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giovedì, 22 Gennaio, 2026
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Meloni traccia gli obiettivi 2026: più sicurezza e legge elettorale

Roma, 9 gen. (askanews) – In principio fu il decreto anti rave. Sin dall’insediamento Giorgia Meloni ha puntato molto sulla sicurezza e su provvedimenti che mostrassero la volontà del governo di rafforzarla. E per il 2026, anno che porterà questo Parlamento dritto verso le elezioni Politiche, la presidente del Consiglio ha intenzione di tornare a insistere su questo terreno, a farne un tema centrale della prossima campagna elettorale. Come ha dimostrato nella conferenza stampa annuale organizzata dall’Ordine dei giornalisti e dall’Associazione stampa parlamentare. “Abbiamo lavorato moltissimo sulla sicurezza in questi tre anni, anni di lassismo non sono facili da cancellare, ma i risultati per me non sono sufficienti”, ha ammesso.

Dentro la maggioranza è chiaro che i tanti episodi di cronaca alimentano una diffusa percezione di sfiducia nei cittadini che potrebbe essere penalizzante nelle urne, soprattutto per una destra ‘law and order’ e in una fase in cui è più complicato poter intervenire sul fronte economico. Ed è talmente chiaro che è già partita una sorta di competizione interna alla stessa coalizione tra Lega e Fratelli d’Italia su chi ha più a cuore il problema.

Durante l’incontro con i giornalisti, Giorgia Meloni ammette che “alcuni dei provvedimenti cominciano a dare risultati: i dati dicono che nei primi 10 mesi del 2025 i reati sono calati del 3,5% rispetto all’anno precedente”, ma allo stesso tempo spiega che “questo deve essere l’anno in cui si cambia passo su questa materia, in cui si fa molto di più”. Tra le nuove misure annunciate, un testo “che verrà presentato nei prossimi Cdm” per contrastare il fenomeno ormai “fuori controllo” delle baby gang.

D’altra parte, c’è un anno intero per correggere il tiro. La premier smentisce infatti i retroscena che la descrivono tentata dall’andare al voto entro l’anno. “Il mio obiettivo – spiega – è che questo governo arrivi alla fine della legislatura, facendo una cosa che non è mai stata possibile per i nostri predecessori: presentarsi ai cittadini per essere giudicati sul totale del suo lavoro”.

Nel frattempo, però, la presidente del Consiglio vuole anche provare a cambiare le cosiddette ‘regole del gioco’, ossia la legge elettorale. L’impianto a cui sta lavorando il centrodestra è quello di un proporzionale con premio di maggioranza. Una proposta su cui Giorgia Meloni è pronta a sfidare le opposizioni: disposti al confronto o andiamo comunque avanti da soli, è il messaggio.

Secondo la premier il sistema allo studio non solo non svantaggerebbe i partiti di minoranza, ma potrebbe addirittura far loro comodo. “E’ una riforma – osserva – che consente a chi prende più voti di governare per cinque anni con una maggioranza solida: sarebbe un vantaggio per tutti e potrebbe rappresentare un vantaggio ancora più importante per l’opposizione che per la maggioranza”. A suo giudizio, infatti, “la partita è più che aperta con una riforma di questo tipo e potrebbe dare al campo avverso una maggioranza più ampia di quella che otterrebbe con l’attuale legge. Perché il tema non è solo vincere ma riuscire a governare. È importante che i cittadini abbiano un potere reale, che vadano a votare e chi ha preso un voto in più possa governare e non ci siano scelte ricomposte nel palazzo”. Le interlocuzioni, assicura, sono già in corso anche anche se non è lei direttamente ad occuparsene. Allo stesso tempo, però, mette in chiaro quanto sia intenzionata a portare a casa l’obiettivo: “Non ci possono essere chiusure pregiudiziali: se c’è un dibattito faremo di tutto e tutto quello che possiamo perché le norme siano condivise” ma “se c’è una chiusura pregiudiziale non escludo che si debba comunque chiedere al Parlamento a maggioranza di risolvere questo problema”.

Venezuela, l’Ad di Eni Descalzi alla Casa Bianca da Trump con ceo petrolio

Roma, 9 gen. (askanews) – Anche l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, parteciperà all’incontro tra i ceo delle major petrolifere e il presidente Usa, Donald Trump, alla Casa Bianca. Lo si apprende da fonti vicine al dossier.

Alle 14.30 ora locale, 20,30 ora italiana, il presidente Usa vedrà i vertici di 14 compagnie petrolifere, per valutare gli investimenti in Venezuela dopo l’arresto di Maduro. Secondo il presidente, gli investimenti potrebbero essere nell’ordine di circa 100 miliardi di dollari, per riportare la produzione a regime. Attualmente in Venezuela si estraggono circa 900mila, 1 milione di barili, mentre prima che gli impianti fossero progressivamente abbandonati, in seguito alla nazionalizzazione degli anni 2000 e le conseguenti sanzioni, si arrivava a produrre oltre 3 milioni di barili al giorno.

In Venezuela Eni produce gas, interamente destinato all’approvvigionamento del Paese e alla generazione di energia elettrica. Negli ultimi anni, ha recuperato parte dei crediti maturati nei confronti della società statale Pdvsa attraverso la fornitura di carichi di greggio destinati all’esportazione. Tutte le operazioni con il Venezuela si sono sempre svolte in regime di licenze generali e autorizzazioni specifiche, in costante dialogo con le autorità statunitensi.

Da marzo 2025, le autorità statunitensi hanno revocato tutte le licenze o autorizzazioni precedentemente concesse a compagnie petrolifere non statunitensi per il recupero delle somme dovute attraverso il ritiro dei carichi di greggio di Pdvsa. Eni vanta circa 3 miliardi di crediti.

Da allora, Eni si è impegnata in modo trasparente con le autorità statunitensi per identificare opzioni volte a garantire che le forniture di gas, non sanzionate e essenziali per la popolazione, possano essere remunerate da Pdvsa con carichi di greggio destinati all’esportazione.

Eni era anche socia delle jv PetroSucre (26%) e PetroJunin (40%), con concessioni petrolifere offshore e su terraferma. Sono partecipazioni ‘congelate’ (svalutate in bilancio).

Meloni traccia obiettivi 2026: più sicurezza e legge elettorale

Roma, 9 gen. (askanews) – In principio fu il decreto anti rave. Sin dall’insediamento Giorgia Meloni ha puntato molto sulla sicurezza e su provvedimenti che mostrassero la volontà del governo di rafforzarla. E per il 2026, anno che porterà questo Parlamento dritto verso le elezioni Politiche, la presidente del Consiglio ha intenzione di tornare a insistere su questo terreno, a farne un tema centrale della prossima campagna elettorale. Come ha dimostrato nella conferenza stampa annuale organizzata dall’Ordine dei giornalisti e dall’Associazione stampa parlamentare. “Abbiamo lavorato moltissimo sulla sicurezza in questi tre anni, anni di lassismo non sono facili da cancellare, ma i risultati per me non sono sufficienti”, ha ammesso.

Dentro la maggioranza è chiaro che i tanti episodi di cronaca alimentano una diffusa percezione di sfiducia nei cittadini che potrebbe essere penalizzante nelle urne, soprattutto per una destra ‘law and order’ e in una fase in cui è più complicato poter intervenire sul fronte economico. Ed è talmente chiaro che è già partita una sorta di competizione interna alla stessa coalizione tra Lega e Fratelli d’Italia su chi ha più a cuore il problema.

Durante l’incontro con i giornalisti, Giorgia Meloni ammette che “alcuni dei provvedimenti cominciano a dare risultati: i dati dicono che nei primi 10 mesi del 2025 i reati sono calati del 3,5% rispetto all’anno precedente”, ma allo stesso tempo spiega che “questo deve essere l’anno in cui si cambia passo su questa materia, in cui si fa molto di più”. Tra le nuove misure annunciate, un testo “che verrà presentato nei prossimi Cdm” per contrastare il fenomeno ormai “fuori controllo” delle baby gang.

D’altra parte, c’è un anno intero per correggere il tiro. La premier smentisce infatti i retroscena che la descrivono tentata dall’andare al voto entro l’anno. “Il mio obiettivo – spiega – è che questo governo arrivi alla fine della legislatura, facendo una cosa che non è mai stata possibile per i nostri predecessori: presentarsi ai cittadini per essere giudicati sul totale del suo lavoro”.

Nel frattempo, però, la presidente del Consiglio vuole anche provare a cambiare le cosiddette ‘regole del gioco’, ossia la legge elettorale. L’impianto a cui sta lavorando il centrodestra è quello di un proporzionale con premio di maggioranza. Una proposta su cui Giorgia Meloni è pronta a sfidare le opposizioni: disposti al confronto o andiamo comunque avanti da soli, è il messaggio.

Secondo la premier il sistema allo studio non solo non svantaggerebbe i partiti di minoranza, ma potrebbe addirittura far loro comodo. “E’ una riforma – osserva – che consente a chi prende più voti di governare per cinque anni con una maggioranza solida: sarebbe un vantaggio per tutti e potrebbe rappresentare un vantaggio ancora più importante per l’opposizione che per la maggioranza”. A suo giudizio, infatti, “la partita è più che aperta con una riforma di questo tipo e potrebbe dare al campo avverso una maggioranza più ampia di quella che otterrebbe con l’attuale legge. Perché il tema non è solo vincere ma riuscire a governare. È importante che i cittadini abbiano un potere reale, che vadano a votare e chi ha preso un voto in più possa governare e non ci siano scelte ricomposte nel palazzo”. Le interlocuzioni, assicura, sono già in corso anche anche se non è lei direttamente ad occuparsene. Allo stesso tempo, però, mette in chiaro quanto sia intenzionata a portare a casa l’obiettivo: “Non ci possono essere chiusure pregiudiziali: se c’è un dibattito faremo di tutto e tutto quello che possiamo perché le norme siano condivise” ma “se c’è una chiusura pregiudiziale non escludo che si debba comunque chiedere al Parlamento a maggioranza di risolvere questo problema”.

Crans-Montana, la messa di suffragio a Roma con Meloni. Il cardinale: i giovani morti sono tutti figli nostri

Roma, 9 gen. (askanews) – La presidente del Consiglio Giorgia Meloni paretcipa nella basilica dei Santi Ambrogio e Carlo al Corso alla messa di suffragio per Giovanni Tamburi, Achille Barosi, Emanuele Galeppini, Chiara Costanzo, Riccardo Minghetti, Sofia Prosperi, vittime dell’incendio di Crans-Montana. La premier ha salutato i familiari presenti fermandosi a dare qualche parola di conforto per poi prendere posto in prima fila accanto al ministro degli Esteri Antonio Tajani. Lungo l’abbraccio con la mamma di Achille Barosi, arrivata qualche minuto dopo la premier.

Prima dell’inizio della messa, diversi ministri si sono fermati a salutare i familiari presenti. Tajani si è intrattenuto a lungo con i genitori di Riccardo Minghetti. A dare conforto anche i ministri Salvini, Bernini, Santanchè, Abodi e il sottosegretario Mantovano.

In prima fila in basilica Giuseppe Conte accanto a Elly Schlein, poi la vicepresidente del senato Mariolina Castellone, i vicepresidenti della Camera Giorgio Mulè e Fabio Rampelli, il presidente del Senato Ignazio La Russa, la premier Meloni, Tajani, Salvini, l’ambasciatore in Svizzera Balzanetti, il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri.

La morte dei sei giovani italiani nella strage di Crans-Montana, in Svizzera, è un “dolore che patisce tutto il nostro Paese”. E’ “un’unica grande famiglia che soffre”; quei ragazzi “sono tutti figli nostri”. Così il cardinale Baldassare Reina, vicario del Papa per la diocesi di Roma, nell’omelia alla messa di commemorazione delle vittime in Svizzera, a Roma, alla presenza della premier Giorgia Meloni e delle massime autorità del Paese.

Il porporato ha ricordato Giovanni, Achille, Emanuele, Chiara, Riccardo e Sofia. “Ci sentiamo vicini alle loro famiglie e li consideriamo parte delle nostre famiglie, in un dolore che patisce tutto il nostro Paese, facendoci sentire un’unica grande famiglia che soffre. In questa unica famiglia del dolore – ha sottolineato – avvertiamo una straziante comunione con chi piange la morte di un proprio caro oltre ogni confine, e con chi, in quest’ora, lotta per la vita e la guarigione, aiutati da soccorritori, e assistiti da medici, infermieri, psicologi, nell’ospedale Niguarda di Milano e in tutti gli altri centri sanitari, che ci hanno mostrato, loro per primi, e ci mostrano con lacrime e sudore, che sono tutti figli nostri”, ha ribadito Reina.

Usa, Corte Suprema non si pronuncia sui dazi, restano in vigore

New York, 09 gen. (askanews) – La Corte Suprema non si è pronunciata venerdì sulla legalità dei dazi imposti dal presidente Donald Trump in maniera estesa a tutti i paesi alleati e non. Si era ipotizzato che la sentenza sui dazi sarebbe stata emessa oggi, al rientro dalle vacanze natalizie ma la Corte Suprema ha pubblicato una sola sentenza per la giornata, e non era relativa a questioni economiche. Non è chiaro quando verrà emessa la decisione sui dazi.

La Corte si trova ad affrontare due argomentazioni: se l’amministrazione possa utilizzare le disposizioni dell’International Emergency Economic Powers Act per imporre i dazi e, in caso contrario, se gli Stati Uniti dovranno rimborsare gli importatori che hanno già pagato i dazi. (fonte immagine: The White House).

Radici, Toni Ricciardi: ruolo donne immigrazione è stato sottovalutato

Roma, 9 gen. (askanews) – “Intanto la scelta del ruolo delle donne nell’immigrazione non è mai banale. Il ruolo delle donne è sempre stato abbastanza sottovalutato e marginalizzato. Lo è stato soprattutto nel Secondo dopoguerra, dove si è sempre immaginato che la storia della migrazione italiana, in Europa, gli stagionali, i Gastarbeiter, fossero categorie identificate dal punto di vista iconografico nella foto in bianco e nero dell’uomo con la valigia di cartone, il treno e la baracca. In realtà anche in quel contesto di baracche e anche e soprattutto nel percorso del Secondo dopoguerra la figura femminile è sempre stata molto presente e molto forte”: lo ha dichiarato Toni Ricciardi, cresciuto in Svizzera ed eletto nella circoscrizione Estero (Europa), durante la presentazione nella Sala Stampa della Camera dei Deputati del Bando della seconda edizione del Premio Italia Radici nel Mondo-Toto Holding.

“Anzi ci sono stati alcuni paesi alcune direttrici erano femminili, di per sé, immaginate il comparto tessile e tutta la rete dei convitti costruiti in collaborazione con le parrocchie del luogo della partenza, dove arrivavano giovani donne a 16 anni, che lavoravano in fabbrica e poi durante l’orario di riposo venivano educate ad essere madri, mogli e quant’altro”, ha aggiunto Ricciardi, eletto nella lista Pd e IDP (Italia democratica e progressista), che è anche professore associato di storia delle migrazioni e delle catastrofi.

“Donne in emigrazione” è il tema della edizione 2026 del concorso di racconti inediti rivolto agli italiani e alle italiane residenti all’estero e agli/alle italodiscendenti, nato dalla sinergia tra il John Fante Festival “Il dio di mio padre” e il Piccolo Festival delle Spartenze. Migrazioni e Cultura, con il patrocinio di: gruppo di ricerca L&gend Letteratura & Identità di Genere dell’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara, Società Dante Alighieri e MAECI.

Per maggioriinformazioni sul bando e il premio https://www.johnfante.org

Meloni: non sono sempre d’accordo con Trump. E l’Ue deve parlare con la Russia

Roma, 9 gen. (askanews) – “Il presidente francese Emmanuel Macron ha ragione: è arrivato il momento in cui anche l’Europa deve parlare con la Russia”. Nella conferenza stampa di inizio d’anno organizzata da Ordine dei giornalisti e Associazione stampa parlamentare la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha esortato i Paesi europei ad assumersi, parlando con la voce unica di un Inviato speciale, la responsabilità di trattare con Mosca per risolvere il conflitto in Ucraina, non lasciando il pallino dell’iniziativa ai soli Stati Uniti. Inoltre, cosa nient’affatto secondaria, lo ha fatto dando ragione a Macron, con il quale spesso ci sono state frizioni in passato proprio a causa di quelle che considera ‘fughe in avanti’ del presidente francese sul tema delle truppe dei Paesi “Volenterosi” da inviare in Ucraina.

La premier è partita da una domanda sul suo alleato di governo Matteo Salvini, il quale aveva auspicato che l’Italia fosse il primo Paese, dopo la fine del conflitto, a ricostruire ponti con la Russia. “Salvini – ha spiegato Meloni – ha fatto una riflessione sui rapporti dell’Italia” con Mosca, “come Macron l’ha fatta per esempio sui rapporti con l’Europa. Ma al di là di quelli che sono i rapporti italiani, penso che Macron abbia ragione su questo: io credo che sia arrivato il momento in cui anche l’Europa parli con la Russia, perché se l’Europa decide di partecipare a questa fase di negoziazioni parlando solo con una delle due parti in campo”, cioè Kiev, “temo che alla fine il contributo positivo che può portare sarà limitato”. E tuttavia, ha proseguito la premier nel suo ragionamento, “il problema è chi lo deve fare, perché se noi facessimo l’errore di decidere di riaprire le interlocuzioni con la Russia e” nel contempo “di andare in ordine sparso mentre lo facciamo, noi faremmo un favore a Putin. E l’ultima cosa che voglio fare io nella vita è un favore a Putin”, ha precisato Meloni.

“Noi – ha spiegato la presidente del Consiglio – abbiamo avuto questo problema dall’inizio delle negoziazioni: sono molte le voci che parlano, sono molti i formati che esistono, è la ragione per la quale io sono sempre stata favorevole all’indicazione di un Inviato speciale dell’Europa sulla questione ucraina, cioè una persona che ci consentisse di fare la sintesi ma di parlare con una voce sola, è questa la vera questione che ci mette in difficoltà”.

“Dopodiché – ha concluso – dei rapporti della Russia con l’Italia, di un eventuale ritorno della Russia nel G8, ne parleremo quando avremo una pace, anzi, ne parleremo anche sulla base di quali sono le condizioni a cui si è chiusa una pace, quindi per ora mi pare assolutamente prematuro”.

La premier è poi tornata a ribadire che l’Italia, contrariamente a Francia e Regno Unito, non invierà truppe in Ucraina: “Non contesto le nazioni che vogliono farlo ma non lo considero necessario da parte dell’Italia perché il principale strumento oggi individuato per costruire solide garanzie di sicurezza per l’Ucraina è un sistema di garanzie di sicurezza ispirato all’articolo 5 della Nato”, ha spiegato. “Dall’inizio mi sono occupata di trovare una formula che potesse dare importanti garanzie di sicurezza e penso dobbiamo essere tutti fieri: oggi nei documenti che vengono discussi le garanzie di sicurezza per l’Ucraina vengono disegnate sulla base di una proposta che è stata fatta dall’Italia”, ha proseguito.

Su un altro fronte caldo, quello delle minacce del presidente Usa Donald Trump sulla Groenlandia, territorio autonomo della Danimarca, Paese europeo e membro della Nato, la premier ha affermato di continuare a “non credere nell’ipotesi che gli Stati Uniti avvino un’azione militare per assumerne il controllo, opzione – ha scandito – che chiaramente non condividerei. L’ho già messo nero su bianco ma che credo non converrebbe a nessuno, neanche agli Stati Uniti”. “Penso – ha aggiunto – che l’amministrazione Trump con i suoi metodi molto assertivi stia soprattutto ponendo l’attenzione sull’importanza strategica della Groenlandia e in generale dell’area artica per i suoi interessi e per la sua sicurezza. Continuo a credere che il messaggio che gli Usa vogliono dare è che non accetteranno ingerenze eccessive di altri attori stranieri in una area così strategica per la loro sicurezza e per i loro interessi. Ma questo è un tema che dal mio punto di vista coinvolge anche noi” e “oggettivamente ci deve interessare particolarmente”.

Sui suoi rapporti con Trump, il quale ha detto di non aver bisogno del diritto internazionale e che l’unica cosa che lo limita è la sua morale personale, Meloni è stata più volte sollecitata dai cronisti. “Ci sono molte cose su cui non sono d’accordo con Trump. L’ho detto e lo ribadisco. Ad esempio penso che il tema del diritto internazionale va ampiamente difeso: se saltano le regole siamo tutti più esposti. Quando non sono d’accordo lo dico e lo dico a lui, non ho difficoltà”. “Non ho capito cosa si sta chiedendo quando mi si dice che l’Italia deve prendere le distanze dagli Usa – ha risposto piccata a un’altra domanda -. Non sono comitive, è geopolitica. Quando si prendono posizioni bisogna essere conseguenti. Per me la linea dell’Italia è quella detta dal presidente Mattarella: Ue e Alleanza atlantica. E cerco le luci piuttosto che le ombre nei rapporti con i partner europei e atlantici perché a noi conviene rafforzare questo ambito. Questa strategia è sbagliata? Allora mi si dica cosa si intende fare: dobbiamo uscire dalla Nato, chiudere le basi Usa, rompere i rapporti commerciali, assaltare i McDonald’s? Con Trump sono stata d’accordo sul Venezuela, non sulla Groenlandia, e con ogni leader ho cose su cui vado d’accordo e altre no. Si chiama difendere l’interesse nazionale e gli interessi delle Nazioni non sempre si sovrappongono perfettamente”.

Acquario è il nuovo singolo di Ultimo

Milano, 9 gen. (askanews) – Fuori oggi, venerdì 9 gennaio, in radio e in digitale Acquario, il nuovo singolo di Ultimo, sotto etichetta indipendente Ultimo Records, distribuito da Believe, accompagnato dal nuovo videoclip diretto da YouNuts!

Il titolo fa da eco all’indizio che il cantautore romano aveva voluto dare ai suoi fan che hanno acquistato Ultimo Live Stadi 2025, all’interno del quale si trovava un cartoncino lenticolare in cui si alternavano il simbolo dell’infinito e quello del segno zodiacale dell’acquario.

Il brano, in cui la penna del cantautore batte a tempo di un breakbeat, accende un faro su quello che si appresta ad essere l’anno più importante della carriera di Ultimo.

Cresce infatti l’attesa del grande evento live Ultimo 2026 – La favola per sempre, previsto per il 4 Luglio a Roma – Tor Vergata, che con un sold-out di 250.000 biglietti venduti in sole 3 ore entrerà nella storia della musica italiana come il concerto più grande di sempre.

La Generazione Ultimo è pronta a radunarsi nel giorno che segnerà la celebrazione della propria unione, il percorso fatto in questi anni, la tempra di un artista che ha sempre creduto in ciò che non sembrava possibile. Una favola che è entrata nella storia e che è andata oltre, con le sue sole forze, con il talento, con la musica nelle ossa, dalla parte degli Ultimi per essere primi, per sempre.

La release di Acquario arriva a poco più di un mese dall’uscita del secondo live album ULTIMO LIVE STADI 2025, che seguendo la scia di Ultimo live stadi 2024 ha debuttato al n.1 della classifica Top Album, a distanza di 6 anni dall’ultimo album di un artista italiano a raggiungere il primo posto tra i dischi più venduti nella settimana di uscita.

Un risultato che si aggiunge ai numeri già straordinari dell’artista: Ultimo, classe 1996, a soli 29 anni vanta 42 stadi incisi a fuoco nel suo palmarès, per un totale di biglietti venduti in carriera di oltre 2 milioni, senza contare i 6 album inediti e 2 live album, che dal 2017 ad oggi gli sono valsi 85 dischi di platino, 18 dischi d’oro, per un totale di oltre 7 milioni di copie vendute, con oltre 3,5 miliardi di streaming su Spotify.

Ultimo 2026 – La favola per sempre è prodotto e organizzato da Vivo Concerti e sarà realizzato grazie alla collaborazione con l’Amministrazione di Roma Capitale guidata dal Sindaco Roberto Gualtieri e l’Assessorato ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda.

Crans Montana, iniziata messa di suffragio con Meloni e autorità

Roma, 9 gen. (askanews) – La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è arrivata nella basilica dei Santi Ambrogio e Carlo al Corso dove sta per iniziare la messa di suffragio per Giovanni Tamburi, Achille Barosi, Emanuele Galeppini, Chiara Costanzo, Riccardo Minghetti, Sofia Prosperi, vittime dell’incendio di Crans Montana. La premier ha salutato i familiari presenti fermandosi a dare qualche parola di conforto per poi prendere posto in prima fila accanto al ministro degli Esteri Antonio Tajani. Lungo l’abbraccio con la mamma di Achille Barosi, arrivata qualche minuto dopo la premier.

Prima dell’inizio della messa, diversi ministri si sono fermati a salutare i familiari presenti. Tajani si è intrattenuto a lungo con i genitori di Riccardo Minghetti. A dare conforto anche i ministri Salvini, Bernini, Santanchè, Abodi e il sottosegretario Mantovano.

In prima fila in basilica Giuseppe Conte accanto a Elly Schlein, poi la vicepresidente del senato Mariolina Castellone, i vicepresidenti della Camera Giorgio Mulè e Fabio Rampelli, il presidente del Senato Ignazio La Russa, la premier Meloni, Tajani, Salvini, l’ambasciatore in Svizzera Balzanetti, il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri.

Legge elettorale, Meloni: c’è dialogo con l’opposizione, riforma conviene anche a Schlein

Roma, 9 gen. (askanews) – “Ci sono interlocuzioni con le opposizioni anche se non necessariamente al mio livello. Il mandato è anche a chi se ne occupa in Parlamento a dialogare con l’opposizione”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare, rispondendo ad una domanda di askanews.

Secondo la premier, anche la segretaria del Pd, Elly Schlein, dovrebbe essere “favorevole” alla riforma che sta pensando il centrodestra, un proporzionale con premio di maggioranza, perché “è una riforma che consente a chi prende più voti di governare per cinque anni con una maggioranza solida: sarebbe un vantaggio per tutti e potrebbe rappresentare un vantaggio ancora più importante per l’opposizione che per la maggioranza”.

“La partita è più che aperta con una riforma di questo tipo e potrebbe dare al campo avverso una maggioranza più ampia di quella che otterrebbe con l’attuale legge. Perché il tema non è solo vincere ma riuscire a governare. È importante che i cittadini abbiano un potere reale, che vadano a votare e chi ha preso un voto in più possa governare e non ci siano scelte ricomposte nel palazzo”, ha concluso.

Strage di Crans Montana, Jacques Moretti in custodia cautelare

Roma, 9 gen. (askanews) – Jacques Moretti, il gestore del bar Le Constellation di Crans Montana, è stato posto in custodia cautelare oggi a mezzogiorno, ha riferito a Le Figaro una fonte a conoscenza del caso, confermando le informazioni riportate da BFMTV.

Moretti e sua moglie sono stati interrogati questa mattina, a partire dalle 8 nella città svizzera di Sion, capoluogo del Canton Vallese, dalla Procura della Repubblica incaricata dell’inchiesta aperta per “omicidio colposo per negligenza, lesioni personali colpose per negligenza e incendio doloso per negligenza”. La coppia è stata interrogata sulla propria situazione personale per sette ore.

Meloni: non sempre d’accordo con Trump. E la Ue deve parlare con la Russia

Roma, 9 gen. (askanews) – “Il presidente francese Emmanuel Macron ha ragione: è arrivato il momento in cui anche l’Europa deve parlare con la Russia”. Nella conferenza stampa di inizio d’anno organizzata da Ordine dei giornalisti e Associazione stampa parlamentare la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha esortato i Paesi europei ad assumersi, parlando con la voce unica di un Inviato speciale, la responsabilità di trattare con Mosca per risolvere il conflitto in Ucraina, non lasciando il pallino dell’iniziativa ai soli Stati Uniti. Inoltre, cosa nient’affatto secondaria, lo ha fatto dando ragione a Macron, con il quale spesso ci sono state frizioni in passato proprio a causa di quelle che considera ‘fughe in avanti’ del presidente francese sul tema delle truppe dei Paesi “Volenterosi” da inviare in Ucraina.

La premier è partita da una domanda sul suo alleato di governo Matteo Salvini, il quale aveva auspicato che l’Italia fosse il primo Paese, dopo la fine del conflitto, a ricostruire ponti con la Russia. “Salvini – ha spiegato Meloni – ha fatto una riflessione sui rapporti dell’Italia” con Mosca, “come Macron l’ha fatta per esempio sui rapporti con l’Europa. Ma al di là di quelli che sono i rapporti italiani, penso che Macron abbia ragione su questo: io credo che sia arrivato il momento in cui anche l’Europa parli con la Russia, perché se l’Europa decide di partecipare a questa fase di negoziazioni parlando solo con una delle due parti in campo”, cioè Kiev, “temo che alla fine il contributo positivo che può portare sarà limitato”. E tuttavia, ha proseguito la premier nel suo ragionamento, “il problema è chi lo deve fare, perché se noi facessimo l’errore di decidere di riaprire le interlocuzioni con la Russia e” nel contempo “di andare in ordine sparso mentre lo facciamo, noi faremmo un favore a Putin. E l’ultima cosa che voglio fare io nella vita è un favore a Putin”, ha precisato Meloni.

“Noi – ha spiegato la presidente del Consiglio – abbiamo avuto questo problema dall’inizio delle negoziazioni: sono molte le voci che parlano, sono molti i formati che esistono, è la ragione per la quale io sono sempre stata favorevole all’indicazione di un Inviato speciale dell’Europa sulla questione ucraina, cioè una persona che ci consentisse di fare la sintesi ma di parlare con una voce sola, è questa la vera questione che ci mette in difficoltà”.

“Dopodiché – ha concluso – dei rapporti della Russia con l’Italia, di un eventuale ritorno della Russia nel G8, ne parleremo quando avremo una pace, anzi, ne parleremo anche sulla base di quali sono le condizioni a cui si è chiusa una pace, quindi per ora mi pare assolutamente prematuro”.

La premier è poi tornata a ribadire che l’Italia, contrariamente a Francia e Regno Unito, non invierà truppe in Ucraina: “Non contesto le nazioni che vogliono farlo ma non lo considero necessario da parte dell’Italia perché il principale strumento oggi individuato per costruire solide garanzie di sicurezza per l’Ucraina è un sistema di garanzie di sicurezza ispirato all’articolo 5 della Nato”, ha spiegato. “Dall’inizio mi sono occupata di trovare una formula che potesse dare importanti garanzie di sicurezza e penso dobbiamo essere tutti fieri: oggi nei documenti che vengono discussi le garanzie di sicurezza per l’Ucraina vengono disegnate sulla base di una proposta che è stata fatta dall’Italia”, ha proseguito.

Su un altro fronte caldo, quello delle minacce del presidente Usa Donald Trump sulla Groenlandia, territorio autonomo della Danimarca, Paese europeo e membro della Nato, la premier ha affermato di continuare a “non credere nell’ipotesi che gli Stati Uniti avvino un’azione militare per assumerne il controllo, opzione – ha scandito – che chiaramente non condividerei. L’ho già messo nero su bianco ma che credo non converrebbe a nessuno, neanche agli Stati Uniti”. “Penso – ha aggiunto – che l’amministrazione Trump con i suoi metodi molto assertivi stia soprattutto ponendo l’attenzione sull’importanza strategica della Groenlandia e in generale dell’area artica per i suoi interessi e per la sua sicurezza. Continuo a credere che il messaggio che gli Usa vogliono dare è che non accetteranno ingerenze eccessive di altri attori stranieri in una area così strategica per la loro sicurezza e per i loro interessi. Ma questo è un tema che dal mio punto di vista coinvolge anche noi” e “oggettivamente ci deve interessare particolarmente”.

Sui suoi rapporti con Trump, il quale ha detto di non aver bisogno del diritto internazionale e che l’unica cosa che lo limita è la sua morale personale, Meloni è stata più volte sollecitata dai cronisti. “Ci sono molte cose su cui non sono d’accordo con Trump. L’ho detto e lo ribadisco. Ad esempio penso che il tema del diritto internazionale va ampiamente difeso: se saltano le regole siamo tutti più esposti. Quando non sono d’accordo lo dico e lo dico a lui, non ho difficoltà”. “Non ho capito cosa si sta chiedendo quando mi si dice che l’Italia deve prendere le distanze dagli Usa – ha risposto piccata a un’altra domanda -. Non sono comitive, è geopolitica. Quando si prendono posizioni bisogna essere conseguenti. Per me la linea dell’Italia è quella detta dal presidente Mattarella: Ue e Alleanza atlantica. E cerco le luci piuttosto che le ombre nei rapporti con i partner europei e atlantici perché a noi conviene rafforzare questo ambito. Questa strategia è sbagliata? Allora mi si dica cosa si intende fare: dobbiamo uscire dalla Nato, chiudere le basi Usa, rompere i rapporti commerciali, assaltare i McDonald’s? Con Trump sono stata d’accordo sul Venezuela, non sulla Groenlandia, e con ogni leader ho cose su cui vado d’accordo e altre no. Si chiama difendere l’interesse nazionale e gli interessi delle Nazioni non sempre si sovrappongono perfettamente”.

Nel 2025 in Italia sono morte in strada 414 persone senza dimora

Milano, 9 gen. (askanews) – Nel 2025 in Italia sono morte in strada 414 persone senza dimora. Il dato emerge dal dossier “La strage invisibile”, realizzato dall’Osservatorio fio.PSD, che dal 2020 monitora i decessi di chi vive senza un alloggio adeguato e ricostruisce numeri, profili e distribuzione territoriale del fenomeno.

Il report colloca queste morti dentro una dinamica ormai stabile su valori superiori alle 400 vittime annue e sottolinea che non si tratta di un evento circoscritto alle sole emergenze stagionali. Nel 2025, su 414 decessi complessivi, 226 sono avvenuti nei mesi invernali e primaverili, confermando che i periodi più duri restano quelli in cui freddo e fragilità sanitarie pesano di più su chi non dispone di un riparo adeguato. L’andamento mese per mese mostra una continuità senza interruzioni, con una media mensile compresa tra 21 e 44 decessi e un lieve calo nei mesi autunnali di settembre e ottobre. Nel dettaglio, a gennaio i decessi rilevati sono 44, a febbraio 38, a marzo 41, ad aprile 38, a maggio 33, a giugno 35, a luglio 33, ad agosto 37, a settembre 27, a ottobre 21, a novembre 37 e a dicembre 31. In termini stagionali il dossier registra 115 decessi in inverno, 111 in primavera, 99 in estate e 89 in autunno.

Sui profili delle vittime, la ricerca segnala le difficoltà nel reperire sempre età e cittadinanza ma ricostruisce un quadro prevalente. Nel 2025 le morti in strada riguardano soprattutto uomini, pari al 91,5%, e persone di nazionalità straniera, pari al 56,5%. Tra gli stranieri prevalgono i cittadini extraeuropei, 45%, con una presenza rilevante di persone provenienti dal Marocco, 10%, e dalla Tunisia, 3,5%. Il dossier indica anche un aumento di vittime provenienti da Stati indo asiatici, Bangladesh, India e Pakistan, pari al 5%. Gli stranieri di nazionalità europea rappresentano l’11,5% e provengono principalmente dalla Romania, 7,5%. La quota di cittadini italiani è pari al 29% ed è indicata in aumento rispetto all’anno precedente, quando era al 27%, mentre una parte dei casi resta non determinata, 14%.

Per l’età, il report rileva che si muore in tutte le fasce, dai pochi mesi di vita fino ai 90 anni. L’età media dei decessi è 46,3 anni, più alta tra gli italiani, 54,5, e più bassa tra gli stranieri, 42. A confronto, il dossier riporta l’età media di morte della popolazione italiana pari a 81,9 anni, dato utilizzato per evidenziare la riduzione drastica dell’aspettativa di vita legata alla permanenza in strada.

La geografia dei decessi mostra che il Nord resta l’area più colpita, con oltre metà dei casi: 29% nel Nord Ovest e 19,7% nel Nord Est. Seguono il Centro con il 26%, il Sud con il 17% e le Isole con l’8,3%. A livello regionale, la Lombardia registra il 19% dei decessi, pari a 78 casi, il Lazio il 14%, pari a 60, quindi il Veneto con 46 decessi, la Toscana con 34 e la Campania con 31. Il dossier riporta poi Piemonte 25, Emilia Romagna 22, Puglia 21, Sicilia 17, Sardegna 17, Liguria 14, Abruzzo 10, Marche 10, Friuli Venezia Giulia 10, Calabria 6, Umbria 4, Valle d’Aosta 3, Trentino Alto Adige 3, Basilicata e Molise 1.

L’analisi provinciale evidenzia la concentrazione nelle grandi città, ma anche l’estensione del fenomeno nelle aree di provincia e nei centri medio piccoli. La provincia con più decessi risulta Roma con 48, mentre il report precisa che nella città di Roma le morti sono 36. Seguono Milano con 27, Bergamo con 19, Torino con 18, Napoli con 15, Treviso con 12, Venezia con 11, Verona con 11, Firenze con 10, Bologna con 9, Cagliari con 9, Foggia con 8, Salerno con 8, Caserta con 7 e Como con 7. Il dossier segnala inoltre che destano preoccupazione anche i decessi nei Comuni della provincia di Milano e in altre province lombarde, per un totale di ulteriori 60 morti registrate. Nel complesso, il report indica che il 40,5 per cento dei decessi avviene nelle 14 città metropolitane ma la maggioranza si verifica in territori di provincia. I Comuni interessati dal monitoraggio sono 235, distribuiti su tutto il territorio nazionale.

La ricerca insiste sul fatto che la strada amplifica vulnerabilità che in altre condizioni non sarebbero letali. In questa chiave vengono letti anche i luoghi dei decessi, che sono un indicatore delle condizioni di vita. Nel 34% dei casi i ritrovamenti avvengono in strada, parchi e aree pubbliche; nel 23% in baracche e ripari di fortuna, considerando insieme le quote riferite a baracche, capannoni, edifici abbandonati e ripari di fortuna; nel 15% i decessi sono per annegamento in corsi d’acqua, mare o lago; l’8% avviene in carcere. Il report registra inoltre decessi in stazioni ferroviarie o metropolitane, in ospedale, in alloggi supportati, in automobile, roulotte o vagoni e anche in strutture di accoglienza notturna.

Sulle cause di morte, la quota principale è legata a condizioni di salute: il 42% dei decessi è attribuito a malori improvvisi o malattie. Un altro 40% riguarda eventi traumatici e accidentali, come aggressioni, incidenti e suicidi, mentre il 7% è ricondotto ad abuso di alcol o droghe e il 10% resta di causa sconosciuta. Il report richiama un confronto con i dati Istat, secondo cui la popolazione nazionale muore per cause esterne di traumatismi o incidenti nel 4% dei casi. Nel dettaglio, tra le cause specifiche compaiono malore 39%, suicidio 11%, annegamento 11%, incidenti da trasporto 9%, abuso di alcol o droghe 8%, aggressione 6%, malattia 5%, caduta accidentale 4%, ischemia 3%, incendio 2%, ipotermia 2% e avvelenamento 1%.

Nelle conclusioni l’Osservatorio definisce il quadro “profondamente allarmante” e descrive la morte delle persone senza dimora come un fenomeno strutturale, continuo e diffuso, non limitato a emergenze climatiche. Il report attribuisce un peso centrale alla mancanza di accesso alle cure sanitarie, all’isolamento sociale, all’insicurezza e all’assenza di un alloggio adeguato. Viene indicata la necessità di un sistema di intervento più capillare e accessibile anche nei territori meno visibili e meno attrezzati, insieme al superamento di una logica esclusivamente emergenziale a favore di politiche strutturali e continuative su prevenzione, accesso alla salute, presa in carico integrata e, soprattutto, soluzioni abitative stabili e dignitose.

Ampio sostegno dei 27 alla firma dell’accordo con Ue-Mercosur. L’Italia ha dato l’pk (con "garanzie")

Roma, 9 gen. (askanews) – Al Coreper, il Comitato dei Rappresentanti Permanenti degli Stati membri presso l’Ue, organismo tecnico che prepara le riunioni ministeriali del Consiglio Ue, si è conclusa la discussione sulla finalizzazione dell’accordo commerciale UE-Mercosur.

A quanto si apprende da fonti della presidenza di turno cipriota del Consilio Ue, dalle discussioni condotte oggi è emerso un “ampio sostegno” al pacchetto per la firma e l’applicazione provvisoria dell’APEM e dell’ITA. E anche se non sono state rese note le posizioni dei singoli paesi e, a quanto si apprende, non tutti i paesi hanno preso la parola in sede di discussione, a questo “ampio sostegno” potrebbe avere contribuito anche un voto favorevole dell’Italia, necessario per raggiungere una maggioranza qualificata. A quanto si apprende da Bruxelles, oltre alla Francia, storicamente contraria all’accordo, dovrebbero avere espresso voto contrario anche Polonia, Austria e Irlanda.

Ora verrà avviata una procedura scritta per l’adozione formale delle decisioni e la scadenza sarà fissata alle 17. Una volta che le decisioni saranno formalmente adottate tramite procedura scritta, ciò consentirà la firma dell’accordo con le controparti del Mercosur.

Per quanto riguarda le garanzie bilaterali, il Coreper ha confermato l’accordo provvisorio raggiunto con il Parlamento europeo a dicembre. Ma, per rafforzare ulteriormente le garanzie e garantire che l’Unione Europea possa reagire rapidamente alle perturbazioni del mercato, il Coreper ha concordato oggi di abbassare la soglia per l’avvio di inchieste sui prodotti agricoli sensibili dall’8% al 5%. Una decisione in linea con la posizione del Parlamento europeo e con la specifica richiesta in questo senso avanzata il 7 gennaio alla riunione straordinaria dei ministri dell’Agricoltura europei dal ministro dell’agricoltura italiano Francesco Lollobrigida.

La decisione del Coreper di abbassare al 5% la soglia di entrata in azione del meccanismo di salvaguardia qualora i prezzi scendano, oppure le importazioni dal Mercosur aumentino improvvisamente della stessa percentuale, va incontro alla richiesta iniziale del Parlamento Europeo, avanzata quando la Commissione Europea aveva originariamente proposto il 10%. Successivamente, il Consiglio UE e l’ Europarlamento si erano accordati su una soglia dell’8%, ma l’Italia aveva chiesto una ulteriore riduzione al 5%.

L'”ampio sostegno” degli Stati membri di oggi riguarda innanzitutto l’accordo commerciale ad interim (ItA), di competenza esclusiva europea (ItA), che richiede la ratifica da parte del Parlamento Ue e un successivo passaggio in Coreper e in Consiglio per l’autorizzazione alla conclusione; il secondo accordo interessato è invece quello di partenariato col Mercosur (Empa), di competenza mista, europea e nazionale, che richiede la ratifica da parte del Parlamento Ue e dei Parlamenti nazionali, un successivo passaggio in Coreper e in fine in Consiglio Ue per l’autorizzazione alla conclusione.

I prossimi passi sono per l’Accordo commerciale ad interim (ItA) la ratifica da parte del Parlamento Ue e un successivo passaggio in Coreper e in Consiglio per l’autorizzazione alla conclusione. E per l’accordo di partenariato (EMPA) la ratifica da parte del Parlamento Ue e dei Parlamenti nazionali, un successivo passaggio in Coreper e infine in Consiglio Ue per l’autorizzazione alla conclusione.

L’Italia ha dato il suo via libera all’accordo sul Mercosur, avendo ottenuto alcune garanzie da parte di Bruxelles, ha detto la premier Giorgia Meloni nella conferenza stampa organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare.

“Io non ho mai avuto una preclusione ideologica sul Mercosur – ha detto la premier -. Ho sempre posto una questione molto pragmatica: il tema non è favorevoli o meno al libero scambio, ma la stregia europea di regolamentare al suo interno facendo accordi con sistemi che non hanno quella regolamentazione rischia di essere suicida. Io sono per gli accordi commerciali, ma anche per la derogolamentazione, quindi va bene Mercosur, ma non a scapito delle eccellenze delle nostre produzioni”.

“Abbiamo aperto un’interlocusione con la Commissione europea, abbiamo ottenuto alcuni risultati per agricoltori che considero molto importanti”, ha poi detto Meloni aggiungendo che “alla luce di queste garanzie abbiamo dato nostro il ok al Mercosur”.

L’intesa raggiunta dai Paesi Ue sul Mercosur è una buona notizia per l’Italia”. Lo ha scritto oggi su X il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.

“L’accordo di libero scambio tra i Paesi della zona euro con Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay rappresenta una grande opportunità per tutte le nostre imprese italiane”, ha aggiunto Tajani. “Un accordo destinato a far crescere le nostre esportazioni, con l’obiettivo di raggiungere i 700mld di export. È stata una trattativa lunga ma grazie al lavoro di tutto il Sistema Paese abbiamo garantito le giuste tutele ai nostri agricoltori, soprattutto sugli standard produttivi”, ha concluso il ministro.

Coca Cola nuovo sponsor dell’Inter: accordo triennale

Milano, 9 gen. (askanews) – Coca-Cola nuovo sponsor dell’Inter per i prossimi tre anni. In una nota il celebre brand americano annuncia di aver sottoscritto una partnership triennale con FC Internazionale Milano che vede il brand diventare Official soft drink partner e powerade nuovo official sports drink partner del club nerazzurro. La collaborazione coinvolgerà la prima squadra maschile, le Inter women e i giovani talenti dell’Inter U23.

La partnership siglata con l’Inter segna un nuovo capitolo nel percorso tra Coca Cola e lo sport: con il club nerazzurro il brand darà vita a iniziative e attività per coinvolgere i tifosi e la comunità. La collaborazione prevede l’esclusività nella categoria dei soft e sport drink insieme ad attività di branding con Coca-Cola e Powerade, campagne promozionali dedicate, contenuti social ed eventi esclusivi.

“La collaborazione con l’Inter, una delle storiche squadre di Serie A, conferma l’impegno di Coca-Cola di sostenere il mondo dello sport – afferma Paola Donelli, marketing director di Coca-Cola Italia – e a promuovere valori positivi come la passione, la dedizione e il gioco di squadra. Questa partnership rappresenta un’opportunità unica per connetterci con i tifosi, creare esperienze indimenticabili e celebrare insieme i momenti di gioia e le emozioni che il calcio sa offrire”.

“Siamo felici di annunciare questo accordo di partnership con Coca-Cola, un brand globale amato dai consumatori di tutto il mondo, che vanta una lunga esperienza di collaborazione con il mondo dello sport e un legame autentico con il calcio – le parole di Giorgio Ricci, chief revenue officer di FC Internazionale Milano – Collaborare con un brand di forte rilevanza come Coca-Cola ci permetterà non solo di consolidare il nostro percorso di crescita, ma anche di offrire ai nostri tifosi opportunità esclusive per arricchire ulteriormente l’esperienza nerazzurra, sia il giorno partita che nella quotidianità”.

Durante le partite casalinghe, il logo di Coca-Cola sarà protagonista allo stadio mentre i prodotti saranno disponibili sia nei bar che nelle aree hospitality dello stadio.

Baby gang e affidi (dopo il caso della famiglia nel bosco), Meloni annuncia provvedimenti del governo

Roma, 9 gen. (askanews) – Un provvedimento in arrivo “nei prossimi Cdm” per contrastare il fenomeno “fuori controllo” di baby gang e ‘maranza’; l’ipotesi di un altro possibile “intervento di natura legislativa” sul meccanismo di sottrazioni e affidi di minori, dopo le criticità emerse dal caso della famiglia nel bosco; “nessuna iniziativa del governo” invece su fine vita e suicidio assistito, su cui “il governo si rimetterà al Parlamento e alle sue decisioni”. Tre le 40 domande cui ha risposto nella conferenza stampa organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare, il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta anche su varie questioni di natura sociale che stanno interessando le cronache italiane negli ultimi mesi.

“BABY GANG E ‘MARANZA’ FUORI CONTROLLO: PRESTO INTERVENTO IN CDM” – Per Meloni il tema delle baby gang è “un’altra situazione fuori controllo” legata alla sicurezza del Paese e per questo “il governo sta lavorando a un provvedimento per contrastare il fenomeno”. In particolare, ha spiegato, il decreto Caivano “non basta, perché il fenomeno dei ‘maranza’ e delle gang giovanili continua a imperversare, quindi stiamo lavorando a un altro provvedimento specifico su questo tema che verrà presentato nei prossimi Cdm”. La premier ne ha quindi anticipato alcuni contenuti: “Quasi sempre questi atti di violenza sono commessi con armi da taglio più che da fuoco. Quindi penso vada vietato il porto con una aggravante nel caso di persone travisate o gruppi di persone che si riuniscono in luoghi sensibili. Va vietata la vendita anche online di armi da taglio e simili. Ci saranno sanzioni nei confronti dei genitori responsabili di questi minori. Queste sono alcune misure su cui stiamo lavorando”.

“FAMIGLIE NEL BOSCO, POSSIBILE REVISIONE NORME SU SOTTRAZIONI E AFFIDI MINORI” – Affrontando invece il caso della famiglia nel bosco, il presidente del Consiglio non ha escluso “che possa essere in futuro necessario un intervento di natura legislativa” sulle procedure di sottrazione e affido dei minori, fenomeno che “potrebbe essere un po’ sfuggito di mano”. “Quando si tolgono dei bambini ai genitori – ha detto – si deve avere la certezza che quei bambini stanno meglio lontani dai loro genitori piuttosto che con i loro genitori. Il caso degli affidi e dei bambini sottratti alle famiglie deve essere molto estremo: se la questione diventa morale e ideologica abbiamo un problema. Se diventa stabilire qual è il giusto contesto di educazione, mi si deve spiegare perchè non possono crescere in un bosco e possono in un campo rom o una baraccopoli. Il nostro ordinamento di fronte a una famiglia in difficoltà storicamente lavora per aiutarla, è quello il modo giusto di procedere”. In particolare Meloni ha riferito di avere chiesto al Guardasigilli Nordio “un quadro complessivo di quanti siano i minori sottratti alle famiglie in Italia e la cosa incredibile è che non esiste un monitoraggio immediato e costante. Tant’è – ha proseguito – che abbiamo una proposta di legge del governo in Parlamento che istituisce due registri su questo tema, uno presso ogni Tribunale e uno presso la Presidenza del Consiglio, perchè noi si possa avere un quadro complessivo di quanti sono i casi e di come sta andando nel nostro ordinamento, anche per decidere se sia il caso di intervenire. E’ arrivato il momento di studiare più a fondo questa questione”.

“LEGGE FINE VITA, LO STATO NON FAVORISCE PERCORSI DI SUICIDIO” – Riguardo una legge sul suicidio assistito, Meloni ha precisato che “se io sia favorevole o meno dipende dai contenuti” del provvedimento sul quale “sta lavorando il Parlamento e quindi non ci sono iniziative governative. Ci rimettiamo al Parlamento e alle sue decisioni” ma, ha sottolineato, “il compito dello Stato e delle istituzioni non è favorire percorsi per suicidarsi, ma semmai cercare di rimuovere o di ridurre al minimo la solitudine e le difficoltà che peggiorano la situazione di chi ha gravi patologie e dei suoi familiari. Questo è il lavoro che fa governo e che abbiamo fatto con l’aumento delle risorse per le cure palliative, anche con questa legge di bilancio, con l’aumento delle risorse per l’assistenza domiciliare ed è quello che il governo fa con il prossimo ddl sui care giver familiari, che intendiamo portare in uno dei prossimi Consigli dei ministri. Il nostro compito è combattere la solitudine, l’abbandono, le difficoltà che spesso contribuiscono a far vedere l’opzione del suicidio assistito come un’unica opzione possibile”, ha concluso Meloni.

“PIU’ POSTI IN CARCERE, INDULTO-AMNISTIA NON RISOLVONO” – Infine Meloni è intervenuta anche sulla questione dell’emergenza carceraria: “In Italia – ha ricordato – non ci sono abbastanza posti nelle carceri e quindi il governo sta facendo un piano per arrivare a coprire la carenza che oggi c’è. Undicimila nuovi posti per la fine del 2027 è il nostro obiettivo: questo è il modo serio per difendere la dignità dei detenuti, senza compromettere la dignità dello Stato”, perchè “uno Stato serio questo tema lo deve affrontare con risposte strutturali. I provvedimenti di amnistia, indulto, concessione di uscita anticipata, ci sono varie formule, sono dei provvedimenti tampone, sono stati sperimentati molte volte in passato e non hanno risolto nulla. Anzi, per paradosso, hanno consentito alla politica di fare finta che il problema non esistesse più”. Per Meloni infine “è importante che il Parlamento proceda velocemente nell’approvazione del disegno di legge di iniziativa governativa per favorire il trasferimento nelle comunità terapeutiche dei detenuti tossicodipendenti: può aiutarci ad abbassare la pressione sulle carceri ma anche dare una possibilità di recupero reale a detenuti che possono avere una speranza migliore per il futuro”, ha concluso.

Giorgia inaugura il 2026 con il brano "Corpi Celesti"

Milano, 9 gen. (askanews) – Dopo un 2025 ricco di successi e traguardi straordinari, Giorgia inaugura il 2026 con il nuovo singolo “Corpi Celesti”, in radio da oggi.

Scritta da Federica Abbate, Cripo e Raige e prodotta da Cripo e Enrico Brun, “Corpi Celesti” racconta la spinta al coraggio che ognuno di noi deve mettere nella propria quotidianità per allargare lo sguardo su un’esistenza che ci tiene legati gli uni agli altri e che necessita di un atto di fiducia reciproca.

Il brano è estratto da “G”, il suo ultimo album di inediti, che ha debuttato #1 della classifica album FIMI/NIQ e al #1 della classifica CD, vinili e musicassette FIMI/NIQ, andando ad aggiungere un altro risultato straordinario al 2025 di Giorgia: “La cura per me”, certificato doppio platino, è stato per 12 settimane consecutive ai vertici delle classifiche di vendita, diventando il secondo singolo più venduto del 2025 con oltre 160 milioni di stream globali. Il videoclip del brano è al secondo posto dei video più visti su Vevo nel 2025. Inoltre, Giorgia è stata l’unica artista donna presente nella Top30 degli artisti italiani più ascoltati nel mondo nel primo semestre 2025. Un anno straordinario anche sul fronte radiofonico per Giorgia: tutti e 3 i singoli tratti dall’album “G” usciti nel 2025 (La cura per me, L’unica e Golpe) conquistano la Top 100 annuale di Earone; Golpe, che ha raggiunto il #1 della classifica airplay radio generale di Earone, è stato anche il più alto debutto radiofonico (#2) di un’artista femminile e il primo caso dell’anno di un’artista donna alla #1 nel primo giorno di programmazione ufficiale; “La cura per me”, brano che Giorgia ha presentato all’edizione 2025 del Festival di Sanremo, ha chiuso l’anno al secondo posto nella classifica dei brani sanremesi più trasmessi in radio e al primo come artista donna.

Dopo il “Come Saprei Live” con concerti tutti sold out nelle location più suggestive d’Italia, e un tour nei palasport completamente sold out per un totale di oltre 100.000 biglietti venduti nel 2025, Giorgia tornerà live nei palasport da marzo, per un totale di 18 date nei palasport.

Oltre 2 ore di concerto, un viaggio tra passato e presente: i nuovi brani dell’album “G” si intrecciano con i grandi successi che hanno segnato la sua carriera, creando un ritmo capace di emozionare, sorprendere e far cantare il pubblico dall’inizio alla fine dello spettacolo. Qui le prossime date del “Palasport live”: 13 Marzo 2026 | Torino – Inalpi Arena 16 MARZO 2026 | ROMA – Palazzo dello Sport 18 MARZO 2026 | BARI – Palaflorio 19 Marzo 2026 |Bari – Palaflorio 21 MARZO 2026 | BOLOGNA – Unipol Arena 23 Marzo 2026 | Milano – Unipol Forum 24 Marzo 2026 | Milano – Unipol Forum 28 Marzo 2026 | Firenze – Mandela Forum 30 Marzo 2026 | Padova – Kioene Arena

Per infofriendsandpartners.it Ad accompagnare Giorgia sul palco grandi musicisti come Sonny Thompson (basso/chitarra), Mike Scott (chitarra), William Mylious Johnson (batteria), Gian Luca Ballarin (piano/tastiere), Fabio Visocchi (tastiere), Diana Frodella (corista), Andrea Faustini (corista), Valentina Sgarbossa (archi – violoncello), Caterina Coco (archi – violino), Alessio Cavalazzi (archi – violino), Matteo Lipari (archi – viola).

Crans Montana, Mattarella: angoscia, solidarietà e giustizia

Roma, 9 gen. (askanews) – “La cerimonia di oggi per l’immane tragedia che si è consumata impone poche parole: angoscia nel ricordo delle vittime, piena solidarietà verso i loro familiari, affettuosa e costante vicinanza ai giovani che in ospedale lottano per riprendersi le proprie vite, giustizia per quanto accaduto”. Lo scrive il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel libro delle condoglianze della cerimonia che si è svolta a Martigny in omaggio alle vittime di Crans Montana.

Strage di Crans Montana, Mattarella a Martigny alla cerimonia in omaggio delle vittime del rogo

Roma, 9 gen. (askanews) – Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, partecipa a Martigny, in Svizzera, alla cerimonia in omaggio delle 40 vittime dell’incendio di Crans-Montana la notte di Capodanno. All’evento partecipano numerose personalità internazionali, fra le quali la presidente dell’Europarlamento Roberta Metzola e il presidente francese Emmanuel Macron.

“Impensabile, indicibile”: sono queste le parole con cui il presidente della Confederazione svizzera, Guy Parmelin, ha definito la tragedia della località sciistica di Crans Montana nella notte di Capodanno.

Durante la cerimonia per ricordare le vittime della tragedia, che si tiene nel centro congressuale di Martigny e a cui è presente anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Parmelin ha reso omaggio alle vittime, salutato il coraggio delle loro famiglie e dei loro cari, ringraziato i Paesi vicini per la loro solidarietà e affermato la volontà delle autorità di trarre tutte le conseguenze da questa tragedia.

Poi ha concluso con una nota di particolare commozione: “Molti dei nostri figli non ci sono più. Ci hanno lasciato in un bar che porta il nome di un gruppo di stelle, “Costellazione”. Continueranno a brillare nei nostri ricordi”. “Mi esprimerò con il pudore che esigono le circostanze. L’inizio del 2026 doveva essere all’insegna delle promesse, che per la gioventù volano. Verso l’azzurro si sono invece incendiate nelle ceneri di una notte di orrore”, ha detto in apertura di intervento Parmelin.

Il presidente della Confederazione, ricordano i media svizzeri, ha citato un pensiero di Sant’Agostino e ha sottolineato che “nel lutto che ci ha colpito e che ha reso la Svizzera una sola famiglia, abbiamo la fortuna di condividere questo peso. Il ricordo di questa notte tremenda si illumina con i visi delle vittime nei giorni felici. Davanti alla memoria di chi non c’è più il nostro Paese si inchina”.

“Possiamo contare”, ha detto ancora, “sulla tempestività del nostro ordine giudiziario affinché possa trovare delle risposte e sanzionare i colpevoli”.

“Il primo gennaio 2026, questa giornata non la dimenticheremo mai. Un momento di festa che si è trasformato in incubo”. Lo ha detto il presidente del Governo vallesano Mathias Reynard, durante la cerimonia per ricordare le vittime della tragedia di Crans Montana di Capodanno, che si tiene nel centro congressuale di Martigny.

“A Crans-Montana, 156 destini sono stati stravolti nelle prime ore del nuovo anno”, ha proseguito. Oggi siamo qui “per commemorare 40 anime e anche per i feriti. Nessuna frase potrà mai colmare il vuoto, ma il silenzio non basterebbe. E quindi parliamo”.

“Voglio dirvi che siamo con voi. E non è passato un minuto nel quale non abbiamo pensato a voi”, ha aggiunto rivolgendosi alle famiglie. La cerimonia “è anche il momento per omaggiare i soccorritori di cui andiamo così fieri. Siete stati all’altezza della situazione. A nome del Governo e del Cantone vorrei ringraziarvi”. Secondo Reynard, “scoprire la verità” su quanto accaduto “è un dovere nei confronti delle vittime incolpevoli. Tutti noi, come adulti e responsabili politici, glielo dobbiamo”.

Meloni,Pd:vuole solo sopravvivere,l’Italia reale non le interessa

Roma, 9 gen. (askanews) – “Due ore e mezza davanti alla stampa e non abbiamo mai sentito la parola “sanità”, nemmeno per una delle tante promesse impossibili, nemmeno se nel 50 per cento dei comuni con meno di 5 mila abitanti manca il medico condotto; non abbiamo mai sentito la parola “povertà”, nemmeno di fronte alla fila di 400 metri a Natale per la mensa dei poveri a Milano. Il paese reale non interessa alla premier Meloni”. Lo dichiarano i presidenti dei gruppi parlamentari del Pd di Camera e Senato Chiara Braga e Francesco Boccia e il capo delegazione dem a Bruxelles Nicola Zingaretti.

“Sul caro vita – sottolineano i capigruppo Pd- la Presidente del Consiglio arriva a negare l’evidenza. Di fronte ai dati ufficiali che certificano il peso dell’inflazione su salari e pensioni, Meloni sostiene che le rilevazioni non mostrerebbero gli effetti delle sue misure per presunte “ragioni tecniche”: quando i numeri smentiscono la propaganda del governo, il problema non sono le politiche sbagliate, ma i dati stessi. Come se la realtà fosse sbagliata e non le scelte dell’esecutivo”.

“L’azione del governo – concludono- si esaurisce in un repertorio ormai stanco di formule di rito come fossimo al primo anno di legislatura: “stiamo intervenendo”, “è in agenda”, “lo faremo”. Espressioni ripetute per mascherare l’inerzia di un esecutivo che non mette in campo risposte vere. Una conferenza stampa fatta per sopravvivere.Per il resto è il solito repertorio, simpatie e comprensione delle scelte trumpiane, l’Unione europea non esiste, le spaccature nella maggioranza nemmeno, attacco alla magistratura in vista del referendum, risposte sicuritarie a qualsiasi problema: un mondo in cui ognuno se la deve cavare da solo in un paese più povero, più diviso e più spaventato, con imprese sempre più in difficoltà e stipendi sempre più bassi”.

Formula1, La Ferrari si chiamerà SF-26

Roma, 9 gen. (askanews) – La Ferrari ha svelato il nome della monoposto in vista del Mondiale 2026 di Formula 1. Si chiamerà SF-26 la vettura che vedrà al volante Charles Leclerc e Lewis Hamilton, in una stagione che si preannuncia rivoluzionaria dal punto di vista tecnico e del regolamento. “Una nuova era inizia con la SF-26”, ha scritto la Scuderia di Maranello sui social. La livrea sarà presentata il prossimo 23 gennaio, mentre a fine mese ci saranno i primi test a porte chiuse a Barcellona. Il debutto ufficiale è previsto a Melbourne in occasione del GP di Australia nel weekend del 6-8 marzo.

Papa Leone XIV condanna l’aborto: rifiuto categorico, nega l’accoglienza del dono della vita

Città del Vaticano, 9 gen. (askanews) – “La vita è un dono inestimabile che si sviluppa all’interno di un progetto di relazionalita basato sulla reciprocità e sul servizio. E alla luce di questa visione profonda della vita come dono da accudire, e della famiglia come sua custode responsabile, che si impone il rifiuto categorico di pratiche che negano o strumentalizzano l’origine della vita e il suo sviluppo. Tra queste, vi è l’aborto, che interrompe una vita nascente e nega l’accoglienza del dono della vita”. Così Papa Leone nel suo discorso oggi al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede.

“In tal senso, – ha poi subito aggiunto il pontefice – la Santa Sede esprime profonda preoccupazione in merito ai progetti volti a finanziare la mobilità transfrontaliera finalizzata all’accesso al cosiddetto ‘diritto all’aborto sicuro’ e ritiene deplorevole che risorse pubbliche vengano destinate alla soppressione della vita, anziché essere investite nel sostegno alle madri e alle famiglie”.

“L’obiettivo primario – ha concluso il pontefice – deve rimanere la protezione di ogni nascituro e il supporto effettivo e concreto a ogni donna affinche possa accogliere la vita”.

“La vocazione all’amore e alla vita, che si manifesta in modo eminente nell’unione esclusiva e indissolubile tra la donna e l’uomo, impone un imperativo etico fondamentale: mettere le famiglie nelle condizioni di accogliere e prendersi cura pienamente della vita nascente. Ciò e quanto mai prioritario specialmente in quei Paesi che stanno vivendo un drammatico calo del tasso di natalità”, ha ricordato Papa Leone XIV in un passaggio del suo lungo discorso pronunciato in Vaticano nel corso dell’udienza concessa ai rappresentanti del Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede.

Ma, la maternità surrogata, “trasformando la gestazione in un servizio negoziabile, viola la dignità sia del bambino ridotto a ‘prodotto’, sia della madre, strumentalizzandone il corpo e il processo generativo e alterando il progetto di relazionalità originaria della famiglia”. Ad affermarlo è stato Papa Leone XIV in un passaggio del suo lungo discorso ai rappresentanti del Corpo diplomatico accreditati presso la Santa Sede, ricevuti stamane in Vaticano.

“Simili considerazioni – ha poi aggiunto Papa Prevost – possono essere estese ai malati e alle persone anziane e sole, che talvolta faticano a trovare una ragione per continuare a vivere. E’ compito anche della società civile e degli Stati – ha quindi concluso – rispondere concretamente alle situazioni di fragilità, offrendo soluzioni alla sofferenza umana, quali le cure palliative, e promuovendo politiche di autentica solidarieta, anzichè incoraggiare forme di illusoria compassione come l’eutanasia”.

Papa Leone XIV ha poi chiesto di abolire la pena capitale nel mondo e garantire ai detenuti condizioni di vita umane. Incontrando stamane in Vaticano i rappresentanti del Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede ha ricordato loro che i detenuti, “non possono mai essere ridotti alla stregua dei crimini che hanno commesso”.

“In questa occasione, desidero esprimere viva riconoscenza a quei Governi che hanno risposto positivamente all’appello del mio venerato Predecessore in favore di gesti di clemenza nel corso dell’Anno giubilare, – ha detto Papa Prevost – esprimendo l’auspicio affinchè lo spirito del Giubileo ispiri in modo permanente e strutturale l’amministrazione della giustizia così che le pene siano proporzionate ai reati commessi, siano garantite condizioni dignitose ai reclusi, soprattutto ci si adoperi per l’abolizione della pena di morte, provvedimento che annienta ogni speranza di perdono e di rinnovamento”, ha detto. “Non possiamo poi dimenticare la sofferenza di tanti detenuti per motivi politici, presenti in molti Stati”, ha quindi voluto aggiungere il Pontefice.

Papa Leone XIV: preoccupa la debolezza del multilateralismo. La guerra è tornata di moda

Roma, 9 gen. (askanews) – Siamo in un tempo molto simile a quello della caduta dell’Impero romano e “come allora siamo in un’epoca di profondi movimenti migratori; come allora siamo in un tempo di profondo riassetto degli equilibri geopolitici e dei paradigmi culturali; come allora siamo, secondo la nota espressione di Papa Francesco, non in un’epoca di cambiamento ma in un cambiamento d’epoca”. Questa l’analisi di Papa Leone fatta oggi davanti agli ambasciatori di tutto il mondo riuniti in Vaticano per i saluti al pontefice.

“Nel nostro tempo, preoccupa in modo particolare, sul piano internazionale, la debolezza del multilateralismo. – ha detto loro il Papa nel corso del suo discorso – A una diplomazia che promuove il dialogo e ricerca il consenso di tutti, si va sostituendo una diplomazia della forza, dei singoli o di gruppi di alleati. La guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando. E stato infranto il principio, stabilito dopo la Seconda Guerra Mondiale, che proibiva ai Paesi di usare la forza per violare i confini altrui”.

“Non si ricerca più la pace in quanto dono e bene desiderabile in sè, nel perseguimento di un ordine voluto da Dio, che comporta una giustizia piu perfetta tra gli uomini, ma la si ricerca mediante le armi, quale condizione per affermazione di un proprio dominio. Ciò – ha concluso Papa Prevost – compromette gravemente lo stato di diritto, che e alla base di ogni pacifica convivenza civile”.

“L’importanza del diritto umanitario internazionale”, ed il suo “rispetto non può dipendere dalle circostanze e dagli interessi militari e strategici”, ha sottolineato Papa Leone al corpo diplomatico ricevuto stamane in Vaticano. “Il diritto umanitario, oltre a garantire, nelle piaghe della guerra, un minimo di umanità, è un impegno che gli Stati hanno preso. – ha detto loro il pontefice – Esso deve sempre prevalere sulle velleità dei belligeranti, al fine di mitigare gli effetti devastanti della guerra, anche in un’ottica di ricostruzione”. “Non si puo tacere che la distruzione di ospedali, di infrastrutture energetiche, di abitazioni e di luoghi essenziali alla vita quotidiana costituisce una grave violazione del diritto umanitario internazionale”, ha quindi proseguito il Papa ricordando che “la Santa Sede ribadisce con fermezza la propria condanna di ogni forma di coinvolgimento dei civili nelle operazioni militari e auspica che la Comunita internazionale ricordi che la tutela del principio dell’inviolabilità della dignità umana e della sacralità della vita conti sempre di più di qualsiasi mero interesse nazionale”.

Le Nazioni Unite “hanno mediato conflitti, promosso lo sviluppo ed aiutato gli Stati nella protezione di diritti umani e libertà fondamentali. In un mondo attraversato da sfide complesse come le tensioni geopolitiche, le disuguaglianze e le crisi climatiche l’organizzazione dovrebbe svolgere un ruolo fondamentale, contribuendo a costruire un futuro piu giusto”, ha ricordato Papa Leone nel suo discorso al Corpo diplomatico ricevuto oggi in Vaticano.

“Si rendono pertanto necessari – ha detto – sforzi affinchè le Nazioni Unite non solo rispecchino la situazione del mondo odierno e non quello del dopoguerra, ma anche affinchè siano più orientate ed efficienti nel perseguire non ideologie ma politiche volte all’unità della famiglia dei popoli”. Il Papa ha, quindi, ripetuto che “lo scopo del multilateralismo e, dunque, offrire un luogo perche le persone possano incontrarsi e parlare, sul modello dell’antico foro romano o della piazza medievale”. Tuttavia, ha fatto notare, “per dialogare occorre intendersi sulle parole e sui concetti che esse rappresentano. Riscoprire il significato delle parole e forse una delle prime sfide del nostro tempo. Quando le parole perdono la loro aderenza alla realta e la realta stessa – ha concluso il Pontefice – diventa opinabile e in ultima istanza incomunicabile”.

Papa Leone inoltre è tornato, in particolare, a condannare il “protrarsi della guerra in Ucraina, con il carico di sofferenze inflitte alla popolazione civile”. “Dinanzi a tale drammatica situazione, la Santa Sede riafferma con decisione l’urgenza di un cessate-il-fuoco immediato e di un dialogo animato dalla ricerca sincera di vie capaci di condurre alla pace”. “Alla Comunita internazionale rivolgo un pressante appello affinché – ha detto – non venga meno l’impegno nel perseguire soluzioni giuste e durature a tutela dei più fragili e per ridare speranza alle popolazioni colpite, rinnovando la piena disponibilità della Santa Sede ad accompagnare ogni iniziativa che favorisca la pace e la concordia”.

Papa Leone ha anche ricordato la situazione di Gaza: in Terra Santa, “nonostante la tregua annunciata ad ottobre, la popolazione civile continua a patire una grave crisi umanitaria, che aggiunge ulteriore sofferenza a quelle gia vissute. La Santa Sede guarda con particolare attenzione ad ogni iniziativa diplomatica che provveda a garantire ai palestinesi della Striscia di Gaza un futuro di pace e di giustizia durature nella propria terra, cosi come all’intero popolo palestinese e all’intero popolo israeliano”. “In particolare, la soluzione a due Stati permane la prospettiva istituzionale che viene incontro alle legittime aspirazioni di entrambi i popoli – ha poi chiarito Papa Leone – mentre si rileva, purtroppo, l’aumento delle violenze in Cisgiordania, perpetrate contro la popolazione civile palestinese, che ha il diritto a vivere in pace nella propria terra”.

Commercio, Istat: a novembre vendite al dettaglio +0,5%, su anno +1,3%

Roma, 9 gen. (askanews) – A novembre 2025 in Italia le vendite al dettaglio hanno registrato, rispetto al mese precedente, una crescita sia in valore sia in volume: rispettivamente +0,5% e +0,6%. L’aumento ha riguardato tanto i beni alimentari, +0,5% sia in valore sia in volume, quanto quelli non alimentari, +0,7% sia in valore sia in volume. Lo ha reso noto l’Istat.

Su base tendenziale, a novembre 2025, le vendite al dettaglio registrano una crescita dell’1,3% in valore e dello 0,5% in volume. Le vendite dei beni alimentari aumentano in valore (+1,3%) e calano in volume (-0,5%) mentre quelle dei beni non alimentari aumentano sia in valore (+1,4%) sia in volume (+1,1%).

Per quanto riguarda i beni non alimentari, prosegue l’Istat, si registrano variazioni tendenziali prevalentemente positive tra i vari gruppi di prodotti. L’aumento maggiore riguarda i Prodotti di profumeria, cura della persona (+5,9%), mentre il calo più consistente si osserva per gli Altri prodotti (-0,4%).

Rispetto a novembre 2024, il valore delle vendite al dettaglio è in aumento per la grande distribuzione (+2,1%) e il commercio elettronico (+8,3%), mentre registra una flessione per le imprese operanti su piccole superfici (-0,5%) e le vendite al di fuori dei negozi (-1,9%). “Rispetto allo scorso anno, il valore delle vendite è in crescita esclusivamente per la grande distribuzione e il commercio online; quest’ultimo, in particolare, vede l’aumento più significativo da marzo 2023”, è il commento dell’Istat.

Commercio, Eurostat: a novembre vendite al dettaglio eurozona +0,2%

Roma, 9 gen. (askanews) – Consumi avanti piano nell’eurozona. A novembre 2025, rispetto a ottobre 2025, il volume del commercio al dettaglio destagionalizzato è aumentato dello 0,2% sia nell’area dell’euro che nell’Ue. E’ quanto emerge dalle prime stime di Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea.

A novembre 2025, rispetto a novembre 2024, l’indice delle vendite al dettaglio corretto per gli effetti di calendario è aumentato del 2,3% sia nell’area dell’euro che nell’Ue.

Meloni: con Mattarella rapporti ottimi, quando va difesa Italia c’è

Roma, 9 gen. (askanews) – Con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, “i rapporti sono ottimi, devo dire la verità. Leggo spesso le ricostruzioni di nervosismo, di scontri. Non siamo sempre d’accordo ovviamente, lo ha dichiarato anche lui quando disse che firma cose sulle quali non è d’accordo. Ma c’è una cosa che per me fa totalmente la differenza: Mattarella, quando si tratta di difendere l’interesse italiano, c’è. Questo per me vale tutto perché poter contare su un capo dello Stato che, soprattutto nel rapporto con l’estero, nelle grandi questioni che affrontiamo, aiuta a rafforzare il ruolo dell’Italia e a difendere l’interesse nazionale, fa la differenza”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare.

“Sulle questioni interne, immagino che le sue posizioni personali non siano sempre le nostre però entrambi sappiamo qual è il nostro ruolo e entrambi collaboriamo in maniera ottima: vedo un racconto spesso sulla stampa molto diverso dalla realtà che vivo e quindi non vorrei ci fosse il tentativo di costruire uno scontro con il Quirinale per interessi diversi, guardando alla riforma del premierato per poter dire che la Meloni vuole mettere le mani sul sul Quirinale. Vi ricordo che non c’entra perché con la riforma i poteri rimangono gli stessi”.

“Questa costruzione porta a dover per forza raccontare che ci sono problemi, anche quando problemi non ci sono poi, quando non siamo d’accordo ovviamente ne parliamo. Cerchiamo sempre delle soluzioni e le abbiamo sempre trovate”, ha concluso.

Venezuela, Trump: Caracas sta collaborando, annullato nuovo attacco. Il Papa: cercare soluzioni pacifiche

Roma, 9 gen. (askanews) – “Seguo con attenzione la situazione in Venezuela e auspico che con la presidente Delcy Rodríguez si apra una nuova stagione di relazioni costruttive fra Roma e Caracas”, lo ha dichiarato la premier Giorgia Meloni in una nota rivolta alla neo presidente del Venezuela Delcy Rodriguez.

“Esprimo gratitudine per la scelta di avviare la liberazione di detenuti politici, fra i quali anche italiani, e spero vivamente che questo percorso prosegua con ulteriori passi nella medesima direzione”, aggiunge la presidente del Consiglio.

“Il Venezuela sta rilasciando un gran numero di prigionieri politici in segno di ‘ricerca della pace’. Si tratta di un gesto molto importante e intelligente. Gli Stati Uniti e il Venezuela stanno lavorando bene insieme, soprattutto per quanto riguarda la ricostruzione, in una forma molto più grande, migliore e più moderna, delle loro infrastrutture petrolifere e del gas. Grazie a questa cooperazione, ho annullato la seconda ondata di attacchi precedentemente prevista, che a quanto pare non sarà necessaria; tuttavia, tutte le navi rimarranno al loro posto per motivi di sicurezza”. Lo ha scritto oggi su Truth Social il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. “Almeno 100 miliardi di dollari saranno investiti dalle grandi compagnie petrolifere, che incontrerò oggi alla Casa Bianca. Grazie per l’attenzione! Presidente DJT”, ha concluso Trump.

Intanto Papa Leone rinnova la sua “viva preoccupazione” per “l’acuirsi delle tensioni nel Mar dei Caraibi e lungo le coste americane del Pacifico”. Lo ha fatto nel suo lungo discorso stamane in Vaticano dove ha ricevuto i rappresentanti del Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede.

“Desidero rinnovare un pressante appello a cercare soluzioni politiche pacifiche alla presente situazione, avendo a cuore il bene comune delle popolazioni e non la difesa di interessi di parte. – ha detto il Pontefice – Ciò vale in particolare per il Venezuela, in seguito ai recenti sviluppi. Rinnovo, al riguardo, l’appello a rispettare la volontà del popolo venezuelano e ad impegnarsi per la tutela dei diritti umani e civili di ognuno e per l’edificazione di un futuro di stabilità e di concordia”.

Fine vita, Meloni: compito Stato non è favorire percorsi suicidio

Roma, 9 gen. (askanews) – “Se io sia favorevole o meno dipende dai contenuti delle legge” sul fine vita e il suicidio assistito: “Su questo sta lavorando il Parlamento, quindi non ci sono iniziative governative, allo Stato attuale il Senato ha diverse proposte di legge che si stanno valutando. Quello che facciamo noi oggi è rimetterci al Parlamento e alle sue decisioni”, ma “il compito dello Stato e delle istituzioni non è favorire percorsi per suicidarsi, ma semmai cercare di rimuovere o di ridurre al minimo la solitudine e le difficoltà che peggiorano la situazione di chi ha gravi patologie e dei suoi familiari”. Così il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni nella conferenza stampa organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare.

“Questo è il lavoro che fa governo – ha proseguito – e che abbiamo fatto con l’aumento delle risorse per le cure palliative, anche con questa legge di bilancio, con l’aumento delle risorse per l’assistenza domiciliare ed è quello che il governo fa con il prossimo ddl sui care giver familiari, che intendiamo portare in uno dei prossimi Consigli dei ministri. Il nostro compito è combattere la solitudine, l’abbandono, le difficoltà che spesso contribuiscono a far vedere l’opzione del suicidio assistito come un’unica opzione possibile”, ha concluso Meloni.

Strage di Crans Montana, Mattarella all’ospedale di Zurigo: l’Italia intera coinvolta

Roma, 9 gen. (askanews) – Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, prima di recarsi a Martigny dove si svolgerà la cerimonia commemorativa per le vittime della tragedia di Crans Montana, ha voluto fare tappa all’ospedale di Zurigo per incontrare i familiari dei due ragazzi che sono ricoverati in quella struttura. Si è poi intrattenuto con i medici in ospedale che ha ringraziato insieme al personale della Protezione Civile. Ora il capo dello Stato si sposterà in aereo a Ginevra per poi proseguire in auto sino a Martigny. Lo fanno sapere fonti del Quirinale.

Ai medici Mattarella ha detto: “Sono venuto qui per ringraziarvi e per tramettere ai genitori dei ragazzi la partecipazione e il sentimento dell’Italia intera coinvolta nell’angoscia per quello che è accaduto e nella speranza che i giovani possono riprendere la loro vita nel migliore dei modi”.

Crans Montana, Meloni: vietare nei locali candele scintillanti

Roma, 9 gen. (askanews) – “Quando accadono” tragedie come quella del rogo al Bar Le Constellation di Crans Montana “credo ci si debba sempre chiedere che cosa si può imparare e penso che, anche dialogando con l’opposizione, noi dovremmo ragionare della possibilità di vietare nei locali al chiuso l’uso degli scintillii che vengono messi nelle bottiglie per festeggiare perché è comunque un elemento che può essere di pericolosità”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nella conferenza stampa di inizio anno organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare.

“Avendo noi degli imprenditori abilissimi – ha proseguito la premier – immagino che si possano trovare mille altri modi per festeggiare senza rischiare che un locale possa andare a fuoco”.

Docente italiano privato dei figli protesta ad ambasciata giapponese

Roma, 9 gen. (askanews) – Una protesta davanti all’ambasciata giapponese a Roma, ma anche incontri con la parlamentare di Forza Italia, Rosaria Tassinari, con il sindaco e il vicesindaco di Forlì, Gian Luca Zattini e Vincenzo Bongiorno, con il consigliere regionale, Luca Pestelli, e un confronto con l’associazione “Genitori Sottratti”: si moltiplicano gli sforzi del docente universitario di fisica in Giappone, Michele Dall’Arno, per poter rivedere i suoi figli di sette, cinque e due anni portati via dalla moglie il 31 ottobre scorso dalla loro casa a Toyohashi, a sud-ovest di Tokyo.

“Sono disposto a tutto per rivedere i miei bambini”, ha detto ad askanews dalla sua casa di Forlì dove si trova per le vacanze natalizie e da dove continua a battersi per ottenere un affidamento condiviso dei figli di cui non ha notizie ormai da due mesi e mezzo. Anche il consolato di Osaka, che assiste il docente dall’inizio della vicenda, non ha avuto riscontro alle richieste inviate alla donna per poter avere notizie sullo stato di salute dei bambini. “Il consolato ha chiesto una videochiamata e mia moglie l’ha rifiutata”, ha ricordato il docente, precisando di aver poi fornito alle autorità consolari “gli estremi dell’avvocato di mia moglie, ma anche in questo caso non ci sono novità”.

Durante la protesta tenuta davanti alla sede diplomatica giapponese, “la polizia, che ringrazio molto, mi ha aiutato ad avere contatti, meramente informativi, con il personale italiano”, ha raccontato Dall’Arno, precisando che aveva fatto richiesta per essere ricevuto, caduta nel vuoto. Nell’incontro avuto con la parlamentare Tassinari, “che è di Forlì, la mia città, mi è stato detto che contatterà il ministero degli Esteri, di fronte al quale vorrei andare la settimana prossima, chiedendo magari di essere ricevuto”.

Dell’Arno ha tenuto a rimarcare i tempi stretti per una soluzione alla sua vicenda: dopo la prima udienza tenuta lo scorso 11 dicembre, in cui “mia moglie ha chiesto gli alimenti, che sono letteralmente pagamenti per darmi la speranza di rivedere i bambini”, ad aprile “mia moglie sarà in grado di pignorarmi lo stipendio e vorrei sottolineare che non stiamo parlando di un caso di separazione, di divorzio, in cui si pagano gli alimenti, ma di sequestro di minori”. Il docente ha quindi espresso l’intenzione di licenziarsi a fine marzo, ma “non perché non voglio pagare gli alimenti ai miei figli, ma perché io non ci sto a un gioco in cui prima sequestrano i bambini, poi mi si chiede denaro e solo dopo mi si dice se, come e quando, magari in un’aula di tribunale chiusa a chiave, potrò occasionalmente vedere i miei bambini”.

Dell’Arno ha ricordato infatti il caso di “Tommaso Perina, un padre veneto che è passato attraverso questa situazione prima di me” a cui la moglie ha rapito i figli nel 2016, che “vedeva un’ora al mese in un’aula di tribunale chiusa a chiave dall’esterno, alla presenza dell’avvocato della moglie, senza poter fare fotografie e senza poter dare ai bambini dei regali”.

“Io ho sempre detto, e anche messo per iscritto al tribunale, che sono a favore dell’affidamento condiviso, perchè credo che i bambini hanno abbiano bisogno di entrambi i genitori”, ha rimarcato dall’Arno, sollecitando quindi un intervento deciso da parte delle istituzioni, per risolvere in tempi rapidi la vicenda, perchè “i miei figli hanno bisogno di un padre adesso, non fra 10 anni”.

Crans Montana, Mattarella a ospedale Zurigo: Italia intera coinvolta

Roma, 9 gen. (askanews) – Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, prima di recarsi a Martigny dove si svolgerà la cerimonia commemorativa per le vittime della tragedia di Crans Montana, ha voluto fare tappa all’ospedale di Zurigo per incontrare i familiari dei due ragazzi che sono ricoverati in quella struttura. Si è poi intrattenuto con i medici in ospedale che ha ringraziato insieme al personale della Protezione Civile. Ora il capo dello Stato si sposterà in aereo a Ginevra per poi proseguire in auto sino a Martigny. Lo fanno sapere fonti del Quirinale.

Ai medici Mattarella ha detto: “Sono venuto qui per ringraziarvi e per tramettere ai genitori dei ragazzi la partecipazione e il sentimento dell’Italia intera coinvolta nell’angoscia per quello che è accaduto e nella speranza che i giovani possono riprendere la loro vita nel migliore dei modi”.

Minori, Meloni: in arrivo altro provvedimento su maranza e baby gang

Roma, 9 gen. (askanews) – Il governo sta lavorando a un provvedimento per contrastare il fenomeno delle baby gang. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare.

La premier ha ricordato il lavoro fatto dal governo sulla materia “con il decreto Caivano” per il quale “fummo accusati di arrestare i bimbi. Ricordo un titolo indimenticabile: il governo vuole arrestare i bimbi. Non è chiaramente il nostro intento. Noi vogliamo salvare quei minori: non sfugge a nessuno che la criminalità organizzata usa manovalanza sempre più giovane perché questi ragazzi non si potevano arrestare”.

Meloni ha ammesso però che il decreto Caivano “non basta perché il fenomeno dei maranza e delle gang giovanili continua a imperversare quindi stiamo lavorando a un altro provvedimento specifico su questo tema che verrà presentato nei prossimi Cdm”. La premier ne ha anticipato alcuni contenuti: “Quasi sempre questi atti di violenza sono commessi con armi da taglio più che da fuoco. Quindi penso vada vietato il porto con una aggravante nel caso di persone travisate o gruppi di persone che si riuniscono in luoghi sensibili. Va vietata la vendita anche online di armi da taglio e simili. Ci saranno sanzioni nei confronti dei genitori responsabili di questi minori. Queste sono alcune misure su cui stiamo lavorando”.

Cinema, aumentano nelle sale le copie per "Primavera" di Michieletto

Roma, 9 gen. (askanews) – Prosegue il cammino al box office di “Primavera”, esordio di Damiano Michieletto con Tecla Insolia e Michele Riondino, che continua a mantenersi nelle prime posizioni del boxoffice registrando un importante riscontro del pubblico in sala. Uscito nelle sale il 25 dicembre, il film ha raggiunto finora un incasso complessivo di 1.556.418 euro, un traguardo significativo che conferma l’attenzione costante degli spettatori e una performance sorprendente per un esordio.

Dopo l’anteprima al Festival di Toronto e il passaggio in altri festival internazionali, dove ha ottenuto importanti riconoscimenti (tra cui il Premio del Pubblico al Festival di Chicago), “Primavera” è uscito nelle sale italiane il 25 dicembre e le copie verranno aumentate nella terza settimana dal giorno di uscita.

“L’uscita del 25 dicembre è stata il fulcro della strategia distributiva e il principale driver del successo di ‘Primavera’. Il film è stato lanciato come una release mirata, partendo da 211 copie studiate, per poi espandersi progressivamente grazie alla risposta del pubblico e alla crescente domanda da parte degli esercenti. Alla terza settimana di programmazione, ha raggiunto le 293 sale, un dato che testimonia come la finestra natalizia, se supportata da un titolo di qualità, possa generare valore e sostenibilità anche per un esordio italiano in un contesto altamente competitivo” ha commentato Carlos Prada per Warner Bros. Pictures.

“Siamo molto felici del risultato di ‘Primavera’, e della scelta di Warner Bros. di proporlo in un periodo così competitivo come il Natale: non c’è nulla di più bello che vedere come il pubblico apprezzi i film italiani di qualità e come il passaparola sia ancora il migliore e più efficace strumento di promozione” ha aggiunto Francesca Cima per Indigo Film.

Ces 2026, un Notturno di Chopin in versione robotica

Las Vegas, 9 gen. (askanews) – Al Ces di Las Vegas la tecnologia incontra la musica. Tra i padiglioni della fiera, alla North Hall del Las Vegas Convention Center, due robot sono seduti al piano e suonano un Notturno di Chopin davanti ai visitatori.

La dimostrazione è di Realhand, azienda specializzata nello sviluppo di mani robotiche ad alta precisione. Sistemi progettati per replicare la destrezza della mano umana, con movimenti fluidi e controllo millimetrico delle dita, proprio come richiesto per suonare il pianoforte.

Un esperimento che va oltre lo spettacolo: le stesse tecnologie di Realhand sono pensate per l’industria, la riabilitazione e la robotica collaborativa.

Strage di Crans Montana, i Moretti in tribunale sotto scorta- Oggi lutto nazionale in Svizzera

Roma, 9 gen. (askanews) – Accusati di omicidio colposo, i due gestori del Le Constellation – il locale nella località sciistica svizzera di Crans Montana, dove 40 persone sono morte e altre 116 sono rimaste ferite nella strage di Capodanno – sono stati ascoltati per la prima volta in qualità di indagati, questa mattina. I coniugi Jaques e Jessica Moretti sono arrivati poco prima delle 8 all’Ufficio centrale del pubblico ministero del Vallese, come ha riferito la Rts (Radio televisione svizzera). Presenti sul posto una cinquantina di giornalisti svizzeri, italiani e francesi.

Accompagnati dai loro avvocati, i due gestori sono stati scortati dalla polizia, che li ha aiutati a entrare nell’edificio. Malgrado le numerose domande dei giornalisti, i coniugi non hanno rilasciato dichiarazioni. Come pure i loro tre avvocati.

I proprietari del Constellation devono rispondere di omicidio colposo, incendio colposo e lesioni personali colpose. Dalle 8 sono stati interrogati sulla loro situazione personale. Rts ha chiarito che oggi non saranno ascoltati sui fatti avvenuti durante la notte di San Silvestro, in cui hanno perso la vita anche sei cittadini italiani e ne sono rimasti feriti altri undici.

Dalle 8 circa di questa mattina, la coppia di francesi è stata interrogata sulla situazione personale. Le tre procuratrici che hanno convocato i coniugi mirano in particolare a fare maggiore chiarezza sul patrimonio immobiliare dei due.

Salvo imprevisti, confermano i media svizzeri, i proprietari del locale – che aveva la licenza come bar – non saranno ascoltati oggi sui fatti, vale a dire sulle cause che potrebbero aver portato alla morte di quaranta persone, oltre la metà delle quali di età inferiore ai 18 anni.

Diversi avvocati delle vittime, ha confermato Rts, possono assistere all’audizione.

Tutta la Svizzera è chiamata oggi, nel giorno di lutto nazionale, a rendere omaggio alle giovani vittime dell’incendio che ha devastato la stazione sciistica svizzera di Crans-Montana la notte di Capodanno, provocando 40 morti e 116 feriti.

Le autorità federali e le chiese svizzere hanno invitato il pubblico a osservare un minuto di silenzio alle 14. Le campane delle chiese suoneranno poi in tutto il territorio alpino.

Contemporaneamente, si terrà una cerimonia commemorativa a Martigny, una cittadina nella valle del Rodano, non lontano da Crans-Montana. Si prevede che la capienza e le condizioni meteorologiche del locale saranno più favorevoli rispetto alla stazione sciistica vallesana, imbiancata dalla neve da giovedì sera, ma anche gli abitanti di Crans-Montana potranno seguire le cerimonie grazie a maxischermi.

“La pausa che tutta la Svizzera è invitata a osservare venerdì alle 14 simboleggia il lutto che unisce il Paese alle famiglie e agli amici direttamente colpiti”, ha annunciato il governo in un comunicato. Francia e Italia, particolarmente colpite dalla tragedia, con rispettivamente nove e sei morti e numerosi feriti, saranno rappresentate dai presidenti Emmanuel Macron e Sergio Mattarella. È atteso anche il primo ministro belga Bart De Wever.

In totale, 19 nazionalità sono state colpite dal disastro, che ha causato 40 vittime, metà delle quali minorenni, e 116 feriti. Secondo l’ultimo conteggio, 83 feriti rimangono ricoverati in ospedale in Svizzera e nei reparti grandi ustionati in Francia, Italia, Germania e Belgio.

L.elettorale, Meloni: c’è dialogo con opposizione, riforma conviene anche a Schlein

Roma, 9 gen. (askanews) – “Ci sono interlocuzioni con le opposizioni anche se non necessariamente al mio livello. Il mandato è anche a chi se ne occupa in Parlamento a dialogare con l’opposizione”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare.

Secondo la premier, anche la segretaria del Pd, Elly Schlein, dovrebbe essere “favorevole” alla riforma che sta pensando il centrodestra, un proporzionale con premio di maggioranza, perché “è una riforma che consente a chi prende più voti di governare per cinque anni con una maggioranza solida: sarebbe un vantaggio per tutti e potrebbe rappresentare un vantaggio ancora più importante per l’opposizione che per la maggioranza”.

“La partita è più che aperta con una riforma di questo tipo e potrebbe dare al campo avverso una maggioranza più ampia di quella che otterrebbe con l’attuale legge. Perché il tema non è solo vincere ma riuscire a governare. È importante che i cittadini abbiano un potere reale, che vadano a votare e chi ha preso un voto in più possa governare e non ci siano scelte ricomposte nel palazzo”, ha concluso.

Ucraina, Meloni: l’Europa deve parlare anche con la Russia

Roma, 9 gen. (askanews) – “Penso che Macron abbia ragione: credo che sia arrivato il momento in cui anche l’Europa parli con la Russia, perché se l’Europa decide di partecipare a questa fase di negoziazioni parlando solo con una delle due parti in campo, temo che alla fine il contributo positivo che può portare sia limitato”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante la conferenza stampa organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare.

Referendum, Meloni: 22 e 23 marzo la data più probabile

Milano, 9 gen. (askanews) – “Dobbiamo dare una data” per il referendum sulla riforma della Giustizia “entro il 17 gennaio, lo farà il prossimo Cdm. La data del 22 e 23 marzo è quella che a oggi mi sembra più probabile”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nella conferenza stampa organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare.

“Vedo anche io – ha detto rispondendo ad una domanda in merito -un intento dilatorio nelle polemiche dei giorni scorsi, ma non c’è alcuna impasse. Non c’è da parte nostra alcun intento di forzare, non abbiamo ragione per forzare, la data ci sembra ragionevole e ci consente nel caso in cui il sì, di portare a casa le norme attuative in tempo prima della definizione del nuovo Csm”.

Ucraina, Meloni: non necessario invio soldati italiani

Roma, 9 gen. (askanews) – L’invio di soldati italiani in Ucraina non è necessario. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare.

“La ragione per cui non ritengo necessario l’invio di soldati italiani in Ucraina, è perché il principale strumento oggi individuato per costruire solide garanzie di sicurezza per l’Ucraina e un sistema di garanzie di sicurezza ispirato all’articolo 5 della Nato”, ha spiegato.

Quanto a un invio di militari nell’ambito di una eventuale missione Onu, Meloni ha detto: “Non c’è questa opzione sul campo oggi, di un intervento di forza multinazionale con l’ombrello Onu: si sta parlando oggi dell’istituzione di una forza multinazionale nell’ambito della coalizione dei volenterosi senza l’ombrello Onu”.

Groenlandia, Meloni: non credo in un’azione militare Usa

Roma, 9 gen. (askanews) – “Continuo a non credere nell’ipotesi che gli Stati Uniti avvino un’azione militare per assumere il controllo della Groenlandia, opzione che chiaramente non condividerei. L’ho già messo nero su bianco ma che credo non converrebbe a nessuno, neanche agli Stati Uniti”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare. Questa posizione “è stata ribadita anche nello statement sottoscritto dai principali leader europei”, ha aggiunto.

“Allo stato attuale, l’ipotesi di un intervento per assumere il controllo della Groenlandia è stata esclusa sia da da Marco Rubio che dallo stesso Donald Trump”, ha sottolineato la premier.

“Penso che l’amministrazione Trump con i suoi metodi molto assertivi stia soprattutto ponendo l’attenzione sull’importanza strategica della Groenlandia e in generale dell’area Artica per i suoi interessi e per la sua sicurezza”, ha aggiunto Meloni ricordando che si tratta di un’area agiscono molti attori stranieri e “continuo a credere che il messaggio che gli Usa vogliono dare è che non accetteranno ingerenze eccessive di altri attori stranieri in una area così strategica per la loro sicurezza e per i loro interessi. Ma questo è un tema che dal mio punto di vista coinvolge anche noi” e “oggettivamente ci deve interessare particolarmente”.

Venezuela: Meloni: non smetteremo di occuparci di Trentini

Roma, 9 gen. (askanews) – “Il governo italiano si occupa della vicenda di Alberto Trentini quotidianamente da diciamo 400 giorni” ma “non è l’unico italiano detenuto in Venezuela, lo abbiamo fatto e lo continuiamo a fare mobilitando tutti i canali, che sono canali politici, diplomatici e di intelligence e non smetteremo di occuparci di questa vicenda fino a quando la signora Armanda non potrà riabbracciare suo figlio”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nella conferenza stampa di inizio anno organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare.

“Io ho parlato varie volte con la mamma di Alberto e chiaramente capisco il suo dolore e la sua difficoltà, è molto doloroso anche per me non riuscire a dare risposta nei tempi in cui vorrei darle, come immagino sappiate”, ha aggiunto Meloni.

La conferenza stampa di inizio anno della premier Giorgia Meloni

Roma, 9 gen. (askanews) – Nell’aula dei gruppi parlamentari si tiene la tradizionale conferenza stampa di inizio anno della premier Giorgia Meloni, organizzata dall’ordine dei giornalisti in collaborazione con l’associazione stampa parlamentare. Quaranta domande a cui la premier risponde, ecco le sue dichiarazioni

11:41 – “Continuo a non credere nell’ipotesi che gli Stati Uniti avvino un’azione militare per assumere il controllo della Groenlandia, opzione che chiaramente non condividerei. L’ho già messo nero su bianco ma che credo non converrebbe a nessuno, neanche agli Stati Uniti”,  ha detto Meloni. Questa posizione “è
stata ribadita anche nello statement sottoscritto dai principali leader europei”, ha aggiunto. “Allo stato attuale, l’ipotesi di un intervento per assumere il controllo della Groenlandia è stata esclusa sia da Marco Rubio che dallo stesso Donald Trump”, ha sottolineato la premier. “Penso che l’amministrazione Trump con i suoi metodi molto assertivi stia soprattutto ponendo l’attenzione sull’importanza strategica della Groenlandia e in generale dell’area Artica per i suoi interessi e per la sua sicurezza”, ha aggiunto Meloni
ricordando che si tratta di un’area agiscono molti attori stranieri e “continuo a credere che il messaggio che gli Usa vogliono dare è che non accetteranno ingerenze eccessive di altri attori stranieri in una area così strategica per la loro sicurezza e per i loro interessi. Ma questo è un tema che dal mio punto di vista coinvolge anche noi” e “oggettivamente ci deve interessare particolarmente”.

11:40 – “Saluto con gioia la liberazione di Biagio Pilieri” in Venezuela, “a quello che ci risulta è che ci sia un provvedimento di scarcerazione non ancora eseguito anche nei confronti di Luigi Gasperin”,  ha detto la presidente del Consiglio. “Io sono fiduciosa, considero – ha sottolineato la premier – il segnale dato dalla Presidente” venezuelana “Delcy Rodriguez un segnale di grande valore, un segnale unilaterale nel senso della pacificazione nel paese, lo cogliamo pienamente e penso che possa anche rappresentare un elemento molto importante nella definizione di relazioni nuove e diverse tra Italia e Venezuela”.

11:34 –  “Il governo italiano si occupa della vicenda di Alberto Trentini quotidianamente da diciamo 400
giorni” ma “non è l’unico italiano detenuto in Venezuela, lo abbiamo fatto e lo continuiamo a fare mobilitando tutti i canali,  che sono canali politici, diplomatici e di intelligence e non smetteremo di occuparci di questa vicenda fino a quando la signora Armanda non potrà riabbracciare suo figlio”, ha detto la presidente del Consiglio   “Io ho parlato varie volte con la mamma di Alberto e chiaramente
capisco il suo dolore e la sua difficoltà, è molto doloroso anche per me non riuscire a dare risposta nei tempi in cui vorrei darle, come immagino sappiate”, ha aggiunto Meloni.

11:33 – “Diversi ministeri stanno lavorando all’equo compenso per i giornalisti, la questione mi sta a cuore, ne abbiamo parlato anche negli ultimi giorni soprattutto con il ministero della Giustizia, entro il mese di febbraio avremo le tabelle che servono per portare avanti un provvedimento che a me sta a cuore particolarmente”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni,

11;32 – “Abbiamo seguito e seguiamo la questione del rinnovo del contratto dei giornalisti, c’è un tavolo aperto, figuriamoci se non condivido il tema, penso si sappia che il governo ha a cuore il tema dei rinnovi
contrattuali, lo abbiamo dimostrato coi nostri provvedimenti” ma il contratto dei giornalisti “non dipende da noi, non mi è chiara la mobilitazione in questo contesto”,  ha detto Meloni facendo riferimento agli striscioni issati da alcuni esponenti Fnsi all’inizio della conferenza stampa nell’aula dei
gruppi. “La responsabilità non è del governo, capisco il momento di visibilità ma l’immagine che ne esce è una contestazione a Meloni e non so se sia mai accaduto in passato su materie non di mia competenza. Possiamo fare moral suasion, siamo dalla vostra parte, ma non vorrei che ne venisse fuori l’immagine di una contestazione alla presidente del Consiglio su una cosa sulla quale la presidente del Consiglio non ha responsabilità”, ha aggiunto.

11:30 – “La mia solidarietà ai giornalisti che hanno subito intimidazioni e attentati non è mai mancata, chiara e netta, e voglio ribadirla anche in questa sede, perché la libertà di stampa è presupposto fondamentale dello stato di salute di qualsiasi nazione democratica e tutti siamo chiamati a difenderla”, ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni,  raccogliendo la sollecitazione del presidente dell’Ordine Bartoli e “aggiungendo alla lista anche l’assalto a La Stampa: i giornalisti non erano presenti ma erano l’oggetto di quella intimidazione”. Sul tema della sicurezza dei giornalisti, “sono contenta che si
apprezzi l’impegno che il governo aveva preso, in questa sede un anno fa, per garantire agli operatori inviati in zone sensibili di svolgere il loro lavoro nelle migliori condizioni di sicurezza. I numeri citati colpiscono ognuno di noi, e voglio cogliere questa occasione per rinnovare solidarietà e ringraziamento a tutti quei colleghi che con la loro professionalità e coraggio ci consentono di arrivare dove i nostri occhi altrimenti non potrebbero arrivare. Non solo all’estero, ma anche in Italia, in quei territori oltraggiati
dalla criminalità organizzata, quei luoghi che altrimenti sarebbero invisibili all’opinione pubblica”. Ed “è giusto rendere omaggio alla loro memoria, e sono contenta per il primo via libera da parte della Camera alla giornata nazionale in memoria dei giornalisti uccisi. Confido che concluda presto il suo iter”. Ancora sulla sicurezza degli inviati in zone di guerra, “abbiamo organizzato un seminario ad hoc su questo, nel dl Ucraina è stata inserita la norma che i giornalisti free lance inviati in aree di guerra devono essere informati e avere una adeguata copertura assicurativa: servono risorse, le abbiamo reperite nel bilancio
della presidenza della Presidenza del Consiglio, per il riconoscimento all’editore che ne faccia richiesta di un contributo per assicurazione e formazione”.

11:29 – Sulla vicenda Paragon, con l’intrusione in dispositivi informatici di diversi giornalisti “confidiamo che si possa arrivare ad avere delle risposte”, ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante la conferenza stampa organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare, sottolineando che “il Copasir ha escluso che ‘Graphite’, cioè il sistema che viene fornito da Paragon, sia stato adoperato nei confronti dei giornalisti”. La premier ha ricordato anche che su questa vicenda ci sono “due procure che stanno lavorando” e che “l’agenzia di intelligence sta fornendo tutto il supporto necessario”.

11:16 – “Giornalisti da dieci anni senza contratto ma alla Fieg finanziamenti milionari”. È la scritta che appare sugli striscioni della Federazione nazionale stampa italiana mostrati. Non appena la presidente del Consiglio ha preso posto nell’aula, la segretaria generale Fnsi Alessandra Costante, il presidente Vittorio Di Trapani e altri esponenti del sindacato dei giornalisti si sono alzati in piedi issando gli striscioni. Contro il mancato rinnovo del contratto i giornalisti italiani hanno scioperato lo scorso 28 novembre. La trattativa è allo stallo anche dopo l’ultimo tavolo che si è tenuto ieri.

Venezuela, gli italiani Gasperin e Pilieri liberati. Attesa per Trentini e altri connazionali

Roma, 9 gen. (askanews) – Le autorità venezuelane hanno finora liberato due cittadini italiani detenuti nelle carceri del Paese, l’imprenditore Luigi Gasperin e il giornalista e politico italo-venezuelano Biagio Pilieri.

Gasperin, 77 anni, cittadino solo italiano, era stato arrestato il 7 agosto 2025 a Maturin, nello Stato nord-orientale di Monagas, e detenuto in un centro nella zona di Prados del Este, a Caracas. L’arresto era scattato in seguito a un controllo per presunta detenzione, trasporto e uso di materiale esplosivo presso gli Uffici di una società di cui Gasperin era socio di maggioranza e presidente.

Figlio di emigrati siciliani, Pilieri, 60 anni, che ha invece il doppio passaporto, era stato arrestato a Caracas nell’agosto del 2024 ed era detenuto nell’Helicoide, una delle prigioni più dure del Venezuela. Era stato accusato di terrorismo e tradimento della patria. Pilieri si era battuto negli ultimi anni per denunciare la chiusura di organi di informazione, la censura e altri problemi dell’editoria locale. Pilieri è anche leader del partito Convergenza, fondato nel 1993.

Le autorità di Caracas, che hanno annunciato ieri a sorpresa la liberazione di un “numero importante” di cittadini venezuelani e stranieri, non hanno fornito un elenco di nominativi e da parte italiana c’è l’attesa per la liberazione di altri italiani fra cui l’imprenditore torinese Mario Burlò e il cooperante Alberto Trentini.

Trattenuto secondo i familiari senza motivi chiari, Burlò sarebbe partito nel 2024 per andare in Venezuela per esplorare nuove opportunità imprenditoriali, ma non è più tornato. Trentini è stato arrestato il 15 novembre 2024 senza accuse mentre lavorava per la Ong Humanity & Inclusion. In totale sarebbero ancora 26 gli italiani detenuti, molti con doppia nazionalità.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha fatto sapere ieri sera di essere è in contatto con l’ambasciatore a Caracas, con la rete consolare in Venezuela e con esponenti della Chiesa e società civile per accelerare la liberazione dei cittadini italiani. “Il ministro oltre al caso di Alberto Trentini sta facendo pressioni per la soluzione dei casi di tutti gli italiani detenuti. Al momento il governo ha posto in essere azioni che possano garantire una soluzione favorevole per ogni singolo detenuto”, recitava una nota diffusa ieri sera dalla Farnesina.

“Si tratta di un gesto di pace unilaterale e non è stato concordato con nessun’altra parte”, ha dichiarato il presidente del Parlamento venezuelano, Jorge Rodriguez, annunciando ieri l’imminente liberazione dei detenuti avvenuta a pochi giorni dalla cattura da parte statunitense dell’ormai deposto presidente venezuelano Nicolas Maduro. Finora, secondo i media venezuelani, avrebbero lasciato le carceri venezuelane già 250 detenuti su un totale di 400.

(nella foto a destra Biagio Pilieri, liberato insieme a Enrique Marquez ex candidato dell’opposizione)

Giornalisti, striscioni Fnsi su rinnovo contratto a conferenza stampa Meloni

Roma, 9 gen. (askanews) – “Giornalisti da dieci anni senza contratto ma alla Fieg finanziamenti milionari”. È la scritta che appare sugli striscioni della Federazione nazionale stampa italiana mostrati nell’aula dei gruppi parlamentari dove è iniziata la conferenza stampa della premier Giorgia Meloni organizzata dall’ordine dei giornalisti in collaborazione con l’associazione stampa parlamentare.

Non appena la presidente del Consiglio ha preso posto nell’aula, la segretaria generale Fnsi Alessandra Costante, il presidente Vittorio Di Trapani e altri esponenti del sindacato dei giornalisti si sono alzati in piedi issando gli striscioni.

Contro il mancato rinnovo del contratto i giornalisti italiani hanno scioperato lo scorso 28 novembre. La trattativa è allo stallo anche dopo l’ultimo tavolo che si è tenuto ieri.

L’unica strada possibile è l’Unione Europea

Tra due torti, non tra due ragioni

Scriveva Hegel che le grandi tragedie del mondo scaturiscono dal conflitto tra due ragioni. Oggi verrebbe da dire che ci troviamo semmai in bilico tra due torti: quello di Maduro, dittatore senza scrupoli e non meritevole di alcuna indulgenza, e quello di Trump, incarnazione di una geopolitica rude e qualche volta perfino brutale.

Un mondo diverso da quello che credevamo

Il nostro compito di Paese, sia chiaro, non è quello di prendere posizione, ma è quello di prendere atto che il mondo è altro da quello che pensavamo (o magari ci illudevamo) che potesse diventare. Dunque, questa volta davvero, è arrivato il momento dell’Europa, poiché le benevole divinità a stelle e strisce di un tempo non si occupano più di noi e poiché il pianeta si annuncia sempre più come un luogo ferino, che è bene cercare di frequentare armandosi di qualche buona e solida compagnia.

Il passo incerto del governo italiano

Lungo questa strada, pressoché obbligata, Meloni si muove fino ad ora con un passo tentennante. Forse perché ne intuisce le insidie e le fragilità, forse perché si illude di “gestire” Trump evitando di incorrere nelle sue ire e scommettendo di poterne levigare certe asperità, o forse perché crede sì alla prospettiva europea, ma non più di tanto, con qualche ragione, viste le oscillazioni anche degli altri Paesi chiamati in causa.

Eppure, l’unica strada possibile è quella dell’Unione Europea, naturalmente a patto che i Paesi che contano (il gruppetto dei “volenterosi”, come ora vengono chiamati) a loro volta imparino a tenere il punto. È ormai chiaro che, a forza di tentennare, si finirebbe tutti fuori strada.

 

Fonte: La Voce del Popolo, 8 gennaio 2026

[Articolo qui riproposto per gentile concessione dell’autore e del direttore del settimanale della diocesi di Brescia].

L’unica strada possibile è l’Unione Europea

Se non ora, quando? Il Vecchio continente alla prova della storia

Un tema ormai stringente

Ci ritornerò sopra sicuramente, perché il tema è diventato stringente e si è attualizzato, e non va per niente abbandonato.

Non si era infatti mai verificato prima d’ora che i tempi per un’Europa federata e politicamente unita fossero, a mio avviso, così maturi come lo sono diventati in questi ultimi giorni. Lo fanno capire alcuni studiosi con la vista lunga sull’Europa e la geopolitica, tra cui primeggia Sergio Fabbrini con i suoi costanti e ripetuti articoli sul Sole 24 Ore. E, paradossalmente, assieme ad altri studiosi con la vista corta però sui singoli Stati e sul nazionalismo europeo d’antan.

Geopolitica brutale e urgenza europea

Tempi maturi perché, dopo i recentissimi rapporti “amichevoli e pacifici” tra Maduro e Trump, con quest’ultimo pronto a sborsare miliardi di dollari per comprarsi la Groenlandia, che riscopre senza nessuna perplessità l’antica pirateria vichinga sequestrando due navi, di cui una di Putin, e più che mai pronto a ritirare il Nobel per la Pace – come chiede ripetutamente Salvini – tempi maturi, dicevo, per rendere attuale il titolo del noto romanzo di Primo Levi: Se non ora, quando?

Le radici storiche dell’idea europea

Sono passati poco meno di 200 anni da quando Giuseppe Mazzini unì le esigenze del particolare con quelle del generale e fece nascere, accanto alla “Giovine Italia”, la “Giovine Europa”.

Ed è quasi un secolo da quando don Luigi Sturzo parlò, dal suo esilio londinese, della necessità di creare gli “Stati Uniti d’Europa” (1924): circa 17 anni prima del Manifesto di Ventotene di Spinelli e Rossi (1941) e circa 28 anni prima del Trattato parigino della CECA (1952).

Il sogno europeo nella visione cristiana

Tralascio tutti gli europeisti convinti del dopoguerra. Tuttavia, mi si consenta in questo appunto di ricordare che lo stesso Papa Francesco, nella sua Enciclica Fratelli tutti del 2020, al paragrafo 10 del primo capitolo, scrive che «…si è sviluppato il sogno di un’Europa unita, capace di riconoscere radici comuni e di gioire per la diversità che la abita»: sogno di un’Europa unita, dunque.

Un comune sentire e un comune agire.

Persona, comunità, bene comune

Non ci sono dubbi sulle idee di europeismo nel mondo cattolico, che ha da sempre portato avanti il valore della persona in relazione: della persona sociale.

Quella della persona mai singola ed isolata individualità, ma sempre in rapporto con altre persone. Quella del Noi, e non dell’Io, lasciando l’Io nelle mani della sola intima spiritualità.

Una persona che, sin dalla sua dimensione nei mondi della vita civici e comunitari, fonda i suoi valori etici, sociali, politici e democratici sull’idea di fraternità ed uguaglianza anche fra diversi, e perfino di intesa e concordia fra avversari, su cui Aldo Moro lavorò molto, mantenendo sempre la rotta verso un’intesa orientata al bene comune di tutti.

Due sostantivi, fraternità ed uguaglianza, che – ricordo – sono stati fatti propri dalla Rivoluzione francese.

Nazionalismi, nostalgie e illusioni

I dubbi che però rimangono ai nostri giorni sono quelli relativi a un determinato mondo cattolico e laico tradizionalista che circola in Europa: un mondo nostalgico, che rivuole anche la Messa in latino, che crede nella differenza insanabile delle razze, e che è presente in diversi partiti politici conservatori.

Addirittura sotto la banale insegna di autonomia e di nazione, per tutti i pericoli di “sostituzioni etniche” paventate dalle tragiche ondate migratorie, e non solo per il denunciato aumento della criminalità, quasi sempre imputato ai migranti.

Basti guardarsi attorno e notare quanto sia ancora vivo e vegeto l’ottocentesco patriottismo nazionalistico, oggi sotto forma di sovranismo exit.

L’illusione dell’autosufficienza

E quanti illusi ci sono in circolazione che pensano – e si ingannano – che nel 2026 un singolo Stato europeo e una singola nazione europea, se non, follemente, una singola e microscopica regione come quella della Padania italiana, possano da soli e in autonomia affrontare gli urti e le insidie che provengono, anche solo sul piano della politica internazionale, dal confronto con Stati giganti come gli Stati Uniti, la Russia e la Cina, nelle loro mature idee di espansione territoriale e di dominio economico.

Fare l’Europa, fare gli europei

Aggiungo allora che forse occorrerebbe scovare al più presto un Massimo d’Azeglio europeista dei nostri giorni che lanciasse l’idea di un auspicabile processo: «fatta l’Europa, occorre fare gli europei».

Un processo oggi urgentissimo, e al quale occorrerebbe che la von der Leyen si svegliasse un poco, per proporre sin dalle scuole elementari di tutti gli Stati un’educazione civica e culturale di taglio europeo. In modo tale che, in ogni singolo Stato, dopo la piega isolazionista presa dagli USA nei confronti di un’Europa definita “parassitaria”, se ne parlasse liberamente con gli occhi rivolti al futuro, e non al passato: al futuro dei nostri figli e nipoti, e non al passato dei nostri nonni e bisnonni.

Una scelta non più rinviabile

La mia opinione risiede allora nella speranza che oggi si sia finalmente capita l’esigenza di una urgente USE (Stati Uniti d’Europa), di un’Unione politica e federata sotto l’insegna della democrazia partecipata e dei suoi valori, compresi quelli della sussidiarietà.

Perché… se non ora, quando?

Ora tocca a Taiwan: Trump la consegna alla benevolenza di Xi

Il presidente degli Stati Uniti continua a sorprendere. Secondo il “New York Times” avrebbe affermato che la Po questione di Taiwan dipende “dal presidente Xi”. La frase chiave, in lingua originale, è questa: “It’s up to him to decide what he does with Taiwan”. Subito dopo però ha precisato di aver detto che sarebbe “very disappointed” (molto dispiaciuto) se la Cina muovesse offensivamente. 

La dichiarazione autorizza una doppia lettura. Da un lato sembra voler sminuire la tensione militare sullo Stretto di Taiwan invitando alla prudenza; dall’altro crea ambiguità sul ruolo di Washington nel deterrimento di un’eventuale azione cinese, rinviando la responsabilità decisionale a Pechino stessa, che considera Taiwan parte del suo territorio. 

Taipei, da parte sua, resta in allerta: secondo sondaggi locali una quota significativa della popolazione teme che l’isola sia “meno sicura” dopo certe aperture americane e il “disgelo” diplomatico tra Washington e Pechino. 

Reazioni internazionali

Pechino ribadisce da tempo che Taiwan è una questione considerata un “affare interno” e che la riunificazione è un obiettivo di principio. Recenti rapporti sui colloqui tra Xi Jinping e Trump sottolineano che il presidente cinese ha richiamato più volte la propria posizione di principio sulla questione e ha affermato che il “ritorno di Taiwan alla Cina” è parte dell’ordine internazionale postbellico, secondo il modello di visione imposto da Pechino stessa. 

Tra gli alleati occidentali si registra una certa cautela: mentre il tradizionale “impegno per il mantenimento dello status quo” nello Stretto rimane un punto condiviso, a caldo non sono emerse dichiarazioni forti di condanna o critica esplicita alla frase di Trump, in parte perché la posizione ufficiale resta quella di evitare un’escalation e di puntare sulla diplomazia.

Reazioni interne negli Stati Uniti

Sul fronte interno, la dichiarazione di Trump si inserisce in un quadro di crescente tensione politica. Il sistematico “andare oltre” le regole inizia a generare le prime controffensive. Il Senato ha votato ieri una risoluzione che ricorda come il Presidente debba ricevere dal Congresso l’autorizzazione ad intervenire militarmente all’estero. Cinque senatori repubblicani hanno contribuito in modo decisivo all’approvazione del testo, facendo suonare un campanello d’allarme per un Trump sempre più nervoso e infastidito.

Un effetto collaterale di un “dire e contraddire”

Certamente il caleidoscopio di dichiarazioni su Taiwan riflette una instabilità strategica che non rassicura né gli alleati né i più diretti interlocutori. Se da una parte Trump sembra invitare alla de-escalation con la Cina, la disinvolta apertura verso Xi Jinping apre spazi interpretativi che possono indebolire la deterrenza e aggravare le preoccupazioni regionali.

Ora, mentre Pechino rilancia le mire sull’isola, Taipei non mostra di cedere alle minacce. Ecco allora che il “dire e contraddire” di chi guida la prima potenza mondiale  finisce per iscriversi in una logica apparentemente priva di logica. Giorno dopo giorno, si logora quindi la credibilità della Casa Bianca.

Senza un centro nuovo, la politica italiana è destinata all’impotenza

Il rovesciamento dell’ordine politico globale

Viviamo una situazione politica difficilissima a livello internazionale, dove, al dominio della politica sull’economia e la finanza, si assiste al rovesciamento del NOMA (Non Overlapping Magisteria: la finanza detta gli obiettivi e l’economia reale e la politica seguono da accoliti subalterni), con alcuni autocrati (Trump, Putin, Xi Jinping) impegnati a stabilire un nuovo equilibrio mondiale fondato non più sullo Stato di diritto, ma sulla logica del dominio della forza sulla politica.

Anche in Europa, ultima sede delle patrie liberal-democratiche, complice una governance che induce all’impotenza politica e operativa, non sembrano imporsi leadership all’altezza dei tempi nuovi della geopolitica mondiale.

 

L’assenza dei fondatori e la crisi del Ppe

Mancano i grandi padri democratico-cristiani: Adenauer, De Gasperi, Monnet e Schuman, fondatori dell’Unione europea, come assai ridotta e ambigua è la funzione e il ruolo svolti dal Ppe, che raccoglie ciò che rimane di quella storica tradizione politico-culturale.

È scomparsa dal 1993, in Italia, la Dc, che del Ppe era una delle colonne essenziali, e sono fin qui falliti i diversi tentativi svolti per la ricomposizione politica dell’area cattolica nelle sue tre componenti fondamentali: democratica, liberale e cristiano-sociale.

 

La diaspora Dc e la necessità di fare chiarezza

È giunto il tempo per una riflessione approfondita sulla diaspora Dc e sulle prospettive politiche per i cattolici italiani, tuttora divisi su diversi fronti e con diverse prospettive. Ricevo quotidianamente note, osservazioni e proposte da amici, nelle quali emergono letture, in alcuni casi assai deformate, rispetto a quanto è realmente accaduto dal 1993 ai nostri giorni.

Ecco perché, credo, sarebbe opportuno approfondire i fatti, i documenti e le azioni intervenute in quei trentadue anni che ci separano dall’anno 1993, in cui si concluse la vicenda politica della Democrazia Cristiana.

 

Alcune letture utili

Ci possono aiutare, al riguardo, le seguenti letture:

 

– sulla fine della Dc, il libro di Andrea Vezzaro, La caduta. Cronache della diaspora democristiana 1993-1995, Ronzani Editore;

– sulla diaspora Dc, il mio libro Demodissea. La Democrazia Cristiana nella stagione della diaspora. Considerazioni sul periodo 1992-2020, Edizioni ALEF – Il Mio Libro

(https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/562226/demodissea/);

– sui tentativi di rinascita democristiana, la sintesi pubblicata su “Il Popolo”: La Democrazia Cristiana tra cronaca e storia. 1994-2025

(https://www.ilpopolo.cloud/516-la-democrazia-cristiana-tra-cronaca-e-storia-1994-2019.html).

 

Bipolarismo forzato e vuoto di centro

Una legge elettorale maggioritaria, il Rosatellum, continua a perpetuare un bipolarismo forzato tra due aree: l’una dominata dal partito di estrema destra della Meloni e l’altra da una sinistra alla ricerca perenne della propria identità, divisa nel confronto-scontro Schlein-Conte, sin qui incapaci di individuare una leadership con cui misurarsi alle prossime elezioni politiche.

Assai grave e dannosa continua, poi, l’assenza di un centro nuovo della politica italiana, ampio e plurale, alternativo alla destra nazionalista e sovranista e distinto e distante dalla sinistra.

 

Proporzionale, riforme e iniziativa popolare

Un centro che, per poter nascere, richiederebbe il ritorno a una legge elettorale di tipo proporzionale con preferenze, mentre l’attuale maggioranza parlamentare ipotizza una legge elettorale, autentica “truffa”, con un premio di maggioranza garantito a una soglia (40 o 45%) che la rende assai più simile a una rinnovata legge Acerbo che a quella ipotizzata dalla Dc degasperiana nel 1953, la quale, in un contesto politico assai diverso, prevedeva un premio di maggioranza alla lista o coalizione che avesse ottenuto almeno il 51% dei voti.

Ecco perché assume particolare valore l’azione degli amici di Iniziativa Popolare per la raccolta firme a favore di due leggi: ritorno alla proporzionale e cancellierato sul modello tedesco, quale precondizione indispensabile per il progetto di composizione politica di un centro nuovo della politica italiana.

 

Una forza popolare per il futuro

Alla destra di Fratelli d’Italia-Lega e Forza Italia, divisi sulla politica estera, e alla sinistra incapace di trovare una sintesi su progetto e leadership, alla politica italiana sarebbe oltremodo necessaria una forza di ispirazione democratico-cristiana e popolare, capace di offrire speranza a quella maggioranza di elettori renitenti al voto.

Una forza in grado di definire un equilibrio tra gli interessi e i valori dei ceti medi produttivi e quelli delle classi popolari che, dopo tante promesse, stanno verificando sulla propria pelle la falsità di quei propositi. La propaganda sistematica, sostenuta dai mezzi televisivi e da media compiacenti, consente oggi a Meloni e C. di galleggiare, ma la realtà economica e sociale, fondata su un’ingiustizia fiscale sempre più grave, finirà per imporsi.

 

La posta in gioco

Tra tassazione iniqua, promesse elettorali mancate (pensioni, accise, polizze, pedaggi autostradali, costo dei generi alimentari), anche quegli elettori che, come scriveva Flaiano, sono “sempre pronti a salire sul carro del vincitore” finiranno per cambiare orientamento.

Ma allora sarà indispensabile la presenza di quel centro nuovo della politica italiana che anche noi, Dc e Popolari, dovremo concorrere a costruire.

Rio Tinto e Glencore riprendono le trattative per la maxi fusione

Roma, 9 gen. (askanews) – Dopo circa due anni di stop Glencore e Rio Tinto hanno ripreso le trattative su una fusione che darebbe vita al primo gruppo globale nell’estrazione mineraria. Lo hanno comunicato separatamente le due società nel corso della notte.

L’operazione si configurerebbe come una acquisizione di Glencore da parte di Rio Tinto. I termini di una eventuale combinazione devono essere ancora discussi e le società precisano che non vi è certezza di un’intesa. Secondo il Financial Times nell’eventualità che procedano i due gruppi darebbero vita a un gigante con un valore stimato oltre 260 miliardi di dollari. (fonte immagine: Tio Tinto)