10.6 C
Roma
giovedì, 12 Febbraio, 2026
Home Blog Pagina 18

Sant’Ambrogio, parte il restauro del Paliotto quattrocentesco

Milano, 27 gen. (askanews) – È partito a Milano il progetto di restauro del Paliotto quattrocentesco dei Santi per l’Altare d’Oro della Basilica di Sant’Ambrogio, uno degli elementi più significativi del patrimonio artistico e liturgico della città meneghina. L’intervento è curato dagli studenti e dai docenti della Scuola di Restauro di Botticino, con il sostegno di Banca Ifis, da anni impegnata nella valorizzazione della cultura e nella tutela della bellezza come leva di sviluppo sostenibile.

“Trovarci qui oggi a Sant’Ambrogio, che è la casa del santo patrono – ha detto ad askanews Salvatore Amura, amministratore delegato di Valore Italia – rappresenta un momento molto significativo per la Scuola di Restauro di Botticino. Io penso che la cifra che lega questo nuovo progetto di restauro è proprio la parola generosità, che è un elemento molto profondo e che si lega non solo alla città, ma anche ai milanesi per cui proprio qui a Sant’Ambrogio trova il luogo migliore. La generosità è quella di i Banca IFIS, che ha voluto sostenere questa operazione di restauro molto importante: parliamo di un’opera, abbiamo qui alle nostre spalle straordinaria e sarà un lungo lavoro”.

Il sostegno di Banca Ifis rientra nell’ambito delle progettualità di Ifis art, progetto dedicato alla promozione di iniziative in favore della cultura nato nel 2024 su iniziativa del presidente Ernesto F rstenberg Fassio e il progetto si inserisce in un più ampio percorso di collaborazione tra istituzioni, mondo della formazione e impresa, con l’obiettivo di coniugare alta specializzazione nel restauro, trasmissione dei saperi e responsabilità culturale.

“Noi siamo restauratori – ha aggiunto Elisabetta Boanini, coordinatrice di restauro tessile della Scuola di Restauro di Botticino – ci prendiamo cura delle opere e dobbiamo riportarle alla loro originaria fruizione e questo nel restauro tessile avviene generalmente con ago e filo. La difficoltà su un oggetto come questo è che è un oggetto polimaterico, quindi presenta tutta una parte tessile, ma anche una parte fatta di filato metallico e quindi avrà bisogno di cure molto particolari e noi siamo felici di potergliele dare”.

Il restauro rappresenta anche un’opportunità formativa per gli allievi della Scuola di Botticino, che opereranno affiancati da restauratori e docenti altamente qualificati, secondo un modello che unisce eccellenza tecnica, ricerca e apprendimento sul campo.

Usa, Salis: ciò che sta succedendo a Minneapolis mette orrore

Genova, 27 gen. (askanews) – “La memoria non è un esercizio legato al passato, ma un’attività del presente e soprattutto del futuro. Stiamo vivendo un momento internazionale di grande preoccupazione, di grande violenza, non solo in situazioni come può essere quella dell’Iran, dove il grido di dolore arriva dai più giovani che chiedono libertà di vivere la propria vita, ma quello che sta succedendo nelle strade degli Stati Uniti, che da tutti viene identificata come la più grande democrazia del pianeta, mette orrore e mette i brividi”. Lo ha detto la sindaca di Genova Silvia Salis, a margine della cerimonia istituzionale per il Giorno della Memoria a Palazzo Ducale di Genova.

“Credo che sia il momento – ha aggiunto Salis – di pensare non solo alla memoria di quello che è stato, ma anche a nuove geografie politiche future. In questo il premier canadese è stato molto chiaro ed è una linea che sposiamo appieno: non si può pensare che i più forti del mondo decidano a colpi di violenze e prevaricazioni. Bisogna pensare a nuove geografie, a nuove strutture internazionali e in questo credo che è importante essere un Paese che porta avanti la memoria e soprattutto cerca di sviluppare nelle nuove generazioni gli anticorpi che servono a riconoscere quando riniziano movimenti violenti e repressivi”.

“Quello che stiamo vedendo – ha concluso la sindaca – nelle strade di Minneapolis, ad esempio, ci porta a pensare che in realtà la storia non sia qualcosa che va verso il progresso, ma è qualcosa di ciclico che può tornare indietro in qualsiasi momento. Ho citato in consiglio comunale le foto delle donne afghane, delle donne irachene, che 50-60 anni fa giravano per le strade con le gonne corte, studiavano e facevano la vita che facciamo noi donne nei Paesi che sono democratici e, si spera, progressisti. Quindi è molto semplice perdere i diritti che si hanno. Per questo credo che la memoria serva a mantenere gli anticorpi e a riconoscere l’ingiustizia quando ce l’abbiamo davanti”.

Referendum, udienza davanti al Tar: possibile decisione a breve

Milano, 27 gen. (askanews) – Udienza a porte chiuse, questa mattina, davanti al Tar del Lazio, chiamato a pronunciarsi sul primo verdetto relativo alla data del referendum sulla riforma costituzionale che introduce la separazione delle carriere. Al centro del ricorso c’è la delibera con cui il Consiglio dei ministri, lo scorso 12 gennaio, ha fissato la consultazione per il 22 e 23 marzo.

Il provvedimento è stato impugnato dai quindici giuristi promotori dell’iniziativa popolare, che ha già superato da giorni la soglia delle 500 mila firme necessarie. Secondo i ricorrenti, il governo avrebbe violato la prassi costituzionale che impedisce di fissare la data del referendum prima del termine di tre mesi dalla pubblicazione della legge in Gazzetta ufficiale, periodo entro il quale i cittadini possono depositare le sottoscrizioni. Un termine che, in questo caso, scadrebbe il 30 gennaio. Nel mirino dei ricorrenti è finita la decisione dell’esecutivo, invece, di anticipare i tempi facendo leva sulle richieste già presentate dai parlamentari e ammesse dalla Cassazione. Da qui la richiesta di sospensione cautelare dell’efficacia dell’atto.

L’udienza, secondo quanto riferito dai legali del Comitato “Sì Separa” della Fondazione Einaudi, è stata particolarmente articolata. “È stata molto intensa e inusualmente lunga – ha spiegato Giovanni Guzzetta -. Il giudice ha mostrato grande attenzione alle diverse posizioni, anche perché sono intervenuti più comitati!. Un passaggio rilevante, secondo Guzzetta, riguarda la possibilità di una decisione rapida: “Il presidente non ha escluso l’ipotesi di una sentenza breve, quindi una decisione anche nel merito. Non ha fatto previsioni sui tempi, ma penso che la decisione possa arrivare in pochi giorni”.

Nel merito della controversia, il Comitato “Sì Separa” contesta l’impostazione dei ricorrenti. “La pretesa di essere stati lesi in un presunto interesse a determinare il quesito referendario è, a nostro avviso, infondata – ha sostenuto Guzzetta -. Qui non siamo di fronte a un referendum abrogativo in cui il quesito è strumentale a un obiettivo politico. In questo caso l’iniziativa serve solo a stabilire se il referendum si debba tenere o meno. Tant’è che chi raccoglie le firme non può neppure proclamarsi sostenitore del Sì o del No. Chi firma, lo fa solo per decidere se ci sarà o meno un referendum. Chi è per il Sì potrebbe avere sottoscritto questo referendum, e poi votare Sì: ecco perchè secondo noi la questione non ha non ha fondamento. La parola finale spetta al giudice ha la parola finale, noi attendiamo con fiducia la decisione”.

Federico Todeschini, altro legale del Comitato “Sì Separa”, ha invece fatto un punto sui possibili scenari. L’ipotesi meno probabile, secondo l’avvocato, è l’accoglimento della sospensiva: “In quel caso il procedimento verrebbe bloccato in attesa della decisione della Cassazione sulla verifica delle 500 mila firme. La Corte dovrebbe poi scegliere tra due quesiti che, di fatto, sono identici. In questo caso non si voterebbe il 22 il 23 marzo ma il voto slitterebbe di un mese o un mese e mezzo”.

Più realistico, sempre secondo Todeschini, uno stop alla domanda cautelare: “Se la richiesta viene dichiarata inammissibile o respinta, con ordinanza o con sentenza breve, è prevedibile un ricorso al Consiglio di Stato. Ma nel frattempo l’iter andrebbe avanti. L’udienza a Palazzo Spada verrebbe fissata con urgenza e, arrivati a fine febbraio, diventerebbe difficile fermare la macchina organizzativa del referendum”.

Resta infine una terza possibilità: un nuovo ricorso basato su profili diversi. “Potrebbero eccepire una lesione dell’aspettativa di completamento della raccolta firme – spiega Todeschini -, che però non è stato l’oggetto centrale del ricorso attuale. In quel caso si aprirebbe un nuovo fronte giudiziario sempre qui al Tar”.

Giorno Memoria, Schlein: impegno per estirpare radici odio nella società

Roma, 27 gen. (askanews) – “Fare memoria non vuol dire solo ricordare: vuol dire coltivare l’impegno quotidiano perché ciò che è accaduto non accada più. La memoria dell’Olocausto, il momento più buio della storia umana, è consapevolezza di ciò che ha portato all’assassinio sistematico e pianificato di oltre 6 milioni di ebrei cancellando intere generazioni, e di altre comunità che i nazifascisti e chi ha collaborato con loro ritenevano inferiori, di rom e sinti, di persone con disabilità e omosessuali, di oppositori politici. Uno sterminio perpetrato negando la loro stessa umanità. La Giornata della memoria è stata istituita per ricordare l’Olocausto, le leggi razziali, la resistenza di chi si è opposto all’orrore. Per questo la memoria deve chiamare tutte e tutti a una costante e attiva vigilanza per estirpare le radici dell’odio dalle nostre società, a una concreta opera di costruzione quotidiana di una società fatta di rispetto per l’altro, di eguaglianza, di giustizia e libertà, di contrasto di ogni revisionismo e di ogni discriminazione, a partire dai rigurgiti antisemiti. Su questo non ci stancheremo mai di tenere alta l’attenzione. Perché se ciò è accaduto, nessuno può esser certo che non accada di nuovo, e abbiamo il dovere di imparare dalla storia e dalla memoria”. Così la segretaria del Pd Elly Schlein.

Giorno Memoria,Mattarella: nella Repubblica non c’è posto per odio razziale

Roma, 27 gen. (askanews) – “Quest’anno celebriamo gli ottanta anni della Repubblica. Un evento decisivo della nostra storia” e “nella Repubblica non c’è posto per il veleno dell’odio razziale, per i germi della discriminazione, per l’antisemitismo che affiora ancora pericolosamente, per coloro che predicano la violenza, per chi coltiva ideologie di oppressione, di sopraffazione per chi coltiva odio”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella celebrando al Quirinale il Giorno della Memoria in ricordo della Shoah.

“Come ha scritto il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, la riflessione sugli orrori vissuti e sulle leggi razziste ‘è stata uno dei motori che hanno portato alla fondazione di una nuova società italiana, nella quale è cambiata anche la forma di sovranità, da monarchia a Repubblica’”, ha osservato. “Far memoria della Shoah oggi, ricordare quegli orrori indicibili e le vittime innocenti, non è solo un dovere della memoria: significa rinnovare con forza il nostro patto civile che si fonda su fratellanza, rispetto, convivenza; significa ribadire con fermezza che non permetteremo mai più che indifferenza, paura, complicità possano aprire nuovamente le porte a quello o ad altro abisso”.

Giorno Memoria, Mattarella: Shoah sterminio programmato nei dettagli

Roma, 27 gen. (askanews) – La Shoah è stata “non soltanto una barbara e improvvisa esplosione di odio e di violenza razziale, quanto un’ideologia, una cosiddetta politica, un vero e proprio sistema di morte costruito negli anni, con malvagia determinazione, fondato sull’odio razziale”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella parlando al Quirinale per la cerimonia del Giorno della Memoria.

“Mai nella storia dell’uomo uno sterminio era stato così lungamente progettato e così accuratamente programmato, nei minimi dettagli e con sconvolgente efficienza. In tutti i rami e le categorie dello stato nazista – giuristi, medici, economisti, scienziati, giornalisti, ingegneri, burocrati, militari, semplici cittadini trasformati in delatori – vi furono chiamati a dare – e fornirono – il loro attivo contributo per realizzare i deliri omicidi di un dittatore e dei suoi perfidi complici” ha sottolineato Mattarella ricordando l’espressione de “i volenterosi carnefici di Hitler, secondo la efficace definizione di Daniel Goldhagen”.

Buchenwald: Mafalda e Maria, due destini che si incrociano nella storia

Due donne nella macchina concentrazionaria

Quando si parla di Buchenwald, la memoria corre alle baracche, al fumo, ai corpi ridotti a ombre. Eppure, in quel luogo progettato per annientare ogni traccia di umanità, emergono vicende che conservano un profondo valore storico e civile. Una di queste riguarda l’incontro tra Mafalda di Savoia e Maria Ruhnau: due donne lontanissime per origine e condizione, accomunate dalla stessa macchina di persecuzione.

Quando Mafalda varca i cancelli del lager, non è più una principessa. È registrata come Frau von Weber, un nome fittizio scelto per cancellarne l’identità. Non gode di privilegi né di protezioni: è un ostaggio politico, un simbolo da punire per colpire un intero casato. La sua presenza nel campo rappresenta un paradosso che le autorità naziste faticano a gestire: troppo rilevante per essere trattata come una prigioniera qualunque, troppo scomoda per essere risparmiata.

Il triangolo viola e la scelta della coscienza

Maria Ruhnau è già internata da tempo. Porta cucito sulla divisa il triangolo viola dei Testimoni di Geova, uno dei segni meno noti dell’universo concentrazionario. È stata arrestata per aver rifiutato di abiurare la propria fede, di salutare Hitler, di collaborare con l’apparato bellico. Le sarebbe bastata una firma per ottenere la libertà. Non l’ha mai apposta.

È una giovane donna tedesca, disciplinata e riservata. Proprio per queste qualità viene assegnata come aiutante alla principessa. Senza volerlo, diventa anche testimone di una vicenda che la storiografia ha ricostruito solo in parte.

Due destini che si intrecciano

Maria cuce gli abiti per Mafalda, le cede le proprie scarpe, la assiste nei momenti più difficili. Non si tratta di eroismo, ma di un gesto di cura in un luogo dove la cura è proibita. Nessuna delle due può modificare il proprio destino, ma entrambe possono incidere sul modo di attraversarlo.

Il 24 agosto 1944 un bombardamento colpisce il campo. Mafalda rimane gravemente ferita. Maria la assiste con mezzi minimi e una tenacia che appartiene alla sfera dell’umano più che a quella del religioso. Poco prima di morire, Mafalda le chiede di accettare in dono il suo orologio: un oggetto quasi insignificante, privo di utilità in un luogo dove il tempo era stato annientato, ma capace di custodire un significato che nessuna brutalità avrebbe potuto cancellare.

L’episodio è documentato nel volume di Renato Barneschi, Frau von Weber. Vita e morte di Mafalda di Savoia a Buchenwald (Rusconi, 1982).

Una memoria che interroga il presente

La storia di Maria Ruhnau è una delle tante dei Testimoni di Geova perseguitati dal nazismo: una persecuzione spesso marginalizzata nella memoria pubblica, ma che rappresenta una forma di resistenza non violenta e coerente, fondata sul rifiuto di collaborare con il potere totalitario. Maria non ha monumenti né anniversari dedicati: restano un gesto, un paio di scarpe donate, un orologio ricevuto.

La vicenda di Mafalda e Maria non è un episodio minore della Shoah. È una lente attraverso cui osservare il presente. Ricorda che la violenza contro le donne non appartiene solo al passato, che la solidarietà femminile ha rappresentato — e rappresenta — una forma di resistenza, e che la memoria non è mai neutrale: ciò che scegliamo di ricordare contribuisce a definire la nostra identità collettiva.

Raccontare questa storia significa restituire complessità alla memoria della Shoah e riconoscere che, anche nei luoghi più disumani, la dignità può sopravvivere attraverso gesti minimi. Non per celebrare una principessa né per costruire una martire, ma per ricordare che la storia è fatta anche di atti silenziosi che meritano di essere tramandati.

 

Giorno Memoria, Mattarella: Ue sia rigorosa contro razzismo e antisemitismo

Roma, 27 gen. (askanews) – “Volgarità e imbecillità” caratterizzano “da sempre le manifestazioni di razzismo e di antisemitismo, del resto configurati dalla legge come reati”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella parlando al Quirinale per la celebrazione del Giorno della memoria.

“Volgarità e imbecillità che non ne riducono la gravità: il loro riproporsi e diffondersi è indice di alta pericolosità e interpella una azione rigorosa da parte delle autorità di tutta l’Unione Europea” ha chiesto Mattarella.

Giorno Memoria, Mattarella a Segre: stima, attacchi volgari e imbecilli

Roma, 27 gen. (askanews) – Alla senatrice Liliana Segre “rinnovo la riconoscenza della Repubblica per la sua preziosa testimonianza degli orrori vissuti e per il suo messaggio, sempre contrassegnato dal rigetto dell’odio, della vendetta, della violenza”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella parlando al Quirinale per la celebrazione del Giorno della Memoria e salutando la senatrice Segre, seduta in prima fila, nel salone delle Feste.

“Cara senatrice, in questa occasione solenne desidero esprimerle, a nome della Repubblica, la solidarietà, la stima e l’affetto a fronte di attacchi colmi, a un tempo, di volgarità e di imbecillità” ha sottolineato il Capo dello Stato.

Focolaio del virus Nipah in India scatena l’allarme in Asia

Roma, 27 gen. (askanews) – Un focolaio del virus Nipah registrato nello stato indiano del Bengala Occidentale ha fatto scattare l’allerta sanitaria in diverse parti dell’Asia, dove alcuni Paesi stanno disponendo controlli negli aeroporti e ai confini. Il timore diffuso è che possa tramite i voli iniziare la diffusione transfrontaliera del virus, noto per un alto tasso di mortalità, in assenza di cure o vaccini approvati.

La Thailandia ha avviato controlli sanitari per i passeggeri in arrivo al Bengala Occidentale in tre dei principali aeroporti del Paese. Il Nepal ha introdotto misure di screening all’aeroporto internazionale di Kathmandu e in vari punti di frontiera terrestre lungo il confine con l’India. Lo riporta Bbc.

In India, le autorità sanitarie hanno confermato che all’inizio del mese cinque operatori sanitari sono risultati positivi al virus Nipah dopo essere entrati in contatto con pazienti infetti. Uno si trova in condizioni critiche. Circa 110 persone considerate contatti stretti sono state poste in quarantena.

Il virus Nipah è una zoonosi (malattia infettiva trasmissibile da animali vertebrati all’uomo) che l’uomo può contrarre in particolare de pipistrelli della frutta e suini. Può esser trasmessa anche da persona a persona, ad esempio attraverso alimenti contaminati o anche solo con contatti ravvicinati. L’Organizzazione mondiale della sanità lo ha inserito tra le dieci malattie prioritarie a livello globale, dato il potenziale epidemico. Il periodo di incubazione varia generalmente dai quattro ai 14 giorni. L’infezione può presentarsi in modo asintomatico, con sintomi gestibili ma può portare anche a polmonite ed encefalite.

Le valutazioni del tasso di mortalità del virus Nipah sono variabili, ma impressionanti: tra il 40% e il 75%.. Attualmente non esistono farmaci specifici né vaccini approvati per il trattamento o la prevenzione della malattia, aumentando i timori di una emergenza sanitaria di vaste dimensioni in Asia.

Tennis, Svitolina semifinale a Melbourne, Gauff spacca racchetta

Roma, 27 gen. (askanews) – Elina Svitolina è stata padrona assoluta del quarto di finale degli Australian Open, imponendosi su Coco Gauff con un perentorio 6-1 6-2 in meno di un’ora. Un match a senso unico che vale all’ucraina l’accesso alla semifinale contro la numero uno del mondo Aryna Sabalenka e certifica il suo ritorno tra le prime dieci del ranking Wta, traguardo che diventerà ufficiale da lunedì.

Sul fronte opposto, la serata è stata amara per la giovane statunitense. Incapace di reggere l’intensità e la precisione di Svitolina, Gauff ha vissuto un momento di forte frustrazione nel post-partita, sfogandosi negli spogliatoi dove ha distrutto la propria racchetta.

Tennis, Ferrero sceglie il golf: sarà mental coach di Ángel Ayora

Roma, 27 gen. (askanews) – Juan Carlos Ferrero cambia sport ma non missione. L’ex campione spagnolo, vincitore del Roland Garros 2003 ed ex numero uno del ranking Atp, ha annunciato il suo ingresso nel mondo del golf come mental coach del connazionale Ángel Ayora, giovane talento in crescita nel panorama internazionale.

La scelta arriva dopo la conclusione della lunga e vincente collaborazione con Carlos Alcaraz, durata oltre sette anni e culminata con titoli Slam e la vetta del tennis mondiale. Ferrero lavorerà ora sull’aspetto mentale della performance di Ayora, affiancando l’allenatore Juan Ochoa e lo staff del giocatore.

Un passaggio solo apparente tra sport diversi: tennis e golf condividono infatti una forte componente individuale e psicologica, dove gestione della pressione, concentrazione e lucidità fanno la differenza. Ferrero metterà a disposizione la sua esperienza maturata ai massimi livelli, aiutando Ayora nel percorso di crescita e consolidamento sul circuito.

L’ex tennista ha comunque chiarito che non si tratta di un addio definitivo al tennis: continuerà a seguire da vicino la sua academy e il movimento, mantenendo un ruolo attivo nel mondo che lo ha reso protagonista. Questa nuova avventura rappresenta piuttosto una sfida diversa, all’insegna della competenza mentale applicata allo sport d’élite.

Torino Film Festival, l’edizione 44 dal 24 novembre al 2 dicembre

Roma, 27 gen. (askanews) – Annunciate le date del 44esimo TFF, che si svolgerà a Torino dal 24 novembre al 2 dicembre 2026 e i 24 film della retrospettiva dedicata a Marilyn Monroe. L’inaugurazione si terrà ancora nella cornice del Teatro Regio.

Il 6 marzo 2026 apre la call per partecipare al festival e sarà possibile applicare fino al 6 settembre. Tutte le info saranno disponibili sul sito ufficiale.

Per quanto riguarda l’omaggio a Marilyn Monroe, accanto ai film da lei interpretati, la retrospettiva includerà anche altri sguardi. Da un lato il documentario più prezioso dedicatole: Love, Marilyn, che restituisce per frammenti la sua voce interiore; dall’altro l’omaggio alto e perturbante che Pier Paolo Pasolini le riserva in La rabbia, dove Marilyn diventa segno ultimo di una modernità ferita. A questi si aggiungono anche quattro film in cui attrici di primissimo piano, premiate o candidate all’Oscar, hanno interpretato Marilyn più come figura da interrogare che superstar impossibile da replicare.

“La retrospettiva dedicata a Marilyn invita il pubblico a incontrare uno dei miti più riconoscibili, amati e fraintesi della storia del cinema – ha raccontato Giulio Base, direttore artistico del Torino Film Festival – un volto che appartiene all’immaginario collettivo quanto nessun altro, ma che qui viene restituito nella sua essenza: la sostanza cinematografica dei grandi classici della sua carriera, film che non hanno soltanto fatto epoca, ma che continuano a parlare al presente per precisione formale, modernità dello sguardo e forza interpretativa. I titoli selezionati – ha proseguito Base – mettono la presenza della diva in relazione con alcuni dei più grandi registi di sempre: John Huston, Howard Hawks, Billy Wilder, Otto Preminger, Joseph L. Mankiewicz, Fritz Lang, Henry Hathaway, George Cukor, Laurence Olivier. In questo dialogo serrato tra regia e interpretazione emerge una figura tutt’altro che accessoria: Marilyn come luogo di tensione tra controllo formale e fragilità, tra leggenda e verità emotiva, tra attrice e mito. Marilyn Monroe non è soltanto una stella del passato: è una presenza che continua a riflettersi sugli schermi e negli sguardi. Rivederla oggi significa riscoprire perché il cinema, quando incontra un volto come il suo, smette di essere intrattenimento e diventa memoria condivisa”.

I titoli della retrospettiva sono: Ladies of the Chorus (Orchidea bionda), 1948 di Phil Carlson, The Asphalt Jungle (Giungla d’asfalto), 1950 di John Huston, All About Eve (Eva contro Eva), 1950, di Joseph L. Mankiewicz, Love Nest (Le memorie di un Don Giovanni), 1951, di Joseph M. Newman Monkey, Business (Il magnifico scherzo), 1952, di Howard Hawks, Don’t Bother to Knock (La tua bocca brucia), 1952, di Roy Ward Baker, Clash by Night (La confessione della signora Doyle), 1952, di Fritz Lang, Gentlemen Prefer Blondes (Gli uomini preferiscono le bionde), 1953, di Howard Hawks, Niagara, 1953, di Henry Hathaway, How to Marry a Millionaire (Come sposare un milionario), 1953, di Jean Negulesco, River of No Return (La magnifica preda), 1954, di Otto Preminger, There’s No Business Like Show Business (Follie dell’anno), 1954, di Walter Lang, The Seven Year Itch (Quando la moglie è in vacanza), 1955, di Billy Wilder, Bus Stop (Fermata d’autobus), 1956, di Joshua Logan, The Prince and the Showgirl (Il principe e la ballerina), 1957, di Laurence Olivier, Some Like It Hot (A qualcuno piace caldo), 1959, di Billy Wilder, Let’s Make Love (Facciamo l’amore), 1960, di George Cukor, The Misfits (Gli spostati), 1961, di John Huston, La Rabbia – documentario, 1963, di Pier Paolo Pasolini, Giovanni Guareschi, Insignificance (La signora in bianco), di 1985, Nicolas Roeg, Norma Jean and Marilyn, 1996, di Tim Fywell, My Week with Marilyn (Marilyn), 2011, di Simone Curtis, Love, Marilyn (I diari segreti), documentario, 2012, di Liz Garbus, Blonde, 2022, di Andrew Dom.

Il Torino Film Festival è realizzato dal Museo Nazionale del Cinema di Torino e si svolge con il contributo del Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, Regione Piemonte, Città di Torino, Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT.

Ucraina, Ft: gli Usa vincolano le garanzie di sicurezza al ritiro dal Donbass

Roma, 27 gen. (askanews) – Gli Stati Uniti avrebbero vincolato in modo esplicito la concessione di garanzie di sicurezza per l’Ucraina alla disponibilità delle autorità di Kiev a firmare un accordo con la Russia che includa il ritiro delle forze ucraine dal Donbass. Lo scrive il Financiale Times, citando diverse fonti coinvolte nei colloqui e secondo le quali Washington avrebbe messo in chiaro che non ci saranno garanzie prima di un’intesa con Mosca che contenga anche un accordo sull’assetto territoriale.

L’amministrazione statunitense avrebbe suggerito che, una volta accettato di ritirarsi dalla parte di Donbass ancora in suo controllo, l’Ucraina potrebbe contare sul rafforzamento del proprio apparato militare in tempo di pace e su garanzie di sicurezza ispirate, almeno in parte, all’articolo 5 della NATO, senza una piena adesione all’Alleanza. Un approccio visto da funzionari ucraini ed europei come una forma di pressione politica per spingere l’Ucraina ad accettare concessioni territoriali che Mosca considera non negoziabili e la cui cessione è politicamente insostenibile anche per le autorità ucraine.

Il Donbass, composto dalle regioni di Donetsk e Luhansk, ha infatti un valore strategico cruciale: dal 2014 rappresenta una linea difensiva avanzata contro le forze russe e la sua cessione è percepita dalla leadership ucraina e da gran parte dell’opinione pubblica come una rinuncia difficilmente reversibile.La questione territoriale rimane il nodo centrale e più controverso dei negoziati arrivati nel fine settimana scorso ai primi incontri diretti tra delegazioni russa e ucraina, pur allargati agli Usa. La cessione ucraina del Donbass per l’amministrazione Trump sembra rappresentare un prezzo inevitabile che Kiev deve pagare per arrivare alla pace. I vertici ucraini la vedono come una minaccia strutturale alla propria sicurezza e sovranità nel lungo periodo. Per il Cremlino, è una conquista minima e quindi necessaria per potere concretizzare il concetto di “vittoria”, riportandolo all’obiettivo dichiarato inizialmente di una Operazione Militare Speciale volta a difendere la popolazione del Donbass.

“Il ritiro (ucraino, ndr.) dal Donbass è la via verso la pace per l’Ucraina”, ha scritto oggi il negoziatore russo Kirill Dmitriev su X, a commento di un altro post che richiama proprio le indiscrezioni del Financial Times.

Giorno memoria, Meloni: disegno diabolico per cancellare ebrei da Europa

Roma, 27 gen. (askanews) – “Il 27 gennaio di ottantuno anni fa, con l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, il mondo ha visto con i suoi occhi l’abisso della Shoah”. Lo afferma la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in occasione del Giorno della memoria.

“Da quel momento, tutto è cambiato. La più grande macchina di morte concepita nella storia dell’umanità – aggiunge – mostrava a tutti la sua ferocia, la sua sistematicità, il suo disegno diabolico. Milioni di persone strappate dalle loro case e uccise nei campi di sterminio, solo perché di religione ebraica. Un piano congegnato e messo in atto per cancellare dall’Europa ogni traccia della presenza, millenaria e feconda, degli ebrei e delle comunità ebraiche”.

Giorno memoria, Meloni: antisemitismo morbo che torna a diffondersi

Roma, 27 gen. (askanews) – “Purtroppo, a distanza di molti anni, l’antisemitismo non è stato ancora definitivamente sconfitto. È un morbo che è tornato a diffondersi, con forme nuove e virulente. Oggi ribadiamo il nostro impegno per prevenire e combattere ogni declinazione di questa piaga, che avvelena le nostre società e ha l’obiettivo di demolire i principi di libertà e rispetto che sono alla base della coesione sociale”. Lo afferma in una dichiarazione la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni in occasione del Giorno della Memoria.

Giorno memoria, Meloni: condanniamo complicità regime fascista in persecuzioni

Roma, 27 gen. (askanews) – “Nel Giorno della Memoria ricordiamo i nomi e i cognomi delle vittime e rinnoviamo la memoria di ciò che è successo, anche attraverso la preziosa testimonianza dei sopravvissuti e dei loro discendenti. Oggi celebriamo i Giusti di ogni Nazione, che non esitarono a mettere a rischio la loro vita per opporsi al disegno nazista e salvare vite innocenti. In questa giornata torniamo a condannare la complicità del regime fascista nelle persecuzioni, nei rastrellamenti, nelle deportazioni. Una pagina buia della storia italiana, sigillata dall’ignominia delle leggi razziali del 1938”. Lo afferma in una dichiarazione la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

Ue, Urso: 2026 anno delle riforme, sia pragmatica e senza ideologie

Roma, 27 gen. (askanews) – “Il 2026 sarà l’anno delle riforme in Europa e l’Italia può assumere un ruolo da protagonista nelle scelte che determineranno il futuro del nostro Continente. Serve una linea chiara e pragmatica, senza rigidità ideologiche, che l’Italia è pronta a indicare per coniugare transizione e competitività industriale”. Lo ha affermato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, secondo quanto riporta un comunicato in occasione della sua missione istituzionale a Bruxelles.

La missione va avanti due giorni, si legge, in un passaggio cruciale per il futuro dell’agenda industriale e della competitività dell’Unione europea. Urso incontrerà innanzitutto la delegazione italiana al Parlamento europeo per un confronto sui principali dossier in discussione a Bruxelles – automotive, Cbam, competitività, semplificazione normativa e autonomia strategica – con l’obiettivo di favorire la definizione di una posizione italiana condivisa sui temi più rilevanti dell’agenda europea. Un momento di dialogo volto a rafforzare il coordinamento tra il Governo italiano e la rappresentanza parlamentare europea in una fase decisiva per il futuro dell’Unione.

La missione proseguirà con una fitta agenda di incontri bilaterali. Urso si confronterà con cinque Commissari europei sui principali dossier di politica industriale, tecnologica, energetica e di coesione. Sono previsti colloqui con il vicepresidente esecutivo Raffaele Fitto sui temi delle riforme, della politica di coesione e dell’attuazione del PNRR. Urso incontrerà inoltre i vicepresidenti esecutivi Henna Virkkunen per un confronto su sovranità tecnologica, intelligenza artificiale e semiconduttori, Stéphane Séjourné su atto per l’accelerazione industriale, automotive, materie prime critiche e filiere strategiche, e Teresa Ribera su clima, decarbonizzazione e competitività delle industrie europee. In programma, infine, l’incontro con il commissario Andrius Kubilius sui dossier spazio e difesa.

Xi Jinping: Cina ed Europa siano partner, non rivali

Roma, 27 gen. (askanews) – Le grandi potenze devono dare l’esempio in un mondo che affronta “rischi e sfide multiple”. Lo ha affermato il presidente cinese Xi Jinping incontrando a Pechino il primo ministro finlandese Petteri Orpo, sottolineando che “soprattutto i grandi paesi devono guidare la promozione di uguaglianza, stato di diritto, cooperazione e integrità”. Inoltre, il numero uno di Pechino ha sottolineato come Cina ed Europa debbano essere “partner, non rivali”.

Secondo quanto riferito dall’emittente statale Cctv, Xi ha ribadito che “Cina ed Europa sono partner, non rivali, con la cooperazione che supera la competizione e il consenso che è maggiore delle differenze”, auspicando che Helsinki svolga “un ruolo costruttivo nel promuovere uno sviluppo sano e stabile delle relazioni tra Cina e Unione europea”. Il leader cinese ha inoltre detto che Pechino è pronta a lavorare con la Finlandia per “difendere fermamente il sistema internazionale con le Nazioni unite al suo centro e l’ordine basato sul diritto internazionale”, sostenendo allo stesso tempo “un mondo multipolare equo e ordinato” e una “globalizzazione economica inclusiva”.

Orpo, in visita di quattro giorni in Cina, ha espresso a sua volta l’importanza di relazioni costruttive tra Pechino e Bruxelles, definendole “molto importanti” e confermando il sostegno finlandese all’autonomia strategica europea e al libero scambio. Ha assicurato la disponibilità di Helsinki a contribuire alla soluzione delle frizioni commerciali e a rafforzare i rapporti bilaterali, osservando che la Finlandia attribuisce valore al ruolo della Cina negli affari internazionali.

Prima dell’incontro con Xi, Orpo ha avuto colloqui con Zhao Leji, presidente del Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo. Secondo il quotidiano Helsingin Sanomat, il premier finlandese ha detto che “la cooperazione economica è stata al centro delle nostre relazioni fin dall’inizio” e si è detto soddisfatto per la firma di 11 accordi e sei memorandum d’intesa durante la visita. Orpo ha anche richiamato la necessità di affrontare lo squilibrio commerciale tra Ue e Cina, osservando che “le relazioni devono basarsi su reciprocità e accesso equo ai mercati”, e ha sollevato il tema della guerra in Ucraina, sostenendo che “la Cina ha una posizione unica per influenzare la Russia”.

Lunedì, imprese dei due paesi hanno firmato una serie di accordi su innovazione, sviluppo verde e digitalizzazione in un forum economico bilaterale. In quell’occasione, il ministro cinese del Commercio Wang Wentao ha invitato l’Unione europea a usare “con prudenza” gli strumenti restrittivi in ambito commerciale e a collaborare con Pechino contro il protezionismo, chiedendo un contesto politico “equo, aperto e prevedibile” per le imprese. Orpo ha accolto positivamente gli investimenti cinesi e ha definito la Cina un partner commerciale cruciale e un importante mercato di sbocco, affermando che le aziende finlandesi vedono “un enorme potenziale” nel paese.

Giorno della Memoria, Herzog: "L’odio antiebraico è ancora vivo"

Roma, 27 gen. (askanews) – In apertura della seconda Conferenza Internazionale annuale sulla lotta all’antisemitismo, sponsorizzata dal governo d’Israele, il presidente israeliano Isaac Herzog ha avvertito che, 81 anni dopo la fine dell’Olocausto, l’odio antiebraico è ancora vivo.

“L’Olocausto è stata la più grande catastrofe nella storia dell’umanità e nella storia del nostro popolo”, ha detto Herzog ai partecipanti alla conferenza in occasione della Giornata Internazionale della Memoria. “Lo stesso antico veleno… ha sempre portato lo stesso nome: antisemitismo. Chiamiamolo con il suo nome”.

Tra i relatori previsti figurano il primo ministro albanese Edi Rama; l’ex primo ministro australiano Scott Morrison; l’ex cancelliere austriaco Sebastian Kurz; il ministro della Giustizia argentino Mariano Cuneo Libarona; il ministro ungherese per gli Affari Ue Janos Boka; il senatore brasiliano e candidato alla presidenza Flavio Bolsonaro; e l’ambasciatore statunitense in Israele Mike Huckabee.

Maltempo senza tregua, settimana di piogge e venti di burrasca

Milano, 27 gen. (askanews) – Nelle prossime ore, ed in particolare da martedì pomeriggio, un nuovo carico di precipitazioni raggiungerà Sardegna e Liguria. È la previsione di Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, che conferma l’arrivo attraverso il Mediterraneo di un flusso umido oceanico. In altre parole, immaginando una teorica barriera sullo Stretto di Gibilterra, quando questa barriera è aperta le piogge arrivano a più riprese dalla Penisola Iberica verso l’Italia. È quello che succederà almeno fino a fine mese.

Sulla Liguria i fenomeni saranno a tratti anche intensi, specie sul Ponente, poi dalla serata il maltempo interesserà tutto il Nord-Ovest, la Toscana e ancora la Sardegna. Nella notte tra martedì e mercoledì nevicherà fino a quote di bassa collina sul Piemonte meridionale (localmente in pianura) poi avremo l’ingresso completo del fronte atlantico e vivremo un “mercoledì da leoni”, bagnati.

Mercoledì, infatti, sarà la giornata peggiore della settimana con piogge anche forti da Nord a Sud, in particolare sul settentrione e dalla Toscana alla Campania: come avviene spesso con i flussi umidi atlantici provenienti da ovest, i fenomeni più persistenti si hanno infatti al settentrione e sul versante tirrenico.

Mercoledì soffieranno anche venti di burrasca in particolare su Mare, Canale di Sardegna e Sicilia, con interessamento di tutto il versante tirrenico e con raffiche in estensione comunque anche al versante adriatico e persino in Pianura Padana.

Da giovedì, infine, il maltempo insisterà maggiormente sul Centro-Sud: tra sabato 31 e domenica 1 febbraio si prevedono altre nuove precipitazioni su questo settore dove anche la neve farà di nuovo la comparsa anche se a quote medio-alte sugli Appennini.

Si prevedono dunque almeno 5-6 giorni in fotocopia: perturbazioni atlantiche, piogge più frequenti al Nord e sul versante tirrenico, interessamento saltuario delle Isole Maggiori, fasi relativamente miti ed asciutte sul versante adriatico. Un meteo autunnale nel cuore dell’inverno.

Nel dettaglio martedì 27 al Nord: peggiora dal pomeriggio/sera dal Nordovest, neve a bassa quota. Al Centro: peggiora sulle tirreniche in serata. Al Sud: poco nuvoloso, peggiora in Sardegna. Mercoledì 28 al Nord: maltempo e neve in collina al Nord-Ovest. Al Centro: piogge e temporali diffusi. Al Sud: instabile, forti piogge sulle tirreniche. Giovedì 29 al Nord: piogge sparse sul Triveneto. Al Centro: piogge in Toscana. Al Sud: instabile sulle regioni peninsulari. La tendenza è di un weekend con piogge su medio tirreno e Sud.

Milano-Cortina, "Fiamma Olimpica unisce storie e territori"

Roma, 27 gen. (askanews) – “Il Viaggio della Fiamma Olimpica di Milano Cortina 2026 è un percorso che parla di connessione reale: unisce storie, territori e persone, trasformando l’attesa dei Giochi Olimpici in un’esperienza che appartiene a tutti. Uno straordinario viaggio per far vivere all’intero Paese i valori Olimpici”: così Luca Santandrea, General Manager Olympic and Paralympic Winter Games Milano Cortina 2026 di Coca-Cola.

“Anche grazie agli appuntamenti che animeranno l’Italia in queste settimane, e ai tedofori che abbiamo contribuito a scegliere, vogliamo renderlo un momento di partecipazione attiva, vicino alle persone, alle città e alle loro comunità. Dal 1928 al fianco del Movimento Olimpico, Coca-Cola continua a credere nel potere dello sport come linguaggio universale capace di avvicinare le comunità e ispirare le nuove generazioni. Vogliamo che ogni tappa sia un’occasione per celebrare l’Italia nella sua autenticità, portando energia, positività e un senso collettivo di appartenenza”.

Il Truck Coca-Cola è tra gli elementi più iconici del Viaggio della Fiamma Olimpica: un’esperienza itinerante di luce, suono e movimento che accompagnerà i tedofori lungo il percorso, accendendo l’entusiasmo del pubblico e trasformando ogni tappa in un momento di festa condivisa. Ispirato al design delle auto italiane vintage, unisce stile, eleganza e artigianalità. Schermi LED dinamici, installazioni luminose e un sistema audio di grande impatto trasformeranno ogni arrivo della Fiamma in una celebrazione collettiva, animata da oltre 80 persone tra Brand Ambassador, DJ e MC.

Tennis, Zverev in semifinale a Melbourne

Roma, 27 gen. (askanews) – Sascha Zverev torna in semifinale agli Australian Open per la quarta volta in carriera. Il tedesco, numero 3 del mondo e finalista lo scorso anno quando venne battuto da Jannik Sinner, ha superato il 20enne statunitense Learner Tien (29 del seeding) con i parziali di 6-3, 6-7, 6-1, 7-6. Buona prova di Sascha, che ha lasciato per strada il secondo set perso al tie-break, per poi risalire di livello specialmente con il servizio, dove ha messo a segno 24 ace. Per Zverev si tratta della 10^ semifinale a livello Slam. Venerdì attende il vincente di Alcaraz-De Minaur.

Afghanistan, La Russa: enorme bugia italiani lontani dal fronte

Roma, 27 gen. (askanews) – “Il concetto che sta dietro quelle parole, per come l’abbiamo interpretato, è che erano degli imboscati. Invece il loro desiderio era di fare persino di più di quello che veniva loro richiesto”. Lo afferma il presidente del Senato ed ex ministro della Difesa Ignazio La Russa in una intervista a Repubblica, tornando sulle parole del presidente americano Donald Trump a proposito dell’impegno dei soldati italiani in Afghanistan. “E’ un’enorme bugia – aggiunge La Russa – che qualcuno possa solo immaginare che gli italiani rimasero lontano dal fronte”.

La Russa premette che “il Parlamento e il governo avevano stabilito di aumentare il contingente. E comunque sulle mie spalle sono passate più di trenta bare di soldati, che sono andato uno a uno a prendere agli aeroporti quando tornavano. E’ stato un peso non indifferente, la cosa più dolorosa di tutto il periodo in cui ho fatto il ministro della Difesa”. “Non ho letto bene quello che ha detto Trump – riprende -. Posso solo dire, a prescindere da quello che ha detto il presidente degli Stati Uniti, che conosco bene il modo con cui i nostri soldati si sono impegnati in Afghanistan”.

Trump ha sostenuto che i soldati alleati stavano al riparo nelle retrovie… “Una volta andai a trovare il contingente in un avamposto a Bala Murghab, piccolissimo e circondato da alture. C’era un gabbiotto dicemento armato dove dovevano infilarsi, perchè dalle montagne continuavano a piovere razzi: quel gabbiotto era l’unico posto sicuro finchè non cessava l’allarme. Era talmente pericoloso che stavano lì solo 2 o 3 settimane e poi ruotavano”, spiega.

“I nostri – aggiunge – lavoravano in stretta sinergia con gli americani, tutto quello che hanno fatto loro lo abbiamo fatto noi. E i comandanti americani mi hanno sempre fatto i complimenti per come si impegnavano”, “i nostri la consideravano una missione contro il terrorismo e quindi di pace. Era una missione militare, non voglio dire di guerra perchè sarebbe sbagliato, ma una missione che comportava l’uso della forza in continuazione, sia pure in funzione difensiva, per debellare il pericolo in un contesto difficilissimo. E loro non si sono mai tirati indietro, mai, da nessuna missione”.

“Trump è il presidente eletto e siamo convinti dell’indissolubilità dell’alleanza. Io credo che Giorgia stia facendo un’operazione di equilibrio che solo i grandi statisti riescono a compiere, quella di non fare un passo indietro quando bisogna mettere dei punti fermi e nello stesso tempo essere sempre un ponte tra l’Europa e gli Stati Uniti di Trump, o di chiunque altro” conclude.

Giorno memoria, La Russa: guardia alta contro rigurgiti antisemiti

Roma, 27 gen. (askanews) – “In occasione del Giorno della memoria rendiamo omaggio alle vittime della Shoah, la più grande tragedia del Novecento, causata da un odio cieco e barbaro contro il popolo ebraico”. Lo afferma il presidente del Senato Ignazio La Russa.

“Una data importante che non può e non deve ridursi alla sola commemorazione, ma diventare occasione di riflessione e responsabilità, capace di tenere viva, ogni giorno, la memoria e tramandare alle nuove generazioni i valori di tolleranza e rispetto – osserva -. Rinnoviamo la nostra vicinanza e solidarietà al popolo ebraico e continuiamo a tenere alta la guardia davanti al riaffacciarsi di vergognosi e inaccettabili rigurgiti razzisti, antisemiti e antisionisti”.

Nordcorea lancia missile verso mar del Giappone

Roma, 27 gen. (askanews) – Il ministero della Difesa giapponese ha annunciato che la Corea del Nord ha lanciato un oggetto che potrebbe essere un missile balistico, aggiungendo che sono in corso verifiche per stabilire se vi siano conseguenze per il Giappone.

In una comunicazione separata, lo Stato maggiore congiunto delle forze armate sudcoreane ha riferito che Pyongyang ha sparato almeno un proiettile non identificato in direzione del Mare dell’Est, noto in Giappone come Mare del Giappone, precisando che il lancio è stato individuato senza fornire ulteriori dettagli.

Secondo Seoul, l’ultimo episodio analogo risaliva al 4 gennaio, quando la Corea del Nord aveva lanciato missili balistici verso la stessa area alla vigilia della partenza del presidente sudcoreano Lee Jae-myung per Pechino, dove era previsto un vertice con il presidente cinese Xi Jinping.

Le autorità giapponesi hanno confermato che quello odierno rappresenta il secondo lancio nordcoreano di un missile balistico o di un oggetto sospetto dall’inizio dell’anno e il primo dal 4 gennaio, mentre prosegue la raccolta di informazioni sull’accaduto.

Usa, violenta tempesta di neve: almeno 27 morti in tutto il Paese

Roma, 27 gen. (askanews) – Una violenta tempesta di neve, che nel fine settimana ha colpito vaste aree degli Stati uniti orientali, nordorientali e meridionali, ha provocato almeno 27 morti, secondo autorità locali e media.

A New York otto persone sono state trovate senza vita all’aperto, esposte alle temperature polari, ha riferito in conferenza stampa il sindaco Zohran Mamdani. In Pennsylvania l’ufficio del medico legale della contea di Leigh ha comunicato che tre persone, tra i 60 e gli 84 anni, sono decedute per cause naturali mentre spalavano la neve.

In Texas una ragazza di 16 anni è morta quando la slitta sulla quale veniva trainata insieme a un’amica si è schiantata contro un albero, secondo quanto riferito dalla polizia di Frisco. Nello stesso Stato una persona è stata trovata morta nel parcheggio di una stazione di servizio abbandonata ad Austin, apparentemente per ipotermia.

L’abbondante accumulo di neve, che in alcune località ha raggiunto i 50 centimetri, ha causato numerosi incidenti, tra cui due decessi in Massachusetts e Ohio dopo che mezzi spazzaneve hanno investito le vittime. In Arkansas è morto anche un diciassettenne in seguito a un impatto con un albero mentre era su una slitta, mentre in Kansas la polizia ha rinvenuto il corpo di una donna, scomparsa da venerdì, sepolto sotto la neve. Altre quattro vittime sono state segnalate in Tennessee, tre in Louisiana, due in Mississippi, una in Carolina del Sud e una in New Jersey, secondo quanto riportato dai media locali.

Il maltempo ha avuto forti ripercussioni anche sul traffico aereo: quasi 5.000 voli sono stati cancellati in tutto il Paese e migliaia hanno registrato ritardi. Centinaia di migliaia di persone risultavano ancora senza elettricità lunedì pomeriggio, mentre le compagnie energetiche hanno assicurato di essere al lavoro per ripristinare il servizio nel più breve tempo possibile.

Il Servizio meteorologico nazionale ha avvertito che le temperature resteranno intorno allo zero in gran parte della fascia orientale degli Stati uniti. Anche il nord della Florida, area solitamente caratterizzata da clima mite, dovrebbe registrare valori sotto lo zero, secondo le autorità statali. Per molti Stati del sud è stata emessa un’allerta per freddo estremo, mentre Washington ha prorogato l’emergenza neve fino a mercoledì mattina.

Discipline Stem e social in Italia, quasi un miliardo di visualizzazioni

Roma, 27 gen. (askanews) – Negli ultimi 12 mesi il dibattito online sulle discipline STEM in Italia ha generato 7.3 milioni di post, 260 milioni di interazioni social e 985 milioni di visualizzazioni video con un sentimento positivo all’80% suscitando, tra gli utenti, interesse, entusiasmo e orgoglio. I temi più citati nei post sono lavoro/recruiting (21%), formazione (19%), aziende (17%) e istituzioni (16%), seguiti da innovazione (14%), donne nelle STEM (7%) e ricerca e sviluppo (6%). Se si guarda invece alle interazioni, il peso della formazione cresce (24%), seguita da lavoro/recruiting (20%) e dal tema delle donne nelle STEM (14%). È quanto emerge dalla ricerca SocialCom, realizzata con la piattaforma SocialData, che ha fotografato gli interessi e le opinioni degli utenti italiani sul tema e che viene presentata stasera dalle 19 apiazza Montecitorio 116 a Roma, presso la CEOForLIFE ClubHouse.

Un confronto tra dati, istituzioni, università e aziende, con un focus sulla questione di genere, analizzando la presenza e il ruolo delle donne in questi settori.”Il futuro è STEM? Ricerca e genere le chiavi del domani” è il titolo del dibattito organizzato da Italiavanti, progetto editoriale di SocialCom, attraverso il quale si discuterà sui dati, percezione e dinamiche del dibattito digitale e della partecipazione sociale, in un contesto di confronto tra professionisti e decisori politici. L’evento si inserisce nel progetto degli “Aperitivi digitali”, un ciclo di incontri di confronto e dialogo tra istituzioni, giornalisti e opinion leader sui temi chiave per il futuro dell’Italia.ll panel di relatori prevede figure di spicco del panorama politico, istituzionale e giornalistico: il direttore de “Il Foglio” Claudio Cerasa, la giornalista Maria Latella, la Presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane Laura Ramaciotti, la prima firmataria del ddl sull’istituzione della settimana STEM Marta Schifone, il Presidente di Ferrovie dello Stato Italiane Tommaso Tanzilli, mentre Luca Ferlaino, presidente di SocialCom, presenterà la ricerca sulla quale si articolerà il dibattito. Giancarla Rondinelli, giornalista del TG1, modera l’incontro.

“Le discipline STEM rappresentano una chiave per comprendere le sfide future e promuovere l’uguaglianza di genere nei settori strategici del Paese”, spiega Luca Ferlaino, presidente di SocialCom.

“Un momento di confronto e analisi per istituzioni e opinione pubblica, mostrando come il dibattito digitale rifletta e influenzi la partecipazione, anche femminile, in ambito scientifico e tecnologico”. La ricerca completa sarà disponibile sul sito www.socialcomitalia.com, SocialData e Italiavanti a partire da domani.

Uccisione Pretti, agenti ICE cominciano oggi a lasciare Minneapolis

Roma, 27 gen. (askanews) – Il sindaco di Minneapolis ha annunciato che a partire da oggi alcuni agenti federali dispiegati dal presidente degli Stati uniti Donald Trump per operazioni contro l’immigrazione lasceranno la città del Minnesota, dopo che due residenti regolari sono stati uccisi.

“Alcuni agenti federali inizieranno a lasciare l’area domani e continuerò a lottare affinché il resto di quelli coinvolti in questa operazione se ne vada”, ha scritto su X il sindaco democratico Jacob Frey, che nelle scorse ore ha avuto un colloquio telefonico con Trump.

Auschwitz, ricordare per non ripetere: la memoria contro i nuovi totalitarismi

L’ingresso ad Auschwitz e la geografia dello sterminio

Il 20 maggio del 1940 faceva il suo ingresso nel campo di concentramento di Auschwitz, in Polonia, il primo prigioniero ebreo. Insieme a Chelmno, Belzec, Sobibor, Treblinka, Majdanek, Buchenwald, Dachau, Jasenovac, Varsavia, il complesso di Auschwitz-Birkenau rappresenta nella memoria storica tramandata il più grande campo di raccolta e di sterminio del Terzo Reich.

La macchina concentrazionaria e i numeri della Shoah

Dal giorno della sua apertura fino al funzionamento a saturazione della sua capienza, Auschwitz ospitò stabilmente una media giornaliera compresa tra i 15 e i 20 mila prigionieri, tra militari fatti prigionieri e popolazione civile: uomini, donne, bambini e anziani.

Al termine del secondo conflitto mondiale le cifre della Shoah ci riferiscono di oltre 6 milioni di vittime nei campi di concentramento nel periodo compreso tra il 1933 e il 1945, di cui circa un milione e mezzo nel solo punto di internamento di Auschwitz, passato alla storia come il simbolo dello sterminio del regime nazista.

Oltre Auschwitz: l’Europa dei massacri

Calcolando anche le centinaia di migliaia di ebrei uccisi tra la popolazione inerme nelle città e nei villaggi di Polonia, Ucraina, Bielorussia, Russia, nonché i morti del ghetto di Varsavia, il conto delle vittime dell’Olocausto sale a 7-8 milioni.

Si stima che tra campi di lavoro, di transito, di internamento e di sterminio furono almeno 55 i punti di raccolta dei prigionieri del regime nazista.

“Arbeit macht frei”: la menzogna elevata a sistema

Arbeit macht frei: il lavoro rende liberi. Questo il monito che accoglieva i prigionieri nei campi di internamento. Dovremmo ricordarcene oggi, a 86 anni di distanza dall’apertura di Auschwitz, proprio nel momento in cui nel mondo il tema della libertà sta diventando il perno su cui dovrà innestarsi ogni progetto di autodeterminazione dei popoli.

Le parole e il loro uso strumentale

Per rappresentare alla nostra epoca – specie in questo travagliato e drammatico periodo di crisi planetaria – come le parole possano avere significati diversi se usate in modo strumentale, e come la realtà e l’evidenza dei fatti spieghino invece assai bene il sinistro senso retorico e aberrante che se ne può fare, richiamando principi e valori che si collocano totalmente al di fuori della civiltà e del rispetto dell’essere umano.

Quando le parole nobili coprono fatti disumani

Che in fondo vuol dire che a parole in sé nobili e condivisibili possono corrispondere fatti diversamente dolorosi, nelle alterne vicende della vita e nei corsi e ricorsi della storia. Come quelle pronunciate il giorno precedente l’apertura del campo di sterminio di Auschwitz, inteso dai suoi gestori come luogo di redenzione e libertà in nome del lavoro.

Il contesto politico: il discorso di Ciano

Il 19 maggio di quel 1940, a Milano, il ministro degli Esteri del regime fascista, conte Galeazzo Ciano – in occasione del primo anniversario del Patto d’Acciaio – ebbe a pronunciare tra le altre queste parole:

“Questa solenne adunata (…) assume un significato e un valore che a nessuno potrà sfuggire. Essa si compie mentre vicende di singolare grandezza creano, ora per ora, il nuovo destino dell’Europa e del mondo (…). Quali siano questi compiti voi lo sapete al pari di me, essi sono dettati dalla difesa dei nostri diritti di Stato sovrano in terra, aria e sul mare, dalla necessità di realizzare le nostre aspirazioni che sono naturali perché eque e indispensabili alla vita stessa del Paese”.

Un monito che non si esaurisce

Sfogliando le pagine della storia sappiamo oggi come andò a finire. Queste vicende e queste date sono parte della storia del Novecento: esse costituiscono un monito perenne che abbiamo il dovere di non dimenticare, specie in questa epoca in cui si manifestano rigurgiti di antisemitismo e nuovi totalitarismi.

Donald Trump e il capitalismo della finitudine

La finitudine come categoria economica

Il concetto di “capitalismo della finitudine” è stato elaborato da Arnaud Orain, professore all’Università di Parigi. Secondo il suo paradigma, per affrontare le attuali crisi climatica ed energetica è necessario riscoprire il pensiero economico del XVIII secolo e abbandonare l’illusione della crescita infinita.

Orain sostiene che gli economisti preindustriali — come, ad esempio, i Fisiocratici — concepissero la Terra come un sistema chiuso, caratterizzato da risorse limitate. Il termine finitudine si riferisce infatti alla consapevolezza che risorse naturali e materie prime non siano espandibili all’infinito. La Rivoluzione industriale, al contrario, ha introdotto l’idea di uno sviluppo potenzialmente illimitato; per Orain, tuttavia, questa fase rappresenta una parentesi storica ormai in via di chiusura: l’abbondanza è stata un’eccezione, non la regola.

Dalla crescita alla manutenzione

Da tale impostazione derivano alcuni assunti fondamentali. Le risorse sono intrinsecamente limitate e, di conseguenza, l’attenzione deve spostarsi dalla crescita alla manutenzione e alla conservazione. La tecnologia deve adattarsi ai limiti biofisici del pianeta e non può pretendere di superarli sistematicamente. Infine, è necessario puntare sull’economia circolare per garantire una stabilità duratura.

Per Orain non si tratta di un ritorno al passato, bensì di un cambiamento nella logica del valore: il capitalismo può sopravvivere solo se accetta di operare entro confini rigidi e si trasforma in un sistema di gestione della scarsità.

Il confronto con la “Crescita Verde”

Questa visione si scontra apertamente con il paradigma della Crescita Verde (Green Growth), poiché i due modelli propongono concezioni opposte della sostenibilità. La Crescita Verde sostiene che, grazie all’innovazione tecnologica — energie rinnovabili, cattura della CO₂, maggiore efficienza estrattiva — l’economia possa continuare a crescere riducendo al contempo l’impatto ambientale. Essa punta inoltre sulla crescita del PIL, avvertendo che, in assenza di espansione economica, il sistema rischierebbe il collasso.

Per Orain, al contrario, una volta raggiunta una soglia soddisfacente di benessere, l’economia dovrebbe smettere di espandersi quantitativamente e concentrarsi sulla manutenzione di ciò che già esiste. Il sistema deve essere riprogettato per risultare stabile anche in assenza di crescita, dando priorità alla redistribuzione. In sintesi, per Orain la Crescita Verde è “una rincorsa per restare fermi”, mentre la finitudine significa “imparare ad abitare il mondo così com’è”. In questo quadro, lo Stato assume un ruolo centrale, trasformandosi in un vero e proprio amministratore della scarsità.

La lettura trumpiana della finitudine

Donald Trump si è appropriato di questo concetto, ma ne ha fornito un’interpretazione radicalmente diversa. Per lui, il capitalismo della finitudine consiste nell’accaparrarsi rapidamente le ultime risorse disponibili — gas, petrolio, terre rare — al fine di garantire la supremazia nazionale, attraverso un nazionalismo energetico sintetizzato dal motto “Drill, baby, drill”.

In netto contrasto con la prospettiva di Orain, Trump lavora per smantellare i vincoli ambientali e promuovere uno Stato deregolatore; utilizza tariffe e protezionismo come strumenti per assicurare agli Stati Uniti la fetta più ampia delle risorse globali, anche a discapito di alleanze e accordi internazionali.

Un punto di contatto inatteso

Esiste tuttavia un punto di contatto tra la concezione di Orain e quella di Trump: la consapevolezza della fine del libero scambio fondato sull’illusione di risorse infinite e di trasporti a basso costo.

Nell’interpretazione trumpiana della finitudine, il mondo è finito e, pertanto, occorre assicurarsi ciò che resta prima degli altri. Se Orain cerca una via d’uscita pacifica e sostenibile dalla “parentesi fossile”, le politiche di Trump mirano invece a prolungarla, pur nella consapevolezza della finitezza delle risorse, attraverso la forza economica e politica.

Questo contribuisce a spiegare il momento storico che stiamo attraversando e rende evidente la necessità di proporre strategie per uno sviluppo realmente sostenibile che, pur senza aderire integralmente alla teoria di Orain, sappiano promuovere modelli più equi di redistribuzione sociale.

Quando l’uomo torna misura delle istituzioni

Nel pensiero di Emmanuel Mounier la persona è il principio guida di ogni progetto umano: dignità non negoziabile, libertà responsabile, capacità di tendere alla pienezza di sé e apertura al trascendente. Non è un io autosufficiente, ma una soggettività incarnata che matura nelle relazioni, nelle scelte e nelle prove condivise.

Una lente per il presente: crisi dei riferimenti e appartenenze rigide

Questa prospettiva parla con forza al presente, segnato dall’indebolimento dei riferimenti etici, dai conflitti fra saperi e credenze e da appartenenze che talvolta si irrigidiscono in regole di gruppo, anche spietate.

Negli ultimi anni la fragilità dei legami su scala globale è emersa con particolare evidenza. In tale scenario, la diagnosi della modernità «liquida», le letture teologiche del relativismo e le elaborazioni giuridiche di una societas strutturalmente «incompiuta» convergono nel registrare un diffuso senso di scissione.

Oltre il rituale: una democrazia aperta e leale

Quando ideologie e impianti istituzionali entrano in crisi, riemerge l’urgenza di rendere effettiva la proclamata centralità dell’umano. Mounier spinge verso una democrazia aperta e leale, non ridotta a rituale, capace di coniugare l’unità del mondo interdipendente con il rispetto delle identità. La diversità, qui, non è minaccia ma ricchezza reciproca: la società personalista è una comunità di «persone tra persone», non una somma di individui né una massa omologata.

Tra individualismo e collettivismo: la via personalista e comunitaria

La critica all’individualismo borghese non scivola nel collettivismo: Mounier propone una via personalista e comunitaria, in cui la persona è al centro di una presenza spirituale e, insieme, è chiamata all’impegno storico. Da qui la condanna dei totalitarismi, che negano la libertà e fanno arretrare l’uomo. Il suo invito a «rifare il Rinascimento» mira a rifondare l’umanesimo oltre i due estremi del Novecento: l’adorazione dell’io e l’assolutizzazione del sistema. Il personalismo, dunque, non coincide con un modello politico unico: è criterio di giudizio, profezia e prassi.

Una “cassetta degli attrezzi” per l’impegno: punti fermi operativi

Sul piano operativo, i punti fermi sono netti: dissociare lo spirituale dal reazionario e da una politica senza respiro profetico; rompere l’alleanza fra valori cristiani e culto del denaro, denunciando l’imborghesimento e l’idolatria della ricchezza; cercare una verità che sostenga l’agire morale anche nel tragico; smascherare una vita democratica solo apparente e lavorare per una democrazia sostanziale.

Vocazione, incarnazione, comunione: il realismo del personalismo

L’essere persona si comprende nell’intreccio di vocazione, incarnazione (come esercizio dell’impegno) e comunione (come prova del dono e del decentramento). Poiché il male riemerge sempre, il personalismo resta realista: denuncia e lotta, costruzione di una «città dell’uomo» accogliente. Oggi, contro scientismi e anti-umanesimi che dissolvono limite e dignità, la categoria di soggettività sostiene battaglie giuridiche, sociali e culturali e può offrire un terreno comune fra discipline diverse sulle grandi questioni scientifiche, biomediche, teologiche, culturali e sociali.

Testimonianza e bene comune: una sfida per politica e cattolici

Contro l’idea sartriana della persona come «passione inutile», Mounier ricorda che l’uomo resta protagonista della storia e che la testimonianza vale più del successo. Per chi si riconosce cristiano, ciò significa non restare nei porti sicuri, ma prendere il largo anche nella notte, orientando la rotta verso stelle più lontane.

È una sfida decisiva anche per la politica e per i cattolici impegnati: sottrarsi tanto al moralismo quanto al pragmatismo cinico, ricostruire mediazioni credibili, assicurare la traduzione operativa dei diritti nelle periferie della vita, custodire i fragili senza assistenzialismo e preferire il bene comune alla rendita del consenso. Solo così la persona torna misura delle istituzioni.

Nel 2025 immatricolazioni di auto nuove nell’Ue +1,8%, balzano le ibride

Roma, 27 gen. (askanews) – Le vendite di auto nuove nel 2025 nella Unione europea sono cesciute dell’1,8% rispetto all’anno precedente, a 10.822.831 immatricolazioni. A dicembre rispetto allo stesso mese del 2024 l’incremento è stato del 5,8%, a 963.319 nuove immatricolazioni. Lo rileva l’Acea, l’associazione europea delle case automobilistiche. Guardando all’Unione europea+Efta+Uk, a dicembre l’incremento è stato del 7,6% mentre sull’intero 2025 le immatricolazioni sono cresciute del 2,4% a 13.271.270 autovetture.

“Tuttavia, i volumi complessivi rimangono ben al di sotto dei livelli pre-pandemia”, rileva Acea.

La quota di mercato delle auto elettriche a batteria ha raggiunto il 17,4%, con 1.880.370 nuove auto (+29,9%), in linea con le proiezioni per l’anno, in aumento rispetto al livello di riferimento del 13,6% dell’anno precedente, “ma comunque un livello che lascia spazio alla crescita per mantenere il passo con la transizione”. I veicoli ibridi-elettrici sono la scelta di alimentazione più popolare tra gli acquirenti, con gli ibridi plug-in che consolidano la loro posizione nel mercato.

Le immatricolazioni di auto ibride elettriche hanno conquistato il 34,5% del mercato, rimanendo la scelta preferita dai consumatori nell’Ue. Nel frattempo, la quota di mercato combinata delle auto a benzina e diesel è scesa al 35,5%, rispetto al 45,2% del 2024.

I quattro mercati più grandi dell’Ue, che insieme rappresentano il 62% delle immatricolazioni di auto elettriche a batteria, hanno registrato una crescita: Germania (+43,2%), Paesi Bassi (+18,1%), Belgio (+12,6%) e Francia (+12,5%).

I dati da gennaio a dicembre 2025 hanno anche mostrato che le nuove immatricolazioni di auto ibride elettriche nell’Ue sono aumentate a 3.733.325 unità (+13,7%), trainate dalla crescita nei quattro mercati più grandi: Spagna (+23,1%), Francia (+21,6%), Germania (+8%) e Italia (+7,9%). I modelli ibridi elettrici rappresentano il 34,5% del mercato totale dell’Ue.

Le immatricolazioni di auto elettriche ibride plug-in continuano a crescere, raggiungendo 1.015.887 unità nel 2025 (+33,4%). Questo risultato è stato trainato dall’aumento dei volumi in mercati chiave come Spagna (+111,7%), Italia (+86,6%) e Germania (+62,3%). Pertanto, le auto elettriche ibride plug-in rappresentano ora il 9,4% delle immatricolazioni di auto nell’Ue, in aumento rispetto al 7,2% dell’anno scorso.

Il Pentagono e la difesa dell’Occidente: alleanze salde, Europa sotto esame

La nuova National Defense Strategy del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti non segna una rottura, bensì una riaffermazione: la sicurezza dell’Occidente resta il perno dell’architettura strategica americana. In un contesto internazionale segnato dal ritorno della competizione tra grandi potenze, Washington conferma che la difesa collettiva, fondata su alleanze consolidate, rimane la principale garanzia di stabilità globale.

L’Occidente come spazio strategico unitario

Il documento del Pentagono individua in Cina e Russia i principali fattori di pressione sistemica sull’ordine internazionale, ma lo fa ribadendo che la risposta non può essere solitaria. NATO e partner transatlantici restano il riferimento strutturale della strategia statunitense. Non c’è, nel testo, alcuna tentazione isolazionista né un ridimensionamento del legame con l’Europa: al contrario, l’Occidente è descritto come uno spazio politico e strategico unitario, da preservare e rafforzare.

L’Europa: alleata imprescindibile, ma politicamente fragile

Se la lealtà verso gli alleati storici non è in discussione, il Rapporto lascia tuttavia emergere un interrogativo di fondo: quanto incide oggi l’Europa sulle grandi decisioni politiche mondiali? Il tema non è la sua affidabilità militare – riconosciuta e valorizzata – bensì la sua capacità di esprimere una visione politica autonoma e coerente sulle grandi crisi globali. L’Europa appare partner necessario, ma spesso più come spazio di coordinamento che come soggetto strategico pienamente definito.

Difesa comune e responsabilità politica

La strategia americana sollecita implicitamente gli alleati europei a colmare il divario tra integrazione economica e incidenza geopolitica. L’aumento degli investimenti nella difesa è indicato come condizione necessaria, ma non sufficiente: ciò che manca, nella lettura del Pentagono, è una responsabilità politica proporzionata al peso economico e istituzionale dell’Unione.

Un messaggio chiaro, senza strappi inutili

Nel complesso, il Rapporto del Pentagono mantiene un linguaggio fermo ma rispettoso. Non delegittima l’Europa, non ne riduce il ruolo, ma ne registra i limiti attuali. Il messaggio è chiaro: la difesa dell’Occidente resta una priorità condivisa, ma la credibilità dell’alleanza dipenderà sempre più dalla capacità europea di essere non solo alleata, ma protagonista.

Calcio, Risultati serie A, l’Udinese inguaia il Verona

Roma, 26 gen. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Verona-Udinese 1-3

Ventiduesima giornata: Inter-Pisa 6-2, Como-Torino 6-0, Fiorentina-Cagliari 1-2, Lecce-Lazio 0-0, Sassuolo-Cremonese 1-0, Atalanta-Parma 4-0, Genoa-Bologna 3-2, Juventus-Napoli 3-0, Roma-Milan 1-1, Verona-Udinese 1-3.

Classifica: Inter 52, Milan 47, Napoli, Roma 43, Juventus 42, Como 40, Atalanta 35, Bologna 30, Lazio, Udinese 29, Sassuolo, 26, Cagliari 25, Torino, Parma, Cremonese e Genoa 23, Lecce 18, Fiorentina 17, Pisa e Verona 14.

Ventitreesima giornata: Venerdì 30 gennaio ore 20.45 Lazio-Genoa, sabato 31 gennaio ore 15 Pisa-Sassuolo, ore 18 Napoli-Fiorentina, ore 20.45 Cagliari-Verona, domenica 1 febbraio ore 12.30 Torino-Lecce, ore 15 Como-Atalanta, ore 18 Cremonese-Inter, ore 20.45 Parma-Juventus, lunedì 2 febbraio ore 20.45 Udinese-Roma, martedì 3 febbraio ore 20.45 Bologna-Milan.

Sma, presentato il primo libro scritto con il puntatore oculare

Roma, 26 gen. (askanews) – Un progetto pensato per dare voce alla SMA che finisce paradossalmente per toglierle spazio: è “Famiglie SMA in cerca di EMOZIONI”, il primo libro scritto con il puntatore oculare da giovani adulti con atrofia muscolare spinale di tipo 1, la forma più severa di una patologia che colpisce le capacità motorie e rende progressivamente difficili gesti quotidiani come sedersi e stare in piedi, in alcuni casi – come chi ha scritto il testo – parlare e muoversi.

Presentato al centro clinico NeMo di Milano, è stato realizzato da Famiglie SMA con il contributo di Fondazione Roche ed è scaricabile gratuitamente dal sito dell’associazione (https://www.famigliesma.org/libri-scaricabili-di-famiglie-sma/).

Nasce dall’amore per le storie e parla di emozioni, avventure e sfide. Temi particolarmente importanti perché a “parlarne” è chi vive una forma di invalidità che limita pesantemente la fisicità. Nessun altro progetto ha mai provato a coinvolgere sul filo della creatività professionale persone affette da SMA 1, riconducendo poi tali sforzi a una pubblicazione inclusiva.

Le attività sono state coordinate dal responsabile del progetto, il dr. Jacopo Casiraghi, i contenuti emotivi esplorati e gestiti dalla psicologa dr.ssa Simona Spinoglio; mentre Elena Peduzzi è la scrittrice (autrice di libri per ragazzi) che ha accompagnato i giovani autori nel processo creativo.

I cinque scrittori hanno tra i 20 e i 25 anni e sono Silvia Gaiotto, Giulia Menni, Nicola Crisci, Denisa Lushaj e Sara Pavan. Ogni capitolo ha esplorato un’emozione: dalla fantasia allo stupore, dalla meraviglia alla gioia, passando per la rabbia, la paura, l’irritazione.

“Volevamo dare voce alla SMA1”, spiega Jacopo Casiraghi, “ma non riuscivamo a concretizzare l’idea giusta. I progetti di Famiglie SMA valorizzano il vivere quotidiano, certo, ma, per alcune vite ed esperienze, vivere la quotidianità è una sfida ancora maggiore. Comunicare con il mondo attraverso un puntatore oculare è un atto che richiede, fra le altre, volontà, desiderio e pazienza. Costruire un progetto che potesse raccontarlo in modo degno sembrava impossibile. Eppure, ce l’abbiamo fatta”.

“Ciascuno ha scelto le emozioni da trattare nei diversi capitoli, a volte erano quelle che sentivano più vicine, altre quelle che per vari motivi li respingevano, o spaventavano”, prosegue Elena Peduzzi, “la scrittura è un mezzo straordinario per mettere in ordine quello che si agita dentro di noi. E loro sono riusciti perfettamente a farlo. Non ho fatto loro alcuno sconto, hanno lavorato come si lavora a un vero libro. Hanno accolto spunti, correzioni, suggestioni e anche critiche, per portarsi, a ogni frase, un po’ più avanti”.

Simona Spinoglio sottolinea la peculiarità del progetto: aver dato voce alla SMA togliendole allo stesso tempo spazio, perché se in alcuni capitoli le emozioni sono condizionate dalla disabilità, in altre sono semplicemente emozioni, uguali in tutto e per tutto a quelle di chiunque non conviva con una patologia così complessa: “È difficile raccontare le emozioni a parole: precisa. Normalmente le “sentiamo” con il corpo, non con la testa. Il bello di questo libro è averle messe nero su bianco ma soprattutto aver realizzato un progetto dove non c’erano persone disabili e non disabili. Eravamo semplicemente noi”.

Maltempo, Musumeci: 1.500 abitanti Niscemi coinvolti nella frana

Milano, 26 gen. (askanews) – “È salito a 1.500 unità il numero degli abitanti di Niscemi coinvolti nella cosiddetta zona rossa della frana che da oltre 24 ore tiene impegnata la protezione civile locale, regionale e nazionale. Per precauzione, la fascia di rispetto è passata da 100 a 150 metri mentre la linea di frana ha raggiunto i quattro chilometri. Ho voluto, dalla Unità di crisi di Roma, rivolgere un sincero ringraziamento anche da parte della premier Giorgia Meloni a quanti, dal prefetto agli amministratori comunali, Forze dell’Ordine, Vigili del fuoco, tecnici, volontari si stanno prodigando per mettere in sicurezza i cittadini e ridurne i disagi. Ho assicurato che il governo nazionale farà la sua parte fino in fondo”. Lo ha dichiarato il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci, al termine della riunione della Unità di crisi alla Protezione civile a Roma, alla quale ha partecipato assieme al capo dipartimento Fabio Ciciliano.

Pd, campagna non solo su giustizia. Riformisti chiedono direzione

Roma, 26 gen. (askanews) – I prossimi mesi, per il Pd, non saranno solo di campagna referendaria, i democratici non parleranno solo di giustizia ma batteranno anche sui temi economici e sociali. La linea è quella che Elly Schlein aveva già spiegato all’assemblea dei parlamentari in autunno e che è stata ribadita anche durante la segreteria della scorsa settimana: il Pd è schierato nettamente per il no al referendum, ma la leader democratica è convinta da tempo che Giorgia Meloni userà la campagna sulla separazione delle carriere per ‘parlare d’altro’ ed evitare i temi economici, sui quali fatica come ha dimostrato anche durante la conferenza stampa di inizio gennaio.

La ‘campagna d’ascolto’ del Pd, che parte ufficialmente da Milano e da Napoli il prossimo fine settimana nasce proprio con questo obiettivo, allargare il dibattito delle prossime settimane alle questioni che la premier vuole evitare: il lavoro povero, le tasse, il caro-energia, le pensioni. A Milano sarà Gianni Cuperlo a condurre la due giorni di confronto, a Napoli sarà Stefano Bonaccini, ormai ufficialmente in maggioranza, a rivendicare il profilo dei ‘riformisti di governo’ insieme ad una nutrita pattuglia di amministratori Pd, da Eugenio Giani a Antonio Decaro, fino a Michele De Pascale.

La linea sul referendum è chiara, anche oggi il profilo Instagram del Pd ha pubblicato un post netto: “Lo ammette anche lo stesso ministro Nordio: questa riforma è inutile per i cittadini. Il 22 e il 23 marzo vota no!”. E Debora Serracchiani dice “no a un’idea di Stato che indebolisce i contrappesi, svuota le tutele e mette a rischio le libertà fondamentali”.

Ma, appunto, la leader Pd non intende fare alla Meloni il favore di parlare solo di questo. La Schlein vuole stare sui problemi quotidiani e domani sarà nelle zone colpite dal maltempo la scorsa settimana.

Francesco Boccia attacca sul Pnrr: “Il Mezzogiorno doveva essere il cuore del Pnrr. Questo governo lo ha trasformato in una periferia amministrativa”. E il capogruppo al Senato incalza il governo anche sull’ex Ilva.

Antonio Misiani rilancia l’allarme degli industriali: “I dati diffusi oggi dal centro studi Confindustria restituiscono un quadro preoccupante: l’economia italiana è quasi ferma proprio nella fase in cui il Pnrr dovrebbe esprimere il massimo della sua capacità di spinta”. Chiara Braga, poi, alza la voce sulle pensioni: “Quello che ha fatto il governo sulle pensioni è il più alto tradimento consumato a scapito degli elettori”. E sulle pensioni arriva anche la mozione unitaria di Pd-M5s-Avs.

Una strategia sulla quale, però, la minoranza vorrebbe un confronto, a cominciare dal referendum. I riformisti chiedevano una direzione già lo scorso novembre, ma tutto era stato rimandato all’inizio del nuovo anno. A dicembre si è tenuta l’assemblea, dove però – lamentano – non si è svolto un vero dibattito sulle questioni centrali dell’agenda politica.

Stamattina è stato Graziano Delrio sulla Stampa a lamentare la mancata convocazione della direzione su temi politici da quasi un anno, nel pomeriggio si è fatto sentire Filippo Sensi: “Da un anno il mio partito non si riunisce in una direzione ‘politica’. Con quello che sta succedendo nel mondo, in Europa, Italia, credo ci sia bisogno di confronto. È tempo”. Qualcuno, nelle chat della minoranza, ha ipotizzato anche una raccolta di firme per chiedere la convocazione della direzione.

Governo prende distanze su Ice. E prova a chiudere ‘caso’ Milano-Cortina

Roma, 26 gen. (askanews) – Prendere le distanze da certi metodi, anzi da certi “abusi” perché “tra arrestare una persona armata e ucciderla c’è una bella differenza”, come dice il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Evitando però di aprire pubblicamente un fronte sul concetto di sicurezza by Donald Trump. Palazzo Chigi, dopo giorni di polemiche, prova a chiudere il caso sulla possibile presenza in Italia per i giochi di Milano-Cortina dei famigerati agenti dell’Immigration and costums enforcement, responsabili tra l’altro dell’uccisione di due attivisti a Minneapolis. “Un caso mai esistito”, è la linea che viene stabilita. Non a caso il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, parla di “polemica sul nulla” e assicura che “di sicuro Ice sul territorio nazionale italiano non opererà”.

Smentite già arrivate nei giorni scorsi quando erano cominciate a circolare notizie di stampa, corredate però anche da dichiarazioni che sembravano sminuire la questione, come quella dello stesso responsabile del Viminale secondo cui, nel caso, non si intravedeva un problema. A rinfocolare la polemica oggi, però, sono state anche le parole del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, secondo cui agenti dell’Ice avrebbero potuto essere in Italia ma “soltanto per controllare il vicepresidente J.D. Vance e il segretario di Stato Marco Rubio” dunque “in misura difensiva”. Dichiarazioni che hanno poi costretto il Pirellone a una correzione in corsa: il Governatore – la precisazione – non ha confermato la presenza ma solo fatto un commento “in via ipotetica”.

Insomma, il tentativo è quello di porre la questione su due piani diversi: da una parte negare, e ci mancherebbe, che in Italia l’Ice possa venire a fare qualcosa di simile a quello che fa negli Stati Uniti (“L’ordine e la sicurezza pubblica sul territorio italiano lo garantisce lo Stato Italiano”, dice Piantedosi), dall’altra contemplare che qualche agente si occupi dell’incolumità di personalità dell’amministrazione americana. “Semmai dovesse essere, ma parliamo veramente di una ipotesi, che singole unità di personale” dovessero arrivare in Italia “espleteranno misure di protezione ravvicinata” ma “nessuno finora ha comunicato niente e non è dato di presumere che questo accada”, ha detto sempre il responsabile del Viminale.

Da qui, la linea del “polemica sul nulla” che palazzo Chigi detta per evitare che la narrazione sfugga di mano, soprattutto in una fase in cui il tema della sicurezza nelle nostre città è diventato così centrale per Giorgia Meloni, che ne ha fatto una priorità per il 2026. “Ritengo che l’Ice manifesti un approccio molto duro e censurabile, per niente in linea con quello che viene adottato dalle nostre forze dell’ordine”, ha detto il ministro Tommaso Foti in un’intervista al Quotidiano nazionale. Il tutto cercando però di non aggiungere un nuovo distinguo rispetto a Donald Trump dopo quelli a cui la presidente del Consiglio è stata costretta nelle ultime settimane: dalla Groenaldia ai dazi fino al ruolo dei militari italiani in Afghanistan.

Non abbastanza per l’opposizione che, dal Pd al M5s, da Calenda ad Avs, per tutto il giorno ha chiesto all’esecutivo di chiarire. “Arrivati a questo punto il Governo non può non sapere”, se Trump mandasse agenti dell’Ice in Italia “si tratterebbe di una vera e propria provocazione al nostro Paese”, dice il dem Matteo Mauri.

Euro ai massimi dal 2021 mentre l’oro sfonda quota 5.000 dollari

Roma, 27 gen. (askanews) – Il dollaro continua a calare, con l’euro che in questo avvio di settimana è salito fino a superare brevemente quota 1,19 sul biglietto verde, sui massimi dall’estate del 2021. Successivamente la valuta condivisa ritraccia in parte e modera i guadagni portandosi a 1,1881 dollari.

Questi sviluppi potrebbero aggiungere ostacoli alle esportazioni dei paesi dell’area valutaria in una fase già non semplicissima (giovedì verranno pubblicati dall’Istat i dati sul commercio con l’estero di dicembre e dell’intero 2025, venerdì la stima preliminare sul Pil del quarto trimestre). Ma il calo del dollaro non rigaurda solo l’euro: è generalizzato e risente delle precedenti pressioni sui titoli di Stato del Giappone e sullo yen, che da giorni hanno spinto diversi analisti a ipotizzare un possibile intervento congiunto Stati Uniti-Giappone a sostegno della valuta nipponica.

Il tutto in un quadro di persistenti tensioni geopolitiche che, complici precedenti fattori di fondo in azione da diverso tempo – tra cui i forti acquisti delle banche centrali dei paesi ex emergenti – hanno visto ulteriori rialzi di diversi beni rifugio, a cominciare dall’oro che oggi ha infranto un ennesimo record, superando per la prima volta la soglia psicologica dei 5.000 dollari.

Nel pomeriggio il metallo prezioso per eccellenza resta nettamente rialzista guadagnando oltre il 2% 5.080 dollari. Un rally ancora più esuberante continua a coinvolgere l’argento, che guadagna oltre il 12% a 113,95 dollari l’oncia. Il platino sale del 3,66% 2.842 dollari l’oncia.

Era stata appena superata la fase più acuta del nuovo braccio di ferro tra Stati Uniti e Unione Europea sulla Groenlandia, che subito è sembrato riaprirsi un nuovo fronte con l’Iran, dopo che tra venerdì e il fine settimana sono giunte indicazioni di spostamenti di mezzi militari Usa potenzialmente verso l’area, in particolare il gruppo navale della portaerei Lincoln.

Il dollaro poi potrebbe accusare un supplemento di volatilità questa settimana in occasione del direttorio della Federal Reserve, il Fomc che comunicherà le sue decisioni sui tassi di interesse mercoledì alle 20 italiane.

Ma soprattutto i riflettori saranno puntati sulla successiva conferenza stampa del presidente, Jerome Powell, in particolare per lo scontro ormai aperto con l’amministrazione Trump, dopo che il Dipartimento di Giustizia Usa gli ha fatto recapitare un mandato di comparizione presso il grand jury, per sospetti illeciti sui costi degli appalti per il rinnovo della sede della Fed.

Una mossa che stavolta ha spinto il capo della Banca centrale degli Stati Uniti a reagire con un duro comunicato, in cui afferma che si sta cercando di mettere a repentaglio l’autonomia dell’istituzione monetaria. Intanto l’economia Usa appare su una dinamica più esuberante di quella Ue, i dati del Pil del terzo trimestre sono stati rivisti al rialzo, al +4,4% su base annua, ai massimi da due anni, mentre a dicembre l’inflazione è rimasta stabile al 2,7%.

Mercosur, Lollobrigida: vogliamo più controlli sulle importazioni

Bruxelles, 26 gen. (askanews) – “Che cosa vogliamo come Italia? Che ci siano controlli puntuali sufficienti. Non è un problema di numeri, è un problema di efficacia. In Europa non deve entrare nulla che non corrisponda agli standard che noi abbiamo imposto ai nostri agricoltori, ai nostri allevatori, ai nostri pescatori”, in termini di divieti d’uso di pesticidi e altre sostanze pericolose per la salute e per l’ambiente. Lo ha sottolineato il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, incontrando i giornalisti nel pomeriggio a Bruxelles, a margine del Consiglio Agricoltura dell’Ue, in risposta a una domanda sulla proposta della Commissione europea di istituire una task-force per rafforzare i controlli di frontiera sulle importazioni di prodotti agroalimentari, in particolare in vista dell’accordo commerciale con il Mercosur e ora anche di quello con l’India, che sarà firmato domani.

“Abbiamo discusso oggi di questo – ha riferito il ministro – con il commissario europeo Olivér Vßrhelyi”, responsabile per la Salute, “che ha fatto alcune proposte concrete che seguono in maniera puntuale quello che ci è stato garantito il 7 gennaio”, nella riunione straordinaria del Consiglio Agricoltura a cui hanno partecipato “il commissario al Commercio, il commissario all’Agricoltura e lo stesso commissario alla Salute”.

Gli agricoltori europei, ha continuato Lollobrigida, “sono costretti spesso a avere una concorrenza di prodotti che hanno un prezzo inferiore, non perché ci sia un efficientamento delle imprese a monte” che esportano i prodotti agroalimentari in Europa, “ma semplicemente perché non rispettano le regole che noi stessi ci siamo dati. E allora la task-force che viene prevista serve a verificare che ognuno faccia il suo proprio dovere, anche come Stati nazionali a cui è attribuita la facoltà dei controlli nelle vie di accesso”.

“E diciamocelo con chiarezza, non tutti – ha osservato il ministro – hanno l’attenzione che merita un problema come questo. L’Italia si è contraddistinta in questi anni per aver aumentato in maniera esponenziale non solo i suoi controlli, ma l’efficientamento tra tutti i player del settore, le forze dell’ordine, le dogane, le agenzie, gli ispettorati, migliorando le performance non solo dei controlli, ma di verifiche che arrivano all’obiettivo: fermare ciò che non deve entrare”.

“Questa – ha ricordato Lollobrogoda – è la base della ‘reciprocità’ che abbiamo richiamato in tutti gli accordi di carattere commerciale, e certamente il Mercosur. Ma è un’occasione incidentale, nel senso che è uno dei trattati che si profilano per il futuro, per un’Unione europea che giustamente deve essere aggressiva sui mercati, per entrare in un quadro di concorrenza con gli altri ambiti economici organizzati del pianeta. E questo, però, non può entrare in concorrenza con la legittima necessità di alcuni settori di continuare ad essere resilienti. Questi vanno protetti, non con regole eccessive, ma al contrario con il controllo di quello che ci siamo dati”.

A un giornalista che chiedeva a chi si riferisse, il ministro ha risposto che è un problema che “è stato anche sollevato da alcuni colleghi: se tu chiudi, magari ti arrivano merci che vengono considerate unionali da luoghi in cui ci sono meno controlli; non credo che sia utile qui imputarlo all’uno o all’altro: il problema esiste, va trovata la soluzione”.

La “reciprocità” degli standard produttivi, in particolare rispetto ai prodotti agroalimentari importati dal Mercosur (una delle richieste più pressanti da parte degli agricoltori e dell’Italia), presuppone che ci sia in questi prodotti lo “zero tecnico”, nelle analisi di laboratorio, di residui delle sostanze vietate in Europa. A che punto è, è stato chiesto a Lollobrigida, la proposta che la Commissione ha fatto in questo senso, per le sostanze più pericolose?

“Siamo appena intervenuti su questo e abbiamo assunto una posizione molto decisa, come Italia, nel chiedere al commissario competente di attuare tutte le modalità per impedire” l’importazione di “prodotti mettono a rischio la logica di concorrenza di cui ho parlato, la salute delle imprese, ma in questo caso anche la salute dei cittadini, e questo non è sostenibile”, ha replicato il ministro.

E alla domanda se l’imposizione dello “zero tecnico” nei residui riguarderà tutte le sostanze vietate o solo quelle più pericolose, Lollobrigida ha risposto: “Su questo si sta lavorando, la tollerabilità dal punto di vista della salute non spetta dal ministro della agricoltura, ci sono ovviamente ministri che hanno una competenza specifica”.

Quanto al nuovo accordo commerciale che domani l’Ue firmerà con l’India, e di cui non si conoscono ancora i contenuti, il ministro ha osservato: “Non siamo in condizione di lavorare sui se e sui ma; siamo però in condizione di giudicare il lavoro che l’Italia ha fatto quest’anno sul Mercosur, che serve anche per gli altri accordi di carattere internazionale. Oggi l’impostazione dei regolamenti sui residui (delle sostanze proibite nei prodotti agroalimentari, ndr) e dei regolamenti sui controlli, non serve solo per il Mercosur, serve per il Mercosur e per gli accordi che verranno. Grazie in particolare all’Italia, ma anche ad altre nazioni che hanno tenuto la stessa posizione, è finita l’epoca nella quale venivano fatti accordi senza tener conto di alcuni settori strategici, e a volte anche della salute dei cittadini che acquistano e consumano. È cambiata l’impostazione, c’è maggiore attenzione. Adesso verificheremo se quanto ci è stato garantito verrà davvero messo in campo, e su questa base faremo anche le scelte per dare il via ad accordi futuri”, ha assicurato Lollobrigida.

Rispondendo a un’altra domanda, il ministro ha poi aggiunto che “esistono già i presupposti per l’applicazione” provvisoria dell’Accordo interinale col Mercosur. “Credo ci sarà un ulteriore passaggio di natura politica per confermare questo indirizzo, che il Coreper (l’organismo tecnico dei rappresentanti degli Stati membri presso l’Ue, ndr) aveva già dato prima del voto” con cui il Parlamento europeo ha ritardato la ratifica dell’Accordo, chiedendo un parere alla Corte europea di Giustizia.

“A noi interessa – ha spiegato Lollobrigida – non tanto e non solo che gli accordi internazionali per una nazione esportatrice come la nostra siano essenziali, funzionino, ma che funzionino anche parallelamente tutti gli strumenti di protezione del nostro sistema, che spesso corrisponde, con quello agricolo, alla protezione non solo degli interessi legittimi degli imprenditori, ma anche della nostra salute, del nostro benessere alimentare, e dell’ambiente, che sarebbe impossibile da manutenere oggi senza un’agricoltura che dia un reddito corretto, e quindi resiliente in termini di presenza sul territorio anche nelle aree più difficili”.

Può confermare, gli è stato chiesto a questo punto, che l’Italia è favorevole alla messa in vigore dell’Accordo provvisorio col Mercosur da parte della Commissione europea, senza aspettare il parere dalla Corte di Giustizia chiesto dal Parlamento europeo, che potrebbe prendere un anno e mezzo di tempo?

“Lo dicevo prima – ha replicato Lollobrigida – e lo sottolineo: è già stata votata l’eventualità di un’applicazione provvisoria; quindi questo fatto qui ha visto già le nazioni esprimersi. Adesso ci sarà un secondo passaggio di natura politica che analizza anche il voto parlamentare. Se ne discuterà nel Coreper; non spetta al ministro dell’Agricoltura dare un’indicazione in merito”.

A chi chiedeva, infine, se anche per l’accordo con l’India l’Italia abbia chiesto delle garanzie alla Commissione, il ministro ha riposto: “Le chiediamo sempre, le garanzie alla Commissione. Però vedremo quello che emerge e scaturisce nell’ambito di un trattato che, come prima si ricordava, non è ancora conosciuto”.

Lega, nodo Vanancci ancora irrisolto, incontro con Salvini in stand by

Milano, 26 gen. (askanews) – “Non prima di venerdì, più probabile tra sabato e lunedì…”. L’incontro tra Matteo Salvini e Roberto Vannacci non sembra imminente, almeno ad ascoltare gli uomini del generale. “Oggi è partito per Bruxelles, tornerà giovedì e avrà subito un impegno a Mendrisio, poi venerdì ha un impegno già programmato da tempo ad Abano”. Insomma, “più probabile che avvenga tra sabato e lunedì prossimi”. Del resto, una soluzione delle tensioni interne alla Lega appare ancora lontana. Nè Salvini sembra intenzionato a dare eccessiva pubblicità all’incontro.

Sul tavolo, sempre la questione del tesseramento per la Lega degli iscritti al Mondo al Contrario: “Ci avevano promesso che sarebbero potuti diventare militanti a pieno titolo nel giro di tre mesi, invece hanno tradito la promessa”, dicono gli uomini vicini a Vannacci. “Siamo 5mila iscritti, almeno la metà erano pronti a prendere la tessera della Lega. E invece – accusano – vogliono i nostri voti ma non riconoscono al generale agibilità politica: non può dire la sua, non può intervenire sulle nomine, si vorrebbe che partecipasse ai congressi senza avere la possibilità di far votare i suoi sostenitori… Sembra fatto apposta per farglielo perdere, il congresso…”.

Un clima che gli uomini vicini a Vannacci non ascrivono a Salvini: “Non ci sono problemi tra Roberto e Matteo – assicurano – sono quelli che hanno paura di perdere potere sul territorio che cercano di bloccarlo”. E allora, la previsione è che la possibilità di trovare un accordo che eviti la rottura sia remota: “Mi pare difficile”, dice uno degli uomini di Vannacci.

Intanto i vannacciani confondono le acque sulla data del possibile annuncio della scissione: “Non c’entra niente il direttivo del Mondo al Contrario convocato per il 16 febbraio. Il generale non ne fa neanche parte, non è iscritto…”. E non c’entra neanche l’appuntamento a Montecatini a metà marzo, da tempo oggetto di un battage sui social: “. È uno spettacolo in un teatro, non il lancio di un nuovo partito…”, glissano.

Milano-Cortina, Piantedosi: Ice non opererà mai sul suolo italiano

Roma, 26 gen. (askanews) – “La discussione è fondata sul nulla perché le delegazioni straniere, compreso quella americana, non hanno assolutamente comunicato ancora quelli che saranno i componenti delle delegazioni che contribuiranno alla cornice di sicurezza delle rispettive delegazioni”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, a margine della presentazione del libro “Dalla parte delle divise” di cui è coautore.

“Quindi, non sappiamo, nessuno ha comunicaro nulla – ha ribadito Piantedosi -. Preciso che qualunque sarà la comunicazione, Ice in quanto tale non opererà mai sul suolo italiano, perché siamo sufficientemente padroni della gestione dell’ordine pubblico, della sicurezza e del controllo dell’immigrazione”.

Crans Montana, P.Chigi: rientro ambasciatore se autorità giudiziarie collaborano

Roma, 26 gen. (askanews) – La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha ricevuto oggi a Palazzo Chigi l’ambasciatore d’Italia in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, richiamato a Roma, d’intesa con il ministro degli Esteri Antonio Tajani, alla luce della decisione del Tribunale delle Misure coercitive di Sion di disporre la scarcerazione di Jacques Moretti. E’ quanto si legge in una nota.

All’incontro, cui hanno anche partecipato il sottosegretario di Stato Alfredo Mantovano e l’avvocato generale dello Stato Gabriella Palmieri Sandulli, è stato deciso di subordinare il rientro in Svizzera dell’ambasciatore all’avvio di un’effettiva collaborazione tra le autorità giudiziarie dei due Stati e all’immediata costituzione di una squadra investigativa comune affinché vengano accertate, senza ulteriori ritardi, le responsabilità della strage di Crans-Montana del 1° gennaio 2026.

Sanremo, Carlo Conti racconta il suo Festival: Tanti generi diversi

Milano, 26 gen. (askanews) – Trenta brani, tanta musica diversa ma soprattutto brani nel segno dell’amore e del racconto dei sentimenti. Ci sono molte ballad ma anche tantissimi generi diversi in gara al Festival di Sanremo. Agli ascolti in anteprima per la stampa Carlo Conti chiarisce subito che la cosa più difficile è stata scegliere i brani di portare in riviera.

‘Nella scelta delle canzoni ogni anno è come andare al mercato e comporre questo bouquet di fiori, sapete che mi piace fare il paragone di un bouquet di fiori, che si cerca di fare il più variegato possibile. Gli artisti si propongono e c’è di tutto, dal pop al rock, dal country al rap, poi il direttore artistico deve scegliere. Lo scorso anno è stato un anno particolarmente fortunato, ha poi dimostrato come la classifica sarmenese fosse giusta rispetto a quello che è successo successivamente con le classifiche con degli exploit irripetibili’ ha detto Conti introducendo gli ascolti.

Maltempo, Meloni: Stato vicino a territori, Italia unita in emergenze

Roma, 26 gen. (askanews) – “Nel Consiglio dei ministri di oggi il governo ha deliberato la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale per Sicilia, Sardegna e Calabria, regioni maggiormente colpite dal maltempo di questi giorni. Abbiamo contestualmente stanziato 100 milioni di euro per i primi interventi urgenti. Lo Stato è vicino ai cittadini e ai territori”. Lo scrive sui social la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

“Le Regioni, con i loro presidenti nominati commissari straordinari, avranno i mezzi e i poteri appropriati per intervenire in modo efficace e tempestivo. Vorrei ringraziare ancora una volta il ministro Nello Musumeci, la Protezione civile, le amministrazioni locali e tutti gli operatori dedicati al settore. Nelle emergenze, l’Italia sa essere una comunità ancora più unita”, aggiunge.

Pan di Stelle porta i sogni tra i banchi di scuola

Torino, 26 gen. (askanews) – A Torino prende il via la seconda edizione del progetto educativo “Sogna e credici fino alle stelle”, promosso da Pan di Stelle, love brand del Gruppo Barilla, alla vigilia della Giornata Mondiale dei Sogni. Un’iniziativa che riporta il tema del sognare tra i banchi di scuola, coinvolgendo migliaia di bambini delle scuole primarie di tutta Italia. Il progetto, che nel 2026 raggiungerà circa 3.000 classi, nasce per accompagnare bambine e bambini nella scoperta delle proprie aspirazioni, offrendo strumenti educativi gratuiti a docenti e studenti. Al centro del percorso c’è l’idea che i sogni siano una bussola per la crescita personale, capaci di guidare anche nei momenti di difficoltà e di fallimento. Durante l’evento di lancio, Pan di Stelle ha presentato i risultati della prima edizione del progetto: oltre 5.700 sogni raccolti nel 2025, che raccontano un immaginario ricco e sorprendentemente maturo, fatto di desideri professionali, affetti familiari, valori sociali e attenzione per il futuro del pianeta. Abbiamo parlato con Chiara Pisani, Marketing Director Pan Di Stelle:

“L’obiettivo rimane lo stesso per cui l’anno scorso abbiamo lanciato questo progetto. Il nostro obiettivo è quello di evolvere il sogno di Pandistelle da missione di marca a impegno concreto e a esperienza educativa per i bambini. Questo è il nostro progetto, confermato anche per quest’anno. I dreamers scelti per quest’anno sono due, si tratta di Alice D’Amato e di Mattia Zenzola, due volti giovani, sicuramente che porteranno ai bambini la propria testimonianza sui valori dello sport. Sappiamo infatti quanto entrambi, fin da piccoli, siano fortemente impegnati in queste attività”.

Volti di questa nuova edizione sono Alice D’Amato, campionessa di ginnastica artistica, e Mattia Zenzola, ballerino e coreografo. I due ambassador incontreranno i bambini nelle scuole che hanno frequentato da piccoli, inaugurando le nuove Aule dei Sogni: spazi dedicati alla creatività, al confronto e all’espressione personale.

Abbiamo parlato con Alice D’amato: “Guardando il mio percorso, il lavoro che ho fatto da piccola, oggi mi rendo conto che è stato davvero importante, soprattutto, credere nei miei sogni, in quello che stavo facendo, nei mezzi che avevo a disposizione e nelle persone che avevo di fianco a me. Crearci un grande rapporto di fiducia, perché a quei tempi rappresentavano praticamente la mia famiglia, e quindi vuol dire essere cresciuti insieme verso il più grande sogno e averlo raggiunto insieme”.

È poi intervenuto Mattia Zenzola: “Beh, sicuramente avrei voluto studiare più stili prima, da piccolo, perché noi da piccoli siamo sempre più facilitati nell’apprendere, e quindi sicuramente questo, perché serve sempre essere versatili e saper fare tutto, soprattutto al giorno d’oggi, e mi sto impegnando tanto in questo”.

La seconda edizione di “Sogna e credici fino alle stelle” conferma così l’impegno di Pan di Stelle nel sostenere l’educazione come esperienza emotiva e relazionale, capace di valorizzare l’unicità di ogni bambino. Un progetto che trasforma la scuola in un luogo dove immaginazione, fiducia e futuro possono crescere insieme, sotto lo stesso cielo di stelle.

Olimpiadi, i 196 azzurri per Milano-Cortina 2026

Roma, 26 gen. (askanews) – Saranno nel complesso 196 (103 uomini + 93 donne) gli atleti dell’Italia Team impegnati ai Giochi di Milano Cortina 2026, che partirà ufficialmente nella serata di venerdì 6 febbraio con la Cerimonia d’Apertura. Agli 87 azzurri (47 uomini + 40 donne) dei cinque sport sul ghiaccio già selezionati una settimana fa, infatti, si sono aggiunti i 109 (56 uomini + 53 donne) delle 11 discipline invernali, le cui gare si andranno ad articolare tra Anterselva (biathlon), Cortina (bob, skeleton, slittino e sci alpino femminile), Val di Fiemme (combinata nordica, sci di fondo e salto con gli sci), Livigno (freestyle e snowboard) e Bormio (sci alpino maschile e sci alpinismo).

La cifra consente al nostro Paese di superare il precedente primato stabilito nell’ultima edizione casalinga di Torino 2006 (184 atleti di cui 109 uomini e 75 donne). La più giovane in assoluto è la sedicenne Giada D’Antonio, giovanissima promessa dello sci alpino che compirà 17 anni il prossimo 28 maggio. Il più longevo, invece, è il quarantacinquenne Roland Fischnaller che, gareggiando nello slalom gigante parallelo di snowboard alpino, vivrà la settima Olimpiade consecutiva (azzurro uomo o donna con il numero maggiore di presenze nella storia dei Giochi Invernali). Davanti all’altoatesino (con otto partecipazioni) c’è solamente il poker formato dai fratelli Piero e Raimondo d’Inzeo (sport equestri – 1948/1976), Josefa Idem (canoa – 1984/2012), che però prese parte a Los Angeles 1984 e a Seoul 1988 difendendo i colori della Germania Ovest prima di inanellare sei presenze consecutive con l’Italia, e Giovanni Pellielo (tiro a volo – 1992/2016, 2024).

Per quanto riguarda il biathlon, le cui competizioni si svolgeranno sul tracciato dell’Anterselva Biathlon Arena, il quintetto maschile sarà formato da Tommaso Giacomel, Lukas Hofer, Patrick Braunhofer, Elia Zeni e Nicola Romanin mentre quello femminile da Dorothea Wierer, Lisa Vittozzi, Rebecca Passler, Michela Carrara ed Hannah Auchentaller.

Al Cortina Sliding Centre invece, sulla pista intitolata all’olimpionico azzurro Eugenio Monti (oro nel bob a Grenoble 1968 sia nella gara a due sia in quella a quattro), andranno in scena le prove di ben tre discipline. Nel bob sono stati convocati cinque uomini ed altrettante donne: Patrick Baumgartner, Robert Gino Mircea, Lorenzo Bilotti, Eric Fantazzini, Alex Verginer, Giada Andreutti, Simona De Silvestro, Anna Costella, Alessia Gatti e Noemi Cavalleri. Nello skeleton spazio per il poker composto da Amedeo Bagnis e Mattia Gaspari al maschile e da Valentina Margaglio ed Alessandra Fumagalli al femminile mentre nello slittino saranno 11 (sette uomini e quattro donne) gli azzurri al cancelletto: Dominik Fischnaller, Leon Felderer, Alex Gufler, Ivan Nagler, Fabian Malleier, Emanuel Rieder, Simon Kainzwaldner, Andrea Voetter, Marion Oberhofer, Verena Hofer e Sandra Robatscher.

Ddl antisemitismo, Delrio (Pd): dibattito nel Pd partito molto male

Roma, 26 gen. (askanews) – “Il problema delle diversità di vedute nel Pd” sul ddl antisemitismo “sono tutte legittime: c’è chi nel Pd pensa che non sia giusto legiferare, c’è chi pensa che sia giusto legiferare sul discorso d’odio, c’è chi pensa sia giusto legiferare specificamente sull’antisemitismo. Sono punti di vista rispettabili. Purtroppo il dibattito è partito male, molto male”.

Così il senatore del Pd, Graziano Delrio, uno dei firmatari di un testo in discussione alla Commissione Affari Costituzionali in Senato, a margine del convegno “Antisemitismo. Una tragedia che non finisce. Quando la storia riaffiora e interroga il presente”, organizzato dalla Fondazione Italia Protagonista, su iniziativa del senatore Maurizio Gasparri.

I testi sull’antisemitismo “sono tutti punti di vista rispettati. Io rispetto i colleghi che la pensano diversamente. Credo che sia mio dovere mantenere un punto su queste misura specifica, perché il mio contributo è nato dall’incontro con dei giovani ebrei, dei giovani ragazzi universitari, dei giovani del liceo che, come la gran parte degli ebrei in tutta Europa, il 97% degli ebrei in tutta Europa, non può manifestare la sua religione, la sua religiosità, la sua cultura. È un fatto che dovrebbe interrogarci, perché è così che sono partite le esperienze peggiori totalitarie in Europa”, ha spiegato Delrio.

“Nel mio disegno di legge c’è un articolo apposta per favorire il dialogo, lo scambio di idee, il confronto, non i boicottaggi, nonimpedire di parlare alle persone, ma proprio perché abbiamo bisogno, la qualità della democrazia vive della capacità di stimolare il dialogo, specialmente nei luoghi come l’università o in generale nei luoghi come la cultura. Perché? La cultura e il dialogo non hanno, non devono avere barriere né limiti”, ha detto ancora.

A Ramallah due carabinieri fatti inginocchiare sotto la minaccia di un fucile (fonti)

Roma, 26 gen. (askanews) – I due carabinieri fermati illegalmente ieri da un colono israeliano in Cisgiordania sono stati fatti inginocchiare sotto il tiro di un fucile mitragliatore e “interrogati” dal colono. E’ quanto si apprende da fonti di governo.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha chiesto di convocare l’ambasciatore di Israele in Italia per chiedere chiarimenti e confermare la dura protesta sull’episodio che ha visto coinvolti ieri 2 carabinieri in servizio presso il Consolato generale d’Italia a Gerusalemme. Lo comunica la Farnesina.

I due militari sono stati bloccati in territorio palestinese, vicino Ramallah, probabilmente da un “colono” sotto la minaccia di un fucile mitragliatore. L’Ambasciata d’Italia a Tel Aviv ha già rivolto una protesta formale al Governo israeliano rivolgendosi al Ministero degli Affari Esteri, al COGAT, allo Stato maggiore delle IDF, la polizia e allo Shin Bet (il servizio di sicurezza israeliano competente per i Territori palestinesi).