Home Blog Pagina 316

Russia, punita anche la sola ricerca di contenuti estremisti online

Roma, 23 lug. (askanews) – I russi rischieranno di pagare multe per il solo fatto di cercare online contenuti “estremisti”, ai sensi di una nuova legge che rafforza ulteriormente la censura.

La Duma, la camera bassa del parlamento russo ha approvato oggi una legge che criminalizza la “ricerca di contenuti estremisti online”: secondo quanto riportato da Euronews, la svolta repressiva della nuova legge non è tanto nelle multe in sé, che andranno da 3000 a 5000 rubli (da 30 a 55 euro circa), quanto dal fatto che per la prima volta Mosca colpirà gli internauti russi anche solo per aver consumato materiali considerati vietati, e non più soltanto per averli distribuiti.

In sostanza la legge prende di mira gli utenti di internet che cercano consapevolmente contenuti dal “registro degli estremisti”, che contiene ben 5.473 voci ed è gestito dal ministero della Giustizia di Mosca.

La definizione di “estremismo” in Russia è vaga e consente alle autorità di colpire le minoranze, l’opposizione politica per soffocare la libertà di espressione o di riunione. Ad esempio, dal 2023, la Russia ha definito “estremista” il “movimento pubblico internazionale Lgbt”, consentendo ai tribunali di colpire arbitrariamente qualsiasi membro della comunità Lgbt.

Secondo Sarkis Darbinyan, fondatore di Roskomsvoboda, un gruppo per la difesa della libertà digitale, intervistato da Reuters, uno dei probabili effetti della nuova legge è che molti comincino a disiscriversi da certi canali e a cancellare le app.

“Credo che questo sia uno dei compiti principali che ci si è prefissati: creare paura, creare incertezza in modo da aumentare il livello di autocensura tra il pubblico russo di Internet”, ha detto l’attivista.

Addio a Ozzy Osbourne, icona indomita del Rock

Roma, 22 lug. (askanews) – John Michael Osbourne, universalmente conosciuto come Ozzy, è stato molto più di un semplice musicista: è una forza della natura, un’icona che ha plasmato il volto dell’heavy metal e un sopravvissuto indomito. Nato il 3 dicembre 1948 a Aston, Birmingham, Inghilterra, la sua vita è stata una tumultuosa odissea di eccessi, trionfi e incredibili rinascite artistiche. L’infanzia di Ozzy fu segnata dalla povertà e da un percorso scolastico difficile, che lo vide abbandonare gli studi a soli 15 anni. Prima di scoprire la sua vera vocazione, si destreggiò in una serie di lavori umili, tra cui operaio in una macelleria e in un mattatoio, esperienze che, forse, contribuirono a forgiare la sua indole ribelle e il suo lato “oscuro”.

La musica, però, era un richiamo irresistibile. Dopo diversi tentativi con piccole band locali, l’incontro con Tony Iommi, Geezer Butler e Bill Ward diede vita a quella che sarebbe diventata una delle band più influenti della storia: i Black Sabbath. Con i Black Sabbath, Ozzy fu la voce e il volto di un genere nascente. La loro musica, cupa, pesante e spesso intrisa di tematiche oscure e mistiche, risuonò profondamente per una generazione, gettando le basi per l’heavy metal. Album come “Black Sabbath”, “Paranoid” e “Master of Reality” sono pietre miliari, e la presenza scenica carismatica e imprevedibile di Ozzy era il fulcro delle loro performance. La sua voce lamentosa e inconfondibile, unita ai testi spesso sinistri di Geezer Butler, creò un’atmosfera unica che definì un’era.

Ma gli anni ’70 furono anche un periodo di eccessi sfrenati. L’abuso di alcol e droghe divenne una parte integrante della vita di Ozzy, portando a tensioni interne alla band e, infine, alla sua estromissione dai Black Sabbath nel 1979. Molti avrebbero predetto la fine della sua carriera. Invece, fu l’inizio di un nuovo capitolo straordinario.

Sotto la guida della sua futura moglie e manager, Sharon Arden (poi Osbourne), Ozzy intraprese una carriera solista di enorme successo. Con l’aiuto del talentuoso chitarrista Randy Rhoads, pubblicò “Blizzard of Ozz” nel 1980, un album che non solo rilanciò la sua carriera, ma lo proiettò in una nuova dimensione di stardom. Brani come “Crazy Train” e “Mr. Crowley” divennero inni e dimostrarono che Ozzy, lungi dall’essere finito, era più vitale che mai. La sua carriera solista è stata costellata di successi commerciali e acclamazione di critica, con tour mondiali, apparizioni leggendarie e l’introduzione di chitarristi di talento che hanno contribuito a definire il suono del metal moderno.

La sua figura pubblica è sempre stata complessa: da un lato il “Principe delle Tenebre” che ha scioccato e deliziato, dall’altro un uomo con un lato vulnerabile e un senso dell’umorismo bizzarro. La reality TV, con “The Osbournes” nei primi anni 2000, ha rivelato al mondo un lato più intimo e comico della sua vita familiare, cementando ulteriormente il suo status di icona culturale.

Nonostante le continue battaglie con la salute, tra cui un recente morbo di Parkinson e gli esiti di un incidente in quad, Ozzy Osbourne ha dimostrato sempre una resilienza incredibile. Il 5 luglio 2025 con ‘Back to the Beginning’, evento già passato agli annali del rock l’ultimo concerto. La sua Birmingham accoglie il concerto d’addio dei Black Sabbath riuniti, per l’ultima volta, là dove tutto è cominciato.

Separazione carriere, Tajani: realizzato il sogno di Berlusconi

Roma, 22 lug. (askanews) – Il voto sulla riforma della giustizia segna una “giornata storica”. Lo ha detto il segretario di Fi Antonio Tajani parlando con i giornalisti al Senato. “Si realizza il sogno di Berlusconi”. “La riforma della giustizia al servizio dei cittadini, significa garantire un processo equo per tutti, dove accusa e difesa sono allo stesso livello e si esalta il ruolo del giudice giudicante. E’ veramente un passo in avanti”, ha concluso tajani

UniCredit ritira l’Ops su Banco Bpm

Milano, 22 lug. (askanews) – Il cda di UniCredit annuncia il ritiro dell’offerta per Banco Bpm, “in quanto la condizione relativa all’autorizzazione Golden Power non è soddisfatta”. Lo comunica una nota della banca guidata da Andrea Orcel.

“Il processo di offerta è stato influenzato dalla clausola di Golden Power, insistentemente invocata dai vertici di Bpm, che ha impedito a UniCredit di dialogare con gli azionisti di Bpm nel modo in cui un normale processo di offerta avrebbe consentito”, si legge. “I vertici di Bpm hanno dunque privato i propri azionisti del dialogo che normalmente avviene durante un periodo di offerta per comprendere il valore creato dalla combinazione e determinare le condizioni che sarebbero state accettabili per andare avanti”.

“Pur accogliendo con favore i significativi progressi compiuti con il Tar, la DG Comp dell’Unione Europea e il Governo italiano, i tempi per una risoluzione definitiva della questione Golden Power vanno ben oltre la scadenza della nostra offerta e anche di quella della sospensione decisa oggi dalla Consob”, sottolinea la banca. “Pertanto, per fare chiarezza sulla situazione e tutelare gli interessi di UniCredit e dei nostri azionisti, abbiamo deciso di non rinunciare alla condizione del Golden Power, che non è stata soddisfatta, e di ritirare di conseguenza l’offerta”.

Marche, Conte: M5s valuterà approfonditamente contestazioni a Ricci

Roma, 22 lug. (askanews) – Il Movimento 5 stelle “valuterà approfonditamente” le contestazioni mosse a Matteo Ricci, lo dice il leader 5 stelle Giuseppe Conte. “Prendiamo atto dell’avviso di garanzia ricevuto da Matteo Ricci e delle sue dichiarazioni appena rilasciate. Come Movimento 5 Stelle rispettiamo il lavoro autonomo e indipendente della magistratura e non sottovalutiamo le ipotesi accusatorie contenute nell’avviso di garanzia, ma ci riserviamo di valutare approfonditamente le contestazioni mosse a Ricci, al fine di comprendere se gli venga mossa una semplice contestazione per spese del Comune non corrette o se vi siano gli elementi di una condotta disonesta, che ha portato a indebiti vantaggi personali – condotta questa che sarebbe incompatibile con i nostri principi e i nostri valori”. 

Conclude Conte: “Auguriamo all’interessato di chiarire al più presto con l’autorità giudiziaria questa vicenda, così da diradare tutti gli eventuali dubbi e poter svolgere in piena serenità la prossima campagna elettorale”.

A21 Holding acquisisce il controllo di Rapidglass

Milano, 22 lug. (askanews) – Un nuovo inizio per A21 Holding. La societ operativa e di investimento attiva nella creazione del pi esteso e strutturato gruppo italiano nel settore delle riparazioni automotive. Il gruppo, annuncia il proprio ingresso nel capitale di Rapidglass, rete di professionisti esperti nella riparazione e sostituzione dei cristalli per automobili e veicoli commerciali. L’operazione, che consiste nell’acquisizione dell’81% delle quote societarie, costituisce un elemento chiave del piano di espansione per il triennio 2025-2027. Abbiamo parlato con Matteo Massone, Amministratore Delegato e Direttore Generale di A21 Holding:

“Abbiamo fatto alcuni incontri in cui abbiamo discusso gli economics, ma anche le idee strategiche di quello che sarebbe stata l’unione delle nostre due aziende. E poi c’ stato un processo di acquisizione durato circa 12 mesi, con un’accelerazione negli ultimi mesi. Per noi era importante cominciare ad offrire il nostro servizio nel 2025, in modo tale da iniziare nel 2026 con un aumento dei ricarichi e quindi rispondere al business plan di A21 del 2025-2027 che prevede un aumento dei ricavi, fino ai 200 milioni di euro attesi nel 2027”.

L’accordo offre nuove opportunit di crescita per il mercato italiano della riparazione e sostituzione dei vetri auto, stimato oltre i 300 milioni di euro annui. Nel 2024, Rapidglass ha fatturato 12,5 milioni di euro e A21 Holding mira a raddoppiare questo valore entro il 2027.

“I nostri clienti sono sia le flotte di noleggio, che le compagnie assicurative, che i privati, i cittadini con le loro auto private. Sono nostri clienti anche i carrozzieri della rete Carsafe, che lavorano soprattutto in ambito assicurativo. Rapidglass molto forte nel settore delle flotte di noleggio ed nostra intenzione offrire i servizi di Rapidglass anche nel settore assicurativo e nel settore privato”.

L’obiettivo di A21 Holding di ampliare la gamma di servizi offerti nell’aftermarket e, contemporaneamente, rafforzare la propria presenza sul territorio in maniera sempre pi capillare.

Ematologia in Lombardia, presentate strategie per innovazione

Milano, 22 lug. (askanews) – In ematologia, la scienza sta aprendo nuove strade: terapie sempre pi mirate e innovative stanno migliorando la vita dei pazienti. Ma per garantire a tutti l’accesso a queste cure, fondamentale ripensare l’organizzazione del sistema sanitario.

Luned 21 luglio si tenuto a Palazzo Lombardia l’evento “Ematologia in Regione Lombardia – Strategie regionali per l’innovazione”, promosso da Johnson & Johnson. Un momento di confronto tra istituzioni, clinici e associazioni per costruire un nuovo modello di presa in carico del paziente ematologico che il vero protagonista di questo percorso grazie anche al coinvolgimento diretto dell’Associazione La Lampada di Aladino.

Davide Petruzzelli, Presidente La Lampada di Aladino ETS, ha dichiarato: “Supportiamo i pazienti ma interpretiamo la voce di quest’ultimi anche all’interno del sistema sanitario. Il paziente attraverso la nostra associazione pu far sentire la propria voce in una logica diversa rispetto al passato, ovvero con l’intenzione di effettuare una programmazione insieme al sistema”.

Cinque le proposte chiave emerse: migliorare la gestione delle risorse per garantire l’accesso alle terapie; rivedere l’organizzazione della cura in base ai nuovi bisogni clinici; potenziare il personale amministrativo per alleggerire la burocrazia; coinvolgere attivamente le associazioni dei pazienti nella Rete Ematologica e sperimentare nuovi modelli di assistenza sul territorio, valorizzando le Case di Comunit.

Tra i dati significativi emersi quello del mieloma multiplo: con 800 nuovi casi ogni anno solo in Lombardia, oggi la sopravvivenza pi che triplicata grazie all’innovazione terapeutica.

Monica Gibellini, Direttore Government Affairs, Policy & Patient Engagement Johnson & Johnson Innovative Medicine Italia, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni: “Johnson & Johnson vanta una lunga tradizione nella ricerca e nell’innovazione in quest’area terapeutica. Da 30 anni siamo impegnati in terapie trasformative per il trattamento di queste patologie. Negli ultimi anni abbiamo riscontrato un raddoppio dell’aspettativa di vita ed il merito di questa tendenza, per il 73%, attribuibile allo sviluppo di farmaci innovativi”.

Innovare, in ematologia, significa curare meglio. Ma anche organizzare meglio. Solo cos l’eccellenza della ricerca potr diventare davvero accessibile a tutti.

Separazione carriere, Salvini: riforma storica, come promesso

Milano, 22 lug. (askanews) – “Più carceri per ospitare i delinquenti e riforma della Giustizia per offrire più garanzia ed efficienza ai cittadini. Il CdM ha approvato il piano di interventi per ristrutturare e ingrandire gli istituti penitenziari (con 335 milioni del mio Ministero), mentre il Senato ha approvato una riforma storica che prevede anche la separazione delle carriere. Gli italiani ci hanno votato anche per questo. E noi passiamo dalle parole ai fatti”. Così il vicepremier e segretario della Lega Matteo Salvini.

Bce, giovedì attesa conferma tassi (mentre in Usa tensione su Powell)

Roma, 22 lug. (askanews) – Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea, che si svolgerà tra domani e giovedì mattina a Francoforte, dovrebbe sancire una interruzione nella manovra di riduzione dei tassi di interesse, dopo 8 tagli operati a partire da giugno del 2024 – con una pausa proprio nel luglio di un anno fa – e poi in maniera consecutiva in tutte le successive riunioni. È l’attesa dominante degli analisti per gli esiti del direttorio, che comunicherà le sue decisioni alle 14 e 15 di giovedì, mentre mezz’ora dopo si svolgerà la consueta conferenza stampa esplicativa della presidente Christine Lagarde.

L’unico elemento che potrebbe vivacizzare la riunione, sarà la contestuale pubblicazione delle indagini sull’attività delle imprese nell’area euro (indici Pmi). In particolare se riportassero netti deterioramenti il consiglio Bce si troverebbe in una posizione più scomoda. Ma difficilmente in misura tale da riconsiderare il mantenimento dei livelli dei tassi, che ha ampiamente segnalato.

Dal 4% raggiunto nel settembre del 2023, il tasso che resta utilizzato come principale riferimento, quello sui depositi, è stato ridotto al 2% lo scorso giugno. Un livello considerato neutrale o quasi. Anzi, dai verbali del Consiglio era emerso che alcuni lo ritenevano addirittura espansivo. In sostanza, la Bce dovrebbe limitarsi a formalizzare una pausa per tutta la fase estiva: il successivo direttorio monetario si terrà il 10 settembre.

Questo mentre oltre Atlantico la situazione della Federal Reserve – il cui direttorio (Fomc) sui tassi di interesse si svolgerà la settimana successiva, il 30 luglio – è molto più “animata”, in senso negativo.

Diversi esponenti dell’amministrazione Trump hanno rilanciato le pressioni sull’istituzione monetaria. Tra questi anche il segretario di Stato al Tesoro, Scott Bessent, che dopo aver lanciato il sasso ha poi ha proverbialmente “nascosto la mano”.

Ieri in una intervista a Cnbc, a una domanda diretta sul se il presidente della Fed, Jerome Powell, debba dimettersi, Bessent aveva risposto: “penso che quello che ci serva è esaminare l’intera istituzione, se abbiano avuto successo nei loro compiti. Dobbiamo chiederci se l’organizzazione ha funzionato”. Non proprio un “no”, quindi.

Successivamente, già ieri era sembrato smorzare i toni e oggi ha ulteriormente aggiustato il tiro, affermando, stavolta a Fox Business, di ritenerlo “un bravo servitore pubblico” e di “non vedere nulla che mi faccia ritenere che dovrebbe dimettersi”.

Una linea ambigua che potrebbe riflettere da un lato la volontà di spingere Powell alle dimissioni, ma dall’altro quella di voler evitare uno scontro diretto – ipotesi su cui finora le reazioni dei mercati sono apparse piuttosto negative – peraltro mentre è controversa la stessa possibilità che la Casa Bianca abbia il potere di rimuovere il capo della Fed.

Il tutto dopo che per mesi il presidente Usa Donald Trump non ha risparmiato le sparate più colorite contro Powell – è arrivato perfino a insultarlo, definendolo “uno stupido” – lamentandosi per l’assenza di tagli ai tassi di interesse.

L’istituzione monetaria finora ha motivato l’assenza di tagli ai tassi con l’incertezza collegata a una delle misure chiave di Trump, i dazi commerciali, che potrebbero far risalire l’inflazione. E per parte sua il presidente si è sistematicamente rifiutato di commentare le sparate che lo hanno preso di mira. E ha ripetutamente affermato di voler arrivare a fine mandato: scade a maggio del 2026. Oggi, aprendo una conferenza sulle regole prudenziali delle grandi banche, Powell non ha fatto cenno alla questione.

Alcuni esponenti della Fed, tra cui la vicepresidente Michelle Bowman, hanno iniziato a mostrare aperture sulla possibilità di un taglio a luglio. Finora sono sembrati minoritari. Intanto oggi sono ripartiti i deprezzamenti del dollaro, con l’euro che nel pomeriggio sale a 1,1733 sulla valuta Usa. (fonte immagine: Federal Reserve).

Ciclismo, il francese Paret-Peintre vince sul Mont Ventoux

Roma, 22 lug. (askanews) – Il francese Valentin Paret-Peintre conquista la 16^ tappa del Tour de France, 171,5 km con partenza da Montpellier e arrivo sul mitico Mont Ventoux, il gigante della Provenza, in una giornata piena di sole e con il consueto grande spettacolo di pubblico. Il 24enne portacolori della Soudal-Quick Step aveva già vinto una tappa al Giro d’Italia è stato il migliore dei fuggitivi e ha battuto allo sprint l’irlandese Ben Healy (Irl, Ef), con Santiago Buitrago (Col, Bahrain) terzo a 14″. Alle loro spalle, mentre Mathieu Van der Poel non era partito (polmonite), scatti e controscatti tra Tadej Pogacar e Jonas Vingegaard: il danese ha fatto lavorare a lungo la squadra sul Ventoux – traguardo di tappa nella storia del Tour per l’11/a volta e ha provato più volte a staccare la maglia gialla, ma senza successo. E alla fine è stato Tadej, sul traguardo, a guadagnare 2″ sul rivale per eccellenza portando il vantaggio a 4’15″.

UniCredit: Consob sospende di altri 30 giorni l’Ops su Banco Bpm

Milano, 22 lug. (askanews) – Assist della Consob a UniCredit. Alla vigilia del termine dell’adesione all’Ops su Banco Bpm e nel giorno del cda dell’istituto di piazza Gae Aulenti, l’Authority presieduta da Paolo Savona ha concesso un’ulteriore sospensione di 30 giorni all’offerta. La banca, e i risparmiatori, avranno così un mese di tempo in più, fino al 21 agosto, per avere maggiore chiarezza sul quadro normativo, reso ancora più incerto dalla sentenza del Tar del Lazio e soprattutto dalla lettera di Bruxelles, fortemente critica nei confronti del decreto golden power del governo.

La Consob ha ritenuto di sospendere nuovamente l’Ops di UniCredit, si legge nella delibera odierna, “avendo ritenuto che la situazione di incertezza creatasi non consente, allo stato, di pervenire a un fondato giudizio sull’offerta”. Per l’Autorità, “la sentenza del Tar e la valutazione espressa dalla Commissione Ue costituiscono”, come richiamato dal Tuf, “fatti nuovi o non resi noti in precedenza tali da non consentire ai destinatari di pervenire a un fondato giudizio sull’offerta”, considerato che “l’una e l’altra integrano uno scenario caratterizzato da massima incertezza, risultando inoltre suscettibili di dare luogo, anche a breve, all’assunzione di iniziative sicuramente rilevanti ai fini della compiuta valutazione dell’offerta”. Tra queste, spiega la delibera, “le scelte che la presidenza del Consiglio dei Ministri potrebbe operare” a riguardo, nonché le conseguenti determinazioni della stessa Commissione Ue. Il governo ha tempo fino alla prima decade di agosto per rispondere a Bruxelles. A tal proposito, dalla delibera Consob, è emerso che il 15 luglio UniCredit ha chiesto alla presidenza del Consiglio dei Ministri di “avviare un contraddittorio in merito alle prescrizioni imposte” dal Dpcm per dare seguito alle indicazioni contenute nella sentenza del Tar “finalizzate all’instaurazione di ‘idonee (e auspicabilmente virtuose) modalità di interlocuzione tra la pubblica Autorità” e la banca.

L’Ops di UniCredit, annunciata il 25 novembre scorso e partita il 28 aprile, era già stata “sospesa” con una delibera Consob lo scorso 21 maggio, spostando il termine dell’offerta dal 23 giugno al 23 luglio. Oggi la notizia, a 24 ore dalla scadenza, di un’ulteriore sospensione di un mese, fino al 21 agosto. Un’operazione, che tra i veti del Governo, che ha imposto pesanti prescrizioni, il ricorso al Tar, la bocciatura di Bruxelles e la mancanza di un premio ai soci, non è mai decollata (adesioni ferme ieri allo 0,49%). Oggi il cda di UniCredit, che esaminerà i risultati trimestrali che verranno presentati domani al mercato, prenderà atto della sospensione della Consob e valuterà le opzioni sul tavolo.

Separazione carriere, Conte: ingiustizia è fatta

Roma, 22 lug. (askanews) – “Una giustizia su misura per chi conta, per chi ha il potere in mano: ingiustizia è fatta”. Lo dice il presidente M5s Giuseppe Conte, commentando il primo sì del Senato alla riforma costituzionale della magistratura.

“Processi lumaca, precari a rischio nei tribunali, app per il processo telematico che hanno creato caos, disagi e file per settimane, criminali che scappano prima dell’arresto perché con la riforma Meloni-Nordio vengono avvertiti, borseggiatori impuniti perché senza la denuncia del derubato forze dell’ordine e tribunali non possono fare niente. Ovviamente – attacca il leader Cinque Stelle- questi non sono problemi da risolvere per il Governo Meloni perché sono i problemi dei comuni cittadini”.

“Molto più importante per loro – denuncia Conte – è mettere il guinzaglio ai magistrati, proteggere politici e potenti dall’azione dei tribunali e realizzare il sogno di Licio Gelli e della P2: è per questo che poco fa hanno approvato la separazione delle carriere al Senato. Hanno in testa un disegno ben chiaro: i pubblici ministeri superpoliziotti sotto la sfera di influenza e di condizionamento del Ministro della Giustizia di turno, meno garanzie per i cittadini comuni, più impunità per qualche potente privilegiato”.

Separazione carriere dei magistrati, i punti principali della riforma

Roma, 22 lug. (askanews) – La riforma costituzionale della giustizia -á”Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” -áche ha come obiettivo di separare le carriere dei magistrati requirenti e giudicanti, attraverso la modifica del Titolo IV della Costituzione, ha ottenuto il via libera anche in Senato con 106 voti favorevoli, 61 contrari e 11 astenuti. Ora il testo torna alla Camera per il terzo dei quattro passaggi.

Il provvedimento, presentato dal governo, prevede due distinti organi di autogoverno: il Consiglioásuperiore della magistratura giudicante e il Consiglio superioreádella magistratura requirente. La presidenza di entrambi gliáorgani è attribuita al Presidente della Repubblica, mentre sonoámembri di diritto del Consiglio superiore della magistraturaágiudicante e del Consiglio superiore della magistraturaárequirente, rispettivamente, il primo Presidente della Corte di Cassazione e il Procuratore generale della Corte di Cassazione.

Gli altri componenti di ciascuno dei Consigli superiori sonoáestratti a sorte, per un terzo da un elenco di professori e avvocati compilato dal Parlamento in seduta comune e, per iárestanti due terzi, rispettivamente, tra i magistrati giudicantiáe tra i magistrati requirenti. Si prevede, inoltre, che iávicepresidenti di ciascuno degli organi siano eletti fra iácomponenti sorteggiati dall’elenco compilato dal Parlamento.

Un’altra novità è rappresentata dall’istituzione dell’Alta Corteádisciplinare che sarà composta da 15 giudici: 3 nominati dal presidente della Repubblica; 3 estratti a sorte da un elencoácompilato dal Parlamento in seduta comune; 6 estratti a sorte traái magistrati giudicanti in possesso di specifici requisiti; 3áestratti a sorte tra i magistrati requirenti in possesso diáspecifici requisiti.

Basket, Pozzecco annuncia: "Polonara con noi agli Europei"

Roma, 22 lug. (askanews) – Achille Polonara, in cura per la leucemia mieloide diagnosticata durante le semifinali-scudetto, è stato inserito da coach Gianmarco Pozzecco nella lista di riserva degli atleti convocati per Eurobasket 2025. L’ala della Virtus non potrà, ovviamente, rispondere alla chiamata in campo, ma avrà comunque un ruolo nella selezione azzurra che affronterà il torneo internazionale in partenza il 27 agosto (l’Italia esordirà giovedì 28 contro la Grecia). “Polonara ci darà un supporto concreto – ha spiegato Pozzecco parlando alla Gazzetta dello Sport -. La sua conoscenza del contesto, della mia pallacanestro, di tutto l’ambiente, lo rende prezioso per noi. Lavorerà attraverso Synergy, un programma di analisi video e statistiche: attingeremo ai suoi spunti, alle sue idee, alle sue analisi, e sono convinto che sarà un valore aggiunto. Ha vissuto questa Nazionale dal primo momento, ha una visione completa di ciò che facciamo. Voglio che si senta realmente parte dell’ambiente azzurro”. Oltre alla lunga esperienza con la nazionale, iniziata con Eurobasket 2022 e proseguita con i Mondiali del 2023 e il torneo preolimpico del 2024, Pozzecco e Polonara hanno condiviso anche metà stagione nel 2018-19 con il Banco di Sardegna Sassari, vincendo la FIBA Europe Cup e raggiungendo la finale-scudetto, persa contro l’Umana Reyer Venezia in gara-7.

Separazione carriere, Senato approva riforma con 106 voti favorevoli

Roma, 22 lug. (askanews) – L’aula del Senato ha approvato con 106 voti a favore, 61 contrari e 11 astenuti, la riforma costituzionale della Giustizia che, tra le altre cose, prevede la separazione delle carriere per i magistrati. Si tratta del secondo passaggio parlamentare (dopo l’approvazione a fine gennaio scorso alla Camera dei deputati) di quattro previsti per le riforme costituzionali.

Il ddl Meloni-Nordio tornerà dopo l’estate a Montecitorio e poi di nuovo al Senato per l’approvazione definitiva.

Il testo, non avendo ottenuto l’approvazione dei due terzi del Parlamento, verrà sottoposto a un referendum confermativo che potrebbe tenersi nella tarda primavera del 2026.

Fmi: crescita Italia moderata, Pil 2025 +0,5%, 2026 +0,8%, 2027 +0,6%

Roma, 22 lug. (askanews) – Il Fondo monetario internazionale indica una crescita economica dello 0,5% quest’anno in Italia, cui dovrebbe seguire un più 0,8% del Pil nel 2026 e un più 0,6% nel 2027. I dati sono contenuti in una tabella inserita nel comunicato diffuso al termine dell’esame, da parte del Comitato esecutivo del Fmi, del rapporto stilato dagli ispettori dopo la missione annuale nella penisola (ex articolo IV dello statuto del Fondo, che era stato pubblicato a fine maggio). Il comunicato cita le cifre di Eurostat, assieme a quelle del governo.

Secondo l’istituzione di Washington in Italia la crescita economica è proseguita “a un ritmo moderato. Tuttavia le prospettive di breve termine sono offuscate da una elevata incertezza e le sfide strutturali, tra cui la bassa crescita della produttività e l’invecchiamento della popolazione, stanno pesando sulle prospettive dell’economia”, si legge.

Nel frattempo una dinamica migliore del previsto dei conti pubblici nello scorso anno ha consentito un ritorno a un avanzo primario di bilancio. “Continuare con una performance di risanamento solida sarà cruciale per mettere la traiettoria del debito pubblico stabilmente su una dinamica di ribasso e rafforzare la resilienza”.

Secondo il Fmi, aumentare la produttività, così come migliorare e alzare la specializzazione dell’offerta sul mercato del lavoro “sono cruciali per aumentare in maniera persistente la crescita e contrastare l’impatto dell’invecchiamento della popolazione”.

Cinema, "Esprimi un desiderio" di De Biasi in sala dal 25 settembre

Roma, 22 lug. (askanews) – È stato presentato al Giffoni Film Festival, in anteprima assoluta come evento fuori concorso, “Esprimi un desiderio”, film diretto da Volfango De Biasi con protagonista l’inedita coppia di Max Angioni, al suo debutto sul grande schermo, insieme a Diego Abatantuono. Una commedia che, attraverso l’incontro imprevisto di un trentenne con le idee ancora confuse sul futuro e un gruppo di eccentrici vecchietti, fa ridere ma allo stesso tempo riflettere sull’importanza del dialogo generazionale e su come non esista una “età giusta” per trovare il proprio posto nel mondo e poter realizzare i propri desideri.

In seguito a una disavventura, Simone (Max Angioni) viene condannato ai lavori utili in una residenza per anziani, dove viene preso di mira da un gruppo di arzilli vecchietti capeggiati da Ettore (Diego Abatantuono). Lo scontro inziale, però, diventa un’occasione per costruire insieme qualcosa di inaspettato, un senso di appartenenza che a tutti loro, in un modo o nell’altro, era mancato.

Prodotto da Notorious Pictures e Tramp Limited, in associazione con Sony Pictures International Productions e con il contributo di FVG Film Commission – PromoTurismoFVG, “Esprimi un desiderio” arriverà in sala il 25 settembre 2025 distribuito da Notorious Pictures.

M.O., Von der Leyen: "I civili non possono essere un bersaglio"

Roma, 22 lug. (askanews) – “La popolazione civile non può essere un bersaglio. Mai. Le immagini da Gaza sono insopportabili. L’UE ribadisce il suo appello per un flusso libero, sicuro e rapido degli aiuti umanitari, e per il pieno rispetto del diritto internazionale e umanitario. I civili a Gaza hanno sofferto troppo, per troppo tempo. Bisogna porre fine a tutto questo subito: Israele deve mantenere i propri impegni”: lo ha scritto la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, sul suo profilo di X.

Separazione carriere, Renzi: è regolamento conti ‘toghe brune’

Milano, 22 lug. (askanews) – “Siamo favorevoli alla separazione delle carriere, non siamo favorevoli a una riforma che è poco più di una bandierina. Lo slogan funziona, molti di noi siamo sempre stati a favore ma chi vede la norma sa che non risolve nessuno dei problemi della giustizia di cui il Paese soffre”. Lo ha detto il leader di Italia Viva Matteo Renzi, intervenendo in Aula al Senato in dichairazione di voto sulla riforma che introduce la separazione delle carriere in magistratura.

“Dite che volete ridare centralità alla politica, con una riforma scritta da magistrati, vidimata dal magistrato in capo il sottosegretario Mantovano, e che impedisce ai parlamentari, anche di maggioranza, di mettere bocca. Una riforma imposta dagli uffici, non discussa da nessuno, e approvata senza che venga emendato un solo comma. Dove è il ruolo dei parlamentari? Mai c’è stata una tale invasione di campo della magistratura nella politica”, accusa Renzi. Che osserva: “Ma sono i ‘vostri’ giudici. E nella prossima legislatura, quando sarete minoranza, vi pentirete amaramente. Io non ho fatto la guerra alle toghe rosse per dare potere alle toghe brune. È un’operazione di potere interno alla magistratura, da Mantovano alla capo di gabinetto di via Arenula Giusy Bartolozzi: state regolando i conti con l’altra parte della magistratura. Del resto Meloni è sempre stata giustizialista con gli avversari: è quella di Bibbiano, quella di Open… Non sa cosa è il garantismo, tranne quando riguarda i suoi amici”.

E poi Renzi si rivolge direttamente a Nordio: “Ma lei, ministro Nordio, se vuole davvero essere coerente con la separazione delle carriere, inizi a separare la sua carriera da quella della sua capo di gabinetto che è la vera leader del suo dicastero. Su Almasri ha deciso il capo magistrato a palazzo Chigi, lei fa lo smart working… Ma su Almasri o lei ha mentito o la capo di gabinetto le ha nascosto le informazioni. Se ha mentito si dimetta, altrimenti cacci la Bartolozzi. Tertium non datur, non si può far finta di niente”.

Fed, Powell: assicurare che grandi banche Usa siano ben capitalizzate

Roma, 22 lug. (askanews) – Negli Stati Uniti sui requisiti prudenziali e patrimoniali per le banche “dobbiamo assicurare che le nostre pratiche di vigilanza siano focalizzate sulle aree più critiche per determinare sicurezza e solidità. Ci serve che le nostre grandi banche siano ben patrimonializzate e che siano in grado di gestire efficacemente i rischi chiave”. Lo ha affermato il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell nelle sue dichiarazioni introduttive alla conferenza sulla revisione del quadro regolamentare per le grandi banche Usa, oggi a Washington.

L’intervento era previsto alle 14:30 italiane ma l’inizio effettivo è in ritardo; il testo di Powell è stato pubblicato dalla Fed.

Il tutto mentre l’istituzione monetaria – e la figura di Powell in particolare – sono al centro di una nuova serie di aspre critiche e di attacchi da parte di diversi esponenti dell’amministrazione Trump, tra cui il segretario di Stato al tesoro Scott Bessent. (fonte immagine: Federal Reserve).

Golf, la Ryder Cup nel 2031 in Spagna a Camiral in Costa Brava

Roma, 22 lug. (askanews) – Sarà la località spagnola di Camiral in Costa Brava, Barcellona ad ospitare la Ryder Cup del 2003. Camiral seguirà Bethpage Black a New York (2025), Adare Manor in Irlanda (2027) e Hazeltine National in Minnesota (2029) come sede del più grande evento golfistico a squadre.

Sarà la seconda volta che la Spagna ospiterà la Ryder Cup, 34 anni dopo che il leggendario Seve Ballesteros guidò l’Europa alla vittoria a Valderrama nel 1997, diventando il primo paese dell’Europa continentale a ospitare più di una Ryder Cup.

La Costa Brava e Barcellona vantano una ricca tradizione nell’ospitare importanti eventi sportivi internazionali, inclusi i Giochi Olimpici di Barcellona del 1992, il Gran Premio di Spagna di F1, il MotoGP Catalunya e le partite di Champions League e La Liga al Camp Nou, la casa dell’FC Barcelona.

Come parte dell’accordo per la regione di ospitare la Ryder Cup tra sei anni, Estrella Damm, l’azienda di birra fondata a Barcellona nel 1876, diventerà la birra ufficiale della Ryder Cup 2031. Diventeranno anche partner titolare del DP World Tour’s Estrella Damm Catalunya Championship per cinque anni a partire dal 2026, con i tornei del 2028, 2029 e 2030 che si svolgeranno a Camiral.

Guy Kinnings, Amministratore Delegato dell’European Tour Group, ha dichiarato: “L’annuncio di oggi non solo riconosce Camiral come una delle sedi leader in Europa, ma anche il considerevole contributo che il golf spagnolo ha dato alla gloriosa storia della Ryder Cup.

“La Ryder Cup è cresciuta in modo significativo da quando la Spagna l’ha ospitata per l’ultima volta nel 1997. È uno degli eventi sportivi leader a livello mondiale, che porta significativi benefici economici ed esposizione globale a una regione e un paese ospitante, quindi non potremmo essere più felici di portarla per la prima volta in Costa Brava e Barcellona, e per la seconda volta in Spagna.

“Questo accordo ha richiesto molti mesi di discussioni collaborative, quindi siamo grati non solo a Denis O’Brien e al suo team a Camiral, ma anche al Governo della Catalogna, al Governo spagnolo, alla Provincia di Girona e a Barcelona Tourism per la loro visione e il loro impegno nell’ospitare questo grande evento globale. Abbiamo anche ottenuto un significativo supporto dal settore privato in Costa Brava e Barcellona, incluso l’impegno a lungo termine di Estrella Damm, che giocherà un ruolo importante nel percorso verso la Ryder Cup 2031 mentre mostriamo la regione al nostro pubblico globale.”

Venezia 82, "Ammazzare stanca" di Vicari nella sezione Spotlight

Roma, 22 lug. (askanews) – Sarà presentato in concorso nella sezione Spotlight – Selezione Ufficiale dell’82esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, “Ammazzare stanca”, il nuovo film di Daniele Vicari.

Nel cast ci sono Gabriel Montesi, Vinicio Marchioni, Selene Caramazza, Andrea Fuorto, Thomas Trabacchi, Pier Giorgio Bellocchio, Francesco La Mantia, Vincenzo Zampa, Aglaia Mora, Cristiana Vaccaro, Enrico Salimbeni, Saverio Malara con Rocco Papaleo nel ruolo di don Peppino Pesce.

“Ammazzare stanca” è l’autobiografia di un ragazzo che si ribella al suo destino criminale. Si chiama Antonio Zagari e la sua è una storia vera. Siamo nei primi anni ’70 e la ‘ndrangheta calabrese dilaga e impera, dal Sud al Nord. Antonio, figlio di Giacomo, un boss calabrese trapiantato in Lombardia, dopo aver ucciso più e più volte, capisce di non essere adatto a quella vita: per lui uccidere diventa un peso insostenibile, fino alla ripulsa per il sangue, una ribellione del corpo prima che della coscienza, che però mette in pericolo le persone che ama e la sua stessa vita.

Mentre i suoi coetanei si ribellano nelle fabbriche, nelle università, nelle piazze, in lui cresce il rifiuto per l’esercizio del potere e per la ferocia del genitore. Deve trovare il coraggio di andare contro il padre e tramare contro di lui una vendetta peggiore della morte.

Prodotto da Pier Giorgio Bellocchio e dai Manetti bros., il film è una produzione Mompracem con Rai Cinema, con il sostegno della Regione Emilia-Romagna attraverso Emilia-Romagna Film Commission e sarà prossimamente nelle sale distribuito da 01 Distribution.

Chris Hedges: a Gaza un genocidio, l’Occidente responsabile

Milano, 22 lug. (askanews) – Un reportage da Gaza per raccontare la tragedia di un popolo. Chris Hedges, giornalista statunitense premio Pulitzer, ha pubblicato in Italia il libro “Un genocidio annunciato”, edito da Fazi. Un libro duro, drammatico e gli abbiamo chiesto perché si può parlare di genocidio oggi a Gaza. “Studiosi di diritto come Francesca Albanese – ha detto Hedges ad askanews – hanno dimostrato accuratamente come si definisce un genocidio e io credo che quello che sta facendo Israele a Gaza corrisponda a tutte le caratteristiche di un genocidio. Tra gli aspetti che caratterizzano un genocidio c’è la completa cancellazione, non solo delle vite delle persone, ma della loro cultura, della loro storia, del luogo dove vivono: ai palestinesi è stata data una sola scelta: andarsene o morire.

Il libro denuncia, oltre al sionismo come ideologia di conquista, anche le responsabilità dell’Occidente. “Noi – ha aggiunto il Pulitzer – siamo i responsabili numero uno, e parlo come americano, stiamo sostenendo il genocidio con il denaro, miliardi di dollari in aiuti e in armi a Israele, perché le loro scorte erano finite da molto tempo. E ovviamente stiamo intervenendo all’Onu e nelle altre sedi internazionali per nascondere il genocidio di Israele. Per questo siamo completamente complici di questo genocidio e accanto a questo c’è anche una dura repressione di chi lo denuncia nelle università, nei media o in qualunque sede”.

Il reportage di Hedges può essere anche considerato un appello all’azione e alla solidarietà. Ma, in quella che è stata definita “la guerra che non si può vincere”, quali possono essere le vie di uscita e speranza? “Si tratta di restaurare le regole del diritto – ha concluso Hedges – e noi o torniamo a rispettarle oppure ci troveremo a vivere in un universo hobbesiano nel quale il più forte divora il più debole. Di questo si tratta a Gaza”.

E si tratta anche del resto del mondo, dei nostri diritti e delle nostre libertà sempre più messe in discussione a tutte le latitudini.

Venezia 82, in concorso 5 italiani, Bigelow, Del Toro, Jarmush

Roma, 22 lug. (askanews) – Saranno cinque i film italiani in concorso alla 82. Mostra del Cinema di Venezia, che si terrà dal 27 agosto al 6 settembre. In apertura ci sarà il nuovo film di Paolo Sorrentino “La Grazia” con Toni Servillo e Anna Ferzetti, Pietro Marcello presenterà il suo “Duse”, con Valeria Bruni Tedeschi nel ruolo della grande attrice, Leonardo di Costanzo porterà “Elisa”, con Barbara Ronchi nel ruolo di una assassina, Franco Maresco mostrerà il suo “Un film fatto per bene”, che nasce come un film su Carmelo Bene ma diventa una riflessione del regista sul cinema italiano, e Gianfranco Rosi tornerà a Venezia con un documentario su Napoli dal titolo “Sotto le nuvole”. Sarà presentato invece Fuori concorso, per richiesta dello stesso regista, come ha specificato il direttore artistico della Mostra Alberto Barbera, il nuovo film di Luca Guadagnino “After the Hunt”, con protagonista Julia Roberts, che sarà per la prima volta alla Mostra di Venezia.

Tra i 21 film in concorso per il Leone d’oro, che verrà assegnato dalla giuria guidata da Alexander Payne, ci sono molti americani con cast stellari. Barbera è riuscito a “strappare” al festival di Cannes Jim Jarmush, che presenterà “Father Mother Sister Brother” con con Tom Waits, Adam Driver, Charlotte Rampling, Cate Blanchett. Noah Baumbach tornerà a Venezia con la commedia “Jay Kelly”, in cui George Clooney è affiancato, fra gli altri, da Adam Sandler e Laura Dern, Guillermo Del Toro presenterà l’attesissimo “Frankestein” con Oscar Isaac, Jacob Elordi e Christoph Waltz, Yorgos Lanthimos tornerà con Emma Stone per presentare “Bugonia”, la regista Kathryn Bigelow arriverà con Idris Elba e Rebecca Ferguson per “A house of dinamite”, sulle paure dell’atomica.

Fra i film francesi in concorso grande attesa c’è per “The wizard of the Kremlin” di Olivier Assayas con Jude Law nel ruolo di Putin e per la versione de “Lo Straniero” di Camus realizzata da Francois Ozon in “L’étranger”. Super cast anche per un altro film americano, Fuori concorso, “In the end of Dante” di Julian Schnabel, con Oscar Isaac, Gal Gadot, Gerard Butler, Al Pacino, John Malkovich, Martin Scorsese. In Venezia 82. Fiction Fuori concorso oltre a Guadagnino ci sono altri italiani: Antonio Capuano, considerato da Sorrentino il suo maestro, con “L’isola di Andrea”, Andrea Di Stefano che è tornato a dirigere Pierfrancesco Favino, questa volta nella commedia “Il Maestro”, mentre Paolo Strippoli presenterà “La valle dei sorrisi” con Michele Riondino e Virgilio Villoresi con “Orfeo”. E nella sezione Fiction Fuori concorso, Venezia accoglierà anche il ritorno di un maestro del cinema indipendente americano, Gus Van Sant, con “Dead man’s wire”.

Nella sezione “Fuori concorso serie” grande attesa c’è per i primi due episodi di “Portobello”, diretto da Marco Bellocchio, con Fabrizio Gifuni nel ruolo di Enzo Tortora e per “Il Mostro” di Stefano Sollima sul caso del mostro di Firenze. Ad un italiano, Enrico Maria Artale, è stata affidata la regia della serie francese “Un prophète”, ispirato al film di Audiard. Durante la presentazione dell’intero programma della Mostra il direttore artistico Barbera ha annunciato anche il film di chiusura di quest’anno: sarà “Chien 51” di Cédric Jimenez, thriller con Gilles Lellouche, Adèle Exarchopoulos, Louis Garrel, Romain Duris, Valeria Bruni Tedeschi.

Balneari, Commissione Ue conferma invio di una lettera all’Italia

Roma, 22 lug. (askanews) – Lo scorso 7 luglio la Commissione europea ha inviato una lettera al governo dell’Italia nell’ambito delle divergenze di vedute sulla questione delle concessioni balneari. Lo ha confermato un portavoce della Commissione Ue, rispondendo a una domanda sul tema nel briefing di metà giornata a Bruxelles e precisando che lo scopo della lettera è facilitare una soluzione concordata con Roma su questa tematica.

Sulla mancata messa a gara delle concessioni per gli stabilimenti balneari, la Ue ha un contenzioso che si trascina da molti anni con l’Italia, e che è rimasto irrisolto sotto diversi governi.

Dazi, Ue: con Usa priorità negoziato, contromisure non prima di agosto

Roma, 22 lug. (askanews) – La Commissione europea mantiene la sua impostazione nel negoziato con gli Stati Uniti sui dazi commerciali: priorità alle trattative e nessuna contromisura prima della scadenza indicata da Washington al primo agosto. Lo ha ribadito un portavoce della Commissione, Olof Gill, durante il briefing di metà giornata a Bruxelles, precisando che negli ultimissimi giorni non ci sono stati contatti a livello politico tra la Ue e Washington, “né sono previste (telefonate politiche), ma come avvenuto in passato questo può cambiare a breve preavviso”, ha detto.

“L’intenzione della Commissione nel negoziato con gli Usa e sui preparativi delle eventuali contromisure è non attuare alcuna contromisura prima della scadenza del termine del primo agosto, mentre il negoziato è la nostra priorità. Questo non significa che le contrimisure non siano sul tavolo – ha precisato – e che non si facciano preparativi”. Ma unicamente, appunto, che queste rappresaglie non scatteranno prima della scadenza del periodo per i negoziati.

M.O., Kallas: "Uccisione di civili in cerca di aiuti è indifendibile"

Roma, 22 lug. (askanews) – “L’uccisione di civili in cerca di aiuti a Gaza è indifendibile”, ha scritto sul proprio profilo di X l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri Kaja Kallas in merito ai bombardamenti di questa mattina dell’aviazione israeliana. “Ho parlato di nuovo con Gideon Sa’ar per ricordare il nostro accordo sul flusso di aiuti e ho chiarito che le IDF devono smettere di uccidere le persone nei punti di distribuzione”, ha aggiunto Kallas, riferendo di un ulteriore colloquio con il capo della diplomazia israeliana. “Tutte le opzioni restano sul tavolo se Israele non rispetta le sue promesse”, ha concluso l’Alto rappresentante.

Gaza,intergruppo per pace Palestina protesta: una vergogna premio a salvini Italia-Israele a Montecitorio

Roma, 22 lug. (askanews) – “Oggi alla Camera dei Deputati sta avvenendo un fatto che non può passare sotto silenzio e che suscita la nostra più profonda indignazione: il conferimento del Premio Italia-Israele 2025 al vicepremier Matteo Salvini, nell’ambito del convegno: “Mutamento Geopolitico: Il Nuovo Ruolo d’Israele”. Un riconoscimento che, secondo le stesse motivazioni ufficiali, premia l’impegno del leader leghista nel rafforzare le relazioni bilaterali tra Italia e Israele. Un ‘impegno’ che però coincide, nei fatti, con il sostegno incondizionato a un governo israeliano che continua a violare sistematicamente il diritto internazionale e i diritti umani del popolo palestinese. Matteo Salvini non ha esitato a stringere la mano insanguinata di Benjamin Netanyahu, figura ritenuta responsabile di crimini di guerra e gravi abusi contro la popolazione civile nella Striscia di Gaza e nei territori occupati.ìRicevere un premio in questo contesto non è un merito, ma una vergogna. Ed è molto grave che ciò avvenga in una sala della Camera dei deputati, luogo istituzionale che rappresenta tutte le italiane e tutti gli italiani”. Lo denunciano in una nota i parlamentari e le parlamentari dell’Intergruppo per la pace tra Palestina e Israele, coordinato dalla deputata M5s Stefania Ascari.

“È inaccettabile – si legge nella protesta dell’intergruppo per la Pace in Palestina- che un rappresentante del governo italiano si faccia vanto di un riconoscimento che equivale, simbolicamente, alla legittimazione della brutale carneficina in atto nei confronti dei palestinesi. La Camera avrebbe mai ospitato un evento in cui si premiava un ministro con il premio “Russia-Italia” alla presenza dell’ambasciatore di Mosca? Evidentemente no. Riteniamo doveroso che l’Italia interrompa ogni forma di collaborazione militare e politica con un governo che, in violazione delle più basilari norme del diritto umanitario, continua a usare la fame come arma di guerra, a perpetrare massacri, deportazioni e forme sistematiche di apartheid. Un governo che andrebbe isolato diplomaticamente, sanzionato nelle sedi internazionali e perseguito penalmente per i crimini commessi, come chiesto dalla Corte penale dell’Aja.

“Non possiamo – si conclude il documento di protesta- restare in silenzio. Il rispetto dei diritti umani non può essere subordinato a logiche geopolitiche o interessi economici. La pace si costruisce con la giustizia, non con i premi per la complicità con un governo criminale”.

Salvini, intergruppo Palestina protesta: una vergogna riceva premio Italia-Israele a Montecitorio

Roma, 22 lug. (askanews) – “Oggi alla Camera dei Deputati sta avvenendo un fatto che non può passare sotto silenzio e che suscita la nostra più profonda indignazione: il conferimento del Premio Italia-Israele 2025 al vicepremier Matteo Salvini, nell’ambito del convegno: “Mutamento Geopolitico: Il Nuovo Ruolo d’Israele”. Un riconoscimento che, secondo le stesse motivazioni ufficiali, premia l’impegno del leader leghista nel rafforzare le relazioni bilaterali tra Italia e Israele. Un ‘impegno’ che però coincide, nei fatti, con il sostegno incondizionato a un governo israeliano che continua a violare sistematicamente il diritto internazionale e i diritti umani del popolo palestinese. Matteo Salvini non ha esitato a stringere la mano insanguinata di Benjamin Netanyahu, figura ritenuta responsabile di crimini di guerra e gravi abusi contro la popolazione civile nella Striscia di Gaza e nei territori occupati.ìRicevere un premio in questo contesto non è un merito, ma una vergogna. Ed è molto grave che ciò avvenga in una sala della Camera dei deputati, luogo istituzionale che rappresenta tutte le italiane e tutti gli italiani”. Lo denunciano in una nota i parlamentari e le parlamentari dell’Intergruppo per la pace tra Palestina e Israele, coordinato dalla deputata M5s Stefania Ascari.

“È inaccettabile – si legge nella protesta dell’intergruppo per la Pace in Palestina- che un rappresentante del governo italiano si faccia vanto di un riconoscimento che equivale, simbolicamente, alla legittimazione della brutale carneficina in atto nei confronti dei palestinesi. La Camera avrebbe mai ospitato un evento in cui si premiava un ministro con il premio “Russia-Italia” alla presenza dell’ambasciatore di Mosca? Evidentemente no. Riteniamo doveroso che l’Italia interrompa ogni forma di collaborazione militare e politica con un governo che, in violazione delle più basilari norme del diritto umanitario, continua a usare la fame come arma di guerra, a perpetrare massacri, deportazioni e forme sistematiche di apartheid. Un governo che andrebbe isolato diplomaticamente, sanzionato nelle sedi internazionali e perseguito penalmente per i crimini commessi, come chiesto dalla Corte penale dell’Aja.

“Non possiamo – si conclude il documento di protesta- restare in silenzio. Il rispetto dei diritti umani non può essere subordinato a logiche geopolitiche o interessi economici. La pace si costruisce con la giustizia, non con i premi per la complicità con un governo criminale”.

Autonomia, Baldino (M5s): intese Governo-Lombardia affossano Sanità pubblica

Roma, 22 lug. (askanews) – “L’autonomia differenziata, voluta dalla Lega e benedetta da Giorgia Meloni, avanza. E stavolta il pericolo è concreto: la Lombardia si appresta a sottoscrivere le prime intese con il governo su tre materie non Lep. Nella trattativa rientra anche la sanità, la vera gallina dalle uova d’oro. Il governo vuole far passare il principio secondo cui i Livelli Essenziali di Assistenza sarebbero già garantiti e quindi la sanità può essere lasciata alla libera contrattazione regionale. Ma è falso. È falso sul piano giuridico, ed è devastante su quello politico e sociale”. Lo denuncia via social la deputata M5s Vittoria Baldino.

“La verità – afferma Baldino- è che si sta aprendo la strada a una contrattazione salariale regionale per medici e infermieri. In parole povere: chi lavora al Nord guadagnerà di più, e chi lavora al Sud sarà spinto ad andarsene. Così la Calabria e tutto il Mezzogiorno, già desertificati di strutture e personale sanitario, si vedranno strappare via anche le risorse umane residue. Altro che autonomia: è una deportazione di competenze e diritti verso le Regioni più ricche”.

“E Occhiuto? Dov’è – domanda la senatrice Cinque Stelle- il presidente della Calabria mentre la sanità della sua terra viene messa all’asta? Mentre al Pirellone si preparano ad aprire i cordoni della borsa per stipendi più alti e servizi più rapidi, lui resta complice del disegno della sua maggioranza che condanna i calabresi. Se avesse davvero a cuore la nostra sanità, oggi batterebbe i pugni sul tavolo, invece di fare da spettatore mentre il disastro avanza.La Calabria, già piegata dalla carenza di personale, rischia di vedere i suoi ospedali svuotarsi ancora di più e la sanità pubblica arretrare sempre di più. Così, il delitto è perfetto: l’operazione è riuscita e il paziente è morto”.

Il Cremlino: "Non attendersi svolte miracolose" nel nuovo round di negoziati

Roma, 22 lug. (askanews) – Non c’è motivo di aspettarsi “svolte miracolose” durante il nuovo round di negoziati con l’Ucraina, ha dichiarato oggi il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov.

“Certo, non c’è motivo di contare su svolte miracolose. E’ improbabile che ciò sia possibile nella situazione attuale”, ha detto Peskov ai giornalisti quando gli è stato chiesto quali risultati il Cremlino si aspetta dal terzo round di negoziati previsto a Istanbul questa settimana.

Allo stesso tempo, la Russia intende tutelare i propri interessi nella questione della risoluzione ucraina e raggiungere gli obiettivi prefissati fin dall’inizio, ha aggiunto il portavoce.

E’ morta Laura Santi, auto-somministrazione farmaco in casa

Milano, 22 lug. (askanews) – Laura Santi, 50enne perugina, è morta a casa sua, a Perugia il 21 luglio, a seguito della auto-somministrazione di un farmaco letale. Accanto a lei, suo marito Stefano, che le è sempre stato vicino anche negli ultimi anni di battaglia sul fine vita. Lo rende noto l’Associazione Luca Coscioni secondo cui “dopo anni di progressione di malattia e dopo l’ultimo anno di peggioramento feroce delle sue condizioni, le sue sofferenze erano diventate per lei intollerabili”.

Affetta da una forma progressiva e avanzata di sclerosi multipla, la giornalista aveva avuto il via libera dalla sua ASL di riferimento il mese scorso dopo due anni e mezzo dalla sua richiesta per l’accesso al suicidio assistito e un lungo percorso giudiziario. Il farmaco e la strumentazione necessaria sono stati forniti dall’azienda sanitaria, mentre il personale medico e infermieristico che l’ha assistita nella procedura è stato attivato su base volontaria. “La vita è degna di essere vissuta, se uno lo vuole, anche fino a 100 anni e nelle condizioni più feroci, ma dobbiamo essere noi che viviamo questa sofferenza estrema a decidere e nessun altro”, queste le parole di Laura Santi, affidate all’Associazione Luca Coscioni, di cui è stata attivista e consigliera generale, “Io sto per morire. Non potete capire che senso di libertà dalle sofferenze, dall’inferno quotidiano che ormai sto vivendo. O forse lo potete capire. State tranquilli per me. Io mi porto di là sorrisi, credo che sia così. Mi porto di là un sacco di bellezza che mi avete regalato. E vi prego: ricordatemi. Sì, questo ve lo chiedo, ricordatemi. E nel ricordarmi non vi stancate mai di combattere. Vi prego, non vi rassegnate mai. Lo so, lo so che lo fate già, però non vi rassegnate mai. Non vi stancate mai, anche quando le battaglie sembrano veramente invincibili” Laura Santi ha dovuto affrontare un lungo e complesso iter giudiziario, civile e penale, per vedere riconosciuto il diritto ad accedere al suicidio medicalmente assistito. Dopo tre anni dalla richiesta iniziale alla ASL, due denunce, due diffide, un ricorso d’urgenza e un reclamo nei confronti dell’azienda sanitaria, solo nel novembre 2024 ha ottenuto una relazione medica completa che attestava il possesso dei requisiti stabiliti dalla sentenza 2422019 della Corte costituzionale e a giugno 2025 la conferma dal collegio medico di esperti e poi del comitato etico sul protocollo farmacologico e delle modalità di assunzione.

M.O., Trump minaccia ulteriori azioni militari contro l’Iran

Roma, 22 lug. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato ulteriori azioni militari contro l’Iran e ha chiesto le scuse della Cnn, affermando che gli attacchi del mese scorso hanno distrutto con successo gli impianti nucleari della Repubblica islamica.

Scrivendo sulla sua piattaforma Truth Social, Trump ha citato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi in merito ai danni ai siti nucleari iraniani.

“Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, sui siti nucleari iraniani: ‘I danni sono molto gravi, sono distrutti’. Certo che lo sono, proprio come ho detto, e lo faremo di nuovo, se necessario!”, ha scritto Trump. Ha poi continuato: “la Cnn, che diffonde fake news, dovrebbe licenziare immediatamente il suo finto ‘reporter’ e scusarsi con me e con i grandi piloti che hanno ‘DISTRUTTO’ i siti nucleari iraniani. La Cnn sta perdendo molto in termini di ascolti, così come MSDNC!”.

Araghchi poco prima aveva dichiarato a Fox News che Teheran non può abbandonare il suo programma di arricchimento dell’uranio, nonostante i gravi danni subiti durante il conflitto tra Israele e Iran del mese scorso. “E’ stato interrotto perché, sì, i danni sono gravi e gravi. Ma ovviamente non possiamo rinunciare all’arricchimento perché è un risultato dei nostri scienziati. E ora, più di questo, è una questione di orgoglio nazionale”, ha dichiarato Araghchi all’emittente americana.

Il ministro degli Esteri di Teheran ha confermato che i danni agli impianti nucleari iraniani dopo gli attacchi statunitensi e israeliani sono gravi e in fase di ulteriore valutazione.

Araghchi ha anche affermato che la Guida suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei, è in “buona salute” e che Teheran è aperta a colloqui indiretti con Washington “per il momento”.

M.O., Idf colpisce accampamento di tende a Gaza City: almeno 12 morti

Roma, 22 lug. (askanews) – Almeno 14 palestinesi sono rimasti uccisi in bombardamenti israeliani con carri armati contro un accampamento di tende nella parte occidentale di Gaza City, a nord della Striscia di Gaza, hanno dichiarato le autorità sanitarie locali questa mattina. L’attacco ha provocato anche decine di feriti.

Medici locali hanno riferito che i carri armati di stanza a nord del campo di Shati hanno sparato due proiettili contro le tende che ospitavano famiglie sfollate, facendo almeno 14 vittime.

Non ci sono stati commenti immediati da parte dell’esercito israeliano sull’incidente, secondo quanto riporta il quotidiano Haaretz.

M.O., Idf colpisce accampamento di tende a Gaza City: almeno 12 morti

Roma, 22 lug. (askanews) – Almeno 12 palestinesi sono rimasti uccisi in bombardamenti israeliani con carri armati contro un accampamento di tende nella parte occidentale di Gaza City, a nord della Striscia di Gaza, hanno dichiarato le autorità sanitarie locali questa mattina. L’attacco ha provocato anche decine di feriti.

Medici locali hanno riferito che i carri armati di stanza a nord del campo di Shati hanno sparato due proiettili contro le tende che ospitavano famiglie sfollate, facendo almeno 12 persone.

Non ci sono stati commenti immediati da parte dell’esercito israeliano sull’incidente, secondo quanto riporta il quotidiano Haaretz.

Ciclismo, van der Poel abbandona il Tour, ha la polmonite

Roma, 22 lug. (askanews) – La terza e ultima settimana del Tour de France inizia con un ritiro importante: Mathieu van der Poel è costretto ad abbandonare la 112^ edizione della Grande Boucle a causa di una polmonite. Un brutto colpo per l’Alpecin-Deceunink, che aveva subito perso Philipsen e sperava di conquistare la maglia verde della classifica a punti con l’olandese. Invece resterà un affare tra l’azzurro Jonathan Milan, attuale detentore, e il solito Tadej Pogacar, al secondo posto ma avvantaggiato dai tanti arrivi in salita ancora previsti, compreso quello odierno sul Mont Ventoux. La stessa Alpecin ha comunicato la notizia del ritiro di van der Poel: “Mathieu aveva manifestato sintomi di un comune raffreddore negli ultimi giorni. Ieri pomeriggio le sue condizioni hanno iniziato a peggiorare significativamente. Il medico della squadra lo ha tenuto sotto stretto controllo per tutto il giorno. In serata, è salita la febbre ed è stato portato al Centre Hospitalier de Narbonne per ulteriori accertamenti. Gli esami medici hanno rivelato che Mathieu ha una polmonite in corso. Dopo un consulto con lo staff medico, è stato deciso che non può più continuare la gara. La sua salute è la massima priorità, riposo e recupero sono ora essenziali. Mathieu dovrà riposare per almeno una settimana. Dopo questo periodo, si sottoporrà a ulteriori visite mediche per valutare il suo recupero e definire i prossimi passi della sua riabilitazione”.

Calcio, Gascoigne lascia l’ospedale: "Sta bene"

Roma, 22 lug. (askanews) – L’ex centrocampista dell’Inghilterra Paul Gascoigne è tornato a casa e “sta bene” dopo essere stato ricoverato in ospedale durante il fine settimana.

“Paul si è recato volontariamente al pronto soccorso venerdì dopo aver lottato con un problema alla gola che lo affliggeva da tempo”, ha detto Carly Saward dell’agenzia MNT. “È già tornato a casa e sta bene”. Il Sun ha riferito che Gascoigne, 58 anni, è stato trovato venerdì a Poole, nel Dorset, in stato semi-incosciente, da un amico, ed è stato inizialmente ricoverato in terapia intensiva. Gascoigne ha contribuito a portare l’Inghilterra alle semifinali del Mondiale del 1990 e di Euro ’96. Era ampiamente considerato uno dei giocatori più talentuosi della sua generazione, con club tra cui Newcastle, Tottenham, Lazio e Rangers. Ha giocato 57 partite con la nazionale inglese. Ha lottato contro la dipendenza dall’alcol per decenni e negli ultimi anni ha avuto anche altri problemi di salute.

Tennis, non solo Sinner, anche Alcaraz salterà Toronto

Roma, 22 lug. (askanews) – Si allunga la lista dei forfait per il Masters 1000 di Toronto. Dopo Jannik Sinner, Novak Djokovic e Jack Draper, anche Carlos Alcaraz non giocherà il torneo canadese. Ad annunciare il forfait è stato lo stesso spagnolo con un tweet: “Dopo molte settimane consecutive di competizioni senza pausa, non potrò giocare a Toronto quest’anno. Ho alcuni piccoli problemi muscolari e ho bisogno di recuperare fisicamente e mentalmente per ciò che mi aspetta. Al torneo e ai miei fan in Canada, mi dispiace molto. Ci vediamo l’anno prossimo”. Sia Sinner che Alcaraz torneranno in campo a Cincinnati, il Masters 1000 che precede gli US Open. C’è, tuttavia, una piccola differenza che riguarda il ranking Atp. Sinner, infatti, scarterà 200 dei quarti di finale dello scorso anno a Montreal. Torneo che Alcaraz non giocò, e dunque – non avendo punti da difendere – potrà guadagnare 200 punti su Jannik che, però, manterrà un margine di 3.230 punti.

Bankitalia, banche allentano criteri su prestiti a imprese e mutui

Roma, 22 lug. (askanews) – Nel corso del secondo trimestre in Italia i criteri di offerta sui prestiti alle imprese sono stati lievemente allentati, per effetto della maggiore pressione concorrenziale, mentre quelli sui mutui alle famiglie sono rimasti invariati, infine sono stati inaspriti per il credito al consumo. E’ la fotografia scattata dalla Banca d’Italia, nella parte di indagine che cura partecipando a un sondaggio trimestrale di Bce e Eurosistema (Bank lending survey).

Secondo le rilevazioni di Bankitalia, termini e condizioni generali applicati ai finanziamenti alle imprese sono stati resi più favorevoli mediante una riduzione dei tassi di interesse praticati, anche a seguito dei minori margini applicati dalle banche sui prestiti meno rischiosi. Secondo la valutazione delle banche, l’incertezza globale e le tensioni commerciali ad essa associate non hanno avuto effetti significativi sulle politiche di offerta.

Per il credito al consumo alle famiglie, invece, sono stati resi più stringenti anche i termini e le condizioni generali (a fronte di un allentamento per i mutui). Per il trimestre in corso le banche si attendono di lasciare invariati i parametri invariati sia per il credito alle imprese sia per quello alle famiglie.

Nel frattempo la domanda di finanziamenti delle imprese è aumentata, prevalentemente a seguito della riduzione dei tassi di interesse. Sull’incremento, che ha riguardato principalmente le aziende di grandi dimensioni, hanno inciso le maggiori necessità per investimenti fissi, per scorte e capitale circolante e per il rifinanziamento del debito.

La richiesta di prestiti da parte delle famiglie è lievemente aumentata per i mutui ed è rimasta invariata per il credito al consumo. Nel trimestre in corso la domanda di finanziamenti delle imprese e delle famiglie rimarrebbe sostanzialmente stabile, dice ancora il sondaggio. Le condizioni di accesso al finanziamento delle banche sono migliorate, principalmente con riferimento ai depositi a breve termine e ai titoli di debito a medio-lungo termine. Nel trimestre in corso le condizioni di accesso alla raccolta registrerebbero variazioni contenute.

Nel secondo trimestre del 2025 la quota di crediti deteriorati e gli altri indicatori della qualità del credito hanno esercitato un effetto restrittivo solo sulle politiche di offerta del credito al consumo. Per il trimestre in corso, su tali tipologie di prestiti le banche si attendono un impatto accomodante.

Nel primo semestre del 2025 gli intermediari hanno segnalato un allentamento dei criteri di offerta per il settore dei servizi. Nel semestre in corso, le banche si attendono di mantenere i criteri invariati. Nei dodici mesi terminanti in giugno i cambiamenti climatici hanno contribuito all’allentamento delle politiche di offerta e all’aumento della domanda per i prestiti erogati alle imprese green e a quelle in transizione; per le imprese “brown”, è stato segnalato un effetto negativo sui criteri di concessione e sulla richiesta di finanziamenti.

Gli intermediari hanno anche segnalato un effetto positivo sulle politiche di offerta e sulla domanda di mutui per gli edifici ad alta e media prestazione energetica. Nei prossimi dodici mesi le banche si attendono andamenti simili. Nel primo semestre del 2025 la variazione della liquidità in eccesso detenuta dalle banche presso l’Eurosistema non avrebbe influenzato i criteri di offerta e i volumi erogati. Anche nel semestre in corso, le banche non si attendono effetti significativi.

Fmi, la vice direttrice Gopinath lascerà dal primo settembre

Roma, 22 lug. (askanews) – La vice direttrice del Fondo monetario internazionale, Gita Gopinath lascerà la carica dal primo settembre. Lo ha annunciato la stessa economista indo statunitense con un messaggio su X, aggiungendo che tornerà alla sua attività accademica rientrando all’Università di Harvard.

Secondo il Financial Times, la mossa spiana la strada una nomina per la seconda posizione del Fmi da parte degli Stati Uniti.

Nei mesi passati, il segretario al Tesoro, Scott Bessent aveva espresso crescente insoddisfazione per le politiche portate avanti sia dal dallo stesso Fmi, sia dalla sua istituzione gemella di Washington, la Banca mondiale, affermando che avevano perso il riferimento sulle loro missioni originali per sbilanciarsi su tematiche come clima o “parità di genere”, che non appartengono ai loro mandati.

L’amministrazione Trump non ha ancora fornito un nominativo di un possibile candidato per rilevare la carica. (fonte immagine: IMF).

Bce, lieve stretta banche su prestiti a imprese, domanda debole

Roma, 22 lug. (askanews) – Nelle ultime settimane mediamente le banche dell’area euro hanno lasciato quasi invariati i criteri per l’erogazione di prestiti alle imprese, mentre hanno effettuato alcuni inasprimenti sulle famiglie, in particolare sul credito al consumo e meno per i mutui, per cui la domanda resta forte. La richiesta di prestiti delle imprese invece continua a risultare debole, secondo l’ultima rilevazione (Bank lending survey) effettuata dalla Banca centrale europea.

Il sondaggio avviene ogni tre mesi, in quest’ultimo caso si è svolto tra il 13 giugno e il 1 luglio coinvolgendo un totale di 155 tra banche e istituti di credito operanti nell’area valutaria.

Viene chiesto alle banche se abbiano inasprito o allentato i criteri per la concessione di prestiti, le loro valutazioni sulla dinamica di domanda e le loro previsioni per i mesi futuri.

La quota di banche che ha riportato inasprimenti sul credito alle imprese si è limitata al 5%, per i mutui al 2% mentre per il credito al consumo alle famiglie 11% di banche hanno riferito di strette.

A rendere prudenti le banche sulle concessioni è sempre la percezione di rischi collegata alle prospettive generali dell’economia. Secondo la Bce, per il terzo trimestre le banche si attendono una dinamica complessivamente invariata per le imprese, un lieve allentamento sui mutui alle famiglie e un ulteriore inasprimento sul credito al consumo.

Milano, un ciclo si è chiuso: Sala imbalsamato è un problema

Il discorso pronunciato da Beppe Sala è stato al di sotto di ogni ragionevole pessimismo sulle sue capacità politiche, di certo inversamente proporzionali alle sue proclamate doti manageriali. Ha pensato a difendere se stesso, officiando in silenzio il rito malinconico delle dimissioni dell’assessore Tancredi.

La discontinuità dell’assessore

Tancredi, in un passaggio quasi casuale, ha sostenuto che la gestione urbanistica è sempre andata avanti, correggendosi: segno, a suo dire, che la discontinuità auspicata – anche dal Pd – è già in atto. Davvero? Sarebbe interessante capire rispetto a quali scelte politiche e a quali giunte si sarebbe prodotta la rivendicata discontinuità, dal momento che la guida amministrativa di Milano è da lungo tempo saldamente nelle mani del Pd e dei suoi alleati.

Il silenzio dei cattolici di sinistra

Colpisce il silenzio degli esponenti cattolici di sinistra, in particolare degli eletti in Consiglio comunale. Un silenzio che ha una sola ragione forte: l’idea cioè che lo sviluppo di Milano necessiti — oggi più che mai, anche alla luce delle inchieste in corso — di maggiore solidarietà ed equità sociale.

Una posizione suggestiva ma generica. Sembra evocare un sillogismo ambiguo, secondo cui se l’innovazione produce sviluppo, e lo sviluppo genera ricchezza, allora quello stesso sviluppo è giusto in quanto risponda alla domanda delle fasce più deboli della città (tanti milanesi non possono permettersi affitti fuori controllo). Si tratta, in realtà, di una via di fuga: una miscela di moralismo e pragmatismo che evita di affrontare il vero nodo politico, cioè un’urbanistica lasciata in balìa degli animal spirits del mattone. La politica è scavare nelle cose, per capirle e per cambiarle.

 

Sala resiste, ma il quadro politico si incrina

Il sindaco ha deciso di andare avanti, ma il contesto che gli consente di reggere – con al centro un Pd smarrito e senza idee – è fragile. La maggioranza è “compatta” solo nominalmente: le tensioni, soprattutto tra gli ambientalisti, sono forti e visibili.

Pensare che il primo cittadino possa proseguire tranquillamente, fino alla scadenza naturale del 2027, non è molto realistico.

Infine, i riformisti: dentro e fuori del Pd cantano vittoria, convinti di aver difeso una linea e un assetto di governo. Fanno finta però di ignorare che questa vittoria è esposta all’erosione di un dibattito destinato a inasprirsi, man mano che le operazioni giudiziarie faranno il loro corso.

Quando scoppia una crisi, è sempre un errore rispondere con mezze misure. Quanto prima Sala si convincerà a dimettersi, tanto prima sarà possibile ricostruire una proposta di sviluppo nella solidarietà, parlando un linguaggio nuovo davanti al corpo elettorale. Un Sala imbalsamato a Palazzo Marino non è il massimo della fortuna per Milano.

Quando l’avversario è solo un nemico. La lezione dei democristiani

Tra i tanti meriti che non passano di moda della grande lezione storica e politica della Democrazia Cristiana, e dei democristiani, vi è indubbiamente quello del rispetto degli avversari politici.

Se la tradizione della sinistra italiana — e non solo di quella comunista e gramsciana — si è caratterizzata nel corso dei decenni per l’accanimento contro l’avversario, visto sempre e solo come un nemico da delegittimare moralmente e abbattere politicamente, la prassi concreta dei cattolici democratici, popolari e sociali è sempre stata, al contrario, quella di considerare l’avversario come un interlocutore da battere nel confronto democratico.

Il rispetto dellavversario come stile politico

Un confronto anche duro e spietato, certo, ma attraverso gli strumenti della democrazia parlamentare e del voto. Al riguardo, non dobbiamo stupirci se oggi il campo della sinistra italiana — e, lo ripeto, non solo quello di derivazione comunista — continua a individuare nella controparte politica un nemico da criminalizzare.

Un fatto che non riguarda solo la sub-cultura grillina — ieri come oggi, una costante — ma che ormai accomuna l’intera area della sinistra, nelle sue varie espressioni: culturale, accademica, giornalistica, editoriale, televisiva e, soprattutto, giudiziaria.

Il caso Donat-Cattin: un nemico da eliminare

Certo, l’attacco personale non è affatto una novità nella politica italiana. Per fare un solo esempio concreto tra i molti che si potrebbero citare, è appena sufficiente ricordare il “trattamento” che fu riservato per svariati lustri al leader della sinistra sociale nonché statista della Dc, Carlo Donat-Cattin, lungo quasi tutto l’arco della sua militanza politica e istituzionale, da parte della galassia comunista dell’epoca.

Una gragnola di insulti, di attacchi personali e politici, di contumelie di ogni genere che lo individuavano come “Ministro dei lavoratori” da eliminare a tutti i costi. Al punto che la dirigenza comunista pose addirittura un veto politico e morale alla sua partecipazione ai governi di solidarietà nazionale.

Un’operazione che fu sventata solo grazie all’intervento autorevole e magistrale di Aldo Moro.

Quel “trattamento”, come ovvio, non fu riservato solo a Donat-Cattin, ma anche a molti altri leader democristiani, sebbene con minore virulenza e aggressività. Non dobbiamo quindi stupirci se la criminalizzazione politica e l’attacco personale continuano a essere una costante anche nell’attuale geografia politica. Un monopolio quasi genetico della sinistra italiana, ma che purtroppo oggi lambisce anche alcuni settori della destra.

La modernità del metodo democristiano

Ed è proprio alla luce di queste considerazioni — peraltro note e confermate dalla storia — che si torna alla riflessione iniziale: la bruciante attualità e modernità del metodo, della cultura e dello stile “democristiano”.

Perché, forse, è anche il caso di ricordare che quel metodo, quella cultura e quello stile rispondono a un sistema di valori che affonda le radici nella Costituzione repubblicana.

E, a volte, chi rispetta la Costituzione, i suoi valori e i suoi principi sono proprio quelli che non ne sbandierano quotidianamente la fedeltà, e soprattutto non impartiscono lezioni agli altri, accusandoli di alto tradimento o di incoerenza permanente e strutturale.

La parola spezzata

“In principio era il Verbo.” Con queste parole il Vangelo di Giovanni apre uno dei testi più letti, studiati e dimenticati della storia. La parola — nella sua forma più alta — è principio, legame, creazione. È su di essa che si fonda ogni civiltà: sulla capacità di nominare, raccontare, tramandare.

Ma oggi, cosa ne è della parola?

Viviamo in un tempo che consuma parole. Ne produce in quantità vertiginosa: parole dette, scritte, rilanciate, commentate, dimenticate. Ma tra le righe di questo incessante scambio, qualcosa si è incrinato. La parola — che per secoli ha legato l’uomo alla verità, alla memoria, all’altro — oggi vacilla. Si alleggerisce. Si svuota.

Non è solo questione di stile o di lessico. È qualcosa di più profondo. La parola ha perso il suo peso. È diventata strumento di reazione, di affermazione, di visibilità. Non si cerca più ciò che è vero, ma ciò che funziona. Il linguaggio si è fatto superficie. Non guida più verso l’interiorità.

In questa crisi diffusa, c’è un segno che colpisce più di altri: la trasformazione del linguaggio delle ragazze. Un linguaggio che una volta custodiva la tenerezza, la misura, la cura — anche nel conflitto. Oggi si è fatto spesso duro, impaziente, acceso. Perfino volgare. E non nel senso sporadico dell’espressione colorita, ma come scelta costante, come cifra dell’identità.

Quando a farsi volgare è il linguaggio femminile, la ferita non è solo linguistica. È culturale. È sociale. Il femminile, che ha storicamente abitato la parola come spazio di ascolto, di connessione, di protezione, si piega al registro della risposta aggressiva, del sarcasmo, dell’eccesso. E in questo passaggio si spezza qualcosa che riguarda tutti.

Perché non è solo la voce delle donne a cambiare: è il modo in cui una civiltà concepisce il parlare, il vivere insieme, il trasmettere ciò che conta.

La volgarità — soprattutto quando si fa sistematica — non è liberazione. È una forma di impoverimento. Non denuncia un’autorità ingiusta, non svela un’autenticità profonda. Al contrario, rivela una ferita muta, un vuoto che la parola non riesce più a colmare. Dove tutto può essere detto, nulla ha più valore. Dove nulla è custodito, tutto si espone. E ciò che si espone troppo, finisce per consumarsi.

Ma non è con il moralismo che si risponde a questa ferita. È con il silenzio pensoso, e con una domanda più alta: che tipo di parola vogliamo abitare? Che tipo di voce vogliamo trasmettere?

Non si tratta di tornare indietro, ma di andare più a fondo. Di ritrovare parole che siano scelte, non solo gettate. Parole che non feriscano per abitudine, che non semplifichino per comodo. Parole che facciano spazio alla realtà, e non la travolgano.

Ogni parola vera partecipa, in modo fragile, del mistero della Parola che si è fatta carne.

Non nasce solo dalla vita vissuta, ma da un ascolto che precede, da una presenza che si dona.

Una parola vera non si limita a dire: accoglie, apre, risana. È fragile, ma non vuota. È forte, ma non gridata.

Abbiamo bisogno di parole nuove. O forse no — di parole antiche, ma pronunciate di nuovo. Con rispetto. Con consapevolezza. Con una cura che sia, già di per sé, forma di amore.

Perché in ogni epoca la parola dice qualcosa anche dell’anima collettiva.

E quando la parola si spezza, è il legame tra noi che si frantuma.

Le parole vere non restano suono: si fanno carne, gesto, legame.

E in un mondo che parla troppo e ascolta poco, forse la prima forma di verità è questa: dire solo ciò che siamo disposti a incarnare.

Gli acquedotti e i martiri: la Roma di Biondi tra storia e memoria cristiana

Se i greci sedussero il mondo con la filosofia e con la finezza della loro arte, i romani incantarono i popoli da loro assoggettati con la magia delle opere idrauliche. Ottocento chilometri di condotti, arcate, tubature, per portare l’acqua potabile nelle case, nelle terme e negli anfiteatri (ottanta fontane dissetavano gli spettatori dei combattimenti con le belve nel Colosseo). La maestosità degli acquedotti che sorgevano nei territori annessi e la incredibile, millimetrica precisione delle pendenze studiate dagli ingegneri romani, suscitavano ammirazione e meraviglia fra tutte le genti dell’impero, dalla Francia all’Algeria, dalla Spagna alla Palestina.

Di acqua, tecnologia e potere al tempo dei Cesari narra l’ultimo romanzo di Paolo Biondi: Roma, limpero dellacqua, (Bari, Edizioni Di Pagina, 2025, pagine 136, euro 15). Il protagonista principale è un personaggio davvero esistito, Giulio Sesto Frontino, curator acquarum, ovvero sovrintendente agli acquedotti romani sotto l’imperatore Nerva, alla fine del primo secolo dopo Cristo.

Frontino redasse un rapporto accurato e appassionato sullo stato degli acquedotti, documento che è arrivato fino a noi; dovette combattere con gli allacci abusivi e con le dispersioni idriche, problematiche non molto diverse da quelle che, duemila anni dopo, nonostante gli sbandierati progressi, devono affrontare le aziende preposte al buon utilizzo delle condotte.

Come nei precedenti romanzi di Biondi (citiamo Livia, I segreti dellAra Pacis, Il Testimone) la trama è solo un pretesto per condurre il lettore nella vita quotidiana della Roma antica. Tra i giochi gladiatori e le alte mura della Suburra, lotte di potere e circoli raffinati di letterati.

Il prefetto delle acque non è l’unico personaggio storico che riprende vita nelle pagine del romanzo. C’è il poeta Marziale (alcuni suoi dialoghi sono tratti da testi originali, accuratamente tradotti dal latino), c’è lo storico Tacito e c’è Plinio il giovane che racconta la morte dello zio, Plinio il vecchio, ucciso (lo sapevate?) da esalazione tossiche mentre cercava di salvare persone dalla spaventosa eruzione del Vesuvio.

Sono gli anni della massima espansione dell’impero. Anni in cui i primi discepoli di Gesù sbarcano a Roma, tra conversioni sorprendenti, tradimenti e persecuzioni. Nello svolgimento degli eventi fanno la loro comparsa anche Pietro, il primo papa, e Giovanni, l’evangelista. Una delle virtù dei romanzi di Biondi è quella di farci scoprire, en passant (ma non a caso), luoghi cari alla memoria cristiana, sebbene poco noti agli stessi romani dei nostri tempi. Come Forum novum, antico municipio romano nella Sabina dove, basandosi su fonti di consolidata tradizione, l’autore racconta dell’eco ancora viva, al termine del primo secolo, delle visite di san Pietro a una famiglia di novelli convertiti, gli Aureli Ursaci: in quel luogo (dove sorgeva un immancabile acquedotto) ora si può ammirare lo stupendo santuario di Santa Maria in Vescovio, che di quel passaggio di san Pietro custodisce il ricordo.

In un altro capitolo, nella trama del romanzo entra anche lo scampato martirio di san Giovanni a Roma: per ordine di Domiziano il «grande pesce» — così era chiamato l’evangelista nella satira di Giovenale — fu immerso nell’olio bollente ma ne uscì miracolosamente illeso. Un’antica chiesetta in via di Porta latina, dedicata proprio a san Giovanni «in Oleo», ricorda il misterioso episodio, attestato anche da san Girolamo. Dopo aver letto il libro viene voglia di visitare, e dire una preghiera, in questi luoghi che ci affezionano ancor più alla storia dei primi cristiani. Un ulteriore motivo per cui ringraziare Paolo Biondi e le sue opere.

Regionali, nuovo vertice maggioranza ma non a Palazzo Chigi

Roma, 21 lug. (askanews) – E’ confermato, ma non si tiene a Palazzo Chigi, il vertice di maggioranza per sciogliere il nodo delle candidature alle prossime regionali.

Sia la presidente del Consiglio Giorgia Meloni che il ministro degli Esteri Antonio Tajani, infatti, hanno lasciato la sede della Presidenza del Consiglio intorno alle 20. Top secret il luogo dell’incontro, a cui partecipano anche l’altro vice premier Matteo Salvini e il leader di Noi moderati Maurizio Lupi.

“Dobbiamo lavorare per vincere le elezioni, per avere i migliori candidati possibili. Da parte di Forza Italia c’è la massima disponibilità, l’unità del centrodestra è fondamentale. Andremo insieme in tutte quante le Regioni, quindi da questo punto di vista non vedo particolari difficoltà”, aveva detto nel pomeriggio Tajani, anticipando che “si parlerà di nomi, vedremo. Forza Italia ha i suoi nomi, le sue proposte e le sue idee”.

Dopo la riunione della settimana scorsa, terminata senza un’intesa, anche l’incontro di oggi – secondo diverse fonti della maggioranza – non dovrebbe essere risolutivo per sciogliere il ‘nodo’ del candidato in Veneto (da cui dipende il ‘puzzle’ complessivo delle Regioni al voto).

Intanto oggi il presidente uscente delle Marche Francesco Acquaroli, che sarà ricandidato, ha stabilito la data del voto: le urne saranno aperte il 28 e 29 settembre prossimi.

A Milano Sala va avanti: "le mie mani sono pulite". Pd: si riparta

Milano, 21 lug. (askanews) – Va avanti, la giunta Sala. Il sindaco rivendica “le mani pulite” e le “scelte progressiste” compiute in questi anni, ed enuncia gli obiettivi dei prossimi due anni: “Se la maggioranza c’è, e c’è, io ci sono”. Il Pd incassa la disponibilità del sindaco, e assicura: “Rilanciamo, innovando come è nel nostro Dna”. A cadere è solo l’assessore Giancarlo Tancredi, che si dimette e si toglie diverse sassolini dalle scarpe: “La discontinuità che si chiede era già in atto, serviva il capro espiatorio”.

La decisione di restare Sala la annuncia solo al termine di un intervento lungo circa mezz’ora. Prima il sindaco ha voluto rivendicare innanzitutto la sua onestà: “Tutto ciò che ho fatto nell’arco delle due sindacature si è sempre ed esclusivamente basato su ciò che ritengo essere l’interesse dei cittadini. In tutto ciò che ho compiuto nel mio mestiere di sindaco non esiste nessuna azione a mio personale vantaggio: le mie mani sono pulite”. Ma anche sul piano politico, Sala ha difeso le scelte fatte: le risposte ai “problemi strutturali” di una “città che si sta facendo metropoli” sono state sempre “decisamente progressiste”, con l’obiettivo di “far crescer Milano su una strada che tenga insieme le ragioni dello sviluppo e il sostegno a chi fa fatica”.

Dunque “dobbiamo essere orgogliosi del nostro percorso. I bilanci li abbiamo fatti assieme, e le scelte le abbiamo fatte assieme, nel segno delle altre grandi città governate dal centrosinistra. Non è così? Pensiamoci. Si dice che abbiamo lasciato troppo spazio agli interessi immobiliari privati, ma la vicenda Pirellino dice il contrario. Abbiamo speso un miliardo di euro in serizi sociali. Si può fare di più? Si deve sempre fare di più, e guai a chi si sottrae a questo dibattito”. E allora raccoglie le nuove priorità del Pd: “Dobbiamo far sì che i prossimi sviluppi urbanistici abbiano maggior attenzione per i servizi pubblici, operare sul piano straordinario casa e sugli appartamenti sfitti, anche della Regione, migliorare il trasporto pubblico locale, il verde pubblico, migliorare la cura di ogni quartiere”.

I Dem raccolgono l’assist: “Serve un mandato politico chiaro, in cui le forze di maggioranza si riconoscano”, a partire dal “piano casa” e dalla delibera su San Siro “che non vogliamo abbandonare e porteremo la delibera in consiglio”. Su questo “il Pd c’è, a testa alta, coeso. Non perdiamo questa opportunità, rilanciamo, innovando come è nel nostro Dna. Sindaco, andiamo avanti insieme: insieme per davvero”, assicura la capogruppo in Consiglio Beatrice Uguccioni.

Insomma si va avanti, e in attesa che il cambio di passo si concretizzi, cambia solo la composizione della giunta, con le dimissioni dell’assessore alla Rigenerazione urbana: “Sarà interessante vedere, tolto di mezzo l’assessore caduto in disgrazia, come cambierà l’urbanistica di Milano…”, dice Tancredi annunciando le dimissioni. A settembre il primo banco di prova sarà la delibera di San Siro, con i Verdi che anche oggi ribadiscono la contrarietà alla delibera, il Pd che assicura “non la abbandoneremo”, e Sala che garantisce: “Rispetteremo i tempi”.

L’opposizione non crede al rilancio: “La città è condannata all’agonia”, dice la vice segretaria leghista Silvia Sardone”, col Carroccio che chiede ancora le dimissioni: “Il centrosinistra ha gravemente fallito e dovrebbe consentire ai milanesi di tornare al voto”. Attacca anche l’esponente di Fratelli d’Italia Carlo Fidanza: “Milano non merita di rimanere ostaggio delle lotte di potere di una sinistra in agonia, complice del degrado, dell’illegalità e dell’abbandono. Serve una svolta. E serve adesso”.

Da Roma interviene anche Antonio Tajani: “Io credo che Sala non debba dimettersi perché ha avuto un avviso di garanzia. Il problema è come viene amministrata la città di Milano – ha sottolineato il segretario di FI – ma non possiamo neanche permettere che a causa di inchieste giudiziarie si fermi la crescita in una città come Milano, che è la capitale economica del nostro Paese, perché sono troppe le inchieste giudiziarie che poi paralizzano l’attività amministrativa”.

Rea

Separazione carriere, domani il voto finale in aula al Senato

Roma, 21 lug. (askanews) – Domani pomeriggio, a partire dalle 14.30, nell’aula del Senato sono previste le dichiarazioni di voto e il voto finale sulla riforma della Giustizia che, tra le altre cose, prevede la separazione delle carriere per i magistrati. Appare scontato il via libera di Palazzo Madama al ddl Meloni-Nordio: si tratta del secondo passaggio parlamentare (dopo l’approvazione a fine gennaio scorso alla Camera dei deputati) di quattro previsti per le riforme costituzionali.

La settimana scorsa l’aula del Senato ha terminato l’esame degli emendamenti alla riforma respingendo tutte le proposte di modifica presentate dalle opposizioni.

Il ddl Meloni-Nordio tornerà dopo l’estate a Montecitorio e poi di nuovo al Senato per l’approvazione definitiva.

Il testo, non avendo ottenuto l’approvazione dei due terzi del Parlamento, verrà sottoposto a un referendum confermativo che potrebbe tenersi nella tarda primavera del 2026.

Milano, Tajani: su Sala resto garantista nonostante giudizio politico negativo

Roma, 21 lug. (askanews) – “Sala? Io sono garantista, siamo sempre stati garantisti. Al di là del giudizio sull’amministrazione comunale di Milano, che è un giudizio negativo, però riteniamo che non sia la magistratura a decidere quando cessa una amministrazione”. Così il ministro degli Esteri Antonio Tajani, parlando con i giornalisti fuori da Palazzo Chigi.

“Quindi io credo che Sala non debba dimettersi perché ha avuto un avviso di garanzia. Il problema è come viene amministrata la città di Milano – ha sottolineato il segretario di FI -, ma non possiamo neanche permettere che a causa di inchieste giudiziarie si fermi la crescita in una città come Milano, che è la capitale economica del nostro Paese, perché sono troppe le inchieste giudiziarie che poi paralizzano l’attività amministrativa. La giustizia deve fare il suo corso, nessuno la vuole fermare, però bisogna anche stare molto attenti, si continua a dare troppa pubblicità a tutto e si rischia anche di infrangere il principio della presunzione di innocenza di una persona o più persone. Uno non è colpevole fino a quando non viene condannato in terzo grado”, ha concluso il vicepremier.

Regionali, Tajani: vertice maggioranza è in serata, parleremo di nomi

Roma, 21 lug. (askanews) – “In serata ci vediamo” per discutere delle regionali, “dobbiamo lavorare per avere i migliori candidati possibili e vincere le elezioni. Da Forza Italia c’è massima disponibilità e l’unità del centrodestra è fondamentale. Si parlerà di nomi: ognuno porterà i suoi nomi, le sue proposte, le sue idee” e “non vedo particolari difficoltà”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani, parlando con i giornalisti fuori da Palazzo Chigi.

A chi gli chiedeva se già stasera ci sarà una soluzione definitiva, Tajani si è limitato a rispondere che “prima del vertice è difficile dire come si concluderà”.