi), Fabrizio Biggio (Le libere donne), Corrado Guzzanti (I delitti del BarLume), Valerio Lundini (Gigolò per caso – La sex guru) e Giulio Scarpati (Cuori – Terza stagione).

“I Nastri d’Argento Grandi Serie – ha sottolineato a nome dei Giornalisti Cinematografici Laura Delli Colli, presidente – consolidano un percorso che ha saputo dare alla serialità italiana una casa riconoscibile, autorevole, capace di guardare ai linguaggi contemporanei senza rinunciare alla qualità. Anche quest’anno i Nastri d’Argento segnalano produzioni dalle ambizioni internazionali ma anche racconti più vicini alla rappresentazione di realtà profondamente radicate sui diversi territori in cui sono ambientate, titoli popolari e talenti molto amati dal pubblico che confermano il valore non solo spettacolare di una produzione eterogenea e senza dubbio anche in grado di contrastare più del cinema le difficoltà in questo momento fortemente critico per i lavoratori del settore”.

I titoli candidati sono stati scelti tra le serie e i film tv andati in onda dal primo maggio 2025 al 30 aprile 2026, a cura del Direttivo Nazionale dei Giornalisti Cinematografici Italiani: Laura Delli Colli (presidente), Paolo Sommaruga (vicepresidente), Fulvia Caprara, Nicole Bianchi e Damiano Panattoni affiancati nel Consiglio Nazionale da Maurizio di Rienzo, Fabio Falzone e Stefania Ulivi, con Susanna Rotunno alla Segreteria organizzativa SNGCI.

Le cose importanti che ha detto Mario Draghi ad Aquisgrana

Roma, 14 mag. (askanews) – Nell’Unione Europea ‘abbiamo raggiunto un punto al quale le decisioni che vanno prese non possono più essere confinate nell’ambito del quadro istituzionale che abbiamo ereditato. Alcune richiedono una dimensione che solo l’Europa può fornire. Altre un livello di legittimazione democratica che va costruito dalle fondamenta. Questo richiede ai leader europei di fare un passo in avanti’. Lo ha affermato l’ex presidente del Consiglio italiano e della Bce, Mario Draghi, nel suo intervento oggi a Aquisgrana, in Germania, alla cerimonia di conferimento del premio Carlo Magno.

‘Nel nostro continente gli europei mostrano che vogliono che l’Europa agisca. Vogliono che l’Unione europea difenda la loro libertà, prosperità e solidarietà. E continuano a sostenere con passione i valori per cui l’Europa ha meritato di essere costruita e che oggi la rendono unica. Il compito ora è rispondere a questa fiducia con coraggio – ha anche detto Draghi – e mostrare che l’Europa può ancora superare questa crisi nell’unione’.

‘Per la prima volta dal 1949 gli europei devono fare fronte alla possibilità che gli Stati Uniti non garantiscano più la nostra sicurezza nei termini che davamo per scontati’. Così Draghi, e ‘la Cina non offre una ancora alternativa – ha aggiunto -. Sta generando surplus industriali in una misura tale che il mondo non può assorbire senza svuotare le proprie basi produttive. E sta sostenendo in maniera diretta il nostro avversario, la Russia’.

‘In un mondo in cui le partnership stanno cambiando, ogni dipendenza strategica oggi va riesaminata. Per la prima volta a nostra memoria ci troviamo veramente da soli – ha rilevato Draghi -. L’Europa sta rispondendo a questa nuova realtà. Ma sta rispondendo con un sistema che non è stato mai concepito per sfide di questa magnitudine’. ‘Il progetto europeo – ha ricordato l’ex premier – è stato deliberatamente e saggiamente costruito per prevenire la concentrazione di potere. Dopo le catastrofi della prima metà del XX secolo, gli europei si sono determinati al fatto che nessuno Stato membro avrebbe dovuto dominare gli altri’.

Da qui al 2030 gli Stati Uniti spenderanno all’incirca cinque volte più dell’Unione europea sulla costruzione di data centre. La Cina si sta mobilitando in misura analoga. ‘Se l’Europa dovesse pareggiare queste ambizioni, la domanda di energia potrebbe aumentare del 20-30% rispetto ad oggi’. Ha rilevato Draghi, che ha proseguito: ‘L’Europa possiede le risorse, i talenti e il potenziale latente di energia per competere con questa trasformazione. Ma le stesse barriere e limitazioni che hanno prodotto la nostra esposizione, le nostre dipendenze – ha detto – ci impediscono di mobilitarci nelle proporzioni che la situazione richiederebbe’. ‘Questo è un divario che non possiamo lasciare allargare. A differenza di elettricità o Internet, l’intelligenza artificiale migliora tramite l’uso. Ogni fase di sviluppo genera dati e capacità che rendono la prossima ondata ancora più poderosa. Le economie che accumulano questi vantaggi per primi saranno permanentemente in testa’, ha proseguito. ‘L’Europa si è aperta al mondo senza completare il mercato interno. E’ diventata troppo dipendente dalla domanda estera, troppo dipendente dalla capacità controllate altrove, troppo frammentata per mobilitare le sue economie di scala’.

‘Non fingerò che ciò che attende l’Europa sia facile. La tensione cui è sottoposto il nostro continente è profonda e si fa più pesante di mese in mese. Ma questo non è solo un momento di pericolo. È anche un momento di rivelazione. Perché le forze che oggi mettono alla prova l’Europa stanno compiendo qualcosa che decenni di pace e prosperità non sono riusciti a fare: stanno spingendo gli europei a riconoscere, ancora una volta, ciò che hanno in comune e ciò che sono disposti a costruire insieme’, ha anche affermato Draghi nel suo intervento ad Aquisgrana.

‘Questo dovrebbe darci fiducia. Dovrebbe anche renderci lucidi riguardo alla portata del compito che ci attende. Dal 2020, gli shock esterni si sono susseguiti uno dopo l’altro, ciascuno aggravando il precedente e restringendo ulteriormente lo spazio per l’esitazione. Stiamo ancora assorbendo i dazi da parte del nostro principale partner commerciale, a livelli senza precedenti da un secolo a questa parte. Da ultimo – ha proseguito – la guerra in Medio Oriente ha riportato l’inflazione nelle nostre economie e l’ansia nelle nostre famiglie. Anche quando lo stretto di Hormuz riaprirà, le fratture inferte alle catene di approvvigionamento potrebbero estendersi per mesi o anni’. ‘Questi shock sarebbero difficili in qualsiasi circostanza. Ma arrivano proprio nel momento in cui il bisogno di investimenti dell’Europa è diventato enorme. La precedente stima di circa 800 miliardi di euro l’anno di spesa strategica aggiuntiva è salita, con gli impegni in materia di difesa degli ultimi anni, a quasi 1.200 miliardi di euro l’anno in media. La crescita è quindi la precondizione per tutto ciò che l’Europa dice oggi di dover fare – ha rilevato Draghi -: finanziare la transizione energetica, difendere il proprio continente, costruire le industrie dell’era digitale e sostenere società che invecchiano. E il mondo che un tempo aiutava l’Europa a generare prosperità non esiste più. È diventato più duro, più frammentato e più mercantilista’.

Nel mondo attuale, con gli ultimi sviluppi persino i partiti ‘sovranisti’ in Europa ‘ora riconoscono che nessuna nazione europea può difendersi da sola’. Così ancora Draghi. ‘La cooperazione in materia di difesa si sta allargando rapidamente: un recente esercizio di mappatura ha identificato più di 160 accordi di difesa bilaterali e plurilaterali tra Stati europei, il Regno Unito e l’Ucraina, la maggior parte dei quali firmati dopo l’invasione russa. Sei partnership recano una clausola di difesa reciproca. Il compito ora – ha detto Draghi – è trasformare questo mosaico in impegni chiari e vincolanti. Se uno Stato membro viene attaccato, la risposta dell’Europa dovrebbe essere inequivocabile anche prima che la crisi abbia inizio’.

Secondo l’ex premier ‘ci sono due percorsi per dare sostanza a quell’impegno, e non devono necessariamente escludersi a vicenda. Uno passa attraverso coalizioni più ridotte di paesi accomunati già oggi da capacità e percezioni della minaccia affini. In pratica, gran parte della risposta militare europea è già sostenuta da un gruppo centrale: Germania, Polonia, Francia e Regno Unito, insieme agli Stati nordici e baltici che sono più vicini alla minaccia’. ‘Non tutti i paesi devono contribuire nello stesso modo. L’Ucraina ha dimostrato che la difesa moderna non si esaurisce più in carri armati, aerei e artiglieria. Dipende anche da batterie, sensori, software e dalla capacità di adattare rapidamente le tecnologie civili. Alcuni paesi forniranno forze; altri forniranno componenti di droni, capacità cyber o logistica; altri ancora aiuteranno finanziariamente. L’altro percorso – ha detto – è dare sostanza operativa all’articolo 42, paragrafo 7, la clausola di difesa reciproca dell’UE, che, sebbene giuridicamente definita e una volta invocata, non è ancora stata tradotta in piani concreti, capacità e strutture di comando’.

‘Molto dipenderà da chi si unirà a questo sforzo comune. Ogni comunità politica è in ultima analisi plasmata dalla sua comprensione dell’obbligo reciproco, da ciò che i suoi membri ritengono di doversi l’un l’altro quando accade il peggio. Per settant’anni, l’Europa ha potuto lasciare questa domanda in parte senza risposta. Ora dobbiamo rispondervi noi stessi. I primi segni si iniziano già a vedere. Quando la Russia ha invaso l’Ucraina, l’Europa ha scelto di stare al fianco di una nazione che combatte per la propria libertà, e ha mantenuto quell’impegno anno dopo anno. Quando la Groenlandia è stata minacciata, l’Europa ha tenuto testa al suo alleato più stretto e, così facendo, ha scoperto capacità che non sapeva di avere. Persino i partiti che hanno costruito la loro identità sulla sovranità nazionale – ha concluso Draghi – riconoscono ora che nessuna nazione europea può difenderla da sola’.

Meloni presiede Comint, ok a documento strategico politica spaziale nazionale

Roma, 14 mag. (askanews) – “La seduta di oggi del COMINT aggiunge un tassello in più alla strategia del Governo attraverso l’approvazione del Documento strategico di politica spaziale nazionale. È un passaggio cruciale, perché traduce in programmazione e azioni concrete gli indirizzi che questo Governo ha fissato”. Lo ha detto, secondo quanto si apprende, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, oggi a Palazzo Chigi presiedendo la 29^ seduta del Comitato interministeriale per le politiche relative allo Spazio e alla ricerca aerospaziale (COMINT).

“Il documento – ha sottolineato Meloni – si concentra su quei settori nei quali l’Italia è già forte – osservazione della Terra, accesso allo spazio, telecomunicazioni e navigazione, esplorazione, ricerca scientifica – e ai nuovi segmenti: logistica orbitale, servizi in orbita, infrastrutture commerciali in orbita bassa, sicurezza e resilienza”.

“Oggi – ha spiegato la premier – ho voluto essere qui per confermare con voi che l’attenzione al dominio spaziale è una priorità nazionale, e che l’Italia ha le carte in regola per continuare a ricoprire un ruolo di primo piano in questo segmento strategico. È una sfida ambiziosa, ma che sono certa sapremo vincere insieme, se continueremo a mobilitare attorno a questo obiettivo Istituzioni, settore privato, la filiera scientifica, il tessuto economico e industriale”.

Meloni ha quindi ringraziato “l’Agenzia Spaziale Italiana, da sempre il ‘braccio operativo’ delle politiche per lo spazio in Italia, per il grande lavoro che fa ogni giorno, oltre che all’Intergruppo parlamentare per la Space Economy, che sta assicurando a questo percorso un contributo significativo”.

“Oggi più che mai siamo consapevoli che, anche da questo dominio, passa il cammino per costruire una Nazione più forte, più libera, più prospera. E, quindi, grazie ancora del lavoro che abbiamo fatto insieme, ma soprattutto di quello che faremo da qui ai prossimi mesi”, ha concluso.

Alex Wyse esce con "Dicono che tutte le cose belle poi finiscono"

Milano, 14 mag. (askanews) – Esce domani 15 maggio il nuovo album di Alex Wyse “Dicono che tutte le cose belle poi finiscono”, un progetto intenso e personale che racconta, con uno sguardo lucido e contemporaneo, le emozioni e le contraddizioni di una generazione sospesa tra il bisogno di autenticità e la paura di esporsi davvero.

Il disco nasce da un percorso di ricerca tra suono e linguaggio, avviato a partire dall’esperienza sanremese e si muove attorno a un senso diffuso di irrequietezza: quello di chi fatica a riconoscersi pienamente nel proprio tempo. Da qui prende forma uno sguardo romantico e sfocato verso epoche mai vissute, ma interiorizzate attraverso film, musica e immaginari del passato.

Ne emerge un racconto emotivo coerente, in cui convivono ribellione e vulnerabilità, leggerezza e malinconia. Alex Wyse, nome d’arte di Alessandro Rina, è un giovane cantautore italiano che conta oltre 95 milioni di streaming sulle piattaforme digitali, mette al centro, la ricerca di sé in un mondo che impone modelli irraggiungibili e il tentativo di liberarsene per tornare a una dimensione più autentica.

Le tracce attraversano le diverse sfumature dell’esperienza affettiva: dagli addii consapevoli alle relazioni sospese, fino agli amori instabili e alle memorie che continuano a vivere nei gesti quotidiani. Accanto alla dimensione più introspettiva, trovano spazio anche momenti di energia e libertà, tra suggestioni retrò e tensione verso una nuova identità contemporanea.

Uno dei fili conduttori più forti è il rapporto con l’amore oggi: spesso veloce e superficiale, filtrato da una realtà iperconnessa. In questo contesto emerge una tensione costante tra il desiderio di autenticità e il timore che ogni emozione sia destinata a svanire.

Senza offrire risposte definitive, l’album restituisce un ritratto sincero del presente, tra nostalgia e ricerca, istinto e consapevolezza, confermando la capacità di Alex Wyse di dare voce a una narrazione generazionale diretta e profondamente umana.

Tracklist: +LOVE Amara Rockstar Tenco e Dalida Vis à Vis Batticuore Notte stupida Arrivederci più

Ue, Draghi: leader facciano un passo avanti e rispondano a fiducia cittadini

Roma, 14 mag. (askanews) – Nell’Unione Europea “abbiamo raggiunto un punto al quale le decisioni che vanno prese non possono più essere confinate nell’ambito del quadro istituzionale che abbiamo ereditato. Alcune richiedono una dimensione che solo l’Europa può fornire. Altre un livello di legittimazione democratica che va costruito dalle fondamenta. Questo richiede ai leader europei di fare un passo in avanti”. Lo ha affermato l’ex presidente del Consiglio italiano e della Bce, Mario Draghi, nel suo intervento oggi a Aquisgrana, in Germania, alla cerimonia di conferimento del premio Carlo Magno.

“Nel nostro continente gli europei mostrano che vogliono che l’Europa agisca. Vogliono che l’Unione europea difenda la loro libertà, prosperità e solidarietà. E continuano a sostenere con passione i valori per cui l’Europa ha meritato di essere costruita e che oggi la rendono unica. Il compito ora è rispondere a questa fiducia con coraggio – ha concluso Draghi – e mostrare che l’Europa può ancora superare questa crisi nell’unione”.

Vela, Australia annuncia la sfida all’America’s cup

Roma, 14 mag. (askanews) – Sale a sei il numero degli sfidanti ufficiali per la 38ª America’s Cup di Napoli. Il Royal Prince Edward Yacht Club ha annunciato che la propria challenge è stata formalmente accettata dal Royal New Zealand Yacht Squadron. A rappresentare il club australiano sarà Team Australia, sostenuto da John Winning, già vicino ai team australiani impegnati nelle competizioni Youth e Women’s America’s Cup disputate a Barcellona nel 2024.

Il team ha inoltre ufficializzato l’ingresso di Tom Slingsby nel ruolo di Head of Sailing. Il velista australiano, oro olimpico, specialista del foiling e due volte nominato World Sailor of the Year, sarà uno dei punti di riferimento della squadra. Glenn Ashby, tre volte vincitore dell’America’s Cup, ricoprirà invece l’incarico di Head of Performance & Design.

Alla guida del progetto come Chief Executive Officer ci sarà Grant Simmer, figura storica della vela australiana e membro della leggendaria campagna di Australia II che nel 1983 interruppe il dominio di 132 anni del New York Yacht Club.

Lo stesso Simmer ha sottolineato il forte valore personale della nuova sfida australiana: “Il mio percorso nell’America’s Cup è iniziato nei primi anni ’80 con Australia II, un team che ha cambiato la storia della competizione. Da allora ho partecipato a ogni edizione della Coppa, compresa l’organizzazione dell’evento di Fremantle, ancora oggi considerato tra i migliori di sempre. Negli anni molti talenti australiani si sono distribuiti tra diversi team internazionali, ma oggi, grazie a John Winning e a questa nuova campagna, abbiamo l’occasione di riunirli nuovamente sotto la bandiera australiana. L’aspetto più stimolante è poter contribuire alla crescita di una nuova generazione di velisti, designer e ingegneri australiani dell’America’s Cup”.

Anche Marzio Perrelli, CEO dell’America’s Cup Partnership, ha accolto con entusiasmo l’ingresso del nuovo challenger: “Team Australia, in rappresentanza del Royal Prince Edward Yacht Club e sesto challenger ufficiale della Louis Vuitton 38ª America’s Cup, ha costruito fin dall’inizio una squadra di altissimo livello e grande esperienza. Siamo felici di accoglierli nel Board dell’America’s Cup Partnership. Il ritorno dell’Australia nell’America’s Cup è una notizia importante per tutto il movimento velico internazionale e motivo di orgoglio per il Paese”. (Credit foto America’s cup)

Il Papa: in Ucraina, Gaza, Iran e Libano c’è rischio annientamento con l’IA

Roma, 14 mag. (askanews) – “Quanto sta avvenendo in Ucraina, a Gaza e nei territori palestinesi, in Libano, in Iran descrive la disumana evoluzione del rapporto fra guerra e nuove tecnologie in una spirale di annientamento”. E’ la condanna di Papa Leone, nel discorso tenuto a La Sapienza di Roma.

“Lo studio, la ricerca, gli investimenti – sottolinea – vadano nella direzione opposta: siano un radicale ‘sì’ alla vita! Sì alla vita innocente, sì alla vita giovane, sì alla vita dei popoli che invocano pace e giustizia!”.

Per il Pontefice, dunque, “occorre vigilare sullo sviluppo e l’applicazione delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile, affinché non de-responsabilizzino le scelte umane e non peggiorino la tragicità dei conflitti”.

Bandiera Blu in 257 Comuni: sul podio Liguria, Puglia e Calabria

Milano, 14 mag. (askanews) – Sono 257 i Comuni italiani che hanno ottenuto la Bandiera Blu 2026, undici in più rispetto ai 246 riconoscimenti assegnati lo scorso anno. I nuovi ingressi sono 14, mentre tre Comuni non sono stati confermati.

L’assegnazione delle Bandiere Blu da parte della Foundation for Environmental Education ai Comuni rivieraschi e agli approdi turistici è stata annunciata questa mattina a Roma, nel corso della cerimonia ospitata presso la sede del Consiglio Nazionale delle Ricerche. All’evento ha preso parte anche il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi.

Sul piano territoriale, la Liguria si conferma la regione con il maggior numero di vessilli, conquistando due nuove Bandiere Blu e raggiungendo quota 35 località premiate. Seguono la Puglia con 27 riconoscimenti, frutto di due nuovi ingressi e due uscite, e la Calabria che sale grazie a quattro nuovi Comuni insigniti.

Restano stabili a quota 20 le Bandiere Blu assegnate a Campania e Marche, mentre la Toscana cresce e raggiunge anch’essa 20 località grazie a un nuovo ingresso. La Sardegna ottiene 17 riconoscimenti con un nuovo Comune premiato, mentre la Sicilia sale a 16 grazie a due nuovi ingressi. Confermate anche le 16 Bandiere Blu dell’Abruzzo.

Il Trentino-Alto Adige mantiene i suoi 12 Comuni premiati, mentre l’Emilia-Romagna sale a 11 località grazie a un nuovo ingresso. Il Lazio scende invece a 10 riconoscimenti per effetto di un’uscita. Confermate le nove Bandiere del Veneto, le cinque della Basilicata e le quattro del Piemonte. La Lombardia conquista un nuovo riconoscimento e sale a quattro Comuni premiati. Restano infine stabili Friuli Venezia Giulia e Molise, entrambe con due località insignite.

Complessivamente, le Bandiere Blu assegnate ai Comuni lacustri salgono a 23, grazie all’ingresso di una nuova località.

Sono inoltre 87 gli approdi turistici premiati nel 2026, con tre nuovi ingressi. Secondo la FEE, il dato conferma il consolidamento delle politiche di sostenibilità adottate dalla portualità turistica, nel rispetto dei requisiti ambientali e qualitativi previsti dal programma internazionale. “Anche quest’anno registriamo un incremento dei Comuni che hanno ottenuto il riconoscimento della Bandiera Blu 2026: sono 257, con 14 nuovi ingressi lungo tutto il territorio nazionale – commenta Claudio Mazza, presidente della fondazione FEE Italia -. I numeri confermano ancora una volta la crescita virtuosa dei territori italiani. Particolarmente significativo è il risultato emerso dal lavoro svolto sui Piani di Azione per la Sostenibilità richiesti da due anni alle Amministrazioni Comunali, che stanno diventando strumenti sempre più concreti di programmazione e governance territoriale. Non si tratta soltanto di obiettivi formali, ma di percorsi strutturati che coinvolgono cinque macro-aree di obiettivi. Dai dati di questi due anni di lavoro emerge un’importante crescita: più impegni, più progettualità, più qualità, più struttura e più metodo.Oggi, d’altronde, il turismo internazionale premia le destinazioni che sanno coniugare bellezza, sostenibilità, innovazione e qualità dei servizi e della vita”.

“In questo scenario, la Bandiera Blu rappresenta una visione di sviluppo strategica per le coste italiane, che hanno l’opportunità di diventare un laboratorio avanzato di sostenibilità e innovazione. Attraverso questo percorso – conclude Mazza -, i territori sono accompagnati verso modelli di crescita più equilibrati e competitivi, capaci di integrare tutela ambientale, sviluppo economico e benessere delle comunità”.

Summit Xi-Trump, il presidente cinese: Taiwan può portarci allo scontro

Roma, 14 mag. (askanews) – Al di là della protocollare cortesia tra leader delle due principali potenze del mondo, il primo incontro tra Xi Jinping e Donald Trump a Pechino nell’ambito della visita del presidente Usa che si concluderà domani segnala la distanza tra Cina e Stati uniti sul tema di Taiwan. Il leader cinese ha lanciato un avvertimento agli Usa: per Pechino il tema dell’isola è “la più importante questione” bilaterale che, se gestita male, potrebbe portare le due sponde del Pacifico a un conflitto.

La riunione presso la Grande Sala del Popolo tra le due delegazioni guidate dai leader è durata 130 minuti, mezz’ora in più dell’ultimo incontro che aveva avuto luogo a Busan, in Corea del Sud, lo scorso anno.

“I leader dei due paesi hanno avuto uno scambio di opinioni sui principali dossier internazionali e regionali, tra cui la situazione in Medio Oriente, la crisi ucraina e la situazione nella penisola coreana”, ha indicato l’agenzia ufficiale cinese Xinhua.

E’ sulla questione taiwanese, in realtà, che le dichiarazioni di Xi sono state più forti. Il presidente cinese ha invitato Trump a trattare la questione con “estrema cautela”, segnalando che se il dossier sarà gestito correttamente, i rapporti tra i due paesi potranno mantenere una stabilità complessiva. Ma avvertendo anche che “se non sarà gestito correttamente, i due paesi potrebbero scontrarsi o persino entrare in conflitto, spingendo l’intera relazione Cina-Stati uniti in una situazione molto pericolosa”.

In particolare, Xi vorrebbe una riduzione delle vendite di armi Usa a Taiwan, che Pechino considera parte integrante del proprio territorio. L’amministrazione Trump ha per ora messo in stand-by la vendita di un pacchetto di armi per 13 miliardi di dollari per favorire un esito positivo del vertice con Xi. Trump ha espresso gratitudine per l’accoglienza ricevuta a Pechino e ha definito Xi un “grande leader”, facendo riferimento alla sua amicizia con il numero uno cinese e segnalando che “ogni volta che abbiamo avuto un problema, lo abbiamo risolto molto rapidamente”. Alla fine dell’incontro, il presidente americano ha affermato che è stato “ottimo”.

Xi ha segnalato la necessità di mettere in sintonia gli interessi americani e cinesi. “Ho sempre creduto che gli interessi comuni di Cina e Stati uniti superino le differenze tra loro, e che il successo di ciascuna parte sia un’opportunità per l’altra”, ha dichiarato, in un’implicita critica all’approccio conflittuale sul piano commerciale ed economico da parte di Trump con la sua politica aggressiva di dazi e di restrizioni sull’export tecnologico. “I fatti hanno dimostrato più di una volta – ha detto ancora Xi – che non ci sono vincitori nelle guerre commerciali”.

Trump, dal canto suo, ha invitato Xi a usare la reciproca amicizia per superare i contrasti e ha segnalato che gli Usa vogliono fare affari con la Cina su una base di reciprocità. “Sono qui oggi per rendere omaggio a lei e alla Cina, guardando con interesse al commercio e agli affari”, ha dichiarato. “E sarà totalmente reciproco da parte nostra”.

Il vertice odierno viene a valle di una serrata trattativa che si è tenuta a Seoul fino a pochissime ore prima della riunione. Il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent ha di nuovo visto il vicepremier cinese He Lifeng per preparare il terreno ai negoziati di Pechino. “Ieri i nostri team economici e commerciali hanno prodotto risultati generalmente bilanciati e positivi”, ha detto Xi nel vertice. “Laddove ci sono disaccordi e frizioni, consultazioni su piano di parità sono l’unica scelta giusta”, ha continuato. Gli esiti di queste consultazioni saranno più chiari nelle prossime ore.

Xi ha anche incontrato la folta delegazione di leader d’impresa tecno-oligarchi al seguito di Trump: tra gli altri, il fondatore di Tesla e SpaceX Elon Musk, l’amministratore delegato di Apple Tim Cook, l’amministratore delegato di GE Aerospace Larry Culp, quello di Boeing Kelly Ortberg e il numero uno di Nvidia Jensen Huang. Pechino – ha detto loro Xi – “accoglie con favore il rafforzamento della cooperazione con gli Stati uniti ed è convinta che le aziende americane avranno prospettive ancora maggiori nel paese”.

Al termine dell’incontro presso la Grande Sala del Popolo, poi, il presidente cinese ha portato Trump al Tempio del Cielo, un luogo altamente simbolico per il potere cinese.

Il Papa a La Sapienza: "Chi ricerca e cerca la verità cerca Dio"

Roma, 14 mag. (askanews) – “Ho voluto cominciare questa visita stamattina qui nella Cappella, questa bella chiesa, punto di incontro con il Signore perché innanzitutto questa mia visita stamattina è una visita pastorale, per conoscere l’università”. Lo ha detto il Papa a braccio arrivando nella Cappella universitaria dell’Università La Sapienza.

“Chi ricerca, chi studia, chi cerca la verità alla fine cerca Dio – ha aggiunto – incontrerà e troverà Dio nella bellezza della creazione, in tante forme che Dio ha voluto mettere nelle sue forme”.

“Oggi è un bel momento – ha sottolineato – in questo centro di studio, il più grande in tutta Europa, è una benedizione, un dono di Dio trovarci qui e vivere un po’ questo momento sapendo che è Dio che ci ha chiamati e che ha dato questa meravigliosa creazione per tutti noi”.

Summit Xi-Trump, presidente cinese: Taiwan può portarci a scontro

Roma, 14 mag. (askanews) – Al di là della protocollare cortesia tra leader delle due principali potenze del mondo, il primo incontro tra Xi Jinping e Donald Trump a Pechino nell’ambito della visita del presidente Usa, che si concluderà domani, segnala la distanza tra Cina e Stati uniti sul tema di Taiwan. Il leader cinese ha lanciato un avvertimento agli Usa: per Pechino il tema dell’isola è “la più importante questione” bilaterale che, se gestita male, potrebbe portare le due sponde del Pacifico a un conflitto.

La riunione presso la Grande Sala del Popolo tra le due delegazioni guidate dai leader è durata 130 minuti, mezz’ora in più dell’ultimo incontro che aveva avuto luogo a Busan, in Corea del Sud, lo scorso anno.

“I leader dei due paesi hanno avuto uno scambio di opinioni sui principali dossier internazionali e regionali, tra cui la situazione in Medio Oriente, la crisi ucraina e la situazione nella penisola coreana”, ha indicato l’agenzia ufficiale cinese Xinhua.

E’ sulla questione taiwanese, in realtà, che le dichiarazioni di Xi sono state più forti. Il presidente cinese ha invitato Trump a trattare la questione con “estrema cautela”, segnalando che se il dossier sarà gestito correttamente, i rapporti tra i due paesi potranno mantenere una stabilità complessiva. Ma avvertendo anche che “se non sarà gestito correttamente, i due paesi potrebbero scontrarsi o persino entrare in conflitto, spingendo l’intera relazione Cina-Stati uniti in una situazione molto pericolosa”.

In particolare, Xi vorrebbe una riduzione delle vendite di armi Usa a Taiwan, che Pechino considera parte integrante del proprio territorio. L’amministrazione Trump ha per ora messo in stand-by la vendita di un pacchetto di armi per 13 miliardi di dollari per favorire un esito positivo del vertice con Xi.

Trump ha espresso gratitudine per l’accoglienza ricevuta a Pechino e ha definito Xi un “grande leader”, facendo riferimento alla sua amicizia con il numero uno cinese e segnalando che “ogni volta che abbiamo avuto un problema, lo abbiamo risolto molto rapidamente”. Alla fine dell’incontro, il presidente americano ha affermato che è stato “ottimo”.

Xi ha segnalato la necessità di mettere in sintonia gli interessi americani e cinesi. “Ho sempre creduto che gli interessi comuni di Cina e Stati uniti superino le differenze tra loro, e che il successo di ciascuna parte sia un’opportunità per l’altra”, ha dichiarato, in un’implicita critica all’approccio conflittuale sul piano commerciale ed economico da parte di Trump con la sua politica aggressiva di dazi e di restrizioni sull’export tecnologico. “I fatti hanno dimostrato più di una volta – ha detto ancora Xi – che non ci sono vincitori nelle guerre commerciali”.

Trump, dal canto suo, ha invitato Xi a usare la reciproca amicizia per superare i contrasti e ha segnalato che gli Usa vogliono fare affari con la Cina su una base di reciprocità. “Sono qui oggi per rendere omaggio a lei e alla Cina, guardando con interesse al commercio e agli affari”, ha dichiarato. “E sarà totalmente reciproco da parte nostra”.

Il vertice odierno viene a valle di una serrata trattativa che si è tenuta a Seoul fino a pochissime ore prima della riunione. Il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent ha di nuovo visto il vicepremier cinese He Lifeng per preparare il terreno ai negoziati di Pechino. “Ieri i nostri team economici e commerciali hanno prodotto risultati generalmente bilanciati e positivi”, ha detto Xi nel vertice. “Laddove ci sono disaccordi e frizioni, consultazioni su piano di parità sono l’unica scelta giusta”, ha continuato. Gli esiti di queste consultazioni saranno più chiari nelle prossime ore.

Xi ha anche incontrato la folta delegazione di leader d’impresa tecno-oligarchi al seguito di Trump: tra gli altri, il fondatore di Tesla e SpaceX Elon Musk, l’amministratore delegato di Apple Tim Cook, l’amministratore delegato di GE Aerospace Larry Culp, quello di Boeing Kelly Ortberg e il numero uno di Nvidia Jensen Huang. Pechino – ha detto loro Xi – “accoglie con favore il rafforzamento della cooperazione con gli Stati uniti ed è convinta che le aziende americane avranno prospettive ancora maggiori nel paese”.

Al termine dell’incontro presso la Grande Sala del Popolo, poi, il presidente cinese ha portato Trump al Tempio del Cielo, un luogo altamente simbolico per il potere cinese.

Playoff Nba, Cleveland rimonta Detroit all’overtime

Roma, 14 mag. (askanews) – I Cleveland Cavaliers conquistano la prima vittoria esterna dei playoff battendo i Detroit Pistons 117-113 dopo un overtime in gara-5 e portandosi avanti 3-2 nella serie. Detroit sembra in controllo sul 103-94 a tre minuti dalla fine, ma Cleveland chiude i regolamentari con un parziale di 9-0. Contestato l’ultimo possesso: Ausar Thompson stoppa Donovan Mitchell e i Pistons chiedono fallo su Thompson nel contatto con Jarrett Allen, ma gli arbitri non fischiano. All’overtime Mitchell segna 7 dei suoi 21 punti. Migliore dei Cavs James Harden con 30 punti, 8 rimbalzi e 6 assist. Per Detroit non bastano i 39 punti di Cade Cunningham. Gara-6 venerdì a Cleveland.

Calcio, ricorso su derby Roma-Lazio depositato ieri al Tar

Roma, 14 mag. (askanews) – La Lega Serie A ha deciso di presentare ricorso al TAR contro il provvedimento della Prefettura di Roma, che aveva disposto lo spostamento della sfida tra Roma e Lazio da domenica alle 12:30 a lunedì 18 maggio alle ore 20:45. Al momento resta valida la scelta della Prefettura di Roma di disputare il derby nella serata di lunedì. L’esito del ricorso presentato nelle scorse ore dalla Lega Serie A, è atteso entro il pomeriggio di oggi, quando potrebbe arrivare la parola definitiva sulla vicenda.

Iran, le notizie più importanti del 14 maggio sulla guerra

Roma, 14 mag. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di giovedì 14 maggio 2026 sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge i Paesi del Golfo e il Libano, con serie ripercussioni sull’economia globale.

-07:03 Rapporto intelligence Usa: guerra in Iran sta favorendo la Cina

-06:30 Gli Stati uniti sperano di convincere la Cina a svolgere un ruolo più attivo per indurre l’Iran a fare un passo indietro nel Golfo persico. Lo ha detto il segretario di Stato Usa Marco Rubio, mentre il presidente Donald Trump si trova a Pechino per incontri con il presidente cinese Xi Jinping.

Tennis, Darderi in semifinale nella notte romana

Roma, 14 mag. (askanews) – Luciano Darderi vince una partita pazzesca ed è in semifinale agli Internazionali d’Italia. L’azzurro nella notte romana ha battuto il talento spagnolo Rafa Jodar con il punteggio di 7-6, 5-7, 6-0 in tre ore e 8 minuti di gioco. Il primo set è stato caratterizzato da un’interruzione di 18 minuti per un problema al sistema di arbitraggio elettronico (legato ai fuochi d’artificio provenienti dallo stadio Olimpico, in cui si è giocata la finale di Coppa Italia tra Lazio e Inter) sul 6-5 per Jodar. Decisivo il tiebreak, in cui Darderi ha recuperato sotto 5-2 e chiuso col parziale di 7-5. Nel secondo set, invece, l’azzurro ha subìto la rimonta di Jodar dopo esser stato avanti 3-0 e con due palle del doppio break a disposizione. Sul 5-4, Darderi ha sprecato anche due match point e ha perso la battuta nell’undicesimo gioco. Decisivo il terzo set, completamente dominato dall’italoargentino che ha chiuso con un netto 6-0 (con Jodar che ha accusato anche qualche problema con i crampi alla gamba destra). Con questo successo, Darderi diventa il decimo italiano a raggiungere almeno una semifinale a livello Masters 1000 e l’ottavo italiano nell’Era Open a raggiungere le semifinali agli Internazionali d’Italia. Venerdì per un posto in finale affronterà Casper Ruud.

Luciano Darderi e Rafael Jodar sono stati anche costretti a interrompere il loro match di quarti di finale agli Internazionali sul 6-5 per lo spagnolo nel 1° set. Il motivo? I fuochi d’artificio sparati al termine della finale di Coppa Italia vinta dall’Inter contro la Lazio hanno portato parecchio fumo sul Centrale, mandando in tilt il sistema di arbitraggio elettronico. Dopo 18 minuti di stop la partita è poi ripresa

Trump: colloqui con Xi Jinping? Ottimi

Roma, 14 mag. (askanews) – Il presidente Usa Donald Trump ha definito “ottimi” i colloqui con il presidente cinese Xi Jinping, rispondendo a una domanda dei giornalisti durante la visita al Tempio del cielo a Pechino, secondo quanto riporta la Cnn.

Sono stati “ottimi”, ha detto Trump, quando gli è stato chiesto come fossero andati i colloqui con Xi.

Il presidente americano ha poi commentato il luogo della visita. “Un posto fantastico. Incredibile. La Cina è bellissima”, ha affermato.

L’egemonia sul Mar cinese meridionale sullo sfondo del confronto Trump-Xi

Il nodo Taiwan nel confronto tra le superpotenze

Sarà interessante capire come, e se, Donald Trump nei suoi colloqui con Xi Jinping affronterà con risolutezza la questione Taiwan. Quella che da anni tutti gli osservatori internazionali ritengono essere la probabile causa di un reale scontro fra Cina e Stati Uniti, le due potenze dominanti del Ventunesimo Secolo.

La curiosità è motivata vieppiù dall’inusuale prudenza con la quale in questo turbolento anno e mezzo di nuovo mandato il presidente americano ha evitato il tema nel mentre pronunciava parole infuocate e minacciava azioni risolutive a proposito di Cuba o, se vogliamo, della stessa Groenlandia, ovvero di altre isole dalla evidente importanza strategica.

Il contesto storico è noto. Oggi Taiwan è riconosciuto ufficialmente in quanto Stato indipendente solo da un pugno di piccole nazioni (e dal Vaticano) ma al tempo stesso molte altre ben più rilevanti (tra le quali USA, Giappone, Russia, Gran Bretagna e l’Unione Europea) mantengono con esso relazioni non ufficiali ma assai attive. È quella che viene definita, nel caso degli Stati Uniti, “ambiguità strategica”, certificata dal Taiwan Relations Act del 1979: esso riconosce il governo insediato nella capitale dell’isola, Taipei, pur a fronte della coeva affermazione che esiste una sola Cina, la Repubblica Popolare. Una contraddizione in termini che gli analisti geopolitici definirono fin da subito come una palese “ambiguità”, ancorché strategica.

Xi Jinping e la pressione crescente sullisola

Il Partito Comunista Cinese e la Repubblica Popolare di Cina hanno sempre dichiarato che Taiwan è parte integrale della nazione, ne è una sua provincia. Con la guida di Xi Jinping questa affermazione si è fatta più minacciosa, giungendo a garantire il ritorno dell’isola alla madre patria in un tempo ormai prossimo e in ogni caso anteriore al centenario dalla fondazione dello stato comunista (dunque, prima del 2049).

Ed infatti in questi ultimi anni Pechino ha intensificato le manovre militari che simulano l’accerchiamento di Taiwan, violando altresì il suo spazio aereo con incursioni effettuate con tutte le tipologie possibili: bombardieri, caccia da combattimento, velivoli da ricognizione.

Questa crescente pressione, psicologica e militare, aveva condotto Joe Biden a sostenere esplicitamente che gli USA avrebbero difeso Taiwan nel caso di un effettivo attacco lanciato da Pechino. Affermazione che il solitamente logorroico Trump si è invece ben guardato dal fare.

Microchip, rotte marittime e controllo del Pacifico

Ora, Taiwan è importante, importantissima sotto due profili, principalmente. Dal punto di vista economico, in quanto detiene l’egemonia mondiale nella produzione di microchip, come sappiamo l’elemento essenziale di ogni industria che produca oggetti (dai computer agli smartphone, ad esempio) contenenti elementi elettronici e digitali.

Dal punto di vista geopolitico, in quanto ubicata in quel Mar Cinese Meridionale le cui acque vengono variamente rivendicate dagli stati rivieraschi (Vietnam, Malesia, Brunei, Filippine, Indonesia) sulle quali però la Cina avanza a sua volta rivendicazioni non giustificate dalla geografia ma disegnate sulle mappe nautiche sin dai tempi di Mao Zedong con la nota “Linea dei Nove Punti” inglobante una grossa porzione di quel Mare e con essa le isole Paracelso e Spratly, atolli disabitati sui quali ha costruito infrastrutture di tipo militare (piste di atterraggio, radar, installazioni missilistiche e altro ancora) chiaramente propedeutiche a garantire il controllo dell’area oltre che a divenire basi d’appoggio per l’eventuale assalto a Taiwan.

Dunque le ambizioni di Xi travalicano Taiwan e inglobano le acque oltre Taiwan: una parte di quell’Oceano Pacifico che il “pivot to Asia” annunciato oltre un decennio fa dal presidente Obama definiva il più strategico di tutti i mari per la potenza talassocratica statunitense. Che proprio col dominio degli oceani garantito dalla sua formidabile flotta navale ha acquisito il suo status di superpotenza planetaria, assicurando al contempo la diffusa libertà di navigazione cha ha garantito la crescita assoluta del commercio globale. Guarda caso il tema ora in discussione a Hormuz.

Il banco di prova per Trump

Ecco perché sarà molto interessante sapere come Trump lo affronterà, e se lo affronterà, nel suo faccia a faccia con Xi. Il quale ultimo, in ogni caso, si è portato avanti col lavoro: incontrando a Pechino la leader dell’opposizione di Taiwan, a guida del partito che nell’isola sostiene la legittimità della “riunificazione” con la Cina. Nell’isola si voterà, liberamente, nel 2028.

Il messaggio di Xi è chiaro. L’opzione militare non è immediata, e non è neppure la preferita. Ma viene preparata accuratamente. L’esito finale (la “riunificazione”) è garantito entro una data certa. E con esso, pure la conferma che le acque incluse nella “Linea dei Nove Punti” sono e saranno zone esclusive cinesi. E dunque la US Navy dovrà allontanarsi da esse.

Il tema è posto. Resta da vedere se verrà affrontato apertamente. Trump avrà il coraggio necessario – del quale non smette di vantarsi vanagloriosamente – per affrontarlo nel merito con il suo glaciale interlocutore?

Caso Garlasco, la fragilità della verità giudiziaria

Il delitto di Garlasco ha smesso da tempo di essere un semplice fatto di cronaca. È diventato il paradigma di una giustizia che, nel tentativo di dare un volto al male, rischia talvolta di smarrire la propria bussola tra rigore procedurale, pressione mediatica e bisogno collettivo di una risposta definitiva. Non si è mai trattato soltanto di un fascicolo processuale: nel tempo, questa vicenda è divenuta il luogo simbolico in cui la domanda di verità si intreccia con il bisogno di stabilità del giudicato.

La notizia della chiusura delle indagini da parte della Procura di Pavia, che individua in Andrea Sempio l’unico responsabile dell’omicidio, non rappresenta soltanto un colpo di scena investigativo. Riapre un caso che sembrava definitivamente consegnato agli archivi e pone una domanda scomoda: cosa accade quando la verità processuale entra in tensione con la possibile verità dei fatti?

Lillusione della certezza

La condanna definitiva di Alberto Stasi, maturata al termine di un iter lungo e complesso, aveva segnato per lo Stato la conclusione formale della vicenda. Eppure, già allora, l’opinione pubblica e numerosi osservatori avvertivano un dubbio mai del tutto sopito: che quella verità giudiziaria fosse stata raggiunta più sul piano della coerenza logica che su quello della reale convinzione.

Oggi, le nuove evidenze scientifiche impongono prudenza. Nessuna nuova indagine equivale automaticamente a una prova definitiva, né ogni innovazione tecnica può travolgere con leggerezza il valore del giudicato. Ma proprio qui emerge il nodo centrale: la certezza del diritto non può trasformarsi in una difesa automatica contro la possibilità dell’errore. In uno Stato liberale, la definitività della decisione è un presidio di civiltà, ma non può diventare un idolo processuale al quale sacrificare la ricerca della verità.

Se i nuovi accertamenti dovessero trovare conferma, il problema non sarebbe soltanto giudiziario, ma etico. Il diritto entrerebbe nel punto più drammatico della propria contraddizione: difendere sé stesso a costo di allontanarsi dalla realtà.

Il caso Garlasco è stato spesso definito un “manuale degli errori” investigativi iniziali. Tuttavia, l’errore più grave, oggi, sarebbe confondere la tenuta formale di una decisione con la verità concreta dei fatti. La giustizia non può ridursi a un equilibrio logico chiuso nella sola dialettica processuale; deve continuare a confrontarsi con la realtà, pur nella consapevolezza dei limiti propri di ogni accertamento umano.

Lequivoco investigativo

In questa vicenda, il possibile fraintendimento investigativo che avrebbe trasformato un conoscente della vittima nel colpevole dell’omicidio non riguarda soltanto la sorte individuale di un imputato. Interroga il rapporto stesso tra prova, percezione e attribuzione della responsabilità.

Le intercettazioni ambientali attribuite ad Andrea Sempio, nelle quali emergerebbero riferimenti a presunti moventi legati a video intimi, appartengono ancora al terreno fragile dell’indagine. Ciononostante, contribuiscono a restituire l’immagine di una verità che continua faticosamente a emergere.

 

La procedura contro il merito

 Riaffiora così un paradosso antico della giustizia moderna: il rischio che la procedura finisca per divorare il merito. La stabilità della decisione diventa talvolta un valore tanto assoluto da oscurare la domanda fondamentale da cui ogni processo dovrebbe partire: è davvero accaduto così?

Una sentenza può essere formalmente corretta, logicamente coerente e persino tecnicamente impeccabile, eppure allontanarsi dalla realtà empirica. È questa la fragilità più difficile da accettare per un sistema giudiziario: riconoscere che la giurisdizione, pur necessaria, resta un’opera umana e, dunque, fallibile.

La resistenza di parte della magistratura e della famiglia Poggi rispetto all’ipotesi di revisione si colloca dentro questa tensione. Ma la certezza del diritto, pilastro della civiltà liberale, non può trasformarsi in un dogma incapace di confrontarsi con elementi nuovi, seri e processualmente rilevanti. Uno Stato che preferisse un colpevole “per sistema” a un innocente “per realtà” cesserebbe di essere luogo di giustizia, diventando una macchina incapace di correggere i propri errori. Per questo il tema supera le figure di Alberto Stasi e Andrea Sempio, investendo direttamente il rapporto tra verità e giurisdizione. Una democrazia matura non teme il dubbio; al contrario, considera la capacità di correggersi la più alta forma di credibilità istituzionale.

 

Per una giustizia della verità

La giustizia non è mai un atto definitivamente concluso, ma un esercizio continuo di verifica. Non si tratta di formulare un giudizio anticipato sull’attuale indagato, né di trasformare Alberto Stasi in un simbolo ideologico. Si tratta di pretendere che il processo resti un luogo di garanzia, nel quale l’errore sia riconosciuto come possibilità fisiologica e la verità sia perseguita come dovere morale.

Se l’inchiesta dovesse confermare le nuove evidenze, la revisione del processo non rappresenterebbe soltanto un atto dovuto nei confronti di Alberto Stasi. Sarebbe anche una forma di risarcimento morale nei confronti di Chiara Poggi. Perché non esiste giustizia per una vittima se la pena colpisce la persona sbagliata. Ed è forse qui che si misura la reale maturità di uno Stato di Diritto: nella capacità di rimettere in discussione le proprie certezze di fronte a elementi nuovi, seri e verificabili.

Gianni Cervetti e i percorsi

La morte di Gianni Cervetti, la sua lunga vita, da Mosca al riformismo, ci spronano a riflettere su due fenomeni. Il primo: le nostre vicende, le vicissitudini di ciascuno somigliano molto a un percorso. A un “moto per luogo”, con tappe, fughe in avanti, fermate, cambi di verso, ritirate, ritorni. Il secondo: tali “transiti” non sono solitari. Incontrano e intersecano piuttosto altre traiettorie, le vicende di altre e di altri.

Nel caso di Cervetti, così a me pare, gli incontri decisivi, quelli che segnano una vita, sono stati almeno due: con colei che sarebbe divenuta la consorte e con Enrico Berlinguer. Tanto che, come mi capitò di leggere, il segretario nazionale più amato, a motivo dell’indicazione di Gianni come segretario regionale lombardo del Pci, quasi rischiò di perdere il ruolo di leader. Ecco, con quel pizzico di umorismo che Cervettimi perdonerebbe, potremmo situare la sua vita in un triangolo con Berlinguer e Franca Canuti.

Contro la società fredda: senza relazioni il digitale non salva nessuno

La grande contraddizione del nostro tempo

Viviamo in un tempo in cui tutto sembra accelerare. Le tecnologie trasformano il lavoro, la sanità, la scuola, la comunicazione e perfino il modo in cui costruiamo le relazioni umane. Eppure, proprio mentre aumentano le connessioni digitali, cresce anche una diffusa sensazione di isolamento sociale, di fragilità relazionale, di distanza tra le persone e i sistemi che dovrebbero prendersene cura.

La vera sfida del nostro tempo non è allora soltanto tecnologica o economica. È profondamente umana. Riguarda la capacità di non perdere il senso della comunità dentro un modello di sviluppo sempre più veloce, competitivo e frammentato.

Negli ultimi anni il dibattito pubblico si è concentrato molto sull’innovazione digitale, sulla telemedicina, sull’intelligenza artificiale, sulla sostenibilità economica dei sistemi sanitari e produttivi. Temi fondamentali, certamente. Ma il rischio è quello di affrontarli separandoli dalla dimensione sociale e relazionale della vita delle persone.

 

La persona oltre lefficientismo

La salute, ad esempio, non può essere ridotta alla semplice assenza di malattia. L’Organizzazione Mondiale della Sanità la definisce da tempo come uno stato di benessere fisico, mentale e sociale. Eppure troppo spesso continuiamo a progettare servizi, città, modelli di lavoro e perfino tecnologie senza mettere davvero al centro la persona e le sue relazioni.

L’innovazione, se non guidata da un pensiero etico e comunitario, rischia di diventare soltanto efficientismo. Può migliorare le prestazioni ma impoverire i legami. Può velocizzare i processi ma lasciare indietro le fragilità. Può aumentare l’accesso ai servizi senza però costruire prossimità, fiducia e inclusione.

 

La lezione dimenticata della pandemia

La pandemia ci ha insegnato qualcosa di importante: nessuno si salva da solo. Abbiamo riscoperto il valore dei caregiver, del volontariato, delle reti territoriali, della medicina di prossimità, della solidarietà tra cittadini. Abbiamo capito quanto siano decisive le relazioni umane persino nei percorsi terapeutici. Eppure, terminata l’emergenza, rischiamo di tornare rapidamente a modelli organizzativi centrati più sulle procedure che sulle persone.

Oggi il nostro Paese si trova davanti a sfide enormi: l’invecchiamento della popolazione, la crescita delle patologie croniche, le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle cure, il disagio giovanile, la solitudine degli anziani, la precarietà lavorativa, il burnout degli operatori sanitari e sociali. Tutti fenomeni che non possono essere affrontati solo aumentando prestazioni o introducendo nuove piattaforme digitali.

 

Tecnologia e prossimità sociale

Serve un nuovo umanesimo civile capace di integrare innovazione e responsabilità sociale. Un modello che sappia utilizzare la tecnologia come strumento di inclusione e non di esclusione. Un approccio in cui il digitale non sostituisca la relazione ma la rafforzi.

La telemedicina, ad esempio, rappresenta una straordinaria opportunità per ridurre le disuguaglianze territoriali e garantire maggiore accesso alle cure, soprattutto nelle aree periferiche o per le persone fragili. Ma perché sia davvero efficace deve essere inserita dentro una rete umana fatta di ascolto, accompagnamento, educazione sanitaria e fiducia reciproca. Altrimenti rischia di diventare soltanto un servizio impersonale.

Lo stesso vale per il lavoro. Non basta parlare di produttività o competenze digitali. Occorre interrogarsi sul significato umano e sociale del lavoro, sulla qualità delle relazioni nei luoghi produttivi, sul benessere psicologico delle persone, sulla conciliazione tra vita professionale e vita familiare. Il lavoro non è soltanto una voce economica: è identità, dignità, partecipazione sociale.

 

La vera infrastruttura del Bene Comune

Per questo oggi più che mai abbiamo bisogno di “fare rete” nel senso più autentico del termine: costruire connessioni tra istituzioni, terzo settore, imprese, professionisti, cittadini, territori. Non reti formali o burocratiche, ma comunità capaci di generare fiducia, corresponsabilità e Bene Comune.

Il Bene Comune non è un concetto astratto né una formula retorica. È la capacità di una società di creare condizioni di vita dignitose, inclusive e sostenibili per tutti. Significa comprendere che la salute di una comunità dipende anche dalla qualità delle sue relazioni, dalla capacità di ascoltare le fragilità, di valorizzare le differenze e di non lasciare nessuno indietro.

La vera innovazione del futuro sarà allora quella capace di umanizzare i sistemi, restituendo centralità alla persona. Non una tecnologia che sostituisce l’uomo, ma una tecnologia che aiuta l’uomo a essere più vicino all’altro. Non una società dominata dalla performance, ma una comunità che riconosce nella cura reciproca la sua più grande infrastruttura sociale.

Cina-Usa, Xi evoca la "Trappola di Tucidide": evitiamo lo scontro

Roma, 14 mag. (askanews) – Quando il presidente cinese Xi Jinping ha evocato oggi, davanti al presidente Usa Donald Trump nell’atteso summit di Pechino, la necessità di evitare la “trappola di Tucidide”, ha usato una delle formule più note del dibattito strategico contemporaneo sui rapporti tra Stati uniti e Cina. Il riferimento è alla dinamica pericolosa che si crea quando una potenza emergente sfida la posizione di una potenza dominante: non necessariamente perché una delle due voglia la guerra, ma perché paura, rivalità, errori di calcolo e competizione per il prestigio possono rendere lo scontro sempre più difficile da evitare. Al summit di Pechino, Xi ha insistito sull’idea che i due paesi debbano essere “partner, non rivali”, in un contesto segnato da tensioni su commercio, tecnologia, Taiwan, Iran e sicurezza globale.

L’espressione “trappola di Tucidide” è stata resa celebre dal politologo americano Graham Allison, docente ad Harvard, in particolare con il libro “Destined for War: Can America and China Escape Thucydides’s Trap?”, pubblicato nel 2017. Allison ha applicato al rapporto tra Washington e Pechino una lezione tratta dalla Guerra del Peloponneso, il conflitto che nel V secolo avanti Cristo oppose Atene e Sparta. Nella lettura di Allison, la Cina rappresenta la potenza in ascesa, mentre gli Stati uniti incarnano la potenza già dominante, chiamata a gestire la perdita relativa di primato senza trasformarla in confronto militare.

Il nome viene da Tucidide, lo storico ateniese che raccontò la Guerra del Peloponneso non come un semplice scontro episodico, ma come il risultato di una trasformazione strutturale degli equilibri di potere nel mondo greco. Atene, dopo le guerre persiane, era cresciuta come potenza navale, economica e imperiale. Sparta, tradizionale potenza terrestre e guida del sistema greco, cominciò a vedere quell’ascesa come una minaccia diretta. Il punto essenziale, nella formula attribuita a Tucidide e ripresa da Allison, è che fu la crescita della potenza ateniese e la paura provocata a Sparta a rendere il conflitto sempre più probabile.

Allison non sostiene che la guerra tra Stati uniti e Cina sia inevitabile, ma che la combinazione tra ascesa cinese, timore americano, nazionalismi interni, dispute territoriali, competizione tecnologica e pressione politica rischia di creare una situazione ad alto rischio se non viene gestita con una diplomazia costante e consapevole.

Per questo il riferimento di Xi ha un valore politico preciso. Pechino vuole presentare la propria ascesa non come una minaccia, ma come un processo che Washington dovrebbe accettare senza tentare di contenerlo. Gli Stati uniti, al contrario, vedono nella Cina una sfida sistemica: industriale, tecnologica, militare e ideologica. La “trappola”, dunque, non è un meccanismo automatico della storia, ma il rischio che ciascuna parte interpreti le mosse dell’altra nel modo più ostile possibile, finendo per confermare le proprie paure.

Il richiamo a Tucidide serve anche a dare profondità storica a un vertice che, al di là della coreografia diplomatica, si svolge in una fase di forte turbolenza internazionale. Taiwan resta il punto più sensibile del confronto strategico. “La questione di Taiwan è il tema più importante nelle relazioni tra Cina e Stati uniti”, ha detto Xi al summit, secondo quanto ha riportato l’agenzia ufficiale Xinhua. Secondo il presidente cinese, se il dossier sarà gestito correttamente, i rapporti tra i due paesi potranno mantenere una stabilità complessiva. “Se non sarà gestito correttamente, i due paesi potrebbero scontrarsi o persino entrare in conflitto, spingendo l’intera relazione Cina-Stati uniti in una situazione molto pericolosa”, ha affermato Xi.

Altri temi cruciali sono la competizione sull’intelligenza artificiale e sui semiconduttori, che alimenta la dimensione tecnologica della rivalità; il commercio, che continua a essere terreno di pressione reciproca; la guerra in Iran e la sicurezza delle rotte energetiche, che aggiungono un ulteriore elemento di instabilità. In questo quadro, la frase di Xi non è solo una citazione colta, ma un messaggio: la Cina chiede agli Stati uniti di non leggere la sua crescita come la premessa inevitabile di uno scontro.

Cina-Usa, al via il summit di Pechino tra Xi e Trump

Roma, 14 mag. (askanews) – Il presidente Usa Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping si sono incontrati oggi a Pechino per un atteso vertice, incentrato su commercio, Iran, Taiwan e sugli altri principali dossier oggetto di tensione tra le due potenze.

Si tratta della prima visita di un presidente statunitense in Cina in quasi dieci anni. L’incontro potrebbe indicare se la distensione emersa negli ultimi mesi tra Washington e Pechino potrà proseguire e quali concessioni le due parti siano disposte a fare.

Xi ha accolto Trump questa mattina davanti alla Grande sala del popolo, nel centro di Pechino. I due leader si sono stretti la mano e Trump ha dato un colpetto sul braccio a Xi, prima di camminare insieme davanti alla guardia d’onore. Mentre veniva suonato l’inno americano, una salva di 21 colpi è risuonata su piazza Tiananmen, tra la Grande sala del popolo e l’ingresso della Città proibita.

All’interno della Grande sala, entrambi i leader hanno sottolineato l’importanza della relazione tra Stati uniti e Cina. Xi ha affermato che i due paesi sono arrivati a “un bivio” nei loro rapporti e ha invitato le parti a lavorare insieme per la stabilità. “Dovremmo essere partner, non avversari”, ha detto.

I due leader si erano incontrati l’ultima volta a ottobre in Corea del sud, dove avevano concordato una pausa nella dura guerra commerciale che aveva visto Pechino minacciare nuove ampie restrizioni all’export di terre rare in risposta ai dazi statunitensi a tre cifre sui beni cinesi.

In quell’occasione Xi aveva deciso di rinviare le misure per un anno. Una delle questioni centrali del vertice è se la Cina accetterà una proroga.

Trump ha detto che il viaggio a Pechino, che includerà incontri con Xi in luoghi storici e si concluderà domani, sarà concentrato su commercio e investimenti. Diversi top manager, tra cui Jensen Huang del produttore statunitense di chip Nvidia, hanno accompagnato il presidente in Cina. I leader dell’imprenditoria americana spingono per misure che aprano ulteriormente il mercato cinese, anche se gli analisti ritengono improbabile un grande accordo.

Pechino potrebbe assumere impegni limitati sull’acquisto di aerei Boeing e di prodotti agricoli statunitensi, come soia e carne bovina.

Il presidente Usa dovrebbe anche chiedere a Pechino di aiutare a convincere Teheran, il suo partner più stretto in Medio Oriente, a mettere fine alla guerra in Iran, avviata da Stati uniti e Israele alla fine di febbraio e ora in stallo. Trump ha chiesto che Teheran riapra lo Stretto di Hormuz, rotta cruciale per petrolio e gas naturale mondiali, e martedì ha di nuovo minacciato di colpire duramente l’Iran se i suoi leader non accetteranno limiti al programma nucleare.

Xi ha però altre priorità. Secondo gli analisti, potrebbe chiedere un allentamento dei controlli statunitensi sull’export di tecnologie avanzate e garanzie da Trump sul fatto che non aumenterà i dazi sui beni cinesi.

La principale preoccupazione cinese resta Taiwan, il dossier che più di ogni altro potrebbe innescare un conflitto tra le due potenze. Xi potrebbe cercare di convincere Trump a modificare la linea tradizionale statunitense, dichiarando l’opposizione all’indipendenza di Taiwan, isola autogovernata che Pechino considera parte del proprio territorio. Un altro obiettivo cinese è ottenere una forte riduzione delle vendite di armi statunitensi a Taipei.

Un cambiamento profondo della politica americana su Taiwan resta difficile. Ma Xi ha una carta importante da giocare: la leva economica della Cina su Teheran e la possibilità di contribuire alla riapertura dello Stretto di Hormuz, attenuando gli effetti economici sempre più ampi della guerra.

Calcio Coppa Italia, l’Inter piega la Lazio 2-0 e alza il trofeo

Roma, 13 mag. (askanews) – L’Inter conquista la Coppa Italia battendo 2-0 la Lazio nella finale dell’Olimpico al termine di una partita controllata dai nerazzurri fin dalle prime battute. Decidono l’autorete di Marusic nel primo tempo e il raddoppio di Lautaro Martinez, al suo 175° centro in maglia interista.

Avvio aggressivo della squadra di Chivu, subito pericolosa con Lautaro al 12′: il colpo di testa dell’argentino, servito da Barella, termina fuori di poco. Due minuti più tardi arriva il vantaggio nerazzurro. Sul corner battuto da Dimarco, Thuram sfiora il pallone sul primo palo e Marusic, nel tentativo di intervenire, devia di testa alle spalle di Motta per lo sfortunato autogol che vale l’1-0.

La Lazio prova a reagire ma fatica a trovare spazi contro il possesso dell’Inter. Al 23′ Dumfries sfiora il raddoppio, murato da Tavares dopo un’altra iniziativa nata da Dimarco. Proprio un errore del terzino biancoceleste spalanca però la strada al secondo gol: al 35′ Dumfries recupera palla sulla pressione alta, entra in area e serve Lautaro che da pochi passi deposita in rete il 2-0. Per il capitano nerazzurro è il terzo gol personale in una finale di Coppa Italia, raggiungendo Hernan Crespo e Julio Cruz nella storia interista.

Nella ripresa la Lazio cambia qualcosa con l’ingresso di Rovella e prova ad aumentare il ritmo. Noslin al 58′ spreca una buona occasione dal limite dell’area, mentre Isaksen e Dia non riescono a riaprire la sfida. L’Inter continua invece a rendersi pericolosa: Zielinski sfiora il tris al 81′, poco prima Luis Henrique aveva fallito da pochi passi una clamorosa occasione su assist di Dimarco.

Nel finale cresce il nervosismo. All’84’ scoppia una discussione dopo un duro intervento di Pedro su Dimarco: l’arbitro Guida ammonisce entrambi, insieme a Barella e al vice allenatore biancoceleste Ianni. Nei minuti di recupero Martinez salva il risultato su un colpo di testa di Dia, blindando il successo interista.

Davanti a oltre 60mila spettatori e dopo la cerimonia inaugurale con l’Inno di Mameli cantato da Nek, l’Inter chiude così la stagione con un nuovo trofeo nazionale.

Lagarde celebra il coraggio di Draghi alla vigila del premio Carlo Magno

Roma, 13 mag. (askanews) – “Il coraggio di costruire un’Europa che duri nel tempo”. È il titolo del discorso che la presidente della Bce, Crhistine Lagarde, ha dedicato al suo predecessore, Mario Draghi, alla cena di gala ad Aquisgrana, in Germania, alla vigilia della cerimonia di conferimento del premio europeo Carlo Magno all’ex presidente del Consiglio italiano.

“Ho avuto il privilegio, nel corso di molti anni, di osservarlo da vicino in diverse istituzioni, in molteplici circostanze e sotto pressioni che pochi hanno dovuto affrontare. Quello che mi ha sempre colpito – ha detto – è quanto coerentemente sia stato guidato da una singola convinzione: che l’Europa è più forte quando costruisce insieme che quando si chiude su di sé”.

Secondo Lagarde si possono trarre due lezioni la storia di Carlo Magno. La prima è la rilevanza che in alcuni momenti della storia hanno personaggi chiave. Ma la seconda è che la leadership non basta: un compito degli statisti è far sì che momenti di svolta portino a istituzioni capaci di durare. “Poche persone nella vita pubblica europea di oggi – ha sottolineato – hanno compreso così profondamente queste lezioni come Mario”.

Lagarde ha ripercorso alcuni capitoli della storia europea del dopoguerra e della fase più recente di integrazione, in parallelo con il ruolo svolto da Draghi, in particolare da direttore generale del Tesoro nella costruzione dell’euro.

E poi, ovviamente, come presidente della Bce. Inevitabilmente ha citato la celebre frase del “Whatever it takes”, quando Lagarde era ministro delle Finanze francese e poi direttore del Fondo monetario internazionale.

E passando al momento attuale, ha osservato come la costruzione e il rafforzamento dell’Europa “non finiscono mai. Ogni generazione scopre a causa di pressioni e di nuove sfide dove il progetto resta incompiuto e dove debba essere rafforzato”, ha detto.

Peraltro, oggi l’Europa “si trova in un mondo che perdona molto meno le carenze nell’architettura istituzionale”. E qui ha citato il rapporto stilato da Draghi sulla competitività. “Mario ha mostrato che la competitività è più che è una questione semplicemente economica. Riguarda il fatto che l’Europa riesca a preservare la sua prosperità e restare padrona del proprio destino nel mondo che fronteggiamo oggi”.

Draghi ha fornito una diagnosi e ha indicato la strada “ora i leader europei devono rispondere e costruire cioò che possa durare nel tempo. Quello che serve loro è il coraggio di agire. E se cercano un esempio di questo coraggio devono guardare a Mario. Congratulazioni Mario per il premio Carlo Magno”.

"Itaca – Il ritorno" di Uberto Pasolini film manifesto SalinaDocFest

Roma, 13 mag. (askanews) – Il SalinaDocFest celebra la sua XX edizione con un ospite internazionale d’eccezione: Uberto Pasolini, autore di uno dei film più intensi e radicali degli ultimi anni dedicati al mito di Ulisse. Sarà infatti “Itaca – Il ritorno”, da lui diretto, il film manifesto del SalinaDocFest 2026, edizione dedicata al tema delle “Odissee contro le guerre”.

Durante il SalinaDocFest, in programma dall’8 al 12 luglio, Uberto Pasolini riceverà il Premio SDF Odissee, dedicato agli autori capaci di costruire un ponte tra cinema, memoria, letteratura e immaginario contemporaneo. Il regista porterà al festival il suo film Itaca – Il ritorno (2024) che appare oggi come un’opera necessaria e profetica. Lontano da ogni retorica eroica, il film rilegge l’Odissea come racconto del trauma della guerra e dell’impossibilità del ritorno. L’Ulisse, interpretato da Ralph Fiennes, non è il vincitore celebrato dal mito, ma un uomo ormai anziano, provato della violenza e incapace di ritrovare il proprio posto nel mondo. Ad attenderlo non c’è la riconciliazione, ma uno sguardo che mette in crisi il mito stesso dell’eroe. Penelope, interpretata da Juliette Binoche, lo denuda, lo smaschera, ne interroga l’identità profonda. Né Telemaco né Eumeo, riescono più a riconoscere in lui il padre, il re, l’eroe del passato.

Il film è una potente rilettura dell’epos omerico, che diventa denuncia verso tutte le guerre in un momento centrale di riflessione civile e culturale del festival.

Nato in Italia ma inglese d’adozione, Uberto Pasolini è una figura unica nel panorama cinematografico europeo. Ha prodotto, tra gli altri, Full Monty, di Peter Cattaneo, grande successo internazionale e candidato come Miglior Film agli Oscar nel 1998 e vincitore ai BAFTA per il Miglior Film Britannico nello stesso anno. Con Still Life (2013) ha vinto il premio per la miglior regia nella sezione Orizzonti a Venezia. È autore di un cinema rigoroso e profondamente umano, capace di attraversare temi sociali, politici ed esistenziali con uno sguardo essenziale e unico.

Con la presenza di Uberto Pasolini, il SalinaDocFest conferma la propria vocazione internazionale e il desiderio di interrogare il presente attraverso il cinema, i miti e le grandi narrazioni legate al Mediterraneo.

Il SalinaDocFest diretto da Giovanna Taviani, nel 2025 è stato realizzato con il contributo del MIC – Direzione generale Cinema e audiovisivo, con il contributo della Regione Siciliana, Assessorato Turismo Sport e Spettacolo – Sicilia Film Commission,Comune di Malfa, Comune di Santa Marina Salina, con il sostegno e la compartecipazione di Fondazione Messina per la Cultura, Città di Messina, Città metropolitana di Messina, con il contributo di Fondazione Sicilia.

M.O., Mattarella a Herzog: stop guerra permanente, inaccettabili attacchi a Unifil

Roma, 13 mag. (askanews) – Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricevuto questa sera una telefonata da parte del presidente di Israele, Isaac Herzog. Il colloquio viene definito da fonti del Quirinale “franco e aperto”.

Il presidente Mattarella ha sottolineato l’urgente necessità di abbandonare in Medio Oriente lo stato di guerra permanente, dichiarando inoltre di trovare inaccettabili gli attacchi effettuati nei confronti delle truppe impegnate nel contingente Unifil. Il presidente italiano ha sottolineato altresì la necessità del rispetto del diritto della navigazione nelle acque internazionali. Mattarella ha ribadito l’impegno determinato della Repubblica italiana contro ogni atto di antisemitismo.

Fed: inizia l’era Kevin Warsh con ultimo OK dal Senato Usa

New York, 13 mag. (askanews) – Come ampiamente atteso, il Senato americano ha confermato la seconda e ultima nomina di Kevin Warsh, quella alla presidenza della Federal Reserve al posto di Jerome Powell, il cui mandato scade il 15 maggio. Ieri la stessa aula del Congresso Usa aveva votato a favore del suo ingresso nel board della banca centrale americana. La presidenza dura quattro anni; l’altro incarico, 14 anni.

L’OK e’ arrivato con 54 voti a favore e 45 contrari. Si tratta del voto più partigiano da almeno Alan Greenspan. Solo un democratico ha votato a favore dell’ultima nomina riguardante il 56enne Warsh: John Fetterman, il senatore della Pennsylvania che sulla carta è democratico ma che ormai si schiera con il GOP.

Emergency nel report Life Support: in tre anni soccorse 3.234 persone

Roma, 13 mag. (askanews) – Nel 2025 ci sono state 2.185 vittime morte nel tentativo di attraversare il Mediterraneo, tra queste 1.330 solo sulla sua rotta centrale (dati OIM). In questo tratto opera Emergency con la sua nave di ricerca e soccorso Life Support al suo terzo anno di attività, che ha ripercorso in un report pubblicato oggi. 10 missioni SAR nel Mediterraneo centrale, 27.700 km e 70 giorni di navigazione: questi i numeri della nave Life Support di Emergency che nel 2025 ha effettuato 14 interventi di soccorso, portando in salvo 783 persone, tra cui 516 uomini, 71 donne, 24 minori accompagnati e 172 minori non accompagnati, e recuperando anche 2 corpi senza vita. Dall’inizio delle sue operazioni in mare nel dicembre 2022 a tutto il 2025, la Life Support ha soccorso complessivamente 3.234 persone.

Così il report di Emergency “Contro Corrente – Tre anni di soccorsi in mare della Life Support” racconta il suo anno di attività sulla Life Support con cui ha, inoltre, partecipato da osservatrice e per fornire supporto medico, tecnico e logistico alla Global Sumud Flotilla.

I naufraghi soccorsi nel 2025 sono originari prevalentemente di Eritrea (215), Bangladesh (166), Sudan (135), Nigeria (47) e Mali (43), Paesi caratterizzati da guerra, povertà estrema e conseguenze della crisi climatica. Molte delle persone soccorse hanno raccontato ai nostri mediatori culturali e al nostro staff sanitario di aver subito gravi violazioni dei loro diritti, di essere state vittime di sfruttamento, violenza e soprusi, alcuni dei naufraghi anche di essere sopravvissuti a torture durante il periodo di permanenza in Libia. Casi che sono stati segnalati alle autorità sanitarie presenti allo sbarco come soggetti particolarmente vulnerabili.

A seguito del triage sanitario cui vengono sottoposti tutti i naufraghi, il team sanitario della Life Support ha effettuato 440 visite nella clinica di bordo su 270 persone delle quali 219 uomini e 49 donne, fra cui 13 in stato di gravidanza. Tra i pazienti visitati 47 erano minori. Le patologie più frequenti per le quali si sono svolti gli accertamenti sono state affezioni cutanee e disidratazione. Inoltre, 8 donne presentavano problemi ostetrici o ginecologici e per un paziente è stato necessario attivare un’evacuazione medica immediata (MEDEVAC) verso una struttura ospedaliera a terra.

La situazione nel Mediterraneo – riferisce Emergency nel suo report – si aggrava sempre di più a causa di nuovi conflitti, effetti sempre più marcati dei cambiamenti climatici e dell’inasprimento delle politiche migratorie europee. È già successo con gli accordi con Turchia, Libia e Tunisia per il contenimento dei flussi migratori, la legittimazione di autorità che non rispettano i diritti umani e la criminalizzazione di persone in movimento e ONG; da giugno lo vedremo anche negli effetti del Patto europeo su migrazione e asilo.

Tutto questo si riflette sull’operatività della Life Support e su quello di cui è testimone nel Mediterraneo: casi di barche in pericolo che restano senza risposta, maggiore presenza e aggressività della Guardia costiera libica, incremento delle intercettazioni con modalità violente e dei respingimenti illegali verso Libia e Tunisia. Solo nel 2025, oltre 26.900 persone sono state intercettate in mare e respinte con la forza in Libia.

Pur aderendo alla Convenzione internazionale sulla ricerca e il soccorso marittimo ed avendo istituito proprie Zone SAR, né la Tunisia né la Libia possono essere considerate un luogo sicuro per le persone in movimento e i rifugiati, viste le privazioni di libertà e gli abusi cui vengono sottoposti, atti documentati sia da Organizzazioni internazionali che da Associazioni indipendenti e ONG. Stringendo accordi con questi Paesi, l’Europa e l’Italia si rendono complici di queste violazioni dei diritti umani.

Intervenute per colmare il vuoto lasciato dagli Stati europei che, da anni, si stanno disimpegnando dal Mediterraneo, le navi umanitarie sono costrette ad affrontare la progressiva criminalizzazione della solidarietà e ad agire in uno spazio operativo sempre più ristretto in cui la limitazione delle operazioni in mare per la Flotta Civile è diventata sistematica attraverso diverse strategie. Malta, ad esempio, è semplicemente inadempiente rispetto ai suoi obblighi SAR e pratica ostruzionismo dei soccorsi non rispondendo alle richieste di aiuto e non coordinando i salvataggi. L’Italia, invece, ostacola le attività di soccorso in mare della Flotta Civile principalmente con due pratiche: i fermi amministrativi ai sensi del Decreto Piantedosi e l’assegnazione arbitraria di porti distanti esclusivamente alle navi delle ONG. Da quando il decreto è entrato in vigore, sono state registrate 36 detenzioni. A seguito di impugnazione molti di questi fermi amministrativi sono stati sospesi, il loro impatto sull’operatività della Flotta Civile resta significativo. E a causa dei porti distanti, le navi SAR delle ONG hanno accumulato oltre 760 giorni aggiuntivi di navigazione e percorso più di 300.000 chilometri.

Le 14 operazioni di soccorso realizzate dalla Life Support nelle 10 missioni SAR del 2025 sono state effettuate in acque internazionali, per la maggior parte all’interno della zona SAR libica (11). Tutte le imbarcazioni soccorse erano partite dalle coste libiche e oltre la metà sono state avvistate direttamente dal ponte di comando della Life Support, a conferma dell’importanza di disporre di assetti dedicati alla ricerca e al soccorso per tutelare la vita in mare.

Per raggiungere i porti di sbarco distanti assegnati e poi tornare in zona operativa, la Life Support ha dovuto percorrere 10.060 km in più rispetto ad un porto più vicino, costringendo lo staff di Emergency a 28 su 70 giorni di navigazione. Quasi un mese in cui la Life Support è stata allontanata dalla zona operativa, ampliando un vuoto che aumenta il rischio di naufragi, intercettazioni e respingimenti illegali verso la Libia.

“Assegnare porti lontani significa sottoporre i sopravvissuti a viaggi inutilmente prolungati, ritardando il loro l’accesso ai servizi essenziali in linea con il diritto internazionale. Vuol dire anche allontanare le navi della Flotta Civile dall’area operativa e aumentare i costi per le ONG – dichiara Carlo Maisano, capo progetto della Life Support di Emergency -. Il decreto Piantedosi insieme all’assegnazione di porti distanti dall’area operativa, ha dunque sottratto tempo e risorse preziose al soccorso e alla tutela della vita di chi è in mare, e ha allontanato gli unici testimoni delle violazioni commesse dal Mediterraneo Centrale. A queste pratiche, si aggiungerà presto un nuovo discutibile strumento: il cosiddetto blocco navale transitorio progettato dal governo”.

Nel 2025 la Life Support è stata testimone diretta delle conseguenze delle scelte europee e di quanto accade nel Mediterraneo. Come spiega Davide Giacomino, advocacy officer di Emergency: “Il prezzo delle politiche di esternalizzazione è la violazione sistematica di diritti fondamentali in un ciclo di violenza ed estorsione qualificato da esperti indipendenti internazionali come crimine contro l’umanità. Nel 2025, inoltre, Emergency ha assistito a un’escalation di intercettazioni e respingimenti messi in atto da motovedette libiche direttamente finanziate o fornite dall’UE e dai suoi Stati membri. Anche le ONG di ricerca e soccorso continuano a subire attacchi deliberati durante le operazioni di soccorso, tra cui spari con armi da fuoco, minacce, intimidazioni e violenze verbali.”

È possibile consultare e scaricare il report dal sito di Emergency, al seguente link: www.emergency.it/report-sar

Kate, prima missione in Italia dopo la malattia: “Vorrei tornare”

Reggio Emilia, 13 mag. (askanews) – Le mani nella creta. Le domande, una dietro l’altra, sui bambini. Una giornata intensa a Reggio Emilia per la principessa del Galles Catherine: primo viaggio in Italia dopo la malattia, e primo passo della missione internazionale del Royal Foundation Centre, l’organizzazione che lei guida nel Regno Unito sui temi della prima infanzia. Sulla porta del Centro Loris Malaguzzi, prima di salutare, una sola annotazione: “Mi spiace non aver avuto più tempo per scoprire tutte le altre cose che fate qui”. Maddalena Tedeschi, presidente di Reggio Children.

“Avevamo preso contatti con loro – spiega Maddalena Tedeschi, presidente di Reggio Children -, conoscevamo degli interlocutori comuni e quindi abbiamo mandato molto materiale anche per farci conoscere, per far conoscere Reggio Approach e poi di fatto qualche settimana fa è venuto un gruppo di persone della Royal Foundation per partecipare ad un gruppo di studio e programmato da Reggio Children”.

La mattinata era cominciata in piazza Prampolini, con il sindaco Marco Massari e cinquanta bambini ad attenderla. In municipio la consegna del Primo Tricolore, massima onorificenza della città. Poi l’arrivo al Centro Malaguzzi e l’atelier di creta in mezzo a pedagogisti e atelieristi. Elena Maccaferri, pedagogista del Comune di Reggio Emilia

“Ha iniziato subito, con grande piacere, a lavorare con la creta – ricorda Elena Maccaferri, pedagogista del Comune di Reggio Emilia -. Faceva tantissime domande, era molto interessata ai bambini e ai loro processi. Si sentiva una grande competenza sul tema del benessere. Un dialogo intenso, ma molto umano, molto alla mano”.

Domande sulla creatività, sui cento linguaggi, sulla partecipazione dei genitori. E sui bambini con disabilità: come arrivano a esprimersi. Tra le mani della principessa la creta che si trasforma in piccole colombe, “un work in progress”, come dirà sorridendo lei stessa. Poi l’incontro con educatori arrivati da Messico, Brasile e Colombia per studiare il modello reggiano. Marco Spaggiari, atelierista.

“Si è interessata a tutto quello che si può fare con i bambini nei contesti educativi – spiega Marco Spaggiari, atelierista -. Ha chiesto come dividiamo i gruppi, come allestiamo i materiali”.

A salutarla, un mazzo di fiori. Nel pomeriggio la visita a una scuola d’infanzia comunale. “Magari torno”, ha lasciato detto sulla porta. “Magari con meno persone”.

Meloni apre a dialogo (con occhio a riforma voto). Ma è scontro con opposizioni

Roma, 13 mag. (askanews) – Non è la prima volta che lo dichiara. Anzi, si potrebbe dire che praticamente in qualsiasi occasione in cui si è rivolta al Parlamento abbia ribadito lo stesso concetto. Le “porte del governo e le mie personali” sono “aperte” purché l’intenzione sia quella di “confrontarsi nel merito”. Giorgia Meloni si presenta al premier time in Senato da una parte con una offerta di dialogo verso l’opposizione e dall’altra con i toni sprezzanti di chi è già in campagna elettorale. In fondo, di mezzo c’è stato un referendum sulla giustizia che ha cambiato tutto, a cominciare dalle priorità e dall’assetto comunicativo della presidente del Consiglio.

Il ramoscello d’ulivo, infatti, dura giusto il tempo di una interrogazione. Quella rivolta da Carlo Calenda in cui si sollecita il governo a costituire una cabina di regia a palazzo Chigi in cui mettere attorno tutte le forze politiche per affrontare le grandi sfide che attendono il Paese, a cominciare da quella energetica e industriale. La premier ribadisce che il momento “facile non è” e che le “tensioni geopolitiche” attuali “incideranno, come già stanno incidendo, sulla crescita, sui costi energetici, sulla competitività delle imprese, sul potere d’acquisto delle famiglie”. Allo stesso tempo però si dice aperta a dialogare, purché poi la eventuale convocazione non venga bollata pubblicamente come “una passerella”. “Devo ricordare che quando finora abbiamo provato a fare delle proposte in questo senso la risposta da parte della grande maggioranza dei partiti dell’opposizione non è stata di disponibilità”, sottolinea. La premier non la cita mai, ma l’ultima, in ordine di tempo, è quella relativa alla riforma della legge elettorale che – pur essendo tema parlamentare e non di governo – Meloni ha messo al centro di ben due vertici di maggioranza a palazzo Chigi negli ultimi dieci giorni. E forse non è un caso l’elogio rivolto proprio ad Azione, tra le poche rappresentanze che anche in questa occasione hanno mostrato disponibilità, per aver più volte portato “il proprio contributo”.

Poi, stop. Tocca a Renzi e cambia tutto. Il leader di Iv descrive il governo alla stregua della “famiglia Adams” e la presidente del Consiglio replica che si invoca la presenza del capo dell’esecutivo in Parlamento “ma al netto di accuse e insulti, c’è oggettivamente poco”. Scintille che nella sostanza si ripetono quando a prendere la parola è il capogruppo del Pd, Francesco Boccia, in particolare su tasse e fisco. L’esponente dem la accusa di aver trasformato palazzo Chigi “in una bolla che la protegge dalla realtà” e per dimostrarlo tira fuori la classica domanda tarata sulla famosa ‘casalinga di Voghera’: “Da quanto tempo non fa la spesa per ascoltare quello che accade un supermercato?”.

Un tentativo di pungerla sul vivo, che ovviamente Meloni non lascia scorrere. “Sono andata a fare la spesa al supermercato sabato scorso. Non rinuncio a stare in mezzo alla gente e a fare una vita normale”. Nel mezzo, c’è anche l’immancabile scontro con il M5s sul Superbonus che il governo – osserva – finirà di pagare nel 2027 “cioè quando sarà finito il nostro mandato”.

Tra una interrogazione e l’altra la premier rivendica anche il Piano Casa varato dal governo due settimane fa e annuncia che entro l’estate sarà approvata la legge delega e saranno adottati i decreti attuativi “per il quadro giuridico necessario alla ripresa della produzione nucleare in Italia”, poi bolla come false le accuse su un aumento delle tasse. “Con l’eccezione di quelle alle banche, alle assicurazioni e alle società energetiche”, ironizza.

Tedeschi: “Mi ha colpita la domanda di Kate sui bimbi disabili”

Reggio Emilia, 13 mag. (askanews) – “La cosa che mi ha colpita in assoluto è stata una domanda molto precisa: qual è la relazione tra i cento linguaggi e i bambini con difficoltà fisiche o mentali?”. Maddalena Tedeschi, presidente di Reggio Children, racconta così la visita della principessa del Galles Catherine al Centro internazionale Loris Malaguzzi di Reggio Emilia, prima missione internazionale della consorte dell’erede al trono britannico dopo la malattia.

“E’ stata un’emozione molto forte – spiega Tedeschi -. Quando è arrivata con questo sorriso, con questa immediata curiosità, è stato tutto molto vicino, molto empatico”. La principessa, secondo la presidente, non si è limitata ad ascoltare: “Ci ha posto tantissime domande, molto precise, molto puntuali. È stato davvero un confronto vero, intorno ai temi dell’educazione, del valore dei cento linguaggi, della creatività, della partecipazione dei genitori”.

E’ sul fronte dell’inclusione, però, che la richiesta di Kate Middleton ha più colpito chi l’ha accolta. “Le abbiamo raccontato che la possibilità di attraversare diversi modi per conoscere – non soltanto la parola ma il gesto, l’incontro con la creta, le materie e gli strumenti diversi – è una possibilità per apprendere e per fare domande agli altri compagni e agli adulti”, spiega Tedeschi. La principessa, che stava lavorando proprio con la creta, ha chiesto esempi concreti: “Abbiamo parlato di bambini in carrozzina o che utilizzano il deambulatore per camminare e che però chiedono di poter usare alcune strutture dei parchi delle nostre scuole, perché sono state progettate in modo sintonico alle loro possibilità, con la capacità di sfidare sé stessi e di essere insieme agli amici”.

Meloni sabato in Grecia allo Europe-Gulf Forum: nessun segreto, promuovere cooperazione

Milano, 13 mag. (askanews) – Nessun segreto, nessun mistero. Fonti di Palazzo Chigi smentiscono alcune ricostruzioni di stampa sulla presenza di Giorgia Meloni allo “Europe-Gulf Forum”, organizzato sabato in Grecia dall’Atlantic Council e da Antenna Group, il gruppo editoriale greco che ha acquisito recentemente “La Repubblica”: all’incontro saranno presenti “solo politici e rappresentanti delle istituzioni”. Ovvero, “non sono coinvolti gruppi quali BlackRock o JP Morgan”, come pure apparso sulla stampa. Ricostruzioni che hanno portato anche a una interrogazione parlamentare presentata da AVS, cui è seguita la smentita di palazzo Chigi.

Per la capogruppo di AVS Luana Zanella, lo Europe Golf Forum è infatti “un vertice privato tra lobbisti, manager ed esponenti politici”, un incontro “a porte chiuse” rispetto al quale “vorremmo capire perché tanta riservatezza se non segretezza, gli obiettivi di Meloni e l’opportunità di partecipare ad un evento nel quale la lista degli ospiti non è pubblica, gli obiettivi opachi e sul quale aleggia la presenza dei vertici di BlackRock e di J.P. Morgan, imperi finanziari che dettano le sorti del mondo”.

Secca la replica da palazzo Chigi: “Nessun vertice segreto questo fine settimana in Grecia”. Meloni, spiegano le fonti, “ha sempre sostenuto l’importanza di creare un forum di dialogo strutturato tra Mediterraneo e Golfo”, con l’obiettivo di “una nuova cooperazione capace di unire Occidente e Oriente, Europa, Africa e Asia”, tanto più utile nell’attuale quadro geopolitico. Anche per questo la premier aveva già sostenuto l’iniziativa dello Europe-Gulf Forum in un intervento in video in occasione del suo lancio ufficiale nel settembre 2025. Nessuna sorpresa dunque nel fatto che Meloni sarà uno dei due relatori che apriranno il forum, insieme al Primo Ministro del Qatar. Un Forum di natura esclusivamente informale, viene sottolineato, che sarà occasione per parlare con alcuni leader della regione ma anche con altri per uno scambio di idee informale a 360 gradi sulle situazioni di crisi e l’attualità internazionale. Al confronto parteciperanno infatti anche il presidente finlandese Alexander Stubb, oltre ai leader di Qatar, Kuwait e ad alcuni capi di Stato e di governo del Sud Europa, oltre ai vertici di alcune istituzioni finanziarie, sia la direttrice Fmi che la presidente BCE: “Saranno presenti solo esponenti di governo o istituzionali. Nessun altro”, viene assicurato.

L’incontro a Navarino, nel Peloponneso, si inserisce, spiegano sempre fonti della Presidenza, tra altri due appuntamenti ‘istituzionali’: “Nel pomeriggio un incontro con i Leader del Sud Europa presenti per continuare a discutere di possibili iniziative coordinate per la gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo centrale e orientale quale seguito immediato della dichiarazione a 4 (Italia, Grecia, Cipro, Malta) concordata a margine del Consiglio Europeo informale di Cipro del 24 aprile” e poi la partecipazione a un cena offerta dal premier greco Mitsotakis; l’indomani, la premier si recherà invece a Cipro per una visita bilaterale che fa seguito a un invito formulato dal presidente Christodoulides a febbraio, nell’incontro a Roma per la presentazione del programma di presidenza cipriota. Invito, sottolineano da palazzo Chigi, “rinnovato qualche settimana fa a Cipro: siamo riusciti a incrociare le agende”. La visita seguirà il formato ‘classico: un incontro seguito da una colazione, e probabilmente con dichiarazioni congiunte al termine della colazione. “Sarà l’occasione per ribadire il lavoro comune sui temi migratori e della competitività”, e più in generale “la cooperazione a tutto tondo che sta crescendo alla luce del rapporto ottimo tra Meloni e il presidente cipriota”.

Arriva in sala il film di Dario D’Ambrosi "Il principe della Follia"

Roma, 13 mag. (askanews) – Arriva nelle sale italiane il 14 maggio “Il Principe della Follia”, il nuovo film scritto e diretto da Dario D’Ambrosi, presentato in anteprima alla XX edizione della Festa del Cinema di Roma nella sezione Proiezioni Speciali. Un’opera che mette al centro la fragilità umana e la dignità degli invisibili. Giovedì alle 20.30 al Cinema Adriano a Roma, in occasione dell’uscita del film, è in programma un saluto in sala alla presenza del regista e del cast.

“Il Principe della Follia” affronta con lucidità e senza compromessi il tema della malattia, della disabilità e dell’emarginazione, restituendo voce a chi troppo spesso resta invisibile.

La storia si sviluppa nell’arco di una notte che si trasforma in un viaggio disturbante tra ricordi, rimorsi e verità nascoste. Al centro, il dolore di un uomo segnato dalla malattia e quello di una famiglia schiacciata da un peso difficile da sostenere: non ci sono colpevoli né facili assoluzioni, ma esseri umani fragili che cercano una via per ritrovare sé stessi.

Accanto alla prova intensa e autentica di Stefano Zazzera, affetto da Parkinson nella vita reale, il film si regge su un cast solido e riconoscibile che contribuisce a dare profondità e verità al racconto. Tra questi: Alessandro Haber, Andrea Roncato, Carla Chiarelli e Mauro Cardinali, affiancati da un ensemble di interpreti che restituisce con rigore e sensibilità la complessità dei rapporti familiari e umani.

D’Ambrosi costruisce così un racconto che alterna visioni poetiche e momenti di crudo realismo, portando lo spettatore dentro un’esperienza emotiva diretta, senza filtri. È un cinema che guarda la realtà per quello che è, senza abbellimenti, e che chiede allo spettatore di fare altrettanto.

Il film è stato realizzato con il contributo di Marche Film Commission e del Ministero della Cultura – Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo. È prodotto da Giovanni Saulini e Silvia Innocenzi per Red Post Production e distribuito da Notorious Pictures.

Bresh, fuori il 15 maggio il nuovo singolo "Da Dio"

Roma, 13 mag. (askanews) – Esce venerdì 15 maggio il nuovo singolo di Bresh “Da Dio”. Il brano – prodotto da Shune e che sarà in radio dal 22 maggio – arriva dopo il precedente “Introvabile” e racconta di quanto a volte la vita sia capace di sorprendere quando consapevolmente si sceglie di non avere più il controllo su tutto. E così, l’unica cosa da fare diventa arrendersi e lasciarsi trasportare dal caos e dagli imprevisti che capitano lungo il cammino.

E intanto, dopo il successo delle 3 date in Europa, a Parigi, Londra e Barcellona, Bresh sarà impegnato a luglio in 4 appuntamenti Sold out di “Mare Nostrum” al Porto Antico di Genova, quattro live che lo vedranno tornare a esibirsi dal vivo nella propria città (1-3-4 e 5 luglio). Il 10 luglio sarà poi in concerto a Roma all’Auditorium Parco della Musica

RTL 102.5 è radio partner di Mare Nostrum.

L.elettorale, allo studio modifiche su premio e soglie ma non decolla dialogo

Roma, 13 mag. (askanews) – Non decolla il dialogo sulla legge elettorale. All’indomani del giro di telefonate dei capigruppo di maggioranza alla Camera con i loro omologhi dell’opposizione, al tavolo del centrodestra si siedono soltanto Azione, il Partito Liberaldemocratico di Luigi Marattin e le autonomie. E il giudizio sulla proposta di riforma del centrodestra non è positivo: “Esorto Meloni a prendere la legge elettorale, metterla in un cestino, tanto è per metà incostituzionale, e lavorare su ciò che conta”, il giudizio di Carlo Calenda.

Il confronto a questo punto sarà in commissione Affari Costituzionali alla Camera dove proseguono dal 28 aprile a spron battuto le audizioni e in tre giorni saranno concluse. Il timing immaginato dal presidente Nazario Pagano (Fi), oltre a quelle già programmate per domani, è di audire i restanti esperti martedì 19 e mercoledì 20, chiudendo quindi con una settimana di anticipo rispetto a quanto ipotizzato. L’esame della riforma entrerà quindi nel vivo con l’adozione di un testo base – che con molta probabilità sarà la proposta del centrodestra allargata al voto all’estero e ai fuori sede – e la fase emendativa che porterà sicuramente a dei cambiamenti.

Il centrodestra sta studiando delle modifiche in modo particolare sull’entità del premio di maggioranza e sulla soglia necessaria per raggiungerlo. Il testo all’esame stabilisce che, alla Camera, non sia possibile per la coalizione che si aggiudica il premio di governabilità (un massimo di 70 seggi) superare la cifra limite di 230 seggi su 384. A questi 230 poi dovranno essere aggiunti i seggi eventualmente ottenuti dalla lista aggiudicataria del premio nelle circoscrizioni Estero, Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige (16 in tutto) con l’eventualità di raggiungere una maggioranza definita dagli esperti eccessiva e a rischio di censura da parte della Corte Costituzionale. Questo tetto massimo potrebbe essere abbassato: ieri il professor Roberto D’Alimonte proponeva a 220 o 215 ma Fdi considera questo abbassamento eccessivo. Il partito della premier Meloni sarebbe intenzionato invece a lasciare com’è il tetto massimo di seggi al Senato che quindi resterebbe di 114.

Altra modifica allo studio della maggioranza, secondo quanto riferito da chi segue da vicino il dossier, sarebbe l’innalzamento al 42 della soglia del 40% dei voti necessaria a ottenere il premio. Se da un lato infatti il premio potrebbe risultare eccessivo, dall’altro non è esclusa l’ipotesi in cui la coalizione vincente non avrebbe i seggi sufficienti per la maggioranza assoluta. Come evidenziato dal servizio studi della Camera infatti “in un contesto in cui basta il 40 per cento dei voti per aggiudicarsi il premio, ed a maggior ragione, in caso di attribuzione del premio al ballottaggio, non è detto che i seggi ottenuti al proporzionale, sommati ai 70 del premio, consentano di ottenere 201 seggi”. Nell’ipotesi in cui “il vincitore del premio ottenga il 40 per cento dei voti, e che non vi sia dispersione del consenso sotto la soglia di sbarramento, tale 40 per cento di voti corrisponderà a circa il 40 per cento dei 314 seggi distribuiti proporzionalmente, ossia a 126 seggi, che sommati ai 70 del premio, non raggiungono la maggioranza assoluta dei 400 seggi dell’Assemblea”.

Questa situazione si potrebbe verificare, ancor di più, in caso di ballottaggio, cioè in un contesto in cui chi si aggiudica il premio lo fa avendo ottenuto meno del 40 per cento dei voti. Con ogni probabilità il centrodestra metterà mano anche alla previsione del ballottaggio tra le due liste o coalizioni che superino il 35% nel caso nessuno abbia raggiunto il 40% che serve a far scattare il premio.

Dopo le polemiche confermato il concerto di Kanye West alla RCF Arena

Roma, 13 mag. (askanews) – Dopo le polemiche, è stato confermato il concerto di Ye – Kanye West il 18 luglio 2026 alla RCF Arena di Reggio Emilia. Lo annunciano gli organizzatori in una nota.

I fan sanno che Ye (Kanye West) sta preparando uno show immersivo senza precedenti che porterà Reggio Emilia e tutta l’Italia al centro della scena dei grandi eventi musicali mondiali, si legge nella nota. Nelle scorse settimane c’erano stati appelli a cancellare l’evento per le reiterate dichiarazioni antisemite fatte dall’artista in precedenza e per le quali ha tentato di scusarsi.

La RCF Arena, gestita da C.Volo S.p.A., con capienza 103 mila persone, è già stata negli ultimi anni il palcoscenico di grandi produzioni internazionali ospitando artisti come Harry Styles, Rammstein e AC/DC.

Biglietti disponibili su Ticketmaster e Vivaticket. Chi acquista il biglietto con Pre e After Party, potrà accedere all’Iren Green Park (boulevard della RCF Arena) dalle 11 per lo show firmato da Zamna (inizio alle 12), il format nato a Tulum in Messico, oggi uno dei brand più importanti al mondo per la musica elettronica e per le esperienze immersive legate ai festival.

Tennis, Ruud in semifinale agli Internazionali

Roma, 13 mag. (askanews) – Casper Ruud torna in semifinale agli Internazionali d’Italia. Per la quarta volta in carriera il norvegese è tra i migliori quattro al Foro Italico (dopo 2020, 2022 e 2023) grazie alla vittoria su Karen Khachanov con il punteggio di 6-1, 1-6, 6-2. Una partita segnata da uno stop di oltre due ore per pioggia, quasi da montagne russe per Ruud. Dominante nel primo parziale, il norvegese ha faticato alla ripresa dopo l’interruzione. Nel terzo set, però, ha ritrovato la qualità dei colpi per conquistare un posto in semifinale contro Darderi o Jodar.

Accoglienza e solidarietà, “Ponti di fraternità” sulle orme di S.Francesco

Roma, 13 mag. (askanews) – In un tempo segnato da guerre, crisi umanitarie, migrazioni forzate e nuove fratture sociali, il messaggio fraterno di San Francesco d’Assisi risuona con forza e torna di grande attualità. In questo contesto si inserisce “Ponti di fraternità: storie di accoglienza sulle orme di Francesco”, l’iniziativa promossa da Antoniano in occasione dell’ottavo centenario dalla morte del Santo di Assisi per analizzare le nuove sfide dell’accoglienza. In uno scenario di crescente fragilità, in cui dall’Ucraina al Libano ci si confronta con le conseguenze di quella che Papa Francesco definì una “terza guerra mondiale a pezzi”, a Roma si sono riunite le voci della rete francescana e della Comunità di Sant’Egidio per un momento di riflessione sui valori di pace e convivenza, con le testimonianze dirette dal fronte e di chi ha potuto resistere e ricominciare grazie alla solidarietà.

Fra Giampaolo Cavalli, Direttore di Antoniano: “Siamo qui perché ogni giorno siamo impegnati nell’accoglienza di tantissime persone, in modi diversi, che arrivano da storie faticose e ultimamente ancora più faticose, perché la guerra sta impattando sia sulla nostra vita qui che sulla vita di tante persone in giro per il mondo”.

Le conseguenze dell’instabilità globale, unite al peso del carovita, non investono solo chi giunge nel nostro Paese fuggendo dalla guerra, ma anche il tessuto sociale locale, cambiando profondamente il volto della povertà in Italia. I dati dell’Osservatorio sulla povertà di Antoniano fotografano le richieste dei nuclei familiari e dei singoli individui, sia italiani che stranieri, che bussano alle porte della rete solidale di “Operazione Pane”: l’aiuto alimentare resta la richiesta principale per chi si rivolge alla rete solidale, ma cresce il bisogno di supporto per il pagamento delle utenze e l’orientamento al lavoro, insieme a una vulnerabilità sanitaria ed emotiva.

Fra Giampaolo Cavalli, Direttore di Antoniano: “Sono mamme, sono giovani, sono anziani che non riescono più ad arrivare a fine mese. Persone che già avevano una vita impegnativa e faticosa da un punto di vista economico e che con la crisi che stiamo vivendo diventa troppo faticoso e alle volte insostenibile. Gli aumenti quasi tutti con doppia cifra di percentuale raccontano di un allargarsi di questa situazione che poi un po’ tutti tocchiamo per mano e vediamo, anche se purtroppo resta sempre un po’ invisibile”.

La missione di “Operazione Pane” di Antoniano non si ferma però ai confini nazionali, ma raggiunge direttamente i cuori dei conflitti. Grazie alle realtà francescane attive in Siria e in Ucraina infatti, la rete garantisce complessivamente una media di oltre 26.000 pasti al mese, portando aiuti concreti laddove le tensioni globali colpiscono più duramente.

Fra Giampaolo Cavalli, Direttore di Antoniano: “Noi siamo vicini a realtà francescane in Ucraina e in Siria in modo particolare, che sono contesti molto faticosi, e sosteniamo i nostri frati che lì sono vicini al territorio e alle persone che hanno dei bisogni primari molto forti. Cibo prima di tutto, ma anche la possibilità di avere un luogo sicuro dove stare, un luogo protetto per sopravvivere a questo tempo di guerra. Sono due territori in cui la guerra ha fatto disastri e continua a farli”.

Di fronte a un mondo sempre più frammentato, l’evento “Ponti di fraternità: storie di accoglienza sulle orme di Francesco” ricorda così che l’accoglienza e la cura dell’altro sono le uniche vere risposte alla logica dello scontro.

La regista iraniana Raha Shirazi presenta a Roma "A War on Women"

Roma, 13 mag. (askanews) – Dopo il grande successo di pubblico e di critica ricevuto al Toronto International Film Festival (TIFF) e alla 17ª edizione del Bif&st – Bari International Film&Tv Festival, arriva a Roma A WAR ON WOMEN, il nuovo e potente lavoro della regista iraniana Raha Shirazi, già accolto come una delle opere più urgenti e necessarie dell’anno. Un film che rompe il silenzio e restituisce finalmente profondità storica, politica ed emotiva alla lotta delle donne iraniane contro il regime teocratico, trasformando una vicenda spesso raccontata come cronaca in una memoria viva di resistenza collettiva. Promosso con il sostegno di Amnesty International, il documentario sarà protagonista di due importanti appuntamenti romani che vedranno coinvolti protagonisti del cinema, dell’attivismo e del giornalismo italiano:

-Il primo appuntamento è fissato per venerdì 15 maggio alle ore 20.30: la regista Raha Shirazi incontrerà il pubblico in un’anteprima esclusiva al cinema Nuovo Sacher.

-Il secondo appuntamento si terrà invece mercoledì 20 maggio alle ore 18 nella suggestiva cornice del giardino della magnolia alla Casa Internazionale delle Donne a Trastevere, luogo simbolo delle battaglie per i diritti e la libertà femminile, dove sarà presentato ufficialmente il trailer del film in vista dell’uscita nelle sale prevista per il 28 maggio. Per l’occasione, Raha Shirazi sarà in dialogo con l’attivista Pegah Moshir Pour, tra le voci più autorevoli del dibattito contemporaneo sui diritti delle donne iraniane, con la moderazione dell’attivista Michela Bonafoni.

Per la stampa sarà inoltre possibile intervistare Raha Shirazi e Pegah Moshir Pour a partire dalle ore 17 presso la Casa Internazionale delle Donne.

Quella che ha portato le donne iraniane al centro dell’attenzione globale dopo la morte di Mahsa Amini non è una rivolta improvvisa, né un’esplosione inattesa. A WAR ON WOMEN scava più a fondo e racconta una verità diversa: una resistenza lunga, ostinata, che attraversa il tempo. Una lotta iniziata ben prima del 2022 e costruita giorno dopo giorno per oltre quarant’anni, tra repressione, silenzi imposti e piccoli, potentissimi gesti di disobbedienza quotidiana.

Prodotto da Rosamont, Doppio Nodo – Double Bind, Eolo Film Productions, Minerva Pictures, Luce Cinecittà con Rai Cinema, il film è un viaggio intenso e necessario dentro una storia spesso rimossa: quella della lotta delle donne contro l’unico regime teocratico al mondo. Dalle prime proteste contro l’obbligo del velo dopo la rivoluzione del 1979 fino alle immagini delle giovani che oggi sfidano il pericolo nelle strade, il racconto intreccia vite personali e dimensione politica, tessendo un filo continuo che unisce generazioni, esili e ritorni impossibili. Attraverso filmati privati, rari materiali d’archivio e riprese clandestine girate in Iran, il documentario costruisce uno sguardo diretto e intimo, capace di riportare alla luce ciò che per troppo tempo è rimasto invisibile. Le voci di sette donne straordinarie – tra cui Mahnaz Afkhami, Masih Alinejad, Golshifteh Farahani e Shaparak Shajarizadeh – si fondono in una narrazione corale fatta di coraggio e resistenza. Attiviste, madri, artiste, prigioniere, esiliate: una rete viva e ininterrotta di donne che hanno trasformato l’oppressione in azione.

Al cuore del film c’è anche la storia personale della regista Raha Shirazi, cresciuta in Iran e costretta a lasciare il Paese da bambina, quando l’esilio divenne inevitabile. Un ricordo – una porta che si chiude, un divieto imposto sul corpo di una bambina – diventa la chiave per comprendere un intero sistema. Da lì nasce un racconto che intreccia memoria privata e storia collettiva, restituendo tutta la continuità di una resistenza che non si è mai interrotta.

A WAR ON WOMEN si afferma come un’opera destinata a lasciare un segno profondo nel dibattito culturale e civile contemporaneo. Non è soltanto la cronaca di un’oppressione, ma la testimonianza viva di una forza che attraversa il tempo e che oggi, più che mai, chiede al mondo di non voltarsi dall’altra parte. Una storia che non appartiene soltanto all’Iran, ma a tutte le donne che, ovunque, continuano a lottare per la libertà.

Il film ha ricevuto il sostegno del MiC Direzione generale cinema e audiovisivo, Fondo regionale per l’audiovisivo FVG.

Cinema, Iervolino replica a Bacardi: "Accuse surreali, è accanimento"

Roma, 13 mag. (askanews) – “Leggo con stupore l’ennesimo tentativo di associare il mio nome a vicende, profili anonimi e attività rispetto alle quali non ho alcun collegamento. Non so neppure chi sia il soggetto identificato come ‘Mellamelina’, non l’ho mai conosciuto, né ho mai autorizzato o incaricato nessuno di compiere attività intimidatorie o diffamatorie nei confronti di chicchessia”: è la replica di Andrea Iervolino, imprenditore e produttore cinematografico italo-canadese, diretta a Monika Bacardi, che lunedì 11 maggio aveva denunciato “contenuti intimidatori e diffamatori diffusi tramite social network” dopo la trasmissione Report andata in onda il 3 maggio su Rai 3, mentre prosegue la battaglia legale tra i due ex soci di ILBE (Iervolino & Lady Bacardi Entertainment) poi ridenominata Sipario Movies.

“Trovo inoltre surreale che venga citata una presunta società canadese, ‘AIC Studio’, che risulterebbe non più operativa da anni. Questo elemento, da solo, dimostra il livello di approssimazione e inconsistenza di certe ricostruzioni”, si legge in un comunicato diffuso da Iervolino.

“Alla luce del fatto che, nelle precedenti vicende societarie, documentazioni e ricostruzioni utilizzate da Capone e Monika Bacardi per attaccarmi sono state contestate anche in sede giudiziaria, con valutazioni del Tribunale di Roma che hanno evidenziato profili di scarsa attendibilità e la presenza di elementi manipolati o comunque non affidabili, credo sia legittimo interrogarsi su ciò che continua a emergere contro di me attraverso dinamiche mediatiche sempre uguali, costruite su insinuazioni, materiale controverso e collegamenti privi di reali riscontri”, sottolinea il produttore.

“Ed è proprio per questo che continuo a ritenere che ci sia un evidente accanimento nei miei confronti, portato avanti a tutti i costi anche dopo che certe operazioni mediatiche non hanno prodotto l’effetto diffamatorio che qualcuno evidentemente sperava”, accusa.

“Non posso escludere che determinati contenuti o dinamiche vengano addirittura alimentati dagli stessi ambienti che poi tentano di attribuirmeli, soprattutto considerando quanto già emerso in passato sulla non attendibilità di parte del materiale utilizzato contro di me. Continuerò a difendere la mia reputazione con determinazione, nelle sedi opportune, con la serenità di chi sa di non avere nulla da nascondere”, conclude Iervolino.

A Milano nasce il più grande polo archivistico cittadino d’Europa

Milano, 13 mag. (askanews) – Nasce la Nuova Cittadella degli Archivi, un’infrastruttura unica in Europa che porta la capacità complessiva del polo archivistico comunale a 200 chilometri lineari di documenti, rendendolo il più grande archivio cittadino d’Europa, secondo solo a quello di Parigi che è però archivio nazionale. Con l’inaugurazione del nuovo impianto meccanizzato della Cittadella degli Archivi di via Gregorovius 7, nel cuore del quartiere Niguarda, oggi Milano compie un salto di scala nella gestione, conservazione e valorizzazione della propria memoria documentale.

Protagonista del nuovo impianto – inaugurato oggi alla presenza del Sindaco di Milano Giuseppe Sala, degli assessori Gaia Romani (Servizi civici e Partecipazione) e Tommaso Sacchi (Cultura), del Direttore di Cittadella Francesco Martelli, del Presidente di MM Elio Franzini, di Alberto Ponchio (Senior Director of Marketing, Campari Group) – è “Ansperto”, il robot archivista di ultima generazione che affianca “Eustorgio”.

La scelta del nome non è casuale: Ansperto, vescovo milanese del IX secolo, fu protagonista di una stagione fondamentale per la conservazione e la diffusione del sapere, chiamando a Milano i monaci irlandesi ad ampliare e consolidare lo Scriptorium Ambrosianum, facendone uno dei grandi centri di copiatura e trasmissione dei testi antichi. Un richiamo che, idealmente, lega la missione contemporanea della Cittadella a una tradizione millenaria.

Dal punto di vista tecnologico, la nuova Cittadella degli Archivi si colloca ai massimi livelli internazionali. Il nuovo impianto garantisce condizioni ottimali di conservazione grazie a sistemi avanzati di climatizzazione controllata e ambienti deossigenati con azoto, che eliminano il rischio di incendi e di formazione di muffe della carta. Sono state realizzate vasche di raccolta dell’acqua progettate per resistere a eventi estremi come alluvioni e allagamenti, mentre la movimentazione automatizzata dei faldoni avviene ad alta velocità, con livelli di precisione e sicurezza elevatissimi.

Parallelamente, il sito nel cuore del quartiere Niguarda investe con decisione nella sfida della digitalizzazione. Sono stati installati dei nuovi scanner ad altissima tecnologia per la riproduzione dei documenti e sistemi innovativi di tracciatura basati su NFC e RFID, che consentono una gestione avanzata e trasparente dei flussi documentali. Fondamentale sarà, inoltre, il proseguimento della collaborazione con le università milanesi, partner preziosi ed essenziali nella valorizzazione del patrimonio documentale e nel dialogo fra ricerca e innovazione.

“Con l’inaugurazione del nuovo impianto meccanizzato della Cittadella, Milano dimostra quanto gli archivi, la loro conservazione e gestione, siano fondamentali per permettere alla memoria documentale di continuare a essere materia viva, fondamento di cultura, riferimento di studio e civiltà per la società contemporanea – spiega il Sindaco di Milano Giuseppe Sala -. Grazie ai robot Eustorgio e Ansperto, l’innovazione tecnologica è diventata strumento abilitante del sapere e della conoscenza, contribuendo a rendere la Cittadella degli Archivi del Comune di Milano il più grande archivio cittadino europeo. Non possiamo che essere fieri di questo risultato: guardiamo con molto interesse alle proficue collaborazioni che uno spazio di archiviazione documentale di tale portata può attivare, a beneficio della città, delle e dei milanesi”.

L’ampliamento di Cittadella consente oggi al Comune di Milano di considerare sostanzialmente risolta la gestione dei propri archivi cartacei, aprendo una nuova fase, ovvero quella della messa a disposizione di spazi e competenze per l’intero territorio metropolitano. Sono infatti già numerose – e in continua crescita – le richieste da parte di istituzioni culturali, fondazioni, enti e realtà associative, spesso custodi di patrimoni documentali di grande valore storico e sociale ma non di spazi adeguati per conservarli, a conferma di un “boom archivistico” che vede i poli di conservazione protagonisti della vita culturale contemporanea. In questo contesto, il polo di via Gregorovius intende rafforzare la propria vocazione culturale, confermandosi non solo come infrastruttura amministrativa ma come sito che offre servizi e opportunità di interazioni e aggregazione per il quartiere. Un risultato che arriva a valle di un percorso avviato negli ultimi anni, durante i quali l’Archivio del Comune di Milano si è affermato come uno dei più avanzati e vivaci nel panorama internazionale, capace di coniugare innovazione tecnologica, efficienza amministrativa, ma anche grande apertura culturale e artistica.

“Questo raddoppio della Cittadella degli Archivi – dichiara l’assessora ai Servizi civici, Quartieri e Partecipazione Gaia Romani – arriva al termine di un percorso di crescita e valorizzazione che in questi anni ha saputo unire innovazione, cultura e partecipazione, anche grazie al lavoro e alla visione del direttore Francesco Martelli. Abbiamo aperto la Cittadella alla città, trasformandola da luogo esclusivamente dedicato agli archivi, in uno spazio vivo, animato da mostre, progetti artistici e iniziative civiche. Un luogo che custodisce la memoria di Milano, ma che allo stesso tempo dialoga ogni giorno con i cittadini e rappresenta ormai un presidio riconosciuto per il quartiere Niguarda”.

“Negli ultimi anni stiamo assistendo, giustamente, a un rinnovato e significativo interesse verso gli archivi – aggiunge l’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi -. Documentali, artistici, librari, fotografici o audiovisivi, gli archivi stanno tornando al centro dell’attenzione pubblica, perché custodiscono la memoria collettiva e, allo stesso tempo, ci aiutano a interpretare il presente e immaginare il futuro. La rinnovata Cittadella degli Archivi, inoltre, racconta bene anche una trasformazione culturale più ampia: l’incontro tra il patrimonio custodito nei depositi e le tecnologie più innovative. Quelli che un tempo venivano immaginati come spazi ‘polverosi’ oggi diventano luoghi dinamici, attraversati dalla digitalizzazione, dalla catalogazione avanzata e da nuovi strumenti di accesso e consultazione. È proprio questa commistione tra memoria e innovazione a rendere gli archivi della Cittadella contemporanei e sempre più centrali nella vita culturale della città”.

In occasione dell’inaugurazione del nuovo impianto di archiviazione, Campari rinnova il proprio legame con Milano con “The Red View – Beyond The Surface”, progetto culturale aperto al pubblico dal 14 al 16 maggio presso la Cittadella degli Archivi del Comune di Milano. Attraverso una mostra a cura di Galleria Campari, podcast live e un murales di Gio Pastori, l’iniziativa valorizza la memoria collettiva della città e racconta Milano come luogo di creatività, cultura e sperimentazione.

TUTTOFOOD 2026, tradizione e innovazione nella salumeria italiana

Milano, 13 mag. (askanews) – Citterio conferma la propria partecipazione a TUTTOFOOD 2026, appuntamento strategico per il settore agroalimentare a livello nazionale e internazionale, in programma a Rho Fiera Milano dall’11 al 14 maggio. Un’occasione importante per rafforzare il posizionamento del brand in Italia e all’estero e cogliere nuove opportunità di sviluppo e collaborazione, mettendo sempre al centro tradizione, innovazione, qualità e trend globali.

Il commento di Alessandro Riva, Direttore Marketing Citterio: “Per Citterio è un momento di incontro molto importante con i propri clienti internazionali ed italiani, per presentare quello che è il nuovo posizionamento del brand, che è sempre più vicino al consumatore finale, cercando di fornire gusto, servizio e tradizione. Il mercato dei consumi in Italia è rimasto piuttosto flat, con un 2025 positivo e una crescita di circa il 3,5%*. Noi siamo andati oltre questa cifra, crescendo dell’8,7%*, quindi guadagnando quota nell’insieme dei mercati che ci contraddistinguono. Il mercato internazionale, invece, gode di una dinamica più positiva, nel senso che le esportazioni continuano a crescere grazie alla forza del Made in Italy: Citterio, infatti, realizza mediamente due terzi del proprio fatturato all’estero”.

Lo spazio per questa edizione 2026 (Padiglione 3 – Stand A01) è caratterizzato da un allestimento di forte impatto visivo, progettato per un’esperienza immersiva e rappresentativa del brand. Un punto di incontro tra il patrimonio storico e il percorso evolutivo del gruppo che, ai prodotti della tradizione, affianca le più recenti innovazioni.

Continua Alessandro Riva, Direttore Marketing Citterio: “Abbiamo lavorato su come rendere il salume protagonista di occasioni di grande convivialità nella vita di tutti i giorni: i salumi, infatti, sono in grado di regalare dei momenti di piacere molto semplice, dove al centro troviamo la qualità e il gusto di Citterio. Inoltre, molto importanti rimangono la praticità e il servizio dei prodotti, per andare incontro alle necessità del consumatore moderno, che si confronta con una quotidianità sempre più dinamica”.

L’azienda presenta anche le novità che accompagneranno tutto il 2026, per una visione strategica che punta a consolidare il proprio ruolo di riferimento nel panorama della salumeria italiana nel mondo.

Alessandro Riva, Direttore Marketing Citterio, torna a parlare delle innovazioni di prodotto: “A Tuttofood presentiamo diverse novità per il mercato italiano, come il Guanciale a fette, prodotto 100% italiano, che rappresenta una naturale evoluzione di quello che è stato il bacon: un prodotto di successo, apprezzato per la qualità, il gusto e la praticità del servizio offerti. Abbiamo poi tutta una parte snack, sulla quale stiamo andando a costruire un ampliamento della gamma con gusti e modalità di consumo differenti. Infine, per il mercato estero abbiamo presentato una grande novità in termini di affettati: una gamma premium con una vaschetta preformata ed una grafica raffinata, che chiamiamo linea Gourmet, dove sono presenti i migliori salumi della tradizione italiana, di alta qualità”.

A questa presenza si affianca anche lo spazio espositivo di Consorzio Italia del Gusto, di cui Citterio è entrata a far parte da quest’anno. Una partecipazione che rafforza il legame con i valori di italianità, innovazione ed eccellenza condivisi con il Consorzio.

*Dati Circana – Totale Italia I+S+LSP Affettati, Snack e Cubetti – dicembre 2025 -Vendite a valore

Calcio, Simonelli: "Aspettiamo risposta Ministero altrimenti Tar"

Roma, 13 mag. (askanews) – “Prendiamo atto della decisione del Prefetto ma non la condividiamo. Abbiamo fatto una proposta al Ministero degli Interni, per trovare una soluzione che è quella di dare la nostra disponibilità ad anticipare alle 12 l’inizio di tutte e 5 le partite”. Lo ha detto il presidente della Lega di serie A, Ezio Simonelli, dopo l’Assemblea della Lega di serie A. “Ci auguriamo di ricevere una risposta a questa nostra proposta entro sera. Se non dovessimo avere una risposta entro sera dovremmo comunque presentare ricorsa al TAR”.

Kate visita la scuola Anna Frank. Un bimbo: "Torni?". "Sì, certo"

Reggio Emilia, 13 mag. (askanews) – Li chiamano gli asili più belli del mondo. E oggi pomeriggio la principessa del Galles ne ha visitato uno: la scuola dell’infanzia comunale Anna Frank di Reggio Emilia, ultima tappa di una giornata che ha portato Kate Middleton – al suo primo viaggio in Italia dopo la malattia – a immergersi nel “Reggio Approach”. Sulla soglia, mentre stava per congedarsi, è stato un bambino a rompere il protocollo: “Puoi venire un’altra volta qui?”, le ha chiesto. “Sì, certo”, ha risposto Sua Altezza Reale in italiano. Una promessa ribadita poco dopo alle insegnanti: “Tornerò”.

L’ultima tappa della giornata reggiana – la terza per la consorte dell’erede al trono britannico, in città per il suo primo viaggio in Italia dopo la malattia – si è chiusa con un bagno di folla più intimo ma intenso, tra bambini, educatrici, pedagogiste e famiglie. Ad accogliere la principessa, Federico Ruozzi, presidente dell’Istituzione Scuole e Nidi d’Infanzia del Comune di Reggio Emilia, insieme alla pedagogista Teresa e all’insegnante Elisa, che hanno illustrato a Kate la filosofia educativa reggiana mostrandole gli spazi. Per nulla intimoriti da telecamere e cronisti, anche i più piccoli hanno conversato con lei e le hanno mostrato disegni, opere e lavori in corso. “Un conto è studiare l’approccio, vederlo è meraviglioso”, ha detto la principessa ad alcune mamme.

In atelier i bambini stavano realizzando un progetto sulle “forme del vento”, tra collage, pittura e disegno; nella sezione dei cinque anni gli alunni interpretavano dal vero alcuni fiori – annusati, studiati, toccati e battezzati con nomi propri – riportandoli poi su carta. A colpire particolarmente Kate la continuità tra spazi interni ed esterni e l’architettura tipica delle scuole del Reggio Approach: l’interno ruota intorno a una “piazza” sulla quale si affacciano le sezioni, gli atelier e perfino la cucina, dove i bambini possono entrare a chiedere alle cuoche cosa si mangia e a volte a cucinare insieme.

La scuola Anna Frank è una delle 36 strutture comunali che incarnano il Reggio Approach – “gli asili più belli del mondo”, come vengono chiamati nel settore. E’ nata nel 1964 “voluta dal quartiere per il quartiere”, come ha raccontato a Kate la pedagogista Teresa, ricordando di essere stata insegnante in un’altra città prima di innamorarsi del modello reggiano. “Capisco perché”, ha commentato la principessa. La scelta del nome, deciso da un’assemblea pubblica del quartiere, voleva essere – le hanno spiegato – “una visione per le nuove generazioni: che sarebbero cresciute in pace e in libertà”.

L’ultimo incontro è stato con le cuoche, davanti a una carrellata di specialità reggiane “rivisitate”. L’erbazzone, fresco di Dop, ha catturato l’attenzione della principessa, che ha chiesto la ricetta e ne ha mangiato una fetta. Poi la foto di gruppo con i bambini festanti e una rosa bianca in regalo, prima di salire in auto.

Concluso il percorso di formazione “Lab Bootcamp 2.0”

Milano, 13 mag. (askanews) – Si è conclusa la seconda edizione del “Lab Bootcamp 2.0”, progetto formativo realizzato dal Centro di Ricerca e Alta Formazione in Health Administration dell’Università degli Studi di Milano, con il contributo non condizionante di Roche Diagnostics Italia mirato a potenziare il ruolo della medicina di laboratorio.

La seconda edizione ha coinvolto 35 professionisti del settore della Medicina di Laboratorio provenienti da ospedali, università e strutture private di tutta Italia in attività di formazione in aula e attività pratiche.

Ha parlato così Federico Lega, Responsabile scientificio “Lab Bootcamp 2.0”: “Il “Lab Bootcamp” del 25-26, organizzato dall’Università degli Studi di Milano in partnership con Roche, si è caratterizzato per due grandi elementi importanti.

La prima era la multidisciplinarietà della presenza in aula. Avevamo sicuramente i medici di laboratorio, ma avevamo i biologi, avevamo gente che si occupa di microbiologia, avevamo anche i trasfusionisti. Questa multidisciplinarietà ha arricchito, chiaramente, la discussione e la conversazione in aula, perché ci ha permesso di lavorare su percorsi di miglioramento che sono settoriali, ma allo stesso tempo che incrociano tutti gli ambiti che vedono la diagnostica di laboratorio, coinvolta oggi, nella grande sfida di produrre valore per le proprie aziende e per il sistema per cui si lavora”.

Il Lab Bootcamp 2.0 non è solo un corso di alta formazione, ma un investimento strategico su una nuova generazione di leader capaci di guidare il cambiamento nella diagnostica.

Ha parlato così Ramiro Pena, Healthcare Development Director Roche Diagnostics: “Si conclude il percorso della “Bootcamp 2.0″, la seconda versione di questo percorso formativo per valorizzare la diagnostica all’interno del Sistema Sanitario Nazionale. Un percorso che ha coinvolto professionisti delle diverse settorialità ospedaliere, territoriali, banco di sangue e trasfusionale anatomia patologica. Ha visto, dall’anno scorso, una crescita delle competenze manageriali in ottica di rinforzare il valore della diagnostica in vitro per sfruttare tutti I benefici per I pazienti italiani”.

Un impegno, quello di Roche Diagnostics, che guarda al futuro, con la consapevolezza dell’importanza di potenziare oggi le competenze dei professionisti per costruire la sanità di domani.

Tumore al polmone, nuova terapia ora rimborsata

Milano, 13 mag. (askanews) – Una nuova speranza per i pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule: in Italia è ora rimborsata una nuova terapia di Johnson&Johnson. Si tratta della combinazione sottocutanea amivantamab e lazertinib come trattamento di prima linea per le forme avanzate di tumore con mutazioni comuni dell’EGFR.

Il tumore del polmone resta una delle principali sfide dell’oncologia moderna: rappresenta l’85% dei casi tra le forme non a piccole cellule e, in circa un paziente su cinque, presenta mutazioni dell’EGFR.

L’intervista a Silvia Novello, Professore di oncologia medica presso il Dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino: “Abbiamo già capito che abbiamo a che fare con pazienti diversi con diverse oncogene addiction, che sono i bersagli, quelli che noi possiamo utilizzare per dare indicazioni prognostiche e per avere nuove opzioni di cura. Stiamo parlando dei pazienti EGFR mutati nella popolazione caucasica all’incirca il 14% dei pazienti che noi quotidianamente vediamo nei nostri ambulatori. Sono pazienti che nel corso del tempo hanno acquisito un tempo di sopravvivenza e un tempo libero dalla malattia superiore rispetto alla media di pazienti che si ammala di tumore polmonare proprio grazie alle innovazioni”.

Il nuovo regime con amivantamab e lazertinib agisce su due fronti: blocca i segnali di crescita tumorale e contrasta i meccanismi di resistenza, senza ricorrere alla chemioterapia.

Le parole di Antonio Passaro, Direttore della Divisione di Oncologia Toracica dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano: “La possibilità di migliorare le aspettative di vita e di trattamento dei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule e mutazione di EGFR sta cambiando in modo radicale, grazie alle nuove opzioni terapeutiche. E’ di questo che si è parlato nella conferenza stampa sulla combinazione particolare di Amivantanab, un anticorpo bispecifico quindi un nuovo tipo di molecola insieme a Lazertinib, un inibitore tirosinokinasico un farmaco orale per i pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule, mutazione di EGFR mai pre-trattati per la malattia avanzata. Si è visto come migliorare il trattamento con una combinazione ad oggi garantisce un miglior controllo di malattia, una miglior risposta nel tempo e anche una migliore sopravvivenza globale”.

L’approvazione e la rimborsabilità in Italia segnano dunque un traguardo cruciale: un’innovazione che unisce efficacia clinica, precisione terapeutica e attenzione alla qualità di vita, aprendo una nuova fase nella lotta contro il tumore del polmone.

Credito al consumo, svolta digitale con milioni di transazioni

Roma, 13 Mag. – Il mercato del credito al consumo in Italia sta affrontando una trasformazione radicale, con il settore del Buy Now Pay Later che ha registrato una crescita mentre migliaia di piccole imprese e professionisti faticano ancora a gestire i pagamenti dei clienti e le insolvenze. In Campania, questa rivoluzione sta prendendo forma attraverso sistemi innovativi che hanno già raggiunto oltre 17.000 esercenti, processato 2 milioni di pagamenti e coinvolto 1 milione e mezzo di clienti, dimostrando come il Sud Italia stia guidando il cambiamento.

Antonio Ponticiello, esperto del settore con 26 anni di esperienza e responsabile per la Campania di uno dei principali operatori del mercato, testimonia questa trasformazione dal campo: ‘Oggi gli studi odontoiatrici e le cliniche che prima gestivano i pagamenti rateali in modo informale si ritrovano con clienti che disattendono gli impegni presi. Noi siamo diventati la soluzione perché facciamo incassare tutto e subito, eliminando il rischio di insolvenza’.

La formula del pagamento dilazionato, che permette ai consumatori di acquistare subito e pagare in rate senza costi aggiuntivi utilizzando semplicemente un bancomat o una carta di credito, sta diventando un catalizzatore fondamentale per la crescita dell’economia locale. Il sistema funziona attraverso una cessione di credito: quando il cliente utilizza la carta nel POS abilitato, l’esercente apre una linea di credito che viene immediatamente acquisita dalla società finanziaria, che paga tutto e subito al negoziante assumendosi il rischio.

‘Quindici anni fa, quando ho iniziato a proporre questo sistema, venivo percepito come un folle’, racconta Ponticiello. ‘I negozianti non erano abituati, ma io facevo capire loro quanto quella soluzione potesse spingere il consumatore finale ad avvicinarsi alla loro attività e generare passaparola. Oggi quella che sembrava follia è diventata necessità’.

Il cambiamento più significativo riguarda proprio la mentalità degli esercenti. Spiega Ponticiello ‘se inizialmente il sistema veniva visto con diffidenza, oggi rappresenta uno strumento indispensabile per aumentare il ticket medio di vendita e acquisire nuovi clienti’. E continua ‘un esempio concreto viene dal settore dell’ottica: un cliente che entra con un budget di 200 euro per degli occhiali può permettersi il modello da 500 euro pagandolo in comode rate, aumentando così sia la soddisfazione del consumatore che il fatturato del negozio’.

Contrariamente agli stereotipi che vedono il Nord Italia come più ricettivo alle innovazioni, la Campania ha dimostrato maggiore elasticità mentale nell’abbracciare questi nuovi sistemi di pagamento. ‘Il Sud ha avuto l’elasticità di capire un attimo prima il valore di questa innovazione’, sottolinea Ponticiello. ‘Non parliamo di grandi differenze temporali, ma la voglia di riscatto e la capacità di adattamento hanno fatto la differenza’.

Il sistema si è espanso rapidamente in diversi settori merceologici, dalle palestre ai centri estetici, dagli studi odontoiatrici all’arredamento. La trasformazione digitale del credito al consumo sta anche creando nuove opportunità occupazionali, anche se emerge un problema generazionale preoccupante. ‘Quando faccio colloqui con ragazzi di vent’anni e chiedo loro quali sono i loro sogni, guardano nel vuoto’, rivela Ponticiello. ‘È un problema che va oltre il nostro settore e riguarda l’intero sistema formativo italiano’.

Nonostante le difficoltà nel trovare personale motivato, il settore continua a crescere e ad evolversi. Le partnership con grandi player del commercio elettronico, come quella che vede il sistema di pagamento dilazionato integrato in Amazon come opzione di pagamento, dimostrano come questa modalità di acquisto stia diventando mainstream.

Guardando al futuro, le prospettive del mercato sono chiare: la dilazione dei pagamenti diventerà sempre più centrale nelle strategie commerciali. ‘Arriveremo al punto dove 8 vendite su 10 saranno gestite attraverso un sistema di dilazione’, prevede Ponticiello. ‘La differenza la faranno quegli istituti finanziari che offriranno soluzioni sempre più evolute e vicine all’esperienza di acquisto dell’utilizzatore finale’.

La rivoluzione del Buy Now Pay Later in Campania dimostra come l’innovazione finanziaria possa nascere anche dal Sud Italia, sfidando pregiudizi e creando modelli di business che poi vengono replicati a livello nazionale. Con 17.000 esercenti già attivi e numeri in costante crescita, il sistema sta ridefinendo non solo come compriamo, ma anche come le piccole imprese possono competere in un mercato sempre più digitalizzato.

Il successo di questa trasformazione dipenderà dalla capacità di continuare a innovare e di creare esperienze di acquisto sempre più fluide e integrate, mantenendo al centro le esigenze sia dei consumatori che degli esercenti. In un contesto economico dove il potere d’acquisto è sempre più polarizzato, questi strumenti rappresentano un ponte fondamentale per mantenere viva l’economia locale e permettere a tutti di accedere a beni e servizi essenziali.

Ciclismo, Giro, Arrieta vince a Potenza, Eulalio maglia rosa

Roma, 13 mag. (askanews) – Igor Arrieta conquista la quinta tappa del Giro d’Italia 2026 al termine di una giornata caotica e spettacolare da Praia a Mare a Potenza, segnata dalla pioggia battente, dal freddo e da numerose cadute. Lo spagnolo della UAE Team Emirates-XRG beffa nel finale il portoghese Afonso Eulalio, che però si consola indossando la Maglia rosa strappata a Giulio Ciccone dopo una lunghissima fuga.

Un finale irreale quello vissuto sulle strade lucane. Arrieta ed Eulalio, protagonisti dell’azione decisiva, restano soli al comando negli ultimi chilometri nonostante le condizioni proibitive. A dieci chilometri dall’arrivo sembra fatta per il portoghese della Bahrain Victorious, ma la corsa cambia ancora volto. Prima cade Arrieta in curva, riesce a ripartire dopo il cambio bici ma perde terreno. Poco dopo finisce a terra anche Eulalio. I due si ritrovano insieme per un ultimo chilometro tesissimo e pieno di errori: Arrieta va lungo in curva e sbaglia persino strada, poi riesce a rientrare e superare il rivale negli ultimi metri andando a prendersi la vittoria di tappa.

Alle loro spalle arriva Thomas Silva, mentre Giulio Ciccone conclude più attardato dopo una giornata vissuta quasi interamente in difesa. L’abruzzese prova a limitare i danni tirando personalmente il gruppo Maglia rosa sulle salite verso Potenza, ma il distacco accumulato dalla fuga si rivela decisivo. Eulalio, partito con un ritardo di 1’11″ in classifica generale, riesce così a sfilare il simbolo del primato al corridore italiano.

La tappa viene pesantemente condizionata dal maltempo sin dalle prime battute. Pioggia incessante, grandine, temperature vicine agli 8 gradi e persino nebbia accompagnano i corridori lungo tutta la frazione. Sulla Montagna Grande di Viggiano Arrieta cambia ritmo e seleziona definitivamente la corsa, mentre il gruppo dei migliori perde progressivamente terreno. Fondamentale anche il Red Bull Km, con gli abbuoni che contribuiscono alla nuova classifica generale.

Numerose le cadute e i ritiri nel corso della giornata. Grande spavento anche per diversi corridori finiti fuori strada nelle discese rese viscide dalla pioggia. Nonostante tutto, la corsa riesce comunque a regalare spettacolo in una delle frazioni più dure e imprevedibili di questa edizione.

Domani il Giro propone la Paestum-Napoli, una tappa che sulla carta sembra destinata ai velocisti e che dovrebbe offrire una giornata più tranquilla agli uomini di classifica dopo il caos lucano.

Cura e sostenibilità, AIOP Lombardia: esempio sistema lombardo

Roma, 13 mag. (askanews) – AIOP Lombardia rappresenta una componente significativa del sistema sanitario e sociosanitario regionale, con oltre 16mila posti letto, pari a circa il 35% dei posti letto complessivi in regione. Il contributo del privato accreditato emerge anche sul piano della capacità produttiva: le strutture ospedaliere private convenzionate assicurano circa il 38% dei ricoveri, il 50% delle prestazioni di specialistica ambulatoriale e più del 90% dei posti letto accreditati in ambito socio-assistenziale in Lombardia. Un ruolo che si riflette anche nella mobilità sanitaria: oltre il 70% dei cittadini che arrivano da fuori regione per curarsi in Lombardia trova risposta nelle strutture private accreditate.

Il dato è emerso nel corso dell’Assemblea 2026 di AIOP Lombardia, dal titolo “Cura & Sostenibilità. Prospettive e sfide future per la sanità lombarda”, che si è svolta presso il Belvedere Silvio Berlusconi di Palazzo Lombardia, con il patrocinio di Regione Lombardia e ha visto la partecipazione, tra gli altri, del Presidente Attilio Fontana e dell’Assessore al Welfare Guido Bertolaso. Nel corso della giornata si sono confrontati esponenti delle istituzioni regionali, del mondo dei media, clinici e manager della sanità.

“Il nostro è un ecosistema che si fonda sulla collaborazione tra pubblico e privato: un modello che nel tempo ha saputo generare valore, competenze ed eccellenze riconosciute. Un modello che vogliamo continuare a valorizzare, nella convinzione che attraverso collaborazione e responsabilità condivisa sia possibile garantire ai cittadini una sanità sempre più efficiente”, ha sottolineato il Presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, nel messaggio rivolto all’Assemblea promossa da Aiop Lombardia.

“In Lombardia – ha detto Michele Nicchio, Presidente di Aiop Lombardia – abbiamo costruito una combinazione equilibrata tra pubblico e privato accreditato. Una combinazione che non divide, ma moltiplica valore; che non sovrappone funzioni, ma integra competenze; che non alimenta una competizione sterile, ma una competizione utile, orientata agli esiti, all’efficienza e alla qualità delle cure. Il privato accreditato non è una sanità parallela, ma una componente regolata, misurabile e integrata del servizio sanitario regionale”.

Aiop Lombardia conta 105 strutture associate (7 IRCCS, 43 ospedali, 55 RSA) e quasi 33mila professionisti tra medici, infermieri, Oss, tecnici e personale amministrativo.

“È importante preservare la capacità organizzativa del sistema privato accreditato a contratto – continua Nicchio – evitando di introdurre rigidità che potrebbero indebolirne il contributo alla tenuta complessiva della sanità lombarda. La sostenibilità sanitaria non si misura solo nella quantità di risorse disponibili, ma nella capacità di trasformarle in accesso, qualità, continuità delle cure e risposte concrete ai bisogni dei cittadini. Per questo il tema non può essere affrontato con categorie vecchie, come se pubblico e privato accreditato fossero due mondi separati o alternativi”.

Tra i temi trattati l’abbattimento delle liste d’attesa in Lombardia. “Al privato – ha spiegato Bertolaso – in futuro verranno affidate sempre maggiori responsabilità per centrare il target principale che ci siamo prefissati, ovvero abbattere totalmente le liste d’attesa nella nostra regione. L’obiettivo è continuare a fare squadra e risolvere le esigenze dei nostri cittadini. Abbiamo una cabina di regia centralizzata presso la Direzione Welfare della Regione, che quotidianamente individua le criticità importanti e più significative nell’ambito dell’erogazione delle prestazioni richieste. Ogni giorno recuperiamo migliaia di richieste che non avevano avuto risposta”.

Sul Cup Unico, Nicchio ha infine precisato: “AIOP Lombardia conferma la piena adesione del privato accreditato al percorso avviato da Regione Lombardia per il CUP unico regionale. La volontà delle strutture associate non è mai venuta meno: le agende sono state rese disponibili da tempo e, in questi mesi, si è lavorato per superare alcuni passaggi tecnico-organizzativi e tecnologici necessari all’integrazione con il sistema regionale. L’obiettivo è di completare il passaggio tra il vecchio e il nuovo sistema con la stragrande maggioranza delle strutture entro la fine dell’anno”.

Durante l’Assemblea, moderata da Nicola Porro, sono intervenuti Sandro Iannaccone (Direttore del Dipartimento di Riabilitazione e Recupero Funzionale dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano), Pietro Mortini (Direttore dell’U.O. di Neurochirurgia e Professore ordinario presso l’Università Vita-Salute San Raffaele), Giulia Bonezzi (giornalista de Il Giorno), Sara Monaci (giornalista de Il Sole 24 Ore), Simona Ravizza (giornalista del Corriere della Sera), Gabriele Pelissero (Presidente di AIOP Nazionale), Emanuele Monti (Presidente della IX Commissione Sostenibilità sociale, casa e famiglia del Consiglio regionale lombardo ed executive board member di AIFA), Carlo Borghetti (componente della III Commissione Sanità del Consiglio regionale lombardo), Dario Beretta (Presidente della Sezione Ospedaliera AIOP Lombardia), Alessandro Bariani (Presidente della Sezione Sociosanitaria AIOP Lombardia), Valerio Marcellino (Presidente ARIS Lombardia) e Alberto Dotti (ANISAP Lombardia).

Meloni: noi non austeri ma seri, debito cresce per Superbonus

Milano, 13 mag. (askanews) – Giorgia Meloni rivendica una politica econmomica di “serietà e non di austerità”, sostenendo che il rapporto debito-Pil cresca “solo per colpa del Superbonus”.

Rispondendo all’interrogazione del Movimento 5 Stelle, nel corso del question time in Senato, la presidente del Consiglio afferma: “Io incontro sempre diciamo una certa contraddizione nelle accuse che voi muovete a questo governo: veniamo accusati da una parte di fare austerità e dall’altra parte veniamo redarguiti per l’aumento del rapporto debito-Pil. Solo che temo che le due cose non siano esattamente insieme. Noi non abbiamo fatto una politica di austerità. Noi abbiamo aumentato i salari, abbiamo tagliato le tasse, abbiamo sostenuto l’occupazione, abbiamo sostenuto gli investimenti, abbiamo rafforzato le pensioni più basse. E nonostante questo lavoro che noi abbiamo fatto, avremmo anche potuto uscire dalla procedura di infrazione, se non avessimo dovuto fare i conti con centinaia di miliardi di euro bruciati in misure elettorali senza controllo. Il rapporto debito-PIL cresce solo grazie al Superbonus: 174 miliardi di euro, quattro volte di quanto preventivato. Sapete quando finiremo in Italia di pagare il Superbonus? Nel 2027, cioè quando sarà finito il nostro mandato. Noi abbiamo avuto dei colleghi che hanno sperperato risorse ipotecando i cinque anni successivi perché sapevano che non avrebbero dovuto loro assumersi la responsabilità di quelle scelte e poi ci fanno la morale… la morale francamente mi pare eccessiva. Noi non faremo lo stesso, non perché facciamo una politica di austerità ma perché facciamo una politica di serietà. Siamo persone serie che si assumono le loro responsabilità e non le scaricano a chi viene dopo di loro”.