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giovedì, 22 Gennaio, 2026
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Strage Crans, Schlein: vicinanza ai familiari delle sei vittime

Roma, 4 gen. (askanews) – “Mi unisco, anche a nome di tutta la comunità democratica, al dolore dei genitori, degli amici e di tutti coloro che hanno conosciuto e voluto bene alle sei giovani vittime italiane della strage di Crans-Montana, e di tutte le altre vittime. A loro va tutta la nostra vicinanza e la nostra commossa partecipazione.” Così la segretaria del Pd Elly Schlein, che in questi giorni si è tenuta in costante contatto con il Ministro degli Esteri Antonio Tajani.

“Ora è il tempo del cordoglio – conclude Schlein – ma poi viene il tempo di accertare le responsabilità su come tutto questo sia potuto accadere”.

Di cosa è accusato il presidente del Venezuela Maduro dagli Usa

Roma, 4 gen. (askanews) – Sono quattro i capi d’imputazione a carico del presidente venezuelano Nicolas Maduro, catturato ieri da forze Usa e deportato a New York. Lo si evince dall’atto d’accusa del distretto meridionale di New York, pubblicato oggi dal Washington Post, nel quale si dice che sostanzialmente Maduro si è arricchito insieme al suo entourage attraverso i proventi del traffico illecito di droga. Il documento ripropone le stesse imputazioni formulate dall’amministrazione Trump nel 2020, tra cui cospirazione per narcoterrorismo, cospirazione per l’importazione di cocaina e possesso di armi automatiche e ordigni distruttivi. In caso di condanna, Maduro rischia decenni di carcere negli Stati uniti.

Secondo l’accusa, Maduro avrebbe “agito in partnership con i suoi complici utilizzando l’autorità ottenuta illegalmente e le istituzioni da lui corrotte per trasportare migliaia di tonnellate di cocaina negli Stati uniti”, sfruttando il potere statale e il narcotraffico per accumulare ricchezza e controllo politico. A differenza dell’incriminazione del 2020, l’atto aggiornato include anche la moglie di Maduro, Cilia Flores, come co-imputata. Tra gli altri quattro co-imputati, tutti appartenenti al cerchio ristretto dell’ex presidente, figura anche il figlio, Nicolas Ernesto Maduro, che non risulta essere stato catturato.

Il documento ricostruisce inoltre l’ascesa politica di Maduro, dal ruolo di parlamentare a quello di ministro degli Esteri sotto il predecessore Hugo Chavez, definendolo “governante di fatto ma illegittimo del Paese”.

Strage a Crans-Montana, Tajani: 6 le vittime italiane accertate

Roma, 4 gen. (askanews) – “Purtroppo le vittime italiane sono sei, tutte accertate”. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, riguardo alla strage avvenuta la notte di Capodanno nella località svizzera di Crans Montana. Parlando al Tg2, il titolare della Farnesina ha quindi aggiunto che “i feriti stanno per essere tutti accompagnati in Italia”, precisando che “tre saranno oggi al Niguarda e una a Torino”. “I feretri saranno accompagnati in Italia con un volo di Stato organizzato dall’aeronautica militare”, ha concluso Tajani.

Calcio, risultati e classifica di Serie A: Napoli secondo

Roma, 4 gen. (askanews) – Questi i risultati del campionato di serie A dopo Lazio-Napoli 0-2

Diciottesima giornata: Cagliari-Milan 0-1, Como-Udinese 1-0, Genoa-Pisa 1-1, Sassuolo-Parma 1-1, Juventus-Lecce 1-1, Atalanta-Roma 1-0, Lazio-Napoli 0-2, ore 15 Fiorentina-Cremonese, ore 18 Verona-Torino, ore 20.45 Inter-Bologna.

Classifica: Milan 38, Napoli 37, Inter 36, Roma, Juventus 33, Como 30, Bologna 26, Atalanta 25, Lazio 24, Sassuolo 23, Udinese 22, Cremonese 21, Torino 20, Cagliari, Parma 18, Lecce 17, Genoa 15, Verona, Pisa 12, Fiorentina 9

Diciannovesima giornata: martedì 6 gennaio ore 15 Pisa-Como, ore 18 Lecce-Roma, ore 20.45 Sassuolo-Juventus, mercoledì 7 gennaio ore 18.30 Bologna-Atalanta, Napoli-Verona, ore 20.45 Lazio-Fiorentina, Parma-Inter, Torino-Udinese, giovedì 8 gennaio ore 18.30 Cremonese-Cagliari, ore 20.45 Milan-Genoa.

Recuperi: mercoledì 14 gennaio ore 18.30 Napoli-Parma, ore 20.45 Inter-Lecce, giovedì 15 gennaio ore 18.30 Verona-Bologna, ore 20.45 Como-Milan.

Calcio, Lazio-Napoli 0-2: decidono Spinazzola e Rrahmani

Roma, 4 gen. (askanews) – Bastano venti minuti arrembanti al Napoli per espugnare l’Olimpico e battere 2-0 una Lazio impalpabile. A decidere il match Spinazzola e Rrahmani con due gol arrivati a cavallo tra il 13′ ed il 32′ della prima frazione di gioco. Lazio non pervenuta. Partita che finisce in rissa. Lazio che chiude in nove con il doppio giallo a Noslin. Poi rosso diretto per Marusic e Mazzocchi che vengono alle mani.

Il Napoli parte subito forte e trova il vantaggio al 13′ grazie a Leonardo Spinazzola. Il terzino azzurro riceve un perfetto cross dalla sinistra di Matteo Politano, controlla e di piatto batte Provedel, portando i suoi sull’1-0. La reazione della Lazio è confusa e imprecisa: Noslin spreca alcune occasioni nei primi minuti, mostrando nervosismo. Il Napoli continua a premere, con Hojlund ed Elmas protagonisti di alcune conclusioni pericolose, tra cui un colpo di testa di Elmas che si stampa sulla traversa al 39′. Al 32′, il Napoli raddoppia: punizione dalla trequarti di Stanislav Lobotka, perfetta per Amir Rrahmani che di testa supera Provedel e firma lo 0-2, confermato dal Var. La squadra di Luciano Spalletti controlla la gara, con Spinazzola e Politano sempre pericolosi sulla fascia sinistra, mentre Hojlund prova a sorprendere la retroguardia laziale con giocate personali. Il primo tempo si chiude con un dominio netto del Napoli, accompagnato dai fischi del pubblico di casa verso i biancocelesti.

La ripresa vede subito qualche scintilla: al 52′ Spinazzola colpisce di testa su cross di Neres, ma Romagnoli respinge. Napoli controlla, Lazio cerca di reagire con alcuni cross da Pellegrini e Lazzari, ma senza incidere. Al 67′ problemi per Neres, costretto a lasciare il campo per infortunio alla caviglia: al suo posto entra Mazzocchi. La partita si fa più nervosa e intensa, con spintoni e mani addosso tra Noslin e Rrahmani al 69′, entrambi ammoniti da Davide Massa. Al 79′ doppio cambio per il Napoli: Gutierrez e Buongiorno rilevano Spinazzola e Rrahmani. Lazio risponde con Belahyane e Isaksen per Cataldi e Cancellieri, mentre al 81′ Noslin, già ammonito, commette un fallo su Buongiorno e riceve il secondo giallo, con conseguente espulsione. Lazio in dieci. Il Napoli chiude ogni varco e gestisce il possesso. Finale pirotecnico. La Lazio chiude in nove: Marusic e Mazzocchi vengono alle mani. Rosso diretto per entrambi. Ultima emozione al 90′: Punizione dalla tre quarti, sul secondo palo spunta il francese che di testa colpisce il legno.

Sci, Camile Rast vince lo slalom di Kranjska Gora

Roma, 4 gen. (askanews) – Camille Rast e Mikaela Shiffrin regalano spettacolo e con una sfida da leggenda esaltano lo slalom di Kranjska Gora, in Slovenia: due manche capolavoro per un duello condotto sul filo dei centesimi che premia la svizzera Rast, capace di staccare il miglior tempo in entrambe le frazioni per completare la doppietta personale sulla Podkoren 3 dopo la vittoria nel gigante di ieri ed interrompere la striscia vincente di Shiffrin, a segno nelle prime cinque gare stagionali. Solo 14 centesimi separano al termine della tenzone le due protagoniste, in un contesto assolutamente fuori portata per la concorrenza.

Ma nel gruppo inseguitore ora c’è definitivamente anche Lara Della Mea (+2″35): la tarvisiana a pochi chilometri da casa trova un eccellente sesto posto, miglior risultato della carriera in Coppa del Mondo che la porta a soli cinque decimi dal terzo gradino del podio, occupato da Wendy Holdener (+1″83). Settima dopo la prima manche, la friulana cresce ulteriormente con un’ottima seconda frazione, in cui ha saputo mettere in pista tutti i progressi – tecnici e di fiducia – che le hanno consentito di migliorare gara dopo gara in questa prima parte di stagione. Un sesto posto importante per Della Mea, così come la decima piazza di Martina Peterlini (+3″09) che si affaccia per la seconda volta in carriera nella top ten di Coppa del Mondo, progredendo di tre step nella seconda manche.

Maduro in carcere a NY, domani il Consiglio di sicurezza Onu (aggiornamenti)

Roma, 4 gen. (askanews) – La situazione in aggiornamento dopo il raid Usa di ieri in Venezuela, dove sono stati presi dalle forze speciali il presidente Maduro e la moglie, e trasportati in Usa, a New York, con l’accusa di narcotraffico e altri presunti reati.

-12:30 Venezuela, Provenzano (Pd): Meloni sceglie Trump e dimentica la Costituzione. “Gravissimo legittimare questa violazione del diritto internazionale”.

-12:00 Venezuela, il Papa: bene del popolo deve prevalere su ogni altra cosa. “Superare la violenza e intraprendere cammini di giustizia”.

-11:30 Il Consiglio di sicurezza dell’Onu terrà domani la riunione di emergenza sull’operazione militare condotta dagli Stati Uniti in Venezuela, che ha portato alla cattura del presidente Nicolas Maduro.

-11:25 Stando a quanto riferito al New York Times da diverse fonti americane e venezuelane, a fine dicembre il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha respinto l’ultimatum del presidente americano Donald Trump di lasciare la guida del Paese, che prevedeva un esilio dorato in Turchia.

-11:20 Il presidente venezuelano Nicolas Maduro è stato condotto al Metropolitan Detention Center di Brooklyn, dopo essere arrivato in elicottero a New York, dove sarà chiamato a rispondere alle accuse federali di narcotraffico e possesso di armi.

-11:00 Stando alla ricostruzione fatta dal New York Times, da settimane le autorità americane avevano individuato nella vice presidente venezuelana, Delcy Rodríguez, un candidato accettabile per sostituire il presidente Nicolas Maduro, almeno in una prima fase.

Il Papa: il bene del popolo del Venezuela deve prevalere su ogni altra cosa

Roma, 4 gen. (askanews) – “Con animo colmo di preoccupazione seguo gli sviluppi della situazione in Venezuela. Il bene dell’amato popolo venezuelano deve prevalere sopra ogni altra considerazione e indurre a superare la violenza e intraprendere cammini di giustizia e di pace garantendo la sovranità del paese, assicurando lo stato di diritto inscritto nella Costituzione”. Così ha detto Papa Leone XIV parlando dopo l’Angelus in piazza San Pietro. Bisogna rispettare “i diritti umani e civili di ognuno e di tutti e lavorando per costruire insieme un futuro sereno di collaborazione di stabilità e di concordia con speciale attenzione ai più poveri che soffrono a causa della difficile situazione situazione economica per questo prego e vi invito a pregare affidando la nostra preghiera all’intercessione della Madonna dei Cormoto e dei santi José Gregorio Hernandez il Sor Carmen Rendiles”, ha continuato il Santo Padre.

Demografia. Mentre l’Europa declina, l’Africa cresce: dobbiamo averne paura?

La demografia africana non è un tema ignoto alle classi dirigenti europee, né una variabile rimossa dall’analisi strategica dell’Unione. Al contrario, da anni essa è al centro di studi, documenti e proiezioni che accompagnano le politiche su migrazioni, cooperazione e sicurezza. 

Governare l’immigrazione in democrazia

La vera difficoltà non sta dunque nella diagnosi, ma nel governo politico del fenomeno migratorio in società democratiche attraversate da un’opinione pubblica largamente avversa.

È una difficoltà che non riguarda solo l’Europa, ma l’occidente nel suo complesso. La gestione dell’immigrazione tocca paure profonde, identità collettive, equilibri sociali fragili. Proprio per questo, però, l’Europa è chiamata a uno sforzo ulteriore: raccontare meglio e con maggiore continuità perché il rapporto con l’Africa – continente plurale e non blocco uniforme – rappresenti una pietra miliare del proprio futuro politico, economico e civile.

Nel dibattito pubblico, tuttavia, l’Africa continua spesso a essere evocata come un’entità indistinta, una massa demografica in espansione destinata prima o poi a riversarsi verso Nord. È una semplificazione che non aiuta il consenso democratico e non migliora la qualità delle decisioni. I dati delle Nazioni Unite mostrano una realtà molto più articolata: non esiste un’unica Africa demografica, bensì almeno tre traiettorie diverse, con implicazioni politiche profondamente differenti.

L’Africa del boom demografico

C’è innanzitutto l’Africa del boom demografico, quella che farà crescere i numeri complessivi del continente. Paesi come Nigeria, Repubblica Democratica del Congo o Niger combinano fecondità elevatissime e popolazioni giovanissime. Qui la transizione demografica è ancora lontana dal compiersi.

È questa Africa che spingerà verso l’alto la popolazione mondiale nel XXI secolo e che alimenterà pressioni migratorie, instabilità e competizione per risorse scarse. Tenerne conto non significa cedere all’allarmismo, ma riconoscere una delle principali sfide geopolitiche del nostro tempo.

L’Africa della transizione accelerata

Accanto a questa, però, esiste un’Africa della transizione accelerata. È l’Africa mediterranea e nord-orientale: Egitto, Marocco, Tunisia, Algeria. Qui la fecondità scende rapidamente, lo Stato è più presente, l’urbanizzazione è avanzata. La popolazione continua a crescere, ma a ritmi decrescenti.

È l’Africa che costituisce il naturale spazio di interazione con l’Europa, non solo sul piano geografico ma su quello politico ed economico. Ridurla a semplice serbatoio migratorio significa indebolire le basi di una vera politica euro-mediterranea fondata su cooperazione, investimenti e stabilità condivisa.

L’Africa dimenticata della post-transizione

Infine c’è un’Africa spesso trascurata nel dibattito pubblico: quella post-transizione, rappresentata emblematicamente dal Sudafrica. Qui la fecondità è ormai vicina ai livelli di sostituzione, l’invecchiamento è iniziato, la crescita rallenta fino a prospettare una stagnazione di lungo periodo.

È un’Africa che assomiglia più all’America Latina che al Sahel, segnata da forti disuguaglianze, emigrazione qualificata e problemi strutturali di sviluppo. Non traina il boom demografico africano, ma ne anticipa alcune criticità future.

Raccontare l’Africa plurale per governare il futuro

Parlare di Africa al singolare non è solo analiticamente scorretto: indebolisce la capacità delle democrazie europee di costruire consenso attorno a politiche complesse ma necessarie. Le politiche migratorie, di cooperazione e di sicurezza funzionano solo se si inseriscono in una narrazione pubblica capace di distinguere, spiegare e orientare.

L’Italia, per posizione geografica e storia, è uno dei Paesi europei più direttamente coinvolti in questa relazione strategica. Ma la sfida riguarda l’intero Occidente. La demografia non impone automaticamente le politiche, ma ne definisce l’orizzonte del possibile.

Il tempo lungo come responsabilità politica

Il rapporto con l’Africa – continente plurale, dinamico e diseguale – non è un’emergenza da gestire, ma una dimensione strutturale del futuro europeo e occidentale. Governarlo richiede decisioni, certo, ma anche un lavoro paziente di spiegazione e di costruzione del consenso.

La posta in gioco non è solo l’Africa che cresce, ma la capacità dell’Europa di pensarsi nel tempo lungo, di tenere insieme realismo politico e responsabilità democratica. È su questo terreno che si misura oggi la maturità delle sue classi dirigenti, non sulla loro consapevolezza del problema, che è già ampiamente acquisita al netto della “riottosità” di ampi strati sociali impauriti.

Venezuela, risposta sbagliata a problemi reali

Una violazione che interroga l’ordine internazionale

È ancora presto per capire quali potranno essere gli sviluppi in Venezuela dopo l’intervento militare statunitense di ieri, 3 gennaio, che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro.

Per ora si può tentare di individuare gli aspetti chiave da considerare. Il principale è senz’altro che questa operazione militare costituisce una preoccupante conferma del fatto che in un mondo ancora alla ricerca di nuovi equilibri, le violazioni della sovranità e il ricorso improprio e anacronistico alla guerra di fronte a problemi aperti, accadono con una certa frequenza. Ieri Putin occupa il Donbass, oggi Trump spodesta Maduro. A quando l’occupazione di Taiwan? Si tratta di un punto molto serio. Perché non è che la cartina di tornasole della debolezza delle Nazioni Unite, della urgenza della loro riforma, della mancanza di un quadro condiviso per prevenire e gestire le crisi internazionali. Occorre dunque ribadire con chiarezza e in un modo il meno possibile viziato dall’utilizzo di due pesi e due misure, che tutti i responsabili degli stati membri dell’Onu devono attenersi al rigoroso rispetto del suo Statuto, specialmente in un’epoca di passaggio come quella attuale, in cui risulta assai difficile valutare a quali conseguenze potrebbero condurre le reiterate violazioni del diritto internazionale.

Narcotraffico e cooperazione internazionale

Un altro aspetto implicato dall’iniziativa militare statunitense in Venezuela è quello della lotta al narco-traffico. Ora, che purtroppo l’intera America Latina sia stretta nella morsa dei cartelli della droga, è un problema enorme che non può lasciare indifferente la comunità internazionale.

Un mese fa la Sioi ha dedicato un convegno alla lotta internazionale alla criminalità economica e il quadro tracciato da Giovanni Tartaglia Polcini, coordinatore delle attività internazionali anticorruzione della Farnesina, e da altri esperti, risulta oltre l’immaginabile quanto a infiltrazioni dei narcotrafficanti nei gangli vitali degli stati di quella regione del mondo. L’Italia in maniera discreta e appropriata, in termini di cooperazioni bilaterali, sta facendo davvero molto per aiutare i sistemi giudiziari di alcuni fra gli stati latinoamericani più colpiti dal fenomeno criminale del narcotraffico, ad attrezzarsi per vincere la sfida.

Cartelli, Stati fragili e soluzioni di emergenza

Peraltro sono Colombia, Perù, Bolivia (produttori di cocaina) e Messico (principale centro di smistamento) gli stati più soggetti ai condizionamenti dei narcotrafficanti. In Messico addirittura in alcune zone – casi limite – è stata sperimentata anche, come male minore, la via del dialogo con alcune fra queste organizzazioni criminali, tale e massiccio è il loro controllo del territorio.

Forse anche per questo l’azione militare degli Stati Uniti contro i cartelli della droga in Venezuela appare un po’ anomala visto che in genere il contrasto al narcotraffico è materia che riguarda le forze dell’ordine anche fra Paesi diversi, che possono collaborare.

Geopolitica, Brics e il ritorno della “legge del più forte”

L’intervento Usa in Venezuela appare più come un evento dirompente che mescola obiettivi di politica interna (lotta al narcotraffico), con questioni geopolitiche globali, insieme a una lunga storia di attriti bilaterali, iniziati già dai tempi di Hugo Chávez e proseguiti fino alle ultime elezioni presidenziali del 2024 che videro una contestata vittoria di Maduro. Fra i motivi di questi contrasti vi è certamente la politica estera venezuelana, giudicata a Washington anti-Usa, le alleanze con Russia, Cina, Iran, Cuba, in generale con il mondo dei Brics, da quali tuttavia il Venezuela è sempre stato tenuto fuori, soprattutto per la contrarietà del suo grande vicino, il Brasile, anche se il suo presidente Lula ha condannato i bombardamenti statunitensi definendoli un “grave affronto alla sovranità”, ed avvertendo che attaccare i Paesi è il primo passo verso un mondo in cui “la legge del più forte” prevale sul multilateralismo.

E un altro grande Paese molto sensibile alle violazioni di sovranità, l’India, esercita, dal primo gennaio, la presidenza di turno dei Brics, i cui stati membri hanno unanimemente condannato quella che definiscono l’aggressione americana al Venezuela.

L’incognita del “dopo Maduro”

L’aspetto più preoccupante, sul quale si concentra l’attenzione internazionale insieme alla preoccupazione dei venezuelani, è il futuro, le conseguenze che potrebbero venire dopo l’azione decisa da Trump. Come avverrà la successione a Maduro: una rapida transizione verso la democrazia, come tutti si augurano, o l’innesco di una micidiale lotta per il potere in un Paese già stremato da una gravissima crisi economica e sociale, che causa una forte pressione migratoria sulla vicina Colombia? In attesa dei futuri sviluppi, già quanto è dato vedere fornisce persin troppi elementi su cui riflettere.

Taiwan ora trema, in Asia il nuovo fronte dell’equilibrio globale

Un precedente che pesa

Segnali sempre più inquietanti, per Taiwan. L’intervento americano in Venezuela offre ora alla Cina una possibile giustificazione in più per un possibile attacco all’isola che essa ritiene essere parte della Repubblica Popolare.

Nell’ultima settimana del 2025 Pechino ha ribadito il proprio pensiero al riguardo. Dapprima con l’imponente esercitazione navale nelle acque del Mar Cinese Meridionale. “Un duro avvertimento agli indipendentisti”, si è premurato di sostenere il governo mandarino, inviando così un messaggio preciso anche a quanti (il Giappone, senz’altro; gli Stati Uniti, forse) si rendono colpevoli di inaccettabili “interferenze esterne”.

Le manovre militari e il messaggio a Tokyo e Washington

Ed in effetti le manovre militari hanno simulato, fra l’altro, un blocco navale intorno all’isola e la presa in controllo dei suoi due porti principali, a nord e a sud.

Successivamente, nel suo discorso del (nostro) fine anno il Presidente Xi Jinping ha ribadito il suo pensiero: “i popoli su entrambe le sponde dello Stretto – ha affermato – sono legati da vincoli di sangue e parentela. La riunificazione della nostra madrepatria, una tendenza dei nostri tempi, è inarrestabile”. Una dichiarazione che non lascia molti margini di incertezza.

Non il “se”, ma il “quando”

Non è in questione il “se”, ma solo il “quando”. Che si immagina non molto in là nel tempo, peraltro.

Una determinazione già espressa in altre precedenti circostanze ma ora più inquietante per i taiwanesi alla luce non solo della dura risposta che Pechino ha rivolto a Tokyo dopo le improvvide affermazioni della neo-premier giapponese inerenti proprio Taiwan ma soprattutto in relazione alla nuova postura di Washington.

La nuova postura americana

Che con Trump al comando pare più interessata a trovare un’intesa commerciale, sulle terre rare e non solo, con il Dragone e non tanto – parrebbe – a rischiare un confronto duro e rischioso in nome della libertà di Taiwan.

Tanto più che nella Città Proibita stanno interpretando le rivendicazioni americane sulla Groenlandia e quelle sull’America Latina (dal Venezuela a Panama, sino alla ridenominazione del Golfo del Messico) come un quasi via libera alla Cina su Taiwan. La stessa parziale e non convinta difesa dell’Ucraina sembra ai cinesi confermare questa impressione.

Sanzioni e avvertimenti a Trump

A tal proposito le dure sanzioni comminate da Pechino ad aziende USA del settore difesa, punite con il congelamento dei beni detenuti in Cina, dopo che l’Amministrazione americana aveva annunciato la vendita a Taiwan di armi per 11 miliardi di dollari, paiono voler indicare a Trump – qualche mese prima del suo previsto meeting con Xi – quale sia la direzione che gli USA dovrebbero prendere: nessun rapporto con Taiwan, né commerciale né militare.

La “sacra missione” di Pechino

Il che è un passo in avanti deciso da Pechino da intendere bene nella sua valenza: fino ad oggi, infatti, gli Stati Uniti hanno sempre difeso a parole l’indipendenza taiwanese ma l’hanno sostenuta solo con qualche affermazione di principio e, concretamente, con la vendita di armamenti e non certo con un coinvolgimento diretto di propri militari.

Ora Xi pare voler avvisare il suo omologo americano: non vogliamo più che voi armiate Taiwan, il cui ritorno a casa, alla Cina continentale, è considerato una “sacra missione”, ineludibile.

A Taipei il timore è crescente. Da oggi, ancora di più.

Il caso Bartolo è un’altra spina nel fianco della Schlein

La non più adesione al Pd di Pietro Bartolo, medico di estrazione cattolica da sempre in prima fila nel soccorso ai migranti a Lampedusa, ha riproposto il tema della progressiva lontananza dell’area cattolico popolare dal partito targato Elly Schlein. Un dissenso politico, culturale e programmatico nei confronti del nuovo corso del partito che, com’è evidente a quasi tutti, ha cambiato radicalmente il suo profilo, la sua natura e, soprattutto, il suo progetto politico rispetto all’ormai antica vocazione del Pd.

Dal Pd plurale di Veltroni e Marini al ritorno della filiera della sinistra

Per capirci, rispetto alla sua vocazione originaria, cioè di un partito culturalmente plurale e organicamente di centro-sinistra. Due condizioni che, oggettivamente, sono state sacrificate sull’altare di un ritorno – del tutto legittimo e anche comprensibile – della filiera politica e culturale della sinistra italiana. E cioè, quella che parte dal vecchio Pci e che dopo l’esperienza del PDS e dei Ds è approdata al Pd.

Insomma, un’altra storia che ha un profilo politico del tutto diverso, se non addirittura alternativo, rispetto al Pd del Lingotto di Veltroni, con l’apporto decisivo e determinante di esponenti come Rutelli, Marini e molti altri fondatori del partito dell’epoca.

Il silenzio del Nazareno 

Ora, anche se il caso Bartolo è stato subito silenziato in quanto non commentato dai vertici del Nazareno, è indubbio sottolineare – almeno per chi ha un minimo di onestà intellettuale – che l’esperienza, il pensiero, la storia e la tradizione del cattolicesimo popolare e sociale sono del tutto lontani, estranei ed esterni rispetto al progetto politico perseguito dalla “testardamente unitaria” segretaria del Pd e dal gruppo dirigente che la sostiene in tutte le pubbliche occasioni.

I cattolici nel Pd come gli “indipendenti” nelle liste del Pci

È a tutti noto, del resto, che la presenza di ciò che resta dei cattolici popolari all’interno dell’attuale Pd ricorda molto la vecchia ed antica, nonché gloriosa e qualificata, storia dei “cattolici indipendenti eletti nelle liste del Pci” negli anni ’70 e ’80. Una esperienza importante e significativa, quella dei Raniero La Valle, per citare uno degli esponenti più rappresentativi, che era però caratterizzata da una precisa prassi.

E cioè, si trattava di candidature che non dovevano minimamente intaccare il progetto politico del partito che era progettato, studiato e propagandato dal gruppo dirigente del partito ospite del tempo, ovvero il Pci.

Ospiti, non protagonisti

Mutatis mutandis, come si suol dire, oggi il ruolo dei cosiddetti cattolici popolari nel Pd è ritornato ad essere quello dei “cattolici indipendenti eletti nelle liste del Pci”. E cioè, ospiti e non protagonisti. Candidati e non fondatori. Gregari e non titolari.

E, del resto, non stupisce affatto che si registri la fuga progressiva di quell’area culturale dall’attuale principale partito della sinistra italiana.

Una casa politica da ricostruire

Certo, esiste – eccome se esiste – il problema di ridare una casa accogliente, coerente e lungimirante ad un’area politica, culturale, sociale e forse anche etica che oggi è semplicemente disorientata e spaesata. Una casa, un luogo, un partito o un movimento dove si ritorna, però, ad essere politicamente protagonisti e non semplici ed insignificanti gregari.

Una casa, però, che non sia una semplice “tenda” o un rifugio o un accampamento, come ha già deciso a tavolino un autorevole dirigente politico ex comunista come Goffredo Bettini.

Calcio, risultati e classifica di Serie A, frenata Roma

Roma, 4 gen. (askanews) – Questi i risultati del campionato di serie A dopo Atalanta-Roma 1-0

Diciottesima giornata: Cagliari-Milan 0-1, Como-Udinese 1-0, Genoa-Pisa 1-1, Sassuolo-Parma 1-1, Juventus-Lecce 1-1, Atalanta-Roma 1-0, domenica 4 gennaio ore 12.30 Lazio-Napoli, ore 15 Fiorentina-Cremonese, ore 18 Verona-Torino, ore 20.45 Inter-Bologna.

Classifica: Milan 38, Inter 36, Napoli 34, Roma, Juventus 33, Como 30, Bologna 26, Atalanta 25, Lazio 24, Sassuolo 23, Udinese 22, Cremonese 21, Torino 20, Cagliari, Parma 18, Lecce 17, Genoa 15, Verona, Pisa 12, Fiorentina 9

Diciannovesima giornata: martedì 6 gennaio ore 15 Pisa-Como, ore 18 Lecce-Roma, ore 20.45 Sassuolo-Juventus, mercoledì 7 gennaio ore 18.30 Bologna-Atalanta, Napoli-Verona, ore 20.45 Lazio-Fiorentina, Parma-Inter, Torino-Udinese, giovedì 8 gennaio ore 18.30 Cremonese-Cagliari, ore 20.45 Milan-Genoa.

Recuperi: mercoledì 14 gennaio ore 18.30 Napoli-Parma, ore 20.45 Inter-Lecce, giovedì 15 gennaio ore 18.30 Verona-Bologna, ore 20.45 Como-Milan.

Calcio, risultati e classifica di Serie A, frena la Juve

Roma, 3 gen. (askanews) – Questi i risultati del campionato di serie A dopo Juventus-Lecce 1-1.

Diciottesima giornata: Cagliari-Milan 0-1, Como-Udinese 1-0, Genoa-Pisa 1-1, Sassuolo-Parma 1-1, Juventus-Lecce 1-1, ore 20.45 Atalanta-Roma, domenica 4 gennaio ore 12.30 Lazio-Napoli, ore 15 Fiorentina-Cremonese, ore 18 Verona-Torino, ore 20.45 Inter-Bologna.

Classifica: Milan 38, Inter 36, Napoli 34, Roma, Juventus 33, Como 30, Bologna 26, Lazio 24, Sassuolo 23, Atalanta, Udinese 22, Cremonese 21, Torino 20, Cagliari, Parma 18, Lecce 17, Genoa 15, Verona, Pisa 12, Fiorentina 9

Diciannovesima giornata: martedì 6 gennaio ore 15 Pisa-Como, ore 18 Lecce-Roma, ore 20.45 Sassuolo-Juventus, mercoledì 7 gennaio ore 18.30 Bologna-Atalanta, Napoli-Verona, ore 20.45 Lazio-Fiorentina, Parma-Inter, Torino-Udinese, giovedì 8 gennaio ore 18.30 Cremonese-Cagliari, ore 20.45 Milan-Genoa.

Recuperi: mercoledì 14 gennaio ore 18.30 Napoli-Parma, ore 20.45 Inter-Lecce, giovedì 15 gennaio ore 18.30 Verona-Bologna, ore 20.45 Como-Milan.

Venezuela, ecco i dettagli dell’operazione "Absolute Resolve"

Roma, 3 gen. (askanews) – Oltre 150 velivoli decollati da 20 basi in tutto l’emisfero occidentale, caccia F-35 e F-22, bombardieri B-1 e reparti d’élite addestrati su una replica esatta dell’obiettivo: sono i dettagli forniti dal generale Dan Caine durante la conferenza stampa del presidente degli Stati uniti Donald Trump a Mar-a-Lago, dopo l’attacco in Venezuela e l’arresto del presidente Nicolas Maduro e della moglie.

“L’operazione ha coinvolto più di 150 aeromobili partiti da 20 basi nell’emisfero occidentale”, ha dichiarato Caine ai giornalisti, precisando che tra i mezzi impiegati figuravano “F-35, F-22 e bombardieri B-1”.

Il capo di stato maggiore congiunto ha confermato l’impiego di forze speciali di massimo livello. “Truppe d’élite, incluse unità della Delta Force dell’Esercito, hanno costruito una replica identica della residenza sicura di Maduro e si sono addestrate su come entrare in una struttura rigidamente fortificata”, ha detto.

Caine ha inoltre fatto riferimento al ruolo dell’intelligence. Secondo fonti informate citate durante il briefing, la Cia aveva un piccolo team sul terreno già da agosto, in grado di fornire indicazioni decisive sule abidutini di Maduro, rendendo l’operazione di cattura “fluida e senza intoppi”. Il New York Times ha inoltre riferito che l’agenzia disponeva anche di una risorsa molto vicina al presidente venezuelano, pronta a individuarne con precisione la posizione durante l’azione.

“Con tutti gli elementi al loro posto, il presidente ha approvato l’operazione quattro giorni fa”, ha spiegato il generale, aggiungendo che pianificatori militari e dell’intelligence avevano suggerito di attendere “condizioni meteo migliori e una minore copertura nuvolosa”.

Nelle prime ore di sabato è così scattata l’operazione, battezzata “Absolute Resolve”. Trump ha seguito l’azione in diretta dal suo club di Mar-a-Lago, circondato dai principali consiglieri civili e militari, mentre le forze statunitensi portavano a termine la missione che ha condotto alla cattura di Maduro.

Venezuela, Trump: governeremo fino a transizione, se serve ripetiamo

Roma, 3 gen. (askanews) – Gli Stati Uniti gestiranno il Venezuela finché non ci sarà una transizione giusta e appropriata, ha dichiarato il presidente Usa Donald Trump in conferenza stampa dopo l’attacco a Caracas e la cattura del presidente Nicolás Maduro. “Vogliamo pace, libertà e giustizia per il grande popolo venezuelano”, ha affermato l’inquiilno della Casa Bianca, sottolineando che l’operazione è stata “una delle dimostrazioni di forza più efficaci e potenti nella storia degli Stati Uniti”. E ancora, “le persone qui dietro di me, noi gestiremo” la situazione nel Paese. Alle sue spalle, il segretari di Stato Marco Rubio, il capo del Pentagono Peter egseth, il generale Dan Caine e il vice capo di gabinetto, il consigliere Dan Scavino. Il presidente ha poi aggiunto, laconicamente di non sapere al momento se saranno inviate truppe.

Trump ha definito l’azione militare “un assalto spettacolare come non se ne vedevano dalla Seconda guerra mondiale”, paragonandola all’uccisione di Qasem Soleimani nel 2020 e all’eliminazione di l’attacco e di al Baghdadi nel 2019. Ha anche avvertito che Washington è pronta a “una seconda ondata” se necessario. “Tutte le opzioni militari restano sul tavolo”, ha detto, insistendo che “quanto è accaduto a Maduro accadrà anche ad altri” se non verranno rispettate le condizioni Usa.

Il presidente Usa ha affermato che la caduta del presidente venezuelano Nicolas Maduro avrà ripercussioni anche su Cuba: “Penso che Cuba sarà qualcosa di cui finiremo per parlare”, perchè “è molto simile, nel senso che vogliamo aiutare il popolo di Cuba”. Alle parole del presidente ha fatto seguito l’intervento di Marco Rubio, che ha invitato apertamente le autorità cubane a considerare l’azione statunitense in Venezuela come un segnale diretto. “Quando il presidente parla, lo si deve prendere sul serio”, ha detto Rubio. “Se vivessi all’Avana e fossi nel governo, sarei quantomeno preoccupato”.

Il presidente ha sostenuto che “la Dottrina Monroe è stata superata di gran lunga” e che l’operazione renderà il Venezuela “una nazione più sicura”. Il riferimento è alla Dottrina Monroe, enunciata dal presidente James Monroe nel 1823, e sintetizzata nell’idea strategica della fine dell’influenza europea e il diritto statunitense a controllare il continente americano come propria zona naturale di influenza. “Noi ci siamo”, ha detto.

Il leader americano ha aperto la conferenza stampa a Mar-a-Lago affermando che “la schiacciante potenza militare americana, aerea, terrestre e marittima, è stata impiegata per lanciare un assalto spettacolare”, continuando in diretta televisiva il flusso di dichiarazioni compiaciute continuato per tutta la giornata.

Trump ha motivato l’attacco con la necessità di “portare l’illegittimo dittatore Nicolas Maduro davanti alla giustizia”, ha continuato, affermando che l’attacco è stata una “dimostrazione della potenza americana”. Le forze Usa hanno dimostrato “velocità, precisione, competenza straordinari”.

Il presidente americano ha poi collegato l’operazione anche alla gestione del settore petrolifero del Paese sudamericano, annunciando che aziende Usa investiranno nel paese. “Tutti sapete che il business del petrolio è stato particolarmente duro”, ha affermato Trump. “Non veniva pompato praticamente niente, se comparato a quanto veniva estratto e a quanto sarebbe potuto succedere”.

Trump ha dichiarato che quanto accaduto al presidente venezuelano Nicolas Maduro “accadrà anche agli altri” vertici militari e politici di Caracas, se non verranno soddisfatte le condizioni poste da Washington: “Siamo pronti e gli Stati Uniti manterranno tutte le opzioni militari finché non verranno soddisfatte tutte le condizioni”, e quindi “tutte le autorità militari e politiche del Venezuela devono capire che quello che è successo a Maduro succederà anche a loro”.

"Allenati alla felicità", libro su imprenditoria femminile e fitness

Roma, 2 gen. (askanews) – Un viaggio fatto di allenamenti, sogni, ostacoli e conquiste, in cui la storia personale e professionale dell’autrice si intreccia con la storia recente dell’Italia, passando per la liberalizzazione femminile e l’evoluzione del fitness e del concetto di benessere. “Ho sentito forte la spinta a raccontare la mia storia non tanto come autobiografia, quanto come testimonianza. Un viaggio fatto di allenamenti, sogni, ostacoli e conquiste, che attraversa la storia recente dell’Italia: dalla rivoluzione culturale degli anni ’70 fino alla contemporaneità, passando per la liberalizzazione femminile e l’evoluzione del concetto di benessere. È la storia di una bambina che giocava con i cugini e amava correre, arrampicarsi, che ha indossato la sua prima tuta da ginnastica in un paesino come Marzocca, attirando sguardi curiosi, e che ha trasformato una passione in una professione, aprendo la strada – anche per altre – nel mondo del fitness quando ancora era solo un’idea, forse neppure”.

È con queste parole, tratte dalla sua premessa, che Loredana Paparelli introduce “Allenati alla felicità – Imprenditoria femminile e fitness” (una case history lunga quasi 50 anni): edito da Intrecci Editore (177pp – €18). Si tratta del primo libro dell’imprenditrice, educatrice e pioniera del fitness in Italia.

Non una semplice biografia ma una testimonianza del suo percorso come donna, sportiva e, appunto, imprenditrice; un testo in cui le vicende personali dell’autrice si intrecciano alla storia recente italiana diviso in 5 capitoli – ciascuno riassumibile con il titolo della canzone di cui porta il nome – che vanno dagli inizi e lo sviluppo del proprio percorso personale di “Non sarà un’avventura” e “Le Ragazze fanno grandi sogni”; la crescita, l’evoluzione, l’innovazione e la formazione continua di “The never ending story” e “Strada facendo” e le visioni per il futuro di “Penso positivo”.

Iniziando con la volontà, espressa fin da bambina, di diventare insegnante di ginnastica, lo scontro con la mentalità maschilista dei primi anni ’70, in particolare con quella del padre, che non vedeva l’attività fisica come una prospettiva lavorativa dignitosa per una donna e la possibilità di iscriversi all’Isef di Urbino (dove ha portato una tesi sull’importanza della ginnastica per le donne in gravidanza, sottolineando il binomio sport e salute) grazie al sostegno della madre e della zia; l’inizio come insegnante di ginnastica in una Marzocca, frazione di Senigallia, nelle Marche, senza palestre in cui insegnava ginnastica a 130 ragazze in un corridoio scolastico e, nel 1977, la nascita di Lady’s Club, la sua prima palestra riservata esclusivamente alle donne; l’apertura del Nirvana, il suo secondo centro, questa volta aperto anche agli uomini, nel 1981, grazie a cui porta l’aerobica a Senigallia dopo averla appresa a Milano direttamente da Lara Saint Paul.

“Sono gli anni in cui l’aerobica è al suo picco massimo – commenta Loredana Paparelli – Non si tratta più solo di un’attività sportiva, ma di un vero e proprio movimento sociale che contribuisce all’autostima al femminile, promuovendo il divertimento e uno stile di vita sano”.

Periodo a cui seguono anni di costante formazione manageriale (SDA Bocconi e FIF – Federazione Italiana Fitness) e sviluppo di un vero e proprio vademecum per l’impresa, in cui formazione, voglia di sperimentare e innovazione costante sono punti focali: “anni in cui, come imprenditori del settore, era fondamentale cominciare a sviluppare una visione strategica, allontanandosi dalla mentalità del semplice istruttore, per evitare un possibile fallimento della propria struttura”.

E di evoluzione e cambiamento, che portano il Nirvana a due trasferimenti per poter ingrandire il suo spazio a disposizione, rendendolo punto di riferimento per il fitness nelle Marche e non solo, anche grazie ai corsi di diversi stili di danza e gli stage tenuti dai migliori coreografi del momento, frequentati da allieve e allievi provenienti da tutta Italia: “anni di fermento, in cui incominciava a svilupparsi in modo strutturato il concetto di salute e prevenzione attraverso il movimento”

Per il futuro, invece, “sarà fondamentale che l’intero settore del fitness si orienti verso prevenzione e salute, stringendo collaborazioni anche con scuole, sanità e aziende. Il messaggio fondamentale continua a essere che il movimento aiuta a essere più felici e a stare meglio, l’esercizio fisico si conferma un “farmaco naturale e portentoso” contro la sedentarietà, killer letale che accorcia i nostri anni in salute”.

“Racconto tutto questo non per guardarmi indietro, ma per prendere la rincorsa. Perché, come nello sport, ogni traguardo raggiunto non è un punto d’arrivo, ma una nuova partenza. Vinta una gara, si ricomincia ad allenarsi. E se lo sport mi ha insegnato qualcosa, è proprio questo: che la strada continua sempre. C’è sempre un nuovo passo da compiere, un nuovo orizzonte da esplorare, un nuovo equilibrio da cercare. E oggi, più che mai, credo che l’allenamento più importante sia proprio quello alla felicità. Perché la felicità va coltivata. Va cercata nelle cose piccole e in quelle grandi, nei movimenti che ci fanno bene, nelle scelte che ci rappresentano. Questo libro è il mio invito ad allenarvi con me. Allenatevi, quindi, alla felicità”, conclude Loredana Paparelli.

Venezuela, la sequenza degli eventi che hanno portato agli attacchi

Roma, 3 gen. (askanews) – Un’escalation, quella che ha portato oggi all’attacco Usa contro il Venezuela, con la cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro e della moglie.

Di seguito una cronologia degli eventi che hanno portato all’azione di oggi.

Marzo 2020 – Durante il primo mandato del presidente statunitense Donald Trump, il Dipartimento di Giustizia degli Stati uniti incrimina Maduro per narcoterrorismo e traffico di cocaina, accusandolo di aver guidato per anni un cartello della droga. Il leader venezuelano respinge le accuse e denuncia un’operazione politica.

Luglio 2024 – Maduro viene proclamato vincitore delle elezioni presidenziali in Venezuela, consultazione giudicata irregolare da osservatori indipendenti. L’opposizione indica Edmundo Gonzalez come legittimo vincitore.

Gennaio 2025 – L’amministrazione Biden riconosce Gonzalez come presidente legittimo del Venezuela. Gonzalez, in esilio in Spagna, viene sostenuto da Washington nel tentativo di isolare Maduro a livello internazionale.

Luglio 2025 – L’amministrazione Trump inserisce il Cartel de los Soles nella lista delle organizzazioni terroristiche, definendolo un gruppo criminale con base in Venezuela e indicando Maduro come suo leader. Nello stesso periodo Trump firma un ordine segreto che autorizza l’uso della forza contro i cartelli della droga in America Latina.

Agosto 2025 – Il Pentagono avvia un massiccio dispiegamento militare nei Caraibi, con navi da guerra, aerei da combattimento e migliaia di soldati statunitensi nelle vicinanze delle coste venezuelane.

Agosto 2025 – Un team della Cia dispiegato in Venezuela per monitorare i movimenti di Maduro (New York Times).

7 agosto 2025 – Il Dipartimento di Giustizia statunitense aumenta a 50 milioni di dollari la ricompensa per informazioni che portino all’arresto di Maduro.

2 settembre 2025 – Gli Stati uniti colpiscono un’imbarcazione venezuelana in acque internazionali, sostenendo che trasportasse membri di un cartello della droga. Nell’attacco muoiono 11 persone. Caracas definisce l’azione un crimine e accusa Washington di violare il diritto internazionale.

Settembre-ottobre 2025 – Proseguono attacchi statunitensi contro imbarcazioni sospettate di narcotraffico nel mar dei Caraibi e nel Pacifico. Diversi raid causano decine di morti e vengono criticati come potenzialmente illegali. Aumentano le tensioni militari, con sorvoli e manovre considerate provocatorie.

15 ottobre 2025 – Trump ammette pubblicamente di aver autorizzato la Cia a condurre operazioni clandestine in Venezuela.

Fine ottobre 2025 – Il Congresso degli Stati uniti respinge risoluzioni bipartisan volte a limitare l’uso della forza militare contro il Venezuela senza autorizzazione parlamentare.

Novembre 2025 – Continuano i raid contro imbarcazioni sospettate di traffico di droga. Trump afferma di non ritenere necessaria l’autorizzazione del Congresso per colpire i cartelli.

10 dicembre 2025 – Gli Stati uniti sequestrano una petroliera carica di greggio venezuelano, nell’ambito di una strategia per colpire le entrate petrolifere di Caracas.

16 dicembre 2025 – Trump annuncia un “blocco totale” delle petroliere venezuelane, dichiarando il Paese “completamente circondato” dalla presenza navale statunitense.

Fine dicembre 2025 – Secondo il New York Times, la Cia conduce un attacco con droni contro una struttura portuale in Venezuela, primo intervento militare noto sul territorio venezuelano.

31 dicembre 2025 – Il bilancio degli attacchi contro imbarcazioni sospettate di narcotraffico supera le 115 vittime, in almeno 35 raid condotti dal 2 settembre.

3 gennaio 2026 – Trump annuncia sui social media che gli Stati uniti hanno catturato Nicolas Maduro e lo stanno trasferendo fuori dal Venezuela. L’annuncio arriva dopo segnalazioni di esplosioni a Caracas e in altre zone del Paese.

Calcio, risultati e classifica di Serie A, scatto Sassuolo

Roma, 3 gen. (askanews) – Questi i risultati del campionato di serie A dopo Genoa-Pisa 1-1, Sassuolo-Parma 1-1.

Diciottesima giornata: Cagliari-Milan 0-1, Como-Udinese 1-0, Genoa-Pisa 1-1, Sassuolo-Parma 1-1, ore 18 Juventus-Lecce, ore 20.45 Atalanta-Roma, domenica 4 gennaio ore 12.30 Lazio-Napoli, ore 15 Fiorentina-Cremonese, ore 18 Verona-Torino, ore 20.45 Inter-Bologna.

Classifica: Milan 38, Inter 36, Napoli 34, Roma 33, Juventus 32, Como 31, Bologna 26, Lazio 24, Sassuolo 23, Atalanta, Udinese 22, Cremonese, Torino 21, Cagliari 19, Parma 18, Lecce 17, Genoa 15, Verona, Pisa 12, Fiorentina 9

Diciannovesima giornata: martedì 6 gennaio ore 15 Pisa-Como, ore 18 Lecce-Roma, ore 20.45 Sassuolo-Juventus, mercoledì 7 gennaio ore 18.30 Bologna-Atalanta, Napoli-Verona, ore 20.45 Lazio-Fiorentina, Parma-Inter, Torino-Udinese, giovedì 8 gennaio ore 18.30 Cremonese-Cagliari, ore 20.45 Milan-Genoa.

Recuperi: mercoledì 14 gennaio ore 18.30 Napoli-Parma, ore 20.45 Inter-Lecce, giovedì 15 gennaio ore 18.30 Verona-Bologna, ore 20.45 Como-Milan.

Calcio, Genoa-Pisa 1-1: a Colombo risponde Leris

Roma, 3 gen. (askanews) – Finisce in parità (1-1) tra Genoa e Pisa al Ferraris una partita che il Genoa aveva a lungo in mano. I rossoblù costruiscono di più nei 90 minuti, sbloccano il match con un gran gol di Colombo e spingono anche nella ripresa, ma un pasticcio difensivo tra Leali e Vasquez rimette in corsa il Pisa e cancella i tre punti alla squadra di Daniele De Rossi.

Il Genoa parte forte, tiene il pallino del gioco e trova il vantaggio al 12′: Colombo scarica un siluro rasoterra da fuori area che batte Semper. Il Pisa prova a reagire e cresce col passare dei minuti: Leris sfiora il gol con una traversa, poi al 32′ arriva l’1-1 proprio con Leris, favorito da un’uscita confusa di Leali ostacolata da Vasquez.

Nella ripresa il Genoa aumenta i giri del motore, soprattutto dopo l’ingresso di Ekhator, crea occasioni (clamorosa quella di Thorsby di testa) e resta stabilmente nella metà campo avversaria. Il Pisa soffre ma resiste, difende con ordine e porta a casa un punto prezioso. Nel finale assalto rossoblù, ma senza il colpo decisivo.

Un pareggio che lascia più rimpianti al Genoa, per mole di gioco e occasioni, e che premia la tenuta del Pisa, bravo a restare in partita nonostante le difficoltà.

Venezuela, la Nobel Machado: è arrivata l’ora della libertà

Roma, 3 gen. (askanews) – La leader dell’opposizione venezuelana ha lanciato un appello alla mobilitazione generale e alla “transizione democratica”, sostenendo che il presidente Nicolas Maduro affronta da oggi la giustizia internazionale. È quanto si legge in un documento diffuso sui social e firmato dalla leader dell’opposizione Maria Corina Machado, indirizzato “ai venezuelani”. Nel testo, Machado afferma che “è arrivata l’ora della libertà” e che Maduro sarebbe chiamato a rispondere “dei crimini atroci commessi contro i venezuelani e contro cittadini di molte altre nazioni”. Secondo il documento, di fronte al rifiuto di una “uscita negoziata”, il governo degli Stati uniti avrebbe “fatto valere la legge”.

La premio Nobel per la pace rivendica l’avvio di una nuova fase politica, in cui “la sovranità popolare e la sovranità nazionale” dovrebbero tornare a guidare il Paese. Tra gli obiettivi indicati figurano il ripristino dell’ordine, la liberazione dei prigionieri politici, la ricostruzione del Venezuela e il rientro dei cittadini emigrati all’estero.

Machado richiama le mobilitazioni e le scelte politiche degli ultimi anni, sostenendo che “ciò che doveva accadere sta accadendo”, e rivendica la legittimità del voto che avrebbe portato all’elezione di Edmundo Gonzalez Urrutia come “legittimo presidente del Venezuela”. Nel documento si afferma che Gonzalez Urrutia dovrebbe assumere immediatamente il mandato costituzionale ed essere riconosciuto come comandante in capo delle Forze armate nazionali.

Il testo invita le Forze armate e le istituzioni a riconoscere la nuova leadership e chiama la popolazione a restare “vigile, attiva e organizzata” fino alla realizzazione della transizione democratica. Un appello specifico è rivolto ai venezuelani residenti nel Paese, esortati a prepararsi a iniziative che, si legge, verranno comunicate a breve attraverso i canali ufficiali dell’opposizione.

Machado si rivolge anche alla diaspora, chiedendo ai venezuelani all’estero di mobilitarsi presso governi e opinione pubblica internazionale per sostenere quella che definisce “la grande operazione di costruzione della nuova Venezuela”.

“Il Venezuela sarà libero”, conclude il documento, firmato dalla leader dell’opposizione, che invita a rimanere uniti e in contatto “in queste ore decisive”, presentate come cruciali per il futuro politico del Paese.

Venezuela, P. Chigi: atto militare è legittimo contro attacchi ibridi

Roma, 3 gen. (askanews) – Coerentemente con la storica posizione dell’Italia, il Governo reputa che l’azione militare esterna non sia la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari, ma considera al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico. E’ quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi in riferimento all’intervento militare degli Stati Uniti in Venezuela.

Venezuela, Renzi: discutibile azione Trump ma senza Maduro è paese migliore

Roma, 3 gen. (askanews) – “Il Venezuela è (o meglio: sarebbe) uno dei Paesi più belli e più ricchi del mondo. La feroce dittatura di Maduro ha privato della libertà, e spesso del cibo, milioni di venezuelani. Il Venezuela senza Maduro è un Paese migliore, senza se e senza ma. Le modalità con cui Trump interpreta il ruolo degli Stati Uniti sono ovviamente molto criticabili o discutibili. E per dare un giudizio compiuto dovremo attendere le prossime ore”. Così il leader di Iv Matteo Renzi su X.

“Ma intanto il dato di fatto è che il mondo è sempre più ingarbugliato e nessuno sembra in grado di governarlo. Le Istituzioni multilaterali non funzionano, i teatri di guerra sono sempre più numerosi, l’Europa al solito non tocca palla. Perché ci occupiamo di burocrazia e ideologia ma Bruxelles non sa cosa sia la politica estera. Saranno anni difficili e pieni di sfide complicate. Proveremo a giocare un ruolo, anche come Italia. Ma se mi chiedete oggi un giudizio sulla vicenda Maduro non chiedetemi di essere triste: oggi il Venezuela è un Paese migliore di ieri. E speriamo che i ragazzi di Caracas oggi, come quelli di Teheran domani, possano tornare ad assaporare la libertà”, conclude Renzi.

Venezuela, P. Chigi: Italia ha sempre condannato atti regime Maduro

Roma, 3 gen. (askanews) – Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha seguito gli sviluppi in Venezuela fin dalle loro primissime evoluzioni. Lo si legge in una nota di Palazzo Chigi.

L’Italia – continua la nota – ha sempre sostenuto l’aspirazione del popolo venezuelano a una transizione democratica nel Venezuela, condannando gli atti di repressione del regime di Maduro, la cui auto-proclamata vittoria elettorale l’Italia, assieme ai principali partner internazionali, non ha mai riconosciuto.

In raccordo con il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, il Presidente Meloni – conclude la nota – continua a seguire con particolare attenzione la situazione della comunità italiana in Venezuela, la cui sicurezza costituisce la priorità assoluta del Governo.

Venezuela, P. Chigi: atto militare non strada migliore ma legittimo intervento contro attacchi

Roma, 3 gen. (askanews) – Coerentemente con la storica posizione dell’Italia, il Governo reputa che l’azione militare esterna non sia la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari, ma considera al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico. E’ quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi in riferimento all’intervento militare degli Stati Uniti in Venezuela.

America Latina, nel 1989 l’ultimo intervento Usa con Noriega

Roma, 3 gen. (askanews) – L’ultimo intervento militare degli Stati Uniti in America latina, prima dell’attacco lanciato oggi in Venezuela con la cattura del suo presidente Nicolas Maduro, risale al 1989, quando le truppe Usa intervennero a Panama per deporre il generale Manuel Noriega, ex collaboratore dei servizi segreti americani, ricercato dalla giustizia americana.

Di seguito i principali interventi Usa:

1954 – GUATEMALA

Il 27 giugno 1954, il colonnello Jacobo Arbenz Guzmán, presidente del Guatemala, viene rovesciato da mercenari addestrati e finanziati da Washington, dopo una riforma agraria che minacciava gli interessi dell’azienda americana United Fruit Corporation (futura Chiquita Brands). Nel 2003, gli Stati Uniti hanno ammesso nella loro storia ufficiale il ruolo svolto dalla Cia nel colpo di stato, in nome della lotta al comunismo.

1961 – CUBA

Fidel Castro rovescia nel 1959 Fulgencio Batista. Tra il 15 e il 19 aprile 1961, 1.400 militari anticastristi, addestrati e finanziati dalla Cia, tentano di sbarcare alla Baia dei Porci, a 250 chilometri dall’Avana, senza successo.

1965 – REPUBBLICA DOMINICANA

Gli Stati Uniti inviano marines e paracadutisti a Santo Domingo per reprimere una rivolta a sostegno di Juan Bosch, il presidente di sinistra rovesciato dai generali nel 1963. Washington cita il timore di una “seconda Cuba”, favorendo l’insediamento di un un governo allineato a washington.

SOSTEGNO USA ALLE DITTATURE

Washington sostiene diverse dittature militari tra gli anni ’70 e ’80, ritenute un baluardo contro i movimenti di sinistra. Aiuta il dittatore cileno Augusto Pinochet durante il colpo di stato dell’11 settembre 1973 contro il presidente Salvador Allende. Quindi supporta la giunta militare argentina nel 1976, incoraggiandola a porre fine rapidamente alla sua “sporta guerra”, stando a documenti statunitensi declassificati nel 2003.

Negli anni ’70 e ’80, sei dittature (Argentina, Cile, Uruguay, Paraguay, Bolivia e Brasile) uniscono le forze per eliminare i dissidenti di sinistra nell’ambito dell'”Operazione Condor”, con il tacito sostegno degli Stati Uniti.

ANNI ’80 – GUERRE CIVILI IN NICARAGUA E EL SALVADOR

Nel 1979 la rivoluzione sandinista in Nicaragua rovescia la dittatura di Anastasio Somoza; temendo l’allineamento di Managua con Cuba e Unione sovietiva, il presidente Usa Ronald Reagan autorizza la Cia a fornire 20 milioni di dollari in aiuti ai Contras, i controrivoluzionari nicaraguensi. La guerra civile nicaraguense, conclusasi nell’aprile del 1990, causa 50.000 vittime.

Sempre Reagan invia consiglieri militari a El Salvador per reprimere la rivolta del Fronte Farabundo Martí di Liberazione Nazionale (FMLN, all’estrema sinistra) durante la guerra civile del 1980-1992 che causa 72.000 morti.

GRENADA, PANAMA: INTERVENTI DIRETTI E ADDESTRAMENTO MILITARE

Il 25 ottobre 1983, le forze Usa intervengono sull’isola di Grenada in seguito all’omicidio del premier Maurice Bishop da parte di una giunta di estrema sinistra, mentre i cubani sono impegnati ad ampliare l’aeroporto, presumibilmente per ospitare aerei militari. Reagan lancia l’Operazione “Urgent Fury” per proteggere circa 1.000 cittadini americani: l’operazione, considerata un successo da Reagan ma condannata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, si conclude il 3 novembre con oltre 100 morti.

Nel 1989 il presidente George Bush decide un intervento militare a Panama, che porta alla resa del generale Manuel Noriega. Furono circa 27.000 i soldati impegnati nell’Operazione “Just Cause”, che ufficialmente causò 500 morti, anche se secondo le ong furono diverse migliaia.

Noriega sarebbe stato incarcerato per oltre due decenni negli Stati Uniti per traffico di droga, prima di scontare ulteriori condanne in Francia e poi a Panama.

Calcio, risultati e classifica di Serie A, Como formato Europa

Roma, 3 gen. (askanews) – Questi i risultati del campionato di serie A dopo Como-Udinese 1-0.

Diciottesima giornata: Cagliari-Milan 0-1, Como-Udinese 1-0, ore 15 Genoa-Pisa, Sassuolo-Parma, ore 18 Juventus-Lecce, ore 20.45 Atalanta-Roma, domenica 4 gennaio ore 12.30 Lazio-Napoli, ore 15 Fiorentina-Cremonese, ore 18 Verona-Torino, ore 20.45 Inter-Bologna.

Classifica: Milan 38, Inter 36, Napoli 34, Roma 33, Juventus 32, Como 31, Bologna 26, Lazio 24, Atalanta, Udinese, Sassuolo 22, Cremonese, Torino 21, Cagliari 19, Parma, Lecce 17, Genoa 14, Verona 12, Pisa 11, Fiorentina 9

Diciannovesima giornata: martedì 6 gennaio ore 15 Pisa-Como, ore 18 Lecce-Roma, ore 20.45 Sassuolo-Juventus, mercoledì 7 gennaio ore 18.30 Bologna-Atalanta, Napoli-Verona, ore 20.45 Lazio-Fiorentina, Parma-Inter, Torino-Udinese, giovedì 8 gennaio ore 18.30 Cremonese-Cagliari, ore 20.45 Milan-Genoa.

Recuperi: mercoledì 14 gennaio ore 18.30 Napoli-Parma, ore 20.45 Inter-Lecce, giovedì 15 gennaio ore 18.30 Verona-Bologna, ore 20.45 Como-Milan.

I precedenti interventi Usa in Sudamerica, l’ultimo nel 1989 con Noriega

Roma, 3 gen. (askanews) – L’ultimo intervento militare degli Stati Uniti in America latina, prima dell’attacco lanciato oggi in Venezuela con la cattura del suo presidente Nicolas Maduro, risale al 1989, quando le truppe Usa intervennero a Panama per deporre il generale Manuel Noriega, ex collaboratore dei servizi segreti americani, ricercato dalla giustizia americana.

Di seguito i principali interventi Usa: 1954 – GUATEMALA Il 27 giugno 1954, il colonnello Jacobo Arbenz Guzman, presidente del Guatemala, viene rovesciato da mercenari addestrati e finanziati da Washington, dopo una riforma agraria che minacciava gli interessi dell’azienda americana United Fruit Corporation (futura Chiquita Brands). Nel 2003, gli Stati Uniti hanno ammesso nella loro storia ufficiale il ruolo svolto dalla Cia nel colpo di stato, in nome della lotta al comunismo.

1961 – CUBA Fidel Castro rovescia nel 1959 Fulgencio Batista. Tra il 15 e il 19 aprile 1961, 1.400 militari anticastristi, addestrati e finanziati dalla Cia, tentano di sbarcare alla Baia dei Porci, a 250 chilometri dall’Avana, senza successo.

1965 – REPUBBLICA DOMINICANA Gli Stati Uniti inviano marines e paracadutisti a Santo Domingo per reprimere una rivolta a sostegno di Juan Bosch, il presidente di sinistra rovesciato dai generali nel 1963. Washington cita il timore di una “seconda Cuba”, favorendo l’insediamento di un un governo allineato a washington.

SOSTEGNO USA ALLE DITTATURE Washington sostiene diverse dittature militari tra gli anni ’70 e ’80, ritenute un baluardo contro i movimenti di sinistra. Aiuta il dittatore cileno Augusto Pinochet durante il colpo di stato dell’11 settembre 1973 contro il presidente Salvador Allende. Quindi supporta la giunta militare argentina nel 1976, incoraggiandola a porre fine rapidamente alla sua “sporta guerra”, stando a documenti statunitensi declassificati nel 2003.

Negli anni ’70 e ’80, sei dittature (Argentina, Cile, Uruguay, Paraguay, Bolivia e Brasile) uniscono le forze per eliminare i dissidenti di sinistra nell’ambito dell'”Operazione Condor”, con il tacito sostegno degli Stati Uniti.

ANNI ’80 – GUERRE CIVILI IN NICARAGUA E EL SALVADOR Nel 1979 la rivoluzione sandinista in Nicaragua rovescia la dittatura di Anastasio Somoza; temendo l’allineamento di Managua con Cuba e Unione sovietiva, il presidente Usa Ronald Reagan autorizza la Cia a fornire 20 milioni di dollari in aiuti ai Contras, i controrivoluzionari nicaraguensi. La guerra civile nicaraguense, conclusasi nell’aprile del 1990, causa 50.000 vittime.

Sempre Reagan invia consiglieri militari a El Salvador per reprimere la rivolta del Fronte Farabundo Martí di Liberazione Nazionale (FMLN, all’estrema sinistra) durante la guerra civile del 1980-1992 che causa 72.000 morti.

GRENADA, PANAMA: INTERVENTI DIRETTI E ADDESTRAMENTO MILITARE Il 25 ottobre 1983, le forze Usa intervengono sull’isola di Grenada in seguito all’omicidio del premier Maurice Bishop da parte di una giunta di estrema sinistra, mentre i cubani sono impegnati ad ampliare l’aeroporto, presumibilmente per ospitare aerei militari. Reagan lancia l’Operazione “Urgent Fury” per proteggere circa 1.000 cittadini americani: l’operazione, considerata un successo da Reagan ma condannata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, si conclude il 3 novembre con oltre 100 morti.

Nel 1989 il presidente George Bush decide un intervento militare a Panama, che porta alla resa del generale Manuel Noriega. Furono circa 27.000 i soldati impegnati nell’Operazione “Just Cause”, che ufficialmente causò 500 morti, anche se secondo le ong furono diverse migliaia.

Noriega sarebbe stato incarcerato per oltre due decenni negli Stati Uniti per traffico di droga, prima di scontare ulteriori condanne in Francia e poi a Panama.

Proteste in Iran, Khamenei: i rivoltosi vanno contrastati

Roma, 3 gen. (askanews) – “Le proteste al Bazar erano legittime. Il presidente e i funzionari stanno lavorando per risolvere il problema. Dietro l’aumento e la fluttuazione incontrollata del tasso di cambio c’è il nemico. La protesta è giustificata, ma è diversa dalla rivolta. Parliamo con i manifestanti, ma i rivoltosi devono essere contrastati”. Lo ha detto oggi la Guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, nel discorso tenuto durante l’incontro con i familiari delle vittime dell’attacco Usa costato la vita al generale Qassem Soleimani. Secondo Khamenei, l’Iran è “il bersaglio di una guerra soft volta a creare disperazione, sfiducia e dubbio tra la gente”.

I possibili scenari del dopo Maduro in Venezuela

Roma, 3 gen. (askanews) – Dopo l’operazione statunitense in Venezuela, la cattura del presidente Nicolas Maduro e della moglie Cilia Flors, trasferiti in un luogo ignoto fuori dal Paese, cosa succederà in Venezuela è tutt’altro che chiaro. La Costituzione stabilisce che il potere deve passare alla vicepresidente di Maduro, Delcy Rodríguez. Ma il futuro del regime è incerto e l’opposizione – all’interno e all’esterno del Paese – probabilmente considererà questo momento un’opportunità cruciale. L’opposizione venezuelana afferma da tempo che il legittimo presidente è il politico in esilio Edmundo Gonzalez. In mezzo a questa grande incertezza, sottolinea la Cnn, si profilano diversi scenari.

PERCORSO ISTITUZIONALE

Viene seguito il percorso costituzionale. L’articolo 233 definisce il caso di “assenza assoluta” del presidente. La vicepresidente esecutiva – Delcy Rodríguez – prende il potere e convoca elezioni entro 30 giorni. Il neoeletto presidente rimane in carica per un intero mandato di sei anni.

CROLLO DEL REGIME: POSSIBILE RUOLO PER GONZALEZ URRUTIA

Il regime crolla e i suoi alti funzionari si dimettono o fuggono. Il candidato dell’opposizione più probabile è Edmundo Gonzalez Urrutia, che si era candidato alle elezioni del 2024. Gonzalez, accademico e diplomatico di lunga data, è ora in esilio in Spagna. E’ sostenuto dalla recente vincitrice del Premio Nobel per la Pace, l’attivista democratica María Corina Machado. Intervenendo a Oslo il mese scorso dopo aver ricevuto il Premio, Machado ha affermato che il suo movimento si stava preparando per “una transizione ordinata e pacifica” una volta che Maduro se ne fosse andato. A dicembre ha dichiarato che Gonzalez l’aveva invitata a ricoprire la carica di vicepresidente e che “la stragrande maggioranza” della polizia e delle forze armate avrebbe eseguito gli ordini della nuova amministrazione una volta iniziata la transizione politica.

COLPO DI STATO MILITARE

Un colpo di stato militare. L’attuale ministro della Difesa è Vladimir Padrino López, ha parlato dopo l’attacco statunitense di questa mattina, affermando che il Venezuela si opporrà alla presenza di truppe straniere nel Paese. “Questa invasione rappresenta il più grande oltraggio che il Paese abbia mai subito”, ha commentato.

Venezuela, Fratoianni-Bonelli: inaccettabile attacco Usa, Meloni condanni

Roma, 3 gen. (askanews) – “L’attacco militare degli Stati Uniti al Venezuela è gravissimo e inaccettabile. Occorre che la comunità internazionale e il nostro Paese condannino immediatamente quanto accaduto e si attivino per fermare questa aggressione. Le accuse legate al narcotraffico non rappresentano in nessun modo una giustificazione per quanto sta accadendo, gli USA attaccheranno la Cina per il Fentanyl, o l’Olanda per l’ectasy?”. Lo affermano in una nota Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni di Avs.

“Trump – continuano Bonelli e Fratoianni – si comporta come un pirata globale che punta a costruire un ordine globale fondato sulla forza e in aperta violazione del diritto internazionale. Così il mondo scivola sempre più verso uno stato di guerra permanente. Chiediamo con forza che il Governo Meloni prenda subito una posizione di esplicita e forte condanna di questa ennesima violazione del Diritto Internazionale”.

Venezuela, Magi (+Europa): Maduro dittatore ma Trump provoca rischi internazionali

Roma, 3 gen. (askanews) – “Maduro é un dittatore che tiene ostaggio il Venezuela da oltre un decennio, impoverendo il Paese, arrestando gli oppositori, favorendo la corruzione. Ma l’attacco sferrato dagli USA di Trump va oltre ogni limite rispetto alle legittime azioni che la comunità internazionale può e deve fare per operare pressioni sul regime di Maduro. L’attacco con le forze armate nel cuore di Caracas rischia di scardinare ulteriormente i già fragili equilibri internazionali e di far scivolare il mondo verso una ancor più pericolosa china. Anche in questo caso, si sente l’assenza di una Unione Europea forte, coesa e credibile, che favorisca la risoluzione diplomatica dei conflitti, prima del ricorso alle armi. Al governo italiano chiediamo massima attenzione per gli italiani e in particolare per Alberto Trentini, il cui rilascio e il cui rimpatrio deve avvenire con la massima urgenza”. Lo afferma il segretario di Più Europa Riccardo Magi.

Basket, ufficiale: Virtus-Trapani non si gioca

Roma, 3 gen. (askanews) – Il caso Trapani Shark si arricchisce di un altro capitolo. Come più volte paventato dallo stesso club siciliano, la squadra domani non si presenterà a Bologna per la partita in programma contro la Virtus. A ufficializzare la notizia è la stessa Lega Basket, che altresì comunica la sostituzione della gara cancellata con quella tra Sassari e Brescia, che verrà trasmessa dalle 16 su Sky Sport Basket e in streaming su NOW. Si attende ora la decisione della FIP in merito al forfait di Trapani, che potrebbe costare alla società una ulteriore, pesante multa dopo quelle ricevute nelle ultime giornate di campionato per non aver rispettato la formula del 6+6 relativa al roster e potrebbe diventare viatico verso l’esclusione in toto dal campionato per la squadra.

Venezuela, Lupi: tutelare connazionali e lavorare a de-escalation

Roma, 3 gen. (askanews) – “In questo momento di tensione e di incertezza la nostra priorità è la tutela dei nostri connazionali in Venezuela. L’azione americana contro il narco-regime criminale di Maduro, contro cui si è battuta il premio Nobel per la pace Machado, deve impegnare l’Italia, l’Europa e tutta la comunità internazionale a lavorare a una soluzione diplomatica che eviti spargimento di sangue dei civili e permetta alle forze democratiche venezuelane una transizione pacifica verso il nuovo governo”. Così afferma in una nota il presidente di Noi Moderati, Maurizio Lupi.

Gli Usa hanno attaccato il Venezuela, Trump: catturato Maduro

Roma, 3 gen. (askanews) – Il presidente americano Donald Trump ha annunciato la cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro e della moglie nel corso di un’operazione militare su vasta scala contro il Venezuela. La notizia è stata postata sul suo profilo Truth Social, senza fornire dettagli sull’operazione o sulla attuale collocazione di Maduro.

“Gli Stati Uniti d’America hanno condotto con successo un’operazione su larga scala contro il Venezuela e il suo leader, il presidente Nicolas Maduro, che è stato catturato insieme alla moglie e portato fuori dal Paese”, ha scritto Trump, precisando solo che “questa operazione è stata condotta in coordinamento con le forze dell’ordine statunitensi. Ulteriori dettagli seguiranno”. Secondo la Cbs, Maduro è stato catturato da uomini dell’unità speciale Delta Force.

Trump terrà una conferenza stampa alle ore 17 italiane dalla residenza presidenziale di Mar-a-Lago, in Florida.

Al momento, nessuna conferma ufficiale è arrivata dal governo venezuelano, che non ha ancora rilasciato dichiarazioni in merito.

Prima della notizia della cattura di Maduro, il governo venezuelano ha denunciato una “aggressione militare” da parte degli Stati Uniti e a nome del presidente è stato ordinato lo stato di emergenza e l’attivazione dei piani di difesa nazionali, invitando la popolazione e le forze armate a schierarsi in “unità popolare-militare-poliziesca” per garantire la sovranità del paese. Il governo ha accusato gli Usa di mirare al controllo delle risorse petrolifere e minerarie del Venezuela, affermando che tali tentativi “non avranno successo”.

Nelle prime ore di oggi, quando in Italia erano le 7, una serie di esplosioni ha scosso la capitale Caracas e altre regioni. Secondo una dichiarazione ufficiale, nel mirino degli attacchi figurano anche gli stati di Miranda, Aragua e La Guaira. Testimoni oculari di Reuters e immagini diffuse sui social media hanno documentato la presenza di aerei nei cieli della capitale venezuelana, mentre si udivano boati e si levavano colonne di fumo nero .

Un blackout elettrico ha interessato la zona meridionale di Caracas, vicino a una grande base militare, secondo quanto riportato da residenti.

L’ambasciatore italiano a Caracas ha esortato i connazionali che si trovano in Venezuela a non uscire di casa e “evitare gli spostamenti”. L’ambasciatore Giovanni Umberto De Vito ha parlato a RaiNews24, descrivendo una “situazione molto incerta” dopo i raid sul Venezuela, iniziati alle ore 2 circa. Il ministro degli esteri Antonio Tajani ha tuttavia voluto rassicurare, precisando che non ci sono state chiamate di italiani all’ambasciata e quindi riguardo questo specifico aspetto la situazione può essere considerata tranquilla.

Venezuela, Conte: governo illiberale ma attacco senza base giuridica

Roma, 3 gen. (askanews) – “L’aggressione americana al Venezuela non ha nessuna base giuridica. Siamo di fronte a una palese violazione del diritto internazionale, che certifica il predominio del più forte e meglio equipaggiato militarmente. Il Governo Meloni condanni questi attacchi e tuteli i nostri connazionali. E spero che l’intera comunità internazionale si faccia sentire e che tutti comprendano che se le regole valgono solo per i nemici e non per gli amici, nessuno potrà sentirsi più al sicuro. Né può valere di per sè a giustificare l’attacco a uno stato sovrano la natura illiberale del suo governo. Per noi il diritto internazionale non vale fino a un certo punto”. Così il presidente di M5s Giuseppe Conte su Facebook.

Attacco Usa al Venezuela, Trump: catturato Maduro (aggiornamenti)

Roma, 3 gen. (askanews) – Il presidente Usa Donald Trump ha annunciato la cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro e della moglie nel corso di un’operazione militare su vasta scala contro il Venezuela. La notizia è stata postata sul suo profilo Truth Social, senza fornire dettagli sull’operazione o sulla attuale collocazione di Maduro.

-11:20 La Cbs: Maduro catturato dalla Delta Force Usa

-11:01 La vicepresidente del Venezuela, Delcy Rodríguez, sta bene dopo l’attacco lanciato dagli Stati Uniti contro la capitale e diversi siti militari nel Paese. Lo riporta il Wall Street Journal, citando una fonte vicina al governo di Caracas.

Raffica di esplosioni e aerei sopra Caracas, Maduro: gravissima aggressione Usa

Roma, 3 gen. (askanews) – Il governo venezuelano ha denunciato una “aggressione militare” da parte degli Stati Uniti, dopo che una serie di esplosioni ha scosso la capitale Caracas e altre regioni nelle prime ore di oggi. Secondo una dichiarazione ufficiale, gli attacchi hanno colpito anche gli stati di Miranda, Aragua e La Guaira, e il presidente Nicolás Maduro ha proclamato lo stato di emergenza nazionale e ordinato la mobilitazione immediata delle forze di difesa. Dettagli degli eventi

Le esplosioni sono state segnalate a partire dalle ore 2:00 locali (le 7 in Italia). Testimoni oculari di Reuters e immagini diffuse sui social media hanno documentato la presenza di aerei nei cieli della capitale venezuelana, mentre si udivano boati e si levavano colonne di fumo nero .

Un blackout elettrico ha interessato la zona meridionale di Caracas, vicino a una grande base militare, secondo quanto riportato da residenti.

Maduro ha ordinato lo stato di emergenza e l’attivazione dei piani di difesa nazionali, invitando la popolazione e le forze armate a schierarsi in “unità popolare-militare-poliziesca” per garantire la sovranità del paese. Il governo ha accusato gli USA di mirare al controllo delle risorse petrolifere e minerarie del Venezuela, affermando che tali tentativi “non avranno successo”.

Il Pentagono ha rimandato ogni commento alla Casa Bianca, che ha declinato per ora qualsiasi dichiarazione ufficiale. Un funzionario Usa ha tuttavia riferito alla Cbs che i raid sono stati ordinati dal presidente Donald Trump.

Il presidente americano ha ripetutamente minacciato operazioni terrestri in Venezuela . Secondo fonti di Reuters, Trump avrebbe esercitato pressioni private su Maduro perché lasci il potere. Solo lunedì scorso, Trump aveva dichiarato che sarebbe “saggio” per Maduro abbandonare la presidenza.

Il governo di Caracas ha annunciato l’intenzione di presentare denunce formali presso il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, il Segretario Generale delle Nazioni Unite e altri organismi internazionali, chiedendo una condanna unanime dell’azione statunitense.

Dalle Alpi al Mediterraneo: la morte senza confini e senza altitudini

A Crans Montana, nella montagna alta in Svizzera c’è stata una strage che fa tanto più male perché le vittime sono una di una gioventù che era andata a festeggiare l’arrivo del nuovo anno. 

Sulle Alpi la neve non spegne il fuoco 

Il bilancio è provvisorio ma i 47 morti sono più che sufficienti per far impazzire di sgomento i genitori dei ragazzi e ragazze che sono arsi un rogo spietato all’interno di un locale con la solita via di fuga insufficiente in caso di pericolo. Si accerteranno le responsabilità ma resta iscritto nella tragedia il numero di quelli che ci hanno lasciato la pelle e il cui sorriso si è tradotto in un macabro fumo. C’è da restarne sconvolti ed è giusto che sia così. Il fatto che sia accaduto in un tempo festivo non attenua lo strazio, anzi lo amplifica. Quando si è di fronte ad una contraddizione di sentimenti costretti a mutare in meno di un attimo dal bianco al nero non può essere altrimenti.

Il giorno di Natale si annega come sempre

Il passaggio tra il 2025 e il 2026 ha messo in contrasto le correnti del vecchio e del nuovo agitando anche il moto ondoso del mare Mediterraneo. Così il 24 dicembre un barcone partito dalla Libia, al largo delle acque tunisine, è affondato forse perché non desiderava assistere ad un tripudio di festeggiamenti per cui intanto l’Europa, terra d’approdo, non dovrebbe avereragione di rallegrarsi. La guerra in casa è una abitudine da perdere e non da consolidare.

Partiti in 117, sono annegate appena 116 persone e solo una si è salvata grazie ad un pescatore tunisino questa volta anche provvidenzialmente di anime. Il troppo fuoco fa male così come la troppa acqua, l’eccesso di ogni elemento non risparmia mai nessuno. Che si parta per la salvezza dalla miseria o per gioire per l’ingresso del nuovo anno l’esito può essere fatale ed il destino avverso è sempre in agguato. 

Il rischio di un cuore a due corsie

Lo sgomento che ne consegue non può essere di diversa serie a seconda degli episodi. La morte non guarda in faccia a nessuno e noi dobbiamo saperla guardare con equanime orrore, il solo modo per non darle soddisfazione ed avvilirne la vanità e la vittoria. Che si sia al livello del mare o sulle cime innevate si dovrebbe imparare a prendersi cura del dolore custodendolo ovunque sia la sua causa e qualunque sia la sua origine.Ogni dramma ha in sé il germe sano della democrazia che produce i suoi medesimi effetti indipendentemente da ciò che lo ha provocato e dove sia entrato in scena.

È questa lezione di uguaglianza la speranza a cui aggrapparci e per fare in modo che la morte possa rinunciare ad esibirsi ancora o ad attenuarne  un prossimo tripudio.

Le culle vuote mettono a rischio il futuro dell’Italia

C’è un equivoco che attraversa da anni il dibattito pubblico italiano: l’idea che l’immigrazione, nei termini in cui oggi si presenta, da sola possa compensare il declino demografico del Paese. 

I dati ufficiali – Nazioni Unite, Istat, Eurostat – raccontano una realtà diversa, meno ideologica e più ostinata. L’Italia perde popolazione non per una contingenza, ma per una crisi strutturale. Ogni anno nascono meno di 400 mila bambini e muoiono circa 700 mila persone. Il saldo naturale è dunque negativo per oltre 300 mila unità.

L’immigrazione interviene su questo squilibrio solo in parte: il saldo migratorio netto stimato oscilla tra le 150 e le 180 mila persone l’anno: in termini semplici, circa metà del vuoto viene colmata, l’altra metà resta scoperta.

I numeri del declino

Il risultato è noto e difficilmente aggirabile. Anche includendo l’immigrazione nei livelli attuali e prevedibili, la popolazione italiana è destinata a scendere sotto i 55 milioni entro il 2050 e, secondo le proiezioni ONU, verso i 35 milioni a fine secolo. Senza immigrazione il declino sarebbe più rapido; con l’immigrazione attuale, le prospettive restano negative. È un punto che andrebbe chiarito, perché separa l’analisi dai riflessi propagandistici.

Il confronto europeo aiuta a capire. Italia, Spagna e Polonia condividono livelli di fecondità molto bassi. Tuttavia gli esiti sono diversi. La Spagna, grazie a flussi migratori più consistenti e continuativi, riesce almeno a stabilizzare la popolazione. La Polonia, che attrae pochi immigrati, conosce un declino più brusco. L’Italia si colloca nel mezzo: abbastanza immigrazione per rallentare la discesa, non abbastanza per arrestarla.

Gli immigrati ben presto si omologano

Il nodo più profondo, tuttavia, non è solo quantitativo. Anche quando l’immigrazione cresce, l’Italia fatica a trasformarla in riequilibrio demografico. Gli immigrati, nel giro di pochi anni, convergono verso gli stessi bassissimi livelli di natalità degli italiani. Non per ragioni culturali, ma per “condizioni ambientali”: precarietà lavorativa, bassi salari, difficoltà abitative, debolezza delle politiche familiari. In un contesto simile, non fanno figli né i nativi né i nuovi arrivati.

Le cifre parlano chiaro: per stabilizzare la popolazione servirebbe un saldo migratorio netto superiore alle 300 mila persone l’anno, in modo continuativo. È uno scenario che oggi appare politicamente fragile e socialmente non presidiato. Continuare a evocarlo come soluzione implicita significa coltivare un’illusione.

Senza interventi, declino inevitabile

Il punto, allora, non è essere “pro” o “contro” l’immigrazione. Il punto è riconoscere che l’immigrazione, ai livelli attuali e in assenza di una strategia demografica complessiva, è un ammortizzatore, non una soluzione. Senza un investimento serio su lavoro, famiglia, casa, welfare e integrazione, il declino continuerà, solo un po’ più lentamente.

La demografia non è un destino cieco, ma neppure un’opinione. È una questione implicante azioni di lungo periodo, che chiama in causa la responsabilità della politica verso le generazioni future. Eluderla significa accettare un ridimensionamento silenzioso del Paese, prima sociale ed economico, poi anche civile.

Senza un’offerta politica più articolata e credibile la democrazia si svuota

Giriamola come la si vuole, ma è indubbio che la mancanza di una adeguata e convincente offerta politica continui, forse, a essere la vera causa e il vero motivo del persistente astensionismo elettorale. 

Un dato che non può più essere ignorato 

Un astensionismo che ormai si manifesta sia nelle consultazioni nazionali ed europee, sia in quelle locali. Regionali o comunali non fa differenza alcuna.

E non c’entra neanche il sistema elettorale. Anche perché, limitandoci alle recenti elezioni regionali, il sistema contemplava le preferenze – e parliamo di regioni meridionali dove il rapporto tra eletto ed elettore, per motivazioni storiche, è molto più forte e sentito che in altre parti del Paese – e quindi non si poteva accusare i partiti di aver designato dall’alto i candidati.

Oltre le regole, il nodo politico

Se dunque togliamo di mezzo il singolo sistema elettorale, le modalità di selezione dei candidati e il profilo delle diverse consultazioni, la ragione – forse, lo ripeto – va ricercata nella debole e scarsa offerta politica. Oltre, come ovvio e persino scontato, in una disaffezione cronica e purtroppo radicata che nasce dalla critica al sistema, e cioè ai partiti e al modello di partecipazione politica, con conseguenze negative sulla vita delle istituzioni democratiche.

Sotto questo aspetto è quasi inutile ricordare che esiste una fetta consistente dell’elettorato italiano che non si sente rappresentata. E ormai da tempo.

L’elettorato orfano della tradizione centrista

Si tratta di un elettorato che per lunghi cinquant’anni della nostra vita democratica ha votato la Democrazia Cristiana e i partiti alleati: il PLI, il PRI, il PSDI e anche il PSI. Partiti distrutti e annullati dalla valanga di Tangentopoli.

Nella Seconda Repubblica, tanto nel centrosinistra quanto nel centrodestra, questa rappresentanza politica ed elettorale ha continuato a svolgere un ruolo significativo e talvolta decisivo, seppur in misura minore: il PPI e la Margherita nel centrosinistra; il CCD, l’UDC e in parte anche Forza Italia nell’alleanza alternativa.

Radicalizzazione e vuoto di proposta

È però inutile negare che la progressiva radicalizzazione del confronto politico, da un lato, e l’eccessiva polarizzazione, dall’altro, abbiano finito per cancellare una credibile offerta politica centrista, moderata o anche solo riformista, che pure continua ad avere un consenso sotterraneo non indifferente nel nostro Paese.

Un’offerta centrista che potrebbe rappresentare la vera e autentica scommessa delle prossime elezioni politiche del 2027.

Il coraggio che serve

Ma questa prospettiva sarà possibile solo se vi sarà quello che comunemente si definisce coraggio politico. Un coraggio che, per riaffermare un progetto politico ed essere coerenti fino in fondo, non convive con la mera logica del potere e della sua spartizione, ma opera e rifulge nella testimonianza lineare e trasparente attorno a una proposta di cui si avverte la prolungata assenza.

In effetti, come spiegano molti sondaggisti, questo “vuoto al centro” è una delle cause, se non la causa principale della disaffezione dei cittadini nei confronti della politica e della res publica. Tuttavia la risposta potrà arrivare solo da chi crede davvero in quel progetto politico e non si lascia incantare dalle sirene del potere.

Dal racconto al testo: il vero Francesco d’Assisi

[…] Il Francesco conosciuto fu quello rappresentato da Bonaventura, fra l’altro senza riferimenti a suoi scritti, che in alcuni punti, per esempio nel Testamento, avrebbero potuto indurre motivi di tensione nel paragone tra un passato oramai perduto e un presente segnato dal tradimento. La prova che il Francesco vincente fu quello di Bonaventura è offerta dal ciclo giottesco della basilica superiore di Assisi, dove le scene della vita di Francesco sono rappresentate seguendo la Legenda bonaventuriana, citata letteralmente ai piedi degli affreschi.

Solo alla fine del XIX secolo Paul Sabatier con la sua celebre Vie de saint François d’Assise, fece conoscere un’immagine di Francesco inedita, certamente non esente dalla tentazione di esasperare il dissidio tra il santo e la curia papale, ma più viva nel rappresentare la sua umanità.

La svolta che porta alla riscoperta del Francesco ‘storico’: il concilio Vaticano II

Il concilio, con il decreto sul rinnovamento della vita religiosa Perfectae caritatis, sollecitò i vari Ordini e Congregazioni religiose a riscoprire le fonti dei diversi carismi che li animavano.

Da parte dell’Ordine dei frati Minori ci fu una prima importante risposta grazie all’impegno di Kajetan Eßer, un frate tedesco che, dopo diversi anni di ricerche, nel 1977 pubblicò un’edizione critica di quelli che egli definì gli Opuscula di Francesco, preferendo questo titolo a quello più impegnativo di Scripta, adottato invece da Carlo Paolazzi nell’edizione del 2009. Padre Eßer, con la sua opera, fissò anche una sorta di canone degli scritti di Francesco, nella sostanza ripreso pur con significative precisazioni negli studi dei successivi storici e filologi.

Di Francesco ci restano ben due autografi, entrambi destinati a frate Leone, diverse preghiere e componimenti liturgici, noti come Lodi di Dio, Preghiere e Salmi. Si è inoltre conservato il testo di undici lettere, rispettivamente indirizzate ai fedeli, all’Ordine dei frati Minori, ai custodi dell’Ordine, a tutti i fedeli, ai reggitori di popoli e a singoli frati, in particolare a frate Antonio di Padova e a un Ministro dell’Ordine, del quale però non si conosce il nome. Insieme alle regole (la Regola non bullata, quella per gli eremi e quella approvata dal papa il 29 novembre 1223), si colloca poi il Testamento (c’è anche un ‘piccolo’ testamento o testamento di Siena), un testo nel quale egli volle fissare i passaggi più significativi della sua esperienza personale, quelli nei quali emerse la rivelazione dell’Altissimo, che lo invitava a «vivere secondo la forma del santo Vangelo» (Testamento 14).

Dagli anni Settanta del XX secolo la storia di Francesco e dell’Ordine dei frati Minori non può più prescindere dallo studio degli scritti.

Lo stesso Eßer nel 1966 pubblicò un volume sulle origini dell’Ordine (Origine e inizi del movimento e dell’Ordine francescano, tradotto in italiano nel 1972. Fu poi soprattutto Giovanni Miccoli a riaffermare ripetutamente la necessità di partire dagli scritti per giungere a conoscere Francesco (Miccoli, Francesco d’Assisi. Realtà e memoria di un’esperienza cristiana, Torino 1991).

Perché, allora, gli scritti sono ancora poco conosciuti?

Anche il gettonatissimo e recente volume di Cazzullo, per esempio, ad eccezione del Cantico di frate solesembra ignorarne l’esistenza – un motivo, detto tra parentesi, sufficiente per valutare criticamente l’attendibilità complessiva della pur avvincente ricostruzione biografica elaborata dal noto giornalista. 

La nostra proposta, molto semplicemente, mira a diffondere la conoscenza di questi testi e, con essi, a offrire valide basi d’appoggio per accostare la figura di Francesco in tutta la sua novità, una novità semplicemente cristiana.   

Fonte: Editoriale – “Conoscere san Francesco attraverso i suoi scritti”. Per leggere il testo in versione originale clicca qui

Calcio, risultati e classifica di Serie A

Roma, 2 gen. (askanews) – Questi i risultati del campionato di serie A dopo Cagliari-Milan 0-1.

Diciottesima giornata: Cagliari-Milan 0-1, sabato 3 gennaio ore 12.30 Como-Udinese, ore 15 Genoa-Pisa, Sassuolo-Parma, ore 18 Juventus-Lecce, ore 20.45 Atalanta-Roma, domenica 4 gennaio ore 12.30 Lazio-Napoli, ore 15 Fiorentina-Cremonese, ore 18 Verona-Torino, ore 20.45 Inter-Bologna.

Classifica: MIlan 38, Inter 36, Napoli 34, Roma 33, Juventus 32, Como 28, Bologna 26, Lazio 24, Atalanta, Udinese, Sassuolo 22, Cremonese, Torino 21, Cagliari 19, Parma, Lecce 17, Genoa 14, Verona 12, Pisa 11, Fiorentina 9

Diciannovesima giornata: martedì 6 gennaio ore 15 Pisa-Como, ore 18 Lecce-Roma, ore 20.45 Sassuolo-Juventus, mercoledì 7 gennaio ore 18.30 Bologna-Atalanta, Napoli-Verona, ore 20.45 Lazio-Fiorentina, Parma-Inter, Torino-Udinese, giovedì 8 gennaio ore 18.30 Cremonese-Cagliari, ore 20.45 Milan-Genoa.

Recuperi: mercoledì 14 gennaio ore 18.30 Napoli-Parma, ore 20.45 Inter-Lecce, giovedì 15 gennaio ore 18.30 Verona-Bologna, ore 20.45 Como-Milan.

Guggenheim Bilbao, crescono ancora i visitatori: 1,3 milioni nel 2025

Milano, 2 gen. (askanews) – 1.305.003: sono le persone che hanno visitato il museo Guggenheim Bilbao nel corso del 2025, 3.660 in più rispetto al 2024. I numeri di fine anno raccontano dei mesi di maggio, giugno e luglio come i migliori, a livello di afflusso, nella storia del museo e l’estate 2025 è risultata seconda solo a quella del 2023. Dati che certificano l’inizio positivo della direzione generale di Miren Arzalluz, che ha sostituito nel ruolo Juan Ignacio Vidarte.

Cresce, rispetto all’anno precedente, anche la percentuale di visitatori stranieri, che sono stati il 69% del totale con il 15% dalla Francia, il 9% dalla Germania e dal Regno Unito, il 6% dagli Stati Uniti e il 5% dal’Italia. Il restante 31% viene dalla Spagna, 10% dai Paesi Baschi e 21% dalle altre regioni, soprattutto dalla Catalogna e da Madrid.

La mostra più visitata è stata quella dedicata a Helen Frankenthaler, grande interprete della pittura gestuale statunitense nel secondo Novecento (oltre 810mila visitatori), anche se a livello di numeri ha fatto registrare un valore più alto la grande installazione digitale del progetto In Situ di Refik Anadol (una sola stanza, non una vera e propria mostra, ma in questo caso comunque un’opera monumentale, simbolo dell’utilizzo della IA), che ha visto più di 891mila visitatori. Cifre importanti anche per la retrospettiva dedicata a Barbara Kruger (657mila) e per il progetto di Vito Acconci e Sergio Prego ospitato nella sala Film & Video (750mila).

Altri aspetti rilevanti per un museo globale oggi sono la presenza digitale e il Guggenheim Bilbao ha dichiarato per il 2025 2.722.205 log sul proprio sito Web e oltre 10,3 milioni dei pagine viste. Sui social il museo bilbaino sfiora i 900mila follower su Instagram e i 400mila su Facebook. E poi c’è l’aspetto educational: oltre 81mila persone hanno partecipato alle attività organizzate – sia in presenza si online – a corredo delle mostre. Positivi anche i numeri sulla partecipazione al public program delle esposizioni.

Per come è nato ed è cresciuto insieme alla città, il Guggenheim Bilbao è anche un eccezionale motore per l’economia della intera regione, ma forse sarebbe il caso di ragionare su tutta la Spagna. In seguito alle attività del museo – che in fondo è stato il creatore della Bilbao contemporanea, intesa come la città che è oggi – è stata generata una domanda di oltre 782 milioni di euro nei Paesi Baschi e il contributo del Guggenheim al PIL è stato di 676,7 milioni. I posti di lavoro che il museo ha contribuito a mantenere nel 2025 sono 14.319 e il livello di autofinanziamento dell’istituzione museale, che peraltro gode del sostegno delle principali imprese e banche basche, è arrivato al 78%.

Sono dati che fanno impressione e che chiariscono come i grandi musei globali siano oggi attori economici decisivi e generino un’attrattività che va ampiamente oltre il semplice ambito culturale. Certo, Bilbao non è New York per quantità dell’offerta, ma forse proprio per questo qui è possibile constatare in modo ancora più evidente la forza della proposta culturale e il bisogno – ovvero la domanda – a cui risponde. L’edificio unico che ospita il Guggenheim Bilbao, e a fine 2025 è anche scomparso il suo creatore, l’architetto Frank O. Gehry, è stato il primo tassello di un progetto finanziariamente colossale nei sui esordi, ma che ha rapidamente giustificato gli investimenti. Poi sono venute le collezioni, le mostre, ma soprattutto il senso di un luogo che si identificava con quell’edificio e intorno a esso ha modellato la sua nuova identità urbana, Oggi Bilbao è una città dinamica a livello di arte, architettura, ma anche di cucina, ospitalità e commercio. Il tutto mantenendo un forte radicamento identitaria basco (alle conferenze stampa internazionali si comincia sempre con i saluti e l’introduzione in basco) che è un altro degli elementi principali della ricetta di successo del museo. Che a fine 2025 ha anche inaugurato una mostra sulle Arti della Terra che potrebbe rappresentare uno scarto importante nel modo in cui l’arte contemporanea – e con essa l’istituzione museo – affronta il tema della crisi climatica. E anche questo è un modo in cui un luogo di cultura mantiene la propria rilevanza: ossia parlando della realtà del nostro tempo. (Leonardo Merlini)

Strage Crans Montana, Fontana telefona ad ambasciatore italiano

Roma, 2 gen. (askanews) – Il Presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana, ha telefonato all’ambasciatore italiano in Svizzera per un aggiornamento sui nostri connazionali, per manifestare vicinanza e solidarietà alle famiglie e per offrire la piena disponibilità al supporto istituzionale, a seguito della strage di Crans-Montana.

“La Camera dei deputati si stringe alle famiglie coinvolte e ai feriti – dichiara Fontana -. Ringrazio gli operatori, il personale diplomatico e il personale medico sanitario che, anche in Italia, stanno lavorando senza sosta per prestare soccorso, cure e aiuti. Seguo con massima attenzione gli sviluppi di questo dramma che ci ha colpito profondamente”.

C’erano una volta gli intellettuali: i ritratti di Paolo Di Paolo

Genova, 2 gen. (askanews) – Trecento immagini recuperate che mostrano l’Italia che rinasceva nel secondo dopoguerra e un racconto ricco sulla carriera del fotografo Paolo Di Paolo, a cento anni dalla nascita. La mostra che Palazzo Ducale a Genova dedica al reporter scomparso nel 2023 si intitola “Fotografie Ritrovate” e offre una nuova prospettiva sul suo lavoro. Ma è anche l’occasione per riguardare i suoi ritratti di intellettuali e personaggi delle cultura e dello spettacolo, da Giorgio De Chirico a Pasolini, da Monica Vitti ad Anna Magnani.

“Paolo Di Paolo – ha detto ad askanews Ilaria Bonacossa, direttrice di Palazzo Ducale – in qualche modo sa sempre scattare andando al di fuori di quella che l’immagine pubblica e creare un rapporto personale con queste figure e ogni singolo scatto, anche se fa parte di una serie, diventa così un momento magico capace di schiudere qualcosa che racconta il personaggio, il suo modo di essere, di pensare, ma ogni tanto anche portandoli fuori dalla loro comfort zone come Ungaretti con il gatto, piuttosto che Bruno Munari: ce li mostra davvero in un modo inaspettato”.

Sono ritratti che hanno forza e intensità, che raccontano una storia più complessa e appassionata, che sanno essere ironici, ma sempre affettuosi verso i soggetti e che, in qualche modo, riescono ad apparire assolutamente naturali anche se un elemento di posa o, quanto meno, di costruzione dello scatto, appare indiscutibile. Non sono insomma, solo “foto rubate”.

“Si rubava lo scatto – ha aggiunto Bonacossa – ma se lo faceva regalare più che rubarlo e quindi c’è questo misto tra mettere in scena e rubare il momento, perché sicuramente c’era una fase di dialogo che anticipava lo scatto con questi personaggi famosi e poi in quel momento il dialogo era il suo occhio speciale, che sapeva catturare un attimo preciso e indimenticabile”.

La carriera di fotografo di Paolo Di Paolo si è costruita intorno alle riviste, dalla Settimana Incom a Il Mondo, per poi prendere una piega diversa dopo il 1968 con la chiusura di molti giornali seguita all’avvento della televisione. Anche questo è un aspetto su cui oggi la mostra di Genova ci può portare a riflettere, anche per il suo parallelismo con i tempi che viviamo. Quello che è certo è che, anche 50 anni dopo, lo sguardo sulla società di un Pier Paolo Pasolini ci farebbe molto comodo e, in un certo senso, le fotografie di Di Paolo ce lo conservano, almeno come ritratto ideale.

Poste aggiorna condizioni uso Spid: a pagamento dal primo gennaio 2026



Roma, 2 gen. (askanews) – Poste aggiorna le condizioni di utilizzo del proprio servizio Spid. Da ieri, primo gennaio, la funzionalità di accesso ai servizi che espongono il logo Spid “prevede il pagamento di un corrispettivo annuale per i clienti che hanno l’identità digitale attiva da più di un anno. Il servizio – si legge sul sito di Poste – rimane gratuito per: minorenni, cittadini con almeno 75 anni di età, residenti all’estero. titolari di Spid a uso professionale”.

Il servizio prevede il pagamento di un corrispettivo annuale di 6 euro, Iva inclusa, a partire dalla scadenza del primo anno dall’attivazione dell’identità digitale, fatta salva la facoltà di recesso senza oneri.

Poste sul proprio sito informa che “per conoscere la data prevista per il pagamento del corrispettivo”, occorre accedere alla propria “area personale su posteid.poste.it o all’App PosteID”.

In ogni caso Poste avviserà “a partire da 30 giorni prima della scadenza”. Gli utenti riceveranno “una comunicazione all’indirizzo e-mail di contatto associata all’identità digitale con tutte le informazioni sulle modalità e le tempistiche per rinnovare la funzionalità di accesso ai servizi Spid”.

(immagine tratta dal sito Poste.it)

Gasparri: preoccupante esordio del sindaco di New York Mamdani

Roma, 2 gen. (askanews) – “Giura sul Corano, inneggia all’economia collettiva e attacca l’economia privata, ma soprattutto rivede le dichiarazioni di principio contro l’antisemitismo: è davvero preoccupante l’esordio del nuovo sindaco di New York, Mamdani. Pensare che una delle metropoli del mondo occidentale e democratico sia in queste mani fa davvero riflettere. L’Occidente, doverosamente, garantisce la libertà di culto a tutti. Ma una lettura non condivisibile da parte di certi islamici induce a riflettere soprattutto sul contrasto all’antisemitismo, l’odio verso gli ebrei si sta riproponendo in varie parti del mondo”. Lo dichiara il presidente dei senatori di Forza Italia Maurizio Gasparri.

“Speriamo che i fatti non confermino queste prime impressioni negative. Ma vedere un collettivista alla guida di New York è motivo di riflessione. Dobbiamo difendere un modello libero e liberale contro questi rigurgiti che suscitano perfino l’ironia di osservatori russi. Mamdani non annuncia futuro. Ripropone minacciose letture oscurantiste”, conclude Gasparri.

La cinese Byd ha sorpassato Tesla di Elon Musk

Roma, 2 gen. (askanews) – BYD sorpassa Tesla. La casa automobilistica cinese ha superato la società fondata da Elon Musk, diventando il più grande venditore di veicoli elettrici al mondo. BYD ha dichiarato giovedì sera di aver venduto 4,6 milioni di veicoli lo scorso anno. Di questi, circa 2,26 milioni sono veicoli elettrici a batteria, in aumento del 28% rispetto agli 1,76 milioni dell’anno precedente. Il resto dei veicoli per il trasporto passeggeri venduti da BYD erano ibridi plug-in. Il titolo è salito del 3,6% a Hong Kong prima che venissero pubblicati i dati di Tesla.

Anche le azioni Tesla sono salite (+0,85%), ma hanno ridotto i guadagni pre-mercato dopo la pubblicazione dei dati sulle vendite. Tesla ha annunciato che le sue consegne annuali sono diminuite dell’8,6% rispetto all’anno precedente, attestandosi a circa 1,64 milioni di veicoli, dopo aver consegnato 418.227 veicoli nel quarto trimestre. La società infatti ha pubblicato oggi i dati su produzione e consegne di veicoli relativi anche al quarto trimestre 2025, al di sotto delle aspettative degli analisti. Si tratta a livello annuale del secondo calo consecutivo.

Secondo il report le consegne totali del quarto trimestre sono state pari a 418.227 mentre la produzione totale nello stesso periodo è stata di 434.358 veicoli. Le consegne del quarto trimestre del 2025 sono state inferiori di circa il 16% rispetto al quarto trimestre del 2024, quando l’azienda di veicoli elettrici di Elon Musk ne ha registrate 495.570. I numeri relativi alla produzione del quarto trimestre del 2025 sono diminuiti del 5,5% rispetto all’anno precedente, quando Tesla aveva prodotto 459.445 veicoli.

La procuratrice sulla strage a Crans-Montana: fuoco dalle candele scintillanti

Roma, 2 gen. (askanews) – La procuratrice generale vallesana Beatrice Pilloud ha annunciato in conferenza stampa che “l’inchiesta è stata aperta oggi” in merito a quanto accaduto la notte di Capodanno nella tragedia di Crans-Montana.

“L’inchiesta è stata aperta oggi, tutte le piste sono aperte, nessuna esclusa. Tra le ipotesi alcune si confermano: tutto lascia pensare che il fuoco sia effettivamente partito da bengala o candele scintillanti messe sulle bottiglie, troppo vicine al soffitto”, ha affermato la procuratrice svizzera.

L’inchiesta si concentrerà su lavori fatti, misure di sicurezza, materiali impiegati, mezzi antincendio, numero di persone presenti, numero di persone autorizzate, vie di evacuazione, riporta la televisione svizzera italiana.

Se sarà accertata una responsabilità penale le ipotesi sono incendio colposo, omicidio colposo e lesioni colpose, riferisce l’emittente svizzera italiana RSI.