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La Voce del Popolo | L’assenza di Meloni dal proscenio.

Giusto il tempo di scrivere queste parole, stamparle, leggerle e il silenzio a quel punto probabilmente sarà finito. Si parla ovviamente del silenzio con cui Giorgia Meloni ha accompagnato questi ultimi giorni. Il dibattito parlamentare sul caso Almasri, affidato alle cure dei ministri Nordio e Piantedosi. La pubblicazione della chat di Fratelli d’Italia, con tutte quelle maliziose ironie rivolte al suo vice Salvini. La solitaria e ostinata difesa che Daniela Santanchè ha fatto di se stessa in un’aula parlamentare pressoché desertificata. 

Tutto questo senza che la premier pronunciasse una sola parola al riguardo. Ci può essere qualche merito anche nel silenzio. Tanto più mentre attraversiamo una stagione fitta di troppe parole, troppi annunci, troppe smanie di protagonismo. La politica avrebbe bisogno di trovare un po’ di tempo in più per riflettere, e quel tempo viene invece bruciato in quel quotidiano falò di dichiarazioni, proclamazioni, esagerazioni in cui la vita pubblica finisce per consumare se stessa. 

E però, una volta che s’è stabilito il discutibile precedente in base al quale la prima fila della nostra politica si pronuncia ogni sera su ogni argomento senza saltare neppure le feste comandate, diventa fonte di imbarazzo anche la sua assenza dal proscenio. Tanto più quando dietro quell’assenza magari si intuisce la difficoltà, o l’imbarazzo, di qualche argomento. Ci si può consolare, per chi se ne dispera, contando sul fatto che la giostra delle dichiarazioni di sicuro sta già per ricominciare.

 

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Fonte: La Voce del Popolo – 13 febbraio 2025

[Articolo qui riproposto per gentile concessione del direttore del settimanale della Diocesi di Brescia]

Psoriasi Pustolosa Generalizzata, arriva un farmaco mirato

Milano, 13 feb. (askanews) – La Psoriasi Pustolosa Generalizzata – nota anche con l’acronimo Gpp – malattia rara, cronica, sistemica e autoinfiammatoria della pelle che colpisce soprattutto gli adulti.

“La Gpp, o psoriasi pustolosa generalizzata, una patologa estremamente severa della pelle che si manifetsa con eritema e pustolazione. Eritema significa arrossamenti della pelle che possono anche interessare l’intero ambito cutaneo. Pustolazione significa l’insorgenza pi o meno acuta in pi sedi recidivanti, quindi in fasi che si vanno a susseguire nel tempo, di piccoli elementi ricolmi di pus – spiega ad askanews Francesco Cusano, past president ADOI (Associazione Dermatologi Ospedalieri Italiani) -. A questo spesso e volentieri si associano sintoni sistemici come febbre, malessere generale e quant’altro, con potenizali ricadute sugli aspetti cardiocircolatori e sugli aspetti di funzionalit renale e quant’altro. Quindi una patologia estremamente importante per la pelle e importante anche da un punto di vista sistemico”.

L’impatto della malattia sul benessere fisico e mentale dei pazienti devastante. “Immagini di aver una pelle che tutta rossa, che su questo rossore ci sono piccole lesioni giallastre pustolose. Questo si accocia a febbre, a dolore, a prurito. Questo vuol dire vivere con la Gpp – ci racconta Maria Concetta Fargnoli, vicepresidente SIDeMast (societ Italiana di Dermatologia medica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse) -. Un paziente che non ha pi la sua vita. Un paziente che ha dolore, che non riesce a fare tutte le sue attivit quotidiane. Qualche volta questo si associa anche a dei sintomi importanti che possono portare il paziente a morte il paziente”.

Il punto di svolta rappresentato dall’arrivo di un nuovo e innovativo farmaco, sviluppato dalla multinazionale biofarmaceutica Boehringer Ingelheim, che ha incassato il via libera dell’Aifa ed perci disponibile anche in Italia.

“Si chiama spesolimab ed una grandissima innovazione ed opportunit per i pazienti con psoriasi pustolosa generalizzata. Come agisce? Va proprio a bloccare il meccanismo autoinfiammatorio, cio il meccanismo che porta allo sviluppo della malattia – sottolinea ancora la vicepresidente SIDeMast -. Pensiamo che nello studio clinico il 50% dei pazienti ha presentato assenza di manifestazioni cutanee, quindi quelle che sono impattanti per il paziente, a una settimana. Questo sicuramente un modo per approcciare nel modo giusto il problema principale di questa patologia che sono proprio le riacutizzazioni”.

Solo una tappa all’interno di un pi ampio percorso avviato da Boehringer Ingelheim nel comparto dell’immunologia. “Un’importante traguardo per un impegno che non si ferma qui – assicura Morena Sangiovanni, presidente e amminstratore delegato di Boehringer Ingelheim Italia -. Anche perch noi contiuiamo a studiare questa molecola in altre malattie molto gravi della pelle e con interessamente sistemico. Quindi molto felice per questo primo passo, tanti altri che arriveranno a beneficio dei pazienti”.

Nuovo vocabolario | La “moderanzia” di Leon Battista Alberti e gli “armocreativi”.

Caro Direttore,

dopo molto tempo, mi permetto di scriverle per riflettere insieme su un termine di matrice umanistica, in effetti poco noto ma di straordinaria attualità: “moderanzia”. Se la parola richiama alla mente la più comune “moderazione, ormai negletta nel linguaggio dei cattolici progressisti, è bene chiarire subito che il suo significato è ben più ricco e complesso. Leon Battista Alberti la utilizzava non solo per indicare equilibrio o contenimento, ma per esprimere un’arte del vivere guidata dalla misura attiva, creativa e razionale, capace di ordinare la vita e il mondo in modo armonioso.

A differenza della moderazione, che si limita a evitare gli eccessi, la moderanzia albertiana è un principio dinamico e creativo, una sapienza pratica che plasma la realtà con intelligenza e sensibilità. È un’abilità di spirito che si manifesta o si dovrebbe manifestare non solo in ambito personale, ma anche nella dimensione della vita collettiva, dall’arte all’architettura, dall’economia all’etica pubblica. Potremmo definirla come una virtù di tipo umanistico-rinascimentale che unisce etica, estetica e pragmatismo per creare un mondo più bello e giusto.

Ebbene, viene naturale chiedersi: chi pratica oggi questa moderanzia? E come chiamare coloro che operano cercando armonia e misura in ogni aspetto della loro esistenza, a che in quello politico? Dopo lunga riflessione, la risposta che mi è sembrata più appropriata è: “armocreativi”.

Gli armocreativi non si limitano a evitare gli eccessi o a mantenere un equilibrio statico. Al contrario, sono artefici attivi e creativi, capaci di trasformare il mondo secondo criteri di ordine, proporzione e bellezza, coniugando ragione, emozione e tecnica. Sono coloro che cercano l’armonia senza rinunciare al dinamismo dell’innovazione, che costruiscono ponti tra passato e futuro, tradizione e progresso.

Impossibile non pensare al potenziale critico e liberatorio di questa visione. Se avessimo ancora un Herbert Marcuse tra noi, credo che saprebbe interpretare gli armocreativi come una forza di resistenza e trasformazione collettiva, un’alternativa alla razionalità tecnocratica e oppressiva della società contemporanea. Per Marcuse, infatti, la creatività non è solo espressione individuale, ma un principio di liberazione dalle strutture alienanti del potere economico e politico.

Immagino già il titolo di un’opera che potrebbe nascere da questa suggestione: “L’armocreativo: estetica e liberazione”, un dialogo ideale tra Leon Battista Alberti e l’utopia critica del Novecento. Un libro che ci aiuterebbe a riscoprire la potenza rivoluzionaria della bellezza e a immaginare un mondo in cui l’equilibrio creativo non è solo un principio estetico, ma un progetto politico e culturale.

In un’epoca di polarizzazioni estreme e urla scomposte, la riscoperta della moderanzia e l’emergere degli armocreativi potrebbero offrire una via d’uscita dall’impasse culturale ed etica in cui sembriamo intrappolati. Una nuova misura, dinamica e creativa, per ritrovare la bellezza dell’umano e l’armonia della convivenza civile.

Grazie per l’attenzione e lo spazio che vorrà dedicare a questi pensieri a ruota libera.

Con stima, a presto.

Franco Marini, un grande sindacalista e un politico illuminato.

Ringrazio gli amici che hanno voluto organizzare questo incontro su Franco Marini. Proprio ieri pomeriggio è stata eletta la nuova Segretaria Generale della Cisl, Daniela Fumarola, una sindacalista di grande valore, con un’esperienza profonda e una competenza indiscutibile. Sono certo che Franco sarebbe stato molto contento di questa scelta, anche perché Daniela è profondamente legata, culturalmente e storicamente, ai valori del cattolicesimo sociale e del popolarismo democratico.

Franco Marini è stato un grande. Un grande sindacalista, un politico illuminato, un uomo delle istituzioni e della Repubblica. Probabilmente è la figura che meglio ha incarnato quell’incrocio tra solidarismo cristiano e laburismo, che rappresenta una delle caratteristiche fondanti della Cisl. La sua esperienza sindacale si è sempre nutrita di questa impostazione, di un senso di organizzazione basato sul libero confronto democratico, sull’autonomia sindacale, sulla contrattazione e sul riformismo.

Franco era un grande contrattualista, probabilmente il più grande non solo della sua generazione e della sua parte sindacale, ma dell’intero movimento confederale italiano. Aveva una convinzione incrollabile nel valore della contrattazione, che conduceva sempre con fermezza, forte di una formazione maturata all’ombra di figure come Giulio Pastore e Mario Romani. Da loro aveva appreso l’idea del “sindacalismo totale”, fondato su un’organica relazione tra istituzioni, politiche pubbliche e corpi intermedi della società.

È stato un fedele interprete di questa scuola di pensiero, lavorando per relazioni sindacali innovative e anticipando quello che oggi chiamiamo dialogo sociale. La sua visione ha portato a grandi accordi, come la svolta dell’Eur, l’accordo di San Valentino e la politica di concertazione dei primi anni ’90.

Ricordo un episodio personale che mi lega a lui: ero stato appena eletto Segretario Generale della Cisl di Locri, tra la fine del 1988 e l’inizio del 1989, in un periodo difficile segnato da guerre di mafia e sequestri di persona. Un sabato, Franco mi chiamò per dirmi che voleva conoscermi. Mi invitò a Roma, nella sede di Via Po, e mi promise che, se avesse firmato il Patto per il Sud, sarebbe venuto a presentarlo personalmente in Calabria. E così fece, mantenendo la parola data.

Quel Patto per il Sud portò a investimenti significativi, come la nascita del porto di Gioia Tauro, che in pochi anni divenne il più grande porto del Mediterraneo. Nello stesso periodo, come appendice di quell’accordo, sorsero l’impianto Fiat a Melfi e il distretto dell’elettronica di Catania, testimonianze della sua capacità di immaginare uno sviluppo industriale innovativo per il Mezzogiorno.

Franco è stato anche un grande Presidente del Senato, guidando con lucidità ed equilibrio una fase delicatissima per il centrosinistra, che a Palazzo Madama contava su una maggioranza risicata. Lasciatemelo dire: sarebbe stato un autorevole Presidente della Repubblica, incarnando pienamente quel ruolo di garanzia che la nostra Costituzione attribuisce al Capo dello Stato. Ma la storia ha preso un’altra direzione.

La sua eredità non può restare confinata nel passato. Dobbiamo valorizzarne il pensiero e l’impegno, non solo per ciò che ha rappresentato per la Cisl e per il sindacalismo confederale, ma anche per trasferire questi valori ai giovani sindacalisti. La Fondazione Marini si propone proprio di fare questo: promuovere la formazione, valorizzare e trasmettere il pensiero e l’opera di Franco alle nuove generazioni.

Mai come oggi è attuale una delle sue grandi battaglie: la valorizzazione della contrattazione, dei principi della concertazione e della partecipazione. Siamo vicini a realizzare l’attuazione dell’articolo 46 della Costituzione, che garantisce il diritto dei lavoratori a collaborare alla gestione delle loro aziende. Franco credeva fermamente in un rinnovato rapporto tra capitale e lavoro, superando le logiche di conflitto e contrapposizione del Novecento.

Come Cisl, abbiamo raccolto 400.000 firme per una proposta di legge di iniziativa popolare sulla partecipazione e la democrazia economica, ora in discussione alla Camera. E crediamo di essere in linea con la storia e il pensiero di Marini, di Giulio Pastore e di Mario Romani.

Il nostro Paese affronta sfide complesse che richiedono un dialogo rinnovato tra istituzioni e parti sociali, fondato sulla partecipazione e insieme sul valore della contrattazione. Per questo, l’eredità di Franco può essere un arricchimento per tutti, dentro e fuori la nostra organizzazione.

Dobbiamo far vivere il pensiero di Marini, trasferendolo alle generazioni future e ai tanti giovani sindacalisti che si affacciano oggi al mondo del lavoro.

 

[Testo della registrazione non rivisto dall’autore]

Gaza, Tajani: vado ad accogliere i bimbi palestinesi malati

Roma, 13 feb. (askanews) – “Mi pare che ci sia qualche spiraglio positivo, noi facciamo ci che in nostro potere perch la tregua si consolidi”: lo ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, all’uscita dall’incontro con le autorit vaticane per il 96esimo anniversario dei Patti Lateranensi a Palazzo Borromeo. “Adesso andiamo ad accogliere i bambini palestinesi malati di tumore che accoglieremo negli ospedali italiani, l’ultimo lo prender con me luned prossimo, lo porto dal Cairo” ha aggiunto il ministro. “la cosa pi importante che ci sia la liberazione degli altri ostaggi e si possa andare avanti nella costruzione della pace”.

Trump, l’ordine planetario e l’agguato delle democrature.

È difficile accettare, con l’avvio del secondo mandato di Trump, che si possa assistere a un’America così diversa da quella che ha affrontato due guerre mondiali, liberandoci da nazismo, fascismo e comunismo.

Possibile che una vicenda elettorale in controtendenza stia portando a una damnatio memoriae rispetto a ciò che ha caratterizzato, nel substrato civile e nell’infrastruttura istituzionale, la più grande potenza democratica dell’Occidente? E tutto questo mentre è in corso una ridefinizione dell’ordine planetario, con una Cina determinata a conquistare nuovi spazi a scapito degli Stati Uniti, immaginando di poter imporre la propria supremazia?

In questo scontro globale è in gioco un confronto tra due sistemi antitetici, in cui l’Occidente rappresenta l’unica speranza di riscatto, autonomia e libertà per miliardi di esseri umani. È lecito domandarsi se questa “zattera di civiltà” possieda ancora le antitossine necessarie per guarire dalla propria malattia.

Dobbiamo trovarle, anche in fretta. Di fronte a un mondo popolato da dittature e democrature vecchie e nuove, è indispensabile tornare al tessuto tecnico-normativo che preserva dalla disgregazione molecolare della società.

Esistono equilibri complessivi in grado di sciogliere i coaguli di interessi esasperati nelle loro improvvide prove di forza economica. L’economia liberale, specialmente nel tessuto sociale, richiede una mediazione politico-istituzionale capace di sintetizzare esigenze diverse. Quando emergono figure etichettate come “gli uomini più ricchi della Terra”, con tutte le ambizioni prevaricatrici che ciò comporta, diventa essenziale pensare a un regolamento dell’intero sistema come garanzia di sopravvivenza per tutti, a tutti i livelli. Non si tratta di una resa dei conti tra egoismi contrapposti, ma di una necessità di equilibrio complessivo.

Un esempio emblematico è dato da Elon Musk, il più ricco del mondo, che si è schierato al fianco di Trump diventandone uno dei principali sostenitori. È prevedibile uno scontro per il potere, con il plutocrate disposto a rischiare tutto se il Presidente dovesse uscire di scena o cambiare rotta.

Questa dinamica ricorda il mito di Marsia, il satiro che osò sfidare Apollo eccellendo nel suonare il flauto. Per punire la sua presunzione, Apollo lo legò a un albero e lo spellò vivo: un sacrificio cruento per riaffermare il potere divino. Così potrebbe finire lo scontro tra Trump e Musk: una lotta senza esclusione di colpi per il comando, che potrebbe portare politicamente a un “lavacro di sangue” senza precedenti.

Sanremo terzo atto, Duran Duran infiammano l’Ariston. Premio carriera a Zanicchi, Settembre vince nei giovani

Sanremo, 14 feb. (askanews) – La voce è (pressoché) la stessa, la grinta e l’energia anche. Eppure sono passati 40 anni, ma la standing ovation conferma che il pubblico ha gradito il grande ritorno della band inglese sul palco dell’Ariston.

Festival di Sanremo, terzo atto: è la serata dei Duran Duran, che fanno ballare l’Ariston a ritmo di musica anni ’80, da “Invisible” a “Notorious” fino a “Ordinary world”. Al termine di “Girls on film” è arrivata Victoria De Angelis, la bassista dei Måneskin che si è unita ai Duran Duran in “Psycho killer” dei Talking Heads. John Tayor, bassista e fondatore dei Duran Duran, l’aveva definita “la più importante bassista elettrica in circolazione”. Mancata la reunion dei Måneskin, ma sul palco dell’Ariston Conti ha portato a distanza di 24 ore Vic e Damiano. “E’ un gruppo fantastico. Dovreste essere orgogliosi di avere i Måneskin in Italia”, aveva detto Simon Le Bon ieri in conferenza stampa.

Settembre vince tra le Nuove Proposte mentre Olly, Irama, Coma_Cose, Brunori Sas e Francesco Gabbani entrano nella top 5 (randomica) della terza serata.

Tornando al momento centrale della serata, al Baronetto di Inghilterra Sir Simon Le Bon Carlo Conti ha consegnato il Premio città di Sanremo e ovviamente non poteva mancare “The wild boys”, brano che li ha consacrati icone della ribellione dei giovani degli ’80.

La terza serata del Festival ha visto protagonisti 14 big, tra cui Olly apparso un po’ stanco ha comunque ottenuto una standing ovation, Tony Effe torna “cattivo ragazzo” tutto tatuaggi e pelle nera; fanno ballare Gaia, Clara, Gaia, i Coma_Cose con il brano tormentone Cuoricini. Brunori Sas, Gabbani e Irama non sbagliano.

Ad affiancare Carlo Conti, questa sera, tre donne. “Saremo le co.co.co di Carlo…”, aveva scherzano una di loro, Miriam Leone. Insieme a lei Katia Follesa, che ha inscenato uno sketch con Simon Le Bon e un grande cartello “Sposerò Simon Le Bon”. Dopo il bacio sulle labbra con il frontman dei Duran Duran, ha coronato così il sogno di tutte le teenager dell’epoca.

Ad aprire la serata Edoardo Bennato che ha intonato “Sono solo canzonette”; premio alla carriera a Iva Zanicchi che ha intonato il medley dei tre brani con cui ha vinto il Festival: “Non pensare a me”, “Ciao cara come stai”, “Zingara”.

Al Festival arriva anche il tema della disabilità grazie alla presenza di alcuni membri del Teatro Patologico, accompagnati dal suo creatore Dario D’Ambrosi. “Diamo speranza a milioni di famiglie, perché quando sta bene un ragazzo disabile, stanno bene milioni di persone – ha spiegato D’Ambrosi -. È da qui che dobbiamo migliorare la nostra società. Perché loro sono il sale della vita, senza di loro la vita sarebbe una noia mortale”.

C’è spazio anche per il piccolo grande esperto del festival, Samuele Parodi, salito sul palco dell’Ariston dopo che aveva lanciato un appello al direttore artistico per essere invitato a Sanremo. Carlo lo ha messo alla prova con una serie dei domande e il giovanissimo ha risposto con precisione ai quiz fatti da Conti e da alcuni degli ospiti in sala; poi ha presentato il quarto concorrente in gara, Massimo Ranieri. Samuele Parodi ha 11 anni, canta recita e danza. “Ne sa più di Marino Bartoletti – ha etto scherzando Conti- ho trovato il conduttore del prossimo anno”.

Di Serena Sartini e Alessandra Velluto

Sanremo, a Iva Zanicchi va il Premio alla Carriera: Grazie a Carlo

Sanremo, 13 feb. (askanews) – Iva Zanicchi stasera riceve il Premio alla Carriera durante la terza serata del Festival di Sanremo: “Allora sono passati incredibilmente, o no, tanto non incredibilmente, no, 60 anni dal mio primo festival di Sanremo. Nel 1965 io ero al festival di Sanremo, per cui quando ritirer questo premio, quando ritirer il premio sar fatale che io rivivr tutta la mia vita, perch io sono nata qua, poi ho fatto tante cose chiaramente, ho avuto anche dei successi grazie a Dio fuori da Sanremo, ma qui c’ il cuore, proprio sono nata qui, sempre molto emozionante tornare, gi quando entri a Sanremo incredibile, quel curvone che vieni da l’autostrada, insomma io sento il cuore che palpita” dice la popolare cantante e presentatrice che ha vinto per ben tre volte il Festival.

Iva Zanicchi soddisfatta del Festival targato Carlo Conti: “Mi ha ospitato, mi d un premio alla carriera, anche un po’ la vecchiaia, lui un grande professionista, io gli voglio bene, ho lavorato con lui, ho fatto la domenica in, anzi io sono molto grata, davvero, stavo dicendo a Pippo Baldo, sono molto grata a Carlo Conti perch buono, insomma come si sempre comportato in modo eccezionale. Per cui lo ringrazio per questo premio e vado a ritirarlo emozionata e molto felice”.

Nato, debutto di Hegseth, tensioni tra alleati a Bruxelles

Bruxelles, 13 feb. (askanews) – Non è stata una discussione facile, quella della riunione ministeriale Difesa della Nato che si è svolta oggi nel quartier generale dell’Alleanza a Bruxelles. Da una parte, il nuovo “azionista di maggioranza” americano della Nato, il neo segretario di Stato alla Difesa dell’Amministrazione Trump, Pete Hegseth, è partito all’attacco di fronte agli alleati con un mandato chiarissimo: il “dividendo della pace deve finire” (sono le sue parole), gli Stati Uniti non possono continuare a essere, in gran parte a proprie spese, i garanti della pace dei paesi europei, che devono spendere di più per la propria difesa.

Non più 2% del Pil, neanche il 3% che il segretario generale della Nato, Mark Rutte, sta cercando di indicare come soglia di compromesso, “anche il 4% è troppo poco, dovrebbe essere piuttosto attorno al 5%”, ha detto il capo del Pentagono. Improponibile per la maggior parte degli europei, alcuni dei quali (Italia inclusa) non sono riusciti ancora ad arrivare neanche all’obiettivo precedente, il 2%.

“Siamo molto incoraggiati – ha detto Hegseth nella conferenza stampa finale – da ciò che hanno detto, a porte chiuse, molti dei nostri alleati, riconoscendo questa realtà. ‘Rendere di nuovo grande la Nato’, è ciò che il Presidente Trump si era prefissato di fare già nel 2017. La stampa aveva detto che il Presidente Trump stava abbandonando la Nato, che stavamo voltando le spalle ai nostri alleati. Questo è ciò si leggeva nei titoli nel 2017 e nel 2018. Ma cosa è successo realmente? Quella dura discussione ha creato ancora più investimenti, al punto che ora quasi tutti i paesi della Nato stanno raggiungendo l’obiettivo del 2 per cento, che era stato definito eclatante quando lo aveva detto per la prima volta. Ora i paesi europei stanno intensificando gli sforzi, e il presidente Trump continua a suonare il campanello d’allarme per dire che sono necessari ancora più investimenti considerando la situazione in cui siamo”.

“Dovete spendere di più – ha detto il capo del Pentagono rivolto agli europei – per la difesa del vostro paese in questo continente. Questo cambiamento deve avvenire. Il dividendo della pace deve finire”. E a questo punto Hegseth ha introdotto un’altra motivazione di questa richiesta: in sostanza, gli europei devono spendere di più in Europa, dove il nemico è la Russia, perché gli americani non possono farlo, in quanto hanno bisogno di spendere di più nella regione dell’Indo-Pacifico. Un’area geopolitica in cui c’è un “competitor” ormai fortissimo, seconda potenza mondiale, la Cina, che non è ancora un nemico, ma che potrebbe diventarlo presto, se non sarà dissuaso dal farlo. Per questo, c’è bisogno di un sistema di deterrenza basato sugli alleati della regione sostenuti dagli Stati Uniti.

“Ci sono autocrati – ha ricordato Hegseth – con ambizioni in tutto il mondo, dalla Russia ai comunisti cinesi”. Per gli europei “investire nella difesa nel Continente (europeo, ndr) ha senso. E ha anche senso, comparativamente e geograficamente, per gli Stati Uniti, insieme agli alleati nel Pacifico, come Giappone, Corea del Sud, Filippine, Australia e altri, investire negli alleati, nei partner e nelle capacità nel Pacifico per una proiezione del potere al servizio della deterrenza. Quell’effetto deterrente nel Pacifico può essere guidato solo dagli Stati Uniti”.

Dall’altra parte, il capo del Pentagono si è trovato a giocare -sebbene in modo altrettanto aggressivo – in difesa, attaccato da molti degli alleati per l’incredibile comportamento del suo capo, Donald Trump, nella telefonata con Vladimir Putin, in cui ha dato quasi per scontata, prima ancora di cominciare i negoziati di pace e sena averne parlato prima con Kiev e con l’Ue, la perdita dei territori ucraini occupati dalla Russia, la rinuncia dell’Ucraina all’adesione alla Nato, la presenza di truppe di peacekeeping solo europee e non americane per garantire la sicurezza dopo il cessate il fuoco (se ci si arriverà).

Il capo del Pentagono è stato tempestato dalle critiche dei baltici, della Svezia, della Germania, della Francia e dell’Ue (se si rimane a quello che è stato riferito chiaramente negli incontri stampa), per il fatto che Trump si è lanciato troppo avanti nelle concessioni a Putin, senza consultarsi con l’Ucraina e con gli alleati europei e anzi dando l’impressione di volerli mettere davanti al fatto compiuto, senza d’altra parte ottenere da Putin nient’altro che la promessa del cessate il fuoco. Mark Rutte ha cercato di mediare, come è suo compito; in particolare, durante la sua conferenza stampa finale, ha ricordato che nell’ultimo suo summit la Nato “si è impegnata per la futura adesione dell’Ucraina, ma non è mai stato concordato che una volta iniziati i colloqui di pace, sarebbero finiti con certezza con l’adesione alla Nato” di Kiev.

Hegseth ha difeso a spada tratta Trump, come il più grande negoziatore del Pianeta, ha affermato che Putin lo teme e lo rispetta, perché capisce solo il linguaggio della forza; e che le azioni militari espansive del presidente russo in Ucraina, cominciate nel 2014 con l’occupazione della Crimea, si sono fermate durante i quattro anni della prima presidenza Trump, e sono riprese quando ha lasciato la Casa Bianca. Ora il presidente è tornato, e, ha fatto capire Hegseth, è questo il momento per far ritornare la pace in Ucraina.

Loc-Cgi

Sanremo, Serena Brancale in sala stampa canta “Anema e Core”

Sanremo, 13 feb. (askanews) – Dopo dieci anni, Serena Brancale stasera torna sul palco del Teatro Ariston, portando tutta la sua energia e il talento con “Anema e Core”, il brano in gara alla 75^ edizione del Festival di Sanremo. La cantante barese in sala stampa ha intonato a cappella il suo brano mettendo il luce le sue ottime doti vocali di cantante jazz.

"Sono solo canzonette": la terza serata del Festival di Sanremo si è aperta con Edoardo Bennato

Sanremo, 13 feb. (askanews) – La terza serata del Festival di Sanremo si è aperta con Edoardo Bennato che ha cantato “Sono solo canzonette”. Il pubblico ha accompagnato l’esibizione con applausi e balli. Carlo Conti – insieme a Bennato – ha lanciato il docufilm in onda su Rai1 mercoledì 19 febbraio.

“Saluto il mio bimbo che ora sta dormendo, ma così da grande potrà vedere la sua mamma”, ha detto la co-conduttrice – una delle tre di stasera – del Festival di Sanremo Miriam Leone, diventata recentemente mamma. In abito a sirena in velluto nero tempestato di grandi perle bianche, ha rivissuto il suo debutto a Miss Italia del 2008, con la gag fatta da Carlo Conte che conduceva il concorso di bellezza nell’edizione che l’attrice ha vinto dando inizio alla sua carriera.

Trump assicura: l’Ucraina sarà coinvolta nei negoziati con la Russia. Anche Putin vuole la pace

Roma, 13 feb. (askanews) – L’Ucraina sarà coinvolta nei negoziati di pace con la Russia. Lo ha assicurato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di fronte alla stampa. L’inquilino della Casa Bianca ha inoltre assicurato che Vladimir Putin, il suo omologo russo, “vuole la pace” con l’Ucraina.

Trump ha definito “un errore” l’espulsione della Russia dal G7,  aggiungendo di voler vedere Mosca rientrare nell’organizzazione: è quanto riporta l’agenzia di stampa Bloomberg.

E sul fronte dazi, Trump taglia corto: gli Stati Uniti applicheranno dazi reciproci ai Paesi, “né più né meno”. “Applicherò dazi reciproci, il che significa che qualsiasi Paese applichi un dazio sugli Stati Uniti d’America, noi lo applicheremo a loro. Né più né meno. In altre parole, se ci applicano una tassa o un dazio, noi applicheremo loro esattamente la stessa tassa o lo stesso dazio. Molto semplice”, ha detto Trump alla Casa Bianca.

Tajani: sull’Ucraina ogni mossa per la pace positiva

Milano, 13 feb. (askanews) – Sui negoziati per la fine della guerra in Ucraina “siamo ancora a una fase di chiacchiere. Le cose concrete si fanno quando ci siederemo al tavolo della trattativa”. Cos il ministro degli Esteri Antonio Tajani, rispondendo alle domande dei cronisti 96esimo a margine di un evento per l’anniversario dei Patti Lateranensi. “Siamo soltanto alla fase prodromica, il fatto che si siano parlati (Trump e Putin, ndr) un fatto positivo. L’Europa dovr essere coinvolta cos come dovr essere coinvolta l’Ucraina. Verdremo adesso domani e dopo domani a Monaco di Baviera. Noi lavoriamo per incoraggiare una pace giusta”, ha concluso.

Mezzo Pd ricorda Franco Marini, tra messaggi al partito e alla Cisl

Roma, 13 feb. (askanews) – C’era una bella fetta di Pd a ricordare Franco Marini, oggi all’Istituto Sturzo. L’evento non era faccenda esclusivamente democratica, c’erano anche figure come il fresco ex segretario Cisl Luigi Sbarra o l’ex ministro Vincenzo Scotti, ma la pattuglia di esponenti Pd – di rito Dc e Margherita – era assai nutrita. Un incontro tra ‘amici’ – nell’accezione del termine che era in voga nella ‘Balena bianca’ – una riunione in omaggio all’ex presidente del Senato, ma durante la quale non sono mancati gli accenni al dibattito attuale.

Era piena la sala del convegno su ‘Franco Marini e la sinistra sociale’, aperto da Guelfo Fiore, Giorgio Merlo e Nicodemo Oliverio. Tanti, appunto, parlamentari Pd in carica o ‘emeriti’: Dario Franceschini, Luigi Zanda, Pierluigi Castagnetti, Anna Ascani, Giorgio Merlo, Silvia Costa, Renzo Lusetti, Giampaolo D’Andrea, tra gli altri. Ma, appunto, anche Sbarra e Scotti, oltre a Pier Ferdinando Casini, che ora è senatore Pd ma che è stato a lungo con il centrodestra di Silvio Berlusconi.

Tutti a ricordare l’ex presidente del Senato ed ex segretario generale della Cisl, “un leader”, come ha detto Merlo poi imitato da Casini. Un mancato “grande presidente della Repubblica”, per Sbarra. “Sarebbe stato un Pertini cattolico”, chiosa Franceschini.

Viene celebrato innanzitutto l’uomo, il suo carattere, la “scorza di durezza” dietro la quale c’era però “un buono, una persona gentile, capace di amare gli altri”, come dice ancora l’ex ministro dei Beni culturali.

Ma, appunto, tra le righe la discussione finisce per collegarsi ai temi di oggi. Accade per esempio quando Casini ricorda che Marini fu il leader sindacale capace di mettere in discussione “la pretesa della Cgil di avere il monopolio del mondo del lavoro”. Una pretesa infondata perché “i democratici cristiani sono da sempre dove stanno i lavoratori”.

E Sbarra si spinge oltre. L’ex segretario Cisl, che guarda più a destra che a sinistra, ora guiderà la fondazione del sindacato dedicata proprio a Marini e avverte: “Vogliamo valorizzare la testimonianza, il pensiero di Franco Marini, trasferirlo ai giovani sindacalisti”. Poi tocca un tasto dolente per i tanti esponenti Pd presenti, ricordando che “Franco credeva molto nella partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese”. Proprio la stessa idea che la Cisl ha fatto propria con la proposta di iniziativa popolare che tra poco verrà votata alla Camera: “Pensiamo di essere in linea con la storia, con il pensiero di Marini”.

Una punzecchiata che non passa inosservata, perché nel Pd c’è un dibattito delicato in corso su questo tema. L’ala moderata del partito, ben rappresentata al convegno su Marini, spinge perché il Nazareno non decida di votare no alla legge, nonostante le modifiche apportate dalla maggioranza, proprio per evitare di “lasciare la Cisl a Giorgia Meloni”. E infatti Castagnetti replica a Sbarra citando una frase che Marini, spiega, gli disse quando Rocco Buttiglione scelse il centrodestra: “Ricordo perfettamente cosa mi disse: dove sono gli eredi di quella storia, io non posso essere”. Ma il timore di un Pd che guarda solo verso la Cgil c’è.

E sempre Castagnetti precisa che “è sempre difficile dire cosa farebbe ora un leader del passato, e sarebbe meglio non farlo”. Ma poi cita i dati sulle entrate Irpef, sottolineando che “il 53% viene versato dai dipendenti e il 30% dai pensionati”, mentre “il 69,7% degli autonomi evade il fisco”. Ecco, conclude, “Marini è stato sempre un politico demodé, aveva il vizio di parlare di giustizia sociale. Se ancora ci fosse direbbe al partito: se vuoi vincere torna a parlare di queste cose”.

Milleproroghe, ok Senato a fiducia con 97 sì. Passa alla Camera

Roma, 13 feb. (askanews) – Via libera del Senato alla questione di fiducia posta dal governo sul ddl di conversione in legge del decreto Milleproroghe con 97 voti favorevoli e 57 voti contrari.

A tenere banco a Palazzo Madama il tema politicamente caldo della riapertura della rottamazione quater e della proroga per l’adesione al concordato preventivo per il 2025-26, misura questa che alla fine è rimasta fuori dal provvedimento. Ma anche il rinvio a fine 2027 della consulta dei tifosi che ha creato fibrillazioni nella maggioranza.

Molti, come al solito, i temi affrontati dal decreto di fine anno sulla proroga dei termini, licenziato dal governo il 9 dicembre ma pubblicato in Gazzetta Ufficiale solo il 27 dicembre scorso. Tra questi la cancellazione delle multe ai no-vax, lo slittamento al 31 marzo prossimo dell’obbligo per le imprese di sottoscrivere polizze contro le calamità naturali, la proroga al 30 aprile 2025 delle limitazioni alla responsabilità per danno erariale.

Dopo il voto di fiducia del Senato, il provvedimento, che scade il 25 febbraio prossimo, passa alla Camera dei deputati in seconda lettura per il via libera finale.

Il cardinale Parolin: i palestinesi devono restare a Gaza, è un punto fondamentale della Santa Sede

Roma, 13 feb. (askanews) – “Certamente” i palestinesi devono rimanere nella Striscia di Gaza, “questo è uno dei punti fondamentali della Santa Sede: nessuna deportazione anche perché, come qualcuno ha sottolineato, questo creerebbe una nuova crisi dell’emigrazione”. Lo ha detto il segretario di Stato della Santa Sede, Pietro Parolin, a margine della cerimonia a Roma per l’anniversario dei Patti Lateranensi e dell’accordo di modificazione del Concordato. Un riferimento alla proposta del presidente Usa, Donald Trump, la quale, ha aggiunto Parolin, “non so che vita lunga avrà”.

“Evidentemente spostare due milioni di persone non ha senso e poi i Paesi vicini non sono assolutamente disponibili ad accogliere in Giordania o in Egitto” ha evidenziato il cardinale a Palazzo Borromeo a Roma, sede dell’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede. “Abbiamo sentito anche recentemente il re di Giordania che è stato a Washington e ha detto assolutamente no. Bisogna trovare una soluzione e la soluzione, secondo noi, è quella dei due Stati perché questo significa dare speranza alla popolazione locale” ha concluso.

Nato,Crosetto: aumento spesa Difesa per futuro dei nostri figli

Bruxelles, 13 feb. (askanews) – Indipendentemente dalla disputa sulle percentuali del Pil da dedicare alla spesa militare, la questione non è di prendere “un impegno perché ce lo chiede la Nato”, ma “l’impegno per garantire a noi stessi la nostra sicurezza” qui in Europa; anche di fronte al relativo disimpegno degli Stati Uniti, che si stanno concentrando sempre più sui loro interessi nella regione Indopacifica e sul confronto geopolitico con la Cina. Per questo, “bisognerà avviare una discussione in Italia” su questi temi “che non vanno strumentalizzati politicamente” perché non riguardano solo la maggioranza di governo, ma l’interesse nazionale e “il futuro dei nostri figli”.

Lo ha spiegato il ministro della Difesa, Guido Crosetto, oggi a Bruxelles, parlando con la stampa a margine della riunione ministeriale Difesa della Nato.

Durante la discussione della ministeriale, ha detto Crosetto, “non sono stato molto colpito dall’intervento del capo del Pentagono”, Pete Hegseth, “perché ha ripetuto le cose che Trump ha detto in campagna elettorale, che quindi io mi aspettavo”.

“Trump – ha ricordato il ministro della Difesa – ha continuato in campagna elettorale a dire le cose che aveva già iniziato a dire nel suo precedente mandato, cioè che la Nato non era un’organizzazione che poteva basarsi soltanto sugli Stati Uniti, ma che tutti i membri della Nato dovevano partecipare a costruire la loro sicurezza, che gli Stati Uniti non erano più disposti a pagare per garantire sicurezza e deterrenza degli altri paesi aderenti all’Alleanza”. E oggi Hegseth “ci ha ribadito questo”.

“Per cui – ha continuato Crosetto – l’impegno del 2%” del Pil di ogni paese alleato da impegnare nella spesa militare, “ormai è ampiamente superato”. Il segretario di Stato Usa alla Difesa “ci ha ribadito che la richiesta di Trump sarà al 5%. E noi abbiamo ribadito che per molti Paesi è impossibile pensare di raggiungere un obiettivo di questo tipo”.

“L’obiettivo che dobbiamo raggiungere – ha spiegato il ministro – è l’impegno sulle capacità che abbiamo promesso alla Nato. La Nato costruisce la sua capacità di difesa e deterrenza sulle capacità che ogni paese dà. Noi dobbiamo assicurare, come prima fase, quelle capacità. E contestualmente, come fa ogni paese, bisogna pensare alla propria sicurezza. E questo è un impegno che va oltre il 2%, non c’è bisogno che ce lo dica Trump, non c’è bisogno che ce lo dica nessuno”. Il 2% è l’impegno formale che era stato preso anni fa dagli alleati, e che alcuni paesi, tra cui l’Italia, non hanno ancora raggiunto.

“Probabilmente a fine giugno del prossimo anno, quando si riunirà la Nato (un vertice dei leader è previsto a L’Aia dal 24 all’26 giugno, ndr) ci sarà un’ulteriore proposta che non sarà più sicuramente il 2%, e neanche il 2,5%. Si parla di oltre il 3% e trova concorde quasi tutti i paesi”. Comunque, ha puntualizzato Crosetto, “noi chiaramente non abbiamo preso impegni perché non era il luogo per discutere” la questione.

“Ciò che dobbiamo invece sapere, avere ben chiaro e imparare a fare – ha sottolineato a questo punto il ministro -, è che la sicurezza dell’Europa e di ogni nostra nazione dovremmo assicurarla a noi. Siamo stati abituati per decenni a non investire in difesa perché ci pensavano gli Stati Uniti, a non avere capacità di deterrenza perché tanto c’erano gli Stati Uniti”.

Dal capo del Pentagono “ci è stato ribadito, e io l’avevo già capito da anni e spero lo capiscano tutti – ha aggiunto Crosetto -, che gli Stati Uniti ritengono la Cina un concorrente che nei prossimi anni li costringerà a spostare le loro attenzioni sull’Indo-Pacifico”.

Hegseth, ha riferito ancora il ministro, “ci ha ricordato oggi che gli Usa hanno speso e investito in Ucraina sette volte quello che gli serve per i Marines ogni anno; e che loro devono garantire innanzitutto, come Trump ha detto in campagna elettorale, la sicurezza degli interessi americani sia in patria che nel mondo. Per cui ha invitato l’Europa a prendersi sulle spalle la responsabilità della propria difesa di sicurezza. Cosa chiara che dovremmo fare. Alcuni paesi hanno già iniziato; noi” come Italia “siamo più in difficoltà, perché siamo all’1,57 per cento. E se pensate di dover arrivare alle cifre di cui parlavamo prima, ne viene un grande sforzo economico”.

“Ma quello che noi dobbiamo porci – ha sottolineato Crosetto – non è un impegno perché ce lo chiede la Nato, ripeto, è l’impegno per garantire a noi stessi la nostra sicurezza. Io la vedo in questo modo. Bisognerà avviare una discussione in Italia; questi sono temi che non vanno strumentalizzati, e io vorrei che su temi di questo tipo non si facesse strumentalizzazione politica. Non sono temi di Crosetto o di questa maggioranza: sono temi dell’Italia e riguardano il futuro dei nostri figli, più che il nostro”, ha concluso il ministro della Difesa.

Giorgetti: nelle prossime settimane provvedimento su caro-bollette

Roma, 13 feb. (askanews) – L’andamento dei costi dell’energia e delle bollette “non dipende dal governo ma da dinamiche esterne anche speculative”. Su questo “l’attenzione del governo è massima”. Lo ha affermato il Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, rispondendo al question time al Senato.

Il Ministro ha anticipato che “nelle prossime settimane un provvedimento con riferimento a queste dinamiche andrà varato”.

Giorgetti ha poi aggiunto che una “onesta riflessione su cosa abbia significato il passaggio al libero mercato per gli utenti del mercato domestico, deve essere fatta. Se il governo fa uno sforzo pr dare risorse ai lavoratori dipendenti a reddito medio basso, l’aumento delle bollette non può divorarlo”.

Porretta Soul Festival, Porretta Terme e Memphis sono città gemellate

Roma, 13 feb. (askanews) – Un altro importante traguardo è stato raggiunto dal Porretta Soul Festival con il gemellaggio tra la città di Porretta Terme e la città di Memphis. Il Sindaco di Porretta Terme (Alto Reno Terme) Giuseppe Nanni, il Sindaco della Città Metropolitana di Bologna, Matteo Lepore, il sindaco di Memphis, Paul Young e il sindaco della Shelby County, Lee Harris hanno siglato l’accordo il 12 febbraio, nel corso di un incontro in collegamento.

Nel 1988, Graziano Uliani, residente a Porretta Terme, fondò il Porretta Soul Festival, per ricordare l’artista Stax, Otis Redding nel ventesimo anniversario della sua morte. Da allora, il festival ha continuato a mettere in risalto i più grandi artisti R&B e Soul di Memphis con il supporto dello Stax Museum of American Soul Music e del Memphis’ Center for Southern Folklore, tra cui Rufus e Carla Thomas, Isaac Hayes, The Memphis Horns e Booker T. & the M.G.’s. Nel 2024, il Porretta Film Festival, sotto la direzione di Luca Elmi, e la Memphis & Shelby County Film and Television Commission hanno creato il Porretta-Memphis film exchange che includeva una mostra di film realizzati a Memphis e Shelby County al Porretta Film Festival di dicembre 2024.

Il sindaco della contea di Shelby, Lee Harris, ha commentato: “Per generazioni la musica proveniente da Memphis e dalla contea di Shelby è stata un dono per il mondo. Da Beale Street a Porretta Terme, in Italia, i nostri artisti trascendono i confini e uniscono le persone. Questa nuova partnership con una comunità a 5.055 miglia di distanza è una testimonianza del potere della musica di avvicinarci”.

Il sindaco di Memphis, Paul Young, ha aggiunto: “Per quasi quattro decenni, Porretta Terme ha celebrato la musica di Memphis. Riconoscere ufficialmente questa relazione come città gemellate ha senso. Questa partnership onora i nostri legami condivisi e sono fiducioso che lavorando insieme attraverso il linguaggio universale della musica, possiamo continuare a ispirare ed elevare entrambe le nostre città e tutti coloro che ci visitano”.

Linn Sitler, Commissario per il cinema e la televisione della contea di Memphis e Shelby, ha sottolineato: “Siamo stati entusiasti di ospitare il signor Uliani in un recente viaggio a Memphis, dove ha potuto incontrare i nostri leader e consolidare questa partnership per conto della città di Porretta Terme, nell’area metropolitana di Bologna. Sono grato al sindaco Harris e al sindaco Young per il loro continuo supporto all’arte made in Memphis e per l’apertura a questi scambi culturali”.

Il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, ha dichiarato: “Siamo orgogliosi di vedere il Porretta Soul Festival raggiungere un altro traguardo importante, consolidando il gemellaggio tra Porretta Terme e Memphis. Questo accordo non è solo un riconoscimento del valore storico e culturale di Porretta come capitale europea del soul, ma anche un simbolo di come la musica possa unire le persone oltre ogni confine geografico. Il legame con Memphis, culla della musica soul e R&B, arricchisce la nostra comunità e porta un messaggio universale di condivisione e inclusività”.

Il sindaco di Porretta Terme (Alto Reno Terme), Giuseppe Nanni, ha infine dichiarato: “Un pezzo di storia ci lega saldamente, rappresentato innanzitutto dal Porretta Soul Festival che, da 37 anni, attinge a piene mani dagli straordinari artisti del Memphis Sound. La comunità di Porretta Terme accoglie ogni anno, con sentimenti di simpatia ed affetto, i musicisti del festival, che per una settimana si immergono nella nostra realtà, si fondono magicamente con il pubblico, senza barriere, trasformando il nostro piccolo paese in una splendida capitale europea del soul.

La trentasettesima edizione del Porretta Soul Festival si terrà dal 24 al 27 luglio 2025. The Memphis Music Hall Of Fame Band (12 piece band) diretta da Kurt Clayton sarà la house band del festival con ospiti Jerome Chism (Tribute To Wilson Pickett), Jonté Mayon, Lil Rounds, Carlos Strong, la nuova generazione di cantanti soul di Memphis, tutti provenienti dal prestigioso “talent” American Idol. Anteprima del festival il 9 luglio con i 66 elementi di Uniting Voices Chicago.

Gestire risorse umane e modelli di lavoro: sfide e opportunit

Roma, 12 feb. (askanews) -Intelligenza artificiale, diversit e inclusione, confronto tra generazioni, sostenibilit: sono le trasformazioni che stanno investendo aziende e organizzazioni, in cui le competenze del capitale umano giocano un ruolo di primo piano. Investire sulla formazione continua la strada che permette di aggiornare e sviluppare le competenze, reindirizzare e anche ripensare le carriere, per far fronte a un mondo del lavoro che tecnologie e trasformazioni sociali fanno evolvere costantemente. Di cambiamenti nei modelli di lavoro, sviluppo del personale e nuove prospettive sulla gestione delle risorse umane si discusso in un Executive Talk organizzato da Luiss Business School.

Silvia Dello Russo, associate Dean for Research Luiss Business School: “La partita della competitivit si gioca oggi non soltanto sugli aspetti economico-finanziari, ma anche su quelli della sostenibilit dell’impatto sociale e ambientale. E su questo le persone non solo hanno delle aspettative, ma svolgono un ruolo fondamentale per cui diventano il punto di forza delle imprese. Sono il motore principale delle aziende, sono il cuore pulsante della aziende e il loro cervello. importante anche monitorare costantemente ed aggiornare le competenze, le conoscenze che possiedono e quindi investire sul cosiddetto ‘capitale umano'”.

L’Executive Talk organizzato da Luiss Business School stato un momento di confronto, ascolto e condivisione di best practice aziendali tra i referenti HR di alcune delle aziende rappresentative delle industry pi importanti del Paese e giovani professionisti e manager, partecipanti ai programmi executive Luiss Business School. Sono stati pi di 60 a seguire gli interventi dei referenti di Bristol Myers Squibb, Enel Group e Bancomat, che hanno analizzato e condiviso le “ricette” che, nei rispettivi contesti aziendali, sono chiamati a sperimentare per rispondere alle sfide attuali.

Silvia Dello Russo, associate Dean for Research Luiss Business School: “Il confronto fondamentale. Noi ascoltiamo rappresentanti di diverse imprese, che raccontano le loro storie di successo, non con l’obiettivo di copiarle o implementarle esattamente come sono, ma con l’obiettivo di stimolare ulteriori riflessioni e, dalle loro esperienze di successo, riuscire ad elaborare proprie strategie, applicabili ciascuna nel proprio contesto organizzativo. Prendiamo spunto sugli ingredienti e poi lasciamo la creativit allo chef”.

Luiss Business School affianca professionisti, aziende e pubbliche amministrazioni con la propria offerta formativa executive e custom, per aggiornare le competenze, supportare lo sviluppo delle aree di miglioramento delle persone e fornire modelli e strumenti di management, coniugando ricerca scientifica, esperienza sul campo e metodologie di active learning.

Lazio, Bankitalia: occupazione +2% nei primi 9 mesi del 2024

Roma, 13 feb. (askanews) – L’economia del Lazio ha mostrato un tasso di crescita quasi analogo a quello della media nazionale, con un più 0,4% del Pil nel primo semestre del 2024 a fronte del più 0,5% nazionale. A differenza di altre Regioni, l’industria ha mostrato un andamento nel complesso positivo, grazie a una spinta dell’export in ampia misura legata al settore farmaceutico, mentre si sono verificati cali sui trasporti.

Nel terziario a trainare è sempre il turismo. Le costruzioni si sono leggermente indebolite, con lo svanire degli effetti del “superbonus” mentre in positivo ha contribuito la domanda dal settore pubblico tra Pnrr e Giubileo.

A illustrare la “fotografia” e le prospettive della situazione economica e demografica della Regione, sono stati gli esperti della Sede di Roma della Banca d’Italia, durante un workshop che ha coinvolto gli economisti della Divisione Analisi e ricerca economica territoriale e esponenti del mondo accademico.

In calo le compravendite di abitazioni, a fronte di un lieve aumento dei prezzi e una dinamica stabile dei mutui. Restando sulle questioni del credito bancario, i prestiti alle imprese hanno mostrato una diminuzione del 4,9% annuo, in base ai dati dello scorso novembre, più marcata sulle piccole imprese (-6,4%).

Nel frattempo nel Lazio gli occupati nei primi tre trimestri del 2024 sono saliti del 2%, una crescita trainata dagli stranieri (inclusi i non cittadini italiani nati in Italia), mentre la disoccupazione scesa a 6,5%.

Secondo i tecnici di Bankitalia, complessivamente dal 2007 al 2023 l’occupazione nel Lazio è salita di 11 punti percentuali, di cui 7,8 punti dovuti ai lavoratori stranieri, a fronte di un aumento nazionale di 2,9 punti.

Il tutto mentre guardando al quadro demografico, il Lazio si caratterizza per essere una delle Regioni con dinamiche meno negative sulla popolazione, che anzi dal 2000 risulta cresciuta (mentre specialmente nel Mezzogiorno ha mostrato una forte riduzione). Ma dal 2018 anche nel Lazio è iniziata una lieve riduzione lieve. Il saldo è stato però generalmente positivo sull’insieme degli spostamenti di popolazione con altre Regioni.

Sui prossimi 20 anni le prospettive mostrano criticità simili quelle del Belpaese: se in Italia sono previsti 2,5 milioni di residenti in meno, un calo del 4,3%, nel Lazio la popolazione dovrebbe assottigliarsi di 185 mila persone (-3,2%), un calo più acuto è atteso nel Mezzogiorno: 2,3 milioni di persone in meno parti al meno 11,9%. E la quota di popolazione in età lavorativa è attesa ridursi di 8,5 punti percentuali, da qui al 2043, nel Lazio, con 586 mila persone in meno a fronte di un calo complessivo per 6,1 milioni di persone in Italia.

Gruppo BIG, Maria Teresa Cicini a capo del team Marketing e Comunicazione

Roma, 13 feb. (askanews) – Maria Teresa Cicini entra a far parte del Gruppo BIG dove ricoprirà il ruolo di Group Marketing & Communication Manager. Classe 1975, laureata in Lettere, ha maturato un’esperienza di oltre 27 anni in Mercedes-Benz Italia ricoprendo differenti posizioni in ambito Sales Van e Truck, Finance & Controlling, Press Relation Cars & Vans, Marketing Experience&Retail. Un percorso trasversale che ha contribuito a strutturare professionalmente Maria Teresa attraverso un set di competenze tecniche e molteplicità di punti di osservazione del business automotive, con un forte focus su Comunicazione, Marketing e Customer Experience.

All’interno del Gruppo, Maria Teresa sarà responsabile della definizione e dell’implementazione delle strategie di marketing e comunicazione, con l’obiettivo di rafforzare la posizione di mercato e promuovere una cultura aziendale orientata all’innovazione ed alla sostenibilità. La sua expertise è da sempre stata incentrata sulla sua capacità di gestire simultaneamente e con successo progettualità complesse, sul lavorare proficuamente in team e nell’affrontare sfide con integrità e affidabilità.

‘Siamo entusiasti di dare il benvenuto a Maria Teresa nel nostro team’, ha dichiarato Ambra Cruciani, AD di BIG e Vice Presidente di Ecosistema. ‘La sua vasta esperienza e la sua visione strategica saranno fondamentali per affrontare le sfide future e per posizionare il Gruppo come uno dei principali riferimenti nel nostro settore. Siamo certi che porterà nuove idee e un’energia contagiosa che ispirerà tutti noi’. Maria Teresa Cicini ha dichiarato: ‘ Sono molto felice di unirmi a Big, Ecosistema e Mobilità, in un momento così emozionante e di crescita. Sono entusiasta di lavorare con un team così talentuoso e visionario e di contribuire allo sviluppo di strategie innovative che possano portare il Gruppo verso nuovi traguardi’.

Il Gruppo BIG, Ecosistema e Mobilità, con sede in Anagni ed operante in tutta Italia, si occupa di vendita e noleggio di veicoli commerciali ed industriali, soluzioni di gestione flotta, mobilità efficiente e di allestimento.

Sanremo, ecco l’ordine di uscita dei cantanti in gara nella terza serata (con tre co-conduttrici)

Sanremo, 13 feb. (askanews) – Ecco l’ordine di uscita dei cantanti in gara nella terza serata del Festival di Sanremo. Tre le co-conduttrici sul palco insieme a Carlo Conti: Miriam Leone, Katia Follesa ed Elettra Lamborghini.

1)Clara

2)Brunori Sas

3)Sarah Toscano

4)Massimo Ranieri

5)Joan Thiele

6)Shablo ft Guè, Joshua, Tormento

7)Noemi

8)Olly

9)Coma_Cose

10) Modà

11) Tony Effe

12)Irama

13)Gabbani

14)Gaia

Un calcolatore misura l’impronta di carbonio degli influencer

Milano, 13 feb. (askanews) – Quante emissioni di carbonio vengono rilasciate dagli influencer? Ora è possibile calcolarlo grazie a Carbon Footprint Calculator. Si tratta di un calcolatore ed è stato rilasciato oggi in tutta Europa, Italia compresa, da Kolsquare, azienda francese specializzata in Influencer Marketing e B Corp certificata, per promuovere attivamente la riduzione delle emissioni degli operatori del settore. Sviluppato con la piattaforma di verifica dell’impronta di carbonio Sami, è a disposizione gratuitamente per chi intende contribuire a divulgare messaggi positivi, anche attraverso azioni tangibili.

“Il nostro settore si basa sulla crescita e sulla scalabilità, quindi è ancora più importante crescere in modo responsabile. Non si può migliorare ciò che non si può misurare: ecco perché quantificare l’impatto delle nostre azioni è il primo passo per capire da dove provengono le emissioni e cosa si può fare per ridurle”ha detto Quentin Bordage, CEO e fondatore di Kolsquare.

Secondo recenti dati pubblicati dalle Nazioni Unite, l’economia digitale, che comprende dispositivi, data center, content delivery networks, server e infrastrutture varie, rappresenta attualmente circa il 12% del consumo energetico globale. L’intero ecosistema digitale, inoltre, si stima che contribuisca tra il 2 il 4% delle emissioni totali di CO2. Con un valore di mercato che ha superato i 24 miliardi di dollari nel 2024 e oltre il 54% degli influencer marketer che prevede di espandere ulteriormente le attività nel 2025, il settore dei creator impatterà sempre di più sulle emissioni globali di CO2. Uno studio condotto dall’agenzia di ottimizzazione della sostenibilità digitale Footsprint ha rilevato che l’impatto di carbonio delle pubblicazioni digitali di un influencer con 3 milioni di follower tra le diverse piattaforme è di 1072 tonnellate di carbonio all’anno, l’equivalente di 481 viaggi andata e ritorno tra Parigi e New York.

I social network che si distinguono maggiormente per consumo energetico, sono: TikTok, il più energivoro, con 0,98 grammi di CO2 emessi per ogni minuto di fruizione di un utente, pari a 56,7 grammi ogni ora, ovvero l’equivalente della ricarica di uno smartphone per 7 volte; Reddit con 0,92 grammi al minuto; Instagram e Youtube, alla pari, con 0,87 grammi; Pinterest con 0,66 grammi; LinedIn, con 0,47.

Sul piano degli influencer e dei marchi che ricorrono a collaborazioni, gli aspetti più impattanti sono la creazione contenuti, gli eventi e la spedizione di prodotti, in omaggio e non. La misurazione delle emissioni delle campagne di influencer marketing, infatti, prende in considerazione: i mezzi di trasporto scelti per gli spostamenti, la frequenza e la distanza degli stessi; le scelte alimentari condivise con il pubblico durante un’attività, quali le materie prime impiegate, le lavorazioni e la quantità di scarti; produzione, consegna e imballaggio dei prodotti; le apparecchiature elettroniche utilizzate per la produzione dei contenuti. Anche la lunghezza dei video, la loro definizione e la quantità delle interazioni, visualizzazioni incluse, contribuiscono all’impronta di carbonio complessiva di una campagna.

Il calcolatore di Kolsquare, gratuito e open source, raccoglie e incrocia i dati delle campagne, in tutte le fasi, attraverso questionari dettagliati per restituire una valutazione finale il più possibile accurata delle emissioni totali, tenendo in considerazione anche i valori di consumo energetico delle varie piattaforme e delle interazioni ottenute. In quest’ottica, trasparenza e responsabilità di chi dà vita alla campagna vengono messe al centro dell’iniziativa, unitamente all’impegno nell’acquisire consapevolezza, ridurre i propri impatti dopo averli misurati e intraprendere, dove possibile, la strada della compensazione delle emissioni.

“Ci sono certamente delle limitazioni nel valutare il proprio impatto e non si potrà avere una precisione del 100%. Tuttavia, misurarlo e calcolarlo ci permette di individuare dove possiamo apportare modifiche per ridurlo e compensarlo piantando alberi o realizzando altre attività simili. Più sappiamo sull’impatto delle nostre attività, più possiamo fare per ridurlo” ha aggiunto Michella Saliby, Chief Product Officer di Kolsquare.

Ai creator la piattaforma suggerisce di ridurre il più possibile i viaggi e di operare sul proprio territorio, di scegliere sempre i mezzi di trasporto meno inquinanti, di impiegare materiali riciclati e riutilizzabili, di ottimizzare attrezzature di ripresa, di produrre più contenuti in meno sessioni, di utilizzare reti wi-fi al posto delle connessioni dati del telefono. Per ridurre l’impronta di carbonio, è fondamentale inoltre prediligere formati di contenuto brevi e incisivi e di riutilizzare i contenuti esistenti oppure gli UGC (User Generated Content). Optare per siti web dal design pulito e minimalista implica l’impiego di meno risorse per caricarli. Quanto ai video, si raccomanda di comprimerli utilizzando un software appropriato, senza compromettere la qualità del contenuto. I brand, invece, oltre a concentrarsi su partnership strategiche e trasparenti senza “sparare nel mucchio”, potrebbero evitare la pratica dei regali a sorpresa per gli influencer, gli imballaggi inutili o non riciclabili e gli eventi in presenza non necessari.

“Non siamo solo un’azienda basata sui dati, ma siamo anche guidati da uno scopo e sappiamo che la trasparenza è essenziale per prendere decisioni consapevoli. Oltre alle singole campagne, questa iniziativa mira anche a quantificare nel tempo l’impronta del nostro settore nel suo complesso, così da poter incoraggiare e generare un cambiamento positivo per il futuro. Non dimentichiamo che gli influencer hanno un enorme potere nel sensibilizzare su temi importanti come la sostenibilità. Ogni passo, ogni dato e ogni individuo contano. In questo senso far conoscere il proprio impegno è importante quanto l’impegno stesso” ha concluso Bordage.

Il piano di Trump per la pace, sul tavolo dei leader riuniti a Monaco il futuro dell’Ucraina

Monaco, 13 feb. (askanews) – Volodymyr Zelensky, forse, sperava ben altro. Ma dopo la cruciale giornata di ieri, il presidente ucraino ha dovuto prendere atto che il futuro negoziato di pace, per l’Ucraina, sarà tutto in salita. A Monaco di Baviera proverà a giocare le sue carte. Il leader ucraino arriva per un confronto con i suoi partner internazionali e un primo incontro con il vice presidente americano J. D. Vance. Con ogni probabilità, cercherà di fare sponda con l’Europa, almeno in questa prima fase tagliata fuori dalla linea diretta stabilita tra la Casa Bianca e il Cremlino. L’annuale Conferenza sulla sicurezza in Baviera, giunta alla 61esima edizione, offrirà l’occasione di proseguire sul solco tracciato da Donald Trump, in un momento cruciale di cambiamento per il mondo: la nuova amministrazione statunitense è entrata in carica a gennaio, un nuovo ciclo di legislatura europea ha avuto inizio da pochi mesi a Bruxelles, un fragile accordo di cessate il fuoco a Gaza è stato concordato tra Hamas e Israele, ed elezioni parlamentari tedesche sono in programma appena una settimana dopo la conferenza.

Negoziare da subito per ‘una soluzione di lungo termine’ del conflitto in Ucraina: è questa l’indicazione arrivata dalla Casa Bianca. Il tema, caldo, ha fatto passare in secondo piano tutti gli altri dossier della fitta agenda di Monaco: la crisi in Medio Oriente, la situazione nel Mar Rosso, le relazioni transatlantiche, la difesa europea, la guerra in Congo. D’altra parte, a quasi tre anni dall’invasione russa dell’Ucraina, e dopo aver ripreso il dialogo ai massimi livelli con la Russia, Trump non vuole perdere tempo. Al termine dei suoi colloqui telefonici di ieri con Putin e Zelensky, ha dato mandato alla sua squadra di governo di proseguire le consultazioni in Germania. Un lavoro preliminare che servirà, anche, a preparare il vertice con il leader del Cremlino, presumibilmente in Arabia Saudita. Questa guerra ‘ridicola’ deve finire, ha spiegato Trump. Ha già provocato troppe morti e distruzioni, e sia Putin che Zelensky sono d’accordo: una soluzione ‘negoziata’ non solo è possibile, ma non è neppure troppo lontana.

Trump e Putin, dunque, alla fine si sono parlati. Novanta minuti di un colloquio che ha segnato un cambio di passo nella faticosa ricerca di un percorso di pace. Non tutte le intenzioni del presidente americano però sono chiare, al momento. E non è dato sapere se Trump abbia cambiato in corsa il suo annunciato, ma non ancora esplicitato, piano di pace. Di certo, i primi convulsi approcci tra Washington e Mosca hanno avuto l’effetto di lasciare Kiev e Zelensky un po’ più soli. Mentre Trump concordava con Putin l’avvio ‘immediato’ dei negoziati, infatti, il suo segretario alla Difesa Pete Hegseth definiva ‘non realistica’ l’adesione di Kiev all’Alleanza atlantica. Un concetto che, a scanso di equivoci, Trump ha poi ribadito ore dopo. I russi, ha sottolineato, si sono opposti ‘molto prima’ dello stesso presidente Putin, ‘e io sono d’accordo’. Come se non bastasse, in un modo quasi brutale, il capo del Pentagono ha rincarato la dose, escludendo anche l’ipotesi di un ritorno dell’Ucraina alla situazione territoriale precedente al 2014. Una posizione che taglia fuori la possibilità di uno scambio diretto di territori, ventilata da Zelensky e già esclusa da Mosca. Quanto alle garanzie di sicurezza per Kiev, devono essere ‘robuste’, eventualmente sostenute da truppe di peacekeeping non sotto l’ombrello della Nato, dunque senza copertura dell’articolo 5 dell’Alleanza atlantica. In nessun caso, ha comunque chiarito Hegseth agli alleati, verranno dispiegate truppe americane nel Paese.

Se questo è il piano di Trump, almeno a grandi linee, in Ucraina suona come una cocente delusione. A Kiev c’è preoccupazione, ma Zelensky e il suo entourage sanno che non è né il momento né il caso di porre condizioni. In un colloquio di un’ora con Trump, il presidente ucraino è stato informato dei contenuti della conversazione con il leader del Cremlino, dell’invito di Putin a Mosca e anche della decisione del presidente Usa di affidare la guida delle trattative con la Russia al segretario di Stato Marco Rubio, al direttore della Cia John Ratcliffe, al consigliere per la Sicurezza Nazionale Michael Waltz e all’ambasciatore e inviato speciale Steve Witkoff. Quest’ultimo, protagonista dello scambio tra i detenuti Marc Fogel e Alexander Vinnik, primo segno tangibile di un rinnovato, repentino, dialogo tra le parti. Nella squadra designata da Trump spicca l’assenza di Keith Kellogg, che pure sarebbe l’inviato della Casa Bianca per l’Ucraina e dovrebbe arrivare a Kiev il prossimo 20 febbraio. Una circostanza che sta alimentando le voci di presunti screzi con il tycoon repubblicano.

In Ucraina, ieri, è già stato il segretario al Tesoro americano Scott Bessent, che ha incontrato Zelensky nelle stese ore in cui Trump ha dato una spallata alla sua legittimità, avallando implicitamente una tesi tanto cara a Putin: il mandato del presidente ucraino è scaduto a maggio (seppur rinnovato sine die da una legge marziale che impedisce il voto in tempi di guerra) e prima o poi, ha detto Trump, ‘saranno necessarie elezioni in Ucraina’. Zelensky proverà a capire di più, e meglio, durante il suo colloquio con Vance, domani a Monaco. Il leader di Kiev spera ancora di chiudere importanti accordi economici con gli Stati Uniti entro la conclusione dei lavori in Baviera. E metterà sul piatto quelle terre rare che fanno tanto gola a Washington, proponendo inoltre alle aziende americane lucrosi contratti di ricostruzione e concessioni di investimento per cercare di tenere Trump dalla sua parte. La proposta iniziale del presidente Usa è nota: la garanzia di assistenza concreta a Kiev in cambio di circa 500 miliardi di dollari di preziose risorse minerali ucraine. Un progetto che, inizialmente, neppure Zelensky ha escluso a priori. ‘Abbiamo risorse minerarie. Metteteci dentro i vostri soldi. Investite. Facciamo sviluppo insieme’, ha detto.

Intanto Rubio e Kellogg ascolteranno le opinioni dei partner europei e degli alleati della Nato. Nei tre giorni di lavoro a Monaco è prevista la presenza di circa 60 capi di Stato e di governo e di oltre 150 ministri e leader di organizzazioni internazionali. A fare gli onori di casa, il presidente Frank-Walter Steinmeier, la ministra degli Esteri Annalena Baerbock, il ministro della Difesa Boris Pistorius e tutti i candidati alla carica di Cancelliere alle prossime elezioni: il capo del governo in carica Olaf Scholz (SPD), Friedrich Merz (CDU), Robert Habeck (Verdi) e Christian Lindner (Partito democratico libero). Tra i partecipanti ci saranno tutti i vertici dell’Unione europea – Ursula von der Leyen, Roberta Metsola, António Costa, Kaja Kallas e il nuovo Commissario europeo per la difesa Andrius Kubilius -, il segretario generale della Nato Mark Rutte, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi, nonché diversi funzionari delle Nazioni Unite. L’Italia sarà rappresentata dal vice presidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani e dal ministro della Difesa Guido Crosetto.

Il titolare della Farnesina ha in agenda un colloquio bilaterale con l’inviato di Trump ed avrà modo di confrontarsi anche con il segretario di Stato in occasione di una riunione del Quint su Gaza e una ministeriale Esteri informale del G7, convocata dalla presidenza canadese. Tajani ribadirà la sua posizione: in questa fase è assolutamente necessario che l’Europa lavori unita, con gli Usa, per raggiungere un accordo che non sia una tregua provvisoria e che riporti la pace nel nostro continente. Per farlo, però, occorre restituire all’Ue un ruolo di primo piano nei negoziati. Francia, Germania e Spagna hanno già chiarito che non può esserci accordo senza la partecipazione di Kiev e dell’Europa. E sollecitazioni in tal senso sono arrivate anche dall’Alto rappresentante Ue per la Politica estera, Kaja Kallas, secondo la quale ‘l’Ue deve potersi sedere a quel tavolo’.

Un ruolo che reclama anche la Cina, grande convitato di pietra nella stanza dei colloqui fra Trump e Putin. Un editoriale del Global Times di oggi ha esposto, senza equivoci, la posizione di Pechino, secondo cui il piano di ‘aiuti’ Usa all’Ucraina mostra appieno la sua natura ‘egoistica’ e ‘ipocrita’. Da Mosca intanto è arrivata la sponda del portavoce presidenziale Dmitry Peskov. Ricordando l’intenzione di valorizzare ulteriormente il partenariato strategico con Pechino, il diplomatico russo ha di fatto suggerito che il rinnovato dialogo tra Washington e Mosca non sarà a scapito della Cina.

Nell’attesa che la Conferenza inizi i suoi lavori, intanto, a Monaco sono state annunciate alcune manifestazioni di dissenso, con il raduno principale previsto nella storica Odeonsplatz. Le autorità hanno stabilito una zona di sicurezza allargata intorno alla sede delle riunioni per prevenire ogni sorta di incidenti. Tanto più, dopo quanto accaduto questa mattina, quando un richiedente asilo afgano ha lanciato la sua auto contro la folla, durante un raduno organizzato dal sindacato dei Verdi, provocando almeno 28 feriti. Saranno in vigore alcune limitazioni al traffico e al parcheggio e lo spazio aereo sopra la città sarà chiuso al traffico. L’apparato di sicurezza prevede il dispiegamento di un imponente numero di agenti destinati ai controlli di rito, allo scopo di proteggere alcuni siti ritenuti sensibili, come stazioni ferroviarie e fermate di mezzi pubblici. Saranno rafforzati anche i controlli all’aeroporto internazionale cittadino, il secondo più trafficato di tutta la Germania.

(di Corrado Accaputo)

Piano Trump per la pace, a Monaco si discute il futuro dell’Ucraina

Monaco, 13 feb. (askanews) – Volodymyr Zelensky, forse, sperava ben altro. Ma dopo la cruciale giornata di ieri, il presidente ucraino ha dovuto prendere atto che il futuro negoziato di pace, per l’Ucraina, sarà tutto in salita. A Monaco di Baviera proverà a giocare le sue carte. Il leader ucraino arriva per un confronto con i suoi partner internazionali e un primo incontro con il vice presidente americano J. D. Vance. Con ogni probabilità, cercherà di fare sponda con l’Europa, almeno in questa prima fase tagliata fuori dalla linea diretta stabilita tra la Casa Bianca e il Cremlino. L’annuale Conferenza sulla sicurezza in Baviera, giunta alla 61esima edizione, offrirà l’occasione di proseguire sul solco tracciato da Donald Trump, in un momento cruciale di cambiamento per il mondo: la nuova amministrazione statunitense è entrata in carica a gennaio, un nuovo ciclo di legislatura europea ha avuto inizio da pochi mesi a Bruxelles, un fragile accordo di cessate il fuoco a Gaza è stato concordato tra Hamas e Israele, ed elezioni parlamentari tedesche sono in programma appena una settimana dopo la conferenza.

Negoziare da subito per ‘una soluzione di lungo termine’ del conflitto in Ucraina: è questa l’indicazione arrivata dalla Casa Bianca. Il tema, caldo, ha fatto passare in secondo piano tutti gli altri dossier della fitta agenda di Monaco: la crisi in Medio Oriente, la situazione nel Mar Rosso, le relazioni transatlantiche, la difesa europea, la guerra in Congo. D’altra parte, a quasi tre anni dall’invasione russa dell’Ucraina, e dopo aver ripreso il dialogo ai massimi livelli con la Russia, Trump non vuole perdere tempo. Al termine dei suoi colloqui telefonici di ieri con Putin e Zelensky, ha dato mandato alla sua squadra di governo di proseguire le consultazioni in Germania. Un lavoro preliminare che servirà, anche, a preparare il vertice con il leader del Cremlino, presumibilmente in Arabia Saudita. Questa guerra ‘ridicola’ deve finire, ha spiegato Trump. Ha già provocato troppe morti e distruzioni, e sia Putin che Zelensky sono d’accordo: una soluzione ‘negoziata’ non solo è possibile, ma non è neppure troppo lontana.

Trump e Putin, dunque, alla fine si sono parlati. Novanta minuti di un colloquio che ha segnato un cambio di passo nella faticosa ricerca di un percorso di pace. Non tutte le intenzioni del presidente americano però sono chiare, al momento. E non è dato sapere se Trump abbia cambiato in corsa il suo annunciato, ma non ancora esplicitato, piano di pace. Di certo, i primi convulsi approcci tra Washington e Mosca hanno avuto l’effetto di lasciare Kiev e Zelensky un po’ più soli. Mentre Trump concordava con Putin l’avvio ‘immediato’ dei negoziati, infatti, il suo segretario alla Difesa Pete Hegseth definiva ‘non realistica’ l’adesione di Kiev all’Alleanza atlantica. Un concetto che, a scanso di equivoci, Trump ha poi ribadito ore dopo. I russi, ha sottolineato, si sono opposti ‘molto prima’ dello stesso presidente Putin, ‘e io sono d’accordo’. Come se non bastasse, in un modo quasi brutale, il capo del Pentagono ha rincarato la dose, escludendo anche l’ipotesi di un ritorno dell’Ucraina alla situazione territoriale precedente al 2014. Una posizione che taglia fuori la possibilità di uno scambio diretto di territori, ventilata da Zelensky e già esclusa da Mosca. Quanto alle garanzie di sicurezza per Kiev, devono essere ‘robuste’, eventualmente sostenute da truppe di peacekeeping non sotto l’ombrello della Nato, dunque senza copertura dell’articolo 5 dell’Alleanza atlantica. In nessun caso, ha comunque chiarito Hegseth agli alleati, verranno dispiegate truppe americane nel Paese.

Se questo è il piano di Trump, almeno a grandi linee, in Ucraina suona come una cocente delusione. A Kiev c’è preoccupazione, ma Zelensky e il suo entourage sanno che non è né il momento né il caso di porre condizioni. In un colloquio di un’ora con Trump, il presidente ucraino è stato informato dei contenuti della conversazione con il leader del Cremlino, dell’invito di Putin a Mosca e anche della decisione del presidente Usa di affidare la guida delle trattative con la Russia al segretario di Stato Marco Rubio, al direttore della Cia John Ratcliffe, al consigliere per la Sicurezza Nazionale Michael Waltz e all’ambasciatore e inviato speciale Steve Witkoff. Quest’ultimo, protagonista dello scambio tra i detenuti Marc Fogel e Alexander Vinnik, primo segno tangibile di un rinnovato, repentino, dialogo tra le parti. Nella squadra designata da Trump spicca l’assenza di Keith Kellogg, che pure sarebbe l’inviato della Casa Bianca per l’Ucraina e dovrebbe arrivare a Kiev il prossimo 20 febbraio. Una circostanza che sta alimentando le voci di presunti screzi con il tycoon repubblicano.

In Ucraina, ieri, è già stato il segretario al Tesoro americano Scott Bessent, che ha incontrato Zelensky nelle stese ore in cui Trump ha dato una spallata alla sua legittimità, avallando implicitamente una tesi tanto cara a Putin: il mandato del presidente ucraino è scaduto a maggio (seppur rinnovato sine die da una legge marziale che impedisce il voto in tempi di guerra) e prima o poi, ha detto Trump, ‘saranno necessarie elezioni in Ucraina’. Zelensky proverà a capire di più, e meglio, durante il suo colloquio con Vance, domani a Monaco. Il leader di Kiev spera ancora di chiudere importanti accordi economici con gli Stati Uniti entro la conclusione dei lavori in Baviera. E metterà sul piatto quelle terre rare che fanno tanto gola a Washington, proponendo inoltre alle aziende americane lucrosi contratti di ricostruzione e concessioni di investimento per cercare di tenere Trump dalla sua parte. La proposta iniziale del presidente Usa è nota: la garanzia di assistenza concreta a Kiev in cambio di circa 500 miliardi di dollari di preziose risorse minerali ucraine. Un progetto che, inizialmente, neppure Zelensky ha escluso a priori. ‘Abbiamo risorse minerarie. Metteteci dentro i vostri soldi. Investite. Facciamo sviluppo insieme’, ha detto.

Intanto Rubio e Kellogg ascolteranno le opinioni dei partner europei e degli alleati della Nato. Nei tre giorni di lavoro a Monaco è prevista la presenza di circa 60 capi di Stato e di governo e di oltre 150 ministri e leader di organizzazioni internazionali. A fare gli onori di casa, il presidente Frank-Walter Steinmeier, la ministra degli Esteri Annalena Baerbock, il ministro della Difesa Boris Pistorius e tutti i candidati alla carica di Cancelliere alle prossime elezioni: il capo del governo in carica Olaf Scholz (SPD), Friedrich Merz (CDU), Robert Habeck (Verdi) e Christian Lindner (Partito democratico libero). Tra i partecipanti ci saranno tutti i vertici dell’Unione europea – Ursula von der Leyen, Roberta Metsola, António Costa, Kaja Kallas e il nuovo Commissario europeo per la difesa Andrius Kubilius -, il segretario generale della Nato Mark Rutte, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi, nonché diversi funzionari delle Nazioni Unite. L’Italia sarà rappresentata dal vice presidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani e dal ministro della Difesa Guido Crosetto.

Il titolare della Farnesina ha in agenda un colloquio bilaterale con l’inviato di Trump ed avrà modo di confrontarsi anche con il segretario di Stato in occasione di una riunione del Quint su Gaza e una ministeriale Esteri informale del G7, convocata dalla presidenza canadese. Tajani ribadirà la sua posizione: in questa fase è assolutamente necessario che l’Europa lavori unita, con gli Usa, per raggiungere un accordo che non sia una tregua provvisoria e che riporti la pace nel nostro continente. Per farlo, però, occorre restituire all’Ue un ruolo di primo piano nei negoziati. Francia, Germania e Spagna hanno già chiarito che non può esserci accordo senza la partecipazione di Kiev e dell’Europa. E sollecitazioni in tal senso sono arrivate anche dall’Alto rappresentante Ue per la Politica estera, Kaja Kallas, secondo la quale ‘l’Ue deve potersi sedere a quel tavolo’.

Un ruolo che reclama anche la Cina, grande convitato di pietra nella stanza dei colloqui fra Trump e Putin. Un editoriale del Global Times di oggi ha esposto, senza equivoci, la posizione di Pechino, secondo cui il piano di ‘aiuti’ Usa all’Ucraina mostra appieno la sua natura ‘egoistica’ e ‘ipocrita’. Da Mosca intanto è arrivata la sponda del portavoce presidenziale Dmitry Peskov. Ricordando l’intenzione di valorizzare ulteriormente il partenariato strategico con Pechino, il diplomatico russo ha di fatto suggerito che il rinnovato dialogo tra Washington e Mosca non sarà a scapito della Cina.

Nell’attesa che la Conferenza inizi i suoi lavori, intanto, a Monaco sono state annunciate alcune manifestazioni di dissenso, con il raduno principale previsto nella storica Odeonsplatz. Le autorità hanno stabilito una zona di sicurezza allargata intorno alla sede delle riunioni per prevenire ogni sorta di incidenti. Tanto più, dopo quanto accaduto questa mattina, quando un richiedente asilo afgano ha lanciato la sua auto contro la folla, durante un raduno organizzato dal sindacato dei Verdi, provocando almeno 28 feriti. Saranno in vigore alcune limitazioni al traffico e al parcheggio e lo spazio aereo sopra la città sarà chiuso al traffico. L’apparato di sicurezza prevede il dispiegamento di un imponente numero di agenti destinati ai controlli di rito, allo scopo di proteggere alcuni siti ritenuti sensibili, come stazioni ferroviarie e fermate di mezzi pubblici. Saranno rafforzati anche i controlli all’aeroporto internazionale cittadino, il secondo più trafficato di tutta la Germania. (di Corrado Accaputo)

Consulta, eletti i quattro giudici. Quei segnali in Fi e dalla Lega

Roma, 13 feb. (askanews) – Fino a pochi giorni fa nessuno lo avrebbe dato per scontato, visto il clima di scontro e tensione tra maggioranza e opposizione. Non è un caso che la svolta sia arrivata in extremis, rimasta in bilico fino all’ultimo, con il cambio in corsa di un nome. Alla fine però il Parlamento in seduta comune riesce a evitare l’ennesima processione di schede bianche e ad eleggere i quattro giudici costituzionali mancanti.

A riportare la Consulta al plenum saranno dunque Francesco Saverio Marini, Massimo Luciani, Maria Alessandra Sandulli e Roberto Cassinelli. Il primo, nome da tempo in campo in quota Fratelli d’Italia, ottiene 500 voti, il secondo – candidato dal Pd – 505, la terza – personalità ‘tecnica’ condivisa – passa con 502 preferenze mentre il quarto ne raccoglie 503. E’ il suo, quello di Roberto Cassinelli, avvocato ed ex parlamentare, il nome che alla fine Forza Italia decide di indicare. Eppure ancora mercoledì sera non sembrava essere questa l’opzione del partito azzurro. Il nome che era stato comunicato anche alle opposizioni per chiudere l’accordo era infatti quello di Gennaro Terracciano, avvocato e prorettore dell’Università del Foro Italico. Nome al quale, tra l’altro, si sarebbe opposto il senatore Claudio Lotito per la sua prossimità al presidente della Figc, Gabriele Gravina. Tra i papabili in quota azzurri, inoltre, c’è stato a lungo anche Andrea Di Porto, nella vita anche legale di Silvio Berlusconi e della Fininvest, fortemente caldeggiato dalla ‘famiglia’.

Il segretario Antonio Tajani, da sempre e ancora stamattina, ha negato che tra le sue truppe ci siano stati malumori. “Non c’è mai stato un problema dentro Forza Italia: che ci fossero legittime aspirazioni sì, ma non abbiamo mai litigato, abbiamo sempre detto fin dall’inizio che c’era un accordo di tutti i partiti di non mettere parlamentari in carica”, ha spiegato ai giornalisti in Transatlantico. Il riferimento è a Francesco Paolo Sisto e Pierantonio Zanettin, entrambi senatori, che fino a qualche settimana fa parevano in corsa. La scelta di escluderli a priori non sarebbe tuttavia stata gradita a una fronda del partito che, non a caso – viene spiegato – nel segreto dell’urna ha dato all’uno e all’altro rispettivamente 4 e 6 voti. “Se ci fosse stato il presidente avremmo indicato uno dei due”, si lamentava in un capannello un parlamentare. Alla fine a spuntarla è stato invece Cassinelli, che viene descritto come la ‘prima scelta’ del segretario: una decisione presa anche per compensare il mancato inserimento in posto sicuro nelle liste della Liguria in occasione delle ultime elezioni politiche.

Ma nel centrodestra non è passato inosservato neanche il fatto che dei quattro giudici eletti quello che ha ottenuto meno voti sia stato proprio il candidato di Giorgia Meloni, quel ‘padre’ del premierato che la presidente del Consiglio, con un blitz poi fallito a causa di una fuga di notizie, aveva tentato di far eleggere già ad ottobre. I sospetti, in questo caso, sono rivolti da Fdi verso la Lega: un altro dei tanti fronti di tensione che il Carroccio ha aperto nella maggioranza – si veda per esempio la questione della rottamazione delle cartelle – e che certo la pubblicazione delle chat interne, con quella definizione di Matteo Salvini come ‘bimbominkia’, non ha contribuito a stemperare.

Insomma, malumori striscianti che, però, questa volta non hanno impedito di centrare il risultato finale. Complici i contatti diretti tra i leader politici – soprattutto tra Meloni e la segretaria del Pd, Elly Schlein – ma anche l’alta attenzione che al tema ha da tempo riservato il Quirinale. “Oggi c’era il presidente Mattarella infatti abbiamo risolto, serviva lui”, dice scherzando il presidente della Camera, Lorenzo Fontana. Una battuta, solo all’apparenza.

Le Terre di mezzo e l’elogio di Gianni Letta per l’Abruzzo resiliente

Roma, 13 feb. (askanews) – Chiamateli Paesi e non Borghi, sono quelle Terre di mezzo dell’Abruzzo, terre fortemente resilienti raccontate nel libro “Storie ma non tanto” del Professor Domenicangelo Litterio, presentato nella Sala Nassirya del Senato su iniziativa del senatore Etelwardo Sigismondi e con la partecipazione speciale di Gianni Letta, che in Abruzzo sono nati.

“Con questo libro si chiude la saga delle Terre di Mezzo – dopo Padri e La strada per Itaca detto Caino, ha ricordato il Prof. Domenicangelo Litterio ad askanews, spiegando – c’ una pressione esagerata nel tentativo di farci perdere la nostra identit, a cominciare dai nomi: ci dicono borghi adesso, non siamo pi i Paesi nati dalle civilt romane, sannita, non siamo i ‘pagi’, il ‘pagus’ antico, siamo diventati i borghi. Si incontrano due persone che vengono dallo stesso paese e non sono pi paesani”.

Presenti anche il regista e attore Walter Nanni che ha letto estratti del libro per introdurre una approfondita discussione sulle aree interne e sull’importanza di valorizzare quei territori, spesso segnati dallo spopolamento e dalla riduzione dei servizi essenziali.

“Il Senato nel dicembre dello scorso anno ha approvato in prima lettura un disegno di legge per quanto riguarda la valorizzazione e lo sviluppo delle aree montane, che si occupa nello specifico di affrontare in maniera determinata queste problematiche, sia da un punto di vista fiscale, sia da un punto di vista sociale, sia per quanto riguarda i servizi che devono rimanere sul territorio”, ha affermato il senatore Etelwardo Sigismondi.

“Siamo consapevoli che il fenomeno di spopolamento iniziato da tanto tempo e per tanto tempo si fatto poco se non niente. La consapevolezza che questa legislatura nazionale ha dimostrato di avere attraverso il disegno di legge sulle aree interne ci fa ben sperare”, ha aggiunto Tiziana Magnacca, assessore Attivit Produttive Regione Abruzzo.

Terre che hanno bisogno di incentivi, infrastrutture e servizi essenziali, come le scuole, mentre ora, grazie al decreto Caivano, stato abolito il numero minimo di alunni per classe nel Mezzogiorno. E poi ci sono i valori e le tradizioni da tramandare.

“Fanno comunit, fanno sentire il valore della solidariet che una comunit sa esprimere, sa vivere, a beneficio di ognuno dei singoli che quella comunit compongono”, ha elogiato Gianni Letta nel corso del suo intervento, sottolineando che il prof. Litterio nel libro ha fatto rivivere “queste tradizioni in maniera commovente, poetica, racconto dopo racconto”.

La presentazione del libro si tenuta anche alla presenza dell’Avv. Gabriele Sepio, esperto di economia sociale, e del Dott. Giampaolo Colletti, giornalista collaboratore de Il Sole24Ore e, grazie all’ideazione e alla moderazione della Dott.ssa Sara Vinciguerra.

“Le aree interne sono spesso raccontate in termini di marginalit, – afferma l’Avv. Gabriele Sepio – ma in realt rappresentano patrimoni culturali e risorse capaci di generare opportunit. Il loro sviluppo non dipende solo da incentivi economici, ma da una strategia complessiva che valorizzi fiscalit agevolata, connessioni digitali, recupero del patrimonio storico e sostegno al terzo settore. Le aree interne – conclude Sepio – possono diventare territori di innovazione e sviluppo: la chiave sta nel superare la narrazione del declino e trasformarle in opportunit.”

La presenza di infrastrutture adeguate risultano quindi fondamentali: “Se c’ una via italiana da perseguire per favorire l’innovazione e incrementare la coesione sociale,- commenta Giampaolo Colletti, giornalista collaboratore del Sole24Ore, Direttore StartupItalia e inviato per XXI Secolo di Raiuno e Raiplay – questa passa dai mille campanili d’Italia, ossia dalla forza delle comunit disseminate in quei territori lontani dai contesti metropolitane e che da sempre sono stati la spinta propulsiva dell’economia nostrana di prossimit, un ibrido che crea identit e rafforza le relazioni”.

“Chi lavora nel cinema, nella televisione e, pi in generale, nel mondo della comunicazione- dichiara il regista abruzzese Walter Nanni – pu rappresentare un ponte tra chi vuole sviluppare un territorio e il resto del mondo. Nel tempo in cui viviamo un luogo esiste solo se hai la capacit di raccontarlo. Nelle nostre terre di mezzo fondamentale, oggi, raccontare le storie dei luoghi e della sua gente e farlo nel migliore dei modi. Il cinema parte integrante dello sviluppo di un territorio, della sua economia e della sua cultura”.

Migranti, Schlein: centri Albania uno spreco, Meloni si fermi

Roma, 13 feb. (askanews) – “Con le lettere di licenziamento ai lavoratori dei due centri in Albania tanto voluti da Giorgia Meloni arriva anche l’ennesima certificazione del fallimento di questa operazione che calpesta i diritti fondamentali e le leggi italiane ed europee”. Lo afferma la segretaria Pd Elly Schlein.

“Uno spreco di risorse economiche, 800 milioni di euro degli italiani – prosegue – che potevano usare per assumere medici e infermieri, e di risorse umane, con centinaia di esponenti delle forze dell’ordine tenuti in Albania a sorvegliare una prigione vuota”.

Aggiunge Schlein: “Solo pochi mesi fa Giorgia Meloni diceva che i due centri in Albania sarebbero stati un investimento, pochi giorni prima di Natale giurava che avrebbero funzionato. Oggi, insieme alla liberazione di Almasri – uno dei più crudeli trafficanti di esseri umani -, sono la rappresentazione plastica della catastrofica e inumana gestione del suo governo del fenomeno migratorio”.

Conclude la leader Pd: “Basta, si fermi, c’è un paese che tra calo di produzione industriale, costo dell’energia e salari bassi richiede risposte, non becera propaganda”.

Nato, Crosetto: spesa militare, cambiare regole Ue, ci uccidono

Bruxelles, 13 feb. (askanews) – Il ministro della Difesa Guido Crosetto, ha affermato oggi a Bruxelles, a margine della riunione ministeriale Difesa della Nato, di “voler credere” alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, quando dice che saranno usate “tutte le flessibilità” possibili per facilitare la spesa militare degli Stati membri, nell’ambito delle regole Ue sui bilanci nazionali del nuovo Patto di stabilità. E ha giudicato “stupido” attaccarsi a regole burocratiche che, negli scenari geopolitici attuali rischiano di “ucciderci”.

“Io voglio credere alla von der Leyen – ha detto Crosetto – perché un’Europa che continua ad applicare regole burocratiche, le stesse, come se il mondo non fosse cambiato, è un’Europa che non ha futuro. I nuovi scenari del mondo – ha osservato – impongono di cambiare, quando le regole che noi stessi abbiamo fissato ci uccidono. Se le regole non ci consentono di difenderci o di competere con quello che succede nel mondo, vanno cambiate le regole”.

“Io – ha continuato il ministro – non mi attacco alla regola; io non penso che la cosa importante per cui viviamo sia una regola, ma che sia il futuro dei nostri figli. E che l’impegno politico sia di garantire un futuro migliore e non di dire ‘non ho cambiato una regola’. Solo gli stupidi – ha concluso Crosetto – si attaccano alla regole, quando le regole gli fanno male. Non penso che l’Europa sia stupida e non deve esserlo”.

FraMmenti Club, nuovo incontro con il collezionista Antonio Martino

Roma, 13 feb. (askanews) – È il collezionista Antonio Martino l’ospite del prossimo appuntamento di FraMmenti Club, il 20 febbraio al Palazzo delle Pietre a Roma. Per il ciclo “My Roma” Clara Tosi Pamphili, ideatrice e curatrice del ciclo che esplora la città nella sua pluralità di voci, eventi e protagonisti, dialogherà con il collezionista. Martino spiegherà perché l’arte sia il suo “violino d’Ingres”, parafrasando la celebre opera di Man Ray che ritrae l’amata musa e modella Kiki de Montparnasse. Una passione, la sua, nata nel 1989 con l’inizio della propria collezione e alimentata nel tempo da un’attività di ricerca, aggiornamento e mecenatismo.

FraMmenti Club prende vita dal desiderio di restituire alla città di Roma la curiosità verso il sapere, condividendolo con la collettività intera. Ospitato all’interno del Palazzo delle Pietre, progetto di ospitalità della famiglia Mazzi, è un luogo che rappresenta una storia di mecenatismo contemporaneo. Un club con una formula di divulgazione che rinnova la tradizione delle accademie romane, valorizzando il territorio e il suo dna creativo e i suoi protagonisti.

Il primo ciclo di incontri di FraMmenti Club, dal titolo “L’Eterna Scoperta del Visibile e dell’Invisibile”, ha visto protagonisti direttori di Musei e Fondazioni d’Arte, costumisti, architetti e personalità di spicco impegnati in un racconto speciale di luoghi noti e meno noti della Città Eterna. Nella stagione 2024-25 il Club ha avviato il ciclo “My Roma”, dedicato a personaggi, eventi e protagonisti di uno panorama culturale in continua trasformazione.

R.D. Congo, emersi nuovi elementi su delitto Attanasio

Roma, 13 feb. (askanews) – La Commissione Diritti Umani del Senato ha acquisito nuovi elementi sull’attentato che nel 2021 portò all’uccisione dell’ambasciatore italiano Luca Attanasio.

Un magistrato militare che indagava su alti ufficiali delle Forze armate della Repubblica democratica del Congo, accusandoli di essere coinvolti nell’omicidio dell’ambasciatore italiano in Congo Luca Attanasio.

Tabulati delle utenze dei soldati arrestati negati dalle compagnie telefoniche congolesi e convocazioni di interrogatori disattese.

L’arrivo a Goma di una commissione governativa che ha messo in discussione tutte le indagini iniziali sull’agguato del 22 febbraio del 2021 a Kukumba, nel Nord Kivu, in cui oltre all’ambasciatore Attanasio persero la vita il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista Moustapha Milambo, ed ha esautora chi indagava dal principio sul caso.

Questi gli elementi emersi durante l’audizione odierna in Commissione Diritti umani al Senato della Repubblica sull’assassinio del diplomatico italiano in RDC.

A fornirli la giornalista e analista di questioni internazionali Antonella Napoli, autrice del libro inchiesta “Le verità nascoste del delitto Attanasio” e direttore responsabile di Focus on AFrica.

Un lavoro giornalistico-investigativo realizzato tra Roma, Kinshasa e Goma e confutato dagli atti dell’indagine giudiziaria della Procura del Tribunale di Roma che la giornalista esperta di Africa, che conosceva bene Attanasio, ha realizzato nell’ultimo anno grazie a testimonianze raccolte sul posto e informazioni documentate fornite da militari e inquirenti che avevano per primi indagato sull’uccisione di Attanasio, Iacovacci e Milambo.

Testimoni costretti a fuggire all’estero e a nascondere le famiglie in luoghi protetti dopo che avevano scoperto di essere controllati dai servizi di sicurezza del loro paese. Oltre ad aver acquisito tutti gli atti dell’indagine giudiziaria della Procura del Tribunale di Roma, Napoli ha raccolto testimonianze sul posto trascorrendo un lungo periodo in RdCongo.

Voci che avvalorano la tesi che non si sia trattato di un tentativo di sequestro finito male ma di un’azione premeditata che l’autrice ha ricostruito con particolari suffragati da numerosi riscontri e confermati anche negli atti della Procura di Roma. Tra gli elementi nuovi, anche le dichiarazioni di alcuni testimoni su atti di corruzione relativi al rilascio di visti e passaporti e sottrazione di fondi dell’ambasciata destinati a progetti del Wfp.

Portavoce Ue:colloquio Trump-Putin è solo inizio di un processo

Bruxelles, 13 feb. (askanews) – Il colloquio telefonico di ieri del presidente americano Donald Trump con il presidente russo Vladimir Putin, a proposito delle prospettive di un negoziato per metter fine alla guerra in Ucraina, “segna l’inizio di un processo”, e “di conseguenza ci saranno sicuramente anche degli incontri”, ad esempio da domani “nel contesto della Conferenza sulla sicurezza di Monaco”, dove saranno presenti anche il presidente Ucraino Zelensky e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen.

Lo ha detto oggi a Bruxelles la portavoce capo della Commissione europea, Paula Pinho, durante il briefing quotidiano per la stampa, rispondendo alle molte domande dei giornalisti su quella telefonata che dà l’impressione di un negoziato a due, con decisioni riguardo all’Ucraina (la perdita delle aree del suo territorio occupate dalla Russia, la marcia indietro sulla sua futura adesione alla Nato) ventilate da Trump senza sentire prima il parere di Kiev e degli alleati europei.

Su questo, Pinho, riportando la posizione della presidente von der Leyen, ha confermato che non può essere deciso “niente riguardo all’Ucraina senza l’Ucraina, e sappiamo – ha continuato – che qualsiasi pace giusta e durevole deve includere l’Ucraina al tavolo” dei negoziati, “perché la sicurezza dell’Ucraina è la sicurezza dell’Ue, e sia l’Ucraina che l’Ue vi appartengono”, e qualsiasi accordo, ha aggiunto, deve essere concluso “sulla base del rispetto della indipendenza, della sovranità e della integrità territoriale dell’Ucraina”.

La portavoce per gli Affari esteri e la Sicurezza della Commissione, Anitta Hipper, ha ricordato, da parte sua, che “nessuno desidera la pace più dell’Ucraina e del suo popolo. L’Ucraina ha già sopportato una sofferenza inimmaginabile ormai da quasi tre anni, e ha fatto l’impossibile. È sempre importante tenere a mente che la Russia è l’aggressore qui, e non può essere ricompensata per la sua aggressione. E riguardo a qualsiasi discussione, qualsiasi accordo di pace, deve essere sostenibile. Un cattivo accordo porterà solo a più guerra, proprio come è già successo. E inoltre, come ha detto Kaja Kallas, l’Alta Rappresentante”per la Politica estera comune dell’Ue, “l’indipendenza e l’integrità territoriale dell’Ucraina non devono essere sottoposte a condizioni. Quindi le nostre priorità ora devono essere dirette a rafforzare l’Ucraina”.

Rispondendo a un’altra domanda, Pinho ha insistito sul fatto che “la sicurezza dell’Ucraina è la sicurezza dell’Europa. Quindi se c’è una discussione sulla sicurezza dell’Ucraina, l’Europa è interessata. Se c’è una discussione sulla sicurezza dell’Europa, coinvolge anche l’Ucraina e quindi ovviamente ne faremo parte. Non può esserci una discussione sulla sicurezza dell’Europa e dell’Ucraina senza l’Europa”.

A un giornalista che chiedeva, a questo proposito, se l’Ue abbia avuto dall’Amministrazione Usa o dell’Ucraina qualche garanzia di essere inclusa nel negoziato di pace, anche in considerazione del prossimo incontro con Putin in Arabia Saudita annunciato da Trump, Paula Pinho ha replicato: “Penso che sia importante sottolineare che questo è l’inizio di un processo. La chiamata di ieri tra il presidente Trump e il presidente Putin segna l’inizio di un processo, come è stato il caso anche su altri argomenti. E di conseguenza ci sono una serie di incontri, ci saranno sicuramente degli incontri”. Come “ad esempio nel contesto della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, dove in particolare sarà presente il presidente Zelensky. Ci sarà anche la presidente von der Leyen. Quindi vediamo davvero questo come parte di un processo, un inizio, e vedremo nei prossimi passi come si evolverà”.

Più tardi, la portavoce capo della Commissione è tornata su questo punto: “Quando parlo di un processo è perché in effetti, come abbiamo visto anche su altri argomenti, non finisce tutto con una telefonata tra il presidente degli Stati Uniti e il presidente della Russia. Questo è davvero solo l’inizio. E non so esattamente quale sarà il prossimo passo nel processo. Non è qualcosa di cui posso avere maggiori dettagli. Ma in effetti ci sono processi che sono in corso e vedremo nei prossimi giorni e settimane come procederemo da qui in avanti”.

Un’altra domanda dei giornalisti ha poi riguardato il fatto che non ci sia stato ancora un primo contatto tra von der Leyen e Trump, da quando è entrata in funzione la nuova Amministrazione Usa, neanche in occasione del colloquio con Putin. “No, l’Ue non è stata in contatto con il presidente Trump per quanto riguarda questa particolare chiamata telefonica”, ha ammesso Pinho. Ma, ha ricordato, “c’è stato un incontro molto recente tra la presidente von der Leyen e il vicepresidente Usa Vance” a Parigi, “e confidiamo che continueranno ad esserci tali discussioni su una serie di argomenti. Ma – ha ribadito – non c’è stato alcun coordinamento per quanto riguarda questa chiamata in particolare” di Trump con Putin.

Replicando poi a una domanda su quale sia l’interlocutore della presidente von der Leyen nell’Amministrazione Usa, la portavoce ha affermato: “E’ ovviamente il presidente Trump. Ma non sappiamo ancora quando avranno l’opportunità di incontrarsi. Ovviamente stavamo lavorando in quel senso. Ora c’è è successo che il vicepresidente degli Stati Uniti fosse in Europa, e quindi c’era un’opportunità per la presidente von der Leyen di incontrarlo. Ma comunque è il presidente Trump l’interlocutore diretto”.

Un giornalista ha chiesto se von der Leyen, che non si è ancora pronunciata direttamente sul colloquio Trump-Putin, stia aspettando di ricevere indicazioni da parte di qualche leader dei paesi Ue. “No – ha risposto Pinho -, la presidente non sta aspettando indicazioni. La presidente è in contatto regolare, ovviamente, anche con i leader dell’Ue, con i quali ha l’opportunità di discutere, coordinare e anche di convergere davvero, nella misura del possibile, su queste questioni cruciali”. La portavoce ha anche sottolineato che il suo ruolo è proprio quello di rappresentare le posizioni di von der Leyen.

Inoltre, alcuni paesi dell’Unione (Francia, Germania, Polonia, e Spagna), insieme al Regno Unito hanno firmato ieri sera una dichiarazione sull’Ucraina che è stata firmata anche dal Servizio di azione esterna dell’Ue, e che dunque esprime le posizioni europee. “Accogliamo con favore la ‘dichiarazione di Weimar’ presentata ieri da alcuni Stati membri dell’Ue e anche dal Regno Unito, dove eravamo anche rappresentati come Commissione europea e Servizio europeo per l’azione esterna dall’Alta Rappresentante Kaja Kallas”, ha detto la portavoce.

Infine, Paula Pinho ha risposto a una domanda sull’adesione dell’Ucraina alla Nato, che ora Trump sembra disposto a escludere, come condizione per la pace, cedendo alle richieste di Putin. “L’adesione dei paesi alla Nato è una discussione per i membri della Nato. Questa è la nostra reazione a questa affermazione”, ha concluso la portavoce. ‘

Zelensky: non accetteremo un accordo negoziato senza di noi

Roma, 13 feb. (askanews) – L’Ucraina non accetterà alcun accordo raggiunto tra Mosca e Washington senza essere direttamente coinvolta nel negoziato, ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, rispondendo a una richiesta di commento del contatto diretto tra i presidenti russo e americano Vladimir Putin e Donald Trump. Il leader ucraino, riportano i media nazionali, ha anche sottolineato che l’Europa deve essere al tavolo dei negoziati quando la guerra finirà.

Zelensky ha poi confermato che con Trump non hanno discusso dell’adesione alla NATO o delle elezioni ucraine, ma ha riconosciuto che gli Stati Uniti non sono favorevoli all’adesione dell’Ucraina all’Alleanza. Il fatto che il presidente americano abbia chiamato prima PUtin non significa che cambino le priorità degli Stati Uniti, ha sostenuto, pur ammettendo che è stato “spiacevole”.

Sci, Brignone: "Sognavo l’oro in gigante"

Roma, 13 feb. (askanews) – “L’oro in gigante è qualcosa che sognavo da tutta la carriera. Oggi sono soddisfatta, sono rimasta calma e tranquilla”. Così Federica Brignone ai microfoni di Raisport dopo l’oro in gigante vinto ai mondialidi Saalbach, in Austria. “Avevo un bel vantaggio e mi ha tranquillizzato molto, poi ho trovato un buon feeling con la pista – continua – Faccio ancora fatica a realizzare. Sapevo che ai Mondiali era tutto o niente. Non mi giocavo la Coppa del Mondo, avevo l’occasione di andare full gas. Già stamattina stavo bene, ero focalizzata su ciò che dovevo fare in pista. Fisicamente e mentalmente sto molto bene, è bello arrivare così a un grande evento. Sono tanto felice”

Sanremo, gli incontri di Radio Italia con gli artisti del Festival

Sanremo, 13 feb. (askanews) – Radio Italia a Sanremo in occasione della 75 edizione del Festival, in diretta contemporanea radio e video dagli studi Fuori Sanremo allestiti presso il Grand Hotel Londra di Sanremo.

In esclusiva per askanews, alcuni cantanti in gara -Brunori Sas, Coma_Cose, Gaia, Massimo Ranieri, Olly, Rkomi, Shablo, Gu, Josha e Tormento, Tony Effe e Willie Peyote- svelano il dietro le quinte della loro partecipazione sanremese, raccontando cosa hanno fatto subito dopo la loro prima esibizione sul palco dell’Ariston, tra chiamate emozionanti e ricche cene in compagnia.

Le interviste continuano fino al 15 febbraio: dalle 14:00 alle 19:00, Radio Italia trasmetter in diretta radio e video dagli studi “Fuori Sanremo”, allestiti presso il Grand Hotel Londra di Sanremo, con gli interventi di tutti i partecipanti del Festival, ospiti e super ospiti. A condurre gli incontri saranno Francesca Leto e Mauro Marino, Giuditta Arecco e Marco Falivelli, Daniela Cappelletti ed Emiliano Picardi. On air anche Mario Volanti con interviste, notizie e curiosit.

Dalle 14.00 alle 14.20 su Real Time e in diretta contemporanea su Radio Italia, Radio Italia Tv e radioitalia.it, la striscia quotidiana live “Real Time a Sanremo con Radio Italia”, condotta da Francesca Leto e Mauro Marino.

Dopo il successo della prima edizione, torna il format social di Radio Italia “D’accordo o in disaccordo” condotto dall’irriverente content creator Cecilia Cantarano, della scuderia One Shot Agency, che interagir con i protagonisti della kermesse. Quest’anno il format sar supportato da L’Oral Paris.

Tutte le attivit dal “Fuori Sanremo” vivranno anche sul sito radioitalia.it e sui profili Instagram, TikTok, Facebook e X dell’emittente.

Radio Italia la radio ufficiale della compilation di Sanremo 2025, prodotta da Warner Music.

Sci, Mondiali, Federica Brignone oro in gigante

Roma, 13 feb. (askanews) – Ventotto anni dopo Deborah Compagnoni l’Italia torna a vincere la medaglia d’oro iridata nel gigante femminile. Merito di una leggendaria Federica Brignone che sulla Schneekristall ha fatto un capolavoro, soprattutto nella seconda manche. Prima a metà gara, l’azzurra è scesa dopo una prova fenomenale di Alice Robinson. Brignone, però, è riuscita a fare meglio, conquistando così la seconda medaglia d’oro mondiale in carriera, la quinta complessiva. Completano il podio la neozelandese Robinson, argento, e l’americana Moltzan, bronzo

Chi sono i giudici eletti alla Corte costituzionale

Roma, 13 feb. (askanews) – Il Parlamento in seduta comune ha eletto quattro giudici della Corte costituzionale: Francesco Saverio Marini (500 voti), Massimo Luciani (505), Maria Alessandra Sandulli (502), Roberto Cassinelli (503).

Chi sono: Francesco Saverio Marini, 55 anni, di Roma (indicato da FdI). Dal gennaio 2024 a oggi è stato consigliere giuridico di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi. Professore ordinario di Istituzioni di Diritto pubblico del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, della quale è “Prorettore per gli affari giuridici”. E’ componente e vicepresidente del Consiglio di Presidenza della Corte dei conti. Il padre, Annibale, è stato presidente della Consulta per nove mesi, tra il 2005 e il 2006.

Roberto Nicola Cassinelli, 69 anni di Genova (indicato da FI). E’ avvocato civilista e amministrativista, è stato deputato e senatore in diverse legislatura eletto con Forza Italia.

Massimo Luciani, 72 anni, di Roma (indicato dal Pd). E’ professore ordinario di Istituzioni di diritto pubblico nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Roma, “La Sapienza”. È stato presidente dell’Associazione italiana dei costituzionalisti per il triennio 2015-2018. È stato insignito del “Premio Sandulli” 2017.

Maria Alessandra Sandulli, 68 anni, di Napoli (tecnico). Professore ordinario di diritto amministrativo e di giustizia amministrativa presso l’Università degli Studi Roma Tre. E’ membro effettivo del Collegio Garante della Costituzionalità delle Norme della Repubblica di San Marino. Figlia e allieva del Prof. Aldo Maria Sandulli, ne ha continuato la tradizione nell’insegnamento universitario e nell’attività scientifica e professionale.

Consulta, tra i nomi votati anche i forzisti Zanettin e Sisto

Roma, 13 feb. (askanews) – Anche il senatore di Fi Pierantonio Zanettin e il viceministro forzista alla Giustizia Francesco Paolo Sisto hanno ottenuto voti nella seduta comune del Parlamento che ha portato, dopo mesi di stallo, all’elezione dei 4 giudici costituzionali mancanti. I due sono stati per settimane tra i papabili per riempire una casella destinata a un nome di Fi. Ma “c’era un accordo di tutti i partiti di non eleggere parlamentari in carica”, ha spiegato questa mattina il segretario azzurro Antonio Tajani, pur ammettendo che “ci fossero legittime aspirazioni” nel partito.

Zanettin ha ottenuto 6 voti, Sisto 4. Tra i giudici eletti il più votato è stato Massimo Luciani, indicato dal Pd, 505 voti, a seguire la candidata indipendente Maria Alessandra Sandulli (502), quindi il candidato di Fi Roberto Cassinelli (503) e infine Francesco Saverio Marini (500 voti).

I voti dispersi sono stati 6, le schede bianche 10, 4 le nulle. Hanno votato 539 su 605 parlamentari.

Sci, Goggia: "Butto via troppe gare, caduta inspiegabile"

Roma, 13 feb. (askanews) – C’è tanta delusione sul volto di Sofia Goggia dopo il gigante dei Mondiali di Saalbach. Una gara conclusa dopo appena 30 secondi: l’azzurra si intraversa, poi un bastoncino le si gira e la ostacola. “Finisco in alcune situazioni tragicomiche che sono inspiegabili – ha ammesso Goggia a Rai Sport – Oggi ero serena: ero partita bene e mi sentivo bene nel ritmo. Butto via troppe gare dove invece posso fare benissimo”. Per la bergamasca è stato un Mondiale in ombra: prima il quinto posto in superG (a sei centesimi dalla medaglia di bronzo), poi il sedicesimo in discesa libera e adesso la caduta in gigante. “In questa disciplina, nei giorni scorsi in allenamento, andavo forte – ha aggiunto Goggia – Probabilmente c’è qualche aspetto che non riesco a vedere e mi fa buttare via tutte le gare. La situazione in cui sono finita oggi è inspiegabile, vorrei capire cosa succede perché è allucinante. Adesso guardo avanti, sempre e comunque”.

Tennis, Sinner, Wada: "Chiediamo 1-2 anni di sospensione"

Roma, 13 feb. (askanews) – “Come abbiamo dichiarato a settembre, la Wada ritiene che la conclusione di ‘nessuna colpa o negligenza’ non fosse corretta secondo le norme correnti, e chiede un periodo di sospensione compreso tra uno e due anni”. Così, in un’intervista pubblicata dal quotidiano La Stampa, il portavoce della Wada, James Fitzgerald, parla della situazione di Jannik Sinner, in attesa dell’appello fatto sul caso Clostebol dall’agenzia mondiale antidoping dopo l’assoluzione del tribunale nominato dall’Itia. “La Wada non chiede la cancellazione di alcun risultato – prosegue Fitzgerald – salvo quelli già imposti in primo grado. Poiché la questione è ora pendente dinanzi al TAS, la Wada non commenterà ulteriormente”.

“Senza commentare alcun caso particolare – sostiene il portavoce Wada parlando della responsabilità di un atleta su ciò che accade nella sua squadra – direi che il principio della responsabilità oggettiva è di fondamentale importanza per sostenere la correttezza nello sport. Senza di esso non ci sarebbe alcun antidoping e i drogati vincerebbero. Se un atleta positivo a una sostanza proibita non dovesse spiegare da dove proviene, o come è entrata nel suo organismo, sarebbe fin troppo facile per chi ha imbrogliato sfuggire a sanzioni significative”.

Sci, Brignone al comando dopo prima manche gigante mondiale

Roma, 13 feb. (askanews) – Federica Brignone è al comando nel gigante femminile dei Mondiali di Saalbach. L’azzurra è stata perfetta nella prima manche sulla Schneekristall: la valdostana ha fatto la differenza nel terzo settore, poi in fondo ha pennellato tutti i passaggi. Brignone ha chiuso con 67 centesimi di vantaggio su Robinson, l’unica sotto il secondo di ritardo dall’azzurra. Terzo posto per l’americana Moltzan, ma in lotta per le medaglie ci sono anche Gut-Behrami, Hector e Stjernesund. Per l’Italia è stata una prima manche in chiaroscuro: da una parte la gioia per Brignone, dall’altra la delusione per Sofia Goggia e Marta Bassino, cadute entrambe a metà gara, per fortuna senza conseguenze. Fuori dalle trenta per soli 4 centesimi, invece, Lara Della Mea. Alle 13.15 la seconda manche

Sanremo seconda serata, i migliori per i social secondo Izi

Roma, 13 feb. (askanews) – La seconda serata del Festival di Sanremo continua a generare un intenso dibattito sui social media, con il pubblico che commenta attivamente le performance e i momenti salienti dello show. Grazie al monitoraggio e all’analisi delle piattaforme X (Ex Twitter), Facebook e Instagram, IZI S.p.A. ha stilato una classifica del gradimento degli artisti che si sono esibiti nella seconda serata. I risultati: I risultati: Gabbani ha conquistato il primo posto tra i performer più apprezzati dal pubblico, con quasi il 60% di commenti positivi e solo il 3.3% di feedback negativi. Clara si è confermata tra i meno graditi, con la più alta percentuale di commenti negativi della serata (37.5%). Shablo è risultato tra gli artisti meno commentati della serata. Elodie si è distinta come la più chiacchierata, generando il maggior volume di discussioni online.

Inoltre, i dati IZI S.p.A. hanno evidenziato interessanti differenze nelle preferenze tra uomini e donne: tra il pubblico di Bresh, il 68.2% dei commenti proviene da utenti di genere femminile, mentre per Clara la distribuzione si attesta sul 64.5% di pubblico maschile.

L’analisi si è focalizzata anche sull’andamento delle discussioni nel tempo, evidenziando un significativo aumento dell’engagement social rispetto alla serata precedente, con particolare attenzione ai momenti più commentati della diretta.

A Fondazione ICA Milano l’ibridazione Grex di Sacha Kanah

Milano, 13 feb. (askanews) – Da mercoledi 13 febbraio a sabato 15 marzo 2025 Fondazione ICA Milano presenta Grex, la mostra di Sacha Kanah a cura di PROGETTO LUDOVICO allestita nella project room della Fondazione.

Il titolo della mostra, Grex, trae ispirazione dalla botanica e si riferisce alle piante ibride. L’artista adotta questo concetto per esplorare il rapporto tra uomo e natura e per raccontare la propria ricerca sui materiali plastici, da lui trattati come forme miste, a met tra il vivente e l’inanimato.

Sacha Kanah ha descritto il progetto ad Askanews: “Queste sculture Doodles nascono come oggetti industriali standardizzati, oggetti molto simmetrici: erano delle cisterne da mille litri usate. Non mi interessa molto la simbologia di questi elementi quanto quello che poteva essere il loro potenziale a livello chimico, perch questi lavori vengono fondamentalmente sgonfiati. Sono dei contenitori cavi nei quali io creo il vuoto con vari sistemi, dai motori alle reazioni chimiche, e si deformano grazie a degli elementi all’interno che vanno a interrompere la simmetria, come dei germi, come degli organi su cui queste sculture si schiacciano: diventano parte di qualcosa che permette a queste sculture di animarsi. C’ proprio l’idea di ibridazione vera. Mi piaceva l’idea che delle forme cos sterili potessero prendere vita, potessero diventare qualcosa che fosse pi simile a un organismo.

I Grex sono degli organismi unicellulari che quando hanno fame, quando finisce il cibo, si uniscono, diventano un organismo unico e si muovono come uno stormo di uccelli all’unisono: un esempio di situazione in cui l’evoluzione necessaria alla sopravvivenza, ma poi questa evoluzione non altro che la trasformazione del corpo”.

I Doodles sono tenuti in tensione da valvole socchiuse, dove un micro-spiraglio permette alla forma di rilassarsi nel tempo, compiendo una lenta e continua inspirazione.

La mostra Grex curata da PROGETTO LUDOVICO, piattaforma di ricerca, produzione ed esposizione d’arte legata all’industria. Fondata a Milano nel 2021 da Lorenzo Perini Natali, ha come obiettivo l’indagine del rapporto tra arte e industria e delle espressioni creative che nascono da tale sinergia.

Proseguono fino al 15 marzo 2025 negli altri spazi di Fondazione ICA Milano la mostra Wooden Travel dell’artista Augustas Serapinas a cura di Chiara Nuzzi e la bipersonale Lonely Are All Bridges. Birgit Jurgenssen e Cinzia Ruggeri a cura di Maurizio Cattelan e Marta Papini.

Verso vertice Trump-Putin, ma Mosca resta vaga su tregua

Roma, 13 feb. (askanews) – Vladimir Putin e Donald Trump hanno incaricato i loro collaboratori di avviare “immediatamente” i preparativi per un incontro al vertice, ma i dettagli devono essere definiti e il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov non ha smentito né confermato la possibilità che il faccia a faccia tra i presidenti russo e americano avvenga in Arabia Saudita. All’indomani della prima telefonata ufficiale tra il nuovo inquilino della Casa Bianca e il leader russo, Mosca si mostra soddisfatta dell’approccio trumpiano e non si impegna a nessuna data, tantomeno riguardo una possibile tregua che Trump vorrebbe per Pasqua, il 20 aprile.

“No, non è stata ancora stabilita alcuna sequenza” cronologica, ha detto Peskov ai giornalisti quando gli è stato chiesto se durante la conversazione fossero stati discussi accordi preliminari per un cessate il fuoco.

Dell’ora e mezzo di conversazione tra i due presidenti il Cremlino sottolinea il cambio di passo rispetto all’amministrazione Biden. “La precedente amministrazione statunitense riteneva che si dovesse fare tutto il possibile per far continuare la guerra. L’attuale amministrazione, a quanto ci risulta, è dell’idea che si debba fare tutto il possibile per fermare la guerra e far prevalere la pace. Siamo molto più vicini alla posizione dell’attuale amministrazione. Siamo aperti al dialogo”, ha dichiarato Peskov ai giornalisti.

Trump da parte sua ha fatto sapere con un post su Truth di aver chiesto al segretario di Stato Marco Rubio, al direttore della Cia John Ratcliffe, al consigliere per la Sicurezza nazionale Michael Waltz e all’ambasciatore e inviato speciale Steve Witkoff di guidare la squadra incaricata di trovare una soluzione al conflitto in Ucraina. Nell’elenco spicca l’assenza dell’inviato per Russia e Ucraina Keith Kellogg, cosa che ha fatto ipotizzare problemi tra il presidente e il generale in pensione, fautore della cornice di un piano di pace che dovrebbe essere illustrato nelle linee principali alla conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera, al via domani.

In ogni caso, sempre tramite il portavoce Peskov, Mosca evidenzia che è presto per parlare di concrete trattative: “Per ora, è anche impossibile dire qualcosa sulla configurazione delle parti [per ora negoziati sull’Ucraina], perché, ripeto, non ci sono ancora stati contatti sostanziali a livello di lavoro”, ha detto Peskov.

Le prove accelerate di disgelo tra America e Russia spingono Mosca a ribadire che il rinnovato dialogo non sarà a scapito di Pechino. “La Cina è il nostro partner, è un Paese con cui abbiamo relazioni molto strette e multiformi. E noi, ovviamente, intendiamo svilupparle ulteriormente in ogni modo possibile, e valorizziamo molto le relazioni del nostro partenariato strategico privilegiato avanzato con la Repubblica Popolare Cinese”, ha detto sempre Peskov ai giornalisti.

La Cina si starebbe muovendo per prendere parte alla conferenza di pace che Trump immagina al via già in primavera. Intanto oggi ha espresso formale soddisfazione per il canale di dialogo aperto tra Usa e Russia al vertice.

“La Russia e gli Stati uniti sono potenze influenti, la Cina è lieta di vedere che Russia e Stati Uniti hanno rafforzato i contatti e il dialogo su numerosi problemi internazionali” ha detto il portavoce del ministero degli Esteri cinese Guo Jiakun nella quotidiana conferenza stampa a Pechino.

Rai, ipotesi dimissioni di massa per azzerare Vigilanza bloccata

Roma, 13 feb. (askanews) – La tentazione, per ragioni magari opposte, serpeggia sia nel centrodestra che nel centrosinistra. Dimissioni di massa dalla Vigilanza, ormai bloccata da mesi, per azzerarla.

Mentre alla Camera si vota per l’elezione dei quattro giudici costituzionali, impasse superata dopo mesi di stallo, tra i parlamentari ci sono fitti conciliaboli sull’ipotesi di tentare una mossa che possa consentire anche di smuovere la partita della Vigilanza Rai, rimasta di fatto paralizzata dopo il no delle opposizioni al via libera di Simona Agnes come presidente del cda di viale Mazzini e la conseguente decisione del centrodestra di disertare tutte le riunioni convocate dalla presidente, Barbara Floridia. Molto dipenderà dal clima tra i partiti, se si riuscirà o meno a proseguire con lo spirito che ha portato a sbloccare l’impasse sulla Consulta, grazie a contatti diretti tra i leader.

Il casus belli, comunque, è già pronto e potrebbe essere proprio l’intenzione di Floridia di chiamare in audizione l’amministratore delegato Giampaolo Rossi appellandosi all’articolo 112 comma 4 del regolamento che prevede i casi di convocazione straordinaria della commissione stessa.

Chi sta studiando il dossier da giorni ricorda anche che c’è un precedente, quello della presidenza della Vigilanza di Riccardo Villari. Era il novembre del 2008, la sua elezione – pur essendo lui un esponente del Partito democratico – avvenne grazie ai voti della allora maggioranza mentre da prassi questo è un ruolo la cui scelta è nelle mani dell’opposizione. Nonostante le richieste del suo stesso partito Villari, che proprio per questo venne giornalisticamente ribattezzato ‘Vinavillari’ – rifiutò di dimettersi fino a quando non fu costretto, appunto, a causa dell’addio in blocco dei componenti e al conseguente scioglimento della commissione di Vigilanza stessa.

Al via ‘Capodimonte grandi restauri per la Collezione Borbonica’

Milano, 13 feb. (askanews) – Al via il cantiere ‘trasparente’ per i grandi restauri: da venerdì 14 febbraio, i visitatori del Museo e Real Bosco di Capodimonte potranno osservare gli esperti al lavoro nelle sale 102 e 104 del secondo piano dove saranno accolte venti tavole dell’antica Collezione Borbonica e una della Collezione Farnese che necessitano di significativi interventi.

Un insieme di dipinti che attraversano due secoli della storia di Napoli, dal 1300 al 1500, delle sue dinastie e le sue chiese, raccontati attraverso i maestri del tempo. “Per due anni i nostri visitatori incontreranno, nel percorso di visita, un cantiere di restauro ‘a vista’ dove gli esperti stanno ‘curando’ importanti tavole appartenenti alla Collezione Borbonica e alla memoria della città e del suo Regno – spiega il direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte Eike Schmidt – Una soluzione che abbiamo scelto per coinvolgere il pubblico nel grande lavoro di tutela intrapreso e, più in generale nella vita di Capodimonte, trasmettendo la quotidianità di un Museo in trasformazione, sempre più organismo vivo e dinamico”.

Partite dallo scorso dicembre le operazioni preliminari, con la supervisione dell’Ufficio del restauro e manutenzione del patrimonio storico artistico del Museo e Real Bosco, le prime cinque tavole da restaurare sono state spostate nelle sale 102 e 104 del secondo piano.

Prima ad arrivare La Strage degli Innocenti di Matteo di Giovanni (Borgo San Sepolcro 1430 ca. – Siena 1495 ca.). Si tratta di una tempera emulsionata su tavola del 1488 ca., realizzata forse a Siena su committenza di Alfonso d’Aragona duca di Calabria durante la campagna antimedicea. Probabilmente commemora la strage dei turchi ai danni degli abitanti di Otranto nel luglio 1480. Le loro reliquie per volontà di Alfonso furono traslate a Napoli, insieme al dipinto, nella chiesa di Santa Caterina a Formiello, a Napoli.

In questo primo lotto di lavorazione, tre sono le opere di Cristoforo Scacco, (Verona, attivo tra Basso Lazio e Campania, 1480 ca. -1510 ca). A cominciare dall’ importante Polittico di Penta del 1493. Proviene dalla chiesa di San Bartolomeo a Penta (odierna frazione di Fisciano, in provincia di Salerno). Eseguito a tempera e oro su tavola, è composto da una parte centrale raffigurante la Madonna delle Grazie con le anime purganti (dai depositi), dai pannelli laterali, abitualmente esposti al secondo piano del Museo, con, a sinistra, i Santi Giovanni Battista e Benedetto, e, a destra, San Giovanni Evangelista e un monaco in bianca veste , identificato prevalentemente con San Bernardo, ma che più verosimilmente rappresenta San Guglielmo da Vercelli, e dalla predella con Cristo e gli Apostoli, (dai depositi) in origine su tavola e poi, poco prima del 1930, trasportata su tela.

Le altre due opere di Scacco in restauro sono il Polittico con la Madonna col Bambino in trono (pannello centrale); San Francesco (pannello sinistro); San Giovanni Battista (pannello destro); Eterno Padre (cimasa) tempera e oro su tavola del 1495 ca., proveniente da una chiesa non identificata di Itri e il Trittico con Incoronazione della Vergine (pannello centrale); San Marco (pannello sinistro); San Giuliano (pannello destro), tempera e oro su tavola 1495-1500 ca. acquisito per soppressione del Monastero della Maddalena di Salerno nel 1814. Della Collezione Farnese è invece la Disputa sull’Immacolata Concezione, uno dei capolavori di Giovan Antonio de Sacchis detto il Pordenone (Pordenone, 1483 ca. – Ferrara, 1539). Si tratta di un olio su tavola datato 1529-1530, decorazione della Cappella Pallavicini a Cortemaggiore in Emilia, nella chiesa di Santa Maria Annunciata.

Nei mesi scorsi nelle sale di Capodimonte, i visitatori potevano già riconoscere i dipinti in attesa di essere “curati” dalla presenza di veline apposte dai restauratori. Le velinature si presentano con l’aspetto caratteristico di ‘cerottini’, utili a bloccare il sollevamento degli strati pittorici.

Un dipinto su tavola è costituito infatti dalla stratificazione di materiali eterogenei, legno, preparazione, legante pigmento che, a causa della minima variazione di temperatura e umidità, subiscono delle modifiche dimensionali che vanno a incidere sulla parte più delicata, la pellicola pittorica, sotto forma di sollevamenti e lesioni. Scopo degli interventi è il controllo di questi fenomeni, con l’installazione o adeguamento della cosiddetta parchettatura ovvero una intelaiatura elastica capace sia di sostenere che di assecondare i suddetti movimenti naturali della materia.

I lavori interessano poi la superficie dipinta, con la pulitura e l’integrazione pittorica che consentiranno di recuperare la brillantezza delle cromie originali. L’utilizzo delle sale come laboratori e l’adozione di una schermatura trasparente offre il vantaggio di rendere visibili le operazioni di restauro, condividendo l’esperienza con i visitatori che potranno osservare l’avanzamento del processo, condividerne il necessario approccio scientifico, apprendere le tecniche costruttive originarie e i progressi della moderna scienza della conservazione.

Inquadrando un QRCode sarà possibile avere informazioni su tutte le opere interessate dai restauri. Infine, l’hashtag #RestauroConVista sui canali ufficiali del Museo racconterà la vita del cantiere

In Germania auto contro la folla a Monaco di Baviera: morta una donna

Roma, 13 feb. (askanews) – Era alla guida di una Mini Cooper l’uomo che è piombato sulla folla a Monaco di Baviera, in Germania, provocando la morte di una donna e il ferimento di un’altra quindicina di persone a margine di una manifestazione organizzata dal sindacato ‘Verdi’. Lo ha indicato il quotidiano Suddeutsche Zeitung, che ha aggiunto che l’incidente – su cui molti dettagli restano ancora da chiarire – è avvenuto alle 10.30 locali.

La polizia tedesca sta indagando per appurare se il conducente del mezzo – che è stato “messo in sicurezza” e “non rappresenta più un ulteriore pericolo” – sia finito contro la folla intenzionalmente o per un’avaria del veicolo, o addirittura, riportano i media tedeschi, per aver confuso il freno con l’acceleratore.

Domani è in programma proprio nella città tedesca la Conferenza sulla Sicurezza, con il vice presidente degli Stati Uniti JD Vance e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky attesi oggi a Monaco di Baviera.

Cormmerzbank, Orlopp: UniCredit? "Puntiamo su strategia indipendente"

Roma, 13 feb. (askanews) – A Commerzbank “insistiamo sulla nostra strategia per restare indipendenti” e “penso che abbiamo appena dimostrato nei dettagli che abbiamo ottimi piani per assicurare che fino al 2028 possiamo creare valore attrattivo per tutti gli stakeholder, che innanzitutto sono i nostri azionisti”. Lo ha affermato l’amministratrice delegata di Commerzbank, Bettina Orlopp, rispondendo ad una domanda sulle mosse di UniCredit durante una conferenza stampa.

Dopodiché “ci sta un investitore (UniCredit-ndr) che ha accumulato una quota di quasi il 30%” sul capitale Commerzbank e “saremmo pronti a sederci e a guardare qualcosa di più concreto e specifico, se ci fosse una proposta. Questo sarebbe il prerequisito”, ha proseguito.

Serve “una proposta specifica che puoi analizzare. Se ci sta qualche tipo di combinazione, saranno analizzate le sinergie, i costi sulle sinergie, ma anche le potenziali perdite di clienti – ha detto – perché i nostri clienti di taglia media preferiscono e molto che Commerzbank resti indipendente. Poi ci sono costi di ristrutturazione e certamente, sempre, rischi di esecuzione. Con qualunque strategia bisogna valutare i pro e i contro, ma lo puoi fare solo quando ci sono” proposte concrete.

A Commerzbank “siamo semplicemente convinti che abbiamo un ruolo importante da giocare, in particolare sulle Pmi in Germania”, ha detto.

Auto contro folla a Monaco di Baviera: diversi feriti

Roma, 13 feb. (askanews) – Un’auto è piombata contro un gruppo di persone nella città di Monaco di Baviera, in Germania, provocando diversi feriti. Lo ha riportato il quotidiano tedesco Bild. Il mezzo ha travolto alcune persone che partecipavano a una manifestazione organizzata dal sindacato “Verdi”.

La Conferenza di Sicurezza di Monaco inizierà domani e il vice presidente degli Stati Uniti JD Vance e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sono oggi attesi in città. È in corso una vasta operazione di polizia vicino alla stazione centrale di Monaco di Baviera e gli agenti stanno cercando di verificare quanto accaduto, ha detto un portavoce senza fornire ulteriori dettagli.