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Nuovo album per la band britannica Wolf Alice: "The clearing"

Milano, 24 ago. (askanews) – È uscito in fisico e in digitale “The clearing” (https://columbia.lnk.to/WolfAlice), il nuovo attesissimo album della band britannica Wolf Alice, contenente il nuovo singolo Just two girls, da oggi in radio.

Parlando del nuovo singolo Just two girls, la frontwoman Ellie Rowsell racconta: “L’ispirazione mi è venuta durante alcune cene con le mie amiche, una alla volta, in momenti diversi. Mi sono accorta di quanto spesso dicevo ‘Oh mio Dio, hai proprio ragione!’ ed è stato bello rendermi conto di quanto siano preziose e rassicuranti queste conversazioni, e di quanto io stia imparando da esse. In questo periodo sto cercando di capire molte cose, come l’invecchiare, e mi trovo a riflettere molto anche sull’aspetto fisico. Sono temi che condividi con le tue amiche, e all’improvviso non ti sembrano più così pesanti. Mi è sembrato naturale che ci fosse una canzone che raccontasse proprio questo.

Dopo aver pubblicato tre singoli dirompenti “Bloom Baby Bloom” (QUI un’incredibile performance live che hanno realizzato al Jimmy Kimmel Live!), “The Sofa” e il più recente “White Horses”, ciascuno capace di svelare una precisa direzione sonora, “THE CLEARING” arriva come un momento di cristallizzazione per una delle band più creative ed emotivamente intense del Regno Unito. Scritto nel quartiere londinese Seven Sisters, e registrato l’anno scorso a Los Angeles con il vincitore di GRAMMY e produttore Greg Kurstin, il nuovo progetto “The clearing” è un album senza tempo e riunisce una serie di brani che mostrano l’ambizione, le idee e le emozioni che hanno spinto la band a realizzarlo: è il lavoro più raffinato di Wolf Alice fino a oggi. “The clearing” è un classico disco pop/rock che strizza l’occhio agli anni ’70, pur restando fermamente ancorato al presente. Se i Fleetwood Mac scrivessero oggi un disco nel Nord di Londra, il risultato potrebbe ricordare questa sequenza di tracce grandiose e diverse l’una dall’altra.

“The clearing” è un disco che parla di arrivo, non una meta precisa ma una ritrovata serenità lungo il cammino. Che si tratti dell’autoanalisi di Thorns, della nostalgia struggente di Leaning Against The Wall o dell’intimità ruvida di Play It Out, ogni brano segna una tappa nell’evoluzione della band. Un album fondamentale, tanto nel concetto quanto nella realizzazione, che non rappresenta una reinvenzione, ma piuttosto il pieno riconoscimento delle capacità del gruppo: intenso e vulnerabile, giocoso e profondo al tempo stesso. Al centro spicca la scrittura poetica in continua trasformazione di Ellie Rowsell, accompagnata dalla voglia condivisa con Joff, Theo e Joel di divertirsi, forti della loro ambizione e della piena consapevolezza del proprio talento in questo momento unico della loro carriera. Dall’euforia di Bread Butter Tea Sugar, all’accettazione in The Sofa, l’album racconta una band che non ha paura di spingersi oltre come mai prima d’ora.

I Wolf Alice adesso sono pienamente padroni della propria identità: non più alla ricerca, ma pronti a entrare con sicurezza in un nuovo capitolo.

Il titolo dell’album serve sia come una dichiarazione di intenti sia come fulcro emozionale. I quattro componenti della band si ritrovano ora a meditare su cosa rimane quando le insicurezze e le incertezze dei vent’anni se ne vanno.

In White Horses, il messaggio “Know who I am, that’s important to me. Do what I can to see the wood from the trees” non suona come un trionfo, ma come un’accettazione serena. The Clearing rappresenta il lavoro più compiuto e toccante dei Wolf Alice fino a oggi.

Sisma Centro Italia, Meloni: ricostruzione sbloccata

Roma, 24 ago. (askanews) – “Nel nono anniversario di quella drammatica notte vogliamo ricordare chi non c’è più e stringerci ancora una volta ai familiari delle vittime” rinnovando “il nostro ringraziamento a tutti i soccorritori” e garantendo che “l’Italia non dimenticherà mai il loro eroismo”. Si apre con queste parole la lettera che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha scritto al Messaggero ricordando il terremoto del 24 agosto 2016 che devastò il Centro Italia.

“Oggi – sottolinea Meloni – il cratere sismico è il più grande cantiere d’Europa e in questo cantiere non si stanno ricostruendo solo le case, gli edifici pubblici, le chiese e le fabbriche. Si sta ricostruendo anche la vita di un’intera comunità, travolta da un evento che ha cambiato per sempre il volto di borghi, città e territori”. Il governo, aggiunge la premier, “ha lavorato con determinazione e caparbietà per imprimere, dopo troppi rinvii e false partenze, una decisa accelerazione nella ricostruzione post sisma”.

Calcio, Risultati serie A, Cremonese e Roma in testa

Roma, 24 ago. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della prima giornata di serie A dopo Milan-Cremonese 1-2, Roma-Bologna 1-0

Prima giornata: Sassuolo-Napoli 0-2, Genoa-Lecce 0-0, Milan-Cremonese 1-2, Roma-Bologna 1-0, domenica 24 agosto ore 18.30 Cagliari-Fiorentina, Como-Lazio, ore 20.45 Atalanta-Pisa, Juventus-Parma, lunedì 25 agosto ore 18.30 Udinese-Verona, ore 20.45 Inter-Torino.

Classifica: Napoli, Cremonese, Roma 3, Lecce, Genoa 1, Bologna, Pisa, Udinese, Inter, Juventus, Fiorentina, Milan, Atalanta, Lazio, Cagliari, Torino, Parma, Verona, Como, Sassuolo 0

Seconda giornata: venerdì 29 agosto ore 18.30 Cremonese-Sassuolo, ore 20.45 Lecce-Milan, sabato 30 agosto ore 18.30 Bologna-Como, Parma-Atalanta, ore 20.45 Napoli-Cagliari, ore 20.45 Pisa-Roma, domenica 31 agosto ore 18.30 Genoa-Juventus, ore 18.30 Torino-Fiorentina, ore 20.45 Inter-Udinese, Lazio-Verona

Terza giornata: sabato 13 settembre ore 15 Cagliari-Parma, ore 18 Juventus-Inter, ore 20.45 Fiorentina-Napoli, domenica 14 settembre ore 12.30 Roma-Torino, ore 15 Atalanta-Lecce, Pisa-Udinese, domenica 14 settembre ore 18 Sassuolo-Lazio, ore 20.45 Milan-Bologna lunedì 15 settembre ore 18.30 Verona-Cremonese, ore 20.45 Como-Genoa,

Nubifragio sulla Romagna. Albero sui binari, treno evacuato

Roma, 24 ago. (askanews) – Un violento temporale, con forti raffiche di vento che hanno superato in alcune città come a Bellaria i 100 chilometri all’ora, ha colpito stanotte l’Emilia Romagna. Il temporale scoppiato intorno alle 4.30 del mattino nella zona di Ravenna si è spostato in tutta la riviera romagnola.

Cesenatico, ma soprattutto Gatteo, Bellaria Igea Marina, Rimini fino a Riccione e Cattolica sono le zone più colpite dove si sono riscontrati più danni. A causa di un albero caduto sui binari un treno bloccato sulla linea Rimini-Ravenna è stato evacuato e i passeggeri messi in salvo.

Numerosi gli alberi caduti su auto, giardini e case con città semiparalizzate e sottopassi e garage interrati ancora allagati. Sul posto, nei luoghi dove si sono riscontrati maggiori danni, diverse squadre di vigili del fuoco e della Protezione civile.

Un partito di Draghi?

La questione posta ieri dalla direzione di questa testata, Il Domani d’Italia, circa le ripercussioni politiche del discorso di Mario Draghi del 22 agosto al Meeting di Rimini, merita di essere dibattuta perché implica temi cruciali per il futuro dell’Europa.

Se gli argomenti con cui l’ex presidente della Bce sferza l’Ue ad affrontare le sfide di un tempo nuovo, non producono ricadute politiche, rischiano di rimanere belle parole. Tale è il senso della nota della redazione di questo giornale.

Il seme di una visione che germoglia

In effetti, se non sembra appropriato parlare di un “partito di Draghi”, non si può non rilevare che un seguito trasversale, ben oltre la politica, nei luoghi del potere del Paese e degli altri partner comunitari, alle priorità indicate da Draghi, in questi anni si sia manifestato. Perché quando si getta il seme di un’idea (e magari lo si fa anche per un breve ma intenso periodo da presidente del Consiglio), di una visione delle cose adeguata ai tempi, è inevitabile che da qualche parte questo seme germogli e dia frutti.

Ciò è testimoniato, solo per citare qualche esempio, da nuovi criteri di gestione della finanza pubblica affermatisi negli anni Venti, sia a livello nazionale che comunitario; dalla riscoperta, rispetto a un passato anche recente, di un intervento dello Stato in economia nella giusta misura, per creare i presupposti, orientare e massimizzare lo sviluppo economico e sociale in precise direzioni e capace di reggere il confronto a livello internazionale; dal decollo di un grande progetto di cooperazione con l’Africa, il Piano Mattei, con enormi implicazioni geopolitiche e in un settore strategico come quello energetico.

Cose che ci dicono che un “partito di Draghi” c’è ed opera in modo concreto, andando a incidere in profondità, talvolta scontando anche una incredibile riluttanza di una politica senza basi, ridotta alla personalizzazione e al modello degli influencer dei social media, ad affrontare le questioni che davvero contano per il bene comune e per il futuro.

Una politica debole e insignificante

La controprova si ha nel fatto che una politica che si accomoda per tatticismo sulla scia prodotta da altri, su narrazioni estrinseche ad essa, che rinuncia a voler decidere in autonomia sui temi della guerra e della pace, delle politiche monetarie, di una distribuzione della ricchezza più equa fra i diversi ceti sociali, finisce con l’essere percepita come insignificante da una parte consistente di cittadini.

Draghi non perde occasione per ricordarci che il tempo delle decisioni per l’Europa non è illimitato e che rinviare queste decisioni oltre il tempo giusto in cui vanno prese potrebbe rivelarsi esiziale per l’Unione Europea. Ci indica i concreti rischi di ulteriore declino fino al punto di non ritorno della sua irreversibilità.

Parole, sì parole, pesanti però come le pietre. Parole che non possono che innescare un processo virtuoso di risveglio, di presa di coscienza della posta in gioco, di abbandono di un fatalistico atteggiamento di mera gestione del declino.

 

Una sfida per il popolarismo

In questa prospettiva, un “partito di Draghi” si può innescare nelle diverse piattaforme politiche senza bisogno che qualcuno dia il la che non sia la stessa forza dell’intelligenza delle cose, e nel caso della tradizione politica popolare, cattolico-sociale, l’esempio che ci viene da fasi del passato anche più critiche di quelle attuali, che videro i cattolici impegnati in politica capaci di dare un contributo decisivo e lungimirante a districare i nodi politici a loro contemporanei.

Perché non può esserci popolarismo senza un programma. Ciò che dice Draghi non è accademia ma appartiene all’ambito del “si può fare”.

Draghi e il destino europeo: il pantheon delle idee in cerca di un centro

Nel vasto e complesso pantheon dell’Unione Europea riecheggiano, ancora oggi, molte voci, molte fedi civili e politiche che si intrecciano, si sovrappongono, talvolta si scontrano. Ogni Paese membro ha portato con sé un bagaglio di esperienze, di tradizioni, di convinzioni profondamente radicate.

Da queste differenti radici emergono riti e credenze differenti. C’è chi invoca con fermezza l’austerità come principio imprescindibile per la stabilità economica, chi invece mette al centro la sovranità nazionale come ultima e inviolabile garanzia di identità e autodeterminazione. Altri ancora affidano le loro speranze nella promessa di una più profonda integrazione economica, vedendola come la strada obbligata per una crescita condivisa e sostenibile. Vi sono poi coloro che elevano la transizione ecologica a nuovo atto fondativo dell’Europa, immaginando un futuro verde e resiliente come vera ragione d’essere del progetto europeo. E non mancano coloro che considerano la sicurezza condivisa, in un mondo sempre più instabile, come pilastro indispensabile per salvaguardare vite e valori.

Tuttavia, questo coro, pur ricco e potente, suona spesso dissonante. Mancano infatti quei tratti di una liturgia comune, di una visione condivisa capace di unire e orientare l’azione politica e istituzionale.

Lassenza di un centro politico

Non basta coordinarsi. Serve un centro, un principio unificante, un’idea guida che possa infondere senso e direzione al progetto europeo. È esattamente questa assenza che Mario Draghi ha messo in luce con chiarezza e sobrietà nel suo recente intervento al Meeting di Rimini. Con parole misurate, ma dal peso politico inequivocabile, ha posto una domanda essenziale, che più di ogni altra interpella il destino stesso dell’Europa.

Vogliamo davvero costruire un’Europa politica, dotata di istituzioni legittimate, di poteri effettivi condivisi, di una volontà unitaria capace di decidere e agire? Oppure preferiamo continuare a vivere in un’Europa che coordina, media, discute, ma non decide, non guida, non incarna un progetto di comunità? Questa domanda, lungi dall’essere un mero esercizio retorico, è un appello urgente.

La scelta non più rinviabile

L’Europa si trova davanti a scelte decisive. In un contesto internazionale caratterizzato da conflitti che si avvicinano alle sue stesse porte, da profonde trasformazioni tecnologiche e industriali, da crisi demografiche che mettono in discussione i modelli sociali ed economici consolidati, è indispensabile una risposta comune, forte, condivisa.

Accanto a queste sfide esterne, si somma però un problema interno non meno grave: l’incapacità di dare forma a un’intelligenza collettiva, a una vera volontà comune che sappia superare divisioni, egoismi e inerzie. Draghi non ha rivolto il suo discorso contro qualche parte politica specifica o qualche schieramento. Ha parlato per l’Europa, con l’intenzione di scuotere le coscienze di una classe dirigente spesso intrappolata in un limbo.

Un limbo fatto di europeismo di maniera, rituale e senza sostanza, e di sovranismo nostalgico, che guarda indietro con diffidenza e paura. Il suo europeismo è dunque un europeismo concreto, disincantato, operativo. Non si tratta di un’utopia ideale o di un progetto astratto, ma di una necessità urgente, quasi vitale.

La fede laica del costruire

Draghi ha ricordato che certe sovranità, lungi dal dissolversi quando vengono condivise, si rafforzano proprio grazie a questo processo. Il vero problema oggi non è dunque il pluralismo in sé, ma l’assenza di una scelta chiara, di una direzione che guidi le nostre politiche comuni.

La discussione se costruire un’Europa federale, dotata di istituzioni forti e di una reale sovranità politica, o un’Europa intergovernativa, che resta una somma di Stati affiancati ma sostanzialmente autonomi, è troppo spesso rimandata, nascosta dietro il velo di tecnicismi che servono più a nascondere che a chiarire. Ma questa è una questione eminentemente politica, forse la più importante del nostro tempo.

Non si tratta di una costruzione teorica o accademica, ma della capacità concreta dell’Europa di proteggere i propri cittadini, di governare con efficacia le grandi transizioni che stiamo vivendo, di contare e influenzare lo scenario globale. Senza strumenti comuni, senza una volontà unitaria, l’Europa sarà sempre costretta a inseguire gli eventi, a restare interlocutrice e non protagonista, spettatrice e non attore delle trasformazioni globali.

Il pantheon europeo, dunque, ha bisogno di un centro. Di un principio vivente e condiviso, attorno al quale ricostruire coesione, fiducia e coraggio. Draghi non ha imposto una dottrina o un dogma, ma ha sollevato il velo della retorica e della superficialità, richiamando tutti a una visione lucida e responsabile.

Ha parlato con la libertà di chi guarda avanti, non per nostalgia, ma per senso di responsabilità verso le nuove generazioni e verso il futuro. Ora la parola passa ai leader europei. La scelta è chiara e ineludibile: continuare a essere officianti di un culto senza anima, con un’Europa che resta una somma di particolarismi e riti slegati, o avere il coraggio di dare finalmente un volto e una voce a una cittadinanza politica comune, reale e concreta.

È una sfida che richiede fede laica nel costruire, passione per l’impegno concreto, e soprattutto coraggio. Un coraggio che deve essere ispirato dalle parole di chi, come Alcide De Gasperi, seppe immaginare l’Europa non come un’idea astratta o un’utopia irraggiungibile, ma come un progetto da edificare giorno dopo giorno, passo dopo passo.

Le sue parole tornano oggi più attuali che mai: «L’Europa non è un’improvvisazione, ma una realizzazione progressiva. E sarà tanto più solida quanto più sarà costruita su fatti e solidarietà.»

Oggi, dunque, più che mai, serve quella fede laica del costruire, che non è semplicemente una speranza, ma una scelta politica, una responsabilità collettiva. Serve il coraggio di scegliere e di agire, per trasformare il pantheon europeo in un organismo vivo e vitale, capace di affrontare le sfide del nostro tempo e di costruire insieme un futuro di pace, prosperità e giustizia.

Israele, Gantz rilancia un governo di emergenza: la priorità sono gli ostaggi

Il leader di Unità Nazionale, Benny Gantz, ha sorpreso la scena politica israeliana con un invito pubblico a formare un governo di emergenza nazionale. L’appello, rivolto al premier Benyamin Netanyahu, al leader dell’opposizione Yair Lapid e al presidente di Israel Beitenu Avigdor Liberman, punta a dare vita a un esecutivo di sei mesi con due obiettivi circoscritti: ottenere la liberazione degli ostaggi ancora nelle mani di Hamas e varare la legge sull’arruolamento obbligatorio degli ultra-ortodossi, da anni uno dei nodi irrisolti della politica israeliana.

Non voglio salvare Netanyahu, ma gli ostaggi”

Parlando in conferenza stampa, Gantz ha chiarito la logica della sua proposta: “Non voglio salvare Netanyahu ma gli ostaggi, che sono in pericolo di vita. Se il premier non sarà d’accordo, sapremo di aver fatto tutto il possibile”. Un messaggio che sposta il baricentro dalla contesa politica alla responsabilità collettiva, segnalando la necessità di un’assunzione di impegni concreti oltre gli interessi di partito.

L’ex capo di Stato Maggiore, già ministro della Difesa e figura di solida esperienza militare e istituzionale, aveva lasciato lo scorso giugno il gabinetto di guerra denunciando l’incapacità del premier di gestire la crisi con coerenza e credibilità. Da allora la sua posizione non è stata di mera opposizione, ma di costante richiamo all’unità nazionale in una fase segnata da fragilità interna e isolamento internazionale.

Uniniziativa che rompe gli equilibri

La proposta di Gantz mette in difficoltà l’attuale coalizione di destra. Accogliere un governo di emergenza significherebbe infatti ridimensionare il ruolo degli alleati ultraortodossi e soprattutto dei leader dell’estrema destra, Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir, la cui agenda radicale è percepita da una parte crescente dell’opinione pubblica come un ostacolo a ogni soluzione credibile della crisi.

Lapid e Liberman si sono detti disponibili a discutere, mentre nei media israeliani l’iniziativa viene letta come un atto di responsabilità che potrebbe ridare credibilità al Paese, proprio mentre la comunità internazionale sollecita Israele a muoversi con maggiore determinazione sul fronte degli ostaggi e a riequilibrare il rapporto tra sicurezza e diritti civili.

La voce del buon senso

Se Netanyahu dovesse rifiutare l’offerta, Gantz consoliderebbe comunque l’immagine di uomo di Stato capace di anteporre l’interesse nazionale alle convenienze politiche. In un contesto segnato dall’instabilità e dall’erosione della fiducia dei cittadini, la sua figura emerge come quella di un leader pragmatico, pronto a offrire una via di mezzo tra il radicalismo e l’impotenza.

Il futuro di questa proposta resta incerto. Ma una cosa appare chiara: Gantz ha voluto riportare al centro della politica israeliana un linguaggio di sobrietà e di responsabilità, in netta controtendenza rispetto alla polarizzazione dominante. Per molti israeliani stanchi di promesse mancate e contrapposizioni sterili, questa è la voce del buon senso che ancora tiene viva la speranza di un’uscita dall’emergenza.

Trump e Putin: illusioni di pace

[…] La guerra continua, e questo è il vero messaggio del connubio di Trump e Putin: sarà una nuova versione della guerra fredda, più tecnologica e digitale, in cui oltre ai missili e ai carri armati conteranno i messenger e i social, il russo Max contro il WhatsApp occidentale, facendo a gara a chi riesce meglio a controllare le coscienze delle persone. L’Occidente dell’America e dell’Europa si confronta con l’Oriente della Russia e della Cina, dove la vera potenza economica è a Pechino, ma il manico del coltello militare è a Mosca, e i soldati russi stanno istruendo i cinesi nelle tattiche d’invasione, in previsione di un nuovo possibile episodio della vera guerra “calda” nell’isola di Taiwan. Dal canto loro, gli europei s’interrogano su quante armi e quanti soldati sia necessario schierare sul confine dell’Ucraina, magari appellandosi all’articolo 5 della Nato, facendo finta che non sia la Nato.

 

Limperatore di Washington e il mito del Nobel

L’imperatore di Washington ormai pretende il Nobel per la pace, per cui hanno deciso di firmare insieme la richiesta i presidenti dell’Azerbaigian e dell’Armenia, che peraltro non hanno ancora firmato il trattato di pace come promesso nell’altra sceneggiata americana. Trump ripete in continuazione di aver già risolto almeno sei guerre, quando l’unico vero accordo firmato davanti a lui è stato quello tra il Congo e il Ruanda, che peraltro continuano tranquillamente a combattersi come la Russia e l’Ucraina.

Il “settimo sigillo” di Trump avverrà prima o poi al Cremlino, dove l’americano sogna di recarsi ben più di quanto Putin aspiri a entrare nella Casa Bianca, anche considerando le sue visite alla sede dell’Onu a New York.

 

I commentatori russi: vittoria diplomatica e guerra permanente

La guerra continua, è anche il ritornello dei tanti blogger e propagandisti russi, tutti molto entusiasti dopo il vertice in Alaska. Come scrive Egor Kholmogorov, “Putin ha ottenuto una fantastica vittoria diplomatica, senza cedere su nulla”, mentre Akim Apačev assicura che “Putin non è più una canaglia per l’Occidente, Trump gli ha restituito lo status di politico di livello mondiale, a cui stringere la mano… questo non ci impedisce di continuare a fare la guerra, anche se è un nuovo punto di partenza”.

L’oligarca ortodosso Konstantin Malofeev afferma che “dobbiamo constatare che Putin è come sempre il migliore al mondo nelle trattative: con l’America c’è la pace, mentre nel Donbass continuiamo ad avanzare”, e l’ideologo eurasista Aleksandr Dugin riassume che “allora dobbiamo fare a tutti i complimenti per questo summit grandioso, vincere su tutto e non perdere su niente, così sapeva fare solo lo zar Aleksandr III… c’è ancora molto da fare, ma non dobbiamo avere paura delle trattative di pace come Gorbačev e Eltsin, Putin sa come andare fino in fondo”.

 

Lattesa per un incontro con Zelenskyj

Ora si attende l’incontro decisivo di Putin con Zelenskyj, provocatoriamente proposto al Cremlino, lasciando intendere che il suddito sconfitto debba prostrarsi ai piedi dello zar vittorioso. I commentatori sia russi che internazionali dubitano che Putin accetti di vedere il “nazista” ucraino in territorio neutro, fosse anche l’amichevole Ungheria di Viktor Orban, e al massimo invierà una delegazione un po’ più autorevole del “gruppo di lavoro” degli incontri a Istanbul, continuando a prendere tempo nelle trattative e nelle sceneggiate, perché tanto “la guerra deve continuare”.

 

Leggi la versione completa su AsiaNews

Calcio, Risultati serie A, primo squillo del Napoli

Roma, 23 ago. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della prima giornata di serie A dopo Sassuolo-Napoli 0-2 e Genoa-Lecce 0-0

Prima giornata: Sassuolo-Napoli 0-2 e Genoa-Lecce 0-0, ore 20.45 Milan-Cremonese, Roma-Bologna, domenica 24 agosto ore 18.30 Cagliari-Fiorentina, Como-Lazio, ore 20.45 Atalanta-Pisa, Juventus-Parma, lunedì 25 agosto ore 18.30 Udinese-Verona, ore 20.45 Inter-Torino.

Classifica: Napoli 3, Lecce, Genoa 1, Bologna, Pisa, Cremonese, Udinese, Roma, Inter, Juventus, Fiorentina, Milan, Atalanta, Lazio, Cagliari, Torino, Parma, Verona, Como, Sassuolo 0

Seconda giornata: venerdì 29 agosto ore 18.30 Cremonese-Sassuolo, ore 20.45 Lecce-Milan, sabato 30 agosto ore 18.30 Bologna-Como, Parma-Atalanta, ore 20.45 Napoli-Cagliari, ore 20.45 Pisa-Roma, domenica 31 agosto ore 18.30 Genoa-Juventus, ore 18.30 Torino-Fiorentina, ore 20.45 Inter-Udinese, Lazio-Verona

Terza giornata: sabato 13 settembre ore 15 Cagliari-Parma, ore 18 Juventus-Inter, ore 20.45 Fiorentina-Napoli, domenica 14 settembre ore 12.30 Roma-Torino, ore 15 Atalanta-Lecce, Pisa-Udinese, domenica 14 settembre ore 18 Sassuolo-Lazio, ore 20.45 Milan-Bologna lunedì 15 settembre ore 18.30 Verona-Cremonese, ore 20.45 Como-Genoa,

Salvini: nessun insulto a Macron, da Eliseo reazione spropositata

Milano, 23 ago. (askanews) – La reazione dell’Eliseo “mi ha sorpreso, è spropositata. Non mi sembra che ci sia stato nessun insulto. Semplicemente a una domanda, peraltro di un vostro giornalista, che mi chiedeva un commento alla richiesta di Macron di inviare soldati europei, quindi i nostri figli a combattere e a morire in Ucraina, io ho detto semplicemente: No! Mai! Che è da sempre la posizione del governo italiano”. Lo ha detto a “4 di sera weekend” il vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini in merito alla presa di posizione dell’Eliseo che aveva definito inaccettabile la risposta di Salvini sull’ipotesi del presidente francese Manuel Macron di inviare truppe in Ucraina. “A Milano si direbbe ‘taches al tram’ – aveva detto Salvini – vacci tu sei vuoi, mettiti il caschetto, il giubbetto e vai in Ucraina. I guerrafondai e i bombaroli tacciano”.

“Non capisco perché da mesi Macron continua a parlare di esercito europeo, il mese scorso ha detto: ‘Siamo pronti a combattere’. No, parla a nome tuo! E poi ‘taches al tram è un detto simpatico milanese per dire: ‘Ma non pensarci neanche’, non è un insulto. C’è semplicemente un no fermo, sobrio, a nome della stragrande maggioranza del popolo italiano, ma dello stesso popolo francese, a entrare in una guerra che stiamo lavorando come governo perché finisca” ha proseguito Salvini, aggiungendo che “dopo 3 anni di morti, di massacri, di vittime innocenti, Trump, che magari non starà simpatico a qualcuno, magari non starà simpatico a Macron, però sta riuscendo a mettere intorno a un tavolo Putin e Zelensky, che è già qualcosa di importante. Il Santo Padre ogni domenica invita i leader mondiali a costruire la pace. Ecco, che qualcuno continui a dire: ‘mandiamo i nostri figli a combattere, ci vuole l’esercito europeo, metto a disposizione le mie armi nucleari per difendere l’Europa e andiamo in guerra’? No, semplicemente no”.

“Onestamente sono stupito perché è quasi ovvio dire di no a inviare i nostri figli a combattere e a morire in Russia. Dobbiamo lavorare sia fra Russia e Ucraina che fra Israele e Palestina perché sia la diplomazia a vincere, perché sia il dialogo, perché sia la serenità e il buon senso, non le parole forti. Quindi non so perché questa escalation” ha continuato il vicepremier leghista, sottolineando “non ho nessuna intenzione, nessuna voglia, nessun interesse a polemizzare con Macron ma se domani lei mi richiedesse un commento all’ipotesi di mandare i figli degli italiani a combattere in Ucraina, le risponderei ancora no, no e un’altra volta no. Non so come magari gliel’hanno tradotto male ‘taches al tram'”.

Alla domanda se avesse sentito la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sulla polemica con la Francia, il ministro ha replicato “no, guardi siamo impegnati totalmente a lavorare a livello interno e a livello esterno per l’interesse degli italiani. Meloni lo fa in maniera egregia cercando di riannodare i nodi del dialogo e quando parla di spiragli di pace è anche frutto del suo lavoro di questi mesi. Ma un governo italiano equilibrato che non si è mai lanciato in parole, in gesta belliche come fatto, ripeto più volte, Macron. Libero di farlo, ne risponderà ai francesi. Però non può dire siamo pronti entrare in guerra anche a nome degli italiani che sono davanti al televisore, perché semmai lo decideremmo noi ma noi abbiamo già deciso che neanche un militare italiano dovrà andare in teatro di guerra e tutte le nostre energie è perché questo sia l’anno del ritorno alla pace. Parliamo della guerra in Ucraina dove comunque anche Trump ha lanciato segnali di, come dire, volere un’Europa vicino, di volerla unita e compatta”.

Fisco, Salvini: togliere la prima casa dal calcolo dell’Isee

Milano, 23 ago. (askanews) – “C’è un altro tema su cui stiamo lavorando con il ministro Giorgetti, perché molti bonus non arrivano in famiglie del ceto medio e vanno soprattutto ad altri perché se non hai l’Isee abbastanza basso non hai il bonus per l’asilo, non hai il bonus per l’affitto, non hai il bonus per la bolletta della luce, solo che per l’Isee se hai una casa di proprietà sei ricco e quindi sei eliminato. Secondo me è una follia, almeno la prima casa bisogna toglierla dal calcolo dell’Isee, perché uno si è fatto un mazzo così, si è comprato una casetta, ci pagato una marea di tasse, perché è proprietario di quella casa perde qualsiasi altro contributo che poi magari va sempre ai soliti. E quindi anche cambiare la stima del calcolo Isee, eliminando la prima casa come se fosse un privilegio da nababbi. Quindi rivedere gli Isee, pace fiscale, aumentare il tetto della flat tax per gli autonomi dagli 85 ai 100mila euro e poi indicizzare anche l’aumento delle pensioni che sicuramente di questi tempi è assolutamente fondamentale. Quindi è questo che cercheremo di fare nella prossima legge di bilancio”. Lo ha detto il vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, nel corso di un incontro pubblico a Pinzolo (Trento) commentando le parole pronunciate ieri al Meeting di Rimini dall’ex premier Mario Draghi.

“E’ vero che c’è tanta gente che lavora ma gli stipendi non crescono così come cresce l’inflazione, il costo della vita e far la spesa alla famiglia cooperativa. Stiamo ragionando con il ministro dell’Economia Giorgetti, per capire come fare” ha aggiunto Salvini, spiegando che “c’è quella grande fascia centrale, che la maggioranza assoluta degli italiani, che pagano le tasse che dichiara tra i 30 e i 60.000 euro. Fai 50.000 euro, i cento milioni di lire che 30 anni fa erano una cifra della Madonna. I 50.000 euro di oggi, magari se hai due figli che studiano e se hai il mutuo, fatichi ad arrivare a fine mese e quindi bisogna, e su questo stiamo ragionando, arrivare ad aiutare la grande pancia degli italiani”.

Autonomia, Salvini: in autunno primi accordi su competenze Regioni

Milano, 23 ago. (askanews) – “Il nostro obiettivo, con il ministro Calderoli, dopo 35 anni di battaglia nel nome del federalismo, dell’autonomia e dei territori, è di arrivare a sottoscrivere tra governo centrale, Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria nel prossimo autunno i primi accordi sulle competenze da delegare alle Regioni, perché gestire a livello locale quello che lo Stato non riesce a fare a livello centrale significa essere più efficienti”. Lo ha affermato il leader della Lega e vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, nel corso di un incontro pubblico in piazza Carera a Pinzolo (Trento) commentando le parole pronunciate ieri al Meeting di Rimini dall’ex premier Mario Draghi.

Sottolineando che “le scuole di Trento sono tra le migliori di tutta Italia”, Salvini ha spiegato che “quando sono i territori a gestire alcune situazioni, spesso lo fanno meglio, perché conoscono meglio la loro cultura, le loro persone, il che non vuol dire che devi fare 20 scuole diverse, 20 sanità diverse. Però se la provincia autonoma di Trento gestisce direttamente i suoi insegnanti e le scuole funzionano e gli insegnanti sono soddisfatti, perché ad esempio non si può fare su altri temi? Sulla sanità c’è il tema delle liste d’attesa, lo dico da lombardo, noi anche se risparmiamo e spendiamo meno di altri, arrivi verso la fine dell’anno che anche se hai avanzato dei soldi, non li puoi usare come vuoi tu, ma li devi usare come ti dice lo Stato centrale. Io non ti chiedo un euro in più, ma potrò gestire la mia sanità come diamine voglio io, pagando meglio i miei medici e i miei infermieri. Questo significa autonomia: premiare il merito e punire lo spreco. E penso – ha concluso Salvini – che sia una grande opportunità anche per I cittadini del Sud, che adesso purtroppo spesso devono venire negli ospedali del nord a farsi curare”.

West Nile, Rocca: raggiunto picco, ora comincia il calo

Rimini, 23 ago. (askanews) – “Il picco” dei contagi del virus West Nile “credo sia stato oramai raggiunto e ora dovremmo avere dei numeri in calo”. Lo ha detto il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, intervenuto al Meeting di Rimini.

“Da subito si costituita una taskforce a livello regionale – ha spiegato Rocca – venuto anche il ministero a verificare la modalit di lavoro, che per quanto ci riguarda un modello.

Credo che il picco sia stato ormai raggiunto, dovremmo avere dei numeri a calare nei prossimi giorni e settimane. Quello che abbiamo fatto – ha aggiunto il governatore del Lazio – anche aver messo a disposizione dei comuni risorse a sufficienza per poter fare disinfestazioni e consentire comportamenti virtuosi”.

“Purtroppo la diffusione quest’anno ha avuto dei numeri leggermente superiori, ma dovremmo aver toccato ormai la parte pi alta”, ha concluso Rocca.

Giorgetti: Italia bene ma guerra in Ucraina e dazi non portano vento favorevole

Milano, 23 ago. (askanews) – “Se facciamo sistema sicuramente questo Paese ha energie inespresse che potranno migliorare non solo la percezione, ma la realtà della situazione”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, al Meeting di Rimini. “La previdenza complementare è molto, molto importante. I fondi pensionistici intervengono in Italia dall’estero, come il fondo pensionistico canadese che si comporta benissimo, sarebbe importante che anche i fondi di previdenza complementare finanziati con i contribuiti dei lavoratori guardassero più al sistema-Italia e investissero più in Italia che all’estero”, così Giorgetti nel suo intervento.

La discesa dello “spread” e i giudizi positivi “delle agenzie di rating” internazionali sono “elementi misurabili” del “lavoro” del governo, con “risultati positivi per le imprese, le famiglie e le istituzioni finanziarie”, ha anche affermato il ministro dell’Economia al Meeting. Il numero uno del Mef ha voluto però tirare “un piccolo pizzicotto alle banche” che, ha ricordato, “mutuano a condizioni più favorevoli: tutto questo deve tradursi poi alla fine in benefici concreti a favore delle famiglie”.

Il ministro ha anche detto che “non si può costruire una casa partendo dal tetto, bisogna costruirla partendo dalle fondamenta e lavorando con serietà, con responsabilità e umiltà portando un mattone dietro l’altro. E’ quello che abbiamo fatto, in silenzio, e i risultati cominciano a vedersi. Si incominciano a vedere le fondamenta solide su cui costruire e arricchire la casa per il futuro, andremo avanti con riforme importanti”. Giorgetti nel corso del suo discorso ha ricordato gli elementi “imponderabili e imprevedibili” che hanno ostacolato il cammino di questi anni, come il protrarsi della guerra in Ucraina e la guerra commerciale innescata dagli Usa. “Elementi – ha chiosato – che non portano certo vento favorevole…”. “La guerra commerciale con i dazi sono un elemento di imprevedibilità che nuoce soprattutto alle aspettative economiche, prima ancora che in termini effettivi in merito alle esportazioni, o meno, negli Stati Uniti”, ha specificato.

Italia-Francia, Piantedosi: da Salvini messaggi legittimi

Rimini, 23 ago. (askanews) – “Matteo Salvini un leader politico e quindi utilizza a volta una terminologia molto forte per veicolare in maniera altrettanto forte i suoi messaggi che in democrazia sono legittimi e leciti”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, commentando lo ‘scontro’ diplomatico tra Salvini e Macron.

“Al di l della diplomazia ufficiale, la politica – soprattutto da parte dei leader politici – ha aggiunto Piantedosi a margine del Meeting di Rimini – sotto tutte le latitudini, anche in Francia, si alimenta e si esercita anche attraverso espressioni forti. Molto spesso, anche aldil di come si leggono, servono a conquistare dei commenti.

Calcio, 100 gol Ronaldo ma la Supercoppa è dell’Al Ahli

Roma, 23 ago. (askanews) – L’Al Ahli alza la Supercoppa d’Arabia Saudita al termine di una finale spettacolare e ricca di ex Serie A. A Hong Kong finisce 2-2 nei tempi regolamentari, con l’epilogo affidato ai calci di rigore: dagli undici metri è decisivo Galeno, che regala il trofeo ai verdi (5-4). Cristiano Ronaldo illude l’Al Nassr con il rigore del vantaggio al 41′, rete che gli vale il traguardo storico dei 100 gol in maglia gialloblù (CR7 è il primo a toccare quota 100 con quattro club diversi e la propria nazionale). Poco prima dell’intervallo però Franck Kessié rimette in equilibrio il match con un gran destro a giro dal limite. Nella ripresa l’ex Inter Marcelo Brozovic riporta avanti l’Al Nassr all’82’, approfittando di un errore in uscita proprio di Kessié, ma all’89’ è il difensore ex Roma Roger Ibañez a gelare Ronaldo e compagni con un colpo di testa che vale la lotteria dagli 11 metri. Dal dischetto non sbagliano Toney, Kessié, Mahrez, Joao Felix e compagni fino al penalty decisivo: l’errore di Al Khaibari costa caro al Nassr, mentre Galeno sigilla il 5-4 che consegna all’Al Ahli la coppa. Una finale ad altissimo tasso di stelle, che ha visto brillare ancora una volta CR7, ma anche gli ex Serie A Kessié, Brozovic e Ibañez, protagonisti assoluti di una serata che consacra l’Ahli sul trono d’Arabia.

Castelli: 12mila cantieri conclusi, 4mila famiglie in casa ad Amatrice

Rimini, 23 ago. (askanews) – “Dal 2023 abbiamo registrato un cambio di passo” nella ricostruzione post sisma in Centro Italia con “12.000 cantieri di ricostruzione privata conclusi, 8.500 in corso” e “4.000 nuclei familiari tornati nelle loro case”. Lo ha dichiarato Guido Castelli, commissario straordinario del Governo per la riparazione e la ricostruzione sisma 2016, a margine del suo intervento al Meeting di Rimini.

“Circa 10 miliardi di contributo ai terremotati che negli ultimi anni finalmente hanno cominciato a riprendere la via di casa – ha spiegato Castelli -. Nel solo 2024 parliamo di 1 miliardo e mezzo di liquidazioni effettuate in favore delle imprese che lavorano nei cantieri e sulle case, sui municipi e qualcosa come un miliardo e mezzo di opere pubbliche che stanno per partire”.

Il commissario ha riconosciuto che “sono attualmente fuori casa ancora 10.000 nuclei familiari, 6.000 nelle Marche, sicuramente ancora troppi” ma ha sottolineato i progressi ad Amatrice: “Negli ultimi 2 anni e mezzo ci siamo dovuti occupare ancora della rimozione delle macerie perch ahim io le avevo trovate ancora l. Oggi possiamo dire che la ricostruzione pubblica ad Amatrice ha finalmente segnato l’avvio del nuovo comune, della nuova caserma dei Vigili del Fuoco, del Museo Cola Filotesio”.

Castelli ha illustrato anche la strategia “next appennino”: “Ci stiamo curando non solo della ricostruzione fisica, ma dell’altra gamba della ricostruzione che la riparazione sociale ed economica. L’obiettivo evitare o rendere pi remoto il rischio che le case ricostruite rimangano vuote”.

Piantedosi: video Al Masri? L’ho visto, non cambia pericolosit

Rimini, 23 ago. (askanews) – Il video di Al Masri? “L’ho visto, l’ho visto sui social” ma “le ricostruzioni sembrano attribuire quel video a molti anni fa. Nessuno ha mai pensato che quel personaggio fosse meritevole di qualche considerazione”: cos il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, a margine del Meeting di Rimini, sul video apparso ieri sui social in cui Al Masri sembrerebbe uccidere con le proprie mani un uomo.

A chi gli chiede se non ci sia amarezza per non averlo assicurato alla giustizia, Piantedosi risponde: “Io ho firmato un decreto di espusione che si fondava in quota parte anche sugli elementi di pericolosit del soggetto. Sono stato anche un po discusso per questo – ha aggiunto il ministro – . Fa parte di considerazioni di giustizia, tutelare l’interesse degli italiani in Italia e all’estero, questa la condizione di giustizia maggiore che possiamo perseguire e che abbiamo voluto perseguire, ovvero quella di garantire la sicurezza degli italiani sul territorio italiano e all’estero”.

Ucraina, vescovo Kharkiv: Papa a Kiev? Ora non c’ sicurezza

Rimini, 23 ago. (askanews) – Il Papa a Kiev? “Sicuramente lo aspettiamo, ma la vera domanda se potr essere sicuro il suo viaggio in Ucraina. I russi sparano, il nostro Paese non pu garantire sicurezza”: risponde cos, ad askanews, monsignor Paolo Honcharuk, vescovo di Kharkiv-Zaporizhzhia, su un possibile viaggio del Pontefice nel paese.

Con Francesco sembrava un viaggio molto concreto, adesso questa ipotesi sembrerebbe scemata. “Ci hanno chiesto il nostro parere – risponde il vescovo che si trova al Meeting di Rimini per raccontare come la situazione attuale in Ucraina, tre anni dall’inizio del conflitto – ma sapete che quando viene il Papa ci sono migliaia di persone che vogliono incontrarlo. E se in questo periodo i russi sparano, se arriva un drone o un missile, chi si prender la responsabilit di tutti questi morti? L’Ucraina non pu garantire sicurezza”.

Infine, dal vescovo un appello alla pace: “Voglio ringraziare tutti per il supporto e per l’aiuto che ci state dando. E ricordatevi che la guerra inizia sempre dal cuore umano, e quando Dio viene allontanato dal cuore umano, nasce la guerra. Per questo vi dico: guardate bene i vostri cuori”.

Piantedosi: sgombero CasaPound? Prima o poi sar il suo turno

Rimini, 23 ago. (askanews) – Anche CasaPound rientra nei centri che andrebbero sgomberati. “Io sono stato, da prefetto di Roma, colui che l’ha inserito nell’elenco dei centri che sono da sgomberare prima o poi e prima o poi arriver anche il suo turno”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, a margine del Meeting di Rimini.

A chi gli chiede un commento al ministro Giuli che ha sottolineato come non vada sgomberato purch rientri nella legalit, Piantedosi risponde: “Credo abbia detto che se si legalizza in qualche modo, potrebbe non essere sgomberato. successo gi ad altri centri, il Comune di Roma ha comprato addirittura delle strutture per legalizzarli e per consegnarlo, successo anche in altrecitt”.

MotoGp, Marquez vince anche la Sprint a Budapest

Roma, 23 ago. (askanews) – Marc Marquez continua la sua marcia trionfale verso il nono titolo mondiale in carriera vincendo anche la Sprint a Budapest. Sul podio anche le due Pertamina VR46 di Di Giannantonio e Morbidelli. 4° Marini, poi Aldeguer, Mir e Bezzecchi. 8° Alex Marquez, 13° Bagnaia. Out Quartararo, Zarco e Bastianini. Marc allunga in classifica: +152 su suo fratello Alex e +209 su Bagnaia.

Giornata super per i piloti del team VR46, Di Giannantonio e Morbidelli, che con la top-3 riallungano su Pedro Acosta che probabilmente cadendo in Qualifica ha gettato al vento una grandissima occasione per provare a sfidare per davvero Marquez.

Alex Marquez e Marco Bezzecchi hanno conquistato qualche punticino nella lotta con Francesco Bagnaia, 13esimo al traguardo. Punticino anche per Jorge Martin, bene i piloti Honda Luca Marini e Joan Mir che domani potranno mettere altro fieno in cascina.

Piantedosi: ho visto il video di Almasri. Pericoloso, anche per questo espulso

Rimini, 23 ago. (askanews) – Il video di Al Masri? “L’ho visto, l’ho visto sui social” ma “le ricostruzioni sembrano attribuire quel video a molti anni fa. Nessuno ha mai pensato che quel personaggio fosse meritevole di qualche considerazione”: così il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, a margine del Meeting di Rimini, sul video apparso ieri sui social in cui Al Masri sembrerebbe uccidere con le proprie mani un uomo.

A chi gli chiede se non ci sia amarezza per non averlo assicurato alla giustizia, Piantedosi risponde: “Io ho firmato un decreto di espusione che si fondava in quota parte anche sugli elementi di pericolosità del soggetto. Sono stato anche un po’ discusso per questo – ha aggiunto il ministro – . Fa parte di considerazioni di giustizia, tutelare l’interesse degli italiani in Italia e all’estero, questa è la condizione di giustizia maggiore che possiamo perseguire e che abbiamo voluto perseguire, ovvero quella di garantire la sicurezza degli italiani sul territorio italiano e all’estero”.

Ucraina, vescovo Kharkiv: ogni giorno missili, bombe e droni

Rimini, 23 ago. (askanews) – “La citt di Kharkiv ogni giorno bombardata, ci arrivano droni in continuazione, ma anche missili”. A raccontare la drammatica situazione che sta vivendo da oltre tre anni la sua citt monsignor Paolo Honcharuk, vescovo di Kharkiv-Zaporizhzhia. E racconta anche come vivono i cristiani nella diocesi ucraina. “Abbiamo tante sfide adesso, causate dalla guerra – prosegue il prelato in una intervista ad askanews – ci sono tanti che difendono il nostro Paese con le armi, ma tanti altri che, come volontari, aiutano le persone che hanno bisogno. Tantissime persone che si prendono cura degli altri, che aiutano i feriti – aggiunge mons. Honcharuk – altri ancora si prendono cura delle persone che sono costrette ad evacuare dalle loro case, o degli anziani che si trovano nei territori occupati e devono essere deportati”.

“Ci sono tantissime persone che hanno perso la loro casa, hanno perso tutto. Cerchiamo di aiutare il pi possibile ma soprattutto, come cristiani, preghiamo”.

Ucraina, vescovo Karkiv: putin vuole continuare ad uccidere

Rimini, 23 ago. (askanews) – Per Putin “la persona umana non ha alcun valore”. “Tutto il mondo vuole la pace, Putin vuole continuare ad uccidere. Dopo il vertice con Trump in Alaska, la sua opinione non cambiata. Continuer a condurre questa guerra finch potr farlo”. Usa toni molto duri, monsignor Paolo Honcharuk, vescovo di Kharkiv-Zaporizhzhia, in Ucraina, in una intervista ad askanews, commentando il bilaterale Putin-Trump e in vista di un futuro bilaterale tra Putin e Zelensky.

“Per Putin – ha aggiunto il vescovo – la persona non ha nessun valore e in questo consiste la tragedia di questa guerra”. Il prelato, che ha incontrato Papa Leone lo scorso 18 giugno, assicurando di “portare la benedizione del Pontefice al mio Paese sofferente”, si trova al Meeting di Rimini dove racconter la situazione che vive la sua diocesi, le lacerazioni e le ferite della guerra.

Ucraina, vescovo Kharkiv: ogni giorno bombe, Putin vuole la guerra

Rimini, 23 ago. (askanews) – (Di Serena Sartini e Paolo Tomassone)

“La città di Kharkiv ogni giorno è bombardata, ci arrivano droni in continuazione, ma anche missili”. A raccontare la drammatica situazione che sta vivendo da oltre tre anni la sua città è monsignor Paolo Honcharuk, vescovo di Kharkiv-Zaporizhzhia. Per Putin “la persona umana non ha alcun valore”. “Tutto il mondo vuole la pace, Putin vuole continuare ad uccidere”, dice il vescovo in una intervista ad askanews.

“Dopo il vertice con Trump in Alaska, la sua opinione non è cambiata. Continuerà a condurre questa guerra finché potrà farlo”, afferma monsignor Paolo Honcharuk, commentando il bilaterale Putin-Trump e in vista di un futuro bilaterale tra Putin e Zelensky. “Ci sono tantissime persone che hanno perso la loro casa, hanno perso tutto. Cerchiamo di aiutare il più possibile ma soprattutto, come cristiani, preghiamo”, aggiunge.

“Abbiamo tante sfide adesso, causate dalla guerra – prosegue il prelato – ci sono tanti che difendono il nostro Paese con le armi, ma tanti altri che, come volontari, aiutano le persone che hanno bisogno. Tantissime persone che si prendono cura degli altri, che aiutano i feriti – aggiunge mons. Honcharuk – altri ancora si prendono cura delle persone che sono costrette ad evacuare dalle loro case, o degli anziani che si trovano nei territori occupati e devono essere deportati”.

E alla domanda se attendono il Papa a Kiev, il vescovo risponde: “Sicuramente lo aspettiamo, ma la vera domanda è se potrà essere sicuro il suo viaggio in Ucraina. I russi sparano, il nostro Paese non può garantire sicurezza”. Con Francesco sembrava un viaggio molto concreto, adesso questa ipotesi sembrerebbe scemata. “Ci hanno chiesto il nostro parere – risponde il vescovo che si trova al Meeting di Rimini per raccontare come è la situazione attuale in Ucraina, tre anni dall’inizio del conflitto – ma sapete che quando viene il Papa ci sono migliaia di persone che vogliono incontrarlo. E se in questo periodo i russi sparano, se arriva un drone o un missile, chi si prenderà la responsabilità di tutti questi morti? L’Ucraina non può garantire sicurezza”.

Infine, dal vescovo un appello alla pace: “Voglio ringraziare tutti per il supporto e per l’aiuto che ci state dando. E ricordatevi che la guerra inizia sempre dal cuore umano, e quando Dio viene allontanato dal cuore umano, nasce la guerra. Per questo vi dico: guardate bene i vostri cuori”.

A Gaza morte per malnutrizione altre 8 persone tra cui 2 bambini

Roma, 23 ago. (askanews) – Gli ospedali della Striscia di Gaza hanno registrato nelle ultime 24 ore la morte per malnutrizione di altre otto persone, tra cui due bambini. Lo ha riferito il ministero della Sanità, citato dai media palestinesi. Sale così a 281 il numero dei morti per malnutrizione, tra cui 114 bambini, nell’enclave palestinese.

“È ora che il governo israeliano smetta di negare la carestia che ha creato a Gaza”: è quanto ha scritto oggi su X il Commissario generale dell’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (Unrwa), Philippe Lazzarini, rilanciando la dichiarazione di carestia rilasciata ieri dal Sottosegretario generale per gli Affari umanitari e Coordinatore degli aiuti d’emergenza dell’Onu (Ocha), Tom Fletcher. “Tutti quelli che hanno influenza devono usarla con determinazione e obbligo morale. Ogni ora conta”, ha aggiunto Lazzarini.

MotoGp, Marquez in pole in Ungheria

Roma, 23 ago. (askanews) – Marc Marquez non stecca in qualifica. Dopo gli errori in Repubblica Ceca e Austria, lo spagnolo della Ducati firma la pole nel GP d’Ungheria, quattordicesimo round del Mondiale MotoGP. Il leader iridato chiude primo con il tempo di 1’36″518. Scatterà accanto a due italiani, entrambi promossi dal Q1: Marco Bezzecchi è secondo con la sua Aprilia, distante 290 millesimi, mentre Fabio Di Giannantonio (VR46 Ducati) ottiene il terzo tempo a 354 millesimi. C’è tanta Italia anche nella seconda fila, aperta da Enea Bastianini (Tech3 Ktm), ottimo quarto. Quinto Franco Morbidelli (VR46 Ducati). Qualifiche disastrose per Bagnaia: Francesco fatica a realizzare un giro valido e alla fine si classifica quindicesimo. “Non riesco a guidare questa moto”, ammette deluso il pilota italiano ai box. In difficoltà anche il campione in carica Jorge Martin, solo diciassettesimo.

MotoGp, Marquez: "Questa pole è venuta bene"

Roma, 23 ago. (askanews) – “In una pista nuova ogni volta che metto una nuova gomma cerco il nuovo limite – ha detto Marquez nel parco chiuso dopo la pole position in Ungheria – Provi di più, provi sempre di più. L’ultimo giro è stato bello, è venuta davvero bene questa pole. In Austria ho voluto esagerare e sono caduto”. Marquez ha quindi chiosato: “Il passo per la Sprint? Dipende dal vento, si deve girare a 1’37″ se si vuole vincere. Ma ieri il vento andava in un modo, di pomeriggio in un altro. Dobbiamo capire”.

Italia-Francia, Borghi Lega: macchè crisi, irresponsabile chi parla di truppe

Roma, 23 ago. (askanews) – “Non esiste nessuna ‘crisi’ con la Francia a seguito delle sacrosante parole di Salvini. La questione è semplice: nel mezzo di una trattativa di pace mettersi a parlare di truppe e missili è irresponsabile e controproducente. Basta smentire suggestioni napoleoniche di truppe Ue pronte alla guerra in Ucraina e il caso si chiude immediatamente. Far cessare una guerra è un’operazione sempre difficile e dolorosa perché non esistono nella storia delle ‘paci giuste’: ci vogliono compromessi politici che evitino escalation che possono terminare in disastri di scala mondiale. L’Italia in guerra non la vuole la Lega e spero non la voglia nessuno. Questi sono i momenti in cui si richiede a tutti e quindi anche agli amici francesi, saggezza, silenzio e responsabilità”. Così il senatore della Lega Claudio Borghi.

Calabria, ‘tavolo largo’ centrosinistra ufficializza candidatura Tridico

Roma, 23 ago. (askanews) – Il tavolo dei segretari regionali fra le forze “progressiste”, che si è tenuto questa mattina nella sede del Pd regionale a Lamezia terme, hanno ufficializzato la candidatura dell’europarlamentare M5S Pasquale Tridico alla presidenza della regione Calabria. Nel campo le 12 sigle presenti: Pd, M5S, Avs e altre forze come Italia Viva, Psi, Azione, +Europa, Pri, Federazione riformista, Demos, Mezzogiorno federato e Rifondazione comunista.

Mercoledì scorso, l’ex presidente dell’Inps aveva sciolto la riserva e annunciato la sua disponibilità a candidarsi.

Draghi al Meeting, applausi e visita a mostra su lavoro

Rimini, 22 ago. (askanews) – Mario Draghi arrivato al Meeting di Rimini e partono i primi applausi del “popolo di Cl”. Un’ora prima del suo intervento su “Quale orizzonte per l’Europa” l’ex premier stato accolto nel quartiere fieristico dagli organizzatori che lo hanno accompagnato nello stand della Compagnia delle Opere.

Qui Draghi ha visitato la mostra “Ogni uomo al suo lavoro. Domande e esperienze a partire dal Manifesto del Buon Lavoro”. Per tutta la durata della visita ha ascoltato la testimonianza di alcuni volontari che raccontano ai visitatori il senso del progetto. “Un tempo gli operai non erano servi. Lavoravano. Coltivavano un onore, assoluto, come si addice a un onore” si legge in uno dei pannelli mostrati all’ex governatore. Accanto a lui anche il presidente della Fondazione Meeting per l’amicizia tra i popoli, Bernhard Scholz, e al direttore del Meeting Emmanuele Forlani. L’ex premier stato raggiunto anche dalla segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, con cui ha scambiato poche parole.

Bonelli: è inaccettabile che Giuli legittimi CasaPound

Roma, 23 ago. (askanews) – “Le dichiarazioni del ministro della Cultura Alessandro Giuli su CasaPound sono gravi e inaccettabili. Affermare che ‘nella misura in cui si allinea a criteri di legalità’ non vada sgomberata è una provocazione verso tutti coloro che rispettano la legge e credono nella Costituzione”. Ad affermarlo è Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde.

“CasaPound occupa da anni un immobile pubblico nel centro di Roma. Non esiste alcuna legalità da rispettare: quella sede va sgomberata immediatamente. Soprattutto perché si tratta di un’organizzazione neofascista che andrebbe sciolta, non tollerata. “Ora ci aspettiamo lo sgombero immediato. Basta con il doppiopesismo del governo Meloni”, conclude Bonelli.

Draghi: euroscetticismo non per valori Ue ma per capacit di difenderli

Rimini, 22 ago. (askanews) – “Non sorprendente che lo scetticismo nei confronti dell’Europa abbia raggiunto nuovi picchi. Ma importante chiedersi quale sia veramente l’oggetto di questo scetticismo”: lo ha detto l’ex presidente del Consiglio Mario Draghi parlando al meeting di Rimini, invitando i governanti europei a cambiare l’Unione per affrontare le nuove sfide planetarie.

“Non a mio avviso uno scetticismo nei confronti dei valori su cui l’Unione Europea era stata fondata: democrazia, pace, libert, indipendenza, sovranit, prosperit, equit. Anche coloro che sostengono che l’Ucraina dovrebbe arrendersi alle richieste della Russia non accetterebbero mai lo stesso destino per il loro paese; anche loro attribuiscono valore alla libert, all’indipendenza e alla pace, sia pure solo per se stessi. Credo piuttosto che lo scetticismo riguardi la capacit dell’Unione Europea di difendere questi valori. Ci in parte comprensibile. I modelli di organizzazione politica, specialmente quelli sopra-statuali, emergono in parte anche per risolvere i problemi del loro tempo. Quando questi cambiano tanto da rendere fragile e vulnerabile l’organizzazione preesistente, questa deve cambiare”.

Draghi al Meeting: evaporata l’illusione della potenza europea

Rimini, 22 ago. (askanews) – “Per anni l’Unione Europea ha creduto che la dimensione economica, con 450 milioni di consumatori, portasse con s potere geopolitico e nelle relazioni commerciali internazionali. Quest’anno sar ricordato come l’anno, in cui questa illusione evaporata”. E’ un pugno l’incipit del discorso di Mario Draghi al Meeting di Rimini.

“Abbiamo dovuto rassegnarci ai dazi imposti dal nostro pi grande partner commerciale e alleato di antica data, gli Stati Uniti. Siamo stati spinti dallo stesso alleato ad aumentare la spesa militare, una decisione che forse avremmo comunque dovuto prendere -ma in forme e modi che probabilmente non riflettono l’interesse dell’Europa. L’Unione Europea, nonostante abbia dato il maggior contributo finanziario alla guerra in Ucraina, e abbia il maggiore interesse in una pace giusta, ha avuto finora un ruolo abbastanza marginale nei negoziati per la pace. Nel frattempo la Cina ha apertamente sostenuto lo sforzo bellico della Russia mentre espandeva la propria capacit industriale per riversare l’eccesso di produzione in Europa, ora che l’accesso al mercato americano limitato dalle nuove barriere imposte dal governo negli Stati Uniti. Le proteste europee hanno avuto poco effetto: la Cina ha chiarito che non considera l’Europa come un partner alla pari e usa il suo controllo nel campo delle terre rare per rendere la nostra dipendenza sempre pi vincolante. L’Europa stata spettatrice anche quando i siti nucleari iraniani venivano bombardati e il massacro di Gaza si intensificava” ha aggiunto Draghi, e questa ultima considerazione stata accolta da un lungo applauso.

Massimo Vitali, una fotografo in spiaggia al Vada Photo Festival

Vada, 23 ago. (askanews) – Una spiaggia e un fotografo che da anni racconta gli italiani attraverso le immagini riprese in luoghi balneari. In occasione del Vada Photo Festival, Massimo Vitali ha scelto di realizzare dei nuovi scatti alle Spiagge bianche di Rosignano Marittimo, luogo molto frequentato da bagnanti e vacanzieri, ma anche controverso per la vicinanza agli stabilimenti Solvay.

“Io sono stato qui a Vada 30 anni fa per la prima volta – ha detto Vitali ad askanews – e poi ci sono venuto altre volte e dato che le mie foto comunque sono su come siamo noi, com’ la gente, cosa succede anche sulle spiagge, ho voluto tornare, perch mi sembrava un’ottima occasione per edere cosa successo, cosa succede”.

Attraverso la “Beach Series” dal 1995 Vitali racconta proprio il costume italiano, e quindi la societ, osservata attraverso il luogo simbolo delle vacanze, con uno sguardo che, con una postura che guarda all’arte, assume certamente anche aspetti sociologici.

” tutto cambiato – ha aggiunto il fotografo – ovviamente la cosa pi incredibile che la gente non parla pi uno con l’altro, parlano ognuno col proprio telefono. Quello il cambiamento degli ultimi anni, ma cambiato il colore degli asciugamani, sono cambiati i costumi da bagno, i capelli, cambiato tutto. Ora, da pi di un anno mi sono occupato dell’archivio e sull’archivio vedo delle cose che non avevo mai pensato. Non avevo mai pensato che il mio lavoro di documentazione fosse cos profondo, andasse cos a fondo”.

Una profondit, e questo forse l’aspetto pi interessante, che nasce dagli scatti che vorrebbero raccontare la superficie, il momento lieve, la spiaggia della vacanza spensierata e magari anche frivola. Ma tutto questo, in realt, dice molto di noi e del modo in cui vorremmo essere.

Giunto alla sua quinta edizione, il Vada Photo Festival porta nella cittadina sulla costa livornese mostre, workshop e talk intorno alla fotografia che, per alcune settimane sul finire dell’estate, letteralmente invade piazze e strade.

L’ex uragano Erin è in rotta verso l’Europa, cosa succederà

Roma, 23 ago. (askanews) – Manuel Mazzoleni di 3bmeteo.com: “L’uragano Erin, dopo aver spaventato la costa orientale degli Stati Uniti d’America, raggiungerà in settimana il comparto nord-occidentale dell’Europa come tempesta atlantica, dove porterà severo maltempo con venti tempestosi, piogge torrenziali e onde oltre i 4-5 metri. I suoi effetti si avvertiranno anche sull’Italia”. LA STORIA DI ERIN, UN URAGANO DA RECORD – “L’uragano Erin è stato uno dei fenomeni atmosferici più imponenti e rapidi mai osservati nell’Atlantico. Nato al largo delle coste africane in pochi giorni ha assunto la forma di tempesta tropicale e a Ferragosto ha raggiunto lo status di uragano. In appena 24 ore, le acque caldissime dell’oceano lo hanno trasformato in un mostro di categoria 5, con venti che hanno toccato i 260 chilometri orari: una delle intensificazioni più rapide mai registrate,” spiega Manuel Mazzoleni, meteorologo di 3bmeteo. “Ma ciò che ha reso Erin davvero eccezionale non è stato solo il suo picco di intensità, bensì la sua immensità. Con un diametro superiore agli 800 chilometri, l’uragano è entrato tra i più vasti mai registrati nell’Atlantico. Da ieri, venerdì 22 agosto, Erin si è trasformato in tempesta post-tropicale, allontanandosi verso il Nord Atlantico, dove le acque più fredde e la presenza di correnti più intense in quota lo hanno progressivamente trasformato da sistema tropicale (struttura simmetrica a “cuore” caldo) a ciclone o tempesta extratropicale.” EX-URAGANI IN EUROPA, NON SONO UN’ECCEZIONE – “L’arrivo di ex-uragani in Europa non è un’eccezione, come la storia ci insegna,” prosegue Mazzoleni. “Le correnti atlantiche e l’interazione con i venti in quota possono prolungarne la vita e spingerli verso il Vecchio Continente, dove tuttavia non arrivano mai come uragani veri e propri, ma sempre come potenti tempeste extratropicali. Storici esempi sono Ophelia – ricordata come l’uragano più orientale dell’Atlantico – che nel 2017 devastò l’Irlanda; Gordon, nel 2006, che colpì duramente le Azzorre, la Spagna, l’Irlanda e il Regno Unito; Leslie nel 2018 in Iberia e Francia; Debbie nel 1961 in Irlanda; Vince nel 2005 in Andalusia; e Kirk nel 2024, che si spinse fino al cuore dell’Europa. La storia ci insegna che questi sistemi, pur trasformati, possono portare venti tempestosi, piogge torrenziali, mareggiate e pericoli reali. Con il cambiamento climatico, potrebbero diventare fenomeni più frequenti e intensi”- precisa il meteorologo di 3bmeteo. MA CHE EFFETTO AVRÀ IN EUROPA E SULL’ITALIA ? – “A inizio della prossima settimana l’ex uragano Erin si porterà sull’Atlantico settentrionale come intenso ciclone extratropicale con minimi di pressione anche inferiori ai 970 hPa,” aggiunge Mazzoleni. “Da esso partirà un’intensa perturbazione destinata ad attraversare le Isole Britanniche, ma in grado anche di raggiungere l’Europa occidentale. La sua azione favorirà inizialmente la risalita di nuove masse d’aria roventi dal Nord Africa verso il Mediterraneo centrale, provocando una nuova rapida ondata di caldo sul Sud Italia. Secondo le ultime elaborazioni modellistiche, da confermare nei prossimi giorni, le massime mercoledì in Sardegna potranno superare i 35°C, mentre tra giovedì e venerdì localmente si potrebbero sfiorare i 35-37°C in Puglia, Metapontino, Calabria e Sicilia. Allo stesso tempo, dalla depressione originata da Erin si organizzerà un’intensa perturbazione destinata a raggiungere il Nord Italia entro mercoledì/giovedì e, entro fine mese, attraversare buona parte della Penisola. Usando il condizionale, vista la distanza temporale, il maltempo potrebbe essere molto intenso e potenzialmente pericoloso, in particolare tra medio-alto Piemonte, Lombardia centro-settentrionale, rilievi del Nordest, Levante ligure e alta Toscana, dove la maggior parte dei modelli previsionali evidenziano accumuli anche oltre i 150-200 mm in sole 48 ore.”.

La Francia ha convocato l’ambasciatrice d’Italia dopo le dichiarazioni di Salvini su Macron



Milano, 23 ago. (askanews) – La Francia ha convocato l’ambasciatrice d’Italia a Parigi, Emanuela D’Alessandro, “a seguito delle dichiarazioni inaccettabili” pronunciate dal vicepremier italiano Matteo Salvini contro il presidente Emmanuel Macron. Lo riferisce l’Afp, citata da Le Figaro.

Durante un incontro a Milano, Salvini – rispondendo a una domanda su un eventuale invio di truppe italiane in Ucraina – aveva suggerito che fosse Macron “a andarci lui stesso, con un casco e un fucile”. Secondo fonti diplomatiche francesi, all’ambasciatrice è stato ricordato che quelle parole “vanno contro il clima di fiducia e la relazione storica fra i due Paesi, nonché i recenti sviluppi bilaterali che hanno mostrato forti convergenze, soprattutto sul sostegno all’Ucraina”.

Il leader della Lega aveva già definito Macron “un folle” lo scorso marzo, accusandolo di spingere l’Europa verso lo scontro con la Russia. Francia e Regno Unito guidano una “coalizione dei volontari” pronta a inviare contingenti in Ucraina come garanzia di sicurezza dopo un eventuale accordo di pace, mentre la premier italiana Giorgia Meloni si è detta contraria.

Draghi? Il suo rimane un bel discorso, senza conseguenze politiche

Sono piovuti applausi da più parti, eppure Draghi non ha dato indicazioni più stringenti rispetto a quanto aveva scritto tempo fa nel Rapporto sulla competitività. Il suo invito rispecchia un sentimento politico – più unità per avere più Europa – ma non si carica di un vero e proprio compito politico. In certi passaggi, la relazione al Meeting di Rimini è sembrata una forma di esortazione, anche se fondata su un’analisi robusta. Ora, gli applausi hanno valore se mettono in moto convincenti reazioni; invece, ad un esame provvisorio, niente lascia intendere che sia partita la ricerca di una risposta vera alle parole sferzanti di Draghi.

LEuropa spettatrice delle crisi internazionali

“L’Europa è stata spettatrice anche quando i siti nucleari iraniani venivano bombardati e il massacro di Gaza si intensificava”. È uno dei passaggi più forti dell’intervento di Mario Draghi, accolto da lunghi applausi. L’ex premier ha sottolineato come, nonostante l’Unione abbia dato il maggior contributo finanziario alla guerra in Ucraina, il suo ruolo nei negoziati per la pace sia stato finora marginale.

Per questo ha chiesto di trasformare lo “scetticismo in azione” e di farlo subito: “Ora, quando abbiamo ancora il potere di disegnare il nostro futuro, non quando le circostanze saranno divenute insostenibili”.

Lo scetticismo e le illusioni evaporate

Secondo Draghi, l’Unione europea ha per anni confidato che la sua dimensione economica, con 450 milioni di consumatori, le garantisse potere geopolitico. Oggi quell’illusione è svanita. Da un lato, i dazi americani; dall’altro, la Cina, che non considera l’Europa un partner alla pari e sfrutta il controllo delle terre rare per accrescerne la dipendenza.

Non sorprende dunque che lo scetticismo verso l’Europa abbia raggiunto nuovi picchi. Ma, ha avvertito l’ex presidente della Bce, questo non è uno scetticismo sui valori fondativi dell’Unione – democrazia, pace, libertà, indipendenza, prosperità – bensì sulla sua capacità di difenderli.

Un appello senza sbocco politico

Draghi ha ricordato che i modelli di organizzazione politica devono sapersi adattare ai cambiamenti storici, pena l’irrilevanza. Tuttavia, la sua diagnosi e il suo invito restano sospesi in una dimensione di pura riflessione.

E qui si torna al punto di partenza: per dare seguito alle sollecitazioni di Draghi bisognerebbe mettere in campo un “partito di Draghi”. Lo si è evocato in passato, con esito negativo; lo stesso parrebbe profilarsi oggi qualora si riproponesse l’idea. Forse è bene che sia così, sapendo però che in assenza di uno “sbocco politico” il discorso di Draghi resta solo… un bel discorso.

Il punto di non ritorno della democrazia israeliana

Ormai non è più solo Sinistra per Israele bensì è anche larga parte della popolazione israeliana (come si è visto con le manifestazioni di domenica scorsa) a contestare in toto la politica del governo Netanyahu, volta ad occupare Gaza, a restringere gli spazi dei palestinesi in Cisgiordania allargando quelli dei coloni, a negare ogni possibilità per uno Stato di Palestina, a immaginare la deportazione dei palestinesi in qualche stato povero dell’Africa tipo il Sud-Sudan.

Poiché Israele è ancora una democrazia, eventuali elezioni anticipate dividerebbero radicalmente il Paese ma è assai dubbio che la coalizione di estrema destra oggi in stretta maggioranza alla Knesset riuscirebbe a vincerle. Questo è un motivo in più per rimanere avvinghiati al potere e non dividersi. Ciò comporta, per il premier, seguire le richieste sempre più esigenti avanzate dai due leader radicali della destra religiosa ultranazionalista, Bezalel Smotrich e Itamar Ben-Gvir.

Netanyahu da parte sua – come ogni osservatore internazionale sostiene da quasi due anni in qua – ha tutto l’interesse personale a non interrompere una guerra che gli consente di rimanere al governo senza dover affrontare i processi intentati a suo carico, che potrebbero concludersi con una severa condanna.

Impossibilitata a contrastare le terribili scelte del governo, una parte dell’opposizione, quella centrista del Partito dellUnità Nazionale di Benny Gantz (a suo tempo uscito dal governo di unità nazionale sorto dopo il 7 ottobre proprio in contrasto con il massacro avviato a Gaza) sta valutando un possibile ritorno nell’esecutivo (come anticipato da il Domani dItalia ieri l’altro) per ridurre in esso l’impatto funesto della destra radicale e per virare verso una tregua con Hamas in cambio della restituzione di tutti gli ostaggi, quelli vivi e quelli defunti. Mossa tutta da valutare, oltre che discutibile. E naturalmente avversata dalla destra oltranzista. Dubbio che possa concretizzarsi.

Ma il punto vero resta un altro. Presa questa strada distruttiva e isolazionista, supportata ormai solo dagli Stati Uniti di Donald Trump e osteggiata da tutto il resto dell’Occidente, fin dove può spingersi Netanyahu? Politico di lungo corso non può non rendersi conto (se non è offuscato completamente dall’odio come i suoi ministri estremisti) che le sue scelte stanno conducendo il suo Paese all’isolamento internazionale, a perdere qualsiasi sentimento di empatia nei suoi confronti nonostante quanto subìto il 7 ottobre 2023, a vedere sempre più stati riconoscere quello di Palestina. A lacerare, infine, sempre più Israele.

Perché questo è il punto di non ritorno verso il quale Netanyahu, più o meno consapevolmente, sta conducendo Israele. La rottura drammatica del patto democratico sul quale è stato fondato.

Calenda e Renzi, ovvero la coerenza e il trasformismo

È difficile, molto difficile, garantire un briciolo di coerenza in un contesto politico fluido, leggero, post ideologico e, purtroppo, ancora fortemente venato dalla deriva populista e qualunquista di marca grillina. Eppure, anche all’interno di una cornice ancora politicamente molto fragile ed aleatoria, è possibile individuare chi mantiene una coerenza di fondo nella declinazione concreta del suo progetto politico e chi, invece, fa dell’opportunismo e del trasformismo la sua bussola di orientamento.

È il caso, nello specifico, del comportamento politico – e mai personale, come ovvio – di Calenda e di Renzi.

Il fallimento del Terzo Polo

Sì, tutti sappiamo tutto. Cioè, in sostanza, di quello che poteva essere e non è stato il cosiddetto Terzo Polo. È persin inutile tornarci sopra perché conosciamo perfettamente anche il genere degli insulti che sono volati nel rapporto tra i capi, e i sottoposti, dei rispettivi partiti.

Ma un fatto, però, è indubbio nonché oggettivo. Ed è l’aspetto politicamente più rilevante, oggi.

Se Calenda manifesta, checché se ne dica, una coerenza di fondo nel declinare un progetto politico che faccia del Centro non un feticcio o un mero strumento per soddisfare per sé e per “i propri cari” obiettivi di potere, il capo di Italia Viva, persin spudoratamente, persegue un disegno politico che rinnega sistematicamente e scientificamente tutto ciò che ha detto, scritto, predicato e blaterato in giro per l’Italia e nei vari e molteplici organi di informazione sino a poco tempo fa.

Ma come si fa, di grazia, sostenere e spiegare la coerenza politica, culturale e programmatica di una forza di Centro in una alleanza dominata dai populisti dei 5 Stelle, dagli estremisti del trio Fratoianni/Bonelli/Salis e dal radicalismo della Schlein dopo aver urlato ai quattro venti per alcuni anni che il Centro, e la politica di centro, non potranno mai, e poi ancora mai, costruire una coalizione con simili posizioni politiche?

 

La logica dei seggi e la tenda” di Bettini

Ora, per non essere scolastici e, soprattutto, ingenui, tutti conosciamo le ragioni vere di questo plateale capovolgimento di posizioni. Il tutto, come ovvio, si riduce ad una manciata di seggi parlamentari gentilmente concessi dai veri azionisti di riferimento della coalizione di sinistra e progressista.

E, coerentemente con questa impostazione, il Centro però deve ridursi ad una banale ed insignificante “tenda” – secondo il famoso lodo Bettini – a garanzia della natura plurale della coalizione e dove, di fatto, il peso del suddetto Centro si circoscrive al compiacimento per avere ottenuto qualche seggio senza mettere in discussione chi detiene le leve della leadership politica dell’alleanza.

Lalternativa di Calenda

Esattamente alternativo è il comportamento politico, almeno sino ad oggi, di Carlo Calenda e del suo partito, Azione. Innanzitutto per la fedeltà all’impegno sottoscritto con gli elettori nel settembre del 2022 e poi, ed è l’elemento che più conta, per mantenere e salvaguardare quella che un tempo si chiamava “coerenza politica” oppure onestà intellettuale.

Ovvero, un minimo di collegamento tra ciò che si dice e ciò che si fa. E, sotto questo versante, la coerenza di Calenda è cristallina. Piaccia o non piaccia ai suoi detrattori è un dato che non si può sottacere.

E, del resto, storicamente, il Centro nel nostro Paese non si è mai nascosto. Nel caso specifico, in una “tenda” o in un accampamento o in un rifugio. Quando lo ha fatto, sia nell’uno che nell’altro schieramento, semplicemente è diventato ornamentale se non del tutto inutile e politicamente marginale e periferico.

Linsegnamento di Scoppola

Ecco perché, ieri come oggi, non si può aggirare il vecchio e nobile monito di Pietro Scoppola. E cioè, un buon politico, e non solo il politico cattolico, deve sempre sapere unire in modo armonioso e fecondo “la cultura del comportamento con la cultura del progetto”.

Quando una delle due sprofonda nel ridicolo – nel caso specifico il comportamento politico – anche l’altro è destinato a diventare grottesco. Se non, appunto, ridicolo

Riparte il campionato. Denaro, caos e passione: la Serie A non muore mai

Nel weekend prenderà il via il campionato di calcio 2025/26, una stagione che sembra il naturale prolungamento della precedente, quasi non fosse mai finita. Appena archiviato il campionato, infatti, ci siamo ritrovati catapultati nel Mondiale per club ideato da Gianni Infantino, presidente della FIFA e genio dei dollari facili in terra americana. Un torneo che ha garantito guadagni enormi solo ai club partecipanti, ingolfando il calendario e creando più problemi che benefici. Basti pensare al PSG, finalista a metà luglio e poi già in campo, con risultati modesti, per la Supercoppa Europea del 13 agosto. Un cortocircuito logico dove il denaro sovrasta ogni ragione, mentre gli infortuni si moltiplicano in modo esponenziale.

Con queste premesse, sabato riparte quello che un tempo era considerato il campionato più bello del mondo, oggi scivolato dietro Premier League e Liga. I nodi italiani sono sempre gli stessi: mancanza di stadi di proprietà e impianti obsoleti. Roma ne è l’esempio lampante: l’Olimpico è ancora quello delle Olimpiadi del 1960, con ritocchi risalenti al Mondiale del 1990. Una situazione indecorosa che interessa a pochi, certamente non ai politici, salvo poi lamentarsi dei mancati introiti e del divario con le altre realtà europee.

Allo scoramento della ragione si oppone l’orgoglio: l’Italia resta il Paese che si illude di avere ancora il calcio più bello, ma i grandi campioni arrivano soltanto quando la Premier e la Liga li hanno scartati o quando sono a fine carriera. Così vedremo Modric quarantenne al Milan, Dzeko trentanovenne alla Fiorentina e Sancho, rifiutato dai club inglesi, esitante da settimane davanti alla Roma.

La favola del Napoli, campione a sorpresa nello scorso campionato, resta l’emblema di un torneo capace di ribaltare ogni pronostico. De Laurentiis e Conte hanno costruito un miracolo tecnico e ora puntano a confermarsi. È proprio questa imprevedibilità, al limite dell’irrazionalità, a tenere in vita la Serie A: un campionato che resiste per passione più che per logica economica. Sold out continui, record di abbonamenti e un pubblico che trascina la media spettatori verso i 35 mila a partita. Nonostante le difficoltà strutturali, il giro d’affari della Serie A dovrebbe attestarsi, quest’anno, attorno ai 3,8 miliardi di euro, grazie soprattutto ai diritti televisivi.

Guardando al campo, il Napoli è il favorito d’obbligo, nonostante l’infortunio di Lukaku, con investimenti mirati e la solidità del duo De Laurentiis-Conte. L’Inter si presenta come principale antagonista, anche se la rosa è ancora in costruzione: il mercato chiuderà solo il 1° settembre. Subito dietro Juventus, Milan e Atalanta, tutte alle prese con i vincoli di bilancio che impongono di vendere prima di acquistare. Eccezione il Como, capace di investire oltre 100 milioni grazie alla ricchezza dei proprietari, gli Hartono, tra i più facoltosi al mondo.

Tra i colpi principali del mercato estivo spiccano Sam Beukema, passato dal Bologna al Napoli per circa 31 milioni, e il brasiliano Wesley, acquistato dalla Roma dal Flamengo per una cifra simile. Non tutte però hanno potuto muoversi: la Lazio, ad esempio, è bloccata dal mancato rispetto di tre parametri finanziari fissati dalla FIGC (indice di liquidità, indebitamento e costo del lavoro allargato).

Sul fondo resta lo spettro della nazionale: la qualificazione ai Mondiali americani è ancora in bilico e, con ogni probabilità, passerà dallo spareggio della sfida di ritorno contro la Norvegia. Un’altra mancata partecipazione sarebbe clamorosa, ma non impossibile. A questa sfida si penserà in primavera: per ora c’è il campionato, con il suo carico di speranze, illusioni ed entusiasmi. Tutti partono con i migliori propositi… ma, come sempre, saranno le prime sconfitte a raccontarci la verità. Ora, finalmente, spazio al campo.

Biennale Architettura, un Padiglione svizzero femminista

Venezia 22 ago. (askanews) – Il Padiglione svizzero alla 19a Mostra Internazionale di Architettura – La Biennale di Venezia, commissionato dalla Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia, presenta la mostra Endgultige Form wird von der Architektin am Bau bestimmt curata dal gruppo Annexe e visitabile all’interno dei Giardini della Biennale fino al 23 novembre 2025. La forma finale sar determinata dall’architetta sul cantiere il principio guida delle curatrici per esplorare l’eredit di Lisbeth Sachs (1914-2002), una delle prime donne architetto in Svizzera. Sachs, contemporanea di Bruno Giacometti, progett la Kunsthalle per l’esposizione svizzera per il lavoro femminile (SAFFA) del 1958 a Zurigo: ” stata un’affermazione di forte indipendenza, che abbiamo sentito il bisogno di raccogliere e fare nostra” hanno commentato le curatrici.

Annexe un gruppo di architette formato da Elena Chiavi, Kathrin Fuglister, Amy Perkins e Myriam Uzor che per il progetto del Padiglione svizzero si avvale della collaborazione integrata nel team dell’artista Axelle Stiefel. Agendo all’incrocio tra architettura e performance, il gruppo integra quanto gi esiste, valorizza e predilige una cultura della costruzione che parte da ci che si ha a disposizione per diventare veicolo per accogliere diverse forme di collaborazione e pratiche edilizie femministe.

Elena Chiavi, curatrice insieme alle altre architette del gruppo Annexe, ha raccontato ad Askanews il progetto: “Per il Padiglione svizzero l’idea era di sovrapporre due architetture per collegare il presente e il passato. Per noi era importante creare un dialogo con l’esistente, con il Padiglione di Bruno Giacometti, integrando e sovrapponendo un’architettura di un’architetta svizzera, Lisbeth Sachs, che ha costruito una Kunsthalle negli anni Cinquanta. Durante le nostre ricerche c’ un dettaglio che ci ha colpito molto in uno dei disegni di Lisbeth Sachs, che affermava che la forma finale viene determinata dall’architetta, al femminile, sul cantiere Endgultige Form wird von der Architektin am Bau bestimmt : per noi stato una forma di referenza nella nostra pratica di come possiamo essere sostenibili e inclusivi alla natura e alle risorse. Questo aspetto inclusivo e innovativo della sua pratica gi negli anni Cinquanta ci ha aiutato molto a chiederci come possiamo ricostruire oggi e come possiamo definire nel processo una forma che poi diventa questo luogo di esposizione. Per noi il futuro dell’architettura o l’interpretazione che abbiamo voluto offrire ai visitatori una pratica collettiva, sociale, dove c’ tanto scambio e c’ tanto ascolto anche per capire di cosa c’ bisogno, di cosa la natura ha bisogno, di cosa hanno bisogno le persone, per avere un processo per concepire un’architettura molto pi inclusiva. C’ anche l’aspetto del suono che molto importante per noi nella nostra pratica: lavoriamo sul processo e abbiamo registrato durante questo ultimo anno e mezzo tutte le discussioni, i dialoghi, i luoghi dove siamo stati, gli incontri con degli attori molto importanti per la realizzazione del padiglione. L’idea era di fare capire al visitatore attraverso questi suoni trasmessi dagli altoparlanti che l’architettura una pratica molto sociale ed quello che abbiamo mostrato nella ricostruzione del padiglione di Lisbeth Sachs”.

Nella mostra del Padiglione Svizzero, le curatrici immaginano come la visione di Sachs avrebbe potuto influenzare il progetto del padiglione oggi. Riprendono il suo approccio per creare una memoria spaziale frammentata e immersiva, che evoca le preoccupazioni estetiche ed etiche tanto del suo tempo quanto del nostro: il cemento si traduce in legno, l’impianto di illuminazione centrale, previsto nel progetto originale, diventa un veicolo acustico di trasmissione tra la generazione di Lisbeth Sachs e quella attuale, ma anche tra concetti architettonici e artistici. La giustapposizione dei due padiglioni crea un design giocoso e dinamico, invitando i visitatori a sperimentare l’architettura come spazio vivo. L’intervento rompe i confini tra interno ed esterno, trasformando lo spazio in un’esperienza multisensoriale.

Puglia, ultimatum Decaro spiazza Pd e alleati. Corsa a rischio capolinea

Roma, 22 ago. (askanews) – Si complica, per il centrosinistra, la corsa sulla carta più semplice: in Puglia un recente sondaggio del quotidiano La Gazzetta del Mezzogiorno assegnava al candidato in pectore alla presidenza regionale Antonio Decaro, parlamentare europeo del Partito democratico e primatista di preferenze, un potenziale di consensi non lontano dal 70 per cento; ma anche altri ipotetici candidati sono vincenti sul centrodestra, a partire dal capogruppo del Pd al Senato, Francesco Boccia, accreditato di un comodo 60 per cento. Insomma, una partita apparentemente in discesa, fino ad oggi. Con un post su Facebook dai toni ultimativi, l’ex sindaco di Bari ha messo in piazza il tema che è da settimane al centro delle discussioni nella coalizione e dei retroscena giornalistici: il suo rifiuto di candidarsi alla guida della Puglia se il governatore uscente, Michele Emiliano, suo compagno di partito, e il predecessore di Emiliano, Nichi Vendola (Sinistra italiana-AVS) non rinunceranno a correre alle regionali per un seggio da consiglieri.

È l’annuncio di un terremoto: nel Pd si parla diplomaticamente di “sorpresa”, mentre negli ambienti vicini a Vendola viene escluso il passo indietro: “Una volta eletto, il presidente della Regione – fanno notare da AVS – ha grandi poteri, ma non si è mai visto che da candidato decida le liste degli altri partiti. C’è un eccesso di personalismo, e una preferenza per le liste civiche più facili al trasformismo, mentre c’è poca voglia di confrontarsi con posizioni politiche strutturate”.

“A Michele Emiliano e a Nichi Vendola – scrive Decaro – mi legano stima e affetto sinceri, oltre che una storia comune di cui sono orgoglioso e che non rinnego. Ma io voglio essere un presidente libero, capace di assumermi fino in fondo la responsabilità delle scelte. Non voglio essere ostaggio delle decisioni di chi mi ha preceduto. La Puglia non ha bisogno di un presidente a metà”. E il passo indietro possibile si materializza nella chiusa del post social: “So bene che nessuno è indispensabile a cominciare da me”, avverte, e quindi “se non ci saranno le condizioni per tornare in Puglia, continuerò a lavorare lì, per la mia terra, sostenendo lealmente il candidato progressista alla guida della Regione”.

La presa di posizione di Decaro ribalta decisamente i segnali distensivi fatti circolare dal Nazareno negli ultimi giorni, dopo l’incontro dell’ex sindaco con Emiliano e con Igor Taruffi della segreteria nazionale in veste di “mediatore”. Segnali affidati anche ai quotidiani di questa mattina, attraverso due interviste di Emiliano e del deputato pugliese Claudio Stefanazzi, considerato vicino al governatore uscente. “Non vedo l’ora di dargli una mano” diceva Emiliano a Repubblica, ribadendo che “Decaro continua a essere il mio candidato” ma anche che “non può esistere un diritto di veto sulle candidature, salvo che non si tratti di impresentabili e non è questo il caso”. “L’investimento fatto su Antonio dalla nostra comunità – scandiva a sua volta Stefanazzi sul Corriere del Mezzogiorno – è tale che non consente di pensare, a pochi mesi dalle elezioni, ad alternative”.

Nella coalizione di centrosinistra più d’uno sostiene che il problema “è interno al Pd”: è il punto di vista che filtra dagli ambienti del Movimento 5 stelle ma anche in area AVS. Gli alleati del Nazareno dicono che la segretaria dem, Elly Schlein, è “irritata” dalla vicenda. Un autorevole parlamentare democratico sottolinea, a taccuini chiusi, che “la cosa più corretta per chi si candida è affrontare i nodi delle proprie proposte con i singoli partiti”, non ultimatum via social network. Da questo punto di osservazione più che il caso di Emiliano “che chiede solo rispetto” pare sia il nodo Vendola il più intricato: “Non puoi chiedere al segretario regionale del Pd di parlare di temi che riguardano Avs. A meno che non cerchi la rissa a prescindere…” Potrebbe saltare Decaro a questo punto? “Dipende da lui e dai partiti della coalizione”.

Un’altra voce dal Pd ipotizza che nella presa di posizione dell’eurodeputato pugliese ci sia la scelta deliberata di tirarsi fuori dalla vicenda regionale: “Decaro non agisce d’impulso, l’impressione è che voglia fare altro, magari puntando il dito sul Pd nazionale che non lo ha difeso e che non smantella, come aveva promesso Schlein, il potere dei ‘cacicchi’. Magari sarebbe un modo per proporsi come alternativa proprio per la segreteria nazionale”.

E adesso? Più d’uno prevede reazioni ruvide sia da Emiliano che da AVS, che alla candidatura di Vendola, che in Puglia ha ancora una sua base di consenso, non può rinunciare pena il rischio di non superare lo sbarramento elettorale e non entrare in Consiglio regionale. Insomma, se non si troverà il modo di ricucire lo strappo, la corsa del prescelto, del predestinato, del candidato più forte e più popolare che il centrosinistra può mettere in campo nella prossima tornata delle regionali, rischia di essere già arrivata al capolinea.

Urso: auspico patto sociale imprese-sindacati per Italia

Rimini, 22 ago. (askanews) – “Ora si pu fare nella parte finale della legislatura e noi ci auguriamo che si faccia un patto sociale con le imprese e i sindacati che possa garantire una coesione nazionale nell’accompagnare e accelerare la strada del ‘rinascimento dell’Italia’ che Giorgia Meloni ha garantito anche sul piano internazionale”. Lo ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, a margine di un incontro al Meeting di Rimini.

“Credo che pochi tra voi lo immaginavano quando il testimone pass da Mario Draghi a Giorgia Meloni – ha aggiunto Urso -. La credibilit e l’affidabilit dell’Italia si notevolmente accresciuta sul proscenio internazionale. Sotto tutti gli aspetti siamo tornati centrali”.

Dazi, Urso: 15% ostacolo superabile per nostre imprese

Rimini, 22 ago. (askanews) – “Il ruolo dell’Italia di Giorgia Meloni nello specifico stato decisivo nell’incanalare il confronto sui binari dell’accordo. Quando nessuno ci credeva e anzi molti pronosticavano o auspicavano una guerra commerciale tra l’Europa e gli Stati Uniti che sarebbe stato devastante per tutti, stato il governo italiano, stata Giorgia Meloni a incanalare nel suo viaggio a Washington e poi negli incontri a Bruxelles il confronto sui binari giusti”. Lo ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, a margine di un dibattito al Meeting di Rimini.

“Il raggiungimento di un’intesa, che va ancora perfezionata, garantisce un quadro di certezze alle imprese perch senza certezze le imprese non investono, non si muovono – ha aggiunto Urso -. Il 15% sicuramente un ostacolo ma superabile per le nostre imprese che hanno dalla loro la forza della qualit, dell’eccellenza, della unicit a cui i consumatori americani non vogliono assolutamente rinunciare”.

“Nell’ultimo passaggio stato importante l’intesa per quanto riguarda l’automotive, soprattutto le componenti italiane nelle auto europee ed stato sicuramente importante anche il passaggio che ha riguardato i semiconduttori e certamente l’industria farmaceutica”, ha sottolineato il ministro.

“Il fatto che ci sia un dazio contenuto al 15% ci permette di mantenere la nostra posizione di leadership nell’esportazione di prodotti farmaceutici negli Stati Uniti – ha proseguito -. Ora bisogna completare il tragitto con l’industria alimentare con i vini e in generale l’industria alimentare a cui noi crediamo e dobbiamo assolutamente tutelare”.

Al Meeting una madre israeliana e una palestinese: Ricostruire Gaza

Rimini, 22 ago. (askanews) – Una madre israeliana e una palestinese sullo stesso palco. Insieme. Raccontano la perdita dei rispettivi figli. E lanciano un appello alla pace nella loro terra. Insieme si pu. il dialogo e il confronto che deve prevalere sulle armi. Elana Kaminka israeliana: ha perso il figlio Yannai, soldato, nell’assalto del 7 ottobre 2023. Layla al-Sheik musulmana, di Betlemme. Anche lei ha perso il figlio, Qusay, nella seconda Intifada. Si apre con loro la 46esima edizione del Meeting per l’Amicizia dei Popoli, a Rimini.

“Siamo felici di incontrarci qui – raccontano le due donne ad askanews – perch non abbiamo la possibilit di incontrarci in Palestina e in Israele, questa una buona occasione per diffondere il messaggio di pace e di riconciliazione a tutti, perch non vogliamo che la violenza accada anche qui, perch ci sono persone che sono a favore di Israele e persone che sono a favore della Palestina. Non vogliamo che portino il conflitto nel vostro Paese”.

“Credo che gli estremisti siano molto forti e solitamente i media danno spazio alle voci pi estreme – proseguono -. Noi apprezziamo molto la possibilit di dare voce alla nostra testimonianza per dimostrare che non tutti aderiscono a questi estremismi. La maggior parte delle persone che incontro in Israele e in Palestina vuole una buona vita, vuole un futuro di pace, e che le voci che si sentono nei telegiornali non rappresentano la maggioranza della popolazione di entrambi i popoli”.

Cosa pensate di ci che sta accadendo a Gaza? “Penso che sia una delle cose peggiori accadute negli ultimi anni. La fame, le uccisioni, le uccisioni etniche – ribadiscono le due donne – in qualsiasi modo vogliate chiamarle. La cosa pi incredibile che tutto il mondo sta a guardare e nessuno fa nulla per porvi fine”. “E non fa intravedere alcun tipo di futuro migliore per nessuno dei due popoli. Anche gli israeliani che credono che questo renda in qualche modo il loro futuro pi sicuro, non vero. E’ un disastro anche per i palestinesi che lo stanno vivendo. Come israeliana, sono inorridita nel vedere bambini che soffrono e muoiono di fame. Ma questo non aiuta nessuno di noi a trovare una soluzione migliore per il nostro futuro. Sta solo peggiorando il problema. Quindi deve finire subito. Dobbiamo fermare la guerra, restituire gli ostaggi, trovare un modo per ricostruire Gaza e iniziare a pensare a ci che vogliamo per i nostri figli e per il loro futuro”.

Borse europee chiudono in rialzo con Powell e WS, Ftse Mib +0,69%

Milano, 22 ago. (askanews) – Chiusura in rialzo per le principali Borse europee che hanno incrementato i guadagni in scia a Wall Street (Dow Jones +2%) dopo la cauta apertura a un taglio dei tassi a settembre da parte del presidente della Fed Jerome, che ha dichiarato di ritenere più preoccupanti i segnali di deterioramento del mercato del lavoro rispetto all’aumento dell’inflazione a causa dei dazi. Fra le migliori Piazza Affari +0,69% e Ibex +0,7%, seguite da Cac40 +0,4% e Dax +0,3%, più indietro il Ftse 100 +0,1%.

L’ipotesi di un taglio dei tassi Usa ha indebolito il dollaro nei confronti delle principali valute fra cui l’euro a 1,172 (+1%) e la sterlina a 1,353 (+1%) e spinto al ribasso i rendimenti dei bond con il decennale italiano al 3,55% e quello tedesco al 2,72%, pari a uno spread in calo a 83 punti. In rialzo l’oro a 3.415 dollari (+1%) poco mosso il petrolio con il Brent a 67,7 dollari (+0,1%). Acquisti sui bitcoin scambiati a 116.582 punti (+3,3%).

In rialzo quasi tutti i settori eccetto materie prime e utilities. A Piazza Affari in evidenza Stm (+4,7%) e Stellantis (+4,2%) e i finanziari con Mediobanca (+2,5%), Mps (+2,1%) e Azimut (+3%). Deboli Terna (-0,3%), Italgas (-0,3%) e Snam (-0,15%)

Draghi: Europa spettatrice da Gaza a Kiev, trasformare lo scetticino in azione

Roma, 22 ago. (askanews) – “L’Europa è stata spettatrice anche quando i siti nucleari iraniani venivano bombardati e il massacro di Gaza si intensificava”. E’ quanto ha affermato l’ex premier Mario Draghi, in un passaggio del suo discorso accolto con forti applausi al meeting di Rimini. “L’Unione Europea, nonostante abbia dato il maggior contributo finanziario alla guerra in Ucraina, e abbia il maggiore interesse in una pace giusta, ha avuto finora un ruolo abbastanza marginale nei negoziati per la pace”. Così ancora Draghi, in un altro passaggio del suo intervento al meeting.

I governi dell’Unione europea devono trasformare lo “scetticismo in azione” e devono farlo “ora quando abbiamo ancora il potere di disegnare il nostro futuro”, non “quando le circostanze saranno divenute insostenibili”. Così l’ex premier Mario Draghi, il quale sferza la platea del meeting di Rimini, rinnovando il suo appello ad agire affinché l’Europa possa “cambiare la traiettoria del continente” e possa, rinnovandosi, ritrovare se stessa. L’Unione europea, ha sottolineato, è un “meccanismo per raggiungere gli obiettivi condivisi dai suoi cittadini” ed è “la nostra migliore opportunità per un futuro di pace, sicurezza, indipendenza: è una democrazia e siamo noi, voi, i suoi cittadini, gli europei che decidono le sue priorità”.

D’altronde, osserva l’ex presidente della Bce, “per anni l’Unione Europea ha creduto che la dimensione economica, con 450 milioni di consumatori, portasse con sé potere geopolitico e nelle relazioni commerciali internazionali. Quest’anno sarà ricordato come l’anno, in cui questa illusione è evaporata”. Di fronte ai recenti avvenimenti, dall’imposizione dei dazi da parte degli Usa alle politiche della Cina che “non considera l’Europa come un partner alla pari e usa il suo controllo nel campo delle terre rare per rendere la nostra dipendenza sempre più vincolante”, “non è sorprendente che lo scetticismo nei confronti dell’Europa abbia raggiunto nuovi picchi. Ma è importante chiedersi quale sia veramente l’oggetto di questo scetticismo”, ha affermato Draghi. “Non è – ha sottolineato – uno scetticismo nei confronti dei valori su cui l’Unione Europea era stata fondata: democrazia, pace, libertà, indipendenza, sovranità, prosperità, equità”.

“Credo piuttosto che lo scetticismo riguardi la capacità dell’Unione Europea di difendere questi valori. Ciò è in parte comprensibile. I modelli di organizzazione politica, specialmente quelli sopra-statuali, emergono in parte anche per risolvere i problemi del loro tempo. Quando questi cambiano tanto da rendere fragile e vulnerabile l’organizzazione preesistente, questa deve cambiare”, ha evidenziato.

Decaro e l’articolo 7 della costituzione romana

Caro direttore,

mi sono divertito in questo scorcio di vacanze all’ascolto di Giallini sull’impellenza di un motto romanesco a riguardo della maniera per chiudere un discorso. Mi è servito per affrontare con giusta leggerezza il “caso Decaro”.

Finalmente l’ex sindaco di Bari e attuale europarlamentare del Pd ha deciso di rendere noto il suo pensiero sulla candidatura a presidente della Regione Puglia. Inizia così il suo messaggio su facebook: “Sono rimasto in silenzio finora, per rispetto della nostra comunità. Ma oggi sento il dovere di parlare ai cittadini pugliesi, ai sindaci, ai militanti e agli amici che mi chiedono: “Antonio, che hai deciso?”. Io non devo decidere nulla”.

Come nulla?! Attenzione, quel nulla non è il nulla che si usa normalmente, quando si parla tra persone normali; è il nulla che trascende la semantica ed enuncia in via subliminale . In tarda lingua bizantina –  una ruvida ammonizione. Chi deve capire, capisca.

Il nodo della questione non è un mistero poiché riguarda il rapporto con i suoi sponsor principali, evidentemente generosi ma al tempo stesso ingombranti. Dice infatti Decaro: “A Michele Emiliano e a Nichi Vendola mi legano stima e affetto sinceri, oltre che una storia comune di cui sono orgoglioso e che non rinnego. Ma io voglio essere un presidente libero, capace di assumermi fino in fondo la responsabilità delle scelte. Non voglio essere ostaggio delle decisioni di chi mi ha preceduto. La Puglia non ha bisogno di un presidente a metà”. Insomma, Emiliano e Vendola lo vorrebbero Presidente a patto di tenerlo in ostaggio.

Sorprende, questa impuntantura. In altri contesti, all’epoca della torbida partitocrazia, avrebbe avuto pure un senso, ma non certo ora sotto il limpido cielo dell’elezione diretta di sindaci e governatori. Spunta allora qualche interrogativo. Perché mai, una volta eletto, Decaro dovrebbe sentirsi poco libero? Come farebbero quegli amici che pure stima e a cui vuole bene a renderlo domani un “presidente a metà”? Dietro l’impianto complessivo della candidatura – accordo di coalizione, programma di governo, gruppo dirigente – può agire o interferire un potere antecedente e superiore a quello che scaturisce dall’investitura popolare?

“È una questione politica, nel segno del rinnovamento”, precisa Decaro. In effetti… E poi, sfoderate le unghie, così conclude: “So bene che nessuno è indispensabile a cominciare da me. Il lavoro in Europa che sto facendo è importante, prestigioso e impegnativo. Se non ci saranno le condizioni per tornare in Puglia, continuerò a lavorare lì, per la mia terra, sostenendo lealmente il candidato progressista alla guida della Regione”. E tutto questo, naturalmente, in nome di un bene superiore, quello del “futuro dei pugliesi”. Dunque, per quel futuro Decaro è pronto a ritirarsi; o forse no, forse è vero il contrario. Certo è che, adombrando e alludendo, il candidato s’è spinto fino a prununciare un addio che suona grifagno.

Ebbene, dopo tanto penare nell’interpetazione del verbo decariano, pugliesi o non pugliesi avrebbero tutti il diritto di ricorrere all’articolo 7 della costituzione romana, reso famoso appunto dal bravissimo Massimo Giallini. Un modo elegante per uscire dal garbuglio di questa discussione.

Cordialmente

P.S. A beneficio dei nostri lettori 👉 Guarda qui la “video lezione” di Massimo Giallini

 

Netanyahu: il rapporto Onu sulla carestia a Gaza è una bugia

Roma, 22 ago. (askanews) – Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha respinto le conclusioni del rapporto dell’Integrated Food Security Phase Classification – agenzia delle Nazioni Unite con sede a Roma – secondo cui a Gaza City e nelle aree circostanti è in corso una carestia. “Il rapporto dell’IPC è una bugia assoluta. Israele non ha una politica di fame. Israele ha una politica di prevenzione della fame. Dall’inizio della guerra, Israele ha permesso l’ingresso di due milioni di tonnellate di aiuti nella Striscia di Gaza, oltre una tonnellata di aiuti a persona”, ha dichiarato Netanyahu in una nota. Secondo l’Ipc 514.000 persone, quasi un quarto dei palestinesi di Gaza, stanno soffrendo la fame, e il numero dovrebbe salire a 641.000 entro la fine di settembre.