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Libano, raid israeliani nel centro di Beirut: crollato un palazzo, morti e feriti

Roma, 18 mar. (askanews) – Almeno 12 persone sono morte e 41 sono rimaste ferite nei raid aerei israeliani che hanno colpito i quartieri Basta e Zuqaq al-Blat, nel centro di Beirut. Il bilancio è stato diffuso dal ministero della Sanità libanese, riportato dai media locali.

Nelle prime ore del mattino, alle 5,30, l’esercito israeliano ha bombardato un edificio multipiano nel quartiere centrale di Bachoura. Il palazzo è completamente crollato ed era stato già colpito da raid il 12 marzo.

Un nuovo attacco aereo israeliano ha colpito intorno alle 8 il quartiere Zkak al-Blat, nel centro di Beirut, provocando un incendio ai piani superiori di un edificio. I media locali riferiscono di una densa colonna di fumo nero visibile sopra la città. Le ambulanze sul posto per evacuare e soccorrere i feriti.

Secondo il New York Times, che mette assieme le informazioni disponibili, quattro attacchi israeliani hanno colpito Beirut durante la notte, prendendo di mira aree densamente popolate ed edifici residenziali nei quartieri centrali, tra cui Zuqaq al-Blat e Basta. L’esercito israeliano avrebbe colpito in particolare un palazzo residenziale di 15 piani, concentrando l’attacco sul seminterrato, dove – secondo Israele – Hezbollah nasconde denaro. Israele ha avvertito di una “risposta sproporzionata” al lancio di razzi da parte di Hezbollah oltre il confine avvenuto ieri.

Il Papa: la salute non sia un lusso per pochi

Città del Vaticano, 18 mar. (askanews) – “La salute non può essere un lusso per pochi, ma è una condizione essenziale per la pace sociale”. Lo ha detto il Papa ricevendo in udienza i partecipanti al Convegno “Oggi chi è il mio prossimo? – Today who is my neighbor?”.

“Una copertura sanitaria universale – ha aggiunto – non è soltanto un obiettivo tecnico da raggiungere, è prima di tutto un imperativo morale per le società che vogliono definirsi giuste. La tutela e la cura della salute devono essere accessibili ai più vulnerabili, perché ciò è richiesto dalla loro dignità e anche per evitare che un’ingiustizia diventi seme di conflitti”.

“In molte Nazioni – ha ribadito Papa Leone XIV – le diseguaglianze in campo sanitario stanno crescendo: meno persone possono curarsi con i servizi offerti. Uno sguardo urgente va posto anche sulla salute mentale delle persone, in particolare dei giovani, perché le ferite invisibili della psiche non sono meno pesanti di quelle visibili”.

Baseball, Venezuela campione del mondo: battuti gli Usa 3-2

Roma, 18 mar. (askanews) – Il Venezuela è sul tetto del baseball mondiale. A Miami, al loanDepot Park, la nazionale sudamericana ha conquistato per la prima volta il World Baseball Classic battendo gli Stati Uniti 3-2 al termine di una finale intensa e carica anche di tensioni politiche. Decisivo il doppio di Eugenio Suárez al nono inning, che ha spezzato l’equilibrio dopo il momentaneo pareggio americano.

Davanti a oltre 36 mila spettatori, in gran parte filo-venezuelani, la partita ha vissuto continui ribaltamenti emotivi: avanti 2-0, il Venezuela si è visto raggiungere all’ottavo inning dal fuoricampo da due punti di Bryce Harper, prima del colpo decisivo nel finale approfittando delle difficoltà del bullpen statunitense.

“Nessuno credeva in noi, ma ora abbiamo vinto il titolo. È una festa per tutto il Paese”, ha detto Suárez al termine della gara, dando il via ai festeggiamenti.

Per gli Stati Uniti è la seconda finale consecutiva persa nel principale torneo internazionale, mentre il Venezuela diventa la seconda nazione latinoamericana a conquistare il titolo dopo la Repubblica Dominicana nel 2013.

La sfida è stata segnata anche da un clima politico teso tra i due Paesi, amplificato nei giorni precedenti da dichiarazioni e prese di posizione istituzionali. Sul campo, però, a decidere è stato il baseball: lancio solido, difesa attenta e il colpo vincente di Suárez che consegna al Venezuela una notte storica.

Referendum, Schlein: se passa governo andrà spedito su premierato

Roma, 18 mar. (askanews) – “Questa riforma costituzionale non è arrivata da sola, arriva nel contesto di un disegno complessivo che la destra porta avanti un po’ per il patto di potere tra Meloni, Salvini e Tajani, un po’ perché questa destra ha sempre vissuto con fastidio i pesi e contrappesi dell’equilibrio tra poteri sancito dalla nostra Costituzione. Certamente se questa riforma passa il governo procederà spedito anche sul premierato: un’altra riforma costituzionale che vuole accentrare il potere nelle mani di chi governa a scapito delle prerogative del Parlamento e del Presidente della Repubblica, che per noi non si toccano”. Lo afferma la segretaria del Pd Elly Schlein in una intervista a Rinascita.

“Non è un caso se hanno già presentato una proposta di modifica della legge elettorale che tra premio abnorme e indicazione del candidato premier sembra l’antipasto del premierato”, conclude la segretaria Dem.

La prova d’esame dell’Europa

Una congiuntura drammatica

È una prova d’esame forse definitiva quella che la UE si trova a dover affrontare in queste drammatiche settimane, fra l’azione israelo-americana contro l’Iran teocratico e l’incessante guerra russa all’Ucraina.

Da un lato la coppia Netanyahu-Trump (non è una svista: l’ordine è voluto, perché al di là delle fanfaronate di The Donald è a tutti evidente che l’attacco a Teheran è stato intensamente voluto dal primo) ha avviato un conflitto dalla durata imprevedibile e dalle conseguenze potenzialmente devastanti per il mondo arabo e per quello europeo.

Le ambiguità delle grandi potenze

Dall’altro la coppia Putin-Trump (di nuovo, l’ordine è voluto) conferma la volontà (espressa ovviamente in maniera differenziata nella forma, ma non nella sostanza) di ridurre il territorio ucraino e di cambiarne la leadership.

Al fine di conseguire questo obiettivo, per Mosca prioritario, il Cremlino limita in questa fase al sostegno diplomatico la sua alleanza col regime degli ayatollah, così come ha già fatto con quello venezuelano amputato della sua leadership dittatoriale e dopo aver subìto la perdita del potere esercitato sulla Siria già di Assad.

Un’Europa esposta e impreparata

L’UE si trova così a dover fare i conti con i cascami di due guerre non volute e tuttavia subìte, con costi economici rilevanti. Oltre che con un alleato che si rivela sempre meno tale, o quanto meno sempre meno disponibile a investire risorse, finanziarie e militari, per la sua tutela e salvaguardia.

E che adesso gli chiede un intervento nel Golfo Persico dopo aver deciso di avviare una guerra senza aver coinvolto nessuno.

La necessità di una scelta politica

Tutto ciò impone una riflessione profonda e una successiva decisione politica che determinerà il futuro prossimo del continente europeo, ivi incluso pure quello dei paesi, a cominciare dal Regno Unito, che non sono parte dell’Unione.

Il procedere degli eventi a partire dall’invasione russa del Donbass ucraino sta conducendo il mondo in un preoccupante girone infernale con il quale sarebbe meglio la UE potesse fare i conti in modo unitario.

Le riforme necessarie

Cosa dovrebbe fare l’Unione per migliorare la propria capacità impattante sugli eventi mondiali è abbastanza chiaro a chiunque non sia affetto da conclamato anti-europeismo.

Eliminare il diritto di veto, almeno sulle materie più importanti; superare la dicotomia Presidente della Commissione – Presidente del Consiglio Europeo, e con ciò andare oltre all’attuale preminente assetto intergovernativo dell’Unione, possibilmente attraverso una diretta elezione popolare; assegnare l’iniziativa legislativa al Parlamento di Strasburgo, rappresentativo del popolo sovrano europeo.

Una vera prova d’esame

“Vasto programma”, avrebbe detto il Generale De Gaulle. Ma è esattamente questo il tema che l’Europa ha di fronte. Appunto una vera prova d’esame.

Se vuoi, posso prepararti anche la copertina 4K 16:9, coerente con il tono sobrio e “europeo istituzionale” che questo pezzo richiede.

Corpi in trincea: il sintomo del tempo

Numeri che accusano

I disturbi del comportamento alimentare non sono più un fenomeno laterale. Sono una crepa profonda del nostro tempo. In Italia coinvolgono 3,5 milioni di persone e, rispetto al periodo pre-Covid, fanno registrare un aumento del 35%. Ma il dato più allarmante è un altro: l’età di esordio scende fino a 8-9 anni. Il disagio non aspetta più l’adolescenza tarda: arriva prima e colpisce prima.

Il disturbo si allarga

Anche la geografia clinica è cambiata. L’anoressia riguarda circa il 30% dei casi; il restante 70% si distribuisce tra bulimia, binge eating e forme atipiche in crescita. Aumenta intanto la componente maschile, che arriva al 20%. Non riguarda più una minoranza riconoscibile: è il riflesso di una società che ha fatto del corpo una prova permanente, qualcosa da controllare, correggere, mostrare.

La dittatura dell’immagine

In una recente intervista al Corriere della Sera, Stefano Erzegovesi mette a fuoco il nodo: bambini e adolescenti sono sempre più esposti a modelli di bellezza artefatti che deformano la realtà. Ma qui non è in gioco solo l’estetica. È in gioco un intero ordine simbolico che riduce il valore di una persona a peso, misure, definizione, performance. Il corpo smette di essere esperienza e diventa sorveglianza. Smette di essere casa e diventa tribunale. E quando il riconoscimento sociale passa quasi solo dall’immagine, il sintomo alimentare può diventare l’esito più duro di una pressione continua.

Servizi fragili, famiglie scaricate

Di fronte a questa escalation, la risposta pubblica continua a essere insufficiente e profondamente diseguale. La mappatura censisce 232 realtà complessive, di cui 176 centri di cura, concentrati soprattutto al Nord: 85 al Nord, 36 al Centro e 55 tra Sud e Isole. Il risultato è un accesso alle cure segnato da squilibri evidenti: posti letto insufficienti, liste d’attesa troppo lunghe, percorsi di presa in carico che arrivano spesso tardi. Così molte famiglie sono costrette a ripiegare sul privato oppure restano sospese in una terra di mezzo fatta di costi, sfinimento emotivo e solitudine. Quando il welfare arretra, la cura smette di essere un diritto pienamente garantito e rischia di diventare un affare per chi può permetterselo. È qui che la sofferenza clinica si intreccia con le disuguaglianze sociali: le famiglie con più risorse reggono meglio; le altre rischiano di arrivare tardi o di restare escluse. Il disturbo alimentare diventa così anche una questione di classe, di territorio e di cittadinanza sanitaria. Sul piano normativo, il riconoscimento esiste: i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione rientrano nei LEA e alcune prestazioni sono a carico del Servizio sanitario nazionale. Ma proprio qui si apre il problema. Conclusa la fase del Fondo nazionale dedicato 2022-2024, quel riconoscimento non si è ancora tradotto in un dispositivo stabile, strutturale e permanente di finanziamento della presa in carico. Le risorse restano assorbite nella programmazione sanitaria ordinaria e nel più ampio capitolo della salute mentale. È da questo scarto che nasce la frattura più grave: il diritto alla cura è sancito sul piano formale, ma la sua concreta esigibilità continua a dipendere dal luogo in cui si vive, dall’organizzazione dei servizi e, troppo spesso, dalla condizione sociale della famiglia.

Oltre il luogo comune
Bisogna saper leggere i segnali: isolamento, rituali a tavola, ossessione per il cibo, sbalzi d’umore, ritiro sociale. Non sono capricci, né fasi passeggere. Sono patologie complesse, ma anche lo specchio crudele di un tempo che educa all’esposizione e lascia soli nella fragilità.

Un modello collettivo che impone la perfezione, moltiplica gli specchi e impoverisce i legami, non genera soltanto disagio: fabbrica solitudine. E quando la solitudine si insedia nel quotidiano, può diventare devastante.

Il Mulino sul ritorno della potenza nella politica mondiale

Il venir meno dell’ordine multilaterale

L’analisi prende le mosse dalla crisi dell’assetto internazionale emerso dopo la Guerra fredda. Quel sistema, fondato su regole condivise, cooperazione e istituzioni multilaterali, mostra oggi segni evidenti di logoramento.

Non si tratta soltanto di inefficienza delle organizzazioni internazionali, ma di un mutamento più profondo: viene meno la fiducia nella possibilità di governare i rapporti tra Stati attraverso norme comuni. Al suo posto riemerge una logica più antica, in cui la competizione tra potenze torna centrale.

La riemersione della logica imperiale

Secondo la tesi proposta dal Mulino, il mondo sta entrando in una nuova “età degli imperi”. Le grandi potenze non si percepiscono più come attori tra pari, ma come centri di influenza che tendono a organizzare attorno a sé aree di dipendenza.

L’impero non va inteso in senso tradizionale, territoriale, ma come modello di comportamento: gerarchia, asimmetria, proiezione di potenza. I rapporti internazionali diventano così meno cooperativi e più strutturati attorno a rapporti di forza.

Il primato della forza

Un passaggio decisivo riguarda il riequilibrio tra diplomazia e forza. Nel sistema multilaterale la prima aveva un ruolo prevalente; oggi la seconda torna a essere determinante.

La forza non è solo militare: è anche economica e tecnologica. Tuttavia, la minaccia dell’uso della forza armata riacquista una funzione ordinaria nella politica internazionale, segnando una discontinuità rispetto al recente passato.

Un sistema senza equilibrio stabile

Il venir meno di un centro regolatore condiviso produce un sistema internazionale più instabile. Non esiste più un ordine universalmente riconosciuto, ma una pluralità di potenze che competono per definire sfere di influenza.

Le crisi non sono deviazioni occasionali, ma espressioni strutturali di questo nuovo assetto. La frammentazione e la conflittualità diventano elementi permanenti del quadro globale.

Il nodo europeo

In questo contesto, la posizione europea appare problematica. L’Europa si è costruita sul rifiuto della logica imperiale e sulla centralità del diritto e della cooperazione.

Il mutamento in atto pone dunque una questione strategica: come può un soggetto fondato sul multilateralismo muoversi in un mondo che torna a essere dominato da logiche di potenza? È questa, implicitamente, una delle domande più rilevanti che emergono dall’articolo.

Una chiave di lettura del presente

La categoria della “nuova età degli imperi” consente di interpretare fenomeni diversi – conflitti armati, competizione tecnologica, tensioni economiche – come parti di un’unica trasformazione.

La conclusione è netta: non siamo di fronte a una crisi passeggera dell’ordine internazionale, ma a un cambio di paradigma. La politica mondiale torna a essere, in larga misura, politica di potenza.

 

Per leggere il testo originale

https://www.rivistailmulino.it/a/la-nuova-et-degli-imperi

Iran, le notizie più importanti del 18 marzo sulla guerra

Roma, 18 mar. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti del 17 marzo riguardo alla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge ormai tutti i Paesi del Golfo con ripercussioni sull’economia globale.

-07:20 Il ministro degli Esteri iraniano, Asbas Araghchi, ad Al Jazeera: gli Stati Uniti, e non l’Iran, “devono essere ritenuti responsabili” del conflitto in corso nella regione del Golfo.

-07:10 L’agenzia di stampa libanese Nna: almeno quattro persone sono morte in un attacco israeliano nella valle della Bekaa, in Libano, colpite quattro case nella città di Sahmar.

-07:02 Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, in un’intervista ad Al Jazeera: l’uccisione del segretario del Consiglio supremo per la sicurezza Nazionale iraniano, Ali Larijani, non destabilizza il sistema politico iraniano.

-00:42 Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CentCom): le forze statunitensi hanno impiegato con successo diverse munizioni a penetrazione profonda da 5.000 libbre contro siti missilistici iraniani fortificati situati lungo la costa iraniana, in prossimità dello Stretto di Hormuz. I missili da crociera antinave iraniani presenti in questi siti rappresentavano un pericolo per la navigazione internazionale nello stretto.

-00:16 Due cittadini israeliani sono morti, dopo essere rimasti gravemente feriti in seguito all’impatto di un missile balistico iraniano nel quartiere di Ramat Gan, alla periferia di Tel Aviv.

Raid Usa con munizioni speciali contro i siti missilistici iraniani sullo stretto di Hormuz

Roma, 18 mar. (askanews) – Le forze Usa hanno condotto raid usando munizioni speciali contro i siti missilistici iraniani che minacciavano la navigazione nello stretto di Hormuz.

Un post dell’account X del CentCom, il Comando Centrale degli Stati Uniti, fa sapere che “le forze statunitensi hanno impiegato con successo diverse munizioni a penetrazione profonda da 5.000 libbre contro siti missilistici iraniani fortificati situati lungo la costa iraniana, in prossimità dello Stretto di Hormuz”. “I missili da crociera antinave iraniani presenti in questi siti – ricorda il Comando – rappresentavano un pericolo per la navigazione internazionale nello stretto”.

Israele, missile iraniano colpisce Tel Aviv: due morti

Roma, 18 mar. (askanews) – Due cittadini israeliani sono morti, dopo essere rimasti gravemente feriti in seguito all’impatto di un missile balistico iraniano nel quartiere di Ramat Gan, alla periferia di Tel Aviv. Lo riferisce il servizio di ambulanze Magen David Adom citato da the Times of Israel.

I media ebraici identificano le due vittime come una coppia di settantenni e riferiscono che si trovavano nella tromba delle scale del loro condominio al momento dell’impatto, indicando che si stavano dirigendo verso il rifugio antiaereo dell’edificio.

Teheran conferma la morte di Ali Larijani

Roma, 17 mar. (askanews) – L’ufficio del Consiglio di Sicurezza nazionale iraniano ha confermato la morte di Ali Larijani, ucciso nel corso di un raid israeliano. La notizia della morte era stata riportata dalla rete televisiva dell’opposizione iraniana Iran International, che citando “fonti informate” aveva precisato che nel bombardamento avrebbero perso la vita il suo vice, Ali Bateni, e il figlio di Larijani, che ricopriva il ruolo di assistente speciale.

Secondi le fonti anche il numero due delle formazioni paramilitari basij, Qassem Qoreishi, sarebbe deceduto; i pasdaran da parte loro hanno confernato l’uccisione del comandante dei basij, Gholamreza Soleimani, la cui morte – insieme a quella di Larijani – era stata annunciata qualche ora fa dalle forze armate israeliane.

Coppa d’Africa: Senegal squalificato, Marocco dichiarato vincitore a tavolino

Roma, 17 mar. (askanews) – Con un incredibile ribaltamento di situazione, il Marocco, sconfitto in finale, è stato dichiarato vincitore della Coppa d’Africa a spese del Senegal. Lo scrive il sito de le Figaro. La giuria d’appello della Confederazione Africana di Calcio (CAF) ha revocato il titolo conquistato dal Senegal durante la Coppa d’Africa (CAN) lo scorso 18 gennaio e ha dichiarato vincitore il Marocco, come annunciato martedì sera dall’organismo. L’organismo ha deciso ‘di dichiarare la nazionale del Senegal forfait nella finale, vinta per 1-0 dai senegalesi, con il risultato omologato sul punteggio di 3-0’ a favore del Marocco, precisa il comunicato. Diversi giocatori senegalesi avevano temporaneamente abbandonato il campo durante la finale, in segno di protesta contro una decisione arbitrale.

‘La Federazione Reale Marocchina di Calcio prende atto della decisione presa dalla Commissione d’appello della CAF’, ha dichiarato in un comunicato diffuso martedì sera. La FRMF tiene a ricordare ‘che il suo intervento non ha mai avuto lo scopo di contestare la prestazione sportiva delle squadre impegnate in questa competizione, ma solo di chiedere l’applicazione del regolamento della competizione. La Federazione ribadisce il proprio impegno al rispetto delle regole, alla chiarezza del quadro competitivo e alla stabilità delle competizioni africane’.

Media, presentata a New York "America Oggi News Agency"

New York, 17 mar. (askanews) – America Oggi, la storica testata quotidiana del New Jersey fondata nel 1988 (acquistata da VNY Media Corp. nel 2025), torna a nuova vita come “America Oggi News Agency”. La nuova agenzia di stampa è stata presentata ai media al 112 East 71st St., Suite 1A, New York NY 10021. America Oggi vuole essere un nuovo strumento di informazione digitale dall’America in italiano e in inglese dedicato al business, alla cultura, allo sport, alla scienza e alle istituzioni italiane e italoamericane.

L’agenzia opererà in stretta sinergia con La Voce di New York e Radio ICN (che fanno parte della stessa piattaforma di VNY Media Corp.) e si propone come uno strumento di riferimento per gli operatori economici e culturali che vogliono sviluppare le proprie attività negli Stati Uniti e per gli investitori italiani alla ricerca di opportunità concrete in USA. America Oggi intende diventare anche un aggregatore di notizie per l’ampia rete delle associazioni italoamericane e per le istituzioni del Sistema Italia presenti in America.

L’obiettivo principale è garantire, con un minimo di 100 lanci a settimana (300 lanci entro fine anno), una diffusione capillare e tempestiva di tutte le iniziative esistenti. Lo scopo è valorizzare il contributo delle piccole, medie e grandi imprese e di figure italiane di rilievo del mondo scientifico, economico, culturale e sportivo. Particolare attenzione sarà dedicata al fenomeno delle start-up e dell’Intelligenza Artificiale.

“America Oggi News Agency — spiega il President/Editor in Chief Giampaolo Pioli — vuole diventare una piattaforma dinamica, aperta ai contributi dei lettori e degli operatori del settore invitandoli a segnalare eventi, attività e progetti di interesse per arricchire la rete del grande osservatorio italiano in America. Era uno strumento che negli Stati Uniti mancava e che si completerà con la produzione di video e podcast”.

America Oggi News Agency sarà disponibile sia su piattaforma web dedicata sia sui principali concentratori di agenzia italiani. Allo stesso tempo lavorerà per rafforzare la rete di distribuzione negli Stati Uniti verso media, enti e associazioni in tutto il Nord America.

Foto: Terry W. Sanders

Il mito dell’egemonia culturale in un saggio di Andrea Minuz

Milano, 17 mar. (askanews) – Arriva in libreria per la Silvio Berlusconi Editore “Egemonia senza cultura – Storia sentimentale di un’ossessione italiana”, il nuovo saggio di Andrea Minuz che indaga da vicino le molteplici declinazioni del concetto di “egemonia culturale”. Con uno stile che intreccia analisi, storia e autobiografia, l’autore mostra come questo tema – centrale nel dibattito pubblico italiano da decenni – continui oggi a influenzare il discorso contemporaneo, alimentato dalla polarizzazione crescente e amplificato dagli algoritmi dei social media.

Sebbene il concetto di egemonia culturale affondi le sue radici nel pensiero di Antonio Gramsci, oggi è soprattutto la destra politica a rivendicarne l’importanza, sostenendo che l’attuale governo alla guida del Paese ha riscritto un immaginario culturale per decenni dominato dagli intellettuali progressisti. Eppure, osserva Minuz, questa stagione non riesce davvero a emanciparsi dai retaggi del passato e finisce per intrecciare nostalgia, categorie ormai superate e una certa confusione interpretativa. Il risultato è un’Italia ancora attraversata dalle antiche battaglie culturali del Novecento, che né il neoliberismo né il nuovo quadro politico sono riusciti, finora, a ripensare in modo compiuto.

L’analisi di Minuz parte dai sintomi della persistente “febbre gramsciana”, alimentata da talk show, pagine culturali e rimpianto per un’epoca in cui la cultura era percepita come più solida e autorevole, un passato che, osserva Minuz, forse non è mai esistito davvero nei termini in cui viene oggi evocato. Da qui l’autore approda a una critica dei modelli di formazione universitaria, dei limiti accademici e delle derive complottistiche che talvolta emergono in chi rivendica un’egemonia perduta.

La voce ironica di Minuz si apre, poi, a riferimenti contemporanei e internazionali: da Elon Musk a Hulk Hogan, passando persino per Beyoncé. Analizza i comizi di Charlie Kirk, progettati per contrastare le dinamiche woke, e arriva fino alla ricezione del fantasy in Italia, con il caso de Il Signore degli Anelli, a lungo frenato dal pregiudizio che lo associava alla destra e che ne ha ostacolato l’ingresso nel canone culturale. Ne emerge un campo culturale ormai globale, ibrido e in costante ridefinizione.

“In un ipotetico manuale di conversazione sull’egemonia culturale si dovrebbe partire da due regolette semplici: 1. nessuno sa più bene cosa sia; 2. egemoni sono sempre gli altri.” Egemonia senza cultura è un saggio provocatorio che restituisce un affresco ricco e sfaccettato, mentre smonta miti, certezze e semplificazioni radicate. Dai mutamenti della televisione ai nuovi equilibri editoriali, dall’ascesa degli intellettuali dei social alla difficoltà di distinguere davvero tra cultura e intrattenimento, il libro vuole offrire strumenti per capire perché il fantasma dell’egemonia culturale continua, ancora oggi, a esercitare un fascino così tenace.

Referendum, Carfagna: un “sì” per una magistratura forte e autorevole

Roma, 17 mar. (askanews) – “Noi Moderati sostiene convintamente le ragioni del Sì perché i moderati italiani, in questa occasione come in tutte le altre, agiscono a tutela di tutte le istituzioni, non soltanto di una parte di esse e agiscono a tutela dell’interesse del Paese ad avere una magistratura forte, autorevole, rispettata e libera dal sospetto, con incarichi, carriere e promozioni che siano il frutto non di oscure manovre correntizie ma del merito della qualità del singolo magistrato”. A esporre la posizione di Noi Moderati è stata Mara Carfagna, segretaria della formazione centrista, nel corso di un incontro con la stampa nella sede del partito.

Referendum sulla giustizia, Schlein: sottratto il voto a 5 milioni di fuori sede

Napoli, 17 mar. (askanews) – “Un pensiero di solidarietà vorrei dedicarlo alla ragazza fuorisede che ha protestato davanti al ministero della Giustizia perché le è stato negato il diritto al voto. Un voto sottratto a 5 milioni di persone che hanno potuto votare, ad esempio, alle ultime Europee, ma stavolta non si capisce perché questo governo abbia deciso che non si poteva fare”. A dirlo da Napoli è la segretaria del Pd Elly Schlein, durante il suo intervento ad un evento organizzato dal Pd sul no al referendum sulla giustizia.

“Tante volte in questa campagna elettorale il ministro Nordio si è rivolto a me. Ha detto ‘non capisco perché la segretaria del Pd non comprenda che questa riforma oggi serve al nostro governo, ma domani servirà anche a loro’. È semplice, ministro: non vogliamo che ci serva, perché noi andremo al governo e vogliamo essere sottoposti al controllo di legalità. Vogliamo essere controllati, perché in democrazia funziona così, e ci teniamo stretti la nostra Costituzione”, ha detto la segretaria del Pd, aggiungendo, rivolta ai presenti e idealmente a tutti i votanti: “Vi chiedo ogni sforzo, ce la giochiamo davvero all’ultimo voto perché non c’è il quorum. Ognuno di voi può fare la differenza se avrete l’ossessione di contattare altre 5 o 10 persone nelle vostre rubriche telefoniche che non sanno se e come andare a votare”.

Biennale, Lega: auspichiamo non ci siano esclusioni

Milano, 17 mar. (askanews) – “Alla Biennale d’arte di Venezia, che aprirà a maggio, sono attesi artisti provenienti da ben 99 Paesi del mondo, alcuni dei quali purtroppo coinvolti in guerre e conflitti. Il nostro auspicio è che nessuno di questi artisti o Paesi venga escluso, censurato o boicottato e che, al contrario, sia proprio la cultura a contribuire a riavvicinare popoli e governi oggi distanti. Viva la libertà di pensiero e di parola, sempre”. È quanto si afferma in una nota della Lega.

Ue, Tajani: Trieste ponte geografico e infrastrutturale

Trieste, 17 mar. (askanews) – L’Italia schiera la sua città mitteleuropea per eccellenza per volgere con decisione lo sguardo ad est. Nel 165esimo anniversario dell’unità nazionale, il ministro degli Esteri Antonio Tajani sceglie infatti il capoluogo giuliano per celebrare il Trentennale del Segretariato Esecutivo dell’Iniziativa Centro Europea (Ince) e per riunire il Forum sul Corridoio India-Medio Oriente-Europa (Imec). Due eventi da cui non emergono intenti del tutto nuovi, quanto piuttosto una rinnovata determinazione del nostro Paese a dare ai Balcani occidentali la priorità nel percorso di adesione alla Ue e a fare di Trieste almeno uno dei punti terminali del corridoio trasportistico destinato a collegare l’Europa con l’India.

Una determinazione ad accelerare provocata dalle conseguenze del conflitto in Iran sugli approvvigionamenti di petrolio e gas, ma anche dall’urgenza di contrastare piani di altri Paesi che escluderebbero la regione dalle principali rotte commerciali.

“Parlare dei Balcani non significa dimenticare l’Ucraina e la Moldavia, che sono paesi candidati ed è giusto che facciano parte dell’Ue. Ma la contingenza internazionale non deve farci dimenticare che ci sono paesi che aspettano di essere membri dell’Unione Europea da molto tempo”, sottolinea il ministro. “E noi abbiamo il dovere di dire a questi paesi che le porte dell’Europa sono aperte”, scandisce Tajani sottolineando di ritenere che “l’adesione all’Ue possa essere lo strumento migliore per attenuare le tensioni tra questi paesi”. “L’azione dell’Italia – spiega il ministro degli Esteri – è proprio finalizzata” a questo, “avendo un dialogo positivo con tutti, compresa la nostra presenza militare tra Kosovo e Serbia, per far sì che la tensione diminuisca e si possa finalmente favorire l’adesione completa di tutti questi paesi all’Unione Europea”.

Un’esigenza particolarmente avvertita dalla Serbia, che “rappresenta il 53% dell’economia dei Balcani occidentali”, spiega Marko Djuric, ministro degli Esteri serbo. “Vogliamo diventare membri della Ue e siamo consapevoli del processo decisionale difficile e delle riforme che sono necessarie affinché si possa arrivare all’ obiettivo”, ma “francamente credo che sia imbarazzante per i nostri governi e anche per l’Europa in generale che questa regione non sia ancora integrata nell’Ue”.

Nel suo intervento per il trentennale del Segretariato Esecutivo dell’Ince, Tajani annuncia poi che “l’Italia intende aderire come Partner Strategico all’Iniziativa dei Tre Mari che renderà Trieste e la Regione Friuli-Venezia Giulia sempre più protagonista e ponte di dialogo tra l’Adriatico, il Mar Nero e il Mar Baltico”. Un’altra mossa che, nelle intenzioni del ministro, punta a rimettere al centro degli interessi strategici e commerciali europei la sponda orientale dell’Adriatico.

Venendo al Corridoio Imec Tajani premette che “la crisi in Medio Oriente ci impone una riflessione sul piano delle rotte commerciali”. “E’ in questa prospettiva – prosegue Tajani – che va letta l’importanza del progetto del corridoio economico. Non si tratta semplicemente di una linea tracciata su una mappa, ma del potenziale riassetto delle catene logistiche e industriali tra India, Golfo ed Europa, capace di ridefinire i flussi commerciali e rafforzare il ruolo del Mediterraneo come spazio strategico di connessione tra Asia ed Europa”. “Se uno dei principali punti di accesso europeo di queste rotte sarà il Mediterraneo e, in particolare, l’Adriatico settentrionale, il suo naturale spazio di proiezione non potrà limitarsi ai soli mercati dell’Europa occidentale. Guarderà inevitabilmente anche verso l’Europa centrale e verso i Balcani occidentali, che rappresentano il ponte geografico e infrastrutturale tra il Mediterraneo e il cuore del continente”.

E qui in Tajani apre esplicitamente alla possibilità che Trieste non sia l’unico sbocco del Corridoio Imec. “Marsiglia non è per forza un’alternativa a Trieste perché a un certo punto” il corridoio Imec “si può anche biforcare nel centro del Mediterraneo” e “avere sia uno sbocco a Marsiglia che uno sbocco a Trieste. Noi certamente non molliamo, perché per noi Trieste è un terminale, l’abbiamo detto anche in occasione dell’ultimo vertice che abbiamo avuto con i francesi proprio a Marsiglia e abbiamo ribadito qual è la nostra intenzione”.

E’ invece il governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga ad ammonire sui rischi che ritardi o indecisioni sul Corridoio Imec possano favorire le mire cinesi. “Si stanno ipotizzando nuove rotte per collegare l’Estremo Oriente all’Europa. Nuove rotte che escluderebbero il Mediterraneo ed escluderebbero quindi gran parte di quei paesi che oggi invece godono di una collocazione geografica strategica. Noi dobbiamo quindi pensare a una rete di alleanze affinché il nostro continente, il nostro mare non venga escluso e quindi ridotto a un’economia marginale”, avverte Fedriga riferendosi, senza mai nominarla, alla ‘Belt and Road Initiative’, la cosiddetta ‘Nuova via della Seta cinese. “Imec vuole rappresentare un’alternativa seria tra Paesi che si confrontano in modo costruttivo e con rispetto reciproco sullo sviluppo economico dell’Asia e del nostro continente. Purtroppo, abbiamo visto che esistono altri tipi di modelli, dove magari le risorse arrivano sui territori, ma dopo quei territori e quei Paesi sono soggetti a decisioni poco democratiche”, spiega il governatore. “Per questo l’Imec rappresenta un’importante scelta geopolitica – sottolinea Fedriga – per tutelare l’economia e la libertà dei nostri Paesi di poter decidere da sé”.

E’ forse per questo che il “il governo” italiano, conclude Tajani, “profonderà il massimo impegno per far sì che il corridoio Imec possa realizzarsi e possa diventare realtà nei tempi più rapidi possibili, anche se non è una questione di settimane ma di anni, però bisogna avere la determinazione di fare in fretta e fare bene”. “Noi ci crediamo, il governo italiano farà tutto il possibile perché questo grande progetto possa essere realtà”, assicura il vicepremier.

Insomma, quanto scriveva James Joyce (“La mia anima è a Trieste”) è un motto che oggi il ministro degli Esteri sembra aver fatto suo.

D’altronde anche il Capo dello Stato Sergio Mattarella, in un messaggio a Franco Dal Mas, segretario generale dell’Iniziativa Centro Europea, afferma che “nessuna città più di Trieste, luogo di confine e di incontro, crocevia di lingue, culture e tradizioni, rappresenta al meglio la vocazione a rinsaldare il legame tra l’Europa centrale, quella orientale e la regione balcanica nel condiviso orizzonte comunitario”. (di Massimo Santucci)

Referendum, Tajani: c’è intimidazione preoccupante verso il sì

Roma, 17 mar. (askanews) – “Sono convinto che vinca il sì, girando l’Italia sento il sentimento” anche se “molti hanno paura di dire sì perché quando c’è un autorevole magistrato, il capo della procura più importante d’Italia (Gratteri, ndr), che dice ‘il giorno dopo facciamo i conti’, è in corso una intimidazione preoccupante”. Lo ha detto il vicepremier e segretario di Fi, Antonio Tajani, arrivando a Palazzo wedeckind per un convegno del Tempo.

“Se uno dice ‘io voto sì’ che cosa succede? Il giorno dopo se dico che ho votato sì che fanno? Mi arrestano? Noto che c’è tanta gente preoccupata, anche le case demoscopiche dicono lo stesso”, ha aggiunto. “E’ stata fatta una campagna non sui contenuti ma molto aggressiva e di questo mi dispiace. Il governo non c’entra niente, l’autoritarismo non c’entra niente, anche perché il sistema attuale è quello che era stato imposto dal regime fascista. La settima disposizione transitoria della Costituzione della Repubblica dice che va cambiato il regime all’epoca in vigore che era quello fascista e ancora non l’abbiamo cambiata quindi forse è giunto il momento. Altro che violazione della costituzione”.

“Mi auguro – ha concluso – che ci sia tanta gente che vada a votare, più gente va e più si può capire bene qual è il sentimento degli italiani, certamente mi sembra di sentire una maggioranza di sì ma c’è tanta gente che ha paura di esprimersi quando c’è una campagna così aggressiva si innesta il timore nel dire, poi nel segreto dell’urna le cose cambiano. Io non ho mai minacciato nessuno, se uno vota no è una sua scelta, non condivide la riforma, non ho mai pensato di dire a qualcuno facciamo i conti dopo il voto. Tanto più a un giornalista, queste sono cose da regime”.

Iran, Trump: "Non abbiamo mai avuto bisogno della Nato"

Roma, 17 mar. (askanews) – “La maggior parte dei nostri ‘alleati’ della Nato ha chiarito agli Stati Uniti di non voler essere coinvolta nella nostra operazione militare contro il regime terroristico iraniano in Medio Oriente, nonostante quasi tutti abbiano appoggiato con forza il nostro approccio e rimanga fuori questione, sotto qualsiasi pretesto, di permettere all’Iran di acquisire armi nucleari”: lo ha scritto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sul suo profilo Truth Social.

“Tuttavia, non sono sorpreso dalla loro reazione, perché ho sempre considerato la Nato, dove spendiamo centinaia di miliardi di dollari all’anno per proteggere questi stessi Paesi, come una strada a senso unico: noi li proteggiamo, ma loro non fanno nulla per noi, soprattutto quando ne abbiamo bisogno”, ha proseguito.

“Fortunatamente, abbiamo decimato l’esercito iranianoà Dato questo successo militare, non abbiamo più bisogno né desideriamo l’aiuto dei Paesi della Nato: NON NE ABBIAMO MAI AVUTO BISOGNO!”, ha concluso, scrivendo a caratteri cubitali.

Liguria, Bucci: dossieraggio non esiste, siamo noi la parte lesa

Genova, 17 mar. (askanews) – “Il presunto monitoraggio nei confronti del Secolo XIX, lo dico con nettezza, non esiste.àNoi siamo la parte lesa in questa vicenda.àLo sono i cittadini liguri, lo è la Regione, lo è lo staff di comunicazione,àlo è il presidente, lo è il sottoscritto. Perché quando si parla di dossieraggio si evoca un’attività oscura, clandestina e intimidatoria. Si evoca un abuso di potere, si insinua un comportamento incompatibile con le istituzioni.Tutto questo, molto semplicemente, non è mai accaduto”. Lo ha detto il presidente della Regione Liguria Marco Bucci, intervenendo in consiglio regionale sul caso dei presunti dossier ai danni dei giornalisti del Secolo XIX.

“È stata costruita una narrazione – ha aggiunto Bucci – che attribuisce a me, al mio staff di comunicazione e alla Regione Liguria comportamenti illeciti, scorretti o addirittura intimidatori.àNon c’è nulla di tutto questo, non ci sono dossieraggi, non esistono black list di giornalisti,ànon esistono vademecum, non esiste alcuna attività organizzata volta a condizionare l’informazione. Esiste invece una cosa molto semplice: il puro confronto.àUn confronto che avviene quotidianamente tra istituzioni e organi di informazione”.à

“Un confronto – ha affermato – che è assolutamente fisiologico in una democrazia matura. Alzi la mano e non ha mai mandato un’osservazione critica a un giornale. Un confronto che rientra pienamente nel perimetro dell’articolo 21 della Costituzione che tutela la libertà di stampaàma anche il diritto di ogni cittadino, quindi anche del presidente della Regione e di tutti quelli che sono qui in Regione, di esprimere il proprio pensiero e di rappresentare osservazioni critiche”.

“Il mio staff di comunicazione come qualunque ufficio stampa di qualunque amministrazione pubblica – ha sottolineato il presidente della Regione Liguria – anche qui nel nostro territorio valuta quotidianamente ciò che viene pubblicato, segnala eventuali inesattezze, rappresenta osservazioni, anche quando provengono da privati cittadini che osservano quello che è scritto, leggono quello che è scritto e riferiscono. Questo non è un reato, non è un sopruso, è il normale esercizio di un ruolo professionale nel rispetto delle istituzioni per cui la occupi”.

Cinema, nuova stagione Cinecittà World tra show e Bud Spencer Tribute

Roma, 17 mar. (askanews) – Parte la stagione 2026 di Cinecittà World che avvia una nuova fase di sviluppo, con la gestione unica di tutti i parchi del gruppo Network Holding (Cinecittà World, Roma World, Aqua World e Luneur Park), consolidandosi come polo principale dei parchi tematici romani, con complessivamente 700mila visitatori l’anno. Da sabato 21 marzo fino al 6 gennaio 2027, il Parco divertimenti di Roma riapre con 40 attrazioni, 6 aree tematiche ispirate al grande schermo e 6 nuovi show dal vivo. Tra gli appuntamenti più attesi, il Bud Spencer Tribute – 10 anni senza Bud: dal 26 al 28 giugno arriva per la prima volta nella Capitale il grande evento mondiale, organizzato in collaborazione con Giuseppe Pedersoli, figlio dell’attore, per celebrare una delle icone più amate del cinema italiano.

“I tanti appuntamenti di Cinecittà World e Luneur Park arricchiscono il già grande cartellone di eventi a Roma. Con oltre 50 eventi ogni anno e 7 milioni di visitatori in 10 anni, di cui 40% da fuori città, questi parchi rivestono un ruolo strategico nel sistema turistico e dell’intrattenimento di Roma, aiutando a distribuire i flussi turistici su tutta Roma e in più periodi dell’anno – ha dichiarato Alessandro Onorato, Assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale durante la conferenza stampa di presentazione – la sinergia tra pubblico e privato è fondamentale per lo sviluppo della città e per creare indotto e nuovi posti di lavoro, con oltre 500 addetti che ogni anno lavorano nei parchi di Cinecittà World”.

Protagonista della nuova stagione è il cinema. Ad aprire la giornata di divertimento è l’ondata di allegria del cast artistico con Ciak si gira, pronto a coinvolgere gli ospiti con gag, musica e risate. Tra le novità, debutta Motori Ciak Azione! il nuovo stunt show ispirato ai cult della commedia italiana, tra inseguimenti mozzafiato, acrobazie su due ruote ed effetti speciali, uno spettacolo tra azione e comicità che rende omaggio ai personaggi più iconici dei film degli anni ’80. Nel Far West va in scena La leggenda di Dustyn Town, tra duelli spettacolari, sparatorie coreografate e numeri musicali cantati dal vivo. Tra attrazioni per tutte le età, set cinematografici, epoche e mondi diversi, in una sola giornata gli ospiti possono vivere emozioni forti ed esperienze immersive in ogni angolo del Parco: dal set di Gangs of New York si vola nello Spazio nell’area Spaceland, a bordo del roller coaster Altair e le sue dieci inversioni a testa in giù. Con Volarium, unico cinema volante in Italia, si sorvola la Firenze del Rinascimento con Leonardo da Vinci. L’adrenalina continua nei gironi di Inferno, la montagna russa indoor, per poi planare sull’acqua a 70km/h nell’Antica Roma con Aktium. Tra i dinosauri di Jurassic War fino ad Adventure Land, il viaggio prosegue nel Far West, scenario di tanti spaghetti western.

Numerosi gli appuntamenti in calendario per il 2026: si parte con Experience K-pop, il nuovo evento dedicato all’universo pop coreano (11.04); a maggio spazio allo sport con Italy Dance Competition (3.05), Roma Sport Experience, la tre giorni dedicata alle discipline sportive da film (8-10/05) e World Soccer Experience (7.06). Stand, fumetti, gare cosplayer con Roma Comics (13 -14/06).

Per il Bud Spencer Tribute – 10 anni senza Bud, ci saranno tre giorni di show, stunt, esposizioni e auto dei film. Grande spazio alla musica con concerti, tra cui quello degli Oliver Onions, autori delle celebri colonne sonore dei film di Bud Spencer e Terence Hill, insieme a la Dune Buggy Band e il Bud Spencer Heart Chor di Monaco. Durante l’evento, in scena spettacoli, tra cui la prima mondiale dello show western Lo chiamavano Gentleman, insieme ai Police Car Stunts in puro stile Bud Spencer, il wrestling show Slap Mania e il Wild West Knife Throwing Show di Trinity Marcel. “Abbiamo scelto di celebrare nostro padre, a dieci anni dalla sua scomparsa, a Cinecittà World – ha spiegato lo sceneggiatore e produttore Giuseppe Pedersoli – è un luogo simbolico che racconta il cinema in ogni suo angolo e che racchiude tutti gli elementi per intrattenere le famiglie in un lungo fine settimana nel ricordo di Bud Spencer che, proprio qui ha interpretato alcune delle scene più iconiche della sua carriera. Con gli amici tedeschi dello Spencer Hill Festival abbiamo scelto di portare per la prima volta nella Capitale il Bud Spencer Tribute per celebrare papà insieme a migliaia di fan italiani e internazionali”.

Con la bella stagione riaprono inoltre tutti i parchi divertimento della Capitale. Il 3 aprile, in occasione del lungo weekend di Pasqua, torna Roma World, il parco tematico dell’Antica Roma. Il 30 maggio aprirà Aqua World, il parco acquatico di Cinecittà World. Per i più piccoli l’appuntamento è al Luneur Park che, dal 28 marzo, e per tutto il weekend pasquale, organizza una speciale caccia alle uova. Dal 6 giugno aprirà anche la Splash Zone, per rinfrescarsi durante l’estate.

“La nuova stagione, al via dal 21 marzo, rafforza il legame con il cinema, presente nel dna del Parco. Il filo conduttore dello storytelling è proprio il grande schermo, raccontato attraverso la comunicazione, i contenuti, gli eventi e i periodi tematici del Parco – ha spiegato David Tommaso, direttore generale di Cinecittà World e Luneur Park – il Parco è anche un set cinematografico scelto da produzioni italiane e internazionali per videoclip, spot pubblicitari, film e serie tv”.

Referendum, Meloni: chi vota no si tiene sia me che questa giustizia

Roma, 17 mar. (askanews) – Se vincesse il no al referendum “non mi dimetterei perché è mia intenzione terminare il mandato, portare a termine il lavoro e confrontarmi al cospetto degli italiani, facendomi poi giudicare sul complesso del lavoro che ho fatto. Quindi, se tu oggi voti No solo per mandare a casa la Meloni potrebbe esserci il rischio che ti tieni sia la Meloni sia una giustizia che non funziona. Non mi sembra un affarone”. Lo ribadisce la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ospite di una puntata di Pulp Podcast prevista per giovedì alle 13, come si legge in un comunicato del programma.

Referendum, Meloni: chi vota no si tiene sia me che questa giustizia

Roma, 17 mar. (askanews) – Se vincesse il no al referendum “non mi dimetterei perché è mia intenzione terminare il mandato, portare a termine il lavoro e confrontarmi al cospetto degli italiani, facendomi poi giudicare sul complesso del lavoro che ho fatto. Quindi, se tu oggi voti No solo per mandare a casa la Meloni potrebbe esserci il rischio che ti tieni sia la Meloni sia una giustizia che non funziona. Non mi sembra un affarone”. Lo ribadisce la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ospite di una puntata di Pulp Podcast prevista per giovedì alle 13, come si legge in un comunicato del programma.

Cinema, a Roma si gira "Se ami qualcuno dillo" di Marco Bonini

Roma, 17 mar. (askanews) – Sono in corso a Roma le riprese di “Se ami qualcuno dillo”, esordio alla regia di Marco Bonini, autore dell’omonimo romanzo edito da Longanesi, da cui è liberamente tratto il film. Sceneggiato dallo stesso Bonini insieme a Francesco Bruni, è interpretato da Edoardo Leo, Claudia Gerini e Giovanna Mezzogiorno. Completano il cast Thomas Trabacchi, Biagio Venditti, Daniela Virgilio, Pietro De Silva.

Colto in fragrante durante un tradimento, Sergio (Edoardo Leo) ha un malore e finisce in coma. In sala d’attesa si ritrovano tre persone che avrebbero ottimi motivi per non volerlo più vedere: la sua compagna Gabriella (Claudia Gerini), l’ex moglie Alba (Giovanna Mezzogiorno) e il figlio Giulio (Biagio Venditti). Quando Sergio si risveglia è come un bambino nel corpo di un adulto: deve reimparare tutto da capo. E da uomo prepotente e anaffettivo si trasforma in un buffo eroe tragicomico che continua a ripetere di essere rinato, di essere finalmente in grado di amare. Ma proprio questa seconda, improbabile infanzia finisce per insegnargli qualcosa che prima gli era sempre sfuggito: come voler bene alla sua complicata famiglia allargata.

Dopo il successo come attore, Marco Bonini ha sviluppato in parallelo una carriera come sceneggiatore e produttore. Con il film “Billo – Il Grand Dakhaar” (2007) – di cui è attore, sceneggiatore e co-produttore – ha ottenuto cinque premi internazionali, tra cui il riconoscimento per il Miglior Film al Temecula Valley International Film Festival e al Festival du Film Italien de Villerupt. Nel 2015 ha inoltre ricevuto una candidatura ai David di Donatello per la Miglior Sceneggiatura per “Noi e la Giulia” confermando il suo ruolo anche nel panorama della scrittura cinematografica italiana.

“Se ami qualcuno dillo” è prodotto da Noname Entertainment, Alea Film, Vision Distribution, in collaborazione con Sky. La distribuzione italiana e internazionale sarà curata da Vision Distribution.

Tv, il 29 e 30 marzo la docuserie ‘Guru: la storia di Matteo Cambi’

Roma, 17 mar. (askanews) – Arriva in prima tv domenica 29 e lunedì 30 marzo (alle 22.55) su Sky Crime e in streaming su NOW, “Guru: la storia di Matteo Cambi”, che ricostruisce la parabola estrema dell’ideatore del brand Guru diventato famoso nei primi anni Duemila.

Attraverso interviste esclusive con i protagonisti di quell’epoca – lo stesso Matteo Cambi, Lele Mora, Flavio Briatore, Gabriele Parpiglia, Gianluca Vacchi, Raffaella Zardo – immagini d’archivio inedite che restituiscono l’atmosfera di quegli anni, si racconta la storia del ragazzo di Parma che alla fine degli anni ’90 ereditò una fortuna e con intuito, ambizione e talento per il marketing, trasformò una semplice margherita stilizzata in un brand molto noto.

Matteo Cambi diventò uno dei maggiori sponsor di vip, calciatori di Serie A e della Formula 1. Ma dietro il successo, si raccontano eccessi, dipendenze e un’ambizione senza freni che lo travolsero, portandolo ad arresti, bancarotta, prigione e infine comunità terapeutica.

La docuserie in due puntate, un racconto vero a metà tra crime e memoria generazionale, è un ritratto senza filtri dell’Italia sedotta dal culto dell’apparenza. Oggi, lontano dai riflettori e dalle luci della ribalta, per Cambi emerge una lenta, faticosa rinascita. “Guru: la storia di Matteo Cambi” è diretto da Gabriele Veronesi e scritto da Gabriele Veronesi, Luca Bedini, Gabriele Parpiglia.

Mattarella: insidie fake news, giornalisti fondamentali per la vita democratica

Roma, 17 mar. (askanews) – “Tra tante difficoltà crescenti, tante insidie di false notizie diffuse anche sulla guerra in questo periodo, svolgete un compito di garanzia, informazione, libertà, di fondamentale sostegno alla vita democratica”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, incontrando al Quirinale la redazione del TG2 in occasione del cinquantesimo anniversario della nascita del telegiornale.

“Vorrei fare mio – ha aggiunto – l’augurio di Papa Leone che ieri vi ha rivolto e che ha ricordato” il direttore del Tg2 Antonio Preziosi: “Quello di raffigurare le tragedie che si intensificano in questo periodo non come raffigurazioni spettacolari ma come informazione che trasmette, come presentazione che informa, che trasmette una correttezza di notizie per le telespettatrici e i telespettatori. Questa è una condizione importante ed è quella che sostanzia il ruolo fondamentale che svolgete, come tutti i vostri colleghi della tv, della carta stampata e del web”.

Mattarella: insidie fake news, giornalisti fondamentali per vita democratica

Roma, 17 mar. (askanews) – “Tra tante difficoltà crescenti, tante insidie di false notizie diffuse anche sulla guerra in questo periodo, svolgete un compito di garanzia, informazione, libertà, di fondamentale sostegno alla vita democratica”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, incontrando al Quirinale la redazione del TG2 in occasione del cinquantesimo anniversario della nascita del telegiornale.

“Vorrei fare mio – ha aggiunto – l’augurio di Papa Leone che ieri vi ha rivolto e che ha ricordato” il direttore del Tg2 Antonio Preziosi: “Quello di raffigurare le tragedie che si intensificano in questo periodo non come raffigurazioni spettacolari ma come informazione che trasmette, come presentazione che informa, che trasmette una correttezza di notizie per le telespettatrici e i telespettatori. Questa è una condizione importante ed è quella che sostanzia il ruolo fondamentale che svolgete, come tutti i vostri colleghi della tv, della carta stampata e del web”.

Arte, "Raffaello in carcere", nuovo podcast Original RaiPlay Sound

Roma, 17 mar. (askanews) – Dal 19 marzo su RaiPlay Sound sarà disponibile il nuovo podcast original “Raffaello in Carcere”, un progetto audio in tre puntate per raccontare la nascita di un’opera d’arte collettiva realizzata da circa cento detenuti e detenute di sei istituti penitenziari italiani. Il podcast è realizzato e curato da Andrea Borgnino.

Al centro del racconto c’è un grande arazzo collettivo, ispirato al Cartone preparatorio della Scuola di Atene di Raffaello Sanzio e realizzato nelle stesse dimensioni dell’opera originale. Un lavoro unico, nato da un anno di studio, creatività e impegno, che ha coinvolto giovani detenuti e detenute in un percorso artistico e umano di grande valore simbolico e sociale. Su scampoli di tela, disegnati di getto con semplici pastelli a cera, i partecipanti hanno dato forma a oltre sessanta personaggi: ritratti, autoritratti, paesaggi e oggetti familiari che raccontano storie personali, modelli di riferimento e desideri di cambiamento. Tutti i frammenti sono stati poi ricomposti e cuciti a mano, trasformandosi in un grande arazzo collettivo. L’opera è nata nell’ambito del progetto Orizzonti della Fondazione Francesca Rava – NPH Italia, ideato e realizzato dall’artista Mattia Cavanna. Il lavoro si è svolto tra marzo 2025 e marzo 2026 negli Istituti penali minorili di Bologna, Milano, Roma e Napoli e, in collaborazione con Liberi Dentro, nella Casa circondariale di San Vittore a Milano e nella Casa di reclusione femminile della Giudecca a Venezia.

Attraverso le testimonianze dirette dei ragazzi reclusi, insieme alle voci di agenti penitenziari, direttori di istituto, educatori e volontari, il podcast ricostruisce il percorso creativo che ha portato alla nascita dell’arazzo e riflette sul ruolo dell’arte nei processi rieducativi dei giovani e degli adulti autori di reato. Un racconto che intreccia arte, vita e possibilità di riscatto, seguendo la genesi degli oltre sessanta personaggi scelti dai detenuti per questa sorprendente reinterpretazione di uno dei capolavori della storia dell’arte.

Giornata Unità: curiosi e turisti in piazza Colonna per bande musicali

Roma, 17 mar. (askanews) – Folla di curiosi, turisti e scolaresche a Roma in Piazza Colonna davanti a Palazzo Chigi dove dalle 10,30 si stanno esibendo le bande musicali delle forze armate e delle forze di polizia in occasione della Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’inno e della bandiera.

Per il 165esimo anniversario dell’unità d’Italia è stato previsto un imbandieramento speciale della sede del governo: quattro tricolori – oltre a quello che sventola stabilmente sull’entrata principale insieme alla bandiera dell’Ue – sono stati esposti sulla facciata in corrispondenza delle finestre del penultimo piano. Non accadeva dal 2000, anno in cui fu inaugurata la nuova facciata.

Affacciati alle finestre di Palazzo Chigi anche diversi dipendenti della presidenza del Consiglio ad ascoltare le bande che, oltre all’Inno di Mameli, hanno suonato le arie più celebri di diverse opere italiane come la marcia trionfale dell’Aida, il Nessun Dorma della Turandot. La prima banda a esibirsi è stata quella della polizia locale di Roma Capitale. A seguire, da programma, la banda del corpo nazionale dei Vigili del fuoco, la banda della Polizia penitenziaria, la banda della Polizia di Stato, la banda della Guardia di finanza, la banda dell’arma dei Carabinieri, della banda dell’Aeronautica militare, la banda della Marina militare e la banda dell’Esercito.

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha partecipato alla cerimonia di deposizione di una corona d’alloro da parte del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, all’Altare della patria, durante la quale c’è stato il sorvolo di una formazione ridotta delle Frecce ticolori.

Su richiesta di Palazzo Chigi, inoltre, il tradizionale colpo di cannone a salve sparato al Gianicolo a mezzogiorno in punto viene sostituito con una salva di tre colpi, sparati contemporaneamente da tre pezzi d’artiglieria, che produrranno una fumata verde, bianca e rossa.

Giornata Unità nazionale, Mattarella e Meloni all’altare della patria

Roma, 17 mar. (askanews) – Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha deposto una corona d’alloro sulla tomba del milite ignoto in occasione del 165esimo anniversario dell’Unità nazionale. Con il capo dello Stato all’altare della patria, in piazza Venezia a Roma, anche il presidente del Senato, Ignazio La Russa, il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, il presidente della Corte Costituzionale, Giovanni Amoroso e il ministro della Difesa, Guido Crosetto.

Perché voto No al referendum: testo e contesto evidenziano la forzatura della Destra

Dopo seria riflessione  ho deciso di votare No, per ragioni di metodo, di merito e di contesto. 

Ho ascoltato i comizi della campagna referendaria della presidente Meloni e di diversi suoi Ministri – e, in un caso, anche di un capo di gabinetto – che hanno tutti esaltato in modo inequivocabile il valore politico di questo voto. La cosa non scandalizza perché i tempi che stiamo attraversando non possono che evidenziare lo spessore politico di ogni consultazione elettorale. Dunque, le ragioni di testo e di contesto, entrambe di pari correttezza e dignità, sono inevitabilmente connesse in modo stretto. 

Non sottovaluterei le ragioni di metodo. La decisione pregiudiziale dell’esecutivo di non coinvolgere il parlamento attraverso un libero confronto, rivela infatti l’intenzione della maggioranza di tradire la volontà del legislatore costituente che aveva voluto evitare, nelle revisioni del testo costituzionale, il non coinvolgimento di tutte le forze presenti in parlamento. Per altro non garantisce nemmeno dalla possibilità concreta che dopo questa modifica, se dovesse vincere il Si, non si proceda ad altre revisioni, nel merito ancora più decisive per la preservazione non solo dell’attuale contrappesamento dei poteri – ed è questa la ragione di merito che più mi sta a cuore – ma dell’essenza più profonda del nostro modello di democrazia costituzionale. 

C’è chi osserva che anche le varie coalizioni di centro sinistra in passato hanno votato a maggioranza testi di revisione costituzionale. Ciò è storicamente vero nell’esito della procedura, ma non nell’avvio e nello svolgimento della stessa. Questa volta si è voluto provocare un inquietante salto di qualità.

Al contrario, se dovesse prevalere il NO, è facilmente prevedibile che in futuro nessuna maggioranza parlamentare vorrà più tentare di procedere in questo modo.

Carnelutti e il referendum sulla giustizia: botta e risposta

Resto sorpreso dalla disinvoltura dell’autore dell’articolo di ieri, La lezione di Carnelutti nel dibattito sulla giustizia, ove egli conclude che oggi «Carnelutti sarebbe stato più vicino ad un No».

Un grande maestro del processo penale

Un’operazione con cui si vuole strumentalmente tirare per la giacca, a un obiettivo di parte piuttosto opinabile, uno dei più attenti pensatori sugli aspetti più tormentosi del processo penale.

Colgo testualmente alcuni spunti dell’autore: «Il suo timore era un altro: che il processo penale si trasformasse in una gara tra accusa e difesa, dove la verità dipende più dall’abilità degli avvocati che dalla ricerca dei fatti. Per lui il processo non doveva diventare un duello tra professionisti».

E prosegue citando un breve passaggio testuale del pensiero di Francesco Carnelutti: «Il processo non deve essere una gara tra abilità contrapposte, ma uno strumento per accertare il fatto».

Ed infine il suo commento: «Guardava quindi con cautela ai modelli troppo rigidamente accusatori, perché temeva che la dialettica processuale finisse per prevalere sulla ricerca della verità».

La narrazione sembra connotarsi di troppa enfasi su aspetti, pur pregevoli, del pensiero di Carnelutti, mentre lascia in ombra il fondamentale aspetto del dramma personale del giudice, sul quale il focus dell’analisi e dei tanti approfondimenti curati dall’insigne maestro, sul fondamento ordinamentale e le dinamiche del processo, negli innumerevoli scritti, tra cui, fondamentali: Lezioni sul processo penale (1946-1949) e Le miserie del processo penale (1957).

Il processo come esperienza drammatica

Ora, se non vogliamo che questa discussione sul punto possa farci trascurare aspetti importanti del pensiero di Carnelutti, da cui possiamo trarre seriamente elementi per potergli attribuire ultrattivamente una posizione assimilabile oggi ad un Sì o ad un No in questo imminente confronto referendario, non possiamo non porci, passo passo, in parallelo con l’evoluzione normativa processuale penale operata attraverso un complesso graduale adeguamento alla Carta costituzionale.

Carnelutti poneva spesso a base dei suoi ragionamenti la considerazione che «il processo è già di per sé una pena per chiunque».

Non rimaneva indifferente, nella sua saggia lungimiranza, alla “miseria” del processo, in quanto esperienza devastante per l’imputato, spesso innocente, esposto alla gogna mediatica, alla perdita di reputazione e alla sospensione della propria vita, indipendentemente dall’esito.

Chiari indizi di una sua immanente e sincera perplessità intorno ai limiti del processo penale ed in particolare del modello inquisitorio vigente nel sistema del processo penale nel corso della sua attività di studioso e di ineguagliabile principe del foro.

Dal codice Rocco al codice Vassalli

Non da meno fu la prudenza che egli mostrò verso le forme attuative del sistema accusatorio, adottato in quel tempo in diversi Paesi europei e negli Stati Uniti. Carnelutti non vide il passaggio al sistema accusatorio nel nostro Paese, essendo morto nel 1965.

Molta attenzione dedicò alla effettiva terzietà che il giudice doveva avere e mostrare nel processo.

Un’evidenza che sorgeva soprattutto nella fase in cui il giudicante doveva tirare le somme sulla vicenda processuale: ossia il momento della determinazione del suo convincimento in camera di consiglio. Lì si trasferiva tutto il peso dello sbilanciamento di poteri che si era realizzato, secondo il codice Rocco, nella fase istruttoria.

C’era nel suo pensiero la consapevolezza che il processo di tipo inquisitorio, ove pesava la cosiddetta cultura della giurisdizione, che apparentemente assimilava il titolare dell’accusa al giudice, alterava la cornice di terzietà.

A ciò si collegava il problema dell’errore giudiziario. Tutte le volte in cui l’imparzialità e la terzietà subivano un affievolimento — concetto che troverà piena consacrazione costituzionale solo con la riforma dell’articolo 111 del 1999 — si apriva lo spazio per quella “miseria” del processo che Carnelutti temeva, con sullo sfondo l’abisso dell’errore giudiziario.

Una cautela per il dibattito odierno

In questo scenario possiamo affermare quanto sia stato cruciale il lavoro di analisi e l’opera di esegesi normativa del professor Carnelutti, su cui si sono formati tanti insigni giuristi, protagonisti del cambiamento in senso liberale del modello processuale penale elaborato dalla commissione presieduta dal professor Giandomenico Pisapia e confluito nel nuovo codice di procedura penale, denominato codice Vassalli ed entrato in vigore nel 1989.

Tanto basta per poter affermare che il tentativo, assai opinabile, dell’autore dell’articolo citato all’inizio di questo commento di trascinare Carnelutti nella contesa odierna e accreditare arbitrariamente la sua adesione ad una delle posizioni in campo dovrebbe attenersi con maggiore rigore ai contenuti normativi.

Non vanno ignorati, inoltre, eventi recenti che hanno evidenziato clamorosamente gli eccessi in cui è arrivato certo correntismo al CSM (caso Palamara), con dimissioni di alcuni consiglieri ed un severo monito del Capo dello Stato.

In tale scenario davvero si può ritenere fondata l’idea che oggi il professor Carnelutti sarebbe stato più vicino ad un No, bocciando la riforma del CSM?

***

Una breve replica

di Mister Pesky

Ringrazio Luigi Rapisarda per l’attenzione riservata al mio articolo e per la ricostruzione ampia del pensiero di Francesco Carnelutti. Il richiamo alla complessità del problema processuale di cui ha trattato questo maestro del diritto è certamente condivisibile.

L’articolo pubblicato ieri non intendeva però “arruolare” Carnelutti nel dibattito referendario. Si trattava più semplicemente di un esercizio interpretativo: interrogare il pensiero di uno dei maggiori giuristi del nostro Novecento alla luce delle questioni che oggi attraversano la giustizia italiana.

Resta il punto che a me sembra particolarmente significativo: Carnelutti diffidava delle rigidità dei modelli e rifuggiva dalla semplificazione per la quale una verità superiore s’imporrebbe nel passaggio dal rito inquisitorio a quello accusatorio. Non lo convinceva infatti il processo ridotto a duello, fatalmente spettacolarizzato per le esigenze dell’accusa, davanti a un giudice imparziale.

Possiamo dire che la ricerca di forme nuove – oltre gli schematismi – costituisse l’epicentro della sua fatica intellettuale. Ed è proprio per questa tensione verso nuovi equilibri che vedo la lezione di Carnelutti nel fascio di luce del No al referendum: non “lui a sostegno” di questa scelta, perché così si scivolerebbe platealmente nell’arbitrio, bensì “con lui i sostenitori” della linea contraria alla riforma costituzionale.

Naturalmente le interpretazioni possono divergere specie quando ci si confronta con un gigante della dottrina. Di sicuro questo conferma la vitalità di un pensiero che, a distanza di decenni, continua a interrogare il nostro modo di concepire la giustizia.

Terrorismo, attentato alla Sinagoga di Roma: 5 rischiano processo

Roma, 17 mar. (askanews) – La Procura della Repubblica di Roma ha emesso avviso di conclusione indagini nei confronti di cinque persone per le quali si ipotizza la corresponsabilità nell’attentato con finalità terroristiche perpetrato il 9 ottobre 1982 davanti alla Sinagoga di Roma, che causò la morte di Stefano Gaj Taché di appena due anni e il ferimento di 40 fedeli di religione ebraica.

In una nota gli inquirenti di piazzale Clodio aggiungono poi che “il commando, composto da terroristi appartenenti alla organizzazione capeggiata da Abu Nidal, lanciò bombe a mano, contemporaneamente esplodendo raffiche con pistole mitragliatrici all’indirizzo dei numerosi fedeli, che, al termine della funzione religiosa, stavano uscendo dal cancello secondario della Sinagoga che insiste su via Catalana, dileguandosi poi nelle vie adiacenti”.

Calcio, rapina in casa El Aynaoui, banda armata in fuga

Roma, 17 mar. (askanews) – Rapina nella notte nell’abitazione del calciatore della Roma Neil El Aynaoui, in zona Castel Fusano, sul litorale romano. Intorno alle 3 una banda composta da sei uomini, vestiti di nero, armati di pistola e con il volto coperto, ha fatto irruzione in casa dopo aver forzato la grata di una finestra del salone.

Una volta all’interno, i rapinatori hanno radunato gli occupanti dell’abitazione – il calciatore, la madre, la compagna e il fratello con la sua compagna – chiudendoli in una stanza per impedire qualsiasi reazione.

I malviventi hanno quindi portato via diversi oggetti di valore: gioielli per un valore stimato di circa 10 mila euro, un orologio Rolex e alcune borse griffate.

Dopo il colpo la banda si è data alla fuga. Sul posto sono intervenuti gli agenti della polizia. Le indagini sono affidate alla Squadra mobile, impegnata a ricostruire la dinamica dell’assalto e a individuare i responsabili.

Giornata Unità, curiosi e turisti in piazza Colonna per le bande musicali

Roma, 17 mar. (askanews) – Folla di curiosi, turisti e scolaresche a Piazza Colonna davanti a Palazzo Chigi dove dalle 10,30 si stanno esibendo le bande musicali delle forze armate e delle forze di polizia in occasione della ‘Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’inno e della bandiera’. Per il 165mo anniversario dell’unità d’Italia è stato previsto un imbandieramento speciale della sede del governo: quattro tricolori – oltre a quello che sventola stabilmente sull’entrata principale insieme alla bandiera dell’Ue – sono stati esposti sulla facciata in corrispondenza delle finestre del penultimo piano. Non accadeva dal 2000, anno in cui fu inagurata la nuova facciata.

Affacciati alle finestre di Palazzo Chigi anche diversi dipendenti della presidenza del Consiglio ad ascoltare le bande che, oltre all’Inno di Mameli, stanno suonando le arie più celebri di diverse opere italiane come la marcia trionfale dell’Aida, il Nessun Dorma della Turandot. La prima banda a esibirsi è stata quella della polizia locale di Roma Capitale. Seguiranno, da programma, la banda del corpo nazionale dei Vigili del fuoco, la banda della Polizia penitenziaria, la banda della Polizia di Stato, la banda della Guardia di finanza, la banda dell’arma dei Carabinieri, della banda dell’Aeronautica militare, la banda della Marina militare e la banda dell’Esercito.

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha partecipato alla cerimonia di deposizione di una corona d’alloro da parte del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, all’Altare della patria, durante la quale c’è stato il sorvolo di una formazione ridotta delle Frecce ticolori.

Su richiesta di Palazzo Chigi, inoltre, il tradizionale colpo di cannone a salve sparato al Gianicolo a mezzogiorno in punto sarà sostituito con una salva di tre colpi, sparati contemporaneamente da tre pezzi d’artiglieria, che produrranno una fumata verde, bianca e rossa.

Energia, prezzi elettricità salgono ancora, +4,4% scorsa settimana

Roma, 17 mar. (askanews) – Prezzi dell’energia elettrica ancora in aumento. La scorsa settimana sono saliti di un ulteriore 4,4 percento, secondo i dati settimanali diffusi dal Gestore mercati energetici (Gme). A 147,54 euro per megawatt/ora il prezzo medio dell’energia elettrica per gli operatori, nella settimana dal 9 al 15 marzo risulta cresciuto del 4,4% rispetto alla settimana precedente. Questo dopo che una settimana prima, a seguito del contraccolpo della guerra in Iran, lo stesso indicatore aveva registrato già un balzo Del 32,4%.

Iran, Malan(Fdi): Salvini su stop sanzioni a Mosca? Non è linea governo

Roma, 17 mar. (askanews) – “Al momento non pare sia necessario, tantomeno desiderabile evidentemente” interrompere le sanzioni alla Russia. “Non sarebbe neanche risolutivo e sarebbe incoerente con la politica che abbiamo tenuto sin dall’inizio”. Così, su Rai news24, il capogruppo di Fdi in Senato Lucio Malan, sulle parole del vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, il quale ha invitato ad allentare le sanzioni (il presidente di Federpetroli “chiede di rimuovere le sanzioni sul petrolio e il gas russo e secondo me ha ragione. Non perchè sia amico di Putin, ma perché le famiglie e le imprese italiane rischiano di non farcela a spendere di più”).

“Questa è la posizione della grande maggioranza del governo e all’interno del governo si tiene questa posizione. Salvini legittimamente propone un’altra soluzione ma la linea è questa”, ha concluso.

A Roma la mostra di Mario Schifano, dall’informale alla Palestina

Roma, 17 mar. (askanews) – Il Palazzo delle Esposizioni celebra Mario Schifano, una delle figure più significative dell’arte italiana del secondo Novecento, con una grande retrospettiva. Fino al 12 luglio saranno in mostra oltre cento opere provenienti da collezioni pubbliche e private, realizzate con tante tecniche diverse, esposte in ordine cronologico per ripercorrere il lavoro dell’artista: da quelle degli esordi degli anni Cinquanta, informali e materiche, ai primi monocromi del 1960, dalla stagione inaugurata con la mostra “Tutto” nel 1963 alla Galleria Odyssia di Roma, alle nuove iconografie mediate dal linguaggio fotografico e dalle figure della storia dell’arte, dai Futuristi a Malevi .

Del 1968 sono le opere “Compagni Compagni” e l”Interno di casa romana”. Evidente è la sensibilità per le emergenze sociali e per i temi legati all’attualità, del suo tempo ma anche di oggi, nelle ultime sale della mostra, dove spiccano i celebri “Paesaggi TV” degli anni Settanta o i lavori degli anni Novanta, come “Meteomalato”, “Palestina” o “Sorrisi scomparsi”, del 1991, l’anno della guerra del Golfo. “Schifano ha dipinto su delle tele di PVC, emulsionate con delle fotografie tratte dal computer ed elaborate al computer, e su queste fotografie ci sono delle scritte in arabo. – ha spiegato la curatrice Daniela Lancioni – Ci siamo accorti che Schifano nell’ultimo decennio è stato particolarmente sensibile ai temi scottanti di geopolitica ma anche di emergenze climatiche”.

Oltre che con la pittura Schifano si è espresso attraverso la fotografia e il cinema, e al Palaexpo sarà possibile vedere le sue immagini scattate in bianco e nero, l’intera produzione di film e cortometraggi, insieme a una selezione dei documenti audiovisivi a lui dedicati.

Katz: ucciso il segretario del Consiglio di Sicurezza iraniana Larijani

Roma, 17 mar. (askanews) – Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha affermato che un raid dell’Idf ha portato all’uccisione del numero uno del Consiglio di sicurezza iraniano Ali Larijani. Lo scrive Haaretz. Al momento, l’Iran non ha confermato la notizia, anzi le agenzie della Repubblica islamica sostengono che a breve sarà diffuso un messaggio dell’alto funzionario.

Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha confermato che il “leader de facto” dell’Iran, Ali Larijani, è stato eliminato in un attacco aereo. Come riferito dal giornale israeliano Ynet, Katz ha dichiarato: “Sono appena stato informato dal capo di stato maggiore che il segretario del Consiglio di sicurezza nazionale Larijani e il capo dei Basij (Soleimani, ndr) sono stati eliminati questa notte e si sono uniti al capo del programma di annientamento Khamenei e a tutti i criminali dell’asse del male nelle profondità dell’inferno”.

MotoGp, Bezzecchi: "Alla scoperta del Brasile"

Roma, 17 mar. (askanews) – Nuova sfida per l’Aprilia Racing che torna in pista per il secondo appuntamento stagionale sul tracciato inedito dell’Autódromo Internacional de Goiânia – Ayrton Senna, in Brasile. Un circuito storico, inaugurato nel 1974, lungo 3,84 chilometri e caratterizzato da 14 curve che alternano lunghi rettilinei a sezioni più tecniche.

Marco Bezzecchi arriva all’appuntamento con grande fiducia dopo il brillante avvio di stagione a Buriram, dove ha conquistato pole position e vittoria nella gara lunga, confermando la competitività del pacchetto Aprilia. Il pilota italiano si è detto entusiasta della nuova esperienza: “Sono molto contento di andare in Brasile e curioso di scoprire questo tracciato. Sarà bello correre in un paese nuovo e incontrare nuovi tifosi. La motivazione non manca, speriamo di fare un buon weekend”.

Dall’altra parte del box, Jorge Martín prosegue il suo percorso di adattamento alla RS-GP26. Dopo il quarto posto ottenuto in Thailandia, lo spagnolo guarda con fiducia alla tappa brasiliana: “Ho molta voglia di iniziare su questa nuova pista. Il lavoro fatto in Thailandia ci darà una buona base anche qui. Sarà fondamentale fornire i giusti feedback perché una pista nuova è sempre impegnativa, ma penso che insieme alla squadra e a Marco potremo essere competitivi”.

Giorgetti: educazione finanziaria realizza un gioco a somma positiva

Roma, 17 mar. (askanews) – Con l’impegno delle istituzioni per l’educazione finanziaria “c’è l’opportunità di realizzare quello che si chiama un gioco a somma positiva. Se realizzato tutti i partecipanti stanno meglio. Non è semplice, ma vale la pena di perseguire un fine che se raggiunto è un beneficio per tutti”. Lo ha detto il ministro dell’economia, Giancarlo Giorgetti, intervenendo all’evento “l’educazione finanziaria nella scuola promosso dall’Ivass.

“Sono fermamente convinto che il progresso civile ed economico di un Paese sarà tanto più regolare e sano quanto più sarà fondato sulla conoscenza economica e finanziaria che a sua volta – ha spiegato – viene alimentata da una efficace educazione finanziaria”.

“Conoscere – ha aggiunto Giorgetti – aumenta la possibilità di fare scelte economiche responsabili che tengano conto delle opportunità e dei vincoli”.

Thaddaeus Ropac: fried snowballs fra Duchamp e Sturtevant

Milano, 17 mar. (askanews) – Dal 17 marzo al 23 luglio 2026 Thaddaeus Ropac a palazzo Belgioioso a Milano presenta il dialogo artistico e intellettuale tra Marcel Duchamp (1887 – 1968), padre dell’Arte Concettuale, e Sturtevant (1924 – 2014), la cui pratica innovativa ha interrogato la struttura concettuale dell’arte in un mondo post-duchampiano. Riprendendo il titolo dall’ironica osservazione di Sturtevant, Dialogues are mostly fried snowballs (I dialoghi sono per lo più palle di neve fritte) riflette la propensione di Duchamp per le battute spiritose.

Elena Bonanno di Linguaglossa, amministratore delegato della sede milanese della galleria Thaddaeus Ropac, ha raccontato ad askanews questo terzo dialogo. Dopo Georg Baselitz e Lucio Fontana e Valie Export e Ketty La Rocca, “siamo da Thaddaeus Ropac a Milano, abbiamo deciso di fare questo pas de deux tra Marcel Duchamp e Elaine Sturtevant. Noi rappresentiamo la Fondazione Sturtevant, l’archivio. Questa idea viene da Thaddaeus e la mostra si basa su questo concetto della ripetizione, non dell’appropriazione: un gioco tra ripetizione, differenze, interpretazione dello stesso oggetto. Abbiamo dunque accostato dei lavori di Marcel Duchamp che vengono da una collezione privata europea molto importante tra cui abbiamo uno dei lavori chiavi di Marcel Duchamp, il Bottle Rack sospeso e i lavori di Elaine Sturtevant che ha sempre lavorato sulla memoria dunque riprendendo i grandi artisti in questo caso Duchamp. Abbiamo chiesto una serie di prestiti per creare questo dialogo tra due giganti”.

Al centro della sala principale la straordinaria opera di Duchamp intitolata De ou par Marcel Duchamp ou Rrose Sélavy, La Bo te-en- valise (1966): il “museo portatile” curato dall’artista stesso. L’opera autocelebrativa, che apparteneva alla moglie di Duchamp, “Teeny”, racchiude tre repliche in miniatura oltre a 77 riproduzioni delle sue opere, tra cui molte di quelle esposte in Dialogues are mostly fried snowballs e una fotografia del 1936 di Porte-bouteilles di Man Ray, anch’essa in mostra.

Altrettanto affascinante, Duchamp Ciné (1992) di Sturtevant attira lo spettatore verso un’enigmatica manovella di un macinacaffè. Elena Bonanno di Linguaglossa l’ha descritta: “Questa opera è molto importante perché gioca a vari livelli: per primo riprende ovviamente il medium cinematografico, che un medium che sia Sturtevant che Duchamp hanno guardato, proprio perché riguarda l’interpretazione della realtà o la re- interprezzazione della realtà. Poi Elaine Sturtevant, a vari livelli riprende diversi lavori di Duchamp: si vede lei che scende, riprendendo il famoso lavoro di Duchamp, Nu descendant un escalier, ma poi nella costruzione del lavoro, riprende probabilmente il lavoro più importante di Marcel Duchamp, che è al Philadelphia Museum, che si chiama Étant donnés. Questo lavoro, sul quale Duchamp ha lavorato per ben vent’anni, è questa porta dove tu ti avvicini alla porta e c’è un piccolo buco come questo e nel buco di Marcel Duchamp hai la sua famosa amante Maria Martins che era una socialite e artista brasiliana. Nella sua opera Duchamp Cine Elaine Sturtevant invece di mettere ovviamente il corpo di Maria Martins ha messo i lavori più importanti dall’Urinal, il shovel e il Bottle Rack di Marcel Duchamp. E’ un’omaggio a Marcel Duchamp”.

Dialogues are mostly fried snowballs mette in luce lo spirito di sovversione incessante che accomuna Sturtevant e Duchamp, entrambi fondamentalmente impegnati a sfidare e ridefinire il significato dell’arte attraverso la loro pratica. La mostra alla Thaddaeus Ropac di Milano coinciderà con la grande retrospettiva sull’opera di Marcel Duchamp che aprirà al Museum of Modern Art di New York il 12 aprile 2026.

Ivass, Signorini: truffe sempre esistite, oggi reincarnate nel digitale

Roma, 17 mar. (askanews) – “Le truffe non sono certo nate con internet. Il Gatto e la Volpe sono sempre esistiti. Oggi si reincarnano spesso in ladri di identità digitali o spacciatori online di investimenti allettanti ma fasulli. I ragazzi sanno difendersi dal phishing meglio dei vecchi, educazione f inanziaria o meno, ma non è detto che sappiano sempre valutare bene i consigli e le proposte che arrivano in rete”. Lo ha affermato Luigi Federico Signorini, presidente dell’Ivass e Direttore generale della Banca d’Italia, nel suo intervento in apertura della Global Money Week 2026.

“Se Pinocchio, insieme all’abbecedario, avesse ricevuto un po’ di educazione finanziaria, avrebbe saputo bene che gli zecchini d’oro non crescono sulle piante dalla sera alla mattina. Oggi è tutto un po’ più complicato, ma il problema in fondo è sempre lo stesso – ha avvertito -: distinguere le proposte e i consigli seri e realistici da quelli frivoli, incauti, troppo generosi, o peggio. Non è sempre banale, e bisogna possedere le basi per farlo”.

Ambiente, riunione Paesi Ue critici di Ets: "Diffusa preoccupazione"

Roma, 17 mar. (askanews) – A margine del Consiglio Ambiente, oggi a Bruxelles, si è tenuta una riunione di coordinamento ministeriale del gruppo dei Paesi creatosi nel contesto del recente negoziato sulla legge clima. L’obiettivo, riporta il ministero di Ambiente e sicurezza energetica con una nota, è stato quello di verificare la possibilità di coordinare una linea comune di intervento nello scambio di opinioni sul quadro climatico post-2030 previsto all’ordine del giorno del Consiglio.

“Alla fine dell’incontro si è registrata una diffusa preoccupazione soprattutto per l’incidenza dell’ETS, sia quello sulla produzione termoelettrica che quello sull’industria, sulle economie dei Paesi membri”, si legge. Per l’Italia era presente il ministro Gilberto Pichetto Fratin. Gli Stati partecipanti alla riunione si sono ripromessi di proporre iniziative comuni per affrontare questo problema. (fonte immagine: Mase)

Giornata unità, Mattarella: unità è ideale profondo e condiviso

Roma, 17 mar. (askanews) – “Il 17 marzo celebra il raggiungimento dell’Unità nazionale, il riconoscimento dell’Italia come Stato sovrano, il coronamento delle aspirazioni e dell’impegno civile che caratterizzarono la stagione del Risorgimento, solennemente riaffermati poi nella lotta di Liberazione, che ha consentito al Paese di riconquistare con la propria unità la propria libertà, ricomponendo la frattura istituzionale e politica determinata dall’occupazione nazifascista, costruendo l’Italia contemporanea”. Lo afferma il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel messaggio inviato in occasione della Giornata dell’unità nazionale.

“L’unità – rileva il capo dello Stato – non costituisce soltanto un assetto politico-istituzionale, bensì è un ideale profondo e condiviso, che attraversa e interpreta l’intera vicenda storica del nostro Paese”.

Per Mattarella “Costituzione, Canto degli Italiani e Tricolore sono simboli di una comunità fondata sulla partecipazione, sulla solidarietà e sul rispetto delle istituzioni democratiche e di ogni persona”. Un “patrimonio di valori che la ricorrenza del 17 marzo invita a rinnovare e a trasmettere, in particolare alle giovani generazioni, in un dialogo costante e aperto. A loro, chiamate ad affrontare trasformazioni profonde e sfide globali di inedita complessità, le istituzioni – conclude Mattarella – sono tenute a offrire orientamento, fiducia e responsabilità, affinché possano contribuire con piena consapevolezza alla costruzione del futuro del Paese”.

Giornata unità, Mattarella: principi 17 marzo guidino a convivenza pacifica, solidale e democratica

Roma, 17 mar. (askanews) – “Il 17 marzo è Giornata che rinnova l’appello all’impegno civile. Invito a custodire e attuare, con coerenza e lungimiranza, i principi di libertà, giustizia e pace su cui si fonda la Repubblica, affinché essi continuino a guidare l’azione delle istituzioni e della società nel perseguimento di una convivenza pacifica, solidale e autenticamente democratica, in Italia e nella comunità internazionale”. Lo scrive il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel messaggio inviato in occasione della Giornata dell’unità nazionale.

Mattarella: di fronte aspirazioni egemoniche nel mondo Costituzione saldo riferimento

Roma, 17 mar. (askanews) – “In un contesto internazionale segnato da tensioni, conflitti e dal riemergere di dinamiche di contrapposizione e di aspirazioni egemoniche che turbano l’equilibrio mondiale, i principi che hanno ispirato la nascita della Repubblica e che trovano espressione nella nostra Carta costituzionale e si ancorano alla Carta delle Nazioni Unite sono saldo punto di riferimento”. Lo scrive il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo messaggio in occasione della Giornata dell’unità nazionale.

Israele ha ucciso il capo dei Basiji iraniani Soleimani

Roma, 17 mar. (askanews) – L’esercito israeliano ha annunciato di aver ucciso in un raid mirato a Teheran il comandante delle forze Basij, Gholamreza Soleimani.

Secondo quanto riferito dalle Forze di difesa israeliane, l’operazione è stata condotta dall’aeronautica sulla base di informazioni di intelligence e ha colpito il comandante, in carica da circa sei anni.

Le Basij fanno parte dell’apparato di sicurezza iraniano e, secondo Israele, hanno avuto un ruolo centrale nella repressione delle proteste interne, con operazioni caratterizzate da arresti di massa e uso della forza contro i civili.

L’uccisione di Soleimani si inserisce in una serie di operazioni che, secondo Israele, hanno portato all’eliminazione di numerosi alti comandanti iraniani, con l’obiettivo di indebolire la struttura di comando e controllo del sistema di sicurezza di Teheran.

L’esercito israeliano ha affermato che continuerà le operazioni contro i vertici militari iraniani.

Mattarella: Costituzione autentico presidio dei diritti

Roma, 17 mar. (askanews) – “La “Giornata dell’Unità Nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera” richiama elementi fondanti dell’identità della Repubblica: indipendenza, sovranità popolare, libertà, giustizia e pace. Si tratta di valori maturati lungo un percorso storico complesso e non privo di afflizioni, che trova la sua più alta e compiuta espressione nella Costituzione, autentico presidio dei diritti e delle responsabilità che definiscono la nostra comunità nazionale”. Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel messaggio inviato in occasione della Giornata dell’unità nazionale.