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lunedì, 16 Febbraio, 2026
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A Monaco Rubio rassicura l’Ue: gli Usa pronti ad un futuro insieme

Monaco di Baviera, 14 feb. (askanews) – A un anno dal “j’accuse” lanciato dal vicepresidente Usa J.D. Vance contro il Vecchio Continente, responsabile di aver “smarrito i propri valori”, oggi il segretario di Stato Usa Marco Rubio, dallo stesso palco della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, ha invitato solennemente le due sponde dell’Atlantico a ritrovare i motivi per stare insieme, rassicurando non poco i leader europei. “Gli Stati Uniti d’America – ha affermato Rubio dopo aver sciorinato le tappe di quel che lui ritiene essere stati gli errori dei decenni scorsi compiuti dall’Occidente – si assumeranno ancora una volta il compito del rinnovamento e della ricostruzione, guidati dalla visione di un futuro orgoglioso, sovrano e vitale quanto il passato della nostra civiltà. E sebbene siamo pronti, se necessario, a farlo da soli, preferiamo e speriamo di farlo insieme a voi, i nostri amici qui in Europa”.

“Facciamo parte di un’unica civiltà, la civiltà occidentale. Siamo legati gli uni agli altri dai legami più profondi che le nazioni possano condividere, forgiati da secoli di storia comune, fede cristiana, cultura, patrimonio, lingua, ascendenza e dai sacrifici che i nostri antenati hanno fatto insieme per la civiltà comune in cui ci siamo trovati”, ha sottolineato con enfasi Rubio. “E ‘stato qui, in Europa, che sono nate le idee che hanno piantato i semi della libertà che ha cambiato il mondo. È stato qui in Europa, che sono nati lo stato di diritto, le università e la rivoluzione scientifica. È stato questo continente a produrre il genio di Mozart e Beethoven, di Dante, Shakespeare, di Michelangelo e Leonardo Da Vinci, dei Beatles e dei Rolling Stones. E questo è il luogo in cui le volte della Cappella Sistina, le imponenti guglie del Duomo di Colonia, testimoniano non solo la grandezza del nostro passato” ma “prefigurano anche le meraviglie che ci attendono nel futuro”. “Solo se siamo senza rimorsi per la nostra eredità e orgogliosi di questa eredità comune potremo iniziare insieme a immaginare e plasmare il nostro futuro economico e politico”.

Se noi “americani a volte possiamo sembrare un po’ diretti e pressanti”, se “il presidente Trump esige serietà e reciprocità dai nostri amici qui in Europa”, ha spiegato Rubio, “è perché ci teniamo profondamente. Ci teniamo profondamente al vostro futuro e al nostro. E se a volte non siamo d’accordo, i nostri disaccordi nascono dal nostro profondo senso di preoccupazione per un’Europa con cui siamo legati, non solo economicamente, non solo militarmente, siamo legati spiritualmente e siamo legati culturalmente”.

“Vogliamo che l’Europa sia forte – ha sottolineato il segretario di Stato statunitense -. Crediamo che l’Europa debba sopravvivere. Perché le due grandi guerre del secolo scorso ci hanno ricordato costantemente che, in ultima analisi, il nostro destino è e sarà sempre intrecciato al vostro, il destino dell’Europa non sarà mai irrilevante per il nostro”.

In sostanza, ha concluso Rubio, “in un’epoca di titoli che annunciano la fine dell’era transatlantica, sia chiaro che questo non è quello che vogliamo”, ha scandito il segretario di Stato.

Il discorso è stato accolto con un sospiro di sollievo dai leader europei, che hanno spesso applaudito a scena aperta diversi passaggi del discorso di Rubio tributando addirittura una standing ovation quanto ha ricordato, a dispetto di uno sprezzante recente post del presidente Donald Trump, i sacrifici dei Paesi alleati in Afghanistan.

La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, si è detta “molto rassicurata dal discorso del segretario di Stato, è un buon amico, un forte alleato. Sappiamo che nell’amministrazione americana alcuni hanno toni più duri su queste questioni, ma il segretario di Stato è stato molto chiaro quando ha detto ‘Noi vogliamo una Europa forte nell’alleanza’ e questo è quello su cui stiamo lavorando intensamente nell’Ue”. “Sono totalmente allineata a Rubio quando parla di un’Europa forte, ma ora dobbiamo lavorare per costruire un’Europa forte e indipendente, che sia un alleato forte nella Nato”, ha aggiunto Von der Leyen.

“Era il discorso che mi aspettavo”, ha detto il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul. “Sappiamo che è un vero partner”, ha detto Wadephul riferendosi al segretario di Stato Usa.

“Un discorso molto positivo”, l’ha definito il ministro degli Esteri Antonio Tajani, un discorso che “ribadisce l’importanza delle relazioni transatlantiche”, che “sono salde” e “sono parte del Dna sia dell’Europa sia degli Stati Uniti”. “E’ stato importante – ha aggiunto Tajani – anche il riconoscimento del sacrificio dei militari italiani ed europei e degli altri paesi della Nato durante la guerra in Afghanistan questo è stato un bel segnale. Mi pare – ha concluso – che il discorso di Rubio non faccia altro che rafforzare le relazioni tra Europa e Stati Uniti, nel quale noi crediamo fortemente”.

Più tiepido il giudizio del ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot. Pur riconoscendo che il richiamo all’eredità comune può essere accolto con favore, così come l’idea che alcune sfide non possano essere affrontate da un solo Paese, Barrot ha detto che la Francia, “a prescindere dai discorsi che ascoltiamo alla Conferenza di Monaco, per quanto possano essere brillanti”, “non cambierà la propria strategia” volta a rafforzare l’Europa.

Meno sorpreso dei toni usati da Rubio, rispetto a quelli utilizzati un anno fa da Vance, si è mostrato il nostro ministro della Difesa: “I rapporti tra Stati Uniti ed Europa – ha commentato Guido Crosetto – sono rapporti che durano da oltre 70 anni e quindi anche quando sembra che ci siano degli screzi è come quando in casa si discute con la moglie, poi dopo ci si riappacifica e si continua la strada insieme”. “L’alleanza atlantica – ha sottolineato Crosetto – è la base della pace nel mondo, è la base della libertà nel mondo ed è sicuramente una delle organizzazioni da conservare e da rafforzare proprio perché i suoi scopi sono sempre stati di stabilizzare, di preservare la pace, di cercare di preservare la democrazia e il diritto internazionale e mai ne abbiamo avuto bisogno come in questo momento”.

Referendum, Conte: con riforma Nordio scacco matto a magistratura

Roma, 14 feb. (askanews) – La riforma della giustizia porta uno “scacco matto alla magistratura”. Lo ha detto il leader M5s Giuseppe Conte parlando all’iniziativa ‘Una partita decisiva per democrazia e diritti’. Lo scacco, ha spiegato, “avviene innanzitutto con il sorteggio” che rappresenta “una disarticolazione” della magistratura, serve a “contrastare la loro forza rappresentativa. Il Parlamento si crea la platea di coloro che verranno designati. I componenti laici avranno un mandato politico, gli altri sono disarticolati”.

Poi, “la polizia giudiziaria: basta una norma ordinaria, una normettina per cui depotenzi il compito di direzione delle indagini”. Infine, “terzo, c’è l’obbligatorietà dell’azione penale. Qui hanno già confezionato il pastrocchio, si decide quali reati hanno la priorità”. E al tempo stesso “per i cittadini non ci sarà nessun vantaggio”.

L’oppositore russo Navalny stato avvelenato con una tossina rara ricavata dalle rane

Roma, 14 feb. (askanews) – Il Regno Unito ritiene che il leader dell’opposizione russa Alexei Navalny – morto in una colonia penale in Siberia due anni fa – sia stato avvelenato con una tossina rara. Lo ha annunciato il ministero degli Esteri di Londra in una nota.

Il Foreign Office ha spiegato che “la tossina mortale presente nella pelle delle rane frecce dell’Ecuador (epibatidina) è stata rilevata in campioni prelevati dal corpo di Alexei Navalny ed è altamente probabile che ne abbia causato la morte”.

A margine della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco di Baviera, Yulia Navalnaya – moglie del leader dell’opposizione russa Alexei Navalny – ha partecipato, a quanto riferiscono cronisti sul posto, a una conferenza stampa insieme a leader europei.

Olimpiadi, Abodi: Giochi diffusi saranno modello per il futuro

Val di Fiemme (Tn), 14 feb. (askanews) – Le Olimpiadi di Milano-Cortina, modello per il futuro, ma anche preziosa eredità per il territorio italiano. Il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi durante la sua visita in Val di Fiemme, guarda con grande soddisfazione ai risultati ottenuti finora ma anche al futuro.

“Noi viviamo per questi grandi momenti ma quello che conterà ancora di più, a parte la gioia di questo spettacolo universale con un linguaggio formidabile che lo sport, è quello che lasceranno. La spinta culturale, la promozione turistica, il miglioramento degli impianti, sono tutti elementi che continueremo a curare. Per noi le Olimpiadi non finiranno il 22 di febbraio, le Paralimpiadi non finiranno il 15 di marzo, è il lavoro del governo con le regioni, le province autonome, è l’attuazione di quello che recita il comma 7 dell’articolo 33 della Costituzione, cioè il valore educativo, sociale, di promozione del benessere psicofisico, dell’attività sportiva in tutte le sue forme. La sublimazione sono questi giochi meravigliosi, ma è semplicemente l’elemento più visibile, più clamoroso di una visione dello sport che è strumento di benessere individuale e sociale, difesa immunitaria”.

La vera novità di questi giochi sono le Olimpiadi diffuse, che inizialmente avevano sollevato dubbi e perplessità, ma che stanno mostrando molti benefici.

“Diciamo che è nata prima di noi dai governi precedenti insieme al Coni e al CIP hanno fatto questa proposta che poi è risultata vincente che credo diventerà modello. Si perde qualcosa della compattezza che le olimpiadi e le paralimpiadi hanno sempre dimostrato negli anni, con tutti gli atleti in un stesso luogo. Qui abbiamo un territorio di 22.000 chilometri quadrati quindi è stato un progetto certamente innovativo, coraggioso, complicato perché la logistica, i trasporti, la sicurezza presuppongono un impiego di uomini e di tecnologie molto elevato però è un modo anche per rispettare l’ambiente: non c’è una densificazione del turismo, c’è la distribuzione del turismo. Vedo e sento un po’ l’umore degli atleti e delle delegazioni ma anche dei tifosi che vengono intervistati: è stato apprezzato vuol dire che abbiamo lavorato bene che uomini e donne soprattutto i volontari si stanno mettendo a disposizione, 18.000 volontari. È una famiglia, una comunità silenziosa operosa che sta dando il senso dell’ospitalità e dell’accoglienza di questi giochi che appunto diventeranno il modello. È bello sentir dire che sono i giochi più belli di sempre, è bello dire che i giochi italiani diventeranno modello per il futuro”.

Tennis, Darderi in semifinale a Buenos Aires

Roma, 14 feb. (askanews) – Luciano Darderi lancia la sua sfida in semifinale allo “IEB+ Argentina Open”, Atp 250 sulla terra battuta del Buenos Aires Lawn Tennis Club (montepremi 675.310 dollari). Il numero 22 del mondo ha battuto con il punteggio di 7-5, 6-1 lo spagnolo Pedro Martinez, ex numero 36 del mondo oggi 94 e giocherà oggi, giorno del suo 24mo compleanno, la sua prima semifinale nel torneo. A due vittorie dall’ingresso in Top 20, matematico in caso di conquista del titolo, Darderi giocherà a Buenos Aires la sua settima semifinale Atp, tutte disputate sulla terra battuta. Ritroverà Sebastian Baez, numero 34 del mondo che ha vinto il derby con Camilo Ugo Carabelli 4-7, 7-6(5) 6-2.

Usa, Bannon chiese aiuto a Epstein per "far cadere" Papa Francesco

Roma, 14 feb. (askanews) – Steve Bannon, ex consigliere del presidente americano Donald Trump, discusse con Jeffrey Epstein, condannato per reati sessuali, strategie per “far cadere” Papa Francesco. E’ quanto è emerso dai documenti diffusi il mese scorso dal dipartimento di Giustizia Usa sul caso del finanziere americano, morto in carcere nel 2019.

Stando a quanto riportato oggi dalla Cnn, tra i documenti figurano anche messaggi scambiati dai due nel 2019, in cui Bannon cerca di coinvolgere Epstein nel suo tentativo di indebolire il defunto pontefice dopo aver lasciato l’amministrazione Trump, e da cui emerge che il finanziere avrebbe aiutato Bannon a creare il suo movimento. “Faremo cadere (Papa) Francesco – scrisse Bannon a Epstein nel giugno 2019 – i Clinton, Xi, Francesco, l’Ue – forza fratello”.

Conferenza di Monaco, Zelensky: Putin schiavo dell’idea della guerra. Grave errore l’Europa non sia a tavolo

Roma, 14 feb. (askanews) – “Putin non vive come la gente comune. Non cammina per strada. Non lo vedrete in un bar. I suoi nipoti non frequentano gli asili nido normali, normali, nella loro città natale. Non riesce a immaginare la vita senza potere o dopo il potere. Le cose normali non gli interessano. Putin si consulta più con lo zar Pietro e l’imperatrice Caterina riguardo alle conquiste territoriali che con qualsiasi persona vivente riguardo alla vita reale, reale. Riuscite a immaginare Putin senza guerra? Siate onesti. In questo momento la sua attenzione è rivolta all’Ucraina, e nessuno in Ucraina crede che lascerà mai andare il nostro popolo. E non lascerà andare nemmeno le altre nazioni europee perché non riesce a rinunciare all’idea stessa della guerra”. Lo ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky nel suo intervento alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco. Putin “può considerarsi uno zar – ha proseguito Zelensky -, ma in realtà è schiavo della guerra. E se vive altri dieci anni, possiamo capire che la guerra possa tornare. Ecco perché affermiamo che devono esserci reali garanzie di sicurezza per l’Ucraina e per l’Europa, solide garanzie di sicurezza. E sappiamo chiaramente cosa tali garanzie devono includere”.

“L’Europa non è praticamente presente al tavolo” dei negoziati per una soluzione al conflitto in Ucraina, “è un grave errore, a mio avviso. Penso che siamo noi ucraini, noi ucraini che stiamo cercando di coinvolgere pienamente l’Europa nel processo, in modo che i suoi interessi e la sua voce siano presi in considerazione. È molto importante”, ha detto Zelensky, rimarcando: “L’Ucraina continua a tornare su un punto semplice: la pace può essere costruita solo su chiare garanzie di sicurezza. Dove non c’è un chiaro sistema di sicurezza, la guerra ritorna sempre. L’Ucraina farà di tutto, davvero di tutto, per far sì che questi negoziati abbiano successo”.

“Abbiamo investito in questo processo e siamo in costante contatto con Steve Witkoff, con Jared Kushner e con tutti coloro che il presidente Trump nominerà. Stiamo incontrando il Segretario di Stato Marco Rubio, e l’Ucraina” vuole “una vera sicurezza e una vera pace – ha assicurato Zelensky -. Non quello che è emerso da Ginevra nel 2021, non quello che i russi si aspettano da questo cosiddetto spirito di Anchorage. E sembra che Putin speri di ripetere Monaco. E non Monaco 2007, quando si parlava solo di dividere l’Europa, ma Monaco 1938, quando il precedente Putin iniziò a dividere l’Europa nella realtà”.

“Sarebbe un’illusione credere che questa guerra possa ora essere risolta in modo affidabile dividendo l’Ucraina, così come era un’illusione credere che sacrificare la Cecoslovacchia avrebbe salvato l’Europa da una grande guerra. E quando oggi ci si chiede quale possa essere il prezzo di un accordo, la nostra risposta è semplice: la cosa principale è che tra quattro anni il mondo civile non sia costretto a giustificarsi di nuovo, a scaricare le responsabilità, e non sia costretto a cercare di nuovo qualcun altro da incolpare”, ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky nel suo intervento alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco.

“L’Ucraina è pronta per un accordo che porti vera pace all’Ucraina, all’Europa. E sono fiducioso che questa guerra possa essere conclusa, e conclusa con dignità”, ha aggiunto.

“Se all’Ucraina verranno dati due mesi di cessate il fuoco, allora indiremo le elezioni”, ha dichiarato Zelensky, nel suo intervento alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco. “Quindi dateci il cessate il fuoco. Il presidente Trump può farlo. Spingete Putin, fate il cessate il fuoco, poi il nostro Parlamento cambierà la legge” per andare a elezioni in tempo di guerra.

A Livigno la neve diventa anche arte per celebrare le Olimpiadi

Livigno (So), 14 feb. (askanews) – Mentre sono in corso le Olimpiadi invernali di Milano Cortina, l’Alta Valtellina vive giorni di sport, entusiasmo e visibilità internazionale, ma accanto alle competizioni a Livigno, il “Piccolo Tibet” lombardo, c’è un’altra forma di spettacolo che continua ad attirare sguardi e obiettivi fotografici: le sculture di neve. Le ha realizzate un’artista locale abituata a trasformare tutta la materia prima offerta dalla natura, quindi anche legno o fieno, oltre al manto bianco, in opere monumentali, modellate a colpi di pala, sega e scalpello.

“Il fatto che io sono circondata, vivendo a Livigno, dalla natura, quindi dalle piante, dal fieno e soprattutto dalla neve per tanti mesi all’anno, diventa per me – ha detto Vania Cusini, artista – materiale importante per lavorare. Ho fatto un percorso di arte-terapia, questo mi ha aiutato a conoscermi e a capire che feeling avevo con i materiali e con l’ambiente in cui vivo”.

Un’opera è dedicata allo snowboard, e tra gli autori c’è anche Kurt Wierer, orgoglioso zio della biathlonista Dorothea Wierer. Quella più grande, alta sei metri, è dedicata alle Olimpiadi ed è stata realizzata da una squadra guidata dall’artista livignasca in sei giorni.

“Io sto vivendo il momento -ha aggiunto Cusini – nel senso che forse non sto pensando troppo al futuro e questa occasione è bello viverla, vivere queste Olimpiadi, e poi quello che succederà lo vivremo. Livigno è un paese attivo, è sempre comunque vivo come paese, pur essendo piccolo, e sicuramente le Olimpiadi ci danno una spinta maggiore, ma spero che vivremo nell’utenticità comunque”.

E mentre le Olimpiadi proseguono, tra medaglie e cronometri, Livigno mostra un’altra faccia della montagna: quella in cui la neve non si limita a essere scenario, ma diventa racconto rivolto al mondo.

“Grazie all’arte e alla mia passione – ha raccontato l’artista – ho potuto girare il mondo e visitare degli angoli speciali: sono stata a Harbin, in Cina, il posto più grande al mondo per opere fatte di neve e ghiaccio, in Russia, e anche lì ho partecipato a dei festival e tra l’altro ho anche vinto”.

Simbolo della capacità di un territorio di trasformare le proprie condizioni climatiche in opportunità artistica e di promozione internazionale.

Angelo Pisani debutta con Slip e Strip: ogni errore costa un indumento

Milano, 14 feb. (askanews) – Debutta il 20 febbraio 2026 al Teatro Condominio Vittorio Gassman di Gallarate il nuovo spettacolo di Angelo Pisani dal titolo Slip&Strip. Informare, educare e far ridere: nasce da qui l’idea di uno spettacolo che vuole rompere i tabù e portare la sessualità sul palco.

Slip&Strip è molto più di uno spettacolo: è il primo quiz a teatro dedicato alla sessualità che unisce comicità, danza e divulgazione. Un format originale scritto da Carlo Negri, Simone Galbiati e Angelo Pisani che ha anche una vita social (una pagina IG https://www.instagram.com/slipandstrip); un gioco attraverso il quale si può accrescere la propria competenza in ambito sessuale a partire dalla terminologia specialistica.

Con uno stile ironico, diretto e intelligente, Pisani accompagna il pubblico in un’esperienza che dimostra come si possa parlare di sessualità attraverso la commistione di ironia e informazione. Sul palco, insieme ad Angelo, sarà presente una giuria e si esibiranno i ballerini del corpo di ballo dei Plas(m)on, con le coreografie firmate da Annarita Larghi.

Per ogni data dello spettacolo quattro concorrenti sul palco si sfideranno rispondendo a domande che spaziano tra scienza, storia, cultura, attualità e terminologia sessuale, alternandosi a prove di abilità decise dalla giuria o direttamente dal pubblico. La regola è semplice e provocatoria: chi sbaglia risposta si spoglia di un indumento, fino a rimanere in intimo. A conquistare il Golden Slip&Strip sarà chi dimostrerà maggiore preparazione, riuscendo a restare “vestito” più a lungo.

Anche il pubblico sarà protagonista dello spettacolo infatti potrà scegliere domande e prove, votare i momenti migliori (o peggiori) dello show e interagire in tempo reale grazie a un sistema di votazione che sarà possibile scaricare sul proprio cellulare all’inizio della serata mediante QR code.

Sono aperte le candidature per partecipare come concorrenti, senza limiti di età, purché maggiorenni. È possibile inviare un video con una piccola presentazione raccontando il rapporto con la propria fisicità al numero 3517196378.

Con Slip&Strip la sessualità smette di essere un tabù e diventa conoscenza condivisa, affrontata con ironia e intelligenza. Perché fare informazione è possibile anche con il sorriso, e a volte è proprio il divertimento la chiave più efficace per educare.

Sanremo, Chiello: mi sto preparando, l’affronterò senza paura

Milano, 14 feb. (askanews) – Chiello è per la prima volta in gara al 76° Festival di Sanremo con il brano “Ti penso sempre”

“Ti penso sempre, è nata in America, ero in studio in Minnesota vicino a Minneapolis, al Pachyderm studios con tutta la mia band, una mattina è nata, penso sempre, così di getto, in modo molto spontaneo devo dire, poi in seguito ho deciso di presentarla a Sanremo”.

Il cantautore, con la sua cifra stilistica unica e il suo immaginario poetico, si conferma tra i nomi rivelazione del 2025 e di questo Festival.

“Sanremo per me è un palco molto importante, sarà un onore sicuramente essere lì visto che molti miei idoli ci sono stati come ad esempio Tenco, Battisti, eccetera. Al momento non ci sto pensando a come sarà l’esperienza di Sanremo perché sono concentrato su altre cose ad esempio il disco, però sicuramente mi sto preparando l’affronterò senza paura”.

Gaza, Meloni: Italia invitata al Board of peace come osservatore, parteciperemo

Addis Abeba, 14 feb. (askanews) – “Siamo stati invitati come Paese osservatore, secondo noi è una buona soluzione rispetto al problema che chiaramente abbiamo della compatibilità anche costituzionale con l’adesione al Board of Peace. Dall’altra parte ho sempre detto che con tutto il lavoro che l’Italia ha fatto, sta facendo e deve fare in Medio Oriente per stabilizzare una situazione molto complessa e fragile, una presenza italiana ed anche europea sia necessaria. Quindi penso che risponderemo positivamente a questo invito a partecipare come Paese osservatore, a quale livello lo dobbiamo ancora vedere, perché l’invito è arrivato ieri”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, parlando a margine dell’assemblea dell’Unione africana ad Addis Abeba.

Sicurezza, Piantedosi: c’è un innalzamento del livello di scontro

Bologna, 14 feb. (askanews) – “Voi non dovete guardare, quando si parla di rischio di eversione, solo alle Brigate Rosse, perché il passato non ritorna sempre con le stesse sembianze, con le stesse formule”. Così il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha risposto a Bologna a chi gli chiedeva se ci sia il rischio di un ritorno del terrorismo rosso.

“Però c’è un innalzamento di un livello dello scontro che è sotto gli occhi di tutti, con atti anche molto gravi: dai micro-attentati che vengono fatti lungo le linee ferroviarie”, ha aggiunto il ministro a margine della presentazione a Bologna del libro “Dalla parte delle divise” scritto con la giornalista Annalisa Chirico. “Sono segni che ci devono imporre non a dire che c’è quel tipo di pericolo, ma a predisporci alla maggiore attenzione senza allarmare nessuno”.

Maltempo, mareggiata a Fiumicino: evacuate 50 famiglie

Roma, 14 feb. (askanews) – Una mareggiata a Fiumicino ha reso necessaria l’evacuazione di 50 famiglie dalle case a ridosso del mare.

“Dalle ore 7.35 stiamo intervenendo in via Passo della Sentinella a Fiumicino, con la squadra Vigili del Fuoco territoriale di Ostia (13/A), il Nucleo Smzt, il Nucleo Saf e il funzionario di guardia per l’evacuazione di 50 famiglie a seguito di esondazione del mare che sta allagando le case ubicate a ridosso degli scogli”, fanno sapere i vigili del Fuoco. In particolare è stata tratta in salvo dai soccorritori dei vigili del fuoco e successivamente affidata al personale Asl e polizia locale una donna 82enne diversamente abile, intrappolata in casa dall’acqua. Sul posto presenti anche polizia di Stato e 118.

Casapound, Piantedosi: vedremo la sentenza, è normativa complessa

Bologna, 14 feb. (askanews) – “Vediamo, vediamo. Non ho visto ancora la sentenza, ho visto che ci sono diverse interpretazioni su quello che c’è scritto”. Così il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha risposto a margine di un evento a Bologna a chi gli chiedeva se CasaPound andrebbe sciolta.

“Non è una normativa facile”, ha aggiunto il ministro. “Se nel corso dell’epoca repubblicana non è quasi mai successo, solo quei due casi a cui si fa riferimento, e la stessa CasaPound non è mai stata assoggettata e altre organizzazioni, vuol dire che c’è una certa complessità. Vedremo che cosa dice la sentenza”.

Starmer: non siamo più il Regno Unito della Brexit, non c’è sicurezza senza l’Europa

Roma, 14 feb. (askanews) – “Non siamo più il Regno Unito degli anni della Brexit. Perché sappiamo che in tempi pericolosi, non prenderemmo il controllo ripiegandoci in noi stessi, lo cederemmo. E non permetterò che accada”: lo ha detto il premier britannico, Keir Starmer, nel suo intervento alla Conferenza di Monaco, sottolineando che “non c’è sicurezza britannica senza l’Europa e non c’è sicurezza europea senza il Regno Unito”.

“Questa è la lezione della storia ed è anche la realtà odierna”, ha aggiunto il premier.

Ue-Usa, von der Leyen: "Molto rassicurata" dalle parole di Rubio, "è un buon amico, forte alleato".

Roma, 14 feb. (askanews) – La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, si è detta “molto rassicurata” dal discorso fatto oggi alla Conferenza di Monaco dal segretario di Stato Usa, Marco Rubio. Interpellata a riguardo dopo il suo discorso a Monaco, Von der Leyen ha risposto: “Sono stata molto rassicurata dal discorso del segretario di Stato, è un buon amico, forte alleato”. “Sappiamo che nell’amministrazione americana alcuni hanno toni più duri su queste questioni, ma il segretario di Stato è stato molto chiaro quando ha detto ‘Noi vogliamo una Europa forte nell’alleanza’ e questo è quello su cui stiamo lavorando intensamente nell’Ue”. “Sono totalmente allineata al segretario di Stato quando parla di un’Europa forte, ma dobbiamo lavorare per costruire un’Europa forte e indipendente, che sia un alleato forte nella Nato”, ha aggiunto Von der Leyen.

Nel suo intervento alla Conferenza di Monaco, rimarcando i quattro anni di conflitto in Ucraina,  von der Leyen aveva infatti avvertito che “l’Europa deve diventare più indipendente: non c’è altra scelta”, ricordando la “minaccia di forze esterne che cercano di indebolire la nostra Unione dall’interno” e “il ritorno a una concorrenza e a rapporti di potere apertamente ostili”. L’Europa deve diventare “indipendente in ogni dimensione che influisca sulla nostra sicurezza e prosperità. Difesa ed energia. Economia e commercio. Materie prime e tecnologia digitale”, ha spiegato nel suo intervento, aggiungendo: “Alcuni potrebbero dire che la parola ‘indipendenza’ è in contrasto con il nostro legame transatlantico. Ma è vero il contrario. Un’Europa indipendente è un’Europa forte. E un’Europa forte rende l’alleanza transatlantica più forte”.

Abi: a gennaio ammontare prestiti a imprese e famiglie +1,9%

Roma, 14 feb. (askanews) – A gennaio l’ammontare dei prestiti a imprese e famiglie è cresciuto dell’1,9% su base annua, proseguendo per l’undicesimo mese consecutivo nella crescita. E’ quanto rileva il rapporto mensile dell’Abi, sottolineando che a dicembre 2025 i prestiti alle famiglie erano cresciuti del 2,5% e quelli alle imprese del 2%.

Per le famiglie, ricorda l’associazione bancaria, è il tredicesimo mese consecutivo in cui si è registrato un incremento e per le imprese è il settimo mese consecutivo in cui sono cresciuti i finanziamenti. A gennaio il tasso medio sul totale dei prestiti (quindi sottoscritti negli anni) è stato il 3,97% (3,96% nel mese precedente). Il tasso medio sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese è sceso al 3,49% (3,58% nel mese precedente; 5,45% a dicembre 2023). Il tasso medio sulle nuove operazioni per acquisto di abitazioni è stato il 3,47% (3,38% nel mese precedente; 4,42% a dicembre 2023).

Olimpiadi a Milano, Moser a un bambino: tutti potete essere campioni

Milano, 1feb. (askanews) – Leggenda del ciclismo si è imposto grazie alla sua combattività e alla capacità di gestire la squadra e con 273 vittorie su strada è il campione con il maggior numero di successi nella storia del ciclismo italiano.

Questa la presentazione per Francesco Moser che ha vinto in questi giorni di Olimpiadi a Milano persino la “Guirlande d’Honneur”, il massimo riconoscimento dalla FICTS presieduta da Franco Ascani. Ma la domanda sorge spontanea e gliela fa un bambino:

Ma tutti questi premi, dove li metti?, chiede a Moser e lui prontissimo risponde: “Ho anche un museo a casa, dove tengo tutti i trofei più importanti, le maglie più significative che ho vinto: le maglie rosa, tricolori, iridate e anche i trofei, le biciclette che ho usato. Comunque, tutti cominciano a gareggiare partendo da zero, quindi anche voi potete iniziare. Ai nostri tempi si cominciava un po’ più tardi a correre: io ho iniziato a 18 anni, e anche chi partiva prima lo faceva a 15. Oggi i ragazzi hanno più possibilità, attraverso la scuola, di praticare sport, e poi ci sono sport più facili o più difficili. Il ciclismo è forse uno sport bellissimo, ma molto impegnativo, e a scuola non ce lo facevano mai fare perché i professori temevano che ci facessimo male. Oggi, con il traffico sempre più caotico, è difficile: bisognerebbe creare più strutture chiuse dove allenarsi e gareggiare. Non dimentichiamo che sport come il motociclismo e l’automobilismo, un tempo su strada aperta, ora si disputano su piste con tutti i sistemi di sicurezza e protezione. Ma tutti voi potete diventare campioni, è chiaro che bisogna avere il fisico, bisogna avere il carattere, la forza e poi bisogna crederci”.

Meloni: Italia invitata al Board of peace come osservatore, parteciperemo

Addis Abeba, 14 feb. (askanews) – “Siamo stati invitati come Paese osservatore, secondo noi è una buona soluzione rispetto al problema che chiaramente abbiamo della compatibilità anche costituzionale con l’adesione al Board of Peace. Dall’altra parte ho sempre detto che con tutto il lavoro che l’Italia ha fatto, sta facendo e deve fare in Medio Oriente per stabilizzare una situazione molto complessa e fragile, una presenza italiana ed anche europea sia necessaria. Quindi penso che risponderemo positivamente a questo invito a partecipare come Paese osservatore, a quale livello lo dobbiamo ancora vedere, perché l’invito è arrivato ieri”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, parlando a margine dell’assemblea dell’Unione africana ad Addis Abeba.

Fs: la circolazione dei treni Altà velocità rallentata per atti dolosi. Salvini: staneremo i delinquenti

Roma, 14 feb. (askanews) – Da questa mattina la circolazione ferroviaria sulle linee Av Roma-Napoli e Roma-Firenze è rallentata per due atti dolosi. Un terzo episodio è in corso di accertamento. Lo rende noto Fs. Sulla Roma-Napoli la sala operativa di Rfi ha segnalato un’anomalia fra Salone e Labico e i tecnici intervenuti sul posto hanno riscontrato danni ai cunicoli contenenti i cavi che gestiscono la circolazione dei treni e la bruciatura degli stessi. Mentre sulla Roma-Firenze, per un altro atto doloso fra Tiburtina e Settebagni, i treni stanno registrando ritardi e deviazioni. È in corso di accertamento un terzo episodio fra Capena e Gallese, sulla linea Av Roma-Firenze. Sono in corso i rilievi dell’autorità giudiziaria per accertare quanto accaduto.

Al termine dei rilievi, sarà possibile effettuare l’intervento dei tecnici di Rfi per il ripristino completo dell’infrastruttura.

Il vice premier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini, dopo la notizia di nuovi sabotaggi sull’alta velocità che stanno rallentando la circolazione, ha dichiarato: “Odiosi atti criminali contro i lavoratori e contro l’Italia. È stata aumentata la vigilanza e abbiamo incrementato i controlli per stanare questi delinquenti, sperando che nessuno minimizzi o giustifichi gesti criminali che mettono a rischio la vita delle persone”.

Conferenza di Monaco, Rubio: il destino degli Stati Uniti sarà sempre legato all’Europa

Monaco di Baviera, 14 feb. (askanews) – “Facciamo parte di un’unica civiltà, la civiltà occidentale. Siamo legati gli uni agli altri dai legami più profondi che le nazioni possano condividere, forgiati da secoli di storia comune, fede cristiana, cultura, patrimonio, lingua, ascendenza e dai sacrifici che i nostri antenati hanno fatto insieme per la civiltà comune in cui ci siamo trovati”. Lo ha detto il segretario di Stato Usa Marco Rubio nel suo intervento alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco.

Se noi “americani a volte possiamo sembrare un po’ diretti e pressanti”, se “il presidente Trump esige serietà e reciprocità dai nostri amici qui in Europa” “il motivo, amici miei, è perché ci teniamo profondamente. Ci teniamo profondamente al vostro futuro e al nostro. E se a volte non siamo d’accordo, i nostri disaccordi nascono dal nostro profondo senso di preoccupazione per un’Europa con cui siamo legati, non solo economicamente, non solo militarmente, siamo legati spiritualmente e siamo legati culturalmente” ha detto il segretario di Stato Usa Marco Rubio nel suo intervento alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco.

“Vogliamo che l’Europa sia forte – ha sottolineato Rubio -. Crediamo che l’Europa debba sopravvivere. Perché le due grandi guerre del secolo scorso ci hanno ricordato costantemente che, in ultima analisi, il nostro destino è e sarà sempre intrecciato al vostro, perché sappiamo che il destino dell’Europa non sarà mai irrilevante per il nostro”.

Sanremo, Malika Ayane: “Animali notturni è divertente ma profondo”

Milano, 14 feb. (askanews) – Malika Ayane, tra le voci più raffinate e magnetiche della musica italiana, torna in gara al Festival di Sanremo con il brano “animali notturni”.

“Animali notturni è un brano bellissimo, divertente ma profondo. Quindi come tutte le canzoni leggere è un finto brano scemo. È un brano che parla di profondità, sentimenti, del rapporto con gli altri che si scelgono, il rapporto con le cose che si scelgono e anche quanto sia giusto meno dare importanza all’impressione che gli altri hanno di noi, quanto alla fine conti relativamente. È un brano pieno di ritmi. È un brano pieno di chitarre stupende, l’ispirazione originale possiamo dire che parte dal funk soul degli anni 70 quindi è tutt’altro che un brano che vuole essere giovanile a meno che non consideriamo che sia sempre giovane se lo si ritiene tale”.

A 5 anni dalla sua ultima partecipazione al Festival in cui è stata in gara ben cinque volte, conquistando spesso il Premio della Critica “Mia Martini” della kermesse sonora più importante racconta così: “Sanremo per me è un posto bellissimo prima di tutto. Speriamo che non piova perché quando c’è il sole durante la settimana di Sanremo è come avere una partesi, aprire un libro pop-up e trovarsi in 50.000 mondi paralleli e tutti molto colorati. Per me è il debutto, il momento dell’incertezza in cui avevo un disco che era appena stato pubblicato, era andato benissimo, ma comunque sapevo che poteva non succedere niente di più, quindi gratitudine per il lancio clamoroso della mia carriera; ricordi quasi uno per album, perché solo per un album non sono passata da lì a presentarlo, e poi crescere come essere umano e come musicista all’interno di un contesto così importante, soprattutto da quello che guardavo a casa da bambine, quindi ogni volta pensare che sono lì, tutte le volte, insomma, una bella spilletta di auto-orgoglio”.

Dal 27 febbraio sarà disponibile anche l’esclusiva versione 45 giri (pre-order da domani alle ore 10:00), che conterrà il brano sanremese (lato A) e l’inedita versione “(siamo tutti) animali notturni” (lato B) realizzata insieme ai Dov’è Liana, il talentuoso trio francese che mescola french touch, influenze italiane ed elettroniche.

“animali notturni” è stato scritto dalla stessa Malika insieme a Edwyn Roberts e Stefano Marletta, che hanno anche composto il brano insieme a Giordano Cremona, Federico Mercuri e Luca Faraone. La produzione invece è firmata da Itaca e Faraone.

Malika Ayane inoltre tornerà live da novembre con un tour nei principali teatri italiani.

Ue, Gentiloni: Meloni spinga per integrazione ed Eurobond

Milano, 14 feb. (askanews) – Alla conferenza di Monaco il cancelliere tedesco Friedrich Merz “ha fatto bene a rispondere dallo stesso pulpito in cui un anno fa JD Vance aveva accusato i governi europei di cancellare la loro civiltà. Il cancelliere tedesco, in piena sintonia con Macron, sia pure in un discorso teso a ridurre le distanze transatlantiche, ha parlato chiaro in difesa di scelte e valori europei, e lo ha fatto anche con un messaggio agli amici del Movimento Maga in Germania e in Europa”. Lo ha detto l’ex premier Paolo Gentiloni, sottolineando in una intervista alla Stampa che “il risveglio” dell’Europa “è iniziato da qualche mese”. E in questo contesto “l’importante è che l’Italia abbia chiaro quale ruolo vuole svolgere e per ottenere cosa”.

Spiega l’ex premier e commissario Ue: “Vedo molto ‘Made in Italy’ nei discorsi sul cosiddetto motore italo-tedesco. Bene avere buoni rapporti con la Germania, che del resto può superare due anni difficilissimi di stagnazione economica grazie a un piano di spesa pubblica da cinquecento miliardi nel decennio. Benissimo se ciò avrà ripercussioni positive sulla nostra manifattura. Il punto è un altro: occorre che nella nostra azione diplomatica spingiamo per gli interessi italiani ed europei. Vale per i rapporti con Berlino, vale per quelli con Parigi. Spero che l’imminente vertice bilaterale di Tolosa ci faccia fare passi avanti anche coi francesi”.

In concreto ciò significa che l’Italia “non può lavorare per un’Europa in cui la dimensione nazionale prevale su quella europea. Era la visione di Margaret Thatcher, con ben diverse radici storiche, e sappiamo come è finita. Capisco che questo possa essere coerente con alcune idee dell’attuale coalizione di governo, ma l’interesse dell’Italia è spingere per una maggiore integrazione, non per una nostra presunta autonomia”. Ad esempio, “pensiamo al tema degli aiuti di Stato: le regole europee si possono migliorare, ma se il messaggio è un sostanziale via libera a qualunque intervento non potrà che avere la meglio il Paese con più margini fiscali. Discorso simile si può fare sulla difesa: spingiamo per un progetto europeo o ci teniamo gli investimenti nazionali? Perché in quel caso prevale sempre il Paese con più fondi pubblici a disposizione, ovvero la Germania. Nel rapporto con Berlino dobbiamo spingere nella direzione giusta: la sua forza economica deve essere impiegata nell’interesse comune dell’Europa. Di qui l’enfasi sugli Eurobond”.

A giudizio di Gentiloni “l’Italia deve credere nell’introduzione di un safe asset europeo. La riluttanza di Merz non è una sorpresa, ma su questo bisogna lavorare, perché parlare di autonomia strategica dell’Europa senza fondi comuni è come teorizzare un’autonomia zoppa”. Dunque “penso che l’Italia farebbe bene a spingere in quella direzione. Ci sono diverse strade possibili, tra cui l’emissione di Eurobond a scadenza lunghissima per i progetti di difesa comune. Diversamente è inutile parlare di questo obiettivo se poi non si ha uno strumento per incentivare gli Stati verso l’acquisto di sistemi comuni. L’Italia oggi ha le carte in regola per sostenere che un safe asset europeo non è un trucco per scaricare i nostri debiti o la nostra spesa corrente sui conti europei. È la precondizione per un’Europa sovrana. E sottolineo: sovrana”.

Milano-Cortina, il medagliere dei Giochi invernali

Roma, 14 feb. (askanews) – Questo il medagliere delle Olimpiadi di Milano-Cortina.

1 Norvegia oro 8 argento 3 bronzo 7 totale 18 2 Italia oro 6 argento 3 bronzo 9 totale 18 3 Stati Uniti oro 4 argento 7 bronzo 3 totale 14 4 Francia oro 4 argento 5 bronzo 1 totale 10 5 Germania oro 4 argento 4 bronzo 3 totale 11 6 Svezia oro 4 argento 3 bronzo 1 totale 8 7 Svizzera oro 4 argento 1 bronzo 2 totale 7 8 Austria oro 3 argento 6 bronzo 3 totale 12 9 Giappone oro 3 argento 3 bronzo 8 totale 14 10 Paesi Bassi oro 3 argento 3 bronzo 1 totale 7

Il referendum sulla giustizia è una questione eminentemente politica

Il governo Meloni ha ritenuto, non senza una punta di arroganza, di confermare la data del referendum per la riforma costituzionale del Consiglio Superiore della magistratura. Anche se il quesito è stato ampiamente modificato per una evidente ragione di trasparenza e correttezza informativa verso i cittadini che la Corte di Cassazione ha riconosciuto.

La fretta del governo e il calendario della distrazione

La premier sembra sicura del fatto suo, avendo fretta e ritenendo di poter godere dei vantaggi di un calendario ricco di eventi e spettacoli nazional-popolari, usati come armi di distrazioni di massa: le Olimpiadi invernali seguite dall’orgia canora di Sanremo. Poi rimangono tre settimane di marzo. Si voterà poco dopo le Idi di marzo.

L’informazione Rai è drogata dalla cronaca nera, con servizi e dettagli, curiosità morbose e dibattiti di psicologi ed esperti di vicende drammatiche.

Un attacco allautonomia della magistratura

Per il governo di destra tutto sembra preparato per giungere finalmente a dare un colpo duro alla Costituzione, dando una lezione ai magistrati (tutti nemici, anche quelli non di sinistra) e all’autonomia della magistratura.

Mi rivolgo a quegli esperti costituzionalisti, alcuni dei quali hanno avuto anche qualche responsabilità politica, che si affannano a disquisire sui profili tecnici della riforma, per concludere che voteranno Sì perché, in fondo, si tratta di una buona e giusta riforma.

La domanda decisiva: il giorno dopo?

A questi e a quegli amici che vengono dalla militanza democratico cristiana, anch’essi attratti dalle ragioni del governo, vorrei chiedere di interrogarsi su cosa accadrebbe il giorno dopo di una eventuale vittoria del Sì. Vorrei chiedere di domandarsi cosa avrebbero fatto, in questa situazione, i leader politici che non ci sono più, e principalmente Franco Marini, che ha caratterizzato gli ultimi venticinque anni del popolarismo politico.

Il vero obiettivo: il premierato

Se il governo dovesse vincere, la Meloni, oggi in apparenza distante (“è solo una riforma tecnica”, “per una buona giustizia”), salirebbe in piedi sul tavolo della politica per dire che i cittadini vogliono con forza questo governo, per accelerare quindi anche la riforma costituzionale del premierato (con un nuovo referendum) e per ricandidarsi con rinnovata energia politica alla guida di una coalizione sempre più a destra, compreso il generale Vannacci, verso una nuova vittoria.

In un colpo solo spazzerebbero via le gracili prospettive del campo largo e tutto quel complesso sforzo che da varie parti si sta compiendo per ricostituire una più vasta area di centro riformista, degasperianamente aperta alla collaborazione con una sinistra non antagonista.

Una questione eminentemente politica

Credo davvero che questo sia un film dell’orrore, che bisognerebbe evitare di proiettare. Ecco perché il prossimo referendum è, esclusivamente, una cruciale questione politica. Baloccarsi con le disquisizioni tecnico-giuridiche su una legge costituzionale che è uscita dal Parlamento esattamente con il testo con il quale è entrata è del tutto fuori luogo.

Con buona pace dell’articolo 138 che i costituenti vollero, indicando una strada riformista basata sul confronto e sulla meditata ponderazione.

Una destra estranea allo spirito costituzionale

Questa destra non si sente figlia della Costituzione repubblicana, anche se finge di rispettarla, in attesa del momento opportuno per sferrare i colpi decisivi. Il menefreghismo avanguardista di buona memoria, arricchito da una incredibile cifra di autoritarismo nei confronti del mondo della scuola, degli studenti e dei giovani, delle famiglie che scendono in strada con il passeggino, dei diritti dei lavoratori e dei sindacati, degli immigrati, è un teatro politico che deve essere democraticamente chiuso.

Con la partecipazione civile consapevole della maggioranza degli italiani.

Merz e Macron, il vero asse: deterrenza nucleare francese, grande riarmo della Germania

Alla 62ª Conferenza sulla Sicurezza in corso a Monaco – assente la premier italiana –  il messaggio è stato netto: la frattura tra Europa e Stati Uniti esiste, ma può diventare l’occasione per un salto di qualità dell’Unione. Friedrich Merz in apertura ed Emmanuel Macron in chiusura hanno costruito un intervento coordinato, un vero “uno-due” politico, per scuotere un continente percepito come esitante.

La scomoda verità” di Merz

Merz ha riconosciuto senza ambiguità l’esistenza di una spaccatura transatlantica, già evocata un anno fa a Monaco dal vicepresidente americano J. D. Vance. Ma ne ha rovesciato l’onere: la guerra culturale del movimento Maga, ha detto, non appartiene all’Europa. Per il continente la libertà di parola trova un limite nella dignità umana; il protezionismo e i dazi non sono la via, così come non lo è l’abbandono degli accordi sul clima o delle istituzioni multilaterali.

Il cancelliere non ha però scelto la rottura. Ha ricordato che la Nato resta l’alleanza più forte della storia e che, nell’era della competizione tra grandi potenze, nemmeno gli Stati Uniti possono agire da soli. Da qui l’appello a “ripristinare e ravvivare la fiducia” costruendo un pilastro europeo più forte e autosufficiente all’interno dell’Alleanza. Un nuovo inizio, fondato su rispetto e amor proprio.

Il richiamo allorgoglio europeo

Macron ha puntato il dito contro le insicurezze del Vecchio Continente. L’Europa, ha detto, è troppo timida e non crede abbastanza in sé stessa. Occorre essere fieri di ciò che è stato realizzato e trasformare questa consapevolezza in determinazione politica.

Difesa comune, sostegno all’Ucraina, tutela degli interessi strategici: solo mostrando un impegno incrollabile l’Europa potrà essere un alleato credibile e rispettato. Il riferimento ai dazi e alle rivendicazioni territoriali americane sulla Groenlandia è stato esplicito: partnership sì, subordinazione no.

Più forza per ricucire

Anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha riconosciuto che le critiche americane sulla difesa hanno “svegliato” l’Europa. Un continente più forte economicamente e militarmente, ha osservato, potrà contare di più anche nel rapporto con Washington.

Il filo rosso della giornata è chiaro: la frattura non va negata, ma trasformata in leva politica. Un’Europa più consapevole, più autonoma e più coesa non è l’alternativa all’alleanza atlantica, bensì la condizione per salvarla su basi nuove.

Il dissesto territoriale non è un destino

Rischio noto, prevenzione rinviata

A Niscemi la frana di fine gennaio 2026 — nel quartiere Sante Croci, con la SP 10 interrotta e circa 1.500 persone costrette a lasciare casanon è un capriccio del meteo”. È l’esito di un modello: il pericolo viene riconosciuto, studiato, messo nero su bianco, ma non trasformato in opere e manutenzione. L’ex prefetta Isabella Giannola, commissaria dopo la frana del 1997, ha ricordato che allora, in pochi anni, furono realizzate infrastrutture essenziali per reggere la vita del quartiere; ciò che non arrivò fu la prevenzione strutturale del versante: un intervento di regimazione delle acque, prevista e di competenza regionale, rimasta incompiuta e — secondo Giannola — con fondi dirottati altrove. Qui il l’esposizione smette di essere tecnica e diventa decisione.

 

Il consenso del cemento e i progetti a scaffale

Dentro questa rinuncia cresce il circuito del consenso: controlli distratti, abusivismo tollerato, promessa ciclica di sanatoria e, in cambio, voti. Non è una patologia “del Sud”, né un’etichetta ideologica comoda: sul litorale laziale, nel 2023, Legambiente segnala 617 reati legati al ciclo illegale del cemento e 151 sequestri. Intanto, secondo ISPRA, lItalia continua a consumare suolo al ritmo di circa 20 ettari al giorno: impermeabilizzare oggi significa moltiplicare l’impatto domani. E c’è anche lo spreco “pulito”: consulenze, studi e progettazioni che producono faldoni ma non cantieri, lasciando la messa in sicurezza in un cassetto e l’agenda pubblica prigioniera del rito dell’annuncio. Le responsabilità sono diffuse, tra Stato, Regione e Comune.

 

Ricostruire senza farsi saccheggiare

Dopo il disastro arriva la seconda partita: la normalità da ricucire. È qui che lo Stato rischia la doppia beffa: pagare il danno e, se abbassa la guardia, alimentare economie opache. L’ANAC, nel suo lavoro di vigilanza preventiva sugli appalti legati alle ricostruzioni, insiste sulla necessità di bilanciare rapidità e presìdi, per evitare “devianze e distorsioni” tipiche dei contesti emergenziali. Servono, quindi, tracciabilità dei passaggi, trasparenza sui soggetti economici e un principio semplice: la legalità non è burocrazia, è protezione civile.

Il dissesto, in definitiva, non è destino: è una scelta politica. Non perché la geologia sia negoziabile, ma perché lo sono le regole, i controlli, la manutenzione e il coraggio di dire “qui non si costruisce più”, prima che lo dica il terreno. Finché prevenire non genererà lo stesso consenso che genera riparare, continueremo a pagare due volte: con le tasse e con l’esilio temporaneo delle comunità.

Il cervello come racconto dell’umano

Il talento del Prof. Giulio Maira, che nasce da una passione coltivata fin da ragazzino quando seguiva il nonno e il padre nella loro professione medica con curiosità e interesse, è certamente la spiegazione principale di una carriera straordinaria che lo ha reso uno dei più illustri chirurghi del cervello al mondo, riconosciuto per fama e titoli accademici, autore di 380 pubblicazioni scientifiche, con una esperienza di oltre 18 mila interventi in sala operatoria, alcuni di enorme complessità.

Dopo la Fondazione di Atena lo abbiamo conosciuto anche nelle vesti di scrittore, capace di unire scienza e poesia, rigore ippocratico e ispirazione pedagogica per divulgare in modo essoterico e aperto alla comprensione dei lettori la complessità della sua professione, per capire il mondo attraverso le neuroscienze e spiegare il fascino ineguagliabile del cervello, un organo delicato e decisivo nell’organizzazione della nostra vita, in tutti suoi aspetti razionali, emozionali, comportamentali.

Questo libro edito da Piemme completa una serie di saggi precedenti (‘Ti regalo le stelle’, ‘Il cervello è più grande del cielo’, titolo mutuato da una definizionedi Emily Dickinson, ‘Le età della mente’, ‘Il telaio magico’, ‘Le farfalle dell’anima’). ‘Dove danzano i pensieri’ è anche una raccolta di articoli pubblicati sul quotidiano Il Messaggero nella rubrica “i segreti della mente” dal 2021 al 2025: Maira spiega come nello scriverli aveva fatto opera di sintesi su richiesta del Direttore Massimo Martinelli, uno che di giornalismo se ne intende: “2800 caratteri, non uno di più, non uno di meno”, adeguandosi con “emozione” alle regole degli articoli. Questa recensione non può rispettare questa misura perché la vastità dei temi trattati e il loro oggetto principale – il funzionamento del cervello – in sede di riepilogazione complessiva finiscono per debordare inevitabilmente questo limite.

D’altra parte lo stesso Pascal (autore prediletto di Maira, che si trova a suo agio tra esprit de geometrie ed esprit de finesse) così si giustificava: “Ho scritto un articolo lungo perché non avevo tempo di scriverlo più corto”.Applicandomi a questo commento al libro sono da una parte consapevole del fatto che dovrò limitarmi a fare enfasi sugli spunti di riflessione che propone (un libro può essere riassunto, non riscritto) e dall’altra forse agevolato dalle due interviste e dalla recensione che avevo realizzato sui saggi precedenti di questo grande scienziato, facendo tesoro della loro lungimirante continuità. Nello stile narrativo di Maira si realizza una sintesi perfetta tra scienza e letteratura, spiegando il cervello e i segreti della mente egli si pone di fronte alla vita come se fosse un prezioso manoscritto che reca un messaggio da decifrare.

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Milano-Cortina, il medagliere dei Giochi invernali

Roma, 13 feb. (askanews) – Questo il medagliere delle Olimpiadi di Milano-Cortina.

1 Norvegia oro 8 argento 3 bronzo 7 totale 18 2 Italia oro 6 argento 3 bronzo 9 totale 18 3 Stati Uniti oro 4 argento 7 bronzo 3 totale 14 4 Francia oro 4 argento 5 bronzo 1 totale 10 5 Germania oro 4 argento 4 bronzo 3 totale 11 6 Svezia oro 4 argento 3 bronzo 1 totale 8 7 Svizzera oro 4 argento 1 bronzo 2 totale 7 8 Austria oro 3 argento 6 bronzo 3 totale 12 9 Giappone oro 3 argento 3 bronzo 8 totale 14 10 Paesi Bassi oro 3 argento 3 bronzo 1 totale 7

Calcio, risultati di serie A, il Milan a -5 dall’Inter

Roma, 13 feb. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Pisa-Milan 1-2

Venticinquesima giornata (13-16 febbraio): Pisa-Milan 1-2, sabato 14 febbraio ore 15 Como-Fiorentina, ore 18 Lazio-Atalanta, ore 20.45 Inter-Juventus, domenica 15 febbraio ore 12.30 Udinese-Sassuolo, ore 15 Cremonese-Genoa, Parma-Verona,ore 18 Torino-Bologna, ore 20.45 Napoli-Roma, lunedì 16 febbraio ore 20.45 Cagliari-Lecce.

Classifica: Inter 58, Milan 53, Napoli 49, Juventus, Roma 46, Como 41, Atalanta 39, Lazio 33, Udinese 32, Bologna 30, Sassuolo 29, Cagliari 28, Torino 27, Parma 26, Cremonese e Genoa 23, Lecce 21, Fiorentina 18, Pisa e Verona 15.

26^ GIORNATA venerdì 20 febbraio ore 20.45 Sassuolo-Verona, sabato 21 febbraio ore 15 Juventus-Como, ore 18 Lecce-Inter, ore 20.45 Cagliari-Lazio, domenica 22 febbraio ore 12.30 Genoa-Torino, ore 15 Atalanta-Napoli, ore 18 Milan-Parma, domenica 22 febbraio ore 20.45 Roma-Cremonese, lunedì 23 febbraio ore 18.30 Fiorentina-Pisa, Bologna-Udinese

Salvini ‘riposiziona’ la Lega: territorio e Autonomia, non inseguo Vannacci

Milano, 13 feb. (askanews) – Difesa del territorio, identità europea, e soprattutto autonomia. A fianco dell'”impegno quotidiano della Lega sul tema sicurezza e contrasto alla criminalità e immigrazione clandestina” che “c’è da anni e ci sarà per anni. Non inseguiamo nessuno”. Uscito di scena Roberto Vannacci, Matteo Salvini prova a caratterizzare l’azione su altre parole d’ordine. Ecco allora che al Consiglio Federale il segretario ha insistito a lungo sui risultati ottenuti dal Carroccio dando indicazioni precise ai suoi: cavalcare le Olimpiadi di Milano-Cortina, e insistere sull’autonomia. A “marcare” i Giochi ci pensera lo stesso segretario, con una presenza che continuerà ad essere assidua, mentre per l’Autonomia il compito sarà affidato a tutti: Roberto Calderoli ha spiegato al Federale lo stato di avanzamento, e poi Riccardo Molinari è stato inviato davanti alle telecamere a dettare la nuova linea.

Il cui obiettivo è quello di “superare” la fase Vannacci, evitando di dare spazio all’ex generale ma anche di inseguirlo sui temi. Una scelta che appare chiara già in vista della manfiestazione dei Patrioti del 18 aprile a Milano: “È sempre stata un’iniziativa del gruppo dei patrioti per la difesa dell’Europa, per l’orgoglio europeo e per l’identità”, Non sulla remigrazione: “Noi non ne abbiamo mai parlato”, dice Molinari, ‘dimenticando’ il modo con cui a Pontida è stata scandita la parola d’ordine della estrema destra europea. Ma appunto, adesso si vorrà dare spazio anche alla ‘vecchia’ Lega: “Non abbiamo mai smesso di lavorare sui temi identitari, su cui stiamo ottenendo grandi risultati grazie anche alla spinta del segretario Salvini”, dice sempre Molinari al termine del Federale. Risultati “che venivano oscurati da certe dichiarazioni di altri”. Appunto, Vannacci. E l’esempio è appunto l’Autonomia: “Questa settimana probabilmente mercoledì in consiglio dei Ministri verranno approvate le preintese delle quattro regioni Liguria, Piemonte e Lombardia e Veneto che hanno avviato il percorso per l’autonomia e questo è un ulteriore passaggio fondamentale perché dopo questo passaggio ci sarà l’approvazione in conferenza delle regioni e poi i primi atti parlamentari di indirizzo, quindi stiamo andando a passo veloce verso la realizzazione dell’autonomia che è da sempre il pilastro della nostra azione politica”.

Insomma, l’addio di Vanancci sembra per ora aver ricompattato il gruppo dirigente leghista. Operazione che si chiuderà probabilmente con la scelta del quarto vice segretario, in sostituzione proprio dell’ex generale. “Oggi non se ne è parlato”, ha riferito Molinari. E lo stesso Salvini aveva detto che “c’è tempo”. Se ne parlerà dopo le Olimpiadi, è l’indicazione. Sarà Luca Zaia? “È un grandissimo, ma ogni cosa a suo tempo”, risponde Salvini.

VDOMilano-Cortina, Moioli: dopo caduta in allenamento bronzo sudato

Livigno (So), 13 feb. (askanews) – “È una medaglia che sogno da tanti anni, qui in Italia, qui a casa, poi a Livigno, comunque sono stati tanti anni che aspettavamo queste Olimpiadi. C’era tanta attesa, tanta pressione, sapevo che potevo far bene, non ho mai trovato un ritmo eccezionale su questa pista, però dentro di me sapevo che il giorno sarebbe arrivato. Nonostante la caduta ieri pomeriggio ho fatto click e ho detto ‘ok ci sono e adesso devo soltanto portare tutta me stessa al cancelletto’. L’ho sudata e ve l’ho fatta sudare anche a voi, però però sono veramente veramente tanto contenta”. Lo ha detto Michela Moioli, bronzo nello snowboard cross ai Giochi olimpici di Milano Cortina, durante una visita a Casa Italia a Livigno.

“Due giorni fa ero in ospedale a quest’ora o ero stata da poco dimessa quindi è stato un percorso come sempre dal fondo in risalita però sicuramente ho avuto a fianco una squadra eccezionale che non ha mai smesso di crederci anche quando io non ci credevo: la mia famiglia e i miei amici che sono stati tutti qua venerdì 13, ha portato bene, e sono sono tanto contenta di condividere questo momento con tutti quelli che sono riusciti a venire qua, anche quelli che mi hanno tifato da casa e ci ho creduto fino all’ultimo. Non pensavo alla medaglia, ma pensavo solo a portare tutta me stessa al meglio che potevo e sono veramente contenta di questo” ha aggiunto.

“Adesso godiamoci un attimo questo, poi ci pensiamo a domenica. I nostri skimen fanno veramente un lavoro pazzesco e oggi volavamo. Un grandissimo grazie va a loro perché non salgono sul podio, non si vedono in televisione, ma dietro le quinte fanno un lavoro eccezionale, così come gli allenatori, la federazione e l’Esercito che ci sostengono veramente in una maniera incredibile. Sono dietro le quinte, al cancelletto andiamo noi, però portiamo un pezzo di tutti loro con noi” ha concluso riferendosi alla prossima sfida olimpica che affronterà il 15 febbraio.

Scioperi, Lega a Landini: Cgil ha memoria corta come su contratti da 5 euro

Roma, 13 feb. (askanews) – “Maurizio Landini, riferendosi al Ministro Matteo Salvini, sostiene che “non c’è sciopero che non voglia precettare”. Il leader della Cgil conferma di avere la memoria corta, come quando siglava accordi per 5 euro all’ora nel settore della vigilanza per poi invocare il salario minimo: Salvini non ha voluto precettare, per esempio, in occasione dello sciopero della Cgil sulla Flottilla a ottobre. L’obiettivo era offrire una prova di dialogo per non infiammare gli animi. Purtroppo, in quella occasione come per queste straordinarie Olimpiadi Milano-Cortina 2026, la Cgil soffia sul fuoco e tifa contro l’Italia. Per fortuna, al governo c’è la Lega che ha voluto i Giochi grazie al lavoro di ministri e governatori, e all’opposizione c’è la Cgil che firma contratti da 5 euro e non sa gestire nemmeno i suoi bilanci siciliani che lamentano buchi milionari”. Così una nota della Lega.

Italia-Africa, Meloni: sospensione debito per nazioni colpite calamità climatiche

Addis Abeba, 13 feb. (askanews) – “Anche oggi ci siamo concentrati su una questione che è centrale per l’Africa che è quella del debito. Abbiamo lanciato un’ampia iniziativa, come sapete, di conversione del debito per progetti congiunti di sviluppo. A questo aggiungiamo oggi l’inserimento di clausole di sospensione del debito per quelle nazioni che sono colpite da eventi climatici estremi”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante le dichiarazioni al termine del vertice Italia-Africa di Addis Abeba.

Formula1, Antonelli il più veloce in Bahrain

Roma, 13 feb. (askanews) – La prima parte dei test in Bahrain si chiude nel segno della Mercedes. Dopo la prima posizione agguantata da George Russell al mattino, è Kimi Antonelli a registrare la migliore prestazione, un 1:33.669 che rappresenta il tempo in assoluto più veloce dei primi tre giorni di prove. Per il bolognese, finalmente, anche un chilometraggio significativo dopo i problemi tecnici dei giorni scorsi: 61 i giri incamerati nel pomeriggio, più del day-1 e del day-2 messi insieme. Terza posizione per Lewis Hamilton, che ottiene il suo miglior tempo al mattino, mentre al pomeriggio simula un GP (programma eseguito peraltro in maniera simile da Charles Leclerc ieri): il britannico resta a piedi a dieci minuti dal termine, ma non c’è nessun problema tecnico rilevante sulla struttura della SF-26. Come ammesso da Frederic Vasseur si tratta di una criticità legata alla benzina, forse al sistema di pescaggio. Tanti, anche oggi, i dati raccolti dalla Scuderia, con Sir Lewis che completa 54 giri di simulazione gara (tre in meno del GP effettivo) e mette a referto ben 150 tornate.

M5S, Conte verso le nomine. Maretta al Senato sul nuovo capogruppo

Roma, 13 feb. (askanews) – Non è sempre calma piatta nel Movimento 5 stelle. Ogni tanto i mareografi registrano qualche onda più alta delle altre. Accade in queste settimane, anche se l’era di Giuseppe Conte, consolidata dal “percorso costituente” conclusosi nel 2024 e dalla sua rielezione plebiscitaria dell’ottobre scorso (riconfermato presidente con l’89,3% di sì, nessun candidato alternativo aveva i requisiti statutari) non assomiglia per niente alla burrascosa stagione delle origini. Sono lontani i tempi delle espulsioni a mezzo blog di Beppe Grillo ma anche quelli delle scissioni generate dalle vicende del governo Draghi. L’ultima mareggiata interna, secondo alcune voci abbastanza forte, è stata avvertita nel procedimento per la scelta del futuro capogruppo parlamentare del Senato.

Con il secondo mandato del leader va rinnovato a norma di statuto il vertice, e secondo le voci interne l’ex presidente del Consiglio si appresterebbe a varare le nomine dei cinque vicepresidenti, che andranno poi ratificate dal voto on line degli iscritti. “Ma se mi avessero chiesto due mesi fa se le nomine stavano per arrivare avrei risposto sì, e lo stesso avrei detto un mese fa”, ironizza un veterano che conosce molto bene i meccanismi del Movimento. Nulla è mai del tutto prevedibile nelle vicende del M5S ma al momento nei corridoi delle due Camere più di un parlamentare stellato, rigorosamente anonimo, dà per “blindata” la riconferma della vicaria Paola Taverna, che ha gestito alcuni degli accordi più delicati per le alleanze locali e regionali ma ha anche la supervisione sui gruppi territoriali; sicura quella di Michele Gubitosa, sherpa discreto dei rapporti con le altre forze politiche ma anche di Mario Turco, coordinatore del comitato Economia dei 5 stelle, già sottosegretario a palazzo Chigi nel Conte 2.

Se non si passasse da cinque a sette vicepresidenti (è una delle ipotesi a cui sta lavorando Conte) sarebbero comunque almeno due i posti da assegnare ex novo: quello di Riccardo Ricciardi, da oltre un anno capogruppo alla Camera, e quello dell’ex sindaca di Torino, Chiara Appendino, dimessasi a ottobre in polemica con quella che ha definito l’eccessiva attenzione del Movimento contiano alle “alleanze di palazzo”. Le fonti più disparate nel M5S danno per scontata l’ascesa di Stefano Patuanelli alla vicepresidenza, ma c’è anche un tema di equilibri di genere: fra le donne in corsa ci sono l’ex vicepresidente del gruppo a Montecitorio Vittoria Baldino (che però “vorrebbe una delega vera”, raccontano a Montecitorio) e la presidente della Vigilanza Rai Barbara Floridia, che un po di tempo libero ce l’ha, visto che da oltre un anno il centrodestra boicotta la sua commissione dopo il rifiuto delle opposizioni di votare Simona Agnes come presidente della radiotv pubblica. Candidato alla “promozione” anche Ettore Licheri, ex presidente dei senatori, che potrebbe rientrare in un eventuale organico a sette.

Il pomo della discordia è rappresentato dalla successione a palazzo Madama, dove per il dopo Patuanelli si fronteggiano due sottogruppi di senatori, legati ai due candidati: la vicepresidente in carica del gruppo, Alessandra Maiorino e il genovese Luca Pirondini. Qui le versioni divergono: c’è chi parla di “animi accesi” e di tensioni, mentre un parlamentare autorevole e di lungo corso giura: “Clima sereno in cui si sta costruendo una bella squadra”. Per costruire una squadra sola da due liste di candidati al direttivo del gruppo la soluzione che sembra delinearsi è quella di un possibile passo indietro “per spirito unitario” di Maiorino, nonostante il suo doppio “giro” da vicepresidente ne legittimasse le ambizioni da capogruppo. Pirondini probabile capogruppo, ma una parte della squadra di Maiorino assorbita nel nuovo direttivo: ci sono da assegnare le cariche di vicecapogruppo e dei due segretari. Uno dei fattori di tensione potrebbe essere la tesoriera Elisa Pirro, in odore di riconferma e gradita al vertice del Movimento, ma la condizione per la ricomposizione unitaria è una intesa che raccolga l’unanimità o quasi dei 26 votanti, quindi, dicono a palazzo Madama, il pacchetto va concordato in toto.

E se non c’è accordo? “Conte – spiega una fonte parlamentare qualificata – tende ad essere neutrale, qui sono più o meno tutti contiani autoproclamati: lui ascolta pochi veri fedelissimi, come il notaio-deputato Alfonso Colucci, in parte la squadra della comunicazione, ma alla fine ‘abbraccia’ sempre il vincitore nelle contese interne. Quindi se il nodo non si scioglie potrebbe ancora prendere tempo”.

Milano-Cortina, il medagliere alle 18

Roma, 13 feb. (askanews) – Questo il medagliere delle Olimpiadi di Milano-Cortina.

1 Norvegia oro 8 argento 3 bronzo 7 totale 18 2 Italia oro 6 argento 3 bronzo 9 totale 18 3 Stati Uniti oro 4 argento 7 bronzo 3 totale 14 4 Francia oro 4 argento 5 bronzo 1 totale 10 5 Germania oro 4 argento 3 bronzo 2 totale 9 6 Svezia oro 4 argento 3 bronzo 1 totale 8 7 Svizzera oro 4 argento 1 bronzo 2 totale 7 8 Austria oro 3 argento 6 bronzo 3 totale 12 9 Paesi Bassi oro 3 argento 3 bronzo 1 totale 7 10 Giappone oro 2 argento 2 bronzo 6 totale 10

Cinema, una stella per Franco Nero sulla Walk of Fame di Hollywood

Roma, 13 feb. (askanews) – Franco Nero è stato appena premiato a Los Angeles dalla Camera di Commercio di Hollywood con la stella sulla Hollywood Walk of Fame nella categoria Motion Pictures. Il conferimento della stella si è tenuto in occasione della undicesima edizione del Filming Italy – Los Angeles, fondato e diretto da Tiziana Rocca.

Un traguardo particolarmente importante per il Filming Italy, che è riuscito così ad ottenere la terza stella dedicata a un artista italiano, dopo il conferimento della stessa a Gina Lollobrigida nel 2018, in occasione del suo novantesimo compleanno, e a Giancarlo Giannini nel 2023.

Tiziana Rocca, direttrice artistica di Filming Italy – Los Angeles, ha affermato: “È stata una grande soddisfazione essere la promotrice con il mio festival, Filming Italy – Los Angeles, di questa terza stella italiana dedicata al grandissimo Franco Nero sulla Walk of Fame di Hollywood. È una onorificenza davvero meritata. Da anni il Filming Italy collabora con la Hollywood Chamber of Commerce che dal 1953 promuove e sostiene la Walk of Fame, la famosa strada dedicata al cinema, nata per mantenerne la gloria. Già nel 2018, infatti, il Filming Italy era riuscito ad ottenere questo riconoscimento per la straordinaria Gina Lollobrigida e nel 2023 per Giancarlo Giannini. L’assegnazione di questa stella a Franco Nero è un traguardo per l’intera Cultura Cinematografica Italiana”.

La senatrice Lucia Borgonzoni, Sottosegretaria di Stato al Ministero della Cultura, ha commentato: “Dedicare oggi una stella a Franco Nero sulla Hollywood Walk of Fame è un tributo a una carriera lunga oltre sessant’anni, che ha lasciato un segno indelebile nel cinema internazionale. La sua esperienza e la sua professionalità hanno saputo portare il cinema italiano sugli schermi di tutto il mondo: dagli esordi con Django, diventato una vera e propria icona, a ruoli di grande intensità in Il giorno della civetta, fino alle interpretazioni in Querelle de Brest e in produzioni internazionali come Die Hard 2, Franco Nero ha attraversato generazioni e stili diversi portando con sé uno stile italiano unico, che tuttavia il suo Paese per troppo tempo non gli ha riconosciuto. Proprio per questo, come Ministero della Cultura abbiamo fortemente sostenuto questo percorso di candidatura e il suo doveroso riconoscimento. Questa stella è un traguardo che valorizza non solo una carriera straordinaria, ma la capacità tutta italiana di perseguire un sogno, se vi si crede veramente”.

“Ricevere la stella sulla Walk of Fame è un onore immenso che accolgo con profonda gratitudine ed emozione. Questo riconoscimento è un traguardo personale, ma è anche un tributo a tutti i registi, attori, tecnici e collaboratori con cui ho avuto il privilegio di lavorare nel corso della mia carriera. Ho sempre creduto nella forza universale del cinema, capace di unire culture e generazioni diverse. Sapere che il mio percorso artistico abbia lasciato un segno così importante mi riempie di orgoglio e mi spinge a guardare al futuro con la stessa passione e determinazione di sempre – ha detto Franco Nero – ringrazio l’Italia, il Ministero della Cultura e la Senatrice Lucia Borgonzoni per il supporto che mi hanno riservato, e naturalmente Tiziana Rocca direttrice del Filming Italy Los Angeles che si è fatta promotrice di questa onorificenza. Dedico questa stella alla mia famiglia, che mi è sempre stata accanto, e al pubblico di tutto il mondo che ha seguito e sostenuto il mio lavoro con affetto e fedeltà. Senza di loro, nulla di tutto questo sarebbe stato possibile”.

Franco Nero vanta una carriera che attraversa oltre sei decenni di storia cinematografica. Attore carismatico, intenso e versatile, ha interpretato più di 200 film, lavorando con i più grandi registi del panorama mondiale, da Sergio Corbucci a Luis Bunuel, da Rainer Werner Fassbinder a Quentin Tarantino. Indimenticabile nel ruolo di Django, che lo ha consacrato come leggenda del western all’italiana, Franco Nero ha saputo reinventarsi costantemente, passando con eleganza dal cinema d’autore ai grandi successi popolari, dal teatro alla televisione. Dotato di una presenza scenica magnetica e di un rigore artistico raro, è figura di riferimento per generazioni di interpreti e incarna la grandezza del cinema italiano nel mondo.

L’undicesima edizione di Filming Italy – Los Angeles creato e diretto da Tiziana Rocca, Agnus Dei, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles diretto da Emanuele Amendola, si tiene dal 10 al 14 febbraio 2026 a Los Angeles, sotto gli auspici del Consolato Generale d’Italia a Los Angeles.

Olimpiadi, a Milano pioggia di campioni: Moser, Cassina, Rodini, Cova

Milano, 13 feb. (askanews) – Cerimonia di apertura di “Sport Movies & Tv 2026 – Together for the Games” presso Casa Lombardia, con il saluto del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana: si è tenuta questa settimana con un significativo parterre di medaglie d’oro e campioni di tutti i tempi. Intervenuti il sottosegretario Sport e Giovani Federica Picchi, il presidente CONI Lombardia e Membro Giunta Nazionale CONI Marco Riva, il vice presidente Carola Mangiarotti, la Console Generale della Repubblica di Polonia Agnieszka Gloria Kaminska e la Console della Repubblica di Slovenia Katja Cimpershek.

Premiati due grandi nomi della storia dello sport italiano, Francesco Moser, leggenda del ciclismo italiano con 273 vittorie su strada e a Fefè De Giorgi, 5 volte Campione del Mondo con la Nazionale pallavolo italiana (1990, 1994, 1998, 2022 e 2025).

Il presidente della FICTS – Federation Internationale Cinema Television Sportifs, riconosciuta dal CIO, Franco Ascani, membro della Commissione Cultura e Patrimonio Olimpico del CIO ha conferito prestigiosi riconoscimenti a numerosi nomi autorevoli: la “Guirlande d’Honneur”, il massimo riconoscimento FICTS è andato a Spyros Capralos (Grecia), Membro dell’Esecutivo, Presidente dell’European Olympic Committees (50 Comitati Olimpici), dirigente sportivo di livello internazionale.

I Campioni Olimpici lombardi che hanno firmato l’Olympic Wall sono stati insigniti del “Medallion d’Honneur”: Alberto Cova, atletica oro a Los Angeles 1984, Igor Cassina, ginnastica artistica oro ad Atene 2004, Valentina Rodini canottaggio oro a Tokyo 2020.

“La Chiave del Successo 1925-2025” – simbolo che racchiude cento anni di visione, determinazione e traguardi conquistati ed il successo come percorso continuo, fatto di impegno, coraggio e capacità di trasformare i sogni in realtà – è andata a Khunying Patama Leeswadtrakul (Thailandia), membro CIO e presidente Commissione Cultura e Patrimonio Olimpico CIO, imprenditrice e qualificata dirigente sportiva, presidente della Badminton World Federation (BWF).

Cinema, Mnemonica lancia appello per preservare archivi digitali

Roma, 13 feb. (askanews) – Mnemonica, content hub per la produzione cinematografica e la conservazione del patrimonio audiovisivo digitale, in collaborazione con l’European Film Market / DocSalon and Archive Market della Berlinale, presenta il panel “Future Heritage. Garantire il futuro degli archivi cinematografici digitali” che si terrà il 16 febbraio (dalle ore 17:30 alle 18:30) presso il Documentation Center a Berlino.

Con la transizione della produzione cinematografica al digitale, la conservazione a lungo termine delle opere audiovisive è diventata problematica: ha cominciato ad affidarsi a infrastrutture fragili e disperse, in maniera spesso casuale, con politiche e pratiche ancora ampiamente concepite per l’era analogica. Così un crescente patrimonio di dati, enorme valore culturale per la memoria europea e valore economico per i produttori e per l’industria, si trova ora a rischio.

Da questa consapevolezza nasce il “Manifesto per la memoria del cinema digitale”, un documento programmatico ideato da Mnemonica – innovativa azienda italiana che della memoria dei contenuti digitali ha fatto la propria mission – per richiamare istituzioni, produttori e operatori del settore alla responsabilità della tutela del patrimonio audiovisivo nell’era post-pellicola. Il Manifesto esplora come i quadri normativi nazionali e dell’Ue possano migliorare la protezione dei master digitali e dei relativi asset nel tempo, identificando best practice, opzioni politiche concrete e percorsi di cooperazione.

“Il cinema digitale non è al sicuro – ha detto Piero Costantini, ceo e founder di Mnemonica. “È un patrimonio che col passare degli anni si fa sempre più ipotetico, abbandonato qua e là su supporti precari nell’illusione che il digitale sia per sempre. È ora di agire a livello di comunità europea, dobbiamo trovare tecniche e regole comuni per preservarne il valore e per continuare a sfruttarlo nel tempo, combinando l’interesse pubblico con quello privato”.

Il Manifesto sarà lanciato per la prima volta a Berlino in occasione del panel “Future Heritage. Garantire il futuro degli archivi cinematografici digitali”.

Un dibattito con esperti di conservazione e valorizzazione del patrimonio audio-visivo che affronterà nelle dimensioni culturale ed economica la necessità di impedire che il cinema digitale perda la sua memoria. Parteciperanno al panel accanto a Piero Costantini: Thomas C. Christensen (direttore Archivi del Danish Film Institute), Cecilia Pezzini (Festivals and Classics Acquisition Manager di Coproduction Office Germany), e in collegamento dalla Francia Simone Appleby (direttrice del laboratorio di restauro digitale del Centre national du cinéma et de l’image animée – CNC). Il panel sarà moderato da Julie-Jeanne Régnault (Managing Director dell’European Producers Club – EPC).

Tra i temi chiave figurano il ruolo dei titolari dei diritti e dei partner tecnici, i modelli di finanziamento e sostenibilità, la sovranità europea dei dati, e l’urgente necessità di allineare i flussi di lavoro di produzione con i requisiti di conservazione a lungo termine, affinché il patrimonio audiovisivo europeo nativo digitale rimanga accessibile alle generazioni future.

Il Manifesto è un appello a un’azione collettiva rivolto sia alle istituzioni, affinché aggiornino la normativa nazionale per garantire la tutela digitale del cinema, sia ai produttori, perché riconoscano che la conservazione professionale non è un costo, ma la migliore assicurazione sul valore delle proprie opere.

Fondata a Roma nel 2015 da un team di professionisti con esperienza diretta nel settore creativo, Mnemonica ha costruito in pochi anni una solida reputazione tra i professionisti dell’audiovisivo, grazie alla sua piattaforma cloud B2B per la gestione, condivisione e archiviazione di contenuti, dedicata all’industria cinematografica. Ha supportato oltre 1.000 produzioni dei più grandi registi e produttori internazionali, incluse quelle per piattaforme come Netflix, Prime Video, HBO, Sky e Paramount+. Dal 2022 è anche la piattaforma ufficiale della Mostra del Cinema di Venezia.

Vicenza Jazz 2026 è dedicato a Miles Davis

Roma, 13 feb. (askanews) – Trent’anni di grande jazz internazionale in una delle più belle città d’arte in Italia. Un traguardo importante che si lega al centenario della nascita di uno dei più grandi musicisti di tutti i tempi, Miles Davis. Con lo sguardo già proiettato verso un’ulteriore fondamentale ricorrenza, il centesimo compleanno di un altro artista che ha cambiato la storia della musica del XX secolo, John Coltrane. In questo triplice orizzonte si muove la XXX edizione di New Conversations – Vicenza Jazz, con la direzione artistica di Riccardo Brazzale, che si svolgerà dal 15 alla notte fra il 25 e il 26 maggio fra il Teatro Olimpico – capolavoro del Palladio e patrimonio UNESCO – il Teatro Comunale, l’Abbazia di Sant’Agostino e il Cimitero Maggiore, la Basilica Palladiana e una serie di altri luoghi che ospiteranno performance e progetti nella consolidata formula del festival diffuso in tutta la città. Arrivando, per la prima volta, nei dintorni segnati dall’archeologia industriale dell’ex CotoRossi. Makaya McCraven, Barbara Hannigan con Bertrand Chamayou, Mary Halvorson, Uri Caine, Billy Cobham, Joshua Redman, Israel Galvan e Michael Leonhart, Paolo Fresu, Isaiah Collier, Lakecia Benjamin, Savina Yannatou, Roberto Ottaviano con Robert Luft, Pietro Tonolo, Dimitri Espinoza, Neapolis Mantra, Enrico Rava e Fabrizio Bosso sono i protagonisti e i progetti che animano oltre 10 giorni di programmazione con 4 prime italiane, una produzione speciale del festival, 3 progetti multidisciplinari, un’apertura di altissimo profilo al Teatro Olimpico nel segno della musica contemporanea e un concerto di chiusura che sarà una vera e propria festa per celebrare il genio della tromba jazz. E poi ancora performance nei musei e l’Olimpico Jazz Contest, senza dimenticare, come ormai da tradizione del festival, il concerto all’alba e quello di mezzanotte al Cimitero Maggiore. Respiro internazionale, dunque, con un forte radicamento nel territorio. Nomi altisonanti del panorama internazionale, ma anche una precisa attenzione ai più giovani. Con il titolo Dalle trombe di Gerico al divino Miles, la XXX edizione del festival è dedicata a Miles Davis, “un artista che, forse più di ogni altro, ha saputo continuamente innovare e portare il jazz – e la musica tutta – dentro la contemporaneità. Miles ha cambiato le sorti del genere più o meno cinque volte: dalla rivoluzione del Bebop al relaxing del Cool Jazz, dalla classicità dell’Hard Bop all’innovazione del ‘modal playing’, sino all’eresia della fusion music” afferma il direttore artistico Riccardo Brazzale che aggiunge: “Non potrà dunque che trattarsi di un’edizione speciale, con una grande attenzione allo strumento di Miles, la tromba”. Fiato alle trombe, è il caso di dire, a partire dalla presenza centrale dei tre trombettisti italiani internazionalmente più noti: Fresu, Rava e Bosso. Prodotto dal Comune di Vicenza in collaborazione con la Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza, il festival è realizzato in coproduzione con Trivellato Mercedes Benz, ha come sponsor tecnici Brutal Agency, Acqua Recoaro e Cantine Vitevis. Sono media partner dell’evento Il Giornale di Vicenza e TVA Vicenza. Nel visual dell’edizione 2026, la fotografia che ritrae Hannibal Lokumbe Peterson e la figlia Eternal Lokumbe (Milano, 1995) è di Guido Harari. La mostra delle sue immagini fotografiche, con felici incursioni nel mondo della musica non solo jazz, dal titolo Guido Harari. Incontri. 50 anni di fotografie e racconti, sarà ospitata a Vicenza, in Basilica Palladiana dal 27 marzo al 26 luglio. L’ANTEPRIMA E L’APERTURA L’anteprima di Vicenza Jazz 2026 il 15 maggio al Teatro Comunale è affidata alle bacchette del “beat scientist” Makaya McCraven, batterista e producer di Chicago fra gli artisti più innovativi e influenti della scena contemporanea, in grado di miscelare con sapienza jazz, hip-hop, soul, elettronica e world music, tenendo insieme passato, presente e futuro. Creando così una “organic beat music”, stratificata e ricca di energia, proiettata verso le nuove frontiere e attenta ai temi dell’identità, delle migrazioni e della resistenza culturale. Il 16 maggio il festival approda al Teatro Olimpico per una vera apertura in grande stile: il concerto del soprano e direttrice d’orchestra canadese Barbara Hannigan, con il pianista francese Bertrand Chamayou. Artista celebrata dai maggiori festival e istituzioni culturali di tutto il mondo, Barbara Hannigan è una vera e propria forza della natura: grazie alla sua unica e indiscutibile gamma espressiva è in grado di affrontare brani ritenuti tecnicamente al limite della possibilità umana. Al festival porta un programma che parte dalle complesse sonorità di Jumalattaret – ciclo di canzoni composto dal genio di John Zorn per le straordinarie capacità vocali della cantante canadese e ispirato al poema epico finlandese Kalevala – per passare poi a composizioni, fra gli altri, di Olivier Messiaen e Alexander Scrjabin. Il giorno seguente, 17 maggio, al Teatro Olimpico il festival propone un doppio concerto, iniziando la serata con il live del quartetto della chitarrista statunitense Mary Halvorson – talento emergente ma già consacrato dalla stampa di settore – e accogliendo in seguito un altro nome altisonante della scena contemporanea: il compositore e pianista americano Uri Caine, in concerto per piano solo. Hanningan e Caine sono soltanto i primi highlights del Festival. Un altro headliner è sicuramente un gigante come il percussionista americano di origini panamensi Billy Cobham, storicamente considerato il più importante batterista di jazz-fusion, che il 18 maggio sarà in concerto al Teatro Comunale per ripercorrere i momenti migliori di oltre 50 anni di carriera, insieme a una band composta dall’altrettanto celebre Gary Husband alle tastiere, Bjorn Arko ai fiati, Rocco Zifarelli alle chitarre e Victor Cisternas Soto al basso. CELEBRATING MILES Nella programmazione principale di Vicenza Jazz 2026, il focus su Miles Davis si articola in alcuni imperdibili appuntamenti, a partire dalla produzione speciale del festival che incrocia il jazz con il linguaggio cinematografico, attraverso la proiezione di un film cult e la colonna sonora eseguita dal vivo: il 21 maggio al Teatro Comunale Paolo Fresu, con il suo storico quintetto italiano, suonerà Ascensore per il Patibolo, soundtrack del capolavoro noir di Louis Malle, firmata nel 1958 dal Principe delle Tenebre. “Quando ascoltai per la prima volta la colonna sonora di Ascensore per il Patibolo rimasi letteralmente folgorato” sottolinea Fresu. “Ascensore per il Patibolo e Kind of Blue sono due lavori perfettamente collegati da un pensiero creativo gravido di spazio, silenzio e interplay. A Vicenza, con il Quintetto Italiano che oggi compie 42 anni, cercheremo di mettere in musica tutto ciò con rispetto e passione. Così da abitare in musica, a cento anni dalla nascita di Miles, un inarrivabile capolavoro”. Il 25 maggio invece, sempre al Teatro Comunale, una grande soirée insieme agli altri due signori assoluti dello strumento, che non hanno bisogno di presentazioni: Enrico Rava e Fabrizio Bosso. Rava salirà sul palco con il suo progetto più recente Fearless Five (disco dell’anno e formazione dell’anno nel 2024 per Top Jazz), un quintetto “senza paura” composto da una nuova generazione di musicisti – Evita Polidoro, Matteo Paggi, Francesco Ponticelli e Francesco Diodati – che mette insieme energie giovani e creative all’enorme esperienza del band leader. “Con questo gruppo – racconta Rava – mi sento come su un’isola ideale, dove ognuno dà e ognuno ricevere quello di cui ha bisogno. C’è grandissima libertà ma rispetto reciproco, ognuno è in ascolto dell’altro, come in una democrazia perfetta che solo il jazz può rappresentare.” Subito dopo sarà la volta di Fabrizio Bosso con il suo quartetto, composto da Julian Oliver Mazzariello al piano, Jacopo Ferrazza al basso e Nicola Angelucci alla batteria, che per l’occasione presenteranno le composizioni del nuovo album. Una lunga ed entusiasmante festa jazz che toccherà la mezzanotte, giusto in tempo per soffiare le candeline per Miles, nato ad Alton, nell’Illinois, il 26 maggio 1926. DA MILES A COLTRANE “Non ci dimenticheremo che quest’anno cade anche il centenario della nascita di John Coltrane e ne saranno protagonisti anche molti importanti sassofonisti, sia fra gli artisti principali che fra i più giovani” commenta Riccardo Brazzale a proposito di un’edizione che, pur chiudendosi qualche mese prima, guarda già all’orizzonte della ricorrenza del prossimo 23 settembre. Largo spazio quindi anche ai grandi sassofonisti. A cominciare dall’immenso Joshua Redman, in concerto il 19 maggio al Teatro Comunale. Classe 1969, californiano di Berkley, figlio del leggendario Dewey Redman, è considerato uno degli artisti jazz più carismatici degli ultimi decenni. Al festival presenterà Words Fall Short, il suo secondo album per Blue Note, uscito nel 2025: una raccolta di composizioni originali che segna il debutto discografico del suo nuovo quartetto, con Paul Cornish al pianoforte, Philip Norris al contrabbasso e Nazir Ebo alla batteria. Il 22 maggio il Ridotto del Teatro Comunale ospita un doppio imperdibile concerto di due artisti che in modo diverso hanno guardato alla figura di Coltrane. Il primo a salire sul palco sarà Isaiah Collier, compositore, polistrumentista, docente e attivista proveniente dalla vivace scena di Chicago ed esponente di spicco del cosiddetto “spiritual jazz”. Il suo album del 2021 Cosmic Transitions fu registrato nel leggendario studio di Rudy Van Gelder in occasione del compleanno di Coltrane, utilizzando alcune delle stesse apparecchiature analogiche utilizzate per la sessione di registrazione originale di A Love Supreme. Subito dopo, il palco vibrerà grazie all’esplosiva fusione di jazz, R’N’B e funk dell’americana Lakecia Benjamin che nel 2020 pubblicò un album dal titolo Pursuance: The Coltranes, in cui reinterpretava brani iconici di John e Alice Coltrane. Il suo ultimo album, Phoenix è invece un grande omaggio alla sua New York risorta dalla pandemia come una Fenice ma anche alla propria “resurrezione”, dopo essere miracolosamente scampata a un incidente stradale. Una doppia metafora che vuol essere anche un auspicio rispetto ai disastri che continuano ad abbattersi sul mondo attuale. Doppio concerto di sax anche il giorno seguente 23 maggio, sempre al Ridotto del Teatro Comunale. La serata si apre con l’esibizione del sassofonista Roberto Ottaviano – figura cardine del jazz italiano che ha scritto pagine importanti della scena europea – in duo con il chitarrista Rob Luft, giovane talento britannico dalla carriera già internazionale, capace di coniugare tecnica e creatività con uno stile moderno ed elegante. A seguire, il live di Pietro Tonolo, sassofonista e compositore veneziano, tra le figure di maggior rilievo del jazz europeo, grazie a una lunga carriera costellata di collaborazioni con artisti internazionali del calibro di Lee Konitz, Dave Holland, Gil Evans, Paul Motian, Joe Chambers per citarne soltanto alcuni. Tonolo si esibirà con il nuovo quartetto comprendente Giancarlo Bianchetti alla chitarra, Gabriele Evangelista al basso e Bernardo Guerra alla batteria. L’ALBA E LA NOTTE L’ispirazione di A Love Supreme ritorna in occasione del tradizionale concerto all’alba del Festival. Al sorgere del sole del 24 maggio all’Abbazia di Sant’Agostino il sassofonista Dimitri Grechi Espinoza, renderà omaggio con sax tenore, banda registrata ed effetti elettronici al capolavoro di Coltrane ripercorrendo i movimenti Acknowledgement, Resolution, Pursuance, Psalm, conservandone l’essenza più profonda ma esplorando allo stesso tempo paesaggi sonori radicalmente nuovi, tra improvvisazione modale, misticismo orientale e spiritualità contemporanea. Un progetto che, nella prospettiva di apertura e condivisione proprio del festival vicentino, segna un dialogo fra Vicenza Jazz e l’edizione 2026 del Festival Biblico. Il concerto verrà introdotto dal sociologo don Simone Zonato. Nel buio della notte del 22 maggio invece, la cantante Savina Yannatou sarà la protagonista dell’ormai storico concerto al Cimitero Maggiore di Vicenza. Con la sua band Primavera en Salonicco, la Yannatou presenta al festival le canzoni del suo ultimo album Waters Songs, il quinto per la prestigiosa ECM. Un disco che ruota intorno al tema dell’acqua e delle sue molteplici manifestazioni, viaggiando attraverso le geografie e le epoche storiche, facendo incontrare il dialetto beduino con le lingue europee, con i canti natalizi greci che sfumano nei lamenti dell’Italia meridionale. Nel segno della contaminazione e della multiculturalità. I PROGETTI MULTIDISCIPLINARI Al Festival, apertura e condivisione sono due parole d’ordine che riguardano anche l’aspetto espressivo e linguistico. Così Vicenza Jazz 2026 si apre alla contaminazione della musica eseguita dal vivo con un linguaggio come la danza contemporanea attraverso due progetti. Il 20 maggio al Teatro Comunale il coreografo spagnolo di fama mondiale Israel Galvan, artista che ha compiuto una radicale innovazione nel flamenco trasportandolo sui territori del contemporaneo, incontra il talentuoso trombettista newyorkese Michael Leonhart con il suo settetto – ben noto per le collaborazioni con artisti come Bill Frisell, Donny McCaslin ed Elvis Costello – nel progetto New Sketches of Spain, liberamente ispirato all’album di Miles Davis e Gil Evans del 1960 Sketches of Spain. Questo progetto speciale è prodotto con le Settimane musicali al Teatro Olimpico. La sera del 24 maggio, infine, il Teatro Comunale accoglie nell’ambito di Danza in Rete Festival Neapolis Mantra, un’opera multidisciplinare ideata dal regista e coreografo italo-africano Mvula Sungani, che vede insieme sulla scena l’étoile Emanuela Bianchini, con la forza della sua physical dance e la potente voce black di Enzo Gragnaniello. (Segue)

Il Festival di Sanremo "sale" al Colle, Mattarella: musica pop è cultura

Roma, 13 feb. (askanews) – Il Festival di Sanremo “sale” al Colle. Oggi per la prima volta il cast del 76esimo festival della canzone italiana è stato ricevuto dal Presidente della Repubblica. E Sergio Mattarella non poteva scegliere parole più gradite di quelle che ha pronunciato davanti a Carlo Conti, Laura Pausini e ai cantanti in gara: “la musica leggera, la musica pop fa parte del patrimonio culturale italiano” e “dà un contributo alla società così come lo sport”.

“Credo che essere ricevuti al Quirinale sia un riconoscimento importante per questa discografia che sta andando sempre più forte, la musica italiana sta andando sempre più forte”, ha detto questa mattina il direttore artistico prima di entrare a Palazzo riconoscendo che: “Mattarella ha una forza incredibile e deve essere un grande esempio per tutti noi”.

L’incontro è avvenuto nella sala di rappresentanza, il capo dello Stato era seduto, così come i suoi ospiti, per una conversazione piuttosto “informale”. I cantanti hanno scelto tutti un abbigliamento sobrio e consono alla circostanza tanto che il conduttore scherzando ha detto che stentava a riconoscerli. Conti ha esordito annunciando che il Festival di Sanremo celebrerà gli 80 anni della Repubblica: “parleremo di questa importante ricorrenza ospitando una signora che ha 106 anni e che proprio quel 2 giugno del 1946 per la prima volta ebbe l’onore di votare – ha detto -, è il nostro modo dal Festival di Sanremo per celebrare questa Repubblica e questa libertà che tutti noi abbiamo da quel giorno”.

Quella di Sanremo “è una storia importante che ha sempre visto una quantità di ascolti e di coinvolgimento elevatissimi – ha sottolineato il capo dello Stato -. Oltre 20 milioni di italiani seguono il festival sera per sera. È interessante, quindi, non soltanto per la popolarità che riguarda i cantanti, che riguarda l’iniziativa, il festival, il suo complesso, ma perché sottolinea come la musica pop faccia parte del patrimonio culturale italiano”. Quindi ha riconosciuto il merito della Rai (era presente anche l’ad Giampaolo Rossi) di averlo sempre portato “nelle case degli italiani” per tutti questi anni. E rilevato quanto l’industria discografica tragga giovamento da questo appuntamento, quindi un contributo anche “concreto” per l’economia del paese.

Conti ha omaggiato il Presidente dello spartito della prima canzone vincitrice del Festival, “Grazie dei fiori” di Nilla Pizzi. A consegnare il presente Laura Pausini: “Volevo ringraziarla a nome di tutti noi cantanti: lei ha detto che la musica anche popolare, pop, italiana, rappresenta una parte importante della cultura del nostro paese. Non sempre veniamo riconosciuti come tali. Grazie per averci ricevuto. Noi facciamo musica, non facciamo guerra”. “Non sempre l’opinione corrente è quella corretta – ha risposto il Presidente citando Manzoni – ‘il buon senso esisteva ma stava nascosto per il timore del senso comune'”. Poi ha rivolto un “in bocca al lupo collettivo e imparziale” a tutti i cantanti in gara.

Il direttore artistico si è detto emozionato ma sembrava a suo agio nel “condurre” l’incontro, ha allora invitato i cantanti a dedicare a Mattarella una delle canzoni più iconiche della discografia italiana “Azzurro” scritta da Paolo Conte e cantata da Adriano Celentano. Al termine dell’esibizione Mattarella si è concesso anche di scherzare: “Ricordavo le parole, ma non mi sono associato perché dall’asilo mi hanno insegnato a cantare senza emettere suoni, per non turbare il coro degli altri”.

“Gli italiani sono orgogliosi di Mattarella – ha detto Laura Pausini una volta uscita dal palazzo -. Oggi ha detto che la musica pop fa parte della cultura italiana, questo le istituzioni non lo dicono mai, è stato molto commovente”.

Italia-Africa, Meloni: scritta pagina nuova, cooperazione da pari a pari

Addis Abeba, 13 feb. (askanews) – “Due anni fa, quando ho avuto l’onore di ospitarvi a Roma abbiamo assunto un impegno molto ambizioso, ossia scrivere una pagina nuova nella storia delle nostre relazioni, costruire un modello di cooperazione fondato su fiducia e rispetto reciproco, una cooperazione da pari a pari lontana da qualsiasi tentazione predatoria e dall’approccio paternalistico che per lungo tempo ha distorto i rapporti fra Africa, Europa, Occidente, e ha spesso impedito alle nostre nazioni di comprendere le straordinarie qualità e potenzialità dei popoli africani”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel suo intervento di apertura del secondo vertice Italia-Africa che si tiene ad Addis Abeba.

Esce in Usa libro Meloni "Giorgia’s vision" con prefazione di Vance

Roma, 13 feb. (askanews) – Esce negli Stati Uniti il libro-intervista “Giorgia’s Vision”, in cui la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervistata da Alessandro Sallusti. E per l’edizione americana la prefazione è stata scritta dal vice presidente Usa JD Vance.

A rivelarlo su X è Sophia Cai, giornalista di “Politico”, che pubblica anche l’immagine della copertina. Il libro – precisa – uscirà ad aprile.

Sulla copertina, a fianco della foto della premier, una frase di Donald Trump: Meloni è “una delle vere leader del mondo”.

Olimpiadi Milano-Cortina, Mit: Salvini ha deciso di precettare gli scioperi

Roma, 13 feb. (askanews) – Il Ministro Matteo Salvini, si legge in una nota del Mit, preso atto delle indicazioni della Commissione di Garanzia Sciopero e della determinazione dei sindacati rispetto alle agitazioni del settore aereo proclamati durante le Olimpiadi e le Paralimpiadi, ha deciso di precettare.

“Pur comprendendo le rivendicazioni dei lavoratori – prosegue la nota -, Salvini condivide la necessità di garantire il diritto alla mobilità anche nei giorni 16 febbraio e 7 marzo, soprattutto perché Milano-Cortina 2026 è un evento straordinario di rilevanza planetaria. L’auspicio del Ministro è che non vengano interrotte le trattative tra aziende e lavoratori, augurandosi una soddisfacente intesa tra le parti”.

I big di Sanremo al Quirinale: “Da Mattarella parole meravigliose”

Roma, 13 feb. (askanews) – “E’ andata benissimo, emozionante, il Presidente straordinario come sempre, ci ha detto delle parole meravigliose”.

Così Carlo Conti, uscendo dal Quirinale, dopo essere stato ricevuto dal capo dello Stato, Sergio Mattarella, insieme a Laura Pausini, che lo affiancherà sul palco del Festival di Sanremo, e ai big in gara tra pochi giorni.

Una prima volta per i protagonisti della kermesse canora al Quirinale, molti emozionanti per il prestigioso invito, tanti toccati dalle parole del presidente della Repubblica, che nel suo discorso ha parlato della musica pop come parte del nostro patrimonio culturale.

Laura Pausini: “Sinceramente sono commossa, raramente in questi 33 anni di carriera ho visto esporsi così le autorità e in questo caso la massima autorità del Paese”.

Tommaso Paradiso: “Ha fatto un bel discorso sulla cultura italiana, a cui noi contribuiamo, ci ha coccolati, è stato dolcissimo”.

Elettra Lamborghini: “A parte che è simpaticissimo…. sono ancora emozionata, è stato un onore, veramente stupendo”.

Fulminacci e Ditonellapiaga: “Il Presidente è stato stupendo”, “anche molto simpatico, ironico, gentile, ci è piaciuto come persona”… “e ci ha tenuto a ribadire la sua imparzialità”.

Bambole di Pezza: “Bello essere ricevute in un’occasione così istituzionale e aver proprio colto la chiave del messaggio di Mattarella rivolto alla musica che è cultura e fa parte del patrimonio italiano e noi da musiciste vogliamo proteggerlo e ci auguriamo che anche il nostro pezzo pop-rock diventi cultura”.

Appello atleti palestinesi: da Fifa e Cio cartellino rosso a Israele

Roma, 13 feb. (askanews) – “Dall’ottobre del 2023 ad oggi gli sportivi uccisi in Palestina sono stati 1.100”. Molti di questi erano giovani atleti tra i 6 e i 20 anni. Distrutte le infrastrutture tra Gaza e Cisgiordania: stadi, campi da calcio, palestre e sedi di club. Agli atleti e alle atlete palestinesi è negato il diritto di allenarsi e gareggiare a casa e all’estero come invece possono fare tutti gli atleti degli altri paesi, a causa di una “politica sistematica di oppressione” e di “apartheid”.

Nei giorni delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, a denunciarlo e a lanciare un appello per chiedere di tutelare lo sport palestinese sono il presidente del Comitato olimpico palestinese e della Federcalcio palestinese Jibril Rayoub, due atlete come l’ex calciatrice e portavoce della Federcalcio palestinese Dima Said e la nuotatrice olimpica palestinese e membro dell’Olympic council of Asia Valerie Tarazi insieme all’ambasciatrice di Palestina in Italia Mona Abuamara. L’occasione è stata una conferenza stampa alla Camera per la presentazione del ‘Report sulla condizione dello sport in Palestina’, ospitata dal dem Mauro Berruto, il quale – ricordando l’esclusione dell’atleta ucraino di Skeleton per aver mostrato sul suo casco i volti delle vittime della guerra – ha affermato: “Non basterebbero 30 caschi per poter ricordare i volti e le storie degli atleti palestinesi uccisi”. Un appello, ha sottolineato Rayoub, che “mi auguro arrivi al mondo intero: la Fifa e il Comitato olimpico la finiscano con la politica del doppio standard e mostrino il cartellino rosso a Israele”.

Il presidente del Comitato olimpico palestinese ha elencato le “violazioni della Carta olimpica”: la distruzione delle infrastrutture sportive, gli atleti palestinesi “presi di mira” perché rappresentano dei “simboli”: “fino ad oggi sono stati 1.100 gli sportivi uccisi – ha detto Rayoub attualizzando il dato del Report che si fermava ad agosto e ne contava 684 – centinaia sono ancora dispersi e ci sono migliaia di disabili: avremo la più grande delegazione alle prossime Paraolimpiadi. Israele – ha proseguito – ci ha paralizzato con un decreto e con le politiche attuate sul terreno”, comunità “isolate le une dalle altre”, “città chiuse da cancelli”. “E’ tutto fermo: le manifestazioni sportive e anche il campionato di calcio in Cisgiordania”. “Teniamo accese le luci su Gaza. Facciamo sì che la fiamma olimpica sia davvero un simbolo di pace e umanità”, ha esordito l’ambasciatrice.

“So cosa vuol dire allenarsi mentre il tuo popolo è sottoposto a genocidio – sono state le parole di Dima Said, ex calciatrice e portavoce della Federcalcio palestinese – un mio caro amico, un atleta, è morto dissanguato a poca distanza da casa mia perché gli sono state negate le cure per 9 ore. Pochi giorni fa l’esercito israeliano ha intimato che sarebbe intervenuto con i gas lacrimogeni se si fosse tenuta una partita, prevista, tra due squadre femminili vicino a un campo profughi. Due giorni fa è arrivata la minaccia di distruzione di un piccolo campo di calcio. Noi – ha concluso – continuiamo a competere ma non bisogna confondere la resilienza con la resa. Noi non chiediamo una solidarietà vuota ma che i palestinesi possano giocare con le stesse regole e la stessa protezione di tutte le persone”.

“Vengo da una delle più antiche famiglie cristiane di Gaza – ha raccontato Valerie Tarazi, nuotatrice olimpica palestinese e membro dell’Olympic Council of Asia – praticare lo sport è un diritto umano basilare che non esiste più in Palestina, e a Gaza non è più neanche un sogno. Il silenzio non è piu neutrale ma complicità con il genocidio e vorrei appellarmi al Comitato olimpico nazionale e alla Fifa affinché rispettino le loro stesse regole. E’ una cosa semplice, ma non avviene”, la denuncia di Tarazi.

Al termine della conferenza, c’è stata la consegna della Panchina d’oro speciale Aiac 2025 al ct della Nazionale di calcio palestinese, Ehab Abu Jazar, da parte di Renzo Ulivieri, presidente della Associazione italiana allenatori calcio, 18mila iscritti tra allenatori dilettanti e professionisti. Il suo intervento ha un tono amaro: “Tutti parlano dei valori dello sport, io sono anziano. E a questi valori non ci credo. Perché nello sport i valori ci sono se ce li mettiamo”. “La palestina ha una nazionale di calcio ma non ha uno Stato e io credo che il merito dell’allenatore sia questo”, ha spiegato consegnando il premio a Jazar il quale l’ha dedicato a sua madre “che vive in una tenda nella striscia di Gaza”.

Formula1, per Ferrari test incoraggianti in Bahrain

Roma, 13 feb. (askanews) – La Ferrari archivia le prime giornate di test in Bahrain con un segnale chiaro: la SF-26 è affidabile. Charles Leclerc ha completato 139 giri nella seconda giornata, firmando anche il miglior tempo in 1’34″273, ma invita alla prudenza sulle gerarchie. Sulla stessa linea il team principal Fred Vasseur: priorità ai chilometri e ai dati, le prestazioni si valuteranno solo a Melbourne.

A Sakhir il primo obiettivo era uno soltanto: far girare senza intoppi la nuova monoposto nata dalla rivoluzione regolamentare 2026. E sotto questo profilo il bilancio è positivo. “È stato un inizio positivo nel senso che non abbiamo avuto problemi in sé”, ha spiegato Charles Leclerc, sottolineando come con regole così diverse eventuali guasti iniziali avrebbero comportato ritardi difficili da recuperare.

La SF-26, completamente ripensata tra telaio, power unit e aerodinamica, ha risposto bene. “Abbiamo fatto tutto il programma delle sessioni, tutti i test che volevamo fare li abbiamo fatti”, ha aggiunto il monegasco. Un segnale importante soprattutto in una fase in cui raccogliere dati è più decisivo dei tempi sul giro.

Sulle prestazioni, però, è ancora nebbia fitta. Leclerc frena facili entusiasmi: con le nuove variabili introdotte dal regolamento – dall’aerodinamica attiva alla gestione ibrida, fino ai pneumatici – è quasi impossibile capire i reali valori in pista. Le possibilità di “nascondere” la performance sono aumentate e le comparazioni restano premature.

Pragmatico anche Fred Vasseur. Il team principal del Cavallino ha messo l’accento sul chilometraggio completato e sulla quantità di informazioni raccolte: nessun problema serio, tanto lavoro portato a termine e ora qualche giorno a Maranello per analizzare i dati prima della prossima sessione. L’affidabilità, ha ribadito, era la priorità assoluta.

Le aree di sviluppo restano numerose e la macchina è ancora tutta da comprendere nei dettagli operativi, soprattutto sul fronte motore. Solo a ridosso del debutto stagionale di Melbourne si inizierà a spingere davvero sulla prestazione pura.

In chiusura, Vasseur ha lanciato un messaggio chiaro sulla necessità di chiarezza regolamentare, in particolare sulle power unit, dopo le prime polemiche tra team. Nessuna richiesta specifica, ma un auspicio: evitare sospetti e zone grigie prima che il Mondiale prenda il via. Per la Ferrari, intanto, la base c’è. E non è poco.

Mostre, a Roma "Giuseppe Matera. Chetogenesi"

Roma, 13 feb. (askanews) – Pane e pasta, esaltati in dipinti e sculture, si trasformano in forme organiche aliene, ipersessualizzate e deformi. È surreale, ironica e spiazzante la selezione delle opere che compongono la prima personale di Giuseppe Matera, intitolata Chetogenesi e ospitata dal 14 febbraio al 12 aprile 2026 a Casa Vuota in via Maia 12 a Roma, a cura di Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo. La mostra si inaugura sabato 14 febbraio alle ore 18 e, dopo l’inaugurazione, si può visitare su appuntamento fino al 29 marzo 2026, prenotando ai numeri 3928918793 o 3284615638 oppure all’email vuotacasa@gmail.com.

L’artista prende spunto dal recente riconoscimento, da parte dell’Unesco, della cucina italiana come patrimonio culturale immateriale dell’umanità e mette in scena, nel percorso della mostra, le ossessioni contemporanee per l’alimentazione e per il corpo, in una duplice declinazione parossistica: l’eccesso di cibo da una parte e l’uso smodato di diete dall’altra. Da qui il titolo del progetto espositivo, Chetogenesi, che indica il processo biochimico, attivato da un digiuno prolungato o da un insufficiente apporto alimentare di carboidrati, capace di convertire i grassi in fonte energetica alternativa per il funzionamento di cervello e tessuti. Antifrasticamente, la Chetogenesi di Matera è un tripudio di carboidrati.

“L’immaginario pittorico e scultoreo di Giuseppe Matera – spiegano i curatori Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo – mette al centro il cibo e in particolare la pasta e i prodotti di panificazione, considerati tra gli alimenti più rappresentativi della dieta italiana nel mondo, rielaborandoli dentro un panorama di mutazioni e deformazioni. Come in uno straniante “Sottosopra” fantascientifico, elementi del quotidiano vengono decontestualizzati, perdono la loro familiarità e si fanno alieni e misteriosi. Osservate nei dettagli, aumentate nelle dimensioni, astratte in componenti matematiche, geometriche, grafiche e compositive e modificate nella loro volumetria, le forme di maccheroni, cornetti, pagnotte e friselle si animano di una nuova vita e danno corpo a inedite tassonomie organiche, postumane e perturbanti. Nelle atmosfere inquietanti e livide dei dipinti, dove l’osservatore si sente osservato dalle cose pittoriche che osserva, le tumide visioni di Matera ostentano orifizi e turgori, caricandosi di una carnalità sessualizzata e di una tattilità sensibilissima, esasperate da un virtuosismo pittorico che unisce olio e fusaggine e dal silicone delle sculture. Food porn per cuori intrepidi, per chi si arrende a piaceri inediti e irresistibili.

Molliche di pane e croste vedono fiorire sulla loro superficie irregolare colture di batteri e stratificazioni di muffe, mostruosamente estetizzate: ed è lì che sosta l’occhio del pittore, come per la carezza di un amante che si sofferma su una qualche epidermide marziana. Giuseppe Matera proclama il trionfo dei carboidrati insorti e insurrezionali, apparecchiando per il suo pubblico barocche “nature quasi-morte”, caratterizzate dall’agglutinazione di presenze fito-antropo-zoomorfe, giocate sul contrasto tra verosimiglianza e straniamento, in forza di una maliziosa pareidolia”.

Nelle intenzioni dell’artista, è “una riflessione esistenziale sulla vita, sulla sua fugacità, sulla contemplazione della sua bellezza e della bellezza delle piccole cose, ma anche un’ironica critica alla perdizione nei piaceri sensuali”. “Questa mostra – dichiara Giuseppe Matera – è un’opportunità di indagine sulla percezione e sulla memoria, restituita in opere ambigue e sfuggenti. In alcuni dipinti la composizione presenta un rimando diretto con il genere della natura morta, sulla quale ho riflettuto sia a proposito dei valori formali sia sulla perizia tecnica degli autori antichi – una perizia che è necessaria al fine di rendere riconoscibile il soggetto raffigurato. È nato un corto circuito dove le nature morte dalla natura aliena si impongono come tali per via della familiarità della composizione -suggerendo quindi un senso possibile di riconoscibilità dei soggetti – pur rimanendo in fondo ignote, misteriose. Una delle conseguenze di queste operazioni è l’annullamento – e contemporaneamente un maggiore vigore – dei pattern e delle forme all’interno dell’intera composizione, quasi a simulare il processo di interazione sensibile con la struttura della realtà, laddove un rapporto reiterato e compulsivo con alcuni aspetti di essa guida la nostra mente a non porre più attivamente l’attenzione su di essi. La specificità dei soggetti da cui traggono ispirazione le opere, unita ai temi e agli interessi maturati durante gli anni, sono anche, a mio avviso, un’occasione di riflessione – o decostruzione – ironica del concetto di identità, in particolar modo gastronomica, ma anche puramente formale”.

J-Ax: “Mattarella ha riconosciuto importanza musica pop per il Pil”

Roma, 13 feb. (askanews) – “Il Presidente Mattarella ha riconosciuto che la musica pop è parte importante del pil quindi è stato bello sentirselo dire in un paese dove molte volte il mestiere che facciamo anche non viene riconosciuto. Ma invece richiede disciplina e fatica ed è bello che il Presidente lo abbia riconoscuto”. Così J-Ax al termine dell’incontro al Quirinale, dove il Capo dello Stato ha incontrato gli artisti e i conduttori del prossimo Festival di Sanremo. “Davanti a lui ho tolto il cappello, non lo avrei fatto per nessun altro” ha aggiunto.