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Lagarde: le aspettative di inflazione a lungo termine restano vicine al 2%

Roma, 10 set. (askanews) – Sul breve termine le aspettative di inflazione restano “a livelli elevati” nell’area euro, ma sul lungo periodo la maggior parte degli indicatori restano vicini all’obiettivo del 2% di inflazione della Bce. Lo ha riferito la presidente Christine Lagarde, nella conferenza stampa al termine del Consiglio direttivo.

Al Consiglio direttivo della Bce di oggi “non abbiamo per nulla discusso di alcun tipo di percorso futuro” dei tassi,  ha riferito la presidente Christine Lagarde.

“I mercati fanno il loro lavoro e noi facciamo il nostro – ha detto, rispondendo ad una domanda sulle aspettative degli operatori di mercato sul futuro dei tassi Bce -. E vi posso assicurare che tutta la discussione di oggi è stata focalizzata sulla decisione che abbiamo preso. Non abbiamo per nulla discusso di alcun tipo di percorso futuro, perché siamo assolutamente seri” sulla procedura decisionale (che prevede di non vincolarsi su alcuna decisione futura).

La decisione di oggi di alzare nuovamente i tassi di riferimento per l’area euro è stata presa all’unanimità dal Consiglio direttivo della Bce ed è stata una decisione “non complicata” (no brainer).

Harry Styles aggiunge 25 nuove date live in 12 città nel 2027

Milano, 10 set. (askanews) – La superstar internazionale Harry Styles amplierà il suo acclamato tour globale “Together, Together” con 25 nuove date in 12 città nel 2027. Prodotti da Live Nation, i nuovi show appena annunciati porteranno Together, Together in altre città del Nord America, dell’Europa e del Regno Unito proseguendo sulla scia del grande successo del tour 2026. In Italia Harry Styles sarà protagonista di due appuntamenti unici sabato 7 e domenica 8 agosto al Circo Massimo di Roma.

Ogni città del tour 2027 avrà uno special guest diverso: Tinashe, CA7RIEL & Paco Amoroso, Kylie Minogue, Lainey Wilson, Q Marsden, The Womack Sisters, Getdown Services, Caroline Polachek, Feist, LCD Soundsystem, Baby Rose e Tears For Fears si uniranno a Styles in date selezionate. Special guest dei due show italiani: LCD Soundsystem.

Le date 2027 prenderanno il via venerdì 2 aprile con due show consecutivi allo State Farm Stadium di Phoenix, Arizona, segnando il suo debutto negli stadi di Stati Uniti e Canada, per poi proseguire a Dallas, Los Angeles, Toronto, Atlanta e Chicago. Styles si sposterà quindi in Europa per esibirsi a Berlino, Parigi, Madrid, Roma e Dublino, prima di tornare a Londra per tre concerti al Wembley Stadium che chiuderanno il tour.Tutte le informazioni sui prezzi dei biglietti e sulle modalità di vendita sono disponibili qui.

Together, Together ha preso il via nel maggio 2026 con 67 show in sette città: Amsterdam, Londra, San Paolo, Città del Messico, New York, Melbourne e Sydney. Dopo gli appuntamenti già conclusi ad Amsterdam, Londra, San Paolo e Città del Messico, Styles è attualmente nel pieno di una serie da record di 30 concerti al Madison Square Garden di New York, le sue uniche esibizioni negli Stati Uniti del 2026. Il tour proseguirà a Melbourne e Sydney a dicembre.

Styles ha inoltre recentemente ottenuto un titolo Guinness world records™ per la più lunga residency di un musicista al Wembley Stadium nell’arco di un’unica serie di concerti, dopo 12 show nell’iconica venue londinese. Tornerà a Wembley per le tre esibizioni finali di Together, Together nell’agosto 2027.

Venezia83, i registi di "Naza": un film per non negare strage a Gaza

Roma, 10 set. (askanews) – Presentato in Concorso alla 83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, “Naza”, il docufilm degli israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor sulle testimonianze di ufficiali e militari dell’intelligence israeliana, con volti e nomi alterati digitalmente per tutelarne l’anonimato, che hanno lavorato alla sorveglianza remota utilizzata nell’uccisione sistematica di civili palestinesi nella Striscia di Gaza.

Il titolo del film, firmato da due dei quattro autori di “No Other Land” e prodotto da The Guardian e James Wilson, e che ha tra i produttori esecutivi anche Jonathan Glazer (il regista Premio Oscar de “La zona d’interesse”), riprende un acronimo militare usato eufemisticamente dall’intelligence israeliana per indicare il numero di civili che si prevede possano essere uccisi durante un raid aereo e si basa sulle inchieste pubblicate tra il 2023 e il 2025 anche dal Guardian.

“Molte delle cose sono state già scritte nelle rivelazioni pubblicate, sono risapute, pubblicate da giornalisti presenti a Gaza”, ha spiegato Rachel Szor in conferenza stampa. “Ma crediamo che sia importante metterle in un film, perché è diverso sentire le persone che hanno progettato quei sistemi e far vedere la città di Tel Aviv dove vivono gli ufficiali israeliani”. Yuval Abraham ha aggiunto: “Ascoltare le testimonianze di chi ha progettato e messo in atto questi sistemi rende più difficile negarli: l’uccisione di civili a Gaza continua, anche questa settimana, mentre c’è la Mostra del Cinema, è stata uccisa una bambina di sette anni. Quello che mostra il film va avanti quindi abbiamo sentito la necessità di renderlo sempre più difficile da negare”. “Nel nostro piccolo vogliamo mettere pressione su Israele per fermare quello che sta succedendo” ha affermato Rachel Szor.

Abraham ha ripercorso il lungo lavoro d’inchiesta: “Il film ha richiesto tre anni, la maggior parte dei media israeliani ha ignorato quello che accadeva ai civili a Gaza, o lo ha giustificato. Si è creato quindi uno spazio per il giornalismo d’inchiesta e noi abbiamo contattato i generali per chiedere come funzionava il sistema: a volte da una domanda semplice arrivano tante risposte”. E il giornalista, Paul Lewis, responsabile delle indagini del Guardian e produttore esecutivo del film, ha sottolineato la difficoltà di accesso a Gaza per i corrispondenti esteri e la necessità di tempo per costruire fiducia con le fonti, osservando che si tratta di “un film che avrebbe potuto fare solo un regista israeliano”.

Alla domanda se gli intervistati, pur riconoscendo il genocidio, abbiano mostrato rimorso, Abraham ha risposto: “Il film non si sofferma su questo o sul perché abbiano deciso di parlare perché il centro del film è l’uccisione stessa: sono le vittime. Ci siamo voluti concentrare sulla strage sistematica dei civili a Gaza e il mondo che l’ha resa possibile”. E sul perché, a suo parere, alcuni soldati abbiano fatto riferimento a Olocausto e Shoah, ha detto: “Dovremmo riconoscere schemi simili di deumanizzazione ogni volta che si è di fronte a un sistema di uccisione che, come mostra il film, ha come target le case delle famiglie: dal mio punto di vista la memoria deve servire per ricordarci sempre l’importanza dei diritti umani per tutti”.

Infine, sul film girato di notte sui tetti di Tel Aviv, i registi hanno spigato che “le riprese notturne riflettono il buio in cui viviamo, per vedere la luce serve un’ammissione di responsabilità e un prezzo da pagare per quanto commesso”.

I Wonder Pictures ha acquisito i diritti per l’Italia, in conferenza stampa è stato annunciato che il documentario uscirà nelle sale 28,29 e 30 settembre.

Malagò: "Roma vive ancora dell’eredità delle Olimpiadi del 1960″

Roma, 10 set. (askanews) – “Qui a Roma ancora viviamo, sotto il profilo dell’impiantistica, al 100% dell’eredità del 1960”. Lo ha detto il presidente della Figc ed ex numero uno di Milano-Cortina, Giovanni Malagò, intervenendo agli “Stati generali degli Eventi” a Roma.

Malagò ha raccontato un aneddoto legato alle Olimpiadi del 1960: “Si diceva che Ciampino non sarebbe bastato come aeroporto e così, nel bid dell’epoca, si costruì l’idea di un nuovo aeroporto, pronto per Roma ’60. Dopo una corsa contro il tempo fu inaugurato Fiumicino, alla presenza del Capo dello Stato, del Santo Padre, del sindaco dell’epoca, del presidente del Cio e del numero uno del comitato organizzatore, un giovanissimo Giulio Andreotti. Durante le Olimpiadi, però, si atterrò solo a Ciampino perché non c’erano le certificazioni e bisognava completare i lavori. Ce la siamo cavata in qualche modo”.

“Oggi Roma ha il migliore aeroporto d’Europa da nove anni – ha aggiunto -. Senza le Olimpiadi del ’60 non so quale sarebbe stata la storia aeroportuale della città e del sistema Paese”.

Parlando più in generale dei grandi eventi, Malagò ha sottolineato quanto sia difficile prevedere tutte le variabili: “Quando si parla di eventi, pianifichi tutto ma le variabili di ogni tipo sono sistematicamente presenti. Oggi l’Italia inaugura a Napoli, a piazza del Plebiscito, con tribune montate e il Presidente della Repubblica, l’Europeo di volley maschile, ma fino a ieri non si sapeva se ci fossero le condizioni indispensabili, per umidità e rischio pioggia, per poter giocare”.

Il riferimento è poi a Milano-Cortina: “È stato un successo strepitoso, ma ci è andato tutto bene. Le prove della cerimonia non si sono fatte perché c’era una grandinata. Lo scenario in montagna, nei vari eventi, 20 giorni prima era un disastro, tra il grigio e il verde bruciato, ma poi sono arrivati sette-otto giorni di neve. Fortuna”.

“Io mi occupo di grandi eventi legati allo sport e qualcuno non è andato bene, perché non è mai cominciato come le Olimpiadi a Roma”, ha concluso Malagò.

Tornando al calcio, senza entrare nella vicenda Infantino, Malagò ha parlato dello spettacolo del Mondiale e delle nuove regole: “C’è stata una formidabile volontà di integrare qualcosa di industriale allo spettacolo sportivo. Lo spot più caro in assoluto è quello durante l’intervallo del Super Bowl e hanno seguito questa scia. I puristi non l’hanno vista bene, ma i dati di audience, share e pubblico dei giovani l’hanno vista positivamente. Poi sono state cambiate alcune regole del calcio che sono state azzeccate e anche in Italia le abbiamo adottate e hanno fatto sì che lo spettacolo sia migliorato”.

Formula1, il piano di Antonelli: "Fare la pole e scappare via"

Roma, 10 set. (askanews) – Il piatto di pasta più speciale della sua vita Kimi Antonelli lo ha mangiato domenica sera, dopo la vittoria di Monza. Spaghetti al ragù direttamente dentro al trofeo conquistato al termine di una rimonta che lo ha portato dalla 19ª posizione al gradino più alto del podio. “Non erano gli spaghetti al ragù più buoni che io abbia mai mangiato, ma erano decisamente i più speciali”, ha raccontato il ventenne della Mercedes appena arrivato a Madrid, dove questo fine settimana debutterà il nuovo circuito cittadino Madring.

Antonelli non ha ancora avuto modo di assaporare fino in fondo il successo di Monza. “Non mi sono ancora reso conto di tutto quello che ho vissuto. Da una parte è meglio così, perché mi sono subito concentrato sul preparare il fine settimana di gara qui a Madrid, mentre dall’altra parte un po’ mi dispiace non aver festeggiato a dovere”. Dopo il Gran Premio di Spagna, però, arriverà una settimana libera: “Potrò godermela un po’ di più”.

L’unico giorno di festa è stato lunedì, trascorso sui kart insieme al team e alla famiglia. “Era da gennaio che non giravo con i kart da gara e alla fine della giornata ero distrutto, anche perché venivo da un weekend bello impegnativo. Però è stato bello passare del tempo con tutti i ragazzi della squadra e con la famiglia, un modo per divertirci come piace a noi”. Una giornata che aveva preoccupato anche il team principal Toto Wolff, memore della “lunga storia di incidenti durante attività fuori dalla pista”. Antonelli sorride: “Sì sì, lo confermo. Mi ha anche mandato un messaggio per sapere se era tutto ok, ma l’ho visto solo alla sera. Comunque io giravo praticamente da solo, ho fatto qualche sessione con i meccanici ma solo per girare un po’ insieme. Sono andato piuttosto rilassato”.

Ora, però, tutta la concentrazione è sulla nuova sfida di Madrid. “Non cambia il mio atteggiamento, continuo a fare le cose come le ho fatte per tutto l’anno. Penso solo a Madrid”. Il Madring sarà una novità per tutti e Antonelli lo considera un tracciato particolarmente impegnativo: “È una pista complicata dove non sarà facile adattarsi perché siamo tutti qui per la prima volta. Ovviamente l’ho provata al simulatore, ma le Prove Libere saranno molto importanti per tutti, per capire quanto ci possiamo spingere”.

Il paragone è con Jeddah, ma con margini ancora più ridotti: “È un cittadino con i muri vicinissimi, ma con ancora meno margine di errore rispetto a lì”. Una pista difficile anche per il lavoro degli ingegneri: “Hai tutti i tipi di curve, alcune lente, altre veloci. Hai tanti tipi di frenate e la macchina deve anche assorbire bene sui cordoli. Ci sarà parecchio lavoro da fare sia per noi piloti che per gli ingegneri, ma è una bella sfida soprattutto per il sabato”.

La qualifica potrebbe diventare decisiva su un circuito dove i sorpassi, almeno sulla carta, non saranno semplici. Antonelli ha già chiaro il piano: “Fare la pole, mettersi là davanti e scappare via”.

Cosa prevede la legge sul cinema approvata dalla Camera

Milano, 10 set. (askanews) – La Camera ha approvato oggi con 218 voti favorevoli e 6 contrari la riforma del cinema e dell’audiovisivo, che interviene sull’assetto definito dalla legge 220 del 2016 e delega il governo al riordino della disciplina del settore. Il testo unificato nasce dalla convergenza di cinque proposte di legge presentate da esponenti di maggioranza e opposizione ed era già stato approvato all’unanimità dalla Commissione Cultura. Tra gli interventi previsti ci sono una nuova Agenzia, la revisione degli incentivi, misure per i lavoratori, disposizioni sui videogiochi e principi per l’impiego dell’intelligenza artificiale.

Dal 1 gennaio 2028 è prevista l’istituzione dell’Agenzia per il cinema e l’audiovisivo, ente pubblico dotato di autonomia organizzativa, patrimoniale, finanziaria e gestionale. Alla nuova struttura saranno trasferite funzioni operative oggi esercitate dalla Direzione generale Cinema e audiovisivo del ministero della Cultura. Al ministero resteranno le funzioni di indirizzo politico, vigilanza e ispettive.

L’Agenzia sarà chiamata a gestire gli interventi pubblici e le risorse destinate alle politiche di sviluppo e sostegno del settore, oltre a occuparsi dell’accesso al credito delle imprese e delle relazioni con le Film Commission. Il nuovo assetto comprende anche il Forum del cinema e dell’audiovisivo, organismo di consultazione e monitoraggio delle politiche pubbliche chiamato a rappresentare le diverse componenti della filiera.

Al Governo è affidata una delega da esercitare entro due anni dall’entrata in vigore della legge, attraverso uno o più decreti legislativi per la riforma, il coordinamento e il riordino della disciplina del cinema e dell’audiovisivo. Tra i criteri indicati figurano una programmazione triennale del settore, almeno due finestre temporali annuali per l’erogazione dei contributi, la gestione della tesoreria del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo attraverso un intermediario bancario e l’introduzione della figura del responsabile dei crediti d’imposta.

La delega comprende la revisione del tax credit e degli altri strumenti di sostegno economico, con criteri di maggiore selettività e una differenziazione degli interventi in relazione alle caratteristiche delle opere, dei beneficiari e alle dimensioni delle imprese. Sono previsti sostegni alle opere prime e seconde, ai giovani autori e alle micro, piccole e medie imprese, insieme a interventi sulle coproduzioni internazionali e sull’attrazione in Italia di investimenti e produzioni.

Per le sale cinematografiche la riforma prevede contributi diretti destinati all’attività e allo sviluppo delle strutture, alla realizzazione di nuove sale e schermi, al ripristino di quelle inattive e agli interventi di ristrutturazione e adeguamento strutturale e tecnologico. La delega interviene inoltre sulla distribuzione e sulla fruizione delle opere nelle sale.

Tra gli interventi previsti figura anche la costituzione di un Polo nazionale del cinema e dell’audiovisivo, con il coinvolgimento delle amministrazioni competenti, di Cinecittà e della Fondazione Centro sperimentale di cinematografia. Funzioni, rapporti e modalità operative saranno definiti con i successivi provvedimenti attuativi.

La riforma comprende anche il settore dei videogiochi, con strumenti di sostegno alle imprese videoludiche, comprese forme di incentivazione fiscale. Per l’intelligenza artificiale vengono indicati principi di trasparenza nell’impiego dei sistemi e tutele per autori, interpreti, esecutori e titolari dei diritti. Il testo disciplina inoltre il consenso per l’utilizzo delle prestazioni artistiche e prevede il monitoraggio degli effetti delle nuove tecnologie sul lavoro creativo e sulla produzione audiovisiva.

Un capitolo specifico riguarda il lavoro. La delega comprende il riordino delle tutele previdenziali e assistenziali dei lavoratori dello spettacolo, degli ammortizzatori sociali e dell’indennità di discontinuità. Viene inoltre istituito il Fondo per il sostegno ai lavoratori dello spettacolo in emergenza pensionistica, con una dotazione di 10 milioni di euro l’anno dal 2027 al 2030, destinato a intervenire sulle situazioni di fragilità socioeconomica della comunità artistica e delle maestranze.

Sono previste anche disposizioni sull’accesso al credito delle imprese, sulle garanzie e sulla gestione dei crediti maturati attraverso gli incentivi fiscali. Saranno i decreti legislativi e i successivi provvedimenti attuativi a definire nel dettaglio criteri, aliquote, procedure, controlli e modalità di erogazione delle risorse.

Dopo il rinvio del voto prima della pausa estiva, con l’approvazione di Montecitorio il provvedimento passa ora al Senato. Se Palazzo Madama dovesse modificarlo, il testo dovrà tornare alla Camera per una nuova deliberazione.

La Bce ha aumentato i tassi d’interesse (+0,25 punti), rialzo dell’inflazione

Roma, 10 set. (askanews) – La Banca centrale europea ha deciso un nuovo aumento dei tassi di interesse ufficiali per l’area euro, come lo scorso giugno sempre nella misura di 0,25 punti percentuali, con cui il principale riferimento sale al 2,50%, con decorrenza dal 16 settembre. La decisione è stata comunicata al termine del Consiglio direttivo, che si è svolto in trasferta a Berlino (la sede istituzionale è a Francoforte).

Si tratta del livello più elevato dall’aprile del 2025, quando la Bce ridusse i tassi al 2,25%. La decisione è in linea con le attese prevalenti. E avviene in un contesto di rinnovati rincari di carburanti e petrolio, oggi il Barile di Brent ha ampiamente superato i 102 dollari. Ad agosto l’inflazione media dell’eurozona ha segnato una accelerazione al 3,3% annuo.

La Banca centrale europea ha rivisto al rialzo le previsioni di inflazione per la media dei Paesi dell’area euro su 2027 e 2028: ora si attende più 3 percento quest’anno, 2,3 per cento nel 2027 e 2,1 percento nel 2028. Lo scorso giugno i tecnici della Bce prevedevano 3% di inflazione sull’insieme del 2026, 2,3% sul 2027 e 2% del 2028.

La Banca centrale europea ha anche rivisto al rialzo le previsioni di crescita economica per l’aggregato dei Paesi dell’area euro per quest’anno, ad un più 0,9 percento del Pil, e il prossimo, al più 1,4%, mentre ha confermato l’attesa di un più 1,5% sul 2028.

Bce alza nuovamente i tassi di 0,25 punti, depositi al 2,50%

Roma, 10 set. (askanews) – La Banca centrale europea ha deciso un nuovo aumento dei tassi di interesse ufficiali per l’area euro, come lo scorso giugno sempre nella misura di 0,25 punti percentuali, con cui il principale riferimento sale al 2,50%, con decorrenza dal 16 settembre. La decisione è stata comunicata al termine del Consiglio direttivo, che si è svolto in trasferta a Berlino (la sede istituzionale è a Francoforte).

Si tratta del livello più elevato dall’aprile del 2025, quando la Bce ridusse i tassi al 2,25%. La decisione è in linea con le attese prevalenti. E avviene in un contesto di rinnovati rincari di carburanti e petrolio, oggi il Barile di Brent ha ampiamente superato i 102 dollari. Ad agosto l’inflazione media dell’eurozona ha segnato una accelerazione al 3,3% annuo.

Dalla Camera ok bipartisan alla legge sul cinema

Roma, 10 set. (askanews) – Via libera bipartisan dell’aula della Camera alla proposta di legge sul cinema che istituisce, dal 2028, l’Agenzia per il cinema e l’audiovisivo. I voti a favore sono stati 218 e i contrari sei (tra i ‘no’ i deputati di Futuro nazionale di Vannacci e il libdem Luigi Marattin). Ora il provvedimento passa all’esame del Senato. Il testo parte da una Pdl, a prima firma della segretaria del Pd Elly Schlein, cui sono state abbinate proposte di Fdi, M5S, Azione e Lega.

“Siamo molto soddisfatti di questo primo passo, perché sulla cultura il parlamento deve saper costruire delle convergenze larghe, perché il cinema appartiene a tutti, è un patrimonio della Repubblica” e “una democrazia è più forte quando una democrazia investe in cultura”. Così nell’aula della Camera, in sede di dichiarazione di voto sulla proposta di legge sul cinema, la segretaria del Pd Elly Schlein, prima firmataria di un testo cui poi sono state abbinate altre proposte da Fdi a M5S.

Schlein ha voluto “ringraziare Pupi Avati che aveva rivolto un appello a me e alla presidente Meloni di lavorare trasversalmente per aiutare un settore fondamentale come il cinema che abbiamo voluto raccogliere”. Le leggi “migliori”, ha evidenziato, sono “proprio quelle che nascono dal confronto, dall’ascolto, dalla capacità di fare sintesi”. E “maggioranza e opposizione pur partendo da posizioni diverse hanno saputo individuare obiettivi comuni nell’interesse del cinema e soprattutto nell’interesse del paese”. Poi ha puntualizzato: “serviranno risorse per attuare questa legge a partire dalla prossima legge di bilancio” e “noi vigileremo che quelle risorse si trovino”. Il “confronto col settore per noi non deve finire con l’approvazione della legge, ma deve accompagnare passo per passo tutta la sua attuazione. Questa proposta finalmente – ha proseguito – istituisce l’agenzia per il cinema l’audiovisivo, un organismo indipendente a cui destinare una parte dei compiti operativi oggi assegnati alla direzione generale per il cinema e l’audiovisivo per garantire maggiore autonomia e trasparenza, sottraendo le scelte strategiche al condizionamento della politica”.

Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, da parte sua ha dichiarato: “Il via libera della Camera alla riforma del cinema e dell’audiovisivo è un risultato concreto, frutto del contributo di maggioranza e opposizioni. Un modello di coesione che pone al centro l’interesse del settore. Con questo provvedimento inauguriamo uno stilnovo nei rapporti con il cinema, fondato sul dialogo, sulla fiducia e sulla responsabilità reciproca. L’istituzione dell’Agenzia, la programmazione triennale, le finestre temporali certe e il rafforzamento dei controlli pongono le basi per procedure più trasparenti e tempi prevedibili”.

“Il procedimento dispone, inoltre, il riordino del tax credit, secondo criteri attenti alle dimensioni delle imprese, alla qualità delle opere e alla congruità dei costi. La Tutela del lavoro è parte essenziale del cambiamento. Le nuove disposizioni rafforzano le garanzie previdenziali e assistenziali e prevedono la revisione dell’indennità di discontinuità e degli ammortizzatori sociali, nel rispetto delle specificità di artisti, tecnici, professionisti e maestranze. L’istituzione di un fondo di solidarietà offrirà un sostegno concreto ai lavoratori in condizioni di fragilità economica”.

“Il voto della Camera conferma la centralità del Parlamento e dà forma concreta all’appello che, alla cerimonia dei David di Donatello, avevo rivolto a tutte le forze politiche: lavorare insieme per una riforma condivisa del sistema audiovisivo nazionale. Ringrazio la Commissione Cultura, Scienza e Istruzione, il suo Presidente Federico Mollicone, il relatore Gimmi Cangiano e l’intera Aula per il lavoro svolto e l’impegno profuso. Continueremo a seguire l’iter della legge nel passaggio al Senato, consapevoli che la sua approvazione definitiva segnerà un vero punto di ripartenza per l’intera filiera cinematografica e audiovisiva”, conclude Giuli.

Il Cremlino dice che l’aereo di Zelensky non è stato minacciato da un drone

Roma, 10 set. (askanews) – Non c’è stata alcuna minaccia per l’aereo di Volodymyr Zelensky a Chisinau – circostanza riconosciuta dagli stessi ucraini – e la minaccia in questione era effimera: lo ha dichiarato oggi il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov.

Il primo ministro norvegese Jonas Gahr Store aveva affermato che l’aereo di Zelensky era stato “quasi colpito” da un drone martedì, durante il decollo dalla Moldavia. Successivamente, le autorità moldave hanno smentito tale affermazione.

“Quanto a questa minaccia effimera per l’aereo (di Zelensky), essa non è mai esistita; gli stessi ucraini lo hanno già riconosciuto”, ha detto Peskov ai giornalisti.

Calcio, Malagò: "Caso tesseramento? Ha dell’incredibile"

Roma, 10 set. (askanews) – “Il caso tesseramento? Ha dell’incredibile, non è un cavillo ma semplicemente una dinamica interpretativa e il caso strano è che valga solo ad personam”. Lo ha detto il presidente della Figc, Giovanni Malagò, a margine del suo intervento agli “Stati generali degli eventi”.

A chi gli ha chiesto se si sarebbe aspettato una vicenda di questo tipo, Malagò ha risposto: “Onestamente me ne potevo aspettare una, due o tre vicende, ma che poi a un certo punto ci si fermasse. Per certi versi c’è una affettuosa ossessione, ma fa parte della vita. Io sono molto sereno”.

“Siamo abituati alle difficoltà da sempre, ma ci sono state cose anche importanti e belle in questi due mesi”, ha aggiunto il presidente della Figc, soffermandosi poi sulla squadra tecnica: “Vedo entusiasmo e complicità, tante sinergie tra Ranieri, Zola e Mancini. Poi vediamo in campo cosa succederà”.

Infine, sulla possibilità che l’attuale vicenda possa avere ripercussioni sul dossier per Euro 2032, Malagò ha risposto: “Se rispondessi no non sarei sincero, ma se rispondessi sì sbaglierei, perché non devo dare preoccupazioni”.

Torna "Metopolis" la parodia a fumetti del film cult di Fritz Lang

Milano, 10 set. (askanews) – Il grande cinema incontra il fumetto Disney in un volume da collezione che omaggia un capolavoro del grande schermo. In occasione dei 50 anni dalla scomparsa del regista Fritz Lang, torna “Metopolis” di Panini Comics in una nuova veste, all’interno della collana Parodie Disney De Luxe.

Scritta da Francesco Artibani e disegnata da Paolo Mottura, “Metopolis” è stata pubblicata per la prima volta su Topolino 3189 nel gennaio 2017 e si ispira alle atmosfere visionarie di Metropolis, il film cult di Fritz Lang ambientato proprio nel 2026 e considerato il primo film di fantascienza moderno. I protagonisti, Topolino, Pippo e Minni sono al centro di una storia in due parti che rende omaggio a una pietra miliare del cinema attraverso l’ironia. A completare il volume, una selezione di sketchbook che permette di approfondire il lavoro svolto sulla storia e di scoprire studi e disegni preparatori firmati da Paolo Mottura, che ha realizzato anche la cover inedita.

Il volume contiene approfondimenti autoriali, con la prefazione del critico cinematografico Gianni Canova: “Con la sua allucinata potenza visiva, Metropolis è un impressionante documento della civiltà di massa e delle sue aberrazioni, oltre che un lucidissimo apologo sulla situazione che incombe nel cuore del Novecento – ha detto il critico – Gli autori e i disegnatori della Disney ne fanno qui non tanto una parodia quanto un omaggio affettuoso e sorridente: ci dicono che uomini e topi, pur così diversi, sono accomunati da due cose fondamentali: il desiderio di libertà e il bisogno di amore”.

Calcio, Messi investe ancora in Spagna: rileverà l’Eldense

Roma, 10 set. (askanews) – Lionel Messi prosegue i suoi investimenti nel calcio e guarda ancora alla Spagna. L’ex fuoriclasse del Barcellona ha raggiunto un accordo di massima per rilevare il club spagnolo Eldense, società che milita nella seconda divisione e ha sede nell’entroterra di Alicante. La notizia è stata confermata dalla stessa società all’agenzia Afp.

L’operazione rappresenterebbe la seconda esperienza di Messi nel mondo della proprietà calcistica spagnola, dopo l’acquisto del Cornellà, club di quarta divisione, avvenuto lo scorso aprile.

“L’Eldense conferma che Lionel Messi ha raggiunto un accordo di massima con gli attuali proprietari del club per acquisire le quote oggi detenute dal Grupo TH Soluciones, operazione che lo renderebbe azionista di maggioranza del club”, ha comunicato la società.

La transazione non è però ancora conclusa. Restano da completare le procedure legali e contrattuali, compresa la due diligence, oltre all’autorizzazione del Consiglio Superiore dello Sport spagnolo (CSD). Il club, fondato nel 1921, non ha fornito per il momento dettagli sui termini economici dell’operazione né indicato una possibile data per il completamento.

“Una volta completate le procedure pertinenti e ottenute le autorizzazioni necessarie, il Cd Eldense comunicherà ufficialmente eventuali sviluppi in merito”, ha aggiunto la società.

Messi, 39 anni, gioca attualmente nell’Inter Miami.

Attentato a Ranucci, i legali di Lavitola: faremo ricorso in Cassazione

Roma, 10 set. (askanews) – “Il tribunale del riesame ha confermato l’ordinanza cautelare, chiaramente noi rispettiamo in pieno quelle che sono le decisioni della magistratura, anche se non le condividiamo assolutamente sia in fatto che in diritto. Ora attenderemo che siano depositate le motivazioni che arriveranno entro 45 giorni ma già oggi presenteremo ricorso in Cassazione, quindi per saltum, contro l’ordinanza del gip che ha rigettato la nostra richiesta sulla perdita di efficacia della custodia cautelare che riteniamo sia ampiamente fondata”. Così ha detto l’avvocato Sergio Cola che assiste Valter Lavitola, in carcere in relazione all’attentato a Sigfrido Ranucci.

Carceri, 31,3% detenuti è straniero: sono 20.293, 2.707 comunitari

Milano, 10 set. (askanews) – Quasi una persona detenuta su tre nelle carceri italiane è straniera. Al 31 luglio 2026 sono 20.293, pari al 31,32% delle presenze riportate nelle tabelle del Garante nazionale per i diritti delle persone private della libertà personale. La loro presenza è più concentrata nelle fasce di età giovani e varia fortemente sul territorio, con percentuali più elevate nelle regioni settentrionali. Dei detenuti stranieri, 17.586 sono cittadini extracomunitari e 2.707 comunitari. Gli uomini sono 19.508 e le donne 785. In termini assoluti è la Lombardia a ospitare il maggior numero di persone straniere, 4.157, seguita dal Lazio con 2.454, dall’Emilia-Romagna con 2.081, dal Piemonte con 1.828, dalla Toscana con 1.628 e dal Veneto con 1.477.

Le differenze territoriali diventano ancora più evidenti considerando l’incidenza della componente straniera tra gli uomini detenuti nelle singole regioni. In Trentino Alto Adige raggiunge il 63,60%, in Liguria il 57,27%, in Valle d’Aosta il 55,84%, in Veneto il 53,03% e in Emilia-Romagna il 52,91%. Le percentuali più basse si registrano invece in Puglia, 10,30%, Campania, 11,68%, Sicilia, 13,90%, Calabria, 15,27%, Basilicata, 16,02%, e Molise, 16,94%. Il profilo per età mostra una presenza straniera particolarmente consistente tra i più giovani. Nella fascia tra 18 e 24 anni si contano 2.147 stranieri e 2.174 italiani; tra 25 e 34 anni sono rispettivamente 6.671 e 8.107. Fra i 18 e i 34 anni, dunque, i detenuti stranieri sono 8.818 e gli italiani 10.281. Con l’aumentare dell’età la distanza cresce: tra 35 e 54 anni gli stranieri sono 10.055, contro 23.463 italiani, mentre dai 55 anni in su sono 1.420, a fronte di 10.754 italiani.

Anche la posizione giuridica presenta differenze. Gli stranieri sono 3.341 tra le 9.002 persone in attesa del primo giudizio, il 37,11%; rappresentano il 39,04% degli appellanti e il 40,02% dei ricorrenti. Fra le persone con condanna definitiva sono 13.839 su 45.213, pari al 30,61%. La quota scende al 19,71% nella categoria mista con definitivo. Tra i 14.698 stranieri compresi nelle tabelle sulle pene definitive, 9.182 hanno una pena residua fino a tre anni, pari al 62,47%. Sono 3.237 quelli ai quali resta meno di un anno da scontare, 3.308 quelli tra uno e due anni e 2.637 quelli tra due e tre. Altre 4.847 persone hanno una pena residua tra tre e dieci anni, 516 superiore a dieci anni e 153 stanno scontando l’ergastolo.

Il tema assume rilievo anche nell’accesso all’esecuzione penale esterna. Tra luglio 2025 e luglio 2026, delle 19.354 persone uscite dal carcere in misura alternativa, 4.751 erano straniere. La Lombardia ne conta 1.153, l’Emilia-Romagna 517, la Toscana 461, il Lazio 395, il Piemonte 391 e il Veneto 374. In Campania sono 197, in Sicilia 174 e in Puglia 138. Il Report richiama proprio le differenze territoriali nella gestione della popolazione straniera e i loro effetti sull’accesso alle misure alternative. La distribuzione nei circuiti penitenziari vede 17.411 stranieri nella categoria dei detenuti “comuni”, 2.297 in Alta sicurezza, 401 tra “protetti e altro”, 178 nella categoria residuale “altro” e sei sottoposti al regime dell’articolo 41-bis. Il Garante precisa che questa classificazione riguarda il circuito e il regime di assegnazione e non deriva direttamente dai reati per i quali le persone sono detenute.

Nei movimenti registrati durante lo stesso anno, i cittadini stranieri rappresentano circa il 41% degli ingressi dalla libertà, con 17.591 persone su 43.351, e circa il 46% delle uscite in libertà, 14.136 su 30.821. La differenza tra ingressi e uscite è di 3.455 unità.

Le espulsioni di detenuti stranieri censite dal 31 luglio 2025 al 31 luglio 2026 sono 451. La Lombardia ne registra 118, il 26,16% del totale, il Lazio 79, il Piemonte 39, l’Emilia-Romagna 36, la Sicilia 29 e il Veneto 27. Il Report fa riferimento all’espulsione come sanzione sostitutiva prevista dall’articolo 16 del Testo unico sull’immigrazione, che consente al giudice, alle condizioni stabilite dalla legge, di sostituire pene detentive non superiori a due anni con l’allontanamento.

Per quanto riguarda i reati ascritti, le categorie più numerose tra gli stranieri sono quelle contro il patrimonio, che coinvolgono 10.956 persone, contro la persona, con 9.474, e i reati collegati alla normativa sugli stupefacenti, con 6.143. I dati non possono essere sommati, perché una stessa persona può comparire in più categorie quando le sono ascritti reati differenti. La componente straniera è presente anche tra le madri detenute con figli al seguito. Delle 29 madri censite al 31 luglio, 12 sono straniere; dei 34 bambini che vivono con loro, 14 non sono italiani. In Lombardia sono straniere sei delle sette madri e sette degli otto bambini; in Campania cinque madri su 13 e sei figli su 16; in Piemonte una madre e un bambino.

La maggiore concentrazione degli stranieri nelle fasce giovanili porta il Garante a richiamare la necessità di interventi che tengano conto delle specificità linguistiche, culturali e giuridiche. Il Report indica in particolare due ambiti: l’accesso alle misure alternative alla detenzione e i percorsi di mediazione culturale all’interno degli istituti penitenziari.

Intesa Sanpaolo: ok soci ad aumento per Opas Mps, sì dal 97% dei presenti

Milano, 10 set. (askanews) – Via libera dall’assemblea straordinaria di Intesa Sanpaolo all’aumento di capitale a servizio dell’Opas sul gruppo Mps. Presente il 63,88% circa del capitale: i sì sono stati il 96,96%, comunica una nota del gruppo bancario. I soci non hanno partecipato fisicamente ai lavori, ma l’esercizio del voto è avvenuto attraverso il rappresentante designato.

Nel dettaglio, l’assemblea ha approvato, con 10.952.907.059 voti favorevoli, pari al 96,96025% sulle azioni ordinarie rappresentate, la proposta all’unico punto dell’ordine del giorno, riguardante la facoltà del cda, da esercitarsi entro il 10 settembre 2027, di aumentare il capitale sociale, in una o più volte, con emissione di un numero massimo pari a 5,7 miliardi di azioni ordinarie da liberare mediante conferimento in natura, in quanto a servizio dell’Opas, annunciata l’8 giugno.

Per le modifiche statutarie approvate dall’assemblea, sono stati già rilasciati i prescritti provvedimenti dell’Autorità di Vigilanza, la quale ha autorizzato la computabilità nel Common Equity Tier 1 di Intesa Sanpaolo delle azioni che saranno emesse nell’ambito dell’aumento a servizio dell’offerta.

Carceri, Garante: sovraffollamento al 140%, 7 istituti al 200% o più

Milano, 10 set. (askanews) – Il sovraffollamento delle carceri italiane raggiunge il 139,79% se le persone detenute vengono rapportate ai posti effettivamente disponibili, contro il 138% rilevato ad aprile. Sette istituti sono indicati al 200% o oltre, altri 69 tra il 150 e il 199% e soltanto 27 risultano sotto capienza. È il dato più netto dell’aggiornamento al 31 luglio scorso del Report “Rispetto della dignità della persona privata della libertà personale” del Garante nazionale per i diritti delle persone private della libertà personale, stilato con i dati messi a disposizione dal Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria.

Le tabelle del Report assumono come riferimento 64.791 persone presenti negli istituti, una capienza regolamentare di 51.244 posti e 46.348 posti regolarmente disponibili. È su quest’ultimo valore che viene calcolato il tasso del 139,79%. Se si utilizzasse invece la capienza regolamentare, l’indice sarebbe del 126,44%, con una differenza di 4.896 posti. Il Garante collega lo scarto ai criteri utilizzati per individuare i posti realmente fruibili, richiamando gli standard europei relativi agli spazi vitali e alle condizioni materiali di detenzione. Ad aprile la differenza era di 4.933 posti.

La pressione più alta, nel confronto regionale basato sui posti disponibili, viene registrata in Puglia, con un tasso del 180,56%. Seguono Molise al 167,05%, Basilicata al 161,15%, Lombardia al 158,15% e Friuli Venezia Giulia al 153,75%. Il Lazio è al 149,57%, il Veneto al 148,89%, la Campania al 146,07% e l’Emilia-Romagna al 140,10%. La Valle d’Aosta è l’unica regione sotto il 100%, con l’87,01%. Anche la Sardegna mostra quanto possa incidere la differenza tra capienza teorica e posti disponibili: è al 93,11% rispetto alla capienza regolamentare, ma sale al 102,69% se si considerano i posti effettivamente utilizzabili.

Ancora più marcate sono le differenze tra i singoli istituti. La graduatoria del Garante colloca ai primi posti Lucca, con un tasso indicato del 254,05%, Milano San Vittore al 225,47%, Foggia al 221,19%, Latina al 216,88%, Lodi al 206,98%, Brescia Canton Mombello al 204,95% e Arezzo al 200%. Subito dopo vengono Taranto al 198,14%, Altamura al 193,88%, Udine al 192,86%, Trieste al 191,11%, Cassino al 190,8%, Monza al 190,6% e Busto Arsizio al 190,5%. Regina Coeli, a Roma, è indicato al 188,81%. A Lucca il tasso sale al 254,05%, e ad Arezzo registra un indice del 200%.

Aumentano anche le carceri con più di mille persone presenti, passate da nove in aprile a undici a luglio. Napoli Poggioreale è l’istituto più popoloso tra quelli elencati, con 2.287 detenuti e 1.357 posti disponibili. Seguono Bollate con 1.616 persone, Rebibbia Nuovo Complesso con 1.547, Napoli Secondigliano con 1.512, Torino con 1.507 e Palermo Pagliarelli con 1.485. Lecce ne ospita 1.439, Opera 1.357, San Vittore 1.089, Regina Coeli 1.063 e Santa Maria Capua Vetere 1.040. Fra questi istituti il tasso varia sensibilmente: dal 127,55% di Bollate al 225,47% di San Vittore.

Il Report dell’Ufficio del Garante restituisce anche la distribuzione dei detenuti nei diversi circuiti. La categoria indicata come “comuni” comprende 46.561 persone, il 71,86% del totale utilizzato nelle tabelle; 9.417, il 14,53%, sono in Alta sicurezza, 7.424 rientrano nella voce “protetti e altro”, 745 sono sottoposti al regime dell’articolo 41-bis e 644 alla categoria “altro”. Il documento precisa che questa classificazione riguarda il circuito penitenziario di assegnazione e non deriva automaticamente dal tipo di reato contestato o giudicato.

Guardando alle sezioni, 28.885 persone sono assegnate a quelle ordinarie, 24.634 alle sezioni ordinarie a trattamento intensificato, 1.110 alla custodia attenuata, 9.417 all’Alta sicurezza e 745 al 41-bis. Il Garante aggrega custodia attenuata e trattamento intensificato in un gruppo di 25.744 persone, il 39,74%, mentre sezioni ordinarie, Alta sicurezza e 41-bis raccolgono 39.047 detenuti, il 60,26%. Sono 533, infine, i reparti a vigilanza dinamica, con 14.924 persone, pari al 23,03% delle presenze considerate dal Report. La diffusione non è uniforme: il modello interessa il 44,41% dei detenuti nel Triveneto, il 39,48% in Emilia-Romagna e il 34,46% nell’area Piemonte-Liguria-Valle d’Aosta. La quota scende all’11,09% in Campania, all’8,40% nell’area Puglia-Basilicata e al 4,83% in Calabria.

L’aggiornamento di luglio mostra che, rispetto alla precedente rilevazione di aprile, la pressione complessiva non si è ridotta, e conferma quanto la capienza nominale, da sola, non sia sufficiente a descrivere lo spazio realmente disponibile nelle carceri italiane.

Feltrinelli dal 2027 pubblicherà le opere di Pasolini

Milano, 10 set. (askanews) – Dal 2027 la casa editrice Feltrinelli pubblicherà tutte le opere principali di Pier Paolo Pasolini e ne gestirà i diritti internazionali. “L’approdo di Pasolini alla Feltrinelli è la quadratura di un cerchio, lui più di tutti ha capito cosa ci sarebbe successo”, ha commentato Carlo Feltrinelli.

I libri di Pasolini entreranno progressivamente nel catalogo dell’avventura avviata a Milano nel 1955 da Giangiacomo Feltrinelli. Il programma editoriale prenderà il via a febbraio 2027 con la pubblicazione di “Le ceneri di Gramsci” e “Una vita violenta”, proseguirà a maggio e giugno con “Scritti corsari” e “L’odore dell’India”, e settembre con “La nuova gioventù”. Feltrinelli assumerà inoltre la gestione dei diritti di traduzione delle sue opere.

Il progetto, sottolinea la casa editrice, “rappresenta l’occasione per riportare al centro del dibattito contemporaneo il contributo di Pasolini alla cultura italiana e alla formazione della coscienza critica dei lettori, di allora e di oggi: scrittore, poeta, saggista, regista e intellettuale Pasolini è stato capace come nessun altro di interrogare con radicalità le trasformazioni della nostra società. Leggerlo o rileggerlo in questa epoca significa confrontarsi con un punto di vista indispensabile per capire chi siamo e come stiamo evolvendo, il ruolo e l’impatto delle grandi trasformazioni economiche e l’incrollabile potere della parola e della cultura come veicolo di scoperta e di partecipazione”.

La magia del treno e delle railbike secondo un (vero) ex sceriffo

Willits (California), 10 set. (askanews) – A Willits, contea di Mendocino, California, c’è un treno con vista su una foresta di sequoie.

Ma c’è anche un’opportunità per viaggiare sui binari in un modo completamente diverso. Si chiama Skunk Train e di recente ha inaugurato una nuova attrazione presso il suo deposito di Willits: le Railbike Railcoaster. A differenza di un tradizionale giro in treno, il Railbike Railcoaster porta i visitatori a bordo di biciclette/vagoni a cielo aperto che viaggiano direttamente sui binari dello Skunk Train.

Tom Allman, attuale sindaco di Willits (e celebrità locale), ci racconta come lo Skunk Train sia uno storico treno turistico che attraversa le maestose foreste, in funzione dal 1885. Ma anche come le Railbike, biposto brevettate, permettano di sfrecciare su rotaia (pedalando) lungo la famosa Redwood Route. “La contea di Mendocino è un luogo splendido. Abbiamo l’oceano. Abbiamo le montagne. Abbiamo le sequoie. Abbiamo oltre 120 vigneti, molti di questi proprietà di italiani. È un posto meraviglioso. Le sequoie secolari possono arrivare a 2.000 anni di età: l’età di Gesù. Ecco dove ci troviamo. Mi sento molto fortunato”, dice.

Le railbike sono dotate di pedali ma anche di un motore ad assistenza elettrica, proprio come le e-bike. La nostra guida ci fa fermare e ci racconta che siamo saliti all’equivalente di 445 metri di altezza: “C’è una storia interessante dietro questo treno. Tutto è iniziato a Fort Bragg, con un paio di miglia di binari per trasportare i tronchi tagliati a monte fino alla segheria sulla costa. Si trattava della Union Lumber Company. La nostra storia inizia intorno al 1885 con il trasporto dei tronchi. Venivano inviati direttamente alla segheria. Lì venivano lavorati e poi spediti via mare, a bordo di piroscafi, fino a San Francisco”, afferma la guida.

Ma ora è tutta un’altra storia. Separatamente Allman che è stato a lungo sceriffo della contea, eletto per 4 volte, ogni volta per 4 anni, ci spiega che la via su rotaia sta avendo un tale successo che l’11 settembre arriva il Flynn Creek Circus a Crowley, ovvero la zona di sosta raggiungibile solo col treno o le railbike. “Questa zona si chiama Crowley. Di solito è solo un’area picnic. Ci arrivano treni serali per degustazioni di vini e whisky, ma a settembre, per la prima volta, ospiterà un circo. L’unico modo per arrivarci è in treno o con le bici su rotaia che usiamo oggi. Così, per tre fine settimana di settembre, le famiglie prenderanno il treno o le bici su rotaia per venire qui. E si divertiranno un mondo, perché ci saranno i trapezisti, i tendoni, i clown… insomma, ci sarà un gran divertimento proprio qui. E l’unico modo per raggiungerlo è via rotaia. Non vedo l’ora”.

La destinazione è consigliata da Brand Usa, Visit California e Visit Mendocino.

Intervista di Cristina Giuliano

Montaggio Gualtiero Benatelli

Immagini askanews

Sanità, insediato CdA Fasi

Roma, 10 set. (askanews) – Si è tenuta la prima seduta del nuovo Consiglio di amministrazione del Fasi, il Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa dei dirigenti industriali, costituito da Confindustria e Federmanager, per il triennio 2026-2029. Si apre così una nuova fase della governance, che accompagnerà il Fondo verso un appuntamento particolarmente significativo: il cinquantesimo anniversario dalla costituzione, che cadrà nel 2027.

La principale novità è il ritorno di Luca Del Vecchio, espressione di Confindustria, alla vicepresidenza del Fasi, che in passato aveva già ricoperto questo ruolo. Alla presidenza è stato confermato Daniele Damele, espressione di Federmanager, che proseguirà il suo mandato alla guida del Fondo per il secondo triennio consecutivo.

Il nuovo Consiglio di amministrazione vede inoltre la conferma di Anna Luisa Maria Arnaudo, Francesco Ballarè e Roberta Lovotti per Federmanager, che accoglie anche il nuovo ingresso di Augusto Magliocchetti. Per Confindustria entrano invece Giorgio Ciron, Massimiliano Ricci, Gianmarco Russo e Annarita Sofia.

La nuova governance ha anche definito le priorità su cui lavorare: il rafforzamento della prevenzione primaria e secondaria, una sempre maggiore vicinanza agli assistiti e lo sviluppo di risposte alla crescente questione della non autosufficienza. Sono già state potenziate le prestazioni in tre aree particolarmente significative per la spesa delle famiglie, ovvero odontoiatria, psicoterapia e fisioterapia. A ciò si affianca la valorizzazione delle relazioni con le istituzioni, in una fase in cui la sanità integrativa è chiamata a confrontarsi con l’evoluzione dei bisogni di salute e con i cambiamenti demografici e sociali del Paese.

“Nel percorso verso il cinquantesimo anniversario del Fondo, continueremo a lavorare per rispondere ai bisogni degli assistiti, rafforzando gli strumenti di prevenzione e sviluppando forme di tutela e assistenza sempre più efficaci, in costante dialogo con le istituzioni”, ha affermato il presidente Daniele Damele.

“Si apre una nuova consiliatura del Fasi con un cda di grande qualità. In un contesto in cui la sanità integrativa assume un ruolo sempre più rilevante nel rispondere ai bisogni delle persone, il Fondo è pronto a contribuire al dibattito pubblico mettendo a disposizione il patrimonio di conoscenze e relazioni costruito in quasi cinquant’anni”, ha dichiarato, invece, il vicepresidente Luca Del Vecchio.

Rinnovato anche il Collegio sindacale: alla presidenza è stata nominata Cecilia Andreoli, espressione di Confindustria. Ne fanno parte Claudio Besenzon, confermato per Federmanager, e le new entry Paola Pulidori, per Federmanager, e Francesco Rocco, per Confindustria. Sindaci supplenti sono Michele Ettorre, per Confindustria e Annarita Succi, per Federmanager.

Rinnovato nella sua composizione l’Organismo di Vigilanza, presieduto da Maurizio De Magistris, espressione di Federmanager, con Cecilia Andreoli e Jacopo Ruscio per Confindustria e Paola Pulidori per Federmanager.

Maltempo, morta una donna bloccata in un’auto sommersa dall’acqua

Roma, 10 set. (askanews) – Un’ondata di maltempo sta colpendo il territorio al confine tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, con l’esondazione del fiume Tagliamento e diffusi allagamenti nella zona compresa tra San Michele al Tagliamento (Verona), Latisana e Lignano (Udine).

Decine gli interventi svolti finora dai vigili del fuoco, a San Michele al Tagliamento le squadre a terra hanno tratto in salvo una donna in stato di gravidanza, bloccata all’interno della propria vettura. Criticità diffuse si registrano nella frazione di Cesarolo e nei comuni lungo il corso del fiume per abitazioni invase dall’acqua. Nel comune di Latisana (Udine) una donna è deceduta all’interno della propria auto sommersa in un sottopasso.

Sono 45 gli interventi in corso, anche sul litorale veneziano, tra Jesolo, Eraclea e Caorle per danni d’acqua.

In supporto alle squadre locali rinforzi dai comandi di Pordenone e Trieste, oltre a sommozzatori e un elicottero da Venezia.

Meloni ricorda Charlie Kirk

Roma, 10 set. (askanews) – “Un anno fa veniva ucciso Charlie Kirk. Aveva appena 31 anni ed era, ancora una volta, in mezzo ai giovani, in un’università, a fare quello che aveva scelto di fare per tutta la sua vita pubblica: confrontarsi, discutere, difendere le proprie idee. Charlie aveva fatto della fede, della libertà di parola e del confronto la propria cifra. Era un cristiano convinto, un marito, un padre, un ragazzo capace di parlare a una generazione intera senza sottrarsi mai al dibattito, anche con chi la pensava in modo opposto. È stato assassinato proprio mentre esercitava quella libertà”. Così la premier Giorgia Meloni in un post su X.

“A un anno di distanza, il modo migliore per ricordarlo è non lasciare che prevalga l’odio che ha cercato di zittirlo. Continuare a credere che le idee si affrontano con altre idee, che il dissenso non è un nemico da eliminare e che la fede può essere vissuta senza paura e senza vergogna”, sottolinea Meloni. “Charlie Kirk non c’è più. Ma ciò per cui ha vissuto continua a parlare. E merita di essere ricordato”, concldue la premier.

Schlein: Meloni vergognosa sulle mancate sanzioni ai coloni

Roma, 10 set. (askanews) – “L’atteggiamento del governo Meloni nei confronti del governo criminale di Netanyahu è ancora una volta vergognoso. La scelta di non aderire all’iniziativa di Gran Bretagna, Francia, Canada e altri 9 Paesi che hanno deciso di sanzionare gli insediamenti israeliani illegali in Cisgiordania dimostra ancora una volta che questo governo preferisce i doppi standard alla difesa del diritto internazionale. Per questo chiediamo che venga discussa subito in Parlamento la proposta di legge che abbiamo presentato insieme ad AVS e M5S per vietare in Italia il commercio di prodotti provenienti dagli insediamenti illegali nei territori della Cisgiordania occupati”. Lo dichiara la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein.

“Se il governo Meloni non è in grado di tenere la schiena dritta davanti al governo Netanyahu, lasci almeno che sia il Parlamento a pronunciarsi. E se la maggioranza di destra vorrà ancora una volta schierarsi dalla parte di Netanyahu e dei coloni violenti, se ne assumerà la responsabilità davanti al Paese, all’Europa e alla comunità internazionale”, aggiunge Schlein.

Meloni ricorda Charlie Kirk: non lasceremo prevalga odio che ha cercato di zittirlo

Roma, 10 set. (askanews) – “Un anno fa veniva ucciso Charlie Kirk. Aveva appena 31 anni ed era, ancora una volta, in mezzo ai giovani, in un’università, a fare quello che aveva scelto di fare per tutta la sua vita pubblica: confrontarsi, discutere, difendere le proprie idee. Charlie aveva fatto della fede, della libertà di parola e del confronto la propria cifra. Era un cristiano convinto, un marito, un padre, un ragazzo capace di parlare a una generazione intera senza sottrarsi mai al dibattito, anche con chi la pensava in modo opposto. È stato assassinato proprio mentre esercitava quella libertà”. Così la premier Giorgia Meloni in un post su X.

“A un anno di distanza, il modo migliore per ricordarlo è non lasciare che prevalga l’odio che ha cercato di zittirlo. Continuare a credere che le idee si affrontano con altre idee, che il dissenso non è un nemico da eliminare e che la fede può essere vissuta senza paura e senza vergogna”, sottolinea Meloni.

“Charlie Kirk non c’è più. Ma ciò per cui ha vissuto continua a parlare. E merita di essere ricordato”, concldue la premier.

M.O.,Schlein: Meloni vergognosa su sanzioni coloni.esaminare subito pdl campo largo

Roma, 10 set. (askanews) – “L’atteggiamento del governo Meloni nei confronti del governo criminale di Netanyahu è ancora una volta vergognoso. La scelta di non aderire all’iniziativa di Gran Bretagna, Francia, Canada e altri 9 Paesi che hanno deciso di sanzionare gli insediamenti israeliani illegali in Cisgiordania dimostra ancora una volta che questo governo preferisce i doppi standard alla difesa del diritto internazionale. Per questo chiediamo che venga discussa subito in Parlamento la proposta di legge che abbiamo presentato insieme ad AVS e M5S per vietare in Italia il commercio di prodotti provenienti dagli insediamenti illegali nei territori della Cisgiordania occupati”. Lo dichiara la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein.

“Se il governo Meloni non è in grado di tenere la schiena dritta davanti al governo Netanyahu, lasci almeno che sia il Parlamento a pronunciarsi. E se la maggioranza di destra vorrà ancora una volta schierarsi dalla parte di Netanyahu e dei coloni violenti, se ne assumerà la responsabilità davanti al Paese, all’Europa e alla comunità internazionale”, aggiunge Schlein.

Renzi: Meloni voti preferenze, se Fi-Lega contrarie si vada a elezioni

Roma, 10 set. (askanews) – “Rivolgo un appello alla premier Meloni: non si faccia impaurire da Tajani e Salvini anche perché sarebbe l’unico essere vivente che si fa impaurire da Tajani e Salvini. Voti per le preferenze pure nella legge elettorale e se Fi e Lega col ruggito del coniglio hanno il coraggio di votare contro al Senato col voto palese o alla Camera con il voto segreto, Meloni dichiari chiusa questa esperienza di governo e ci porti alle elezioni che vedono oggi il campo largo avanti i tutti i sondaggi”. Lo ha detto il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, in aula al Senato nel corso della discussione sulla legge elettorale.

L’ex premier ha invitato Fdi a votare l’emendamento che inserisce nella riforma le preferenze pure: “Per iniziativa delle opposizioni guidate dal Pd che ringrazio e insieme a M5s e Iv abbiamo dimostrato che non c’è un’opposizione che dice solo no. C’è un subemendamento che vi sta terrorizzando e corrisponde in toto e in pieno alla storia politica della premier Meloni che in tutti questi anni ci ha fatto la morale sulle preferenze. O lo votate o la premier per l’ennesina volta tradisce gli italiani e se stessa”.

“Meloni – ha ricordato Renzi – aveva detto elimino le accise, invece è aumentata la benzina; aveva detto faccio il blocco navale mentre l’insicurezza cresce; aveva detto pressione fiscale al 40%, l’ha portata al 43%. Oggi per la prima volta può portare a casa una promessa elettorale. Siamo al redde rationem, da qui non si scappa. Ci avete fatto aspettare due mesi e siete arrivati divisi: o Meloni ha il coraggio di rimanere fedele alla sua storia politica o avremo la dimostrazione di un governo forte coi deboli e debole coi forti e che non risponde nemmeno alle promesse elettorali. Sono curioso di vedere come va a finire”.

Benzina al massimo dal 2022, è a 2,077 euro-litro

Roma, 10 set. (askanews) – Con il Brent oltre i 100 dollari al barile e al massimo dal 22 maggio, continuano a salire i prezzi di benzina e gasolio, nonostante il saliscendi delle quotazioni dei prodotti raffinati. La benzina tocca oggi il livello più alto dal 22 marzo 2022, il gasolio è a un millesimo dal massimo del 2026 toccato lo scorso 27 luglio. Senza il taglio dell’accisa che scade a mezzanotte, saremmo a 2,354 euro al litro, dodici centesimi e mezzo oltre il record storico del 17 marzo 2022 di 2,229 euro al litro.

Questa mattina il prezzo medio dei carburanti in modalità self service lungo la rete stradale nazionale è pari a 2,077 euro/l per la benzina (+10 millesimi rispetto a ieri), 2,184 euro/l per il gasolio (+8), 0,747 euro/l per il Gpl (invariato) e 1,784 euro/kg per il metano (+15).

Sulla rete autostradale il prezzo medio self è di 2,163 euro/l per la benzina (+11), di 2,258 euro/l per il gasolio (+10), 0,883 euro/l per il Gpl (-1) e 1,753 euro/kg per il metano (+1).

Stando alle rilevazioni di Staffetta Quotidiana, Eni ha aumentato di un centesimo al litro i prezzi consigliati di benzina e diesel. Per IP rileviamo un rialzo di un centesimo sulla benzina.

Zelensky è arrivato in Canada, vertice con Carney

Roma, 10 set. (askanews) – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è arrivato in Canada per ottenere sostegno per la difesa aerea dell’Ucraina e per i preparativi in vista dell’inverno. Secondo quanto riferisce il giornale ucraino Kyiv Independent, si prevede che Zelensky terrà “importanti incontri” volti a rafforzare il partenariato strategico tra i due Paesi per gli anni a venire. In giornata è previsto un incontro con il primo ministro canadese Mark Carney. “Discuteremo di come rafforzare la nostra resilienza, sostenere la popolazione e garantire che l’Ucraina disponga delle capacità necessarie per difendersi”, ha dichiarato il presidente in un post sui propri profili X.

Industria, Istat: a luglio produzione +0,7% su mese, ferma su anno

Roma, 10 set. (askanews) – A luglio l’indice destagionalizzato della produzione industriale aumenta dello 0,7% rispetto a giugno. Al netto degli effetti di calendario, a luglio la produzione è rimasta invariata rispetto all’anno precedente. E’ la stima dell’Istat che ricorda come i giorni lavorativi di calendario siano stati 23 come a luglio 2025.

Nella media del periodo maggio-luglio si registra una diminuzione del livello della produzione dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti.

L’indice destagionalizzato mostra a luglio un calo congiunturale solo per l’energia (-0,9%); viceversa si osservano aumenti per i beni di consumo (+2,1%), i beni intermedi (+0,5%) e i beni strumentali (+0,2%).

Su base annua si registra un incremento solo per l’energia (+6,4%); variazioni negative si osservano invece, per beni strumentali (-0,1%), i beni intermedi (-0,8%) e i beni di consumo (-1,2%).

I settori di attività economica che registrano gli incrementi tendenziali più elevati sono la fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (+7,6%), la produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+7,4%) e la fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione (+2,4%).

Le flessioni più ampie si rilevano nelle altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchine ed apparecchiature (-4,6%), nella fabbricazione di prodotti chimici (-3,4%) e nella fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (-2,8%).

Il sonno della politica genera mostri: una sfida per l’Europa

Salvini, Mattarella e due idee opposte dell’Europa

Il vicepresidente del Consiglio Salvini si è subito congratulato con la destra estrema tedesca che ha vinto in Sassonia e sta crescendo in tutta la Germania. Non avevo nessun dubbio che l’avrebbe fatto. La Lega di Salvini ha la stessa visione.

Mi ha colpito una coincidenza. Salvini si è espresso il giorno dopo che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella – intervenendo a Trento per celebrare gli ottant’anni dell’Accordo di Parigi del 1946 tra Italia e Austria, firmato da Alcide De Gasperi e Karl Gruber nell’ambito della Conferenza di pace dopo la Seconda guerra mondiale e finalizzato a pacificare i conflitti allora drammatici attorno al confine del Brennero – ha ribadito con forza il legame inscindibile tra il valore della democrazia e il progetto europeistico.

Anche in questa circostanza, il Presidente Mattarella si è confermato come il vero punto di riferimento per il Paese e per il suo futuro, di fronte alle cacofonie della sua attuale rappresentanza politica, largamente inadeguata.

 

Il ritorno di una storia che credevamo archiviata

I leader di AfD hanno dichiarato: «Abbiamo fatto la storia».

Più che farla, la storia, ne stanno demolendo un pezzo: quello che la Germania e l’Europa hanno costruito dopo la sconfitta del nazismo e del fascismo.

Semmai, ci riportano alla memoria un altro pezzo della storia, che speravamo archiviato. Nel 1932, alle ultime elezioni prima della sua presa ufficiale del potere, il partito di Hitler ottenne dagli elettori dell’allora Repubblica di Weimar il 37,3 per cento.

È giusto ciò che dicono alcuni commentatori: chi ha votato AfD non è per forza un «filonazista». E neppure possiamo fare semplicistici e impropri paragoni storici. Sappiamo bene che nel voto ad AfD ci sono tante componenti, connesse con lo spaesamento di ampi settori popolari e con la caduta di carisma dell’idea europeista e della fiducia che tale prospettiva possa comportare un miglioramento della vita concreta di chi si sente impoverito in questa terribile fase di cambiamento globale.

Tuttavia non è difficile cogliere nel programma e nella narrazione della leadership di AfD – «nella retorica fascista», ha detto bene Mario Monti a Cernobbio, riferendosi a Vannacci – una inquietante cifra di continuità con quella visione e con quella vicenda.

 

Il filo nero e i nemici dell’Europa

Per di più, diversamente da allora, oggi risulta evidente il «filo nero» che lega le pulsioni della destra estrema e nazionalista tedesca con quelle di molti Paesi europei e con le due centrali globali «antieuropee»: Cremlino e Casa Bianca. Dove, non a caso, sono saltati i tappi dello champagne.

Non servono i missili per demolire l’Europa democratica: basta il combinato disposto della politica trumpiana e della guerra ibrida di Putin, che comporta prima di tutto il sostegno finanziario e strategico a tutte le forze antieuropeiste nei vari Paesi europei – Italia compresa – e la pressione di vario genere contro i governi filoeuropei dei Paesi candidati all’ingresso nella UE ad est.

Basta lo svuotamento della nostra democrazia e l’abiura dei suoi valori fondanti da parte di crescenti fasce di popolazione.

Basta la riproposizione del «baratto» che convinse i tedeschi degli anni Trenta del Novecento – e non solo loro –: scambiare la libertà con la presunta sicurezza promessa da ciarlatani travestiti da statisti. Ovviamente, ancora una volta, con il pretesto del «nemico esterno»: gli ebrei al tempo – e ancor oggi, ahinoi! –, gli stranieri, l’Europa dipinta come un Moloch che ruba identità e impone omologazioni.

Basta, in sostanza, il naufragio dell’idea europeista.

 

Non troppa Europa, ma troppo poca

La «marea nera» – qualcuno dice – nasce contro la «troppa Europa».

Io penso il contrario: nasce dalla carenza di vera Europa. Dalla sua insufficiente integrazione politica, economica, sociale e militare. Dalla pavidità e dallo scarso coraggio delle sue classi dirigenti dell’ultimo periodo.

Nessun progetto incompiuto può reggere le sfide di un tempo come il nostro. È come affrontare una tempesta in mare aperto senza aver rafforzato le strutture portanti della nave.

Non possiamo sottovalutare quello che accade. E non solo in Germania.

Una nuova «Resistenza» si impone a difesa del futuro della democrazia e dell’idea europeista. Per nostra fortuna non nei termini di quella che ci ha liberati dai regimi fascista e nazista nel secolo scorso, ma non meno impegnativa. Le armi che a noi oggi tocca usare sono quelle della consapevolezza, della responsabilità, del coraggio nel contrastare questa deriva postdemocratica. E tocca a tutti i democratici farlo.

 

La crisi delle grandi culture politiche

Senza cedimenti di piccolo cabotaggio. E senza deragliare dai capisaldi delle proprie culture politiche. Anzi, riconoscendo l’assoluta necessità di prendere coscienza che esse hanno bisogno di nuove alimentazioni e di nuovi linguaggi.

Vale per la sinistra, oggi spesso afona rispetto alla nuova domanda sociale e ancora faticosamente in fase vagante tra la fideistica scommessa sul mito del «progressismo» legato all’idea di una globalizzazione senza anima e senza regole; le tentazioni ideologiche e nostalgiche degli ormai consumati modelli novecenteschi; le derive volte ai soli diritti individualistici privi del «sale» che solo i legami sociali e comunitari possono dare.

Vale però anche per i popolari di laica ispirazione cristiana. Cioè per la comunità – oggi dispersa – alla quale appartengo per storia personale e per convinzione.

 

L’errore dei popolari: rincorrere la destra

Il crollo della CDU in Sassonia e, si teme, nel resto della Germania è dovuto alla scelta suicida di rincorrere la destra estrema sul suo stesso terreno.

Votare nel Parlamento europeo con la destra radicale, come spesso ha fatto il PPE, o governare con essa nei singoli Paesi – Italia compresa: inutile che Tajani si dissoci dal plauso ad AfD del suo collega vicepremier, se poi si appresta a sostenere la stessa coalizione, votando una legge elettorale come quella che sta venendo avanti – non significa rigenerare una cultura e una posizione politica popolare capace di fare i conti con la storia del nostro tempo e con le sue micidiali insidie per la democrazia.

I Padri fondatori dell’idea popolare e cristiano-sociale – da De Gasperi ad Adenauer –, in passaggi non meno difficili della storia europea, non hanno commesso questo errore. Hanno saputo condurre il loro popolo sulla via della democrazia e del progetto europeista. Hanno guidato con saggezza la comunità su rotte nuove, non hanno seguito il vento che tirava.

Avremmo bisogno dello stesso spirito e della stessa coraggiosa e credibile visione.

 

Il sonno della politica

I nemici dell’Europa democratica che stanno a Mosca e – purtroppo – a Washington hanno un grande alleato: il sonno della politica e delle sue grandi culture in Europa.

E questo sonno, come quello della Ragione, per citare Goya, genera mostri.

Vescovi tedeschi: «Il nazionalismo dell’AfD è incompatibile con il Vangelo»

Una risposta al voto della Sassonia-Anhalt

La Chiesa cattolica tedesca prende posizione dopo il risultato elettorale della Sassonia-Anhalt. A farlo è il presidente della Conferenza episcopale, mons. Heiner Wilmer, intervenuto a Berlino in occasione del tradizionale ricevimento di San Michele, appuntamento che riunisce rappresentanti della Chiesa, della politica e della società tedesca.

Wilmer non nasconde lo sconcerto. Il voto, afferma, ha mostrato in maniera drastica come «un partito radicale sia stato legittimato democraticamente dalla volontà degli elettori con una chiara maggioranza». Il vescovo dice di essere rimasto, come molti, «senza parole», ma aggiunge immediatamente di sentirsi anche «determinato ad agire».

Il riferimento all’AfD è esplicito. Secondo il presidente dei vescovi tedeschi, il partito è «inequivocabilmente nazionalista» e legato a una concezione etnico-identitaria del popolo.

Il confine posto dalla Chiesa

È qui che il giudizio assume un carattere propriamente ecclesiale. Per Wilmer un simile modo di concepire la comunità nazionale non trova spazio nel cristianesimo e, più in generale, nelle grandi religioni monoteistiche. Non si tratta dunque semplicemente di esprimere una preferenza politica o di intervenire nella dialettica tra maggioranza e opposizione.

Il criterio indicato dal presidente della Conferenza episcopale è un altro: «Il nostro metro non è né la politica di partito né l’ideologia, ma il Vangelo e la dignità inalienabile di ogni essere umano».

È una posizione che si colloca in continuità con quella assunta nel 2024 dall’intero episcopato tedesco, quando i vescovi approvarono all’unanimità il documento “Nazionalismo etnico e cristianesimo sono incompatibili”. Già allora si affermava che la dignità umana costituisce insieme il nucleo dell’antropologia cristiana e il fondamento dell’ordinamento costituzionale democratico.

«La verità è l’infrastruttura della libertà»

Nel discorso di Berlino c’è però un secondo passaggio destinato probabilmente a suscitare discussione. Wilmer lega infatti la difesa della democrazia alla questione della verità.

«La verità è l’infrastruttura della libertà», afferma. Quando i fatti vengono falsificati, occultati o sostituiti dalla disinformazione, anche la libertà di opinione finisce per perdere il proprio significato democratico. Se viene meno una realtà condivisa sulla quale discutere, la paura può facilmente sostituire il confronto e le risposte semplicistiche prendere il posto della politica.

Per questo la Chiesa, secondo Wilmer, deve parlare quando la paura viene contrapposta alla solidarietà, quando gli uomini vengono messi gli uni contro gli altri e quando vengono indebolite le istituzioni democratiche.

Il risultato della Sassonia-Anhalt pone dunque anche il cattolicesimo tedesco davanti a una prova. Non quella di sostituirsi alla politica o di negare il significato democratico del voto, ma di ribadire che il consenso elettorale, per quanto ampio, non rende automaticamente compatibile ogni ideologia con la concezione cristiana dell’uomo.

Quando la storia bussa alla porta dell’Europa

Monti, Camus e Mitterrand

A Cernobbio, nel confronto tra Mario Monti e Roberto Vannacci, c’è stato un momento che, al di là della polemica politica, merita forse di essere esaminato con maggiore attenzione.

Monti ha citato Albert Camus: «Amo troppo il mio Paese per essere nazionalista». E poi François Mitterrand: «Il nazionalismo è la guerra».

Non erano citazioni casuali. Erano il tentativo di riportare il confronto dentro una dimensione che nella politica di oggi rischiamo troppo spesso di smarrire: la memoria della storia.

L’Europa nata dalle macerie

Perché l’Europa non è nata nei palazzi di Bruxelles.

È nata dalle macerie di un continente che aveva conosciuto due guerre mondiali, nazionalismi esasperati, dittature, confini trasformati in frontiere di sangue e milioni di uomini mandati a morire per una contrapposizione che sembrava allora ineluttabile.

Schuman, De Gasperi, Adenauer, Monnet non pensarono semplicemente a costruire un mercato. Pensarono a qualcosa di molto più audace: rendere la guerra tra gli europei non soltanto improbabile, ma impensabile.

È questa la prospettiva storica che talvolta sembra scomparire dal nostro dibattito pubblico. Ed è anche per questo che la discussione di Cernobbio mi è sembrata importante.

Cambiare l’Europa, non tornare indietro

Si può criticare l’Europa. Anzi, si deve poterlo fare. Si possono denunciare le sue lentezze, le sue contraddizioni, le sue debolezze democratiche. Si può chiedere un’Europa diversa, più forte, più vicina ai cittadini, capace di proteggere meglio i propri interessi.

Ma una cosa è voler cambiare l’Europa; altra cosa è pensare che la risposta ai problemi del nostro tempo consista nel tornare indietro, verso un’idea di nazione che trova la propria forza nella contrapposizione agli altri.

E qui la storia torna a parlarci.

Perché ogni volta che il nazionalismo viene presentato come la soluzione semplice alla complessità, ogni volta che l’Europa viene descritta come il problema e non anche come una delle più grandi risposte politiche che il nostro continente abbia saputo dare alle proprie tragedie, dovremmo fermarci un momento.

E dovremmo ricordare.

La tentazione dell’uomo forte

Ricordare che anche l’idea dell’uomo forte, capace di decidere senza gli intralci del Parlamento, delle istituzioni, del pluralismo e delle garanzie, non è una novità del nostro tempo.

La storia europea l’ha già conosciuta.

E sappiamo dove può condurre.

Per questo non credo che il vero dilemma sia tra patriottismo ed Europa. Si può amare profondamente il proprio Paese e, proprio per questo, volere un’Europa forte.

L’identità nazionale non deve necessariamente diventare chiusura. La sovranità non deve necessariamente diventare solitudine. La forza non deve necessariamente coincidere con la concentrazione del potere nelle mani di un uomo.

Una sovranità che unisce

Forse è proprio questa la grande lezione della costruzione europea: aver trasformato una parte della sovranità che divideva in una sovranità condivisa che può unire.

Non è un’opera perfetta. È un’opera incompiuta.

E proprio perché è incompiuta, dobbiamo avere il coraggio di migliorarla, non quello di dimenticare perché l’abbiamo cominciata.

In fondo, la storia non ci chiede di vivere nel passato.

Ci chiede qualcosa di molto più difficile: di non dimenticare il passato mentre decidiamo il futuro.

Ed è forse questo che a Cernobbio, tra una polemica politica e l’altra, valeva davvero la pena di ascoltare.

La scuola-fortezza e il rifiuto della complessità: un grido dal disagio giovanile

Quando mi trovo davanti a un adolescente in difficoltà, nel mio studio o nei corridoi delle scuole, non vedo un caso clinico né un alunno svogliato. Vedo un universo in tempesta. Il disagio giovanile di oggi ha poco a che fare con gli ormoni o con la classica ribellione adolescenziale: è il sintomo di uno smarrimento più profondo, quasi esistenziale. Questi ragazzi galleggiano in una complessità liquida, iper-connessa e spesso spaventosa. E la risposta che arriva dal Ministero dell’Istruzione, con l’impostazione voluta dal Ministro Valditara, sembra scritta per un altro pianeta.

Una scuola che si chiude a riccio, che pretende di imporre dall’alto un’identità granitica invece di lasciarla crescere, che trasforma la meritocrazia in una ghigliottina, mi sembra scivolare pericolosamente verso un anti-umanesimo di ritorno. È una scuola che non regge lo sguardo della complessità: la complessità fa paura, e la paura genera muri. Noi sociologi lo sappiamo bene, lo vediamo ogni giorno sul campo: i sistemi sono interconnessi. Intervenire sulla scuola ignorando il tessuto sociale, familiare e culturale in cui i ragazzi sono immersi è un errore pedagogico, ma è anche un paradosso: si finisce per alimentare proprio il disagio che si vorrebbe curare.

 

Il “modello Valditara”: una radiografia critica

Proviamo a mettere a fuoco, con lo sguardo del sociologo, cosa c’è davvero dietro le parole d’ordine di questi anni. Dietro lo slogan del “merito” si nasconde spesso una visione darwiniana dell’educazione: la scuola come arena dove i più forti vincono e i più deboli escono di scena. Il ritorno del voto in condotta come criterio di ammissione, la stretta sulle assenze, l’ossessione per le “eccellenze” da premiare con medaglie e targhe: tutto questo disegna una scuola che seleziona invece di accompagnare, che usa le ferite dei ragazzi per stilare classifiche invece di curarle.

E poi c’è la retorica dell’identità. La spinta su un’educazione civica declinata in senso nazional-patriottico, la nostalgia per una “tradizione” monolitica che non è mai esistita davvero. Tutto questo non rafforza i ragazzi: li chiude in una cornice identitaria rigida, che li soffoca proprio nel momento in cui avrebbero bisogno di aprirsi al mondo.

Il divieto dei cellulari, poi, riassume bene questa visione: invece di educare a un uso consapevole degli strumenti digitali, che sono ormai il mondo in cui i ragazzi vivono, si sceglie la strada del proibizionismo. Si vieta invece di spiegare, si isola invece di connettere. È una pedagogia della paura, non della libertà.

 

Il meticciato italiano e l’illusione dei sistemi chiusi

L’idea di una scuola chiamata a “proteggere” un’identità nazionale monolitica si scontra con la realtà storica e sociologica del nostro Paese. Noi italiani, storicamente, siamo un popolo meticcio. La nostra penisola è stata per millenni il crocevia del Mediterraneo: greci, arabi, normanni, spagnoli, longobardi sono passati di qui e hanno lasciato il segno. La nostra cultura è un intreccio continuo, non un blocco compatto.

Oggi le nostre classi sono la fotografia fedele di questa natura: sono già, naturalmente, multiculturali. Negare questa evidenza per rifugiarsi in un’identità difensiva ed escludente crea un cortocircuito. Il ragazzo che non si riconosce in quella cornice, o che ne viene escluso per origine o per pensiero, diventa un emarginato. Gli insegnanti, spesso lasciati soli davanti a queste dinamiche, non hanno bisogno di direttive che li trasformino in sceriffi dell’identità: hanno bisogno di strumenti per leggere quello che già accade nelle loro aule. Il multiculturalismo non è un’importazione straniera: è la gestione naturale di una scuola che, storicamente, non avrebbe mai potuto essere diversa da così.

 

La “catastrofe” come capovolgimento: l’eredità dei Greci

Di fronte a un modello che mostra ormai tutte le sue crepe, serve un cambio di paradigma. E qui mi viene in soccorso la saggezza antica. I Greci, quando coniarono la parola katastrophé (καταστροφή), non la intendevano semplicemente come “disastro” o “fine del mondo”. Il termine significa letteralmente “capovolgimento”, “rivolgimento”: viene dal verbo katastrépho (καταστρέφω), composto da katà (“giù”, “sotto”) e strépho (“volgere”, “girare”).

Nel teatro greco la catastrofe era il momento del ribaltamento della trama, il cambio improvviso di prospettiva che permetteva agli spettatori di vedere la realtà in modo nuovo, di accedere a una consapevolezza superiore. La scuola di oggi, con i suoi tassi di abbandono, il bullismo, la depressione adolescenziale, l’ansia da prestazione, sta vivendo la sua catastrofe. Ma dobbiamo avere il coraggio di viverla non come una fine, bensì come il capovolgimento necessario. Dobbiamo ribaltare il paradigma: smettere di selezionare per scartare e iniziare a connettere per includere. Serve uno sguardo nuovo, che passi dalla logica della classifica a quella della rete.

 

Morin, Ceruti e l’ecologia delle azioni

Chi può illuminare questo passaggio? I grandi maestri del pensiero complesso, a partire da Edgar Morin e dal suo allievo e continuatore Mauro Ceruti. Sono loro ad averci spiegato che il mondo non è fatto di compartimenti stagni. Ceruti, in particolare, ricorda che l’epistemologia della complessità impone di insegnare ai ragazzi la connessione tra i saperi, non la loro separazione in materie a compartimenti stagni.

Morin parlava di “ecologia delle azioni”: ogni azione, anche la più piccola, ha ripercussioni sull’intero sistema. Una scuola umanistica e complessa non insegna nozioni slegate in vista di un test INVALSI o di un concorso: insegna a navigare l’incertezza, insegna che l’identità non è una statua di marmo ma un processo in continua evoluzione. Morin e Ceruti direbbero che serve formare una “testa ben fatta” e non “ben piena”: capace di affrontare il problema generale, perché anche i problemi parziali, come il disagio di un singolo studente, vanno pensati dentro il loro contesto e non isolati da esso.

 

Una stoccata al generale: le aule per disabili e la scuola-caserma

E a proposito di scuola-caserma, non posso non spendere una parola sul generale Vannacci e sulle sue uscite in tema di inclusione scolastica. Lui, che ha teorizzato le “aule speciali” per i ragazzi con disabilità, separandoli dal resto della classe come se la diversità fosse una malattia contagiosa da tenere in quarantena. Una visione che farebbe rabbrividire don Milani, che dell’inclusione e del riscatto degli ultimi ha fatto la ragione della sua vita.

Mi si permetta una battuta, da sociologo ma anche da uomo che ha visto troppi ragazzi esclusi: se il generale vuole davvero tornare alla scuola di una volta, perché non propone pure il ritorno delle aule separate per i figli dei contadini, come ai tempi dello Statuto Albertino? Tanto per essere coerenti fino in fondo con la sua idea di “ordine naturale” delle cose.

La verità è che l’inclusione non è un favore che si fa ai più deboli: è la condizione stessa della democrazia. Una scuola che separa i ragazzi disabili in “aule speciali” non tutela nessuno: dice a quei ragazzi, e a tutti i loro compagni, che la diversità è un problema da nascondere invece che una ricchezza da vivere insieme. E dice ai docenti di sostegno che il loro lavoro è contenimento, non relazione. È la pedagogia del recinto, l’esatto opposto della pedagogia dell’incontro.

 

Umanizzare la scuola: oltre la retorica del merito

Mettere in discussione il modello Valditara non significa essere contro l’impegno o contro l’eccellenza. Significa rifiutare un’idea di scuola che usa il merito come una clava per dividere chi è “adatto” da chi è “di scarto”, opporsi a una visione che, nel tentativo di riportare ordine, finisce per dimenticare l’umanità.

I nostri docenti sono esausti. Non reggono più la retorica della colpa, né la nostalgia per un passato che non c’è mai davvero stato. Hanno bisogno di formazione sul pensiero complesso, di strumenti per leggere il meticciato delle loro classi, di sentirsi parte di un sistema che li sostiene, non ingranaggi di una macchina che si limita a giudicarli.

Umanizzare la scuola significa accettare che i ragazzi sono già in mare aperto, che galleggiano tra le onde di un mondo che ha perso le vecchie certezze. Il compito della scuola non è costruire una fortezza identitaria sulla terraferma per difendersi da loro, ma insegnare loro a costruire barche solide per navigare la complessità. Solo così il disagio smetterà di essere un urlo nel vuoto e diventerà la spinta verso una nuova, necessaria catastrofe: il capovolgimento di un mondo che ha finalmente imparato ad abbracciare la propria, meravigliosa complessità.

Oltre il problem solving: la politica torni a pensare

Una disciplina da riscoprire

In una recente collana pubblicata dal Corriere della Sera e intitolata Lezioni di filosofia, fra i 35 volumetti dedicati ad altrettante discipline filosofiche, ha trovato posto al n. 9 la  “filosofia della storia”, che, dopo i fasti hegeliani e marxiani, oggi non gode di buona fama.

E l’autore della monografia, Manuel Disegni dell’Università di Torino, non lo nasconde e tuttavia fa comprendere che, se rinnovata nella sua impostazione e ridimensionata nelle sue pretese, non possiamo farne a meno. Tra le motivazioni addotte segnala quella secondo cui «ha bisogno di un concetto di storia anche chi vuole fare politica o pensare politicamente», se la politica non vuole ridursi a «semplice amministrazione dello stato di cose presente» o al «mero problem solving».

Da qui la necessità – per una politica che voglia invece essere «un progetto coerente di trasformazione complessiva della società» – di «interrogarsi intorno ai fini ultimi della convivenza umana». Ebbene, la filosofia della storia può esserne considerata addirittura come il «modo più radicale» per porre tale questione della finalità.

 

Una politica culturalmente denutrita

Ho voluto fare riferimento al libro di Disegni, perché mi pare di particolare attualità nella odierna configurazione della politica: sempre più tra pragmatismo e prassismo, tra dittatura elitistica e demagogia populistica.

Insomma, la politica è oggi denutrita, in quanto povera culturalmente, per cui ci sarebbe bisogno che si nutrisse, tra l’altro, di filosofia morale, filosofia del diritto e filosofia della storia. Lo auspicava, a suo tempo, un filosofo come Jacques Maritain, nel tentativo di individuare i Principes d’une politique humaniste (libro del 1944 tradotto in Italia nel 1968: Per una politica più umana; titolo e anno significativi).

Allo stesso Maritain si deve anche l’opera Pour une philosophie de l’histoire del 1944, dove configura la storia non secondo una visione totalitaria né, al contrario, ripetitiva o insensata, ma come campo privilegiato di una visione umanistico-integrale.

Si tratta di una impostazione che, giusto 70 anni dopo, un filosofo come Vittorio Possenti ha rinnovato in un recente volume pubblicato da Armando Editore e intitolato programmaticamente Una nuova ripartenza, dove, dopo aver trattato di “Teologia politica”, si dedica (quasi 200 pagine) alla “Filosofia della storia”, in cui ha voluto «ridare voce nell’epoca presente a un pensiero sulla storia imperniato sulla persona e ispirato alla novitas dell’Incarnazione, modulandolo in contatto alle novità emergenti».

 

La coscienza critica della società

Qui non interessa entrare nello specifico della filosofia della storia nella prospettiva cristiana delineata da Maritain prima e da Possenti poi; interessa invece la sollecitazione che, in diverso modo, viene dai libri di Disegni e di Possenti.

Il primo non esita ad affermare che la filosofia della storia «è proprio quella branca del sapere filosofico che più di tutte cova e alleva la coscienza critica della società», nel senso che «fonda un modo di pensare contrapposto in linea di principio a ogni acritica accettazione dell’autorità dei fatti».

Il secondo sostiene l’esigenza di «aprire itinerari trascurati e di stimolare la ricerca verso una diversa filosofia della storia: la sua sostanziale assenza, il suo sorprendente silenzio vanno considerati un segnale inquietante di povertà».

Di contro alle tendenze egemoniche del “pensiero unico”, ancora una volta la filosofia può costituirsi come un efficace antidoto, e anche la filosofia della storia può adempiere a questo compito, almeno quando ci ricorda che la storia non è né ciclica né insensata né onniesplicativa: è invece luogo privilegiato di interrogazione critica sul senso del nostro abitarla.

La storia ci interroga e la politica si impoverisce se trascura di misurarsi anche con questi interrogativi.

 

L’Europa deve tornare a interrogarsi sui fini

Anche la politica europeista non può sottrarsi, e proprio la presente situazione induce a pensarlo.

Viene allora alla mente il pensiero di un filosofo come Denis de Rougemont, secondo il quale «il fine s’identifica con la persona», per cui «sarà la realtà sentita della persona ad ispirarci i mezzi per raggiungerlo».

È un principio che applicava anche all’Europa, per cui affermava con decisione: «prima di ogni cosa considerate il fine. Anche per l’Europa è, questo, il problema che si deve tenere presente: allora seguirà più facilmente l’individuazione e la scelta dei mezzi per realizzarla».

Forse (anzi senza forse) tale indicazione è stata disattesa e ci siamo perduti nei mezzi, se non nei mezzucci.

 

Una nuova partenza

Occorre “una nuova partenza”, direbbe Possenti.

Da qui l’imperativo: Réveillons-nous! che Edgar Morin ha posto a titolo di un suo aureo libretto del 2022: il filosofo era allora vecchio (101 anni), ma sempre giovane nel suo impegno a trasformare la specie umana in umanità.

E una sobria filosofia della storia può contribuire ad andare in questa direzione, perché diventiamo umani e restiamo umani.

Clima, Copernicus: agosto 2026 il più caldo mai registrato

Roma, 10 set. (askanews) – Agosto 2026 è stato il mese più caldo mai registrato dall’inizio delle rilevazioni a livello mondiale, a pari merito con luglio 2023. Lo ha reso noto oggi il Copernicus Climate Change Service (C3S), il servizio europeo sui cambiamenti climatici attuato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (Ecmwf).

La temperatura media globale dell’aria alla superficie è stata di 16,96 gradi Celsius, 0,85 gradi sopra la media del periodo 1991-2020. Il dato supera il precedente record per agosto, stabilito congiuntamente nel 2023 e nel 2024, quando la temperatura media era stata di 16,82 gradi. Agosto 2026 ha inoltre eguagliato, entro il margine di un centesimo di grado, luglio 2023, finora il mese più caldo mai registrato.

Rispetto al periodo preindustriale 1850-1900, la temperatura media globale di agosto è stata superiore di 1,65 gradi. Si tratta del primo mese a tornare oltre la soglia di 1,5 gradi dal novembre 2025. La media degli ultimi dodici mesi, da settembre 2025 ad agosto 2026, è invece risultata di 1,48 gradi sopra il livello preindustriale.

“Agosto 2026 è stato un mese straordinario nella storia climatica globale”, ha affermato Samantha Burgess, responsabile strategica per il clima dell’Ecmwf, sottolineando che i dati mostrano l’effetto del cambiamento climatico sugli eventi estremi nell’atmosfera e negli oceani.

A contribuire al record sono state anche le temperature eccezionalmente elevate degli oceani. La temperatura media della superficie marina nelle aree extrapolari, tra 60 gradi sud e 60 gradi nord, ha raggiunto in agosto 21,07 gradi, il valore più alto mai registrato per questo mese e, a pari merito con marzo 2024, il massimo per qualsiasi mese dell’anno. Il 24 e 25 agosto la temperatura giornaliera è salita a 21,11 gradi, nuovo record assoluto.

Copernicus segnala in particolare temperature marine eccezionalmente elevate nel Pacifico tropicale, dove è in corso un episodio di El Ninho destinato, secondo le previsioni, a rafforzarsi ulteriormente nei prossimi mesi. Temperature record per agosto sono state osservate anche lungo la costa atlantica europea e nel Mediterraneo occidentale, accompagnate da diffuse ondate di calore marine.

Il trimestre giugno-agosto 2026 è stato inoltre, a livello globale, il più caldo mai registrato a pari merito con il 2024. Per l’Europa nel suo complesso l’estate è stata la terza più calda, dopo quelle del 2024 e del 2022, mentre l’Europa occidentale ha vissuto l’estate più calda mai registrata, superando il precedente primato del 2003.

In agosto una vasta fascia di temperature molto superiori alla media si è estesa dalla Spagna nordorientale attraverso il Mediterraneo occidentale e centrale fino all’Europa orientale. In Francia, Italia, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Ungheria, Romania e in gran parte dei Balcani le temperature sono state generalmente tra 3 e 5 gradi superiori alla media.

Centrodestra di nuovo diviso su preferenze, Fdi valuta sì a proposta Pd

Roma, 9 set. (askanews) -Alla vigilia dell’inizio delle votazioni in aula al Senato sulla legge elettorale, il tema delle preferenze torna a dividere il centrodestra. A far traballare il faticoso accordo di maggioranza raggiunto prima della pausa estiva, è un subemendamento presentato dal senatore Pd Nicola Irto che introduce nella riforma targata Meloni le preferenze pure al posto del meccanismo che prevede il capolista bloccato e tre preferenze scelte con le crocette in un elenco di sei candidati. I dem fanno sapere che Fratelli d’Italia lo prende in considerazione e sta valutando di votare a favore. Circostanza confermata da esponenti di spicco del partito della premier Giorgia Meloni che manda su tutte le furie Forza Italia e minaccia di far naufragare la riforma. Il tutto proprio nel giorno in cui la capigruppo della Camera fissa l’approdo in aula del testo al 28 ottobre garantendo il contingentamento dei tempi e un rapido ok nella prima metà di ottobre.

Votare un emendamento dell’opposizione “è una cosa talmente importante su cui non può che decidere la premier. Ma abbiamo difficoltà a non votare le preferenze”, spiega un senatore di Fdi ricordando che nel corso dell’esame alla Camera Fdi ha votato gli emendamenti di Vannacci sulle preferenze spaccando la maggioranza. La proposta, a scrutinio segreto, comunque non passò. Oggi, d’altronde, nel corso della discussione generale in aula al Senato, più di un intervento ha richiamato la premier alle coerenza. “Con le proposte presentate dalla maggioranza – ha detto il senatore Pd Pier Ferdinando Casini – le preferenze di fatto varrebbero parzialmente solo per i partiti maggiori. Non è una via decorosa e non credo faccia onore a una maggioranza la cui Presidente del Consiglio si è sempre espressa a favore delle preferenze”.

Secondo il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia “domani capiremo se FdI dice la verità”. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, interpellato dai cronisti al Senato non si sbilancia: “Vediamo, non so, adesso ne parlano i capigruppo e poi vediamo. Immagino che ci sarà un equilibrio sull’emendamento firmato da tutti i gruppi di maggioranza. Sicuramente voteremo quelli a larga maggioranza. Comunque dobbiamo parlarne”.

Infuriata Forza Italia, reduce da un incontro tra gli sherpa di centrodestra in cui aveva stoppato la proposta di Fdi di abbassare la soglia per ottenere il premio di maggioranza dal 42% al 41%. Sulle preferenze “non sono questi gli accordi, così salta la legge”, sottolinea un senatore azzurro non appena cominciano a circolare a Palazzo Madama le indiscrezioni sulla possibilità che Fdi voti con Pd e M5s. Poi da fonti azzurre trapela una posizione altrettanto dura: “Fi voterà convintamente l’emendamento sulle preferenze presentato dalla maggioranza. Confidiamo nella serietà e nella lealtà degli alleati rispetto agli accordi raggiunti sulla legge elettorale certi che nessuno intenda aprire un problema politico all’interno della coalizione”.

La Lega per ora non alza polveroni. Il vicepremier e leader del partito Matteo Salvini si limita a ribadire che “l’attuale testo a noi va bene. Garantisce governabilità, reintroduce le preferenze: è un’ottima legge elettorale”. Secondo quanto si apprende, tuttavia, domani avrebbe in agenda un incontro con la premier.

Il nuovo casus belli mette in secondo piano il nodo ancora da sciogliere: che fine fanno i voti presi dalle liste non ripescate che restano sotto il 3%? Tutti in maggioranza concordano che vada cambiato il testo uscito dalla Camera secondo cui non sono conteggiati ai fini del premio ma gli sherpa non hanno trovato un accordo sul come. Sul punto ci sono tre emendamenti: uno sottoscritto da FdI, Lega e Nm (ma non da Forza Italia) per portare la soglia all’1%, uno di FdI per fissare la soglia al 2%, che per FI sarebbe preferibile, e un altro sempre di Fdi che sopprime del tutto le percentuali. È possibile che domani al momento dei pareri – che dovrà dare solo il governo in quanto la legge è arrivata in aula senza mandato al relatore – vengano accantonati.

In serata Marcello Pera (Fdi) ritira ufficialmente l’emendamento sul ballottaggio: “Un’occasione persa”, dice in aula senza nascondere l’amarezza: “Andiamo avanti con una legge che ha notevoli problemi di carattere tecnico che potevano essere superati se avessimo avuto il coraggio di ascoltare i cittadini e non solo il nostro piccolo recinto parlamentare”.

Tregua Salvini-Nordisti pre-Pontida: scriviamo insieme manifesto programmatico

Milano, 9 set. (askanews) – Un manifesto programmatico da scrivere insieme. E la disponibilità di Matteo Salvini a “condividere le responsabilità quotidiane” della guida del partito, “ma da segretario”. È il risultato del tanto atteso incontro tra il leader leghista e la ‘fronda nordista’ rappresentata da Massimiliano Fedriga, Attilio Fontana, Maurizio Fugatti e Luca Zaia: un paio d’ore nella casa romana del segretario, al termine del quale nessuno parla. Tutto affidato a un comunicato della Lega, diffuso un’ora e mezza dopo che l’incontro è finito: clima di “assoluta collaborazione”, unità in vista di Pontida e nel rivendicare “il buon governo espresso dalla Lega” sia a Roma che sui territori. E appunto “la volontà di avviare già nei prossimi giorni un lavoro finalizzato alla definizione di un manifesto programmatico, capace di raccogliere idee, priorità e proposte della Lega in vista delle future sfide”.

Qualcosa di più Matteo Salvini lo dice qualche ora dopo, dal palco della convention organizzata dal fido Claudio Durigon a Roma: “Non vedo l’ora di condividere le mie responsabilità quotidiane con chi porta il nome della Lega nei Comuni e nelle Regioni”. Ma attenzione: “Facendo il segretario del partito. Perchè me l’hanno chiesto un anno fa i militanti di partito, e loro”. Nell’incontro “abbiamo concordato su alcuni temi, ci siamo dati appuntamento tutti insieme sul palco di Pontida, ci siamo ripromessi di rivederci nei prossimi giorni per cose da fare, non per equilibri di partito”. Dunque “coinvolgerò tutte le persone che hanno idee e valori, a partire dai governatori” ma “senza formule che riportano al pentapartito…”. Insomma, niente triumvirati o altre “alchimie” del genere: “Un anno fa mi hanno chiesto di andare avanti ancora un po’ come segretario, sono disponibile a condividere scelte, battaglie e futuro”.

Tra i governatori c’è chi guarda il bicchiere mezzo pieno: “È iniziato un percorso”. Altri sono meno ottimisti, e anzi vedono nell’apertura di Salvini il tentativo di “scaricare” anche sui nordisti il peso delle attuali percentuali leghiste e insieme prendere tempo: “Si è salvaguardato Pontida”. Ma al momento tra i ‘nordisti’ prevale la linea di chi (ad esempio Luca Zaia) ritiene che non si possa far altro che aspettare che i sondaggi leghisti precipitino al punto che Salvini non possa che trarne le conseguenze, rispetto a chi invece vorrebbe trovare il modo di accelerare per non correre il rischio che sia tutto compromesso (ad esempio Attilio Fontana).

Ma intanto a Salvini un altro avvertimento è stato mandato: “Gli abbiamo comunicato che l’associazione del Nord sarà costituita, anche se aspetteremo dopo Pontida. Ci ha risposto che non è d’accordo, ci deve pensare, ma non è che ci deve dare il permesso…”.

Calcio, Roma, Gasperini: "In Champions pronti, serve personalità"

Roma, 9 set. (askanews) – Dopo sette anni di attesa la Roma torna in Champions League. Domani alle 18.45 i giallorossi esordiscono in Turchia contro il Fenerbahce, in una sfida che Gian Piero Gasperini considera subito un test importante: “Stiamo bene tutti, non ci sono particolari defezioni. Siamo pronti per iniziare questa nuova avventura”.

Per l’allenatore giallorosso la Champions resta “la competizione più importante a livello di club”, quella “a cui tutti i giocatori e gli allenatori vogliono partecipare”. Al centro dell’attenzione c’è Paulo Dybala, titolare nelle prime tre gare di campionato: “Sta dimostrando soprattutto continuità. L’inizio di quest’anno è sicuramente migliore rispetto a quelli degli anni recenti, sia in partita che in allenamento. Quando abbiamo lui in campo siamo sicuramente migliori anche noi”.

La Roma arriva all’appuntamento dopo otto vittorie consecutive in campionato, cinque nella passata stagione e tre in quella attuale. “Abbiamo alzato il livello tecnico negli ultimi mesi – spiega Gasperini -. La qualità è migliorata e si è alzata, non solo con Dybala e Malen, ma con tutta la squadra. Il fatto che realizziamo più gol è uno specchio di questo”.

La rimonta sull’Atalanta, completata tra l’88’ e il 93′, ha dato ulteriore energia: “Quando ribalti una partita così ti dà un’energia e una gioia superiore. Ma questa è una competizione nuova per la Roma e c’è curiosità di misurarci con le migliori squadre. Si comincia in un palcoscenico molto importante e molto caldo. Vedremo subito qual è la nostra forza e la nostra personalità”.

Gasperini si aspetta un Fenerbahce competitivo nonostante le assenze di Asensio e Guendouzi: “Sono due giocatori importanti, ma troveremo una squadra molto forte e con una rosa di qualità”. Infine, sulla gestione dei tanti impegni: “Diventano fondamentali i cambi. Quest’anno abbiamo la possibilità di far giocare più interpreti e possiamo trovare nuove soluzioni senza perdere qualità”.

Frena voto su ddl antisemitismo in commissione, ma tra 20 giorni va in aula

Roma, 9 set. (askanews) – Frenata sul ddl antisemitismo: non c’è stato l’atteso avvio, per oggi, dei voti in commissione Affari costituzionali della Camera. Se ne riparlerà il prossimo martedì. Contestualmente però, la capigruppo ha messo una dead line, calendarizzando l’approdo in aula del provvedimento tra poco più di venti giorni, il 2 ottobre, a conferma che la maggioranza non ‘cova’ ripensamenti. La nuova tempistica, ha assicurato il relatore Paolo Emilio Russo (Fi), non ha motivazioni “politiche” e l’obiettivo “resta” portare a casa il testo arrivato dal Senato. Peraltro il tema è più problematico nel campo della ‘costituenda’ alternativa a causa dei tormenti nel Pd con i ‘riformisti’ tentati di votare con il centrodestra.

Il provvedimento, approvato a Palazzo Madama e adottato come testo base in commissione a Montecitorio, adotta la definizione di antisemitismo formulata dall’Assemblea plenaria dell’Ihra includendo l’elenco degli esempi di antisemitismo come ‘Fare paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella dei Nazisti’. Come i cartelloni che, nelle piazze pro-pal, associano il volto del premier Netanyahu a quello di Hitler? Per la dem Laura Boldrini si tratta di una chiara operazione che punta a “raggelare” le critiche al governo di Israele. “Dopo Gaza, questa definizione diventa molto pericolosa e ambigua, uno strumento di censura”, prosegue Boldrini che invita i colleghi del suo partito, come Piero Fassino, a non votare a favore (come invece hanno fatto in Senato Graziano Delrio e una pattuglia di riformisti in dissenso con il gruppo che aveva dato l’indicazione di astensione). “Contribuiscono a fare un regalo a Benjamin Netanyahu”, osserva. “Io voterei no, vedremo come andrà il confronto interno”.

M5S e Avs confermano il loro voto contrario, nei giorni in cui il quotidiano israeliano Haaretz ha pubblicato un’inchiesta secondo cui il premier Netanyahu sarebbe stato avvertito che Hamas pianificava gli attacchi del 7 ottobre, e mentre la Gran Bretagna e altri paesi come Spagna e Francia hanno sanzionato i coloni illegali in Cisgiordania. “Criticare Netanyahu, Ben-Gvir e Smotrich per le violenze contro il popolo palestinese, per ciò che è accaduto a Gaza e per l’occupazione della Cisgiordania non può essere classificato come antisemitismo. L’odio razziale va combattuto tutto, senza doppi standard”, è la posizione del leader di Avs Angelo Bonelli. Per il capogruppo M5S Riccardo Ricciardi il ddl è una “operazione politica-mediatica per condannare le piazze per Gaza e tutte le persone che hanno protestato e protestano contro il governo terrorista di Israele”.

Oggi, i due partiti erano al fianco delle realtà pro-pal che hanno organizzato un sit in davanti a Montecitorio e in altre piazze italiane contro il ddl antisemitismo, tra cori (“Free free Palestine”, “vergogna”), striscioni (“Criticare Israele non è antisemitismo”, “stop al genocidio”, “antisionismo non è antisemitismo”) e una maratona di interventi. Da Save the Children a Sanitari per Gaza, da Assopace a Emergency e tantissime altre sigle, tra cui ‘preti contro il genocidio’, Anpi, Arci, la Cgil e il sindacato dei giornalisti per “fermare la nuova ‘norma bavaglio'”. Del Pd c’erano i giovani democratici. In piazza anche Rifondazione, Potere al popolo, Possibile.

Momenti di tensione ci sono stati tra gli stessi manifestanti dopo che un uomo ha tentato di strappare una bandiera dalle mani di un partecipante di un piccolo gruppo che sventolava vessilli di Hezbollah e di quelle che si sventolano ai raduni di Hamas. La leader degli studenti palestinesi Maya Issa ha provato ad arginarli ed ha esortato: “Ci vogliono divisi, noi dobbiamo essere tutti e tutte uniti, questa è responsabilità di tutti noi, non possiamo cascare in provocazioni. Quindi togliamo le bandiere che ci dividono e alziamo l’unica bandiera che ci rappresenta, la bandiera della Palestina”.

La presa di distanza non è bastata ad evitare le polemiche politiche esplose subito dopo: “Vergognose le bandiere di Hamas ed Hezbollah”, ha tuonato il senatore di Fratelli d’Italia Giulio Terzi; “al presidio in piazza si sono ritrovati spezzoni della sinistra, dal Pd al M5S, insieme a sostenitori di Hamas”, ha affermato la deputata e vice responsabile del dipartimento Esteri di Forza Italia Isabella De Monte. I capigruppo al Senato e alla Camera del partito della premier Giorgia Meloni, Lucio Malan e Galeazzo Bignami, hanno chiesto a Schlein e Conte a “rompere con questa deriva estremistica e condannare queste piazze d’odio”.

Sul ddl, per il centrodestra non ci sarà alcuna marcia indietro. Anzi, il senatore Maurizio Gasparri ha invitato a “smontare la campagna di menzogne in atto. Per Forza Italia la legge sull’antisemitismo va approvata il prima possibile. E’ indispensabile per contrastare fenomeni molto gravi e non è vero che impedisce il diritto di critica”.

Filiberto Zaratti di Avs spiega lo slittamento dell’avvio dei voti in commissione sul ddl antisemitismo ‘leggendo’ in chiave anti-vannacciana le decisioni della capigruppo. Il rinvio a “noi va bene, quel testo non ci piace affatto ma politicamente notiamo che Vannacci detta l’agenda della destra. La precedenza viene data al provvedimento che intende revocare la cittadinanza italiana”, targato Lega, che sarà esaminato dall’aula il 21 settembre, prima della legge elettorale.

Lagarde: "Costruiamo assieme l’Europa o diventeremo un museo"

Roma, 9 set. (askanews) – I paesi dell’Unione europea devono scegliere di puntare gli uni sugli altri, sul proseguimento della costruzione europea, oppure rassegnarsi a farsi superare, al fatto che il declino è inevitabile e che “l’Europa diventerà un museo”. E anche questa strada di rimessa sarebbe una illusione: “un miraggio”, perché in realtà l’Europa si ritroverebbe “con una crescita più debole e un modello sociale che non potrebbe più permettersi”. Lo ha affermato la presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, nel suo intervento alla cena di gala organizzata dalla Bundesbank a Berlino, alla vigilia del Consiglio direttivo sulla politica monetaria.

Lagarde ha evitato di intervenire su tassi di interesse e altri temi che saranno decisi domani. Mentre ha affrontato questioni più strutturali guardando all’insieme della Ue.

Secondo la presidente Bce, in Europa “dobbiamo fare una scelta su quello che siamo come europei e su coloro su cui vogliamo fare affidamento”.

Una scelta potrebbe essere appunto quella di rassegnarsi al fatto che il tempo dell’Europa a livello globale è passato e che il declino è inevitabile. “Potremmo ancora avere un declino morbido, importando tecnologie da altri per alimentare la crescita che ci serve o il nostro modello sociale. L’Europa diventerà un museo, sì, ma un bel museo come quello in cui ci troviamo”, ha detto.

“Ma questa strada è una illusione – secondo Lagarde -. L’Europa verrebbe lasciata con una crescita più debole e un modello sociale che non sarebbe in grado di permettersi. Verremmo schiacciati da coloro dai quali saremo dipendenti a livello tecnologico. Se c’è qualcosa che ci insegna la storia è che non dobbiamo vendere con leggerezza le nostre libertà”.

Il secondo possibile percorso sarebbe quello che ogni paese perseguisse i suoi interessi nazionali in termini di commercio, politiche industriali o energia. Anche questo, secondo la presidente Bce sarebbe “un miraggio. Se ci guardiamo guardiamo attorno le potenze di medie dimensioni sono in affanno nel chiedersi se possono allearsi tra loro per rafforzarsi in modo da resistere alle pressioni dei grandi player globali”.

In Europa ci sono già le infrastrutture su cui si può fare leva per agire insieme. “Questo mi porta alla terza strada possibile – ha proseguito – che è quella di sceglierci gli uni e gli altri e continuare a lavorare alla costruzione dell’Europa. Sappiamo che è una scelta difficile. Sappiamo che implica sofferenza, negoziati al rilento e compromessi difficili. Ma possiamo contare su di noi”.

“Se le nostre forze su un aspetto, il mercato unico, vengono minate da debolezze su altri settori, come la difesa o la frammentazione dell’energia, verremmo facilmente divisi. Ma se agiremo assieme in aree dove ha senso possiamo essere meno vulnerabili alle pressioni esterne. Avremo più sovranità e più crescita. Questa è la strada giusta – ha sostenuto -. L’unione dei risparmi e degli investimenti può aiutare a sbloccare i consistenti risparmi europei e a canalizzarli verso investimenti dove sono necessari perché l’Europa diventi più forte. Parallelamente, l’euro digitale preservare la nostra sovranità europea, dove non possiamo più consentirci di dipendere così pesantemente da altri”.

“La scelta di costruire l’Europa è una scelta difficile. Ma non è impossibile. Abbracciamo la possibilità di farlo”, è il richiamo della presidente della Bce.

Graduation Day Luiss Business School, talento e soft skills per il futuro

Roma, 9 set. (askanews) – Il conferimento del diploma che chiude un ciclo di studi e dà l’avvio a un percorso professionale e di vita. Questo il senso del Graduation Day della Luiss Business School dedicato ai Master Full Time che ha visto protagonisti circa 600 studenti davanti a una platea di oltre 2mila persone al Palatiziano di Roma.

Luca Pirolo, Head of Specialized Master Luiss Business School: “Il compito di una business school in particolare di Luiss Business School è quello non solo di fornire competenze tecniche che servono ad arricchire il patrimonio di conoscenze dello studente, ma soprattutto soft skills che permettano loro di andare a comprendere come il mondo evolve e come saper adattare le loro competenze acquisite all’evoluzione del contesto di riferimento. Per raggiungere questo obiettivo, le partnership con aziende, istituzioni, organismi dei vari settori rappresentati dall’offerta formativa di Luiss Business School valgono un ruolo fondamentale”.

Il passaggio di consegne fisico e ideale tra studenti è stato quindi protagonista del Graduation Day: “A noi piace guardare questa cerimonia come una vera e propria staffetta in cui gli studenti della passata edizione danno il testimone i nuovi studenti che partiranno tra la fine di settembre e la fine di ottobre con le nuove edizioni del master. Quello che noi vogliamo conseguire è un obiettivo di andare a formare il ceto dirigente del domani sia a livello nazionale che a livello internazionale”.

Componente essenziale del percorso formativo degli studenti è lo sport come momento di crescita individuale e di squadra.

Luigi Abete, Presidente Luiss Business School: “Il luogo che abbiamo scelto è il Palazzetto dello Sport di Roma perché l’università Luiss dà molta importanza oltre al momento dello studio al momento dello sport come non solo elemento di realizzazione personale ma anche come cultura del coinvolgimento del rispetto del riconoscimento delle regole del capire che l’avversario non è mai un nemico. Siamo molto contenti perché simbolicamente fare questa manifestazione in questo luogo in un solo giorno da una visibilità piena di quelli che sono i messaggi fondamentali della sistema universitario Luiss”.

Luiss Business School, come ha detto il Dean Raffaele Oriani nel corso del suo intervento, oltre a essere un luogo di competizione è un luogo di lavoro di squadra e di rispetto in cui il talento da solo non è sufficiente ma dove è necessario capire chi si ha intorno, fidarsi di loro, assumersi le proprie responsabilità e avanzare insieme verso un obiettivo comune che è, in definitiva, il senso della leadership.

Grande Brera, le diverse anime del programma dell’autunno

Milano, 9 set. (askanews) – Il programma 2026-2027 mette in relazione le diverse anime della Grande Brera, dalla Pinacoteca a Palazzo Citterio, dalla Biblioteca Braidense all’Accademia di Belle Arti, costruendo un percorso che attraversa la storia dell’arte, la letteratura e la cultura fino alla contemporaneità. Angelo Crespi, Direttore Generale Pinacoteca di Brera e Biblioteca Nazionale Braidense a margine della conferenza di presentazione delle diverse mostre che “tutte insieme danno questa visione di unitarietà di un’istituzione denominata oggi Grande Brera che è formata da più istituzioni a partire ovviamente dalla Pinacoteca di Brera. Ci saranno due mostre dedicate ai duecentocinquanta anni di Accademia: un grande riallestimento di Hayez, curato da Valentina Ferrari e Fernando Mazzocca per la prima volta saranno mostrati anche i quadri che sono della collezione di Accademia; una mostra invece dedicata ai maestri del Novecento dell’Accademia di Brera da Wildt a Maraniello, una mostra che quindi celebra la capacità di Accademia di formare generazioni di artisti partendo da Wildt arrivando fino a un grande artista ancora vivente Maraniello e in mezzo c’è tutto: Fontana, Manzoni, Grazia Varisco e tantissimi movimenti artistiche che si formano all’interno di questa storia. E poi una mostra molto importante che riguarda proprio noi e che celebra i cento anni degli Amici di Brera: la più antica associazione benefica di filantropia a sostegno di un museo in Italia. Si racconta davvero la grandezza della borghesia illuminata, delle grandi famiglie milanesi che sono state rappresentate dagli Amici di Brera che hanno contribuito al formarsi di una collezione importante: tra tutti l’acquisto nel 1939 del Caravaggio La Cena in Emmaus, che è uno dei nostri grandi capolavori, ma si capirà davvero quale è stato il sostegno che gli Amici hanno dato in tutti i momenti difficili del museo. La mostra di Hayetz non è una vera mostra perché durerà almeno un paio d’anni, quindi potremo mostrare i dipinti nostri e i dipinti di Accademia per almeno un paio d’anni è l’inizio di un ri-alistimento. La Pinacoteca in questi due anni ha performato davvero in modo incredibile, il numero di visitatori è cresciuto fino a oltre seicentomila, quindi un museo che non ha problemi, ma le nuove regole dell’accessibilità ci impongono comunque una revisione del percorso espositivo. Inizierà questa revisione proprio da queste due sale molto belle che raccontano lo stato nascente del museo quando qui fisicamente c’è Canova e ci lavora Hayez soprattutto e poi anche Appiani: ma abbiamo scelto Hayez perché, essendo poi stato anche presidente di Accademia, è la figura simbolica che può celebrare i duecentocinquanta anni di questa istituzione”.

Cento anni per Brera. Acquisti e doni degli Amici è il titolo della rassegna che ripercorrerà in Pinacoteca dal 6 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027 i primi cento anni di vita dell’Associazione Amici di Brera, curata da Lorenzo Francesco Colombo, Valentina Ferrari, Alessandro Morandotti, allestita nelle Sale Napoleoniche, ne racconterà la storia, attraverso dipinti, sculture e codici miniati affiancati a documenti, pubblicazioni e fotografie che scandiscono, seguendo la linea del tempo e la cronologia dei Presidenti, la vicenda centenaria dell’istituzione.

Sarà la prima grande retrospettiva postuma di Carlo Maria Mariani a inaugurare la stagione di Palazzo Citterio. Curata da Eike Schmidt e Clayton Calvert, l’iniziativa – dal 9 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027 – ripercorre l’intero arco della sua produzione, dalle prime opere degli anni Quaranta fino ai lavori del 2019, attraverso 70 opere, tra dipinti e grandi cartoni. Tra gennaio e aprile 2027, Palazzo Citterio renderà omaggio a Mario Schifano con una mostra a cura di Marco Meneguzzo.

La Sala Stirling ospiterà dal 30 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027 la mostra I Maestri di Brera. Insegnare l’arte, curata da Giovanni Iovane e Marina Gargiulo, una selezione di opere di quei docenti che hanno traghettato l’Accademia dalla tradizione ottocentesca verso le prime istanze della modernità.

Dal 24 novembre 2026 al 24 febbraio 2027, i progetti espositivi ospitati sul ledwall di Palazzo Citterio, organizzati in collaborazione con il Museo nazionale dell’Arte digitale, s’inaugureranno con Marina Abramovi Element, una serie di performance digitali di Marina Abramovi , realizzata con il supporto di TAEX Gallery e con la curatela di Clelia Patella.

A dieci anni dalla scomparsa, la Biblioteca Nazionale Braidense ricorderà Umberto Eco (1932-2016), con un progetto espositivo e divulgativo – dal titolo L’isola del giorno prima. Libri, mari e macchine del sapere – che, dal 2 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027, valorizzerà l’opera e il pensiero dell’intellettuale, filosofo e scrittore italiano.

Tennis, Next Gen Atp Finals a dicembre a Reggio Calabria

Roma, 9 set. (askanews) – Le Next Gen ATP Finals tornano in Italia, riportando nel nostro Paese l’evento più prestigioso dedicato ai migliori talenti Under 20 del tennis mondiale. A pochi giorni dalla conclusione delle Nitto ATP Finals di Torino e della Final 8 di Coppa Davis di Bologna, dal 9 al 13 dicembre, il grande tennis farà tappa sul carpet indoor del PalaCalafiore di Reggio Calabria.

Dopo le cinque edizioni disputate a Milano -tra il 2017 e il 2022, con la sola interruzione del 2020 dovuta alla pandemia – il ritorno in Italia delle Next Gen ATP Finals, e in particolare la scelta di organizzarle nel Sud del nostro Paese, rappresenta una ulteriore occasione per offrire agli appassionati uno spettacolo unico, riaffermando il ruolo dell’Italia come palcoscenico privilegiato per il tennis del presente e del futuro.

Angelo Binaghi, Presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel, sottolinea: “Se oggi l’Italia è il Paese del tennis è perché ha avuto il coraggio di investire sul futuro prima degli altri. Le Next Gen ATP Finals rappresentano il torneo del domani: qui nascono i campioni che negli anni successivi conquistano i più grandi palcoscenici del mondo. Riportare questa manifestazione nel nostro Paese, dopo l’esperienza pionieristica di Milano, e scegliere Reggio Calabria come nuova sede significa confermare una visione precisa: fare del tennis un motore di sviluppo per tutto il territorio nazionale, valorizzando anche aree che meritano grandi eventi internazionali. È un segnale di fiducia verso il Sud, verso i giovani e verso un’Italia che continua a dimostrare di essere il punto di riferimento mondiale nell’organizzazione dei più importanti appuntamenti tennistici. Siamo convinti che anche da Reggio Calabria passerà un altro pezzo della storia del tennis mondiale”.

Marco Mezzaroma, Presidente di Sport e Salute, e Diego Nepi Molineris, Amministratore Delegato di Sport e Salute: “Le Next Gen ATP Finals tornano in Italia e, per la prima volta, arrivano a Reggio Calabria. Dopo i Giochi del Mediterraneo e l’America’s Cup, lo sport punta ancora sul Mezzogiorno d’Italia, in sintonia con la visione e con le politiche del Governo che vedono nello sport uno strumento concreto di crescita, inclusione e valorizzazione dei territori, dimostrandosi sempre più un vettore di promozione, sviluppo e nuove opportunità. Da qui la scelta della Calabria, chiamata ad ospitare un ulteriore grande evento sportivo che porta talento, energia, visibilità e nuove occasioni di crescita, rafforzando il ruolo del territorio nel panorama sportivo nazionale e internazionale. In questo percorso si inserisce anche la collaborazione con la Federazione Italiana Tennis e Padel, una collaborazione che parte dagli Internazionali BNL d’Italia di Roma e arriva oggi alle Next Gen ATP Finals. Un percorso che mette insieme i grandi eventi, la promozione dello sport e, soprattutto, la valorizzazione dei giovani talenti. Per Sport e Salute significa mettere i giovani al centro e moltiplicare le possibilità di fare sport e costruire il proprio futuro. Dal progetto Sport Illumina alla scuola, dalla rigenerazione degli spazi alla nuova impiantistica, vogliamo contribuire a trasformare lo sport in opportunità, innovazione e lavoro. I grandi eventi sportivi hanno valore quando non si esauriscono con l’ultima gara, ma quando riescono a creare una rete da Nord a Sud e, soprattutto, a lasciare valore nei territori anche oltre la durata della manifestazione. Il futuro dello sport passa dai giovani e da investimenti mirati. Un percorso che vogliamo rafforzare anche insieme alla Regione Calabria e alla FITP, costruendo nuove opportunità per chi oggi si avvicina allo sport e domani potrà farne una professione. Perché ogni grande campione nasce da un’occasione. E quando l’occasione arriva, il futuro comincia”.

Andre Silva, Chief Tour Officer dell’ATP: “Le Next Gen ATP Finals si sono dimostrate una piattaforma di grande impatto nel plasmare il futuro del tennis professionistico maschile. L’evento offre un primo assaggio delle prossime stelle di questo sport, avvicinando i tifosi ai percorsi e alle personalità che definiranno gli anni a venire. Riportare l’evento in Italia ci permette di mettere in luce questi talenti in un Paese con una cultura tennistica profondamente radicata e una comprovata capacità di offrire un’esperienza straordinaria sia ai giocatori che ai tifosi”.

Nelle cinque edizioni disputate a Milano tra il 2017 e il 2022, con la sola interruzione del 2020 dovuta alla pandemia, il torneo ha rappresentato un autentico laboratorio di futuri campioni. Prima della definitiva consacrazione, vi hanno preso parte e trionfato futuri vincitori e finalisti Slam, molti degli attuali Top 10 e tre numeri 1 del ranking mondiale (Jannik Sinner, Carlos Alcaraz e Daniil Medvedev), oltre ad alcuni protagonisti dei trionfi azzurri in Coppa Davis (Lorenzo Musetti, Flavio Cobolli e Matteo Arnaldi).

L’albo d’oro testimonia la capacità della manifestazione di anticipare l’affermazione dei grandi campioni: Hyeon Chung, nel 2017, ha inaugurato la lista dei vincitori, seguito da Stefanos Tsitsipas (2018), Jannik Sinner(2019), Carlos Alcaraz (2021) e Brandon Nakashima (2022). Dopo le cinque edizioni ospitate a Milano, il torneo si è trasferito a Jeddah, in Arabia Saudita, mantenendo la propria vocazione di vetrina del tennis del futuro: Hamad Medjedovic ha conquistato il titolo nel 2023, diventando il campione con la classifica ATP più bassa nella storia dell’evento; nel 2024 il brasiliano João Fonseca, appena diciottenne, è diventato il secondo vincitore più giovane di sempre; nel 2025 lo statunitense Learner Tien ha confermato la propria rapida ascesa imponendosi da prima testa di seriel’evento più prestigioso dedicato ai migliori talenti Under 20 del tennis mondiale.

Danza, chiusura record e crescita internazionale per NID Platform

Roma, 9 set. (askanews) – Per la prima volta in Piemonte, la decima edizione NID Platform si conferma edizione record per presenze ed espansione internazionale, confermandosi hub strategico per la promozione della danza italiana nel mondo.

Nei quattro giorni, tra Torino, Collegno, Moncalieri e Venaria Reale, hanno abitato i palcoscenici oltre 150 artiste e artisti, a cui se ne aggiungono una ventina coinvolti dal format Italian Windows, per un pubblico ampio, con la presenza di 520 operatori: un aumento del 45% di professionisti accreditati rispetto all’anno precedente, con una rilevante partecipazione estera. I numeri confermano il Piemonte come snodo centrale nelle dinamiche di internazionalizzazione della creazione contemporanea: presenti 80 referenti istituzionali e 70 professionisti della scena coreutica mondiale, giunti da oltre venti nazioni.

La delegazione più numerosa è quella francese (22 operatori), seguita da Spagna, Germania e Paesi Bassi, consolidando il ruolo della NID Platform come ponte privilegiato tra l’Italia e il panorama europeo ed extra-europeo (con presenze da Canada, Taiwan e Thailandia).

La dimensione internazionale della NID Platform 2026 è stata avvalorata dalla collaborazione con le principali Rappresentanze Diplomatiche estere presenti in Italia. Fondamentale il supporto dell’Ambasciata di Francia con l’Institut Francais, dell’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi, dell’Ambasciata di Norvegia e della Delegazione del Québec in Italia, la cui vicinanza istituzionale ha confermato il valore della piattaforma come spazio privilegiato per il dialogo bilaterale e multilaterale.

Determinante per l’iniziativa la sinergia con la rete della Diplomazia Culturale italiana. La presenza del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI), unitamente ai Direttori e ai funzionari degli Istituti Italiani di Cultura giunti dalle sedi del Nord Europa e del Sud-est asiatico, ha riaffermato la NID Platform come ponte permanente per promuovere le imprese culturali italiane sui mercati esteri. I lavori della piattaforma aprono inoltre nuove prospettive di circuitazione e coproduzione, grazie al coinvolgimento strategico di organismi governativi esteri e network internazionali di settore.

Tra i protagonisti dell’iniziativa figurano la Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia, l’ufficio di promozione Catalan Arts del Governo della Catalogna insieme a Istitut Ramon Llull, l’ONDA (Ufficio Nazionale di Diffusione Artistica francese) e i grandi organismi di coordinamento multilaterale quali l’EDN (European Dance Development Network) e il DFNE (Dance Festivals Network Europe).

Parma apparecchia 400 metri di tavola per la Cena dei Mille

Parma, 9 set. (askanews) – Quattrocento metri di tavola tra piazza Garibaldi e strada della Repubblica, mille sottopiatti. Parma apparecchia il centro storico per la settima Cena dei Mille. E serve le 6 filiere della Food Valley: i Consorzi del Parmigiano Reggiano e del Prosciutto di Parma, la pasta con Barilla e il latte con Parmalat, oltre al pomodoro con Mutti e Rodolfi Mansueto e le alici, rappresentate da Delicius, Rizzoli Emanuelli e Zarotti.

“Queste sei filiere – spiega Andrea Belli, responsabile relazioni esterne di Barilla – produttive esaltano i propri prodotti attraverso la maestria e il saper fare degli chef di Parma Quality Restaurant, la scuola internazionale di cucina di Alma e, quest’anno, lo chef pluristellato Gennaro Esposito. E’ una celebrazione attraverso questo evento, la Cena dei Mille, che vuole esaltare il saper fare delle filiere dal campo alla tavola, dall’allevamento alla tavola. Quindi i piatti sono davvero l’emblema di tanta passione, di tanta professionalità, che sono gli ingredienti che stanno dietro a tutti questi prodotti”.

Filiere da 5,78 miliardi di export nel 2025, il 12,7 per cento in più in un anno. Il primo piatto, però, stasera arriva dalla Campania. “A me, venendo qua, è sembrato di arrivarci camminando sulle forme di parmigiano e sui prosciutti – spiega lo chef Gennaro Esposito -, nel senso che c’è questo ponte che appunto è fatto di questi prodotti: da un lato quelli che vengono da giù verso su e dall’altro quelli che da su vengono verso giù”.

E per l’occasione lo chef due stelle Michelin mette la firma sulla “Minestra di pasta mista con pesci di scoglio”: “Un tocco di sapore degli scogli, della vacanza, del mare; quindi sintetizzo questo piatto come una zuppa di pesce dove all’interno cuociamo la pasta. Quindi due grandi capisaldi della cucina mediterranea, e mi sembrava giusto portarlo qua stasera”.

Diciotto postazioni per l’aperitivo con il contributo dei consorzi, trenta sommelier in sala, una Malvasia dolce imbottigliata apposta per il dessert. Ma il segreto sta altrove, come sostiene lo chef Massimo Spigaroli, presidente di Parma Quality Restaurants. “Mettere a tavola mille persone vuol dire organizzazione, vuol dire qualità, vuol dire che le persone si parlano. Siamo in più di duecento per far mangiare mille persone. E il dato più importante qual è? Che quest’anno, record dei record, in soli sei minuti e trenta secondi sono stati bruciati mille biglietti”.

Oltre ottanta biglietti volati all’estero, dall’Australia alla Polonia. E Parma ha già in tasca il prossimo titolo: Capitale europea dei giovani. “Unire quello che è l’obiettivo della città creativa della gastronomia Unesco con quelle che sono le linee che European Youth Capital – ricorda il sindaco di Parma, Michele Guerra – porterà con sé è un qualcosa che vedremo sicuramente realizzato nel 2027, con delle nuove generazioni che sul tema del cibo hanno qualcosa da dire e hanno anche qualcosa da imparare”.

Parte dell’incasso va all’Emporio solidale di Parma: un furgone elettrico per portare la spesa a duecento famiglie.

Convegno a Roma "We are famiglie SMA": legge caregiver diventi realtà

Roma, 9 set. (askanews) – Si è tenuto a Roma, presso il Courtyard by Marriott Rome Central Park, il Convegno Nazionale di Famiglie SMA “We Are Famiglie SMA – Le nostre nuove sfide tra innovazione scientifica e rivoluzione sociale”.

Malattia genetica rara in cui si perdono progressivamente le capacità motorie, l’atrofia muscolare spinale colpisce soprattutto in età pediatrica (in Italia nascono ogni anno circa 40-50 bambini con la patologia) rendendo difficili gesti quotidiani come sedersi e stare in piedi.

“Il calendario di quest’anno ci ha consegnato in poche settimane più notizie di quante ne avessimo viste in un decennio”, ha dichiarato Anita Pallara, presidente di Famiglie SMA, chiudendo i lavori. “Nuovi protocolli chirurgici, avanzamenti scientifici e screening neonatale: sono tutti tasselli della stessa rivoluzione, quella che ci ha permesso di passare dal ‘sopravvivere’ al ‘costruire un futuro’. Il registro nazionale SMA ci sta restituendo una fotografia inedita, dati impensabili fino a poco tempo fa. Ora servono strumenti nuovi adeguati ai nuovi scenari. Le linee guida condivise con i Pronto Soccorso, l’impegno per sostenere la vita adulta vanno in questa direzione ma serve un cambio di passo. La legge sui caregiver deve diventare realtà, lo screening neonatale accessibile a tutti. Ancora una volta, ascoltando i medici, abbiamo avuto la conferma di quanto una diagnosi precoce e una presa in carico tempestiva possano cambiare radicalmente il decorso della malattia e le prospettive di vita. Oggi più che mai è importante mettere al centro le persone, le loro unicità, i loro desideri e i loro progetti di vita”.

Eugenio Mercuri e Giorgia Coratti (Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS – Centro NeMO Roma) hanno presentato i dati aggiornati del Registro Nazionale SMA. “Avere un registro che raccoglie i dati degli ultimi 10 anni ci ha permesso di valutare com’è cambiata la malattia nell’ultimo periodo”, ha spiegato il Prof. Eugenio Mercuri. “Mentre in passato i bambini con SMA1, ovvero la forma più severa, erano meno del 10% del totale a causa di una bassa sopravvivenza, oggi questo dato è raddoppiato, arrivando ad oltre il 20%. Sono i primi risultati di una rivoluzione scientifica che sta cambiando la storia naturale della patologia”, ha aggiunto.

Inevitabile tornare a dedicare un approfondimento alla Legge sui caregiver, tema discusso con Michele Adamo (UILDM Padova) e Alessandro Cipriani (Famiglie SMA), e su cui l’associazione continua a fare pressione istituzionale. Un vuoto normativo in attesa di essere colmato da troppi anni, in questi giorni di nuovo reso tristemente attuale dalla tragedia della famiglia di Pietralata.

L’associazione ribadisce che le famiglie non possono essere lasciate sole, ed evidenzia l’importanza del Numero Verde Stella, il servizio di assistenza telefonico e gratuito di Famiglie SMA con avvocati, psicologi e counselor, disponibile tutto l’anno.

Nella prima giornata, Luca Labianca (Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant’Andrea, Sapienza Università di Roma) ha parlato dell’intervento alla colonna per la scoliosi neuromuscolare. L’intervento prevede un solo impianto iniziale, poi allungamenti in ambulatorio con magnete esterno, lontani dalla sala operatoria senza bisturi né anestesia.

Nel 2019, all’Ospedale Sant’Andrea di Roma, è stato eseguito il primo intervento in Italia di scoliosi su un paziente con SMA 1, impiegando barre growth-friendly ad allungamento magnetico. Un tempo preclusa per la fragilità di questi pazienti, questa chirurgia è oggi possibile grazie alle nuove terapie per la SMA. Le barre magnetiche assecondano la crescita della colonna, evitando i ripetuti interventi di allungamento del passato e i relativi rischi anestesiologici e chirurgici. In Italia, centri di eccellenza come il Sant’Andrea e l’Ospedale Buzzi di Milano (con il Dott. Luca Colombo) affrontano in prima linea questa complessa sfida multidisciplinare. Grazie a questa tecnica è possibile guidare la schiena fino alla maturità scheletrica, scongiurando le gravi deformità di un tempo.

Nella sessione Hot Topics, Valeria A. Sansone (Università degli Studi di Milano, Centro Clinico NeMO) e Stefania Corti (Università degli Studi di Milano) hanno illustrato le ultime novità in fatto di progressi medici.

Sul tema dello screening neonatale è intervenuto Francesco Danilo Tiziano, Università Cattolica del Sacro Cuore. Rispetto al 2019, quando siamo partiti con il primo progetto pilota nel Lazio e in Toscana abbiamo fatto tanta strada, tanto che nella maggior parte delle Regioni ormai lo screening è attivo. Ma c’è ancora molto da fare. Siamo ancora ben lontani dall’omogeneità territoriale che meriterebbero le famiglie. Il punto fondamentale è che manca una coordinazione centrale che monitori l’attuazione e la corretta effettuazione dello screening nelle singole regioni. Il test genetico neonatale rimane ad oggi l’arma più potente per contrastare la SMA, è doveroso garantire ad ogni neonato le stesse opportunità di cura, a prescindere dalla regione in cui nasca.

Da oltre vent’anni Famiglie SMA costruisce percorsi concreti di accompagnamento, presentati durante il pomeriggio di sabato. “Newborn”, con Elena Gotti (Centro Clinico NeMO Milano) e Katia Deidda (Famiglie SMA), sostiene le famiglie nelle prime settimane dopo la diagnosi. “Da Grande: vivere l’età adulta con la SMA”, con Marinella Arnone e Sara Zaganelli, guarda a un traguardo diventato oggi possibile: diventare adulti, con lavoro e relazioni. A completare il quadro, “SMA Talent School” (Simona Spinoglio e Valentina Liva) e il bilancio dei diciotto anni del progetto MF4R Mio Figlio ha una 4 Ruote, raccontato da Chiara Mastella (SAPRE – UONPIA, Fondazione Ca’ Granda Milano).

Tra gli interventi anche Francesca Cesarano, interior designer specializzata in progettazione accessibile, sull’importanza di come pensare cameretta e bagno per l’autonomia fin da subito, invece di “adattarli” in emergenza dopo la diagnosi.

Sotto i riflettori anche l’importante partnership tra Famiglie SMA e SIMEU (Società Italiana di Medicina d’Emergenza Urgenza), presentata da Fabio De Iaco (SIMEU) ed Elisabetta Roma (Centro Clinico NeMO Milano), sul protocollo condiviso realizzato nel 2023 con Simeup e i Centri NeMO. Per la prima volta in Italia esistono linee guide condivise nei pronto soccorso per una patologia come la SMA, rese necessarie dal fatto che i primi interventi possono essere diversi rispetto ai pazienti non affetti. Un esempio su tutti: se la procedura standard nel caso di una crisi respiratoria è dare ossigeno, per un bambino o un adulto con SMA questo tipo di intervento potrebbe rivelarsi estremamente pericoloso. Per questo il protocollo e la formazione a distanza sono fondamentali – ha spiegato De Iaco – e non possiamo che essere orgogliosi dei primi risultati. Esauriti i mille posti messi a disposizione per la formazione a distanza, inoltre circa l’85% ha concluso il corso sostenendo con successo i test finali.

A chiudere i lavori, l’intervento di Daniele Consoletti (Famiglie SMA) sulle implicazioni etiche dell’intelligenza artificiale applicata alla ricerca scientifica.

Il convegno è stato anche l’occasione per anticipare la nuova campagna di comunicazione di Famiglie SMA, “La rivoluzione siamo noi. Storie di vita. Un futuro che continua a cambiare”: cinque video, cinque storie di persone con SMA, genitori e caregiver. Ideata con il supporto creativo di Ariel Palmer, sarà online dal 28 settembre all’11 ottobre 2026.

Le attività di comunicazione del convegno sono state realizzate con il contributo non condizionante di Biogen, Novartis e Roche. Il convegno ha avuto il patrocinio di Alleanza Malattie Rare, Associazione italiana di Miologia e Omar – Osservatorio Malattie Rare.

Il Boss fa un regalo ai fan, performance di 7 brani live su youtube

Milano, 9 set. (askanews) – Sono già disponibili in streaming gratuito (https://brucespringsteen.lnk.to/LOHADPhillyP1) “Bruce Springsteen and the E Street Band: Land of Hope and Dreams American Tour (Philadelphia Freedom Cut)”, il video della performance dei primi 7 brani della tappa finale a Philadelphia del Tour di Bruce Springsteen con la E Street Band osannato da critica e pubblico come uno dei più potenti atti di resistenza musicale e civile nella storia degli Stati Uniti.

«Sono entusiasta di pubblicare il nostro ultimo spettacolo del Land of Hope and Dreams American Tour, registrato nella città natale della libertà americana, Philadelphia, USA” – dichiara Bruce Springsteen – Durante il tour, abbiamo fatto tremare tutto il Paese da un’estremità all’altra e, mentre lo facevamo, abbiamo preso posizione ovunque apertamente in difesa della nostra Costituzione, della nostra Carta dei Diritti e della nostra sacra democrazia, che sono sotto attacco da parte di un Presidente senza legge e del suo regime. È tutto racchiuso nel nostro Philadelphia Freedom Cut, spero vi piaccia».

Sul palco Roy Bittan della E Street Band (pianoforte, sintetizzatore), Nils Lofgren (chitarra, voce), Garry Tallent (basso), Stevie Van Zandt (chitarra, voce) e Max Weinberg (batteria), insieme a Soozie Tyrell (violino, chitarra, voce), Jake Clemons (sassofono) e Charlie Giordano (organo, tastiere, fisarmonica). A loro si sono uniti The E Street Horns and Percussion (Anthony Almonte, Barry Danielian, Eddie Manion, Ozzie Melendez, Curt Ramm) e The E Street Choir (Ada Dyer, Curtis King, Lisa Lowell, Michelle Moore). Tom Morello si è esibito con Springsteen e la E Street Band in tutti i 20 spettacoli del tour in qualità di ospite speciale.

“Bruce Springsteen and the E Street Band: Land of Hope and Dreams American Tour (Philadelphia Freedom Cut)” è diretto da Chris Hilson e Thom Zimny, montato da Zimny e Sam Shapiro, e prodotto da Bruce Springsteen, Jon Landau, Zimny e Adrienne Gerard. Il suono è stato mixato da Jon Altschiller e registrato da John Cooper, con il lighting design di Jeff Ravitz e Todd Ricci. Il video sarà pubblicato domani in memoria di Dave Marsh.

Questi i 7 brani del video “Bruce Springsteen and the E Street Band: Land of Hope and Dreams American Tour (Philadelphia Freedom Cut)” 1. War, 2. Born in the U.S.A., 3. Death to My Hometown, 4. Clampdown, 5. No Surrender, 6. Darkness on the Edge of Town, 7. Streets of Minneapolis.

EssilorLuxottica: da cda piena fiducia in Milleri e nella strategia gruppo

Milano, 9 set. (askanews) – Il cda di EssilorLuxottica conferma all’unanimità piena fiducia nella leadership e nella strategia del gruppo. Lo comunica una nota della società in riferimento ai recenti articoli apparsi sulla stampa e alle dichiarazioni pubbliche.

Il cda, si legge, “rinnova all’unanimità la propria piena fiducia nel presidente e amministratore delegato Francesco Milleri, nel vice amministratore delegato Paul du Saillant, nel management e nella strategia di medio e lungo periodo del gruppo, approvata dal consiglio stesso e costantemente confermata dalla solidità dei risultati conseguiti”. Il cda “ribadisce il proprio impegno a preservare la stabilità e il senso di responsabilità che hanno sempre caratterizzato EssilorLuxottica, nell’interesse dei dipendenti, degli azionisti, dei partner e dei clienti del gruppo”.

Domenica, parlando a margine del forum Ambrosetti del futuro del gruppo, Leonardo Maria Del Vecchio, aveva auspicato un cambio di strategia. “Essilux è la vera legacy di nostro padre e ha perso il 50% in Borsa. Io auspico un cambio delle strategie”, ha detto il quartogenito del fondatore di Luxottica. “La cosa più importante è custodire e portare altri 10 anni di successi EssilorLuxottica. Che sia Francesco Milleri o Tizio o Caio non importa. Quello che importa sono 250mila persone che ci lavorano”.

“Auspico un cambio delle strategie e auspico una nuova fase – aveva proseguito Del Vecchio junior -. Chi sarà più vicino a rispecchiare queste nuove strategie, che dovranno essere condivise con gli azionisti, e per azionisti non parlo solo di noi 8” di Delfin “ma anche degli altri azionisti che sono il 60% dell’azienda: hanno bisogno di una strategia chiara e di una visione a lungo periodo, non di 3 anni ma di 50”. Infine, a chi gli aveva chiesto del futuro di Milleri, in scadenza in primavera come numero uno di EssilorLuxottica, aveva risposto: “Deciderà la maggioranza dei soci di Delfin, a tempo debito e valutando come sempre i risultati ottenuti dai manager, le strategie per il futuro”.

GiULiA Giornaliste compie 15 anni

Roma, 9 set. (askanews) – Quindici anni di giornalismo, battaglie culturali, parole cambiate e sguardi messi in discussione. Ma soprattutto quindici anni di giornaliste che hanno scelto di stare insieme per cambiare il modo di raccontare il mondo.

Il 21 settembre 2026 GiULiA Giornaliste, associazione nazionale delle giornaliste unite, libere e autonome, compie quindici anni; un anniversario importante che GiULiA ha scelto di non celebrare soltanto guardando alla propria storia, ma aprendo una riflessione collettiva sul presente e, soprattutto, sul futuro dell’informazione.

Da qui nasce la campagna social delle iscritte, una campagna corale che, attraverso video, testimonianze e interventi delle giornaliste di GiULiA, ripercorrerà quindici anni di lavoro e di impegno e proverà a rispondere ad alcune domande fondamentali: perché siamo nate, cosa abbiamo costruito, quali battaglie abbiamo ancora davanti e quale informazione vogliamo per il futuro.

GiULiA nasce nel 2011 dalla consapevolezza che il giornalismo non sia soltanto un mestiere, ma anche una responsabilità pubblica. Raccontare significa infatti scegliere parole, prospettive, protagonisti e priorità. Significa contribuire alla costruzione dell’immaginario collettivo.

Per questo, in questi quindici anni, l’associazione ha lavorato per un’informazione capace di riconoscere e contrastare gli stereotipi di genere, di restituire alle donne una rappresentazione più corretta e plurale e di interrogarsi continuamente sul rapporto tra linguaggio, potere e realtà.

A inaugurare il racconto video Silvia Garambois, fondatrice e past president di GiULiA Giornaliste. Il suo video è solo il primo capitolo di una narrazione che proseguirà con le voci di altre giornaliste da tutte le regioni, perché la storia di GiULiA è prima di tutto una storia collettiva, fatta di generazioni diverse, esperienze professionali differenti, discussioni, campagne, formazione, prese di parola e battaglie culturali. Il quindicesimo anniversario diventa così un’occasione per rilanciare una domanda politica e culturale: quale mondo vogliamo raccontare e contribuire a costruire attraverso il nostro lavoro?

Ricercatore top di Anthropic: oltre il 10% di rischio che Ia stermini l’umanità

Roma, 9 set. (askanews) – C’è una probabilità superiore al 10% che nel prossimo decennio l’Intelligenza artificiale possa arrivare a “uccidere tutti gli esseri umani”. A formulare l’inquietante stima è stato Evan Hubinger, responsabile dell’Alignment Science di Anthropic, uno dei ricercatori che all’interno dell’azienda sviluppatrice di Claude studiano proprio come impedire ai sistemi Ia sempre più potenti di assumere comportamenti o di perseguire obiettivi non compatibili con quelli umani.

Hubinger è intervenuto su X dopo le dimissioni da Anthropic del ricercatore britannico Jacob Coxon, 27 anni, che ha accusato le principali aziende del settore di correre verso una superintelligenza capace di auto-migliorarsi senza disporre di garanzie sufficienti sulla sua sicurezza.

“Jacob ha ragione: crediamo davvero, sinceramente, che l’Ia potrebbe uccidere tutti gli esseri umani”, ha scritto Hubinger. “Personalmente penso che la probabilità sia superiore al 10% nel prossimo decennio. Credo che Anthropic stia facendo del suo meglio, ma non abbiamo ancora un piano per risolvere il problema dell’allineamento della superintelligenza e non siamo chiaramente sulla buona strada per riuscirci”.

Il ricercatore ha successivamente precisato, sempre su X, che il suo allarme non riguarda direttamente i sistemi attualmente disponibili. “Per essere chiari, penso che il rischio derivante dai modelli attuali sia basso”, ha scritto. A preoccuparlo è invece la possibilità che emerga una superintelligenza attraverso un processo di “auto-miglioramento ricorsivo”, uno sviluppo che, secondo Hubinger, starebbe procedendo più rapidamente di quanto previsto.

Il concetto è uno dei nodi centrali del dibattito sulla sicurezza dell’Ia: sistemi sufficientemente avanzati potrebbero essere utilizzati per progettare, programmare e addestrare sistemi ancora più capaci, innescando un’accelerazione del progresso tecnologico difficile da controllare. Il problema dell'”alignment”, l’allineamento, riguarda proprio la possibilità di assicurare che una futura Ia molto più intelligente dell’uomo continui ad agire secondo obiettivi e vincoli stabiliti dagli esseri umani.

L’intervento di Hubinger è arrivato dopo che Coxon ha annunciato le dimissioni da Anthropic, sostenendo che le aziende impegnate nello sviluppo dell’Ia stanno “giocando d’azzardo con le nostre vite”. Il ricercatore, che prima di Anthropic aveva lavorato anche a OpenAI, ha affermato che “le persone che costruiscono l’Ia credono sinceramente che potrebbe ucciderci tutti entro la fine del decennio” e ha sottolineato che “non si tratta di una trovata di marketing”.

Secondo Coxon, il problema non sarebbe soltanto la velocità dello sviluppo tecnologico, ma la competizione tra le principali aziende e tra i diversi Paesi, che renderebbe difficile per un singolo laboratorio rallentare unilateralmente. A suo giudizio potrebbe rendersi necessario arrivare anche a misure drastiche, come una sospensione temporanea dello sviluppo delle capacità dei modelli, nel quadro di un coordinamento più ampio.

La presa di posizione di Hubinger assume particolare rilievo perché proviene dall’interno di Anthropic, azienda la quale sostiene di aver posto la sicurezza e il controllo dei sistemi avanzati al centro della propria strategia di ricerca.