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Formula1, Verstappen critica i regolamenti, Norris lo attacca

Roma, 13 feb. (askanews) – Max Verstappen non le manda a dire sui nuovi regolamenti della Formula 1. Non è la prima volta e non sarà l’ultima, ma stavolta il campione della Red Bull dice che che i nuovi regolamenti della Formula 1 potrebbero accelerare il suo addio perché queste nuove “non sono divertenti da guidare”, sono anzi proprio “anti-racing”, “una specie di Formula E sotto steroidi”.

Le nuove monoposto, alimentate al 50% da motore a combustione interna e al 50% da batteria, richiedono ai piloti di gestire costantemente l’erogazione di potenza, rallentando e ricaricando le batterie per poter sfruttare la “modalità boost”. “Come pilota, la sensazione non è molto ‘da Formula Uno’. Sembra più una Formula E sotto steroidi. Per me, semplicemente, non è Formula Uno. Forse è meglio guidare in Formula E. Perché è tutta una questione di efficienza energetica e gestione. Certo, quando sono in macchina do il massimo, lo sanno tutti. Ma il livello di entusiasmo non è così alto. Non mi interessa se vado a 350 o 300 km/h. Voglio solo una guida normale. Come dovrebbe essere. Senza dover dire ‘Oh, se freno un po’ più a lungo… o meno o di più… o una marcia in più o in meno…’, sapete, che influisce pesantemente sulle prestazioni sui rettilinei e cose del genere.”

Verstappen ha aggiunto: “Vincere, per me… non importa. Deve essere anche divertente guidare, credo, a questo punto della mia carriera. Ovviamente sto anche esplorando altre cose al di fuori della Formula 1 per divertirmi. Sì, voglio dire, so che saremo bloccati con questo regolamento per un bel po’. Quindi, sì. Vediamo”.

Dal fronte opposto, Lando Norris ha replicato al campione olandese sottolineando il lato positivo della sfida: “La guida delle nuove monoposto è molto divertente. Mi è piaciuta molto, quindi sì, se vuole ritirarsi, può farlo. La Formula 1 cambia continuamente, a volte è un po’ meglio guidare, a volte non altrettanto. Ma sì, veniamo pagati una cifra spropositata per guidare, quindi non ci si può lamentare alla fine. E qualsiasi pilota può trovare qualcos’altro da fare, no? Non è che lui debba essere qui o che qualsiasi pilota debba essere qui. È una sfida, ma è una bella sfida, divertente per gli ingegneri, per i piloti. È diverso, devi guidare in modo diverso, capire le cose in modo diverso e gestirle in modo diverso. Ma puoi comunque guidare auto, viaggiare per il mondo e divertirti un sacco. Quindi, niente di cui lamentarsi”.

Sanremo, Leo Gassman: Il festival è gioia, opportunità e ricordi

Milano, 13 feb. (askanews) – Leo Gassmann sarà in gara alla 76esima edizione del Festival di Sanremo che si terrà dal 24 al 28 febbraio 2026 con il nuovo singolo “Naturale”. Il singolo è scritto da Leo con Francesco Savini, Mattia Davì e Alessandro Casali.

“Naturale è una canzone che parla di una arrivederci che è una tematica alla quale sono molto legato perché l’arrivederci nasconde sempre un velo di enigmaticità. Non è come l’addio che è un punto definitivo ma è un qualcosa viva in bilico che ti fa vivere in bilico nell’attesa di una risposta. Personalmente è una tematica che mi fa molto emozionare ed è una canzone che è nata da tre ragazzi molto giovani che mentre scrivono questo brano hanno pensato a me, me l’hanno mandato, io l’ho provinato perché mi piaceva moltissimo e poi l’abbiamo riadattato e perfezionato in studio insieme ed è uscito insomma questo brano”.

Leo torna a Sanremo per la terza volta, la prima è stato tra i giovani, per lui il Festival è “gioia, opportunità e ricordi perché comunque io sono cresciuto col festival di Sanremo, sono il primo fan di Sanremo. Quando non partecipo me lo guardo sempre dall’inizio alla fine, è un momento anche per riunirsi con gli amici, con la famiglia, per guardare, commentare. Quindi è sicuramente un sogno che si realizza e tornare è qualcosa che mi riempie il cuore di gioia”.

Dopo la partecipazione al festival di Sanremo con il singolo “Naturale”, Leo Gassmann pubblicherà il suo terzo album in studio intitolato “Vita Vera Paradiso” il 10 aprile via EMI RECORDS ITALY / Universal Music Italia. Il cantautore romano arriverà in una veste completamente nuova: un cambio di sonorità per il nuovo progetto che vira verso la musica folk. “Vita Vera Paradiso” è un disco più maturo, che segna una vera e propria crescita artistica, sia dal punto di vista estetico, che sonoro. Il nuovo disco è ispirato alla musica di Bob Dylan fino a cantautori contemporanei come Mumford & Sons, Noah Kahan e Medium Build.

Conferenza di Monaco, Rubio: il vecchio mondo è scomparso, è una nuova era geopolitica

Roma, 13 feb. (askanews) – Il Segretario di Stato americano Marco Rubio, prima di salire a bordo dell’aereo che lo porterà alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, ha dichiarato ai giornalisti che “l’Europa è importante per gli USA”, ma viviamo in una “nuova era geopolitica”, “il vecchio mondo è scomparso” e questo “richiederà a tutti noi di riesaminare come si presenta e quale sarà il nostro ruolo”.

“Francamente, il vecchio mondo è scomparso, il mondo in cui sono cresciuto, e viviamo in una nuova era geopolitica, e questo richiederà a tutti noi di riesaminare come si presenta e quale sarà il nostro ruolo”, ha dichiarato Rubio ai giornalisti, ribadendo che “siamo profondamente legati all’Europa e il nostro futuro è sempre stato legato a questo e continuerà a esserlo”.

In merito alla Conferenza di Monaco, il Segretario statunitense ritiene che il suo discorso possa essere “ben accolto”, c’è molta attesa sulle sue parole. Inoltre, per quanto concerne la guerra in Ucraina, ha criticato i continui attacchi russi e ha detto che probabilmente potrà esserci l’opportunità di incontrarsi con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Infine, rispetto alla Groenlandia, ritiene che il tema potrà essere sollevato durante la Conferenza.

Milano-Cortina, revocata la sospensione per doping: la biathleta Passler riammessa alle gare

Roma, 13 feb. (askanews) – Rebecca Passler riammessa ai Giochi di Milano-Cortina. L’azzurra del biathlon, positiva al Letrozolo dopo un controllo dello scorso 26 gennaio, potrà dunque partecipare alle Olimpiadi invernali. La Corte Nazionale d’Appello di Nado Italia (Nadab) ha accolto il ricorso della 24enne biathleta, riconoscendo – si legge nel comunicato della Fisi – “il fumus boni iuris, ovvero l’apparente fondatezza dell’assunzione involontaria o della contaminazione inconsapevole della sostanza in oggetto”.

Passler si aggregherà alle sue compagne di squadra da lunedì 16 febbraio: non farà la Sprint di sabato 14 né l’inseguimento di domenica 15, ma prenderà parte alla staffetta di mercoledì 18, quando le azzurre andranno a caccia di una medaglia.

“La Federazione accoglie con piacere l’esito del ricorso che consente a Rebecca di tornare a disposizione della squadra”. Le parole del presidente della Fisi Flavio Roda. “Sono stati giorni molto difficili – le parole di Passler ai canali della Federazione -. Ho sempre creduto nella mia buona fede. Ringrazio tutti coloro che mi hanno aiutato, dagli avvocati che hanno seguito la mia situazione, alla Fisi, ai miei familiari e amici. Adesso posso finalmente tornare a concentrarmi al 100% sul biathlon”.

Lo spazio morbido che non c’era: un museo che diventa corpo

Milano, 13 feb. (askanews) – Trasformare un museo, peraltro estremamente particolare come Pirelli HangarBicocca, in uno spazio domestico, accogliente e umano. È l’idea da cui è partita la mostra “Rebecca” di Benni Bosetto, che fin dall’ingresso lavora per portare il visitatore in uno spazio che ha l’accoglienza come primo elemento.

“L’idea – ha detto l’artista ad askanews -era proprio quella di riuscire a costruire uno spazio morbido, uno spazio che, appunto, si potesse prendere cura dello spazio stesso, dello Shed, umanizzandolo, e che possa prendersi cura delle persone che sono e che saranno accolte all’interno”.

Il fatto è che l’operazione riesce: ci si sente effettivamente all’interno di qualcosa che possiamo riconoscere, di una dimensione che corrisponde alla nostra esperienza, pur con elementi che somigliano più ai sogni che alla realtà, ma “Rebecca” è anche un luogo nel quale non è difficile credere che i sogni siano solo un’altra delle forme che può assumere la realtà.

“Benni Bosetto – ci ha detto la curatrice Fiammetta Griccioli – ci ha da subito colpito per questa sua caratteristica unica di sapere coniugare il disegno espanso nello spazio con la scultura e con la performance. La mostra in Pirelli HangarBicocca dal titolo Rebecca è una mostra site specific con la quale l’artista ha trasformato lo spazio in una casa, in uno spazio domestico abitabile, un corpo femminile architettonico che da un lato è un unico corpo che ci immerge in questo immaginario legato a Rebecca del romanzo di Daphne du Maurier, ma dall’altra parte lo possiamo anche considerare come un antologica dell’artista che raccoglie tutte le sue opere degli ultimi dieci anni”.

Il tema del corpo è affascinante ed è centrale nella ricerca di Benni Bosetto: inteso come strumento attivo di relazione con il mondo, il corpo esprime desiderio, sessualità, presenza e vulnerabilità, che poi emergono come ambiti di ricerca, coltivando quella che l’artista definisce una “forma di resistenza” a come il corpo viene abitualmente concepito. Anche se si tratta del corpo di una mostra.

Olimpiadi, gli sciatori di Cesare Rimini sono andati al MUDEC

Milano, 13 feb. (askanews) – In occasione dell’Olimpiade Culturale Milano-Cortina 2026, il MUDEC e 24 Ore Cultura presentano l’esposizione Sono andati tutti a sciare fino al 15 marzo 2026 un approfondimento dedicato alla rappresentazione dello sciatore nell’arte europea del Novecento attraverso una selezione di opere dalla collezione di Cesare Rimini. Grazie alla vitalità della moglie Liliana, sostenuta dalla collaborazione dei figli e dei nipoti, nelle vetrine dell’Agorà sono esposti cinquanta pezzi provenienti da una raccolta che ne conta oltre duecento frutto di più di cinquant’anni di ricerca e passione di Cesare Rimini. L’allestimento presenta gruppi tematici e cromatici che guidano lo sguardo attraverso una narrazione ricca di dettagli. Nelle vetrine ogni pezzo restituisce un’idea diversa di montagna: sportiva, mondana, intima, teatrale, futurista, quotidiana. L’insieme compone un racconto corale in cui la neve diventa spazio vissuto, luogo di relazione, gesto atletico, ma soprattutto orizzonte culturale.

Le tre generazioni della famiglia Rimini hanno raccontato ad askanews la collezione e l’esposizione. “Sono Alessandra Rimini, sono la figlia di Cesare Rimini, mio papà che purtroppo non c’è più. Ha collezionato questi sciatori tutta la vita: il collezionare è nato per gioco. Mio padre, oltre a fare l’avvocato, era un amante del bello. Ha iniziato con una statua coi pois che è qui esposta. Penso anche che non avesse in mente di fare una collezione. Poi lui diceva che in realtà che quando tu inizi una collezione, la collezione ti cerca. Il Mudec ha scelto i pezzi secondo loro più rappresentativi, la collezione in realtà è molto più grande e vive in Engadina. Immediatamente prima del Covid a Natale, come regalo di Natale, gli avevo fatto la sorpresa di portare tutti gli sciatori che avevano sui ripiani di casa a sciare. Lo spunto del titolo me l’ha dato il papà perché scriveva filastroche e c’è questa meravigliosa poesia che s’intitola Sono andati tutti a sciare, perché lui racconta ai nipotini che di notte tutti gli sciatori stanchi e stufi, annoiati di stare sui suoi scaffali hanno deciso di andare a sciare e di prendere la funivia. Quindi il titolo Sono Andati Tutti a Sciare viene proprio dalla poesia di mio padre. Li ho portati tutti in un piccolo spazio in Engadina, fatto costruire una pista da sci e veramente li abbiamo messi tutti a sciare. Già si sapeva delle Olimpiadi, avevo promesso al papà, dico adesso aspetta che la mostra dobbiamo portare anche le Olimpiadi”.

scaffali hanno deciso di andare a sciare e di prendere la funivia. Quindi il titolo Sono Andati Tutti a Sciare viene proprio dalla poesia di mio padre. Li ho portati tutti in un piccolo spazio in Engadina, fatto costruire una pista da sci e veramente li abbiamo messi tutti a sciare. Già si sapeva delle Olimpiadi, avevo promesso al papà, dico adesso aspetta che la mostra dobbiamo portare anche le Olimpiadi”.

Ha continuato Francesca Foglia, una delle nove nipoti di Cesare Rimini: “Sono la nipote più grande di Cesare Rimini e ho iniziato a lavorare per invece la famiglia del mio papà e quindi l’idea che con il gruppo della famiglia del papà insieme alla famiglia della mamma siamo riusciti a portare gli sciatore del nonno a Milano e dare così un contributo culturale alle Olimpiadi è fonte di grande soddisfazione e questo non sarebbe possibile senza la vitalità della nostra nonna capostipite e roccia di tutta la famiglia”.

La moglie Liliana Rimini ha concluso: “Comunque l’idea è venuta da quest’artista giapponese che ha fatto questi bigliettini dove c’era scritto una persona da ricordare. E da lì mi venuta l’idea, ma noi possiamo ricordarlo, non col bigliettino, possiamo ricordarlo con una cosa molto più importante”.

Mentre il museo con la mostra Il senso della neve indaga la neve come fenomeno naturale, simbolico, artistico e antropologico, la raccolta di Cesare Rimini introduce nel percorso del MUDEC la dimensione del corpo, dell’azione, dell’emozione: lo sciatore come soggetto culturale, non solo sportivo. La presenza della collezione Rimini al MUDEC è resa possibile grazie anche al sostegno di Ceresio Investors, sponsor insieme alla famiglia del progetto espositivo.

Mastella: “Voto No. Questa riforma non serve ai cittadini”. Intervista

Ministro Mastella, lei ha annunciato che voterà No al referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati. Una posizione che ha sorpreso molti, vista la sua vicenda giudiziaria.

Capisco la sorpresa. Ma proprio la mia esperienza personale mi porta a questa scelta. Se fosse dipeso solo dall’azione di alcuni pubblici ministeri, probabilmente la mia vicenda avrebbe avuto un esito ben diverso. Invece il sistema, così com’è, ha funzionato. C’è già una distinzione tra chi accusa e chi giudica. Nel mio caso, la funzione giudicante ha ristabilito equilibrio. Questo dimostra che la separazione delle funzioni esiste già nella pratica.

Quindi non vede la necessità di formalizzare la separazione delle carriere?

No, perché il problema della giustizia italiana non è questo. Il vero nodo è la durata dei processi. Io ho impiegato undici anni per uscire completamente dalla mia vicenda giudiziaria. È questo che interessa ai cittadini: entrare in un processo e non restare intrappolati in un labirinto infinito. La riforma non mette mano a questo aspetto fondamentale.

Chi sostiene il Sì dice che la separazione delle carriere era già presente in vecchi programmi del centrosinistra, dalla Margherita all’Ulivo. È così?

Per quanto mi riguarda, no. Ho fatto parte del governo Prodi e posso dire che non è mai stata una priorità né un punto della nostra azione di governo. Storicamente è una battaglia del centrodestra.

Secondo lei questa riforma ha un intento politico?

Io vedo una continuità. Antonio Tajani ha parlato del “sogno di Berlusconi”. E in effetti la separazione delle carriere è stata per anni una bandiera del centrodestra, soprattutto di Silvio Berlusconi. Non è un mistero. È una scelta politica legittima, ma è giusto dirlo con chiarezza.

Il problema è che quando una riforma della giustizia nasce dentro uno scontro storico tra politica e magistratura, il rischio è che venga percepita come una rivincita, non come una riforma nell’interesse generale.

Il centrodestra respinge questa accusa e sostiene che l’autonomia della magistratura non verrebbe toccata.

Formalmente forse no, ma nei fatti il rischio c’è. Con due Csm distinti, ciascuno difenderebbe la propria categoria. Inoltre i membri laici, scelti dal Parlamento, avrebbero un peso decisivo. È inevitabile che, aumentando il peso dei laici, cresca l’influenza del potere politico. E io non voglio una magistratura sotto il governo, né direttamente né indirettamente.

Lei ha evocato anche il modello americano.

Sì, perché quando la giustizia è più direttamente collegata al potere politico, il confine si fa sottile. Io non voglio una giustizia sotto il governo. Non voglio che il pubblico ministero o gli organi di autogoverno possano essere percepiti come condizionati dall’esecutivo di turno. La nostra Costituzione, dopo un ampio dibattito in Assemblea Costituente, scelse un equilibrio che garantisse autonomia e indipendenza. Non fu una decisione casuale.

C’è chi sostiene che la separazione delle carriere indebolirebbe il pubblico ministero. Lei sembra pensare il contrario.

Paradossalmente sì. Potrebbe rafforzarlo in senso corporativo. Fioeto, ognuno avrebbe il proprio Csm e difenderebbe la propria categoria. Non vedo un beneficio reale per il cittadino. Vedo piuttosto il rischio di accentuare divisioni interne e conflitti istituzionali.

In conclusione, perché votare No?

Perché non risolve i problemi veri della giustizia italiana. Perché non riduce la durata dei processi. Perché può alterare gli equilibri tra poteri dello Stato. E perché la priorità non deve essere lo scontro tra politica e magistratura, ma il diritto dei cittadini ad avere una giustizia rapida, equa e indipendente.

Il drammatico bisogno di ricucire le ferite

Capita spesso che Meloni parli dai banchi del governo come se fosse ancora all’opposizione. Così, nei giorni scorsi, ha lanciato le sue accuse alla sinistra, colpevole a suo giudizio di uno spirito poco patriottico.

Imperversa la demonizzazione

In questo modo, la reciproca demonizzazione ha fatto un altro passo avanti, trovando quasi subito corrispondenza in una sinistra altrettanto votata allo scontro verbale.

Ora, non si vorrebbe qui fare l’elogio del centrismo di una volta ormai largamente passato di moda, ma almeno segnalare che questo modo di randellarsi a vicenda non pare di così grande costrutto e porta un nocumento peculiare a chi governa che dovrebbe avere il maggiore interesse alla tessitura.

Basterebbe anche solo soffermarsi sulle serie televisive americane che vanno per la maggiore di questi tempi. C’è quasi sempre un attimo in cui il presidente appare sullo schermo e rivolge ai telespettatori un accorato appello in nome dell’unità del popolo. Appello che, d’un tratto, fa salire i numeri della sua popolarità.

Serve una condivisione più ampia

Come mai in Italia, invece, il confronto politico si fa quasi sempre col randello e quasi mai con un sorriso? Come mai non si riesce a capire che, di questi tempi, il paese ha un drammatico bisogno di ricucire le sue ferite e di celebrare un rito di unità?

Non per fare grandi coalizioni, per carità, e neppure per mescolare le carte dei partiti, ormai collocati stabilmente a quanto pare nei due poli opposti. Ma è proprio la democrazia dell’alternanza che ha bisogno di una condivisione più larga, cosa che non viene capita dai banchi dell’opposizione e tanto meno da quelli del governo, il che è ancora più grave.

Fonte: La Voce del Popolo – Giovedì 12 febbraio 2026

[Testo qui riproposto per gentile concessione dell’autore e del direttore del settimanale della diocesi di Brescia]

Referendum sulla giustizia: il Sì che sfida il potere delle correnti

Un Sì diverso dagli altri

Giustizia, c’è un Sì più convinto degli altri. Al di là delle rispettive curve sud – sempre più infuocate ed aggressive – c’è uno specifico Sì che non può passare sotto silenzio in vista del prossimo referendum sulla giustizia. Ed è forse il Sì più popolare, più comprensibile e più immediatamente percepibile dal cittadino/elettore.

E riguarda il tema di come spezzare una “casta” che in questi anni si è semplicemente rafforzata, irrobustita e consolidata. Una “casta” che, attraverso il sistema rigorosamente e quasi dogmaticamente correntizio, ha governato – e governa tuttora – la magistratura.

Un potere che incide sulla vita delle persone

Ora, visto che non parliamo di una banale assemblea istituzionale ma, al contrario, di un potere che con le correnti politiche organizzate ha in mano la vita e il futuro delle persone, che può decidere – con la sua concreta azione penale – di capovolgere le sorti della politica nazionale e locale e che può, infine, decretare o meno la dignità stessa delle persone con il suo comportamento, è del tutto ovvio che questa “casta” non può restare impunita ed inattaccabile.

E questo perché promozioni, trasferimenti, sanzioni, avanzamento di carriere e via discorrendo vengono decise e vagliate da ormai molto tempo solo e soltanto dalle singole correnti.

Un potere, squisitamente politico, che esula radicalmente da qualsiasi altro criterio che non sia quello dello strapotere, appunto, incontrollato ed incontrollabile delle correnti politiche organizzate.

È inutile ribadire che questo è l’unico vero nodo per il cittadino elettore. E cioè, confermare questo potere incrollabile ed inviolabile oppure, al contrario, metterlo in discussione.

Il sorteggio e la posta in gioco reale

Certo, si può discutere se il cosiddetto “sorteggio”, in vista della formazione dei due prossimi CSM – sempreché vinca il Sì – sia lo strumento più opportuno e più calzante per centrare l’obiettivo.

È indubbio, però, che questa è la vera posta in gioco, al di là degli altri aspetti tecnici che sono certamente importanti ma che risultano drasticamente irrilevanti rispetto a questo tassello.

E non è un caso, del resto, che è proprio questo il tema che vede impegnata con rara violenza verbale l’ANM. Cioè l’associazione privata che governa – o sgoverna – l’intera magistratura italiana attraverso l’autorevole CSM.

ANM che, è persino inutile negarlo, si è trasformata progressivamente, e ormai definitivamente, in un soggetto politico organizzato. E questo non è solo il frutto delle singole opinioni: lo dicono i fatti concreti.

Comunicati, prese di posizione, agenda politica

Del resto, si tratta di una associazione che ogni giorno interviene con i propri vertici attraverso comunicati stampa. Affronta qualsiasi tema in cima all’agenda politica.

Dalla riforma della giustizia al cosiddetto premierato; dalla gestione dell’immigrazione e dei flussi migratori alla garanzia della sicurezza nel nostro Paese; dalle singole riforme che persegue questo Governo a qualsiasi tematica faccia breccia nella pubblica opinione.

Insomma, come è evidente a tutti quelli che non vivono di ipocrisia o di pregiudizi, si tratta di un soggetto politico/partito a tutti gli effetti. Schierato, come ovvio, a sinistra.

Ecco perché, al di là delle litanie e delle fandonie sullo stato totalitario, sulla democrazia autoritaria, sulla compressione delle libertà democratiche, sulla violazione della Costituzione dei nostri padri e sulla trasformazione del nostro Paese in una nazione simile alle dittature sudamericane, la vera posta in gioco in vista del voto referendario è una sola.

E cioè: con questo referendum o si mette in discussione la “casta”, questa “casta”, oppure, al contrario, si consolida definitivamente questo potere.

Tutto il resto, verrebbe da dire, è solo noia.

Corollario Donroe: c’è Cuba nel mirino

Il “personaggio” Donald Trump – ovvero il suo esagerato modo di porsi – con tutto quello che ne consegue quanto a prepotenza, arroganza, cialtronaggine, rischia di fuorviare le analisi relative ai reali e non improvvisati obiettivi che, almeno sul piano geopolitico, la sua Amministrazione si propone di conseguire.

Oltre Trump, la strategia

A differenza che nel primo mandato, ora alle spalle del tycoon – che poi la interpreta alla sua maniera, inclusi i repentini stop & go cui ormai ci ha abituati – v’è una strategia elaborata nel tempo dai think tank del neo radicalismo conservatore americano e questa consiste – detta in termini essenziali – nel rendere predominante il potere politico ed economico degli USA nel mondo, ritenuto in calo a causa del multilateralismo predicato ed esercitato durante gli anni di Obama (e ripreso poi da Biden).

Cerchiamo dunque di ragionare a prescindere dal “personaggio” Trump e guardiamo alla sostanza.

Dalla Cina alle sfere di influenza

E quale è la principale differenza di natura geopolitica rispetto al “Pivot to Asia” del carismatico presidente democratico? Anche Trump ritiene quello con la Cina il confronto decisivo ai fini della supremazia mondiale – militare, economica, tecnologica – ma pensa di poterlo vincere in una logica “spartitoria”, quella delle “sfere di influenza” territoriali/geografiche. Se ciò, per qualsiasi ragione, non fosse possibile è comunque essenziale che gli Stati Uniti si garantiscano – rafforzandosi per affrontare al meglio il possibile scontro con Pechino – un totale controllo della loro porzione di mondo, che è l’America: da nord a sud, dalle rotte artiche alla Terra del Fuoco antartica.

La Dottrina Monroe aggiornata

La Dottrina Monroe, così tanto citata in queste ultime settimane, del resto non era che la dichiarazione esplicita di cosa intendessero gli USA per proprio “interesse nazionale”: la protezione del continente americano da qualsiasi possibile invasore. Al tempo l’avviso era indirizzato agli europei. Oggi, al mondo intero. Ma, in particolare, a russi e, soprattutto, cinesi.

Osservato sotto questo punto di vista il “Corollario Donroe” riprende la Dottrina Monroe e la adatta al tempo presente. L’intero continente americano viene posto sotto la tutela di Washington, protetto dai due oceani e ora nella necessità di proteggersi anche da possibili incursioni provenienti dallo spazio aereo (un problema che non si poneva, al tempo di Monroe). Come nel 1823, nessuna nazione latinoamericana viene consultata in merito a questa idea, e neppure il diritto internazionale può opporvisi, secondo la logica neo-imperiale del trumpismo.

Le capitali che la accettano sono apprezzate, le altre dovranno acconciarsi ad accettarla: con le mitigazioni e i compromessi del caso, se necessario. Ma la sostanza deve essere quella. È in questa logica, ferrea – evidentemente discutibile, ma razionale – che bisogna analizzare le parole e le azioni di Trump. Non per caso guidate da un Segretario di Stato di origini cubane e dunque coinvolto anche emotivamente nell’attuazione di questa politica.

Caraibi, Panama e sicurezza americana

Ora, si guardi su un mappamondo il Mar dei Caraibi. Il Venezuela a sud, Cuba e poi la Florida a nord, il centro-America con Panama a ovest. Il Mar dei Caraibi è cruciale per la sicurezza statunitense. Circa il 50% di import ed export USA approda nei porti della Louisiana e del Texas nel Golfo del Messico provenendo dall’Atlantico e transitando per lo Stretto di Florida, che separa lo stato più meridionale degli USA dalla grande isola caraibica. Golfo del Messico per parte sua collegato al Mar dei Caraibi dallo Stretto di Yucatan, fra Messico e Cuba. Facile comprendere la strategicità di tutta l’area, per Washington.

Il Canale di Panama venne realizzato a partire dal 1904 attraverso un lembo di terra già appartenuto alla Colombia e controllato dagli Stati Uniti tramite un contratto d’affitto a lungo termine. I lavori vennero realizzati con finanziamenti statunitensi e sotto la supervisione ingegneristica parimente statunitense.

Oltre e al di là dei clamorosi vantaggi economici nel trasporto navale che esso avrebbe garantito, un’altra valutazione aveva spinto il Presidente Theodore Roosevelt a finanziare l’opera. Il controllo del Canale avrebbe impedito a qualunque forza navale che non fosse quella a stelle e strisce di operare liberamente in quell’area marittima. E così è stato.

Ma da quando nel 1977 il Presidente Carter (con una decisione di alto contenuto morale, come nelle caratteristiche della sua personalità) ha ceduto allo Stato di Panama la sovranità del Canale a far data dal 1° gennaio 2000, superando così la concessione perpetua al tempo in vigore, la situazione è andata progressivamente evolvendosi in una direzione meno vantaggiosa per gli USA. Divenendo addirittura pericolosa, ai loro occhi, in questo nuovo secolo, in coincidenza con l’imperioso sviluppo cinese.

Venezuela, Cuba e la partita finale

Non è dunque un caso se Trump ha subito denunciato gli eccessivi costi per il transito nel Canale imposti a suo dire alle navi statunitensi nonché l’eccessiva presenza cinese, che controllerebbe così il traffico navale del Canale; e quindi se ha minacciato – è il suo stile – il governo panamense di riprendersi il Canale se questa pervasiva presenza cinese non dovesse diminuire drasticamente.

Dopo Panama, il Venezuela. Indubbio l’interesse economico, petrolifero nel caso. Indubbia altresì la pretestuosità – ancorché non campata per aria: un problema di narcotraffico esiste realmente – accampata per l’intervento che ha detronizzato Maduro conducendolo in un carcere di New York. Ma qui è l’aspetto geopolitico che ci interessa.

Il Venezuela è infiltrato dai russi e vende(va) petrolio ai cinesi. E questo il “Corollario Donroe” non lo può consentire. Ma Caracas è decisiva soprattutto in relazione a Cuba. Perché è Cuba, soprattutto, che questa presidenza ha posto nel mirino. E la guida delle operazioni è di Marco Rubio, che si giocherà molte delle sue future ambizioni presidenziali in questa partita.

Anche Rubio…

Quell’area marina intorno a Cuba non può essere controllata che dagli Stati Uniti perché, come detto, essa è decisiva per i commerci americani. Cuba dista solo 90 miglia dalla Florida. È evidente l’interesse che per tutto il XX secolo, da Roosevelt a Kennedy, gli USA hanno mostrato per la più grande delle isole caraibiche.

Ora, è dal suo punto di vista comprensibile che America First voglia perseguire un cambio di regime a L’Avana. Non lo si dice apertamente, ma si opera per favorirlo. Possibilmente con la partecipazione della popolazione cubana.

Ecco perché, dopo Panama e dopo il Venezuela, arriverà Cuba. Con prudenza, ma arriverà. Il come è un tema aperto. Il quando è prevedibile: entro la conclusione del mandato di Trump. Soprattutto se Rubio vorrà puntare a divenirne il successore.

Lebret e lo sviluppo: una biografia italiana

È appena apparsa, per i tipi di Castelvecchi (nella collana Teologia dalle periferie), una bella biografia scritta da Michele Dau, Louis-Joseph Lebret. Leconomia umana: il progresso sociale come ascesa, che già nel titolo suggerisce assonanze e consonanze rimaste a lungo riposte. La prefazione è di Giuseppe De Rita, che conobbe il padre domenicano e che di lui scrive: «Gli ho voluto molto bene; ho ammirato e invidiato i suoi tanti significativi rapporti internazionali; ho letto e riletto i suoi scritti».

Fondatore del movimento Économie et Humanisme

Lebret nasce a Minihic-sur-Rance, in Bretagna, nel 1897, da una famiglia di falegnami e marinai. Dopo la Grande guerra, cui prende parte come ufficiale su un cacciatorpediniere, diventa istruttore all’Accademia Navale e, nel 1923, entra nell’Ordine dei domenicani ad Angers. Nel 1929 torna in Bretagna, a Saint-Malò, dove inizia le inchieste sulle condizioni di vita dei pescatori, guadagnandosi l’appellativo di «pastore dei pescatori e sindacalista degli ultimi».

Sono gli anni della Quadragesimo Anno di Pio XI (1931), che rilancia il messaggio sociale di Leone XIII. Allo scoppio della guerra presta servizio al Ministero della Marina. Nel 1941 fonda a Marsiglia (dal 1943 la sede sarà nei pressi di Lione, prima a Écully poi a La Tourette) il movimento Économie et Humanisme. Nel 1942 nasce la rivista omonima, destinata ad avere vasta eco. Nel 1946 apre a Parigi, in rue Saint-Honoré, una libreria di Économie et Humanisme.

Lo sviluppo come questione mondiale

Dopo la guerra Lebret scopre il mondo. Compie viaggi di ricerca e studio in Brasile, Colombia, India, Italia, Libano, Senegal, inseguendo le prospettive dello sviluppo, locale e globale, i cui problemi vengono da lui posti in modo originale, secondo la formula dell’«economia al servizio dell’uomo», e non viceversa – come dirà poi anche il suo amico e sodale, l’economista francese François Perroux.

Il mondo, a sua volta, scopre padre Lebret. Nascono così collaborazioni con la CEE, la FAO, l’ONU. Nel 1957 fonda a Parigi l’IRFED, per la ricerca su formazione, educazione e sviluppo. Nel 1964 prende parte come esperto ai lavori del Concilio Vaticano II. In quegli anni scrive opere che segnano la coscienza e la cultura del Novecento, come Montée humaine (1951), Suicide ou survie de l’Occident (1958), Dynamique concrète du développement (1961). Muore a Parigi il 19 luglio 1966.

LItalia come laboratorio decisivo

Ben due degli otto capitoli che compongono il libro hanno come fuoco l’Italia: il quinto (Alla scoperta dell’Italia) e l’ottavo (Tra Roma e il mondo). Viene in luce il rapporto di Lebret con Felice Balbo, con il giovane Giuseppe De Rita e, soprattutto, con Giorgio Sebregondi, che dirigeva la Sezione sociologica della Svimez.

Le pagine sull’amicizia con De Rita sono di particolare valore, specie quelle relative al viaggio di studio compiuto insieme in Basilicata, nella Settimana Santa del 1957, a bordo della Peugeot di Lebret. Vanno a Matera, dove risuonano ancora le parole di denuncia di De Gasperi; a Tricarico, dove Lebret si intrattiene a lungo con Rocco Mazzarone; ad Aliano, sulle tracce di Carlo Levi, dove il padre ripensa alle corrispondenze di vita con la Bretagna, pur in paesaggi esteriori diversi.

Sullo sfondo Chenu e Teilhard de Chardin

La traccia italiana resterà viva in Lebret. Nei suoi scritti citerà – direttamente e indirettamente – le amicizie e le idee acquisite in Italia. E, a sua volta, sarà capace di trasferire a papa Montini idee e pensieri-chiave. «Lo sviluppo autentico è una crescita integrale dell’uomo e di ogni suo aspetto», scrive Lebret nel 1963; «lo sviluppo (…) per essere autentico sviluppo deve essere integrale, il che vuol dire volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo», scriverà Montini nel 1967 nella Populorum Progressio.

Di queste assonanze e consonanze – su cui De Rita fornisce precisi riscontri – Dau è pienamente consapevole e ne dà conto al lettore. Sullo sfondo si stagliano le figure di Marie-Dominique Chenu e di Pierre Teilhard de Chardin, tra i più citati nel volume. Ed è così che si ricompongono gli elementi del titolo: da una parte l’economia umana, dall’altra il progresso sociale come ascesa.

Ue, Green Deal, non solo retromarcia, von der Leyen difende l’Ets

Alden Biesen, 12 feb. (askanews) – Ci sono dei limiti e delle “linee rosse” anche nella retromarcia generalizzata sulla legislazione sul Green Deal, che gran parte degli Stati membri, dell’industria, del settore agricolo e di varie altre lobby sono riuscite a imporre nell’agenda politica dell’Ue, spesso con il consenso della Commissione europea.

Lo si è visto oggi al ritiro informale dei capi di Stato e di governo dell’Ue nel castello belga di Alden Biesen, dove non è passata la richiesta da parte di diversi paesi, tra cui l’Italia, di smantellare, sostanzialmente, il sistema europeo Ets per la compravendita dei permessi di emissione, visto solo come un costo aggiuntivo per i settori dell’industria e dell’energia.

La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha difeso in modo chiaro ed efficace il sistema Ets, le ragioni per cui è stato creato e i risultati che ha portato, durante la conferenza stampa di stasera, al terminne del vertice informale di Alden Biesen.

A una giornalista che notava come alcuni leader avessero chiesto non solo una revisione, ma addirittura la sospensione dell’Ets, von der Leyen ha risposto: “Il sistema di scambio delle quote di emissione presenta chiari vantaggi. È sempre importante valutarne gli effetti. È un sistema basato sul mercato, ed è completamente neutrale dal punto di vista tecnologico. In pratica, dice: se vuoi inquinare, paghi. Se non vuoi pagare, innova. Ed è proprio quello che è successo. È stato introdotto nel 2005 e da allora le emissioni sono diminuite del 39%”, mentre i settori coperti dall’Ets1 sono cresciuti del 71%. Quindi decarbonizzazione e crescita possono andare di pari passo”, ha affermato la presidente della Commissione.

Inoltre, ha agggiunto, con il pagamento dei permessi di emissione “sono stati generati ricavi per 260 miliardi di euro”, che sono stati utilizzati “in parte a livello europeo, ma per una quota minore, e per più del 78% da parte degli stessi Stati membri”. E, ha precisato, “la componente europea viene reinvestita nell’innovazione, ed è stata uno dei fattori che hanno reso le nostre industrie leader mondiali in settori come l’industria pulita e l’innovazione”. Von der Leyen non lo ha detto, ma è noto che invece gli Stati membri non hanno utilizzato i loro ricavi nello stesso modo virtuoso.

Comunque, ha spiegato la Presidente della Commissione, il sistema Ets “contiene poi anche elementi che, se per qualsiasi motivo il prezzo” dei permessi di emission “aumenta troppo o le circostanze economiche sono difficili, consentono di modulare il prezzo con una riserva di stabilità del mercato. Quindi, certamente, ci sono argomenti che approfondiremo quando avremo la revisione, e dobbiamo considerare altri elementi che potrebbero essere importanti”.

“Il prezzo dell’energia in sé – ha proseguito – è molto importante. Il primo aspetto è, ovviamente, la fonte energetica stessa. Ad esempio, il prezzo del gas. Ma poi ci sono le tariffe di rete, i corrispettivi di rete, che sono piuttosto consistenti. Poi ci sono le tasse, le imposte nazionali. E poi c’è il sistema di scambio delle quote di emissione. La composizione di questi quattro elementi varia da Stato membro a Stato membro. Quindi alcuni Stati membri hanno tasse più alte, altri molto basse. In alcuni Stati membri, i costi dell’Ets sono più alti, in altri più bassi, eccetera. Quindi, come potete vedere, è una questione complessa. Ma – ha ribadito – l’Ets ha i suoi vantaggi”.

“Il sistema di scambio delle emissioni ha creato un intero settore delle tecnologie pulite. E questo settore, il settore energetico, ad esempio ieri al summit dell’industria europea svoltosi ad Anversa – ha riferito la Presidente della Commissione, che era presente all’evento – si è espresso molto chiaramente, affermando di aver investito nella decarbonizzazione, di avere fiducia nel fatto di poter raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, e quindi, ci hanno detto, ‘abbiamo bisogno anche della vostra affidabilità e credibilità, affinché i nostri investimenti diano i loro frutti'”, ha concluso von der Leyen.

“Per essere onesti – ha aggiunto a questo punto il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa -, è vero che ci sono alcuni leader a cui non piace l’Ets, ma ce ne sono diversi altri a cui invece piace, e che hanno preso la parola per difendere il sistema. Ecco perché dobbiamo continuare la nostra discussione, su questo”, ha concluso.

Asse Meloni-Merz fa infuriare Sanchez, e Macron tenta di ricucire col tedesco

Alden Biesen, 12 feb. (askanews) – Le alleanze a Bruxelles sono “variabili”, lo riconosce la stessa Giorgia Meloni, ma stavolta l’iniziativa italo-tedesca arriva a sollevare la dura protesta dello spagnolo Pedro Sanchez: il prevertice convocato prima del Consiglio informale di Alden Biesen è un metodo “divisivo”, fanno sapere fonti del governo spagnolo. La premier aveva precisato che simili iniziative “non sono contro qualcuno” ma alla Moncloa il ruolo svolto dal governo italiano non è piaciuto.

Alla riunione alla fine hanno partecipato 19 Paesi e la Commissione europea, Meloni ha spiegato che intende renderlo un formato strutturato, replicando il modello applicato sull’immigrazione: “Se Paesi si organizzano per cercare di fornire al Consiglio, che è quello che poi decide, elementi più precisi e una convergenza già definita, questo può aiutare il Consiglio e può aiutare la Commissione”. Parole distensive Meloni le aveva rivolte in particolare alla Francia, che pure ha deciso di partecipare al prevertice: “C’è sicuramente un motore italotedesco, una convergenza con Merz, ma è qualcosa che non si fa contro o escludendo qualcun altro: la Francia partecipa al tavolo sulla competitività ed è un bene perchè è un paese importante”. Anche Merz e Macron hanno voluto smussare le distanza, almeno sul piano dell’immagine: dopo il pre vertice si sono presentati insieme al doorstep del Consiglio informale, assicurando “concordia” sugli obiettivi.

Insomma, l’iniziativa sembrava “assorbita”. Ma a far risalire la tensione è stato Pedro Sanchez, affidando ai media spagnoli un messaggio chiaro: “I negoziati – ricostruisce ad esempio El Pais – si sono svolti a livello di sherpa, secondo fonti governative, e quando l’incontro ha iniziato a prendere forma, la Spagna ha dichiarato di non ritenere opportuno tenere riunioni preliminari che escludessero alcuni paesi. In seguito, l’Italia ha deciso di non invitare la Spagna, che si era opposta all’incontro”. Dunque, spiegano le fonti spagnole, “abbiamo comunicato al governo italiano che questo tipo di iniziativa mina i principi fondamentali dell’Ue e, invece di avvicinare le soluzioni, le allontana ulteriormente”.

Da palazzo Chigi arriva però una versione diversa: dopo il prevertice, Meloni e Sanchez hanno avuto modo di confrontarsi a margine del Consiglio informale, e “nel corso del colloquio, il Presidente Sanchez non ha sollevato alcuna questione in merito al mancato invito alla riunione di coordinamento svoltosi nella mattinata prima dell’avvio dei lavori al Castello di Alden Biesen”. Insomma, nessun pentimento sull’iniziativa, che anzi Meloni vuole “strutturare” e che ha già un prossimo incontro fissato: “I leader hanno concordato di rivedersi già a margine del Consiglio europeo di marzo per mantenere alta l’attenzione sui temi della competitività e contribuire alle definizione di obiettivi concreti e scadenze precise”.

Si vedrà dunque presto, tra poco più di un mese, che piega prenderà l’iniziativa dei Paesi “like-minded” che in questo caso sono i tre quarti dei membri dell’Unione. Sapendo appunto che le maggioranze sono variabili, e che ci si può ritrovare su fronti diversi a seconda del dossier esaminato. Sulla coesione Meloni è stata chiara: “Non è alternativa alla competitività, perchè senza coesione tu lasci indietro interi territori, non ci sono le infrastrutture adeguate e dunque mini la competitività, e su questo ci troveremo d’accordo con i Paesi del Sud piuttosto che con i Paesi del Nord”.

Altrettanto chiaro Merz in serata: ha ribadito la contrarietà netta agli Eurobond, e ha scaricato sul bilancio comunitario l’onere di trovare risorse per finanziare la competitività: “Dobbiamo fare con i soldi che abbiamo, sul quadro finanziario la discussione sarà difficile”. E ad alleanze variabili.

Ue, completamento mercato unico, risultati attesi entro giugno

Alden Biesen, 12 feb. (askanews) – Il ritiro informale dei capi di Stato e di governo dell’Ue nel castello belga di Alden Biesen, concepito inizialmente come un “brain storming” senza decisioni o conclusioni attese, ha prodotto comunque diversi impegni a proseguire il lavoro per la competitività europa e per il completamento del mercato unico, con varie proposte che la Commissione ha annunciato che presenterà già entro marzo, e soprattutto con la fissazione di una scadenza importante: il passaggio alle “cooperazioni rafforzate” tra i soli paesi membri interessati, se entro il prossimo giugno non saranno stati possibili a ventisette i passi avanti considerati necessari per quanto riguarda l’Unione dei mercati dei capitali (ribattezzata “Unione dei risparmi e degli investimenti”) e il cosiddetto “28esimo regime” di diritto societario (che consentirà alle nuove società di registrarsi entro 48 ore online, per operare in tutta l’Ue).

La scadenza di giugno è stata confermata, nelle conferenze stampa stampa al termine del vertice informale, dal presidente francese Emmanuel Macron e poi dalla stessa presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. “L’Unione dei mercati dei capitali sembra creare convergenza, ma quello che abbiamo deciso oggi è che di qui a giugno dovremo finalizzarne l’agenda. Se a giugno non avremo progetti concreti, prospettive e progressi concreti, decideremo attraverso una cooperazione rafforzata”, ha detto Macron.

“Abbiamo concordato di costruire un mercato unico, che deve esistere – ha riferito von der Leyen – non solo con il 28esimo regime, ma anche con l’Unione del risparmio e degli investimenti, in modo da avere un mercato dei capitali profondo e liquido. E qui abbiamo concordato di voler concludere entro giugno la prima fase dell’Unione dei risparmi e degli investimenti, che includa – ha precisato – l’integrazione del mercato, la vigilanza” unica europea sui mercati dei capitali “e le cartolarizzazioni. Se non ci saranno progressi sufficienti entro quella data, prenderemo in considerazione l’introduzione di una cooperazione rafforzata” per andare avanti.

Questo significa, ha ricordato la presidente della Commissione che “almeno nove Stati membri, se lo desiderano, potranno accelerare i tempi e decidere di essere più ambiziosi”. Questa possibilità, ha precisato von der Leyen, “in teoria, è molto interessante anche per il 28esimo regime, perché può renderlo più ambizioso. Se non tutti i Ventisette vogliono passare immediatamente al 28esimo regime, potremmo attivare la cooperazione rafforzata”.

“Certo, sarebbe preferibile avanzare a Ventisette, ma questi due elementi costitutivi estremamente importanti” del completamento del mercato unico “devono davvero progredire ora; e quindi una potenziale cooperazione rafforzata esiste come opzione di riserva”, ha concluso von der Leyen.

La proposta sul 28esimo regime sarà presentata entro marzo dalla Commissione, e, hanno precisato fonti diplomatiche a margine del vertice informale, riguarderà solo il diritto societario, con l’esclusione del diritto del lavoro, del diritto fallimentare e degli aspetti fiscali.

Federica Brignone: ho usato testa, tecnica, ho usato tutto

Cortina, 12 feb. (askanews) – “Io ovviamente sono venuta qui, ed era talmente speciale essere qua. Non sapevo neanche se sarei tornata a fare l’atleta dopo l’anno scorso e quindi dopo l’incidente essere qui alle Olimpiadi è stato qualcosa di speciale davvero. È stato un percorso veramente difficile. Penso di non aver fatto un giorno o pochi giorni comunque totalmente positivi, per cui da una parte ero pronta dall’altra sapevo che avrei dovuto continuare a soffrire e sono qua grazie a tutto questo, è stato qualcosa di speciale”. Lo ha detto Federica Brignone a Casa Italia a Cortina, subito dopo la celebrazione del CONI per la medaglia d’oro storica vinta nel SuperG a 10 mesi dal gravissimo incidente che aveva messo a rischio la sua carriera.

“Mi sento orgogliosa – ha aggiunto Brignone – mi sento una privilegiata mi sento veramente fortunata a poter essere qua davvero non era scontato la mia presenza e il fatto ancora di poter essere qui con una medaglia era qualcosa di impensabile, però dall’altra parte ogni giorno prendevo confidenza. Ho usato tutto, ho usato la mia testa, ho usato la mia tecnica, tutta la mia esperienza per provare a dare il massimo. Poi in una gara di un giorno tutto può succedere, però non penso di essere una persona cambiata”.

Milano-Cortina, Franzoni: “Brignone leggendaria, sembra una fiaba”

Livigno (So), 12 feb. (askanews) – “Le ho scritto prima, è stata leggendaria nel senso che so cosa vuol dire tornare da un infortunio grave, mi è successo tre anni fa ormai, e già tornare è una una gran cosa, però tornare e vincere le Olimpiadi… le ho detto ‘sembra una fiaba e se c’è una persona che se lo merita sei sicuramente tu’. Ha dato una grande dimostrazione di coraggio e di forza e di quanto comunque un’atleta, una persona con tanta volontà, riesca a raggiungere risultati incredibili”. Lo ha detto Giovanni Franzoni, parlando a Casa Italia a Livigno della medaglia d’oro conquistata da Federica Brignone nel SuperG di Cortina a dieci mesi da un grave infortunio.

Milano-Cortina, Franzoni: non mi rendo conto dell’argento, mi fa bene

Livigno (So), 12 feb. (askanews) – “È ancora fresca come cosa, sto ancora cercando di realizzare il tutto, ma per il momento va bene così perché ci sono ancora tante gare e questo non rendermi conto penso mi faccia bene per rimanere concentrato e continuare ad avere fame di risultati ancora per la Coppa del Mondo e ancora per l’ultima gara qua alle Olimpiadi. Penso che sia quello che mi ha fatto raggiungere anche i risultati che sono riuscito a raggiungere”. Lo ha detto Giovanni Franzoni, argento nella discesa libera di Bormio ai Giochi di Milano Cortina, parlando della sua medaglia a Casa Italia a Livigno.

“Non ho praticamente festeggiato, è da un mese e mezzo che ci sono risultati da festeggiare, ma non sono riuscito assolutamente a fare nulla perché ovviamente se no ne risentirebbe un po’ il fisico così sono stato un po’ con la mia famiglia e i miei amici e lo staff e comunque a fine stagione, quando ci sarà un po’ più di tempo, ripensando a quello che siamo riusciti a raccogliere ci sarà il tempo per festeggiare e stare tranquilli” ha aggiunto.

“Gli ultimi anni sono stati veramente tosti, appunto per l’infortunio, i punti Fis si sono alzati, e a ripensare che due anni fa ero ancora in Coppa Europa a partire col pettorale numero 60 e oggi sono vice campione olimpico fa un po’ strano, però è incredibile come quando le cose iniziano a girare nel modo giusto la fiducia inizia ad arrivare, fai quello switch mentale che poi ti fa prendere fiducia, e i risultati poi arrivano uno dietro l’altro, non per caso, ma perché tutto quello che hai seminato negli anni poi lo raccogli, come è successo a me in un mese e mezzo”.

Domani al via la 62a Conferenza di Monaco: gli Usa picconano l’ordine mondiale

Monaco di Baviera, 12 feb. (askanews) – Prenderà il via domani, all’Hotel Bayerischer Hof di Monaco di Baviera, la tre giorni della 62esima Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, principale appuntamento globale in materia di sicurezza, difesa e relazioni internazionali, che forse mai come quest’anno cade in un momento di eccezionale incertezza, caratterizzato da crisi sovrapposte, crescenti tensioni geopolitiche e profondi cambiamenti sistemici. Non a caso il Munich Security Report 2026, rapporto che funge da spunto di discussione per la Conferenza, si intitola “Under Destruction” e descrive un mondo entrato nell’era della “politica della demolizione”, se non proprio in quella di una distruzione totale dell’ordine internazionale post-1945 guidato dagli Stati Uniti.

Alla Munich Security Conference 2026 sono attesi oltre 60 capi di stato e di governo, quasi 90 ministri degli Esteri e della Difesa e i vertici di 40 organizzazioni internazionali. Circa 120 gli stati rappresentati e mille i partecipanti totali.

Tra gli ospiti più attesi figurano il segretario di stato americano Marco Rubio, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente francese Emmanuel Macron e il premier britannico Keir Starmer. Per la Ue ci sarà la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, e l’alta rappresentante per Affari esteri e politica di sicurezza Kaja Kallas, mentre la Nato sarà rappresentata dal segretario generale Mark Rutte. Per l’Italia arriveranno il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani e il ministro della Difesa Guido Crosetto. La Russia, anche se formalmente invitata, non sarà presente, così come l’Iran.

Per la prima volta, sarà il cancelliere federale Merz ad aprire la conferenza della capitale bavarese con un discorso inaugurale.

Il segretario di Stato Marco Rubio guiderà una delegazione di oltre 50 deputati del Congresso Usa oltre ai governatori del Michigan, Gretchen Whitmer, e della California Gavin Newsom, ha annunciato il presidente della Msc, Wolfgang Ischinger. Un segnale significativo visto che, secondo l’ultimo Munich Security Index, sondaggio condotto a novembre 2025, i cittadini di quasi tutti i paesi del G7 e dei Paesi Bics (Brics meno la Russia), ad eccezione di Giappone e Cina, considerano gli Stati Uniti un rischio più grave rispetto all’anno precedente.

Si parlerà ovviamente dei principali focolai di instabilità del pianeta, compresi Iran e Striscia di Gaza, ma un’attenzione speciale sarà riservata ancora una volta all’Ucraina, con un vertice, a latere della Conferenza, dei ministri degli Esteri dei Paesi occidentali e con il premio Ewald von Kleist, intitolato al fondatore della Msc, che quest’anno sarà assegnato al “coraggioso popolo ucraino”. L’obiettivo del riconoscimento, ha spiegato Ischinger, è richiamare l’attenzione internazionale sul fatto che la Russia si dichiara disponibile al dialogo mentre continua a colpire i civili. Come ulteriore segnale di attenzione verso Kiev, la Msc ospiterà per la prima volta l’Ukraine House, una sede per dibattiti, eventi collaterali e briefing, che fungerà anche da centro di lavoro per la delegazione ucraina.

Tra gli altri Capi di Stato e di governo si segnalano Donald Tusk, primo ministro della Polonia, Mette Frederiksen, primo ministro della Danimarca, e Alexander Stubb, presidente della Finlandia. Il premier canadese Mark Carney ha rinunciato dopo la tragica sparatoria alla Tumbler Ridge Secondary School: al suo posto parteciperanno i ministri della Difesa David McGuinty e degli Esteri Anita Anand. Alla Conferenza inoltre, parteciperà anche il segretario generale dell’Asean Kao Kim Hourn.

Tra gli altri ministri degli Esteri si segnalano Elina Valtonen, ministra degli Esteri della Finlandia, Espen Barth Eide, Norvegia, S. Jaishankar, India. Per i titolari della Difesa saranno presenti Antti Hakkanen, ministro della Difesa della Finlandia, Judith Collins, della Nuova Zelanda, Richard Marles, vice premier e ministro della Difesa dell’Australia, Tore O. Sandvik, Norvegia, Robertas Kaunas, Lituania.

Scacco al linfoma, campagna per vincere partita con tumori non Hodgkin

Roma, 12 feb. (askanews) – I linfomi non Hodgkin comprendono oltre 50 forme diverse. Combatterle significa affrontare una partita fatta di attese, battute d’arresto e ripartenze, in cui ogni scelta conta.

Questo è il cuore della campagna di informazione ‘Scacco al linfoma’ promossa da AbbVie. E’ la ricerca scientifica che apre la strada a nuove opzioni terapeutiche, come gli anticorpi bispecifici, ed è in grado di migliorare la cura e la qualità di vita dei pazienti.

Enrico Derenzini, professore associato di ematologia dell’Università di Milano, spiega: “Con l’introduzione di nuove forme di immunoterapia finalmente siamo in grado di curare dei linfomi in fase di recidiva che fino a pochi anni fa non sarebbero state curabili. Questo principalmente grazie all’avvento di nuove forme di immunoterapia, come le terapie cellulari e soprattutto gli anticorpi B-specifici. Questi creano un ponte tra le cellule del nostro sistema immunitario e le cellule tumorali del linfoma. Di fatto attivano e dirigono i nostri linfociti e li portano ad eliminare le cellule neoplastiche del linfoma”.

I linfomi rappresentano circa il 50 per cento dei tumori ematologici e non si manifestano tutti allo stesso modo: si differenziano per aggressività, velocità di crescita e risposta alle terapie.

Marco Ladetto, professore ordinario di ematologia Università Piemonte Orientale, aggiunge: “Abbiamo cellule cattive che sono le cellule del linfoma, che proliferano e creano danni all’organismo. Ma abbiamo dei potenti alleati, che sono i linfociti T, in particolare, che sono delle cellule che possono essere diciamo così attivate per andare a colpire le cellule tumorali. Con questi nuovi anticorpi più specifici noi siamo in grado di portare il linfocita contro la cellula tumorale e quindi attivare la risposta immune ed eliminare le cellulale linfomatose. Non con i meccanismi vecchio stile, tipo la chemioterapia, ma andando ad utilizzare il nostro sistema immunitario contro il tumore”.

Tra i linfomi aggressivi, il linfoma diffuso a grandi cellule B è il sottotipo più frequente, si presenta con linfonodi ingrossati e a rapida crescita in varie sedi; si stimano circa 150mila nuovi casi l’anno nel mondo e 4.400 in Italia.

Ladetto sottolinea come la nuova prospettiva di cure “è nata dalla conoscenza profonda che abbiamo dell’immunità, che una volta non avevamo e che ci ha consentito di sviluppare questo tipo di metodologie che sono profondamente biologiche”.

Nelle prossime settimane verrà lanciato il sito web ‘Scacco al linfoma’ dove si potranno trovare informazioni e materiali utili.

Caterina Golotta, Direttore medico AbbVie Italia, dice: “Perché ‘Scacco al linfoma’. Perché la partita che si ingaggia contro questa patologia è proprio come una partita di scacchi. In cui c’è una battaglia contro il tempo ed in cui in ogni mossa deve già anticipare quella successiva. Questo vale per tutti gli attori coinvolti, per noi che sviluppiamo farmaci innovativi, per i medici che sono impegnati nel trattamento delle persone affette da linfomi e per i pazienti”.

Gratteri incendia campagna referendum, centrodestra all’attacco

Roma, 12 feb. (askanews) – A poche ore dal video del Pd – poi ritirato – che ha “utilizzato” gli azzurri del curling per uno spot in favore del ‘No’ al referendum sulla riforma della magistratura, scatenando le proteste anche del Coni, ci ha pensato Nicola Gratteri ad infuocare nuovamente il dibattito in vista del voto del 22-23 marzo prossimi.

In un’intervista video al ‘Corriere della Calabria’, il procuratore della Repubblica di Napoli ha affermato – tra l’altro – che “votano ‘Sì’ gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente”.

Le parole di Gratteri hanno provocato l’indignazione da parte dei parlamentari della maggioranza che sostengono il provvedimento voluto dal governo Meloni. A cominciare dal presidente del Senato, Ignazio La Russa, che si è detto “basito dalla grave dichiarazione rilasciata” da Gratteri. “La sua affermazione oltre ad essere priva di verità, offende milioni di cittadini che non voteranno come lui”, ha sottolineato La Russa.

Sulla stessa lunghezza d’onda il vicepremier e segretario nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani, che parla di “attacco alla libertà e alla democrazia che offende milioni di italiani”. Maurizio Lupi (Noi moderati) stigmatizza le “parole dal sen fuggite” di cui “dovrebbe scusarsi”.

Per il viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto (Fi), “dividere gli italiani tra persone ‘per bene’ e presunti delinquenti sulla base della loro scelta al referendum è un atto di delegittimazione grave e inaccettabile”.

Parole di fuoco da parte del capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, Galeazzo Bignami che ha definito “indegne” le affermazioni di Gratteri. “Mi auguro che le Istituzioni, la magistratura, il Comitato per il ‘No’ e le altre forze politiche condannino e prendano le distanze da questa assurda criminalizzazione di chi la pensa diversamente”, ha aggiunto Bignami.

Sulla questione interviene anche l’Unione Camere Penali, secondo cui quello di Gratteri “è un insulto. Riduce milioni di cittadini a una categoria di sospetti e li dipinge come moralmente indegni solo per la loro scelta di voto. Qui si è oltrepassato il limite. Un magistrato, per il ruolo che ricopre non può permettersi parole che dividono, diffamano e deformano la realtà. Non è libertà di espressione: è delegittimazione del pluralismo. E quando simili esternazioni provengono da chi amministra la giustizia, il danno non è personale ma istituzionale, perché incrina la credibilità dell’intera magistratura”.

Rottamazione, Timpone: su "fuori quota" migliaia di imprese a rischio

Roma, 12 feb. (askanews) – “Mentre il dibattito politico si concentra sulla nuova Rottamazione Quinquies, un’ombra pesante si allunga su una vasta platea di contribuenti. Le domande per la definizione agevolata sono già partite ma il meccanismo attuale nasconde una trappola normativa che rischia di soffocare l’attività imprenditoriale di chi ha pendenze derivanti da avvisi di accertamento che ricordiamo non identificano l’evasore fiscale, perchè a volte trattandosi di accertamenti presuntivi spesso celano delle cantonate legate alla mancata obiettività di aver preso un granchio da parte dei funzionari dell’agenzia delle entrate”. Lo dice ad askanews il tributarista Gianluca Timpone.

“Il problema principale riguarda coloro che erano stati ammessi alla precedente Rottamazione Quater ma che, per ragioni spesso banali, come il pagamento di una rata con un solo giorno di ritardo o la dimenticanza di una singola scadenza, sono decaduti dal beneficio. Per questi contribuenti, la legge attuale non prevede appello: chi è decaduto dalla Quater non può, ad oggi, accedere ai nuovi benefici per gli stessi ruoli accertativi. La situazione diventa drammatica quando i debiti derivano da avvisi di accertamento – avverte -. A differenza delle normali cartelle esattoriali, questi atti diventano esecutivi in tempi rapidissimi. Senza la ‘copertura’ di una rottamazione o di una rateizzazione attiva, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione (AdER) è obbligata ad avviare le azioni esecutive: pignoramenti presso terzi, blocco dei conti correnti e fermi amministrativi”.

E si stima “che siano centinaia di migliaia i contribuenti (tra piccoli professionisti, artigiani e PMI) che si trovano in questo limbo. Parliamo di una platea che ha manifestato la volontà di pagare aderendo alla Quater, ma che è stata espulsa dal sistema per piccoli errori formali. Molti di questi presentano carichi derivanti da accertamenti che, se non pagati in un’unica soluzione (spesso impossibile per cifre importanti), trasformano il fisco in una ‘spada di Damocle’ – spiega Timpone -. Ricevere un pignoramento del conto corrente o dei crediti verso i clienti significa, per un imprenditore, l’impossibilità di pagare stipendi, fornitori e tasse correnti. In sintesi: la fine dell’attività”.

Di qui l’appello del tributarista: serve una riapertura dei termini o la rateizzazione ordinaria. “Il grido d’aiuto che arriva dal mondo delle professioni e delle imprese è chiaro: è necessario un intervento normativo urgente. Due sono le strade auspicate Una riapertura dei termini: Consentire a chi è decaduto dalla Quater di confluire nella Quinquies, magari pagando una piccola sanzione per il ritardo pregresso, ma salvaguardando il debito principale. Oppure l’accesso alla rateizzazione ordinaria: Attualmente, chi decade da una rottamazione per l’ultima versione è giù stato chiarito, si vede spesso negata anche la possibilità di una rateizzazione ordinaria (il cosiddetto “piano a 84 o 120 rate”) se non paga prima l’intero arretrato. Un paradosso che blocca ogni tentativo di regolarizzazione”.

“In conclusione, non si tratta di chiedere un condono, ma di permettere a chi vuole pagare di farlo in modo sostenibile. Permettere il pagamento dilazionato dei ruoli da accertamento non è solo un atto di giustizia verso chi ha commesso un errore veniale di pochi giorni, ma una necessità economica nazionale. Un imprenditore che vive sotto la minaccia costante di azioni esecutive non può programmare, non può investire e non può lavorare in serenità. Restituire a questi contribuenti la possibilità di rateizzare – dice Timpone – significa mantenere in vita aziende che, altrimenti, sarebbero destinate a soccombere sotto il peso di una burocrazia rigida, alimentando la spirale negativa della disoccupazione e della perdita di gettito per lo Stato”.

Mattarella "talismano" a Cortina, "le medaglie sono degli atleti"

Roma, 12 feb. (askanews) – La visita di Sergio Mattarella a Cortina per le prime gare delle Olimpiadi di Milano-Cortina ha lasciato il segno. In meno di 24 ore la squadra azzurra ha festeggiato tre ori olimpici. Nella serata dell’11 febbraio, a poche centinaia di metri dall’albergo che ospitava Mattarella, lo slittino ha visto l’Italia vincere sia nel doppio femminile, sia in quello maschile. Oggi con il presidente a bordo pista Federica Brignone ha trionfato nel SuperG sulla pista delle Tofane. Insomma il Capo dello Stato continua a portare bene agli atleti azzurri come ha sottolineato oggi il presidente del Comitato olimpico Luciano Buonfiglio che ha invitato Mattarella a restare visti i risultati di questi giorni. Il Presidente ha ovviamente risposto con ironia: “Tutto posso fare tranne appropriazione indebita. Le medaglie sono degli atleti, sono fortunato io ad essere stato qui in questi giorni in cui hanno conquistato molte medaglie. Spero che continui”.

La presenza del capo dello Stato è stata apprezzata dagli atleti che ne hanno lodato le capacità tecniche ma soprattutto la vicinanza e la presenza in un momento così cruciale per le loro carriere sportive. Ieri sera il Presidente appena arrivato a Cortina ha incontrato Sofia Goggia e telefonato ad Arianna Fontana. Dopo la gara ha incontrato in albergo le due slittiniste medaglia d’oro – poche ore dopo il successo sulla pista Eugenio Monti – Andrea Voetter e Marion Oberhofer: “Siete state favolose”, ha detto Mattarella. Insieme alle due atlete c’era il ct e leggenda olimpica Armin Zoeggeler.

“Come al solito, è stato molto umile e gentile e quello che mi ha detto mi ha reso ancora più orgogliosa. Ha detto che era orgoglioso di me”, ha raccontato Federica Brignone che Mattarella ha abbracciato sulla pista subito dopo la vittoria al SuperG questa mattina. “Bravissima. Ci contavo”, ha detto Mattarella. E lei molto modestamente ha risposto: “Io non così tanto”. Anche dagli spalti della gara sono arrivate le grida di entusiasmo per la presenza del Presidente: “grazie, grande Presidente, bravo presidente, evviva”.

Quindi il pranzo con gli atleti al villaggio olimpico dove Mattarella ha scambiato le sue impressioni con Amos Mosaner e Stefania Constantini, medaglia di bronzo nel doppio misto di curling. Tra gli alteti con cui Mattarella sì è intrattenuto anche le campionesse di slittino Andrea Voetter e Marion Oberhofer e i campioni della squadra maschile Simon Kainzwaldner ed Emanuel Rieder. E infine a Casa Italia dove ha concluso la sua visita il capo dello Stato ha rinnovato i “complimenti a tutti i nostri atleti che stanno realizzando in questo momento non soltanto una presenza italiana nei giochi, ma il segno dell’amicizia con tutti gli altri atleti e le altre atlete di ogni altro Paese. È questo è il senso delle Olimpiadi: i valori della fraternità umana, della condivisione delle prospettive da tutti i popoli attraverso lo sport”.

“Gli atleti continuino con lo spirito di questi giorni e con l’impegno per competere con lealtà e con successo”, è stato il suo messaggio finale.

Delphine e Molly, storie di collezionismo Coca-Cola alle Olimpiadi

Milano, 12 feb. (askanews) – Le Olimpiadi non sono solo sport e competizione: per molti appassionati, rappresentano un mondo di tradizioni, amicizie globali e collezionismo. Al centro di questo universo ci sono i pin trading, spille commemorative che i fan scambiano con entusiasmo, e Coca-Cola emerge come protagonista indiscussa. Da decenni, il marchio di Atlanta è sinonimo di Olimpiadi, con pin vintage che uniscono generazioni di collezionisti.

Delphine, originaria proprio di Atlanta, Georgia – la città natale di Coca-Cola – racconta come tutto sia iniziato per lei nel 1996: “È iniziato per me ad Atlanta con i nostri figli e ovvimente mio marito portandoli agli eventi e all’improvviso ci siamo resi conto che c’era il pin trading e stavamo tutti scambiando e la cosa più divertente per me e per i bambini è stata proprio incontrare altra gente e vedere tutti i bellissimi pin”. Per lei, cresciuta in un contesto dove “la Coke è così tanto parte delle nostre vite ad Atlanta”, i pin Coca-Cola sono vita quotidiana e olimpica.

Molly, da Milwaukee, Wisconsin, porta invece una storia familiare profonda. Cresciuta aiutando il padre a preparare i pin per le Olimpiadi, da Vancouver a Londra e Pechino, ha trasformato il lutto per la scomparsa di lui, in un omaggio personale. “Ho tre fratelli maggiori e mio padre ha portato ognuno di loro a diverse Olimpiadi come Vancouver, Londra e Pechino e io avrei dovuto andare con mio padre a Rio, ma sfortunatamente è mancato. Quindi per Parigi ho creato una spilla che in un certo senso simboleggia il suo ricordo”. Per lei, le Olimpiadi incarnano “la tradizione, oltre che divertirsi e conoscere le persone e le loro storie, e poter condividere la mia storia”.

E Coca-Cola? “I valori della Coca-Cola sono gli stessi”, dice, mentre mostra i suoi pin vintage: “Ho un sacco di pin vintage Coca-Cola e penso che sia sempre stato uno standard avere la Coca-Cola alle Olimpiadi. Non credo si possa avere uno senza l’altro”.

Durante l’intervista, le due appassionate si lanciano in uno scambio vivace: “Ti va scambiare? Sì. Ok, ecco uno… oh sì, mi piace quello, ero anche alle Olimpiadi di Parigi… scambiamo, scambiamo!”. È il cuore del pin trading: relazioni che nascono da una spilletta, con Coca-Cola – marchio storico – come collante universale.

Delphine riassume quel senso di comunità globale: “Unità, pace, competizione, arte, amicizie e semplicemente far parte di una comunità con tutti gli altri nel mondo”. In un’epoca di collezionismo digitale, i pin Coca-Cola alle Olimpiadi – e al The Peak di Milano – sono davvero tutto un altro mondo.

Interviste di Cristina Giuliano

Montaggio e immagini di askanews

Milano-Cortina, il medagliere alle ore 18

Roma, 12 feb. (askanews) – Questo il medagliere delle Olimpiadi di Milano-Cortina alle ore 18:

1 Norvegia oro 7 argento 2 bronzo 5 totale 14 2 Italia oro 6 argento 2 bronzo 7 totale 15 3 Stati Uniti oro 4 argento 6 bronzo 3 totale 13 4 Svezia oro 4 argento 3 bronzo 1 totale 8 5 Svizzera oro 4 argento 1 bronzo 2 totale 7 6 Austria oro 3 argento 5 bronzo 3 totale 11 7 Francia oro 3 argento 4 bronzo 1 totale 8 8 Germania oro 3 argento 3 bronzo 2 totale 8 9 Giappone oro 2 argento 2 bronzo 5 totale 9 10 Paesi Bassi oro 1 argento 3 bronzo 0 totale 4

Formula1, Leclerc guida i test di Sakhir in Bahrain

Roma, 12 feb. (askanews) – Così come la mattinata, anche il pomeriggio della seconda giornata di testa a Sakhir vede la Ferrari davanti a tutti. Charles Leclerc mantiene il comando con l’1:34.273 fatto registrare in mattinata: il monegasco precede di mezzo secondo il campione del mondo Lando Norris, che però ottiene il tempo con una mescola di svantaggio (C2 contro C3). A far sorridere la Scuderia e i campioni del mondo non è tanto il risultato ma la questione-affidabilità: nella giornata in cui Mercedes di Kimi Antonelli è quasi totalmente ferma per un problema alla power unit e Red Bull non gira al mattino per una perdita idraulica, Ferrari e McLaren macinano giri; “prevale” Norris con 149 giri, dieci in più di Leclerc, il quale completa una simulazione gara nel pomeriggio. A oltre un secondo tutto il resto del gruppo, comandato da Oliver Bearman su una Haas partita meglio rispetto alle attese.

Meloni due giorni in Etiopia, Piano Mattei come ‘ponte’ con l’Africa

Roma, 12 feb. (askanews) – Due giorni in Etiopia per fare il punto sul Piano Mattei e riaffermare il ruolo di ‘ponte’ che l’Italia ambisce ad avere tra i due continenti. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sarà ad Addis Abeba per un doppio appuntamento: domani, a due anni dal primo summit che si tenne a Roma nel gennaio 2024, presiederà la seconda edizione del vertice Italia-Africa, il giorno seguente sarà ospite d’onore della riunione plenaria della 39ma sessione ordinaria dei capi di Stato e di governo dell’Unione africana.

Un’occasione per fare una sorta di tagliando del progetto che la presidente del Consiglio considera tra le priorità del suo mandato e che, dai 9 iniziali, ora coinvolge 14 ‘paesi focus’, con la prospettiva – si sottolinea – di un ulteriore allargamento nei prossimi mesi.

E’ la prima volta che questo vertice si tiene in Africa: la scelta di Addis Abeba e la decisione di tenere il summit in concomitanza con il vertice dell’Unione africana – spiegano fonti italiane – enfatizza uno degli obiettivi strategici del governo che è quello di fare dell’Italia ‘il ponte privilegiato tra Europa e Africa’, una strategia che si riflette anche nello slogan del summit, ‘A bridge for a common growth’, ‘un ponte per una crescita comune’.

Per quanto riguarda le risorse finanziarie, per il 2025 sono stati messi a terra progetti per un valore di circa 1,3-1,4 miliardi di euro che derivano da diversi strumenti, tra cui: il Fondo Clima, Plafond Africa di Cdp e collaborazioni con istituzioni come la Banca Mondiale, l’IFAD e la Banca africana di sviluppo.

– Partecipanti –

Al vertice Italia-Africa partecipano il presidente della Commissione dell’Unione africana, Mohammed Ali Youssouf, il presidente dell’Unione Africana e presidente della Repubblica dell’Angola, João Lourenço, il primo ministro della Repubblica federale democratica di Etiopia, Abiy Ahmed Ali e numerosi capi di Stato e di governo delle nazioni del continente. Saranno inoltre presenti, in rappresentanza delle organizzazioni internazionali e delle istituzioni finanziarie internazionali con le quali, negli ultimi due anni, sono state avviate e rafforzate collaborazioni e sinergie strategiche: il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, il presidente della Banca africana di sviluppo, Sidi Ould Tah, e la direttrice esecutiva della Banca Mondiale, Anna Bjerde.

Parteciperanno al vertice anche rappresentanti delle istituzioni finanziarie italiane, di alcune delle principalità realtà del mondo imprenditoriale italiano e delle organizzazioni della società civile coinvolte nelle iniziative.

– Programma dei lavori –

I lavori del vertice avranno inizio alle ore 18 presso il Convention center di Addis Abeba. L’apertura sarà affidata agli interventi introduttivi della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, del primo ministro della Repubblica federale democratica di Etiopia, Abiy Ahmed Ali (in qualità di nazione ospitante), del presidente dell’Unione africana e presidente della Repubblica dell’Angola, João Lourenço, del presidente della commissione dell’Unione africana, Mohammed Ali Youssouf, del segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres.

Seguirà una prima sessione di interventi dei Capi di Stato e di governo delle 14 nazioni coinvolte direttamente del Piano Mattei, concepita – sottolineano fonti italiane – come momento di confronto politico sull’attuazione delle iniziative in corso e sulle prospettive di sviluppo dei partenariati avviati. Il dibattito sarà successivamente aperto agli interventi di ulteriori autorità invitate, sempre a livello di Capi di Stato e di governo. In chiusura dei lavori, prenderanno la parola i rappresentanti delle organizzazioni internazionali e delle istituzioni finanziarie internazionali (Banca Africana di Sviluppo e Banca Mondiale). Al termine si terrà la cena di Stato offerta dal primo ministro etiope in onore del Vertice Italia-Africa e del Vertice dell’Unione africana.

– Meloni alla 39ª assemblea dei capi di Stato e di governo dell’Unione africana –

Il 14-15 febbraio 2026 si svolgerà, nella sede della Commissione dell’Unione africana ad Addis Abeba, la riunione annuale dell’assemblea dei capi di Stato e di governo dell’Unione africana, giunta alla sua trentanovesima edizione. All’assemblea sono invitati i 49 membri attuali (ad eccezione dei 6 attualmente sospesi per cambio incostituzionale di governo: Burkina Faso, Guinea Bissau, Madagascar, Mali, Niger e Sudan). Meloni parteciperà come ospite d’onore alla sessione plenaria di apertura dell’assemblea dell’Unione africana: l’invito rivolto dall’Ua alla presidente del Consiglio viene considerato da palazzo Chigi ‘un grande segnale politico di fiducia e di apprezzamento dell’organizzazione per il percorso di cooperazione consolidato negli ultimi anni tra Italia e Unione africana, anche nel quadro del Piano Mattei, nonché per l’impegno comune a rafforzare un partenariato strategico sempre più solido tra Africa ed Europa’.

La cerimonia inaugurale (prevista alle ore 9) si svolgerà nella Mandela Hall, alla presenza dei capi di Stato e di governo africani e dei partner internazionali dell’Unione africana. La premier interverrà alla cerimonia di apertura in plenaria. Nel corso del suo intervento, si sottolinea da fonti italiane – ribadirà ‘l’ambizione dell’Italia ad essere il ponte privilegiato tra l’Europa e l’Africa, la centralità del continente africano nei nuovi equilibri geopolitici globali, il sostegno italiano all’Agenda 2063 dell’Unione Africana e l’impegno a rafforzare un partenariato fondato su corresponsabilità, crescita condivisa e strumenti finanziari innovativi’.

Interverranno, inoltre, alla cerimonia di apertura in plenaria il presidente della Commissione dell’Unione africana, Mohammed Ali Youssouf; il primo ministro della Repubblica federale democratica di Etiopia, Abiy Ahmed Ali; il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres; il segretario generale della Lega Araba, Ahmed Aboul Gheit; il presidente della Palestina, Mahmud Abbas; il presidente uscente dell’Unione Africana e presidente della Repubblica dell’Angola, João Lourenço.

Prima dell’inizio dei lavori in plenaria, la presidente del Consiglio e il presidente della Commissione dell’Unione africana parteciperanno ad una breve cerimonia per lo svelamento del francobollo commemorativo emesso dall’Italia in occasione del 25° anniversario dell’Atto costitutivo dell’Unione Africana. Al termine della sessione inaugurale si terrà una foto di famiglia.

In questi anni, il Piano Mattei – secondo i dato forniti da palazzo Chigi – è arrivato a coinvolgere direttamente 14 nazioni africane e ha lanciato o portato avanti un centinaio progetti in settori cruciali: energia e transizione climatica, agricoltura e sicurezza alimentare, infrastrutture fisiche e digitali, sanità, acqua, cultura e istruzione, formazione e capitale umano, sviluppo dell’Intelligenza artificiale e dominio spaziale. Oggi – sottolineano foni diplomatiche – il Piano Mattei non è più un’iniziativa solo italiana, ma è riconosciuta come una strategia di respiro europeo e internazionale, che può contare su sinergie strutturate a vario livello, con l’Unione Europea attraverso il Global Gateway, il G7, l’Unione Africana, le Istituzioni internazionali e molteplici partner a livello bilaterale.

Questi in sintesi gli ambiti dei maggiori progetti:

Agricoltura e sicurezza alimentare

In Algeria, centrale è il progetto di agricoltura rigenerativa su larga scala per il recupero di terreni aridi e la creazione del Centro di eccellenza Enrico Mattei per la formazione agroalimentare. In Senegal, l’impegno è focalizzato sulla sovranità alimentare con un finanziamento di 90 milioni di euro, mentre in Mozambico nasce un polo ortofrutticolo nella provincia di Manica. A livello regionale, si segnala il sostegno alla filiera del caffè in cinque Paesi dell’Africa orientale e australe.

Energia e transizione climatica

L’asse energetico vede protagonisti l’interconnessione elettrica ELMED tra Italia e Tunisia e la costruzione del maxi-impianto fotovoltaico Abydos II in Egitto. In Kenya, il Piano sostiene la finanza climatica con 150 milioni di euro e la produzione di biocarburanti, mentre in Marocco è stato istituito un Centro panafricano per le energie rinnovabili. La Mauritania beneficia invece di programmi per l’elettrificazione rurale tramite mini-centrali solari.

Istruzione e capitale umano

La formazione tecnica è centrale in molti Memorandum d’intesa (Egitto, Tunisia, Etiopia), volti a qualificare la forza lavoro locale e potenziare l’insegnamento dell’italiano. Progetti specifici riguardano il settore turistico a Zanzibar e il rafforzamento dell’istruzione primaria in Costa d’Avorio.

Salute, infrastrutture e digitale

In campo sanitario, gli interventi si concentrano sul rafforzamento dei sistemi nazionali in Etiopia e sulla salute materno-infantile in Costa d’Avorio. Sul piano infrastrutturale, l’Italia sostiene il Corridoio di Lobito (Angola-Zambia-RDC) e il miglioramento della rete idrica a Brazzaville. Infine, l’innovazione è guidata dall’AI Hub for Sustainable Development e dal programma di digitalizzazione della PA in quattro Paesi pilota.

Cultura

Si segnalano collaborazioni archeologiche tra il Colosseo e l’anfiteatro di El-Jem in Tunisia e la candidatura UNESCO per i luoghi di Sant’Agostino in Algeria.

Unrae: a gennaio veicoli commerciali -5,2%, quota bev cala al 2,4%

Milano, 12 feb. (askanews) – Il mercato italiano dei veicoli commerciali avvia il 2026 con un trend negativo e con un mese di gennaio che segna il terzo calo consecutivo. Nel mese, rileva Unrae, sono state registrate 14.290 nuove immatricolazioni, con una flessione del 5,2% rispetto alle 15.070 unità dello stesso mese del 2025 (che aveva già registrato una contrazione del 16% rispetto a gennaio 2024).

Veicoli elettrici in retromarcia: nel mese di gennaio i veicoli commerciali elettrici puri registrano una riduzione sia in termini di volumi venduti che di quota di mercato. La quota si è fermata al 2,4%, quasi dimezzata rispetto al 4,5% di dicembre 2025 ma in diminuzione anche rispetto al 2,7% di gennaio 2025, quando non c’erano incentivi.

Sembra dunque, osserva Unrae, che si sia già esaurito il possibile effetto positivo dell’immatricolazione di veicoli che hanno beneficiato dei contributi del Mase, il cui volume effettivo potrà essere determinato solo al termine delle procedure relative ai rimborsi per i Concessionari. Su questa tematica, l’Unrae continua a sollecitare un’accelerazione dei processi di rimborso delle somme anticipate.

Un sostegno al comparto potrebbe arrivare dagli incentivi confermati dal Mimit durante il Tavolo Automotive del 30 gennaio scorso, che ha previsto l’allocazione di 200 milioni di euro per l’acquisto di nuovi veicoli commerciali nei prossimi 5 anni (periodo 2026-2030). Tuttavia, considerando le procedure necessarie per rendere operativa questa misura, l’utilizzo delle risorse previste per il 2026 non appare immediato.

“Come abbiamo ribadito in più occasioni, oltre agli incentivi servono altre azioni prioritarie per il comparto dei veicoli commerciali”, dichiara Roberto Pietrantonio, presidente Unrae. “In particolare, occorre sviluppare le infrastrutture di ricarica anche per i Light Commercial Vehicles, come già previsto per i veicoli pesanti, introdurre un credito d’imposta al 50% per gli investimenti privati in ricariche fast (oltre 70 kW) per il triennio 2026-2028 e intervenire sugli elevati costi delle ricariche”.

“A livello europeo – prosegue Pietrantonio – il Pacchetto Automotive ha al momento previsto una revisione del target di riduzione delle emissioni di CO2 per i veicoli commerciali leggeri al 2030, portandolo dal -50% al -40% rispetto ai valori del 2021”.

Fincantieri, Folgiero: nucleare visione strategica, già al lavoro

Milano, 12 feb. (askanews) – Il nucleare “è una visione strategica ed è sicuramente un long shot, un colpo lungo, però come tutte le grandi rivoluzioni devi cominciare domani, gli effetti non saranno domani ma devi cominciare domani, quindi stiamo lavorando, anzi già da un po’, intanto con la Marina che sta definendo la sua traiettoria tecnologica sul nucleare militare con un progetto che si chiama Minerva, e che dà una misura di quanto la Marina sia lungimirante”. Lo ha detto l’AD di Fincantieri, Pierroberto Folgiero, a margine della presentazione del piano al 2030.

“E poi – ha proseguito – stiamo studiando e valutando gli impatti ingegneristici delle alternative del nucleare a mare, dei reattori di quarta generazione, sull’assunzione che il nucleare a mare deve andare su una traiettoria tecnologica diversa da quella del nucleare a terra, quindi va spillato perché ha esigenze diverse e va creata una traiettoria tecnologica ad hoc che è quello che stiamo facendo”.

Sanchez contro Meloni, per Madrid pre-vertice Ue "divisivo"

Alden Biesen, 12 feb. (askanews) – Scontro tra il premier spagnolo, Pedro Sánchez, e la premier italiana Giorgia Meloni, a causa del pre-vertice informale sulla competitività e la semplificazione amministrativa dell’Ue, che si è tenuto oggi tra 19 Stati membri e la Commissione europea, immediatamente prima del “ritiro” dei leader dei Ventisette nel castello belga di Alden Biesen.

La notizia è riportata oggi dal quotidiano spagnolo “El Pais”, secondo cui Sánchez non è stato invitato al pre-vertice, organizzato da Italia, Germania e Belgio, perché in precedenza i rappresentanti del governo spagnolo, contattati dagli organizzatori, avevano dichiarato “di non ritenere opportuno tenere riunioni preliminari che escludessero alcuni paesi”.

Chiusa la Pineta Monumentale di Fregene: avvistati 6 lupi

Roma, 12 feb. (askanews) – “A partire da oggi, 12 febbraio 2026, e fino al termine dell’emergenza, con apposita Ordinanza sindacale, è stata disposta la chiusura al pubblico della Pineta Monumentale di Fregene. Il provvedimento si è reso necessario a seguito dell’avvistamento, all’interno dell’area, di un branco composto da sei esemplari di lupo. Considerata l’elevata frequentazione della pineta da parte di cittadini, anche in presenza di animali domestici, l’Amministrazione ha ritenuto opportuno adottare una misura precauzionale finalizzata alla tutela della pubblica incolumità”. Così sui social il Comune di Fiumicino che spiega: “Al tempo stesso, il provvedimento intende garantire la salvaguardia del lupo, specie protetta e di grande valore per l’equilibrio dell’ecosistema e la biodiversità del territorio”.

Cittadinanza, Braga (Pd): serve una legge per chi nasce in Italia

Roma, 12 feb. (askanews) – “Quindici storie che ci raccontano come nel nostro Paese ci sono giovani, ragazzi e ragazze, persone, che pure essendo nate in Italia, vivendo e avendo studiato qui, ancora non sono cittadini a pieno titolo. Questo si traduce in una serie di ostacoli che condizionano molto la vita quotidiana, i percorsi di studio, la possibilità di andare in gita scolastica assieme agli altri compagni”. Lo ha detto la capogruppo del Pd alla Camera, Chiara Braga, a margine della presentazione del libro “Volti italiani. 15 storie che ci spiegano perché serve una legge sulla cittadinanza” di Victoria Karam, nella sala stampa di Montecitorio.

“Il tema dell’immigrazione oggi è declinato da questa destra solo in una logica di emergenza e securitaria, mentre è un grande tema da governare con politiche che puntano a riconoscere pienamente il diritto alla cittadinanza traendo anche spunto e forza da quella mobilitazione che, seppure non ha portato all’approvazione del referendum di un anno fa, ha dimostrato come c’è nel Paese la consapevolezza che serve riformare quella legge per dare finalmente una cittadinanza piena che riconosca a chi nasce in Italia il diritto ad essere a pieno titolo cittadino italiani”, ha aggiunto Braga.

Alla conferenza stampa sono intervenuti anche Ouidad Bakkali (Partito Democratico), Giorgia Rombolà (Tg3), Matteo Favero (Partito Democratico).

Un topo in pentola alla mensa di una scuola primaria nel Napoletano

Napoli, 12 feb. (askanews) – I carabinieri della stazione di San Paolo Bel Sito (Napoli) sono intervenuti intorno alle 13 presso l’Istituto Comprensivo “G. Costantini” su segnalazione del dirigente scolastico. Poco prima della somministrazione dei pasti agli alunni della scuola primaria, un’operatrice della società incaricata del servizio di refezione ha rinvenuto un topo all’interno di una pentola destinata alla distribuzione del vitto. Nessun alunno ha consumato cibo proveniente da quella preparazione. Il roditore, già morto al momento del ritrovamento, è stato sequestrato. Sul posto sono intervenuti anche il personale dell’Asl di Marigliano e i carabinieri del Nas di Napoli per gli accertamenti del caso.

Referendum, Nordio: pensiamo di vincere ma ci inchineremo a volontà popolare

Roma, 12 feb. (askanews) – “I sondaggi vengono vengono fatti con vari criteri, si tiene conto di chi vuole andare a votare, di chi non vuole andare a votare, le percentuali vengono calcolate sugli uni e sugli altri. Noi siamo fiduciosi. In ogni caso noi ci inchineremo alla volontà popolare che è sovrana, ma posso dire che pensiamo oltre che speriamo di vincerlo questo referendum. Siamo molto tranquilli”. Lo ha detto ai cronisti il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, rispondendo, dopo aver concluso il suo intervento al question time in aula al Senato, a una domanda sui sondaggi che danno conto della rimonta del No nelle intenzioni di voto al referendum costituzionale sulla giustizia.

Casapound, Molteni: è da sgomberare come Spin Time

Roma, 12 feb. (askanews) – “Io sono contro tutte le occupazioni abusive, non c’è una occupazione di destra e una di sinistra. Quindi non ci sono sgomberi di destra o di sinistra. Chi occupa abusivamente commette un reato ma soprattutto lede un diritto di proprietà. Questo governo si è caratterizzato in questi anni per oltre 4.500 sgomberi, abbiamo introdotto norme nel pacchetto sicurezza. C’è Casapound e c’è anche lo Spin time”. Così il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni, rispondendo alla domanda di Askanews su quando si procederà allo sfratto di Casapound dallo stabile occupato in via Napoleone III a Roma.

Tutto quello che è “occupazione illegale e abusiva è oggetto di attenzione da parte del governo. Su Casapound c’è un elenco degli immobili fatto dalla prefettura (dall’allora prefetto oggi ministro Piantedosi)”, ha aggiunto ribadendo: “C’è Casapound come anche lo Spin time. Devono essere sgomberati tutti”.

Non c’è una maggiore urgenza di intervenire dopo la sentenza di Bari? “Ci sono squadristi rossi e ci sono squadristi neri, le sentenze che vanno a condannare atti di violenza sono ben accette. Mi auguro che la stessa mano pesante ci sia anche nei confronti di chi ha preso a martellate i poliziotti”, ha concluso.

Euro digitale, Cipollone: ci serve per non dipendere da "generosità" altrui

Roma, 12 feb. (askanews) – “In un mondo in cui le dipendenze eccessive possono essere sfruttate come strumento di pressione, preservare la nostra sovranità monetaria richiede misure coraggiose per superare le dipendenze che avevamo tacitamente accettato finora nei pagamenti e nella finanza”. Lo ha affermato Piero Cipollone, componente del comitato esecutivo della Bce, a conclusione nel suo intervento a sostegno dell’euro digitale, oggi a Roma presso l’Accademia dei Lincei.

“Per i pagamenti al dettaglio digitali, la finanza digitale, i pagamenti transfrontalieri e il finanziamento di imprese innovative dobbiamo assicurarci di non dipendere più eccessivamente dalla ‘generosità’ di terzi – ha detto -. Ciò non significa chiudere il nostro mercato. Significa agire con determinazione per integrarlo ulteriormente e facilitare l’espansione e la concorrenza degli operatori europei oltre i confini nazionali”.

Secondo Cipollone, che nel direttorio Bce ha le deleghe su sistemi di pagamento e euro digitale, in questo modo “consolideremo la resilienza, l’efficienza e la sicurezza economiche, rafforzando al tempo stesso la nostra sovranità monetaria”.

“Con l’introduzione dell’euro i paesi europei hanno riacquistato la sovranità monetaria – ha sostenuto -. In un mondo instabile, questo beneficio della nostra moneta unica ha acquisito un’importanza ancora maggiore. Con l’euro, condividiamo un attributo fondamentale della sovranità. Come disse Robert Schuman, abbiamo ‘unito gli interessi economici’ in ambito monetario. Questo cementa la nostra unità, perché ciò che riguarda l’euro coinvolge tutti i paesi dell’area dell’euro, e viceversa”. (fonte immagine: ECB)

Milano, il 9 marzo il World Radio Day con i suoi protagonisti

Roma, 12 feb. (askanews) – Il 9 marzo la Radio torna protagonista a Milano con il World Radio Day, l’evento gratuito organizzato da Radio Speaker, il portale di riferimento per il settore radiofonico in Italia, che per il sesto anno consecutivo celebra la radio, il mezzo che solo nel 2025, secondo i dati Audiradio, ha raggiunto 35.053.000 ascoltatori nel giorno medio. A salire sul palco del Talent Garden Calabiana saranno alcuni tra i più importanti protagonisti della radio italiana tra cui Gerry Scotti, Linus e Roberto Ferrari (Radio Deejay), Jake la Furia, Camilla Ghini e Daniele Battaglia (Radio 105), Rosaria Renna e Filippo Firli (Radio Monte Carlo), Melissa Greta e Andrea Rock (Virgin Radio), Mary Cacciola, Flavia Cercato, Stefano Meloccaro e Benny (Radio Capital), Marco e Raf (Radio Kiss Kiss), Matteo Campese e Niccolò Giustini (Rtl 102.5), Marco Caputo (RAI), Massimiliano Montefusco (Rds) e tanti altri nomi di spicco del panorama radiofonico nazionale.

La manifestazione, aperta a tutti, si conferma il punto di riferimento dell’intera filiera radiofonica italiana, con numeri che ne attestano il successo: oltre 400 emittenti radiofoniche coinvolte nelle precedenti edizioni, più di 13.000 spettatori tra presenza fisica e streaming e 825.000 visualizzazioni sui social. L’edizione 2026 offrirà 9 ore di diretta, anche in live streaming, con oltre 60 grandi protagonisti della Radio Italiana, dall’Fm al Dab fino al podcasting, che si alterneranno sul palco tra talk, interviste, panel e workshop. Non mancheranno momenti di formazione, uno spazio espositivo e di networking pensati per favorire l’incontro e il dialogo tra emittenti, professionisti, brand, editori, istituzioni e nuove realtà del settore audio.

“Il World Radio Day è l’unico evento che unisce tutta la filiera della radio italiana – ha spiegato Giorgio d’Ecclesia, ceo and Founder di Radio Speaker – editori e professionisti del microfono, etichette e società per i diritti musicali, centri media e investitori, fonici e sviluppatori hardware e software, fino al vasto pubblico degli ascoltatori. Quest’anno, con il tema “Radio e Intelligenza Artificiale” scelto dall’Unesco, guardiamo al futuro: capire come l’AI possa trasformare e potenziare il nostro modo di fare radio è una sfida entusiasmante e necessaria. Per questo invito tutti – conduttori, editori, aziende, professionisti, studenti e appassionati – a esserci: non solo per ascoltare, ma per costruire insieme la radio che verrà”.

Milano-Cortina, Zelensky ha premiato l’atleta Heraskevych

Roma, 12 feb. (askanews) – Il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky ha conferito all’atleta ucraino di skeleton Vladyslav Heraskevych l’Ordine della Libertà. “Per il servizio disinteressato al popolo ucraino, il coraggio civico e il patriottismo nel sostenere gli ideali di libertà e i valori democratici, decreto: di conferire l’Ordine della Libertà a Vladyslav Mykhailovych Heraskevych, membro della squadra olimpica nazionale ucraina, atleta di skeleton”, si legge nel testo del documento, secondo quanto riferisce l’agenzia ucraina Interfax. L’atleta è stato estromesso, salvo il verdetto del ricorso, dalle competizioni olimpiche per aver voluto indossare un casco con raffigurate le imamgini di atleti uccisi in guerra dalla Russia.

Milano-Cortina, Mattarella ad atleti: competere con lealtà e con successo

Roma, 12 feb. (askanews) – “Gli atleti continuino con lo spirito di questi giorni e con l’impegno per competere con lealtà e con successo”. Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in visita a Casa Italia si è rivolto agli atleti impegnati nelle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina.

“Tutto posso fare tranne appropriazione indebita. Le medaglie sono degli atleti – sottolinea riferendosi con una battuta alle vittorie azzurre di queste ore – sono fortunato io ad essere stato qui in questi giorni in cui hanno conquistato molte medaglie. Spero che continui”.

“Complimenti a tutti i nostri atleti che stanno realizzando in questo momento – aggiunge Mattarella – non soltanto una presenza italiana nei giochi, ma il segno dell’amicizia con tutti gli altri atleti e le altre atlete di ogni altro Paese. È questo è il senso delle Olimpiadi. È il senso di Casa Italia, che si apre a tutti coloro che verranno per condividere le bellezze di questi luoghi, ma anche i valori della fraternità umana, della condivisione delle prospettive da tutti i popoli attraverso lo sport”.

Milano-Cortina, Mattarella agli atleti: competere con lealtà e con successo

Roma, 12 feb. (askanews) – “Gli atleti continuino con lo spirito di questi giorni e con l’impegno per competere con lealtà e con successo”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in visita a Casa Italia si è rivolto agli atleti impegnati nelle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina.

“Complimenti a tutti i nostri atleti che stanno realizzando in questo momento non soltanto una presenza italiana nei giochi, ma il segno dell’amicizia con tutti gli altri atleti e le altre atlete di ogni altro Paese. È questo è il senso delle Olimpiadi. È il senso di Casa Italia, che si apre a tutti coloro che verranno per condividere le bellezze di questi luoghi, ma anche i valori della fraternità umana, della condivisione delle prospettive da tutti i popoli attraverso lo sport”. Così anche il presidente a Cortina a conclusione della sua visita, dopo la quale farà ritorno a Roma.

“Tutto posso fare tranne appropriazione indebita. Le medaglie sono degli atleti, sono fortunato io ad essere stato qui in questi giorni in cui hanno conquistato molte medaglie. Spero che continui”. Così Mattarella, dopo la visita a Casa Italia a Cortina si è rivolto ironicamente ai dirgenti del comitato olimpico che hanno sottolineato come la sua visita abbia portato fortuna viste le medaglie conquistate.

Cinema, finite le riprese di "L’uomo che poteva cambiare il mondo"

Roma, 12 feb. (askanews) – Sono terminate le riprese de “L’uomo che poteva cambiare il mondo”, secondo lungometraggio di Anne Paulicevich, sceneggiatrice di Tango Libre (Premio Speciale della Giuria – Festival di Venezia 2012) e di Working Girls co-diretto insieme a Frédéric Fonteyne (film belga candidato come Miglior Film Internazionale agli Academy Awards 2020) con Elio Germano, Albrecht Schuch e Fausto Russo Alesi. Nel cast anche Linda Caridi ed Edoardo Pesce.

Il film è ambientato nel 1938. Hitler è in visita ufficiale in Italia. Per impressionare il suo ospite, Mussolini chiama il più autorevole archeologo italiano a fare da guida tra i tesori del Bel Paese. L’uomo, distante dalle posizioni del regime, si ritrova costretto ad accompagnare i due dittatori: quattro giorni in cui la bellezza e la potenza dell’arte diventano terreno di tensioni, ambiguità e scelte che continuano a risuonare nel presente.

Protagonista, nel ruolo del Professore di Archeologia e Storia dell’Arte, Elio Germano (Berlinguer – La grande ambizione, Iddu, Volevo nascondermi). Accanto a lui Albrecht Schuch (Peacock, Niente di nuovo sul fronte occidentale, Berlin Alexanderplatz) nei panni di Hitler e Fausto Russo Alesi (Iddu, Rapito, Esterno notte) in quelli di Mussolini.

Girato tra l’Italia (principalmente Roma e Firenze), la Germania (Monaco) e il Belgio, il film è una coproduzione europea. I produttori sono la belga Versus (Through the Night, Vermiglio, Close), le italiane Indigo Film (Primavera, Iddu, La Grande Bellezza) e PiperFilm (La Grazia, Parthenope, Duse), che distribuirà il film anche in Italia, e la tedesca NiKo Film (Più che mai, Ghost Trail, The Village Next to Paradise). Le vendite internazionali del film sono a cura di PiperPlay.

I produttori Jacques-Henri Bronckart (Versus Production), Nicola Giuliano (Indigo Film), Massimiliano Orfei (PiperFilm) e Nicole Gerhards (Niko Film) dichiarano: “Siamo entusiasti di collaborare a questa ambiziosa coproduzione, le cui riprese si sono svolte in tre diversi paesi europei con un cast internazionale. Ispirandosi a fatti storici realmente accaduti, riteniamo che questa storia sia di straordinaria attualità e confidiamo che possa risuonare profondamente nel pubblico di oggi”.

(Foto di Francesca Ardau, su concessione del Ministero della Cultura – Gallerie degli Uffizi – Venere di Urbino di Tiziano Vecellio)

Italianità e tracciabilità al centro della filiera del vino

Roma, 12 feb. (askanews) – Attenzione alle materie prime, curiosità su tracciabilità, origine certa ed ingredienti riconoscibili e maggiore interesse nel ricercare prodotti italiani e sostenibili anche a costo di pagarli di più. Sono queste le principali richieste del consumatore italiano che si avvicina ad una filiera produttiva, richieste che emergono anche nel settore vinicolo. Secondo Coldiretti, nel 2022 l’Italia ha importato oltre 250 mila tonnellate di saccarosio da paesi extra-UE, una quota significativa finita proprio nel settore del vino (fonte: Coldiretti – Report su importazioni agroalimentari 2023). Ma se l’uva è italiana, perché non dovrebbe esserlo anche lo zucchero? Queste le parole dell’esperto Maurizio Cambrea, Naturalia Ingredients:

“Ci auspichiamo che nel tempo la nostra italianità, compreso anche gli ingredienti tra cui gli zuccheri, trovino sempre maggiore spazio e maggiore attenzione sia dai produttori, così come questa può essere una risposta idonea alla esigenza dei consumatori che sono sempre più attenti di fatto ad avere un’etichetta più trasparente e anche a scegliere un prodotto che abbia all’interno ingredienti certificati sia per l’origine che per la qualità e che in qualche modo garantiscano un’identità di un prodotto 100% italiano”.

Dopo il boom del biologico e del “senza solfiti”, oggi la sfida si gioca sugli ingredienti tecnici, compresi gli zuccheri usati per le pratiche di arricchimento, dolcificazione e spumantizzazione. Un’indagine condotta da Wine Intelligence evidenzia, proprio, come il 45% dei wine lovers tra 25 e 45 anni consideri, di fatto, “molto importante” conoscere l’origine degli ingredienti secondari.

“Esporre al consumatore una piena chiarezza sugli ingredienti utilizzati e soprattutto sull’origine, che è un elemento sia di qualità soprattutto per gli italiani, ma anche di garanzia della provenienza e di come questo ingrediente sia stato trattato lungo tutta la filiera è un elemento fondamentale per poter vendere ancora una volta in modo magari differenziante il proprio prodotto a un mercato e a un consumatore oggi giovane, ma che quindi rappresenta il futuro di questo settore, sempre più attento e sempre più alla ricerca di un prodotto di qualità”. Ha così concluso Maurizio Cambrea, Naturalia Ingredients.

Meloni spinge col "motore italo-tedesco": subito risposte sulla competitività

Alden Biesen, 12 feb. (askanews) – Incalzare il Consiglio, perchè adotti già a marzo iniziative “concrete” a favore della competitività, e perchè dia alla Commissione “indicazioni precise” sugli obiettivi da raggiungere. Solo così si potrà arginare la “burocrazia” europea che “sta superando ampiamente quello che è il proprio ruolo”. E per riuscirci, il tavolo convocato da Italia, Germania e Belgio prima del Consiglio informale di Alden Biesen dovrà “strutturarsi”, diventare un formato che si riunisca prima degli appuntamenti ufficiali e che lavori per arrivare alle riunioni dei leader con proposte concrete. Giorgia Meloni parla con i giornalisti nell’intervallo tra i due appuntamenti di giornata: subito dopo il prevertice che ha visto la partecipazione di 19 Paesi e della Commissione, e prima che inizi il “ritiro” dei leader convocato da Antonio Costa nel castello delle Fiandre.

Un’iniziativa concordata con il cancelliere tedesco Merz, “Friedrich” lo chiama la premier, a dimostrazione di quel “motore italo-tedesco” che “c’è”, afferma Meloni, e che “non è contro qualcuno”. Ovvero contro la Francia, che “è al tavolo ed è un bene perchè è un paese importante”. Proprio mentre parla la premier italiana, Merz e Macron si presentano insieme al Consiglio, per un doorstep congiunto in cui assicurano “concordia” sugli obiettivi da raggiungere. Del resto, dice ancora Meloni, in Europa le alleanze “sono variabili”, ci si trova al fianco di alcuni Paesi su certe battaglie, contrapposti su altri. Ad esempio, a dividere Italia e Germania c’è la questione degli eurobond (“Io sono sempre favorevole” ricorda Meloni) e ci sarà la questione dei fondi di coesione, da non sacrificare in nome delle nuove sfide europee: “Non dobbiamo fare l’errore di considerare la competitività alternativa alla coesione, perchè senza coesione tu lasci indietro interi territori, non ci sono le infrastrutture adeguate e dunque mini la competitività”. E allora su quello, prevede Meloni, “ci troveremo d’accordo con i Paesi del Sud piuttosto che con i Paesi del Nord”.

Ma con la Germania si va d’accordo su altri punti all’ordine del giorno. Che Meloni elenca: i costi dell’energia (su cui annuncia anche misure al prossimo Cdm) con la necessità di fermare le speculazioni e di “rivedere gli ETS”, la direttiva Cbam, il mercato unico, la semplificazione su cui la lettera scritta da Italia e Germania “ha offerto molti strumenti per semplificare e per farlo velocemente”. E “c’è l’automotive su cui l’Italia è in prima linea dall’inizio, c’è la questione del contesto internazionale in cui ci muoviamo, per combattere le nostre dipendenze con una autonomia strategica su energia e materie critiche”. E c’è il tema del commercio internazionale: “Bene gli accordi di libero scambio ma a patto che ci sia reciprocità. La Ue deve scegliere: se facciamo accordi di libero scambio con sistemi che non hanno neanche lontanamente le norme che noi imponiamo ai nostri produttori, non possiamo continuare a iper-regolamentare”. E poi c’è la questione del “freno d’emergenza” attivabile da un singolo Paese per “bloccare gli oneri eccessivi che emergono durante il processo legislativo, ad esempio con l’attivazione su richiesta di uno Stato membro”, inserita nel “non paper” italo-tedesco-belga.

Dunque “i temi sono moltissimi”, e già il Consiglio di marzo – auspica Meloni – dovrà essere “molto concreto nel dare risposte ai nostri sistemi produttivi”: “La sfida è capire se la Ue può dare risposte concrete immediate sulla competititivtà perchè non c’è più tempo da perdere”. I leader del prevertice, di conseguenza, hanno concordato di rivedersi già a margine del Consiglio europeo di marzo “per mantenere alta l’attenzione sui temi della competitività e contribuire alle definizione di obiettivi concreti e scadenze precise”.

Meloni spinge col "motore italo-tedesco": subito risposte su competitività

Alden Biesen, 12 feb. (askanews) – Incalzare il Consiglio, perchè adotti già a marzo iniziative “concrete” a favore della competitività, e perchè dia alla Commissione “indicazioni precise” sugli obiettivi da raggiungere. Solo così si potrà arginare la “burocrazia” europea che “sta superando ampiamente quello che è il proprio ruolo”. E per riuscirci, il tavolo convocato da Italia, Germania e Belgio prima del Consiglio informale di Alden Biesen dovrà “strutturarsi”, diventare un formato che si riunisca prima degli appuntamenti ufficiali e che lavori per arrivare alle riunioni dei leader con proposte concrete. Giorgia Meloni parla con i giornalisti nell’intervallo tra i due appuntamenti di giornata: subito dopo il prevertice che ha visto la partecipazione di 19 Paesi e della Commissione, e prima che inizi il “ritiro” dei leader convocato da Antonio Costa nel castello delle Fiandre.

Un’iniziativa concordata con il cancelliere tedesco Merz, “Friedrich” lo chiama la premier, a dimostrazione di quel “motore italo-tedesco” che “c’è”, afferma Meloni, e che “non è contro qualcuno”. Ovvero contro la Francia, che “è al tavolo ed è un bene perchè è un paese importante”. Proprio mentre parla la premier italiana, Merz e Macron si presentano insieme al Consiglio, per un doorstep congiunto in cui assicurano “concordia” sugli obiettivi da raggiungere. Del resto, dice ancora Meloni, in Europa le alleanze “sono variabili”, ci si trova al fianco di alcuni Paesi su certe battaglie, contrapposti su altri. Ad esempio, a dividere Italia e Germania c’è la questione degli eurobond (“Io sono sempre favorevole” ricorda Meloni) e ci sarà la questione dei fondi di coesione, da non sacrificare in nome delle nuove sfide europee: “Non dobbiamo fare l’errore di considerare la competitività alternativa alla coesione, perchè senza coesione tu lasci indietro interi territori, non ci sono le infrastrutture adeguate e dunque mini la competitività”. E allora su quello, prevede Meloni, “ci troveremo d’accordo con i Paesi del Sud piuttosto che con i Paesi del Nord”.

Ma con la Germania si va d’accordo su altri punti all’ordine del giorno. Che Meloni elenca: i costi dell’energia (su cui annuncia anche misure al prossimo Cdm) con la necessità di fermare le speculazioni e di “rivedere gli ETS”, la direttiva Cbam, il mercato unico, la semplificazione su cui la lettera scritta da Italia e Germania “ha offerto molti strumenti per semplificare e per farlo velocemente”. E “c’è l’automotive su cui l’Italia è in prima linea dall’inizio, c’è la questione del contesto internazionale in cui ci muoviamo, per combattere le nostre dipendenze con una autonomia strategica su energia e materie critiche”. E c’è il tema del commercio internazionale: “Bene gli accordi di libero scambio ma a patto che ci sia reciprocità. La Ue deve scegliere: se facciamo accordi di libero scambio con sistemi che non hanno neanche lontanamente le norme che noi imponiamo ai nostri produttori, non possiamo continuare a iper-regolamentare”. E poi c’è la questione del “freno d’emergenza” attivabile da un singolo Paese per “bloccare gli oneri eccessivi che emergono durante il processo legislativo, ad esempio con l’attivazione su richiesta di uno Stato membro”, inserita nel “non paper” italo-tedesco-belga.

Dunque “i temi sono moltissimi”, e già il Consiglio di marzo – auspica Meloni – dovrà essere “molto concreto nel dare risposte ai nostri sistemi produttivi”: “La sfida è capire se la Ue può dare risposte concrete immediate sulla competititivtà perchè non c’è più tempo da perdere”. I leader del prevertice, di conseguenza, hanno concordato di rivedersi già a margine del Consiglio europeo di marzo “per mantenere alta l’attenzione sui temi della competitività e contribuire alle definizione di obiettivi concreti e scadenze precise”.

Ue, Conte: Meloni pro-eurobond ma fa asse con Germania che non li vuole

Roma, 12 feb. (askanews) – “Presidente Meloni, coraggio non aver paura. Nel 2020 tutti volevano che prendessimo il Mes e invece siamo riusciti a ottenere gli eurobond e i 209 miliardi che oggi sono gli unici investimenti che tengono ancora a galla l’economia. Fa piacere sapere che adesso sei anche tu a favore degli eurobond. Questo è già un passo avanti: ricordo che mentre io mi battevo per ottenerli, il tuo partito si asteneva nonostante nel Pnrr ci fossero contributi a fondo perduto”. Lo ha scritto sui suoi canali social il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, rilanciando la notizia delle dichiarazioni della presidente del Consiglio sul carattere “divisivo” degli eurobond.

“Ora però – ha aggiunto Conte – la tua strategia è incomprensibile: ti dichiari finalmente a favore degli eurobond ma fai asse con la Germania, che non li vuole, e ci sta trascinando in un riarmo che di fatto avvantaggia lei ma penalizza noi che non abbiamo spazio fiscale. La nostra industria in declino, il futuro dei nostri figli non li difendiamo rincorrendo i sogni della Germania di ridiventare una superpotenza militare. Li difendiamo creando un grande progetto europeo per investimenti con il debito comune su industria, energia, sanità, welfare. E cancelliamo le disastrose firme che hai messo sul ritorno dei vincoli dell’austerità e sul Riarmo”.

“Facciamo contare l’Italia di nuovo, come nel 2020”, ha concluso l’ex premier.

FT: la polizia belga ha fatto irruzione nella Commissione europea

Roma, 12 feb. (askanews) – La polizia belga ha fatto irruzione nella Commissione europea nell’ambito di un’indagine su possibili irregolarità nella vendita di beni immobili, ha diffuso il quotidiano britannico Financial Times.

Secondo due persone a conoscenza dell’operazione sentite dal Financial Times, questa mattina sono state effettuate perquisizioni in diverse sedi della Commissione a Bruxelles, tra cui quella del dipartimento del bilancio.

L’inchiesta, secondo quanto affermato dalle fonti, riguarda la vendita di immobili dell’UE, avvenuta durante il precedente mandato della Commissione, quando Johannes Hahn era commissario al bilancio.

Leader Ue in "ritiro", l’intervento di Draghi e le reazioni dei 27

Alden Biesen, 12 feb. (askanews) – Durante il suo intervento al ritiro informale dei leader dell’Ue, in corso oggi nel castello di Alden Beisen, nelle Fiandre, Mario Draghi, l’ex premier italiano ed ex presidente della Bce, autore del rapporto sulla competitività dell’economia europea, “ha sottolineato il deterioramento del panorama economico dopo la presentazione della sua relazione e l’urgenza di affrontare tutte le questioni sollevate in quella sede”, secondo quanto riferiscono fonti europee.

Draghi, riferiscono ancora le fonti, “si è concentrato su diversi argomenti chiave: la necessità di ridurre le barriere nel mercato unico, la frammentazione dei mercati azionari e gli sforzi per mobilitare il risparmio europeo, il costo dell’energia, la possibilità di una ‘preferenza europea’ mirata in alcuni settori e, infine, sul processo decisionale”, ovvero “la possibilità di ‘cooperazioni rafforzate’ per procedere più rapidamente in alcuni di questi ambiti, se necessario, come previsto dai Trattati Ue”.

È seguito “un approfondito scambio di opinioni con i leader, i cui quesiti hanno riguardato questioni come le sfide per gli investimenti, l’Unione dei risparmi e degli investimenti (come è stato ribattezzato il progetto, mai realizzato, dell’Unione dei mercati dei capitali, ndr), il funzionamento del settore energetico, le linee guida sulle fusioni (con la loro revisione da parte della Commissione per consentire alle imprese di raggiungere dimensioni di scala europea, ndr) e il ruolo internazionale dell’euro”, hanno concluso le fonti.

France24: "Francesca Albanese non ha detto Israele nemico dell’umanità"

Roma, 12 feb. (askanews) – L’emittente France24 ha ricostruito come “è stata erroneamente attribuita a Francesca Albanese la frase ‘Israele è il nemico comune dell’umanità'”, che ha spinto ieri il ministro degli Esteri francese, Jean-Noel Barrot, a bollare come “oltraggiose e riprovevoli” tali parole, annunciando che chiederà le dimissioni della Relatrice Onu alla prossima sessione del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite.

Al question time tenuto ieri all’Assemblea nazionale, Barrot ha risposto a una domanda presentata da Caroline Yadan, parlamentare che rappresenta francesi residenti all’estero, “tra i primi ad affermare che Francesca Albanese avesse rilasciato una simile dichiarazione”, postando lo scorso 8 febbraio su X una foto della Relatrice speciale Onu per i Territori palestinesi con la citazione “Israele è il nemico comune dell’umanità”, e aggiungendo: “Queste dichiarazioni antisemite fatte in Qatar sono inqualificabili”.

“Due giorni dopo, 53 parlamentari del partito Renaissance hanno firmato una lettera, di cui Caroline Yadan è stata la prima firmataria, inviata al ministero degli Affari Esteri per denunciare queste presunte affermazioni, questa volta senza mettere la citazione della Relatrice Speciale delle Nazioni Unite. ‘Il 7 febbraio […] ha designato Israele come nemico comune dell’umanità'”, recita la lettera, firmata tra gli altri dall’ex premier Elisabeth Borne e dall’ex portavoce del governo Olivia Grégoire, in cui si chiede quindi che Albanese venga “privata del mandato Onu con effetto immediato”.

“Ma Francesca Albanese non ha pronunciato questa frase durante la conferenza” organizzata da Al Jazeera in Qatar e a cui ha partecipato in videocollegamento il 7 febbraio, ha scritto quindi l’emittente, rilanciando quindi il passaggio del suo intervento in cui la Relatrice speciale “ha denunciato il genocidio commesso da Israele, così come l’inerzia di alcune parti del mondo occidentale, senza mai affermare che Israele è il nemico comune dell’umanità”.

Albanese è stata intervistata oggi dal programma “En tête-à-tête” di France24: “Non ho mai, mai, mai detto ‘Israele è il nemico comune dell’umanità’. Ho parlato dei crimini di Israele, dell’apartheid e del genocidio. E ho condannato come nemico comune il sistema che impedisce di portare i crimini di Israele davanti alla giustizia e di porvi fine: il sistema economico, il sistema finanziario e il sistema politico”.

Albanese ha anche risposto alla domanda sulla sua partecipazione a un evento che ha visto la presenza, tra gli altri, del leader di Hamas all’estero, Khaled Meshaal, e del ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, precisando che il suo intervento in videocollegamento è avvenuto nel corso di una tavola rotonda a cui hanno partecipato solo esperti di diritto internazionale, tra cui l’ex procuratore della Corte penale internazionale (Cpi), Fatou Bensouda.

L’emittente francese ricorda che già nel marzo 2025 era stata presentata da Caroline Yadan una lettera firmata da 43 parlamentari in cui si chiedeva di bloccare la conferma di Francesca Albanese come Relatrice speciale per i Territori palestinesi. Incarico rinnovato ad aprile 2025.

Ue, Freni: mercato unico capitali indifferibile, sono ottimista

Milano, 12 feb. (askanews) – “Il mercato unico europeo è una necessità indifferibile per il mercato dei capitali, non esiste un mercato dei capitali del futuro se non è un mercato europeo, che parta da un’infrastruttura di mercato unica e arrivi a essere un unico mercato”. Lo ha detto Federico Freni sottosegretario del ministero dell’Economia a un evento Assonime in Borsa.

“E’ l’unico modo di dare competitività al sistema europeo, e le regole devono essere regole tarate per essere appetibili per tutti, è il lavoro che stiamo provando a fare, cioè immaginare per i singoli Stati, per l’Italia per quanto ci riguarda, regole che possano essere appetibili per il sistema comune, perché poi se abbiamo tutte regole troppo diverse sarà complicato fare un mercato, invece è una necessità indifferibile per il mercato”. 

“Io sono ottimista perché in questo momento la necessità è talmente impellente che forse ci muoviamo”, ha concluso.

Referendum, putiferio su video Dem per No: "Ma che curling fanno al Pd?"

Roma, 12 feb. (askanews) – La sintesi più efficace si trova sul luogo del delitto: “Ma che curling fanno al Pd?”. Sui social impazzano i commenti all’ultimo video postato sui canali del partito – e sparito in nottata, ma il danno era già fatto – per la campagna a sostegno delle ragioni del No al referendum sulla giustizia. In pratica, uno spezzone della gara dei due azzurri campioni di curling, Amos Mosaner e Stefania Constantini, “a loro insaputa” testimonial per il No. Il presidente del Coni Luciano Buonfiglio si dice “sbalordito”, i due atleti chiedono e ottengono la rimozione del post da ogni dove, il centrodestra grida allo scandalo. E non è nemmeno la prima volta.

Una settimana fa, sempre per questa benedetta campagna del No alla riforma Nordio, un altro video ha scatenato un putiferio nel centrosinistra, perchè accostava chi vota Sì al referendum a CasaPound (“Loro votano Sì, noi difendiamo la Costituzione”, lo slogan), postando su Facebook il video di un’adunata fascista, scandita da urla “presente” e da saluti romani. Peccato che una parte del Pd si sia esposta dichiarando di votare Sì, peccato che siano per il Sì ex parlamentari e costituzionalisti Dem (Stefano Ceccanti), padri fondatori del partito (Cesare Salvi, Enrico Morando, per fare due nomi), l’ex presidente della Consulta Augusto Barbera, sempre molto ascoltato a sinistra, la vice presidente Dem del Parlamento europeo Pina Picierno, che ha definito “insultante e svilente” la linea comunicativa che assimila al fascismo chi voterà Sì.

Ora il caso del video sul curling, disciplina divenuta velocemente uno sport nazionale amato, seguito, capace di incuriosire e con atleti popolarissimi. Stefania Constantini stella del curling – costretta oggi a ribadire in una storia che il proprio impegno “rimane esclusivamente sportivo” -, ha su Instagram quasi 220mila follower, ventimila in più, per dire, dell’account del Partito Democratico. Nel video ‘incriminato’ la si vede in primo piano sulla pista di ghiaccio: con un colpo lancia la stone, mentre Mosaner con la scopa da curling abrade la superficie per ottenere la traiettoria desiderata e conquistare il centro della casa. Felicità olimpica? Non proprio, l’obiettivo della stone su cui aleggia il banner “no al referendum” non è l’oro olimpico ma sfrattare dalla casa la scritta “La giustizia controllata dal governo”. Gaffe, rimozione del post, attacchi dal centrodestra.

Raffaele Speranzon, vicepresidente vicario dei senatori di Fratelli d’Italia, si spinge a osservare che questa situazione imbarazzante “rischia di turbare i nostri atleti impegnati a onorare il Tricolore alle Olimpiadi invernali e si aggiunge alle innumerevoli fake-news che stanno propinando contro la riforma della Giustizia”.

Il capogruppo azzurro al Senato Maurizio Gasparri parla di “una vergognosa speculazione del Pd”, il vice presidente della Camera Giorgio Mulè osserva che “sporcare le olimpiadi con una propaganda ridicola strumentalizzando i nostri atleti può appartenere solo a chi, nella disperata caccia al consenso, ha perso il senso della misura”. Lo stesso ministro Nordio parla di “post che alterano la pacatezza del dialogo sulla riforma” mentre il Pd in una nota dopo la rimozione del post, parla di “meme” in “contesto ironico” e garantisce che “non vi era nessuna intenzione di coinvolgere direttamente gli atleti nella campagna referendaria, di attribuire loro una posizione politica, nè di strumentalizzare in alcun modo le loro prestazioni sportive, delle quali siamo, come tutti orgogliosi”.

Poste Italiane e Ministero Esteri insieme per export italiano

Roma, 12 feb. (askanews) – Un protocollo d’intesa per rafforzare la presenza delle piccole e medie imprese italiane sui mercati internazionali e sostenere il Made in Italy. A siglarlo nella Capitale sono stati il ministro degli Esteri Antonio Tajani, l’amministratore delegato di Poste Italiane Matteo Del Fante e il direttore generale Giuseppe Lasco. L’accordo prevede lo sviluppo di sinergie nel settore logistico a servizio delle PMI, nel quadro del Piano d’azione per l’export italiano promosso dalla Farnesina. Il servizio del TG Poste.