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Banca Ifis, oltre 6mila visitatori nel Parco internazionale di Scultura

Venezia, 1 dic. (askanews) – Il Parco internazionale di scultura di Banca Ifis, ospitato a Villa Furstenberg a Mestre, chiude il 2025 con oltre 6mila visitatori, il triplo rispetto ai numeri del 2024. Elementi distintivi sono l’estensione della collezione di opere esposte e gli eventi organizzati anche in collaborazione con le realt del territorio. In particolare nel corso dell’ultimo anno i 22 ettari del giardino della villa hanno accolto tre nuove sculture, portando a 25 il totale delle opere esposte: si tratta di “Versus” di Tony Cragg, “Draco Piscis” di Agnes Questionmark e “Dreams in Giza” di Pascale Marthine Tayou, che, tra temporanee e permanenti, vanno ad aggiungersi, tra gli altri, a lavori di Mitoraj, Botero, Penone, Consagra o Vascellari.

Oltre alla collezione, Banca Ifis ha ampliato anche il numero di momenti di fruizione del parco per il pubblico. Le consuete aperture gratuite domenicali sono state affiancate dalle visite straordinarie di un sabato sera al mese, prenotabili attraverso l’app Ifis Art, che offre anche una guida alla visita. Per rendere lo spazio ancora pi inclusivo, inoltre, tutte le opere sono state corredate da speciali didascalie in linguaggio braille. Il Parco internazionale di scultura poi stato attivo a livello di collaborazioni, come quella con l’Associazione Genesi per promuovere l’inclusione sociale attraverso l’arte e ha dialogato con le realt attive nel sociale sul territorio. Inoltre ci sono state significative collaborazioni anche con il Padiglione Italia della Biennale Architettura, con l’Ordine degli architetti di Roma e con la Direzione Generale Creativit Contemporanea del ministero della Cultura.

“Il Parco Internazionale di Scultura un luogo in continua evoluzione e aperto al pubblico – ha commentato il presidente di Banca Ifis, Ernesto Furstenberg Fassio – un esempio del nostro modo di fare banca improntato all’economia sociale, capace di coniugare la generazione di profitto con la creazione di valore per le nostre comunit”. Una visione che passa anche attraverso il dialogo con le forme d’arte e le persone che la vivono.

Dopo la pausa invernale, il Parco di Scultura riaprir nella primavera del 2026 e sar accessibile nei weekend, previa prenotazione tramite l’app.

Tajani: le risposte alle violenze coloni israeliani devono essere nei fatti

Roma, 1 dic. (askanews) – E’ “inaccettabile” la violenza subita dai tre attivisti italiani per mano dei coloni israeliani in Cisgiordania, e “l’Italia continuerà a insistere con Israele” perchè “vada oltre le risposte formali e incida in maniera determinata nei confronti dei coloni”. Lo ha detto oggi il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, nell’intervista rilasciata a “Mattino 5”. “Le risposte devono essere nei fatti, nella necessità di bloccare qualsiasi azione violenta da parte dei coloni – ha sottolineato il ministro – purtroppo nel governo (israeliano) c’è qualche partito che sostiene le ragioni dei coloni. Si può sostenere qualsiasi cosa, ma mai usando la violenza”.

Nato, Cavo Dragone: stiamo valutando di essere più aggressivi con la Russia

Roma, 1 dic. (askanews) – L’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del comitato militare della Nato, ha dichiarato al quotidiano britannico Financial Times che la Nato sta valutando di rispondere in modo “più aggressivo” agli attacchi informatici, ai sabotaggi e alle violazioni dello spazio aereo della Russia. “Stiamo studiando tutto… Sul fronte informatico, siamo piuttosto reattivi. Stiamo valutando di essere più aggressivi o proattivi invece che reattivi”, ha affermato Cavo Dragone.

L’ammiraglio ha altresì affermato al quotidiano britannico che un “attacco preventivo” potrebbe essere considerato un'”azione difensiva”, ma ha aggiunto: “E’ più lontano dal nostro normale modo di pensare e di comportarci”.

“Essere più aggressivi rispetto all’aggressività della nostra controparte potrebbe essere un’opzione”, ha proseguito Cavo Dragone, specificando che i problemi sono “il quadro giuridico, il quadro giurisdizionale”.

In merito alle difficoltà dell’Alleanza Atlantica, l’ammiraglio ha ammesso che la Nato ha “molti più limiti della nostra controparte, per motivi etici, legali e giurisdizionali. È un problema. Non voglio dire che sia una posizione perdente, ma è una posizione più difficile di quella della nostra controparte”.

Pertanto, secondo Cavo Dragone, per promuovere una vera politica di deterrenza è necessario agire “attraverso la ritorsione, attraverso l’attacco preventivo – è qualcosa che dobbiamo analizzare a fondo perché in futuro potrebbe esserci una pressione ancora maggiore su questo fronte”, ha specificato il capo del comitato militare della Nato.

Pietrangeli, Binaghi: "Il tennis perde un simbolo, io un amico"

Roma, 1 dic. (askanews) – “Oggi il tennis italiano perde il suo simbolo più grande, e io perdo un amico”. Comincia così il lungo saluto del presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel, Angelo Binaghi a Nicola Pietrangeli.

“Nicola Pietrangeli non è stato soltanto un campione -le due parole – è stato il primo a insegnarci cosa volesse dire vincere davvero, dentro e fuori dal campo. È stato il punto di partenza di tutto quello che il nostro tennis è diventato. Con lui abbiamo capito che anche noi potevamo competere con il mondo, che sognare in grande non era più un azzardo. Quando si parla di Nicola, si pensa subito ai record, alle Coppe Davis, ai titoli e ai trionfi che resteranno per sempre nella nostra storia. Ma la verità è che Nicola era molto di più. Era un modo di essere. Con la sua ironia tagliente, il suo spirito libero, la sua voglia inesauribile di vivere e di scherzare, riusciva a rendere il tennis qualcosa di umano, di vero, di profondamente italiano. Parlare con lui era sempre un piacere e una sorpresa: potevi uscire da una conversazione ridendo a crepapelle o con una riflessione che ti restava dentro per giorni. Nel mio ufficio c’è una foto a cui tengo moltissimo: io bambino, raccattapalle in una sfida di Coppa Davis a Cagliari, e davanti a me proprio lui, Nicola Pietrangeli. Ogni volta che la guardo, mi sembra di tornare a quel giorno. E mi rendo conto che, in fondo, tutto per me è cominciato lì. Quella foto non è solo un ricordo: è un simbolo. Il simbolo di come un bambino possa innamorarsi di uno sport grazie a chi lo incarna in modo così pieno e naturale. Per me Nicola non era solo il più grande giocatore della nostra storia. Era il tennis, nel senso più profondo del termine. Gli devo molto, come uomo e come presidente. Non solo per quello che ha fatto per la Federazione e per tutti noi, ma per come lo ha fatto: con stile, con coraggio, con quella sua irriverenza che era il segno dei veri fuoriclasse. A modo suo, Nicola non è mai cambiato: diretto, sincero, incapace di essere banale. Anche quando provocava, lo faceva con un’intelligenza che nasceva dall’amore profondo per il nostro sport. Oggi ci piace pensare che abbia raggiunto in cielo Lea, e che insieme stiano già giocando uno straordinario doppio misto, divertendosi come solo loro sapevano fare. Due icone del tennis italiano, inseparabili anche lassù. Ma per noi che restiamo, è un colpo durissimo. Nel giro di poco più di un anno abbiamo perso due pezzi della nostra anima. Due persone che hanno scritto la nostra storia e che continueranno a ispirarci, ogni giorno, dentro e fuori dal campo. Ci mancherà la sua voce, ci mancherà il suo sorriso, quella sua capacità di dire sempre quello che pensava, senza paura e senza filtri. Oggi salutiamo un monumento del nostro sport, ma anche un amico vero. Uno di quelli che ti dicono le cose in faccia, che sanno farti arrabbiare e poi ridere un secondo dopo. E questo, nel mondo di oggi, vale più di mille trofei”.

“Grazie, Nicola. Per tutto quello che ci hai dato, e per tutto quello che continuerai a rappresentare per il tennis italiano”.

Cisgiordania, Tajani: attacchi a villaggi gravi, Israele fermi coloni

Roma, 30 nov. (askanews) – “Non possiamo che ribadire la condanna per ci che accade, proprio l’altro giorno avevamo diffuso una nota congiunta Italia, Francia, Germania e Gran Bretagna di condanna di ci che stanno facendo i coloni in Cisgiordania, quindi continuiamo a ribadire questo. Abbiamo avviato delle sanzioni nei confronti di alcuni coloni come Unione europea. Basta aggressioni, non questo il modo per rivendicare anche le proprie ragioni”.

Cos il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, arrivando all’assemblea di Noi moderati a Roma, in merito ai tre italiani feriti in Cisgiordania.

“La Cisgiordania – ha aggiunto – non deve essere annessa, siamo assolutamente contrari, deve essere rispettata la popolazione civile palestinese. gravissimo che vengano attaccati villaggi cristiani, non perch i cristiani abbiano pi diritto dei palestinesi, ma perch i cristiani rappresentano un elemento di stabilit e di moderazione in tutto il Medio Oriente. Quindi l’appello che lanciamo anche al governo di Israele di fermare i coloni e impedire che continuino queste violenze che non servono alla realizzazione del piano di pace per il quale tutti quanti stiamo lavorando, dobbiamo passare dalla prima alla seconda fase, iniziative del genere certamente non aiutano a rasserenare gli animi”.

E’ morto Nicola Pietrangeli, il primo italiano a vincere uno Slam

Roma, 1 dic. (askanews) – Il tennis italiano piange la sua icona storica. È morto a 92 anni Nicola Pietrangeli, unico tennista italiano inserito nella Hall of Fame del tennis mondiale.

E’ ancora oggi il primatista mondiale di tutti i tempi in Coppa Davis per partite giocate (164), incontri vinti in singolare (78-32) e in doppio (42-12). Ha formato con Orlando Sirola la coppia più vincente di sempre nella manifestazione (34 successi in 42 partite) ma l’ha vinta solo da capitano, nel 1976. Il suo merito maggiore, ha sempre dichiarato, è stato l’aver portato l’Italia in Cile, aver vinto la partita sul piano diplomatico e politico contro chi spingeva per il boicottaggio come forma di protesta contro il regime del generale Augusto Pinochet.

Nicola Pietrangeli, scomparso a 92 anni, è stato per decenni il volto internazionale del tennis italiano. Unico azzurro inserito nella Hall of Fame, resta tuttora il primatista assoluto di Coppa Davis per partite giocate (164), vittorie in singolare (78) e in doppio (42). Con Orlando Sirola ha formato la coppia più vincente nella storia della competizione, senza però mai vincerla da giocatore: il trionfo arrivò da capitano nel 1976, in Cile, dopo settimane di pressioni politiche e dibattiti pubblici sul boicottaggio del regime di Pinochet. Pietrangeli difese la scelta di partire sostenendo che la sua vittoria più complessa fosse stata proprio “diplomatica”.

Figura simbolo della Dolce Vita romana, protagonista di un’epoca in cui il tennis si misurava attraverso il giudizio dei cronisti, Pietrangeli è stato considerato tra i primi dieci giocatori al mondo dal 1957 al 1964. Ha conquistato due Roland Garros consecutivi, nel 1959 e nel 1960, diventando il primo italiano capace di vincere uno Slam. Due anche i titoli agli Internazionali d’Italia e 48 i trofei complessivi in carriera, a cui si aggiungono l’oro ai Giochi del Mediterraneo di Napoli nel 1963 e la medaglia di bronzo nel torneo dimostrativo ai Giochi di Città del Messico nel 1968. “Se mi fossi allenato di più avrei vinto di più, ma mi sarei divertito di meno”, amava ripetere.

I successi parigini rappresentano il nucleo della sua grandezza. Nel 1959 batté in finale il sudafricano Ian Vermaak, in un periodo in cui il suo nome compariva sui giornali non solo per il tennis ma anche per la vita mondana; nel 1960 superò il cileno Luis Ayala al termine di una partita logorante, chiusa con i piedi sanguinanti. In doppio, sempre a Parigi, lui e Sirola vinsero la finale governando contro Fraser ed Emerson, futuri dominatori della specialità.

Nel 1960 raggiunse anche la semifinale a Wimbledon, arrendendosi a Rod Laver dopo cinque set. Pochi giorni dopo rifiutò l’offerta di Jack Kramer per entrare nel circuito professionistico: la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Roma lo convinse a restare dilettante, scelta che definì determinante per la sua vita.

Anche gli Internazionali d’Italia hanno segnato la sua storia. Vinse per la prima volta nel 1957, poi di nuovo nel 1961, battendo Rod Laver in una Torino gremita per il Centenario dell’Unità d’Italia. Quel torneo consolidò il suo rapporto unico con il Foro Italico, che porta oggi il suo nome.

In Coppa Davis, Pietrangeli rimane un riferimento storico. Debuttò diciottenne e per vent’anni giocò un numero di incontri oggi irraggiungibile. Trascinò l’Italia nelle finali del 1960 e 1961, perse entrambe contro l’Australia, e lasciò la nazionale solo a 39 anni, dopo una vittoria in doppio in coppia con Adriano Panatta.

Il titolo del 1976, vinto da capitano, rimane uno degli episodi più discussi nella storia sportiva italiana. Tra contestazioni politiche, minacce e pressioni pubbliche, la squadra partì comunque per il Cile. L’Italia vinse nettamente, ma al ritorno non ci furono celebrazioni ufficiali: Pietrangeli raccontò di aver dormito con la Coppa Davis nel letto di casa per proteggerla.

Raccontato da tecnici e colleghi come talento imprevedibile, capace di alternare colpi geniali a passaggi a vuoto, Pietrangeli ha segnato un’epoca. Jaroslav Drobný, tre volte campione Slam, scrisse che “in lui ha sempre prevalso l’essere umano sulla macchina perfetta”, ricordando la sua capacità di incantare il pubblico anche nelle giornate meno felici. Un tratto che spiega perché, più di sessant’anni dopo i suoi successi, il suo nome resti ancora centrale nella storia del tennis italiano.

Violenza donne, Tajani: con aggiustamenti ma la legge va approvata

Roma, 1 dic. (askanews) – “Con qualche aggiustamento da fare, migliorativo ma la legge” sulla violenza contro le donne “va assolutamente approvata”. Lo ha detto il vicepresidente del consiglio Antonio Tajani, segretario di Forza Italia, ospite di Mattino 5 su Canale 5.

“Siamo assolutamente favorevoli. Bisogna comunque sempre proteggere le donne, farlo in maniera corretta ma la linea – ha ribadito il leader azzurro – è quella: protezione assoluta delle donne. Troppi femminicidi, troppa violenza, abbiamo visto anche la cronaca milanese di ieri, cosa è successo. Basta stupri, basta violenza”.

A giudizio di Tajani “è anche una questione culturale oltre che penale: bisogna cominciare a far capire che le donne vanno rispettate. Dobbiamo cominciare dai bambini a spiegare che la sorella dev’essere rispettata, che la mamma dev’essere rispettata e non c’è differenza tra uomo e donna, nessuno è superiore all’altro. Siamo tutte persone, ognuna ha gli stessi diritti, gli stessi doveri”. Quanto alle riserve della Lega, “che la legge debba essere corretta in alcune parti va bene, però andiamo avanti senza esitazione, questo sì. Non è questione di una settimana in più o in meno che cambia le cose, perché deve essere inserita, la nuova legge, in un contesto più ampio. Anche nella scuola, anche nelle famiglie, è una questione di mentalità”, ha ribadito il vicepremier.

Addio a Nicola Pietrangeli, icona del tennis italiano

Roma, 1 dic. (askanews) – Il tennis italiano piange la sua icona. È morto a 92 anni Nicola Pietrangeli, unico tennista italiano inserito nella Hall of Fame del tennis mondiale.

E’ ancora oggi il primatista mondiale di tutti i tempi in Coppa Davis per partite giocate (164), incontri vinti in singolare (78-32) e in doppio (42-12). Ha formato con Orlando Sirola la coppia più vincente di sempre nella manifestazione (34 successi in 42 partite) ma l’ha vinta solo da capitano, nel 1976. Il suo merito maggiore, ha sempre dichiarato, è stato l’aver portato l’Italia in Cile, aver vinto la partita sul piano diplomatico e politico contro chi spingeva per il boicottaggio come forma di protesta contro il regime del generale Augusto Pinochet.

Un Papa pellegrino alle prese con il primo viaggio apostolico

La suggestiva storia del Bosforo

La notizia che le cronache riportano più per dovere che per convincimento è il viaggio del Papa in Turchia ed in Libano. La rotta verso il Bosforo fa notizia per il primo viaggio apostolico del Santo Padre piuttosto che per l’interesse ai contenuti che ne derivano. La mitologia anticipa come quella terra sia un punto nevralgico del mondo ed anche di tensioni. Sembra che un bel giorno Zeus si innamorò di Io. Così per nasconderla a sua moglie Era la trasformò in giovenca ma Era, infuriata, mandò un tafano con il compito di pungerla senza tregua. La bestia condannata a muoversi costantemente per sfuggire a tal tormento attraversò le acque che separavano l’Asia dall’Europa. Bosforo sta appunto per “passaggio del bue” ed è compito ora di un Leone IV dare tregua al dolore del mondo.

L’appello ai leader mondiali

Il Pontefice ha detto che “oggi più che mai c’è bisogno di personalità che favoriscano il dialogo e lo pratichino con ferma volontà e paziente tenacia». Parole che potrebbero suonare come banali ma non è esattamente così. “Personare” stando alla etimologia si traduce in un risuonare, la persona è la maschera che nel teatro antico si utilizzava per amplificare il suono della voce a che arrivasse forte e chiara agli ascoltatori. È l’opposto di una maschera di ferro che opprime il volto con l’intento di sottrarti al mondo. I potenti del mondo devono finirla di mascherarsi da buoni e capaci mentre le armi continuano a parlare. Il Papa non ci è andato certo con la mano leggera ed ha lanciato l’allarme sulla sorte del mondo in mano a strategie di potere economico e militare, dove la strategia è l’arte del generale e dei condottieri, nulla che sin dalle origini insomma sia ispirato alla conciliazione dei popoli. Sarà che per riuscire nell’intento ha portato con sé l’immagine della Madonna del Buon Consiglio, una spalla non proprio da sottovalutare e certamente di cui potersi fidare lontano da ogni riserva.

Perché Iznik

La prima tappa è stata ad Iznik, l’antica Niceache ha significato di “vittoria”. Sarà stato così stabilito per prendere coraggio sin da subito o perché ivi si svolsero i primi due concili ecumenici cristiani dove nel primo di essi si risolsero questioni di fede stabilendo, contro le dottrine di Ario, i fondamenti del Simbolo, il Credo che a tutt’oggi viene professato durante la Messa. La prima tappa è stata forse organizzata in quella sede, proprio per indicare come nelle vicende umane debba proficuamente lavorarsi peruna chiarezza di intendimenti, una fermezza di principi a cui l’umanità possa riferirsi senza infingimenti di sorta. Da lì possono nascere ancora adesso parole che non andrebbero messe in discussione. 

La pace dormiente

È ora che si smetta di insanguinare la terra con le guerre che la devastano e che per alcuni invece la fertilizzano con un impagabile rosso. Per i belligeranti attuali il sangue è infatti necessario per placare la sete di ulteriori domini, è l’irrinunciabile scorrere di un desiderio di conquiste nelle vene del mondo, un ossigenante fluire tra zolle e cadaveri perché si continui a vivere. Sarebbe ora che la pace, sonnacchiosa e ubriaca del suo letargo di anni, dichiari guerra alla guerra e si faccia sentire.

Il Santo Padre ha fatto visita entrando nella Moschea Blu restando “ in silenzio, in spirito di raccoglimento e in ascolto, con profondo rispetto del luogo e della fede di quanti si raccolgono lì in preghiera”. In altro impegno, con il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, haanche condannato «qualsiasi uso della religione e del nome di Dio per giustificare la violenza».

In agguato resta il pericolo non più di una guerra a causa di contrasto tra le diverse fedi religiose, per il predominio di un sull’altra. Sembra essere purtroppo la più grave mancanza di ogni credo religioso nell’uomo contemporaneo a sostenere le tragedie in corso.

Leone XIV è ora in Libano, un luogo dove la libagione preferita è la crisi economica e le armi sempre pronte all’acuto. Durante le previste celebrazioni il Papa ha avuto anche occasione pubblicamente di commuoversi. È quello che gli uomini d’oggi dovrebbero nuovamente imparare a fare.

La coerenza che non c’è nella politica estera dei partiti

La debolezza dell’Europa secondo Fabbrini

Con la usuale competenza e chiarezza il professor Fabbrini su il Sole 24 ore di domenica ha illustrato senza giri di parole l’attuale clamorosa debolezza dell’Europa.

“La presidenza Trump è un avversario politico dell’Europa integrata”. Lo afferma sulla base dell’ignobile approccio finanziario alla questione ucraina (come già fatto con Gaza, peraltro) emerso col Piano in 28 punti redatto dal sodale in affari Steve Witkoff: un documento – fortunatamente ora ritirato, ma non scomparso del tutto – che non considerava minimamente la drammaticità della condizione di quel popolo né i rischi che correrebbe l’Europa nel caso la Russia potesse considerare pienamente riuscita la sua “Operazione Militare Speciale”.

E ancora: “L’Europa fa fatica a fare i conti con Trump e la sua America first”. Sia a causa delle note rigidità istituzionali, quali l’obbligo unanimistico nelle decisioni più importanti dal punto di vista politico. Sia per la crescita, diffusa, dei sovranismi nazionalisti favoriti (questo lo aggiungo io) dalla superficialità delle “analisi” sviluppate sui social media, facile preda di troll, fake e quant’altro.

Le responsabilità interne ai governi europei

Scrive parole nette, Fabbrini, denunciando l’atteggiamento dei governi nazionalisti (fra cui quello italiano) che si oppongono al superamento del principio di unanimità e così facendo “favoriscono la paralisi decisionale della UE” nonché gli obiettivi iper-nazionalistici di Trump, assolutamente avversi agli interessi europei, e quelli parimenti iper-nazionalistici di Putin, essi pure assolutamente avversi a un’Europa unita che sarebbe molto più forte (in demografia, economia, e perfino in assetto militare) della Russia.

Le numerose voci che in Europa, e in Italia ancor più, invocando la “pace” richiedono il disimpegno dal sostegno all’Ucraina senza minimamente considerare la conseguenza che ne deriverebbe, ovvero la definitiva sconfitta del diritto internazionale e di fatto anche dell’idea federalista europea, incapace finanche di difendersi da un possibile aggressore che ha già dimostrato la propria determinazione e ferocia.

Cosa dovrebbe accadere, se ci fosse coerenza

Bene. Tutto ciò sul piano interno (se i nostri partiti fossero onesti intellettualmente e politicamente) dovrebbe produrre almeno un paio di importanti conseguenze, appunto in considerazione della gravità della situazione e più ancora della sua possibile prospettiva futura.

A destra, Forza Italia dovrebbe per coerenza europeista abbandonare l’alleanza con la Lega salviniana palesemente filo-putiniana e con lo stesso partito della premier, nazionalista e trumpiano. Si leggano i quotidiani la Verità e Libero per averne una quasi giornaliera conferma.

A sinistra, il Partito Democratico dovrebbe abbandonare l’idea del “Campo Largo” con il Movimento 5 Stelle, ogni volta distante a Strasburgo da ogni afflato europeista e sempre assai vicino alle tesi putiniane (basti leggere il suo giornale di riferimento, il Fatto Quotidiano).

Ciò che accadrà… in mancanza di serietà

Come solo ai tempi della firma del Patto Atlantico la politica estera è oggi il cardine principale sul quale costruire una coalizione politica. Ma nella misera politica nazionale odierna le cose vanno diversamente. E quindi nulla di tutto questo accadrà. Forza Italia rimarrà alleato con Fratelli d’Italia e Lega sulla base di un patto di potere. E il Pd rimarrà “testardamente” convinto di poter vincere le elezioni solo se alleato con i 5S.

Con tanti saluti alla coerenza politica. E, mi si consenta, alla serietà che pure la politica dovrebbe (appunto, dovrebbe) sempre assicurare, nel rispetto dei cittadini elettori. Che infatti, non vedendola, la serietà, stanno sempre più decidendo di non esserlo più, elettori.

La sinistra e le tante, troppe, Albanese

Il silenzio che assolve

C’è poco da fare. I deliri e le riflessioni, sempre più agghiaccianti, delle Francesca Albanese di turno, non riescono a scuotere la sinistra. Seppur nelle sue multiformi espressioni. L’ultima occasione sono, appunto, le agghiaccianti parole dopo l’irruzione squadristica dei cosiddetti “fascisti rossi” alla redazione de la Stampa di Torino. Nessun commento ufficiale. Nessunissima presa di distanza, salvo singoli esponenti del Pd che blandamente hanno detto che non sono parole da condividere. Dai piani alti del cosiddetto ‘campo largo’ silenzio tombale. Un tempo si diceva ”chi tace acconsente”. Nel caso specifico, è abbastanza facile dedurre che si tratta di una sostanziale condivisione politica e culturale. Non soltanto da parte del partito espressione dei “centri sociali” sparsi in tutta Italia, e cioè il partito guidato dal trio Fratoianni/Bonelli/Salis. A Torino c’è, forse, quello più famoso e protagonista dell’irruzione nella redazione del giornale degli Agnelli, cioè Askatasuna. Ma anche da parte del Pd della Schlein e del partito populista per eccellenza, cioè i 5 stelle di Conte, nessuna presa di distanza dalle deliranti affermazioni delle mille Albanese che scorrazzano in tutta Italia e che ogni settimana sono benedette dai talk de La 7 dei vari Gruber, Formigli, Floris e Gramellini.

Certo, un segmento elettorale applaude

Ora, senza farla lunga, credo sia abbastanza evidente sottolineare che c’è un segmento consistente di elettorato italiano che condivide le posizioni espresse dalle mille Albanese e che si riconosce nel progetto politico dell’alleanza di sinistra e progressista. Ed è anche inutile, del resto, pretendere prese di posizione ufficiali da parte dei vertici dei partiti di sinistra o, peggio ancora, attendere dissociazioni politiche pubbliche. Non le fanno perchè, semplicemente, non le possono fare.

La politica estera, la collocazione geopolitica, il riformismo possibile

Ed è per queste ragioni che quando parliamo di sinistra radicale, massimalista, ideologica ed estremista non si fa un processo alle intenzioni. Al contrario, si prende atto che sul capitolo decisivo della politica estera, della collocazione del nostro paese nello scacchiere geopolitico internazionale e, in ultimo, della cifra riformista e di governo di questa coalizione, i passi da fare sono ancora tanti. Anzi tantissimi. Anche perchè, sin quando le affermazioni, le riflessioni e le posizioni delle mille Albanese dettano l’agenda politica e programmatica al ‘campo largo’, non possiamo francamente aspettarci un profilo politico autenticamente democratico, riformista e di governo. E questo al di là e al di fuori della propaganda e delle parole d’ordine dei capi dei vari partiti di questo raggruppamento.

Cina elettrica in frenata: margini sotto pressione e investitori in ritirata

Dal boom al disincanto

La stagione delle trimestrali dei grandi gruppi EV cinesi ha deluso le attese, riaccendendo dubbi sulla redditività di un comparto finora sostenuto da crescita doppia cifra e forti iniezioni di capitale. È il caso di Xpeng, partner di Volkswagen, che fino a pochi mesi fa volava oltre il +130% da inizio anno e che ora ha perso il 10% a Hong Kong dopo nuove perdite e una guidance inferiore alle previsioni. Anche Leapmotor, di cui Stellantis detiene il 21%, è scesa ai minimi da aprile, nonostante vendite quasi raddoppiate, a causa di profitti inferiori alle attese.

Pressione sui margini: incentivi in uscita, sconti in entrata

Il rallentamento sembra avere una causa strutturale: la progressiva riduzione degli incentivi domestici. La domanda interna risente del venir meno della spinta pubblica, mentre gli sconti commerciali — introdotti per mantenere volumi e quote di mercato — iniziano a erodere i margini operativi. Geely ha lanciato riduzioni fino a 15.000 yuan (circa 1.900 euro), seguita da Li Auto e Xiaomi. Una dinamica che, unita al costo crescente delle batterie e di componenti chiave, rischia di trasformarsi in un circolo vizioso: più sconti, meno redditività.

Le delusioni dei “campioni”: Byd non fa eccezione

Nemmeno i gruppi più strutturati sono immuni. Byd ha registrato un calo del 33% dell’utile netto nel trimestre, sceso a 7,82 miliardi di yuan (circa 1 miliardo di euro), mentre i ricavi hanno perso il 3% a 194,98 miliardi di yuan (25 miliardi di euro). Le consegne di veicoli a nuova energia si sono fermate a 1,15 milioni, in flessione dell’1,8% su base annua. Anche Li Auto e Nio hanno diffuso stime inferiori alle aspettative di mercato sia per ricavi sia per consegne.

Un futuro meno brillante di quanto previsto

Secondo Bloomberg Intelligence, la crescita del settore rallenterà bruscamente: dal +27% atteso quest’anno al +13% nel 2026. A soffrire meno potrebbero essere i produttori orientati alla fascia “di massa”, come Byd, Geely e Leapmotor, ma il quadro competitivo resta impegnativo. Per molti player l’orizzonte di profitto si sposta più avanti: Xpeng investe in robot umanoidi entro il 2026, Li Auto punta a integrare l’intelligenza artificiale nei propri modelli. Sono progetti ambiziosi, ma di medio-lungo periodo e con forte assorbimento di cassa.

In sintesi, la transizione elettrica in Cina entra in una fase adulta: meno euforia, più selezione. Il mercato non perdona l’assenza di margini e i gruppi che non sapranno trasformare la crescita in redditività rischiano di restare ai bordi della strada.

Padel Fip Silver Como, Sussarello-Parmigiani vanno ko in finale

Roma, 30 nov. (askanews) – Giulia Sussarello si ferma in finale al Fip Silver Mediolanum Padel Cup di Como. Nella città dove è nata e cresciuta, l’azzurra plurimedagliata e la compagna Martina Parmigiani – come lei protagonista di tante vittorie con la Nazionale – hanno prima battuto in semifinale le nazionali olandesi Koek-Van Der Hoek e poi, indica una nota, sono state superate nella partita decisiva (con un doppio 6-3) dalle numero uno del seeding: da una parte la giovanissima Claudia Escacena – che a soli 18 anni è già a ridosso della top 100 mondiale – e Monica Gomez, numero 75.

“Giocare in casa è sempre un’emozione grandissima, farlo in questo torneo incredibile per organizzazione e atmosfera lo è stato ancora di più – così Sussarello alla fine del match – Un po’ di amarezza c’è ma il padel è così ed è un risultato giusto. Sono contenta, anche di aver giocato con Martina che mi ha lasciato giocare a sinistra!”, ha scherzato, con Parmigiani che ha ribadito il pensiero della compagna: “Siamo mancate un po’ nei momenti decisivi, è un peccato. Ma Giulia è una giocatrice fantastica”. Per Escacena e Gomez è invece il primo successo in coppia: “Siamo al nostro terzo torneo insieme, ed è fantastico aver chiuso così la stagione”.

Una giornata perfetta, nel torneo maschile, anche per Diego Dorta e Boris Castro, altra coppia spagnola protagonista prima di una semifinale spettacolo contro i numeri uno del tabellone – Andres Fernandez Lancha e Mario Ortega – e poi di una finale combattuta e chiusa in due set con doppio 6-4 contro la coppia spagnola Tur Checa-Garcia. Per Dorta è stata una giornata speciale anche fuori dal campo: a sorpresa è arrivato al The Padel Resort l’amico Nico Paz, grande appassionato di padel. Il talento del Como ha seguito la semifinale e fatto il suo “mucha suerte” a Dorta, che ha poi conquistato il titolo. Applausi e selfie per il giocatore, accolto dal pubblico dopo la prova maiuscola contro il Sassuolo.

Calcio, Inter, prova di forza a Pisa 2-0 e a -1 dalla vetta

Roma, 30 nov. (askanews) – L’Inter riparte. Dopo le cadute nel derby e in Champions contro l’Atletico, la squadra di Chivu ritrova ritmo e risultati battendo 2-0 il Pisa alla Cetilar Arena nella 13 giornata di Serie A e salendo così a quota 27 punti. Una vittoria costruita con pazienza e poi decisa nella ripresa da una doppietta di Lautaro Martínez, ancora una volta leader e trascinatore.

La partita si apre con intensità alta ma poche vere occasioni: i nerazzurri provano a farsi vedere con un paio di tentativi del “Toro”, mentre dall’altra parte Piccinini spreca una buona opportunità su assist di Touré. Il primo tempo resta bloccato, con il centrocampo intasato e gli attacchi imbrigliati dalla fisicità della squadra di Gilardino, schierata con una formazione da battaglia guidata da Nzola e Meister.

Nella ripresa il tema non cambia subito: Acerbi è decisivo su Meister, Sommer vede sfilare un sinistro di Nzola vicino al palo, mentre Barella e Zielinski provano a incidere senza fortuna. L’equilibrio resiste fino al 67′, quando Chivu pesca dalla panchina l’arma giusta: Esposito entra e dopo pochi minuti serve a Lautaro l’assist perfetto per l’1-0, un sinistro secco sul primo palo che sorprende Scuffet.

Il gol scioglie l’Inter, che prende fiducia, alza il baricentro e chiude la partita all’83’ con il secondo acuto del suo capitano: Barella scappa sulla destra e mette un pallone preciso per il tap-in vincente del numero 10.

Gaza, Papa Leone XIV: ancora Israele non lo accetta, ma l’unica soluzione sono i due Stati

Roma, 30 nov. (askanews) – “La Santa Sede già da diversi anni pubblicamente appoggia la proposta di una soluzione dei due Stati” in Medio Oriente e di questo si è parlato anche nel corso del colloquio con il presidente turco Erdogan. A spiegarlo è stato lo stesso Papa Leone parlando con i giornalisti a bordo dell’aereo che oggi lo ha portato da Istanbul a Beirut nell’ambito del suo viaggio apostolico.

“Sappiamo tutti che in questo momento ancora Israele non accetta questa soluzione, ma la vediamo come unica soluzione che potrebbe offrire – diciamo – una soluzione al conflitto che continuamente vivono”, ha detto il pontefice.

“Noi siamo anche amici di Israele e cerchiamo con le due parti di essere una voce mediatrice che possa aiutare ad avvicinarci a una soluzione con giustizia per tutti. Abbiamo parlato di questo con il presidente Erdogan, lui certamente è d’accordo con questa proposta. La Turchia – ha concluso il pontefice – ha un ruolo importante che potrebbe giocare in questo”.

La maggioranza Pd a Montepulciano blinda Schlein. E lei: siamo forza plurale e perno della coalizione

Montepulciano (Si), 30 nov. (askanews) – “Io continuerò ad essere la segretaria di tutte e tutti e continuerò a difendere ogni giorno il pluralismo perché siamo figli e figlie di tutte le culture politiche che hanno fondato” il Pd, “perno fondamentale della coalizione”. Così la segretaria dem Elly Schlein, a Montepulciano, dove si è svolta la tre giorni organizzata dalla ‘maggioranza’ (le tre aree che hanno sostenuto Schlein al congresso: AreaDem di Dario Franceschini, Dems di Andrea Orlando ed ex art.1 di Roberto Speranza) che, alla kermesse ‘Costruire l’alternativa’, ha voluto blindare la sua leadership all’interno del partito e in vista delle future alleanze. E che, al tempo stesso, ha chiesto di contare di più.

Alle aree Dem, Schlein, ha riconosciuto di aver offerto un “contributo prezioso” di cui “raccoglieremo insieme i semi”. Puntualizzando: il Pd, ha detto, “non resta chiuso nelle sue stanze ma si immerge nella società”. E’ una “grande comunità, larga, aperta e anche plurale, fatta di tanti protagonisti, tante voci e sensibilità importanti”, dai “circoli” a “chi allestisce i gazebo”, “chi fa il volontario”, la “nostra classe dirigente diffusa, i nostri sindaci, i nostri parlamentari e il gruppo dirigente e territoriale insieme”. Unico antidoto contro l’astensionismo e per rimotivare, nelle scuole, nelle università, nei luoghi di lavoro, tra le associazioni e sui territori, “chi non ci crede più”.

Il Pd, è la “casa di tutti coloro che condividono una idea del futuro. Non significa galleggiare per non scontentare nessuno, significa discutere per poi assumere decisioni nette per farci capire da chi è fuori”, ha precisato.

E’ giunto “il momento di ingaggiare una discussione vera, un confronto che deve aprirsi e respirare cogliendo quello che arriva da fuori, ascoltando con umiltà. Potrete contare su di me come io so di potere contare su di voi in questo lavoro faticoso”, ha sottolineato.

Poi, sulla dialettica interna al partito, ha aggiunto: “Concordo con chi dice qui che dobbiamo allargare, la buona notizia è che la maggioranza si è già allargata e anche qui ci sono persone che al congresso avevano fatto scelte diverse”, come Gianni Cuperlo, Dario Nardella, i neoulivisti di Crea presenti nel borgo senese. Un passaggio lo ha dedicato anche ai riformisti, usciti da Energia popolare di Stefano Bonaccini, che si sono trovati ieri a Prato: “Da Prato emergono interessanti proposte che troveranno spazio nel libro verde che sta mettendo a terra Orlando”.

“Ora – ha insistito – organizziamoci per l’ultimo miglio”. Per la segretaria è l’ora di raccogliere il consenso ottenuto alle regionali (“siamo il primo partito se contiamo i voti veri” e “cresceremo ancora”) e di costruire “nel paese e con il paese” un programma per le politiche del 2027″ perché, “ci prepariamo ad andare al governo vincendo le elezioni con la coalizione progressista”.

La prossima tappa sarà un’assemblea nazionale, sulla data c’è ancora riserbo. Si è parlato del 13, poi del 14 dicembre. “Al massimo a gennaio”, suggerisce qualcuno. Ma è più probabile “entro dicembre”. Un’assemblea che potrebbe preludere ad un congresso, tema su cui nessuno si è sbilanciato.

L’ex ministro del Lavoro e ‘padre’ di Dems Andrea Orlando, rispondendo all’ipotesi su un eventuale congresso anticipato, si è limitato a dire: “non so quale sia la forma che si riterrà più opportuna. Quello che è certo è che serve un momento in cui si rifaccia il punto perché il congresso che abbiamo alle spalle è stato fatto oltre due anni fa ma è come se ne fossero passati 25 di anni”, tra guerre, Trump e “l’involuzione autoritaria del Paese”.

“Qui oggi non nasce una corrente che vuole garantirsi una fetta del potere ma un’area che vuole far emergere idee e contributi da offrire a tutto il Pd nel percorso verso le politiche”, ha detto Michela Di Biase, la quale ha colto l’occasione per affermare che “la candidata premier è la segretaria del partito e se ci saranno le primarie è la candidata del partito alle primarie. Aggiungiamo a questo anche un voto in assemblea per dire che sarà l’unica candidata del Pd alle primarie di coalizione”.

dall’inviata Costanza Zanchini

Papa Leone XIV in Libano: ci vuole tenacia per costruire la pace (e il ruolo delle donne è fondamentale)

Roma, 30 nov. (askanews) – “È una grande gioia incontrarvi e visitare questa terra in cui ‘pace’ è molto più di una parola: qui la pace è un desiderio e una vocazione, è un dono e un cantiere sempre aperto”. Così Papa Leone nel suo primo discorso pubblico in terra libanese nel corso dell’incontro, presso il Palazzo presidenziale di Beirut, con i rappresentanti della società libanese.

“Voi siete investiti di autorità in questo Paese, ciascuno nei propri ambiti e con ruoli specifici”, ha ricordato il pontefice rivolgendosi alle istituzioni locali.Il Papa ha, quindi, descritto il popolo libanese come “un popolo che non soccombe, ma che, di fronte alle prove, sa sempre rinascere con coraggio. La vostra resilienza è caratteristica imprescindibile degli autentici operatori di pace: l’opera della pace, infatti, è un continuo ricominciare. L’impegno e l’amore per la pace non conosce paura di fronte alle sconfitte apparenti, non si lascia piegare dalle delusioni, ma sa guardare lontano, accogliendo e abbracciando con speranza tutte le realtà. Ci vuole tenacia per costruire la pace; ci vuole perseveranza per custodire e far crescere la vita”, ha poi detto.

I veri “operatori di pace”, non soltanto “sanno ricominciare, ma lo fanno innanzitutto attraverso l’ardua via della riconciliazione. Vi sono infatti ferite personali e collettive che chiedono lunghi anni, a volte intere generazioni per potersi rimarginare”. A ricordarlo in un paese spesso dilaniato da contrasti e violenze sempre latenti è stato Papa Leone XIV nel suo primo discorso in Libano pronunciato nel Palazzo presidenziale di Beirut incontrando le realtà politico-istituzionali e della società civile libanese. Leone ha tenuto a sottolineare che “se non vengono curate, se non si lavora, ad esempio, a una guarigione della memoria, a un avvicinamento tra chi ha subito torti e ingiustizie, difficilmente si va verso la pace” ma piuttosto “si resta fermi, prigionieri ognuno del suo dolore e delle sue ragioni”.

“Tuttavia, verità e riconciliazione crescono sempre insieme: sia in una famiglia, sia tra le diverse comunità e le varie anime di un Paese, sia tra le Nazioni”, ha voluto rimarcare. “Allo stesso tempo, non c’è riconciliazione duratura senza un traguardo comune, senza un’apertura verso un futuro, nel quale il bene prevalga sul male subito o inflitto nel passato o nel presente. Una cultura della riconciliazione, perciò, non nasce solo dal basso, dalla disponibilità e dal coraggio di alcuni, ma ha bisogno di autorità e istituzioni che riconoscano il bene comune superiore a quello di parte. Il bene comune – ha quindi concluso il Papa nel suo discorso – è più della somma di tanti interessi: avvicina il più possibile gli obiettivi di ciascuno e li muove in una direzione in cui tutti avranno di più che andando avanti da soli”.

Papa Leone nel suo primo discorso pubblico in Libano dove è giunto nel pomeriggio proveniente dalla Turchia, ha richimato, inoltre, l ruolo delle donne e la loro importanza. Incontrando i responsabili politici e sociali libanesi, il pontefice ha detto loro: “mi preme sottolineare il ruolo imprescindibile delle donne nel faticoso e paziente impegno per custodire e costruire la pace. Non dimentichiamo che le donne – ha affermato – hanno una specifica capacità di operare la pace, perché sanno custodire e sviluppare legami profondi con la vita e con le persone”.

Montepulciano blinda Schlein. E lei: Pd forza plurale e perno coalizione

Montepulciano (Si), 30 nov. (askanews) – “Io continuerò ad essere la segretaria di tutte e tutti e continuerò a difendere ogni giorno il pluralismo perché siamo figli e figlie di tutte le culture politiche che hanno fondato” il Pd, “perno fondamentale della coalizione”. Così la segretaria dem Elly Schlein, a Montepulciano, dove si è svolta la tre giorni organizzata dalla ‘maggioranza’ (le tre aree che hanno sostenuto Schlein al congresso: AreaDem di Dario Franceschini, Dems di Andrea Orlando ed ex art.1 di Roberto Speranza) che, alla kermesse ‘Costruire l’alternativa’, ha voluto blindare la sua leadership all’interno del partito e in vista delle future alleanze. E che, al tempo stesso, ha chiesto di contare di più.

Alle aree Dem, Schlein, ha riconosciuto di aver offerto un “contributo prezioso” di cui “raccoglieremo insieme i semi”. Puntualizzando: il Pd, ha detto, “non resta chiuso nelle sue stanze ma si immerge nella società”. E’ una “grande comunità, larga, aperta e anche plurale, fatta di tanti protagonisti, tante voci e sensibilità importanti”, dai “circoli” a “chi allestisce i gazebo”, “chi fa il volontario”, la “nostra classe dirigente diffusa, i nostri sindaci, i nostri parlamentari e il gruppo dirigente e territoriale insieme”. Unico antidoto contro l’astensionismo e per rimotivare, nelle scuole, nelle università, nei luoghi di lavoro, tra le associazioni e sui territori, “chi non ci crede più”.

Il Pd, è la “casa di tutti coloro che condividono una idea del futuro. Non significa galleggiare per non scontentare nessuno, significa discutere per poi assumere decisioni nette per farci capire da chi è fuori”, ha precisato.

E’ giunto “il momento di ingaggiare una discussione vera, un confronto che deve aprirsi e respirare cogliendo quello che arriva da fuori, ascoltando con umiltà. Potrete contare su di me come io so di potere contare su di voi in questo lavoro faticoso”, ha sottolineato.

Poi, sulla dialettica interna al partito, ha aggiunto: “concordo con chi dice qui che dobbiamo allargare, la buona notizia è che la maggioranza si è già allargata e anche qui ci sono persone che al congresso avevano fatto scelte diverse”, come Gianni Cuperlo, Dario Nardella, i neoulivisti di Crea presenti nel borgo senese. Un passaggio lo ha dedicato anche ai riformisti, usciti da Energia popolare di Stefano Bonaccini, che si sono trovati ieri a Prato: “Da Prato emergono interessanti proposte che troveranno spazio nel libro verde che sta mettendo a terra Orlando”.

“Ora – ha insistito – organizziamoci per l’ultimo miglio”. Per la segretaria è l’ora di raccogliere il consenso ottenuto alle regionali (“siamo il primo partito se contiamo i voti veri” e “cresceremo ancora”) e di costruire “nel paese e con il paese” un programma per le politiche del 2027″ perché, “ci prepariamo ad andare al governo vincendo le elezioni con la coalizione progressista”.

La prossima tappa sarà un’assemblea nazionale, sulla data c’è ancora riserbo. Si è parlato del 13, poi del 14 dicembre. “Al massimo a gennaio”, suggerisce qualcuno. Ma è più probabile “entro dicembre”. Un’assemblea che potrebbe preludere ad un congresso, tema su cui nessuno si è sbilanciato.

L’ex ministro del Lavoro e ‘padre’ di Dems Andrea Orlando, rispondendo all’ipotesi su un eventuale congresso anticipato, si è limitato a dire: “non so quale sia la forma che si riterrà più opportuna. Quello che è certo è che serve un momento in cui si rifaccia il punto perché il congresso che abbiamo alle spalle è stato fatto oltre due anni fa ma è come se ne fossero passati 25 di anni”, tra guerre, Trump e “l’involuzione autoritaria del Paese”.

“Qui oggi non nasce una corrente che vuole garantirsi una fetta del potere ma un’area che vuole far emergere idee e contributi da offrire a tutto il Pd nel percorso verso le politiche”, ha detto Michela Di Biase, la quale ha colto l’occasione per affermare che “la candidata premier è la segretaria del partito e se ci saranno le primarie è la candidata del partito alle primarie. Aggiungiamo a questo anche un voto in assemblea per dire che sarà l’unica candidata del Pd alle primarie di coalizione”.

dall’inviata Costanza Zanchini

Crosetto: Albanese? Non si giustifica mai la violenza. Il fascismo dava lezioni a giornalisti

Roma, 30 nov. (askanews) – “Nessuno ha il diritto di usare violenza, di manifestare le proprie idee con violenza e non condannare queste cose innesca dei meccanismi che poi nessuno controlla”: lo ha detto oggi il ministro della Difesa, Guido Crosetto, interpellato nel suo intervento a CasaCorriere Festival sulla sua foto bruciata ieri durante la manifestazione a Roma e sulle dichiarazioni di Francesca Albanese sull’attacco alla redazione di La Stampa.

“Se non prendi posizioni dure contro la violenza, se non rinneghi immediatamente quell’atteggiamento, che venga da destra, da sinistra, dal centro, da chiunque e non gli dai alcuna giustificazione, che è la cosa che ha fatto” Albanese, “ecco, se fai questo, inneschi dei meccanismi per cui qualcuno pensa che la violenza sia legittima”, ha sottolineato il ministro. Si innescano “meccanismi in persone che magari non hanno la stessa cultura, non hanno le stesse barriere morali, non hanno le stesse barriere culturali”, per cui può passare “l’idea che ci sono delle idee per cui la violenza possa essere possibile, per cui il fare del male a qualcun altro sia lecito e legittimo”.

“Noi dobbiamo combattere ogni volta che vediamo radicarsi un pezzettino di male, perché se non lo combattiamo in modo bipartisan al di sopra delle parti… perché se lasciamo sedimentare questa violenza, allora non ne usciamo più”, ha proseguito il ministro, sottolineando che anche il gesto la solidarietà alla persona offesa, come nel suo caso per la foto data ieri alle fiamme, “non la dai per la persona offesa, la dai per dire che quel gesto è sbagliato, per dire che quello non è il modo con cui si manifestano le idee”.

“E se tu devi spiegare queste cose, vuol dire che non siamo ancora una democrazia matura, soprattutto quando il silenzio viene anche da chi fa politica o a ruoli istituzionali”, ha rimarcato Crosetto.

Il ministro della Difesa ha ribadito oggi la propria “totale solidarietà” a La Stampa per l’assalto alla redazione, affermando: “Io non penso che esista nessuna idea, se non quelle che abbiamo cancellato per sempre, io mi auguravo, dalla nostra storia, cioè quelle del nazismo e del fascismo, che pensasse che per affermare un’idea bisogna entrare nella redazione di un giornale e distruggere quel giornale o dare una lezione ai giornalisti”.

“Non si danno lezioni ai giornalisti, non si danno lezioni ai politici con la violenza, non si danno lezioni ai poliziotti, ai carabinieri, a nessuno”, ha ricordato il ministro.

Da Patty Pravo a Ermal Meta, da Fedez a Raf, ecco i 30 big di Sanremo, l’annuncio di Carlo Conti

Roma, 30 nov. (askanews) – Ascolto dopo ascolto il direttore artistico del Festival di Sanremo, Carlo Conti, ha deciso quali saranno i Big in gara alla edizione numero 76. E, dopo aver ricevuto oltre 300 brani, a sottolineare la vivacità e la varietà della musica italiana, con una modifica al Regolamento in accordo con Rai, ha deciso di portare il numero dei Big per l’edizione 2026 da 26 a 30.

“Anche la 76esima edizione del Festival parte con le carte in regola per rappresentare un’importante parte della vastissima produzione musicale italiana, con significativi esordi e con artisti che tornano a calcare il palco dell’Ariston”. Parola del Direttore artistico Carlo Conti che, al Tg1 delle 13.30, ha annunciato la lista dei 30 Big in gara.

I 30 Big in gara sono: Tommaso Paradiso, Chiello, Serena Brancale, Fulminacci, Ditonellapiaga, Fedez & Masini, Leo Gassmann, Sayf, Arisa, Tredici Pietro, Sal Da Vinci, Samurai Jay Malika Ayane, Luchè, Raf, Bambole di pezza, Ermal Meta, Nayt Elettra Lamborghini, Michele Bravi, J-Ax, Enrico Nigiotti, Maria Antonietta & Colombre, Francesco Renga, Mara Sattei, LDA & Aka 7even, Dargen D’Amico, Levante, Eddie Brock e Patty Pravo.

Nel corso della serata del 14 dicembre di “Sarà Sanremo”, in onda su Rai 1 in diretta dal Casinò di Sanremo, Conti svelerà i titoli dei brani dei 30 Big in gara al prossimo Festival. Appuntamento poi al Teatro Ariston, dal 24 al 28 febbraio, in diretta su Rai 1, Radio2 e RaiPlay.

Schlein: il Pd è una forza plurale, non un partito personale dove parla solo il capo

Montepulciano (Si), 30 nov. (askanews) – Questi “tre giorni” a Montepulciano sono un “contributo prezioso” di cui “raccoglieremo insieme i semi. Ringrazio chi si è speso, ha portato idee, ascolto, tutto ciò non può che arricchire il Pd. Sono molto orgogliosa anche di guidare una grande comunità, larga, aperta e anche plurale, fatta di tanti protagonisti, tante voci e sensibilità importanti. Straordinarie energie” dai “circoli” a “chi allestisce i gazebo”, “chi fa il volontario e la nostra classe dirigente diffusa, i nostri sindaci, gli amministratori locali, i nostri parlamentari e il gruppo dirigente e territoriale insieme”. Così la segretaria dem Elly Schlein, intervenendo a Montepulciano alla kermesse organizzata dalla ‘maggioranza’ del partito.

“La voglia di partecipare distingue il nostro modo di abitare il partito, è la nostra forza e più provano a raccontarci il contrario più dobbiamo rivendicare che siamo partito plurale che discute, non un partito personale. Se in Italia ci sono tanti partiti personali, non è che quelli strani siamo noi”. Lo sono quelli dove “non vola mosca perché parla il capo”, ha aggiunto.

Il Pd è la “casa di tutti coloro che condividono una idea del futuro”, ha sottolineato, puntualizzando come le “culture che l’hanno fondato” ne sono una “ricchezza” e contribuiscono alla “sintesi. Non significa galleggiare per non scontentare nessuno, significa discutere per poi assumere decisioni nette per farci capire da chi è fuori”.

Schlein: coalizione più di alleanza partiti, Pd perno fondamentale

Roma, 30 nov. (askanews) – E’ “violenta e inaccettabile l’irruzione che ha subito” la redazione della Stampa. “Ogni sede di giornale è un presidio fondamentale di libertà e democrazia. Davanti a questo tornante della storia cruciale, dobbiamo anteporre il senso di responsabilità anche ai distinguo”. Così la segretaria dem Elly Schlein a Montepulciano, anche qui “testardamente unitaria”.

“E’ il tempo di costruire l’alternativa, far prevalere” gli elementi che “uniscono, non le distinzioni” e “dobbiamo discuterli per farli diventare più forti. Accanto a ogni critica serve la nostra proposta, una visione di futuro per il paese di respiro che sia molto di più di un’allenza di partiti”, ha sottolineato Schlein. Il “nostro partito è perno fondamentale”, posizione “conquistata tornata dopo tornata. Non partiamo da zero e dobbiamo chiarirlo bene”, ha evidenziato.

Schlein: Pd forza plurale, no partito personale dove parla solo capo

Montepulciano (Si), 30 nov. (askanews) – Questi “tre giorni” a Montepulciano sono un “contributo prezioso” di cui “raccoglieremo insieme i semi. Ringrazio chi si è speso, ha portato idee, ascolto, tutto ciò non può che arricchire il Pd. Sono molto orgogliosa anche di guidare una grande comunità, larga, aperta e anche plurale, fatta di tanti protagonisti, tante voci e sensibilità importanti. Straordinarie energie” dai “circoli” a “chi allestisce i gazebo”, “chi fa il volontario e la nostra classe dirigente diffusa, i nostri sindaci, gli amministratori locali, i nostri parlamentari e il gruppo dirigente e territoriale insieme”. Così la segretaria dem Elly Schlein, intervenendo a Montepulciano alla kermesse organizzata dalla ‘maggioranza’ del partito.

“La voglia di partecipare distingue il nostro modo di abitare il partito, è la nostra forza e più provano a raccontarci il contrario più dobbiamo rivendicare che siamo partito plurale che discute, non un partito personale. Se in Italia ci sono tanti partiti personali, non è che quelli strani siamo noi”. Lo sono quelli dove “non vola mosca perché parla il capo”, ha aggiunto.

Il Pd è la “casa di tutti coloro che condividono una idea del futuro”, ha sottolineato, puntualizzando come le “culture che l’hanno fondato” ne sono una “ricchezza” e contribuiscono alla “sintesi. Non significa galleggiare per non scontentare nessuno, significa discutere per poi assumere decisioni nette per farci capire da chi è fuori”.

Il Papa dalla Turchia: pace, ecologia e nuove tecnologie sono sfide da affrontare insieme

Roma, 30 nov. (askanews) – Sono quelle della pace, dell’ecologia e delle nuove tecnologie le nuove sfide che i cristiani debbono affrontate assieme e che, quindi, costituiscono un campo di vero ecumenismo. Un invito ad uno sforzo comune in questa direzione è giunto da Papa Leone XIV nel suo discorso a Istanbul, nella Chiesa Patriarcale di San Giorgio, dove ha partecipato alla Divina Liturgia presieduta dal Patriarca greco-ortodosso di Costantinopoli Bartolomeo I. Ultima tappa prima della sua partenza dalla Turchia alla volta del Libano dove si concluderà il suo primo viaggio apostolico fuori dall’Italia.

“Per rimanere fedeli alla volontà del Signore di prenderci cura non solo dei nostri fratelli e sorelle nella fede, ma di tutta l’umanità e dell’intero creato, le nostre Chiese sono chiamate a rispondere insieme agli appelli che lo Spirito Santo rivolge loro oggi. – ha premesso in pontefice nel suo discorso – Innanzitutto, in questo tempo di sanguinosi conflitti e violenze in luoghi vicini e lontani, i cattolici e gli ortodossi sono chiamati ad essere costruttori di pace. Si tratta certamente di agire e di porre delle scelte e dei segni che edificano la pace, ma senza dimenticare che essa non è solo il frutto di un impegno umano, bensì è dono di Dio”.

“Perciò, la pace si chiede con la preghiera, con la penitenza, con la contemplazione, con quella relazione viva col Signore che ci aiuta a discernere parole, gesti e azioni da intraprendere, perché siano veramente a servizio della pace”, ha detto il pontefice.

Ma, ha subito aggiunto, “un’altra sfida che le nostre Chiese devono affrontare è la minacciosa crisi ecologica” che richiede “un’autentica conversione spirituale per cambiare direzione e salvaguardare il creato. Cattolici e ortodossi siamo chiamati a collaborare per promuovere una nuova mentalità in cui tutti si sentano custodi del creato che Dio ci ha affidato”.

Infine, l’ultima sfida è stata indicata nell’uso “delle nuove tecnologie, specialmente nel campo della comunicazione. Consapevoli degli enormi vantaggi che esse possono offrire all’umanità, cattolici e ortodossi devono operare insieme per promuoverne un uso responsabile al servizio dello sviluppo integrale delle persone, e un’accessibilità universale, perché tali benefici non siano solo riservati a un piccolo numero di persone e a interessi di pochi privilegiati”, ha concluso il Papa.

Al termine della Divina Liturgia, presieduta dal Patriarca Bartolomeo I, che si è tenuta stamane nella Chiesa Patriarcale di San Giorgio, Papa Leone e il Patriarca Bartolomeo si sono affacciati dal balcone della sede Patriarcato greco-ortodosso a Istanbul per la benedizione ecumenica congiunta, da lui pronunciata in lingua latina.

I due hanno salutato e poi benedetto la piccola folla riunta nel cortile sottostante all’edificio. Dopo il pranzo con il Patriarca, Papa Leone XIV è giunto all’aeroporto Istanbul-Ataturk per lasciare la Turchia, dopo avervi trascorso quattro giorni, e iniziare la seconda tappa del suo primo viaggio apostolico fuori dall’Italia, a Beirut, in Libano.

Israele, Netanyahu ha chiesto (per i casi di corruzione) la grazia al presidente Herzog "nell’interesse nazionale"

Roma, 30 nov. (askanews) – Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha presentato una richiesta di grazia al Presidente Isaac Herzog per i casi di corruzione a suo carico. Lo riportano i media israeliani. Stando a quanto riferito dall’ufficio di presidenza israeliano, la richiesta è stata presentata al Dipartimento Legale dell’Ufficio del Presidente dall’avvocato di Netanyahu, Amit Hadad. “Come previsto dalle linee guida e dalle procedure, la richiesta è attualmente in fase di trasferimento al Dipartimento per la Grazia del ministero della Giustizia, che raccoglierà i pareri di tutte le autorità competenti – si precisa nel comunicato – dopo questa fase, i pareri saranno trasmessi al Consulente Legale dell’Ufficio del Presidente e al suo team per formulare un ulteriore parere per il Presidente”. “L’Ufficio del Presidente è consapevole che si tratta di una richiesta straordinaria con importanti implicazioni – si sottolinea nella nota – dopo aver ricevuto tutti i rilevanti pareri, il Presidente prenderà in considerazione la richiesta con responsabilità e sincerità”.

In un videomessaggio diffuso dopo aver presentato la richiesta di grazia al Presidente Isaac Herzog, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha affermato che è nell’interesse nazionale che il processo a suo carico per corruzione, in corso da sei anni, finisca.

“Sono passati quasi dieci anni dall’inizio delle indagini contro di me. Il processo su queste questioni è in corso da quasi sei anni e si prevede che continuerà per molti altri anni”, ha detto il premier citato dal Times of Israel. Secondo Netanyahu sarebbero stati commessi “gravi crimini” nel costruire il caso contro di lui, per cui il suo interesse personale sarebbe quello di portare avanti il processo per essere scagionato da tutte le accuse. “Ma la sicurezza e la realtà diplomatica – l’interesse nazionale – esigono il contrario”, ha proseguito Netanyahu. “Israele sta affrontando enormi sfide, e insieme grandi opportunità. Per respingere le minacce e cogliere le opportunità, è necessaria l’unità nazionale”, ha rimarcato il premier, secondo cui portare avanti il processo “ci lacera dall’interno”.

“Accresce le divisioni e approfondisce le fratture. Sono certo, come molti altri nella nazione, che una fine immediata del processo contribuirebbe notevolmente a placare le fiamme e a promuovere un’ampia riconciliazione, qualcosa di cui il nostro Paese ha disperatamente bisogno”, ha rimarcato.

Il piano di pace Usa, Rubio e Witkoff incontrano in Florida Umerov e la delegazione ucraina

Roma, 30 nov. (askanews) – Il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, l’inviato speciale, Steve Witkoff, e il genero del presidente americano, Jared Kushner, incontreranno oggi in Florida la delegazione ucraina per discutere del piano di pace dell’amministrazione Trump per l’Ucraina. Lo riporta il New York Times citando un alto funzionario Usa.

Come anticipato ieri dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, i colloqui verteranno sul piano emendato lo scorso fine settimana a Ginevra. “La parte americana sta dimostrando un approccio costruttivo e nei prossimi giorni sarà possibile definire i passi per stabilire come porre fine alla guerra in modo dignitoso”, ha rimarcato Zelensky. Dopo le dimissioni del capo dell’ufficio presidenziale ucraino, Andriy Yermak, che aveva guidato la delegazione ucraina a Ginevra, ieri Zelensky ha annunciato che sarà il segretario del Consiglio per la Sicurezza e la Difesa nazionale, Rustem Umerov, a guidare i negoziatori di Kiev nei colloqui in Florida.

Tre italiani feriti in un attacco dei coloni vicino Gerico. Tajani: Israele fermi queste violenze

Roma, 30 nov. (askanews) – Tre cittadini italiani e un cittadino canadese sono rimasti feriti in un attacco lanciato oggi da coloni israeliani nella comunità di Ein al-Duyuk, vicino a Gerico, in Cisgiordania. Lo riporta l’agenzia di stampa Wafa. “Ho appena ho parlato con il console d’Italia a Gerusalemme, mi ha aggiornato sulla situazione, mi ha detto che sono feriti ma non sono gravi, stanno rientrando a Ramallah e quindi dovrebbero essere raggiungibili nel pomeriggio, quindi cercherò di parlare con loro anche nel pomeriggio”. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, arrivando all’assemblea di Noi moderati in corso a Roma. “Non possiamo che ribadire – ha aggiunto Tajani – la condanna per ciò che accade, proprio l’altro giorno avevamo diffuso una nota congiunta Italia, Francia, Germania e Gran Bretagna di condanna di ciò che stanno facendo i coloni in Cisgiordania, quindi continuiamo a ribadire questo. Abbiamo avviato delle sanzioni nei confronti di alcuni coloni come Unione europea. Basta aggressioni, non è questo il modo per rivendicare anche le proprie ragioni”. “La Cisgiordania – ha proseguito – non deve essere annessa, siamo assolutamente contrari, deve essere rispettata la popolazione civile palestinese. E’ gravissimo che vengano attaccati villaggi cristiani, non perché i cristiani abbiano più diritto dei palestinesi, ma perché i cristiani rappresentano un elemento di stabilità e di moderazione in tutto il Medio Oriente. Quindi l’appello che lanciamo anche al governo di Israele è di fermare i coloni e impedire che continuino queste violenze che non servono alla realizzazione del piano di pace per il quale tutti quanti stiamo lavorando, dobbiamo passare dalla prima alla seconda fase, iniziative del genere certamente non aiutano a rasserenare gli animi”.

Mps-Mediobanca, Tajani: Giorgetti sempre corretto, attacchi fuori luogo

Roma, 30 nov. (askanews) – “Io ho la massima fiducia nel ministro Giorgetti che si è sempre comportato correttamente, quindi attaccare il ministro Giorgetti è fuori luogo. Noi lo difendiamo perché ribadiamo che si è sempre comportato correttamente”. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, arrivando all’assemblea di Noi moderati in corso a Roma

“Possiamo avere avuto anche delle opinioni diverse sulla questione della Golden Power, sulla base giuridica, ma questo non ha nulla a che vedere con la correttezza del suo comportamento, un conto sono le scelte politiche e un conto è la correttezza. Quindi io ribadisco che il ministro Giorgetti ha la mia piena fiducia e il sostegno di Forza Italia, quindi rispingiamo al mittente le accuse che gli vengono rivolte”, ha aggiunto.

M.O., Tajani: italiani feriti non gravi, stanno rientrando a Ramallah

Roma, 30 nov. (askanews) – “Ho appena ho parlato con il console d’Italia a Gerusalemme, mi ha aggiornato sulla situazione, mi ha detto che sono feriti ma non sono gravi, stanno rientrando a Ramallah e quindi dovrebbero essere raggiungibili nel pomeriggio, quindi cercherò di parlare con loro anche nel pomeriggio”. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, arrivando all’assemblea di Noi moderati in corso a Roma, in merito alle condizioni dei tre italiani feriti in Cisgiordania.

Subito virale il video "Ragazze facili" di Cesare Cremonini

Milano, 30 nov. (askanews) – “Ho scritto questa canzone in pochi minuti al pianoforte, ma ci ho messo una vita a trovarla. – racconta Cesare a cuore aperto – Mi è stato chiesto di compiere l’atto più disarmante e rivoluzionario per un uomo: trovare il coraggio di amare e mostrarsi vulnerabili. Mentre cercavo di soffiare via con la solita leggerezza tutta la cenere di quel fuoco spento mi sono accorto che qualcosa stava franando dentro di me e non potevo più indugiare: “Ragazze facili” è stata l’esplosione che ha rotto la diga. Siamo rinati insieme, io e lei. È solo riconoscendo le proprie debolezze, chiamandole per nome che si può aprire una riflessione profonda su un tema che ci tocca da vicino: il coraggio di correre il rischio di amare”. Così spiega “Ragazze facili” Cesare Cremonini, che del brano è oltre che l’unico autore anche il produttore artistico. Il video è subito un successo ed è diventato virale in poche ore.

“Ragazze facili” si spinge oltre la retorica delle canzoni d’amore dedicate a una donna, raccontando tutta la fragilità dell’uomo moderno di fronte a sé stesso. In pochi minuti fotografa il momento preciso in cui un uomo si toglie la maschera e abbandona gli alibi di cui è solito circondarsi, svelando che le ragazze facili, intese come la via più facile per nascondersi e difendersi dal dolore, non esistono. Sono fantasmi della sua mente.

Musicalmente la canzone è un brano in cui puoi scorgere l’amore eterno per i grandi cantautori anglosassoni come David Bowie, Paul Mc Cartney, Elton Johann, ma anche i Queen nell’utilizzo teatrale dei cori, quasi ci trovassimo ad ascoltare un brano in un musical gospel di Broadway. La canzone è nutrita quindi da una memoria sonora proveniente dagli anni Settanta, ma calata, grazie al linguaggio di Cremonini, perfettamente nel quotidiano.

“Ragazze facili”, che dell’album “ALASKA BABY” è il tempio emotivo e il brano di maggior spessore autorale, vede al lavoro un team d’eccezione della musica italiana e internazionale : è stato infatti registrato a Londra nel marzo del 2024 nei British Grove Studios di Mark Knopfler, al pianoforte vanta la straordinaria partecipazione di Mike Garson, leggendario pianista e guru di Bowie, ai cori la voce inarrivabile di Elisa e per i raffinati arrangiamenti orchestrali ancora una volta la collaborazione con il maestro, compositore e direttore d’orchestra Nick Ingman.

Per il videoclip del brano invece un regista d’eccezione, lo straordinario fotografo e regista Greg Williams, già autore di celebri scatti di Cesare Cremonini durante il tour estivo negli stadi. Una collaborazione, quella tra l’artista bolognese e il fotografo inglese, che dura da tempo e che ancora una volta ha dato vita ad un’opera artistica fuori dal tempo e dagli schemi. Il video, girato in una Londra autunnale e piovosa, racconta la comparsa di allucinazioni emotive causate da un distacco con la persona amata. Il bianco e nero e la fotografia di questo piccolo gioiello che premia lo stile inconfondibile di Greg Williams, crea una atmosfera cinematografica d’altri tempi, estremamente connessa con i sentimenti espressi nella canzone, rendendo anche questo nuovo capitolo di Cremonini un “istant classic” che si aggiunge alla sua produzione artistica unica.

“Ragazze facili”, nella sua versione live, è contenuta nell’album “Cremonini Live25” (uscito lo scorso21 novembre): triplo album dal vivo che cattura e traduce in musica la forza di un tour che ha attraversato 13 grandi stadi in tutto il paese, attirando centinaia di migliaia di spettatori rimasti rapiti da uno show che ha combinato narrazione visiva, scrittura musicale e una presenza scenica eccezionale, confermando Cesare Cremonini come uno dei performer più potenti e completi della musica italiana contemporanea. Da oggi disponibile in esclusiva nell’edizione digitale anche la cover live del celeberrimo brano degli Oasis, “Cigarettes & Alcohol”, che Cesare ha cantato sul palco durante la data di Bari quest’estate.

L’album “Cremonini Live25” accompagnerà il pubblico ai 4 grandi eventi live della prossima estate con il “Cremonini Live26”, che toccherà alcuni luoghi iconici della musica in Italia: il Circo Massimo di Roma (6 giugno), l’Ippodromo SNAI La Maura di Milano (10 giugno), l’Autodromo di Imola Enzo e Dino Ferrari – Music Park Arena (13 giugno), la Visarno Arena di Firenze (17 giugno).

Pasolini profeta: riflessioni sul Black Friday

Libero anche da quel minimo di vincoli costituito dai rimandi religiosi del Natale, il Black Friday è ormai pronto ad anticiparlo e sostituirlo almeno per tutto il tempo prenatalizio. Non soltanto la Vigilia di Natale è estesa oggi ad un mese: il Black Friday si candida a subentrale tout court, anzi lo ha già fatto. Con una seduzione di massa che ha pochi uguali. 

È l’AI, il pericolo?

E il pericolo sarebbe la misteriosa Intelligenza Artificiale? Mentre ci si logora ad immaginare quanto si sarà liberi e quanto manipolati  nel frattempo – e sicuri di essere liberi – riempiamo i carrelli.

Poi arriverà anche il Natale con la sua poetica e le Messe di mezzanotte; intanto “già è qui vento di notte”, come direbbe Brecht: via alla corsa, mano al portafoglii, sesso senza amore.

Nel suo editoriale su Avvenire del 28 Novembre (su cui ritorneremo) Luigino Bruni ci ricorda che proprio in questo “cimento cultuale 2025” del capitalismo cade il cinquantesimo della morte di Pier Paolo Pasolini, soggetto controverso ma profeta chiarissimo sul tempo che si stava apparecchiando, fosse globale o meno. Totale e pervasiva sarebbe stata la filosofia che si annunciava: la libertà è, prima di tutto, accesso agli acquisti, il senso – se mai ce ne fosse stato uno – l’avremmo capito dopo. Dopo, cioè mai.

I cittadini ridotti a consumatori sembrano essere d’accordo: chiese vuote, associazioni senza iscritti, famiglie senza bambini, elezioni senza votanti, ma centri commerciali pieni e carte fidelity (al mercato) a go-go.

Affidiamo la nostra salvezza alle merci. Punto.

Le ritualità del Black Friday

Come dice Bruni, il consumatore che non risulta presente al sacro rito della messa commerciale, perché distratto ha comprato lo stesso prodotto un giorno prima dell’inizio degli sconti, si sentirà colpevole e stupido. “Il «senso di colpa» è infatti un meccanismo essenziale di questa religione”, ci ricorda Bruni. “In Occidente il capitalismo si è sviluppato parassitariamente sul cristianesimo (… ) Questo culto è colpevolizzante. Il capitalismo è presumibilmente il primo caso di un culto che non consente espiazione, bensì produce colpa  (W. Benjamin)”. 

Il capitalismo come religione

La “questione cultuale” su cui si innesta il Black Friday è intrinseca al capitalismo come una chiesa di scientology: chiede la consegna dell’anima e non consente diserzioni. Nella vita di tutti i giorni una prestazione che viene meno è diserzione.

C’è quindi una ascesi del capitalismo come religione, che consite nel ricevere un debito e nell’esser messi al lavoro per estinguerlo, momento in cui però non avverrà nessuna nemes poiché in cambio si riceverà un nuovo debito e un nuovo dovere di passare la vita ad estinguerlo (Elettta Stimilli, Il debito del vivente – Ascesi e capitalismo, 2011). Ci si trova in difetto, in colpa, in debito, senza che dipenda da noi.

La morale capitalistica sottovalutata dalla Chiesa

Pasolini d’altronde l’aveva profetizzato in un suo editoriale sul Corriere della Sera del maggio 1973, che prendeva spunto da una dissacrante pubblicità di Oliviero Toscani per una marca di jeans. Nel pezzo prefigurava anche tempi grami per la Chiesa, che riteneva sottovalutasse la filosofia seduttiva del capitalismo (salvo il pensare di potervi far fronte con i soliti richiami moralistici).

“… Il Concordato non è stato un sacrilegio negli anni trenta, ma lo è oggi, se il fascismo non ha nemmeno scalfito la Chiesa, mentre oggi il Neocapitalismo la distrugge. L’accettazione del fascismo è stato un atroce episodio: ma l’accettazione della civiltà borghese capitalistica è un fatto definitivo, il cui cinismo non è solo una macchia, l’ennesima macchia nella storia della Chiesa, ma un errore storico che la Chiesa pagherà probabilmente con il suo declino … ”.

Il processo di alfabetizzazione nell’Italia repubblicana

L’Italia del secondo dopoguerra emerse dal conflitto come un paese profondamente provato: alle devastazioni materiali si sommarono le macerie morali accumulate durante il ventennio fascista, responsabile dell’autoritarismo culturale e della marginalizzazione di vasti strati sociali. In tale quadro, la ricostruzione non poté limitarsi al rilancio economico o infrastrutturale: essa prese forma soprattutto come un progetto di rigenerazione civile e democratica, fondato sul riconoscimento della cittadinanza repubblicana e sull’urgenza di affrontare l’elevatissimo tasso di analfabetismo che, ancora negli anni ’40, impediva a milioni di italiani l’accesso alla partecipazione politica, alla mobilità sociale e all’esercizio pieno dei diritti.

Ricostruzione democratica e centralità dell’alfabetizzazione

Nel nuovo clima politico, segnato dalla nascita della Repubblica e dalla stesura della Costituzione, l’alfabetizzazione divenne uno dei pilastri della democratizzazione del paese. Fu interpretata non soltanto come risposta a un’emergenza educativa, ma come fondamento di un progetto di cittadinanza attiva, basato sull’idea che l’istruzione fosse condizione imprescindibile per l’inclusione e la partecipazione sociale.

L’impegno coinvolse una pluralità di attori – partiti politici, sindacati, movimenti sociali, associazioni e iniziative locali – che diedero vita a una rete diffusa di attività educative rivolte agli adulti, ai lavoratori e ai ceti popolari. Attraverso la sua organizzazione capillare delle parrocchie e degli oratori, anche la Chiesa fornì un grande supporto. La partecipazione democratica nelle diverse organizzazioni sociali costituì la cornice dinamica in cui si sviluppò quel patto collettivo tra classe dirigente, istituzioni e cittadini che riuscì a portare l’Italia “fuori dall’abisso” (si fa riferimento al titolo di un recente volume di Mark Gilbert, edito da Rizzoli).

Costituente e Costituzione: il dibattito sull’istruzione

Il dibattito all’interno dell’Assemblea Costituente confermò il ruolo cruciale dell’istruzione come strumento di uguaglianza e coesione. Le diverse culture politiche – cattolica, comunista e liberale – si confrontarono sulle forme e le finalità dell’educazione nella nuova Italia repubblicana.

Gli articoli 3, 33 e 34 della Costituzione tradussero tali riflessioni in principi giuridici fondamentali, divenendo il manifesto di una pedagogia della cittadinanza. In questo quadro si inserì l’introduzione, nel 1958, dell’educazione civica, fortemente voluta da Aldo Moro come strumento di formazione alla cittadinanza e di interiorizzazione dei valori repubblicani.

Le riforme degli anni ’50 e ’60: la scuola come specchio della trasformazione sociale

Il rapido mutamento socioeconomico della società italiana -industrializzazione, migrazioni interne, emancipazione femminile, innovazioni tecnologiche – rese necessaria una profonda riforma del sistema scolastico.

Con la legge che istituì la scuola media unica (1962) venne esteso l’obbligo scolastico e si tentò di superare la tradizionale divisione classista della scuola italiana. La riforma mirava a garantire pari opportunità formative e a ridefinire l’istruzione come strumento di mobilità sociale.

In questo scenario si collocano anche le sperimentazioni della televisione di Stato – “Telescuola” e il celebre “Non è mai troppo tardi” di Alberto Manzi – che contribuirono in modo decisivo alla diffusione dell’alfabetizzazione di massa.

I lavoratori e il diritto allo studio: il modello delle “150 ore”

Negli anni Settanta, la saldatura tra mondo del lavoro e processo formativo portò a una delle più significative innovazioni del dopoguerra: le “150 ore” di diritto allo studio, introdotte nel 1973 nel contratto dei metalmeccanici e successivamente estese a molti altri settori.

Esse riconoscevano ai lavoratori il diritto di dedicare una parte dell’orario di servizio alla formazione, con retribuzione garantita. Fu una conquista sindacale e culturale straordinaria, che permise a decine di migliaia di operai di completare l’istruzione di base e accedere ai gradi scolastici superiori.

Donne e alfabetizzazione: un percorso di emancipazione

Il ruolo delle donne fu decisivo. Dalla partecipazione alla Resistenza alla presenza nell’Assemblea Costituente, fino ai movimenti degli anni ’60 e ’70, l’istruzione rappresentò per molte un veicolo fondamentale di emancipazione.

Il sistema delle “150 ore”, sostenuto anche dai coordinamenti femminili della FLM, favorì la formazione delle lavoratrici, che intrapresero percorsi di alfabetizzazione e consapevolezza politica. Ciò contribuì alla nascita di nuovi spazi di riflessione e autoformazione femminile, segnando una svolta importante nella storia del movimento delle donne in Italia.

Educazione popolare e pedagogia democratica

La diffusione dell’alfabetizzazione fu alimentata anche dalle esperienze innovative dei movimenti di educazione popolare, ispirati da figure come Lorenzo Milani, Danilo Dolci, Aldo Capitini e altri. Le loro pratiche – dalle scuole popolari ai metodi partecipativi, fino all’alfabetizzazione critica – entrarono a far parte della riflessione pedagogica della Repubblica, contribuendo a ridurre il divario culturale e sociale

Crisi della partecipazione e necessità di una rinnovata pedagogia civile repubblicana

Questo processo, avviatosi nel secondo dopoguerra, fu un autentico laboratorio di cittadinanza democratica: la scuola divenne il principale luogo di emancipazione, partecipazione e riconoscimento dei diritti. L’inclusione scolastica e l’estensione del diritto allo studio alimentarono per decenni un profondo senso di appartenenza a una comunità e una diffusa fiducia nelle istituzioni, testimoniata anche dagli alti livelli di partecipazione elettorale.

Il confronto con l’oggi, segnato da un crescente astensionismo e da una progressiva sfiducia nella rappresentanza politica, mette in luce l’indebolimento di quelle infrastrutture culturali e civiche che avevano sorretto la crescita democratica del paese. La riduzione della partecipazione politica – compresa quella “invisibile”, misurata di recente dall’ISTAT e riferita al semplice informarsi e discutere di politica – non è soltanto un dato statistico, ma il sintomo di una crepa profonda nel rapporto fra cittadini e istituzioni. È un fenomeno che rischia di rivelarsi decisivo per il futuro del paese. In questi anni di disfunzioni istituzionali, infatti, il serbatoio di sfiducia si è riempito sempre più alimentando un sistema in cui i cittadini faticano a sentirsi rappresentati.

Ricostruire la trama del legame civico

In questa prospettiva, occorre ricondurre la politica al terreno della cultura, riannodare il filo di una pedagogia repubblicana e ricostruire la trama del legame civico, sanando una frattura che non può essere rimarginata attraverso forme di personalizzazione politica, narrazioni populiste o con ripetute modifiche della legge elettorale.

Riflettere sul nesso storico tra educazione e politica significa interrogarsi sulle condizioni che resero possibile quella straordinaria stagione di impegno civile e sulle ragioni per cui oggi tali condizioni appaiono indebolite. 

La storia dell’Italia repubblicana ricorda che la democrazia è tanto più solida quanto più è diffusa la cultura che la sostiene. Anche nella complessità del tempo presente, dunque, l’istruzione e, con essa, i partiti e gli altri attori sociali – nel loro ruolo di mediazione e formazione – rimangono il cardine insostituibile per garantire partecipazione, consapevolezza e responsabilità.

L’arte di farsi del male: la sinistra tra tattica e autolesionismo

L’incastro Meloni–Schlein–Conte

Già è difficile risalire la china per tentare di raggiungere la maggioranza del consenso elettorale, se poi, a sinistra, alle indubbie capacità di conduzione tattica della premier si aggiunge il comportamento tafazziano dell’On. Giuseppe Conte, tutto risulta più complicato.

All’invito rivolto alla Schlein dalla Meloni di partecipazione all’imminente incontro di Atreju, la segretaria del PD aveva accettato, purché potesse avvenire un confronto diretto Meloni–Schlein.

Furbesca la manovra meloniana che, raccogliendo la disponibilità di Conte, replicava che “non spettava a lei scegliere il/la leader dell’opposizione”, per cui confermava la disponibilità di un incontro–confronto a tre: Meloni–Schlein–Conte.

Un modo furbesco per evidenziare le divisioni a sinistra. Furba, dunque, la Meloni a chiedere il confronto a tre; opportunista il leader M5S a prestarsi al giochetto, intelligente la risposta della Schlein alla presidente del Consiglio: se si vuole partecipare al plurale, anche Meloni venga insieme al suo alleato Salvini.

Conte e la realtà della rappresentanza

Non sorprende l’atteggiamento del leader del M5S che, dopo la perdita della guida dell’esecutivo, punta a una possibile ricandidatura che, tuttavia, deve fare i conti con la realtà.

Nelle ultime tre vicende elettorali regionali (Veneto, Campania e Puglia) il PD ha ottenuto il quintuplo dei voti del M5S, per cui realismo vorrebbe che Conte tenesse conto di questi dati.

O la leadership dell’opposizione spetta al partito che raccoglie più voti o, in alternativa, si accettino primarie di coalizione. Continuare nell’agitazione permanente contiana si fa solo il gioco della Meloni e il protagonista Conte, più che l’aspirante alla guida del governo, rischia di fare la figura del “Tafazzi” di turno.

La legge elettorale e il destino del sistema politico

Continuo a ritenere che solo con il ritorno alla legge proporzionale con preferenze si potrebbe favorire, con la più ampia partecipazione al voto, la possibile ricomposizione di un centro forte e il pieno rispetto delle norme costituzionali (artt. 48 e 51 della Costituzione).

Se, invece, rimanesse l’attuale legge maggioritaria del Rosatellum o una versione peggiorata, simil legge Acerbo 2.0, come sembrerebbe essere negli intendimenti della maggioranza (premio di maggioranza alla coalizione prevalente ed eliminazione dei collegi uninominali, col terrore di perdere quasi tutti quelli del Sud), è evidente che sarebbe riconfermata la tendenza al bipolarismo forzato, vigente dalla riforma infausta del Mattarellum…

La scelta che incombe sull’area cattolica democratica

In tal caso, anche per noi dell’area politica cattolica: democratica, liberale e cristiano–sociale, si porrebbe netta la necessità di una scelta: a destra o a sinistra.

A quel punto, dovendo restare fedeli ai nostri orientamenti valoriali, credo che, almeno noi eredi della sinistra sociale democratico–cristiana, non potremmo che concorrere a sostenere liste e candidati alternativi alla destra nazionalista e sovranista, con l’impegno a difendere e attuare i dettami della Costituzione repubblicana, messi pericolosamente in discussione dall’attuale maggioranza di governo.

Quando la politica ignora la vita reale delle persone

Le recenti dichiarazioni dell’europarlamentare Ilaria Salis, Avs, che ha osato parlare di un ruolo “positivo” degli scafisti nel fenomeno migratorio, non sono semplicemente opinioni controverse ma, al contrario, rappresentano un attacco alla dignità umana e un grave segnale di irresponsabilità morale da parte di chi dovrebbe rappresentare le istituzioni.

Scafisti positivi? La morale calpestata 

Definire il traffico di esseri umani come un “servizio” o distinguere tra “scafisti buoni e cattivi” non è solo scorretto. È moralmente inaccettabile.

Dietro queste parole ci sono vite spezzate, bambini ingannati e convinti di un viaggio sicuro, famiglie disperate che hanno affidato i loro sogni e la loro sicurezza a chi prometteva un futuro migliore, solo per essere abbandonati al mare, al freddo, alla morte.

Non sono numeri, non sono statistiche. Parliamo di persone reali, vittime innocenti di inganni e disperazione. Parlare di “contrabbando volontario” o di “scafisti non delinquenti” significa calpestare la memoria di chi non ce l’ha fatta, di chi è morto inseguendo una speranza.

Responsabilità politica e protezione dei vulnerabili

La politica non può permettersi superficialità o pressappochismo davanti a queste tragedie. Non ci sono giustificazioni di schieramento. Chi governa ha il dovere inderogabile di proteggere i più vulnerabili, di creare percorsi sicuri e legali per chi cerca salvezza, di difendere la vita senza compromessi.

Ogni parola pronunciata in Parlamento o in contesti pubblici pesa sulla vita delle persone. Minimizzare il dolore, normalizzare il pericolo o legittimare l’ingiustificabile significa diventare complici della tragedia stessa.

Chi governa deve mettere l’umanità al centro delle proprie decisioni, ascoltare chi non ha voce, senza distinzioni di provenienza, colore politico o condizione sociale. Non esistono mezze verità quando in gioco ci sono bambini e famiglie che rischiano tutto pur di sopravvivere.

Ogni leggerezza è un’offesa alla morale, alla legge e alla coscienza collettiva. La politica degna di questo nome tutela la vita e garantisce sicurezza e giustizia a chi è più fragile.

Parole che feriscono, vite che chiedono rispetto

È inaccettabile e irresponsabile cercare consenso con parole di inganno, provando a convincere l’opinione pubblica che dietro il dolore, la paura e la morte di persone vulnerabili ci sia una “scelta volontaria” o un “servizio” normale.

Come ci ricorda Papa Leone XIV nel Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2025, i migranti non sono numeri o problemi da gestire, sono persone che meritano dignità, ascolto, verità e giustizia. Ogni vita conta. Ogni storia merita rispetto.

In sintesi, questa sua disquisizione sui termini “scafista” o meno, sembra più un espediente per conquistare qualche voto, piuttosto che un vero e proprio approfondimento sul tema. Lasciamo al lettore giudicare chi davvero ci rappresenta nelle istituzioni.

Padel, Fip Silver Como: Sussarello e Parmigiani volano in semifinale

Roma, 29 nov. (askanews) – Grande giornata per il padel italiano al Fip Silver Mediolanum Padel Cup di Como. Giulia Sussarello e Martina Parmigiani – si legge in una nota – hanno conquistato l’accesso alla semifinale, superando in due set (6-4 6-2) l’ungherese Dora Andrejszki e Francesca Ligotti. La coppia, reduce dal bronzo europeo con l’Italpadel, ha preso il controllo del match nel secondo parziale, chiuso dopo un’ora e mezza con lo smash vincente della giocatrice comasca. Protagoniste anche Caterina Baldi e Clarissa Aima, che hanno vinto il derby tricolore con Campigotto/Cascapera (6-2 7-6). Domani affronteranno la testa di serie numero uno, le spagnole Claudia Escacena e Monica Gomez. Sussarello e Parmigiani troveranno invece le olandesi Koek/Van Der Hoek, numero due del tabellone. Nel maschile avanzano Adrian Marques e Jaume Romera, vittoriosi su Trillas/Font (7-6 6-1), e affronteranno Victor Tur e Alberto Garcia. Successo anche per Diego Dorta e Boris Castro contro Medina Murphy/Guerrero (6-2 6-4).

Il torneo di Como, parte del Cupra FIP Tour della Federazione Internazionale Padel, si conferma anche culla per i talenti italiani. In campo molti dei migliori prospetti nazionali: Camilla Livioni, classe 2007 e già numero 206 del ranking, impegnata oggi nei quarti con le favorite Escacena-Gomez; ma anche Giuseppe Fino e Matteo Platania, protagonisti di prove di alto livello. A seguire da vicino gli azzurri è Saverio Palmieri, braccio destro della CT Marcela Ferrari, che nei giorni scorsi ha osservato da bordo campo le sfide dei giovani italiani. “Il movimento giovanile sta producendo atleti di grande interesse – ha dichiarato Palmieri -. All’ultimo Europeo sono entrati in squadra diversi giovani e siamo nel pieno di un vero Rinascimento azzurro”.

M.O., "Condanno violenza ma è monito": Albanese nella bufera. Meloni: ‘Grave’

Milano, 29 nov. (askanews) – È ancora una volta nell’occhio del ciclone, Francesca Albanese. Stavolta per il commento all’irruzione nella redazione de La Stampa da parte di alcuni maniestanti per la Palestina. Condanna la violenza, la relatrice dell’ONU sui Territori Occupati, ma al tempo stesso – interenendo all’evento organizzato dal Global Movement to Gaza a Roma Tre – prova a riflettere sul modo in cui la stampa ha raccontato i movimenti di sostegno al popolo palestinese. Arrivando a dire che l’episodio di Torino può essere “un monito” ai giornalisti per “tornare a fare il proprio lavoro”.

Parole che sollevano la reazione di molti, da Fdi al Partito Democratico. Ed anche un tweet della presidente del Consiglio Giorgia Meloni: “La libertà di stampa è un pilastro della nostra democrazia e va difesa sempre, senza ambiguità. È molto grave che, di fronte a un episodio di violenza contro una redazione giornalistica, qualcuno arrivi a suggerire che la responsabilità sia – anche solo in parte – della stampa stessa”, scrive la premier, pur senza nominare Albanese. “La violenza non si giustifica. Non si minimizza. Non si capovolge. Chiunque cerchi di riscrivere la realtà per attenuare la gravità di quanto accaduto compie un errore pericoloso”, ammonisce Meloni.

Chi cita Albanese è invece il capogruppo di Fdi in Senato, Lucio Malan: “Condanna formalmente le violenze, ma poi lancia un monito da regime dittoriale”. Per il PD prende posizione il capo delegazione all’Europarlamento Nicola Zingaretti: “Aggredire la redazione di un giornale con azioni squadristiche è un atto intollerabile, e non esiste alcuna ragione che possa giustificarlo”. Critico anche il presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Carlo Bartoli: “Le parole di Francesca Albanese sull’irruzione nella redazione de La Stampa a Torino sono irresponsabili e pericolose. Nessuna giustificazione, nemmeno indiretta o con una condanna di facciata, può essere concessa a chi mette i giornalisti nel mirino”.

In un tweet, Albanese torna sull’argomento con altre parole: “Condanno gli attacchi di ieri alla sede della Stampa. La rabbia verso un sistema mediatico che distorce la realtà in Palestina è comprensibile, ma la violenza – anche dentro un sistema violento – finisce per rafforzare chi ci opprime”.

Ma è in serata, ospite su Nove di “Accordi e Disaccordi”, che Albanese risponde direttamente alle critiche di Meloni e degli altri esponenti politici: “Secondo me mi criticano perchè faccio paura, rapresento il cambiamento e il risveglio delle coscienze. E non lo faccio volontariamente: l’Italia si è risvegliata, ha visto che l’economia della guerra che massacra i palestinesi è la stessa che sta erodendo i diritti fondamentali in questo Paese. Sono stata chiarissima: condanno la violenza nei confronti della redazione La Stampa, la mia colpa è aver criticato anche la stampa italiana e occidentale per il pessimo lavoro, indegno, sulla questione palestinese”. E poi ribadisce: “La violenza non è mai una risposta neanche in una situazione violenta come l’Italia in questo momento. Neanche in un sistema violento bisogna utilizzare la violenza. A parte il danno materiale e morale ai giornalisti, che è indegno, si distrugge anche la causa e le ragioni di chi scende in piazza. Prova ne è il fatto che oggi l’unica notizia di cui si parla è l’attacco indegno e violento contro la Stampa”.

Pd, i mille di Montepulciano a Schlein: per alternativa "si riparte da noi"

Montepulciano (Si), 29 nov. (askanews) – Per l’alternativa “si riparta da noi”. Lo chiede la ‘maggioranza’ del Pd riunita a Montepulciano alla segretaria del Pd Elly Schlien che arriverà domani alla tre giorni senese per concludere i lavori.

I Dems di Andrea Orlando, AreaDem di Dario Franceschini e gli ex articolo 1 di Roberto Speranza si sono riuniti, per riaffermare la leadership di Schlein, in un momento di snodo con la tornata delle regionali appena conclusa e lo sguardo alle Politiche del 2027, ma anche per chiedere che il partito torni a contare “di più” in vista della ‘scrittura’ di un “programma” e delle relative alleanze. ‘Costruire l’alternativa’ il titolo scelto per la kermesse, che ha registrato oltre mille presenze.

Con loro, anche chi aveva ‘puntato’ inizialmente su Stefano Bonaccini come Dario Nardella (oggi Area Dem) e i neo-ulivisti di Crea. Nutrita la pattuglia di parlamentari: Provenzano-Misiani-Sarracino-Rossomando (Dems), Franceschini, Sereni e Di Biase (Area Dem), Fornaro-Scotto-Guerra-Stumpo (ex Art.1), Serracchiani, i fedelissimi della segretaria Taruffi e Furfaro.

Non ci devono essere arretramenti rispetto alla linea politica di questi due anni del Partito democratico, hanno puntualizzato, mentre i riformisti erano riuniti a Prato nelle stesse ore per avvertire che continueranno a voler dire la loro.

Andrea Orlando, che rappresenta l’area più corposa delle tre che hanno sostenuto la mozione della segretaria Elly Schlein ‘Parte da noi’ al congresso nel 2023, va al punto: “Noi abbiamo una leadership, è un asset importante e abbiamo una coalizione che abbiamo costruito ma abbiamo anche un partito, e lo dobbiamo utilizzare di più”. Grazie a Schlein, ha aggiunto Orlando, il Pd “ha riposizionato il suo orizzonte”, ma è l’ora di promuovere un’assemblea e “costruire un programma”. Basta con il “‘pattinaggio’ che costringe a non scontentare nessuno”, ha detto, perché “serve nettezza” di fronte alla destra.

Il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, che due settimane fa aveva condiviso il palco degli amministratori del Pd a Bologna con la segretaria, arrivando alla kermesse di Montepulciano si sbottona sulla leadership della futura coalizione: “Schlein – ha detto – è la soluzione naturale”. E sotto la tensostruttura allestita nei giardini di Poggiofanti, sono in molti a suonare ‘l’alt’ al presidente M5S Giuseppe Conte sul faccia a faccia sfumato tra la premier Giorgia Meloni e Schlein alla festa di Fdi di Atreju. Con Dario Nardella che ha invitato a non fare “il gioco delle destre” e Orlando a sottolineare: “Vorrei chiedere a Conte se è utile continuare a discutere per giorni del circo della Meloni”. Mentre Manfredi ha fatto notare: “Non bisognava entrare dentro quella trappola. Occorreva organizzarla prima. Ci si doveva parlare”.

“Sentivamo tanto il bisogno di stare insieme, di poterci confrontare, di immaginare un Paese differente e offrire un tetto a chi ha creduto e a chi crede nel cambiamento del Pd, a chi ha scelto di cambiare con noi questo Paese. A Montepulciano si rafforza la costruzione di una alternativa plurale, credibile, alla peggiore destra della storia del Paese”, ha spiegato il deputato e membro della segreteria nazionale Pd, Marco Sarracino, il quale ha invitato il partito a puntare sui territori: “si cambia ora o mai più”.

Dall’inviata Costanza Zanchini

Centrodestra, Salvini: no a coinvolgere chi non c’entra con nostra storia

Milano, 29 nov. (askanews) – “Se stiamo uniti non ci tocca nessuno: dall’altra parte abbiamo il ‘campo largo’, ma è come quelle giacche che compri larghe e al primo lavaggio si restringono. Spero che nel centrodestra nessuno voglia percorrere le stesse strade, coinvolgendo gente che non c’entra con la nostra storia, la nostra tradizione, la nostra cultura, magari ti sembra di essere un po’ più largo per un quarto d’ora poi la fisica ha le sue leggi”. Lo ha detto il segretario della Lega Matteo Salvini, intervenendo all’assemblea nazionale di Noi Moderati.

Albanese e "il monito" ai giornalisti. Meloni: la libertà di stampa va difesa senza ambiguità

Milano, 29 nov. (askanews) – “La libertà di stampa è un pilastro della nostra democrazia e va difesa sempre, senza ambiguità”. Lo dichiara la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in un post sui social in cui – senza nominarla – sembra far riferimento alla Relatrice Onu Francesca Albanese, che oggi all’evento organizzato dal Global Movement to Gaza a Roma Tre, ha condannato l’assalto a La Stampa auspicando però che l’episodio sia “monito” alla redazione del quotidiano per “tornare a fare il proprio lavoro”.

Per la premier “è molto grave che, di fronte a un episodio di violenza contro una redazione giornalistica, qualcuno arrivi a suggerire che la responsabilità sia – anche solo in parte – della stampa stessa. La violenza non si giustifica. Non si minimizza.Non si capovolge. Chiunque cerchi di riscrivere la realtà per attenuare la gravità di quanto accaduto compie un errore pericoloso”.

Tra chi ha preso posizione anche Nicola Zingaretti, capodelegazione Pd al Parlamento europeo, che sui social X – senza fare nomi – scrive un messaggio senza ambiguità: “Aggredire la redazione di un giornale con azioni squadristiche è un atto intollerabile, e non esiste alcuna ragione che possa giustificarlo. Solidarietà alle giornaliste e ai giornalisti de La Stampa”. Anche su X il messaggio Albanese lamentava comunque distorsioni mediatiche e la mancanza di risalto alle manifestazioni in piazza “oscurate da questa singola notizia”, ovvero l’assalto alla redazione de La Stampa.

Oggi tra i tanti cartelli contro il governo che si leggono nella manifestazione a Roma in favore di Gaza e contro il riarmo, le immagini della presidente del consiglio Giorgia Meloni e dei ministri Salvini, Tajani, Crosetto con sotto la frase “Complice di genocidio”. Tanti i volti del movimento Pro Pal presenti alla manifestazione. Da Greta Thunberg a Moni Ovadia, dalla portavoce italiana della Global Sumud Flotilla, Maria Elena Delia, agli attivisti Thiago Avila e Vincenzo Follone. Durante la manifestazione, quando il corteo è arrivato al Colosseo, è stata data alle fiamme una bandiera a stelle e strisce degli Stati Uniti d’America. “Viva Maduro, viva Chavez, per i popoli in lotta dell’America Latina”, è stato scandito al megafono. “Giù le mani dal Venezuela”, è stato scandito dagli slogan.

(foto da video sui social)

Emis Killa annuncia la tracklist di "Musica Triste"

Milano, 29 nov. (askanews) – In attesa dell’uscita del suo nuovo album, “Musica Triste”, previsto per venerdì 5 dicembre, Emis Killa annuncia la tracklist ufficiale. Per svelare i titoli delle canzoni che comporranno il nuovo album, un progetto in cui sonorità, linguaggio e stile rappresenteranno la quintessenza del rap, l’artista ha condiviso sui suoi social un video dall’atmosfera misteriosa e al contempo intima, mentre, seduto al pianoforte, suona la Sonata No. 14 “Moonlight” di Beethoven, in un’unione unica tra la sua anima hip-hop e la controparte classica. Il disco, tredicesimo progetto discografico dell’artista, tra album, EP e Mixtape, sarà composto da 15 tracce che si arricchiranno presto anche dei nomi degli ospiti che hanno preso parte al nuovo lavoro di Emis Killa, al momento ancora non svelati. “Musica Triste”, a distanza di oltre due anni dall’ultimo album “Effetto Notte”, certificato disco di platino, porterà con sé tutta la carica hip-hop di uno dei nomi più affermati della scena, con una penna che si preannuncia essere più affilata che mai e che riserverà grandi sorprese artistiche in chiave rap. “Musica Triste” è già in preorder nei formati fisici CD e LP, di cui sono disponibili le varianti CD autografato, LP rosso autografato, LP nero marmorizzato rosso e LP nero marmorizzato rosso autografato e in presave su tutte le piattaforme digitali.

L’album completa un anno all’insegna della musica e dei grandi eventi live per Emis Killa. Dopo la pubblicazione di “In auto alle 6:00”, collaborazione con l’artista e amico di lunga data Lazza, infatti, lo show evento EM16 è stato la continuazione in grande stile della celebrazione dell’hip-hop e della carriera di Emis Killa, in seguito al successo di EM15 nel 2024.

L’impegno di Apab per una “democrazia del cibo”

Firenze, 29 nov. (askanews) – Unire qualit, diritti, sostenibilit e nuove opportunit per chi vuole coltivare e trasformare la terra in modo responsabile, riuscendo a rimanere sul mercato, e avvicinando produttori biologici e biodinamici alle scuole, alle mense, in generale alla collettivit. Quello della “democrazia del cibo” uno dei temi centrali del 39esimo convegno nazionale dell’Associazione per l’agricoltura biodinamica Apab, dal titolo “Agricoltura come Arte sociale”.

“Quindi cosa vogliamo fare? Vogliamo portare gli agricoltori, i loro prodotti, nelle mense, nei ristoranti, nelle mense pubbliche, negli ospedali, dove c’ bisogno di alzare la qualit e soprattutto far capire al sistema Paese che la via della trasformazione nel modello agricolo, bio, una via che fa la differenza”, spiega il presidente di Apab, Carlo Triarico. “I territori, se si uniscono insieme, per esempio, come con i biodistretti, e la nuova potenziale capacit di aggregazione sui territori -aggiunge- insieme possono coinvolgere la popolazione per un salto di qualit di cui abbiamo bisogno in Italia”.

Apab si muove di concerto con tutte le principali sigle che, a vario titolo, dall’ambientalismo alla biodiversit, alla filiera corta, condividono questi obiettivi: “Oggi – commenta Lucio Cavazzoni Presidente del Bio-distretto dell’Appennino Bolognese – parlare di democrazia del cibo vuol dire parlare anche di democrazia e di possibilit, di opportunit di lavorare la terra e di ritornare ad un’agricoltura e ad un allevamento artigiani. Artigiano perch questa la modalit che ci consente la relazione con la natura, con la terra, con tutto il vivente”

Dal convegno di Firenze parte un tour europeo che passer l’11 dicembre da Roma, per rilanciare la Dichiarazione di Bruxelles e promuovere politiche alimentari sostenibili.

Calcio, Genoa-Verona 2-1: prima vittoria per De Rossi

Roma, 29 nov. (askanews) – Sorride il Genoa di Daniele De Rossi che batte il Verona in rimonta 2-1. È il Verona a spingere di più, rendersi pericoloso e a trovando il gol del vantaggio con una ribattuta vincente di Belghali. Il gol nasce da un errore di Østigård, che si lascia vincere dal pressing da Mosquera. I padroni di casa, tuttavia, non demordono e riacciuffano la gara con Lorenzo Colombo. L’attaccante rossoblù, imbeccato con una palla alta di Vitinha, non lascia scampo a Montipò dal centro dell’area.

Tutt’altro Genoa nella ripresa, che soffre, soprattutto dopo il gol, e porta a casa una vittoria preziosissima. Rossoblù più pericolosi in avvio, soprattutto con Vitinha, al quale viene annullata anche una rete per fuorigioco al 50esimo. Ciononostante, i padroni di casa aumentano la pressione e, dopo il palo colpito da Østigård, vanno in vantaggio con Thorsby al 62esimo. Il norvegese capitalizza un gran cross verso l’area di Ellertsson e insacca alle spalle di un incolpevole Montipò. Nel finale forcing del Verona, vicino al pari prima con Orban e poi con Giovane.

Formula1, Sprint in Qatar: Ferrari lontanissima dal podio

Roma, 29 nov. (askanews) – Amaro sfogo di Charles Leclerc 13esimo) e Lewis Hamilton (17esimo) dopo la Sprint del Qatar in cui hanno chiuso lontanissimi dal podio. “Nelle prove libere avevamo provato una modifica sul feeling dello sterzo ma non aveva funzionato – le parole di Leclerc – In gara non so proprio dire cosa sia successo. Mi hanno detto che c’era qualcosa di rotto al posteriore ma non era così. Forse qualcosa davanti invece. Di sicuro nei primi giri la mia unica preoccupazione era cercare di stare in strada. E anche dopo non avevo possibilità di attaccare i miei avversari”.

“Dove vorrei essere piuttosto che qui? Mah, magari in spiaggia, a fare surf, oppure in montagna. Ho bisogno di stare un po’ con la mia famiglia e di ritrovare la mia energia – le parole di Hamilton – La notte scorsa sono rimasto sveglio fino alle sei, praticamente non ho dormito pensando a come migliorare la macchina, a cosa fare di più e a dare informazioni migliori. Soprattutto per i ragazzi ai box e anche per quelli in fabbrica a Maranello. Non molliamo, continuiamo a spingere e nonostante tutte le difficoltà che stiamo vivendo io rimango positivo”.

Il piano di pace per Gaza, stenta a prendere forma la forza di stabilizzazione

Roma, 29 nov. (askanews) – Stenta a prendere forma la Forza internazionale di stabilizzazione prevista dal piano di pace del presidente americano Donald Trump per la Striscia di Gaza, a fronte delle crescenti preoccupazioni dei paesi disposti a inviare truppe riguardo alla possibilità che i soldati possano essere costretti a usare la forza contro i palestinesi. Lo riporta il Washington Post.

L’Indonesia, che aveva annunciato la propria disponibilità a inviare fino a 20.000 uomini, sta ora valutando il dispiegamento di un contingente molto più ridotto, secondo funzionari di Giacarta. Anche l’Azerbaigian, che avrebbe dovuto inviare truppe, sta ora rivalutando la situazione, secondo quanto affermato da funzionari a conoscenza delle discussioni. E nessun paese arabo si è impegnato finora a inviare soldati.

“Un mese fa, la situazione era migliore”, ha detto al Wp un funzionario regionale a conoscenza delle discussioni. Stando alla risoluzione approvata il 17 novembre scorso dal Consiglio di sicurezza dell’Onu, la Forza internazionale di stabilizzazione ha il mandato di “smilitarizzare” la Striscia di Gaza, garantire la sicurezza dei confini e proteggere i civili e le operazioni di soccorso.

“Vogliono che la Forza internazionale di stabilizzazione entri a Gaza e ripristini, tra virgolette, la legge e l’ordine e disarmi qualsiasi resistenza – ha detto un alto funzionario del ministero degli Esteri indonesiano – è questo il problema. Nessuno vuole farlo”.

Secondo fonti al corrente dei piani Usa, la Forza di stabilizzazione dovrebbe contare su 15.000-20.000 soldati. L’obiettivo è che venga dispiegata “all’inizio del 2026”, ha detto un funzionario statunitense, aggiungendo: “Stiamo valutando degli impegni. Nessuno invierà truppe dal proprio Paese senza comprendere i dettagli della missione”.

Formula1, Piastri vince la Sprint in Qatar

Roma, 29 nov. (askanews) – Oscar Piastri torna a sorridere nella notte di Doha, riportandosi al centro della scena con una vittoria che rimette in moto le sue ambizioni iridate. Il successo nella Sprint del Qatar pesa doppio: restituisce fiducia al pilota McLaren dopo settimane complicate e, soprattutto, regala due punti preziosi nella rincorsa al compagno di squadra Lando Norris. Sullo sfondo, Max Verstappen continua a inseguire, stringendo i denti in un weekend difficile per la Red Bull ma riuscendo comunque a contenere i danni. A due gare dalla fine, con 50 punti ancora disponibili, il Mondiale resta una storia tutta da scrivere. Alla vigilia Verstappen aveva chiarito che la Sprint sarebbe stata una gara di sopravvivenza: “resistere” era l’unico obiettivo realistico dopo una qualifica deludente e una RB20 tormentata dal bouncing. Missione compiuta: l’olandese ha guadagnato due posizioni al via e chiuso in quarta piazza, alle spalle di un terzetto composto dal vincitore Piastri, dalla Mercedes di George Russell e da Lando Norris. Il risultato permette a Verstappen di perdere un solo punto dal leader del Mondiale: ora il suo distacco è di 25 lunghezze. Piastri ne approfitta e riduce a 22 lo svantaggio dal compagno di box. Il duello per il titolo resta così un triangolo ancora matematicamente aperto, con McLaren e Red Bull attese al decisivo confronto delle ultime due tappe

Il Papa: è urgente richiamare alla pace, unità e riconciliazione

Città del Vaticano, 29 nov. (askanews) – “Quanto sentiamo urgente, oggi, questo richiamo! Quanto bisogno di pace, di unità e di riconciliazione c’è attorno a noi, e anche in noi e tra noi!”. Lo ha detto Papa Leone XIV nella sua omelia pronunciata al Volkswagen Arena di Istanbul, l’impianto al coperto che sta ospitando la celebrazione della messa presieduta dal pontefice.

“Come possiamo contribuire a rispondere a tale domanda? – si è pi chiesto Papa Prevost – Ci facciamo aiutare, per capirlo, dal ‘logo’ di questo viaggio, in cui uno dei simboli scelti è quello del ponte”, è stato il suo richiamo.

“Tale immagine può farci pensare anche al famoso grande viadotto che in questa città, attraversando lo stretto del Bosforo, unisce due continenti: Asia ed Europa. Ad esso, col tempo, si sono aggiunti altri due passaggi, cosicché attualmente i punti di congiunzione tra le due sponde sono tre. – ha quindi proseguito nella sua omelia – Tre grandi strutture di comunicazione, di scambio, di incontro: imponenti a vedersi, eppure tanto piccole e fragili, se paragonate agli immensi territori che collegano”, ha, quindi, concluso.

Mattarella: totalitarismi e razzismi non trovino più giustificazione

Roma, 29 nov. (askanews) – “In un tempo di cambiamenti così rapidi e profondi, avvertiamo ancor più il dovere di rendere testimonianza affinché le guerre, i totalitarismi, i razzismi, le discriminazioni vengano respinte e mai più trovino indifferenza, o peggio, giustificazione”. Lo ha scritto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio inviato al Presidente Dario Venegoni in occasione dell’ 80° anniversario dell’Associazione Nazionale ex Deportati nei campi nazisti – ANED.

“Conoscere e non dimenticare è necessario per costruire il futuro, riaffermando e radicando i principi di dignità della persona su cui poggiano la libertà, la pace, la giustizia, la democrazia, conquiste di civiltà che sono costate grandi sofferenze ai nostri padri e che ogni generazione ha il compito di rafforzarne i presupposti civili e morali”, ha sottolineato Mattarella nel messaggio.

“L’Associazione Nazionale ex Deportati nei campi nazisti, Medaglia d’oro al merito civile, sin dalla fine della guerra, ha tenuto alta la memoria e trasmesso ai più giovani i valori della Costituzione e gli ideali della Resistenza, cui contribuirono, con eroica dedizione, gli internati nei lager”, ha ricordato il capo dello Stato, concludendo: “La Repubblica, con spirito di riconoscenza, saluta i partecipanti all’Assemblea dell’ANED, nell’ottantesimo anniversario della fondazione”.

Assalto alla redazione de La Stampa: identificate 34 persone

Roma, 29 nov. (askanews) – Sono 34 le persone identificate dagli agenti della Polizia di Stato di Torino in relazione all’assalto avvenuto a Torino nella redazione del quotidiano “La Stampa”, nel corso delle manifestazioni per lo sciopero generale di ieri. Tra i soggetti segnalati anche attivisti vicini al centro sociale Askatasuna e a diversi collettivi studenteschi.

Ieri pomeriggio un centinaio di manifestanti “Pro Pal”, durante le manifestazioni per lo sciopero generale di ieri si è allontanato dal corteo e,  al grido di slogan come “giornalista terrorista, sei il primo della lista”, ha fatto irruzione nella sede di via Lugaro a Torino del quotidiano La Stampa, redazione che in quel momento era vuota poiché i giornalisti avevano aderito allo sciopero, rovesciando documenti e materiale sulle scrivanie e imbrattato i muri con scritte in rosso: “Fuck Stampa” e in verde “Free Shahin”, in riferimento all’imam della moschea di San Salvario trattenuto da giorni nel Cpr di Caltanissetta.

(foto dai social)

Riformisti dem a Prato battono un colpo: ci siamo e non molliamo

Prato, 29 nov. (askanews) – Anche qui di ruggine, volendo, ce ne sarebbe. Qui, dove a fare gli onori di casa è l’ex sindaco, campione di preferenze alle ultime Regionali, con oltre 22mila voti, ma tenuto fuori dal Giani bis. Ma la mission della reunion a Prato dei riformisti Dem non è questa, non è né la polemica locale né quella nazionale. Non è ‘sparare’ a zero sui “compagni di Montepulciano”, sull’area che appoggia, con varie sfumature, la segretaria Elly Schlein, ma dire forte e chiaro che dentro il Pd i riformisti – presenti stamani Giorgio Gori, Lorenzo Guerrini, Filippo Sensi, Simona Malpezzi – sono vivi e vegeti, che vogliono dire la loro e che non molleranno, non toglieranno il disturbo. Anche in questa storia dem, storia di città toscane e di Capitale, c’è un Matteo, ma non è quel Matteo di cui il Pd conserva imperitura memoria.

Matteo Biffoni, neo consigliere regionale ed ex sindaco di Prato, lo mette subito in chiaro cosa sono venuti a fare al cinema Garibaldi: “Chi ha la passione della politica oggi può essere qui come da un’altra parte, noi siamo qui per aprire il dialogo con imprese e manifatture perché il Pd riprenda questa discussione, questo è il compito del Pd e noi non vogliamo abdicare in alcun modo”. Quindi, non ci sono “lese maestà” a dire certe cose, né volontà di sovvertire gli esiti del congresso che “rispettiamo” ma, anzi, “con un pizzico di arroganza – avverte Biffoni – pensiamo di essere parecchio utili”. Al Pd, ovviamente. Anche se, osserva Filippo Sensi, senatore Dem, “questo riformismo fa paura e prurito, soprattutto dalle nostre parti e saluto i compagni della mozione Montepulciano. Noi ci siamo eccome e restiamo”.

Del resto, lo va dicendo da giorni Giorgio Gori, da Prato non esce un “posizionamento” dell’area riformista ma escono una serie di proposte. Le elenca proprio lui, l’ex sindaco di Bergamo ed ora europarlamentare, tenendosi lontanissimo dalla polemica politica – come dalla postura del frontman – per declinare, invece, le “idee” (“estendere a tutte le pmi i benefici fiscali oggi riconosciuti solo a chi investe in start up innovative”; corsie rapide per la “buona immigrazione”, quella dei “profili qualificati”, abbattimento dei costi dell’energia, Irpef ribassata per i giovani, per dirne alcune), quelle che servono a dire che “qua abita la sinistra amica delle imprese”. Seduto in prima fila Lorenzo Guerrini, presidente del Copasir, tace e ascolta.

E’ la sinistra che, insomma, piace a Marco Bentivogli, ex leader dei metalmeccanici della Cisl, che dal palco di Prato, applauditissimo, ricorda che “essere riformisti è avere l’obbligo della realtà”. E poi che, tanto per tornare in ambito sindacale, “politicizzare il conflitto di classe” non ha fatto bene ai corpi sociali, che devono innanzitutto rappresentare una “condizione”, più che un’idea. E si sa quanto sia stato amaro, e non esaurito, il dibattito sul Pd “partito delle ztl”. Applausi anche per Tommaso Nannicini, ex sottosegretario del governo Renzi, “preoccupato dalle culle vuote, ma anche dagli aerei pieni di giovani che lasciano l’Italia”, e un applauso particolarmente convinto a Lucia Aleotti, vice presidente di Confindustria per il Centro studi, quando dice che i migranti che “servono” alle imprese “non sono quelli che stanno dintorno alle stazioni”.

Poi i big se ne vanno e restano i militanti locali, quelli che hanno scelto Prato invece che Montepulciano. “Chissà se Matteo avrà la forza o se gli faranno passare la voglia”, sussurrano, uscendo dal cinema Garibaldi. E anche stavolta è un altro Matteo ma il discorso, a distanza di tanti anni, sembra lo stesso.

Mattarella: totalitarismi e razzismi non trovino più giustificazione

Roma, 29 nov. (askanews) – “In un tempo di cambiamenti così rapidi e profondi, avvertiamo ancor più il dovere di rendere testimonianza affinché le guerre, i totalitarismi, i razzismi, le discriminazioni vengano respinte e mai più trovino indifferenza, o peggio, giustificazione”. Lo ha scritto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio inviato al Presidente Dario Venegoni in occasione dell’ 80° anniversario dell’Associazione Nazionale ex Deportati nei campi nazisti – ANED.