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Il nostro tempo. Narrare il Vecchio Continente che cerca sé stesso

Dopo Narrare l’Italia, Luigi Zoja – sociologo e psicoanalista junghiano di fama internazionale – amplia il proprio orizzonte e rivolge lo sguardo all’Europa, interrogandosi sulle sue radici storiche, sulle matrici culturali, sulle fratture identitarie e sulle prospettive di un continente che sembra aver smarrito la capacità di riconoscersi come comunità di destino.

Il volume arriva in un momento particolarmente significativo. Mentre filosofi, storici e politologi cercano di interpretare il tramonto dell’ordine internazionale nato dopo il secondo conflitto mondiale, l’Europa appare sospesa tra l’aggressività delle nuove potenze globali, il ritorno delle logiche imperiali, l’indebolimento delle democrazie liberali e la difficoltà di elaborare una politica estera e di difesa realmente comune.

La guerra nel cuore del continente, l’instabilità del Mediterraneo, la competizione tecnologica, le nuove dipendenze economiche e la frammentazione degli interessi nazionali alimentano un senso diffuso di precarietà che investe non soltanto le istituzioni, ma la stessa idea di Europa.

Oltre la geopolitica, dentro le fratture dell’Occidente

Sarebbe tuttavia riduttivo collocare il libro di Zoja nell’ambito della pubblicistica geopolitica: l’autore sceglie infatti una prospettiva radicalmente diversa. Non si limita a descrivere gli avvenimenti né a commentare le dinamiche del potere, ma cerca di comprenderne le radici profonde, individuando tre grandi linee di frattura dell’Occidente: quella geopolitica, quella culturale e quella psicologica.

È qui che emerge la cifra originale del volume. Lo sguardo dello psicoanalista si sovrappone a quello dello storico e dell’antropologo, nella convinzione che gli eventi collettivi non possano essere spiegati esclusivamente attraverso le categorie della politica o dell’economia.

Il conflitto russo-ucraino rappresenta il paradigma di questa lettura. L’invasione dell’Ucraina costituisce una lacerazione senza precedenti nell’Europa contemporanea, una violazione del diritto internazionale e dei principi morali su cui si è edificata l’Europa del dopoguerra. Zoja non attenua in alcun modo la responsabilità dell’aggressione russa, ma invita a interrogarsi anche sulla dimensione simbolica di quel conflitto.

La Russia continua infatti ad abitare l’immaginario europeo come realtà ambivalente: minaccia concreta sul piano politico e militare, ma anche inesauribile serbatoio culturale, evocato dalla grande letteratura, dalla musica, dalla spiritualità e dall’arte. Una presenza che l’Europa non ha mai realmente assimilato né definitivamente respinto.

La memoria ebraica e l’identità europea

Non meno significativa è la riflessione dedicata alla matrice ebraica dell’Occidente. Zoja la considera ben oltre la dimensione confessionale: l’ebraismo diventa la memoria nascosta dell’Europa, una componente essenziale della sua identità culturale e morale, spesso rimossa ma mai cancellata.

È proprio questa ambivalenza, fatta di riconoscimento e rifiuto, di appartenenza e persecuzione, a costituire uno dei nuclei irrisolti della coscienza europea. L’antisemitismo, in questa prospettiva, non appare soltanto come un fenomeno storico, ma come il sintomo di una frattura più profonda nella costruzione dell’identità occidentale.

L’Europa che emerge da queste pagine è insieme ricca e fragile. Custodisce un patrimonio straordinario di cultura, diritto, pensiero e istituzioni democratiche, ma vive sempre più spesso di una rendita storica, incapace di trasformare quella eredità in un progetto politico condiviso.

Le identità nazionali continuano a prevalere sulla coscienza europea e l’unità sembra riaffiorare soltanto quando la percezione della minaccia impone risposte comuni.

La domanda che attraversa l’intero libro è allora inevitabile: esiste ancora una coscienza europea? Oppure l’Unione rimane prevalentemente un’architettura economica e istituzionale, priva di quel sentimento di appartenenza indispensabile per affrontare le grandi trasformazioni del nostro tempo?

Quando la politica diventa psiche collettiva

La risposta di Zoja non assume mai i toni del manifesto politico. Da psicoanalista junghiano, egli legge la storia come manifestazione di una psiche collettiva, nella quale archetipi, memorie, paure e rimozioni continuano ad agire ben al di sotto della superficie degli eventi.

È in questa prospettiva che acquista particolare significato la sua affermazione secondo cui «ciò che chiamiamo politica è anche la psiche collettiva che prende forma». La politica diventa così il linguaggio visibile di dinamiche invisibili che attraversano le comunità umane.

Proprio questa impostazione costituisce insieme il maggiore pregio e il limite apparente del volume. Zoja privilegia consapevolmente la dimensione simbolica e psicoanalitica rispetto ai grandi fattori strutturali che pure condizionano il presente europeo: la crisi economica che ha accentuato le disuguaglianze sociali, il declino demografico che modifica gli equilibri del continente, la rivoluzione del capitalismo digitale che ridisegna potere e lavoro, le migrazioni, la competizione tecnologica e la successione dei conflitti armati che investono lo spazio europeo e mediterraneo.

Non si tratta però di una lacuna metodologica, bensì di una precisa scelta interpretativa.

L’autore non intende spiegare la crisi dell’Europa attraverso gli strumenti dell’economia o della scienza politica; preferisce indagarne l’inconscio culturale, convinto che ogni trasformazione storica affondi le proprie radici in rappresentazioni simboliche molto più profonde delle contingenze politiche.

Risalire il fiume della storia

È forse questa la ragione per cui Il nostro tempo. Narrare un’Europa sfugge alle classificazioni tradizionali. Non è un saggio di geopolitica, né un trattato di psicologia sociale, né un’opera di filosofia della storia, pur partecipando di ciascuno di questi linguaggi. È piuttosto un esercizio di interpretazione della civiltà europea, costruito secondo quella tradizione mitteleuropea nella quale storia, antropologia, psicoanalisi e filosofia dialogano senza confini disciplinari.

Se il Novecento è stato il secolo delle ideologie e il XXI sembra sempre più dominato dalla competizione tra imperi, dalla rivoluzione algoritmica e dalla personalizzazione del potere, Zoja suggerisce di recuperare una dimensione quasi dimenticata: la profondità della coscienza collettiva.

Le guerre, il riemergere dei nazionalismi, la crisi della democrazia rappresentativa e il disorientamento delle società occidentali non sono soltanto eventi politici, ma manifestazioni di processi culturali sedimentati nel tempo lungo della storia.

Più che offrire risposte definitive, il libro restituisce complessità a un continente troppo spesso raccontato attraverso la cronaca delle emergenze. Il suo messaggio appare tanto semplice quanto esigente: l’Europa potrà affrontare le sfide del futuro soltanto se saprà riconoscere la propria continuità storica e culturale, ricostruendo quella memoria condivisa che precede le istituzioni e rende possibile ogni autentica comunità politica.

È questa la lezione più significativa che Luigi Zoja consegna al lettore. Prima di domandarci quale Europa vogliamo costruire, dovremmo forse chiederci quale Europa continuiamo ad abitare interiormente. Perché una civiltà incapace di custodire la propria memoria difficilmente riuscirà a immaginare il proprio futuro.

L’autore cerca di trovare risposte a questi interrogativi risalendo la corrente del fiume della storia, fino a considerarne le sorgenti identitarie. Si tratta di un approccio tutt’altro che minimalista ed epidermico, non contingentato al presente né assoggettato ai luoghi comuni di quella parte ridondante della geopolitica che non offre spiegazioni oltre gli aspetti coreografici dei suoi principali protagonisti: i cosiddetti «padroni del mondo».

La lezione di Jung e la profondità della storia

In questa prospettiva il libro rappresenta anche una coerente prosecuzione del lungo itinerario intellettuale di Luigi Zoja. La formazione junghiana non costituisce infatti soltanto il suo retroterra scientifico, ma il metodo stesso della ricerca.

Come Carl Gustav Jung, soprattutto nelle pagine di Risposta a Giobbe, aveva mostrato come i grandi miti e i simboli religiosi custodissero i movimenti più profondi dell’inconscio collettivo, così Zoja applica quello stesso paradigma alla storia europea, leggendo gli eventi politici non come episodi isolati, ma come manifestazioni di archetipi, memorie, rimozioni e immagini che attraversano i secoli e continuano ad abitare la coscienza dei popoli.

È proprio questa fedeltà alla lezione junghiana che distingue il volume dalla vasta produzione contemporanea sulla crisi dell’Europa. Là dove la geopolitica si arresta alla descrizione dei rapporti di forza e l’economia individua le cause materiali delle trasformazioni, Zoja sceglie di interrogare il livello più profondo della storia: quello in cui l’identità collettiva si forma, si smarrisce e, talvolta, riesce a rigenerarsi.

La sua non è una fuga dalla realtà, ma il tentativo di comprenderla nella sua interezza, riconoscendo che nessuna civiltà può essere spiegata soltanto attraverso gli interessi economici o le strategie del potere.

In questo senso, Il nostro tempo. Narrare un’Europa non è soltanto un libro sul presente del continente: è un invito a recuperare quella coscienza storica e spirituale senza la quale nessun progetto politico, per quanto ambizioso, può davvero durare.

Caccia polacchi intercettano un aereo russo sul Mar Baltico

Roma, 23 set. (askanews) – Caccia polacchi hanno intercettato un aereo russo Il-20 che volava nello spazio aereo internazionale sopra il Mar Baltico, a circa 40 chilometri dalle coste della Polonia. Lo ha reso noto il ministro della Difesa polacco Wladyslaw Kosiniak-Kamysz.

“I nostri caccia hanno intercettato l’Il-20 russo a 40 chilometri dalle nostre coste”, ha scritto Kosiniak-Kamysz su X, precisando che il velivolo si trovava nello spazio aereo internazionale sopra il Baltico.

L’America non è più un’ancora. L’Europa deve imparare a nuotare da sola

Le due guerre che dominano l’agenda internazionale — in Iran e in Ucraina — procedono senza che nessuno sembri più in grado di fermarle. Gli allarmi sull’intelligenza artificiale si moltiplicano, i prezzi dell’energia continuano a salire e la crisi climatica produce eventi che un tempo si sarebbero definiti eccezionali e che oggi sono la norma. In questo scenario, le Nazioni Unite riunite a New York sembra facciano fatica a riconoscere la propria epoca.

Per chi osserva la scena da Bruxelles, da Roma o da Berlino, la novità più significativa non è la somma di queste crisi, ma il fatto che il tradizionale ancoraggio a cui l’Europa si è appoggiata per ottant’anni — la leadership americana — abbia smesso di funzionare come garanzia di stabilità. 

Non si tratta più, per l’Europa, di allinearsi o dissentire dalle scelte di Washington: si tratta di costruire, con urgenza, una capacità autonoma di agire. Le parole del primo ministro canadese Mark Carney, che il mese scorso ha parlato di un’America “cambiata” e di un gruppo di “potenze di media taglia” chiamate a organizzarsi per l’era post-americana, hanno trovato eco in molte capitali europee, dove da tempo si discute — con più prudenza pubblica ma identica sostanza — di autonomia strategica.

Il prezzo pagato dall’Europa

Le guerre commerciali e le pressioni sulla sovranità degli alleati portate avanti dall’amministrazione Trump hanno logorato un sistema di alleanze che l’Europa considerava, a torto o a ragione, una struttura permanente. I dazi, le minacce, l’uso disinvolto della forza come leva negoziale — penso alle dichiarazioni recenti sull’Iran — non sono percepiti a Bruxelles come episodi isolati, ma come il sintomo di una potenza che tratta gli alleati come si tratterebbero fornitori da tenere sotto pressione.

L’impatto si vede nei numeri concreti che pesano sui cittadini europei: il rincaro dei carburanti e dell’energia legato al protrarsi del conflitto in Medio Oriente colpisce economie già segnate da anni di inflazione e disuguaglianza crescente. E si vede nella politica interna: il sostegno, più o meno esplicito, che l’amministrazione americana ha offerto a forze populiste di destra in diversi paesi europei viene letto da molti osservatori come un’ingerenza che aggrava, anziché lenire, le tensioni con gli alleati storici.

La lezione delle terre rare

C’è un episodio, meno raccontato ma politicamente istruttivo, che gli strateghi europei osservano con attenzione: la guerra commerciale tra Washington e Pechino si è arenata quando la Cina ha bloccato l’export delle terre rare necessarie alla tecnologia americana, comprese le infrastrutture su cui si regge la corsa statunitense all’intelligenza artificiale. È la dimostrazione plastica che la potenza economica americana, per quanto ancora enorme, ha vulnerabilità strutturali — e che dipendere da un’unica sponda, che sia Washington o Pechino, è un rischio che l’Europa non può più permettersi di ignorare, tanto sulle materie prime critiche quanto sulla difesa.

Un’Europa costretta a crescere in fretta

Il paradosso di questa fase storica è che l’ordine multilaterale nato dopo la Seconda guerra mondiale — di cui l’Europa è stata insieme prodotto e beneficiaria — si sta sfaldando proprio mentre le sfide che quell’ordine avrebbe dovuto gestire, dalle guerre al clima alle tecnologie dirompenti, si fanno più gravi, non meno. Le Nazioni Unite riunite questa settimana ne offrono la fotografia più impietosa: un’architettura pensata per un altro secolo, che fatica ormai a trovare tanto l’autorità morale quanto la capacità operativa per incidere sugli eventi.

Per l’Unione Europea, la domanda che si pone da Roma non è più se il mondo unipolare a guida americana finirà, ma quanto in fretta il continente saprà attrezzarsi per quello che verrà dopo — e quanto velocemente riuscirà a fare propria l’agenda tracciata da Mario Draghi per la competitività e l’autonomia strategica europea. Il rapporto esiste, la diagnosi è condivisa: resta da vedere se ai governi europei basterà la volontà politica per tradurla in azione con la rapidità che il momento richiede.

Il bipolarismo sarà sempre più selvaggio

C’è poco da fare. Il rischio di avere un bipolarismo sempre più selvaggio, sempre più violento e polarizzato è ormai sotto gli occhi di tutti. E questo lo si desume non solo dalla composizione concreta dei due poli maggioritari – l’alleanza di destra e la coalizione di sinistra – ma anche e soprattutto dal confronto tra questi due blocchi elettorali.

Dall’alternanza alla contrapposizione

Certo, si può tranquillamente sostenere che la cosiddetta democrazia dell’alternanza, le modalità e i principi che la caratterizzano siano stati, di fatto, sostituiti da una contrapposizione frontale tra i due schieramenti. Una contrapposizione che è fatta di colpi bassi, di delegittimazione reciproca e, soprattutto, di voglia di annientare la controparte.

Appunto, la delegittimazione morale prima e l’annientamento politico poi dell’avversario che, nel frattempo, si è trasformato semplicemente in un nemico implacabile da distruggere.

Una prassi, se vogliamo essere intellettualmente onesti, abbastanza comune nel campo dell’attuale sinistra – dove, non a caso, mancano o hanno un ruolo del tutto secondario e marginale le forze centriste, riformiste e autenticamente democratiche – ma che trova ormai forti addentellati anche nella coalizione di centrodestra.

L’avversario trasformato in nemico

Ricordo questo aspetto, peraltro importante, perché quando una coalizione, oltre a vincere legittimamente le elezioni, ha come altro e non secondario obiettivo quello di cancellare il nemico politico, l’unico aspetto che è destinato ad essere sacrificato è proprio quella democrazia dell’alternanza che dovrebbe prevedere, come elemento di fondo, il rigoroso rispetto del ruolo e della funzione dell’avversario.

Tassello, questo, drasticamente assente nell’attuale competizione politica. E questo per la semplice ragione che sono le forze populiste, estremiste e massimaliste a condizionare e quasi a guidare politicamente le rispettive coalizioni.

Ne abbiamo avuto conferma, per chi avesse ancora qualche dubbio al riguardo, nell’ultimo weekend, alle varie assemblee di partito. Emblematiche, su tutte, l’incontro della Lega di Salvini a Pontida e la simpatica e divertente conferenza programmatica dei 5 Stelle a Milano.

Il peso dei populismi

Due assemblee dove le spinte populiste, radicali e massimaliste sono state decisive e determinanti ai fini della ricetta programmatica presentata ai rispettivi tifosi. È persino inutile ricordare che da quelle parti la cultura di governo è solo un vago e lontano optional, anche perché, come tutti sanno, il populismo, il trasformismo e il massimalismo sono del tutto alternativi e incompatibili con qualsivoglia cultura di governo.

Per queste ragioni, semplici ma oggettive, se si vuole ridare qualità alla nostra democrazia, rilanciare una vera e credibile cultura di governo e, in ultimo ma non per ordine di importanza, ripristinare un normale confronto democratico, non si può non mettere in discussione questo singolare e violento bipolarismo.

La democrazia dell’alternanza da ricostruire

Un bipolarismo, appunto, che quando non è guidato da regole democratiche e costituzionali rischia di gettare il nostro Paese nel caos e nella confusione. Dove l’unica regola che invece viene perseguita resta quella di criminalizzare il nemico politico e di cancellarlo dalla geografia politica del Paese.

Una regola, questa, che non può che alimentare quella logica perversa degli “opposti estremismi” o degli “opposti populismi”, come viene chiamata oggi con un linguaggio più contemporaneo, ma che resta distinta, distante e quasi alternativa rispetto ai principi e ai valori di una democrazia repubblicana e costituzionale.

L’ora di nuove migrazioni. In Parlamento torna di moda il “ruba bandiera”

L’ora di nuove migrazioni

Tempo fa lo si è detto per Laura Ravetto e per Marianna Madia. La prima ha lasciato la Lega e, prima ancora, Forza Italia per andare incontro all’abbraccio di Vannacci. Le cinque legislature già maturate non bastano a dare quiete alla sua passione politica ed è andata a trovare un riparo sicuro lì dove potrebbe forse garantirsi un nuovo futuro e vincere, in ipotesi, una “sestina” vincente.

La Madia dal PD è approdata sulle sponde di Italia Viva. Non sappiamo con quale effettiva esultanza, a giudicare dal nome del partito, ma insomma il dado è tratto.

Messa in questo modo, sembra giunta l’ora delle decisioni irrevocabili o, meno drammaticamente, di mettersi a giocare a “saltacavallo”.

Mercato delle vacche o delle pulci

Il Parlamento non si rabbuierà per questo e nella politica italiana non cambieranno gli equilibri attuali. All’altare delle cronache, in queste ore, c’è il cambio di casacca di Tommaso Calderone.

La notizia è di quelle che fanno tremare i polsi e che mettono in fibrillazione tutti i partiti che, in vista delle prossime elezioni, si stanno attrezzando per mangiare pedine agli avversari, a dama o a scacchi che sia.

Come si è osservato altre volte, sono tutti seduti al tavolo dei compratori. Per rimpolpare la propria squadra. Se nessuno acquistasse i desiderosi di nuove avventure, ecco che il viaggio verso altri lidi morirebbe sul nascere. Troppo semplice per essere vero.

Accogliere nelle proprie file un parlamentare proveniente da un altro partito, peraltro, non garantisce automaticamente un maggior consenso elettorale, tutt’altro. È cosa tutta ancora da dimostrare. Si tratta in genere di figure minori, mosse spesso da ansie di precariato e alla ricerca di un nuovo contratto, sia pure a tempo determinato: il solo che la politica può offrire.

Con un po’ di fantasia quante cose tu puoi fare…

Occorre essere tempestivi perché nell’arte movimentista la prima regola è capire che il gioco vero è il “ruba bandiera”. Se ne lascia una per afferrarne al volo un’altra.

Tommaso Calderone sembra abbia fatto una doppia capriola. Dalla moderata Forza Italia ha bypassato la Lega finendo direttamente tra le spire di Futuro Nazionale. A difesa della sua coerenza va detto che c’è sempre un’Italia di mezzo per cui vorrebbe battersi per la causa del suo progresso.

Evidentemente non gli è bastata una giusta distanza per saggiare il profumo dell’emergente vento vannacciano e ha voluto toccare da vicino, con dito, di che trattasi. Approdare nel calderone del nuovo che avanza può essere stimolante e rigenerante.

Può darsi abbia preso ispirazione dalle irrequiete e avventurose gesta di Calderón de la Barca o forse dai suoi scritti di drammaturgo, tra cui emerge la commedia Amor, honor y poder: un titolo tutto da commentare.

Altri Ulisse all’orizzonte?

Sarà il caldo di questa estate che ha fatto fermentare il bisogno di altre imprese, sarà la suggestione per ciò che muove le acque stagnanti della politica, sta di fatto che si è passati da un’altra parte.

Si ha l’impressione che ai tanti Calderone che ne seguiranno le gesta occorrerà farci i calli. Il trasformismo è cosa antica e non dovrebbe più suscitare scandalo o apprensione.

Il “trans-formismo” è del resto in linea con le recenti tendenze della sessualità: è la capacità di andare oltre le forme convenzionali per riconoscere altre possibilità di carne, spirito e sentimenti.

Sta all’antico elettore saper leggere i tempi e adattarsi allo scenario politico che fa della fibrillazione e del convulso dinamismo la sua regola e non la sua eccezione.

Il popolo in prossima marcia verso i seggi deve darsi una sveglia e non andare troppo per il sottile, senza sostare su una sostanza ancora, al momento, difficile da digerire.

«È tempo di una strategia italiana sulla connessione sociale». Intervista a Derinaldis

Perché oggi parlare di “disconnessione sociale” significa affrontare una vera e propria questione pubblica?

La solitudine non è più un disagio che appartiene alle sfera privata, ma un fenomeno socio-politico che coinvolge tutte le età. I dati dimostrano un’Italia con 14,5 milioni di over 65, oltre 4,6 milioni di over 80 e un numero crescente di giovani che vivono forme di isolamento severo, fino ai casi di hikikomori. La popolazione anziani cresce e i trendi in generale sono implacabili sull’isolamento. La disconnessione sociale produce effetti gravi: depressione, demenza, malattie cardiache e perfino aumento della mortalità. L’OMS ha dichiarato la disconnessione sociale“priorità di salute globale” dal 2025. In questo scenario, la connessione sociale diventa una infrastruttura essenziale per il benessere collettivo, non un tema marginale. L’Italia deve correre veloce. 

Quali sono i punti centrali di una strategia  italiana per la connessione sociale?

La strategia deve essere trasformativa, non tecnica. Serve un priority action plan rapido che coordini politiche regionali, comunali e metropolitane, superando la frammentazione degli interventi. L’obiettivo è costruire un ecosistema di innovazione sociale che riconosca la solitudine come fenomeno pluridimensionale: psicologico, sociologico, pedagogico ed interdisciplinare. Ogni politica pubblica dovrebbe rispondere a una domanda semplice: questa decisione aumenta o riduce la capacità delle persone di costruire legami significativi? 

Che ruolo avrebbero le reti associative del terzo settore in questa strategia diciamo “avanzata” e riformista?

Un ruolo decisivo. Le reti associative avanzate non sono solo erogatrici di servizi, ma produttori di beni relazionali e generatori di capitale sociale. Sono infrastrutture di prossimità capaci di intercettare precocemente l’isolamentoe accompagnare le persone verso autonomia, cultura, inclusione e ascolto. Attraverso l’amministrazione condivisae il nuovo piano sull’economia sociale, le reti associative diventano protagoniste della costruzione di legami, non semplici spettatrici. Il terzo settore è un’opportunità da non sprecare. 

Quale innovazione potrebbe rendere questa strategia realmente dirompente?

Quattro innovazioni emergono con forza: referenti di prossimità capaci di intercettare l’isolamento e accompagnare le persone verso percorsi di autonomia e inclusione; trasformare l’iperconnessione digitale in relazioni potenziate, usando reti agentiche, piattaforme civiche e sistemi predittivi per prevenire l’isolamento invece di amplificarlo,  un nuovo indicatore nazionale che non misura solo servizi, ma relazioni, partecipazione, autonomia e benessere e infine anche un dicastero dedicato leggero e strategico che integri la dimensione connessione sociale e contrasto alle solitudini trasversalmente in tutte le politiche pubbliche per persone anziane, giovani etc. Vedi il modello spagnolo o quello giapponese. Queste innovazioni sociali permettono di tentare di restituire speranza e isolidarietà a quanti oggi nel silenzio soffrono o sono esclusi. È una proposta per costruire un Paese più sano perché più connesso. In questo la Rete Associativa ADA può dare il suo contributo. 

 

Antonio Derinaldis 

Portavoce Nazionale Rete Associativa ADA (terzo settore) per i diritti degli anziani e intergenerazionalità. Rete tra le più grandi a livello nazionale con oltre 160 enti affiliati e circa 1500 volontari. 

 

 

 

Zelensky: pronti a discutere con Mosca cessate il fuoco sugli attacchi a infrastrutture energetiche

Roma, 23 set. (askanews) – L’Ucraina è pronta a discutere con la Russia un cessate il fuoco sugli attacchi alle infrastrutture energetiche. Lo ha affermato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky dopo l’incontro avuto a New York con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, spiegando che la questione è stata affrontata durante il colloquio.

“Abbiamo parlato di un cessate il fuoco sull’energia”, ha detto Zelensky in conferenza stampa. Il presidente ucraino non ha fornito dettagli, ma ha precisato che Kiev è pronta a discutere con Mosca le modalità di un’intesa e che durante l’incontro Trump non gli ha chiesto di interrompere unilateralmente gli attacchi contro le raffinerie russe.

In un’intervista al Wall Street Journal, Zelensky ha detto di ritenere che Trump cercherà di negoziare un accordo per fermare gli attacchi alle infrastrutture energetiche. “Penso che cercherà di negoziare una sorta di cessate il fuoco sull’energia”, ha affermato, sostenendo tuttavia che il presidente russo Vladimir Putin difficilmente accetterà senza nuove pressioni, comprese ulteriori sanzioni.

Nel colloquio con Trump, durato circa 40 minuti, Zelensky – secondo Wsj – ha inoltre chiesto un “pacchetto invernale” di nuove forniture militari, comprendente sistemi antimissile Patriot e altre capacità di difesa aerea. La presidenza ucraina ha confermato che i due leader hanno discusso “possibili passi di de-escalation che possono aprire la strada alla diplomazia” e un pacchetto di difesa aerea per l’inverno.

Zelensky ha ribadito di essere disponibile a negoziati con Mosca e a un incontro trilaterale. Kiev sostiene però che un’eventuale tregua energetica debba essere reciproca: l’Ucraina fermerebbe gli attacchi contro raffinerie e altre infrastrutture russe se Mosca cessasse quelli contro il sistema energetico ucraino.

Negoziati Iran-Usa a margine dell’Assemblea Onu. Teheran: trasmesse le nostre richieste

Roma, 23 set. (askanews) – Stati Uniti e Iran hanno concluso un nuovo round di colloqui a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, condotto attraverso mediatori che hanno fatto la spola tra le due delegazioni. Lo ha reso noto l’inviato speciale statunitense Steve Witkoff.

“Oggi, a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, abbiamo avuto lunghi colloqui con la delegazione iraniana attraverso i mediatori, che hanno fatto la spola tra le due parti per tutta la giornata”, ha scritto Witkoff su X.

“Hanno portato a termine con successo un round di discussioni che speriamo possa rivelarsi costruttivo e promettente”, ha aggiunto l’inviato statunitense, precisando che gli intermediari continueranno il loro lavoro.

Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei all’agenzia Irna ha dichiratao che l’Iran ha trasmesso agli Stati Uniti, attraverso il Qatar a New York, le proprie condizioni per un’intesa, chiedendo tra l’altro la fine della guerra “su tutti i fronti”, lo stop alle azioni militari statunitensi e al blocco navale e la liberazione degli asset iraniani. Baghaei ha precisato che i contatti con la parte statunitense sono avvenuti attraverso il mediatore qatariota e sono serviti a comunicare le condizioni poste da Teheran.

Tra le richieste iraniane figurano “la fine della guerra su tutti i fronti”, la cessazione di quelle che Teheran definisce “azioni aggressive” degli Stati Uniti, la fine del blocco navale e della “guerra economica” e lo sblocco degli asset iraniani. Il portavoce non ha fornito ulteriori dettagli.

Il presidente americano Donald Trump ha affermato ieri che i colloqui con l’Iran sono ancora in corso e di ritenere possibile il raggiungimento di un accordo, mentre Teheran ha indicato la riduzione della pressione militare e la fine del blocco come condizioni per un’intesa anche sulla riapertura dello Stretto di Hormuz.

Tra le richieste iraniane figurano “la fine della guerra su tutti i fronti”, la cessazione di quelle che Teheran definisce “azioni aggressive” degli Stati Uniti, la fine del blocco navale e della “guerra economica” e lo sblocco degli asset iraniani. Il portavoce non ha fornito ulteriori dettagli.

Secondo quanto riferito dal New York Times, che cita due funzionari iraniani, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi avrebbe incontrato a margine dell’Assemblea generale Witkoff e Jared Kushner. Le parti avrebbero discusso le possibili modalità per arrivare a un accordo.

Intanto, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian è arrivato nella tarda serata di martedì a New York, dove parteciperà ai lavori dell’Assemblea generale delle Nazioni unite e dovrebbe intervenire nel dibattito generale. Lo hanno riferito i media di Stato iraniani.

L’emittente pubblica Irib ha diffuso un video che mostra Pezeshkian mentre scende dall’aereo in un aeroporto di New York.

“Preti contro il genocidio”, a Roma la marcia per la pace

Roma, 22 set. (askanews) – Circa cento sacerdoti, provenienti da otto Paesi e da diverse regioni italiane, hanno marciato oggi a Roma con la rete ‘Preti contro il Genocidio’, a un anno dalla prima mobilitazione.

La giornata è iniziata nella chiesa di Santo Spirito in Sassia con un momento di preghiera. Poi il corteo ha attraversato via della Conciliazione, raggiungendo piazza Pio XII e facendo tappa davanti alla sede dell’Autorità nazionale palestinese e all’Ambasciata libanese presso la Santa Sede.

Tra preghiere in diverse lingue e un canto dedicato a Taybeh, in Cisgiordania, i sacerdoti hanno proseguito il loro percorso fino a piazza Monte Grappa, davanti alla sede di Leonardo.

Qui, al termine della marcia, il corteo ha rilanciato il proprio messaggio contro la guerra e le armi, richiamando gli articoli 1 e 11 della Costituzione e chiedendo di ‘essiccare le sorgenti della violenza e delle armi’.

Ddl antisemitismo, Schlein: destra cambi definizione o votiamo no

Roma, 22 set. (askanews) – “Quello che abbiamo deciso è di fare un ultimo appello a questa destra a cambiare insieme a noi la definizione divisiva che hanno inserito dentro a questa legge”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein al termine dell’assemblea dei deputati democratici sul ddl antisemitismo.

Il Pd chiede di “approvare uno degli emendamenti unitari che insieme alle altre opposizioni abbiamo presentato per cambiare quella definizione”.

Ha precisato la Schlein: “Se quella definizione sarà cambiata noi siamo anche disponibili a votare questa legge, avendo sempre avuto il contrasto all’antisemitismo e ogni forma di discriminazione nel nostro Dna”.

ALtrimenti, “se quella definizione non sarà cambiata si renderà evidente la natura strumentale di questa operazione da parte della destra e noi voteremo contro e loro si prenderanno la responsabilità di dividere su un tema che invece dovrebbe vedere unite le forze dell’arco parlamentare”.

Finanza, presentata la nuova guida sui contratti di acquisizione

Milano, 22 set. (askanews) – Un vademecum preciso a servizio di avvocati, consulenti e operatori del settore finanziario. Con questo spirito nasce “La Finanza nei contratti di acquisizione” (Key Editore), libro presentato a Milano nel centro nevralgico dell’economia italiana: a Piazza Affari.

Le parole di Luca Ponti, Avvocato e autore libro: “Un libro strategico che cerca di dare le risposte ai grandi cambiamenti dell’economia. Ne avevamo scritto un altro 30 anni fa, oggi registriamo le tecniche, le nuove insidie che nascono dalla finanza ma non solo: i rischi che nascono dai valori che cambiano, e al contempo anche i mutamenti delle storie. È un libro di legittima difesa per chi deve acquisire, chi deve vendere e chi deve costruire dei percorsi parasociali per non trovarsi scoperto con dei vuoti di tutela”.

Sei mani, quelle di Luca e Federico Ponti e di Lucrezia Platé, che tentano di sciogliere le complessità e le insidie finanziarie del contesto economico contemporaneo.

Il commento di Maurizio Grifoni, Presidente Fondo Fon.Te. : “Io sono onorato di partecipare a questo importante evento perché le clausole contrattualistiche hanno un valore anche di tipo assiologico, cercano di ricavare valore da tutto quello che c’è dentro, non nelle singole specificità, ma per dare tranquillità a noi che siamo investitori anche di lungo periodo e rappresentiamo un interesse collettivo, ossia è quello dei fondi della previdenza complementare.”

Un contesto dove la contrattualistica finanziaria ha subito forti trasformazioni ed evoluzioni. Specialmente negli ultimi trent’anni.

Le parole di Moreno Zani, Presidente Tendercapital: “L’importanza nei contratti di acquisizione di private equity è fondamentale oggi in Italia perché è un mercato che si sta sviluppando tantissimo però va affrontato nel modo migliore. Oltre a presentare delle grandi opportunità per il tessuto delle piccole e medie imprese italiane, ha anche dei lati che vanno valutati attentamente e che possono poi essere fonte di difficoltà. Mi riferisco, giusto per fare un esempio, ai problemi della parte fiscale, alla parte ambientale e alla parte regolatoria che sta diventando sempre più importante.”

Sviluppare e capire quindi nuovi modelli di approccio diventa un’esigenza concreta. Per tutti gli operatori della filiera economico-finanziaria.

Meloni difende tetto a studenti stranieri. E tira in ballo circolari Mattarella

Roma, 22 set. (askanews) – La frase è buttata lì, come fosse una semplice annotazione di cronaca. Ma nella sostanza, visto anche il comprensibile disappunto del capo dello Stato ogni volta che viene tirato in ballo nelle polemiche politiche, rischia di suonare come un nuovo fronte di tensione tra palazzo Chigi e il Quirinale. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ospite di Bruno Vespa prima a ‘Cinque minuti’ e poi a ‘Porta a Porta’ torna sull’annuncio, fatto due giorni fa a Fenix, dell’imminente arrivo in Consiglio dei ministri di un decreto per limitare il numero degli stranieri in classe e imporre il divieto di niqab e burqa.

Una iniziativa che la premier rivendica e difende dalle critiche della sinistra. Critiche che, a suo giudizio, non possono invece essere rintracciate nelle parole che Sergio Mattarella ha pronunciato solo ieri quando, inaugurando l’anno scolastico ad Amatrice, ha insistito sulla necessità che la scuola sia inclusiva e non contribuisca a creare ghetti. Meloni smentisce la lettura che di quelle frasi hanno dato praticamente tutti gli osservatori politici e si dice convinta che non si sia trattato di un modo per contestare l’iniziativa del governo. E, per rafforzare il suo ragionamento, dà a sua volta una interpretazione di quel discorso. Il capo dello Stato, osserva “dice che la scuola deve superare i ghetti, non creare ghetti” e in questa direzione va la volontà di creare “classi più equilibrate” voluta dall’esecutivo. E a riprova della sua tesi la premier aggiunge: “Quando il presidente della Repubblica era ministro dell’Istruzione redigeva circolari che invitavano a non concentrare ragazzi stranieri nella stessa classe, è una misura di buonsenso. Mi pare sia giusto portarla avanti”.

Una frase, appunto, inserita quasi en passant in un ragionamento più lungo, che però le opposizioni stigmatizzano immediatamente come un attacco all’inquilino del Quirinale. “Tirare per la giacca il presidente della Repubblica Sergio Mattarella cercando di trascinarlo, come ha fatto Giorgia Meloni, sulla polemica strumentale del giorno è segno evidente di una totale mancanza di senso dello Stato e costituisce una provocazione diretta alla più alta carica dello Stato. Una cosa di cui l’Italia non ha assolutamente bisogno”, attacca la segretaria del Pd, Elly Schlein.

Nell’intervista la presidente del Consiglio torna anche sul mancato raggiungimento del 3% nel rapporto deficit/pil che avrebbe consentito di uscire in anticipo dalla procedura di infrazione europea. “Sono dispiaciuta – ammette – abbiamo fatto un lavoro complesso che ci ha portato a diminuire il deficit dall’8,1 al 3,08. Siamo al classico hai fatto 30 eri vicino al 31”. Poi la stoccata. “Non so se l’Istat sottostimi gli italiani o il governo ma sta accadendo. Mi spiacerebbe se questo accadesse anche tra due anni e dovessimo scoprire che stavamo sotto il 3% e le stime erano troppo prudenti”.

Ma prima della manovra, che a questo punto non potrà essere espansiva come la premier avrebbe voluto alla vigilia delle elezioni Politiche, il governo ha davanti un altro ostacolo che è quello del voto sulla legge elettorale su cui Meloni ha deciso che sarà posta la fiducia, anche se resta la grande incognita del voto finale segreto. Uno scivolone della maggioranza, fa capire la premier, non potrebbe che avere una sola conseguenza: le dimissioni. “Ne prenderemo atto”, conferma.

Che si voti in primavera o a scadenza naturale, la campagna elettorale è già nel pieno e il grande nemico resta quello alla sua destra: Roberto Vannacci. La presidente del Consiglio non si spinge ad avallare l’idea che possa essere considerata come il “cavallo di Troia” della Russia, come ipotizzato dal Financial Times, ma attacca comunque il leader di Futuro nazionale esattamente sul fronte della disinformazione alimentata da Mosca. “Una cosa che mi ha colpito”, dice, è che “recentemente alcune pagine vicine all’onorevole Vannacci” di cui “lui ha rilanciato i contenuti” per “attaccarmi abbiano utilizzato alcuni argomenti che sono propri della più vergognosa propaganda russa contro di me” e “credo che su questo sia legittimo aspettarsi, da una persona che si definisce patriota, parole molto chiare” e invece “è rimasto in silenzio”.

Lilly compie 150 anni e “guarda lontano” dal Forte di Belvedere

Firenze, 22 set. (askanews) – Lilly festeggia un secolo e mezzo di attività e lo fa in grande stile, rendendo omaggio alla città che da oltre sessant’anni ospita la sua sede italiana. Per l’occasione, dal 22 al 27 settembre, il Forte di Belvedere diventerà il palcoscenico di un calendario di eventi tra divulgazione scientifica, spettacoli, incontri e arte digitale.

Il commento di Elias Khalil, presidente e general manager Italy Hub di Lilly: “Oggi stiamo celebrando 150 anni di storia, ma vogliamo farlo non con l’intento di celebrare il passato, che sicuramente ha segnato la storia della medicina, ma con quello di guardare lontano, verso il futuro. Un futuro dove possiamo coniugare scienza, intelligenza artificiale, metodi scientifici e real world evidence per risolvere tanti bisogni oggi insoddisfatti dei pazienti”.

Le parole di Jacopo Vicini, assessore allo Sviluppo economico e Turismo del Comune di Firenze: “Il legame con Firenze, intanto, dura ormai da sessant’anni. Lilly è un’azienda che racconta Firenze anche da un altro punto di vista, non solo quello dei musei e dei monumenti, ma anche quello di un tessuto economico importante che esporta in tutto il mondo. Sono felice di celebrare insieme a un’azienda importante del nostro territorio un anniversario così significativo: 150 anni, 60 dei quali a Firenze. Lilly ha deciso di festeggiare facendo un bel regalo alla città: una settimana in cui tutti potranno vedere uno dei luoghi più belli del mondo”.

Ed è proprio sul futuro, più che sul traguardo raggiunto, che Lilly ha scelto di costruire le celebrazioni fiorentine: aprire uno dei luoghi più suggestivi della città al pubblico e trasformarlo, per una settimana, in uno spazio dedicato alla conoscenza e alle prospettive della medicina moderna.

L’intervista a Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana: “Un rapporto che non riguarda soltanto il capoluogo, ma si estende alla Toscana. In questi 150 anni c’è molto della nostra regione. Lilly in Toscana è diventata di casa. Dal primo insediamento industriale a Sesto Fiorentino abbiamo valutato e costruito insieme un percorso di espansione, addirittura spostando il liceo scientifico Agnoletti. L’apprezzamento da parte nostra è tanto per quello che Lilly dà in termini di innovazione tecnologica, di occupazione di nostri concittadini e di prospettive di supporto. Un’impresa farmaceutica che è davvero un gioiello”.

Un palinsesto che non vuole limitarsi a ripercorrere i 150 anni di Lilly, ma utilizzare quell’anniversario come punto di partenza per guardare avanti. E così, tra scienza, arte, teatro, musica e ironia, al Forte di Belvedere il passato lascia spazio soprattutto a una domanda: come cambierà la medicina nei prossimi anni?

Oncologia, a Roma approda il tour “Il senso delle parole”

Roma, 22 set. (askanews) – Trovare un linguaggio comune capace di rompere i silenzi della malattia è il cuore de “Il senso delle parole”, la campagna oncologica promossa da Merck Italia con il patrocinio di società scientifiche e associazioni di pazienti, la cui prima tappa si è svolta a Roma.

L’appuntamento all’IRCCS Regina Elena (IFO) ha messo al centro la comunicazione come parte integrante della terapia, in particolare per i tumori uroteliali e della vescica (oltre 31mila casi l’anno), dove i tabù e la difficoltà nel raccontare i sintomi ostacolano ancora una diagnosi precoce. Un momento di ascolto empatico e reciproco tra medici, pazienti e volontari per superare la solitudine del racconto clinico.

“La comunicazione è fondamentale in questo percorso: la parola ne è la diagnosi, aiuta a fare ingresso in un mondo nuovo e, in molti casi, agisce come un vero e proprio farmaco. Saper comunicare, trovando la parola giusta al momento giusto, costituisce quindi una parte integrante della cura” ha dichiarato Fabio Calabrò, Direttore di Oncologia Medica 1 dell’IRCCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena- IFO

Il progetto prosegue il percorso di Merck orientato a un approccio olistico in oncologia, capace di unire al supporto clinico la dimensione umana.

“Merck da sempre non si limita a offrire innovazione e terapie avanzate, ma cerca di prendersi cura dei pazienti a 360 gradi, ponendo la massima attenzione anche agli aspetti più emotivi e alla sensibilità di ogni persona. Questa iniziativa si inserisce perfettamente in quest’ottica” ha aggiunto Maria Cristina Leone, Responsabile dell’Unità Oncologica di Merck Italia.

Strumento centrale del tour è un maxi cruciverba tematico, risolto dal vivo con il contributo attivo di oncologi, pazienti, volontari delle associazioni e del pubblico in sala, per abbattere i tabù della malattia e riflettere sul valore delle parole.

“Ho preparato un cruciverba di cui solo io conosco le definizioni, che verrà risolto in pubblico. Contiene parole chiave legate alla comunicazione tra medici e pazienti e, a mano a mano che verranno scoperte e risolte, ci daranno lo spunto per discuterne insieme” ha concluso Stefano Bartezzaghi, semiologo, enigmista e saggista.

Dopo Roma, il tour farà tappa il 3 novembre all’Humanitas di Milano e il 17 novembre a Catania

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Il tour è patrocinato dalle società scientifiche AIOCC – Associazione Italiana di Oncologia Cervico-Cefalica ETS, Fondazione GONO GI, Fondazione GONO Plus ETS, GOIM – Gruppo Oncologico dell’Italia Meridionale, SIUrO – Società Italiana di Uro-Oncologia e SIMG – Società Italiana dei Medici di Medicina Generale e delle Associazioni di Pazienti AILAR – Associazione Italiana Laringectomizzati, FAIS – Federazione Associazioni Incontinenti e Stomizzati, PaLiNUro – Pazienti Liberi dalle Neoplasie Uroteliali e WALCE Aps – Women Against Lung Cancer in Europe.

Cuchel (commercialisti): Riforma professionale più attrattiva

Roma, 22 set. (askanews) – “Riprendono in Commissione Giustizia alla Camera i lavori sulla riforma dell’ordinamento professionale dei commercialisti. Ci auguriamo che vi sia ancora spazio per apportare modifiche al testo, considerato che gli emendamenti diretti a migliorarlo e a rendere la professione più attrattiva per le nuove generazioni sono stati ritirati o respinti. Si tratta, invece, di interventi indispensabili per restituire centralità alla nostra categoria. La riforma è necessaria, ma deve essere capace di guardare al futuro. Tra le priorità figurano una chiara delimitazione delle responsabilità, maggiori garanzie sull’equo compenso e il riconoscimento di tutele ed esclusive che definiscano con precisione il perimetro professionale. Abbiamo consegnato alla politica un documento di sintesi con le nostre proposte e auspichiamo che venga valutato con attenzione, affinché questa importante occasione di rinnovamento non si trasformi in un fallimento”. Lo ha dichiarato Marco Cuchel, presidente dell’Associazione nazionale commercialisti, nel corso dell’incontro pubblico sul tema “Dalla riforma dell’ordinamento al futuro della professione di commercialista”, promosso dall’Associazione nazionale commercialisti, che si è svolto nella sala Capranichetta dell’hotel Nazionale di Roma.

Sul fronte della maggioranza Daniela Dondi, deputata di Fratelli d’Italia ha sottolineato che “la riforma professionale dei commercialisti e degli esperti contabili sarà discussa a Montecitorio la prossima settimana. È una riforma organica che tiene conto dell’evoluzione della professione stessa. Tra le priorità quella dell’anticipazione dell’accesso per cui i 18 mesi di tirocinio potranno essere svolti nel corso dell’ultimo biennio della laurea magistrale e poi incentivi per la digitalizzazione, semplificazioni e chiarimenti sulle attività esclusive della professione, il reinserimento della possibilità di svolgere attività giuslavoristica”.

Auspica modifiche necessarie il senatore Antonio Misiani (Partito Democratico): “E’ una riforma attesa da molti anni. Dovrebbe essere una occasione per aggiornare regole e dare risposte alle problematiche di una professione importante che è cerniera tra contribuenti e pubblica amministrazione. I commercialisti sono in sofferenza. Tra crisi vocazionale e difficoltà dei giovani professionisti e il testo che sta venendo fuori rischia di essere un po’ debole su questi punti. Speriamo di avere la possibilità in sede di discussione parlamentare di inserire le proposte che arrivano dall’Anc e dai commercialisti italiani”.

Secondo Andrea De Bertoldi (Lega) “la priorità sarà sicuramente quella di dover controllare i decreti delegati. Questa legge doveva arrivare soprattutto dopo i profondi cambiamenti della professione. Noto che finalmente è stata formalizzata la consulenza del lavoro tra le funzioni dei dottori commercialisti. Cosa che era già in re ipsa ma non era formalizzata. Il governo ha fatto bene a inserirla per togliere ogni forma di dubbio”.

A evidenziare l’impegno del Parlamento è Chiara Tenerini (Forza Italia): “La riforma approda in aula e ci sarà la possibilità di portare a casa un risultato atteso da anni. Il testo è stato leggermente modificato ma è stato fatto un gran lavoro parlamentare. È stato introdotto l’ambito giuslavoristico, la questione dell’equo compenso e altri temi importanti che l’Anc ha posto come priorità. Ci sono questioni che meritano ulteriori approfondimenti come gli ordini territoriali e le specializzazioni. Ma la proposta subirà integrazioni dall’Aula e ci sono termini di apertura prima dei decreti attuativi”.

Guarda lontano Giulio Centemero (Lega): “Dobbiamo guardare alla professione del futuro. Come categoria ci siamo rimasti un po’ indietro nel pensare come avere appeal per le nuove generazioni. Serve una scossa e per questa riforma come Lega abbiamo presentato diversi emendamenti per superare il rischio esistenziale di questa figura fondamentale per il Paese”.

Marco Natali, presidente di Confprofessioni, ha ribadito che “la ‘riforma’ fissa dei punti interessanti come le società tra professionisti, l’attenzione ai giovani, il tirocinio, la formazione che è già obbligatoria oggi ma mette l’accento sull’aspetto dell’adeguamento alle nuove tecnologie, all’intelligenza artificiale. C’è una notevole attenzione del legislatore a quella che è la riforma, c’è l’introduzione dell’aspetto giuslavoristico che chiarisce che anche l’attività dei commercialisti è di attività giuslavoristica, ci sono degli spunti assolutamente interessanti bisognerà vedere come verrà declinata la cosa in sé. Noi commercialisti come gli avvocati abbiamo delle leggi ad hoc mentre tutto il resto del mondo delle professioni vengono regolamentati in un modo unico, sarà interessante vedere lo sviluppo perché c’è collegato l’equo compenso, i rapporti con i clienti importanti ma la declinazione potrebbe essere completamente diversa”. Secondo Mario Michelino, presidente dell’Andoc, “è importante porre l’accento sul discorso del sistema elettorale che, come è stato strutturato, non tutela la minoranza. Su questo aspetto chiediamo particolare attenzione. Gradiremmo un approfondimento sul discorso dell’approvazione dei vari bilanci del Consiglio nazionale che venisse esteso agli Ordini territoriali proprio per garantire quella collegialità che attualmente non è presente”.

Critico Domenico Posca, presidente dell’Unione Italiana Commercialisti: “Gli emendamenti che abbiamo presentato sono stati scartati per cui adesso la priorità è quella di ripresentarli in Aula per rendere questa riforma realmente innovativa. Parliamo di emendamenti che erano fondati su considerazioni di buon senso che sono rimasti intrappolati tra lotte politiche e assenza di sostegno ordinistico”.

Le conclusioni dei lavori, introdotti da Luigi Pagliuca, presidente della Cassa dei ragionieri e degli esperti contabili, sono state affidate a Loredana Lesto, consigliere nazionale dell’Anc: “L’auspicio è che la riforma riesca a imprimere un nuovo slancio alla professione. La relazione illustrativa del DDL 2628 individua tra gli obiettivi principali il rilancio della categoria attraverso il coinvolgimento e la valorizzazione dei giovani, un risultato che, allo stato attuale, non sembra ancora pienamente raggiunto. Se vogliamo consegnare alla professione una nuova “carta costituzionale”, destinata a durare almeno vent’anni, dobbiamo innanzitutto definire con chiarezza chi sono il commercialista e l’esperto contabile. È indispensabile riconoscere loro un’identità precisa e trasmettere un messaggio inequivocabile sul ruolo che sono chiamati a svolgere”.

Meloni: Vannacci rilancia accuse propaganda russa su di me, chiarisca

Roma, 22 set. (askanews) – Vannacci è un cavallo di Troia della Russia? “Non ho elementi per sostenere una cosa del genere e non la sostengo” però “una cosa che mi ha colpito” è che “recentemente alcune pagine vicine all’onorevole Vannacci, ma dico vicine perché lui ha rilanciato i contenuti, le ha rilanciate, per attaccarmi abbiano utilizzato alcuni argomenti che sono propri della più vergognosa propaganda russa contro di me”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a Porta a Porta.

Si tratta, ha spiegato, di accuse come “fare uso di droga con il presidente ucraino, quando non di avere una relazione con il presidente ucraino. Quando io ho trovato questi contenuti su queste pagine oggettivamente mi sono interrogata. Allora credo che su questo sia legittimo aspettarsi, da una persona che si definisce patriota, parole molto chiare. Perché io posso piacere, posso non piacere, ma rappresento l’Italia” e di fronte ad “accuse così vergognose e infamanti contro chi rappresenta l’Italia da parte di una propaganda di questo genere” io “mi aspetto parole molto chiare e ufficiali e sono rimasta colpita dal fatto che finora invece l’onorevole sia rimasto in silenzio”.

Rai, si torna a parlare di taglio del canone. Soddisfazione Lega

Roma, 22 set. (askanews) – Si torna a discutere della possibilità di un taglio del canone Rai, da compensare con il reperimento di risorse pubbliche. E’ quanto prevede un emendamento alla riforma della Rai – in discussione in Commissione Ambiente al Senato – presentato dai relatori Claudio Fazzone e Roberto Rosso di Forza Italia.

“In piena rispondenza alle prescrizioni del regolamento europeo Emfa, che prevedono la stabilità e prevedibilità delle risorse destinate al servizio pubblico – spiega Rosso in una nota – abbiamo predisposto una norma che garantisce e assicura il finanziamento e il pieno rispetto degli oneri del contratto di servizio. La norma in questione prevede che, in caso di eventuali riduzioni del gettito del canone, il finanziamento al servizio pubblico venga garantito attraverso il trasferimento di corrispondenti risorse pubbliche. La nuova disposizione rappresenta un considerevole miglioramento rispetto alla normativa vigente, in base alla quale l’ammontare annuale del canone di abbonamento può essere annualmente variato liberamente dal Governo in carica. L’articolo 61, comma 3, del Testo unico sui servizi di media audiovisivi, prevede infatti che sia il Ministero delle Imprese del Made in Italy (Mimit) a stabilirne annualmente l’ammontare, senza che siano normativamente previste forme corrispondenti di compensazione di fondi pubblici. Le riduzioni del canone Rai stabilite in passato non hanno, infatti, avuto una corrispondente forma di compensazione o, come nel caso del 2024, c’è stata una compensazione su base volontaria e non obbligata per legge. Questo intervento assicura invece la continuità e prevedibilità del bilancio del servizio pubblico e risponde direttamente alle richieste del regolamento europeo, consentendo a Rai di programmare le proprie attività e il proprio futuro editoriale contando su una sicura struttura finanziaria. È sorprendente leggere di critiche da parte delle opposizioni ad una misura in linea con Emfa e che ci è stata più volte sollecitata anche dalle forze politiche che oggi si dicono contrarie a questa norma di garanzia per la sostenibilità del servizio pubblico”.

L’iniziativa riceve il plauso della Lega. “Grazie al lavoro del ministro Giancarlo Giorgetti – affermano i parlamentari del Carroccio in Vigilanza – la Lega ha già dimostrato con i fatti che ridurre il canone Rai è possibile. Prendiamo quindi atto con soddisfazione che anche Forza Italia è finalmente salita sul Carroccio nella battaglia per il taglio del canone. Una battaglia storica della Lega, sulla quale avevamo già depositato uno specifico subemendamento, quando altri ancora esitavano. La maggioranza si dimostra ancora una volta coesa con la presentazione di questo emendamento da parte dei relatori. La riduzione del canone deve essere reale, concreta e sostenibile, attraverso una maggiore efficienza della Rai, il contenimento dei costi e l’incremento delle entrate, senza limitarsi a spostare l’onere da una tasca all’altra dei cittadini. La Lega continuerà a portare avanti con coerenza questa battaglia, affinché gli italiani paghino meno e il servizio pubblico sia più efficiente, pluralista e trasparente”.

Negativo il giudizio di Barbara Floridia, senatrice M5s e già presidente della commissione di Vigilanza Rai. “Dalle parti della maggioranza – accusa – si stanno già preparando a sbandierare la fantomatica abolizione del canone Rai. Lo diciamo subito agli italiani: è un trucco. I soldi continueremo a metterli comunque noi. Quindi cosa cambia? Con la mano destra dicono “aboliamo il canone”. Con la sinistra si tengono il potere di decidere, anno dopo anno, quante risorse dare al servizio pubblico. E questo è il punto vero: una Rai che deve aspettare ogni anno il via libera del governo non è davvero indipendente. L’Europa chiede risorse adeguate, sostenibili e prevedibili. La soluzione noi la diciamo da tempo: aboliamo il canone, ma leghiamo le risorse al contratto di concessione, che dura 10 anni. Il nostro emendamento è lì, pronto. Se davvero Giorgia Meloni vuole fare una cosa seria, dica ai suoi di votare quello. Altrimenti siamo di fronte all’ennesima presa in giro, e adesso cominciano ad essere davvero troppe”.

Intanto domani scade il ‘termine’ che il presidente del Senato Ignazio La Russa ha stabilito perchè i partiti comunichino i nomi dei parlamentari designati a far parte della Vigilanza, da ricostituire dopo le dimissioni di tutti i membri. “Sono scaduti i termini e ho dato altri giorni fino a martedì – aveva detto il 16 settembre – ma se le oppposizioni non indicheranno i componenti della Vigilanza mercoledì provvederò come mio dovere a nominarli io e se si dimettessero anche quelli la commissione potrà funzionare anche se rimane in carica solo una parte”.

Scuola, Meloni: parole Mattarella? Non le considero contro iniziativa governo

Roma, 22 set. (askanews) – “Io ho letto questa interpretazione prevalente per la quale le parole di ieri del presidente della Repubblica erano delle parole per contestare l’iniziativa del governo, ma personalmente non la leggo così. Non la leggo così perché il presidente della Repubblica per l’appunto dice che la scuola non deve creare il ghetto” ma questo “è chiaramente molto più semplice se tu prendi un bambino straniero che non parla la nostra lingua e lo metti in una classe dove la prevalenza degli studenti non parla la nostra lingua”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a ‘Cinque minuti’.

Fratoianni (AVS): “Dati sul deficit spiegano il nervosismo di Meloni”

Roma, 22 set. (askanews) – “Finalmente abbiamo capito, i dati sul deficit spiegano il nervosismo di Giorgia Meloni, la corsa all’annuncio propagandistico all’inseguimento di Roberto Vannacci. Le cose non vanno bene per il governo, prima se ne vanno e meglio è”. Lo ha detto Nicola Fratoianni di Avs parlando ai giornalisti davanti alla Camera, commentando i dati pubblicati dall’Istat, secondo cui nel 2025 il deficit-Pil si è attestato al 3,1%.

Conti pubblici, doccia fredda dall’Istat. Meno margini per la manovra

Roma, 22 set. (askanews) – La doccia fredda arriva in mattinata. L’Istat conferma che il rapporto deficit/Pil nel 2025 si è attestato al 3,1%, il che impedisce all’Italia di uscire con un anno di anticipo dalla procedura Ue per disavanzo eccessivo come sperava il governo per avere qualche margine in più sulla manovra. L’Istituto di statistica ha quindi confermato il verdetto di marzo scorso evidenziando, peraltro, un peggioramento dell’indebitamento netto di 355 milioni.

“Prendiamo atto, non senza rammarico, dei dati definitivi espressi dall’Istat sul rapporto Deficit-Pil 2025. Purtroppo l’Italia non uscirà anticipatamente già quest’anno dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, come avevamo sperato” ha commentato subito dopo l’uscita del dato il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti, sottolineando che “coerentemente con i dati già espressi nel Dfp, questo potrà accadere nel 2027”.

Il governo infatti ha messo nero su bianco un deficit del 2,9% nel 2026 che consentirebbe di uscire dalla procedura nel 2027. L’andamento del Pil migliore delle previsioni per quest’anno (si dovrebbe arrivare intorno all’1% contro lo 0,6% previsto e lo 0,8% già acquisito) lascia qualche decimale di Pil di spazio di manovra in deficit per quest’anno, pur restando fermo il limite per la crescita della spesa netta all’1,6% fissato dal Consiglio nell’ambito della procedura per deficit eccessivo.

In questo quadro si inserisce l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale per le spese per la difesa e il rafforzamento del sistema energetico, formalizzata a Bruxelles l’11 settembre scorso, che consente una flessibilità di 1,5 punti di Pil per le spese di difesa nel 2026-2028 (qualcosa meno di 35 miliardi totali). All’interno del tetto complessivo c’è un limite specifico per le spese per la sicurezza energetica di 0,3 punti di Pil su base annuale e 0,6 punti cumulati fino al 2028 (circa 15 miliardi). Che a questo punto bisognerà capire se sarà interamente utilizzato.

Il mancato conseguimento del deficit sotto il 3% non impedisce di richiedere al Consiglio l’attivazione della clausola, le cui spese restano comunque fuori dal limite della traiettoria di spesa netta imposto nella procedura per deficit eccessivo. Ma di fatto i soldi spesi in più, per i paesi in procedura d’infrazione, continuano ad essere considerati nel calcolo del deficit. In sostanza si verifica la cosidetta “asimmetria”. Per il paesi non in procedura queste spese non concorrono a determinare né il limite della spesa netta né l’apertura dell’infrazione oltre la soglia del 3% del deficit mentre per il paesi in procedura le spese non incidono sulla spesa netta ma vengono considerate nel monte del deficit da abbattere per tornare sotto il 3%.

Quindi se il governo confermerà di voler uscire dalla procedura nel 2027, come sembra chiaro dalla dichiarazione di Giorgetti, questo vuol dire che ogni euro in più speso con la clausola di salvaguardia deve comunque consentire di restare sotto il 3% sia nel 2026 (le spese si calcolano da febbraio di quest’anno) sia nel 2027 e in prospettiva negli anni successivi.

La richiesta di scostamento di bilancio che il governo presenterà al Parlamento dovrà quindi tenere conto di questi limiti nel caso si voglia confermare l’uscita dalla procedura nel 2027. Gli spazi di manovra per la legge di bilancio comunque ci sono. Restano quelli derivanti dagli avanzi del Pnrr (si parla di circa 4 miliardi), per circa due miliardi già impegnati per lo stop al bollo nel 2027, e quelli derivanti dal miglioramento del Pil sia in termini di entrate fiscali che si di spazi in deficit rispetto al quadro tendenziale.

Un quadro più chiaro emergerà dal Documento programmatico di finanza pubblica, atteso per inizio ottobre, che segnerà l’inizio dei lavori per la legge di bilancio 2027. I Paesi Ue devono notificare alla Commissione europea i rispettivi Documenti programmatici di Bilancio entro il 15 ottobre.

Musica,"Il cielo in una stanza" docufilm in carcere Chiavari con Sayf

Roma, 22 set. (askanews) – Un viaggio dentro le mura del carcere, con l’obiettivo di raccontare quanto l’ascolto della musica, in quegli spazi, non sia una concessione, ma un’opportunità. Questo il tema de “Il cielo in una stanza”, il documentario girato all’interno della Casa di Reclusione di Chiavari (Genova) con la partecipazione di Sayf in dialogo con i detenuti della struttura.

Scritto dal giornalista e autore Claudio Cabona e diretto dal regista Yuri Dellacasa, il documentario sarà disponibile sul canale YouTube dell’artista a partire da mercoledì 7 ottobre. A impreziosire l’opera, un tributo speciale a Gino Paoli, autore di uno dei brani simbolo della musica italiana, che dà il titolo al documentario, tracciando il filo conduttore dell’intero racconto. Un’anticipazione della cover de “Il cielo in una stanza” è stata offerta da Sayf durante l’ultima edizione del Santissima Fest al Porto Antico di Genova.

Il brano torna anche nel finale del documentario, quando Sayf ne offre una personale interpretazione, accompagnato dalla tromba, in un momento carico di emozione che chiude il racconto nel segno di un omaggio a uno dei grandi classici della musica italiana.

Il progetto è stato realizzato grazie al sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo, e si inserisce nell’ambito delle attività dell’associazione “Il Cuore di Federico”.

Il carcere di Chiavari promuove da tempo laboratori volti alla promozione della musica anche come forma di terapia e di arricchimento culturale. A uno di questi laboratori ha preso parte Sayf, che nel documentario riflette con i detenuti sul concetto di libertà, ascolta i loro brani rap e porta le loro parole oltre le sbarre, “liberandole”.

Attraverso dialoghi, letture, scambi di rime e di riflessioni, l’incontro tra Sayf e i detenuti prende forma in modo spontaneo, senza filtri: la musica diventa un terreno d’intesa reale, capace di superare le barriere della reclusione e restituire voce a ciascuna storia.

Inail, D’Ascenzo: cala il numero di morti sul lavoro, ma non ci accontentiamo

Roma, 22 set. (askanews) – “Il fatto che stiano diminuendo le perdite umane è un dato importantissimo”. Così il presidente dell’Inail, Fabrizio D’Ascenzo, a margine della presentazione della relazione annuale dell’istituto. “Certo – ha detto – non ci accontentiamo minimamente. Si tratta di un inizio del percorso. Vuol dire che cominciamo ad avvertire un primo segnale del funzionamento delle nostre politiche di prevenzione. Che le denunce aumentino sicuramente è un dato da tenere in considerazione, però dobbiamo anche tenere in considerazione l’incremento dell’occupazione che in parte va anche ad incidere su questo dato dell’aumento degli infortuni”.

D’Ascenzo ha ribadito “l’importanza della diminuzione delle perdite umane, che per me è fondamentale. Non ci accontenteremo mai, naturalmente. Non abbiamo mai un traguardo che non sia quello di ridurlo veramente drasticamente questo numero”.

Sulle malattie professionali, D’Ascenzo ha affermato che si tratta di “un fenomeno molto importante che stiamo tenendo sotto seria attenzione. Ho voluto anche specificare con precisione quale sia il significato di questo numero, perché potrebbe essere così grossolanamente preso come un peggioramento delle condizioni lavorative nel complesso. Non è proprio così e ho voluto argomentarlo, ho voluto spiegare che anche in questo caso c’è un maggiore impatto della prevenzione. C’è una maggiore attenzione da parte dei medici, una maggiore attenzione anche dei lavoratori che sanno che hanno a disposizione questo strumento e segnalano una patologia prima che questa si cronicizzi e diventi molto più difficile da curare”.

Il presidente dell’Inail ha aggiunto che “stiamo lavorando per rendere l’istituto sempre più efficiente, per essere sempre più efficaci in tema di prevenzione. Il decreto 159 che ho citato nella relazione per noi è un punto fondamentale di partenza, una base di partenza essenziale perché ci dà anche nuove competenze: essere ancora più incisivi. Possiamo anche lavorare sui giovani, che per noi è estremamente importante. E’ sulla consapevolezza delle persone che ci dobbiamo basare per far sì che questa cultura della sicurezza attecchisca davvero”.

Calderone: dati Inail su infortuni incoraggianti, ampliate le tutele

Roma, 22 set. (askanews) – I dati Inail sugli infortuni sono “un incoraggiamento a continuare a lavorare, mettendo in campo delle azioni specifiche che partano dalla prevenzione per poi migliorare anche non solo la comprensione delle norme, ma la fase di applicazione di tutte le prescrizioni in materia di sicurezza”. Lo ha sottolineato il ministro del Lavoro, Marina Calderone, a margine della presentazione della relazione annuale dell’Inail.

“Sta aumentando il numero degli occupati – ha detto – quindi, la platea dei lavoratori assicurati è molto più ampia. Una platea che in questo caso è resa ancor più omnicomprensiva dal fatto che abbiamo ampliato le tutele, ricomprendendo anche il mondo della scuola in tutte le sue accezioni e, soprattutto, anche mettendo in protezione i nostri giovani nei percorsi di accompagnamento alla conoscenza del mondo del lavoro, con l’alternanza scuola-lavoro. Insieme con l’Inail facciamo grossi investimenti in materia di prevenzione e cerchiamo di individuare le azioni per evitare che ci siano infortuni”.

FnV, Vannacci saluta nono deputato (da Fi) e punta a doppia cifra

Roma, 22 set. (askanews) – Con l’entrata in Futuro nazionale dell’azzurro Tommaso Calderone, Roberto Vannacci prosegue la sua ‘marcia’ alla Camera. Se riuscirà a soffiare un nuovo deputato dalle file del centrodestra raggiungerà un altro traguardo: con dieci deputati FnV potrà vantare la ‘dignità’ di componente politica all’interno del Misto, senza dover chiedere in prestito, come avviene ora, il simbolo a una lista che ha corso alle ultime politiche.

Per costituire un gruppo parlamentare alla Camera servono almeno 20 deputati (saranno 14 dalla prossima legislatura) ma sono previste deroghe, come per Noi Moderati di Maurizio Lupi che ne conta solo otto. Discorso a parte vale per le formazioni come quella di Vannacci che non hanno mai passato la ‘prova’ delle urne, con Futuro Nazionale che è già riuscito a formare una componente nel gruppo Misto, con deputati fuoriusciti da altri partiti (prevalentemente dalla Lega) ma ha dovuto affiliarsi a Free (simbolo di un partito che si è presentato alle elezioni politiche del 2022 senza aver eletto alcun parlamentare). Al raggiungimento della soglia di dieci deputati, FnV potrà vantare la ‘dignità’ di componente politica all’interno del Misto. E, peraltro, avrà in proporzione una ripartizione più consistente di risorse.

Non si può escludere che l’ex generale, a quel punto, vorrà aprire un altro fronte sollecitando la formazione di un vero e proprio gruppo parlamentare, facendo notare ad esempio che Italia Viva ha sette deputati e Azione ne ha dieci, e entrambi hanno un gruppo parlamentare. Ma non potrà appellarsi, come loro, al fatto di essere partiti organizzati nel Paese che nelle ultime elezioni hanno presentato sotto lo stesso simbolo proprie liste di candidati con almeno un deputato eletto, come prescrive il regolamento.

Oggi, alla conferenza stampa indetta dal partito, Vannacci, in collegamento, ha salutato così il neo-arrivato: “Benvenuto Tommaso. Mi sono emozionato con le tue parole. Hai detto che torni a Itaca. Beh, qui trovi Penelope e Telemaco perché i proci li abbiamo già sterminati noi. Oggi – ha proseguito – entri nella squadra, il manipolo dei reietti e della feccia. Con Calderone oggi arriviamo a nove deputati come i nove gironi infernali, una sorta di compimento e una specie di presagio. Se ne arriverà un decimo, o una decima che porta fortuna, sarà Satana in persona”.

Il decimo deputato potrebbe arrivare dal Sud, come Calderone. Se alle elezioni suppletive di Reggio Calabria (per sostituire il deputato Francesco Cannizzaro divenuto nel frattempo sindaco) dovesse vincere il candidato di FnV, Domenico Giannetta. Pure lui ex deputato eletto nel 2022 nelle file di Forza Italia ed ex capogruppo azzurro in Regione. Domani pomeriggio Vannacci sarà proprio a Reggio Calabria a sostegno di Giannetta.

Ciclismo, Italia oro nella staffetta mista ai Mondiali

Roma, 22 set. (askanews) – Fantastica Italia ai Mondiali di ciclismo su strada di Montreal. Gli azzurri hanno conquistato la medaglia d’oro nella staffetta mista a cronometro, centrando il primo titolo mondiale nella specialità. Il sestetto italiano, guidato da Filippo Ganna e composto anche da Mattia Cattaneo, Matteo Sobrero, Elisa Longo Borghini, Vittoria Guazzini e Monica Trinca Colonel, ha chiuso davanti a Francia e Svizzera.

La prova prevede una prima frazione maschile e una seconda femminile, con tre uomini e tre donne a passarsi il testimone “virtuale” a metà gara. L’Italia ha completato la prova davanti ai francesi, secondi a 8 secondi, e agli svizzeri, terzi a 19 secondi.

Per la Svizzera, indicata tra le squadre più accreditate, la gara è stata condizionata da un problema meccanico occorso a Stefan Kung nei primi chilometri. Bissegger e Schmid hanno così dovuto affrontare gran parte della frazione maschile in due.

Per l’Italia si tratta della terza medaglia conquistata ai Mondiali di Montreal, dopo i due argenti ottenuti da Filippo Ganna nella cronometro elite maschile e da Nicolas Milesi nella cronometro under 23.

Quello conquistato oggi è inoltre il primo oro mondiale azzurro nella staffetta mista, specialità introdotta nel programma iridato nel 2019. Prima di oggi l’Italia aveva ottenuto due medaglie d’argento e due di bronzo ai Mondiali, oltre a due titoli europei.

Trump all’Onu difende la guerra all’Iran: mentre gli altri hanno parlato, io ho agito

New York, 22 set. (askanews) – L’Iran è lo “sponsor numero uno” del terrorismo. Lo ha detto il presidente americano, Donald Trump, parlando all’assemblea generale delle Nazioni Unite dando ai leader a Teheran dei “fanatici radicali” e accusandoli di essere “i bulli del Medio Oriente” che grazie a lui tali “non sono più”. Trump ha rivendicato che “mentre gli altri hanno parlato, io ho agito. Mentre gli altri hanno parlato di pace, io l’ho realizzata. Mentre gli altri hanno ignorato le minacce, io le ho affrontate. Mentre gli altri hanno parlato di coraggio, l’America lo ha dimostrato. Mentre gli altri hanno promesso forza, io l’ho usata per rendere l’America il paese più potente del mondo”.

Il presidente americano, Donald Trump, difende la guerra lanciata contro l’Iran tornando a insinuare che se non fosse stato per lui Teheran si sarebbe dotata di un’arma nucleare. Lo fa partendo dall’attacco di Hamas contro Israele di quasi tre anni fa. Durante il suo discorso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, Trump ha detto: “In America, abbiamo appena ricordato il 25° anniversario del peggior attacco terroristico della storia, l’11 settembre, che ha ucciso 3.000 persone a poche miglia da qui. Tra due settimane, ricorderemo il terzo anniversario dell’attacco del 7 ottobre in Israele, dove terroristi finanziati dall’Iran hanno torturato, mutilato e ucciso 1.200 civili innocenti, inclusi dozzine di americani. Il Leader supremo dell’Iran ha celebrato quella strage e l’ha definita un ‘servizio all’umanità’. Lo stesso regime ha massacrato oltre 72.000 dei suoi cittadini quest’anno. Immaginate solo se un regime così vile fosse mai messo in condizione di compiere attacchi terroristici su larga scala protetto da uno scudo nucleare. Questa era la realtà che dovevamo affrontare, una realtà che troppi preferivano ignorare”.

Trump ha affermato, nel suo intervento all’ONU, che l’Iran sta aspettando di vedere come si comporteranno i repubblicani alle elezioni di medio termine prima di negoziare con la sua amministrazione la fine della guerra. Pertanto, ha predetto che un accordo si troverà dopo le elezioni di Midterm.

“Devo prendere una decisione importante”, ha detto Trump. “Si raggiungerà un accordo con l’Iran che permetta loro di ricostruire e creare un Paese di gran lunga più grande di quanto non sia mai stato prima, forse uno dei più grandi del Medio Oriente o persino del mondo? Oppure annienterò la Repubblica Islamica, e lo farò rapidamente, senza darle mai la possibilità di uccidere e distruggere di nuovo persone e Paesi?”, ha evidenziato Trump. “Dovrei forse condurli all’inferno, senza alcuna possibilità di sopravvivenza e senza speranza di grandezza futura o di generazioni a venire?”, ha proseguito il leader americano, sostenendo che gli Stati Uniti raggiungeranno un accordo con l’Iran “subito dopo le elezioni”.

Bresh pubblica il suo primo romanzo: "Nessuno ci insegna a cadere"

Roma, 22 set. (askanews) – Dal 6 ottobre arriva in tutte le librerie fisiche e online, “Nessuno ci insegna a cadere”, l’esordio letterario di Bresh, all’anagrafe Andrea Emanuele Brasi, uno dei cantautori più apprezzati della sua generazione, che per la prima volta firma un romanzo (edito Rizzoli, 240 pp, euro 17), una storia delicata e profonda, divertente e poetica, che fa riflettere su quelli che vengono considerati i punti fermi, sulle scelte che si credono immutabili e sulla strada che si desidera percorrere davvero. Perché cadere non è un errore, è l’inizio della storia.

Bresh presenterà e firmerà il libro, già disponibile in pre-order su tutti gli store online e nelle librerie fisiche, il 5 ottobre a Milano (Mondadori Duomo, alle 18), martedì 6 ottobre a Genova (Giardini Luzzati, ore 18) e mercoledì 7 alla Feltrinelli di Via Appia Nuova a Roma (18.30).

Il libro racconta di Diego, che ha diciassette anni e frequenta un istituto tecnico nella cittadina di Ventura, ma ha solo un obiettivo in mente: vendicare la morte del padre causata dal crollo del Ponte delle Cicale, perché la giustizia si è fatta beffe delle famiglie delle vittime e qualcuno deve mettere le cose a posto. E poi c’è Camilla, una studentessa del classico e sta preparando un durissimo esame per una borsa di studio che la porterà a frequentare un’università all’estero, il sogno di sua madre. È sulla terrazza che collega i due istituti che Diego e Camilla si scontreranno per caso…

Partito lo scorso anno con il suo primo tour nei palasport e proseguito quest’anno con tre date in Europa a Parigi, Londra e Barcellona, per poi approdare nella sua Genova con quattro live Sold Out al Porto Antico e un altro Sold Out all’Auditorium Parco della Musica di Roma, il viaggio di Bresh non accenna a fermarsi e nel 2027 arriverà, per la prima volta, all’Ippodromo SNAI San Siro di Milano, sabato 11 settembre 2027, in occasione di I-DAYS Milano. L’appuntamento, denominato Milano marea, si preannuncia una vera e propria festa davanti ai suoi fan.

Confindustria alza la stima sul Pil 2026 a +0,8%, ma frenata a fine anno

Roma, 22 set. (askanews) – La crescita del Pil in Italia nel 2026 è stata rivista al rialzo dai previsori (+0,8%) rispetto ad aprile (+0,5%), grazie ai primi 2 trimestri positivi. Tra i motivi, l’inatteso calo della domanda mondiale di petrolio (specie in Cina e Giappone), che ha allungato i tempi della scarsità; il minor trasferimento dei rincari ai beni non energetici; il traino del Pnrr alle battute conclusive. E’ quanto stima il centro studi di Confindustria (Csc) nella congiuntura flash di settembre.

Il 2026 sorprende al rialzo, ma la crescita rallenta a fine anno. Il persistere della quasi completa chiusura dello Stretto di Hormuz tiene alto il prezzo del petrolio e quello del gas, ai livelli più alti da fine 2022 (ma molto più bassi della media 2022). L’inflazione è in aumento e le banche centrali stanno alzando i tassi per arginarla. Questo rallenterà consumi e investimenti, anche in Italia. Nel terzo trimestre, ricorda il Csc, finisce la spinta del Pnrr.

Cresce il turismo estero. A luglio, segnala Confindustria, le presenze turistiche in Italia sono aumentate (+3,5% tendenziale), ma solo grazie agli stranieri (+7,3%) e alla loro maggior permanenza (+0,3 giorni in aggregato), mentre calano i flussi di connazionali nel Paese (-1,3%). Il dato di agosto potrebbe risentire di più del massimo storico delle temperature registrato in Italia.

Tiene l’industria. A luglio la produzione industriale è aumentata (+0,7%), trainata dai beni di consumo (+2,1%). La variazione acquisita per il 2026 evidenzia eterogeneità tra settori: auto in recupero (+8,8%), crescono gli altri mezzi di trasporto e i computer-elettronica; in calo mobili, tessile-abbigliamento-pelli, chimica. Il Pmi di agosto, però, scende sotto la soglia neutrale (49,6).

L’export resta in espansione, per gli investimenti indicatori ancora positivi, ma sui consumi segnali contrastanti. Nel secondo trimestre 2026 gli investimenti sono cresciuti ancora (+0,3%), sostenuti dal Pnrr che ha contribuito all’aumento di quelli in fabbricati non residenziali (+7,4%). Le indicazioni restano positive per il terzo trimestre (ad agosto è migliorata la fiducia delle imprese di beni strumentali e di costruzioni), ma la fine del piano peserà nel quarto trimestre.

Sui consumi segnali contrastanti. Le vendite al dettaglio hanno registrato una flessione in volume a luglio (-0,5%), che riguarda sia gli alimentari che gli altri beni e apre male il terzo trimestre. Ad agosto, sono calate ancora le immatricolazioni di auto, ma è migliorata la fiducia dei consumatori; è rimasta stabile la fiducia delle imprese del commercio, ma sono peggiorati i giudizi sulle vendite. (fonte immagine: Confindustria).

Margherita Vicario, fuori il nuovo singolo "Ho chiesto aiuto"

Roma, 22 set. (askanews) – A distanza di tre anni dall’ultimo progetto discografico “Showtime” e dopo l’esordio alla regia con il film “Gloria!”, Margherita Vicario annuncia il nuovo singolo “Ho chiesto aiuto” che segna il suo ritorno alla musica e apre un nuovo progetto discografico, attraverso una scrittura intima e lucida, capace di trasformare una fragilità personale in un racconto universale nel quale è facile riconoscersi.

“Ho chiesto aiuto” nasce da un dolore che, per molto tempo, sembra non avere un nome preciso. Nel testo si intrecciano memorie, ricordi lontani, pensieri difficili da contenere, il peso di ciò che accade dentro e fuori di sé e una sensibilità che porta ad assorbire anche il dolore degli altri. Una condizione vissuta a lungo come naturale, quasi inevitabile, fino a quando qualcosa cambia: stare male non è più qualcosa da accettare, ma una condizione che si può riconoscere e trasformare. Questa consapevolezza è il cuore della canzone.

A fare da contrappunto alla voce di Margherita Vicario c’è un coro dalle reminiscenze gospel che accompagna quasi senza sosta il brano, trasformando progressivamente un racconto intimo e personale in qualcosa di collettivo. Tante voci intorno a una sola, a sottolineare quel passaggio dalla solitudine alla possibilità di affidarsi agli altri. “Ho chiesto aiuto” non racconta la scomparsa del dolore, ma la scoperta che esiste un modo per affrontarlo e andare oltre.

Ad accompagnare il singolo è il videoclip di “Ho chiesto aiuto”, scritto e diretto da Margherita Vicario, che rinnova il legame tra la sua dimensione musicale e quella cinematografica. Il racconto attraversa generazioni diverse facendo emergere pensieri, preoccupazioni e fragilità proprie di ogni età. Uno sguardo delicato che riconosce queste emozioni come parte naturale dell’esperienza umana e lascia spazio, quando diventano più difficili da sostenere, alla possibilità di chiedere aiuto.

Questo nuovo capitolo musicale troverà la sua naturale dimensione dal vivo a febbraio 2027, con due appuntamenti speciali nei teatri (prodotti da Vivo Concerti) che segnano l’atteso ritorno in scena: l’8 febbraio all’Auditorium Conciliazione di Roma e il 10 febbraio al Teatro Arcimboldi di Milano.

Il flashback della controcultura in un museo a San Francisco

San Francisco, 22 set. (askanews) – Per “Time” è uno dei luoghi migliori al mondo nel 2026. Per Brand Usa, Visit California e Visit San Francisco è la tappa da non mancare. Abbiamo raggiunto la sua co-fondatrice e direttrice esecutiva, Estelle Cimino (sposata a Jerry Cimino, un italoamericano di origini siciliane) proprio all’incrocio di Haight-Ashbury dove sorge il Counterculture Museum che lei e il marito hanno fondato.

Dallo Human Be-In a Peggy Caserta, ovvero la creatrice dei jeans a zampa d’elefante, il museo racconta i differenti aspetti e i personaggi del complesso cammino delle lotte per i diritti in una delle zone più interessanti di San Francisco, città simbolo della controcultura americana, degli anni Sessanta e dell’eredità dei movimenti che ne hanno segnato la storia.

Estelle, testimone e protagonista di quegli anni ci racconta: “Nel 1974, quando avevo circa 17 anni, la legge cambiò e le donne poterono finalmente aprire un conto bancario, ottenere una carta di credito e chiedere un mutuo a proprio nome. Avevo iniziato a lavorare a 15 anni e desideravo quei diritti. Andai subito in banca, anche se non avevo ancora compiuto 18 anni, e implorai il direttore di permettermi di aprire un conto. Quando accettò, provai una sensazione bellissima: finalmente le donne stavano conquistando una maggiore indipendenza. Ed è un tema importante ancora oggi”, dice.

I Cimino avevano già fondato il Beat Museum, dedicato agli scrittori, agli artisti e agli attivisti della Beat Generation. Ma quel museo, aperto da circa vent’anni, è stato recentemente chiuso per consentire i lavori di adeguamento antisismico dell’edificio. La chiusura, spiega Cimino, durerà probabilmente un anno o poco più. Mentre l’idea del nuovo progetto nasce circa cinque anni fa: “Amo quel museo ma volevo portare la storia un po’ più avanti”, dagli anni Cinquanta della Beat Generation a ciò che sarebbe accaduto nel decennio successivo. Secondo Cimino, i Beat “hanno davvero aperto la strada” agli anni Sessanta, con figure come Allen Ginsberg, Gary Snyder e Michael McClure.

La scelta di San Francisco è quasi naturale: “Tutto è successo davvero qui a San Francisco. In sostanza, è stato il luogo d’origine”.

Il museo ripercorre i movimenti per i diritti civili, delle donne e delle persone gay, l’ambientalismo, la spiritualità, la protesta contro la guerra del Vietnam e la musica rock.

Per Cimino, ricordare significa anche ispirare. “Qui cerchiamo di essere fonte di ispirazione”, soprattutto per chi è ancora alla ricerca della propria direzione, che per Estelle può avere solo una direzione: “Scopri cosa ami e poi datti da fare”.

Intervista di Cristina Giuliasno

Montaggio di Alessandro Violante

Immagini askanews

Esercito 1659 Drone Challenge, la precisione incontra la velocità

Roma, 22 sett. (askanews) – Nella splendida cornice dell’Ippodromo Militare “Generale Pietro Giannattasio” di Tor di Quinto a Roma è andata in scena la prima gara di droni con i migliori piloti civili e militari. “Esercito 1659 Drone Challenge, la precisione incontra la velocità” è una manifestazione organizzata da Difesa Servizi e dall’Esercito Italiano che ha visto confrontarsi i migliori piloti civili e militari di droni FPV in un percorso per testare abilità, concentrazione e precisione in volo.

Alla Opening Ceremony hanno partecipato il Sottosegretario di Stato alla Difesa Senatrice Isabella Rauti, il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano Generale di Corpo d’Armata Carmine Masiello e l’Amministratore Delegato di Difesa Servizi Luca Andreoli con il consueto taglio del nastro.

Queste le parole del Sottosegretario di Stato alla Difesa Senatrice Isabella Rauti: “È uno spettacolo, significa anche un’esperienza immersiva per un pubblico in particolare il pubblico giovanile ma non solo, questo è l’esempio concreto della declinazione della cultura della difesa di cui il Ministro Cosetto parla ormai da 4 anni ma la sta anche realizzando. La Forza Armata ha raggiunto un livello di consapevolezza e di competenza nel padroneggiare gli strumenti tecnologici altamente sofisticata. In questi ultimi anni c’è stata un’accelerazione ed è bene che tutti sappiano il livello di conoscenza e consapevolezza che la Forza Armata ha rispetto alle tecnologie”.

Così invece si è espresso il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano Generale di Corpo d’Armata Carmine Masiello: “I droni terrestri in Ucraina, senza parlare di operazioni, in Ucraina sono quelli che salvano più vite umane perché oggi, vista la minaccia che c’è al fronte, l’unico modo per poter recuperare i feriti, quindi quelli che sono veramente in condizioni di vita critiche, è andare a prendere con dei droni terrestri senza esporre a pericolo la vita di altri soldati e questo è uno degli impieghi. Per quanto riguarda i droni aerei è stato detto, è stato ricordato dalla presentatrice prima che ci sono droni di osservazione, droni che prevengono gli incendi, per esempio nei boschi, droni che aiutano nelle ricerche”.

“Una manifestazione, una competizione di droni fra piloti civili e militari si colloca all’interno di un percorso che Difesa Servizi ha avviato sei anni fa per promuovere l’eccellenza delle Forze Armate attraverso competizioni sportive e quindi dedicando a ciascuna Forza Armata, in ragione di quello che è il loro contesto di operatività, una manifestazione tipica. Abbiamo l’Acqua con il Giro d’Italia a Vela, il Marina Militare Nastrorosa Tour per la Marina, l’Aeronautica Militare Balloon Cup per l’aeronautica, l’Arma 1814 Ski Challenge per i carabinieri e oggi finalmente con l’Esercito chiudiamo un cerchio di valorizzazione”. Ha poi concluso l’Amministratore Delegato di Difesa Servizi Luca Andreoli

Seconda giornata che invece ha visto andare in scena la gara nella Categoria PRO e nella Categoria OPEN. Sul gradino più alto delle rispettive categorie Luisa Rizzo, campionessa mondiale in carica (Categoria PRO) che si è aggiudicata la quarta tappa del Campionato Italiano di Drone Racing, e Massimo Colombo Kyle (Categoria OPEN) diciannovenne di Varese e studente di ingegneria elettronica. Una due giorni in cui in tutto sono stati 40 i piloti in gara: 16 piloti civili e 16 piloti militari nella Categoria OPEN. 8, invece, i piloti nella Categoria PRO, quarta tappa del Campionato Italiano di Droni FPV.

Un’esperienza sensoriale per sdoganare l’igiene intima

Napoli, 22 set. – Fari accesi a Piazza Dante, a Napoli, per il Chilly Live Show, lo spettacolo pensato per trasformare lo spazio cittadino in un’esperienza condivisa, ma soprattutto per mandare un messaggio chiaro ed inequivocabile. Ospite d’eccezione la cantante Francesca Michielin, che con la sua esibizione ha di fatto inaugurato il weekend. L’iniziativa si inserisce nel contesto di un’evoluzione culturale fotografata da un’indagine YouGov per Chilly: per oltre sette donne italiane su dieci parlare di igiene e cura personale è oggi più semplice e naturale rispetto al passato.

L’intervista a Lorenzo Bionda, Country Manager Personal Care Italy: “La marca Chilly si è evoluta molto nel corso degli ultimi anni. Quello che abbiamo fatto è ripartire veramente dalle persone, quindi dalle nostre consumatrici e ascoltarle. Quello che è venuto fuori dall’ultima ricerca è che oggi c’è ancora una necessità, anche se sembra strano da dire nel 2026, di sdoganare il tabù anche dell’igiene intima, ma è proprio questo l’obiettivo di Chilly”.

La ricerca evidenzia un graduale superamento dei tabù, guidato soprattutto dal dialogo tra amiche (64%) e dal ruolo dei canali digitali, con una spontaneità ancora più marcata tra le generazioni più giovani. In quest’ottica, il lavoro quotidiano svolto dalle grandi aziende diventa fondamentale per evidenziare e soddisfare bisogni un tempo inascoltati.

(Servizio Pubbliredazionale)

Trump all’Onu, il messaggio per Putin: metta fine alla guerra in Ucraina

New York, 22 set. (askanews) – “Mettere fine alla guerra”. Questo il messaggio lanciato dal presidente americano a quello russo. Arrivato alle Nazioni Unite, dove sta per parlare davanti ai membri dell’Assemblea Generale, Donald Trump ha risposto così a un giornalista che gli aveva chiesto che messaggio avesse per Vladimir Putin. Oggi Trump vedrà il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a margine dei lavori al Palazzo di Vetro.

Arrivato alle Nazioni Unite prima di tenere il suo discorso davanti ai membri dell’Assemblea generale, il presidente americano, Donald Trump, si è detto “onorato” di essere al Palazzo di vetro per poi indicare la troupe di CNN sul posto e aggiungere: “Sono sorpreso che sia qui per la mia copertura giornalistica. Non dovreste essere qui. Non dovreste essere qui a coprirmi. Avete detto che non vi sareste occupati della mia copertura. Non dovreste farla”. Venerdì scorso Trump ha messo al bando dalla Casa Bianca CNN oltre al canale televisivo MS Now e al sito Politico. Ieri i tre media hanno fatto causa e le TV parte del pool della Casa Bianca (quelle che a rotazione seguono ovunque il presidente Usa e condividono con altri il girato) hanno detto di fermare la loro copertura in segno di solidarietà. Oltre a CNN ci sono ABC, CBS, NBC e Fox (vicina a Trump).

Guterres: a Gaza uccisioni senza precedenti. In Cisgiordania lo spettro della pulizia etnica.

Roma, 22 set. (askanews) – La portata delle uccisioni e delle distruzioni nella Striscia di Gaza non ha precedenti negli anni trascorsi da Antonio Guterres alla guida delle Nazioni unite. Lo ha affermato lo stesso segretario generale dell’Onu nel suo intervento all’Assemblea generale, affermando che “tutte le parti devono rispettare il diritto internazionale”. Guterres ha ricordato che sono trascorsi quasi tre anni dagli “abominevoli attacchi terroristici di Hamas del 7 ottobre”, sottolineando tuttavia che a quegli attacchi “è seguita un’offensiva contro i palestinesi a Gaza con una portata di uccisioni e distruzioni diversa da qualsiasi cosa abbia visto nei miei anni come segretario generale”.

Il segretario generale ha quindi richiamato le misure provvisorie giuridicamente vincolanti adottate dalla Corte internazionale di giustizia nel procedimento relativo all’applicazione della Convenzione sulla prevenzione e la repressione del crimine di genocidio nella Striscia di Gaza.

Guterres ha inoltre ricordato che, nel suo parere consultivo dello scorso anno, la Corte ha stabilito che le Nazioni unite devono essere messe nelle condizioni di svolgere il proprio mandato a Gaza e che il personale dell’Onu e gli operatori umanitari devono essere protetti. “Tutte le parti devono rispettare il diritto internazionale e le ordinanze della Corte”, ha sottolineato.

E “mentre la violenza, gli sfollamenti e l’espansione degli insediamenti da parte di Israele nella Cisgiordania occupata stanno spianando la strada verso la distruzione della pace, si profila lo spettro della pulizia etnica”, ha affermato Guterres.

Il segretario generale ha inserito l’allarme sulla Cisgiordania nel più ampio quadro della crisi nei Territori palestinesi occupati, che a suo giudizio non deve essere oscurata dalle altre tensioni e dai conflitti che stanno investendo il Medio Oriente.

Guterres ha quindi ribadito la necessità di preservare la prospettiva della soluzione dei due Stati, avvertendo: “Non possiamo permettere che la soluzione dei due Stati scompaia davanti ai nostri occhi”.

Cinema, "Idda" apre la sezione Panorama Italia di Alice nella Città

Roma, 22 set. (askanews) – Forte del successo raccolto al Toronto International Film Festival, “Idda”, secondo lungometraggio di Irene Dionisio, con protagoniste Tecla Insolia e Romana Maggiora Vergano e al loro fianco Giuseppe De Domenico, sarà il film di apertura della sezione Panorama Italia di Alice nella città, in programma dal 14 al 25 ottobre 2026.

Nel cast – oltre a Tecla Insolia (David di Donatello Migliore attrice protagonista per “L’arte della gioia”; “Primavera”) e Romana Maggiora Vergano (Nastro d’Argento Migliore attrice protagonista per “Il tempo che ci vuole”; “C’è ancora domani”) – anche Giuseppe De Domenico (“Vermiglio”, “Euforia”).

Il film racconta di due amiche d’infanzia che si ritrovano per affrontare insieme l’ascesa dell’Etna. Tra le pendici e le viscere di “Idda”, il vulcano-donna, si confrontano sul senso profondo della femminilità e si ritrovano, al di là delle differenze e del tempo, profondamente unite.

“Idda” arriverà poi prossimamente al cinema distribuito da FilmClub Distribuzione in collaborazione con Minerva Pictures. Diretto da Irene Dionisio e scritto da Irene Dionisio e Marco Borromei, “Idda” è prodotto da Giovanni Pompili per Kino Produzioni con Rai Cinema, in associazione con Filippo Montalto e Francesco Montalto per Andromeda Film, Francesco Grisi e Giorgia Priolo per EDI Effetti Digitali Italiani, Antonio Miyakawa per Wise Pictures. Il film è stato realizzato con il supporto di MiC – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, e sviluppato con il sostegno di Media Creative Europe, Film Commission Torino Piemonte – Piemonte Film TV Development Fund, e Idm Film and Music Commission Südtirol. Le vendite internazionali del film sono curate da Rai Cinema International Distribution.

Burnham non esclude il ritorno della Gb nella Ue

Roma, 22 set. (askanews) – Il premier britannico Andy Burnham non ha escluso che il ritorno del Regno unito nell’Unione europea possa entrare nel prossimo programma elettorale del Labour, pur indicando come priorità immediata il rafforzamento dei rapporti economici e politici con Bruxelles. Lo riferisce il Guardian, alla vigilia del suo primo incontro da premier con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

Interpellato dai giornalisti durante il viaggio verso New York per l’Assemblea generale delle Nazioni unite, Burnham non ha escluso esplicitamente un futuro superamento della Brexit. “La nostra attenzione al momento è concentrata su un vertice Regno unito-Ue che speriamo possa svolgersi entro la fine dell’anno”, ha affermato.

“La mia priorità immediata è costruire sul buon lavoro fatto da Keir nel ricostruire i ponti”, ha aggiunto Burnham, riferendosi al suo predecessore Keir Starmer. Il premier ha spiegato che Londra punta ora a raggiungere accordi pratici capaci di “dare ulteriore impulso all’economia britannica”, anche sul commercio e sulla mobilità giovanile.

Burnham ha inoltre espresso preoccupazione per le previste norme europee “made in Europe”, concepite per ridurre la dipendenza industriale dalla Cina ma che, secondo Londra, potrebbero penalizzare anche imprese e catene di approvvigionamento britanniche. Il premier ha detto che solleverà la questione con von der Leyen “in uno spirito costruttivo”, rinviando invece a “un altro giorno” il tema di un eventuale ritorno del Regno unito nell’Ue.

Tennis, Coppa Davis, Italia-Corea apre la Final 8

Roma, 22 set. (askanews) – E’ stato sorteggiato a Bologna il tabellone della Final 8 della Davis Cup by Generali in programma dal 24 al 29 novembre. L’Italia (testa di serie numero 1) debutterà contro la Corea del sud; poi in programma Repubblica ceca (4)-Canada; Gran Bretagna-Germania (3); Austria-Spagna (2). Tutti gli incontri della Final 8 saranno trasmessi in diretta e in chiaro, in esclusiva su SuperTennis e SuperTennis Plus.

Per l’Italia, che ha vinto le ultime tre Davis Cup, esordio mercoledì 25 novembre contro la Corea del Sud, sempre battute nei tre confronti precedenti, il più recente a Cagliari in occasione dei Qualifiers del 2020. Lo schedule delle altre sfide con l’orario sarà confermato nei prossimi giorni.

Juve, 10mila euro di multa per il caso Mazzola

Roma, 22 set. (askanews) – Diecimila euro di multa alla Juventus per il comportamento di una parte dei suoi tifosi durante il minuto di raccoglimento in memoria di Sandro Mazzola, prima della partita di campionato contro l’Atalanta. È questa la decisione del Giudice Sportivo Gerardo Mastrandrea, che ha sanzionato il club per il mancato rispetto del minuto di silenzio disposto dalla Figc.

Secondo quanto riportato nel dispositivo, un “numero esiguo in percentuale dei sostenitori” presenti nel settore Tribuna Sud, primo anello, non avrebbe rispettato il raccoglimento, voltando le spalle al campo e intonando cori dedicati a Gaetano Scirea, Roberto Bettega e all’Avvocato Gianni Agnelli.

La sanzione è stata attenuata dal Giudice Sportivo in considerazione di due elementi: la presa di posizione della Juventus dopo l’episodio e la dissociazione manifestata dal resto del pubblico presente allo stadio.

Nel dispositivo, Mastrandrea parla di un comportamento “deprecabile” e sottolinea la “tempestiva formale presa di posizione della Società” oltre alla dissociazione degli altri spettatori. La Juventus, dopo quanto accaduto all’Allianz Stadium, aveva condannato pubblicamente il gesto, definendolo una mancanza di rispetto nei confronti della memoria di Mazzola.

L’ex fuoriclasse dell’Inter e della Nazionale è morto il 19 settembre all’età di 83 anni. Prima dell’incontro tra Juventus e Atalanta era stato osservato un minuto di raccoglimento su disposizione della Figc. Una parte dei sostenitori bianconeri aveva scelto di voltare le spalle al terreno di gioco, accompagnando il gesto con cori riferiti a figure simbolo della storia juventina.

Il provvedimento del Giudice Sportivo chiude così, sul piano disciplinare, il caso relativo al comportamento dei tifosi bianconeri durante il minuto di raccoglimento.

Stellantis: a Mirafiori torna la cassa dopo quasi 9 mesi

Milano, 22 set. (askanews) – Torna la cassa integrazione alle Carrozzerie di Mirafiori. Stellantis ha comunicato ai sindacati il ricorso agli ammortizzatori sociali dal 19 al 30 ottobre sulla linea della Fiat 500 elettrica e ibrida, con 1.074 lavoratori interessati.

La cassa torna dopo quasi nove mesi: il contratto di solidarietà sulla produzione della 500 era terminato il 31 gennaio. Da marzo l’aumento dei volumi aveva consentito anche l’introduzione del secondo turno.

Nel primo semestre Mirafiori ha prodotto 36.048 vetture, +135% rispetto alle 15.315 dello stesso periodo del 2025, secondo la Fim-Cisl. “Siamo di fronte ad una situazione complessa – ha sottolineato un portavoce di Stellantis – nonostante gli investimenti e il raddoppio della produzione rispetto allo scorso anno”.

Da giugno, però, l’attività ha proceduto a singhiozzo. Tra fine giugno e settembre risultano 19 giorni di stop produttivo, oltre alle quattro settimane di pausa estiva. I fermi sono stati attribuiti alla mancanza di componenti dei motori e gestiti senza ricorrere alla cassa. A settembre la produzione si è fermata, tra l’altro, dal 2 al 4 e nuovamente il 7 e l’8.

La Fiom di Torino contesta la spiegazione legata ai componenti e attribuisce gli stop alle “scarse vendite dell’unico modello prodotto”. Per Edi Lazzi e Gianni Mannori “un solo modello non basta” e la cassa mette a rischio anche la conferma dei circa 400 interinali delle Carrozzerie. Fiom ricorda inoltre che Mirafiori entra nel diciannovesimo anno consecutivo con lavoratori coinvolti negli ammortizzatori sociali.

Anche la Uilm chiede un secondo modello. Per Gianluca Ficco e Luigi Paone il ritorno della cassa conferma “la necessità di allocare nello stabilimento torinese la produzione di un secondo modello” per arrivare a una stabile saturazione.

Le fermate rendono sempre più difficile il raggiungimento dell’obiettivo iniziale di circa 100mila vetture nel 2026. Già a fine maggio Emanuele Cappellano, responsabile Europa di Stellantis, aveva spiegato a Torino che il target dipendeva dalla dinamica del mercato, senza garantirne il raggiungimento.

A giugno Gaetano Thorel, allora responsabile Fiat e Abarth Europa, aveva indicato come più realistico un livello intorno alle 80mila unità, pur lasciando aperta la possibilità di avvicinarsi alle 100mila con nuove versioni. Una stima analoga è stata successivamente avanzata dalla Fim-Cisl.

Stellantis lega le difficoltà di Mirafiori anche a un mercato europeo ancora circa un quinto sotto i livelli pre-Covid, alla concorrenza extra-Ue e alla minore competitività europea. Per gli stabilimenti italiani pesa inoltre, secondo il gruppo, il costo dell’energia.

L’azienda rivendica comunque di avere “messo in sicurezza e rilanciato” gli stabilimenti italiani, “a partire da Mirafiori”. Nel polo torinese, oltre alla 500 ibrida, Stellantis produce i cambi elettrificati e-Dct e ha sviluppato il Circular Economy Hub e il Battery Technology Center. Nel 2027 è previsto un aggiornamento della 500 elettrica, mentre dal 2030 arriverà la nuova generazione del modello.

Conti pubblici, Conte: governo disastroso, Italia resta in gabbia

Roma, 22 set. (askanews) – “I numeri dell’Istat mi preoccupano fortemente: confermano che 4 anni di tagli e austerità, crescita zero, record di pressione fiscale, corsa al riarmo e accordi disastrosi firmati dal Governo lasciano l’Italia in gabbia e non ci permettono di uscire dalla procedura di infrazione, mentre siamo esposti alle crisi economiche generate da guerre su cui la premier in alcuni casi fa ‘scommesse’ e in altri ‘non condanna e non condivide’”. Così su Facebook il leader del M5s Giuseppe Conte.

“Bisogna agire in fretta: vanno subito rivisti e tagliati i programmi di riarmo e di impattante aumento della spesa militare per recuperare risorse. Bisogna – prosegue – puntare su investimenti e crescita e prendere i soldi dove ci sono per investimenti mirati e dare sollievo agli italiani dimenticati negli ospedali, nella busta paga, al distributore. E sblocchiamo subito i 13 miliardi bloccati dalla propaganda sul Ponte dello Stretto (la prima pietra è stata un’inchiesta per corruzione). Possiamo recuperare risorse anche dagli extraprofitti dei colossi delle armi e dell’energia che incassano dai rincari, da banche che hanno incamerato 160 miliardi di utili fra 2022 e 2025. E poi aggrediamo la finanza speculativa che premendo un bottone sposta milioni e paga meno della metà delle tasse di un lavoratore dipendente che vede il carrello della spesa aumentare del 30%. Dal nostro programma a Nova sono arrivate dai cittadini varie proposte per recuperare risorse e per fare quel che serve davvero. Serve un fondo di sviluppo che faccia crescere imprese, lavoro e investimenti spingendo enti istituzionali, fondi e risparmiatori a scommettere sull’Italia con la giusta remunerazione e riaccendere i nostri motori. Serve togliere la zavorra dei costi energetici che sta tenendo al palo le aziende. Diamo una boccata di ossigeno attraverso il taglio delle tasse sulle famiglie più in difficoltà e sul ceto medio, una ‘Irpef generazione’ che rende più pesante per almeno 5 anni lo stipendio dei giovani ai primi impieghi, incentivi sullo stile di Transizione 4.0 alle imprese per tagliare bollette, crescere e creare lavoro. È arrivata la proposta di istituire un fondo perequativo per finanziare la sanità pubblica alimentato dalla sanità privata. Invece ora che stanno facendo? Definanziano sanità e scuola, hanno il record di pressione fiscale e per fare una mini esenzione del bollo nell’anno elettorale prendono i soldi legati al Pnrr (che noi abbiamo conquistato e loro nemmeno volevano), tagliano altre spese per cittadini e imprese. Voltare pagina si può. Voltare pagina è necessario”, conclude.

Little River Inn, dove il Pacifico lambisce la storia di Hollywood

Fort Bragg, 22 set. (askanews) – Nella contea di Mendocino arrivare non è mai un caso. Le strade tortuose e l’isolamento hanno protetto nel tempo il paesaggio, il senso civico della comunità e il carattere del Little River Inn, struttura di famiglia oggi guidata da Cally Coombs, proprietaria di quinta generazione. Affacciato sul Pacifico, il complesso offre un bar dedicato all’avvistamento delle balene, un campo da golf a nove buche e panorami spettacolari, ma soprattutto conserva una storia cinematografica. Quando la troupe de “La valle dell’Eden” arrivò a Mendocino, alla fine di maggio del 1954, anche James Dean soggiornò al Little River Inn. Per il nonno di Coombs, però, l’attore rappresentava una generazione troppo diversa: niente camicia con il colletto, solo maglietta, jeans sporchi e stivali da cowboy. “James Dean è sicuramente la persona più famosa. Beh, forse Ronald Reagan è più famoso, ma James Dean è sicuramente la persona più sexy che abbia mai soggiornato qui” , racconta Coombs.

Il giovane attore arrivò persino a mettere i piedi sul bancone del bar, gesto che spinse il nonno dell’attuale proprietaria a cacciarlo fuori. “Mia madre e le sue cugine, però, pensavano semplicemente che fosse adorabile: era un cambiamento generazionale in quel periodo”, spiega.

La storia del luogo incrocia anche Ronald Reagan e Jane Wyman, ospiti durante le riprese di “Johnny Belinda”. Inoltre si racconta che anche il protagonista della serie Cheers (Cin Cin in italiano), abbia fatto pratica al bar del complesso: Ted Danson, famoso per aver interpretato il barista Sam Malone nella popolare sitco, è immortalato con il nonno di Cally. Evidentemente più apprezzato del bello e dannato James Dean.

Ma il vero protagonista resta l’oceano, parte integrante della vita locale. Kevin Browning, pescatore professionista e titolare di imbarcazioni per la pesca d’altura, lo descrive così: “La vita che vediamo là fuori, la freschezza dell’aria: le persone che vengono qui una volta sull’oceano lasciano andare tutto”.

Per Coombs – che detiene il record della California per la cattura (con lenza) di uno scorfano giallo (Canary rockfish) – il Pacifico è “un altro personaggio del nostro libro”: mutevole ogni giorno, influenza il paesaggio, la comunità e chiunque arrivi fin qui per stare bene, respirare l’aria di mare e ritrovare se stesso.

Coombs fa parte del consiglio direttivo di diverse organizzazioni no-profit locali, impegnandosi al contempo a preservare lo stile di vita tipico di Mendocino. Ha ricevuto nel 2011 il premio “Outstanding General Manager of the Year” uno dei riconoscimenti più prestigiosi assegnati annualmente dalla CHLA (California Hotel & Lodging Association). La struttura è consigliata da Brand Usa, Visit California e Visit Mendocino.

Servizio di Cristina Giuliano

Montaggio di Carlo Molinari

Immagini askanews

Milano, Calabresi: io ci sono, servono cambiamenti, ascoltare il malessere

Roma, 22 set. (askanews) – “Non è un mistero che mi interessa il percorso per Milano, non è chiaro che percorso sarà, se ci saranno le primarie, quando, tempi e modi. Mancano molti mesi però io ci sono, mi interessa, è la mia citta e penso che ci siano tante cose da fare, c’è bisogno di cambiamenti, di un cambiamento vero”. Lo dice Mario Calabresi ex direttore di Chora Media e ora probabile candidato a sindaco di Milano a Radio24.

“Questa città ha bisogno di essere ascoltata, di ascoltare il malessere che c’è, perchè da un lato è una citta che funziona benissimo, è velocissima, piena di luce, però una città non è una vetrina è una comunità di cittadini”, ha aggiunto.

Fisco, l’Istat: nel 2025 la pressione fiscale sale al 42,9%

Roma, 22 set. (askanews) – La pressione fiscale, nel 2025, si è portata a 42,9% del Pil, in crescita di 0,7 punti percentuali rispetto al 2024. Lo ha reso noto l’Istat.

Nel 2025 le entrate totali delle Amministrazioni pubbliche sono aumentate del 4,9% rispetto all’anno precedente. L’incidenza sul Pil è stata pari al 48%.

Le entrate correnti hanno registrato una crescita del 4,1%, attestandosi al 47,3% del Pil. In particolare, le imposte dirette sono aumentate dello 0,7%, a sintesi di un calo dell’Irpef e di una crescita dell’Ires e delle imposte sostitutive. In aumento anche le imposte indirette, in crescita del 2,3% imputabile ad aumenti significativi dell’Iva e delle imposte sul gas. Sono risultati in aumento rispetto al 2024 anche i contributi sociali (+10%), per effetto della cessazione degli esoneri sulla quota dei contributi a carico dei lavoratori dipendenti, la produzione vendibile e per uso proprio (+3,5%) e le altre entrate correnti (+7,3%).

L’aumento delle entrate in conto capitale (+104,7%) è stato generato principalmente dai contributi a fondo perduto dell’Unione europea relativi al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) a fronte degli investimenti realizzati.

La pressione fiscale complessiva (ammontare delle imposte dirette, indirette, in conto capitale e dei contributi sociali in rapporto al Pil) è risultata in crescita e pari al 42,9% (era 42,2% nel 2024), a seguito di un aumento delle entrate fiscali e contributive (+4,1%), superiore rispetto a quello del Pil a prezzi correnti (+2,5%).

Nel 2025, le uscite totali delle Amministrazioni pubbliche sono salite del 4,1% rispetto al 2024 e in rapporto al Pil sono risultate pari al 51,1%. Al loro interno, le uscite correnti sono aumentate del 2,9%, principalmente per effetto delle prestazioni sociali in denaro (+3%), dei redditi da lavoro dipendente (+2,9%), della spesa per interessi (+2%, era +9,9% nel 2024) e delle altre uscite correnti (+2,3%). La crescita delle prestazioni sociali in denaro è dovuta all’incremento della spesa per pensioni e rendite e per le altre prestazioni sociali in denaro.

Le uscite in conto capitale sono stimate in aumento (+14,1%), a causa della sostenuta crescita dei contributi agli investimenti (+22,8%), degli investimenti (+10,9%) e delle altre uscite in conto capitale (+12,4%).

Patuelli (Abi): "Le banche hanno pagato tutto quello che dovevano"

Milano, 22 set. (askanews) – “Noi siamo per mantenere i patti e siamo indisponibili a non mantenere i patti”. Lo ha affermato il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, riguardo a eventuali ipotesi di nuovi ulteriori prelevi sulle banche, alla luce dei dati definitivi espressi dall’Itat sul rapporto Deficit/Pil 2025, dai quali si evince che l’Italia non uscirà anticipatamente dalla procedura d’infrazione Ue.

“Allora, parliamoci chiaro: le questioni dei dati europei non dipendono dalle banche, le banche hanno fatto tutto il possibile per sostenere l’economia”, ha affermato il presidente dell’Abi a margine del convegno di apertura di WeSec, il Salone della Sicurezza a Milano. Noi – ha ricordato – abbiamo un sofferto accordo triennale fatto l’anno scorso per il quale stiamo pagando di più di quello che è la regola per tutte le imprese. Se andate a vedere i dati degli introiti erariali, cioè dello Stato, al 30 giugno scorso, vedete che le banche hanno pagato tutto quello che dovevano pagare”.

Patuelli ha poi evidenziato che le banche hanno anche “rischi” connessi al “mancato sviluppo dell’economia” perché, ha spiegato, “se ci bloccano non solo Hormuz, ma se ci bloccano anche nel Mar Rosso le ricadute del prezzo dell’energia sono immediate”.

“Ma le crisi aziendali – ha spiegato – non arrivano nel giro di cinque minuti arrivano nel giro di mesi o di qualche anno e quindi quando ci sono crisi le banche sono chiamate a sostenere i costi come fornitori di liquidità”.

Germania, il Cremlino: apprezziamo le aperture dell’AfD verso Mosca

Roma, 22 set. (askanews) – Mosca guarda con favore alle dichiarazioni del partito di estrema destra AfD, che sta registrando una forte avanzata elettorale, sulla necessità di ristabilire rapporti con la Russia. Lo ha affermato oggi il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov.

“Come forza politica in Germania, la cui popolarità mostra una tendenza costante alla crescita e che sostiene l’opportunità di stabilire relazioni con il nostro Paese, non può che farci una buona impressione”, ha dichiarato Peskov ai giornalisti.

Secondo il portavoce, queste posizioni risultano per Mosca “molto più vantaggiose” rispetto alle dichiarazioni del cancelliere tedesco Friedrich Merz, che Peskov ha accusato di essersi distinto “soltanto per dichiarazioni di carattere conflittuale rivolte alla Russia”.

Calcio, Totti: "A 48 anni ho detto no a Genoa e Como"

Roma, 22 set. (askanews) – “Ho detto no alla Serie A. Ho detto no al Genoa. Ho detto no al Como. Avevo 48 anni”. Parola di Francesco Totti, che è tornato sulle rivelazioni dell’ottobre 2024 quando nel corso di un’intervista spiegò: “Ci sono state squadre che mi hanno chiamato, mi hanno fatto venire in mente la pazzia. Mi hanno dato dei pensieri”. Lo racconta all’interno della sua nuova autobiografia ‘Oltre. Uno si ritira e gli succede di tutto. Che poi tocca pure raccontarlo’, scritta con Alessandro Alciato, per Cairo Editore da oggi nelle librerie e in edicola con il Corriere della Sera. “Allenatore del Genoa era Alberto Gilardino – racconta – campione del mondo come me con l’Italia del 2006, mentre sulla panchina del Como c’era già Cesc Fabregas, uno dei grandi della storia del calcio. Gilardino aveva 42 anni, Fabregas 37, quindi avrei avuto rispettivamente 6 e 11 anni in più di chi era pagato per dirmi cosa fare. Non sono leggende metropolitane, è la pura verità. Incredibile, ma vera. Pazzesca. I primi a farsi avanti sono stati i dirigenti del Genoa, con cui ho parlato direttamente. Mi hanno posto una semplice domanda: ‘Ma allora, la vuoi fare o no questa nuova esperienza?’. Facevano sul serio. Ho preso del tempo per decidere e, prima di dare una risposta, ho cominciato a lavorare duramente. Proprio tanto. Marassi mi piaceva, è un bello stadio, all’inglese, con gente di passione, che segue le partite attaccata al campo. Senti il fiato sul collo. E poi proprio contro il Genoa avevo giocato la mia ultima partita con la maglia della Roma, vedi il destino. Gilardino qualche WhatsApp me lo mandava: ‘Allora?’. La testa diceva che avrei potuto accettare, il cuore no, poi si ribaltavano i ruoli, i pensieri frenavano e il battito accelerava, fatto sta che alla fine la conclusione era sempre la stessa, una domanda che mi ponevo da solo: ma si può giocare in una squadra che non sia la Roma? Avevo 48 anni, ma l’età in qualche modo si supera, si diventa più lenti però il piede non invecchia, tutti concordi: quello non ha bisogno del botox. La Roma era il punto. Non il problema, non lo sarà mai. Un tradimento sportivo non ha età, che siano 18 o 48 anni”.

Festival Podcasting 2026, tra IA, brand e creator, 2-3 ottobre Milano

Roma, 22 set. (askanews) – Il Festival del Podcasting 2026 accende i motori. Fino al 30 settembre una rete di eventi locali accompagnerà il pubblico verso le due giornate del 2 e 3 ottobre a Cascina Triulza, nell’area MIND Milano Innovation District, dedicate ai cambiamenti che stanno trasformando il podcast e l’audio digitale tra nuovi linguaggi, intelligenza artificiale, video podcast, informazione, branded content e modelli di business.

Diretto da Ester Memeo e organizzato da Podstar, nell’anno del suo decennale, il primo e più longevo evento italiano dedicato al podcasting amplia così la propria dimensione nazionale. L’obiettivo resta quello della prima edizione del 2016: mettere in relazione creator, editori, aziende e professionisti della comunicazione, offrendo occasioni concrete di formazione e networking.

Dal 21 al 30 settembre gli eventi diffusi portano il Festival in diverse città italiane, tra cui Milano, Genova, Rimini, Roma, Trieste, Piacenza, Viggiano (PZ), Rieti e Palermo, oltre a una serie di appuntamenti online. Il calendario comprende corsi di formazione professionale dedicati al rapporto tra podcast e giornalismo – organizzati con gli OdG della Lombardia e dell’Emilia Romagna – incontri pubblici, ascolti collettivi, passeggiate sonore, podcast live e momenti di networking. Tra i luoghi coinvolti figurano il Museo del Novecento, l’Auditorium Demetrio Stratos di Radio Popolare e il Talent Garden dei Giardini Baltimora di Genova, dove debutterà il nuovo format PodCafè. Un percorso che anticiperà l’evento di Milano e mostrerà come il podcast sia ormai capace di abitare radio, musei, scuole, redazioni e spazi culturali.

Venerdì 2 ottobre sarà l’Industry Day, principalmente dedicato a brand, piattaforme, produttori e agenzie. Al centro del programma ci saranno l’impiego strategico del podcast, il branded content, la multicanalità, l’integrazione tra audio, SEO e intelligenza artificiale, l’advertising e i nuovi modelli di business. Sarà presentata la nuova ricerca NielsenIQ commissionata da Audible, dedicata ai trend di ascolto e al profilo degli ascoltatori italiani. Verrà affrontato anche l’impiego dell’AI nella produzione e nell’utilizzo della voce, interrogandosi su ciò che resta insostituibilmente umano quando le tecnologie generative entrano nei processi creativi. Si affiancheranno anche workshop e laboratori per chi vuole migliorare le proprie competenze di podcasting, con appuntamenti dedicati alla scrittura per l’ascolto, alle strategie multichannel data driven, alla lavorazione sonora e alla presenza vocale. La giornata ospiterà inoltre il tradizionale contest per i podcast emergenti – con un Open Mic curato dagli associati ASSIPOD – e si concluderà con l’AperiPodcast sponsorizzato da Acast e accompagnato da DJ set di Ariele Frizzante.

Sabato 3 ottobre sarà il Creator Day, la giornata aperta al pubblico e dedicata a podcaster e professionisti che vogliono far crescere il proprio progetto. In Auditorium il programma si concentrerà su promozione, discoverability, monetizzazione e distribuzione. Nella Sala Academy si alterneranno podcast live, presentazioni e workshop. Torna anche il Podcast Pitch, lo spazio in cui autori e autrici presentano i propri progetti direttamente a produttori, editori e operatori del settore. A valutare e ascoltare le proposte saranno Andrea Borgnino di RaiPlay Sound, Alessandra Scaglioni di Radio 24 e 24Ore Podcast e Giuseppe Paternò Raddusa, autore e sceneggiatore, con la moderazione di Ester Memeo.

Nel corso delle due giornate saranno consegnati anche i riconoscimenti dell’edizione 2026. Venerdì 2 ottobre sarà assegnato il Premio Media Key al miglior podcast emergente e debutterà il Premio Audioboost per il Miglior Branded Podcast, dedicato ai progetti audio e audio-video realizzati o commissionati da aziende, enti e organizzazioni.

Sabato 3 ottobre sarà invece assegnato il Premio POD24, promosso da 24Ore Podcast e rivolto ai migliori podcast indipendenti di inchiesta e reportage.

Il Festival del Podcasting 2026 si svolge con il patrocinio del Comune di Milano. Tra gli sponsor dell’edizione figurano Acast, Audioboost, Audible, Insieme Salute, ASSIPOD.org – Associazione Italiana Podcasting, Steady, Yamaha Pro Audio e Banca Investis. Sony affianca il Festival come sponsor tecnico.

Tra i partner figurano Fondazione Triulza ETS, ITS Rizzoli, ACLI Milano, Betania Travel, Silent Emotion, Auphonic, Casio, Podcast Academy, Dizione.it, Dreams Donuts Milano e Tag Lab che contribuiranno alle attività formative, agli eventi dal vivo, alla produzione e all’accoglienza del pubblico.

La rete dei media e content partner comprende Radio 24 e 24Ore Podcast, RaiPlay Sound, Sky, Askanews, Radio Popolare, Media Key, RadioSpeaker, Urban Radio, LINKioni, Eurowaves, Radio Active 20068, Radio Fragola e Spot&Web.

Dieci anni dopo la sua nascita, il Festival del Podcasting si conferma il principale appuntamento italiano dedicato all’ecosistema del podcast, punto d’incontro tra creator, industry e innovazione.

Conti pubblici, Salvini: surreale vincolo investimenti Italia a questo 0,1

Roma, 22 set. (askanews) – “So che i colleghi giornalisti, e non solo, oggi in Italia saranno impegnati nel commentare lo 0,1, perché per lo 0,1 l’Italia non esce dalla cosiddetta procedura di infrazione. E’ surreale nel 2026 che la seconda potenza industriale d’Europa, la quinta potenza esportatrice al mondo, debba dipendere da meccanismi e logiche dello 0,1 per capire se può o non può investire nel suo futuro”. Lo ha affermato il vicepremier e ministro di Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini, intervenendo in collegamento alla relazione annuale dell’Autorità di regolazione dei trasporti al Parlamento, commentando i dati dell’Istat sul deficit Pil 2025.

“Io dico chiaramente che non sarà questo 0,1 a condizionare o a limitare la nostra voglia di investire, di innovare, di modernizzare – ha detto – di mettere in sicurezza con l’accompagnamento e la supervisione sempre attenta, e riringrazio il presidente (Nicola) Zaccheo e la sua squadra per questi anni”.

Ceramica, Ciarrocchi: costi non ribaltabili, giù gli investimenti

Bologna, 21 set. (askanews) – I costi dell’energia e dell’Ets restano “il problema dei problemi” per l’industria ceramica, perché le aziende non riescono a scaricarli sul mercato. Lo ha detto il presidente di Confindustria Ceramica Augusto Ciarrocchi, a margine dell’inaugurazione del Cersaie a Bologna. “Se le aziende fossero capaci di ribaltare l’aumento dei costi sul mercato, come è successo anche durante il Covid… ma oggi non abbiamo quella capacità, perché usciremmo fuori dal mercato: ci confrontiamo con competitor stranieri che non hanno i nostri costi, la nostra qualità, il nostro problema di sostenibilità, e vendono spesso anche in dumping”, ha spiegato. “Subiamo gli aumenti del gas metano e non riusciamo a ribaltarli: questo provoca una riduzione della marginalità, ma soprattutto degli investimenti, quelli che per anni ci hanno portato a raggiungere la leadership del mercato”.

Sul dossier Ets, ha aggiunto Ciarrocchi, “in Europa le intenzioni sono buone, ma bisogna capire cosa partorirà”. “Abbiamo chiesto un benchmark specifico per la ceramica, riconosciuta dalla stessa Europa come l’industria manifatturiera più penalizzata, e ora vediamo cosa rispondono”. Il settore, ha concluso, “è ancora in salute, ma gli attacchi che arrivano sia frontalmente che lateralmente, nell’arco del medio-lungo periodo, possono creare problemi: bisogna fare i conti con questo problema”.

Scuola, Salvini: Mattarella? Classi ghetto ci sono

Milano, 21 set. (askanews) – “Oggi ci sono classi ghetto. Classi con 20 bimbi stranieri, di 15 etnie diverse che parlano 15 lingue diverse e 3 bimbi italiani, che non permettono agli insegnanti di fare il loro lavoro. Quindi mettere un tetto agli alunni stranieri e portare i genitori di questi alunni a parlare la lingua italiana è un bene per i bimbi e per gli insegnanti. Quindi conto che il presidente Mattarella la pensi esattamente come me”. Lo ha detto il leader della Lega Matteo Salvini a margine del consiglio federale.