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Ucraina, Trump: parlerò presto con Putin, ma sono "arrabbiato" (e minaccia dazi sul petrolio russo)

Roma, 30 mar. (askanews) – Il presidente Donald Trump ha detto di essere “molto arrabbiato” e “inc***ato” quando il presidente russo Vladimir Putin ha criticato la credibilità della leadership del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, aggiungendo che i commenti “non andavano nel verso giusto”. I due leader hanno intenzione di parlarsi di nuovo questa settimana “Se la Russia e io non riusciremo a raggiungere un accordo per fermare lo spargimento di sangue in Ucraina, e se penso che sia stata colpa della Russia – il che potrebbe non essere – ma se penso che sia stata colpa della Russia, applicherò tariffe secondarie sul petrolio, su tutto il petrolio che esce dalla Russia”, ha detto Trump in una telefonata mattutina con la NBC News domenica. “Ciò significherebbe che se compri petrolio dalla Russia, non puoi fare affari negli Stati Uniti”, ha detto Trump. “Ci sarà una tariffa del 25% su tutto il petrolio, una tariffa da 25 a 50 punti su tutto il petrolio”.

Secondo quanto riportato dall’Agence France-Presse, venerdì Putin ha chiesto la costituzione di un governo di transizione in Ucraina, che potrebbe di fatto estromettere Zelenskyy.

Mattarella: dolore per le violenze inaccettabili in Medio Oriente, solidarietà ai civili innocenti

Roma, 30 mar. (askanews) – “È doloroso constatare che anche quest’anno il raccoglimento proprio del mese di Ramadan sia stato turbato da violenze inaccettabili e da perduranti tensioni, soprattutto in Medio Oriente”. Lo scrive il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in una dichiarazione in occasione della fine del Ramadan (Eid Al Fitr). “Ai sentimenti di solidarietà nei confronti dei civili innocenti che subiscono i drammatici effetti delle crisi in atto, aggiungo l’auspicio che venga raccolto il messaggio di pace e fratellanza espresso dalle religioni” afferma il capo dello Stato.

La classifica di serie A, Cagliari scatto salvezza

Roma, 30 mar. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Cagliari-Monza 3-0

30esima giornata: Como-Empoli 1-1, Venezia-Bologna 0-1, Juventus-Genoa 1-0, Lecce-Roma 0-1, Cagliari-Monza 3-0, ore 15 Fiorentina-Atalanta, ore 18 Inter-Udinese, ore 20.45 Napoli-Milan, lunedì 31 marzo ore 18.30 Verona-Parma, ore 20.45 Lazio-Torino.

Classifica: Inter 64, Napoli 61, Atalanta 58, Bologna 56, Juventus 55, Roma 52, Lazio 51, Fiorentina 48, Milan 47, Udinese 40, Torino 38, Genoa 35, Como 30, Verona, Cagliari 29, Lecce, Parma 25, Empoli 23, Venezia 20, Monza 15.

31esima giornata (4-7 aprile): venerdì 4 aprile ore 20.45 Genoa-Udinese, sabato 5 aprile ore 15 Monza-Como, ore 18 Parma-Inter, ore 20.45 Milan-Fiorentina, domenica 6 aprile ore 12.30 Lecce-Venezia, ore 15 Empoli-Cagliari, Torino-Verona, ore 18 Atalanta-Lazio, ore 20.45 Roma-Juventus, lunedì 7 aprile ore 20.45 Bologna-Napoli

"New Conversations-Vicenza Jazz" dal 14 al 25 maggio con grandi nomi

Roma, 27 mar. (askanews) – Si svolgerà dal 15 al 25 maggio la XXIX edizione di New Conversations – Vicenza Jazz, con la direzione artistica di Riccardo Brazzale: 10 intensissime giornate di programmazione con concerti ed eventi speciali fra il Teatro Olimpico – il teatro coperto più antico al mondo, capolavoro e ultima opera progettata da Andrea Palladio, inserito dall’UNESCO tra i beni patrimonio mondiale dell’umanità – il Teatro Comunale, la Basilica Palladiana, Palazzo Chiericati (sede del Museo Civico), la Chiesa di Santa Corona e il Cimitero Maggiore, oltre a una serie di luoghi come cinema, librerie, caffè e negozi che ospiteranno le performance degli artisti più giovani. Un festival diffuso, dunque. Un’intera città in festa, in primavera inoltrata. Prodotto dal Comune di Vicenza in collaborazione con la Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza, il festival è realizzato in coproduzione con Trivellato Mercedes Benz, ha come sponsor Sonus faber e come sponsor tecnici Brutal Agency e Acqua Recoaro. Il visual di quest’anno, inoltre, nasce dalla collaborazione con Illustri Festival ed è firmato dall’artista e illustratore di fama internazionale Joey Guidone, i cui lavori sono spesso pubblicati da testate come il New York Times e Nature. New Conversations – Vicenza Jazz 2025 è stato anticipato da un grande prologo: il 18 febbraio al Teatro Comunale di Vicenza si è esibito in prima nazionale Stefano Bollani, data di apertura del suo tour nazionale in Piano Solo. L’apertura vera e propria del festival è invece affidata il 15 maggio a una della più importanti e prestigiose realtà della musica contemporanea mondiale, il celeberrimo Kronos Quartet che, in prima nazionale, si esibirà nell’incantevole scenario del Teatro Olimpico per l’unica data italiana del tour internazionale che dal 2023 celebra i 50 anni di attività. Di assoluto rilievo anche la serata di chiusura, il 24 maggio al Teatro Comunale, con il live in prima nazionale (e apertura del tour europeo) di First Meeting, formazione che riunisce una serie di musicisti di altissimo profilo: il pianista, percussionista e compositore cubano Gonzalo Rubalcaba, più volte premiato ai Grammy e osannato dalla critica mondiale, oltre ad essere stato definito nel 1985 nientemeno che da Dizzy Gillespie come “il miglior pianista che ho ascoltato negli ultimi 10 anni”; il sassofonista statunitense Chris Potter, fra i musicisti più influenti della sua generazione; il contrabbassista di San Francisco Larry Grenadier e il batterista texano Eric Harland. Una serata che verrà seguita dal suggestivo concerto alle prime luci dell’alba del 25 maggio della violoncellista e polistrumentista irlandese Naomi Berrill che incanterà il pubblico del festival al Parco di Villa Guiccioli a Monte Berico, da cui si può ammirare l’intera città. Fra produzioni originali, prime assolute o europee e nazionali, performance in sedi museali, progetti speciali e appuntamenti più piccoli diffusi nel tessuto urbano, anche quest’anno, il festival si muoverà secondo una linea consolidata che mette insieme tradizione e innovazione, grandi artisti e della scena internazionale e giovani musicisti emergenti, in un dialogo continuo fra la storia del jazz e i nuovi linguaggi. Un festival che per questa XXIX edizione ha scelto come titolo: Elogio dell’errore “II jazz, più di ogni altra musica è un linguaggio, un modo di comunicare fortemente basato sulla pratica dell’improvvisazione. In questo è una musica a suo modo imperfetta e in ciò molto simile alla quotidianità umana. Tuttavia, se anche la storia del jazz ha insegnato che l’improvvisazione è frutto di tecniche anche complesse e sofisticate, dietro l’angolo si cela sempre l’insidia dell’errore e, quasi una conseguenza, l’abilità dell’artista nel gestire l’errore, trasformandolo in occasione di creatività. Questo succederà a maggio, a Vicenza, dove musiciste e musicisti, di ogni estrazione culturale e provenienza geografica saranno invitati a cimentarsi nell’arte del trasformare l’errore in bellezza” afferma il direttore artistico Riccardo Brazzale. Il leggendario Al Di Meola, universalmente considerato come uno dei più importanti chitarristi degli ultimi cinquant’anni, a Vicenza Jazz in versione “acoustic trio”. Gli altrettanto leggendari Yellowjackets, una band che, con oltre 40 anni di carriera alle spalle, costellata da innumerevoli riconoscimenti, ha scritto la storia della fusion e del jazz elettroacustico. Quindi, la serata-evento realizzata in collaborazione con “Le settimane musicali al Teatro Olimpico di Vicenza”: il concerto in trio del pluripremiato pianista armeno Tigran Hamasyan in grado di trovare il perfetto equilibrio fra jazz e musiche della tradizione d’origine.  Intrisa di spiritualismo cosmico sarà invece la proposta di un altro trio, quello del pianista sudafricano Nduduzu Makhathini, che lega magnificamente trascendenza e cura per le proprie radici e la storia del suo popolo. Il trombettista americano Ralph Alessi, entusiasticamente celebrato da testate come il New York Times o il Guardian, al festival per la sua unica data in Italia in formazione trio, cui si aggiungono due esponenti di spicco della scena avant-gard, il chitarrista francese Marc Ducret e il batterista americano Jim Black. Un’intera serata dedicata al piano solo con l’esibizione del talentuosissimo Shai Maestro, seguita da quella del virtuoso Sullivan Fortner fresco di Grammy. Ma anche un’intera giornata di performance in sedi museali in occasione della Notte dei Musei. E poi ancora: l’estrema versatilità del chitarrista americano Marc Ribot – che nell’arco della sua carriera ha suonato con artisti del calibro di Tom Waits, Elvis Costello, Robert Plant, Caetano Veloso, Marianne Faithfull e Norah Jones, per citarne soltanto alcuni – a Vicenza Jazz in una doppia versione, in solo e poi insieme alla chitarrista di origini boliviane ma pienamente inserita nella scena di Brooklyn, Ava Mendoza, protagonista al festival anche per la sua partecipazione al grande progetto speciale di questa edizione: il concerto In The Name of Rosa Parks. A celebrare l’icona dei diritti civili, Rosa Louise Parks, a 20 anni dalla sua scomparsa e a 70 anni dal gesto che la rese famosa in tutto il mondo – il rifiuto di cedere il posto sul bus a un maschio bianco in un’America ancora segnata dalla segregazione razziale, dando di fatto il via alle lotte per i diritti civili degli afro-americani – saranno il bassista, polistrumentista, compositore e poeta americano William Parker con la formazione Circular Pyramid, che oltre alla Mendoza prevede un suo compagno di viaggio di lunga data, Hamid Drake, considerato uno dei più grandi batteristi jazz degli ultimi decenni. Il progetto vede inoltre la partecipazione speciale, nel ruolo di voce recitante, di Celeste Dalla Porta, protagonista dell’ultimo film di Paolo Sorrentino, Parthenope. La giovane attrice milanese prenderà parte poi alla proiezione del film di Sorrentino durante le giornate di New Conversations – Vicenza Jazz, un evento che segna il rinnovo della collaborazione del festival con il Cinema Odeon e che, sempre in quei giorni, programmerà anche il film Soundtrack to a Coup d’Etat, pellicola attualmente in lizza per gli Oscar 2025, la cui storia è ambientata nel Congo di Patrice Lumumba, assassinato con la complicità della Cia: tutta la colonna sonora (ma anche la storia stessa) è intrisa di jazz e di jazzisti, in primis il batterista Max Roach e sua moglie, la cantante Abbey Lincoln. Un vero e proprio focus dunque che ci ricorda che il jazz, storicamente, è il linguaggio prediletto dei musicisti impegnati in prima linea sul fronte dei diritti civili. La collaborazione con il Cinema Odeon infine prevede anche un omaggio al compianto Gene Hackman attraverso la proiezione di La conversazione di Francis Ford Coppola, vincitore della Palma d’Oro al Festival di Cannes nel 1974. Memorabile il tragico ed enigmatico finale in cui il grande attore americano, nel ruolo del paranoico investigatore privato esperto di intercettazioni, distrugge un intero appartamento lasciando intatto soltanto il suo amato sassofono che continua a suonare fra le macerie. C’è poi la nutrita pattuglia di musicisti italiani di altissimo profilo e di generazioni diverse. A partire dalla Lydian New Call guidata dallo stesso Riccardo Brazzale, un’evoluzione della storica Lydian Sound Orchestra che quest’anno presenta una line up di ultima generazione: Gaia Mattiuzzi, Manuel Caliumi, Giovanni Fochesato, Giulia Barba, Michele Tedesco, Glauco Benedetti, Marcello Abate, Nazareno Caputo, Salvatore Maiore, Federica Michisanti e Bernardo Guerra. Sempre sul fronte della scena nazionale, spiccano: un grande maestro come il pianista Franco D’Andrea in trio con il contrabbassista Gabriele Evangelista e il batterista Roberto Gatto;  i due ex enfant prodige, oggi artisti maturi e dal forte credito internazionale, il pianista Alessandro Lanzoni in quartetto con il sassofonista Francesco Cafiso; e, inoltre, il duo composto dalla cantautrice e attrice Flo e dal pianista Enrico Zanisi con il loro viaggio di contaminazione pura fra il jazz e le musiche e le storie del mondo, non solo mediterraneo. A tutto questo, che costituisce la densa e articolata programmazione di New Conversations – Vicenza Jazz 2025, si aggiungono una serie di altri appuntamenti speciali come la finale dell’Olimpico Jazz Contest – quest’anno dedicato ai batteristi, in ricordo di uno dei più grandi percussionisti di sempre, Roy Haynes, scomparso da pochi mesi – e le ormai immancabili e imperdibili esibizioni al Cimitero Maggiore che da anni contraddistinguono il festival.

Il primo razzo orbitale europeo si schianta nell’Artico, la startup Isar Aerospace: era un test

Milano, 30 mar. (askanews) – Il primo razzo orbitale lanciato dall’Europa continentale si è schiantato sulla Terra domenica, dopo un volo durato solo pochi secondi, presso la base spaziale norvegese di Andoya, nell’Artico, ma secondo Isar Aerospace non si tratta di un fallimento, anzi. Il Ceo e co-fondatore Daniel Metzler afferma: “Il nostro primo volo di prova ha soddisfatto tutte le nostre aspettative, ottenendo un grande successo. Abbiamo avuto un decollo pulito, 30 secondi di volo e siamo persino riusciti a provare il nostro Flight Termination System”, dice.

“Alle 12.30, il veicolo di lancio Spectrum di Isar Aerospace è decollato con successo dallo spazioporto di Andøya in Norvegia. Il veicolo di lancio è stato interrotto dopo circa 30 secondi di volo ed è caduto direttamente in mare. La rampa di lancio sembra essere intatta. Con questo volo di prova, siamo stati in grado di raccogliere con successo dati ed esperienze preziosi per le missioni future. Grazie alle rigide procedure di sicurezza sia di Isar Aerospace che dello spazioporto di Andøya, tutto il personale è rimasto al sicuro in ogni momento. Con Spectrum #2 e #3 già in produzione, Isar Aerospace si sta preparando per il suo prossimo lancio!”, si aggiunge.

Era il primo lancio orbitale commerciale dalla terraferma europea. I video mostrano che il razzo, alto quasi 30 metri e pesante 50 tonnellate, ha colpito il suolo ed è esploso.

Poco dopo il decollo, Spectrum, un razzo a due stadi sviluppato dalla startup tedesca Isar Aerospace, ha iniziato a oscillare, si è capovolto e poi è ricaduto a terra, generando una potente esplosione, secondo le riprese trasmesse in diretta web sui siti del nord Europa.

Un razzo orbitale è un veicolo di lancio in grado di posizionare un carico utile, come un satellite, dentro o oltre l’orbita terrestre.

Prima del lancio, posticipato più volte a causa delle condizioni meteorologiche, Isar Space aveva dichiarato di avere scarse speranze di raggiungere l’orbita terrestre al primo tentativo.

(nella foto un frame del video trasmesso in diretta dalla Tv norvegese VT)

FT: cessate fuoco in Ucraina aumenterà minaccia russa nel Baltico

Milano, 30 mar. (askanews) – Gli Stati baltici temono che un eventuale cessate il fuoco in Ucraina aumenterebbe notevolmente la minaccia alla loro sicurezza, poiché darebbe a Mosca il tempo di riarmarsi e ridistribuire le truppe, riporta il Financial Times.

Secondo il ministro della Difesa estone Hanno Pevkur, dei 600.000 soldati russi attualmente presenti in Ucraina, 300.000 saranno verosimilmente ridistribuiti ai confini. “Queste persone non torneranno in diverse parti della Russia per raccogliere il mais o fare qualsiasi altra cosa perché lo stipendio che ricevono nell’esercito è circa cinque o dieci volte superiore a quello che potrebbero ottenere nella loro città natale”, sottolinea.

Secondo Pevkur, quando la guerra in Ucraina sarà fermata, “la Russia ridistribuirà molto rapidamente le sue forze”. La sua collega lituana Dovile Šakaliene è d’accordo con lui. “Non facciamoci illusioni. Non mentiamo a noi stessi dicendo che la Russia finirà con l’Ucraina. La Russia userà il tempo dopo il cessate il fuoco per rafforzare le sue capacità militari”, ha detto.

Il tutto proprio oggi, mentre nuove riprese dal sottomarino d’attacco (di quarta generazione Yasen-M) Arkhangelsk mostrano il presidente russo Vladimir Putin in visita mentre scende nel sottomarino tramite diverse scale verticali, lunghe cinque e tre metri. Il 27 marzo Putin ha visitato l’incrociatore sottomarino Arkhangelsk a Murmansk. Il presidente ha ispezionato il posto di comando centrale dell’incrociatore, la cabina dell’equipaggio e le aree di stoccaggio delle armi, e ha anche parlato con il personale.

Il capo dello Stato russo è rimasto a bordo per circa un’ora e poi ha risalito le scale, mentre fuori pioveva. La visita è un chiaro segnale di assetto da parte russa. L’Arkhangelsk era stato schierato nel Mar Baltico già un anno fa, dove ha partecipato a esercitazioni.

A Clarissa Domenicucci "Premio letterario internazionale città Cattolica"

Roma, 30 mar. (askanews) – Fine settimana all’insegna della cultura e dello spettacolo per la città di Cattolica: ieri sera presso il Teatro della Regina, si è tenuta la cerimonia conclusiva del Premio Letterario Internazionale Città di Cattolica-Pegasus Literary Awards, patrocinato dal Comune di Cattolica.

Lo scettro di vincitore di questa 17a edizione è stato assegnato a Annika Pampel, scrittrice e regista, per il Thriller “Death of a Nightingale” (Eurobooks Edizioni), mentre la giornalista romana Clarissa Domenicucci ha ricevuto il Premio alla Carriera Pegasus Literary Awards 2025, per aver dedicato al mondo della comunicazione e del giornalismo i suoi primi 25 anni di attività.

Giornalista professionista esperta di comunicazione, ha iniziato all’Agi-Agenzia Giornalistica Italia e collaborato con testate nazionali e locali (Il Messaggero/Macro, Maxim, Food&wine Italia, La Notizia, RadiocorriereTv, Il Romanista, Teleroma56) per poi scegliere di dedicarsi a lungo alle Relazioni Pubbliche.

Nel 2023 è tornata a scrivere: realizza per il Gruppo Sae (Il Tirreno, La Nuova Ferrara, La Nuova Sardegna, La Gazzetta di Mantova, La Gazzetta di Reggio) interviste a grandi personaggi raccolte nelle rubriche settimanali “E poi all’improvviso- Incontri che cambiano la vita” e “Grandi Amori”. Attualmente collabora con Specchio, allegato del quotidiano La Stampa e con Rai Tre per il programma ReStart.

Le assegna il prestigioso riconoscimento la giuria presieduta dal Prof. Giuseppe Benelli, già fondatore e Presidente del Premio Bancarella, e coordinata dall’editore Roberto Sarra, Presidente Associazione Pegasus.

Tra i premiati alla carriera anche il direttore di Askanews Gianni Todini ed il compositore e musicista Franco Fasano.

L’Angelus di Papa Francesco: prego per il Myanmar. Preoccupazione per il Sud Sudan

Roma, 30 mar. (askanews) – “Confidando nella misericordia di Dio Padre, continuiamo a pregare per la pace: nella martoriata Ucraina, in Palestina, Israele, Libano, Repubblica Democratica del Congo e Myanmar, che soffre tanto anche per il terremoto”, lo ha sottolineato Papa Francesco nel testo scritto per l’Angelus di oggi. Il Pontefice è ancora convalescente in Vaticano dopo il lungo periodo di ricovero al Gemelli.

Una preghiera particolare ha rivolto al Sud Sudan. “Seguo con preoccupazione la situazione in Sud Sudan. Rinnovo il mio appello accorato a tutti i Leader, perché pongano il massimo impegno per abbassare la tensione nel Paese. Occorre mettere da parte le divergenze e, con coraggio e responsabilità, sedersi attorno a un tavolo e avviare un dialogo costruttivo. Solo così sarà possibile alleviare le sofferenze dell’amata popolazione sud-sudanese e costruire un futuro di pace e stabilità”, ha evidenziato il Papa.

“E in Sudan la guerra continua a mietere vittime innocenti. Esorto le parti in conflitto a mettere al primo posto la salvaguardia della vita dei loro fratelli civili; e auspico che siano avviati al più presto nuovi negoziati, capaci di assicurare una soluzione duratura alla crisi. La Comunità internazionale aumenti gli sforzi per far fronte alla spaventosa catastrofe umanitaria”, ha sottolineato il Pontefice.

“Grazie a Dio ci sono anche fatti positivi: cito ad esempio la ratifica dell’Accordo sulla delimitazione del confine tra il Tajikistan e il Kyrgyzstan, che rappresenta un ottimo risultato diplomatico. Incoraggio entrambi i Paesi a proseguire su questa strada”.

M.O., Netanyahu visiterà l’Ungheria (Paese Ue) dal 2 al 4 aprile

Milano, 30 mar. (askanews) – Secondo quanto comunicato dall’ufficio del primo ministro israeliano, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu visiterà l’Ungheria mercoledì. Durante il suo viaggio incontrerà, tra gli altri, il primo ministro Viktor Orbán. La visita continuerà fino a venerdì.

La Corte penale internazionale (CPI) ha emesso un mandato di arresto per Netanyahu, sospettandolo di crimini di guerra nella guerra di Gaza.

Parte dell’Unione europea, l’Ungheria è uno Stato membro della CPI, ma non ha alcuna intenzione di arrestare Netanyahu. Orbán ha definito il mandato d’arresto “vergognoso”.

Trump: nessuno ritardo, i dazi in vigore dal 2 aprile e permanenti

Roma, 30 mar. (askanews) – In un’intervista esclusiva alla Nbc News, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump ha sottolineato di non avere alcuna intensione ritardare ulteriormente l’imposizione dei dazi attesi il 2 aprile, cosiddetto Liberation Day, e che prenderà in considerazione di negoziare “solo se le persone sono disposte a darci qualcosa di grande valore. Perché i paesi hanno cose di grande valore, altrimenti non c’è spazio per negoziare”, riporta Nbc. Alla domanda se fosse preoccupato per l’aumento dei prezzi delle auto, Trump ha risposto: “No, non me ne potrebbe importare di meno, perché se i prezzi delle auto straniere salgono, compreranno auto americane”.

Il presidente ha anche affermato che i dazi saranno permanenti. “Assolutamente, sono permanenti, certo. Il mondo ha derubato gli Stati Uniti per gli ultimi 40 anni e più. E tutto quello che stiamo facendo è essere giusti e, francamente, sono molto generoso”, ha detto Trump.

Ulteriore scossa in Myanmar, bilancio ufficiale arriva 1.700 vittime

Milano, 30 mar. (askanews) – Il bilancio delle vittime del terremoto in Myanmar è aumentato a 1.700 persone. Il tutto mentre una scossa di assestamento di magnitudo 5,1 ha colpito nelle ultime ore a 28 km a nord-ovest di Mandalay, nel comune di Mattara: ulteriore colpo alla terra già martoriata, dove i soccorsi sono etremamente complessi. E si prevede che il numero delle vittime aumenterà notevolmente.

La giunta militare al potere in Myanmar ha dichiarato in una nota rilasciata oggi che circa 1.700 persone sono state uccise dal terremoto, circa 3.400 sono rimaste ferite e circa 300 risultano disperse. Intanto continua la corsa alla ricerca dei sopravvissuti mentre l’ONU avverte che la carenza di forniture mediche sta ostacolando i soccorsi.

I vertici militari del Myanmar hanno dichiarato in precedenza che almeno 1.600 persone sono state uccise e più di 3.400 ferite a seguito del terremoto di venerdì.

L’Onu ha spiegato che per le operazioni di soccorso ci sono ostacoli quasi insormontabili: dalle strade bloccate agli edifici crollati, aggiungendo che la mancanza di forniture mediche sta rendendo la risposta al terremoto molto più difficile di quanto sarebbe altrimenti.

Secondo l’ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA), gli ospedali in alcune zone del Myanmar centrale e nord-occidentale, tra cui Mandalay e Sagaing, hanno difficoltà a gestire l’afflusso di feriti.

Le operazioni di soccorso sono giunte al terzo giorno e i tentativi di trovare sopravvissuti si stanno intensificando dopo il devastante terremoto di magnitudo 7,7 che ha colpito il Paese e la vicina Thailandia, dove almeno 17 persone a Bangkok sono morte.

Il sisma iniziale ha colpito nei pressi della città di Mandalay, nel Myanmar centrale, nel primo pomeriggio di venerdì, seguito pochi minuti dopo da una scossa di assestamento di magnitudo 6,7.

Le scosse hanno fatto crollare edifici, abbattuto ponti e deformato strade, provocando una distruzione di massa in una città che conta più di 1,7 milioni di persone ed è la seconda più grande del Paese.

Il Myanmar è in crisi da quando l’esercito ha rovesciato il governo eletto di Aung San Suu Kyi nel 2021, innescando proteste di massa che sono sfociate in una ribellione armata contro la giunta (il governo militare del Myanmar).

Dopo quattro anni di guerra civile contro i gruppi ribelli, le forze governative hanno perso il controllo di gran parte del Myanmar e molti luoghi sono ormai troppo pericolosi per essere raggiunti dai gruppi umanitari.

Secondo le Nazioni Unite, oltre 3 milioni di persone sono state sfollate a causa dei combattimenti e circa 20 milioni sono in difficoltà.

Non solo rompighiaccio. Finlandia: Stubb con Trump discusso Ucraina

Milano, 30 mar. (askanews) – Rompighiaccio ma anche Ucraina. Secondo quanto riportato dall’ufficio presidenziale finlandese, il presidente Alexander Stubb ha incontrato sabato in Florida il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ma “la visita era di natura non ufficiale”. Helsinki conferma così quanto trapelato ieri sui social da parte americana. Durante la visita i due hanno discusso, tra le altre cose, “delle relazioni tra Finlandia e Stati Uniti e di questioni di politica estera attuali. In particolare l’Ucraina”, si sottolinea dall’ufficio presidneziale finlandese.

I presidenti si “sono incontrati per colazione, hanno giocato una partita a golf e hanno pranzato insieme” a Mar-a-Lago. L’ufficio di Stubb ha reso noto che l’invito per l’incontro di questo fine settimana era arrivato da Trump.

Trump ha pubblicato una foto dei due insieme su Truth. Ha anche elogiato Stubb definendolo un ottimo giocatore di golf e ha detto di aver vinto un torneo di golf con lui.

I ROMPIGHIACCIO

I due hanno anche parlato delle navi rompighiaccio “di cui gli Stati Uniti hanno disperatamente bisogno”, ha scritto Trump.

“Il Presidente Stubb e io non vediamo l’ora di rafforzare la cooperazione tra gli Stati Uniti e la Finlandia”, ha aggiunto.

Trump aveva già pianificato di acquisire nuove navi rompighiaccio per gli Stati Uniti. Ad esempio, a gennaio ha annunciato che gli Stati Uniti intendono ordinare circa 40 grandi rompighiaccio per integrare la loro flotta attuale.

Dal canto suo in una riunione a fine gennaio, Stubb ha stimato che la Finlandia avrebbe assunto una posizione decisa in materia. Ha ricordato che la Finlandia ha costruito circa il 60 percento delle navi rompighiaccio del mondo e ne ha progettate circa l’80 percento. “La competenza si può trovare in Finlandia e nei cantieri navali finlandesi”, ha affermato Stubb.

Lunedì Stubb proseguirà il suo tour internazionale a Londra. È previsto che incontrerà il primo ministro britannico Keir Starmer per una visita di lavoro .

L’incontro con Starmer si concentrerà sul rafforzamento del sostegno all’Ucraina e sulle azioni volte a porre fine alla guerra di aggressione della Russia. Un altro argomento di discussione sono le relazioni bilaterali tra Finlandia e Gran Bretagna.

Calenda: 50% ragazzi vorrebbe la dittatura, non crede nella democrazia

Roma, 30 mar. (askanews) – “Il 50% dei ragazzi fino a 34 anni non crede più nella democrazia e vorrebbe la dittatura perché la politica non è capace di far accadere niente”. Così il segretario di Azione, Carlo Calenda, a margine del congresso del partito a Roma, rilancia un sondaggio lanciato ieri.

“Mentre destra e sinistra si prendono a pesci in faccia e parlano delle borsette della Santanché quel che accade è che un italiano si sveglia non riesce a fare una tac e dice che a questa politica non credo più”, ha aggiunto.

“Ieri abbiamo invitato tutti a dialogare su questo tema, abbiamo cercato di spiegarlo alla presidente del consiglio e agli altri politici che hanno partecipato al nostro congresso: il rischio più grande che c’è oggi è che a forza di picchiarsi tra di loro – destra e sinistra – gli italiani percepiscano che la politica non riesce a far accadere nulla, questo è il principale rischio democratico che c’è”, ha sottolineato.

Super Super apre la vetrina di Platea Palazzo Galeano

Lodi, 30 mar. (askanews) – Sabato 29 marzo Platea Palazzo Galeano ha inaugurato Super Super, la personale di Margherita Moscardini, realizzata in collaborazione con la Gian Marco Casini Gallery, visitabile fino al 15 giugno 2025. La mostra l’episodio inaugurale di Nine Out Of Ten Movie Stars Make Me Cry a cura di Gabriella Rebello Kolandra, nuova edizione del palinsesto espositivo ideato dall’associazione lodigiana, cui faranno seguito da giugno 2025 a gennaio 2026 le mostre degli artisti emergenti Ulyana Nevzorova, Rebeca Pak, Vashish Soobah e Marvin Gabriele Nwachukwu.

Il titolo del programma espositivo una canzone del 1972 del musicista e scrittore Caetano Veloso (1942, Bahia, Brasile), composta e registrata mentre si trovava in esilio a Londra durante la dittatura militare in Brasile e invita a riflettere sulle relazioni tra arte e politica.

Super Super trasforma la vetrina di Platea Palazzo Galeano in un ambiente accessibile ai passanti notte e giorno per l’intera durata della mostra attraverso una scala che pu essere salita e scesa, ma che non porta da nessuna parte. Connesso senza filtri alla strada e illuminato in accordo con l’illuminazione pubblica, lo spazio espositivo di Platea Palazzo Galeano si comporta come una piazza dove il passante pu entrare per osservare la strada e, allo stesso tempo, essere osservato dalla citt in movimento. Una serie di sculture in argilla abita lo spazio, cambiando nei giorni posizione, per cercare di restituire la temporaneit di un abitare provvisorio che non risponde pi alle categorie del privato e del pubblico, testimoniando invece l’esistenza di un altro tipo di spazio, condiviso e senza comando.

La curatrice Gabriella Rebello Kolandra ha raccontato ad Askanews il punto di partenza del palinsesto dell’anno e le suggestioni: “Stasera inauguriamo la mostra di Margherita Moscardini Super Super, che il primo intervento di questo palinsesto di mostre di quest’anno di Platea. Per leggere il progetto Nine Out Of Ten Movie Stars Make Me Cry fondamentale capire il teatro di un periodo specifico che inizia a rompere con il teatro tradizionale per dare spazio invece alla sperimentazione. Nello specifico andiamo a guardare questo progetto di Lina Bo Bardi a San Paolo in Brasile per il Teatro Oficina: un progetto architettonico che collega lo spazio pubblico allo spazio privato attraverso un collegamento della strada all’interno di questo edificio”. A partire da questa riflessione, gli artisti sono stati invitati a rileggere lo spazio di Platea e il suo spirito partecipativo, enfatizzando la relazione con la citt per celebrare il potenziale politico, poetico ed estetico della strada.

Il 5 aprile 2025 sar presentata The City, opera video collegata a Super Super, nell’ambito del progetto espositivo “Essere Fiume”, a cura di Silvia Franceschini con Arianna Angeloni, Beatrice Marangoni e Anna Viola Premoli, organizzata dal Comune di Lodi presso lo Spazio 21. Anche The City stata commissionate da Platea Palazzo Galeano e sviluppate tra la fine del 2023 e l’inizio del 2025 con il supporto di Stefano Joli e Manuela Bolognini della Fondazione Caritas Lodigiana ETS. L’opera video ritrae un’area della citt di Lodi sopra cui si intersecano il corso del fiume Adda, un ponte su cui scorre una strada a larga percorrenza e le attivit di chi li frequenta. Il lavoro riflette sulla possibilit che un altro modo di intendere lo spazio pubblico – non pi contrapposto a quello privato che con sempre maggiore forza lo assorbe – possa generare un altro modo di abitare e di intendere la cittadinanza.

Main partner Ferrari Giovanni Industria Casearia Spa e OMMG Srl, partner tecnici Solux Led Lighting Technology e Verspieren Broker di Assicurazione e la Galleria Gian Marco Casini.

Il progetto grafico di “Nine Out Of Ten Movie Stars Make Me Cry” realizzato da Carolina Incerti.

Nemi Citt del Vino 2025, la cerimonia di apertura

Roma, 30 mar. (askanews) – Un evento che coniuga tradizione, storia ed innovazione. Nemi, uno dei ‘Borghi pi belli d’Italia, ha ospitato la cerimonia d’apertura della candidatura a Citt del Vino 2025, dando vita ad una tre giorni prestigiosa che ha premiato l’eccellenza vitivinicola italiana ed in particolare il patrimonio dei Castelli Romani, celebrando il valore del territorio e delle sue storiche tradizioni enologiche.

A testimoniare l’importanza del settore vitivinicolo per il Paese stata la presenza del Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida: “La candidatura di Nemi a Citt del Vino 2025 testimonia quanto sia in crescita il Lazio, cos come il territorio dei Castelli Romani, grazie anche all’impegno molto puntuale della Regione Lazio, con il Presidente della Regione Rocca, con l’Assessore al Bilancio Righini, che hanno trasformato il Lazio, che era secondario in questo ambito, non per la qualit delle sue produzioni, ma per l’incapacit di promuoverne adeguatamente le potenzialit. Gi da due anni, per esempio, al Vinitaly, che un momento eccezionale di promozione del vino, la presenza del Lazio estremamente qualificante e centrale”.

L’assegnazione del titolo di Citt Italiana del Vino 2025 il frutto di una sinergia tra undici comuni dei Castelli Romani, i quali hanno collaborato per accendere la luce su un vasto patrimonio agroalimentare e culturale.

Il Sindaco di Nemi, Alberto Bertucci, ha dichiarato: “Questo titolo molto importante perch accende i fari per tutto il 2025 sul Comune di Nemi e su tutti e gli undici comuni dei Castelli Romani. Attraverso il vino, ambasciatore primario di questo territorio, si vuole valorizzare tutto questo il nostro patrimonio storico, archeologico e naturalistico”.

Luciano Ciocchetti, Vicepresidente della Commissione Affari Sociali della Camera Dei Deputati, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni a margine dell’evento: “Voglio applaudire a un’iniziativa straordinaria che i sindaci dei Castelli Romani hanno preso. La produzione di vino rappresenta una tradizione per questi territori, cos come la coltivazione della vite storia, cultura. Aver dato vita a questa iniziativa, che sostiene anche i produttori e le produzioni del Lazio e dei Castelli Romani, credo sia straordinario, importante e fondamentale”.

Nel corso della cerimonia di apertura della kermesse si sono svolte numerose tavole rotonde che hanno approfondito tematiche chiave come l’impiego della tecnologia per il futuro del settore vitivinicolo. Ad illustrare il mondo del vino dei Castelli Romani con un linguaggio innovativo e coinvolgente stata Francesca Giubelli, l’influencer virtuale certificata da Meta e ambasciatrice digitale dell’evento che ha certificato l’importanza di far coesistere la tradizione con l’innovazione, per promuovere a livello nazionale ed internazionale le eccellenze locali.

Roma, al via la “Festa del BIO e MontagnaMadre”

Roma, 30 mar. (askanews) – All’Orto Botanico di Roma prende il via la nuova edizione della “Festa del BIO e MontagnaMadre”. Una due giorni che rafforza la stretta sinergia tra FederBio e Slow Food Italia e mette al centro il ruolo cruciale dell’agroecologia per supportare lo sviluppo delle zone rurali e di montagna. Abbiamo parlato con Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio:

“La Festa del Bio e MontagnaMadre ha l’obiettivo di mettere in contatto i cittadini con il mondo del biologico, per far conoscere i valori del bio, ma anche per far degustare i prodotti biologici. La manifestazione stata organizzata all’Orto Botanico un luogo meraviglioso simbolo della biodiversit. Questa edizione, che si unisce a MontagnaMadre di Slow Food, ha un valore ancora maggiore poich sono presenti i produttori dei presidi di Slow Food e delle aree montane, insieme a tanti produttori biologici, che rappresentano la migliore espressione del biologico e della biodiversit. Il valore della montagna riguarda tutti perch questi territori tutelano le acque, l’assetto idrogeologico e gli ecosistemi. Salvaguardare la sostenibilit economica, sociale e ambientale della montagna cruciale per tutti i cittadini”.

I temi di questa edizione sono stati presentati nella conferenza stampa inaugurale, condividendo anche le storie di resilienza di chi ha scelto l’agricoltura di montagna. Una manifestazione che ha visto la partecipazione di produttori ed artigiani del cibo che possono raccontare in prima persona la qualit dei loro prodotti, tra cui molti presdi Slow Food. poi intervenuta Barbara Nappini, Presidente di Slow Food Italia:

“L’occasione particolarmente preziosa, abbiamo messo al centro di questi due giorni di riflessione il tema dell’agricoltura biologica e quello dell’importanza delle aree montane e interne, che in Italia troppo spesso vengono chiamate erroneamente marginali ma rappresentano il 70% del territorio nazionale. Li abbiamo resi protagonisti dell’evento perch li riteniamo due temi chiave non per essere nostalgici e guardare al passato ma in un’ottica futura f.”

Festa del BIO e MontagnaMadre supportata da “Being Organic in Eu”, il progetto promosso da FederBio in collaborazione con Naturland per la valorizzazione del biologico europeo.

Festa del BIO e MontagnaMadre all’Orto Botanico di Roma

Roma, 29 mar. (askanews) – La Presidente di FederBio, Maria Grazia Mammuccini intervenuta ai nostri microfoni in occasione della “Festa del BIO e MontagnaMadre”, sottolineando l’importanza della zootecnia:

“La zootecnia un settore molto importante perch, oltre a produrre cibo, un elemento fondamentale per la fertilit del suolo che, grazie a un approccio agroecologico, pu essere reso fertile in modo naturale. Oggi per fondamentale superare gli allevamenti intensivi perch impattano eccessivamente sull’ambiente, facendo soffrire gli animali e non producendo carni di qualit per i cittadini a causa dell’utilizzo esagerato di antibiotici. necessario quindi riconvertire gli allevamenti intensivi verso un modello biologico e biodinamico che mette insieme l’allevamento zootecnico con la produzione vegetale. Questo significa allevare gli animali al pascolo, garantendo il rispetto del benessere animale. Questo si traduce in carni migliori e, nel contempo, consente di mantenere la fertilit del suolo. Ritengo possa essere una grande opportunit proprio per le aree collinari e montane”.

Calcio: classifica serie A, La Roma è sesta

Roma, 30 mar. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Lecce-Roma 0-1.

30esima giornata: Como-Empoli 1-1, Venezia-Bologna 0-1, Juventus-Genoa 1-0, Lecce-Roma 0-1, domenica 30 marzo ore 12.30 Cagliari-Monza, ore 15 Fiorentina-Atalanta, ore 18 Inter-Udinese, ore 20.45 Napoli-Milan, lunedì 31 marzo ore 18.30 Verona-Parma, ore 20.45 Lazio-Torino.

Classifica: Inter 64, Napoli 61, Atalanta 58, Bologna 56, Juventus 55, Roma 52, Lazio 51, Fiorentina 48, Milan 47, Udinese 40, Torino 38, Genoa 35, Como 30, Verona 29, Cagliari 26, Lecce, Parma 25, Empoli 23, Venezia 20, Monza 15.

31esima giornata (4-7 aprile): venerdì 4 aprile ore 20.45 Genoa-Udinese, sabato 5 aprile ore 15 Monza-Como, ore 18 Parma-Inter, ore 20.45 Milan-Fiorentina, domenica 6 aprile ore 12.30 Lecce-Venezia, ore 15 Empoli-Cagliari, Torino-Verona, ore 18 Atalanta-Lazio, ore 20.45 Roma-Juventus, lunedì 7 aprile ore 20.45 Bologna-Napoli

Il manager venuto dal profondo sud: Nicola Barone si racconta

Siamo troppo abituati a storie di manager infallibili che quando ne troviamo uno diverso, semplicemente appassionato a fare bene il suo lavoro, ci appare inattuale o fuori luogo. Nicola Barone racconta in un libro autobiografico (Una vita da Presidente, Mediabooks), scritto a quattro mani con Santo Strati, un iter professionale che non si distanzia da un percorso di vita, essendo l’uno e l’altro uniti da solidi principi e convinzioni. Ciò che conta è agire da “buoni cristiani e onesti cittadini”, secondo le parole di Don Bosco, da cui ha tratto – lui ragazzo di un piccolo centro di Calabria giunto a esercitare nel tempo ruoli di grande responsabilità dentro e fuori il perimetro aziendale (Sip, Telecom, Tim) – l’invito a mantenersi fedele a una linea di coerenza.

Il libro sarà presentato il pomeriggio dell’1 aprile a Roma, ma già ora è disponibile sulle piattaforme digitali, a cominciare da Amazon. Quel che se ne trae è interessante: l’ingegnere, il tecnico, il professionista, ma anche l’uomo di cultura e di fede, vengono fuori pagina dopo pagina. L’immagine trasmessa, pure al di là della esperienza manageriale, è quella di un amico delle moderne tecnologie di comunicazione. Nel tempo gli è stata riconosciuta questa dimensione di sensibilità e attitudine. Non a caso può fregiarsi del titolo di “Marconista del XXI secolo” assegnatogli dalla Fondazione recante il nome dell’inventore del radiotelegrafo. E dunque, anche questo sentire da vicino il fascino della scienza lo ha spinto e vieppiù lo spinge ancora a guardare al futuro con sana carica di fiducia e ottimismo. 

Qualche nota a margine, per inquadrare meglio il personaggio. Certamente esibisce un educato entusiamo nelle cose che fa, e questo è importante perché molto spesso il profilo manageriale si associa a un che di spasmodico e penoso, senza una parvenza di espansività lusinghiera e sorridente. Inoltre sa parlare e soprattutto ascoltare, quando proprio l’ascoltare è diventata ai giorni nostri una virtù rara, travolta dall’impellenza dei patrocinatori di se stessi.

Il libro va letto perché i successi di Barone rivelano in controluce come l’Italia sia cresciuta – quando è cresciuta –  al passo di esperienze individuali e collettive intrise della voglia di smarcarsi, lungo il vecchio solco dalla ricostruzione postbellica, dalle persistenti arretratezze e sperequazioni, per conquistare nuovi e più qualificati livelli di esistenza. 

Ciò nondimeno, questa rappresentazione di un tempo speso a  rendere proficuo, non solo per sé, l’impegno nel lavoro, non fa scattare la pretesa di stare dalla parte della storia e avere addirittura il dono della profezia. Che vuol dire? Alle volte si esagera nel fare leva sulle proprie capacità, valide magari in un campo ma non altrove. Basta ricordarsi di un bravo manager della Fiat, Aurelio Peccei, che a un certo punto smise di fare il manager e cominciò, a cavallo degli anni ‘60/‘70, a scrivere di futuro. Le previsioni del Club di Roma, di cui fu attore pricipale, ebbero un tono di sciagura. Adesso, di fronte ai problemi dell’inverno demografico, ci sembra perlomeno sproporzionato il suo allarme per i pericoli di sovraffollamento del pianeta. È la dimostrazione di come non avesse torto Mark Twain – se appartiene a lui o a Niels Bohr la citazione resta ancora un mistero – quando disse che “fare previsioni è difficile, specie se riguardano il futuro”. 

L’atteggiamento di Nicola è diverso, non perde il senso della misura e dell’equilibrio. In una recente intervista a tgcom24 così ha risposto alla domanda sul perché il suo libro meriti uno sforzo di attenzione: “Perché vuole essere un modello e uno stimolo per i giovani, che hanno bisogno di modelli positivi (…) Io sono una persona uscita dalla periferia senza alcuna infrastruttura e sono arrivato dove sono arrivato: se ci sono riuscito io…”. Nessuna spocchia dunque ma serena e limpida testimonianza, con un unico vero obiettivo che pare consistere effettivamente nella ricerca e nella promozione di una linea di continuità emotiva e intellettuale tra generazioni diverse, per non dimenticare quanto sia essenziale nelle vicende di ognuno di noi quel particolare algoritmo che si chiama amore per la propria funzione attiva nella società. Insomma, per dirla in breve e senza iperboli, questa biografia ci regala pillole di saggezza di cui oggi più che mai dovremmo far tesoro.

Meloni, il tresette e il doppio gioco

L’attenzione è tutta sulla Meloni, sulla sua capacità di contenere l’esuberante Salvini ma ancor più quella di saper mantenere un giusto punto di equilibrio tra la patria europea ed i rapporti con l’amico Trump. Può giocare da pontiere o da mediatrice, correndo il rischio di uscirne come chi merita la copertina del Time o al contrario di non essere né carne né pesce e quindida meritare l’oblio. 

Del resto il melone è un frutto che a tutt’oggi ha origine misteriose, un rampicante dal gustoso sapore, tanto da deliziare persino il palato del semidio Gilgamesh. È un rampicante, quindi abile a trovare punti di appoggio per sostenersi, pronto ad affondare le sue radici per non mollare la presa e nel contempo incantare con il suo gusto.

La Meloni comunque ci sorprenderà. In caso di successo che di fallimento, inevitabilmente cisbigottirà, qualunque sia l’esito che prenderà la faccenda.

Deve imparare in fretta l’arte di barcamenarsi senza andare fuori di melone cioè di muoversi in modo sciocco e balordo. Non sarà facile perché da lei, anche con una punta di perfidia ci si attende in politica estera una posizione netta, ben riconoscibile, da apprezzare od esecrare.

Potrebbe scegliere per una politica europea, purtroppo priva di una chiara identità e deformata da giochi di specchi che rimandano la possibilità di scovarne la sostanza, o potrebbe schierarsi con gli USA correndo il pericolo di fare la fine di una“usa e getta”.

È una donna allo specchio, apparentemente senza possibilità di fuga. Si è in attesa della nettezza di un suo pensiero che non destini l’Italia nell’immondizia e tra gli scarti della diplomazia. Più facile dirsi che a farsi. Si vorrebbe dal Governo una nettezza di linea e di espressione politica, un lindore difficile da immaginare di questi tempi. 

Ci si augurerebbe, insomma, un atteggiamento nitido che faccia splendere il nostro paese sopra ogni altro, un passo avanti e non indietro, in prima linea e non imboscata nelle retrovie. Un modo di porsi che “Non fu mai guercio di malizia netto” o netto d’ogni sospetto, avendo “una dignitosa coscienza e netta”, così stando almeno al monito dei poeti. Al netto di tutto, la Meloni non deve uscirsene con il titolo di inetta, di chi è incapace a gestire un equilibrio che richiederebbe la perizia di un orso ballerino, funambolo da circo sospeso su una corda su cui impavidamente camminare.

Ci si aspetta da lei il colpo del drago, che possa tirare per vincere la partita, lasciando amici e nemici a bocca aperta. In agguato è il pericolo di un “net”, un tiro diretto verso l’avversario che varrà come nullo, sia pur di pregio, se per caso toccasse la rete. 

È forse il tempo di sostentarsi e di assumere ogni possibile quantità di miele dalla storia per non sbagliare la mossa.  Sembra che il nettare sia la miscela delle parole greche di morte e di ciò che da essa ti protegge, quindi che conduce alla immortalità, cibo costantemente sul tavolo imbandito degli Dei.

Siamo di fronte ad una sorta di partita di Tresette dove è pericoloso chiamarsi fuori ma lo è altrettanto chiamarsi dentro. Arriva forse il momento in cui devi chiamare il “fuoritutto” e mettere tutte le carte sul tavolo, un senso di liberazione accompagnato alla certezza di fare punto. Giocare la “solissima” è una ipotesi fortunata dove procedi contro il resto del mondo che ti è avversario. Ti può andare bene ma non è detto. Arriva, prima o poi, anche il momento in cui un eventuale doppiogioco viene scoperto e ne paghi le conseguenze. 

Meloni ha in mano carte che scottano e non c’è chi vorrebbe essere nei suoi panni. Melampo era un eroe greco con il dono di comprendere il linguaggio degli animali e di sanare gli uomini dalla pazzia e dalla sterilità. Vedremo se Giorgia saprà ascoltare le voci disparate dei leaders del mondo, semmai ve ne fossero, e saprà guarirli da posizioni sterili di poco frutto e farli rinsavire.

Per adesso è sulla corda e non è detto che sotto ci sia una rete di protezione ad accoglierla in caso di caduta.

Cattolici popolari e sociali, come uscire dal gregariato?

Uscire dal gregariato è l’operazione più difficile nel cammino dei cattolici che stanno riscoprendo lentamente ma responsabilmente un rinnovato impegno pubblico e politico. Certo, dopo anni di immobilismo, di emarginazione e, nella migliore delle ipotesi, di sostanziale irrilevanza nei rispettivi partiti di appartenenza, è difficile – molto difficile – invertire la rotta. Anche perché dopo il consolidamento delle rendite di posizione è anche difficile mettere in discussione queste comodità personali e di gruppo. E cioè, semplicemente sentirsi soddisfatti di ottenere una manciata di seggi parlamentari in cambio della fedeltà al capo partito di turno. Un po’ quello che capitava con l’ormai datata esperienza – ma sempre attuale, purtroppo – dei cosiddetti “cattolici indipendenti di sinistra eletti nelle liste del Pci” negli anni ‘70.

Ora, la vera sfida per tutti coloro che coltivano l’obiettivo di inverare, seppur mutatis mutandis, il pensiero e la cultura del cattolicesimo democratico, popolare e sociale nella cittadella politica contemporanea è proprio questa. Ovvero, non limitarsi, e per l’ennesima volta, ad assolvere al ruolo di predicatori astratti e virtuali dei valori. Un’operazione indubbiamente importante ma drasticamente insufficiente ai fini di saper condizionare il progetto politico complessivo di un partito. Come ovvio, nessuno pensa di riproporre un rinnovato “partito di cattolici”. Ma molti pensano, me compreso, di rendere la cultura politica di questa tradizione ideale nuovamente protagonista nel dibattito all’interno dei partiti e nelle rispettive coalizioni. Perché il limite di fondo, dopo l’avvento – abbastanza inevitabile – dei cosiddetti “partiti plurali”, resta quello di non saper incidere nelle dinamiche politiche concrete e, soprattutto, con la capacità di saper condizionare e costruire il progetto politico. Appunto, un ruolo sempre marginale, periferico e del tutto ornamentale. E, di fronte a questo limite, le risposte sono, almeno sino ad oggi, alquanto approssimative ed incerte. 

Certo, si tratta di un protagonismo che non può essere declinato – seppur nel pieno rispetto di tutte le opinioni – all’interno di partiti o di contenitori elettorali che sono quasi antropologicamente alternativi a questa cultura. E penso, nello specifico, ai partiti radicali, massimalisti, estremisti e, men che meno, a quelli di matrice populista o sovranista. E, al riguardo, forse è anche giunto il momento per dirci con chiarezza che questa cultura politica antica ma sempre moderna può essere declinata realmente ed efficacemente solo nei partiti che rispondono a tre requisiti di fondo. E cioè, un profilo autenticamente e credibilmente centrista; un impianto seriamente riformista e con una spiccata cultura di governo; e, infine, partiti che abbiano una profonda e coerente adesione ai valori e ai principi costituzionali. Non esiste, francamente, la possibilità di essere credibili e realmente interlocutori nei partiti che non rispondono a questi pre requisiti politici e culturali.

Ecco perché il tema di un rinnovato e laico protagonismo politico dei cattolici non può non tener conto di alcune condizioni essenziali che caratterizzano l’attuale dibattito politico nel nostro paese. Ed è proprio tenendo conto di queste costanti che sarà possibile riscoprire le ragioni e la passione per rilanciare responsabilmente la tradizione, il pensiero, la cultura, la prassi e forse anche lo stile del cattolicesimo democratico, popolare e sociale nella cittadella politica italiana.

Calenda balla con Meloni: il congresso di Azione applaude

La realtà, anche nell’era delle influencer e della bulimia informativa che produce chiacchierificio, alla fine si basa sempre sulla sostanza delle cose. Che in politica significano voti, scelte, incarichi. Se dobbiamo quindi giudicare con questa lente i rapporti tra Azione e la premier Meloni, non possiamo esimerci dal riepilogare che nel breve volgere di alcune settimane la maggioranza ha consentito dapprima ad una autorevole esponente di quel partito (l’ex ministra di Conte e Draghi, on. Elena Bonetti) di assurgere alla presidenza della fondamentale Commissione Parlamentare di inchiesta sulla transizione demografica.

Di seguito, Azione si è astenuta in Parlamento sulla risoluzione della maggioranza per il mandato alla Presidente del Consiglio sul Consiglio Europeo, mentre tutte le altre opposizioni hanno votato contro. Successivamente, e contraddicendosi con le posizioni stentoreamente manifestate nel recente passato in occasione delle mozioni di sfiducia alla ministra Santanchè e al ministro Salvini (presentate anche dal suo partito), non ha votato la sfiducia al ministro Nordio sulla imbarazzante vicenda Al Masri, sfilandosi anche in questo caso da fronte delle opposizioni. 

Oggi [ieri per chi legge, ndr] sono arrivati gli applausi a scena aperta alla Presidente del Consiglio, durante un congresso che rappresenta sempre il momento chiave dell’iniziativa politica di un partito. 

Ognuno ha l’intelligenza e il raziocinio per giudicare da sè davanti a questa carrellata. Resta l’interrogativo se Calenda, iscrittosi giovanissimo alla Federazione Giovanile Comunista Italiana, non abbia appreso su quei banchi l’antica tattica trotzkista dell’entrismo. Oppure se tutto questo appartenga, invece, ad un copione tratto da Ionesco.  In ogni caso, auguri.

[Il testo è stato pubblicato dall’autore su X]

Calcio: classifica serie A, Juventus a -1 dal quarto posto

Roma, 29 mar. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Juventus-Genoa 1-0:

30esima giornata Como-Empoli 1-1, Venezia-Bologna 0-1, Juventus-Genoa 1-0, ore 20.45 Lecce-Roma, domenica 30 marzo ore 12.30 Cagliari-Monza, ore 15 Fiorentina-Atalanta, ore 18 Inter-Udinese, ore 20.45 Napoli-Milan, lunedì 31 marzo ore 18.30 Verona-Parma, ore 20.45 Lazio-Torino.

Classifica: Inter 64, Napoli 61, Atalanta 58, Bologna 56, Juventus 55, Lazio 51, Roma 49, Fiorentina 48, Milan 47, Udinese 40, Torino 38, Genoa 35, Como 30, Verona 29, Cagliari 26, Lecce, Parma 25, Empoli 23, Venezia 20, Monza 15.

31esima giornata (4-7 aprile): venerdì 4 aprile ore 20.45 Genoa-Udinese, sabato 5 aprile ore 15 Monza-Como, ore 18 Parma-Inter, ore 20.45 Milan-Fiorentina, domenica 6 aprile ore 12.30 Lecce-Venezia, ore 15 Empoli-Cagliari, Torino-Verona, ore 18 Atalanta-Lazio, ore 20.45 Roma-Juventus, lunedì 7 aprile ore 20.45 Bologna-Napoli

Calcio, la Juventus di Tudor parte con una vittoria: 1-0 al Genoa

Roma, 29 mar. (askanews) – All’esordio sulla panchina della Juventus, Igor Tudor riporta i bianconeri alla vittoria: l’1-0 al Genoa allo Stadium consente alla Vecchia Signora di restare a -1 dal quarto posto del Bologna.

In avvio doppia chance per Frendrup, attento Di Gregorio. Gatti esce per infortunio: dentro Kalulu. La sblocca Yildiz con un gran gol, occasione anche per Vlahovic. Nella ripresa pericolosi Pinamonti e Kalulu, vicini al raddoppio Veiga e Weah nel finale. Genoa ko dopo tre gare utili di fila.

Tim: Poste diventa il primo azionista con 24,81%, compra quota da Vivendi

Roma, 29 mar. (askanews) – Poste Italiane diventa il primo azionista di Tim. La società, che già deteneva una quota del 9,81%, ha comprato dai francesi di Vivendi il 15% delle azioni ordinarie di Telecom Italia, pari al 10,77% dell’intero capitale sociale, in contanti, per 648 milioni, arrivando a detenere il 24,81% del capitale votante del gruppo italiano di Tlc. L’operazione, conclusa a un prezzo di 0,2975 euro per azione, era nell’aria da tempo e oggi, ma oggi un po’ a sorpresa è stata annunciata ufficialmente.

In ogni caso, la società guidata da Matteo Del Fante precisa che “Poste Italiane non intende acquisire una partecipazione superiore alla soglia rilevante ai fini della disciplina sulle offerte pubbliche di acquisto obbligatorie”, spiega Poste.

Per Poste inoltre l’operazione si configura come un’operazione dal valore strategico, volta a promuovere anche il consolidamento nel mercato delle Tlc italiane, necessario in uno scenario di investimenti sempre più importanti e con margini che invece sono sempre più stretti. “L’operazione rappresenta per Poste Italiane un investimento di natura strategica, realizzato con l’obiettivo di svolgere un ruolo di azionista industriale di lungo periodo, che possa favorire la creazione di sinergie tra Poste Italiane e Tim, nonché apportare valore aggiunto per tutti gli stakeholder, oltreché promuovere il consolidamento del mercato delle telecomunicazioni in Italia”, sottolinea Poste nella nota in cui annuncia la sua salita nel capitale di Tim.

Le società sono inoltre al lavoro su partnership industriali e sinergie dal momento che anche Poste è presente da tempo nel settore con Poste Mobile e può vantare una capillare rete di uffici sul territori nazionale. “Come precedentemente comunicato, è in fase avanzata la negoziazione per la fornitura di servizi per l’accesso di Postepay società interamente controllata da Poste Italiane – all’infrastruttura di rete mobile di Tim a partire dal primo gennaio 2026. Inoltre, sono in corso valutazioni finalizzate all’avvio di partnership industriali volte a valorizzare le molteplici opportunità per la realizzazione di sinergie tra le due aziende nei settori della telefonia, dei servizi Ict e dei contenuti media, dei servizi finanziari, assicurativi e dei pagamenti, e dell’energia”, spiega Poste.

Vivendi manterrà una quota del 2,51% del capitale con diritto di voto, pari all’1,80% del capitale complessivo. Il gruppo francese ha ricordato in una nota di aver espresso a più riprese la sua intenzione di vendere la partecipazione in Tim “a buone condizioni finanziarie”.

Calcio: classifica serie A, il Bologna consolida la zona Champions

Roma, 29 mar. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A:

30esima giornata Como-Empoli 1-1, Venezia-Bologna 0-1, ore 18 Juventus-Genoa, ore 20.45 Lecce-Roma, domenica 30 marzo ore 12.30 Cagliari-Monza, ore 15 Fiorentina-Atalanta, ore 18 Inter-Udinese, ore 20.45 Napoli-Milan, lunedì 31 marzo ore 18.30 Verona-Parma, ore 20.45 Lazio-Torino.

Classifica: Inter 64, Napoli 61, Atalanta 58, Bologna 56, Juventus 52, Lazio 51, Roma 49, Fiorentina 48, Milan 47, Udinese 40, Torino 38, Genoa 35, Como 30, Verona 29, Cagliari 26, Lecce, Parma 25, Empoli 23, Venezia 20, Monza 15.

31esima giornata (4-7 aprile): venerdì 4 aprile ore 20.45 Genoa-Udinese, sabato 5 aprile ore 15 Monza-Como, ore 18 Parma-Inter, ore 20.45 Milan-Fiorentina, domenica 6 aprile ore 12.30 Lecce-Venezia, ore 15 Empoli-Cagliari, Torino-Verona, ore 18 Atalanta-Lazio, ore 20.45 Roma-Juventus, lunedì 7 aprile ore 20.45 Bologna-Napoli

MotoGp, Marquez in pole ad Austin, Bagnaia sesto

Roma, 29 mar. (askanews) – Marc Marquez continua a cannibalizzare il Mondiale. Reduce dai weekend perfetti in Thailandia e Argentina, lo spagnolo piazza la sua Ducati ancora una volta davanti a tutti, squillando sull’asfalto di Austin con un imprendibile 2:01.088. Il leader del campionato scatterà dalla pole position (la terza consecutiva) precedendo Fabio Di Giannantonio (+0.101), che risale in seconda posizione a qualifica terminata dopo la decisione dei commissari di restituirgli il crono precedentemente cancellato perché effettuato in regime di bandiera gialla. Completa la prima fila Alex Marquez, staccato di 360 millesimi dal fratello. Scattano dalla seconda fila Pedro Acosta (+0.416), un solido Franco Morbidelli (+0.441) e un oscuro Pecco Bagnaia, che deve accontentarsi della sesta posizione (+0.523) dopo aver sofferto qualche problema di surriscaldamento al posteriore alla metà del Q2. Luca Marini, protagonista di un ottimo Q1, si prende la settima posizione con un ritardo di 649 millesimi. Chiudono la Top 10 Joan Mir (+0.920), Jack Miller (+0.920) e Maverick Viñales (+0.931).

Dazi, Lollobrigida: “Con Usa serve compromesso per crescere entrambi”

Roma, 29 mar. (askanews) – “Con gli Stati Uniti noi dobbiamo trovare un compromesso che permetta di far crescere la economie di due alleati strategici”. A dirlo, a margine della “Citta italiana del vino 2025” a Nemi il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. “La valutazione sui dazi la faremo quando questi eventualmente saranno applicati e in che misura e ovviamente saremo di sostegno al sistema”, ha detto il ministro, affermando di essere fiducioso perch “quest’anno il vino ha toccato record di export mai toccati prima”.

Trent’anni di Shirin Neshat al PAC: storie di sguardi di donne

Milano, 29 mar. (askanews) – Trent’anni di carriera di un’artista attraverso una decina di video-installazioni e quasi duecento opere fotografiche: il PAC di Milano ha inaugurato “Body of Evidence”, una grande mostra personale di Shirin Neshat, figura centrale nella scena contemporanea e creatrice di immagini entrate nell’immaginario collettivo.

“Quando guardo questa mostra – ha spiegato Neshat presentando l’esposizione – come se stessi guardando la mia vita: il viaggio di un’iraniana che ha vissuto fuori dalla sua patria”.

Questioni di potere, religione, razza e relazioni tra passato e presente, Oriente e Occidente, individuo e collettivit: la lente attraverso cui Shirin Neshat interpreta la storia e la contemporaneit non solo del suo Paese d’origine, ma del mondo intero, lo sguardo delle donne. Che nei suoi lavori assume una forza e una chiarezza estreme, e diventa sia arte sia qualcosa che va oltre, che penetra pi a fondo nella societ e nelle coscienze. E i lavori cambiano anche la prospettiva del pubblico.

“Nelle mie fotografie – ha detto l’artista ad askanews – ho sempre voluto che lo spettatore non solo guardasse, ma anche si sentisse guardato perch, come pubblico siamo abituati a guardare all’arte, ma gli spettatori devono essere parte dell’opera in n certo senso. Mi piace l’idea che le persone vadano nella Land of Dreams e siano circondati da occhi, proprio perch c’ una relazione che rende lo spettatore un partecipante all’opera”.

Da qualche parte c’ perfino qualcuno che spia i nostri sogni, il senso di minaccia incombente ci accompagna. Ma la mostra e la persona di Shirin Neshat ci ricordano che nessun destino, per quanto possa apparire manifesto, immutabile e nessun luogo , in fondo, cos lontano.

Meloni al congresso di Azione: confronto, ma non sostituisco gli alleati

Roma, 29 mar. (askanews) – Azione avanza “proposte interessanti” su cui è possibile “lavorare insieme”, ma “non voglio sostituire” gli alleati di governo. Lo assicura Giorgia Meloni, che questa mattina ha scelto Carlo Calenda per il suo ‘debutto’ da premier in un congresso di partito. Al suo arrivo nello spazio eventi in cui si svolge l’assise viene accolta da un applauso e dal benvenuto “emozionato” della vice presidente del partito Elena Bonetti.

La premier si siede in prima fila e ascolta tutto l’intervento del leader: “E’ una nostra avversaria, ma con gli avversari si parla”, dice Calenda. Un’impostazione su cui Meloni si trova d’accordo. “Abbiamo fatto un po’ discutere con questa presenza – ricorda – forse dovremmo interrogarci sul perché un normale confronto faccia discutere. Ho letto cose bizzarre, come la teoria secondo cui volevo concedermi una scorribanda tra i moderati. E devo dire che dopo l’intervento di Calenda porto io moderazione. O cose surreali come quella che vengo qui per dare segnali agli alleati, che vorrei sostituirli”. E invece ha accettato l’invito, spiega, “per una ragione banale ma anche più profonda: io vengo da una storia politica di una comunità che ha fatto del confronto con le idee anche più distanti la cifra della propria dimensione senza che potesse mettere in discussione l’identità. La politica si fonda su questo”. E uno dei problemi dell’Italia è proprio che “in molte occasioni si antepone l’interesse di partito a quello nazionale” leggendo tutto “con la lente dell’ideologia”, cosa che “ha indebolito la credibilità politica e allontanato i cittadini”.

La premier punta quindi il dito contro le ‘altre’ opposizioni. Quel Giuseppe Conte che con “politiche scellerate” ha “devastato i conti pubblici” e che da presidente del Consiglio “sottoscrive il 2% del Pil per le spese in difesa come chiesto dalla Nato e poi quando è all’opposizione va in piazza per manifestare contro chi cerca di mantenere quell’impegno sottoscritto dall’Italia”. O come Elly Schlein, che “dice che gli Usa non possono essere nostri alleati”, e i leader che “sostengono la linea che l’Europa non debba spendere risorse per la propria sicurezza”. La loro proposta, ironizza, “è che l’Europa diventi una grande comunità hippy demilitarizzata che spera nella buona fede delle altre potenze straniere?” La realtà, per lei, è che gli investimenti per la difesa sono “il prezzo della libertà”.

Da parte sua, la linea del governo è quella della “serietà” tanto in economia quanto nei rapporti internazionali, in particolare con gli Stati Uniti. Sui dazi, per esempio, “non si deve agire per impulso, bisogna agire in modo ragionato cercando di raggiungere un punto di equilibrio”. Quanto alle polemiche sulla sua intervista al Financial Times, in cui si è detta d’accordo con J.D. Vance sulle critiche all’Europa, precisa di non aver detto, come qualcuno ha accusato, che “la Meloni dichiara di stare con Trump contro l’Europa” ma che “l’Italia sta in Europa ma anche per rafforzare o difendere l’unità dell’Occidente che è un bene troppo prezioso per essere archiviato con leggerezza”. Esattamente come – dice – oggi in un’intervista riconosce anche la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen. Una politica “seria” – rivendica – anche per le riforme, quelle per il premierato, sulla giustizia, per l’autonomia differenziata, il cui obiettivo è “cercare di consegnare un’Italia migliore di quella che noi abbiamo ereditato, più consapevole del suo ruolo globale, che torna ad indicare la rotta, consapevole che può ancora stupire il mondo”.

“Trovo molto interessanti alcune proposte di Azione”, come sull’energia, il nucleare o l’acqua e “su questo – assicura – possiamo lavorare insieme”, nella convinzione che “la democrazia dell’alternanza non si fonda su una diversità antropologica, ma banalmente su idee diverse” che però, se si confrontano, possono individuare “soluzioni migliori. Questa è una caratteristica che voglio riconoscere ad Azione: una forza politica che si confronta nel merito delle cose, guardando al risultato anziché al posizionamento politico”.

“La presidente Meloni – commenta Calenda – ha fatto il suo intervento sulla sua prospettiva, sulla sua idea, dei rapporti con gli Usa. Ha parlato del suo programma di governo, ha fatto il suo intervento. Per noi il punto che rimane dirimente e che spaccherà i due poli è che nei prossimi mesi l’Ue dovrà scegliere un’autonomia strategica che comporta investimenti comuni sulla difesa. E oggi noi sappiamo che Salvini non è d’accordo e il Movimento 5 stelle non è d’accordo. Cosa fanno destra e sinistra rispetto a questo? E’ una scelta che ha lo stesso livello di importanza di quella che fece De Gasperi decidendo di stare nella Nato e di cercare poi di costruire la Comunità europea di difesa. Noi oggi a questa domanda non abbiamo risposte. Siamo in un passaggio della storia in cui il bipolarismo italiano è totalmente fratturato”.

Meloni a congresso Azione: confronto, ma non sostituisco alleati

Roma, 29 mar. (askanews) – Azione avanza “proposte interessanti” su cui è possibile “lavorare insieme”, ma “non voglio sostituire” gli alleati di governo. Lo assicura Giorgia Meloni, che questa mattina ha scelto Carlo Calenda per il suo ‘debutto’ da premier in un congresso di partito. Al suo arrivo nello spazio eventi in cui si svolge l’assise viene accolta da un applauso e dal benvenuto “emozionato” della vice presidente del partito Elena Bonetti.

La premier si siede in prima fila e ascolta tutto l’intervento del leader: “E’ una nostra avversaria, ma con gli avversari si parla”, dice Calenda. Un’impostazione su cui Meloni si trova d’accordo. “Abbiamo fatto un po’ discutere con questa presenza – ricorda – forse dovremmo interrogarci sul perché un normale confronto faccia discutere. Ho letto cose bizzarre, come la teoria secondo cui volevo concedermi una scorribanda tra i moderati. E devo dire che dopo l’intervento di Calenda porto io moderazione. O cose surreali come quella che vengo qui per dare segnali agli alleati, che vorrei sostituirli”. E invece ha accettato l’invito, spiega, “per una ragione banale ma anche più profonda: io vengo da una storia politica di una comunità che ha fatto del confronto con le idee anche più distanti la cifra della propria dimensione senza che potesse mettere in discussione l’identità. La politica si fonda su questo”. E uno dei problemi dell’Italia è proprio che “in molte occasioni si antepone l’interesse di partito a quello nazionale” leggendo tutto “con la lente dell’ideologia”, cosa che “ha indebolito la credibilità politica e allontanato i cittadini”.

La premier punta quindi il dito contro le ‘altre’ opposizioni. Quel Giuseppe Conte che con “politiche scellerate” ha “devastato i conti pubblici” e che da presidente del Consiglio “sottoscrive il 2% del Pil per le spese in difesa come chiesto dalla Nato e poi quando è all’opposizione va in piazza per manifestare contro chi cerca di mantenere quell’impegno sottoscritto dall’Italia”. O come Elly Schlein, che “dice che gli Usa non possono essere nostri alleati”, e i leader che “sostengono la linea che l’Europa non debba spendere risorse per la propria sicurezza”. La loro proposta, ironizza, “è che l’Europa diventi una grande comunità hippy demilitarizzata che spera nella buona fede delle altre potenze straniere?” La realtà, per lei, è che gli investimenti per la difesa sono “il prezzo della libertà”.

Da parte sua, la linea del governo è quella della “serietà” tanto in economia quanto nei rapporti internazionali, in particolare con gli Stati Uniti. Sui dazi, per esempio, “non si deve agire per impulso, bisogna agire in modo ragionato cercando di raggiungere un punto di equilibrio”. Quanto alle polemiche sulla sua intervista al Financial Times, in cui si è detta d’accordo con J.D. Vance sulle critiche all’Europa, precisa di non aver detto, come qualcuno ha accusato, che “la Meloni dichiara di stare con Trump contro l’Europa” ma che “l’Italia sta in Europa ma anche per rafforzare o difendere l’unità dell’Occidente che è un bene troppo prezioso per essere archiviato con leggerezza”. Esattamente come – dice – oggi in un’intervista riconosce anche la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen. Una politica “seria” – rivendica – anche per le riforme, quelle per il premierato, sulla giustizia, per l’autonomia differenziata, il cui obiettivo è “cercare di consegnare un’Italia migliore di quella che noi abbiamo ereditato, più consapevole del suo ruolo globale, che torna ad indicare la rotta, consapevole che può ancora stupire il mondo”.

“Trovo molto interessanti alcune proposte di Azione”, come sull’energia, il nucleare o l’acqua e “su questo – assicura – possiamo lavorare insieme”, nella convinzione che “la democrazia dell’alternanza non si fonda su una diversità antropologica, ma banalmente su idee diverse” che però, se si confrontano, possono individuare “soluzioni migliori. Questa è una caratteristica che voglio riconoscere ad Azione: una forza politica che si confronta nel merito delle cose, guardando al risultato anziché al posizionamento politico”.

“La presidente Meloni – commenta Calenda – ha fatto il suo intervento sulla sua prospettiva, sulla sua idea, dei rapporti con gli Usa. Ha parlato del suo programma di governo, ha fatto il suo intervento. Per noi il punto che rimane dirimente e che spaccherà i due poli è che nei prossimi mesi l’Ue dovrà scegliere un’autonomia strategica che comporta investimenti comuni sulla difesa. E oggi noi sappiamo che Salvini non è d’accordo e il Movimento 5 stelle non è d’accordo. Cosa fanno destra e sinistra rispetto a questo? E’ una scelta che ha lo stesso livello di importanza di quella che fece De Gasperi decidendo di stare nella Nato e di cercare poi di costruire la Comunità europea di difesa. Noi oggi a questa domanda non abbiamo risposte. Siamo in un passaggio della storia in cui il bipolarismo italiano è totalmente fratturato”.

Parte dalla Marche il primo “Molino didattico Tour”

Barbara (An), 29 mar. (askanews) – Parte dalle Marche il roadshow immersivo creato dal Molino Paolo Mariani di Barbara, comune in provincia di Ancona, dedicato ai bambini e alle loro famiglie per scoprire la filiera del grano e il percorso che porta dal seme a un prodotto finale iconico, come la pizza. Avvicinare i pi piccoli al mondo del grano, sensibilizzarli sulla qualit delle materie prime e far loro vivere un’esperienza pratica e coinvolgente: con questi obiettivi nasce “Molino Didattico in Tour” Un’iniziativa che unisce didattica, tradizione e gastronomia per trasmettere alle nuove generazioni il valore della filiera del grano e della sostenibilit alimentare.

“Molino Didattico” un roadshow itinerante, che proseguir verso Thiene, Ortezzano, Pomigliano e Roseto, in cui il Molino ad andare verso le persone e i territori, trasformando i bambini in protagonisti attivi del percorso che va dal seme fino alla tavola. Con i bambini che possono immedesimarsi nei ruoli di agricoltori, mugnai, pizzaioli, vivendo in prima persona tutte le fasi della filiera. E alla fine tutti contenti e con qualche conoscenza in pi su ci che si mangia.

L’appello del Papa: diventare testimoni di pace, l’Europa ne ha tanto bisogno

Città del Vaticano, 29 mar. (askanews) – “Chi confida in Dio non è mai abbandonato, anche nei momenti di prova, come quelli della persecuzione. Camminiamo insieme, pastori e popolo, su questa bella strada della fede. Sosteniamoci gli uni gli altri e diventiamo, con la nostra vita, testimoni di pace e di speranza in un mondo che ne ha tanto bisogno, anche in Europa”. Lo scrive Papa Francesco in un messaggio indirizzato ai partecipanti al Pellegrinaggio nazionale giubilare della Cechia.

“Il vostro cammino di fede – aggiunge il Pontefice – si inserisce nella ricca tradizione cristiana della vostra terra, illuminata dalla testimonianza dei santi Adalberto, Cirillo e Metodio e tanti altri. Essi portarono la luce del Vangelo con coraggio e pazienza, anche in luoghi dove sembrava impossibile. Il loro esempio ci insegna che la missione cristiana non si basa sui risultati visibili, ma sulla fedeltà a Dio. Anche noi siamo chiamati ad annunciare il Vangelo con fiducia, senza temere difficoltà e ostacoli”.

Soccorritori dispersi a Rafah, Israele ammette: colpite ambulanze, erano "veicoli sospetti"

Roma, 29 mar. (askanews) – L’esercito israeliano ha ammesso oggi di aver aperto il fuoco su ambulanze e veicoli dei vigili del fuoco, perchè ritenuti “sospetti”, nell’incidente avvenuto domenica scorsa nel quartiere di Tal al-Sultan, nella parte occidentale di Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, che ha visto coinvolti operatori della Mezzaluna rossa palestinese e della Protezione civile di Gaza.

“Pochi minuti” dopo che i soldati avevano “eliminato diversi terroristi di Hamas” aprendo il fuoco sui loro veicoli, “altri veicoli si sono mossi in modo sospetto verso i soldati”, ha scritto l’esercito in una dichiarazione inviata all’agenzia di stampa France presse. “I soldati hanno risposto aprendo il fuoco sui veicoli sospetti, eliminando diversi terroristi di Hamas e della Jihad islamica”, si legge nella dichiarazione, in cui non si precisa se dai veicoli presi di mira fossero stati esplosi colpi contro i soldati. “Una prima indagine ha portato alla conclusione che alcuni dei veicoli sospetti erano ambulanze e camion dei pompieri”, ha aggiunto l’esercito, senza fornire ulteriori dettagli, denunciando “l’uso ripetuto da parte di organizzazioni terroristiche nella Striscia di Gaza di ambulanze per scopi terroristici”.

Il giorno dopo l’incidente, la Protezione civile di Gaza aveva fatto sapere di non avere più notizie di sei soccorritori inviati a Tal al-Sultan in risposta alle richieste di aiuto arrivate in seguito all’avanzata delle truppe israeliane. Altrettanto la Mezzaluna rossa palestinese, riguardo ai nove operatori sanitari inviati sul posto; ancora oggi la Mezzaluna ha denunciato gli ostacoli posti dalle autorità israeliane a una missione che possa recarsi sul luogo per accertare quanto accaduto.

Ieri la Protezione civile ha fatto sapere di aver rinvenuto il corpo del caposquadra, Anwar Al-Attar, e i veicoli di soccorso “ridotti a un mucchio di rottami metallici”.

Lenny Kravitz pronto a infiammare Bologna, concerto il 31 marzo

Roma, 29 mar. (askanews) – Lenny Kravitz si prepara ad infiammare l’Unipol Arena di Bologna, lunedì 31 marzo, nella prima sua data italiana. Il quattro volte vincitore dei GRAMMY® Award, autore, produttore, polistrumentista e icona poliedrica, attraverserà insieme alla sua band le più grandi arene dell’Europa occidentale, tra cui la Wembley Arena di Londra, la O2 Arena di Praga e le due Arene di Bologna e Milano (primo aprile).

Il Blue Electric Light Tour 2025 prosegue quello che Billboard definisce “Lennaissance,” un periodo di successo globale per Kravitz, che ha pubblicato il suo dodicesimo album in studio, acclamato dalla critica, *Blue Electric Light* a maggio 2024.

Sempre quest’anno, Kravitz è stato onorato con una stella sulla Hollywood Walk of Fame, il “Music Icon Award” ai 2024 People’s Choice Awards, il “Best Rock Award” ai 2024 Video Music Awards e il “Fashion Icon Award” del CFDA. Questa estate, Kravitz ha conquistato l’Europa con il suo Blue Elect ric Light Tour 2024, con esibizioni dal vivo imperdibili di brani tratti da *Blue Electric Light* e classici di Kravitz tratti dal suo ampio repertorio.

Arte, Il Ramo d’oro al Villaggio: a Roma dialogo tra artista e curatrice

Roma, 29 mar. (askanews) – Martedì 1 aprile 2025, Piano Terra presenta Il Ramo d’oro al Villaggio, una conversazione tra l’artista Elisa Montessori e la curatrice Marta Silvi. Un dialogo aperto che offrirà al pubblico l’occasione per approfondire il lavoro di un’artista che ha segnato la scena contemporanea con il suo approccio sperimentale e il suo linguaggio visivo poetico. L’evento si terrà a Roma, dalle 18.00 alle 19.00, in Piazza Grecia, 18. E’ gradita la prenotazione a info@pianoterrastudio.it

Partendo dal concetto di con-temporaneo, inteso come temporaneità e tempestività del lavoro, la conversazione si concentrerà sulla natura stessa di Project Window: un progetto che unisce la dimensione intima della creazione con un’apertura verso lo spazio pubblico.

Elisa Montessori, infatti, ha accolto con entusiasmo l’invito di Piano Terra a inaugurare Project Window, uno spazio espositivo concepito come una vetrina in grado di offrire un’opportunità di espressione e di dialogo con il territorio. Con cadenza bimestrale, il progetto ospiterà interventi artistici che esplorano il rapporto tra creatività e paesaggio urbano, creando un dialogo continuo con il pubblico.

La conversazione toccherà inoltre il tema del paesaggio e degli elementi naturali ed architettonici che caratterizzano il Villaggio Olimpico, luogo in cui l’artista risiede. La vetrina espositiva di Piano Terra, concepita come una finestra aperta sul mondo, sarà lo spunto per attivare uno sguardo più consapevole sulle cose con ricadute concrete sulla tutela dei luoghi in cui viviamo.

Questo format, trova un punto di connessione perfetto con Ramo d’oro, opera creata appositamente per Piano Terra. Il lavoro, accompagnato da un testo critico di Cecilia Canziani, è ispirato a riflessioni sulla natura, il tempo e lo spazio circostante. Un elemento centrale del lavoro di Montessori è l’uso di carta e materiali naturali: per quest’opera l’artista ha impiegato un tubo di recupero, supporto interno della carta da spolvero, generando così una profonda riflessione sul concetto di anima e spiritualità.

L’evento rappresenterà un’opportunità per riflettere su un nuovo modello di dialogo che si distacca dai canoni tradizionali definiti dal sistema dell’arte per aprirsi al territorio, alla comunità. Project Window, con il suo rapporto diretto con lo spazio circostante e con la città, vuole diventare un filo conduttore che intreccia arte, paesaggio e pensiero contemporaneo.

L’incontro darà il via ad una serie di interventi che prenderanno la forma, oltre che di registrazione video, anche di podcast.

Attacco israeliano vicino Khan Younis: almeno 6 morti. Oltre 900 morti da ripresa raid a Gaza

Roma, 29 mar. (askanews) – Almeno sei civili sono rimasti uccisi in un attacco israeliano contro un edificio residenziale ad Abasan al-Kabira, a est di Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza. Lo riportano i media palestinesi, riferendo anche di diversi feriti.

Almeno 921 palestinesi sono morti e altri 2.054 sono rimasti feriti dalla ripresa dei raid israeliani nella Striscia di Gaza, lo scorso 18 marzo, dopo due mesi di tregua. Lo ha riferito oggi il ministero della Sanità dell’enclave palestinese, precisando che sale così a 50.277 il numero dei morti dall’inizio del conflitto, il 7 ottobre 2023.

Dazi, Meloni: non agire per impulso, cercare un punto di equilibrio

Roma, 29 mar. (askanews) – Con gli Usa “certo che ci sono divergenze, a partire dai dazi, ma non si deve agire per impulso, bisogna agire in modo ragionato cercando di raggiungere un punto di equilibrio”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenendo al congresso di Azione. “Qualcuno ha detto che è scandaloso” quanto ho dichiarato al Financial Times su Vance, che “la Meloni dichiara di stare con Trump contro l’Europa. Io ho detto una cosa molto diversa. Io sto sempre con l’Italia, l’Italia sta in Europa ma anche per lavorare per rafforzare o difendere l’unità
dell’Occidente che è un bene troppo prezioso per essere archiviato con leggerezza. E ringrazio von der Leyen che oggi in un’intervista ribadisce questa posizione. Farò quel che posso per difendere questa unità perché è necessario e giusto”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenendo al congresso di Azione.

Meloni: mie parole su Vance? Io difendo l’Occidente

Roma, 29 mar. (askanews) – “Qualcuno ha detto che è scandaloso” quanto ho dichiarato al Financial Times su Vance, che “la Meloni dichiara di stare con Trump contro l’Europa. Io ho detto una cosa molto diversa. Io sto sempre con l’Italia, l’Italia sta in Europa ma anche per lavorare per rafforzare o difendere l’unità dell’Occidente che è un bene troppo prezioso per essere archiviato con leggerezza. E ringrazio von der Leyen che oggi in un’intervista ribadisce questa posizione. Farò quel che posso per difendere questa unità perché è necessario e giusto”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenendo al congresso di Azione.

Dopo il chatgate ancora guai per Hegseth, il Wsj: la moglie del capo del Pentagono a due "incontri sensibili"

Roma, 29 mar. (askanews) – Il segretario alla Difesa Usa, Pete Hegseth, ha permesso alla moglie, ex giornalista di Fox News, di partecipare a due incontri con le sue controparti straniere in cui sono state discusse informazioni sensibili. Lo riporta oggi il Wall Street Journal, citando persone presenti o al corrente degli incontri.

La rivelazione arriva dopo che il capo del Pentagono è finito sotto accusa per la fuga di notizie sensibili sull’attacco militare Houthi su una chat dell’app Signal in cui era stato ammesso per sbaglio il direttore della rivista The Atlantic.

Stando a quanto riferito dal Wsj, Jennifer Hegseth avrebbe partecipato a una discussione di alto livello al Pentagono il 6 marzo tra Hegseth e il ministro della Difesa britannico, John Healey, e a un incontro tenuto il mese scorso nel quartier generale della Nato a Bruxelles.

Pensioni, Cgil: a rischio oltre 44mila nuovi esodati dal 2027

Roma, 29 mar. (askanews) – Oltre 44.000 lavoratrici e lavoratori, che hanno aderito negli ultimi anni a misure di uscita anticipata, per effetto dell’adeguamento automatico dei requisiti pensionistici alla speranza di vita rischiano di ritrovarsi dal primo gennaio 2027 senza reddito e senza contribuzione. “Nuovi esodati”. È quanto emerge dall’ultima analisi dell’Osservatorio Previdenza della Cgil nazionale.

Il responsabile delle politiche previdenziali della Confederazione, Ezio Cigna, spiega che “se il Governo non interverrà, 19.200 lavoratori in isopensione e 4.000 con contratto di espansione si ritroveranno con un vuoto di tre mesi senza assegno, senza contributi, senza tutele. Parliamo di persone che hanno lasciato il lavoro nel pieno rispetto delle regole, firmando accordi con aziende e fondi, basati su date certe di accesso alla pensione. A questi si aggiungono altri 21.000 lavoratori usciti con i Fondi di solidarietà bilaterali, per i quali, seppur con impatti diversi, si configura comunque un possibile vuoto di copertura previdenziale”. Cigna ricorda che, come la Cgil aveva già denunciato a gennaio, “in assenza di interventi correttivi, nel 2027 il requisito per la pensione anticipata salirà a 43 anni e 1 mese di contributi (42 anni e 1 mese per le donne), mentre la pensione di vecchiaia passerà da 67 a 67 anni e 3 mesi. Un ulteriore ostacolo per migliaia di lavoratrici e lavoratori, che rischiano di non vedere riconosciuto il diritto maturato in base alle regole precedenti”.

Ma il problema non si esaurisce con il 2027, riguarda anche gli anni successivi, e più in generale l’impianto stesso del sistema previdenziale. “Gli effetti dell’adeguamento alla speranza di vita – dichiara infatti la segretaria confederale della Cgil Lara Ghiglione – pesano già oggi sulle nuove generazioni, costrette a posticipare sempre di più l’età della pensione e a fare i conti con assegni sempre più bassi, a causa della progressiva riduzione dei coefficienti di trasformazione. Un meccanismo che rischia di minare la fiducia dei giovani nel sistema pubblico e di accentuare disuguaglianze già profonde”.

A conferma di queste preoccupazioni, i dati dell’Osservatorio statistico Inps: il 53,5% delle pensioni vigenti al 1° gennaio 2025 ha un importo inferiore a 750 euro. Percentuale che sale al 64,1% tra le donne. Di queste il 43,1% (4,1 milioni di pensioni) beneficiano di integrazioni al reddito legate alla soglia minima.

“È inaccettabile – sostiene la segretaria confederale della Cgil – che più della metà delle pensioni sia sotto la soglia della dignità. Lo ribadiamo al Governo, che aveva promesso il superamento della Legge Fornero ma nei fatti è riuscito solo a peggiorarla azzerando ogni forma di flessibilità in uscita e tagliando la rivalutazione: serve una riforma vera, che garantisca pensioni adeguate e dignitose, soprattutto per le donne e i giovani che spesso hanno carriere discontinue o lavori precari”.

“Servono certezze per chi lavora oggi, per chi ha lavorato e per chi lavorerà domani. Bisogna ripartire dal lavoro: dal contrasto alla precarietà, dal riconoscimento della continuità contributiva, dalla costruzione di un sistema previdenziale giusto e universale. Per questo – conclude Ghiglione – i referendum promossi dalla Cgil sono fondamentali, perché senza lavoro dignitoso, non c’è futuro né per le pensioni né per il Paese. Per questo l’8 e il 9 giugno sarà importante votare SÌ ai 5 referendum”.

In bilico accordo Usa-Ucraina sulle terre rare. Zelensky: non firmiamo nulla che minacci adesione all’Ue

Roma, 29 mar. (askanews) – L’Ucraina non firmerà un accordo con gli Stati Uniti sullo sfruttamento delle risorse minerarie che possa mettere a rischio il suo percorso di adesione all’Unione Europea. Lo ha detto alla stampa il presidente Volodymyr Zelensky, confermando che Kiev ha ricevuto dall’amministrazione Trump una nuova bozza dell’accordo.

“La Costituzione dell’Ucraina chiarisce che il nostro percorso è verso l’Ue”, ha detto Zelensky , aggiungendo: “Non possiamo accettare nulla che possa minacciare l’adesione dell’Ucraina all’Ue”.

Riguardo alla nuova bozza di accordo ricevuta da Washington, Zelensky ha dichiarato che “ci sono molte cose che non sono state discusse prima e ci sono anche cose che le parti avevano già respinto”.

Il presidente ucraino ha fatto sapere che attenderà “una revisione da avvocati di altissimo livello” prima di firmare l’accordo che, stando alla bozza anticipata nei giorni scorsi dal Financial Times, porterebbe gli Stati Uniti ad avere il controllo delle terre rare e dei beni energetici dell’Ucraina, senza offrire in cambio alcuna garanzia di sicurezza.

Il cardinale Parolin: il Papa non ha mai smesso di governare la Chiesa

Città del Vaticano, 29 mar. (askanews) – “Il Papa non ha mai smesso di governare la Chiesa nemmeno nei giorni del suo ricovero al Gemelli. Certo, come sappiamo, ha dovuto rallentare la sua attività quotidiana, ora l’importante è che possa riposarsi e recuperare. Come hanno detto i medici, avrà bisogno più o meno di due mesi”. A parlare al Corriere della Sera è il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano.

“Il Santo Padre ha bisogno di stare tranquillo per cui, affinché non si affatichi troppo, gli si presentano le questioni sulle quali lui e solo lui può e deve decidere. Il governo della Chiesa – ha aggiunto il porporato – è nelle sue mani. Ma ci sono poi tante questioni più routinarie sulle quali i collaboratori della Curia possono procedere anche senza consultarlo, sulla base delle indicazioni già ricevute in precedenza e delle normative esistenti”.

Il segretario di Stato vaticano svela poi un aneddoto. “Firmava con una ‘F’, ma adesso firma per intero. Non è la situazione ideale, si capisce, ma torno a sottolineare che il Papa è nella possibilità di governare ancora la Chiesa, e siamo felici che sia potuto tornare a casa”.

“Anche quando era ricoverato in ospedale – e dunque anche nei giorni più difficili che ora grazie a Dio sono superati – Papa Francesco vedeva i dossier. Gli si mandavano i documenti e lui poi ne prendeva conoscenza e decideva di conseguenza”, ha concluso Parolin.

Ucraina, almeno 4 morti e 21 feriti in un attacco russo a Dnipro

Roma, 29 mar. (askanews) –  La notte scorsa “la Russia ha attaccato l’Ucraina con oltre 170 droni”, un “attacco massiccio” contro le “regioni di Dnipro, Kiev, Sumy, Kharkiv e Khmelnytskyi” che dimostra che Mosca “deride gli sforzi di pace del mondo, portando avanti la guerra e commettendo questi atti di terrore perché  ancora non sente una vera pressione”. Lo ha scritto oggi sui propri account social il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, pubblicando il video dell’incendio scoppiato nella città di Dnipro, dove sono morte quattro persone, mentre altre 21 sono rimaste ferite. “La diplomazia può funzionare, ma solo se sostenuta da azioni che rafforzano i nostri guerrieri e privano gli occupanti delle risorse per fare la guerra – ha aggiunto Zelensky – i nostri partner sanno cosa può aiutare, che tipo di pressione, e dipende dall’America, dall’Europa, da
chiunque nel mondo voglia una diplomazia efficace”.

L’attacco russo nella città di Dnipro, nel centro-est dell’Ucraina,  ha causato un vasto incendio e danneggiato numerosi edifici. Almeno quattro persone sono morte e altre 21 sono rimaste ferite. Stando a quanto riferito dal governatore regionale Serhii Lysak, citato dal Kiev Independent, la città è stata presa di mira da oltre 20 droni, la maggior parte dei quali è stata abbattuta.

Terremoto catastrofico in Myanmar, il bilancio ufficiale continua a salire: oltre mille morti accertati

Roma, 29 mar. (askanews) – Continua a salire il bilancio del catastrofico terremoto che ha colpito il Myanmar. Stando al bilancio diffuso dalle autorità militari sono almeno 1.002 le persone morte per il terremoto di magnitudo 7,7 che ha scosso ieri il Paese, altre 2.376 persone sono rimaste ferite, mentre 30 risultano disperse. Ma si temono molte più vittime, migliaia.

Il capo della giunta del Myanmar, Aung Hlaing, ha visitato oggi Mandalay, la seconda città del Paese e la più vicina all’epicentro del sisma, per verificare “le condizioni dei danni e delle perdite”, secondo una dichiarazione rilasciata dalla giunta.

Intanto, è arrivata nel Paese, a Yangon, la prima squadra di soccorritori inviata dalla Cina, per assistere le autorità locali. Lo riportano i media cinesi. Pechino fornirà anche 100 milioni di yuan (13 milioni di dollari) di aiuti umanitari di emergenza al Myanmar, ha detto oggi Li Ming, portavoce dell’Agenzia cinese per la cooperazione internazionale.

Papa, parroco Gaza: "Francesco ci ha telefonato, sempre un’allegria"

Roma, 29 mar. (askanews) – Il Papa torna a farsi sentire con la parrocchia di Gaza. Lo riferisce il parroco della Sacra Famiglia, padre Gabriel Romanelli. “Francesco ci ha chiamato ieri sera (28 marzo, ndr). E’ sempre una benedizione e una grande allegria”, annuncia sui suoi canali social.

“Un nostro parrocchiano, una persona che viene qui sempre a pregare – ha raccontato – gli aveva scritto una lettera molto bella esprimendo la nostra felicità per il fatto che era stato dimesso dal Gemelli, assicurando le nostre preghiere per lui”. Il Papa “lo ha ringraziato e ha detto che è una grande benedizione che stiamo pregando per lui, per le sue intenzioni e per tutta la Chiesa”.

Non convince l’oscillazione della Meloni tra Europa e America

Ha ragione Nathalie Tocci, direttrice dell’Istituto Affari Internazionali, nel valutare fragile l’equilibrismo della Meloni tra Bruxelles e Washington. La scelta va fatta e, come dice stamane a Repubblica, “non potrà che essere pro Europa”. Invecesemore stamane, in una lunga intervista al Corriere della Sera, Ursula von der Leyen sfodera un giudizio diplomatico: “Conosco Giorgia Meloni come leader forte e appassionata, con un ruolo molto importante a livello europeo, ed è positivo che abbia un rapporto diretto. Più legami ci sono tra le due sponde dell’Atlantico, meglio è”. Sta di fatto che non appare convincente il tentativo della Presidente del Consiglio di porsi come mediatrice tra le due sponde dell’Atlantico. 

Le dichiarazioni rese ieri al Financial Times mettono in evidenza un atteggiamento aggressivo e debole al tempo stesso. Infatti, nel mentre bolla come insensate le critiche di ambiguità che l’opposizione le continua a rinfacciare rispetto alle tensioni nelle relazioni euroatlantiche, si rivela a riguardo una chiara e forte predilezione per gli Usa guidati dal tycoon. Non esita infatti a condividere la ‘Weltanschauung’ trumpiana. “Devo dire che sono d’accordo” con le parole del vicepresidente J.D. Vance, quando afferma che l’Europa ha abbandonato il suo impegno per la libertà di parola e la democrazia. 

Va precisato che nell’intervista si fa riferimento alle parole pronunciate da Vance a Monaco, quasi un mese fa, ma nel frattempo il vicepresidente Usa ha anche definito “scrocconi” gli europei in tema di difesa, ricevendo peraltro l’approvazione dello stesso Trump, che aveva rincarato la dose parlando di “parassiti”. E precisa sempre al Financial Times che “l’Europa si è un po persa”, aggiungendo che le critiche dell’amministrazione Usa all’Europa non sono rivolte al suo popolo, ma alla sua “classe dirigente… e all’idea che invece di leggere la realtà e di trovare modi per dare risposte alle persone, si preferisca imporre la propria ideologia”.

Molto severe le critiche delle opposizioni, in particolare quelle dell’area centrista. “Meloni pensa di costruire un rapporto con gli Usa diverso da quello che può costruire l’Europa, la Germania o la Francia, ma penso che sia una grande illusione”, afferma Matteo Richetti, capogruppo di Azione alla Camera. Non diverso il giudizio di Enrico Borghi: “Giorgia Meloni – secondo il vicepresidente di Italia Viva  – doveva e poteva diventare la Merkel europea, trasformandosi in leader conservatrice moderna, ma rompe con l’Europa sul tema fondamentale della difesa europea e si ritrova ad essere una modesta Orban al femminile”.

Insomma, se pensava di chiudere una falla con la battuta sulle “critiche infantili” alla sua politica basculante, molto enfatica nel rivendicare serietà e realismo nella postura della destra, in realtà si ritrova a fronteggiare le accuse di ambiguità che montano giorno dopo giorno nei commenti sulla grande stampa di opinione. E nel frattempo, con la dialettica non solo infantile ma anche deleteria tra Salvini e Tajani, la politica estera del governo rischia di apparire come il classico vestito di Arlecchino. Con grande scorno per il Paese.

Le linee guida di Valditara e la formazione dei docenti

A cinquant’anni dai decreti delegati e a venticinque dall’autonomia scolastica la Commissione incaricata di redigere linee di indirizzo didattico per il primo ciclo di istruzione presenta al Ministro Valditara la bozza delle proposte che saranno socializzate per un più ampio dibattito che coinvolga le scuole e la società civile. 

Non si tratta – come con frettolosa approssimazione una certa critica, composta in prevalenza da sedicenti esperti o aspiranti tali, ha etichettato – di veri e propri Programmi prescrittivi formalizzati con un provvedimento legislativo, come finora è stato per ogni ordine e grado del nostro sistema scolastico. 

Si presume infatti che il testo definitivo sarà licenziato come ‘decreto ministerialè: inutile sottolineare come anche la veste normativa avrà la sua importanza. Non si tratta peraltro di un provvedimento autoritativo del Ministro poiché anche i sistemi scolastici anglosassoni – che sovente idolatriamo copiando lessico e contenuti didattici –  muovono da tempo dal decentramento dei programmi verso un “common core” (un curricolo comune) senza essere tacciati di nazionalismo. Ciò premesso, al fine di comprendere l’indirizzo che il Ministero intende attribuire alle linee guida è utile partire da un presupposto che lo stesso Valditara considera esplicativo e dirimente per descriverne il basilare proposito: “prendere il meglio della nostra tradizione per costruire il futuro“. È di questi giorni la notizia che ancora una volta l’Università La Sapienza è giudicata la migliore del mondo, quanto a studi classici (dove ‘classico’ sta per ermeneutica della civiltà): partire dalla base del sistema scolastico per consolidare questo primato non è una forzatura ma un atto di coerenza pedagogica.  

È ricorrente nel testo delle ‘indicazioni’, infatti, il recupero della tradizione culturale e formativa della nostra scuola, da tempo annacquata da innovazioni senza fondamento e costrutto che l’hanno ridotta ad un progettificio effimero e transeunte, dove si privilegia l’apparenza e si tralascia la sostanza, un ‘copia e incolla’ di frasi fatte e sillogismi didattici che non si approfondiscono, dove i corollari prevalgono sui contenuti e le riunioni pletoriche e ripetitive impegnano gli insegnanti in modo estenuante e improduttivo, sottraendoli alla classe e al rapporto diretto con gli alunni. Ci stiamo sempre più allontanando dalla metafora con cui il pedagogista Luigi Lombardi Vallauri descriveva la classe come “astronave di assorti”: un luogo dove insegnanti ed allievi sono idealmente uniti nell’impegno dello studio e della meditazione intesi come riflessione sulla vita e sul mondo, per liberare il pensiero e la fantasia in quanto spunto di trascendenza dalle cose, come nella trama del film “L’attimo fuggente”, interpretato da Robin Williams nei panni del professor Keating. 

Per fare questo bisogna riconsegnare – simbolicamente – ai docenti le chiavi di accesso alle aule, ai libri, al sapere, alla conoscenza da stimolare e trasmettere insieme a questo il “gusto” di farlo.  Restituendo loro l’immedesimazione in un compito professionale (che è anche funzione sociale) che è andato spegnendosi in una deriva di omologazione culturale. La grande bellezza della scuola italiana è il sapere ereditato, la cultura che entra passando attraverso la storia e le tradizioni. Ma è anche – per insegnanti e alunni, nel rispetto dei ruoli – la gratificazione di elaborare e compiere un percorso insieme, come direbbe Marguerite Yourcenar, per ammassare riserve contro l’inverno dello spirito, per scoprire sotto le pietre (dell’impegno e dello studio) il segreto delle sorgenti. La formazione iniziale e in itinere dei docenti è fondamentale per consolidare metodologie didattiche coerenti con le finalità educative che il sistema scolastico deve realizzare: il diritto allo studio, l’uguaglianza delle opportunità, la personalizzazione dei percorsi di apprendimento (ne trattava già la legge 517/1977), un’istruzione solida che attinga alle radici culturali tramandate ma sia aperta ad una ragionata innovazione, la valorizzazione del merito che si esprime attraverso l’ottimizzazione delle potenzialità di ciascun alunno, la libertà di insegnamento costituzionalmente garantita, per una scuola inclusiva e aperta a tutti. 

Scorrendo la piattaforma “Scuola futura” del Ministero – tuttavia – si nota che nella quasi totalità dei corsi di formazione dei docenti previsti dal PNRR i modelli della cultura anglosassone risultano prevalenti rispetto alla tradizione del nostro sistema scolastico, in linguaggi, metodi e contenuti: persino la lingua italiana è espunta dai programmi di quel piano formativo. Per stabilire la necessaria coerenza tra le linee guida e la formazione dei docenti che saranno chiamati a realizzarle, sarà dunque necessaria una revisione della piattaforma ministeriale: dalla bozza consegnata al Ministro non risulta che la Commissione abbia palesato questo nesso che sembra invece propedeutico ed essenziale al buon esito delle ‘nuove indicazioni didattiche’

1950, Patto per l’Europa: la firma di Sturzo sulla petizione dei federalisti

Vorrei cogliere l’occasione del settantacinquesimo anniversario della Petizione per un Patto di Unione Federale Europea, pubblicata in “Europa Federata” il 30 marzo 1950, per presentare la prospettiva europeista di un gigante del pensiero popolare e liberale italiano: Luigi Sturzo.

La Petizione, presentata dal Comitato organizzatore del Movimento Federalista Europeo e da Altiero Spinelli, venne firmata anche da Sturzo, oltre che da Benedetto Croce, Piero Calamandrei e da tante personalità del mondo liberale. La firma del fondatore del Partito Popolare è importante, non essendo Sturzo minimamente sospettabile di filo socialismo ed essendo un anti fascista della prima ora almeno quanto Spinelli, Rossi e Colorni. Per questa ragione, penso sia utile presentare brevemente quale fosse l’idea sturziana di Europa.

Nel 1928, durante il lungo esilio – a causa del suo radicale anti fascismo, il prete di Caltagirone ha trascorso ventidue anni in esilio, sedici dei quali in Gran Bretagna e sei negli Stati Uniti –, Sturzo pubblicava La comunità internazionale e il diritto di guerra, auspicando legami istituzionali tra le nazioni per realizzare l’internazionalismo senza guerra. Nel 1934, in un articolo pubblicato sul “New Britain”, intitolato: L’Austria e l’Inghilterra, sottolineava “un’urgente necessità”, riferendosi a «un’etica superiore […] che [avrebbe portato] l’Europa lontano dalla persecuzione, dalla barbarie basata sulla razza e dall’eliminazione dei partiti politici eterodossi». Nel 1948 Sturzo pubblicava La federazione europea, descrivendo tale ordine politico come «un’idea formata nel subconscio della nostra civiltà cristiana dalla caduta dell’impero romano».

In breve, la proposta di Sturzo riguardava innanzitutto l’organizzazione di un forte e coerente assetto istituzionale democratico e liberale interno ai singoli Stati, con governi che avessero il potere di difendere la nazione dalle rivoluzioni illiberali e anti democratiche, fomentate internamente o esternamente, in secondo luogo l’abbandono della mentalità nazionalista, l’istituzione di una federazione europea soggetta a vincoli morali e politici e, infine, un’unione economica “efficiente, e quindi graduale”.

In termini istituzionali, l’esule popolare proponeva la creazione di un’assemblea parlamentare europea, composta da rappresentanti dei parlamenti nazionali dei paesi membri. Sturzo sottolineava come la strada verso un’assemblea più inclusiva passasse per la rappresentanza parlamentare, piuttosto che per quella governativa, lasciando ogni paese libero di scegliere il proprio processo per la selezione dei suoi rappresentanti al parlamento europeo. 

L’argomentazione era originale e ispirata al più classico dei meccanismi di cheks and balances, tipico del liberalismo classico, e al principio di diarchia, da sempre al cuore della teoria politica sturziana, in quanto i rappresentanti europei sarebbero potuti essere esponenti dei partiti di minoranza dei parlamenti nazionali, con la possibilità di sostenere politiche sovranazionali non in linea con le agende dei governi nazionali, realizzando in tal modo, almeno potenzialmente, il doppio livello di sovranità su basi diarchiche.

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https://www.lettera150.it/2025/03/26/il-contributo-di-luigi-sturzo-a-75-anni-dalla-petizione-per-un-patto-di-unione-federale-europea/#respond

Il Segnalibro, l’eresia catara al centro dell’edizione 2025

Vi invitiamo oggi a intraprendere un viaggio affascinante nel cuore del Medioevo, un’epoca spesso avvolta da pregiudizi, ma in realtà intrisa di spiritualità, cultura e profonde trasformazioni. Il libro che ci accingiamo a esplorare disvela le complesse dinamiche di questo periodo, illuminando non solo le ombre, ma anche le luci che hanno plasmato il mondo moderno.

Lungi dall’essere un’era di sole guerre e superstizioni, il Medioevo fu un periodo di fervida attività intellettuale e artistica. Monasteri e università si eressero a baluardi del sapere, dove testi antichi venivano preservati e studiati, garantendo la continuità della conoscenza classica. La fede e la ricerca spirituale permeavano la vita quotidiana, influenzando l’arte, la letteratura e le strutture sociali.

In questo contesto, emersero nuove idee e movimenti religiosi, spesso in contrasto con l’ortodossia dominante, dando origine a scontri culturali e dottrinali che avrebbero segnato i secoli a venire.

Un esempio emblematico di questa tensione è rappresentato dai Catari, un movimento religioso che fiorì in Europa tra il XII e il XIII secolo. I Catari proponevano una visione dualistica del mondo, fondata sulla lotta tra il bene e il male, e rifiutavano la ricchezza e il potere della Chiesa ufficiale. Vivevano in comunità austere, praticando valori di purezza e povertà, e aspiravano a un cristianesimo più autentico e meno corrotto dal potere temporale. La loro dottrina, considerata eretica, scatenò una dura repressione da parte della Chiesa cattolica, culminando nella Crociata contro gli Albigesi e nell’istituzione dell’Inquisizione, strumenti con cui il potere centrale tentò di estirpare il dissenso e riaffermare la propria autorità.

Il libro che presentiamo oggi ci invita a riflettere su questi eventi con uno sguardo critico, ponendo interrogativi ancora attuali sulla libertà di pensiero e sulla complessa relazione tra potere e spiritualità. I Catari, con la loro ricerca di purezza e la loro opposizione ai dogmi           

imposti, rappresentano un esempio affascinante di resistenza culturale e religiosa. La loro storia ci insegna che il pensiero indipendente ha sempre avuto un prezzo, ma anche un valore inestimabile nella costruzione della nostra identità culturale.

Ancora oggi, il dibattito tra conformismo e libertà di pensiero, tra autorità e dissenso, tra ricerca della 

verità e imposizione dogmatica, è più attuale che mai. In un’epoca in cui le informazioni viaggiano rapidamente ma spesso sono manipolate o censurate, la vicenda dei Catari ci ricorda quanto sia importante interrogarsi criticamente sulle narrazioni dominanti e difendere il diritto alla conoscenza e alla libera espressione. Rileggere la loro storia non è solo un viaggio n

el passato, ma anche un invito a riflettere sul presente e sulle sfide della nostra società.