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Ucraina: la Russia ha iniziato a usare droni Shahed pilotati tramite Starlink

Roma, 26 gen. (askanews) – Le forze russe hanno probabilmente utilizzato per la prima volta un drone kamikaze di tipo Shahed, comandato a distanza tramite Starlink, durante un attacco nei pressi della città di Kropyvnytskyi.

Serhi Beskrestnov, consigliere del ministro della Difesa ucraino per le questioni tecnologiche, ha scritto su Telegram che droni Shahed sono stati impiegati per colpire elicotteri in quella zona. Secondo questo esperto di tecnologie radio militari, l’integrazione di terminali Starlink consente alle forze russe di guidare i droni manualmente tramite un flusso video, anche a lunga distanza, invece di basarsi esclusivamente su coordinate Gps preprogrammate. Questi droni diventano così molto più difficili da neutralizzare con i tradizionali sistemi di guerra elettronica, che di solito prendono di mira le frequenze radio o i segnali dei sistemi di navigazione satellitare. L’esperto ha precisato che questi droni volavano quasi a livello del suolo per sfuggire al rilevamento radar. “Me lo aspettavo e avevo avvertito, ma nessuno mi ha ascoltato”, ha aggiunto, sottolineando le sfide che le forze ucraine dovranno ora affrontare.

Il 15 gennaio, l’esperto aveva già segnalato la scoperta di un drone russo BM-35 controllato tramite Starlink, osservando che fino ad allora questo tipo di connessione era stato riscontrato solo su droni russi di tipo Molniya. Secondo lui, la comparsa di Shahed dotati di questo sistema era “soltanto una questione di tempo”.

Nuova indagine Ue sul social X e l’AI Grok di Elon Musk

Roma, 26 gen. (askanews) – La Commissione europea ha avviato una nuova indagine formale a carico di X, il social controllato da Elon Musk, riguardo al sistema di intelligenza artificiale Grok. La procedura, precisa la Ue con un comunicato “estende l’indagine in corso lanciata nel 2023 in merito all’attuazione di X” riguardo alle normative del Digital Services Act (Dsa).

La nuova inchiesta “valuterà se la piattaforma consideri adeguatamente e mitighi i rischi associati allo sviluppo delle funzionalità di Grok su X nella Ue. Questo include i rischi collegati alla disseminazione di contenuti illegali nella Ue, come immagini sessualmente manipolate o che possano equivalere a materiale su abusi su minori”, si legge.

Secondo la commissione europea “questi rischi sembrano essersi materializzati”. Parallelamente la Commissione ha prolungato la sua indagine già aperta per verificare se X abbia valutato e mitigato in maniera appropriata tutti i rischi sistemici previsti dalla Dsa.

Testimonianza. Crans-Montana e la giustizia svizzera: vicende analoghe di molti anni fa

Le vicende di Crans-Montana, tra responsabilità evidenti e decisioni giudiziarie controverse, riattivano una memoria storica dolorosa sui rapporti tra istituzioni elvetiche, giustizia e comunità italiana emigrata.

Una decisione che suscita perplessità

Le modalità della recente tragedia a Crans-Montana, i ritardi e le lacune delle indagini locali, le gravi responsabilità dei proprietari del ritrovo subito emerse e, soprattutto, la decisione del tribunale di Syon di lasciarli a piede libero con una cauzione per uno soltanto dei due coniugi (peraltro modesta in relazione alla gravità dei fatti) non possono che suscitare serie perplessità.

Del resto – come ricordato da Gian Antonio Stella in un articolo pubblicato dal Corriere della Sera – le periodiche controverse relazioni tra istituzioni elvetiche e comunità italiana residente sono note e ben documentate e non lasciano bene sperare.

Mattmark 1965: una tragedia annunciata

Al riguardo, ho personali ricordi di due clamorosi accadimenti in materia: il cedimento del ghiacciaio di Allalin nell’agosto del 1965, nei pressi della diga di Mattmark, dove perirono 88 lavoratori, di cui 55 italiani, e il brutale omicidio del connazionale Alfredo Zardini, avvenuto a Zurigo nella primavera del 1971.

Quando, nel 1970, ero appena arrivato a Ginevra per occupare il posto di V. Console presso il Consolato Generale d’Italia, incontrai un connazionale sopravvissuto alla tragedia di Mattmark. Egli, ancora visibilmente commosso, rievocò l’evento, affermando che l’intero ghiacciaio era franato addosso alle squadre di lavoro, sterminandone buona parte.

Si trattava – mi disse – di una tragedia per molti versi annunciata, poiché da vari mesi si erano registrate in quell’area frequenti slavine senza che la società committente decidesse di spostare gli alloggiamenti degli operai in una zona sicura, ossia più distante dalle pendici del ghiacciaio. Egli si era salvato per pura casualità, trovandosi in un’area appena sfiorata dalla massa di ghiaccio e pietre staccatasi dal massiccio sovrastante.

Le condizioni degli emigranti e l’assenza di tutela

L’uomo mi descrisse le inumane condizioni di lavoro degli emigranti, a grande maggioranza italiani, impiegati in quella costruzione: turni di lavoro fino a sedici ore giornaliere anche con temperature proibitive, alloggi sovraffollati, condizioni igieniche precarie ed assistenza sanitaria quasi inesistente.

Gli incidenti sul lavoro, anche gravi, raramente erano pubblicati sulla stampa locale e, comunque, le autorità li ignoravano sistematicamente, evitando di effettuare le necessarie ispezioni. Quanto alla magistratura elvetica, al termine di due processi, non soltanto assolse tutti gli imputati, ma arrivò a sentenziare il pagamento delle spese processuali a carico dei famigliari delle vittime (sic!).

L’omicidio Zardini e l’odio verso gli italiani

Pochi mesi dopo, mi occupai dell’omicidio del connazionale Alfredo Zardini avvenuto a Zurigo ad opera di un energumeno elvetico, che lo aveva per futili motivi selvaggiamente aggredito a calci e pugni, procurandogli fatali lesioni al fegato.

Fu un atto di inaudita ed ingiustificata violenza che portava in superficie l’odio nutrito dai locali nei confronti dei lavoratori italiani, sentimento che la rapida scarcerazione del colpevole sembrò confermare. Grande fu lo sdegno della comunità italiana, alimentando in Italia un clima di accresciuto odio verso il Paese limitrofo. Si arrivò ad auspicare uno stato di belligeranza, invocando immediate azioni di rappresaglia. Il clima politico tra i due Paesi si fece ancora più teso.

Divisioni interne e giustizia controversa

Ricordo, per inciso, che soltanto pochi mesi prima del mio arrivo a Ginevra una sessione della “Commissione Mista per l’Emigrazione” era stata bruscamente interrotta per notevoli divergenze emerse fra le due delegazioni.

In Svizzera, sul caso Zardini, i francofoni auspicavano una punizione esemplare per il colpevole, mentre gli svizzeri tedeschi erano favorevoli al riconoscimento delle attenuanti per un presunto stato di ebbrezza dell’assassino al momento del diverbio.

Una risposta civile: la solidarietà italo-svizzera

Pensai che questa divaricazione di pareri avrebbe finito per ostacolare la ricerca di un giusto componimento e che occorresse al più presto intervenire anche per effettuare un gesto concreto a favore della famiglia Zardini.

Mi rivolsi allora al direttore dell’autorevole quotidiano ginevrino La Suisse, Claude Richoz, convincendolo sull’opportunità di lanciare una grande campagna stampa per diminuire il clima di tensione creatosi e, al tempo stesso, ricostruire senza ipocrisie quanto avvenuto.

Il 4 aprile del 1971 La Suisse creava il “Movimento di solidarietà Italo-Svizzero”, allo scopo di raccogliere fondi mediante la vendita di uno speciale adesivo di solidarietà. L’iniziativa, sostenuta dalla stampa di altri Cantoni, ebbe l’appoggio di dieci ex presidenti della Confederazione Elvetica e di importanti figure della politica e della cultura nazionali.

Ciò detto, alla fine, il Tribunale locale condannò il colpevole… ad un anno e mezzo di prigione.

Tenere alta la guardia

Molti anni sono passati dai fatti evocati ed ovviamente la situazione della manodopera straniera in Svizzera sembrerebbe essersi normalizzata, come pure le relazioni fra le due capitali. Eppure, penso che lo svolgimento di quanto sta accadendo a Crans-Montana dovrebbe indurre tutti coloro che invocano giustizia a tenere alta la guardia.

 

Giorgio Radicati è stato Console generale a New York all’epoca dell’attacco alle Torri Gemelle. Ambasciatore a Praga, successivamente ha prestato servizio fuori ruolo presso l’OSCE con l’incarico di Capo della Missione a Skopje.

 

La biografia diplomatica di Giorgio Radicati è consultabile qui.

Ue avvia nuova indagine su X e uso intelligenza artificiale Grok

Roma, 26 gen. (askanews) – La Commissione europea ha avviato una nuova indagine formale a carico di X, il social controllato da Elon Musk, riguardo al sistema di intelligenza artificiale Grok. La procedura, precisa la Ue con un comunicato “estende l’indagine in corso lanciata nel 2023 in merito all’attuazione di X” riguardo alle normative del Digital Services Act (Dsa).

La nuova inchiesta “valuterà se la piattaforma consideri adeguatamente e mitigghi i rischi associati allo sviluppo delle funzionalità di Grok su X nella Ue. Questo include i rischi collegati alla disseminazione di contenuti illegali nella Ue, come immagini sessualmente manipolate o che possano equivalere a materiale su abusi su minori”, si legge.

Secondo la commissione europea “questi rischi sembrano essersi materializzati”. Parallelamente la Commissione ha prolungato la sua indagine già aperta per verificare se X abbia valutato e mitigato in maniera appropriata tutti i rischi sistemici previsti dalla Dsa.

"Diventerai Uomo", crescere un figlio oltre il mito della virilità

Roma, 26 gen. (askanews) – Che cosa significa oggi “diventare uomini”, in un tempo segnato da crisi identitarie, violenza di genere e nuove solitudini digitali? È la domanda al centro di “Diventerai uomo. Crescere un figlio oltre il mito della virilità”, il nuovo libro di Leonardo Mendolicchio, psichiatra e psicoanalista, in uscita il 27 gennaio per Mondadori.

A partire dalla sua lunga esperienza clinica con adolescenti e giovani adulti, Mendolicchio analizza il crollo dei modelli tradizionali di maschilità, fondati su forza, dominio e invulnerabilità, e il vuoto simbolico in cui oggi crescono molti ragazzi. Un vuoto che si manifesta in forme di disagio sempre più visibili: violenza, ritiro sociale, autolesionismo, difficoltà relazionali.

Il saggio intreccia attualità e riflessione culturale, mostrando come il mito dell’uomo forte e vincente sia tornato a essere una performance spettacolare anche nella politica globale: Donald Trump, Viktor Orbán, Vladimir Putin e Javier Milei incarnano, ciascuno a suo modo, una virilità arcaica rilanciata dai media come risposta rassicurante alla paura e all’incertezza.

Mendolicchio guarda anche alle nuove maschilità digitali: dalle comunità incel, dove il dolore individuale si irrigidisce in rancore collettivo, al ritiro sociale degli hikikomori, fino ad alcuni codici della cultura trap, letti come linguaggi difensivi e segnali di una profonda richiesta di riconoscimento.

Al centro del libro c’è inoltre una riflessione urgente sulla violenza maschile e sul femminicidio: non solo come esplosioni di rabbia, ma come esito di un deficit di parola e di elaborazione emotiva. Uomini e ragazzi che non sanno dire il dolore, l’abbandono, la frustrazione, finiscono per agire il conflitto sul piano della forza. Dove manca il linguaggio simbolico, avverte l’autore, si impone il reale, e il reale ferito può diventare distruttivo.

“Diventerai uomo” si rivolge a genitori, insegnanti ed educatori, invitandoli a ripensare il proprio ruolo: crescere un figlio non significa dirgli chi deve essere, ma accompagnarlo mentre scopre chi è. Perché una nuova idea di maschilità – più fragile, responsabile e abitabile – non nasce dal potere, ma dalla capacità di stare nel limite, nel cambiamento e nella richiesta di aiuto.

Leonardo Mendolicchio è psichiatra, psicoanalista, membro della Scuola lacaniana di psicoanalisi e dell’Associazione mondiale di psicoanalisi. Direttore del Centro disturbi del comportamento alimentare dell’Istituto auxologico italiano, docente alla facoltà di psicologia dell’Università Cattolica di Milano e alla scuola di specializzazione di nutrizione dell’Università di Milano, è fondatore del progetto Food For Mind per la diffusione dell’esperienza di cura dei disturbi alimentari. Ha scritto diversi saggi, tra cui Fragili (2024) e “L’amore è un sintomo” (2025), ed è consulente e autore di programmi televisivi di divulgazione come “Fame d’amore” su Rai3 e “Persone Medicina” su Real Time.

Tv, "Vita di un uomo – Giuseppe Ungaretti" dal 28 gennaio su RaiPlay

Roma, 26 gen. (askanews) – Massimo Popolizio conduce il pubblico in un viaggio tra la grande Storia e ricordi personali, tra letteratura e amore per la vita, in un ritratto inedito di uno dei Maestri della poesia del Novecento: “Vita di un uomo – Giuseppe Ungaretti”, il nuovo docu-film da un’idea di Davide Rondoni, diretto da Massimo Popolizio e Mario Vitale, prodotto da Gloria Giorgianni, una co-produzione Anele, Rai Documentari e Luce Cinecittà con il contributo di Rai Teche, in associazione con Kublai Film. Il docu-film verrà presentato il 28 gennaio con un’anteprima al MAXXI di Roma in occasione dell’uscita su RaiPlay e andrà in onda venerdì 27 febbraio in prima serata su Rai3.

Il docu-film si snoda attraverso due forme di racconto: la narrazione fiction vede come protagonista Massimo Popolizio in un viaggio tra i suoi ricordi personali – dall’infanzia all’adolescenza alla giovinezza – alla ricerca delle tracce lasciate nella sua esistenza da Giuseppe Ungaretti, con l’obiettivo di trovare l’ispirazione per scrivere il suo nuovo spettacolo teatrale; in parallelo vengono narrati, attraverso il linguaggio documentaristico, le fasi cruciali di vita del grande poeta, e di come i suoi scritti ma soprattutto la sua filosofia, dettata dall’amore per l’amore, siano ancora oggi una lezione senza tempo di grande ispirazione. Si viene quindi a delineare un dialogo immaginario, un confronto tra due uomini entrambi amanti della poesia e della parola, che hanno messo la loro vita, in due epoche completamente differenti, al servizio totale dell’espressione artistica.

“Vita di un uomo – Giuseppe Ungaretti” è la storia di Massimo, artista di teatro, che si ritrova in una profonda crisi esistenziale e creativa. Il suo amico e poeta Davide Rondoni, però, gli indica la strada: “Devi ritrovare la poesia. Solo la poesia può restituirti l’ispirazione”. Ed è quando Massimo ascolta casualmente delle parole di Giuseppe Ungaretti che le cose iniziano a cambiare. Ricorda quanto quel poeta sia stato significativo nell’arco del suo percorso umano e artistico. Così, dalla sua infanzia fino all’età adulta, Massimo Popolizio andrà alla ricerca dell’essenza di quella vitalità ungarettiana, del potente messaggio d’amore che essa emana, fino a ritrovare – grazie alla guida di Davide Rondoni – non solo l’élan vital che sembrava aver smarrito, ma anche l’ispirazione per la sua nuova messa in scena teatrale.

E in questa indagine a ritroso, l’io narrante di Popolizio si addentrerà nei suoi personali ricordi e ripercorrerà quei momenti in cui ha incontrato i versi e la figura di Ungaretti nel corso della sua vita. Da quando bambino guardava con sua madre la tv, dove il poeta introduceva lo sceneggiato dell’Odissea, fino allo studio a scuola delle sue poesie più note, per concludersi con una gita scolastica nelle trincee del Friuli, in cui il Maestro ha combattuto durante la Prima Guerra Mondiale. Filo conduttore in questo viaggio nel passato e nella Storia, la musa Ispiratrice di Massimo Popolizio – con il volto di Gaja Masciale – che interpreta nelle varie fasi della vita di Popolizio, la madre, la giovane maestra, il primo amore e l’attrice che fa il provino per il suo nuovo spettacolo. Un’unica figura, a rappresentare il femminile e l’amore per l’amore, due ispirazioni che hanno mosso per tutta la vita Giuseppe Ungaretti e lo stesso Massimo.

Al viaggio nei ricordi della giovinezza di Massimo Popolizio, si alternerà anche l’esplorazione della biografia di Ungaretti, la cui esistenza è stata sempre pervasa da un sentimento d’amore e di vitalità, che porteranno Massimo a ritrovare l’essenza della poesia. La scoperta dell’epistolario sentimentale che legava il poeta alla giovane Bruna Bianco sarà per Massimo l’ennesimo stimolo a una riflessione più profonda sull’amore, sulla vitalità, sull’arte. Forte dell’ispirazione data dalla lezione di Ungaretti, Massimo ha finalmente ritrovato sé stesso e può mettere in scena il suo spettacolo, che vede sul palco del Teatro di Jesi Umberto Orsini leggere una delle lettere del poeta.

La ricostruzione documentaristica, che intervalla il suggestivo viaggio nella vita personale di Massimo, si avvale di immagini e video di repertorio e interviste a testimoni illustri tra cui Bruna Bianco, Enrica Bonaccorti, Nicola Bultrini, Davide Rondoni, Sarah Stride e Iva Zanicchi, che regaleranno agli spettatori uno sguardo inedito sul poeta ermetico, attraverso aneddoti, frammenti di vita, ricordi e approfondimenti di chi ha avuto l’immensa fortuna di condividere momenti indimenticabili con Giuseppe Ungaretti.

La vita del Maestro verrà ripercorsa dagli anni dell’infanzia ad Alessandria d’Egitto, dalla giovinezza a Parigi, in cui ribolle il fermento artistico e culturale dell’epoca, all’esperienza sul fronte della Prima Guerra Mondiale in trincea, che tanto lo segnò, fino alla vita pubblica del secondo dopoguerra e a quella privata con i suoi amori quali Jeanne Dupoix e Bruna Bianco.

Il docu-film è realizzato il contributo di Ministero della Cultura Direzione generale Cinema e Audiovisivo, di Regione Marche – PR FESR 2021-2027, Fondazione Marche Cultura e Marche Film Commission, e di Friuli Venezia Giulia Film Commission – PromoTurismoFVG e con il sostegno della Camera di Commercio della Venezia Giulia Trieste Gorizia – Fondo Gorizia.

Confindustria: l’economia italiana è quasi ferma, dal Pnrr l’unica spinta per il Pil

Roma, 26 gen. (askanews) – L’economia italiana è “quasi ferma”, mentre è “debole” nell’Eurozona. L’industria resta “volatile”, gli investimenti del Pnrr “sono l’unica spinta per il Pil”. E’ il quadro delineato dal centro studi di Confindustria (Csc) nella congiuntura flash. “Il prezzo del petrolio non scende più – dice il Csc – il dollaro debole compromette l’export. I casi di Venezuela e Groenlandia alimentano l’incertezza che in Italia spinge le famiglie a risparmiare frenando i consumi. In positivo agisce l’ultima accelerazione sul Pnrr, la riduzione dei tassi sovrani, la risalita del credito”.

Risalgono i prezzi di petrolio e gas, segnala il centro studi di Confindustria. Si inverte a inizio 2026 il trend al ribasso del prezzo del petrolio: 65 dollari al barile medi a gennaio (picco a 69), da 63 a dicembre. La ragione è l’attacco Usa in Venezuela, un produttore marginale (meno dell’1% del greggio mondiale), ma con le maggiori riserve al mondo. Anche il prezzo del gas non scende più (33 euro/MWh, da 28), su livelli più che doppi rispetto al 2019. Tassi sono in calo, spread più stretti. A gennaio il rendimento dei Btp cala di poco e finisce sotto a quello dei titoli francesi: 3,45% in media in Italia (da 3,50%), 3,47% in Francia (da 3,49%); sebbene ancora sopra a quelli spagnoli (3,21%). Continua a salire piano piano il rendimento del Bund in Germania, (2,97%, da 2,95%) e quindi gli spread si restringono: Spagna +24 punti base, Italia +48, Francia +50.

L’inflazione è moderata (+1,9% a dicembre nell’Eurozona, +1,2% in Italia) e i tassi Bce sono attesi fermi (2,00%). I mercati, per la seduta di fine gennaio, si aspettano una pausa della Fed, dopo tre tagli dei tassi USA (3,75% a dicembre): l’attesa di altri due tagli è slittata tra giugno e dicembre 2026. Il dollaro resta molto svalutato sull’euro: 1,17 a gennaio (+13% in un anno).

Alcuni indicatori confermano la fase positiva degli investimenti in impianti macchinari e in costruzioni nel quarto trimestre: il valore dei contratti di leasing (fonte Assilea) è aumentato del 15,2% annuo per l’acquisto di beni strumentali, del 15,7% per le costruzioni. Anche il credito bancario cresce, sebbene il costo per le imprese italiane non scenda più (3,52% a novembre, sui livelli di luglio). A dicembre, però, si è ridotta la fiducia delle imprese di beni strumentali e di costruzioni.

I dati del terzo trimestre sul reddito totale delle famiglie sono incoraggianti (+1,8%). Tuttavia, la propensione al risparmio, causa incertezza, fa un balzo da record (11,4% da 9,9%), tenendo a freno i consumi, che crescono solo di +0,1%. A novembre le vendite al dettaglio sono aumentate (+0,6% in volume) e a dicembre sono cresciuti anche gli acquisti di auto. Il numero di occupati, nonostante la lieve riduzione nell’ultimo mese, resta su un trend di espansione.

L’export italiano di beni ha registrato una crescita marginale a novembre (+0,2% a prezzi costanti), dopo il crollo in ottobre (-3,1%). Tra le destinazioni: resta debole la Germania, rallenta la Francia, cadono UK e Turchia, virano in negativo anche gli USA; positivi invece alcuni mercati Ue (Spagna, Belgio, Austria) e asiatici (India, Giappone). Negative le prospettive a fine anno, secondo gli ordini manifatturieri esteri, a causa di tensioni e incertezza che frenano le filiere internazionali.

Inoltre, “le tensioni gonfiano l’oro, non fermano la Borsa”: è quanto segnala il centro studi di Confindustria (Csc) nella congiuntura flash. Il prezzo dell’oro è “ai massimi”. L’oro, spiega il Csc, “tipicamente registra rialzi marcati nei momenti di crisi economica, rappresentando il bene rifugio per eccellenza perché considerato asset privo di rischio”.

Fino ad aprile 2025 sulla scia degli annunci di dazi e poi da agosto con l’aggravarsi delle tensioni internazionali “il prezzo è salito rapidamente, superando i 4.000 dollari l’oncia nei mesi finali e toccando un picco di 4.700 dollari a gennaio 2026 – prosegue il Csc – lo stesso è già avvenuto a cavallo di choc recenti, pur su valori meno elevati: durante la pandemia nel 2020 l’oro ha sfiorato i 2.000 dollari; nel 2022-2023, con la guerra in Ucraina, i prezzi sono risaliti poco oltre quei livelli”.

Gas, Consiglio Ue approva stop definitivo importazioni dalla Russia

Roma, 26 gen. (askanews) – Il Consiglio dell’Unione europea ha varato il via libera definitivo alla completa messa al bando delle importazioni di gas naturale dalla Russia. Il dispositivo prevede uno stop completo delle importazioni di gas naturale liquefatto (Gnl) dall’inizio del 2027 e lo stop a quello che giunge tramite gasdotti dall’autunno del prossimo anno.

Secondo quanto riporta un comunicato, prima di autorizzare ingressi di gas naturale nella Ue, i paesi dell’Unione saranno tenuti a verificare il paese in cui è stato prodotto.

Cinema, "Buen Camino" con Checco Zalone domina ancora il box office

Roma, 26 gen. (askanews) – Alla sua quinta settimana di programmazione, “Buen Camino” conferma la forza del sodalizio tra Checco Zalone e il regista Gennaro Nunziante. Il film ha mantenuto la prima posizione per tutto il weekend, nella sola giornata di ieri, domenica, ha incassato 890.749 di euro totalizzando 2.202.373 di euro con 273.745 presenze.

Il continuo riscontro di pubblico di “Buen Camino” ha portato la coppia a 9.142.643 presenze nei cinema, a testimonianza di una sintonia artistica che, a dieci anni dall’ultima collaborazione, continua a coinvolgere le sale di tutta Italia in modo trasversale e costante.

Il film prodotto da Indiana Production con Medusa Film e in collaborazione con MZL e distribuito da Medusa Film, ad oggi ha raggiunto un incasso record per il cinema italiano di 73.404.661 di euro.

“Buen Camino” è prodotto da Marco Cohen, Benedetto Habib, Fabrizio Donvito, Daniel Campos Pavoncelli ed è una produzione Indiana Production con Medusa Film in collaborazione con MZL e in collaborazione con Netflix realizzata da Indiana Production, una società Vuelta.

Tennis, Sinner vince il derby con Darderi: è ai quarti degli AO

Roma, 26 gen. (askanews) – Jannik Sinner vince il derby con Luciano Darderi e torna ai quarti di finale degli Australian Open. 6-1, 6-3, 7-6 i parziali per il due volte campione in due ore e 9 di partita. Un match dominato nei primi due set, mentre nel 3° complice anche un rivale più in palla e qualche segnale di stanchezza, Jannik ha dovuto ricorrere al tie-break, vinto 7-2 con sette punti in fila. Per Sinner è il 4° quarto di finale a Melbourne, il 14° a livello Slam. Attende mercoledì uno tra Shelton e Ruud

Tennis, Sinner: "Partita difficile, ai quarti sarà diverso"

Roma, 26 gen. (askanews) – “E’ stato molto difficile giocare con lui, siamo amici e questo ha complicato le cose. Ho avuto le mie opportunità aanche nel terzo set, ma lui ha giocato bene”. Così Jannik Sinner dopo il successo su Luciano Darderi che gli è valso l’accesso qi quarti di finale del torneo di Melbourne. “Abbiamo cambiato qualcosa nel servizio – continua – c’è ancora spazio per migliorare ma sono soddisfatto di come sto servendo, è un colpo stabile. Sto cercando di venire più spesso a rete ed essere meno prevedibile e ci sto riuscendo. Shelton o Ruud? Li conosco bene, sono migliorati nel loro aspetto del gioco. Sarà una partita diversa. Ora devo recuperare, qui le partite possono essere lunghe e fisiche. Sono felice di essere di nuovo nei quarti”

Vertice della Protezione civile sulla frana di Niscemi. Ancora maltempo sull’Italia, con pioggia e neve

Roma, 26 gen. (askanews) – Il Dipartimento della Protezione Civile continua a seguire gli effetti dell’ondata di maltempo che ha interessato nei giorni scorsi alcune regioni del Sud Italia.

In particolare, il Capo Dipartimento Fabio Ciciliano presiede dalla sala unità di crisi del Dipartimento un punto di situazione, con il Centro Operativo Comunale di Niscemi e la Prefettura di Caltanissetta, in relazione all’importante frana che si è verificata nel comune, causando la chiusura di alcune strade e l’evacuazione di circa 1000 persone.

Tutte le operazioni sono supportate da un team del Dipartimento della Protezione Civile che ha raggiunto il comune siciliano nella giornata di ieri. Ma l’Italia continua a restare in una fase di spiccato maltempo. Una serie di perturbazioni atlantiche continuerà a dare vita a vortici sul Mediterraneo, portando la neve fino a bassa quota al Nord-Ovest e piogge abbondanti sul versante tirrenico ma non solo. Federico Brescia, meteorologo de iLMeteo.it, conferma che la nuova settimana si aprirà sotto il segno di una configurazione meteorologica estremamente dinamica, identica a quella dei giorni passati. Non si tratta di un’ondata di freddo polare o di gelo siberiano sebbene sia prevista la neve a quote relativamente basse, ma del ritorno di quella che, fino a qualche decennio fa, era la “normale” dinamicità dell’inverno europeo: il flusso atlantico.

L’Italia continuerà a rimanere il bersaglio di continui impulsi umidi e instabili che, entrando nel Mediterraneo, scaveranno minimi di pressione capaci di generare ondate di maltempo a ripetizione. Il primo vero affondo è atteso tra martedì e mercoledì. Grazie alla persistenza di un “cuscinetto freddo” nei bassi strati della Pianura Padana, la neve tornerà a cadere a quote molto basse nel settore di Nord-Ovest. Cuneo è pronta a imbiancarsi, ma i fiocchi sono attesi anche su Torino, Alessandria, Biella e Varese. Il resto del Nord-Est, la Liguria, le regioni tirreniche e buona parte del Sud saranno interessati invece da piogge abbondanti.

Dopo il passaggio del primo fronte, la seconda metà della settimana vedrà una timida e breve pausa. Tuttavia, non ci sarà stabilità assoluta: mentre al Centro-Nord il cielo proverà a schiarirsi, il Sud sarà ancora interessato da piovaschi residui. Protagonista assoluto di questa fase sarà il vento di Maestrale, che soffierà con forza sui mari occidentali e sulla Sardegna, contribuendo a pulire l’aria ma mantenendo il clima vivace su tutto lo stivale.

La quiete durerà poco. Per il weekend è già confermato l’arrivo di un altro fronte perturbato molto simile al primo. Questo nuovo impulso porterà altre piogge e nevicate a quote basse, concentrate ancora una volta al Nord-Ovest. Ottime notizie per il comparto alpino ma soprattutto per le Dolomiti: dopo un periodo di relativa carenza, la neve fresca tornerà a coprire le montagne, provando a garantire condizioni ottimali in vista dei prossimi Giochi Olimpici di Milano-Cortina 2026.

Mentre l’Europa vive un inverno “atlantico” fatto di pioggia, vento e neve umida, un’ondata di gelo estremo è in atto sul Nord America: a New York e in gran parte della East Coast le temperature sono crollate fino a -10 / -15°C, in un evento di gelo severo destinato a durare oltre una settimana. La neve invece sta paralizzando tutti gli stati centro-orientali degli USA. Un contrasto che sottolinea quanto le correnti oceaniche stiano attualmente proteggendo il nostro continente dai rigori più estremi del polo.

Pd, Delrio: da un anno non si riunisce Direzione, unanimismo non è unità

Roma, 26 gen. (askanews) – “Ormai è un anno che non si riunisce una Direzione politica. Non è poco tempo e a me, personalmente, manca quello spazio di confronto” perchè “sarebbe un errore confondere l’unanimismo con l’unità”. Lo afferma Graziano Delrio, senatore del Pd ed ex ministro, osservando che “l’obiettivo non è indebolire Schlein ma esprimere le nostre opinioni, anche se danno fastidio”.

Sull’antisemitismo ma anche sulla politica estera “penso che la nostra posizione debba essere molto più chiara e netta e che possiamo alzare di più la voce, anche con gli alleati – sottolinea Delrio -. Tenere unita la coalizione che peraltro per Conte non c’è, è giusto, ma non possiamo rischiare di venire percepiti incerti in politica estera. Siamo un partito di governo”.

Cina, il vice di Xi nella Commissione militare accusato di aver venduto informazioni agli Usa sul nucleare

Roma, 26 gen. (askanews) – Il ministero della difesa cinese ha confermato che il generale Zhang Youxia, uno dei più alti ufficiali delle forze armate e stretto alleato del presidente Xi Jinping, è sotto indagine nell’ambito della vasta campagna anticorruzione che negli ultimi mesi ha colpito i vertici militari del Paese.

Zhang ricopre la carica di vicepresidente della Commissione militare centrale, l’organo supremo di comando delle forze armate, ed è considerato da anni il principale referente militare di Xi. Secondo l’annuncio diffuso sabato dal ministero, Zhang e Liu Zhenli, altro altissimo ufficiale della difesa cinese, sono indagati per presunte gravi violazioni della disciplina, una formula con la quale solitamente si allude a corruzione.

Il Wall Street Journal ha riferito che Zhang sarebbe accusato di aver fatto trapelare informazioni sul programma nucleare cinese agli Stati Uniti e di aver accettato tangenti in cambio di atti ufficiali, tra cui la promozione di un ufficiale al ruolo di ministro della difesa, citando persone informate su un briefing di alto livello sulle accuse.

Membro del politburo del Partito comunista, Zhang è uno dei pochi alti ufficiali ancora in servizio con esperienza diretta di combattimento.

L’esercito è stato uno dei principali obiettivi della campagna anticorruzione avviata da Xi nel 2012, che ha raggiunto i livelli più elevati nel 2023 con l’inchiesta sulla Forza missilistica dell’Esercito popolare di liberazione.

La possibile rimozione di Zhang rappresenterebbe il secondo caso di un generale in carica nella Commissione militare centrale estromesso dai vertici dai tempi della Rivoluzione culturale del 1966-1976. Il generale non appare in pubblico dal 20 novembre scorso, quando aveva incontrato a Mosca il ministro della difesa russo. Diplomatici stranieri e analisti della sicurezza seguono con attenzione l’evoluzione della vicenda, alla luce della sua vicinanza a Xi e del ruolo centrale della commissione nella catena di comando e nella modernizzazione militare cinese.

Zhang è il secondo vice presidente della Commissione militare centrale caduto in disgrazia negli ultimi mesi. L’ex vice presidente He Weidong è stato espulso dal partito e dall’esercito nell’ottobre scorso per corruzione ed è stato sostituito da Zhang Shengmin. Nell’ottobre 2025 otto generali di alto rango sono stati espulsi dal Partito comunista con accuse di corruzione, tra cui lo stesso He Weidong, mentre due ex ministri della difesa sono stati allontanati negli ultimi anni. Secondo diverse analisi, la campagna sta rallentando l’acquisizione di armamenti avanzati e incidendo sui ricavi di alcune delle principali aziende della difesa cinese.

"Effetto boomerang" per l’Italia da tassa su piccoli pacchi extra Ue (FT)

Roma, 26 gen. (askanews) – “L’effetto boomerang” per l’Italia della tassa sui piccoli pacchi e sulle merci di valore ridotto provenienti da paesi extra Ue, prevalentemente la Cina, finisce sul Financial Times. A lanciare di nuovo l’allarme è Valentina Menin, direttore generale industria per Assaeroporti: “l’intero settore della logistica italiano sta perdendo affari”, dice.

L’Italia ha anticipato una misura che l’intera Unione europea ha deciso ma la cui decorrenza non è ancora scattata a livello comunitario. L’Italia, come era previsto possibile nella stessa misura Ue, ha deciso di anticiparla con la manovra di Bilancio 2026, il risultato pratico però è che molte delle merci che ricadono in questa categoria, che prima giungevano presso gli scali aeroportuali italiani, vengono dirottate in altri paesi della Ue e poi, grazie alle regole di Schengen, vengono inviate in Italia tramite camion senza pagare la suddetta tassa.

Il FT titola che la misura si sta ritorcendo contro l’Italia. E così la pensa anche Andrea Cappa, direttore generale di Confetra, associaizone che rappresenta circa 60.000 aziende italiane della logistica e delle spedizioni. “I beni continuano a arrivare tramite camion, senza pagare la tassa ma causando maggiore inquinamento e il dirottamento dei traffici su altri Paesi. Se non si trova un rimedio – dice al FT – la situazione può solo peggiorare”.

La luce, la forma e la materia: Cezanne alla Fondazione Beyeler

Basilea, 26 gen. (askanews) – Paul Cezanne è uno di quegli artisti che hanno segnato un cambio di paradigma: nel mondo dell’arte che usciva dalla stagione impressionista ha saputo riportare la materia nella pittura, aprendo la strada alle avanguardie che sarebbero venute dopo di lui, da Picasso a Bacon, fino ad Anselm Kiefer. E alla stagione della maturità di Cezanne è dedicata una mostra importante alla Fondazione Beyeler di Basilea, che raccoglie 58 dipinti e 21 acquarelli del pittore francese.

“La metà delle opere esposte – ha detto ad askanews il direttore del museo, Sam Keller – provengono da collezioni private, il che significa che normalmente non sono visibili al pubblico. E qui abbiamo anche nove versioni della montagna Sainte-Victoire, che era uno dei suoi panorami preferiti e che ha dipinto molte volte da diverse prospettive. Quindi possiamo imparare sempre qualcosa su Cezanne, ma soprattutto possiamo meditare su un’arte potente e avvicinarci a un artista che Picasso ha chiamato ‘il padre di tutti noi’, il padre degli artisti moderni”.

La mostra, che presenta anche pezzi provenienti da grandi musei come il MoMA e il Metropolitan di New York, il Musée d’Orsay di Parigi o la Tate di Londra, raccoglie alcuni capolavori come “I giocatori di carte”, in due diverse versioni, o una serie di nature morte che hanno dentro tutta la profondità della pittura di Cezanne, capace di diventare quasi scultorea.

“L’aspetto particolare di questa mostra – ha aggiunto Keller – è che presenta opere importanti e non in ordine cronologico, ma tematico. C’è una sala dedicata ai ritratti, una ai bagnanti, una con meravigliose nature morte. E così si possono fare dei confronti, si può avere una visione comparativa. Lo diciamo sempre, non è solo il tema di ciò che Cezanne dipinge, ma il modo in cui lo dipinge”.

Quello che resta, al termine della visita, è la sensazione di avere visto e vissuto un corpus di opere notevole di un artista che ha saputo pensare la forma e la luce, così come l’idea di pittura, in modo diverso e processuale.

Calcio, tutti i risultati di serie A. Milan a -5 dall’Inter, Roma terza

Roma, 26 gen. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Roma-Milan 1-1

Ventiduesima giornata: Inter-Pisa 6-2, Como-Torino 6-0, Fiorentina-Cagliari 1-2, Lecce-Lazio 0-0, Sassuolo-Cremonese 1-0, Atalanta-Parma 4-0, Genoa-Bologna 3-2, Juventus-Napoli 3-0, Roma-Milan 1-1, lunedì 26 gennaio ore 20.45 Verona-Udinese.

Classifica: Inter 52, Milan 47, Napoli, Roma 43, Juventus 42, Como 40, Atalanta 35, Bologna 30, Lazio 29, Sassuolo e Udinese 26, Cagliari 25, Torino, Parma, Cremonese e Genoa 23, Lecce 18, Fiorentina 17, Pisa e Verona 14.

Ventitreesima giornata: Venerdì 30 gennaio ore 20.45 Lazio-Genoa, sabato 31 gennaio ore 15 Pisa-Sassuolo, ore 18 Napoli-Fiorentina, ore 20.45 Cagliari-Verona, domenica 1 febbraio ore 12.30 Torino-Lecce, ore 15 Como-Atalanta, ore 18 Cremonese-Inter, ore 20.45 Parma-Juventus, lunedì 2 febbraio ore 20.45 Udinese-Roma, martedì 3 febbraio ore 20.45 Bologna-Milan.

Roma-Milan 1-1, Allegri: "Pensiamo alla Champions"

Roma, 26 gen. (askanews) – Roma e Milan si fermano sull’1-1 all’Olimpico in una partita che racconta due tempi diversi e due stati d’animo opposti. È il primo pareggio stagionale per la Roma di Gasperini, che con questo punto aggancia il Napoli al terzo posto, mentre il Milan non riesce a sfruttare il ko della squadra di Conte e scivola a -5 dall’Inter, perdendo un’occasione pesante nella corsa in alto.

La gara nasce e cresce nel segno della Roma. Nel primo tempo i giallorossi dominano per intensità, aggressività e capacità di schiacciare il Milan nella propria metà campo. Malen è il terminale più pericoloso: attacca la profondità, calcia, costringe Maignan a più di un intervento decisivo. Il Milan soffre, perde ordine, fatica a uscire pulito e si affida a giocate verticali spesso isolate. È una Roma feroce, organizzata, che però paga l’unica vera colpa della sua serata: non concretizzare.

La ripresa cambia spartito. Il Milan rientra con più equilibrio e colpisce nel momento migliore: De Winter sfrutta una situazione favorevole e firma il vantaggio rossonero, gelando l’Olimpico e ribaltando l’inerzia emotiva del match. Per la Roma è una doccia fredda, resa ancora più amara dall’infortunio di Koné, costretto a uscire per un problema al flessore della coscia destra.

Il pareggio arriva dal dischetto, con Pellegrini freddo e preciso nel trasformare il rigore che rimette la partita in equilibrio. È l’1-1 definitivo, un risultato che fotografa una gara intensa ma incompiuta per entrambe.

Massimiliano Allegri analizza con lucidità il punto conquistato: “Siamo partiti bene nei primi 7-8 minuti, poi abbiamo perso una palla in uscita e loro sono micidiali. Nel secondo tempo è stata un’altra gara, abbiamo fatto gol e sembravamo in controllo, poi c’è stato l’episodio del rigore”. Per l’allenatore rossonero il bilancio resta positivo: “Abbiamo mantenuto la Roma a quattro punti con lo scontro diretto a favore e guadagnato un punto sul Napoli”.

Allegri guarda anche al percorso: “Dobbiamo migliorare qualità dei passaggi e velocità di pensiero. Quando c’è pressione bisogna stare sereni. Nel secondo tempo la gara l’avevamo incanalata bene”. E sull’Inter a +5 è chiaro: “L’obiettivo del Milan è entrare nelle prime quattro. L’ambizione è giusta, ma la realtà è questa”.

Di tutt’altro tenore il sorriso di Gian Piero Gasperini, soddisfatto soprattutto della prestazione: “Nel primo tempo ci è riuscito molto di ciò che volevamo fare. È mancato solo il gol, Maignan è stato bravo e il Milan ha difeso con i denti”. Il tecnico sottolinea il percorso della sua Roma: “Essere terzi con una squadra ricostruita è un grande risultato. Abbiamo la sensazione di poter crescere ancora”.

L’unica nota stonata è l’infortunio di Koné: “Si è fatto male in maniera evidente, vedremo l’entità del problema”. Ma il messaggio finale è chiaro: “Usciamo da questa partita con tanta fiducia. Per come si era messa, perdere sarebbe stata una beffa”.

Un pareggio che pesa più in classifica per la Roma e più in prospettiva per il Milan. E che lascia la sensazione, per entrambi, di aver avuto qualcosa in mano senza riuscire a tenerlo fino in fondo.

Auschwitz, oltre l’aritmetica

La trappola delle percentuali

A conferma dell’attualità della tragedia di Auschwitz e di tutti i lager e i gulag di questo globo sempre più piccolo vi è un equivoco che, appunto, può esser drammatico: quello sulle “minoranze”. Gli ebrei, anche dove la loro presenza era (o è) robusta, in Europa erano (sono) una minoranza. Si tratta, in percentuale, di numeri relativamente piccoli, non di rado minuscoli. Eppure, con la Shoah, ne sono stati barbaramente uccisi milioni, comprese bambine e bambini. E altre centinaia di migliaia di persone – dai pazienti psichiatrici agli omosessuali, dai nomadi ai Testimoni di Geova, e altri/e ancora – ne hanno condiviso la sorte, partecipando della loro morte.

Democrazia e rispetto del singolo

“Minoranze”, dunque; piccoli numeri, divenuti tuttavia grandi numeri. Attenzione, insomma, alla logica bugiarda delle percentuali. La democrazia si fonda sì sul “calcolo” della maggioranza; nello stesso tempo, però, si basa sul rispetto delle minoranze, di quelle consistenti e di quelle minime. Sul rispetto del “particolare”, di ogni singolo individuo. I due fattori hanno pari importanza.

Il silenzio dei pochi

Il pensatore alsaziano ed ebreo André Neher (1914-1988), al cui capolavoro L’esilio della parola. Dal silenzio biblico al silenzio di Auschwitz ho dedicato un volumetto, oltre al silenzio dei campi di sterminio e, per chi crede, al silenzio di Dio, evocava il silenzio dei pochi che vedevano, sapevano e tacevano. Pochi, ma non per questo estranei al genocidio.

Memoria come criterio politico

Occorre, in definitiva, grande cautela nell’adottare criteri aritmetici superficiali rispetto ai fenomeni sociali, politici, storici e, in generale, umani. Averne sempre Memoria è decisivo.

Australian Open, Musetti batte Fritz e vola ai quarti: "Sono molto orgoglioso di me stesso"

Roma, 26 gen. (askanews) – Per la prima volta in carriera Lorenzo Musetti è ai quarti di finale degli Australian Open. L’azzurro è tra i migliori otto a Melbourne Park grazie alla netta vittoria su Taylor Fritz: 6-2, 7-5, 6-4 in poco più di due ore di gioco. La partita perfetta di Lorenzo, magistrale nella lettura tattica dell’incontro: tante variazioni, poco ritmo concesso all’avversario e un servizio efficace nei momenti chiave. Musetti non ha commesso sbavature, ha dominato il primo parziale e poi risolto i due successivi set più equilibrati. Al quarto di finale Slam numero 4, Musetti diventa il terzo italiano di sempre a raggiungere i quarti in tutti i major. Adesso lo attende Novak Djokovic: appuntamento mercoledì sulla Rod Laver Arena.

“Sono molto orgoglioso di me stesso. Conosco molto bene Fritz, abbiamo già avuto tante battaglie tra noi e l’ultima volta, a Torino, aveva vinto lui”. Così Lorenzo Musetti dopo il successo su Taylor Fritz che gli è valso l’accesso ai quarti di finale degli Australian Open. “Sono arrivato qui con una mentalità diversa – le sue parole – oggi il mio servizio ha funzionato molto bene, credo di aver fatto una delle mie migliori performance a livello di ace della mia carriera, sono molto molto felice. L’anno scorso avevo finito molto tardi la stagione e l’obiettivo era ricominciare alla grande il 2026. Non avevo mai superato la prima settimana qui a Melbourne: aver raggiunto la finale a Hong Kong, il titolo in doppio, i quarti qui… è davvero un sogno. In Italia è abbastanza presto, non è facile svegliarsi così presto spesso. Siamo stati sfortunati fuori dal campo, visto che Tartarini e Fiorucci sono dovuti tornare in Italia per ragioni personali, però so che loro sono qui con il cuore. È difficile anche parlare, perché quando la vita reale bussa alla porta è sempre sorprendente. Mi sento più maturo in campo, forse sto giocando meglio anche per loro. Voglio continuare a giocare così”. Musetti tornerà in campo mercoledì per il quarto di finale contro Novak Djokovic: “Abbiamo già giocato tante volte io e Novak e ogni volta per me è una lezione – ha detto l’azzurro – È un grande onore condividere il campo con lui, ogni volta lascio il campo con qualcosa in più. Soltanto una volta l’ho battuto, ma erano condizioni diverse e giocatori diversi. So che non sarà stanco, visto che oggi non ha giocato, ma spero che il ritmo che ho adesso mi porti fortuna per la prossima partita e mi aiuti a spingerlo al suo massimo”.

Campo degasperiano: se non ora, quando?

Con l’approssimarsi della fine del primo mese del nuovo anno, tentiamo un bilancio, ancora a cavallo tra 2025 e 2026, da una prospettiva popolare. Partiamo da tre antefatti e una precondizione determinante.

Tre antefatti e una precondizione

Primo antefatto: lo scorso 10 ottobre 2025 Calenda e Marattin hanno presentato 10 proposte congiunte per la Legge di Bilancio, annunciando la volontà di costruzione di un polo liberale, riformista e popolare, fuori dal bipopulismo all’italiana.

Secondo antefatto: il dibattito sul centro ha “un elefante nella stanza”. La pregiudiziale è che, essendoci stata in quella posizione la DC, non potendosi “rifare la DC”, non può esistere il centro politico.

Il falso storico sul centro politico

In realtà, se esiste “un popolo”, e cioè chi guarda a dei valori e a delle idee (promemoria: Terzo Polo all’8% nel 2022), ed esiste un gruppo che organizza l’offerta politica, allora la questione cambia radicalmente.

L’obiezione secondo cui, essendo esistita la DC, oggi non può esistere un centro politico è un falso storico. Nessuno propone un’“operazione nostalgia”, ma una cultura politica non scompare nel nulla perché un partito che l’ha incarnata non esiste più. Soprattutto se ricorrono le due precondizioni poc’anzi citate: l’esistenza di un popolo (consenso nel Paese) e di un’organizzazione (partito) con un’offerta politica.

L’esperienza campana: un segnale da leggere

Terzo antefatto: alle scorse Regionali di fine novembre in Campania, un movimento di matrice cattolica, PER (Per le Persone e le Comunità), con il contributo di un altro movimento d’area, “Insieme”, ha preso posizione fuori dai poli. Una scelta audace che va sostenuta, riportando un buon risultato, seppure sensibilmente inferiore alle Regionali del 2020.

È facile pensare che abbia prevalso la polarizzazione dell’elettorato. Ma siamo sicuri sia così? In un contesto regionale dove l’affluenza si è fermata al 44,10%, risultando quindi un voto che possiamo definire di “apparati” (il plurale è d’obbligo), non appare il voto d’opinione il problema – e quindi la polarizzazione – bensì un radicamento ancora parziale nel territorio, forse qualche sbavatura comunicativa, e lo stesso fatto che il voto sia stato prevalentemente d’apparato.

I Popolari davanti al bivio

I Popolari, cosa possono fare in questo scenario? Le alternative sono quelle che ci si presentano da un po’ ormai: contare poco nei due poli, destra-centro e campo largo, oppure provare a ritessere un polo popolare, liberale e riformista, contribuendo a una formula che potremmo definire “campo degasperiano”.

Il centro come forza riformatrice

C’è una importante precondizione su questo fatto politico. Come l’on. Giuseppe Gargani spesso ci ricorda, citando Moro, “il centro o è riformatore, o non è”. Viceversa, potrebbe risultare repulsivo per gli elettori, rischiando l’immagine del cane da guardia delle élite.

Da qui la necessità di un’agenda riformatrice chiara.

Sanità, lavoro, territori: i nodi dell’agenda

La sanità resta il primo banco di prova: senza risorse adeguate per i LEA (livelli essenziali di assistenza) e senza una governance efficace ed efficiente, ogni discussione sull’autonomia rischia di produrre diseguaglianze.

Su economia e lavoro, il tempo della compressione salariale come fattore competitivo è finito: robotizzazione e intelligenza artificiale impongono risposte politiche, non slogan.

Come da lezione sturziana, sul territorio il principio di sussidiarietà va tradotto in riforme concrete degli enti locali, partendo dal ritorno alle Province come enti elettivi e superando tanto il centralismo quanto le derive iper-federaliste, affrontando senza dogmi il tema dei servizi pubblici. Come diceva Ciriaco De Mita, ciò che conta è la garanzia dei diritti alla persona, non l’ideologia del modello gestionale.

L’Europa come vero spartiacque

Infine, la politica estera segna il vero discrimine. O il ritorno a un mondo di imperi e zone d’influenza, o il rilancio di un ordine multilaterale fondato sul diritto. In questa prospettiva, l’Europa non può più rinviare il salto verso una reale integrazione politica, approdando a uno Stato federale e dotandosi di una politica estera e di difesa comuni.

È arrivata l’ora di recuperare lo spirito delle origini, ritornando a essere Comunità, ma superando l’approccio gradualista che già Schuman enunciava nella Dichiarazione del 1950:

“[…] l’Europa sorgerà da realizzazioni concrete, che creino anzitutto una solidarietà di fatto”.

Abbiamo bisogno di una nuova, vera e propria (coraggiosa) fase costituente europea.

È giunto il momento

Un “campo degasperiano” non nasce per sommatoria elettorale, ma per chiarezza di visione. I Popolari possono svolgere un ruolo importante, dialogando con liberali e riformisti senza ambiguità. Fuori da questo orizzonte restano sovranismi, massimalismi e populismi di ogni segno.

Se non ora, quando?

 

Giuseppe Vecchione

Coordinatore provinciale Avellino

Tempi Nuovi – Popolari Uniti

Popolari, protagonisti o gregari?

Ci sono delle fasi nella politica dove è richiesta anche e soprattutto la categoria del coraggio. Certo, il “coraggio non si dà per decreto”. Come, del resto, neanche il carisma. O c’è o non c’è.

Ma questo riguarda prevalentemente il singolo o un singolo. Quando, invece, in gioco c’è il destino di una cultura, di una tradizione o, meglio ancora, di un pensiero, è di tutta evidenza che la posta in gioco cambia e diventa collettiva. E, nello specifico, è proprio il caso della presenza dei Popolari nella politica italiana.

Una storia nota, una domanda ancora aperta

Ora, è del tutto inutile, nonché improduttivo, ricordare seppur brevemente la storia dei Popolari dalla fine della Dc, avvenuta nel lontano 1993, in poi. Ovvero, ripercorrere le varie fasi che hanno scandito concretamente il percorso e il cammino dei Popolari nella vita politica italiana. La conosciamo tutti ed è, appunto, inutile soffermarsi.

Quello che, invece, merita di essere approfondito, è come pensiamo di essere ancora presenti nell’agone pubblico del nostro Paese.

Protagonisti o spettatori della politica

E cioè, si vuole ancora giocare una partita da protagonisti e quindi da titolari, o si accetta definitivamente ed irreversibilmente di guardarla dalla tribuna? Accampando, quindi e di conseguenza, solo e soltanto un “diritto di tribuna”.

Detto con parole più semplici e comprensibili, si vuole essere protagonisti o si vuole restare, ben che vada, gregari? Questo è, oggi, il vero nodo da sciogliere. Un nodo innanzitutto politico. Ma anche culturale, programmatico ed organizzativo. E se non viene affrontato e in qualche modo risolto, il destino dei Popolari pare essere abbastanza segnato.

Un sistema politico che si è riorganizzato

Anche perché non possiamo non registrare che le altre aree culturali si sono bene o male riorganizzate. Non ci vuole un sondaggista per ricordare che oggi la sinistra è presente in tutte le sue multiformi espressioni: da quella radicale a quella massimalista, da quella estremista a quella populista.

La destra, come noto a tutti, è saldamente presidiata ed organizzata: dalla destra sovranista e conservatrice a quella più estremista, reazionaria e populista. Lo stesso centro, seppur malconcio e balbettante, è presente nella vita politica del nostro Paese. E dietro ad ogni categoria politica esiste, seppur in modo più o meno approssimativo – anche per il tramonto delle tradizionali scuole di pensiero – una cultura politica.

L’assenza cattolico-popolare

Ed è proprio sotto questo versante che emerge in tutta la sua complessità, e gravità, la radicale assenza del pensiero, della cultura, della tradizione e della storia cattolico-popolare e cattolico-sociale. E, di conseguenza, la sua strutturale subalternità nei pochissimi partiti in cui quella cultura tenta di lanciare qualche timido ed impercettibile segnale.

Il bivio storico

Ed è per queste ragioni, semplici ma essenziali nonché oggettive, che ormai siamo arrivati ad un bivio. Ovvero, nel momento in cui – tra alti e bassi – la politica si riorganizza e ritornano con difficoltà e timidezze le antiche e tradizionali culture politiche, riviste e fortemente riattualizzate, è legittimo chiederci e chiedere se l’area e la cultura cattolico-popolare e sociale intende proseguire a guardare la partita dagli spalti.

Perché, se così fosse, dovremmo arrivare alla triste e mesta conclusione che solo il cattolicesimo popolare e sociale sarebbe, oggi, del tutto fuori luogo e fuori tempo nella dialettica politica contemporanea.

Battere un colpo

Una conclusione che, francamente, non avrebbe alcun senso e, soprattutto, alcun fondamento. Ma per invertire la rotta tocca solo a chi si riconosce in questo nobile e storico filone di pensiero battere un colpo. Non sono certamente gli avversari storici del popolarismo di ispirazione cristiana o i ricorrenti detrattori dell’esperienza cinquantennale della Dc e dei cattolici impegnati in politica i principali sostenitori del ritorno del cattolicesimo popolare e sociale nelle dinamiche concrete della politica italiana.

Solari sul presente difficile e il futuro possibile dell’università

L’ingresso nell’enclave accademica

Una riflessione non solo sul ruolo e sulla funzione delle Università (peraltro significativamente più datate e radicate nella storia della istituzionalizzazione della cultura in Italia e nel mondo, ma in particolare in Europa, di quanto sia stata la scuola dell’obbligo, o gli apprendimenti basilari dell’alfabetizzazione popolare o la durata dei curricula fino agli studi secondari) risulta opportuna per entrare dentro questa enclave accademica: chi apre la “porta di ingresso” al visitatore curioso di capire è Luca Solari, un docente che vi insegna e si occupa di Organizzazione aziendale presso il Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università degli Studi di Milano, in quanto Presidente del Collegio Didattico del Corso di Laurea magistrale in Management of Human Resources.

Le dimensioni del sistema universitario italiano

Molto opportunamente l’autore di questo saggio – circa il valore degli studi universitari (e sull’utilità della stessa Università come istituzione) – si sofferma in esordio sulla descrizione delle dimensioni delle istituzioni universitarie italiane nel loro complesso.

I dati ufficiali del Ministero riferiti all’anno accademico 2023/2024 sono utili e significativi per comprendere le dimensioni di una realtà molto spesso frammentata e certamente connotativa di una dimensione alla fin fine persino ingombrante e significativa: si parla di 1.960.000 studenti, 113.400 docenti (compresi ricercatori e docenti a contratto) e 57.200 amministrativi e tecnici.

Le tre missioni dell’Università

Se la domanda fondamentale che ci si pone riguarda l’utilità e gli scopi degli studi universitari la descrizione epistemologica dell’insieme considera almeno tre ‘missioni’ (intese come finalità affidate alle Università): quella dell’insegnamento (che in una accezione didattica comprende logicamente l’apprendimento come suo correlato speculare specifico), quella della ricerca (mi sovviene alla memoria il primo libro ad essa dedicato, La società scientifica di Saverio Avveduto, allora Direttore Generale del Ministero Pubblica istruzione, pubblicato nel lontano 1968: rimando a quella lettura che approfondiva in modo magistrale il tema della distinzione tra ricerca pura e applicata, evidenziando per la prima volta il gap che separava le Università europee e italiane da quelle americane) e quella voluta dalla riforma Gelmini, nella legge 240 del 2010.

La “terza missione” e il ruolo dell’ANVUR

L’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca) declina la terza missione in cinque aree tematiche, a loro volta suddivise in cinque campi di azione ciascuna (per un totale di 25 campi di azione): trasferimento tecnologico, produzione e gestione dei beni pubblici, public engagement; scienze della vita e salute, sostenibilità ambientale, inclusione e contrasto alle diseguaglianze, con particolare riferimento agli obiettivi dell’Agenda ONU 2030.

Una macchina kafkiana

Questo inquadramento riassuntivo in ordine alle missioni istituzionali delle Università mette un po’ di ordine (anche se la terza ‘mission’ soffre di una ridondante parcellizzazione, dove le definizioni prevalgono sui contenuti), in quello che a vederlo dall’esterno assomiglia alla descrizione kafkiana dell’agglomerato complesso di stanze, aule, laboratori, cunicoli, stambugi in cui ciascuno esplica un compito di cui non sempre gli altri coinquilini titolari di funzioni analoghe – ma spesso solipsistiche e criptiche – sono esattamente a conoscenza.

Docenti, burocrazia e autonomia

Come spiega l’autore del saggio ciascun docente – in particolare – sembra concentrato sulla messa a punto monografica del proprio insegnamento: si comprende bene allora (per chi legge il libro) la difficoltà a far sintesi da parte del presidente di un collegio didattico o dello stesso Rettore dell’Ateneo. In ogni contesto fortemente istituzionalizzato e in ispecie nel mondo accademico universitario si percepisce la pletora ridondante della burocrazia come derivato del principio dell’autonomia, una sorta di autogenesi di uffici (secondo la cd. “legge di Parkinson”) asseritamente con finalità ordinamentali e organizzative, in realtà a far somma tra indicazioni ministeriali e modalità funzionali proprie di ciascun Ateneo o persino di ogni corso di laurea.

Un imprinting che attraversa il sistema formativo

Una presenza ingombrante, con le sue liturgie, le sue regole e le sue sovrabbondanze che finiscono per complicare le citate “missioni” specifiche anziché semplificarle. Esattamente ciò che sta accadendo qualche gradino più sotto negli ordinamenti della scuola dell’obbligo e in quella secondaria di secondo grado, tra formule, algoritmi, sigle, acronimi che finiscono per confondere significato e significante. Un imprinting caratterizzante l’insieme del sistema formativo italiano, una sua prerogativa sommativa che non può essere risolta solo aumentando le risorse a disposizione del PNRR ma che richiede maggior flessibilità, pertinenza metodologico-didattica, reale esercizio della libertà di insegnamento.

Governance, dipartimenti e didattica marginale

Dopo aver considerato il fenomeno in espansione delle università telematiche l’autore si sofferma sulle ambizioni organizzative degli atenei, sotto almeno quattro profili di considerazione: la struttura di governance, la struttura amministrativa e gestionale, la struttura dipartimentale e la struttura didattica, evidenziandone le criticità perché un palinsesto siffatto assomiglia sempre più ad una giungla istituzionale, radicata e ridondante nei suoi cascami organizzativi, in un quadro d’insieme tanto ramificato quanto centralizzato.

Rettori, direzioni e apparati

Dal Rettore al Direttore Generale, cioè dalla governance alla gestione amministrativa si percepisce una sorta di mosaico articolato di direzioni, uffici e servizi, la cui configurazione riflette le dimensioni, la storia e – soprattutto – la cultura di potere dell’ateneo. Gli stessi dipartimenti, vero punto di riferimento per i docenti, sono per lo più strutture in espansione a cui vengono delegati compiti di spartizione delle risorse comuni in cui si cerca di ottimizzare il proprio score rispetto all’algoritmo di ateneo.

La didattica come “Cenerentola”

Quanto alla struttura didattica essa dovrebbe costituire l’ubi consistam di ogni Università: in realtà è la Cenerentola che raccoglie le briciole rimaste dopo i passaggi ai piani organizzativi e gerarchici superiori. La critica dell’autore di questo intrigante saggio si sofferma fondamentalmente su questa ridondanza di apparati rispetto al fine precipuo delle Università che trova nella didattica e nella ricerca la sua ragion d’essere.

Università senza futuro?

Insomma il Prof. Solari, descrivendo le Università attuali e definendole – se permane il trend organizzativo e funzionale che le caratterizza – come istituzioni senza futuro, ritiene che se una riforma si debba auspicare essa dovrebbe vertere su due aspetti dirimenti e decisivi: quello della strutturazione degli apparati e quello degli obiettivi da perseguire. Una finalizzazione certamente ambiziosa, anche se espressa a ragion veduta da persona titolata nel merito ed esperta, ma che deve fare i conti con un’architettura consolidata nel tempo (direi nei secoli), difficile da scalfire, come una sorta di moloch inattaccabile, un fortilizio a ragion veduta inespugnabile.

Tennis, Musetti ai quarti a Melbourne: "Orgoglioso di me stesso, mi sento più maturo"

Roma, 26 gen. (askanews) – “Sono molto orgoglioso di me stesso. Conosco molto bene Fritz, abbiamo già avuto tante battaglie tra noi e l’ultima volta, a Torino, aveva vinto lui”. Così Lorenzo Musetti dopo il successo su Taylor Fritz che gli è valso l’accesso ai quarti di finale degli Australian Open. “Sono arrivato qui con una mentalità diversa – le sue parole – oggi il mio servizio ha funzionato molto bene, credo di aver fatto una delle mie migliori performance a livello di ace della mia carriera, sono molto molto felice. L’anno scorso avevo finito molto tardi la stagione e l’obiettivo era ricominciare alla grande il 2026. Non avevo mai superato la prima settimana qui a Melbourne: aver raggiunto la finale a Hong Kong, il titolo in doppio, i quarti qui… è davvero un sogno. In Italia è abbastanza presto, non è facile svegliarsi così presto spesso. Siamo stati sfortunati fuori dal campo, visto che Tartarini e Fiorucci sono dovuti tornare in Italia per ragioni personali, però so che loro sono qui con il cuore. È difficile anche parlare, perché quando la vita reale bussa alla porta è sempre sorprendente. Mi sento più maturo in campo, forse sto giocando meglio anche per loro. Voglio continuare a giocare così”. Musetti tornerà in campo mercoledì per il quarto di finale contro Novak Djokovic: “Abbiamo già giocato tante volte io e Novak e ogni volta per me è una lezione – ha detto l’azzurro – È un grande onore condividere il campo con lui, ogni volta lascio il campo con qualcosa in più. Soltanto una volta l’ho battuto, ma erano condizioni diverse e giocatori diversi. So che non sarà stanco, visto che oggi non ha giocato, ma spero che il ritmo che ho adesso mi porti fortuna per la prossima partita e mi aiuti a spingerlo al suo massimo”.

L’oro supera per la prima volta la soglia dei cinquemila dollari

Roma, 26 gen. (askanews) – L’oro ha raggiunto un nuovo massimo storico, superando la soglia dei 5.000 dollari l’oncia e prolungando così la sua corsa da record, in un contesto di crescenti tensioni geopolitiche che rafforzano la sua attrattività come bene rifugio per eccellenza. L’oro spot e i future sull’oro statunitense salgono dell’1,9% rispettivamente a 5.078 a 5.112 dollari.

Anche l’argento prosegue il rally, con i prezzi spot che si portano sopra quota 106 dollari l’oncia.

L’oro supera per la prima volta la soglia dei 5mila dollari

Milano, 26 gen. (askanews) – L’oro ha raggiunto un nuovo massimo storico, superando la soglia dei 5.000 dollari l’oncia e prolungando così la sua corsa da record, in un contesto di crescenti tensioni geopolitiche che rafforzano la sua attrattività come bene rifugio per eccellenza. L’oro spot e i future sull’oro statunitense salgono dell’1,9% rispettivamente a 5.078 a 5.112 dollari.

Anche l’argento prosegue il rally, con i prezzi spot che si portano sopra quota 106 dollari l’oncia.

Trump non esclude il ritiro dell’Ice da Minneapolis dopo le uccisioni di cittadini

Roma, 26 gen. (askanews) – Il presidente degli Stati uniti Donald Trump ha detto di non avere ancora preso una decisione definitiva sull’operato degli agenti dell’ICE che hanno ucciso l’infermiere Alex Pretti in Minnesota sabato, in un’intervista al Wall Street Journal. Trump ha inoltre affermato che “a un certo punto” gli agenti dell’ICE lasceranno Minneapolis.

“Stiamo guardando, stiamo esaminando tutto e arriveremo a una determinazione”, ha dichiarato Trump a proposito delle azioni delle forze dell’ordine, dopo che i membri della sua amministrazione nelle ore precedenti hanno cercato di giustificare gli agenti dell’ICE accusando la vittima.

Il presidente ha però ribadito le sue critiche nei confronti di Pretti per aver portato con sé una pistola calibro 9 millimetri durante l’episodio. Le autorità locali hanno ripetutamente affermato che l’uomo era in possesso di un regolare permesso e che la legge del Minnesota consente il porto d’armi in modo visibile.

Esponenti dell’amministrazione Trump hanno sostenuto che l’arma fosse carica e che Pretti avesse con sé munizioni aggiuntive. “Non mi piace nessuna sparatoria. Non mi piace”, ha aggiunto Trump. “Ma non mi piace nemmeno quando qualcuno va a una protesta con un’arma molto potente, completamente carica e con due caricatori pieni di proiettili. Anche questo non è una bella cosa”.

Diversi esponenti democratici e alcuni repubblicani hanno espresso preoccupazione per i video diffusi sull’accaduto e hanno chiesto un’indagine approfondita e indipendente. Trump ha inoltre fatto sapere che in futuro potrebbe ritirare gli agenti dell’immigrazione dall’area di Minneapolis, senza però indicare tempi precisi. Il presidente degli Stati uniti Donald Trump ha scritto in una serie di post sui social che due cittadini americani hanno “tragicamente” perso la vita nel contesto della stretta della sua amministrazione sull’immigrazione a Minneapolis, attribuendo la responsabilità ai leader democratici. Lo riferisce il New York Times.

“Le città e gli Stati santuario guidati dai democratici si rifiutano di cooperare con l’ICE e stanno addirittura incoraggiando agitatori di sinistra a ostacolare illegalmente le operazioni per arrestare i peggiori criminali”, ha scritto. “Così facendo, i democratici stanno mettendo i criminali immigrati illegali al di sopra dei cittadini rispettosi della legge che pagano le tasse, e hanno creato circostanze pericolose per tutti i soggetti coinvolti”.

I messaggi si riferiscono alla morte di Renee Good e Alex Pretti, due cittadini statunitensi residenti a Minneapolis, uccisi a colpi d’arma da fuoco da agenti federali dell’immigrazione.

Alti funzionari dell’amministrazione Trump hanno, subito e senza fornire prove, accusato entrambe le vittime di “terrorismo interno”, sostenendo che stessero cercando di fare del male agli agenti federali. In entrambi i casi, tuttavia, i video girati sul posto hanno contraddetto la versione ufficiale.

Nei post Trump ha inoltre invitato le autorità delle città e degli Stati guidati dai democratici a collaborare con le agenzie per l’immigrazione consegnando gli irregolari detenuti nelle carceri statali e locali, e ha affermato che il Congresso dovrebbe approvare una legge per “porre fine alle città santuario”. Il presidente ha contrapposto questa situazione a quella degli Stati a guida repubblicana, tra cui Texas, Florida e Louisiana, dove secondo lui le operazioni sull’immigrazione non hanno incontrato lo stesso livello di opposizione.

L’uccisione di Pretti sabato ha spinto un numero crescente di repubblicani a esprimere preoccupazione per quanto accaduto e a chiedere un’indagine indipendente.

Secondo i filmati, Pretti portava legalmente un’arma, ma era stato disarmato e immobilizzato a terra quando è stato colpito. Gruppi per i diritti sulle armi, tra cui la National Rifle Association, hanno respinto le affermazioni dei funzionari federali secondo cui Pretti non avrebbe avuto il diritto, garantito dal Secondo emendamento, di portare un’arma solo perché stava protestando o osservando l’operato degli agenti. La National Rifle Association (Nra) si è unita ad altri gruppi di pressione e associazioni per le armi, tradizionalmente vicini a Donald Trump, nel chiedere all’amministrazione repubblicana un’indagine completa sull’uccisione di Alex Pretti, l’infermiere trentasettenne colpito a morte da agenti federali dell’immigrazione a Minneapolis sabato. Lo segnala il Guardian.

Pretti, cittadino statunitense, era legalmente autorizzato a portare un’arma, diritto tutelato dalla Costituzione americana, ha segnalato l’organizzazione. I video ampiamente diffusi della sparatoria non lo mostrano mentre impugna una pistola, ma riprendono un agente che si avvicina alla sua schiena, si allontana con quello che sembra essere un’arma e, subito dopo, Pretti viene colpito mortalmente da diversi colpi esplosi da membri dell’Ice.

Intanto anche la Nra è intervenuta nel dibattito nazionale dopo che Bill Essayli, nominato da Trump nel 2025 come procuratore federale ad interim in California, ha scritto sui social che avvicinarsi alle forze dell’ordine con una pistola comporta un’alta probabilità che gli agenti siano legalmente giustificati a sparare. L’associazione ha replicato che una simile affermazione è pericolosa e sbagliata e che voci pubbliche responsabili dovrebbero attendere l’esito di un’indagine completa invece di fare generalizzazioni e demonizzare cittadini rispettosi della legge.

Anche Gun Owners of America ha criticato le parole di Essayli, sottolineando che gli agenti federali non sono altamente giustificati a sparare a persone in possesso legale di una licenza per il porto d’armi e ricordando che il Secondo emendamento tutela il diritto di portare armi anche durante manifestazioni pacifiche.

L’ufficio stampa del governatore californiano Gavin Newsom ha reagito sui social alle critiche della Nra, affermando che persino l’associazione per le armi ritiene che il funzionario del Dipartimento di Giustizia sia andato troppo oltre nel sostenere che gli agenti fossero giustificati a uccidere Pretti. Essayli ha ribattuto che le sue parole sono state travisate e che si riferiva a persone che si avvicinano armate e rifiutano di disarmarsi, ma il suo post ha ricevuto una nota correttiva sulla piattaforma X che ricordava come la Costituzione vieti di sparare a cittadini per il semplice possesso di un’arma che non rappresenti una minaccia imminente.

Calcio, risultati serie A: la Juventus è quarta

Roma, 25 gen. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Juventus-Napoli 3-0

Ventiduesima giornata: Inter-Pisa 6-2, Como-Torino 6-0, Fiorentina-Cagliari 1-2, Lecce-Lazio 0-0, Sassuolo-Cremonese 1-0, Atalanta-Parma 4-0, Genoa-Bologna 3-2, Juventus-Napoli 3-0, ore 20.45 Roma-Milan, lunedì 26 gennaio ore 20.45 Verona-Udinese.

Classifica: Inter 52, Milan 46, Napoli 43, Roma e Juventus 42, Como 40, Atalanta 35, Bologna 30, Lazio 29, Sassuolo e Udinese 26, Cagliari 25, Torino, Parma, Cremonese e Genoa 23, Lecce 18, Fiorentina 17, Pisa e Verona 14.

Ventitreesima giornata: Venerdì 30 gennaio ore 20.45 Lazio-Genoa, sabato 31 gennaio ore 15 Pisa-Sassuolo, ore 18 Napoli-Fiorentina, ore 20.45 Cagliari-Verona, domenica 1 febbraio ore 12.30 Torino-Lecce, ore 15 Como-Atalanta, ore 18 Cremonese-Inter, ore 20.45 Parma-Juventus, lunedì 2 febbraio ore 20.45 Udinese-Roma, martedì 3 febbraio ore 20.45 Bologna-Milan.

L’Archivio digitale di Pinuccio Sciola online a 10 anni dalla morte

Milano, 25 gen. (askanews) – A dieci anni dalla scomparsa di Pinuccio Sciola, l’opera e il pensiero del grande scultore sardo diventano accessibili online con la creazione dell'”Archivio Digitale di Pinuccio Sciola”, una digital library che raccoglie documenti, immagini, progetti e materiali digitalizzati. L’iniziativa nasce per preservare e rendere consultabile un’eredità culturale descritta come complessa e stratificata, offrendo uno strumento di studio che supera i limiti di spazio e di tempo.

Il progetto è stato realizzato dalla Fondazione Pinuccio Sciola in collaborazione con Hyperborea, azienda di Gruppo Panini Cultura, che ha supportato la Fondazione nella catalogazione del fondo e nello sviluppo della piattaforma digitale basata sul software Arianna4, già adottato da enti culturali per la gestione e la valorizzazione del patrimonio.

L’Archivio permette di consultare materiali eterogenei, dalla documentazione sulle mostre alla rassegna stampa, dalla bibliografia alla catalogazione dell’intera produzione scultorea, e di metterli in relazione tra loro, per ricostruire la rete di connessioni costruita dall’artista nel corso della sua vita. Nel percorso digitale trovano spazio le diverse direzioni della sua ricerca, dal dialogo con la pietra alla sperimentazione su legno, terracotta, ferro e bronzo, fino alla produzione grafica e pittorica. Un nucleo centrale è la serie “I luoghi di Sciola”, che riunisce oltre 400 progetti, compiuti e non, in ambito nazionale e internazionale, con manoscritti, bozzetti e materiali di studio utili a comprendere il processo creativo.

In un’intervista, Maria Sciola, figlia dell’artista, ha inquadrato l’Archivio come un’estensione naturale di un’abitudine familiare e di un modo di intendere la cultura: ha ricordato di essere cresciuta “in una casa che era un porto di mare, dal portone sempre aperto”, attraversata da musicisti e intellettuali. Nel ripercorrere le origini, – ha raccontato – che Sciola era nato nel 1942 a San Sperate (Cagliari) in una famiglia povera, una condizione che, nelle sue parole, aveva reso necessario trasformare la creatività in risorsa quotidiana. Ha aggiunto che l’incontro con le prime opportunità di studio era arrivato dopo la scoperta di un’opera, “Pietrino”, che gli aveva aperto la strada ai viaggi e alle grandi università internazionali, prima del ritorno in paese.

Il rientro in Sardegna si è tradotto, secondo la ricostruzione della figlia, in un gesto di restituzione: ha ricordato che il progetto “Paese Museo” a San Sperate, avviato nel 1968, rappresentava uno dei primi atti di arte pubblica in Italia. Sul piano del lavoro artistico, ha spiegato che negli anni Sessanta e Settanta molti autori cercavano un contatto fisico con la materia e che Sciola lo faceva incidendo la roccia, entrando in profondità fino a percepire, accarezzando la superficie, una risposta interna. In quel passaggio, ha sottolineato un dettaglio lessicale che per la famiglia aveva un peso preciso: “babbo l’ha sempre chiamata ‘voce’ e mai suono”, e – ha detto – che mentre lavorava spesso parlava dei “primi vagiti”, come se la nascita di quella voce fosse un travaglio.

Alla base della digitalizzazione, ha insistito, c’è anche l’esigenza di rendere leggibile la parte meno immediata della sua produzione: “Pinuccio era un artista a 360 gradi”, con un medium principale legato alla pietra ma con un lavoro esteso a legno, ferro, argilla e bronzo, oltre a schizzi, fotografie ritoccate, acquerelli e simulazioni prospettiche che aiutano a decifrare il suo codice espressivo. Nel ragionamento sul rapporto tra pietra e tecnologia, – ha osservato – che spesso si percepisce la digitalizzazione come lontana dalla materia, senza considerare che il silicio contenuto nella pietra è uno degli elementi di base della tecnologia attuale.

La scelta della piattaforma Arianna4, ha ricostruito Maria Sciola, è arrivata dopo una ricerca ed è stata consolidata anche dai rapporti con Maxxi Cultura, che utilizza lo stesso sistema e che, insieme alle storiche di Hyperborea, ha supportato la costruzione dell’albero archivistico. La difficoltà, – ha precisato – non è stata di dialogo ma di tempi, perché il lavoro sui documenti impone una pausa e un riordino che prima di essere digitale deve essere mentale e “deve partire da uno schizzo”. Ha spiegato che per l’Archivio il percorso è cominciato dal riordino del cartaceo, avviato molto prima di poter accedere a un bando per la digitalizzazione, e che la fase più delicata è stata la definizione della struttura, dove il supporto di professionisti ha aiutato a trovare una chiave meno emotiva e più razionale.

Nel descrivere il senso della gestione dell’eredità, la figlia – ha detto – che l’obiettivo è rendere la casa fruibile alle persone e non abitarla, per non depersonalizzarla, e che serve consapevolezza: “l’eredità che noi abbiamo in mano non è nostra”, perché il compito è proteggerla e valorizzarla. Ha aggiunto che il suo impegno quotidiano punta a portare avanti il messaggio filosofico dell’artista attraverso esposizioni, mostre e laboratori con i bambini, e che l’Archivio nasce anche per permettere l’accesso a chi non può venire con continuità in Sardegna. Guardando all’uso futuro, – ha detto – che, proprio per la natura multidisciplinare dell’opera, si attende un utilizzo trasversale per diversi studi, con l’auspicio che anche nel digitale si ritrovi l’immagine del “portone aperto” della casa.

Sul piano tecnico, il progetto include un corpus di 2000 documenti e 50 opere grafiche catalogati da Gruppo Panini secondo gli standard Iiif, International Image Interoperability Framework, che abilitano funzionalità avanzate e interattive per gli utenti finali.

Calcio, Messias ribalta il Bologna, il Genoa vince 3-2

Roma, 25 gen. (askanews) – Il Genoa ribalta il Bologna in un Ferraris infuocato e si impone 3-2 al termine di una partita ricca di episodi, gol e colpi di scena. Decisivo Junior Messias, autore della rete della vittoria al 90’+1 con un sinistro a giro dopo aver saltato l’uomo.

Il Bologna passa in vantaggio al 35′ con Ferguson, freddo dalla distanza dopo aver colpito il palo. A inizio ripresa arriva il raddoppio rossoblù emiliano con l’autogol di Otoa (48′) sull’assist di Rowe.

La gara cambia al 57′: Skorupski esce male, commette fallo su Vitinha e viene espulso dopo revisione Var. In superiorità numerica il Genoa trova nuova linfa: al 62′ Malinovskyi riapre la sfida, poi al 78′ Ekuban approfitta di un grave errore difensivo per firmare il 2-2.

Quando il pareggio sembra scritto, al 90’+1 Messias inventa il capolavoro che completa la rimonta e fa esplodere il Ferraris.

Calcio, risultati serie A: scatti Atalanta e Genoa

Roma, 25 gen. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Atalanta-Parma 4-0, Genoa-Bologna 3-2

Ventiduesima giornata: Inter-Pisa 6-2, Como-Torino 6-0, Fiorentina-Cagliari 1-2, Lecce-Lazio 0-0, Sassuolo-Cremonese 1-0, Atalanta-Parma 4-0, Genoa-Bologna 3-2, ore 18 Juventus-Napoli, ore 20.45 Roma-Milan, lunedì 26 gennaio ore 20.45 Verona-Udinese.

Classifica: Inter 52, Milan 46, Napoli 43, Roma 42, Como 40, Juventus 39, Atalanta 35, Bologna 30, Lazio 29, Sassuolo 27, Udinese 26, Cagliari 25, Torino, Parma, Cremonese 24, Genoa 23, Lecce 18, Fiorentina 17, Pisa, Verona 14.

Ventitreesima giornata: Venerdì 30 gennaio ore 20.45 Lazio-Genoa, sabato 31 gennaio ore 15 Pisa-Sassuolo, ore 18 Napoli-Fiorentina, ore 20.45 Cagliari-Verona, domenica 1° febbraio ore 12.30 Torino-Lecce, ore 15 Como-Atalanta, ore 18 Cremonese-Inter, ore 20.45 Parma-Juventus, lunedì 2 febbraio ore 20.45 Udinese-Roma, martedì 3 febbraio ore 20.45 Bologna-Milan.

Calcio, Atalanta travolgente: 4-0 al Parma

Roma, 25 gen. (askanews) – L’Atalanta travolge il Parma e cala il poker al Gewiss Stadium. Nella 25ª giornata di Serie A Enilive 2025-2026, la squadra di Raffaele Palladino si impone con un netto 4-0, confermando solidità e cinismo contro un Parma punito oltre il punteggio finale.

La partita si sblocca al 15′, quando un’ingenuità di Britschgi regala un calcio di rigore ai nerazzurri: Scamacca è freddo dal dischetto e firma l’1-0. Il Parma prova a reagire, ma al 24′ un errore in costruzione di Circati spalanca la strada al raddoppio: De Ketelaere inventa, de Roon chiude di prima per il 2-0. L’Atalanta prende il controllo del match e sfiora più volte il tris prima dell’intervallo.

Nella ripresa i ducali cambiano assetto e cercano maggiore aggressività, costruendo anche alcune occasioni importanti con Pellegrino e Oristanio, senza però riuscire a riaprire la gara. Al 73′ arriva il colpo del ko: rilancio di Carnesecchi, accelerazione di Krstovic e assist perfetto per Raspadori, che a porta vuota trova il primo gol con la maglia della Dea. Nel finale c’è spazio anche per la firma dello stesso Krstovic, che al 90’+3 ribadisce in rete una respinta di Corvi e chiude definitivamente i conti.

Finisce 4-0 per l’Atalanta, spietata nello sfruttare gli errori avversari e solida nella gestione della gara. Parma generoso ma troppo fragile nei momenti chiave, costretto a incassare una sconfitta pesante nonostante una prestazione a tratti coraggiosa.

Confesercenti: chiudono le botteghe, in 1.100 Comuni non c’è più l’alimentari

Milano, 25 gen. (askanews) – Meno punti vendita, ma di dimensioni maggiori. Il retail fisico si trasforma: tra il 2011 e il 2025 sono scomparsi oltre 103mila negozi, anche se la superficie commerciale complessiva è aumentata del 7,4%, grazie all’allargamento della dimensione media dei punti vendita, passata da circa 117 a 144,5 metri quadrati, un balzo del 23,8%. Un processo di ristrutturazione trainato dalla convergenza verso il formato medio: diminuiscono botteghe e micro-negozi e, allo stesso tempo, si ridimensionano le maxi-superfici del retail. È quanto emerge da un approfondimento Confesercenti sulle superfici di vendita per classi dimensionali.

La trasformazione non è indolore, soprattutto per l’imprenditoria indipendente. La riduzione dei punti vendita è, infatti, trainata dalla contrazione delle superfici di minori dimensioni: i negozi micro fino a 50 metri quadrati diminuiscono di oltre 72mila unità, quelli tra 51 e 150 metri quadrati si riducono di oltre 42.700 esercizi. Crescono, invece, i formati “medi”: i negozi tra 151 e 250 metri quadrati aumentano (oltre mille punti vendita e 300mila mq in più) e tengono quelli tra 251 e 400 metri quadrati tengono la posizione (-246 esercizi)). Resistono dunque le imprese più strutturate, capaci di stare sul mercato con digitale, multicanalità e specializzazione.

La trasformazione non procede allo stesso ritmo ovunque. E la conferma è che in alcuni territori si stanno riducendo anche i servizi: ci sono oltre 1.100 Comuni, in Italia, dove non c’è più un negozio alimentare specializzato. Nel 2011-2025 regioni come Emilia-Romagna e Abruzzo mostrano una crescita marcata della superficie commerciale complessiva (+14,6% e +13,2%), nonostante la riduzione dei punti vendita (-14,4% e -14,5%). Anche Lazio e Campania registrano superficie in aumento (+10,1% e +8,5%) a fronte di un calo dei negozi (-10,7% e -8,8%). All’opposto, la superficie è ferma o arretra in Sardegna (+0,8% superficie con -19,5% esercizi), Puglia (-2,2% di superficie), Basilicata (-1,3%) e Valle D’Aosta (-1,2%).

Anche le superfici sopra i 400 metri quadrati crescono in modo netto, passando da 29.407 a 40.319, con un aumento complessivo di 12,39 milioni di metri quadrati. Anche in questo caso, avanzano i formati medi: tra 401 e 1.500 metri quadratici sono quasi 9mila punti vendita e oltre 8 milioni di metri quadrati aggiuntivi. Nel segmento oltre i 5.000 metri quadrati, invece, emerge un segnale di assestamento: i punti vendita aumentano lievemente (+23), ma perdono 136.746 metri quadrati, e la dimensione media scende da 8.942 a 8.562 metri quadrati.

“Questi numeri ci dicono che il commercio fisico non sta semplicemente ‘diminuendo’: si sta riorganizzando – commenta Nico Gronchi, presidente Confesercenti – I punti vendita medi crescono, ma arretrano gli estremi: micro e piccoli formati scompaiono e le maxi-superfici si ridimensionano. La riorganizzazione, però, ha un costo, e le vittime sono i piccoli esercizi indipendenti, quelli che per dimensione garantivano specializzazioni – giocattoli, ferramenta, alimentare di vicinato – e che costituiscono un punto di riferimento per la comunità. Per questo servono politiche che tengano insieme due obiettivi: fermare la desertificazione e accompagnare la crescita e l’evoluzione di chi può investire e innovare”. “La rigenerazione urbana è il punto d’incontro – conclude – Occorre riportare funzioni nei quartieri, rendere accessibili e attrattive le vie, fornendo strumenti concreti per le imprese”.

Lega, Salvini motiva la "truppa": nel mirino giornali e magistrati

Rivisondoli, 25 gen. (askanews) – I suoi fedelissimi ripetono spesso dal palco della Kermesse Idee in Movimento conclusa oggi a Rivisondoli che la linea e la garanzia di unità del partito sono rappresentate “dal segretario federale”; Matteo Salvini, nell’intervento conclusivo dell’evento, replica che “La Lega è una famiglia, una comunità. Non siamo una caserma. Qualcuno mi chiama capitano, ci sono generali, marescialli, colonnelli ma la forza della Lega è la truppa, il popolo”. Il vicesegretario Claudio Durigon rilancia lo slogan di Luca Zaia sulla Lega “una e indivisibile”, il leader lo ribadisce prendendosela con il “titolo da distonici mentali” che una testata online dedica alle sue parole su chi vuole “la poltrona”, esce dalla Lega e “finisce nel nulla”: il riferimento non è al vicesegretario ed europarlamentare Roberto Vannacci, “lo vedo in settimana” e quindi per ora la sanzione morale sulla ipotetica scissione è rimandata. “Mi riferivo ai due che sono usciti”, taglia corto con i cronisti Salvini ricordando il caso di due deputati che hanno lasciato il gruppo del Carroccio.

E se Durigon alza la bandiera dell’orgoglio “per una classe dirigente preparata che ottiene risultati straordinari sui territori, nelle elezioni regionali e comunali”, il leader vanta i dati del tesseramento, nel 2025 “in crescita del 34 per cento” ma, prevede, “entro metà marzo, grazie all’impegno e all’entusiasmo di tutti, avremo già superato il numero di iscritti della Lega del 2025”. La sindrome dell’assedio non è estranea al ragionamento di Salvini. Sbertuccia quei giornali che “da anni stanno pronosticando il cambio di segretario della Lega ma l’unica cosa che è cambiata è il loro editore”, e mette nel mirino “i mandanti di alcuni palazzi che avevano e hanno nella Lega il principale avversario”. Rilancia l’appello per il voto nel referendum sulla giustizia, oggetto di più di un “panel” di dibattito sul palco dell’evento abruzzese: “C’è chi borbotta e chi protesta”, dice, ma “se il 22 e il 23 marzo resterà a casa avrà la responsabilità con i suoi figli di avere un paese immobile e immodificabile”. Ma il vicepremier si spinge oltre: la consultazione sulla riforma costituzionale, avverte, è solo “un passaggio, perché il vero punto d’arrivo sarà la responsabilità civile dei magistrati che se sbagliano, devono pagare, come tutti gli altri lavoratori”.

Al centro della battaglia della Lega rimangono alcuni temi tradizionali: il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi annuncia in mattinata che “nella prima settimana di febbraio” arriveranno in Consiglio dei ministri i provvedimenti del nuovo pacchetto sicurezza, Salvini gli fa eco chiedendo “ancora più le mani libere” per le forze dell’ordine “nel rispetto del codice”. Il futuro immediato, passate le forche caudine del referendum costituzionale, guarda alla manifestazione del 18 aprile in piazza del Duomo, a Milano. “Non sarà una piazza contro: contro il fanatismo islamico, contro l’arroganza e la violenza ma una piazza per”, precisa il segretario del Carroccio, annunciando che la Lega organizzerà “treni speciali, pullman, macchinate. Chiameremo a raccolta i patrioti di tutta Italia e di tutta Europa nel nome della protezione dei nostri valori, della cultura occidentale”. Non sono stati pochi in queste giornate abruzzesi, i richiami dal palco ai rischi di una “islamizzazione”. Un allarme che la Lega intende appunto condividere con i suoi alleati europei, compresi quelli meno istituzionali, come l’attivista e influencer britannico di estrema destra Tommy Robinson: sul colloquio fra i due nei giorni scorsi sono nate polemiche dalle opposizioni e distinguo in maggioranza. Ma Salvini non arretra: “Sulla libertà di parola e pensiero, noi siamo l’unico partito ad aver votato contro la legge bavaglio su cosa si può dire e cosa non si può dire, cosa risponde alla legge, chi può incontrare Salvini e chi non può incontrare. Ma potrò incontrare chi fico secco ho voglia da incontrare, se voglio fare battaglie comuni con qualcuno, con rispetto?”.

Energia, Trustpilot: aumenti bollette per 7 consumatori su 10 in un anno

Milano, 25 gen. (askanews) – Il mercato libero di luce, gas e servizi entra in una nuova fase di maturità: gli italiani sono sempre più attivi nelle scelte, più informati e più attenti non solo al prezzo, ma anche alla qualità dell’esperienza, alla trasparenza delle offerte e all’innovazione dei servizi. È quanto emerge dalla nuova ricerca condotta da Trustpilot, la più grande piattaforma indipendente di feedback dei consumatori al mondo, che restituisce una fotografia aggiornata delle aspettative dei consumatori verso il settore utility.

Per il settore, il tema dei costi rimane centrale: quasi 7 italiani su 10 hanno riscontrato un aumento delle bollette negli ultimi 12 mesi, seppur in lieve calo rispetto al 2025 (69% vs 74% del 2024). Allo stesso tempo, l’indagine evidenzia un problema strutturale di comprensione delle offerte: solo il 10% degli intervistati le considera molto chiare, mentre il 46% le giudica poco o per niente comprensibili.

“Il mercato utility sta vivendo una fase di trasformazione profonda, in cui i consumatori chiedono non solo convenienza, ma anche chiarezza, sostenibilità e servizi digitali all’altezza delle aspettative”, commenta Nicoletta Besio, General Manager di Trustpilot Italia. “Il peso delle recensioni online è in forte ascesa: oggi due italiani su tre le considerano un elemento decisivo per scegliere il proprio fornitore energetico, segnando una crescita netta rispetto al 2025. Un segnale che conferma quanto fiducia, trasparenza e qualità dell’esperienza siano elementi chiave per accompagnare l’innovazione del settore in modo credibile”, conclude.

Energia, Trustpilot: aumenti bollette per 7 consumatori su 10 in un anno

Milano, 25 gen. (askanews) – Il mercato libero di luce, gas e servizi entra in una nuova fase di maturità: gli italiani sono sempre più attivi nelle scelte, più informati e più attenti non solo al prezzo, ma anche alla qualità dell’esperienza, alla trasparenza delle offerte e all’innovazione dei servizi. È quanto emerge dalla nuova ricerca condotta da Trustpilot, la più grande piattaforma indipendente di feedback dei consumatori al mondo, che restituisce una fotografia aggiornata delle aspettative dei consumatori verso il settore utility.

Per il settore, il tema dei costi rimane centrale: quasi 7 italiani su 10 hanno riscontrato un aumento delle bollette negli ultimi 12 mesi, seppur in lieve calo rispetto al 2025 (69% vs 74% del 2024). Allo stesso tempo, l’indagine evidenzia un problema strutturale di comprensione delle offerte: solo il 10% degli intervistati le considera molto chiare, mentre il 46% le giudica poco o per niente comprensibili.

“Il mercato utility sta vivendo una fase di trasformazione profonda, in cui i consumatori chiedono non solo convenienza, ma anche chiarezza, sostenibilità e servizi digitali all’altezza delle aspettative”, commenta Nicoletta Besio, General Manager di Trustpilot Italia. “Il peso delle recensioni online è in forte ascesa: oggi due italiani su tre le considerano un elemento decisivo per scegliere il proprio fornitore energetico, segnando una crescita netta rispetto al 2025. Un segnale che conferma quanto fiducia, trasparenza e qualità dell’esperienza siano elementi chiave per accompagnare l’innovazione del settore in modo credibile”, conclude.

Mattarella: il caso Regeni è una ferita aperta

Milano, 25 gen. (askanews) – “Verità e giustizia non devono prestarsi a compromessi”, e la memoria di Giulio Regeni va “onorata facendo piena luce sulle circostanze e le responsabilità che ne segnarono il tragico destino” che rimangono “una ferita aperta” per il Paese. Lo afferma il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato ai genitori di Giulio Regeni e al sindaco di Fiumicello Villa Vicentina, Alessandro Dijust, in occasione del decimo anniversario della scomparsa del ricercatore. In particolare, ha sottolineato il Capo dello Stato, “la piena collaborazione delle autorità egiziane nel dare risposte adeguate alle richieste della magistratura italiana, per accertare i fatti e assicurare alla giustizia i responsabili, continua a rappresentare un banco di prova”.

“L’annuale commemorazione che la comunità di Fiumicello Villa Vicentina dedica a Giulio Regeni, raccoglie l’Italia intera in un sentito e commosso tributo per una vita ignobilmente spezzata. A dieci anni dalla sua scomparsa – scrive Mattarella – ribadiamo le ragioni universali della giustizia e del rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo, contro ogni forma di tortura. Il rapimento e il barbaro assassinio di Giulio, un nostro concittadino, rimangono una ferita aperta nel corpo della comunità nazionale”. Prosegue Mattarella: “Rivolgo anzitutto un affettuoso pensiero ai suoi genitori, colpiti dal dolore inconsolabile per la perdita di un figlio – avvenuta per cause abiette e con modalità disumane – ammirevoli esempi di coraggio e determinazione nella ricerca della verità. Un’esigenza condivisa da tutti gli italiani e non solo. Verità e giustizia non devono prestarsi a compromessi, a tutela non solo delle legittime aspettative di chiarezza dei familiari, ma a presidio dei principi fondanti del nostro ordinamento costituzionale e sociale e delle relazioni internazionali”.

“L’impegno di quanti, con dedizione, hanno operato e operano per corrispondere, in questa vicenda, alla sete di verità storica e giudiziaria, merita rispetto e gratitudine. La piena collaborazione delle autorità egiziane nel dare risposte adeguate alle richieste della magistratura italiana, per accertare i fatti e assicurare alla giustizia i responsabili, continua a rappresentare un banco di prova. Nella dolorosa ricorrenza odierna, rinnovo la vicinanza della Repubblica alla famiglia Regeni e l’impegno del nostro ordinamento affinché sia onorata la memoria di Giulio facendo piena luce sulle circostanze e le responsabilità che ne segnarono il tragico destino”, conclude il presidente della Repubblica.

Calcio, risultati serie A: Sassuolo a 27 punti

Roma, 25 gen. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Sassuolo-Cemonese 1-0

Ventiduesima giornata: Inter-Pisa 6-2, Como-Torino 6-0, Fiorentina-Cagliari 1-2, Lecce-Lazio 0-0, Sassuolo-Cremonese 1-0, ore 15 Atalanta-Parma, Genoa-Bologna, ore 18 Juventus-Napoli, ore 20.45 Roma-Milan, lunedì 26 gennaio ore 20.45 Verona-Udinese.

Classifica: Inter 52, Milan 46, Napoli 43, Roma 42, Como 40, Juventus 39, Atalanta 32, Bologna 30, Lazio 29, Sassuolo 27, Udinese 26, Cagliari 25, Torino, Parma, Cremonese 24, Genoa 20, Lecce 18, Fiorentina 17, Pisa, Verona 14.

Ventitreesima giornata: Venerdì 30 gennaio ore 20.45 Lazio-Genoa, sabato 31 gennaio ore 15 Pisa-Sassuolo, ore 18 Napoli-Fiorentina, ore 20.45 Cagliari-Verona, domenica 1° febbraio ore 12.30 Torino-Lecce, ore 15 Como-Atalanta, ore 18 Cremonese-Inter, ore 20.45 Parma-Juventus, lunedì 2 febbraio ore 20.45 Udinese-Roma, martedì 3 febbraio ore 20.45 Bologna-Milan.

Marta Fascina: Berlusconi spronerebbe per un accordo di pace in Ucraina

Milano, 25 gen. (askanews) – “Silvio Berlusconi è sempre stato un uomo di pace e considerava la guerra la follia della follie. Fino agli ultimi istanti della sua vita ha lavorato per porre fine alla guerra in Ucraina, conflitto che lo turbava enormemente, e non riusciva a capacitarsi di come si potesse ancora morire sotto le armi. Già una volta aveva convinto Putin a non invadere la Georgia e sono certa, anche vedendolo all’opera a Pratica di Mare, che sarebbe stato un eccellente inviato speciale dell’Onu o dell’Ue per questo tragico conflitto che, purtroppo, dopo quattro anni, ancora perdura e miete vittime. Oggi sicuramente spronerebbe la comunità internazionale, a cominciare dall’Unione europea, a promuovere una vera iniziativa diplomatica, invitando allo stesso tavolo le parti in conflitto fino al cessate il fuoco e alla firma dell’agognato accordo di pace”. Lo ha detto Marta Fascina, compagna del presidente Silvio Berlusconi, a margine dell’evento ‘Più libertà, più crescita’ promosso da Forza Italia per il 32esimo anniversario della discesa in campo del Cavaliere. Fascina si è detta “molto emozionata nell’essere qui oggi al Teatro Manzoni, il teatro del mio Silvio, in occasione del compleanno della sua amata mamma e alla vigilia dell’anniversario della sua gloriosa discesa in campo”.

Calenda contro Salvini: riceve neonazisti cocainomani al ministero

Milano, 25 gen. (askanews) – “Non penso che il bipolarismo reggerà. Non posso stare con chi odia l’Occidente ma neanche con le quinte colonne di Putin o con chi riceve neonazisti cocainomani al ministero. Con chi inneggia alla X Mas e con chi supporta Putin e supporta Trump quando mette i dazi all’Europa. Io non ci posso stare. La battaglia per la libertà e per l’Europa richiede scelte molto coraggiose. Non voglio dare lezioni, ma credo che c’è un momento nella storia in cui l’idealismo deve superare anche considerazioni di tattica elettorale”. Carlo Calenda, dal palco dell’evento di Milano, sferza così la platea di Forza Italia. Un attacco alla Lega, ma anche dubbi sulla ‘tenuta’ di Giorgia Meloni: “Non c’è spazio per chi non condivide la necessità di una difesa europea, in una coalizione per la libertà. Spero che Meloni diventi una conservatrice, ma se è contraria all’abolizione del diritto di veto, qualche problema ce lo dobbiamo, e ve lo dovete, porre. Cosa farà il governo quando si troverà davvero alle strette con la Russia e la Cina? Quando la destra estrema in Europa vincerà, Meloni reggerà o sentirà il richiamo della foresta? Voi avete certezze che io non ho, ma un errore su questo può portare al disastro”, avverte il segretario di Azione.

Per Calenda “questo Paese ha un disperato di liberali, popolari e riformisti. E non possono pensare di essere sottomessi nè ai sovranisti di destra nè agli estremisti di sinistra. Se ci sarà spazio per lavorare insieme ne sarò felice, ma non defletteremo perchè non posso pensare di condividere un partito con Conte, Bonelli, Fratoianni, Salvini e Vannacci”.

La replica di Salvini alle polemiche sull’incontro con l’estremista Tommy Robinson

Rivisondoli, 25 gen. (askanews) – Niente passi indietro del Matteo Salvini sulle polemiche sollevate da alcuni esponenti delle opposizioni per il suo recente incontro con Tommy Robinson, esponente dell’estrema destra britannica. Nel corso del suo intervento conclusivo alla kermesse della Lega in Abruzzo, pur senza nominare il caso specifico il segretario leghista ha detto: “Sulla libertà di parola e pensiero, noi siamo l’unico partito ad aver votato contro la legge bavaglio su cosa si può dire e cosa non si può dire, cosa risponde alla legge, chi può incontrare Salvini e chi non può incontrare. Ma potrò incontrare chi fico secco ho voglia da incontrare, se voglio fare battaglie comuni con qualcuno, con rispetto?”.

Atletica, Ntakarutimana e Battocletti vincono il Campaccio

Roma, 25 gen. (askanews) – Il burundese Egide Ntakarutimana e l’azzurra Nadia Battocletti hanno vinto la 69esima edizione del Campaccio Cross Country, classica sulla di cross disputata a San Giorgio su Legnano. La gara maschile ha incoronato Ntakarutimana, solo al traguardo in 30:38, dopo un attacco che ha lasciato indietro l’ugandese Dolphine Chelimo, secondo in 30:45, ed il burundese Celestin Ndikumana, terzo in 30:45. Primo degli italiani e sesto assoluto, dopo una gara di grande coraggio, Luca Alfieri (Atl. Casone Noceto) con il crono di 31:06. La gara femminile ha incoronato Nadia Battocletti che ha iniziato ad impartire un ritmo decisamente più veloce al quale hanno provato a resistere Elvanie Nimbona, Emily Collinge e Francine Niyomukunzi, tutte con un ritardo di 10 secondi all’inizio del terzo giro. Vittoria in scioltezza per l’azzurra che ferma il cronometro a 21:10, rifilando alla rivale burundese Francine Niyomukunzi che chiude in volata in 21:32, anticipando Elvanie Nimbona che, con 21:33, l’ha spuntata a sua volta su Emily Collinge. Il podio italiano è completato da Lucia Arnoldo, (Atl. Dolomiti Belluno), quinta assoluta in 21:52.

Ucraina, Salvini: Zelensky dopo tutti gli aiuti ha il coraggio di lamentarsi

Rivisondoli, 25 gen. (askanews) – “Abbiamo sentito Zelensky che dopo tutti i soldi, gli sforzi, gli aiuti che ha avuto, ha pure il coraggio di lamentarsi”. Lo ha detto il segretario della Lega, Matteo Salvini, nel suo intervento conclusivo della kermesse leghista Idee in Movimento a Rivisondoli.

“Amico mio – ha proseguito – stai perdendo la guerra, stai perdendo uomini, credibilità e dignità, firma l’accordo di pace prima possibile. Devi scegliere fra una sconfitta e una disfatta. Nel 2022 c’erano quelli che dicevano ‘tranquilli, con le sanzioni di Bruxelles Putin è in ginocchio in tre settimane’. Sono passati quattro anni e il tema delle bollette è legato a quei geni”.

“E grazie alla Lega – ha detto ancora il vicepremier Salvini – per la prima volta nel decreto Ucraina la difesa dei civili prevale sulle armi e sulla guerra”.

Lega, Salvini: scrivono che cambiamo segretario ma cambia loro editore

Rivisondoli, 25 gen. (askanews) – Matteo Salvini mette nel mirino i giornalisti che non “raccontano la verità”. Concludendo la kermesse della Lega Idee in Movimento a Rivisondoli, il vicepremier e segretario del partito ha ringraziato “quelli che ci sono attenti e obiettivi, non gli amici, non ne abbiamo bisogno: ci accontentiamo di chi racconta la verità, sono pochi, pochissimi”.

“Non facciamoci dettare le priorità – ha detto ancora il leader leghista – dalle loro agende dei palazzi con le loro rassegne stampa. Anche perché alcuni di questi giornali da anni stanno pronosticando il cambio di segretario della Lega, l’unica cosa che è cambiata è il loro editore”.

“Lasciamoli scrivere, noi siamo per la libertà. Quando la Lega discute al suo interno scrivono che la Lega si chiude in se stessa, se ci apriamo al confronto, non per cambiare idea ma per avvicinare chi vede che siamo persone normali e usiamo le posate quando ci sediamo a tavola, allora il titolo è: la Lega allo sbando, invita chi non la pensa come lei. Io sono orgoglioso di confrontarmi con chiunque non la pensa come me perché la Lega è salda”, ha rivendicato Salvini.

Il Papa: intensificare gli sforzi per un cessate il fuoco in Ucraina

Milano, 25 gen. (askanews) – “Anche in questi giorni l’Ucraina è colpita da attacchi continui che lasciano intere popolazioni esposte al freddo dell’inverno. Seguo con dolore quanto accade. Sono vicino e prego per chi soffre. Il protrarsi delle ostilità, con conseguenze sempre più gravi sui civili, allarga la frattura tra i popoli e allontana una pace giusta e duratura. Invito tutti a intensificare ancora gli sforzi per porre fine a questa guerra”. Lo ha detto Papa Leone XIV rivolto a fedeli e pellegrini riuniti in piazza San Pietro per l’Angelus.

Sim Carabinieri: profonda indignazione per le parole di Trump sui nostri caduti

Milano, 25 gen. (askanews) – “L’alleanza non si misura con le parole, ma con i fatti – e i fatti parlano chiaro”. Il SIM Carabinieri esprime “ferma e profonda indignazione per le dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che hanno gravemente sminuito il contributo dei Paesi alleati della NATO – e quindi dell’Italia – nelle operazioni in Afghanistan”.

“Sono parole inaccettabili. Parole che offendono la memoria di chi ha servito in uno dei teatri operativi più duri degli ultimi decenni e che ignorano, con leggerezza inammissibile, il prezzo pagato anche dall’Arma dei Carabinieri in termini di caduti, feriti, sacrifici personali e familiari. Ma c’è di più: quelle dichiarazioni non colpiscono soltanto la NATO e i Paesi alleati. Rischiano di ferire anche lo spirito di corpo dei soldati americani stessi, perché chi ha indossato l’uniforme sa bene una cosa semplice e antica: tra commilitoni il rispetto non è un dettaglio, è la base di tutto. E in Afghanistan quel rispetto si è costruito sul campo, ogni giorno, fianco a fianco. Noi i nostri colleghi americani li abbiamo conosciuti davvero: nelle scorte, nei pattugliamenti, nella protezione della popolazione, nell’addestramento e nella ricostruzione della sicurezza locale. Non a parole. Nei fatti. E proprio per questo diciamo con chiarezza: i Carabinieri italiani non sono mai rimasti indietro. Hanno operato in prima linea, assumendo responsabilità operative dirette, spesso in condizioni estreme e ad altissimo rischio”, evidenzia il sindacato dell’Arma.

“A chi oggi prova a riscrivere quella realtà, ricordiamo anche un punto che pesa come un macigno: non lo diciamo ‘solo noi’. Lo ha riconosciuto pubblicamente anche un comandante americano, il Generale David Petraeus, quando affermò che: ‘Per me i Carabinieri sono per la formazione militare quello che Michael Jordan è per il basket’. Parole nette, parole di chi conosce il valore di un alleato quando lo vede lavorare”, rileva ancora il SIM Carabinieri che “ha formalmente inviato una nota di protesta all’Ambasciata degli Stati Uniti in Italia, per rappresentare con chiarezza l’indignazione dei Carabinieri italiani e dei nostri iscritti”.

“Sappiamo bene che, con ogni probabilità, il Presidente Trump non leggerà mai questa nota – prosegue il SIM Carabinieri -. Ma noi, come sindacato, abbiamo un dovere che viene prima di tutto: difendere l’onore dell’uniforme, tutelare la dignità di chi ha servito e ribadire che il sacrificio dei nostri colleghi non può essere minimizzato né riscritto. E lo diciamo con altrettanta chiarezza: questa presa di posizione non è contro il popolo americano e non è contro i nostri commilitoni delle Forze Armate statunitensi. Con loro abbiamo condiviso rischi, fatiche, responsabilità e – troppe volte – anche il dolore”.

“L’amicizia tra soldati non si cancella con una dichiarazione. Il rispetto per chi ha servito e per chi non è tornato a casa non è un’opinione politica: è il fondamento di ogni alleanza e di ogni rapporto tra Stati che si definiscono amici. Il SIM Carabinieri non farà mai un passo indietro quando si tratta di tutelare la dignità, la storia e il sacrificio dei Carabinieri italiani. E continuerà a farlo nello stesso modo in cui i Carabinieri hanno sempre fatto il loro dovere: a testa alta, in silenzio quando serve, ma con la schiena dritta sempre”, conclude il sindacato dell’Arma.

Sta arrivando la neve sulle montagne delle Olimpiadi

Milano, 25 gen. (askanews) – Correnti atlantiche e precipitazioni di nuovo protagoniste sull’Italia nei prossimi giorni; in arrivo tanta neve sulle “montagne Olimpiche”. Mattia Gussoni, meteorologo de iLMeteo.it, conferma un nuovo peggioramento del tempo a causa dell’ingresso di una perturbazione molto intensa.

La causa va ricercata nella presenza di una vasta area depressionaria presente tra le Isole Britanniche e l’Islanda che continua ad inviare impulsi instabili verso l’Europa. Una prima perturbazione investirà in pieno il nostro Paese nel corso di domenica 25 gennaio portando piogge battenti al Nord Est, con nevicate abbondanti sulle Dolomiti oltre i 600/700 metri di quota, sui settori tirrenici e sulle due Isole Maggiori. Da segnalare anche il deciso rinforzo dei venti da Ovest/Sud Ovest su buona parte del Centro Sud.

Dopo una breve tregua attesa per lunedì 26, salvo per locali piogge al Centro Sud, nei giorni a seguire il protagonista sarà ancora una volta il flusso perturbato atlantico.

Si tratta di una sorta di “autostrada” di correnti umide e miti che dall’Oceano Atlantico scorrono verso l’Europa, pilotate dal getto polare. Lungo questo flusso viaggiano una perturbazione dopo l’altra: ombrelli a portata dunque, aspettiamoci piogge e rovesci frequenti, a tratti insistenti, soprattutto sulle regioni del Centro Nord e sui settori tirrenici.

Le temperature si manterranno di qualche grado sopra la media in quanto l’aria arriva direttamente dall’oceano e non da masse fredde continentali di origine Artica. La neve tornerà a cadere in maniera copiosa sulle nostre montagne solamente oltre i 500/600 metri di quota. Un’ottima notizia in vista delle ormai imminenti Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina.

Crans Montana, Meloni: istituire una squadra investigativa comune

Milano, 25 gen. (askanews) – “Chiedo che almeno adesso, dopo quanto accaduto, sia costituita senza ritardo e senza ulteriori resistenze una squadra investigativa comune, che utilizzi la competenza e la professionalità degli appartenenti alle forze di polizia italiani”. E’ la richiesta lanciata dalla premier Giorgia Meloni in un colloquio con il Corriere della Sera dopo la scarcerazione di Jacques Moretti nell’ambito delle indagini sulla tragedia di Crans Montana.

“Provo profonda indignazione e sconcerto per una decisione che infligge un ulteriore, indicibile strazio alle famiglie delle vittime e dei tanti feriti”, prosegue Meloni che sottolinea: “Lo Stato italiano, e io personalmente, resteremo giorno per giorno, al loro fianco nel percorso di ricerca della giustizia e della verità. Il governo non lascerà mai sole queste famiglie”.

La premier entra nel merito dell’inchiesta condotta dalle autorità elvetiche: “Fin dall’inizio – spiega Meloni – l’Italia ha offerto collaborazione alle autorità elvetiche per fare piena luce su quanto accaduto. La nostra polizia giudiziaria ha consolidata esperienza per svolgere tutte le investigazioni necessarie: mi rammarico che questa disponibilità finora non sia stata raccolta, e che anzi le indagini abbiano conosciuto incertezze, ritardi e lacune, al punto che non sono state svolte neanche le autopsie di giovani deceduti che non presentavano ustioni”.

Libera: la morte di Regeni è una ferita per la coscienza del Paese

Milano, 25 gen. (askanews) – “A dieci anni dalla scomparsa di Giulio Regeni, Libera, riunita a Torino in assemblea insieme ai co-presidenti Luigi Ciotti e Francesca Rispoli e ai suoi delegati nazionali e territoriali, continua a chiedere verità e giustizia per il ricercatore italiano rapito, torturato e ucciso al Cairo, in Egitto nel 2016.

“La morte di Giulio- continua nella nota Libera- rappresenta una ferita per la coscienza del Paese, dove la ricerca della verità è stata frenata da troppe ambiguità, silenzi, ostacoli e depistaggi. Continueremo a camminare a fianco di Paola e Claudio, generosi e combattivi genitori di Giulio che alla sofferenza della perdita dei loro figlio hanno sommato quella della mancanza di verità”.

Violanza giovani, Piantedosi: riguarda anche minorenni italiani

Rivisondoli, 25 gen. (askanews) – Quello dell’integrazione delle seconde e terze generazioni degli stranieri “è un grande tema” ma l’allarme sulla crescita della criminalità giovanile “non è solo legato agli stranieri ma anche ai minorenni italiani, alla popolazione tradizionale”. Lo ha detto ai cronisti il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, giunto a Rivisondoli per partecipare alla giornata conclusiva della kermesse della Lega Idee in Movimento.

“Il tema della crescita della criminalità minorile – ha ribadito – sicuramente riguarda le seconde e terze generazioni degli stranieri ma anche gli italiani. Tema che sicuramente sollecita interventi multidisciplinari: vanno bene gli strumenti di repressione ma bisogna mettere in campo delle formule che ridiano orientamento a questi giovani. Lo stiamo facendo in modo efficace come col decreto Caivano. È un lavoro lungo ma in questa direzione bisogna andare”, ha concluso Piantedosi.