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Trump ha dato a Putin una lettera di Melania sui bimbi ucraini rapiti

Roma, 16 ago. (askanews) – Durante l’incontro bilaterale ad Anchorage, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha consegnato al presidente russo Vladimir Putin una lettera scritta da sua moglie, Melania, riferisce l’agenzia Reuters, citando due funzionari della Casa Bianca. Nella lettera, secondo queste fonti, la first lady fa riferimento “ai rapimenti di bambini” durante la guerra in Ucraina. L’argomento è delicato per Mosca, date le accuse da parte ucraina di avere trasferito in Russia decine di migliaia di bambini ucraini.

Nel marzo 2023, la Corte penale internazionale (Cpi) dell’Aia ha emesso un mandato per il commissario russo per l’infanzia Maria Lvova-Belova, per la deportazione illegale di bambini e il trasferimento illegale di bambini dalle aree occupate dell’Ucraina. Anche su Putin pende un mandato d’arresto della Cpi.

Trump: da Summit Alaska nessun accordo. Putin parla di intese

Milano, 16 ago. (askanews) – “Non c’è accordo finché non c’è un accordo”. Così il presidente Usa Donald Trump con il collega russo Vladimir Putin alla fine della conferenza stampa congiunta dove in realtà non ci sono state neppure domande dei giornalisti ma solo dichiarazioni ufficiali dei due leader.

Dopo meno di tre ore di colloqui tra Putin e Trump, rimangono molti punti interrogativi. La guerra in Ucraina avrebbe dovuto essere il tema principale del vertice in Alaska, ma nessuno dei due ha detto nulla di concreto al riguardo nella conferenza stampa congiunta che è stata anche estremamente breve, durata solo dodici minuti.

Trump e Putin in sostanza hanno concluso la conferenza stampa congiunta senza rispondere alle domande né condividere i dettagli dei colloqui sull’Ucraina. E nemmeno un possibile cessate il fuoco è stato menzionato durante l’apparizione ad Anchorage.

Putin ha parlato di intese che potrebbero rappresentare il punto di partenza per una soluzione al conflitto. Trump ha parlato della necessità che la guerra finisca. Putin lo desidera tanto quanto lui, ha detto.

Trump ha affermato che non c’è ancora un accordo sull’Ucraina, ma che sono stati fatti progressi. Ha aggiunto che avrebbe contattato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e gli alleati della NATO dopo la conferenza stampa. Trump ha affermato che ci sono “solo pochissimi” problemi da risolvere, senza però fornire alcuna idea di quali potrebbero essere. “Alcuni non sono così significativi”, ha detto Trump. “Uno è probabilmente il più significativo, ma abbiamo ottime possibilità di arrivarci. Non ci siamo arrivati, ma abbiamo ottime possibilità di arrivarci”, ha affermato dopo i colloqui con il presidente russo al quale aveva lasciato la prima parola. “Abbiamo compiuto grossi progressi oggi. Ho sempre avuto un ottimo rapporto con il presidente Putin: abbiamo avuto molti incontri, duri, buoni incontri”, ha aggiunto.

Putin – che dopo i colloqui si è recato al cimitero nazionale di Fort Richardson, fuori Anchorage, per deporre fiori sulle tombe dei piloti sovietici – ha ringraziato Trump per il tono “amichevole” della conversazione tenuta e ha affermato che Russia e Stati Uniti dovrebbero “voltare pagina e tornare alla cooperazione”. Poi con tono di sfida ha aggiunto: “Ci aspettiamo che Kiev e le capitali europee percepiscano tutto questo in modo costruttivo e non creino ostacoli. Non tenteranno di ostacolare i progressi emergenti con provocazioni o intrighi dietro le quinte”, ha dichiarato Putin che, dopo il tappeto rosso al suo arrivo, ha avuto la parola per primo.

I colloqui, ha detto Putin, sono stati costruttivi e significativi. “Mi aspetto che gli accordi di oggi diventino un punto di riferimento non solo per risolvere il problema ucraino, ma segnino anche l’inizio del ripristino di relazioni pragmatiche e concrete tra Russia e Stati Uniti”, ha detto.

In corso il vertice Trump-Putin ad Anchorage, "tutte le opzioni rimangono sul tavolo" (diretta)



Roma, 16 ago. (askanews) – E’ in corso ad Anchorage in Alaska l’incontro tra Trump e Putin sul futuro della guerra in Ucraina. “Voglio un cessate il fuoco”, così Trump prima dell’arrivo in Alaska. “Non so se accadrà oggi, ma non sarei contento se non accadesse oggi”, aveva aggiunto. I 2 presidenti si sono stretti amichevolmente la mano sulla pista e sono saliti insieme sull’auto di Trump, la Cadillac soprannominata “The Beast”, per raggiungere la base Elmendorf-Richardson.

-00: 13 Un gruppo di sostenitori dell’Ucraina che sta manifestando al di fuori della base militare di Anchorage ha esposto una bandiera di Kiev.

-00:07 Il vertice è in corso da circa 3 ore.

La diretta del 15 agosto -23:47 “Tutte le opzioni rimangono sul tavolo”. Lo hanno detto fonti ufficiali statunitensi alla Cnn mentre è in corso il vertice tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump e il presidente russo, Vladimir Putin, sulla guerra in Ucraina. Il vertice è in corso ormai da oltre due ore.

-23:15 Il ministro della Difesa russo Andrei Belousov prenderà parte ai colloqui allargati tra Putin e Trump. Lo  ha affermato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov secondo i media russi.

– 22:58 “Vertice STORICO con il presidente Donald J. Trump e il presidente Vladimir Putin in Alaska”. Lo scrive la Casa Bianca in un tweet.

– 22:33 Si prevede che il vertice duri dalle sei alle sette ore, ma ovviamente data la materia, non sono escluse sorprese. Se finiranno prima, significa un andamento non ideale. In base ad altri conteggi la conferenza stampa congiunta tra Trump e Putin sarebbe per le ore 1.30 (15.30 ora locale).

-21:33 Sono iniziati ufficialmente i colloqui Trump-Putin.

-21:20 Trump e Putin si sono seduti sulla stessa auto – quella di Trump, la Cadillac soprannominata “The Beast – e su essa raggiungono la base per i colloqui.

-21:15  Trump ha accolto Putin nella Joint Base Elmendorf-Richardson alla periferia settentrionale di Anchorage, in Alaska. Si apre così l’incontro che attira l’attenzione di tutto il mondo. I due sono scesi quasi in simultanea dai rispettivi aerei e poi Trump ha accolto con un applauso il suo ospite sul tappeto rosso. I due si sono poi dati amichevolmente la mano. Il presidente russo ha finto di non sentire quando i giornalisti gli hanno gridato sulla pista la domanda se avrebbe smesso di uccidere i civili.

– 21:00 E’ confermato: Putin è arrivato alla base di Anchorage.

– 20:45 L’incontro one-on-one è diventato 3 a 3 fra Putin e il presidente Usa. Trump verrà raggiunto dal segretario di Stato Marco Rubio e dall’inviato speciale Steve Witkoff. Lo ha fatto sapere la Casa Bianca.

– 20:27  L’Air Force One con Trump è atterrato ad Anchorage, in Alaska.

– 20:15 L’aereo atterrato ad Anchorage e secondo diversi media russi con Vladimir Putin a bordo fa parte della delegazione ma non c’era il presidente russo a bordo, ha dichiarato il giornalista Pavel Zarubin del primo canale della tv russa: “Stiamo aspettando l’aereo del presidente”.

– 19:58 L’aereo partito da Magadan in Russia che ha a bordo il presidente russo Vladimir Putin sarebbe atterrato ad Anchorage.

Summit Alaska, iniziati ufficialmente i colloqui Putin-Trump

Milano, 15 ago. (askanews) – Sono iniziati ufficialmente i colloqui tra il presidente russo Vladimir Putin e il presidente Usa Donald Trump, in formato un po’ allargato rispetto a quanto annunciato, non uno a uno ma 3 a 3. Le tv hanno mostrato i due seduti vicini e affiancati dai rispettivi ministri degli esteri e consiglieri. Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov e il consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov stanno prendendo parte ai negoziati tra il presidente russo Vladimir Putin e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in Alaska. Dalla parte americana ci sono il segretario di stato Marco Rubio e l’inviato speciale Steve Witkoff. Oltre a loro, accanto ai presidenti ci sono gli interpreti dei due leader.

Il summit di Anchorage tra Trump e Putin sul futuro dell’Ucraina (diretta)

Roma, 15 ago. (askanews) – Tutto pronto ad Anchorage in Alaska per l’incontro tra Trump e Putin sul futuro dell’Ucraina. Il summit è previsto che inizi alle 21 ora italiana.

– 19:58 L’aereo partito da Magadan in Russia che ha a bordo il presidente russo Vladimir Putin sarebbe atterrato ad Anchorage.

– 20:15 L’aereo atterrato ad Anchorage e secondo diversi media russi con Vladimir Putin a bordo fa parte della delegazione ma non c’era il presidente russo a bordo, ha dichiarato il giornalista Pavel Zarubin del primo canale della tv russa: “Stiamo aspettando l’aereo del presidente”.

Vertice Trump-Putin: cosa ci svela la fase preparatoria?

In attesa di vedere quale sarà l’esito del vertice fra Trump e Putin in Alaska che inizia nella serata italiana della Festa dell’Assunta, si può osservare che un risultato questo incontro lo ha già ottenuto. Infatti, ha innescato una definizione cristallina delle posizioni sul conflitto russo-ucraino. Un disvelamento nitido delle diverse strategie avvertibile a livello internazionale come nell’opinione pubblica nazionale.

Persino l’enfasi su quanto possa contare questo vertice sulla soluzione della guerra in Ucraina, sembra nascondere la preoccupazione per la possibilità che si tratti di un bilaterale funzionale più a un percorso più ambizioso, di definizione di un nuovo ordine mondiale Usa-Brics, che al solo superamento di quel conflitto.

La scelta della sede, un territorio russo, venduto agli Stati Uniti nell’Ottocento, dice di una amicizia russo-statunitense più lunga e più profonda nella storia, dei periodi di tensione. Ci parla di comuni interessi e di sfide condivise da entrambi. Da quelle economiche e commerciali, alla gestione delle rotte dell’Artico, a quelle geopolitiche.

Stati Uniti e Russia sono accomunati anche da un rapporto complesso, per motivi diversi, con la potenza ex imperiale britannica, e attuale potenza finanziaria, alla guida di quelle forze che in Occidente si mostrano determinate a contrastare l’affermarsi di un ordine globale multilaterale. È proprio su questo punto che Londra va di fatto, al di là degli aspetti formali, in rotta di collisione contemporaneamente sia con Washington che con Mosca.

La City ha bisogno come l’ossigeno di politiche monetarie accomodanti da parte di Washington e ogni segnale di riavvicinamento a sistemi basati sulla convertibilità oro-Dollaro, per portare l’economia americana nel nuovo ordine multilaterale, è percepito sulle rive del Tamigi come una minaccia esistenziale.

Nel contempo l’Inghilterra non ha mai rinunciato a una sua visione geopolitica, ereditata dall’epoca imperiale, secondo cui il ridimensionamento, la destabilizzazione e possibilmente la balcanizzazione del territorio della Russia (in gran parte coincidente con l’Heartland nella terminologia di Mackinder) costituisce una priorità per se stessa e da imporre agli stati dell’Europa occidentale.

Ora, se si guarda l’allineamento delle posizioni in Europa in vista del vertice odierno nei pressi di Anchorage, si può notare che esso fotografa fedelmente lo schema di relazioni, qui sommariamente richiamato. La linea l’ha data Londra: nessuna soluzione al conflitto senza il coinvolgimento dell’attuale governo ucraino. La Francia ha portato tutti i grandi Paesi Ue su tale linea, riuniti insieme al Regno Unito nel formato dei volenterosi. E perché non vi fosse alcun dubbio residuo, alla vigilia del summit fra Trump e Putin, il primo ministro Starmer ha ricevuto Zelensky, per dare, come recita un comunicato di Downing Street ,”un potente segnale’.

Una tale configurazione di posizioni risulta ben rappresentata anche nella stampa Italiana, con molti commenti il cui pregio maggiore forse non consiste esattamente nella serenità di giudizio, ma tradisce un qualche risentimento per un evento che rischia di cambiare certezze consolidate.

Non è possibile misurare il grado di convinzione con cui l’Italia aderisce allo schieramento di posizioni che si è prodotto in occasione  di questo incontro russo -americano, ma ci si può sbilanciare nel rilevare che il nostro Paese sarebbe fra i maggiori beneficiari dei dividendi della pace in Europa. I quali potranno essere molto più consistenti ed estesi a tutti i Paesi membri Ue, nella misura in cui Bruxelles saprà recuperare, sull’Ucraina  come su altri dossier strategici, una giusta autonomia da Londra, anche per rafforzare, su basi paritarie i forti e irrinunciabili legami fra le due sponde della Manica.

Nonché per dimostrare al mondo che l’Europa ha ben chiaro che l’attesa del vertice in Alaska non può esser essa stessa il vertice.

Corbyn rompe con Starmer. Un segnale, a rovescio, per i riformisti del Pd?

Jeremy Corbyn, ex segretario del Labour e figura di riferimento della sinistra radicale britannica, ha annunciato la nascita di un nuovo partito insieme alla deputata Zarah Sultana e ad altri parlamentari indipendenti. 

Un partito nuovo, a sinistra dei laburisti

L’iniziativa mira a proporre un’agenda più netta su redistribuzione della ricchezza, nazionalizzazioni, giustizia climatica e politica estera critica verso la linea filo-atlantica di Starmer. Si tratta di una rottura senza precedenti nella storia recente del Labour, destinata a pesare sugli equilibri del centrosinistra britannico.

Il riflesso sul caso  italiano: il mito del “tetto comune”

La mossa di Corbyn rappresenta un’ulteriore conferma che lo schema politico-organizzativo da cui è nato il Partito Democratico nel 2007 non regge più. In Italia, la formazione del nuovo soggetto alla sinistra di Starmer non può non imbarazzare – per ragioni dialettiche – soprattutto l’area riformista del Pd. Finora, l’argomento utilizzato per “giustificare” la convivenza di anime molto diverse sotto lo stesso tetto era l’esempio dei grandi partiti socialisti europei — in particolare il Labour — dove la vita democratica interna, si diceva, assicura il ricambio dei gruppi dirigenti e la correzione periodica dell’agenda politica, con spostamenti sensibili sul terreno della strategia di governo.

La regola aurea che salta

I riformisti del Pd hanno sempre insistito su questo punto: quando serve — e con la Schlein indubbiamente serve — si fa opposizione interna, non si punta alla scissione. Il modello era quello laburista: uniti malgrado linee di pensiero diverse e con ciò duttili nel prevedere l’alternanza di leadership con profili oggettivamente alternativi. Ora, però, ciò che costituiva l’incantesimo dell’unità a tutti i costi per mantenere la presa su un elettorato oscillante fra moderazione e radicalismo, salta clamorosamente con la scissione dell’ex leader.

Un messaggio anche per Roma (o meglio per il Nazareno)

Se questa è la novità che arriva da Londra, qualche riflessione si impone anche a Roma (al Nazareno): riformisti e radicali non sono obbligati a condividere lo stesso spazio di partito. Possono, eventualmente, condividere le ragioni di un’alleanza — ove possibile e utile — ma questa è una condizione distinta ed opposta rispetto alla retorica del “partito unico” di riformisti e radicali. Corbyn dimostra che rompere si può, e che talvolta è proprio la scissione a chiarire il profilo politico di ciascuna componente. A rovescio, sulla convinzione che la prospettiva riformista esiga uno spazio di autonomia e libertà, gli anti Schlein dovrebbero scorgere nella novità del “caso Corbyn” l’occasione per rompere la forzata e quindi fittizia condizione di unitarietà a sinistra, sotto le stesse insegne di partito.

Le leggende della street art a Denver: da GATS a Jeremy Burns

Denver, 15 ago. (askanews) – Il modo migliore a Denver, Colorado, per visitare RiNo e l’Art District a piedi, consiglia Brand Usa. Mecca della street art infatti il quartiere pi vivace ed eclettico della Mile High City. E dietro ai graffiti, che punteggiano le strade e i vicoli, i diversi artisti che li hanno creati.

“Abbiamo pi street art di Chicago, Los Angeles e altre grandi citt che vi vengono in mente quando pensate agli Stati Uniti d’America. Probabilmente starete pensando, davvero strano, si sta fermando davanti a un muro grigio ora che quest’opera d’arte non c’ pi, ma voglio suggerirvi di cercare l’arte in luoghi inaspettati, perch non si tratta solo di muri”, spiega Jill Collins, Discover Denver Tours.

Si comincia dall’imperdibile Denver Central Market, attraverso le strade in un’avventura tra i vicoli animati e pieni di opere d’arte nascosta. Il tour in genere termina a Improper City. Si parla dell’inizio del movimento RiNo Street Art: Larimer Boy & Girl, si passa accanto al capolavoro a mano libera di Casey Kawaguchi e al famoso murale di Breonna Taylor .

Ma quale la storia migliore?

“Penso che la storia di Jeremy Burns sia una vera storia da underdog, da sfavorito”, dice Collins. “In realt aveva studiato da artista professionista, con pastelli, matite, pennellini, e poi la parte triste che stato coinvolto in un orribile, terribile incidente d’auto, e non riusciva pi a impugnare i pennelli. Ma come facciamo noi del Colorado, per cultura, non si arreso. Cos ha detto, wow, posso usare rulli grandi e posso tenere in mano un pezzo di gesso pi spesso. Cos ha cambiato marcia, ha abbandonato le belle arti, e questo uno dei suoi primissimi murales. Proprio come Gats, anche Jeremy preferisce lavorare nel buio della notte. Install un proiettore che ha proiettato questa immagine sull’edificio; con il suo grande pezzo di gesso ha delineato l’immagine, e poi ha preso i rulli”, aggiunge.

Nel cuore della notte lavora anche l’artista californiano GATS (acronimo di “Graffiti Against The System”) una leggenda internazionale dei graffiti, noto per l’iconica maschera che caratterizza prevalentemente le sue opere. Pu essere spesso avvistata mentre sbircia da un vicolo di Denver, dove non mancano i suoi “pezzi”. La sua arte pubblica presente negli Usa, in Medio Oriente, in Europa, in Asia e in America Centrale.

Intervista di Cristina Giuliano

Montaggio di Linda Verzani

Immagini di askanews

Il giorno in cui il cielo si abbassa: l’Assunzione di Maria nella fede popolare

C’è un giorno, ogni estate, in cui il cielo sembra davvero più vicino alla terra. Non è solo una suggestione poetica, ma una convinzione antica, tramandata nei gesti semplici del popolo: il 15 agosto, festa dell’Assunta, è il momento in cui Maria sale in cielo e Dio si china sulla terra, rendendosi più prossimo al cuore degli uomini.

La Chiesa celebra l’Assunzione di Maria, proclamata dogma di fede nel 1950 da Pio XII: “Maria, al termine della sua vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo”.

Questa verità affonda le radici nella Tradizione e nella riflessione dei Padri della Chiesa, da san Giovanni Damasceno a sant’Ambrogio, che affermavano che Colei che aveva portato il Signore della vita non potesse vedere la corruzione del sepolcro.

Il popolo lo aveva intuito da sempre: il corpo che aveva generato il Verbo fatto carne non poteva conoscere la decomposizione della morte.  

La teologia la chiama Theotokos, “Madre di Dio”, a indicare l’unicità di quel corpo reso tempio dello Spirito e, nella logica dell’Incarnazione, segno del destino glorioso dell’umanità redenta.

Tutto questo non è rimasto imprigionato nei libri. È sceso nelle strade, nei campi, nelle chiese: diventando canto, processione, offerta di frutti. I fedeli forse non parlavano di “dogma”, ma sapevano che una madre come Maria è viva e presente.

E così, il 15 agosto, i lavori si fermano, i raccolti si benedicono, le madri pregano per i figli, le ragazze affidano desideri, i contadini alzano lo sguardo in cerca di ascolto.

L’Assunzione non è solo un privilegio di Maria, ma un segno di ciò che attende ogni credente: la resurrezione dei corpi e la comunione con Dio. Come afferma la Lumen Gentium (n. 68), Maria “risplende… quale segno di sicura speranza e di consolazione” per il popolo in cammino.

Nella festa dell’Assunzione, Maria non è un’idea: è una presenza. Regina che veglia sui raccolti, Donna che conosce la fatica, Madre che porta in cielo ogni invocazione. Questo vale ancora oggi per i fedeli che in Maria possono riconoscere l’aiuto per affrontare le sfide della modernità. 

Oggi ogni preghiera sembra trovare una strada diretta. È il momento in cui la terra si sente custodita e le distanze si accorciano tra chi vive, chi spera e chi è già oltre.

In Maria, l’umanità è già entrata nel cuore di Dio. E in quel cuore, accogliente ed eterno, c’è posto anche per noi.

Franco Marini: un leader sindacale, politico e istituzionale

Perché Marini è conosciuto per essere stato per molti decenni un punto di riferimento di quel cattolicesimo sociale che ha contribuito a consolidare la democrazia nel nostro paese portando un contributo decisivo e determinante per la difesa e la promozione dei ceti popolari. Per la difesa dei loro diritti, innanzitutto, ma senza mai dimenticare che anche la promozione dei ceti popolari non può mai essere disgiunto da un progetto politico di crescita e di sviluppo dell’intero paese. Una tradizione e una corrente di pensiero che sono nati alla fine dell’800 e che mantengono una straordinaria attualità anche nella stagione politica contemporanea.

Il ruolo della Fondazione Franco Marini

E la Fondazione Franco Marini, meritoriamente promossa e messa in campo dalla Cisl, come quella Carlo Donat-Cattin a Torino, hanno il merito – e anche la grande responsabilità – di difendere, di ricordare e soprattutto di sapere rilanciare, pur senza una dimensione politica ed organizzativa come ovvio e scontato, una storica corrente di pensiero. Importante ed indispensabile non solo per il futuro e la storia del cattolicesimo sociale ma anche, e soprattutto, per la qualità della nostra democrazia e per un progetto politico che faccia del riformismo di governo la sua cifra essenziale e decisiva. E, al riguardo, il compito e il ruolo della Fondazione Franco Marini può svolgere quel ruolo di ricerca e di approfondimento che si rendono sempre più necessari in una stagione dove il pensiero, la cultura, la tradizione e lo stesso ruolo dei cattolici popolari e sociali sono sempre più sbiaditi ed incerti. Per responsabilità di tanti e non riconducibili a singoli partiti, a singole associazioni, a singoli gruppi o a singole personalità. La potremmo definire come una sorta di responsabilità collettiva.

Un “unicum” nella storia democratica italiana

Ecco perché la Fondazione Franco Marini, al pari di molte altre ma forse più di altre, è chiamata adesso a svolgere un ruolo di pungolo e di riscoperta di un patrimonio ideale che ha visto proprio in Franco uno degli esponenti più illustri e qualificati che è riuscito nel suo lungo, ricco e proficuo magistero pubblico ad essere un leader sindacale, un leader politico e anche un leader riconosciuto delle istituzioni. Come tutti sanno, quasi un “unicum” nella storia democratica del nostro paese che ha visto, tuttavia, molti sindacalisti diventare autorevoli esponenti politici ma senza riuscire quasi mai ad unire le due leadership. Cioè, nel sindacato e nel partito. Per queste ragioni, semplici ma oggettive, la Fondazione Franco Marini è destinata ad avere un ruolo importante nella rideclinazione concreta della cultura e della storia del cattolicesimo sociale nel nostro paese.

Tennis, Sinner in semifinale a Cincinnati: 6-0 6-2 ad Aliassime

Roma, 14 ago. (askanews) – Jannik Sinner è in semifinale del Masters 1000 di Cincinnati. Il numero 1 al mondo batte (per la prima volta) il canadese Felix Auger-Aliassime (numero 28 al mondo) con il punteggio di 6-0, 6-2 in una partita gestita senza grandi problemi. Il primo set è stato completamente dominato da parte di Sinner, che ha chiuso con un netto 6-0 in soli 27 minuti. Nel secondo set, invece, Sinner ha subito il break in apertura (commettendo anche un doppio fallo e toccandosi immediatamente il piede sinistro). Non è mancata però la reazione di Jannik, che ha vinto sei giochi consecutivi e chiuso il match. Sinner ottiene così la 25esima vittoria consecutiva su cemento e attende in semifinale il vincente del match tra Terence Atmane e Holger Rune (in campo non prima delle 2.30 italiane).

In Colorado “Erba blu, cieli verdi”, l’impressionismo americano

Denver, 14 ago. (askanews) – Uno dei cinque migliori giardini botanici degli Stati Uniti d’America, i Denver Botanic Gardens sono un’oasi nella citt, con eventi tutto l’anno e il Mordecai Children’s Garden, opportunit di apprendimento permanente e ricerca per preservare le preziose risorse naturali del Colorado. A partire dal fiore simbolo dello stato: l’Aquilegia nota anche come Columbines che con i suoi petali multicolori, fiorisce dalla primavera all’inizio dell’estate.

“Abbiamo diverse sedi, quindi si tratta di quasi 10 ettari e ci concentriamo molto sulle piante originarie degli Stati Uniti d’America occidentali e poi anche provenienti da diverse parti del mondo che hanno clima, condizioni meteorologiche, terreno e precipitazioni simili, in modo da poter evidenziare ai visitatori i modi in cui possono utilizzare le piante autoctone nei loro giardini ed essere pi sostenibili, dato che spesso affrontiamo periodi di siccit”, dice Erin Bird dei Denver Botanic Gardens.

Inoltre se vi capita di passare per Denver, non mancate la mostra “Blue Grass, Green Skies”, proprio ai Denver Botanic Gardens. Rimane aperta sino a met settembre e presenta i paesaggi idilliaci, le scene urbane e gli interni intimi della pittura impressionista americana del XIX secolo. Mettendo in luce come gli artisti americani (Mary Cassatt, Childe Hassam, Ernest Lawson, John Henry Twachtman e William Wendt)abbracciarono l’impressionismo per catturare la bellezza e l’emozione della campagna e della citt.

Servizio di Cristina Giuliano

Montaggio di Linda Verzani

Immagini askanews

Ucraina, le richieste russe (invariate) per la pace

Roma, 14 ago. (askanews) – Alla vigilia del vertice del 15 agosto ad Anchorage, in Alaska, tra il presidente statunitense Donald Trump e il presidente russo Vladimir Putin, le richieste del Cremlino per una risoluzione del conflitto in Ucraina sembrerebbero immutate. “La posizione della Russia rimane invariata ed è stata espressa proprio in questa sala poco più di un anno fa, il 14 giugno 2024”, ha precisato ieri nel corso della conferenza stampa il vicedirettore del Dipartimento Informazione e Stampa del Ministero degli Esteri russo, Alexey Fadeev, riferendosi alle parole con cui il presidente Putin ha più volte posto le condizioni per porre fine alla guerra in Ucraina.

Negli ultimi giorni, poco prima dell’inizio dei colloqui di Anchorage, l’esercito russo ha intensificato la pressione nell’Ucraina orientale, prendendo possesso dell’autostrada Dobropillia-Kramatorsk nella regione di Donetsk.

Di seguito, i principali punti.

RIVENDICAZIONI TERRITORIALI RUSSE. A partire dall’annessione della Crimea nel 2014, Mosca ha promosso una politica espansionistica nei confronti di Kiev che ha portato, poco prima dell’avvio dell’Operazione Speciale contro l’Ucraina nel febbraio 2022, a riconoscere l’indipendenza dall’Ucraina della Repubblica Popolare di Donetsk e della Repubblica Popolare di Luhansk; per poi annetterle in seguito ad un nuovo referendum che, come quanto avvenuto per quello crimeano, non è stato riconosciuto dalla maggior parte della comunità internazionale.

Attualmente, secondo dettagliate stime open source, Mosca controlla complessivamente circa il 19% del territorio ucraino, inclusa la Crimea. Nel Donbass, il controllo della regione di Luhansk è totale, mentre è al 75% per l’oblast di Donetsk.

Quanto alle regioni di Zaporizhzhia e Kherson, la Russia controlla circa il 74% e dopo averlo conquistato nei primi mesi di guerra ha dovuto ritirarsi dal capoluogo Kherson.

Le quattro regioni ucraine sono state inserite per via costituzionale nell’assetto della Federazione russa e il Cremlino chiede il ritiro ucraino dalle zone ancora sotto il controllo di Kiev, in alternativa al proseguimento della guerra. La richiesta è inaccettabile per Kiev, ma potrebbe servire a tessere ulteriori trame negoziali.

SCAMBIO TERRITORI. In una delle sue ultime conferenze, il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato alla stampa la possibilità di uno scambio di territori propedeutico alla fine delle ostilità in Ucraina. Eventualità che ha visto il forte disappunto del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha tenuto a precisare la linea di Kiev: nulla sull’Ucraina senza l’Ucraina.

Allo stesso modo si è espressa l’Unione europea che ha sostenuto – attraverso una dichiarazione congiunta non condivisa dall’Ungheria – che “il percorso verso la pace in Ucraina non può essere deciso senza l’Ucraina. Restiamo impegnati al principio secondo cui i confini internazionali non possono essere modificati con la forza”.

Mosca non ha fatto proposte ufficiali in tal senso, ma ha lasciato intendere che uno scambio di territori – sempre nell’ottica di ottenere il totale controllo delle regioni dichiarate annesse – potrebbe essere possibile.

GARANZIE DI SICUREZZA. Oltre alle rivendicazioni territoriali, Mosca ha sempre posto sul tavolo dei negoziati la necessità di porre delle garanzie di sicurezza in quel che il Cremlino considera il proprio “estero vicino”. Nella fattispecie, Putin dichiara essenziale, al fine di far tacere le armi, la smilitarizzazione dell’Ucraina, la sua neutralità e la conseguente non adesione alla Nato. Richieste presentate tra l’altro come ‘ultimatum’ a Nato e Usa pochi mesi prima dell’invasione dell’Ucraina. Inoltre, Mosca ritiene necessaria una celere convocazione di nuove elezioni in Ucraina.

MEMORANDUM DI ISTANBUL. Nel memorandum russo presentato durante i colloqui di Istanbul con la rappresentanza ucraina, il Cremlino ha posto condizioni massimaliste che pretendono di rendere de facto l’Ucraina uno stato cuscinetto tra la Russia e l’Unione europea.

Oltre alle rivendicazioni territoriali massimaliste già rappresentate, Mosca pretende un radicale cambiamento in Ucraina al fine di recuperare una influenza culturale e politica su Kiev.

Tra le principali richieste di Mosca figurano: lo status ufficiale della lingua russa; il ripristino dei privilegi legali del Patriarcato di Mosca e una completa riscrittura della storia ucraina in linea con le narrazioni del Cremlino. Inoltre, la volontà del presidente russo Putin è quella di mettere al bando tutti i partiti nazionalisti ucraini in quanto ritenuti “estremisti” e “neonazisti”.

Putin lusinga (e avverte) Trump prima dell’incontro in Alaska

Milano, 14 ago. (askanews) – Un giorno prima del suo incontro con il presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump, Vladimir Putin ha valutato positivamente gli sforzi statunitensi per porre fine alla guerra russa contro Kiev. “Sforzi molto energici e sinceri per uscire dalla crisi e raggiungere accordi che soddisfino tutte le parti coinvolte”, ha dichiarato il presidente russo, secondo quanto riportato dal Cremlino oggi, mentre l’esercito russo continua la sua avanzata nell’Ucraina orientale, conquistando i villaggi di Iskra e Shcherbynivka nella regione di Donetsk, secondo i bollettini ufficiali del Ministero della Difesa. Insomma una lusinga, con alla fine un avvertimento: la questione è particolarmente complessa e non ci sono soluzioni facili, soprattutto se non accontentano il Cremlino.

Per domani un faccia a faccia nella terra dei ghiacci, a cui Donald Trump oggi assegna un 25% di possibilità di fallimento. Sia la Casa Bianca che il Cremlino dicono di ritenere reale la volontà dell’altro di arrivare a una soluzione, senza anticipare formule o proposte. In effetti il rapporto tra i due leader è considerato complesso da più parti. Tra i più graffianti, il titolo del tedesco Der Spiegel oggi colpisce più che mai. “L’ama, non l’ama, l’ama…” scrive la testata, aggiungendo che “Donald Trump sta cercando di essere di nuovo gentile, forse per l’ultima volta” domani.

COLAZIONE IN ALASKA

Dunque appuntamento in Alaska con “colazione di lavoro” insieme con le delegazioni, ma prima un faccia a faccia tra Trump e Putin, con la sola presenza di interpreti, alle 21.30 italiane, le 11.30 ad Anchorage. E’ stato proprio il Cremlino ad annunciare per primo l’orario di inizio dei colloqui previsti per venerdì 15 agosto tra Trump e il collega russo, che da anni non vede di persona un omologo statunitense in carica: l’ultimo è stato Joe Biden nel 2021. Ma, escludendo gli appuntamenti alle Nazioni Unite, l’ultima visita su suolo statunitense risale a un periodo ancora più lontano: nel 2007, George W. Bush lo invitò nella tenuta di famiglia nello stato del Maine. Lo stesso anno la rivista Time aveva proclamato Putin uomo dell’anno: un’altra epoca insomma.

“L’incontro tra Putin e Trump inizierà ad Anchorage, in Alaska, alle 11.30 ora locale”, ha dichiarato il consigliere per la politica estera di Putin, Yuri Ushakov, secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa russe. L’assistente presidenziale ha affermato che i colloqui si terranno presso la base militare (Joint Base) Elmendorf-Richardson in Alaska. Le parti terranno prima un incontro individuale e poi con le delegazioni. Dopo i colloqui è prevista una conferenza stampa congiunta tra Putin e Trump. Il tema principale sarà la guerra della Russia in Ucraina, ma non dovrebbero mancare anche altre sfumature, relative i rapporti bilaterali e commerciali tra Mosca e Washington DC, promette Ushakov, sottolineandone “il potenziale enorme”. E oltre allo stesso Ushakov, la delegazione russa comprenderà il Ministro degli Esteri Sergei Lavrov, il Ministro della Difesa Andrei Belousov, il Ministro delle Finanze Anton Siluanov e Kirill Dmitriev, responsabile dei negoziati con gli Stati Uniti. Tra loro si distingue leggermente la partecipazione del responsabile delle finanze. Forse è un indicatore che discuteranno di sanzioni sulle banche. E strano che non ci siano i capi dei servizi segreti. Perché di solito i servizi forniscono ai leader i dettagli. Evidentemente non si parlerà di dettagli.

Intanto l’incontro è osservato dagli europei e dagli stessi ucraini da una distanza quasi siderale, con evidente preoccupazione. In effetti l’Alaska è lo stato Usa più lontano dal Vecchio continente, fatta eccezione delle Hawaii. In linea d’aria tra Parigi e Anchorage ci sono circa 7.400 km, tra Berlino e Anchorage 7.340 km. Tra la costa dell’Estremo oriente russo e lo Stato che ospita il vertice poco più di 80 Chilometri, in corrispondenza dello Stretto di Bering. La scelta è stata definita dal Cremlino “simbolica”, perché il vertice avverrà vicino al luogo di sepoltura di piloti sovietici nell’anno dell’80esimo anniversario di quello che per i russi è la “Vittoria sovietica sulla Germania Nazista” ovvero la fine della seconda guerra mondiale. “Accanto alla base militare dove si svolgeranno i colloqui, nove piloti sovietici sono sepolti in un cimitero commemorativo, così come due militari e due civili morti tra il 1942 e il 1945 mentre trasportavano aerei dagli Stati Uniti all’Unione Sovietica nell’ambito del programma Lend-Lease (Act, ndr)”, ha detto Ushakov.

L’Alaska stessa è anche simbolo di un rapporto commerciale tra Mosca e Washington DC, visto che è stata scoperta dai russi e poi venduta agli Usa nel 1867. Per la verità sono molte, anche troppe, le leggende che aleggiano intorno, c’è chi sostiene che venne acquistata per pochi spiccioli, c’è invece chi dice che poi i costi di mantenimento si rivelarono altissimi. La propaganda russa alimenta la falsa diceria che in realtà venne affittata solo per 99 anni ma poi l’Urss non ritenne di chiederne la restituzione. Mentre una canzone sostiene che pur venduta, l’Alaska è comunque vicina: “La Siberia e l’Alaska sono la stessa cosa, saune pubbliche, vodka, fisarmonica e salmone” (“America non fare la stupida!”, 1990, parole Alexander Shaganov, musica Igor Matvienko).

Nel frattempo qualcuno si è chiesto se il presidente russo fosse già in viaggio per la meta. Diversi blogger militari hanno segnalato un’attività sulla piattaforma online flightradar24 giovedì mattina, che potrebbe effettivamente indicare l’arrivo di Putin per il vertice con Trump. Il portale di tracciamento dei voli mostrava un aereo Ilyushin Il-96-300 decollato dall’aeroporto Vnukovo di Mosca nella mattina. La sua destinazione: la base aerea di Elmendorf ad Anchorage, in Alaska, sede dell’incontro tra Putin e Trump. Tuttavia, non è ancora chiaro se il capo del Cremlino fosse effettivamente a bordo dell’aereo o se era solo la sua delegazione.

LA COMPLESSA VIGILIA

Lo stesso Cremlino, secondo il portavoce Dmitry Peskov ha ammesso che il vertice di domani è stato organizzato in fretta. Una vera corsa, dopo la notizia arrivata la scorsa settimana, inattesa come un temporale estivo. Soprattutto dopo gli esiti del summit Nato di giugno all’Aia, dove Trump aveva annunciato che avrebbe fornito armi all’Ucraina, pagate dagli europei. Trump nelle ultime settimane ha anche minacciato l’India di dazi punitivi perché stava acquistando petrolio russo e all’inizio del mese, ha reagito dando del “fallito” all’ex presidente russo Dmitrij Medvedev, noto ormai per le sue uscite fuori dalle righe: la cosa si è conclusa sui social media con Trump che ha minacciato di inviare “due sottomarini nucleari” in Russia. Insomma sembrava una spirale un po’ diversa rispetto agli albori del secondo mandato, quando l’inquilino della Casa Bianca appariva molto disponibile a dare a Putin una chance. Ma appunto, come ha ormai abituato la logica trumpiana, domani è un altro giorno.

“La palla passa a Putin” ha scritto ieri il Segretario Generale della NATO Mark Rutte che oggi ha nuovamente ringraziato la Germania per aver cofinanziato un pacchetto di armi statunitense per l’Ucraina. L’annuncio di mercoledì sottolinea “ancora una volta” la volontà di Berlino di “aiutare il popolo ucraino a difendere la propria libertà e sovranità”, ha affermato Rutte su X. Secondo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, l’Ucraina riceverà 1,5 miliardi di dollari dagli alleati europei per l’acquisto di armi statunitensi.

(di Cristina Giuliano)

Alaska, il più vasto Stato Usa venduto dallo zar nel 1867

Roma, 14 ago. (askanews) – Domani quando in Italia saranno le 21.30 circa, il presidente Usa Donald Trump e il presidente russo Vladimir Putin si incontreranno in Alaska, il più vasto stato americano, con un passato relativamente recente da territorio russo: Mosca lo ha ceduto agli Stati Uniti con una transazione commerciale nel 1867.

PROFONDI LEGAMI STORICI RUSSIA-ALASKA I legami storici sono profondi, data l’estrema vicinanza territoriale: nello Stretto di Bering – largo circa 85 chilometri – le isole Piccola Diomede (Usa) e Grande Diomede (Russia) distano meno di 5 chilometri l’una dall’altra. Dalla Russia arrivarono i cacciatori di pellicce siberiani nel XVIII secolo e il commercio delle pelli di lontra era la principale ricchezza dell’Alaska, prima che venissero scoperti giacimenti di petrolio e di minerali. Restano tracce culturali come chiese ortodosse e cognomi russi tra le popolazioni native.

Dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, diverse città dell’Alaska hanno interrotto gemellaggi con città russe.

E’ stata anche criticata la scelta dell’Alaska come sede per il vertice Trump-Putin. Alcuni osservatori ritengono che offra a Putin un simbolismo strumentalizzabile per giustificare scambi territoriali, paragonando la vendita dell’Alaska alla richiesta russa di territori ucraini.

LA ‘SCOPERTA’ DELL’ALASKA Vitus Bering, esploratore danese al servizio dell’Impero Russo, fu il primo europeo a mappare e documentare ufficialmente parte della costa occidentale dell’Alaska, dove le popolazioni native abitavano da lungo tempo.

Nel 1741, durante la Seconda spedizione in Kamchatka, raggiunse l’isola di Kayak, al largo della costa sud-orientale dell’Alaska, confermando che Eurasia e America erano separate da uno stretto. Tornò indietro a causa del maltempo e dello scorbuto tra il suo equipaggio, morì lo stesso anno sull’isola che sarebbe poi stata battezzata Isola di Bering, nel mare che oggi porta il suo nome, durante il viaggio di ritorno verso la Siberia.

LA VENDITA AGLI USA

Nel 1867 la Russia, indebolita finanziariamente dopo la sconfitta nella guerra di Crimea, consapevole di non poter difendere l’Alaska in caso di conflitto con Usa o Gran Bretagna e con le lontre quasi estinte (crollo del commercio di pellicce), vendette il territorio per 7,2 milioni di dollari, circa 125 milioni di dollari oggi: 2 centesimi l’acro. Concordato con il segretario di Stato americano William H. Seward, l’acquisto fu inizialmente liquidato come “Seward’s Folly” (“la follia di Seward”) per il presunto scarso valore del territorio, che in realtà si rivelò poi ricchissimo e fu rivalutato già con la corsa all’oro del Klondike (1896).

IMPORTANZA STRATEGICA

Durante la Seconda guerra mondiale l’isola di Attu fu occupata dai giapponesi e riconquistata dagli Usa nel 1943. Durante la Guerra fredda l’Alaska fu avamposto radar e missilistico contro un possibile attacco sovietico dal Polo Nord.

Il Pentagono ha di recente rafforzato la presenza militare e tecnologica nell’Artico per contrastare Russia e Cina, inviando soldati nelle Aleutine in risposta alle maggiori attività militari russe.

Alaska, i precedenti incontri illustri, dal Papa a Xi Jinping

Roma, 14 ago. (askanews) – L’Alaska, stato americano affacciato sullo Stretto di Bering e sulle estreme propaggini dell’Asia nordorientale, anche in virtù della sua posizione ‘di transito’ tra continenti, ha ospitato in passato visite eccellenti.

1971 – L’IMPERATORE HIROHITO. Durante un viaggio verso l’Europa per incontrare il presidente Usa Richard Nixon, l’imperatore del Giappone Hirohito fece tappa ad Anchorage. Erano i tempi della distensione post-Seconda guerra mondiale, con il Giappone ormai alleato di Washington e impegnato a rafforzare i relativi rapporti diplomatici.

1984 – RONALD REAGAN E PAPA GIOVANNI PAOLO II. Migliaia di persone confluirono a Fairbanks per assistere all’incontro in aeroporto tra il presidente Usa Reagan e il pontefice diretto in Corea del Sud, Papua Nuova Guinea e Thailandia per un lungo viaggio pastorale. I due leader discussero brevemente di libertà religiosa, diritti umani e ruolo morale dell’Occidente. Fu un momento cruciale della Guerra fredda: il Papa figura chiave nel sostegno ai movimenti anticomunisti, in primis a “Solidarnosc” in Polonia, Reagan conduceva una politica di forte pressioni e contenimento sull’Unione Sovietica. Per qualche ora Fairbanks divenne epicentro mondiale della geopolitica.

2015 – BARACK OBAMA Prima visita di un presidente Usa in carica a nord del Circolo Polare Artico, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica americana e mondiale sul cambiamento climatico e sugli impatti ambientali e sociali nell’Artico.

Roma, 13 ago. (askanews) –

2017 – XI JINPING- Il presidente cinese fece scalo ad Anchorage al ritorno da un incontro con Donald Trump in Florida, in una fase di relazioni sino-americane ancora relativamente stabili, con attenzione anche alle potenzialità commerciali e logistiche legate alle rotte artiche. Xi fu accolto dal governatore Bill Walker, che lo accompagnò in un breve tour della città.

2021 – INCONTRO USA-CINA AD ANCHORAGE. In Alaska si tenne il primo faccia a faccia tra delegazioni di alto livello cinese e americana dopo l’insediamento di Joe Biden, due mesi prima. Per gli Usa il Segretario di Stato Antony Blinken e il Consigliere per la Sicurezza Nazionale Jake Sullivan, dalla Cina il capo della diplomazia del Partito Comunista Yang Jiechi e il ministro degli Esteri Wang Yi. L’incontro degenerò da subito: Blinken criticò la Cina per Hong Kong, la repressione degli uiguri nello Xinjiang, le pressioni su Taiwan e le minacce alla libertà di navigazione nel Mar Cinese Meridionale. Yang Jiechi replicò con un intervento di oltre 15 minuti, accusando gli Usa di ipocrisia, razzismo sistemico e ingerenze. Il resto del meeting proseguì a porte chiuse, ma le posizioni rimasero distanti.

Trump: credo che Putin sia convinto di raggiungere un accordo

New York, 14 ago. (askanews) – “Questo incontro prepara il secondo incontro, ma c’è una probabilità del 25% che questo incontro non sia un incontro di successo”, ha detto il presidente Donald Trump, durante l’intervista di questa mattina con con Brian Kilmeade di Fox Radio. Il presidente ha ribadito che “il secondo incontro sarà molto, molto importante, perché sarà un incontro in cui si raggiungerà un accordo”, mentre il primo di venerdì “sarà come una partita a scacchi”. Trump ha fatto presagire che durante questo secondo incontro ci potrebbero
essere “concessioni” su confini e territori.

Il presidente Donald Trump crede che il presidente russo Vladimir Putin si recherà al vertice di venerdì in Alaska con l’intenzione di raggiungere un accordo sulla fine della guerra in Ucraina. “Credo che ora sia convinto che raggiungerà un accordo. Raggiungerà un accordo. Credo che lo farà. E lo scopriremo ? lo saprò molto presto”. Il presidente Donald Trump ha suggerito che il suo obiettivo è quello di procedere verso un incontro trilaterale con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, suggerendo che sono sul tavolo “tre diverse sedi”, inclusa la possibilità di “restare in Alaska”. Trump ha tuttavia offerto una precisazione fondamentale: “Se l’incontro sarà negativo, non chiamerò nessuno, me ne andrò a casa… Ma se sarà positivo, chiamerò il presidente Zelensky e i leader europei”.

Il regista Dario Argento ricoverato a Ischia per una crisi respiratoria

Roma, 14 ago. (askanews) – Il regista Dario Argento, 85 anni, è stato ricoverato questa mattina all’ospedale “Anna Rizzoli” di Ischia a seguito di una crisi respiratoria legata a una malattia di cui soffrirebbe da tempo. Il Maestro dell’horror, in vacanza sull’isola, avrebbe accusato un malore nelle ultime ore. Il peggioramento delle condizioni lo ha spinto a recarsi al pronto soccorso, dove è sottoposto ad accertamenti. Fonti sanitarie confermano che le sue condizioni non sono gravi; al termine dello screening si valuterà un eventuale trasferimento in reparto. Argento è atteso alla Mostra del Cinema di Venezia 2025, dove la Società Italiana degli Autori ed Editori gli assegnerà il Premio alla Carriera “Andrea Purgatori” nell’ambito delle Giornate degli Autori. La cerimonia è prevista per lunedì 1° settembre, alle 17:00, nella Sala Perla del Palazzo del Casinò. Nel pomeriggio, alle 15:00, il regista visiterà la mostra Sandro Symeoni. Dipingere il Cinema, che espone anche il manifesto originale di Profondo Rosso in occasione del 50° anniversario del film.

Ponte Morandi, Salis: a Genova sottratte opere importantissime

Genova, 14 ago. (askanews) – “Genova, in relazione agli aumenti dei costi del tunnel subportuale, si vedrebbe sottratta delle opere importantissime, che sono opere di manutenzione a tutti quei ponti della nostra citt che comunque risalgono all’epoca del ponte Morandi e quindi hanno sicuramente una grandissima esigenza di manutenzione”. Lo ha detto la sindaca di Genova Silvia Salis, rispondendo ad una domanda sugli investimenti in opere pubbliche previsti dall’accordo tra Aspi e Mit siglato dopo il crollo del ponte Morandi, al termine della cerimonia per il settimo anniversario del disastro.

“E’ importante – ha aggiunto la prima cittadina – che ci siano delle nuove infrastrutture di collegamento ma importante che esse siano circondate da infrastrutture cittadine all’altezza e su questo noi non vogliamo fare nessun passo indietro perch, non solo Genova merita di avere i risarcimenti che deve avere e ricordo che non avremmo dovuto pagare il pedaggio fino al 2031 e questo gi non pi cos, ma la citt deve prendere posizione rispetto a quello che un tema che riguarda principalmente la sicurezza di adesso e del futuro. Le istituzioni devono lavorare non solo per un posizionamento e un consenso immediato, quello dovrebbe essere l’ultimo problema, ma devono lavorare per costruire, in questo caso, nel mio caso, una citt che sia sicura per le generazioni future”.

Ponte Morandi, Meloni: ancora viva sete di giustizia e verità

Roma, 14 ago. (askanews) – “Il 14 agosto di sette anni fa, Genova, la Liguria e l’Italia intera sono state sconvolte da una catastrofe che rimarrà per sempre nella memoria del nostro popolo”. Lo afferma la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in occasione dell’anniversario della tragedia.

“Tutti noi abbiamo ancora negli occhi le drammatiche immagini del crollo del Ponte Morandi e conserviamo nel cuore l’angoscia di quei momenti, il senso di smarrimento di fronte ad una tragedia spaventosa, la riconoscenza per l’eroismo dei soccorritori, il dolore per le quarantatré vite spezzate. Allo stesso modo, è ancora vivissima la sete di verità e giustizia, invocata con tenacia dai famigliari delle vittime e sostenuta da tutto il popolo italiano”, sottolinea la premier.

Ponte Morandi, parenti vittime: no polemiche su assenza ministri

Genova, 14 ago. (askanews) – “Noi non vogliamo fare polemica politica perch siamo equidistanti, abbiamo sempre lavorato con tutti i governi che abbiamo avuto in questi anni. Vogliamo solo pungolare tutti all’attenzione. Non solo chi ci governa ma tutti i partiti che sono in Parlamento devono impegnarsi perch la sicurezza su tutti i fronti sia assolutamente garantita. Una presenza maggiore di rappresentanti del governo sarebbe stata certamente gradita. Noi abbiamo invitato sempre tutti e lo faremo sempre. Invitiamo i politici perch vogliamo ricordargli che qui avvenuto una cosa drammatica e che loro devono lavorare perch non avvenga pi”. Lo ha detto ad Askanews la presidente del comitato dei parenti delle 43 vittime del crollo del ponte Morandi, Egle Possetti, commentando l’assenza di ministri alla cerimonia di commemorazione per il settimo anniversario del disastro.

Ucraina, Ue: Trump informerà Von der Leyen dopo il vertice in Alaska

Roma, 14 ago. (askanews) – La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen avrà un confronto con il presidente statunitense Donald Trump successivamente all’incontro di quest’ultimo in Alaska con il presidente russo Vladimir Putin, ha dichiarato oggi la portavoce della Commissione europea Arianna Podestà.

“Secondo quanto ci risulta, (Von der Leyen, ndr) sarà informata dal presidente Trump, ma non posso confermare il formato e i tempi esatti. Credo che ci sarà una chiamata, ma al momento non ho dettagli da condividere sui tempi”, ha dichiarato Podestà durante il punto stampa.

Ponte Morandi, parenti vittime: ci aspettiamo delle condanne

Genova, 14 ago. (askanews) – “Dal processo ci aspettiamo delle condanne perch gli eventi che sono avvenuti sono gravissimi. Le richieste credo che saranno in linea con quello che stato il lavoro fatto dalla procura, dagli inquirenti. una sconfitta comunque per tutti noi perch se ci sono delle condanne sono stati commessi dei reati e qualcosa non ha funzionato prima”. Lo ha detto ad Askanews la presidente del comitato dei parenti delle 43 vittime del crollo del ponte Morandi, Egle Possetti, a margine della cerimonia di commemorazione per il settimo anniversario del disastro.

“Per questo – ha aggiunto Possetti – pungoliamo non solo il governo ma tutti coloro che sono in Parlamento perch ci sia l’attenzione sempre alta. Quello che accaduto alle nostre famiglie deve essere uno spartiacque: le cose devono cambiare, i controlli vanno fatti e certe manutenzioni devono essere tassative, per noi ha un significato la sicurezza”.

Ponte Morandi, Possetti: Memoriale non sia cattedrale nel deserto

Genova, 14 ago. (askanews) – “Questo un luogo che noi abbiamo desiderato con tutto il cuore, per cui abbiamo lottato e per cui abbiamo lavorato tanto, insieme a tutti quelli che hanno contribuito. un progetto importantissimo che deve mantenere la memoria di quello che stato, una memoria viva che verr aggiornata con gli esiti processuali, una memoria forte per chi tra 20 anni non sapr neanche cosa stato il ponte Morandi. Per noi questo luogo non deve diventare una cattedrale nel deserto.

Questo il lavoro che faremo con la nuova amministrazione comunale”. Lo ha detto ad Askanews la presidente del comitato dei parenti delle 43 vittime del crollo del ponte Morandi, a margine della cerimonia di commemorazione per il settimo anniversario del disastro che si svolge per la prima volta presso il “Memoriale 14 agosto 2018”.

Iss: salgono a 275 i casi confermati di West Nile, 19 i decessi

Milano, 14 ago. (askanews) – Salgono a 275 in Italia i casi confermati di infezione da West Nile Virus (WNV) nell’uomo (173 nel precedente bollettino), con 19 decessi. Lo afferma il quinto bollettino della sorveglianza pubblicato oggi dal Iss.

Tra i casi confermati 126 si sono manifestati nella forma neuro-invasiva (6 Piemonte, 7 Lombardia, 5 Veneto, 1 Friuli-Venezia Giulia, 4 Emilia-Romagna, 47 Lazio, 50 Campania, 1 Basilicata, 3 Calabria, 2 Sardegna), 20 casi asintomatici identificati in donatori di sangue, 125 casi di febbre, 2 casi asintomatici e 2 casi sintomatici. Sono stati notificati 19 decessi (1 Piemonte, 1 Lombardia, 8 Lazio, 8 Campania, 1 Calabria).

Salgono a 52 le Province con dimostrata circolazione del WNV (erano 42 nell’ultimo bollettino). appartenenti a 15 Regioni (contro 12): Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. Tra i casi confermati sono stati notificati 19 decessi (1 Piemonte,1 Lombardia, 8 Lazio, 8 Campania,1 Calabria). La letalità, calcolata sulle forme neuro-invasive finora segnalate e confermate, è pari al 15,1% (nel 2018 20%, nel 2024 14%).

“La diffusione dei casi, che finora ha maggiormente riguardato il Lazio e la Campania, si sta espandendo nelle aree endemiche delle Regioni del nord Italia in cui ogni anno registriamo casi nell’uomo – spiegano gli esperti ISS del dipartimento di Malattie Infettive dell’Iss-. Qualche caso sporadico lo stiamo registrando anche nelle Regioni del sud. Normalmente il picco dei casi di West Nile nell’uomo si raggiunge nel mese di agosto, come evidenziato dai dati degli anni precedenti anche se è difficile prevedere esattamente l’andamento del numero dei contagi che può dipendere da numerosi fattori anche di tipo ambientale e climatico.” Quanto alle altre arbovirosi dal 1 gennaio al 12 agosto 2025 (aggiornamento settimanale), al sistema di sorveglianza nazionale risultano: 119 casi confermati di Dengue di cui 115 casi associati a viaggi all’estero e 4 casi autoctoni, età mediana 41 anni, 57% di sesso maschile, nessun decesso. Sono stati identificati due differenti eventi di trasmissione locale del virus Dengue in due diverse Regioni (Emilia-Romagna e Veneto). Sono in corso ulteriori indagini epidemiologiche.

Risultano inoltre 43 casi confermati di Chikungunya: 36 casi associati a viaggi all’estero e 7 casi autoctoni, età mediana 48 anni, 53% di sesso maschile, nessun decesso. Sono stati identificati tre differenti eventi di trasmissione locale del virus Dengue in due diverse Regioni (Emilia-Romagna e Veneto). Sono in corso ulteriori indagini epidemiologiche.

Dal 1 gennaio al 29 luglio 2025 (aggiornamento mensile), al sistema di sorveglianza nazionale risultano: 4 casi di Zika virus: tutti importati, nessun decesso. 23 casi di TBE: tutti autoctoni, età mediana 52 anni, 57% di sesso maschile, nessun decesso. 38 casi di Toscana virus: tutti autoctoni, età mediana 59,5 anni, 74% di sesso maschile, nessun decesso.

Ucraina, il Cremlino: la durata del vertice Putin-Trump dipende da come andrà

Milano, 14 ago. (askanews) – La durata dei colloqui Putin-Trump “dipenderà” da come andrà la discussione e dai due leader, il tema centrale sarà la “risoluzione della crisi ucraina” ma i presidenti russo Vladimir Putin e statunitense e Donald Trump si scambieranno anche opinioni su ulteriore cooperazione bilaterale durante il loro incontro in Alaska, ha affermato l’assistente di Putin, Yuri Ushakov secondo i media russi. “È previsto uno scambio di opinioni sull’ulteriore sviluppo della cooperazione bilaterale, anche in ambito commerciale ed economico”, ha detto Ushakov ai giornalisti.

“Si prevede che tutto inizierà domani, 15 agosto, alle 11.30 circa ora locale (21.30 ora di Mosca) con una conversazione tra Vladimir Vladimirovich Putin e Donald Trump”, ha detto Ushakov. “Naturalmente, saranno affrontate anche questioni più ampie per garantire la pace e la sicurezza, nonché le attuali e più urgenti questioni internazionali e regionali”, ha detto Ushakov ai giornalisti. L’assistente presidenziale ha affermato che i colloqui si terranno presso la base militare (Joint Base) Elmendorf-Richardson in Alaska. Le parti terranno prima un incontro individuale e poi con le delegazioni.

La delegazione russa sarà composta dal ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, dall’assistente presidenziale per la politica estera Yuri Ushakov, dal ministro della Difesa Andrei Belousov, dal ministro delle Finanze Anton Siluanov e dal rappresentante presidenziale speciale per gli investimenti e la cooperazione economica con i paesi stranieri Kirill Dmitriev.

La scorsa settimana il Cremlino e la Casa Bianca hanno dichiarato che Putin e Trump si sarebbero incontrati in Alaska il 15 agosto. Martedì, la portavoce della Casa Bianca Carolyn Levitt ha dichiarato che il vertice si sarebbe tenuto ad Anchorage.

Ucraina, l’incontro Trump-Putin previsto per domani alle 21.30 (ora italiana)

Roma, 14 ago. (askanews) – L’incontro tra il presidente russo Vladimir Putin e il presidente statunitense Donald Trump si terrà ad Anchorage, in Alaska, domani alle 11,30 ora locale (21,30 in Italia). Lo ha dichiarato il consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov.

Il vertice si terrà nella base militare di Elmendorf-Richardson. Ushakov ha aggiunto che prima del vertice sono previste brevi dichiarazioni dei presidenti. Dopo il vertice, prevista una conferenza stampa congiunta.

Meteo, la fine della canicola di Caronte è attesa tra il 20 e il 21 agosto

Milano, 14 ago. (askanews) – Tra il 20 e il 21 agosto, il caldo dei 40°C di giorno e dei 30°C di notte sarà un lontano ricordo. È la previsione di Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, secondo il quale si tratta dunque di aspettare metà della prossima settimana, ma qualche refolo più fresco arriverà già domenica. Il Nord Italia già da martedì 19 respirerà, al Centro è probabile che dovremo aspettare mercoledì, mentre al Sud un cambiamento è previsto giovedì 21.

Va detto comunque che il Sud non è stato colpito da Caronte: questo anticiclone infatti ha avuto, ed avrà ancora per qualche giorno, i propri massimi di pressione e di caldo tra la Francia e il Centro-Nord Italia. Proprio sulle regioni del centro tirrenico, in Liguria e a tratti in Pianura Padana si sono registrati gli eccessi più evidenti. Nel dettaglio giovedì 14: al Nord sole e caldo africano; temporali più presenti sulle Alpi. Al Centro: sole e caldo intenso; temporali di calore in montagna e zone vicine. Al Sud sole e caldo; temporali su rilievi e zone vicine. Venerdì 15 al Nord sole e caldo intenso; temporali sulle Alpi centro orientali. Al Centro sole e caldo intenso; temporali in montagna. Al Sud: soleggiato, ma con frequenti temporali nel pomeriggio. Sabato 16 al Nord sole e caldo intenso; temporali più presenti sulle Alpi. Al Centro sole e caldo intenso; temporali di calore in montagna. Al Sud temporali diffusi in Sicilia e su Appennini e zone vicine. La tendenza è per temperature in diminuzione da domenica, perturbazione atlantica da mercoledì 20.

Una potente eruzione di un vulcano in Kamchatka complica i voli verso l’Alaska

Roma, 14 ago. (askanews) – Una potente eruzione del vulcano Kljuchevskij, uno dei più attivi dell’Eurasia, ha provocato in Kamchatka, estremo oriente russo, un’imponente colonna di cenere alta 8,5 chilometri, spingendo le autorità russe ad alzare il livello di allerta per l’aviazione al massimo grado: codice rosso. Lo ha reso noto il KVERT, il centro russo di monitoraggio dei vulcani attivo nella penisola di Kamchatka.

Ieri le autorità locali e stamattina alcuni esperti russi hanno assicurato che la situazione non rappresenta al momento una minaccia per il summit previsto domani in Alaska tra Donald Trump e Vladimir Putin.

L’esplosione principale è avvenuta alle 16:32 ora locale (le 6.32 in Italia), generando una nube di cenere che si è estesa per 95 chilometri verso est. Si tratta del terzo forte episodio esplosivo registrato nella stessa giornata. La nube non interessa Anchorage, dove si deve tenere il vertice.A seguito dell’eruzione, alcune tratte aeree sono state temporaneamente sospese in Alaska: Alaska Airlines ha cancellato cinque voli diretti verso città nella parte occidentale dello stato, tra cui Nome, Kotzebue e Utqiagvik, per motivi di sicurezza. Tuttavia, secondo la compagnia e le autorità locali, la situazione non rappresenta al momento una minaccia per il summit previsto ad Anchorage tra Donald Trump e Vladimir Putin.

Il Kljuchevskij, situato a circa 30 chilometri dal villaggio di Klyuchi, aveva già dato segnali di forte attività sin dal 31 luglio, a seguito di un potente terremoto avvenuto nella regione. Le sue eruzioni recenti hanno prodotto colonne di cenere alte fino a 12 chilometri

Tennis, troppo Alcaraz, Nardi eliminato a Cincinnati

Roma, 14 ago. (askanews) – La favola di Luca Nardi s’infrange sui colpi di Carlitos Alcaraz, che vince 6-1, 6-4 in appena un’ora e 20′ e vola ai quarti del Masters di Cincinnati, atteso ora dal russo Andrej Rublev che ha sconfitto nettamente l’argentino Comesana. Per il pesarese, n.98 del ranking, era la seconda volta agli ottavi di un ‘1000’: alla prima c’era arrivato con un ‘miracolo’, battendo nel 2024 a Indian Wells l’allora numero 1 del mondo Novak Djokovic, e sempre da lucky loser. In Ohio, ripescato dopo la sconfitta nelle qualificazioni, ha battuto Tirante, rimontato Shapovalov e approfittato del ritiro di Mensik (ma l’italiano era già in vantaggio di un set) per regalarsi la sfida all’amico Carlitos, che conosce dai tempi dei tornei under-14 e con cui conserva un bellissimo rapporto. Ma anche stavolta, come lo scorso febbraio a Doha, si è dovuto arrendere nella notte italiana alla classe e alla potenza del murciano.

Ponte Morandi, parenti vittime: ci aspettiamo delle condanne

Genova, 14 ago. (askanews) – “Dal processo ci aspettiamo delle condanne perché gli eventi che sono avvenuti sono gravissimi. Le richieste credo che saranno in linea con quello che è stato il lavoro fatto dalla procura, dagli inquirenti. E’ una sconfitta comunque per tutti noi perché se ci sono delle condanne sono stati commessi dei reati e qualcosa non ha funzionato prima”. Lo ha detto ad Askanews la presidente del comitato dei parenti delle 43 vittime del crollo del ponte Morandi, Egle Possetti, a margine della cerimonia di commemorazione per il settimo anniversario del disastro.

“Per questo – ha aggiunto Possetti – pungoliamo non solo il governo ma tutti coloro che sono in Parlamento perché ci sia l’attenzione sempre alta. Quello che è accaduto alle nostre famiglie deve essere uno spartiacque: le cose devono cambiare, i controlli vanno fatti e certe manutenzioni devono essere tassative”.

“Noi non vogliamo fare polemica politica perché siamo equidistanti, abbiamo sempre lavorato con tutti i governi che abbiamo avuto in questi anni. Vogliamo solo pungolare tutti all’attenzione. Non solo chi ci governa ma tutti i partiti che sono in Parlamento devono impegnarsi perché la sicurezza su tutti i fronti sia assolutamente garantita. Una presenza maggiore di rappresentanti del governo sarebbe stata certamente gradita. Noi abbiamo invitato sempre tutti e lo faremo sempre. Invitiamo i politici perché vogliamo ricordargli che qui è avvenuto una cosa drammatica e che loro devono lavorare perché non avvenga più”, ha detto ancora Possetti commentando l’assenza di ministri alla cerimonia di commemorazione per il settimo anniversario del disastro.

Possetti ha concluso sostenendo che “la legge per le vittime di incuria è un grande lavoro che è stato fatto, un’attenzione elevatissima che abbiamo ricevuto. E’ molto importante per noi perché dà un po’ di pace a tutto quello che abbiamo dovuto patire nell’assenza totale di sostegno che abbiamo avuto. Speriamo che non debba essere mai usata ma chiunque si trovasse nelle nostre condizioni avrà un aiuto immediato”.

Ponte Morandi, Mattarella: ferita idelebile, infrastrutture non ammettono negligenze

Roma, 14 ago. (askanews) – «Il 14 agosto 2018 segna una pagina drammatica nella storia del nostro Paese: quarantatré vite spezzate, centinaia di persone costrette ad abbandonare le loro abitazioni. Una ferita indelebile nel cuore di Genova, della Liguria, dell’Italia”. Lo afferma il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio inviato al Sindaco di Genova, Silvia Salis.

Il crollo del Ponte Morandi, sottolinea il capo dello Stato, “ha segnato un severo richiamo alle responsabilità pubbliche e private in tema di sicurezza delle infrastrutture. Un punto di non ritorno a pratiche che hanno generato un disastro di quelle proporzioni. La comunità locale e la comunità nazionale hanno reagito con straordinario spirito di solidarietà accanto agli immediati soccorsi offerti dalle autorità preposte per arginarne le catastrofiche conseguenze”. Per Mattarella “la rapida ricostruzione di un così importante tratto stradale, il Ponte Genova San Giorgio, riconnettendo la Città e l’Italia, è stata un atto di ripartenza. La tutela delle infrastrutture, per garantire piena sicurezza nella circolazione – ha sottolineato – non ammette alcuna forma di negligenza. Nel commemorare le vittime del Ponte Morandi, la Repubblica si unisce al dolore dei familiari».

Ponte Morandi, Mattarella: ferita idelebile, infrastrutture non ammettono negligenze

Roma, 14 ago. (askanews) – «Il 14 agosto 2018 segna una pagina drammatica nella storia del nostro Paese: quarantatré vite spezzate, centinaia di persone costrette ad abbandonare le loro abitazioni. Una ferita indelebile nel cuore di Genova, della Liguria, dell’Italia”. Lo afferma il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio inviato al Sindaco di Genova, Silvia Salis.

Il crollo del Ponte Morandi, sottolinea il capo dello Stato, “ha segnato un severo richiamo alle responsabilità pubbliche e private in tema di sicurezza delle infrastrutture. Un punto di non ritorno a pratiche che hanno generato un disastro di quelle proporzioni. La comunità locale e la comunità nazionale hanno reagito con straordinario spirito di solidarietà accanto agli immediati soccorsi offerti dalle autorità preposte per arginarne le catastrofiche conseguenze”. Per Mattarella “la rapida ricostruzione di un così importante tratto stradale, il Ponte Genova San Giorgio, riconnettendo la Città e l’Italia, è stata un atto di ripartenza. La tutela delle infrastrutture, per garantire piena sicurezza nella circolazione – ha sottolineato – non ammette alcuna forma di negligenza. Nel commemorare le vittime del Ponte Morandi, la Repubblica si unisce al dolore dei familiari».

Nato: grazie a Germania per pacchetto equipaggiamento Usa a Ucraina

Milano, 14 ago. (askanews) – “Grazie alla Germania per essersi fatta avanti ancora una volta finanziando un pacchetto di equipaggiamento militare statunitense per l’Ucraina”. Lo scrive il segretario generale della Nato Mark Rutte in un post. “La Germania è il principale donatore europeo di aiuti militari all’Ucraina e questo annuncio sottolinea ulteriormente il suo impegno ad aiutare il popolo ucraino a difendere la propria libertà e sovranità” ha aggiunto Rutte.

Ieri Rutte ha espresso la sua soddisfazione per l’esito della videoconferenza con il presidente degli Stati Uniti Trump. Sempre il 13 agosto la Germania ha annunciato un pacchetto di 500 milioni di dollari in attrezzature militari e munizioni per l’Ucraina provenienti dagli Stati Uniti, nell’ambito della nuova iniziativa della Nato (PURL, Prioritised Ukraine Requirements List). Mentre la maggior parte dei tedeschi sembra nutrire aspettative piuttosto basse per il vertice tra il presidente degli Stati Uniti Trump e il leader del Cremlino Putin in Alaska.

Secondo il nuovo “Politbarometro” della ZDF, solo il 13% degli intervistati ritiene che Trump sarà in grado di mediare a sufficienza per raggiungere un cessate il fuoco tra Russia e Ucraina. L’84% ne dubita. Solo il 14% dei tedeschi ritiene che Putin abbia un serio interesse in un cessate il fuoco duraturo, mentre l’82% lo nega. Inoltre, nove intervistati su dieci ritengono che sia importante per un cessate il fuoco duraturo il coinvolgimento diretto dell’Ucraina nei colloqui.

Il contributo della Germania all’iniziativa PURL segue i precedenti annunci dei Paesi Bassi e un impegno congiunto di Danimarca, Norvegia e Svezia . Ogni pacchetto ha un valore di circa 500 milioni di dollari ed è progettato per soddisfare le esigenze operative più urgenti dell’Ucraina con equipaggiamenti e munizioni provenienti dalle scorte statunitensi.

Anchorage, Putin, Trump e un tempo di realtà

Il mondo è in apprensione. A ferragosto, si terrà un incontro tra Trump e Putin. Parleranno di Ucraina forse avvertendo il peso delle rispettive responsabilità o forse con il distacco di chi sa che si è lì solo per dare un segnale di buona volontà che non ha nulla a che fare con le vere intenzioni da portare avanti.

Un incontro tra segnali e verità

Si è eletto un posto che potrà ringraziare il conflitto in corso per aver ricevuto una notorietà altrimenti inaspettata. Tutto si svolgerà ad Anchorage e ci sarà da augurarsi che i protagonisti siano ancorati ai morti arpionati sotto terra, di una parte e dell’altra, e che non hanno alcuna voglia di risuscitare, così evitando l’incubo di essere ammazzati per una seconda volta.

Il peso dei caduti e la realtà della guerra

Con il loro peso i morti non chiedono strategie di fantasia per venire a capo ella vicenda ma semplicemente di essere contati al punto che si possa seccare la lingua di chi decide della faccenda e ci sia un ritorno alla realtà della carne oltre che della tasca.

Per esorcizzare i cadaveri ammucchiati su entrambe le sponde di guerra, i grandi della terra si parlano via call attenti a non pestarsi troppo i calli. Scambiarsi idee in questo modo è certamente più pratico che muoversi di persona con tutta l’organizzazione che ciò comporta.

Questo tipo di confronto è più sbrigativo ma ha l’inconveniente di mantenere una distanza che difficilmente fa scattare eventuali empatie, di quelle che accadono quando corpi e sguardi sono fisicamente a contatto. Ci si può allora limitare a comunicazioni di servizio e poco di più, si segna il proprio nome sul registro delle presenze e la faccenda finisce lì.

Ferragosto tra simboli e incognite

I giornali stanno con il naso puntato in attesa di qualche notizia che possa rimpinguare la scarsezza di fatti propri del periodo di stanca dell’estate. Trump e Putin hanno scelto il giorno esatto di metà agosto, quasi a voler spaccare la mela in due e vedere nel suo nucleo centrale se vi si annida qualche imprevisto minaccioso verme o se la polpa sia giunta ad opportuna maturazione.

In epoca romana Agosto, prima di celebrare Augusto, era chiamato più semplicemente “sextilis”, nulla a che vedere con roba di sesso come i contemporanei d’oggi sarebbero indotti subito a credere.

Speriamo soltanto che questo mese non rimpiombi nell’antica anonima conta e che lasci ancora un segno di sé. Comunque sia, si terrà finalmente questo vertice e ci si guarderà in faccia tra i due big del pianeta, tutti gli altri ad origliare per intendere qualcosa oltre i comunicati ufficiali. Ce n’è un terzo che ama il silenzio, al modo della cultura cinese parla poco e bada ai fatti. Molto dipende anche da lui e non sgomita peraltro per essere seduto da qualche parte.

Vertice: guardare oltre la convenienza

Vertice indica una sommità, il punto da cui si può sovrastare il prossimo ma anche cadere, perdendo l’equilibrio, e farsi non poco male. Dovrebbero essere capaci di accomodarsi per trovare posto in due senza l’uno spinga l’altro nel precipizio.

La parola assume anche un altro significato, assai più impegnativo. Ha il senso di volgere, di “vertere” lo sguardo verso un orizzonte più ampio della propria immediata convenienza non badando soltanto ad una chiacchiera su questo o quel pezzo di terra da consegnare o da prendere.

La terra è già servita per seppellire i morti ed altra ancora ne occorrerà. Se si contrattasse in prima istanza, a questo scopo, su quali campi cedere o acquisire, forse potrebbe esserci una nuova frontiera a cui ispirarsi per smettere subito di menare le mani, tornando ad una convivenza umana “meno belluina”, smettendo di “mangiarsi le carni del prossimo”. 

Diplomazia senza compiacimenti

È il tempo che questi morti abbiano ben chiaro che stanno seppellendo i loro morti e non si distraggano in altro.

È bene che la diplomazia non trovi compiacimento in se stessa, che non si perda in “bellurie stilistiche” così che i popoli del mondo non restino poi solo “pasciuti dal vento”.

Ucraina, la guerra vista dal campo: sfondamento russo smentito

[…] Titoli come “I russi sfondano a Pokrovsk”, “Kiev apre alla resa”, “(…) Vince Putin, resteremo in Donbass”, “Voci di sfondamento nel Donbass”, “Zelensky potrebbe cedere” e “Putin sfonda il fronte in Ucraina” hanno descritto forse i sogni di qualcuno ma senz’altro non la realtà.

Stesso refrain già visto quando i russi tentarono di sfondare a Kharkiv — arenandosi subito entro le gray zone di Vovchansk — e la pressoché totalità della stampa italiana diede il capoluogo di quell’oblast’ (qualcuno addirittura Kyiv) per spacciato, in occasione dell’operazione Kursk — data per fallimentare da quasi tutti i quotidiani italiani prima ancora che si realizzasse — oppure ancora in quella della penetrazione russa a Sumy contenuta entro le ceneri dei villaggi di confine ma rivelata al pubblico italiano come il definitivo scacco matto d’uno “zar” all’Ucraina.

In tutte quelle occasioni, inclusa quella di ieri, fin dal titolo i nostri quotidiani dispacciati dall’Ucraina hanno delineato situazioni talora diametralmente opposte, sconfessando panzane che parevano uscite dai dipartimenti di comunicazione governativa e propaganda del Cremlino.

Le Forze armate russe hanno bombardato nelle scorse ore a tappeto tutta l’Ucraina.

Nikopol’ e la comunità di Marhanets sono state travolte da un diluvio di droni FPV e colpi d’artiglieria che hanno ucciso 2 civili; il ginnasio e la mensa della comunità di Mzhivka (nel distretto di Synelnykove) sono stati devastati, così come molte strutture agricole locali; a Zaporizhzhia un violentissimo attacco russo ha distrutto completamente la principale stazione degli autobus, ferendo gravemente 24 civili e danneggiando sette condomini; un secondo attacco ravvicinato a quel capoluogo ha preso di mira la clinica universitaria locale; altri due droni ad alto potenziale esplosivo hanno colpito dritto un autobus carico di civili a Kherson, ammazzandone almeno 2 e ferendone malamente altri 16 fra cui i soccorritori accorsi per cercare di salvarli; un altro UAV lanciato dalla riva opposta del fiume Dnipro ha ucciso 2 civili che stavano viaggiando nella loro auto a Bilenkivska; asilo e diverse altre infrastrutture civili di Chuhuiv sono stati oggetto d’un massiccio attacco russo che li ha mandati a fuoco e, nel frattempo, sono state disposte l’evacuazione obbligatoria di altri diciannove insediamenti nel Donetsk e la cancellazione di tutti treni e filobus che transitano per Synelnykove, nel Dnipropetrovsk.

Di tutto ciò nella maggior parte dei quotidiani italiani non v’è alcuna traccia.

Così come non v’è menzione degli innumerevoli precedenti che abbiamo riportato nelle scorse settimane. Basterebbe esser presenti e riportare quelli, che sono dati di fatto incontrovertibili, per giungere alla conclusione che Putin non sta mandando alcun segno di tregua.

Sempre la realtà del campo evidenzia come, al contrario, i russi stiano spostando le loro truppe e forze in modo da iniziare nuove operazioni offensive.

Restituire ai lettori una realtà aumentata non giova all’informazione né cambia le sorti della guerra. Elucubrare sopra scenari fantapolitici, nemmeno.

La penetrazione di piccoli gruppi di ДРГ è una costante fin ancora da prima che la guerra iniziasse e non equivale a prendere il controllo del territorio, come invece è stato scritto a distanza.

L’avanzata russa a Dobropillia è preoccupante ma può esser colta come «una svolta» solo da chi non è qui e ignora il verificarsi d’altri eventi, che invece incidono eccome nella valutazione complessiva delle intenzioni di chi questa guerra l’ha iniziata e voluta ma non accenna affatto a volervi porre fine.

Come ha detto il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorsky riferendosi a Donald Trump — che è l’esempio massimo di cosa significhi vivere in una bolla di disinformazione — «L’Ucraina non ha bisogno d’aiuto per capitolare».

Dibattito | Ponte sullo Stretto: tra mito, interessi e realtà

In piena estate non poteva mancare l’annuncio dell’opera simbolo della vocazione all’impostura della destra italiana: il ponte sullo Stretto di Messina.

Un’idea antica e ciclicamente ripresa

Bene ha fatto questo giornale a ricordare che i primi passi furono mossi dai governi a guida DC degli anni Sessanta. Si era nel pieno degli investimenti industriali nel Sud e si valutava che un collegamento stabile potesse migliorare la produttività e la ricchezza nazionale.

I modesti risultati conseguiti nelle politiche industriali, insieme al fallimento di numerosi interventi pubblici, fecero presto dimenticare questa iniziativa.

Già Ferdinando II l’aveva immaginata e, dopo di lui, i governi unitari alla fine del XIX secolo. Il tragico terremoto del 1908 mise in soffitta questi progetti, sconsigliando anche Mussolini che, solo nel 1942, nel pieno delle sconfitte belliche, promise agli italiani impoveriti e impauriti di costruire il ponte alla fine della guerra.

Questa idea fu poi cavalcata solo dai governi cosiddetti “decisionisti”: Craxi, Berlusconi, Renzi, Meloni-Salvini, responsabili di molte politiche fallimentari.

La valutazione dell’IRI negli anni ’80

Mi sia permesso un ricordo personale: nel 1983 feci parte di una commissione tecnica di analisi e valutazione socio-economica costituita da Prodi presso l’IRI, su richiesta del governo Craxi.

Ci furono numerose riunioni, audizioni di esperti di ogni tipo, letture di studi e documenti, nuove indagini: la conclusione unanime fu che l’unico reale vantaggio dell’opera era quello di un risparmio di tempo nella percorrenza stradale e/o ferroviaria, quantificato in circa 20 minuti.

Un tempo insignificante nel tragitto Roma-Palermo di oggi (9-13 ore), ma anche con l’alta velocità completa e traghetti più veloci (6-7 ore).

Questo onesto esito del lavoro di molti seri esperti fu un ulteriore motivo del pessimo rapporto tra Craxi e Prodi. Nessuno ha poi contestato questo dato, basato su misurazioni scientifiche.

I rischi sismici e i costi in crescita

Partiamo dalla questione sismica. Certamente si può costruire una struttura sospesa antisismica secondo i dati noti ad oggi, ma non si pensa di mettere interamente in sicurezza le grandi aree urbane intorno. Dunque, in caso di grave terremoto, avremmo il ponte in piedi e le città intorno distrutte: uno scenario da apocalisse solo ad immaginarlo.

Vediamo gli aspetti economici: il cantiere darebbe lavoro a circa 5 mila addetti in media solo per alcuni anni, la maggior parte lavoratori stranieri perché in Italia c’è enorme carenza di manodopera edile.

La spesa stimata oggi in 13,5 miliardi salirebbe certamente a 20 ed oltre a fine cantiere, per motivi oggettivi e per interessi.

Il contesto sociale e le priorità vere

Il ponte unirebbe due regioni già fortemente impoverite di capitale umano qualificato, con il più alto tasso nazionale di abbandono scolastico medio e con strutture sanitarie fortemente inadeguate.

Specie la Sicilia ha bisogno di ulteriori invasi idrici, reti di distribuzione dell’acqua, strade e ferrovie, aree da proteggere e riforestare.

Con 5-10 anni di investimenti aggiuntivi di 2-3 miliardi l’anno si potrebbero davvero colmare questi ritardi e creare le condizioni oggettive di un più diffuso sviluppo sociale.

Si potrebbe obiettare che fare queste cose è più difficile che aprire un solo spettacolare cantiere. Ma qui sta la differenza tra buon governo e impostura demagogica.

Le clausole contrattuali e la vigilanza necessaria

Un’ultima, non irrilevante, questione: quella degli atti, delle convenzioni, dei contratti sottoscritti tra i governi dal 2005 ad oggi con il consorzio concessionario dell’opera, che nel tempo ha avuto significativi mutamenti. Prezzi, penali importanti a carico pubblico e modeste per gli esecutori, clausole varie squilibrate.

La Corte dei Conti dovrebbe esaminare con attenzione il tutto e prendere le decisioni necessarie. Anche questo è buon governo.

Conclusione

L’idea di poter realizzare il ponte mi piacerebbe davvero, ma oggi è solo un’opera aggiuntiva e pericolosamente fuorviante. Bisogna lavorare per un prossimo buon governo.

Il Razionalismo oltre il mare. L’eredità dell’architettura coloniale italiana in Libia

L’architettura coloniale italiana, soprattutto quella tra le due guerre, esprime una linea di sperimentazione razionalista particolarmente significativa. La ricerca, portata avanti in Libia, ma anche in Somalia, in Eritrea e in Etiopia, è spesso affidata ad architetti molto giovani. Le realizzazioni principali sono quelle degli anni Venti e Trenta, ma già nel 1912, dopo lo sbarco degli italiani in Libia, non pochi progetti, soprattutto, di opere pubbliche, vengono pensati per la capitale Tripoli. Nel rincorrere quanto gli altri Stati europei avevano avviato nell’Ottocento, l’Italia si muove alla conquista del «bel suol d’amore» nel mito della sua fertilità.

Alla Casa dell’Architettura, la sede dell’Ordine degli architetti di Roma, è stata inaugurato il 9 luglio, e rimarrà aperto fino al 10 settembre, Il Razionalismo Libico, a cura di Walter Baricchi, che ripercorre una mostra presentata a Tripoli, a seguito del protocollo di cooperazione tra il Libyan Board of Architecture e diversi Ordini degli architetti italiani (Roma, Napoli, Venezia, Treviso e Reggio Emilia).

Comunemente, l’attenzione verso l’architettura di questo periodo è rivolta agli edifici pubblici, spesso vicini, per stile e per composizione, ai modelli e ai temi delle città italiane di nuova fondazione. Dalle cartoline in bianco e nero dell’epoca è possibile rintracciare infatti una tensione metafisica che accomuna queste due realtà. I caratteri coloniali non si limitano però a questo; offrono alcuni motivi di originalità aggiunta; raccolgono spunti locali, non secondari, legati all’uso dei materiali, dei decori e dei colori. L’impegno infatti non è rivolto esclusivamente al costruire edilizio, ma riguarda i progetti urbanistici e le campagne di restauro archeologico. Le preesistenze riportate alla luce assumono peraltro un importante significato simbolico: sostengono la spinta all’espansione imperiale dell’età giolittiana e, ancor più, lo spirito di conquista del fascismo. Cosa può essere più celebrativo e solido del radicamento sui fasti ritrovati dell’antica Roma?

Alle opere degli anni Trenta — i piani urbanistici, la costruzione degli edifici pubblici, dei porti, degli acquedotti, oltre agli scavi archeologici — si aggiungono gli interventi rivolti all’agricoltura, destinati agli italiani pronti a partire per l’Africa. La cosiddetta “terra promessa” diventa una prospettiva per chi, senza lavoro, vuole avviare un’impresa su un territorio libero. A partire dalla metà degli anni Trenta l’atteggiamento dei colonizzatori diventa un po’ più “amichevole”: vengono promosse iniziative, anche di tipo economico e sociale, con la costruzione di strutture assistenziali e per la formazione scolastica. La stabilità politica è tuttavia intermittente e quell’intenzione di amicizia e di rispetto viene presto contraddetta dallo spirito delle leggi razziali, che restituisce un clima di antagonismo e di forte separazione con le popolazioni locali.

I pannelli esposti all’Acquario romano dimostrano che le opere realizzate in questi anni non sono poche e spesso di notevole interesse, anche per la loro ampia differenziazione funzionale. Vengono costruiti asili, scuole, edifici di culto e villaggi colonici per assicurare una buona permanenza agli italiani, ma anche per migliorare lo stile di vita in generale. 

Le opere di maggior rilievo sono a Tripoli e si caratterizzano, quasi tutte, per lo stile razionalista, ma anche per una chiara impronta neoclassica, volta a imprimere prestigio istituzionale. Il Palazzo del Governo (ora sede del ministero degli Interni) è contraddistinto da un tono austero molto pronunciato, non certo privo di accenni retorici. Gli edifici residenziali mostrano un aspetto meno grave, esprimendo con convinzione la memoria del costruire mediterraneo. In essi prevale il colore bianco, le facciate sono marcate da balconi e gli interni ospitano ampi cortili. Il Mercato centrale riprende la soluzione costruttiva del ferro e del vetro, mentre l’ospedale, che rispetta rigorosamente le prescrizioni funzionali, non concede quasi nulla al formalismo. Sono opere ben riconoscibili, anche nei casi in cui la dimensione si proietta alla scala territoriale, come la strada che accompagna il profilo della costa dalla Tunisia all’Egitto.

Molti sono gli architetti che vanno a lavorare nelle colonie e, quasi tutti, come visto, abbastanza giovani: Alessandro Limongelli, nato al Cairo, ma naturalizzato italiano; Cesare Bazzani, accademico d’Italia, autore a Roma del ministero della Pubblica Istruzione; Florestano Di Fausto, architetto e ingegnere; Armando Brasini, impegnato negli scavi archeologici di Leptis Magna e Sabratha.

Un’impronta rilevante è presente anche a Bengasi. Qui la testimonianza dell’architettura italiana è espressa dagli edifici pubblici, dai complessi residenziali, distribuiti in varie parti della città, e dalle infrastrutture di collegamento. Ancora più che a Tripoli, è evidente la combinazione tra due tradizioni e due culture: quella razionalista degli anni Venti e Trenta, proveniente dall’Italia, e quella locale, caratterizzata soprattutto dalla ricchezza dei motivi ornamentali.

La mostra curata da Baricchi si concentra sull’architettura coloniale italiana in Libia. Un richiamo, del tutto naturale, va però rivolto a quanto accade in Somalia, in Eritrea e in Etiopia. L’attuale situazione politica presenta condizioni fortemente instabili; il loro patrimonio architettonico mantiene però una buona conservazione, permettendo la riconoscibilità dei contributi delle diverse matrici. 

Per ognuno di questi Paesi si potrebbe sviluppare una specifica ricerca; in termini più generali e sintetici si può però fare riferimento all’architettura coloniale del Corno d’Africa. Mogadiscio e Asmara sono le due città che conservano gli interventi di maggior valore. Oltre agli edifici governativi e alle infrastrutture, Mogadiscio offre la cattedrale dedicata alla Vergine Consolata, che propone una facciata compresa tra due alti e massicci campanili. Un’opera ancora più rappresentativa è l’ex Hotel Croce del Sud, realizzato nel 1938, che associava alla funzione principale alberghiera quella commerciale. In un’atmosfera di pronunciato esotismo si aprivano al suo interno vasti ambienti per riunioni e ricevimenti. Ad Asmara, patrimonio dell’umanità Unesco dal 2017, viene naturale il confronto tra la sua cattedrale e quella di Mogadiscio. Anche qui il riferimento stilistico è il romanico, richiamato dalla finitura in mattoni che riempie le pareti, incorniciando il disegno delle aperture. La composizione è però completamente diversa: qui la facciata definisce la volumetria d’insieme e un unico campanile, posto sul retro, conclude l’asse della navata.

Ancora più approfondite potrebbero essere le considerazioni sull’architettura italiana in Tunisia. Qui le tracce, lasciate anche dalle maestranze, soprattutto siciliane, risalgono all’Ottocento, con un radicamento profondo anche nelle attività produttive. I temi architettonici, molto vari, danno vita, in particolare, a una linea déco del tutto originale che combina e sintetizza due culture costruttive: quella tunisina e quella italiana.

L’occasione di questa mostra suscita valutazioni molto diverse per natura e contenuti. L’interesse per l’architettura è sicuramente quello primario, ma ugualmente rilevante è quello che mette a fuoco il valore culturale e politico del Mediterraneo. Ogni opportunità che evidenzi le tradizioni e gli scambi tra i Paesi che lo delimitano, anche quando questi ultimi sono stati di conquista e di colonizzazione, può, a mio avviso, agire positivamente sulla promozione e sul recupero di un’area, ancora oggi, sempre più attraversata da conflitti.

Calcio, Il Psg vince la Supercoppa, Tottenham battuto ai rigori

Roma, 13 ago. (askanews) – Trionfo del Psg a Udine nella Supercoppa Europea. I campioni d’Euroopa hanno battuto in rimonta 5-4 ai rigori il Tottenham al termine di una partita thrilling. Fino al 60′ una partita dominata dagli Spurs.

Gli inglesi hanno assestato un doppio colpo ai parigini con due difensori. Van der Ven al 39′ e Romero al 48′. I cambi, però, cambiano volto alla squadra di Luis Enrique. I campioni d’Europa l’hanno ripresa nei minuti finali grazie ai gol di Lee Kang-In all’85’ e Gonçalo Ramos al 94′.

A partire dallo scorso anno, sono stati eliminati i tempi supplementari nella Supercoppa Europea e dunque si è andati direttamente alla lotteria dei rigori dopo a trionfare è stato il PSG. Anche in questo caso in rimonta: Ad aprire la lotteria è stato il Tottenham con la trasformazione di Solanke. Per il Psg, il primo è stato Vitinha che ha sbagliato. Bentancur ha allungato sul momentaneo 2-0, con Chevalier che ha indovinato nuovamente l’angolo ma senza riuscire ad arrivare sul pallone.

Muove lo score parigino Gonçalo Ramos, che porta sul 2-1 i suoi. L’autore del primo gol degli Spurs, Van de Ven, si fa intercettare dal neo portiere dei parigini. Ousmane Dembelé sfrutta l’occasione e pareggia i conti sul 2-2. Al terzo round, le due squadre sono in parità. Tra le fila degli Spurs, errore anche per Tel che incrocia troppo spedendola fuori. Gli uomini di Luis Enrique, vanno per la prima volta avanti nell’incontro con Lee, l’autore del gol del momentaneo 1-2. Pedro Porro mantiene in vita gli uomini di Frank, ma il PSG ha la palla del match. Nuno Mendes regala il successo ai suoi trasformando il rigore decisivo e consegnando al PSG la prima Supercoppa Europea.

Naufragio Lampedusa, La Russa: i responsabili sono i trafficanti

Roma, 13 ago. (askanews) – “Ho appreso con profondo dolore del naufragio avvenuto nel Mar Mediterraneo che ha portato alla morte decine di persone. Ancora una volta i responsabili sono trafficanti di esseri umani senza scrupoli che fanno affari sulla pelle delle persone”. Lo ha scritto sui suoi canali social il presidente del Senato, Ignazio La Russa.

“Il mio auspicio – ha aggiunto – è che dalla comunità internazionale possa arrivare un impegno sempre maggiore affinché vengano trovate soluzioni condivise che impediscano il ripetersi di queste tragedie. Ai familiari delle vittime rivolgo le condoglianze mie personali e del Senato della Repubblica”, ha concluso La Russa.

Ucraina, Meloni "apprezza" Trump ma invoca unità d’intenti con l’Europa

Roma, 13 ago. (askanews) – A pochi giorni ormai dal vertice di Anchorage, in Alaska, fra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump e quello della Federazione russa Vladimir Putin l’Italia precisa la sua collocazione sullo scacchiere internazionale affinando la sintonia con i partner europei di fatto guidati dai cosiddetti “volenterosi”, i paesi maggiormente determinati a mantenere intatto, se non a intensificare, il sostegno finanziario e militare all’Ucraina. È la nota ufficiale di palazzo Chigi a riassumere l’attivismo della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che pur senza staccare del tutto dalla sua vacanza estiva, “ha partecipato oggi, insieme ai leader di Ucraina, Finlandia, Francia, Germania, Polonia, Regno Unito, dell’Unione Europea e della Nato, a una telefonata con il presidente Trump” che è stata preceduta “da un coordinamento europeo, sempre a livello leader” e seguita “dallo svolgimento di una nuova riunione della Coalizione dei volenterosi”.

Nella nota della Presidenza del Consiglio si ribadisce, oltre allo scontato “apprezzamento per gli sforzi profusi” dall’inquilino della Casa Bianca, anche la necessità di “una pace che assicuri la sovranità e la sicurezza dell’Ucraina”: è questa la preoccupazione diffusa in Europa, che quindi Meloni fa sapere di condividere, ovvero che gli accenni di Washington a possibili “scambi di territori” vadano di fatto a certificare l’amputazione già avvenuta sul campo del territorio dell’Ucraina pre-invasione. La premier, viene sottolineato, ha “accolto con favore la partecipazione americana, con il vicepresidente Vance, alla riunione della Coalizione dei volenterosi, nel solco di quanto avvenuto per la prima volta a Roma a margine della Conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina di luglio”.

Mentre nelle indiscrezioni che circolano a livello internazionale si inizia a intravedere un possibile allentamento delle tensioni con Mosca, il Governo italiano comunica la sua fedeltà alla linea di una necessaria unità di vedute fra Bruxelles, Londra e Washington e questa è infatti la lettura che viene accreditata della giornata odierna. “Dalla discussione – si legge nel comunicato di palazzo Chigi – è emersa una forte unità di vedute nel ribadire che una pace giusta e duratura non può prescindere da un cessate il fuoco, dal continuo sostegno all’Ucraina, dal mantenimento della pressione collettiva sulla Russia, anche attraverso lo strumento delle sanzioni, e da solide e credibili garanzie di sicurezza ancorate al contesto euroatlantico”. Per questo la presidente Meloni “si è detta molto soddisfatta dall’unità di intenti e dalla capacità di dialogo che l’Occidente sta dimostrando di fronte a una sfida fondamentale per la sicurezza e la difesa del diritto internazionale”.

La palla, secondo Roma, non sta nel campo occidentale: “È ora il momento di vedere – conclude infatti il resoconto ufficiale della giornata di contatti internazionali della premier – quale sarà, in Alaska, l’atteggiamento della Russia che finora non ha inteso fare alcun significativo passo in avanti”. Con Putin però sarà Trump a confrontarsi in Alaska venerdì, certamente su un quadro di questioni più ampio rispetto al solo conflitto russo-ucraino attorno al quale ruotavano le discussioni odierne. E sarà quello il vero banco di prova per l’unità di intenti del campo occidentale rivendicata dall’Italia su una posizione che sembra al momento più vicina a quella del “volenterosi” che a quella di chi, come Trump, ha scommesso sulla sua personale capacità di mettere fine alla guerra.

Naufragio Lampedusa, Fontana: colpire le reti dei trafficanti

Roma, 13 ago. (askanews) – “Esprimo il mio profondo cordoglio per le vite spezzate nel naufragio al largo di Lampedusa. Il mio pensiero va alle vittime e ai loro familiari”. Lo dichiara in una nota il presidente della Camera, Lorenzo Fontana.

“Queste tragedie – sottolinea – richiamano con forza il dramma delle migrazioni forzate e il business criminale che sfrutta la disperazione delle persone”.

“Occorre -conclude Fontana – rafforzare sempre più, in un quadro internazionale, l’impegno per creare condizioni di sicurezza e prospettive di futuro nei Paesi di origine e per colpire duramente le reti dei trafficanti”.

Naufragio Lampedusa, Meloni: inumano il cinismo dei trafficanti

Roma, 13 ago. (askanews) – “Quando si consuma una tragedia come quella di oggi, con la morte di decine di persone nelle acque del Mediterraneo, sorge in tutti noi un forte sentimento di sgomento e compassione. E ci troviamo a misurare l’inumano cinismo con cui i trafficanti di esseri umani organizzano questi loschi viaggi”. Lo dichiara in una nota la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, commentando la notizia del naufragio di Lampedusa.

“Insieme al profondo cordoglio per le vittime, alla pietà per quanti hanno perso la vita, rinnoviamo pertanto l’impegno a contrastare questi trafficanti senza scrupoli nell’unico modo possibile: prevenire le partenze irregolari, gestire i flussi migratori. Che la tragedia di oggi sia avvenuta nonostante un dispositivo internazionale pronto e operativo ci avverte, infatti, che il doveroso intervento di soccorso non è una misura sufficiente e, soprattutto, non risolve le cause del drammatico problema”.

Ucraina, da Meloni apprezzamento per sforzi Trump e serietà Zelensky

Roma, 13 ago. (askanews) – “Il Presidente Meloni ha espresso apprezzamento per gli sforzi profusi dal Presidente Trump, ribadendo l’importanza di continuare a lavorare con gli Stati Uniti per fermare il conflitto e raggiungere una pace che assicuri la sovranità e la sicurezza dell’Ucraina, e ha ringraziato il Presidente Zelensky per la serietà dimostrata finora nella ricerca di una soluzione diplomatica”. E’ quanto si legge in una nota di palazzo Chigi sul vertice telefonico tra i paesi Ue e il presiente americano.

Il Presidente del Consiglio ha anche accolto con favore la partecipazione americana, con il vice Presidente Vance, alla riunione della Coalizione dei volenterosi, nel solco di quanto avvenuto per la prima volta a Roma a margine della Conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina di luglio.

Ucraina, Meloni: forte unità intenti su pace giusta e sostegno a Kyev

Roma, 13 ago. (askanews) – Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha partecipato oggi, insieme ai Leader di Ucraina, Finlandia, Francia, Germania, Polonia, Regno Unito, dell’Unione Europea e della Nato, a una telefonata con il Presidente Trump in vista del suo incontro con il Presidente Putin in Alaska il 15 agosto. Il Vertice è stato preceduto da un coordinamento europeo, sempre a livello Leader, e seguito dallo svolgimento di una nuova riunione della Coalizione dei volenterosi. E’ quanto si legge in una nota di palazzo Chigi.

“Dalla discussione è emersa una forte unità di vedute nel ribadire che una pace giusta e duratura non può prescindere da un cessate il fuoco, dal continuo sostegno all’Ucraina, dal mantenimento della pressione collettiva sulla Russia, anche attraverso lo strumento delle sanzioni, e da solide e credibili garanzie di sicurezza ancorate al contesto euroatlantico”.

Il Presidente Meloni si è detta “molto soddisfatta dall’unità di intenti e dalla capacità di dialogo che l’Occidente sta dimostrando di fronte a una sfida fondamentale per la sicurezza e la difesa del diritto internazionale – si legge ancora nella nota -. E’ ora il momento di vedere quale sarà, in Alaska, l’atteggiamento della Russia che finora non ha inteso fare alcun significativo passo in avanti”.

Naufragio a Lampedusa, la Guardia Costiera: almeno 26 i morti

Milano, 13 ago. (askanews) – Sono almeno 26 le vittime dell’ultimo naufragio di migranti al largo di Lampedusa. È il bilancio, ancora provvisorio e in corso di aggiornamento, della Guardia Costiera alla quale al momento risultano 60 persone tratte in salvo e già sbarcate sull’isola. Dalle prime informazioni acquisite dagli stessi migranti, i naufraghi erano a bordo di due imbarcazioni partite da Tripoli, in Libia, nelle prime ore della giornata. Una di esse ha iniziato ad imbarcare acqua ed i migranti si sarebbero trasferiti sull’altra imbarcazione, poi capovoltasi.

Sono attualmente in corso le operazioni di ricerca e soccorso, coordinate dal Centro Secondario di Soccorso Marittimo (Mrsc) della Guardia Costiera di Palermo, a seguito della segnalazione pervenuta da un elicottero della Guardia di Finanza. L’avvistamento è avvenuto a circa 14 miglia nautiche a sud di Lampedusa, in area Sar italiana, e riguarda un’imbarcazione capovolta, con migranti in mare, insieme ad alcuni corpi privi di vita.Attualmente, nelle operazioni sono impegnati cinque mezzi navali: le motovedette CP 324 e CP 327 della Guardia Costiera, due motovedette della Guardia di Finanza e un’unità navale di Frontex. Sul posto operano anche un elicottero ed un aereo della Guardia Costiera, oltre ad un velivolo di Frontex.

Motogp, Marquez torna per sfatare il tabù Austria

Roma, 13 ago. (askanews) – La MotoGP torna in pista dopo la pausa estiva per il 13° appuntamento del campionato che si correrà in Austria , a Spielberg. Marc Marquez , leader del mondiale e reduce da 10 vittorie consecutive tra gare e sprint, è pronto a riprende da dove ha lasciato su una pista dove in carriera non ha mai vinto e non sale sul podio dal 2019. “Non vedo l’ora di tornare in pista dopo le vacanze: ho staccato un po’, mi sono riposato e sono pronto a ripartire. Il tracciato austriaco non mi ha mai regalato grandi soddisfazioni, ma tantissimi duelli fino all’ultima curva, all’ultimo metro prima della bandiera a scacchi. Sono pronto ad affrontare al meglio questa seconda parte della stagione”.

Ucraina, von der Leyen: "Nessuno desidera la pace più di noi"

Roma, 13 ago. (askanews) – “Oggi Europa, Stati Uniti e NATO hanno rafforzato il terreno comune per l’Ucraina”, ha dichiarato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen al termine del summit virtuale con i leader europei, il presidente statunitense Donald Trump e il segretario generale della Nato Mark Rutte in vista del prossimo summit in Alaska tra Donald Trump e Vladimir Putin.

“Rimarremo in stretto coordinamento. Nessuno desidera la pace più di noi, una pace giusta e duratura”, ha scritto sul proprio profilo X.

Ucraina, Zelensky: "Ci aspettiamo il cessate il fuoco, immediato"

Roma, 13 ago. (askanews) – “Noi ci aspettiamo cessate il fuoco, un cessate il fuoco immediato”. Questo è quanto dichiarato dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, nel corso della conferenza congiunta con il cancelliere Friedrich Merz a seguito del vertice virtuale con i leader europei, il presidente statunitense Donald Trump e il segretario generale della Nato Mark Rutte in vista del prossimo summit in Alaska tra Donald Trump e Vladimir Putin.

“Ciò che riguarda l’Ucraina deve essere discusso con l’Ucraina” ha ribadito il presidente ucraino Volodymyr Zelensky durante la conferenza stampa. Zelensky, inoltre, ha affermato che Trump gli ha assicurato che il presidente statunitense lo avrebbe contattato subito dopo l’incontro con Putin, ipotizzando anche un possibile vertice a tre.

Macron: Trump vuole "cessate il fuoco" in Ucraina

Roma, 13 ago. (askanews) – Donald Trump ha detto ai leader europei che “vuole ottenere un cessate il fuoco in Ucraina durante l’incontro con Putin”. La volontà di Trump è stata dichiarata dal presidente francese Emmanuel Macron secondo quanto riportato da Reuters. Si è appena conclusa la seconda videoconferenza della giornata sull’Ucraina, che ha riunito il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il suo omologo ucraino Volodymyr Zelensky e diversi leader europei.

Un terzo incontro, che riunirà gli Stati cosiddetti “Volenterosi” per l’Ucraina, si terrà nel tardo pomeriggio.