Roma, 7 ott. (askanews) – “Il 7 ottobre del 2023 rimane e rimarrà nelle coscienze come una pagina turpe della storia: un vile attacco terroristico che avvenne contro inermi cittadini israeliani, recando grave danno alla causa della pace e della reciproca sicurezza in Palestina. Una ferita che ha colpito ogni popolo”. Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “L’orrore e la condanna, pubblicamente e ripetutamente espressa, per la violenza crudele e inaccettabile delle armi di Israele – che fa pagare alla popolazione di Gaza un intollerabile prezzo di morte, fame e disperazione, cui è indispensabile porre fine, con la necessità che Israele applichi con pienezza le norme del diritto internazionale umanitario – non attenua orrore e condanna per la raccapricciante ed efferata violenza consumata quel giorno da Hamas”, sottolinea il Capo dello Stato. “L’uccisione e le violenze contro centinaia di ragazze e ragazzi che ascoltavano musica in un rave, quelle, nelle loro abitazioni, contro persone inermi di ogni età, dall’infanzia alla vecchiaia, richiamano al dovere di una condanna perenne, rifiutando un accomodante e cinico modo di pensare che rimuova l’infamia di quella giornata”. Così ancora Mattarella. “Quanto avviene a Gaza e i diversi sentimenti che suscita non possono confluire in quello ignobile dell’antisemitismo che, particolarmente nel secolo scorso, ha toccato punte di mostruosa atrocità, e che oggi appare talvolta riaffiorare, fondandosi sull’imbecillità e diffondendo odio”, sottolinea il Capo dello Stato. “A due anni dal 7 ottobre 2023 desidero rinnovare la vicinanza al popolo di Israele e ai familiari delle vittime e delle persone rapite, che vanno immediatamente liberate, nell’auspicio che i tentativi di porre fine a questa inaudita ondata di violenza abbiano al più presto esito positivo”, conclude.
Potere contro potere: la democrazia americana resiste a Trump
È una delle immagini più potenti dell’America contemporanea: un presidente che invia in una grande città, e uno Stato che lo porta in tribunale per difendere la propria sovranità.
Il governatore dell’Illinois, insieme alla città di Chicago, ha intentato una causa contro l’amministrazione Trump poche ore dopo che un giudice federale di Portland aveva bloccato un simile dispiegamento di truppe.
Non solo una disputa legale
La decisione di Donald Trump ha scatenato una reazione immediata delle autorità locali. “Il Presidente sta tentando di utilizzare la Guardia Nazionale per punire i suoi nemici politici”, si legge nei documenti depositati in Tribunale. “Questo piano viola la sovranità dello Stato e il suo diritto all’autogoverno.”
Il tono dei legali dell’Illinois è fermo, istituzionale, ma segnala una linea di resistenza: non è solo una disputa legale, è la riaffermazione di un principio.
Nella democrazia americana il potere non è mai assoluto.
Chicago come simbolo
A Chicago, la tensione si è accesa dopo l’ordine esecutivo firmato dal sindaco Brandon Johnson, che ha istituito le cosiddette “zone franche dall’Ice”, vietando agli agenti federali dell’immigrazione di utilizzare “proprietà municipali”.
In pratica, l’ordine vieta agli agenti federali dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement) di utilizzare:
- uffici o strutture comunali, come edifici amministrativi, centri civici, biblioteche, scuole pubbliche, centri comunitari, ecc.;
- aree pubbliche di competenza municipale, come parcheggi, spazi per eventi, infrastrutture gestite dal Comune;
- banche dati o sistemi di sorveglianza cittadini (quindi anche l’uso di risorse municipali per operazioni di controllo o arresto di immigrati).
L’obiettivo politico e simbolico è chiaro: impedire che il Comune collabori materialmente con operazioni federali di deportazione o controllo migratorio, mantenendo la città in linea con la tradizione delle sanctuary cities (città santuario), dove gli organi locali non partecipano all’applicazione delle leggi federali sull’immigrazione.
L’iniziativa è stata definita dalla Casa Bianca “un disgustoso tradimento nei confronti di ogni cittadino rispettoso della legge”. In una nota ufficiale, l’ufficio presidenziale ha aggiunto: “La patetica scusa di Johnson, secondo cui far rispettare le leggi sull’immigrazione mina la fiducia della comunità, rivela la sua vera lealtà: verso i criminali predatori di immigrati clandestini, non verso le famiglie terrorizzate di Chicago.”
Ma il sindaco non ha ceduto. “La nostra città difenderà il diritto alla dignità e alla sicurezza di ogni persona,” ha replicato in conferenza stampa. “Non permetteremo che la Guardia Nazionale venga usata come strumento politico”.
Le strade di Chicago si sono riempite di manifestanti: cartelli contro Trump, cori per la libertà, una folla compatta a presidiare la sede del municipio.
La forza della democrazia americana
La Costituzione federale, nata dal compromesso tra Stati e potere centrale, mostra ancora oggi la sua solidità. Ogni volta che un presidente prova a forzare i limiti — da Nixon a Trump — il sistema reagisce. Tribunali, Stati, amministrazioni locali: tutti concorrono a mantenere l’equilibrio. Il potere esecutivo non è mai lasciato solo a se stesso.
Per questo, pur tra tensioni e polarizzazioni, la democrazia americana continua a dimostrare la propria resilienza.
La sfida lanciata da Chicago e dall’Illinois non è solo un episodio politico: è la conferma che, di fronte a un potere che tenta di imporsi, un altro potere si alza a difendere la legge.
È questa dialettica — potere contro potere — a rendere grande (e resistente) la democrazia degli Stati Uniti.
L’attentato a Leighton nel quadro politico del 1975
Questo Convegno promosso dall’on. Fabio Porta a 50 anni dal vile attentato avvenuto in Roma nei confronti di Bernardo Leighton e di sua moglie, mi ha permesso di ascoltare approfondite considerazioni sui tragici avvenimenti cileni degli anni 1973/74 che tanto interesse suscitarono nell’opinione pubblica italiana, al punto da far evocare una sorta di parallelismo tra la vicenda politica italiana e quella cilena. Sarebbe pertanto una inutile ripetizione se io affrontassi gli stessi argomenti, e perciò mi limito a rispettare la motivazione che ha indotto gli organizzatori ad inserirmi tra gli oratori: io fui il responsabile della grande manifestazione di protesta contro l’attentato, che si svolse a Roma l’11 ottobre a piazza Santi Apostoli organizzata dal Movimento Giovanile (MG) della DC e di essa vi farò un breve racconto. Mi pare utile però dedicare prima qualche riga ad un esercizio di contestualizzazione di quell’evento con quanto di significativo avvenne in quel secondo semestre del 1975 nella vita politica italiana, guardando in particolare la DC ed il suo M.G.

22-26 luglio 1975: Consiglio nazionale DC. Viene sfiduciato il Segretario Fanfani e, dopo quattro giorni e tre notti di interminabile dibattito, viene eletto come nuovo Segretario Zaccagnini, con il voto favorevole anche dei no fanfaniani; la sua elezione viene considerata di transizione; Zac trascorre i primi tre mesi (agosto, settembre, ottobre) sostanzialmente come Segretario “invisibile”, e la gestione del Partito viene di fatto assunta dal c.d. Sinedrio (Galloni, Salvi, Bodrato, Belci, Pisanu): essi nel frattempo si rendono conto che la figura di Zac può venire assunta, se efficacemente comunicata, come simbolo del rinnovamento della DC, non solo agli occhi degli iscritti, ma soprattutto dei militanti e degli elettori.
Il MG della DC si era dato, dopo il Congresso di Palermo di fine giugno 1974, una gestione forzatamente unitaria sotto la guida di Pino Pizza, entrato ben presto in contrasto con Fanfani il quale, con la sola opposizione della Sinistra DC, non esitò a sciogliere gli Organi del MG, ignorando la manifestazione di protesta dei giovani a piazza Sturzo e le critiche che il suo atto autoritario sollevò un po’ in tutta l’opinione pubblica, affidando la gestione del MG a 5 Commissari, i quali non riuscirono a farsi accettare dai giovani, al punto che lo stesso Fanfani dopo poche settimane avallò il passaggio di fatto della gestione ad un nuovo collegio di Commissari giovani, rappresentanti delle varie correnti interne al Partito. Decisione poi ufficializzata dal nuovo Segretario Zaccagnini, al quale immediatamente guardarono con fiducia ed entusiasmo la dirigenza del MG e poi tutti i giovani che invocavano la rigenerazione del Partito.
Il gruppo dirigente del MG aveva il vantaggio di saper rappresentare le realtà di base e, forte della recuperata autonomia del Movimento, si pose come obiettivo primario del suo rilancio la formazione di nuovi dirigenti locali capaci di interpretare le attese del mondo giovanile, ed una serie di iniziative di studio e di presenza organizzata nei vari ambienti, cui far seguire lo svolgimento di un nuovo Congresso Nazionale, che si tenne infatti a metà maggio 1977 a Bergamo.
Questa la situazione del MG DC agli albori della Segreteria Zaccagnini, situazione che mi vedeva impegnato al vertice nazionale del MG, in quanto rappresentante della corrente basista, maggioritaria tra i giovani, ed anche Commissario del MG della città di Roma. Per prima cosa organizzai per metà settembre ’75 a Ronciglione un Corso di formazione, che vide come Relatori tra gli altri: Nicola Signorello, Paolo Cabras, Paolo Giuntella, Piero Bassetti nonché una tavola rotonda cui parteciparono anche Walter Veltroni della FGCI, Enzo Bianco dei Giovani Repubblicani e Giuseppe Scanni dei Giovani socialisti, e la relazione conclusiva di Giovanni Galloni intitolata significativamente “La nuova DC è già cominciata”. E così arriviamo al mese di ottobre.
Venerdì 3 ottobre 1975. Vado a prendere con la mia auto Bernardo Leighton, esule DC cileno e sua moglie, sul cancello del residence dell’Aurelia Antica in cui vivevano, ed insieme andiamo in un albergo lì vicino per intervenire ad un Convegno organizzato per i giovani DC romani sul tema della Libertà in Spagna, Convegno cui partecipano anche Paolo Cabras ed il Sindaco di Roma Clelio Darida.
Lunedì 6 ottobre 1975. Bernardo Leighton e signora escono dal residence e vengono assaliti sul cancello da sicari fascisti armati, che li feriscono gravemente, per fortuna senza ucciderli.
Sabato 11 ottobre 1975. Grande manifestazione di solidarietà a Bernardo Leighton, che in tutta fretta organizzo in piazza Santi Apostoli, dove dal palco parlano tra gli altri Luigi Macario segretario CISL, Gilberto Bonalumi parlamentare DC grande conoscitore dell’America Latina ed il ventenne Lucio D’Ubaldo che inserisco a sorpresa tra gli oratori anche per sottolineare la natura pressoché spontanea e sostanzialmente giovanile della manifestazione, per la quale mi ero premurato di avere il servizio d’ordine curato dalla Cisl e la presenza degli Inti Illimani per un concerto a chiusura.
Per ottenere la partecipazione degli Inti Illimani mi ero recato nella sede della FGCI e con grande difficoltà ero riuscito a convincere il dirigente dei giovani comunisti Ferruccio Capelli a darmi il numero di telefono di Giulio Lubetkin nella cui casa di Genzano erano ospitati gli Inti Illimani, anche essi possibile obiettivo dei sicari fascisti. Convincere gli Inti Illimani a partecipare alla nostra manifestazione mi riuscì invece facilmente, a testimonianza del prestigio di cui godeva Leighton anche tra i comunisti cileni: la loro musica, in uno sventolio di bandiere bianche, fu una splendida conclusione della manifestazione. Alla quale non presero parte i vertici nazionali della DC, salvo far pervenire una dichiarazione di Zaccagnini e garantire la “copertura stampa” del Popolo.
La mia personale opinione è che i vertici nazionali del Partito erano in quel periodo totalmente concentrati sulle diatribe di vita interna della DC, e sono pure convinto che Zac evitava in quel periodo ogni propria esposizione pubblica poiché ad inizio ottobre ancora si sentiva Segretario transitorio, ma non posso escludere neppure che l’assenza gli sia stata consigliata da Aldo Moro, che solo pochi mesi prima era stato pesantemente minacciato da Kissinger, primo responsabile della caduta del Governo cileno di Allende sostenuto anche dai democristiani, e della presa del potere da parte del dittatore Pinochet.

Sono convinto che quella nostra manifestazione di piazza Santi Apostoli, al di là del motivo ufficiale, abbia avuto delle indirette ricadute positive per la DC italiana, poiché il suo successo accreditò in Zaccagnini e suoi collaboratori che c’erano ancora nell’elettorato italiano, in particolare giovanile, potenzialità enormi, capaci di determinare il rilancio della “nuova” DC a guida Zaccagnini. Il quale da inizio novembre assunse un atteggiamento proattivo, aiutato anche dalla naturale empatia che si instaurava tra lui e l’uditorio.
A piazza del Gesù cominciarono allora a preparare la rielezione di Zaccagnini in Congresso, cosa che avvenne nel 1976. Ed il MG tornò ad essere considerato fattore essenziale per la riuscita della proposta politica.
A metà novembre fui convocato a Piazza del Gesù, dove Zac ed i suoi mi dissero in sostanza che Zaccagnini Segretario era la carta giusta per la rinascita della DC ma occorreva farlo conoscere dagli italiani, a partire dai giovani, e quindi mi dovevo inventare qualcosa. Organizzai quindi il Convegno del MG su don Mazzolari che si tenne a Bozzolo il 10 gennaio 1976, con un discorso pubblico di Zaccagnini, il giorno dopo nel Palazzo dello Sport di Mantova. Andate a rileggere i giornali di allora e vi accorgerete che Zaccagnini esiste nell’opinione pubblica italiana dal 12 gennaio 1976 grazie ai resoconti di quella iniziativa.
Ad ulteriore conferma del “cambio in corsa” che la DC stava realizzando, cito un altro episodio: Fanfani aveva rifiutato di inviare una delegazione DC ad assistere al Congresso nazionale PCI del marzo 1975, Moro invece volle che io andassi al Congresso Nazionale della FGCI di fine dicembre 1975 a Genova, non semplicemente per assistere, ma per parlare a nome del MG DC, ed era la prima volta che un fatto del genere accadeva.
Insomma, il MG DC era tornato ad essere protagonista credibile nella vita del Partito e nel mondo giovanile. Ed infatti nel febbraio 1976 venne istituito un “tavolo di consultazione” tra i Responsabili nazionali dei Movimenti Giovanili dei Partiti dell’arco costituzionale. Le riunioni si tenevano nella nostra sede di Largo Arenula ed oltre a me vi partecipavano Massimo D’Alema per la FGCI, Enzo Bianco per i giovani Repubblicani, Enrico Boselli per quelli Socialisti, Antonio Patuelli per la Gioventù Liberale, e per i Partiti minori della sinistra: Famiano Crucianelli, Giuliana Sgrena e Lucia Annunziata. Oggetto delle riunioni era, come intuibile, realizzare il massimo coordinamento tra le varie forze politiche giovanili democratiche, per isolare e contrastare le attività eversive delle frange estreme, iniziando con il rafforzare la partecipazione degli studenti alla vita degli Istituti scolastici e delle Università.
Sono convinto che quella prima manifestazione ottimamente riuscita, che il MG organizzò per solidarietà a Bernardo Leighton ed a difesa della democrazia, fu un passo importante per il rilancio del MG DC e della DC italiana e contribuì notevolmente a tenere viva l’attenzione degli italiani per la politica estera e gli sforzi per la cooperazione internazionale e la coesistenza pacifica. Questo 50 anni fa! Ricordare quelle pagine di storia politica può sicuramente aiutare le scelte delle Forze politiche odierne.
Le piazze e il voto
Dunque, nelle Marche ha stravinto il centrodestra. La sinistra ne esce sconfitta e il Centro, in quella coalizione, non è pervenuto.
Nella Calabria, peggio ancora: il Centro non tira come nelle Marche, e anche qui la coalizione progressista ne esce con le ossa rotte.
Schlein, la segretaria del Pd, la risposta l’ha già fornita nei giorni scorsi. Da un lato, smentendo la propaganda di un anno, ha sostenuto che “per il Pd il voto in una regione non è affatto un test nazionale”.
Dall’altro, ha aggiunto che “conta il voto nelle regioni più popolose”. Cioè, per i non addetti ai lavori, conta dove il Pd vince anche da solo per l’antico e robusto radicamento comunista e di sinistra — penso alla Toscana — oppure anche, e soprattutto, per l’insipienza e l’irresponsabilità del comportamento politico del centrodestra, cioè la Campania e la Puglia.
Un nodo politico non trascurabile
Ora, però, e al di là della propaganda spicciola, c’è un aspetto politico che non può e non deve passare inosservato.
È quello dibattuto su molti organi di informazione dopo le imponenti manifestazioni di piazza organizzate dai sindacati e dai movimenti riconducibili alla sinistra — seppur nella loro multiforme espressione.
E cioè: esiste qualche correlazione tra il concreto voto dei cittadini italiani e le manifestazioni di piazza?
Domanda non banale. Perché, al di là dell’ipocrisia e delle menzogne in circolazione, si tratta pur sempre di manifestazioni organizzate prevalentemente, se non quasi esclusivamente, contro il Governo Meloni e la coalizione di centrodestra.
Va pur detto — come ha giustamente ricordato il presidente del Censis, Giuseppe De Rita — che si tratta di manifestazioni prive di immediata mediazione politica e istituzionale, difficilmente classificabili con categorie politiche nette e definitive.
Tuttavia, se non dovesse più esistere alcuna correlazione significativa di carattere politico, si corre il serio rischio di una radicale dissociazione tra la cosiddetta politica istituzionale e la tanto decantata — e sempre verde, ma contraddittoria — società civile.
Quello che un tempo, negli anni ’70 e ’80, si chiamava più semplicemente distacco tra il “Paese legale” e il “Paese reale”.
Il distacco tra piazze e urne
Ed è proprio su questo versante che non si può non fare una riflessione politica più legata alle vicende contingenti.
Detto con parole molto semplici: com’è possibile che il grande martellamento propagandistico, mediatico e politico, accompagnato da massicce mobilitazioni di piazza tutte riconducibili alla sinistra e accomunate da un odio implacabile contro il centrodestra — almeno stando a parole d’ordine, striscioni, cori e insulti — poi, puntualmente, non si traduca in un incremento dei consensi elettorali per quei partiti che sono in prima linea durante le manifestazioni?
Qualcuno dice che si tratta di effetti che si faranno sentire nel tempo. Può darsi. Ma nel frattempo, in una società sempre più fluida e decodificata, può anche darsi che il tempo cancelli rapidamente un’emozione per sostituirla con un’altra.
Senza modificare, almeno per ora, un equilibrio politico che da ormai molti anni resta sostanzialmente statico.
Piazze piene, urne vuote: slogan sempre attuale
Ecco perché, al di là dell’antico e sempre attuale “piazze piene e urne vuote” di nenniana memoria, forse è arrivato il momento di interrogarci — tutti, nessuno escluso — sull’intreccio e sul legame, se ancora esiste, tra la piazza e le istituzioni, tra la protesta e i partiti, e soprattutto tra l’umore della pubblica opinione e il comportamento elettorale dei medesimi segmenti sociali.
Libertà nell’unità: il messaggio di Nicea 1700 znni dopo
Si tiene oggi, martedì 7 ottobre, alle ore 17 nella Sala Montelupo di Domagnano, il convegno “Libertà nell’unità. Il Concilio di Nicea (325) nella società del XXI secolo”, promosso dall’Ambasciatore Inviato Straordinario della Repubblica di San Marino, ing. Nicola Barone, con il patrocinio della Segreteria di Stato per gli Affari Esteri e la collaborazione dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Alberto Marvelli”.
Perché Nicea?
A 1700 anni dal primo Concilio ecumenico della Chiesa, la riflessione torna a interrogare il significato di quell’assise che, nel 325, definì la professione di fede nella piena divinità di Gesù Cristo e pose le basi dell’unità dottrinale fra le Chiese. Nicea non fu soltanto un evento teologico, ma anche un passaggio politico e culturale decisivo: il momento in cui il cristianesimo, riconosciuto nell’Impero, cominciò a pensarsi come universale, capace di tenere insieme libertà e verità, persona e comunità.
Oggi, in un mondo attraversato da nuove forme di divisione e relativismo, il messaggio di Nicea torna a parlare con forza: unità non significa uniformità, ma riconciliazione nella verità e nella libertà dello Spirito.
L’attualità di un Concilio antico
Come ha ricordato Papa Leone XIV nel suo messaggio al Simposio “Nicea e la Chiesa del terzo millennio”, tenutosi in Vaticano lo scorso giugno, «il Concilio di Nicea non è solo un evento del passato, ma una bussola che deve continuare a guidarci verso la piena unità visibile di tutti i cristiani».
Questo è lo spirito che anima il convegno sammarinese: offrire una lettura storico-teologica e spirituale di straordinaria attualità, nel segno di un ecumenismo che non rinuncia alla profondità della fede ma la apre al dialogo tra Oriente e Occidente cristiano.

I protagonisti dell’incontro
Interverranno Luca Beccari, Segretario di Stato per gli Affari Esteri, mons. Domenico Beneventi, vescovo di San Marino-Montefeltro, mons. Donato Oliverio, vescovo dell’Eparchia di Lungro, mons. Athenagoras Fasiolo, vescovo di Terme, e il prof. Riccardo Burigana, direttore del Centro Studi per l’Ecumenismo in Italia.
I lavori saranno introdotti da p. Alex Talarico, docente di Teologia dogmatica, e moderati da don Gabriele Gozzi, docente di Storia della Chiesa.
Un segno di comunione
Nel piccolo Stato di San Marino, terra di antica libertà civile, la celebrazione dei 1700 anni di Nicea assume un valore simbolico: ricordare che la libertà non si oppone all’unità, ma la fonda. L’ingresso al convegno è libero fino a esaurimento dei posti.
Nota
Nicola Barone, ingegnere e Ambasciatore Inviato Straordinario della Repubblica di San Marino, è da tempo impegnato in attività di promozione culturale e di dialogo interreligioso. Già dirigente d’impresa e autore del volume autobiografico Una vita da presidente, ha promosso numerose iniziative dedicate al rapporto tra fede, responsabilità civile e costruzione europea.
La Calabria frena il campo largo, Pd: unità è indispensabile
Roma, 6 ott. (askanews) – Il campo largo non si può mettere in discussione, il Nazareno tiene il punto dopo la sconfitta in Calabria che era ampiamente attesa, anche se lo scarto dal centrodestra è stato molto più ampio del previsto. Il commento, come una settimana fa, è affidato a Igor Taruffi, responsabile organizzazione e braccio destro della segretaria Elly Schlein. Anche le parole sono quasi le stesse, “per noi rimane comunque fermo l’impegno nel consolidare l’alleanza di centrosinistra certi che nei prossimi appuntamenti le vittorie arriveranno”. Taruffi è chiaro: “L’unità del centrosinistra è e rimane infatti una condizione indispensabile per vincere e governare”.
Al quartier generale Pd sanno bene che questo uno-due Marche-Calabria rischia di disfare la tela faticosamente tessuta in due anni e mezzo di segreteria Schlein, Giuseppe Conte ripete da settimane che non basta la somma dei partiti e che bisogna definire un programma chiaro e oggi la stessa richiesta arriva da Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni di Avs: “Serve un cambio di passo che non può più essere rinviato”, avvertono. “È evidente che l’unità della coalizione a cui abbiamo contribuito con lealtà e impegno è condizione necessaria ma non sufficiente. L’impressione che il campo progressista risulti il frutto di improvvisazione e di necessità più che l’espressione di una chiara idea di Paese”. La tesi è che la coalizione debba caratterizzarsi con una linea molto più netta, possibilmente cercando di intercettare il sentimento di chi è sceso in piazza in questi giorni per la Palestina, senza timore di scontentare l’ala riformista della coalizione che – alla prova dei fatti – finora porta pochi voti.
Idee che, da un’angolazione opposta, si ritrovano anche nella minoranza Pd, da settimane di nuovo in fibrillazione, dopo la rottura con Stefano Bonaccini. “E’ ormai un dato acquisito che l’unità è una condizione necessaria ma non sufficiente”, dice un esponente riformista. E, aggiunge, “il risultato dimostra che non basta richiamare i tuoi al voto”. C’è da presidiare un’area più ampia, è il ragionamento, non bastano Gaza e le piazze viste in questi giorni.
Per questo la Schlein, attraverso il commento di Taruffi, ribadisce innanzitutto la bontà della linea “testardamente unitaria”. Quindi, il responsabile organizzazione Pd anticipa l’argomento che verrà ripetuto più volte nelle prossime settimane: il conteggio degli elettori premierà comunque il centrosinistra, alla fine della regionali d’autunno, perché “Marche e Calabria sono due importanti Regioni che insieme contano circa 3 milioni di abitanti” ma “nelle prossime settimane voteranno regioni come Toscana, Puglia che contano oltre 4 milioni di abitanti ciascuna. O la Campania, con 6 milioni di abitanti la seconda Regione più popolosa d’Italia e la prima del Mezzogiorno”. Insomma, “Solo dopo il 23 novembre potremo fare una valutazione politica ed un bilancio più compiuto”.
Ma nella minoranza Pd è già pronta la contro-argomentazione: “Ok, facciamo i calcoli da quando Elly è segretaria: il conteggio delle regionali è 8 a 3 per la destra. E’ vero, come dice Taruffi, che Umbria e Sardegna sono state strappate alla destra, ma aggiungendo le quattro regioni che mancano (Toscana, Veneto, Campania e Puglia) andiamo 9 a 6…”.
Per ora la discussione rimane sotto traccia, ci sono ancora da affrontare le campagne elettorali in quattro regioni. Ma il confronto, dentro e fuori il Pd, sembra ormai inevitabile.
Francia, Lagarde: Consiglio non ha discusso interventi sui bond
Roma, 6 ott. (askanews) – La presidente della Bce, Christine Lagarde taglia corto sull’ipotesi di effettuare interventi tramite la gli strumenti della Bce per stabilizzare i mercati, in caso di turbolenze sui titoli di Stato della Francia. “Non è una questione che abbiamo discusso di recente al Consiglio direttivo”, ha detto rispondendo ad una domanda sulle dimissioni appena annunciate oggi del primo ministro della Francia, durante una audizione al Parlamento europeo.
“Abbiamo una serie di strumenti nel nostro armamentario, che si applicano se ci sono alcune condizioni in base ad alcuni criteri”, ha ricordato. “Non è una questione che abbiamo discusso di recente al Consiglio direttivo”.
Regionali, Conte ringrazia Tridico: in Calabria ha costruito speranza
Roma, 6 ott. (askanews) – L’andamento dei sondaggi di opinione nelle scorse settimane aveva già sconsigliato i dirigenti e i parlamentari del centrosinistra dall’enfatizzare il valore “nazionale” della sfida elettorale in Calabria. Il risultato molto pesante archivia il tentativo dell’ex presidente dell’Inps Pasquale Tridico, eurodeputato M5S e consegna una vittoria quasi plebiscitaria al presidente uscente Roberto Occhiuto: lo scrutinio va a rilento ma il distacco sembra stabilizzarsi attorno al 60-40 a favore del centrodestra. La vittoria nettissima dell’esponente di Forza Italia (reduce dalle dimissioni volontarie del 31 luglio scorso in seguito al suo coinvolgimento in una inchiesta giudiziaria per corruzione) spinge gli esponenti del cosiddetto “campo largo” a valorizzare le circostanze locali e occasionali che hanno prodotto il risultato e ad escludere ogni possibile ricaduta sulla coalizione in formazione che ambisce a sfidare Giorgia Meloni e i suoi alleati alle prossime politiche.
Il candidato sconfitto rivendica la sua “scelta di servizio” alla comunità, al campo progressista e al suo partito ma non rinuncia a indicare la strada che a suo giudizio va seguita per costruire un futuro di coalizione: “Si deve fare sviluppo con un intervento più deciso da parte dello Stato e della Regione, della programmazione”, spiega Tridico, e su questo “il campo progressista e il centrosinistra dev’essere ancora più forte, ancora più chiaro. Vale a livello nazionale ma vale ancora di più nei territori marginali del Paese, nei territori meno sviluppati del Paese”.
Giuseppe Conte, leader del M5S che ha speso nella competizione una delle sue risorse di maggiore prestigio, Tridico appunto, il candidato perdente va solo ringraziato perché “ha generosamente accettato, in condizioni di emergenza, di candidarsi”. Per l’ex presidente del Consiglio “sono sempre più i cittadini che si allontanano dalla partecipazione alla politica, forse perché la ritengono ormai ridotta a una sommatoria di calcoli e convenienze”. Da campo Marzio si esclude la possibilità di qualunque conseguenza sui lavori in corso per la costruzione della coalizione di centrosinistra che dovrebbe sfidare Giorgia Meloni ma viene sottolineato come le elezioni dimostrino che serve “un programma: noi non siamo quelli che dicono ‘l’importante è stare insieme’. Noi diciamo da sempre che non basta stare insieme e ci vuole un programma. Questo dimostrano Marche e Calabria: nel primo caso il progetto non ha convinto, nel secondo non c’è stato tempo e modo di comunicarlo agli elettori”.
Una linea che peraltro riecheggia nelle dichiarazioni dei leader di AVS Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli che chiedono agli alleati un “cambio di passo”. A taccuini chiusi da AVS si fa notare come in prospettiva nazionale “bisogna tenere nel tempo e non dare l’impressione di una unità improvvisata”. Insomma, non basta essere “testardamente unitari” come recita lo slogan preferito della segretaria del Pd Elly Schlein. Da un punto di vista per certi versi opposto, sempre off records, un esponente dell’area “moderata” del Pd sottolinea che la Calabria “ha smentito la tesi che si perdeva perché gli elettori 5 stelle non votano il candidato Pd: in questo caso il candidato è dei 5 stelle, è il padre del reddito di cittadinanza e ugualmente prendi la scoppola. La verità è che non basta essere testardamente unitari…”
Nel campo dello sconfitto, solo a microfoni spenti si riesce a cogliere qualche venatura critica nelle voci che circolano nei corridoi parlamentari, così tra i 5 stelle che hanno espresso il candidato presidente c’è chi sostiene che Tridico non abbia azzeccato tutte le mosse della sua campagna elettorale: “Come si fa a proporre l’assunzione di migliaia di forestali in Calabria? Sarebbe stato meglio che si fosse limitato a proporre il reddito di cittadinanza regionale, soprattutto considerando che aveva di fronte un avversario che la Calabria la conosce palmo a palmo. Lui è una personalità di grande valore ma lì evidentemente è stato percepito come un candidato ‘esterno'”. Anche se le fonti “contiane” ufficiali sottolineano il risultato che deriva dalla somma della lista M5S e di quella del candidato presidente, “che si avvicina alle proiezioni nazionali sui consensi al Movimento” cioè fra il 10 e il 13 per cento, altri dicono che la lista Tridico era poco connotata come 5 stelle e quindi è difficile sommarla al dato della lista del Movimento. In ogni caso il risultato alla fine dovrebbe portare a una solida rappresentanza nel Consiglio regionale della Calabria, sia pure dall’opposizione, dell’area comunque vicina ai 5S. Conte ci spera: “Pasquale – afferma – è riuscito a costruire in pochissimo tempo un nuovo percorso politico, con programmi e proposte che ci consentiranno di avere posizioni forti e chiare dall’opposizione e ci aprono a un futuro di speranza, per lavorare alla Calabria che verrà”.
Calabria,Bonelli-Fratoianni(Avs): coalizione cambi passo, unità non basta
Roma, 6 ott. (askanews) – “In Calabria la sconfitta del campo progressista è netta. Vogliamo ringraziare innanzitutto Giuseppe Tridico per la generosità e la passione con cui ha condotto una campagna elettorale breve è particolarmente difficile. Ancora una volta il dato sempre più drammatico dell’astensione segnala un elemento di crisi che sembra colpire in modo più rilevante la nostra proposta politica”. Lo affermano Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni di Avs.
“È però evidente che l’unità della coalizione a cui abbiamo contribuito con lealtà e impegno è condizione necessaria ma non sufficiente. L’impressione che il campo progressista risulti il frutto di improvvisazione e di necessità più che l’espressione di una chiara idea di Paese continua a pesare sull’efficacia della nostra proposta. Occorre dunque insistere ma serve un cambio di passo che non può più essere rinviato”, concludono Bonelli e Fratoianni.
Dazi, Lagarde: tolgono 0,7 punti a Pil eurozona sul 2025-2027
Roma, 6 ott. (askanews) – Secondo le stime dei tecnici della Bce, i livelli dei dazi commerciali dell’accordo raggiunto tra Stati Uniti e Unione europea implicherà 0,7 punti percentuali di crescita economica in meno nell’area euro sul cumulato del periodo tra 2025 e 2027. Lo ha riferito da presidente della Bce, Christine Lagarde, rispondendo a una domanda durante l’audizione trimestrale al parlamento europeo.
Prima che gli Usa avviassero questa partita “il dazio medio Usa sulle importazioni dalla Ue era del 2,3%, ora è del 13,1%, quindi la differenza è di circa il 10 punti percentuali”, ha detto.
Ernia annuncia il sold out e raddoppio della data milanese
Milano, 6 ott. (askanews) – Dopo l’annuncio del “Solo per amore Tour Live 2026” nei principali palasport italiani nel mese di marzo 2026, Ernia annuncia oggi il sold out della data milanese della tournée, prevista sabato 28 marzo 2026, e raddoppia l’appuntamento con una nuova data domenica 29 marzo all’Unipol Forum di Milano.
“Solo per amore Tour Live 2026” partirà giovedì 19 marzo 2026 con la data zero al Palazzo del Turismo di Jesolo, per poi proseguire domenica 22 marzo 2026 al Palazzo dello Sport di Roma, martedì 24 marzo 2026 al Palapartenope di Napoli, giovedì 26 marzo 2026 al Mandela Forum di Firenze, fino a concludersi con un doppio appuntamento all’Unipol Forum di Milano sabato 28 marzo 2026 (sold out) e domenica 29 marzo 2026. Il tour sarà occasione per portare finalmente live tutte le più grandi hit dell’artista e le nuovissime canzoni presenti in “Per Soldi e Per Amore”, il nuovo album di Ernia.
“Per Soldi e Per Amore” continua a conquistare il pubblico, mantenendosi #2 nella classifica FIMI/NIQ degli album più venduti, con anche la presenza di “Fellini” feat. Kid Yugi al secondo posto e il singolo “Per Te” al terzo posto dei singoli più venduti. “Fellini”, inoltre, continua a guidare, stabile da molti giorni al #1 posto, la classifica di Spotify Italia. Nella settimana di debutto l’album ha ottenuto il primo posto della classifica FIMI/NIQ, posizionandosi #1 anche nella classifica FIMI/NIQ di CD, vinili e musicassette più venduti e con 7 brani in Top10 FIMI/NIQ dei singoli più venduti. “Per Soldi e Per Amore” è disponibile su tutte le piattaforme digitali e nei formati fisici CD e Vinile Standard, CD autografato, Vinile autografato (sold out), Vinile Deluxe (sold out) e le speciali versioni in vinile autografato numerato “Per Soldi” e la variante “Per Amore”. Da venerdì 19 settembre, inoltre, è in rotazione radiofonica il singolo estratto “Per Te”, accompagnato dal videoclip ufficiale.
“Per Soldi e Per Amore” è il lavoro più intimo e introspettivo della carriera di Ernia: un disco che riflette sul passato, sulle figure chiave della sua vita e sulle motivazioni profonde che danno senso al quotidiano: dal lavoro all’amore, dalle amicizie al rapporto con i genitori. Con questo progetto Ernia si ferma a osservare il proprio percorso nel delicato passaggio dei 30 anni, un’età di transizione in cui le prospettive cambiano e ci si confronta con nuove consapevolezze: si riconoscono ferite e successi, si impara a convivere con la solitudine senza tradirsi e a dare valore alle relazioni. “Per Soldi e Per Amore” è un viaggio nella maturità, un tentativo di sciogliere le dicotomie che da giovani possono diventare conflitti interiori, alla ricerca di una convivenza pacifica tra contrasti e fragilità. Un disco che avvicina e mette in dialogo le due anime dell’artista, Ernia e Matteo, completando un percorso che da sempre caratterizza la sua scrittura. Il disco è composto da 12 tracce, con la produzione e la direzione artistica curate da Charlie Charles, producer multiplatino e compagno di un rapporto nato agli esordi e oggi pienamente realizzato in un progetto tanto personale quanto universale.
Calabria, Conte: dobbiamo solo dire grazie a Pasquale Tridico

Roma, 6 ott. (askanews) – “Dobbiamo solo dire grazie a Pasquale Tridico”: con queste parole il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, ha aperto il suo commento sulle elezioni regionali in Calabria, dove l’eurodeputato M5S era candidato presidente del centrosinistra ma ha incassato una dura sconfitta che si sta delineando in queste ore man mano che lo scrutinio prosegue.
“Per amore della propria terra di origine – ha aggiunto l’ex presidente del Consiglio – ha generosamente accettato, in condizioni di emergenza, di candidarsi raccogliendo l’invito unanime di varie forze politiche, sociali e culturali che gli hanno chiesto di concorrere in una campagna elettorale che si è preannunciata sin dall’inizio molto in salita”.
Quelle calabresi secondo Conte “sono state elezioni molto particolari, convocate in fretta e furia dal presidente uscente Occhiuto, dopo aver ricevuto un avviso di garanzia. Sono sempre più i cittadini che si allontanano dalla partecipazione alla politica, forse perché la ritengono ormai ridotta a una sommatoria di calcoli e convenienze. Questo ci amareggia e ci spinge a metterci in discussione e a fare ancora di più per dimostrare che no, non siamo ‘tutti uguali’ nel modo di intendere la politica”.
“Sono convinto però – ha sottolineato ancora il leader del M5S – che questa dedizione e questo impegno non siano stati vani, perché Pasquale è riuscito a costruire in pochissimo tempo un nuovo percorso politico, con programmi e proposte che ci consentiranno di avere posizioni forti e chiare dall’opposizione e ci aprono a un futuro di speranza, per lavorare alla Calabria che verrà. A Occhiuto auguro buon lavoro: noi – ha concluso Conte – vigileremo affinché le urgenze dei calabresi rimangano sempre al primo posto”.
Milano Premier Padel P1, Abbate e Cassetta eliminati: ora l’Europeo
Roma, 6 ott. (askanews) – Tre set, più di un’ora e mezza di battaglia e tante emozioni. Questo il riassunto della sfida al Milano Premier Padel P1 che ha visto tra i protagonisti il siciliano Flavio Abbate, in coppia con Manuel Castaño, contro Marc Sintes e Dani Santigosa. Un match equilibrato, vinto dagli spagnoli per 4-6 6-3 6-2, che ha infiammato la mattinata dell’Allianz Cloud e – segnala una nota – lasciato buone sensazioni per il “figlio dell’Isola”, impegnato tra due settimane nella FIP Euro Padel Cup: “Giocare a Milano è sempre bellissimo e l’Europeo sarà un sogno, non vedo l’ora di vivere quest’avventura”, ha dichiarato Flavio al termine del match, guardando al futuro. Del resto, non poteva esserci occasione migliore per vestire la maglia della Nazionale azzurra: “Sono fiero di rappresentare l’Italia in una competizione così importante, sono sicuro che vivrò grandi emozioni”.
Appuntamento fissato dal 21 al 25 ottobre a La Línea de la Concepción (Cadice), dove vestiranno l’azzurro anche Lorenzo Di Giovanni e Simone Cremona, superati per 6-3 6-2 dalla rivelazione dello scorso anno, Rama Valenzuela in coppia con Fede Mouriño. In mattinata è arrivata anche la vittoria di Facundo Domínguez – in coppia con Javi Martínez – nel derby italiano contro Marco Cassetta – in coppia con Federico Chiostri – in una sfida emozionante che, per 2 ore e 41 minuti, ha tenuto col fiato sospeso gli spettatori dell’Allianz Cloud e si è conclusa sul risultato di 6-7 6-3 7-6. Da segnalare anche il ritiro di Aris Patiniotis e Jesús Moya contro la coppia José Jiménez-Maxi Sánchez e la sconfitta di Riccardo Sinicropi e Alfonso Sanchez contro Abud-Mendez.
Il cardinale Parolin: è evidente che l’esercito israeliano a Gaza non tiene conto della popolazione inerme
Roma, 6 ott. (askanews) – “Sembra evidente che la guerra perpetrata dall’esercito israeliano per sconfiggere i miliziani di Hamas non tiene conto che ha davanti una popolazione per lo più inerme e ridotta allo stremo delle forze, in un’area disseminata di case e di palazzi rasi al suolo: basta vedere le immagini aeree per rendersi conto di che cosa sia Gaza oggi”. Lo ha affermato il segretario di Stato vaticano, card. Pietro Parolin, in una intervista ai media vaticani.
Il numero uno della diplomazia vaticana ha anche puntato il dito contro la comunità internazionale definita “purtroppo impotente” con “i Paesi in grado di influire veramente” che fino ad oggi non fatto molto “per fermare la carneficina in atto”.
Una comunità internazionale che “certamente può fare molto di più rispetto a ciò che sta facendo. Non basta dire che è inaccettabile quanto avviene e poi continuare a permettere che avvenga. – ha fatto notare Parolin – C’è da porsi delle serie domande sulla liceità, ad esempio, del continuare a fornire armi che vengono usate a discapito della popolazione civile. Purtroppo, lo abbiamo visto, – ha concluso – finora le Nazioni Unite non sono state in grado di fermare quanto sta accadendo”. “Qualunque piano che coinvolga il popolo palestinese nelle decisioni sul proprio futuro e permetta di finire questa strage, liberando gli ostaggi e fermando l’uccisione quotidiana di centinaia di persone, è da accogliere e sostenere”, ha detto, infine, il segretario di Stato Vaticano, ricordando ricordato che “anche il Santo Padre ha auspicato che le parti accettino e che si possa finalmente incominciare un percorso di pace”.
Chiusi i seggi in Calabria, affluenza al 41,10%. Exit poll Rai: Occhiuto largamente in testa
Roma, 6 ott. (askanews) – Alle 15 si sono chiusi i seggi in tutta la Calabria per l’elezione del nuovo presidente della Regione e del nuovo Consiglio Regionale. In corsa ci sono l’ex presidente uscente, Roberto Occhiuto, candidato del centrodestra, Pasquale Tridico, capogruppo degli europarlamentari M5s, sostenuto dal cosiddetto campo largo di centrosinistra e Francesco Toscano, sostenuto da Democrazia Sovrana Popolare. L’affluenza per le elezioni regionali in Calabria alle ore 15, chiusura dei seggi, si è attestata al 41,10%, circa tre punti e mezzo in meno rispetto alle consultazioni del 2021.
I dati del primo exit poll Opinio Rai sulle elezioni regionali in Calabria, su una copertura del campione dell’82%, vedono il candidato del centrodestra in Calabria Roberto Occhiuto tra il 59 e il 63% mentre il candidato del centrosinistra Pasquale Tridico tra il 35,5 e il 39,5%. Tra lo 0,5% e il 2,5% il terzo candidato Francesco Toscano.
Ciclismo storico, L’Eroica chiude un’edizione da sogno
Roma, 6 ott. (askanews) – Da 28 anni, il primo weekend di ottobre ha un solo nome: L’Eroica. A Gaiole in Chianti è andata in scena l’edizione 2025 della cicloturistica d’epoca ideata da Giancarlo Brocci, che ha visto al via 8.328 ciclisti da 51 Paesi.
Un evento unico, capace di far rivivere il ciclismo di un tempo – quello che celebrava “la bellezza della fatica e il gusto dell’impresa” – e di trasformarlo in un linguaggio universale di passione, sostenibilità e comunità.
Biciclette costruite prima del 1987, fili dei freni esterni, cambi al tubo obliquo, pedali con le gabbiette, maglie di lana e strade bianche: questi gli ingredienti immutabili di un mito che ogni anno si rinnova.
I numeri della XXVIII edizione Al via 8.328 partecipanti, di cui 1.111 donne e 5.464 italiani (pari al 60,7% del totale). Gli stranieri restano una componente fortissima, con oltre il 40% dei ciclisti provenienti da ogni parte del mondo: dall’Europa agli Stati Uniti, fino al Giappone e all’Australia. Sabato 4 ottobre, giorno dei percorsi lunghi, ha radunato il 44,7% dei partecipanti (3.722 ciclisti):
Lungo “Eroico” 212 km – 1.644 ciclisti (19,7%) Medio “Crete Senesi” 135 km – 2.078 ciclisti (25%) Domenica 5 ottobre ha visto la partenza del 55,3% dei ciclisti (4.606 partecipanti): Cento “Val d’Arbia” 106 km – 1.724 ciclisti (20,7%) Corto “Gallo Nero” 81 km – 1.267 ciclisti (15,2%) Passeggiata “Valle del Chianti” 46 km – 1.615 ciclisti (19,4%) Tra i partenti anche grandi nomi del ciclismo: Roger De Vlaeminck, Andrea Tafi, Daniele Bennati, Davide Cassani e Daniele Ratto, che ha festeggiato il compleanno pedalando sulle strade bianche del Chianti. “Venite a vedere quanto è bella questa gente. L’Eroica conferma i suoi numeri ma soprattutto la qualità dei partecipanti da ogni dove, colore, lingua, uniti dai comuni denominatori di sorriso e passione. Domattina già mancheranno 364 giorni a ripetere l’incanto”, commenta Giancarlo Brocci, ideatore de L’Eroica nel 1997.
“Ogni anno L’Eroica cresce non solo nei numeri ma nel suo significato: è una comunità che unisce generazioni, Paesi e culture nel segno della bellezza, della sostenibilità e della memoria”, afferma Franco Rossi, presidente di Eroica Italia ASD, che ha organizzato l’evento. “Chi parte da Gaiole torna a casa con qualcosa di più: un senso di appartenenza e di meraviglia che solo queste strade, e queste persone, sanno regalare.”
E ora… Eroica sbarca in Cina! Dopo Eroica Cuba (2024) e NOVA Eroica Istria (2025), il 2026 vedrà un traguardo storico: la prima edizione di Eroica Cina. “Un evento molto sfidante, che ci attende in una delle nazioni più grandi del mondo, verosimilmente nella zona di Hong Kong”, annuncia Matteo Zazzera, responsabile degli eventi Eroica nel mondo. Un nuovo capitolo per un sogno nato nel cuore del Chianti e diventato un movimento globale, capace di connettere luoghi e persone nel nome della bicicletta e della bellezza.
Papa Leone limita lo Ior e tutta la finanza vaticana: solo investimenti condivisi
Città del Vaticano, 6 ott. (askanews) – “Corresponsabilità”, e, quindi, “responsabilità condivisa”, da parte delle Istituzioni curiali anche nelle “attività di investimento finanziario della Santa Sede”, non solo circoscritte alla cerchia dello Ior. A chiederlo é Papa Leone che in una Lettera apostolica in forma di “Motu proprio”, pubblicato oggi, ridisegna sulla strada della riforma voluta da Papa Francesco con la Costituzione Apostolica ‘Praedicate Evangelium’, anche l’ambito della finanza dell Santa Sede.
Prorio questa riforma, si afferma infatti nel documento papale, “richiede che siano consolidate le disposizioni succedutesi nel tempo e siano ben definiti i ruoli e le competenze di ciascuna Istituzione, rendendo possibile la convergenza di tutti in una dinamica di mutua collaborazione”.
Da qui il Papa stabilisce, nel suo documento, che il Rescriptum, intitolato “Istruzione sull’Amministrazione e gestione delle attività finanziarie e della liquidità della Santa Sede e delle Istituzioni collegate con la Santa Sede”, del 23 agosto 2022, è abrogato, che le “attività di investimento finanziario della Santa Sede, che sono dedicate all’uso proprio e realizzate in conformità con l’art. 219 della Costituzione Apostolica Praedicate Evangelium, devono essere conformi alle disposizioni stabilite dal Comitato per gli investimenti, nel rispetto della Politica di investimento approvata”. Ed infimne che, si legge nel Motu proprio: “nel determinare le attività di investimento finanziario della Santa Sede, l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica generalmente fa effettivo uso della struttura organizzativa interna dell’Istituto per le Opere di Religione, a meno che gli organi competenti, come stabilito dagli statuti del Comitato per gli Investimenti, non ritengano più efficiente o conveniente il ricorso a intermediari finanziari stabiliti in altri Stati”.
Emma torna con il nuovo singolo "Brutta storia"
Milano, 6 ott. (askanews) – Emma è tornata con “Brutta Storia”, il nuovo singolo, prodotto da Juli, in uscita per Island Records/Universal Music.
Un ritorno atteso da parte dei fan, che nell’ultimo anno non hanno mai smesso di far sentire il proprio affetto all’artista.
“Brutta Storia” è il primo passo verso una nuova fase artistica di Emma, un capitolo inedito che ne conferma la forza interpretativa e l’evoluzione musicale. La canzone, dal sound pop contemporaneo con sfumature cantautorali, arriva in modo immediato e mette ancora una volta in risalto la nuova vocalità dell’artista, che ha saputo rinnovarsi senza mai perdere la sua autenticità.
Il brano porta la firma di Emma, Federico Olivieri e Paolo Antonacci, con la produzione di Juli (Julien Boverod), che ne ha curato anche la composizione insieme a Federico Olivieri e Paolo Antonacci.
Già disponibile online anche il video del brano, diretto da Bogdan “Chilldays” Plakov e prodotto da Borotalco.tv.
Dazi, Schlein: Meloni resterà in silenzio anche dopo nuovo ricattp Trump
Roma, 6 ott. (askanews) – “Chissà se anche stavolta Meloni sceglierà il silenzio di fronte al ricatto di Trump verso le nostre imprese per spostarle negli USA. Insomma un’altra prova del finto patriottismo del governo Meloni, che anziché difendere gli interessi industriali e occupazionali italiani preferisce difendere le sue amicizie politiche e ideologiche. E dopo aver minimizzato e sottovalutato per mesi gli effetti dei dazi americani il governo Meloni ad oggi non ha ancora proposto alcuna misura per sostenere la domanda interna e le imprese. Si diano una mossa”. Lo dichiara la segretaria del Pd Elly Schlein.
“La resa del Governo Meloni ai dazi applicati dall’amministrazione Trump come era ampiamente prevedibile – afferma Schlein- sta danneggiando il sistema produttivo del nostro Paese, come si è visto con il dato delle esportazioni verso gli Stati Uniti crollate del 21% ad agosto. Ai dazi al 15% con l’UE, Trump aggiunge la minaccia di dazi del 107% dal 2026 sulle esportazioni di pasta italiana verso gli Stati uniti, un altro pezzo fondamentale del made in Italy che rischia di essere duramente colpito. È evidente l’obiettivo di Trump di spingere alla delocalizzazione le nostre produzioni, come annunciato oggi da La Molisana con la disponibilità ad aprire uno stabilimento negli USA. Questo determinerà un ulteriore impoverimento industriale per il nostro Paese e gravi rischi occupazionali”.
Ministero Israele conferma: altri 171 "provocatori" flotilla espulsi
Roma, 6 ott. (askanews) – Israele ha espulso gli altri 171 attivisti della Global Sumud Flotilla, tra cui l’attivista Greta Thunberg. Lo ha confermato con un post su X il Ministero degli Esteri israeliano, che posta anche delle foto di alcuni di loro, tra cui Greta Thunberg, con indossa una tuta grigia e una maglietta bianca mentre si trovano all’aeroporto poco prima della partenza.
“(Un totale di) altri 171 provocatori della Hamas-Sumud Flotilla, tra cui Greta Thunberg, sono stati espulsi oggi da Israele in Grecia e Slovacchia. Gli espulsi sono cittadini di Grecia, Italia, Francia, Irlanda, Svezia, Polonia, Germania, Bulgaria, Lituania, Austria, Lussemburgo, Finlandia, Danimarca, Slovacchia, Svizzera, Norvegia, Regno Unito, Serbia e Stati Uniti”, ha scritto il ministero su X.
Nel suo post, Israele afferma inoltre che “tutti i diritti legali dei partecipanti” della flotilla (che nel post viene definita “trovata pubblicitaria”, ndr) “sono stati e continueranno a essere pienamente rispettati”, accusando la Global Sumud Flotilla di “bugie”, che fanno parte di una campagna di fake news.
Secondo quanto riferito dal ministero israeliano su X, “l’unico episodio violento è stato causato da un provocatore di Hamas-Sumud che ha morso una donna del personale medico della prigione di Ketsiyot”.
A Gaeta la decima tappa de ‘Le vie del Giubileo’
Gaeta, 6 ott. (askanews) – Gaeta stata protagonista della decima tappa de ‘Le vie del Giubileo’, il progetto promosso da Regione Lazio e Arsial che intreccia spiritualit, cultura ed enogastronomia lungo i luoghi simbolo del territorio. La citt, cuore della Riviera di Ulisse, si trasformata in un grande palcoscenico: Via Buonomo ha accolto una fiera a cielo aperto, dove i visitatori hanno potuto scoprire e degustare i prodotti tipici locali. Dalla tiella di Gaeta alle olive DOP, dall’olio delle Colline Pontine alla mozzarella di bufala, passando per salsicce, mieli, vini e birre artigianali, le eccellenze del Lazio sono state protagoniste accanto a momenti di spettacolo, visite guidate e laboratori. Abbiamo parlato con Giancarlo Righini, Assessore al Bilancio, Agricoltura e Sovranit Alimentare della Regione Lazio:
“Decima tappa, luogo straordinario, una cornice meravigliosa, veniamo dal Castello Angioino, siamo passati sotto la cattedrale nel giorno dei Santi Padroni di Gaeta, lungomare meraviglioso questa giornata, le eccellenze agroalimentari, credo che sia la giornata perfetta per dimostrare la bellezza del nostro territorio, far fare vetrina ai nostri produttori le eccellenze agroalimentari e gastronomiche che ci sono qui nel villaggio delle vie del Giubileo di Gaeta. Mancano poche tappe, ci avviciniamo alla tappa conclusiva dell’8 dicembre e continuiamo a farlo con grande impegno e con passione”.
poi intervenuto Massimiliano Raffa, Presidente Arsial: “Siamo soltanto verso la fine di un progetto che si trasformer, vogliamo fare in modo che il pellegrino di oggi diventi il turista del domani, ma in Natale che il 2026 rivedr il medesimo progetto. In questo caso a Gaeta dobbiamo anche dire che Lazio ha fatto uno sforzo straordinario perch riuscita anche a organizzare il Foro Pymes, un appuntamento estremamente importante perch nella due giorni precedenti abbiamo ospitato queste delegazioni, sei aziende, pi di cento incontri, l’incontro con il MOF, il pi grande centro agroalimentare del Lazio, insomma molto bene, siamo proprio contenti di come lo stiamo facendo e di cosa stiamo facendo”.
Un percorso che ha saputo unire pellegrini, cittadini e turisti, confermando Gaeta come tappa centrale del cammino giubilare. Un’occasione per raccontare il Lazio attraverso la sua storia, la sua fede e i suoi sapori.
Terra Santa, Madre Nazzaro (ORP): “Pace duratura per ambo le parti”
Roma, 6 ott. (askanews) – La situazione “per i cristiani di Terra Santa molto difficile, drammatica”. L’auspicio che “si arrivi presto a una pace stabile e duratura” per poi pensare alla ricostruzione “non solo materiale ma anche psicologica”. In tal senso, i pellegrinaggi avranno una impronta “missionaria”, ovvero insieme ai luoghi straordinari di fede e di storia, sar un segno di vicinanza verso i cristiani cos duramente colpiti da questa guerra. A parlare ad askanews Madre Rebecca Nazzaro, direttrice dell’Opera Romana Pellegrinaggi (ORP), l’ufficio del Vicariato di Roma dedicato alla pastorale dei pellegrinaggi.
“Per i cristiani di Terra Santa – sottolinea – la situazione molto difficile, drammatica, possiamo dire per che portano con s sempre quella grande speranza che tipica di tutte quelle persone che vivono in luoghi non tranquilli, perch la Terra Santa vive in comunione con tanti altri fattori. I cristiani dimostrano ancora una volta la loro fortezza e la loro speranza, rimangono con quella testimonianza di esprimere che l’unica opportunit e l’unica possibilit un dialogo di convivenza con tutti”.
Dal Papa numerosi appelli per la pace, per trovare un accordo. “I discorsi del Papa – sottolinea la direttrice dell’ORP – sono di una grande valenza perch aiutano non solamente per chi in Terra Santa ma anche le condizioni politiche dove si ribadisce come importante costruire dialoghi e tessere di mosaici piano piano, senza abbandonare mai la speranza e la possibilit di interloquire con tutti. Si sono fatti passi in avanti notevoli – aggiunge madre Nazzaro – ci auguriamo che si arrivi a verificare una pace duratura e che le richieste da ambo le parti possano trovare una possibilit di incontro perch veramente si finisca questo conflitto che non porta assolutamente in un senso di pace ma neanche di costruzione”.
L’Opera Romana Pellegrinaggi gi pronta a far ripartire i pellegrini, appena ripartono i voli della compagnia aerea Ita. “Pi si allontana il tempo e pi le cose peggiorano. Ci auguriamo – l’auspicio – soprattutto in questi giorni si possa definire effettivamente quella che sar la ricostruzione, non solo materiale, ma soprattutto fisica e psicologica. Questo importante, che non va sottovalutata. Ecco perch i nostri pellegrinaggi devono essere dei pellegrinaggi missionari. Le persone che partono con noi non devono visitare solamente luoghi straordinari di fede e di storia – spiega madre Nazzaro – ma soprattutto di ricostruire insieme agli abitanti un senso di speranza e di rivitalit perch adesso avranno tutti, soprattutto i bambini, situazioni psicologiche molto sofferenti. Bisogna dunque ricostruire anche questo tessuto che non meno importante della ricostruzione materiale. I nostri pellegrinaggi hanno gi in cantiere il desiderio non solo di andare a visitare i luoghi, ma di portare noi la speranza con la presenza di una chiesa che stata sempre vicina con la preghiera ma che adesso fattivamente vicino anche con la presenza”.
Sono partiti gli ultimi 15 italiani della Flotilla detenuti da Israele
Roma, 6 ott. (askanews) – Gli ultimi attivisti italiani della Global Sumud Flotilla che erano in stato di fermo in Israele sono in partenza alla volta di Atene, per poi rientrare in Italia. Lo ha comunicato via X il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
“I 15 italiani della Flotilla rimasti in Israele stanno decollando in questo momento alla volta di Atene per rientrare in Italia. Sono tutti in ottime condizioni fisiche. Ringrazio tutto il nostro personale per il grande lavoro di assistenza svolto, sono fiero di guidare il Ministero degli Esteri” ha scritto il titolare alla Farnesina.
Giorgia annuncia "G", il suo nuovo atteso album d’inediti
Milano, 6 ott. (askanews) – Dopo un anno incredibile ricco di successi e riconoscimenti e un debutto in radio da record con il singolo “Golpe”, il 7 novembre arriverà “G”, il nuovo attesissimo album di inediti di Giorgia.
“G”, che arriva a quasi tre anni di distanza dall’ultimo disco dell’artista, uscirà in versione CD e LP nero, oltre alle versioni in edizione limitata autografata LP trasparente, LP verde acqua e CD in esclusiva su Amazon (https://Giorgia.lnk.to/-G-)
L’album è stato anticipato dal singolo “Golpe”, una ballata pop d’autore intensa e potente che unisce le penne di autori come Edoardo D’Erme, Davide Petrella, Dario Faini e Gaetano Scognamiglio, oltre alla stessa Giorgia, con la produzione di Dardust.
Il singolo ha segnato il più alto debutto femminile in classifica nel 2025 e il primo caso dell’anno di un’artista donna alla #1 nel primo giorno di programmazione.
“Golpe” è accompagnato da un video, diretto da Emanuel Lo, un racconto di immagini in bianco e nero dal sapore cinematografico girato per le strade di Galatina (Lecce). Grande successo per il “Come saprei live 2025”, il tour completamente sold out con cui Giorgia ha festeggiato i trent’anni del suo brano iconico “Come Saprei” nel corso dell’estate. Sul palco insieme a Giorgia, Diana Winter (voce e chitarra), Andrea Faustini (voce), Fabio Visocchi (keyboards), Gianluca Ballarin (piano, keyboards, programming e direzione musicale), Mylious Johnson (drums), Sonny T (basso, chitarra) e il quartetto d’archi formato da Caterina Coco, Alessio Cavalazzi, Matteo Lipari, Valentina Sgarbossa.
Da fine novembre l’artista tornerà sul palco dei palasport italiani. Qui le date di “Palasport live”.
25 Novembre 2025 | Jesolo (ve) – Palazzo Del Turismo Data zero sold out 06 Dicembre 2025 | Bologna – Unipol Arena sold out 08 Dicembre 2025 | FIRENZE – Nelson Mandela Forum sold out 10 Dicembre 2025 | TORINO – Inalpi Arena 12 Dicembre 2025 | PESARO – Vitrifrigo Arena sold out 13 Dicembre 2025 | MILANO – Unipol Forum sold out 16 Dicembre 2025 | PADOVA – Kioene Arena sold out 19 Dicembre 2025 | ROMA – Palazzo Dello Sport sold out 20 Dicembre 2025 |BARI – Palaflorio sold out 22 Dicembre 2025 | ROMA – Palazzo Dello Sport 18 Marzo 2026 | BARI – Palaflorio 21 Marzo 2026 | BOLOGNA – Unipol Arena 23 Marzo 2026 | MILANO – Unipol Forum 24 Marzo 2026 | MILANO – Unipol Forum 28 Marzo 2026 | FIRENZE – Mandela Forum 30 Marzo 2026 | PADOVA – Kioene Arena I biglietti sono disponibili su Ticketone e prevendite abituali.
Info biglietti: www.friendsandpartners.it
Un 2025 ricco di successi per Giorgia: “La cura per me”, certificato platino, è stato per 12 settimane consecutive ai vertici delle classifiche di vendita con oltre 130 milioni di stream globali, e ha raggiunto il secondo posto delle chart best-seller diffuse da FIMI che riportano gli album e i singoli più venduti del primo semestre dell’anno. Il videoclip del brano è al secondo posto dei video più visti su Vevo nel 2025. Inoltre, Giorgia è l’unica artista donna presente nella Top30 degli artisti italiani più ascoltati nel mondo in questo primo semestre 2025.
Dopo “La cura per me”, Giorgia è tornata in radio con “L’Unica” singolo che ha conquistato velocemente i vertici delle classifiche.
Cinema, undicesima edizione del MIA: oltre 80 eventi e 100 titoli
Roma, 6 ott. (askanews) – Il MIA – Mercato Internazionale Audiovisivo, torna a Roma dal 6 al 10 ottobre con l’undicesima edizione nelle sedi di Palazzo Barberini e del Cinema Barberini. Il Mercato – promosso da ANICA (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Digitali) presieduta da Alessandro Usai e APA (Associazione Produttori Audiovisivi) presieduta da Chiara Sbarigia, e diretto da Gaia Tridente – è il principale punto di riferimento italiano per l’industria audiovisiva internazionale con oltre 80 eventi tra panel, conferenze, presentazioni di ricerche, seminari, workshop e training, keynote speech, tavole rotonde e momenti di networking.
Circa 500 i progetti ricevuti quest’anno per il Co-Production Market e Pitching Forum. Di questi ne verranno presentati 62 tra opere di animazione, documentari, drama (prodotti seriali) e film. A questi si aggiungono i 44 titoli selezionati per i 5 showcase di animazione, documentari, format televisivi, serie tv e per un totale di oltre 100 progetti presentati nelle sezioni ufficiali del MIA, senza contare la selezione di titoli che saranno presentati nei nuovi programmi di questa edizione.
Il MIA 2025 si presenta con una nuova veste grafica con il claim “All Stories lead to MIA” (“Tutte le storie portano al MIA”) in cui Roma viene interpretata come epicentro creativo dell’industria audiovisiva internazionale. Ispirato al popolare detto “Tutte le strade portano a Roma”, il nuovo visual propone un immaginario che colloca la città eterna al centro di un mondo illustrato che dal distretto Barberini – dove il MIA si svolge – spazia in tutti i continenti: dal MIA nascono le storie, emergono le voci e prendono forma i progetti, rendendo Roma il luogo in cui la comunità audiovisiva internazionale si incontra per dare vita al futuro.
Tra le novità di quest’anno, il Book Adaptation Forum (BAF) – programma dedicato alla collaborazione tra editoria e industria audiovisiva, realizzato grazie al sostegno della Fondazione Roma Lazio Film Commission; e Apollo Series, il nuovo programma di training sviluppato da Series Mania Institute in collaborazione con il MIA e Goteborg Film Festival TV Drama Vision. E ancora, UNBOX | Short Film Days, appuntamento in collaborazione con Alice nella Città dedicato ai talenti del cortometraggio che da quest’anno entra nel programma ufficiale del MIA; i workshop di Vertical AI, una full immersion nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale con sessioni a porte chiuse dedicate all’intera filiera produttiva e distributiva. Il programma di MIA LAB, spazio dedicato alla formazione, al networking e allo scambio internazionale di competenze per i professionisti dell’audiovisivo.
Attraverso attività mirate come l’Industry Insiders Bootcamp e i programmi sviluppati in collaborazione con partner internazionali, tra cui ACE Producers, MIA LAB sostiene la crescita di una nuova generazione di talenti e rafforza il dialogo tra industria, creatività e mercato. Il programma si arricchisce inoltre con il B2B Exchange, piattaforma di confronto e collaborazione che favorisce nuove opportunità di sviluppo e coproduzione, quest’anno rivolto ai professionisti del settore animazione e curato da CEE Animation Forum.
Tra gli eventi di maggior rilievo, la presentazione del settimo Rapporto sulla produzione audiovisiva nazionale di APA e la 16esima edizione della ricerca Sala e salotto di ANICA, presentata nel panel Il pubblico audiovisivo, fra presenze, profili e frequenza in sala.
Tra gli altri panel e incontri di rilievo, Dai talenti invisibili al nuovo standard per la diversificazione dell’audiovisivo: DiversiFind ad un anno dal lancio, in cui si parlerà di come la diversità non sia solo un valore culturale ma anche una leva strategica per la competitività dell’audiovisivo; e Animpact: un approccio europeo comune per l’animazione sostenibile, che presenterà le linee guida della nuova certificazione per la sostenibilità della produzione di film e serie di animazione.
Per quanto riguarda le iniziative delle istituzioni europee, per il quarto anno, in collaborazione con European Broadcasting Union (EBU), il MIA ospita l’EBU Fiction Experts Plenary Meeting: grazie al lavoro di coordinamento di EBU TV, il MIA diventa la “casa” del confronto tra i vertici editoriali e industriali dei broadcaster europei coinvolti, France TV, ZDF, RAI, YLE, NRK, DR, SVT. Questo quadro è completato da un’iniziativa promossa dall’European Producers Club (EPC), che organizza al MIA un incontro degli Heads of Drama, uno scambio informale tra emittenti televisive e produttori indipendenti su temi di maggiore attualità. Per la prima volta, il MIA ospita un vertice dal titolo The Children’s Pubcasters Meeting, dedicato all’animazione e produzione per ragazzi nel servizio pubblico europeo cui prenderanno parte BBC, HR/ARD, France Télévisions, RTVE e RAI. A seguire questo incontro a porte chiuse, una tavola rotonda aperta al pubblico degli accreditati.
La Regione Lazio, attraverso il soggetto attuatore Lazio Innova, e la Camera di Commercio di Roma, con il supporto dell’Azienda Speciale Sviluppo e Territorio, nell’ambito della Convenzione per la partecipazione congiunta a manifestazioni fieristiche finalizzata a sostenere l’internazionalizzazione delle imprese, promuovono la partecipazione di 12 PMI del Lazio che abbiano in sviluppo opere audiovisive che saranno presentate nell’ambito del MIA. Il Lazio Pitching Forum, vedrà anche incontri di networking dedicati, masterclass e meetings con potenziali buyers internazionali.
Tra gli ospiti più attesi Erri De Luca, protagonista del documentario biografico Fish Don’t Close Their Eyes/I pesci non chiudono gli occhi, selezionato per lo showcase Italians Doc It Better; Thom Zimny, regista pluripremiato e collaboratore storico di Bruce Springsteen, noto per i suoi documentari su Springsteen, Willie Nelson e Sylvester Stallone che terrà un keynote speech; Helene Juguet, Managing Director di Ubisoft Film & Television; Theodor Ushev, regista di animazione candidato all’Oscar; il regista e concept designer statunitense Andrew Leung (Il Re Leone, Il libro della giungla, Black Panther, Spider-Man: Homecoming, Il Signore degli Anelli-Gli Anelli del Potere, La La Land); Anna Taganov, Head of Children’s Content & Programming Strategy di BBC che terrà un Keynote speech; Rodrigo Teixeira, produttore di Io sono ancora qui di Walter Salle Miglior film internazionale agli Oscar 2025; Katherine Pope, Presidente di Sony Pictures Television.
Per quanto riguarda i premi, che verranno consegnati nel corso della cerimonia conclusiva del MIA 2025, debutta il nuovo Sony Pictures Television Award al miglior progetto di drama selezionato all’interno del Drama Co-Production Market and Pitching Forum. Tornano i MIA Development Awards, ai migliori progetti del Co-Production Market; il Paramount New Stories Award assegnato quest’anno a un progetto di factual entertainment; il Women in Film and Television Italia-WIFTMI Award al progetto con il maggior potenziale legato a temi di eliminazione della disuguaglianza di genere e inclusione; il GEDI Visual Award a uno dei titoli selezionati nello showcase Italians Doc It Better; lo Screen International Award a un film selezionato per o showcase C EU Soon.
Chiara Sbarigia, presidente APA ha dichiarato: “Oggi più che mai i produttori italiani sono chiamati a competere sui mercati globali e il terreno di gioco della competitività è nel segno della qualità creativa e produttiva e nella capacità di innovazione di contenuti. Il settore audiovisivo nazionale ha compiuto nell’ultimo decennio un salto strutturale, puntando su contenuti capaci di parlare a pubblici diversi e, al tempo stesso, di valorizzare le proprie radici culturali. La missione di APA resta quella di sostenere e promuovere questa eccellenza, aiutando a costruire immagini e strumenti in grado di rafforzare la competitività delle imprese e creando nuove opportunità per i talenti emergenti. Quando 11 anni fa abbiamo creato il MIA avevamo in mente questo obiettivo, ci auguriamo che possa continuare ad accompagnare il salto di qualità delle imprese audiovisive”.
Alessandro Usai, presidente di ANICA ha affermato: “Questa undicesima edizione del MIA rappresenta per me un momento particolarmente significativo: è la mia prima volta al Mercato in qualità di Presidente di ANICA e sono orgoglioso di poter accompagnare l’industria audiovisiva italiana in un appuntamento che è ormai riconosciuto come una piattaforma strategica a livello internazionale. Il MIA è un luogo unico, capace di connettere talenti, storie e progetti provenienti da ogni parte del mondo, generando nuove opportunità di crescita e di collaborazione. In un contesto globale complesso e competitivo, la capacità del MIA di innovare e di anticipare i cambiamenti del settore lo rende un punto di riferimento imprescindibile. ANICA continuerà a sostenere con convinzione questo percorso, che valorizza il Made in Italy e rafforza il ruolo dell’Italia come hub creativo e produttivo al centro delle dinamiche internazionali”.
Gaia Tridente, direttrice del MIA ha dichiarato: “Il MIA | Mercato Internazionale Audiovisivo presenta un’edizione 2025 pensata per offrire strumenti concreti ai professionisti: networking più mirato, sessioni di matchmaking ad alta curatela, nuovi pitching forum e percorsi di formazione executive. In un contesto globale segnato da forti trasformazioni, nuovi equilibri finanziari, audience frammentate, ridefinizione delle finestre e avanzamento tecnologico, il MIA sceglie di rilanciare, rafforzando la propria funzione di acceleratore industriale e punto di incontro internazionale. Accanto alle attività core, il programma 2025 introduce focus dedicati alla sostenibilità e alle applicazioni dell’AI lungo l’intera filiera creativa e produttiva, e lancia un nuovo programma di mercato per gli adattamenti letterari, pensato per connettere editori, agenzie e produttori. L’obiettivo è ampliare il bacino di storie e proprietà intellettuali, trasformando idee e talenti in progetti pronti per il mercato, attraverso competenze immediatamente attivabili e relazioni efficaci. Il MIA non è soltanto un mercato curatoriale: è un’infrastruttura culturale dove i progetti crescono dallo stadio embrionale fino a diventare opere per cinema, televisione e piattaforme digitali. Favorendo scambi e connessioni, il MIA genera valore industriale e culturale rafforzando il ruolo dell’Italia come hub europeo e internazionale di creatività”.
M.O., Madre Nazzaro (ORP): "Situazione drammatica per i cristiani"
Roma, 6 ott. (askanews) – (Di Serena Sartini) La situazione “per i cristiani di Terra Santa è molto difficile, è drammatica”. L’auspicio è che “si arrivi presto a una pace stabile e duratura” per poi pensare alla ricostruzione “non solo materiale ma anche psicologica”. In tal senso, i pellegrinaggi avranno una impronta “missionaria”, ovvero insieme ai luoghi straordinari di fede e di storia, sarà un segno di vicinanza verso i cristiani così duramente colpiti da questa guerra. A parlare ad askanews è Madre Rebecca Nazzaro, direttrice dell’Opera Romana Pellegrinaggi (ORP), l’ufficio del Vicariato di Roma dedicato alla pastorale dei pellegrinaggi.
“Per i cristiani di Terra Santa – sottolinea – la situazione è molto difficile, è drammatica, possiamo dire però che portano con sé sempre quella grande speranza che è tipica di tutte quelle persone che vivono in luoghi non tranquilli, perché la Terra Santa vive in comunione con tanti altri fattori. I cristiani dimostrano ancora una volta la loro fortezza e la loro speranza, rimangono con quella testimonianza di esprimere che l’unica opportunità e l’unica possibilità è un dialogo di convivenza con tutti”.
Dal Papa numerosi appelli per la pace, per trovare un accordo. “I discorsi del Papa – sottolinea la direttrice dell’ORP – sono di una grande valenza perché aiutano non solamente per chi è in Terra Santa ma anche le condizioni politiche dove si ribadisce come è importante costruire dialoghi e tessere di mosaici piano piano, senza abbandonare mai la speranza e la possibilità di interloquire con tutti. Si sono fatti passi in avanti notevoli – aggiunge madre Nazzaro – ci auguriamo che si arrivi a verificare una pace duratura e che le richieste da ambo le parti possano trovare una possibilità di incontro perché veramente si finisca questo conflitto che non porta assolutamente in un senso di pace ma neanche di costruzione”.
L’Opera Romana Pellegrinaggi è già pronta a far ripartire i pellegrini, appena ripartono i voli della compagnia aerea Ita.
“Più si allontana il tempo e più le cose peggiorano. Ci auguriamo – è l’auspicio – soprattutto in questi giorni si possa definire effettivamente quella che sarà la ricostruzione, non solo materiale, ma soprattutto fisica e psicologica. Questo è importante, e non va sottovalutata. Ecco perché i nostri pellegrinaggi devono essere dei pellegrinaggi missionari. Le persone che partono con noi non devono visitare solamente luoghi straordinari di fede e di storia – spiega madre Nazzaro – ma soprattutto di ricostruire insieme agli abitanti un senso di speranza e di rivitalità perché adesso avranno tutti, soprattutto i bambini, situazioni psicologiche molto sofferenti. Bisogna dunque ricostruire anche questo tessuto che non è meno importante della ricostruzione materiale. I nostri pellegrinaggi hanno già in cantiere il desiderio non solo di andare a visitare i luoghi, ma di portare la speranza con la presenza di una chiesa che è stata sempre vicina con la preghiera ma che adesso fattivamente è vicino anche con la presenza”.
Tennis, Musetti batte Darderi e vola agli ottavi a Shanghai
Roma, 6 ott. (askanews) – Il derby azzurro di Shanghai sorride a Lorenzo Musetti. Il carrarino raggiunge gli ottavi di finale grazie al successo in due set su Luciano Darderi, battuto con il punteggio di 7-5, 7-6 in più di due ore di gioco. Un match spettacolare, giocato da entrambi ad alto livello. Musetti è stato più lucido nei momenti chiave, Darderi (in lacrime a fine match) ha pagato qualche piccola sbavatura al termine di una delle partite più belle giocate in carriera sul cemento. Per la prima volta in carriera agli ottavi a Shanghai, Musetti tornerà in campo mercoledì contro Felix Auger-Aliassime, reduce dalla vittoria in due set sull’olandese De Jong. Sarà quasi uno spareggio per le Atp Finals perché una vittoria consentirebbe al carrarino di mettere una seria ipoteca sulla qualificazione a Torino.
Il premier Lecornu si dimette. La crisi-lampo in Francia lascia solo Macron
Roma, 6 ott. (askanews) – È durato meno di 24 ore il governo del premier francese Sebastien Lecornu: l’ex ministro della Difesa ha infatti rassegnato questa mattina le proprie dimissioni vista l’impossibilità di esercitare la propria carica di fronte ad un’Assemblea Nazionale già pronta ad esercitare un’immediata mozione di censura, lasciando il presidente Emmanuel Macron solo di fronte ad una crisi semrpe più comlicata da gestire.
Un esecutivo quindi che seppure mai arrivato in aula ha visto la sua composizione pubblicata sulla gazzetta ufficiale e che dunque è quello che dovrà gestire il disbrigo degli affari correnti e il passaggio dei poteri al prossimo governo, che sia di nomina presidenziale o frutto di un passaggio alle urne.
L’ultradestra del Rassemblement National di Jordan Bardella e Marine le Pen ha infatti già chiesto di tornare al voto, unica ricetta possibile per dare “stabilità” al Paese; di segno opposto l’appello dei Republicains (LR), che hanno invece invitato Macron, deciso a portare a termine il suo mandato, a “governare”.
La sinistra da parte sua ha assunto una posizione attendista: il partito Socialista ha auspicato la nomina di un suo esponente alla guida del governo come unica possibile saldatura parlamentare, mentre la France Insoumise di Jean-Luc Melenchon ha proposto un incontro in serata per discutere “tutte le ipotesi sul tavolo”.
La formula di compromesso di Lecornu è naufragata prima ancora di salpare sullo scoglio dell’articolo 49.3 della Costituzione, che permette all’esecutivo di approvare una legge di bilancio senza voto parlamentare – salvo, appunto, la presentazione entro le 24 ore di una mozione di sfiducia che sarebbe senz’altro arrivata tanto da destra che da sinistra, con ottime probabilità di successo visto che i socialisti, ad esempio, volevano a tutti i costi un dibattito almeno sula riforma delle pensioni. In un breve discorso dal palazzo di Matignon Lecornu ha quindi deplorato l’esistenza di una “censura preventiva” che di fatto gli ha reso impossibile esercitare le sue funzioni; ma il premier dimissionario ha criticato anche l’atteggiamento di partiti “che si comportano come se avessero tutti la maggioranza assoluta, pretendendo di far realizzare tutto il loro programma”, quando non di “pensare alle prossime imminenti elezioni presidenziali” e quindi ai propri elettori piuttosto “che ai cittadini francesi”.
Una stoccata indirizzata soprattutto ai Republicains, che pretendevano un terzo dei dicasteri del nuovo esecutivo ed avevano minacciato già ieri di uscire dalla coalizione malgrado la conferma di Bruno Retaillau agli interni.
Ora l’iniziativa – e la parola – passano di nuovo all’Eliseo, che al momento si è limitato ad un laconico comunicato in cui rendeva noto di aver accettato le dimissioni di Lecornu; Macron dovrà quindi decidere se provare di nuovo a lanciare un candidato in grado di trovare un compromesso – e in questo caso, se giocare o meno la carta della coabitazione con la sinistra – o cedere alle richieste di tornare alle urne, con il rischio di vedere premiata l’ultardestra.
Il suo ultimo tentativo passerà agli archivi come il più breve della storia della Repubblica – 14 ore e due minuti dalla nomina dei ministri, contro i due giorni di Henri Queille nel 1950 – e l’unico a non aver mai celebrato un Consiglio dei Ministri, fissato per le 13 di oggi e forzatamente annullato.
Federcasalinghe su lavoro di cura: serve tavolo di confronto a P.Chigi
Roma, 6 ott. (askanews) – Convocare un tavolo di confronto presso la Presidenza del Consiglio sul lavoro di cura non retribuito. È la richiesta della presidente di Federcasalinghe, Federica Rossi Gasparrini, per applicare, e rendere compiutamente operative le norme a tutela di donne e uomini impegnati quotidianamente in un’attività di cura della casa, dei figli e degli altri familiari.
“Le leggi ci sono – sottolinea Gasparrini – devono essere applicate ed alcune ampliate. Soprattutto, essere ampliate per valorizzare l’attività di donne e uomini impegnati in casa, in famiglia. Deve essere assolutamente ridefinito e applicato un riconoscimento economico proprio per chi svolge il lavoro di cura per il benessere della famiglia e di tutta la collettività, come afferma la Legge 493/99.
Secondo la presidente di Federcasalinghe, quindi, è arrivato il momento di mettere mano a quei provvedimenti che regolano il lavoro di cura. “Chiediamo la convocazione di un tavolo direttamente presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri – spiega Gasparrini – perché ci sono tanti ministeri coinvolti, da quello dell’Economia a quello del Lavoro, dalla Sanità al ministero delle Disabilità e della Famiglia. Per questo ci sembra naturale che la questione passi direttamente alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Sono fiduciosa che la Presidente avrà la sensibilità e la volontà di affrontare e risolvere questo annoso problema che da troppo tempo lascia in sospeso una questione fondamentale per le persone e le famiglie italiane”.
“Ricordo il richiamo dell’Unione Europea nella nota all’Italia per la mancanza di una legge sul riconoscimento della figura del caregiver, a questo richiamo va data una risposta rapida. Come evidenzia il rapporto Ilo-Federcasalinghe, infatti, il lavoro di cura non retribuito in Italia rappresenta l’85% del lavoro non retribuito generale. La stima del totale delle ore di lavoro di cura diretto e indiretto in un anno è di 60,7 miliardi, con un valore monetario stimato di 473,5 miliardi di euro. Il 71% di questo valore è prodotto dal lavoro di cura non retribuito delle donne. La stima dell’apporto del lavoro di cura non retribuito al pil italiano si aggira intorno al 26%”, conclude la presidente di Federcasalinghe.
Dazi, Cina dirotta il tessile in Europa: export primi 6 mesi +20%
Roma, 6 ott. (askanews) – La Cina sta pesantemente dirottando le sue esportazioni di prodotti tessili dagli Stati Uniti all’Unione europea, specialmente sui beni a basso costo. Lo riporta il Financial Times citando i dati di Euratex, associazione che raggruppa i produttori europei secondo cui nei primi sei mesi dell’anno le esportazioni di tessili e vestiari cinesi verso l’unione sono balzate dal 20%.
La dinamica riflette la strategia di imprese e autorità amministratice cinesi per trovare sbocchi agli eccessi produttivi, rispetto alle problematiche dovute ai dazi commerciali imposti dagli Usa.
“Dato che non possono vendere negli Usa, si stanno stanno muovendo in maniera molto aggressiva per vendere in Europa”, afferma Mario Jorge Machado, presidente di Euratex. “La Cina sta esportando meno verso gli Usa e che vediamo che un quantitativo rilevante di questo viene esportato in Europa, ma vediamo anche un calo dei prezzi degli articoli che importiamo”.
Arriva in Italia la catena O’Tacos con le tortillas personalizzabili
Milano, 6 ott. (askanews) – Arriva anche in Italia la catena O’Tacos: al Salone Franchising Milano stato infatti lanciato il franchising nel nostro Paese, con l’obiettivo di consolidare la presenza in un mercato della ristorazione dinamico e confermare l’ambizione di diventare un player internazionale. Fondata a Grenoble nel 2007, l’azienda, parte del gruppo QSRP, ha introdotto nel mondo food i French Tacos, tortillas grigliate e personalizzabili, farcite con patatine fritte, proteine certificate halal e con salsa al formaggio, disponibili addirittura in oltre 40.000 possibili varianti. Il Nord e il Centro Italia, aree ricche di studenti e comunit internazionali sono considerate in questa prima fase strategiche per l’espansione del franchising. O’Tacos un brand di ristorazione in rapida crescita in Europa, con oltre 400 ristoranti nel mondo di cui pi del 98% in franchising e un fatturato di circa 450 milioni di euro nel 2024. Il modello di business unisce tecnologia e innovazione culinaria: con chioschi self-order, app mobile e canali di delivery e take away, ma anche aggiornamento del men, che ogni due mesi prevede proposte in edizione limitata. Oltre a questo l’azienda ha anche una forte presenza su Tik Tok e Instagram.
La partecipazione al Salone Franchising Milano rappresenta un passaggio importante per O’Tacos in Italia: un’occasione per raccontare il proprio progetto e creare nuove opportunit di sviluppo sul territorio nazionale.
Telepass Mare, dopo Ponza, replicare modello su scala nazionale
Roma, 6 ott. (askanews) – Un servizio digitale per un turismo sostenibile e responsabile. Gi da luglio di quest’anno, Telepass Mare ha permesso a operatori del settore nautico e turisti di visitare di Ponza e Palmarola in maniera semplice. Il servizio erogato da Telepass, attraverso un’applicazione, ha permesso ai visitatori delle due isole pontine di pagare tramite smartphone il ticket ambientale previsto dal comune di Ponza.
Luca Luciani, amministratore delegato di Telepass, ha dichiarato: “Stiamo affrontando una nuova sfida che quella del mare. La nostra logica sempre la stessa: semplificare, rendere i pagamenti pi affidabili ed efficiente la riscossione per le amministrazioni locali e per i porti molto pi conveniente. Con Telepass Mare portiamo la stessa rivoluzione che abbiamo creato sulla strada anche in mare: fluidit, tecnologia e rispetto dell’ambiente. un’opportunit concreta per rendere anche il turismo nautico pi consapevole e rispettoso della natura e il primo passo verso una rete di mobilit costiera pi sostenibile, intelligente e connessa, a beneficio sia dei viaggiatori che dei territori. Dopo Ponza, vogliamo replicare il modello su scala nazionale e, in prospettiva, aprirlo al bacino del Mediterraneo”.
Francesco Ambrosino, Sindaco di Ponza, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni: “L’attivit condotta quest’anno insieme a Telepass stata molto importante. Il servizio Telepass Mare ha contribuito ad informare in maniera trasparente ed efficace gli operatori di settore e i turisti circa l’esistenza del ticket ambientale. Questa misura utile a salvaguardare i nostri territori, una garanzia per il futuro affinch anche le future generazioni possano godere della bellezza delle nostre isole”.
Telepass Mare, di cui stata lanciata la fase due di sperimentazione durante una tavola rotonda a Roma, costituisce anche uno strumento utile a garantire una gestione pi efficiente e sostenibile del turismo, oltre a una maggior protezione degli ecosistemi ambientali.
Sul tema intervenuto anche Ignazio Abrignani, presidente dell’Osservatorio parlamentare per il Turismo: “Il Ministero del Turismo ha introdotto un hub che prevede l’indicazione di dati per la gestione dei flussi turistici, necessaria una gestione razionale di questi flussi ed importante farlo attraverso strumenti tecnologici. Queste soluzioni rendono pi competitivo il nostro turismo”.
Armando Macali, responsabile della stazione biologica dell’isola di Ponza e ricercatore di Scienze ecologiche e biologiche dell’Universit della Tuscia, ha aggiunto: “Quest’iniziativa molto importante perch sancisce una collaborazione tra istituzioni ed enti privati nel concorrere alla progettazione di un piano di monitoraggio finalizzato alla mitigazione degli effetti dell’overtourism”.
Alla tavola rotonda di lancio della fase due di Telepass Mare ha partecipato, infine, anche Gian Piera Usai, Segretaria generale ANCIM – Associazione Nazionale Comuni Isole Minori.
Nobel per la Medicina a Mary E. Brunkow, Fred Ramsdell e Shimon Sakaguchi
Roma, 6 ott. (askanews) – Il Premio Nobel per la Medicina è andato a Mary E. Brunkow, Fred Ramsdell e Shimon Sakaguchi, per le loro scoperte della tolleranza immunitaria periferica.
“Il comitato del Nobel del Karolinska Institutet ha deciso oggi di assegnare il Premio Nobel per la Fisiologia o la Medicina 2025 congiuntamente a Mary Brunkow, Fred Ramsdell e Shimon Sakaguchi per le loro scoperte relative alla tolleranza immunitaria periferica”, ha dichiarato il Segretario Generale dell’Assemblea Nobel, Thomas Perlmann.
La tolleranza immunitaria periferica è il meccanismo che impedisce ai linfociti T e B maturi di reagire contro gli antigeni del proprio corpo; un processo che può comportare l’eliminazione delle cellule autoreattive tramite apoptosi (morte cellulare programmata) o la loro inattivazione, prevenendo così lo sviluppo di malattie autoimmuni.
Quello andato agli statunitensi Brunkow e Ramsdell nonché al giapponese Sakaguchi è il 116° Premio Nobel per la Fisiologia o la Medicina assegnato dal 1901.
E’ allarme per i reati sui minori in Italia
Roma, 6 ott. (askanews) – Sono stati 7.204 i reati a danno di minori in Italia nel 2024 e per la prima volta è stata superata la cifra record di 7.000 reati. Si contano 252 casi in più dell’anno precedente, una crescita del 4%; su base decennale, invece, l’aumento è molto più marcato: +35%. A colpire è soprattutto l’aumento dei reati connessi al digitale: pornografia minorile e detenzione di materiale pedopornografico. Rispettivamente aumentano su base annua del 63% e del 36%, segno che la Rete è sempre più un luogo a rischio per i più giovani. I dati, elaborati dal Servizio Analisi Criminale della Direzione Centrale Polizia Criminale, sono stati resi noti dalla Fondazione Terre des Hommes in una conferenza stampa a Roma in occasione della presentazione del Dossier indifesa ‘La condizione delle bambine e delle ragazze nel mondo’ 2025 e in vista della Giornata internazionale delle bambine (11 ottobre).
DIFFERENZE DI GENERE: SONO BAMBINE E RAGAZZE LA MAGGIORANZA DELLE VITTIME – Le bambine e le ragazze si confermano come le più colpite dai reati a danno di minori. Nel 2024 rappresentano, infatti, il 63% delle vittime, con un aumento sia in termini assoluti sia in termini relativi (nel 2023 erano il 61% delle vittime, su un totale di 6.952). È nei reati a sfondo sessuale che la sproporzione si fa sentire in maniera più evidente, con punte dell’88% di vittime femminili per il reato di violenza sessuale, dell’86% per la violenza sessuale aggravata e dell’85% per gli atti sessuali con minorenni. Da segnalare che, nel 2024, per la prima volta, i casi di violenza sessuale non aumentano (il numero assoluto, 912, è identico a quello del 2023), ma tale fattispecie di reato rimane, tra quelli a sfondo sessuale, quello con più casi. Le violenze sessuali aggravate vedono, invece, un leggerissimo aumento sull’anno precedente, del’1%, ma che diventa del 75% se si confronta con il dato di dieci anni prima. Gli atti sessuali con minorenne, invece, segnano un aumento del 15% su base annua.
Anche nei reati ascrivibili al digitale è netta la prevalenza di vittime femminili: 86% nella detenzione di materiale pedopornografico e 74% nella pornografia minorile. Tra i reati a sfondo sessuale, l’unico che, per la prima volta, presenta una parità di genere tra le vittime è quello di prostituzione minorile, che vede anche un calo sia a livello annuo (-7%) sia a livello decennale (-64%).
IL PERICOLO È PIÙ SPESSO IN FAMIGLIA – I reati più frequenti, spiega ancora il rapporto di Terre des Hommes, rimangono quelli che avvengono all’interno del nucleo familiare. I maltrattamenti in famiglia rappresentano, infatti, la fattispecie di reato con più casi e nel 2024 sono arrivati a sfiorare quota 3.000 vittime: per la precisione sono stati 2.975, con un aumento del 5% su base annua e una crescita monstre del 101% (un raddoppio), su base decennale. Anche qui c’è una leggera prevalenza di vittime femminili (il 53%). Ai casi di maltrattamenti in famiglia vanno aggiunti altri tre reati che possono essere riconducibili anche alla sfera famigliare: le violazioni degli obblighi di assistenza famigliare, l’abuso dei mezzi di correzione e disciplina e l’abbandono di minore. Con, rispettivamente, 479 e 345 casi, le prime due fattispecie di reato sono in diminuzione rispetto all’anno precedente, il primo del -9% e il secondo del -1%. L’abbandono di minore aumenta, invece, in un anno, del 2%, arrivando a un numero assoluto di 577 casi. A differenza dei maltrattamenti in famiglia, in queste tre tipologie di reati le vittime sono in prevalenza maschi: il 55% nelle violazioni degli obblighi di assistenza famigliare e nell’abbandono di minore e il 61% nei casi di abuso dei mezzi di correzione e disciplina.
CRESCONO INASPETTATAMENTE GLI OMICIDI DI MINORI – Infine, da segnalare, per il 2024, è l’inconsueto balzo degli omicidi volontari consumati. Dopo anni di costante diminuzione dei casi, coerentemente con il calo generale degli omicidi nel nostro Paese, nel 2024 si arriva a 21 casi, con un aumento del 75%. Nonostante numeri assoluti molto più bassi delle altre fattispecie di reati, è un dato che desta molta apprensione. L’omicidio volontario è, inoltre, uno dei reati che ha una componente con netta prevalenza maschile con il 76% dei casi che ha come vittime bambini e ragazzi.
‘Il fenomeno dei reati in danno dei minori, in ogni loro forma, è molto complesso. Occorre porre la massima attenzione non solo nella prevenzione e nel contrasto, ma anche ai più piccoli segnali indicatori di violenza’, afferma il Generale Antonio Basilicata, Direttore Servizio Analisi Criminale della direzione centrale della Polizia Criminale: ‘Di strategica rilevanza risultano essere anche l’accoglienza e il supporto alle vittime, nonché la realizzazione di campagne informative volte ad accrescere la consapevolezza di tutti e a rimuovere gli ostacoli socio-culturali in cui la violenza trova terreno fertile’.
Per Paolo Ferrara, Direttore Generale di Terre des Hommes, ‘i dati sui reati a danno di minorenni di quest’anno sembrano, purtroppo, mostrare una maggiore fragilità del tessuto sociale un allentamento dei vincoli morali fino alla rottura di alcuni taboo sociali e un crescente ritorno di fiamma di quella cultura patriarcale che, lungi dall’essere mai definitivamente sconfitta in questo Paese, sembra piuttosto riappropriarsi pericolosamente di spazi di ‘legittimità sociale’ che sono poi lo stesso luogo di coltura della violenza di genere e nei confronti dei minorenni. Non possiamo più rimanere a guardare. Servono azioni rapide, concertate e integrate, che agiscano in maniera organica sia sugli aspetti culturali che su quelli normativi di contrasto alla violenza e alla violenza di genere. A chiedercelo sono soprattutto loro, le vittime di questa ondata di violenza che rischia di diventare, sempre di più, un’epidemia’.
SPORT4RIGHTS – LO SPORT PER L’INCLUSIONE E I DIRITTI. Di fronte a dati così preoccupanti sulla violenza a danno di minori, Terre des Hommes rilancia il valore dello sport come luogo di crescita, prevenzione e rispetto. Durante l’evento, al cospetto del Ministro per lo Sport, la Fondazione ha presentato il progetto Sport4Rights.
Co-progettato insieme a Fondazione EOS – Edison Orizzonte Sociale e Specchio Magico, Sport4Rights promuove il benessere, la sicurezza e l’inclusività dei minorenni nel contesto sportivo, mirando a prevenire violenze, discriminazioni e maltrattamenti con azioni integrate sui territori e online.
Attraverso una piattaforma di e-learning accessibile e innovativa basata sull’intelligenza artificiale e supervisionata da un team di esperti, il progetto, per la prima volta in assoluto, fornirà alle società sportive, allenatori, educatori, giuristi, psicologi e altri professionisti del settore attività di formazione e sensibilizzazione su Tutela dei minorenni e sul benessere dei bambini e delle bambine nello sport a livello nazionale.
Ad oggi sono circa 20 le realtà sportive pioniere già formate dai promotori del progetto e il primo corso innovativo assistito dall’AI sulla Tutela Minorenni nello sport sarà pubblicato sulla piattaforma di Sport4Rights nel mese di novembre.
‘Lo sport è un bene comune, un linguaggio universale che accompagna milioni di ragazzi e ragazze nel loro percorso di crescita. Eppure oggi il 30% dei giovani abbandona precocemente l’attività sportiva anche a causa di contesti discriminatori ancora troppo frequenti, rinunciando al proprio benessere, relazioni, amicizie, occasioni fondamentali di crescita personale’, dice Francesca Magliulo, Direttrice Fondazione EOS: ‘Lo sport è un diritto e perché resti tale, dobbiamo prenderci la responsabilità di renderlo uno spazio sano, sicuro e aperto a tutti, in cui ciascuno possa sentirsi a proprio agio ed esprimere liberamente sé stesso. Con Sport4Rights vogliamo generare un cambiamento culturale profondo, coinvolgendo l’intera comunità educante (società sportive, scuole, allenatori, famiglie) affinché la tutela dei diritti dei minori nello sport diventi una responsabilità condivisa. È solo così che lo sport può conservare la sua vera essenza di spazio di crescita sana, dove vengano rispettati i diritti dei più giovani e dove ogni ragazzo e ragazza trovi un contesto che favorisca fiducia, benessere e possibilità di realizzarsi come persona, non solo come atleta. Per farlo ci servono strumenti innovativi e concreti, come la prima piattaforma mondiale di e-learning basata su AI, che offrirà formazione mirata e accessibile a chi lavora con e per i giovani. È un investimento che guarda lontano: ogni campo, ogni palestra, ogni spogliatoio deve diventare un luogo in cui i nostri giovani possano crescere liberi, in un ambiente che custodisce e tutela i loro diritti, la loro salute, le loro relazioni e il loro futuro’, conclude.
Ex Ilva, sindacati: 16 ottobre sciopero in tutti i siti
Roma, 6 ott. (askanews) – Fim, Fiom e Uilm hanno indetto uno sciopero di tutti gli stabilimenti ex Ilva per il prossimo 16 ottobre. “E’ il momento di scelte chiare: il Governo assuma la guida della ex Ilva con un forte intervento pubblico che guidi la transizione ed il rilancio di un’azienda oramai al collasso”, è la richiesta che arriva dai sindacati.
I segretari generali di Fim, Fiom e Uilm, Ferdinando Uliano, Michele De Palma, Rocco Palombella, parlano di un “inaccettabile silenzio” da parte del governo. I sindacati “condannano fermamente l’aver appreso a mezzo stampa dei contenuti delle offerte presentate per l’acquisto dell’ex Ilva, e in particolare quella di Bedrock Industries, che prevederebbe solo 2000 unità occupate su Taranto e poco più di 1000 negli altri siti”.
E ancora: “riteniamo inaccettabile il silenzio di Palazzo Chigi che, a fronte della richiesta di incontro più volte reiterata degli scriventi, non convochi ancora un tavolo sulla chiusura del bando e le offerte pervenute. Non ultimo lo strappo avvenuto sulla gestione della cigs dove le scelte unilaterali del governo hanno di fatto interrotto le relazioni avute fino ad oggi”.
Per questi motivi “abbiamo indetto una campagna di assemblee nei siti del gruppo che culmineranno con una mobilitazione e lo sciopero di tutti gli stabilimenti per il prossimo 16 ottobre”, concludono i sindacalisti.
Greta Thunberg ancora detenuta in Israele sarà liberata oggi
Roma, 6 ott. (askanews) – L’attivista svedese Greta Thunberg , sarà liberata oggi ed espulsa da Israele verso la Grecia in un gruppo di 70 componenti della della Global Sumud Flotilla (GSF). Lo ha ha annunciato la GSF attraverso X. “Greta Thunberg sarà liberata domani. Arriverà in Grecia”, ha scritto la GSF sul social X domenica sera. Il ministero degli Esteri israeliano ha definito “menzogne palesi” le notizie diffuse da vari media sui ù maltrattamenti subiti dall’attivista ambientale svedese Greta Thunberg e da altri partecipanti alla Global Sumud Flotilla (GSF). Sabato, il quotidiano The Guardian aveva riportato che Greta Thunberg si trova in una cella infestata da cimici e che non riceve abbastanza cibo né acqua, circostanza che le provoca disidratazione.
Centrosinistra,Renzi:Salis candidata premier a primarie 2027 se lo vorrà
Roma, 5 ott. (askanews) – Silvia Salis nel 2027 “sarà dove deciderà di stare lei: non tiriamola per la giacchetta . Io penso che sia un ottima sindaca di Genova e ora tutti diamo una mano a Silvia perchè lo faccia bene, pronti contemporaneamente alle primarie di coalizione se ci saranno”. Lo dice ad Agorà su Rai 3 il leader di Italia Viva Matteo Renzi, all’indomani della Leopolda numero 13 a Firenze in cui l’ex premier ha annunciato l’evoluzione di Italia Viva in una nuova piu’ ampia “Casa riformista” di tutti i moderati di centrosinistra che intende esprimere un proprio candidato alla premiership nelle primarie di coalizione.
“La Casa riformista – ha argomentato Renzi- è un progetto molto semplice. In Italia la sinistra c’è: rappresenta il 40% degli italiani. Se vogliamo che torni a vincere c’è bisogno di un altro contenitore che porti almeno l’altro 10% mancante. Noi siamo quel contenitore per tutti i riformisti i democratici e i liberali. Per tutti quelli che dicono che c’è bisogno di piu’ cultura”. E “se poi in vista delle elezioni politiche ci saranno primarie di coalizione per la premiership è certo – ha sottolineato Renzi- che quella casa avrà anche un suo candidato. O una sua candidata”.
Pizzaballa: piano Trump pieno di insidie ma c’è uno spiraglio mai visto
Roma, 6 ott. (askanews) – Con il piano Trump per la fine della guerra tra Israele e Hamas “un clima di speranza si percepisce. Anche i media locali qui si mostrano speranzosi, ma con misura. Il fatto è che ci sono tante difficoltà, tanti punti interrogativi. C’è ancora tanto da fare. Tanto. Però questa è una possibilità che non si era mai vista prima”. Così il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme, intervistato dal Corriere della Sera.
“Le notizie parlano finalmente di una possibile nuova pagina positiva, della liberazione degli ostaggi israeliani, di alcuni prigionieri palestinesi e della cessazione dei bombardamenti e dell’offensiva militare. È un primo passo importante e lungamente atteso. Speriamo che le pressioni internazionali abbiano effetto sulle parti, il governo israeliano e Hamas…”, prosegue il cardinale, per il quale “pace è una parola impegnativa, richiede tempo. La fine di questa guerra orribile non sarebbe la fine del conflitto, il cessate il fuoco non è la pace. Però è un primo passo, la premessa necessaria per cominciare un percorso nuovo, diverso”.
E sulla vicenda Flotilla Pizzaballa conclude: “Noi abbiamo cercato di aiutare, per trovare una soluzione che non fosse lo scontro. Non sapevamo cosa potesse accadere, la situazione era pericolosa, il nostro intento era dare unamano per ottenere il risultato di portare aiuti umanitari e insieme evitare pericoli alle persone. È andata diversamente. Noi restiamo sempre a disposizione per aiutare, ma non facciamo parte di nessuno schieramento”.
Oggi i negoziati in Egitto sul piano di pace di Trump per Gaza
Roma, 6 ott. (askanews) – Una delegazione di Hamas è arrivata domenica in Egitto per partecipare ai negoziati con Israele sul piano di pace promosso dal presidente degli Stati uniti Donald Trump, che punta a un cessate il fuoco a Gaza e al rilascio degli ostaggi. I colloqui, che si svolgono nella località sul Mar Rosso di Sharm el-Sheikh, sono considerati cruciali da Washington, che ha inviato suoi rappresentanti insieme a quelli del Qatar.
La delegazione israeliana, guidata dal ministro per gli Affari strategici Ron Dermer, dovrebbe raggiungere oggi l’Egitto per partecipare al negoziato. Secondo il segretario di Stato americano Marco Rubio, “i prossimi giorni saranno decisivi” per verificare se Hamas intenda negoziare seriamente. “Capiremo molto rapidamente dalle discussioni tecniche se il movimento è pronto a collaborare”, ha dichiarato Rubio, che ha definito la liberazione dei 48 ostaggi ancora detenuti a Gaza – di cui 20 in vita – “la priorità assoluta”.
Donald Trump, in un messaggio diffuso domenica sui social, ha affermato che i negoziati “stanno avanzando rapidamente” e che “la prima fase dovrebbe essere completata entro la settimana”. Il piano prevede il rilascio degli ostaggi israeliani in cambio della liberazione di prigionieri palestinesi, cui dovrebbe seguire un cessate il fuoco e il graduale ritiro delle truppe israeliane dalla Striscia.
La delegazione di Hamas è guidata da Khalil al Hayya, capo del movimento a Gaza e figura di primo piano nell’ala politica, alla sua prima visita in Egitto dopo essere sopravvissuto a un attacco israeliano a Doha il mese scorso. Hamas ha accettato diverse parti del piano statunitense, tra cui la liberazione degli ostaggi, ma ha evitato di pronunciarsi sulla richiesta di disarmo, punto che resta uno dei principali nodi del negoziato.
Trump, che ha promosso un piano in 20 punti per mettere fine alla guerra e delineare il futuro di Gaza, ha definito la risposta di Hamas “un segnale di disponibilità verso una pace duratura” e ha chiesto a Israele di fermare immediatamente i bombardamenti. Tuttavia, le operazioni militari israeliane sono continuate per tutta la giornata di domenica, con almeno 19 morti in nuovi raid aerei secondo le autorità sanitarie locali.
Un funzionario coinvolto nei colloqui al Cairo ha spiegato che questa volta i mediatori intendono evitare l’approccio graduale dei precedenti negoziati. “L’obiettivo è raggiungere un accordo complessivo prima dell’attuazione del cessate il fuoco. In passato, le trattative si arenavano tra una fase e l’altra, e stavolta si vuole evitare questo errore”, ha dichiarato la fonte.
Il piano di Trump, accolto con cauto ottimismo anche da una parte dell’opinione pubblica israeliana, ha suscitato segnali positivi nei mercati: lo shekel ha toccato il massimo di tre anni sul dollaro e la Borsa di Tel Aviv ha raggiunto livelli record. “È la prima volta dopo mesi che mi sento davvero speranzoso”, ha detto un residente di Tel Aviv, Gil Shelly.
Ma sul fronte politico interno, il premier Benjamin Netanyahu è stretto tra le pressioni delle famiglie degli ostaggi, che chiedono una fine del conflitto, e i falchi della sua coalizione, che si oppongono a qualsiasi tregua. Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha avvertito che fermare gli attacchi su Gaza sarebbe “un grave errore”, mentre il ministro della Sicurezza Itamar Ben-Gvir ha minacciato di far cadere il governo se la guerra dovesse terminare.
L’opposizione centrista, guidata da Yair Lapid, ha invece offerto sostegno politico al premier affinché il piano di Trump possa andare avanti. “Non permetteremo che l’accordo venga sabotato”, ha dichiarato Lapid.
Israele ha lanciato la sua offensiva su Gaza dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, in cui furono uccise circa 1.200 persone e 251 prese in ostaggio. Da allora, secondo le autorità sanitarie di Gaza, più di 67.000 palestinesi sono stati uccisi nei bombardamenti israeliani, la maggior parte dei quali civili. Gli Stati uniti sperano che i colloqui di Sharm el-Sheikh possano segnare la prima vera svolta diplomatica in quasi due anni di guerra.
Bce, Lane: serve esame attento su rischi inflazione sotto al 2%
Roma, 6 ott. (askanews) – Il capo economista della Bce conferma la volontà di “non vincolarsi ad alcun percorso predeterminato sui tassi”, ma nel suo lungo intervento in apertura della conferenza annuale sulla politica monetaria, Philip Lane ha di fatto escluso che si pensi anche ad eventuali aumenti dei tassi sui prossimi mesi. Le strade possibili al momento sono solo due: ulteriori riduzioni, nel caso in cui aumentassero i rischi di avere un’inflazione più bassa del livello obiettivo, oppure il mantenimento dello status quo, con il principale riferimento sul costo del denaro al 2%.
Alla Bce, ha spiegato Philip Lane, l’approccio decisionale sui tassi di interesse basato sui dati e su scelte che vengono compiute, volta per volta, dal Consiglio direttivo resta pienamente appropriato in questa fase. A determinare le future decisioni sarà in particolare l’evolversi degli equilibri dei rischi per l’inflazione, rialzisti o ribassisti.
“Un aumento delle probabilità o dell’intensità di fattori di rischio di indebolimento (dell’inflazione) rafforzerebbero le argomentazioni per un tasso più basso, per proteggere meglio la prospettiva di centrare l’obiettivo di medio termine (2% simmetrico)”. All’opposto “un aumento della probabilità o dell’intensità di fattori di rischio al rialzo – ha detto -indicherebbe che mantenere l’attuale livello dei tassi sarebbe appropriato sul breve termine”.
Di fatto ha quindi escluso che al momento si ipotizzino aumenti dei tassi al direttorio Bce.
Nelle previsioni formulate il mese scorso, la Bce stima che l’inflazione media quest’anno sarà pari al 2,1%, che nel 2026 calerà l’1,7% e che nel 2027 si attesterà l’1,9%. Per due anni sarebbe quindi inferiore all’obiettivo del 2%. Queste deviazioni “richiedono un esame attento”, ha avvertito Lane.
Nelle prossime settimane e mesi vi saranno una molteplicità di dati e indagini “per determinare la linea monetaria appropriata, senza vincolarsi a un percorso predeterminato”, ha proseguito.
Tra i rischi che potrebbero far calare l’inflazione sotto i livelli obiettivo, l’economista irlandese ha citato la forza dell’euro, il rischio che gli aumenti dei dazi commerciali possano indebolire la domanda per esportazioni dell’eurozona e quello che paesi terzi con eccessi produttivi dirottino ulteriormente i loro beni verso l’area euro. Ha anche menzionato il rischio che le tensioni commerciali possano creare maggiore volatilità e avversione al rischio sui mercati finanziari, fattori che peserebbero sulla domanda interna e che quindi implicherebbero Anche minori inflazione.
Sul versante opposto, l’inflazione potrebbe essere sospinta maggiormente al rialzo e se una nuova frammentazione delle catene di approvvigionamento globale facesse salire i prezzi alle importazioni e se le impedimenti e aggiungesse impedimenti all’economia interna. Inoltre, la spinta su spese in difesa e infrastrutture potrebbe a sua volta sostenere l’infrazione sul medio termine. Infine gli eventi climatici estremi potrebbero far risalire i prezzi alimentari più del previsto, ha detto ancora Lane. (fonte immagine: ECB).
America: spostarsi a sinistra non sarà per i Dem un’idea vincente
La rivista America, fondata nel 1909 dai gesuiti, è da più di un secolo un laboratorio d’idee del cattolicesimo intellettuale americano. Non fa propaganda, ma elabora giudizi ponderati sul nesso tra fede, società e politica. Quando affronta un tema politico, come nell’articolo del 2 ottobre firmato da Paul James Macrae, la sua voce conserva l’autorevolezza di chi ragiona con senso di responsabilità civica.
Un titolo che suona come un avvertimento
“Democrats must face reality: They won’t win by moving left” — i Democratici devono affrontare la realtà: non vinceranno spostandosi a sinistra. Il titolo, netto, riassume una diagnosi severa. Macrae osserva che il Partito Democratico, dopo due mandati di Joe Biden, appare lacerato da tensioni ideologiche e da un progressismo militante che non trova riscontro nell’elettorato moderato.
Come battere il trumpismo? Il rischio è quello di parlare solo ai già convinti di oggi, perdendo il legame con le classi popolari, i credenti, i lavoratori delle periferie industriali: gli stessi che un tempo costituivano il cuore del “New Deal” rooseveltiano e della “Nuova frontiera” di John F. Kennedy.
Il nodo del consenso reale
L’autore cita il caso di Bernie Sanders per spiegare come entusiasmo e militanza non bastino a vincere. Le battaglie radicali su immigrazione, ambiente o giustizia sociale hanno un valore simbolico, ma difficilmente creano consenso ampio. Gli Stati Uniti – nota America – restano un Paese culturalmente variegato, dove l’elettorato centrista decide ancora le elezioni.
E in vista del 2028, con un possibile sfidante repubblicano come J. D. Vance, politico giovane e ideologicamente strutturato, la corsa a sinistra rischia di trasformarsi in un autogol.
Il centro come responsabilità civile
Non si tratta, precisa Macrae, di rinunciare ai principi, ma di ritrovare un linguaggio politico capace di unire. Il messaggio di America è insieme politico e morale: i Democratici devono tornare a parlare di solidarietà, merito, sicurezza, valori condivisi.
Solo così potranno affrontare la sfida di un Paese stanco delle polarizzazioni e desideroso di equilibrio. Una riflessione che vale evidentemente anche per l’Europa, dove la tentazione (per i progressisti) di fare del radicalismo ideologico la cifra di un progetto politico (di governo) non è certo assente.
Puoi leggere l’articolo originale pubblicato da America – The Jesuit Review al seguente link ufficiale:
👉 Democrats must face reality: They won’t win by moving left
È un short take del 2 ottobre 2025, firmato da Paul James Macrae, nella sezione dedicata alle analisi politiche e culturali statunitensi.
Davvero siamo nelle mani della televisione e dei social?
“…Nonno, le fotografie che vedi, sono tutte balle.”
Così l’altro ieri mia nipote, vedendomi col cellulare davanti agli occhi. Io l’ho ringraziata annuendo, pur sapendo da tempo che diceva una sacrosanta verità. Una verità oggi spaventosamente ingigantita dall’uso menzognero e incontrollato dell’IA, che ti fa assistere a un incontro di boxe sul ring fra Putin e Trump, e il cui uso, nelle sue ripercussioni sulla cultura, sui rapporti fra persone, sulla società, sui ceti operai, medi e alti che siano, è ancora del tutto sconosciuto.
Questo involontario richiamo alle fake images di mia nipote è tuttavia servito a stimolare alcuni miei convincimenti che mi hanno sempre fatto compagnia, e che accennerò in questo appunto.
Dubbi e condizionamenti
Ma veramente noi ci beviamo tutto quello che sentiamo e vediamo, e che siamo telecomandati senza saperlo e volerlo?
Ed è vero, ad esempio, che abbiamo cominciato a prendere le distanze da Netanyahu solo dopo i recenti e voluminosi moti di piazza e i cortei della Flottilla?
Dispiace molto registrare che ai nostri giorni le più diffuse notizie siano concentrate sui pericoli e sui condizionamenti irreparabili delle fake news e delle fake images che circolano.
Notizie false, foto false, video falsi, discorsi di leader creati dal nulla: il tutto pensato e collocato nelle varie reti comunicative, non solo digitali, col proposito di condizionare profondamente, sino al punto di far cambiare idee. Addirittura di far votare un partito che non ci piace.
I servizi segreti di Putin e le agenzie dell’intelligence di Mosca sarebbero i primi a fare circolare silenziosamente nel mondo queste false notizie.
Il silenzio degli studiosi
E dispiace di più che gli studiosi, i sociologi, gli esperti del problema, di fronte a tutte queste paure, rimangano stranamente in silenzio.
Senza chiarire le complessità e le varie sfaccettature del rapporto fra messaggio e consumatore del messaggio, fra lo stimolo del messaggio e la risposta del fruitore.
Si dà ormai per scontato un rapporto meccanico diretto di causa ed effetto, come afferma la teoria comportamentista e deterministica:
vedo nero, reagisco in nero, penso in nero e… voto nero.
Intendiamoci bene: influenze della comunicazione e dell’informazione ce ne sono, soprattutto con messaggi emotivi che destano paure. Altrimenti non si spiegherebbero i miliardi investiti in spot pubblicitari.
Ma sono influenze da valutare con attenzione, scandagliando in profondità il fenomeno.
Perché può anche darsi che un dato detersivo me lo consigli la mia migliore amica, e non la sua continua pubblicità fatta con un attore simpatico.
La difesa dell’esperienza
Bene. Il vecchio convincimento sulla falsità delle foto, sollecitato da mia nipote, se confrontato con l’apocalittica e indifesa dipendenza totale dai media e dai social che spesso gira nell’opinione pubblica, è tuttavia di una certa attualità.
Una vecchia teoria della comunicazione e dell’informazione suggerisce invece che non è vero che noi siamo passivi e indifesi recettori di messaggi e immagini.
Ed è falso che rispondiamo come robot senza idee, senza anima e senza coscienza.
Questo continuo flusso che ci investe quotidianamente si misura sempre e inevitabilmente con le nostre esperienze di vita, con i nostri gruppi primari, con i nostri rapporti interpersonali, con le idee maturate e incamerate nella nostra coscienza, accumulate col trascorrere del tempo.
A partire da quelle apprese nella famiglia dove si è nati e cresciuti – positive o negative che fossero – passando per i compagni e gli amici, transitando per la stima verso qualche opinion leader di gruppo, fino alle idee prevalenti nei luoghi di lavoro e, infine, nelle associazioni giovanili, laiche o cattoliche, con i valori da esse dichiarati e diffusi.
La teoria del rafforzamento
La teoria suggeriva infatti che il nostro modo di pensare e agire, di valutare le cose del mondo, era parte fondamentale delle nostre precedenti persuasioni, quando non si trasformava in precedenti certezze.
E che tutto quello che girava sui media e che noi selezionavamo per libera scelta – ciò che ascoltavamo alla radio, vedevamo in TV e oggi, “senza chiedere permesso”, interagiamo sui social – non era altro che parte delle nostre idee maturate nel tempo.
Non faceva che rafforzarle o raddrizzarle un poco, senza modificarle.
È la teoria che due studiosi e sociologi americani del secolo scorso, Elihu Katz e Paul Lazarsfeld, proposero e sostennero sin dai primissimi anni ’50, anche con ricerche sul campo:
la teoria del rafforzamento delle idee possedute e del ruolo di mediazione esercitato da una persona che stimiamo.
Ma non della passiva accettazione di tutto ciò che si sentiva o si vedeva, pronti a ingoiare e digerire come degli affamati tutto ciò che ci veniva mostrato.
Una teoria dimenticata
In questi lunghi anni mi ha fatto impressione constatare che studiosi, sociologi, politologi, commentatori, editorialisti preparati abbiano dimenticato di fare almeno un cenno a questa teoria, a mio modesto avviso ancora validissima.
Collocando tutta l’opinione pubblica nelle mani delle fake news e delle fake images create volutamente per ingannarci e condizionarci, senza alcuna nostra personale difesa.
Cleopatra e li romani in piazza
Tre anni sono passati, e Cesare — maestro del mondo e capo dell’Impero — nel conferirle il mandato le aveva raccomandato:
«Regina, ricorda: stai su, perché ti ha acclamata la maggioranza dei tuoi; gli altri sono rimasti a casa. Ricordati, mentre governi, che il popolo romano ti sta a guardare».
Un monito scolpito nella Curia. Lei, che non conosce la democrazia — stranezza greca, e lei è egiziana —, pratica soltanto il regno assoluto. Fece spallucce e rispose:
«Li conquisterò, non temere, Cesare».
«Vedremo», replicò l’imperatore.
I primi anni del regno
Per il primo anno, li romani effettivamente stettero a guardare: Cleopatra, per il momento, non aveva combinato danni gravi.
Al secondo anno, però, cominciarono ad andare da Cesare — prima gentili, poi a brutto muso — chiedendo:
«Ti è passata la scuffia per ’sta regina egiziana? Se sì, levala di mezzo, che ci siamo rotti li c…, rimandala in Egitto colma di doni, ma assicurati che non ritorni».
Cesare, in verità, un sentimento per la regina lo serbava ancora, benché lei lo ignorasse e lo tradisse spudoratamente con altri capi più ricchi dei Paesi federati dell’Impero. Cesare si crucciava, si struggeva, s’incupiva, ma la lasciava lì.
L’Impero in subbuglio
Poi arrivarono gli accordi con il capo al di là delle Colonne d’Ercole, e Cesare cominciò a preoccuparsi sul serio. Cleopatra andava ormai per i fatti suoi: non rispondeva più a Cesare, non si faceva vedere in Curia. Il popolo mormorava, e i senatori più ricchi dell’Impero si avvicinavano a Cesare chiedendo la rimozione dell’infausta regina egizia.
Il danno era fatto.
Nonostante l’amicizia con il capo di quelli al di là del grande mare — sbandierata da Cleopatra come “forte e salda” — arrivarono i dazi sui prodotti dell’Impero. E come si diceva in città:
«Eh, adesso che famo della robba nostra? Ce la magnamo e bevemo noi?».
Cleopatra ignorava i messaggi di Cesare e proseguiva dritta. Ogni tanto saliva su un palco dei suoi fedeli o degli alleati e faceva il suo pezzo di regina che parla al popolo: fomenta gli animi, elenca i risultati, rassicura che sta facendo i loro interessi, che ha molti nemici a Roma e nell’Impero. Strabuzza gli occhi, grida, gesticola.
E loro, ancora ammaliati, non si accorgono che il clima a Roma e nell’Impero è ormai cambiato.
I consiglieri sbagliati
Quando iniziò la sua avventura di governo, Cesare le aveva suggerito di scegliere due luogotenenti tra i romani che conoscessero l’egiziano, e non il contrario.
Lei, invece, si scelse un egiziano allevato dai Celti — dei cui costumi non ha ancora capito molto — e un liberto affrancato da un potente senatore italico che, morto il suo padrone, crede di averne ereditato il carisma.
I due, lentamente, segano le gambe del trono di Cleopatra. Ma lei ha le gonne troppo lunghe per vedere i piedi del suo trono, e le guardie — dritte, impassibili, come nei bassorilievi di Tebe — non guardano in basso.
Il popolo sì, e vede tutto. Ed è venuto il momento di farglielo capire, anche alla regina egizia.
Cleopatra e i Filistei
Cleopatra/Meloni capisce di politica interna — quella italica e imperiale — così così, ma, governando con mano ferma, mostra di masticare poco di diplomazia.
I Filistei? Un popolo noioso, insignificante, oltre il delta del grande Nilo.
Eppure, come governante dell’Impero, di ciò che accade ai suoi confini dovrebbe occuparsi. Cesare riceve da tempo messaggeri che riferiscono delle zone più bollenti: a nord, con gli uomini delle steppe e le antiche questioni slave; a sud, con il popolo di Israele e i figli della sabbia, ostinatamente in guerra da duemila anni.
Ora i messi raccontano senza mezzi termini che è in corso una strage di uomini, donne e bambini del popolo dei Filistei, liberi e schiavi: nessuno risparmiato. Le notizie si diffondono tra il popolo italico e romano, che finora non aveva partecipato a nulla di simile, ma che Cesare aveva sempre tenuto in considerazione, sapendo che anche da esso dipendeva la sorte dell’Impero.
Il popolo in piazza
E il popolo, di propria iniziativa, scende in piazza e protesta per il massacro che si consuma ai confini dell’Impero. Grida che alla strage degli innocenti non ci sta e non ci starà mai.
È una protesta di dimensioni etiche, morali e umanitarie — sconosciute alla regina egizia.
Cittadini dell’Impero e romani scendono prima nelle piazze delle principali civitas, raggiungendo numeri da milioni di persone. Poi a Roma: due milioni.
Di fronte a queste cifre, spariscono le decine di migliaia di presenti alle feste e manifestazioni organizzate ogni anno dai fedelissimi della regina Cleopatra/Meloni e dei suoi luogotenenti.
Il giudizio di Cesare
«C’è poco da capire — risponde Cesare a un messo inviato di corsa dalla regina per sapere se ha ancora il suo consenso —: vedi tu stessa che quelli che non ti hanno sostenuto fin dall’inizio sono molti di più di quelli che ti plaudono ogni giorno».
La risposta non lascia dubbi. Stavolta è il popolo — quello degli indecisi di sempre e di tutti i tempi — che decide di ricordare alla regina Cleopatra/Meloni che esiste, che non ha smesso di osservarla in questi tre anni, e che sta per presentarle un conto salato.
Il giorno di Francesco, il respiro dell’Italia
Con l’approvazione definitiva della legge che istituisce il 4 ottobre come Festa Nazionale, la Repubblica Italiana compie un gesto di straordinario valore simbolico e culturale.
Riconosce in San Francesco d’Assisi non solo il Patrono spirituale della Nazione, ma una figura universale, capace di parlare con forza tanto alla coscienza religiosa e quanto a quella civile del Paese.
San Francesco rappresenta un punto d’incontro alto e nobile tra la dimensione etica, spirituale e istituzionale dell’Italia. Il suo messaggio — fatto di pace, fraternità, rispetto per il Creato, giustizia sociale e amore per gli ultimi — trascende i confini confessionali e si offre come fondamento morale comune, in un tempo segnato da smarrimenti, polarizzazioni e crisi globali.
Una scelta di civiltà
In un’epoca in cui la politica è spesso dominata dallo scontro violento e dalla contrapposizione frontale, istituire una giornata nazionale dedicata a San Francesco assume il valore di un atto profondamente controcorrente.
È un invito a ritrovare il senso della responsabilità collettiva, della cura reciproca, della convivenza fondata su valori condivisi.
Francesco d’Assisi, uomo del dialogo e della pace, seppe criticare con radicalità i modelli del suo tempo, opponendo alla logica del potere e del possesso la forza mite della parola, dell’amore evangelico, della povertà scelta e vissuta come libertà.
Il Francesco civile
La sua testimonianza attraversa i secoli e parla oggi con una straordinaria attualità a un’Italia in cerca di coesione e di visione. Non è soltanto il “Francesco religioso” a interpellarci, ma anche — profondamente — il “Francesco civile”, che anticipa i principi fondanti della nostra Costituzione.
In lui si riflettono l’idea della centralità della persona, il rifiuto della violenza, il senso di giustizia, la responsabilità verso la natura e la comunità. San Francesco si presenta così come una radice profonda della nostra identità nazionale, una sintesi armonica di spiritualità, idealità e impegno concreto.
Una visione dell’Italia fondata sui valori
Rendere il 4 ottobre Festa Nazionale non significa soltanto commemorare una figura storica, ma riaffermare una visione dell’Italia fondata su una civiltà dei valori.
È un’occasione per riflettere — come cittadini e come comunità — su ciò che ci tiene uniti, su ciò che può orientare il nostro vivere comune, sulle sfide che attraversano il nostro tempo: la solitudine sociale, le diseguaglianze, la crisi ecologica, la perdita di senso.
San Francesco è un simbolo di unità in un Paese che spesso fatica a riconoscersi in riferimenti condivisi. Non appartiene a una parte, ma a tutti: credenti e non credenti, giovani e anziani, italiani di nascita e di adozione.
In lui trovano voce l’umanità dolente e la speranza di chi costruisce, ogni giorno, il bene comune.
Un giorno di consapevolezza nazionale
Il 4 ottobre non sarà, dunque, un semplice giorno festivo, ma un tempo di consapevolezza nazionale. Un giorno in cui l’Italia si riconosce nella sua parte migliore, quella capace di coniugare spiritualità e laicità, radici e futuro, diritti e doveri.
In San Francesco, la politica ritrova l’ispirazione di un servizio autentico, che mette al centro la persona e la comunità.
La religione trova un testimone credibile della fede che si fa dialogo, pace, fraternità.
E la Repubblica italiana, con questa scelta, afferma che le grandi figure del passato possono ancora orientare il cammino del presente e indicare una direzione al futuro.
Celebrare il 4 ottobre come Festa Nazionale significa, in definitiva, richiamare la Nazione alla sua vocazione più alta: essere comunità di destino, fondata sulla dignità della persona, sul rispetto del Creato e sulla fraternità tra i popoli.
In un mondo segnato da divisioni e da incertezze, San Francesco continua a indicare la via della speranza, della giustizia e della pace.
Tennis, Sinner si ritira a Shanghai per crampi
Roma, 5 ott. (askanews) – Jannik Sinner esce al terzo turno all’Atp di Shanghai, ritirandosi nel corso del terzo set contro l’olandese Griekspoor, che agli ottavi trova il monegasco Vacherot. L’azzurro risolve al tiebreak un primo parziale equilibrato, nel secondo cede 7-5 dopo essere stato a un passo dalla vittoria e nel terzo set, sul 2-2, accusa un problema di crampi, zoppicando vistosamente per diversi minuti prima di rassegnarsi e rinunciare. L’azzurro, accompagnato dagli applausi del pubblico di Shanghai, abbandona il campo tenendosi a fatica sulle sue gambe e non riuscendo nemmeno a portare il borsone, tormentato dai crampi a entrambe le gambe.
Formula1, Leclerc: "Tutta la gara in gestione freni"
Roma, 5 ott. (askanews) – “Penso che abbiamo preso comunque 15 secondi nei ultimi dieci o quindici giri anche se non sono stati rappresentativi. Ho dovuto gestire i freni praticamente per tutta la gara e quello non è stato il massimo”. Così Charles Leclerc dopo il Gp di Indonesia che lo ha visto chiudere sesto. “Credo che tutti dovessero occuparsi un po’ di gestire i freni su una pista così, ma forse per noi la cosa è stata abbastanza esagerata. Soprattutto alla fine è stato molto difficile, ma comunque già dal primo giro, dopo i sorpassi, fino agli ultimi è stata una giornata molto complicata”.
Ciclismo, Pogacar vince gli europei su strada
Roma, 5 ott. (askanews) – Tadej Pogacar ha vinto, per la prima volta in carriera, la prova su strada dei Campionati europei di ciclismo su strada. Il fenomenale sloveno, che il 28 settembre si è confermato Campione del mondo durante la rassegna iridata di Kigali 2025, ha staccato tutti i rivali – per ultimo Remco Evenepoel – a 75 chilometri dall’arrivo e si è involato verso la 106ª vittoria della sua straordinaria carriera.
Pogacar, che ha compiuto 27 anni il 21 settembre, è il ciclista professionista che ha vinto di più in questa stagione. Anche nei 202,5 km tra Privas e Guilherand-Granges, con circa 3.500 metri di dislivello, durante i Campionati europei di Drôme-Ardèche 2025, Pogacar ha lasciato le briciole ai propri rivali. Al via c’erano alcuni dei migliori interpreti delle salite nel ciclismo contemporaneo, tra cui Juan Ayuso, Jonas Vingegaard, João Almeida e Remco Evenepoel. Non sono partiti invece due possibili outsider come Mads Pedersen e Giulio Ciccone.
La corsa, vibrante e piena di avvenimenti e sorprese fin dai primi chilometri, si è svolta in una bella cornice di pubblico. I dipartimenti del sud-est francese Drôme e Ardèche hanno ospitato il Campionato europeo dal livello forse più alto di sempre (il primo Campione europeo fu Peter Sagan nel 2016). Ecco com’è andata la gara di domenica 5 ottobre ai Campionati europei 2025 in Francia.
A Roma "C’è da Ridere", primo spettacolo teatrale su salute mentale
Roma, 2 ott. (askanews) – La terza tappa di C’è da Ridere approda al Teatro Brancaccio di Roma, che diventa palcoscenico d’eccezione per il primo tour teatrale italiano interamente dedicato alla salute mentale. Un progetto ideato da Paolo Kessisoglu e promosso dall’associazione non profit C’è Da Fare (cedafare.org), fondata dallo stesso Kessisoglu insieme a Silvia Rocchi per integrare il sistema sanitario nazionale con iniziative di sostegno psicologico e neuropsichiatrico rivolte ai giovani.
Lo spettacolo inizierà alle ore 18, con gli attesissimi ospiti – le comiche Alice Mangione e Marta Filippi, i comici Andrea Perroni e Paolo Kessisoglu, il cantautore Daniele Silvestri e la giovane cantautrice IAMOLLIE – che saliranno sul palco assieme al neuropsichiatra infantile Prof. Stefano Vicari – Responsabile dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza presso IRCCS Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, nonché referente del progetto CDF Safe Teen appena lanciato a Roma – per dar vita a un confronto diretto con il pubblico sull’attuale e importantissimo tema della salute mentale, seguendo il format già apprezzato durante le prime due tappe del tour alla Versiliana di Marina di Pietrasanta e al Teatro Coccia di Novara. Il tutto secondo la conduzione del presentatore, autore e speaker radiofonico Marco Maccarini.
Prima dello spettacolo sarà inoltre possibile incontrare gli ospiti durante un momento dedicato ai Meet and Greet delle ore 17: un accesso esclusivo prima dello show, che darà modo a chi sceglierà il biglietto dedicato “Meet and Greet UPGRADE C’è da Ridere” di incontrare e scattare fotografie con i propri artisti del cuore.
Si ringrazia Dils, donor di questa tappa, da tempo sostenitore di diverse iniziative di C’è Da Fare. Una realtà di real estate all’avanguardia che, nell’ambito del proprio programma di Give Back, supporta associazioni come C’è Da Fare, attive sul territorio e che operano nel mondo della cultura, dello sport, dell’inclusione sociale e della formazione.
CDF Safe Teen: l’impegno sul territorio romano
Per la prima volta l’associazione C’è Da Fare (impegnata in iniziative per favorire il dialogo, combattere lo stigma e sensibilizzare su temi cruciali come la salute mentale degli adolescenti) porta a Roma un’iniziativa culturale, nello stesso anno in cui, proprio nella capitale, è stato attivato il progetto “C’è Da Fare Safe Teen”: un protocollo terapeutico innovativo nato dalla collaborazione di C’è Da Fare con l’Ospedale Niguarda di Milano, e attivo in un sempre maggior numero di strutture sanitarie italiane. Con 50.000 euro già donati dalla non profit all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù dall’inizio della collaborazione a maggio 2025, CDF Safe Teen è oggi al fianco di 10 giovani beneficiari a Roma, offrendo spazi di ascolto e sostegno sia individuali sia familiari, attraverso percorsi ambulatoriali costruiti su misura.
Grazie a CDF Safe Teen, decine di adolescenti in Italia e le relative famiglie oggi possono ricevere l’aiuto psicologico e neuropsichiatrico di cui necessitano sempre più, secondo un approccio integrato e personalizzato e con il coinvolgimento di neuropsichiatri, psicologi, psicoterapeuti ed educatori. L’obiettivo è compensare le carenze dei servizi ambulatoriali tradizionali e dei percorsi residenziali o semiresidenziali (comunità o centri diurni) – che purtroppo spesso non riescono a dare una risposta adeguata a chi ha bisogno di questo tipo di supporto – con interventi multidisciplinari ad alta intensità, per individuare tempestivamente le criticità e ridurre sofferenza e rischio di cronicizzazione.
L’intero ricavato dello spettacolo al Brancaccio sarà devoluto proprio a CDF Safe Teen all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Dietro le risate e gli applausi, C’è da Ridere rappresenta dunque molto più di uno show comico: mentre il pubblico vivrà un’occasione per emozionarsi e sorridere, lo spettacolo diverrà sostegno concreto per ragazze e ragazzi che, grazie ai fondi raccolti, potranno contare su uno spazio di cura pensato per accogliere le loro fragilità.
C’e Da Fare rivolge un ringraziamento particolare al personale dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza presso l’IRCCS Ospedale Pediatrico “Bambino Gesù” di Roma coinvolto nel progetto: il Prof. Stefano Vicari (Responsabile dell’Unità Operativa, nonché Professore Ordinario di Neuropsichiatria Infantile presso L’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma), la Dott.ssa Maria Pontillo (Dirigente Psicologo di I livello), il Dott. Gino Maglio (Dirigente Medico e Psichiatra dell’età evolutiva), e il Dott. Massimo Apicella (Neuropsichiatra Infantile).
Dopo il debutto estivo a Marina di Pietrasanta e l’inizio del tour autunnale a Novara e Roma, il tour continuerà a percorrere lo stivale vedendo come protagonisti i teatri di:
Milano, Teatro Lirico, venerdì 17 ottobre 2025 Genova, Teatro Politeama, lunedì 3 novembre 2025 Varese, Teatro di Varese, venerdì 7 novembre 2025
Renzi alla Leopolda lancia Casa riformista: 10% o Quirinale diventa casa sovranista
Firenze, 5 ott. (askanews) – Non è, ovviamente, la Leopolda dei tempi d’oro del governo e nemmeno quella in cui il Pd “delle tasse” e dei “signori delle tessere” era spesso tirato in ballo negli interventi sul palco dell’ex stazione ferroviaria a Firenze: questa è la Leopolda della Casa riformista, nuovo “contenitore” dei riformisti renziani, insieme ai sindaci e alla società civile, e in alleanza, nella compagine del centrosinistra, con un Pd “sempre più a sinistra”.
Obiettivo non è solo battere Giorgia Meloni alle prossime elezioni Politiche, ma molto di più: evitare che “fra due anni il Quirinale diventi Casa sovranista” con l’elezione dell’attuale premier a presidente della Repubblica. Matteo Renzi chiude la Leopolda numero 13 – diversa per sua stessa ammissione, non c’è più, per dire, nemmeno la saletta vip dietro il palco che è più piccolo e spostato verso l’ingresso della struttura – con due proposte operative in vista della legge di bilancio (Start tax per i giovani e tetto della pressione fiscale al 40%, più “facile” da realizzare la prima che costa “4 miliardi”, più difficile la seconda) e un avvertimento.
Il monito è questo: se Casa riformista non raccoglie il 10% dei voti e non aiuta il centrosinistra non solo a “tenere la barra dritta” sui temi riformisti per non andare troppo a sinistra, ma anche ad avere i consensi necessari per vincere sullo schieramento di centrodestra Meloni conquista anche il Quirinale.
Lui, assicura l’ex premier, “non vuole mettere il cappello” su Casa riformista ma certo “senza Iv non c’è Casa riformista” e, smentendo alcune voci, ribadisce che Italia Viva “resterà come partito”. Con i riformisti ci sarà la società civile e soprattutto i sindaci: ne sono passati diversi dalla Leopolda 13, da Beppe Sala (Milano) a un applauditissimo Gaetano Manfredi (Napoli), alla molto attesa Silvia Salis (Genova) che ha sottolineato “l’unione” – dalle parti del centrosinistra la sola parola suscita ancora nostalgie e rabbie – delle classi dirigenti del campo progressista che “non” appartiene, dice lei, al centrodestra, ma si è tenuta lontana dalle suggestioni di chi la vorrebbe federatrice dello schieramento. Anche Renzi l’ha detto: non sarà un sindaco a salvare il centrosinistra. La partita delle Politiche è tutta da giocare e Renzi sfida i numeri: “Saremo anche al 2% ma gli facciamo una paura da matti” al centrodestra visto che “la Meloni ha deciso di cambiare la legge elettorale un minuto dopo che noi abbiamo deciso di andare con il centrosinistra, cercando così di cambiare le regole del gioco ma porta sfiga Giorgia, fidati”. Toni molto più duri, da una Leopolda che ha accolto i tre ministri del governo ospiti – Matteo Piantedosi, Guido Crosetto e Giuseppe Valditara – tra gli applausi all’indirizzo di Meloni che si lamenta di essere bersaglio dell’odio: “La leadership non è cavalcare l’odio”, “voglio dire alla presidente del Consiglio che un leader non è colui che cavalca l’odio per estremizzare il Paese, un leader è chi rispetta chi non la pensa come lei, un leader è quello che fa dimettere un ministro che paragona un partito di opposizione alle Brigate Rosse”.
Il ministro, come noto, è Luca Ciriani, Da parte sua anche la capogruppo a Montecitorio Maria Elena Boschi attacca la premier: Meloni che con Fdi è “campione di vittimismo” “ha un po perso lucidità”, dice, perchè “se in questi anni c’è qualcuno che ha seminato odio contro gli avversari politici o organizzato manifestazioni sotto le nostre case quelli sono quelli di Fratelli d’Italia”.
Giù il sipario, dunque, sulla Leopolda 13 con il ricordo di Sammy Basso “vero modello per i ragazzi” e l’invocazione, a proposito della longevità (“stiamo entrando nell’era della longevità”), argomento di cui discutevano anche Putin e Xi Jinping, suggerita dal finale di “Blade Runner”, film molto amato da Renzi: “Dammi più vita, padre”.
Tennis, Rune attacca l’ATP: volete che un giocatore muoia in campo?
Roma, 5 ott. (askanews) – A Shanghai, Holger Rune conquista la vittoria contro Ugo Humbert (6-4 6-4), ma la notizia non è solo il risultato. È il suo sfogo, furioso e diretto, contro l’ATP. Durante un medical time-out, piegato dal caldo e dall’umidità soffocante, il danese ha lanciato un’accusa durissima: “Perché l’ATP non ha una regola sul calore? Volete che un giocatore muoia in campo?”.
Parole pesanti, pronunciate dopo 31 minuti di gioco in condizioni al limite della sopportazione. Rune, visibilmente provato, ha chiesto l’intervento dei medici mentre l’arbitro lo osservava preoccupato. È solo l’ultimo episodio in una settimana segnata da malori e ritiri: nei giorni scorsi, Francisco Comesana e Yunchaokete Bu erano stati costretti a fermarsi, e anche Medjedovic e Atmane avevano mostrato segni di cedimento fisico.
Dopo il match, Rune ha spiegato meglio la sua posizione a TV2: «Stavo davvero soffrendo, ma non è durato a lungo e sono migliorato. I fisioterapisti mi hanno detto di concentrarmi sulla respirazione e mi hanno mantenuto calmo. Fa parte del gioco, ma il caldo era insopportabile. Siamo europei, non siamo abituati a queste condizioni, e mi sono detto che sarebbe stato difficile anche per lui (Humbert, ndr)».
Un grido condiviso anche da altri tennisti. Arthur Rinderknech, intervistato da L’Équipe, ha confermato: «È difficile persino respirare. Non so se in TV si capisce, ma in campo è come giocare in una sauna. Non è più una partita di tennis, è sopravvivenza».

















































