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Ue, 26 scienziati chiedono regole distinte per prodotti smoke-free

Roma, 26 mag. (askanews) – Iniziato, lo scorso 22 maggio, il periodo di consultazione pubblica sulla revisione della direttiva dell’Unione Europea sui prodotti del tabacco e della direttiva sulla pubblicità del tabacco della Commissione Europea. Il dibattito, si è progressivamente spostato su un terreno più articolato. Non si parla più solo della riduzione del consumo, ma anche della distinzione tra categorie di prodotto profondamente diverse tra loro.

A riaccendere il confronto, la recente lettera inviata alla Commissione Europea da 26 scienziati ed esperti di salute pubblica, che chiedono di considerare con maggiore attenzione le differenze tra prodotti combustibili tradizionali e alternative smoke-free, richiamando inoltre un ampio corpus di evidenze scientifiche (131 studi) che, secondo i firmatari, non sarebbe stato adeguatamente valorizzato nel processo di revisione normativa.

Tra i principali player globali del comparto c’è una realtà come Imperial Brands, il cui portafoglio include anche prodotti di nuova generazione (NGP) come il dispositivo di tabacco riscaldato PULZE 3.0. Il tema della revisione normativa europea richiede un approccio coerente con l’evoluzione del contesto scientifico e regolatorio in corso, come ha dichiarato Enrico Ziino, Presidente di Imperial Brands Italia: “Il dibattito aperto in queste settimane da autorevoli esponenti della comunità scientifica europea conferma quanto sia importante che la revisione della Direttiva europea sui prodotti del tabacco venga affrontata con un approccio pragmatico e fondato sulle evidenze scientifiche, non su posizioni ideologiche. Continuare a trattare in modo indistinto prodotti combustibili e alternative smoke-free significa ignorare un confronto scientifico e regolatorio che a livello internazionale è ormai sempre più consolidato. Le alternative senza combustione non sono prive di rischi e devono essere regolamentate con grande rigore, soprattutto per quanto riguarda la tutela dei minori. Ma proprio per questo serve una regolamentazione proporzionata, capace di distinguere tra categorie di prodotto profondamente diverse tra loro e di valutare innovazione e dati scientifici in modo oggettivo. Il rischio, altrimenti, è quello di adottare misure inefficaci rispetto agli obiettivi di riduzione del fumo che l’Europa si è posta, favorendo la crescita del mercato illecito, con prevedibili conseguenze dannose su criminalità, sicurezza dei prodotti e ricadute negative anche sul piano sanitario. Per raggiungere davvero questi obiettivi, serve quindi meno ideologia e più solidità scientifica.”

Il tema si inserisce in una fase cruciale per l’Europa, chiamata a ridefinire il quadro regolatorio dei prodotti del tabacco e della nicotina in un contesto in cui innovazione, salute pubblica e sostenibilità normativa si intrecciano sempre di più. Al centro della discussione, appunto, il principio della proporzionalità regolatoria: trattare in modo differente prodotti differenti, soprattutto alla luce del potenziale rischio ridotto associato alle alternative senza combustione rispetto alle sigarette tradizionali.

Ciclismo, Giro: Vingegaard domina anche a Carì

Roma, 26 mag. (askanews) – Jonas Vingegaard conquista anche la sedicesima tappa del Giro d’Italia e si prende definitivamente la corsa rosa. Il danese della Visma | Lease a Bike trionfa sul traguardo di Carì dopo 157 chilometri da Bellinzona, firmando il quarto successo personale in questa edizione e la prima vittoria con la maglia rosa sulle spalle. Un dominio netto, costruito con l’ennesimo scatto devastante a sette chilometri dall’arrivo, quando nessuno riesce più a resistere al ritmo imposto dal due volte vincitore del Tour de France.

Vingegaard chiude in 2h57’40″, staccando di 1’09″ l’austriaco Felix Gall e di 1’11″ Jai Hindley, con Thymen Arensman quarto a 1’14″. Alle spalle dei migliori brilla la prova di Davide Piganzoli, splendido sesto a 1’34″, protagonista di un lavoro prezioso proprio al servizio del leader della Visma prima di trovare la forza per restare con i grandi fino alle battute decisive della salita finale.

L’attacco decisivo arriva sui durissimi chilometri conclusivi verso Carì. Dopo il lavoro di Kuss e Campenaerts, Vingegaard cambia passo con naturalezza impressionante, staccando Gall e facendo immediatamente il vuoto. Nel giro di pochi chilometri il vantaggio supera il minuto, mentre alle sue spalle si riorganizza il gruppetto degli inseguitori con Hindley, Arensman, Bernal, Gee e Piganzoli.

La tappa svizzera aveva vissuto a lungo sulla fuga di giornata con Giulio Ciccone, Einer Rubio, Chris Harper, Jhonatan Narváez e Diego Ulissi protagonisti nella valle di Blenio. Ciccone aveva raccolto punti preziosi per la maglia azzurra sugli sprint in salita, ma il forcing della Visma sull’ultima ascesa aveva progressivamente annullato ogni tentativo.

In classifica generale il danese rafforza ulteriormente il primato: Gall è secondo a 4’03″, Arensman terzo a 4’27″, mentre Hindley sale al quarto posto a 5′. Piganzoli entra nella top ten ed è ora ottavo a 7’57″, risultato che conferma la crescita del giovane italiano in uno dei grandi appuntamenti della stagione.

Giornata invece da dimenticare per Giulio Pellizzari. Il talento azzurro va in crisi sull’ultima salita e perde oltre diciotto minuti dal vincitore, arrivando al traguardo insieme a Ciccone dopo una lunga sofferenza. Un passaggio a vuoto pesante in una tappa che rischia di ridimensionare definitivamente le sue ambizioni di classifica.

Salone Libro di Torino, la Rete Antonelliana all’Arena Piemonte

Roma, 26 mag. – Al Salone del Libro di Torino l’incontro “Rete Antonelliana. Cultura che unisce – L’architetto e i suoi luoghi”, appuntamento dedicato al progetto promosso dalla Regione Piemonte per valorizzare l’eredità culturale, architettonica e identitaria di Alessandro Antonelli attraverso una rete che collega territori, istituzioni e comunità.

La Rete Antonelliana nasce da un percorso avviato nel marzo 2026 su impulso di Marian Chiarelli, assessore alla Cultura della Regione Piemonte, in collaborazione con Abbonamento Musei, con l’obiettivo di costruire un sistema culturale diffuso capace di mettere in connessione i luoghi antonelliani presenti sul territorio piemontese.

Il progetto coinvolge amministrazioni locali, istituzioni culturali, realtà associative e territori che custodiscono opere, tracce e testimonianze legate all’architetto simbolo del Piemonte, trasformando un patrimonio diffuso in una narrazione comune e riconoscibile.

La Rete Antonelliana si inserisce all’interno di una strategia più ampia della Regione Piemonte che punta a rafforzare un nuovo sistema culturale regionale fondato sulla collaborazione tra territori, sulla valorizzazione delle identità locali e sulla capacità della cultura di generare sviluppo, turismo e partecipazione.

“La Rete Antonelliana nasce da una visione politica chiara: trasformare un patrimonio diffuso in un sistema culturale capace di unire territori e comunità attraverso un’identità comune. – dichiara Marina Chiarelli, assessore alla Cultura della Regione Piemonte – L’archistar Antonelli rappresenta uno dei simboli più forti della storia architettonica e culturale del Piemonte e in particolare di Novara e della sua provincia, che custodiscono una parte fondamentale della sua eredità. La nostra volontà è costruire un progetto stabile e riconoscibile, capace di mettere in rete i luoghi antonelliani e di creare un vero brand culturale territoriale che identifichi Antonelli con il Piemonte, valorizzandone il patrimonio storico, artistico e turistico. La cultura oggi deve avere la capacità di generare connessioni e sviluppo. Mettere in rete i comuni significa rafforzare l’identità dei territori e costruire nuove opportunità di crescita, partecipazione e attrattività. La Rete Antonelliana vuole essere proprio questo: una grande infrastruttura culturale diffusa, capace di raccontare il Piemonte attraverso uno dei suoi protagonisti più straordinari”, conclude Chiarelli.

“Questo ambizioso progetto prende avvio dal desiderio corale di raccontare un architetto straordinario che ha dato forma all’identità della nostra regione. Qui al Salone Internazionale del Libro non celebriamo solo i suoi capolavori, ma un modo nuovo di fare cultura: un’alleanza tra istituzioni e comunità che parla direttamente alle persone e mette al centro la valorizzazione del territorio”, aggiunge Simona Ricci. Accanto agli appuntamenti culturali, il progetto prevede inoltre attività di promozione territoriale, percorsi di valorizzazione integrata, contenuti digitali, itinerari e iniziative capaci di coinvolgere cittadini, scuole e nuove generazioni.

Presentato l’Italy Major Premier Padel, a Roma tutte le grandi stelle

Roma, 26 mag. (askanews) – Il Foro Italico di Roma si prepara ad accogliere il primo Major della stagione del circuito Premier Padel, in programma dal 31 maggio al 7 giugno. Il BNL Italy Major Premier Padel – presentato alla stampa questa mattina al Circolo del Foro Italico – conferma il legame sempre più solido tra la Capitale e il grande padel internazionale, in un’edizione, la quinta, che vedrà in campo 240 atleti, suddivisi in 52 coppie femminili e 68 maschili, per un totale di 118 incontri distribuiti in otto giorni di gara.

In campo, sottolinea una nota, tutti i big mondiali: nel maschile occhi puntati sulla sfida tra i numeri uno del ranking Arturo Coello-Agustín Tapia e la coppia formata da Ale Galan-Fede Chingotto, vincitori delle ultime due edizioni. In prima fila anche Juan Lebron e Leo Augsburger, e il ritorno in coppia di Martin Di Nenno con l’idolo dei tifosi Paquito Navarro, finalisti nel 2022. Nel tabellone femminile guidano le campionesse in carica Delfi Brea e Gemma Triay, inseguite da Paula Josemaria-Bea Gonzalez e Ari Sanchez con Andrea Ustero.

Nel corso della conferenza stampa di presentazione, sono intervenuti il presidente della Federazione Internazionale Padel Luigi Carraro, il Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, l’amministratore delegato di Sport e Salute Diego Nepi Molineris, il presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel Angelo Binaghi, l’Assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale Alessandro Onorato e l’Head Esg Strategy, Communication & Public Affairs di BNL BNP Paribas Luca Ranieri.

Carraro ha definito il Major di Roma “uno dei simboli del circuito e un evento che meglio rappresenta identità e crescita del padel internazionale”, sottolineando come al Foro Italico “sport, cultura e passione si fondano in un’atmosfera unica”. Il presidente FIP ha evidenziato la presenza di “almeno tre coppie” in grado di competere per il titolo sia nel tabellone maschile sia in quello femminile. Carraro ha inoltre ricordato la crescita globale del padel, oggi praticato in 175 Paesi da circa 38 milioni di giocatori.

Il ministro Abodi ha definito il Foro Italico “un luogo unico al mondo”, evidenziando la capacità del padel di creare un contesto sempre più interdisciplinare e inclusivo. Per Diego Nepi Molineris “il presidente Carraro è riuscito a unire in pochi anni un movimento che era frammentato, costruendo una federazione internazionale unica e un sistema coordinato tra i diversi Paesi. Roma, in questo contesto, ha un significato speciale”. “La conferma di Roma tra le sedi dei quattro Major mondiali testimonia il ruolo strategico che l’Italia ha assunto nello sviluppo del padel a livello globale e la solidità della collaborazione istituzionale tra tutti gli attori coinvolti”, ha dichiarato il presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel Angelo Binaghi.

Il torneo – conclude la nota – prenderà il via con le qualificazioni il 31 maggio e 1 giugno, mentre il main draw scatterà il 2 giugno. Le semifinali si disputeranno sabato 6 giugno, mentre le finali sono in programma domenica 7 giugno.

Fashion Made in Italy, la ricerca di GS1 Italy e Cikis Studio

Milano, 26 mag. (askanews) – (contenuto in collaborazione con GS1 Italy) La filiera della moda si trova oggi di fronte a una sfida cruciale: gestire una quantità crescente di dati in modo efficiente e condiviso. Tra nuove normative, richieste di trasparenza e modelli più sostenibili, il settore deve accelerare sulla digitalizzazione. Ma secondo una ricerca di GS1 Italy condotta con Cikis Studio, molte aziende sono ancora indietro. Emergono, infatti, criticità legate alla frammentazione dei dati e oneri nascosti nello scambio di informazioni, destinati a crescere con l’introduzione del Digital Product Passport, rendendo sempre più urgente una gestione condivisa ed efficiente dei dati lungo la filiera. Abbiamo parlarto con Vittorio Giordano, Industry engagement senior specialist di GS1 Italy:

“I dati sono fondamentali anche quando si parla di sostenibilità e di transizione verso modelli di business circolari, cosa che il settore tessile e d’abbigliamento sta già facendo da anni. In questo contesto il tema della collaborazione è chiave: bisogna andare a costruire, insieme a tutti gli attori della filiera, un linguaggio comune di business basato su standard come quello di GS1 Italy”.

Dal confronto con le aziende emerge anche la necessità di superare le logiche verticali e frammentate, puntando su un ecosistema integrato in cui la collaborazione tra gli attori diventi centrale per affrontare le sfide del settore. Ha così proseguito Vittorio Giordano, Industry engagement senior specialist di GS1 Italy:

“Dall’analisi che abbiamo condotto intervistando 40 aziende del settore tessile-abbigliamento insieme a Cikis Studio, è emersa una dinamica particolare quando si parla di gestione di scambio dati all’interno del settore. Infatti, è emerso come questa gestione sia complicata, farraginosa e caratterizzata da sistemi eterogenei che portano in ogni posizione della filiera a dover tradurre, gestire e modellare le informazioni in base a richieste diverse e formati diversi”.

Un quadro che trova conferma anche nei risultati della ricerca realizzata da Cikis Studio per GS1 Italy, che mette in evidenza proprio le criticità legate alla frammentazione dei dati lungo la supply chain della moda. È intervenuta infine, Serena Moro, Founder & CEO Cikis Studio:

“La ricerca di GS1 Italy ha mostrato una convergenza su una serie di sfide e di necessità nella filiera moda. Abbiamo la necessità di convergere su un sistema di dati condiviso dove ogni elemento ha una sua codifica che è condivisa lungo la filiera. Abbiamo un linguaggio comune e dei formati comuni in cui condividere i dati, ed inoltre anche una possibilità di dialogo tra piattaforme diverse”.

La trasformazione digitale della moda passa quindi da un cambio di paradigma: meno frammentazione e più condivisione dei dati, per rendere la filiera più efficiente, trasparente e competitiva.

Mirai Job Game, i dati parlano chiaro: giovani scelgono il green

Roma, 26 mag. – I giovani scelgono il green e la sostenibilità: è quanto emerge dai dati raccolti nel corso del progetto Mirai Job Game, presentati a Roma nel corso del Festival del Lavoro dal Dott. Fortunato Varone (Direttore Generale del Dipartimento Lavoro, Imprese, Aree Produttive della Regione Calabria), dalla Dott.ssa Teresa Citraro (Direttore INAIL Calabria), dalla Dott.ssa Franca Falduto (Delegata Ufficio Scolastico Regionale) e dalla responsabile del progetto, Dott.ssa Mariagrazia Muscatello.

Incentrato sull’orientamento al lavoro e rivolto agli studenti delle classi quarte e quinte degli istituti superiori calabresi, il progetto, che vede la Calabria come regione pilota per l’Italia, è stato infatti ideato e promosso dal Dipartimento regionale Lavoro, Imprese e Aree produttive della Regione Calabria e realizzato da Planet Multimedia, attraverso un percorso strutturato di orientamento, formazione e confronto con il mondo delle professioni e con il coinvolgimento diretto di studenti, docenti e dirigenti scolastici. Il nome non è una scelta casuale: il termine “Mirai” in giapponese significa “futuro” e viene utilizzato per augurare una vita ricca di opportunità e di successi.

L’iniziativa è stata portata avanti attraverso i Centri per l’Impiego, che sono entrati nelle scuole per svolgere attività di orientamento e supportare gli studenti nella comprensione delle opportunità professionali e formative. Tra le attività principali del “Mirai Job Game”, una competizione educativa tra studenti con quiz e sfide sui temi del lavoro, delle competenze e della sicurezza a scuola, sicurezza stradale e nei luoghi di lavoro, utilizzando anche metodologie didattiche innovative, quali la gamification, basate su partecipazione attiva e apprendimento esperienziale.

I dati emersi dalle sessioni di gioco e orientamento tracciano una radiografia chiara delle loro aspettative: contrariamente al mito del “posto fisso a tutti i costi”, i ragazzi hanno mostrato una forte propensione per l’autonomia e l’innovazione. Green & Sustainability Manager: per questa figura professionale si è riscontrato un vero e proprio boom di preferenze . I ragazzi sono profondamente attenti all’impatto ambientale e mirano a figure professionali legate all’economia circolare e alla transizione ecologica. Altra professione molto gettonata, quella di Specialista del Digital & AI Marketing: tutto ciò che unisce creatività e algoritmi. La gestione dei brand nel metaverso o tramite intelligenza artificiale è tra i profili più scelti nel game. E poi la figura dell’Esperto di Territorial Marketing ed Enogastronomia 4.0: c’è un forte ritorno d’orgoglio per le proprie radici e un grande senso di appartenenza. Molti ragazzi esprimono il desiderio di restare in Calabria, ma applicando tecnologie moderne alla valorizzazione del territorio, del turismo e della Dieta Mediterranea.

I test del Mirai Job Game non mappano solo il cosa, ma anche il come. Alla domanda “Cosa cerchi in un lavoro?”, le risposte predominanti sono state: Flessibilità e Work-Life Balance: Il tempo libero e lo smart working (dove possibile) contano quasi quanto lo stipendio. Meritocrazia e Formazione continua: c’è una forte richiesta di aziende che investano sulla crescita delle competenze, sentita come unica vera garanzia per il futuro. Impatto Sociale: i giovani calabresi vogliono fare lavori che “servano a qualcosa”, con una forte sensibilità verso l’inclusione sociale e l’abbattimento delle barriere.

Il progetto, che vanta la Media Partnership di Rainews24, si è configurato anche come momento di confronto istituzionale tra Ministero del Lavoro, Regione Calabria, rappresentanti delle Regioni italiane, dirigenti dei Centri per l’Impiego e mondo scolastico, ed ha registrato una fortissima adesione: 10.000 gli studenti partecipanti, segno dell’interesse crescente verso strumenti di orientamento che aiutino i giovani a costruire il proprio percorso professionale, conoscere il mercato del lavoro e progettare il proprio futuro.

Il progetto rientra nel Pr Calabria Fesr Fse+ 2021/2027 – OP 4 – Azione 4.b.1 – OIS – “Territorio in Azione”.

Italia, democrazia imperfetta: presentato il Rapporto "Cittadinanze sospese"

Roma, 26 mag. (askanews) – In Italia il blocco dei diritti non nasce dall’assenza di consenso sociale. Al contrario, uno dei dati più significativi emersi dal nuovo report di Semia Fondo delle Donne, Cittadinanze sospese. Indagine tra riconoscimento formale ed esercizio dei diritti in Italia, mostra un ampio sostegno dell’opinione pubblica verso molte aree di diritto che il sistema politico, però, non riesce a tradurre in norme effettive e accessibili.

Ne emerge un quadro profondamente contraddittorio: mentre una larga parte della popolazione si dichiara favorevole all’uguaglianza di genere, alla libertà delle persone LGBTQIA+ e alla legalità dell’interruzione volontaria di gravidanza, il sistema istituzionale fatica a trasformare questi orientamenti in politiche e in diritti concreti.

I dati sull’IVG ne sono un esempio evidente. Oltre il 70% della popolazione italiana sostiene la legalità dell’interruzione volontaria di gravidanza – una quota ben superiore alla media mondiale del 56% – ma la legge 194/1978 si deteriora nei fatti senza alcun aggiornamento normativo. Alle crescenti percentuali di medici obiettori (57,1%), anestesisti (35,1%) e altro personale sanitario (30,9%) si aggiunge il fatto che, su 540 strutture autorizzate con reparto di ostetricia e ginecologia, quasi il 40% non eroga il servizio. Il risultato è una mobilità sanitaria forzata: nel 2023, 3.451 donne hanno dovuto spostarsi fuori dalla propria regione per accedere all’IVG; il 26,4% proveniva dalla Basilicata, il 14,2% dal Molise e il 13,9% dall’Umbria. Inoltre, soltanto quattro regioni hanno recepito le linee guida sulla deospedalizzazione dell’IVG farmacologica, mentre i contraccettivi continuano a non ricevere una copertura economica estesa e generalizzata da parte del Servizio sanitario nazionale.

La ricerca, curata da Massimo Prearo, Giulia Marchese, Marta Nicolazzi e Aurora Perego, incrocia quattro livelli di analisi – posizionamento internazionale, opinione pubblica, vissuti delle persone vulnerabilizzate e produzione legislativa – attraverso fonti nazionali ed europee e un dataset originale di 1.224 atti legislativi tra XVII e XIX legislatura.

L’analisi dei processi normativi, sviluppata su oltre dieci anni, delinea un vero e proprio “imbuto legislativo”: i diritti entrano nel dibattito pubblico, vengono discussi e spesso sostenuti dalla popolazione, ma, nonostante le numerose iniziative legislative, le proposte raramente completano il proprio iter parlamentare. Il report definisce questa dinamica un “deficit di conversione”: una frattura crescente tra società e istituzioni, nella quale il consenso sociale non trova corrispondenza né nella produzione normativa né nell’accesso reale alle tutele.

Sono questi i sintomi di una “democrazia imperfetta”: un sistema in cui i diritti possono essere formalmente riconosciuti senza essere garantiti in modo pieno, uniforme e accessibile. La ricerca mostra come l’erosione delle tutele non avvenga soltanto tramite divieti espliciti o l’assenza di nuove leggi, ma anche attraverso meccanismi meno visibili: mancata applicazione delle norme, accesso diseguale ai servizi, priorità istituzionali selettive e progressivo indebolimento dei diritti già esistenti. In questo contesto, l’impatto maggiore ricade soprattutto sulle donne, sulle persone LGBTQIA+, sulle persone razzializzate, migranti, con disabilità e sulle soggettività economicamente vulnerabili: una condizione di crescente marginalizzazione che il report definisce “cittadinanza sospesa”.

“Il movimento femminista denuncia da tempo il restringimento dello spazio civico e democratico in Italia, aggravato dall’espansione di narrative anti-diritti e dall’influenza crescente di reti politiche e culturali conservatrici attive sui temi della famiglia, dell’educazione, della salute riproduttiva e dei diritti LGBTQIA+”, dichiara Miriam Mastria, direttrice di Semia Fondo delle Donne. “Con questo report abbiamo voluto costruire un’analisi ampia e rigorosa, capace di dare sostanza e dati concreti a queste preoccupazioni”.

L’indagine si inserisce in un contesto internazionale di arretramento democratico: negli ultimi vent’anni, libertà civili e diritti politici hanno registrato un progressivo peggioramento a livello globale. Anche l’Italia, pur rimanendo formalmente una democrazia liberale, è oggi classificata tra le flawed democracies, le “democrazie imperfette”, dove il riconoscimento formale dei diritti non coincide necessariamente con il loro esercizio effettivo.

Attraverso una prospettiva femminista e intersezionale, il report analizza come genere, cittadinanza, classe, sessualità e disabilità si intreccino nella distribuzione concreta di diritti, protezioni e possibilità di partecipazione democratica.

Francesco De Gregori e il progetto Nevergreen (Perfette sconosciute)

Milano, 26 mag. (askanews) – Un film, un album live, due nuove residenze e tanti altri live, il progetto “Nevergreen (Perfette sconosciute)”, dedicato alle canzoni meno conosciute di Francesco De Gregori, è nato con la residenza del cantautore al Teatro Out Off di Milano due anni fa.

“Per spiegarvi un po’ il perché di Nevergreen, intanto chiariamo che Nevergreen è un innesto un po’ maccheronico dell’inglese fatto da me. Evergreen sono le canzoni famose, quelle che rimangono nella storia. Nevergreen secondo me può voler dire le canzoni che non sono mai diventate famose e che forse mai diventeranno famose” dice il cantautore.

Da lì, è arrivato alla 82. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia con il film “Francesco De Gregori. Nevergreen”, di Stefano Pistolini, e nei cinema di tutta Italia distribuito da Nexo Studios. Il percorso prosegue nel 2026.

“Non è l’ennesimo biopic celebrativo, non un rituale film-concerto, piuttosto un film immerso dentro la sua musica. Quello che abbiamo fatto insieme io e Stefano Pistolini era rappresentare semplicemente un musicista e la sua band al lavoro. Al lavoro davanti al pubblico, a volte. Noi abbiamo suonato in un mese circa settanta canzoni, quindi molte le ritrovavamo all’ultimo momento nel pomeriggio. Sono venuti Zucchero, Jovanotti, Elisa, Ligabue, Malika Ayane, Gianni Morandi, Pacifico. Sono venuti in totale semplicità, accettando anche loro questo gioco dell’improvvisazione, del non perfetto, del non patinato. Questa è una cosa che mi piace dire: il film non è patinato. Quello che io vado cercando è un rapporto intimo con gli spettatori” ha raccontato durante la conferenza stampa a Milano per presentare il progetto proprio al teatro Out Off.

Il 16 ottobre 2026 uscirà “Nevergreen (Perfette sconosciute)” (Caravan, Friends & Partners / distribuzione Sony Music Italy), un disco live che restituisce al pubblico il meglio dell’esperienza vissuta al Teatro Out Off. Un modo di raccontare intimo e autentico, oltre 50 anni di musica che sono una pietra miliare nella nostra storia, anche se non ci sono nuovi brani, il perchè lo spiega lo stesso De Gregori. “Saranno circa dieci anni che non sento più l’ispirazione ribollire dentro di me. Una cosa che mi dispiace, ma non ne faccio un dramma. Tecnicamente sono in grado di scrivere una canzone anche in un pomeriggio se ho l’ispirazione”.

Questo non significa smettere di suonare: “Io posso continuare a fare concerti finché mi va di fare concerti anche se non scrivo canzoni perché comunque canto le canzoni che ho scritto che sono tante e questo mi permette di continuare. Questo mestiere in pensione non si va mai, ci si va perché o ti stanchi tu o si stanca il pubblico. Quando succederà una di queste due cose non mi vedrete più, ma non farò nemmeno un grande annuncio prima, semplicemente sparirò”.

Dopo il successo della residenza del 2024 (20 concerti dal 29 ottobre al 23 novembre), Francesco De Gregori tornerà questo autunno ad esibirsi live con “Nevergreen (Perfette sconosciute)”, una serie di concerti intimi che accompagneranno ancora una volta il pubblico in un viaggio attraverso le canzoni meno conosciute e i grandi successi del vasto repertorio del cantautore. Questa volta la residenza sarà doppia: dal 27 ottobre al Teatro Sala Umberto di Roma e dal 25 novembre ritornerà al Teatro Out Off di Milano. L’intimità dei due teatri creerà un’atmosfera ogni sera irripetibile!

Sempre capace di stupire, con eleganza e una punta di ironia, come quando ha scelto di fare un disco e due concerti con Checco Zalone: “Questo fa parte un po’ delle mie stramberie, come dicevo prima, di non essere proprio allineato alle regole del mainstream, perché chi si aspetta De Gregori quello serio che fa canzoni come Generale poi magari non può immaginarsi che faccia un disco con Checco Zalone”.

Ha raccontato la guerra e la società e dopo tanti anni le sue canzoni che sono sempre attuali: “Mi addolora tutto quello che sta succedendo adesso. Non voglio dire che questo l’avessi già previsto quando ho scritto Generale o Il vestito del violinista. Non c’era bisogno di prevederlo, bastava guardarsi intorno, uscire un po’ fuori dal nostro recinto dell’Europa per capire che il mondo comunque era coinvolto in guerre, massacri, ingiustizie e cose orribili. Quelle canzoni nascono allora e valgono purtroppo anche per adesso”.

Del suo no a Sanremo spiega: da giovane aspirante cantautore ho visto quello che è successo a Tenco e ho promesso a me stesso che non ci sarei mai andato”.

Di Alessandra Velluto

L’Associazione Lombarda dei Giornalisti ricorda Walter Tobagi

Milano, 26 mag. (askanews) – Il 28 maggio 1980, in via Salaino a Milano, fu assassinato il giornalista Walter Tobagi. Quel giorno il 33enne cronista di origine umbra stava uscendo di casa per andare al lavoro al Corriere della Sera: poco prima delle 11 cadde colpito da cinque colpi di pistola esplosi da due membri della Brigata XXVIII marzo guidata da Marco Barbone.

“Tobagi non era un bersaglio casuale. Era uno dei giornalisti che analizzavano con grande attenzione il terrorismo degli anni di piombo. Nei suoi articoli cercava di spiegare struttura, linguaggio e dinamiche di quei gruppi, smontandone anche la retorica. E proprio questa sua capacità di capire e raccontare il fenomeno lo rese scomodo agli occhi dei terroristi, che lo considerarono un nemico” scrive in una nota l’Associazione lombarda dei giornalisti (Alg), che 46 anni dopo, il 28 maggio lo ricorderà alle 11 al cimitero di Cerro Maggiore (Milano) e alle 15 in via Salaino sotto la lapide posta nel punto dove si è consumato l’agguato, “come simbolo del prezzo pagato da chi cercava di raccontare e capire la violenza politica negli anni di piombo in Italia”.

“Capire e poi raccontare. L’insegnamento giornalistico che Walter Tobagi lascia a tutti noi è questo. Un valore alto che spicca ancor di più in una stagione dove l’informazione è condizionata da fattori come la velocità e il sensazionalismo che hanno poco a che fare con la qualità della notizia” ha detto il presidente dell’Alg, Paolo Perucchini, ricordando che “Walter, quando fu ammazzato, era anche presidente della Lombarda. E sindacalmente parlando, la sua visione pragmatica e riformista dell’impegno a tutela dei giornalisti resta l’illuminato indirizzo che ha caratterizzato questo ultimo decennio di Alg. E che contraddistinguerà, per forza di cose, il nostro futuro”.

Webuild, il Dg Massimo Ferrari lascia il gruppo dal 30 settembre

Milano, 26 mag. (askanews) – Webuild comunica di aver concordato con Massimo Ferrari, Direttore Generale, la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro motivata da ragioni personali e legate a nuovi progetti di vita e professionali. La risoluzione avrà effetto dal 30 settembre 2026, successivamente all’approvazione della Relazione Finanziaria Semestrale, al fine di garantire la piena continuità operativa e un ordinato passaggio delle responsabilità. Lo si legge in una nota.

“Il rapporto tra la Società e Ferrari si conclude in un clima di piena collaborazione e reciproca soddisfazione, al termine di quasi quindici anni di comune percorso professionale durante i quali il manager ha contribuito in modo significativo allo sviluppo e al rafforzamento del Gruppo”, sottolinea Webuild. Ferrari detiene 1.198.599 azioni del gruppo.

“Desidero ringraziare personalmente Massimo Ferrari per il contributo straordinario assicurato in questi anni al nostro Gruppo. Il percorso condiviso è stato caratterizzato da professionalità, lealtà e visione comune”, ha detto l’AD Pietro Salini. “La prosecuzione della collaborazione in forma consulenziale testimonia la solidità del rapporto costruito nel tempo e consentirà alla Società di continuare a beneficiare della sua esperienza”.

Nell’ambito dell’accordo sono previsti: impegni di non concorrenza; obblighi di lock-up relativi alle azioni detenute; impegni di non sollecitazione del personale; il tutto nel rispetto della Politica di Remunerazione da ultimo approvata dall’Assemblea dei soci del 29 aprile 2026.

Inoltre, è previsto un incarico di consulenza strategica a favore dell’Amministratore Delegato per un periodo di tre anni, con riferimento alle materie di sua competenza.

Orsini: allarme su caro energia e salari bassi, ora è tempo di coraggio

Roma, 26 mag. (askanews) – “E’ il tempo del coraggio”. Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha lanciato un appello “a tutta la politica” per “un grande atto di responsabilità, fatto di scelte ispirate a fiducia e coraggio”. Nel suo intervento all’assemblea annuale dell’associazione, il leader degli industriali ha chiesto di agire in fretta “per tornare a una crescita del 2% l’anno” perchè sono a rischio “la nostra industria e milioni di posti di lavoro”. In platea, al centro congressi La Nuvola, ad ascoltare la sua relazione il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la premier Giorgia Meloni, e molti esponenti del mondo politico, economico e sindacale.

Orsini ha rilanciato “la parola chiave dialogo” con Meloni. A tutte le parti politiche e sociali ha lanciato la proposta di muovere cinque leve per rimettere l’impresa al centro: “Energia, crescita dimensionale delle Pmi, contratti di sviluppo e innovazione, semplificazioni e riforma della 231, risorse adeguate agli obiettivi”. L’energia è la prima preoccupazione degli industriali perchè “per le imprese il prezzo dell’energia è ormai una vera e propria minaccia esistenziale”.

Orsini ha quindi proposto di “riportare l’energia nella competenza esclusiva dello Stato” e di “accelerare il ritorno al nucleare”, avviandone velocemente la sperimentazione. Quanto all’instabilità normativa, “è un male antico, servono certezze”. Un male non solo italiano: “Le 72 condizioni poste da Bruxelles per il via libera al decreto bollette del nostro governo sono l’ultima conferma di quanto sia lunare la burocrazia europea”.

Il leader degli industriali si è poi detto consapevole del fatto che la finanza pubblica italiana abbia “margini molto stretti”, apprezzando “la prudenza del governo nella gestione dei conti pubblici”. Alla luce di ciò ha suggerito di agire sulle “575 misure fiscali che erodono circa 120 miliardi di base imponibile”, riallocando 20 miliardi, senza aumentare il debito: “Un terzo alla crescita, un terzo alla sanità, un terzo alla scuola”.

Altro tema chiave della relazione di Orsini è stata la questione salariale che “resta aperta: da soli, con i nostri migliori contratti, non riusciamo a risolverla”. Le basse retribuzioni “allontanano i giovani dall’Italia” e “troppi settori offrono solo contratti a tempo e salari insufficienti”, ha avvertito. Sempre in tema di lavoro il leader di Confindustria ha ricordato il “dialogo diretto e continuo” con Cgil, Cisl e Uil e ha lanciato l’idea di un “patto di responsabilità per superare i contratti pirata, che deprimono redditi e diritti dei lavoratori e fanno concorrenza sleale a chi, come la manifattura, assicura migliori retribuzioni e migliore welfare aziendale”.

Nelle trenta pagine di relazione, ha inoltre evidenziato come “in un quadro internazionale peggiorato con la guerra in Ucraina e in Medio Oriente” l’Europa sia “sempre più necessaria”. Ma occorre un cambio di “strada e marcia” perché il conflitto è “causa di profonde crisi economiche che generano nuova povertà, erodono alleanze consolidate, trasformano l’energia e le materie prime in strumenti di ricatto”.

Orsini ha quindi insistito sulla necessità di “un mercato unico dell’energia; un vero mercato unico dei capitali e del risparmio; un debito comune per finanziare una vera politica industriale europea”. Ed è tornato a chiedere con forza “la sospensione dell’Ets”. Il rischio, altrimenti, è quello di non reggere l’urto con Stati Uniti e Cina. Già ora “la Cina sta colonizzando i nostri mercati – ha aggiunto – se l’Ue non sosterrà da subito le nostre produzioni saremo costretti al deserto industriale”. (fonte immagine: Confindustria).

Ciak! Si gira "É più difficile", tra cyberbullismo e nuove generazioni

Roma, 26 mag. (askanews) – Sono iniziate a Roma le riprese di “È più difficile”, il nuovo cortometraggio diretto da Aldo Iuliano, progetto nato nell’ambito di Cortinametraggio, prodotto da Andromeda Film e realizzato in collaborazione con l’Arma dei Carabinieri. Un’opera che affronta il tema del cyberbullismo e della fragilità emotiva delle nuove generazioni, sempre più immerse in una realtà filtrata dagli schermi e dai social media.

Scritto da Francesca Romana Massaro, Roberto Ciufoli e Aldo Iuliano, il film vede come produttrice associata Maddalena Mayneri e come produttrice esecutiva Chiara Budano.

Nel cast Giacomo Covi, Alessandro Bedetti e Carolina Sala, tra i volti più interessanti della nuova generazione del cinema italiano, affiancati da interpreti di grande esperienza come Roberto Ciufoli e Maria Rosaria Russo. Completano il cast Manuel Ricco, Mathilde Serre e Alexia Cozzi, in un ensemble che mescola sensibilità, freschezza e autenticità, elementi centrali nel racconto immaginato da Aldo Iuliano.

Con una forte impronta visiva, “È più difficile” è ambientato in un surreale liceo fatto di pareti di vetro e superfici riflettenti, metafora di una generazione continuamente esposta allo sguardo degli altri, incapace di nascondersi ma spesso anche di comunicare davvero.

Nell’aula di un liceo tre carabinieri conducono un inaspettato esperimento sociale: mettere un’intera classe di fronte alla cyber-violenza subita da Andrea, ragazzo silenzioso e in disparte. L’obiettivo è spezzare il meccanismo tossico del branco e costringere il carnefice nascosto nella chat di gruppo a confrontarsi con le proprie fragilità. L’indifferenza di ognuno dei presenti renderà drammaticamente difficile questo momento.

“Ho cercato di trovare una chiave visiva che scardinasse gli stereotipi del bullo e del bullizzato ponendo lo spettatore di fronte alla gravità del silenzio nelle dinamiche di gruppo online, e allo stesso tempo mostrando la delicatezza di questi adolescenti in cerca di libertà, amore e soprattutto identità”, dichiara il regista. “Sono molto contento del cast che interpreterà i ruoli principali perché ognuno di loro ha regalato una scintilla di umanità a questo mondo in bianco e nero che abbiamo creato insieme. Viviamo un tempo di vita dove il reale s’interseca col virtuale e le emozioni si disperdono nella confusione di chi siamo diventati, e di chi ci circonda: rimanere umani e tornare all’ascolto attivo senza perdersi nel cyberspazio è necessario oltre che fondamentale per evitare tragedie che non si possono cancellare. Sono convinto che il ‘prompt del futuro’ lo scriviamo noi fidandoci della nostra natura, stando insieme nei molteplici crocevia di apprendimento che il presente ci riserva e, non voltandoci dall’altra parte. Con queste riflessioni sono arrivato alla metafora visiva finale del corto, che spero colpisca nella sua semplicità”.

Si riaccende scontro su fine vita, opposizioni denunciano "giochetti" maggioranza

Roma, 26 mag. (askanews) – Si riaccende lo scontro sul fine vita dopo che la capigruppo di Palazzo Madama, all’unanimità, aveva deciso di mettere una data certa per l’approdo in aula il 3 giugno (e, in caso di mancanza di un testo condiviso, aprire l’esame sulla proposta del dem Alfredo Bazoli). Il centrodestra ha infatti dato seguito oggi a quanto aveva annunciato nei giorni successivi e in commissione ha votato, a maggioranza, per riaprire il termine per gli emendamenti, peraltro al 9 giugno. Ci saranno anche due audizioni: con il Cnr e l’istituto superiore di Sanità.

Protestano le opposizioni che vedono in questa scelta una ‘mossa’ per “prendere tempo” a causa della difficoltà di trovare una “sintesi”, in particolare sul ‘nodo’ del Ssn, su cui ci sono sensibilità diverse all’interno del centrodestra con Fdi che non vuole assolutamente che questo venga coinvolto. Da quanto ha riferito la capogruppo di Fi Stefania Craxi, l’orientamento sul Ssn sarebbe quello di “superare il tema del sistema sanitario nazionale però non lasciando che nessuno rimanga senza assistenza gratuita”. Una posizione inaccettabile per i gruppi di minoranza. Che a questo punto chiedono che si vada in aula il 3 giugno a ‘vedere le carte’ come era stato concordato.

Lo spiega così lo stesso Bazoli che è capogruppo dem in commissione Giustizia: questo rinvio “comporta un solo, inevitabile, concreto e inaccettabile rischio: quello di fare ulteriormente slittare l’approdo in aula” per il voto. “La nostra posizione è chiarissima, e in linea con quanto deciso dai capigruppo all’unanimità. La settimana prossima (il 3 giugno) sarà l’occasione, l’unica e l’ultima, per confrontarsi in modo limpido e libero sul fine vita e di votare un testo condiviso. Qualunque decisione di rinviare in commissione il testo – sottolinea – sarà invece la pietra tombale su ogni possibilità di approvare una legge in questa legislatura. In quel caso avranno vinto le forze di maggioranza che una legge non la vogliono”.

“Da due anni stiamo discutendo su un tema che riguarda le famiglie italiane e la sofferenza delle persone”, la scelta di riaprire i termini in commissione, sostiene la vicepresidente del Senato, la dem Anna Rossomando: “E’ un problema politico perché la maggioranza non riesce a risolvere il nodo fondamentale del Ssn che per noi è imprescindibile perché riguarda il pari diritto di tutti a un bene primario”.

“Se si volevano modificare degli emendamenti già presentati si potevano presentare dei testi-2”, osserva Mariolina Castellone di M5S. Quanto alle audizioni, aggiunge, l’esistenza di uno strumento per consentire alle persone totalmente immobilizzate, le più fragili, di autosomministrarsi il farmaco “c’è già ed è stato messo a disposizione dal Cnr in Toscana. Permettiamo ai senatori di esprimersi con un voto”. Castellone paventa il rischio che il 3 giugno “i relatori del testo di maggioranza interverranno in aula per dire che i lavori non si sono conclusi e tenteranno di prendere altro tempo. Basta prese in giro e giochetti”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Anna Maria Furlan (Iv). “È un atto molto grave di cui la maggioranza si prende la responsabilità. Contavamo che finalmente, dopo che i capigruppo avevano fatto questa scelta e dopo che la presidenza del Senato aveva proposto e scelto la data con i capigruppo, ci fosse un po’ di serietà”.

Per il centrodestra parla Craxi: “Non c’è nessuna volontà di perdere tempo, ma solo la pervicace e seria volontà, su una legge così importante, così sensibile, di dare una risposta agli italiani. Il 9 giugno c’è il termine per gli emendamenti e io mi auguro che l’opposizione non metta su una legge così necessaria una bandierina politica, perché sarebbe ingiusto per le tante persone che soffrono. Io mi auguro la responsabilità di tutti, maggioranza e opposizione”.

Italiane delle scienze, Elena Pasquali: il potere sui nostri dati

Roma, 26 mag. (askanews) – “Non avere il controllo della visibilità dei propri dati è qualcosa di molto più grande che semplicemente ricevere delle pubblicità noiose. Significa, per esempio, non essere più in grado di ottenere un’assicurazione nel momento in cui i miei dati relativi al mio battito cardiaco, piuttosto che la mia bassa attività fisica, sono disponibili… così come pure i dati relativi alla mia guida. guidi troppo veloce, acceleri troppo, non ti darò un’assicurazione. Quindi 1984 è diventato una realtà, ma abbiamo la possibilità di cambiare le cose”.

A parlare è Elena Pasquali, CEO di Ecosteer, che lavora da anni sulla cybersecurity, prima da Londra, ora dall’Italia, a Bolzano, in una puntata del podcast “Italiane della scienza” prodotta da Askanews e ideato da Alessandra Quattrocchi. Dovremmo tutti essere coscienti che per legge abbiamo la proprietà dei nostri dati, quelli che ogni giorno vengono succhiati dagli apparecchi intelligenti che popolano le nostre case e le nostre vite. Elena Pasquali da anni lavora sulla crittografia per riconsegnarci il controllo dei dati. Biologa di formazione, imprenditrice per passione, entra nei dettagli, e ci parla anche di Brexit e dei pregiudizi che assalgono le imprenditrici della scienza.

Quanto alla comprensione del problema, “c’è poco non solo in Italia, ma in tutta Europa. La cybersecurity è considerata un accessorio e non qualcosa di strategico. Ma il vero problema dell’Europa è la avversità all’innovazione” dice. “Se vogliamo qualcosa di perfetto, alla fine ce lo darà chi prima ha provato e sbagliato e riprovato, e sbagliato fino a che non arriva ad avere qualcosa di perfetto. Gli americani e i cinesi”. E i pregiudizi? “le donne che fondano aziende vanno bene fino a quando fanno appunto biotech piuttosto che FEM tech o comunque qualunque cosa correlato alla cura. Se entrano in materie scientifiche più hard immediatamente quello che fanno perde di credibilità, e questo è stato un problema anche per la nostra azienda, è una cosa che mi spacca il cuore dover dire ma purtroppo è così”.

“Italiane della scienza” è un podcast della rubrica SGUARDI prodotto da askanews e ideato da Alessandra Quattrocchi.

"Tu cosa fai questa sera" è il nuovo singolo di Noemi

Milano, 26 mag. (askanews) – “Tu cosa fai questa sera” è il nuovo singolo di Noemi in uscita il 29 maggio per Columbia Records / Sony Music Italy. La sua personale colonna sonora dell’estate, scritta da lei stessa con Paolo Antonacci e prodotta da Vito Salamanca, arriva dopo una serie di hit che hanno dominato il 2025, Non sono io, Oh ma! Con Rocco Hunt, e Bianca, e alcuni importanti appuntamenti televisivi e radiofonici che non solo l’hanno affermata tra le voci più amate e riconoscibili del panorama italiano, in grado di misurarsi con diversi generi musicali, ma anche come artista a 360 capace di destreggiarsi anche come presentatrice in tv e in radio.

“Tu cosa fai questa sera” è un brano intenso e magnetico, che racconta le dinamiche di un rapporto fatto di attrazione e desiderio di riscatto. Al centro del racconto emerge la volontà di una donna di riscoprire la propria sensualità, di vivere liberamente la propria femminilità e giocare con la propria passione senza mettersi da parte.

Dal punto di vista delle sonorità il pezzo segna una nuova direzione per Noemi: una veste sonora più ritmica, incisiva e contemporanea, che accompagna un modo nuovo di raccontarsi. Il ritmo serrato e l’energia del brano amplificano il carattere diretto e autentico dell’interpretazione, mostrando un lato inedito dell’artista, più audace e consapevole che si rivede anche in un look rinnovato.

“Tu cosa fai questa sera”, insieme ai brani più amati del repertorio di Noemi, sarà al centro anche del suo nuovo viaggio live. Il tour estivo partirà il 30 maggio 2026 da Potenza, in Piazza Mario Pagano, nuova data appena annunciata di Noemi live 2026, la tournée prodotta da Friends & Partners che attraverserà festival e location tra le più suggestive d’Italia per culminare poi nei due eventi speciali di dicembre: il 14 dicembre al Teatro Arcimboldi di Milano e il 22 dicembre all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Per info: www.friendsandpartners.it

Gay Pride Roma, Scalfarotto (Iv): assurdo provare a escludere comunità Lgbtqia+ ebraiche

Roma, 26 mag. (askanews) -“La decisione del Roma Pride di non far sfilare le comunità Lgbtqia+ ebraiche di Keshet è assurda e incomprensibile, e la motivazione è perfino peggiore: si pretende da loro ‘una posizione netta e inequivocabile di condanna’ del governo israeliano come condizione per partecipare. È un test ideologico all’ingresso, applicato a Israele e solo a Israele: le comunità di Paesi dove essere gay è reato, e talvolta condanna a morte, sfilano senza che a nessuno si chieda conto di nulla”. Lo dichiara il senatore di Italia Viva Ivan Scalfarotto.

“Sono cittadini italiani – aggiunge – ai quali non si può chiedere di rispondere delle scelte di un governo straniero. Ma il punto è più ampio: da quando si entra al Pride esibendo le proprie opinioni politiche? Una persona omosessuale che vota Meloni può venire al Roma Pride, o deve prima firmare la piattaforma giusta? Il Pride è nato per la ragione contraria: si è ciò che si è a prescindere da ogni altra considerazione, incluse le opinioni politiche. E c’è un paradosso – aggiunge – che pochi nominano: Israele è l’unico Paese del Medio Oriente in cui l’omosessualità non è perseguitata. Delle persone gay impiccate in Iran non interessa a nessuno?”.

“Dicono che li giudicano per ciò che non hanno detto – conclude Scalfarotto – Ma pretendere dagli ebrei una presa di distanza pubblica come prova di ammissione non è giudicare ciò che fanno: è pretendere da loro una delle molte prove di lealtà che da sempre si chiedono agli ebrei. È il più antico dei meccanismi antisemiti. C’è ancora tempo per ripensarci”.

I Nothing But Thieves torna con il nuovo album "Stray dogs"

Milano, 26 mag. (askanews) – Dopo aver celebrato lo scorso anno i loro primi dieci anni di carriera, la rock band britannica Nothing But Thieves torna con il nuovo album “Stray dogs”, in uscita il 25 settembre e anticipato dal singolo “Evolution”, attualmente in radio. Inoltre, i Nothing But Thieves arriveranno in Italia per un unico imperdibile appuntamento del “The Stray Dogs Tour”, domenica 24 gennaio 2027 all’Unipol Forum di Milano.

I biglietti saranno disponibili in anteprima per gli utenti My Live Nation dalle ore 11:00 di giovedì 4 giugno. Per accedere alla presale basterà registrarsi gratuitamente su www.livenation.it. La vendita generale dei biglietti sarà aperta a partire dalle ore 11:00 di venerdì 5 giugno su www.ticketmaster.it, www.ticketone.it e www.vivaticket.com.

Con un approccio alla creazione del loro universo artistico in continua evoluzione, sia dal punto di vista musicale che visivo, i Nothing But Thieves hanno scelto di tornare letteralmente alle proprie radici, registrando agli Angelic Studios, proprio dove avevano realizzato il loro album di debutto.

“Evolution”, primo assaggio del nuovo album “Stray Dogs”, esalta la capacità dei Nothing But Thieves di sperimentare tra i generi che li influenzano come gruppo. Un ritmo coinvolgente accompagna voci potenti e chitarre energiche in un brano corale che incarna in modo brillante e inconfondibile lo stile dei Nothing But Thieves.

I Nothing But Thieves sono Conor Mason (voce, chitarra), Joe Langridge-Brown (chitarra), Dominic Craik (chitarra, tastiera), Philip Blake (basso) e James Price (batteria).

Negli anni hanno raccolto un’ampia fanbase intorno al loro alternative rock e hanno raggiunto il successo globale con numerose certificazioni d’Oro e di Platino in tutto il mondo, incluso Regno Unito, Australia, Russia, Paesi Bassi, Corea del Sud e Polonia.

Nel 2020, hanno pubblicato il loro terzo album “Moral Panic”, che si è classificato #3 ottenendo oltre 320 milioni di stream e ha vinto il Best Indie Act ai Global Radio’s 2021 Awards. “Moral Panic” aveva fatto seguito alla pubblicazione del loro EP del 2018 “What Did You Think When You Made Me This Way?”, del loro acclamato album del 2017 “Broken Machine”, e del loro album di debutto omonimo “Nothing But Thieves” (2015).

I Nothing But Thieves sono inoltre riconosciuti ovunque grazie ai loro live appassionati e pieni di energia. Nel 2023, i Nothing But Thieves per la prima volta hanno conquistato la prima posizione in classifica con il loro album “Dead Club City” e la Top 10 per la quarta volta consecutiva, dopo “Moral Panic”, “Broken Machine” e “Nothing But Thieves”.

Con oltre 1,2 milioni di album venduti nel mondo, 2 miliardi di stream globali e 250 milioni di visualizzazioni video, hanno costruito un seguito vasto e fedele grazie al loro potente sound alt rock, ottenendo successo internazionale con numerose certificazioni d’oro e di platino.

Sanchez conferma la candidatura di Luis Planas alla guida della Fao

Roma, 26 mag. (askanews) – “La Spagna ha dalla sua parte la forza dei fatti e delle persone: e per questo motivo abbiamo appoggiato il rinnovo del mandato del presidente dell’Ifad, Alvaro Lario, che ha svolto un lavoro eccellente, e la solida candidatura alla presidenza della Fao del ministro dell’Agricoltura, Luis Planas”: lo ha dichiarato il premier spagnolo Pedro sanchez, intervenuto al simposio “Sicurezza alimentare e alimentazione sotto pressione: conseguenze del conflitto in Medio Oriente”, svoltosi nella sede della Fao a Roma. Sanchez ha infatti ricordato come nel 2025 Madrid abbia aumentato del 13% i fondi destinati alla cooperazione, mentre a livello globale si è registrato il calo più grande della storia, -23%. In materia di cooperazione internazionale quindi “la Spagna fa un passo avanti mentre altri fanno un passo indietro, e lo facciamo con decisione e per convinzione: e per questo stesso motivo rafforziamo il nostro impegno per la salute e la sicurezza alimentare globale”, ha concluso.

Per 80esimo Mattarella "apre" piazza Quirinale a "volti della Repubblica"

Roma, 26 mag. (askanews) – Sergio Mattarella “apre” la piazza del Quirinale per celebrare gli 80 anni della Repubblica, un grande racconto della storia d’Italia che andrà in diretta su Rai 1 la sera del 2 giugno dal titolo “I volti della Repubblica”, espressione usata dal capo dello Stato in uno dei suoi messaggi di fine anno. A presentare l’evento in conferenza stampa nella sala del Bronzino al Quirinale il consigliere per la comunicazione, Giovanni Grasso e l’amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi. L’evento vede una collaborazione tra Presidenza della Repubblica, Rai, Siae e Anci.

“L’idea del presidente è quella di uscire” dal palazzo e “aprirlo a circa 2700 spettatori – ha spiegato Grasso -, a parte le alte cariche istituzionali ci sarà una nutrita rappresentanza della società civile: sindaci, i corpi dello stato, militari, associazioni di volontariato, mondo della cultura e del giornalismo, ci saranno anche 200 maturandi, tanti campioni sportivi e il Presidente ha voluto anche gli ‘eroi civili’ insigniti negli ultimi anni dell’onorificenza e gli Alfieri della Repubblica”.

“Sarà un grande racconto con filmati canzoni, brani letti e con un cast molto importante che parteciperà a titolo gratuito – spiega Grasso -. A partire dall’Orchestra sinfonica nazionale dei conservatori diretta da Leonardo De Amicis, la voce narrante di Francesco Pannofino, Roberto Bolle, Annalisa, Luca Barbarossa, Cecilia Bartoli, Gianni Morandi, Giuliano Sangiorgi. Per la categoria attori ci saranno Cesare Bocci, Cristiana Capotondi, Paola Cortellesi, Marta Gastini, Carolina Crescentini, Flavio Insinna, Massimo Popolizio, Carlo Verdone e Luca Zingaretti. Spazio anche agli sportivi Giuseppe Bergomi, Federica Brignone, Alessando Del Piero, Arianna Fontana, Abond Panich, Bebe Vio. Come musicisti si esibiranno Paolo Fresu e Danilo Rea. Tra gli autori: Maurizio De Giovanni. La scelta è stata di non avere un conduttore per differenziarla da una serata normale e ottenere un racconto continuo, una formula nuova e sperimentale”.

Grasso ha sottolineato l’importanza del coinvolgimento dell’Anci: “in circa 100 piazze ci saranno maxischermi che trasmetteranno la serata”, un modo per coinvolgere tutto il paese in questa celebrazione così importante.

Confermati poi gli altri eventi celebrativi della festa della Repubblica: il primo giugno l’apertura dei Giardini del Quirinale alle categorie fragili per una giornata di festa dalle 9,30 alle 13.30 con l’incontro con il Presidente alle 12. Alle 15,30 in piazza ci sarà il cambio della Guardia solenne con il Reggimento a cavallo e alle 18 il concerto nella Cappella Paolina con gli ambasciatori e le alte cariche, anche questo evento sarà trasmesso in diretta, si esibirà l’orchestra dell’Opera di Roma diretta da Michele Mariotti. Non si terrà quest’anno l’ambito ricevimento serale nei giardini.

Il giorno seguente il 2 giugno Mattarella renderà omaggio all’Altare della Patria alle 9,15. Alle 18,50 sempre su Rai Uno si terrà una rubrica speciale dal titolo “Ne parliamo con il Presidente” una intervista a Mattarella da parte di varie personalità.

Meloni a Confindustria: la Ue è un gigante burocratico

Roma, 26 mag. (askanews) – “La principale enorme fragilità che ci riguarda da vicino è nell’attuale configurazione dell’Unione europea, un gigante burocratico che troppo spesso ha sacrificato competitività, crescita, visione strategica, ideologici e tecnocratici contribuendo a spingere il continente verso un progressivo declino economico e geopolitico, un’Europa inarrestabile nella sua capacità di moltiplicare le regole su ogni aspetto della vita comune, ma esitante improvvisamente quando si tratta di far sentire la propria voce nelle dinamiche globali e le crisi ci hanno mostrato quanto fosse miope l’idea di un’Europa che pensava di poter limitare il suo ruolo a quello di piattaforma commerciale in una posizione quasi passiva tra l’America e i grandi attori asiatici lasciando ad altri il controllo sugli snodi fondamentali delle catene del valore”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel suo intervento all’assemblea di Confindustria.

“Quando gli shock sono arrivati e quelle catene del valore troppo lunghe e troppo fragili si sono spezzate, noi abbiamo scoperto quanto fosse pericolosa l’esposizione verso dinamiche che non potevamo controllare e abbiamo capito quanto fosse suicida accettare che su materie prime critiche, energia, settori strategici e il nostro destino dipendesse da scelte altrui”, ha aggiunto.

Montezemolo: Ferrari Luce? “Si rischia la distruzione di un mito”

Roma, 26 mag. (askanews) – “Se dovessi dire quello che penso farei del male alla Ferrari. Si rischia la distruzione di un mito, mi dispiace moltissimo. Spero che si tolga il cavallino, almeno, da quella macchina”. Così Luca Cordero di Montezemolo, ex presidente Ferrari, a margine dell’assemblea di Confindustria sulla presentazione dell’elettrica Luce. “Questa – ha aggiunto – sicuramente è una macchina che almeno i cinesi non ci copieranno”.

Iran, Tajani: mesi di sacrifici industria? Guerra non dipende da noi

Roma, 26 mag. (askanews) – “Mi auguro che non ci siano mesi di sacrifici” per gli industriali e che “le cose possano migliorare in tempi abbastanza rapidi. Per ciò che è di mia competenza io sono molto soddisfatto dei risultati dell’export, indipendentemente dalle due guerre e dalla situazione dei dazi, va a vele spiegate”. Lo ha detto il vice premier e segretario di Forza Italia Antonio Tajani, parlando con i giornalisti al suo arrivo all’assemblea di Confindustria a Roma.

“Guardiamo pure il bicchiere mezzo pieno, la guerra non dipende da noi, vorrei ricordare che l’export rappresenta quasi il 40% del Pil e se va bene l’export vanno bene anche l’industria. Stiamo crescendo, anche in Cina sono aumentate le esportazioni, i dati sono lusighieri, l’ultimo trimestre si è chiuso con più 7, ed era più 3,3 l’anno scorso, da questo punto di vista credo che il mondo dell’industria possa essere contento, noi faremo ti tutto per aiutarlo, stiamo facendo il possibile. Non dipende da noi la guerra in Ucraina, la guerra in Medio Oriente, i dazi, ma nonostante tutto, anche la benzina costa meno in Italia rispetto a Germania o Francia”, ha aggiunto.

L’energia però costa di più: “Quello non dipende da noi, che non si possa vendere l’energia spagnola all’Italia a prezzi più bassi è una scelta che non dipende da noi ma dalla Francia”, ha tagliato corto.

Venezia, il blocco civico si fa ‘regime locale’: Venturini migliora Brugnaro

Un consenso che resiste al cambio del leader

Il dato numerico è netto. La lista personale di Giovanni Venturini sfiora il 30 per cento, sostanzialmente in linea con le performance ottenute da Luigi Brugnaro nelle tornate del 2015 e del 2021. Non si tratta soltanto di una vittoria elettorale: è la conferma che a Venezia si è consolidato un vero e proprio blocco civico-elettorale (con un impianto efficientistico) capace di sopravvivere persino all’uscita di scena del suo fondatore.

Nel 2015 Brugnaro aveva rotto un equilibrio storico. Venezia veniva considerata una città strutturalmente orientata verso il centrosinistra. Il successo dell’imprenditore-sindaco nacque allora da una forte personalizzazione della sfida e da un asse molto solido tra Mestre, ceti produttivi e amministrazione civica.

Oggi il quadro è diverso. Il voto del 2026 non appare “insurrezionale”, ma di consolidamento.

Venturini eredita, ma aggiunge qualcosa di suo

Ridurre il successo del neo-sindaco a una semplice eredità sarebbe però un errore. Venturini beneficia certamente della macchina civica costruita da Brugnaro, di un elettorato fidelizzato e di una rete territoriale ormai stabile. Tuttavia, il nuovo sindaco sembra aver aggiunto un elemento personale importante: uno stile meno divisivo e più istituzionale.

Brugnaro aveva imposto una leadership energica, spesso polarizzante. Venturini, al contrario, ha condotto una campagna più sobria, quasi rassicurante. È riuscito a trasformare la continuità in una successione ordinata, evitando l’effetto “delegato del capo” che spesso indebolisce gli eredi politici.

Il dato politico è che il consenso non si è disperso. E questo significa che il brugnarismo si è trasformato in qualcosa di più strutturato: una sorta di partito municipale permanente.

Astensionismo e voto fidelizzato

Il risultato assume ancora più rilievo se collocato dentro il quadro generale dell’astensionismo. Anche Venezia registra il calo della partecipazione che ha segnato queste amministrative. In un contesto simile, vincono le forze che dispongono di reti territoriali consolidate e di un voto fidelizzato.

Venturini ha potuto contare proprio su questo: un elettorato moderato ormai abituato a identificare l’efficienza amministrativa con il civismo veneziano costruito negli ultimi dieci anni.

Il centrosinistra, invece, continua a mostrare una debolezza strutturale: mobilita in presenza di campagne eccezionali, ma fatica a consolidare un blocco sociale stabile.

Il prezzo pagato da Forza Italia

Dentro questo schema emerge anche un altro elemento politico. Il prezzo maggiore della vittoria civica sembra pagarlo Forza Italia. Il partito azzurro appare progressivamente assorbito dal contenitore personalistico-amministrativo costruito attorno al sindaco.

È il paradosso di molte realtà urbane italiane: il centrodestra vince, ma i partiti tradizionali si ridimensionano a vantaggio delle liste del sindaco. A Venezia il fenomeno appare ormai compiuto. Non siamo più davanti soltanto a un successo personale, ma a un sistema politico locale relativamente autosufficiente.

Ed è forse questa la vera novità nazionale uscita dalle urne veneziane. Nel Nordest si afferma un modello che finora, osservando anche stavolta i risultati di Salerno e Messina, sembrava confinato al Meridione.

Meloni a Confindustria: il ritorno del nucleare è alla nostra portata

Roma, 26 mag. (askanews) – “Noi vogliamo proseguire speditamente sulla strada per il ritorno dell’energia nucleare in Italia, puntando sulle tecnologie più innovative con mini reattori modulari sicuri, puliti, che ci consentano di avere maggiore sicurezza ma anche costi nettamente più bassi rispetto agli attuali. Entro l’estate, lo ribadisco, sarà approvata la legge delega e poi saranno adottati i decreti attuativi per il quadro giuridico necessario”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel suo intervento all’assemblea di Confindustria.

“Non ho dubbi sul fatto – ha aggiunto – che la ripresa della produzione nucleare in Italia sia un obiettivo alla nostra portata e non ho dubbi sul fatto che può rappresentare una svolta per la nostra competitività e dunque sono molto determinata su questo”.

Nucleare, Meloni: ripresa produzione a nostra portata, sarebbe svolta

Roma, 26 mag. (askanews) – “Noi vogliamo proseguire speditamente sulla strada per il ritorno dell’energia nucleare in Italia, puntando sulle tecnologie più innovative con mini reattori modulari sicuri, puliti, che ci consentano di avere maggiore sicurezza ma anche costi nettamente più bassi rispetto agli attuali. Entro l’estate, lo ribadisco, sarà approvata la legge delega e poi saranno adottati i decreti attuativi per il quadro giuridico necessario”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel suo intervento all’assemblea di Confindustria.

“Non ho dubbi sul fatto – ha aggiunto – che la ripresa della produzione nucleare in Italia sia un obiettivo alla nostra portata e non ho dubbi sul fatto che può rappresentare una svolta per la nostra competitività e dunque sono molto determinata su questo”.

Ue, Meloni: chiediamo cambio passo non per distruggere ma per costruire

Roma, 26 mag. (askanews) – In Europa “quando la storia ha bussato alle nostre porte, ha spazzato via gli orpelli ideologici e ci siamo svegliati nel mondo reale. E’ stato un risveglio brusco o se vogliamo quello che per anni alcuni avevano avuto il coraggio di preconizzare e di dire pagando per questo il prezzo di essere tacciati come dei nemici dell’Europa si è semplicemente dimostrato vero”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel suo intervento all’assemblea di Confindustria.

“Noi – ha aggiunto – dobbiamo imparare dagli errori del passato, chi come voi, come me, pone con forza la necessità di un cambio di passo da parte dell’Europa non lo fa per distruggere, lo fa per costruire. Non lo fa perché è il cavallo di Troia di qualche oscuro potere o interesse, lo fa perché ha a cuore la propria civiltà e la sua capacità di incidere nel futuro. Allora non bisogna avere paura di dire le cose come stanno. Noi chiediamo che l’Europa faccia meno e lo faccia meglio”.

Ue, Meloni: attuale assetto Unione principale fragilità che abbiamo

Roma, 26 mag. (askanews) – “La principale fragilità che ci riguarda da vicino è l’attuale configurazione del’Ue, un gigante burocratico che troppo spesso ha sacrificato la crescita”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni parlando all’assemblea di Confindustria.

“Un’Europa inarrestabile nella sua capacità di moltiplicare regole su ogni aspetto della vita comune, ma esitante nel far sentire propria voce sulle dinamiche globali”, ha aggiunto.

Ha aggiunto la Meloni: “Quando la storia ha bussato alle nostre porte ha spazzato via gli orpelli ideologici, ci siamo svegliati nel mondo reale, è stato un risveglio brusco”.

Confindustria, Meloni: a volte disaccordo ma siamo squadra

Milano, 26 mag. (askanews) – Tra Governo e Confindustria “ci siamo confrontati senza pregiudizi e senza sconti. A volte abbiamo lavorato spalla a spalla, a volte ci siamo detti che non eravamo d’acordo, ma il metodo adottato è stato una piccola grande rivoluzione. Abbiamo dimostrato che anche quando si parte da posizioni diverse, possiamo ritrovarci ad essere squadra se l’obiettivo è lo stesso: e l’obiettivo è lo stesso, mettere la nazione nelle condizioni di affrontare nel migliore dei modi e a testa alta le difficili sfide di questo tempo”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni parlando all’assemblea annuale di Confindustria.

Orsini a Governo e parti: riallocare 20 mld per crescita, sanità e scuola

Roma, 26 mag. (askanews) – Il fisco che è una “leva di competitività”, che “richiede una visione, non un accumulo di misure a breve termine, frammentate e inique”. Soprattutto, “non può essere un ostacolo agli investimenti”. Lo ha sottolineato il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, che, dal palco dell’assemblea annuale, ha lanciato una proposta a Governo e parti sociali: nelle pieghe delle “575 misure fiscali che erodono circa 120 miliardi di base imponibile” è possibile reperire “20 miliardi da riallocare, senza aumentare il debito: un terzo alla crescita, un terzo alla sanità e un terzo alla scuola”.

Orsini ha detto che “anche su questo vogliamo fare la nostra parte. L’Italia è quarta per pressione fiscale tra i Paesi avanzati. Lavoriamo insieme su queste misure, alcune delle quali hanno perso la propria ragione d’essere o si sovrappongono tra loro. Analizziamole insieme”.

La proposta di riallocare 20 miliardi per crescita, sanità e scuola è “un atto concreto di responsabilità da compiere con decisioni condivise di maggioranza e opposizione. Significa anche riaprire il capitolo di una seria revisione della spesa pubblica, per incidere su privilegi ed equilibri consolidati. Cambiare questo stato di cose richiede fiducia e coraggio politico”.

Confindustria, Orsini si appella alla politica: tempo di coraggio

Roma, 26 mag. (askanews) – “E’ il tempo del coraggio”. Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, lancia un appello “a tutta la politica” per “un grande atto di responsabilità, fatto di scelte ispirate a fiducia e coraggio”. Parlando all’assemblea annuale, il leader degli industriali chiede di agire in fretta “per tornare a una crescita del 2% l’anno” perché altrimenti “perderemo la nostra industria e milioni di posti di lavoro”. E, dunque, “le sfide che dobbiamo affrontare richiedono a tutti noi un senso di responsabilità comune, forte e condiviso”. In platea, ad ascoltare la relazione di Orsini, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e la premier Giorgia Meloni.

A giudizio di Orsini ci sono due condizioni che rendono “ogni scelta davvero capace di generare effetti duraturi: fiducia e coraggio. La fiducia tiene unite le comunità, sostiene il Paese e dà forza alle imprese e al lavoro. La fiducia è necessaria per trovare soluzioni ai problemi reali che imprese e lavoratori affrontano ogni giorno, ma dipende soprattutto dalla volontà di chi decide di farsene carico. E si rafforza con la responsabilità di tutti: per trasformare in azioni concrete la necessità assoluta di investire per crescere”. Ma “la fiducia da sola non basta, serve il coraggio”.

Il coraggio di “promuovere insieme nuove scelte e nuovi strumenti per affrontare le sfide di un mondo in rapida trasformazione tecnologica e segnato da profonde instabilità geopolitiche. Serve coraggio perché il tempo che stiamo vivendo non ammette attese, esitazioni, incertezze o ritardi”, conclude.

Orsini: 5 leve per rimettere impresa al centro, da energia a fisco

Roma, 26 mag. (askanews) – “La responsabilità nazionale che invochiamo e proponiamo a tutte le parti politiche e sociali italiane deve muovere cinque leve per rimettere l’impresa al centro”. E’ l’invito lanciato dal presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, in occasione dell’assemblea annuale. Le priorità da affrontare, per mettere le imprese nelle condizioni di crescere e “rafforzare il Paese” sono: “energia; crescita dimensionale delle pmi; contratti di sviluppo e innovazione; semplificazioni e riforma della 231; risorse adeguate agli obiettivi”.

Per Orsini, “la prima leva è l’energia e lo ripeto con la forza che emerge da tutte le nostre assemblee sul territorio: per le imprese il prezzo dell’energia è ormai una vera e propria minaccia esistenziale. Non possiamo continuare a pagare nei nostri stabilimenti l’energia ai prezzi più cari d’Europa”. L’Italia, “per le scelte fatte nel passato rinunciando al nucleare, o per quelle delle Regioni oggi sulle rinnovabili, ormai è completamente fuori scala e fuori mercato. Diamo atto al governo – afferma – di aver impostato una politica energetica di maggior equilibrio, precondizione per salvaguardare il tessuto produttivo”.

La seconda leva da azionare “è una politica industriale orientata alla crescita dimensionale e tecnologica delle piccole e medie imprese”, sottolinea Orsini. Perchè “la sfida è costruire politiche selettive, sostenibili sul piano fiscale e coerenti con il tessuto produttivo. Il Paese cresce se le piccole aziende diventano medie e quelle medie diventano grandi”.

La terza leva da azionare per tornare a crescere “sono i contratti di sviluppo: potenziarli significa credere nel principale strumento a sostegno dei grandi investimenti, che ha già riguardato oltre 1.500 imprese”. Occorre anche “estendere il più possibile la sperimentazione e la rapida applicazione dell’Intelligenza Artificiale in tutte le filiere della manifattura”.

La quarta leva “sono le semplificazioni e la riforma della 231. Autonomia energetica e crescita dipendono da un ecosistema di regole stabili, un fisco prevedibile e organico, un’amministrazione capace di mettere in pratica le scelte della politica e le domande di investimento delle imprese. In tempi certi. Senza queste condizioni qualsiasi investimento rischia di arenarsi in continui rinvii. Anche qui si gioca la partita della fiducia. L’instabilità normativa è un male antico. Servono certezze”. C’è poi una questione centrale “per il nostro sistema produttivo che non possiamo più rimandare. Negli anni è diventato il simbolo dell’incapacità di tradurre in fatti concreti le riforme condivise solo a parole: mi riferisco al sistema della responsabilità connesso alla legge 231. Quando fu concepita, venticinque anni fa, il principio era giusto: incentivare chi innova i propri assetti organizzativi, premiare la prevenzione degli incidenti sul lavoro e punire chi delinque alterando la concorrenza”. Nel tempo, però, “la 231 si è trasformata in uno strumento quasi esclusivamente punitivo, avvicinandosi a forme di responsabilità oggettiva. Già un anno e mezzo fa l’avevamo indicata tra le priorità a costo zero per la competitività, e abbiamo contribuito in modo costruttivo al cantiere avviato dal governo. Dopo un anno e mezzo, quella riforma non è più solo necessaria, è assolutamente urgente”.

La quinta leva da attivare, per Orsini, “è quella delle risorse adeguate agli obiettivi. Sappiamo che la finanza pubblica italiana ha margini molto stretti. Per questo pensiamo che la via da seguire sia quella di un’azione di responsabilità nazionale per mobilitare risorse private a fianco di quelle pubbliche. Cominciamo dal fisco che è una leva di competitività. Richiede una visione, non un accumulo di misure a breve termine, frammentate e inique. Non può essere un ostacolo agli investimenti. Anche su questo, vogliamo fare la nostra parte. L’Italia è quarta per pressione fiscale tra i Paesi avanzati, ma esistono 575 misure fiscali che erodono circa 120 miliardi di base imponibile”. Orsini lancia una proposta al Governo e alle parti sociali: “lavoriamo insieme, su queste misure, alcune delle quali hanno perso la propria ragion d’essere o si sovrappongono tra loro. Analizziamole insieme. E identifichiamo i 20 miliardi da riallocare, senza aumentare il debito: un terzo alla crescita, un terzo alla sanità, un terzo alla scuola”.

Orsini, appello a politica: è tempo di coraggio e responsabilità

Roma, 26 mag. (askanews) – “E’ il tempo del coraggio”. Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, lancia un appello “a tutta la politica” per “un grande atto di responsabilità, fatto di scelte ispirate a fiducia e coraggio”. Parlando all’assemblea annuale, il leader degli industriali chiede di agire in fretta “per tornare a una crescita del 2% l’anno” perchè altrimenti “perderemo la nostra industria e milioni di posti di lavoro”. E, dunque, “le sfide che dobbiamo affrontare richiedono a tutti noi un senso di responsabilità comune, forte e condiviso”. In platea, ad ascoltare la relazione di Orsini, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e la premier Giorgia Meloni.

E’ proprio l’invito al coraggio, alla fiducia e alla responsabilità il fil rouge delle trenta pagine del discorso del presidente di Confindustria che afferma: “per troppo tempo ci siamo accontentati di fare il minimo indispensabile invece del massimo necessario”. Nel complesso, “il Pil italiano nel 2025 è superiore di appena il 10% rispetto al 2000”. Nello stesso periodo “il Pil europeo è aumentato del 40%, quello degli Stati Uniti di quasi il 70%, quello cinese del 586%”. Non serve “cercare il colore politico dei Governi degli ultimi decenni. La verità è che, collettivamente, non abbiamo fatto abbastanza. Non dobbiamo guardare indietro, ma avanti; cambiare metodo e mettere prima di tutto in sicurezza le imprese. Quelle che garantiscono lavoro, welfare e coesione sociale”.

L’appello di Orsini, non è rivolto solo alla politica italiana, ma anche all’Unione europea: “Oggi l’Italia e l’Europa devono essere davvero capaci di compiere scelte coraggiose perché il momento della verità è arrivato”. Secondo il presidente di Confindustria, “ci sono scelte di politica industriale, energetica, di governance, di struttura della spesa pubblica e di relazioni industriali da compiere subito, con misure rapide ed efficaci.Perché senza produzione e crescita non c’è redistribuzione e non c’è futuro”.

Telefonata Meloni-Venturini, il sindaco: la premier presto a Venezia

Milano, 26 mag. (askanews) – Telefonata tra Giorgia Meloni e il nuovo sindaco di Venezia Simone Venturini. Intervistato da RaiNews24, il neo sindaco eletto con una coalizione di centrodestra ha riferito di aver parlato con la premier tramite il cellulare del coordinatore veneto di Fdi Raffaele Speranzon e ha spiegato: “Ci siamo dati appuntamento molto presto a Venezia, perchè Venezia ha una serie di temi che riguardano molto anche la collaborazione con il livello regionale e con il livello nazionale. È una città complessa, che ha molti livelli di governance in cui il sindaco deve essere capace a lavorare con Regione, Parlamento e governo nazionale”.

Jazz in lutto, è morto Sonny Rollins

Roma, 26 mag. (askanews) – Sonny Rollins, uno dei più grandi sassofonisti della storia del jazz e figura dominante della scena musicale del secondo dopoguerra, è morto nella sua casa di Woodstock, nello stato di New York. Aveva 95 anni.

La morte è stata annunciata dalla sua addetta stampa, Terri Hinte. Rollins era considerato uno dei massimi improvvisatori del jazz moderno, capace di unire energia, invenzione melodica e una sonorità potente, personale, immediatamente riconoscibile.

Nato a Harlem il 7 settembre 1930 da genitori originari delle Isole Vergini, Walter Theodore Rollins crebbe nel quartiere di Sugar Hill, in un ambiente segnato dalla presenza di grandi figure della cultura afroamericana. Da ragazzo fu profondamente colpito dal sassofono di Coleman Hawkins, che sarebbe rimasto uno dei suoi idoli, e passò presto dal sax alto al tenore.

Alla fine degli anni Quaranta era già attivo sulla scena jazz newyorchese. Registrò per la prima volta nel 1949 con il cantante Babs Gonzales e negli anni successivi suonò con musicisti come Miles Davis, Thelonious Monk, Bud Powell e Charlie Parker. Negli anni Cinquanta, dopo aver superato una dipendenza da eroina, raggiunse la notorietà nazionale nel quintetto del batterista Max Roach e del trombettista Clifford Brown.

Il 1956 fu l’anno della consacrazione. Rollins registrò “Tenor Madness”, che contiene il suo unico incontro discografico con John Coltrane, e “Saxophone Colossus”, album diventato un classico. In quel disco compariva “St. Thomas”, adattamento di un brano tradizionale delle Indie occidentali e una delle sue composizioni più celebri.

Nel 1958 pubblicò “Freedom Suite”, con una lunga composizione dedicata alla condizione degli afroamericani e alla denuncia della discriminazione razziale. Fu una delle prime prese di posizione esplicite contro l’ingiustizia razziale emerse dal mondo del jazz.

Proprio mentre la sua carriera sembrava lanciata, nel 1959 Rollins scomparve dalle scene. Insoddisfatto del proprio modo di suonare, iniziò un periodo di studio intensissimo. Per oltre due anni praticò spesso di notte sul Williamsburg Bridge, vicino alla sua abitazione nel Lower East Side di Manhattan, per non disturbare i vicini. Da quell’esperienza nacque nel 1962 l’album “The Bridge”, che segnò il suo ritorno.

Rollins avrebbe poi alternato fasi di intensa attività a nuove pause, compreso un periodo tra Giappone e India alla fine degli anni Sessanta, legato anche a una ricerca spirituale. Nel corso della carriera sperimentò con l’avanguardia, la fusion, i ritmi rock, i calypso e formazioni senza pianoforte, senza mai lasciarsi racchiudere in una sola categoria.

“Ogni volta che prendo il sax voglio ascoltare qualcosa di fresco”, disse in un’intervista del 2002. La ricerca dell’improvvisazione come creazione immediata rimase il centro del suo lavoro.

Negli anni Settanta e Ottanta fu criticato da parte della stampa specializzata per l’uso di strumenti elettrici, backbeat e soluzioni più accessibili al pubblico, ma continuò a essere una delle maggiori attrazioni concertistiche del jazz. Nel 1981 suonò anche in tre brani dell’album “Tattoo You” dei Rolling Stones, tra cui “Waiting for a Friend”, pur rifiutando poi di andare in tour con la band.

La moglie Lucille Pearson, sposata nel 1965 e morta nel 2004, fu anche sua manager e coproduttrice di molti album. Rollins attribuì spesso a lei una parte importante della stabilità e del successo della propria carriera.

Nel corso degli anni ricevette numerosi riconoscimenti. Vinse due Grammy, ottenne un Grammy alla carriera nel 2004, fu nominato Jazz Master dal National Endowment for the Arts, ricevette la National Medal of Arts e il Kennedy Center Honor nel 2011. Nel 2010 fu eletto all’American Academy of Arts and Sciences e divenne il primo jazzista a ricevere la Edward MacDowell Medal.

Continuò a esibirsi fino al 2012, quando tenne il suo ultimo concerto pubblico. Due anni dopo smise anche di suonare a casa, a causa di problemi respiratori legati a una fibrosi polmonare. “Quando ho dovuto smettere di suonare è stato piuttosto traumatico”, disse nel 2020. “Ma ho capito che invece di lamentarmi e piangere dovevo essere grato per il fatto di aver potuto fare musica per tutta la vita”.

Nel 2017 i suoi archivi, con centinaia di registrazioni di prove e sessioni di studio, furono acquisiti dallo Schomburg Center for Research in Black Culture di Harlem. Con la morte di Benny Golson nel 2024, Rollins era diventato l’ultimo sopravvissuto dei 58 musicisti ritratti nella celebre fotografia “Harlem 1958” di Art Kane per Esquire.

Considerato per decenni il più grande improvvisatore vivente del jazz, Rollins lascia un’eredità fondata su composizioni diventate standard, come “St. Thomas”, “Oleo” e “Doxy”, ma soprattutto su un modo di suonare che trasformava ogni assolo in una ricerca aperta.

I paesaggi sonori di Luigi Ghirri a Palazzo dei Musei

Reggio Emilia, 26 mag. (askanews) – Fino al 28 febbraio 2027 a Palazzo dei Musei di Reggio Emilia è visitabile il nuovo percorso espositivo Luigi Ghirri. A Series of Dreams. Paesaggi visivi e paesaggi sonori a cura di Ilaria Campioli e Andrea Tinterri con la curatela musicale di Giulia Cavaliere.

Nel 2021, nell’ambito del riallestimento curato da Italo Rota, nel secondo piano di Palazzo dei Musei è stata inaugurata una nuova sezione fotografica: uno spazio dinamico di ricerca, pensiero e valorizzazione delle immagini. La sezione dedica uno spazio permanente all’opera di Luigi Ghirri, figura centrale per la storia della fotografia e per l’identità culturale della città. Il progetto – promosso dal Comune di Reggio Emilia (Musei Civici e Fototeca della Biblioteca Panizzi) in collaborazione con la Fondazione Luigi Ghirri – vede ogni anno una nuova esposizione che racconta la complessità della produzione dell’artista anche attraverso il coinvolgimento di autrici e autori contemporanei. Per il 2026-2027 il riallestimento esplora quella che Luigi Ghirri definiva la “strana e misteriosa parentela tra suono e immagine”. Grande appassionato di musica, Ghirri le attribuisce un ruolo fondamentale nella costruzione dello sguardo.

Adele Ghirri, presidente della Fondazione Luigi Ghirri, ha raccontato così il nuovo percorso espositivo: “La mostra racconta il rapporto tra il lavoro di Luigi e la musica: due linguaggi, quello fotografico e quello musicale, che dialogano, si influenzano. Come Fondazione Luigi Ghiri siamo stati molto contenti di mettere disposizione dei materiali unici completamente inediti che non erano mai stati ancora visti da nessuno. Ce ne sono due, nello specifico, due progetti di libri: uno è un menabò, quindi una maquette preparatoria per un libro su Lucio Dalla, e l’altro una maquette per un libro dedicato a Bob Dylan che era l’artista e il musicista preferito di Luigi. È anche una bellissima occasione per mostrare il lavoro di Paola Borgonzoni che ha sempre collaborato con lui durante tutta la sua vita, alla progettazione di alcuni dei suoi libri ma non solo, anche alla progettazione delle numerose copertine che hanno realizzato per alcuni musicisti come ad esempio Lucio Dalla, CCCP, Carboni, Ron, Stadio, il tour Dalla-Morandi e quindi è veramente una grande occasione per raccontare una storia di cui si conosce, però forse non così tanto.

Inoltre la mostra si arricchisce anche della presenza di un’installazione sonora specifica realizzata dall’artista Iosonouncane di cui siamo molto contenti e che ringraziamo, perché questo spazio all’interno dei Musei Civici lo vogliamo proprio utilizzare anche per mettere in dialogo il lavoro di artisti contemporanei con l’opera di Luigi perché crediamo che riesca sempre a trasmettere qualcosa alle nuove generazioni e quindi coinvolgere artisti viventi ora di generazioni successive è qualcosa per noi veramente di molto importante”.

La mostra, che è stata inaugurata nell’ambito della ventunesima edizione del festival Fotografia Europea, comprende anche un video inedito realizzato da Ghirri nel 1991. Le immagini rivelano una forte continuità con la ricerca fotografica di Ghirri, accanto a una dimensione intima e domestica. Il suono assume un ruolo centrale: dalla ricorrenza di Series of Dreams di Bob Dylan alla musica classica, fino ai suoni ambientali che accompagnano le sequenze finali. C’è anche un nucleo intitolato Oltre quei monti il mare concepito grazie alla partecipazione del musicista Iosonouncane, e un focus separato allestito presso il Teatro Municipale Valli, visitabile fino al 14 giugno 2026.

Raid Usa in Iran (durante i difficili negoziati)

Roma, 26 mag. (askanews) – Le forze armate statunitensi hanno condotto diversi raid definiti “di autodifesa” nel sud dell’Iran contro siti di lancio missilistici e imbarcazioni iraniane che stavano – a dire degli americani – cercando di posare mine. Lo ha riferito il Comando centrale degli Stati uniti, spiegando che le operazioni sono state effettuate “per proteggere le nostre truppe dalle minacce poste dalle forze iraniane”.

Gli attacchi sono avvenuti mentre negoziatori iraniani erano in Qatar per colloqui sulla fine della guerra e rischiano di complicare un possibile accordo che il presidente Usa Donald Trump ha indicato come via per riaprire lo Stretto di Hormuz e attenuare la più grave interruzione energetica degli ultimi decenni.

“Il Comando centrale degli Stati uniti continua a difendere le nostre forze usando moderazione durante il cessate il fuoco in corso”, ha dichiarato il capitano di vascello Tim Hawkins, portavoce del Centcom. Hawkins non ha precisato quali navi siano state minacciate, dove si trovassero né il luogo esatto degli altri raid americani.

Un alto funzionario militare statunitense ha riferito che missili terra-aria iraniani hanno minacciato alcune delle quasi due dozzine di navi da guerra della Marina Usa, comprese due portaerei e le rispettive unità di scorta, dispiegate nel Golfo di Oman e nel Mar Arabico per far rispettare il blocco contro le imbarcazioni dirette verso i porti iraniani o in uscita da essi.

Secondo il funzionario, i raid americani hanno colpito nei pressi di Bandar Abbas, importante porto e base della Marina iraniana. Le ultime azioni arrivano in una fase diplomatica delicata, mentre Washington e Teheran cercano una possibile intesa sul conflitto e sulla riapertura dello Stretto di Hormuz.

La minaccia rappresentata dalle batterie missilistiche iraniane non è stata considerata inattesa da funzionari americani, nonostante le ripetute affermazioni di Trump, del segretario alla Difesa Pete Hegseth e dei vertici militari secondo cui la campagna militare americano-israeliana di 38 giorni avrebbe gravemente indebolito o distrutto gran parte della capacità combattente dell’Iran.

Valutazioni riservate dell’intelligence Usa avrebbero indicato all’inizio del mese che l’Iran ha recuperato l’accesso alla maggior parte dei propri siti missilistici, lanciatori e strutture sotterranee. Mentre gli Stati uniti avrebbero affondato gran parte della Marina convenzionale iraniana, il Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche conserverebbe ancora centinaia di piccole imbarcazioni veloci utilizzabili per posare mine nello Stretto.

Tra gli elementi di maggiore preoccupazione figura il fatto che Teheran avrebbe ripristinato l’accesso operativo a 30 dei 33 siti missilistici lungo lo Stretto di Hormuz, potenzialmente in grado di minacciare navi da guerra americane e petroliere in transito.

Secondo le valutazioni, l’Iran conserva circa il 70 per cento dei propri lanciatori mobili e circa il 70 per cento dello stock missilistico prebellico, comprendente missili balistici e una quantità minore di missili da crociera.

Khamenei: gli Usa non avranno più un rifugio sicuro nella regione

Roma, 26 mag. (askanews) – “Gli Stati Uniti non solo non avranno più un rifugio sicuro per le loro malefatte e per le loro basi militari nella regione, ma il loro precedente status sta svanendo giorno dopo giorno” e “anche il vacillante regime sionista e il tumore canceroso di Israele si stanno avvicinando alle fasi finali della loro miserabile esistenza”: è quanto ha dichiarato la Guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, nel messaggio diffuso oggi in occasione dell’annuale pellegrinaggio alla Mecca (Hajj). Nel messaggio riportato dall’agenzia di stampa Tasnim, Khamenei ha quindi sottolineato che “la Umma islamica e le nazioni della regione possiedono molte capacità e interessi comuni che plasmeranno il nuovo ordine e la futura architettura della regione e del mondo”.

“Con sincerità e purezza d’intenti, invito tutti i paesi e i governi islamici all’amicizia e alla cooperazione nel bene, affinché, lavorando insieme, possiamo compiere passi avanti verso il progresso della Umma islamica e la risoluzione dei problemi del mondo islamico”, ha affermato la Guida suprema.

Festival Lavoro, Ricciardiello: futuro è consulenza integrata

Roma, 25 mag. (askanews) – “Il mercato ci chiede professionisti che sappiano tenere insieme mondi che fino a ieri si parlavano poco: normativa del lavoro, intelligenza artificiale, politiche attive, incentivi all’assunzione, formazione finanziata.” Lo ha dichiarato Andrea Ricciardiello, Direttore Generale di Time Vision Group, intervenendo al Festival del Lavoro 2026, presso il centro congressi La Nuvola di Roma.

Tre giorni di networking nazionale ad altissima intensità con imprese e studi professionali provenienti da tutta Italia durante i quali lo stand di Time Vision ha registrato un’affluenza significativa, confermando l’interesse crescente del mercato nazionale per il modello integrato di consulenza portato dal Gruppo.

Modena, gli psicologi al lavoro per le ferite che non si vedono

Modena, 26 mag. (askanews) – C’è chi non riesce a dormire. C’è chi ha smesso di mangiare. C’è chi guarda una vetrina e si volta dall’altra parte. A Modena, l’auto piombata sui passanti in via Emilia Centro il 16 maggio ha lasciato ferite che non si vedono. Per questo l’azienda Usl ha riunito psicologi e cittadini in un incontro pubblico, “Quando la comunità viene ferita”. A spiegare quei sintomi, Dania Barbieri dell’unità di Psicologia ospedaliera: “Certamente paura, smarrimento, sensazione di irrealtà, perché è un evento che nessuno si sarebbe mai aspettato. Ci raccontano molti sintomi: difficoltà nell’addormentamento, nel mangiare, nella concentrazione, incubi notturni, difficoltà nella ripresa della vita quotidiana”.

Sono già una quarantina le persone che hanno chiamato il numero gratuito attivato dall’Ausl per chiedere un colloquio. “Molte di queste persone sono già state incontrate, altre hanno appuntamento nei prossimi giorni – racconta Cecilia Giuliani, psicologa del servizio di Psicologia clinica e di comunità -. La nostra attività è cambiata, abbiamo dato priorità a questi accessi, perché sappiamo che una buona risposta subito favorisce il processo di ripresa e previene la cronicizzazione, la strutturazione di un disturbo, che è quello che non vogliamo accada”.

L’incontro ha messo a fuoco anche un’altra ferita: quella della comunità intera. Per la vicesindaca con delega alla Sanità Francesca Maletti, la prima risposta è stata proprio quella collettiva. “Dobbiamo fare in modo che questo dramma ci insegni qualcosa – ricorda Maletti -. Non dobbiamo chiuderci in noi stessi, non dobbiamo usare delle nostre capacità per relegare in fondo alle nostre le nostre paure. Dobbiamo chiederci come istituzioni, ma anche come comunità, che cosa possiamo fare di più”.

Playoff Nba, New York vola alle Finals dopo 27 anni

Roma, 26 mag. (askanews) – Non si ferma la corsa dei Knicks, che dominano anche in gara-4 a Cleveland (93-130), eliminano i Cavs con un secco 4-0 e ottengono la 11^ vittoria consecutiva in questi playoff, altro record di franchigia che li riporta alle Finals, dove mancavano dal 1999. Dopo un buon inizio firmato Donovan Mitchell, i padroni di casa si arrendono già nel 1° quartosenza più riuscire a riprendersi, mentre dall’altra parte sono ben 6 i giocatori in doppia cifra per punti segnati e Jalen Brunson, poi eletto MVP delle finali della Eastern Conference, può permettersi una serata del tutto normale chiusa a quota 15.

Finale Eastern Conference (3) New York Knicks vs (4) Cleveland Cavaliers 4-0, qual. New York Knicks

Gara 1: New York Knicks-Cleveland Cavaliers 115-104 Gara 2: New York Knicks-Cleveland Cavaliers 109-93 Gara 3: Cleveland Cavaliers-New York Knicks 108-121 Gara 4: Cleveland Cavaliers-New York Knicks 93-130

Finale Western Conference (1) Oklahoma City Thunder vs. (2)San Antonio Spurs 2-1

Gara 1: Oklahoma City Thunder-San Antonio Spurs 115-122 Gara 2: Oklahoma City Thunder-San Antonio Spurs 122-113 Gara 3: San Antonio Spurs-Oklahoma City Thunder 108-123 Gara 4: San Antonio Spurs-Oklahoma City Thunder 103-82 Gara 5: Oklahoma City Thunder-San Antonio Spurs 27/05 ore 2.30 Gara 6: San Antonio Spurs-Oklahoma City Thunder 29/05 ore 2.30 Gara 7: Oklahoma City Thunder-San Antonio Spurs* 31/05 ore 2.00

*se necessario

Custodire l’umano nell’era digitale planetaria

C’è una parola che attraversa la prima enciclica Magnifica Humanitas e che dovrebbe tornare al centro del dibattito pubblico: custodia. Custodire non significa frenare la storia, né guardare con sospetto ogni innovazione. Custodire significa impedire che il progresso perda la sua misura umana, che la tecnica diventi potere senza volto, che l’intelligenza artificiale si trasformi da strumento a criterio ultimo delle decisioni.

Papa Leone XIV non consegna un testo difensivo. Non invita a rifugiarsi nella nostalgia di un mondo precedente alla rivoluzione digitale. Al contrario, riconosce che l’intelligenza artificiale, la robotica, la gestione avanzata dei dati e le nuove tecnologie possono aprire possibilità enormi per la ricerca, la cura, l’educazione, l’organizzazione dei servizi, la qualità della vita. Ma proprio perché queste possibilità sono grandi, grande deve essere anche la responsabilità di chi le orienta.

Il punto decisivo è qui: l’uomo non può essere ridotto a ciò che di lui può essere calcolato. Una società che confonde la persona con i suoi dati, la salute con un algoritmo, il lavoro con una prestazione misurabile, l’educazione con un addestramento funzionale, rischia di apparire modernissima e insieme profondamente disumana. Può essere veloce, efficiente, connessa, persino seducente; ma se perde il volto dell’altro, se non sa più riconoscere il fragile, il malato, il giovane, l’anziano, il lavoratore esposto alla precarietà, allora costruisce una nuova Babele.

Una nuova questione umana

In questo passaggio si coglie l’attualità del magistero sociale della Chiesa. Come la Rerum novarum seppe leggere, dentro la rivoluzione industriale, non soltanto una questione economica ma una ferita aperta nella dignità del lavoro, così oggi Magnifica Humanitas ci invita a riconoscere nella rivoluzione digitale una nuova questione umana. Non si tratta solo di governare strumenti sempre più sofisticati, ma di decidere quale idea di persona, libertà e futuro vogliamo consegnare alle generazioni che vengono.

La forza dell’enciclica sta nel riportare la questione tecnologica dentro una grande domanda antropologica e politica. Che cosa vogliamo farne della potenza che abbiamo tra le mani? Chi decide? Con quali criteri? A vantaggio di chi? Non basta chiedersi se una tecnologia funzioni. Bisogna chiedersi se renda più giusta la società, se allarghi o restringa la libertà, se rafforzi o indebolisca la democrazia, se serva la cura o introduca nuove forme di selezione.

Il bene comune nell’età degli algoritmi

Per chi viene dalla tradizione del cattolicesimo democratico e dalla dottrina sociale della Chiesa, queste non sono domande laterali. Sono il cuore stesso dell’impegno pubblico. Bene comune, solidarietà, sussidiarietà, destinazione universale dei beni, sviluppo umano integrale non appartengono a un lessico consumato. Sono, al contrario, categorie decisive per abitare il nostro tempo.

In un mondo in cui i dati diventano ricchezza, potere e capacità di orientare comportamenti collettivi, non possiamo lasciare che pochi soggetti concentrino nelle proprie mani strumenti capaci di incidere sulla libertà di molti.

Educare alla libertà, non alla dipendenza

Questo vale in modo particolare per la scuola, l’università, il lavoro e anche per la medicina. L’innovazione può aiutare il medico a diagnosticare meglio, a curare prima, a personalizzare le terapie. Ma la cura resta sempre incontro, prossimità, alleanza terapeutica. Nessun algoritmo potrà sostituire lo sguardo, l’ascolto, la responsabilità di chi si china sulla fragilità di un altro essere umano.

Allo stesso modo, l’università non può limitarsi a produrre competenze spendibili sul mercato: deve formare coscienze, intelligenze libere, persone capaci di giudizio.

Anche il lavoro è un banco di prova decisivo. L’intelligenza artificiale può liberare energie, ridurre fatiche inutili, migliorare processi. Ma può anche aumentare disuguaglianze, precarizzare mansioni, trasformare il lavoratore in un soggetto controllato, valutato, sostituibile. Una politica degna di questo nome non può limitarsi ad accompagnare passivamente la trasformazione. Deve governarla, investire in formazione continua, tutelare chi rischia di restare indietro, costruire nuove garanzie dentro il cambiamento.

La politica dell’umano contro il dominio invisibile

L’enciclica parla poi con particolare forza della pace. In un tempo in cui tecnologia, potere e guerra sembrano saldarsi pericolosamente, ricorda che nessun algoritmo può rendere moralmente accettabile la violenza. Delegare a sistemi automatizzati decisioni che riguardano la vita e la morte significa oscurare la responsabilità umana proprio dove essa dovrebbe essere più vigile.

La pace non è ingenuità. È realismo alto. È diplomazia, giustizia, ascolto delle vittime, ricostruzione paziente di legami spezzati.

Magnifica Humanitas ci chiede dunque una conversione dello sguardo. Non basta usare tecnologie intelligenti; occorre una società sapiente. Non basta innovare; bisogna discernere. Non basta essere connessi; bisogna tornare a essere comunità.

La dignità non si automatizza. La cura non si delega. La libertà non può essere profilata. Il futuro non va temuto, ma nemmeno consegnato a mani invisibili. Va governato con responsabilità, giustizia e speranza. Questa è la politica dell’umano di cui oggi abbiamo bisogno.

Saragozza modello europeo: così le città diventano davvero inclusive

Una vittoria che parla spagnolo

Nell’edizione 2026 del Premio dell’U.E. “Access City Award” per le città a misura di disabili, la Spagna occupa i primi due posti in graduatoria: vince Saragozza e al secondo posto si classifica Valencia. Appare significativo questo risultato perché vuol sottolineare come questa nazione abbia dimostrato un grande impegno sul piano politico e istituzionale per adeguare il contesto urbano delle due città alle esigenze di stanzialità, mobilità e trasporto delle persone con disabilità, attrezzandosi per facilitarne il contesto di vita, a cominciare dall’abbattimento delle barriere architettoniche.

Ma esprime anche una accresciuta sensibilità presso la stessa opinione pubblica in materia di vivibilità dei contesti urbani, solitamente pensati, organizzati e strutturati non certo per agevolare i movimenti e l’accesso alle strutture pubbliche da parte di soggetti con difficoltà motorie. Aggiornare l’arredo e il contesto urbano per realizzare condizioni di vita migliori per chi ha problemi di questo genere costituisce un segno di maturazione del senso civico, imprime una direzione di marcia per il futuro principalmente in tema di strutture edilizie ed è dunque meritevole di apprezzamento.

Che cos’è l’Access City Award

Il Premio “Access City Award” consiste in un importante riconoscimento che ogni anno – a partire dal 2010 – viene assegnato, previo apposito bando di concorso e selezione dei meriti certificati, dalla Commissione Europea con la collaborazione con il Forum per le persone disabili e la Piattaforma AGE per gli anziani, alle città con più di 50 mila abitanti che abbiano realizzato significativi interventi di adeguamento e innovazione del proprio contesto urbano, infrastrutturale, edilizio e residenziale al fine di migliorarne l’accessibilità e la fruizione da parte delle persone con difficoltà motorie, a partire proprio da quelle riconosciute disabili e dagli anziani.

La mission dell’iniziativa è sensibilizzare la sempre più vasta platea di cittadini comunitari ai concreti problemi di spostamento, accesso e utilizzo dei servizi quotidianamente vissuti dalle persone con deficit fisici, affinché possa prender corpo e consistenza la consapevolezza dei condizionamenti di queste oggettive e spesso insormontabili difficoltà e si diffonda una politica di “avvertita attenzione” e “adeguate iniziative” presso i governi centrali e le autorità locali per garantire ai disabili pari opportunità di accesso alla vita delle città e dei contesti metropolitani.

Questi sono i parametri in base ai quali la Commissione dell’U.E. valuta la pertinenza, la congruenza e la tangibilità dei miglioramenti infrastrutturali adottati o in via di elaborazione: ambiente urbano, spazi pubblici, trasporti e relative infrastrutture, aree pedonali, eliminazione delle barriere architettoniche, verde attrezzato, informazione e comunicazione, comprese le nuove tecnologie TIC, progetti di inclusione, strutture e servizi, accesso al lavoro e allo sport.

Saragozza, la città progettata per tutti

Previa selezione delle città partecipanti al bando di concorso indetto dalla Comunità Europea, vengono valutati e graduati i contesti urbani. Come scritto, la vincitrice dell’edizione 2026 è risultata la città spagnola di Saragozza, capoluogo dell’Aragona e quinta città della Spagna per abitanti, con circa 682 mila residenti, per l’impegno profuso negli ultimi anni al fine di rendere accessibili le strutture urbane alle persone con disabilità e a tutti gli altri utenti.

Dal comunicato stampa della Commissione Europea si evince che Saragozza ha vinto l’ambito riconoscimento per i suoi sforzi eccezionali volti a rendere la città accessibile alle persone disabili.

La città adotta un approccio basato sui diritti e fondato sulla Convenzione delle Nazioni Unite. La sua infrastruttura di accessibilità è composta da regole comunali complete, un chiaro piano strategico con obiettivi, tempistiche e budget e una solida governance attraverso un ufficio dedicato a questo specifico requisito e un comitato per il controllo formale di efficienza ed efficacia.

Saragozza è inoltre all’avanguardia nel garantire la piena partecipazione delle persone con disabilità alla società, con trasporti pubblici accessibili, spazi pubblici e servizi digitali. Dispone, ad esempio, di una rete di tram pienamente fruibile, ampi percorsi pedonali senza gradini, iniziative bancarie e commerciali inclusive e siti web e app certificati che hanno contribuito in modo significativo a rendere la città più accessibile e inclusiva per le persone con difficoltà motorie.

L’alloggio rappresenta un altro punto di forza, grazie a iniziative come il progetto Flumen, che fornisce case inclusive e di facile accesso, favorendo sia la vita indipendente sia l’inclusione sociale.

Valencia e Rennes, accessibilità come politica pubblica

Valencia ha ricevuto il secondo premio per il suo approccio all’accessibilità basato sui dati emersi in tutta la città. Ha raggiunto un trasporto esemplare riportando il 96% di accessibilità urbana e una rete di autobus e metropolitana completamente fruibile. Le persone con disabilità sono riconosciute come validatori dell’accessibilità e le organizzazioni testano sistematicamente le soluzioni innovative e migliorative prima della loro messa in opera.

Questa città ha anche ricevuto una menzione speciale nella preparazione alle emergenze per l’integrazione nella pianificazione attraverso la co-progettazione di protocolli ed esercitazioni con organizzazioni di persone con disabilità, corsi di formazione per vigili del fuoco, polizia e personale municipale e un sistema di allarme inclusivo.

La città di Rennes, in Francia, ha invece vinto il terzo premio per i significativi progressi compiuti in materia di facilitazione agli accessi grazie allo stretto coordinamento tra i servizi comunali. Metro e autobus sono completamente fruibili da tutti i cittadini, supportati da veicoli porta a porta e app per viaggi senza cambi.

Le strade sono state migliorate con marciapiedi più ampi, attraversamenti più sicuri, strisce tattili, panchine e servizi igienici accessibili, mentre i luoghi culturali come il Jeu de Paume e la scuola d’arte della città dispongono ora di rampe, ascensori, servizi igienici adattati e scale facilitate. Il 68% dei siti comunali è accessibile e un’agenda programmata renderà conformi tutti gli edifici pubblici di accoglienza entro il 2027.

Piacenza premiata per l’innovazione tecnologica

Salisburgo, in Austria, ha ricevuto una menzione speciale per il suo approccio strutturale volto a integrare l’accessibilità nell’edilizia abitativa, compresi i nuovi alloggi sociali e le ristrutturazioni edilizie, con il sostegno del consiglio consultivo sulla disabilità. Ciò è rafforzato da un servizio di consulenza gratuito per la pianificazione degli alloggi che qualsiasi residente, associazione, pianificatore, architetto o impresa di costruzione può utilizzare.

Gli orientamenti in materia di assegnazione degli alloggi rispondono inoltre alle esigenze delle persone con disabilità, con accesso prioritario nei casi urgenti.

Anche Piacenza ha ricevuto una Menzione Speciale sulle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione per un approccio inclusivo e guidato dalla tecnologia all’accessibilità. Questa città italiana utilizza la tecnologia di mappatura e analisi dei dati per testare oltre tremila problemi frequenti di accessibilità, guidando aggiornamenti mirati tra strade ed edifici, un assistente virtuale comunale e punti di facilitazione che semplificano l’ingresso ai servizi.

L’Europa delle persone prima dei mercati

Secondo Eurostat oltre 90 milioni di persone nell’Unione Europea sono portatrici di almeno una disabilità. Gli spazi accessibili, sia fisici che digitali, costituiscono un primo passo fondamentale verso il raggiungimento dell’uguaglianza.

L’accesso ai trasporti, agli edifici pubblici, ai negozi, ai parchi o ai siti web su basi di piena uguaglianza con gli altri cittadini è essenziale affinché le persone con difficoltà possano compiere le proprie scelte e assumere il controllo della propria vita.

Si stima che nell’U.E. una persona su cinque sia oggi affetta da disabilità, per un totale di circa 120 milioni di cittadini, mentre un terzo degli ultrasettantacinquenni accusa deficit neuro-motori che ne limitano la qualità della vita.

Per questi motivi José Manuel Barroso, quando era Presidente della Commissione Europea, aveva adottato fin dal 2010 una vera e propria strategia globale europea per superare gradualmente le barriere e gli ostacoli urbanistici, architettonici, infrastrutturali, legislativi e di comunicazione che impediscono alle persone disabili un accesso paritetico alla vita sociale, a partire proprio dai contesti urbani di vita e di residenzialità.

Condizione ineludibile per consentire a tutti di esercitare pienamente i diritti sanciti dalla Convenzione delle Nazioni Unite, dai trattati europei e dalla Carta dei Diritti fondamentali, oltre che dalle rispettive legislazioni nazionali.

Una sfida di civiltà che riguarda tutte le città

Abbattere ogni tipo di barriera è innanzitutto un dovere di civiltà, che restituisce piena e paritetica dignità alle persone in vista del superamento di ogni discriminazione fisica e di ogni stigma sociale. Tutti gli ostacoli materiali e immateriali che si frappongono a questo principio di eguaglianza e partecipazione devono dunque essere rimossi.

A questi principi sanciti e condivisi a livello di Unione Europea dovrebbero ispirarsi le politiche nazionali e locali in materia di normative urbanistiche in rapporto alle disabilità. Si tratta di un tema stimolante e attuale sul quale misurarsi in termini di sostenibile progettualità, a partire dai vertici della Commissione europea, per rimettere – più dei mercati, delle banche e della globalizzazione – la persona e i suoi diritti al centro del dibattito politico.

Quest’anno 51 città candidate hanno presentato domanda per il premio. Di queste, 18 erano state preselezionate dalle giurie nazionali mentre le cinque città finaliste sono state valutate e classificate dalla giuria dell’U.E.

Ecco infine le città vincitrici del primo premio delle precedenti edizioni: 2025 Vienna; 2024 San Cristóbal de La Laguna; 2023 Skellefteå; 2022 Lussemburgo; 2021 Jönköping; 2020 Varsavia; 2019 Breda; 2018 Lione; 2017 Chester; 2016 Milano; 2015 Borås; 2014 Göteborg; 2013 Berlino; 2012 Salisburgo; 2011 Ávila.

Nel nome dei Ganna: un secolo di ciclismo tra laghi, fatica e modernità

C’è un’eco profonda che rimbalza tra i tornanti delle valli del Varesotto e le sponde del lago, una frequenza acustica che a Varese conoscono tutti. È il rumore di una catena che gira, il respiro ritmico di chi sfida la fatica e il tempo. Una linea retta, lunga più di un secolo, che unisce la terra e l’aria, il fango delle prime strade d’Italia e il carbonio delle gallerie del vento. Al centro di questo legame indissolubile c’è un nome che per il territorio è quasi un sinonimo di identità: Ganna.

Il dossier che lega Varese a questo cognome si divide in due atti distinti, eppure speculari. È la storia di un pioniere che ha inventato il ciclismo moderno e di un campione contemporaneo che ne ha ridisegnato i confini scientifici.

Luigi Ganna, il muratore che conquistò il primo Giro

Per capire la radice di questo fenomeno bisogna sfogliare i registri d’inizio Novecento e fermarsi a Induno Olona. È qui che prende forma il mito di Luigi Ganna. I testimoni dell’epoca lo descrivevano come un uomo fatto di ghisa e volontà: un muratore che per raggiungere i cantieri di Milano percorreva cento chilometri al giorno in bicicletta, prima ancora di iniziare a lavorare.

Nel maggio del 1909, quell’uomo normale compì l’impresa: la vittoria del primo, storico Giro d’Italia. Un’epopea di polvere, strade bianche e tubolari a tracolla. Ma il legame profondo con Varese si cementò dopo il ritiro, quando Ganna fondò in città la sua fabbrica di biciclette. Per decenni, quei telai sono stati l’orgoglio industriale del territorio, trasformando la provincia in una scuderia a cielo aperto e in un distretto d’avanguardia per le due ruote.

Filippo Ganna e il ciclismo del vento

Passano le generazioni, la fabbrica chiude e il ciclismo in bianco e nero si trasferisce nei musei. Eppure, il legame non si spezza. Molti anni dopo, il destino decide di rimettere in circolo lo stesso identico nome, quasi a voler verificare la tenuta di quel DNA podistico. Compare Filippo Ganna.

Sebbene nato sulla sponda piemontese del Lago Maggiore, a Verbania, il cordone ombelicale di Filippo con la sponda varesina resta strettissimo. Varese, con le sue salite storiche come il Cuvignone, il Velodromo di Masnago e le strade della “Tre Valli”, diventa il laboratorio d’elezione per il gigante della Ineos Grenadiers. Se Luigi rappresentava la forza bruta della terra, Filippo è la sublimazione aerodinamica del vento: un atleta capace di sbriciolare i cronometri, abbattere il Record dell’Ora e dominare le piste di tutto il mondo.

«Due epoche diverse, due interpretazioni antitetiche dello stesso sport. Ma un unico istinto predatore che si nutre delle stesse strade».

Varese, officina naturale del ciclismo

I tecnici e gli appassionati che frequentano le Prealpi varesine lo sanno bene: non si tratta di una parentela diretta in linea di sangue, ma di una filiazione elettiva e geografica. Le strade del Varesotto agiscono come un’incubatrice.

Qui la bicicletta non è mai stata soltanto uno sport. È stata lavoro, mobilità sociale, orgoglio industriale, sacrificio quotidiano. Le salite che spezzavano le gambe ai pionieri del primo Novecento sono diventate oggi banchi di prova scientifici per atleti che viaggiano oltre i sessanta chilometri orari. Cambiano i materiali, cambiano i ritmi, ma resta identica la cultura della fatica.

Una staffetta lunga cent’anni

Varese ha preso il coraggio ruvido di un muratore del 1909, lo ha custodito tra le sue colline per cent’anni e lo ha restituito al mondo moderno sotto forma di un atleta progettato per sfidare il tempo.

Nel nome dei Ganna si racconta così qualcosa di più di una semplice vicenda sportiva. Si racconta la continuità silenziosa di una terra che ha trasformato il ciclismo in linguaggio civile, memoria collettiva e identità popolare. Un passaggio di testimone che attraversa generazioni, epoche e tecnologie, senza mai perdere il contatto con l’asfalto ruvido delle origini.

Critica alla critica del post-liberalismo: al centro la difesa della libertà

[…] La tesi del post-liberalismo è ormai nota e il libro di Reno non si sottrae a questa prospettiva: il liberalismo, una volta realizzato il proprio ideale di emancipazione individuale, sebbene solo tendenzialmente, finisce per aprire la strada al proprio superamento. Secondo questa prospettiva, l’affermazione dei diritti individuali, sempre più estesi e potenzialmente illimitati, avrebbe comportato anche l’indebolimento dei legami sociali che tenevano unita la comunità. Da qui deriverebbe la necessità di prendere atto della crisi dell’ordine liberale, fondato su “dèi” considerati “deboli”, come la società aperta, la globalizzazione e il confronto critico, e di cercare nuove forme di convivenza. Tuttavia, i teorici del post-liberalismo sembrano indicare solo in modo vago una possibile alternativa, richiamandosi a un rinnovato spirito comunitario capace di restituire centralità ai cosiddetti “dèi forti”: religione, nazione e famiglia.

Va inoltre osservato che il post-liberalismo, nato nel contesto della cultura politica statunitense, risente dello slittamento di significato che il termine “liberale” ha subito negli ultimi decenni. Negli Stati Uniti, infatti, “liberale” è ormai spesso sinonimo di “progressista”, con un progressivo distacco dal liberalismo classico.

Questo mutamento linguistico ha spinto gran parte del conservatorismo americano ad abbandonare del tutto il termine “liberale”, cedendolo completamente agli avversari politici. Così facendo, il liberalismo è stato identificato con fenomeni molto lontani dalla sua tradizione originaria, come alcune espressioni della woke culture e del progressismo contemporaneo.

A questo punto sorgono alcune domande decisive. Se il liberalismo viene accusato di aver fallito, quale modello istituzionale propone realmente il post-liberalismo? In che modo immagina di organizzare il potere per evitare derive autoritarie o arbitrarie? È comprensibile che una società aperta e il confronto critico possano apparire scomodi, ma quale alternativa viene proposta? Forse una società silenziosa e priva di dissenso, dove nessuno possa mettere in discussione il potere? Se oggi si ritengono inaccettabili alcune opinioni espresse nello spazio pubblico, cosa accadrà quando saranno le nostre idee a essere considerate illegittime? Dovremmo forse accettare senza opposizione la censura di giornali non allineati o l’emarginazione di docenti e intellettuali contrari ai nuovi “dèi forti” imposti dal potere?

Se la democrazia liberale si fonda sulla società aperta e sul confronto critico: le idee si combattono con le idee, allora una democrazia post-liberale, rinunciando a questi principi, rischia inevitabilmente di trasformarsi in una “via verso la schiavitù”. Rinunciare al dibattito e alla libertà di confronto significherebbe privarsi di una delle dimensioni più autentiche e vitali dell’esperienza umana. Il liberalismo, infatti, sostituisce il conflitto delle armi con quello delle idee: il ferrum con il verbum, e trova nella critica il proprio elemento essenziale.

 

Il testo, qui riproposto per gentile concessione dell’autore, è la parte finale dell’articolo apparso su “Il Pensiero storico – Rivista internazionale di storia delle idee” (online).

 

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https://ilpensierostorico.com/la-tentazione-post-liberale-contro-la-societa-aperta/

Ferrari Luce, la prima elettrica del Cavallino: 5 posti e 1050 cv

Roma, 25 mag. (askanews) – Ferrari apre un nuovo capitolo della sua storia con Luce, la prima vettura full electric del Cavallino, presentata ieri sera a Roma nella Vela di Calatrava in anteprima a oltre 200 giornalisti arrivati da tutto il mondo, 79 anni dopo la prima vittoria ufficiale della Casa di Maranello nel Gran Premio di Roma del 1947. La vettura sarà mostrata questa sera a un primo gruppo di 800 clienti selezionati e domani ad altrettanti ospiti.

La nuova Ferrari è stata svelata con l’ingresso sul palco di cinque vetture in colori diversi. “Ferrari non è mai stata definita da ciò che la alimenta, ma da ciò che fa provare”, ha detto il presidente John Elkann. Per il Ceo Benedetto Vigna, Luce è “il risultato di cinque anni di lavoro” e nasce da una scelta precisa: “Partire da Ferrari, non dalla tecnologia elettrica”.

Luce nasce su una piattaforma dedicata, con quattro motori elettrici indipendenti, batteria da 122 kWh e architettura a 800 volt. La potenza massima arriva a 1050 CV in Launch Control, con oltre 11mila Nm alle ruote, 0-100 km/h in 2,5 secondi, 0-200 in 6,8 secondi, velocità massima di 310 km/h e autonomia stimata di 530 chilometri. Il peso in ordine di marcia è di circa 2,2 tonnellate.

Ferrari ha confermato un prezzo di 550mila euro al pubblico in Italia. Gli ordini sono aperti da questa sera, in occasione della prima presentazione ai clienti, mentre le prime consegne in Europa partiranno da fine anno. La Luce amplia la gamma Ferrari e porta Maranello in un segmento inedito. Secondo Enrico Galliera, nelle prime valutazioni il pubblico potenziale sembrava orientato soprattutto verso nuovi clienti, “quasi un 80-20”, ma oggi il mix “forse si avvicina più al 50-50”. “È una vera sport car ma con il comfort e lo spazio di una macchina più grande: la combinazione è qualcosa di diverso e unico”, ha aggiunto.

È anche la prima Ferrari a cinque posti e la seconda a quattro porte, con apertura a portafoglio come sulla Purosangue, grande abitabilità per i passeggeri seduti dietro e bagagliaio da quasi 600 litri. Il design è stato realizzato da LoveFrom, il collettivo fondato dall’ex Apple Jony Ive e da Marc Newson, in collaborazione con il Centro Stile Ferrari guidato da Flavio Manzoni.

La vettura si distingue per la grande glass house, i fari posteriori rotondi e i cerchi da 23 pollici all’anteriore e 24 al posteriore, i più grandi mai montati su una Ferrari Stradale. Gli interni, sviluppati con LoveFrom, puntano su schermo centrale orientabile e numerosi tasti fisici, dai manettini sul volante ai comandi separati, evitando un abitacolo dominato solo da maxi-schermi.

Tra le principali novità tecnologiche debuttano Vehicle Control Unit, trazione integrale elettrica, torque vectoring, sospensioni attive e ruote posteriori sterzanti indipendenti. Un pacchetto definito Full active corner pensato per far percepire la Luce come una vettura più leggera e agile rispetto al suo peso reale. Ferrari introduce anche la gestione della coppia tramite palette al volante e un sound brevettato e non sintetico, che nasce dalla meccanica del powertrain elettrico e può accompagnare la guida sportiva oppure lasciare spazio al silenzio.

La batteria utilizza celle della coreana Sk on, ma è assemblata nell’e-Building di Maranello, dove vengono prodotti tutti i componenti elettrici della vettura. È composta da 15 moduli sostituibili singolarmente e potrà essere aggiornata nel tempo in ottica Ferrari Forever, qualora arrivino tecnologie o celle più efficienti per gestire il rischio di obsolescenza tecnologica. Sul valore residuo dell’elettrico, Galliera ha spiegato che la Casa studia “soluzioni finanziarie dedicate” per sostenere il valore dell’auto nel tempo e “dire al mercato che ci crediamo”. Quanto alle garanzie, Ferrari offre una protezione di 8 anni sul powertrain elettrico, inclusa la batteria.

Comunali, Venezia delude ‘campo largo’. Pd: "Non cambia nulla"

Roma, 25 mag. (askanews) – Il dato di Venezia brucia, anche se la linea ufficiale è “non cambia nulla”. Il voto nella laguna delude il ‘campo largo’, proprio perché – come viene fatto notare – questo primo turno di comunali ha riservato anche sorprese positive, dalla riconquista di Pistoia alle vittorie a Mantova, Andria e Prato, dove si veniva da anni complicati. A maggior ragione, però, il risultato di Venezia rovina tutto, perché era la città più importante e perché nelle ultime settimane si era diffusa la convinzione che fosse possibile strapparla alla destra, dopo il secondo mandato difficile di Luigi Brugnaro. Un blitz che avrebbe inferto un colpo duro ad una Giorgia Meloni ancora in affanno dopo la sconfitta al referendum.

“In Veneto, a Venezia, sapevamo che non sarebbe stato facile dopo 11 anni di governo della destra”, commenta la segretaria Pd Elly Schlein. Ma la leader Pd allarga lo sguardo, perché – come dice Igor Taruffi – “c’erano sei milioni al voto in questo primo turno. E i conti si fanno dopo il ballottaggio…”. La Schlein sottolinea “i buoni risultati in Toscana con le vittorie al primo turno a Prato e Pistoia e in Emilia-Romagna. Così come risultati positivi li stiamo riscontrando anche in Campania, a partire da Avellino, e in Puglia con la netta riconferma di Andria, su percentuali alte come accade a Mantova”.

Insomma, conclude la segretaria Pd, “un risultato che nel suo insieme, pur con tutte le specifiche del caso trattandosi di un voto locale, conferma che quando siamo uniti come campo progressista siamo competitivi e lo saremo anche alle prossime elezioni politiche”.

Il punto, come sottolinea anche Francesco Boccia, è che per il Pd non si può enfatizzare il voto di Venezia mettendo tutto il resto in secondo piano, “il quadro politico nazionale non cambia”, quello nella città della laguna è un fatto dovuto a “dinamiche locali. Avendo strappato Pistoia alla destra, avendo vinto al primo turno anche a Prato, Mantova e Andria con numeri importanti non è che diciamo che le elezioni politiche cambieranno corso. Sono elezioni amministrative”. Semmai, aggiunge mentre legge le parole della Meloni che festeggia lo scampato pericolo “il dato è che lei sta governando male. Poi se pensa di avere vinto… Buon per lei”.

Nel Pd nessuno apre discussioni, anche se nelle chat dell’area riformista del partito qualche ragionamento si fa: “Nessun dramma, ma un insegnamento: il risultato delle politiche non è scontato, è bene smorzare qualche entusiasmo di troppo che si era diffuso dopo il referendum”.

Giuseppe Conte non parla, M5s affida il commento a Paola Taverna, vice-presidente vicaria del Movimento che parla di “risultati in chiaroscuro: alcuni risultati ci rallegrano altri non ci soddisfano”. Ma, aggiunge, “questo voto, essendo a carattere locale, va interpretato in base alle condizioni e ai risultati di ogni singola realtà comunale. È improprio ricavarne valutazioni di ordine generale, ancor più proiettate sul dibattito nazionale”.

Lo stesso Matteo Renzi rinvia il bilancio definitivo al termine dei ballottaggi, anche se un paio di giorni fa aveva detto che il segno di queste elezioni lo avrebbe dato il voto di Venezia: “Peccato per Venezia – dice ora – la partita più importante, dove si conferma l’amministrazione di destra. Il centrosinistra recupera da subito Pistoia e forse Agrigento ma perde Reggio Calabria. Per capire chi avrà vinto e perso questo turno di amministrative occorrerà aspettare i ballottaggi tra 15 giorni”.

Taruffi insiste: “Non cambia nulla. Il risultato complessivo credo che confermi che il centrosinistra è in campo per vincere le elezioni il prossimo anno. I conti si faranno alla fine, dopo il ballottaggio. E si vedrà che siamo avanti sia come numero di comuni vinti che come voti complessivi”.

Ebola, test effettuati al Sacco di Milano sono negativi

Roma, 25 mag. (askanews) – I test per il virus dell’Ebola effettuati oggi al “Sacco” di Milano su due persone rientrate nelle scorse ore dall’Uganda sono negativi: è quanto si legge in un comunicati diffuso dal Ministero della Salute. (Segue) I due sono stati sottoposti, a titolo precauzionale, a valutazione clinica specialistica nell’ambito delle attività di monitoraggio con riferimento all’epidemia di malattia da Ebola che si è sviluppata nella Repubblica Democratica del Congo.

Il Ministero della Salute, attraverso il Dipartimento della Prevenzione, è in contatto con la Regione Lombardia. Il Ministero della Salute sta anche partecipando al Comitato operativo della Protezione civile nell’ambito delle attività di coordinamento e monitoraggio in corso. Il Ministero continuerà a fornire aggiornamenti ufficiali sulla base dell’evoluzione del quadro epidemiologico. Il rischio in Italia resta molto basso.

Venezia fa sorridere Meloni. E’ già sfida 2027 (con fari su l.elettorale)

Roma, 25 mag. (askanews) – Roma, 25 mag. (askanews) – Il dato era inatteso e, a volerla riassumere in poche parole, la reazione di Fratelli d’Italia alla tornata di amministrative, soprattutto grazie alla insperata vittoria al primo turno a Venezia, suona più o meno così: “L’abbiamo sfangata”. La premessa, quasi d’obbligo persino a taccuini chiusi, è che non si può dare a un voto per le comunali un significato nazionale. E, tuttavia, il sospiro di sollievo, anche per Giorgia Meloni, sta soprattutto nel poter provare a invertire il vento della narrazione, cambiando quell’immagine di esecutivo ammaccato e in confusione dopo la batosta al referendum sulla giustizia. E’ quello che la stessa presidente del Consiglio fa con un messaggio di prassi sui social di auguri ai neo eletti, che si conclude con un post scriptum dal tono molto meno istituzionale: “E anche oggi, il tanto annunciato crollo del centrodestra, lo rimandiamo a domani”. D’altra parte, già mentre gli exit poll sconfessavano qualsiasi sondaggio sul voto nella città lagunare, Meloni aveva scritto al senatore veneto Raffaele Speranzon, che una affermazione senza nemmeno finire al ballotaggio sarebbe stata “mondiale”.

Il ragionamento che nella sostanza viene fatto filtrare è che quando ci sono da votare le facce e i simboli, gli elettori scrivono una storia diversa da quella raccontata dall’opposizione dopo il referendum. “Settimane e settimane che si parlano addosso e gioiscono a sinistra su come è cambiato il vento. Poi arrivano gli italiani, si esprimono, e si svegliano e i loro sogni si infrangono con la realtà dei fatti”, dice il responsabile Organizzativo di Fdi, Giovanni Donzelli. A palazzo Chigi considerano questa come una boccata di ossigeno, anche per un dato fattuale non secondario: questa è l’ultima elezione che precede il grande test a cui sempre la premier ha rinviato ogni giudizio sul suo operato, quello delle Politiche. Una sfida che nella sostanza è cominciata da mesi ma che a questo punto entra nel vivo anche perché, tra la priorità della premier, c’è quella di una riforma delle regole del voto che, attraverso una riforma proporzionale con premio di maggioranza, allontani il suo grande incubo: il pareggione.

La maggioranza ha deciso di procedere in commissione con delle modifiche concordate rispetto alla proposta iniziale, tra cui quella che prevede l’innalzamento della soglia minima per accedere al ‘bonus’ da 40 al 42%. E tuttavia non lo farà attraverso emendamenti ma presentando direttamente una versione bis al termine della discussione generale, dunque tra mercoledì e giovedì. Domani mattina è prevista una nuova riunione tecnica degli sherpa per mettere a punto le ultime limature. Il timing per via della Scrofa resta quello di un via libera in prima lettura entro l’estate. Per una questione di tempi, ma soprattutto di equilibri interni alla stessa maggioranza, si è preferito per ora tralasciare il grande nodo, quello delle preferenze fortemente volute da Meloni ma non da Lega e Fi. Se ne riparlerà direttamente in aula, dove non si potrà sfuggire al voto segreto, ma dove, grazie anche a un meccanismo previsto dal regolamento della Camera, una volta incardinato il testo a giugno, sarà possibile contingentare i tempi della discussione nel mese successivo.

Un varo o meno della legge elettorale, d’altra parte, è anche una delle variabili che ai piani alti dell’esecutivo si stanno prendendo in considerazione quando si ragiona sulla data del voto per le Politiche. Un sistema come quello attuale, con il rischio di pareggio e dunque di tempi lunghi per la formazione di un eventuale governo, renderebbe più complessa – viene spiegato – l’opzione di una scadenza naturale della legislatura, e dunque di elezioni a settembre. Con la nuova legge in vigore – prosegue il ragionamento – non sarebbe invece più necessario anticipare il voto alla primavera. Questo, peraltro, risolverebbe a monte il problema dell’eventuale accorpamento con elezioni in grandi città come Milano e Roma che, è il timore del centrodestra, potrebbero fare da traino negativo.

Comunali,ciao ciao referendum. Centrodestra tiene Venezia ed prende Reggio. Chance centrosinistra ad Arezzo

Roma, 25 mag. (askanews) – L’effetto referendum, se mai c’è stato, è finito. Il centrodestra tiene, conserva quanto aveva e in qualche caso, come a Reggio Calabria, avanza: restano alla coalizione che sostiene il governo Meloni le città che già governava e che il centrosinistra, anche con una presenza notevole di ‘big’ sul territorio, ha cercato di riconquistare. Ma non ce l’ha fatta e l’ultima tornata di elezioni amministrative, a cui è andato a votare il 60% degli aventi diritto, in calo del 5% rispetto a cinque anni fa, consegna una situazione in cui sostanzialmente si cristallizza lo status quo. Con tre eccezioni (nelle città sopra i 15mila abitanti): Arezzo, dove il centrosinistra riesce a strappare il ballottaggio – con il ruolo tutto da vedere di Azione che ha conquistato, con Marco Donati, un rilevantissimo 20% di voti – Reggio Calabria dove, con un ribaltone, l’amministrazione passa dal centrosinistra al centrodestra e Pistoia che, con Giovanni Capecchi sindaco, torna al campo progressista. E ci si interroga sul ruolo e sul peso elettorale delle candidature centriste, mentre Azione fa un ulteriore passo verso il centrodestra appoggiando, a Reggio Calabria come a Venezia, il candidato sindaco.

Il centrodestra vince al primo turno a Venezia, il centrosinistra lo fa a Prato e a Salerno, dove Vincenzo De Luca vola oltre il 60% – senza il simbolo del Pd e con Avs e M5s che vanno per conto loro – e torna, a 77 anni, lì dove tutto è iniziato, sulla poltrona di sindaco della sua città. A Mantova Andrea Murari è, a metà sezioni scrutinate, sulla via per essere riconfermato sindaco con quasi il 70% dei voti, ma un problemino per il campo largo c’è visto che il Movimento Cinquestelle ha presentato un proprio candidato sindaco (che raccoglie meno del 2%). Un quadro meno rassicurante per i progressisti a Lecco dove il centrosinistra sperava di portare a casa il bis già al primo turno e invece, a meno di sorprese, il ballottaggio sembra quasi certo: a poco meno della metà delle sezioni scrutinate è testa a testa, intorno al 45% ciascuno, tra Filippo Boscagli sostenuto dal centrodestra e Mauro Gattinoni appoggiato dal centrosinistra e sindaco uscente.

Ma è Venezia a fare davvero male ai Dem. Lì la speranza del centrosinistra era che la candidatura autorevole di Andrea Martella, deputato e con una lunga storia di impegno a livello nazionale, potesse riuscire nell’impresa o raggiungere quantomeno il ballottaggio. Proprio da Venezia, dove nelle ultime settimane sono passati tutti i leader del campo largo a sostegno di Martella, da Conte a Renzi, da Bonelli a Fratoianni, la segretaria Dem Elly Schlein aveva ipotizzato potesse partire la riscossa del campo largo per mandare a casa il governo Meloni alle Politiche del 2027. Ha vinto, invece, la continuità: Simone Venturini, 38 anni, assessore uscente della giunta Brugnaro, si avvia ad essere sindaco al primo turno, con oltre il 53% dei consensi contro il 37% di Martella (mentre l’economista Michele Boldrin porta a casa un lusinghiero risultato personale del 3,3%).

Poteva finire così anche ad Arezzo, dove il centrodestra ha schierato Marcello Comanducci, imprenditore noto per il suo impegno nel settore del turismo, ma il centrosinistra, con Vincenzo Ceccarelli, riesce a conquistare il ballottaggio. Quando ad essere scrutinate sono oltre la metà delle sezioni disponibili, 55 su 97, Comanducci è al 43,8% e Ceccarelli al 32,2% ma soprattutto Marco Donati, candidato da Azione e da alcune liste civiche, supera il 20% e diventa ago della bilancia per il ballottaggio che si profila. Nella città toscana il Pd, secondo le prime proiezioni, è il primo partito con il 21% e Fratelli d’Italia è al secondo posto con il il 18%.

A Reggio Calabria va in scena il ribaltone: il centrodestra espugna la città governata per due mandati dal centrosinistra, e Francesco Cannizzaro, deputato, sostenuto non solo da Fi, Fdi, Lega, Noi Moderati ma anche da Democrazia Cristiana-Libertas-Unione di Centro, Alternativa Popolare e Azione, vince al primo turno avvicinandosi al 70% dei voti (Domenico Battaglia sostenuto dal centrosinistra è poco sopra il 24%). A Chieti Giovanni Legnini, sostenuto dal campo largo unito è avanti con il 41,9% contro Cristiano Sicari del centrodestra (ma la Lega ha presentato un candidato sindaco diverso raccogliendo intorno al 12%) con poco più del 32%. Ad Andria, dalle prime sezioni scrutinate – lo spoglio procede a rilento – Giovanna Bruno sostenuta da tutto il campo largo sfiora il 75% dei consensi contro il candidato del centrodestra Sabino Napolitano (24%). A Macerata, con circa la metà delle schede scrutinate, la situazione è in bilico: il sindaco uscente di centrodestra Sandro Parcaroli è al 48,7%, il candidato del centrosinistra Gianluca Tittarelli al 42,8% (c’è anche un candidato del Terzo Polo con Azione, Mattia Orioli, che raccoglie un goloso 3,3%).

Comunali, Vannacci: bene la destra, a Vigevano candidato FnV oltre il 14%

Roma, 25 mag. (askanews) – “Le elezioni comunali hanno visto una buona affermazione delle forze politiche alternative alla sinistra e di questo ne sono contento. A Vigevano dove correva il nostro candidato, Furio Suvilla, abbiamo sfondato il 14%, superando, con la nostra lista, la Lega. Vigevano è apripista per le prossime elezioni politiche. Questi sono i veri sondaggi non quelli delle agenzie ammaestrate”. Lo dichiara il leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, commentando il risultato delle elezioni comunali.