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giovedì, 22 Gennaio, 2026
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Venezuela, Conte: governo illiberale ma attacco senza base giuridica

Roma, 3 gen. (askanews) – “L’aggressione americana al Venezuela non ha nessuna base giuridica. Siamo di fronte a una palese violazione del diritto internazionale, che certifica il predominio del più forte e meglio equipaggiato militarmente. Il Governo Meloni condanni questi attacchi e tuteli i nostri connazionali. E spero che l’intera comunità internazionale si faccia sentire e che tutti comprendano che se le regole valgono solo per i nemici e non per gli amici, nessuno potrà sentirsi più al sicuro. Né può valere di per sè a giustificare l’attacco a uno stato sovrano la natura illiberale del suo governo. Per noi il diritto internazionale non vale fino a un certo punto”. Così il presidente di M5s Giuseppe Conte su Facebook.

Attacco Usa al Venezuela, Trump: catturato Maduro (aggiornamenti)

Roma, 3 gen. (askanews) – Il presidente Usa Donald Trump ha annunciato la cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro e della moglie nel corso di un’operazione militare su vasta scala contro il Venezuela. La notizia è stata postata sul suo profilo Truth Social, senza fornire dettagli sull’operazione o sulla attuale collocazione di Maduro.

-11:20 La Cbs: Maduro catturato dalla Delta Force Usa

-11:01 La vicepresidente del Venezuela, Delcy Rodríguez, sta bene dopo l’attacco lanciato dagli Stati Uniti contro la capitale e diversi siti militari nel Paese. Lo riporta il Wall Street Journal, citando una fonte vicina al governo di Caracas.

Raffica di esplosioni e aerei sopra Caracas, Maduro: gravissima aggressione Usa

Roma, 3 gen. (askanews) – Il governo venezuelano ha denunciato una “aggressione militare” da parte degli Stati Uniti, dopo che una serie di esplosioni ha scosso la capitale Caracas e altre regioni nelle prime ore di oggi. Secondo una dichiarazione ufficiale, gli attacchi hanno colpito anche gli stati di Miranda, Aragua e La Guaira, e il presidente Nicolás Maduro ha proclamato lo stato di emergenza nazionale e ordinato la mobilitazione immediata delle forze di difesa. Dettagli degli eventi

Le esplosioni sono state segnalate a partire dalle ore 2:00 locali (le 7 in Italia). Testimoni oculari di Reuters e immagini diffuse sui social media hanno documentato la presenza di aerei nei cieli della capitale venezuelana, mentre si udivano boati e si levavano colonne di fumo nero .

Un blackout elettrico ha interessato la zona meridionale di Caracas, vicino a una grande base militare, secondo quanto riportato da residenti.

Maduro ha ordinato lo stato di emergenza e l’attivazione dei piani di difesa nazionali, invitando la popolazione e le forze armate a schierarsi in “unità popolare-militare-poliziesca” per garantire la sovranità del paese. Il governo ha accusato gli USA di mirare al controllo delle risorse petrolifere e minerarie del Venezuela, affermando che tali tentativi “non avranno successo”.

Il Pentagono ha rimandato ogni commento alla Casa Bianca, che ha declinato per ora qualsiasi dichiarazione ufficiale. Un funzionario Usa ha tuttavia riferito alla Cbs che i raid sono stati ordinati dal presidente Donald Trump.

Il presidente americano ha ripetutamente minacciato operazioni terrestri in Venezuela . Secondo fonti di Reuters, Trump avrebbe esercitato pressioni private su Maduro perché lasci il potere. Solo lunedì scorso, Trump aveva dichiarato che sarebbe “saggio” per Maduro abbandonare la presidenza.

Il governo di Caracas ha annunciato l’intenzione di presentare denunce formali presso il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, il Segretario Generale delle Nazioni Unite e altri organismi internazionali, chiedendo una condanna unanime dell’azione statunitense.

Dalle Alpi al Mediterraneo: la morte senza confini e senza altitudini

A Crans Montana, nella montagna alta in Svizzera c’è stata una strage che fa tanto più male perché le vittime sono una di una gioventù che era andata a festeggiare l’arrivo del nuovo anno. 

Sulle Alpi la neve non spegne il fuoco 

Il bilancio è provvisorio ma i 47 morti sono più che sufficienti per far impazzire di sgomento i genitori dei ragazzi e ragazze che sono arsi un rogo spietato all’interno di un locale con la solita via di fuga insufficiente in caso di pericolo. Si accerteranno le responsabilità ma resta iscritto nella tragedia il numero di quelli che ci hanno lasciato la pelle e il cui sorriso si è tradotto in un macabro fumo. C’è da restarne sconvolti ed è giusto che sia così. Il fatto che sia accaduto in un tempo festivo non attenua lo strazio, anzi lo amplifica. Quando si è di fronte ad una contraddizione di sentimenti costretti a mutare in meno di un attimo dal bianco al nero non può essere altrimenti.

Il giorno di Natale si annega come sempre

Il passaggio tra il 2025 e il 2026 ha messo in contrasto le correnti del vecchio e del nuovo agitando anche il moto ondoso del mare Mediterraneo. Così il 24 dicembre un barcone partito dalla Libia, al largo delle acque tunisine, è affondato forse perché non desiderava assistere ad un tripudio di festeggiamenti per cui intanto l’Europa, terra d’approdo, non dovrebbe avereragione di rallegrarsi. La guerra in casa è una abitudine da perdere e non da consolidare.

Partiti in 117, sono annegate appena 116 persone e solo una si è salvata grazie ad un pescatore tunisino questa volta anche provvidenzialmente di anime. Il troppo fuoco fa male così come la troppa acqua, l’eccesso di ogni elemento non risparmia mai nessuno. Che si parta per la salvezza dalla miseria o per gioire per l’ingresso del nuovo anno l’esito può essere fatale ed il destino avverso è sempre in agguato. 

Il rischio di un cuore a due corsie

Lo sgomento che ne consegue non può essere di diversa serie a seconda degli episodi. La morte non guarda in faccia a nessuno e noi dobbiamo saperla guardare con equanime orrore, il solo modo per non darle soddisfazione ed avvilirne la vanità e la vittoria. Che si sia al livello del mare o sulle cime innevate si dovrebbe imparare a prendersi cura del dolore custodendolo ovunque sia la sua causa e qualunque sia la sua origine.Ogni dramma ha in sé il germe sano della democrazia che produce i suoi medesimi effetti indipendentemente da ciò che lo ha provocato e dove sia entrato in scena.

È questa lezione di uguaglianza la speranza a cui aggrapparci e per fare in modo che la morte possa rinunciare ad esibirsi ancora o ad attenuarne  un prossimo tripudio.

Le culle vuote mettono a rischio il futuro dell’Italia

C’è un equivoco che attraversa da anni il dibattito pubblico italiano: l’idea che l’immigrazione, nei termini in cui oggi si presenta, da sola possa compensare il declino demografico del Paese. 

I dati ufficiali – Nazioni Unite, Istat, Eurostat – raccontano una realtà diversa, meno ideologica e più ostinata. L’Italia perde popolazione non per una contingenza, ma per una crisi strutturale. Ogni anno nascono meno di 400 mila bambini e muoiono circa 700 mila persone. Il saldo naturale è dunque negativo per oltre 300 mila unità.

L’immigrazione interviene su questo squilibrio solo in parte: il saldo migratorio netto stimato oscilla tra le 150 e le 180 mila persone l’anno: in termini semplici, circa metà del vuoto viene colmata, l’altra metà resta scoperta.

I numeri del declino

Il risultato è noto e difficilmente aggirabile. Anche includendo l’immigrazione nei livelli attuali e prevedibili, la popolazione italiana è destinata a scendere sotto i 55 milioni entro il 2050 e, secondo le proiezioni ONU, verso i 35 milioni a fine secolo. Senza immigrazione il declino sarebbe più rapido; con l’immigrazione attuale, le prospettive restano negative. È un punto che andrebbe chiarito, perché separa l’analisi dai riflessi propagandistici.

Il confronto europeo aiuta a capire. Italia, Spagna e Polonia condividono livelli di fecondità molto bassi. Tuttavia gli esiti sono diversi. La Spagna, grazie a flussi migratori più consistenti e continuativi, riesce almeno a stabilizzare la popolazione. La Polonia, che attrae pochi immigrati, conosce un declino più brusco. L’Italia si colloca nel mezzo: abbastanza immigrazione per rallentare la discesa, non abbastanza per arrestarla.

Gli immigrati ben presto si omologano

Il nodo più profondo, tuttavia, non è solo quantitativo. Anche quando l’immigrazione cresce, l’Italia fatica a trasformarla in riequilibrio demografico. Gli immigrati, nel giro di pochi anni, convergono verso gli stessi bassissimi livelli di natalità degli italiani. Non per ragioni culturali, ma per “condizioni ambientali”: precarietà lavorativa, bassi salari, difficoltà abitative, debolezza delle politiche familiari. In un contesto simile, non fanno figli né i nativi né i nuovi arrivati.

Le cifre parlano chiaro: per stabilizzare la popolazione servirebbe un saldo migratorio netto superiore alle 300 mila persone l’anno, in modo continuativo. È uno scenario che oggi appare politicamente fragile e socialmente non presidiato. Continuare a evocarlo come soluzione implicita significa coltivare un’illusione.

Senza interventi, declino inevitabile

Il punto, allora, non è essere “pro” o “contro” l’immigrazione. Il punto è riconoscere che l’immigrazione, ai livelli attuali e in assenza di una strategia demografica complessiva, è un ammortizzatore, non una soluzione. Senza un investimento serio su lavoro, famiglia, casa, welfare e integrazione, il declino continuerà, solo un po’ più lentamente.

La demografia non è un destino cieco, ma neppure un’opinione. È una questione implicante azioni di lungo periodo, che chiama in causa la responsabilità della politica verso le generazioni future. Eluderla significa accettare un ridimensionamento silenzioso del Paese, prima sociale ed economico, poi anche civile.

Senza un’offerta politica più articolata e credibile la democrazia si svuota

Giriamola come la si vuole, ma è indubbio che la mancanza di una adeguata e convincente offerta politica continui, forse, a essere la vera causa e il vero motivo del persistente astensionismo elettorale. 

Un dato che non può più essere ignorato 

Un astensionismo che ormai si manifesta sia nelle consultazioni nazionali ed europee, sia in quelle locali. Regionali o comunali non fa differenza alcuna.

E non c’entra neanche il sistema elettorale. Anche perché, limitandoci alle recenti elezioni regionali, il sistema contemplava le preferenze – e parliamo di regioni meridionali dove il rapporto tra eletto ed elettore, per motivazioni storiche, è molto più forte e sentito che in altre parti del Paese – e quindi non si poteva accusare i partiti di aver designato dall’alto i candidati.

Oltre le regole, il nodo politico

Se dunque togliamo di mezzo il singolo sistema elettorale, le modalità di selezione dei candidati e il profilo delle diverse consultazioni, la ragione – forse, lo ripeto – va ricercata nella debole e scarsa offerta politica. Oltre, come ovvio e persino scontato, in una disaffezione cronica e purtroppo radicata che nasce dalla critica al sistema, e cioè ai partiti e al modello di partecipazione politica, con conseguenze negative sulla vita delle istituzioni democratiche.

Sotto questo aspetto è quasi inutile ricordare che esiste una fetta consistente dell’elettorato italiano che non si sente rappresentata. E ormai da tempo.

L’elettorato orfano della tradizione centrista

Si tratta di un elettorato che per lunghi cinquant’anni della nostra vita democratica ha votato la Democrazia Cristiana e i partiti alleati: il PLI, il PRI, il PSDI e anche il PSI. Partiti distrutti e annullati dalla valanga di Tangentopoli.

Nella Seconda Repubblica, tanto nel centrosinistra quanto nel centrodestra, questa rappresentanza politica ed elettorale ha continuato a svolgere un ruolo significativo e talvolta decisivo, seppur in misura minore: il PPI e la Margherita nel centrosinistra; il CCD, l’UDC e in parte anche Forza Italia nell’alleanza alternativa.

Radicalizzazione e vuoto di proposta

È però inutile negare che la progressiva radicalizzazione del confronto politico, da un lato, e l’eccessiva polarizzazione, dall’altro, abbiano finito per cancellare una credibile offerta politica centrista, moderata o anche solo riformista, che pure continua ad avere un consenso sotterraneo non indifferente nel nostro Paese.

Un’offerta centrista che potrebbe rappresentare la vera e autentica scommessa delle prossime elezioni politiche del 2027.

Il coraggio che serve

Ma questa prospettiva sarà possibile solo se vi sarà quello che comunemente si definisce coraggio politico. Un coraggio che, per riaffermare un progetto politico ed essere coerenti fino in fondo, non convive con la mera logica del potere e della sua spartizione, ma opera e rifulge nella testimonianza lineare e trasparente attorno a una proposta di cui si avverte la prolungata assenza.

In effetti, come spiegano molti sondaggisti, questo “vuoto al centro” è una delle cause, se non la causa principale della disaffezione dei cittadini nei confronti della politica e della res publica. Tuttavia la risposta potrà arrivare solo da chi crede davvero in quel progetto politico e non si lascia incantare dalle sirene del potere.

Dal racconto al testo: il vero Francesco d’Assisi

[…] Il Francesco conosciuto fu quello rappresentato da Bonaventura, fra l’altro senza riferimenti a suoi scritti, che in alcuni punti, per esempio nel Testamento, avrebbero potuto indurre motivi di tensione nel paragone tra un passato oramai perduto e un presente segnato dal tradimento. La prova che il Francesco vincente fu quello di Bonaventura è offerta dal ciclo giottesco della basilica superiore di Assisi, dove le scene della vita di Francesco sono rappresentate seguendo la Legenda bonaventuriana, citata letteralmente ai piedi degli affreschi.

Solo alla fine del XIX secolo Paul Sabatier con la sua celebre Vie de saint François d’Assise, fece conoscere un’immagine di Francesco inedita, certamente non esente dalla tentazione di esasperare il dissidio tra il santo e la curia papale, ma più viva nel rappresentare la sua umanità.

La svolta che porta alla riscoperta del Francesco ‘storico’: il concilio Vaticano II

Il concilio, con il decreto sul rinnovamento della vita religiosa Perfectae caritatis, sollecitò i vari Ordini e Congregazioni religiose a riscoprire le fonti dei diversi carismi che li animavano.

Da parte dell’Ordine dei frati Minori ci fu una prima importante risposta grazie all’impegno di Kajetan Eßer, un frate tedesco che, dopo diversi anni di ricerche, nel 1977 pubblicò un’edizione critica di quelli che egli definì gli Opuscula di Francesco, preferendo questo titolo a quello più impegnativo di Scripta, adottato invece da Carlo Paolazzi nell’edizione del 2009. Padre Eßer, con la sua opera, fissò anche una sorta di canone degli scritti di Francesco, nella sostanza ripreso pur con significative precisazioni negli studi dei successivi storici e filologi.

Di Francesco ci restano ben due autografi, entrambi destinati a frate Leone, diverse preghiere e componimenti liturgici, noti come Lodi di Dio, Preghiere e Salmi. Si è inoltre conservato il testo di undici lettere, rispettivamente indirizzate ai fedeli, all’Ordine dei frati Minori, ai custodi dell’Ordine, a tutti i fedeli, ai reggitori di popoli e a singoli frati, in particolare a frate Antonio di Padova e a un Ministro dell’Ordine, del quale però non si conosce il nome. Insieme alle regole (la Regola non bullata, quella per gli eremi e quella approvata dal papa il 29 novembre 1223), si colloca poi il Testamento (c’è anche un ‘piccolo’ testamento o testamento di Siena), un testo nel quale egli volle fissare i passaggi più significativi della sua esperienza personale, quelli nei quali emerse la rivelazione dell’Altissimo, che lo invitava a «vivere secondo la forma del santo Vangelo» (Testamento 14).

Dagli anni Settanta del XX secolo la storia di Francesco e dell’Ordine dei frati Minori non può più prescindere dallo studio degli scritti.

Lo stesso Eßer nel 1966 pubblicò un volume sulle origini dell’Ordine (Origine e inizi del movimento e dell’Ordine francescano, tradotto in italiano nel 1972. Fu poi soprattutto Giovanni Miccoli a riaffermare ripetutamente la necessità di partire dagli scritti per giungere a conoscere Francesco (Miccoli, Francesco d’Assisi. Realtà e memoria di un’esperienza cristiana, Torino 1991).

Perché, allora, gli scritti sono ancora poco conosciuti?

Anche il gettonatissimo e recente volume di Cazzullo, per esempio, ad eccezione del Cantico di frate solesembra ignorarne l’esistenza – un motivo, detto tra parentesi, sufficiente per valutare criticamente l’attendibilità complessiva della pur avvincente ricostruzione biografica elaborata dal noto giornalista. 

La nostra proposta, molto semplicemente, mira a diffondere la conoscenza di questi testi e, con essi, a offrire valide basi d’appoggio per accostare la figura di Francesco in tutta la sua novità, una novità semplicemente cristiana.   

Fonte: Editoriale – “Conoscere san Francesco attraverso i suoi scritti”. Per leggere il testo in versione originale clicca qui

Calcio, risultati e classifica di Serie A

Roma, 2 gen. (askanews) – Questi i risultati del campionato di serie A dopo Cagliari-Milan 0-1.

Diciottesima giornata: Cagliari-Milan 0-1, sabato 3 gennaio ore 12.30 Como-Udinese, ore 15 Genoa-Pisa, Sassuolo-Parma, ore 18 Juventus-Lecce, ore 20.45 Atalanta-Roma, domenica 4 gennaio ore 12.30 Lazio-Napoli, ore 15 Fiorentina-Cremonese, ore 18 Verona-Torino, ore 20.45 Inter-Bologna.

Classifica: MIlan 38, Inter 36, Napoli 34, Roma 33, Juventus 32, Como 28, Bologna 26, Lazio 24, Atalanta, Udinese, Sassuolo 22, Cremonese, Torino 21, Cagliari 19, Parma, Lecce 17, Genoa 14, Verona 12, Pisa 11, Fiorentina 9

Diciannovesima giornata: martedì 6 gennaio ore 15 Pisa-Como, ore 18 Lecce-Roma, ore 20.45 Sassuolo-Juventus, mercoledì 7 gennaio ore 18.30 Bologna-Atalanta, Napoli-Verona, ore 20.45 Lazio-Fiorentina, Parma-Inter, Torino-Udinese, giovedì 8 gennaio ore 18.30 Cremonese-Cagliari, ore 20.45 Milan-Genoa.

Recuperi: mercoledì 14 gennaio ore 18.30 Napoli-Parma, ore 20.45 Inter-Lecce, giovedì 15 gennaio ore 18.30 Verona-Bologna, ore 20.45 Como-Milan.

Guggenheim Bilbao, crescono ancora i visitatori: 1,3 milioni nel 2025

Milano, 2 gen. (askanews) – 1.305.003: sono le persone che hanno visitato il museo Guggenheim Bilbao nel corso del 2025, 3.660 in più rispetto al 2024. I numeri di fine anno raccontano dei mesi di maggio, giugno e luglio come i migliori, a livello di afflusso, nella storia del museo e l’estate 2025 è risultata seconda solo a quella del 2023. Dati che certificano l’inizio positivo della direzione generale di Miren Arzalluz, che ha sostituito nel ruolo Juan Ignacio Vidarte.

Cresce, rispetto all’anno precedente, anche la percentuale di visitatori stranieri, che sono stati il 69% del totale con il 15% dalla Francia, il 9% dalla Germania e dal Regno Unito, il 6% dagli Stati Uniti e il 5% dal’Italia. Il restante 31% viene dalla Spagna, 10% dai Paesi Baschi e 21% dalle altre regioni, soprattutto dalla Catalogna e da Madrid.

La mostra più visitata è stata quella dedicata a Helen Frankenthaler, grande interprete della pittura gestuale statunitense nel secondo Novecento (oltre 810mila visitatori), anche se a livello di numeri ha fatto registrare un valore più alto la grande installazione digitale del progetto In Situ di Refik Anadol (una sola stanza, non una vera e propria mostra, ma in questo caso comunque un’opera monumentale, simbolo dell’utilizzo della IA), che ha visto più di 891mila visitatori. Cifre importanti anche per la retrospettiva dedicata a Barbara Kruger (657mila) e per il progetto di Vito Acconci e Sergio Prego ospitato nella sala Film & Video (750mila).

Altri aspetti rilevanti per un museo globale oggi sono la presenza digitale e il Guggenheim Bilbao ha dichiarato per il 2025 2.722.205 log sul proprio sito Web e oltre 10,3 milioni dei pagine viste. Sui social il museo bilbaino sfiora i 900mila follower su Instagram e i 400mila su Facebook. E poi c’è l’aspetto educational: oltre 81mila persone hanno partecipato alle attività organizzate – sia in presenza si online – a corredo delle mostre. Positivi anche i numeri sulla partecipazione al public program delle esposizioni.

Per come è nato ed è cresciuto insieme alla città, il Guggenheim Bilbao è anche un eccezionale motore per l’economia della intera regione, ma forse sarebbe il caso di ragionare su tutta la Spagna. In seguito alle attività del museo – che in fondo è stato il creatore della Bilbao contemporanea, intesa come la città che è oggi – è stata generata una domanda di oltre 782 milioni di euro nei Paesi Baschi e il contributo del Guggenheim al PIL è stato di 676,7 milioni. I posti di lavoro che il museo ha contribuito a mantenere nel 2025 sono 14.319 e il livello di autofinanziamento dell’istituzione museale, che peraltro gode del sostegno delle principali imprese e banche basche, è arrivato al 78%.

Sono dati che fanno impressione e che chiariscono come i grandi musei globali siano oggi attori economici decisivi e generino un’attrattività che va ampiamente oltre il semplice ambito culturale. Certo, Bilbao non è New York per quantità dell’offerta, ma forse proprio per questo qui è possibile constatare in modo ancora più evidente la forza della proposta culturale e il bisogno – ovvero la domanda – a cui risponde. L’edificio unico che ospita il Guggenheim Bilbao, e a fine 2025 è anche scomparso il suo creatore, l’architetto Frank O. Gehry, è stato il primo tassello di un progetto finanziariamente colossale nei sui esordi, ma che ha rapidamente giustificato gli investimenti. Poi sono venute le collezioni, le mostre, ma soprattutto il senso di un luogo che si identificava con quell’edificio e intorno a esso ha modellato la sua nuova identità urbana, Oggi Bilbao è una città dinamica a livello di arte, architettura, ma anche di cucina, ospitalità e commercio. Il tutto mantenendo un forte radicamento identitaria basco (alle conferenze stampa internazionali si comincia sempre con i saluti e l’introduzione in basco) che è un altro degli elementi principali della ricetta di successo del museo. Che a fine 2025 ha anche inaugurato una mostra sulle Arti della Terra che potrebbe rappresentare uno scarto importante nel modo in cui l’arte contemporanea – e con essa l’istituzione museo – affronta il tema della crisi climatica. E anche questo è un modo in cui un luogo di cultura mantiene la propria rilevanza: ossia parlando della realtà del nostro tempo. (Leonardo Merlini)

Strage Crans Montana, Fontana telefona ad ambasciatore italiano

Roma, 2 gen. (askanews) – Il Presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana, ha telefonato all’ambasciatore italiano in Svizzera per un aggiornamento sui nostri connazionali, per manifestare vicinanza e solidarietà alle famiglie e per offrire la piena disponibilità al supporto istituzionale, a seguito della strage di Crans-Montana.

“La Camera dei deputati si stringe alle famiglie coinvolte e ai feriti – dichiara Fontana -. Ringrazio gli operatori, il personale diplomatico e il personale medico sanitario che, anche in Italia, stanno lavorando senza sosta per prestare soccorso, cure e aiuti. Seguo con massima attenzione gli sviluppi di questo dramma che ci ha colpito profondamente”.

C’erano una volta gli intellettuali: i ritratti di Paolo Di Paolo

Genova, 2 gen. (askanews) – Trecento immagini recuperate che mostrano l’Italia che rinasceva nel secondo dopoguerra e un racconto ricco sulla carriera del fotografo Paolo Di Paolo, a cento anni dalla nascita. La mostra che Palazzo Ducale a Genova dedica al reporter scomparso nel 2023 si intitola “Fotografie Ritrovate” e offre una nuova prospettiva sul suo lavoro. Ma è anche l’occasione per riguardare i suoi ritratti di intellettuali e personaggi delle cultura e dello spettacolo, da Giorgio De Chirico a Pasolini, da Monica Vitti ad Anna Magnani.

“Paolo Di Paolo – ha detto ad askanews Ilaria Bonacossa, direttrice di Palazzo Ducale – in qualche modo sa sempre scattare andando al di fuori di quella che l’immagine pubblica e creare un rapporto personale con queste figure e ogni singolo scatto, anche se fa parte di una serie, diventa così un momento magico capace di schiudere qualcosa che racconta il personaggio, il suo modo di essere, di pensare, ma ogni tanto anche portandoli fuori dalla loro comfort zone come Ungaretti con il gatto, piuttosto che Bruno Munari: ce li mostra davvero in un modo inaspettato”.

Sono ritratti che hanno forza e intensità, che raccontano una storia più complessa e appassionata, che sanno essere ironici, ma sempre affettuosi verso i soggetti e che, in qualche modo, riescono ad apparire assolutamente naturali anche se un elemento di posa o, quanto meno, di costruzione dello scatto, appare indiscutibile. Non sono insomma, solo “foto rubate”.

“Si rubava lo scatto – ha aggiunto Bonacossa – ma se lo faceva regalare più che rubarlo e quindi c’è questo misto tra mettere in scena e rubare il momento, perché sicuramente c’era una fase di dialogo che anticipava lo scatto con questi personaggi famosi e poi in quel momento il dialogo era il suo occhio speciale, che sapeva catturare un attimo preciso e indimenticabile”.

La carriera di fotografo di Paolo Di Paolo si è costruita intorno alle riviste, dalla Settimana Incom a Il Mondo, per poi prendere una piega diversa dopo il 1968 con la chiusura di molti giornali seguita all’avvento della televisione. Anche questo è un aspetto su cui oggi la mostra di Genova ci può portare a riflettere, anche per il suo parallelismo con i tempi che viviamo. Quello che è certo è che, anche 50 anni dopo, lo sguardo sulla società di un Pier Paolo Pasolini ci farebbe molto comodo e, in un certo senso, le fotografie di Di Paolo ce lo conservano, almeno come ritratto ideale.

Poste aggiorna condizioni uso Spid: a pagamento dal primo gennaio 2026



Roma, 2 gen. (askanews) – Poste aggiorna le condizioni di utilizzo del proprio servizio Spid. Da ieri, primo gennaio, la funzionalità di accesso ai servizi che espongono il logo Spid “prevede il pagamento di un corrispettivo annuale per i clienti che hanno l’identità digitale attiva da più di un anno. Il servizio – si legge sul sito di Poste – rimane gratuito per: minorenni, cittadini con almeno 75 anni di età, residenti all’estero. titolari di Spid a uso professionale”.

Il servizio prevede il pagamento di un corrispettivo annuale di 6 euro, Iva inclusa, a partire dalla scadenza del primo anno dall’attivazione dell’identità digitale, fatta salva la facoltà di recesso senza oneri.

Poste sul proprio sito informa che “per conoscere la data prevista per il pagamento del corrispettivo”, occorre accedere alla propria “area personale su posteid.poste.it o all’App PosteID”.

In ogni caso Poste avviserà “a partire da 30 giorni prima della scadenza”. Gli utenti riceveranno “una comunicazione all’indirizzo e-mail di contatto associata all’identità digitale con tutte le informazioni sulle modalità e le tempistiche per rinnovare la funzionalità di accesso ai servizi Spid”.

(immagine tratta dal sito Poste.it)

Gasparri: preoccupante esordio del sindaco di New York Mamdani

Roma, 2 gen. (askanews) – “Giura sul Corano, inneggia all’economia collettiva e attacca l’economia privata, ma soprattutto rivede le dichiarazioni di principio contro l’antisemitismo: è davvero preoccupante l’esordio del nuovo sindaco di New York, Mamdani. Pensare che una delle metropoli del mondo occidentale e democratico sia in queste mani fa davvero riflettere. L’Occidente, doverosamente, garantisce la libertà di culto a tutti. Ma una lettura non condivisibile da parte di certi islamici induce a riflettere soprattutto sul contrasto all’antisemitismo, l’odio verso gli ebrei si sta riproponendo in varie parti del mondo”. Lo dichiara il presidente dei senatori di Forza Italia Maurizio Gasparri.

“Speriamo che i fatti non confermino queste prime impressioni negative. Ma vedere un collettivista alla guida di New York è motivo di riflessione. Dobbiamo difendere un modello libero e liberale contro questi rigurgiti che suscitano perfino l’ironia di osservatori russi. Mamdani non annuncia futuro. Ripropone minacciose letture oscurantiste”, conclude Gasparri.

La cinese Byd ha sorpassato Tesla di Elon Musk

Roma, 2 gen. (askanews) – BYD sorpassa Tesla. La casa automobilistica cinese ha superato la società fondata da Elon Musk, diventando il più grande venditore di veicoli elettrici al mondo. BYD ha dichiarato giovedì sera di aver venduto 4,6 milioni di veicoli lo scorso anno. Di questi, circa 2,26 milioni sono veicoli elettrici a batteria, in aumento del 28% rispetto agli 1,76 milioni dell’anno precedente. Il resto dei veicoli per il trasporto passeggeri venduti da BYD erano ibridi plug-in. Il titolo è salito del 3,6% a Hong Kong prima che venissero pubblicati i dati di Tesla.

Anche le azioni Tesla sono salite (+0,85%), ma hanno ridotto i guadagni pre-mercato dopo la pubblicazione dei dati sulle vendite. Tesla ha annunciato che le sue consegne annuali sono diminuite dell’8,6% rispetto all’anno precedente, attestandosi a circa 1,64 milioni di veicoli, dopo aver consegnato 418.227 veicoli nel quarto trimestre. La società infatti ha pubblicato oggi i dati su produzione e consegne di veicoli relativi anche al quarto trimestre 2025, al di sotto delle aspettative degli analisti. Si tratta a livello annuale del secondo calo consecutivo.

Secondo il report le consegne totali del quarto trimestre sono state pari a 418.227 mentre la produzione totale nello stesso periodo è stata di 434.358 veicoli. Le consegne del quarto trimestre del 2025 sono state inferiori di circa il 16% rispetto al quarto trimestre del 2024, quando l’azienda di veicoli elettrici di Elon Musk ne ha registrate 495.570. I numeri relativi alla produzione del quarto trimestre del 2025 sono diminuiti del 5,5% rispetto all’anno precedente, quando Tesla aveva prodotto 459.445 veicoli.

La procuratrice sulla strage a Crans-Montana: fuoco dalle candele scintillanti

Roma, 2 gen. (askanews) – La procuratrice generale vallesana Beatrice Pilloud ha annunciato in conferenza stampa che “l’inchiesta è stata aperta oggi” in merito a quanto accaduto la notte di Capodanno nella tragedia di Crans-Montana.

“L’inchiesta è stata aperta oggi, tutte le piste sono aperte, nessuna esclusa. Tra le ipotesi alcune si confermano: tutto lascia pensare che il fuoco sia effettivamente partito da bengala o candele scintillanti messe sulle bottiglie, troppo vicine al soffitto”, ha affermato la procuratrice svizzera.

L’inchiesta si concentrerà su lavori fatti, misure di sicurezza, materiali impiegati, mezzi antincendio, numero di persone presenti, numero di persone autorizzate, vie di evacuazione, riporta la televisione svizzera italiana.

Se sarà accertata una responsabilità penale le ipotesi sono incendio colposo, omicidio colposo e lesioni colpose, riferisce l’emittente svizzera italiana RSI.

Stragi in locali affollati causa fuoco, gli esperti ricordano i precedenti simili a Crans-Montana

Roma, 2 gen. (askanews) – L’incidente di Crans Montana rappresenta l’ennesima tragedia evitabile. Lo affermano gli esperti della Società italiana di medicina ambientale (Sima) e Green Building Council Italia, intervenendo sul disastro avvenuto in Svizzera la notte di Capodanno. Le prime ricostruzioni relative alla tragedia di Crans Montana parlano di una scena purtroppo familiare agli esperti di sicurezza: un locale sotterraneo affollatissimo, soffitti e rivestimenti in legno e materiali altamente combustibili, una scala stretta come unico collegamento con l’esterno.

In questo contesto, una “fiamma di festa” – una candela o uno sparkler montato su una bottiglia di champagne – viene sollevata in alto, a pochi centimetri dal soffitto: bastano alcune scintille per innescare il materiale soprastante Ma c’è una domanda che, dopo decenni di studi e inchieste, non possiamo più evitare: com’è possibile che, nel 2026, in spazi chiusi e affollati si continui a usare fiamme libere, botti, fontane pirotecniche e altri dispositivi infiammabili come se fosse un gioco innocuo? – Si domandano Sima e Gbc Italia. Quello di Crans-Montana non è un incidente “imprevedibile”. È l’ennesimo episodio di una lunga serie di disastri che la comunità scientifica conosce bene. Nella memoria collettiva restano, tra gli altri: il The Station Nightclub di West Warwick, Rhode Island (USA, 2003): i pirotecnici della band innescano la schiuma poliuretanica sul palco; in meno di due minuti il locale è invivibile. Bilancio: 100 morti, 230 feriti.

L’indagine tecnica del NIST ha mostrato come il fuoco, alimentato da materiali altamente infiammabili e dall’assenza di sprinkler, abbia reso impossibile l’evacuazione in tempi utili; il Kiss Nightclub di Santa Maria (Brasile, 2013): un fuoco d’artificio da palco colpisce il fonoassorbente in schiuma sul soffitto. 242 morti, oltre 600 feriti; la maggior parte delle vittime non muore per le fiamme, ma per i gas tossici – incluso cianuro – sprigionati dal materiale in combustione; il Colectiv Club di Bucarest (Romania, 2015): ancora pirotecnici, ancora schiume infiammabili, ancora un’unica uscita praticabile. 64 morti, 146 feriti, un intero Paese in piazza a chiedere responsabilità politiche e legali.

A questi si aggiungono le tragedie più recenti ricordate dalle agenzie internazionali: il Pulse di Kocani in Macedonia del Nord (2025, almeno 59 morti, oltre 150 feriti), il rogo nella discoteca Masquerade di Istanbul (2024, 29 morti), gli incendi in locali di Goa, Murcia, Perm, Oaklandà Un filo rosso che collega continenti e decenni: spazi chiusi, pirotecnici, materiali combustibili, uscite inadeguate, sovraffollamento. Gli studi tecnici e scientifici su questi eventi sono chiari. Le simulazioni condotte su The Station e su casi analoghi mostrano che, quando il soffitto o le pareti in materiali plastici o lignei vengono coinvolti, il tempo utile per evacuare può essere inferiore ai 90-120 secondi prima che temperatura e fumo rendano l’aria irrespirabile e l’ambiente letale – proseguono Sima e Gbc Italia – Alla luce di queste evidenze, continuare a utilizzare fiamme libere, fuochi d’artificio, botti, candele “scenografiche” su bottiglie in locali chiusi e affollati non è solo imprudente: è in aperta contraddizione con ciò che sappiamo da anni su dinamica degli incendi, comportamento umano in emergenza e tossicità dei materiali. Qui la prospettiva della medicina ambientale diventa fondamentale.

“Quando parliamo di ‘ambiente’, non possiamo pensare solo ai boschi, all’aria esterna, al cambiamento climatico – afferma il presidente Sima, Alessandro Miani – Ambiente è tutto ciò che ci circonda: la stanza in cui dormiamo, l’ufficio in cui lavoriamo, il bar in cui festeggiamo il Capodanno. Ogni spazio indoor è parte integrante della nostra salute. Non è neutro: può proteggerci o tradirci. Un locale sotterraneo con un’unica scala, soffitti combustibili, decorazioni infiammabili e pirotecnici ai tavoli è, in termini ambientali, un habitat ad alto rischio sistemico”.

“Siamo vicini ai parenti delle vittime e se vogliamo che Crans-Montana non diventi solo un altro nome in un elenco di stragi, alcune regole minime, basate sull’evidenza tecnica e scientifica, dovrebbero essere considerate non negoziabili in qualunque ambiente indoor destinato al pubblico: tolleranza zero per pirotecnici e fiamme libere in locali chiusi affollati. Scelta rigorosa dei materiali interni. Soffitti, pannelli fonoassorbenti, tendaggi e arredi devono essere certificati per resistenza al fuoco e bassa emissione di fumi tossici; le schiume e i rivestimenti facilmente infiammabili non dovrebbero avere spazio in contesti ad alta affluenza. Progettazione reale – non solo formale – delle vie di fuga. Più uscite, chiaramente segnalate e sempre sbloccate; scale e corridoi sgombri; illuminazione di emergenza efficiente; esercitazioni periodiche per staff e verifiche indipendenti della capienza. Controlli e sanzioni effettive”.

“Ambiente è tutto ciò che ci circonda. Anche un bar sottoterra in una notte di Capodanno. Far sì che questi luoghi restino spazi di gioia – e non di lutto – è una forma essenziale di prevenzione ambientale, e una scelta etica che riguarda tutti: gestori, istituzioni, professionisti della sicurezza, media e singoli cittadini”, aggiunge il presidente Sima. “Desidero esprimere il mio più profondo cordoglio per le vittime – dichiara Fabrizio Capaccioli, Presidente di Green Building Council Italia – La sicurezza delle persone non può essere oggetto di compromessi, né subordinata a logiche meramente estetiche e commerciali. Come Gbc Italia riteniamo indispensabile promuovere una cultura della progettazione responsabile, basata su competenze tecniche, evidenze scientifiche e controlli efficaci. La qualità ambientale interna certificata, la sicurezza antincendio, la resilienza degli spazi, la vita umana, sono dimensioni inseparabili”.

Strage Crans, esperti Sima e Gbc Italia: tragedia evitabile

Roma, 2 gen. (askanews) – L’incidente di Crans Montana rappresenta l’ennesima tragedia evitabile. Lo affermano gli esperti della Società italiana di medicina ambientale (Sima) e Green Building Council Italia, intervenendo sul disastro avvenuto in Svizzera la notte di Capodanno. Le prime ricostruzioni relative alla tragedia di Crans Montana parlano di una scena purtroppo familiare agli esperti di sicurezza: un locale sotterraneo affollatissimo, soffitti e rivestimenti in legno e materiali altamente combustibili, una scala stretta come unico collegamento con l’esterno.

In questo contesto, una “fiamma di festa” – una candela o uno sparkler montato su una bottiglia di champagne – viene sollevata in alto, a pochi centimetri dal soffitto: bastano alcune scintille per innescare il materiale soprastante Ma c’è una domanda che, dopo decenni di studi e inchieste, non possiamo più evitare: com’è possibile che, nel 2026, in spazi chiusi e affollati si continui a usare fiamme libere, botti, fontane pirotecniche e altri dispositivi infiammabili come se fosse un gioco innocuo? – Si domandano Sima e Gbc Italia. Quello di Crans-Montana non è un incidente “imprevedibile”. È l’ennesimo episodio di una lunga serie di disastri che la comunità scientifica conosce bene. Nella memoria collettiva restano, tra gli altri: il The Station Nightclub di West Warwick, Rhode Island (USA, 2003): i pirotecnici della band innescano la schiuma poliuretanica sul palco; in meno di due minuti il locale è invivibile. Bilancio: 100 morti, 230 feriti.

L’indagine tecnica del NIST ha mostrato come il fuoco, alimentato da materiali altamente infiammabili e dall’assenza di sprinkler, abbia reso impossibile l’evacuazione in tempi utili; il Kiss Nightclub di Santa Maria (Brasile, 2013): un fuoco d’artificio da palco colpisce il fonoassorbente in schiuma sul soffitto. 242 morti, oltre 600 feriti; la maggior parte delle vittime non muore per le fiamme, ma per i gas tossici – incluso cianuro – sprigionati dal materiale in combustione; il Colectiv Club di Bucarest (Romania, 2015): ancora pirotecnici, ancora schiume infiammabili, ancora un’unica uscita praticabile. 64 morti, 146 feriti, un intero Paese in piazza a chiedere responsabilità politiche e legali.

A questi si aggiungono le tragedie più recenti ricordate dalle agenzie internazionali: il Pulse di Kocani in Macedonia del Nord (2025, almeno 59 morti, oltre 150 feriti), il rogo nella discoteca Masquerade di Istanbul (2024, 29 morti), gli incendi in locali di Goa, Murcia, Perm, Oakland… Un filo rosso che collega continenti e decenni: spazi chiusi, pirotecnici, materiali combustibili, uscite inadeguate, sovraffollamento. Gli studi tecnici e scientifici su questi eventi sono chiari. Le simulazioni condotte su The Station e su casi analoghi mostrano che, quando il soffitto o le pareti in materiali plastici o lignei vengono coinvolti, il tempo utile per evacuare può essere inferiore ai 90-120 secondi prima che temperatura e fumo rendano l’aria irrespirabile e l’ambiente letale – proseguono Sima e Gbc Italia – Alla luce di queste evidenze, continuare a utilizzare fiamme libere, fuochi d’artificio, botti, candele “scenografiche” su bottiglie in locali chiusi e affollati non è solo imprudente: è in aperta contraddizione con ciò che sappiamo da anni su dinamica degli incendi, comportamento umano in emergenza e tossicità dei materiali. Qui la prospettiva della medicina ambientale diventa fondamentale.

“Quando parliamo di ‘ambiente’, non possiamo pensare solo ai boschi, all’aria esterna, al cambiamento climatico – afferma il presidente Sima, Alessandro Miani – Ambiente è tutto ciò che ci circonda: la stanza in cui dormiamo, l’ufficio in cui lavoriamo, il bar in cui festeggiamo il Capodanno. Ogni spazio indoor è parte integrante della nostra salute. Non è neutro: può proteggerci o tradirci. Un locale sotterraneo con un’unica scala, soffitti combustibili, decorazioni infiammabili e pirotecnici ai tavoli è, in termini ambientali, un habitat ad alto rischio sistemico”.

“Siamo vicini ai parenti delle vittime e se vogliamo che Crans-Montana non diventi solo un altro nome in un elenco di stragi, alcune regole minime, basate sull’evidenza tecnica e scientifica, dovrebbero essere considerate non negoziabili in qualunque ambiente indoor destinato al pubblico: tolleranza zero per pirotecnici e fiamme libere in locali chiusi affollati. Scelta rigorosa dei materiali interni. Soffitti, pannelli fonoassorbenti, tendaggi e arredi devono essere certificati per resistenza al fuoco e bassa emissione di fumi tossici; le schiume e i rivestimenti facilmente infiammabili non dovrebbero avere spazio in contesti ad alta affluenza. Progettazione reale – non solo formale – delle vie di fuga. Più uscite, chiaramente segnalate e sempre sbloccate; scale e corridoi sgombri; illuminazione di emergenza efficiente; esercitazioni periodiche per staff e verifiche indipendenti della capienza. Controlli e sanzioni effettive”.

“Ambiente è tutto ciò che ci circonda. Anche un bar sottoterra in una notte di Capodanno. Far sì che questi luoghi restino spazi di gioia – e non di lutto – è una forma essenziale di prevenzione ambientale, e una scelta etica che riguarda tutti: gestori, istituzioni, professionisti della sicurezza, media e singoli cittadini”, aggiunge il presidente Sima. “Desidero esprimere il mio più profondo cordoglio per le vittime – dichiara Fabrizio Capaccioli, Presidente di Green Building Council Italia – La sicurezza delle persone non può essere oggetto di compromessi, né subordinata a logiche meramente estetiche e commerciali. Come Gbc Italia riteniamo indispensabile promuovere una cultura della progettazione responsabile, basata su competenze tecniche, evidenze scientifiche e controlli efficaci. La qualità ambientale interna certificata, la sicurezza antincendio, la resilienza degli spazi, la vita umana, sono dimensioni inseparabili”.

Al via i saldi, per Confcommercio un giro d’affari da 4,9 miliardi

Roma, 2 gen. (askanews) Al via la stagione dei saldi invernali, la prima a partire è la Valle d’Aosta seguita da sabato 3 gennaio dalle altre Regioni; in molti negozi si preparano le promozioni e per qualche cliente abituale iscritto ai programmi fedeltà, gli sconti sono già iniziati.

Secondo le stime dell’Ufficio Studi di Confcommercio, quest’anno saranno 16 milioni le famiglie che si dedicheranno allo shopping e ogni persona spenderà circa 137 euro, per un giro d’affari di 4,9 miliardi di euro.

Ma per molte associazioni di consumatori, le promozioni pre-natalizie incideranno negativamente sui consumi. L’Osservatorio Nazionale Federconsumatori sostiene che la spesa media sarà inferiore dell’1,7% rispetto a gennaio 2025 e appena un terzo delle famiglie approfitterà delle promozioni, avendo già usufruito degli sconti che si sono susseguiti in occasione del Black Friday e dei cosiddetti pre-saldi.

In ogni caso, i negozianti devono esporre in modo visibile il prezzo originario e quello scontato; il diritto di cambio vale anche per gli acquisti online e secondo il Codice del Consumo, i capi proposti in saldo devono avere carattere stagionale o di moda ed essere suscettibili di notevole deprezzamento se non venduti entro un certo periodo di tempo.

Palazzo Chigi ha confermato che sono 6 gli italiani dispersi a Crans-Montana

Roma, 2 gen. (askanews) – “Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, rinnova il suo più profondo cordoglio personale e quello del Governo tutto per la tragedia occorsa in Svizzera e continua a tenersi in costante contatto con il ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, presente sul luogo dell’incidente, con il Capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, e con i soccorritori italiani. Al momento risultano 13 cittadini italiani feriti, per i quali si stanno organizzando i trasferimenti, al fine di assicurare le più adeguate cure. Risultano, al momento, sei dispersi. Non sono ancora noti i dati sui deceduti”. E’ quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi.

“Dopo i primi soccorsi, prestati con elicotteri della Protezione civile dalla Regione Valle d’Aosta e personale sanitario e tecnico del soccorso alpino valdostano – prosegue la nota – è stata attivata la Centrale Remota Operazioni di Soccorso Sanitario (CROSS) per il trasferimento in Italia dei feriti (non solo italiani). Ai primi tre pazienti giunti all’Ospedale Niguarda di Milano si è aggiunto un paziente trasferito questa mattina; altri tre trasferimenti avverranno in data odierna e si proseguirà nei prossimi giorni secondo un calendario condiviso con le autorità sanitarie elvetiche. Già da questa notte – si sottolinea – sono stati inviati in Svizzera i team: di valutazione e coordinamento generale del DPC; di supporto tecnico dalla Regione Piemonte; di sanitari esperti nella gestione dei pazienti grandi ustionati della Regione Lombardia, al fine di valutare le condizioni sanitarie e di trasportabilità; di psicologi dedicati al supporto dei familiari dei feriti”.

L’identificazione delle vittime, sottolinea la nota, “è particolarmente complessa a causa delle gravi ustioni riportate da molti dei deceduti. Oltre ai tre trasferiti in Italia dl ieri al Niguarda e ai quattro di oggi, il programma prevede nei prossimi giorni il trasferimento dl altri sei, secondo una sequenza in definizione. Questa mattina è stato decretato lo Stato di mobilitazione del Servizio nazionale della protezione civile”.

Strage Crans, P. Chigi: sei italiani dispersi, Italia attivato macchina soccorsi

Roma, 2 gen. (askanews) – “Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, rinnova il suo più profondo cordoglio personale e quello del Governo tutto per la tragedia occorsa in Svizzera e continua a tenersi in costante contatto con il ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, presente sul luogo dell’incidente, con il Capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, e con i soccorritori italiani. Al momento risultano 13 cittadini italiani feriti, per i quali si stanno organizzando i trasferimenti, al fine di assicurare le più adeguate cure. Risultano, al momento, sei dispersi. Non sono ancora noti i dati sui deceduti”. E’ quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi.

“Dopo i primi soccorsi, prestati con elicotteri della Protezione civile dalla Regione Valle d’Aosta e personale sanitario e tecnico del soccorso alpino valdostano – prosegue la nota – è stata attivata la Centrale Remota Operazioni di Soccorso Sanitario (CROSS) per il trasferimento in Italia dei feriti (non solo italiani). Ai primi tre pazienti giunti all’Ospedale Niguarda di Milano si è aggiunto un paziente trasferito questa mattina; altri tre trasferimenti avverranno in data odierna e si proseguirà nei prossimi giorni secondo un calendario condiviso con le autorità sanitarie elvetiche. Già da questa notte – si sottolinea – sono stati inviati in Svizzera i team: di valutazione e coordinamento generale del DPC; di supporto tecnico dalla Regione Piemonte; di sanitari esperti nella gestione dei pazienti grandi ustionati della Regione Lombardia, al fine di valutare le condizioni sanitarie e di trasportabilità; di psicologi dedicati al supporto dei familiari dei feriti”.

L’identificazione delle vittime, sottolinea la nota, “è particolarmente complessa a causa delle gravi ustioni riportate da molti dei deceduti. Oltre ai tre trasferiti in Italia dl ieri al Niguarda e ai quattro di oggi, il programma prevede nei prossimi giorni il trasferimento dl altri sei, secondo una sequenza in definizione. Questa mattina è stato decretato lo Stato di mobilitazione del Servizio nazionale della protezione civile”.

Tennis, Venus Williams record: wild card a 45 anni per Melbourne

Roma, 2 gen. (askanews) – Ventidue anni dopo la sua prima finale a Melbourne, Venus Williams torna agli Australian Open e stabilisce un record. All’età di 45 anni, grazie alla wild card ricevuta, l’americana è diventata la donna più anziana a partecipare al torneo singolare del Grande Slam di apertura della stagione. Sarà nel tabellone principale di Melbourne per la prima volta dal 2021. “Sono entusiasta di essere tornata in Australia e non vedo l’ora di giocare il torneo durante l’estate australiana”, ha detto Williams.

“Ho così tanti ricordi meravigliosi lì e sono grata per l’opportunità di tornare in un posto che ha significato così tanto per me”, ha aggiunto l’americana, che a Melbourne ha raggiunto la finale due volte, nel 2003 e nel 2017. Con questa partecipazione, la maggiore delle sorelle Williams batte il record della giapponese Kimiko Date, che aveva 44 anni quando perse al primo turno nel 2015. Per prepararsi allo Slam che parte il 18 gennaio, Venus giocherà il torneo di Auckland in Nuova Zelanda, dal 5 all’11 gennaio.

Ucraina, Zelensky: Budanov al posto di Yermak

Roma, 2 gen. (askanews) – Il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky ha proposto oggi al capo della Direzione principale dell’intelligence del Ministero della Difesa Kyrylo Budanov di dirigere l’ufficio del presidente dell’Ucraina, sostituendo così Andrii Yermak.

“Ho incontrato Kyrylo Budanov e gli ho proposto di assumere la guida dell’Ufficio del Presidente dell’Ucraina”, ha scritto Zelensky sul proprio canale Telegram.

“In questo momento l’Ucraina ha bisogno di una maggiore concentrazione sulle questioni di sicurezza, sullo sviluppo delle Forze di difesa e di sicurezza dell’Ucraina, nonché sul canale diplomatico dei negoziati, e l’Ufficio del Presidente servirà innanzitutto a realizzare proprio questi compiti del nostro Stato”, ha osservato il leader ucraino, aggiungendo che “Kyrylo possiede un’esperienza specifica in questi ambiti e una forza sufficiente per ottenere risultati”.

Ces 2026, la tecnologia italiana in scena a Las Vegas

Milano, 2 gen. (askanews) – Saranno 51 le startup italiane che parteciperanno quest’anno al Ces 2026, l’evento tecnologico che porta a Las Vegas dal 6 al 9 gennaio il meglio dell’innovazione consumer.

Il Padiglione Italia, organizzato dalla missione guidata dall’Ice-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, sarà collocato nell’Eureka Park, la sezione del Ces dedicata alle startup e ai raggruppamenti nazionali promossi dai diversi Paesi insieme alle rispettive organizzazioni a supporto dell’imprenditorialità innovativa.

Le innovazioni in mostra spaziano dalla gestione dell’energia green tramite community management e ricarica wireless laser, al monitoraggio di infrastrutture e aree a rischio frane o materiali per l’irrigazione intelligente. Il futuro del lavoro vede protagonisti AI ‘career coach’, blockchain per la certificazione di documenti e filiere, software per l’autenticità dei media e cloud per il calcolo avanzato. In ambito sicurezza e health, l’offerta include airbag indossabili contro le cadute, esoscheletri per carichi pesanti o riabilitazione, wearable per lo stato psicologico e sistemi Ai di navigazione sanitaria, oltre a sensori per la sonnolenza e selle moto a vibrazione. L’Ai aiuta anche la finanza personale e il calcio, mentre suole sensorizzate abilitano la navigazione in VR. Infine, l’innovazione tocca il marketing con piattaforme per creator e tool text-to-audio, fino alla smart factory con sensori avanzati, soluzioni plug-and-play per il risparmio energetico e bracci robotici elettrostatici.

Per questa edizione l’Italia schiera startup provenienti da 13 regioni: le delegazioni più numerose arrivano da Lazio e Lombardia, con una forte presenza anche da Veneto e Puglia. Partecipano inoltre realtà dal Sud – Sicilia, Sardegna, Campania, Molise – e dal Nord e Centro – Piemonte, Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna, Toscana. La Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia partecipa alla missione, oltre che con le sue startup, anche in veste istituzionale.

Prosegue la collaborazione con l’ente nazionale di ricerca Area Science Park, avviata fin dalla prima partecipazione istituzionale strutturata dell’Italia al Ces di Las Vegas. Nelle ultime settimane Area ha organizzato la consueta academy per le startup, un percorso formativo pensato per aiutarle a valorizzare al massimo l’esperienza al Ces in termini di opportunità di business e visibilità.

Saranno presenti anche Innovit, l’Italian Innovation and Culture Hub di San Francisco, e bitCorp. La delegazione è inoltre arricchita dalla presenza di partner come WMF (WeMakeFuture), fiera internazionale certificata sull’Innovazione Ai, Tech e Digital, tra i più importanti eventi in Europa per il comparto.

Tajani a Cras-Montana dopo la strage: 13 feriti e 6 dispersi italiani

Roma, 2 gen. (askanews) – La collaborazione con le autorità svizzere è “molto positiva” in relazione all’incendio di un locale a Crans Montana, con decine di vittime e feriti, tra i quali molti italiani. Lo ha detto oggi il ministro degli Esteri Antonio Tajani arrivando nella città elvetica.

Tajani ha confermato che, nell’incendio avvenuto a Capodanno a Crans Montana, ci sono 13 feriti e sei dispersi italiani. Tajani, arrivato a Crans Montana, ha inoltre segnalato che, oltre ai tre ricoverati al Niguarda di Milano, ne sta arrivando un quarto. Gli altri sono negli ospedali elvetici.

“La collaborazione è molto positiva. Io fin da ieri mattina ho parlato più volte con il ministro degli esteri Cassis, che voi sapete che è di madrelingua italiana, e ho parlato ieri pomeriggio con il Presidente della Repubblica per ribadirgli la vicinanza degli italiani”, ha detto il ministro.

“C’è anche qui un nucleo operativo organizzato per sostenere le famiglie italiane, per dare informazioni dal Consolato d’Italia a Ginevra, che oggi sarà rinforzato anche da un rappresentante dell’Unità di Crisi della Farnesina”, ha continuato Tajani.

“Come sapete, fin da ieri mattina l’ambasciatore d’Italia e il Consolato Generale a Ginevra sono qui presenti per stare insieme agli italiani e dare informazioni possibili a tutti, quindi ricevere anche informazioni per creare un quadro complessivo della situazione”, ha detto ancora il ministro.

“Abbiamo dato – ha proseguito – massima disponibilità per accogliere anche feriti non italiani nel sistema ospedaliero italiano, quindi siamo qui anche per, ho ribadito durante l’incontro di stamane, la massima disponibilità italiana a collaborare con la Svizzera, sia dal punto di vista sanitario, sia dal punto di vista di polizia, sia dal punto di vista della protezione civile”.

"Sub Rosa", a Roma la personale di Silvia Giambrone

Roma, 2 gen. (askanews) – Si intitola “Sub Rosa”, in programma fino al 29 marzo negli Appartamenti Segreti Doria Pamphilj, (via del Corso, 305) a Roma, la mostra di Silvia Giambrone. Nelle sue opere il tempo sembra spegnersi per dirottare la luce verso i processi interiori più profondi del mondo femminile. Questa artista è l’unica ad aver esposto opere a Versailles.

Nella Galleria degli Specchi alcuni dei suoi lavori più iconici: i famosi grandi specchi ricoperti di cera da cui emergono inquietanti aculei, protesi pericolosamente verso l’esterno, a simboleggiare tormenti provocati da pervasive violenze domestiche non sempre denunciate e non sempre dissimulate. Pittrice e scultrice eclettica di origine siciliana, Giambrone stavolta torna a Roma con una mostra per riparlare delle verità nascoste dietro le pieghe di una apparente perfezione domestica.

L’ultima sua personale – intitolata Sub Rosa – è stata allestita dallo Studio Stefania Mischetti negli appartamenti segreti di Palazzo Doria Pamphili, a via del Corso. Sculture, lavori su carta, video ricordano ai visitatori come la rosa fosse considerata un simbolo di silenzio e di riservatezza.

A fianco di mobili antichi, suppellettili nobiliari, letti a baldacchino, porte intarsiate e soffitti affrescati Giambrone ha inserito opere potenti, capaci di spezzare l’apparente armonia. Un cuscino di plastica e spine, un vaso di rose ingabbiato in una struttura metallica, specchi ricoperti di spine, orologi imbragati. Giambrone accompagna il visitatore per mano in un percorso culturale e simbolico indicando proprio quegli oggetti traditori che sono “mimetici nella dimensione estetica ma dissidenti nella funzione” e che, ha spiegato l’artista, si fanno portatori di senso in quanto non neutrali, anzi capaci di svelare e testimoniare storie e narrazioni.

Strage a Crans-Montana, il Papa: compassione per le famiglie delle vittime

Roma, 2 gen. (askanews) – Il Papa “si unisce al lutto delle famiglie e di tutta la Confederazione elvetica” per la tragedia che si è verificata a Crans-Montana, in Svizzera, la notte di Capodanno e che ha causato 47 morti e numerosi feriti. In un telegramma inviato a firma del cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, Leone “desidera manifestare ai cari delle vittime la sua compassione e la sua sollecitudine”. “Prega il Signore di accogliere i defunti nella sua dimora di pace e di luce e di sostenere il coraggio di coloro che soffrono nel cuore e nel corpo. Che la Madre di Dio – si legge nel messaggio – nella sua tenerezza porti il conforto della fede a tutte le persone colpite da questo dramma e le mantenga nella speranza”.

Chi sono i proprietari del locale della strage a Crans-Montana

Roma, 2 gen. (askanews) – I proprietari del bar Le Constellation, teatro del devastante incendio in Svizzera, sono un coppia di cittadini francesi. Secondo quanto riferito da una fonte vicina all’inchiesta al quotidiano francese Le Figaro, Jessica Moretti, presente nel locale al momento del rogo, è rimasta ustionata a un braccio, mentre il marito Jacques “sta bene”.

Secondo quanto riportato da Bfm, Jacques Moretti non si trovava nel bar al momento dell’incendio notturno, ma in uno degli altri due locali di proprietà della coppia.

I Moretti si sono trasferiti nell’Altopiano vallesano nei primi anni Duemila e nel 2015 hanno rilevato Le Constellation, che all’epoca risultava abbandonato. Lo riferisce Corse-Matin, secondo cui la coppia ha successivamente trasformato il locale in un punto di riferimento della vita notturna, particolarmente frequentato durante l’alta stagione turistica. L’esercizio poteva ospitare fino a 300 persone negli spazi interni e circa 40 in terrazza.

Dal registro del commercio del cantone Vallese risulta inoltre che Jessica e Jacques Moretti sono anche titolari di altri due esercizi: Le Senso, bar-ristorante specializzato in hamburger nella località di Crans-Montana, e Le Vieux-Chalet, nel vicino villaggio di Lens, che si presenta come una “locanda corsa”.

Chi è Margo Martin, la potente influencer alla corte di Trump

Roma, 2 gen. (askanews) – Una collaboratrice poco conosciuta del presidente Donald Trump è diventata negli ultimi due anni una delle figure più influenti dell’ecosistema mediatico repubblicano, contribuendo a trasformare in profondità la comunicazione presidenziale sui social. È quanto racconta il Washington Post, che dedica un’ampia analisi al ruolo di Margo Martin, 30 anni, assistente che segue Trump a distanza ravvicinata quanto il suo servizio di sicurezza.

Armata di un semplice iPhone, Martin filma il presidente in situazioni informali e altamente condivisibili: mentre balla su una pista d’atterraggio in Malesia, serve patatine fritte da McDonald’s durante la campagna elettorale o saluta bambini nello Studio Ovale. Contenuti che offrono l’impressione di uno sguardo “dietro le quinte” e che puntano sull’elemento più efficace per l’engagement online, l’autenticità percepita.

Secondo il Washington Post, il materiale grezzo prodotto da Martin viene poi rilanciato e rielaborato da una vasta rete di influencer conservatori, trasformandosi in meme, clip per podcast e video virali. Un meccanismo che rafforza il legame di Trump con la sua base più fedele e, allo stesso tempo, lo mantiene al centro della cultura pop anche per chi non lo sostiene.

Durante il viaggio di Trump in Asia lo scorso autunno, i video verticali e le foto realizzate da Martin hanno totalizzato quasi 50 milioni di visualizzazioni sul suo account X e oltre 222 milioni sugli account @TeamTrump su Instagram e TikTok, senza contare le milioni di visualizzazioni generate dalle ricondivisioni spontanee dei sostenitori.

La strategia è chiaramente selettiva. Non compaiono immagini potenzialmente imbarazzanti, come momenti di stanchezza o dettagli fisici sfruttati dagli avversari politici. Eppure, osserva il quotidiano, anche alcuni esponenti democratici riconoscono l’efficacia di questa comunicazione. “Più vedi qualcosa, più tendi a pensare che sia vero”, ha spiegato Sammy Kanter, consulente democratico per i nuovi media. “Più quei contenuti riempiono i feed delle persone, più diventano la loro realtà”.

Martin, che ha rifiutato di rilasciare interviste, aveva già lavorato come assistente stampa durante il primo mandato di Trump e ha continuato a seguirlo in Florida dopo l’uscita dalla Casa Bianca. Una registrazione da lei realizzata durante interviste per un libro di Trump è finita anche nell’inchiesta del procuratore speciale Jack Smith sui documenti riservati, portandola a essere convocata davanti a un grand jury federale. Nonostante ciò, la sua figura, riservata e poco appariscente, le ha garantito la fiducia diretta del presidente.

“La sua forza è l’accesso”, ha detto al Washington Post la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, sottolineando che la scrivania di Martin si trova appena fuori dallo Studio Ovale. “Può vedere da vicino il funzionamento quotidiano della presidenza e condividerlo con il pubblico”.

A differenza dei contenuti più aggressivi e controversi diffusi da altri account trumpiani, i post di Martin su X sono sobri: brevi video verticali, foto ottimizzate per lo scrolling su smartphone, didascalie essenziali con citazioni del presidente e slogan come “THE PEOPLE’S PRESIDENT!”. Una formula ideale, spiegano gli analisti, perché il materiale è facilmente riutilizzabile da altri creator, a differenza dei video giornalistici professionali spesso soggetti a licenze.

Un’analisi del Washington Post rileva che più di 300 influencer e politici conservatori di alto profilo hanno citato o condiviso contenuti di Martin dall’insediamento di Trump, con rilanci ripetuti anche da parte di Elon Musk, del Comitato nazionale repubblicano e di Fox News. Un impatto che va ben oltre i circa 337.000 follower del suo account ufficiale.

Non mancano però le critiche. Alcuni osservatori parlano di una strategia che “normalizza” immagini e relazioni controverse, come nel caso di un video, dallo stile da travel influencer, sul vertice tra Trump e il presidente russo Vladimir Putin in Alaska. Secondo Azza Cohen, già responsabile video della Casa Bianca per Kamala Harris, si tratta di una narrazione che “ripulisce e addolcisce” contenuti politicamente sensibili.

L’amministrazione respinge le accuse, definendo il lavoro di Martin un esempio di trasparenza. “Non c’è nulla di meno costruito di un video girato con un iPhone e pubblicato in tempo reale”, ha replicato Leavitt.

Cinema, "Buen Camino" con Checco Zalone supera 41 milioni d’incasso

Roma, 2 gen. (askanews) – “Buen Camino” con Checco Zalone, diretto da Gennaro Nunziante, continua a dominare il box office italiano e firma uno dei migliori primo dell’anno di sempre. Nel giorno di Capodanno, il film distribuito da Medusa Film ha incassato 5.143.204 euro, con una quota di mercato del 66,2% e una media di 6.628 euro in 776 cinema (dati Cinetel), portando il totale a 41.197.191 euro e a 5.110.106 presenze nelle sale.

Si tratta del terzo miglior risultato di sempre per un film nel primo giorno dell’anno. Davanti a “Buen Camino” si collocano solo altri due titoli interpretati da Checco Zalone: “Tolo Tolo” con 8.887.696 euro e “Quo Vado?” con 7.360.192 euro, entrambi usciti proprio a Capodanno e favoriti dall’effetto novità e dall’enorme attesa che accompagna da sempre i film del comico pugliese.

L’effetto “Buen Camino” sul mercato cinematografico italiano continua a farsi sentire, registrando una crescita del 41,8% rispetto al Capodanno 2024 e un incremento del 4% rispetto alla settimana precedente.

“Buen Camino” è prodotto da Marco Cohen, Benedetto Habib, Fabrizio Donvito, Daniel Campos Pavoncelli ed è una produzione Indiana Production con Medusa Film in collaborazione con MZL e in collaborazione con Netflix realizzata da Indiana Production, una società Vuelta.

Crans-Montana, la località della strage da sempre meta del jet-set

Roma, 2 gen. (askanews) – Crans-Montana, teatro della strage di Capodanno, è un comune vallesano di circa 11mila abitanti. Da sempre meta del jet set internazionale, rappresenta una delle località sciistiche più note delle Alpi svizzere. La cittadina ha conservato la sua vocazione mondana ma sempre all’insegna dell’understatement, di un turismo selezionato, in uno degli scenari più suggestivi dell’area con panorami che comprendono anche il Monte Bianco e il Cervino.

Il centro “nasce” dalla passione di due amici, Louis Antille et Michel Zufferey, che restano folgorati dalla bellezza dell’altopiano e nel 1893 inaugurano il primo albergo, il Parc, che segna l’inizio della “Cra” come punto di riferimento per i turisti. La qualità dell’aria e le condizioni atmosferiche hanno favorito la nascita, già a partire dal 1899, di molti sanatori.

Nel dopoguerra la località conosce il boom grazie al potenziamento delle vie di accesso e alla costruzione di infrastrutture. La cittadina diventa meta anche per gli amanti del golf ad alta quota.

Hotel, chalet, negozi storici, insegne rimaste le stesse negli anni ma nelle vie del centro c’è spazio anche per i grandi marchi del lusso. Crans-Montana è da sempre frequentata da industriali, attori e gente dello spettacolo. Qui amavano rifugiarsi, già a partire dagli anni ’60 e ’70, nomi come Jackie Kennedy, Alain Delon, Roger Moore e Gina Lollobrigida.

Turismo di élite ma anche punto di riferimento per chi pratica lo sci ad alto livello: nel 1987 è stata scelta come sede dei mondiali ed è da sempre sede storica delle prove di coppa del mondo: sulle piste di Mont Lachaux e Nationale – tempio della velocità – sono in programma a fine mese (30-31 gennaio) le gare di discesa donne e il Super G uomini. La zona, inoltre, offre opportunità anche per gli escursionisti con percorsi nella natura per gli appassionati del fondo.

(Fonte Ats-Keystone)

Il cordoglio di Mattarella per la strage di Crans-Montana

Roma, 2 gen. (askanews) – “Ho appreso con profonda tristezza la notizia dell’esplosione nella località sciistica di Crans-Montana e delle sue tragiche conseguenze.Rivolgo un commosso pensiero alle famiglie delle numerose vittime e il sincero augurio di pronto ristabilimento ai feriti.In questa triste circostanza, desidero far giungere a Lei, signor Presidente, le espressioni di profondo cordoglio e della partecipe vicinanza della Repubblica Italiana e mie personali”. Lo afferma il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al Presidente della Confederazione Svizzera, Guy Parmelin.

Strage a Crans-Montana, la Farnesina: 19 italiani coinvolti tra feriti e dispersi

Roma, 2 gen. (askanews) – Il ministro degli Esteri Antonio Tajani sarà oggi a Crans-Montana in Svizzera per visitare le famiglie dei connazionali rimasti coinvolti nel tragico incendio occorso la notte di Capodanno nel bar Constellation, che ha provocato decine di morti e feriti, e per portare la solidarietà del Governo italiano. Lo riferisce in una nota la Farnesina, segnalando che il quadro degli italiani coinvolti nella sciagura di Crans Montana al momento conferma in totale 19 segnalazioni, così suddivise: 3 pazienti trasferiti in Italia al Niguarda; 10 ospedalizzati (di due non c’è certezza sulle condizioni e l’ospedale, che dovrà venire da parte svizzera); 6 dispersi su cui tuttora non sono disponibili informazioni di nessun tipo.

L’Ambasciatore d’Italia in Svizzera Cornado ha anticipato che all’arrivo della delegazione del Ministro Tajani a Crans le autorità svizzere (Polizia di Sion) dovrebbero condividere la situazione completa degli italiani. A ieri risultavano ancora 5 vittime da identificare (nazionalità non note) e 47 vittime totali.

La Russa: mai pensato al Colle. Premierato atto d’amore per Italia

Roma, 2 gen. (askanews) – “Se io fossi stato di sinistra, avrebbero tutti detto: che bello un presidente del Senato così al di fuori della formalità. Forse hanno inteso che avessi l’ambizione di fare il presidente della Repubblica e si sono spaventati, ma io questo obiettivo non l’ho mai avuto”. Lo dice il presidente del Senato Ignazio La Russa in un’intervista a ‘Il Giornale’.

“Mai pensato al Colle”, ribadisce, aggiungendo che “sarei pronto a difendere con la vita i valori di libertà espressi dalla prima parte della Costituzione”.

“Provano – spiega La Russa – a delegittimarmi con la storia che faccio dichiarazioni non da super partes. Il grande Marcello Pera, che stimo tantissimo, da presidente del Senato aveva un aplomb super partes anche perchè non aveva un passato partitico/politico. E gli altri? Pietro Grasso ha addirittura fondato un partito, così come Fini e Casini quando erano presidenti della Camera. E, nel passato, Fanfani da presidente convocava addirittura la sua corrente della Dc a Palazzo Giustiniani. E’ tipico della sinistra il ricorso alla delegittimazione personale. Io sono super partes nell’esercizio delle mie funzioni, tento di riuscirci sempre, tanto che il mio rapporto con i capigruppo al Senato è ottimo. Semmai ho la necessità di ascoltare di più le ragioni dell’opposizione che è numericamente inferiore. Ma non si può confondere il ruolo del presidente della Repubblica con quello del presidente del Senato”, il quale “non ha l’obbligo di essere super partes, tranne nei casi in cui è chiamato a supplire il capo dello Stato o è nell’esercizio delle sue specifiche funzioni. E’ il regolamento di Palazzo Madama che impone al presidente del Senato di essere iscritto a un gruppo”.

Parlando di riforme, tra le altre cose La Russa osserva che il premierato “nasce dalla volontà di fare qualcosa per la Nazione, un atto d’amore per l’Italia del futuro. La democrazia diretta con tutte probabilità offre maggiori garanzie di stabilità dell’attuale sistema basato sul parlamentarismo”.

Campo degasperiano. La lezione dello statista trentino è un’eredità per il futuro

Uomo divisivo o costruttore di unità?

La figura di Alcide De Gasperi si colloca al centro di un interrogativo che attraversa ancora il dibattito pubblico: fu un uomo divisivo o un artefice di unità nazionale? Padre riconosciuto della Repubblica, De Gasperi non rifuggì dal conflitto politico, ma lo assunse come terreno necessario per costruire una democrazia solida e condivisa. La sua azione fu segnata da scelte nette, talvolta controverse, sempre però orientate alla tenuta delle istituzioni e al futuro del Paese.

Il riconoscimento popolare oltre i partiti

L’immagine più eloquente della sua eredità resta forse quella del treno che trasportò la sua salma da Sella di Valsugana a Roma, fermato in ogni stazione da folle di cittadini comuni. Non solo militanti, non solo apparati. Un tributo popolare che giunse quando De Gasperi aveva già lasciato la guida del governo e affrontava le difficoltà interne alla Democrazia Cristiana, dimostrando umiltà personale e una visione rivolta alle generazioni future.

La grammatica istituzionale della Repubblica

Ultimo Presidente del Consiglio del Regno d’Italia e primo della Repubblica, De Gasperi ebbe il compito storico di definire la “grammatica” del nuovo Stato democratico. Egli comprese che le scelte di politica estera – dall’ancoraggio internazionale dell’Italia all’inserimento nel campo delle democrazie occidentali – erano inscindibili dalla qualità della vita democratica interna. In un’Europa segnata dal confronto tra democrazie liberali e modello comunista sovietico, la stabilità e il buon funzionamento delle istituzioni erano garanzie di libertà.

Dal movimento cattolico al governo democratico

In questo quadro si colloca il passaggio decisivo del movimento cattolico da una funzione di testimonianza a una candidatura pienamente politica alla guida del Paese. Un percorso legittimato dal consenso popolare e sancito simbolicamente dalle elezioni amministrative del 1946, le prime a cui parteciparono per la prima volta anche le donne. Per altro, la democrazia per De Gasperi non era mai neutrale né automatica: andava costruita, difesa, resa credibile nella vita concreta dei cittadini.

La “democrazia protetta” e il rifiuto delle scorciatoie

Il dibattito sulla legge elettorale del 1953 – definita “legge truffa” dalle opposizioni – va letto nel clima di forte tensione internazionale segnato dalla Guerra di Corea. Il tema della cosiddetta “democrazia protetta” poneva una questione cruciale: come difendere le istituzioni democratiche da forze ostili senza snaturarle. A differenza di quanto applicato normativamente nella Germania occidentale, De Gasperi respinse l’idea di leggi eccezionali contro il Partito Comunista, sostenendo che la vera difesa della democrazia risiedesse nella partecipazione, nella responsabilità politica e nella capacità delle forze democratiche di prevalere nel confronto a viso aperto.

Partecipazione, istituzioni, libertà

Oggi, di fronte al rischio di una democrazia “a bassa intensità”, la lezione degasperiana conserva una sorprendente attualità. Ciò vale soprattutto per i cattolici. Le istituzioni vivono solo se la libertà viene esercitata e se i cittadini possono migliorare la qualità della propria vita attraverso la partecipazione. Al riguardo, l’esperienza storica della Democrazia Cristiana – con i suoi luoghi di formazione, di confronto e di accumulo del sapere politico – rappresenta un patrimonio in gran parte disperso, ma ancora istruttivo.

Giordani, Gobetti e la misura del possibile

Non è casuale che Piero Gobetti definisse De Gasperi un “regolatore” della democrazia, capace di distinguere ciò che era possibile da ciò che andava lasciato cadere. Né è casuale che nel 1955 la sua biografia venga affidata a Igino Giordani, figura centrale del cattolicesimo popolare e autorevole aasertore, anche in Parlamento, delle ragioni sempre vive della pace. Alla vigilia dell’adesione all’Alleanza Atlantica, Giordani affermò che “troppa terra è destinata a cimiteri di guerra. Sarebbe bene risparmiarla per darla invece a coltivarla ai nostri lavoratori”. De Gasperi gli rispose, parafrasando la classica affermazione «si vis pacem, para bellum», con una formula di rara coerenza e precisione: «Si vis pacem, para securitatem et defende libertatem».

Ecco, in questa sintesi essenziale è racchiusa ancora oggi una  perla della grande elezione democratica di Alcide De Gasperi.

 

N.B. Il testo, non rivisto dall’autore, è una sintesi dell’intervento (in due passaggi) svolto a Bologna il 13 dicembre 2025 in occasione della presentazione della biografia di De Gasperi scritta da Igino Giordani. La nuova edizione, edita da Studium, è stata curata da Lucio D’Ubaldo e Alberto Lo Presti.

 

Questo è il link della video/registrazione dell’evento

https://youtu.be/15PJabi9y-o?si=0Dfy5DgoREXYbT6_

Innovativo, propulsivo, comunitario: il regionalismo visto da Piraino. Dibattito sul suo libro

Il libro di Andrea Piraino, L’altro regionalismo. Per un’autonomia comunitaria (Donzelli), affronta uno dei nodi più delicati e irrisolti del dibattito pubblico italiano: il rapporto tra autonomie territoriali, unità della Repubblica e tenuta del patto costituzionale. Non una questione tecnica, ma un tema eminentemente politico, che tocca il modo stesso di concepire la comunità nazionale e la qualità della democrazia.

La presentazione del volume, svoltasi il 18 dicembre scorso a Roma presso il Centro Europa Experience “David Sassoli”, ha avuto il merito di trasformare un libro di riflessione giuridico-politica in un vero momento di confronto pubblico. Gli interventi, qui disponibili integralmente in video, restituiscono la ricchezza di un dibattito che ha attraversato il regionalismo e le autonomie territoriali ben oltre le contrapposizioni ideologiche e le semplificazioni correnti.

Il punto di partenza del lavoro di Piraino è chiaro: il regionalismo non può ridursi a una somma di rivendicazioni identitarie o finanziarie, né a una competizione tra territori. L’autonomia, se vuole restare fedele allo spirito costituzionale, deve essere strumento di coesione, non di frammentazione; luogo di responsabilità, non di deresponsabilizzazione. Da qui l’idea di un “altro regionalismo”, capace di tenere insieme sussidiarietà, solidarietà e partecipazione.

I contributi di costituzionalisti e studiosi intervenuti nel dibattito — da Salvatore Grillo Morassuti ad Alberto Lo Presti, quindi a Renato Balduzzi, Stelio Mangiameli, Sandro Staiano e Felice Giuffrè — hanno messo in luce come la questione regionale intersechi oggi temi decisivi: l’eguaglianza dei diritti, l’unità dei livelli essenziali delle prestazioni, il ruolo delle istituzioni di garanzia. Non meno significativo l’intervento dell’autore, che ha chiarito come la sua proposta non sia un esercizio teorico, ma una risposta politica a una stagione segnata da spinte centrifughe e da una crescente disaffezione verso le istituzioni.

Un contributo alla lettura del volume è stato anche offerto il 17 dicembre scorso dalla recensione di Marco Frittella, pubblicata su Il Domani d’Italia, che sottolinea come l’opera di Piraino ricomponga il tema dell’autonomia entro una visione costituzionale di responsabilità e coesione.

Come osservato nella recensione, L’altro regionalismo non guarda al passato, ma interroga il futuro: quale autonomia è compatibile con una democrazia che voglia restare comunitaria, inclusiva e costituzionalmente fondata? Offrire ai nostri lettori la possibilità di ascoltare integralmente questo confronto significa proseguire un lavoro culturale che ci sta a cuore: rimettere al centro la qualità del discorso pubblico, sottraendolo alla semplificazione e alla propaganda.

Gli interventi del dibattito (video)

  1. Alberto Lo Presti – Presentazione del libro di Andrea Piraino (1/8)
    👉 https://youtube.com/watch?v=iJ7mm0uJ9lw&si=A1hyDq6sHR1MxZhK
  2. Salvatore Grillo Morasutti – Presentazione del libro di Andrea Piraino (2/8)
    👉 https://youtube.com/watch?v=T2EkChbHE_o&si=_NdDyAdJ6Tdv7XQ
  3. Renato Balduzzi – Presentazione del libro di Andrea Piraino (3/8)
    👉 https://youtube.com/watch?v=I9mpxEmvDzg&si=gjla9JQE-vkgjiSq
  4. Stelio Mangiameli – Presentazione del libro di Andrea Piraino (4/8)
    👉 https://youtube.com/watch?v=rwlU5YY1Tzw&si=SqDMb4LKLEc-x62P
  5. Felice Giuffrè – Presentazione del libro di Andrea Piraino (5/8)
    👉 https://youtube.com/watch?v=RuLVx33U8-0&si=H9seyOmgt7nOnDiJ
  6. Sandro Staiano – Presentazione del libro di Andrea Piraino (6/8)
    👉 https://youtube.com/watch?v=rM3_FN7V1oU&si=6CP4pEAOdse91x41
  7. Andrea Piraino – Presentazione del libro di Andrea Piraino (7/8)
    👉 https://youtube.com/watch?v=FQY7DUeDd8A&si=aYpKSEDCssbPen_D
  8. Lucio D’Ubaldo – Presentazione del libro di Andrea Piraino (8/8)
    👉 https://youtube.com/watch?v=QTj9Ziq_1vY&si=X7aREJphpTXvROvo

Il libro

Il volume L’altro regionalismo. Per un’autonomia comunitaria di Andrea Piraino (Donzelli) è disponibile in libreria e sulle principali piattaforme online, a partire da Amazon, per chi desideri approfondire ulteriormente i temi emersi nel dibattito e seguire il filo di una riflessione che guarda al futuro dell’assetto istituzionale del Paese.

2026. Attacco all’Europa? Il dialogo Washington-Mosca esclude il Vecchio Continente

Lo speaker della TV di Stato russa Vladimir Soloviev sogna che nel 2026 i carri armati del suo Paese insieme a quelli americani possano invadere l’Europa per disintegrarla, di Stato in Stato, di capitale in capitale. 

Lancia e scudo

Dopo l’incontro di Mar a Lago con Zelensky, Trump continua intanto la strategia della lancia e dello scudo, il 2025 è stato un capolavoro di cose dette e smentite, promesse, disimpegni. 

Aver telefonato a Putin prima e dopo quel summit è significativo perché in continuità con i recenti contatti Washington – Mosca, rinsaldati dopo l’accoglienza dello Zar ad Anchorage. Leggendo i media americani non allineati alla politica estera della Casa Bianca si ha la netta impressione che la strategia del Presidente sia coesa e solidale a quella di Putin e che all’Europa sia riservato un ruolo da convitato di pietra. 

Le occasioni mancate dell’Unione Europea

L’U.E. ha perso troppe occasioni per giocarsi ‘le carte’, dopo 19 sanzioni imperscrutabili resta il rammarico di non aver ascoltato l’appello di Mario Draghi per chiudere la fornitura di gas e petrolio dalla Russia: lo stesso cenacolo dei “volonterosi” fa pensare più a debolezze insuperabili che a scelte forti, unitarie e condivise. Eppure l’economia russa è in sofferenza, mentre sui campi di battaglia (nonostante l’aiuto militare di Cina e Corea) Mosca ha perso oltre 350 mila uomini. 

Trump e Putin sono dirompenti ciascuno per sé e adesso sostenuti da una tacita intesa: da un alleato storico come gli USA ci si sarebbe aspettati una scelta di campo tra Russia aggressore e Ucraina aggredita. 

Trump sogna il nobel per la pace

Il capo della Casa Bianca alimenta illusioni e aspira al premio Nobel per una pace che non ci sarà: qualunque accordo si firmerà – specie se la soccombenza ucraina riguardasse la cessione dei territori e la decadenza dello stesso Zelensky – la pace raggiunta sarà una finzione, il primo atto di una nuova guerra a seguire che riguarderà l’Europa a partire dagli Stati di confine a ovest. Sul piano geopolitico si va verso un nuovo ordine mondiale fatto di predatori e di prede, una colonizzazione USA-RUSSIA-CINA fatta di reciproche annessioni. Ora tocca all’Ucraina, presto alla Groenlandia e a Taiwan. Di provocazioni militari, diplomatiche e verbali ne è pieno questo anno che si chiude.

Filoputinismo e infiltrazioni ideologiche in Europa

Putin non ha smesso un solo giorno di bombardare un Paese martoriato ma resistente, accusando Kyiv di non essere disponibile ad intese: la pretesa resta quella di ridurre l’Ucraina ad una espressione geografica acefala. Stupisce il dilagante filoputinismo in Europa e in Italia, una infiltrazione basata su menzogne allo scopo di indebolire la NATO e l’U.E. Questa realtà – che molti i media italiani alimentano con bugie e narrazioni inveritiere – fa il paio con il processo di islamizzazione dell’Europa, una deriva di invasione culturale per annientare secoli di Storia e di civiltà, di arte, di religione, di democrazia, di organizzazione sociale. La recentissima vicenda degli Imam coinvolti nel sostegno ad Hamas è significativa e aggravata dalla violenza distruttiva di piazza che sta infiammando il nostro Paese. Filoputinismo e islamizzazione (che organizza scuole musulmane illegali per diffondere il Corano e sostituirlo ai simboli della Cristianità) sono due derive in atto che possono cancellare millenni di cultura.

La debolezza della politica

Il 2026 si apre all’insegna di una sottovalutazione di questi due pericoli ormai penetrati in parte dell’immaginario collettivo, tra indifferenza e mistificazioni di malintese e impossibili inclusioni sociali. Sono due spinte che soffiano dentro l’Europa e in parte sono già qua: ma siamo solo agli albori di una possibile dissoluzione identitaria in larga parte dovuta alla debolezza della politica e in altra alla nostra colpevole incoscienza collettiva.

Mattarella e le riforme di marca Dc

L’intervento di fine anno del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, come sempre, ha richiamato l’attenzione di tutti gli italiani. E, come sempre, è stato innovativo e carico di contenuti. Contenuti su cui non possiamo non riflettere. E, al riguardo, c’è un aspetto, richiamato con forza da Mattarella parlando degli 80 anni della nostra Repubblica, che merita di essere ripreso ed approfondito.

Le grandi conquiste della Repubblica

Il tema riguarda alcune grandi conquiste politiche e sociali ottenute nel corso degli anni. Dallo Statuto dei lavoratori alla sanità pubblica, dalla garanzia del sistema pensionistico all’istruzione pubblica, dal valore della coesione sociale alla salvaguardia e alla conquista dei diritti fondamentali. Insomma, una gamma di conquiste, di leggi, di provvedimenti e di scelte politiche che rispondono anche, e soprattutto, ad una precisa matrice culturale: quella democratico-cristiana riconducibile alla tradizione e alla storia del cattolicesimo politico italiano.

Un progetto di società, non solo singole riforme

Una serie di conquiste politiche che erano anche il frutto e la conseguenza di un progetto di società che nel corso degli anni, seppure con alti e bassi, è stato dispiegato nella sua concretezza ed efficacia. Del resto, si tratta di atti parlamentari che hanno scandito la storia della nostra Repubblica e che, soprattutto, rispondevano ad una precisa domanda che saliva dalla tumultuosa, composita e variegata società italiana.

Scelte che hanno plasmato il sistema politico

Ora, al di là di ogni lettura di parte o puramente ed esclusivamente agiografica, è indubbio che proprio rileggendo concretamente, e quasi oggettivamente, la storia della nostra Repubblica emergono passaggi e scelte politiche che hanno saputo orientare, caratterizzare e plasmare non solo il sistema politico italiano negli anni a venire ma, soprattutto, hanno introdotto coordinate da cui difficilmente si può derogare.

Il Nuovo Anno secondo Romano Guardini

Romano Guardini ha dedicato pagine di rara profondità al passaggio del tempo e, in particolare, al significato del Nuovo Anno. Non si tratta mai, per lui, di una riflessione sentimentale o consolatoria. Il cambio dell’anno non è un rito magico, né una promessa automatica di rinnovamento. È piuttosto un momento di verità, in cui l’uomo è chiamato a misurarsi con il tempo che gli è dato e con ciò che egli stesso ha fatto del tempo ricevuto.

Nel pensiero di Guardini, il calendario non è mai neutro: scandisce un cammino morale e spirituale. Ogni passaggio d’anno interroga l’uomo sulla propria fedeltà a se stesso, sulle responsabilità assunte e su quelle evitate. Non è il tempo a giudicare l’uomo, ma l’uomo che viene giudicato dal modo in cui attraversa il tempo.

Il tempo non ricomincia

Per Guardini il tempo non si azzera. L’anno nuovo non cancella ciò che è stato, né rende innocente il futuro. Il passato resta con il suo carico di responsabilità, decisioni mancate, scelte compiute, ferite inflitte e ricevute. Proprio per questo il Nuovo Anno non è evasione, ma assunzione di continuità. L’uomo non entra in un tempo vergine, bensì in un tempo che porta già i segni della sua storia.

E tuttavia, questa continuità non coincide con l’immobilità. Guardini coglie con grande finezza una tensione decisiva: il nuovo non nasce dall’oblio del passato, ma dalla sua trasformazione interiore. Scrive infatti in Natale e Capodanno (Morcelliana):

«Ciò che ci rende possibile continuare a vivere, è il costante inizio: il fatto che con ogni mattino, con ogni incontro, con ogni dolore e ogni gioia ci venga incontro il nuovo. […] A ogni istante il nuovo si fa operante nella nostra vita; a ogni istante non solo ricomincia a partire da ciò che se ne è andato ma si eleva dalla intima profondità. […] Naturalmente si dovrà anche essere pronti ad accogliere il nuovo». 

Il nuovo, per Guardini, non è una tabula rasa, ma un’emersione. Non viene “dopo” il passato come una sua negazione, bensì “da dentro” la vita stessa, dalla sua profondità più vera. Il Nuovo Anno non cancella ciò che è stato: lo mette alla prova.

La responsabilità come forma della speranza

In questa prospettiva, la speranza non è ottimismo. Non è l’attesa che “le cose vadano meglio” per inerzia, né una fiducia generica nel corso degli eventi. È, piuttosto, una virtù esigente, che nasce dalla responsabilità personale. Guardini insiste sul fatto che il futuro non è qualcosa che accade automaticamente, ma qualcosa che viene affidato.

Il Nuovo Anno non promette nulla: chiede, invece, una risposta. Chiede all’uomo se intende vivere il tempo come consumo o come vocazione, come ripetizione o come fedeltà creativa. La speranza autentica non rimuove il peso del passato, ma lo assume e lo orienta. È una speranza che lavora, che sopporta, che decide.

Il limite come condizione umana

Un tema centrale delle meditazioni guardiniane è il limite. Ogni Nuovo Anno rende più evidente che il tempo non è infinito, che le possibilità non sono illimitate, che la vita non è una materia indefinita da plasmare a piacimento. L’idea moderna di una disponibilità illimitata del futuro viene così radicalmente contestata.

Ma il limite, in Guardini, non è una condanna. È piuttosto la condizione della libertà autentica. Solo chi accetta di non poter fare tutto, di non poter essere tutto, può davvero scegliere. Il tempo limitato non impoverisce l’esistenza: la rende responsabile. E proprio per questo, carica ogni inizio di serietà.

Contro la retorica del progresso automatico

Nelle riflessioni sul Nuovo Anno emerge anche una critica implicita – ma netta – alla retorica del progresso. Il semplice scorrere del tempo non migliora l’uomo. La storia del Novecento, che Guardini ha attraversato interamente, lo dimostra in modo drammatico. Tecnica, organizzazione, accelerazione non garantiscono alcun avanzamento morale.

Il Nuovo Anno può essere un passo avanti o un passo indietro. Dipende dalla qualità morale e spirituale delle decisioni. Il tempo, lasciato a se stesso, non redime; può anzi aggravare il male. Ma proprio per questo resta uno spazio aperto alla conversione, alla vigilanza, alla responsabilità.

Un tempo da abitare

Il Nuovo Anno, allora, non va celebrato come promessa, ma abitato come compito. Guardini invita a entrarvi con sobrietà, lucidità, persino con una certa gravità. Non per spegnere la speranza, ma per sottrarla all’illusione. Solo una speranza che nasce dal realismo può reggere il peso della storia.

In un tempo che tende a ridurre il futuro a slogan e il presente a consumo, la lezione del filosofo italo-tedesco resta attualissima: il tempo non salva da solo, ma rende possibile la salvezza. Sta all’uomo decidere come attraversarlo, e se essere all’altezza del nuovo che, silenziosamente, continua a venirgli incontro.

Mattarella e il futuro che nasce dalla memoria

Nel suo messaggio di fine anno, Sergio Mattarella ha compiuto un’operazione tutt’altro che rituale: ha fatto leva sul passato non come rifugio nostalgico, ma come chiave per guardare al futuro. 

Il quadro del nostro tempo 

È stato un discorso rivolto all’intero Paese, ma ha individuato nelle nuove generazioni il suo destinatario privilegiato, chiamandole esplicitamente a non accontentarsi e a non rassegnarsi. «Siate esigenti», ha detto loro, affidando ai giovani una responsabilità che non è stata soltanto simbolica.

Il Presidente ha preso avvio dalla cronaca più drammatica del nostro tempo – la guerra, la distruzione, l’odio che nega la pace – per affermare che la pace non è stata presentata come un obiettivo astratto o esclusivamente diplomatico, ma come un modo di pensare, una mentalità che ha riguardato la vita quotidiana, il linguaggio pubblico, il rispetto reciproco. In questo quadro, ha richiamato il fondamento repubblicano dell’Italia, nata dal rifiuto della sopraffazione e dalla scelta del dialogo e della responsabilità condivisa.

Passato come energia civile 

L’album immaginario degli ottant’anni della Repubblica, che Mattarella ha sfogliato davanti agli italiani, non è stato un esercizio celebrativo. È diventato, piuttosto, un racconto pedagogico: dal voto delle donne all’Assemblea costituente, dalla Costituzione alla costruzione europea, dal lavoro allo Stato sociale, dalla cultura alla lotta contro il terrorismo e la mafia. Ogni passaggio ha mostrato come diritti e conquiste siano stati il frutto di partecipazione, sacrificio e coesione democratica, e non concessioni calate dall’alto.

In questa prospettiva, il passato è stato indicato come una riserva di energia civile. Non per ignorare le ombre – diseguaglianze, povertà, corruzione, infedeltà fiscale, reati ambientali – ma per ricordare che nessuna di queste fratture sia mai stata affrontata senza un impegno collettivo. La Repubblica, ha ribadito Mattarella, è stata e resta una costruzione comune: «la Repubblica siamo noi».

L’appello ai giovani

È stato qui che l’appello ai giovani ha assunto il suo significato più forte. Contro chi li ha descritti come disillusi o distaccati, il Presidente ha affidato loro un compito alto: scegliere il futuro, come hanno fatto le generazioni che ottant’anni fa hanno costruito l’Italia moderna. «Siate esigenti» è diventato così non uno slogan, ma un invito a pretendere qualità dalla politica, dalle istituzioni e da se stessi.

Nel passaggio d’anno, Mattarella ha consegnato al Paese – e soprattutto ai giovani – una bussola: la memoria come fondamento, la democrazia come forza, il futuro come scelta da costruire insieme.

Il testo integrale del messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è disponibile qui.

Mattarella ricorda gli 80 anni della Repubblica. E ai giovani: non rassegnatevi

Roma, 31 dic. (askanews) – “Sfogliamo velocemente un album immaginario della storia della Repubblica, come talvolta si fa quando ci si ritrova in famiglia”. Sergio Mattarella nel suo undicesimo messaggio di fine anno sceglie un’immagine simbolica per ricordare agli italiani che lo guardano in tv per il consueto discorso di Capodanno la storia percorsa dal paese in questi 80 anni. Nel 2026 ricorre infatti l’anniversario della fondazione della Repubblica ed è occasione per fare bilanci e per recuperare i valori che hanno permesso all’Italia di diventare un “paese di successo” di cui “essere orgogliosi”.

In piedi nello studio alla vetrata tra il manifesto della nascita della Repubblica e la Costituzione il Presidente della Repubblica, in 15 minuti, si rivolge soprattutto ai giovani invitandoli a non rassegnarsi: “Scegliete il vostro futuro. Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna”.

Il messaggio inizia con un pensiero per la pace: “Si chiude un anno non facile e la nostra aspettativa è innanzitutto la pace”, dice Mattarella. Mentre il popolo ucraino subisce bombardamenti e a Gaza i neonati muiono per il freddo “il desiderio di pace è sempre più alto e diviene sempre più incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi la nega perché si sente più forte”. Ma il discorso non si dilunga sulle vicende internazionali, già affrontate negli interventi precedenti di questi giorni rivolti alla classe dirigente e alla diplomazia. Parlando agli italiani riuniti nelle case per festeggiare la fine dell’anno Mattarella sceglie di declinare la pace come “il modo di pensare, la mentalità”. Cita Papa Leone XIV che ha esortato a “disarmare le parole” e invita a raccoglierne l’invito mettendo da parte gli scontri e la polemica.

E’ un appello a tornare protagonisti della vita della Repubblica, quello del Capo dello Stato, come fecero 80 anni fa coloro che costruirono lo stato democratico in cui viviamo: è “la responsabilità di essere cittadini”. Il primo passo compiuto ill 2 giugno 1946 fu la scelta di voto alle donne: “Quel segno diede alla Repubblica un carattere democratico indelebile, avviando un percorso, ancora in atto, verso la piena parità”.

“La Repubblica è uno spartiacque nella nostra storia – ricorda -. Non uno Stato che sovrasta i cittadini ma uno Stato che riconosce i diritti inviolabili, la libertà delle persone, le autonomie della comunità”. E qui ripercorre i momenti salienti di questi 80 anni, la firma dei Trattati di Roma e il contributo alla nascita dell’Unione europea. “Ue e Nato costituiscono le coordinate della nostra azione internazionale”, scandisce. E poi le grandi riforme: il Piano casa, mentre oggi le giovani coppie hanno difficoltà a trovarla, lo statuto dei lavoratori “che richiama al pieno rispetto della irrinunziabile sicurezza sul lavoro e all’equità delle retribuzioni”. Il servizio sanitario e il sistema pensionistico “da preservare di fronte ai cambiamenti di ogni tempo”. La cultura, l’arte e il cinema, il servizio pubblico “affidato alla Rai, a garanzia del pluralismo”. La storia repubblicana vive anche di fasi buie come quelle delle stragi di mafia, due nomi tra tutti, sceglie Mattarella, come simbolo ed ispirazione per le nuove generazioni: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

“L’Italia della Repubblica è una storia di successo nel mondo. Possiamo e dobbiamo esserne orgogliosi. Possiamo perché questa storia è frutto del sacrificio, dell’impegno, della partecipazione di tante generazioni di italiane e italiani. Ognuno ha messo la sua tessera in quel mosaico”, ricorda il Presidente, e tutto questo grazie alla forza della “coesione sociale” Per Mattarella “riflettere su ciò che insieme abbiamo conquistato è la premessa per poter guardare al futuro con fiducia e con rinnovato impegno comune. La consapevolezza di questa storia può conferirci forza per affrontare con serenità le sfide e le insidie del nostro tempo”.

Ma la coesione sociale è un bene su cui impegnarsi quotidianamente perchè messo a rischio da povertà e disuguaglianze, avverte, e siamo tutti chiamati a questo impegno perchè “la Repubblica siamo noi, ciascuno di noi”. Ci sono nuove sfide, globali: economia, ambiente, clima, pandemia, terrorismo. “Ma nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia” assicura e perciò fa appello ai più giovani, il futuro del paese: “Qualcuno – che vi giudica senza conoscervi davvero – vi descrive come diffidenti, distaccati, arrabbiati: non rassegnatevi. Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro. Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna”.

Meloni chiama Mattarella: grazie per parole su Repubblica, impegno per pace

Roma, 31 dic. (askanews) – La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha telefonato al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per esprimere al Capo dello Stato “l’apprezzamento del Governo per il discorso di fine anno rivolto agli italiani”.

Nel corso del colloquio, riferisce una nota di Palazzo Chigi, Meloni “ha ringraziato il Presidente Mattarella per aver posto l’accento sul significato profondo incarnato dall’ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica, che ci si appresta a celebrare nel 2026. L’Italia si presenta a questo appuntamento forte dell’autorevolezza, della credibilità e del rispetto che le vengono riconosciuti a livello globale e che sono il frutto del dinamismo, del coraggio e del sacrificio di generazioni di italiani. Una Nazione orgogliosa della propria storia, forgiata nei successi e nelle difficoltà vissuti in questi decenni, che possiede gli strumenti e l’opportunità per guardare al futuro con ottimismo e speranza”.

La premier “ha richiamato le parole del Capo dello Stato e ha ribadito che l’Italia continuerà a fare tutto ciò che è possibile, ad ogni livello, affinché la pace possa al più presto tornare in Ucraina, in Medio Oriente e in tutte le aree del mondo dove la guerra ha preso il sopravvento e ha soppiantato il dialogo tra le Nazioni. Inoltre, il Presidente del Consiglio ha ringraziato il Presidente della Repubblica per lo sprone rivolto ai più giovani, che rappresentano il motore del cambiamento e nei confronti dei quali la cura e l’attenzione delle Istituzioni devono essere massime”.

Mattarella: nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia

Roma, 31 dic. (askanews) – “Nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel messaggio di fine anno pur ammettendo che “abbiamo di fronte problemi vecchi e nuovi, accresciuti dall’incertezza del contesto internazionale che attraversiamo. Entriamo, inoltre, oggi, in un tempo in cui tutto diventa globale e interdipendente, dall’economia, all’ambiente, al clima, alle rivoluzioni tecnologiche che investono le nostre vite, ai rischi delle pandemie, alle reti del terrorismo integralista”.

Mattarella: desiderio pace più forte, ripugnante chi la nega

Roma, 31 dic. (askanews) – “Di fronte alle case, alle abitazioni devastate dai bombardamenti nelle città ucraine, di fronte alla distruzione delle centrali di energia per lasciare bambini, anziani, donne, uomini al freddo del gelido inverno di quei territori, di fronte alla devastazione di Gaza, dove neonati al freddo muoiono assiderati, il desiderio di pace è sempre più alto e diviene sempre più incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi la nega perché si sente più forte”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel messaggio di fine anno.

Wall Street conclude il 2025 con un guadagno del 17%

Roma, 31 dic. (askanews) – Wall Street si avvia a chiudere l’anno con un rialzo complessivo del 17%, superiore alle attese di molti analisti e dopo aver segnato nuovi massimi storici nelle ultime settimane. La dinamica di lieve debolezza dell’ultima seduta del 2025 – a due ore da fine sessione il Dow Jones perde lo 0,17 percento, il Nasdaq segna meno 0,13 percento – non intacca la portata dei progressi delle settimane e dei mesi passati. L’indicatore più utilizzato come riferimento, l’S&P 500, che si lima dello 0,13% in serata, rispetto a un anno fa risulta aver accumulato un rialzo del 17,09%.

Guadagni che spazzano via i timori di crolli precedentemente paventati da alcuni analisti, a seguito dei dazi commerciali imposti dal presidente Usa Donald Trump fin dalle fasi iniziali dopo il suo re-insediamento.

Dazi che erano stati alzati a valori molto consistenti, in un gioco negoziale che ha visto il titolare della Casa Bianca pressare le sue controparti, per poi raggiungere progressivamente accordi con tutte le principali aree economiche del mondo, tra cui l’Unione europea.

Nel frattempo, le “blue chip” statunitensi hanno continuato a macinare utili, mentre anche le manovre di Trump hanno avuto l’effetto di far confluire massicci investimenti sulla corporate America e mentre l’inflazione si è rivelata meno aggressiva delle attese della Federal Reserve. Tanto che la Banca centrale Usa ha finito per tagliare ulteriormente i tassi, anche nell’ultima riunione dell’anno, il 9 e 10 dicembre seppure con un direttorio diviso.

Il Fomc, l’organismo che governa la politica monetaria dell’istitizione è poi apparso ancora più variegato nelle sue posizioni sul futuro dei tassi di interesse, secondo i verbali pubblicati ieri dalla Fed, in particolare su ulteriori tagli che potrebbero intervenire nel 2026. Se il rientro in inflazionistico dovreste proseguire, la banca centrale potrebbe abbassare ancora il costo del denaro.

Nel frattempo, il dollaro risale leggermente la china in questo finale di 2025, dopo un anno caratterizzato tuttavia da netti deprezzamenti della valuta statunitense. Tanto che a 1,1733 dollari in serata l’euro, per quanto in lieve calo da ieri, l’euro ha un valore che resta del 13% superiore a quello di un anno fa.

Un altro elemento che crea un effetto frenante sulle esportazioni dalla Ue verso gli Usa, mentre ha implicazioni opposte per le merci che da oltre Atlantico giungono nell’Unione. (fonte immagine: The White House).

Petrolio siglia il 2025 con -18% del Brent e quasi -20% del Wti

Roma, 31 dic. (askanews) – Petrolio in leggero calo nell’ultima giornata dell’anno. In serata il barile di Brent, il greggio di riferimento del mare del Nord cede uno 0,59% a 60,97 dollari. A New York il West Texas Intermediate cala dello 0,71% a 57,54 dollari.

Guardando all’insieme dell’anno, il Brent sigla il 2025 avendo accumulato un calo di oltre il 18%, mentre il Wti risulta diminuito del 19,67%. I livelli attuali delle quotazioni sono vincini ai minimi che erano stati toccati a metà dicembre, che a loro volta erano sui livelli più bassi dal febbraio del 2021.

In piena stagione di viaggi tra Natale e Capodanno, questo ha favorito i recenti calmieramenti dei prezzi dei carburanti a loro volta a minimi pluriennali. Lunedì scorso la benzina alla pompa, in particolare, era stata rilevata al livello più basso da oltre quattro anni, da ottobre 2021, se si esclude una parentesi con accise ridotte tra settembre e dicembre 2022.

Eurogruppo, "caloroso benvenuto" di Pierrakakis alla Bulgaria

Roma, 31 dic. (askanews) – “Un caloroso benvenuto alla Bulgaria nell’euro. Dal 1 gennaio del 2026 diventa il 21esimo Stato dell’eurozona. Questa pietra miliare riflette sforzi e riforme, rafforza la nostra valuta condivisa e le fondamenta dell’Unione a un momento decisivo per l’Europa. Congratulazioni e i migliori auguri per il 2026”. È il video messaggio di auguri del presidente dell’Eurogruppo, il greco Kyriakos Pierrakakis, inviato tramite X alla vigilia della da parte della Bulgaria dell’euro.

La prima riunione dell’Eurogruppo con il neo componente, che verrà rappresentato dal ministro delle Finanze Temenuzhka Petkova, si terrà il 19 gennaio a Bruxelles.

Migranti, Piantedosi: nel 2025 7 mila rimpatri, sbarchi 2024 -58%

Roma, 31 dic. (askanews) – “I metodi e le strategie innovative messe in campo dal nostro Governo hanno permesso di raggiungere significativi risultati” nella lotta all’immigrazione irregolare: “abbiamo colpito i traffici di esseri umani fin dai Paesi di partenza. Abbiamo stipulato accordi con i Paesi di origine per creare opportunità e rafforzato i canali regolari di ingresso. Ribadendo un principio chiaro e non negoziabile: in Italia si entra solo attraverso canali regolari. In Europa abbiamo svolto un ruolo da protagonisti, anticipando nuovi percorsi di gestione dei flussi poi condivisi dagli altri Stati membri. Sono aumentati i rimpatri: quasi 7mila quest’anno, il 55% in più rispetto al 2022. In parallelo gli sbarchi sono diminuiti in modo netto: -58% nel 2024 rispetto all’anno precedente, e lo stesso andamento si registra anche quest’anno. Un cambio di passo evidente rispetto agli anni degli arrivi incontrollati”. Lo dice il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, in un video postato su X.

“Da uomo delle istituzioni prima ancora che da ministro – dice – sento il dovere di condividere fatti e numeri veri contro ipocrisie e fake news”.

Bce, Lagarde: "Accogliamo la Bulgaria nella famiglia dell’euro"

Roma, 31 dic. (askanews) – “Mentre entriamo nel 2006 accogliamo orgogliosamente la Bulgaria nella famiglia dell’euro! I nostri sinceri ringraziamenti alla Banca nazionale bulgara per il lavoro e l’impegno profusi nella preparazione per l’adozione dell’euro. Auguro a tutti un nuovo anno felice e di successi!”. Così la presidente della Bce, Christine Lagarde su X, dove rilancia un video messaggio di auguri in occasione dell’ingresso domani della Bulgaria nella valuta condivisa. “Brinderò con un buon vino bulgaro”, aggiunge Lagarde.

Capodanno, Zelensky: "Crediamo nella pace, lottiamo per essa"

Roma, 31 dic. (askanews) – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, nel suo messaggio di fine anno, ha rappresentato che gli ucraini credono “nella pace, combattiamo per essa e lavoriamo per realizzarla”.

“Quest’anno è stato reso possibile dai nostri difensori – coloro che lo hanno preservato non solo per l’Ucraina, ma per tutti coloro che amano la libertà e la dignità”, ha osservato Zelensky.

“Andiamo avanti insieme, portando con noi ciò che ci sostiene: l’esperienza e la memoria, la lingua madre, la speranza e la fede. Ci accompagnano la capacità di agire insieme e l’umanità – ciò che rimane, nonostante tutto”, ha proseguito il leader ucraino.”Crediamo nella pace, lottiamo per essa e lavoriamo affinché diventi realtà. Buon anno nuovo, cari ucraini”, ha concluso il presidente ucraino.

La Bulgaria adotta l’euro, Bce illuminata con la bandiera bulgara

Roma, 31 dic. (askanews) – Da domani, primo gennaio 2026, la Bulgaria adotterà l’euro come moneta ufficiale, diventando il ventunesimo Paese dell’area dell’euro. L’ingresso segna una tappa importante nel processo di integrazione europea.

L’adesione è stata approvata dal Consiglio dell’Unione europea l’8 luglio 2025, a seguito della valutazione positiva sul rispetto dei criteri di convergenza. Per celebrare l’evento, riporta un comunicato, la sede principale della Banca Centrale Europea a Francoforte sarà illuminata con i colori della bandiera bulgara, un simbolo di benvenuto nell’area dell’euro.

L’ingresso nell’euro avviene con una opinione pubblica molto divisa in Bulgaria. Il Paese è sostanzialmente spaccato in due sulla valuta condivisa e sta aumentando il malcontento generale verso l’Unione europea, con massicce proteste di piazza nelle passate settimane, che hanno faticato a trovare spazio sui media occidentali ma hanno avuto rilevanza sulla politica interna bulgara, fino alle dimissioni a dicembre del governo guidato da Rosen Zhelyazkov.

Dei sondaggi effettuati in estate mostravano che in Bulgaria una persona su due restava scettica o contraria all’adozione dell’euro.