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Draghi: Europa spettatrice da Gaza a Kiev, trasformare lo scetticino in azione

Roma, 22 ago. (askanews) – “L’Europa è stata spettatrice anche quando i siti nucleari iraniani venivano bombardati e il massacro di Gaza si intensificava”. E’ quanto ha affermato l’ex premier Mario Draghi, in un passaggio del suo discorso accolto con forti applausi al meeting di Rimini. “L’Unione Europea, nonostante abbia dato il maggior contributo finanziario alla guerra in Ucraina, e abbia il maggiore interesse in una pace giusta, ha avuto finora un ruolo abbastanza marginale nei negoziati per la pace”. Così ancora Draghi, in un altro passaggio del suo intervento al meeting.

I governi dell’Unione europea devono trasformare lo “scetticismo in azione” e devono farlo “ora quando abbiamo ancora il potere di disegnare il nostro futuro”, non “quando le circostanze saranno divenute insostenibili”. Così l’ex premier Mario Draghi, il quale sferza la platea del meeting di Rimini, rinnovando il suo appello ad agire affinché l’Europa possa “cambiare la traiettoria del continente” e possa, rinnovandosi, ritrovare se stessa. L’Unione europea, ha sottolineato, è un “meccanismo per raggiungere gli obiettivi condivisi dai suoi cittadini” ed è “la nostra migliore opportunità per un futuro di pace, sicurezza, indipendenza: è una democrazia e siamo noi, voi, i suoi cittadini, gli europei che decidono le sue priorità”.

D’altronde, osserva l’ex presidente della Bce, “per anni l’Unione Europea ha creduto che la dimensione economica, con 450 milioni di consumatori, portasse con sé potere geopolitico e nelle relazioni commerciali internazionali. Quest’anno sarà ricordato come l’anno, in cui questa illusione è evaporata”. Di fronte ai recenti avvenimenti, dall’imposizione dei dazi da parte degli Usa alle politiche della Cina che “non considera l’Europa come un partner alla pari e usa il suo controllo nel campo delle terre rare per rendere la nostra dipendenza sempre più vincolante”, “non è sorprendente che lo scetticismo nei confronti dell’Europa abbia raggiunto nuovi picchi. Ma è importante chiedersi quale sia veramente l’oggetto di questo scetticismo”, ha affermato Draghi. “Non è – ha sottolineato – uno scetticismo nei confronti dei valori su cui l’Unione Europea era stata fondata: democrazia, pace, libertà, indipendenza, sovranità, prosperità, equità”.

“Credo piuttosto che lo scetticismo riguardi la capacità dell’Unione Europea di difendere questi valori. Ciò è in parte comprensibile. I modelli di organizzazione politica, specialmente quelli sopra-statuali, emergono in parte anche per risolvere i problemi del loro tempo. Quando questi cambiano tanto da rendere fragile e vulnerabile l’organizzazione preesistente, questa deve cambiare”, ha evidenziato.

Decaro e l’articolo 7 della costituzione romana

Caro direttore,

mi sono divertito in questo scorcio di vacanze all’ascolto di Giallini sull’impellenza di un motto romanesco a riguardo della maniera per chiudere un discorso. Mi è servito per affrontare con giusta leggerezza il “caso Decaro”.

Finalmente l’ex sindaco di Bari e attuale europarlamentare del Pd ha deciso di rendere noto il suo pensiero sulla candidatura a presidente della Regione Puglia. Inizia così il suo messaggio su facebook: “Sono rimasto in silenzio finora, per rispetto della nostra comunità. Ma oggi sento il dovere di parlare ai cittadini pugliesi, ai sindaci, ai militanti e agli amici che mi chiedono: “Antonio, che hai deciso?”. Io non devo decidere nulla”.

Come nulla?! Attenzione, quel nulla non è il nulla che si usa normalmente, quando si parla tra persone normali; è il nulla che trascende la semantica ed enuncia in via subliminale . In tarda lingua bizantina –  una ruvida ammonizione. Chi deve capire, capisca.

Il nodo della questione non è un mistero poiché riguarda il rapporto con i suoi sponsor principali, evidentemente generosi ma al tempo stesso ingombranti. Dice infatti Decaro: “A Michele Emiliano e a Nichi Vendola mi legano stima e affetto sinceri, oltre che una storia comune di cui sono orgoglioso e che non rinnego. Ma io voglio essere un presidente libero, capace di assumermi fino in fondo la responsabilità delle scelte. Non voglio essere ostaggio delle decisioni di chi mi ha preceduto. La Puglia non ha bisogno di un presidente a metà”. Insomma, Emiliano e Vendola lo vorrebbero Presidente a patto di tenerlo in ostaggio.

Sorprende, questa impuntantura. In altri contesti, all’epoca della torbida partitocrazia, avrebbe avuto pure un senso, ma non certo ora sotto il limpido cielo dell’elezione diretta di sindaci e governatori. Spunta allora qualche interrogativo. Perché mai, una volta eletto, Decaro dovrebbe sentirsi poco libero? Come farebbero quegli amici che pure stima e a cui vuole bene a renderlo domani un “presidente a metà”? Dietro l’impianto complessivo della candidatura – accordo di coalizione, programma di governo, gruppo dirigente – può agire o interferire un potere antecedente e superiore a quello che scaturisce dall’investitura popolare?

“È una questione politica, nel segno del rinnovamento”, precisa Decaro. In effetti… E poi, sfoderate le unghie, così conclude: “So bene che nessuno è indispensabile a cominciare da me. Il lavoro in Europa che sto facendo è importante, prestigioso e impegnativo. Se non ci saranno le condizioni per tornare in Puglia, continuerò a lavorare lì, per la mia terra, sostenendo lealmente il candidato progressista alla guida della Regione”. E tutto questo, naturalmente, in nome di un bene superiore, quello del “futuro dei pugliesi”. Dunque, per quel futuro Decaro è pronto a ritirarsi; o forse no, forse è vero il contrario. Certo è che, adombrando e alludendo, il candidato s’è spinto fino a prununciare un addio che suona grifagno.

Ebbene, dopo tanto penare nell’interpetazione del verbo decariano, pugliesi o non pugliesi avrebbero tutti il diritto di ricorrere all’articolo 7 della costituzione romana, reso famoso appunto dal bravissimo Massimo Giallini. Un modo elegante per uscire dal garbuglio di questa discussione.

Cordialmente

P.S. A beneficio dei nostri lettori 👉 Guarda qui la “video lezione” di Massimo Giallini

 

Netanyahu: il rapporto Onu sulla carestia a Gaza è una bugia

Roma, 22 ago. (askanews) – Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha respinto le conclusioni del rapporto dell’Integrated Food Security Phase Classification – agenzia delle Nazioni Unite con sede a Roma – secondo cui a Gaza City e nelle aree circostanti è in corso una carestia. “Il rapporto dell’IPC è una bugia assoluta. Israele non ha una politica di fame. Israele ha una politica di prevenzione della fame. Dall’inizio della guerra, Israele ha permesso l’ingresso di due milioni di tonnellate di aiuti nella Striscia di Gaza, oltre una tonnellata di aiuti a persona”, ha dichiarato Netanyahu in una nota. Secondo l’Ipc 514.000 persone, quasi un quarto dei palestinesi di Gaza, stanno soffrendo la fame, e il numero dovrebbe salire a 641.000 entro la fine di settembre.

Dazi, Fumarola: Dazi al 15% meglio che al 50% ma siamo contrari

Rimini, 22 ago. (askanews) – “Come abbiamo gi detto altre volte, noi siamo assolutamente contrari ai dazi perch creano problemi alle imprese, creano problemi ai lavoratori, creano problemi all’economia e alle filiere del nostro paese. Certo, un dazio al 15% meglio che dazi al 50%”. Lo ha detto la segretaria generale Cisl, Daniela Fumarola, a margine di un dibattito al Meeting di Rimini, dopo la finalizzazione dell’accordo sui dazi al 15%.

“Noi continuiamo a dire che c’ bisogno che si continui ad intervenire sull’Europa perch l’Europa deve occuparsene. Il nostro governo lo deve fare attraverso l’Europa – ha aggiunto Fumarola -. Continuiamo a sostenere che bisogna assolutamente proteggere le imprese, bisogna proteggere il lavoro e bisogna trovare nuovi sbocchi commerciali per non dipendere da situazioni di questo tipo”.

Powell da Jackson Hole: Fed indipendente, i dazi possono stimolare inflazione duratura

New York, 22 ago. (askanews) – “I rischi di inflazione sono orientati al rialzo, mentre l’occupazione è orientata al ribasso” ha dichiarato il presidente della Fed Jerome Powell, intervenendo al simposio delle banche centrali a Jackson Hole in Wyoming. Powell ha aggiunto che la Fed si trova ad affrontare “una situazione difficile” e che è “possibile che i dazi possano stimolare un’inflazione duratura e questo è un rischio da valutare e gestire”.

“Il nostro tasso di riferimento è ora di 100 punti base più vicino alla neutralità rispetto a un anno fa, e la stabilità del tasso di disoccupazione e di altri indicatori del mercato del lavoro ci consente di procedere con cautela nel valutare eventuali modifiche al nostro orientamento di politica monetaria”, ha dichiarato il presidente della Fed Jerome Powell, intervenendo al simposio delle banche centrali a Jackson Hole in Wyoming.

Powell ha sottolineato l’importanza dell’indipendenza della Fed, sottolineando che “i membri del FOMC prenderanno queste decisioni basandosi esclusivamente sulla loro valutazione dei dati e delle relative implicazioni per le prospettive economiche e l’equilibrio dei rischi. Non ci discosteremo mai da questo approccio”.

Wall Street accelera al rialzo con parole Powell, Dow Jones +1,6%

Milano, 22 ago. (askanews) – Accelerazione al rialzo per Wall Street e rendimenti bond in calo dopo la cauta apertura a un taglio dei tassi da parte del presidente della Fed Jerome Powell nel suo intervento a Jackson Hole. Secondo Powell i rischi per il mercato del lavoro sono in aumento, anche se rimangono i timori legati all’inflazione. Il Dow Jones ha guadagnato quasi un punto percentuale rispetto all’apertura e fa segnare un rialzo dell’1,6%, l’S&P 500 dell’1,24%, il Nasdaq dell’1,3%.

In rialzo anche le Borse europee con Piazza Affari fra le migliori in rialzo dell’1,1%.

Sul fronte valutario deciso rialzo dell’euro sul dollaro a 1,169 (+0,8%), mentre sul fronte obbligazionario il rendimento del decennale è sceso di 5 punti base al 4,25%.

Fed, Powell: Valutiamo con cautela modifiche a politica monetaria

New York, 22 ago. (askanews) – “Il nostro tasso di riferimento è ora di 100 punti base più vicino alla neutralità rispetto a un anno fa, e la stabilità del tasso di disoccupazione e di altri indicatori del mercato del lavoro ci consente di procedere con cautela nel valutare eventuali modifiche al nostro orientamento di politica monetaria”. Lo ha dichiarato il presidente della Fed Jerome Powell, intervenendo al simposio delle banche centrali a Jackson Hole in Wyoming.

“I rischi di inflazione sono orientati al rialzo, mentre l’occupazione è orientata al ribasso” ha sottolineato, aggiungendo che la Fed si trova ad affrontare “una situazione difficile” e che è “possibile che i dazi possano stimolare un’inflazione duratura e questo è un rischio da valutare e gestire”.

Lavrov: "Zelensky da Trump ha detto di no a tutto"

Roma, 22 ago. (askanews) – Non è stato pianificato un incontro tra il presidente russo Vladimir Putin e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ma il leader russo è pronto a incontrarlo quando sarà pronto il programma del vertice, ha dichiarato oggi alla Nbc il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov.

“Non è previsto alcun incontro. Putin è pronto a incontrare Zelensky, quando sarà pronto l’ordine del giorno per un vertice, ma questo ordine del giorno non è affatto pronto”, ha detto Lavrov.

“Il presidente Trump ha suggerito, dopo Anchorage, diversi punti che condividiamo, e su alcuni di essi abbiamo concordato di mostrare una certa flessibilità” ha proseguito Lavrov.

Però, ha evidenziato Lavrov, “quando il presidente Trump ha portato queste questioni all’incontro di Washington, alla presenza di Zelensky e dei suoi sponsor europei, ha chiaramente indicato che ci sono diversi principi che Washington ritiene debbano essere accettati, tra cui la non adesione alla NATO, compresa la discussione delle questioni territoriali. E Zelensky ha detto di no a tutto. Ha detto di no persino, come ho detto, all’annullamento della legislazione che proibisce la lingua russa. Come possiamo incontrare una persona che finge di essere un leader?”, ha concluso Lavrov.

Calcio, serie A: domani il via con Sassuolo-Napoli

Roma, 22 ago. (askanews) – Ultima giornata di “riposo” per la serie A che domani ripartirà con gli anticipi della prima giornata. Ad aprire il campionato il Napoli campione d’Italia in campo a Reggio Emilia contro il Sassuolo. Questo il programma completo delle prime tre giornate e le designazioni arbitrali della prima:

Prima giornata: sabato 23 agosto ore 18.30 Genoa-Lecce: Massa di Imperia, Sassuolo-Napoli: Ayroldi di Molfetta, ore 20.45 Milan-Cremonese: Collu di Cagliari, Roma-Bologna: Zufferli di Udine; domenica 24 agosto ore 18.30 Cagliari-Fiorentina: Sozza di Seregno, Como-Lazio: Manganiello di Pinerolo, ore 20.45 Atalanta-Pisa: Arena di Torre del Greco, Juventus-Parma: Mercenaro di Genova lunedì 25 agosto ore 18.30 Udinese-Verona: Tremolada di Monza, ore 20.45 Inter-Torino: La Penna di Roma

Seconda giornata: venerdì 29 agosto ore 18.30 Cremonese-Sassuolo, ore 20.45 Lecce-Milan, sabato 30 agosto ore 18.30 Bologna-Como, Parma-Atalanta, ore 20.45 Napoli-Cagliari, ore 20.45 Pisa-Roma, domenica 31 agosto ore 18.30 Genoa-Juventus, ore 18.30 Torino-Fiorentina, ore 20.45 Inter-Udinese, Lazio-Verona

Terza giornata: sabato 13 settembre ore 15 Cagliari-Parma, ore 18 Juventus-Inter, ore 20.45 Fiorentina-Napoli, domenica 14 settembre ore 12.30 Roma-Torino, ore 15 Atalanta-Lecce, Pisa-Udinese, domenica 14 settembre ore 18 Sassuolo-Lazio, ore 20.45 Milan-Bologna lunedì 15 settembre ore 18.30 Verona-Cremonese, ore 20.45 Como-Genoa,

Schlein: Almasri continua a uccidere, Meloni spieghi i motivi del rilascio

Roma, 22 ago. (askanews) – “Le immagini mostrate dai media libici sono terrificanti. Se venisse confermato che a commettere il barbaro omicidio di un cittadino libico in mezzo alla strada è stato il criminale Almasri, il governo italiano deve rispondere a una semplice domanda. Giorgia Meloni non può più esimersi dallo spiegare agli italiani per quale motivo il suo governo, con una scelta politica che lei stessa pochi giorni fa ha rivendicato, ha volutamente ignorato il mandato di cattura della Corte Penale Internazionale che pende su Almasri per i suoi crimini, gli omicidi e le torture, e lo ha liberato e riaccompagnato a Tripoli dove sta continuando a uccidere”. Così la segretaria del Pd Elly Schlein.

Almasri, Schlein: continua a uccidere, Meloni spieghi motivi rilascio

Roma, 22 ago. (askanews) – “Le immagini mostrate dai media libici sono terrificanti. Se venisse confermato che a commettere il barbaro omicidio di un cittadino libico in mezzo alla strada è stato il criminale Almasri, il governo italiano deve rispondere a una semplice domanda. Giorgia Meloni non può più esimersi dallo spiegare agli italiani per quale motivo il suo governo, con una scelta politica che lei stessa pochi giorni fa ha rivendicato, ha volutamente ignorato il mandato di cattura della Corte Penale Internazionale che pende su Almasri per i suoi crimini, gli omicidi e le torture, e lo ha liberato e riaccompagnato a Tripoli dove sta continuando a uccidere”. Così la segretaria del Pd Elly Schlein.

Giornalisti, Conte: contro il Tempo vili intimidazioni e minacce

Roma, 22 ago. (askanews) – “Da giorni Il Tempo porta avanti una campagna indegna, basata su attacchi strumentali e privi di qualsiasi fondamento, nei confronti della nostra forza politica. Non ci faremo certo trascinare in questo clima avvelenato. Detto ciò, di fronte a vili intimidazioni e perfino a minacce di morte, non esitiamo a esprimere la nostra solidarietà al direttore e alla redazione, così come agli altri giornalisti coinvolti. Saremo sempre, con coerenza, dalla parte della libertà di stampa e del diritto all’informazione e certo saremo sempre in prima fila nel ripudio di ogni forma di aggressione e di violenza”.

West Nile, Maruotti: casi doppi rispetto al 2024 ma crescita rallenta

Milano, 22 ago. (askanews) – “Il numero di casi di West Nile rispetto allo scorso anno è raddoppiato. Siamo passati dai 171 osservati al 20 agosto 2024 ai 351 di ieri. Purtroppo non è l’unico numero ad essere cresciuto. I decessi, sempre rispetto al 2024, sono più che triplicati, passando da 6 a 22. A cosa è dovuta questa crescita? Negli anni passati abbiamo riscontrato la West Nile soprattutto in Veneto e Emilia-Romagna e in alcune zone della pianura padana. Invece quest’anno la presenza si è estesa anche nelle regioni del centro-sud. Inevitabilmente, quindi il numero dei casi è aumentato. Tuttavia, questa crescita che abbiamo osservato in particolare nelle ultime due settimane, soprattutto trainata dal Lazio e la Campania, si sta arrestando. E questo è di buon auspicio. Questa settimana i nuovi casi registrati nel Lazio sono 34, la scorsa erano 36. Dovremmo essere arrivati al picco, infatti, questa è la prima settimana che i nuovi casi scendono rispetto a quella precedente, ma ancora non si vede una chiara e netta tendenza. Potremmo trovarci nella cosiddetta fase di stabilità che prelude alla discesa definitiva”. Lo ha affermato Antonello Maruotti, ordinario di Statistica all’università Lumsa, che guida il gruppo di ricerca che da qualche anno monitora i casi di West Nile in Italia.

“Ad oggi nel Lazio registriamo la metà dei casi totali e il 38% delle forme neuro invasive di tutto il territorio nazionale. Questo perché nella provincia di Latina si sono riscontrati 157 casi, il 45% del dato nazionale” ha proseguito Maruotti, spiegando che “in Campania succede un fatto curioso: la scorsa settimana si leggeva nel bollettino che i casi neuro invasivi nella provincia di Caserta erano 19, leggendo il bollettino di questa settimana il numero è sceso a 18. Forse sarà stato un errore di diagnosi poi corretto, anche se non è stato specificato. Bisognerebbe fare un po’ di attenzione su come vengono comunicati i numeri”.

Almasri, Conte: immagini raccapriccianti, Meloni non ha nulla da dire?

Roma, 22 ago. (askanews) – “Sono raccapriccianti le immagini che individuerebbero nel criminale Almasri l’uomo che picchia e uccide a mani nude un cittadino libico per le strade di Tripoli”. Lo ha scritto su Facebook il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte.

“Sì proprio lui, lo stupratore e assassino – ha spiegato l’ex premier – ricercato dalla Corte penale internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità, rispedito in Libia con tutti gli onori dal governo Meloni su un aereo di Stato con bandiera italiana. Giorgia le hai viste quelle immagini? Un briciolo di coscienza ti è rimasta? Così solerte e ciarliera nella propaganda di governo, su Almasri non hai nulla da dire? Da mesi in silenzio, continui a non dirci – dopo avere con i tuoi ministri cambiato sette versioni diverse – le vere ragioni per cui avete rimpatriato un torturatore omicida, sottraendolo alla giustizia italiana. Perché non spieghi agli italiani se siete sotto ricatto?”.

“Parli spesso di ‘credibilità’ dell’Italia sul piano internazionale, ma questo vostro comportamento ha esposto l’Italia – culla del diritto anche internazionale – a una infamante vergogna mondiale”, ha concluso Conte.

Gaza, corrispondente Tv2000: “Parrocchia circondata da carri armati”

Rimini, 22 ago. (askanews) – “Sappiamo che ci sono un milione di palestinesi che di fatto sono in trappola a Gaza City, sappiamo che sono persone che vengono continuamente spostate; dove vanno? Verso aree umanitarie” ma “sappiamo che ormai le aree in cui vorrebbero concentrare un milione di persone sono pochissime, quindi si rischia la vita. Voglio anche citare la parrocchia cattolica dove sono rimasti ormai 500 cristiani che di fatto inizia anche a essere circondata dai carri armati, non possono andarsene perch hanno con loro disabili, bambini, anziani.

Bisogner davvero capire che cosa succede. Per evidente che evacuare in questo momento milioni di persone comunque qualcosa di oggettivamente folle contro qualsiasi diritto umanitario”. Lo ha detto ad askanews Alessandra Buzzetti, corrispondente di Tv2000 in Terra Santa, a margine dell’incontro di apertura del Meeting di Rimini, dal titolo “Madri per la pace”, che ha visto una mamma israeliana e una mamma palestinese insieme sullo stesso palco.

Zelensky: Trump è l’unica persona che può fermare Putin

Roma, 22 ago. (askanews) – Il presidente Usa Donald Trump “è l’unica persona che può fermare Putin oggi”, ha dichiarato il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky nel corso di una conferenza stampa congiunta di oggi a Kiev con il Segretario generale della Nato Mark Rutte.

“Vediamo un forte segnale dagli Stati Uniti, che sono pronti ad andare avanti. L’Europa e gli altri Paesi della ‘Coalizione dei Volenterosi’ sono pronti ad aiutare, ne siamo grati. È stata costruita una seria piattaforma di coalizione, che coinvolge più di 30 Paesi”, ha osservato Zelensky. La Russia non può “continuare a nascondersi dall’incontro”, ha aggiunto Zelenksy.

David e Victoria Beckham a Capri per una vacanza glamour

Capri, 22 ago. (askanews) – Capri sempre pi glamour. La famiglia Beckham ha scelto l’isola azzurra per le vacanze. David e Victoria sono stati avvistati a passeggio mano nella mano per le stradine e nella celebre Piazzetta.

La coppia di imprenditori britannici, molto attivi sui social, ha cercato di mimetizzarsi tra la folla di turisti durante la passeggiata mattutina con sosta per lo shopping nelle boutique. Cappellino con visiera per lui e cappello a tesa larga per lei a coprire gran parte del viso, la coppia elegante ma informale, terminata la passeggiata salita su un van per fare ritorno in porto da dove ha poi raggiunto un mega yacht.

Ucraina, negoziati allo stallo, da Mosca segnali sui territori

Roma, 22 ago. (askanews) – Mentre l’entusiasmo seguito al vertice in Alaska e al successivo summit alla Casa Bianca comincia a dissolversi, e le trattative diplomatiche per organizzare un incontro bilaterale tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e quello russo Vladimir Putin si scontrano con la rigidità massimalista di Mosca, iniziano a emergere con maggiore chiarezza le condizioni poste dal Cremlino per arrivare in teoria alla fine della guerra.

LE RICHIESTE RUSSE Secondo fonti del Cremlino citate da Reuters, la Russia rivendica l’intera regione del Donbass, oltre a pretendere la neutralità dell’Ucraina, l’abbandono dell’ambizione di Kiev di entrare nella Nato e la rinuncia al progetto che truppe europee a presidiare il territorio ucraino. In cambio, Mosca sarebbe disposta a restituire le piccole porzioni delle regioni ucraine di Kharkiv, Sumy e Dnipropetrovsk attualmente sotto controllo russo.

Rispetto alle iniziali richieste formulate dalla presidenza Putin, il Cremlino sembra attenuare le richieste territoriali espresse nel giugno 2024, in cui chiedeva che Kiev cedesse l’interezza delle quattro regioni che Mosca rivendica come parte della Russia: Donetsk e Luhansk nell’est dell’Ucraina, oltre a Kherson e Zaporizhzhia nel sud. Sulle ultiume due oblast’ le posizioni russe sono vaghe, lasciando intendere un margine negoziale.

Come indicato nella carta esposta allo Studio Ovale, la Russia in questo momento occupa un quinto del territorio ucraino: la totalità della Crimea, annessa alla Federazione Russa con il referendum del 2014, il 73% delle regioni di Kherson e Zaporizhzhia, il 76% del Donetsk e il 99% della regione di Lugansk.

LA POSIZIONE UCRAINA Nel corso di una conferenza stampa il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha rappresentato che lo stato dei combattimenti ‘non è così grave sul campo di battaglia come descrive la Russia’.

‘La situazione non è semplice, è complicata’, ha sottolineato il presidente ucraino. Nonostante il Cremlino abbia più uomini e mezzi, anche Mosca, secondo Zelensky, sta attraversando delle difficoltà economiche. Consapevole di questo, il Cremlino, sempre secondo il leader ucraino, vuole porre fine alla guerra, ma pur sempre alle sue condizioni.

Pertanto, Mosca secondo Zelensky sta costruendo una narrativa per promuovere una ‘vittoria personale’ del presidente russo Vladimir Putin.

‘Credo che si siano inventati una vittoria: la nostra uscita dal Donbas. Credo che sia questa la vittoria che hanno inventato: ciò che vogliono vendere all’interno del loro Stato’, ha spiegato Zelensky.

Zelensky ha criticato la strategia del Cremlino di ostacolare un loro incontro al vertice. ‘Credo che sia solo un suo capriccio e lui capisce che non accadrà in questo modo – ha sottolineato Zelensky – forse conta su questo perché non vuole porre fine alla guerra. Pone delle condizioni in anticipo, in modo che non possiamo accettarle’.

Sulla possibilità di uno scambio di territori, è intervenuto anche Andriy Yermak, braccio destro di Zelensky, sottolineando che tutti gli aspetti territoriali saranno affrontati durante l’incontro bilaterale con Putin. Per il capo dell’Ufficio presidenziale ucraino ‘si deve trattare a partire dall’attuale linea del fronte e comunque noi non rinunciamo ai nostri territori nazionali. Prendiamo atto della situazione creata dalla guerra e vogliamo parlarne’, ha detto il braccio destro di Zelensky, aggiungendo che è necessario essere realisti e che ‘l’aggressore ha occupato alcune regioni e per ora non siamo in grado di liberarle con le armi’, per questo Kiev è pronta per un summit tra i due presidenti.

GARANZIE DI SICUREZZA In merito alle garanzie di sicurezza richieste da Kiev, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha affermato che entro 7-10 giorni sarà presentata un’intesa con gli alleat occidentali sull’architettura delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina.

‘Vogliamo raggiungere un’intesa dell’architettura delle garanzie di sicurezza entro 7-10 giorni. E chiarito questo, garantire un incontro trilaterale. Questa era la mia logica’ ha dichiarato alla stampa Zelensky, sottolineando che ‘il presidente Trump ha proposto un approccio leggermente diverso: trasformare un incontro bilaterale in un confronto a tre. Ma alla fine abbiamo concordato che siamo ancora al lavoro sulle garanzie di sicurezza, dando forma a un’infrastruttura simile all’Articolo 5. E ciò che abbiamo ottenuto oggi è un sostegno politico’, ha dichiarato Zelensky, riassumendo i negoziati a Washington.

Tra i principali promotori delle garanzie in favore di Kiev vi è, chiaramente, la Coalizione dei Volenterosi. Sul loro impegno sul campo Zelensky ha osservato che al momento non è in grado di dire quanti paesi siano pronti a inviare le proprie truppe in Ucraina, ma htutti hanno espresso la volontà di sostenere Kiev nel modo consentito dalle loro Costituzioni. In merito all’impegno militare in Ucraina dei Volenterosi, Andriy Yermak ha affermato che ‘più di tre Paesi sono disposti a inviare soldati, ma non voglio dire esplicitamente quali, anche se alcuni tra quelli che ha menzionato ci sono (Germania, Regno Unito e Francia, ndr)’.

Per quanto attiene i paesi che hanno rappresentato la loro disponibilità a garantire la sicurezza dello Stato ucraino, Zelensky ha dichiarato che non ritiene attendibili le garanzie offerte dalla Cina, in quanto Pechino non si è mai adoperato in favore dell’Ucraina.

‘Perché la Cina non è tra le garanzie? Primo, la Cina non ci ha aiutato a fermare questa guerra fin dall’inizio. Secondo, la Cina ha aiutato la Russia aprendo il mercato dei droni’, ha dichiarato Zelensky alla stampa. La Cina era tra i firmatari del Memorandum di Budapest, ha ricordato poi Zelensky, ma ‘non ha fatto nulla quando la Crimea è stata occupata. Ecco perché non abbiamo bisogno di garanti che non aiutano l’Ucraina e che non l’hanno aiutata in un momento in cui ne avevamo davvero bisogno dopo il 24 febbraio’.

Sul tema è intervenuta la portavoce del Ministero degli Esteri cinese Mao Ning, affermando che la Cina è pronta a svolgere un ruolo costruttivo per risolvere la questione in Ucraina.

‘Crediamo che tutte le parti debbano promuovere una soluzione politica alla crisi ucraina basata su una cooperazione comune e globale e su una prospettiva di sicurezza sostenibile’, ha sostenuto la portavoce, specificando che ‘la Cina è pronta a svolgere un ruolo costruttivo in questa questione’.

VERTICE BILATERALE Dopo l’iniziale dinamismo, le trattative per un vertice bilaterale tra Ucraina e Russia – e per un potenziale summit trilaterale con la partecipazione di Donald Trump – si trovano ora in una fase di stallo.

Se da un lato, Kiev ha ribadito la propria convinzione in favore di un bilaterale tra Zelensky e Putin, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha posto delle condizioni affinché questo incontro possa verificarsi.

‘Il nostro presidente (Putin, ndr) ha ripetutamente affermato di essere pronto a incontrare anche il signor Zelensky, con la consapevolezza che’ ciò avverrà solo quando ‘tutte le questioni che richiedono un esame al massimo livello saranno state ben sviluppate e che i tecnici avranno preparato le opportune raccomandazioni’, ha affermato Lavrov.

Invece, l’unica condizione posta dal presidente ucraino, dopo aver rifiutato l’ipotesi di Mosca come luogo dell’incontro proposta dal Cremlino, è che il bilaterale si svolga in una città europea.

‘Riteniamo giusto – ha affermato Zelensky – e gli europei lo hanno sottolineato, che l’incontro si svolga in un’Europa neutrale. Perché la guerra è in Ucraina e nel continente europeo’.

Non ci sono alcune precondizioni per Kiev in merito alle città papabili, l’unica eccezione è per l’ipotesi Budapest. ‘C’è unità tra tutti i paesi europei nel sostenere l’Ucraina durante questa guerra. E, diciamo la verità, Budapest non ci ha sostenuto. Non sto dicendo che la politica di Orban fosse contro l’Ucraina, ma era contro il sostegno all’Ucraina’, ha spiegato il presidente ucraino.

RUOLO DI WASHINGTON Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sembrerebbe intenzionato a lasciare che Russia e Ucraina organizzino un incontro tra i loro leader senza un suo intervento diretto. Trump infatti, vedendo le difficoltà in atto per la definizione del vertice, ha detto nei giorni scorsi che intende organizzare un incontro trilaterale con i due leader solo dopo l’incontro bilaterale tra Zelensky e Putin, anche se non è chiaro se e quando si terrà il vertice russo-ucraino.

In merito al ruolo degli Usa per le garanzie di sicurezza per Kiev, un’esclusiva di Politico ha riportato la volontà del Pentagono di limitare il proprio impegno diretto. Secondo quanto appreso da Politico, Elbridge Colby, Sottosegretario alla Difesa statunitense, ha dichiarato a un piccolo gruppo di alleati che gli Stati Uniti intendono svolgere un ruolo minimo in qualsiasi garanzia di sicurezza per l’Ucraina.

Sarà, dunque, l’Europa a doversi far carico della sicurezza di Kiev. ‘Si sta delineando la realtà: sarà l’Europa a far sì che tutto questo accada sul campo (la pace, ndr)’, ha affermato un diplomatico Nato informato sui colloqui. ‘Gli Stati Uniti non sono pienamente impegnati in nulla’.

Sul tema è anche intervenuto il vicepresidente statunitense JD Vance che a Fox News ha espresso il suo pensiero in merito alla sicurezza dell’Ucraina.

‘Qualunque cosa accada, qualunque forma assuma, gli europei dovranno fare la parte del leone’ per garantire la sicurezza in Ucraina, ha dichiarato il vicepresidente statunitense JD Vance all’emittente statunitense.

‘È il loro continente, è la loro sicurezza’, ha proseguito Vance. ‘Il presidente è stato molto chiaro – ha aggiunto il politico statunitense – l’Europa deve prendere l’iniziativa’.

Il vicepresidente ha anche rilasciato un commento sul presidente russo Vladimir Putin: ‘Parla a bassa voce, più di quanto ci si potrebbe aspettare. Parla a bassa voce, in un certo senso. È molto ponderato, molto attento, e credo che sia fondamentalmente una persona che ha a cuore gli interessi della Russia’.

Guterres (Onu): la carestia nella Striscia di Gaza è un "fallimento per l’umanità"

Roma, 22 ago. (askanews) – “Proprio quando sembrano non esserci più parole per descrivere l’inferno che sta vivendo la popolazione di Gaza, ne è stata aggiunta una nuova: ‘carestia’”. Lo ha denunciato il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, su X. “Non è un mistero, è una catastrofe provocata dall’uomo, una condanna morale e un fallimento della stessa umanità (…). In quanto potenza occupante, Israele ha obblighi innegabili ai sensi del diritto internazionale, tra cui garantire cibo e forniture mediche alla popolazione. Non possiamo permettere che questa situazione continui impunemente”, ha continuato, chiedendo un cessate-il-fuoco immediato, il rilascio immediato di tutti gli ostaggi e un accesso umanitario pieno e senza ostacoli.

Un week-end da bollino rosso

Roma, 22 ago. (askanews) – Sulla rete Anas questo fine settimana è atteso traffico in costante aumento per i rientri verso le grandi città del Centro-Nord. In base alle stime dell’Osservatorio Mobilità Stradale di Anas si attendono 12 milioni e 255mila spostamenti di autoveicoli.

Viabilità Italia, si legge in una nota, ha annunciato bollino rosso nel pomeriggio di oggi, venerdì 22 agosto, nella mattinata di domani, sabato 23 agosto, e nell’intera giornata di domenica 24: spostamenti in netta crescita verso i grandi centri urbani in tutta Italia dalle località di villeggiatura.

A partire dal 25 luglio, data di inizio dell’esodo estivo, Anas ha registrato 203 milioni di spostamenti.

Per il grande aumento dei flussi Anas ha potenziato l’impegno del personale su tutto il territorio nazionale e ha ridimensionato la presenza dei cantieri. Fino all’8 settembre saranno chiusi o sospesi 1.392 cantieri, circa l’83% di quelli attivi (1.672).

Ginnastica, Raffaeli e Dragas in finale ai mondiali di ritmica

Roma, 22 ago. (askanews) – Sofia Raffaeli e Tara Dragas si sono qualificate per la finale individuale dell’all-around ai Mondiali di Ginnastica Ritmica a Rio de Janeiro, con le azzurre

La campionessa del mondo Sofia Raffaeli ha chiuso le qualificazioni al quarto posto con 87.350 punti. Nonostante una piccola sbavatura al nastro, ha brillato in particolare con cerchio, palla e clavette, confermando il suo status tra le élite mondiali. L’esordiente Tara Dragas ha sorpreso tutti, conquistando l’accesso alla finale con un eccellente ottavo posto (84.650 punti). La giovane ginnasta friulana non solo si è qualificata tra le migliori 18, ma ha anche strappato il pass per le finali di specialità con palla e nastro, dimostrando freschezza ed energia.

Le qualificazioni hanno visto il dominio incontrastato della tedesca Darja Varfolomeev, prima assoluta. Le finali, che promettono di essere molto combattute, saranno trasmesse in diretta dalla Rai.

Mattarella: servono costruttori pace, non farsi vincere da paure

Roma, 22 ago. (askanews) – “Il Meeting continua la sua storia proponendo nuove occasioni di incontro, di riflessione, di amicizia, di cultura. Un evento che ha messo radici nella società italiana e che ancora ambisce ad ampliare gli spazi di dialogo, a scavare oltre la superficie del nostro tempo per comprendere come la persona e le comunità possano, nelle trasformazioni, restare protagoniste. Desidero anzitutto esprimere il saluto più caloroso agli organizzatori, ai volontari, ai giovani impegnati per la riuscita del Meeting e a coloro che ne saranno ospiti”. È il messaggio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al Presidente della Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli, Bernhard Scholz.

“Per questa 46a edizione – osserva il capo dello Stato – è stato scelto il titolo: “Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi”. Una citazione che è anche una sfida, come tradizione per le giornate di Rimini. Abbiamo bisogno di costruttori di comunità. Costruttori di convivenza, di pace, di partecipazione, di solidarietà. Costruttori di una società capace di governare i mutamenti restando umana nelle fondamenta e nella civiltà. Non possiamo dare per scontate le conquiste che le precedenti generazioni ci hanno trasmesso. Libertà, democrazia, pace, modello sociale, vanno continuamente rigenerati nella fedeltà ai loro presupposti valoriali. Rigenerati e condivisi”.

“Le straordinarie facoltà e opportunità che scienza e tecnologie ci consegnano – prosegue Mattarella – non bastano a garantire un sicuro e autentico progresso. Il tempo che viviamo è segnato anche dagli orrori di guerre che pensavamo di aver cancellato dalla storia, da volontà di potenza che tornano a mostrarsi minacciosamente, da egoismi personali e di gruppo, da spinte omologanti, da discriminazioni, povertà, solitudini. Non dobbiamo farci vincere dalle complessità e dalle paure. Le comunità deperiscono dove prevale il disimpegno o l’indifferenza. Costruire è rimettersi in cammino nella storia. Anche se questo richiede di attraversare territori difficili”.

“Il calo demografico ha ridotto la presenza dei giovani nella società. Ma nessuna società che voglia avere futuro può rinunciare all’apporto dei giovani e ai loro “mattoni nuovi”. Le stagioni che cambiano richiedono forze, idee, energie nuove. Non è vero che così rischiano di disperdersi i valori: così i valori più profondi possono trasmettersi e dare nuovi frutti”, sottolinea.

“Costruire vuol dire avere speranza. La speranza è il nutrimento più prezioso di una società. Si diffonde soltanto nell’amicizia e nella solidarietà. Questo è anche l’augurio più intenso che rivolgo al Meeting che sta per cominciare”, conclude.

Mattarella: abbiamo bisogno di costruttori di pace e solidarietà

Roma, 22 ago. (askanews) – “Abbiamo bisogno di costruttori di comunità. Costruttori di convivenza, di pace, di partecipazione, di solidarietà. Costruttori di una società capace di governare i mutamenti restando umana nelle fondamenta e nella civiltà”. Lo afferma il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio al Presidente della Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli, Bernhard Scholz.

“Il Meeting – sottolinea Mattarella – continua la sua storia proponendo nuove occasioni di incontro, di riflessione, di amicizia, di cultura. Un evento che ha messo radici nella società italiana e che ancora ambisce ad ampliare gli spazi di dialogo, a scavare oltre la superficie del nostro tempo per comprendere come la persona e le comunità possano, nelle trasformazioni, restare protagoniste”.

“Desidero anzitutto esprimere il saluto più caloroso agli organizzatori, ai volontari, ai giovani impegnati per la riuscita del Meeting e a coloro che ne saranno ospiti. Per questa 46a edizione è stato scelto il titolo: “Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi”. Una citazione che è anche una sfida, come tradizione per le giornate di Rimini. Abbiamo bisogno di costruttori di comunità. Costruttori di convivenza, di pace, di partecipazione, di solidarietà. Costruttori di una società capace di governare i mutamenti restando umana nelle fondamenta e nella civiltà”, osserva il capo dello Stato.

Le temperature scendono entro il fine settimana, anche al Sud

Roma, 22 ago. (askanews) – Con la burrasca di fine estate le temperature sono calate al Centro-Nord, mentre resistono degli over 35 gradi al Sud. Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, conferma che, entro il weekend, anche il meridione percepirà una rinfrescata generale e su tutto lo Stivale le temperature massime supereranno difficilmente i 30-31°C.

Dal punto di vista termico staremo bene ovunque ma, attenzione, nel corso delle prossime ore ci saranno ancora dei temporali. I residui della burrasca di fine estate, con il ciclone in allontanamento verso i Balcani, causeranno rovesci sul Triveneto, su gran parte delle regioni centrali ma localmente anche al Sud.

Nel dettaglio, venerdì mattina sono previsti scrosci e fulmini al Centro, tra Campania e Calabria e localmente anche sull’alto versante adriatico. Dal pomeriggio alcuni acquazzoni raggiungeranno la Puglia, mentre in serata arriverà una ‘ritornante’: con questo termine si identifica in meteorologia un fronte che torna dal ciclone principale a colpire una zona già interessata dal maltempo, con una configurazione spesso associata ad una ‘specie di colpo di coda’.

In altre parole tornerà, dalla sera e nella notte tra venerdì e sabato, un po’ di maltempo tra Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia dopo le forti piogge degli ultimi giorni. Questa ‘ritornante’ causerà anche un peggioramento nella giornata di sabato su buona parte delle regioni adriatiche, scendendo dalla Romagna fino alla Puglia. Nel pomeriggio del sabato il maltempo colpirà, infine, a macchia di leopardo tutta la fascia orientale del Paese, da Trieste in giù, fino al Salento.

Domenica, finalmente, arriverà un miglioramento più diffuso: il sole sarà prevalente al mattino, salvo al Nord-Ovest, poi dal pomeriggio troveremo qualche acquazzone sulla dorsale appenninica, sulle Alpi e tra Toscana e Liguria.

Anche la prossima settimana arriveranno altre perturbazioni, anche se non mancheranno ampie fasi soleggiate per milioni di italiani ancora in vacanza. Certo è che le temperature si abbasseranno ulteriormente, ma questa sarà solo una buona notizia.

Missili, droni e bombe russi sull’Ucraina

Roma, 22 ago. (askanews) – Il bilancio della guerra in Ucraina nelle ultime 24 ore è di 157 combattimenti tra l’esercito invasore russo e le forze di difesa ucraine. Lo Stato maggiore dell’esercito ucraino ha rappresentato, nel consueto bollettino giornaliero, che l’esercito russo ha lanciato due attacchi missilistici con 44 missili e 75 attacchi aerei sulle posizioni di unità e insediamenti ucraini, oltre ad aver sganciato 125 bombe aeree guidate e utilizzato 5.875 droni kamikaze.

I russi, inoltre, hanno effettuato 5.709 attacchi di artiglieria, di cui 98 con sistemi di lancio multipli. Le aree in cui si sono concentrati gli attacchi di Mosca riguardano gli insediamenti di Stara Huta nella regione di Sumy; Orikhiv, Novoukrainka, Chervona Krynytsia nella regione di Zaporizhzhia; e Prydniprovske nella regione di Kherson.

Katz: "Le porte dell’inferno si apriranno presto" a Gaza

Roma, 22 ago. (askanews) – Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz afferma di aver approvato i piani dell’esercito israeliano per “sconfiggere Hamas a Gaza”. L’Idf è pronto a invadere Gaza City con una nuova offensiva. “Le porte dell’inferno si apriranno presto sugli assassini e gli stupratori di Hamas a Gaza, finché non accetteranno le condizioni poste da Israele per porre fine alla guerra, in primo luogo il rilascio di tutti gli ostaggi e il loro disarmo”, ha dichiarato Katz, aggiungendo che se Hamas non capitola, Gaza City “diventerà Rafah e Beit Hanoun”, due città che sono state in gran parte ridotte in macerie dai bombardamenti israeliani.

Giovanni Leone (1973): “Don Giovanni Minzoni s’impone alla nostra ammirazione”

La figura di Don Giovanni Minzoni si impone alla nostra ammirazione, e si imporrà all’ammirazione dei tempi futuri, perché il suo nome è scolpito nella storia d’Italia per tre fondamentali profili: la dedizione all’ideale patriottico, la concezione dell’apostolato sacerdotale, come impegno morale e civile, la lotta fino all’estremo sacrificio per la libertà, per la democrazia, per la giustizia.

Della guerra Don Minzoni non poté non avvertire, anzi avvertì, come si registra nel suo diario, il significato disumano, ma tale visione egli non esaurì nell’amara e sofferta accettazione di una lacerazione dell’insegnamento e del senso di fraternità, e non si esaurì neppure in atti di mera pietà, ma volle invece convertire in un impegno di assistenza morale e religiosa andando Cappellano sui campi di battaglia insieme con quei fanti che, come lui scrisse nel diario, “erano i poveri”. E quando l’ora dell’estremo pericolo fece sentire tutti fratelli, non solo nel sangue, ma nell’ideale patriottico, si unì ai soldati in un gesto disperato e glorioso di combattimento che gli meritò la Medaglia d’Argento al Valor Militare. Fu quindi Cappellano solerte, apprezzato, rispettato e amato, e fu combattente coraggioso ed eroico.

La missione parrocchiale Don Minzoni non intese solo, e già questo era sufficiente a dare splendore alla sua anima, come un impegno di guida dei fedeli a lui affidati, una guida da esercitare nella sacertà interna del tempio. Ma egli volle realizzare, incarnare, consacrare, con la sua opera, il valore sociale ed umano del Messaggio cristiano; e quel senso di sgomento che lo prese al primo contatto con questa popolazione nell’assistere al divorzio, per lui e per noi assurdo, fra la povera gente ed il Messaggio cristiano, gli dette la spinta, l’impronta e la forza morale di essere accanto ai poveri contadini umiliati e oppressi in quell’ora, non solo col sostegno e col conforto della preghiera, ma per renderne meno amara la faticosa e tormentosa giornata, con lo stimolo e con l’esempio di opere sociali.

Fu quindi dispensatore di sacramenti, guida alla preghiera, ma alta e splendida voce del concetto sociale del Messaggio cristiano. La lotta politica egli intese sempre con distacco e con attenzione. E dell’ingresso dei cattolici nella vita pubblica italiana e della loro opera egli avvertì l’importanza e la funzione, anche e soprattutto per il profilo sociale. Ma tuttavia si tenne, come era suo dovere, distaccato dalle lotte elettorali, fino a quando l’impegno politico non si rivelò al suo animo come un momento morale. Cioè fino a quando egli si accorse che non si trattava più delle alterne vicende di formazioni politiche, ma si trattava di combattere per impedire che il soffio potente della libertà, che alimenta la democrazia, sorregge il progresso, ed è il grande respiro del Messaggio cristiano, fosse minacciato dalla morte.

E quindi, come scrisse e fu ricordato dal Sindaco, passò il Rubicone «forse […] per me la persecuzione, forse la morte, per il trionfo della causa di Cristo». E la morte venne, col crisma del martirio, a sanzionare l’indissolubile duplicità della sua vita come impegno religioso e come missione civile. Ed egli poté affrontare questa morte con la lucida visione di quello che costituiva il senso del suo sacrificio e del suo martirio.

Oggi, a distanza di 50 anni dal suo martirio, egli, non tanto dal piedistallo di un prestigioso monumento, quanto dal più alto piedistallo della pagina che ha scritto nella storia della democrazia, nella vita pubblica dei cattolici in Italia, nel suo Paese, ci addita due insegnamenti inseparabili. Il sacerdote invoca, come invocò nel momento estremo della morte, il perdono, invitando alla tolleranza, alla dispersione di ogni triste seminagione di odio, alla pace sociale.

Il combattente per la libertà, il martire della democrazia, ci ammonisce ad essere vigili sempre nel difendere le istituzioni, nell’arricchirle di costruttiva vita interiore, nel consolidarle di giustizia sociale, nell’esaltare i valori patriottici, nel perseguire, con sempre maggiore impegno, nelle opere, nel pensiero, nella preghiera, la pace all’interno e la pace fra i popoli, mai come in questo triste momento per il Mediterraneo, mare di grandi pensieri e di grandi […], un appello che deve essere lanciato alla nostra anima latina e cristiana.

Questa, cittadini di Argenta, è ora di grande impegno morale. Questa è ora di grandi ispirazioni. Ebbene, quelli che come Don Minzoni sono morti per gli ideali di patriottismo e di libertà, costituiscono e costituiranno sempre un alto punto di riferimento morale per il nostro Paese; costituiranno un punto di riferimento soprattutto per i giovani, ai quali noi vogliamo ricordare che al loro impegno, alla loro tormentosa ed inquieta ricerca, devono dare un’alta tensione morale, che è la condizione essenziale per il progresso civile e morale di un Paese.

Cittadini di Argenta, è una felice occasione che il Presidente della Repubblica, che in questo momento sente l’onore e la responsabilità di rappresentare l’unità nazionale, possa, nello stesso tempo in cui rende omaggio alla memoria di Don Giovanni Minzoni, appuntare sul vostro Labaro la Medaglia d’Oro al Valor Civile.

Vi è un arco ideale che ricongiunge il sacrificio di Don Minzoni con la vostra sofferenza. Se Don Minzoni non fosse stato trucidato, e con lui la democrazia in Italia, non avremmo avuto una guerra, che noi non sentimmo, e che tuttavia — e amo sempre ricordarlo — i combattenti sostennero con impegno, con coraggio e con eroismo. E il nostro ricordo per quelli che sono caduti in tutte le guerre deve essere perenne. Più sfortunato è il risultato di una guerra, più alto e splendente è il sacrificio di chi è caduto in una guerra nella quale anche le popolazioni civili furono terribilmente esposte.

E noi ricongiungiamo la sofferenza dei cinque anni, le distruzioni, i bombardamenti, le morti, le sofferenze, tutto ciò che vi è stato nel vostro animo di luttuoso, di triste e di amaro, con la memoria di Don Minzoni, e fondiamo questi due momenti della vostra storia in una sola invocazione: operiamo, cittadini di Argenta, operiamo, italiani, con il nostro costume, con le opere, l’impegno, perché la democrazia sia più viva, perché la pace risplenda all’interno del nostro popolo e di tutti i popoli del mondo.

(Fonte: Portale storico della Presidenza della Repubblica – link)

 

N.B. L’inaugurazione del monumento da parte di Giovanni Leone, il 13 ottobre 1973, completò il ciclo delle commemorazioni dell’arciprete di Argenta in occasione del 50° anniversario della sua uccisione.

In precedenza, il 5 agosto, la Dc aveva organizzato a Ravenna in forma solenne la riunione del suo Consiglio nazionale. Nella circostanza, fu Mario Scelba a ricordare la figura di don Minzoni con una relazione di ampio respiro storico e politico. 

Per eventuali approfondimenti, si segnala che due anni fa, sul “Riformista”, uscì l’articolo di Lucio D’Ubaldo: questo è il link per leggere il testo

https://www.ilriformista.it/scout-e-popolare-don-minzoni-martire-del-fascismo-377302/

Il Leoncavallo ieri oggi e domani. Cronaca di una identità in conflitto

Quella del Centro Sociale Leoncavallo “Spazio Pubblico Autogestito” è una lunga storia, la foto di un tratto d’Italia con tutti i suoi fermenti e tutte le sue contraddizioni. A riprova, può anche chiamarsi Leoncavallo S.p.A., anche se non ha nulla da fatturare.

 

Le origini negli anni 70

In sintesi, per quanto si legge, prende piede nel 1975 in via Mancinelli per iniziativa di collettivi antifascisti della zona e Avanguardia Operaia, e di qualche esponente dei movimenti Lotta Continua e Movimento Lavoratori per il Socialismo. Se si pensa solo a una pericolosa aggregazione di carattere anarchico-sovversivo ci si sbaglia.

Al tempo i suoi componenti si distinsero anche per mettere in piedi un comitato contro l’eroina e per questo ci lasciarono la pelle due suoi ragazzi, eroici testimoni di lotta alla droga.

Zone dombra e aperture culturali

Ci furono poi, in seguito, delle commistioni con la lotta armata dell’epoca brigatista e, successivamente, aperture culturali verso espressioni di musica alternativa. Zone d’ombra e di chiaro si sono avvicendate come in altre espressioni sociali e politiche del nostro Paese.

Sembra che nell’agosto del 1989 fu tentato uno sgombero della struttura che registrò fenomeni di resistenza con l’uso di molotov, pietre e quant’altro di utile contro le forze dell’ordine.

Se vero, la sentenza contro gli autori della resistenza concesse loro attenuanti per “aver agito per alti valori morali e sociali”, indicando invece responsabilità dell’allora amministrazione comunale.

Dal conflitto al compromesso

Si passò in seguito a una scelta “non violenta” e al trasloco in via Salomone: qualcosa di più saggio rispetto all’ispirazione passata.

Nel 1994, dopo un ennesimo sgombero, venne poi occupata l’ex cartiera in via Watteau e si definì nella sostanza un’adesione all’allora Partito di Rifondazione Comunista. Alla fine, il Leoncavallo ha accumulato una trentina di sfratti a ragione dei proprietari dell’immobile, ciò fino ad arrivare all’oggi.

Simboli e metafore

Leoncavallo è anche l’autore de “I Pagliacci”, in cui si racconta la drammatica vicenda di una compagnia teatrale girovaga, un po’ come il nostro Centro Sociale oggi all’altare della cronaca, che ha cambiato spesso sede e che ha sul fondo un triste destino.

Sfrattare indica in origine muovere qualcuno dalle siepi e rovi in cui si è annidato — che siano di cemento poco importa — mentre sgombrare è la rimozione di qualcosa che si è gongolata facendosi ben grossa, dando segno orgoglioso della sua presenza.

Lo sgombro è un pesce che brilla d’azzurro e che ultimamente sul mercato ha ripreso valore. Non lo puoi allevare, è per così dire naturale, ricco di sostanze e costa poco. Occorre vedere per quanto tempo andrà ancora di moda o se cadrà di nuovo nel dimenticatoio.

Il mare delle confusioni

Siamo sempre nel mare delle confusioni: il leone e il cavallo insieme possono convivere, ma a dispetto di una confusa identità ogni volta da ricalibrare. Il primo morde e l’altro scalcia, insieme si difendono e insieme si contendono un’immagine e un’idea precisa da regalare al prossimo.

Ora si è agito perché la legge è legge. Così come per i campi rom non c’è da farsi molte illusioni. Liberare uno spazio dai suoi occupanti non li cancella da questo mondo.

Torneranno e si faranno vivi da qualche altra parte, prenderanno a presidio qualche altra realtà: di terra non ne manca. La sola cosa certa è che l’opera “I Pagliacci” si conclude con la gelida frase “la commedia è finita” ed anche di questo non sarà possibile avere adesso del tutto certezza.

Un nuovo protagonismo europeo: la politica come forma e sostanza

Dopo il vertice di Washington e il recente incontro tra i leader europei volto a riaprire con determinazione un percorso di pace tanto necessario quanto tardivo, si è finalmente percepito un nuovo, seppur timido, protagonismo dell’Europa. Una volontà, per quanto fragile, di recuperare un ruolo attivo nella diplomazia internazionale e nella gestione delle crisi tra i singoli paesi.

Ed è in questo contesto che ci si trova a riflettere, con più urgenza, non solo sulle scelte di merito, ma sulle modalità con cui la politica si muove. Perché è evidente a molti che certe modalità di fare politica lente, disarticolate, indecise, e a volte anche ininfluenti nonché irrilevanti, non sono più sostenibili.

Una diplomazia con etica della responsabilità

Quando la politica si attarda in esitazioni formali, o si rifugia nell’ambiguità procedurale, le conseguenze non solo teoriche sono distruzione, sono vite innocenti sacrificate sull’altare del puro potere. Serve, allora, una politica estera europea che torni ad avere visione e spessore.

Una politica che ricordi, ad esempio, quella diplomazia paziente e determinata, radicata in un’idea di politica come servizio alla persona e non al solo potere, che l’Italia seppe esercitare in passato. Basti pensare al ruolo della Democrazia Cristiana, capace di muoversi con intelligenza e misura anche nei contesti più delicati e complicati nei singoli rapporti di forza.

La forma come sostanza della politica

Non si trattava, infatti, di una diplomazia priva di anima politica, o indifferente a livello culturale. Era un agire politico guidato da una visione chiara, sorretto da un’etica della responsabilità e fondato su un’idea della persona come misura e orizzonte di ogni scelta.

Oggi, in una stagione segnata da una crescente superficialità strategica e dalla forza come linguaggio dominante delle relazioni internazionali, quello stile appare lontano e quasi indecifrabile. Ma non dovrebbe esserlo. In politica, la forma non è una cornice opzionale, ma un elemento strutturale.

Il rischio del populismo istituzionale

In alcune recenti dinamiche europee – dalle nomine nelle istituzioni comunitarie gestite più come spartizione di potere tra capi di governo che come processo trasparente e democratico, alle forzature nei tempi di approvazione di pacchetti legislativi strategici – si percepisce un’inquietante disinvoltura nell’aggirare le forme.

Un’irritualità che non nasce dal basso, ma dal vertice. Quando la forma viene trascurata in nome dell’efficienza o della rapidità decisionale, spesso si cela una più sottile forma di populismo istituzionale, quello che predica il “fare” a ogni costo, anche a scapito delle regole.

La spettacolarizzazione del potere

Un altro sintomo di questa tendenza lo vediamo nella crescente personalizzazione della politica. I leader europei comunicano ormai più come influencer che come rappresentanti istituzionali. I tweet sostituiscono i comunicati, i video emozionali prendono il posto dei documenti ufficiali, le dichiarazioni estemporanee prevalgono sulle sintesi condivise.

Anche qui non è solo una questione di stile, ma di sostanza. Quando le decisioni vengono anticipate dai canali social di un singolo leader, prima ancora che nelle sedi istituzionali competenti, si rompe un equilibrio.

Difendere le regole, difendere la democrazia

Cosa ci insegna questa deriva? Una responsabilità condivisa. Dobbiamo chiederci: l’irritualità nella forma è un problema solo dei politici o anche nostro, dei cittadini, dei media, degli intellettuali? Se tolleriamo, o peggio applaudiamo, la scorciatoia comunicativa, il bypass procedurale, la spettacolarizzazione del potere, allora siamo complici di un processo di svuotamento democratico.

Essere europei non significa solo avere una moneta comune o attraversare confini senza passaporto. Significa difendere un modello politico fondato su regole, equilibrio, trasparenza.

 

La forma come atto di resistenza democratica

Ciò che ci deve far riflettere è la tendenza, sempre più normalizzata, a considerare le forme come ostacoli anziché come strumenti di civiltà politica. L’Europa, oggi, ha bisogno non di meno ritualità, ma di più regole rispettate e condivise.

Ha bisogno di una politica che rispetti il metodo anche quando è faticoso, che scelga la trasparenza anche quando non è conveniente, che comunichi con sobrietà anche quando la tentazione del populismo è forte.

Perché in politica, come nella vita, la forma è sostanza. E difenderla è forse l’atto più radicale di resistenza democratica che possiamo compiere.

Armenia e Azerbaijan, la pace firmata a Washington inquieta Mosca

Soverchiata dagli incontri di Anchorage prima e di Washington poi, la notizia dell’intesa firmata alla Casa Bianca – con grande sfoggio di piena soddisfazione esibita da Donald Trump – fra Armenia e Azerbaijan è rimasta un po’ ai margini delle cronache internazionali pur essendo di grande importanza. Perché se l’accordo raggiunto si svilupperà come previsto davvero si sarà conclusa una contesa ultradecennale costata centinaia di vite umane e l’esodo di una intera popolazione, quella di origine armena del Nagorno Karabakh. Un accordo, inoltre, che reca con sé effetti geopolitici di natura regionale affatto secondari.

La Trump Route” e il nuovo corridoio

Facciamo ordine. Dapprima i fatti: il presidente azero Ilham Aliyev e il premier armeno Nikol Pashinyan hanno sottoscritto un documento, denominato Roadmap for Peace, che supera i contrasti esplosi da ultimo nel 2023, quando l’Azerbaijan costrinse con la forza allo scioglimento l’autonominata Repubblica del Nagorno Karabakh, un territorio abitato da persone di etnia armena ma collocato all’interno dell’Azerbaijan. L’intesa ruota intorno alla creazione di una rotta terrestre che collegherà l’Azerbaijan alla propria enclave di Nackhchivan attraversando l’Armenia per circa 40 km.

In omaggio al mediatore i due ex avversari hanno denominato questa futura arteria commerciale nientemeno che Trump Route for International Peace and Prosperity e hanno proposto il Presidente USA per il premio Nobel per la Pace (ormai una fissa, per Trump). Un investimento infrastrutturale i cui diritti di sviluppo verranno affidati agli Stati Uniti, che mettono così un piede sulla scacchiera caucasica già dominio sovietico. Ed è questa la novità rilevante in termini geopolitici.

 

Le reazioni di Ankara e Teheran

Infatti la cosa non è affatto piaciuta a Mosca. Ma neppure a Teheran e Ankara. Per quest’ultima, alleata di Baku e rafforzata dagli eventi del 2023, l’intromissione dell’alleato americano è un possibile problema perché ne limita le ambizioni regionali, trattandosi evidentemente di una presenza ingombrante.

Per l’Iran il motivo dell’irritazione è addirittura ovvio, e nello specifico Teheran minaccia un intervento per “bloccare” il corridoio immaginato dall’accordo (“questo passaggio non diventerà un cancello per i mercenari di Trump, diverrà la loro tomba”) invitando al contempo con toni duri l’alleato moscovita a muoversi a sua volta e a non rimanere immobile di fronte a quella che viene ritenuta una grave provocazione.

 

La Russia e lombra dellUcraina

La Russia, pur non esprimendo esplicitamente il proprio fastidio, ha in effetti già reagito: nei confronti dell’Azerbaijan, con il quale i rapporti erano migliorati proprio in seguito al non intervento a supporto di Erevan nel 2023. E qui entra in ballo, manco a dirlo, l’Ucraina. Già, perché Baku ha siglato con Kyiv un accordo per fornitura di gas, condotto dal Caspio verso ovest attraverso la pipeline TransBalkan.

E questo per Mosca è chiaramente un affronto. Al punto che alcuni droni russi, nell’ambito di un attacco su Odessa, hanno colpito (volontariamente? nessuno lo ammette ma tutti lo pensano) i depositi ivi presenti della compagnia petrolifera statale azera SOCAR. E, ancora, al punto che a Mosca si sia levata più d’una voce reclamante un embargo per i prodotti azeri e, addirittura, l’avvio di una “operazione militare speciale” anche nel Caucaso.

Una minaccia lasciata filtrare attraverso personaggi minori, che però offre l’idea di quanto le novità prospettate dall’intesa firmata a Washington possano generare importanti novità in quel quadrante geografico ex sovietico. Termine, quest’ultimo, che dopo l’esibizione in felpa del Ministro degli Esteri Lavrov non pare più improprio tornare a utilizzare.

M.O., Meloni: Italia preoccupata. Pd-M5S: tardiva e complice

Roma, 21 ago. (askanews) – La drammatica accelerazione delle azioni militari e legislative del governo israeliano forza il dibattito anche in Italia e riaccende la polemica delle opposizioni contro la presidente del consiglio, Giorgia Meloni, accusata di silenzi e complicità con i crimini del primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu. La leader di Fratelli d’Italia è in vacanza in Puglia, filtra un video della sua visita a un allevamento di cani, che risale alla giornata di ieri. Lei celebra in una nota sui suoi canali social lo sgombero dello storico centro sociale milanese Leoncavallo: “In uno Stato di diritto non possono esistere zone franche o aree sottratte alla legalità”. Poi affida a una nota ufficiale di palazzo Chigi il commento alla dichiarazione congiunta Stati Uniti-Unione europea sui dazi, nota che enfatizza quelli che sono per il Governo gli aspetti positivi di questo passaggio, che “fornisce finalmente al mondo imprenditoriale un quadro chiaro del nuovo contesto delle relazioni commerciali transatlantiche” anche se “non si tratta ancora di un punto di arrivo ideale o finale”.

Per la segretaria del Pd, Elly Schlein, “il silenzio di Meloni su quello che sta accadendo a Gaza è vergognoso per l’Italia.Davanti all’operazione criminale di occupazione di Gaza e ai ministri di Netanyahu che dichiarano la morte della prospettiva di uno Stato Palestinese – si chiede la leader dem – Meloni dirà ancora che il riconoscimento della Palestina sarebbe prematuro?Che cosa aspetta, che non ci sia più niente da riconoscere?”.Senza nominare la premier, il presidente del M5S, Giuseppe Conte, avverte: “Dovremo ricordarci anche di chi si è reso corresponsabile di questi crimini, offrendo copertura politica e militare a questo governo criminale, dovremo ricordarci di chi – pur di fronte a questo genocidio – ha continuato a guardare a Netanyahu come a un ‘alleato'”.

Meloni non risponde alle opposizioni ma prende la parola sugli ultimi sviluppi mediorientali: “L’Italia – dichiara – segue con profonda preoccupazione gli sviluppi recenti relativi alle decisioni assunte dal Governo israeliano in merito alla situazione nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania”. A suo giudizio “la decisione di procedere con l’occupazione di Gaza, in risposta al disumano attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023, costituisce un’ulteriore escalation militare che non potrà che aggravare la già drammatica situazione umanitaria”. Inoltre, avverte che “l’Italia condanna la decisione israeliana di autorizzare nuovi insediamenti in Cisgiordania. Tale decisione è contraria al diritto internazionale e rischia di compromettere definitivamente la soluzione dei due Stati e, in generale, una prospettiva politica per giungere a una pace giusta e duratura”.

Lapidario il commento di Schlein: “Meloni oggi ha rotto tardivamente il suo silenzio sull’occupazione di Gaza con parole che sembrano quelle di una opinionista. Che la situazione sia drammatica a Gaza non serviva lei per dirlo. Quello che non dice invece è quello che ci si aspetta dalla presidente del Consiglio: quali azioni immediate e concrete intende intraprendere il governo italiano per fermare Netanyahu e il suo piano criminale, che sta procedendo alla piena occupazione di Gaza dopo aver già massacrato 60mila palestinesi?”.

Papa: grazie a missionari per evangelizzazione nei luoghi di vacanza

Riccione, 21 ago. – Papa Leone ha oggi rivolto un saluto speciale ai giovani e ai volontari della missione di evangelizzazione “Chi ha sete venga a me”, che si conclude oggi a Riccione. Durante l’Angelus, il Pontefice ha lodato le numerose iniziative estive di evangelizzazione e ha espresso parole di gratitudine per l’impegno dei partecipanti, rivolgendosi direttamente ai giovani. In questo tempo estivo ricevo notizie di tante e svariate iniziative di animazione culturale e di evangelizzazione, organizzate spesso nei luoghi di vacanza. bello vedere come la passione per il Vangelo stimola la creativit e l’impegno di gruppi e associazioni di ogni et. Penso, ad esempio, alla missione giovanile che si svolta in questi giorni a Riccione. Voglio salutare con affetto tutti i ragazzi e i volontari che hanno partecipato a questa missione , ha dichiarato il Papa, rivolgendosi con un pensiero speciale a chi ha preso parte a questa esperienza. La missione, che ha visto la partecipazione di circa duecento volontari, ha animato Riccione con un’intensa settimana di attivit. I missionari si sono impegnati nelle piazze, nelle strade e sulle spiagge della citt, incontrando giovani, offrendo “abbracci gratis” e diffondendo la gioia del Vangelo. Le chiese sono rimaste aperte tutta la notte per accogliere chi desiderava un momento di riflessione e preghiera.

La prima missione nata a Roma nel 1999 grazie a Chiara Amirante e dal 2003 si svolge anche a Riccione con la collaborazione di diverse realt ecclesiali. Quest’anno stata promossa dalla diocesi di Rimini insieme al Punto Giovane, alla comunit Nuovi Orizzonti, alle Sentinelle del Mattino di Pasqua e a Ra.Dio.Luce.

Negli anni la missione ha continuato a crescere nel tempo, coinvolgendo migliaia di giovani ogni anno. Sui social, i video che raccontano i momenti di evangelizzazione e incontro tra i giovani hanno trasmesso la gioia e l’entusiasmo di una settimana segnata dall’incontro di fede e dalla voglia di condividere la bellezza del Vangelo.

Fonte del Video Vatican Media

I leader storici del Leoncavallo: le nostre idee non finiscono e non cambiano

Milano, 21 ago. (askanews) – I leader storici del Leoncavallo hanno indetto alle 14 una breve assemblea informale dopo lo sgombero che da questa mattina sta coinvolgendo la struttura in via Watteau a Milano.

Lo storico centro sociale era in attivit nella sede in zona Greco, a nord della citt, da 31 anni. Al megafono si sono alternati i responsabili delle diverse inziative che ruotano attorno al centro sociale, dando appuntamento alla cittadinanza stasera alle 18 per una assemblea pubblica davanti al Leoncavallo presidiato dalle forze dell’ordine per fare il punto della situazione e decidere i prossimi passi.

“Devo dire che in questa citt vige una strana legalit, perch il termine legale per lo sfratto e l’utilizzo della forza pubblica era il 9 di settembre. una ben strana legalit quella che non viene rispettata neanche da chi la scrive, abbastanza strana la legalit che abbiamo visto affermarsi in questa citt. Non c’ da stupirsi delle scene di stamattina se abbiamo visto crescere neanche tanto silenziosamente ma certamente molto rapidamente torri di venti piani nei cortili, una citt

che cambiata molto, ma che siamo convinti assolutamente abbia ancora potere di parola. E’ per questo che quando ci si chiede: ma adesso il Loncavallo cosa far? Viene risposto dopo tentativo di sfratto, il Loncavallo pu dire poco, Milano pu dire molto.

Cos invece Marina Boer presidente dell’Associazione Mamme Antifasciste: “Il contenitore essenziale per lanciare le nostre idee. L’abbiamo fatto in luoghi diversi negli anni e la modalit con cui noi abbiamo portato avanti questo modo di fare politica non mai cambiato e non cambier neanche adesso, noi non abbiamo mai pensato a Leoncavallo come una privatizzazione di uno spazio in cui mettere le nostre attivit di interesse personali. Abbiamo sempre visto Leoncavallo come un luogo che permetteva un’elaborazione collettiva delle idee da riproporre poi alla citt per riceverne un ritorno che potesse confortarci nelle nostre idee, nella giustezza della nostra visione del mondo. Su questo aspetto noi continueremo con molte pi difficolt ovviamente, perch andare avanti senza pi questo luogo fisico sar, complicher molto la nostra vita, ma non potremmo pensare di cambiare il nostro modo di agire, di portare avanti le nostre idee”.

M.O., Conte: Natanyahu criminale di guerra, prosegue follia genocida

Roma, 21 ago. (askanews) – “Nelle ultime 24 ore il governo criminale di Netanyahu ha annunciato la creazione di un nuovo insediamento coloniale in Cisgiordania – spaccandola di fatto in due e mettendo una pietra tombale sul futuro Stato di Palestina – e ha avviato le operazioni di occupazione di Gaza City, che dall’alba sono costate la vita già a 40 palestinesi. Siamo di fronte all’ennesima testimonianza di impunità, all’ennesima dimostrazione che, anche a dispetto delle affollate manifestazioni di protesta di tanti cittadini israeliani, Netanyahu e i suoi sodali al governo vogliono proseguire nella follia genocida, che è già costata la vita a oltre 60mila civili”. Lo ha scritto sui suoi canali social il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte.

“Netanyahu – ha proseguito – non è affatto un eroe di guerra. È un criminale di guerra, responsabile di gravissime e sistematiche violazioni del diritto internazionale umanitario. Gaza e la storia della Palestina sono in via di estinzione. Ma noi, tutti noi, sembriamo anestetizzati dalle parole di circostanza che rimbalzano nelle cancellerie della comunità internazionale. Sembriamo assuefatti a questa macabra storia di sangue e di ingiustizia, rassegnati a questa vergogna”.

“La Storia – ha detto ancora l’ex premier – giudicherà. Per quanto sta in noi, faremo di tutto perché anche le Corti di giustizia del nostro tempo possano giudicare i responsabili di questa infamia. Dovremo ricordarci anche di chi si è reso corresponsabile di questi crimini, offrendo copertura politica e militare a questo governo criminale, dovremo ricordarci di chi – pur di fronte a questo genocidio – ha continuato a guardare a Netanyahu come a un ‘alleato’. E non sfuggiranno ai giudizi morali – ha concluso Conte – neppure i silenzi complici, di chi poteva e doveva parlare e ha finto di non vedere”.

Roberto Bolle è Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres

Milano, 21 ago. (askanews) – Roberto Bolle è stato insignito del titolo di Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres dalla Repubblica Francese. L’onorificenza, comunicata dalla Ministra della Cultura Rachida Dati, rappresenta una delle principali distinzioni tra i quattro ordini ministeriali del Paese.

Al danzatore italiano, amatissimo anche in Francia, il riconoscimento è stato conferito per “il suo contributo e il suo impegno al servizio della cultura, della sua diffusione e della sua promozione”. Un premio prestigioso che sottolinea ancora una volta l’impatto dell’opera di Roberto Bolle sul “sistema danza”, non solo a livello nazionale – dove gli ultimi dati SIAE registrano una crescita del balletto di oltre il 13% nell’ultimo anno – ma anche internazionale, in un Paese come la Francia, dove l’arte tersicorea gode di grande considerazione.

M.O., Meloni: impegnati per pace, preoccupano decisioni Israele

Roma, 21 ago. (askanews) – “L’Italia segue con profonda preoccupazione gli sviluppi recenti relativi alle decisioni assunte dal Governo israeliano in merito alla situazione nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania e riafferma con fermezza il proprio impegno a favore della pace, della sicurezza e del rispetto del diritto internazionale”. Lo dichiara la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

“In particolare – prosegue – la decisione di procedere con l’occupazione di Gaza, in risposta al disumano attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023, costituisce un’ulteriore escalation militare che non potrà che aggravare la già drammatica situazione umanitaria”.

“Al contrario – sottolinea la premier – sarebbe invece necessario un impegno collettivo per giungere a un cessate il fuoco e al rilascio degli ostaggi, rafforzando lo sforzo internazionale per assicurare l’assistenza umanitaria che è urgentemente necessaria alla popolazione civile della Striscia”.

“L’Italia – assicura Meloni – continuerà a sostenere gli sforzi dei mediatori in questa direzione ed è pronta a fare la sua parte in uno scenario post-conflitto”.

Schlein: il silenzio di Meloni su Gaza è vergognoso, sanzionare Netanyahu

Roma, 21 ago. (askanews) – “Il silenzio di Meloni su quello che sta accadendo a Gaza è vergognoso per l’Italia. Non possiamo continuare a sacrificare la dignità del nostro Paese sull’altare dell’amicizia di Meloni, Tajani e Salvini con Trump e Netanyahu”. Lo dichiara la segretaria del Pd Elly Schlein. “Davanti all’operazione criminale di occupazione di Gaza e ai ministri di Netanyahu che dichiarano la morte della prospettiva di uno Stato Palestinese – si chiede la leader dem – Meloni dirà ancora che il riconoscimento della Palestina sarebbe prematuro? Che cosa aspetta, che non ci sia più niente da riconoscere?”.

“L’Italia e l’UE – insiste Schlein – interrompano immediatamente gli accordi di cooperazione e procedano a sanzioni contro il governo criminale di Netanyahu. Servono azioni concrete per fermarli. Che non ci possono essere zone franche dal diritto perché Meloni non lo dice al suo amico Netanyahu che sta occupando illegalmente Gaza e la Cisgiordania? Siamo di fronte a una delle pagine più buie della storia contemporanea, tacere e mettere la testa sotto la sabbia è indegno della storia del nostro Paese”.

M.O., Schlein: silenzio Meloni vergognoso, sanzionare Netanyahu

Roma, 21 ago. (askanews) – “Il silenzio di Meloni su quello che sta accadendo a Gaza è vergognoso per l’Italia. Non possiamo continuare a sacrificare la dignità del nostro Paese sull’altare dell’amicizia di Meloni, Tajani e Salvini con Trump e Netanyahu”. Lo dichiara la segretaria del Pd Elly Schlein.

“Davanti all’operazione criminale di occupazione di Gaza e ai ministri di Netanyahu che dichiarano la morte della prospettiva di uno Stato Palestinese – si chiede la leader dem – Meloni dirà ancora che il riconoscimento della Palestina sarebbe prematuro? Che cosa aspetta, che non ci sia più niente da riconoscere?”.

“L’Italia e l’UE – insiste Schlein – interrompano immediatamente gli accordi di cooperazione e procedano a sanzioni contro il governo criminale di Netanyahu. Servono azioni concrete per fermarli. Che non ci possono essere zone franche dal diritto perché Meloni non lo dice al suo amico Netanyahu che sta occupando illegalmente Gaza e la Cisgiordania? Siamo di fronte a una delle pagine più buie della storia contemporanea, tacere e mettere la testa sotto la sabbia è indegno della storia del nostro Paese”.

A Milano sgomberato lo storico centro sociale Leoncavallo

Milano, 21 ago. (askanews) – A Milano stato sgomberato dalle forze dell’ordine lo storico centro sociale Leoncavallo, spazio autogestito nato nel 1975 nella via da cui ha preso il nome e poi approdato dopo traslochi forzati in via Watteau nel 1994.

L’ufficiale giudiziario scortato dalla polizia e carabin entrato nel centro sociale alle 9 non trovando nessuna resistenza. Nel corso della mattinata decine di attivisti e sostenitori si sono riuniti davanti alla sede per protestare con canti e musica.

Lo sgombero stato rimandato pi volte dal 2003 in poi e lo scorso novembre il Ministero dell’interno stato costretto a risarcire con 3 milioni di euro i proprietari dell’immobile, la famiglia Cabassi, per il mancato intervento. “L’esecuzione dello sgombero consentir anche di evitare ulteriori azioni risarcitorie nei confronti dello Stato”, ha precisato la Prefettura di Milano in una nota.

Al Leoncavallo durante lo sgombero cantano “Bella ciao”

Milano, 21 ago. (askanews) “Bella ciao” cantata da decine di persone ha accolto al Leoncavallo il passaggio delle forze dell’ordine che hanno scortato l’ufficiale giudiziario nel corso dello sgombero dello storico centro sociale in via Watteau.

Dazi, P.Chigi: impegnati per esenzioni settore agroalimentare

Roma, 21 ago. (askanews) – “Il Governo resta impegnato, insieme alla Commissione Europea e agli altri Stati membri UE, per incrementare ulteriormente nei prossimi mesi, come previsto dalla dichiarazione congiunta, i settori merceologici esenti, a partire dal settore agroalimentare”. È quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi.

“Particolare impegno – viene assicurato – sarà allo stesso tempo riservato alla conclusione di un’intesa in tema di acciaio e alluminio, anch’essa prevista nel quadro della dichiarazione congiunta”.

Dazi, P.Chigi: con dichiarazione Ue-Usa finalmente quadro chiaro

Roma, 21 ago. (askanews) – “La dichiarazione congiunta UE USA che ha formalizzato oggi l’intesa politica raggiunta lo scorso 27 luglio in Scozia tra la Presidente Von der Leyen e il Presidente Trump fornisce finalmente al mondo imprenditoriale un quadro chiaro del nuovo contesto delle relazioni commerciali transatlantiche”. È quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi.

“Non si tratta ancora di un punto di arrivo ideale o finale ma alcuni punti fermi importanti sono stati già raggiunti, a partire dall’aver evitato una guerra commerciale e dall’aver posto le basi per relazioni commerciali mutualmente vantaggiose”, si legge ancora nel comunicato.

“Di particolare importanza – sottolinea Palazzo Chigi – il carattere onnicomprensivo della tariffa orizzontale del 15%, che include il settore dell’auto e i settori strategici (farmaceutici, semiconduttori, legname) tuttora sotto indagine da parte statunitense, così come l’esenzione per settori quali aereonautica, farmaci generici, principi attivi e precursori chimici”.

Dazi Usa, per la Ue (e l’Italia) resta il problema del vino

Milano, 21 ago. (askanews) – Non fanno parte dell’intesa commerciale Ue-Usa né i vini né birra e liquori. Lo ha spiegato il commissario Ue al commercio Maros Sefcovic. “Purtroppo, non siamo riusciti a ottenere che questo settore entrasse tra quelli” con le tariffe al 15% previsti dal criterio della nazione più favorita che è alla base dell’intesa.

“I dazi su vino, alcolici e birra erano uno degli interessi più importanti dell’Unione Europea”, ha ricordato il commissario che ha evidenziato come “non sia stata ancora” raggiunta un’intesa su questi settori e che l’intenzione di Bruxelles è lavorare “duramente” per poter includere vino e birra tra i prodotti con tariffe al 15%.

Voci dal Leoncavallo sgomberato: qui cultura e accoglienza

Milano, 21 ago. (askanews) – A Milano decine di attivisti si sono riuniti davanti al Leoncavallo, in via Watteau, nel giorno in cui le forze dell’ordine hanno sgomberato l’ultima sede dello storico centro sociale milanese. Un presidio per parlare, riorganizzarsi e raccontare cosa ha significato per Milano il Leoncavallo, fondato nel 1975 nella via da cui ha preso il nome.

“Ancora un altro atto molto palese del fatto che questa citt cambiata completamente, una citt che non riesce a valutare quelli che sono stati dei momenti importanti di sviluppo culturale, artistico e anche politico della citt e della societ milanese viene trattato in questo modo, chiaro c’ un governo fascista del nostro paese e questi sono anche questi sono i risultati di questa deriva politica generale”, dice uno degli attivisti.

“Quello che sta venendo oggi il fatto che la citt di Milano va a perdere un centro culturale del genere soltanto per l’ennesima speculazione edilizia futura, perch cosa ci faranno al posto di questo posto? Come al solito si parla sempre in nome di legalit di una giustizia che in realt fatta da leggi e regole”, “Un luogo dove un punto di incontro di controculture e si continua a fare come dire rivoluzioni culturali costanti”, aggiunge una attivista che sottolinea: “Al Leoncavallo viene gente di tutti i tipi, famiglie, persone che hanno bisogno di assistenza o sono ai margini, tutti vengono accolti al Leoncavallo”.

“Il Leoncavallo mi ha sempre accolta – racconta una delle deejay che si occupa delle serate del centro – ha sempre accolto tutte le idee, tutte le possibilit, le richieste che venivano dei giovani intorno a me e personalmente mi sento di dire che mi ha dato la possibilit di vivere delle esperienze”.

Dazi, intesa Usa-Ue: tariffe al 15% anche per farmaci e automotive

Milano, 21 ago. (askanews) – L’accordo tra Usa e Ue sui dazi prevede una tariffa unica del 15% “di miglior favore” da parte statunitense, anche sui prodotti farmaceutici, sull’automotive e sulla componentistica appena in Europa verranno recepiti i termini dell’intesa. Lo scrivono Use e Ue nella nota congiunta. “A partire dal primo settembre 2025, gli Stati Uniti si impegnano ad applicare solo l’aliquota tariffaria di miglior faovre ai seguenti prodotti dell’Unione europea: risorse naturali non disponibili (compreso il sughero), tutti gli aeromobili e le loro parti, i farmaci generici e i loro ingredienti e precursori chimici. Gli Stati Uniti e l’Unione europea – si legge – convengono di prendere in considerazione altri settori e prodotti importanti per le loro economie e catene del valore da includere nell’elenco dei prodotti ai quali si applicherebbe solo l’aliquota tariffaria di miglior favore”.

Leoncavallo, Meloni: faremo rispettare legge sempre e ovunque

Roma, 21 ago. (askanews) – “In uno Stato di diritto non possono esistere zone franche o aree sottratte alla legalità. Le occupazioni abusive sono un danno per la sicurezza, per i cittadini e per le comunità che rispettano le regole. Il Governo continuerà a far sì che la legge venga rispettata, sempre e ovunque: è la condizione essenziale per difendere i diritti di tutti”. Lo scrive la premier Giorgia Meloni in un post su X a proposito dello sgombero del centro sociale Leoncavallo a Milano.

No all’Ops di Mediobanca su Banca Generali, Nagel: soci in conflitto

Milano, 21 ago. (askanews) – Gli azionisti di Mediobanca bocciano l’offerta su Banca Generali e stoppano i piani di Alberto Nagel, che avrebbe voluto scambiare il 13,2% di assicurazioni Generali con la totalità delle azioni di Banca Generali. L’offerta da 6,3 miliardi, presentata al mercato il 28 aprile, decade.

Il passaggio in assemblea, necessario perché Mediobanca è a sua volta sotto Ops da parte di Montepaschi di Siena, è stato fatale: Nagel aveva bisogno della maggioranza assoluta dei presenti per vincere, ma i favorevoli si sono fermati al 35% del capitale, meno della metà del 78% che ha consegnato le azioni al rappresentante designato per la conta. Il fronte dei contrari e degli astenuti ha raccolto il 42%: il 10%, sostanzialmente il gruppo Caltagirone, ha detto no; mentre il 32% si è astenuto, tra il 20% di Delfin, il 5% degli enti previdenziali come Enasarco, Enpam e Cassa Forense, il 3% di investitori istituzionali come Amundi, Anima e Tages, il 2% di Edizione e il 2% di Unicredit.

Per Nagel si tratta di “un’opportunità mancata per effetto del voto espresso, in particolare, da azionisti che hanno manifestato un evidente conflitto di interesse, anteponendo” il loro ruolo “relativo ad altre situazioni-asset italiani a quello di azionisti di Mediobanca. Risulta evidente dal voto – sostiene il ceo – che coloro i quali non si sono trovati in questa posizione si sono espressi a favore, in linea con le raccomandazioni dei proxy advisors internazionali”. La stoccata è per la famiglia Caltagirone e per la Delfin degli eredi Del Vecchio, entrambi scettici sull’operazione e sostenitori dell’offerta di Mps su Mediobanca che scadrà l’8 settembre.

Quella di Siena, secondo Nagel, continua a essere un’offerta non adeguata. In Mediobanca, fa sapere l’amministratore delegato, “continueremo ad essere concentrati sull’esecuzione del nostro Piano convinti della superiore generazione di valore rispetto all’alternativa rappresentata dall’offerta di Mps”. Anche se resta il rammarico per la chiusura all’integrazione di Mediobanca e Banca Generali: “Un’opportunità, per ora, mancata per lo sviluppo della nostra banca e del sistema finanziario italiano, come ulteriore e definitivo tassello nella creazione di un Wealth Manager di respiro internazionale”.

Sgombero Leonka, Sala: Comune tenuto all’oscuro, avanti con dialogo

Milano, 21 ago. (askanews) – “Ieri ero a Palazzo Marino, impegnato in incontri di lavoro. Ho delegato il vicecomandante della Polizia locale in mia rappresentanza a partecipare al Comitato per l’Ordine e la Sicurezza che, come consuetudine, si tiene ogni mercoledì. In quella sede non è stato fatto cenno ad alcuno sfratto esecutivo del centro sociale Leoncavallo. Per un’operazione di tale delicatezza, al di là del Comitato, c’erano molte modalità per avvertire l’Amministrazione milanese. Tali modalità non sono state perseguite. Ho ricevuto stamattina dal Prefetto la notizia. L’intervento sul Leoncavallo era sì previsto, ma per il 9 settembre. In considerazione di questa timeline ufficiale, come Comune avevamo continuato, con i responsabili del Leoncavallo, un confronto che portasse alla piena legalità tutta l’iniziativa del centro. Come sottolineato da alcuni quotidiani, si stavano valutando varie soluzioni a norma di legge, che potessero andare nel senso auspicato. Sono convinto, e l’ho già dichiarato in precedenza, che il Leoncavallo rivesta un valore storico e sociale nella nostra città. È la mia opinione, so che le mie parole non troveranno d’accordo tutti. A mio parere, questo centro sociale deve continuare ad emettere cultura, chiaramente in un contesto di legalità. Da anni e anni è un luogo pacifico di impegno. Confermo la volontà di mantenere aperta l’interlocuzione con i responsabili delle attività del centro sociale”. Lo ha dichiarato in una nota il sindaco di Milano, Giuseppe Sala.

50 anni di "Rimmel", De Gregori festeggia in tour lo storico album



Milano, 21 ago. (askanews) – Francesco De Gregori festeggia il 50° anniversario dall’uscita di “Rimmel” con un tour che toccherà tutta Italia a partire da sabato 23 agosto. L’album verrà riproposto live integralmente in ogni data, insieme con altri brani di Francesco De Gregori che cambieranno in ogni tappa, rendendo ogni appuntamento unico.

Il quarto album in studio di Francesco De Gregori è una pietra miliare che ha segnato intere generazioni con brani indimenticabili come “Pablo”, “Buonanotte Fiorellino” e la stessa “Rimmel”.

Francesco De Gregori sarà accompagnato dalla sua band composta da Guido Guglielminetti (basso e contrabasso), Carlo Gaudiello (pianoforte), Primiano Di Biase (hammond, tastiere e fisarmonica), Paolo Giovenchi (chitarre), Alessandro Valle (chitarra, pedal steel e mandolino) e Simone Talone (batteria e percussioni). Coriste: Francesca La Colla e Cristina Greco.

Si parte il 23 agosto all’Arena della Regina di Cattolica (Rimini), il 26 agosto al Dolmen Summer Fest di Bisceglie (Barletta-Andria-Trani), il 28 agosto al Teatro al Castello di Roccella Jonica (Reggio Calabria), il 30 agosto in Piazza dei Cavalieri a Pisa, in occasione di Summer Knights, 4 settembre alle Cave Del Duca di Lecce, il 6 settembre allo Sferisterio di Macerata, il 10 settembre al Teatro Antico di Taormina, il 15 settembre in Piazza Carlo di Borbone alla Reggia di Caserta, in occasione di Un’Estate da Belvedere, il 24 settembre all’Arena di Verona.

Il tour “Rimmel 2025” riprenderà il 31 ottobre con una serie di concerti nei teatri italiani, in programma tra ottobre e novembre, per poi proseguire nei palasport di Milano e Roma a dicembre. Per chiudere questo viaggio musicale, a gennaio e febbraio 2026, De Gregori si esibirà nei club, riportando la sua musica in un’atmosfera più intima e raccolta.

Anche il cinema omaggia il cantautore italiano con “Francesco De Gregori. Nevergreen”, prodotto da OUR FILMS, società del gruppo Mediawan, Friends TV, Darallouche e Caravan. L’opera verrà presentata in anteprima alla 82. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia il 5 settembre, alle ore 22.30 in Sala Darsena, nella sezione Fuori Concorso – Speciale Cinema & Musica.

Il film, per la regia di Stefano Pistolini, racconta segue De Gregori nel mese in cui, tutte le sere, ha suonato in un piccolo teatro di Milano, l’Out Off, presentando le canzoni meno conosciute del proprio repertorio – o addirittura le “perfette sconosciute”, le nevergreen, mai insignite del titolo di “evergreen” – ogni volta con una scaletta diversa, condividendone alcune con degli ospiti a sorpresa, fra cui Malika Ayane, Elisa, Jovanotti, Ligabue e Zucchero.

Prodotto da Lorenzo Mieli, Mario Gianani, Gabriele Immirzi e Ferdinando Salzano, “Francesco De Gregori. Nevergreen” è distribuito al cinema da Nexo Studios, in collaborazione con i media partner Radio DEEJAY, Radio Capital e MYmovies.

Sabotaggio del gasdotto Nord Stream, un ucraino arrestato in Italia

Roma, 21 ago. (askanews) – Un cittadino ucraino ritenuto implicato nell’attentato al gasdotto Nord Stream del 2022 è stato arrestato in Italia. Lo riportano i media tedeschi, citando l’ufficio del procuratore federale. Secondo la Procura Federale, l’uomo, identificato come Serhii K., sarebbe uno dei coordinatori dell’operazione di sabotaggio dei gasdotti Nord Stream. Il 26 settembre 2022 le autorità danesi rivelarono una serie di esplosioni sottomarine nei pressi dell’infrastruttura, piena di gas ma non funzionanti al momento dell’attacco a seguito di alcune delle prime sanzioni adottate contro la Russia per l’invasione dell’Ucraina.