Home Blog Pagina 320

Mps conquista Mediobanca: a Siena il 62,3% del capitale

Milano, 8 set. (askanews) – Svolta storica nel mondo finanziario italiano: Mps conquista Mediobanca. La scalata del Monte al salotto buono di Piazzetta Cuccia si è chiusa con adesioni pari al 62,3% del capitale, un traguardo su cui in pochi a inizio anno erano pronti a scommettere (era l’alba del 24 gennaio quando una nota dell’istituto senese annunciava a sorpresa il lancio di un’offerta di acquisto). Un successo per Luigi Lovaglio, alla guida della banca dal 2022, mentre si avvia alla chiusura, dopo quasi 20 anni, l’era di Alberto Nagel al timone di Mediobanca.

Mps, forte dell’apppoggio dei principali soci Delfin e Caltagirone, che con il loro 30% hanno fatto da apripista, ottiene, con ampio margine, la maggioranza di Piazzetta Cuccia e potrà ora accelerare l’integrazione. E’ a portata di mano il raggiungimento anche della soglia del 66,67% che permetterebbe a Siena di realizzare appieno le sinergie stimate, controllare l’assemblea straordinaria e procedere alla fusione, assorbendo così anche il 13% di Generali in pancia a Mediobanca. Scontata, infatti, la riapertura dei termini dell’offerta per cinque giorni lavorativi, tra il 16 e il 22 settembre.

Nel dettaglio, nell’ultimo giorno di adesioni all’offerta, partita il 14 luglio, sono state apportate all’offerta ulteriori 134.114.712 azioni, per un totale di 506.633.074. Il 15 settembre avverrà il pagamento del corrispettivo di 2,533 azioni Mps più una componente in contanti di 0,9 euro ad azione per ogni titolo Mediobanca.

Con tutta probabilità, nel prendere atto del cambio di controllo, l’amministratore delegato di Mediobanca, Alberto Nagel, che fino all’ultimo ha tentato di difendersi dall’assalto di Mps, e l’intero cda dell’istituto, si presenteranno dimissionari nel corso della riunione del board già prevista il prossimo 18 settembre per l’approvazione del bilancio. Si apre ora il cantiere per la successione e i giochi sono ancora aperti.

“Giornata storica per il mondo finanziario italiano”, ha prontamente commentato il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini. “La più antica banca del mondo, che in passato ha rischiato di scomparire per le pessime gestioni, torna protagonista positiva e aggregante”.

Dalla lavatrice a 3 obl ai giochi smart, tutte le novit tech da Ifa

Berlino, 8 set. (askanews) – Dalle lavatrici multi lavaggio con tre obl in una sola macchina agli occhiali dotati di intelligenza artificiale. Sono tante le novit presentate a Ifa 2025 ad aver attirato la curiosit dei visitatori tra gli stand della storica fiera tech di Berlino.

Grande attenzione per la nuova Candy Multi Wash dotata di tre cestelli indipendenti per gestire contemporaneamente capi diversi con lavaggi in spazi e tempi separati.

Cyber10 Ultra di Dreame un robot aspirapolvere dotato di braccio robotico di presa e di un sistema multi-utensile, per raccogliere, calzini o peluche abbandonati per terra prima di iniziare le pulizie.

Il proiettore Premiere 5 di Samsung pu invece trasformare una scrivania o altre superfici in un touchscreen interattivo extralarge.

Per chi ama gli scacchi, la sfida superare le mosse di Senserobot, mentre per gli amanti del tennis c’ da divertirsi con Acemate, un macchinario da campo che spara palline in ogni direzione, con diversi programmi gestibili via app, e si sposta fino a 5 metri al secondo per raccoglierle in tempo reale.

Ha un sapore vintage la tastiera in stile macchina da scrivere di Yunzii. La carta sostituita da un display ma i pulsanti assicurano un nostalgico effetto retr.

TCL NXTPaper 60 Ultra invece uno smartphone perfetto per chi divora i libri: grazie a un tasto il display passa in modalit e-ink con l’opacit e l’antiriflesso degli ebook.

Nel campo dell’IA e della realt aumentata Rockid ha presentato i nuovi occhiali smart: pesano appena 49 grammi, sono dotati di traduttore simultaneo in 89 lingue con sottotitoli, scattano foto e video, trasmettono appunti sulle lenti per sentirsi pi sicuri durante una riunione o uno speech.

A Berlino, infine, LG ha presentato il sistema ThinQ ON, un hub centrale che coordina tutti gli elettrodomestici intelligenti della casa, esponendo la “LG AI Appliances Orchestra”, un concept che simboleggia l’integrazione fluida e coordinata degli elettrodomestici intelligenti all’interno della vita quotidiana.

Mps conquista Mediobanca: Opas chiude con adesioni al 62,3%

Milano, 8 set. (askanews) – L’Opas di Mps su Mediobanca, annunciata a sorpresa lo scorso 24 gennaio e avviata il 14 luglio, si è chiusa con adesioni pari al 62,29% del capitale. Il Monte, forte dell’apppoggio dei principali soci Delfin e Caltagirone, conquista così la maggioranza di Piazzetta Cuccia e potrà ora accelerare l’integrazione. Il superamento della soglia del 50% è infatti cruciale per poter effettivamente consolidare Mediobanca, attivare i maggiori benefici fiscali e realizzare le sinergie stimate.

Un successo per Luigi Lovaglio che a questo punto vede a portata di mano il raggiungimento anche della soglia del 66,67% che permetterebbe a Siena di controllare anche l’assemblea straordinaria. Il mercato si attende infatti la riapertura dei termini dell’offerta per cinque giorni lavorativi, tra il 16 e il 22 settembre.

Nel dettaglio, oggi sono state apportate all’offerta ulteriori 134.114.712 azioni, per un totale di 506.633.074. Il 15 settembre avverrà il pagamento del corrispettivo di 2,533 azioni Mps più una componente in contanti di 0,9 euro ad azione per ogni titolo Mediobanca.

Meloni: amarezza e indignazione per polemiche su week-end con mia figlia

Roma, 8 set. (askanews) – “Leggo, con un misto di amarezza e indignazione, l’ennesima polemica costruita ad arte sul nulla”. Lo scrive sui social network la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, commentando la discussione sul suo finesettimana a New York.

“Per due giorni – spiega – ho scelto di fare ciò che considero il mio ruolo più bello e naturale: essere madre. Ho regalato a mia figlia un fine settimana insieme all’estero per il suo compleanno, viaggiando con voli di linea, come qualunque altra persona e come è normale che sia”.

“Eppure, anche questa scelta privata è stata trasformata in un’arma politica, tra insinuazioni su voli di Stato e incontri segreti mai avvenuti. Tutto falso”, aggiunge.

“Rivendico con orgoglio il diritto di dedicare del tempo – nelle occasioni possibili rispetto al mio ruolo – a mia figlia, senza che questo debba diventare l’ennesimo pretesto per attacchi meschini e speculazioni politiche”.

Conclude Meloni: “Ci sono menzogne che affronto ogni giorno con determinazione. Ma questa la combatto anche come donna e come madre. E se alcuni dei miei avversari politici sono ridotti ad attaccarmi perfino per un fine settimana con mia figlia, significa che hanno davvero toccato il fondo”.

Francia, il Parlamento nega la fiducia: cade il governo Bayrou

Roma, 8 set. (askanews) – L’Assemblea Nazionale ha votato a stragrande maggioranza contro la fiducia al premier francese Francois Bayrou. Lo riportano i media francesi. Nel dettaglio, 364 deputati hanno votato contro, 194 a favore, mentre 25 si sono astenuti.

Bayrou ha ottenuto risultati persino peggiori di Michel Barnier, il premier francese che lo ha
preceduto, quando è stato estromesso a dicembre dello scorso anno dopo un mandato record di tre mesi: 331 parlamentari hanno votato contro Barnier a dicembre; 364, ovvero 33 in più, si sono opposti a Bayrou.

L’esito – come previsto – porterà il capo del governo a dimettersi nelle prossime ore, con ogni probabilità martedì mattina.  Il presidente francese Emmanuel Macron “prende atto” del crollo del governo guidato dal premier di Francois Bayrou – sfiduciato durante il voto questa sera dall’Assemblea Nazionale – e nominerà il suo successore “nei prossimi giorni”, ha annunciato l’Eliseo in un comunicato. Il presidente della Repubblica “riceverà domani il primo ministro Francois Bayrou per accettare le dimissioni del suo governo”, ha aggiunto l’Eliseo, senza fornire ulteriori dettagli.

“Bayrou è caduto. Vittoria e sollievo popolare. Macron è ormai in prima linea davanti al popolo. Anche lui se ne deve andare”. Così su X il leader della France Insoumise, Jean-Luc Melenchon, dopo il voto dell’Assemblea Nazionale che ha provocato la caduta del governo guidato da Francois Bayrou.

Match Sinner-Alcaraz il più visto nella storia di SuperTennis

Roma, 8 set. (askanews) – La finale dello US Open 2025 tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz ha battuto tutti i record su SuperTennis. E’ infatti il match più visto di sempre nella storia del canale con 2.436.848 di spettatori come ascolto medio, ovvero la media delle persone che hanno assistito a ogni minuto del programma, e 5.592.104 contatti, numero che rappresenta il totale degli spettatori che anche parzialmente ha guardato SuperTennis durante la finale. In prime time, senza la concorrenza della Serie A, SuperTennis ha raggiunto il 15,51% di share durante la finale con un picco sui 15 minuti del 18,33% raggiunto nel quarto d’ora conclusivo, tra le 23.15 e le 23.30.

In prime time, la finale su SuperTennis è stata il programma più visto in Italia. Battuti anche Canale 5, che ha raggiunto il 14,3% con La Notte del Cuore, e Rai 1, che ha raggiunto l’11,8% con la fiction Imma Tataranni.

In termini di ascolto medio, invece, suddividendo gli ascolti della finale in periodi di 15 minuti, il picco è stato raggiunto tra le 21.45 e le 22, nel periodo migliore di Jannik, compreso tra il break del 3-1 e il 5-2 del secondo set. Nel quarto d’ora successivo, che racchiude la fine del secondo set e il primo game del terzo, è stato infine raggiunto il picco di contatti su SuperTennis, 3.459.952.

Grazie agli ascolti record del match, la giornata di ieri, domenica 7 settembre 2025, ha fatto registrare il record storico del canale per ascolto medio (408.236 spettatori), contatti (6.429.257) e share (5,09%).

Netanyahu: i residenti di Gaza vadano via, lanceremo una grande operazione di terra

Roma, 8 set. (askanews) – Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha lanciato oggi un appello ai residenti di Gaza affinché vadano via, perché Israele lancerà una grande operazione di terra. “Tutto questo è solo un’introduzione e un preludio alla principale e grande operazione: la manovra terrestre delle nostre forze, che ora si stanno organizzando ed entrando nella città di Gaza”, ha detto Netanyahu.

“Dico al popolo di Gaza: ascoltatemi attentamente. Siete stati avvertiti, andatevene da lì!”, ha dichiarato il primo ministro israeliano.

Intanto, l’esercito israeliano ha attaccato e fatto crollare la torre di uffici ‘Al-Roya’ nella parte occidentale di Gaza City, dove si trovano, tra gli altri, gli uffici dell’emittente qatariota Al Arabya. E’ il quarto attacco di questo tipo in poche settimane portato avanti dall’Idf. Nei pressi dell’edificio si trovano anche uffici dell’Unrwa, uffici governativi e istituzioni accademiche, oltre a un campo di tende per gli sfollati. Il portavoce dell’Idf, riporta il quotidiano Haaretz, ha dichiarato che l’edificio era utilizzato dai militanti di Hamas, che vi avevano installato “mezzi di raccolta di informazioni, ordigni esplosivi e posizionato postazioni di osservazione”. L’esercito ha inoltre affermato che “prima dell’attacco, sono state adottate misure per mitigare i danni ai civili”.

Palazzo Chigi: Meloni a New York era in visita privata con volo di linea. Nessun mistero, fa la mamma

Roma, 8 set. (askanews) – “Il senatore Borghi e quanti, anche dagli organi di stampa, sollevano ‘misteri’ sulle due giornate di assenza pubblica del presidente del Consiglio dovrebbero forse riconoscere una verità molto semplice: almeno una volta all’anno, il presidente ha il diritto di svolgere il suo ruolo più naturale, quello di madre”. Così in una nota Palazzo Chigi.

“Il presidente del Consiglio ha trascorso il fine settimana a New York in veste privata con sua figlia Ginevra, che tra qualche giorno compie gli anni. Il viaggio era il regalo di compleanno per sua figlia. Entrambe hanno viaggiato con voli di linea all’andata e al ritorno, perché il presidente Meloni non ha mai utilizzato voli di Stato per ragioni private. Pertanto, il Presidente Meloni intende adire le vie legali nei confronti di chi ha diffuso o insinuato notizie infondate in merito”, conclude la nota.

La risposta arriva dopo l’interrogazione parlamentare depositata dal senatore Enrico Borghi, vicepresidente di Italia Viva: “La Presidente del Consiglio dei ministri” intende “chiarire le ragione per le quali non si sia recata ad alcuno degli eventi avvenuto nel fine settimana da venerdì 6 a domenica 8 settembre scorso? Intende chiarire se abbia partecipato o meno a eventi istituzionali non resi pubblici, in Italia oppure all’estero, come hanno ventilato alcune fonti giornalistiche, a New York con un volo di stato o in Puglia?”, riportava l’interrogazione di Borghi riferendosi a “organi di stampa”, che “riportano come durante lo scorso fine settimana, la Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni non abbia compiuto alcun tipo di apparizione pubblica, salvo le congratulazione via social per la vittoria del mondiale femminile di pallavolo, nonostante vi siano stati diversi eventi di assoluta importanza per il nostro Paese, quali il Forum di Cernobbio, il Gran Premio di Formula uno a Monza ovvero la camera ardente del signor Giorgio Armani. Non si può, infatti, non esprimere – spiega Borghi – un certo stupore nell’osservare come la Presidente del Consiglio dei Ministri non abbia partecipato ad alcuno degli importanti eventi suddetti, per i quali era innegabilmente doverosa la sua presenza istituzionale e di rappresentanza”.

La risposta di Palazzo Chigi non si è fatta attendere.

Pallavolo, bagno di folla per l’Italvolley femminile a Malpensa

Roma, 8 set. (askanews) – L’Italia del volley femminile scrive un’altra pagina di storia. Dopo il trionfo alle Olimpiadi di Parigi 2024, le azzurre di Julio Velasco hanno conquistato in Thailandia il secondo titolo mondiale della loro storia, battendo in finale la Turchia per 3-2. Una vittoria sofferta, arrivata al termine di un percorso impeccabile che ha visto la Nazionale imbattuta dal 1° giugno 2024.

All’aeroporto di Malpensa, al rientro dalla spedizione iridata, la squadra è stata accolta da centinaia di tifosi entusiasti. Un abbraccio caldo e travolgente, forse persino più intenso di quello ricevuto dopo l’oro olimpico.

“Servirà tempo per capire ciò che abbiamo fatto. La stanchezza è forte e probabilmente si è vista anche durante la finale – ha spiegato Myriam Sylla all’arrivo in Italia -. Non mi importa che non siano arrivati premi a livello personale, ciò che conta è di aver completato un percorso incredibile, che ci ha consentito di dimostrare la nostra capacità”.

Il simbolo di questo trionfo è anche nella capacità delle ragazze di resistere al dolore e alle difficoltà. In semifinale Sarah Fahr e Alessia Orro hanno stretto i denti nonostante i problemi fisici. “Affrontare la semifinale con una caviglia malandata non è stato sicuramente il massimo. Alla fine è andata come doveva andare e sono orgogliosa di quanto compiuto da questa squadra – ha raccontato la centrale dell’Imoco Volley -. Intanto voglio godermi quest’anno, visto che nelle ultime due stagioni abbiamo ottenuto risultati incredibili che devo ancora realizzare. Dopo la semifinale ero in lacrime, ma dopo la finale non ho detto nulla perché devo ancora realizzare”.

Ora le azzurre avranno qualche giorno di meritato riposo, prima di tornare a lavorare con lo sguardo rivolto agli Europei del 2026. Un trofeo che manca dal 2021 e che potrebbe completare un ciclo già straordinario.

Julio Velasco, architetto di questa rinascita, ha voluto sottolineare la portata dell’impresa, senza dimenticare lo spirito con cui affrontare il futuro: “Alle Olimpiadi è successo qualcosa di straordinario visto che è difficile vincere tutte le partite per 3-0, non è normale. È normale invece dover soffrire in semifinale e finale come in questo caso. Faccio un in bocca al lupo a Gattuso per la partita di stasera. Dobbiamo ricordarci che, quando vinciamo, non dobbiamo diventare superbi, così come non è un disastro quando si perde. L’Italia ha vinto due Mondiali quando tutto andava male e questo non dobbiamo dimenticarlo”.

Luiss Business School al fianco di manager ed imprenditori

Roma, 8 set. (askanews) – Un mondo sempre pi competitivo ed alla ricerca di figure professionali competenti e continuamente aggiornate. Oggi il panorama del lavoro richiede skill tecniche e trasversali, come l’intelligenza artificiale, l’alfabetizzazione tecnologica, il pensiero analitico, la creativit, il problem-solving, la resilienza e l’apprendimento continuo. La Luiss Business School forma leader capaci di guardare senza timore alle nuove sfide e di padroneggiare le tecnologie digitali, e lo fa anche grazie ai programmi Executive che coinvolgono manager ed imprenditori in cerca di aggiornamento e sviluppo professionale. Il Graduation Day che si tenuto a Villa Blanc ha celebrato la conclusione ufficiale dell’anno accademico 2023 -2024.

Raffaele Oriani, Dean della Luiss Business School, ha dichiarato: “Gli Executive Master per noi il pilastro del modello di lifelong learning, l’apprendimento continuo. Come Business School siamo perfettamente consapevoli che cambiando il mercato del lavoro, il contesto professionale con un ritmo mai visto precedentemente, oggi i professionisti hanno bisogno di rinnovare e ampliare costantemente il proprio set di competenze. Quindi l’Academy Master esattamente l’obiettivo di lavorare su questo obiettivo”.

Luiss Business School propone diverse tipologie di programmi executive (Executive Masters, Executive Programme, Executive Flex, Executive Course) con frequenza part-time o nei weekend, in presenza o a distanza tra i quali scegliere sulla base dei propri obiettivi di carriera e delle proprie disponibilit.

Un momento di festa durante il quale gli studenti, accolti dall’entusiasmo dei familiari, hanno ricevuto il diploma tra gli applausi ed hanno concluso con il classico lancio del tocco.

Venezia 82, assegnato il Premio Sorriso Diverso Venezia Award

Roma, 8 set. (askanews) – Assegnati al Lido di Venezia i riconoscimenti “Sorriso Diverso Venezia Award”, Premio collaterale ufficiale della 82esima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia per le opere cinematografiche di interesse sociale che valorizzano la diversità e tutelano le fragilità delle persone.

Ad aggiudicarsi il titolo di Miglior Film Italiano “Elisa” di Leonardo Di Costanzo, “per un’opera di grande potenza e statura internazionale, capace di affrontare temi etici ed esistenziali con rigorosa asciuttezza, e per l’intensa interpretazione di Barbara Ronchi, che racchiude nello sguardo e nel volto il dolore profondo della protagonista” mentre il riconoscimento per il Miglior Film Straniero va a “The Voice of Hind Rajab” di Kaouther Ben Hania “per l’audace scelta stilistica che trasforma una reale registrazione audio in una narrazione cinematografica unica, capace di rendere universale il dolore di una vicenda specifica e di dare voce, con sensibilità e lucidità, a chi spesso resta invisibile.”

In sala a ricevere i premi – consegnati dal Direttore Artistico della Mostra del Cinema di Venezia, Alberto Barbera – Leonardo Di Costanzo, regista di “Elisa” (distribuzione internazionale Rai Cinema International Distribution (Fulvio Firrito), mentre in Italia il film è distribuito da 01 Distribution (Sonia Pisana Dichter) e per “The Voice of Hind Rajab” (Distribuzione Italia: I Wonder Pictures) la regista Kaouther Ben Hania.

Presieduto da Diego Righini, con la direzione artistica di Paola Tassone, il Premio – giunto quest’anno alla sua 15esima edizione – ha visto 12 pellicole in nomination, scelte in accordo con la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia dalla giuria di esperti presieduta da Catello Masullo e composta da Paola Dei, Massimo Nardin, Rossella Pozza, Paola Dalla Torre, Franco Mariotti, Alessandro Occhipinti, Antonio Castaldo, Armando Lostaglio e Alberto Pierini.

Uno dei momenti più intensi della cerimonia è stato il monologo della madrina, la regista e attrice Eleonora Ivone, che ha ricordato con grande emozione il marito recentemente scomparso, il regista Angelo Longoni. “Accogliere il ruolo di madrina del Sorriso Diverso Venezia Award significa per me accompagnare un premio che ha il coraggio di unire cinema e impegno civile. A Venezia, luogo che da sempre dà voce alle storie e alle emozioni di tutto il mondo, questo riconoscimento diventa un invito a guardare alla diversità non come a una distanza, ma come a una ricchezza che ci rende più umani. Il sorriso, simbolo universale di empatia e di apertura, diventa così il filo rosso che unisce gli artisti, il pubblico e la società. Essere al fianco di un premio che diffonde questo messaggio è per me motivo di orgoglio e una responsabilità che accolgo con gioia” ha dichiarato Eleonora Ivone.

La serata ha visto anche l’intervento della contante e conduttrice Silvia Salemi, testimonial della resilienza sociale, che ha sottolineato il valore del premio in questo particolare momento storico: “Quest’anno, in uno scenario internazionale così complicato e segnato da conflitti, incertezze e fragilità sociali, questo premio assume un valore che va oltre la celebrazione simbolica. La parola “sorriso” diventa il filo conduttore di un messaggio universale: la ricerca della pace, la forza della speranza e la resilienza sociale. Resilienza significa trovare la capacità di rialzarsi dopo le cadute, di reagire alle difficoltà, di trasformare le ferite in possibilità di rinascita. È un concetto che riguarda non solo i singoli individui, ma l’intera comunità, chiamata oggi più che mai a riscoprirsi solidale e capace di guardare avanti con fiducia. Mi sento quindi profondamente onorata di essere stata scelta come testimonial di un premio che parla al cuore delle persone e che invita a credere in un futuro diverso. Sostenere e diffondere questo messaggio, con entusiasmo e responsabilità, è per me un privilegio e un impegno che accolgo con grande emozione”.

Nel corso della cerimonia premiati il Presidente della Fondazione UniVerde Alfonso Pecoraro Scanio, il Direttore della Fondazione UniVerde Giuseppe Di Duca e l’Amm. Isp. Capo Nicola Carlone (Comandante Generale del Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia costiera) per il video Mare Nostrum, realizzato dalla Fondazione UniVerde per celebrare il 15° Anniversario della campagna Mediterraneo da remare #NoLitter #PlasticFree, che esplora la straordinaria bellezza, ma anche la fragilità, degli ecosistemi costieri e marini della nostra Penisola.

Presenti alla consegna: il Presidente della Municipalità di Lido Pellestrina, Emilio Guberti, che da anni sostiene con entusiasmo il Sorriso Diverso Venezia Award; Valeria Mantovan, Assessore Regione Veneto; Roberto Padrin, Presidente Provincia di Belluno; Roberto Natale, Direttore Rai per la Sostenibilità (Partner); Guido Barlozzetti, autore e conduttore Rai per Rai Pubblica Utilità (Media partner); l’attrice Liliana Fiorelli.

A sottolineare il valore e la portata delle opere premiate il Presidente del Premio, Diego Righini: “La Giuria ha assegnato il Premio a due opere che raccontano come il male e la violenza abitino nelle nostre coscienze. Il modo in cui ce lo ha mostrato Di Costanzo è testimonianza del fatto che la persona criminale si distingue da quella onesta perché priva di moralità e di valori, strumenti essenziali per misurare i propri stati d’animo. La regista Kaouther Ben Hania, scegliendo di rappresentare la tragedia del nostro tempo, il genocidio dei bambini palestinesi, lo ha fatto utilizzando la vera voce che, in punto di morte, da sola possiede la forza di richiamare la nostra indignazione e la volontà di impedire che una simile tragedia, così disumana, si consumi davanti ai nostri occhi.”

Un pensiero condiviso anche dal Direttore Artistico del Premio, Paola Tassone, che dichiara: “Sono lieta e pienamente concorde con la scelta della nostra giuria: entrambi i film raccontano, con linguaggi diversi, la stessa tensione universale, quella di trasformare il dolore in memoria e la memoria in speranza. Parlano di resistenza e di umanità e non sono soltanto opere cinematografiche, ma veri e propri richiami di coscienza che ci raggiungono con la forza di un abbraccio universale. Ci ricordano che, nella diversità e attraverso un sorriso, vive la possibilità di costruire insieme un futuro più umano, più giusto e più luminoso.”

Il Premio Sorriso Diverso Venezia Award è promosso dall’Università Cerca Lavoro (presieduta da Ilaria Battistelli) che firma anche il Festival Internazionale della Cinematografia Sociale Tulipani di Seta Nera, e realizzato in collaborazione con Dream On.

Il premio gode del contributo del Ministero della Cultura e del patrocinio di Rai per la Sostenibilità ESG, con Rai Pubblica Utilità come media partner. Frecciarossa conferma il suo ruolo di Treno Ufficiale.

Francia, Bayrou: il Paese è in prognosi riservata a causa del suo sovraindebitamento

Roma, 8 set. (askanews) – Prendendo la parola davanti all’Assemblea Nazionale in vista del voto di fiducia atteso in serata, il premier francese Francois Bayrou ha detto che il Paese è in “prognosi riservata” a causa del suo “sovraindebitamento”. Il primo ministro ha criticato soprattutto l’espansione della spesa pubblica. “Spendiamo, ma non torniamo mai indietro. E’ diventato un riflesso e, peggio ancora, una dipendenza. Le spese ordinarie del Paese, per la nostra vita quotidiana, per i servizi pubblici, per le pensioni, per pagare i contributi previdenziali, ci siamo abituati a finanziarle con il credito”, ha deplorato, portando il Paese ad “un accumulo schiacciante di 3.415 miliardi di euro di debito”.

Il Paese deve affrontare diversi problemi “urgenti”, ha detto ancora evocando una “magnifica cattedrale da ricostruire per un popolo che se lo merita”. Oltre all’eccessivo indebitamento dello Stato, fra i problemi “urgenti” Bayrou ha parlato di “un enorme problema di istruzione nazionale”; di “un enorme problema di alloggi”; di questioni di “sicurezza e giustizia” e della questione cruciale dell'”immigrazione”.

Festival Film Villa Medici, al via il 10 settembre

Roma, 8 set. (askanews) – Prende il via mercoledì 10 settembre la quinta edizione del Festival di Film di Villa Medici, appuntamento divenuto ormai una tappa imprescindibile del calendario culturale romano e internazionale: il Festival si conferma infatti come un laboratorio vibrante di sperimentazione visiva e di incontro tra linguaggi, generazioni e visioni del mondo.

Con oltre trenta film provenienti da più di venti paesi e articolati in tre sezioni principali (Concorso, Focus e Piazzale), il Festival di Film è molto più di una rassegna cinematografica: è un invito ad attraversare le immagini come si attraversa il mondo, lasciandosi interrogare, stupire, toccare. Come afferma Sam Stourdzé, direttore dell’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici: «Cinque edizioni negli ultimi cinque anni sono più che un indizio: sono il riflesso di un festival che ha trovato la sua dimensione, che continua nell’intento di affermarsi e collocarsi geograficamente e culturalmente. In questa edizione, il Festival reitera il suo intento: celebrare un cinema libero, plurale e fuori dagli schemi.»

La prima serata si apre sotto le stelle, nel Piazzale tra i giardini di Villa Medici, con una prima romana molto attesa: GRAND CIEL di Akihiro Hata (2025, Francia/Lussemburgo, 92′, colore, V.O. francese con sottotitoli in italiano), alla presenza del regista. Una storia tesa e inquieta: in un quartiere futuristico ancora in costruzione, un operaio scompare nel nulla. I sospetti dei colleghi si fanno sempre più forti, finché un secondo lavoratore svanisce. La tensione si addensa in questo racconto sul silenzio delle istituzioni e il lato oscuro del progresso. L’uscita nelle sale è fissata per febbraio 2026, con distribuzione No.Mad Entertainment.

Durante il Festival, le proiezioni si terranno su tre schermi distribuiti negli spazi della Villa: le Grand Salon, la sala Michel Piccoli e il Piazzale, con un programma fitto di incontri e anteprime.

La giuria di quest’anno riunisce tre personalità di spicco della scena contemporanea: Alain Guiraudie, regista, fotografo e scrittore, autore di sette lungometraggi, tre romanzi per P.O.L. e mostre fotografiche presentate dal 2019 in Francia e all’estero; Guslagie Malanda, attrice e curatrice indipendente, candidata nel 2023 al César come miglior promessa femminile e protagonista all’ultimo Festival di Cannes, oltre che autrice di mostre a Parigi e Lima; Anri Sala, artista visivo che dal 2000 espone in grandi manifestazioni internazionali e che nel 2013 ha rappresentato la Francia alla Biennale di Venezia. Oltre ai premi ufficiali, i giurati presenteranno le loro cartes blanches, programmi speciali che riflettono i loro universi creativi.

"Mondi Sonori", a Roma il Festival tra musica, racconto e scoperta

Roma, 8 set. (askanews) – Domenica 14 settembre, alle ore 17, al Museo Nazionale degli Strumenti Musicali a Roma, riprendono gli incontri di Congegni Sonori, le lezioni-concerto che narrano di strumenti musicali di ogni parte del mondo e di ogni epoca. Dopo gli strumenti persiani presentati da Pejman Tadayon e le triplepipes gaeliche di Barnaby Brown, il terzo appuntamento sarà dedicato agli strumenti della tradizione popolare dell’America del Nord.

Protagonista dell’incontro sarà il musicista e ricercatore Stefano Tavernese, che guiderà il pubblico in una speciale lezione-concerto “parlata-narrata-suonato-cantato”. Un viaggio che intreccia cenni storici e tecnici agli strumenti, esecuzioni dal vivo, brani strumentali e canzoni simbolo della tradizione americana. Il percorso sarà completato dalla proiezione di filmati e documenti storici con protagonisti esponenti di rilievo della tradizione americana, che daranno maggiore spessore e autenticità al racconto musicale.

Stefano Tavernese è uno dei maggiori esperti italiani della tradizione musicale nordamericana, della quale ha attraversato in quasi cinque decenni quasi ogni tipo di espressione. Approfondisce l’utilizzo di strumenti come banjo, chitarra, violino, mandolino nel contesto popolare nel corso di una ricca carriera come musicista in varie formazioni e nelle collaborazioni con vari artisti di rilievo (PFM, Orchestra Italiana di Renzo Arbore, The Gang, oltre a un vasto numero di artisti americani ed europei). Dagli anni ’80 accompagna l’attività di palco con quella di ricercatore e giornalista. Redattore dal 1986 al 2015 del mensile specializzato Chitarre, ha curato anche trasmissioni radiofoniche e pubblicato libri monografici e manuali didattici, tra cui l’opuscolo divulgativo “Il manuale degli strumenti country” (Anthropos, 1982), la “Grande Enciclopedia della Chitarra e dei Chitarristi (Editori Riuniti, 2003), la “Storia della chitarra Rock” (Hoepli, 2018) e “Il mandolino blues” (Fingerpicking.net, 2022).

L’evento è parte della sezione Congegni Sonori curata da Gianluca Dessì, inserita nel programma del festival Mondi Sonori, con l’ideazione e la direzione artistica della direttrice del Museo l’Architetto Sonia Martone, dedicato all’incontro tra culture e linguaggi artistici, con una particolare attenzione alla commistione tra le arti e alla valorizzazione della parola come strumento di memoria e dialogo. Il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali, è parte dell’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione musei nazionali della città di Roma, diretto ad interim da Luca Mercuri. Con la sua ricca collezione di strumenti antichi, e del mondo, crea un connubio naturale tra musica ascoltata e cultura della musica. Il costo del biglietto d’ingresso di 6 euro permette anche la visita alle sale espositive.

La Commissione Ue: non incoraggiamo le consegne di aiuti con la Flotilla

Roma, 8 set. (askanews) – L’Unione Europea afferma di non “incoraggiare” le flottiglie che trasportano aiuti umanitari e attivisti filo-palestinesi a Gaza. “Non incoraggiamo flottiglie come” la Global Sumud Flotilla, “perché fondamentalmente possono aggravare la situazione e mettere a rischio i partecipanti”, ha affermato la portavoce della Commissione Ue Eva Hrncirova, spiegando che il “modo migliore per fornire aiuti umanitari” sia tramite organizzazioni partner che lavorano sul campo.

“Questo è ciò che cerchiamo di ottenere, fornire aiuti umanitari su larga scala, e manteniamo aperti i canali con Israele e parliamo con le autorità israeliane”, ha sottolineato. La Global Smud Flottilla, partita da Barcellona e arrivata oggi a Tunisi, dovrebbe raggiungere a Gaza entro metà settembre.

Israele ha imposto il divieto d’ingresso e sanzioni a 2 ministri spagnoli

Roma, 8 set. (askanews) – Israele ha imposto divieti d’ingresso e sanzioni personali a due ministri spagnoli per le loro forti critiche alle pratiche israeliane nella Striscia di Gaza e nella Cisgiordania occupata. “Israele non manterrà alcun legame con la vice premier – e ministro del Lavoro spagnolo – Yolanda Diaz”, ha affermato il ministro degli Esteri dello stato ebraico, Gideon Sa’ar, in una dichiarazione su X. Ha affermato inoltre che a Diaz, membro del Partito Comunista Spagnolo, sarà vietato l’ingresso in Israele. Diaz ha criticato la guerra di Israele a Gaza – definita un genocidio – e le violazioni dell’accordo di cessate il fuoco con il Libano, chiedendo l’imposizione di sanzioni internazionali e un embargo sulle armi contro Israele per le sue pratiche. “Sanzioni simili saranno imposte anche a Sira Rago, ministro per la Gioventù e l’Infanzia, dello stesso partito. L’ingresso in Israele sarà vietato e Israele non avrà alcun contatto con il Paese”, ha dichiarato Sa’ar. Rago ha anche descritto Israele come uno “stato genocida” per le sue azioni militari a Gaza e ha invitato l’Unione Europea a interrompere ogni legame con Israele e a imporre sanzioni. Sa’ar ha affermato che ulteriori discussioni sui divieti ai funzionari stranieri saranno condotte con il primo ministro Benjamin Netanyahu. Il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez ha annunciato oggi nove nuove misure volte a fermare il “genocidio a Gaza”, tra cui un divieto permanente alle esportazioni di armi verso Israele. Negli ultimi mesi, Israele ha vietato l’ingresso a molti funzionari e attivisti occidentali che hanno mostrato solidarietà con i palestinesi e criticato le azioni militari israeliane nella Striscia di Gaza.

Su RaiPlay il concerto evento di Lorenzo Jovanotti PalaJova

Roma, 8 set. (askanews) – Dopo due anni di silenzio, Lorenzo è tornato a incendiare i palasport italiani con PalaJova: 54 serate tutte esaurite per 600.000 spettatori. Ora quell’avventura prende vita in un formato mai visto: 23 episodi, dall’8 settembre su RaiPlay, un boxset da guardare d’un fiato o da assaporare uno alla volta. Un concerto che diventa visual album e insieme racconto, memoria, poesia.

Al centro dello show c’è il concetto di fioritura: il palco come un giardino in continuo movimento, simbolo di rinascita e trasformazione, un invito a riscoprire l’incanto della meraviglia che ci accompagna.

In scaletta oltre trenta canzoni – da L’Ombelico del Mondo a Ragazzo Fortunato, da Le Tasche Piene di Sassi a I Love You Baby e Montecristo – intrecciate a una lunga intervista di Lorenzo, registrata grazie all’ospitalità della Biblioteca Apostolica Vaticana, dove la sua storia personale diventa chiave per rileggere presente e futuro.

Per la prima volta in uno show dal vivo è stata utilizzata l’AI in diretta: i visual firmati da Steve Polli hanno reso dinamico e unico ogni concerto, trasformando in tempo reale i maxi schermi con immagini sempre nuove e in continua evoluzione. “Tornare sul palco è stato bellissimo – racconta Lorenzo Jovanotti. – Ritrovare la mia gente, ricostruire lo spettacolo pezzo per pezzo con la band, vivere il tutto esaurito in ogni città. In ogni fotogramma di PalaJova c’è la luce nei miei occhi. È un tour che non dimenticherò mai, e questa versione su RaiPlay lo racconta come se fosse un’opera nuova, viva. Ogni mia cellula dice grazie”.

Sul palco con Lorenzo una band insuperabile: Saturnino al basso, al suo fianco da trentacinque anni; Adriano Viterbini alla chitarra; Christian “Noochie” Rigano a tastiere e synth; Franco Santarnecchi al piano; Carmine “Dog” Landolfi alla batteria; Moris Pradella ai cori e seconda chitarra; Micol Touadi e Jennifer Vargas ai cori; Leo di Angilla e Kalifa Kone alle percussioni; Gianluca Petrella a guidare la sezione fiati con Sophia Tomelleri al sax e Camilla Rolando alla tromba. In questo viaggio uno spazio centrale lo hanno anche le parole della poeta Mariangela Gualtieri, che Lorenzo porta dentro lo show come un respiro poetico capace di amplificare il senso stesso della fioritura.

“PalaJova con Lorenzo Jovanotti è un regalo per il pubblico di RaiPlay che potrà vivere un’esperienza immersiva, spettacolare, mai vista prima – dice Marcello Ciannamea, direttore Rai Contenuti Digitali e Transmediali. – Non solo musica, ma immagini, emozioni, visioni, in un format che reinventa il concerto per lo streaming”. PalaJova è un original Rai Contenuti Digitali e Transmediali, direttore Marcello Ciannamea, prodotto da Soleluna in esclusiva su RaiPlay. Un progetto ideato da Lorenzo Jovanotti, diretto da Alberto Crupi. PaRlaJova è stato scritto con Federico Taddia. Lo show è prodotto da Trident Music. Si ringrazia la Biblioteca Apostolica Vaticana. Un concerto che diventa un format innovativo: un nuovo modo di vedere, ascoltare, ballare un live.

L’Onu: da Israele "retorica genocida" su Gaza

Roma, 8 set. (askanews) – “Sono inorridito dall’uso aperto della retorica genocida e dalla vergognosa disumanizzazione dei palestinesi da parte di alti funzionari israeliani”. Lo ha affermato l’Alto Commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite Volker Turk nel suo discorso di apertura, a Ginevra, alla 60a sessione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite.

“L’uccisione di massa di civili palestinesi a Gaza da parte di Israele; l’inflizione di sofferenze indescrivibili e distruzioni totali; l’ostacolo a sufficienti aiuti umanitarie e la conseguente fame dei civili; l’uccisione di giornalisti, personale delle Nazioni Unite e operatori di Ong e la commissione continua di crimini di guerra, stanno sconvolgendo la coscienza del mondo”, ha affermato Turk chiedendo un’azione internazionale per “porre fine alla carneficina”.

Ucraina, Salvini: da Lega sempre no a militari in guerre non nostre

Milano, 8 set. (askanews) – “La Lega non approverà mai l’invio di un solo militare italiano a combattere e a morire in Russia e in Ucraina. Mai. Mai”. Lo ha detto il vicepremier e segretario della Lega Matteo Salvini, in un punto stampa a margine di una iniziativa elettorale del partito a Catanzaro.

“Ascoltiamo il Santo Padre e quindi – ha aggiunto Salvini – mentre altri in Europa parlano di invio di truppe, di guerre, di armi nucleari, noi continuiamo a lavorare perchè siano la diplomazia e il dialogo a risolvere i problemi. Quindi mai un solo soldato italiano a combattere e a morire per guerre non nostre”. Quanto all’ipotesi di ulteriori sanzioni Usa nei confronti della Russia, annunciate da Trump, Salvini commenta: “Speriamo che si mettano d’accordo. Se non ci riesce Trump non ci riesce nessuno”.

L’arte di Paolo Mayol a Frascati dal 9 al 21 settembre

Roma, 8 set. (askanews) – L’arte di respiro internazionale di Paolo Mayol sbarca al Museo Tuscolano-Scuderie Aldobrandini di Frascati (piazza Marconi 6), dove lo scultore terrà dal 9 al 21 settembre 2025 la mostra “I riti del tempo: la pace”. L’inaugurazione, prevista martedì 9 settembre alle ore 17, sarà accompagnata dal saluto delle autorità locali e dalla presentazione critica di Franco Campegiani. L’esposizione, promossa dal MUSA diretto da Alfredo Moraci e patrocinata dal Comune di Frascati con il sostegno della sindaca Francesca Sbardella e dell’assessore Matteo Filipponi, è organizzata in collaborazione con Casa delle Culture e Laboratorio Calcografico San Nilo. La rassegna sarà visitabile dal martedì alla domenica, dalle ore 10 alle ore 19, con chiusura il lunedì. La sindaca di Frascati Francesca Sbardella sottolinea l’intento dell’artista in esposizione nella sua città: “Volti, corpi, pensieri, emozioni: le sculture di Paolo Mayol trovano oggi spazio alle Scuderie Aldobrandini per raccontarci le storie della vita, quelle che viviamo ogni giorno ma che spesso ci sfuggono nella frenesia del quotidiano. Ogni opera ci invita a fermarci, a osservare, a prendere coscienza di ciò che siamo e di ciò che potremmo diventare. La pace, così fragile e necessaria, diventa qui tangibile, percorribile, qualcosa che si costruisce guardando, sentendo e comprendendo. La mostra ci propone uno sguardo nuovo, ci sfida a confrontarci con noi stessi e con il mondo”.

Le 84 opere in esposizione al MUSA, tra sculture, dipinti, bassorilievi e incisioni, tracciano un percorso immersivo nella poetica di Mayol. Finestra sull’orizzonte, come esempio-chiave, racconta la guerra e la fragilità della vita umana, con aerei in piombo e rame che sfiorano un cielo pluricolore, simbolo della diversità dei popoli. L’arte di Mayol trasforma il dramma in riflessione: ogni particolare – la coda di un uccello, un pesce sospeso – è metafora di come anche nelle situazioni più difficili la vita continui, molteplice e resistente. Franco Campegiani osserva: “Mayol non si limita a rappresentare, egli costruisce un dialogo continuo tra forma e significato, tra materia e tempo. Ogni scultura è un’esperienza etica, un laboratorio di pensiero in cui l’artista si confronta con la propria ombra, con la violenza del mondo e con la necessità di ritrovare un ordine simbolico”. Il critico prosegue la sua analisi, scandagliando l’opera di Mayol Metafora, tracciandola come “un racconto della storia dell’umanità: dalle origini fluide e indeterminate fino alla danza armoniosa dell’essere umano che si confronta con il mito e con la realtà. Qui il tempo diventa osservabile, misurabile, ma anche emozionabile. È un invito a percepire la profondità dei cicli della vita”. Le sculture come Eternità e i cinque Totem sono al centro della riflessione sulla continuità e sullo scorrere del tempo. Campegiani sottolinea: “I Totem ruotanti non sono solo sculture: sono metafore dell’unità dei popoli, del dialogo necessario tra culture e della ciclicità della vita. Ciascun Totem, pur simile agli altri, ha un colore diverso, e insieme formano un coro di voci armoniche. Mayol ci mostra che la diversità non è conflitto ma ricchezza”. Anche le incisioni, come Cronostasi-Il tempo dei miti e L’albero degli specchi, rivelano il rapporto tra mito, introspezione e memoria collettiva. Campegiani evidenzia come gli specchi, ricorrenti nelle opere, siano simboli di consapevolezza: “Guardando se stessi riflessi nelle figure di Mayol, lo spettatore è chiamato a confrontarsi con il proprio tempo interiore, con le scelte e le responsabilità morali. Non c’è estetica fine a sé stessa, ma un progetto etico, in cui la bellezza serve da veicolo per la riflessione profonda”. Le opere recenti in vetro di Murano con bassorilievi in bronzo e i cinque trittici delle “Colombe della Pace” ampliano ulteriormente il tema centrale della mostra: il dialogo, l’armonia, la condivisione. Campegiani commenta: “Ogni oggetto, ogni incisione, ogni scultura è un tassello di un mosaico più grande, un invito a comprendere che la pace si costruisce nei dettagli, nel quotidiano. L’arte di Mayol non si limita a stimolare lo sguardo: educa l’anima e la coscienza, ricordandoci che il tempo non attende e che ogni gesto, anche piccolo, contribuisce a un mondo migliore”.

Tennis, Sinner: "Devo uscire dalla comfort zone"

Roma, 8 set. (askanews) – Dopo la sconfitta nella finale degli US Open contro Carlos Alcaraz, Jannik Sinner non si nasconde. Il numero uno azzurro guarda avanti, con la lucidità e l’onestà che lo hanno sempre contraddistinto.

“Devo uscire dalla comfort zone. Cambiare qualcosa nel mio gioco, e provarlo in partita nei tornei meno importanti: anche rischiando di perdere”, ha dichiarato Sinner. Nessuna scusa, solo l’analisi di chi sa che per continuare a crescere occorre osare.

La finale di Flushing Meadows ha avuto due protagonisti: “La finale l’ha vinta Carlitos o l’ha persa Jannik? Tutte e due. Credo tutto sommato di aver fatto una buona partita, ho cercato fino all’ultimo di stare nel match. Ma alcune cose non sono andate come volevo: se servi una prima sotto il 50%, sei sempre sotto pressione; sulla risposta ho fatto troppo poco. E qualche errore: non sono mica una macchina. Lui, al contrario, ha giocato un match molto buono. È stato pulito, ha fatto molte cose diverse che hanno cambiato la partita”.

Alcaraz, spiega Sinner, ha avuto il merito di variare continuamente il gioco: “Questa è una cosa che sa fare benissimo, è il suo stile: batte e viene a rete, attacca da lontano, fa una palla corta, usa lo slice. È veramente bravo in questo. Non diventerò mai come lui. Ma adesso tocca comunque a me cambiare il gioco, fare cose diverse: però devo provarle, abituarmi. Quando? Nei primi turni, magari non proprio degli Slam: negli altri tornei. Se è il caso, rischiare di perdere degli incontri: come fa Carlos. Però esercitarmi, e acquistare quella fiducia – ad esempio, nel servire una seconda palla più forte – che poi ti serve per giocare nei momenti importanti”.

Il punto di partenza resta comunque la solidità dal fondo: “Dal fondo mi sembra di essere abbastanza solido (sorride), colpisco forte la palla. È arrivato il momento di uscire dalla comfort zone cui mi sono abituato anche in allenamento, devo accettare di fare qualcosa di diverso: dettagli che possono fare la differenza. In questo torneo non ho mai usato il serve and volley, pochissimo le palle corte: vinci senza grandi difficoltà le altre partite, ma poi all’improvviso ti trovi di fronte uno come Carlos, senza punti deboli, e non hai soluzioni. E allora, cambiare. Ma non con l’unico obiettivo di battere Carlos, no: per diventare un giocatore migliore. Ci vorrà pazienza. Ma ci arriveremo”.

Quanto alla condizione fisica, dopo i problemi accusati nelle settimane precedenti, Sinner rassicura: “Fisicamente sto abbastanza bene. Non è quello il problema. Però, non fraintendetemi: sono molto contento della mia stagione, posso esserne orgoglioso. Due Slam vinti, altre due finali perse lottando. Sono felice, e ora voglio finire la stagione nel modo migliore possibile”.

Un messaggio chiaro: New York non è un punto di arrivo, ma una tappa di crescita. Sinner sa di dover rischiare per allargare il proprio repertorio, e con la pazienza che lo contraddistingue promette di tornare più completo e competitivo.

"Jazz Italiano per le Terre del Sisma", grande successo all’Aquila

Roma, 8 set. (askanews) – Si è conclusa l’undicesima edizione del “Jazz Italiano per le Terre del Sisma”, che dopo il Cammino Solidale che ha interessato Marche, Umbria e Lazio, ha avuto il suo epilogo sabato 6 e domenica 7 settembre all’Aquila, nella consueta due giorni di musica, laboratori e incontri all’insegna del jazz.

Un’edizione di grande successo, che consolida il rapporto tra pubblico, Città dell’Aquila e tutta la comunità del Jazz Italiano, e che ogni anno riempie le piazze e i palchi sparsi in tutto il territorio della città. Questa edizione ha visto coinvolti oltre 300 musicisti provenienti da tutta Italia, tra gruppi, cori, bande e orchestre distribuiti su 18 diverse location.

Un momento particolarmente significativo ed emozionante è stata la tradizionale commemorazione delle vittime del sisma del 2009 che, quest’anno è stata celebrata congiuntamente a quella del terremoto del Friuli (1976), in un momento di memoria condivisa. Per l’occasione, al Parco della Memoria è stata presentata una produzione originale, che ha unito coro, ensemble strumentale e direzione creativa, con musicisti provenienti dal Friuli e dall’Abruzzo.

Grande soddisfazione da parte degli organizzatori per i concerti a pagamento, che per la prima volta sono stati inseriti all’interno della programmazione. In particolare, il concerto la Grande Orchestra Avion Travel & Medit Orchestra diretta da Angelo Valori, ha visto un’ampia partecipazione di pubblico con oltre mille paganti.

Anche quest’anno – afferma Corrado Beldì, presidente dell’Associazione Jazz all’Aquila – la manifestazione ha mostrato un successo crescente, sia di pubblico, sia per la qualità delle produzioni, che hanno coinvolto in modo sempre più estensivo le realtà culturali aquilane. Questo forte tessuto di collaborazione con L’Aquila, i suoi luoghi, le persone, i suoi spiriti creativi non può che far presagire ad una grande edizione in occasione di L’Aquila, Capitale Italiana della Cultura 2026.

Il Jazz italiano per le terre del sisma è l’unica manifestazione che, dal 2015, ha portato e continua a portare nella città dell’Aquila, e nelle regioni colpite dal sisma del 2016, la più importante e numerosa rappresentanza del jazz italiano e la testimonianza reale di come la cultura e lo spettacolo dal vivo contribuiscano, in maniera determinante, alla costruzione e al consolidamento delle comunità locali.

Il tema di quest’anno “L’Aquila imprevista” ha portato il pubblico a scoprire una città capace di sorprendere, reinventarsi e trasformarsi e ispira un approccio innovativo che fonde tradizione, ricerca e sperimentazione. Seguendo questo filo conduttore il festival continua negli a reinterpretare il territorio con una prospettiva inedita, trasformando fragilità e ricordi in energia creativa e simboli di rinascita collettiva.

“Il jazz italiano per le terre del sisma” è organizzato dall’associazione Jazz all’Aquila; è promosso e sostenuto dal Ministero della cultura, il Comune dell’Aquila, è promosso da Regione Abruzzo, con il sostegno dei Main Sponsor SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori, e NUOVO IMAIE – Nuovo Istituto Mutualistico Artisti Interpreti Esecutori, il contributo di Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila, dello sponsor tecnico Montarbo AEB industriale srl e dei molti partner tecnici coinvolti; è organizzato in collaborazione con la Federazione Nazionale Il Jazz Italiano e vede la partecipazione attiva di tutte le realtà ad essa associate. L’evento, inoltre, vede collaborazioni con alcuni dei più importanti enti culturali del territorio come il MUNDA-Museo Nazionale d’Abruzzo, il Conservatorio Alfredo Casella, Museo MAXXI L’Aquila, il Centro Sperimentale di Cinematografia (sede abruzzese), i Solisti Aquilani.

Tennis, Ranking Atp: Sinner scende al numero 2, Italia con 4 Top 30

Roma, 8 set. (askanews) – Grazie alla vittoria in finale allo US Open, Carlos Alcaraz è tornato numero 1 del mondo per la prima volta dal 10 settembre 2023. Lo è stato finora per 37 settimane, spalmate in quattro diversi periodi. Lo spagnolo ha conquistato il suo sesto Slam, come Boris Becker e Stefan Edberg, ed è salito a 14 “Grandi Titoli” (categoria in cui l’ATP fa rientrare gli Slam, le Nitto ATP Finals, i Masters 1000 e i Giochi Olimpici). Ne ha vinto uno ogni 3,8 giocati: solo Djokovic (3,3) e Nadal (3,5) hanno fatto meglio. Alcaraz precede Sinner, Zverev, Djokovic che ha fatto un balzo di tre posizioni diventando quarto, Fritz, Shelton, Draper, de MInaur, Musetti e Khachanov. Per quanto riguarda l’Italia, sorride Luciano Darderi che ha vinto l’Aon Open Challenger – Memorial Giorgio Messina, il Challenger 125 di Genova che già si era aggiudicato nel 2022. In finale ha sconfitto Andrea Pellegrino che grazie a questo risultato ha guadagnato 16 posizioni e raggiunto il suo nuovo best ranking: è numero 126 del mondo questa settimana. Continua a salire in classifica anche Federico Cinà, sempre più vicino all’ingresso in Top 200: questa settimana è n. 204, suo nuovo best ranking.

Tra i primi 20 italiani nel ranking ATP, chi ha guadagnato più posizioni è Giulio Zeppieri, che ne ha scalate 89 fino alla numero 171 grazie al titolo vinto al Challenger di Shanghai, il terzo per lui nel circuito dopo Barletta nell’agosto del 2021 e Cherbourg nel febbraio 2023 su Titouan Droguet (75 76). In classifica mondiale Zeppieri fa un salto di 89 posizioni portandosi al numero 171 del mondo. Il suo best ranking è numero 110 del mondo.

Delpero: giuria "divisa", io sostenitrice di The Voice of Hind Rajab

Este (Padova), 8 set. (askanews) – “Com’è andata a Venezia? Non immaginavo che sarei arrivata qui con questo peso… è stata un’esperienza bellissima, ma proprio tosta, un’edizione complessa, perché viviamo in un mondo complesso e il cinema spesso riflette la realtà. È stata una giuria bellissima ma anche con opinioni diverse. Ovviamente non posso raccontare posizioni di giurati, perché non sarebbe corretto nei loro confronti. Quello che sento di dire così a caldo… E mi viene da dirlo, perché serva anche per il futuro. Effettivamente, io sono stata una massima e accalorata sostenitrice di The Voice of Hind Rajab, perché penso che sia un film davvero importante in questo momento, che si sposino o no le scelte linguistiche che si fa, parlo di etica del linguaggio cinematografico”: lo ha affermato domenica sera la regista Maura Delpero, ospite d’onore della XXIV edizione dell’Euganea Film Festival ai giardini di Este (Pd), il giorno dopo che è terminata l’82esima Mostra del cinema di Venezia, di cui è stata componente di giuria.

“È un momento talmente fragile e quel film è un appello talmente urgente da ascoltare e spero davvero che sia distribuito e premiato”, ha aggiunto la regista di “Vermiglio” che sabato sera ha consegnato il Leone d’argento alla collega tunisina Kaouther Ben Hania.

L’Euganea Film Festival – organizzato dall’associazione Euganea Movie Movement con la direzione artistica del cineasta Giovanni Benini – è in programma dal 4 al 14 settembre 2025 e propone oltre 40 eventi nei luoghi più suggestivi dell’area compresa nel Parco Regionale dei Colli Euganei. A Maura Delpero è dedicato un focus in questa edizione.

M.O., Gerusalemme: uomini armati su un bus aprono il fuoco, 4 morti

Roma, 8 set. (askanews) – Almeno 6 persone sono state uccise in un attacco a Gerusalemme, dove due uomini armati sono saliti su un bus – all’altezza dell’incrocio di Ramot – e hanno aperto il fuoco sui passeggeri.  ci sono anche feriti. Le autorità hanno detto che “due terroristi sono stati neutralizzati”.

“I due terroristi” che hanno compiuto l’attentato a Gerusalemme – a bordo di un bus all’incrocio di Ramot – sono palestinesi della Cisgiordania. Lo hanno indicato le autorità di sicurezza israeliane, che hanno aggiunto che i due sono con ogni probabilità partiti da villaggi nell’area di Ramallah.  La loro identità è ancora oggetto di indagine da parte delle autorità di sicurezza dello stato ebraico. I due sono saliti su un bus armati e hanno aperto il fuoco sui passeggeri.

“Esprimo ferma condanna per l’attacco a Gerusalemme dove hanno perso la vita degli innocenti. Il terrorismo non può prevalere in nessun modo e lo combatteremo senza alcuna incertezza. Tutta la mia vicinanza ai familiari delle vittime coinvolte. Basta violenza, basta guerra”. Lo scrive su X il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. “La priorità rimane quella di un immediato cessate il fuoco, di una rapida soluzione politica che porti a ‘due popoli-due Stati’ per dare pace e stabilità al Medio Oriente”, sottolinea Tajani. Anche il ministro degli Esteri tedesco ha denunciato l’attentato a Gerusalemme Est che ha provocato almeno cinque morti. “Sono profondamente scioccato dal vile attacco terroristico a Gerusalemme. I miei pensieri sono rivolti ai parenti delle vittime”, ha scritto il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul.

Intanto, fa sapere una nota dell’Idf, le forze israeliane stanno “isolando” diversi villaggi alla periferia di Ramallah (in Cisgiordania, occupata da Israele dal 1967) “per combattere il terrorismo e rafforzare gli sforzi difensivi”. Mentre Hamas ha fatto sapere che “noi affermiamo che questa operazione è una risposta naturale ai crimini dell’occupazione e al genocidio che porta avanti contro il nostro popolo”.

Intanto i legali di Benjamin Netanyahu hanno comunicato al tribunale distrettuale di Gerusalemme che il primo ministro israeliano non potrà presenziare all’udienza programmata per oggi per la sua testimonianza nel processo penale, a causa dell’attacco terroristico avvenuto a Gerusalemme questa mattina. Il suo avvocato, Noa Milstein, ha dichiarato alla corte che “diversi gravi incidenti di sicurezza in diverse scene con vittime” hanno costretto Netanyahu a  “partecipare a una serie di consultazioni, aggiornamenti sulla sicurezza e a prendere decisioni urgenti”. Milstein ha comunicato alla corte che il premier “non potrà presentarsi per la sua testimonianza programmata in tribunale”. Ha aggiunto che, se la corte acconsente, alle 14 potrà essere fornito un aggiornamento sulla possibilità che Netanyahu possa testimoniare tra le 16 e le 19. La testimonianza di Netanyahu, la prima udienza dopo la pausa estiva dei tribunali, era prevista per le 12 a porte chiuse. Netanyahu sta tenendo una “valutazione della situazione” con i responsabili della sicurezza dello stato ebraico, in seguito all’attacco terroristico avvenuto questa mattina all’incrocio di Ramot a Gerusalemme.

M.O., Gerusalemme: uomini armati su un bus aprono il fuoco, 4 morti

Roma, 8 set. (askanews) – Quattro persone sono state uccise in un attacco a Gerusalemme, dove due uomini armati sono saliti su un bus – all’altezza dell’incrocio di Ramot – e hanno aperto il fuoco sui passeggeri. Lo hanno riferito i primi soccorritori. Magen David Adom, il servizio nazionale di Primo soccorso dello stato di Israele, aveva inizialmente riferito che cinque persone, in gravi condizioni, erano state trasportate negli ospedali della città.

Ci sono diverse altre persone ferite in modo lieve, che saranno presto trasferite in ospedale, ha aggiunto il servizio.

Le autorità hanno riferito che “due terroristi sono stati neutralizzati”, ma non è ancora chiaro se siano morti.

Alfabetizzazione, Mattarella: in troppe aree del pianeta è un diritto negato

Roma, 8 set. (askanews) – “In troppe aree del pianeta, l’istruzione rimane un diritto negato, nonostante il suo formale riconoscimento, e anche nelle stesse società più avanzate resistono forme di esclusione dall’accesso alla lettura, alla scrittura, al far di conto. Analfabetismo è spesso sinonimo di povertà”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in una dichiarazione in occasione della Giornata Internazionale dell’Alfabetizzazione, istituita quasi sessanta anni fa dall’Unesco.

“Con la Repubblica, in Italia, l’analfabetismo tradizionale è stato in gran parte superato, in aderenza al dettato della nostra Costituzione. Continua però a preoccupare l’elevata incidenza dell’analfabetismo funzionale, che coinvolge un terzo della popolazione adulta: persone che hanno imparato a leggere e scrivere, e tuttavia non riescono a usare le informazioni in modo efficace nella vita di tutti i giorni, nel lavoro, nella società. E allarma la presenza di fasce di analfabetismo tra la popolazione immigrata. A questo si aggiungono le sfide rappresentate dalla digitalizzazione, che spostano la fruizione di contenuti e la stessa pratica dei diritti su nuove piattaforme, con il rischio di nuove disuguaglianze ed esclusioni”, aggiunge.

“Il tema scelto quest’anno per la Giornata è, opportunamente, ‘Promuovere l’alfabetizzazione nell’era digitale’ e ci invita a rivedere il significato stesso di alfabetizzazione. Un cammino che, ormai, non abbraccia solo le competenze linguistiche, ma anche quelle digitali, indispensabili per affrontare le grandi trasformazioni in atto. Si tratta di una condizione essenziale per esercitare i propri diritti e per consentire lo sviluppo di un pensiero critico e autonomo contribuendo, consapevolmente, alla costruzione di una società più equa, aperta e solidale”, conclude il capo dello Stato.

M.O., la Global Sumud Flotilla è arrivata a Tunisi

Roma, 8 set. (askanews) – La Global Sumud Flotilla è arrivata a Tunisi, al porto turistico di Sidi Bou Said. Proveniente dalla Spagna, ripartirà dal porto nordafricano mercoledì 10 settembre alla volta di Gaza, nell’ambito di un’operazione umanitaria internazionale volta a fornire acqua potabile, cibo e medicine alla popolazione palestinese.

I militanti, dei quali fa parte anche Greta Thunberg, sono stati accolti da migliaia di simpatizzanti e sostenitori, molti dei quali sventolavano bandiere palestinesi.

Orban: Putin ha vinto la guerra, l’Ucraina sarà divisa in tre parti

Roma, 8 set. (askanews) – “La guerra l’ha vinta Putin, l’Ucraina verrà divisa in tre parti”, questo è quanto ha affermato ieri il primo ministro ungherese Viktor Orban, nel corso di un forum del proprio partito politico Fidesz in cui si è dilungato in merito alle principali tematiche dell’agone internazionale.

Come viene riportato dal quotidiano ungherese Magyar Nemzet, Orban ha rappresentato ai propri militanti che “il destino dell’Ucraina sembra segnato, la divisione del Paese è già iniziata. Una zona russa esiste già, il dibattito oggi verte solo su quanti paesi dovrebbe includere”, ha affermato il leader ungherese. Secondo Orbßn, l’Ucraina verrà divisa in tre parti, dunque: una zona russa, un’area demilitarizzata e una zona occidentale.

Per quanto concerne l’Unione europea, il politico ungherese non ha lesinato critiche alle scelte di Bruxelles, sottolineando che “questo sarà l’ultimo bilancio dell’Unione se non ci saranno cambiamenti radicali”.

In Francia oggi voto di fiducia per Bayrou: il destino del premier è segnato

Roma, 8 set. (askanews) – Il parlamento francese, in stallo da un anno e più profondamente diviso di quanto non lo sia stato negli ultimi decenni, sembra pronto oggi a destituire un altro primo ministro.

Ma l’acuto senso di timore che circonda quest’ultimo voto di fiducia all’interno dell’Assemblea Nazionale di Parigi è controbilanciato da uno sconfortante consenso sul fatto che il quasi inevitabile allontanamento del 74enne Francois Bayrou, dopo nove mesi di mandato giudicati inefficaci, non servirà a rompere la situazione di stallo politico in Francia.

“È un disastro. La situazione è completamente bloccata”, ha dichiarato uno dei veterani tra i commentatori politici, Bruno Cautres. Altri sono stati ancora più duri nella loro analisi. Marine Le Pen, leader del partito di estrema destra RN (Rassemblement National), ha accusato Bayrou di aver commesso un “suicidio politico”.

Il primo ministro, a caccia del consenso, ha dato personalmente il via al voto di fiducia a sorpresa di oggi, cercando, come ha spiegato, di “scioccare” i politici e convincerli a trovare un accordo su un modo per affrontare l’imminente crisi del debito del Paese. Descrivendo il crescente debito pubblico francese come “un periodo terribilmente pericoloso… un momento di esitazione e agitazione”, Bayrou ha avvertito che ci sarebbe stato un “alto rischio di disordini e caos” se il Parlamento non avesse sostenuto il suo bilancio di austerità, il cui obiettivo era tagliare la spesa pubblica di 44 miliardi di euro.

Bayrou sostiene che i giovani saranno gravati da anni di pagamenti del debito “per il bene dei baby boomer”, se la Francia non riuscirà a far fronte a un debito pubblico pari al 114 per cento della sua produzione economica annuale.

Ma la scommessa di Bayrou – definita a turno come un gesto kamikaze, un’inutile profezia alla Cassandra e un tentativo di porre fine alla sua carriera politica con un eroico atto di sacrificio – sembra quasi certamente destinata a fallire.

Nonostante alcune frenetiche discussioni dell’ultimo minuto, sembra a tutti chiaro che Bayrou semplicemente non abbia i voti necessari su cui contare. Al centro di questa “crisi” – un termine che sembra aver dominato per un anno intero i titoli dei giornali francesi – c’è la decisione ampiamente criticata del presidente Emmanuel Macron, nel giugno 2024, di indire elezioni parlamentari anticipate per “chiarire” l’equilibrio di potere in Assemblea nazionale.

Il risultato è stato l’esatto opposto della chiarezza. Gli elettori francesi, sempre più insoddisfatti del loro giovane presidente, si sono polarizzati verso gli estremi, lasciando il presidente in difficoltà con un governo centrista di minoranza indebolito e un parlamento così diviso che oggi molti parlamentari rivali non riescono nemmeno a stringersi la mano.

Società secolarizzata e cattolici divisi: cos’è il centrismo, vocazione o condanna?

Leggo spesso Marco Follini. Un colto democristiano doc, ma con lo sguardo rivolto al futuro. Non indulge in nostalgie per una nuova Dc o per un partito di centro cattolico, naufragato e frammentato in partitini personali, con simboli perfino tenuti sotto chiave.

E tuttavia mi ha incuriosito la sua attenzione per un nuovo centro politico, che egli descrive senza aggettivi e “senza bandiere”. Un centro collocato solo nell’orizzontalità geometrica, senza approfondirne i dettagli sociologici, politici e soprattutto culturali. In un suo recente articolo sulla Voce del Popolo, ripreso da questo giornale, Follini si interroga sul “destino politico dei cattolici”. Non nasconde il bisogno di un centro politico indefinito, che comprenda anche i cattolici italiani e che sia alternativo agli sbilanciamenti bipolari che viviamo: da un lato la standing ovation riminese alla Meloni e al suo FdI, dall’altro un Pd in mano alla Schlein, con il seguito di cattolici post Margherita assenti dal dibattito pubblico.

Secondo Follini, tanto gli applausi di Cl quanto, per converso, il silenzio dei cattolici “sotto scacco” della Schlein, nascondono la loro reciproca marginalità.

La questione della marginalità

Sulla marginalità, Follini non ha tutti i torti. Con un dubbio, però: chi sono oggi i cattolici italiani, e come li si pesa e valuta? Sono solo quelli che dichiarano nei sondaggi di andare a messa? O anche quelli che ignorano del tutto la Dottrina sociale della Chiesa?

Ed é proprio da questa “reciproca marginalità” che nasce il bisogno di un nuovo centro, definito tempo fa da Angelo Panebianco come spazio politico “da cui dipende la stabilità di ogni democrazia” e che egli stesso ha interrogato sul “perché si è svuotato?”.

D’altronde Norberto Bobbio, pur riconoscendo l’importanza del centrismo democristiano nel secondo dopoguerra, dialogando a distanza con Augusto Del Noce ha lasciato che Lorella Cedroni titolasse un volumetto con la domanda Centrismo, vocazione o condanna? (Libri di Reset, editore Marsilio, 2009). A significare che il centro politico non è solo una probabile “vocazione” dell’elettorato italiano, ma può anche diventare una sua “condanna”.

Tra frammentazione e unità

Le mie opinioni le ho già espresse più volte sul Domani d’Italia. Non ho molta fiducia nella frammentazione dei partiti, specie se personalizzati. Per il futuro, ho tradotto in politica due metafore di papa Francesco: quella della “stessa barca” (omelia del 27 marzo 2020) e quella della solidarietà universale, sicuramente utopica, della Fratelli tutti. Bisogna essere il più possibile vicini e uniti, remare insieme per affrontare le sfide epocali senza frantumarsi in pezzetti irrilevanti. Il pluralismo è altra cosa dalla mera ripetizione o dalla fotocopia.

Pur tifando per un sano bipolarismo che eviti un insignificante spezzettamento, non ho mai avuto pregiudizi su un altrettanto sano centrismo, socialmente e culturalmente rappresentativo. Ma pur rispettando la serietà di Follini, c’è un aspetto che non capisco bene: quale marginalità hanno quei cattolici ciellini che hanno votato Meloni e a Rimin l’hanno applaudita?

Si tratta di cattolici di destra e clerico-conservatori, come li definì Sturzo all’inizio del Novecento, ben visibili sin dagli anni ’50 in Cl, con don Giussani, Roberto Formigoni e il “Movimento Popolare”: contro il divorzio, contro ogni sentore di sinistra. Poi confluiti nel tifo per Berlusconi, quindi negli applausi a Salvini col rosario in mano, e oggi in quelli per la Meloni. Diversa è la condizione, purtroppo vera, dei cattolici confusi nel Pd: cattolici di sinistra, oggi in profondo silenzio.

Ripensare il centro nella società secolarizzata

A partire dalle più realistiche definizioni degli spazi politici di destra e sinistra dei nostri tempi, a cui auguro di abbandonare quelle consegnateci dalla storia e di conseguenza delle nuove definizioni di quel centro senza più senso religioso, ceti medi e della borghesia, equidistante da entrambi, o mediatore di istanze polarizzate e, si dice, radicalmente alternative.

Colpisce che nel Dizionario di politica (Utet) curato da Bobbio, Matteucci e Pasquino, non ci sia una voce dedicata al “Centro politico”: vi si rinvia solo allo “Spazio politico”, inteso come area geometrica di conflitto e competizione elettorale, più che come dimensione ideale, culturale e politica. Analoga assenza nel Dizionario delle idee politiche (Ave), diretto da Berti e Campanini, che tratta solo di “centrismo” in chiave storica, rimandando alla Dc.

Ecco perché, quando sento evocare il centro politico cattolico come unico spazio possibile per il cattolicesimo politico, prendo le distanze. Preferisco rimanere ancorato alla “società concreta” che abbiamo di fronte, come raccomandava don Luigi Sturzo. Una società totalmente secolarizzata, con matrimoni religiosi e cresime in calo, chiese e seminari vuoti, associazionismo cattolico ridotto ai minimi termini, religiosità intimistica o partecipata da remoto.

Oggi, secondo un’indagine della rivista “Il Regno”, il 46% dei cattolici praticanti che vanno a votare sceglie FdI, FI o Lega. Ciò pone la domanda cruciale: siamo sicuri che manchi un centro politico solo perché si invoca un’offerta specifica, quando non sappiamo nemmeno se esista una domanda reale? E siamo certi che un sistema proporzionale riduca l’astensionismo, o che un centro politico cattolico possa davvero rappresentare i cattolici italiani del nostro tempo?

Partiti senza democrazia, democrazia senza partiti: la catena della politica s’è rotta

La vecchia e straordinaria riflessione di Carlo Donat-Cattin pronunciata a metà degli anni ‘80 quando conduceva la battaglia politica nel suo partito, la Dc, da una posizione di minoranza, resta sempre attuale e moderna. E cioè, “se vuoi capire cosa pensa realmente un partito delle riforme istituzionali è appena sufficiente verificare come quel partito pratica la democrazia al suo interno”.

 

La lezione di Donat-Cattin

Certo, il leader della sinistra sociale della Dc si riferiva anche e soprattutto alla necessità di non mortificare o umiliare il ruolo della minoranza all’interno di un partito democratico e collegiale. Ma, come ovvio, la democrazia all’interno di un partito significa rispetto delle minoranze e, al contempo, anche selezione democratica delle sue classi dirigenti. Locale o nazionale non fa differenza alcuna.

Le contraddizioni di oggi

Ed è proprio sotto questo versante che noi oggi possiamo verificare le macroscopiche contraddizioni tra chi quotidianamente predica ed esalta la democrazia e i valori democratici e costituzionali e poi, privatamente, si fanno e si celebrano congressi attraverso la procedura della nomina dall’alto e non attraverso la selezione democratica dal basso. È quello che, per dirlo con chiarezza e senza infingimenti, sta avvenendo concretamente nel Pd della Campania e nelle varie città dove si celebrano i congressi del partito in quella regione. Perchè, di là e al di fuori della propaganda e delle polemiche, questa è la triste realtà che emerge dal dibattito interno del partito della Schlein. Nomine dall’alto, democrazia sospesa, dibattito sacrificato sull’altare degli accordi a tavolino e, dulcis in fundo, la cooptazione dall’alto che precede la selezione democratica dal basso. Ovvero, la perfetta negazione dei principi democratici che dovrebbero presiedere e caratterizzare sempre la vita dei partiti, come del resto prevede anche la nostra Costituzione.

Partiti e istituzioni

Ora, anche se i partiti di un tempo sono definitivamente ed irreversibilmente archiviati – cioè i partiti popolari, di massa, interclassisti e autenticamente e schiettamente democratici – è indubbio che se la selezione della classe dirigente all’interno dei partiti avviene a prescindere da ogni regola democratica, è abbastanza evidente, nonchè anche coerente, che la stessa selezione della classe dirigente nelle varie istituzioni possa altrettanto avvenire senza una legittimazione democratica. Cioè attraverso la nomina dall’alto.

Democrazia nei partiti, democrazia del Paese

Per queste ragioni, semplici ma essenziali, la questione della “democrazia dei partiti” e, soprattutto, della “democrazia nei partiti” non è una variabile indipendente ai fini della qualità della nostra democrazia e della stessa credibilità delle nostre istituzioni democratiche. Perchè il futuro della democrazia nel nostro paese, al di là delle quotidiane, e un po’ grottesche se non addirittura ridicole, denunce sul rischio di scivolare in un “regime illiberale, dispotico ed autoritario”, si gioca innanzitutto nella concreta capacità di salvaguardare il ruolo democratico, collegiale e liberale dei partiti politici. Quando questi “strumenti democratici per eccellenza”, per dirla con la migliore tradizione democratico cristiana, scivolano in grigi e banali cartelli elettorali o nelle mani di una sola persona o in ristrette e ben circoscritte oligarchie, il vero rischio è che, come diceva appunto molti anni fa Donat-Cattin, a pagarne le conseguenze siano anche e soprattutto le istituzioni democratiche. Ed è quello che non ci possiamo permettere. Ieri come oggi.

New York, Cuomo contro Mamdani: il fronte progressista si divide

Nel panorama frammentato della corsa alla poltrona di sindaco di New York, il centrista Andrew Cuomo emerge come il principale sfidante in grado di contenere la spinta del socialista Zohran Mamdani. Nonostante la vittoria di Mamdani nella primaria democratica (56,4 % contro 43,6 %), l’ex governatore è tornato in campo come candidato indipendente, lanciando la sua corsa sotto il nuovo simbolo “Fight and Deliver”.

 

Una candidatura pragmatica

Cuomo si propone come il moderato con esperienza di governo, essendo stato a lungo governatore dello Stato di New York. La sua campagna è focalizzata su temi concreti: sicurezza pubblica, salari dignitosi, creazione di 500.000 nuove abitazioni e alleggerimenti fiscali. Dopo l’insuccesso alle primarie, ha dichiarato di essere “in it to win it” [“qui per vincere”] e di “hit the streets” [“calcare le strade”] ogni giorno per riconquistare la fiducia dei cittadini.

Con una mossa audace, Cuomo ha sfidato Mamdani a un ciclo di cinque dibattiti, uno per ciascun borough – i distretti in cui è divisa la metropoli -, per mettere in luce le divergenze programmatiche. Secondo lui, Mamdani “non dà risposte dirette” e cambia idea “su tutto”: una critica chiara alle incoerenze percepite nella sua campagna elettorale.

L’ex governatore non nasconde le sue ambizioni di successo. Pur dichiarando che si ritirerebbe se a metà settembre non risultasse in vantaggio nei sondaggi, per adesso tiene la rotta. Inoltre ha preso le distanze da qualsiasi coordinamento con Trump, parlando a riguardo di speculazioni e soprattutto rifiutando esplicitamente l’appoggio del Presidente.

Difesa dellalternativa moderata

Con una strategia chiara, Cuomo vuole incarnare l’alternativa responsabile a Mamdani, già richiesta e sostenuta da esponenti moderati del campo democratico, puntando a un governo della Grande Mela efficiente ed inclusivo. Si contrappone dunque alla seduzione del linguaggio populista di sinistra con un messaggio pragmatico e razionale, convinto di poter conciliare crescita economica e coesione sociale.

La strada è tutta in salita: i sondaggi danno il giovane Mamdani nettamente avanti, con un margine che mette in ombra tutti gli altri contendenti. Benché abbia l’appoggio di tutto l’establishment moderato del partito, Cuomo non sembra in grado di sfondare. Dunque, ogni giorno che passa si fa più concreta l’ipotesi di un socialista alla guida della grande metropoli americana. Uno schiaffo insopportabile prt Trump.

Gaza, nella proposta Usa per il cessate-il-fuoco la garanzia che Israele non riprenderà i combattimenti

Roma, 8 set. (askanews) – La nuova proposta americana ad Hamas per un accordo di cessate-il-fuoco a Gaza che includa gli ostaggi prevede “garanzie altamente significative” che Israele non riprenderà i combattimenti finché saranno in corso i colloqui per la fine del conflitto. Lo riporta Ynet, citando fonti a conoscenza dei dettagli dei negoziati.

Secondo le fonti, le Idf (Forze di Difesa israeliane) non manterranno le attuali posizioni se la proposta entrerà in vigore ed è probabile un “riassetto” durante il cessate il fuoco.

La proposta – che Israele sta “seriamente prendendo in considerazione”, come dichiarato ieri da una fonte vicina al primo ministro Benjamin Netanyahu – prevederebbe che il movimento integralista islamico palestinese rilasci tutti i 48 ostaggi, vivi e morti, il primo giorno, mentre lo stato ebraico rilascerebbe centinaia di detenuti palestinesi condannati per terrorismo e migliaia di altri prigionieri.

Inoltre, secondo il quotidiano, le Idf annullerebbero la conquista di Gaza City e resterebbero fuori dalla città. Le due parti avvierebbero colloqui sulla fine del conflitto sotto la supervisione personale del presidente degli Stati Uniti  Donald Trump e il cessate-il-fuoco proseguirebbe fino alla fine dei negoziati.

Onu oggi irrilevante, domani forse sotto la leadership della Cina

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che si aprirà domani a New York si preannuncia incandescente. La questione del riconoscimento dello Stato di Palestina vi terrà banco e occuperà le cronache per tutto il mese. Il confronto su quel tema alimenterà altresì il dibattito su cosa debba essere l’Onu in questo XXI° secolo, a 80 anni dalla sua nascita, un anniversario che verrà celebrato adeguatamente ma che rivela, al tempo medesimo, tutta la sua attuale debolezza, per non dire inconsistenza.

Dalle origini al diritto di veto

Sorta alla fine della Seconda Guerra Mondiale, l’Organizzazione, fortemente voluta dal Presidente americano Franklin D. Roosevelt, riprendeva lo slancio idealistico della precedente e non fortunata Società delle Nazioni ideata un quarto di secolo prima dal suo predecessore Woodrow Wilson ma cercava di fondarla su una base internazionalista più solida. Tale solidità sarebbe stata garantita da un club di potenze che attraverso lo strumento del “diritto di veto” ne avrebbero guidato il percorso: massimo impegno nel campo della cooperazione e del diritto internazionale, costituzione di apposite agenzie dedite allo scopo ma limitazione politica a eventuali tentativi di aggiramento dei suoi scopi fondativi se non condivisi da tutti e pertanto inibibili tramite, appunto, il veto.

Un potere del quale potevano (e possono tuttora) disporre le cinque nazioni uscite vincitrici dal conflitto mondiale: Stati Uniti, Unione Sovietica oggi Russia, Francia, Gran Bretagna, Cina, costituenti il Consiglio di Sicurezza in modo permanente.

Le promesse mancate

Come inevitabilmente accade con uno strumento quale il diritto di veto esso fin da subito funzionò “in negativo”, utile per bloccare ogni possibile risoluzione non condivisa anche da un solo membro del Club e invece inadatto, allo stato dei fatti, ad imprimere una qualsiasi svolta “in positivo” nella direzione di quello che doveva essere il suo obiettivo primario, ovverosia la prevenzione delle guerre e il progredire planetario dei diritti umani.

Fin da subito il mondo si divise secondo la logica sottoscritta a Yalta e la susseguente Guerra Fredda fra Est e Ovest non aiutò di certo lo sviluppo delle lodevoli ambizioni indicate dalla Carta delle Nazioni Unite, firmata il 26 giugno 1945, né della stessa Dichiarazione Universale dei Diritti Umani approvata dall’Assemblea Generale il 10 dicembre 1948 ma non resa vincolante per gli Stati membri (a precoce testimonianza di un impianto teorico generale che poi non funzionò, o funzionò poco, nella pratica).

Non solo. Veniva di fatto dimenticato, o comunque emarginato, il Sud del mondo, ai tempi come relegato in una serie inferiore, poi identificata dalla pubblicistica politica con la vagamente razzistica locuzione “Paesi in via di sviluppo”.

La decolonizzazione e i limiti delle missioni di pace

Ma negli anni sessanta la decolonizzazione europea fece sorgere o rinascere nuovi Stati in Africa e in Asia, e la loro adesione all’Onu cominciò a modificarne significativamente la composizione assembleare. Inoltre, la frequenza con la quale si accendevano guerre e conflitti in varie parti del globo disattendeva la missione pacifista dell’Organizzazione, indebolendola.

Le “missioni di pace”, di interposizione fra i nemici, attuate dai Caschi Blu si moltiplicarono nel tempo, certificando però il fallimento di fatto dello spirito universalistico e dell’afflato umanista delle Nazioni Unite. Che non riescono, ancora oggi, a impedire guerre, scontri, massacri, carestie indotte: un elenco di insuccessi che ne hanno lentamente ma costantemente eroso capacità, potenzialità, autorità. Sino ad una quasi sostanziale irrilevanza.

Gli Stati Uniti in ritirata, la Cina alla finestra

In qualche modo auspicata e favorita dagli Stati Uniti, che ne furono il motore propulsivo iniziale e che invece già con la presidenza Bush jr. e poi in maniera accentuata con la prima di Trump per non dire ora con la seconda ne hanno limitata l’operatività attraverso una sistematica riduzione dei fondi ad esse dedicati.

Lasciando però, così facendo, uno spazio di manovra assai ampio alla Cina, che punta ad ampliare – con iniziative quali BRICS e SCO – la propria sfera di influenza planetaria e dunque la propria base di alleanze nell’Assemblea Generale del Palazzo di Vetro.

Lo si vedrà in queste settimane e l’opportunità le verrà fornita dal dibattito sulla Palestina, nel quale gli USA rischiano di trovarsi isolati nella difesa delle posizioni di Israele, a sua volta in procinto d’essere emarginato da gran parte della comunità internazionale: risultato disastroso di una politica disastrosa oltre che criminale attuata dal suo attuale governo guidato da fanatici.

Una vicenda, quella di Gaza, che divide l’Occidente dimostrandone agli occhi del resto del mondo la sua vulnerabilità attuale (e ancor più quella prospettica).

Una nuova fase?

E così potrebbe aprirsi (l’occasione sarà la scelta del successore dell’ineffabile Antonio Guterres, segretario generale in scadenza il prossimo anno) una nuova fase nella storia dell’Organizzazione, nella quale sarà la Cina a provarne il rilancio a fronte del ritiro progressivo degli Stati Uniti. Ma alla sua maniera, che privilegia gli aspetti commerciali e nega quelli legati ai diritti umani, che antepone gli interessi degli stati sovrani a quelli universali. Un modello esattamente agli antipodi di quello che aveva ispirato la nascita dell’Onu.

Trump è sicuro: "molto presto" l’accordo sul cessate-il-fuoco a Gaza

Roma, 8 set. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha sottolineato che un accordo di cessate-il-fuoco a Gaza sarà raggiunto “molto presto”, ribadendo una convinzione già ripetuta molte volte negli ultimi mesi.

“Penso che avremo un accordo su Gaza molto presto”, ha dichiarato Trump ai giornalisti al rientro a Washington da New York, senza fornire dettagli. “È un problema infernale”, ha aggiunto, “È un problema che vogliamo risolvere per il Medio Oriente, per Israele, per tutti. È un problema che risolveremo”.

Trump ha ricordato che Hamas sta tenendo degli ostaggi, “potrebbero essere poco meno di 20 perché tendono a morire, anche se sono in maggior parte giovani, tendono a morire”. Dei 48 ostaggi ancora detenuti a Gaza, le autorità israeliane ne hanno dichiarati deceduti 26, affermando di ritenere che 20 siano vivi e che la sorte di altri due ostaggi sia incerta. Nelle ultime settimane Trump ha affermato che meno di 20 ostaggi sono ancora vivi, allarmando le loro famiglie. Le autorità dello stato ebraico hanno affermato che la loro valutazione è rimasta invariata. “Abbiamo, diciamo, 20 persone e 38 corpi”, ha aggiunto Trump rivolgendosi ai giornalisti, facendo però confusione sul conteggio ufficiale dei corpi da parte di Israele, che è di 26.

Il presidente degli Stati Uniti ha affermato di credere che tutti gli ostaggi saranno restituiti, vivi o morti: “Penso che li avremo tutti”.

Trump commenta l’attacco russo a Kiev: "Non sono contento"

Roma, 8 set. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di “non essere contento”, commentando il più grande attacco aereo russo mai effettuato contro l’Ucraina, che ieri ha ucciso quattro persone e incendiato uffici governativi a Kiev.

“Non sono contento. Non sono contento di tutta la situazione”, ha insistito Trump rivolgendosi ai giornalisti quando gli è stato chiesto dell’attacco di ieri mattina, aggiungendo: “Non sono contento di quello che sta succedendo lì”.

Tennis, Alcaraz trionfa a New York: è il nuovo numero 1 del mondo

Roma, 8 set. (askanews) – Tutto ha un inizio e tutto ha una fine. Dopo 65 settimane di regno ininterrotto in cima alla classifica ATP, Jannik Sinner deve cedere lo scettro a Carlos Alcaraz. Il murciano, 22 anni, ha conquistato il secondo titolo agli US Open superando l’azzurro in finale con il punteggio di 6-2 3-6 6-1 6-4, chiudendo così un’edizione del torneo segnata dal suo dominio quasi totale. Per Alcaraz si tratta del secondo Slam stagionale, dopo il Roland Garros, e del sesto in carriera (4 quelli vinti da Sinner). Una vittoria che vale doppio: il trofeo e il sorpasso in classifica sull’amico-rivale Sinner, che si ferma a quota 65 settimane consecutive da numero 1 al mondo.

La partita è stata un dominio dello spagnolo. Il match si è aperto con Alcaraz subito aggressivo, capace di imporre un ritmo martellante al servizio e in risposta. Sinner, al contrario, ha faticato nei turni di battuta, concedendo troppo e trovandosi sotto di un set in poco più di mezz’ora. Nel secondo parziale l’altoatesino ha reagito con orgoglio: più incisivo da fondo e più lucido nelle scelte tattiche, è riuscito a strappare un set al rivale, l’unico che Alcaraz ha perso in tutto il torneo. Ma la rimonta si è fermata lì. Nel terzo set lo spagnolo ha mostrato una versione esplosiva, praticamente perfetta: sul 5-0 il destino della finale era già scritto. Il quarto set ha confermato la sua superiorità, chiudendo la contesa tra gli applausi di un Arthur Ashe gremito.

“È incredibile quello che Jannik ha fatto quest’anno. Ha sempre mantenuto un livello altissimo, ormai vedo più lui che la mia famiglia. È bello condividere il campo e lo spogliatoio con lui. Congratulazioni per tutto quello che sta facendo. Io sono fortunato ad avere un grande team e una famiglia che lavora duro per farmi migliorare non solo come tennista, ma anche come persona”, ha detto il nuovo numero 1 del mondo. Sinner, con sportività, ha riconosciuto la superiorità dell’avversario: “Oggi Carlos ha giocato meglio di me, io ho dato il massimo e più di così non potevo fare. Congratulazioni a lui e al suo team. È stata una stagione incredibile, sono felice di condividerla con la mia squadra, la mia famiglia e i miei amici”, ha dichiarato l’azzurro, che in questo 2025 aveva già trionfato agli Australian Open e a Wimbledon.

Il successo di Alcaraz porta il bilancio dei confronti diretti a 10-5 per lo spagnolo, che guida anche il conteggio degli Slam (6-4). Negli ultimi due anni i due si sono spartiti i grandi palcoscenici, rendendo ogni torneo del Grande Slam quasi un affare privato. La finale di New York ha confermato quanto profondo e spettacolare sia questo dualismo, capace di riportare il tennis a livelli di entusiasmo paragonabili all’epoca dei Fab Four. L’appuntamento è già fissato: a gennaio a Melbourne, dove Alcaraz e Sinner torneranno a sfidarsi per scrivere un altro capitolo di una rivalità che sembra destinata a fare la storia.

Trump, prima di vedere Sinner-Alcaraz, annuncia nuove sanzioni a Russia

Milano, 7 set. (askanews) – Donald Trump prima di lasciare la Casa Bianca per New York – per assistere alla finale maschile degli US Open tra Sinner e Alcaraz all’Arthur Ashe Stadium, dove è apparso in tribuna – ha detto di essere “pronto” a nuove sanzioni alla Russia, a quella che un reporter che gli poneva la domanda ha definito “seconda fase”.

Il presidente americano, grande appassionato di competizioni sportive, ha già assistito quest’anno alla finale del campionato di football americano, al SuperBowl, e alla finale della Coppa del Mondo per club FIFA.

Mentre lasciava la Casa Bianca per assistere alla finale maschile degli US Open nel Queens, a New York, il presidente Trump ha dichiarato di essere pronto a passare alla seconda fase delle sanzioni contro la Russia ma ha anche risposto alle domande sul Segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. Quando qualcuno gli ha chiesto se stesse “minacciando di andare in guerra con Chicago”, il presidente ha risposto: “Quando dici questo, cara, sono fake news. … Ascolta, stai zitta. … Non ascolti mai. Ecco perché sei di seconda categoria. Non andremo in guerra. Ripuliremo le nostre città. Le ripuliremo in modo che non uccidano cinque persone ogni fine settimana. Questa non è guerra”.

M.O, Israele: pronti a considerare molto seriamente proposta Trump

Milano, 7 set. (askanews) – Secondo una fonte vicina al primo ministro Benjamin Netanyahu, Israele starebbe “considerando molto seriamente” la nuova proposta del presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump di liberare gli ostaggi e di cessate il fuoco. Ma “sembra che Hamas continuerà a rifiutare”, afferma la fonte.

La proposta di Trump prevede il rilascio di tutti gli ostaggi il primo giorno di tregua e, se i colloqui successivi daranno i loro frutti, la fine della guerra a Gaza, riporta Channel 12.

Hamas non ha ancora risposto. È considerato improbabile, da Israele, che il gruppo terroristico accetti un’offerta del genere.

Secondo la proposta, Hamas rilascerebbe tutti i 48 ostaggi, vivi e morti, il primo giorno, mentre Israele rilascerebbe centinaia di terroristi con le mani sporche di sangue e migliaia di altri prigionieri.

Inoltre, secondo il rapporto, le IDF annullerebbero l’imminente conquista di Gaza City e rimarrebbero fuori dalla città.

M.O., Fratoianni (Avs): "fermiamo genocidio del popolo palestinese"

Milano, 7 set. (askanews) – “Dall’Italia arriva in questi giorni una straordinaria risposta di solidarietà e di partecipazione contro la vergogna a cui assistiamo da mesi e mesi. E questa sera anche da piazza Vittorio a Roma una protesta e una risposta significativa: fermiamo il genocidio del popolo palestinese”. Lo afferma Nicola Fratoianni di Avs parlando con i cronisti a margine del corteo partito a Roma da piazza Vittorio.

Anche una delegazione M5S, composta, tra gli altri, da Riccardo Ricciardi, capogruppo M5S alla Camera, e Francesco Silvestri, capogruppo M5S in commissione Esteri, sta manifestando a Roma in sostegno della Global Sumud Flotilla. “Siamo qui per augurare buon vento alla missione umanitaria Flotilla e per batterci contro il genocidio a Gaza”. Così in una nota il gruppo M5S alla Camera.

Francia, domani voto di fiducia mentre Le Pen vuole andare alle urne

Milano, 7 set. (askanews) – François Bayrou – vittima della poco fortunata iniziativa di tagliare i giorni di festa oltralpe – afferma di “non aver fretta” di lasciare il potere. Ma la situazione potrebbe portare Parigi allo scioglimento dell’Assemblea Nazionale? La domanda sorge spontanea oggi sui media francesi, e la risposta, sebbene incerta, è nelle mani dei diversi partiti politici francesi mentre la Repubblica attende il voto di fiducia dell’8 settembre, sul quale incombe lo spettro di un altro scioglimento.

Questo “rischio”, sul quale solo Emmanuel Macron ha autorità, viene vissuto da ciascuno dei gruppi parlamentari diversamente e continua a dividere. E se lo scioglimento “non è un suo desiderio”, Macron non “si priverà, a priori, del potere costituzionale” fanno sapere fonti a lui vicine.

Ma alla vigilia del voto di fiducia che, salvo una sorpresa clamorosa, dovrebbe far cadere Bayrou, i discorsi si moltiplicano. E i leader politici stanno già pianificando il futuro. “Non si può accettare la nomina di un Primo Ministro socialista”, ha avvertito oggi Bruno Retailleau, leader dei Repubblicani, alla chiusura del congresso del partito a Port-Marly (Yvelines).

RN A FAVORE DI UN RITORNO ALLE URNE “ULTRARAPIDO”

Alla vigilia della possibile caduta del governo Bayrou in Francia, la leader del Rassemblement national, Marine Le Pen, ha chiesto con insistenza oggi domenica 7 settembre un nuovo scioglimento dell’Assemblea nazionale, affermando di essere pronta a “sacrificare ogni mandato sulla Terra” per ottenere “l’alternanza” e portare il suo partito a Matignon.

Durante il suo tradizionale ritorno politico a Hénin-Beaumont, nel Pas-de-Calais – ormai forziere di voti per il suo partito -, la leader del RN si è detta pronta a “sacrificarsi”. Una minaccia inequivocabile, per la gioia del migliaio di attivisti andati ad ascoltarla nel cortile di una scuola.

In questa campagna, il Rassemblement National sembra mantenere una linea più ferma rispetto al resto della classe politica. Dopo l’incontro con François Bayrou a Matignon, la deputata Marine Le Pen – condannata all’ineleggibilità con pena detentiva provvisoria per appropriazione indebita di fondi pubblici – ha dichiarato di volere “uno scioglimento ultrarapido”. Inevitabile, ma accadrà lunedì? Nessuno lo sa.

POSIZIONE VAGA DELLA SINISTRA

Per ora, il gruppo parlamentare di sinistra non ha preso posizione esplicita sulla questione dello scioglimento. Citando “la necessità di voltare pagina”, Jean-Luc Mélenchon leader de La France insoumise si è limitato a ribadire la volontà del partito di presentare una mozione per l’impeachment di Emmanuel Macron. Da parte sua, Stéphane Peu, presidente del gruppo parlamentare della Sinistra Democratica e Repubblicana, ha delineato su Franceinfo le probabili alternative, tra cui “le dimissioni del presidente, lo scioglimento dell’Assemblea nazionale o un referendum”, senza specificare quale soluzione sostenga maggiormente.

I SOCIALISTI SI PREPARANO

“Se dovesse verificarsi uno scioglimento, vogliamo essere pronti all’interno del Partito Socialista. Ci stiamo lavorando”, ha dichiarato Boris Vallaud a Libération. Pertanto, “data la situazione nel Paese”, il presidente del gruppo parlamentare ha affermato di non aspettarsi uno scioglimento e di non chiedere le dimissioni di Emmanuel Macron, perché queste “circostanze non consentirebbero una campagna seria e pacifica”.

IL “NO” DI MoDem, ENSEMBLE E HORIZONS

I sostenitori di Emmanuel Macron attendono con ansia l’esito del voto di fiducia di lunedì e rivolgono la loro attenzione al Partito Socialista alla ricerca di una forza di riserva all’Assemblea Nazionale. Da parte loro, i socialisti sono pronti a negoziare, ma sulla base di proposte proprie.

I gruppi alleati della maggioranza condividono la stessa posizione comune contro lo scioglimento. Un consenso confermato durante gli incontri organizzati da François Bayrou a Matignon. Inoltre per Laurent Wauquiez, presidente del gruppo parlamentare repubblicano, lo scioglimento “non è una soluzione”. E anche i rappresentanti eletti del gruppo Libertà, Indipendenti, Territori d’Oltremare (LIOT) non vogliono “aggiungere caos al caos” e rifiutano “la logica dello scioglimento”.

BAYROU TORNA SUL MOVIMENTO DEL 10 SETTEMBRE

“Saranno mobilitati tutti i mezzi per evitare che il Paese venga bloccato e che si verifichino violenze”, ha dichiarato François Bayrou a proposito del movimento del 10 settembre. “L’ultima carta rimasta al governo è quella di rendere le proteste impopolari, di instillare paura”, ha intanto denunciato la leader sindacale (CGT), Sophie Binet. Secondo lei l’esecutivo starebbe quindi cercando di rendere “impopolare” il movimento che chiede il “blocco” del Paese il 10 settembre, “spaventando” i francesi e sollevando preoccupazioni sul rischio di violenza.

(di Cristina Giuliano)

Formula1, Leclerc: "Primi giri complicati, podio impossibile"

Roma, 7 set. (askanews) – Quarto in qualifica, quarto in gara. Si chiude con un bilancio negativo il weekend di Monza per Charles Leclerc, che non è riuscito a replicare la memorabile impresa del 2024 rimanendo ai piedi del podio in occasione del Gran Premio d’Italia 2025. La Ferrari si è rivelata meno competitiva rispetto alla Red Bull di uno scatenato Max Verstappen e alle McLaren di Lando Norris e Oscar Piastri, scegliendo un set-up estremo per privilegiare la velocità sui rettilinei ma pagando dazio a serbatoio pieno un po’ in tutte le curve del circuito brianzolo.

“I primi giri sono stati molto complicati, le gomme dietro slittavano provocando problemi di surriscaldamento che ci sono costati tantissimo in termini di tempo sul giro. Piastri è stato bravo alla prima di Lesmo a passarmi all’esterno, poi per il resto sono stati duelli normali. È stato davvero un peccato perdere così tanto tempo all’inizio della gara, perché poi siamo andati bene. Non eravamo veloci come i primi, ma avrei potuto gestire meglio chi avevo alle spalle e magari provare a fare qualcosa di diverso”, dichiara il monegasco della Rossa a proposito delle difficoltà affrontate soprattutto nei primi 15 giri.

“Non credo comunque che sarei riuscito a centrare il podio. Ho dato il mio meglio e non era possibile se non per qualche errore di chi avevo davanti. Eravamo un po’ più veloci delle Mercedes, ma non di quanto ci aspettavamo. Ci aspettavamo anche un degrado maggiore delle gomme. Non eravamo comunque abbastanza veloci per centrare il podio”, spiega Leclerc.

“Noi abbiamo ottenuto il massimo, più di così non potevamo fare. Rispetto all’anno scorso la Red Bull ha preparato un pacchetto per i circuiti a basso carico aerodinamico che ha funzionato bene e le McLaren si sono confermate davanti a noi”, aggiunge il nativo del Principato ai microfoni di Sky Sport riconoscendo la superiorità tecnica dei primi tre in questo weekend.

Sulle prospettive in vista della prossima tappa in Azerbaigian: “A Baku forse potremo dire la nostra in qualifica, ma poi in gara i valori in pista vengono fuori. Sicuramente sarà una questione di degrado gomme. È una pista dove sono forte e tutto è possibile, ma guardando a oggi ci manca ancora tanto per raggiungere McLaren e Red Bull. Non avevo tanta fiducia per oggi e credo che sarà lo stesso a Baku”.

Formula1, Vasseur: "Nella lotta con Piastri sacrificato le gomme"

Roma, 7 set. (askanews) – Si conclude con la vittoria di Max Verstappen il Gran Premio d’Italia 2025, sedicesimo appuntamento del Mondiale F1. Nella splendida cornice dell’Autodromo di Monza, l’olandese si è difeso inizialmente dagli attacchi di Lando Norris, conquistando un meritato primo posto e battendo nettamente le McLaren. Terza vittoria stagionale e terza anche a Monza.

Alle sue spalle doppietta McLaren con Lando Norris ed Oscar Piastri. Fuori dal podio la Ferrari di Charles Leclerc che, nei giri iniziali, ha cercato di sorpassare Piastri, senza però avere ritmo per mantenere la terza piazza. Sesto invece Lewis Hamilton che completa un ottima rimonta dal decimo posto. Ai microfoni di Sky Sport, il Team Principal della scuderia di Maranello Fred Vasseur, si è così espresso sulla prestazione dei suoi piloti: “Innanzitutto abbiamo vista una bella lotta da parte di Charles ed anche da parte di Lewis che ha rimontato dopo la penalità. Siamo stati in lotta con Piastri nella prima fase ed era andata bene però probabilmente abbiamo consumato tanto le gomme nei primi giri e nei dieci successivi abbiamo sofferto un po’. Poi il passo è tornato, siamo riusciti ad estendere lo stint però abbiamo pagato il prezzo di quella battaglia”.

“La pista è migliorata tanto nel corso della gara, all’inizio non c’era degrado. Eravamo tutti nella stessa zona, si parla di un margine di pochi centesimi in termini di passo. L’atmosfera è strepitosa, l’entusiasmo e la passione qui a Monza sono incredibili. Domani riesamineremo tutto il weekend e capiremo se si poteva fare qualcosa di meglio o no. Se vogliamo prendere a paragone la McLaren è stato uno dei migliori gare, eravamo solo a 5 secondi da loro. Max è stato eccezionale oggi. Lewis è stato bravo a rimontare, non era semplice con poca ala. Ha fatto un ottimo lavoro fino alla fine”, ha poi chiuso Vasseur.

Armani, Dan Peterson: non vederlo a partite Olimpia mi spezzer cuore

Milano, 7 set. (askanews) – “Non ci sono parole, per me lui vive eternamente, una grande tristezza, mancher la sua classe, la sua integrit, un uomo d’onore, andare al Forum a vedere le partite dell’Olimpia quest’anno e non vedere lui a bordo campo mi spezzer il cuore, stato un onore lavorare con lui”.

Cos Dan Peterson, allenatore dell’Olimpia Milano, ricordando Giorgio Armani alla camera ardente a Milano.

Formula1, Verstappen: "Sempre speciale vincere a Monza"

Roma, 7 set. (askanews) – Max Verstappen festeggia, con pieno merito, dopo aver centrato uno straordinario successo nel Gran Premio d’Italia, sedicesimo appuntamento del Mondiale di Formula Uno 2025. Sullo splendido scenario del tracciato di Monza il pilota olandese ha messo in scena una prestazione stellare, da quattro volte campione del mondo. Dopo la pole position conquistata ieri, oggi ha completato l’opera, prendendo il comando della gara e distanziando giro dopo giro i rivali.

“Sicuramente una grande giornata per noi – le parole di Verstappen – Dopo quello che era successo in partenza, quando ho dovuto cedere la posizione a Lando Norris, ho ripreso il comando e ho completato un ottimo primo stint. Sono rientrato ai box nel momento giusto per montare le hard e nel finale ho potuto spingere nel migliore dei modi. Direi una esecuzione fantastica di tutti. Un weekend impeccabile ed è sempre un piacere vincere qui”. L’olandese prosegue: “Ho avuto un ottimo ritmo sin dall’avvio. La macchina oggi è stata impeccabile. Se potrò avere altre possibilità simili nel corso dell’anno? Non lo so, io come sempre ci proverò volta per volta”.

Armani, Enzo Miccio: ci ha riempito di bellezza a 360 gradi

Milano, 7 set. (askanews) – “Un genio dell’etica, non solo della moda, dell’educazione, del senso della responsabilit, del buon gusto, uno stile sempre sussurrato, mai urlato e sempre coerente, per 50 anni ci ha insegnato tanto, io ho avuto la fortuna negli ultimi 20 anni di essere in contatto con la maison e di imparare, perch c’era solo da imparare”. Cos Enzo Miccio, conduttore tv e wedding planner, arrivando a Milano alla camera ardente di Giorgio Armani.

“Ha creato uno stile inimitabile, inconfondibile, si sempre rinnovato con uno studio attento alle silhouette e alla scelta dei tessuti, questa stata la magia e il genio e la capacit di diversificare, dalla moda alla casa, ai fiori, e Milano gli deve tanto, la bellezza a 360 gradi, ci ha riempito di bellezza” ha aggiunto.

Pallavolo donne, l’Italia è campione del mondo

Roma, 7 set. (askanews) – L’Italia è campione del mondo di pallavolo femminile. Battuta la Turchia 3-2 (25-23, 13-25, 26-24, 19-25, 15-8). Dimenticare il Brasile, girare pagina e puntare al bersaglio grosso. Era questo l’imperativo per l’Italia campionessa olimpica, e a Bangkok le azzurre di Julio Velasco hanno centrato l’impresa più difficile: battere la Turchia di Daniele Santarelli, tecnico italiano e marito della nostra Monica De Gennaro, in una finale giocata sul filo dei nervi. Dopo due ore e mezza di battaglia serrata, è arrivato il trionfo per 3-2 (25-23, 13-25, 26-24, 19-25, 15-8) e il ritorno sul tetto del mondo ventitré anni dopo l’oro di Berlino 2002.

La sfida si è sviluppata come un duello all’ultimo punto tra due attaccanti straordinarie: da un lato Paola Egonu, simbolo della rinascita azzurra, dall’altro Melissa Vargas, cubana naturalizzata turca, devastante con i suoi 33 punti. Il match è iniziato in equilibrio assoluto. L’Italia ha rischiato di farsi sorprendere da un avvio brillante delle avversarie, ma nel momento più delicato Egonu ha ritrovato i suoi colpi migliori, firmando il break decisivo e regalando alle compagne il primo set per 25-22. Sembrava il preludio a una partita in discesa, ma la Turchia ha immediatamente rialzato la testa: parziale dominato, Italia incapace di reagire e un pesantissimo 13-25 che ha rimesso la finale in parità.

Il terzo set è stato quello della svolta emotiva. Le azzurre hanno ritrovato ordine e carattere, ingaggiando uno scambio punto a punto fino al 24-24. Nel momento decisivo ancora Egonu ha preso in mano la squadra: due battute vincenti e 26-24 Italia. Ma la partita non era affatto chiusa. La Turchia, spinta da una Vargas incontenibile, ha rimesso le cose a posto nel quarto parziale, conquistato 25-19 e rimandando tutto al tie-break. L’epilogo, come già accaduto in semifinale, ha premiato la tenacia azzurra. Sostenute dalla regia di Alessia Orro, dai muri di Antropova e dalle difese infinite di Sylla (19 punti e leadership preziosa), le ragazze di Velasco hanno imposto un ritmo insostenibile per le avversarie. Il 15-8 finale ha sancito la vittoria e la festa tricolore: Italia campione del mondo per la seconda volta nella sua storia. Un titolo che vale doppio, perché arrivato al termine di un ciclo straordinario: oro olimpico a Parigi 2024, due VNL consecutive e ora il Mondiale, con un’incredibile striscia di 36 vittorie di fila. “Siamo una squadra che non molla mai – ha detto Egonu a fine partita – e oggi lo abbiamo dimostrato. Abbiamo sofferto, ma abbiamo vinto insieme”.

Dal presidente della repubblica Sergio Mattarella felicitazioni e congratulazioni alle ragazze italiane della pallavolo. Il presidente Mattarella, dopo la partita, si è messo in contatto con il presidente del Coni, e ha invitato la squadra al Quirinale.

“Le Azzurre della pallavolo scrivono la storia: campionesse del mondo!”. Così in un post su X la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a pochi secondi dalla vittoria.

Formula1, Max Verstappen vince il Gp d’Italia a Monza

Roma, 7 set. (askanews) – Max Verstappen torna al successo nel Gran Premio d’Italia a Monza, riportando la Red Bull sul gradino più alto del podio con una prestazione di forza. L’olandese, scattato dalla pole, costruisce la vittoria imponendo un ritmo insostenibile per gli avversari e resistendo agli attacchi iniziali della McLaren. Sul podio Norris, Piastri, Leclerc, Hamilton. Una gara veloce, combattuta, che regala spettacolo soprattutto nei primi giri e nelle battaglie a centro gruppo, confermando il valore della pista brianzola come uno dei teatri più emozionanti della stagione. Al via è Lando Norris a sorprendere Verstappen, prendendo momentaneamente la testa. Ma l’olandese non si lascia intimorire: risponde con decisione già nelle prime curve e torna al comando, ristabilendo l’ordine con una manovra decisa che segna la direzione della corsa. La McLaren si conferma subito l’unica vera rivale della Red Bull: Norris resta incollato al leader, mentre Oscar Piastri si inserisce nel gruppo di testa, pronto ad approfittare di ogni spiraglio.

Dietro, il primo colpo di scena: Fernando Alonso è costretto al ritiro per un problema tecnico alla sospensione, salutando anticipatamente la gara. La sua uscita lascia spazio a duelli ravvicinati fra le Ferrari e le Mercedes, con Charles Leclerc e George Russell che si scambiano più volte le posizioni nella parte centrale della top-10. Il Gran Premio entra nel vivo con la fase dei pit stop. Red Bull gestisce senza rischi, garantendo a Verstappen una finestra pulita per rientrare e mantenere la leadership. McLaren sceglie di differenziare le strategie dei due piloti, con Norris e Piastri che si scambiano repentinamente la posizione per sfruttare al meglio il ritmo e proteggere la seconda e la terza piazza.

Non mancano episodi di tensione: Carlos Sainz finisce in testacoda dopo un contatto con Oliver Bearman, perdendo ogni possibilità di lottare per il podio davanti al pubblico di casa. Esteban Ocon e il giovane Kimi Antonelli incappano invece in penalità che li ricacciano fuori dalla zona punti.

Il pubblico di Monza spera nella Ferrari, ma la SF-24 non riesce a tenere il passo delle vetture di vertice. Charles Leclerc resta in lotta costante per le posizioni subito dietro al podio, mostrando aggressività nei duelli ma senza mai trovare lo spunto per scalare la classifica. Lewis Hamilton, penalizzato al via, costruisce invece una rimonta convincente: giro dopo giro risale la graduatoria, conquistando punti importanti che consolidano la sua posizione in campionato.

Gli ultimi giri confermano il copione: Verstappen vola verso la vittoria con un margine di sicurezza, gestendo il vantaggio senza errori. Norris conserva la seconda posizione, mentre Piastri chiude terzo blindando un podio che si rivela fondamentale in ottica iridata. Il pubblico di Monza applaude un podio diverso da quello sperato, ma comunque spettacolare: Red Bull davanti a due McLaren in grande forma.

Il Mondiale non si ferma: il circus si sposta a Singapore, dove dal 3 al 5 ottobre il circuito cittadino ospiterà una tappa cruciale. Una pista che tradizionalmente premia strategia e gestione gomme, pronta a offrire un nuovo capitolo nella sfida per il titolo tra McLaren e Red Bull.

In corso a Roma il Festival Short Theatre, 20esima edizione

Roma, 7 set. (askanews) – Dal 5 al 14 settembre 2025 torna Short Theatre, il festival internazionale dedicato alla creazione contemporanea e alle performing arts, che quest’anno festeggia 20 anni, segnando una tappa simbolica e sostanziale nella storia del festival e della scena artistica della città di Roma. 10 giorni di programmazione, più di 35 tra compagnie, progetti artistici e figure che uniscono arte, pensiero critico e politica, in un programma che conta oltre 70 appuntamenti e mappa le geografie meno battute, del Sud ed Est Globale, portando artiste/i da Italia, Spagna, Grecia, Cipro, Filippine, Iran, Libano, Costa d’Avorio, Repubblica Democratica del Congo, oltre che Francia, Svizzera, Paesi Bassi. Un riconoscimento al valore per la città e per il panorama nazionale arriva da Massimiliano Smeriglio, Assessore alla Cultura di Roma Capitale: ‘Vent’anni sono un traguardo importante che confermano Short Theatre come un tassello fondamentale per la creazione contemporanea e le performing arts a Roma. Un evento culturale che quest’anno coinvolge oltre 35 tra compagnie teatrali, progetti artistici e figure che uniscono arte, pensiero critico e politica. Per celebrare la ventesima edizione il programma di quest’anno prevede oltre 70 appuntamenti e la partecipazione di artisti internazionali da diverse geografie del mondo per esplorare nuovi linguaggi e pratiche artistiche. Sarà un festival diffuso che animerà gli spazi del Mattatoio, del Teatro India, del Teatro Vittoria e di Palazzo dei Congressi. Uno dei grandi meriti di Short Theatre è la capacità di coinvolgere numerose comunità e affermare il suo impegno verso l’accessibilità e l’inclusione. Sarà un momento unico, dove la creatività si sposa con l’impegno sociale e conferma una riappropriazione degli spazi della nostra città come luoghi vivi di dialogo e innovazione culturale’. Un’edizione che vede per la prima volta a lavoro il nuovo gruppo curatoriale composto da Silvia Bottiroli, Silvia Calderoni, Ilenia Caleo, Michele Di Stefano, sperimentando una modalità plurale di immaginare la curatela artistica che muove verso un ripensamento della forma festival attraverso la generazione di formati e attitudini innovative. Oltre a confermare le linee strutturali già presenti – transdisciplinarietà, accessibilità, internazionalità, radicamento sul territorio – Short Theatre 2025 si pensa come spazio di creazione artistica, offrendo un contesto di ideazione e sperimentazione da cui possano germogliare formati e progetti pensati assieme ad artisti/e, compagnie, centri di ricerca e di produzione, spalancando lo spazio dell’invenzione, l’immaginazione radicale, l’impensato. In un momento di crisi globale e grande fragilità delle arti performative contemporanee italiane, ST25 vuole rilanciare il potenziale trasformativo, affettivo e partecipativo insito nella sperimentazione contemporanea, mettendo in connessione realtà differenti di creazione per geografia, anagrafica, linguaggio, carriera artistica. ST25 va alla ricerca di nuovi immaginari in un approccio cross-disciplinare che abbraccia per la prima volta la co-creazione con altri linguaggi, come il cinema, e inaugura formati che fanno della sperimentazione il proprio focus: camere drammaturgiche che schiudono i processi creativi da cui muove il lavoro per la scena, classi in cui la relazione tra teorie e corpi chiama direttamente in causa la pratica, spazi creativi attraversabili nella forma del “set cinematografico” dal vivo, residenze sperimentali aperte al pubblico.

Il nucleo del festival resta ancorato agli spazi del Mattatoio a Testaccio e in particolare al padiglione della Pelanda, che ospita Short Theatre dal 2010 grazie al contributo dell’Azienda Speciale Palaexpo – da anni tra i principali sostenitori del festival oltre che partner progettuale di ST – inaugurando una nuova traiettoria triennale che va alla ricerca di spazi eccezionali o inusuali della città come il Palazzo dei Congressi e il Teatro Vittoria. Torna il Teatro India, luogo in cui il festival è nato vent’anni fa e ancora oggi sua importante sede – dove, grazie alla collaborazione con il Teatro di Roma – Teatro Nazionale, quest’anno ospita parte del festival e un ciclo di residenze artistiche che intersecano la programmazione del festival. Un’edizione speciale caratterizzata da nuove sinergie, come quella con la media company Urban Vision Group – leader nella comunicazione urbana e nella promozione del valore culturale – quest’anno Main Sponsor di Short Theatre e partner essenziale nel sostenere la realizzazione, oltre che lo storytelling, del festival. Guidata dalla visionarietà che contraddistingue il CEO Gianluca De Marchi, Urban Vision Group co-realizzerà degli interventi video legati alle performance in atto negli spazi del festival, proiettandoli quotidianamente sul proprio maxi-led screen posizionato nel cuore di Testaccio, sull’edificio dell’Ex Mattatoio. Un ‘macroscopio’ espressivo che trasformerà gli spazi urbani facendosi ponte tra gli spettacoli del festival e la città, per incontrare le persone e creare community inclusive e trasversali. O ancora, con Magliano, brand italiano tra i più creativi ed estrosi, che co-realizzerà una serie limitata di oggetti e capi d’abbigliamento. E ancora, quella con EUR SpA, che permetterà al festival di abitare, per la prima volta, le architetture ampie e imponenti del Palazzo dei Congressi all’Eur; o quella con la casa di produzione cinematografica Grøenlandia, che darà vita a PIOGGIA, una “magia” che inaugura un nuovo modo di guardare alla relazione tra cinema e pratiche artistiche dal vivo. Altre, preziose, che tornano, come quella con Romaeuropa Festival, che arricchisce il settembre romano con la co-realizzazione di uno degli spettacoli più attesi dell’edizione, la creazione di Anne Teresa de Keersmkaer e Rabih Mroué, ma anche quella con il Teatro dell’Opera di Roma, ospitando il laboratorio gratuito di Nadia Beugré negli spazi del Laboratorio dei Cerchi, oltre che partecipando alla realizzazione di PIOGGIA al Palazzo dei Congressi. Dal dialogo tra l’artista visiva Noura Tafeche e Short Theatre nasce l’immagine guida del festival composta da una tavola gremita di presenze prelevate dalla rete e disegnate a mano. «Ogni immagine è una rimasticazione lenta di ciò che è già stato impulsivamente prodotto, postato, condiviso, archiviato. (…) un affollamento ricomposto che ripercorre l’esperienza comune dello scorrere, in solitario, un feed infinito.» afferma l’artista parlando di questo lavoro. Dalla nuova traiettoria curatoriale emergono proposte di sperimentazione, che sottolineano la volontà di amplificare la dimensione creativa dello spazio-tempo del festival. Tra queste gli “Ambienti”, allestimenti a metà tra installazione site-specific e spazio di programmazione che saranno attraversabili nella forma del “set cinematografico” dal vivo. Leopardo, concepito come struttura generativa aperta, è un format affidato a personalità artistiche differenti, che consiste nella creazione di una zona, mobile ed estemporanea, tra i diversi spazi del festival. Tra questi/e: Laura Scarpini, Antonella Bertoni, Cristina Kristal Rizzo, Fabrizio Favale. La vocazione sperimentale del festival si interseca con l’impegno per la diffusione e l’accessibilità dei linguaggi artistici. Va in questa direzione A Land in A Land dell’artista e cineasta Liryc Dela Cruz, la residenza sperimentale che tramuterà gli Atelier della Pelanda in studio artistico temporaneo e visitabile dal pubblico, in cui l’artista porterà avanti il proprio lavoro di ricerca sul “landmaking”, sul desiderio queer e sulle architetture invisibili costruite da persone che vivono oltre i confini. Il formato ibrido di Camera promuove la sperimentazione drammaturgica, invitando artiste e autrici a condividere appunti e riflessioni sui progetti teatrali in via di creazione, in dialogo con le curatrici del festival, dramaturg, altri/e artisti/e, operatori e operatrici culturali e pubblico, permettendo uno scambio orizzontale che possa nutrire il processo creativo senza esporlo. Al centro di questi spazi saranno Carolina Bianchi, Industria Indipendente, Eva Geatti, autrice selezionata da Short Theatre per il progetto europeo Fabulamundi New Voices. Il programma di ST25 spazia tra le generazioni e le geografie artistiche, componendo un panorama in cui spiccano le collaborazioni e l’incontro tra generi e linguaggi. È il caso di A little bit of the moon di Anne Teresa De Keersmaeker e Rabih Mroué, in prima nazionale l’8 e 9 settembre al Teatro India che fa della vulnerabilità e della giocosa intimità la propria cifra, in un dialogo tra due tra le figure artistiche più significative nella scena contemporanea internazionale. Rabih Mroué sarà in scena anche con due lavori della sua serie non-academic lecture, Make me stop smoking (11 settembre) e Before Falling seek the assistance of you cane (12 settembre), in cui il regista coinvolge il pubblico in una riflessione urgente, quella intorno allo statuto di verità delle immagini e al potere insito nella riappropriazione degli archivi. Poetico, emotivo, spirituale, intenso è U. (Un canto), nuova produzione di Alessandro Sciarroni, nata su un invito della Fondation Cartier di Parigi, in scena il 9 e 10 settembre al Teatro Vittoria: una performance musicale per sette voci che assembla brani riarrangiati della tradizione coristica italiana, stabilendo nuove connessioni tra tradizione e immaginario presente. La dimensione rituale e spirituale attraversa i lavori di diversi/e artisti/e appartenenti a generazioni differenti. È il caso di Le repos di Clara Delorme, coreografa fellow nel 2024-2025 all’Istituto Svizzero, che sostiene la presentazione di questo lavoro in prima nazionale a ST2: una “triste commedia” per quattro danzatrici che, attraverso la predominanza di due colori – il blu e l’arancione – invitano a rendere collettivo il dolore e il lamento per il lutto (10 e 11 settembre). L’elaborazione della sofferenza passa dalla materialità, dal contatto con la terra e con le proprie radici in Whatever I am / let it be seen di Giorgia Ohanesian Nardin, un’elegia che sceglie la danza e la scrittura lirica come pratiche capaci di ancorare il sapere alla percezione del corpo (5 e 6 settembre). Lirismo e contemplazione emergono anche in Epique! di Nadia Beugré in prima nazionale con questa creazione in cui, accompagnata da una musicista e una griot, esplora la mitologia del villaggio natale di sua nonna materna, in Costa d’Avorio. Si muove intorno al concetto di memoria ancestrale e pre-individuale la nuova creazione di Dewey Dell, il cui processo creativo parte dall’osservazione dell’ex-voto come oggetto che incastona paure collettive e saperi istintuali, a ST25 il 6 e 7 settembre. Provoca inquietudine, allucinazione, visceralità e sensualità Darkness Pic Nic del collettivo DOM-, performance in cui il pubblico è invitato a banchettare insieme nello spazio urbano, in un omaggio-riscrittura di Picnic ad Hanging Rock, film cult di Peter Weir del 1975 (13 e 14 settembre). È la poesia, in particolare quella sentimentale e punk di Derek Jarman, punto di partenza per ?????? / ?nixi, della regista e attrice greca Alexia Sarantopoulou che debutta a ST25 il 13 e 14 settembre, lavoro sinestetico in cui il corpo delle performer in scena dialoga con oggetti, ombre, versi del passato, delineando confini imprevisti, malinconici, eppure vibranti. Corpi che giocano con la luce, azioni che si nascono del buio, così come sono costretti a celarsi nella parola i movimenti della danza di Ali Asghar Dashti&Nasim Ahmadpour – figure artistiche tra le più attive e prolifiche nel teatro iraniano e internazionale. Il 9 e 10 settembre ST25, in sinergia con il Festival d’Automne presenta We Came to Dance, lavoro che si colloca sul filo della censura, rendendo percepibile agli “occhi” europei il divieto della danza che vige in Iran. Il teatro come luogo di incontro, commiato, accoglimento, contrattazione, e come regno, quindi, del potere e della dominazione è esplorato a partire da alcuni gesti e movimenti esemplari – come, ad esempio, l’inchino – da Vincent Giampino nel dittico Schaustellen, che debutta il 13 e 14 settembre. Il corpo e i suoi codici sono al centro anche di With All My Strenght, inchiesta performativa interdisciplinare della giovane Martina Rota che interroga le ossessioni legate al fisico, attraverso la pratica del “posing” del bodybuilding (13 settembre). La soggettività maschile è al centro di Analphabet di Alberto Cortès, regista e performer rivelazione nella stagione teatrale europea di quest’anno, che affronta un tema importante e doloroso, quello dell’abuso e della violenza all’interno delle relazioni amorose, in prima nazionale il 6 e 7 settembre. E ancora il corpo, la sua presenza e la potenzialità espressiva sono il cuore della ricerca artistica di due delle artiste più riconosciute nel panorama nazionale e internazionale, come il Premio Ubu Silvia Rampelli / Habillé d’eau, con la sua nuova produzione L’avvenire, che parte dal corpo per interrogare i fenomeni dell’apparire e del percepire come questione filosofica e linguistica (il 10 e 11 settembre); o Elena Antoniou, artista e performer cipriota, che il 13 settembre e 14 settembre presenta a ST25 Landscape, provocando lo sguardo del pubblico e lo spazio scenico attraverso il proprio corpo-paesaggio. Nel nome delle alleanze e delle complicità con chi anima la vita musicale della città, ogni giornata del festival sarà animata dalle atmosfere sonore di dj e musicisti/e della scena romana, nel formato quotidiano dedicato agli ascolti Salon. Tra musica e arte visiva si colloca They Shoot Horses, celebre video-installazione dell’artista visivo britannico Phil Collins, realizzata nel 2004 e riproposta a Short Theatre grazie alla co-curatela di NERO Editions che ritrae giovani palestinesi ballare a ritmo di grandi successi pop, come un atto di resistenza di fronte alle atrocità quotidiane che il popolo palestinese subisce da decenni, nella forma di una fragile ma inestinguibile prefigurazione della liberazione che verrà. Novità di quest’anno è la collaborazione con No Name Radio, digital radio in onda su RaiPlay Sound dedicata alla scena musicale emergente, che porterà negli spazi della Pelanda il live di Ethan il 10 settembre, oltre a realizzare un docu-podcast su Short Theatre. L’ultima serata si accenderà grazie alla potenza di due live: quello della vulcanica ed eclettica Rebecca Solari, giovane artista, performer e cantante a ST25 grazie al sostegno dell’Istituto Svizzero, e quello di Fulu Miziki, ensemble musicale afrofuturista composta da sei musicisti della Repubblica Democratica del Congo, che realizza strumenti, costumi per spettacoli e maschere con materiali di scarto, dando vita a un’esibizione senza precedenti. Il 13 e 14 settembre, grazie al contributo di EUR SpA, Short Theatre si muoverà dagli storici spazi del Mattatoio in direzione del quartiere Eur per approdare del Palazzo dei Congressi. Con un’azione artistica coraggiosa, inedita e travolgente, il festival contribuirà a ripensare le architetture dell’iconico edificio razionalista nelle forme espressive, evocative ed immaginifiche, delle arti performative. Lo spazio del Palazzo dei Congressi permette a Short Theatre di aprire nuove possibilità di articolazione espressiva. La presenza di grandi spazi vuoti e contigui e gli elementi architettonici dell’edificio rendono possibile la sperimentazione di formati differenti. Muoversi all’interno di spazi così diversi da quelli canonicamente destinati allo spettacolo dal vivo apre inoltre a una maggiore commistione tra linguaggi, dalla musica alle arti visive, dalla danza e la performance al public program e al clubbing. Attraverseranno Short Theatre @Palazzo dei Congressi: Alessandro Sciarroni, Alexia Sarantopoulou, Antonella Bertoni, Bunny Dakota, DOM-, Cristina Kristal Rizzo, Daria Deflorian, Elena Antoniou, Fabrizio Favale, Federica Giardini, Fulu Miziki, Hugo Sanchez, Jari Boldrini, Laura Scarpini, Martina Rota, Rebecca Solari, Roberto Esposito, PIOGGIA / Grøenlandia, Tania Garriba, Valeria Golino, Vincent Giampino. (Segue)