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Inflazione media eurozona risale ancora a gennaio, al 2,5% annuo

Roma, 3 feb. (askanews) – Nuova leggera accelerazione dell’inflazione media nell’area euro a gennaio: la crescita dei prezzi su base annua si è attestata al 2,5%, secondo la stima preliminare diffusa da Eurostat. A dicembre il caro vita nell’area valutaria era risalito al 2,4%.

A spingere maggiormente restano i prezzi dei servizi, con un più 3,9% a gennaio a fronte del più 4% di dicembre, seguiti da alimentari, bevande, alcolici e tabacci (+2,3%) e dall’energia (+1,8%).

Nonostante il rafforzamento dell’inflazione la scorsa settimana la Bce, che ha come obiettivo un caro vita al 2%, ha nuovamente tagliato i tassi di interesse per l’area euro, affermando di attendersi che i prezzi tornino a smorzarsi nel corso dell’anno.

Inflazione, l’Istat: nel paniere 2025 speck, cono gelato e topper materasso

Roma, 3 feb. (askanews) – Nel paniere 2025 per il calcolo dell’inflazione entrano lo speck da banco, il pantalone corto da donna, la lampada da soffitto, il topper per materasso, la camera d’aria per bicicletta, le spazzole tergicristalli e il cono gelato. Ad uscire, invece, sono il test sierologico anticorpi Covid-19 e il tampone molecolare Covid-19. Lo ha comunicato l’Istat.

Ogni anno l’Istat rivede l’elenco dei prodotti che compongono il paniere di riferimento per la rilevazione dei prezzi al consumo e aggiorna, contestualmente, le tecniche d’indagine e i pesi con i quali i diversi prodotti contribuiscono alla misura dell’inflazione.

Nel paniere del 2025 – utilizzato sia per il calcolo dell’indice Nic sia per quello Foi – figurano 1.923 prodotti elementari (erano 1.915 nel 2024), raggruppati in 1.046 prodotti e, successivamente, in 424 aggregati. Il paniere utilizzato per il calcolo dell’indice Ipca (armonizzato a livello europeo) comprende 1.944 prodotti elementari (erano 1.936 nel 2024), raggruppati in 1.065 prodotti e 428 aggregati.

Gas, Pichetto: possibili misure tampone contro il rialzo dei prezzi

Roma, 3 feb. (askanews) – Il prezzo del gas sopra i 50 euro potrebbe portare il governo ad adottare nuove misure tampone. Lo ha detto il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, a Rai Radio Uno.

“In questo momento – ha spiegato il ministro – sono in strettissimo rapporto con il ministro dell’Economia Giorgetti proprio perchè credo che assolutamente dobbiamo andare avanti con misure, in qualche modo, che abbiamo temporaneità”. Il ministro ha poi osservato: “stiamo
ragionando su quelle che sono le energivore da gas, ma è chiaro che se tenessero questi prezzi, dobbiamo in qualche modo trovare un intervento anche sul prezzo complessivo che riguarda tutti, imprese ed utenze domestiche”. Sul fronte del gas “ho una preoccupazione: noi siamo in Europa tra quelli che hanno stoccaggi abbastanza buoni, ma stanno scendendo e li dovremo ricostituire. E ricostituire gli stoccaggi a 50 euro rispetto ai 35 euro, diventa un problema serio per l’estate. Tre giorni fa ho ridato il via alle aste di stoccaggio per ricostituirle per il
prossimo inverno”.

Sbarra: lascio la guida della Cisl, è giusto rinnovare

Roma, 3 feb. (askanews) -“Rispettare le regole è un dovere, soprattutto per chi ricopre ruoli di responsabilità. Credo nel rinnovamento, che apre spazi ai più giovani e garantisce un futuro solido per la Cisl. Si può continuare a contribuire al sindacato in molti modi, anche fuori dai ruoli di vertice”. Così, in un’intervista al Corriere della Sera, Luigi Sbarra, che si appresta a lasciare la guida della Cisl il 12 febbraio, data in cui è stato convocato il consiglio generale a via Rieti per l’elezione del nuovo segretario generale.

“È stato un cammino esaltante. Non privo di difficoltà e di scelte anche solitarie e in controtendenza. Il bilancio è positivo”, sottolinea Sbarra. La Cisl ha sempre avuto un ruolo centrale, responsabile senza rinunciare al conflitto. Lascio un’organizzazione in salute: più 172 mila iscritti tra i lavoratori attivi negli ultimi 4 anni, molti sotto i 35 anni. Daniela Fumarola la conosco da una vita, è preparata, determinata e soprattutto concreta, come deve essere un leader sindacale. Ha la fiducia di tutta la Cisl e non ha certo bisogno di consigli”. Quanto al leader della Cgil, Maurizio Landini, afferma: “Io e Maurizio abbiamo fatto tante battaglie comuni in questi anni. Ma noi abbiamo sempre valorizzato e ci siamo intestati i risultati del dialogo sociale con i governi Draghi e Meloni. La Cgil ha scelto la linea di uno scontro radicale, che si fatica a non definire ideologico, che trasforma e indebolisce la rappresentanza sindacale, trasformandola nel surrogato di un partito. Così però il sindacato rischia di diventare irrilevante”.

Da venerdì aria gelida e neve fino in pianura

Roma, 3 feb. (askanews) – Mentre una perturbazione abbandona lentamente il Sud Italia, l’anticiclone delle Azzorre avanza dalla Penisola Iberica verso il resto del Paese e buona parte del continente. Antonio Sanò, fondatore del sito www.iLMeteo.it, avvisa che nelle prossime ore ci saranno ancora piogge e locali temporali su Abruzzo (anche forti), Molise, Campania, Basilicata e Puglia. Qualche pioggia interesserà ancora la Calabria settentrionale. Sul resto dell’Italia, la presenza dell’alta pressione garantirà bel tempo con sole prevalente e locali banchi di nebbia sulla Pianura Padana occidentale.

Successivamente, l’alta pressione avanzerà anche verso Sud, inglobando tutte le regioni. Inizieranno così tre giorni di bel tempo praticamente su gran parte dell’Italia. Soltanto su Sicilia e Calabria la nuvolosità sarà più compatta, anche con occasionali brevi piovaschi.

Questa situazione di tranquillità terminerà già venerdì, quando un impulso di aria piuttosto fredda darà vita a una circolazione depressionaria: sarà così che una perturbazione raggiungerà il nostro Paese, coinvolgendo dapprima il Nord-Ovest e poi il Centro-Sud.

L’afflusso di aria più fredda farà crollare le temperature, permettendo alla neve di scendere a quote basse. Su Piemonte e Lombardia la neve potrà raggiungere le zone pianeggianti, in Liguria cadrà sopra i 500-600 metri, dai 1000-1200 metri invece sui rilievi meridionali.

Ma non è finita qui. Nel secondo weekend di febbraio, tra sabato 8 e domenica 9, l’ennesimo ciclone in arrivo dall’Africa punterà nuovamente il Sud Italia, provocando una forte ondata di maltempo; precipitazioni che potrebbero estendersi anche al Centro-Nord.

Usa-Giappone: Ishiba verso il primo, difficile incontro con Trump

Roma, 3 feb. (askanews) – Con preoccupazione, Shigeru Ishiba si recherà questa settimana per il suo primo incontro con il nuovo presidente Usa Donald Trump. Un incontro che viene dopo un esordio un po stentato per i rapporti nippo-americani nel secondo mandato trumpiano, ma anche dopo che il leader americano ha annunciato dazi nei confronti a diversi paesi, tra i quali Messico, Canada e Cina.

“Se le circostanze lo consentiranno, il primo ministro Ishiba visiterà gli Stati Uniti questa settimana e incontrerà il presidente Trump. Tali accordi sono attualmente in corso. Gli accordi finali sulle date specifiche sono attualmente in corso, tenendo conto dei programmi di entrambe le parti”, ha affermato il capo di gabinetto Yoshimasa Hayashi, principale portavoce del governo nipponico. Le dichiarazioni richiamano quanto ha annunciato venerdì scorso lo stesso Trump.

“Attraverso un dialogo franco, cercheranno di instaurare relazioni personali, nonché di raggiungere un’intesa comune su varie questioni di sicurezza ed economiche, confermare la cooperazione e dare l’opportunità di portare la cooperazione giapponese-americana a un nuovo livello”, ha detto ancora Hayashi.

“Ho un grande rispetto per il Giappone. Mi piace il Giappone”, ha dichiarato venerdì Trump ai giornalisti nell’Ufficio ovale, ricordando che “il primo ministro (Shinzo) Abe era un mio caro amico” e affermando che “quello che gli è successo è stato così triste, uno dei giorni più tristi”. Il riferimento è all’assassinio nel 2022.

Il richiamo ad Abe, in realtà, non è necessariamente una buona notizia per Ishiba, che è stato un rivale di Shinzo Abe all’interno del Partito liberaldemocratico. D’altronde, finora i primi contatti tra Tokyo e Washington non sono andati come Ishiba sperava. Il primo ministro nipponico aveva chiesto di incontrare Trump già da presidente eletto, come era accaduto al primo mandato con Abe (che era stato ricevuto come primo leader straniero da un Trump non ancora insediato), ma il team di transizione del neopresidente aveva giudicato poco opportuno un incontro prima dell’insediamento. Salvo poi avere altri incontri con leader stranieri, compresa la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, prima di essere di nuovo formalmente l’inquilino della Casa bianca.

Dopo questo primo passo falso, c’è stato un intenso lavoro delle diplomazie. Il ministro degli Esteri giapponese Takeshi Iwaya ha tenuto colloqui con il suo nuovo omologo statunitense Marco Rubio a Washington appena un giorno dopo l’inaugurazione di Trump. In quell’occasione, Iwaya e Rubio hanno concordato di elevare la relazione bilaterale a “nuove altezze” su tutti i fronti. Hanno inoltre concordato di intensificare la cooperazione multilaterale con paesi affini come le Filippine e la Corea del Sud per affrontare le principali sfide nella regione indo-pacifica, dove la Cina cerca di affermare un controllo maggiore.

Questo lavoro, apparentemente, ha portato risultati. L’incontro previsto con Ishiba rappresenterebbe il secondo di Trump con un leader straniero da quando ha assunto l’incarico il 20 gennaio. Domani, Trump dovrebbe tenere colloqui con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu alla Casa bianca.

Nell’incontro, per il quale la data più probabile è il 7 febbraio, Ishiba e Trump riconosceranno l’ambiente di sicurezza sempre più difficile in Asia orientale, alla luce dei testi missilistici e degli sviluppi nucleari in Corea del Nord e dell’accresciuta influenza della Cina.

Oltre a sottolineare l’aumento drammatico della spesa per la difesa di Tokyo, Ishiba probabilmente spiegherà a Trump che le aziende giapponesi hanno svolto un ruolo fondamentale nel generare crescita e posti di lavoro negli Stati Uniti, secondo quanto riferito da funzionari nipponici all’agenzia di stampa Kyodo. Si tratta probabilmente di un tentativo di sbloccare la situazione del tentativo di acquistare le storiche acciaierie US Steel da parte della giapponese Nippon Steel, alla quale Trump si oppone, dopo che è stata bloccata anche dal predecessore Joe Biden.

Intanto, sebbene la situazione del Giappone sul fronte della guerra commerciale in corso appaia un po più defilata nelle intenzioni di Trump, a Tokyo c’è preoccupazione per l’approccio trumpiano. Il ministro delle Finanze Katsunobu Kato ha espresso ieri seria preoccupazione per il potenziale impatto dei dazi statunitensi su Cina, Canada e Messico.

Kato ha dichiarato in un programma televisivo di essere “molto preoccupato per il possibile impatto sull’economia globale” e ha sottolineato la necessità di “valutare attentamente” i movimenti dei cambi e le prospettive della politica monetaria negli Stati uniti.

Trump, ha ordinato sabato l’applicazione di dazi del 25% sulle importazioni provenienti da Canada e Messico, e di ulteriori dazi del 10% sui beni provenienti dalla Cina. “Ci dovremo concentrare attentamente su come il Giappone potrebbe essere particolarmente colpito e adottare le misure necessarie”, ha affermato Kato, riferendosi in parte alle preoccupazioni per l’inflazione legate ai pesanti dazi imposti dall’amministrazione Trump.

Stellantis semplifica l’organizzazione, nuovo Ad entro prima metà 2025

Roma, 3 feb. (askanews) – Stellantis ha annunciato “delle misure per semplificare la propria organizzazione”, assieme a nomine di nuovi direttori su alcuni marchi controllati, in linea con i cambiamenti comunicati nel dicembre 2024. Intanto il processo di scelta del nuovo amministratore delegato prosegue e si concluderà entro la prima metà dell’anno. Decisioni che secondo quanto afferma la società con una nota consentono “il giusto equilibrio tra responsabilità regionali e globali, facilitando la rapidità delle scelte e la loro esecuzione”.

Le varie regioni dispongono ora di maggiori capacità decisionali ed esecutive a livello locale per la pianificazione e lo sviluppo dei prodotti, le attività industriali e commerciali, mantenendo il coordinamento con le funzioni globali dell’azienda per servire al meglio i clienti.

Le attività software, prosegue un comunicato, sono ora integrate in un’organizzazione di sviluppo e tecnologia del prodotto guidata da Ned Curic allo scopo di semplificare il processo di immissione sul mercato di prodotti e servizi innovativi per tutti i brand in tutti i mercati in cui l’azienda è presente.

Oltre al suo attuale ruolo di COO delle Regioni d’America, Antonio Filosa assume la leadership globale dell’ente Quality, il fulcro della promessa dell’azienda ai clienti. Gli enti Corporate Affairs e Communications sono stati uniti sotto la guida di Clara Ingen-Housz per supportare al meglio il costante impegno dell’azienda nei confronti di tutti i suoi stakeholder.

Viene creato un nuovo Marketing Office, prosegue Stellantis, guidato da Olivier François, per raggruppare il marketing dei brand e supportarli al meglio, in particolare attraverso la pubblicità, gli eventi globali e le sponsorizzazioni.

Inoltre Bob Broderdorf è stato nominato alla guida del brand Jeep; Alain Favey entra in Stellantis e viene nominato responsabile del brand Peugeot; Xavier Peugeot è stato nominato alla guida del brand DS Automobiles; Anne Abboud è stata nominata alla guida dell’unità veicoli commerciali di Stellantis Pro One.

“In linea con i cambiamenti decisi a dicembre, gli annunci di oggi semplificheranno ulteriormente la nostra organizzazione e aumenteranno la nostra agilità e il rigore dell’esecuzione a livello locale – ha commentato il presidente di Stellantis John Elkann -. Non vediamo l’ora di guidare la crescita fornendo ai nostri clienti una scelta ancora più ampia di straordinari veicoli a combustione, ibridi ed elettrici”.

Come annunciato all’inizio di dicembre 2024, il processo di nomina del nuovo amministratore è in corso, gestito da un Comitato Speciale del Consiglio d’Amministrazione, e si concluderà, precisa la società, entro la prima metà del 2025. (fonte immagine: Stellantis).

“Brandmauer siamo noi”. E la Germania si scopre orfana di Angela Merkel.

Una marea di cittadini si è riversata ieri pomeriggio nelle strade di Berlino, partendo dal Bundestag per arrivare alla Adenauer Haus, sede della Cdu. Una sfida aperta a Friedrich Merz, leader cristiano democratico e candidato alla Cancelleria. La sua improvvida, ormai nota iniziativa ha messo a rischio il cosiddetto “muro di fuoco” (Brandmauer) che finora ha isolato l’ultradestra di AfD. La protesta infatti, estesa anche ad altre città, è stata innescata dalla mozione targata Cdu che al Bundestag è passata mercoledì scorso proprio con i voti del partito di Alice Weidel.

Per la Merkel è stato un errore. Dal canto suo Robert Habeck, leader dei Verdi, ha dichiarato che Merz si è “squalificato come cancelliere”, lasciando intendere che una futura coalizione con la Cdu potrebbe essere possibile, ma senza l’ex avvocato milionario al posto di comando. La mobilitazione, con cartelli e slogan che accostavano Merz a figure storiche come von Papen, il presidente che aprì la strada ad Adolf Hitler, ha messo in evidenza il timore diffuso che la Cdu stia facendo un passo indietro rispetto al suo tradizionale posizionamento politico.

Il messaggio venuto dalla piazza è stato forte e chiaro: “Questo Paese non può perdere l’anima”, ha detto Heinrich Bedford Strohm, esponente della chiesa evangelica. Con AfD che ha ormai raggiunto il 22% nei sondaggi e la Cdu che oscilla tra il 29 e il 30%, anche solo la vaga prospettiva di un possibile avvicinamento tra i due partiti suscita forte apprensione nella politica tedesca. A soli 20 giorni dalle elezioni, la settimana appena trascorsa è stata definita dai media tedeschi come quella che ha davvero cambiato la campagna elettorale, segnandola profondamente.

In questo clima di incertezza, il ruolo di Angela Merkel emerge come àncora di stabilità e punto di riferimento, anche a sinistra. La critica da lei mossa a Merz potrebbe rivelarsi determinante per il futuro della Cdu. La sua figura resta una bussola per chi teme che la Germania possa smarrire la propria identità nel turbinio di una politica populista e xenofoba, con inevitabili ripercussioni sull’Europa.

Netanyahu è arrivato a Washington: martedì il colloquio con Trump

Roma, 3 feb. (askanews) – Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è atterrato a Washington, per il suo incontro con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump alla Casa Bianca, in programma nella giornata di domani.

Secondo una fonte citata dal quotidiano Haaretz, l’incontro dovrebbe concentrarsi su tre questioni: la gestione della Striscia di Gaza dopo l’attuazione dell’accordo tra Israele e Hamas, un possibile accordo di normalizzazione delle relazioni tra lo Stato ebraico e l’Arabia Saudita e la presunta minaccia posta alla regione dall’Iran.

Malizia basta a mettere la Cgil contro Tajani

Già da diverso tempo si è imposta nelle Società americane una figura professionale che come tutte le innovazioni ha suscitato motivi di approvazione ed anche di perplessità. Il facitore di felicità, meglio detto Chief Happiness Officer, opera nell’ambito delle Human Resources ed ha un compito niente affatto semplice. Dovrebbe in sostanza promuovere una positiva cultura aziendale, curare il benessere dei dipendenti e prodigarsi perché il clima nell’ambiente di lavoro sia di quelli per lo meno accettabili.

I critici della iniziativa sospettano che tutto sia orientato ad un maggior profitto. Lo stato di letizia del dipendente è solo uno strumento per incrementare un aumento di produttività. Che il lavoratore sia contento non è il vero centro d’interesse dalla azienda. Del resto, lo si fa anche negli allevamenti di bovini dove si fa loro ascoltare musica classica, sembra peraltro che Mozart sia il più efficace per farle distendere e consentire una più consistente produzione del latte.

Ora ci si è organizzati nel periodo estivo per dare alle bestie anche un po’ di fresco con adeguati nebulizzatori ed altro ancora si troverà pur di arrivare ad un miglior risultato. “Se le cose stanno così” è il titolo di una celebre canzone, non resta che adeguarsi anche nelle strutture statali. Il buon Tajani ha nominato, come suo Consigliere ecclesiastico del Ministro degli Esteri, Don Marco Malizia che è stato incaricato di favorire la promozione dei valori della solidarietà, rispetto e dialogo attraverso l’ascolto e il conforto di tutti i dipendenti, prescindendo dal loro credo.

Come se il compito del buon Cappellano fosse quello di fare le carte o di vendere pozioni magiche, la Cgil non ha perso occasione di criticare, peraltro con nessuna diplomazia, una nomina che, si sappia, non ha alcuna remunerazione, dicendo che restano in attesa anche di aruspici e àuguri in grado di interpretare le viscere e di leggere le volontà degli Dei.

Solidarietà, rispetto e dialogo suonano alle orecchie di quel sindacato come ingredienti corrosivi capaci di intaccare la solidità dei piani della Farnesina con le sue 1300 stanze e con una superficie di 120.000 metri quadrati. Evidentemente è rimasta ancora sulle barricate di antichi conflitti tra Peppone e Don Camillo senza prestare un filo di attenzione all’oggetto dell’incarico che certo non dovrebbe risentire la coscienza di alcuno.

C’è in aggiunta la rozzezza di una lettura dei fatti che a Guareschi non riguardava neanche per un minimo. Forse Tajani ha sbagliato solo nella scelta del Cappellano che ha un cognome che si presta allo scontro. La malizia, si legge, è un derivativo di “malus” cioè di malvagio e non può che dare origine a danni ed a conflitti.

Eppure, c’è chi giurerebbe che il Ministro ha fatto questa scelta, innocentemente, senza malizia. Nei corridoi di quell’imponente palazzo, che compete per dimensioni con la Reggia di Caserta, grazie a quel Sindacato c’è comunque il timore di gridare ad un’aria irrespirabile.

“Quando fu l’aere sì pien di malizia, Che li animali… Cascaron tutti” è il passo a cui ormai si deve da oggi prestare attenzione per le opportune contromosse. Evidentemente, alla CGIL hanno insegnato che si deve andare sempre e comunque controcorrente o contropelo. L’importante è contestare, costi quel che costi. C’è il sapore di un mal dei primitivi tempi di guerra contro il potere, inveire sempre e comunque.

Sono probabilmente fermi a ricordi adolescenziali di quando il film “Malizia” ispirava automaticamente un senso di peccato ed è quindi bene, a rimedio, alzare il vessillo della protesta a salvezza dell’umanità. Sembra che nell’arte marmorea si usi anche la tecnica del controverso. La CGIL ne saprà far ricorso anche per una sua lapide a memoria della gloriosa battaglia che ha saputo appuntarsi arditamente in petto. Intanto che le viscere accuseranno forse un subbuglio per l’improvvida posizione, chissà se poi il responso delle stesse viscere ne decreterà anche la sua fine.

Ambizioni, silenzi e indecisioni: il caso Ruffini visto da vicino.

Premetto subito che non conosco Ernesto Maria Ruffini e quindi, come ovvio, non avanzo alcun giudizio e né, tantomeno, formulo alcuna valutazione politica sul profilo personale. Mi soffermo, come si suol dire, all’evidenza pubblica di questa persona. E, mettendo insieme i punti, da attento osservatore di tutto ciò che ruota attorno alla storia, alla cultura, all’esperienza e anche ai comportamenti di singoli esponenti dell’area cattolico popolare e sociale, mi limito a sottolineare alcuni aspetti che ritengo possano essere importanti per molti.

Dunque, Ruffini, è un autorevole e qualificato “civil servant” del nostro paese. Una categoria che un tempo si chiamava anche, un po’ sarcasticamente, la “razza eletta”. Cioè coloro che, bene o male, sono sempre destinati a ricoprire ruoli di grande potere per tutta la vita. In virtù, ovviamente, di un ricco curriculum professionale. E il percorso di Ruffini, al riguardo, sino ad oggi lo conferma.

In secondo luogo, e arrivando al versante politico, Ruffini è diventato un “personaggio pubblico”, e politico, dopo la partecipazione ad una bella iniziativa alla Lumsa di Roma organizzata dal Direttore del Domani d’Italia, Lucio D’Ubaldo, e dall’ex Ministro Beppe Fioroni. Un convegno interessante dove Ruffini – ero presente e quindi ho ascoltato attentamente – ha svolto una bella relazione. Alcuni l’hanno definita, un po’ goliardicamente, una suggestiva “predica laica”.

Dopodiché, terzo passaggio, la stampa amica, e non solo amica, amplifica a dismisura i convegni di due correnti del Pd. Quello di Milano che vede in Prodi il “guru” a cui continuare ad abbeverarsi e guidata dal “cattolico doc” Delrio – per dirla con una felice e tagliente battuta di Donat-Cattin degli anni ‘80 contro i ‘cattolici professionisti’ dell’epoca nella Dc – e il convegno a Orvieto di Libertà Eguale, associazione che fa capo a Morando, Tonini e Ceccanti. Ma, per tornare al Nostro, Ruffini partecipa attivamente al convegno di Milano in veste di “osservatore” ma comunque ben integrato e organico a quella corrente all’interno del Pd. Altrimenti avrebbe smentito le mille dichiarazioni che sostenevano quella tesi su tutti gli organi di informazione. Soprattutto in quelli più compiacenti e funzionali alla sinistra. E anche in quella occasione ha svolto una bella “predica laica” tutta incentrata sui valori e sul pre politico. Insomma, una relazione, e senza nulla togliere all’ex Direttore dell’Agenzia delle Entrate, che abbiamo ascoltato in altre mille occasioni durante i vari convegni nazionali e locali quando si parla del rapporto tra i cattolici e la politica. Dopodichè il Nostro è scomparso dai radar dell’informazione quotidiana se non per una curiosa partecipazione ad un convegno organizzato a fine febbraio da Bettini e compagni.

In ultimo, e questo però è l’aspetto politicamente più qualificante, c’è una domanda a cui prima o poi i suoi misteriosi “consiglieri” dovranno dare una risposta. Così, per pura curiosità e non certamente per interesse. Ovvero, Ruffini è partito come potenziale “federatore” di tutta la coalizione progressista e di sinistra. Dopodiché, visto che la proposta non entusiasmava, nell’arco di pochi giorni è diventato il potenziale “federatore” dell’area di centro della coalizione di sinistra.

Infine, visto anche qui lo scarso entusiasmo suscitato, è diventato un leader cattolico a disposizione della coalizione progressista.

Ora, per concludere, e sempre nel massimo rispetto di Ruffini e di ciò che rappresenta, c’è una lezione che traggo dalla lunga, ricca e feconda esperienza della prima repubblica. E, nello specifico, dalla cultura e soprattutto dallo stile dal comportamento trasmessi dalla tradizione del

cattolicesimo popolare e sociale. Ed è questa. Quando si parla di leader e di classe dirigente si “è credibili quando la selezione democratica dal basso precede sempre la cooptazione elitaria ed aristocratica dall’alto”. Era quasi un dogma laico della sinistra sociale di ispirazione cristiana dell’epoca. Ma credo che debba valere, a maggior ragione, anche per i predicatori popolari di ispirazione cristiana di oggi. Perché, in merito alla coerenza ai valori e ai principi democratici, conta solo quello che Pietro Scoppola definiva efficacemente come “la cultura del comportamento”. Prima ancora della “cultura del progetto”. Una lezione che dovrebbe valere per tutti ancora oggi, a prescindere dalla singola collocazione politica e partitica di ciascun cattolico popolare e sociale.

Antonio Bisaglia, il cavallo di razza della Dc veneta.

Avviato il progetto di conoscenza della storia degli uomini politici Dc del Veneto che hanno contribuito allo sviluppo di questa realtà territoriale, dopo l’incontro su Mariano Rumor, illustre vicentino, si è tenuto venerdì 31 Gennaio, presso Palazzo Giustiniani Baggio della città del Palladio, un seminario di studio su un altro “cavallo di razza” della Dc veneta: Antonio Bisaglia, figlio della sua amata terra polesana.

Il seminario, coordinato dal prof. Filiberto Agostini, dell’università di Padova, è stato introdotto da una relazione del prof. Leonardo Raito, professore di storia contemporanea dell’Università di Padova e di Ferrara, che ha tracciato le tappe del percorso politico organizzativo del leader rodigino; nel partito, a fianco di Rumor e nel governo del Paese: dal suo primo incarico di sottosegretario alla presidenza del consiglio, nel governo guidato dal leader vicentino, sino ai ruoli prestigiosi di ministro dell’agricoltura, delle partecipazioni statali e dell’Industria. Parallelamente e in rapida ascesa la sua carriera nel partito: dal Movimento giovanile della Dc, all’elezione a Deputato, prima alla Camera e poi al Senato, assumendo ruoli prestigiosi di segretario organizzativo del partito, durante la segreteria Rumor, e, dopo la rottura con questi, la leadership dei dorotei. Una rottura, quella con Rumor, avvenuta dopo il XIV Congresso nazionale della Dc del 1980, quello del “ preambolo Donat Cattin”, che portò all’elezione in consiglio nazionale di Flaminio Piccoli a segretario del partito, appoggiato da Bisaglia in alternativa a Rumor. Una scelta che porterà Bisaglia, ormai più forte, ad assumere con Gava la guida della corrente dorotea in Italia.

Sono, quindi, intervenute le testimonianze di alcuni amici, Renzo Marangon di Rovigo e l’On. Lugi D’Agrò, bassanese, che, con Bisaglia hanno vissuto, in ruoli e posizioni politiche diverse, la loro personale esperienza politica nel partito e sino alla fine drammatica del leader polesano, nel 1984. nel mare di Santa Margherita Ligure, all’età di 55 anni.

Nel mio intervento ho ricordato di essere entrato nella Dc nel 1961, a 16 anni, proprio perché fu Bisaglia a sollecitare il mio parroco per la mia iscrizione al partito, attento com’era ad avviare i più giovani alle attività della Democrazia Cristiana. Puntava a farmi eleggere delegato provinciale dei giovani dc polesani, presentandomi una sera in un convegno a Porto Tolle come il futuro candidato. Insieme a un vasto numero di iscritti della Dc polesana, assistetti al mio primo congresso nazionale, svoltosi al Palazzo dei congressi a Roma nel 1964, restando folgorato dagli interventi di Carlo Donat Cattin e Riccardo Misasi con quello infuocato dell’amico Sergio Scarpino di Catanzaro. E fu la mia scelta con Forze Nuove e per sempre.

Eravamo giovani criticissimi, come potevano esserlo in quegli anni conciliari quelli delle nuove generazioni cattoliche che, quotidianamente, si formavano sull’Avvenire d’Italia di La Valle, Pratesi, padre Balducci e David Turoldo. Scelta che mi portò a svolgere il ruolo di oppositore alla linea politica dei dorotei, fortissimi nella mia provincia, come nell’intero collegio Ovest del Veneto (Ro-Pd-Vi-Vr) guidati dal duo Rumor-Bisaglia e sostenuti dalla struttura diffusa dei Coldiretti presenti in tutti i comuni, con funzionari che, oltre a svolgere il loro ruolo associativo sindacale, curavano il controllo del tesseramento alla Dc (se avessi iscritto un amico, loro sarebbero stati pronti a scriverne almeno tre. Era, così sosteneva il compianto amico Ezio Cartotto,“come giocare a carte con l’Aga Khan”).

Di fatto, svolsi il ruolo di oppositore politico interno nella Dc di Rovigo e, dunque, alla leadership di Bisaglia. Alla struttura della Coldiretti, autentica corazzata Potemkin del potere doroteo, si accompagnava una struttura del partito, con una leadership dai tratti più potenti che popolari carismatici, secondo la teoria di Max Weber, articolata tra vassalli regionali, valvassori provinciali, valvassini comunali, prona al controllo del tesseramento e all’orientamento delle preferenze alle elezioni politiche. Una struttura efficientissima guidata, come ha ricordato l’On. D’Agrò, da quell’autentico Richelieu, il fedelissimo bisagliano, Amedeo Zampieri. Il nostro confronto fu in alcuni momenti aspro e duro, ma sempre svolto sul piano di quella straordinaria libertà democratica presente nel nostro partito, così come  furono dure le nostre contrapposizioni in ordine a scelte decisive sulla politica del partito (centro-sinistra e sua gestione; doroteismo e Moro; governo Andreotti 2-Malagodi; solidarietà nazionale).

Tutto cambiò al XIV Congresso nazionale del partito, quello del preambolo Donat Cattin, quando per la prima volta ci trovammo, dorotei e Forze Nuove, uniti insieme. Ricordo il giorno del consiglio nazionale, quando, sulla scaletta del consiglio nazionale a Piazzale Sturzo, Bisaglia che era davanti a me, in fila indiana e in ordine alfabetico, si voltò e mi sussurrò: “Stavolta lo voti anche tu un doroteo”; era Flaminio Piccoli, che eleggemmo a segretario politico nazionale. Nel Veneto, anno 1979, assunsi l’ufficio politico del programma e con il segretario regionale, Francesco Guidolin, organizzammo le elezioni regionali del 1980 con lo slogan: “Veneto e Dc Insieme”.

Bisaglia partecipò a tutti e sette gli incontri provinciali organizzati con le componenti sociali e produttive venete e con un programma innovativo e la guida di Carlo Bernini, ottenemmo quasi il 50% dei voti (con il 90 % dei votanti!) e la maggioranza assoluta dei seggi in consiglio regionale. Alla fine, scoprimmo l’esigenza dell’incontro di quelle due anime storiche essenziali della Dc veneta: quella moderata, che ebbe in Bisaglia, specie negli ultimi anni, il suo massimo esponente (e come era orgoglioso di sentirsi chiamare “moderato” e più ancora “doroteo”, lui che alla Domus Mariae, dove nel 1959 nacquero appunto i dorotei, non aveva partecipato) e quella cristiano-sociale di Forze Nuove, di derivazione sindacale ed aclista. E fu un incontro essenziale per le scelte successive e l’inizio di una stagione politica nel Veneto e a Roma fervidissima di iniziative politiche.

Con la scomparsa di Giovanni Marcora (nel 1983 a 61anni) Antonio Bisaglia (nel 1984 a 55 anni), Carlo Donat Cattin (nel 1991 a 71 anni) la Dc perdette tre colonne importanti della sua storia, uomini che hanno servito il Paese “con disciplina e onore” e che vanno ricordati. Iniziative come quelle assunte dagli amici vicentini andrebbero proposte in tutte le realtà italiane, anche utilizzando quanto hanno scritto molti amici nel recente libro Scuola di Democrazia Cristiana, oggi disponibile per quanti sono interessati a conoscere le biografie politiche delle donne e degli uomini appartenenti alla storia dello Scudo Crociato.

Sanremo, Mod: Il festival merita rispetto e gli dobbiamo molto

Milano, 1 feb. (askanews) – I Mod saliranno sul palco del Teatro Ariston di Sanremo per portare la loro “Non ti dimentico”, il brano inedito in gara nella sezione Campioni della 75 edizione del Festival della Canzone Italiana. “E’ una canzone d’amore “Non ti dimentico”, si raccontano due sentimenti opposti, cio il primo quello del non dimenticare che purtroppo fa male, poi quello del coraggio della risalita, della rinascita di tornare alla vita insomma che deve dare speranza. Questa canzone che mi ha fatto venire voglia di andare al festival perch negli ultimi due festival abbiamo portato due brani che non parlavano d’amore “Lasciami” che parlava della depressione e “Se si potesse non morire” che era una riflessione sulla vita; avevo proprio voglia di tornare sul palco a cantare una canzone d’amore potente”.

I Mod sono veri veterani del Festival e proprio perch lo conoscono lo rispettano profondamente. “lo sappiamo, Sanremo Sanremo. Per noi avuto una grandissima importanza. L’abbiamo fatto cinque volte. E’ un luogo che merita rispetto, a cui noi dobbiamo molto. Diciamo che un po’ la stronave madre della musica italiana. E poi Sanremo comunque anche proprio un luogo e un’occasione di mandare dei messaggi importanti. Cio Sanremo noi non lo abbiamo mai preso come quell’evento per andare a raccimolare cinque dieci serate d’estate. L’abbiamo sempre preso come qualcosa per costruire progetti cercare di promuoverli e soprattutto mandare dei messaggi l’abbiamo sempre fatto con quelle canzoni che che abbiamo portato e soprattutto quest’anno perch uscir 8 canzoni il nostro nuovo disco e quindi non c’ nulla di meglio del palco dell’ariston e quindi di tutta quella situazione che che poi viene insomma amplificata durante quella settimana per andare a promoverci.

Migranti, Donzelli: toghe non contro governo ma contro Cassazione

Roma, 1 feb. (askanews) – “Ho visto dei magistrati ieri sulla vicenda dell’Albania che forse non so se era loro intenzione andare contro le scelte del governo, per li ho visti andare contro le scelte della Cassazione che aveva detto che era compito dei governi stabilire quali erano i paesi sicuri, e non della magistratura. Aveva stabilito che era compito di ogni governo stabilire quali erano i paesi sicuri, quindi ho visto dei magistrati che vanno contro la Cassazione pi che contro il governo ieri sull’Albania”. Lo ha detto il responsabile organizzazione di FdI, Giovanni Donzeli, al suo arrivo alla direzione nazionale del partito che si svolge in un centro congressi a due passi da Piazza di Spagna.

Migranti, Fidanza: minoranza toghe persegue obiettivi politici

Milano, 1 feb. (askanews) – “Non c’ nessuno scontro diretto con la magistratura” sul dossier migranti, “c’ la volont del governo di andare avanti giustamente con il controllo delle frontiere, il controllo dell’immigrazione irregolare e andremo avanti. Troveremo una soluzione anche rispetto a quest’ultimo pronunciamento” sul protocollo con l’Albania per la gestione dei flussi. Lo ha detto l’europarlamentare di Fratelli d’Italia Carlo Fidanza, capodelegazione del partito al Parlamento Ue, al suo arrivo alla direzione nazionale di FdI.

“C’ la sensazione che ci sia una parte minoritaria della magistratura che persegue obiettivi politici, che utilizza il proprio potere per cercare di arginare un’azione di governo che naturalmente ha una legittimazione popolare e parlamentare forte. Naturalmente con questo dovremmo fare i conti e ovviamente come stato gi detto non c’ alcuna volont di fare alcun passo indietro rispetto ai percorsi di riforma che sono stati avviati. Andremo avanti”, ha aggiunto Fidanza.

Libia, Cirielli: Almasri? Come arrestare Putin, ha effetti

Roma, 1 feb. (askanews) – Almasri? “E’ come se uno arresta Putin o arresta il capo di Stato Maggiore della Russia… E’ una cosa che ha degli effetti”. Lo ha detto il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli arrivando alla direzione nazionale di Fratelli d’Italia, a proposito della scarcerazione del criminale libico.

“E’ evidente – ha aggiunto – che quando una personalit di rilievo del governo, internazionalmente riconosciuto, viene arrestata con un’accusa cos grave, questo crea sicuramente una destabilizzazione in quel paese che gi fragile”.

Per Cirielli “ci sono sicuramente delle irregolarit nella procedura svolta dalla Corte internazionale e anche dalla magistratura che ha eseguito l’arresto” e questo ” stato rilevato dalla Corte d’Appello. Questi sono i fatti e penso che leggendo i giornali tutti lo possano dire”.

Casa Sanremo, si apre diciottesima edizione dell’area hospitality

Roma, 2 feb. (askanews) – Si è aperta la diciottesima edizione dell’area hospitality del Festival di Sanremo con la presenza di Carlo Conti. Per celebrare questo importante compleanno, Casa Sanremo .Bazr ha raddoppiato la sua durata, aprendo alla città di Sanremo dal 1 al 15 febbraio, con appuntamenti musicali, eventi speciali, ospiti internazionali e grandi partnership.

L’inaugurazione è stata condotta dalla giornalista Grazia Serra, madrina della diciottesima edizione dell’evento e da Vincenzo Russolillo, presidente del Consorzio Gruppo Eventi e fondatore di Casa Sanremo, alla presenza del sindaco di Sanremo Alessandro Mager, del vicepresidente della Regione Liguria Alessandro Piana, dell’assessore regionale all’Urbanistica, Marco Scajola, dell’assessore regionale al Turismo, Luca Lombardi, dell’assessore al Turismo e manifestazioni del Comune di Sanremo, Alessandro Sindoni, e del founder di. Bazr, Simone Giacomini. Ha partecipato Carlo Conti, direttore artistico e presentatore della 75esima edizione Festival di Sanremo.

Casa Sanremo compie 18 anni e viene dedicata alla memoria del giornalista Massimo Cotto, amico dell’evento e voce storica di Virgin Radio, scomparso prematuramente lo scorso anno. Massimo era stato premiato proprio nel 2024, nel Salotto “Writers” per il suo ultimo libro e, quest’anno, sarà la moglie Chiara Buratti (attrice, giornalista e conduttrice) a ricordarlo, con un evento moderato dalla Giornalista Grazia Serra, venerdì 14 febbraio 2025.

Importante scelta di marketing quella del title sponsor del 2025: .BAZR è il social commerce che rivoluziona lo shopping online, combinando live streaming e influencer marketing in un’unica app. Una partnership nuova che guarda al futuro. Una collaborazione innovativa e prestigiosa, in linea con il concept di Casa Sanremo, che mira a parlare dritto al cuore di un pubblico più vasto ed ete-rogeneo possibile, puntando a rafforzare tutti i canali di comunicazione.

“Siamo felici ed emozionati di dare il via a questa nuova avventura di Casa Sanremo, che annuncia bellissime novità, insieme all’amico e grande professionista Carlo Conti. Carlo ha affermato che il Festival di Sanremo 2025 sarà il Festival all’insegna dell’amicizia; anche noi, seguendo questa linea, abbiamo deciso di dedicare la diciottesima edizione di Casa Sanremo all’indimenticato Massimo Cotto. Ringrazio il nostro Title Sponsor, .Bazr, e tutti i Partners che hanno condiviso la visione di un progetto aperto al Festival di Sanremo, alla Città di Sanremo, ma anche ad un target intergenera-zionale di utenti, dando alle nostre idee un concreto respiro nazionale ed internazionale”, ha dichiarato il presidente Vincenzo Russolillo.

Risultati e classifica serie A: il Milan frena l’Inter

Roma, 2 feb. (askanews) – Questo il programma e i risultati della 23esima giornata di serie A dopo Milan-Inter 1-1

23esima giornata Parma-Lecce 1-3, Monza-Hellas Verona 0-1, Udinese-Venezia 3-2, Atalanta-Torino 1-1, Bologna-Como 2-0, Juventus-Empoli 4-1, Fiorentina-Genoa 2-1, Milan-Inter 1-0, ore 20.45 Roma-Napoli, Lunedì 03/02/2025 ore 20.45 Cagliari-Lazio.

Classifica: Napoli 53, Inter* 51, Atalanta 47, Juventus 40, Lazio, Fiorentina* 39, Bologna 37, Milan* 35, Roma 30, Udinese 29, Torino 27, Genoa 26, Lecce, Verona 23, Como 22, Cagliari, Empoli 21, Parma 20, Venezia 16, Monza 13. * una partita in meno

24^ GIORNATA (7-10 febbraio) venerdì 7 febbraio ore 20.45 Como-Juventus, sabato 8 febbraio ore 15 Verona-Atalanta, ore 18 Empoli-Milan, ore 20.45 Torino-Genoa, domenica 9 febbraio ore 12.30 Venezia-Roma, ore 15 Cagliari-Parma, Lazio-Monza, ore 18 Lecce-Bologna, ore 20.45 Napoli-Udinese, lunedì 10 febbraio ore 20.45 Inter-Fiorentina

Milan-Inter 1-1, a Reijnders risponde De Vrij

Roma, 2 feb. (askanews) – Finisce 1-1 tra Milan e Inter a San Siro. Al gol di Reijnders alla fine del primo tempo risponde De Vrij al 93′ coronando un assalto che, prima del gol, frutta tre pali e due gol annullati. Nel primo tempo partita di buona intensità e di chance interessanti soprattutto per l’Inter, ma è il Milan a condurre 1-0 alla fine della prima frazione di gioco. Due gol annullati a Dimarco e Lautaro per fuorigioco (dello stesso ‘Toro’ e Barella), due i tentativi in girata proprio del capitano nerazzurro. Al 39′ è Reijnders a suonare la carica per i rossoneri trovando la risposta di Sommer, ma il secondo duello tra i due porta al vantaggio del Milan: il portiere svizzero respinge il cross di Leao sui piedi dell’olandese, che la sblocca al 45′. Nella ripresa l’Inter parte forte Lautaro chiama all’intervento Maignan al 46′. Al 64′ secondo gol annullato a Lautaro, terzo per l’Inter. L’arbitro Chiffi fischia dopo la girata vincente del ‘Toro’: Dumfries aveva spinto Theo vicino alla linea di fondo. Il Var non interviene. Al 67′ corner di Carlos Augusto e stacco del difensore nerazzurro che sovrasta Pavlovic: pallone imprendibile per Maignan, lo salva il palo per la prima volta. All’82’ altro legno: da situazione di corner la deviazione è del francese, ma lo stesso palo colpito da Bisseck salva ancora Maignan. Il finale è una corrida: Al 91’terzo palo, sempre lo stesso colpito in precedenza da Bisseck e Thuram. Stavolta è Dumfries di testa ad arrendersi. Sugli sviluppi Maignan in uscita su Dumfries. Al 93′ l’assalto finale premia la squadra di Inzaghi, che sfonda all’ennesimo cross dalla destra. Bisseck la mette sul secondo palo, sponda di Zalewski e girata vincente di De Vrij per il pareggio dei nerazzurri.

Trump non demorde: il Canada diventi il 51esimo Stato Usa, senza i soldi degli States non esiste

Roma, 2 feb. (askanews) – “Paghiamo centinaia di miliardi di dollari per sussidiare il Canada. Perché? Non c’è motivo. Non abbiamo bisogno di nulla di ciò che hanno loro. Abbiamo energia illimitata, dovremmo costruire le nostre auto e avere più legname di quanto potremo mai usare. Senza questo massiccio sussidio, il Canada cesserà di esistere come Paese”: lo ha scritto il presidente degli Stati uniti, Donald Trump, sul suo profilo di Truth Social.

Trump ha inoltre ribadito che il Canada dovrebbe diventare l'”amato 51esimo Stato” americano: “Tasse molto più basse e una protezione militare di gran lunga migliore per la popolazione canadese, e nessun dazio!” ha concluso.

Israele, Netanyahu in visita negli Stati Uniti

Roma, 2 feb. (askanews) – Il premier israeliano Benjamin Netanyahu inizia oggi una visita di cinque giorni negli Stati Uniti su invito del presidente Donald Trump: lo ha reso noto l’Ufficio del Primo ministro dello Stato ebraico.

I due dirigenti dovrebbero incontrarsi alla Casa Bianca il 4 febbraio per discutere degli attuali sviluppi nella Striscia di Gaza nel contesto dell’accordo di cessate il fuoco tra Israele e Hamas. Netanyahu – ricercato dalla Corte Penale internazionale per presunti crimini di guerra e crimini contro l’umanità – è il primo leader straniero ad essere ricevuto da Trump a Washington dall’inizio del suo secondo mandato.

Juventus, Thiago Motta: "Vittoria bella e meritata"

Roma, 2 feb. (askanews) – “La miglior notizia? È la vittoria” – risponde semplicemente Thiago Motta dopo il poker rifilato all’Empoli che spezza la serie di de ko di fila tra Napoli e Benfica. 4-1, nel segno di Kolo Muani (doppietta in tre minuti), ma anche di Vlahovic e Conceição: “Faccio i complimenti ai miei giocatori per il coraggio e per una vittoria ottenuta meritatamente, con grane lavoro. Di squadra e individuale” – è l’analisi dell’allenatore bianconero nel post partita a DAZN. “Oggi i giocatori si sono presi tante responsabilità in campo, perché sono giocatori forti. Se lo meritano per l’impegno che hanno messo dal primo giorno di lavoro”.

Putin: Trump riporterà rapidamente l’ordine in Europa

Roma, 2 feb. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ripristinerà rapidamente l’ordine e le élite europee “saranno di nuovo ai piedi del padrone”: lo ha dichiarato il presidente russo Vladimir Putin, intervistato dalla rete televisiva Rossiya 1.

“Vi assicuro che Trump con il suo carattere, la sua perseveranza ripristinerà l’ordine lì [in Europa] molto rapidamente. E tutti loro, vedrete, accadrà molto rapidamente e presto, staranno ai piedi del loro padrone scodinzolando. A loro [le élite europee] semplicemente non piace Trump, stavano lottando attivamente contro di lui, intromettendosi seriamente nella vita politica e nel processo elettorale negli Stati Uniti, e poi quando Trump ha vinto inaspettatamente si sono trovati in difficoltà”, ha concluso.

Tajani: mio figlio Filippo fuori pericolo. Grazie a tutti

Roma, 2 feb. (askanews) – “Filippo è fuori pericolo ricoverato al Gemelli. Grazie a tutti per esserci stati vicini in un momento di grande paura. Grazie a chi lo ha soccorso ed al Ferentino Calcio la cui maglia indossa con amore e orgoglio”. Lo scrive su facebook il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani dopo che stamane suo figlio Filippo, giocatore del Ferentino, si era accasciato sul terreno dopo uno scontro di gioco durante la partita di calcio contro il Paliano, valida per la 20esima giornata del Campionato di Eccellenza Laziale.

Filippo Tajani era rimasto a terra senza conoscenza ed era stato trasportato in eliambulanza al Gemelli di Roma.

Ue, Meloni al vertice a Bruxelles per fare il punto sulla Difesa (e i dazi)

Bruxelles, 2 feb. (askanews) – Il rafforzamento della politica di difesa europea, reso ancora più urgente dall’elezione di Donald Trump, è al centro del vertice informale dei leader europei in programma domani a Bruxelles. Ma anche se non è ufficialmente in agenda, il tema dei dazi minacciati dalla nuova amministrazione americana sarà sicuramente toccato nel corso della riunione. Ai lavori, che prenderanno il via alle 11, parteciperanno anche il segretario generale della Nato Mark Rutte (a pranzo) e il primo ministro del Regno Unito Keir Starmer, nella cena di lavoro.

“L’Europa – ha scritto il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa nella lettera di invito – deve assumersi una maggiore responsabilità per la propria difesa. Deve diventare più resiliente, più efficiente, più autonoma e più affidabile nel settore della sicurezza e della difesa. In tal modo, diventerà anche un partner transatlantico più forte, anche nel contesto della Nato, nel pieno rispetto della politica di sicurezza e di difesa di alcuni Stati membri e tenendo conto degli interessi di sicurezza e di difesa di tutti gli Stati membri”. Servono però risorse, e Costa riconosce che “il livello di investimenti, anche in ricerca e sviluppo, necessari per rafforzare la nostra capacità non è sostenibile per i singoli Stati membri”.

Proprio di questo il presidente del Consiglio europeo aveva parlato in una telefonata con Giorgia Meloni lo scorso 21 gennaio. Nel corso del colloquio, aveva fatto sapere Palazzo Chigi, la premier aveva sottolineato “l’esigenza di rafforzare concretamente il pilastro europeo della Nato” e i due leader avevano “condiviso l’importanza e l’urgenza di lavorare su nuovi e più efficaci strumenti comuni per sostenere gli ingenti investimenti necessari”. Stesso argomento era stato posto nel corso di una telefonata con il cancelliere tedesco Olaf Scholz, in cui si era discusso anche del “rafforzamento della competitività del settore industriale della difesa”. Anche domani, parlando con i partner, la presidente del Consiglio ribadirà la convinzione di un necessario passo avanti nella politica di difesa, nella convinzione che l’Europa debba diventare “un gigante geopolitico”, con una adeguata politica di sicurezza. Per farlo però servono risorse comunitarie. Anche per questo, nei giorni scorsi, l’Italia e altri 18 Paesi (tra cui Francia, Germania, Spagna, Paesi Bassi, Grecia) hanno inviato una lettera alla Banca europea per gli investimenti, chiedendo di “esplorare” nuove forme di sostegno e di “assumere un ruolo ancora più forte nel fornire finanziamenti agli investimenti e nel far leva sul settore privato per i finanziamenti per il settore della sicurezza e della difesa”.

Se il tema della difesa è una priorità dell’Ue, una vera e propria urgenza è quella dei possibili dazi che potrebbero essere decisi da Trump. Dopo quelli imposti a Canada, Messico e Cina, infatti, potrebbe essere il turno dell’Europa. “Certo che lo farò, l’Europa ci ha trattati malissimo”, ha ribadito il tycoon. La Commissione sta preparando la risposta. L’obiettivo è evitare una guerra commerciale, ma è pronta anche allo scontro, con un pacchetto di misure che penalizzino l’export Usa. Per rispondere efficacemente a Trump, però, è necessario che tutti gli Stati membri siano uniti e che nessuno scelga di aprire trattative autonome a beneficio del proprio Paese. E’ il sospetto che, alcuni, nutrono nei confronti di Meloni, unica leader europea presente all’Inauguration day. Proprio il suo ‘feeling’ con Trump, però, potrebbe essere utile per aprire un confronto ed evitare soluzioni unilaterali. “Uno scontro non conviene a nessuno: Stati Uniti e Europa sono economie complementari”, ha detto la presidente del Consiglio lunedì scorso ad Al-Ula in Arabia saudita, auspicando un “dialogo” per arrivare a “una soluzione equilibrata e bilanciata”.

Intanto, a poche settimane dalle elezioni in Germania, dove sta sostenendo con forza il partito di ultra destra Alternative fur Deutschland, Elon Musk torna a far discutere. Con un post su X, il fondatore di Tesla ha lanciato oggi il movimento “MEGA”, ovvero Make Europe Great Again, richiamo all’acronimo MAGA dei sostenitori di Trump. “Popoli d’Europa: unitevi al movimento MEGA! Rendiamo di nuovo grande l’Europa!”, ha scritto il miliardario, senza fornire ulteriori dettagli.

Afe

Tajani: mio figlio Filippo fuori pericolo. Grazie a tutti

Roma, 2 feb. (askanews) – “Filippo è fuori pericolo ricoverato al Gemelli. Grazie a tutti per esserci stati vicini in un momento di grande paura. Grazie a chi lo ha soccorso ed al Ferentino Calcio la cui maglia indossa con amore e orgoglio”. Lo scrive su facebook il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani dopo che stamane suo figlio Filippo, giocatore del Ferentino, si era accasciato sul terreno dopo uno scontro di gioco durante la partita di calcio contro il Paliano, valida per la 20esima giornata del Campionato di Eccellenza Laziale.

Filippo Tajani era rimasto a terra senza conoscenza ed era stato trasportato in eliambulanza al Gemelli di Roma.

Ue, domani Meloni a vertice Bruxelles. Focus su difesa (e dazi)

Bruxelles, 2 feb. (askanews) – Il rafforzamento della politica di difesa europea, reso ancora più urgente dall’elezione di Donald Trump, è al centro del vertice informale dei leader europei in programma domani a Bruxelles. Ma anche se non è ufficialmente in agenda, il tema dei dazi minacciati dalla nuova amministrazione americana sarà sicuramente toccato nel corso della riunione. Ai lavori, che prenderanno il via alle 11, parteciperanno anche il segretario generale della Nato Mark Rutte (a pranzo) e il primo ministro del Regno Unito Keir Starmer, nella cena di lavoro.

“L’Europa – ha scritto il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa nella lettera di invito – deve assumersi una maggiore responsabilità per la propria difesa. Deve diventare più resiliente, più efficiente, più autonoma e più affidabile nel settore della sicurezza e della difesa. In tal modo, diventerà anche un partner transatlantico più forte, anche nel contesto della Nato, nel pieno rispetto della politica di sicurezza e di difesa di alcuni Stati membri e tenendo conto degli interessi di sicurezza e di difesa di tutti gli Stati membri”. Servono però risorse, e Costa riconosce che “il livello di investimenti, anche in ricerca e sviluppo, necessari per rafforzare la nostra capacità non è sostenibile per i singoli Stati membri”.

Proprio di questo il presidente del Consiglio europeo aveva parlato in una telefonata con Giorgia Meloni lo scorso 21 gennaio. Nel corso del colloquio, aveva fatto sapere Palazzo Chigi, la premier aveva sottolineato “l’esigenza di rafforzare concretamente il pilastro europeo della Nato” e i due leader avevano “condiviso l’importanza e l’urgenza di lavorare su nuovi e più efficaci strumenti comuni per sostenere gli ingenti investimenti necessari”. Stesso argomento era stato posto nel corso di una telefonata con il cancelliere tedesco Olaf Scholz, in cui si era discusso anche del “rafforzamento della competitività del settore industriale della difesa”. Anche domani, parlando con i partner, la presidente del Consiglio ribadirà la convinzione di un necessario passo avanti nella politica di difesa, nella convinzione che l’Europa debba diventare “un gigante geopolitico”, con una adeguata politica di sicurezza. Per farlo però servono risorse comunitarie. Anche per questo, nei giorni scorsi, l’Italia e altri 18 Paesi (tra cui Francia, Germania, Spagna, Paesi Bassi, Grecia) hanno inviato una lettera alla Banca europea per gli investimenti, chiedendo di “esplorare” nuove forme di sostegno e di “assumere un ruolo ancora più forte nel fornire finanziamenti agli investimenti e nel far leva sul settore privato per i finanziamenti per il settore della sicurezza e della difesa”.

Se il tema della difesa è una priorità dell’Ue, una vera e propria urgenza è quella dei possibili dazi che potrebbero essere decisi da Trump. Dopo quelli imposti a Canada, Messico e Cina, infatti, potrebbe essere il turno dell’Europa. “Certo che lo farò, l’Europa ci ha trattati malissimo”, ha ribadito il tycoon. La Commissione sta preparando la risposta. L’obiettivo è evitare una guerra commerciale, ma è pronta anche allo scontro, con un pacchetto di misure che penalizzino l’export Usa. Per rispondere efficacemente a Trump, però, è necessario che tutti gli Stati membri siano uniti e che nessuno scelga di aprire trattative autonome a beneficio del proprio Paese. E’ il sospetto che, alcuni, nutrono nei confronti di Meloni, unica leader europea presente all’Inauguration day. Proprio il suo ‘feeling’ con Trump, però, potrebbe essere utile per aprire un confronto ed evitare soluzioni unilaterali. “Uno scontro non conviene a nessuno: Stati Uniti e Europa sono economie complementari”, ha detto la presidente del Consiglio lunedì scorso ad Al-Ula in Arabia saudita, auspicando un “dialogo” per arrivare a “una soluzione equilibrata e bilanciata”.

Intanto, a poche settimane dalle elezioni in Germania, dove sta sostenendo con forza il partito di ultra destra Alternative fur Deutschland, Elon Musk torna a far discutere. Con un post su X, il fondatore di Tesla ha lanciato oggi il movimento “MEGA”, ovvero Make Europe Great Again, richiamo all’acronimo MAGA dei sostenitori di Trump. “Popoli d’Europa: unitevi al movimento MEGA! Rendiamo di nuovo grande l’Europa!”, ha scritto il miliardario, senza fornire ulteriori dettagli.

Governo, Urso: aggressioni da chi non vuole che Italia cambi

Roma, 1 feb. (askanews) – “Questi sono stati due anni di governo, due anni estremamente positivi per l’Italia che tornata protagonista nel mondo, un esempio e un modello in Europa che ha permesso a Giorgio Meloni di diventare protagonista a livello internazionale”. Lo ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, arrivando alla direzione nazionale di FdI.

“In questo contesto, ovviamente i cittadini lo capiscono meglio di chiunque altro, dobbiamo subre – ha aggiunto – l’aggressione di chi non vuole che l’Italia cambi”.

C’ “un governo finalmente stabile, che ha ridato dignit e forza al nostro paese, e che diventata la calamita d’Europa, anche nel rapporto con gli Stati Uniti. Poi c’ qualcheduno che non si rassegna a che l’Italia vada bene”, ha concluso.

Merkel, la sfida: fermare l’ultradestra per salvare l’Europa.

È tornata Mutti, la “mamma” della Germania, come i suoi concittadini l’hanno affettuosamente chiamata. Poche parole, grande impatto politico. Angela Merkel, da tempo lontana dai riflettori, ha lanciato un messaggio potente: “Con l’ultradestra non si fanno accordi”. Una dichiarazione netta, senza ambiguità, che mette in difficoltà Friedrich Merz, leader della CDU, e scuote le fondamenta dell’intero Partito Popolare Europeo (PPE).

A Bruxelles, l’asse tra Manfred Weber e Antonio Tajani, da sempre ambiguo verso possibili aperture all’AfD, si trova ora in difficoltà. In Italia, Tajani appare spiazzato: il richiamo di Merkel collide con la realtà politica italiana, dove gli alleati di Forza Italia sono più a destra del PPE e flirtano con i cosiddetti Patrioti. La Lega, ad esempio, non solo condivide molte posizioni dell’AfD, ma ha stretti legami storici con l’FPÖ, l’ultradestra austriaca.

Proprio in Austria, l’appello della Merkel cade in perfetta coincidenza con l’iniziativa di un gruppo di ex politici di spicco contro l’ipotesi di una coalizione tra il Partito Popolare Austriaco (ÖVP) e l’FPÖ, con il suo leader, Herbert Kickl, come possibile cancelliere. “Non vogliamo Kickl alla Cancelleria”, ha affermato Heinz Fischer, ex presidente federale austriaco. Heide Schmidt, ex fondatrice del Forum Liberale, è stata ancora più esplicita: “L’FPÖ non è un partito come gli altri. Ha le carte in regola per distruggere la democrazia”.

Anche dentro l’ÖVP, il Partito Popolare austriaco, c’è chi lancia l’allarme. Franz Fischler, ex ministro, ha sottolineato l’esigenza di rafforzare l’Europa: “Sarebbe molto pericoloso se arrivassero al potere coloro che vogliono ridurre l’UE a una semplice unione economica”.

Ma esistono alternative? Secondo Rudolf Anschober, ex ministro della salute dei Verdi, una coalizione senza FPÖ è ancora possibile: “È tardi, ma non troppo tardi”. Heinz Mayer prova anche ad abbozzare soluzioni: un governo di minoranza o tecnico, entrambe opzioni previste dalla Costituzione austriaca.

L’uscita della Merkel sembra aver risvegliato le coscienze proprio nel cuore dell’Europa: è possibile fermare l’avanzata dell’ultradestra? Questa è la domanda. Ecco, nonostante la complessità del momento, un filo di speranza resta. Anzi, più che un filo. Se ritrova coraggio e visione, la politica ancorata alle grandi trradizioni democratiche e popolari può salvare l’Europa dal vento freddo della reazione radical-populista.

Il male oscuro della modernità: coscienze spente e poteri in lotta.

Dalle beghe nostrane a quelle esportate, ai conflitti bellici, al fanatismo religioso, ai retaggi storici che riaffiorano mai rimossi, all’involuzione delle democrazie a alle tirannie consolidate o emergenti il mondo che ci appare ogni mattina non è il viatico ai nostri mali e alimenta le insicurezze nel presente, le incognite del futuro, in due parole la malattia di vivere. Ma soprattutto dimostra come la coscienza individuale e collettiva non regga alle lusinghe del potere e degli interessi: non esiste una vera consapevolezza di cosa sia il bene comune, egoismo, rancore, odio, vendette prendono il sopravvento e tacitano la speranza che qualcosa prima o poi cambi davvero. Ci sono mali endemici planetari: la fame, la disperazione, la soccombenza dei deboli e indifesi, le ingiustizie sociali, la virulenza dei forti e ci sono le angosce interiori, le paure, le labilità, le fatiche e le insicurezze.

Il mondo brucia e si consuma, la sostenibilità ambientale scricchiola, il sonno della ragione confida che sarà l’intelligenza artificiale a imprimere accelerazione al volano della crescita e del benessere: ma se viene a mancare la coscienza morale tutto il castello di congetture frana miseramente e sarà sepolto dalle illusioni. Osservando ciò che accade da decenni nel nostro Paese possiamo al massimo constatare la ciclicità di problemi irrisolti, una deriva trasversale ad ogni schieramento politico che si è avvicendato dal dopoguerra ad oggi: non un percorso in salita, verso la stabilità ma un declino lento, inesorabile e ingovernabile. Il Risorgimento e la Resistenza – per chi assume la Storia a maestra di vita – hanno impartito lezioni cariche di tensioni ideali e morali: nel mezzo e a posteriori, oggi, possiamo al massimo rubricare i fastidi e le cadute di tono, le insoddisfazioni e le discontinuità di un percorso che ci ostiniamo a chiamare “progresso”: ne trattano spiegando ragioni profonde e impliciti malcelati gli annuali Rapporti Censis, che vengono ridotti ad una sorta di cahiers de doléances, senza che alcuno ne tragga utili insegnamenti. Ascoltando gli echi delle diatribe tra politica e magistratura che ci giungono, veri o distorti che siano, si è come presi del fastidio della loro ricorrente inconcludenza.

Montesquieu ne rimarrebbe inorridito, fatte le debite proporzioni tra la sua intuizione sulla tripartizione dei poteri come fondamento della struttura dello Stato e passaggio dirimente verso la “modernità” e le inconciliabili lotte di primazia del presente. Per come è proposta la querelle ci viene chiesto di schierarci e la polarizzazione tra destra e sinistra in entrambi i contesti ha qualcosa di violento, spregevole e profano. Che cosa resta delle lezioni sul “lavoro intellettuale come professione” pubblicate nel 1919 da un illuminato e colto Max Weber, dove mai troviamo oggi la più pallida rappresentazione del suo “beruf” inteso come sapienza, talento, competenza, mestiere, vocazione? Credo ben poco e se davvero dobbiamo aderire al gioco della polarizzazione forzata, troviamo distorsioni e giochi di parole, bizantinismi interpretativi paralizzanti, lotte di primazia e abbordaggi alla nave degli avversari.

Perché mai politica e giustizia dovrebbero perennemente confliggere? Solo spiegando che alla radice del contendere c’è una cancrena di potere che rappresenta – questa volta sì, nel suo perpetuarsi – il male assoluto. Ad un livello così elevato e ricco di sofismi l’uomo comune, il cittadino, l’immaginario collettivo non arrivano a formarsi un’opinione se non parteggiando: ed è un ‘partem capere’ che annebbia le menti e disgrega lo Stato e le sue istituzioni. In un editoriale del 2013 Antonio Polito descriveva tre derive che ritrovo intatte ed attuali: la corruzione dilagante, la politica declinante e la giustizia debordante. Qualcuno dovrebbe metter ordine, non se ne può uscire con la retorica di Stato: la vita è altrove, dove vive, studia e lavora la gente comune. A dieci anni dal suo primo mandato solo il Presidente Mattarella, che è giudice e politico nell’accezione più ampia dei due termini, spiega e si fa capire da tutti.

“Something is rotten in the state of Denmark” [“C’è del marcio in Danimarca”], scriveva William Shakespeare nell’Amleto. Forse c’è del marcio ovunque, anche in Italia.

Giustizia, Musumeci: toghe prendano atto politica tornata autorevole

Milano, 1 feb. (askanews) – “Non serve a nessuno lo scontro, non serve a nessuno. Adesso chiedetevi chi lo vuole. Noi non solo abbassiamo i toni, addirittura parliamo sottovoce”. Cos il ministro per la protezione civile e per le politiche del mare Nello Musumeci, parlando a margine della direzione nazionale di FdI.

Sul caso Almasri “c’ un’indagine in corso e stata anche spiegata la ragione per la quale in questo momento non opportuno per rispetto proprio alla magistratura che il presidente vada in aula, del resto ha riferito gi il collegamento Piantedosi. C’ una parte della magistratura che convinta che se un governo di centro-destra o di destracentro, bisogna mandarlo a casa. E questo significa mancanza di rispetto nei confronti del popolo italiano”.

“Sono trent’anni che una parte della magistratura, tende ad occupare spazi della politica. In democrazia decide il popolo. Lasciateci governare “

Giustizia, Mollicone: toghe non avversarie ma alcune abusano ruolo

Roma, 1 feb. (askanews) – “Assolutamente no”, la magistratura “non un avversario, ma alcuni magistrati abusano del proprio ruolo per fare delle iniziative singolari”, come l’avviso di procedimento recapitato alla premier Meloni, ai ministri Nordio e Piantedosi e al sottosegretario Mantovano per la vicenda Almasri, “che non un atto dovuto ma a discrezionale dei magistrati”. Lo ha detto il presidenete della Commisisone Cultura della Camera, Federico Mollicone (Fdi), arrivando alla direzione del partito al Centro congressi di via Alibert.

“Le grandi procure italiane – ha proseguito Mollicone – ogni giorno ricevono 80-100 denunce a organi istituzionali, che ovviamente archiviano” perch “molte sono fatte da persone curiose”.

Massimiliano Orlandini: gioco legale e socialit

Roma, 1 feb. – Il legame tra l’essere umano e il concetto di buona sorte radicato nella storia, sin dai tempi dell’antica Roma, quando la dea Fortuna veniva invocata per propiziare il successo. Questo legame oggi si manifesta in forme regolamentate e strutturate, come evidenziato dalle sale bingo, che combinano socialit e intrattenimento responsabile. Massimiliano Orlandini, titolare di Bingo Imperial, sottolinea l’importanza del gioco come fenomeno culturale e sociale: “Le persone nascono giocando e si formano giocando. Il gioco non pu essere soppresso, ma regolamentato per garantire che avvenga in un contesto sicuro e controllato.” Secondo Orlandini, le sale bingo rispondono a un’esigenza fondamentale di aggregazione sociale. “Nella mia esperienza di gestore, ho visto come le persone si incontrano, si conoscono e si confrontano in questi contesti. Il gioco diventa una cornice per costruire relazioni, piuttosto che un elemento di isolamento.” Questa caratteristica contrasta con il rischio di isolamento associato a fenomeni online, dove l’interazione personale spesso assente. I tavoli da bingo, configurati per favorire l’interazione tra i partecipanti, rappresentano un’opportunit per creare nuove connessioni. A livello europeo, la regolamentazione del gioco al centro di modelli che assicurano trasparenza e responsabilit. Orlandini evidenzia l’importanza di strumenti come la “tassa di scopo”, adottata in Spagna, che permette di destinare parte delle entrate del settore del gioco a progetti sociali, come scuole, ospedali e infrastrutture. “Quando il gioco legale e regolamentato, si riducono i margini per il gioco illegale, che altrimenti priva la collettivit di risorse importanti.” Orlandini, in qualit di vicepresidente di AS.TRO (Assotrattenimento 2007), sottolinea il ruolo delle associazioni di settore nella collaborazione con il legislatore per migliorare continuamente i modelli di regolamentazione. La regolamentazione del gioco ha permesso negli anni la crescita di operatori professionali, capaci di rispettare standard stringenti e di garantire ambienti sicuri. “Il sistema di concessioni pubbliche e la normativa rigida introdotta dallo Stato hanno reso il settore pi trasparente e professionale, riducendo il rischio di infiltrazioni illecite e garantendo il rispetto delle regole.” In conclusione, le sale bingo si configurano non solo come luoghi di intrattenimento, ma anche come spazi di socializzazione e legalit, in cui il gioco regolamentato a tutela dei partecipanti e della collettivit.

Pecoraro Scanio: 3 febbraio, San Biagio e il panettone milanese

Milano, 1 feb. (askanews) – La citt di Milano si prepara a celebrare una delle sue tradizioni pi amate con l’evento “San Bis e l’Ultim Tocch de Panetton”, in programma luned 3 febbraio 2025 alle ore 17:00 presso lo Starhotels E.c.ho. (Viale Andrea Doria, 4 – Milano). L’iniziativa, organizzata dalla Fondazione UniVerde in collaborazione con Euro-Toques Italia, l’Accademia del Lievito Madre e del Panettone, La Cucina Italiana , Fedegroup e altre prestigiose realt, mira a valorizzare il panettone tradizionale milanese come simbolo di eccellenza e biodiversit agroalimentare italiana nel mondo.

Un evento che celebra tradizione e innovazione. Il panettone, icona della pasticceria lombarda e protagonista delle festivit natalizie, viene storicamente consumato anche nel giorno di San Biagio, il 3 febbraio, come auspicio di salute e benessere. L’evento sar l’occasione per approfondire il valore culturale, storico e artigianale di questo dolce, oltre a sottolineare l’importanza della biodiversit nelle materie prime utilizzate.

Dopo i saluti istituzionali di Lucia Basile, General Manager di Starhotels E.c.ho., Barbara Mazzali, Assessore al Turismo, Marketing Territoriale e Moda della Regione Lombardia, ed Emmanuel Conte, Assessore alle Risorse Finanziarie, Economiche e Patrimoniali del Comune di Milano, interverranno esperti e protagonisti del settore agroalimentare.

Tra i relatori spiccano Alfonso Pecoraro Scanio, Presidente della Fondazione UniVerde, Enrico Derflingher, Presidente di Euro-Toques Italia, Claudio Gatti, Presidente dell’Accademia del Lievito Madre e del Panettone e Maddalena Fossati, Direttore de La Cucina Italiana. Modera l’incontro Gabriele Ancona, Vice-Direttore di Italia a Tavola.

Durante l’evento verr ufficialmente riconosciuta l’importanza dell’artigianato lombardo legato alla produzione del panettone tradizionale, con il riconoscimento ad un artigianato lombardo selezionato da Euro-Toques Italia con l’accademia del lievito madre e del panettone italiano. Questo premio intende valorizzare le tecniche artigianali e le materie prime di qualit che rendono il panettone un prodotto di eccellenza a livello internazionale.

Le parole di Alfonso Pecoraro Scanio

“Preservare la tradizione del panettone lombardo significa valorizzare l’intero patrimonio agroalimentare italiano. L’Italia il Paese con il pi alto numero di prodotti agroalimentari tradizionali e, con la candidatura della cucina italiana a patrimonio UNESCO, abbiamo il dovere di tutelare e promuovere queste ricchezze.”

Un’occasione unica per scoprire il valore autentico del panettone

“San Bis e l’Ultim Tocch de Panetton” rappresenta un’opportunit imperdibile per approfondire il legame tra tradizione e innovazione nella pasticceria italiana e per ribadire l’importanza della tutela dell’artigianato gastronomico come patrimonio culturale. L’iniziativa supportata dai media partner Italpress, TeleAmbiente, Gusto H24 e Italia a Tavola, che contribuiranno a dare visibilit all’evento e ai temi trattati.

Risultati e classifica serie A, Verona colpo salvezza

Roma, 1 feb. (askanews) – Questo il programma e i risultati della 23esima giornata di serie A dopo Udinese-Venezia 3-2, Monza-Verona 0-1

23esima giornata Parma-Lecce 1-3, Monza-Hellas Verona 0-1, Udinese-Venezia 3-2, ore 18.00 Atalanta-Torino, ore 20.45 Bologna-Como, Domenica 02/02/2025 ore 12.30 Juventus-Empoli, ore 15.00 Fiorentina-Genoa, ore 18.00 Milan-Inter, ore 20.45 Roma-Napoli, Lunedì 03/02/2025 ore 20.45 Cagliari-Lazio.

Classifica: Napoli 53, Inter* 50, Atalanta 46, Lazio 39, Juventus 37, Fiorentina* 36, Milan*, Bologna 34, Roma 30, Udinese 29, Torino, Genoa 26, Lecce, Verona 23, Como 22, Cagliari, Empoli 21, Parma 20, Venezia 16, Monza 13. * una partita in meno

24^ GIORNATA (7-10 febbraio) venerdì 7 febbraio ore 20.45 Como-Juventus, sabato 8 febbraio ore 15 Verona-Atalanta, ore 18 Empoli-Milan, ore 20.45 Torino-Genoa, domenica 9 febbraio ore 12.30 Venezia-Roma, ore 15 Cagliari-Parma, Lazio-Monza, ore 18 Lecce-Bologna, ore 20.45 Napoli-Udinese, lunedì 10 febbraio ore 20.45 Inter-Fiorentina

Adx

Rugby, Sei Nazioni: Scozia-Italia 31-19

Roma, 1 feb. (askanews) – Debutto amaro nel Sei Nazioni per l’Italrugby di Gonzalo Quesada. Finisce 31-19 per la Scozia che vendica così la sconfitta subita lo scorso anno a Roma. Al 4′ arriva la meta di Rory Darge per il 7-0 iniziale. Soffre l’Italia. Al 9′ nuova accelerazione di van der Merwe al largo, palla al centro per Huw Jones e seconda meta scozzese per il 14-0.

Al 21′ fuorigioco scozzese e Tommaso Allan va sulla piazzola e trova i primi tre punti per l’Italia e punteggio sul 14-3. Ancora un fallo scozzese sulla metà campo, Allan va di nuovo sulla piazzola dalla distanza per il 14-6. Sugli sviluppi di una touche sui 5 metri e sulla seguente azione palla a Ben White che schiaccia per il 19-6. L’ennesimo fallo scozzese rimanda Tommaso Allan sulla piazzola per il 19-9 con cui si va al riposo. Prova a tornare a spingere la Scozia a inizio ripresa, ma finalmente una difesa avanzante dell’Italia che riconquista l’ovale. Nuova punizione, Allan che torna sulla piazzola dalla distanza per il 19-12. E al 46’ pessimo errore di Finn Russell, Brex intercetta, vola e va a schiacciare tra i pali per il 19-19. Reazione furiosa dei padroni di casa, che credevano di aver già vinto, guadagnano una punizione e vanno in touche. Gran difesa azzurra, cambiata completamente rispetto al primo tempo, e Scozia che torna indietro di 50 metri. Al 61’, però, distrazione difensiva dell’Italia e grande azione della Scozia che si invola dalla prima fase, palla per Huw Jones che va fino in fondo e padroni di casa che riprendono a correre e scappano via sul 26-19 e conquista il bonus offensivo. Dopo il grande sforzo, ora torna a faticare in difesa l’Italia e Scozia che chiude la pratica con un Huw Jones alla sua terza meta personale per il 31-19. Italia che ora va a caccia almeno del bonus difensivo, si butta in attacco con i nuovi entrati Zuliani e Gesi, ma un avanti di quest’ultimo impedisce la meta azzurra a 7’ dalla fine. Insistono gli azzurri, che chiudono il match in attacco ma non arriva la meta.

Meloni assente a Direzione Fdi. Santanchè ‘sfida’ fuoco amico: avanti uniti

Roma, 1 feb. (askanews) – Parafrasando la celebre battuta cinematografica di Nanni Moretti, verrebbe da dire che in questo caso Daniela Santanché ha pensato “mi si nota di più se vengo e mi metto pure in prima fila”. Centro congressi di via Alibert, zona piazza di Spagna. Per Fratelli d’Italia questo sabato mattina che apre il mese di febbraio è dedicato alla riunione della Direzione nazionale convocata per discutere dei due anni di governo, di Sud e di sostegno alle forze dell’ordine.

Non c’è Giorgia Meloni, che non si collega nemmeno. Un po’, viene spiegato, per trascorrere la giornata con la figlia, un po’ perché è giusto che il partito cammini sulle sue gambe. C’è sua sorella Arianna, capo della segreteria politica, a cui toccano le conclusioni di quasi quattro ore di dibattito. Ma la più attesa alla fine, pure in queste ore di durissimo confronto con la magistratura, è proprio la ministra del Turismo. Da giorni, infatti, va avanti un braccio di ferro sulle sue possibili dimissioni dal governo a seguito del rinvio a giudizio già arrivato per il processo Visibilia e per quello che potrebbe arrivare entro maggio nel caso, ancora più delicato politicamente, che la vede imputata per truffa all’Inps per l’uso della cassa integrazione durante il Covid. Sono richieste che arrivano esplicitamente dalle opposizioni, ma è una scelta che in molti auspicano nel suo stesso partito sebbene nessuno – a cominciare dalla presidente del Consiglio – lo abbia mai dichiarato pubblicamente per evitare accuse di giustizialismo. Figurarsi poi in questa fase di scontro acuto con la magistratura per i casi Almasri e migranti. La diretta interessata continua a ribadire che al momento al passo indietro non ci pensa proprio, a meno che non sia proprio Giorgia Meloni a chiederglielo.

Se ci si mette pure il sonoro “chi se ne frega” con cui la ministra ha replicato, in un ormai celebre audio, a chi le chiedeva delle critiche che arrivavano da Fdi, ben si capisce perché ci fossero tante aspettative intorno alla sua presenza alla Direzione. Ebbene, Daniela Santanché ha scelto di rispondere all’attesa a modo suo: arrivando a riunione già iniziata, non intervenendo – unica tra i ministri meloniani presenti – e rimanendo all’incontro giusto il tempo di farsi fotografare comodamente seduta nel posto in prima fila a lei riservato. Non una parola alla ressa di giornalisti che l’aspettavano, non una parola dal palco. Ma la ministra non sceglie comunque il silenzio. Anzi, affida a un post su X, corredato di immagini, il suo eloquente pensiero: “Orgogliosi del percorso che stiamo facendo e della fiducia che ogni giorno gli italiani ci dimostrano. Continueremo a lavorare uniti per raggiungere traguardi sempre più ambiziosi”. Insomma, come se nulla fosse accaduto. Un atteggiamento che in molti dei presenti, a taccuini chiusi, ammettono di aver considerato una sorta di sfida, uno modo per dire ‘io sono qui e qui resto’.

Pubblicamente nessuno si espone. Al contrario, si sottolinea come la ministra goda di pieno sostegno, almeno quando si parla di ciò che sta facendo per il turismo. “La fiducia di Fratelli d’Italia per il lavoro di Santanchè non è mai venuta meno”, spiega infatti il responsabile Organizzazione, Giovanni Donzelli.

Per il resto, la Direzione scorre via senza particolari scossoni per circa quattro ore. Ad aprire i lavori è il coordinatore Edmondo Cirielli, seguito dal capodelegazione al governo, Francesco Lollobrigida e poi dal cofondatore di Fdi, Guido Crosetto. Via via tocca a tutti gli altri ministri (tranne Santanché, appunto): Tommaso Foti, Afolfo Urso, Nello Musumeci, Andrea Abodi, Orazio Schillaci e Marina Calderone. Gli interventi – soprattutto quelli alle telecamere – sono quasi in fotocopia a difesa dell’operato del governo sui centri in Albania, dopo la nuova mancata convalida dei giudici ai trasferimenti, e sul caso Almasri. A parole si nega lo scontro con la magistratura, nella sostanza la si attacca. “C’è la sensazione che ci sia una parte minoritaria – dice per esempio il capo delegazione al Parlamento europeo, Carlo Fidanza – che persegue obiettivi politici, che utilizza il proprio potere per cercare di arginare un’azione di governo che naturalmente ha una legittimazione popolare e parlamentare forte”. Mentre il ministro Adolfo Urso parla genericamente di “aggressioni” da parte di chi “non vuole che l’Italia cambi”.

Quando la sala si è mezza svuotata, causa corse verso treni e aerei per rientrare a casa, tocca ad Arianna Meloni tirare le fila della discussione. Un discorso molto identitario e un appello alla responsabilità di tutti a essere di sostegno alla presidente del Consiglio, con tanto di riferimento all’amato capolavoro di Tolkien. Fdi – dice – ha “l’anello del potere ma quell’anello dà grandi responsabilità”, “sapendo il peso che porta” Giorgia “dobbiamo essere responsabili tutti, dal primo dirigente all’ultimo dei militanti”.

Fdi, Santanchè sfida il fuoco amico: avanti uniti. Arianna Meloni: responsabili tutti al fianco di Giorgia

Roma, 1 feb. (askanews) – Parafrasando la celebre battuta cinematografica di Nanni Moretti, verrebbe da dire che in questo caso Daniela Santanchè ha pensato “mi si nota di più se vengo e mi metto pure in prima fila”. Centro congressi di via Alibert, zona piazza di Spagna. Per Fratelli d’Italia questo sabato mattina che apre il mese di febbraio è dedicato alla riunione della Direzione nazionale convocata per discutere dei due anni di governo, di Sud e di sostegno alle forze dell’ordine.

Non c’è Giorgia Meloni, che non si collega nemmeno. Un po’, viene spiegato, per trascorrere la giornata con la figlia, un po’ perché è giusto che il partito cammini sulle sue gambe. C’è sua sorella Arianna, capo della segreteria politica, a cui toccano le conclusioni di quasi quattro ore di dibattito. Ma la più attesa alla fine è proprio la ministra del Turismo. Da giorni, infatti, va avanti un braccio di ferro sulle sue possibili dimissioni dal governo a seguito del rinvio a giudizio già arrivato per il processo Visibilia e per quello che potrebbe arrivare entro maggio nel caso, ancora più delicato politicamente, che la vede imputata per truffa all’Inps per l’uso della cassa integrazione durante il Covid. Sono richieste che arrivano esplicitamente dalle opposizioni, ma è una scelta che in molti auspicano nel suo stesso partito sebbene nessuno – a cominciare dalla presidente del Consiglio – lo abbia mai dichiarato pubblicamente per evitare accuse di giustizialismo. Figurarsi poi in questa fase di scontro acuto con la magistratura per i casi Almasri e migranti. La diretta interessata continua a ribadire che al momento al passo indietro non ci pensa proprio, a meno che non sia proprio Giorgia Meloni a chiederglielo.

Se ci si mette pur il sonoro “chi se ne frega” con cui la ministra ha replicato, in un ormai celebre audio, a chi le chiedeva delle critiche che arrivavano da Fdi, ben si capisce perché ci fossero tante aspettative intorno alla sua presenza alla Direzione. Ebbene, Daniela Santanchè ha scelto di rispondere all’attesa a modo suo: arrivando a riunione già iniziata, non intervenendo – unica tra i ministri meloniani presenti – e rimanendo all’incontro giusto il tempo di farsi fotografare comodamente seduta nel posto in prima fila a lei riservato. Non una parola alla ressa di giornalisti che l’aspettavano, non una parola dal palco. Ma la ministra non sceglie comunque il silenzio. Anzi, affida a un post su X, corredato di immagini, il suo eloquente pensiero: “Orgogliosi del percorso che stiamo facendo e della fiducia che ogni giorno gli italiani ci dimostrano. Continueremo a lavorare uniti per raggiungere traguardi sempre più ambiziosi”. Insomma, come se nulla fosse accaduto. Un atteggiamento che in molti dei presenti, a taccuini chiusi, ammettono di aver considerato una sorta di sfida, uno modo per dire ‘io sono qui e qui resto’.

Pubblicamente nessuno si espone. Al contrario, si sottolinea come la ministra goda di pieno sostegno, almeno quando si parla di ciò che sta facendo per il turismo. “La fiducia di Fratelli d’Italia per il lavoro di Santanchè non è mai venuta meno”, spiega infatti il responsabile Organizzazione, Giovanni Donzelli.

Per il resto, la Direzione scorre via senza particolari scossoni per circa quattro ore. Ad aprire i lavori è il coordinatore Edmondo Cirielli, seguito dal capodelegazione al governo, Francesco Lollobrigida e poi dal cofondatore di Fdi, Guido Crosetto. Via via tocca a tutti gli altri ministri (tranne Santanchè, appunto): Tommaso Foti, Afolfo Urso, Nello Musumeci, Andrea Abodi, Orazio Schillaci e Marina Calderone. Gli interventi – soprattutto quelli alle telecamere – sono quasi in fotocopia a difesa dell’operato del governo sui centri in Albania, dopo la nuova mancata convalida dei giudici ai trasferimenti, e sul caso Almasri. A parole si nega lo scontro con la magistratura, nella sostanza la si attacca. “C’è la sensazione che ci sia una parte minoritaria – dice per esempio il capo delegazione al Parlamento europeo, Carlo Fidanza – che persegue obiettivi politici, che utilizza il proprio potere per cercare di arginare un’azione di governo che naturalmente ha una legittimazione popolare e parlamentare forte”. Mentre il ministro Adolfo Urso parla genericamente di “aggressioni” da parte di chi “non vuole che l’Italia cambi”.

Quando la sala si è mezza svuotata, causa corse verso treni e aerei per rientrare a casa, tocca ad Arianna Meloni tirare le fila della discussione. Un discorso molto identitario e un appello alla responsabilità di tutti a essere di sostegno alla presidente del Consiglio, con tanto di riferimento all’amato capolavoro di Tolkien. Fdi – dice – ha “l’anello del potere ma quell’anello dà grandi responsabilità”, “sapendo il peso che porta” Giorgia “dobbiamo essere responsabili tutti, dal primo dirigente all’ultimo dei militanti”.

“Ho l’onore di essere la sorella di Giorgia Meloni, una grande donna a cui ho visto fare in questa nuova fase un salto 10 volte più alto di tutti questi durissimi anni: ha messo gli italiani prima della sua famiglia e di sè stessa. Lei è il nostro Frodo e noi siamo la Compagnia dell’Anello. L’anello è pesante, dobbiamo aiutarla nella fatica di portarlo senza mai indossarlo: è ciò che ci siamo sempre promessi. Non dobbiamo essere un’utopia, dobbiamo restare quelli che eravamo quando abbiamo iniziato a fare politica. Oggi ognuno è chiamato a fare la propria parte”, ha detto, a quanto si apprende, il capo della segreteria politica di Fratelli d’Italia, Arianna Meloni, nell’intervento conclusivo della Direzione del partito.

Jannone (Intelligence Inside): necessario supportare le aziende

Roma, 1 feb. – Angelo Jannone un ex colonnello dei Carabinieri, noto per le sue indagini al fianco del giudice Giovanni Falcone. A soli 27 anni, dopo la compagnia Roma Eur, alla fine degli anni ’80, fu destinato al comando della Compagnia di Corleone, dove diede l’avvio alle indagini che avrebbero poi portato alla cattura del boss Tot Riina, scoprendo i conti correnti utilizzati dal boss, con l’impiego delle prime tecnologie di ascolto remoto per monitorare parenti e fiancheggiatori del “capo dei capi”.

Successivamente, a Catania, fu coinvolto in una violenta sparatoria con un gruppo di fuoco del clan mafioso Cappello-Pillera. In Calabria firm l’informativa “Galassia” sui legami tra Cosa Nostra e ‘Ndrangheta, portando alla sbarra 187 boss e gregari.

Nel suo ultimo incarico al ROS Centrale, oper sotto copertura tra narcos e camorristi, contribuendo al sequestro di 280 kg di cocaina.

Appello A.Meloni a responsabilità: aiutiamo Giorgia portare anello

Roma, 1 feb. (askanews) – Un invito alla “responsabilità di tutti” e a stare al fianco di Giorgia Meloni. E l’invito che la sorella della premier e capo della segreteria politica di Fdi Arianna ha rivolto, secondo quanto viene riferito dai partecipanti, al partito chiudendo la Direzione nazionale

Citando l’amato Talkien, Arianna Meloni ha sottolineato che ora Fdi ha “l’anello del potere ma quell’anello dà grandi responsabilità”.

Poi, riferendosi alla presidente del Consiglio avrebbe aggiunto “sapendo che il peso che porta dobbiamo essere responsabili tutti dal primo dirigente all’ultimo dei militanti”.

Immobili, oltre 80% organismi sportivi aderisce a progetto Sestante

Roma, 1 feb. (askanews) – Oltre l’80 per cento degli organismi sportivi ha aderito alla prima fase di “Sestante”, il progetto di valorizzazione del patrimonio immobiliare nella disponibilità di Sport e Salute.

È questo il dato assai positivo – sottolinea una nota – che emerge alla scadenza della prima fase del cronoprogramma che ha previsto l’aggiornamento, da parte degli organismi sportivi, dei rispettivi fabbisogni degli spazi necessari. Da adesso, sino al 28 febbraio, si avvieranno le interlocuzioni per il perfezionamento degli atti contrattuali con la stipula delle singole convenzioni.

“Un riscontro così ampio al nostro progetto è un segnale forte di comprensione del percorso tracciato che punta all’ottimizzazione delle risorse pubbliche – ha commentato il presidente di Sport e Salute, Marco Mezzaroma – Le Federazioni e tutti gli organismi sportivi hanno accolto il nostro intento che è quello di eliminare le inefficienze, potendo concentrare così gli investimenti sullo sviluppo del movimento sportivo italiano”.

“Il mondo dello sport dimostra di essere una squadra unita – ha detto l’amministratore delegato, Diego Nepi Molineris – Questa risposta corale evidenzia la maturità del sistema e la volontà, insita nei valori dello sport, di evolvere sempre in maniera dinamica verso il futuro. Sestante non segna infatti solo un cambiamento sul modello immobiliare, ma definisce una nuova visione di sport nel territorio. Ringraziamo gli Organismi sportivi per i diversi spunti emersi, anche critici ma sempre costruttivi, e per aver scelto di essere parte integrante di un modello più ampio che si articola su tre pilastri: M.A.C. (Modello Algoritmico dei Contributi), Sestante e Illumina. Un unico sistema circolare capace di generare risorse e ulteriori opportunità per ampliare la comunità sportiva”.

Il patrimonio immobiliare nella disponibilità di Sport e Salute è costituito da 131 immobili (di cui la maggior parte in locazione passiva) in 105 città, che ospitano le sedi nazionali e locali dei vari organismi sportivi. Sestante, attraverso la valorizzazione degli immobili, rappresenta un percorso di ottimizzazione delle risorse pubbliche e segna l’avvio della razionalizzazione dei costi e delle spese che il mondo dello sport affronta. Si innesca così un circolo virtuoso che, partendo dalla definizione degli spazi realmente necessari per gli Organismi e passando dall’ottimizzazione ed efficientamento degli stessi, arriva a generare risorse che saranno investite sulle esigenze dello sport, a partire dall’impiantistica.

Centri migranti in Albania, fonti del Viminale: il governo andrà avanti

Milano, 1 feb. (askanews) – Il governo italiano “andrà avanti” con il modello Albania “nella convinzione che il contrasto all’immigrazione irregolare che si avvantaggia dell’utilizzo strumentale delle richieste di asilo sia la strada da perseguire per combattere gli affari dei trafficanti senza scrupoli”. E’ quanto si apprende da fonti del Viminale pronte a sottolineare che quello dei centri in Albania “è il modello da cui partire per la realizzazione di veri e propri hub regionali sui quali c’è stata piena convergenza da parte dei Ministri europei” riuniti a Varsavia per consiglio dell’Ue degli Affari Interni.

Sul tema dei trattenimenti nei centri per le procedure accelerate alla frontiera, siano essi in Italia o in Albania, si sta sviluppando in Italia “una giurisprudenza che appare di corto respiro destinata a essere superata dagli eventi, visto che le corti di Appello scelgono di rinviare alla Corte di Giustizia europea sostanzialmente per prendere tempo, quando si tratta di un sistema già previsto dal nuovo Patto europeo immigrazione e asilo che entrerà al più tardi in vigore nel 2026”, annotano fonti del Viminale ricordando che, proprio dal recente consiglio dell’Ue degli Affari Interni tenutosi a Varsavia questa settimana, “la posizione del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, è stata largamente condivisa dai colleghi presenti”.

“I partner europei in piena sintonia con la Commissione stanno pensando di rafforzare le norme dell’Ue che sostengono le procedure in frontiera applicate anche in Albania non solo con una anticipazione dell’entrata in vigore di alcune norme del Patto ma anche con soluzioni innovative – spiegano dal Viminale – Gli stessi documenti discussi a Varsavia contengono un esplicito riferimento proprio al Protocollo Italia Albania come valido esempio di cooperazione innovativa con un Paese terzo”.

Schlein: i migranti torturati da Almasri in Albania, lui portato a casa con un volo di Stato

Roma, 1 feb. (askanews) – “Abbiamo visto l’ipocrisia della premier Meloni” di fare riferimento a “quella bambina di 11 anni unica superstite” di quella tragedia del mare “senza ringraziare la Ong che fortunatamente ha salvato almeno lei, mentre questo governo, col decreto che hanno chiamato Cutro e che io mi rifiuto di chiamare così perché serve più rispetto per i morti, ha solo reso più difficile fare i salvataggi in mare”. Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein nel suo intervento all’evento “Il viaggio del Pd nel terzo settore”, in corso a Monterotondo (Rm).

Il modello Albania, ha proseguito Schlein, si è rivelato “un fallimento totale, anche quelli sono giudici che non hanno fatto altro che applicare una sentenza della Corte di Giustizia Ue. I nostri deputati, che ringrazio, sono in questi giorni in Albania e hanno detto ‘qui stanno i torturati di Almasri mentre lui è stato riportato a casa con un volo di Stato dal governo Meloni con tutti gli onori'”.

Santanchè: avanti uniti per traguardi ambiziosi (e posta foto seduta in prima fila alla direzione Fdi)

Roma, 1 feb. (askanews) – “Orgogliosi del percorso che stiamo facendo e della fiducia che ogni giorno gli italiani ci dimostrano. Continueremo a lavorare uniti per raggiungere traguardi sempre più ambiziosi”. Lo scrive su X la ministra del Turismo, Daniela Santanchè, postando delle foto di lei seduta in prima fila alla Direzione di Fdi.

Nessun riferimento ai processi che la vedono coinvolta e tantomeno a eventuali dimissioni, anzi un rilancio della sua posizione. Al suo arrivo alla direzione nazionale del partito, in un centro congressi a due passi da Piazza di Spagna, già il responsabile organizzazione di FdI, Giovanni Donzelli, ha ribadito il sostegno alla ministra. “Ribadiremo la fiducia alla ministra? La fiducia la esprime il Parlamento, la fiducia di Fratelli d’Italia per il lavoro di Santanchè non è mai venuta meno”, ha detto Donzelli, aggiungendo: “Santanchè è un ottimo ministro che dal punto di vista del suo operato come ministro del turismo credo che sia impeccabile, quindi sul suo operato da ministro nessuno ha mai avuto un dubbio”.

Trasporto aereo, nei cieli Ue accumulati 30 milioni minuti ritardo

Roma, 1 feb. (askanews) – Il trasporto aereo, pur vedendo un incremento dei flussi che tornano vicino ai valori pre-Covid, registra un generalizzato peggioramento delle proprie performance in termini di puntualità dei voli e disagi ai passeggeri, al punto che nell’intero 2024 si sono registrati nei cieli europei ben 30 milioni di minuti di ritardo dei voli. La afferma la società RimborsoAlVolo sulla base dei dati ufficiali diffusi da Eurocontrol, agenzia che monitora il traffico aereo a livello europeo.

Nel 2024 si sono contati 10,7 milioni di voli nell’area europea, +5% rispetto al 2023, con flussi pari al 96% dei livelli pre-Covid del 2019. Il giorno più trafficato dell’anno è stato venerdì 14 giugno, con un totale di 37.510 voli. La guerra in Ucraina e le tensioni in Medio Oriente, tuttavia, hanno profondamente influito sul traffico aereo: mentre l’asse del Sud-Est europeo ha recuperato i valori del traffico aereo del 2019, gli Stati situati nel nord-est dell’Europa risultano ancora ben al di sotto dei livelli pre-Covid, a causa della chiusura dello spazio aereo e dei divieti di volo che hanno interessato il 2024.

Se il Regno Unito è risultato lo Stato che ha registrato il maggior numero medio di voli giornalieri nel 2024 (5.488 voli/giorno, seguito da Spagna con 4.984 voli/giorno e Germania con 4.711 voli/giorno), l’Italia risulta il Paese con l’incremento più elevato: +9% sul 2023 e 3.789 voli giornalieri medi. Nota dolente quella sui ritardi, che hanno provocato lo scorso anno disagi enormi ai passeggeri in viaggio dagli scali europei: la puntualità delle partenze si è attestata infatti al 66,2%, +1% rispetto al 2023, ma inferiore del -6,5% sul 2019.

BolognaFestival 2025: arriva la 44esima stagione dal 2 aprile

Roma, 1 feb. (askanews) – Istituzione musicale ormai consustanziale all’identità culturale della città di Bologna, realtà quasi tutta al femminile guidata saldamente da Maddalena da Lisca, da decenni fucina di creatività che nel tempo ha ideato progetti innovativi, Bologna Festival anche quest’anno conferma la sua peculiare cifra stilistica nella diffusione del grande repertorio di tradizione, dalle celebrate orchestre di assoluto pregio internazionale ai migliori cameristi, come Sol Gabetta, Angela Hewitt, Lisa Batiashvili fra i tanti.

In attesa degli eventi speciali del 19 febbraio con Stefano Bollani e con Evgeny Kissin il 30 e 31 marzo, la nuova stagione ripartirà invece in aprile con la rassegna Carteggi Musicali, prima capsule divulgativa tra parole, letture e note al Museo della Musica in tre appuntamenti con Fabio Sartorelli, Luca Ciammarughi ed Enzo Restagno dal 2 al 15 aprile.

Il 2 maggio poi si inaugurerà il cuore pulsante della stagione con la rassegna Grandi Interpreti al PalaDozza dove i Berliner Philharmoniker, vero culto del sinfonismo mondiale, verranno eccezionalmente guidati da un’altra icona vivente della cultura musicale internazionale, Riccardo Muti, il quale rinverdisce un rapporto che ormai conta ben 53 anni da quando Herbert von Karajan lo invitò sul podio della celebre compagine. L’impaginato della serata-evento dialoga poi tra le due anime musicali di Muti, quella italiana con Rossini e Verdi, e quella tedesca con Brahms. L’evento, sostenuto da Illumia, vedrà tutto l’incasso devoluto in beneficenza a favore di ANT, Fondazione Policlinico Sant’Orsola, Associazione La Mongolfiera odv.

Grandi Interpreti proseguirà poi il 7 maggio al Teatro Auditorium Manzoni, sua sede naturale, con il duo cameristico d’eccellenza Sol Gabetta al violoncello e Bertrand Chamayou al pianoforte con un originale programma da Mendelssohn fino ai meno frequentati Wolfgang Rihm e Joerg Widmann; quindi i Cameristi della Scala con la famosa pianista canadese Angela Hewitt e il corno di Emanuele Urso, poi Andrea Lucchesini al pianoforte tra Berio, Schumann e Chopin; e ancora l’ensemble barocco di solida fama Europa Galante guidato al violino da Fabio Biondi per tornare poi al grande sinfonismo d’eccellenza il 9 giugno con la London Symphony Orchestra diretta da Antonio Pappano e Lisa Batiashvili al violino con Richard Strauss, Mozart e Berlioz; quindi gran chiusa della rassegna quasi in Ringkomposition, il 17 ottobre con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI diretta da Kirill Petrenko, dal 2019 Direttore Musicale dei Berliner.

Ma già il 17 maggio partirà un altro dei fiumi musicali di Bologna Festival con il primo dei Progetti Speciali alla Chiesa di Santa Cristina della Fondazza: infatti in occasione del bicentenario della morte di Padre Stanslao Mattei, l’Officina San Francesco Bologna promuove una giornata di studi nonché la prima ripresa integrale della seconda versione – nella quale nel 1806 cantò anche il giovanissimo Rossini – dell’Oratorio della Passione, composto nel 1792 su libretto di Pietro Metastasio.

Dal 3 giugno al 8 luglio si snoderà poi la rassegna en plein air Talenti nello splendido Chiostro della Basilica di Santo Stefano, con sei appuntamenti cameristici dedicati ai giovani musicisti più brillanti del panorama europeo, seguendo le orme di alcuni dei concorsi più stimati quali, in questa edizione, Premio Trio di Trieste e Premio Venezia.

Infine la rassegna Il Nuovo, l’Antico, l’Altrove dal 18 settembre al 30 ottobre, composta da sette appuntamenti tra l’Oratorio di San Filippo Neri e la Chiesa di Santa Cristina della Fondazza e dedicati alla musica antica, con una prima esecuzione in tempi moderni grazie a I Bassifondi Ensemble di Simone Vallerotonda; alla musica contemporanea con una nuova commissione di BolognaFestival e Ferrara Musica alla compositrice italiana Daniela Terranova, pluripremiata e già ben eseguita da realtà importanti come la London Sinfonietta e BBC; ma anche alla sperimentazione trasversale alle arti ed ai generi come il progetto di concerto teatrale “Pur Ti Miro” Caravaggio & Monteverdi. Musica e Tableaux Vivants o la serata “Il fiato che resta” Musiche erranti e voci di esilio dell’ensemble Ars Vulgaris con una formazione arricchita dall’uso di strumenti tradizionali del Medio Oriente.

Nel frattempo si lavora alacremente per l’ormai consueto programma Baby BoFe’ nella sua molteplice declinazione per famiglie, bambini e scuole, e si procede nella selezione dei giovani talenti che si sono candidati – quest’anno ben 48 – per l’originalissima rassegna Classica in Sneakers alla Birreria Popolare, esperimento ormai consolidato ma ancora oggi unico nel suo genere nel nostro paese, vera frontiera di avvicinamento al repertorio classico per un pubblico generalista e palco dedicato ai musicisti di domani, che proseguirà nel 2025 grazie al sostegno di Gruppo Hera e Lavoropiù.

Racconta così il Sovrintendente e Direttore Artistico Maddalena da Lisca: “Ogni anno la sfida per riempire di musica di qualità la nostra città, di lavorare con tutte le istituzioni del territorio, da quelle pubbliche alle private, di continuare nella necessaria opera di divulgazione del repertorio che amiamo, è per noi un impegno costante che non permette soste, ma ci sostiene la convinzione etica che di bellezza ed arte alla portata di tutti non ce ne sia mai abbastanza per migliorare la qualità della nostra vita e della nostra comunità. Ringrazio quindi di cuore tutti i nostri sostenitori che condividono con noi la passione e soprattutto la convinzione che questo lavoro sia semplicemente necessario”. (Photo Credit: Più Luce OSN Rai)

Sanremo, Maria Tomba: andare oltre apparenze e maschere sociali

Milano, 1 feb. (askanews) – Maria Tomba in gara al 75 Festival di Sanremo, nella categoria Nuove Proposte con il brano “Goodbye (voglio good vibes)”. Una canzone che racconta di un amore giocoso, mettendo in evidenza le emozioni contrastanti che accompagnano le relazioni. Il brano si distingue per le sue sonorit contemporanee e per un testo che celebra l’indipendenza, riflettendo il carattere frizzante di Maria.

“Il brano si intitola Goodbye, Voglio Good Vibes. nato in studio da un’idea appunto che avevo molto chiara nella mia mente del messaggio che volevo trasmettere. E parla fondamentalmente di andare oltre le apparenze perch siamo molto di pi di quello che normalmente mostriamo e per apparenza intendo maschere sociali. Inoltre invita anche ad allontanare queste cattive vibrazioni perch molto spesso ci influenzano e confondiamo le voci esterne con quella che la nostra coscienza, tutto fatto volutamente con ironia e divertimento. Poi dobbiamo rimanere fedeli a s stessi e ai propri valori. La canzone nata in un momento in cui ero particolarmente insicura di me stessa, soprattutto del mio corpo, e scriverla mi ha aiutato molto a gestire questa insicurezza e ad accettarmi cos come sono. Questo uno dei tanti poteri della musica”.

Salire sul palco per Maria Tomba un sogno che si realizza e una promessa fatta al padre. “Avere l’opportunit di calcare un palco cos prestigioso un sogno. In verit quando ero piccola non era una cosa che pensavo avrei potuto raggiungere, ma non perch non credo nelle mie potenzialit, ma perch un passo veramente molto grande e quindi poterlo fare sicuramente un onore e sar un’esperienza indimenticabile. Un ricordo legato a Sanremo, in particolare quello del 2020, andai l per un contest canoro con mio pap e ci fermammo davanti all’Ariston. Mio padre mi disse: un giorno tu canterai dentro e io glielo promisi e adesso poterlo realizzare mi sembra tanto una favola, e poterlo realizzare un grandissimo, grandissimo traguardo. Sono veramente molto molto contenta, mi sto caricando e preparando a palla e non vedo, non vedo, non vedo l’ora. Tanta sorpresa questa la chiave, sorpresa, poi brilleremo”.

Dibattito | Comunità Democatica e Libertà Uguale hanno mosso le acque.

Ero in attesa di qualche seguito autorevole. Invece…silenzio assoluto! Va bene, e ci può stare anche questo. Ci ritorno allora io in punta di piedi e con le mie opinioni personali, perché i due eventi di Milano (Comunità Democratica), e Orvieto (Libertà Eguale), collegati a un certo punto in videoconferenza e comunque nelle idee di fondo equivalenti, sono stati per me molto interessanti. Devo dire che mi hanno coinvolto. Li ho seguiti alla meglio e  per come ho potuto. Ma devo ammettere di non aver capito diverse cose. Specie quelle che riguardano i promotori. Se hanno cioè l’intenzione di incontrarsi solo una volta l’anno oppure ogni paio di anni; se hanno solo il grosso tema della “partecipazione” proposto nell’ultima Settimana Sociale di Trieste, e vogliono creare reti locali; se vogliono risvegliare dal lungo letargo il pensiero cattolico-democratico; se hanno l’intenzione di fondare un nuovo partito; oppure se hanno l’intendimento di creare una “corrente”  all’interno  del Pd.

Su quest’ultimo punto, devo però confessare un dubbio che mi sono portato dietro per tutto il mese di gennaio. Nei resoconti giornalistici e nelle interviste sui due incontri, ho infatti notato la demonizzazione e il disprezzo del termine “corrente di partito”. Ammesso e non concesso che questi due appuntamenti servissero a questo, le esecrazioni non le ho digerite affatto! Sarà un mio limite, per carità. D’altronde mi sono formato in una specifica corrente della sinistra democristana che si incontrava spesso a Chianciano e, mi tocca dire, una corrente riformista ben lontana dal cosiddetto moderatismo (politico e programmatico)…votato alla mediazione purchessia.

Ma c’è stato molto di piu. E si capisce bene leggendo la ricostruzione sintetica che ha fatto l’Unità del 18 gennaio – stesso giorno del primo incontro milanese – che scrive : “…’Comunità democratica’ è proprio un partito nuovo, organicamente inserito nel centrosinistra ma distinto dal Pd…”. E chiarendo successivamente che questo “…nuovo partito moderato è patrocinato dal fondatore dellUlivo e sarà guidato da Ruffini”. Sarà! Mi sono allora reso conto, che la chiave di lettura prevalente è stata tutta indirizzata alla spaccatura del Pd e agli attacchi alla sua segretaria. In questa ultima versione, sono stato  confortato (una volta tanto) da Renzi, per il quale le correnti di un partito servono solo per trastullarsi e per cacciare il segretario. “Vedo in atto – ecco le sue parole – i soliti giochini delle correnti Pd per fare le scarpe alla Schlein”.

Una tesi in questi giorni forse avvalorata da quella che definirei “arrabbiatura isolazionista” di Franceschini. Le domande che mi sono allora posto sono state le seguenti: perché si sono stravolte le finalità dei due incontri? E dove sta lo scandalo se si riuniscono – ammettiamo pure – due correnti di partito? Si poteva capire in anticipo che nella migliore delle ipotesi, ed eventualmente, solo di due correnti (di pensiero) del Pd si trattava, sebbene i promotori abbiano smentito anche questa ipotesi affermando che non c’era nessuna voglia di dividersi. E che, specie a Milano, non c’era nessunissimo desiderio di fondare un ennesimo partitino di centro targato cattolico, alternativo alla cosiddetta nuova destra e nuova sinistra italiane. Un cosiddetto centro politico oggi gestito da Tajani, tenendo  in bella evidenza il suo mentore Silvio Betlusconi con tutta la sua contraddittoria storia personale. E un partito di centro come FI che sta facendo innamorare molti cattolici che odiano un sano bipolarismo, e guardano al passato (remoto) ancora innamorati dello storico e necessario centro Dc del post 1945.

Forse, e non solo forse, c’è invece bisogno di lanciare un segnale di esistenza, anzitutto con un pensiero capace di rinnovare un grande retaggio culturale. A partire dall’idea, intrinseca alla lungimirante politica degasperiana, di una Europa unita e federata. Un rinnovamento necessario dal momento che il Cigno del cattolicesimo democratico, compresi i suoi “esterni”, cantava ormai da diversi anni. E questo è solo un cenno per ricordare che il Pd è stato fondato dai “cattolici adulti”, dai Democratici di sinistra e da tutta la sinistra Dc, liberale e democratica.

Il mio augurio arrivati a questo punto riguarda proprio il fatto che siano sul serio due stabili correnti di pensiero politico, collocate però nel più generale dibattito culturale e politico nazionale italiano, europeo e globale. Perché con l’aria che tira di una pericolosa tycoon-democrazia – psicotica arcimiliardaria e digitale – con i risvegli imperialiastici di novelli zar, con le varie guerre in corso, con 388 milioni di subsahariani pronti a migrare per fame e conflitti locali, nonché con i problemi del clima e dell’IA che avanzano a vista d’occhio, due occasionali e volatili incontri organizzati solo e soltanto per la cronaca politica e la polemica giornalistica non servono a niente. E se comunque si trattasse  solo di questo, aggiungo allora che il Pd sta facendo un errore imperdonabile e fatale, che pagherà molto caro per la sua crescita e sviluppo, se dimentica e non rende addirittura protagoniste queste due correnti di pensiero democratico che sono servite a crearlo. E se non le fa emergere come meritano attraverso i suoi piu autorevoli rappresentanti ancora presenti sulla scena della politica e della cultura.

Questo perché  un vero partito democratico e riformista che guarda al futuro e non al passato, ha bisogno urgente sia di una avanzata liberal-democrazia, oggi in evidente crisi a causa di un liberalismo tecnocratico e crapulone che pensa solo al mercato e al capitale;  sia di un  cattolicesimo democratico – pur oggi moribondo e silenzioso, e perciò tenuto in disparte – in grado di leggere laicamente e interpretare i segni dei (nuovi) tempi già alle nostre spalle, per promuovere il bene di tutti.

E vado alla conclusione, ricordando che in quei giorni ho anche pensato  che si  è confusa una sana ed utile diversità di punti di vista fra amici, con uno scontro mortale fra nemici. Una diversità solo per conquistare posizioni di potere? “Corrente” infatti, come ci ha ricordato Giovanni Sartori, è spesso sinonimo anche di “Fazione”. Quest’ultima è stata da lui intesa come forma di settarismo intollerante, esercitato per la conquista del potere interno e per interessi specifici che spaccano la coesione e rompono  la solidità di un partito rendendolo liquido, se non del tutto gassoso. No! La corrente politica di un partito politico non è quella che spacca il partito, ma caso mai lo fa crescere: anzi che serve proprio per farlo crescere. E non è una fazione (o frazione) di interessi particolari, ma caso mai una idea particolare per l’interesse generale: del partito, degli elettori e del Paese.

È stata la mistica Simon Weil a prendere le distanze dal partito politico dei suo tempi, da lei in quegli anni valutato monocorde, come luogo di pensiero   conformista e di totalitarismo ideologico. Un partito politico che non vuole la dialettica interna e il dibattito fra idee diverse. Oggi tutto nelle mani della politica-spettacolo vincente, della crescente “leaderpatia” senza vaccini e del solitario leader di turno, magari senza partito alle spalle.

Dibattito | Dove porta la ‘superiorità morale’ della sinistra?

Ci sono intere pagine su “Terza fase”, la storica rivista della ‘sinistra sociale’ della Democrazia Cristiana diretta prima da Carlo Donat-Cattin e poi da Franco Marini negli anni ‘80, dedicate alla cosiddetta e mai negata “superiorità morale” della sinistra italiana nei confronti degli avversari/nemici politici. Nello specifico, nei confronti della Dc e di ciò che ha rappresentato quel partito nella storia democratica del nostro paese. Ovviamente parliamo del Pci e della sua autorevole e qualificata, nonchè rappresentativa, classe dirigente dell’epoca. Un tic e una strategia che hanno accompagnato il comportamento e l’iniziativa politica della sinistra comunista – ma non di quella socialista, socialdemocratica o laicista – per tutta la durata della cosiddetta prima repubblica.

Strategia che poi si è trasferita meccanicamente nelle vicende della seconda repubblica seppur involgarendosi e con maggior virulenza. Anche per il venire meno di una classe dirigente che, checché se ne dica, era comunque prestigiosa sotto il versante politico e culturale. Ma è indubbio che il meccanismo perverso della “superiorità morale” nei confronti dell’avversario/nemico inevitabilmente innesca un meccanismo di delegittimazione politica del nemico che non può che essere finalizzato anche ad essere “processato” per il suo malcostume. E, non a caso, tutto si

lega in un disegno che non tollera un confronto civile ed un riconoscimento politico ma che coltiva, come obiettivo finale, l’annientamento finale del nemico. E quelle pagine di “Terza fase”, vergate non solo da Donat-Cattin ma, soprattutto, da Sandro Fontana e da molti altri dirigenti di quella sinistra Dc non prona ai voleri e ai diktat dei comunisti del tempo, hanno sempre evidenziato uno stile ed una degenerazione di natura politica che non poteva non avere delle precise e puntuali ricadute. Politiche e non solo politiche ovviamente. Basti pensare, per citare solo alcuni fatti concreti, all’odio riversato proprio su Donat-Cattin nel corso degli anni dalla dirigenza comunista per aver messo ripetutamente in discussione quella “superiorità morale” che i comunisti stessi hanno storicamente rivendicato nella concreta azione politica.

E quella “superiorità morale”, quando viene posta come discrimine di fondo dell’agire politico, è persin troppo evidente che degenera nel giustizialismo da un lato e nella accettazione supina della “via giudiziaria al potere” dall’altro. Forse è arrivato il momento, e anche al di là della collocazione politica dei singoli, che la cultura, il pensiero, la tradizione, la prassi e lo stile del cattolicesimo politico italiano – nella sua pluralità democratica, popolare e sociale – battano un colpo. Non è più tollerabile assistere a questa degenerazione passivamente e soprattutto silenti. Si può tranquillamente stare a sinistra ma senza condividere e supportare una deriva che era, è e resta radicalmente estranea a qualsiasi prassi democratica. E anche di natura costituzionale. Perché se non si arresta il disvalore della delegittimazione morale dell’avversario – che, tra l’altro, non dovrebbe mai essere un nemico da annientare e da abbattere – non ci si deve stupire che poi la ‘via giudiziaria al potere’ non diventa l’eccezione ma, semplicemente, la regola di comportamento nella conquista stessa del potere.

Hamas ha liberato il terzo ostaggio israeliano a Gaza

Roma, 1 feb. (askanews) – Keith Siegel, il terzo ostaggio israeliano detenuto nella Striscia di Gaza a dover essere rilasciato oggi è stato consegnato a Gaza alla Croce Rossa Internazionale: lo hanno reso noto le forze militari israeliane sul loro profilo di X. In precedenza erano stati liberati Ofer Calderon e Yarden Bibas. I tre ostaggi israeliani erano stati rapiti durante l’attacco del 7 ottobre 2023 e sono stati rilasciati oggi da Hamas ai sensi dell’accordo di cessate-il-fuoco in corso con il
movimento integralista islamico palestinese. Sono rientrati nello stato ebraico 484 giorni dopo essere stati prelevati dalle loro comunità vicino al confine con Gaza e sequestrati nella Striscia.

Ofer Calderon, 54 anni, e Yarden Bibas, 35, sono stati consegnati alla Croce Rossa Internazionale a Khan Younis, nel sud di Gaza, questa mattina, mentre Keith Siegel, 65, è stato consegnato quasi due ore dopo al porto di Gaza City. Le liberazioni sono state molto più “controllate” rispetto al caos che aveva caratterizzato giovedì il rilascio di tre israeliani e cinque cittadini thailandesi. Il movimento
integralista islamico ha allestito palchi in entrambi i luoghi, con Calderon e Bibas liberati poco dopo le 8.30 e Siegel dopo le 10. Rappresentanti della Croce Rossa Internazionale si sono seduti alle scrivanie sui palchi per firmare i cosiddetti documenti di consegna prodotti da Hamas.
Calderon e Bibas sono stati liberati per primi, portati sul palco allestito dal movimento integralista palestinese nella città meridionale di Gaza, con in mano gli ormai onnipresenti certificati rilasciati dal gruppo terroristico. Siegel, doppia nazionalità statunitense e israeliana, è stato consegnato al porto di Gaza City, sfilando su un palco affacciato sul mare mentre portava due dei “pacchi doni” che Hamas consegna agli ostaggi. Secondo il sito Walla news, il secondo pacco era destinato alla moglie Aviva, liberata da Hamas nel novembre 2023. L’uomo è apparso magro e pallido, ma è riuscito a camminare, aiutato da combattenti di Hamas mascherati e armati.

Intanto, tre bus con a bordo prigionieri palestinesi rilasciati da Israele nell’ambito dell’ accordo di
cessate-il-fuoco per Gaza, sono arrivati nella città meridionale di Khan Yunis. I detenuti, molti dei quali indossavano uniformi carcerarie grigie, sono stati accolti da centinaia di abitanti di Gaza che
si sono radunati intorno ai mezzi mentre si avvicinavano all’Ospedale europeo della città. I prigionieri dovevano sottoporsi a check-up medici presso l’ospedale prima di dirigersi verso le loro abitazioni. Alcuni prigionieri hanno sporto la testa fuori dai finestrini dei veicoli nel tentativo di
individuare parenti o parlare con volti noti tra la folla. Secondo l’Associazione dei prigionieri palestinesi di Ramallah, 150 dei 183 detenuti rilasciati oggi nell’ambito della tregua tra Israele e Hamas sarebbero stati trasferiti a Gaza.