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giovedì, 12 Febbraio, 2026
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Australian Open, sfortuna Musetti: avanti 2-0 con Djokovic, si ritira. Nole: oggi era lui il migliore

Roma, 28 gen. (askanews) – Che sfortuna. Non ci sono altre parole per descrivere quanto accaduto sulla Rod Laver Arena, nella mattinata italiana di mercoledì 28 gennaio, nel match valevole per i quarti di finale dell’Australian Open 2026. Lorenzo Musetti, avanti 2-0 contro Novak Djokovic dopo due set praticamente perfetti (6-4, 6-3), è stato costretto ad alzare bandiera bianca nel corso del terzo parziale (3-1 Djokovic) per un problema fisico accusato qualche minuto prima e che lo aveva spinto a chiamare medical timeout. Tra secondo e terzo set Novak Djokovic chiede il fisioterapista, ma al rientro in campo è proprio lui a piazzare il break, con Lorenzo Musetti che sullo 0-40 addirittura lascia andare il punto. Il motivo è presto detto: il carrarino si siede in panchina e c’è il medical timeout con trattamento alla coscia. Dopo aver provato a giocare da fermo per qualche game, accortosi di non riuscire a muoversi ed avere troppo dolore, alza bandiera bianca. Molto fortunato Novak Djokovic, che ora attende uno tra Jannik Sinner e Ben Shelton.

“Ero pronto ad andare a casa, oggi il migliore è stato Musetti: ma è stato davvero sfortunato. Gli auguro di guarire presto”. Cosi’ Novak Djokovic rende omaggio a Lorenzo Musetti, ritiratosi al quarto di finale contro di lui quando era avanti di due set. “Nei primi due set non sentivo la palla, avevo qualche vescica – ha detto il serbo, nell’intervista dal campo – ma niente di particolare. Semplicemente era lui ad essere più forte. Sono stato fortunato: ringrazio Dio per l’opportunità che mi ha dato di giocare un’altra semifinale, vorrà dire che stanotte pregherò un altro po’… “.

Tennis, Djokovic: "Musetti sfortunato, ero pronto ad andare a casa"

Roma, 28 gen. (askanews) – “Ero pronto ad andare a casa, oggi il migliore e’ stato Musetti: ma e’ stato davvero sfortunato. Gli auguro di guarire presto”. Cosi’ Novak Djokovic rende omaggio a Lorenzo Musetti, ritiratosi al quarto di finale contro di lui quando era avanti di due set. “Nei primi due set non sentivo la palla, avevo qualche vescica – ha detto il serbo, nell’intervista dal campo – ma niente di particolare. Semplicemente era lui ad essere più forte. Sono stato fortunato: ringrazio Dio per l’opportunità che mi ha dato di giocare un’altra semifinale, vorrà dire che stanotte pregherò un altro po’… “.

Australian Open, sfortuna Musetti: avanti 2-0 con Djokovic, si ritira

Roma, 28 gen. (askanews) – Che sfortuna. Non ci sono altre parole per descrivere quanto accaduto sulla Rod Laver Arena, nella mattinata italiana di mercoledì 28 gennaio, nel match valevole per i quarti di finale dell’Australian Open 2026. Lorenzo Musetti, avanti 2-0 contro Novak Djokovic dopo due set praticamente perfetti (6-4, 6-3), è stato costretto ad alzare bandiera bianca nel corso del terzo parziale (3-1 Djokovic) per un problema fisico accusato qualche minuto prima e che lo aveva spinto a chiamare medical timeout. Tra secondo e terzo set Novak Djokovic chiede il fisioterapista, ma al rientro in campo è proprio lui a piazzare il break, con Lorenzo Musetti che sullo 0-40 addirittura lascia andare il punto. Il motivo è presto detto: il carrarino si siede in panchina e c’è il medical timeout con trattamento alla coscia. Dopo aver provato a giocare da fermo per qualche game, accortosi di non riuscire a muoversi ed avere troppo dolore, alza bandiera bianca. Molto fortunato Novak Djokovic, che ora attende uno tra Jannik Sinner e Ben Shelton.

La deputata dem Ilhan Omar aggredita durante un’assemblea a Minneapolis mentre chiede l’abolizione dell’Ice

Roma, 28 gen. (askanews) – Un uomo ha aggredito la deputata democratica del Minnesota, Ilhan Omar, durante un’assemblea cittadina a Minneapolis, tentando di spruzzarle addosso una sostanza sconosciuta, prima di essere bloccato dagli agenti.

“Dobbiamo abolire l’Ice per sempre. E la segretaria (del dipartimento della Sicurezza Interna, ndr) Kristi Noem deve dimettersi o affrontare l’impeachment”, stava dicendo Omar poco prima della tentata aggressione.

L’uomo è stato arrestato e portato in carcere con l’accusa di aggressione. Stando a quanto riferito dalla polizia, l’uomo, identificato in Anthony Kazmierczak, 55 anni, ha usato una siringa per spruzzare “un liquido sconosciuto” contro la deputata, da tempo obiettivo di attacchi da parte del presidente Donald Trump. Ancora ieri, durante un comizio in Iowa, Trump ha affermato che gli immigrati devono “dimostrare di poter amare il nostro Paese, devono esserne orgogliosi, non come Ilhan Omar”. L’ufficio della deputata ha fatto sapere che “sta bene” e che, una volta bloccato l’uomo, ha “continuato con il suo intervento perché non lascia vincere i bulli”.

Ucraina, attacco russo contro un treno passeggeri a Kharkiv: 5 morti

Roma, 28 gen. (askanews) – Almeno cinque persone sono rimaste uccise in un attacco russo contro un treno passeggeri nella regione di Kharkiv, nel nord-est dell’Ucraina. Lo ha riferito la Procura regionale, citata dal Kiev Independent, precisando che l’attacco è stato messo a segno con tre droni Shahed, uno dei quali ha colpito il treno, mentre gli altri due hanno colpito la zona circostante.

In un post su X, il presidente Volodomyr Zelensky ha pubblicato il video del treno in fiamme e definito l’attacco come “puro atto di terrorismo”, precisando che “oltre 200 persone erano a bordo del treno e 18 si trovavano nella carrozza colpita da uno dei droni russi”.

(foto screenshot dal video sui social del presidente ucraino)

Trump: i manifestanti anti-ICE a Minneapolis sono degli "agitatori pagati", sovversivi e malati

Roma, 28 gen. (askanews) – Durante un comizio in Iowa il presidente Usa Donald Trump ha definito i manifestanti anti-ICE a Minneapolis degli “agitatori pagati”, aggiungendo: “In alcuni casi sono davvero dei sovversivi (insurrectionists, ndr) pagati. Sono dei malati”.

Come riportano i media Usa, Trump ha dichiarato che la sua amministrazione ha ridotto “in modo molto significativo” la criminalità in Minnesota e ha aggiunto che, all’insaputa dell’opinione pubblica, “abbiamo eliminato migliaia di criminali incalliti, violenti e terribili”.

Trump, apprendista stregone: il rischio di guerra civile

Il dubbio che diventa domanda politica

È la domanda che, più o meno consapevolmente, in molti si stanno – ci stiamo – ponendo da ormai diversi mesi e che si è fatta più assillante in queste ultime settimane dopo i fatti di Minneapolis: Donald Trump e i suoi scherani stanno scientemente provando a trasformare la democrazia americana in un’autocrazia?

Gli indizi in questa direzione cominciano ad essere troppi e una certa inquietudine assale chi li esamina con attenzione. Ma quando un intellettuale come Robert Kagan – politologo e storico di tendenze conservatrici classiche, fra i più seguiti e rispettati d’America – sostiene, con tutta la brutalità necessaria, che il suo Paese rischia il declino democratico (lo ha scritto su The Atlantic) e che, testualmente, non è affatto «convinto che nel 2026, midterm, e nel 2028, presidenziali, avremo elezioni libere e trasparenti» (intervista a La Stampa, 25 gennaio), un vero brivido corre lungo la schiena.

Il precedente del 6 gennaio e la delegittimazione del voto

Perché il tentativo, violento, di non riconoscere l’esito elettorale è già stato posto in atto il 6 gennaio 2021. Trump ha sempre accusato di brogli i vincitori delle presidenziali del 2020, ha messo in dubbio la trasparenza del voto postale, ha sostenuto che la sua fosse una vittoria rubata: e lo ribadisce tuttora.

Tanto è vero che ha amnistiato gli autori del selvaggio attacco al Campidoglio; che sta cercando di rendere più difficile, se non addirittura di abolire, il voto per corrispondenza; che lascia intendere, con una mezza smorfia, che potrebbe anche fare un terzo mandato. A questo, in verità, ultimamente non accenna più: qualcuno deve avergli spiegato che è costituzionalmente impossibile, a meno di promuovere una reale rivoluzione che condurrebbe a una guerra civile.

ICE, tensione sociale e l’ombra dell’Insurrection Act

C’è poi lo schieramento para-militare attuato tramite l’ICE in diverse città a guida democratica, con l’obiettivo ufficiale di prelevare ed espellere dagli USA immigrati clandestini e con quello non dichiarato di creare tensione al loro interno, così da offrire il pretesto per un intervento più massivo della stessa ICE.

Un’azione che appare davvero propedeutica a un successivo ricorso all’Insurrection Act, quel provvedimento d’emergenza definito sin dal 1807 che consente al Presidente di schierare le Forze Armate nelle città a fronte di un dichiarato “stato d’emergenza” necessario per garantire l’ordine pubblico.

L’ideologia dell’odio e la catena delle responsabilità

La furia ideologica che sottende tutto ciò è incentrata sull’odio nei confronti degli immigrati – illegali e non – che Stephen Miller, l’invasato suprematista bianco consigliere della Casa Bianca per la sicurezza interna, ha più volte illustrato nei suoi brutali interventi pubblici.

La violenza fisica cui fanno ricorso gli agenti dell’ICE – preparati sommariamente e frettolosamente al loro delicato lavoro e, si dice, selezionati prevalentemente fra estremisti reazionari e razzisti violenti – è invece sempre stata “coperta” dalle dichiarazioni di Kristi Noem, segretario alla sicurezza interna.

Elezioni a rischio?

In un simile contesto, il tremendo dubbio esposto da Kagan – quello che si è visto sinora è «un grande addestramento per una messinscena che possono fare ovunque, in qualsiasi Stato dell’Unione» – assume un rilievo realmente inquietante.

È evidente come le modalità imperiali con cui Trump interpreta questo suo secondo mandato non siano compatibili con un Congresso controllato dall’opposizione: da qui le preoccupazioni per la regolarità delle elezioni del prossimo novembre.

Minneapolis e l’errore fatale dell’apprendista stregone

Succede però che l’apprendista stregone e i suoi degni aiutanti eccedano e che accada il disastro non previsto. Anzi, un doppio disastro.

I morti di Minneapolis sono due: sono stati deliberatamente uccisi da uomini dell’ICE, come dimostrato dalle immagini trasmesse da tutti i media mondiali, che hanno smentito le dichiarazioni giustificazioniste di Trump, di Vance e di Noem.

La reazione che costringe Trump alla frenata

La reazione popolare; quella degli stessi ambienti economici, pur vicini al mondo trumpiano; gli interventi – finalmente – degli ex presidenti Clinton, Obama e Biden; la netta difesa della propria comunità da parte del sindaco di Minneapolis Jacob Frey e del governatore del Minnesota Tim Walz; il clamoroso ritiro dalla campagna elettorale per il governatorato del candidato repubblicano Chris Madel, disgustato dall’operato dell’ICE, giudicato un “disastro”; i sondaggi nazionali che puniscono decisamente la presidenza per quanto avvenuto a Minneapolis: tutti elementi che hanno costretto Trump a una frenata.

Una tregua fragile, non una soluzione 

Ha dovuto parlare con Walz e Frey, ha trasferito Greg Bovino – l’inquietante capo dell’ICE vestito come un gerarca nazista – al suo precedente incarico, sostituendolo e aprendo alla possibilità di un ritiro dell’ICE dal Minnesota.

Non è finita. Ma forse – speriamo – l’apprendista stregone ha compreso che l’incendio appiccato con le sue truci parole e le sue decisioni sbagliate potrebbe divampare ovunque. E forse, allora, è meglio darci un taglio.

Femminicidio, non è raptus ma cultura che prepara la morte

La favola del “raptus”

Il femminicidio di Anguillara Sabazia – Federica Torzullo, 41 anni – smonta la favola del “raptus”.

La violenza non nasce all’improvviso: si infiltra come l’acqua nei muri, impercettibile, poi deflagrante. È fatta di controllo, svalutazione, isolamento. Quando la relazione smette di essere reciprocità e diventa proprietà, l’esito estremo è già inscritto nel processo.

Maschilità fragile e idolatria del possesso

Richiamare il patriarcato è necessario, ma non basta. Nelle società occidentali quel modello è entrato in crisi: ruoli rinegoziati, autonomia femminile, intimità come scelta.

Proprio le transizioni – separazioni, affidamenti, ridefinizione dei confini – mettono a nudo una maschilità fragile che vive la libertà dell’altra come esproprio e il conflitto come perdita di status. È l’idolo del possesso, in cui l’altra non è una persona ma un prolungamento dell’io.

Il sottosuolo sociale

Nel sottosuolo sociale si sgretola il cemento dei legami: la solitudine scava, l’educazione emotiva si assottiglia, la rabbia diventa abitudine.

Ansia e depressione, precarietà e frustrazione non “spiegano” il delitto, ma alzano il volume del risentimento. E una comunicazione mediatica satura di umiliazione e sopraffazione offre repertori simbolici immediati per chi non ha mediazioni educative solide.

La prevenzione come ossatura civile

I dati da tempo dicono che il rischio abita il perimetro affettivo: la violenza colpisce soprattutto dentro relazioni di coppia e familiari. Ma la prevenzione non può fermarsi al conteggio.

Deve diventare ossatura civile: educazione affettiva, servizi integrati, spazi di parola per uomini e ragazzi, responsabilità condivisa di scuola, comunità, media. Finché consideriamo la coppia un affare privato, la logica del dominio trova casa.

Un referto che chiama responsabilità

L’intimità è un luogo pubblico senza piazza: qui si misura la qualità della civiltà. Non basta l’indignazione rituale dopo l’ennesimo funerale: servono dispositivi territoriali stabili di ascolto, protezione e responsabilizzazione, e una tutela concreta capace di intervenire prima.

È lì che si gioca la posta antropologica: riconoscere l’altro come irriducibile, custodirne la libertà. Perché una società che non educa al limite – al “no” dell’altra, alla separazione, alla perdita – prepara la morte senza chiamarla per nome.

Cultura del possesso o cultura della libertà

C’è un punto che non possiamo più eludere: la violenza non è soltanto un gesto individuale. È anche un prodotto sociale.

Quando un uomo arriva a pensare che l’uscita di una donna da una relazione sia un affronto insopportabile, significa che per anni ha respirato – in mille modi, spesso invisibili – l’idea che l’amore autorizzi, che il legame dia diritto, che la frustrazione possa trasformarsi in punizione.

Anguillara, allora, non è solo cronaca: è un referto sociale. E questo referto ci costringe a scegliere: una cultura che addestra al possesso o una cultura che educa alla libertà. Perché il vero antidoto non è l’ennesima indignazione a scadenza, ma una conversione pubblica dello sguardo: imparare, finalmente, che nessuno appartiene a nessuno.

Dibattito | Sulla condizione della Cisl attuale

Non un atto di difesa, ma un dovere di onestà intellettuale

Non sono, come ovvio, il difensore d’ufficio della Cisl. Ma dalla Cisl, pur non essendo mai stato personalmente un sindacalista, arrivano i due leader politici che sono stati i miei principali ed esclusivi “maestri”: Carlo Donat-Cattin e Franco Marini.

Due storici leader sindacali e, soprattutto, politici, che hanno formato intere generazioni e che hanno caratterizzato il percorso e il cammino della sinistra sociale di ispirazione cristiana nel nostro Paese. Con Donat-Cattin nella Dc e poi nel Ppi, nella Margherita e nella prima stagione del Pd con Marini, prima che quest’ultimo diventasse il semplice prolungamento della filiera Pci/Pds/Ds/Pd.

Ma, per tornare alla Cisl, credo sia doveroso – nonché intellettualmente onesto – ricordare almeno due aspetti che non sono affatto secondari.

Quando il sindacato diventa soggetto politico

Innanzitutto non possiamo non dire che c’è una sigla sindacale oggi nel nostro Paese che si è trasformata in un soggetto politico. O meglio, per essere più precisi, in un petalo dell’alleanza di sinistra e progressista.

Una trasformazione radicale del principale sindacato italiano, ovvero la Cgil di Landini, che non può e non deve mai passare sotto silenzio.

Una considerazione, questa, che non sempre viene adeguatamente evidenziata nella sua gravità e nella sua pericolosità, soprattutto per il ruolo storico – nonché costituzionale – a cui è chiamato ad essere il sindacato.

La specificità della Cisl non è negoziabile

In secondo luogo, la tradizione, la cultura, la storia e la prassi concreta della Cisl non possono essere confuse con quelle della Uil, anche quando lo storico sindacato socialista organizza un pur importante incontro con mons. Rino Fisichella.

Questo perché la storia e la cultura del tradizionale sindacato cattolico e riformista del nostro Paese non possono essere sacrificate sull’altare delle valutazioni e delle opinioni politiche contingenti.

Lo dico perché, su questo versante, la Cisl ha continuato ad essere fedele alla sua vocazione originaria.

Contrattazione, dialogo, riformismo

E cioè: un sindacato che pratica ed esalta la contrattazione a livello locale e nazionale; che crede nel confronto e nel dialogo con le parti sociali e con il Governo di turno, senza accampare le solite – e ormai collaudatissime – pregiudiziali politiche e ideologiche; che coltiva un approccio laico e riformista nel ricercare soluzioni utili per i lavoratori e per i ceti popolari del nostro Paese.

E, infine, un sindacato che non si trasforma in un soggetto politico o in un partito, dimenticando radicalmente la propria missione originaria.

Perché la Cisl non entra nel cono d’ombra

Ecco perché, pur senza santificare o esaltare oltre misura il ruolo e la funzione della Cisl, credo sia doveroso richiamare la specificità e l’originalità del sindacato di via Po quando si parla dell’attuale panorama sindacale italiano.

Certo, il sindacato italiano deve avere maggiore forza, incisività e coraggio nel proseguire il proprio cammino. Ma è indubbio che esso è credibile, serio, trasparente e competitivo solo se non rinuncia a fare il sindacato.

Nel momento in cui si trasforma in un partito o in una grigia e indistinta succursale di qualche potentato – di qualsiasi genere esso sia – è destinato inesorabilmente ad entrare in un cono d’ombra: a diventare irrilevante, ininfluente, puramente ornamentale. Un epilogo a cui la Cisl non si adegua. Per rispetto della sua storia. Innanzitutto e soprattutto.

Il Centro LiberalPopolare: urge l’appello per un’Italia protagonista in Europa

Un sistema politico bloccato dall’irresponsabilità

Il panorama geopolitico attuale è in preda a convulsioni che richiedono fermezza e visione. Eppure, l’Italia sembra prigioniera di un bipopulismo paralizzante che la condanna all’irrilevanza internazionale.

Da un lato, una sinistra che rincorre le ambiguità del Movimento 5 Stelle, assecondando pulsioni contrarie al sostegno militare all’Ucraina; dall’altro, una Lega che non ha mai abbandonato la retorica antieuropeista, minando strutturalmente la credibilità del Paese a Bruxelles.

L’anomalia di Forza Italia e il vuoto al Centro

In questo scenario, l’anomalia più evidente è rappresentata da Forza Italia. Nonostante l’affiliazione al PPE (Partito Popolare Europeo), il partito continua ad appoggiare un governo a trazione sovranista, spesso in rotta di collisione con i valori fondanti dell’Unione europea.

Questa ambiguità lascia orfano un elettorato moderato, cattolico-democratico e liberale, che non si riconosce né negli estremismi né in un europeismo solo nominale.

Verso il 2027: unire le forze

È tempo che i Popolari di Centro escano dall’ombra. Occorre organizzarsi con i “nostri umili mezzi”, ma facendo leva sulla qualità delle idee, per costruire una proposta politica fondata su serietà, competenza e responsabilità europea.

Un ultimo sondaggio lo conferma chiaramente, rispondendo alla domanda:

“Voterebbe per un nuovo partito di ispirazione cristiana?”

 

  • Sicuramente sì: 7%
  • Probabilmente sì: 19%

 

[Sondaggio Remtene per analisipolitica.it]

Numeri che indicano uno spazio politico reale, oggi scoperto e non intercettato.

Un progetto comune per ridare centralità all’Italia

L’obiettivo è chiaro: avviare un dialogo strutturato con Azione e con le altre formazioni centriste, per dare vita a una proposta politica solida, credibile e coerente con il profilo europeo del Paese.

Non c’è più spazio per i personalismi, né per micro-identità autoreferenziali.

Dobbiamo arrivare pronti alle elezioni politiche del 2027, con un progetto alternativo capace di riportare l’Italia al centro del protagonismo europeo.

L’ultima chiamata

Il futuro dell’Italia europea dipende dalla capacità di stare insieme, di superare frammentazioni e nostalgie, e di offrire una casa politica a chi non vuole scegliere tra sovranismo e populismo mascherato.

Questa è l’ultima chiamata per un Centro LiberalPopolare all’altezza della storia e delle sfide del presente.

Trump annuncia una "piccola de-escalation" in Minnesota: ‘Ma non è un ritiro’

Roma, 27 gen. (askanews) – In una intervista a Fox News durante una visita in Iowa, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato che ci sarà una “piccola de-escalation” in Minnesota, dopo le polemiche per le operazioni condotte dagli agenti federali dell’immigrazione con la morte di due cittadini.

Alla domanda sulla situazione a Minneapolis, Trump ha risposto che i dati sulla criminalità sono “buoni” perché le operazioni di immigrazione in corso hanno tolto dalle strade i “criminali incalliti” e ha fatto notare che Tom Homan, lo “zar delle frontiere” della Casa Bianca, è sul posto in questo momento per incontrare i funzionari locali, spiegando che Homan ha parlato con il governatore del Minnesota Tim Walz e con il sindaco di Minneapolis Jacob Frey e che entrambi desiderano vedere un miglioramento della situazione.

“Stiamo per allentare un po’ la tensione”, ha detto poi il presidente Usa, affermando che entrambi i recenti omicidi commessi a Minneapolis da agenti federali – quelli di Renee Good e Alex Pretti – sono stati “terribili”. Trump ha quindi lodato i genitori di Good, suoi sostenitori, aggiungendo che la donna potrebbe essere stata “radicalizzata. Odio vedere cose del genere”, ha precisato.

Trump ha anche respinto l’idea che la decisione di ritirare il controverso funzionario della polizia di frontiera Gregory Bovino e alcuni agenti da Minneapolis costituisca un “passo indietro”, definendo Bovino “un tipo piuttosto eccentrico”.

“Non credo che si tratti di un ritiro, è piuttosto un piccolo cambiamento”, ha detto Trump a Fox News: “Tutti voi in questa stanza che avete un’attività, sapete bene che a volte è necessario apportare piccoli cambiamenti. Bovino è molto bravo, ma è un tipo piuttosto eccentrico e, in alcuni casi, questo è un bene, ma forse in questo caso non lo era”.

Nel Pd c’è chi ‘apprezza’ mossa Vannacci: "Può azzoppare la Meloni"

Roma, 27 gen. (askanews) – Per una volta sono le divisioni altrui ad occupare la cronaca e in casa Pd c’è chi comincia a fare qualche conto in vista delle politiche. L’annuncio della presentazione del simbolo di Roberto Vannacci è accolta con commenti ironici in Transatlantico, ma innesca anche ragionamenti più seri, guardano al voto del prossimo anno: una lista all’estrema destra, è il ragionamento, è potenzialmente un problema per Giorgia Meloni, considerando che secondo la maggior parte dei sondaggi lo scarto tra i due schieramenti è intorno al 2%-3%.

Del resto, non è un mistero che una delle modifiche alla legge elettorale su cui lavorano gli uomini della premier è quella che riguarda lo sbarramento, da abbassare abbastanza da rendere più facile lo smarcamento di Carlo Calenda dal centrosinistra, perché proprio Azione – secondo le rilevazioni attuali – potrebbe portare praticamente in parità i due contendenti, se si schierasse con il ‘campo largo’.

Ecco allora il ragionamento di più di un parlamentare Pd: con Vannacci in campo si complica il puzzle della Meloni. Innanzitutto perché l’ex generale, con i suoi richiami alla ‘Decima Mas’, può erodere una quota di consensi a Fdi, pescando proprio nello ‘zoccolo duro’ del partito, nell’elettorato cresciuto con il Msi o comunque nostalgico del Ventennio. Inoltre, abbassare la soglia per ‘strappare’ Calenda al ‘Campo largo’ rischierebbe di aiutare anche Vannacci.

Solo scenari, per ora, perché lo strappo deve ancora avvenire e bisognerà capire – in caso – che partita sceglierà di giocare l’attuale vice-segretario di Matteo Salvini. Ma la speranza del Pd è che l’ex generale faccia, stavolta, l’incursore nelle file del centrodestra.

Su stupri destra adotta testo Bongiorno. Opposizioni: tradito patto

Roma, 27 gen. (askanews) – Dal patto Meloni-Schlein al muro contro muro. Dal voto unanime alla Camera allo scontro totale tra maggioranza e opposizione al Senato. La commissione Giustizia del Senato ha adottato oggi con i voti del centrodestra (12 a 10) il testo sulla violenza sessuale che riscrive l’articolo 609 del codice penale messo a punto dalla presidente della commissione Giustizia di Palazzo Madama, la leghista Giulia Bongiorno. Un unico articolo dal quale sparisce la parola “consenso”, che in prima lettura a Montecitorio aveva raccolto l’appoggio bipartisan, e compare il “dissenso”.

“La volontà contraria all’atto sessuale deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso. L’atto sessuale è contrario alla volontà della persona anche quando è commesso a sorpresa ovvero approfittando della impossibilità della persona stessa, nelle circostanze del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso”, recita il testo.

Per il presidente dei senatori Pd, Francesco Boccia, “è stato tradito un patto e qualcuno dovrà rispondere”. Bongiorno non è dello stesso avviso: “Il patto era per mettere al centro di questa legge la volontà della donna, quindi il patto è stra-rispettato”. Anzi. Secondo la leghista “questo testo fa un passo avanti rispetto alla Camera perché lì tutta la parte del ‘freezing’ non c’era. Ora c’è una ‘presunzione di dissenso’ ogni qualvolta la donna non dice né sì né no perché è colta di sorpresa oppure c’è una situazione in cui è paralizzata, congelata dalla paura, il freezing”.

La seduta pomeridiana della commissione inizia subito incandescente. La presidente arriva con un testo ulteriormente rimaneggiato rispetto a quello della scorsa settimana. Quindi, oltre alla cancellazione della parola ‘consenso’, si prevede anche un inasprimento delle pene: da 7 a 13 anni nei casi di atti sessuali con violenza, minacce e abuso di autorità e da 6 a 12 anni per quelli compiuti contro la volontà della vittima (nella prima versione, le pene erano di 6-12 anni nel primo caso e di 4-10 nel secondo). Si alzano i toni tra Bongiorno e le senatrici del Pd Valeria Valente e Anna Rossomando e in un clima acceso si va al voto.

“Il testo Bongiorno peggiora la situazione per le donne rispetto all’attuale giurisprudenza e quindi è inaccettabile”, dice Valente annunciando che il Pd farà “tutto quello che il regolamento ci consente per impedire l’approvazione di un testo di cui non condividiamo assolutamente nulla”. Stesso spirito da M5s: “Abbiamo chiesto – dice Ada Lopreiato – la trasformazione da sede redigente a referente”, quindi un iter più lungo che vede sfumare l’approdo in aula previsto per il 10 febbraio.

Intanto le opposizioni hanno chiesto nuove audizioni, entro giovedì ogni gruppo presenterà la lista di chi vuole sentire. “Il testo base è un punto di partenza”, spiega Bongiorno che non rinuncia all’obiettivo “di trovare un accordo”. La strada tuttavia sembra tutta in salita. Sia Boccia che il leader M5s Giuseppe Conte chiamano in causa la premier Meloni: “Dica cosa ne pensa”. Bongiorno non rivela se ha consultato la presidente del Consiglio (“Non credo sia corretto”) mentre dice che con Salvini ha avuto “una breve interlocuzione”. Invece Boccia accusa la presidente della commissione Giustizia di aver eseguito “l’ordine e l’indicazione del suo partito che ha un approccio patriarcale”. Mentre, “Fi e Fdi balbettano e provano vergogna”.

Il partito di Tajani e quello della premier non si prodigano in dichiarazioni pubbliche sul nuovo testo. “Forza Italia è favorevole al testo base. Si riserva di presentare emendamenti. Oggi si è votata l’adozione del testo base che non è il testo finale”, si limita a dire il presidente dei senatori azzurri Maurizio Gasparri. Fdi non si sbottona: “Sentiremo le audizioni e a valle faremo le nostre valutazioni, sentiamo anche cosa ci dicono i tecnici, chiederemo anche noi un’audizione”, dice il senatore Fdi Gianni Berrino, componente della Commissione, unico a commentare. “Ad oggi – osserva – le posizioni tra maggioranza e opposizione sono molto distanti”. Mentre Carolina Varchi, deputata Fdi, correlatrice alla Camera del testo bipartisan, preferisce non commentare.

La “Guida Gialla” Gault&Millau arriva in Italia

Praga, 27 gen. (askanews) – Dai ristoranti d’eccellenza ai giovani chef emergenti da scoprire fino alle realtà culinarie più pop del territorio. Gault&Millau, storico punto di riferimento internazionale della critica gastronomica, arriva in Italia dove debutterà dal 2027. L’annuncio ufficiale da Praga, durante la cerimonia di premiazione dell’edizione ceca della guida.

Nata in Francia negli anni Settanta e oggi presente in venti Paesi nel mondo, Gault&Millau porterà anche in Italia il suo sistema di valutazione basato sui Toques, i cappelli da cuoco simbolo dell’eccellenza gastronomica. Sarà un debutto graduale: la prima edizione italiana coprirà Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia e Trentino-Alto Adige, per arrivare a una copertura nazionale completa entro il 2031.

A spiegare cosa distingue la “Gialla” dalle altre guide è Daniele Scaglia, general manager di Gault&Millau Italia e capo ispettore: “La Gault Millau è una internazionale, fa principalmente scouting ed è molto trasversale sulla scelta dei ristoranti per le recensioni. Quindi si parte dal fine dining, che non é il target della Gault & Millau principale, fino ad arrivare all’offerta pop che è una parte molto attuale, molto importante e molto divertente per la gastronomia”.

La sede operativa di Gault&Millau Italia sarà in Piemonte dove sorgerà anche l’Academy per formare un centinaio di ispettori. Tutti italiani e formati secondo standard internazionali, opereranno in totale anonimato per valutare ristoranti, chef e nuove tendenze.

Sul mercato italiano e sul ruolo della guida, Scaglia aggiunge:”La Gault & Millau, essendo una reale guida, porterà il lettore a scegliere Gault & Millau per ottenere una lettura di esperienza all’interno della guida per il ristorante sul quale decide di andare per quel giorno per il pranzo o per la cena. Per cui sarà una vera e propria guida e sarà abbastanza distribuita nel senso che la capillarità dei nostri ispettori sarà importante. Per cui andremo realmente nel dettaglio in tutte le regioni d’Italia, anche se inizieremo con le regioni del nord-ovest”.

Accanto al fine dining, uno degli elementi chiave della Guida Gialla sarà la sezione POP, dedicata alla ristorazione più informale e ai talenti emergenti.

“La sezione pop è una delle sezioni più attuali, perché sappiamo tutti quali sono i ristoranti di fine dining ma ogni tanto ci dimentichiamo che esiste anche tutta una sezione che chiamiamo pop, con bistrot, piccole taverne eccetera dove si produce veramente dell’ottima materia, piatti magari molto particolari. E nel pop si possono trovare dei giovani nuovi talenti. Ricordiamo che Gault & Millau nasce come scouting, quindi questa è la parte fondamentale. Noi – conclude Scaglia – facciamo scouting anche di nuovi talenti, promuoviamo la gastronomia”.

Con il suo approccio internazionale, l’attenzione allo scouting e alla creativita, Gault&Millau si prepara così a raccontare e valorizzare la ristorazione italiana, dai grandi maestri alle nuove generazioni di chef, secondo una prospettiva diversa dalla Michelin e dalle altre guide già presenti nel mondo del food italiano.

Caseitaly Expo 2026: presentata la seconda edizione

Roma, 27 gen. (askanews) – Al Salone degli Arazzi di Palazzo Piacentini, sede del MIMIT, si è svolta la conferenza stampa di presentazione di CASEITALY EXPO 2026. La manifestazione fieristica dedicata alla filiera dell’involucro edilizio che andrà in scena alla Fiera di Bergamo dall’11 al 13 febbraio. Abbiamo parlato con Laura Michelini – Presidente Associazione Caseitaly:

“Pensavamo che fosse un progetto che non andasse a buon fine, irraggiungibile quasi, invece i dati ci hanno dimostrato esattamente il contrario. L’involucro edilizio viene coperto al 100% e l’interesse penso che potrà essere ancora migliorato, in quanto noi ce la metteremo tutta come associazione, cercheremo di lavorare per ottenere con l’aiuto delle istituzioni sempre un risultato migliorativo”.

La manifestazione è organizzata dall’Associazione Caseitaly e Promoberg in collaborazione con le associazioni di settore ACMI, ANFIT, ASSITES, PILE e la Federazione FINCO. È poi intervenuto Davide Lenarduzzi – Amministratore Delegato Promoberg:

“Un’edizione che batte ogni record, abbiamo dovuto allestire dei padiglioni supplementari per accettare tutte le richieste che vengono dall’Italia e dall’estero e siamo orgogliosi di essere qua al Ministero del Made in Italy perché è la casa di eventi internazionali come questo. Il nuovo modo di fare fiera di Promoberg, di fiera di Bergamo nasce appunto dalla verticalizzazione delle filiere e da riuscire a dare all’operatore del settore uno strumento il più possibile efficace ed efficiente per fare business e soprattutto vedere quello che accadrà in un certo mercato nel futuro”.

Infine abbiamo parlato con Carla Tomasi – Presidente FINCO:

“Noi chiediamo alle istituzioni una maggiore attenzione proprio per poter crescere insieme nell’interesse dei nostri rappresentati, delle imprese ma anche nell’interesse nazionale. L’Italia può scalare posizioni a livello imprenditoriale mondiale”.

CASEITALY EXPO 2026, alla sua seconda edizione, aprirà il sipario sulle soluzioni d’avanguardia per l’involucro edilizio, proiettando il settore verso un futuro fondato su efficienza, qualità, estetica, sicurezza e affidabilità.

Governo prova a chiudere caso ICE, Piantedosi andrà alla Camera

Roma, 27 gen. (askanews) – Il governo tenta di chiudere la polemica sulla presenza – confermata – di agenti ICE alle Olimpiadi di Milano-Cortina per garantire la sicurezza della delegazione americana, a partire dal vice presidente JD Vance e dal segretario di Stato Marco Rubio.

Le opposizioni hanno chiesto al governo di riferire in Parlamento e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sarà alla Camera il prossimo 4 febbraio alle 17.

Il titolare del Viminale, oggi, ha incontrato l’ambasciatore americano Tilman J. Fertitta. E’ stato confermato, riferisce il Viminale, che per le Olimpiadi di Milano-Cortina le autorità americane tra le varie agenzie coinvolgeranno anche l’Home Security Investigation, organismo investigativo di ICE – dunque non il braccio operativo dell’agenzia – e che i loro analisti lavoreranno esclusivamente all’interno delle loro sedi diplomatiche e non sul territorio.

Più nel dettaglio, in occasione delle Olimpiadi, gli USA allestiranno, presso il proprio Consolato a Milano, una propria sala operativa dove saranno presenti rappresentanti delle Agenzie americane potenzialmente interessate all’evento. In questo contesto, nella sala, saranno impegnati anche esperti dell’Homeland security investigation, ma con funzione di supporto alla gestione dei grandi eventi all’estero e di rapporto con gli Ufficiali di collegamento. Il Ministero assicura che gli investigatori dell’Homeland Security Investigation, “saranno rappresentati non da personale operativo come quello impegnato nei controlli sulla migrazione in territorio USA, ma da referenti esclusivamente specializzati nelle investigazioni, privi di alcuna attribuzione sul territorio italiano e principalmente deputati alla consultazione delle proprie banche dati e di supporto agli altri attori coinvolti”. Gli investigatori di Homeland Security Investigation sono presenti in oltre 50 nazioni, da anni anche in Italia, ma non svolgono operazioni o servizi di controllo dell’immigrazione in Paesi stranieri. Tutte le operazioni di sicurezza sul territorio dunque restano come sempre “sotto esclusiva responsabilità e direzione delle autorità italiane”.

Le rassicurazioni del Viminale non convincono però le opposizioni. “Il ministro dell’interno Piantedosi si è incontrato sul punto con l’ambasciatore americano in Italia. Se c’era un modo per avallare la sensazione della sovranità limitata, Piantedosi l’ha centrato! E dubito che il nostro ministro dell’Interno abbia contestato al suo interlocutore la definizione che il vice presidente JD Vance ha fatto degli agenti dell’ICE, definiti come ‘patrioti che godono di immunità piena’”, afferma il senatore Enrico Borghi, vicepresidente di Italia Viva e componente del Copasir. “Un Paese come l’Italia – attacca il segretario di +Europa Riccardo Magi – non può tollerare che le squadracce di Trump operino nel nostro Paese, non importa a quale livello, specialmente durante un evento dall’alto valore simbolico come i Giochi. Meloni, semplicemente, dovrebbe chiamare l’amico Trump e dire: no, grazie. La questione è politica, ancora prima che operativa”.

Sul tema, oggi, è intervenuto anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani. “Non troveremo agenti dell’ICE in mezzo alla strada”, perchè “l’ordine pubblico in Italia, anche in occasione dei giochi olimpici di Milano-Cortina lo garantiranno esclusivamente i Carabinieri, la Polizia e la Guardia di Finanza, punto”, ha assicurato. “Io – aveva detto il titolare della Farnesina in mattinata – sono stato quello più duro di tutti in Italia, ma questi qua non sono quelli che stanno in strada a Minneapolis, non è che stanno ad arrivare le SS. Non è che arrivano quelli coi mitra, con la faccia coperta, vengono dei funzionari”.

Export europeo nella morsa dei cambi: l’euro sale e valute Asia calano

Roma, 27 gen. (askanews) – Unione europea e Gran Bretagna rischiano di trovarsi incastrate in una morsa di pressioni sul commercio con l’estero. Alle difficoltà che già si erano create con i dazi commerciali decisi dagli Usa, per quanto mitigati dagli accordi raggiunti sia da Bruxelles sia da Londra, ora si aggiungono nuove pressioni sui cambi valutari.

Sia l’euro, che oggi ha sfiorato quota 1,20 sul dollaro, sia la sterlina Gb si ritrovano infatti ai livelli più elevati rispetto alla divisa statunitense da oltre quattro anni a questa parte: dal giugno del 2021. E in una economia globale in cui buona parte degli scambi di merci si effettua ancora utilizzando il dollaro come valuta di riferimento, questo significa creare un freno supplementare alle esportazioni.

A complicare il quadro il fatto che diversi giganti delle esportazioni dell’Asia sembrano aver scelto deliberatamente ben altra strategia su questo versante: dallo scorso luglio lo yen del Giappone, il won della Corea del Dud e il dollaro di Taiwan si sono nettamente deprezzati rispetto al dollaro Usa.

E intanto l’Unione europea già subiva il dirottamento di un’ampia quota di exportazioni della Cina che, non riuscendo ad approdare negli Usa, si sono riversate in altri mercati.

Questo potrebbe contribuire a spiegare la fretta con cui le autorità europee, sia sui Paesi del Mercosur, e ora con l’India stanno cercando canali di scambio alternativi, per assicurare respiro agli esportatori Ue.

Nel pomeriggio l’euro è tornato a salire in maniera netta sul dollaro, specularmente a nuovi cali del biglietto verde e in serata si scambia a 1,1980, dopo aver toccato un picco a 1,199, aggiornando i massimi dal giugno del 2021.

Roma, protesta contro il ddl stupri: “La destra tradisce le donne”

Roma, 27 gen. (askanews) – Protesta davanti al Senato contro il testo sulla violenza sessuale presentato da Giulia Bongiorno e adottato in commissione Giustizia come testo base con i voti della maggioranza. Un gruppo di manifestanti, principalmente donne, ha provato a sfilare a corso Rinascimento ma è stata bloccata dalla polizia con cui si sono registrati momenti di tensione: “Stanno discutendo sulla legge stupri e stanno bloccando il corpo delle donne. Pretendete di discutere un testo e non ci fate neanche passare. È una vergogna”, hanno protestato.

Mostrati cartelli con le scritte “La destra tradisce le donne” e “Senza consenso è stupro”, le manifestanti hanno chiesto alle senatrici: “Escano fuori a difenderci, altre occupino l’aula, è una vergogna”. Tra gli slogan più urlati: “Allerta, allerta, che cammina, lotta transfemminista dalla sera alla mattina. Che tremi, che tremi ogni fascista, oggi Roma è transfemminista”.

Vannacci deposita un nuovo simbolo: Futuro Nazionale

Milano, 27 gen. (askanews) – “Futuro Nazionale”: è il simbolo depositato da Roberto Vannacci nei giorni scorsi, precisamente il 24 gennaio, presso l’Ufficio Brevetti dell’Unione Europea.

Sfondo Blu, la scritta Futuro Nazionale in bianco, al centro una fiamma tricolore che sovrasta il nome “Vannacci” scritto in giallo.

“Solo un simbolo, come quello del ‘Mondo al contrario’ e di ‘GenerazioneXa’”, minimizza il vice segretario della Lega ed eurodeputato, contattato telefonicamente.

Ddl stupri, Conte: testo stravolto, Meloni che dice?

Roma, 27 gen. (askanews) – Sul ddl stupri “il problema è che prima la maggioranza sottoscrive un testo, poi ci ripensa, poi si mette a litigare internamente e secondo noi su un tema del genere questo non va bene. Adesso una cosa è intervenire su qualche aspetto, un’altra cosa è stravolgerlo completamente e mi sembra che qui venga chiamata in causa direttamente anche la presidente del Consiglio”.

Lo ha detto il presidente di M5s, Giuseppe Conte, a margine di un convegno al Senato, commentando la nuova proposta di testo unificato in Commissione a Palazzo Madama.

Urso, bene accordi Ue con Mercosur e India, è la strada giusta

Bruxelles, 27 gen. (askanews) – L’accordo commerciale Ue-Mercosur deve entrare in vigore “il più presto possibile”, perché, grazie all’azione del governo italiano, ora “tutela la produzione agricola”, e perché l’Italia, quarta potenza esportatrice al mondo, “ha tutto da guadagnare” dall’apertura di nuovi mercati, compresa anche quella che verrà con il nuovo accordo Ue-India, firmato oggi. E’ quanto ha affermato, in sintesi, il ministro per le Imprese e il Made in Italy, Adolfo Urso, in un punto stampa a margine dei suoi incontri a Bruxelles, oggi e domani, con i deputati italiani al Parlamento europeo e con cinque commissari europei, tra cui i vicepresidenti esecutivi Stephan Séjourné, responsabile per l’Industria, e Teresa Ribera, responsabile per la Concorrenza e il Grean Deal.

Riguardo all’applicazione provvisoria dell’accordo Ue-Mercosur, che la Commissione europea può decidere immediatamente dopo la prima ratifica da parte di uno dei quattro paesi sudamericani partecipanti, Urso ha confermato la posizione favorevole dell’Italia: l’accordo, ha sottolineato, “deve entrare in vigore prima possibile, non possiamo attardarci. Gli altri attori mondiali – ha rilevato – si muovono con una velocità imprevista in questo disordine, in questo caos globale, con un’Europa che è accerchiata da conflitti armati e da guerre commerciali. L’Italia, con altri attori, e mi riferisco alla Germania, alla Francia, ai grandi ‘paesi fondatori’, deve indirizzare la nostra comune Europa su una rotta sicura, stabile, oltre il mare in tempesta. Noi possiamo farlo, come ha dimostrato Giorgia Meloni nel Consiglio europeo, laddove sempre più spesso le posizioni italiane diventano le posizioni comuni”.

“Io ho chiesto a tutte le delegazioni italiane” dei partiti politici presenti al Parlamento europeo, “di fare altrettanto, di tutelare il sistema-Paese”, perché “tutelando la nostra Italia tuteliamo la nostra Europa”, ha riferito il ministro.

Alla domanda se la Commissione non debba aspettare la ratifica da parte del Parlamento europeo dell’Accordo, prima di metterlo in applicazione provvisoria, e il pronunciamento chiesto dagli eurodeputati alla Corte di Giustizia dell’Ue, Urso ha risposto: “La mia opinione è che l’accordo provvisorio, che tutela, grazie proprio all’azione del governo italiano, la produzione agricola, debba entrare in vigore prima possibile. Ed è bene che su questa strada si prosegua, come ha dimostrato anche l’intesa raggiunta oggi dalla Commissione con l’India”.

“Io mi auguro – ha aggiunto il ministro – che altrettanto venga fatto, prima possibile, con gli Emirati, il Consiglio di Cooperazione del Golfo, l’Indonesia, gli altri paesi del Sud-Est asiatico” con cui la Commissione sta negoziando accordi commerciali. “Noi abbiamo bisogno di coinvolgere gli altri in una prospettiva di crescita che peraltro avvantaggia le nostre imprese, i nostri cittadini e i nostri lavoratori”.

Urso ha poi osservato ancora che “l’Europa deve lavorare a tutelare la produzione interna, a tutelare il mercato interno, ma nel contempo anche ad aprire nuovi mercati. L’Italia, seconda potenza industriale europea, come la Germania, grande attore industriale – ha spiegato -, ha la necessità di tutelare l’industria e il mercato interno europeo; ma nel contempo l’Italia, grande paese esportatore, quarto paese esportatore al mondo, e la Germania, che ancora è la principale nazione esportatrice in Europa, (2:21) hanno lo stesso interesse ad aprire nuovi mercati, come è stato fatto con il Mercosur”, che è “molto importante e significativo, perché è capace di recepire proprio le istanze e i prodotti del nostro continente, del nostro paese”; e come è stato fatto ancora “questa mattina, con l’accordo raggiunto dalla Commissione europea con l’India, che crea il più grande mercato del mondo, con 2 miliardi di persone”.

“Questa – ha ribadito il ministro – è la strada che noi vogliamo percorrere: da una parte tutelare l’industria, la produzione, il mercato interno, dalla concorrenza sleale, in modo da salvaguardare adeguati livelli occupazionali e il benessere delle nostre famiglie e dei nostri cittadini; nel contempo aprire nuovi mercati, perché sappiamo che l’Italia ha tutto da guadagnare”.

A chi ricordava che il governo, che sul Mercosur ha cambiato posizione o ora lo sostiene convintamente, dopo aver ottenuto dall’Ue le concessioni che aveva chiesto, ma non è riuscito a convincere le organizzazioni agricole a smettere di opporsi allo stesso Accordo, Urso ha replicato: “Il ministro dell’Agricoltura (Francesco Lollobrigida, ndr) ha fatto un ottimo lavoro: nessuno sperava che raggiungesse questo obiettivo di tutela della produzione agricola. D’altra parte – ha precisato – è chiaro che noi dobbiamo tutelare l’interesse generale, che è anche l’interesse prevalente. E penso che tutti comprendano quanto importante sia aprire il Mercosur ai prodotti italiani, ai prodotti dell’agroalimentare italiano, alle indicazioni geografiche, finalmente riconosciute. Come hanno dimostrato gli altri accordi su cui si è ben lavorato, e mi riferisco a quello con la Corea del Sud e prima ancora con il Cile, ma anche ai risultati dell’accordo con il Canada. Alla fine, l’Italia è un paese che ci guadagna sempre, dall’apertura dei mercati”.

“Noi siamo – ha ripetuto il ministro – la quarta potenza esportatrice al mondo: dopo i grandi giganti della Cina, degli Stati Uniti e della Germania, c’è l’Italia, che per demografia e prodotto interno lordo non è comparabile con gli altri giganti; e nonostante questo ha superato grandi paesi esportatori come la Corea del Sud, come il Giappone. Noi abbiamo interesse, da una parte come paese produttore industriale, a tutelare la produzione interna, e dall’altra come grande paese esportatore ad aprire i mercati. Ovviamente, con condizioni che non siano penalizzanti; dico meglio: che avvantaggino le nostre imprese. Questo – ha affermato Urso – accade con il Mercosur, e accadrà ancora di più con l’India. E io penso che possa svilupparsi una politica che restituisca finalmente un ruolo alla nostra Europa”.

Quindi, gli è stato chiesto, l’accordo Ue-India non presenta criticità? “Dobbiamo vedere poi nei dettagli”, ha risposto il ministro. “Ci sarà sicuramente qualcosa da migliorare; però abbiamo visto che è già stata messa da parte, per reciproca intesa, la produzione agricola degli uni e degli altri” almeno nei settori più sensibili. D’altra parte, ha rilevato, “per quanto riguarda alcuni prodotti italiani, anche agricoli come il vino e l’olio, si aprono dei mercati importanti; soprattutto si aprono mercati per quanto riguarda tutta la nostra meccanica, che è la principale voce delle nostre esportazioni”.

“Certo, ancora abbiamo visto soltanto qualche dichiarazione, dobbiamo vedere poi i documenti, analizzarli con le nostre associazioni di impresa, confrontarci nel governo e con gli altri colleghi europei. È iniziato un percorso, però la direzione – ha concluso Urso – è quella giusta”.

Olimpiadi, Conte: governo chiarisca ruolo degli agenti Ice in Italia

Roma, 27 gen. (askanews) – “Abbiamo invitato il governo a chiarire il ruolo degli agenti dell’Ice che si stanno macchiando di atti molto criticati e poco meritevoli negli Stati Uniti. Non possono certo venire ad esportare insicurezza qui in Italia”. Così il leader di M5s, Giuseppe Conte, parlando con i giornalisti all’uscita dal Senato.

“A proposito di sicurezza: il governo quanto ci mette a intervenire con un problema che è percepito come reale da tutti gli italiani? Non si tratta di creare ulteriori nuovi reati, di inasprire pene, qui si tratta di fare investimenti seri iniziamo a prendere i soldi buttati in Albania e portarli qui per la sicurezza nelle nostre strade”, ha aggiunto.

Usa, Kose (WB): crescita potenziale salita a +2,2 o +2,4%, oltre le attese

New York, 27 gen. (askanews) – L’economia statunitense potrebbe aver imboccato un sentiero di crescita potenziale più rapido secondo Ayhan Kose, vicedirettore economico della Banca Mondiale, dimostrando la resilienza degli Stati Uniti dopo una serie di shock globali.

In un’intervista alla piattaforma Dow Jones, Kose ha spiegato che il Pil Usa è cresciuto del 2,1% nel 2025, portando la media dal 2022 al 2,6%, contro il 2,2% del decennio pre-pandemia. Un ritmo che potrebbe suggerire un “livello più alto” di crescita potenziale rispetto all’attuale stima del Congressional Budget Office, pari all’1,8%. “Forse ora è al 2,2%, forse al 2,4%”, ha detto Kose, citando boom degli investimenti, politiche fiscali espansive e un miglioramento della produttività.

Un aumento della crescita potenziale implicherebbe la possibilità di espandere l’output senza pressioni inflazionistiche, riducendo la necessità di rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve e migliorando le prospettive di bilancio. La Banca Mondiale avverte che la ripresa pur positiva negli Usa, resta disomogenea per il resto del mondo, con un quarto dei Paesi in via di sviluppo che non ha ancora recuperato i livelli di reddito pre Covid. (fonte immagine: The White House)

Il controverso comandante Bovino e gli agenti Ice lasciano Minneapolis, arriva Honan lo "zar delle frontiere"

New York, 27 gen. (askanews) – Funzionari dell’amministrazione Trump hanno dichiarato a vari media che un numero imprecisato di agenti federali dell’Ice lasciano la città di Minneapolis, assieme al controverso comandante della polizia di frontiera Gregory Bovino. Sarà il responsabile per la sicurezza dei confini, Tom Homan, a prendere il comando delle operazioni, desiganto da Trump “zar delle frontiere”, commissario straordinario a capo delle operazioni di espulsioni di migranti. Il Dipartimento della sicurezza interna ha intanto sospeso tutti gli account di Bovino.

Lo stesso dipartimento ha annunciato che le registrazioni delle diverse telecamere indossate dagli agenti coinvolti nella sparatoria dell’infermiere Alex Pritti sono ora al vaglio degli investigatori.

Il presidente Donald Trump ha avuto lunedì sera un incontro di quasi due ore nello Studio Ovale con la discussa segretaria alla Sicurezza interna Kristi Noem e il suo consigliere Corey Lewandowski, mentre l’amministrazione riconsidera la gestione dell’operazione migratoria a Minneapolis dopo l’uccisione dell’infermiere Alex Pretti, il secondo civile colpito a morte da agenti federali nel mese.

Secondo fonti citate da CNN, il colloquio richiesto da Noem non ha riguardato la sua posizione o quella di Lewandowski, ma una discussione franca su come proseguire l’agenda migratoria del presidente in Minnesota in un clima di forte contestazione anche da parte di alcuni repubblicani. La Casa Bianca non ha commentato, ma ha ribadito il sostegno di Trump a Noem.

Iran, Tajani: riduzione personale ambasciata per “prudenza”

Roma, 27 gen. (askanews) – “Non è colpa nostra se in Iran c’è stata una carneficina con migliaia e migliaia di morti” ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani commentando la convocazione da parte di Teheran dell’ambasciatrice italiana con riferimento alle parole del ministro sui Guardiani della rivoluzione.

“Si parla di migliaia e migliaia di morti”, ha sottolineato Tajani, specificando che “questo è inaccettabile”.

Sulla riduzione del personale dall’ambasciata italiana in Iran Tajani ha spiegato che non è dovuta alla percezione di un attacco imminente, ma “per ragioni di sicurezza” e “prudenza” essendoci nel paese una “situazione di grave tensione”.

Tajani ha sottolineato che nell’ambasciata non c’è solo personale diplomatico, pertanto la Farnesina ha ritenuto prudente ridurre il numero del personale all’interno dell’ambasciata.

Mps: domani in cda regolamento su lista, sullo sfondo futuro di Mediobanca

Milano, 27 gen. (askanews) – Dinamiche contrastate oggi in Borsa per Mps (+0,85% a 8,769 euro) e Mediobanca (-0,93% a 16,99 euro), alla vigilia dell’atteso cda di Siena che dovrà deliberare sulla proposta di regolamento per la lista del cda predisposta dal Comitato nomine dopo la fumata nera della scorsa settimana, mentre resta da sciogliere il nodo del futuro assetto di Piazzetta Cuccia nell’ambito del piano di aggregazione.

Il board del 22 gennaio, su indicazione del presidente Nicola Maione e con il consenso di tutti i consiglieri, aveva deciso di effettuare ulteriori approfondimenti a riguardo, con l’obiettivo di giungere all’approvazione del regolamento con “una chiara formalizzazione delle regole di governance”, in vista dell’assemblea degli azionisti che il prossimo 4 febbraio voterà le modifiche statutarie, con la novità appunto dell’introduzione della lista del cda, che attende ancora l’ok della Bce. Il nodo è quello dell’esclusione o meno dei consiglieri sottoposti a indagine penale dai lavori per la lista, visto che l’AD Luigi Lovaglio è indagato nell’inchiesta della Procura di Milano sulla scalata a Mediobanca, assieme a Francesco Gaetano Caltagirone e al numero uno di Delfin Francesco Milleri. Domani si capirà se la possibile esclusione di Lovaglio verterà su tutto il processo di formazione della lista del cda o solo sulle fasi di consultazioni con gli azionisti.

Intanto proseguono i lavori per il piano di aggregazione Mps-Mediobanca che deve essere presentato alla Bce entro marzo. Secondo indiscrezioni di stampa, ci sarebbe all’interno del cda del Monte una divergenza di vedute anche sul futuro assetto di Piazzetta Cuccia, se restare autonoma e quotata o meno. Tra le ipotesi sul tavolo, ha scritto oggi La Stampa, quella di mantenere Mediobanca quotata, con l’idea di ricostituire il flottante per proporre una struttura di controllo simile a quella di Generali su Banca Generali, che comporterebbe per Mps una discesa nel capitale fino al 51% di Mediobanca, traducendosi in un incasso fino a 4,8 miliardi.

Le opposizioni criticano il governo, spillette "ICE Out" alla Camera. Tajani: non lo troverete per strada

Roma, 27 gen. (askanews) – “Intervengo per chiedere un’informativa in quest’aula del ministro degli Esteri ma soprattutto del ministro degli Interni sulla presenza negata, poi ammessa, poi vedremo, poi chissà, dell’Ice, la milizia trumpiana, squadracce di tagliagole, in occasione delle olimpiadi”. Si tratta di “assassini di Stato che nella totale impunità attraversano le strade dell’America terrorizzando, rastrellando, deportando e uccidendo chiunque osi opporsi. Sparano in testa alle persone, rapiscono bambini di due anni usati come esche per catturare i genitori”. Così il leader Avs Nicola Fratoianni, con una spilletta ‘Ice out’ appuntata sul bavero della giacca, come anche i suoi colleghi e le sue colleghe di partito. Alla richiesta di Alleanza verdi e sinistra si sono associate tutte le opposizioni.

Fratoianni ha attaccato il governo e in particolare Piantedosi: “Stiamo parlando di un ministro che interrogato sulla questione ha dichiarato: non vedo il problema. Cosa che a me pare gigantesca. Come gigantesco è il fatto che dal nostro governo, se non con voci timide e in ritardo, non sia arrivata una parola su quello che sta accadendo. Mentre Piantedosi diceva che non risultava” la presenza di agenti dell’Ice, “gli Usa l’hanno smentito. Delle due l’una: la prima è che il ministro ha mentito e sarebbe gravissimo. La seconda è che non abbia mentito e che non sapesse, e sarebbe ancora più grave. Alla faccia della centralità: veniamo trattati come zerbini”, ha concluso ricordando la raccolta di firme lanciata “meno di 24 ore fa” che è già arrivata a “40 mila firme per dire agli italiani mobilitiamoci contro questo scempio”.

“Non ci sentiamo al sicuro di fronte a un ministro dell’Interno che o non sa o non dice o mente” sulla presenza degli agenti Ice, gli ha fatto eco Vittoria Baldino (M5S), la quale si è rivolta “direttamente ai colleghi e alle colleghe per chiedere se c’è qualcuno in quest’aula che non pensa che quello che sta succedendo negli Stati Uniti non sia una barbarie, non sia indegno per un paese civile, qualcuno che non pensa che la minaccia a giornalisti italiani non sia un’offesa? E se non c’è nessuno che lo pensa – ha sottolineato – mi appello a voi: perché non vi alzate in piedi e consegnate la vostra posizione, una presa di distanza da chi sta armando le braccia di questi boia che oggi vorrebbero fare arrivare nel nostro Paese, a nostra insaputa. Questo silenzio non fa rumore”, ma “fa paura”.

“Abbiamo invitato il governo a chiarire il ruolo degli agenti dell’Ice che si stanno macchiando di atti molto criticati e poco meritevoli negli Stati Uniti. Non possono certo venire ad esportare insicurezza qui in Italia”. Così il leader di M5s, Giuseppe Conte, conversando con i cronisti all’uscita dal Senato. “A proposito di sicurezza: il governo quanto ci mette a intervenire con un problema che è percepito come reale da tutti gli italiani? Non si tratta di creare ulteriori nuovi reati, di inasprire pene, si tratta di fare investimenti seri iniziamo a prendere i soldi buttati in Albania e portarli qui per la sicurezza nelle nostre strade”, ha aggiunto.

Il dem Matteo Mauri ha parlato di un “balletto indecoroso dove a dichiarazioni si susseguono smentite. Piantedosi non vede il problema? Per noi è un attacco ai valori democratici, quello che sta accadendo in Usa non può passare inosservato, i governi dei paesi democratici, il governo italiano non può girarsi dall’altra parte perché questo vuol dire assumere una responsabilità e di questi tempi di fronte ad un attacco allo stato di diritto non ci si può girare dall’altra parte”. “Qui c’è in ballo la dignità del nostro paese”, ha proseguito invitando anche i “banchi della maggioranza” a sollecitare l’informativa. E riferendosi alle parole del ministro degli Esteri Tajani ha concluso: “Tajani dice ‘non cediamo l’ordine pubblico’. Ci mancherebbe” ma “mi preoccupo” quando il ministro afferma che ‘vengono per collaborare nelle sale operative’. L’ultima volta che ho visto nelle sale operative qualcuno che non doveva esserci era al G8. E di questa gente non mi fido”.

“Quello che sfugge a Tajani – ha evidenziato Riccardo Magi di +Europa – è che l’Ice rappresenta un fattore di insicurezza, la cui presenza ai Giochi preoccupa molti. Il Governo, invece che fare finta di non capire, ne dovrebbe prendere atto e riferire al Parlamento. L’Ice non è la benvenuta in Italia. Ci sarebbe piaciuto che Giorgia Meloni lo dicesse al suo amico Trump, e invece assistiamo all’ennesimo inchino dei finti patrioti della destra, in un governo che pur di compiacere Usa consente la sfilata delle squadracce della propaganda di Trump”.

Dal canto suo il ministro degli Esteri Antonio Tajani ai giornalisti presenti ad un evento sull’export italiano, promosso alla Farnesina, ha ribadito la situazione: durante le Olimpiadi di Milano-Cortina “non troveremo agenti dell’ICE in mezzo alla strada”, perchè “l’ordine pubblico in Italia, anche in occasione dei giochi olimpici di Milano-Cortina lo garantiranno esclusivamente i Carabinieri, la Polizia e la Guardia di Finanza, punto”. “Non sono coloro che si occupano della lotta all’immigrazione” gli agenti dell’Ice che “eventualmente” verranno in Italia, ha osservato Tajani, sottolineando che tali agenti svolgeranno “un ruolo di collaborazione soprattutto di tipo informativo”.

La presenza di altre forze di sicurezza in vista di un evento come quello delle Olimpiadi non è una novità, sottolinea il ministro, in quanto in queste occasioni è importante “prevenire i rischi”, seppur oggi “non abbiamo segnali particolari”. “Bisogna fare di tutto per prevenire qualsiasi atto ostile nei confronti dei Giochi”, ha precisato Tajani.

Euro sfiora 1,20 dollari, aggiorna i massimi da oltre 4 anni

Roma, 27 gen. (askanews) – Euro a un soffio da quota 1,20 dollari. La valuta condivisa è tornata ad apprezzarsi in maniera consistente sul biglietto verde nel pomeriggio, specularmente a nuovi cali del dollaro e in serata si scambia a 1,1975, dopo aver toccato un picco a 1,199. L’euro sale così ai nuovi massimi dal giugno del 2021, creando in prospettiva potenziali nuovi freni alle esportazioni dei paesi dell’area valutaria, in un quadro già non facilitato dai dazi commerciali.

Spillette ‘ICE Out’ alla Camera. Opposizioni: governo in aula

Roma, 27 gen. (askanews) – “Intervengo per chiedere un’informativa in quest’aula del ministro degli Esteri ma soprattutto del ministro degli Interni sulla presenza negata, poi ammessa, poi vedremo, poi chissà, dell’Ice, la milizia trumpiana, squadracce di tagliagole, in occasione delle olimpiadi”. Si tratta di “assassini di Stato che nella totale impunità attraversano le strade dell’America terrorizzando, rastrellando, deportando e uccidendo chiunque osi opporsi. Sparano in testa alle persone, rapiscono bambini di due anni usati come esche per catturare i genitori”. Così il leader Avs Nicola Fratoianni, con una spilletta ‘Ice out’ appuntata sul bavero della giacca, come anche i suoi colleghi e le sue colleghe di partito. Alla richiesta di Alleanza verdi e sinistra si sono associate tutte le opposizioni.

Fratoianni ha attaccato il governo e in particolare Piantedosi: “Stiamo parlando di un ministro che interrogato sulla questione ha dichiarato: non vedo il problema. Cosa che a me pare gigantesca. Come gigantesco è il fatto che dal nostro governo, se non con voci timide e in ritardo, non sia arrivata una parola su quello che sta accadendo. Mentre Piantedosi diceva che non risultava” la presenza di agenti dell’Ice, “gli Usa l’hanno smentito. Delle due l’una: la prima è che il ministro ha mentito e sarebbe gravissimo. La seconda è che non abbia mentito e che non sapesse, e sarebbe ancora più grave. Alla faccia della centralità: veniamo trattati come zerbini”, ha concluso ricordando la raccolta di firme lanciata “meno di 24 ore fa” che è già arrivata a “40 mila firme per dire agli italiani mobilitiamoci contro questo scempio”.

“Non ci sentiamo al sicuro di fronte a un ministro dell’Interno che o non sa o non dice o mente” sulla presenza degli agenti Ice, gli ha fatto eco Vittoria Baldino (M5S), la quale si è rivolta “direttamente ai colleghi e alle colleghe per chiedere se c’è qualcuno in quest’aula che non pensa che quello che sta succedendo negli Stati Uniti non sia una barbarie, non sia indegno per un paese civile, qualcuno che non pensa che la minaccia a giornalisti italiani non sia un’offesa? E se non c’è nessuno che lo pensa – ha sottolineato – mi appello a voi: perché non vi alzate in piedi e consegnate la vostra posizione, una presa di distanza da chi sta armando le braccia di questi boia che oggi vorrebbero fare arrivare nel nostro Paese, a nostra insaputa. Questo silenzio non fa rumore”, ma “fa paura”.

Il dem Matteo Mauri ha parlato di un “balletto indecoroso dove a dichiarazioni si susseguono smentite. Piantedosi non vede il problema? Per noi è un attacco ai valori democratici, quello che sta accadendo in Usa non può passare inosservato, i governi dei paesi democratici, il governo italiano non può girarsi dall’altra parte perché questo vuol dire assumere una responsabilità e di questi tempi di fronte ad un attacco allo stato di diritto non ci si può girare dall’altra parte”. “Qui c’è in ballo la dignità del nostro paese”, ha proseguito invitando anche i “banchi della maggioranza” a sollecitare l’informativa. E riferendosi alle parole del ministro degli Esteri Tajani ha concluso: “Tajani dice ‘non cediamo l’ordine pubblico’. Ci mancherebbe” ma “mi preoccupo” quando il ministro afferma che ‘vengono per collaborare nelle sale operative’. L’ultima volta che ho visto nelle sale operative qualcuno che non doveva esserci era al G8. E di questa gente non mi fido”.

“Quello che sfugge a Tajani – ha evidenziato Riccardo Magi di +Europa – è che l’Ice rappresenta un fattore di insicurezza, la cui presenza ai Giochi preoccupa molti. Il Governo, invece che fare finta di non capire, ne dovrebbe prendere atto e riferire al Parlamento. L’Ice non è la benvenuta in Italia. Ci sarebbe piaciuto che Giorgia Meloni lo dicesse al suo amico Trump, e invece assistiamo all’ennesimo inchino dei finti patrioti della destra, in un governo che pur di compiacere Usa consente la sfilata delle squadracce della propaganda di Trump”.

Mattarella in Emirati Arabi per suggellare stabilità rapporti

Dubai, 27 gen. (askanews) – Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è partito per gli Emirati Arabi e sarà ad Abu Dhabi e Dubai in visita di Stato fino al 29 gennaio. Il viaggio del capo dello Stato suggella il consolidamento dei rapporti tra Italia ed Emirati Arabi.

Si completa così un percorso di riavvicinamento dopo la fase critica del 2019-2020. Con l’attuale governo, infatti, i contatti si sono intensificati: ci sono state circa 30 visite di cui tre della presidente del Consiglio e una visita di Stato in Italia del Presidente Sheikh Mohamed bin Zayed al Nahyan nel febbraio scorso.

La visita di stato di Mattarella sarà centrata sul profilo economico: l’interscambio è raddoppiato nel 2025 arrivando a 9 miliardi, il tutto legato non solo agli idrocarburi ma anche al nostro export. A Dubai sono presenti circa 600 imprese italiane tra cui quelle che rappresentano i principali asset del paese, Eni, Fincantieri, Leonardo.

Sul versante politico, altrettanto rilevante, si discuterà ovviamente del ruolo che gli Emirati giocano nell’area come attore sempre più interessato alla sicurezza per poter procedere nello sviluppo economico. L’Iran rappresenta la principale minaccia ma gli Emirati sono presenti in Sudan, Yemen, Somalia, insomma hanno intensificato la loro proiezione esterna proprio per favorire la stabilità. In quest’ottica hanno recentemente sottoscritto gli accordi di Abramo per instaurare un rapporto anche con Israele nella prospettiva di un partenariato di sicurezza. A Gaza hanno avviato un impegno umanitario e hanno accettato l’invito di Trump ad entrare nel Board of peace. In questo senso i colloqui con il capo dello Stato saranno centrali vista la propensione al dialogo multilaterale degli Emirati. Ci sarà modo di discutere quindi sia di cooperazione culturale sia sui temi globali con un focus sui temi regionali tra i quali anche Siria e Libano.

Mattarella arriverà ad Abu Dhabi in serata accompagnato per il governo dal viceministro Edmondo Cirielli. Domani mattina visiterà la grande Moschea Sheikh Zayed, poi al Palazzo presidenziale ci saranno i colloqui con il Presidente Sheikh Mohamed bin Zayed al Nahyan. Nel pomeriggio il capo dello Stato si recherà alla Casa della famiglia abramitica, un luogo simbolico dove Papa Francesco incontrò l’Imam per sancire fratellanza e convivenza religiosa. Alle 18.30 Mattarella avrà un incontro con i rappresentanti italiani del mondo accademico e scientifico. Quindi il trasferimento a Dubai.

Il 29 gennaio il Presidente della Repubblica a Dubai incontrerà i rappresentanti delle imprese italiane, a mezzogiorno il colloquio con lo Sceicco di Dubai, nonchè vicepresidente e primo ministro degli Emirati Arabi Mohammed bin Rashid al Maktoum. Nel pomeriggio il rientro a Roma.

Ddl stupri, nuovo testo base senza la parola "consenso". Pd insorge ma Bongiorno insiste: rispettati patti

Roma, 27 gen. (askanews) – La Commissione Giustizia del Senato ha adottato come testo base del disegno di legge sulla violenza sessuale il testo unificato predisposto dalla presidente Giulia Bongiorno (Lega) che modifica quello approvato in maniera bipartisan dalla Camera togliendo il riferimento al consenso. I voti a favore sono stati 12 (ha votato anche Bongiorno) e 10 i contrari.

La presidente della commissione giustizia del Senato Giulia Bongiorno (Lega) ha presentato una nuova proposta di testo unificato che prevede un’innalzamento delle pene per violenza sessuale. L’articolo 609-bis del codice penale viene così: “Chiunque, contro la volontà di una persona, compie nei confronti della stessa atti sessuali ovvero la induce a compiere o subire i medesimi atti è punito con la reclusione da sei a dodici anni”, anziché da 4 a dieci anni.

“La volontà contraria all’atto sessuale deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso. L’atto sessuale è contrario alla volontà della persona anche quando è commesso a sorpresa ovvero approfittando della impossibilità della persona stessa, nelle circostanze del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso”, recita il testo. “La pena – prosegue il testo- è della reclusione da sette a tredici anni (anziché da sei a dodici, ndr) se il fatto è commesso mediante violenza e, minaccia, abuso di autorità ovvero approfittando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa. La pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi quando, per le modalità della condotta e per le circostanze del caso concreto, nonché in considerazione del danno fisico o psichico arrecato alla persona offesa, il fatto risulti di minore gravità”.

Ma lo stralcio della parola “consenso” è stato aspramente criticato dal Pd. “Si è consumata una brutta pagina di storia parlamentare perché un provvedimento che era stato approvato all’unanimità alla Camera e anche di un patto politico tra maggioranza e opposizione è stato strappato, calpestato, penso anche umiliato, ed è evidente che è venuto fuori un testo che non c’entra nulla con l’oggetto di quel patto, non migliora la legge, la ribalta, sostituisce il consenso con l’obbligo per la donna di dimostrare il proprio dissenso”. Così il presidente dei senatori Pd Francesco Boccia ha commentato l’adozione a maggioranza del testo Bongiorno come testo base sulla violenza sessuale in commissione Giustizia.

Bongiorno invece difende il testo: “Oggi nel codice la volontà della donna non c’è. Chi non vota questo testo rinuncia a introdurre nel codice la volontà della donna” ha detto la presidente della commissione Giustizia del Senato, Giulia Bongiorno, al termine della seduta in cui è stato adottato a maggioranza come testo base il suo testo unificato sulla violenza sessuale. “Su quel secondo comma io anzi mi aspettavo che sarebbe stata la mia parte politica a fare qualche opposizione. Io dico in caso di incertezza c’è la presunzione del dissenso, un concetto che non solo valorizza la donna, ma valorizza una presunzione a favore della donna e nei casi di incertezza”, ha spiegato. E per Bongiorno il patto tra Meloni e Schlein è stato rispettato: “Il patto era per mettere al centro di questa legge la volontà della donna, quindi il patto è stra-rispettato” ha detto Bongiorno, replicando alle opposizioni secondo cui con l’adozione a maggioranza del testo base sulla violenza sessuale si sia rotto il patto Meloni-Schlein che aveva caratterizzato il passaggio alla Camera con un voto bipartisan.

“Secondo me – aggiunge Bongiorno – questo testo fa un passo avanti rispetto alla Camera perché lì tutta la parte del ‘freezing’ lì non c’era. C’è una ‘presunzione di dissenso’ ogni qualvolta la donna non dice né sì né no perché è colta di sorpresa oppure c’è una situazione in cui è paralizzata, congelata dalla paura, il freezing”. “Poi ci sono alcuni che criticano il testo dicendo ‘non mi convince che ha levato l’interrogatorio’. Ma non si parla di interrogatorio! Io ho notato una serie di critiche da parte di persone che non hanno letto o non hanno approfondito. Io dico leggete e poi valutate”.

Le argomentazioni della relatrice non sono però bastate. “Il testo dell’emendamento è stato scritto da una donna ma dettato dal patriarcato”. Lo dice Michela Di Biase(Pd), relatrice del testo sul consenso approvato all’unanimità a Montecitorio. “Si tratta di una grande occasione persa, che farà compiere un grave passo indietro al nostro ordinamento”. Spiega la Di Biase: “La presidente della commissione Giustizia del Senato, senatrice Giulia Bongiorno, ha presentato e anche votato ù aspetto questo che non può passare inosservato ù un emendamento che compromette totalmente la proposta di legge sul consenso, già approvata all’unanimità alla Camera e che, recependo la Convenzione di Istanbul, avrebbe rappresentato un salto in avanti per la legislazione italiana, adeguandola a quella di numerosi altri Paesi che lo hanno già fatto”.

Conclude la parlamentare Pd: “lo giudico retrogrado e pericoloso, perché si allontana dal solco tracciato dalle sentenze della Corte di Cassazione, che riconoscono il consenso come elemento centrale. Con questo emendamento, il consenso scompare dall’ordinamento, rappresentando un arretramento inaccettabile per la tutela delle donne”.

“Proveremo in qualsiasi modo a posticipare per quanto possibile l’esame del testo e faremo tutto quello che il regolamento ci consente per impedire l’approvazione di un testo di cui non condividiamo assolutamente nulla”. Lo ha detto la senatrice Pd Valeria Valente dopo il voto in commissione Giustizia che ha adottato a maggioranza il testo Bongiorno come testo base. Valente ha spiegato che “a questo punto chiederemo un nuovo ciclo di audizioni”.

“Traditi tutti i patti, nel testo adottato non c’è più la parola consenso. Semplicemente si torna indietro anche rispetto alla giurisprudenza consolidata che aveva invece fatto fare significativi passi avanti; quella era la direzione da seguire. Abbiamo chiesto e ottenuto – dichiara la vicepresidente dem del Senato, Anna Rossomando – un nuovo ciclo di audizioni perché il testo Bongiorno è completamente diverso da quello su cui c’era stato il voto all’unanimità. Questo testo non può essere approvato”. C’è stata anche una protesta davanti al Senato contro il testo sulla violenza sessuale presentato da Giulia Bongiorno e adottato in commissione Giustizia come testo base con i voti della maggioranza. Un gruppo di manifestanti, la maggioranza donne, ha provato a sfilare a corso Rinascimento ma è stata bloccata dalla polizia con cui si sono registrati momenti di tensione: “Stanno discutendo sulla legge stupri e stanno bloccando il corpo delle donne. Pretendete di discutere un testo e non ci fate neanche passare. È una vergogna”, hanno protestato. nnalzando cartelli con le scritte “La destra tradisce le donne” e “Senza consenso è stupro”, le manifestanti hanno chiesto alle senatrici: “Escano fuori a difenderci, altre occupino l’aula, è una vergogna”. Tra gli slogan più urlati: “Allerta, allerta, che cammina, lotta transfemminista dalla sera alla mattina. Che tremi, che tremi ogni fascista, oggi Roma è transfemminista”.

Shoah, La Russa: presenti a tutti noi responsabilità anche italiane

Roma, 27 gen. (askanews) – “Le responsabilità anche italiane” della Shoah “sono presenti in tutti noi”. Lo ha detto il presidente del Senato, Ignazio La Russa, celebrando in aula il Giorno della Memoria.

“Abbiamo il dovere – ha sottolineato – di tramandare il ricordo della Shoah a chi verrà dopo di noi. Contrapponiamo la forza della memoria all’ignoranza, all’indifferenza che nutrono i semi dell’odio, del razzismo, dell’antisemitismo e dell’antisionismo. Odio, indifferenza e ignoranza non sono solo cicatrici del passato ma ferite aperte di fronte alle quali non possiamo rimanere indifferenti o voltarci dall’altra parte”.

“Il ricordo di quello che avvenne e le responsabilità anche italiane sono presenti in tutti noi così come i pericoli di questa fase storica incarnati da chi vorrebbe la non esistenza di Israele, di chi vorrebbe annullare il diritto di Israele a esistere”, ha aggiunto.

Frana di Niscemi, il capo della Protezione civile: l’intera collina sta scendendo verso la piana di Gela

Roma, 27 gen. (askanews) – “L’intera collina sta scendendo verso la piana di Gela: significa fondamentalmente che l’impatto è particolarmente complesso”. Lo ha detto il capo della Protezione civile, Fabio Ciciliano durante il sopralluogo a Niscemi, comune del Nisseno colpito da una frana che ha comportato l’evacuazione di centinaia di famiglie.

“Ci sono delle case prospicienti sul coronamento della frana che ovviamente non potranno più essere popolate – ha spiegato Ciciliano in una dichiarazione trasmessa da RaiNews24 – quindi è necessario ragionare insieme al sindaco su una delocalizzazione definitiva di queste famiglie. C’è ovviamente una fascia di sicurezza che deve essere analizzata”.

“Un dato è certo – ha evidenziato ancora il capo della Protezione Civile -: la frana è assolutamente ancora attiva, l’ho documentato io stesso, quindi è chiaro a tutti che la situazione è particolarmente critica”.

Iran, Trump dispiega "una grande armata" ma non chiude al negoziato

Roma, 27 gen. (askanews) – Gli Stati Uniti starebbero valutando attacchi mirati contro funzionari e comandanti iraniani di “alto livello” dopo aver dispiegato nella regione quella che lo stesso presidente americano Donald Trump ha definito “una grande armata, più grande di quella in Venezuela”. Una fonte del Golfo ha detto al Middle East Eye che gli attacchi in risposta alla repressione delle manifestazioni di piazza potrebbero avvenire già questa settimana, ma in un’intervista ad Axios Trump ha affermato che la diplomazia rimane ancora un’opzione, perchè Teheran “vuole raggiungere un accordo”.

Secondo fonti a conoscenza della situazione sentite da Axios, il presidente americano non ha ancora preso una decisione e potrebbe tenere nuove consultazioni questa settimana, nel corso delle quali gli verranno presentate diverse opzioni militari. Nei giorni scorsi, il Wall Street Journal aveva fatto sapere della richiesta di Trump ai suoi collaboratori di mettere a punto opzioni militari “decisive” contro l’Iran. Opzioni ora rafforzate dall’arrivo nella regione della portaerei USS Abraham Lincoln, entrata ieri nell’area di responsabilità del Centcom, e dal dispiegamento di altri caccia F-15 e F-35, più aerei cisterna per il rifornimento e altri sistemi di difesa aerea.

In un intervento pubblicato sul Wsj, il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha ammonito che l’Iran “risponderà al fuoco con tutte le sue forze”, se dovesse subire “un nuovo attacco” dopo quello dello scorso giugno. Si trattarebbe di “uno scontro totale” che “travolgerebbe tutta la regione”, ha aggiunto Araghchi.

Stando a indiscrezioni di stampa, Arabia Saudita, Oman, Qatar e Turchia hanno espresso contrarierà a un intervento militare in Iran, e ieri gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato ufficialmente che non consentiranno che il loro spazio aereo, il loro territorio o le loro acque territoriali vengano utilizzati per azioni militari ostili contro l’Iran. Intanto, gruppi armati iracheni legati all’Iran hanno fatto sapere di essere pronti a intervenire a sostegno di Teheran.

Poche ore dopo l’intervista di Trump ad Axios, un alto funzionario americano ha detto alla stampa che la Casa Bianca “è pronta a fare affari” quando si tratta dei negoziati con l’Iran: “Se vogliono contattarci, e loro sanno quali sono i termini, allora possiamo parlarne”.

I termini fissati dagli Stati Uniti per un accordo sono la rimozione di tutto l’uranio arricchito dall’Iran, un limite alle scorte di missili a lungo raggio, un cambiamento della politica iraniana di sostegno ai proxies nella regione e il divieto di arricchimento indipendente dell’uranio nel Paese. Gli iraniani hanno più volte espresso disponibilità a un negoziato con gli Stati Uniti, a patto che si basi sul “reciproco interesse”, sul “rispetto reciproco” e non sia invece uno strumemnto per imporre la volontà di una parte sul’altra.

Giorno Memoria, Gad Lerner: “Trump? Anche Hitler fece ciò che promise”

Modena, 27 gen. (askanews) – “Questi aspiranti dittatori, inebriati del proprio potere, quando promettono di fare qualcosa, poi lo fanno, poi ci provano. Hitler nel 1925 pubblicava il ‘Mein Kampf’ che aveva scritto in galera e gli davano del matto per i propositi di sterminio che conteneva quel libro. Sette anni dopo era al potere e lo ha fatto. E allora chi si stupisce perché dice ‘Eh, vabbè, Trump le spara grosse, ma poi si sa che torna indietro’. La storia ci dice il contrario”. Lo ha affermato il giornalista Gad Lerner a margine del convegno “Sentinella, a che punto è la notte?” che si è tenuto questa mattina al Cinema Arena di Modena, in occasione del Giorno della Memoria.

Lerner ha lanciato un chiaro appello a distinguere: “Non tutti gli ebrei sono israeliani. Non tutti gli israeliani teorizzano il rifiuto alla nascita di uno Stato palestinese”. E ha messo in guardia dalle generalizzazioni antisemite, che “rischiano di tornare fuori” e “fanno male esattamente ai palestinesi, perché se la causa palestinese viene insozzata dal pregiudizio antisemita, la paga”.

Il giornalista, che si definisce “ebreo dissidente”, ha ribadito la sua posizione: “Io voglio che nasca lo Stato di Palestina, ma voglio poter continuare a chiamare Israele, il luogo in cui sono nati i miei genitori, i miei nonni materni, in cui vive gran parte della mia famiglia, perché ci sono 7 milioni di ebrei laggiù e non hanno un altro posto in cui andare. Puoi recriminare sulle vicende storiche, puoi avere opinioni sul fatto se l’esserci andati o meno, ma non era una scelta di comodità, erano fuggiaschi e profughi anche loro”.

La tragedia, ha concluso Lerner “è che hanno causato nuovi profughi e nuovi fuggiaschi e non hanno saputo comporre la convivenza. Ma noi che abbiamo la fortuna di vivere al di fuori della zona di guerra, dobbiamo aiutare israeliani e palestinesi a incontrarsi, a riconoscersi, a non aizzarli a continuare una guerra”.

Di Paolo Tomassone –

Montaggio Claudia Berardicurti

Immagini askanews

Statuto, dopo ristampe di "Tempi Moderni" e "RiSKAtto" parte il tour

Roma, 27 gen. (askanews) – La storica band mod torinese Statuto ristampa due classici della propria discografia e parte in tournée. A partire da venerdì 13 febbraio saranno disponibili per Sony Music gli album “Tempi Moderni” del 1997 e “Riskatto” (1999), da quest’ultimo prende il nome il tour club che si inaugura lo stesso giorno da Milano.

Il primo album pubblicato originariamente nel 1997 torna in versione doppio vinile 180 grammi e CD. “Tempi Moderni” contiene 12 canzoni in puro stile “brit e power pop” con ricchi arrangiamenti chitarristici e orchestrali, ammiccanti alle migliori produzioni di Blur e Oasis, al punto che fu proprio la mod band torinese ad aprire il tour italiano della band dei fratelli Gallagher nel 2002. L’album sancì l’inizio della collaborazione con il produttore artistico Carlo Ubaldo Rossi. La formazione dell’epoca comprendeva: Oscar Giammarinaro (voce), Rudy Ruzza (basso), Giovanni Deidda (batteria) e Alex Loggia (chitarra).

Il secondo lavoro uscito nel 1999, sarà ora disponibile in due versioni vinile: nero 180 grammi e picture disc, ma anche CD. “Riskatto” racchiude 14 canzoni, delle quali: 11 versioni in italiano dei brani più celebri dello ska inglese (Madness, Specials, Bad Manners e Selecter), due versioni ska di classici dei ’60 italiani (Bandiera Gialla e Bada Bambina) e un brano dedicato al Grande Torino in occasione del cinquantenario della tragedia di Superga (“Grande” con testo dello scrittore Gianpaolo Ormezzano). Nel disco, sempre prodotto da Rossi, spicca la partecipazione di Rettore, che canta la versione italiana di “On my radio” dei Selecter. A motivare la scelta di un album dedicato interamente allo ska “2-Tone” contribuì il pubblico degli Statuto, che dopo un disco senza neanche un brano ska, aveva richiesto a gran voce una nuova uscita che riportasse alle radici della band. La formazione dell’epoca comprendeva: Oscar Giammarinaro (voce), Rudy Ruzza (basso), Giovanni Deidda (batteria) e Valerio Giambelli (chitarra).

In occasione della nuova pubblicazione in particolare di “RiSKAtto” gli Statuto partono con il tour club omonimo, curato da Barley Arts, in cui presenteranno dal vivo tutti i brani del disco con gli arrangiamenti originali dell’epoca. A questi si aggiungeranno le loro hit storiche come “Abbiamo vinto Il Festival”, “In Fabbrica”, “Ragazzo Ultrà”, e molte altre. Dopo le più di 50 date del loro “Football Tour”, la band torna sui palchi di tutta Italia con uno spettacolo tutto nuovo e con ricco set strumentale. Sul palco Oscar Giammarinaro (voce), Zak Loggia (chitarra), Alessandro Loi (basso), Giulio Arfinengo (batteria), Gigi Rivetti (tastiere), Lorenzo Bonaudo (tromba) e Daniele Bergese (sax).

Ecco le prime date del tour (in aggiornamento): 13/2 Milano Arci Bellezza, 17/2 Torino Blah Blah (showcase repertorio “Tempi Moderni”), 20/2 Roma Defrag, 21/2 Castiglione del Lago (PG) Darsena, 22/2 Torino Blah Blah, 7/3 Bergamo INK Club e 12/3 Bologna Locomotiv Club.

Giorno Memoria, Mattarella: no a menzogne despoti, nella nostra Repubblica non c’è posto per l’odio razziale

Roma, 27 gen. (askanews) – Il solo ricordo, seppur sincero e doveroso, la condanna di quanto accaduto non bastano, anzi sarebbe un “errore”, un’occasione mancata, confinare la tragedia della Shoah nei libri di storia o nella riflessione storica. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella celebra al Quirinale il Giorno della Memoria, ascoltando, tra le altre, la testimonianza, forte e dolorosa, della senatrice Liliana Segre a cui rinnova la “riconoscenza” della Repubblica davanti agli attacchi, “volgari e imbecilli”, che ancora le vengono rivolti, anche sulla situazione in Palestina (e lei tiene il punto: “Non si può usare Gaza contro il Giorno della Memoria”). Poi pronuncia, davanti alla premier, ai presidenti delle Camere e a mezzo governo, ai rappresentanti della Comunità ebraica, un discorso in cui tiene insieme passato e presente. Perchè è, purtroppo, ancora questione attuale e di fronte ai rigurgiti antisemiti che percorrono l’Europa anche il Parlamento italiano si è mosso: oggi la commissione Affari Costituzionali del Senato ha adottato a maggioranza, con il voto favorevole di Italia Viva e contrario di Pd, M5s e Avs, il testo base sul ddl antisemitismo.

Non è solo storia, non è solo ricordo, dunque, il Giorno della Memoria nella riflessione del Capo dello Stato. Per almeno due ragioni. La prima è che la Repubblica italiana e la sua Costituzione “sono sorte dal sangue innocente dei deportati nei campi di sterminio, dei combattenti per la libertà” e per questo “nella Repubblica non c’è posto per il veleno dell’odio razziale” e “per coloro che predicano la violenza” e la discriminazione. La seconda è che la grande e rovinosa “menzogna” – il cui “frutto velenoso” è stato lo sterminio di sei milioni di ebrei -, la menzogna, che si possa fare una graduatoria tra gli uomini, una classificazione “superiorità e inferiorità”, è circolata tra i totalitarismi del Novecento e ancora circola tra i despoti.

“Di queste menzogne si sono nutriti i totalitarismi del Novecento” e “se ne alimentano ancora oggi razzismo e antisemitismo. A queste menzogne attingono ai giorni nostri i despoti, gli aggressori” avverte il Capo dello Stato chiedendo che l’Europa promuova “un’azione rigorosa” contro ogni manifestazione di “razzismo e antisemitismo”. Si tratta di una “menzogna che si sviluppa lungo la storia e di cui la Shoah è stata la conseguenza più grave e mostruosa”, uno sterminio “lungamente progettato” e “accuratamente programmato nei minimi dettagli” che “racchiude in sè tutto il male che l’uomo è in grado di commettere quando si lascia contagiare”, per viltà, per interesse e per indifferenza dal virus dell’odio e del razzismo.

Poi Mattarella guarda alla storia d’Italia e sottolinea che “da italiani” non possiamo che rievocare con angoscia la persecuzione degli ebrei nel nostro Paese, “traditi dalle legge razziali volute dal fascismo”, da tanti “dei suoi adepti venduti ai carnefici nazisti, con la complicità della monarchia, di tanti che si ritenevano intellettuali, di parte della popolazione”. In questo “buio”, nella notte “senza stelle e senza speranza” di Elie Wiesel, che il presidente cita, “si sviluppò una fitta nebbia di paura, di indifferenza, di opportunismo” che pervase anche “cittadini irreprensibili”. Quando la ragione “si offusca”, quando l’umanità “si inaridisce” accadono cose mostruose. Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in una dichiarazione, condanna “la complicità del regime fascista nelle persecuzioni, nei rastrellamenti, nelle deportazioni. Una pagina buia della storia italiana, sigillata dall’ignominia delle leggi razziali del 1938”.

Infine, Mattarella lega la giornata di oggi all’evento “decisivo”, che si celebra quest’anno, gli ottanta anni della Repubblica nata “contro le ideologie disumane e sanguinarie” e dove “non c’è posto” per il razzismo, “per i germi della discriminazione”, “per chi coltiva l’odio”. Questo patriottismo “italiano e repubblicano” “ci rende custodi della democrazia”, che, ieri e oggi, a tutte le latitudini, parte dal “rispetto della dignità della persona umana”.

Calcio, il figlio di Commisso è il nuovo presidente della Fiorentina

Roma, 27 gen. (askanews) – La Fiorentina ha annunciato che il Consiglio di Amministrazione della società ha nominato Giuseppe Commisso – figlio di Rocco, morto lo scorso 16 gennaio – nuovo presidente del club viola. Nel corso della riunione, il Consiglio ha inoltre confermato Mark Stephan nel ruolo di Chief Executive Officer e Alessandro Ferrari nel ruolo di General Manager. Giuseppe Commisso assume la carica di presidente dopo aver già ricoperto ruoli di rilievo all’interno della governance del club.

“È per me un grande onore assumere la presidenza della Fiorentina”, ha dichiarato Giuseppe Commisso. “Desidero esprimere il mio pieno sostegno a Mark Stephan e a Alessandro Ferrari, la cui leadership e continuità manageriale rappresentano un elemento fondamentale per il presente e il futuro delcClub. Colgo inoltre questa occasione per ringraziare mia madre, Catherine: la sua nomina nel Consiglio di Amministrazione come membro riflette la continuità dell’impegno della nostra famiglia, seguendo le orme di quanto fatto da mio padre, Rocco. Sono profondamente determinato a portare avanti l’eredità di mio padre e la visione che ha costruito per la Fiorentina. Continueremo a lavorare con determinazione per rafforzare il club, nel pieno rispetto dei suoi valori, della sua storia e del legame con la città e i suoi tifosi, così come mio padre ha fatto fino ad oggi”.

Intesa tra Ass. maestri sci italiani e Avis su donazione sangue e salute

Milano, 27 gen. (askanews) – Un protocollo d’intesa volto a promuovere la donazione di sangue e plasma, la tutela della salute e l’importanza di corretti stili di vita, anche attraverso i valori positivi dello sport. È quanto sottoscritto il 27 gennaio a Milano da Avis e Associazione maestri di sci italiani (Amsi). L’accordo, firmato dai presidenti nazionali Oscar Bianchi e Luciano Stampa, ha durata triennale e si inserisce in un percorso di collaborazione orientato alla condivisione di obiettivi e valori comuni.

L’intesa nasce con l’obiettivo di favorire e promuovere la diffusione di messaggi di sensibilizzazione legati alla donazione, alla salute e al benessere, valorizzando il ruolo educativo dello sport. Le parti si impegnano a valutare, nel tempo, possibili occasioni di collaborazione e momenti di confronto, nel rispetto delle rispettive finalità istituzionali, con l’intento di rafforzare il legame tra pratica sportiva, responsabilità sociale e cultura della solidarietà.

“Questo accordo non fa altro che ribadire l’attenzione che da sempre la nostra associazione ripone verso il tema della salute e dell’attività fisica. Mantenere corretti stili di vita è il dovere principale di qualsiasi donatrice o donatore e siamo molto lieti che una realtà come Amsi abbia colto questa opportunità” ha commentato il presidente di Avis Nazionale, Oscar Bianchi, spiegando che “in fin dei conti, non c’è miglior donatore di sangue e plasma di una persona che pratica attività sportiva. È significativo, aggiungo, che questa firma arrivi a pochi giorni dall’inizio delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina, come a voler testimoniare il desiderio che anche Avis ha di prendere parte da protagonista, seppur simbolico, a questo evento così atteso”.

“Per Amsi questo Protocollo d’Intesa rappresenta una scelta di valore civico, che riconosce nello sport uno strumento di responsabilità sociale e di attenzione alla salute. I maestri di sci, nel loro ruolo professionale, sono quotidianamente a contatto con famiglie, giovani e sportivi e contribuiscono a diffondere una cultura della sicurezza, dei corretti stili di vita e del rispetto della persona” ha dichiarato il presidente Amsi, Luciano Stampa, rimarcando che “l’intesa con Avis rafforza il legame tra sport e comunità, confermando il valore sociale dello sport come patrimonio condiviso”.

I donatori sono complessivamente 1.678.573 (28 ogni 1.000 abitanti), il 66% è composto da uomini e il 34% da donne. Ogni anno vengono effettuate oltre 3 milioni di donazioni. Avis è la più grande associazione di donatori di sangue italiana. Fondata nel 1927 a Milano, oggi conta su oltre 3.300 sedi presenti su tutto il territorio nazionale e su più di 1,3 milioni di soci. L’Amsi oggi rappresenta oltre 14mila maestri di sci ed oltre 400 scuole distribuite in tutta Italia.

Teatro, a Roma arriva "Aria" di Veera Kinnunen e Antonio Careri

Roma, 27 gen. (askanews) – Dopo il successo delle prime date, “Aria”, lo spettacolo prodotto e coreografato da Veera Kinnunen e Antonio Careri (We Are Entertainment) e scritto da Chiara Menichetti, arriva a Roma per una tappa della tournée italiana, martedì 10 febbraio alle ore 20.30 al Teatro Ghione.

“Aria” è un’opera intensa e profondamente contemporanea che unisce narrazione e danza latino-americana per raccontare una storia di caduta, consapevolezza e rinascita. Ospite speciale della serata romana sarà Pasquale La Rocca, ballerino di fama internazionale e vincitore di due edizioni di Ballando con le Stelle. Lo spettacolo racconta la storia di una donna fragile e fortissima allo stesso tempo, che vive di gentilezza e di un bisogno d’amore mai colmato. Un evento traumatico – la perdita del lavoro e un amore illusorio – diventa il punto di rottura che la costringe a guardarsi dentro. Da qui prende forma un viaggio interiore profondo, che attraversa ferite mai rimarginate, ricordi d’infanzia, abbandoni e sensi di colpa, fino alla scoperta più difficile e liberatoria: non tutto il dolore è una colpa. La danza diventa linguaggio dell’anima, corpo che parla quando le parole non bastano più. Attraverso i cinque balli del mondo latino-americano e un universo musicale che spazia da Leonard Cohen alle grandi power ballad contemporanee, “Aria” dà vita a un racconto intimo ma universale, capace di toccare chiunque abbia conosciuto la perdita, la paura e il desiderio di rinascere. Il perdono – verso gli altri e verso sé stessi – è il vero atto rivoluzionario dello spettacolo. Ed è proprio da lì che Aria rinasce, aprendosi finalmente alla luce della “vita vera”. Uno degli elementi più potenti dello spettacolo è senza dubbio il suo corpo di ballo, composto da ballerini italiani di altissimo livello internazionale, molti dei quali hanno costruito la propria carriera all’estero. Dietro ogni interprete ci sono storie personali importanti, percorsi complessi, che hanno trovato nella danza una via di riscatto, disciplina e libertà.

La missione dello spettacolo – e della produzione We Are Entertainment – è riportare questi talenti in Italia, offrendo loro una concreta possibilità lavorativa nel proprio Paese e permettendo al pubblico italiano di scoprire artisti che sono, a tutti gli effetti, tra i migliori al mondo.

Autrice, coreografa e interprete, Veera Kinnunen è una delle figure più conosciute della danza latino-americana in Italia e in Europa, ha costruito una carriera internazionale che l’ha portata sui più importanti palcoscenici televisivi e teatrali, diventando nota al grande pubblico grazie a Ballando con le Stelle, dove ha dimostrato qualità tecniche e una forte sensibilità artistica e narrativa.

Eleonora Teti Press Office e PR Manager

L’Iran convoca l’ambasciatrice italiana dopo le dichiarazioni del ministro degli Esteri sui Pasdaran

Roma, 27 gen. (askanews) – L’Iran ha convocato l’ambasciatrice italiano, Paola Amadei, per “le dichiarazioni irresponsabili del ministro degli Esteri italiano sui Guardiani della rivoluzione”. E’ quanto riporta l’agenzia di stampa Tasnim. Ieri il ministro Antonio Tajani ha annunciato che giovedì, alla riunione dei ministri degli Esteri europei a Bruxelles, proporrà l’inclusione dei Guardiani della Rivoluzione nella lista delle organizzazioni terroristiche.

Stando a quanto riportato dall’agenzia Tasnim, il direttore generale per l’Europa occidentale del ministero degli Esteri iraniano, Alireza Yousefi, “ha protestato con fermezza” durante l’incontro con l’ambasciatore italiano per “le posizioni irresponsabili del ministro degli Esteri italiano, citando lo status giuridico dei Guardiani della rivoluzione come parte delle forze armate ufficiali della Repubblica Islamica
dell’Iran”. Yousefi ha quindi ammonito sulle “conseguenze distruttive di qualsiasi designazione contro i Guardiani della rivoluzione e ha chiesto di rivedere gli approcci sconsiderati del ministro degli Esteri italiano nei confronti dell’Iran”.

Fisco, sale contributo 2×1000 a partiti nel 2025. Primi Pd, FdI e M5S

Roma, 27 gen. (askanews) – Salgono le donazioni che i contribuenti italiani versano ai partiti attraverso il meccanismo del 2×1000, scelto l’anno scorso da oltre 2,2 milioni di italiani.

Dai dati diffusi dal Dipartimento delle finanze del Ministero dell’Economia emerge che con le dichiarazioni dei redditi rese nel 2025 (sui redditi 2024) il totale dei contributi è salito a 32,5 milioni di euro rispetto ai 29,7 milioni donati l’anno precedente.

Primo beneficiario del 2×1000 si conferma il Partito Democratico, scelto da 632.803 contribuenti per un totale salito a 10,57 milioni di euro rispetto ai 10,28 milioni di euro del 2024.

Crescita per Fratelli d’Italia che si piazza al secondo posto con 6,61 milioni di euro (erano 5,65 milioni nel 2024) versati da 435.855 contribuenti. Al terzo posto il Movimento Cinque Stelle che vede i contributi salire dai 2,73 milioni del 2024 a 3,17 milioni di euro da parte di 272.880 contribuenti.

In aumento anche Sinistra Italiana da 1,42 a 1,68 milioni di euro da 132.020 contribuenti, Europa Verde-Verdi da 1,49 a 1,54 milioni da 139.503 contribuenti, Azione da 1,28 a 1,51 milioni di euro da 66.275 contribuenti e +Europa da 821mila euro a 1,02 milioni di euro. In crescita anche Noi Moderati da 157mila a 195mila euro.

Sostanzialmente stabili i contributi versati con le dichiarazioni 2025 alla Lega per Salvini Premier a 1,14 milioni (erano 1,15 nel 2024) da 87.027 contribuenti così come quelli a Italia Viva, pari a 1,13 milioni rispetto agli 1,11 del 2024, e a Forza Italia (800mila euro rispetto ai 788mila euro del 2024).

Segre: "Non si può usare Gaza contro il Giorno della Memoria"

Roma, 27 gen. (askanews) – “Non si può usare Gaza contro il Giorno della Memoria”. Lo ha detto la senatrice a vita Liliana Segre, intervenendo alle celebrazioni della Giornata della Memoria al Qurinale.

“Oggi – ha detto la senatrice rispondendo alle domande di alcuni ragazzi – siamo arrivati a un’espansione dell’antisemitismo. Per cui la colpa risale a ritroso nella linea del tempo e ci tocca leggere frasi come ‘le vittime di allora hanno perpetrato un nuovo genocidio”. Un pensiero delirante e ripugnante alla base delle ritorsioni che stanno colpendo il Giorno della Memoria. Mi chiedo: ‘si può parlare di Gaza nel Giorno della Memoria? Certamente se ne può parlare. Il valore universale degli insegnamenti che derivano dalla Shoa ci porta a riflettere sempre sulle tragedie e i crimini che ancora dilagano nel mondo. Si può, si deve parlare di Gaza, di Iran di Ucraina, di Venezuela e di Sudan, e di tutto ciò che offende la dignità e chiama in causa la nostra responsabilità di cittadini di un mondo globale. Il problema è un altro: non si può usare Gaza contro il Giorno della Memoria. Tentare di oscurare o alimentare o lasciar correre ossessivi tentativi di banalizzazione di distorsione e di inversione della Shoa non si può accettare che diventi una vendetta sulle vittime di allora”.

“Secondo Segre, “quello che ancora tutti non sembrano aver capito è che il Giorno della Memoria non è per gli ebrei. E’ principalmente per tutti gli altri. Serve per ricordare la nostra storia, quello che fece l’Italia fascista di allora, la Germania nazista e molti stati europei contro le razze considerate inferiori, contro i più deboli e i diversi. Contro l’umanità. Il giorno della memoria è per ricordare i carnefici ma anche quelli che si opposero, e i giusti che tentatorono a costo della vita di salvare i perseguitati”.

Pedagogista Novara: ottimo stop social Francia, Italia cosa aspetta?

Roma, 27 gen. (askanews) – “Ottima la decisione del Parlamento francese che rompe gli indugi e promuove, come già l’Australia e Danimarca, un intervento concreto e regolativo a favore delle nuove generazioni. Un limite reale a applicabile, non come quello italiano, legato alla privacy, che nessuno rispetta”: è il commento di Daniele Novara, pedagogista, autore di best seller e direttore del CPP, sulla probabile approvazione, in Francia, di una legge che vieta l’utilizzo dei social agli under 15.

“Questo è un segnale forte anche per l’Italia che sembra invece incapace di prendere una decisione, nonostante l’intervento dei pediatri e la grande raccolta di firme (con ormai 110.000 adesioni) realizzata dal sottoscritto con Alberto Pellai nella quale chiediamo lo stop dei cellulari fino a 14 anni e dei social fino a 16”, ha aggiunto.

“Oltralpe inizia finalmente un’inversione di tendenza. Ormai è sempre più chiaro come social si basino su logiche di marketing, di business e, in secondo luogo, siano anche veicolo di messaggi pericolosi e nefasti. L’Europa deve fare attenzione e guardarsi da congegni che creano un controllo sulle persone e sulle opinioni pubbliche”, ha sottolineato.

“Tornando però sul lato pedagogico, finalmente ci si rende conto che la retorica dei nativi digitali inizia a essere superata da una visione più realistica e più tutelante nei confronti delle nuove generazioni. Quando un ragazzo di 13 o 14 anni passa otto ore davanti a smartphone e social, la sua vita è compromessa, la speranza si affievolisce, le risorse si spengono. A partire dagli esiti scolastici immancabilmente disastrosi”, ha ricordato.

“Non abbiamo bisogno che questi dispositivi rovinino i bambini e ragazzi, abbiamo bisogno che in Italia la politica finalmente si svegli”, ha esortato il pedagogista invitando “Parlamento, Governo e istituzioni, per favore, a dare un segnale.

“Il mio è un appello: l’Europa e l’Australia hanno preso decisioni non solo giuste ma necessarie e anche in Italia l’opinione pubblica è favorevole a introdurre limitazioni. Cosa state aspettando?”, ha concluso.

Schlein a Niscemi: pochi 100 milioni per i danni, dirottare un miliardo dal Ponte di Messina

Roma, 27 gen. (askanews) – Per fare fronte ai danni provocati dal maltempo al sud sono “insufficienti” i 100 milioni stanziati, il Pd chiede di “dirottare un miliardo” dai soldi per il ponte di Messina. Lo dice la segretaria Pd Elly Schlein, a margine della sua visita a Niscemi, il paese in provincia di Caltanissetta colpito da una grande frana. In generale, ha spiegato, il ciclone ha provocato “2 miliardi di danni, è insufficiente la cifra di 100 milioni stanziata ieri. Chiediamo di trovare tutte le risorse che servono per dare risposte immediate a questi territori”.

Aggiunge la Schlein: “Abbiamo proposto che venisse immediatamente dirottato un miliardo che era stato messo sul progetto del ponte ma che non potrà essere usato nel 2026 per il blocco della corte dei conti. Metterlo immediatamente a disposizione per dare risposte ai territori che sono stati colpiti”.

Chiediamo che la situazione di Niscemi sia trattata nella sua specificità, è una situazione particolare, molto delicata. La frana è ancora attiva, c’è bisogno di tutte le competenze migliori” ha detto Schlein parlando a Niscemi.

“Il Pd – ha insistito – chiede che ci sia una trattazione specifica della situazione di Niscemi, perché è pregressa rispetto alla brutalità con cui il ciclone si è abbattuto in questi giorni”. “Siamo qui – ha precisato – per dare tutta la nostra vicinanza alla comunità di Niscemi per la frana che ha colpito drammaticamente il territorio. C’è grande apprensione, ci sono 1.500 persone sfollate. Bisogna mettere in sicurezza le persone e il territorio, dare loro una prospettiva chiara. Siamo pronti come Pd a fare la nostra parte per dare tutto il supporto necessario a questo territorio”.

Il Pd è pronto a collaborare per affrontare le conseguenze del ciclone che ha colpito il sud Italia e chiede, tra le altre cose, di “sospendere tutti i tributi” nelle zone colpite ha aggiunto la segretaria democratica Elly Schlein parlando a margine della sua visita a Niscemi. “Ci sono danni ingenti, mi recherò anche io nelle località della costa ionica per vedere con quale brutalità il ciclone si è abbattuto. Bisogna dare risposte presto a queste comunità, bisogna in prospettiva fare molto di più sulla tutela dei nostri territori, sulla prevenzione del dissesto idrogeologico. Anche per questo sarebbe più utile destinare lì risorse che sono state messe su infrastrutture inutili che non potranno andare avanti”.

“Abbiamo chiesto – ha spiegato – di sospendere tutti i tributi delle persone e delle imprese coinvolte. Non dimentichiamo che questo ciclone si è abbattuto su attività economiche che hanno chiuso, lavoratori che non stanno lavorando, agricoltori che hanno avuto danni ingenti. C’è moltissimo da fare e noi siamo pronti a fare la nostra parte”.

Calcio, stop Barella: non parte per Dortmund

Roma, 27 gen. (askanews) – Brutte notizie in casa Inter alla vigilia dell’ultima gara della League Phase di Champions League. Nicolò Barella non partirà per Dortmund a causa di un affaticamento muscolare emerso nelle ultime ore.

Il centrocampista sardo va ad aggiungersi alla lista degli indisponibili per la sfida contro il Borussia Dortmund, che comprende anche Denzel Dumfries e Hakan Çalhanoglu, ancora alle prese con i rispettivi infortuni.

L’Inter si presenta in Germania per l’ultima giornata della League Phase con un obiettivo chiaro: vincere per continuare a sperare nell’accesso diretto agli ottavi di finale di Champions League. Un traguardo che passa anche da risultati favorevoli sugli altri campi, ma che richiede prima di tutto una prestazione convincente al Signal Iduna Park.

Senza Barella, Chivu dovrà affidarsi alle alternative a centrocampo per mantenere equilibrio e intensità contro un Dortmund che, davanti al proprio pubblico, proverà a portarsi a casa i tre punti.

Tennis, Alcaraz in semifinale agli Australian Open

Roma, 27 gen. (askanews) – Carlos Alcaraz è in semifinale agli Australian Open per la prima volta in carriera. Lo spagnolo ha battuto il padrone di casa Alex De Minaur con il punteggio di 7-5, 6-2, 6-1 in due ore e 15 minuti di gioco. Un match ben gestito da parte di Alcaraz, che dopo un primo set equilibrato ha comandato senza grandi problemi. Dominio totale nel secondo ed anche nel terzo set, portato a casa da Alcaraz per 6-1. Per Carlitos si tratta della 10^ semifinale Slam (2° tennista più giovane di sempre nell’Era Open a raggiungere questo traguardo). In semifinale, Carlos Alcaraz affronterà Sascha Zverev. Il tedesco torna in semifinale agli Australian Open per la quarta volta in carriera dopo la vittoria contro il 20enne statunitense Learner Tien.

Piano Mattei, vertice Italia-Africa il 13 febbraio in Etiopia

Roma, 27 gen. (askanews) – L’Italia organizzerà il secondo Vertice Italia-Africa a livello di Capi di Stato e di Governo il 13 febbraio ad Addis Abeba, in Etiopia, come anticipato dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel corso della conferenza stampa di inizio anno.

“Si conferma – si legge in una nota di Palazzo Chigi – così il rafforzamento delle relazioni strategiche con il continente africano e il consolidamento degli obiettivi del Piano Mattei per l’Africa, lanciato a Roma nel gennaio 2024”.

Il vertice, a cadenza biennale, sarà ospitato in Africa per la prima volta e si svolgerà in concomitanza con il Vertice dell’Unione Africana, alla vigilia dell’Assemblea dei Capi di Stato e di Governo dell’Unione Africana. Nel quadro dei lavori, il Presidente Meloni interverrà, in qualità di ospite d’onore, nella sessione plenaria di apertura dell’Assemblea prevista la mattina di sabato 14 febbraio.

“L’iniziativa – prosegue la nota – a due anni dalla presentazione ufficiale, rappresenta una nuova tappa dell’impegno italiano volto a promuovere un partenariato politico ed economico strutturato con le Nazioni africane, potenziando la cooperazione su sviluppo sostenibile, infrastrutture, energia, istruzione e formazione, sanità e agricoltura, secondo gli assi strategici del Piano Mattei. Il vertice sarà anche l’occasione per una valutazione dei progressi compiuti dal Piano, volto a rafforzare la presenza italiana nel continente attraverso missioni di sistema, dialogo politico e progetti congiunti, e per individuare insieme le priorità operative per i prossimi anni”.

Frana Niscemi, Schlein: pochi 100mln, dirottare 1 mld da Ponte Messina

Roma, 27 gen. (askanews) – Per fare fronte ai danni provocati dal maltempo al sud sono “insufficienti” i 100 milioni stanziati, il Pd chiede di “dirottare un miliardo” dai soldi per il ponte di Messina. Lo dice la segretaria Pd Elly Schlein, a margine della sua visita a Niscemi, la città colpita da una grande frana. In generale, ha spiegato, il ciclone ha provocato “2 miliardi di danni, è insufficiente la cifra di 100 milioni stanziata ieri. Chiediamo di trovare tutte le risorse che servono per dare risposte immediate a questi territori”.

Aggiunge la Schlein: “Abbiamo proposto che venisse immediatamente dirottato un miliardo che era stato messo sul progetto del ponte ma che non potrà essere usato nel 2026 per il blocco della corte dei conti. Metterlo immediatamente a disposizione per dare risposte ai territori che sono stati colpiti”.

Tajani: opposizioni protestano per presenza Ice? Non arrivano mica le SS

Roma, 27 gen. (askanews) – La protesta del centrosinistra sulla presenza degli agenti dell’Ice in Italia in occasione delle Olimpiadi di Milano-Cortina? “Le opposizioni o sanno di quello che parlano o non lo sanno. Io sono stato quello più duro di tutti in Italia, ma questi qua non sono quelli che stanno in strada a Minneapolis, non è che stanno ad arrivare le SS. Non è che arrivano quelli coi mitra, con la faccia coperta, vengono dei funzionari”. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, parlando con i giornalisti a margine della cerimonia del Giorno della memoria al Quirinale.