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Il Papa: il mondo è lacerato, serve unità e la comunione di tutte le Chiese

Milano, 29 giu. (askanews) – “Oggi è la grande festa della Chiesa di Roma, generata dalla testimonianza degli Apostoli Pietro e Paolo e fecondata dal loro sangue e da quello di molti altri martiri. Anche ai nostri giorni, in tutto il mondo, vi sono cristiani che il Vangelo rende generosi e audaci persino a prezzo della vita. Esiste così un ecumenismo del sangue, una invisibile e profonda unità fra le Chiese cristiane, che pure non vivono ancora tra loro la comunione piena e visibile. Voglio pertanto confermare in questa festa solenne che il mio servizio episcopale è servizio all’unità e che la Chiesa di Roma è impegnata dal sangue dei Santi Pietro e Paolo a promuovere la comunione tra tutte le Chiese”. Lo ha detto Papa Leone XIV affacciato alla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico Vaticano prima della recita del l’Angelus davanti a fedeli e pellegrini riuniti in Piazza San Pietro per la Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo.

“L’unità nella Chiesa e fra le Chiese, sorelle e fratelli, si nutre di perdono e di reciproca fiducia. A cominciare dalle nostre famiglie e dalle nostre comunità”, ha sottolineato ancora il Pontefice che poi ha aggiunto: “Gli Apostoli Pietro e Paolo, insieme con la Vergine Maria, intercedano per noi, affinché in questo mondo lacerato la Chiesa sia casa e scuola di comunione”.

Massiccio attacco russo: droni e missili sull’Ucraina. Mosca: le sanzioni non ci costringeranno a trattare

Roma, 29 giu. (askanews) – Massiccio attacco russo sull’Ucraina, colpito tutto il territorio con 477 droni, la maggior parte Shahed russo-iraniani, 60 missili, colpiti anche edifici residenziali. E’ il bilancio di un’altra notte di guerra che fa il presidente ucraino su X, sottolineando che “i servizi di emergenza stanno intervenendo ovunque sia necessario”. Zelensky informa anche della morte di un pilota ucraino: “Tragicamente, mentre respingeva l’attacco, il nostro pilota di F-16, Maksym Ustymenko, è morto. Oggi ha distrutto 7 obiettivi aerei. Le mie condoglianze alla sua famiglia e ai suoi commilitoni. L’aviazione ucraina sta eroicamente proteggendo i nostri cieli. Sono grato a tutti coloro che stanno difendendo l’Ucraina”. “Mosca – ricorda il presidente ucraino – non si fermerà finché avrà la capacità di lanciare attacchi massicci. Solo questa settimana, sono stati lanciati più di 114 missili, oltre 1.270 droni e quasi 1.100 bombe plananti. Putin ha deciso molto tempo fa che avrebbe continuato a fare la guerra, nonostante gli appelli mondiali alla pace. Questa guerra deve finire: è necessaria una pressione sull’aggressore, così come la protezione”. “L’Ucraina – ribadisce Zelensky – deve rafforzare la sua difesa aerea, lo strumento che meglio protegge le vite umane”, ovvero i sistemi antimissile americani, “che siamo pronti ad acquistare”. “Contiamo sulla leadership, sulla volontà politica e sul sostegno degli Stati Uniti, dell’Europa e di tutti i nostri partner. Ringrazio tutti coloro che ci stanno aiutando”. Dal canto suo Mosca avverte che la Russia non può essere costretta al tavolo delle trattative con la forza o altre pressioni ma “solo con la logica e l’argomentazione”: lo ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. Commentando il 18esimo pacchetto di sanzioni approvato dall’Unione Europea, Peskov ha inoltre criticato l’arma delle sanzioni, che a suo dire arrecano maggiori danni a chi le adotta che non al loro obbiettivo.

“Quanto più grave è un pacchetto di sanzioni, cosa che consideriamo illegale, tanto più gravi sono le conseguenze per loro… Dopotutto, si tratta di un’arma a doppio taglio”, ha concluso. “Occidente non può sconfiggere strategicamente la Russia “Scontro senza precedenti” Stessa linea il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, secondo il quale l’Occidente sta iniziando a capire di non essere in grado di infliggere una sconfitta strategica alla Russia: “Abbiamo legami molto stretti in tutti i settori, e sono di particolare importanza, soprattutto nell’attuale situazione internazionale molto difficile e radicalmente mutata, in cui assistiamo a uno scontro senza precedenti tra il nostro Paese e l’Occidente collettivo, che ha deciso ancora una volta di muoverci guerra e infliggere una sconfitta strategica alla Russia, usando il regime nazista di Kiev come ariete. L’Occidente non è mai stato in grado di farlo, e neanche questa volta non funzionerà. Probabilmente stanno iniziando a capirlo”, ha concluso.

"Felini" è il nuovo brano di Venerus con Marco Castello

Milano, 29 giu. (askanews) – “Felini” è il nuovo brano di Venerus con Marco Castello, disponibile da venerdì 4 luglio su tutte le piattaforme digitali per Asian Fake / Emi Records.

A distanza di quasi due anni dalla pubblicazione del suo ultimo album “Il Segreto” e dopo l’uscita del singolo “Ti Penso”, Venerus, tra le voci più visionarie della scena italiana, torna con un brano che profuma d’estate e salsedine, accompagnato dal cantautore e polistrumentista Marco Castello.

In “Felini” lo sciabordio delle onde del mare entra nella traccia insieme alle voci degli artisti e agli accordi della chitarra, registrati in presa diretta su una spiaggia di Ortigia. “Felini” è un piccolo incantesimo: la fotografia sonora di un’estate mediterranea, intima e vibrante, che celebra la semplicità e l’autenticità del gesto musicale condiviso, un brano che racconta la poesia di un momento.

“Felini è una canzone che è nata a un passo dal mare, e lì ha voluto restarci. Conosco Marco da qualche anno, attraverso la sua musica, e poi siamo diventati molto amici. Tutto è nato dal riconoscersi, e dal volersi bene. Siamo tornati in Sicilia e Sili ha registrato me e Marco che suonavamo la canzone in riva al mare, in una spiaggia vicino Ortigia. Pietro, seduto dietro di noi, sussurrava col flauto sulle nostre note. Niente di più, niente di meno. La magia di una storia, e dei pochi suoni che le rendevano giustizia.”

Venerus è atteso in diversi appuntamenti live questa estate, a seguire il calendario in aggiornamento: 17 luglio – longlake festival – Lugano 24 luglio – riverock festival – Assisi (pg) 25 luglio – polifonic festival – Fasano (br) 03 agosto – sottosopra festival – Castelfranco veneto 21 agosto – factory area festival – Catanzaro 22 agosto – transumare festival – Pineto (te)

Il linguaggio come opera totale, Barbara Kruger al Guggenheim Bilbao

Bilbao, 29 giu. (askanews) – Una possibile risposta alla domanda su che cos’è e cosa rappresenta l’arte contemporanea: la mostra “Another day. Another night” che il Museo Guggenheim di Bilbao dedica a Barbara Kruger è anche questo, un’immersione, letterale, in uno spazio di senso che restituisce la dimensione fisica, intellettuale e politica di una pratica artistica cruciale che si sgancia dall’idea tradizionale di “opera”, per farsi, nei fatti, mondo. Per “essere” come strumento che scava nel senso profondo dell’inafferrabile presente.

“Ritengo che questa mostra – ha detto ad askanews la curatrice dell’esposizione, Lekha Hileman Waitoller – sia un intervento artistico totale, perché l’arte è ovunque, ma non necessariamente appesa alle pareti. Ci sono opere alle pareti, chi sono lavori enormi a pavimento, ci sono schermi giganti e schermi liberi. Ci sono opere sonore in tutto lo spazio espositivo. La cacofonia che si genera tra le cose da guardare, da attraversare, da ascoltare o che ci circondano è parte della sua strategia per portarci a pensare a questi messaggi che ci provengono da tutte le parti, e al modo in cui hanno effetti su di noi e danno forma a come comprendiamo il mondo”.

Nata nel 1945, Barbara Kruger da decenni utilizza lo stile della comunicazione di massa per creare lavori che lanciano messaggi – visivi, sonori o su scala monumentale – che indagano le strutture di potere e di controllo, le dinamiche persuasive e le limitazioni continue di libertà e diritti che caratterizzano la nostra vita in un’Occidente travolto dal consumismo e dal conformismo. L’arma di Kruger è il linguaggio, il suo strumento è l’appropriazione degli stilemi della pubblicità e il metodo è ribaltarne il senso, strappando il velo dell’ipocrisia, sia commerciale sia politica. I suoi motti, per esempio “I Shop therefore I Am”, o “Your Body Is a Battleground”, fotografano la realtà, e a Bilbao possono anche dialogare a distanza con i truismi di Jenny Holzer, che nel museo è da sempre molto presente.

“Penso che la vera qualità del lavoro di Barbara Kruger – ha aggiunto Lekha Hileman – sia che identifica questi problemi con l’umanità, e che si tratta di problemi ricorrenti nel corso della storia, che non spariranno. Lei riesce a descriverli con frasi molto chiare e concise”.

In un certo senso c’è una chiarezza totale, ma, al contempo, tutto resta ambiguo, inafferrabile, distante come il vero potere e i veri persuasori. E le voci che sussurrano ovunque messaggi rassicuranti generano quasi più ansia delle denunce esplicite.

Tutta la mostra al Guggenheim è una grande unica installazione, che coinvolge gli spazi espositivi del museo, che, se possibile, oggi si svelano ancora di più nella loro potenza, ma anche i pavimenti e utilizza il linguaggio, compresa la lingua basca, così importante per l’identità della regione, come un grimaldello per ogni certezza. Sfruttando anche brillantemente quegli strumenti digitali che sono una delle grandi infrastrutture del pensiero dominante – e spesso unico – del nostro mondo di oggi. Che qui finalmente possiamo guardare con occhi differenti. (Leonardo Merlini)

Da Domani all’ospedale Sant’Andrea di Roma la mosta ‘CURARTE’

Roma, 29 giu. (askanews) – L’arte come strumento di cura, benessere e rinascita personale. Questo il messaggio di ‘CURARTE’, la mostra d’arte che sarà inaugurata domani all’interno del reparto di Medicina Nucleare, realizzata dall’Azienda ospedaliero-universitaria Sant’Andrea, azienda pubblica di alta specializzazione della Regione Lazio e policlinico integrato con Sapienza Università di Roma.

Nove artisti di arte contemporanea (A-Wibaa, Paola Ermini, Isolina Mariotti, Barbara Todini, Paolo Signore, Maria Cristina Menichelli, Paola Contessa, Silvia Valeri, Vittoria Ferrarelli) che con l’esposizione delle loro 14 opereoffrono l’occasione per sottolineare l’importanza di ogni forma di arte (disegno, pittura, musica, danza, scrittura, teatro, ecc.) nel cammino verso il benessere psicofisico,ribadendo che il vero valore non sta nell’esteticità di un’opera ma piuttosto nella forza della forma creativa capace di esplorare l’intimo di chi la realizza.

Un’iniziativa che fa da prologo ad un progetto sul quale la Direzione Aziendale sta lavorando per rendere permanente l’esposizione di opere di Arte Contemporanea anche in altri reparti dell’ospedale Sant’Andrea per rendere gli spazi più accoglienti, in un’atmosfera più confortevole capace di tutelare la dignità della persona anche nei suoi momenti di fragilità. Perché l’arte in corsia non è solo un gesto estetico, ma un vero e proprio atto di cura che rafforza il legame tra ospedale e territorio.

“Prendersi cura della persona non significa solo guarirne il corpo, ma anche accompagnarla nel suo vissuto, offrendo strumenti per affrontare la malattia con maggiore forza e serenità. Vedere oltre la malattia, ascoltare il bisogno silenzioso che accompagna ogni cura: il bisogno di sentirsi accolti, riconosciuti, sostenuti. È in questo spazio intimo, dove scienza e umanità si incontrano, che ha preso forma la mostra che ospitiamo presso il nostro reparto di Medicina Nucleare”, spiega Francesca Milito, direttore generale Azienda ospedaliero-universitaria Sant’Andrea.

“L’arte è uno strumento privilegiato, capace di dare forma a nuove percezioni, stimolando la mente ad ampliare i propri orizzonti, a rielaborare l’esperienza del dolore e a riscoprire la bellezza anche nei momenti di maggiore fragilità. Un incontro con la creatività e la bellezza che arricchisce i pazienti, tanto quanto diviene un’occasione di crescita e di sensibilizzazione per gli operatori della salute. Un’esperienza che apre spazi inediti di comunicazione, alimenta la dimensione empatica e umanizza il contesto clinico” sottolinea il Prof. Erino Angelo Rendina, Preside Facoltà di Medicina e Psicologia Sapienza Università di Roma.

“In Europa e ultimamente anche in Italia diverse sono le iniziative volte ad arricchire l’esperienza ospedaliera attraverso forme artistiche. Un esempio di questa tendenza è il rinnovo del reparto di Medicina Nucleare dove è stato trasformato il corridoio di ingresso in uno spazio espositivo per opere pittoriche di alta qualità artistica. In questo modo, pazienti, familiari e operatori del servizio sanitario possono vivere un’esperienza arricchita da forme, colori ed emozioni. Inoltre, gli artisti hanno l’opportunità di esporre i propri lavori in un contesto originale e significativo”, aggiunge il Prof. Alberto Signore, Direttore UOC Medicina Nucleare Azienda ospedaliero-universitaria Sant’Andrea.

Il catalogo è scaricabile sul sito dell’Ospedale.

Ministero della pace, ovvero Ministero del nulla

Un’etica intermittente: il caso italiano

Gli italiani sono un popolo strano, e lo diceva Ennio Flaiano lodando le capacità di saltare sui carri vincenti. Allo stesso tempo, sono disillusi e disincantati. Da tempo non frequentano le urne e non sembra vogliano cambiare il trend. Disaffezionati alla politica partecipata dal basso – quando in parte è preconfezionata dai partiti – virano decisi verso il disinteresse per quello che succede veramente nel Paese, fino a quando non trovano un argomento etico sul quale riversare il poco entusiasmo rimasto: la pace.

Tra Machiavelli e Moneta: pacifismo d’occasione

Il Paese non è proprio fatto di pacificisti e di pacificatori, a partire da Cesare con il notissimo detto cesariano riproposto dal capo del Governo – si vis pacem, para bellum – al Machiavelli con la sua “ragione di Stato”, ai governi totalitari subiti dai più, fino ai giorni nostri con l’aumento delle spese militari per la difesa interna ed esterna. In effetti, non annoveriamo un premio Nobel per la pace dal 1907, quando fu attribuito al giornalista Ernesto Teodoro Moneta, insieme a Louis Renault.

Moneta ricevette il premio per il suo impegno a favore della pace, della giustizia internazionale e dell’arbitrato; uno sherpa della pace, di destra, liberale e massone, che resta uno sconosciuto nell’opinione pubblica e pure nei consessi storici. Lo dico per carità di patria: nel 1907 c’era il Regno; nell’Italia repubblicana, di Nobel per la pace niente. L’unica candidatura: quella dell’artista Michelangelo Pistoletto (Biella 1933 – vivente).

Ministeri e illusioni istituzionali

Ma tant’è: siamo un popolo anche di sognatori, e così, ritenendoci pacificatori e pure pacifisti, ci facciamo prendere dalla “fola” del Ministero della pace. Il che non depone a nostro favore. Primo, perché questo è il Paese con la più alta burocrazia strutturata di tutta Europa, al pari dell’Unione Europea, e per questa ragione abbiamo da dieci anni programmi di snellimento della burocrazia. Pensare di risolvere le questioni reali – insieme a quelle ideologiche – creando una struttura burocratica interna al Governo dedicata alla pace è un ossimoro politico-istituzionale o, se si vuole, una “cantonata” istituzionale. Di Ministeri per “il nulla” ne abbiamo memoria nel periodo dittatoriale, per esempio.

Secondo aspetto: il Ministero è una struttura organizzativa interna con cui il Governo decide di operare secondo il mandato ricevuto; possono crescere o diminuire in funzione delle esigenze del singolo Governo. Chiederlo adesso significa solo accettare che questo Governo duri per lo meno per il tempo necessario alla sua istituzione (qualche settimana) e alla sua entrata in funzione (qualche mese). Se poi il Governo cade o finisce la sua corsa naturalmente, non comporta necessariamente che il Governo subentrante recepisca la stessa struttura organizzativa. A meno che – a pensare male si fa peccato ma talvolta ci si azzecca – non si voglia condizionare surrettiziamente il Governo futuro, alla faccia della libertà politica e istituzionale.

Tra pia illusione e marketing politico

E quand’anche non si voglia malignamente pensare al perfido gioco politico-istituzionale, c’è il terzo motivo, altrettanto spergiudicato: quello di voler portare il popolo “al Governo”. Lo strumento dell’iniziativa popolare è quello di sollecitare le Istituzioni – quindi anche il Governo – a prendere una decisione politica nell’interesse dei molti che l’hanno proposta, ritenendo democraticamente che sia nell’interesse di tutti.

La sollecitazione popolare la si può provocare con i mezzi tecnologici per la maggiore – i social media – o con quelli più tradizionali, ma poco usati oggigiorno, della legge di iniziativa popolare. In entrambi i casi si presuppone che l’alto numero di sottoscrittori/partecipanti contribuisca a definire l’importanza della cosa. La storia patria, però, è piena di iniziative pure importanti naufragate miseramente nel disinteresse di molti. Questo dovrebbe essere già di lezione nei nostri tempi.

Ma poiché di ideali e spinte protagonistiche ciascuno di noi italiani non è mai sazio, tutti parlano di azioni concrete per la pace – internazionale (di quella interna facciamo ammenda) – e, dovendosi attribuire un’autorevolezza che non si ha, ci si precipita ad occupare uno spazio che forse nessuno di quelli che contano davvero guarderà con un minimo di condiscendenza.

E qui, con la dovuta malignità che la storia ci ha insegnato nel tempo riguardo al nostro Paese, dovremmo ricorrere alla favola tedesca del Pifferaio di Hamelin, dei topi-bambini rapiti dal suono del piffero, per comprendere che non a tutte le “fole” dobbiamo correre dietro, anche quando esse ci sembrano giuste – direi quasi sacrosante – piene di buone intenzioni (chi negherebbe mai che la pace debba essere perseguita?).

Ma come si sa: le strade per l’inferno sono lastricate di buone intenzioni.

Serve davvero un Ministero per sentirci migliori?

Ed infine, quand’anche noi italiani – per sentirci pacificatori e pacifisti in pace con la nostra coscienza collettiva, che ci vuole popolo buono di animo gentile (è una vulgata, ma ci fa piacere pensarlo come dato di fatto) – abbiamo davvero bisogno di un “Ministero della pace” per trovare uno spazio degno di rappresentanza e di peso politico, tanto la nostra voce appaia insignificante ai più?

L’autonomia dei Popolari, unica via per contare ancora

Autonomia politica e culturale, non nostalgia

Lo so che è spiacevole dirlo con franchezza. Ma, purtroppo, è la verità. Almeno la verità politica e culturale. Perché quando parliamo dei Popolari, della loro storia, della loro cultura, del loro pensiero e, soprattutto, della loro concreta modalità organizzativa per essere presenti nella società italiana, siamo costretti a dire una cosa molto semplice ma, appunto, oggettiva.

Ovvero, l’esperienza storica dei Popolari e del popolarismo di ispirazione cristiana ha un senso e può dispiegare una sua vera influenza politica e programmatica nella misura in cui è forte della sua autonomia. Autonomia politica, culturale ed organizzativa.

Certo, non esiste un metodo fisso ed indiscutibile nel declinare una presenza politica di quest’area culturale. Occorre, come ovvio, tenere conto dell’evoluzione e del cambiamento della società e delle sue concrete dinamiche politiche. La nascita, per fare un solo esempio, dei partiti plurali – o meglio, dei cartelli elettorali plurali – ha, di fatto, cancellato la specificità dei partiti identitari che avevano caratterizzato la politica italiana per svariati decenni.

Ma, anche su questo versante, non possiamo dimenticare o aggirare il vero tema in questione. Ossia, i partiti plurali che sono decollati negli anni hanno rafforzato oppure, al contrario, hanno sostanzialmente annichilito la cultura e il pensiero dei Popolari?

Sinistra e destra: adattamenti senza eredità

Questa era, ed è, la vera domanda a cui prima o poi occorre dare una risposta. Una risposta corale, però. E cioè, non la devono fornire solo coloro che sono approdati a sinistra nel Pd – oggi, sotto la guida Schlein, radicalmente estranea ed esterna a quella sensibilità culturale e a quel progetto politico – ma anche tutti coloro che hanno individuato nel centrodestra un luogo che poteva garantire maggior agibilità politica per il popolarismo di ispirazione cristiana.

Non credo che, né nell’un caso né nell’altro, si possa arrivare alla tranquilla conclusione che ci siano stati dei risultati politici e programmatici significativi e ragguardevoli. Perché in entrambi i casi il tutto si è risolto, purtroppo, in una banale sistemazione ad personam o di piccoli gruppi che sopravvivono in virtù della gentile concessione di una manciata di seggi parlamentari da parte dell’azionista di turno della coalizione. Sarebbe questo, di grazia, l’obiettivo per cui ci si può ritenere soddisfatti per il futuro e la prospettiva della cultura e del pensiero del popolarismo di ispirazione cristiana?

Sistema elettorale e destino popolare

Certo, tutti noi sappiamo che lo strumento elettorale non è una variabile indipendente al riguardo. Quante volte abbiamo ascoltato, durante l’esperienza della DC e anche molti anni dopo il tramonto di quel partito, la riflessione di leader e statisti di quella stagione sostenere che “siamo nati con la proporzionale e saremmo destinati a soccombere senza un sistema proporzionale”. Profezia che, del resto, si è puntualmente avverata.

Ora, però, almeno su un punto non possiamo non essere d’accordo, al di là delle varie opzioni politiche dei Popolari e del conseguente pluralismo politico che li caratterizza nell’attuale stagione pubblica del nostro Paese. E cioè: solo una ritrovata e consapevole autonomia politica ed organizzativa del mondo e dell’area Popolare può ridare smalto, prestigio ed autorevolezza a questa storica tradizione.

Il rischio di ridursi a comparse

L’alternativa, purtroppo, già la conosciamo perché è quella che ci viene fornita quotidianamente. E cioè, sul versante della sinistra, la banale e grigia riedizione “dei cattolici indipendenti eletti nelle liste del Pci”. Cioè una fine ingloriosa e politicamente sterile, del tutto ininfluente ed irrilevante. Sul versante della destra, una moltiplicazione di sistemazioni ad personam altrettanto impotente e debole nella capacità di condizionare la costruzione del progetto politico di quell’area.

Sui “partiti personali” che si autodefiniscono di centro è inutile soffermarsi, perché da quelle parti il tutto coincide con il vitalismo e l’umore quotidiano del capo partito.

Coraggio e coerenza, per essere avanguardia

Ecco perché, al di là di molte analisi sofisticate e dotte, forse è sufficiente recuperare un pensiero di Guido Bodrato, pronunciato in un suo qualificato intervento nel 2019 a Torino, ricordando i 100 anni della nascita di Carlo Donat-Cattin. Diceva Bodrato in quella occasione, ricordando proprio il magistero pubblico dello statista piemontese, che “la politica è innanzitutto coraggio. Non è mai retroguardia ma sempre avanguardia”. E, soprattutto, “capacità di far prevalere la coerenza delle proprie convinzioni al semplice calcolo degli interessi”.

Un monito che valeva ieri, vale oggi e, piaccia o non piaccia, varrà anche domani.

Un’intesa fragile tra Congo e Ruanda

Un “turning point” celebrato a Washington

Un “turning point”. Un punto di svolta nelle relazioni fra i due paesi, così è stato presentato dai firmatari l’accordo siglato a Washington, sotto un grande ritratto del generale Colin Powell, grazie alla mediazione qatariota e con la regia di Marco Rubio, segretario di stato USA.

In questo mondo in guerra abbiamo tutti talmente bisogno di buone notizie che oggi questa, anche se riguarda un continente sempre tenuto ai margini dai media occidentali, viene enfatizzata (per la verità in alcuni paesi, come Gran Bretagna e Francia, più che in altri, quali il nostro) forse oltre il dovuto, se si va un po’ più a fondo, scavando nella notizia.

Smentite incrociate e realtà minerarie

In ogni caso l’accordo dovrebbe porre termine ai combattimenti in atto da anni nell’area di confine fra i due paesi centrafricani: ognuno dei due si impegna a rispettarli, da ora in avanti. Messa così, pare tutto molto semplice. La realtà è invece un po’ più complessa.

Repubblica Democratica del Congo e Ruanda non sono stati mai, ufficialmente, in guerra. Il punto era il sostegno che il secondo avrebbe fornito ai guerriglieri congolesi del Gruppo M23, in conflitto con l’esercito regolare di Kinshasa e in controllo di una vasta area nell’oriente del grande paese. Ricca di minerali pregiati. Dettaglio della massima importanza, ovviamente.

Ora il Ruanda si impegna a non sostenere M23 (ma ribadisce di non averlo mai fatto) e il Congo per parte sua assicura di non aiutare (ma di non averlo mai fatto, guarda caso) le Fdlr (Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda), milizie locali che agiscono contro il governo di Kigali. M23 ha già dichiarato di non riconoscere l’accordo: ideato, elaborato e firmato – sostiene – senza la sua partecipazione. E quindi non è disponibile alla prevista smobilitazione.

Trump, Nobel e… business

Ma ciò non pare interessare a Donald Trump, che con la consueta modestia ha dichiarato che meriterebbe il Nobel anche solo per questo risultato pur sapendo che non glielo daranno (ingiustamente, ovvio) ma soprattutto (ed è qui la parte più succosa dal suo punto di vista, che è il solito, ovvero il business) che con questo accordo dalla Casa Bianca fortemente voluto e conseguentemente architettato gli USA si sono assicurati “una larga parte dei diritti minerari della RdC”: probabilmente la vera e unica ragione dell’impegno dell’Amministrazione in questa partita.

Insomma, l’accordo è un po’ fumoso ma potrebbe anche sospendere effettivamente gli attriti fra i due paesi. In attesa di vederne gli sviluppi, come dire, visto il contesto generale ci si può accontentare.

Solo una domanda può puntare oltre

“Una risposta è il tratto di strada che ti sei lasciato alle spalle. Solo una domanda può puntare oltre.”

In questa frase di “C’è nessuno?” di Jostein Gaarder si concentra un’intuizione essenziale: è la domanda, non la risposta, a custodire il movimento della vita e del pensiero. Un’idea tanto semplice quanto controcorrente, in un tempo che spesso premia l’efficienza delle risposte più che la profondità delle domande.

Nel piccolo, prezioso romanzo di Gaarder, del 2020, un dialogo tra un bambino e un misterioso visitatore da un altro mondo si trasforma in un viaggio filosofico, lieve e sorprendente. Mika, l’ospite extraterrestre, afferma:

“Nel posto da cui vengo ci inchiniamo sempre quando qualcuno fa una domanda acuta… E più profonda è la domanda, più profondo è l’inchino”.

È un gesto simbolico, ma eloquente: inchinarsi di fronte a una domanda significa riconoscerne la forza, il valore, la possibilità di aprire orizzonti. La domanda, se autentica, merita rispetto. È segno di vita interiore.

La cultura occidentale contemporanea è affollata di risposte, ma spesso disabitata di domande. Eppure, solo le domande generano ricerca, relazione, fede. Anche le Scritture iniziano con un interrogativo: “Dove sei?” (Gen 3,9). E il Risorto chiede: “Chi cercate?”, “Mi ami?”. La domanda, nella Bibbia, non è debolezza, ma atto generativo. Mette in cammino.

Persino la preghiera, quando non è automatismo, è forma di domanda: domanda di senso, di relazione, di luce. Non tutto va capito, non tutto va detto: ma tutto può essere domandato. La domanda non pretende, attende. Si apre.

In un’epoca che tende a semplificare, recuperare la dignità del chiedere è un gesto culturale e spirituale. Forse anche educativo. Perché solo chi sa porsi domande resta in cammino. E solo chi si inchina davanti a una domanda riconosce che la verità non si possiede: si cerca.

Anche la politica, oggi più che mai, avrebbe bisogno di questa postura silenziosa.

Troppe parole, troppe certezze, troppa fretta di concludere. Eppure governare non è solo rispondere: è saper reggere le domande che restano, quelle che vengono dal dolore, dalla storia, dal futuro che preme.

Un buon politico è colui che non ha fretta di chiudere, ma coraggio di ascoltare. Colui che non si protegge dietro risposte prefabbricate, ma si lascia ferire da ciò che non sa. Perché solo chi accoglie il dubbio può custodire la speranza.

Ciò che manca, spesso, non è un piano o una soluzione, ma un gesto semplice e alto: inchinarsi davanti a una domanda. Non per debolezza, ma per rispetto. Non per rinunciare, ma per servire meglio. Chi avrà il coraggio di fare spazio a una domanda senza volerla subito risolvere?

Il caldo rovente non ferma la festa dei 54mila fan di Gabry Ponte

Milano, 28 giu. (askanews) – Vengono da tutta Italia e anche dall’estero per ballare a San Siro con Gabry Ponte, una serata evento unica perchè è il primo Dj della storia a calcare il leggendario palco dello stadio milanese. Con 54.102 biglietti venduti a un prezzo medio di circa 60 euro e 56.000 presenze previste, il Meazza si trasforma in una gigantesca dancefloor al ritmo delle hit che in 25 anni di carriera hanno fatto di Gabry uno dei Dj più amati. Una grande festa all’insegna del divertimento, in cui verranno celebrati tutti quei successi che hanno fatto scatenare intere generazioni: da Blue (Da Ba Dee) a Tutta L’Italia. “Ho cercato di lavorare allo spettacolo come per qualsiasi altro set che faccio, però è successo di tutto in questo anno da Sanremo, a San Marino a Eurovisione. Arrivo a San siro a 50 anni suonati, non ho avuto tempo di pensare, ma siamo riusciti a portare a casa un bel risultato – ha raccontato ai giornalisti Gabry Ponte poco prima di iniziare il live-. Quando abbiamo annunciato San Siro, arrivavamo da un tour nei palazzetti che era andato ben oltre le aspettative, ed è andato sold out in poco tempo. Non lo avevamo pianificato ma eravamo sicuri di avere i numeri”.

Su Milano un caldo torrido, con temperature che nel pomeriggio hanno toccato e superato i 40 gradi: “Questa è una sfida, ma cercherò comunque di far ballare tutti – aggiunto Gabry Ponte – E’ un concerto inusuale quello di un dj rispetto a quello di cantante, io costruisco un’onda, un flow che è graduale, ho tanti brani storici e tanti brani nuovi, non ho voluto rinunciare a nulla, ma comunque ho margine di manovra e di improvvisazione durante la serata”. Gabry ha tenuto a precisare che non ci saranno appelli politici o contro la guerra e ha spiegato il motivo: “Lascerò spazio alla musica che deve fare il suo lavoro cioè unire le persone, in tutte le epoche ci sono conflitti che dividono, ma voglio che stasera la gente si diverta e faccia una bella festa”. Il Dj Producer italiano promette di portare in scena uno show che unisce brani da cantare e tracce dal sound più duro e da ballare, con una produzione dal respiro internazionale, tipica dei grandi festival. Uno spettacolo curato in ogni dettaglio, dove ogni elemento – visual, effetti speciali, effetti pirotecnici e giochi di luci – sarà perfettamente sincronizzato con la musica. “Sono agitatissimo, anche se ho tanta esperienza, ma prima di salire in consolle sono sempre in ansia perché bisogna creare una sintonia con pubblico. Se dovesse accadermi di salire in consolle senza ansia penso che sarebbe l’ultima volta” ha concluso Gabry prima di far tremare i muri del Meazza.

Accordo G7 su global minimum tax (con esenzioni per Usa). Giorgetti: onorevole compromesso

Roma, 28 giu. (askanews) – “L’accordo formalizzato in sede G7 sulla global minimum tax è un compromesso onorevole trovato con l’amministrazione americana che protegge le nostre imprese dalle ritorsioni automatiche originariamente previste dalla clausola 899 dell’Obbba all’esame del Senato Usa. Dobbiamo continuare a lavorare in questa direzione e favorire il dialogo”. E’ quanto ha affermato il ministro dell’economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, dopo l’accordo raggiunto al G7 sulla tassazione globale delle multinazionali che prevede esenzioni per gli Usa.

Fip Silver Palermo, baby Dal Pozzo elimina la numero uno Marchetti

Roma, 28 giu. (askanews) – Scontro tra “sorelle d’Italia” al Fip Silver Mediolanum Padel Cup di Palermo. La 20enne Giulia Dal Pozzo, astro nascente del padel tricolore e fresca di pre-raduno con la Nazionale, ha eliminato nei quarti di finale la coppia composta dalla numero uno italiana Giorgia Marchetti – vicecampionessa d’Europa e bronzo mondiale – e dalla spagnola Barbara Las Heras, prime del seeding.

In coppia con l’italo-sammarinese Anna Ortiz, Dal Pozzo – si legge in una nota – si è imposta al termine di una battaglia durata oltre due ore con il punteggio di 6-3 3-6 7-6, riscattando la sconfitta subita meno di un mese fa contro le stesse avversarie al FIP Silver di Perugia. “Stavolta abbiamo mantenuto la calma nei momenti cruciali e ci siamo dette che potevamo superarle di nuovo – ha dichiarato Dal Pozzo – Ci abbiamo creduto senza mollare e siamo felicissime”.

Domani, nella prima semifinale in programma dalle 9.30 al Country Time Club di Mondello, Dal Pozzo e Ortiz affronteranno altre due azzurre di spicco, Emily Stellato e Giulia Sussarello, già battute in finale nel FIP Silver di Norvegia una settimana fa. A confermare il livello della giovane azzurra è la stessa Stellato: “Hanno vinto perché ci hanno creduto di più in una partita molto combattuta e spettacolare. Giulia migliora senza sosta e non ho dubbi che presto sarà in Nazionale. È una delle grandi promesse per il futuro del padel italiano”.

Tennis, Sinner: "Panichi e Badio via? Nulla di eclatante"

Roma, 28 giu. (askanews) – “Non è successo nulla di eclatante. Sono cose che capitano nello sport. A volte bisogna prendere strade differenti come ho fatto io”. Così Jannik Sinner commenta la decisione di aver interrotto la collaborazione con il preparatore atletico Panichi e il fisioterapista Badio. “Non c’è una ragione specifica. Abbiamo fatto un grande lavoro assieme, la finale del Roland Garros è stato un traguardo eccezionale, raggiunto grazie a tutta la squadra. Ma ho deciso di fare qualcosa differente. Al momento non abbiamo pensato a sostituti, non è il periodo adatto. Capisco che il timing sia stato strano ma avendo lavorato molto prima non subirò ora le conseguenze di questa decisione. Quando è maturata? Dopo il torneo di Halle”. “Cosa cerco nelle persone che collaborano con me? Innanzitutto voglio che ci sia un rapporto di fiducia sia con me che con il resto del team. Mi ispiro molto anche al lavoro di cuoco di mio padre, in cucina bisogna andare d’accordo con le persone per lavorare assieme. Ma ora non ci voglio pensare, devo affrontare un torneo importante”. Si volta pagina: “Mi sento in una condizione mentale ottimale e sono pronto a giocare. Non penso al passato, quello che è successo è successo. Ad Halle non avevo avuto molto tempo per riposare, è andata come è andata ma il livello era alto, come lo sarà qui. Sono fiero di essere qui da numero uno e pronto per giocare a tennis”. Sulle difficoltà specifiche per l’erba: “Innanzitutto il movimento, è quello che mi condiziona di più. Poi anche lo stile di gioco e delle partite, sull’erba di sicuro c’è bisogno di un po’ più di improvvisazione”. Un periodo in cui si è apprezzata la collaborazione con Bocelli: “Nei mesi in cui non ho giocato ho pensato potessi fare un video con lui e ho avuto l’opportunità di conoscerlo. Far parte del video è stato qualcosa di speciale, lui è un artista straordinario e mi è piaciuto conoscere dinamiche diverse da quelle in cui sono di solito. Si tratta di una cosa molto bella che porterò ancora con me, sono onorato di aver fatto ciò” Collaborazioni anche con Gucci: “Io sono italiano, Gucci è un marchio italiano e sono felice che ci sia questa connessione. Ho un ottimo rapporto con la famiglia, sono orgoglioso anno dopo anno di far parte di questo brand. Mi piace fare domande, conoscere cose diverse rispetto al tennis, anche se magari non sono sempre un tipo alla moda”. Infine la scelta di giocare a New York il doppio misto con Emma Navarro: “Ci siamo conosciuti ieri per la prima volta, non ci eravamo mai parlati o scritti qualche messaggio prima d’ora. Il torneo vuole che giochiamo insieme, anche in base a certe combinazioni, dunque la scelta non è stata così casuale. Sono contento di giocare con lei e spero non si arrabbi visto che è molto più brava di me con le volèe. Sono davvero contento di fare questa cosa, credo possa portare molto intrattenimento tra i tifosi. Sarà eccitante, le coppie sono di alto livello e non saranno sempre le stesse. Spero che prima della partita avremo modo di parlare ancora tra di noi”.

MotoGp, Bagnaia: "Il mio stile di guida non adatto a questa moto"

Roma, 28 giu. (askanews) – Pecco Bagnaia ha commentato su Sky il 5° posto nella Sprint di Assen: “Ho avuto un grandissimo passo per tutto il weekend, ancora più del solito. Però per l’ennesima volta non riesco a essere incisivo e aggressivo nelle Sprint. Sto provando a cambiare il mio DNA, la mia guida fluida non sta più funzionando con questa moto. Entro in pista e do il 100% in ogni situazione, ci sto provando in tutti i modi”. “Per tutto il weekend, questa volta ancora più del solito, ho un grandissimo passo e riesco a essere molto veloce. Pochi piloti, se non nessuno in questo weekend, erano più veloci. Però anche in gara oggi, per l’ennesima volta nella Sprint, non riesco a essere incisivo e aggressivo. Devo frenare presto, non ho molto grip, mi superano tutti. Nonostante poi, durante la gara, sono più veloce dei piloti che ho davanti rimango lì a guardare sperando nell’errore di qualcuno per poter superare e andare avanti”. E’ strano vedere che, con la stessa moto, non riesca a fare i tempi che facevi: “Sicuramente è difficile dare una risposta perché di anno in anno possono cambiare un po’ le condizioni. Credo che se fossi riuscito a mettermi davanti il passo gara sarebbe stato un po’ più veloce, ma con i se e con i ma non si arriva da nessuna parte. Sono rimasto là dietro. Onestamente il mio feeling, al livello di quest’anno, è abbastanza buono. Riesco a trovarmi abbastanza bene. Però in generale nelle varie staccate, se compariamo l’anno scorso e quest’anno, ho una moto abbastanza più nervosa, anche nei cambi di direzione”

Formula, Lando Norris in pole in Austria, Leclerc secondo

Roma, 28 giu. (askanews) – Lando Norris conquista la pole position del Gran Premio di Austria. Splendido giro dell’inglese, che chiude in 1.03.971. Secondo, a sorpresa, Charles Leclerc. Il monegasco si è messo alle spalle l’altra McLaren di Oscar Piastri. Quarta posizione per Lewis Hamilton: prestazione migliore dell’anno in qualifica per la Ferrari. Prima seconda fila da pilota del Cavallino per il 7 volte iridato. Quinto George Russell, dietro di lui Liam Lawson. Settimo Max Verstappen, in difficoltà per tutta la qualifica. Scatterà dall’ottava casella invece Gabriel Bortoleto, sorpresa di giornata insieme a Lawson. Nono Kimi Antonelli, chiude la top ten Pierre Gasly. A partire dalla pole sarà dunque Norris, chiamato a riscattarsi anche in gara dopo il brutto errore commesso in Canada. Domani il Gran Premio scatterà alle 15.00.

Al Pride di Budapest anche Pd, M5s, +Europa e Calenda. Schlein: non si può vietare l’amore per legge

Roma, 28 giu. (askanews) – Al Pride che si tiene oggi a Budapest nonostante il divieto del governo del primo ministro Viktor Orban partecipano anche la segretaria del Pd Elly Schlein, il leader di Azione, Carlo Calenda, una delegazione del M5S e di +Europa. “Siamo qui al Pride Budapest per difendere la libertà e la democrazia. Siamo qui per esprimere piena solidarietà al popolo ungherese e alla comunità LGBTQIA+. Siamo qui per affermare che nella nostra Unione Europea, quando si colpiscono i diritti di qualcuno, si colpiscono i diritti di tutte e tutti noi. Siamo qui per dire che non si può vietare l’amore per legge. Non si può cancellare la nostra differenza per legge. Non si può cancellare l’identità di genere. Non si possono cancellare i nostri corpi perché esistono. E oggi li stringeremo così forte insieme, che gli odiatori non passeranno. No pasaran!”. Così su Facebook la segretaria del Pd Elly Schlein, postando anche alcune foto con in componenti della delegazione del Pd nella capitale ungherese. La delegazione del Pd con la segretaria Elly Schlein è arrivata a Budapest per il Pride e sta incontrando gli italiani che sono in piazza, i rappresentanti di Arcigay e tante altre associazioni. Nella delegazione, ci sono: Alessandro Zan, Annalisa Corrado, Cecilia Strada, Brando Benifei e tanti consiglieri comunali e regionali.

“Oggi sono a Budapest per ribadire che vietare un Pride in uno Stato membro dell’Ue è inaccettabile. La libertà di manifestare è un diritto fondamentale e l’Unione europea ha il dovere di agire contro il divieto imposto da Orban. La Commissione europea deve fare di più: le parole di circostanza non bastano di fronte a una deriva autoritaria che colpisce i diritti e le libertà di tutti. Se oggi si può vietare un Pride senza conseguenze, domani potrà accadere altrove. Magari in Italia, dove Giorgia Meloni sembra seguire passo passo il manuale Orban”. Così Alessandro Zan, europarlamentare e responsabile Diritti nella segreteria del Partito Democratico.

“Per un liberale la cosa più importante sono i diritti individuali, il diritto di scegliere chi amare e manifestare. Oggi questi diritti sono a rischio. E oggi siamo a Budapest per protestare sul fatto che l’Ungheria di Orban non è più uno stato europeo, compra energia da Putin, mette il veto sulle sanzioni contor la Russia, limita la libertà della magistratura. Questo non è accettabile”. Lo ha detto il leader di Azione Carlo Calenda, il quale si trova a Budapest per la manifestazione del Pride proibito dal premier ungherese, insieme al vicecapogruppo vicario alla Camera e segretario regionale Lombardia, Fabrizio Benzoni, la deputata Giulia Pastorella e la vicesegretaria del partito Francesca Scarpato.

“Per un liberare bisogna dire con grande chiarezza che o ci si riconosce nei valori europei o si va fuori dall’Europa perché noi abbiamo dato un sacco di soldi all’Ungheria e non possiamo avere in Europa una quinta colonna di Putin”, ha sottolineato Calenda, che per l’occasione ha posato anche in una foto con Schlein.

“Quest’anno, il governo ungherese ha vietato il Budapest Pride, dopo anni di intensificazione delle restrizioni alla libertà. Il divieto non è solo un attacco a una comunità, ma un attacco alle libertà personali, alla riunione pacifica e ai valori europei. Questo è un attacco alla libertà che rappresentiamo. Il silenzio non è un’opzione, oggi siamo in piazza al fianco di Momentum e del popolo ungherese per difendere tutte le libertà di cui tutti parliamo”,scrivono in una nota il segretario di Più Europa Riccardo Magi e il presidente Matteo Hallissey, che guida la delegazione di +E al Pride di Budapest.

“Le libertà civili non sono nazionali, sono europee. Quando i diritti vengono smantellati in un paese dell’UE, l’intera Unione si indebolisce”, concludono.

"Chi troppo lavora (non fa l’amore)" la hit estiva di Johnson Righeira

Milano, 28 giu. (askanews) – E’ in radio e in digitale “Chi troppo lavora (non fa l’amore)” (https://bfan.link/chi-troppo-lavora-non-fa-l-amore), il nuovo singolo di Johnson Righeira. Scritto e prodotto insieme ad Albi e Carota de Lo Stato Sociale, Edo Castroni e lo stesso Johnson Righeira, il pezzo riprende lo spirito libero e anticonvenzionale che ha sempre caratterizzato l’artista, fondendolo con sonorità pop in perfetto stile anni ’80 e un testo che sa di sabbia, sdraio e cocktail al tramonto. Un brano che è un inno all’ozio e alla leggerezza, perfetto per diventare un must dell’estate.

La carriera di Johnson Righeira, al secolo Stefano Righi, prende il via nel 1980 con il singolo “Bianca surf”. Nel 1983 fonda i Righeira insieme a Michael Righeira (Stefano Rota) e nello stesso anno esce il loro primo singolo, “Vamos A La Playa”, a cui segue la pubblicazione del primo album, “Righeira” (1983), da cui viene estratto il singolo “No Tengo Dinero”. Nel 1985 il duo vince sia Un disco per l’estate che il Festivalbar con il celebre brano “L’estate sta finendo”, mentre l’anno successivo è in gara al Festival di Sanremo con “Innamoratissimo (tu che fai battere forte il mio cuore)”, brano che ha anticipato l’album “Bambini Forever”. Nel 1992 i Righeira pubblicano un nuovo album “Uno, Zero, Centomila” e poco dopo il duo si scioglie. Johnson intraprende una carriera da solista cimentandosi anche in dj set e, come attore, in cortometraggi ed esperimenti di cinema metropolitano. Il duo si riunisce nel 1999 e nel 2007 pubblica l’album “Mondovisione”. Nel 2015 i Righeira si sciolgono definitivamente. Quattro anni più tardi, nel 2019, Johnson realizza insieme a iPesci la cover del brano, “Mi piaccion le sbarbine” degli Skiantos, con la partecipazione straordinaria di Giuseppe Cruciani nel videoclip. Sempre nel 2019 esce il singolo “Formentera”, realizzato assieme ai fratelli La Bionda, storici produttori dei Righeira. Nel 2021 pubblica una nuova versione della hit “L’estate sta finendo” insieme a Manfredi Simonetti ed è all’Arena di Verona in occasione di “ARENA SUZUKI ’60 ’70 ’80”, condotto da Amadeus, mentre nel 2022 è ospite del Jova Beach Party, il tour sulle spiagge di Lorenzo Jovanotti. Nel 2024 esce il brano “Ho sempre odiato gli anni 80” con Gionathan e ha firmato musica e testo del brano “L’estate sta iniziando” in gara alla 67ª edizione del Festival dello Zecchino d’Oro. Nel 2025 è stato ospite dei Coma_Cose al 75° Festival di Sanremo durante la serata delle cover con il brano “L’estate sta finendo”.

Borsa, il risiko bancario ha fatto volare Milano: banche +34% in 6 mesi, Unicredit +46%

Milano, 28 giu. (askanews) – Il risiko bancario spinge Piazza Affari nei primi sei mesi dell’anno. L’indice che racchiude gli istituti di credito quotati a Milano segna un rialzo del 34,19% quando manca appena un giorno di contrattazioni per la chiusura del primo semestre di scambi (lunedì 30 giugno). L’exploit è stato toccato il 9 giugno quando il Ftse Italia Banche ha superato i 28mila punti.

Tra le dieci aziende migliori del Ftse Mib nella prima metà dell’anno, quattro fanno parte del settore bancario-assicurativo e sono tutte le protagoniste del ‘gioco dell’Opa’: Unicredit +46,84%, Pop Sondrio +43,86%, Mediobanca +38,82% e Unipol +38,34%. Al vertice dei rialzi si piazzano però Leonardo +80,2% e Iveco +75,22%, spinte dal rally del comparto difesa, seguite da Telecom Italia (+69,78%) che nel semestre ha vissuto il suo riassetto azionario con l’ingresso di Poste nel libro soci al 24,8% delle quote. Nel complesso il Ftse Mib segna un rialzo del 17,79% in sei mesi. Un balzo dei valori di Borsa che ha portato il listino principale di Milano a ritoccare i 40mila punti, fermandosi al primato annuale di 40.656 punti fissato il 16 maggio 2025. Per rendere l’idea, il punto più alto toccato l’anno prima era poco sopra i 35mila punti.

I valori del Ftse Mib si ritrovano anche nell’All share, che comprende tutte le società quotate a Milano e non solo le più capitalizzate del listino. L’accelerazione è del 17,47% in sei mesi.

La guerra commerciale ha spaventato i mercati, anche se i continui cambi di rotta della Casa Bianca hanno permesso agli operatori di metabolizzare le tariffe doganali. Con l’annuncio e l’entrata in vigore dei dazi la linea del grafico è crollata, per poi però risalire con vigore: il giorno più bui per Palazzo Mezzanotte è stato il 9 aprile 2024, con 32.730 punti toccati dal Ftse Mib e poco più di 34mila per l’All Share.

La Cnn rivela nuovi dati sull’attacco Usa alla centrale di Isfahan e sull’uranio arricchito dell’Iran

Roma, 28 giu. (askanews) – Gli Stati Uniti non hanno utilizzato le bombe bunker-buster nel raid sull’impianto nucleare iraniano di Isfahan, scavato troppo in profondità perché gli ordigni potessero essere efficaci: lo ha affermato il capo degli Stati maggiori unificati, generale Dan Caine, le cui dichiarazioni sono state riportate dalla Cnn.

Come ha spiegato Caine in un briefing a porte chiuse con i membri del Congresso, Isfahan sarebbe stato colpito invece da alcuni missili da crociera Tomahawk lanciati da un sommergibile. Stando a quanto dichiarato dal senatore Democratico Chris Murphy alcuni degli asset dell’Iran “sono così in profondità che non potremo mai raggiungerli: quindi hanno la capacità di spostare gran parte di ciò che è stato salvato in aree dove non esiste alcuna possibilità di bombardamento”.

Una valutazione iniziale pubblicata dalla Defense Intelligence Agency il giorno successivo agli attacchi statunitensi sottolineava come l’attacco non abbia eliminato i componenti principali del programma nucleare iraniano, incluso l’uranio arricchito, provocando probabilmente solo un ritardo di alcuni mesi; inoltre, l’Iran potrebbe aver spostato parte dell’uranio arricchito prima dei bombardamenti.

Tajani: a Gaza troppi morti, Israele è andato oltre il limite

Roma, 28 giu. (askanews) – “A Gaza, ci sono troppi morti, troppe vittime. Stiamo facendo pressioni su Israele e naturalmente Hamas deve accettare delle condizioni” e “fino adesso mi pare stia opponendo resistenza, e deve liberare tutti gli ostaggi. Israele non può più bombardare perché siamo andati oltre il limite del rispetto dei diritti umani”. Lo ha detto il ministro degli Esteri e segretario di Forza Italia, Antonio Tajani, in un punto stampa a Budoni, in provincia di Sassari, a margine dell’evento “Le radici del Sud – La Forza dell’Italia: Sardegna”, un appuntamento degli Stati generali del Mezzogiorno organizzato dal partito azzurro.

Iran, migliaia di persone a Teheran ai funerali di 60 vittime della guerra con Israele

Roma, 28 giu. (askanews) – Migliaia di persone hanno partecipato alla processione funebre a Teheran per oltre 60 vittime della guerra con Israele, tra cui i vertici delle forze armate e scienziati nucleari uccisi nei bombardamenti israeliani. Lo riportano i media iraniani, riferendo della presenza tra la folla del presidente iraniano Masoud Pezeshkian. Presente anche il Consigliere dell’ayatollah Ali Khamenei, Ali Shamkhani, lo riportano i media iraniani, pubblicando una foto che mostra Shamkhani in piedi, appoggiato a un bastone. Il consigliere di Khamenei, incaricato dei negoziati con gli Stati Uniti, era stato preso di mira dai raid israeliani il primo giorno del conflitto, il 13 giugno, rimanendo ferito.

Al corteo ha partecipato anche Mojtaba Khamenei, figlio della Guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei. Lo riporta l’emittente Press Tv. Anche il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi era al corteo funebre: “Gli iraniani hanno dato il sangue, non la terra, hanno dato i loro cari, non l’onore, hanno resistito sotto la pioggia di bombe pesanti diverse migliaia di tonnellate, non si sono arresi”, ha scritto su Instagram.

Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha inoltre invitato il presidente americano Donald Trump a non mancare di rispetto alla Guida suprema, l’Ayatollah Seyyed Ali Khamenei, se vuole arrivare a accordo con l’Iran.

“Se il Presidente Trump è sincero quando dice di volere un accordo, dovrebbe mettere da parte il tono irrispettoso e inaccettabile nei confronti della Guida Suprema dell’Iran, l’Ayatollah Khamenei, e smettere di ferire i suoi milioni di seguaci”, ha scritto il ministro su X, non risparmiando anche una frecciatina, presa a prestito da uno scambio di battute al vertice Nato dell’Aia, durante il quale il segretario Rutte in riferimento all’intervento nella guerra tra Iran e Israele, ha chiamato il presidente Usa “Daddy”.

“Il grande e potente popolo iraniano, che ha mostrato al mondo che il regime israeliano NON HA AVUTO ALCUNA SCELTA se non quella di CORRERE da ‘Paparino’ per evitare di essere annientato dai nostri missili, non accoglie di buon grado minacce e insulti – sottolinea infatti Araghchi – se le illusioni portano a errori peggiori, l’Iran non esiterà a svelare le sue reali capacità, il che certamente METTEREBBE FINE a qualsiasi illusione sulla potenza dell’Iran”.

M.O., Tajani: a Gaza troppi morti, Israele è andato oltre il limite

Roma, 28 giu. (askanews) – “A Gaza, ci sono troppi morti, troppe vittime. Stiamo facendo pressioni su Israele e naturalmente Hamas deve accettare delle condizioni” e “fino adesso mi pare stia opponendo resistenza, e deve liberare tutti gli ostaggi. Israele non può più bombardare perché siamo andati oltre il limite del rispetto dei diritti umani”. Lo ha detto il ministro degli Esteri e segretario di Forza Italia, Antonio Tajani, in un punto stampa a Budoni, in provincia di Sassari, a margine dell’evento “Le radici del Sud – La Forza dell’Italia: Sardegna”, un appuntamento degli Stati generali del Mezzogiorno organizzato dal partito azzurro.

MotoGP, Quartararo in pole ad Assen

Roma, 28 giu. (askanews) – Fabio Quartararo scatenato ad Assen. Il pilota Yamaha conquista la pole position del GP d’Olanda con il tempo di 1’30″651. Per il francese è la ventesima partenza davanti a tutti in MotoGP, la quarta nel Mondiale 2025. Seconda posizione per Francesco Bagnaia, il migliore tra le Ducati. Pecco paga appena 28 millesimi, ma può guardare con fiducia a entrambe le gare. Fabio Quartararo è scatenato ad Assen. Il pilota Yamaha conquista la pole position del GP d’Olanda con il tempo di 1’30″651. Per il francese è la ventesima partenza davanti a tutti in MotoGP, la quarta nel Mondiale 2025. Il risultato sottolinea la competitività di Quartararo, autore del miglior tempo anche tra prequalifiche e FP2. Seconda posizione per Francesco Bagnaia, il migliore tra le Ducati. Pecco paga appena 28 millesimi, ma può guardare con fiducia a entrambe le gare.

Terzo mandato, Tajani: decisione presa, non possibile 10 anni a guida regione

Roma, 28 giu. (askanews) – “La decisione è stata presa: il terzo mandato non c’è, ma non è una questione polemica. Io dico che non si può stare per più di dieci anni alla guida di una regione, quando il presidente della regione ha più poteri nel suo territorio di quanti ne abbia il presidente del Consiglio e il Presidente della Repubblica”. Lo afferma il segretario di Forza Italia e vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani parlando a Budoni in Sardegna.

Per il ministro degli Esteri “la democrazia deve essere fatta anche di regole. Non basta dire ‘il popolo lo vuole’: il popolo vota però quando hai in una regione 10 anni di potere, magari poi le elezioni possono essere in qualche modo condizionate anche da incrostazioni di potere”.

Gaza, Trump sta dicendo a Israele che "è il momento" di un accordo (ora che ha chiuso con la questione Iran)

Roma, 28 giu. (askanews) – Il presidente americano Donald Trump sta cercando di convincere il premier israeliano Benjamin Netanyahu ad accettare un accordo con Hamas sul conflitto nella Striscia di Gaza. “Un accordo è davvero possibile”, ha detto alla rivista Newsweek una fonte al corrente dei negoziati, aggiungendo: “Il presidente si sta adoperando molto duramente per convincere gli israeliani che è giunto il momento, ora che hanno chiuso con la questione dell’Iran”.

Secondo la fonte, Trump punta a una fine duratura del conflitto, che vada oltre il periodo di tregua di 60 giorni presente nell’ultima proposta statunitense: “Il presidente è chiaramente interessato non solo a un cessate il fuoco di 60 giorni tra Israele e Hamas. Spera che quei 60 giorni portino a una soluzione, al rilascio di tutti gli ostaggi e a un cessate il fuoco permanente che potrebbe dare avvio ai negoziati sul futuro di un accordo di pace tra Israele e Palestina.”

Iran, Trump: una "bufala" la proposta di incentivi da 30 mld Usd

Roma, 28 giu. (askanews) – Il presidente americano Donald Trump ha smentito le indiscrezioni apparse ieri sulla stampa, secondo cui la sua amministrazione starebbe valutando di offrire diversi incentivi all’Iran, tra cui l’accesso a fondi fino a 30 miliardi di dollari, per la costruzione di un programma nucleare civile.

“Mai sentito parlare di questa idea assurda. È solo un’altra BUFALA diffusa dalle fake news per mortificare. Questa gente è MALATA!!!”, ha scritto Trump su Truth.

Ieri le emittenti americane Cnn e Nbc hanno riferito, citando fonti a conoscenza del dossier, che l’amministrazione Trump ha esplorato possibili incentivi economici a Teheran in cambio della fine dell’arricchimento dell’uranio, tra cui lo sblocco di miliardi di dollari di beni iraniani congelati.

La proposta, definita dalle fonti “preliminare”, consentirebbe a Teheran l’accesso a un massimo di 30 miliardi di dollari.

Gaza, raid israeliano sulle tende degli sfollati: almeno sei morti

Roma, 28 giu. (askanews) – Almeno sei palestinesi sono rimasti uccisi nel bombardamento lanciato oggi dalle forze israeliane sulle tende che ospitano gli sfollati nella zona di al-Mawasi, a ovest di Khan Younis, nella Striscia di Gaza. Lo riportano i media palestinesi. Sono almeno  60 il numero dei morti palestinesi nei bombardamenti condotti dalle forze israeliane dall’alba di oggi nella Striscia di Gaza: è quanto riporta l’Agence France Presse citando fonti ospedaliere palestinesi. Imprecisato il numero dei feriti.

Secondo il ministero della Sanità dell’enclave palestinese, controllata da Hamas, sono almeno 81 palestinesi sono morti e altri 422 sono rimasti feriti nelle ultime 24 ore nella Striscia di Gaza. Sale così ad almeno 56.412 morti e 133.054 feriti il bilancio delle vittime del conflitto in corso dal 7 ottobre 2023.

L’arte del cazzeggio non è eredità democristiana

Sono dispiaciuto per Casini. Conversando con Il Foglio, ieri se ne è uscito come mai avrebbe dovuto, facendo della sua (e nostra) storia una barzelletta. Gli è stato fatale l’abbraccio con Franceschini sotto gli occhi del giornalista. È scattata l’eccitazione.“A noi vecchi democristiani è rimasta l’arte del cazzeggio. Andiamo in Rai!”. In fondo è un’offesa anche per giornalisti, tecnici, operatori di via Teulada e Saxa Rubra. Sembra che la professionalità da quelle parti equivalga a maneggio di effimero e non sense –  non scomodiamo il mito di Arbore.

Serietà e responsabilità, non buffonerie

Certo, Casini non è stupido: scherzando e ridendo – a proposito di cazzeggio – siede in Parlamento da più di trent’anni. In un tempo in cui i veri democristiani dovrebbero riarmarsi della vocazione pedagogica che li ha resi abili nell’arte della mediazione tra valori universali cristiani e impegno politico al servizio delle istituzioni, stona la metamorfosi nell’imptobabile arlecchino collettivo che chiama al riso e alle buffonerie.

Meglio tacere

Non è questo il motivo che regge alla prova degli accadimenti e al bisogno di risveglio morale di un’Italia dispersa. La banalità non è il destino dei pronipoti di Sturzo e De Gasperi, né può essere il bando dei liberi e forti che tornano a ragionare pubblicamente. Nel caso, meglio soprassedere.

Con "El Camino" Alvaro Soler festeggia 10 anni di carriera e successi

Milano, 28 giu. (askanews) – Uscirà il 10 ottobre “El camino” (Sony Music), il nuovo album in studio di Alvaro Soler. L’artista con più di cinque miliardi di stream tra audio e video, oltre 150 certificazioni d’oro e di platino e milioni di fan in tutto il mondo, apre ora un nuovo entusiasmante capitolo della sua carriera.

L’album il 10 ottobre, già in pre-order, sarà disponibile in diversi formati: digitale, CD standard, CD autografato (Esclusiva Amazon), LP colorato con poster.

Con brani già apprezzatissimi come la romantica ballata d’amore “Te Imaginaba”, l’inno world music “Cero” (feat. Namayana Women’s Choir), l’intima confessione pop “Dicen”, l’energica “Con Calma” e il recente singolo “Regalo”, Alvaro Soler ha già mostrato parte della sua evoluzione musicale negli ultimi mesi.

“El Camino” segna un anniversario importante nella carriera di Alvaro Soler. Nell’aprile 2015, circa dieci anni fa, veniva pubblicato il suo singolo di debutto “El Mismo Sol” che è diventato subito un successo mondiale e ha consacrato Alvaro come musicista e star di fama internazionale. Il trailer ufficiale di “El Camino” include anche un breve sguardo ai 10 anni di carriera di Alvaro Soler.

Il titolo dell’album non potrebbe essere più preciso: con “El Camino” il cantautore racconta l’emozionante “viaggio” compiuto finora e si concede uno sguardo personale sulla propria carriera, attraverso brani inediti e ricchi di sfumature. Un percorso stilistico, umano e spirituale, con cui l’artista dal respiro cosmopolita invita il suo pubblico sempre più numeroso a seguirlo, offrendo ora una colonna sonora tutta sua.

Nel suo nuovo album, Alvaro Soler esplora sonorità del tutto inedite, fondendo strumenti della tradizione secolare con beat moderni e melodie accattivanti, dando vita a un mix positivo e spensierato di pop, musica latina e world music. Brani che parlano d’amore e solidarietà, di autoguarigione e coraggio di cambiare, di fiducia e speranza in un mondo in continua evoluzione.

In merito all’album Alvaro ha dichiarato: “Attraverso questi brani ho riscoperto me stesso e la mia passione per la musica. È una sensazione meravigliosa poter raccontare di nuovo una storia coerente, e non solo singoli episodi. Questo album rappresenta ciò che ho sempre sentito dentro di me!”

Dopo aver collaborato negli ultimi anni con star internazionali del calibro di Jennifer Lopez, Flo Rida, Juanes, Birdy, David Bisbal, Topic e Nico Santos, e dopo aver entusiasmato il pubblico di tutto il mondo con i suoi concerti sold out, quest’estate Alvaro Soler sarà protagonista di un importante tour nei festival, dove presenterà dal vivo alcuni brani estratti dal suo nuovo album.

Un socialista a New York? Il bipartitismo vacilla

La scossa Mamdani

La notizia, seppur ancora formalmente in attesa di conferma, è ormai consolidata: Zohran Mamdani, deputato statale e membro dei Democratic Socialists of America, ha vinto le primarie del Partito Democratico per diventare il candidato sindaco di New York. Il risultato sarà ufficializzato solo lunedì 1° luglio, a dodici giorni di distanza dal voto, a causa del sistema del “ranked-choice voting” che ha richiesto una lunga elaborazione. Ma il verdetto politico è già in campo: un candidato apertamente socialista è il nome del partito di maggioranza nella città simbolo del capitalismo americano. Non era mai accaduto.

La vittoria di Mamdani ha aperto un fronte inatteso. Il bipartitismo, che da decenni scandisce i ritmi della politica americana, viene improvvisamente messo in discussione non da un outsider esterno, ma da un esponente del partito stesso. Una candidatura che, pur venendo dall’interno del Partito Democratico, ne mette in crisi la forma classica, accentuandone la frattura interna.

I giochi che si aprono

Il primo a reagire è stato Eric Adams, sindaco uscente e ora deciso a ricandidarsi come indipendente, appoggiato da settori moderati e dal mondo degli affari. Lo sostiene una parte della finanza immobiliare cittadina e l’area repubblicana più pragmatica, che lo vede come unica barriera al “pericolo rosso” rappresentato da Mamdani.

Il Partito Repubblicano ufficiale è invece fermo su Curtis Sliwa, figura simbolica più che competitiva, mentre si moltiplicano le voci di un possibile ripensamento a favore di Adams. Intanto Andrew Cuomo, sconfitto alle primarie, non ha escluso di restare in campo con una sua lista. Si profila una corsa a quattro che, in un contesto di voto frammentato, potrebbe essere decisa con poco più del 30% dei consensi.

Denaro e strategie: i PAC entrano in scena

In questa nuova geografia politica, i PAC (Political Action Committees) svolgeranno un ruolo decisivo. Si tratta di comitati politici esterni ai partiti, autorizzati a raccogliere e spendere fondi a sostegno o contro i candidati. Se formalmente indipendenti, nella pratica influenzano in modo determinante l’andamento delle campagne. I PAC progressisti stanno già convogliando risorse a favore di Mamdani, che punta a una raccolta complessiva di oltre 8 milioni di dollari. Ma anche il fronte conservatore si muove: imprenditori e gruppi immobiliari hanno cominciato a finanziare Adams, nella speranza di arginare il candidato socialista.

L’ingresso massiccio del denaro nella battaglia municipale rende ancora più evidente la posta in gioco: non si tratta più solo di scegliere il sindaco di New York, ma di ridefinire l’equilibrio tra spinte ideologiche, interessi economici e modelli di governance.

La crisi del sistema

La candidatura di Mamdani ha rotto un equilibrio. E ciò che si sta aprendo non è solo una battaglia elettorale, ma un confronto culturale e strategico che potrebbe avere ripercussioni oltre i confini cittadini. Il bipartitismo americano – logorato da polarizzazione e rigidità – appare incapace di contenere le nuove domande sociali. E New York, laboratorio politico da sempre, restituisce l’immagine di un sistema che fatica a rappresentare la complessità del presente.

In gioco, stavolta, non c’è solo una poltrona. C’è l’idea stessa di alternativa. E il suo posto – in una delle città più simboliche d’America – potrebbe essere occupato da chi, fino a ieri, era considerato incompatibile con le logiche del potere.

La Cisl verso il congresso: dove batte il cuore?

La recente riflessione di Sandro Antoniazzi sul “caso Sbarra” mette a fuoco un punto chiave per la storia e l’identità della Cisl. La sua analisi segnala giustamente un vulnus morale, ma è sul piano politico che si gioca la vera partita. Non è nel moralismo che va ricercata la chiave di lettura: scivolare sul terreno dei giudizi personali finirebbe per richiamare quell’etica puritana che per tradizione lambisce la sinistra cattolica e, segnatamente, quella cislina.

Crisi, dalle grandi motivazioni agli adattamenti tattici

La Cisl dei Pastore, Storti, Carniti e Marini è stata una realtà forte perché chiara nel suo orizzonte politico e sindacale. Oggi, invece, sembra tentata dal “confusionismo” dei tempi nuovi: sospesa tra destra e sinistra, ma in realtà attratta dal richiamo di una destra che prova ad assorbirla e ad annullarne la visione originale. Le vicende legate al passaggio di Sbarra dal sindacato al governo (a proposito, ancora non si conoscono le deleghe effettive assegnate al Sottosegretario al Sud…) sono la spia di un problema più ampio, legato alla direzione generale dell’organizzazione.

Il congresso come crocevia

È in vista del prossimo congresso che la Cisl è chiamata a fare chiarezza sulla propria linea generale. O saprà rilanciare la visione cristiano‑sociale e democratica dei suoi padri fondatori – nell’alveo del modello contrattuale e partecipativo immaginato da Romani – oppure finirà per scivolare definitivamente nell’area della destra, come un sindacato autonomo qualunque. Questo è il punto dirimente, la prova del fuoco per l’attuale gruppo dirigente.

L’autonomia non è negoziabile

Se la legittimità interna è garantita dal voto dei delegati, quella esterna, sociale e morale, va guadagnata sul campo. Solo affermando e rilanciando l’autonomia sindacale e civile dei lavoratori, la Cisl potrà ritrovarsi degna dei suoi principi e delle sue battaglie sociali che hanno fatto la storia del sindacato. Magari affermando anche qualche no al Governo Meloni, prima che sia troppo tardi…

Oltre il partito: ricostruire la comunità cattolico democratica

La cultura cattolico democratica italiana, per decenni protagonista della vita pubblica, oggi appare dispersa, marginalizzata, silenziata. Non è morta, ma ha smarrito la capacità di farsi sentire con una voce sola. Eppure, questa tradizione – radicata nel personalismo, nella solidarietà e nel pluralismo – può ancora offrire risposte all’altezza delle sfide attuali. Ne sono convinti Giuseppe Fioroni e Lucio D’Ubaldo, che con un recente intervento hanno rilanciato il dibattito. E con loro Nino Labate, che invita a non commettere l’errore di pensare che la rinascita passi necessariamente da un nuovo partito.

Dalla frammentazione alla voce comune

Il punto è proprio questo: oggi non si tratta di rifare la Democrazia Cristiana, né di costruire un contenitore centrista per colmare un vuoto. Servono relazioni, pensiero, una rete di intelligenze e di presenze. L’ipotesi, già evocata da Giulio Prosperetti e ispirata a Giorgio Campanini, è quella di una “convention” permanente di tutte le realtà di ispirazione cristiana, un luogo di confronto stabile, non un’operazione elettorale.

Né nostalgia né moderatismo

Il popolarismo – lo ricorda Lorenzo Dellai – non è moderatismo. Non si limita a mediare, ma prende posizione. Non guarda a destra per arginare la Meloni, né si limita a cercare un centro astratto. È piuttosto un metodo, un orientamento, un’apertura alla società concreta. Per esistere politicamente, tuttavia, occorre una forma: e quella forma, oggi, non può più essere il partito tradizionale. Bisogna inventare qualcosa di nuovo, aperto, capace di abitare la democrazia digitale senza rinunciare alla partecipazione reale.

Mattarella insiste spesso su questo punto: non dobbiamo ricostruire il passato, ma costruire il nuovo. È una sfida culturale prima che politica. Per affrontarla, bisogna superare l’individualismo dominante e ricomporre una presenza collettiva capace di generare senso.

Un vuoto che pesa

Oggi manca una voce cattolico democratica visibile e riconoscibile nello spazio pubblico. Le scuole di formazione sono vuote, l’associazionismo in crisi, il voto dei cattolici è secolarizzato. I dati di Franco Garelli e Nando Pagnoncelli parlano chiaro: i “praticanti” votano come tutti gli altri. E il loro comportamento elettorale non si orienta più ai valori, ma all’offerta momentanea. Il risultato è che la politica non intercetta più le attese profonde di quella parte del Paese che continua, pur tra mille contraddizioni, a cercare un senso, una direzione.

Eppure, mai come oggi servirebbe una cultura politica capace di interpretare le trasformazioni epocali: guerre, crisi ambientali, diseguaglianze, rivoluzioni tecnologiche. Una cultura che promuova il bene comune, la pace, l’unità nella diversità. Papa Francesco lo dice con chiarezza: siamo tutti sulla stessa barca. Serve corresponsabilità, non chiusura. Comunità, non frammentazione.

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Con la benedizione di Gualtieri, il civismo di Onorato entra nel campo largo

Il convegno e il messaggio

L’altro ieri, all’hotel Parco dei Principi di Roma, Alessandro Onorato ha ufficializzato la volontà di costruire un progetto civico a dimensione nazionale. L’obiettivo: federare le esperienze civiche nate nei territori e offrire al centrosinistra un contributo di concretezza e radicamento locale. «Non un nuovo Terzo Polo», ha precisato, ma una rete civica che, sulla base del “buon governo”, possa dare forza a un’offerta politica diversa da quella partitica tradizionale. Un civismo pragmatico, non ideologico, capace – nelle intenzioni – di raccogliere energie oggi disperse. Lunedì anche Paolo Ciani, espressione della Comunità di Sant’Egidio, proporrà un’iniziativa fac-simile denominata “Rete civica solidale”. 

Le presenze e la regia politica

Dietro queste operazioni studiate a tavolino s’intravede la regia di Franceschini e Bettini, gli azionisti di maggioranza  del Nazareno. Anche il sindaco Gualtieri, seduto in prima fila in segno di solidarietà con il suo assessore, ha messo a verbale l’adesione alla strategia di rivitalizzazione del centrosinistra. Tutto questo, in realtà, è il sintomo di una crisi di visione e di leadership, sicché si tenta di supplire all’assenza di pensiero strategico con l’assemblaggio di forze locali impigliate nel sistema di potere del Pd. Ciani e Onorato non apportano nulla di aggiuntivo a quell’abbozzo di coalizione che finora è andata sotto il nome di “campo largo”. A conti fatti, questo civismo dai contorni labili serve a contenere l’intraprendenza di Renzi, senza che la manovra possa ambire a spostare consensi a vantaggio della coalizione. Si gioca a redistribuire le forze, non ad accrescerle.

Una forzatura istituzionale

Spiace constatare che il sindaco di Roma abbia ritenuto opportuno avallare una simile iniziativa. Non se ne comprendono le ragioni. È lecito domandarsi se sia credibile che un assessore in carica, a due anni dalla scadenza della consiliatura e delle prossime elezioni politiche, possa dedicarsi a un progetto politico così ambizioso e impegnativo quando il suo compito dovrebbe consistere nel fare bene l’amministratore locale. Onorato, certo, ha diritto di perseguire il suo disegno, ma dovrebbe avere l’onestà di dimettersi. E il sindaco, dal canto suo, avrebbe il dovere – politico e istituzionale – di ricordarglielo.

C’è un evidente squilibrio: mentre il sindaco, sulla base delle norme vigenti, in caso di candidatura al Parlamento deve dimettersi almeno sei mesi prima delle elezioni, un assessore può invece utilizzare la visibilità del suo ruolo per costruirsi una legittimazione politica, senza dover lasciare l’incarico. È un’anomalia che suscita grandi interrogativi. E che mina, peraltro, l’equilibrio complessivo dell’amministrazione comunale.

L’errore di Gualtieri

Gualtieri non deve scomodarsi nell’esercizio che gli è più consono, quello di studioso e scrittore di storia. Basta un po’ di memoria. Quando Rutelli e Veltroni furono chiamati alla guida del centro-sinistra, non ebbero esitazione a dimettersi. Nel 2001 e nel 2007 l’assemblea capitolina fu sciolta in anticipo. Si dirà che Gualtieri oggi non è coinvolto in prima persona e che il suo ruolo, rivendicato ogni giorno, è quello di sindaco; tuttavia, per superficialità o distrazione, lascia che la giunta da lui presieduta diventi l’ambulacro delle peripezie di Onorato. Che dire, non è qualcosa di scombinato e fazioso? Forse sarebbe bene che il Pd riflettesse sui rischi generati da questo passo falso.

Padel,a Palermo Fip Silver parla azzurro: avanti Stellato-Sussarello

Roma, 27 giu. (askanews) – Giornata di successi azzurri al Fip Silver Mediolanum Padel Cup Palermo in corso al Country Time Club di Mondello, dove sono andati in scena gli ottavi di finale del torneo femminile e maschile. Tra le più attese, la coppia composta da Emily Stellato e Giulia Sussarello, vicecampionesse europee e bronzo mondiale nel 2024, che hanno superato senza problemi le spagnole Mayoral/Gamez con un netto 6-2 6-0. Domani – ricorda una nota – Stellato e Sussarello troveranno nei quarti Alegre/Esteban. Buona la prima anche per Giulia Dal Pozzo, giovane italo-sammarinese reduce dal Major Premier Padel di Roma giocato al fianco di Sara Errani. Insieme alla spagnola Anna Ortiz, Dal Pozzo ha vinto 6-4 6-3 contro le francesi Sireix/Ligi.

Tra gli uomini avanza il blocco azzurro con Facundo Dominguez, argento europeo lo scorso anno, che con Alvaro Melendez ha travolto Mazzeo/Martinez 6-4 6-0. Prosegue il cammino anche per Marco Cassetta – argento agli Europei dello scorso anno – e Flavio Abbate, che si sono imposti nettamente su Beneyto/Cuevas (6-3 6-1). Per l’atleta di Torino e il “Coello siciliano” arriva ora l’attesissima sfida con i numeri uno del seeding, i top player Alex Ruiz e Maxi Sanchez.

Il padel in Sicilia si conferma intanto in crescita esponenziale Secondo i dati diffusi dalla Federazione Internazionale Padel (Fip) la regione è terza per numero di campi (872) e club (337), superata solo da Lazio e Lombardia. Rispetto a tre anni fa l’incremento è del +42 per cento per i campi e del +41 per cento per le strutture, con una presenza diffusa in 127 comuni, pari al 32 per cento del totale dei comuni siciliani.

Sterminò la famiglia a Paderno: condannato a 20 anni

Milano, 27 giu. (askanews) – È stato condannato a 20 anni di carcere il ragazzo che nella notte tra il 31 agosto e il 1 settembre scorsi, quando era ancora 17enne, sterminò con 108 coltellate il padre, la madre e il fratellino di 12 anni nella villetta di famiglia a Paderno Dugnano, comune del Milanese a Nord del capoluogo lombardo. Lo ha deciso il gup del Tribunale per i minorenni di Milano accogliendo la richiesta dei pm di condannare il giovane (ora 18enne) al massimo della pena possibile in un processo minorile (30 anni) scontata di un terzo per la scelta del rito abbreviato. Il difensore del giovane, l’avvocato Amedeo Rizza, aveva invece chiesto il proscioglimento per incapacità totale di intendere e di volere dell’imputato.

Ecco i palinsesti Rai: Benigni, Whoopy Goldberg e Kevin Spacey le grandi novità

Roma, 27 giu. (askanews) – Presentati oggi a Napoli i nuovi palinsesti Rai per la stagione 2025-26. Tante conferme e non poche sorprese, la prima delle quali il ritorno di Roberto Benigni con una serata evento in prima serata su Rai 1, in occasione della chiusura del Giubileo. Ad annunciarlo, emozionato, è stato l’amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi: “Dal cuore simbolico e spirituale della Città del Vaticano prenderà forma un racconto che unisce il linguaggio dell’arte alla profondità della fede, in un luogo di grande impatto visivo, un’opera che incarna pienamente la funzione del servizio pubblico, quello di coniugare cultura, emozione e identità e parlare al mondo intero”.

Altra grande sorpresa l’ingresso della pluripremiata attrice e icona internazionale Whoopi Goldberg nel cast di “Un posto al sole”, lo storico daily drama di Rai 3. Con una carriera straordinaria che spazia tra cinema, teatro, televisione e produzione, Whoopi Goldberg è una delle pochissime artiste al mondo ad aver conquistato i quattro principali riconoscimenti dell’intrattenimento americano: Emmy, Grammy, Oscar e Tony Award (EGOT). Kevin Spacey, altro attore Premio Oscar, sarà invece uno dei protagonisti di “Minimarket”, la nuova sitcom pensata per RaiPlay.

I grandi show di prima serata rappresenteranno anche quest’anno lo zoccolo duro dell’intrattenimento per il pubblico di Rai 1. Mattatore del venerdì sera sarà il direttore artistico del Festival, Carlo Conti, alla guida del suo “Tale e Quale Show”, con un nuovo cast pronto a stupire, rinnovati effetti scenografici e coreografici, e gli immancabili giudici.

Milly Carlucci condurrà “Ballando con le stelle” che si conferma la punta di diamante del sabato sera, e quest’anno festeggerà i suoi 20 anni con tante novità che alimenteranno quello che ormai è il grande evento dell’autunno. A questi due titoli che hanno segnato e continuano a segnare il grande successo dell’intrattenimento Rai, seguirà, da novembre, “The Voice Senior” con Antonella Clerici e gli immancabili coach pronti ad ascoltare i talenti over 60 e le loro storie di vita. L’access prime time sarà ancora territorio di Stefano De Martino con “Affari Tuoi”, che lo scorso anno si è consacrato game show dei record. Da settembre al via la nuova edizione che promette un perfetto connubio di leggerezza e suspense.

Per la prossima stagione, film e serie televisive si confermano un elemento chiave della programmazione Rai. Nel palinsesto autunnale è previsto un incremento nel numero di opere cinematografiche, documentari e serie di grande richiamo. L’autunno si apre con una nuova e ambiziosa produzione francese: “Occhi di gatto”, in onda su Rai 2: una serie che, insieme alla consorella di Rai 1, “Morgane Detective Geniale” e altri prodotti di casa nostra, qualifica il genere poliziesco e avventuroso in un ambito sempre più femminile. L’Europa si conferma come polo produttivo sempre più fertile e capace di produzioni importanti: è il caso di “Rise of Raven”, saga molto potente, ambientata nel tardo Medioevo, di retaggio austriaco, ungherese e tedesco che sarà trasmessa su Rai 2, rete fortemente votata alla serialità, anche hollywoodiana.

Quanto ai programmi di informazione, la nuova stagione televisiva si aprirà con alcune novità e il ritorno di appuntamenti molto attesi. In prima serata ritroveremo in onda quei titoli che hanno lasciato un segno profondo nella storia dell’informazione Rai come “Chi l’ha visto?” con Federica Sciarelli, “Report” di Sigfrido Ranucci, “PresaDiretta” di Riccardo Iacona, “Amore Criminale” con Veronica Pivetti, le inchieste sulla sostenibilità di “Indovina chi viene a cena” con Sabrina Giannini, le inchieste di “Farwest” con Salvo Sottile, a cui si affiancherà “Lo Stato delle Cose”, il talk d’inchiesta ideato e condotto da Massimo Giletti.

Grandi successi consolidati torneranno a presidiare la fascia dell’access prime time, come “Cinque Minuti” di Bruno Vespa su Rai 1, “Il cavallo e la torre” con Marco Damilano su Rai 3, “La Confessione” di Peter Gomez assieme ad una nuova edizione di “Nuovi Eroi”, il programma che racconta le grandi storie di eroismo quotidiano e impegno civile di chi è stato insignito con l’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Su Rai 1, in seconda serata, da martedì a giovedì, torna “Porta a Porta”, lo storico talk di politica e società condotto da Bruno Vespa. Il lunedì si avvicenderanno invece “Cose Nostre” con Emilia Brandi e “Storie di sera” con Eleonora Daniele.

Infine, in attesa dell’esito del bando presentato dal Comune di Sanremo, l’Ad Rossi ha assicurato che la Rai in ogni caso farà il suo Festival nel 2026. “Il Festival di Sanremo è il Festival di Sanremo, ma è anzitutto il Festival della Rai, nel senso che senza la Rai non esisterebbe il Festival di Sanremo. Ovviamente noi attendiamo l’esito del bando”, ma “siamo fiduciosi e stiamo iniziando a lavorare. La Rai farà il Festival. Se non dovesse essere Sanremo – ma noi siamo convinti che sarà il Festival di Sanremo – la Rai farà il suo Festival perché è in grado di avere una macchina produttiva unica in Italia, capace di realizzare un evento di questo tipo dovunque”.

La Corte Suprema limita il potere dei giudici contro gli ordini esecutivi, Trump: una vittoria monumentale

New York, 27 giu. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha definito “una vittoria monumentale” la decisione della Corte Suprema che ha limitato l’uso delle ingiunzioni a livello nazionale, ovvero i provvedimenti con cui singoli giudici federali potevano sospendere l’applicazione di leggi o ordini esecutivi su tutto il territorio americano. Misure di questo tipo avevano più volte rallentato l’attuazione dell’agenda trumpiana, in particolare su immigrazione e sicurezza.

Durante la conferenza stampa alla Casa Bianca, Trump ha detto che presenterà “immediatamente” una nuova richiesta per far avanzare le sue politiche bloccate dai tribunali, incluso il provvedimento che negherebbe la cittadinanza a chi nasce negli Stati Uniti da genitori presenti illegalmente.

Palinsesti Rai, Benigni, Whoopy Goldberg e Kevin Spacey le grandi novità

Roma, 27 giu. (askanews) – Presentati oggi a Napoli i nuovi palinsesti Rai per la stagione 2025-26. Tante conferme e non poche sorprese, la prima delle quali il ritorno di Roberto Benigni con una serata evento in prima serata su Rai 1, in occasione della chiusura del Giubileo. Ad annunciarlo, emozionato, è stato l’amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi: “Dal cuore simbolico e spirituale della Città del Vaticano prenderà forma un racconto che unisce il linguaggio dell’arte alla profondità della fede, in un luogo di grande impatto visivo, un’opera che incarna pienamente la funzione del servizio pubblico, quello di coniugare cultura, emozione e identità e parlare al mondo intero”.

Altra grande sorpresa l’ingresso della pluripremiata attrice e icona internazionale Whoopi Goldberg nel cast di “Un posto al sole”, lo storico daily drama di Rai 3. Con una carriera straordinaria che spazia tra cinema, teatro, televisione e produzione, Whoopi Goldberg è una delle pochissime artiste al mondo ad aver conquistato i quattro principali riconoscimenti dell’intrattenimento americano: Emmy, Grammy, Oscar e Tony Award (EGOT). Kevin Spacey, altro attore Premio Oscar, sarà invece uno dei protagonisti di “Minimarket”, la nuova sitcom pensata per RaiPlay.

I grandi show di prima serata rappresenteranno anche quest’anno lo zoccolo duro dell’intrattenimento per il pubblico di Rai 1. Mattatore del venerdì sera sarà il direttore artistico del Festival, Carlo Conti, alla guida del suo “Tale e Quale Show”, con un nuovo cast pronto a stupire, rinnovati effetti scenografici e coreografici, e gli immancabili giudici.

Milly Carlucci condurrà “Ballando con le stelle” che si conferma la punta di diamante del sabato sera, e quest’anno festeggerà i suoi 20 anni con tante novità che alimenteranno quello che ormai è il grande evento dell’autunno. A questi due titoli che hanno segnato e continuano a segnare il grande successo dell’intrattenimento Rai, seguirà, da novembre, “The Voice Senior” con Antonella Clerici e gli immancabili coach pronti ad ascoltare i talenti over 60 e le loro storie di vita. L’access prime time sarà ancora territorio di Stefano De Martino con “Affari Tuoi”, che lo scorso anno si è consacrato game show dei record. Da settembre al via la nuova edizione che promette un perfetto connubio di leggerezza e suspense.

Per la prossima stagione, film e serie televisive si confermano un elemento chiave della programmazione Rai. Nel palinsesto autunnale è previsto un incremento nel numero di opere cinematografiche, documentari e serie di grande richiamo. L’autunno si apre con una nuova e ambiziosa produzione francese: “Occhi di gatto”, in onda su Rai 2: una serie che, insieme alla consorella di Rai 1, “Morgane Detective Geniale” e altri prodotti di casa nostra, qualifica il genere poliziesco e avventuroso in un ambito sempre più femminile. L’Europa si conferma come polo produttivo sempre più fertile e capace di produzioni importanti: è il caso di “Rise of Raven”, saga molto potente, ambientata nel tardo Medioevo, di retaggio austriaco, ungherese e tedesco che sarà trasmessa su Rai 2, rete fortemente votata alla serialità, anche hollywoodiana.

Quanto ai programmi di informazione, la nuova stagione televisiva si aprirà con alcune novità e il ritorno di appuntamenti molto attesi. In prima serata ritroveremo in onda quei titoli che hanno lasciato un segno profondo nella storia dell’informazione Rai come “Chi l’ha visto?” con Federica Sciarelli, “Report” di Sigfrido Ranucci, “PresaDiretta” di Riccardo Iacona, “Amore Criminale” con Veronica Pivetti, le inchieste sulla sostenibilità di “Indovina chi viene a cena” con Sabrina Giannini, le inchieste di “Farwest” con Salvo Sottile, a cui si affiancherà “Lo Stato delle Cose”, il talk d’inchiesta ideato e condotto da Massimo Giletti.

Grandi successi consolidati torneranno a presidiare la fascia dell’access prime time, come “Cinque Minuti” di Bruno Vespa su Rai 1, “Il cavallo e la torre” con Marco Damilano su Rai 3, “La Confessione” di Peter Gomez assieme ad una nuova edizione di “Nuovi Eroi”, il programma che racconta le grandi storie di eroismo quotidiano e impegno civile di chi è stato insignito con l’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Su Rai 1, in seconda serata, da martedì a giovedì, torna “Porta a Porta”, lo storico talk di politica e società condotto da Bruno Vespa. Il lunedì si avvicenderanno invece “Cose Nostre” con Emilia Brandi e “Storie di sera” con Eleonora Daniele.

Infine, in attesa dell’esito del bando presentato dal Comune di Sanremo, l’Ad Rossi ha assicurato che la Rai in ogni caso farà il suo Festival nel 2026. “Il Festival di Sanremo è il Festival di Sanremo, ma è anzitutto il Festival della Rai, nel senso che senza la Rai non esisterebbe il Festival di Sanremo. Ovviamente noi attendiamo l’esito del bando”, ma “siamo fiduciosi e stiamo iniziando a lavorare. La Rai farà il Festival. Se non dovesse essere Sanremo – ma noi siamo convinti che sarà il Festival di Sanremo – la Rai farà il suo Festival perché è in grado di avere una macchina produttiva unica in Italia, capace di realizzare un evento di questo tipo dovunque”.

Rugby, l’Italia vince in Namibia 73-6 nel test match

Roma, 27 giu. (askanews) – Vittoria netta per l’Italia di rugby contro la Namibia. La squadra del ct Quesada, infatti, nonostante le difficoltà legate all’altitudine, ha stravinto il test match 6-73, in una partita mai in discussione. Rispetto all’ultima sfida contro i Welwitschias, il punteggio finale è stato ancora più ampio: a settembre 2023, infatti, gli Azzurri avevano vinto per 52-8. Non a caso questa vittoria è stato il più ampio successo in trasferta nella storia dell’Italrugby. Per gli Azzurri si è trattata di un’ottima prova, utile anche per migliorare l’intesa visto che la Nazionale non scendeva in campo dallo scorso marzo. In questo modo l’Italia ha avuto modo di provare alcuni schemi e tattiche in vista delle prossime, importanti partite.

L’estate dell’Italia del rugby è appena iniziata. Superato l’ostacolo Namibia, infatti, gli Azzurri si sposteranno in Sudafrica dove sfideranno gli Springboks, due volte nel giro di pochi giorni, il 5 e 12 luglio. Per la squadra di Quesada quelli saranno due test match molto importanti visto che affronteranno i vincitori degli ultimi due Mondiali e che permetteranno all’Italia di capire la reale forza della squadra.

Ulyana Nevzorova nella vetrina di Platea Plazzo Galeano

Lodi, 27 giu. (askanews) – Corpi in movimento anche non per loro volont, riflessione sulla memoria e sulla fragilit, vissuto individuale intrinsecamente legato ai traumi collettivi: Platea Palazzo Galeano presenta fino al 24 agosto 2025 Paperwork, la prima mostra personale dell’artista e attivista bielorussa Ulyana Nevzorova; secondo episodio di Nine Out Of Ten Movie Stars Make Me Cry a cura di Gabriella Rebello Kolandra, edizione 2025 del palinsesto espositivo ideato dall’associazione lodigiana.

Ulyana Nevzorova un’artista visiva e attivista nata a Minsk nel 2001 che dal 2021 vive e lavora ad Amburgo, in Germania perch, per la lotta contro il regime autoritario e repressivo bielorusso, ha dovuto lasciare la sua patria, come a suo tempo Caetano Veloso dalla cui canzone composta in esilio prende il nome il palinsesto.

Nel 2020, la Bielorussia stata attraversata da proteste, in seguito alla controversa rielezione di Aleksandr Lukashenko per il settimo mandato consecutivo. Questo momento, pur non rovesciando il governo, ha rappresentato una svolta storica: l’emergere di un nuovo soggetto democratico collettivo, capace di ridefinire il senso di comunit e resistenza nel Paese.

Paperwork nasce da una riflessione sulla memoria collettiva, la democrazia e la disobbedienza. Il titolo della mostra fa riferimento a un gesto tanto semplice quanto radicale: nel 2020, per contrastare l’incerto destino delle schede elettorali, l’opposizione bielorussa ha sviluppato un metodo di conteggio approssimativo dei voti che non andavano al regime. Si tratta di una piegatura a fisarmonica della carta, gesto sottile di disobbedienza civile organizzata che permette il contatto visivo con le schede anche dopo il deposito nelle urne. Tra i lavori presenti in mostra c’ anche un video girato dall’artista a Minsk a partire dall’agosto 2020, dal titolo 100 days of protest, che riunisce frammenti di marce e raduni nello spazio pubblico in cui i manifestanti utilizzano il canto come strumento per esprimere collettivamente le proprie voci. Il lavoro ricostruisce un paesaggio di memoria affettiva e politica, una narrazione che interseca fragilit e lotta anche perch il materiale fra i pochi che Ulyana Nevzorova riuscita a portare al di fuori della Bielorussia.

L’intervento di Nevzorova si pone in dialogo con il lavoro che Margherita Moscardini ha sviluppato per lo spazio di Platea: la scultura-scala rimane come una presenza costante nello spazio durante gli interventi degli artisti del programma Nine Out Of Ten Movie Stars Make Me Cry, favorendo una lettura stratificata di tutto il palinsesto annuale.

La Vicesindaca Laura Tagliaferri ha colto l’occasione per ringraziare l’associazione e la presidente Claudia Ferrari “Grazie a Platea soprattutto perch ci regalate quotidianamente una vetrina reale sull’arte e questo credo che rappresenti davvero un patrimonio prezioso per la nostra citt. La qualifica in modo forte dal punto di vista artistico, la impreziosisce e per noi questo rappresenta davvero un valore importante che ci rende orgogliosi della nostra citt: sapere che davvero per l’arte Lodi possa rappresentare comunque un piccolo punto di riferimento, in questo caso ancora pi prezioso per il coinvolgimento di artisti giovani, emergenti. Grazie a Platea per il vostro lavoro”. Il comune di Lodi e la Fondazione Comunitaria della Provincia di Lodi Onlus sostengono l’associazione.

Main partner: Ferrari Giovanni Industria Casearia Spa e Grana Padano

In-kind partner: Solux Led Lighting Technology; Verspieren Broker di Assicurazione

Mattarella: protagonismo femminile conveniente per tutti

Roma, 27 giu. (askanews) – Il protagonismo femminile è “conveniente” per tutti grazie allo “specifico” che le donne portano in tutti gli ambiti in cui si affermano. Lo ha sottolineato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricevendo al Quirinale le vincitrici del premio Marisa Bellisario tra le quali la Presidente del Parlamento Europeo, Roberta Metsola.

“Marisa Bellisario è stata una figura straordinaria di protagonismo femminile e ogni anno emerge un campionario di protagoniste di straordinario valore” per questo premio a lei intitolato, “un panorama di eccellenza di grande livello, dalla presidente del parlamento europeo alle giovani laureate in ambito tecnologico, a chi eccelle nello sport, nelle aziende, nella ragioneria generale, nel giornalismo: un panorama di straordinario valore”, ha evidenziato il capo dello Stato.

“Quando ho detto che è fondamentale la saggezza femminile”, ha ricordato l’ho detto “non solo perchè è giusto, come di evidenza solare lo spazio al protagonismo femminile, ma perchè è conveniente per tutti. Quello che non è avvenuto nel passato ha privato l’umanità di immani risorse ed energie, è lo specifico femminile che consente particolari benefici nei vari settori”.

“Abbiamo tante preoccupazioni a livello internazionale: anche in quella dimensione lo specifico femminile crea speranze e aspettative maggiori e induce alla speranza che cresca il protagonismo delle donne”, ha concluso Mattarella augurando il meglio a tutte le vincitrici “per le doti, le capacità, la determinazione che è anche un esempio costante per tutte le altre donne”.

Gaza, palestinesi uccisi ai centri distribuzione aiuti: le forze israeliane hanno aperto indagine interna

Roma, 27 giu. (askanews) – L’Idf ha avviato questa settimana un’indagine sui potenziali crimini di guerra commessi dalle sue truppe, che hanno aperto il fuoco sui palestinesi affamati quasi quotidianamente mentre cercavano di raggiungere i siti di distribuzione degli aiuti, sebbene non rappresentassero una minaccia.

Gli incidenti con vittime di massa sono stati discussi in una riunione all’inizio di questa settimana, durante la quale l’Ufficio dell’Avvocato Generale Militare (Mag) ha incaricato il lo Stato Maggiore di indagare sui sospetti crimini di guerra che si sono verificati principalmente nei pressi dei siti di distribuzione della Gaza Humanitarian Foundation, riporta Haaretz.

Durante la riunione, i funzionari dell’ufficio del Mag hanno espresso preoccupazione per il crescente clamore per l’uccisione di civili durante il tragitto verso i siti di distribuzione degli aiuti, riporta Haaretz. Gli alti ufficiali del Comando meridionale delle Idf hanno reagito, sostenendo che gli incidenti sono stati isolati e che le truppe hanno aperto il fuoco solo contro i palestinesi che rappresentavano una minaccia.

Canale 5, I Viaggi del Cuore alla scoperta della Val di Fassa

Roma, 27 giu. (askanews) – La nuova puntata de I Viaggi del Cuore, in onda domenica 29 giugno su Canale 5, conduce gli spettatori in uno dei luoghi pi suggestivi delle Dolomiti: la Val di Fassa, nel Trentino orientale. Una valle che sorprende per la maestosit dei suoi paesaggi, ma ancor di pi per la ricchezza culturale e spirituale che custodisce.

Grazie alla collaborazione con APT Val di Fassa, il programma accompagna il pubblico in un viaggio che attraversa borghi storici, cammini tra boschi e pascoli, luoghi di culto millenari e momenti di vita comunitaria profondamente legati alla cultura ladina.

La puntata si apre dalla spettacolare terrazza del Sass Pordoi, raggiungibile in pochi minuti con la moderna funivia che parte da Passo Pordoi. Da l, lo sguardo abbraccia le cime dolomitiche pi famose: Marmolada, Sella, Catinaccio e tante altre. Ma il viaggio non si ferma alla bellezza naturale: anche un percorso di incontro con la spiritualit popolare, come quella che si respira nella chiesa di Santa Giuliana a Vigo oppure lungo i sentieri che collegano antiche pievi e luoghi di preghiera. Spazio anche alle tradizioni culturali, con una visita al Museo Ladin de Fascia, custode della memoria e dell’identit di un popolo che ha saputo conservare nei secoli lingua, usanze e riti. E non manca un momento di festa con la Gran Festa da d’Ist, celebrazione che coinvolge tutte le comunit ladine del Sella.

Il viaggio prosegue con esperienze immersive come il forest bathing, cammino meditativo nei boschi, la scoperta dell’artista locale Matthias Sieff e con l’incontro con i sapori del territorio, tra cui il celebre Puzzone di Moena, protagonista anche di un evento che ogni anno anima le vie del borgo da cui trae il nome.

Una puntata intensa, che invita a fermarsi, osservare e ascoltare. Perch in Val di Fassa le montagne non sono soltanto un paesaggio: sono presenze vive, che parlano al cuore di chi sa ascoltare.

I Viaggi del Cuore va in onda su Canale 5 e in contemporanea sul canale internazionale Mediaset Italia, questa settimana andr in onda di domenica alle 8.50. Come sempre, la trasmissione ospiter anche alcuni tra gli autori pi significativi del panorama editoriale italiano, in collaborazione con Edizioni San Paolo. In ogni viaggio ci sar il supporto di Famiglia Cristiana per approfondimenti di attualit e per uno spazio sulle ultime uscite editoriali. E non mancher la presenza di Missioni don Bosco, che racconter il suo operato in Argentina, aiutandoci ad avere uno sguardo sul Mondo.

I Viaggi del Cuore ha ricevuto recentemente due importanti riconoscimenti. Il 21 giugno 2024, il programma ha ottenuto il Premio Moige, consegnato a Roma nell’Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati. In seguito, il 15 marzo 2025, stato assegnato il premio giornalistico “Premio Buone Notizie – Edizione speciale In Giubileo”.

I Viaggi del Cuore un format tv ideato e prodotto da Elio Angelo Bonsignore per Me Production insieme alla produttrice per Mediaset R.T.I. Consuelo Bonifati. Conduttore Don Davide Banzato (nel ruolo anche di coautore); autrice Martina Polimeni; registi Alberto Magnani e Andrea Pecci. Nella sua durata di 40 minuti si propone di raggiungere tutti credenti e non, grazie ad un taglio culturale ed investendo mezzi consistenti per una qualit di immagini di alto livello. Gode del patrocinio della Santa Sede con il Dicastero per l’Evangelizzazione.

Immobiliare, Capaccioli (Asacert): ReSMART Index punto di svolta

Roma, 27 giu. (askanews) – “Il ReSMART Index rappresenta un punto di svolta nella valutazione degli sviluppi immobiliari: introduce un modello innovativo che supera i tradizionali indicatori prestazionali, per concentrarsi sulla dotazione tecnologica, infrastrutturale e sociale dei progetti. L’entusiasmo raccolto in occasione del lancio conferma quanto il mercato abbia oggi bisogno di strumenti seri, strutturati e trasparenti. Per ASACERT, contribuire a questa trasformazione un impegno che ci assumiamo con orgoglio e responsabilit, nella consapevolezza che ogni parametro valutato un passo concreto verso comunit migliori”.

Lo ha dichiarato Fabrizio Capaccioli, AD di ASACERT, in occasione dell’evento di lancio a Milano del ReSMART Index, la nuova certificazione ideata da Planet Smart City, in collaborazione con ARUP Italia e certificata da ASACERT, per misurare il livello di “intelligenza” e sostenibilit dei progetti immobiliari su scala di distretto urbano.

Dl sicurezza, la Cassazione avverte: rischio incostituzionalità, criticità sul metodo e sul merito

Roma, 27 giu. (askanews) – Apre la strada a una “possibile violazione di plurimi principi di costituzionalità in materia penale” il cosiddetto decreto sicurezza approvato dal governo Meloni. A rilevarlo è l’Ufficio del Massimario della Corte di Cassazione che in una relazione sul provvedimento rileva la presenza di diverse “criticità” sia sul fronte del metodo sia per quanto riguarda il merito delle misure contenute nel decreto.

Quanto al metodo, nella relazione si fa riferimento a “severe problematiche sulla (in)sussisitenza dei pressuposti giustificativi per il ricorso alla decretazione d’urgenza”. Dito puntato anche sui contenuti di un provvedimento d’urgenza “che nasce eterogeneo” e che i diversi casi viola “il principio di proporzionalità delle pene”.

Cassazione boccia decreto sicurezza: possibile rischio di incostituzionalità

Milano, 27 giu. (askanews) – Apre la strada a una “possibile violazione di plurimi principi di costituzionalità in materia penale” il cosiddetto decreto sicurezza approvato dal governo Meloni. A rilevarlo è l’Ufficio del Massimario della Corte di Cassazione che in una relazione sul provvedimento rileva la presenza di diverse “criticità” sia sul fronte del metodo sia per quanto riguarda il merito delle misure contenute nel decreto.

Quanto al metodo, nella relazione si fa riferimento a “severe problematiche sulla (in)sussisitenza dei pressuposti giustificativi per il ricorso alla decretazione d’urgenza”. Dito puntato anche sui contenuti di un provvedimento d’urgenza “che nasce eterogeneo” e che i diversi casi viola “il principio di proporzionalità delle pene”.

Tennis, Paolini eliminata da Iga Swiateki in semifinale a Bad Homburg

Roma, 27 giu. (askanews) – Nulla da fare per Jasmine Paolini. A Bad Homburg a vincere è Iga Swiatek con il punteggio di 6-1, 6-3 dopo un’ora e 5 minuti di gioco. Una partita controllata da parte della polacca che nel primo set ha conquistato tre break (oltre a esser stata perfetta al servizio) per il 6-1 dopo 29 minuti di gioco. Nel secondo parziale, invece, Paolini aveva subito strappato il break in apertura, ma ha poi perso la battuta a zero nel game successivo. Ristabilita la parità, Swiatek è tornata a comandare e ha conquistato il break per il 4-2 nel corso del 6° game e ha chiuso il match. In finale (la sua prima di questo 2025), Swiatek affronterà la vincente tra Pegula e Noskova.

MotoGp, ad Assen spavento e primato per Marquez

Roma, 27 giu. (askanews) – La MotoGP torna in pista per le Pre-qualifiche del Gp di Olanda, sul circuito di Assen. Nelle prove libere della mattina miglior tempo di Marc Marquez, che si è messo ancora una volta davanti a tutti nonostante una caduta in curva 15 con tanto di botta al nervo mediano del braccio sinistro. Si è trattato di un grande spavento. Il leader del Mondiale è caduto ad alta velocità in curva 15 nel cambio di direzione. Il ducatista ha preso una botta sotto il gomito, subendo una compressione del nervo mediano del braccio sinistro. Dopo un consulto con il dottor Charte, il fuoriclasse di Cervera si è rimesso in moto e ha dimenticato subito l’incidente realizzando il miglior tempo della sessione in 1:32.216. Alle sue spalle Vinales su Ktm e Bezzecchi su Aprilia, 4° Pecco Bagnaia

Tennis, Derby Sinner-Nardi al primo turno di Wimbledon

Roma, 27 giu. (askanews) – Sarà derby azzurro al primo turno per Jannik Sinner. Il numero 1 al mondo affronterà al debutto di Wimbledon Luca Nardi e in caso di vittoria aspetta al secondo turno uno tra Tseng e Vukic. Agli ottavi, Sinner potrebbe affrontare Tommy Paul o Grigor Dimitrov, con un possibile quarto di finale contro Lorenzo Musetti (e un altro derby italiano). Il carrarino debutterà contro il numero 128 del ranking Nikoloz Basilashvili. Berrettini, che è nella parte bassa di tabellone, sfiderà al primo turno il polacco Kamil Majchrzak, con potenziale terzo turno contro Sascha Zverev. La testa di serie numero 22 Cobolli, invece, trova il qualificato Beibit Zhukayev. Sorteggio non facile per Fabio Fognini, che affronterà il campione in carica e numero 2 al mondo Carlos Alcaraz. [1] SINNER (Ita) vs NARDI (Ita) [7] MUSETTI (Ita) vs [Q] Basilashvili (Geo) [22] COBOLLI (Ita) vs [Q] Zhukayev (Kaz) [32] BERRETTINI (Ita) vs Majchrzak (Pol) ARNALDI (Ita) vs Van de Zandschulp (Ned) SONEGO (Ita) vs [Q] Faria (Por) DARDERI (Ita) vs Safiullin BELLUCCI (Ita) vs [WC] Crawford (Gbr) FOGNINI (Ita) vs [2] Alcaraz (Spa) [Q] ZEPPIERI (Ita) vs [Q] Mochizuki (Jpn)

Tennis, Paolini contro Sevastova nel primo turno di Wimbledon

Roma, 27 giu. (askanews) – Inizierà contro Anastasija Sevastova (numero 402 del ranking Wta) l’avventura a Wimbledon di Jasmine Paolini. La numero 4 Wta, in caso di vittoria, al secondo turno troverebbe una tra Rakhimova e Ito, mentre potrebbe affrontare Anisimova agli ottavi di finale, con potenziale quarto contro la testa di serie numero 5 Zheng. L’azzurra è nella parte di tabellone con la numero 1 Sabalenka, che potrebbe incontrare in semifinale. Bronzetti se la vedrà contro la svizzera Jil Teichmann, mentre Cocciaretto affronterà la numero 3 al mondo Jessica Pegula. Il 1° turno delle italiane [4] PAOLINI vs Sevastova BRONZETTI vs Teichmann COCCIARETTO vs [3] Pegula