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Mps: utile 2024 a 1,95 miliardi, ai soci oltre 1 miliardo di dividendi

Milano, 6 feb. (askanews) – Mps ha chiuso il 2024 con un utile netto di 1,951 miliardi, battendo le stime del consensus degli analisti. Nel 2023 l’utile era stato di 2,052 miliardi, a cui contribuirono 471 milioni di rilasci netti di accantonamenti su fondi rischi e oneri. Per gli azionisti arrivano oltre 1 miliardo di euro di dividendi: 0,86 euro per azione, con un pay-out ratio sull’utile ante imposte al 75%, pari a un dividend yield del 14%, tra i più elevati nel settore. Il precedente dividendo – il primo dopo 13 anni – era di 0,25 euro.

“Forte di una rete commerciale competitiva, eccellente redditività e solidità patrimoniale”, sottolinea Mps nel comunicato sui risultati di esercizio, “è pronta per realizzare un processo di sviluppo industriale attraverso un’innovativa business combination con Mediobanca per la nascita di un nuovo campione nazionale, a beneficio di tutti gli stakeholder”.

Tornando ai conti della banca senese, nel 2024 è in crescita del 10,8% il risultato operativo lordo a 2,165 miliardi, i ricavi complessivi sono pari a 4,034 miliardi (+6,2%). Il margine di interesse sale a 2,356 miliardi (+2,8%), in crescita le commissioni (+10,8%). Lo stock dei crediti deteriorati lordi ammonta a 3,7 miliardi, con l’Npe ratio lordo al 4,5% (netto 2,4%).

A fine esercizio, il Cet1 ratio fully loaded è pari al 18,2%, con un elevato buffer di capitale (oltre 700 punti base rispetto al requisito di coefficiente Tier 1). Nel 2024, le imposte sul reddito di esercizio registrano un contributo positivo pari a 506 milioni, imputabile principalmente alla rivalutazione delle DTA.

Aeroporti, Destro (Confindustria): volano importante per la crescita

Roma, 5 feb. (askanews) – Gli aeroporti italiano rappresentano un volano importante per la crescita. Lo ha detto Leopoldo Destro, delegato presidente Confindustria ai Trasporti, logistica e industria del turismo, specificando come il sistema aeroportuale, in un’ottica di intermodalit, sia fondamentale per rendere la mobilit sempre pi sostenilbile.

“Il sistema aeroportuale – ha detto Destro – non solo una parte importante del mondo dei trasporti, ma anche un volano importante per la crescita economica, per la crescita dell’occupazione, per la crescita del turismo e per la creazione di valore innovativo per il paese. Questo lo dicono non solo i numeri che sono evidenti e quindi i 220 milioni di passeggeri, 146 milioni quelli internazionali, 1,7 milioni di tonnellate trasportate, un milione quello internazionale, perch non dimentichiamo il ruolo dell’Italia in termini di export, quindi quarto esportatore assoluto. Gli aeroporti, seppur rappresentando una parte pi piccola al trasporto marittimo, trasportano grande valore, da un lato e soprattutto danno un servizio immediato e urgente, quando ce ne bisogno. Gli aeroporti non solo si sono sviluppati in maniera dinamica e forte in questi anni, ma guardano anche al futuro con grande innovazione , pensiamo a tutto il tema dell’intelligenza artificiale per la gestone dei flussi e pensiamo anche al tema dei droni e quindi una mobilit nuova, innovativa e sostenibile. Quindi guardiamo, come Confindustria, agli aeroporti, sicuramente con interesse e soprattutto guardiamo agli aeroporti inseriti in un contesto di intermodalit fondamentale per ottimizzare i flussi, ottimizzare i costi e per rendere la mobilit sempre pi sostenibile”.

Kyiv spiazza il Cremlino: energia e minerali rari nel paniere della pace.

[…] Coi due Nordstream knockout, chiudendo i rubinetti a Gazprom l’Ucraina ha di fatto riaffermato il suo ruolo unico di hub energetico europeo. Sviluppare e proteggere quel settore è un interesse fondamentale sia di Washington – che ha oggi la possibilità più unica che rara d’imporsi come leader nella vendita di LNG in Europa, scalciando nientemeno che il suo storico nemico e principale esportatore d’idrocarburi – che di Bruxelles, rinsaldando anche in tal senso il ponte euroatlantico.

Dopo le accuse mosse da Bratislava, alcuni giorni fa il Ministero degli Affari Esteri ucraino aveva convocato l’ambasciatore della Slovacchia per esprimere disappunto circa il fatto che «il primo ministro slovacco Robert Fico si sta comportando come un portavoce del Cremlino».

Allo stesso modo nei giorni seguenti è stata messa alle corde anche la sua spalla ungherese Viktor Orbán, evidenziando come Slovacchia e Ungheria siano parte dell’Ue e membri della Nato ma facciano il gioco del nemico dell’Europa e dell’Alleanza Atlantica.

Nel corso dei suoi oltre trenta pellegrinaggi a Kyiv, il senatore conservatore americano Lindsey Graham ha posto progressivamente la questione dell’accesso all’enormi ricchezze ucraine come interesse di fondamentale importanza per gli Stati Uniti d’America avvalorando in tal senso le stime effettuate dai ricercatori canadesi di SecDev, che valutano quel tesoro in circa 26 trilioni di dollari.

Secondo “Forbes” Kyiv ne controlla attualmente per circa 15 trilioni, perché i principali giacimenti si trovano all’interno dello Scudo ucraino e nelle zone di Volyn’, Podilsk, Kryvyj Rih, Kremenchuk e poi giù, fino al mar d’Azov.

Il ministro ucraino dell’Economia Yulia Svyrydenko ha affermato ieri che l’Ucraina possiede le più grandi riserve europee di litio, elemento indispensabile per muovere gl’interessi della new economy. Come ormai è ben noto, Kyiv ne possiede abbastanza da poterne spostare gli equilibri.

Mettendo sul tavolo anche il predominio sul mercato del gas Zelenskyj ha messo Putin sotto scacco, ritorcendogli contro quella che fino a poco tempo fa era la sua principale arma.

 

Fonte: La Ragione

Titolo originale: Terre rare ucraine sul piatto

Razzismo e scimpanzé bonobo

C’è sempre qualcuno che tira fuori sentenze lapidarie quanto banali, del tipo “Lo sport è una palestra di vita” qualche volta azzeccandoci in pieno, solo se si considerasse la proprietà riflessiva del fenomeno. Se la vita è una battaglia, lo sport non potrà esserne da meno. Il passaggio da una pratica che nasce per dare divertimento a un esercizio buono ad allenarti alle asprezze dell’esistenza è breve ma non indifferente.

Accade di frequente nei campi di calcio di registrare cori di tifoseria di stampo razzista verso un giocatore di colore della squadra contro cui si compete. Al riguardo, sono state prese misure disciplinari a riprova di episodi non del tutto sporadici e che vanno rintuzzati colpo su colpo.

Da tempo si è dato un calcio alla innocenza di quel gioco che sembrava nato per far passare qualche ora di allegria, il giorno della Domenica, agli appassionati del genere. Il recente assalto di un treno in corsa da parte di tifosi dell’Udinese contro quelli del Venezia, che ne erano a bordo, è sconcertante. In confronto “Quel treno per Yuma” è roba da educande, siamo ancora al vecchio cliché di buoni contro cattivi.

Evidentemente della faccenda non ne è rimasto immune anche il basket, più letterariamente la nostra pallacanestro. A Rimini la madre di due atlete ha urlato “scimmia” ad una ragazza della formazione avversaria. Quest’ultima non era provvista di un impermeabile di eventuale ordinanza e neppure è stata afflitta dal male del secolo dell’indifferenza. Ha reagito scagliandosi verso la donna che l’aveva apostrofata munita del vocabolario della scienza etologa. Alla fine, la “scimmia” è stata espulsa ma l’amor non trionfò. La tifosa par che verrà denunciata ma non siamo sicuri che per questo “la scolta insultatrice / Di spavento tramortì”, per dirla alla Manzoni.

Per adesso, ci ha rimesso solo la povera giocatrice, colpevole forse di una sorta di fallo di reazione. Il pensiero di chi l’ha allontanata dal campo deve essere stato come non si possa condividere chi cerca di farsi giustizia da solo, il suo braccio deve essere buono solo per imbucare la palla in un canestro e non per dare una lezione a chi le ha indirizzato una grave contumelia. Non si sa se è stata espulsa, parimenti, anche la donna autrice degli improperi.

Il tutto è avvenuto tra durante una partita del campionato femminile Under 19 tra Happy Basket Rimini e Nuova Virtus Cesena. Di felicità se n’è vista poco, quanto a virtù vale il detto di Ovidio: “Difficile est fateor. Sed tendit in ardua virtus”. Che tradotto suona come “difficile è, lo confesso, ma ad alte ed ardue cime mira la virtù”. Forse cime troppo alte, oggi, per il mondo dello sport e non solo.

Forse la tifosa dalle inconcepibili espressioni non ha avuto tutti i torti. Le scimmie secondo l’etimologia greca sono animali dal naso corto e quindi è loro impossibile scambiarsi, ad esempio al pari della tribù degli Inuit, delle affettuosità o semplicemente salutarsi attraverso il kunik, il reciproco strofinamento dei nasi. A queste bestie sarebbe inibito l’accesso al sentimento, alla confidenza e alla affettività. Sono animali di serie B che non meritano stima e attenzione.

”Non mettere tutti in tuoi sogni in un solo cesto, non mettere tutte le tue speranze in un solo cuore” perché potresti restarne deluso.  Così cantava in una sua celebre canzone il genio di Ray Charles. “Don’t put all your dreams in one basket” finanziariamente potrebbe tradursi di non investire rischiosamente tutto un patrimonio in un’unica scelta perché potresti perdere tutto.

É quello che dovrebbe suggerirsi alla madre di quelle ragazze che, intrisa di spirito sportivo, si è generosamente spesa mettendo tutto il suo cuore in offese ed ingiurie, rischiando ora di pagarne una qualche conseguenza di legge. Le andrebbe ricordato che tra le scimmie ce n’è di un tipo, i bonobo, che passano il maggior tempo a fare l’amore e che con intelligente strategia di convivenza depotenziano ogni conflitto e dissidio nell’ambito di un gruppo, ricorrendo alla stessa pratica. Invece di azzuffarci e litigare facciamo subito all’amore e non se ne parli più.

Potrebbe essere un giusto motivo di ispirazione anche per chi ha il naso lungo ma è corto di cervello. Altrimenti non resta che volare, mirare in alto con lo sguardo, oltre il piano della giungla e dei suoi abitanti, facendo provvido ricorso alla lapidaria rima citata nel film “Rimini, Rimini” dove secondo il protagonista “lassù nel ciel svolazzano i piccioni, e sorridendo cagano, in bocca ai più coglioni”.

Bassa partecipazione: il paradosso di maggioranze senza elettori.

I sondaggi continuano a dare lastensionismo in crescita

Dai periodici sondaggi che ci vengono rivelati dalle agenzie di rilevazione degli orientamenti politici, appare sempre più consolidata la deriva astensionista attorno al nostro sistema dei partiti.

E la tendenza appare sempre più in crescita, chiaro segno di manifesta ripulsa dell’attuale sistema politico e dell’accanimento consumato dalle rappresentanze politiche, di ogni colore, nel ricorrere a leggi elettorali che tarpano ogni potere di scelta dei rappresentanti, ben saldo invece nelle mani dei partiti che predispongono le liste secondo il gradimento dei loro leader.

Ci si interroga da tempo, pur in un quadro che ancora è riuscito a non andare, almeno per le elezioni nazionali, al di sotto della maggioranza degli aventi diritto al voto, quale validità può avere un’elezione se si registrasse un quorum di votanti al di sotto del cinquanta per cento degli aventi diritto?

 

Alle consultazioni che non raggiungono la metà più uno degli aventi diritto, quale validità potrà riconoscersi?

La questione non appare di poco conto  perché trovarsi una maggioranza che rivendichi il proprio diritto a governare e, come oggi succede sempre più spesso, soprattutto ad opera delle destre, rivendicandone il diritto in nome del popolo, magari rappresentato da una netta minoranza di esso. Peraltro è ciò che già succede adesso (pur non essendo andati sotto il quorum della metà più uno) dove una coalizione di forze politiche, che si dicono maggioranza, sostenuti da non più del trenta per cento di elettori, ha in mano le sorti del paese ci deve far riflettere.

Con una deriva astensionista che non accenna a invertirsi, non appare lontano il caso in cui alle prossime consultazioni si possa registrare un numero di elettori votanti al di sotto del cinquanta per cento degli aventi diritto, a fronte di una maggioranza di elettori astenuti.

 

Le compatibilità con gli artt. 64 e 75 della Costituzione

L’ipotesi pone inevitabilmente questioni di compatibilità costituzionale con le prescrizioni di cui agli artt. 64 e 75 della Carta costituzionale. L’art.64 della Costituzione prevede, infatti, che: “Le deliberazioni di ciascuna Camera e del Parlamento non sono valide se non è presente la maggioranza dei loro componenti, e se non sono adottate a maggioranza dei presenti, salvo che la Costituzione prescriva una maggioranza speciale.” Mentre secondo l’art.75 della Costituzione si prevede che:”..hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati. La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi”.

 

Nessuna previsione costituzionale specifica su un ipotetico quorum al di sotto della metà più uno dei votanti

Ora non sfugge la palese antinomia tra l’invalidità di tutte quelle deliberazioni che ciascuna camera dovesse prendere se non c’è almeno la maggioranza degli aventi diritto ed invece il diverso regime che dovesse trovare l’esito di un’elezione con una partecipazione di elettori al di sotto della metà degli aventi diritto al voto. Perché non c’è alcun comma in Costituzione che abbia previsto tale scenario, ritenuto probabilmente impensabile per i costituenti del 1946.

 

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Gaza come resort? Suor Nabila: “Un popolo non può essere deportato”.

“Non è nemmeno immaginabile pensare che gli abitanti di Gaza possano lasciare la loro terra, il loro Paese”. È quanto racconta ad AsiaNews suor Nabila Saleh, religiosa di origine egiziana delle Rosary Sisters, commentando le parole del presidente statunitense Donald Trump nell’incontro a Washington con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. L’inquilino della Casa Bianca, con il sostegno soddisfatto del leader dello Stato ebraico, ha prospettato lo svuotamento di Gaza dei suoi abitanti per l’opera di ricostruzione trasferendoli in modo permanente Paesi terzi arabi, fra cui Egitto e Giordania. Al contempo intende trasformare la Striscia nella “Riviera del Medio oriente”. “Non si può – afferma la suora, che ha vissuto in prima persona per molti mesi il conflitto fra Israele e Hamas, riuscendo a lasciare la Striscia solo ai primi di aprile dello scorso anno con un gruppo di parrocchiani – sostenere la posizione del presidente Trump. È come dire alla popolazione americana di abbandonare la loro terra… è lo stesso!”.

Le parole di Trump, che intende ridisegnare la mappa di un futuro Medio oriente, hanno sollevato critiche e indignazione in gran parte del mondo arabo e in seno alla comunità internazionale. Un piano che prevede il “trasferimento” in massa dei palestinesi di Gaza, in modo “permanente”, in luoghi non meglio specificati che saranno “così belli” che “non vorranno tornare”, mentre gli Stati Uniti assumeranno il controllo a lungo termine per trasformarla in un mega “resort” lungo il mare. Accanto a lui un raggiante Netanyahu, primo leader straniero accolto alla Casa Bianca nel secondo mandato del Tycoon, che lo definisce “il più grande amico che Israele abbia mai avuto” alla presidenza. Il leader Usa ha infine aperto alla presenza anche dei palestinesi in una futura Gaza ricostruita, ma senza specificare – anche qui – chi avrà possibilità di tornare e secondo quali criteri.

Il leader statunitense non ha fatto alcun riferimento alla soluzione a due Stati e non ha voluto dire se sia favorevole, o contrario. Se, da un lato, le parole e i piani di Trump godono del sostegno incondizionato di Israele, dall’altro vi è la ferma opposizione di gran parte del mondo arabo e musulmano, a partire da Riyadh che secondo i piani della Casa Bianca dovrebbe sottoscrivere la normalizzazione con lo Stato ebraico. Immediata la replica saudita attraverso il ministero degli Esteri, che conferma la posizione “ferma, costante e incrollabile” nella soluzione a due Stati fra Israele e Palestina come condizione per ogni accordo. La dichiarazione riporta anche le parole del principe ereditario Mohammed bin Salman secondo cui “l’Arabia Saudita non fermerà il suo instancabile lavoro per la creazione di uno Stato palestinese indipendente con Gerusalemme Est come capitale”. Fra le reazioni vi è anche quella di Hamas, che attraverso il portavoce Sami Abu Zuhri parla di idee “ridicole e assurde”, perché possono “incendiare la regione”.

Suor Nabila Saleh ha vissuto 13 anni a Gaza e ha sperimentato sulla propria pelle le violenze del conflitto israelo-palestinese, sebbene l’intensità della guerra innescata dall’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 non abbia eguali rispetto al passato. La religiosa ha trascorso oltre sei mesi come rifugiata nella chiesa della Sacra Famiglia assieme a oltre 650 sfollati cristiani, sotto le bombe e in condizioni umanitarie disperate, prendendosi cura dei più fragili. Nel giugno scorso ha raccontato la propria esperienza al Centro Pime di Milano (il video integrale della sua testimonianza) assieme ad alcune consorelle fra le quali suor Bertilla Murj e suor Martina Bader, giordane, che hanno operato a lungo in passato nella Striscia. In precedenza aveva anche ricevuto dall’arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini, in un incontro privato, il premio “Fuoco dentro” promosso dalla Chiesa ambrosiana per “Donne e uomini che cambiano il mondo”.

“Un popolo – prosegue suor Nabila Saleh, attualmente in Giordania – ha diritto a vivere nel suo Paese, nella sua terra, sono i principi fissati anche nei diritti umani di base delle organizzazioni internazionali”. Nei mesi di conflitto nella Striscia, la religiosa ha vissuto momenti terribili come l’attacco alla chiesa greco-ortodossa di san Porfirio o quando l’esercito israeliano ha ucciso a sangue freddo due donne della comunità cristiana davanti ai suoi occhi. “La maggioranza di quelli che sono fuggiti a sud – racconta la suora, rimasta in contatto con la parrocchia della Sacra Famiglia – stanno ritornando a nord, anche se vi sono molte difficoltà perché non è rimasto più niente e la situazione è molto difficile. Resta – conclude – la fiducia in Dio”, anche se permane la sensazione di essere vittime di una profonda “ingiustizia” e che per una vera pace serva “un miracolo dal cielo”.

 

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https://www.asianews.it/notizie-it/Suor-Nabila:-‘inimmaginabile’-il-piano-di-Trump-(e-Netanyahu)-su-Gaza–62435.html

Eolico offshore, Bianchi: impianti seguano criteri rigorosi

Roma, 5 feb. (askanews) – Donatella Bianchi, Giornalista e conduttrice televisiva, ha coordinato la tavola rotonda dell’evento “Med Wind: sostenibilit ambientale, comunit locali e governance partecipativa”, promosso da Fondazione UniVerde, Stazione Zoologica “Anton Dohrn” e Renexia, che si svolto a Roma presso la Sala delle Colonne dell’Universit Luiss Guido Carli.

“C’ un tema di contrasto ai cambiamenti climatici, di investimento nelle rinnovabili che necessariamente dovremo affrontare. Ma gli impianti vanno fatti seguendo criteri molto rigorosi”, ha evidenziato Bianchi.

Eolico offshore, Danovaro: energia pulita e protezione ambiente

Roma, 5 feb. (askanews) – Roberto Danovaro (Professore all’Universit Politecnica delle Marche e Presidente del Comitato Scientifico della Fondazione UniVerde), intervenuto all’evento “Med Wind: sostenibilit ambientale, comunit locali e governance partecipativa”, promosso da Fondazione UniVerde, Stazione Zoologica “Anton Dohrn” e Renexia,ha ricordato che “l’eolico offshore galleggiante rappresenta un’opportunit unica per il raggiungimento degli obiettivi di sicurezza energetica per il nostro Paese. Questa tecnologia in grado di coniugare la produzione di energia pulita a basso costo con la protezione dell’ambiente”.

Eolico offshore, Onufrio: con Med Wind partenza col piede giusto

Roma, 5 feb. (askanews) – Giuseppe Onufrio, Direttore di Greenpeace Italia, in occasione del convegno Med Wind alla Luiss ha evideziato come “L’eolico galleggiante rappresenta una delle pochissime nuove tecnologie che possono dare un contributo rilevante per contrastare la crisi del clima globale. una importante opportunit di sviluppo industriale che, con opportuna pianificazione, pu essere associata alla riduzione degli impatti sull’ecosistema marino. Il progetto in discussione d la possibilit di far partire con il piede giusto questa tecnologia cos promettente”.

Aeroporti, Ricci (Sace): hanno ruolo fondamentale anche in chiave export

Roma, 5 feb. (askanews) – Gli aeroporti italiani hanno un ruolo fondamentale anche in chiave export. Lo ha detto l’amministratrice delegata di Sace, Alessandra Ricci, intervenuta all’Airport Day di Assaeroporti, ricordando come la societ controllata dal Mef abbia sostenuto fortemente gli scali italiani durante la pandemia.

“Il ruolo degli aeroporti fondamentale perch se pensiamo quello che l’impatto degli aeroporti sulla chiave dell’export fa un +10% quindi vuol dire che ogni volta che investiamo negli aeroporti stiamo investendo nella nostra capacit di esportare e quindi stiamo investendo nella crescita del nostro paese – ha spiegato Ricci -. Noi abbiamo finanziato gli aeroporti durante sia la fase pandemica, se possiamo dare un dato: abbiamo supportato circa 20 aeroporti, ricordiamoci che sul territorio nazionale esistono 41 aeroporti, quindi abbiamo coperto circa il 50% di quelli che hanno la capacit aeroportuale. Oggi, in post pandemia, in un momento di estremo rilancio del settore, anche dal punto di vista turistico, abbiamo supportato tre aeroporti che vanno da Bergamo a Verona agli aeroporti toscani, per tutti quelli che sono gli investimenti in espansione delle piste, della parte del terminal, della parte di investimenti che vanno anche a rinnovare per rendere gli aeroporti sempre pi efficienti dal punto di vista energetico”.

Coppa Italia, Milan in semifinale, doppietta di Abraham

Roma, 5 feb. (askanews) – Dopo il Bologna anche il Milan si qualifica per le semifinali di coppa Italia battendo la Roma 3-1 a San Siro. Parte forte il Milan nella sfida di San Siro ma la Roma è per prima pericolosa con Pisilli e Dybala. Il Milan risponde con un tiro di Fofana, poi sblocca il risultato con Abraham che di testa batte Svilar su cross di Theo Hernandez e sigla il gol dell’ex. A una manciata di minuti dal break ancora gol di Abraham. A inizio ripresa la Roma accorcia: segna Dovbyk. Entrano Gimenez e Joao Felix e il portoghese fa 3-1

Dopo due settimane di stop si torna in campo martedì 25 febbraio con Inter e Lazio, mentre sarà la gara tra Juventus ed Empoli a chiudere il programma dei quarti mercoledì 26 febbraio.

Coppa Italia, il calendario dei quarti di finale: ATALANTA-BOLOGNA 0-1 MILAN-ROMA 3-1 INTER-LAZIO, martedì 25 febbraio ore 21 JUVENTUS-EMPOLI, mercoledì 26 febbraio ore 21

I possibili incroci in semifinale. Il tabellone è ovviamente già definito; la vincente di Juventus-Empoli sfiderà in semifinale (che sarà andata e ritorno) il Bologna. Dalla parte opposta ci saranno la vincente il Milan contro la vincente di Inter-Lazio.

Coppa Italia, Milan in semifinale, doppietta di Abraham

Roma, 5 feb. (askanews) – Dopo il Bologna anche il Milan si qualifica per le semifinali di coppa Italia battendo la Roma 3-1 a San Siro. Parte forte il Milan nella sfida di San Siro ma la Roma è per prima pericolosa con Pisilli e Dybala. Il Milan risponde con un tiro di Fofana, poi sblocca il risultato con Abraham che di testa batte Svilar su cross di Theo Hernandez e sigla il gol dell’ex. A una manciata di minuti dal break ancora gol di Abraham. A inizio ripresa la Roma accorcia: segna Dovbyk. Entrano Gimenez e Joao Felix e il portoghese fa 3-1

Dopo due settimane di stop si torna in campo martedì 25 febbraio con Inter e Lazio, mentre sarà la gara tra Juventus ed Empoli a chiudere il programma dei quarti mercoledì 26 febbraio.

Coppa Italia, il calendario dei quarti di finale ATALANTA-BOLOGNA 0-1 MILAN-ROMA 3-1 INTER-LAZIO, martedì 25 febbraio ore 21 JUVENTUS-EMPOLI, mercoledì 26 febbraio ore 21

I possibili incroci in semifinale Il tabellone è ovviamente già definito. La vincente di Juventus-Empoli sfiderà in semifinale (che sarà andata e ritorno) il Bologna. Dalla parte opposta ci saranno la vincente il Milan contro la vincente di Inter-Lazio.

Usa, Trump: "D’ora in poi solo donne negli sport femminili"

Roma, 5 feb. (askanews) – “Ho appena firmato uno storico ordine esecutivo per vietare agli uomini di competere negli sport femminili. Durante l’amministrazione Trump difenderemo la gloriosa tradizione dello sport femminile e non consentiremo a uomini di sconfiggere, picchiare, ferire e truffare le ragazze: d’ora in avanti gli sport femminili saranno aperti solo alle donne”. Lo ha affermato il presidente Usa, Donald Trump, durante un comizio trasmesso dalla Casa Bianca.

Inoltre “con le mie iniziative di questo pomeriggio stiamo avvertendo tutte le scuole che ricevono soldi dei contribuenti: ‘se consentite agli uomini di entrare nelle squadre femminili o negli spogliatoi, sarete sottoposti a indagini e rischierete (di vedere revocati) i vostri finanziamenti federali'”.

“Con questo ordine esecutivo – ha affermato Trump, circondato da sostenitrici che lo applaudivano – la guerra agli sport femminili è finita. Questo metterà fine all’aggressione allo sport femminile nelle scuole e nelle università americane”. (fonte immagine: The White House).

Lavoratori da tutta Europa a Bruxelles: correggete il Green Deal

Bruxelles, 5 feb. (askanews) – Diverse migliaia di lavoratori dell’industria metalmeccanica e siderurgica, chimica e farmaceutica, tessile e dell’energia, hanno manifestato oggi a Bruxelles, in una piazza a poche centinaia di metri dal Parlamento europeo e dalla Commissione, per chiedere una correzione di rotta nel Green Deal che tenga più in conto le loro esigenze di conservare il lavoro, e che investa di più, anche con più fondi pubblici, per scongiurare la deindustrializzazione in Europa. E per esigere una vera e propria politica industriale europea che accompagni la transizione verde e digitale, prevenendone i possibili effetti negativi e ingiusti sul lavoro e sui ceti meno abbienti.    

La manifestazione era stata organizzata da IndustriALL-Europe, la Federazione Europea dei sindacati dell’industria. Tra le sigle sindacali italiane, hanno partecipato la Fiom e la Filctem della Cgil, Uilm e Uiltec della Uil, Femca e Fim della  Cisl. A sostegno dei dimostranti sono arrivate in piazza anche delegazioni degli europarlamentari italiani del Pd, del M5S e dell’Alleanza Verdi Sinistra.

Diversi sindacalisti hanno parlato ai giornalisti presenti, per spiegare le ragioni della mobilitazione. “Oggi è una giornata importante: da questa piazza – ha detto Daniela Piras (Uiltec-Uil) – noi rivendichiamo la necessità di azioni immediate, forti, determinate e incisive affinché si intervenga per salvaguardarci dal rischio, che stiamo correndo, di deindustrializzazione dell’Europa. Siamo pronti a raggiungere gli obiettivi che sono stati posti dal Green Deal e tutti gli altri obiettivi per quanto riguarda la salvaguardia del nostro pianeta e la famosa transizione energetica”.

Ma, ha puntualizzato Piras, “riteniamo che questo debba avvenire attraverso la neutralità tecnologica”, tenendo conto “delle necessità di tutti i sistemi industriali di ogni singolo paese” e dando “l’opportunità fondamentale di salvaguardare le produzioni, e quindi i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, che rischiano – ha rilevato – di essere gli unici soggetti che pagheranno le scelte di un’Unione europea che non tiene conto delle necessità del sistema industriale e del sistema produttivo del nostro continente”.

“Rispetto anche ai nuovi assetti geopolitici, occorre una logica più europeista, contro le suggestioni nazionaliste: fare fronte comune per riuscire a salvaguardare quello che è un grande patrimonio di tutta quanta l’Europa, dai settori metalmeccanico e chimico, a quello manifatturiero, alla moda e alla ceramica. Abbiamo ormai – ha lamentato Giovanni Rizzuto, (Femca-Cisl) – un processo di deindustrializzazione che sta facendo franare le fondamenta dell’industria europea. È il momento ora di intervenire e sostenere questa nostra grande tradizione. E quello che chiediamo è che tutto ciò che sarà fatto, che riguarda noi, non debba essere fatto senza di noi”.

“L’individuazione degli obiettivi importanti e sfidanti del Green Deal, che servono per rendere il Pianeta migliore per le future generazioni, non è stata accompagnata da politiche industriali che potessero consentire il raggiungimento di quegli obiettivi”, ha rilevato Marco Falcinelli (Filctem-Cgil). “Non si tratta di mettere in discussione gli obiettivi. Ma le transizioni bisogna governarle. Se non le governiamo le subiamo, e se le subiamo il prezzo lo pagheranno le lavoratrici e i lavoratori”.

“Quindi – ha precisato – non c’è una contraddizione con le politiche fatte anche dalla Commissione europea precedente e dai governi anche di sinistra, progressisti. Il tema è mantenere quegli obiettivi; ma bisogna accompagnarli con politiche industriali, sostenerli con investimenti importanti, sia pubblici che privati. Il rapporto Draghi parla di investimenti per 500 miliardi di euro all’anno per dieci anni. Ecco, penso che sia anche una valutazione anche sottostimata rispetto alle condizioni dell’industria europea”.

“E c’è anche – ha ricordato Falcinelli – un problema legato al costo dell’energia, che rende l’industria europea molto meno competitiva. E’ un tema che riguarda tutti i paesi, ma in modo particolare l’Italia, perché è un paese manifatturiero che non ha materie prime. L’industria italiana è fortemente energivora, e tutte le industrie del nostro paese soffrono di questa condizione. Noi abbiamo fatto delle proposte, abbiamo sostenuto da tempo che per evitare le speculazioni finanziarie sul mercato dell’energia bisognerebbe intanto provare a disallineare il prezzo dell’energia elettrica del costo del gas. Sarebbe un primo passo”.

“Come metalmeccanici – ha detto Ferdinando Uliano, (Fim-Cisl) -, noi siamo presenti in questa piazza insieme ai lavoratori della siderurgia, del settore dell’auto, degli elettrodomestici; sono interi settori in cui nel nostro paese stiamo macinando cassa integrazione, licenziamenti, tentativi e operazioni di chiusure di stabilimenti. Questi sono i prezzi che stiamo pagando rispetto a un’assenza di politica industriale. E nell’Unione europea, dove l’austerità sta ritornando con le logiche del Patto di stabilità, per noi diventa fondamentale invece una politica di investimenti, di rilancio dei settori industriali”.

“In un mondo che crea competizione tra i paesi, da soli non ce la si fa. Chiediamo ai politici – ha continuato Uliano – di agire dentro una logica che non è la vecchia logica in cui governano i capitali, la concorrenza spietata. Dobbiamo fare sistema, dobbiamo fare in modo che l’Europa reagisca a una competizione che rischia di spazzare via il sistema industriale, consentendo di avere una tenuta sociale e democratica dei paesi membri. E ci aspettiamo una risposta concreta da parte della politica, anche dalla politica di Bruxelles, insieme a quella italiana: che ascoltino le organizzazioni sindacali e i lavoratori”.

“Oggi – ha detto Michele Palma, della Fiom-Cgil – i lavoratori dell’industria da tutti i paesi europei si sono uniti mentre invece in Europa crescono i nazionalismi, i corporativismi e gli aziendalismi delle imprese. Loro si dividono e quando si dividono e lottano tra di loro a pagarne le conseguenze sono spesso le lavoratrici e i lavoratori”.

“Noi siamo qui oggi – ha sottolineato – per dire che la transizione non si può fare contro le lavoratrici e i lavoratori, la transizione si può fare solo con loro, quindi bisogna bloccare i licenziamenti in Europa, garantire l’occupazione, realizzare gli investimenti e una redistribuzione in termini di salario e di riduzione di orario per la vita delle persone. Siamo qui da tutta Europa per dire che se c’è un futuro per questa Europa democratica deve fondarsi sul lavoro, e sul lavoro dei metalmeccanici e dei lavoratori chimici”.

L’intervento più duro contro il modo in cui si sta attuando il Green Deal in Europa è stato quello di Rocco Palombella, segretario generale Uilm. “Siamo qui per dire al Parlamento europeo: fermatevi, siete ancora in tempo, non potete continuare così. Questa è l’Europa contro l’Europa, una divisione impossibile. Dobbiamo immediatamente fermarci e riconsiderare la transizione, perché così distrugge posti di lavoro, distrugge socialità, distrugge gli Stati, distrugge un’industria manifatturiera in grado di poter garantire diritti e prospettiva occupazionali e dignità. Lo vogliono capire, sì o no? Noi veniamo qua per dirgli basta. Siamo diventati la barzelletta del mondo”.

“Tutti gli Stati ci vedono come quelli che fanno Harakiri. Non possiamo essere i soli a salvare il Pianeta. Noi vogliamo salvare il Pianeta, e soprattutto le persone, i posti di lavoro e la dignità. Lo diciamo alla destra, alla sinistra a tutto il Parlamento europeo e a tutti gli Stati: così non si può andare avanti. O lo capiscono o glielo faremo capire in tutti i modi”, ha concluso Palombella.

Sanremo, Achille Lauro: porto sofferenza ma anche speranza

Milano, 5 feb. (askanews) – Achille Lauro si prepara a portare al Festival di Sanremo, Incoscienti giovani (Warner Music Italy), uno dei brani in gara pi attesi. Da icona trap a star spregiudicata in grado di smantellare ogni stereotipo, sempre pronto a rinnovarsi e a muoversi facilmente tra generi ed epoche nel mondo della musica e non solo porta un ballad ispirata a una storia vera, nata ai bordi del grande raccordo anulare della Capitale.

“La mia canzone parla di noi. Rubo dalla realt semplicemente, rubo dalla mia storia, di quello che sono stato, di quello che sono. Parla anche della visione cinica, dell’amore, che la mia. Parla di questa bambina, della storia di questa bambina. Secondo me particolare il fatto che si possa poi leggere in tante maniere perch la bambina potrebbe essere chiunque, potrebbe essere mio grande amore, mia madre, potrei essere io. E parla appunto di questa bambina che ha comunque bisogno di amore ma che non lo conosce. E quindi di questo amore poi che nasce che diventa ragione di vita. L’amore e il non amore sono sempre stati motori incredibili dell’arte, forse pi il non amore”.

Achille Lauro si prepara a calcare nuovamente il palco dell’Ariston e a tornare per la quinta volta dopo le tre partecipazioni in gara del 2019 con Rolls Royce, 2020 con Me ne frego, 2022 con Domenica e quella del 2021 come super ospite.

“Ho assistito e partecipato a un grande cambiamento in Sanremo. Da quando ho partecipato la prima volta ad oggi profondamente cambiato e per me una grandissima opportunit. un’opportunit perch comunque un palcoscenico con 10 milioni di persone, non ho mai partecipato alla gara sinceramente, ho partecipato sempre come se avessi fatto uno spettacolo nello spettacolo. Quest’anno sono molto contento perch ho l’opportunit di far vedere una parte di me che pochi conoscono.

Io credo che questo percorso sia iniziato con un amore dispirato, che sia l’evoluzione giusta di quello che ho iniziato, che porter all’album e a tutto quello che far. Credo che sia una grande canzone e soprattutto una canzone trasversale. anche diversa dalle ballad che ho portato io, che sono sempre molto molto sofferenti. Questa invece anche di speranza”.

Nella serata delle cover, venerd 14 febbraio, il cantante omaggia la sua citt natale, Roma, duettando con Elodie sulle note di A mano a mano di Riccardo Cocciante e Folle citt di Loredana Bert.

Dopo grande successo dell’annuncio del suo primo Circo Massimo, l’imperdibile evento live del 2025, Achille Lauro raddoppia e annuncia la seconda data del 1 luglio. Uno show speciale nel monumentale tempio musicale della stagione estiva della Capitale dove verr presentato al pubblico tutto il suo nuovo mondo musicale, contenuto nel settimo album in prossima uscita.

Elicottero precipita a Noceto (PR), 3 morti tra cui Lorenzo Rovagnati

Roma, 5 feb. (askanews) – Tragico incidente a Noceto, in provincia di Parma, dove in serata è precipitato un elicottero Augusta 109. Tutte e tre le persone a bordo sono decedute nello schianto, secondo quanto riportano i soccorritori sul posto, tra cui Lorenzo Rovagnati, co amministratore delegato della casa di salumi.

Lo schianto è avvenuto nei pressi del Castello di Castelguelfo, di proprietà della famiglia Rovagnati, mentre il velivolo era in fase di decollo. Le attività di recupero dei corpi dal relitto appaiono impegnative e il lavoro è reso ulteriormente difficoltoso dalle condizioni del suolo. Sul posto i Vigili del Fuoco. (fonte immagine: Rovagnati).

Monito Mattarella su mali passato: da protezionismo a progetto Terzo Reich

Marsiglia, 5 feb. (askanews) – “C’è il rischio che si ripeta quanto accaduto negli anni Trenta del secolo scorso: sfiducia nella democrazia, riemergere di unilateralismo e nazionalismi? Oggi come allora si allarga il campo di quanti, ritenendo superflue se non dannose per i propri interessi le organizzazioni internazionali, pensano di abbandonarle. Le conseguenze di queste scelte, la storia ci insegna, sono purtroppo già scritte”. Nella sua lectio magistralis oggi all’università d’Aix Marseille che gli ha conferito il dottorato honoris causa, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, traccia un quadro preoccupato dei rischi di un progressivo sfaldamento di un ordine internazionale fondato sulla pace e la collaborazione mentre imperversano le guerre di dazi riaperte dall’amministrazione Trump (“fenomeni di protezionismo di ritorno”) e si fatica a vedere a quali condizioni verrà chiusa la guerra in Ucraina o il conflitto in Medioriente.

La storia ci insegna che la pace non si può mai dare per scontata che bisogna costruirla e coltivarla, così come fecero i popoli e le nazioni all’indomani della seconda guerra mondiale con l’istituzione dell’organizzione delle Nazioni Unite, ma dopo 70 anni di pace nel “XXI secolo ci si è progressivamente trovati di fronte a una situazione fluida, nella quale a prevalere erano i rischi e il sentimento di incertezza e imprevedibilità”, dice Mattarella che registra il riemergere “del concetto di ‘sfere di influenza’, all’origine dei mali del XX secolo e che la mia generazione ha combattuto”. Un “tema cui si affianca quello di figure di neo-feudatari del Terzo millennio – novelli corsari a cui attribuire patenti – che aspirano a vedersi affidare signorie nella dimensione pubblica, per gestire parti dei beni comuni rappresentati dal cyberspazio nonché dallo spazio extra-atmosferico, quasi usurpatori delle sovranità democratiche”.

Il capo dello Stato ricorda come “la crisi economica del ’29 alimentò una spirale di protezionismo, di misure unilaterali, con il progressivo erodersi delle alleanze” e subito “presero il sopravvento fenomeni di carattere autoritario. Il risultato fu l’accentuarsi di un clima di conflitto – anziché di cooperazione” e “a prevalere fu il criterio della dominazione. E furono guerre di conquista. Fu questo il progetto del Terzo Reich in Europa. L’odierna aggressione russa all’Ucraina è di questa natura”, avverte Mattarella.

“La strategia dell’appeasement non funzionò nel 1938. La fermezza avrebbe, con alta probabilità, evitato la guerra. Avendo a mente gli attuali conflitti, può funzionare oggi?”, si domanda il capo dello Stato secondo il quale “quando riflettiamo sulle prospettive di pace in Ucraina dobbiamo averne consapevolezza”, avverte.

Per Mattarella questo “è il momento di agire: ricordando le lezioni della storia e avendo a mente il fatto che l’ordine internazionale non è statico” e che la pace “non è un dono gratuito della storia” ma va costruita con la fiducia, cosa sono se non atti di fiducia gli accordi internazionali che hanno caratterizzato gli ultimi decenni ma che ora vengono sempre più spesso violati e messi in discussione? In questo quadro di incertezza il Presidente della Repubblica chiama in causa l’Unione europea: “L’Europa intende essere oggetto nella disputa internazionale, area in cui altri esercitino la loro influenza, o, invece, divenire soggetto di politica internazionale, nell’affermazione dei valori della propria civiltà? Può accettare di essere schiacciata tra oligarchie e autocrazie? Con, al massimo, la prospettiva di un ‘vassallaggio felice'”. Insomma “bisogna scegliere: essere ‘protetti’ oppure essere ‘protagonisti’?”.

L’Europa è il “più grande progetto di pace e democrazia” della storia e per questo “un punto di riferimento” e una speranza per gli altri paese, è custode dei diritti e dello Stato di diritto e perciò “chiunque pensi che questi valori siano sfidabili sappia che, sulla scia dei suoi precursori, l’Europa non tradirà libertà e democrazia”, assicura. Ma l’Europa non può neanche considerarsi un’isola felice, insiste Mattarella, “abbiamo bisogno di un ordine internazionale stabile e maturo per reagire all’entropia e al disordine causate dalle politiche di potenza, e per affrontare le grandi sfide transnazionali del nostro tempo”. Perciò proprio l’Unione Europea, a suo avviso “deve porsi alla guida di un movimento che nel rivendicare i principi fondanti del nostro ordine internazionale sappia rinnovarlo, attenta alle istanze di quanti dall’attuale costruzione si sentano emarginati”.

E dunque l’invito rivolto agli studenti, alle nuove generazioni è “a non ripetere gli errori del passato, ma dar vita a una nuova narrazione. Soltanto insieme, come comunità globale, possiamo sperare di costruire un avvenire prospero, ispirato a equità e stabilità”.

Nato, Rutte: ottenuto molto in Iraq in pieno rispetto sovranità

Milano, 5 feb. (askanews) – Il segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha visitato l’Iraq il 4-5 febbraio 2025, insieme con il comandante supremo alleato in Europa (SACEUR) il generale dell’esercito Usa, l’italomericano Christopher G. Cavoli. Durante il suo viaggio, Rutte ha incontrato il presidente, Abdul Latif Rashid, il primo ministro, Mohammed Shia’ Al-Sudani e altri funzionari di alto livello del governo iracheno, con i quali ha scambiato opinioni su una serie di argomenti, tra cui il ruolo della Missione NATO in Iraq (NMI), la partnership NATO-Iraq e la situazione della sicurezza nella regione. Ha anche incontrato il comandante del NMI, il tenente generale Lucas Schreurs, altri membri del personale NMI e la comunità diplomatica della NATO a Baghdad. E tra le foto diffuse dalla Nato degli incontri, ce ne sono almeno due con significativa presenza italiana, compresa quella dell’ambasciatore d’Italia in Iraq Niccolò Fontana che ha assunto l’incarico alla fine dello scorso anno. L’ambasciata italiana è anche punto di contatto Nato in Iraq.

“Dal 2018, attraverso i suoi sforzi di consulenza e sviluppo delle capacità, la missione NATO Iraq ha contribuito a rendere le forze di sicurezza irachene, le istituzioni e le strutture più efficaci, inclusive e sostenibili a lungo termine. Mi congratulo con i nostri partner iracheni e la leadership e il personale di NMI per l’eccellente livello di cooperazione sviluppato, in diversi settori, tra cui l’istruzione della sicurezza, la logistica, la difesa informatica e il buon governo” ha detto Rutte secondo l’Alleanza. “Insieme abbiamo ottenuto molto grazie alla nostra partnership NATO-Iraq. Su richiesta delle autorità irachene e nel pieno rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Iraq, stiamo facendo evolvere la portata delle nostre attività, a sostegno degli sforzi in corso dell’Iraq verso una sicurezza duratura e una stabilità per tutti i suoi cittadini”.

Al vertice della NATO a Bruxelles nel luglio 2018, i leader alleati hanno lanciato la NATO Mission Iraq, su richiesta e su invito del governo iracheno. La missione è stata istituita a Baghdad nell’ottobre 2018. Il suo attuale comandante è il tenente generale Lucas Schreurs, dai Paesi Bassi.

La missione NATO Mission Iraq è una missione di consulenza e di sviluppo delle capacità; aiuta l’Iraq a costruire istituzioni e forze di sicurezza più sostenibili, trasparenti, inclusive ed efficaci, in modo che siano essi stessi in grado di stabilizzare il loro paese, combattere il terrorismo e prevenire il ritorno dell’Isis. Per raggiungere questo obiettivo, la NATO fornisce consulenza ai funzionari della difesa e della sicurezza irachena del Ministero della Difesa, dell’Ufficio del Consigliere per la sicurezza nazionale, del Centro Operativo Nazionale del Primo Ministro e del Comando di Polizia Federale all’interno del Ministero dell’Interno iracheno. La missione fornisce anche consulenza alle istituzioni educative militari professionali irachene nella grande area di Baghdad. Le autorità irachene hanno individuato una serie di obiettivi primari per la cooperazione con l’NMI. Questi includono l’istruzione di sicurezza, la logistica, la difesa informatica e il buon governo.

Med Wind, Casciotti: condivisione valori e priorit Renexia

Roma, 5 feb. (askanews) – Paolo Casciotti (Presidente di Seas Geosciences e General Manager di Marine Services Sealaska), al convegno sul progetto dell’impianto Med Wind alla Luiss, ha spiegato come “Seas Geosciences condivide i valori e le priorit di Renexia ed lieta di collaborare al progetto Med Wind che, peraltro, benefici alle comunit locali. Il team di esperti di geoscienze e ingegneria sottomarina di Seas specializzato nel lavorare in modo efficiente e sicuro in acque profonde, per acquisire informazioni geotecniche. I nostri metodi di campionamento innovativi, con sistemi unici e gestiti da remoto, per studiare l’ambiente sottomarino, oltre alla capacit di lavorare in acque con profondit superiori a 900 metri, consentiranno a Renexia di definire e progettare i sistemi di ancoraggio pi appropriati per le turbine e garantire la massima attenzione all’ecosistema circostante”. Inoltre, come parte di Woocheen, Seas trae ispirazione dall’eredit condivisa dei 26.000 azionisti nativi dell’Alaska di Sealaska, la cui gente ha vissuto in relazione con la terra e l’oceano per 10.000 anni: “Questa connessione, nel corso dei millenni, informa l’attenzione dell’azienda sulla salute degli oceani. Inoltre, i profitti di Seas sostengono direttamente le comunit native dell’Alaska con borse di studio, opportunit economiche, rivitalizzazione della cultura e della lingua indigena e molto altro”.

P.Chigi: escludiamo giornalisti spiati da intelligence

Roma, 5 feb. (askanews) – “In merito a quanto pubblicato da alcuni organi di stampa su presunte attività di spionaggio che avrebbero riguardato operatori dell’informazione, la Presidenza del Consiglio esclude che siano stati sottoposti a controllo da parte dell’intelligence, e quindi del Governo, i soggetti tutelati dalla legge 3 agosto 2007, n. 124 (Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica e nuova disciplina del segreto), compresi i giornalisti”. E’ quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi che si riferisce al caso di un centinaio di giornalisti, tra cui il direttore di Fanpage Francesco Cancellato, che sarebbero stati controllati con un sofisticato software spyware.

“Trattandosi di una questione che il governo considera di particolare gravità – prosegue Palazzo Chigi -, è stata attivata l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, che dipende dalla Presidenza del Consiglio. Acn ha interloquito con lo studio legale Advant, incaricato dalla società WhatsApp Ireland Limited: emerge che le utenze italiane interessate finora appaiono essere sette. Non è stata comunicata ad Acn l’identità dei titolari di tali utenze, che sono stati informati direttamente dalla stessa società, a tutela della loro privacy”.

“Dalla medesima interlocuzione si ricava che le utenze fino ad ora coinvolte appartengono a numeri con prefissi telefonici riconducibili, oltre all’Italia, ai seguenti Paesi: Belgio, Grecia, Lettonia, Lituania, Austria, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna e Svezia. WhatsApp Ireland Limited è la società di Meta che opera nel mercato europeo, il che spiega perché le informazioni emerse riguardino esclusivamente Paesi dell’Unione Europea”.

“Per ogni altra questione di competenza dell’intelligence relativa all’uso degli strumenti in questione, la Presidenza del Consiglio conferma la sua disponibilità a riferire all’organismo parlamentare preposto al controllo dell’attività dei servizi (Copasir)”.

Green Deal, Timmermans: è la nostra politica industriale Ue

Bruxelles, 5 feb. (askanews) – Parla, a tutto campo, Frans Timmermans, l’ex vicepresidente esecutivo della prima Commissione von der Leyen, in cui era primo responsabile del Green Deal, che dopo le sue dimissioni nell’agosto 2023 è stato considerato dal Ppe e dalle destre nel Parlamento europeo come capro espiatorio, unico autore delle ‘folli politiche green’ e ‘ideologiche’ dell’Ue negli anni scorsi.

Invitato dal gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D) al Parlamento europeo, Timmermans ha sottolineato che il Green Deal non va politicizzato, come hanno fatto il Ppe e le destre per osteggiarlo, perché non è né di sinistra né di destra, ma costituisce necessaria visione di politica industriale per l’Unione europea, se non si vuole restare indietro nell’economia globale, se si vogliono salvare davvero l’industria e i posti di lavoro in Europa, se si vogliono diminuire i prezzi dell’energia, se si vuole essere protagonisti e non vittime della transizione verde. Ha ricordato che la storia insegna che, quando il centro insegue la destra, alla fine è la destra che vince. Ha ammonito i Verdi e le forze di sinistra a perseguire insieme e in parallelo politiche ambientali e politiche sociali, affinché la transizione sia giusta e non pesi sui redditi più bassi.

‘Questo, oggi – ha detto l’ex vicepresidente della Commissione in un punto stampa a margine della riunione del gruppo S&D, oggi a Bruxelles -, è il secondo punto di svolta per l’Europa che ho vissuto nella mia vita professionale. Il primo è stato nell’89, pieno di ottimismo, di cambiamenti radicali a cui l’Europa doveva adattarsi. E l’Europa lo ha fatto. Chi avrebbe pensato nel 1989 che nel 2004 avremmo allargato l’Ue a quei Paesi che fino ad allora erano nostri nemici? Quindi siamo capaci di miracoli. E credo che dobbiamo tenerlo a mente’.

‘Ora – ha continuato Timmermans – siamo in questa fase di tensione, le sfide sono più grandi. L’ottimismo non è il sentimento prevalente in tutto il mondo. Dobbiamo riaccendere l’ottimismo, perché possiamo farcela. Ma dobbiamo assicurarci di essere più uniti. Trovo stimolante che la premier della Danimarca (Mette Frederiksen, ndr), un paese che per molto tempo è stato piuttosto riluttante in termini di accelerazione dell’integrazione europea, e soprattutto di aumento del bilancio europeo, stia ora dicendo che in questi tempi difficili dobbiamo stare fianco a fianco come europei’.

Come europei, ‘dobbiamo aumentare il nostro bilancio e io, che vengo da un paese ‘frugale’, sono disposto a farlo. Il primo ministro finlandese (Petteri Orpo, ndr) ha detto esattamente la stessa cosa. Questo è il nostro momento, se lo comprendiamo correttamente’.

‘La nostra industria e i nostri cittadini – ha notato Timmermans – hanno bisogno di prezzi dell’energia più bassi; e l’unico modo per abbassare i prezzi dell’energia è accelerare la transizione verso le energie rinnovabili, l’unica energia a basso costo che l’Europa ha a disposizione. L’unico modo per riaccendere la fiducia nel futuro è fornire alloggi ai giovani di tutta l’Unione europea che oggi non riescono a trovare un alloggio a prezzi accessibili, o spendono una quota eccessiva del loro reddito per alloggi al di sotto degli standard normali. L’Unione europea deve quindi investire nella transizione energetica e nell’edilizia abitativa. E deve farlo collettivamente, ricreare una piattaforma per l’industria europea del futuro’. Noi europei ‘siamo intelligenti almeno quanto gli americani. Siamo bravi a inventare, migliori dei cinesi. Ma siamo pessimi nel commercializzarle con un’economia di scala. Ed è questo che dobbiamo fare nei prossimi anni’.

La Commissione presenterà entro la fine del mese una sorta di seconda versione del Green Deal, riveduta e corretta, chiamata ‘Clean Industrial Deal’. ‘Il Green Deal – ha osservato l’ex vicepresidente esecutivo della Commissione -, è la nostra politica industriale. E se la nuova Commissione ritenesse utile rinominarlo, appunto, ‘politica industriale’, o ‘Inflation Reduction Act’ (come il provvedimento negli Usa che finanzia l’industria installata in territorio americano, ndr), o qualsiasi altro nome voglia dargli, ma attenendosi alle linee politiche che abbiamo concordato, penso che farebbe un buon servizio all’industria e ai nostri cittadini’.

‘Ma devo anche essere onesto: di molti dei sussidi e delle misure che dovevano aiutare le persone a passare a una mobilità a zero emissioni o a basse emissioni, a installare pannelli solari, ecc., hanno beneficiato – ha ammesso Timmermans – le parti più ricche dell’Europa, la parte più ricca della nostra società. Ora – ha sottolineato – dobbiamo assicurarci di ristrutturare questa politica, in un modo che siano avvantaggiate davvero le persone, quelle che da sole non possono permettersi di acquistare pannelli solari, che dipendono dai trasporti pubblici, che hanno bisogno di investimenti, e che hanno bisogno di avere accesso a veicoli a zero emissioni’.

Insomma, ‘c’è molto da fare, e possiamo riuscirci solo se siamo uniti. Questa unità ha portato, anche nel Parlamento europeo e nella Commissione, a grandi decisioni in passato. A volte mi chiedo come mai la memoria delle persone sia così corta. Il Green Deal – ha ricordato – è stato possibile solo perché il Ppe ha partecipato a tutti i processi decisionali e ha votato positivamente. Il Green Deal è stato spesso rivendicato dal Partito popolare europeo come un loro progetto. Dov’è finito ora? Cosa è cambiato? È cambiato il progetto o è cambiato il Ppe?’ ‘Noi sappiamo – ha rilevato Timmermans -, e porto questa esperienza dal mio paese’, l’Olanda, ‘che se il centro-destra inizia a imitare la destra radicale, è la destra radicale che vince e il centro-destra che perde. E il centro-destra che perde viene trascinato nell’ambito della destra radicale, abbandona il centro. Il che rende poi molto più difficile, per altri partiti di centro-sinistra o di centro-destra, formare coalizioni che possano portare i nostri paesi e la nostra Europa nel futuro. Quindi spero che cambieranno approccio’ nel centro-destra.

‘Ho visto, ad esempio, il leader dei nazionalisti fiamminghi, che ora è primo ministro del Belgio (Bart De Wever, ndr), che ha capito questo quando ha assistito all’esperienza delle elezioni olandesi. E ora vedo Friedrich Merz (il leader della Cdu tedesca, candidato cancelliere alle imminenti elezioni ndr) commettere di nuovo questo tragico errore in Germania. Pensavo che il centro-destra in Germania avesse imparato dal passato a non farlo. Ma tragicamente, ora Merz lo ha fatto. Non posso controllare le conseguenze che questo avrà, ma mi preoccupano’.

‘Quindi se vogliamo essere forti a sinistra, dobbiamo essere più uniti; ma dobbiamo anche fare una proposta al centro, che attiri altri partiti dal centro per formare coalizioni con noi. Non vorrei che i movimenti di sinistra in Europa si trovassero ad avere sempre ragione, ma ad essere raramente rilevanti. E la nostra rilevanza dipende dalle nostre dimensioni, dalle nostre proposte, e dalla nostra volontà di cooperare con altri partiti democratici per portare cambiamenti’, h& spiegato Timmermans.

Sempre riguardo al Green Deal, ha notato una giornalista, sembra che la Commissione, oltre a cambiandogli il nome, voglia anche andare in una direzione diversa da quella che era stata stabilita con il precedente Esecutivo Ue. Questo, ha replicato Timmermans, ‘resta da vedere. Penso che la Commissione sappia benissimo che per far passare la legislazione negli Stati membri ha bisogno del Parlamento europeo. Quindi dipenderà anche dalle possibilità del Parlamento europeo di creare abbastanza coalizioni con persone che si sono precedentemente impegnate nella transizione incorporata dal Green Deal, per continuare su quella strada’.

‘Con le elezioni che ci sono state e che ci saranno, l’Europa – ha constatato – si è spostata a destra, in particolare in certi Stati membri, e questo si rifletterà nel programma della Commissione; penso che sia ovvio. Ma quel programma dovrà anche ottenere supporto qui’ nel Parlamento europeo. ‘E al centro del programma – ha indicato – deve esserci un’idea di come portiamo posti di lavoro in Europa, di come rafforziamo la nostra base industriale, come ci assicuriamo di abbassare i prezzi dell’energia. Che si sia di sinistra o di destra, queste saranno le nostre priorità. E il Green Deal, a mia conoscenza, è il modo migliore per arrivarci’.

‘Insomma, – ha sintetizzato Timmermans – vedremo se si tratterà solo di un ‘rebranding’ o di qualche vero cambiamento di rotta. Ma penso che i piani del ‘Fit for 55′ (la legislazione già approvata affinché l’Ue possa conseguire la riduzione del 55% delle emissioni entro il 2030, ndr) dovrebbero restare in vigore’. Questo obiettivo, ha avvertito, ‘è nell’interesse di tutti. E non va politicizzato. Ricordo i primi anni di lavoro in prima linea alla Commissione europea: allora il Green Deal non era una cosa di sinistra o di destra. Era la cosa giusta da fare, né di sinistra, né di destra’.

Oggi, ha rilevato ancora, ‘in qualche modo il centro-destra è stato tentato dalla destra radicale di politicizzare l’idea stessa del Green Deal. Ma forse possiamo fare un passo indietro e guardare alle politiche di cui l’Europa ha bisogno per ricreare una solida base industriale perché è molto, molto urgente’.

Comunque, ha ammonito Timmermans, che è favorevole a un’alleanza tra le forze politiche di sinistra e quelle verdi in Europa, come è già avvenuto nel suo paese, l’Olanda, ‘non si può fare una politica verde se non si è anche attenti al sociale. E non si può fare politica sociale se non si accelera la transizione verde. Perché più tempo ci vorrà’ per compiere questa transizione, ‘più sarà costosa. E il conto arriverà alle persone che non possono permetterselo’.

A una domanda sul mancato decollo della domanda nel comparto dell’auto elettrica in Europa, che ha smentito le previsioni iniziali ottimistiche dei servizi della Commissione di cui lui era responsabile, l’ex vicepresidente esecutivo ha replicato: ‘Che cosa è andato storto? Prima di tutto, l’Europa è arrivata tardi nel gioco. L’industria automobilistica europea, e in particolare i grandi produttori di automobili in Germania, pensavano che il motore a combustione avesse un futuro senza fine. E allo stesso tempo abbiamo visto che, soprattutto in Asia, le auto elettriche non stavano solo diventando prodotti di massa, ma stavano anche diventando sempre più economiche’.

‘Quindi siamo arrivati ​​tardi alla festa. E ora dobbiamo supportare l’industria automobilistica per una transizione più rapida. Una transizione verso emissioni molto basse, verso una mobilità a zero emissioni’. In passato, ‘quando i motori a combustione stavano arrivando sul mercato, non si sarebbe aiutata l’industria europea sostenendo i motori a vapore. Si aiutò l’industria accelerando la transizione ai motori a combustione. Ora si deve aiutare l’industria automobilistica accelerando la transizione verso le emissioni zero’, ha concluso Timmermas.

Nordio attacca pm e opposizioni, in Parlamento muro contro muro su Almasri

Roma, 5 feb. (askanews) – Tensione altissima in Parlamento sul caso Almasri. La tanto agognata informativa del governo sul caso Almasri si è svolta in un clima infuocato prima alla Camera, poi al Senato. Con il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, durissimo contro le opposizioni e la magistratura, e le opposizioni all’attacco della premier Giorgia Meloni “patriota in fuga”.

Con i banchi del governo quasi al completo (assente il vicepremier Tajani, Salvini comparirà al Senato), accanto alla sedia vuota della premier Meloni, il Guardasigilli ha parlato di un atto, quello della Corte penale internazionale, “radicalmente nullo”, di un “pasticcio frettoloso”. Interrotto da Angelo Bonelli dei Verdi che lo ha corretto sulle date, Nordio ha alzato gli occhi dai fogli col discorso scritto e concordato con l’avvocato Giulia Bongiorno per accusare i gruppi di minoranza: “Non avete letto le carte, avete discusso sul nulla, non sapevate neanche di cosa steste parlando”. Anche la stampa “ha diffuso in questi giorni tutta una serie di notizie inventate e in parte sbagliate” ma “quello che mi ha un po’ deluso, anche se non è arrivato inaspettato, è stato l’atteggiamento di una certa parte della magistratura – ha detto il Guardasigilli – che si è permessa di sindacare l’operato del Ministro senza aver letto le carte. Questo loro modo di intervenire in modo imprudente, in modo sciatto, rende il dialogo molto, molto difficile”.

Parole che hanno creato scompiglio e proteste dai banchi di Pd, M5s, Avs. “Capisco vi sia una certa delusione – la provocazione di Nordio – ma non ce l’ho con voi”. Sulla scia della linea scelta dalla premier Meloni di scontro frontale con le toghe, l’avvertimento del ministro è per i magistrati: “Se questo è un sistema per farci credere che le nostre riforme debbano essere rallentate” non funzionerà. “L’altro giorno un magistrato ha ringraziato ironicamente il Ministro perché finalmente aveva compattato la magistratura. Sono io che ringrazio questa parte della magistratura, perché ha compattato la nostra maggioranza come mai si era visto: se agli inizi vi erano delle esitazioni, oggi non vi sono più. Andremo avanti, andremo avanti fino in fondo, senza esitazione e fino alla riforma finale”. Parole che strappano la standing ovation del centrodestra.

L’intervento del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi non si è discostato dalle spiegazioni fornite al question time di Palazzo Madama due settimane fa sul caso, il titolare del Viminale ha letto la motivazione nota: Almasri è un soggetto pericoloso, è stato espulso per la sicurezza nazionale. Più tardi, al Senato, Matteo Renzi, definirà Piantedosi “imbarazzato” e Nordio “imbarazzante” per aver fatto “la difesa di Almasri” che “ha violentato bambini e torturato donne e ucciso delle persone e voi lo avete mandato in Libia con un volo di Stato e con il tricolore che ha fatto da quinta naturale alla pagliacciata dei criminali libici”. Citando “Le avventure di Pinocchio”, il leader Iv ha detto sarcastico: “Meloni vuole fare la fatina, ma fa l’omino di burro, forte con i deboli e debole con i forti”, “vile” perché non è venuta in aula ad ammettere che “l’interesse nazionale non è sui migranti ma si chiama Eni”.

Sulla fuga della premier insistono tutti: la segretaria del Pd, Elly Schlein, alla Camera la definisce “la presidente del coniglio”, per il leader M5s, Giuseppe Conte, Meloni che scappa dal Parlamento, scappa dagli italiani, è un atto di grande viltà”. L’ex premier si rivolge direttamente al capo del governo: “So che ci sta guardando, ha parlato tre volte altrove di questo caso, adesso non parli più, ne parli al Tribunale dei ministri. Se non viene a parlare qui non si permetta di parlarne davanti a qualche scendiletto”.

Alla ripresa della seduta dell’aula della Camera, dopo il question time, mentre l’informativa si è spostata in aula al Senato, i capigruppo di opposizione tornano a chiedere un’informativa di Meloni ma è il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani a tagliare corto: “Abbiamo fatto l’informativa oggi, cosa altro dobbiamo aggiungere? Comunque riferiremo alla Meloni e vedremo”.

A Palazzo Madama, alla presenza della leghista Bongiorno, che prima di entrare in aula dice ai cronisti di non aver sentito l’informativa della Camera ma di aver letto solo i lanci delle agenzie di stampa, i toni di Nordio sono meno duri ma il dibattito che ne scaturisce non è meno acceso di quello di Montecitorio. In particolare quando Alberto Balboni (Fdi) attacca il Pd per l’arresto del tesoriere del partito in Campania in un’inchiesta sui migranti, definendolo “uomo di fiducia di Boccia” che “non poteva non sapere”. Le argomentazioni sono le stesse usate da Giovanni Donzelli (Fdi) alla Camera dove a rispondere era stata Schlein: “La differenza – ha detto la segretaria dem – è che noi abbiamo rimosso e sospeso il tesoriere, mentre voi avete una ministra rinviata a giudizio per truffa allo Stato e Meloni non riesce a farla dimettere”.

Alla fine della giornata resta un muro contro muro sulla vicenda con le opposizioni da un lato insoddisfatte delle informative rese dai ministri e una maggioranza affatto intenzionata ad abbassare il tiro verso la magistratura.

Ue valuta stop esenzione dazi su pacchi e-commerce sotto 150 euro

Roma, 5 feb. (askanews) – La Commissione europea mette nel mirino gli acquisti via internet di beni di valore contenuto, su cui rileva una impennata negli ultimi anni, e su cui nell’ambito di una serie di misure ipotizza “la soppressione dell’esenzione dai dazi sui pacchi di valore inferiore a 150 euro”, assieme al rafforzamento dei controlli con la riforma generale delle Dogane.

Con un comunicato, Bruxelles afferma che sta adottando misure per affrontare i rischi derivanti dalle importazioni di basso valore vendute tramite rivenditori online (e-commerce) di paesi terzi e mercati che ospitano operatori commerciali di paesi terzi. Per questo ha pubblicato oggi una comunicazione sul commercio elettronico battezzata “Un pacchetto completo di strumenti dell’Ue per un commercio elettronico sicuro e sostenibile”.

Secondo la Commissione Ue, lo scorso anno circa 4,6 miliardi di spedizioni di basso valore, vale a dire singoli pacchi pagati non oltre 150 euro, sono entrate nel mercato dell’Unione per un totale di 12 milioni di pacchi al giorno. Si tratta del doppio rispetto al 2023 e del triplo rispetto al 2022. “E molte di queste merci sono risultate non conformi alla legislazione europea. Questa crescita esponenziale sta sollevando numerose preoccupazioni – avverte -. Principalmente, ci sono sempre più prodotti nocivi che entrano nell’Ue. Inoltre, i venditori europei, che rispettano i nostri elevati standard di prodotto, rischiano di essere danneggiati da pratiche sleali e dalla vendita di merci contraffatte attraverso i mercati online”.

“Infine – aggiunge la Commissione – il gran numero di pacchi spediti e trasportati ha un’impronta ambientale e climatica negativa”.

Nel mirino della Ue sembrano esserci soprattutto le merci di valore contenuto spedite dalla Cina, dove si sono velocemente sviluppati operatori che hanno visto impennarsi le loro attività.

La comunicazione illustra gli strumenti di cui l’Ue dispone già e mette in evidenza le iniziative attualmente discusse dai colegislatori. Propone inoltre nuove azioni congiunte per affrontare le preoccupazioni derivanti dall’aumento di prodotti non sicuri, contraffatti e altrimenti non conformi o illeciti che entrano nel mercato.

Tra queste ultime la prima è la riforma doganale: la richiesta ai colegislatori di adottare rapidamente il pacchetto di riforma dell’unione doganale proposto, consentendo la rapida attuazione di nuove norme per garantire condizioni di parità nel settore del commercio elettronico. E’ qui che viene proposta la revoca dell’esensione dei dazi su pacchi da meno di 150 euro – misura che ovviamente avrebbe anche effetti inflazionistici – e il rafforzamento delle capacità di controllo, quali una migliore condivisione dei dati e una migliore valutazione dei rischi.

La Commissione invita inoltre i colegislatori a prendere in considerazione ulteriori misure, come una commissione di gestione non discriminatoria, sugli articoli di commercio elettronico importati nell’Ue direttamente ai consumatori, per far fronte ai costi crescenti della supervisione della conformità di miliardi di tali spedizioni alle norme dell’Ue.

Bruxelles preme inoltre per “misure mirate per le merci importate”, compreso l’avvio di controlli coordinati tra le autorità doganali e le autorità di vigilanza del mercato, nonché azioni coordinate in materia di sicurezza dei prodotti, come la prima indagine a tappeto sulla sicurezza dei prodotti. Ciò dovrebbe portare all’eliminazione dal mercato delle merci non conformi e contribuire alla raccolta di prove per alimentare l’analisi dei rischi e le azioni complementari. I futuri controlli saranno intensificati per taluni operatori, merci o flussi commerciali, su base continuativa, alla luce dell’analisi dei rischi. Maggiore è il tasso di inadempienza, maggiore dovrebbe essere il livello di vigilanza nelle fasi successive, mentre le sanzioni dovrebbero riflettere i casi di inadempienza sistematica.

Inoltre la Ue chiede di proteggere i consumatori sui mercati online, evidenziando le pratiche di commercio elettronico come una chiara priorità nell’applicazione della legge sui servizi digitali, nonché strumenti come la legge sui mercati digitali e quelli che si applicano a tutti gli operatori commerciali: il regolamento sulla sicurezza generale dei prodotti, il regolamento sulla cooperazione per la tutela dei consumatori e la rete per la tutela dei consumatori.

Sugli strumenti digitali che possano contribuire a facilitare la supervisione del panorama del commercio elettronico attraverso il passaporto digitale dei prodotti vengono citati “nuovi strumenti di IA per l’individuazione di prodotti potenzialmente non conformi”.

Sulla protezione dell’ambiente, compresa l’adozione del primo piano d’azione sul regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili e la richiesta di una rapida adozione della modifica mirata della direttiva quadro sui rifiuti si afferma di voler “responsabilizzare i consumatori e i professionisti attraverso campagne di sensibilizzazione sui diritti dei consumatori, i rischi e i meccanismi di ricorso”.

E mentre da un lato afferma di voler procedere a una generale “semplificazione delle regole”, in questo ambito invece la Commissione chiede di puntare su “cooperazione internazionale e commercio, compresa l’organizzazione di attività di formazione sulle norme dell’Ue in materia di sicurezza dei prodotti e la valutazione di eventuali elementi di prova relativi al dumping e alle sovvenzioni. La Commissione – si legge – invita gli Stati membri a riunirsi per svolgere un ruolo forte come Team Europa al fine di migliorare l’efficacia delle azioni intraprese dalle autorità nazionali e dalla Commissione”.

Per quanto riguarda i prossimi passi, la Commissione invita la cooperazione con gli Stati membri, i colegislatori e tutte le parti interessate a mettere in atto le misure delineate nella comunicazione. Entro un anno Bruxelles valuterà l’effetto delle azioni annunciate e pubblicherà una relazione sui risultati dei controlli rafforzati. Alla luce dei risultati e in consultazione con le autorità competenti degli Stati membri e le parti interessate, la Commissione valuterà se i quadri e le attività di applicazione esistenti siano sufficienti e adeguati. In caso contrario, saranno prese in considerazione ulteriori azioni e proposte per rafforzare l’attuazione e l’applicazione delle norme dell’Ue.

Arriva (finalmente) al Sistina di Roma il musical "Tootsie" di Piparo

Roma, 5 feb. (askanews) – Cresce l’attesa per il debutto a Roma del Musical “Tootsie” firmato e adattato in italiano da Massimo Romeo Piparo che, forte del grande successo di pubblico e critica ottenuto nel tour iniziato lo scorso novembre, vedrà la prestigiosa presenza di Robert Horn, autore del libretto e vincitore del Tony Award per questo titolo, e di David Yazbek, autore della colonna sonora e dei testi di “Tootsie” oltre che di “The Full Monty” e candidato al Tony Award per la colonna sonora di entrambi i titoli, che voleranno a Roma dagli Stati Uniti proprio per assistere alla Première di giovedì 13 febbraio al Teatro Sistina e applaudire l’adattamento italiano della loro “creatura” firmato da Piparo.

Prodotto da PeepArrow Entertainment in collaborazione con Il Sistina, “Tootsie” – tratto dal famoso film del 1982 di Sydney Pollack con l’indimenticabile interpretazione di Dustin Hoffman – sarà in scena a Roma fino al 9 marzo con due nuove settimane di programmazione, aggiunte per far fronte alla grande richiesta del pubblico del Teatro Sistina che ha già acquistato 10mila biglietti per un totale complessivo, in questa prima parte del tour, di quasi 50mila spettatori.

Divertente, romantico e con una irresistibile vena dissacrante che fa sorridere ma anche riflettere, “Tootsie”- in scena per la prima volta in Italia – è interpretato dall’inedita ma affiatatissima coppia formata da Paolo Conticini, già protagonista acclamato di successi come “Mamma Mia!” e “The Full Monty”, ed Enzo Iacchetti che torna finalmente al Musical dopo il grande successo personale ottenuto nei panni di Zazà ne “Il Vizietto”. Sul palco, con un grande cast di artisti, le scenografie di Teresa Caruso, le coreografie di Roberto Croce, i costumi di Cecilia Betona, le luci di Umile Vainieri, il suono di Stefano Gorini, l’Orchestra dal vivo diretta dal Maestro Emanuele Friello.

“Come sempre il Teatro arriva più in fondo e in modo più diretto al cuore dei temi fondamentali della nostra società”, afferma Massimo Romeo Piparo. “In un momento in cui si fa tanto parlare (o urlare) di temi così delicati e sensibili come ‘sessismo’, ‘patriarcato’, ‘identità’, Tootsie, con leggerezza e grande ironia, oltre che con la ineguagliabile forza della musica, li rappresenta in modo chiaro e deciso, affidando a poche ma significative indimenticabili battute la prova di quanta confusione ci sia ancora oggi tra ‘essere’ e ‘apparire’. Nella versione teatrale si aggiunge anche una caustica e pungente critica all’intero mondo dello show business in cui – purtroppo – la differenza tra i sessi è ancora marcatamente segnata. La mia versione italiana – continua Piparo – tiene fedelmente conto dell’indirizzo dato dagli autori e ne esalta tutta l’ironia e la rinnovata comicità, integrandola grazie anche alla grande ispirazione che una inedita e strepitosa coppia di attori come Conticini e Iacchetti mi hanno fornito. Un cast di grandissimi professionisti, tutti perfettamente aderenti ai propri ruoli, ha completato la ricetta che mi ha permesso di offrire al pubblico italiano un prodotto attualissimo, scorrevole e di grande intrattenimento, che per la prima volta in Italia viene rappresentato dopo il suo successo a Broadway. Tootsie è un (meritato e doveroso) inno alle donne, uno spettacolo al femminile anche quando a parlarne… sono gli uomini, che potremmo condensare nella celeberrima battuta finale: ‘sono stato un uomo migliore con te, da donna… di quanto non lo sia stato con le altre donne… da uomo. Devo solo imparare a farlo… senza la gonna!”.

“Tootsie” è classificato come una delle migliori commedie di tutti i tempi nella lista stilata dall’American Film Institute e acclamato come “Il Musical più divertente di Broadway!” (The New York Post), oltre ad aver ricevuto l’incredibile cifra di 11 nomination agli Oscar del Musical (Tony Award), tra cui quello per il miglior musical e la migliore colonna sonora originale.

Lo spettacolo racconta la storia di Michael Dorsey (Paolo Conticini), un bravo attore con un particolare talento per… non riuscire a mantenere un lavoro. Avvilito e disoccupato, Michael decide di fare un ultimo, disperato tentativo per realizzare i suoi sogni: si presenta al provino del musical sequel di Giulietta e Romeo travestito da donna con il nome di Dorothy Michaels e, dopo un’ottima performance, lo vince. In una fulminea ascesa verso la celebrità di Broadway, Michael (travestito da Dorothy) diventa presto un’attrice amatissima dal pubblico ma, mentre il lavoro comincia ad andare a gonfie vele, Michael si innamora di una sua collega. Sarà il suo amico e coinquilino Jeff (Enzo Iacchetti), uno squattrinato ma navigato scrittore che per sopravvivere gestisce un ristorante, a metterlo di fronte alla realtà, facendogli realizzare che mantenere quel successo “di attrice” è molto più difficile di quanto si possa aspettare.

Con il suo ritmo serrato, una vicenda incredibilmente attuale e la coinvolgente colonna sonora suonata dal vivo dall’Orchestra diretta dal Maestro Emanuele Friello, “Tootsie” è una commedia brillante e piena di colpi di scena che si prende amabilmente gioco dell’intero mondo dello show business con le sue dinamiche distorte, in cui “merito” e “scorciatoia” spesso si confondono.

Ma la storia di Michael, grazie anche allo scoppiettante rapporto con il suo alter-ego Jeff, offre anche l’occasione per riflettere su temi importanti, come l’amore e il rapporto tra i sessi, l’identità e il ruolo della donna nella società, la genialità e il coraggio di rischiare per guadagnarsi un’opportunità per emergere. Celeberrima la frase finale che il camaleontico Dustin Hoffman rivolge alla sua amata nel disperato tentativo di “giustificare” il suo scambio di identità: “Sono stato un uomo migliore con te da ‘donna’, di quanto lo sia stato con le altre donne da ‘uomo’”.

La realizzazione di Tootsie – unitamente alla produzione di “West Side Story” ha sancito per Peeparrow Entertainment e per il Teatro Sistina l’inizio dell’importante partnership con Fineco che per un biennio sarà Main Sponsor delle rispettive attività. Una collaborazione prestigiosa e di grande qualità che vede affiancate due realtà molto affermate nei rispettivi ambiti.

Dopo Roma, “Tootsie” sarà in scena dal 14 al 16 marzo 2025 a Reggio Emilia (Teatro Municipale Romolo Valli, dal 21 al 23 marzo 2025 a Firenze (Teatro Verdi) e dal 28 al 30 marzo 2025 a Torino (Teatro Colosseo).

Mattarella: come negli anni Trenta si rischia abbandono multilateralismo

Marsiglia, 5 feb. (askanews) – “Regole e strumenti ci sarebbero per affrontare questa fase e allora perchè il sistema multilaterale sembra non riuscirci, con il rischio del ripetersi di quanto accaduto negli anni Trenta del secolo scorso: sfiducia nella democrazia, riemergere di unilateralismo e nazionalismi? Oggi come allora si allarga il campo di quanti, ritenendo superflue se non dannose per i propri interessi le organizzazioni internazionali, pensano di abbandonarle”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nella lectio magistralis pronunciata in occasione della laurea honoris causa all’università d’Aix Marseille.

“Nel fragile contesto degli anni fra le due guerre mondiali, percorso da un cupo rialzarsi del nazionalismo, da allarmanti tendenze al riarmo, dal contrasto fra gli Stati, secondo la logica delle sfere di influenza – ha ricordato il capo dello Stato – furono circa 20 i casi di recesso dalla Società delle Nazioni. La Germania, con Hitler Cancelliere, si ritirò nel 1933. Lo stesso fece il Giappone. L’Italia uscì nel 1937” e questo dice che “fin dall’inizio, purtroppo, la Società delle Nazioni non seppe fare argine all’espansionismo, alle ripetute violazioni della sovranità territoriale, in Europa come in altri continenti”.

Danza, la Sergio Bernal Dance Company in tournée un mese in Italia

Roma, 5 feb. (askanews) – Il danzatore madrileno Sergio Bernal, protagonista assoluto della danza spagnola, riporta in Italia la sua Sergio Bernal Dance Company in due spettacoli, firmati da lui medesimo insieme a Ricardo Cue: “Una Noche con Sergio Bernal” e “SeR”.

Il pubblico italiano avrà il divo della danza spagnola per un intero mese grazie a una lunga tournée, prodotta da Daniele Cipriani Entertainment, che partirà da Trieste (28 febbraio) e toccherà Modena (1 marzo), Piacenza (2 marzo), Palermo (7, 8, 9, 12, 13, 14, 15 marzo), Barcellona Pozzo di Gotto (16 marzo), Bologna (20, 21 marzo), Roma (27 marzo), Padova (28 marzo), Brescia (29 marzo).

Popolarissimo in patria, Bernal è da tempo una stella internazionale, acclamato nelle ultime settimane sia in Francia che in America (da New York a Los Angeles), dove un pubblico in delirio ha accolto le sue recenti esibizioni. In Italia è da anni il beniamino dei gala Les Étoiles di Daniele Cipriani, nonché di Las Estrellas, e non è raro vederlo come ospite nei più gettonati show televisivi.

Gli spettacoli della Sergio Bernal Dance Company, visionari racconti per quadri – vertiginosi assolo, passi a due e a tre – in cui si fondono diversi stili, raccontano le mille sfaccettature di Sergio Bernal. Caso quasi unico nell’universo della danza, bailaor di flamenco e bailarín classico, di lui si può dire che incarni al contempo i quattro elementi: il fuoco e la terra, che caratterizzano il vigore primordiale della danza iberica, insieme all’aria e l’acqua, ossia l’impalpabilità e la fluidità del balletto classico. Negli spettacoli della Sergio Bernal Dance Company si avverte il forte richiamo della terra dei bailaores, che sembrano volerla penetrare con il loro zapateo, ma anche il desiderio di spiccare il volo verso il cielo dei bailarínes. Ed è in uno spazio indefinibile, posto tra cielo e terra, ricca di interessanti contaminazioni tra diversi stili di danza, che Sergio Bernal, flessuoso come un gatto, scattante come una pantera, esile, magnetico e possente, trova la sua originalissima dimensione.

Insieme a Cristina Cazorla e a Carlos Romero, apprezzati protagonisti sulla scena spagnola, nonché alla ballerina-étoile di formazione accademica, Ana Sophia Scheller (già con il San Francisco Ballet e il Balletto Nazionale dell’Ucraina), Sergio Bernal offrirà tutte le declinazioni della danza iberica, dalle più tradizionali alle più sofisticatamente moderne, con anche momenti di balletto classico.

Presenti a tutte le rappresentazioni saranno il chitarrista Daniel Jurado, il percussionista Javier Valdunciel e la cantaora Paz de Manuel; allo spettacolo SeR, anche l’Orquesta Cruz Diez e il cantante e pianista Antón.

Le coreografie di “Una Noche con Sergio Bernal” e “SeR” portano varie firme: da quella di Bernal stesso, che crea una sua versione dell’iconico Boléro sulle celeberrime note di Maurice Ravel, a quella di Antonio Ruiz Soler (figura così leggendaria da essere conosciuto come “Antonio el Bailarín” o, ancor più semplicemente, “Antonio”), a cui si devono la Farruca del Molinero e Zapateado Sarasate. Ma ci sono anche i riverberi luminosi del balletto classico: oltre a duettare con Ana Sophia Scheller che danza sulle punte, un quasi “desnudo” Bernal interpreta le celebri note di Camille Saint-Saëns in El Cisne, rilettura de La Morte del Cigno, famoso assolo di Anna Pavlova. Si tratta di una coreografia di Ricardo Cue (co-direttore artistico della compagnia al fianco di Bernal), che firma anche El ultimo encuentro sulle note di Hable con ella di Alberto Iglesias (dalla colonna sonora del film omonimo di Pedro Almodóvar) in cui affiorano reminiscenze quasi hollywoodiane.

Il brano SeR, danzato su una canzone di Beyoncé, è invece autobiografico: significa “essere” in spagnolo. Ma è anche la prima sillaba del nome di Sergio Bernal, di “Ser” Sergio, nuovo Signore del Flamenco, erede di Antonio Gades e Joaquín Cortés.

Anima vola in Borsa dopo conti e super cedola, quota Mps strategica

Milano, 5 feb. (askanews) – Anima sugli scudi a Piazza Affari nel giorno dei risultati 2024, che hanno evidenziato numeri in forte crescita e un aumento del dividendo a 0,45 euro (+80%). Il titolo ha guadagnato il 2,8% chiudendo a 6,94 euro, dopo aver toccato un massimo a quota 7,025 e allontanandosi sempre più dal prezzo offerto dal Banco Bpm con l’Opa lanciata a 6,2 euro per azione il 6 novembre. Quanto meno per pareggiare, l’istituto guidato da Giuseppe Castagna – che il 12 febbraio presenterà ad analisti e stampa i risultati e l’aggiornamento del piano – dovrebbe aumentare del 12% la sua offerta.

Anima ha chiuso il 2024 con un utile netto normalizzato pari a 276,5 milioni (+50%). Le commissioni nette di gestione sono state pari a 338,7 milioni (+17%), i ricavi consolidati a 530 milioni (+44%). Il totale delle masse gestite e amministrate a fine 2024 è salito a 204,2 miliardi grazie anche al contributo di Kairos Partners Sgr. La posizione finanziaria netta è positiva per 251,5 milioni dai 13,2 milioni di debito netto di fine 2023. Il dato include significative plusvalenze su titoli, in particolare sulla partecipazione in Mps.

Per quanto riguarda la quota nel Monte Paschi, salita dall’1% al 4% a novembre, nell’ambito della vendita del Mef, l’amministratore delegato di Anima Holding, Alessandro Melzi d’Eril, ha sottolineato che si tratta di “un investimento strategico”. “Mps per noi è un partner chiave strategico, uno dei fondatori di questa società, di questo progetto, è molto importante per noi – ha detto nel corso della conference call – e ci aspettiamo che la partecipazione generi importanti ritorni. Siamo felici di questa quota, è strategica”. La quota in Mps è in bilancio per circa 340 milioni, con un capital gain di 80 milioni.

Nel corso della call con la comunità finanziaria, nessun commento specifico è arrivato invece sull’Opa di Banco Bpm, dal momento che la Sgr è in ‘black period’, ma solo riferimenti sulla tempistica prevista. “Ci aspettiamo tutte le autorizzazioni regolatorie entro la fine di febbraio, quella Antitrust e Golden Power hanno già ottenuto il via libera”, ha spiegato Melzi d’Eril. “L’approvazione e la pubblicazione del prospetto avverrà entro 5 giorni dall’ultima autorizzazione ottenuta. Nei giorni successivi il cda di Anima si esprimerà con un proprio comunicato che includerà la fairness opinion”.

“E’ un periodo molto importante per la società”, ha voluto sottolineare l’AD. “Siamo sotto Opa, siamo al centro di diversi potenziali sviluppi e credo che Anima sia in questa situazione perchè ha fatto molto bene negli ultimi 10, 15 anni. Abbiamo dimostrato forza e resilienza, abbiamo dimostrato come stare sul mercato e come fare questo mestiere”.

Mattarella: neo-feudatari del Terzo millennio vogliono gestire lo spazio

Marsiglia, 5 feb. (askanews) – “Figure di neo-feudatari del Terzo millennio, novelli corsari a cui attribuire patenti, aspirano a vedersi affidare signorie nella dimensione pubblica, per gestire parti dei beni comuni rappresentati dal cyberspazio nonché dallo spazio extra-atmosferico, quasi usurpatori delle sovranità democratiche”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante la lectio magistralis pronunciata in occasione della laurea honoris causa all’università d’Aix Marseille.

“Ricordiamoci cosa detta l’Outer Space Treaty – ha avvertito il capo dello Stato – all’ Art. II: ‘Lo spazio extra-atmosferico, compresi la luna e gli altri corpi celesti, non è soggetto ad appropriazione da parte degli Stati, né sotto pretesa di sovranità, né per utilizzazione od occupazione, né per qualsiasi altro mezzo possibile'”.

Ue, Mattarella: dobbiamo rinnovarci per contribuire a pace mondiale

Marsiglia, 5 feb. (askanews) – L’Unione europea “ha dimostrato di saper agire con efficacia nelle crisi, come durante la pandemia, e di saperci opporre con unità di intenti alle inaccettabili violazioni del diritto dei popoli, come nel caso dell’aggressione russa all’Ucraina. Con la stessa efficacia ed unità dobbiamo ora rinnovarci, per salvaguardare la sicurezza ed il benessere dei popoli europei e contribuire alla pace mondiale, a partire dalla dimensione mediterranea e dal rapporto con il contiguo continente africano”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nella lectio magistralis pronunciata in occasione della laurea honoris causa all’università d’Aix Marseille.

Secondo il capo dello Stato “non può guidarci la rassegnazione ma la volontà di dare contenuti ai passaggi necessari per ottenere questi risultati”.

Mattarella: neo-feudatari Terzo millennio vogliono gestire lo spazio

Marsiglia, 5 feb. (askanews) – “Figure di neo-feudatari del Terzo millennio, novelli corsari a cui attribuire patenti, aspirano a vedersi affidare signorie nella dimensione pubblica, per gestire parti dei beni comuni rappresentati dal cyberspazio nonché dallo spazio extra-atmosferico, quasi usurpatori delle sovranità democratiche”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante la lectio magistralis pronunciata in occasione della laurea honoris causa all’università d’Aix Marseille.

“Ricordiamoci cosa detta l’Outer Space Treaty – ha avvertito il capo dello Stato – all’ Art. II: ‘Lo spazio extra-atmosferico, compresi la luna e gli altri corpi celesti, non è soggetto ad appropriazione da parte degli Stati, né sotto pretesa di sovranità, né per utilizzazione od occupazione, né per qualsiasi altro mezzo possibile'”.

Mattarella: protezionismo Usa portò al fallimento della Società delle nazioni

Marsiglia, 5 feb. (askanews) – “Crisi economica, protezionismo, sfiducia tra gli attori mondiali, forzatura delle regole liberamente concordate, diedero un colpo definitivo alla Società delle Nazioni sorta dopo la Prima guerra mondiale, già compromessa dalla mancata adesione degli Stati Uniti che, con il Presidente Wilson, ne erano stati fra gli ispiratori. Si trattò, per gli Usa, del cedimento alla tentazione dell’isolazionismo”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nella lectio magistralis all’Università Aix Marseille.

“Nel fragile contesto degli anni fra le due guerre mondiali, percorso da un cupo rialzarsi del nazionalismo, da allarmanti tendenze al riarmo, dal contrasto fra gli Stati, secondo la logica delle sfere di influenza – ha ricordato il capo dello Stato – furono circa 20 i casi di recesso dalla Società delle Nazioni. La Germania, con Hitler Cancelliere, si ritirò nel 1933. Lo stesso fece il Giappone. L’Italia uscì nel 1937” e questo dice che “fin dall’inizio, purtroppo, la Società delle Nazioni non seppe fare argine all’espansionismo, alle ripetute violazioni della sovranità territoriale, in Europa come in altri continenti”.

Ucraina, Mattarella: aggressione russa come progetto Terzo Reich

Marsiglia, 5 feb. (askanews) – L’aggressione russa all’Ucraina è “della stessa natura” del progetto del Terzo Reich. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nella lectio magistralis pronunciata in occasione della laurea honoris causa all’università d’Aix Marseille.

In quegli anni, ricorda il capo dello Stato, prevalse “il criterio della dominazione. E furono guerre di conquista. Fu questo il progetto del Terzo Reich in Europa. L’odierna aggressione russa all’Ucraina è di questa natura”.

La storia per Mattarella dovrebbe insegnarci come agire nel presente e perciò ricorda che “la strategia dell’appeasement non funzionò nel 1938. La fermezza avrebbe, con alta probabilità, evitato la guerra. Avendo a mente gli attuali conflitti, può funzionare oggi? Quando riflettiamo sulle prospettive di pace in Ucraina dobbiamo averne consapevolezza”.

La7, torna domenica 9 febbraio Amarsi un p-Istruzioni per l’uso

Roma, 5 feb. – Domenica 9 febbraio alle 10:00 su La7 torna il programma dedicato alla salute e al benessere “Amarsi un po’- Istruzioni per l’uso” condotto da Samanta Togni e Massimiliano Rosolino. La nuova stagione porter i telespettatori alla scoperta di Gran Canaria, l’isola dell’eterna primavera, tra paesaggi mozzafiato e mete imperdibili. Perch viaggiare, come ci ricordano i due conduttori, una buona pratica per liberarsi dallo stress e stare bene con se stessi.

Novit di questa edizione un divertente corso di spagnolo per vivere al meglio questa avventura a Gran Canaria.

Nella prima puntata, Massimiliano e Samanta esploreranno Las Palmas, la capitale dell’isola, iniziando dal quartiere storico di Vegueta. Tra i luoghi simbolo, il tradizionale mercato rionale e la Casa Museo di Cristoforo Colombo. Durante la puntata, incontreranno una guida speciale che sveler loro i principali punti di interesse di Las Palmas e dell’intera isola. Gli approfondimenti sul benessere interesseranno la gestione positiva dello stress e la cura della pelle durante la stagione invernale. La rubrica dei capelli si occuper della tendenza “glass hair” del 2025, che punta su capelli luminosi e lucenti. Non mancher la rubrica dedicata agli amici a 4 zampe, in questo appuntamento si parler di come gestire la presenza di un animale in famiglia. Nella sezione “Cartoline dall’Italia”, saremo accompagnati alla scoperta delle Grotte di Castellana per un’esperienza speciale in onore di San Valentino.

Infine, per concludere, non potr mancare l’approfondimento dedicato alla longevit e le ricette healthy che promuovono la sana e corretta alimentazione.

“Amarsi un po’ – istruzioni per l’uso” un branded content prodotto e realizzato da Elio Bonsignore per Me Production in collaborazione con la divisione Branded Content TV di CairoRcs Media, affidata ad Alessandro Valentini Head of Business TV.

Almasri, opposizioni pronte a formalizzare richiesta Meloni in Parlamento

Roma, 5 feb. (askanews) – I gruppi di opposizione si preparano a formalizzare una richiesta di convocazione in Aula della premier Giorgia Meloni per confrontarsi direttamente con lei su scarcerazione e rimpatrio in Libia del ricercato Cpi Almrasi, dichiarandosi del tutto insoddisfatti dall’informativa resa in aula alla Camera in proposito dai ministri di Interno e Giustizia, Matteo Piantedosi e Carlo Nordio. L’indicazione emerge dopo contatti incrociati fra i gruppi di opposizione sulla posizione espressa dal Governo a Montecitorio.

Formalizzazione e annuncio della nuova iniziativa parlamentare sul caso Almrasi finalizzata ad un confronto parlamentare diretto con la presidente del Consiglio, secondo quanto si è appreso, avverrà in assenza di novità rilevanti nelle informative di Piantedosi e Nordio nel secondo atto delle comunicazioni dei due ministri al Parlamento in aula al Senato.

Tennis, Vavassori al secondo turno di Rotterdam

Roma, 5 feb. (askanews) – Andrea Vavassori conquista il secondo turno dell’Atp 500 di Rotterdam. L’azzurro approfitta del ritiro del suo avversario Auger-Aliassime, con il match che si conclude sul punteggio di 6-7, 6-4. Nulla da fare, dunque, per il tennista canadese, costretto ad alzare bandiera bianca al termine del secondo set. Dopo aver vinto il primo, in cui Vavassori ha recuperato il break di svantaggio portando la sfida al tie-break, il canadese si è ritirato, chiamando l’intervento del fisioterapista prima dell’inizio del decimo game del secondo set per un problema fisico. Con questa vittoria, Vavassori affronterà Carlos Alcaraz, che nella giornata di ieri ha battuto, seppur soffrendo, Van de Zandschulp.

Rai1, il 10 febbraio un film tv per ricordare l’eccidio delle Foibe

Roma, 5 feb. (askanews) – Tutto inizia da una fotografia in bianco e nero del 6 luglio 1946 che ritrae una bambina: in mano ha una valigia con la scritta “Esule Giuliana”. Si chiama Egea Haffner e la sua storia comincia quando il padre scompare, probabilmente inghiottito nelle Foibe. Il 10 febbraio, in occasione del Giorno del ricordo, in memoria delle Vittime delle foibe, dell’Esodo Istriano, Fiumano, Giuliano e Dalmata, Rai Fiction propone in prima visione assoluta, in prima serata su Rai 1 “La bambina con la valigia” un tv movie con la regia di Gianluca Mazzella, tratto dal libro “La bambina con la valigia” di Egea Haffner, Gigliola Alvisi. Soggetto e sceneggiatura sono di Andrea Porporati.

Oggi, nella conferenza stampa di presentazione, Egea Haffner ha confessato di essersi emozionata a rivedere quella scena di lei bambina: “Rivederla è stato davvero molto emozionante. Ho pianto tutto il film, ho consumato diversi fazzolettini. Mi ha emozionato moltissimo anche quella scena iniziale, dove c’è il palloncino che vola e il papà che mi prende in braccio. Mi ha ricordato quando lui mi prendeva e si correva nel rifugio, e sentivo ancora in quel momento lì il suo profumo, di quella colonia buona che aveva”.

“Occuparmi di questo film – ha detto a sua volta il regista, Gianluca Mazzella – mi ha permesso di conoscere questo evento storico, ed effettivamente c’è tanto da dire, tanto da raccontare: è una pagina storica molto drammatica e la vita della signora Haffner la simbolizza in maniera perfetta, perché era molto piccola quando ha dovuto lasciare la sua terra. Credo che quando qualcuno, contro la propria volontà, debba lasciare la propria terra, è sempre una tragedia. E questa va raccontata proprio perché questi errori non si ripetano”.

“Quello che mi è particolarmente caro in questo film – ha aggiunto Mazzella – è di aver raccontato un evento storico da un punto di vista un po’ minimalista: il punto di vista di una bambina e di una famiglia. Raccontare questa famiglia è stato molto bello perché c’è questo universo prettamente femminile di nonna, mamma, zia; c’è poi uno zio molto affettuoso, un padre che poi purtroppo scompare molto presto nella vita della bambina, raccontare questo incrocio di rapporti è stato molto stimolante”.

Nella memoria di Egea si riflette il dramma di tutti quelli costretti a lasciare la propria casa: è l’inverno del 1944 e i bombardamenti si susseguono sulla città di Pola e sul porto, obiettivo militare importante, strategico per la difesa dell’Italia del nordest, di cui la Venezia Giulia e l’Istria fanno parte. La vita della piccola Egea Haffner, a parte le occasionali fughe nel rifugio, prosegue come in una favola: c’è la villa dei nonni paterni, gli Haffner, e la gioielleria in centro dove lavora suo padre Kurt.

Nella primavera del 1945 la guerra finisce e le cose sembrano cambiare in meglio. Nell’Istria a prevalere sono i cosiddetti “Titini”, l’esercito messo insieme dal maresciallo Tito, che occupa tutta la regione giuliana, fino ad allora parte dell’Italia fascista. Una notte che doveva essere di festa si trasforma però nell’inizio di un dolore fortissimo per la piccola Egea. Qualcuno bussa forte alla porta di casa. Sono due uomini in una divisa, due Titini, e sono venuti a cercare Kurt: “Solo una formalità, un controllo”, dicono. Kurt li segue con un sorriso rassicurante per la moglie e la figlia, ma in quella casa non tornerà più.

La voce su che fine abbia fatto il papà di Egea si diffonde nei giorni successivi a Pola: potrebbe essere una delle vittime cadute nelle Foibe, spaventose voragini carsiche che cominciano a tormentare i sogni della bambina. È solo l’inizio: in seguito alle numerose aggressioni nei confronti degli italiani considerati fascisti, Egea è costretta a lasciare la sua terra e ad affrontare un futuro incerto a Bolzano, accudita dalla nonna Maria e dalla zia Ilse, che l’ama come una figlia. La sua vera mamma, Ersilia, sceglie invece di trasferirsi in Sardegna per aprire un negozio di parrucchiera ed emanciparsi dalla famiglia Haffner, dalla quale non si è mai sentita accettata. A Bolzano Egea crescerà, scoprendo sulla propria pelle il dramma dello sradicamento, dell’esodo che accomunò più di 250 mila persone delle comunità italiane giuliano-dalmate e istriane, costrette a lasciare la propria casa e a ricostruire un nuovo futuro.

“La bambina con la valigia” è una produzione Clemart in collaborazione con Rai Fiction. L’opera è stata realizzata con il contributo del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo.

Novara: "Dopo informatica l’AI? Continua saga della scuola digitale"

Roma, 5 feb. (askanews) – Per Daniele Novara, pedagogista e autore di best seller, quanto affermato in un convegno martedì dal ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ovvero che bisognerebbe insegnare informatica anche nelle classi della primaria e che servirebbe approfondire il tema dell’intelligenza artificiale”, non è altro che la prosecuzione “della saga di cui non se ne sentiva il bisogno, quella della scuola digitale”.

“Un ritornello che sentiamo da oltre un decennio e che, oggettivamente, non ha portato alcun beneficio agli studenti ma ne ha portati molti a tutte quelle aziende che puntano sul business tecnologico – ha aggiunto il direttore del Centro PsicoPedagogico per l’Educazione e la Gestione dei conflitti (CPP) – in un comunicato – Ora si arriva addirittura a parlare di intelligenza artificiale, cosa contraria a ogni buonsenso per chi ha a cuore la crescita sana dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze”.

“Avevamo avuto un altro sentore quando lo stesso Ministro, all’inizio dell’anno scolastico, aveva regolamentato gli smartphone impedendone l’uso scolastico fino a 14 anni. Un’idea ottima che abbiamo sostenuto anche con un appello che ha quasi raggiunto 100.000 firme per chiedere di proibire gli smartphone fino ai 14 anni e i social fino a 16. Una proposta ancorata alla realtà, visto che si sta facendo in Australia, ma pare che in Italia si preferisca rimanere nell’assoluto Far West, con bambini e ragazzi in balia di dispositivi con una forza di penetrazione neuro celebrale non sostenibile per la loro età”.

“Tornando alla scuola, bisogna distinguere tra quello che è il comune e utile repertorio tecnologico, che da sempre la didattica utilizza, e la volontà di imporre situazioni che si allontanano dal reale scopo scolastico. Perché è necessario ribadirlo: la scuola è prima di tutto una comunità sociale, di apprendimento esperienziale. Ed è proprio l’esperienza diretta, di laboratorio operativo, che permette di attivare apprendimenti duraturi”, ha spiegato il pedagogista. “Abbiamo tutti e tutte sotto gli occhi come l’esperimento avvenuto con la DAD abbia totalmente fallito e questo i ministri post covid dovrebbero ricordarlo. Non è stato utile né alle famiglie, né agli insegnanti, né agli alunni accasciati nelle dimore casalinghe ma senza la spinta neuro cognitiva data dalla presenza sensoriale, corporea e attiva dei compagni”, ha sottolineato.

“A scuola anche lo stare assieme agli altri consente di imparare, nella concretezza del contatto, della comunicazione e della relazione in carne ed ossa. Incontrando sguardi e confrontandosi con tutto quello che rende umani gli esseri umani. Il resto non solo non porta da nessuna parte, ma è pericoloso”, ha concluso Novara, ricordando che “ogni tecnologia ha il suo giusto tempo”.

Almasri, Braga (Pd): Meloni venga in Aula a rendere conto al Paese

Roma, 5 feb. (askanews) – “Ribadiamo la nostra richiesta di avere qui in quest’aula un’informativa urgente della presidente Meloni perché oggi su quei banchi del governo che erano pieni, mancava solo una persona, mancava lei mentre è lei che deve riferire qui, dire qual è la verità, rendere conto a noi, al Paese, smettere di nascondersi e di scappare”. Lo ha detto la capogruppo del Pd alla Camera, Chiara Braga, in Aula a Montecitorio.

“E’ ora che la patriota d’Italia venga qui a dire perché ha liberato un criminale che tortura donne e bambine e persone dall’altra parte del Mediterraneo”, ha aggiunto.

Il coro di "no" al piano di Trump per Gaza

Roma, 5 feb. (askanews) – Le ultime affermazioni del presidente Donald Trump sulla futura gestione della Striscia di Gaza, con il ricollocamento dei suoi cittadini al di fuori dell’enclave in vista di una ricostruzione gestita dagli Stati Uniti per farne una “Riviera” del Medio Oriente, hanno sollevato un coro di critiche da parte della comunità internazionale. La posizione più dura è stata espressa dalle diverse componenti della società palestinese: Hamas, che ha gestito l’enclave negli ultimi anni, l’Anp di Abu Manzen e l’Organizzazione per la liberazione della Palestina. Uniche voci favorevoli, quelle che si sono levate da Israele. Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar ha spiegato che “Gaza, nella sua forma precedente, non ha futuro”, mentre il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha commentato: “ora agiremo per seppellire finalmente, con l’aiuto di Dio, la pericolosa idea di uno stato palestinese”.

Se Hamas ha definito “ridicole e assurde” le proposte di Trump, l’Olp ha ribadito “la ferma posizione secondo cui la soluzione dei due Stati, in conformità con la legittimità e il diritto internazionale, è garanzia di sicurezza, stabilità e pace”. Il presidente Abu Mazen da parte sua ha chiarito che non sarà permesso “alcun danno ai diritti” dei palestinesi, che “non sono negoziabili”. “Queste richieste rappresentano una palese violazione del diritto internazionale”, ha commentato, insistendo sul fatto che i palestinesi “non abbandoneranno mai la loro terra, i loro diritti o i loro luoghi sacri”, e ribadendo che “Gaza è una parte inseparabile dello stato palestinese”.

Il ministro degli Esteri egiziano, Badr Abdelatty, ha evidenziato la necessità che “i palestinesi rimangano a Gaza, visto il loro fermo attaccamento alla loro patria e il rifiuto di abbandonarla”, mentre il suo omologo turco, Hakan Fidan, ha definito “inaccettabile” la proposta di Trump. “L’espulsione è una situazione che né la regione né noi possiamo accettare”, ha detto. Quanto alla posizione dell’Arabia Saudita, “è ferma e inamovibile” sulla creazione di uno Stato palestinese. Riad “non stabilirà relazioni diplomatiche con Israele senza il raggiungimento di questo obiettivo”, ha precisato il ministero degli Esteri, che ha ribadito il suo “categorico rifiuto di qualsiasi azione che violi i legittimi diritti del popolo palestinese, inclusa la politica di occupazione israeliana, l’annessione dei territori palestinesi o i tentativi di sfollamento forzato dei palestinesi”.

Duro anche il commento del movimento Houthi dello Yemen, vicino all’Iran. “L’arroganza americana non non farà sconti a nessuno finché incontrerà la sottomissione degli arabi”, ha scritto su X Mohammed al-Bukhaiti, membro del Politburo del gruppo. Da parte sua, Teheran ha fatto sapere di “non essere d’accordo” con il piano Usa e “di averlo comunicato attraverso i suoi canali”.

Ferma opposizione è stata espressa anche in Europa. “Mi pare che per quanto riguarda l’evacuazione della popolazione civile da Gaza la risposta di Giordania ed Egitto sia stata negativa, quindi mi pare che sia un po difficile” metterla in atto, ha spiegato il titolare della Farnesina, Antonio Tajani. “Il futuro della Striscia di Gaza non deve essere visto nella prospettiva del controllo da parte di uno Stato terzo, ma nel quadro di un futuro Stato palestinese, sotto l’egida dell’Autorità Nazionale Palestinese”, ha commentato il ministero degli Esteri francese. “La Francia ribadisce la sua opposizione a qualsiasi spostamento forzato della popolazione palestinese di Gaza”.

Nel Regno Unito, il primo ministro Keir Starmer ha detto che ai palestinesi “deve essere permesso di tornare a casa”. “Deve essere permesso loro di tornare a casa. Deve essere permesso loro di ricostruire, e noi dovremmo essere con loro in questa ricostruzione, sulla strada verso una soluzione a due Stati”, ha commentato. Parole a cui si è accodato il ministro degli Esteri David Lammy. “Siamo sempre stati chiari nella nostra convinzione che dobbiamo vedere due Stati. Dobbiamo vedere i palestinesi vivere e prosperare nelle loro terre d’origine a Gaza e in Cisgiordania”.

Il ministro spagnolo degli Affari esteri, José Manuel Albares, da parte sua ha ricordato che “la Striscia di Gaza appartiene ai suoi residenti palestinesi”. “Gaza è la terra dei palestinesi di Gaza e i palestinesi di Gaza devono rimanere a Gaza”, ha precisato. Un concetto ribdito anche dal capo della diplomazia di Berlino, Annalena Baerbock. La Striscia di Gaza “appartiene ai palestinesi”, “la popolazione civile non deve essere espulsa e Gaza non deve essere occupata o ripopolata in modo permanente”. “È chiaro che Gaza – come la Cisgiordania e Gerusalemme Est – appartiene ai palestinesi. Costituiscono la base per un futuro stato palestinese”, ha aggiunto sottolineando che “non deve esserci alcuna soluzione sopra le teste dei palestinesi”, ha concluso Baerbock.

La posizione della Russia riguardo una soluzione per il conflitto israelo-palestinese “è nota, può realizzarsi solo sulla base dei due Stati”, ha dichiarato invece il portavoce preesidenziale russo Dmitri Peskov. “La cancel culture, compresa la cancellazione del diritto internazionale, si manifesta in modo particolarmente vivido ora per quanto riguarda la situazione in Medio Oriente”, ha commentato da parte sua il capo della diplomazia di Mosca, Sergey Lavrov.

Quanto alla Cina, Pechino ha ribadito la sua contrarietà a “spostamenti forzati” di massa dei palestinesi da Gaza e all’idea del presidente Usa Donald Trump. La Cina ha sempre ritenuto che “i palestinesi debbano governare la Palestina”, ha confermato una portavoce del ministero degli Esteri.

L’alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, Filippo Grandi, ha definito “sorprendenti” i commenti di Trump. “È qualcosa di molto sorprendente, ma dobbiamo vedere cosa significa in termini concreti”, ha detto, aggiungendo che è difficile commentare una “questione così delicata”.

Gaza, coro di no al piano di Trump: "Striscia è dei palestinesi"

Roma, 5 feb. (askanews) – Le ultime affermazioni del presidente Donald Trump sulla futura gestione della Striscia di Gaza, con il ricollocamento dei suoi cittadini al di fuori dell’enclave in vista di una ricostruzione gestita dagli Stati Uniti per farne una “Riviera” del Medio Oriente, hanno sollevato un coro di critiche da parte della comunità internazionale. La posizione più dura è stata espressa dalle diverse componenti della società palestinese: Hamas, che ha gestito l’enclave negli ultimi anni, l’Anp di Abu Manzen e l’Organizzazione per la liberazione della Palestina. Uniche voci favorevoli, quelle che si sono levate da Israele. Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha spiegato che “Gaza, nella sua forma precedente, non ha futuro”, mentre il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha commentato: “ora agiremo per seppellire finalmente, con l’aiuto di Dio, la pericolosa idea di uno stato palestinese”.

Se Hamas ha definito “ridicole e assurde” le proposte di Trump, l’Olp ha ribadito “la ferma posizione secondo cui la soluzione dei due Stati, in conformità con la legittimità e il diritto internazionale, è garanzia di sicurezza, stabilità e pace”. Il presidente Abu Mazen da parte sua ha chiarito che non sarà permesso “alcun danno ai diritti” dei palestinesi, che “non sono negoziabili”. “Queste richieste rappresentano una palese violazione del diritto internazionale”, ha commentato, insistendo sul fatto che i palestinesi “non abbandoneranno mai la loro terra, i loro diritti o i loro luoghi sacri”, e ribadendo che “Gaza è una parte inseparabile dello stato palestinese”.

Il ministro degli Esteri egiziano, Badr Abdelatty, ha evidenziato la necessità che “i palestinesi rimangano a Gaza, visto il loro fermo attaccamento alla loro patria e il rifiuto di abbandonarla”, mentre il suo omologo turco, Hakan Fidan, ha definito “inaccettabile” la proposta di Trump. “L’espulsione è una situazione che né la regione né noi possiamo accettare”, ha detto. Quanto alla posizione dell’Arabia Saudita, “è ferma e inamovibile” sulla creazione di uno Stato palestinese. Riad “non stabilirà relazioni diplomatiche con Israele senza il raggiungimento di questo obiettivo”, ha precisato il ministero degli Esteri, che ha ribadito il suo “categorico rifiuto di qualsiasi azione che violi i legittimi diritti del popolo palestinese, inclusa la politica di occupazione israeliana, l’annessione dei territori palestinesi o i tentativi di sfollamento forzato dei palestinesi”.

Duro anche il commento del movimento Houthi dello Yemen, vicino all’Iran. “L’arroganza americana non non farà sconti a nessuno finché incontrerà la sottomissione degli arabi”, ha scritto su X Mohammed al-Bukhaiti, membro del Politburo del gruppo. Da parte sua, Teheran ha fatto sapere di “non essere d’accordo” con il piano Usa e “di averlo comunicato attraverso i suoi canali”.

Ferma opposizione è stata espressa anche in Europa. “Mi pare che per quanto riguarda l’evacuazione della popolazione civile da Gaza la risposta di Giordania ed Egitto sia stata negativa, quindi mi pare che sia un po’ difficile” metterla in atto, ha spiegato il titolare della Farnesina, Antonio Tajani. “Il futuro della Striscia di Gaza non deve essere visto nella prospettiva del controllo da parte di uno Stato terzo, ma nel quadro di un futuro Stato palestinese, sotto l’egida dell’Autorità Nazionale Palestinese”, ha commentato il ministero degli Esteri francese. “La Francia ribadisce la sua opposizione a qualsiasi spostamento forzato della popolazione palestinese di Gaza”.

Nel Regno Unito, il primo ministro Keir Starmer ha detto che ai palestinesi “deve essere permesso di tornare a casa”. “Deve essere permesso loro di tornare a casa. Deve essere permesso loro di ricostruire, e noi dovremmo essere con loro in questa ricostruzione, sulla strada verso una soluzione a due Stati”, ha commentato. Parole a cui si è accodato il ministro degli Esteri David Lammy. “Siamo sempre stati chiari nella nostra convinzione che dobbiamo vedere due Stati. Dobbiamo vedere i palestinesi vivere e prosperare nelle loro terre d’origine a Gaza e in Cisgiordania”.

Il ministro spagnolo degli Affari esteri, José Manuel Albares, da parte sua ha ricordato che “la Striscia di Gaza appartiene ai suoi residenti palestinesi”. “Gaza è la terra dei palestinesi di Gaza e i palestinesi di Gaza devono rimanere a Gaza”, ha precisato. Un concetto ribdito anche dal capo della diplomazia di Berlino, Annalena Baerbock. La Striscia di Gaza “appartiene ai palestinesi”, “la popolazione civile non deve essere espulsa e Gaza non deve essere occupata o ripopolata in modo permanente”. “È chiaro che Gaza – come la Cisgiordania e Gerusalemme Est – appartiene ai palestinesi. Costituiscono la base per un futuro stato palestinese”, ha aggiunto sottolineando che “non deve esserci alcuna soluzione sopra le teste dei palestinesi”, ha concluso Baerbock.

La posizione della Russia riguardo una soluzione per il conflitto israelo-palestinese “è nota, può realizzarsi solo sulla base dei due Stati”, ha dichiarato invece il portavoce preesidenziale russo Dmitri Peskov. “La cancel culture, compresa la cancellazione del diritto internazionale, si manifesta in modo particolarmente vivido ora per quanto riguarda la situazione in Medio Oriente”, ha commentato da parte sua il capo della diplomazia di Mosca, Sergey Lavrov.

Quanto alla Cina, Pechino ha ribadito la sua contrarietà a “spostamenti forzati” di massa dei palestinesi da Gaza e all’idea del presidente Usa Donald Trump. La Cina ha sempre ritenuto che “i palestinesi debbano governare la Palestina”, ha confermato una portavoce del ministero degli Esteri.

L’alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, Filippo Grandi, ha definito “sorprendenti” i commenti di Trump. “È qualcosa di molto sorprendente, ma dobbiamo vedere cosa significa in termini concreti”, ha detto, aggiungendo che è difficile commentare una “questione così delicata”.

Cesvi, 40 anni di progetti: dai Balcani alle guerre in Ucraina e Gaza

Roma, 5 feb. (askanews) – Quattro decenni di impegno, progetti e missioni per portare cibo, cure mediche, protezione, educazione e assistenza umanitaria nei contesti più critici del pianeta. La storica organizzazione umanitaria CESVI, nata a Bergamo nel 1985, celebra il suo 40esimo anniversario, anche attraverso un libro ’40 – I nostri anni di solidarietà’ (edito da Guerini e associati), scritto da uno dei fondatori, Maurizio Carrara, attualmente presidente onorario. Un’occasione per raccontare l’impatto di un’organizzazione che, dalla metà degli anni Ottanta a oggi, partendo da Bergamo, ha lasciato il segno in decine di Paesi, oltre 30 nel corso della sua storia, migliorando la vita di milioni di persone.

In 40 anni di attività, CESVI ha affrontato emergenze, conflitti e disastri naturali in tutto il mondo: dalla carestia in Corea del Nord agli interventi nei Balcani durante le guerre civili, dalla lotta all’AIDS in Zimbabwe alla ricostruzione post-tsunami in Asia, arrivando ai più recenti interventi in Italia in occasione della pandemia da Covid-19 e alla risposta alle drammatiche catastrofi climatiche croniche o improvvise, come la siccità del Corno d’Africa o le alluvioni in Pakistan, e infine in Ucraina e nella Striscia di Gaza a causa dei recenti conflitti. In tutti questi contesti CESVI ha portato aiuto immediato, ma soprattutto ha costruito autonomia e indipendenza, creando comunità resilienti e proattive: ‘Nell’immaginario comune – spiega l’autore del libro Maurizio Carrara – la cooperazione si riduce spesso all’atto di portare cibo e salute ai bambini in Africa; noi, invece, fin dalla nostra nascita abbiamo lavorato con le comunità, insieme alle persone. Attualmente diamo lavoro a quasi un migliaio di persone, tra personale europeo e personale assunto nei Paesi di intervento’.

Secondo l’ultimo bilancio sociale, l’organizzazione ha gestito in un anno 127 progetti in 27 Paesi, raggiungendo oltre 1,7 milioni di persone grazie alla collaborazione con 139 partner locali, applicando un modello di intervento basato sul motto: ‘Fare bene il bene’. ‘CESVI – aggiunge Carrara – è nata dal sogno di un gruppo di giovani idealisti innamorati della solidarietà, diventando rapidamente una realtà di grande forza e rilievo internazionale. Seguendo i principi di laicità e indipendenza per la solidarietà mondiale, sosteniamo ogni anno centinaia di migliaia di persone in ogni angolo del pianeta, sempre guidati da due punti fermi: fare attività concrete nei Paesi in via di sviluppo e sensibilizzare l’opinione pubblica italiana sui temi della cooperazione e solidarietà internazionale’.

‘Sin dall’inizio della nostra storia abbiamo sempre affiancato ai nostri progetti di sviluppo la componente di risposta alle emergenze. Alcuni dei nostri più grandi interventi sono partiti in chiave emergenziale per poi trasformarsi in sviluppo, perché dopo la fase acuta delle crisi umanitarie arriva sempre il momento in cui è necessario dare gli strumenti per ripartire – dichiara Lorena d’Ayala Valva, vice direttrice generale di CESVI – Negli ultimi anni CESVI si è ulteriormente specializzata nella risposta alle emergenze mondiali oltre ad intervenire anche in Italia, nel momento di maggior bisogno, come è stato l’avvento del Covid-19. La nostra esperienza e la nostra capacità di rispondere con tempestività e in maniera mirata in contesti colpiti da crisi gravi, sia che si tratti di disastri naturali o di conflitti, sono state fondamentali in quel frangente, così come nel caso dell’aggravarsi della crisi nella Striscia di Gaza, dove anche l’expertise costruita nel contrastare la malnutrizione infantile nel Corno d’Africa è stata fondamentale per portare aiuto nell’enclave palestinese’.

‘In questi 40 anni CESVI ha saputo costruire un legame di affidabilità e di autorevolezza importante con i propri donatori, passando dall’essere una realtà riconosciuta localmente a un’organizzazione di respiro internazionale, anche dal punto di vista dei sostenitori, soprattutto in ambito corporate – afferma Roberto Vignola, vice direttore generale – Negli ultimi anni in particolare abbiamo aperto un proficuo dialogo tra profit e non profit, offrendo, attraverso un approccio innovativo, strumenti e opportunità di co-progettazione in ambito ESG a grandi realtà aziendali e fondazioni private. Un approccio vincente per entrambi i mondi che costruisce un reale impatto sociale e contribuisce a portare benessere e opportunità nei contesti più sfidanti’.

‘Questo anniversario è sicuramente un importante traguardo da celebrare, ma è soprattutto un’occasione per riflettere sulle sfide future» spiega la presidente di CESVI, Gloria Zavatta «Il nostro lavoro non si ferma. La solidarietà non è un’azione episodica, ma un impegno continuo. CESVI continuerà a essere presente dove c’è più bisogno, lavorando con le comunità locali per costruire un futuro più equo e sostenibile. Tra le prossime sfide, CESVI investirà sempre di più su progetti innovativi e sostenibili, puntando sulla sensibilizzazione delle nuove generazioni e sul rafforzamento delle capacità dei beneficiari di superare le condizioni di fragilità, affinché siano protagonisti del loro futuro’, conclude la presidente.

‘L’acronimo CESVI sottolinea la nostra missione di cooperare nell’emergenza e nello sviluppo, focalizzandoci sul benessere delle persone e il perseguimento dei loro obiettivi. È il momento per noi di guardare al futuro con l’ambizione di creare un impatto ancora maggiore in un mondo che presenta scenari sempre più complessi – dichiara il direttore generale CESVI Stefano Piziali – La nostra motivazione ci spinge a fare sempre meglio per contribuire al cambiamento. Continueremo a essere presenti sul campo, nei contesti di crisi, nei Paesi più fragili, con velocità ed efficienza, attuando interventi sempre più efficaci e distintivi e dando ancor più forza e valore alle competenze e conoscenze locali, sviluppando azioni che abbiano un impatto globale: pensare localmente e agire globalmente quindi. Insieme a tutti coloro che rimarranno al nostro fianco possiamo continuare a fare la differenza portando speranza e sollievo a milioni di persone’, conclude Piziali. ‘Quando abbiamo fondato CESVI – conclude Carrara – sapevamo di non poter cambiare il mondo da soli, ma eravamo convinti che ogni piccolo gesto potesse fare la differenza. Oggi, guardando a questi 40 anni, vedo un sogno che ha preso forma grazie al lavoro di tante persone straordinarie’. Le royalties ricavate dalla vendita del volume saranno interamente devolute dall’autore a CESVI.

‘CESVI compie quarant’anni anni e io da più di trenta sono al suo fianco. Siamo diventati grandi insieme. Ho viaggiato con CESVI nei Paesi più poveri toccando con mano fame, violenza, povertà, ma ogni volta sono tornata a casa forte della convinzione che si possono fare grandi cose, con impegno, passione e competenza. CESVI significa Cooperazione, Emergenza e Sviluppo, tre parole fondamentali per fronteggiare le crisi che affliggono il mondo: che siano catastrofi climatiche, guerre o pandemie CESVI c’era e continua ad esserci’, spiega Cristina Parodi, giornalista, imprenditrice e storica ambasciatrice. ‘Grazie a CESVI sono diventata una persona migliore, consapevole della responsabilità che ciascuno ha nei confronti delle persone più bisognose. Aiutare gli altri fa bene anche a noi stessi’, aggiunge.

‘Essere ambasciatrice di CESVI è un privilegio – sottolinea Lella Costa, attrice e voce autorevole nel panorama culturale italiano – Significa credere che anche nei luoghi più dimenticati ci sia sempre spazio per la speranza. Ogni progetto, ogni intervento rappresenta un gesto concreto di dignità e futuro. È proprio la concretezza l’elemento che maggiormente mi ha conquistato di CESVI, agire con tempestività ed efficacia sul campo senza mai perdere di vista l’obiettivo di portare supporto fattivo a chi soffre’.

‘Ho visto quanto possa fare la differenza anche il più piccolo gesto e CESVI non si limita a rispondere alle emergenze, ma costruisce basi solide per il cambiamento’, aggiunge Alessio Boni, attore di fama internazionale da sempre vicino ai temi della solidarietà, che racconterà il suo impegno con CESVI in Ucraina e in altre aree colpite da emergenze “dimenticate”, come l’Uganda. ‘Ho viaggiato con CESVI diverse volte e quello che mi ha sempre colpito è la competenza e la professionalità del personale unita alla capacità di saper leggere i reali bisogni delle popolazioni più vulnerabili, con l’obiettivo di dare strumenti e capacità ai beneficiari perché possano costruire il proprio futuro’.

‘Conosciamo CESVI da oltre 20 anni, li abbiamo incontrati in occasione di un servizio per il programma Le Iene che ci ha portati in Zimbabwe a conoscere questa ancora poco nota realtà che insieme a medici e infermieri del luogo stava salvando i bambini dall’Aids, una vera piaga in Africa – racconta il Trio Medusa, al fianco dell’organizzazione da molti anni – Credevamo che li avremmo smascherati e invece ci innamorammo dell’onestà e bontà d’animo delle persone, della concretezza e dell’efficacia tangibile di quello che facevano – evitando che le madri incinte potessero trasmettere il virus dell’HIV ai figli – una vera rivelazione. Da allora non ci siamo più lasciati e insieme abbiamo realizzato straordinarie iniziative di comunicazione e raccolta fondi di cui siamo orgogliosi e che mai dimenticheremo. Siamo fieri di CESVI e di quello che è diventata e sicuri che ci sorprenderà ancora e ancora’.

Almasri, opposizioni pronte a formalizzare richiesta Meloni in Parlamento

Roma, 5 feb. (askanews) – I gruppi di opposizione si preparano a formalizzare una richiesta di convocazione in Aula della premier Giorgia Meloni per confrontarsi direttamente con lei su scarcerazione e rimpatrio in Libia del ricercato Cpi Almrasi, dichiarandosi del tutto insoddisfatti dall’informativa resa in aula alla Camera in proposito dai ministri di Interno e Giustizia, Matteo Piantedosi e Carlo Nordio. L’indicazione emerge dopo contatti incrociati fra i gruppi di opposizione sulla posizione espressa dal Governo a Montecitorio.

Formalizzazione e annuncio della nuova iniziativa parlamentare sul caso Almrasi finalizzata ad un confronto parlamentare diretto con la presidente del Consiglio, secondo quanto si è appreso, avverrà in assenza di novità rilevanti nelle informative di Piantedosi e Nordio nel secondo atto delle comunicazioni dei due ministri al Parlamento in aula al Senato.

M.O., Tajani domani in Israele per aiuti Gaza e rilancio "due Stati"

Roma, 5 feb. (askanews) – Il ministro degli Esteri Antonio Tajani sarà domani ad Ashdod, in Israele, per accogliere le navi con gli aiuti militari italiani dell’iniziativa “Food for Gaza”, destinati alla popolazione palestinese della Striscia. La missione di Tajani, che nell’occasione avrà anche un incontro con il suo omologo dello Stato ebraico, Gideon Sa’ar, giunge all’indomani delle dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha rilanciato la sua idea di ricollocare i residenti della Striscia fuori dall’enclave, affidare il controllo di Gaza agli Stati Uniti e fare di questo territorio palestinese la nuova “Riviera” del Medio Oriente. “Mi pare che per quanto riguarda l’evacuazione della popolazione civile da Gaza la risposta di Giordania ed Egitto sia stata negativa, quindi mi pare che sia un po’ difficile” metterla in atto, ha commentato Tajani alle Commissioni Esteri di Camera e Senato. “Io ho detto qual è la posizione italiana, poi vedremo quando ci saranno delle proposte concrete. Noi siamo per i due popoli e due Stati”.

Ad Ashdod, Tajani assisterà alla consegna di beni di prima necessità forniti dalla nostra Cooperazione e di 15 camion donati al Programma Alimentare Mondiale per facilitare le operazioni di distribuzione degli aiuti nella Striscia. Con il titolare della Farnesina ci saranno anche la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, il Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e una squadra di medici del Policlinico Regina Margherita di Torino e del Policlinico Umberto I di Roma che rimarrà nei Territori per contatti immediati con l’Autorità nazionale palestinese, definita da Tajani “nostro unico interlocutore”.

L’Italia, d’altra parte, intende essere “protagonista” del processo “di pacificazione e di ricostruzione” della Striscia. Nella sua ultima missione a Ramallah, il titolare della Farnesina ha annunciato al premier palestinese Mohammad Mustafa un nuovo contributo da 10 milioni di euro a favore della popolazione di Gaza. E con lo stesso obiettivo il governo ha deciso di rafforzare e ampliare l’iniziativa “Food for Gaza” che, già da mesi, ha ricevuto il pieno sostegno sia degli israeliani che dei palestinesi. Secondo Tajani, in questa fase, bisogna concentrare ogni sforzo nella ricostruzione materiale e sociale della Striscia e in questa direzione va anche l’intenzione, condivisa con la ministra Bernini, di lavorare per allargare i settori di intervento immediato di “Food for Gaza”.

In quest’ottica, il nostro Paese sta lavorando per portare in Italia un gruppo di bambini palestinesi, gravemente ammalati, per dare loro cure migliori. E c’è anche l’intenzione di fornire un contributo importante alla ricostruzione della Sanità palestinese. “Pensiamo in particolare all’ostetricia, alle malattie infettive, all’ortopedia, alla protesica, dove possiamo mettere a disposizione eccellenze assolute”, ha detto Tajani.

Nel corso della visita, il ministro incontrerà l’omologo israeliano Sa’ar per discutere del consolidamento del cessate il fuoco tra Israele e Hamas e del rilancio del processo politico verso la soluzione a due Stati. Una progetto questo, sostenuto da anni dalla comunità internazionale e dagli stessi Stati Uniti, che l’opposizione italiana ha oggi definito “superato” dalle ultime parole di Trump. In ogni caso Tajani ha spiegato che “Hamas non può tornare a controllare la Striscia” ed ha ricordato che “la popolazione di Gaza ha pagato un prezzo troppo alto per la sua follia terroristica”. Per questo, ha aggiunto, il nostro Paese è “in prima linea nel sostegno all’Autorità palestinese nel suo processo di riforme”. A tale riguardo, il ridispiegamento della Missione europea EUBAM Rafah rappresenta secondo il ministro “un segnale fondamentale”, “dall’alto valore anche simbolico”, “una significativa presenza europea, con il compito di assistere l’Autorità Palestinese nella gestione del valico che collega Gaza all’Egitto”. I nostri Carabinieri dispiegati all’interno della missione hanno già raggiunto Rafah. Il ministro li incontrerà domani, insieme al Comandante generale dei Carabinieri Salvatore Luongo e al personale impegnato nella missione MIADIT a Gerico che contribuisce alla formazione delle forze di sicurezza dell’Anp.

Strumenti, suono e mutamento: l’arte di improvvisare di Tarek Atoui

Milano, 5 feb. (askanews) – Uno spazio che ritrova la luce, elementi naturali e strani strumenti che generano un paesaggio sonoro in continuo mutamento, un paesaggio discontinuo fatto di piccole isole che coesistono e si integrano, ma mantengono anche la loro singolarit. Pirelli HangarBicocca a Milano ospita la mostra “Improvisation in 10 Days” dell’artista franco-libanese Tarek Atoui. “Io lavoro con il suono – ha detto ad askanews – sono un artista che si muove tra la musica e il suono, che stato il medium che ho utilizzato fin dall’inizio e su cui continuo a concentrarmi. In particolare lavoro su degli strumenti, cerco di crearne di originali, strani e innovativi. Lavoro anche su sculture e oggetti sonori che in fondo sono un invito ad utilizzarli, a creare musica con essi, a collaborare con altri musicisti, ma anche con altre persone che vengono da mondi diversi”.

Il lavoro di Atoui, artista e compositore elettroacustico, vuole innescare nel pubblico reazioni fisiche e intellettuali, oltre che sollecitare le percezioni che poi possono generare esperienze e conoscenza. Con l’idea, attraverso la collaborazione, di ampliare il concetto di ascolto per portare avanti una ricerca che unisce diversi contesti geografici, storici e sociali. “La mostra in HangarBicocca – ha aggiunto Atoui – presenta una grande raccolta di lavori, che vengono da tre importanti progetti che qui sono stati riorganizzati in modo nuovo, ed la prima volta che sono allestiti cos”.

Curata da Lucia Aspesi, la mostra vuole essere un omaggio all’improvvisazione che utilizza lo spazio dello Shed, il primo ambiente di HangarBicocca, come una tela bianca che viene abbracciata dal suono pi che dalle installazioni. Con un’idea di continua evoluzione e di continuo cambiamento che genera il senso profondo dell’esposizione: evidente e affascinante, ma continuamente inafferrabile e in mutazione. Perch, come ha detto lo stesso Atoui, i suoi lavori sono strumenti musicali, non opere d’arte nel senso classico, e l’idea di autorialit appartiene a tutti coloro che con quegli stessi strumenti si confrontano.

Rocco Papaleo a teatro con "L’Ispettore generale" di Gogol

Roma, 5 feb. (askanews) – Rocco Papaleo è il protagonista de “L’ispettore generale” di Nikolaj Gogol, uno dei più grandi capolavori della drammaturgia russa. Lo spettacolo – organizzato da Comune di Colleferro e ATCL, circuito multidisciplinare del Lazio sostenuto da MIC – Ministero della Cultura e Regione Lazio – andrà in scena venerdì 7 febbraio alle 21 al Teatro Vittorio Veneto a Colleferro, città metropolitana di Roma Capitale.

Adattamento e regia Leo Muscato, e con – in ordine di apparizione – Elena Aimone, Giulio Baraldi, Letizia Bravi, Marco Brinzi, Michele Cipriani, Salvatore Cutrì, Marta Dalla Via, Marco Gobetti, Daniele Marmi, Mauro Parrinello, Michele Schiano di Cola, Marco Vergani.

Scritta quasi duecento anni fa, ma tragicamente più attuale di quanto si possa immaginare, rivive oggi grazie alla regia di Leo Muscato. Russia, 1836: per controllare la vita e l’operato dei suoi sudditi, lo zar Nicola I istituisce un nuovo organo di Stato chiamato Terza Sezione. È una sorta di inquisizione che persegue e ostacola tutti i liberi pensatori, fra cui Dostoevskij, Puškin e Gogol stesso. In breve tempo questo sistema scatena un processo di burocratizzazione della macchina amministrativa ed aumenta esponenzialmente il livello di corruzione fra i funzionari statali.

“L’ispettore generale” è una commedia satirica estremamente divertente che si prende gioco delle piccolezze morali di chi detiene un potere e si ritiene intoccabile.

La trama, di per sé, è molto lineare e si basa su un equivoco: Chlestakov (Daniele Marmi) è un frivolo viaggiatore di passaggio in un remoto paesino che viene scambiato per un alto funzionario dello Stato spedito dallo zar ad indagare sulla condotta dei funzionari cittadini. Il malinteso scatena conseguenze nefaste per i “notabili” del piccolo villaggio – primo tra tutti per il Podestà (Rocco Papaleo) – che si troveranno a vivere il giorno più lungo e tragico della propria esistenza, col timore di venire smascherati.

Almasri, Schlein: Nordio ha ammesso che è stata scelta politica

Roma, 5 feb. (askanews) – “Vi nascondete dietro ai cavilli e giuridichese” mentre si discute di “un criminale che resta impunito” ed è stato “rimandato in patria con il volo più veloce della storia. Quel che dite è inaccettabile” e il ministro “ha parlato da avvocato difensore di un torturatore. Le domande a cui dovreste rispondere sono molto semplici: perché Nordio, che era stato informato dal giorno dell’arresto, non ha risposto alle richieste del procuratore generale che era l’unica cosa che doveva fare? La vostra inerzia ha provocato la scarcerazione. Prima ci dice che è stato liberato perché non ha fatto in tempo a tradurre delle pagine in inglese, poi ha detto che le ha lette ma ha rinvenuto dei vizi. Bene, ha ammesso che è stata una scelta politica”. Così la segretaria del Pd Elly Schlein, durante il suo intervento in aula alla Camera seguito all’informativa dei ministri Nordio e Piantedosi sul caso Almasri, rivolgendosi al Guardasigilli.

Almasri, Schlein a Nordio: noi non letto carte? Lei ha violato legge

Roma, 5 feb. (askanews) – Il ministro della Giustizia “doveva trasmettere gli atti, non valutarli, non ha alcuna valutazione discrezionale” sugli atti della Corte penale internazionale. “Ha accusato noi di non aver letto le carte ma lei non ha letto la legge e l’ha violata davanti al Paese”. Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein, durante il suo intervento in aula alla Camera seguito all’informativa dei ministri Nordio e Piantedosi sul caso Almasri, rivolgendosi al Guardasigilli.

“Chi le ha chiesto di stare fermo? Palazzo Chigi?”, ha aggiunto Schlein.

Almasri, Nordio: sciatta una parte della magistratura, questo rende il dialogo difficile

Roma, 5 feb. (askanews) – “Mi ha deluso l’atteggiamento di una certa parte della magistratura che si è permessa di sindacare l’operato del ministero senza aver letto le carte. Cosa che può essere perdonata ai politici ma non a chi per mestiere le carte le dovrebbe leggere. Con questa parte della magistratura, se questo è il loro modo di intervenire in modo sciatto, questo rende il dialogo molto molto molto più difficile”. Lo ha detto il ministro della Giustizia alla Camera durante l’informativa su Almasri.

Piantedosi: Almasri mai stato un nostro interlucutore sui migranti

Milano, 5 feb. (askanews) – “Il cittadino libico noto come Almasri non è mai stato un interlocutore del Governo per vicende che attengono alla gestione e al contrasto del complesso fenomeno migratorio”. Lo ha detto, tra le altre cose, il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, nell’informativa sul caso Almasri alla Camera. Piantedosi ha poi “smentito, nella maniera più categorica, che, nelle ore in cui è stata gestita la vicenda, il Governo abbia ricevuto alcun atto o comunicazione che possa essere, anche solo lontanamente, considerato una forma di pressione indebita assimilabile a minaccia o ricatto da parte di chiunque, come è stato adombrato in alcuni momenti del dibattito pubblico sviluppatosi in questi giorni. Al contrario, ogni decisione è stata assunta, come sempre, solo in base a valutazioni compiute su fatti e situazioni (anche in chiave prognostica) nell’esclusiva prospettiva della tutela di interessi del nostro Paese”.

Costanza Laliscia in Arabia Saudita per la Al Fursan Endurance AlUla

Roma, 5 feb. (askanews) – Inizia con una doppia prova di resistenza sul deserto saudita di AlUla la stagione internazionale di Costanza Laliscia, la giovane pluricampionessa di endurance equestre che l’8 e il 9 febbraio affronterà le due categorie di gara più impegnative della prestigiosa competizione internazionale Al Fursan Endurance AlUla.

Per Costanza è la quarta partecipazione consecutiva alla Al Fursan Endurance AlUla, che l’ha sempre vista nella top ten della classifica e, con l’emozionante quinto posto del 2024, sempre più vicina al podio. Quest’anno la performance inizierà ai primi chiarori del sabato nella CEI2*, con ben 200 binomi, il numero massimo ammesso dalla FEI, ai nastri di partenza: l’amazzone umbra gareggerà su un tracciato di 120 km in sella a Besalis Agylla, purosangue arabo di 8 anni, il primo nato nell’allevamento della scuderia di famiglia Italia Endurance Stables & Academy, che ha già dato prova delle sue capacità atletiche e ha già vinto una gara internazionale.

Ma il programma dell’atleta perugina si spinge anche oltre: a distanza di poche ore, all’alba della domenica, Costanza tornerà in gara per misurarsi con 100 binomi che si presenteranno al via della categoria regina FEI, la CEI3*. Ad affrontare insieme a lei la sfida sui 160 km sarà Emirat du Barthas, il purosangue arabo del 2014 con cui ha già condiviso tanti successi. Sarà questa la competizione che richiederà maggiore impegno per Costanza Laliscia, perché oltre all’obiettivo di tagliare il traguardo con successo, consentirà ai partecipanti di studiare il percorso lungo il quale si svolgerà il FEI Endurance World Championship 2026.

Anche quest’anno la Al Fursan Endurance AlUla centra due veri record mondiali: si conferma come la gara più ricca del calendario internazionale di endurance, con lo straordinario montepremi di 20 milioni di SAR (circa 5 milioni di dollari), e registra l’eccezionale partecipazione di cavalieri e amazzoni da ben 66 nazioni di tutti i continenti. Con questa prestigiosa competizione internazionale, che vanta un’organizzazione tecnica tutta italiana, l’endurance torna protagonista ad AIUla, un territorio di monumentale bellezza e dalle grandi potenzialità dell’Arabia Saudita, dove nei giorni scorsi, durante la visita della presidente del consiglio, Giorgia Meloni, sono stati firmati importanti accordi di collaborazione, tra cui quelli per la valorizzazione del patrimonio culturale con la Royal Commission for AlUla (RCU).