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Lavoro, Inail: nei primi sei mesi infortuni +4,7% ma decessi -4,2%

Roma, 3 ago. (askanews) – Infortuni sul lavoro in crescita in Italia, ma con decessi in calo: la dinamica si conferma sull’insieme dei primi sei mesi dell’anno, secondo i dati appena aggiornati dall’Inail. Il confronto con i primi sei mesi del 2025 evidenzia per la modalità in occasione di lavoro un aumento degli infortuni (+4,7% a quota 213.985) e un calo dei decessi (-4,2% con 342 casi, 15 in meno rispetto ai 357 nel 2025).

E anche per la componente “in itinere”, riporta l’istituto con un comunicato, si registra un incremento delle denunce di infortunio (+8,8%) e un calo dei casi mortali (-7,2% con 128 decessi contro i 138 del 2025).

Tenuto conto dei dati sul mercato del lavoro rilevati mensilmente dall’Istat nei vari anni, con ultimo aggiornamento giugno 2026, e rapportato il numero degli infortuni denunciati in occasione di lavoro (al netto degli studenti) a quello degli occupati (dati provvisori), si evidenzia un’incidenza infortunistica che passa dalle 977 denunce di infortunio in occasione di lavoro ogni 100mila occupati Istat di giugno 2019 alle 880 del 2026, con un calo del 9,9%, riporta l’Inail.

Rispetto al giugno 2025 si ha invece un aumento dell’incidenza infortonistica del 4,1% (da 845 denunce per 100 mila abitanti a 880). In aumento del 16,7% le patologie di origine professionale denunciate, pari a 59.480.

Covid, Conte si dimette dalla commissione: "domani spazzerò via il fango"

Roma, 3 ago. (askanews) – Giuseppe Conte si dimette dalla commissione Covid, dove domani verrà ascoltato. Il leader M5s lo spiega in una lettera inviata al presidente della Camera Lorenzo Fontana e pubblicata sui social network: “In vista dell’audizione di domani mattina mi sono dimesso dalla Commissione Covid e spetterà a me, finalmente, parlare in modo da spazzare via tutto il fango”, dice l’ex premier sui social.

“Le mie dimissioni – spiega Conte nella lettera – si rendono opportune in considerazione del fatto che, nella seduta della medesima Commissione convocata il prossimo 4 agosto 2026, alle ore 9.30, il sottoscritto sarò ascoltato in audizione in qualità di Presidente del Consiglio dei ministri all’epoca dei fatti oggetto dell’inchiesta”.

Conclude Conte: “Al fine di evitare ogni possibile situazione di incompatibilità, ritengo dunque dover rassegnare le dimissioni dall’incarico”.

Delmastro, cartelli M5s in aula Camera: "fuori le chat, aprite la cassaforte"

Roma, 3 ago. (askanews) – Protesta M5s in aula alla Camera sul caso Delmastro: le deputate e i deputati pentastellati, al termine dell’intervento del capogruppo Riccardo Ricciardi, hanno esposto due striscioni con scritto “FUORI LE CHAT! APRITE LA CASSAFORTE!” mentre il deputato Arnaldo Lomuti ha tirato fuori una cassaforte, aprendone lo sportello e tirandone fuori un cd. Nel mirino del partito di Giuseppe Conte la decisione disposta dal presidente della Camera Lorenzo Fontana di negare ai componenti della Giunta per le Autorizzazioni l’accesso alle conversazioni tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro (Fdi) e Mauro Caroccia, presunto prestanome del clan Senese.

“Ma cosa c’è scritto in quelle chat?”, si è chiesto Ricciardi. “E’ incredibile quello che state facendo”, ha aggiunto ricordando “chi è Caroccia: condannato per essere il prestanome della famiglia Senese, la famiglia camorristica che controlla ciò che avviene a Roma. Ha avuto a che fare con Carminati, Piscitelli, coi Casamonica e il boss Michele ‘o Pazzo ha un fratello che si dice sia colui gestisce tutti i ristoranti grazie ai quali la famiglia Senese ricicla i soldi della camorra e della ‘ndrangheta. Questo è il personaggio con cui il nostro sottosegretario aveva delle conversazioni. E voi parlate di legaità? Parlate di criminalizzare i ragazzetti sopra i 14 anni e non ci dite cosa diceva Delmastro con chi controlla il traffico di droga? Il problema è del partito di Giorgia Meloni, dovrà rendere conto. Paragonate Andrea Delmastro a Roberto Scarpinato, continuate a confrontare uno con la carriera di Delmastro con uno con la carriera di Scarpinato, conitnuate e vediamo chi combatteva la mafia e chi no. State inscenando questo trucco per cui Delmastro dice consegna le chat ma nel frattempo la sua maggioranza vieta l’uso. Pensate di farlo uscire come un eroe che consegna le chat ma ne vieterete l’accesso”.

Ad aprire il dibattito sul caso Delmastro era stata la capogruppo Avs Luana Zanella chiedendo a Fontana “di rendere conto della decisione tutta politica anche perché Delmastro ha detto di non avere nulla da nascondere e da temere”. L’accesso è stato negato anche al presidente della Giunta Devis Dori (Avs): “Come fa a organizzare il lavoro se non ha la possibilità di vedere i documenti? Non siamo in regime di stasi. Non ci sono precedenti”, ha detto Zanella.

Ha parlato di “gravissimo attacco alle prerogative dei parlamentari” anche Federico Gianassi (Pd). “Ci dispiace – ha aggiunto – che questa pressione poliica stia condizionando anche l’attività del presidente Fontana”.

Dl Pnrr, salta il lotto unico sugli Intercity, servirà censimento rotabili

Roma, 3 ago. (askanews) – Salta il riferimento alla possibilità di indire la gara dei servizi Intercity anche con un lotto unico e arriva un censimento del materiale rotabile da mettere a disposizione del vincitore della gara. Sono questi, in estrema sintesi, i punti di un emendamento della Commissione Bilancio della Camera che punta a sciogliere il nodo della gare per l’affidamento dei servizi Intercity che ha bloccato i lavori del decreto Pnrr-Infrastrutture alla Camera.

L’emendamento riformulato sostituisce il comma 1 dell’articolo 1 del decreto eliminando la possibilità che i contratti possano “essere suddivisi in uno o più lotti”. Torna quindi la formulazione precedente della legge concorrenza 2021, che indice le gare intercity, in cui si stabilisce che “i contratti di servizio sono suddivisi in lotti appropriati e contendibili”.

La nuova norma stabilisce invece che entro 45 giorni dall’approvazione del provvedimento e poi ogni anno le regioni trasmettano al Mit un censimento del materiale rotabile a disposizione per i servizi previsti dal contratto pubblico di trasporto ferroviario. I dati verranno messi a disposizione dei partecipanti alle gare.

L’emendamento stabilisce che il Mit rende poi disponibili i treni di proprietà dello Stato all’operatore entrante selezionato in base alla gara.

Su Ceuta centrosinistra e Futuro Nazionale chiedono Meloni in aula

Milano, 3 ago. (askanews) – “Avs chiede un’informativa della Presidente del Consiglio in quest’aula parlamentare in merito alle scelte del governo italiano sulle vicende che hanno interessato nei giorni scorsi l’enclave spagnola di Ceuta”. Lo ha detto Nicola Fratoianni nell’Aula di Montecitorio ad inizio seduta. Richiesta cui si sono aggiunti anche gli altri gruppi di opposizione (Pd, M5s, Azione, Iv) ma anche Futuro Nazionale, che con il deputato Edoardo Ziello ha definito il governo “stampella della sinistra”.

Per Fratoianni “la scelta e la reazione di chiudere Schengen – conclude Fratoianni – era non solo del tutto inutile, ma anche in tutta evidenza una scelta cinicamente strumentale. Mentre per Ziello quello in carica “non sembra il governo di Giorgia Meloni ma di Angela Merkel”: “Ci saremmo aspettati lo spiegamento delle nostre forze speciali a difesa dei confini, in particolare con la Francia di Macron”.

Migranti, centrosinistra e Futuro Nazionale chiedono Meloni in aula su Ceuta

Milano, 3 ago. (askanews) – “Avs chiede un’informativa della Presidente del Consiglio in quest’aula parlamentare in merito alle scelte del governo italiano sulle vicende che hanno interessato nei giorni scorsi l’enclave spagnola di Ceuta”. Lo ha detto Nicola Fratoianni nell’Aula di Montecitorio ad inizio seduta. Richiesta cui si sono aggiunti anche gli altri gruppi di opposizione (Pd, M5s, Azione, Iv) ma anche Futuro Nazionale, che con il deputato Edoardo Ziello ha definito il governo “stampella della sinistra”.

Per Fratoianni “la scelta e la reazione di chiudere Schengen – conclude Fratoianni – era non solo del tutto inutile, ma anche in tutta evidenza una scelta cinicamente strumentale. Mentre per Ziello quello in carica “non sembra il governo di Giorgia Meloni ma di Angela Merkel”: “Ci saremmo aspettati lo spiegamento delle nostre forze speciali a difesa dei confini, in particolare con la Francia di Macron”.

Anche domani e mercoledì 25 città con il "bollino rosso"

Roma, 3 ago. (askanews) – Previsti ancora giorni di passione in tutta Italia per il caldo e l’afa dovute alla quarta ondata di calore dell’estate 2026.

Secondo l’ultimo bollettino sulle ondate di calore del Ministero della Salute, oltre ad oggi anche domani e mercoledì, 4 e 5 agosto, saranno 25 le città in “bollino rosso”, sulle 27 considerate.

Si tratta di Bologna, Bolzano, Brescia, Cagliari, Campobasso, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Latina, Milano, Napoli, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Torino, Venezia, Verona, Viterbo, Catania, Genova, Palermo, Trieste, Ancona e Bari.

Una situazione se possibile anche in leggero peggioramento, visto che sia domani che mercoledì le uniche 2 città non in “rosso”, Messina e Reggio Calabria, passeranno dal “bollino giallo” di questi giorni al “bollino arancione”.

Secondo la tabella dei livelli di rischio del Ministero della Salute, il “bollino giallo” (livello 1 di pre-allerta) indica condizioni meteorologiche che possono precedere il verificarsi di un’ondata di calore: questo livello non richiede azioni immediate, ma indica che nei giorni successivi è probabile che possano verificarsi condizioni a rischio per la salute; il “bollino arancione” (livello 2) indica condizioni meteorologiche che possono rappresentare un rischio per la salute, in particolare nei sottogruppi di popolazione più suscettibili; il “bollino rosso” (livello 3) indica condizioni di emergenza (ondata di calore) con possibili effetti negativi sulla salute di persone sane e attive e non solo sui sottogruppi a rischio come gli anziani, i bambini molto piccoli e le persone affette da malattie croniche.

Caldo, anche domani e mercoledì 25 città in "bollino rosso"

Roma, 3 ago. (askanews) – Previsti ancora giorni di passione in tutta Italia per il caldo e l’afa dovute alla quarta ondata di calore dell’estate 2026.

Secondo l’ultimo bollettino sulle ondate di calore del Ministero della Salute, oltre ad oggi anche domani e mercoledì, 4 e 5 agosto, saranno 25 le città in “bollino rosso”, sulle 27 considerate.

Si tratta di Bologna, Bolzano, Brescia, Cagliari, Campobasso, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Latina, Milano, Napoli, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Torino, Venezia, Verona, Viterbo, Catania, Genova, Palermo, Trieste, Ancona e Bari.

Una situazione se possibile anche in leggero peggioramento, visto che sia domani che mercoledì le uniche 2 città non in “rosso”, Messina e Reggio Calabria, passeranno dal “bollino giallo” di questi giorni al “bollino arancione”.

Secondo la tabella dei livelli di rischio del Ministero della Salute, il “bollino giallo” (livello 1 di pre-allerta) indica condizioni meteorologiche che possono precedere il verificarsi di un’ondata di calore: questo livello non richiede azioni immediate, ma indica che nei giorni successivi è probabile che possano verificarsi condizioni a rischio per la salute; il “bollino arancione” (livello 2) indica condizioni meteorologiche che possono rappresentare un rischio per la salute, in particolare nei sottogruppi di popolazione più suscettibili; il “bollino rosso” (livello 3) indica condizioni di emergenza (ondata di calore) con possibili effetti negativi sulla salute di persone sane e attive e non solo sui sottogruppi a rischio come gli anziani, i bambini molto piccoli e le persone affette da malattie croniche.

Con il governo Meloni c’è stato un crollo degli sbarchi di migranti (fonti Viminale)

Roma, 3 ago. (askanews) – “In Italia da gennaio di questo anno a oggi si è verificato un crollo degli sbarchi di migranti irregolari che è stato ottenuto proprio grazie alle politiche del governo Meloni”. Così riferiscono fonti del Viminale. ministero dell’interno si ricorda poi che quello in esame: “Si tratta di un calo del 55% rispetto all’anno scorso e di circa l’82% rispetto al 2023 primo anno di insediamento” dell’esecutivo “che dovette fronteggiare una situazione ereditata da precedenti governi che era completamente fuori controllo. Quanto alla presunta ‘invasione’ di Lampedusa, al momento sono presenti 98 migranti sull’isola e da tempo non si vive nessuna situazione di emergenza sul posto”.

Neya amplia il progetto Ma Honko in Madagascar

Roma, 3 ago. (askanews) – Neya, società benefit del Gruppo Mundys dedicata ai progetti di rimozione della CO basati sulla natura, avvia la seconda fase di Ma Honko in Madagascar. Il progetto estenderà l’area di intervento da 500 a oltre 2.400 ettari, con l’obiettivo di ripristinare le mangrovie, migliorare la biodiversità e sostenere le comunità locali.

“Neya lo fa sulla base del progetto di Climate Action Plan di Mundys, che prevede la riduzione delle emissioni fino ad arrivare a zero. Questo progetto è stato approvato dal Cda di Mundys e pone la sostenibilità come pilastro centrale, anche grazie alle indicazioni del nostro presidente Alessandro Benetton, che ha sempre creduto nei tre pilastri fondamentali della crescita sana di un’azienda: People, Planet e Profit. La rimozione del carbonio viene certificata da enti terzi indipendenti internazionali, come Gold Standard, che garantiscono l’effettiva validità delle attività di rimozione del carbonio realizzate da Neya” ha dichiarato Roggero Poli, CEO di Neya.

Una visione ribadita nel messaggio del presidente di Mundys Alessandro Benetton: “Ci occupiamo dello sviluppo di progetti innovativi per la rimozione del carbonio e la mitigazione dei cambiamenti climatici. Attraverso tecnologie avanzate lavoriamo per ridurre l’impronta ecologica globale, migliorare la qualità della vita delle comunità locali e preservare la biodiversità. Per noi, infatti, la mobilità sostenibile non si ferma alla tecnologia e alle infrastrutture, ma parte proprio da lì: dal luogo in cui il clima si gioca davvero”.

L’espansione del progetto porterà la rimozione stimata di circa 755mila tonnellate di CO nell’arco di vent’anni e interesserà oltre 2.400 ettari di aree costiere.

“Per dare un’idea delle dimensioni dell’intervento, 2.400 ettari corrispondono, ad esempio, a una fascia costiera larga 100 metri che si estende da Roma a Napoli. Questa attività consentirà di rimuovere circa 500mila tonnellate di CO dall’atmosfera. Per avere un termine di paragone, considerando un’auto che percorre circa 5mila chilometri all’anno, servirebbero circa 900mila automobili per produrre una quantità equivalente di emissioni. Questa seconda fase estenderà quindi le attività di Neya non solo alla rimozione del carbonio, ma anche al sostegno delle comunità locali e alla tutela della biodiversità” ha proseguito Poli.

Dalla partenza del progetto sono già stati ripristinati 272 ettari, con quasi 1,8 milioni di mangrovie piantate. Le attività proseguiranno nel 2026 e nel 2027.

“Abbiamo effettuato dei monitoraggi nella prima fase del progetto sulla biofauna. Sono state individuate due specie endemiche tipiche del Madagascar a rischio estinzione, tra cui l’ibis del Madagascar, un volatile di cui esistono soltanto circa 1.500 esemplari, che potranno beneficiare di questo spazio restituito alla natura. Per quanto riguarda le comunità locali, realizziamo attività strutturate attraverso interviste e momenti di confronto con gli abitanti dei territori coinvolti. Le comunità beneficiano non solo delle opportunità lavorative create nelle diverse fasi del progetto, ma anche di attività collaterali, come l’aumento della pesca e la raccolta del miele. Anche queste attività a favore delle comunità locali vengono monitorate ogni due anni da un ente indipendente, per garantire che i nostri progetti producano effetti concreti e abbiano un impatto positivo sui territori” ha concluso Poli.

Il progetto è sviluppato con partner locali secondo lo standard internazionale Gold Standard e rientra nella strategia climatica del Gruppo Mundys. Una parte dei benefici economici sarà reinvestita nei territori coinvolti, a sostegno delle comunità locali.

Corte Conti, M5s: Governo prepara attacco in Cdm, Meloni si fermi

Roma, 3 ago. (askanews) – “Siamo ad agosto, quando l’attenzione degli italiani è ai minimi e molti sono in vacanza: il momento perfetto per il governo Meloni per tornare all’attacco della Corte dei Conti. Pare infatti che prima della pausa estiva vogliano portare in Consiglio dei Ministri le nuove norme attuative della legge Foti destinate a minare l’indipendenza della magistratura contabile. Il copione è noto: fare passare in silenzio provvedimenti che riguardano i controlli sulla spesa pubblica. Se si indebolisce chi vigila sull’uso dei soldi dei cittadini, chi controllerà davvero il potere? Vogliono fare con la magistratura contabile quello che non gli è riuscito con la magistratura ordinaria, perché gli italiani glielo hanno impedito con il referendum. Giorgia Meloni si fermi finché è in tempo. Se non lo farà anche stavolta ci troverà sulle barricate”. Lo denunciano in una dichiarazione congiunta i capigruppo M5S in commissione Affari Costituzionali e Giustizia alla Camera Alfonso Colucci e Valentina D’Orso.

Incendi, in Europa i danni hanno già superato 3 mld di euro (FT)

Roma, 3 ago. (askanews) – Gli incendi e le ondate di calore che stanno colpendo Francia, Spagna e altre zone d’Europa hanno già causato danni per oltre 3 miliardi di euro dall’inizio dell’anno, secondo un’analisi del Financial Times.

Quasi mezzo milione di ettari sono andati in fumo – si legge sul quotidiano britannico – nei primi due mesi della stagione, con un impatto economico stimato in 3,1 miliardi di euro nei cinque Paesi dell’Eurozona più colpiti, tra cui Portogallo, Grecia e Romania: una cifra che supera già la stima della Commissione europea sull’impatto medio annuo per l’intera Ue, pari a 2,5 miliardi di euro. Il conto è destinato a salire ulteriormente, perché assicurazioni, famiglie e imprese stanno ancora quantificando i danni a proprietà, raccolti e turismo.

Si aggiungono inoltre i costi della siccità. Il calo dei livelli di Reno e Danubio sta causando interruzioni ai flussi commerciali, mentre i minimi record del Danubio sono destinati a causare lo spegnimento della centrale nucleare ungherese, e hanno già costretto la Romania a fermare uno dei due reattori della centrale di Cernavoda.

In Francia, nella Gironda, gli incendi hanno colpito anche il settore aerospaziale e della difesa, fermando temporaneamente la produzione di Safran, Dassault Aviation e ArianeGroup. Secondo la Camera di Commercio locale, almeno 40.000 aziende sono state colpite, quasi 19.500 completamente chiuse.

Sarah Meier, esperta di economia del clima al Politecnico di Zurigo (ETH) – intervistata dal Financial Times – ha stimato che il vero impatto economico dei soli incendi potrebbe essere fino a tre volte superiore alla media annua di 2,1 miliardi di euro di Pil perso calcolata per Portogallo, Spagna, Italia e Grecia nel periodo 2011-2018. “Se gli incendi arrivano fino alle città, sarà molto, molto oltre”, ha detto Meier.

Smart City, Trento batte Milano: vince la qualità della vita

Roma, 3 ago. (askanews) – Non è la città con il PIL più alto a essere la più smart. Secondo il nuovo Smart City Index della Rome Business School, il primato italiano va a Trento, che guida la classifica con 52,7 punti su 100 davanti ad Aosta e Bologna. Milano, pur confermandosi il principale centro economico del Paese, è penalizzata dal costo della vita, dall’inquinamento e dalle difficoltà legate alla mobilità.

Il capoluogo trentino conquista il primo posto grazie a un equilibrio tra ambiente, servizi e vivibilità: il 46% del territorio è verde urbano, i livelli di PM2.5 sono contenuti e gli spostamenti risultano più rapidi rispetto alle grandi metropoli. Per percorrere 10 chilometri servono in media 14,5 minuti, contro oltre 30 minuti a Milano, Roma e Torino.

Milano resta prima nella dimensione economica, con un PIL pro capite di circa 52,8 mila euro, ma il vantaggio economico non si traduce automaticamente in maggiore benessere. A pesare sono soprattutto il caro casa, con prezzi che in alcune zone superano i 7 mila euro al metro quadrato, e la qualità dell’aria, tra le peggiori del campione italiano.

Tra le città più virtuose emerge Bologna, prima per capitale umano e governance grazie alla presenza universitaria e alla diffusione dei servizi digitali della pubblica amministrazione. Roma mantiene una forte dotazione di competenze, ma resta frenata dalla mobilità e dall’efficienza dei servizi.

Nel confronto europeo nessuna città italiana entra però nella top 10: guidano Copenaghen, Monaco e Lussemburgo. Il rapporto evidenzia che la competitività urbana dipende sempre meno solo dalla capacità economica e sempre più dalla capacità di offrire servizi efficienti, sostenibilità e qualità della vita ai cittadini.

Europei tuffi, Pelati argento nel solo libero. Piccoli quarta

Roma, 3 ago. (askanews) – Dopo quello nel solo tecnico a tema “Freddie Mercury”, Filippo Pelati raddoppia nel libero e colleziona la quarta medaglia in questa rassegna continentale: tris d’argento e asso di bronzo. Il 19enne ferrarese ripropone “Il diavolo”, la stessa routine con cui era stato terzo iridato a Singapore 2025. Sulle note de “L’uccello di fuoco” di Igor Stravinskij, con la coreografia di Anastasia Ermakova, Pelati porta in acqua un esercizio di grande intensità teatrale, trasformando il tema del fascino del male in una performance potente, misteriosa e ricca di tensione. La giuria premia la prova dell’azzurro con 252.8713 punti, frutto di 132.0713 per gli elementi e 120.8000 per l’impressione artistica. Un punteggio che vale il secondo posto alle spalle del britannico Ranjuo Tomblin, oro con 258.9188 punti, e davanti allo spagnolo Jordi Caceres Iglesias, bronzo con 229.2599. (Foto di Andrea Masini e Andrea Staccioli / DBM)

Qual è la situazione tra Usa e Iran oggi

Roma, 3 ago. (askanews) – Donald Trump torna a puntare sulla diplomazia con l’Iran, dopo avere sospeso all’ultimo momento una nuova e massiccia offensiva militare. Il presidente degli Stati Uniti ha annunciato che i negoziati con Teheran cominceranno oggi pomeriggio, sostenendo – per l’ennesima volta negli ultimi mesi – che sarebbe ormai imminente un accordo sullo Stretto di Hormuz, al quale dovrebbe seguire un’intesa sul programma nucleare iraniano.

Trump non ha indicato il luogo dei colloqui, i partecipanti o una scadenza per il raggiungimento di un risultato. Parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, ha però affermato che gli Stati Uniti erano pronti a condurre un attacco di proporzioni senza precedenti dalla Seconda guerra mondiale.

“Avevamo preparato un attacco che sarebbe stato il più grande dalla Seconda guerra mondiale e sarebbe stato disastroso”, ha detto Trump. Il presidente ha spiegato di avere rinunciato all’operazione dopo le richieste avanzate da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar e dallo stesso Iran.

“Eravamo pronti a partire. La ragione per cui ce lo hanno chiesto è che pensano che ci sia un accordo”, ha aggiunto. Secondo Trump, l’intesa riguarderebbe innanzitutto la riapertura dello Stretto di Hormuz e successivamente il nucleare, o quella che il presidente americano ha definito la “denuclearizzazione dell’Iran”.

Il punto sul quale, secondo Trump, si registrano i segnali più concreti riguarda proprio lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per le esportazioni di petrolio e gas naturale provenienti dal Golfo.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, dal canto suo, ha affermato che i negoziati con l’Oman su un meccanismo per consentire il transito delle navi sono vicini alla conclusione e si trovano nelle fasi finali.

L’affermazione iraniana non equivale a una conferma della versione offerta da Trump. Teheran non ha annunciato formalmente l’avvio di negoziati diretti con Washington e non ha dichiarato di avere già accettato un accordo complessivo sulla libertà di navigazione nello Stretto.

Restano inoltre da chiarire le condizioni alle quali l’Iran sarebbe disposto a permettere il passaggio delle navi commerciali. Teheran ha rivendicato finora un ruolo nella gestione dello Stretto e la possibilità di imporre un pedaggio alle imbarcazioni in transito, una posizione respinta dagli Stati uniti e da gran parte della comunità internazionale.

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha scritto sui social media che l’Iran deve cercare di costringere il nemico a rispettare quanto ha firmato. Il riferimento sembra essere al memorandum d’intesa raggiunto a giugno, naufragato successivamente a causa delle differenti interpretazioni sulla riapertura dello Stretto e sulle condizioni della tregua.

Anche la ricostruzione secondo cui Teheran avrebbe chiesto direttamente a Trump di cancellare gli attacchi è stata contestata da fonti iraniane. Il ministro della Difesa iraniano ha assicurato che il Paese resta in stato di allerta e non è né sorpreso né passivo di fronte alle minacce americane.

Ancora più incerto appare il capitolo nucleare. Trump ha presentato la “denuclearizzazione dell’Iran” come il passaggio successivo a un’intesa su Hormuz, ma Teheran non ha indicato di essere pronta ad abbandonare il proprio programma nucleare.

La formula impiegata dal presidente americano sembra quindi descrivere, almeno per il momento, un obiettivo negoziale di Washington più che un compromesso già accettato dalle due parti. Un eventuale accordo dovrebbe definire il futuro dell’arricchimento dell’uranio, le verifiche internazionali e le garanzie richieste dall’Iran in cambio di concessioni sul proprio programma.

L’annuncio ripropone uno schema già osservato più volte nei cinque mesi di guerra. Trump minaccia un’escalation, prepara o annuncia nuovi attacchi e successivamente li rinvia per lasciare spazio ai mediatori regionali e a nuovi tentativi diplomatici.

I precedenti negoziati hanno prodotto tregue temporanee e il memorandum firmato a giugno, senza però risolvere definitivamente né la questione dello Stretto di Hormuz né quella nucleare. Dopo il fallimento della precedente intesa, gli Stati uniti hanno ripreso gli attacchi e imposto nuovamente un blocco navale contro le navi dirette verso i porti iraniani.

Questa volta la pressione esercitata dalle monarchie del Golfo sembra avere avuto un peso decisivo. Arabia saudita, Qatar ed Emirati arabi uniti temono che un’offensiva contro le infrastrutture energetiche iraniane possa provocare rappresaglie contro impianti petroliferi, porti, basi americane e sistemi di desalinizzazione della regione.

La possibile intesa su Hormuz appare dunque il terreno più immediato e realistico, anche perché sostenuta da un negoziato tecnico con l’Oman già in corso. Un accordo sul nucleare richiederebbe invece garanzie e concessioni politiche molto più complesse.

L’annuncio di Trump apre quindi uno spiraglio diplomatico, ma la distanza tra la sua rappresentazione di un’intesa “imminente” e la prudenza mostrata da Teheran indica che la trattativa deve ancora superare ostacoli sostanziali.

Prysmian si espande in Nord America, rileva Aktore per 3,8 mld dollari

Roma, 3 ago. (askanews) – Prysmian ha sottoscritto un accordo definitivo di fusione in base al quale acquisirà Atkore per 95 dollari per azione. Secondo i termini dell’operazione, l’enterprise value implicito di Atkore è pari a circa 3,8 miliardi di dollari (3,3 miliardi), corrispondente a un multiplo di 9,8 volte Ev/Ebitda 2025A e 7,1 volte Ev/ebitda 2025 includendo le sinergie a regime.

Il corrispettivo riconosce un premio di circa il 23% rispetto al prezzo medio ponderato per i volumi nei 90 giorni precedenti venerdì 31 luglio 2026.

“L’operazione – spiega la societù con una nota – espanderà la posizione di Prysmian in Nord America, ampliando il portafoglio del fruppo con prodotti per le infrastrutture elettriche altamente complementari ai cavi e accelerandone l’evoluzione verso un modello integrato di soluzioni per le infrastrutture elettriche”.

Insieme, Prysmian e Atkore daranno vita “a un fornitore leader nelle soluzioni per le infrastrutture elettriche, che opererà come one-stop shop combinando prodotti complementari, solide relazioni con i clienti e una rete commerciale rafforzata, a supporto dell’accelerazione degli investimenti nell’elettrificazione e nelle infrastrutture legate all’intelligenza artificiale”.

Dopo un avvio positivo, a Piazza Affari il titolo Prysmian inverte la rotta e a metà giornata registra un meno 3,20% a 116,35 euro. (fonte immagine: Prysmian).

Clima, appello Bonelli Po in secca: "Meloni intervenga subito, climafreghismo uccide il futuro"

Roma, 3 ago. (askanews) – “Il Po è in secca: Meloni venga qui. Il climafreghismo uccide futuro generazioni che verranno”. Lo ha affermato il leader Avs Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde, durante una conferenza stampa promossa da Avs a Nautica Torricella, in provincia di Parma, sulla crisi climatica e l’emergenza idrica.

“Ci troviamo di fronte – ha sottolineato Bonelli incontrando la stampa sul Po- a una crisi climatica drammatica: il fiume Po è quasi a secco. Io chiedo alla presidente del Consiglio Meloni, come ha fatto quando c’è stata l’alluvione in Emilia-Romagna, di venire qui, perché il climafreghismo uccide il futuro delle generazioni che verranno.Abbiamo bisogno di interventi. Quando i fiumi si prosciugano, si producono danni all’agricoltura e aumentano i costi della frutta, della verdura e del pane. A pagarne le conseguenze sono le famiglie. Oggi sono qui per ricordare alla politica nazionale e a chi governa questo Paese che la crisi climatica è in atto”.

“Domani – ha concluso il leader Avs- ci sarà un incontro tra gli Stati membri per parlare di quanto accaduto a Ceuta, un complotto internazionale ai danni della Spagna. Io, invece, mi aspetterei che i Paesi membri si riunissero per discutere della crisi climatica, perché, tra ondate di calore, eventi meteorologici estremi, siccità e desertificazione, siamo arrivati a un punto di non ritorno”.

Cosi

Corte Conti, Pd denuncia: governo blocca nomine e anticipa delega

Milano, 3 ago. (askanews) – “Ho depositato un’interrogazione al Presidente del Consiglio sul blocco delle nomine a presidente di sezione della Corte dei conti. Il governo ha congelato dieci proposte deliberate legittimamente dal Consiglio di presidenza, giudicandole solo ‘inopportune’ alla luce di una riforma che non è ancora legge. Così facendo ha impedito l’inoltro della proposta al Presidente della Repubblica, cui la Costituzione riserva il potere di nomina, e ha di fatto anticipato gli effetti di una delega non ancora esercitata”. Lo dichiara Antonio Misiani, senatore Pd e responsabile economia e finanze della segreteria nazionale.

“È una vicenda gravissima sul piano istituzionale: la Costituzione affida alla Corte dei conti il controllo sugli atti del Governo e sulla gestione del bilancio, e ne garantisce l’indipendenza proprio ‘di fronte al Governo’. Bloccare le nomine dei magistrati che quel controllo devono esercitare, mentre si prepara una riforma per ridurne l’autonomia, significa piegare un organo di garanzia alla volontà dell’esecutivo che dovrebbe controllare”, sottolinea Misiani che prosegue: “Non è un caso isolato: tra le nomine sospese risultano magistrati che si sono occupati del controllo preventivo sul Ponte sullo Stretto, conclusosi con il diniego del visto. Nel frattempo il governo si appresterebbe a nominare come consigliere, nella quota di designazione governativa, un capo di gabinetto legato da rapporto fiduciario con l’esecutivo. Chiediamo al governo di sbloccare immediatamente le nomine, di chiarire gli effetti già prodotti sulla funzionalità della Corte e di riferire con urgenza in Parlamento prima di approvare in via preliminare lo schema di decreto legislativo, atteso in Consiglio dei ministri il 4 agosto”, conclude Misiani.

Carburanti, Confcooperative: 17 mln in viaggio, rincari costano 1 mld

Roma, 3 ago. (askanews) – Il centro studi di Confcooperative presenta i dati sui consumi previsti per il Ferragosto 2026: un quadro che evidenzia la forte polarizzazione del Paese tra chi può permettersi le vacanze e chi è costretto a rinunciarvi per difficoltà economiche. Ammonta a 18,5 miliardi di euro la spesa complessiva per le vacanze agostane, con 17 milioni di italiani in movimento: 10,6 milioni di adulti e 6,4 milioni tra adolescenti e bambini. Ristorazione e servizi di ricettività fanno la parte del leone con circa 10 miliardi di euro. Lo fa sapere l’organizzazione in una nota.

Tra quanti rimarranno in Italia – si apprende dal comunicato – le destinazioni preferite sono: mare per il 62%; montagna per il 28%, in crescita di 6% rispetto al 2025 per l’effetto “fuga dal gran caldo”; città d’arte e agriturismo per il 10%.

La spesa media per famiglia, per una settimana ad agosto, si attesta sui 2750 euro (+15% rispetto 2025) ma solo per pernottamento e colazione, mentre una famiglia di 4 persone, nella settimana di ferragosto, spenderà fino a 6.820 euro (+5% rispetto allo scorso anno).

Pesano i rincari dei carburanti, dal momento che l’automobile rappresenta di gran lunga il mezzo preferito da 6 italiani su 10 per viaggi e spostamenti. Il caro carburanti, infatti, peserà per un extra budget da 1 miliardo di euro. Rispetto allo scorso anno occorreranno 22 euro in più per il pieno diesel e 15 euro per un pieno di benzina. Ma 8,9 milioni di italiani restano a casa. Per oltre 1 su 2 la motivazione è economica.

“Il turismo conferma la sua centralità nell’economia italiana, ma i dati ci restituiscono anche l’immagine di un Paese polarizzato – dichiara Maurizio Gardini presidente di Confcooperative – perché accanto a una parte di popolazione che mantiene capacità di spesa, emerge una fascia di italiani esclusi anche dalle vacanze”.

Centrosinistra,Renzi: pronti a primarie, ma poi nessuno si tiri indietro

Milano, 3 ago. (askanews) – “In tutto il mondo ci sono due sinistre, con idee diverse sull’economia, la politica estera, l’energia. Ci sono da sempre gli Obama e i Sanders, i Biden e le Ocasio-Cortez. E le primarie servono a decidere candidato e sensibilità programmatiche. Il nodo è che il giorno dopo nessuno si può tirare indietro, chiunque vinca. Perchè dall’altra parte c’è Trump in America come Meloni in Italia”. Lo scrive sui suoi social il leader di Iv Matteo Renzi, a proposito della posizione di Conte sull’Ucraina.

“Ci sono due idee di sinistra. Andiamo alle primarie e che vinca il migliore”, insiste l’ex premier, precisando: “Con un patto di ferro da sottoscrivere prima: il giorno dopo tutti insieme. Altrimenti non sono primarie ma è una presa in giro. E a chi mi scrive ‘io non condivido le idee di Conte’, rispondo: nemmeno io. Sull’Ucraina non mi pare che siano molto diverse da quelle di Salvini. Ma in democrazia ci si confronta e ci si misura. Le nostre idee si difendono ai gazebo, non coi proclami. Noi siamo pronti alle primarie. E soprattutto vogliamo vincere le secondarie per evitare Meloni al Quirinale, Salvini al Viminale e Vannacci premier”, conclude Renzi.

Ceuta, la Spagna: Italia non all’altezza, ha il doppio di ingressi irregolari

Roma, 3 ago. (askanews) – Il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, ha affermato che, di fronte alla crisi migratoria di Ceuta, “ci sono stati Stati che non sono stati all’altezza, ci sono stati governi che non sono stati all’altezza”, indicando esplicitamente l’Italia. In un’intervista a TVE rilanciata da Servimedia, il ministro ha invitato ad andare “ai numeri, non alle opinioni” e ha sostenuto che “il Paese con il minor numero di ingressi nel Mediterraneo è la Spagna” mentre “il Paese con il maggior numero di ingressi è l’Italia”. “Qui si vede davvero quale sia una politica migratoria di successo, dove c’è la demagogia di parte e dove ci sono efficacia e responsabilità”, ha aggiunto. Albares ha inoltre rivendicato il rapido rimpatrio in Marocco della maggior parte dei migranti arrivati irregolarmente a Ceuta, definendolo un risultato “inedito” che “diremo con molta chiarezza a Bruxelles”. Un risultato che, secondo il ministro, “piacerebbe molto, per esempio, a un Paese come l’Italia”, che ha descritto come “il Paese con il maggior numero di ingressi irregolari in Europa, il doppio della Spagna”.

Manifatturiero eurozona in ripresa a luglio, frenata in Italia

Roma, 3 ago. (askanews) – Manifatturiero in ripresa per l’insieme dell’area euro a luglio, mentre in Italia attività e ordini rallentano, con una prima contrazione dell’occupazione dall’inizio di quest’anno. È la fotografia scattata dalle indagini condotte presso i responsabili degli approvvigionamenti delle imprese (Purchasing Managers Index o indici Pmi), condotte da S&P Global, i cui economisti tuttavia, in entrambi i casi, interpretano con cautela i risultati.

Per l’insieme dell’eurozona, l’indice Pmi manifatturiero è salito a 51,9 punti a luglio, da 51,4 a giugno, ai massimi da 3 mesi. Il sottoindicatore sulla produzione manifatturiera, riporta S&P con un comunicato, è salito a 52,9 punti, che secondo l’indagine è il valore più elevato da 52 mesi (da marzo 2022). In queste indagini i 50 punti sono la soglia di neutralità: sopra significa crescita, sotto contrazione.

L’indice Pim relativo al manifatturiero dell’Italia è sceso a 51,3 punti a luglio, da 52,2 di giugno. Una crescita comunque “sostenuta della produzione”, commenta Eleanor Dennison, economista della S&P Global Market Intelligence, ma occorre “analizzare gli indici secondari, che hanno evidenziato una domanda contenuta e un aumento dei livelli di incertezza sia tra le aziende sia tra i loro clienti”.

Le imprese italiane “stanno adottando un approccio più prudente, riducendo i volumi di acquisto e il numero del loro personale. L’aspetto positivo è che la debolezza della domanda ha contribuito ad attenuare le pressioni derivanti dalla situazione di prezzi elevati e dalle criticità della catena di approvvigionamento causate dal conflitto in Medio Oriente”.

Tornando al quadro complessivo dell’area euro, secondo il capo economista Chris Williamson a fronte di “una certa accelerazione della crescita estiva, emergono tuttavia segnali” che suggeriscono la possibilità che siano “di breve durata, con il rischio che la dinamica si affievolisca con l’avvicinarsi dell’autunno”.

“Germania, Paesi Bassi, Austria e Grecia riportano una crescita robusta della produzione, mentre in Francia e Spagna si osserva una contrazione dei livelli produttivi e in Italia si registra solo un modesto incremento. I problemi riportati dalla catena di fornitura e dai prezzi energetici restano su livelli elevati a causa delle persistenti tensioni in Medio Oriente, fattori che potrebbero limitare la produzione e comprimere ulteriormente la domanda. Le imprese continuano a ridurre il loro personale, in considerazione dei timori legati a una possibile carenza di lavoro nei prossimi mesi, a conferma del fatto – conclude – che l’economia manifatturiera non appare così sana come i dati potrebbero suggerire”.

Calcio, Fifa: il Galles ritira il sostegno a Infantino per il 2027

Roma, 3 ago. (askanews) – La Football Association of Wales è diventata la prima federazione nazionale ad annunciare il ritiro del proprio sostegno alla candidatura di Infantino per il mandato 2027-2031.

“La Federcalcio del Galles conferma di aver ritirato il proprio sostegno alla candidatura del signor Gianni Infantino alla rielezione come presidente della Fifa per il mandato 2027-2031”, si legge nella nota diffusa dalla federazione.

Nel comunicato, la FAW motiva la decisione facendo riferimento alle “recenti carenze in materia di buona governance, procedure, leadership, valori, gestione delle parti interessate, comunicazione e buon senso”, elementi che, secondo la federazione gallese, hanno portato a concludere che “il signor Infantino abbia perso la fiducia della FAW per rimanere alla guida del calcio mondiale”.

La presa di posizione rappresenta il primo atto formale di sfiducia nei confronti del presidente della Fifa in vista delle elezioni del 2027 e potrebbe aprire la strada ad altre federazioni intenzionate a mettere in discussione la sua leadership. La FAW ha sintetizzato così la propria posizione: “Non mettere al primo posto gli interessi del calcio è un errore che non possiamo accettare”.

La Spagna: su Ceuta chiederemo la solidarietà di tutti Stati membri Ue

Roma, 3 ago. (askanews) – La Spagna chiederà domani la “solidarietà” di tutti gli Stati membri dell’Unione europea durante la riunione straordinaria dei ministri dell’Interno dell’Ue convocata all’indomani della crisi migratoria di Ceuta. Lo ha annunciato oggi il ministro degli Esteri José Manuel Albares, spiegando che Ceuta e Melilla sono “città spagnole, ma anche città europee e frontiera esterna dell’Unione europea”. Albares ha inoltre ribadito la collaborazione del Marocco nei rimpatri dei migranti, denunciando al contempo un’intensa attività sui social network e la diffusione di notizie false che avrebbero amplificato la crisi.

Come sta evolvendo la situazione del caldo che attanaglia l’Italia

Roma, 3 ago. (askanews) – La nuova settimana apre i battenti all’insegna di una marcata continuità meteorologica sul nostro Paese. L’Italia continuerà infatti a rimanere avvolta e prigioniera dell’aria rovente di matrice subtropicale, legata a un vasto promontorio africano ben strutturato su gran parte del bacino del Mediterraneo.

Questa imponente struttura anticiclonica garantirà condizioni di diffusa e prolungata stabilità atmosferica, tenendo lontane le grandi perturbazioni atlantiche ma alimentando al contempo un quadro climatico pesante e decisamente opprimente.

Federico Brescia, meteorologo de iLMeteo.it, illustra il quadro termico atteso per i prossimi giorni, evidenziando come i valori massimi si attesteranno ancora una volta su livelli ampiamente superiori rispetto alle medie climatologiche del periodo. Le aree interne del Centro e l’intera Pianura Padana vedranno le colonnine di mercurio spingersi con facilità verso soglie di 38-39°C. Inoltre, nei settori geografici più predisposti all’accumulo di calore non si escludono veri e propri picchi di 40°C: i riflettori sono puntati in particolare sulla pianura emiliano-romagnola, sul basso Veneto, sulla Lombardia sud-orientale, Umbria e sulle zone interne di Toscana e Lazio.

Ad aggravare la percezione del caldo interverrà in maniera determinante l’accumulo di umidità nei bassi strati. Con il passare dei giorni e la stasi dell’aria, l’evaporazione dei mari, che presentano temperature superficiali sempre molto elevate, e dei terreni farà salire notevolmente i tassi di afa. Questo fenomeno si tradurrà in un disagio bioclimatico spiccato lungo le fasce costiere e nelle pianure, rendendo l’atmosfera particolarmente pesante con notti tropicali.

In questo contesto di generale staticità, le uniche eccezioni saranno rappresentate dai classici temporali di calore tipici della stagione estiva. Nelle ore centrali e pomeridiane della giornata, l’intenso riscaldamento del suolo innescherà lo sviluppo di cumuli imponenti lungo le aree alpine, prealpine e a tratti sulla dorsale appenninica. Si tratterà tuttavia di rovesci o brevi temporali localizzati, capaci di regalare solo temporanee e circoscritte rinfrescate a quota di montagna, senza apportare alcun refrigerio reale o duraturo alle adiacenti zone pianeggianti.

Per quanto riguarda l’evoluzione a lungo termine, i modelli matematici iniziano a mostrare i primi timidi segnali di dinamicità. In particolare, le elaborazioni del Centro Europeo per le Previsioni a Medio Raggio (ECMWF) intravedono una possibile flessione della cupola di calore intorno all’8-9 di agosto. In questo frangente, un primo cedimento dell’anticiclone al Nord potrebbe spalancare la strada all’arrivo di temporali più organizzati e ad un iniziale ridimensionamento delle temperature massime sui settori settentrionali.

Europei Tuffi, Chiara Pellacani apre la caccia al quarto oro

Roma, 3 ago. (askanews) – Tre medaglie d’oro in pochi giorni. Il presente e il futuro dei tuffi italiani parlano il linguaggio di Chiara Pellacani. Agli Europei di Parigi 2026 la romana completa un’impresa straordinaria conquistando il titolo dal trampolino da un metro e quello nel sincro misto dai tre metri con Matteo Santoro, dopo aver già trascinato l’Italia al successo nel Team Event mixed.

La serata perfetta arriva al termine di una maratona di gare. Prima il successo nel sincro misto insieme a Santoro, poi la conferma del titolo europeo dal metro con 298.90 punti, davanti alla svizzera Michelle Luisa Heimberg e alla britannica Desharne Bent-Ashmeil. Una prova di forza tecnica e mentale.

“Due ori in una serata? Questo era l’obiettivo, poi tra il dire e il fare…”, racconta ai microfoni di Sky. “Sono contenta di essere riuscita a mantenere le energie in una giornata così lunga, è stata la cosa più difficile”.

Da alcuni anni vive negli Stati Uniti, dove ha prima studiato e gareggiato alla Louisiana State University e poi si è trasferita alla University of Miami, frequentando il corso di laurea in psicologia. È lì che si allena quotidianamente, immersa in un sistema sportivo che unisce università e alto livello agonistico, diventando una delle protagoniste del circuito NCAA. Un’esperienza che le ha regalato indipendenza, una mentalità internazionale e un approccio professionale che oggi emerge in ogni gara.

Il legame con Matteo Santoro, però, resta speciale. “Nonostante siamo entrambi a Miami, in otto mesi abbiamo fatto due allenamenti insieme. Però funzioniamo lo stesso perché siamo due tuffatori simili, e io ne sono onorato. C’è sintonia e ci divertiamo a tuffarci insieme”, racconta il compagno di squadra, sottolineando come l’intesa tra i due vada oltre il tempo trascorso in allenamento.

Romana, classe 2002, Pellacani è un talento sbocciato prestissimo. Ha debuttato in Nazionale maggiore a soli 14 anni e nel 2018, a quindici anni, è diventata la più giovane italiana a conquistare un titolo europeo nei tuffi. Da allora ha collezionato medaglie continentali, podi mondiali e due partecipazioni olimpiche, sfiorando il podio ai Giochi di Parigi 2024 con due quarti posti.

I paragoni con Tania Cagnotto sono inevitabili, ma lei preferisce guardare avanti. “Sono onorata di essere paragonata a lei, ma provo a scrivere la mia storia con i miei risultati”. E quando le chiedono del possibile quarto oro agli Europei sorride: “È l’obiettivo. Vedremo…”.

Solare, determinata e molto seguita anche sui social, Chiara Pellacani rappresenta una nuova generazione di campionesse italiane, capaci di costruire il proprio percorso senza confini. I tre ori di Parigi non sono soltanto un exploit: sono la conferma che la ragazza partita da Roma per inseguire il sogno americano è ormai diventata il punto di riferimento dei tuffi azzurri e una delle atlete simbolo dello sport italiano. (Foto di Giorgio Scala e Andrea Masini / DBM)

2 agosto 1980, stragi di ieri e di oggi

Nel ricordare il 2 agosto 1980 e la strage della stazione di Bologna, mi chiedo quale sia la differenza fondamentale tra quel tempo e i giorni nostri. Quella vicenda di sangue, come altre, si situava nel contesto nazionale, pur in un quadro di fitte relazioni internazionali. Inter-nazionali, appunto, cioè tra nazioni. Il paradigma dominante era ancora quello della modernità-nazione.

La modernità-mondo

Oggi, invece, al tempo della (post)globalizzazione, il paradigma prevalente è quello della modernità-mondo o, se vogliamo, della costellazione sovranazionale. Sono, ad esempio, da collocare in essa i recentissimi attentati in Germania e in Francia, al di là del peso specifico di fattori quali lo squilibrio mentale o l’Islam radicalizzato. La cifra di quelle azioni è data in ogni caso dall’incontro-scontro di comunità, etnie, fedi, provenienze diverse, magari attraverso varie generazioni.

 

Un cambio di paradigma

Del resto, un discorso analogo vale per (quasi) tutti gli altri fenomeni, che siano politici, sociali o culturali. Gli over cinquanta hanno vissuto, dall’infanzia a oggi, proprio quel mutamento di paradigma.

Nell’Italia del 2 agosto 1980, poniamo, le differenze erano soprattutto regionali e municipali e di colore politico. L’Emilia, il capoluogo Bologna, con Renato Zangheri sindaco (di cui il 6 agosto ricorrerà l’anniversario della morte, nel 2015), erano assai distanti, poniamo, da Palermo o da Trieste. E i “colori” principali della politica, al di là degli stessi numeri, erano il bianco, il rosso e il nero.

 

La dimensione nazionale della violenza

Non solo; i partiti armati” della sinistra estrema e della destra estrema, pur diversissimi tra loro e pur immersi in fitte e ancora oscure trame interne e internazionali, avevano comunque una matrice nazionale. Era quella, per dir così, la dimensione ideal-tipica.

Non si trattava affatto di una realtà più ordinata – la strage alla stazione di Bologna lo evidenzia in modo eloquente – bensì di una realtà altra rispetto a quella odierna.

Ceuta e la politica: la Terra come un pallone sgonfiato

Il tempo passa e l’uom non se ne avvede, così diceva Dante quando scriveva: “E però, quando s’ode cosa o vede che tegna forte a sé l’anima volta, vassene ‘l tempo e l’uom non se n’avvede”. Accade quando si è presi da emozioni forti che tengono al laccio la persona senza che badi a tutto il resto. Per noi contemporanei accade ugualmente e nel contempo per un aspetto opposto. L’indifferenza ci porta a non avere memoria dei fatti che pure dovrebbero sconvolgerci facendoci da lezione. Sempre nel tempo estivo di questo stesso mese, ad agosto del 2021 un ragazzo di nome Zaki Anwari era una promessa del calcio, avendo militato nella nazionale giovanile del suo paese.

 

Il calcio non conosce confini

All’ingresso dei talebani al potere, con l’abbandono degli yankee da quel paese Zaki Anwari tentò la salvezza e la strada della libertà aggrappandosi al vano ruote di un aereo cargo Boeing C-17 Globemaster dell’esercito statunitense in fase di decollo. Poco dopo, ormai in volo, sfinito dallo sforzo, il giovane precipitò a terra e con lui le speranze di un sogno che lo aveva scaricato come fosse un ingombro da rottamare.

Lo sport del calcio porta evidentemente sfortuna. Giorni fa a Cetua migliaia di giovani in cerca di futuro hanno nuotato per approdare a Cetua una enclave spagnola in terra di Marocco. Lì si è chiusa a doppia mandata la porta di gioia per migliaia di ragazzi. E’ stato quel che è stato. Tanti, troppi sono morti, altri sono rimpatriati mettendo al macero la voglia di vita che gli bruciava in corpo, spugnata ed estinta dalle onde del mare che non fanno sconti a nessuno.

 

Una riva che para il tiro della vita

Tra questi c’era Faten Ben Amar El Aziz chegiocava nel Maghreb Atletico Tetuan. Si credeva più furba. Piuttosto che afferrarsi ad un aereo ha pensato bene di volare basso, nuotare a filo d’acqua per averla vinta. Era la sua partita più importante e l’ha perduta. E’ annegataconfidando su un pallone amico che avrebbe potuto sorreggerla e che non c’era. Non c’è la fatta non perché sia andata nel pallone, vittima di uno stordimento che non le desse chiarezza verso dove nuotare.

Aveva le idee ben chiare Faten ma la riva, chiusa a riccio, è diventata come un decisivo calcio di rigore che ha fallito sul più bello della sua partita di sopravvivenza. Faten indica colei che affascina ed a cui non si può resistere ma questa volta il mare non è caduto nella trappola della sua bellezza ed ha prevalso. La politica prende il pallone al balzo per scambiarsi accuse reciproche sulle responsabilità, essa sì che sa destreggiarsi in dribbling, finte e cross di ogni tipo, fino ad arrivare a falli indifferenti ai morti in campo.

 

Il lamento di Geremia

Sarebbe utile stavolta, almeno per chi ci crede,rammentare le parole del profeta Geremia che per conto di Dio riferiva agli uomini di riportare le sue parole senza tralasciarne neppure una soltanto. “Forse ti ascolteranno e ciascuno abbandonerà la propria condotta perversa”. Dio, che certamente conosce i sui polli, mette in premessa il dubbio che anche i suoi moniti possano suonare sordi ai destinatari. Chissà se Faten ha urlato chiedendo aiuto prima di affogare o se Zaki abbia gridato nel mentre si frantumava al suolo. Dio li avrà ascoltati, la politica come sempre continua ad avere gelosamente il cuore turato.

La democrazia come responsabilità del cittadino

Camaldoli, laboratorio dellItalia democratica

Nel pieno della tragedia della Seconda guerra mondiale, per iniziativa di mons. Giovanni Battista Montini, il monastero di Camaldoli fu scelto come luogo di riflessione sul futuro dell’Italia. Anche su suggerimento di padre Mariano Cordovani O.P., teologo della Casa Pontificia, un gruppo di intellettuali cattolici si riunì per immaginare l’assetto della società da ricostruire dopo la fine del conflitto.

Le date di quei lavori risultano straordinariamente simboliche: dal 18 luglio 1943, vigilia del primo bombardamento di Roma, al 24 luglio, quando il Gran Consiglio del fascismo decretò la caduta di Mussolini. In quei giorni maturò una riflessione destinata a incidere profondamente sulla nascita della Repubblica.

Al centro del confronto vi era la persona umana, chiamata a essere il fondamento dell’ordinamento democratico. Non una democrazia puramente formale o costruita sul consenso passivo, ma una democrazia della partecipazione, capace di rendere ogni cittadino protagonista consapevole della vita pubblica.

 

Linsegnamento di Sergio Paronetto

Tra i principali artefici di quel lavoro vi fu Sergio Paronetto, autore del documento inizialmente intitolato Per una comunità cristiana, poi divenuto celebre come Codice di Camaldoli. Nel settembre del 1943 egli pubblicò su Studium un saggio significativamente intitolato Morale professionale del cittadino.

Quel testo, pur inserendosi nella tradizione della dottrina sociale della Chiesa, assunse il valore di un autentico manifesto culturale e civile nel momento del crollo del regime fascista. Oggi, davanti alla crisi della rappresentanza e all’evidente logoramento della cosiddetta Seconda Repubblica, esso offre ancora indicazioni preziose per ricostruire una cultura politica fondata sulla responsabilità personale e sul servizio alle istituzioni.

Paronetto denunciava quello che definiva un vero e proprio “peccato collettivo”: la disciplina trasformata in conformismo, l’ordine ridotto a inerzia, la gerarchia degenerata in servile obbedienza, la fortezza scambiata per violenza, la fede privata dell’intelligenza critica, la fermezza mutata in intolleranza, la pazienza in quietismo, la ragionevolezza in opportunismo, l’ardore in odio. Tutto ciò nasceva, secondo lui, dalla rinuncia dei cittadini a esercitare pienamente la propria responsabilità.

Restano attualissime le sue parole: “Quante volte abbiamo peccato di omissione, di debolezza, di stolta paura? Quante volte abbiamo ripetuto l’arido gesto di Pilato? Quante volte abbiamo rinunciato al dovere di giudicare, rifiutando gli attributi umani del raziocinio per paura della verità, o perché la verità poteva risultare scomoda o contraria ai nostri interessi?”.

 

Rieducare alla cittadinanza

Molti dei problemi denunciati allora non appartengono soltanto al passato. Se il totalitarismo è stato sconfitto, resta il rischio di una democrazia impoverita, nella quale la persona non occupa più il centro della vita pubblica e il benessere materiale tende a sostituire il senso del dovere civico. Il servilismo può diventare un rifugio della coscienza, mentre la ricerca della verità appare spesso un ostacolo rispetto agli interessi immediati.

Per questo è necessario recuperare una vera educazione alla cittadinanza. La cittadinanza è una “professione”, come scriveva Paronetto: richiede formazione politica, maturazione civile e assunzione di responsabilità da parte di ciascuno.

Negli ultimi decenni questa esigenza è diventata ancora più urgente. La cultura dell’edonismo, il primato dell’apparenza, il progressivo indebolimento del rispetto delle regole e delle istituzioni hanno contribuito a erodere il senso civico e la qualità della partecipazione democratica.

 

La speranza passa dalle nuove generazioni

Accanto a questi elementi di crisi non mancano, tuttavia, segnali incoraggianti. Molti giovani, lontani dalla logica dell’apparenza, scelgono di impegnarsi per la difesa della dignità umana, della pace, dell’accoglienza e dei diritti fondamentali. Sono disponibili ad attraversare confini e difficoltà per soccorrere chi soffre, difendono il diritto al dissenso e cercano nuove forme di partecipazione civile.

È un patrimonio che merita di essere valorizzato. Ma non basta affidarsi alla generosità individuale.

Occorre un progetto politico e culturale capace di ricomporre la frattura tra democrazia rappresentativa e partecipazione popolare, tra funzione dei partiti e formazione civica dei cittadini. Se la politica continuerà a nutrirsi soltanto di slogan, paure e contrapposizioni emotive, la democrazia finirà inevitabilmente per indebolirsi.

La generazione di Paronetto non esitò a sacrificare la propria vita per restituire libertà e democrazia all’Italia. Da quella stagione nacque anche la Costituzione repubblicana, profondamente ispirata ai principi maturati a Camaldoli. Custodire quella eredità significa ricordare che la democrazia non vive di automatismi: essa sopravvive soltanto quando ogni cittadino sceglie di partecipare responsabilmente alla costruzione del bene comune.

 

Prof. Giulio Alfano
Presidente dellIstituto Emmanuel Mounier – Italia

L’incubo di Patrick Henry: l’America e il re che non doveva esserci

Nell’articolo pubblicato ieri su Repubblica, Timothy Garton Ash affida al nome di un politico del ‘700 il senso più profondo della crisi che attraversa oggi la democrazia americana: Patrick Henry. Vale la pena spiegare ai lettori chi fosse e perché il suo ammonimento, vecchio di due secoli e mezzo, torni oggi a bussare alla porta della Casa Bianca.

Avvocato e politico della Virginia, Henry passò alla storia per il grido «Give me liberty, or give me death!» («Datemi la libertà o datemi la morte»), pronunciato secondo il suo biografo nel 1775 alla vigilia della rivoluzione contro la Corona inglese. Ma fu negli anni successivi, durante il dibattito sulla ratifica della Costituzione federale, che Henry rese il suo contributo più durevole al pensiero politico americano. Funlui a guidare lo schieramento antifederalista – anche se più tardi sostenne George Washington, primo presidente degli Stati Uniti – che si oppose con veemenza al testo uscito dalla Convenzione di Filadelfia del 1787. Diceva di temere che un governo centrale troppo forte finisse per fagocitare le libertà appena conquistate nella lotta anticoloniale.

Alla convenzione di ratifica della Virginia, nel 1788, Henry pronunciò discorsi memorabili contro la nuova architettura istituzionale, in particolare contro la figura istituzionale del Presidente. Denunciò infatti il rischio che un capo dell’esecutivo, dotato di poteri troppo ampi e di un comando militare permanente, potesse trasformarsi in un monarca elettivo. Per Henry, la Costituzione apriva la strada a un dispotismo mascherato da repubblica: meglio, sosteneva, mantenere la sovranità negli Stati piuttosto che concentrarla in un potere federale dai contorni indefiniti.

Gli antifederalisti persero contro James Madison (e quindi contro gli autori dei successivi Federalist Papers) la battaglia sulla ratifica, ma lasciarono un segno indelebile nella cultura politica e costituzionale. E fu proprio per placare i loro timori che nel 1791 vennero approvati i primi dieci emendamenti (Bill of Rights). Il fantasma evocato da Henry, però, non si è mai del tutto dissolto: parliamo del fantasma del “presidente-re”, in sostanza del potere esecutivo che si emancipa dal Congresso e dai tribunali per governare in forza di decreti.

Allora, è questo il filo che Garton Ash tende fino a oggi, fino cioè ai 225 ordini esecutivi firmati da Trump nel solo 2025, a fronte di appena 49 leggi (alcune di scarso rilievo) approvate da un Congresso ridotto a spettatore. Lo stesso filo lega il Project 2025 della Heritage Foundation alla dottrina dell’«esecutivo unitario», teoria giuridico costituzionale che, portata alle estreme conseguenze, restituisce attualità proprio ai timori di Patrick Henry.

Le elezioni di midterm del 3 novembre diventano così, nella lettura di Garton Ash, molto più di un ordinario referendum sull’amministrazione in carica: sono piuttosto la verifica se l’architettura costituzionale immaginata a Filadelfia — con i suoi pesi e contrappesi — possa ancora arginare l’ambizione cesaristica che gli antifederalisti, due secoli e mezzo fa, avevano già visto arrivare.

Ucraina, Taruffi (Pd): prima programma condiviso, poi primarie coalizione

Roma, 2 ago. (askanews) – “Prima il programma condiviso, come abbiamo sempre detto, poi le primarie di coalizione. Chi vincerà le primarie infatti dovrà guidare tutta la coalizione. Ci aspettano mesi di lavoro intenso ma non partiamo da zero bensì dal lavoro comune fatto in questi anni in Parlamento e sui territori. Per questo non ho dubbi che al momento del voto il campo progressista si farà trovare pronto e in grado di vincere le elezioni e dare al Paese un nuovo Governo”. Lo dice il responsabile Organizzazione del Pd, Igor Taruffi, interpellato da Askanews per un commento alle parole del leader M5s Giuseppe Conte sull’Ucraina.

Ucraina, Conte: politica estera campo largo sarà decisa alle primarie

Roma, 2 ago. (askanews) – “Lo scioglieremo con le primarie, faremo decidere agli italiani”. Lo ha detto il leader M5s, Giuseppe Conte, intervenendo a Piazza Asiago, e rispondendo alla domanda del vicedirettore della Stampa Alessandro De Angelis che gli ha chiesto quando il campo largo scioglierà il nodo della politica estera su cui non ha una visione unitaria.

“Se dovessi essere io vincente alle primarie, il giorno dopo mi batterò in Europa per trovare una soluzione negoziale, non scoprendo il fianco europeo, informando tutti, una soluzione che rispetti al massimo grado gli interessi dell’Ucraina che per me rimane il paese aggredito”, ha aggiunto.

Calcio, Juve, ufficiale l’arrivo di Alajbegovic

Roma, 2 ago. (askanews) – Kerim Alajbegovic è ufficialmente un nuovo calciatore della Juventus. Il club bianconero ha annunciato l’acquisto a titolo definitivo dell’esterno offensivo classe 2007, che ha firmato un contratto fino al 30 giugno 2031.

La Juventus ha reso noti anche i dettagli economici dell’operazione: il trasferimento è stato definito con il Bayer Leverkusen per un corrispettivo di 30 milioni di euro, pagabili in quattro esercizi, a cui si aggiungono 2 milioni di oneri accessori e bonus fino a un massimo di 5 milioni legati al raggiungimento di determinati obiettivi sportivi.

Ambidestro, nato a Colonia e di nazionalità bosniaca, Alajbegovic arriva a Torino dopo una stagione da protagonista con il Salisburgo, dove ha collezionato 44 presenze complessive tra campionato e coppe, realizzando 13 gol e fornendo 4 assist.

Nel comunicato ufficiale, la Juventus descrive il nuovo acquisto come un esterno offensivo dinamico e versatile, capace di giocare su entrambe le fasce grazie alla naturale abilità nell’utilizzo di entrambi i piedi. Cresciuto nei vivai di Colonia e Bayer Leverkusen, il giovane talento ha completato la propria formazione in Germania, arrivando fino alla prima squadra e maturando le prime esperienze tra Bundesliga e Champions League.

Europei nuoto artistico, Pelati e Ruggiero d’argento

Roma, 2 ago. (askanews) – Filippo Pelati e Lucrezia Ruggiero sono secondi nella finale del duo tecnico misto con 229.0092 punti, dei quali 130.1842 con gli elementi e 98.8250 per l’impressione artistica che inorgoglisce particolarmente il direttore tecnico Patrizia Giallombaro. Pelati e Ruggiero, facce di bronzo ieri nel libero, sono molto vicini all’oro fermandosi a 0.6691 punti dai britannici Isabelle Thorpe e Ranjuo Tomblin che vincono con 229.0092 avendo due ounti in più di coefficiente di difficoltà. Sul terzo gradino del podio salgono gli atleti neutrali della Russia Alina Rumiantseva e Zakhar Trofimov che totalizzano 215.9201 punti. La coppia bronzo mondiale a Singapore 2025 si mette al collo un’altra medaglia dopo quella di sabato nel duo libero e si migliora rispetto al bronzo continentale di Funchal 2025. La routine “Guarda! È amore” coreografata da Simona Ricotta è quella presentata nella Super Final di World Cup di Toronto, il 19 giugno scorso, ed era valsa anche in quell’occasione l’argento. Una bella routine interpretata con sintonia e determinazione; ogni elemento si inserisce con naturalezza nello sviluppo del racconto. A fare da filo conduttore è “Regarde! C’est l’amour”, il brano dell’artista francese Monroe presentato all’Eurovision Song Contest 2026. Pelati e Ruggiero offrono una notevole modularità espressiva. “Siamo lontani dall’oro solo sei decimi e quindi ci sta un po’ di fastidio in questo momento – commenta con ironia Lucrezia Ruggiero – però siamo molto soddisfatti. La coppia sta crescendo gara dopo gara e di questo dobbiamo essere super soddisfatti. “In acqua ci sentivamo veramente bene – aggiunge Filippo Pelati – si sentiva la complicità. Abbiamo cercato di trasmetterla anche a tutto il pubblico e ai giudici. Abbiamo migliorato tantissimo l’impressione artistica dall’inizio di quest’anno ad oggi”. “Prima ero con Linda Cerruti nel femminile e con Giorgio Minisini nel misto ed ero un po’ la cucciola – l’analisi di Lucrezia Ruggiero – Mi sono ritrovata a essere la grande, la mamma per Filippo e quasi una coetanea per Enrica:Piccoli. La sfida è più capire come adattare me stessa ai cambiamenti”. “È assolutamente un’ottima partner”, chiosa Filippo Pelati. Per Lucrezia l’europeo si chiude quì. Adesso un po’ di riposo, shopping parigino e tifo da capo supporters alle gare. Per Filippo prosegue e si conclude lunedì con la finale del singolo libero alle 10:30 del mattino. (Foto di Andrea Masini e Andrea Staccioli / DBM)

La Marina ha abbordato una petroliera della flotta ombra russa al largo di Pantelleria

Roma, 2 ago. (askanews) – Questa mattina, 2 agosto, Nave Thaon di Revel, nave ammiraglia dell’Operazione EUNAVFOR MED IRINI, missione dell’Unione europea nel Mediterraneo, ha effettuato un controllo sulla petroliera Toa Payoh, sottoposta a sanzioni dell’Unione europea e appartenente alla cosiddetta “flotta ombra” russa, per verificarne la nazionalità, che per le navi è determinata dalla bandiera che sono autorizzate a battere. La Toa Payoh naviga dichiarando bandiera del Camerun.

“Desidero complimentarmi con il personale di Nave Thaon di Revel e con tutti i militari coinvolti nell’operazione per la professionalità, la preparazione e la fermezza dimostrate. Anche questa attività testimonia concretamente il contributo dell’Italia alla sicurezza del Mediterraneo e all’azione dell’Unione europea”, ha dichiarato il Ministro della Difesa Guido Crosetto.

La petroliera, partita il 16 luglio dal porto di Cotonou, in Benin, e diretta a Istanbul, è stata intercettata a ovest di Pantelleria. Il comandante della petroliera, inizialmente, non ha fornito la collaborazione richiesta. Una squadra di militari italiani ha quindi raggiunto la nave con un elicottero di Nave Thaon di Revel e ha effettuato i controlli previsti.

L’attività, svolta con il supporto di una nave greca e di un aereo da pattugliamento polacco, è durata circa due ore e si è conclusa regolarmente e in piena sicurezza.

L’operazione, condotta in acque internazionali nell’ambito del mandato europeo, si è svolta nel pieno rispetto dell’articolo 110 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), che consente a una nave militare, in presenza delle condizioni previste, di procedere alle verifiche necessarie sulla nazionalità di un mercantile e sulla bandiera che è autorizzato a battere. Sono ora in corso le verifiche sulle informazioni e sulla documentazione acquisita durante il controllo.

Canottaggio, l’Italia chiude con nove medaglie agli Europei

Roma, 2 ago. (askanews) – Quattro medaglie nella terza e ultima giornata degli Europei di Varese per l’Italia del DT Antonio Colamonici. Due i bronzi nelle specialità olimpiche ottenuti dall’otto maschile (Luca Chiumento, Salvatore Monfrecola, Giovanni Abagnale, Matteo Sartori, Leonardo Pietra Caprina, Andrea Panizza, Nunzio Di Colandrea e Giuseppe Vicino, tim. Alessandra Faella), dall’otto femminile (Clara Guerra, Sophie Souwer, Angelica Merlini, Giorgia Pelacchi, Silvia Terrazzi, Elisa Mondelli, Laura Meriano e Alice Codato, tim. Emanuele Capponi). Nelle specialità paralimpiche, argento per Giacomo Perini nel singolo PR1. Nelle specialità non olimpiche, bronzo per il doppio misto di Niels Torre e Sophie Souwer. A queste medaglie vanno aggiunti i due ori (doppio leggero maschile e femminile), l’argento (quattro con PR3 mix) e i bronzi (due senza maschile e femminile) per uno score finale che vede l’Italia conquistare nove medaglie.

L’otto maschile si attesta dietro Romania e Germania. Gara di coraggio e personalità per gli azzurri che nella parte centrale del percorso si scrollano di dosso la pressione di Polonia e Atleti Indipendenti Neutrali. Tedeschi lontani meno di tre secondi al traguardo. Anche l’otto femminile si esprime ad alti livelli nonostante il cambio dell’ultima ora con Sophie Souwer salita a bordo per rimpiazzare l’infortunata Alice Gnatta. Prestazione di spessore, a soli due secondi dalle inglesi (seconde dietro la Romania). E’ il quarto bronzo consecutivo per l’Italia nell’otto femminile agli Europei.

Prova maiuscola per Giacomo Perini che si migliora rispetto a Plovdiv 2025 (bronzo) e a lungo insidia l’inglese Pritchard, campione mondiale e a Parigi 2024. E’ secondo all’arrivo, ma con vantaggi importanti sull’ucraino Poliansky e l’israeliano Daniel. Dopo il bronzo nell’otto, Souwer sale anche sul doppio misto e insieme a Torre porta a compimento una bella rimonta ai danni di Olanda e Ucraina.

Nelle altre finali, quarto posto per l’otto misto (Gaia Umbra Chiavini, Maria Lanciano, Aurora Spirito, Sara Borghi, Davide Comini, Gennaro Di Mauro, Davide Verità, Alessandro Gardino, tim. Alessandra Faella) e il doppio mix PR3 (Marta Pozzi, Luca Conti), quinto per Luca Borgonovo nel singolo Pesi Leggeri. (ph Julia Kowacic / Canottaggio.org)

Musica, il Locus Festival entra nel vivo dal 5 agosto

Roma, 2 ago. (askanews) – Con oltre 25.000 presenze tra giugno e luglio e un importante aumento del pubblico internazionale, e con altrettanti biglietti già venduti per le prossime date, il Locus Festival 2026 è pronto a illuminare agosto con un fitto calendario di concerti, incontri, cinema e percorsi sonori a Locorotondo, il borgo incastonato nella Valle d’Itria da sempre suo cuore pulsante, ma non solo.

Si comincia mercoledì 5 agosto con la prima volta di Enzo Avitabile al Locus. Per l’occasione il festival lo omaggia con Speciale Locus Avitabile: concerto e film con il Maestro, una serata interamente gratuita in Piazza Aldo Moro a Locorotondo dedicata alla sua straordinaria esperienza, poetica e musica. Il potente live di Avitabile con la sua band è preceduto infatti, in Piazza Aldo Moro, dalla proiezione del film ‘MUSIC LIFE’ diretto dal regista Premio Oscar Jonathan Demme: un documentario su Enzo, la sua musica e Napoli.

Giovedì 6 agosto ci si sposta per una notte da Locorotondo alla vicina Castellana (BA) per immergersi nella magica atmosfera delle Grotte di Castellana, che accolgono Alberto Ferrari “in solo”. Voce, chitarra e compositore dei Verdena e degli I Hate My Village, musicista tra i più influenti e originali della scena rock italiana contemporanea, è diventato una figura di culto per diverse generazioni. Sul palco porta un live essenziale e diretto, tra brani del repertorio dei Verdena e riletture di canzoni che hanno segnato la sua poetica.

Da venerdì 7 agosto a sabato 15 agosto per nove giorni consecutivi il Locus torna poi ad animare Locorotondo, muovendosi tra la Masseria Ferragnano, che ospita tutti i concerti della sera, e Piazza Aldo Moro, che diventa la casa di Word Sound & Movies: una serie di incontri e proiezioni intorno alla musica nel tardo pomeriggio a ingresso gratuito.

In tutte queste giornate, inoltre, nell’affascinante Giardino Storico della Masseria Ferragnano fa tappa il percorso legato a Una Lunghissima Ombra, l’ultimo acclamato album di Andrea Laszlo De Simone, con un’installazione site-specific realizzata in esclusiva per il Locus Festival.

Il Giardino viene completamente riprogettato dal punto di vista sonoro dallo Studio Pase, già partner delle esperienze immersive dedicate al disco del cantautore torinese, attraverso tre livelli di ascolto che accompagnano il pubblico lungo la visita. L’esperienza prende così forma in un giardino aumentato, dove i suoni reali del luogo si intrecciano con gli ambienti metafisici del disco (dal 7 a 15 agosto; due ingressi al giorno, 10:00-12:30 e 19:00-01:30; biglietto a 5 euro o gratuito con il Locus Locorotondo Pass).

Venerdì 7 agosto il programma dei live in Masseria riparte con tre artisti in dialogo: l’estro del talento siciliano Marco Castello, cantautore che unisce jazz-funk mediterraneo e ironia pungente. Già acclamato nelle scorse edizioni, torna al Locus da headliner sull’onda del terzo album ‘Quaglia Sovversiva’ e di un successo genuino che conquista sempre più pubblico. Prima e dopo di lui, Jalen Ngonda, una delle più forti personalità della soul music internazionale degli ultimi anni, con una voce che incanta e conquista sin dal primo ascolto dell’album d’esordio ‘Come around and Save me’, prodotto dalla storica Daptone Records di Brooklyn; e il duo Mind Enterprises. Freschi di partecipazione al Coachella con la loro perfetta ricetta dell’italo-disco più catchy e retro-futurista, Andrea Tirone e Roberto Conigliaro scaldano l’atmosfera con groove contagiosi, synth energici e ritmi dal sapore tropicale. Una serata tra cantautorato intimo, soul globale e ritmi danzanti, per un melting pot che incarna perfettamente la ricerca di eterogeneità del Locus Festival.

Sabato 8 agosto tocca a i cani, il progetto di Niccolò Contessa che ha ridefinito il lessico dell’indie-pop italiano con dischi diventati generazionali come ‘Il sorprendente album d’esordio de I Cani’, ‘Glamour’ e ‘Aurora’ per arrivare all’ultimo attesissimo album ‘post mortem’. I suoi brani raccontano precarietà esistenziali, amori sbilenchi, ansie metropolitane con uno sguardo lucido e sentimentale, capace di trasformare il ritratto della vita di tutti i giorni in rito collettivo. In apertura, da un lato l’hyperpop etereo e avvolgente di Faccianuvola, con le sue melodie sintetiche e un autotune cristallino a dipingere la disperata nostalgia di una gioventù sospesa tra filastrocche digitali e pulsazioni progressive; dall’altro i Satantango con il loro omonimo disco d’esordio, un ritratto lucido e inquieto della provincia cremonese, tra nebbia, prefabbricati e malinconia romantica, dove atmosfere oniriche e muri di shoegaze si alternano a testi venati di amara ironia. Due nomi che confermano la vocazione del Locus Festival a intercettare i talenti che emergono dal panorama musicale italiano.

Domenica 9 agosto torna Mannarino. Figura unica del cantautorato italiano, ha costruito un universo personalissimo che mescola folk e ritmi mediterranei, testi visionari e un’energia scenica ipnotica, tra canzoni che parlano di amore, migrazione, spiritualità con accenti profetici e ironici, e una chitarra che è arma di resistenza e portatrice di dolcezza. Tra i protagonisti della nuova scena jazz britannica, nella stessa serata arrivano gli Ezra Collective: il collettivo capitanato dal batterista Femi Koleoso (che milita anche nei Gorillaz) porta in Puglia un sound che fonde Coltrane, Fela Kuti e club culture UK e che ha conquistato pubblico e critica, da ‘Where I’m Meant To Be’ (nomination Mercury Prize) al più recente ‘Dance’, ‘No One’s Watching’. Apre la serata il bassista e producer originario di Martina Franca e di stanza a Roma Dario Jacque con l’ultimo album “SANG” che guarda al jazz più ibridato con suoni del Sud Italia. E si chiude tra funk, disco e ritmi mediterranei con il dj set di Napoli Segreta, collettivo culturale e musicale che scova il lato più sotterraneo e festoso della città partenopea, raccontando le mille Napoli invisibili.

Lunedì 10 agosto Fulminacci e Daniele Silvestri condividono il palco in un’esclusiva assoluta per l’Italia, già andata sold out, con il Locus Festival a costruire un ponte generazionale nel cantautorato italiano e in particolare nella seminale “scuola romana”. Daniele Silvestri, nell’unica data estiva con la band al completo, porta dal vivo i suoi trent’anni di profonda poesia ritmica e impegno civile, riconoscimenti Tenco e Amnesty International, canzoni che diventano teatro dal vivo della quotidianità italiana. Al suo fianco Fulminacci, vincitore del Premio della Critica “Mia Martini” al Festival di Sanremo 2026 con ‘Stupida sfortuna”, arriva sul palco col suo sguardo disincantato sul quotidiano e con la sua fresca ironia, presentando l’ultimo album “Calcinacci”.

Martedì 11 agosto protagoniste sono le vie dell’elettronica rappresentate da tre artisti con tre declinazioni del genere. Dal Belgio 2manydjs ossia i fratelli David e Stephen Dewaele: tra chitarre garage ed electro ipnotica, due architetti del crossover rock-elettronica su cui hanno lasciato un segno indelebile. Dai loro mash-up cult come 2manydjs ai lavori con la loro band Soulwax, hanno dominato i club di tutto il mondo. Con Sébastien Tellier si accende un “french touch” sofisticato e visionario, da moderno dandy che presenta il nuovo album ‘Kiss The Beast’, uscito a inizio 2026: tra pop, folk ed elettronica il suo è uno show elegante, sensuale e teatrale. Il duo francese Il Est Vilaine invece arriva al Locus forte della viralità raggiunta su Tik Tok e Instagram dal brano “Surf Rider” grazie alla sua atmosfera sognante e ritmata. Un sound che ha colpito persino il regista Premio Oscar Paolo Sorrentino che l’ha scelta come motivo ricorrente per la colonna sonora de “La Grazia”. La serata inizia con la cantante e compositrice salentina Gaia Rollo e il suo album ‘Something is changing at home’, considerato uno dei migliori esordi italiani dell’ultimo periodo.

Mercoledì 12 agosto il Locus Festival porta in trionfo la musica più viscerale tra passato e futuro che ha raggiunto i palchi di tutto il mondo: a trent’anni dalla pubblicazione de “Il Ballo di San Vito”, Vinicio Capossela presenta un concerto speciale che ne ripercorre l’esecuzione integrale. Un album seminale in cui l’artista irpino si mise in gioco attraverso una moltitudine di generi musicali e un’espressività teatrale e sperimentale, in una sorta di ponte discografico tra due diversi momenti artistici di una delle più figure più eccentriche, magnetiche e culturalmente rilevanti della nostra canzone. Dopo di lui La Niña, già protagonista di una delle esibizioni più acclamate della scorsa edizione, riporta al Locus la sua Napoli stregonesca e visionaria. Un rito ancestrale-elettronico, un sound che riscrive l’identità femminile meridionale con coraggio e modernità. Ad aprire una serata dall’alta carica evocativa, la “Mater Nullius” di Davide Ambrogio, artista calabrese che, ispirandosi alla tradizione orale dell’Aspromonte e al suo patrimonio culturale, esplora la disconnessione dell’uomo contemporaneo dalla natura e il bisogno di una rinascita umana e spirituale.

Giovedì 13 agosto, quattordici anni dopo il suo esordio al Locus, Thundercat torna al festival da protagonista della scena musicale internazionale. Bassista, cantante e polistrumentista, vincitore di un Grammy con “It Is What It Is”, presenta il nuovo album ‘Distracted’, in cui jazz, funk e pop si fondono con il suo inconfondibile stile. Un ritorno che racconta anche la capacità del Locus di riconoscere e sostenere i talenti prima della loro consacrazione internazionale. In apertura un artista italiano in rampa di lancio come Nico Arezzo: cresciuto artisticamente tra Sicilia e Bologna, il suo cantautorato contemporaneo in bilico tra groove soul e funky sta conquistando pubblico e addetti ai lavori, come dimostrano l’accoglienza entusiasta del suo ultimo album “Non c’è fretta”; e Arya, giovane artista italo-venezuelano dall’anima neo-soul che ha già all’attivo collaborazioni con artisti come Mahmood, Dardust e Calibro 35 e che a febbraio ha pubblicato l’album d’esordio, “Presto”. A chiudere la serata ci pensa Dj Koco aka Shimokita, icona assoluta del 7″ turntablism e leggenda della scena elettronica giapponese.

Venerdì 14 agosto la scena è per Subsonica e The Orb, due pilastri europei dell’elettronica che intrecciano percorsi diversi in un abbraccio perfetto. I Subsonica – leggende torinesi dell’electro-rock che quest’anno festeggiano trent’anni di carriera – portano sul palco il nuovo album ‘Terre Rare’ in un live che è insieme festa collettiva e catarsi emotiva, capace di esplorare sonorità contemporanee e temi urgenti. Gli inglesi The Orb, con il guru Alex Paterson affiancato da Michael Rendall, presentano invece l’ultimo lavoro ‘Buddhist Hipsters”: fra paesaggi ambient-house sconfinati, beat ipnotici, suggestioni cosmiche, questi autentici pionieri dell’elettronica continuano a spingere i confini del proprio sound verso l’infinito. La giovane e brillante cantautrice italo-palestinese Tära dà il via alla serata con il suo “Arab’nB”, un mix sonoro inedito che fonde r’n’b contemporaneo e influenze orientali.

Sabato 15 agosto, all’alba, l’imperdibile live di Cosmo nell’unica tappa pugliese del suo “Matinée Tour”. L’artista di Ivrea è pronto ad accogliere il pubblico in un risveglio sonoro rivoluzionario che reinventa il Ferragosto come viaggio graduale dal dormiveglia alla luce piena del giorno.

Il 5, 6, 9, 13 e 14 agosto il Locus è anche Word Sound & Movies: dalle 19.00 in Piazza Aldo Moro a Locorotondo ci saranno incontri e film intorno alla musica del festival. Una speciale occasione di approfondimento culturale, con il linguaggio cinematografico e con le parole di esperti e di artisti presenti al Locus, il tutto a fruizione libera e gratuita.

Il primo giorno, il 5 agosto, per lo Speciale Locus Avitabile, vede la proiezione del documentario su Enzo Avitabile ‘Music Life’ a cui segue il concerto del Maestro; per il secondo appuntamento, dal titolo Black Beauty, in omaggio a Miles Davis, il 6 agosto, è in programma la presentazione del libro ‘Black beauty’ con l’autore Nicola Gaeta e Luca De Gennaro di Radio Capital (radio ufficiale del festival 2026); a seguire il film ‘Ascensore per il patibolo’, diventato un classico nella storia del cinema anche grazie alla straordinaria colonna sonora di Miles Davis. Il 9 agosto, giorno prima del suo concerto alla Masseria Ferragnano, Daniele Silvestri è protagonista del talk con la giornalista Antonella Gaeta che introduce la proiezione di ‘Un passo alla volta’, documentario su Fabi, Silvestri e Gazzè; il film successivo, “Viva Tondelli” – sulla controcultura anni ’70-’80 a settant’anni dalla nascita di Pier Vittorio Tondelli -, è in programma il 13 agosto, preceduto dall’incontro con la pluripremiata attrice pugliese Licia Lanera e un altro ospite che sarà presto annunciato. Il giorno prima del suo concerto all’alba di Ferragosto, Cosmo, in dialogo con Licia Lanera e Pietro Fuccio (DNA Concerti), incontra il pubblico del Locus: appuntamento il 14 agosto con talk e proiezione de ‘La Prima Festa’ il film documentario che racconta la complessa realizzazione di un concerto nato alla vigilia della pandemia da Covid-19.

Il gran finale del Locus Festival è in programma il 2 settembre con l’attesissima reunion dei C.S.I. che portano al Parco Archeologico di Egnazia la portata storica del tour ‘In Viaggio’. (Segue)

Vela, al via le Argentario Racing Series 2026-7

Roma, 2 ago. (askanews) – La grande vela d’altura unisce le forze per dare vita a una stagione sportiva senza precedenti. Prendono il via le Argentario Racing Series 2026/2027, con un ambizioso programma di regate tecniche che da ottobre ad aprile trasformeranno Porto Santo Stefano e le isole dell’Arcipelago Toscano nel fulcro dell’agonismo velico nazionale.

Il nuovo format nasce dalla stretta collaborazione tra lo Yacht Club Santo Stefano, il Circolo Velico e Canottieri Porto Santo Stefano e il Circolo della Vela Talamone. Una sinergia strategica che offre ai regatanti un pacchetto completo ed esclusivo: 7 mesi di ormeggio, percorsi tecnici altamente competitivi, servizi di boat check, oltre a eventi di lifestyle e convenzioni esclusive.

Il ricco calendario della stagione include appuntamenti di assoluto rilievo, come la Coppa Italia U.V.A.I. in autunno, le serie invernali e primaverili, e vedrà anche la prestigiosa collaborazione del Circolo Canottieri Aniene per la regata nazionale offshore “La Lunga Bolina”.

Il programma ufficiale delle Argentario Racing Series si articola in quattro sessioni:

COPPA ITALIA U.V.A.I. 16 – 18 Ottobre 2026 ARGENTARIO WINTER SERIES 31 ottobre – 1° novembre 2026

14 – 15 novembre 2026

5 – 6 dicembre 2026

23 – 24 gennaio 2027

14 febbraio 2027

28 febbraio 2027

13 – 14 marzo 2027

ARGENTAROLA’S CUP 27 dicembre 2026

ARGENTARIO SPRING SERIES Pasquavela: 27 – 29 marzo 2027 Primevele di Primavera: 10 – 11 aprile 2027 La Lunga Bolina: 23 – 25 aprile 2027.

E’ morto il 13enne Mattia, in coma da 9 anni a causa del latte crudo

Milano, 2 ago. (askanews) – È morto dopo 9 anni di coma Mattia Maestri, il 13enne di Predaia (Trento) che nel 2017 finì in stato vegetativo per un’infezione in seguito al consumo di un formaggio a latte crudo contaminato. Ad annunciarlo è stato il padre, Giovanni Battista Maestri, con un messaggio pubblicato sui social: “Il nostro Mattia ci ha lasciato e a nome suo vi ringrazio per aver contribuito a rendere meno dolorosa la sua scomparsa”. (Fonte: Il Dolomiti).

Si chiude così una vicenda iniziata nel 2017 e destinata a segnare il dibattito sulla sicurezza alimentare in Italia. Il bambino, che allora aveva quattro anni, consumò un formaggio a latte crudo contaminato dal batterio Escherichia coli produttore di Shiga tossina (STEC). L’infezione provocò la sindrome emolitico uremica (SEU), una grave complicanza che gli causò danni neurologici irreversibili.

Dopo un lungo ricovero ospedaliero e numerosi tentativi terapeutici, Mattia crollò in stato vegetativo, restando in coma per oltre nove anni, assistito costantemente dalla sua famiglia. Un caso che diede il via a un lungo iter giudiziario per accertare le responsabilità legate alla produzione e alla commercializzazione del formaggio contaminato. Nel frattempo il padre Giovanni Battista Maestri ha trasformato un dramma familiare in una campagna di sensibilizzazione sui rischi connessi al consumo di prodotti realizzati con latte non pastorizzato, in particolare per i bambini.

Negli anni la famiglia ha promosso incontri pubblici, iniziative di informazione e ha sollecitato un rafforzamento delle norme sulla sicurezza alimentare e dell’etichettatura dei prodotti. Un impegno proseguito anche con la pubblicazione del libro “La verità sui pericoli dei formaggi a latte non pastorizzato”, presentato nel febbraio scorso al Senato.

Cos’ha detto Giorgia Meloni nel 46esimo anniversario della strage di Bologna

Milano, 2 ago. (askanews) – “Quarantasei anni fa il terrorismo ha sferrato uno dei suoi attacchi più feroci. Ha colpito al cuore la Nazione intera, con un attentato che ha disintegrato la stazione di Bologna, uccidendo 85 persone e ferendone oltre duecento”. Lo afferma la premier Giorgia Meloni.

“Quello che è accaduto il 2 agosto del 1980 rappresenta una delle pagine più buie e drammatiche della storia nazionale – prosegue -. Oggi ci uniamo, ancora una volta, ai familiari delle vittime e a tutti i bolognesi in questa giornata di dolore e commemorazione”.

L’appello per la pace di Papa Leone

Milano, 2 ago. (askanews) – “Continuiamo a pregare per la pace perché nel mondo cessino le guerre e si trovino soluzioni diplomatiche ai conflitti. Ricordiamo tutte le vittime delle ostilità, soprattutto i più deboli e indifesi bambini, anziani, malati. Il Signore conforti coloro che soffrono e benedica l’opera di chi porta aiuto e consolazione”. Lo ha detto Papa Leone XIV rivolgendosi dalla finestra del Palazzo Apostolico Vaticano ai fedeli e ai pellegrini riuniti in Piazza San Pietro per la recita dell’Angelus.

Siamo dentro la quarta ondata di caldo (e ci resteremo per una settimana)

Milano, 2 ago. (askanews) – L’estate prosegue a ritmo battente sull’Italia, segnando proprio in queste ultime 48 ore il punto di massima intensità della quarta ondata di calore di questa stagione, una struttura anticiclonica che da ormai diversi giorni sta tenendo prigioniera la Penisola in una morsa di caldo e afa priva di vere pause.

Federico Brescia, meteorologo de iLMeteo.it, fa il punto della situazione evidenziando come l’eredità dei giorni scorsi sia decisamente pesante: in alcune zone della Pianura Padana e nelle aree interne del Centro è stata infatti superata la soglia critica dei 40°C, a testimonianza della straordinaria potenza di questa massa d’aria.

Nel corso di questa seconda parte del weekend le temperature continueranno a mantenersi su livelli estremi, con colonnine di mercurio pronte a toccare picchi diffusi tra i 37°C e i 39°C, sia lungo la Pianura Padana che nell’entroterra del Centro-Sud. Un contesto termico rovente che non concede tregua, accentuato dal progressivo incremento dei tassi di umidità.

L’unica nota d’instabilità in questo quadro di forte staticità sarà rappresentata da isolati temporali di calore. Nelle ore pomeridiane qualche fenomeno in più potrà svilupparsi lungo le aree alpine e prealpine, con locali e temporanei sconfinamenti verso le vicine zone pianeggianti, oltre a qualche isolato spunto instabile lungo la dorsale appenninica. Si tratterà tuttavia di episodi circoscritti e brevi, incapaci di apportare un refrigerio strutturale se non nell’immediato e su settori molto ristretti.

Ad aggravare il quadro complessivo interviene il calore accumulato al suolo e sulla superficie marina: le temperature dei bacini che circondano l’Italia sono quasi ovunque superiori ai 28°C, registrando valori anomali e ben oltre le medie del periodo. Questa enorme quantità di energia stoccata nei mari riduce l’effetto mitigatore delle brezze e mantiene elevate anche le temperature notturne.

Per assistere a un vero cambio d’aria e a un ridimensionamento della canicola sarebbe necessario un cambio di registro netto a livello della circolazione atmosferica generale, dinamica che al momento non trova conferme a breve termine. Gli ultimi aggiornamenti dei modelli matematici mostrano soltanto una timida traccia di maggiore instabilità a partire dall’8 di agosto, con la possibilità di qualche temporale in più ad interessare principalmente le regioni del Nord. Trattandosi tuttavia di proiezioni a lungo termine, la distanza temporale impone cautela in attesa dei prossimi aggiornamenti.

Milano, i brasiliani G3X campioni del mondo della Kings League

Milano, 2 ago. (askanews) – Si è conclusa ieri sera alla Kings League Arena di Cologno Monzese la terza edizione della Kings World Cup Clubs 2026, il torneo internazionale della Kings League – competizione di calcio a 7 fondata dall’ex calciatore e imprenditore Gerard Piqué – che per una settimana ha visto sfidarsi 16 squadre provenienti dalle sette leghe regionali, portando in Italia grandi protagonisti del calcio, creator e community internazionali in un evento che ambisce a unire sport, spettacolo e intrattenimento digitale. Ad aggiudicarsi il titolo di campioni del mondo della Kings League sono stati gli G3X (Brasile), che hanno superato in finale gli italiani di Alpak FC con il punteggio di 9-5, al termine di una sfida spettacolare.

Il trofeo è stato consegnato da Fabrizio Romano, tra le voci più autorevoli del calciomercato internazionale, che ha anche premiato Vittorio Gilli (Alpak) come miglior portiere della manifestazione, Kelvin Oliveira (G3X) come capocannoniere e Andreas Vaz (G3X) come MVP delle Final Four. Oltre 9.000 spettatori complessivi hanno animato la Kings Arena durante la Kings World Cup Clubs 2026, nel corso delle 27 partite disputate, a conferma della crescente popolarità internazionale della competizione. La manifestazione si è chiusa con il sold out della finale e il tutto esaurito in diverse giornate del torneo.

Non è ancora chiaro quanti siano i morti a Ceuta

Roma, 2 ago. (askanews) – Il numero di migranti morti nel tentativo di entrare nell’enclave spagnola di Ceuta dal Marocco è di 72, secondo il delegato del governo di Madrid a Ceuta, Miguel Angel Perez Triano. “Non intendo fornire dati concreti delle persone che sono rientrate in Marocco. L’ultimo dato che abbiamo relativo ai decessi è di 72”, ha dichiarato. Ma secondo la radio spagnola Cadena Ser, che cita fonti interne, il numero dei morti ha raggiunto quota 90.Le forze dell’ordine spagnole, secondo l’emittente, hanno recuperato 74 corpi, mentre le autorità marocchine ne hanno ritrovati altri 16.

Le parole di Mattarella nel 46esimo anniversario della strage di Bologna

Milano, 2 ago. (askanews) – “Il segno profondo impresso dalla strage del 2 agosto 1980 alla stazione ferroviaria di Bologna è inciso nella storia repubblicana e nella coscienza degli italiani. Il dolore infinito per tante vittime inermi, donne, uomini, bambini; la commozione per lo strazio e i patimenti dei familiari; lo sgomento per la distruzione portata nel centro della vita civile della città e dell’intera nazione si rinnovano oggi, come in ogni giorno di ricorrenza. È una consapevolezza che riguarda la nostra comunità, i giovani anzitutto. E rilancia l’impegno a salvaguardare il futuro da costruire nei valori di libertà, di giustizia, di democrazia. I valori che la strategia neofascista del terrore pretendeva distruggere”. Lo afferma il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel giorno del 46esimo anniversario dalla strage alla stazione di Bologna.

“Quell’impegno, quella solidarietà che Bologna e l’Italia intera seppero offrire per impedire che gli assassini e i loro complici riuscissero nell’intento di sovvertire i principi costituzionali, colpire la convivenza e le conquiste sociali – prosegue il capo dello Stato -. Il popolo italiano li ha sconfitti nella gravosa ricerca della verità”.

“La Repubblica è grata ai magistrati e agli uomini delle istituzioni che, con il loro lavoro, si sono dimostrati più forti dei tentativi di depistaggio e ai familiari delle vittime per il loro appassionato impegno per la verità – conclude Mattarella -. Fare giustizia è vittoria della democrazia”.

Nel 2026 la nuova rassegna cinematografica "I Misteri della Fede"

Milano, 2 ago. (askanews) – Debutterà nel 2026 la nuova rassegna cinematografica “I Misteri della Fede”, un progetto firmato Nexo Studios dedicato all’esplorazione della spiritualità, della relazione tra l’uomo e il divino e del senso profondo dell’esistenza. “I Misteri della Fede di Nexo Studios” nasce come un progetto aperto, riflessivo ed esplorativo: è uno spazio cinematografico ideato per meditare, ascoltare, sperimentare e pensare, per confrontarsi con diverse sensibilità culturali e tradizioni religiose, per dialogare, imparare e interrogare il senso della vita. La rassegna invita a porre al centro della nostra esperienza cinematografica la ricerca di significato, suggerendo altri ritmi e itinerari del pensiero, delle relazioni e dell’indagine interiore. Il cinema torna così luogo di incontro per elezione: uno spazio dove vivere l’esperienza in modo concentrato e meditativo, protetti dal rumore e dalle distrazioni quotidiane, dove il silenzio e l’attenzione permettono di entrare profondamente nelle storie e nei temi trattati. Non si tratta di guardare un film da soli a casa propria, ma di condividere l’esperienza con altre persone, conosciute o no, instaurando un incontro fisico e reale. In questo contesto, il cinema diventa una pratica collettiva di riflessione e di emozione, capace di esplorare uno dei temi più cruciali della vita umana, come la fede. La rassegna debutterà nelle sale dal 15 al 21 ottobre con Carlo Acutis. Il giovane santo il documentario prodotto da Nexo Studios con Officina della Comunicazione e OUR FILMS, A Mediawan Company, con il Patrocinio dell’Associazione Amici di Carlo Acutis e in collaborazione con la Fondazione Cariplo, diretto da Luca Salmaso e dedicato a Carlo Acutis, una figura contemporanea che — a 20 anni dalla scomparsa — riesce a dialogare con le nuove generazioni. Questo film racconta la vita e l’eredità spirituale di Acutis, il primo santo dell’era digitale, attraverso uno sguardo intimo e contemporaneo che ne restituisce la dimensione umana prima ancora che religiosa. Realizzato con la partecipazione della famiglia Acutis e materiali inediti — tra fotografie, video privati e contenuti esclusivi— offre un ritratto autentico di un ragazzo che, in soli 15 anni di vita, ha lasciato un segno profondo e universale. Al centro del racconto emerge una figura capace di abitare pienamente il proprio tempo, tra videogiochi, programmazione e Internet, scegliendo però una traiettoria spirituale radicale, orientata all’essenziale e all’invisibile. La sua storia si sviluppa come un viaggio che attraversa la quotidianità familiare, il ricordo degli amici, fino al percorso di canonizzazione, restituendo un dialogo continuo tra vita terrena e dimensione del trascendente. Questo lavoro si inserisce in una rete viva di connessioni che continua a crescere attorno alla sua figura, dai pellegrinaggi ad Assisi alle comunità digitali in tutto il mondo, sino alla diffusione della sua mostra sui Miracoli Eucaristici, mostrando come il suo messaggio superi i confini religiosi per parlare a generazioni diverse e culture lontane. Attraverso testimonianze e riflessioni che coinvolgono familiari, studiosi e amici, abbiamo costruito un confronto aperto tra fede, tecnologia e ricerca di senso, affrontando temi universali come identità, solitudine, materialismo e speranza. Ne nasce un film-evento che cerca di unire dimensione emotiva e sguardo contemporaneo, raccontando una santità possibile e vicina, capace di dialogare con il presente e di proporre un’idea di eredità spirituale che continua a vivere nel mondo. Le musiche originali del film sono state affidate al pianista e compositore Remo Anzovino. La colonna sonora sarà pubblicata con etichetta Nexo Studios Soundtracks e uscirà in distribuzione esclusiva per Universal Music Italy. Tutte le informazioni, i materiali e gli aggiornamenti sul film sono disponibili sul sito carloacutisfilm.it. Sempre prodotto da Nexo Studios assieme a Officina della Comunicazione e in arrivo nelle sale dall’11 al 15 novembre, è ‘O Sang. Il miracolo di San Gennaro, un racconto sul santo di Napoli, con la regia di Giovanni Troilo, che intreccia fede, tradizione e identità popolare. Ma chi è davvero San Gennaro? E come riesce da secoli a unire fedeli e non fedeli in un culto che supera di gran lunga i confini stessi della religione? Da questi interrogativi prende forma ‘O SANG. Il miracolo di San Gennaro, un viaggio nel cuore di Napoli che esplora il legame profondo tra il santo e una comunità che continua a riconoscersi nel mistero dell’ampolla. Tra sacro e profano, realtà e immaginazione, il film restituisce il ritratto di una Napoli viva, stratificata e in continua trasformazione. È un racconto corale in cui storie e personaggi diversi si intrecciano come fili sotterranei che attraversano la città: un fiorista che di notte vive ai piedi del Vesuvio e realizza piccoli amuleti d’argento a forma d’ampolla; un tassista che accompagna i turisti nei luoghi del culto traducendo il miracolo con lo smartphone; la quotidianità di un centro donatori di sangue, dove la vita sembra scorrere letteralmente da un corpo all’altro. Accanto a tutte queste storie, gli spettatori incontreranno figure istituzionali e popolari, come l’abate della Real Cappella di San Gennaro e il duca Carafa d’Andria, che per la prima volta offrono al pubblico un accesso inedito nel “backstage” di un miracolo che anno dopo anno si fa attesa e spettacolo, tra ironia, saggezza e memorie di una Napoli antica che continua a sopravvivere nel presente. Parallelamente, il popolo della zona Solfatara vive tra scosse sismiche, paura e resistenza quotidiana, affidando la propria sopravvivenza al miracolo del santo. Il filo invisibile che unisce tutte le storie è l’ampolla di San Gennaro e il prodigio che potrebbe non realizzarsi: per questo tutto cambia, pulsa e si rinnova senza sosta, anno dopo anno. Ed è proprio nell’incertezza e nell’instabilità che il film trova la sua forza narrativa, alternando osservazione, intimità e immersione. Ne nasce un racconto che supera di gran lunga i confini del documentario tradizionale, mescolando registri e linguaggi diversi in una forma aperta e sensoriale. Il terzo titolo sarà un kolossal: Il re dei re. La più grande storia mai raccontata, film d’animazione campione d’incassi con oltre 80 milioni di dollari al botteghino. Diretto dal regista coreano Seong-ho Jang, che firma anche la sceneggiatura insieme a Rob Edwards, il film è ispirato a The Life of Our Lord, il racconto che Charles Dickens scrisse per i propri figli e che leggeva loro ogni anno come tradizione natalizia. L’opera rimase inedita per volontà dell’autore e fu pubblicata soltanto nel 1934, oltre sessant’anni dopo la sua morte. La vicenda segue lo stesso Charles Dickens, il figlio Walter e l’inseparabile gatta Willa proprio nei giorni della messa in scena del Canto di Natale. Tutto ha inizio quando Dickens racconta al piccolo Walter la più grande storia mai narrata: quella che sembra una semplice favola della buonanotte si trasforma così in un viaggio destinato a cambiargli la vita. Grazie alla sua vivida immaginazione, Walter si ritrova a camminare davvero accanto a Gesù, assistendo ai suoi miracoli e condividendone le prove. Accompagnato dalla curiosa Willa, il giovane protagonista vive un’esperienza unica che gli permetterà di guardare quella incredibile storia con occhi nuovi ed entusiasti. Negli USA (dove è stato arricchito dalle voci originali di Oscar Isaac, Kenneth Branagh, Roman Griffin Davis, Uma Thurman, Pierce Brosnan, Mark Hamill, Forest Whitaker e Ben Kingsley) il film è uscito nel 2025 e ha avuto un successo travolgente che si è diffuso poi in tutta Europa. L’arrivo in Italia è previsto per il 3 dicembre.

“I Misteri della Fede di Nexo Studios” è distribuito in Italia in collaborazione con i media partner Avvenire, Famiglia Cristiana, Gruppo Editoriale San Paolo e con RTL 102.5 come Radio Ufficiale.

Immigrazione, basta con propaganda e irresponsabilità

«Una rivoluzione copernicana». Così, nel giugno scorso, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi aveva presentato il pacchetto di norme appena varato dal Consiglio dei ministri. Si tratta, disse, di un decreto-legge di attuazione che servirà ad «accompagnare l’immediato ingresso e l’entrata in vigore» del nuovo Patto Ue su migrazione e asilo, che entrerà in vigore la prossima settimana, «anche forti del fatto che, come governo, riteniamo di essere stati attori principali del processo riformatore».

Ne è seguita una polemica che, da molto tempo, è al centro della politica italiana, sulla quale la destra ha puntato le sue fiches, sin qui risultate vincenti, e rispetto alla quale la sinistra appare spesso indecisa, se non in estrema difficoltà.

Le promesse della destra alla prova dei fatti

Nulla di ciò che il duo della destra di governo, Meloni-Salvini, ha sin qui sostenuto si è verificato. Basterebbe ricordare quanto è emerso nell’indagine di ActionAid “La frontiera, ovunque. Centri d’Italia 2026”, con cui si denuncia il sistema prodotto dai diversi decreti del governo che, a detta di quel rapporto, ha «ignorato le reali disponibilità dei territori», producendo non l’auspicata sicurezza invocata, ma una sempre più accentuata marginalità sociale.

Dalle intemerate salviniane, sulle quali la Lega aveva costruito larga parte del suo recente consenso, siamo giunti alle sciagurate tesi di “remigrazione” amplificate dall’ex generale Vannacci.

Ho condiviso l’articolo dell’on. Tarolli su Il Domani dItalia del 5 febbraio scorso sul tema: “Immigrazione, lavoro e coesione sociale”, così come mi sembrano quanto mai opportune le considerazioni svolte dall’on. Minniti sul caso della crisi nei rapporti tra Italia e Spagna, dopo l’annunciata sospensione di Schengen da parte del governo Meloni, sulla quale Minniti ha scritto: «Sospendere il trattato può portare a esiti opposti a quelli sperati. Ora serve un vero patto tra Ue e Africa, che non ci esponga al ricatto di singoli Paesi e organizzazioni criminali, come accaduto in Marocco».

 

Ingressi programmati e cooperazione con i Paesi di origine

Di fronte alla complessità del fenomeno migratorio servirebbero politiche intelligenti e non le improvvisazioni di questo governo di dilettanti allo sbaraglio. Volevano fare i blocchi navali, poi le basi in Albania, ignorando la realtà di un’immigrazione di tipo planetario di milioni di giovani, prolifici e affamati, che dall’Africa, dal Medio e dall’Estremo Oriente vedono l’Europa come «l’America del nuovo secolo».

L’Italia, con i suoi 8.000 chilometri di coste, è, come la Spagna, l’approdo diretto di questa ondata di poveri, manovrati da loschi trafficanti. Migranti per i quali andrebbero organizzati corridoi speciali e, soprattutto, previste iniziative dirette nei Paesi di provenienza.

Nessuna persona di intelligenza media, di destra o di sinistra, potrebbe restare indifferente a ingressi senza regole e, nello stesso tempo, in un Paese di vecchi, satolli e con uno dei più gravi cali demografici, servirebbe una politica di ingressi programmati, funzionale alle nostre necessità sociali, economiche e produttive. Tutto il resto, come la proposta dell’ex generale estimatore della X MAS, è solo bieca propaganda.

 

La dignità della persona come criterio politico

Da cattolici democratici, liberali e cristiano-sociali, dovremmo ascoltare le parole del Santo Padre, Papa Leone XIV, che nel suo recente discorso a Castel Gandolfo ha ribadito, come fece nel suo storico discorso durante il recente viaggio alle Canarie, che «la questione migratoria deve essere affrontata a partire dal rispetto della dignità umana e dalla comprensione delle cause che costringono milioni di persone a lasciare la propria terra».

«Molte volte non riconosciamo le ragioni per le quali queste persone hanno dovuto uscire dai loro Paesi», ha osservato, citando «violenza, guerra, conflitti» e «tante ragioni». Secondo il Pontefice non esistono soluzioni semplicistiche a fenomeni così complessi. «Occorre vedere i casi» e, soprattutto, «trattare con rispetto le persone come persone».

Altro che i reiterati, retorici annunci del governo del trio, amplificati dalle scomposte grida del “dalli all’immigrato” dell’ex generale Vannacci.

Dissenso e violenza: il confine dello Stato costituzionale

Qual è il confine, in uno Stato Costituzionale di diritto, tra il dissenso democratico e la violenza?

È una domanda che le cronache delle ultime settimane ripropongono con crescente urgenza. La risposta, tuttavia, non può essere affidata all’emotività suscitata dagli episodi di piazza né alle inevitabili contrapposizioni politiche. Essa richiede, piuttosto, di tornare ai principi fondamentali della nostra Costituzione e alla cultura dello Stato di diritto.

La Repubblica riconosce e tutela il diritto di manifestare il proprio pensiero e quello di riunirsi pacificamente. Non si tratta di concessioni dello Stato, ma di libertà fondamentali che costituiscono il fondamento stesso della democrazia pluralista. Una società nella quale il dissenso fosse represso cesserebbe rapidamente di essere una democrazia.

Ma proprio perché il dissenso rappresenta un valore costituzionale, esso incontra un limite invalicabile: il ricorso alla violenza.

 

Il valore costituzionale del dissenso

Nel dibattito pubblico contemporaneo questa distinzione appare talvolta offuscata. Si tende a collocare sul medesimo piano la protesta pacifica, la disobbedienza civile e le manifestazioni che degenerano in aggressioni, devastazioni o intimidazioni. Si tratta invece di fenomeni profondamente diversi, sia sul piano etico sia su quello giuridico.

La protesta democratica si svolge entro il quadro delle regole comuni. Può essere anche aspra, radicale, persino provocatoria; ma riconosce nell’altro un interlocutore e nello Stato il garante delle libertà di tutti.

La disobbedienza civile costituisce un’esperienza diversa.

Da Henry David Thoreau a Martin Luther King, da Gandhi alle più significative esperienze maturate anche nel nostro Paese, essa consiste nella violazione pubblica, consapevole e rigorosamente non violenta di una norma ritenuta ingiusta, accompagnata dall’accettazione delle conseguenze giuridiche del proprio gesto.

Chi pratica la disobbedienza civile non contesta l’esistenza dello Stato né pretende di sostituire la forza del diritto con il diritto della forza; al contrario, sollecita l’ordinamento a interrogarsi sulla giustizia delle proprie leggi.

 

Quando la protesta diventa sopraffazione

Ben altro fenomeno è la violenza politica o di piazza.

Quando il dissenso assume la forma dell’aggressione alle persone, del danneggiamento sistematico dei beni, dell’assalto alle istituzioni o dell’attacco alle forze dell’ordine impegnate nell’esercizio delle loro funzioni, non siamo più dinanzi a una forma intensa di protesta. Siamo dinanzi alla negazione del dissenso democratico.

La violenza non rappresenta un grado più elevato della protesta: ne costituisce la rottura.

Il punto di passaggio non è quantitativo, ma qualitativo. Finché prevale la forza degli argomenti, il conflitto resta dentro la democrazia. Quando prevale l’argomento della forza, il terreno cambia radicalmente.

È in questo spazio che opera il diritto penale.
Non per reprimere le opinioni, ma per tutelare i diritti fondamentali di tutti i cittadini, compreso quello di manifestare senza intimidire e di dissentire senza essere aggrediti.

Lo Stato costituzionale non deve cadere in due errori ugualmente pericolosi.

Il primo consiste nel guardare con sospetto ogni forma di dissenso, trasformando l’eccezione nell’ordinario e comprimendo spazi di libertà che appartengono al patrimonio democratico.

Il secondo consiste nel ritenere che qualsiasi comportamento possa essere giustificato dalla nobiltà della causa perseguita. In uno Stato di diritto non è il fine a legittimare ogni mezzo. La qualità della democrazia si misura anche dalla capacità di mantenere inseparabili libertà e responsabilità.

 

Libertà e responsabilità, insieme

La storia insegna che molte conquiste civili sono nate da forme di dissenso coraggiose, talvolta attraverso pratiche di disobbedienza civile.

In nessuno di quei casi, tuttavia, la violenza ha costituito il linguaggio della libertà. Al contrario, la forza morale di quelle esperienze risiedeva proprio nel rifiuto della forza fisica.

Per questo motivo il dibattito pubblico dovrebbe recuperare una distinzione essenziale.

Protestare è un diritto. Disobbedire civilmente può rappresentare, in determinate circostanze, una testimonianza etica destinata a interpellare la coscienza collettiva. Ricorrere alla violenza, invece, significa oltrepassare il confine che separa il confronto democratico dalla sopraffazione.

Una democrazia matura non teme il dissenso; lo considera una risorsa indispensabile per la vitalità delle istituzioni. Ma proprio perché ne riconosce il valore, non può consentire che esso venga sostituito dalla violenza.

Quando il linguaggio della protesta diventa linguaggio della forza, non è soltanto l’ordine pubblico a essere minacciato: si incrina quel patto di reciproca fiducia tra cittadini e istituzioni sul quale si fonda lo Stato Costituzionale di diritto.

L’algoritmo non conosce il limite

Ci sono errori tecnologici che sembrano parlare soltanto di macchine. In realtà rivelano qualcosa di più profondo: il rapporto tra il potere che costruiamo e la responsabilità con cui sappiamo governarlo. Nel luglio 2025 un agente AI della piattaforma Replit ha cancellato il database di produzione di uno sviluppatore, nonostante fosse stato istruito più volte a non intervenire durante un periodo di blocco operativo. Nello stesso periodo un agente da riga di comando di Gemini ha sovrascritto un archivio dopo aver interpretato in modo errato un’operazione sui file. Nell’aprile 2026 un sistema avanzato ha eliminato database e backup di un’azienda di prenotazioni dopo aver trovato accidentalmente una credenziale non destinata al suo utilizzo.

Sono episodi diversi, ma hanno una caratteristica comune: i controlli tecnici esistevano. Permessi, istruzioni, avvisi. Eppure non sono bastati.

Sarebbe facile liquidare tutto come un problema di sicurezza informatica. Una configurazione sbagliata, un’autorizzazione concessa male, un limite tecnico da correggere. Tutto vero, ma non sufficiente. Perché questi episodi non parlano soltanto delle macchine. Parlano di noi.

Ci dicono che abbiamo costruito strumenti capaci di moltiplicare enormemente le nostre capacità, ma non abbiamo ancora sviluppato una responsabilità proporzionata al potere che abbiamo creato.

Ogni tecnologia è unestensione delluomo

La storia dell’umanità può essere letta anche come la storia degli strumenti con cui l’uomo ha ampliato le proprie possibilità.

Il martello ha esteso la forza della mano. Il telescopio la capacità dello sguardo. La stampa la diffusione della conoscenza. Internet la velocità della comunicazione.

L’intelligenza artificiale rappresenta però qualcosa di diverso: non estende soltanto il corpo, ma alcune funzioni cognitive.

Può analizzare quantità immense di dati, assistere un medico, accelerare la ricerca, aiutare uno sviluppatore. È un moltiplicatore straordinario di capacità. Ma ogni forza moltiplicativa amplifica ciò che incontra.

Dove trova competenza genera innovazione. Dove trova responsabilità genera progresso. Dove trova superficialità amplifica gli errori, rendendoli più veloci e più grandi.

La tecnologia non rende automaticamente migliore l’uomo. Rende più potente ciò che l’uomo decide di fare.

 Un algoritmo riceve un obiettivo. Un uomo comprende una responsabilità. Questa differenza è decisiva. Non tutto ciò che è tecnicamente possibile è moralmente giusto. Non tutto ciò che aumenta l’efficienza aumenta anche il bene comune. Serve esercitare una virtù : la prudenza.

Aristotele e la sapienza del limite

Aristotele chiamava questa virtù phronesis.

Non era paura di agire, ma la capacità di scegliere il bene concreto nelle situazioni concrete: riconoscere il momento giusto, il limite necessario, la conseguenza nascosta di una decisione. Un algoritmo può calcolare, ottimizzare, prevedere.

Ma non possiede prudenza, perché la prudenza non è soltanto conoscenza: è responsabilità.

È la capacità di porsi la domanda più importante: devo farlo? Non solamente: posso farlo?

 

Quando la tecnica cresce più delluomo

Romano Guardini aveva intuito una delle grandi sfide della modernità: la tecnica aumenta enormemente il potere dell’uomo sul mondo, ma questo aumento di potere non garantisce una crescita della sua maturità interiore. L’uomo può diventare potentissimo negli strumenti e fragile nel governare sé stesso.

Hans Jonas, nel suo Principio responsabilità, avrebbe poi dato forma a questa intuizione: il potere tecnico moderno è diventato così grande da richiedere un’etica nuova, capace di considerare anche conseguenze future e imprevedibili. È la sfida dell’intelligenza artificiale agentiva.

Non stiamo costruendo soltanto strumenti più potenti. Stiamo costruendo sistemi capaci di agire, prendere iniziative e produrre conseguenze prima che un essere umano riesca a intervenire. La domanda che conta è: saremo abbastanza maturi da governare quella potenza?

Gli agenti artificiali e il nuovo principio di responsabilità

Per anni abbiamo pensato all’intelligenza artificiale come a uno strumento che risponde alle nostre richieste.

Gli agenti autonomi stanno cambiando paradigma. Possono navigare, scrivere codice, utilizzare strumenti digitali, interagire con sistemi complessi e prendere iniziative.

I casi citati all’inizio non sono stati soltanto errori di calcolo. Sono stati errori d’azione.

Per questo dobbiamo ripensare il concetto stesso di sicurezza.

Un agente artificiale non può essere trattato come un semplice programma: è un sistema dotato di capacità operative. E ogni capacità deve avere un limite.

Il principio del privilegio minimo, fondamentale nella sicurezza informatica, deve diventare ancora più rigoroso nell’era dell’intelligenza artificiale: più cresce l’autonomia, più deve crescere il controllo. Più aumenta la capacità di agire, più deve aumentare la responsabilità di chi concede quella capacità.

Anche la regolazione europea dell’AI nasce da questa consapevolezza: il progresso non deve essere fermato, ma governato. Ma nessuna norma potrà sostituire ciò che deve nascere prima di ogni tecnologia: una cultura della responsabilità

LHumanitas è il vero sistema di sicurezza

Alla fine, la questione dell’intelligenza artificiale non è soltanto informatica.

È antropologica. Riguarda l’idea che abbiamo dell’uomo.

L’Humanitas non è un ostacolo alla tecnologia. È ciò che le impedisce di perdere la propria direzione. Significa ricordare che dietro ogni dato c’è una persona, dietro ogni decisione una conseguenza, dietro ogni innovazione una responsabilità. La tecnica può dirci come fare qualcosa. Non può dirci perché farlo.Può indicare il mezzo. Non può scegliere il fine. Questa rimane una responsabilità umana.

Ogni civiltà non viene giudicata soltanto dalle tecnologie che inventa ma dai limiti che sceglie di darsi. L’ AI potrà moltiplicare le nostre capacità, renderci più veloci e più potenti. Ma non potrà sostituire ciò che rende una scelta veramente umana: coscienza, prudenza e responsabilità. In una parola: Humanitas.

Perché l’algoritmo non conosce il limite. Può soltanto eseguire il limite che l’uomo ha saputo costruirek. La vera intelligenza del futuro non sarà soltanto quella delle macchine, ma quella di una civiltà capace di governare il proprio potere. La domanda finale non è se le macchine diventeranno più capaci di scegliere.

È se noi, che le costruiamo e le utilizziamo ogni giorno, saremo ancora capaci di fermarci un secondo prima di premere invio.

Il patrimonio invisibile dell’Italia: il capitale relazionale

Quando si parla della ricchezza di un Paese, il pensiero corre immediatamente al PIL, alla produttività, alle esportazioni o alla capacità di attrarre investimenti. Sono elementi essenziali, ma non sufficienti a spiegare perché alcune comunità riescano ad affrontare meglio le crisi, a innovare e a costruire futuro, mentre altre si frammentano e perdono coesione.

Esiste un patrimonio meno visibile, ma non per questo meno prezioso: il capitale relazionale.

 

La ricchezza che tiene unite le comunità

È l’insieme delle relazioni di fiducia, della partecipazione civica, della solidarietà, della capacità di cooperare, della presenza dei corpi intermedi e del senso di appartenenza che tiene unite le comunità. Un patrimonio che non compare nei bilanci pubblici, ma che influenza profondamente la qualità della vita, la crescita economica e la stabilità democratica.

L’Italia possiede una straordinaria ricchezza di reti sociali, associazioni, volontariato, cooperative, fondazioni, comunità locali e realtà del Terzo Settore. Una trama di relazioni che, spesso silenziosamente, supplisce alle fragilità delle istituzioni e accompagna le persone nei momenti più difficili della vita.

La pandemia ha mostrato con chiarezza quanto questo patrimonio sia determinante. Accanto all’impegno delle istituzioni, migliaia di associazioni, volontari e cittadini hanno costruito reti di solidarietà, distribuito beni essenziali, sostenuto gli anziani soli e mantenuto vivo il legame sociale nei territori. È stato il capitale relazionale del Paese a impedire che l’emergenza sanitaria diventasse anche una frattura irreparabile del tessuto civile.

Eppure continuiamo a considerare questo patrimonio come qualcosa di accessorio, quasi fosse una risorsa inesauribile che può essere utilizzata senza essere alimentata.

La fiducia, invece, non è un dato acquisito. Si costruisce lentamente e può dissolversi rapidamente. Lo stesso vale per la partecipazione, per il senso civico e per la disponibilità a prendersi cura del Bene Comune.

 

Fiducia, partecipazione e qualità della democrazia

Quando diminuisce la fiducia nelle istituzioni, cresce l’individualismo. Quando si indeboliscono i legami di comunità, aumentano la solitudine, il disagio sociale e il senso di insicurezza. Quando vengono meno i luoghi della partecipazione, la democrazia si impoverisce.

Per questo il capitale relazionale dovrebbe essere considerato una vera infrastruttura strategica del Paese, al pari di quelle materiali e digitali. Investire nelle comunità educanti, nel volontariato, nella cittadinanza attiva, nella cultura della corresponsabilità e nella sussidiarietà significa rafforzare la capacità dell’Italia di affrontare le sfide future.

La Dottrina sociale della Chiesa ci ricorda da tempo che il Bene Comune nasce dalla qualità delle relazioni tra le persone e dalla capacità delle istituzioni di favorirle, non di sostituirle. Anche la nostra Costituzione, attraverso il principio di solidarietà e il riconoscimento delle formazioni sociali, indica chiaramente che la persona si realizza dentro una rete di rapporti e responsabilità condivise.

 

Misurare il capitale relazionale per governare il futuro

La politica è chiamata, allora, a un cambio di prospettiva. Non basta amministrare risorse economiche; occorre coltivare anche il capitale relazionale, perché è da esso che dipendono la fiducia, la partecipazione, la coesione sociale e, in ultima analisi, la qualità della democrazia.

Ma ciò che non si osserva difficilmente viene governato. Se riconosciamo che il capitale relazionale è una risorsa strategica, dobbiamo anche imparare a valutarne l’evoluzione e l’impatto delle politiche pubbliche. Rendere osservabili la fiducia, la partecipazione, la collaborazione tra istituzioni e cittadini e la capacità delle comunità di generare solidarietà significa dotarsi di strumenti nuovi per orientare le decisioni verso il Bene Comune.

Perché il patrimonio più prezioso dell’Italia non è soltanto quello custodito nei suoi monumenti, nelle sue imprese o nelle sue eccellenze produttive. È quello che ogni giorno si costruisce nelle relazioni tra le persone. Un patrimonio invisibile, ma indispensabile, senza il quale nessuna economia e nessuna democrazia possono durare nel tempo.