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Re Carlo non si opporrà all’eventuale rimozione di Andrea dalla successione

Roma, 21 feb. (askanews) – Buckingham Palace non si opporrà ai piani per rimuovere Andrea Mountbatten-Windsor dalla linea di successione reale. E’ quanto riporta il Guardian che cita fonti reali. Queste ultime hanno indicato oggi che Re Carlo III non ostacolerà il Parlamento se questo volesse garantire che l’ex principe non possa mai ascendere al trono.

Mountbatten-Windsor, arrestato questa settimana con l’accusa di abuso d’ufficio, rimane l’ottavo in linea di successione al re, nonostante sia stato privato di tutti i titoli reali e sollevato da qualsiasi incarico ufficiale.

L’arresto è avvenuto dopo che il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha pubblicato documenti che lasciano intendere che Mountbatten-Windsor abbia passato informazioni governative riservate al condannato per reati sessuali su minori Jeffrey Epstein e ad altri contatti mentre svolgeva il ruolo di inviato commerciale del Regno Unito.

Dazi, Panetta: impatto attenuato da IA e nuove rotte commerciali

Venezia, 21 feb. (askanews) – La ricomposizione geografica degli scambi mondiali e il forte aumento degli scambi legati all’intelligenza artificiale hanno attenuato l’impatto de dazi sui volumi commerciali mondiali. Lo ha sottolineato il Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, nel corso del suo intervento al 32esimo Congresso Assiom Forex a Venezia.

Nonostante la loro introduzione, infatti, “nel 2025 il commercio internazionale è cresciuto del 4%, un ritmo superiore a quello del Pil mondiale e doppio rispetto alle attese. Vi hanno contribuito l’applicazione di dazi inferiori a quelli inizialmente annunciati e l’assenza di ritorsioni generalizzate, che hanno attenuato gli effetti sulla domanda globale. Oltre la metà dell’espansione è riconducibile al forte aumento degli scambi legati all’intelligenza artificiale”.

“L’elemento che emerge con maggiore chiarezza è la profonda ricomposizione geografica dei flussi commerciali”, ha spiegato. Le importazioni statunitensi dalla Cina sono state le più colpite dai dazi, con una contrazione superiore al 25%, ma allo stesso tempo, la Cina ha rafforzato la propria presenza su mercati alternativi – in Africa, nel Sud Est asiatico, in America latina e in Europa – conseguendo nel 2025 un avanzo commerciale elevato.

Inoltre, in base alle stime disponibili, ha sottolineato il Governatore della Banca d’ Italia, l’onere dei dazi sarebbe finora ricaduto soprattutto sull’economia statunitense: “gli esportatori stranieri ne avrebbero sostenuto una quota limitata, stimata attorno al 10%”.

“Ciò non significa che i dazi siano privi di costi – ha concluso Panetta -. Essi hanno accresciuto la complessità delle catene globali del valore, con effetti sui costi di produzione, sui tempi di approvvigionamento e sulla trasparenza degli scambi. Gli oneri si sono distribuiti tra più paesi, inclusa la Cina, le cui imprese hanno dovuto ridurre i prezzi di vendita per ampliare l’accesso a mercati alternativi”.

Sanremo, LDA e AKA 7EVEN: è la risposta ai tanti sacrifici che abbiamo fatto

Milano, 21 feb. (askanews) – LDA e AKA 7EVEN, tra i protagonisti della nuova scena pop italiana, saranno in gara alla 76esima edizione per la prima volta insieme sul palco dell’Ariston con il brano “Poesie Clandestine”.

“Per noi andare a Sanremo è una risposta ai tanti sacrifici che abbiamo fatto nel corso degli anni, un po’ di sudore che abbiamo buttato, un po’ di alti e bassi, che non sempre sono negativi gli alti e bassi. Secondo me se tutto è retto c’è un problema, se scendi hai modo migliore per risalire, questa cosa potrebbe succedere in realtà a Sanremo. Fare il festival con AKA per me è un piacere, un onore enorme perché oltre alla stima artistica c’è poi il rapporto magnifico di base che ci portiamo avanti ormai da quasi dieci anni. Essere a Sanremo è il coronamento nuovamente di un sogno, tutte le volte, nonostante già l’hai fatto, continua ad essere un sogno. Lui ha 25 anni, io 22 e per tutte e due è la seconda volta che siamo tra i big quindi è tanta roba è un’emozione unica con la consapevolezza che su quel palco ci sono stati veramente le leggende e quindi fa anche una certa soggezione”.

Poesie Clandestine, scritto da Luca D’Alessio (LDA), Luca Marzano (AKA 7EVEN), Alessandro Caiazza e Vito Petrozzino, e prodotto da Noya, nasce da un’intesa autentica e quotidiana: un legame umano e artistico costruito nel tempo, fatto di amicizia, convivenza e di una condivisione naturale di musica, pensieri e visioni.

“Poesie Clandestine” di LDA e AKA 7EVEN nasce ad agosto dopo la fine dei tour di entrambi, ci siamo rivisti per rilassarci un po’ da lui a Roma, nei 3-4 giorni liberi una sera abbiamo deciso di andare in studio ma per pura perdita di tempo. Abbiamo detto facciamo qualcosa, al massimo lo buttiamo come facciamo con un sacco di pezzi che già abbiamo buttato, casualità buona che quella sera sia nata “Poesie Clandestine”. E’ nata come tutti i pezzi in modo molto casuale, spontaneo, naturale da due fratelli che vivono in casa insieme. Parla di un amore fuggitivo, ecco perché clandestino. Poi abbiamo citazioni come Napoli sotterranea, è una metafora per dire a questa lei è proprio segreta, nascosta, non si vede, è buia ma allo stesso tempo piena di vita, proprio come Napoli Sotterranea. Ci sono tanti riferimenti a Napoli, è una canzone che puoi dedicare alla città, a una persona”.

Questa amicizia di lunga data si trasforma un percorso condiviso, in un progetto artistico comune. Un momento che rappresenta il punto di partenza dei due artisti, un percorso condiviso che li unisce in un unico progetto: esce il 6 marzo l’omonimo album, in digitale e in formato CD e CD autografato.

L’album “Poesie Clandestine”, composto da 10 brani, prende forma dalla connessione umana, ancor prima che artistica, tra LDA e AKA 7EVEN, cresciuta nel tempo tra vicinanza, vita condivisa e uno scambio spontaneo e continuo di suoni, idee e prospettive.

Bankitalia, Panetta: Pil e commercio mondiali oltre attese nonostante dazi

Venezia, 21 feb. (askanews) – Nonostante le tensioni geopolitiche non si siano attenuate nel corso del 2025, rendendo il contesto internazionale più instabile, “l’economia mondiale non ha rallentato: la crescita ha superato le attese e il commercio internazionale ha continuato a espandersi”. Lo ha sottolineato il Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, nel corso del suo intervento al 32esimo Congresso Assiom Forex a Venezia.

Nel 2025, ha sottolineato Panetta, “la crescita globale si è rivelata più robusta del previsto, nonostante le forti tensioni geopolitiche e commerciali: il Pil mondiale è aumentato del 3,3%, mezzo punto oltre le previsioni formulate un anno fa. A sostenere l’attività produttiva – ha spiegato – ha contribuito innanzitutto il dinamismo dei settori legati all’intelligenza artificiale – in particolare la costruzione dei data center, divenuti il fulcro della trasformazione tecnologica in atto”.

Sanremo, Francesco Renga: c’è tutta la componente dei misteri umanità

Milano, 21 feb. (askanews) – Francesco Renga parteciperà in gara alla 76esima edizione del Festival di Sanremo (24-28 febbraio 2026) con il brano “Il Meglio di Me”. Una delle voci più grandi della musica italiana torna da solista sul palco dell’Ariston. “Emozioni, ricordi, paure, Sanremo è un misto di tutto, diciamo che c’è tutta la componente dei misteri dell’umanità emotivamente parlando. Quindi c’è molta emozione che parte dalla canzone, perché rappresenta soprattutto una buona occasione per farsi ascoltare e far ascoltare una canzone nella quale credi. Come avete visto sono in splendida forma, mi preparo dal punto di vista fisico, poi all’allenamento vocale, ma soprattutto dieta, dieta, dieta, dieta, dieta”.

“Il meglio di me” rappresenta una fotografia sincera e intensa di un momento significativo nella vita – artistica e personale – di Francesco Renga. Il brano nasce come un’intima riflessione sul percorso di crescita personale, in cui l’artista si confronta con le proprie fragilità e paure per imparare a gestirle senza trasferirle sugli altri. È uno sguardo profondo dentro sé stesso, un passo verso il cambiamento e verso la capacità di offrire il meglio di sé nelle relazioni con gli altri e nella vita.

“Il brano racconta di un uomo che decide di affrontare le proprie paure e fragilità da solo, perché credo che questo si debba fare per riuscire poi attraverso questo processo a portare all’altro il meglio di noi”.

Nella serata di venerdì 27 febbraio dedicata alle cover, al 76° Festival di Sanremo, Francesco Renga insieme a Giusy Ferreri si esibirà con “Ragazzo solo, ragazza sola”, versione del capolavoro “Space Oddity” cantata in italiano da David Bowie, con un testo riscritto da Mogol e pubblicata nel 1970. Sarà un emozionante omaggio a uno degli artisti più importanti di tutti i tempi David Bowie, a dieci anni dalla sua scomparsa, e allo stimatissimo paroliere della musica italiana, Mogol.

Dopo aver attraversato l’Italia per tutta l’estate 2025 con oltre 30 concerti nelle principali città per celebrare i 20 anni di “Angelo”, Francesco Renga torna live nell’autunno 2026 in venue più intime con “LIVE TEATRI 2026”. Prodotto da Friends & Partners, il nuovo tour lo vedrà protagonista nei principali teatri italiani.

Panetta (Bakitalia): serve più produttività, accelerare sul digitale

Venezia, 21 feb. (askanews) – Negli ultimi anni, l’espansione dell’economia italiana “è stata trainata dalla forte crescita dell’occupazione, che ha raggiunto livelli storicamente elevati. Mentre il prodotto rallentava, il numero di occupati e le ore lavorate hanno continuato ad aumentare, anche in risposta a una dinamica del costo del lavoro particolarmente contenuta rispetto all’inflazione”. Lo ha rilevato il Governatore della Banca d’Italia, fabio Panetta, nel suo intervento al 32mo Congresso Assiom-Forex, a proposito di occupazione e produttività.

Alla luce delle tendenze demografiche, secondo il Governatore, “un modello di crescita fondato sull’espansione dell’occupazione e su salari contenuti non è sostenibile. La riduzione della popolazione in età lavorativa, il cui impatto è stato finora compensato dall’aumento della partecipazione e dal calo della disoccupazione, si accentuerà nei prossimi anni”, ha spiegato.

“Senza un deciso aumento della produttività – ha proseguito – lo sviluppo rischia di arrestarsi. Occorre un’economia più innovativa, che ponga conoscenza e capitale umano al centro della propria strategia di crescita. Le tecnologie digitali offrono un’opportunità che non può essere rinviata: accelerarne la diffusione deve diventare una priorità per l’Italia, come per l’Europa”.

Olimpiadi, scuse della Rai dopo il fuorionda che invita a ignorare gli israeliani

Milano, 21 feb. (askanews) – “Il fuorionda andato in onda prima della gara di bob a quattro delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 su Rai 2 contiene un’espressione inaccettabile che non rappresenta in alcun modo i valori del servizio pubblico e di Rai Sport. A nome della direzione, esprimo sincere scuse agli atleti israeliani, alla delegazione e a tutti i telespettatori”. Così il responsabile ad interim di Rai Sport, Marco Lollobrigida, dopo il fuorionda trasmesso all’inizio del collegamento per la gara di bob a 4 alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 nel quale si sente una voce dire “Evitiamo l’equipaggio numero 21, che è quello dell’israeliano”.

“Sono state avviate immediate verifiche interne per accertare responsabilità. Lo sport deve unire e non dividere” ha aggiunto Lollobrigida. Nei giorni scorsi un telecronista della tv svizzera Rts, Stefan Renna, aveva criticato il bobbista israeliano-statunitense Adam Edelman per il suo sostegno pubblico a favore dell’intervento israeliano a Gaza, mettendo anche in discussione l’opportunità della partecipazione ai Giochi.

Dazi, Schlein: Meloni farà video per difendere Trump o difenderà Italia?

Roma, 21 feb. (askanews) – Negli Stati Uniti la Corte Suprema “applicando la Costituzione ha ricordato che ogni potere incontra un limite. Siamo curiosi di sapere se Meloni farà un altro video per attaccare i giudici e difendere il suo amico Trump oppure se difenderà per una volta gli interessi italiani”. Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein parlando con i giornalisti a Firenze al suo arrivo all’incontro “L’Italia che riparte” al teatro Niccolini.

“Ricordo che sui dazi questo governo ha minimizzato dall’inizio l’impatto molto duro su imprese e lavoratori, aveva promesso un piano da 24 miliardi che poi è sparito nel nulla diversamente da paesi come la Spagna” ha aggiunto.

Roma, Gualtieri: pronti a candidarci per le Olimpiadi 2036 o 2040

Roma, 21 feb. (askanews) – “Sarebbe bello candidare Roma ad ospitare le Olimpiadi del 2036 o del 2040. Le condizioni penso ci siano. Se si valuterà che è un obiettivo realistico, sono pronto a collaborare con il governo e il Coni per costruire la candidatura più competitiva possibile. Una Capitale come la nostra non deve avere timore di misurarsi con le grandi sfide: il Giubileo ha dato una prova concreta della nostra capacità di organizzare e gestire grandissimi eventi”. Così il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, in un’intervista al Corriere della Sera.

A Napoli è deceduto questa mattina il piccolo Domenico

Napoli, 21 feb. (askanews) – Dopo giorni di agonia e di angoscia, il piccolo Domenico è deceduto questa mattina presso l’Ospedale Monaldi di Napoli, dove era ricoverato. Il decesso – si legge in una nota dell’Azienda Ospedaliera dei Colli – è avvenuto in seguito a “un improvviso e irreversibile peggioramento delle condizioni cliniche”.

Nel comunicato si esprime “profondo dolore” per il decesso del piccolo paziente sottoposto a trapianto il 23 dicembre scorso. La Direzione Strategica, insieme a tutti i professionisti sanitari e non, esprime “il più sentito cordoglio e si stringe con rispetto e commossa partecipazione alla famiglia in questo momento di immenso dolore”.

Jesse Jackson, il carisma al servizio di una scelta di libertà

A qualche giorno dalla sua scomparsa, mentre si attenua l’eco emotiva dell’annuncio, si delinea con maggiore chiarezza la portata storica della testimonianza civile e politica di Jesse Jackson. Il reverendo e attivista per i diritti civili, morto il 17 febbraio 2026 all’età di 84 anni, è stato una delle figure più influenti della vita pubblica americana degli ultimi settant’anni. La famiglia lo ha ricordato come un “leader al servizio della comunità, non solo della nostra famiglia, ma anche degli oppressi, dei senza voce e degli emarginati in tutto il mondo”.

Dalle leggi di Jim Crow alle lotte per i diritti civili

Nato l’8 ottobre 1941 a Greenville, nella Carolina del Sud, Jackson crebbe immerso nella segregazione razziale imposta dalle leggi Jim Crow, che limitavano i diritti degli afroamericani nel Sud degli Stati Uniti. Questa esperienza personale segnò per sempre la sua visione politica e morale.

Negli anni Sessanta si affermò come uno dei più stretti collaboratori di Martin Luther King Jr. all’interno della Southern Christian Leadership Conference (SCLC). Era presente al Lorraine Motel di Memphis il 4 aprile 1968, il giorno in cui King fu assassinato, un momento che lo segnò profondamente e rafforzò la sua determinazione a proseguire la lotta per i diritti civili.

Dal pulpito alla politica nazionale

Dopo la morte di King, Jackson ampliò la sua visione oltre la lotta contro la segregazione razziale. Nel 1971 fondò Operation PUSH, un’organizzazione dedicata a creare opportunità economiche e sociali per le comunità nere e povere, e successivamente la Rainbow/PUSH Coalition, una coalizione multirazziale che mirava a unire diversi gruppi sociali e minoritari.

Nel corso degli anni Ottanta le sue campagne per la nomination presidenziale del Partito Democratico furono eventi storici: nel 1984 e nel 1988 raccolse milioni di voti, diventando il primo afroamericano a guidare una candidatura presidenziale con reali possibilità di influire sul risultato nazionale. Sebbene non abbia mai vinto la nomination, il suo ruolo fu fondamentale nel creare spazio politico e culturale per future generazioni di leader neri, in particolare per Barack Obama.

Voce globale per i diritti umani

Oltre alla politica interna, Jackson intraprese missioni internazionali non ufficiali per negoziare la liberazione di ostaggi e prigionieri in Paesi come Siria e Iraq. Queste operazioni dimostrarono la sua capacità di operare come ponte tra comunità civili e leadership mondiale, sfidando spesso i limiti della diplomazia ufficiale e anticipando forme di diplomazia civile oggi più riconosciute.

Luci e ombre

Carismatico oratore — il suo celebre slogan “Keep hope alive” divenne un simbolo di speranza e resilienza — Jackson fu ammirato per la sua capacità di mobilitare le masse e parlare ai poveri e marginalizzati. Tuttavia, la sua carriera non fu priva di critiche. Episodi come il commento infelice del 1984 riferito a New York con un termine offensivo per la comunità ebraica gli valsero accuse di insensibilità e gli procurarono duri attacchi pubblici. Nel corso degli anni fu anche criticato per una gestione finanziaria poco trasparente delle sue organizzazioni.

Anche la sua vita privata non fu immune da scandali: sposato con Jacqueline Lavinia Brown dal 1963, nel 2001 ammise pubblicamente di aver avuto una figlia da una relazione extraconiugale, notizia che influenzò negativamente la sua immagine di figura morale.

La malattia e gli ultimi anni

Nel 2017 Jackson aveva rivelato di essere affetto dal morbo di Parkinson e negli anni successivi sviluppò una forma più grave di malattia neurodegenerativa, la paralisi sopranucleare progressiva, che lo costrinse a ridurre drasticamente la sua presenza pubblica. Nonostante ciò, continuò a partecipare a iniziative pubbliche ogni volta possibile fino ai suoi ultimi giorni, mantenendo un forte valore simbolico per il movimento dei diritti civili.

Un’eredità duratura

Al di là delle ombre e delle controversie, la portata storica di Jackson è indiscutibile. A distanza di giorni dalla sua scomparsa, appare ancora più chiaro come la sua opera di costruzione di una coalizione multirazziale abbia lasciato un’impronta profonda nel Partito Democratico e nella società americana. Egli ha ispirato generazioni di leader progressisti e ha contribuito a radicare l’idea che il potere politico si costruisce attraverso il voto, l’organizzazione sociale e l’impegno civico.

Figure politiche di tutto lo spettro ideologico — da Joe Biden a Barack Obama, fino a esponenti conservatori — hanno reso omaggio alla sua vita e al suo lavoro, ricordandolo come un gigante del movimento per la giustizia e l’uguaglianza.

Jesse Jackson lascia un’eredità profonda nella storia americana: un ponte tra le battaglie per l’uguaglianza di metà Novecento e le sfide sociali del XXI secolo, un esempio di impegno civile che ha trasformato la politica e la coscienza collettiva degli Stati Uniti.

Gli elettori digitali e il referendum sulla giustizia

La conoscenza costituzionale che manca

Il Censis e l’Istat ci hanno spesso informati sulla scarsa conoscenza della nostra Costituzione da parte dei cittadini italiani, giovani studenti compresi, insistendo sull’importanza dell’educazione civica. Per le finalità di questo appunto, bisogna allora tener conto che l’Istituto Nazionale di Ricerca Demopolis ha fornito anche una cifra: il 58% degli italiani dichiara di non conoscere bene i principi fondamentali della nostra Costituzione.

Dato da prendere con le pinze, come tutti i numeri che non spiegano, ma da tenere comunque in considerazione.

 

Saggezza stoica e discernimento civile

Tra le virtù che gli studiosi di filosofia collocano nello stoicismo classico c’è anche la saggezza: una dote morale esplorata a fondo dalla teologia cristiana e fondamentale per il discernimento tra bene e male, per rapporti interpersonali, sociali e politici equilibrati e orientati al bene comune, alla pace e alla collaborazione tra popoli e Stati.

Si tratta prima di ogni cosa di un equilibrio interiore, che i praticanti di questo insegnamento suggerivano di alimentare costantemente con la conoscenza e lo studio: essere saggi significava conoscere, e conoscere voleva dire studiare. Nel rispetto di tutti i profili culturali e delle competenze dei cittadini con diritto di voto, ai giorni nostri l’utopia necessaria sarebbe quella di una formazione prepolitica permanente, sia per gli elettori sia per gli eletti. Ma andiamo avanti.

 

Marco Aurelio e l’obbligo di conoscere prima di giudicare

Molti studiosi di storia hanno sostenuto che l’imperatore romano Marco Aurelio fosse un innamorato dello stoicismo e riconoscevano in lui uno dei sovrani più colti della Roma antica. Amava riflettere molto, stimava la Grecia, i suoi filosofi, la sua democrazia, il suo modo di vivere e di camminare stando insieme. Invitava costantemente ad apprendere, per capire bene le cose sin nei loro risvolti più oscuri.

Tra le sue riflessioni, ne emerge una che colpisce per la sua attualità in relazione al referendum sulla giustizia:

“Il parere di diecimila uomini non ha alcun valore, se nessuno di loro sa niente sull’argomento”.

Una riflessione che invita a conoscere prima di giudicare — e prima di votare.

 

Democrazia fragile e post-democrazia digitale

Non vorrei insistere su un fatto ormai diffuso e denunciato, ma la nostra democrazia è entrata in una crisi seria, che qualcuno definisce irreversibile. Sta diventando ogni giorno di più una “post-democrazia”, avendo tra i suoi pilastri proprio l’ignoranza dei problemi che si troverà ad affrontare e contando sulla polemica quotidiana, sulle posture aggressive del leader di turno, sul suo nome e sulla sua faccia.

Una democrazia finta e gassosa che nasconde, sotto le sue strutture partecipative, autocrazie psicotiche e neo-imperiali, con manie di comando accentrate nel capo forte e solitario. Accanto a ciò si afferma una democrazia elitaria, gestita dagli addetti ai lavori, satura di superficialità e veleni digitali e analogici, personalizzata su un nome e su una faccia nervosa e decisa.

Abbiamo davanti anche una democrazia strapiena di dati statistici e sondaggi numerici che sono spesso riduzioni quantofreniche: numeri e percentuali che, come osservava Franco Ferrarotti, servono a nascondere e semplificare fenomeni sociali complessi, illudendo di far capire senza far comprendere la qualità dei valori e dei principi sottesi.

 

Il referendum e lo spirito costituente dimenticato

Arrivo al dunque. Il 22 e 23 marzo andremo a votare sul referendum sulla giustizia. Sulla scheda elettorale troveremo ben sette articoli della nostra Costituzione, voluti e decisi dopo lunghi confronti da maggioranza e opposizione unite, con uno straordinario spirito di collaborazione tra comunisti e democristiani.

Non deve scandalizzare se oggi stimati costituzionalisti e politici di sinistra voteranno Sì a un referendum voluto dalla destra.

Quando fu preparata la Costituzione, la collaborazione tra rivali politici sorprese molti: in Parlamento sedevano un Partito comunista filostalinista e una classe politica con residui fascisti. Provvidenziale fu il ruolo moderatore della Democrazia Cristiana. Su 515 votanti, i favorevoli furono l’88%, i contrari il 12%: una stragrande maggioranza composta proprio dai due antagonisti, DC e PCI.

Questo ricorda quanto sia indispensabile la collaborazione tra opposti quando si tratta di tutelare il bene comune, soprattutto in un mondo globalizzato e attraversato da cambiamenti epocali che dovrebbero trovarci tutti sulla stessa barca.

 

Un voto destinato a politicizzarsi?

Non mi sorprende dunque che su un referendum che tocca sette articoli della Costituzione destra, sinistra e centro non abbiano polarizzato le scelte, mescolando invece i consensi.

Mi auguro tuttavia di sbagliare su due questioni. La prima riguarda la percentuale di votanti — che temo attorno al 40% — e la quota di elettori che conosce davvero i sette articoli coinvolti, i loro commi e le ricadute sull’autonomia della magistratura. Solo tale conoscenza può ribaltare la preoccupazione di Marco Aurelio e dimostrare che il parere di molti ha valore quando nessuno ignora l’argomento.

La seconda questione, strettamente legata alla prima, riguarda il rischio che il referendum diventi non tanto costituzionale quanto politicizzato e personalizzato: un voto pro o contro il governo, pro o contro Meloni, pro o contro la magistratura.

Altro, temo che non interesserà. Tenendo conto che, su questi referendum semplificati e ridotti al pro o contro, ci attende anche il tema del premierato.

Libertà, giustizia sociale, desiderio: i legami che reggono la civiltà

Mi è capitato di riprendere in mano un mio libretto del 2022 (sono trascorsi ormai ben quattro anni): Quale faro per la sinistra? La sinistra italiana tra XX e XXI secolo. E immediatamente ho colto un paradosso: proprio nell’epoca degli “anni-secoli”, come la definiva Piero Angela, nella quale in pochi mesi avvengono cambiamenti estesi e profondi paragonabili a quelli che, fino al XIX secolo, richiedevano cent’anni, le questioni cruciali restano le stesse.

In particolare, due binomi inscindibili emergono con forza sia dal mio piccolo testo sia dai fatti di oggi, pubblici e privati, interni e internazionali: libertà e giustizia sociale, desiderio e libertà.

Libertà e giustizia sociale

Autocitarsi può non essere elegante; qui, però, lo trovo opportuno. Ascoltiamo brevemente: «Con Sandro Pertini al Quirinale milioni di italiani dei diversi orientamenti politico-elettorali e quasi l’intero “popolo di sinistra” imparano davvero che libertà e giustizia sociale sono un binomio inscindibile. Però gli Ottanta sono stati anche gli anni nei quali la distanza fisiologica tra parole e cose, tra annunci e comportamenti si trasformava in un abisso: da un lato, ad esempio, i proclami sulla Grande riforma delle istituzioni e della politica, dall’altro le pratiche e le miserie di un riformismo senza riforme». La situazione odierna non è poi troppo diversa.

Desiderio e libertà

Ed eccoci all’altro binomio. «Ancor oggi, in effetti, oggi più che mai, anzi, si rincorrono e paiono quasi sovrapporsi in tragica sequenza le notizie di femminicidi e di stragi familiari. Notizie di donne stuprate, da noi e nell’Ucraina invasa dai russi, come nelle mille, piccole “Ucraine” sparse nel globo». E poco dopo, a commento di un brano di Luce Irigaray, scrivevo: «Proprio Afrodite finisce per divenire l’incarnazione dell’amore come libertà e desiderio umano. Già: desiderio e libertà come binomio inscindibile». Desiderio senza libertà, per contro, comporta violenza, dolore, sopraffazione, negazione della differenza.

Un orizzonte di verità nella vita quotidiana

E come non concludere con le parole – quasi un canto, insieme amaro e speranzoso – di Raniero La Valle? «[…] e se c’è un aggiornamento dei linguaggi di verità e un più ricco annunzio della fede, vediamo che cosa tutto ciò può voler dire nella vita quotidiana, nel fare nuova la vita di tutti». Qui, credo, torniamo ai due binomi.

Libertà e giustizia sociale. Desiderio e libertà. Due nessi inseparabili che interrogano la politica, la cultura e la coscienza civile, chiedendo di essere tradotti in pratica quotidiana e responsabilità condivisa.

Disabilità, diritti e realtà quotidiana: una riforma da completare

Un passo avanti nel riconoscimento dei diritti

Il DDL promosso dalla ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli rappresenta un passaggio rilevante nel percorso di riforma delle politiche per la disabilità. Il testo rafforza il progetto di vita personalizzato, introduce una valutazione multidimensionale più integrata e punta a semplificare procedure oggi frammentate. È un cambio di paradigma: dalla mera assistenza al riconoscimento dei diritti e dell’autonomia della persona.

La grande assenza: il caregiver familiare

Tuttavia, come assessore alle politiche sociali, ritengo che la riforma presenti una lacuna significativa: la tutela del caregiver familiare.

Il sistema italiano continua a reggersi in larga parte sull’impegno quotidiano dei familiari — spesso donne — che garantiscono assistenza continuativa a persone con disabilità o non autosufficienti. Eppure il caregiver non dispone ancora di un riconoscimento giuridico pieno e uniforme. Le misure esistenti, comprese quelle previste dalla Legge 104/1992, non sono sufficienti a compensare l’impatto economico, lavorativo e psicologico dell’attività di cura.

Quattro interventi indispensabili per completare la riforma

Se vogliamo che il progetto di vita sia realmente efficace, dobbiamo intervenire su quattro direttrici:

  1. Riconoscimento normativo chiaro della figura del caregiver, con diritti esigibili e non misure episodiche.
  2. Tutele previdenziali, attraverso contributi figurativi per i periodi di assistenza continuativa e strumenti di flessibilità pensionistica.
  3. Sostegno economico strutturale, stabile e omogeneo sul territorio nazionale.
  4. Servizi di sollievo e supporto psicologico, per prevenire isolamento e burnout.

Senza queste integrazioni, il rischio è che la riforma resti incompleta e che il carico dell’assistenza continui a gravare quasi esclusivamente sulle famiglie.

Una politica sociale moderna deve riconoscere che la cura non è solo una responsabilità privata, ma un valore pubblico. Rafforzare il DDL in questa direzione significa costruire un sistema più equo, sostenibile e realmente inclusivo.

 

Avv. Raffaella Ferrentino

Assessore alle Politiche Sociali

Comune di Nocera Superiore (SA)

Fondazione NEST,con 3 anni partenariati Miur-Pnrr guarda a futuro

Roma, 20 feb. (askanews) – Oltre 700 ricercatori coinvolti, 244 progetti attivi, 180 laboratori, 91 collaborazioni industriali e 74 prototipi sviluppati, con oltre 10 tecnologie già brevettate o brevettabili che hanno raggiunto livelli di maturità tecnologica. A tre anni dall’avvio dei Partenariati Estesi promossi dal ministero dell’Università e della ricerca, nell’ambito del Pnrr, Fondazione NEST – unico partenariato esteso in Italia dedicato alla ricerca e allo sviluppo di tecnologie energetiche sostenibili – presenta un primo bilancio.

Su un budget di circa 117 milioni di euro, ad oggi ne sono stati investiti poco meno di 16 in bandi a cascata per progetti di ricerca industriale realizzati in collaborazione con le imprese.

Ma la Fondazione guarda al futuro, a rendere strutturale quanto realizzato finora anche dopo il Pnrr. Gabriella Scapicchio, Direttrice generale di Fondazione NEST: “Il futuro della Fondazione si può riassumere in una parola continuità, con continuità vuol dire passare da progetto a infrastruttura. Questo pensiamo di farlo attraverso cinque direttrici la prima direttrice è che vogliamo integrare le aziende nella Fondazione e quindi allargarci alle aziende per connettere la ricerca con il mercato e con il mondo industriale. La seconda direttrice è l’innovazione, vogliamo lavorare con le start-up. Vogliamo conoscere dove vanno, dove va l’innovazione e quali sono i trend futuri, anche creando delle spin off all’interno della nostra ricerca. La terza sono le connessioni globali. La ricerca italiana, la ricerca di NEST non può restare nel nostro perimetro nazionale, dobbiamo espanderla dobbiamo andare nei paesi del piano Mattei, nei paesi del Medioriente nei paesi dell’Africa subsahariana e creare delle connessioni forti con questi università. La quarta direttrice l’autorevolezza nella comunicazione noi abbiamo tanta ricerca questa ricerca va comunicata. La quinta e ultima che forse è la chiusura di tutto questo sono le policy, quando quando vanno decise le policy nel mondo dell’energie rinnovabili noi vorremmo esserci”.

Fondazione NEST chiude quindi una prima fase del proprio percorso sostenuto dal Pnrr e inaugura una nuova stagione per l’ecosistema energetico nazionale.

Francesco Cupertino, Presidente di Fondazione NEST: “NEST connect 2026 è stato il momento in cui ricercatori ricercatrici si sono sono incontrati, sedute intorno a tavoli di lavoro, organizzate secondo gli spoke del progetto NEST quindi le verticalità tematiche, per redigere insieme un documento che da una parte traccia una sintesi di tutte le attività di ricerca che sono state svolte in questi anni, ma soprattutto prova a disegnare una direzione dove vorremmo andare per mettere a servizio del sistema paese tutte le infrastrutture di ricerca, ma soprattutto la capacità di fare innovazione, la cultura maturata, i ricercatori e le ricercatrici che devono aiutare a trasformarsi in valore aggiunto per le start-up innovative e per le imprese. Un documento che diventa un lascito del progetto Pnrr a imprese ma soprattutto a decisori politici con la certezza che in futuro continueremo a fare ricerca, ma continueremo soprattutto a lavorare per aiutare le start-up innovative a crescere e per aiutare i laboratori italiani a fornire servizi alle grandi imprese”.

Poste, la sfida della macchina logistica per Milano Cortina 2026

Roma, 20 feb. (askanews) – Oltre 30mila metri quadri di magazzini in due hub logistici, circa 1000 tecnici coinvolti e una flotta di 270 mezzi per la movimentazione di attrezzature, materiali e forniture in tutte le sedi olimpiche e paralimpiche. Una macchina organizzativa imponete che Poste Italiane, Premium Logistics Partner di Milano Cortina 2026, ha messo a disposizione dell’evento sportivo più importante dell’anno. Il servizio del TG Poste.

Schlein: dazi fuori da legalità, Meloni difende Trump o Italia?

Firenze, 20 feb. (askanews) – “La Corte Suprema applicando la Costituzione, ha dimostrato che ogni potere incontra un limite. Le politiche commerciali di Trump, dannose a livello globale e anche in Italia, sono state messe fuori dalla legalità pure negli Stati Uniti. A questo punto ci chiediamo se Giorgia Meloni, nella consueta pillola video serale da Palazzo Chigi, attaccherà i giudici americani per difendere il suo amico Trump oppure per una volta difenderà l’Italia, le imprese e i lavoratori colpiti da quei dazi. Questa subalternità del governo a Trump la paga a caro prezzo l’Italia”. Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein.

Maria Grazia Chiuri presenta la primavera del Teatro la Cometa

Roma, 20 feb. (askanews) -Il teatro è piccolo, interamente ristrutturato anzi ricostruito, un fulgore di bianco, legno e del rosso dei velluti, le finestre in fondo al palcoscenico lasciano intravvedere gli alberi di via del Teatro di Marcello. Sulla scena, Maria Grazia Chiuri e la direzione artistica che l’accompagna in questa avventura: il nuovo Teatro La Cometa, che la stilista – tornata da ottobre direttrice creativa della maison Fendi – ha riaperto nel nome della fondatrice Mimì Pecci Blunt, e che passata la stagione autunnale, ora annuncia quella di primavera.

Nel nome del gemellaggio fra Roma e Parigi, spiega il regista Lorenzo Salveti: dalla “Signora delle Camelie” di Giovanni Ortoleva liberamente tratto da Dumas, a “Più grande di me” con Sara Drago (uscita dai successi di “Call my agent”), un testo di Nathalie Fillion nato in residenza all’Istituto Italiano di Cultura a Parigi; all’eroina francese per eccellenza, “La storia è questa, il processo di Giovanna d’Arco”, un testo di Teresa Cremisi e Chiara Valerio.

La vocazione della Cometa però è il progetto globale: teatro, musica, arte. Così arriverà Chiara Civello, e si inaugura con un concerto di Beatrice Rana e Novo Quarte (già sold out), mentre il lanciatissimo giovane pianista Aristo Sham tiene un recital (17 maggio) col pensiero a quello leggendario (tutto Ravel e Debussy) che eseguì nel lontano 1959 Arturo Benedetti Michelangeli proprio nella stagione inaugurale del teatro La Cometa. Mahler e Brahms invece arrivano il 10 aprile con la mezzo soprano Sara Mingardo, il violista Georgy Kovalev e al piano Massimo Spada, anche responsabile della musica classica per il teatro.

L’inaugurazione si accoppia a una mostra ideata dall’artista Marinella Senatore, “militante e femminista” dice la curatrice Paola Ugolini, in “dialogo serrato con gli archivi del teatro per recuperare il lavoro di Mimì Pecci Blunt”. Si tratta di una installazione site specific che “attiverà il foyer” e sostituirà le tende di velluto con stoffe ispirate ai gonfaloni e ai motti italiani, artigianalmente create dalla Chanakya School of Craft, guidata da Karishma Swali, che ha dedicato la vita al recupero e alla reinterpretazione del patrimonio immateriale dell’India.

Protagonista su tutto resta proprio il teatro rinato, e la sua voce nella città e la voglia di creare comunicazione. Gestirlo “non è facile” dice Chiuri: è una passione, ma “uno spettacolo costa lo stesso che abbia duecento o duemila spettatori, e io tengo molto a retribuire il lavoro creativo. Il progetto è nato senza troppi business plan, è questo luogo che ci ha riattivato un pensiero. Non abbiamo obbiettivi a lungo termine, si vedr.à Deve essere un posto per le persone che vivono la città, un luogo di incontri, anche in questa nostra era digitale: uno spazio aperto di scambio continuo”. Per questo il cartellone dedica poche serate a ogni artista ed è – oltre che multidisciplinare – anche costruito con la massima flessibilità mentale: “in uno spazio così piccolo è necessario, sperando di essere sostenibili, innovativi pur nella qualità”.

Referendum, Schlein: lotta nel fango? Meloni guardi canali social Fdi

Milano, 20 feb. (askanews) – “C’è’ un sentimento crescente, una partecipazione crescente e contiamo che sempre più persone si interessino a questo voto e speriamo di convincerne il piu possibile a votare no al referendum costituzionale del 22-23 di marzo”. Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein parlando con i giornalisti a Firenze a margine dell’iniziativa al Teatro Niccolini “L’Italia

“Mi sembra di stare di fronte al ribaltamento della realtà. Ieri ho sentito le parole della presidente del Consiglio – ha attaccato Schlein – che come sempre senza assumersi la responsabilità di quello che dice, dice che qualcuno vuole la lotta nel fango. A proposito di fango basterebbe andare a vedere i canali social del partito che guida in cui c’è un costante attacco e delegittimazione dei giudizi e delle loro decisioni”.

“Il governo vuole cambiare la Costituzione in sette articoli per mettere il potere giudiziario sotto a quello politico, e noi siamo contrari”, ha aggiunto.

“Noi pensiamo che questa riforma nel merito non migliori la giustizia per i cittadini italiani, non la rende più efficiente, non accorcia i processi, non assume il personale che manca nei tribunali e quindi siamo convinti delle ragioni per votare no a questo referendum costituzionale, perché l’indipendenza dei giudici è un principio che tutela i cittadini, non i giudici stessi. Quindi su questo noi andremo avanti con grande determinazione”, ha concluso.

Referendum, Schlein: lotta nel fango? Meloni guardi canali social Fdi

Firenze , 20 feb. (askanews) – “C’è’ un sentimento crescente, una partecipazione crescente e contiamo che sempre più persone si interessino a questo e speriamo di convincerne il piu’ possibile a votare no al referendum costituzionale del 22-23 di marzo”. Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein parlando con i giornalisti a Firenze a margine dell’iniziativa al Teatro Niccolini “L’Italia

“Mi sembra di stare di fronte al ribaltamento della realtà. Ieri ho sentito le parole della presidente del Consiglio – ha attaccato Schlein – che come sempre senza assumersi la responsabilità di quello che dice, dice che qualcuno vuole la lotta nel fango. A proposito di fango basterebbe andare a vedere i canali social del partito che guida in cui c’è un costante attacco e delegittimazione dei giudizi e delle loro decisioni”.

Usa, Corte Suprema boccia i dazi commerciali di Trump

Roma, 20 feb. (askanews) – Verdetto negativo da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti sui dazi commerciali adottati dal presidente Usa Donald Trump, facendo ricorso a poteri di emergenza. Secondo quanto riporta il Financial Times, i giudici hanno ritenuto che la Casa Bianca sia andata oltre quanto stabilito dall’International Emergency Economic Powers Act. La bocciatura avviene nell’ambito di una procedura che era stata avviata su ricorso da parte di diverse imprese statunitensi.

Trump ha detto che la frenata del Pil Usa è colpa dei democratici

New York, 20 febb. (askanews) – Donald Trump ha puntato il dito contro l’opposizione democratica, secondo lui colpevole della paralisi del governo federale più lunga della storia (43 giorni) e terminata a metà dello scorso novembre, per spiegare il rallentamento dell’economia americana, comprovata dal dato deludente del Pil americano del quarto trimestre del 2025. In un post su Truth Social scritto ben prima della diffusione della prima lettura dell’indicatore economico, cresciuto a un tasso annualizzato dell’1,4% tra ottobre e dicembre dopo il 4,4% del terzo trimestre, il leader statunitense aveva scritto che “lo shutdown dei democratici è costato agli Stati Uniti almeno due punti di Pil. Ecco perché lo stanno facendo di nuovo, in forma ridotta”.

Quest’ultimo è un riferimento alla paralisi in cui si trova il dipartimento per la Sicurezza nazionale, rimasto senza fondi da ormai una settimana e ancora oggetto di scontro sulle riforme che i democratici vogliono dopo le violenze degli agenti federali in Minnesota sono costate la vita a due americani.

Non è chiaro se Trump si stesse semplicemente lamentando di questo o se abbia deciso di commentare il dato del Pil prima della sua diffusione. Ancora una volta Trump è tornato a chiedere “TASSI DI INTERESSE PIÙ BASSI”: e a criticare il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell. “E’ il peggiore”, ha aggiunto incolpandolo per l’ennesima volta di essere troppo in ritardo nel tagliare il costo del denaro.

Le condizioni del bimbo a Napoli sono in rapido peggioramento

Napoli, 20 feb. (askanews) – “Nelle ultime 12 ore, le condizioni cliniche del paziente hanno registrato un ulteriore, progressivo e rapido peggioramento”. A renderlo noto è l’ospedale Monaldi nel bollettino sulle condizioni del bimbo cui è stato trapiantato un cuore danneggiato. L’azienda ospedaliera spiega che si è “conclusa la prima riunione che ha visto l’équipe dell’Azienda Ospedaliera dei Colli interfacciarsi con il dottor Luca Scognamiglio, medico legale delegato dalla famiglia, e con la madre del piccolo paziente, nell’ambito del percorso di Pianificazione Condivisa delle Cure (PCC)” e che l’Azienda “ha proposto una serie di interventi volti a evitare la somministrazione di terapie non più utili alla condizione clinica del piccolo paziente, sottoposto a trapianto il 23 dicembre scorso. Un percorso, dunque, finalizzato a scongiurare il rischio di accanimento terapeutico”. “In accordo con la famiglia e con il medico legale da essa nominato, al paziente saranno somministrate esclusivamente terapie strettamente salvavita, nell’ambito di un percorso orientato a una progressiva de-escalation degli altri interventi terapeutici” conclude la nota.

Usa, Trump su frenata Pil: colpa dei democratici che hanno causato shutdown

New York, 20 febb. (askanews) – Donald Trump ha puntato il dito contro l’opposizione democratica, secondo lui colpevole della paralisi del governo federale più lunga della storia (43 giorni) e terminata a metà dello scorso novembre, per spiegare il rallentamento dell’economia americana, comprovata dal dato deludente del Pil americano del quarto trimestre del 2025. In un post su Truth Social scritto ben prima della diffusione della prima lettura dell’indicatore economico, cresciuto a un tasso annualizzato dell’1,4% tra ottobre e dicembre dopo il 4,4% del terzo trimestre, il leader statunitense aveva scritto che “lo shutdown dei democratici è costato agli Stati Uniti almeno due punti di Pil. Ecco perché lo stanno facendo di nuovo, in forma ridotta”.

Quest’ultimo è un riferimento alla paralisi in cui si trova il dipartimento per la Sicurezza nazionale, rimasto senza fondi da ormai una settimana e ancora oggetto di scontro sulle riforme che i democratici vogliono dopo le violenze degli agenti federali in Minnesota sono costate la vita a due americani.

Non è chiaro se Trump si stesse semplicemente lamentando di questo o se abbia deciso di commentare il dato del Pil prima della sua diffusione. Ancora una volta Trump è tornato a chiedere “TASSI DI INTERESSE PIÙ BASSI”: e a criticare il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell. “E’ il peggiore”, ha aggiunto incolpandolo per l’ennesima volta di essere troppo in ritardo nel tagliare il costo del denaro.

Rallenta la crescita del Pil negli Stati Uniti

Roma, 20 feb. (askanews) – Gli Stati Uniti hanno chiuso il 2025 con una crescita economica del 2,2%, in rallentamento rispetto al più 2,8% registrato nel 2024. Lo riporta il Bureau of Economic Analysis, che oggi ha fornito una nuova lettura dei dati del quarto trimestre in cui il Pil Usa ha registrato una crescita su base annua dell’1,4%, in netto rallentamento dopo il più 4,4% del terzo trimestre. Il dato è inferiore alle attese medie, che pronosticavano una crescita su base annua praticamente doppia sugli ultimi tre mesi dell’anno.

Tv, il docufilm "L’Uomo che sapeva tutto" su Sky il 23 febbraio

Roma, 20 feb. (askanews) – Andrà in onda lunedì 23 febbraio alle 22:00 su Sky Crime e in streaming su NOW “L’Uomo che sapeva tutto”, con archivi inediti, testimonianze esclusive e ricordi di chi ha conosciuto Federico Umberto D’Amato, per tracciare il ritratto di un uomo ambiguo e sfuggente.

Il documentario esplora cinquant’anni di storia della Repubblica Italiana, rivelando come D’Amato attraversasse istituzioni e sale da pranzo con la stessa maestria. Un viaggio tra potere occulto e alta gastronomia, che rivela il ritratto di un personaggio complesso e uno spaccato della storia più nascosta del nostro Paese.

Per trent’anni è stato il più informato e temuto d’Italia: capo dell’Ufficio Affari Riservati del ministero dell’Interno, ha plasmato la storia del Paese manovrando segreti, dossier e silenzi. Un potere invisibile, sullo sfondo di stragi, trame oscure e destini politici insabbiati. Ma dietro il burocrate ombroso si nasconde un volto inaspettato: quello del gastronomo raffinato che ha lanciato la Guida dei Ristoranti d’Italia de L’Espresso, firmava ricette gourmet e allestiva cene tanto eleganti quanto segrete.

Onnipresente ma mai visibile, D’Amato aveva accesso illimitato ai segreti di chiunque: dai terroristi ai magistrati, dai cardinali ai capi di governo. Tra alta sorveglianza e alta cucina, emerge la storia di chi trasformò il controllo in potere assoluto.

“L’Uomo che sapeva tutto”, è prodotto da Ballandi e diretto da Francesco Di Giorgio per Hearst Networks Italia.

Trump ordinerà la pubblicazione di tutti i documenti segreti sugli Ufo

Roma, 20 feb. (askanews) – Il presidente degli Stati uniti Donald Trump ha annunciato che ordinerà al Pentagono e ad altre agenzie federali di avviare la pubblicazione dei documenti governativi relativi a fenomeni aerei non identificati – gli Ufo – e a presunti casi di vita extraterrestre. Lo ha dichiarato lo stesso Trump in un messaggio diffuso sulla sua piattaforma Truth Social.

“Alla luce del tremendo interesse dimostrato, ordinerò al segretario alla Guerra e ad altri dipartimenti e agenzie competenti di iniziare il processo di identificazione e divulgazione degli archivi governativi relativi a vita aliena ed extraterrestre, fenomeni aerei non identificati e oggetti volanti non identificati, nonché a ogni altra informazione collegata a questi temi estremamente complessi, ma estremamente interessanti e importanti”, ha scritto il presidente statunitense.

Nel 2022 l’agenzia spaziale statunitense Nasa aveva incaricato un gruppo di esperti di condurre uno studio scientifico sui fenomeni aerei non identificati. La ricerca, i cui risultati sono stati resi pubblici nel settembre 2023, non ha trovato prove conclusive di un legame tra gli eventi inspiegabili osservati e forme di vita extraterrestre intelligente.

Gli esperti avevano tuttavia raccomandato alla Nasa di utilizzare satelliti e altri strumenti, inclusi sistemi di intelligenza artificiale e apprendimento automatico, per raccogliere ulteriori dati sui fenomeni, dopo di che l’agenzia ha nominato il primo direttore per la ricerca sugli Ufo.

Lavoro, Scarpetta (Ocse): in Italia miglioramenti significativi

Roma, 20 feb. (askanews) – I dati del mercato del lavoro “ci indicano miglioramenti significativi”, con “due terzi delle persone in età lavorativa che hanno un’occupazione in Italia. In particolare, è aumentata quella femminile. Detto questo esistono sfide strutturali. C’è ancora da fare. I neet sono scesi, ma rimangono a percentuali significative. Al 2060 avremo il 34% in meno di persone in età lavorativa. Questo significa che ciascun lavoratore dovrà provvedere al suo reddito e per il 70% al reddito di chi è in pensione”. Lo ha sottolineato il direttore del direttorato per l’occupazione e gli affari sociali e prossimo capo economista dell’Ocse, Stefano Scarpetta, recentemente nominato capo economista dello stesso ente parigino, intervenendo alla presentazione di un progetto di Sviluppo Lavoro Italia e Ocse.

Scarpetta ha ricordato l’importanza della “sfida del digitale” e “l’opportunità dell’IA. Non c’è evidenza che le imprese sostituiscano lavoratori con l’IA. Il mercato è in fortissima evoluzione” e oggi c’è un “forte disallineamento” tra domanda e offerta di lavoro, che è “un disallineamento di competenze”.

Calenda: Trump pericoloso delinquente, cadrà per Epstein. Board of Peace baracconata

Roma, 20 feb. (askanews) – L’Italia e l’Europa dovrebbero “rispondere a brutto muso” al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, “che secondo me è un pericoloso delinquente”. Lo ha detto il leader di Azione, Carlo Calenda, ospite a L’aria che tira su La7, commentando l’iniziativa del Board for Peace.

“Io – ha affermato – ho trovato assolutamente inappropriato il fatto che noi abbiamo mandato il ministro degli Esteri a questa baracconata e guardate, lo ripeto: Trump cadrà perché il caso Epstein e tutto quello che sta intorno non è più copribile. E noi ci dovremmo vergognare. Cioè non noi, si dovrà vergognare chi ha baciato la pantofola. Meloni dovrebbe fare quello che una grande leader europea avrebbe fatto, cioè tenere la linea della associazione con il cancelliere (tedesco, ndr) Merz, che è l’unico, diciamo, Paese veramente stabile in Europa oggi e dire che noi come europei dobbiamo essere coinvolti secondo le regole della delibera del Consiglio dell’Onu nel lavoro a Gaza, che non è – ha concluso Calenda – questa baracconata”.

Migranti, Piantedosi: impugneremo le sentenze sulla Sea-Watch

Roma, 20 feb. (askanews) – “Noi fino adesso, e continueremo a farlo, abbiamo praticato il confronto con questo tipo di sentenze impugnandole, quindi valorizzando il sistema giudiziario che prevede tre gradi di giudizio e quindi quando è stato possibile l’abbiamo impugnato, quindi anche in questo caso faremo così”. Lo ha detto Matteo Piantedosi a margine dell’inaugurazione del nuovo ufficio territoriale della Questura di Roma alla Stazione Termini a commento delle recenti sentenze sul caso Sea-Watch.

Il ministro ha poi aggiunto: “Quello che voi chiamate blocco navale è un’ipotesi normativa che adesso farà il suo giro nelle aule parlamentari e quindi è una cosa completamente diversa. Io segnalo solo che con le politiche di questo governo c’è una progressiva riduzione degli arrivi irregolari. Guardate i numeri che riguardano anche quest’anno il calo degli sbarchi, quindi vuol dire che il complesso delle iniziative che stiamo mettendo in campo, anche a prescindere dalle iniziative giudiziarie, sta dando ragione alle politiche del governo”, ha aggiunto.

Sanremo, Dargen D’Amico: ti rendi conto di cosa succede quando finisce

Milano, 20 feb. (askanews) – Dargen D’Amico è in gara alla 76 edizione del Festival di Sanremo con il brano “AI AI”. Rapper, cantautore e produttore partecipa per la terza volta portando sul palco la sagacia e l’ironia che contraddistinguono da sempre la sua musica e la sua scrittura.

“Sanremo vuol dire moltissime cose, perché chiaramente genera dei ricordi legati alla vita infantile da spettatore. Questo programma ti sembrava così grosso in questo teatro, che poi è piccolissimo. Il teatro in realtà è tutto un gioco di prospettive televisive, un po’ come con questa camera qui… tu pensi che io sia qui ma in realtà io non ci sono e tu mi vedi vicino. Allo stesso modo, Sanremo è un modo per gli artisti di sentirsi vicini al paese e per il paese di sentire vicine quelle che sono le rappresentazioni musicali del momento. Non ho mai aspettative soprattutto legate a Sanremo, perché non sai mai quello che può succedere come mi aveva detto giustamente Gianni Morandi la prima volta che ho fatto questa kermesse. Perché effettivamente le cose cambiano molto rapidamente anche tu ti rendi conto di quello che è successo solo quando Sanremo è finito”.

Dargen conferma la sua capacità di utilizzare il linguaggio pop come spazio di riflessione, mescolando leggerezza formale e contenuti profondi. “La mia canzone racconta i dubbi di un essere umano oggi nei confronti del futuro prossimo, di quando la macchina prenderà il controllo sull’uomo. Quell’uomo poi sono io, cioè racconto io personalmente e questo a livello di nascita del brano, di germe che ha fatto nascere il brano, musicalmente. Musicalmente il brano è un tardo anni ’70 che metaforicamente è un momento come quello che stiamo vivendo oggi perché era gli albori della musica elettronica, della macchina che prendeva piede nella musica e in qualche modo racconta il tempo che siamo per vivere”.

Nella serata delle cover, prevista per venerdì 27 febbraio, Dargen D’Amico sarà inoltre protagonista di un’esibizione speciale insieme a Pupo e Fabrizio Bosso. Tre mondi e sensibilità artistiche diverse si incontreranno nella reinterpretazione del brano “Su di noi”, dando vita a una contaminazione musicale inedita e sorprendente.

Dopo il festival uscirà il venerdì 27 marzo il suo nuovo album “Doppia mozzarella”. Un titolo ironico e immediato che, come spesso accade nel suo percorso, nasconde un sottotesto critico.

L’album uscirà in formato CD e vinile. Disponibile anche il vinile autografato in esclusiva per lo Shop Universal.

Italia-Germania, colloquio Tajani-Merkel a congresso Cdu

Stoccarda, 20 feb. (askanews) – Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che partecipa come invitato al 38º congresso della Cdu da poco apertosi a Stoccarda, è stato salutato in apertura dal palco dal cancelliere Friedrich Merz. “Caro Antonio, benvenuto”, ha detto Merz.

Tajani si è quindi alzato dal suo posto in platea per ringraziare tutti i delegati della Cdu, che lo hanno a lungo applaudito.

Il ministro si è poi alzato di nuovo per andare a salutare l’ex cancelliera Angela Merkel, anche lei seduta in platea, con la quale ha avuto un breve ma cordiale colloquio.

Luigi Di Maio professore onorario al King’s College di Londra

Roma, 20 feb. (askanews) – Luigi Di Maio, Rappresentante speciale dell’UE per la regione del Golfo ed ex leader del Movimento 5 Stelle, è stato nominato Professore onorario al Dipartimento di studi sulla difesa del King’s College di Londra. “Sono stato nominato Professore Onorario presso il Dipartimento di Defence Studies del King’s College London. Assumerò questo nuovo incarico con l’obiettivo di contribuire al dialogo sulla sicurezza internazionale, sulle relazioni Europa-Golfo e sulle dinamiche geopolitiche”, ha scritto Di Maio sul proprio profilo Linkedin.

Usa contro "Buy European" per il riarmo in Ue: possibili conseguenze anche per Italia

Roma, 20 feb. (askanews) – I Dipartimenti di Stato e della Guerra degli Stati Uniti si oppongono “fermamente” a qualsiasi iniziativa di Bruxelles che favorisca la preferenza europea a discapito dell’industria bellica statunitense e prospettano conseguenze per gli Stati europei qualora questa preferenza dovesse divenire realtà, “contravvenendo dal punto di visto legale” agli accordi bilaterali preesistenti. Tra questi, figurano anche quello tra Italia e Stati Uniti.

Pur sostenendo “pienamente il riarmo europeo e il rilancio della base industriale della difesa europea”, l’amministrazione Trump ha rappresentato all’Unione europea, attraverso un documento pubblicato dall’istituzione e reso noto dal giornale Politico, che “tali sforzi non devono indebolire la base industriale transatlantica della difesa, compromettere la nostra capacità collettiva di fornire equipaggiamenti ai nostri militari, né mettere a rischio benefici economici condivisi”.

Dalla lettura del documento pubblicato dalla Commissione europea emerge che gli “Stati Uniti si oppongono fermamente a qualsiasi modifica della Direttiva sulla Difesa e Sicurezza europea che limiti la capacità dell’industria statunitense di sostenere o partecipare agli appalti nazionali per la difesa degli Stati membri dell’UE”.

Gli Stati Uniti ritengono inoltre che “politiche protezionistiche ed escludenti che estromettano con la forza le aziende americane dal mercato, mentre le maggiori imprese europee della difesa continuano a beneficiare ampiamente dell’accesso al mercato statunitense, rappresentano una scelta sbagliata”. L’amministrazione prosegue sottolineando che “una preferenza europea nella Direttiva comprometterebbe il riarmo europeo e indebolirebbe l’interoperabilità e la prontezza della NATO”, mettendo a rischio anche la deterrenza collettiva dell’Alleanza Atlantica.

Sebbene gli Stati Uniti sostengano l’adozione di misure per bloccare la partecipazione di “attori maligni e fornitori non affidabili” nelle catene di approvvigionamento europee della difesa, ritengono che applicare le medesime regole anche agli USA “ridurrebbe l’efficacia dell’Alleanza”.

Come osserva Politico, il Pentagono ha avvertito che qualsiasi mossa volta a introdurre una “forte clausola” Buy European nella futura legislazione sugli appalti “avrebbe innescato ritorsioni da parte degli Stati Uniti”. Nel documento si fa riferimento al Reciprocal Defense Procurement Agreement (RDPA), accordo sottoscritto, tra gli altri, anche dall’Italia.

Nell’ambito dell’accordo con l’Italia è prevista una clausola che garantisce “alle imprese industriali dell’altro Paese un trattamento non meno favorevole di quello accordato alle imprese industriali nazionali”, potenzialmente in conflitto con le nuove indicazioni di Bruxelles. L’amministrazione Trump ha quindi chiarito che “se le misure di preferenza europea venissero implementate nelle leggi nazionali sugli appalti degli Stati membri, gli Stati Uniti esaminerebbero probabilmente tutte le esenzioni e deroghe generali esistenti alle leggi ‘Buy American’ fornite nell’ambito o in associazione a questi RDPAs”.

Una reazione americana potrebbe quindi riguardare anche le principali aziende della difesa italiane attive nel mercato statunitense.

Infine, secondo Washington, la spinta della Commissione verso una preferenza europea nella Direttiva contraddirebbe altresì gli impegni dell’Unione europea previsti al paragrafo 7 della Dichiarazione congiunta USA-UE sul commercio, che prevedono l’impegno dell’UE ad “aumentare sostanzialmente gli acquisti di equipaggiamenti militari e per la difesa dagli Stati Uniti” e ad “approfondire la cooperazione industriale transatlantica nel settore della difesa”. (di Lorenzo Della Corte)

Sei Paesi Nato hanno comprato armi Usa per l’Ucraina per 2 miliardi di dollari

Roma, 20 feb. (askanews) – Sei Paesi della Nato hanno contribuito con circa 2 miliardi di dollari all’acquisto di equipaggiamenti militari e servizi per l’Ucraina dall’agosto 2025 al primo trimestre dell’anno fiscale 2026. Lo riferisce un rapporto dello Special Inspector General statunitense trasmesso al Congresso e citato giovedì da media internazionali.

“Dall’agosto 2025 fino al primo trimestre dell’anno fiscale 2026, il dipartimento della Difesa ha ricevuto 2,06 miliardi di dollari di contributi da sei paesi della Nato”, si legge nel rapporto, che precisa come i fondi siano destinati all’acquisto di equipaggiamenti e servizi militari per Kiev.

Il documento evidenzia inoltre una riduzione degli aiuti diretti degli Stati uniti all’Ucraina, passati da diversi miliardi a poche centinaia di milioni di dollari. “Sono stati resi disponibili solo 3,92 miliardi di dollari negli stanziamenti dell’anno fiscale 2025 e circa 220 milioni nell’anno fiscale 2026”, afferma il rapporto.

Dall’inizio dell’offensiva russa su larga scala contro l’Ucraina nel febbraio 2022, il Congresso statunitense ha approvato complessivamente 187,8 miliardi di dollari di aiuti a Kiev, dei quali 64,5 miliardi non risultano ancora erogati, secondo la stessa fonte.

Epstein Files, ieri l’arresto di Andrea. Oggi ancora perquisizioni al Royal Lodge

Roma, 20 feb. (askanews) – La polizia britannica prosegue le perquisizioni nella residenza reale di Royal Lodge, nel Berkshire, nell’ambito delle indagini che hanno portato ieri all’arresto dell’ex principe Andrea nell’ambito dello scandalo legato agli Epstein Files.

Secondo quanto riferisce la BBC, nelle ultime ore diversi veicoli senza contrassegni, alcuni guidati da agenti in uniforme, sono entrati nella proprietà.

A quanto dice la rete pubblica britannica, la Thames Valley Police sta continuando le operazioni all’interno della residenza, mentre varie auto civili hanno fatto ingresso e uscita dai cancelli della tenuta. Le attività includono la catalogazione e l’archiviazione delle prove sequestrate, l’assegnazione di numeri identificativi e la creazione di un inventario del materiale, operazioni che potrebbero richiedere ore o giorni.

Sanremo, Eddie Brock: punto di arrivo e di partenza, dualismo bellissimo

Milano, 20 feb. (askanews) – Eddie Brock sarà in gara alla 76 edizione del Festival di Sanremo con il brano “Avvoltoi”, con cui debutta sul palco dell’Ariston. “Allora per me Sanremo innanzitutto significa un grandissimo punto di arrivo e un grandissimo punto di partenza, questo dualismo è bellissimo. Nella mia mente mi mette tanta ansia perché sono voglioso di fare bene, sono anche veramente emozionato del fatto che possa portare la mia musica davanti a molte più persone rispetto a prima. Paure: sì ovviamente perché non sarei umano se non avessi paura di cose nuove. I cambiamenti sono la cosa che mi fanno più paura. Il mio primo ricordo con Sanremo è stato nel 2017, quando sentii “Portami via” di Fabrizio Moro, oltretutto ora ho l’occasione di cantare con lui a Sanremo quindi sono onoratissimo. Mi ricordo quando se non sbaglio sei anni fa ero con mio papà e gli dissi che prima o poi anche io sarei stato su quel palco anche se un po’ scettico. Lo dicevo un po’ a mezza bocca così se non fosse successo, non avrei sbagliato più di tanto e invece eccoci qui, sono molto emozionato”.

“Avvoltoi” sarà disponibile su tutte le piattaforme digitali dal 25 febbraio per Warner Music Italy/Atlantic Records e Sangita Records.

“Il brano parla di questo amore struggente e della fatica di riconoscere questo amore. Io ho attinto alla storia di una mia amica che non riusciva mai a inttraprendere una relazione seria proprio per paura di manere scottata e di soffrire. E quindi ho cercato di immedesimarmi in questa storia e l’ho raccontata dal mio punto di vista, perché sono una persona molto empatica. Mi piace parlare in prima persona anche delle storie degli altri perché magari lei non riuscirebbe mai a raccontarlo e ora forse si arrabbierà quando scoprirà che l’ho raccontato io, però mi piace molto raccontare le storie di chi non ha voce”.

Durante la Serata delle Cover di venerdì 27 febbraio duetterà con Fabrizio Moro sulle note di “Portami via”: un incontro generazionale che mette al centro le parole, le emozioni e la forza della musica dal vivo.

Dopo il successo virale di “Non è mica te” – certificato Disco D’Oro da FIMI – la partecipazione a Sanremo rappresenta un passaggio importante nel percorso di Eddie Brock, oggi tra le voci più interessanti della nuova scena cantautorale italiana. Dal 26 marzo da Milano prenderà il via l’Amarsi tour 2026, che porterà Eddie Brock sui palchi dei principali club, festival e piazze italiane, confermando la dimensione live come parte centrale del progetto artistico e come spazio privilegiato di incontro con il pubblico. Il tour poi proseguirà il 29 marzo Roma (Largo Venue), il 3 aprile Napoli (Duel Club) e il 4 aprile Catania (ECS Dogana), il 25 giugno Firenze (Anfiteatro delle Cascine), il 5 luglio Brescia (Summer Music), il 7 luglio Caserta (Belvedere San Lucio), il 30 luglio Gallipoli (Parco Gondar), il 2 agosto Ancona (Piazza Cavour), il 4 agosto Pescara (Zoo Music Fest), il 18 agosto Bagheria (Piccolo Parco Urbano), il 22 agosto Cattolica (Arena della Regina).

Bachelet, Mattarella: fu contro terrorismo ma non per misure straordinarie

Roma, 20 feb. (askanews) – Vittorio Bachelet operò per la sconfitta del terrorismo facendo leva sui principi costituzionali dell’ordinamento democratico, senza cedere alla spinta per misure straordinarie. Lo ricorda in una dichiarazione il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del centenario della nascita del giurista assassinato dalle Br il 12 febbraio del 1980.

“Nel centesimo anniversario della nascita di Vittorio Bachelet, la Repubblica – afferma il capo dello Stato – rende omaggio alla sua memoria e al lascito del suo impegno civico e del suo apporto culturale. Vittorio Bachelet, giurista di alto valore, ha saputo coniugare la dedizione per la conoscenza e la ricerca con un’attiva partecipazione sociale e con esperienze di grande impegno dapprima nella Federazione Universitaria Cattolica Italiana e in seguito nell’Azione Cattolica”.

“Quello di Vittorio Bachelet – sottolinea Mattarella – è stato un metodo improntato sul confronto e sulla conciliazione, non facile da attuare negli anni in cui ha operato, contrassegnati da conflittualità e violenze. Ha interpretato i ruoli ricoperti nelle istituzioni e nell’associazionismo in linea con gli ideali di democrazia e pluralismo che lo hanno accompagnato nella sua vita. Nel dialogo Bachelet ha sempre visto una preziosa fonte di arricchimento collettivo, nonché uno strumento essenziale per la tutela del bene comune”.

“Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, ha fortemente operato – osserva Mattarella – perché fosse l’ordinamento democratico a sconfiggere la minaccia recata dal terrorismo alla convivenza civile del Paese, senza cedimenti a misure straordinarie, facendo leva sui principi costituzionali che reggono la funzione giurisdizionale”.

“Presidente dell’Azione Cattolica, Bachelet – ricorda ancora il presidente della Repubblica – si adoperò per far emergere l’importanza dell’apporto dei laici alle attività della Chiesa, in conformità agli orientamenti del Concilio Vaticano II. Fu vilmente assassinato il 12 febbraio del 1980 all’Università di Roma ‘La Sapienza’, al termine di una lezione, nella preziosa attività di docente con cui aveva formato generazioni di studenti che hanno avuto il privilegio di essere depositari dei suoi insegnamenti, nella convinzione che la cultura fosse mezzo efficace per sconfiggere ogni forma di sopraffazione e protervia. La Repubblica è grata a Vittorio Bachelet per la sua opera e il suo esempio”, conclude la nota.

Cultura, NABA e Accademia di Francia insieme per la sostenibilità

Roma, 20 feb. (askanews) – Nel campus romano di NABA, Nuova Accademia di Belle Arti, la sostenibilità è sviluppata come ambito operativo trasversale alla didattica e ai servizi accademici, attraverso attività che coinvolgono corsi di studio, laboratori e biblioteca. Per l’edizione 2026 del Festival des Cabanes dell’Accademia di Francia – Villa Medici, NABA Roma e la stessa Villa Medici avviano una collaborazione fondata sul riuso e sulla ricerca progettuale.

Il progetto nasce dall’osservazione, da parte degli studenti del Triennio in Design di NABA Roma, della precedente edizione del festival e in particolare dello smontaggio della Cabane 7L di MBL Architects. Da qui, la scelta condivisa con l’Accademia di Francia di non smaltire la struttura ma reinterpretarne gli elementi modulari, trasformando un momento di dismissione in opportunità progettuale.

Il giardino rinascimentale di Villa Medici, il modello ibrido del festival e i materiali recuperati diventano così oggetto di studio e sperimentazione per la progettazione di nuove folies contemporanee dedicate a meditazione, riposo e socialità. Le strutture ideate per il 2026 amplificano punti di vista e modalità di fruizione dei giardini, proponendo dispositivi spaziali che attivano relazioni tra corpo, paesaggio e comunità.

Il progetto è realizzato da Miruna Georgiana Batîr, Riccardo Luciani, Alberto Lucchetti, Maria Teresa Menale, Flaminia Clhoé Petrini, Francesco Rinaldi, Alice Zavarise, Chezcka Mae Villalba, studenti e studentesse del Triennio in Design del Campus di Roma di NABA, con la direzione artistica di Emiliano Auriemma, architetto e docente NABA, e il supporto tecnico di Fabrizio De Paolis, Design Laboratory Specialist per il campus di Roma.

In coerenza con l’approccio adottato dal campus romano, Reassembled Views interpreta la sostenibilità non come tema astratto ma come criterio operativo continuo: il riuso di componenti esistenti riduce lo spreco di materiali, prolunga il ciclo di vita delle strutture e introduce una riflessione progettuale sulla trasformazione e sulla reversibilità.

Referendum, Franceschini (Pd): Meloni cerca i pieni poteri

Roma, 20 feb. (askanews) – “Se la destra vincesse, andrebbero avanti. Con il premierato puntano a superare l’attuale assetto funzionale. L’ho detto, le destre, pur dentro le regole democratiche e non con colpi di stato, pensano di dover comandare. Meloni cerca i pieni poteri, come Salvini, solo che è più abile e lo nega”. Lo ha detto Dario Franceschini, senatore ed ex segretario del Partito democratico, parlando del referendum sulla giustizia in una intervista al quotidiano Domani.

Passo successivo il premierato: “Non lo dichiarano, ma è chiaro – ha osservato – che l’obiettivo è che la maggioranza, anche attraverso una nuova legge elettorale, possa eleggere da sola il presidente della Repubblica. E se nel nostro paese chi vince le elezioni elegge da solo il presidente della Repubblica, se al Quirinale ci mandi non più un garante, ma un capo politico, cambia la natura del paese”.

Le ombre sul futuro della politica estera

Il motore europeo che non si accende

È durato poche ore il motore italo-tedesco guidato da Merz e Meloni in vista di un nuovo traguardo europeo. Giusto il tempo di scoprire che l’uno pensa a un’Europa anti-Maga — se così si può dire — e l’altra pensa l’esatto opposto. Eppure quel nodo è cruciale se ci si vuole intendere su quale sia l’Europa che si coltiva.

Atlantismo sì, trumpismo no

È ovvio che la politica atlantica resta un punto fermo per chiunque abbia a cuore la sicurezza comune. Ma è altrettanto evidente che la politica trumpiana, riassunta nella sigla Maga, non tiene in alcun conto il nostro insieme di paesi, regole, tradizioni e costumi politici. Lo hanno confermato, con toni diversi, le intemerate del presidente Usa, del suo vice JD Vance e del segretario di Stato Mark Rubio, sia pure con qualche prudenza diplomatica in più.

Il rischio di una deriva anti-europea

Tutto questo avrà conseguenze anche sulla nostra politica interna. L’ansia meloniana di non dispiacere la Casa Bianca spinge infatti il centrodestra verso una deriva sottilmente anti-europea, o almeno assai lontana dal sentire dei padri fondatori e di quanti se ne proclamano — qualche volta indegnamente — eredi.

Si poteva pensare che la responsabilità di abitare a Palazzo Chigi potesse orientare la premier verso gli esiti di una prudente e accorta forma di conservatorismo europeo. Ma sembra invece che le cose stiano prendendo la direzione opposta. E perfino la troppa carineria diplomatica verso quel vero e proprio inganno che è il Board of Peace inventato da Trump getta un’ombra sul futuro della politica estera del nostro Paese.

 

Fonte: La Voce del Popolo –  Giovedì 19 febbraio 2026

[Testo qui riproposto per gentile concessione dell’autore e del direttore del settimanale della diocesi di Brescia]

Il ritorno garbato e fragoroso di Angela Merkel

Un gesto che parla più di mille discorsi

La partecipazione di Angela Merkel al congresso federale della Cdu non è un atto protocollare né un ritorno nostalgico. È un gesto politico, misurato e consapevole. Dopo anni di riserbo, la cancelliera che ha segnato un’epoca sceglie di farsi vedere nel momento in cui il partito è chiamato a definire identità e strategia in un contesto europeo inquieto.

Non pronuncia parole, ma la sua partecipazione è un messaggio: la Cdu non è una forza qualsiasi della destra europea, bensì il pilastro storico di un equilibrio politico che ha garantito stabilità alla Germania e all’Unione.

Il centro come responsabilità, non come tattica

Negli ultimi anni il dibattito interno al partito ha oscillato tra esigenze di competizione elettorale, in particolare sulla destra per effetto della minaccia rappresentata dall’Afd. Non è mancata la tentazione di un diverso orientamento identitario con la paura di perdere terreno sulla destra. La storia della Cdu insegna invece che il centro non è un compromesso al ribasso, ma un luogo di responsabilità.

Merkel ha incarnato questa funzione: tenere insieme economia sociale di mercato, integrazione europea e coesione civile. Il semplice riaffacciarsi sulla scena richiama il partito a questa vocazione: un sistema politico frammentato, il centro non è debolezza, bensì l’unico spazio capace di governare la complessità.

Un monito europeo in tempi di incertezza

Il gesto dell’ex cancelliera parla evidentemente alla coscienza del paese. Nello scenario più inquietante dalla fine della seconda guerra mondiale, la Cdu resta un attore decisivo dell’architettura politica tedesca ed europea.

Certo, Merkel rappresenta la memoria vivente di un europeismo pragmatico, fondato su cooperazione, responsabilità fiscale e solidarietà politica. La storica funzione del partito di Adenauer – il leader che volle l’ancoraggio della Germania al progetto dell’Europa unita – non può essere sacrificata sull’altare della 

Se la Cdu smarrisse questa bussola, non perderebbe solo se stessa: di fatto indebolirebbe l’intero equilibrio europeo. Ecco, a Stoccarda si apre un congresso che ha poco di ordinario: l’occidente dissestato dal trumpismo va ripensato alla radice. L’ex cancelliera, solo entrando in sala, ricorda che la posta in gioco è molto alta. La Germania resta il perno dell’Europa. E la Cdu-, per storia e responsabilità, non può permettersi di dimenticarlo.

Liste d’attesa: il Paese a due velocità

Numeri che bruciano

Per una colonscopia con priorità programmabile (soglia teorica: 120 giorni) si arriva a 702 giorni nell’ASL BT (Barletta-Andria-Trani) e a 411 al Policlinico di Bari, con quote di “grave ritardo” che toccano l’85%. L’ecocolordoppler dei tronchi sovra-aortici – esame chiave nella prevenzione vascolare – segna 861 giorni all’ASL di Teramo. Slittano anche le visite di primo accesso: la prima cardiologica arriva a 222 giorni in Puglia, l’oculistica a 226. All’opposto, Veneto e Umbria compaiono tra i migliori: colonscopia in 45 giorni in Veneto, prima cardiologica in 60 e dermatologica in 61; prima ortopedica in 18 giorni in Umbria. E mentre l’attesa nel servizio pubblico si dilata, la stessa tabella mostra che in libera professione si scende spesso sotto le due settimane.

Roma e Lazio sotto pressione

Nella mappa dei ritardi compare anche il Lazio: per una Tac del torace all’ASL Roma 4 il tempo medio indicato supera i dieci mesi (326 giorni), con un peso rilevante di sforamento (“grave ritardo”). È un dato che parla a Roma e all’hinterland: bacini d’utenza enormi, mobilità sanitaria, domanda crescente (invecchiamento, cronicità, follow-up) e un’offerta che non sempre si traduce in slot prenotabili.

Il Ministro Schillaci rivendica piattaforma, norme e controlli. Ma il punto non è il cruscotto: è renderlo operativo e vincolante. Se i dati restano parziali, la responsabilità pubblica si diluisce; se la tutela dipende dalla segnalazione del singolo, l’attesa continua a selezionare. La domanda vera è politica: soglie che attivano interventi, sanzioni reali e tempi verificabili — soprattutto nelle aree metropolitane, dove il ritardo peggiora le prognosi.

Il nodo sociologico: quando il tempo seleziona

Le liste d’attesa non sono solo un problema di gestione: sono un ingranaggio di stratificazione. Se la cura dipende dalla capacità di “reggere” mesi, il diritto si restringe: chi ha risorse compra tempo, chi non le ha rinuncia o arriva tardi. In mezzo si incrina la fiducia e cresce un’economia dell’ansia fatta di telefonate, caccia alle disdette, spostamenti tra strutture e – per chi può – intramoenia o privato. Il monitoraggio serve, ma non basta: servono agende uniche, orari estesi, pieno utilizzo di sale e macchine, integrazione governata con l’accreditato e un territorio più forte.

Perché quando l’attesa si cronicizza non è più un problema d’agenda: è una frattura sociale. Ritarda diagnosi, peggiora malattie e – nei casi più gravi – può fare la differenza tra cura possibile ed esito irreversibile.

Pompeo e l’America della decisione

Un memoir che è anche chiave geopolitica

Quello di Mike Pompeo – già capo della CIA e Segretario di Stato durante la prima presidenza di Donald Trump – non è solo il resoconto di un’esperienza personale intensa, straordinaria e apicale ai vertici dell’Amministrazione USA, ma è anche la cronaca di avvenimenti di politica interna ed estera, in quell’arco temporale in cui l’America ha vissuto un avvicendamento di indirizzo alla guida del Paese e una nuova strategia di posizionamento internazionale.

Molto di ciò che sta accadendo in questo secondo mandato presidenziale alla Casa Bianca è la deriva di un radicamento identitario rispolverato ed accentuato in quegli anni; ne è il conseguente sviluppo anche nella lettura delle scelte che si vanno configurando come sua naturale evoluzione. Inforcando quegli occhiali si può capire e spiegare come gli Stati Uniti stiano imprimendo una svolta nella politica interna, rispetto a temi come l’immigrazione e l’ordine pubblico, le spese militari e l’economia, oltre al rafforzamento della leadership americana nel concerto di un nuovo ordine mondiale come va posizionandosi: dall’interventismo nelle zone calde del pianeta ai rapporti commerciali e all’imposizione dei dazi, per finire con la messa in discussione delle alleanze storicamente consolidatesi nel secondo dopoguerra e nel tentativo di conferire un nuovo imprinting agli organismi internazionali, cominciando paradossalmente dalla messa in discussione dell’ONU e della NATO.

Europa sospesa tra memoria e progettualità

A partire dal progressivo disimpegno dalla guerra in Ucraina, si legge oggi un fermo immagine diverso dell’Europa che sta cercando margini di interlocuzione, vivendo più di memoria che di progettualità: questo – per quanto ci riguarda – è il fatto nuovo che emerge oggi e che segna un cambio di strategia di Washington rispetto alle relazioni internazionali descritte da Mark Pompeo nel suo lungo saggio.

Senza se e senza ma viene da chiedersi in che modo oggi – rispetto al nuovo establishment dei Rubio e dei Vance – l’ex capo della CIA e soprattutto l’ex Segretario di Stato avrebbe condiviso un cambio di rotta così marcato. Per quanto ci riguarda, va attentamente considerato quanto lucidamente argomentato da Mario Draghi nella lectio magistralis tenuta all’Università Cattolica di Ku Leuven (Lovanio), in Belgio, in occasione del conferimento della laurea honoris causa: «L’ordine globale è defunto», sferzando una volta in più l’Europa: «Rischia di venire sottomessa, divisa e deindustrializzata: serve un federalismo pragmatico».

Stato e Nazione: la mentalità americana

Ma il libro di Mark Pompeo è un lungo e lucido riassunto che va contestualizzato agli anni a cui si riferisce, soprattutto perché diventa l’elegia di uno stile operoso e radicato nello svolgimento del duplice ruolo a cui era stato chiamato. Ne emerge una forza narrativa straordinaria, un carattere forte e volitivo, l’assolvimento di un dovere istituzionale che si traduce nell’interesse primario dello Stato e della Nazione: due concetti che spesso si confondono ma che Pompeo ha ben presenti e che esprimono una mentalità sui generis, alla quale noi europei non siamo forse coerenti e coesi.

“Mai un passo indietro” diventa una missione, un imperativo categorico a cui la politica che conosciamo non ci ha abituati, nel linguaggio, negli stilemi narrativi e nella coerenza dei comportamenti che ne derivano.

Il codice morale della diplomazia “made in USA”

Di umili origini, una lunga e impegnativa ‘gavetta’, il sapersi distinguere per doti che evocano non solo la passione ma anche un talento innato, la volizione e la tenacia di una motivazione che non viene mai meno, la capacità di misurarsi con i potenti della Terra senza deflettere in accomodanti genuflessioni, stringendo molte mani (non tutte odoravano d’incenso) e incontrando leader di latitudini geografiche e politiche diverse, ciò che Pompeo desidera si legga, si conosca e si comprenda è un codice morale e diplomatico che diventa lo specifico “made in USA” nelle relazioni internazionali.

Un amarcord politico tra valori e identità

Un amarcord condensato in una lunga e dettagliata narrazione nella quale l’autore di questo suo primo ed unico libro – nell’edizione italiana curata da Liberilibri – racconta fatti ed esprime sentimenti: una rievocazione appassionata e ispirata a valori di impegno, motivazione, tenacia, senso di appartenenza, amor di Patria, fede religiosa, attaccamento alla famiglia, determinazione nell’espletamento dei compiti istituzionali che gli erano stati assegnati, radicamento e immedesimazione nei ruoli ricoperti senza mai deflettere o compiere un passo indietro verso un ripensamento, una possibile soccombenza.

Preceduto da un brillante saggio introduttivo di Maurizio Molinari che coglie il senso più profondo di questa rievocazione fortemente caratterizzata in prima persona dall’autore – ciò che fa con una grande capacità di sintesi, da vero maestro del giornalismo, restando fedele alla connotazione del libro, anticipandone il filo conduttore e cogliendo nelle quasi 600 pagine gli spunti più caratterizzanti che anticipano la cronaca e la sua appassionata narrazione – il libro di Mike Pompeo offre al lettore l’opportunità di una rivisitazione di un periodo storico prodromico – nei fatti e nei personaggi – all’attualità dei temi e delle scelte più recenti dell’America a guida Trump nel suo secondo quadriennio di Presidenza.

Reduce dalla recente lettura di Occidente contro Occidente di Luigi Marco Bassani, presentato al pubblico dalla stessa casa editrice, colgo intuitivamente il senso di una continuità interpretativa nella sua lettura in fieri, considerando le dinamiche evolutive (o involutive, dipende dal punto di osservazione) che stanno caratterizzando il presente.

Da questa forte ed esplicita caratterizzazione americana a proporsi come riferimento di valori propri del mondo occidentale e, nello stesso tempo, come guida e guardiano regolatore di un ordine mondiale che va comunque composto e continuamente adattato all’evolversi degli eventi, emerge una distonia strategica rispetto all’Occidente che sta dall’altra sponda dell’Atlantico: la nostra, quella del cosiddetto “vecchio continente”. La prima ispirata a un solido e incalzante pragmatismo; la seconda più colta e ragionata, diplomatica e formale, incerta e attendista (mi ricorda una calzante metafora di Thomas Bernhard: «nella vita siamo spesso più impegnati a preparare che a fare»).

Così come la narrazione esposta da Pompeo mi fa venire in mente che c’è un tempo delle decisioni che non può essere rinviato, pena il languire della Storia nello scegliere di rinviare ciò che dignità e necessità invece impongono.

La “guerra dei cent’anni” diventa l’iconografia di un ritardo cronico rispetto alle decisioni da assumere: è stata nostra, europea, ed oggi diventa evocativa e negativamente dirimente.

Tutto orgoglio e amor di patria

Viene il tempo delle scelte e del coraggio anche per le democrazie, senza che ciò le trasformi in simulacri di tirannia. E leggendo questo libro – tutto orgoglio e amor di Patria – ricordo una frase di Winston Churchill passata alla Storia: «Potevano scegliere tra il disonore e la guerra; hanno scelto il disonore e avranno la guerra». Pronunciata alla Conferenza di Monaco del 1938, il leader britannico intendeva esprimersi con dura chiarezza contro le politiche di appeasement che immaginava avrebbero favorito e incoraggiato Hitler.

Sappiamo come andò a finire, con l’invasione tedesca della Polonia nel 1939. Se i corsi e ricorsi storici di vichiana memoria valgono ancora, si tratta di eventi che – mutatis mutandis – potrebbero ripetersi.

Non c’è più speranza per il bambino a cui hanno trapiantato un cuore danneggiato, al via le terapie del dolore

Roma, 19 feb. (askanews) – Non c’è più speranza per il bambino a cui è stato trapiantato un cuore danneggiato, bruciato dal ghiaccio secco, per il piccolo ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli sono finite le indicazioni terapeutiche e iniziano le procedure del dolore. Lo ha annunciato in tv, a Dritto e Rovescio su Retequattro, Francesco Petruzzi, avvocato della famiglia Mercolino, accanto a lui la madre del bambino, Patrizia, visibilmente provata. “Non si parla di eutanasia ma è per evitare l’accanimento terapeutico”, ha sottolineato l’avvocato”.

“Una volta tolta la sedazione Domenico non si è svegliato. C’è una prognosi certamente infausta. E per questo ho mandato una Pec all’ospedale per una pianificazione condivisa delle cure, istituto introdotto nel 2017. Ci tengo a precisare che non è l’eutanasia. E’ per evitare l’accanimento terapeutico, è volto a passare dalla terapia clinica all’alleviamento delle sofferenze”, ha spiegato l’avvocato della famiglia, aggiungendo che l’ospedale dopo un’ora ha risposto dando l’assenso e domani ci sarà il primo acceso a cui parteciperanno i genitori e il medico di parte per pianificare il percorso per la terapia antidolore.

“Mi dispiace che tutto quello che ho fatto non sia servito a niente, forse era troppo tardi, avrei voluto scoprire prima cosa era successo”, ha detto la madre, e “vorrei che la storia di mio figlio fosse di esempio per tutti”. “Ringrazio tutte le persone che mi hanno dimostrato affetto e vicinanza, ringrazio di cuore tutti coloro che mi hanno offerto aiuti ma vorrei dire che non accetto soldi, vorrei invece che fossero donati all’associazione per i trapianti Aido”, ha aggiunto la donna, rivolgendo con commozione il suo invito.

Lagarde: "Riformare l’ordine mondiale per salvarlo", e cita Il Gattopardo

Roma, 20 feb. (askanews) – Sul nuovo ordine mondiale “non c’è nulla di inevitabile”. Il sistema che si è venuto a creare nel corso dei secoli ha guadagnato legittimità perché è stato costruito “assieme da paesi grandi e piccoli”. E il consenso attorno ad esso “non è franato perché le idee alla sua base fossero sbagliate, ma perché le regole non si sono evolute al passo di un mondo che cambiava. Questo è qualcosa che possiamo correggere. Gli interessi che hanno reso possibile la cooperazione non sono venuti meno. E sotto pressioni estreme, i paesi continuano a rivolgersi alle regole, piuttosto che abbandonarle”. Lo ha affermato la presidente della Bce, Christine Lagarde, durante la cerimonia in cui le è stata conferita l’onorificenza in memoria di Wolfgang Friedmann Memorial, presso la Columbia Law School di New York.

“Dobbiamo fare una scelta. Possiamo accettare questa deriva verso un equilibrio tra poteri rivali, un modello che la storia ci insegna è stabile solo finché smette di esserlo. Oppure possiamo scegliere la strada più difficile: riforme, in modo che l’ordine internazionale ritrovi la fiducia da parte di coloro che l’hanno persa”.

Lagarde ha citato la celebre frase del Gattopardo: “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”.

Forse non è l’analogia più fortunata. Il concetto di gattopardismo espresso nel romanzo di Tomasi di Lampedusa (non per forza positivo) è quello di accettare cambiamenti di facciata, trasformismo, dietro cui le persone di potere mantengono le loro posizioni anche durante profondi cambiamenti.

Ad ogni modo, secondo Lagarde “lo stesso vale per l’ordine internazionale. Preservarlo significa riformarlo con onestà, ambizione e con tutti coloro che hanno contribuito a costruirlo”, ha detto. “L’ordine internazionale è stato forgiato assieme. Riformiamolo assieme”, ha concluso.

Scontro Macron-Meloni sul caso dell’attivista francese di destra ucciso. Cosa hanno detto (anche sulle Br)

Roma, 19 feb. (askanews) – C’è lo scontro, l’ultimo di una serie di 40 mesi di difficile convivenza come leader dei rispettivi Paesi. E poi ci sono i toni. E quelli che il presidente francese Emmanuel Macron usa verso Giorgia Meloni sono eloquenti. A margine della sua visita ufficiale in India, i giornalisti lo incalzano sul caso dell’uccisione dell’attivista di estrema destra Quentin Deranque, ma non devono fare certo molta fatica perché l’inquilino dell’Eliseo tiri in ballo la presidente del Consiglio che ieri, in un post sui social, aveva definito la vicenda una “ferita per l’intera Europa”. L’invito, netto e brusco, è a “smettere di commentare quello che accade a casa degli altri”. Di più: “i nazionalisti, che non vogliono essere disturbati nel proprio Paese, sono sempre i primi a commentare quello che avviene altrove”, rincara la dose Macron.

La replica della premier viene prima affidata a una nota non ufficiale di palazzo Chigi in cui si parla di “stupore” per la reazione del presidente francese di fronte a quella che voleva essere soltanto una espressione di “profondo cordoglio” e di “solidarietà”. Poi è Meloni in persona, in un’intervista a Sky Tg24, a tornare sulla vicenda. Una replica dai toni apparentemente pacati ma nella quale la presidente del Consiglio non risparmia stoccate al leader dell’Eliseo. Da una parte, infatti, nega di aver fatto ingerenze e spiega che, se mai ci sono state, a metterle in pratica è stato lo stesso Macron quando commentò la sua elezione a palazzo Chigi con un ‘vigileremo sull’applicazione dello Stato di diritto’. Ma Meloni si dice anche preoccupata del clima d’odio, che a suo giudizio interessa tutte le democrazie, e spiega di augurarsi che non si ripetano anni bui come quelli di piombo. Ed è qui che parte la seconda frecciata: “Una storia – dice – che l’Italia ha vissuto molto bene e che tra l’altro la Francia conosce molto bene, avendo dato asilo politico a fior fiori di brigatisti rossi per qualche decennio”.

Un rapporto da sempre complicato, fatto decisamente più di bassi che di alti, quello tra Macron e Meloni. A palazzo Chigi, però, la convinzione è che questa ultima uscita del presidente francese abbia una doppia spiegazione, una di politica interna, l’altra legata a dinamiche internazionali. Da una parte ci sarebbe la necessità dell’inquilino dell’Eliseo di mandare un messaggio contro la destra ‘di casa’. Dall’altra, la bordata viene letta come un ‘fallo di reazione’ per l’avvicinamento tra la presidente del Consiglio e il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Dal governo citano il recente “sgambetto” del rilancio francese sugli eurobond, a cui la Germania è contraria a differenza dell’Italia, così come i dubbi espressi da Berlino sul progetto Fcsa (Future Combat Air System) per un super caccia franco-tedesco a favore del Gcap (Global Combat Air Programme) guidato da Italia, Regno Unito e Giappone.

Ma nel corso di questi anni sono stati moltissimi i fronti su cui Meloni e Macron hanno mostrato scarsa affinità: i migranti, i diritti, la reazione ai dazi americani e in generale il rapporto con Donald Trump. Persino su dossier come quello del Mercosur, su cui i due Paesi partivano da una battaglia convergente a difesa dei propri agricoltori, alla fine i due leader si sono ritrovati su posizioni diverse visto che l’Italia, dopo l’intervento di una serie di correzioni, ha votato a favore mentre la Francia è rimasta sul no. Ci sono però dei rapporti storici tra i due Paesi, come quelli sanciti dal Trattato del Quirinale, e che già vedono in agenda un vertice intergovernativo a Tolosa per il 9-10 aprile. Domenica, comunque, la presidente del Consiglio sarà a Verona per la cerimonia di chiusura dei Giochi, a rappresentare la Francia però sarà il premier, Sébastien Lecornu.

Rai, Petrecca, le dimissioni e l’Ultima cena: contro di me linciaggio mediatico

Roma, 19 feb. (askanews) – Finisce con il Vangelo di Matteo e l’irresistibile tentazione di sentirsi, nel giorno della caduta, un po’ figura Christi. Il giusto ingiustamente colpito, l’agnello sacrificale, “l’unto del Signore”, avrebbe detto, con innegabile efficacia comunicativa, Silvio Berlusconi. Finisce che Paolo Petrecca rassegna le dimissioni da direttore di Rai Sport e cita, in una storia Instagram, il Vangelo. Non un brano qualunque ma proprio quello, il capitolo 26 di Matteo (versetti 20-29), in cui l’evangelista racconta l’Ultima cena di Gesù. Perchè, spiegano fonti a lui vicine, nei suoi confronti c’è stato un “linciaggio mediatico” che l’ormai ex direttore ha dovuto “sopportare” fino alla decisione di fare “un passo indietro personale, per responsabilità nei confronti dell’azienda”. Le dimissioni, insomma, spiegano le stesse fonti, sono nate dalla volontà di “togliere dall’imbarazzo” e dal clamore la Rai.

E quindi nel giorno in cui lascia Petrecca cita il passo del Vangelo. Scende la sera, i Dodici discepoli si trovano intorno alla mensa e Cristo pronuncia la frase shock, quella che tutti ricordano, lascito del catechismo: “In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà”. Chi è, in questo caso, il ‘Giuda’? Le stesse fonti, vicine al giornalista, fanno capire che si tratterebbe di qualcuno in alto, forse nello stesso Consiglio di amministrazione della Rai.

O forse, forse la suggestione della storia Instagram, rappresenta, a tutto tondo, gli undici mesi trascorsi da Petrecca nella redazione di Rai Sport che l’ha sfiduciato due volte nel giro di un anno? O quanto accaduto dopo la sua telecronaca, piena di gaffe, della cerimonia di apertura dei Giochi olimpici invernali? Questo non si sa. Uno spunto lo offre l’ex ministro della Giustizia Andrea Orlando: “Abbiamo costretto una persona che si paragona a Gesù a fare la telecronaca sportiva delle Olimpiadi”. Ma chi è vicino al giornalista osserva che dopo l’uscita di scena di Auro Bulbarelli, Petrecca avrebbe avuto pochi giorni per prepararsi a quella telecronaca. Pronta replica anche sulle spese: “Sono assolutamente in linea con quelle del passato e anzi ridotte di due terzi”.

Comunque sia è stata la telecronaca piena di gaffe del direttore a fare da detonatore al malumore che covava da tempo tra i giornalisti. Dopo quel giorno la redazione di Rai Sport, infatti, ha proclamato uno sciopero bianco, togliendo tutte le firme dai servizi e dai collegamenti dai Giochi di Milano-Cortina. Finiti i quali sono stati annunciati tre giorni di sciopero per protestare per “il danno che il direttore di Raisport – spiegava qualche giorno fa un comunicato del Cdr – ha recato ai telespettarori che pagano il canone, alla Rai come azienda e a tutta la redazione”.

Sui social i meme che prendono di mira le numerose defaillance della telecronaca di Petrecca sono ormai un genere letterario a sè. Dal “benvenuti allo stadio Olimpico” quando l’evento si teneva ovviamente a San Siro, a Milano, a Matilda De Angelis scambiata per Mariah Carey, a Kirsty Coventry, presidente del Cio, che sedeva accanto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, confusa con la figlia Laura. Il sorriso imbarazzato della vera Laura Mattarella, il giorno dopo, quando un cronista, in un video divenuto virale le ha chiesto se fosse la presidente del Cio vale come editoriale sul tema.

Torniamo al Vangelo. L’ultimo versetto del brano citato recita: “Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò di nuovo con voi nel Regno del Padre mio”. E’ la fine, ma, per chi ci crede – ed è a quanto pare il caso di Petrecca – è anche l’inizio. Del resto la storia mica è finita: Paolo Petrecca è in attesa di un ricollocamento in Rai, a disposizione dell’amministratore delegato Giampaolo Rossi.

Board of Peace, Tajani: da Usa volontà di applicare risoluzione Onu

Washington, 19 feb. (askanews) – “L’Italia è un grande paese mediterraneo e il fatto che oggi ci fosse la maggioranza dei paesi dell’Unione Europea più la Commissione Europea più paesi europei che non fanno parte del mondo europeo, come la Gran Bretagna, significa che c’è un’attenzione da parte europea, che non è un capriccio italiano quello di voler seguire” il Board of Peace. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani in un punto stampa all’ambasciata italiana a Washington dopo la riunione inaugurale del Board of Peace.

Oggi, ha proseguito Tajani, “non c’è stato nessun attacco alle Nazioni Unite, anzi, direi che sia delle parole di Trump sia delle parole di Rubio, c’è voglia di applicare la risoluzione delle Nazioni Unite sulla pace in Palestina. Quindi si va nella giusta direzione”.

Scontro Meloni-Macron su attivista ucciso. Stupore premier (e stoccata su Br)

Roma, 19 feb. (askanews) – C’è lo scontro, l’ultimo di una serie di 40 mesi di difficile convivenza come leader dei rispettivi Paesi. E poi ci sono i toni. E quelli che il presidente francese Emmanuel Macron usa verso Giorgia Meloni sono eloquenti. A margine della sua visita ufficiale in India, i giornalisti lo incalzano sul caso dell’uccisione dell’attivista di estrema destra Quentin Deranque, ma non devono fare certo molta fatica perché l’inquilino dell’Eliseo tiri in ballo la presidente del Consiglio che ieri, in un post sui social, aveva definito la vicenda una “ferita per l’intera Europa”. L’invito, netto e brusco, è a “smettere di commentare quello che accade a casa degli altri”. Di più: “i nazionalisti, che non vogliono essere disturbati nel proprio Paese, sono sempre i primi a commentare quello che avviene altrove”, rincara la dose Macron.

La replica della premier viene prima affidata a una nota non ufficiale di palazzo Chigi in cui si parla di “stupore” per la reazione del presidente francese di fronte a quella che voleva essere soltanto una espressione di “profondo cordoglio” e di “solidarietà”. Poi è Meloni in persona, in un’intervista a Sky Tg24, a tornare sulla vicenda. Una replica dai toni apparentemente pacati ma nella quale la presidente del Consiglio non risparmia stoccate al leader dell’Eliseo. Da una parte, infatti, nega di aver fatto ingerenze e spiega che, se mai ci sono state, a metterle in pratica è stato lo stesso Macron quando commentò la sua elezione a palazzo Chigi con un ‘vigileremo sull’applicazione dello Stato di diritto’. Ma Meloni si dice anche preoccupata del clima d’odio, che a suo giudizio interessa tutte le democrazie, e spiega di augurarsi che non si ripetano anni bui come quelli di piombo. Ed è qui che parte la seconda frecciata: “Una storia – dice – che l’Italia ha vissuto molto bene e che tra l’altro la Francia conosce molto bene, avendo dato asilo politico a fior fiori di brigatisti rossi per qualche decennio”.

Un rapporto da sempre complicato, fatto decisamente più di bassi che di alti, quello tra Macron e Meloni. A palazzo Chigi, però, la convinzione è che questa ultima uscita del presidente francese abbia una doppia spiegazione, una di politica interna, l’altra legata a dinamiche internazionali. Da una parte ci sarebbe la necessità dell’inquilino dell’Eliseo di mandare un messaggio contro la destra ‘di casa’. Dall’altra, la bordata viene letta come un ‘fallo di reazione’ per l’avvicinamento tra la presidente del Consiglio e il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Dal governo citano il recente “sgambetto” del rilancio francese sugli eurobond, a cui la Germania è contraria a differenza dell’Italia, così come i dubbi espressi da Berlino sul progetto Fcsa (Future Combat Air System) per un super caccia franco-tedesco a favore del Gcap (Global Combat Air Programme) guidato da Italia, Regno Unito e Giappone.

Ma nel corso di questi anni sono stati moltissimi i fronti su cui Meloni e Macron hanno mostrato scarsa affinità: i migranti, i diritti, la reazione ai dazi americani e in generale il rapporto con Donald Trump. Persino su dossier come quello del Mercosur, su cui i due Paesi partivano da una battaglia convergente a difesa dei propri agricoltori, alla fine i due leader si sono ritrovati su posizioni diverse visto che l’Italia, dopo l’intervento di una serie di correzioni, ha votato a favore mentre la Francia è rimasta sul no. Ci sono però dei rapporti storici tra i due Paesi, come quelli sanciti dal Trattato del Quirinale, e che già vedono in agenda un vertice intergovernativo a Tolosa per il 9-10 aprile. Domenica, comunque, la presidente del Consiglio sarà a Verona per la cerimonia di chiusura dei Giochi, a rappresentare la Francia però sarà il premier, Sébastien Lecornu.