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venerdì, 13 Febbraio, 2026
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Strage di Crans Montana, l’ambasciatore: in Italia i proprietari del bar non sarebbero stati lasciati in libertà

Roma, 5 gen. (askanews) – La polizia elvetica sta effettuando interrogatori che riguardano non solo i proprietari del bar Le Constellation, ma anche i soggetti che hanno condotto le ispezioni sul locale andato a fuoco a Capodanno, in cui sono morti 40 ragazzi, tra i quali sei di nazionalità italiana. Lo ha segnalato l’ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado, intervistato oggi da RaiNews.

Cornado ha detto di aver avuto oggi contatti con le forze di polizia che “sono impegnate a condurre interrogatori” con “l’obiettivo di fare a più presto chiarezza per sapere la verità e poi naturalmente adottare le misure che si imporranno a seguito degli accertamenti che verranno fatti in occasione di queste indagini”.

L’inchiesta, secondo il diplomatico, “richiederà tempo”, ma la polizia sta procedendo con gli interrogatori “che non riguardano soltanto il bar, ma riguardano anche altri soggetti, altre istituzioni, inclusi coloro che hanno condotto le ispezioni e firmato i rapporti di queste ispezioni dal quale non emergeva nulla” in contrasto con le norme id sicurezza.

Cornado ha anche osservato come i proprietari francesi del bar siano rimasti a piede libero perché non ci sarebbe pericolo di fuga. “Se la stessa cosa fosse avvenuta in Italia, trattandosi di cittadini stranieri, perché i gestori del locale sono cittadini francesi, molto probabilmente sarebbero state adottate misure cautelari, proprio perché essendo cittadini stranieri si sarebbe ritenuto che il pericolo di fuga esistesse”, ha segnalato, oltre a fatto che per l’ordinamento italiano si sarebbe dovuto tener conto anche del pericolo di inquinamento delle prove.

“Quello che ho letto sulla stampa svizzera è che, effettivamente, nel caso in cui i due cittadini francesi dovessero recarsi in Francia, non vi sarebbe la possibilità di farli estradare”, ha ancora segnalato il diplomatico, il quale ha però anche osservato: “C’è tuttavia un fattore che dobbiamo tenere presente: ci sono anche vittime francesi”.

Venezuela, Maduro portato davanti al tribunale federale di Manhattan

Roma, 5 gen. (askanews) – Il presidente venezuelano deposto Nicolas Maduro è stato trasferito dal carcere al tribunale federale di Manhattan per comparire in tribunale. Lo scrivono le agenzie internazionali.

Intanto il Consiglio Federale svizzero ha ordinato il congelamento dei beni del presidente venezuelano Nicolas Maduro e dei suoi collaboratori più stretti.

“Il 5 gennaio 2026 il Consiglio federale ha deciso di congelare con effetto immediato tutti i beni detenuti in Svizzera da Nicolas Maduro e da altre persone a lui collegate. In tal modo, il Consiglio federale mira a impedire una fuoruscita dei beni” si legge nel comunicato diffuso dalle autorità elvetiche.

Strage di Crans-Montana, sono in Italia le salme di 5 delle vittime italiane

Roma, 5 gen. (askanews) – Sono arrivate a Linate a bordo del velivolo dell’Aeronautico C-130 partito da Sion le cinque salme di sei giovani italiani morti nell’incendio di un locale di Crans Montana a Capodanno.

Le vittime italiane rimpatriate sono Achille Barosi, Chiara Costanzo, Giovanni Tamburi, Emanuele Galeppini, Riccardo Minghetti. Il sesto feretro è quello di Sofia Prosperi, italo-svizzera che viveva a Lugano, città in cui si svolgeranno i suoi funerali. Avevano tutti fra i 15 e i 17 anni

Il petrolio del Venezuela al centro del gioco geopolitico Usa-Cina

Roma, 5 gen. (askanews) – (di Antonio Moscatello) Il petrolio venezuelano è diventato il perno di una nuova competizione internazionale che intreccia transizione politica, sanzioni e interessi industriali: mentre Washington stringe il “rubinetto” con un embargo totale sulle esportazioni, ribadito nelle ore scorse dal presidente Donald Trump dopo il raid Usa che ha portato alla cattura a Caracas di Nicolas Maduro, Pechino rivendica la continuità della cooperazione con il venezuela e le compagnie occidentali misurano rischi e opportunità di un ritorno in uno dei bacini più ricchi del pianeta.

Sul terreno, la crisi si è manifestata in un problema immediato: la mancanza di spazio di stoccaggio per immagazzinare il greggio. La compagnia statale Pdvsa ha iniziato a tagliare la produzione perché l’inasprimento della pressione statunitense e il blocco delle navi hanno ridotto le esportazioni a zero, saturando gli stoccaggi e costringendo l’azienda a chiudere pozzi o interi cluster produttivi.

Il taglio, secondo informazioni di settore riportate dall’agenzia di stampa Reuters, non riguarda solo asset gestiti direttamente: Pdvsa ha chiesto riduzioni anche in joint venture chiave, comprese quelle con la statunitense Chevron e con la cinese Cnpc. Sullo sfondo pesa un doppio collo di bottiglia: da una parte l’impossibilità di far uscire i carichi, dall’altra la carenza di diluenti necessari a miscelare e rendere trasportabile il greggio extra pesante venezuelano.

La stretta americana s’incornicia in un contesto politico caotico, dopo il blitz di sabato con cui forze speciali Usa hanno catturato il presidente Nicolas Maduro e la moglie, aprendo una fase di profonda incertezza sulla catena di comando a Caracas e sulla gestione delle entrate petrolifere. Il presidente Donald Trump ha parlato di “oil embargo” pienamente operativo e ha promesso un ritorno massiccio delle compagnie statunitensi per investimenti miliardari volti a riparare e modernizzare infrastrutture definite degradate.

La posta in gioco è enorme perché il Venezuela, pur producendo oggi una quota ridotta rispetto al suo potenziale, dispone delle maggiori riserve stimate di petrolio al mondo. Il Paese concentra circa il 17% delle riserve globali, pari a circa 303 miliardi di barili, davanti anche all’Arabia saudita. E’ un patrimonio composto in larga parte da greggio pesante nell’area dell’Orinoco, un tipo di greggio più costoso da produrre e da trattare, ma che rimane strategico per i grandi impianti di raffinazione attrezzati per lavorare qualità “heavy” e acide.

Il paradosso venezuelano è proprio questo: risorse immense, ma output ridotto a una frazione della capacità. Per decenni, tra cattiva gestione, carenza di investimenti e sanzioni, la produzione è crollata rispetto ai livelli storici: negli anni Settanta il Paese arrivava a pompare fino a 3,5 milioni di barili al giorno, oltre il 7% dell’output mondiale dell’epoca; negli anni 2010 è sceso sotto i 2 milioni e, in tempi recenti, si è attestato intorno a poco più di un milione di barili al giorno, circa l’1% della produzione globale. Il Venezuela è anche uno dei fondatori dell’Opec, insieme a Iran, Iraq, Kuwait e Arabia saudita, ma oggi la sua capacità di incidere sul mercato è frenata dall’usura del settore e dalle difficoltà operative.

La Casa bianca sostiene che un cambio di rotta politico possa sbloccare capitali e know-how e riportare, nel tempo, volumi più significativi sul mercato. Tuttavia gli analisti avvertono che la ripresa non sarebbe rapida: anche in caso di stabilizzazione e allentamento delle restrizioni, la ricostruzione industriale richiederebbe anni, sia per la complessità tecnica del greggio dell’Orinoco sia per lo stato degli impianti.

La Cina, intanto, cerca di mettere un paletto politico alla partita energetica. Pechino ha ribadito che continuerà a sviluppare la cooperazione con il Venezuela indipendentemente dall’evoluzione della situazione interna, rivendicando sovranità e “protezione degli interessi legittimi” cinesi nel Paese. Il messaggio è che le partnership costruite negli ultimi anni, incluse quelle nel settore petrolifero, non possono essere semplicemente rimosse da un intervento esterno.

La competizione, però, non è solo petrolifera e non riguarda soltanto Stati uniti e Cina. Negli anni scorsi Caracas ha tentato di promuovere una diversificazione puntando anche sul settore minerario: nel 2019 Maduro e Delcy Rodríguez, allora vicepresidente e oggi presidente ad interim, annunciarono un piano quinquennale per incrementare l’estrazione di minerali come alternativa parziale alla dipendenza dagli idrocarburi. Un dossier complicato, anche perché documenti ufficiali hanno spesso usato in modo intercambiabile termini tecnici come “riserva” e “risorsa”, rendendo difficile stabilire quanto sia realmente sfruttabile in modo economicamente sostenibile.

Secondo dati diffusi in passato dalle autorità venezuelane in un “catalogo” per investitori, il Paese avrebbe riserve stimate di carbone nell’ordine di alcuni miliardi di tonnellate e riserve di nichel, oltre a risorse dichiarate di oro, minerale di ferro e bauxite, con una parte delle stime definita esplicitamente speculativa. Nel 2021 è stata inoltre pubblicata una mappa delle riserve minerarie basata su dati raccolti anni prima, con l’indicazione di metalli e minerali come antimonio, rame, nichel, coltan, molibdeno, argento, zinco, titanio, tungsteno e uranio, ma senza volumi. Il Paese, invece, non risulta disporre di riserve significative di terre rare, un insieme di 17 metalli spesso associati alle tecnologie avanzate e considerati parte dei minerali critici.

Nel breve periodo, comunque, la partita resta agganciata al petrolio e alla capacità di farlo uscire dal Paese. Finché l’export resterà bloccato, Pdvsa continuerà a muoversi in modalità “riduzione danni”, spegnendo produzione per evitare il collasso degli stoccaggi e cercando di assicurarsi diluenti e sbocchi logistici. Nel medio-lungo periodo, lo scontro vero sarà su chi potrà fissare le regole: contratti, licenze, pagamenti e garanzie, in un Paese che ha un patrimonio energetico enorme ma un’industria da rimettere in piedi quasi da zero.

Coop: preoccupazione la prima parola scelta dal 37% italiani per il 2026

Milano, 5 gen. (askanews) – Preoccupazione è la prima parola scelta dagli italiani per definire il 2026 (37% del campione) e viaggia di pari passo con l’insicurezza (23%) anche se, sul finire d’anno, non manca la voglia di resistere con uno su 4 che si attacca comunque tenacemente all’ottimismo (25%), e alcuni chiamano in causa persino la curiosità e la fiducia (24%). È questa l’istantanea scattata dalle due survey dell’Ufficio studi Coop condotte a dicembre 2025; la prima su un campione rappresentativo della popolazione italiana in collaborazione con Nomisma e la seconda tra gli opinion leader iscritti alla community del Rapporto Coop*.

In realtà le emozioni positive sono fortemente connesse alla sfera personale e familiare; più gli italiani guardano allo scenario nazionale e internazionale più la tensione sale e ammanta di negatività le aspettative. È così per il mercato del lavoro del territorio in cui si vive (lo vede nero il 43%, solo l’11% associa positività), il fattore sicurezza (47% negativo a fronte di un 8% positivo), l’accesso ai servizi sanitari (il 48% versus 9%) e non si fanno sconti allo stato dell’economia italiana (percezione negativa al 42% contro il 21% positiva), alle criticità generate dai cambiamenti climatici (percezione negativa al 50% contro il 20% positiva).

La maggioranza degli opinion leader della community del Rapporto Coop (43%) utilizza il sostantivo “turbolenza” per descrivere lo scenario 2026, il 34% sceglie “instabilità”, mentre sarà “stabile” per appena l’1%. Un’instabilità che orienta negativamente anche le previsioni sull’andamento dei mercati finanziari nel 2026, in forte ribasso o soggetti ad una contrazione significativa per il 38% degli opinion leader intervistati. L’impressione è di essere in un contesto confuso ed erratico con improvvise imprevedibili accelerazioni, una sorta di globale frullatore i cui comandi paiono affidati a pochi leader mondiali: Netanyahu, Putin e Trump, su cui pesano giudizi fortemente negativi degli opinion leader intervistati (tutti sopra l’80%) mentre Xi Jinping è l’unico leader globale a raccogliere valutazioni per lo più positive (43%). Comprensibile quindi attendersi un 2026 ancora difficile con l’Italia che ritorna ad essere il fanalino di coda dell’Europa con una crescita del Pil che i manager intervistati indicano appena sopra lo 0 (+0,2% a fronte di una previsione Istat di un +0,8%).

Tra le priorità affidate al Governo dagli opinion leader spiccano, oltre alla persistente richiesta di riduzione della pressione fiscale per famiglie e imprese, il potenziamento delle politiche per il lavoro intese come valorizzazione del capitale umano, conciliazione vita-lavoro, regolarizzazioni e nuove politiche di natalità e persiste l’atteggiamento positivo con cui si guarda al contributo che l’AI potrà dare alla produttività delle imprese (il 69% parla di incremento significativo o moderato), mentre il 37% è altrettanto convinto che possa portare beneficio anche ai tassi di occupazione.

La Ue ha risposto a Trump sulla Groenlandia

Roma, 5 gen. (askanews) – La portavoce per la politica estera dell’Unione Europea, Anitta Hipper, ha dichiarato, in merito alle affermazioni del presidente statunitense Donald Trump riguardo l’asserita necessità per Washington di impossessarsi della Groenlandia, che “l’Ue continuerà a difendere i principi della sovranità nazionale, dell’integrità territoriale e dell’inviolabilità delle frontiere, nonché la Carta delle Nazioni Unite”. “Si tratta di principi universali e non smetteremo di difenderli”, ha proseguito la portavoce.Inoltre, la portavoce europea ha ribadito che la Groenlandia è “un territorio autonomo del Regno di Danimarca” e che qualsiasi eventuale cambiamento in merito spetterebbe ai groenlandesi e ai danesi deciderlo. “Abbiamo già affrontato questa domanda e non commenteremo colpo su colpoà La situazione è che ci aspettiamo che tutti i nostri partner rispettino la sovranità e l’integrità territoriale e si attengano agli impegni internazionali”, ha concluso Hipper.

Tecnologia, Comiskey (Cta): “Il Ces 2026? Una finestra sul futuro”

Las Vegas, 5 gen. (askanews) – “Il Ces 2026 sarà la finestra sul futuro. Presenterà innovazioni che cambieranno la vita dei consumatori, le attività delle imprese, le funzioni dei lavoratori, attraverso una varietà di tecnologie diverse come l’intelligenza artificiale, la salute digitale, la mobilità e altro ancora”. Così Brian Comiskey, direttore delle ricerche di Cta (Consumer Technology Association) racconta il Ces 2026, al via a Las Vegas ufficialmente dal 6 al 9 gennaio, ma di cui sono già state date alcune anticipazioni col Ces Unveiled, in cui un centinaio di aziede tech hanno presentato le loro innovazioni.

“Il Ces 2026 avrà migliaia di espositori provenienti da oltre 100 paesi diversi e, in termini di partecipanti, sarà più o meno in linea con l’anno scorso”, ha aggiunto Comiskey.

Carburanti, Unc: riordino accise, gasolio più caro di benzina

Roma, 5 gen. (askanews) – Con il riordino delle accise, aumentate per il diesel, il gasolio diventa più caro della benzina. Lo sottolinea l’Unione nazionale consumatori che evidenzia come siano escluse Sicilia, Campania, Basilicata e Puglia.

Dal 3 gennaio, siega Unc, si segnala il superamento del prezzo del gasolio su quello della benzina, anche se questo non avviene in tutte le regioni. Analizzando i dati di oggi del Mimit, infatti, la benzina resta ancora più cara del gasolio in Sicilia (-1,8 cent), Campania (-1,3 cent), Basilicata (-0,7 cent) e Puglia (-0,3 cent).

Confrontando le medie regionali e autostradali calcolate oggi dal Mimit, in autostrada, di solito la rete più problematica, dal 31 dicembre a oggi la benzina self service è diminuita di 3,6 cent al litro (-1,80 euro per un pieno di 50 litri) mentre il gasolio è aumentato di 3,2 cent al litro (+1,60 euro per un pieno), addirittura meno, con un divario di -0,4 cent a favore del consumatore.

Nelle regioni, facendo una media aritmetica semplice tra i prezzi medi regionali, la benzina è scesa di 3,5 cent, ossia si risparmia 1 euro e 73 cent a rifornimento, il gasolio è salito di 3,1 cent al litro, pari a un costo aggiuntivo di 1,53 euro per un pieno, anche in questo caso non un bilancio positivo tra le due tipologie di carburanti.

Non è così, però, in 4 regioni, Lazio, Sicilia, Puglia e Toscana, dove il divario tra la discesa della benzina e l’incremento del gasolio è a discapito degli automobilisti. Il primato negativo è nel Lazio, dove la discrepanza tra i due carburanti è pari a 0,6 cent, con la benzina che si abbassa di appena 2,9 cent al litro e il gasolio che aumenta di 3,5 cent. Medaglia d’argento per la Sicilia con un differenziale pari a 0,5 cent al litro, con la benzina che diminuisce di 2,2 cent e il gasolio che si alza di +2,7 cent. Sul gradino più basso del podio la Puglia con 0,4 cent al litro: benzina -3,2, gasolio +3,6 cent al litro.

La regione più virtuosa resta l’Abruzzo con un divario positivo di 3,7 cent (benzina -4,8 cent, gasolio +1,1 cent).

Quanto al prezzo del gasolio, dopo la rete autostradale dove si paga 1,767 euro al litro, il costo più elevato d’Italia è a Bolzano (1,730 euro al litro), al secondo posto Trento (1,701 euro), medaglia di bronzo per la Valle d’Aosta (1,698). Le regioni più risparmiose la Campania (1,644 euro al litro), poi le Marche e terza la Lombardia (1,656).

Mantovano: metodo Giubileo non confinato al 2025, governo lo ripropone

Roma, 5 gen. (askanews) – “E’ nostra intenzione non confinare al 2025 il metodo di lavoro seguito” per il Giubileo. Lo ha detto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano nel corso della conferenza stampa nella sala stampa vaticana sul bilancio dell’evento giubilare. “A marzo 2025 – ha sottolineato – l’ufficio europeo brevetti ha classificato l’Italia quinta come numero di brevetti depositati, undicesima nel mondo. Deposteremo un nuovo brevetto: il metodo Giubileo”.

“Come governo – ha osservato – lo stiamo riproponendo per affrontare tante sfide irrisolte, da Caivano ad altre aree di degrado agli interventi per la messa in sicurezza e la bonifica della terra dei fuochi, l’ediliza penitenziaria, il lavoro avviato per contrastare le varie dipendenze. Io al 2033 non ci arrivo ma nel 2026 c’è l’ottavo centenario della morte di San Francesco con eventi storici come la straordinaria prima ostensione pubblica e prolungata delle spoglie del santo di Assisi”.

“Nell’eredità del Giubileo vi è un metodo civile di condivisione del lavoro nonostante il differente orientamento politico delle singole istituzioni, quello che è stato definito il metodo Giubileo. Quando come governo ci siamo insediati a fine ottobre 2022 il Giubileo esisteva sulla carta e noi ci siamo trovati di fronte a due esigenze: fare bene e fare presto. Abbiamo raccolto la sfida seguendo un metodo che rendesse efficace il gioco di squadra tra i tanti soggetti coinvolti”, ha concluso.

Ces 2026, un assaggio della tecnologia del futuro al Ces Unveiled

Las Vegas, 5 gen. (askanews) – Al via a Las Vegas il Ces 2026 con l’apertura del Ces Unveiled: un assaggio del meglio della tecnologia che verrà presentata al più importante evento tech dell’anno, con i prodotti di un centinaio di start up selezionate in esposizione ai Media Days al Mandala Bay. Il Ces 2026 ospiterà oltre 4.500 espositori, tra cui circa 1.400 startup, dal 6 al 9 gennaio.

Tante le novità attese: dal debutto del CES Foundry, sezione dedicata a intelligenza artificiale, blockchain e tecnologia quantistica, agli sviluppi della robotica, alla salute digitale.

Mantovano: 2026 non è iniziato sotto i migliori auspici

Roma, 5 gen. (askanews) – “L’anno solare non è iniziato sotto i migliori auspici”. Lo ha detto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano nel corso della conferenza stampa nella sala stampa vaticana sul bilancio dell’evento giubilare.

“Mentre siamo impegnati in questa conferenza stampa un C130 si sta levando dall’aeroporto di Sion per condurre in Italia i sei ragazzi morti nel rogo di Crans Montana”, ha ricordato Mantovano sottolineando “la difficoltà a sintetizzare il bilancio del Giubileo se pensiamo a quegli adolescenti, al dolore dei loro genitori, a chi lotta in ospedale tra la vita e la morte. È una difficoltà che cresce se pensiamo alle guerre che non hanno conosciuto sosta nel 2025. E l’anno solare non è iniziato sotto i migliori auspici”.

Bianca Pitzorno torna in libreria con La sonnambula (Bompiani)

Milano, 5 gen. (askanews) – Celebratissima autrice, all’attivo più di settanta opere tra saggi e romanzi, per bambini e per adulti, Bianca Pitzorno (Sassari, 1942) torna in libreria oggi -per Bompiani- con La sonnambula (pp. 416, 20 euro). Al centro una protagonista che, fin da bambina, soffre di svenimenti improvvisi dai quali si risveglia con il presagio di un evento futuro. I genitori cercano di tenere nascosto questo suo dono e sperano che un buon matrimonio possa metterla al sicuro: invece è proprio quel matrimonio il luogo più pericoloso per lei, che sarà costretta a fuggire più lontano che può per ricostruirsi una vita contando solo sulle proprie forze. In una città della Sardegna d’antan, l’avventura di Ofelia Rossi, “rinomata sonnambula”, donna sola e fiera, che nel suo salotto in via del Fiore Rosso si guadagna da vivere offrendo vaticini per il prezzo di 5 lire, parla pure al nostro tempo.

“Come molti personaggi dei miei libri – spiega Pitzorno – anche la Sonnambula è nata da uno spunto reale: sfogliando un numero del giornale sassarese di fine Ottocento intitolato ‘L’Isola’ e conservato da mia nonna, mi è caduto lo sguardo sull’annuncio pubblicitario di una ‘rinomata sonnambula’, quella che oggi chiameremmo una medium, che esercitava apertamente in un vicolo attiguo alla casa della mia famiglia, e portava un nome non sardo, Elisa Morello. Usava uno pseudonimo, mi sono chiesta, oppure veniva da un’altra regione d’Italia? E in questo caso attraverso quali peripezie era arrivata in Sardegna? Chi erano poi le signore borghesi – la cifra dei suoi consulti non era modesta – che le si rivolgevano per consigli ‘su qualsiasi argomento’? C’erano tra le ‘clienti’ della sonnambula anche le mie quattro bisnonne, sue vicine di casa?”.

Pitzorno gioca con gli archetipi del romanzo d’avventura e d’amore, intinge la penna nel gotico e nel picaresco per scrivere un romanzo brulicante di vita, onirico, ironico e politico insieme. Abitata da visioni misteriose, la sonnambula è al tempo stesso aliena da ogni superstizione, capace di affrontare con dignità e coraggio il suo destino di donna sola in un mondo ostile. Attraverso la sua straordinaria avventura Bianca Pitzorno celebra il potere della mente umana e ci ricorda che grazie alla nostra forza d’animo, razionalità e fantasia siamo noi a scrivere le nostre vite. Del resto: “Da sempre il mio metodo di scrittura è questo – rivela Pitzorno -: scegliere un personaggio con determinate caratteristiche e porlo in una situazione anomala, chiedendomi e chiedendogli come ne potrà uscire. Nel caso della sonnambula, non mi è stato difficile individuare quali potessero essere le difficoltà e le insidie poste lungo il cammino di una giovane donna armata solo della sua fierezza e intraprendenza in un mondo maschilista e regolato da rigide divisioni sociali com’era la provincia italiana di fine Ottocento. La città da cui parte la storia è in realtà Sassari, che però come faccio spesso nei miei romanzi, chiamo col nome di Donora. Questo romanzo mescola dunque fatti storici realmente accaduti – che in parte ho pescato tra le memorie della mia famiglia o da altri ritagli di giornale, e in parte derivano dallo straordinario lavoro d’archivio dello storico sassarese Enrico Costa (1841-1909), a cui La sonnambula è dedicato. Lo stile che ho scelto è quello dei grandi romanzi popolari dell’Ottocento di cui sono appassionata lettrice, ma interpretato con un filo di allusioni ironiche alle mode letterarie di quegli anni”.

Per i lettori amanti dell’autrice, tra le pagine c’è poi una sorpresa: “Forse qualche lettore saprà riconoscere, nel finale, un piccolo cammeo della sartina a ore protagonista del mio romanzo Il sogno della macchina da cucire: da sempre mi stanno a cuore i destini delle donne; come per la sartina possedere una delle prime macchine per cucire portatili era stato il modo per affrancarsi dalla povertà e dalla subalternità, così per la Sonnambula lo saranno il coraggio, l’immaginazione e lo spirito d’intraprendenza. In questo romanzo, inoltre, mi diverto a rompere la parete invisibile che separa l’autore dalla sua storia e da chi la legge, ed entro in scena io stessa, nei panni onirici di una ragazzina che tiene al guinzaglio un gallo dalle piume colorate… Quelle piume simboleggiano la scrittura, le sue infinite sfumature e possibilità. Sono convinta che la letteratura sia lo strumento più potente per dimostrare che nessuna vita è insignificante o banale: ciascuna esistenza, se letta con occhi curiosi ed empatici, rivela pieghe straordinarie. Non tutte le vicende della Sonnambula, delle sue clienti e di tutti i suoi compagni d’avventure sono esistenze a prima vista straordinarie, ma proprio per questo credo che i lettori potranno riconoscervisi e, attraverso di esse, dare un significato speciale al proprio stesso destino”.

Borse europee in rialzo, rally titoli Difesa dopo blitz Usa in Venezuela

Milano, 5 gen. (askanews) – Borse europee positive a metà mattinata dopo l’operazione militare americana in Venezuela che ha portato nel weekend all’arresto del presidente Nicolas Maduro. Francoforte (+0,9%) la migliore, Milano guadagna lo 0,6%, più indietro Parigi (+0,1%). A spingere i listini i titoli della Difesa, sulle possibili ricadute geopolitiche del blitz dell’amministrazione Trump e sui timori di un allargarsi delle tensioni internazionali che stimolerà il commercio di riarmo. Rheinmetall, il più grande produttore di armi della Germania, balza di oltre il 7%, Leonardo (+5,8%) e Fincantieri (+4,6%) guidano Piazza Affari.

Sotto i riflettori anche il settore oil, con il prezzo del petrolio poco mosso, risentendo anche della decisione dell’Opec+ di sospendere gli aumenti di produzione a febbraio e marzo. A Milano acquisti su Tenaris (+2,8%) e Saipem (+2,5%). Il Venezuela detiene circa il 17% delle riserve petrolifere mondiali, ma negli ultimi anni la sua capacità di estrarre e lavorare il greggio è notevolmente diminuita, sottolineano gli analisti. La produzione attuale è stimata a meno di un milione di barili al giorno, pari a meno dell’1% dell’offerta globale. Corrono nel pre-market i titoli delle major Usa dopo che il presidente Trump ha affermato che gli investimenti statunitensi nel settore energetico venezuelano sono ora un obiettivo fondamentale per la sua amministrazione: le azioni Chevron salgono di oltre l’8%, Exxon Mobil del 4%.

Perché il gasolio è più caro della benzina

Roma, 5 gen. (askanews) – Per la prima volta da tre anni il gasolio è più caro della benzina. Per via delle nuove accise in vigore dal primo gennaio, il prezzo medio nazionale del gasolio risulta questa mattina più alto di quello della benzina: 1,666 euro/litro del diesel contro 1,650 della verde. Un’inversione che non si verificava dal 9 febbraio 2023, all’uscita dalla fase più acuta della crisi dei prezzi iniziata con l’invasione russa dell’Ucraina. Con il taglio dell’accisa, il prezzo della benzina scende al livello più basso dal 19 dicembre 2022.

Sui prezzi dei carburanti alla pompa si è inoltre riversato dal primo gennaio anche un nuovo aumento del costo di miscelazione dei biocarburanti, per via dell’aumento della quota d’obbligo: sulla base delle rilevazioni di Staffetta Quotidiana, il costo di miscelazione è aumentato tra 1,5 e 2 centesimi al litro. Un aumento che è stato compensato dal calo delle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati, scese tra la fine del 2025 e l’inizio del nuovo anno proprio di 1,5-2 centesimi al litro, senza che questo si traducesse in un calo dei prezzi alla pompa.

L’allineamento delle accise tra benzina e gasolio, ricordiamo, è stato adottato in quanto l’aliquota più bassa di cui godeva il gasolio era considerata un “sussidio dannoso dell’ambiente”, essendo il gasolio più inquinante della benzina. L’eliminazione del “sussidio dannoso per l’ambiente” (Sad) attraverso l’allineamento delle due aliquote è stata inserita dal governo Meloni nella revisione del Pnrr a fine 2023, poi recepito nel Piano strutturale di bilancio a settembre 2024, quindi annunciato dal ministro Giorgetti alla presentazione della manovra di bilancio a ottobre 2024 e inserito nel decreto legislativo di riordino delle accise adottato un anno fa nell’ambito della riforma fiscale. Un primo passo di avvicinamento delle due aliquote era stato fatto lo scorso maggio.

Sul gasolio l’Italia – rileva Staffetta Quotidiana – ha ora l’accisa più alta d’Europa; sulla benzina scivoliamo invece dal terzo all’ottavo posto, dietro Francia e Irlanda e sopra la Germania. La manovra non è a saldo zero ma frutterà alle casse dello Stato quasi 600 milioni di euro nel 2026 e circa tre miliardi nei prossimi quattro anni.

Queste sono le medie dei prezzi praticati comunicati dai gestori all’Osservatorio prezzi del ministero delle Imprese e del made in Italy ed elaborati dalla Staffetta, rilevati alle 8 di ieri mattina su circa 20mila impianti: benzina self service a 1,650 euro/litro (-21 millesimi, compagnie 1,647, pompe bianche 1,654), diesel self service a 1,666 euro/litro (+21, compagnie 1,673, pompe bianche 1,649). Benzina servito a 1,798 euro/litro (-26, compagnie 1,834, pompe bianche 1,728), diesel servito a 1,803 euro/litro (+23, compagnie 1,848, pompe bianche 1,719). Gpl servito a 0,688 euro/litro (invariato, compagnie 0,699, pompe bianche 0,676), metano servito a 1,394 euro/kg (invariato, compagnie 1,411, pompe bianche 1,380), Gnl 1,216 euro/kg (+2, compagnie 1,219 euro/kg, pompe bianche 1,213 euro/kg).

Questi sono i prezzi sulle autostrade: benzina self service 1,744 euro/litro (servito 2,010), gasolio self service 1,767 euro/litro (servito 2,033), Gpl 0,830 euro/litro, metano 1,486 euro/kg, Gnl 1,265 euro/kg.

Calcio, il Manchester United esonera Amorim

Roma, 5 gen. (askanews) – Ruben Amorim non è più l’allenatore del Manchester United. A riportarlo è David Ornstein, che conferma l’esonero del tecnico portoghese dopo un’esperienza durata 14 mesi sulla panchina dei Red Devils. Decisivo, in negativo, l’ultimo pareggio per 1-1 contro il Leeds United, maturato domenica scorsa, risultato che ha lasciato lo United al sesto posto in Premier League dopo 20 giornate, lontano dalle ambizioni di vertice del club.

In attesa di nominare il nuovo allenatore, il Manchester United ha deciso di affidare la squadra a Darren Fletcher, ex centrocampista dei Red Devils e attuale tecnico dell’Under-18, che assumerà il ruolo di allenatore ad interim. Fletcher guiderà la squadra già nella prossima sfida di campionato, in programma mercoledì sera in trasferta contro il Burnley. La società, però, non ha fretta di prendere una decisione definitiva: la nomina del nuovo allenatore è attesa solo in estate.

Musei Civici di Venezia, nel 2025 oltre 2,4 milioni di visitatori

Milano, 5 gen. (askanews) – Una chiusura di anno positiva per i Musei Civici di Venezia che registrano numeri in crescita a partire dagli oltre 2 milioni e 400mila visitatori tra mostre e musei, che confermano il trend positivo del 2024 e che fanno segnare un incremento significativo nell’ultimo mese, con dicembre in crescita del 10,8% rispetto all’anno precedente.

Palazzo Ducale resta il museo più apprezzato con oltre 1 milione e 300 mila visitatori, scelto, in particolare, da italiani (23,1%) e statunitensi (19,7%). Crescono i frequentatori dei Musei Isole, a Murano (+3%) e Burano (+5,6%) con visitatori provenienti da tutta Europa, Stati Uniti, Australia, Giappone e Cina. Una proposta che nel 2025 si è ulteriormente arricchita con l’ingresso nella rete MUVE del Museo di Torcello, contribuendo ad ampliare gli itinerari in laguna.

In crescita anche i Musei del Settecento con il Museo di Palazzo Mocenigo in testa (+5,6%); tra i più amati dai visitatori francesi che rappresentano, ad esempio, il 19,7% del pubblico di Ca’ Rezzonico. Il pubblico italiano invece ama i musei dell’area del Moderno e Contemporaneo, Ca’ Pesaro e Palazzo Fortuny che nel 2025 ha festeggiato i suoi 50 anni dall’apertura, insieme al Museo di Storia Naturale (+3 sempre più presente e sentito come punto di riferimento per la divulgazione scientifica in città.

I “civici” si affermano anche come luoghi di incontro considerati dai visitatori sempre più come spazi da vivere, ogni giorno. Sono in tanti a scegliere le caffetterie dei musei, in particolare Museo Correr, Ca’ Rezzonico e Ca’ Pesaro, non solo come pausa pranzo ma anche come ambiente per relax, studio e lavoro. La più gettonata è la “nuova arrivata”, l’Emeroteca dell’Arte inaugurata a dicembre 2024. Numeri confermati dagli eventi, sempre frequentatissimi, e che riprendono a gennaio 2026: con presentazione al pubblico degli artisti MUVE e della curatrice Camilla Mozzato in programma il 20 gennaio e il primo incontro Ad Alta Voce – Colazione con la traduttrice Greta Boldorini sabato 31 gennaio, con la presentazione di “Vecchie Mestre. Donne, arte e ideologia” di Griselda Pollock e Rozsika Parker.

Il 2025 ha confermato anche ottimi risultati e le proposte delle attività educative. Sono state 2.600 sono le attività organizzate da MUVE Education durante l’anno, con oltre 45.000 partecipanti. Tutte progettate con criteri di massima accessibilità e in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Tematiche che sono state al centro della seconda edizione di Spark, giornata evento dedicata all’educazione museale ospitata lo scorso 18 novembre a Ca’ Rezzonico – Museo del Settecento veneziano, che ha visto il coinvolgimento di 100 professionisti e professioniste museali. Proseguiranno nel 2026 le attività dedicate a mostra Munch e la rivoluzione espressionista al Centro Culturale Candiani di Mestre, sempre disponibili on demand, anche con attività laboratoriali e plurisensoriali per tutti i pubblici.

Per quanto riguarda l’ambito dell’alta formazione, MUVE Academy si conferma ricerca e aggiornamento professionale sui patrimoni museali e sui saperi storico-artistici, artigianali e contemporanei. I corsi di alta formazione, i seminari e le conferenze, percorsi interdisciplinari nati coniugando storia dell’arte, cultura materiale, artigianato artistico, pratiche educative e sperimentazione contemporanea, hanno coinvolto complessivamente oltre 500 partecipanti, tra professionisti dei musei, studenti universitari, ricercatori, insegnanti e appassionati, provenienti da contesti disciplinari diversi. Attesi nel 2026 oltre 20 tra corsi, masterclass, conferenze e percorsi di approfondimento dedicati ai saperi artigianali, alla conservazione e interpretazione del patrimonio, alle pratiche educative e alla sostenibilità culturale.

Tra i servizi accessori più apprezzati si conferma il Dog & Museum che offre la possibilità ai visitatori che arrivano in città con il proprio animale domestico di prenotare web e app un dog-sitter professionista e godersi così in tranquillità il tour. Da gennaio 2025 sono 994 i visitatori (+17,2%) che hanno scelto di approfittare di questo servizio realizzato in collaborazione con BauAdvisor.

Venendo al 2026, ecco le proposte dei Musei Civici veneziani: Palazzo Ducale ospiterà Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari (6 marzo – 29 settembre 2026) a cura di Margherita Tirelli e Chiara Squarcina: un’indagine comparata sul ruolo fondativo dell’acqua nell’orizzonte del sacro e per lo sviluppo delle società in due grandi civiltà dell’Italia preromana, Etruschi e Veneti. Mari, fiumi, sorgenti e acque termali sono gli ambienti privilegiati di contatto con il divino, spazi di guarigione, ma anche luoghi per la crescita della collettività, mete per il transito e per lo scambio culturale. L’esposizione riunisce così reperti archeologici di straordinario valore, molti dei quali inediti e provenienti da scavi recenti, grazie a prestiti di prestigio concessi da importanti istituzioni museali italiane.

A Ca’ Rezzonico in primavera arriveranno I Guardi dalla Collezione Gulbenkian di Lisbona (7 marzo – 8 giugno 2026); una collaborazione internazionale che porta il nucleo di opere più preziose del museo, portoghese a Venezia. Dipinti di Francesco Guardi databili tra il 1770 e 1790, in dialogo con disegni provenienti dal Gabinetto del Museo del Settecento Veneziano. La Galleria d’Arte Moderna Ca’ Pesaro poi inaugurerà la stagione con Jenny Saville a Ca’Pesaro (28 marzo – 22 novembre 2026) la prima, ampia esposizione dell’opera di Saville a Venezia che intende documentare lo sviluppo di una delle pittrici più importanti del nostro tempo, ripercorrendo la carriera dagli esordi negli anni Novanta fino ai giorni nostri. Sarà invece il Museo Fortuny ad accogliere l’esposizione di Erwin Wurm (6 maggio – 22 novembre 2026) un’ampia mostra monografica, la prima in Italia, dedicata al lavoro dello scultore austriaco.

Tra le conferme del 2026 nuove giornate di Musei in Festa dedicate a tutti i residenti dei 44 comuni della Città Metropolitana di Venezia e di Mogliano Veneto per vivere, scoprire e riscoprire le collezioni permanenti ed esposizioni temporanee comprese nel biglietto d’ingresso. Le prime sei date: domenica 11 gennaio, domenica 8 febbraio, domenica 15 marzo, giovedì 16 aprile, giovedì 14 maggio e giovedì 11 giugno 2026.

“Il 2025 – ha commentato la presidente della Fondazione Musei Civici di Venezia, Mariacristina Gribaudi – è stato un anno di rafforzamento e progettualità: l’ingresso di nuovi musei nella rete, l’evoluzione dei servizi, l’attenzione crescente a accessibilità e formazione e la volontà di rendere i musei luoghi dinamici e partecipati ne sono elementi centrali. Con lo stesso spirito e forti di una solida disponibilità di investimento ci avviciniamo al 2026, puntando su mostre di rilievo, progetti di valorizzazione del patrimonio e la creazione di un’offerta culturale di qualità sempre più alta. Questi risultati sono frutto del lavoro quotidiano di tutte le professionalità della Fondazione e di tutti gli operatori museali e dei servizi al pubblico i che ogni giorno accolgono migliaia di persone provenienti da tutto il mondo: a loro va il mio più sincero ringraziamento, nella convinzione di poter proseguire insieme un cammino di crescita, innovazione e responsabilità culturale”.

Trump ora minaccia il presidente della Colombia Gustavo Petro

Roma, 5 gen. (askanews) – Il presidente degli Stati uniti Donald Trump ha nuovamente accusato il presidente colombiano Gustavo Petro di essere coinvolto nella produzione di cocaina e non ha escluso una operazione militare contro la Colombia, evocando uno scenario simile a quello che ha portato sabato all’azione armata in Venezuela.

“Anche la Colombia è molto malata, governata da un uomo malato a cui piace produrre cocaina e venderla agli Stati uniti, e non continuerà a farlo ancora per molto, lasciatemelo dire. Ha fabbriche di cocaina”, ha dichiarato Trump parlando coi giornalisti, aggiungendo che l’ipotesi di una operazione militare in Colombia “suona molto bene”.

Nella notte di sabato, gli Stati uniti hanno bombardato aree di Caracas e catturato il presidente venezuelano Nicolas Maduro e la moglie, trasferiti a New York per affrontare accuse di narcotraffico.

Le tensioni tra Trump e Petro vanno avanti da mesi. Già a dicembre il presidente statunitense aveva accusato il leader colombiano, ex guerrigliero di sinistra, di produrre cocaina e lo aveva avvertito delle conseguenze di un mancato contrasto al traffico di droga verso nord.

Alla minaccia , Petro ha replicato respingendo le accuse e definendole una calunnia. “Respingo profondamente che Trump parli senza conoscere; il mio nome in 50 anni non compare negli archivi giudiziari sul narcotraffico, né prima né oggi. Smetta di calunniarmi, signor Trump. Così non si minaccia un presidente latinoamericano nato dalla lotta armata e poi dalla lotta per la pace del popolo colombiano”, ha scritto su X.

Crans-Montana, il 7 gennaio un minuto di silenzio in tutte le scuole

Roma, 5 gen. (askanews) – Mercoledì 7 gennaio, in tutte le scuole italiane sarà osservato un minuto di silenzio in memoria delle vittime del tragico incendio avvenuto a Crans-Montana. Il ministro dell’istruzione e del merito. Giuseppe Valditara. ha detto: “In questo momento di profondo dolore, il pensiero della comunità scolastica è rivolto ai giovani che hanno perso la vita in circostanze che avrebbero dovuto essere di spensieratezza e condivisione. Con il minuto di silenzio nelle scuole vogliamo ricordare le giovani vittime ed esprimere vicinanza alle loro famiglie, alle quali va il mio pensiero commosso e il più sentito cordoglio”.

Venezuela, la strategia della presidente ad interim Delcy Rodriguez

Roma, 5 gen. (askanews) – “Il governo venezuelano considera prioritario costruire relazioni internazionali equilibrate e rispettose con gli Stati uniti, fondate sui principi di uguaglianza sovrana e di non ingerenza negli affari interni, ha dichiarato ha dichiarato la presidente ad interim del Venezuela Delcy Rodriguez. “Siamo pronti a difendere le nostre risorse naturali. Il presidente Donald Trump, i nostri popoli e la nostra regione meritano pace e dialogo, non guerra”, ha sottolineato durante una seduta straordinaria del Consiglio di difesa trasmessa in diretta nazionale. Così, tra una pragmatica apertura agli Usa e una rivendicazione di sovranità tutta da costruire dopo il blitz americano per la cattura di Nicolas Maduro, Delcy Rodríguez tenta di sancire una linea equilibrata per il dopo-Maduro. Una fase che ufficialmente a Caracas non è ancora iniziata, dato che dal punto di vista costituzionale Maduro è ancora il presidente e non sono state indette nuove elezioni, aspetti tra l’altro sottolineati dal ministro della Difesa Vladimir Padrino Lopez, che ha ripetutamente condannato la “brutale aggressione militare” .

Il messaggio di Rodriguez, rilanciato sulle piattaforme social, è apparso anche una prima reazione alle dichiarazioni del presidente Donald Trump, che l’ha pubblicamente avvertita del rischio di “pagare un prezzo molto alto, probabilmente più alto di Maduro” se non “farà la cosa giusta”.

Secondo una ricostruzione del New York Times, Washington ha individuato proprio in Rodríguez una figura di transizione “accettabile” per gestire il Paese dopo la rimozione di Maduro. “È stata una scelta facile”, hanno riferito fonti dell’amministrazione statunitense, rimarcando come la sua esperienza nel settore energetico sia considerata una garanzia per i futuri investimenti americani.

“Seguo la sua carriera da molto tempo,” ha detto un alto funzionario Usa. “Non dico che sia la soluzione definitiva, ma è una persona con cui possiamo lavorare a un livello più professionale di quanto abbiamo fatto con Maduro.” Tuttavia, dopo una telefonata con il segretario di Stato Marco Rubio, Rodríguez ha cambiato tono e ribadito pubblicamente che “Maduro resta l’unico leader legittimo del Venezuela”, ricevendo il sostegno del ministro dell’Interno Diosdado Cabello e dei vertici delle Forze Armate, che le hanno giurato fedeltà.

Fonti citate dal Miami Herald sostengono che l’amministrazione Trump stesse negoziando un piano di uscita per Maduro, con esilio in Qatar o Turchia in cambio dell’apertura del mercato petrolifero venezuelano alle compagnie statunitensi. L’accordo sarebbe stato però bloccato da Rubio, fautore di una linea più dura verso il regime chavista.

Rodríguez ha istituito una commissione di alto livello per la liberazione di Maduro e della moglie Flores, denunciando la violazione della sovranità nazionale e promettendo “una risposta legale e diplomatica proporzionata”.

Trump ha ribadito alla stampa che “gli Stati Uniti devono avere accesso al petrolio e alle altre risorse del Venezuela per poter ricostruire il Paese” e ha escluso qualunque ruolo per la leader dell’opposizione María Corina Machado, che ha definito “priva del rispetto necessario per governare”.

Dietro il profilo istituzionale della presidente ad interim, si nasconde una figura centrale del potere chavista. Avvocata di formazione, 56 anni, Delcy Eloína Rodríguez Gomez è una politica di lungo corso, diplomata all’Universidad Central de Venezuela e specializzata in diritto internazionale tra Parigi e Londra. Figlia di Jorge Antonio Rodríguez, fondatore della Lega Socialista e “martire” della sinistra venezuelana, morto nel 1976 durante un interrogatorio della polizia politica, Delcy ha costruito la propria carriera nel solco della Rivoluzione Bolivariana.

Sorella di Jorge Rodríguez, presidente dell’Assemblea Nazionale, è stata ministra degli Esteri, vicepresidente e ministra degli Idrocarburi, gestendo direttamente l’industria petrolifera statale. Figura pragmatica e leale al chavismo, ma anche interlocutrice discreta con attori internazionali, è considerata da molti analisti come il volto più abile e flessibile del regime.

Il premier della Groenlandia: non siamo in vendita

Roma, 5 gen. (askanews) – Il premier della Groenlandia, Jens Frederik Nielsen, ha diffuso una dichiarazione con cui respinge un’immagine virale che mostra la Groenlandia avvolta nella bandiera americana, condivisa online dalla commentatrice statunitense Katie Miller che ha riacceso il dibattito sulle ambizioni degli Stati Uniti nell’Artico.

“Vorrei affermare con calma e chiarezza fin dall’inizio che non c’è motivo di panico né di preoccupazione”, ha dichiarato Nielsen in una nota diffusa ieri in tarda serata. “L’immagine condivisa da Katie Miller, che raffigura la Groenlandia avvolta nella bandiera americana, non cambia assolutamente nulla. Il nostro Paese non è in vendita e il nostro futuro non è deciso dai post sui social media”.Il premier ha denunciato il post come “irrispettoso”, sottolineando che le relazioni tra le nazioni “si basano sul rispetto reciproco e sul diritto internazionale, non su gesti simbolici che ignorano il nostro status e i nostri diritti”.

“Siamo una società democratica con un governo autonomo, elezioni libere e istituzioni forti”, ha aggiunto. “La nostra posizione è saldamente fondata sul diritto internazionale e su accordi riconosciuti a livello internazionale. Questo non è in discussione”. Nielsen ha affermato che Naalakkersuisut, il governo della Groenlandia, continua a “lavorare con calma e responsabilità”, mantenendo il dialogo con i partner internazionali e salvaguardando gli interessi nazionali. “Non c’è motivo di farsi prendere dal panico”, ha concluso. “Ma ci sono tutte le ragioni per denunciare la mancanza di rispetto”.

Trump: anche la Ue ha interesse che gli Usa prendano la Groenlandia

Roma, 5 gen. (askanews) – Anche l’Unione europea avrebbe bisogno che Washington controlli l’isola per ragioni di sicurezza. Lo ha affermato il presidente Usa Donald Trump parlando coi giornalisti.

“Abbiamo bisogno della Groenlandia dal punto di vista della sicurezza nazionale, e l’Unione europea ha bisogno che la possediamo”, ha affermato Trump nel corso di una conferenza stampa. Il presidente ha inoltre ribadito le sue accuse secondo cui navi cinesi e russe starebbero operando attorno all’isola danese.

Trump ha più volte sostenuto che la Groenlandia dovrebbe entrare a far parte degli Stati uniti, definendola strategica per la sicurezza nazionale e per la protezione del cosiddetto “mondo libero”, in particolare di fronte alle minacce rappresentate da Cina e Russia.

La Groenlandia è stata una colonia della Danimarca, alleata della Nato, fino al 1953. Pur avendo ottenuto nel 2009 un’ampia autonomia per l’autogoverno e per le decisioni di politica interna, l’isola resta parte del Regno danese.

Calcio, risultati e classifica Serie A: Inter in testa

Roma, 5 gen. (askanews) – Questi i risultati del campionato di serie A dopo Inter-Bologna 3-1.

Diciottesima giornata: Cagliari-Milan 0-1, Como-Udinese 1-0, Genoa-Pisa 1-1, Sassuolo-Parma 1-1, Juventus-Lecce 1-1, Atalanta-Roma 1-0, Lazio-Napoli 0-2, Fiorentina-Cremonese 1-0, Verona-Torino 0-3, Inter-Bologna 3-1.

Classifica: Inter 39, Milan 38, Napoli 37, Roma, Juventus 33, Como 30, Bologna 26, Atalanta 25, Lazio 24, Sassuolo, Torino 23, Udinese 22, Cremonese 21, Cagliari, Parma 18, Lecce 17, Genoa 15, Verona, Pisa, Fiorentina 12.

Diciannovesima giornata: martedì 6 gennaio ore 15 Pisa-Como, ore 18 Lecce-Roma, ore 20.45 Sassuolo-Juventus, mercoledì 7 gennaio ore 18.30 Bologna-Atalanta, Napoli-Verona, ore 20.45 Lazio-Fiorentina, Parma-Inter, Torino-Udinese, giovedì 8 gennaio ore 18.30 Cremonese-Cagliari, ore 20.45 Milan-Genoa.

Recuperi: mercoledì 14 gennaio ore 18.30 Napoli-Parma, ore 20.45 Inter-Lecce, giovedì 15 gennaio ore 18.30 Verona-Bologna, ore 20.45 Como-Milan.

Francesco Paolo Casavola, il Maestro

Quando penso alla lunga e feconda vita del professore Francesco Paolo Casavola, tornato la scorsa notte al Padre (avrebbe compiuto novantacinque anni tra qualche giorno), non riesco a non associargli, quale “cifra” sintetica della sua personalità, l’attributo di Maestro.

Un attributo che, almeno in campo universitario, è talvolta utilizzato con eccessiva larghezza, ma che gli si addice come a pochissimi altri.

Maestro nel senso pieno del termine

Maestro in senso etimologico, nel senso di “colui che sta sopra, che è superiore”: difficile accostarsi al prof. Casavola senza percepire tale qualità, anche se egli faceva di tutto per non deprimere e intimorire gli altri, per stare al livello del suo interlocutore, fosse uno studente, un collega, un amico d’infanzia.

Ed è per tale ragione che, in questo mio ricordo, da adesso userò non l’impersonale, ma il tu dialogico.

Pensiero e azione, volontà ed efficacia

Caro Franco, sei stato Maestro anche, e soprattutto, perché capace di tenere insieme al massimo grado, quasi sovrapponendoli costantemente, pensiero e azione, volontà ed efficacia operativa.

Una caratteristica rara tra gli umani (non a caso considerata, nella sua pienezza, fuori della nostra portata: ricordiamo il Poeta, “vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole”), dunque ancora di più da sottolineare, valorizzare e, nei limiti del possibile, imitare.

I colleghi e gli amici che intitolarono “Armata sapientia” il volume dedicato ai tuoi novant’anni vollero proprio, oltre che tributarti il giusto omaggio in quanto giusromanista, sottolineare questa tua straordinaria qualità.

Una vocazione al servizio

Una qualità che tu hai applicato in ogni campo nel quale ti è toccato di operare: nella vita accademica, certamente, ma altresì nell’associazionismo cattolico (in tanti ti ricordiamo, all’inizio degli anni Ottanta, come primo presidente del Meic, il Movimento ecclesiale di impegno culturale che succedette agli antichi Laureati cattolici grazie all’impegno del traghettatore Romolo Pietrobelli) e nei numerosi incarichi istituzionali: giudice e poi presidente della Corte costituzionale, presidente dell’Enciclopedia Treccani e del Comitato nazionale di bioetica, Garante dell’editoria, e così via.

La laicità come habitus inclusivo

Dei tuoi itinerari e dei contributi che tu hai dato al nostro Paese mi limito ora a riprenderne uno: quello della nozione di laicità.

Da te studiata sotto il profilo storico, approfondita sotto il profilo storico-costituzionale, applicata nell’esperienza vissuta alla Corte costituzionale, “interpretata” quale habitus ordinario nella qualità di presidente del Comitato nazionale di bioetica.

Una laicità inclusiva, che non significa indifferenza dello Stato rispetto alle religioni, ma capacità di riconoscere il significato e il valore dell’esperienza religiosa: non a caso Leopoldo Elia definì la “sentenza Casavola” n. 203 del 1989 della Corte costituzionale una sentenza-simbolo.

La tua preoccupazione era quella di esorcizzare l’uso strumentale della fede, di una qualunque fede religiosa: e Dio sa quanto oggi questa preoccupazione sia di cogente attualità.

La schiena diritta

Abbiamo spesso ammirato la tua schiena diritta: nella Chiesa italiana, anche in stagioni in cui non era facile tenerla; nelle istituzioni, dove il potente di turno sapeva di potere contare sulla tua lealtà istituzionale, ma anche di non poterti chiedere servilismi o ipocrisie; nella vita di famiglia, con le gioie che essa comporta e anche con le tristezze e sofferenze che possono sopraggiungere.

Una lezione che resta

Troppe cose abbiamo fatto insieme perché si possano qui ricordare, ma almeno una vorrei segnalarla.

Nel 2006, alla vigilia di un referendum costituzionale, ti chiesi di partecipare a un affollato convegno che il Meic aveva dedicato al tema della Costituzione, nella sede della Treccani. Anche in quell’occasione non mi dicesti di no e ricordo la parte finale del tuo intervento: dopo avere nettamente preso le distanze da quella sedicente riforma, aggiungesti una riflessione ancora oggi illuminante.

Qualora, dopo avere respinto la revisione costituzionale, un processo riformatore dovesse essere ripreso, a tuo parere occorreva “stabilire nel Paese un clima di serenità emotiva e di informazione corretta sulle grandi questioni costituzionali. Quanto sta accadendo da qualche decennio in Italia non favorisce la nostra educazione politica e tanto meno quello che si usa chiamare patriottismo costituzionale”.

Parole che aiutano anche oggi, vent’anni dopo.

I “pizzini” del Paradiso

Ora che sei “andato avanti”, voglio ricordarti in chiusura una delle tue abitudini che più mi hanno sempre colpito. Non c’era occasione – convegno, seminario, incontro tra amici – in cui tu, facendo applicazione di quell’ironia affettuosa che ti contraddistingueva, non disseminassi attorno a te, agli amici più cari (ne conservo ancora alcuni!), quei tuoi celebri bigliettini nei quali commentavi la situazione, l’oratore, il contesto.

Con pochi tratti, senza erudizione ma mettendo a profitto la tua cultura immensa, davi il senso di un evento, con lievità pari soltanto alla profondità e all’acume che in essi dispensavi.

Ecco, carissimo Franco, ti immagino a disseminare il Paradiso dei tuoi “pizzini”: so bene che mi risponderesti che, là dove sei, “neque nubent, neque nubentur”, ma ugualmente penso che anche agli “angelis Dei in caelo” farebbero tanto, tanto piacere.

Venezuela, l’Europa a difesa del diritto internazionale e della sovranità nazionale

La dichiarazione dell’Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione europea, Kaja Kallas, sulle conseguenze dell’intervento militare statunitense in Venezuela segna un passaggio politicamente rilevante per l’Europa. Ventisei Stati membri hanno infatti sostenuto il testo che invita “tutti gli attori a mantenere la calma e la moderazione”, per evitare un’escalation e favorire una soluzione pacifica della crisi.

A rendere il quadro particolarmente significativo è la convergenza pressoché unanime: l’Ungheria è l’unico Paese dell’Unione, infatti, a non aver aderito alla dichiarazione comune. Una scelta che appare grave, perché isola Budapest dal resto dell’Ue proprio su un terreno – quello del rispetto del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite – che costituisce uno dei fondamenti dell’azione esterna europea.

Il richiamo al diritto internazionale

Nel testo firmato da 26 capitali, l’Unione europea ribadisce che “in ogni circostanza” i principi del diritto internazionale devono essere rispettati e ricorda la responsabilità particolare dei membri del Consiglio di sicurezza dell’Onu nel sostenere l’architettura della sicurezza globale. Allo stesso tempo, Bruxelles riafferma una posizione già più volte espressa: Nicolás Maduro non gode della legittimità di un presidente eletto democraticamente, e la via d’uscita dalla crisi venezuelana può essere solo una transizione pacifica verso la democrazia, guidata dai venezuelani e rispettosa della sovranità del Paese.

È un equilibrio non semplice, quello cercato dall’Ue: da un lato la critica netta al regime di Maduro, dall’altro il rifiuto di legittimare scorciatoie militari e violazioni della sovranità nazionale, che rischiano di aggravare l’instabilità internazionale.

L’isolamento di Budapest

La mancata adesione dell’Ungheria conferma una linea ormai ricorrente della politica estera di Budapest, spesso refrattaria a iniziative europee comuni in materia di crisi internazionali. Ma in questo caso il segnale è particolarmente pesante perché si nega l’appoggio a una dichiarazione che non giustifica l’intervento armato, bensì richiama tutti – Stati Uniti compresi – al rispetto delle regole multilaterali.

L’iniziativa italiana

In questo contesto si colloca la telefonata di Giorgia Meloni a María Corina Machado, figura di riferimento dell’opposizione venezuelana. Un gesto politico che segnala la volontà di accompagnare la posizione europea con un’iniziativa autonoma di dialogo e mediazione, a sostegno di una pacifica transizione democratica. Sorprende questa iniziativa della Presidente del Consiglio, se si considera anzitutto la prudenza che il Vaticano osserva nel riconoscere alla Premio Nobel per la pace una funzione preminente in questa difficile crisi. 

Nel complesso, la vicenda venezuelana mostra quanto sia fragile l’equilibrio internazionale e quanto sia necessario, per l’Europa, tenere insieme la difesa della democrazia e il rispetto del diritto internazionale. L’unità dell’Unione europea, al netto della solitaria posizione ungherese, resta pertanto un gesto di responsabilità da non sottovalutare.

Nuovo ordine o ritorno al vecchio mondo?

La cacciata di Nicolás Maduro da parte dell’amministrazione americana continua a far discutere il mondo. Ed è inevitabile che sia così. Ma, al di là della cronaca, delle dinamiche concrete della cosiddetta “operazione speciale” – un’altra operazione speciale… – e delle immediate ripercussioni politiche all’interno del Venezuela e dell’intero continente sudamericano, la questione che si impone all’attenzione dell’opinione pubblica internazionale è di natura più profonda e strutturale.

Siamo davvero alla vigilia di un “nuovo ordine mondiale” oppure stiamo assistendo alla riproposizione, seppur in forma aggiornata e muscolare, della vecchia dottrina Monroe, che già nel 1823 teorizzava la supremazia degli Stati Uniti nel continente americano?

La mossa di Delcy Rodríguez e il nodo della legittimità

A complicare ulteriormente il quadro è intervenuto, nelle ultime ore, un fatto politicamente decisivo: Delcy Rodríguez, ministro della Difesa del governo uscente, con l’appoggio dichiarato delle forze armate, si è autoproclamata presidente del Venezuela.

Un passaggio che segna un salto di qualità nella crisi venezuelana e che rende evidente come la caduta di Maduro non abbia affatto risolto il problema della governabilità, ma anzi rischi di aprire una fase di conflitto istituzionale ancora più opaca, in cui la forza militare sembra prevalere su qualsiasi percorso di legittimazione democratica.

È proprio questo il punto che trasforma un’operazione militare, presentata come risolutiva, in un fattore di ulteriore instabilità.

Forza e diritto: la vera questione sul tavolo

Ora, si tratta di dare una risposta credibile, seria e argomentata alla domanda di fondo. Perché se è vero che, con la guida politica di Trump, l’America ha lanciato una sfida esplicita al mondo – ed è inutile negarlo – è altrettanto indubbio che ci troviamo di fronte a un’iniziativa che riafferma in modo persino brutale la superiorità della forza rispetto a un diritto internazionale sempre più sbiadito e balbettante.

Questa è oggi la vera questione politica sul tappeto. E su questa questione occorre pronunciarsi al di là dei sentimentalismi, delle partigianerie e del settarismo politico. Anche perché, se l’America di Trump ha intrapreso questa strada, è altrettanto vero che le altre grandi potenze mondiali non solo non se ne discostano, ma spesso la aggravano, come dimostrano le scelte della Russia di Putin o della Cina di Xi.

Il monito del Vaticano  nelle parole di Papa Leone

Non è un caso che anche il Vaticano abbia espresso preoccupazione per il blitz americano e per le sue conseguenze politiche e umanitarie.

“Con animo colmo di preoccupazione seguo gli sviluppi della situazione in Venezuela – ha detto il Papa all’Angelus. Il bene dell’amato popolo venezuelano deve prevalere sopra ogni altra considerazione e indurre a superare la violenza e intraprendere cammini di giustizia e di pace, garantendo la sovranità del Paese, assicurando lo stato di diritto iscritto nella Costituzione, rispettando i diritti umani e civili di ognuno e di tutti, e lavorando per costruire insieme un futuro sereno di collaborazione, di stabilità e di concordia, con speciale attenzione ai più poveri che soffrono a causa della difficile situazione economica”. Parole che suonano come un monito proprio mentre il rischio è quello di scambiare la rimozione di un regime con la costruzione di un ordine politico legittimo.

Un bivio storico

Per questi motivi la questione politica a cui tutti – italiani ed europei compresi – siamo chiamati a rispondere è insieme semplice e complessa.

Se la strada che sembra ormai imporsi è quella dell’ideologia della forza, l’America potrebbe non fermarsi al Venezuela. Sull’onda della lotta al narcotraffico, alla gestione autoritaria del potere e all’immigrazione illegale, l’iniziativa potrebbe estendersi ad altri Paesi dell’area, dalla Colombia al Messico.

Per ora possiamo solo prendere atto di trovarci, forse, di fronte a un bivio della storia mondiale: o un nuovo ordine fondato esclusivamente sulla forza, oppure la riproposizione – neppure troppo mascherata – di un vecchio ordine che pensavamo archiviato.

L’America torna al 1800? I conservatori attaccano duramente Trump

Donald Trump ha dichiarato sabato di aver invaso il Venezuela e rapito il suo presidente, Nicolás Maduro, per diversi motivi. Li ha illustrati in una conferenza stampa e in un’intervista a Fox & Friends poche ore dopo la conclusione dell’operazione. Ha affermato di averlo fatto per fermare il traffico di droga, prendere il controllo del petrolio, salvare la democrazia, riaffermare il predominio americano e punire il Venezuela per aver inviato migranti negli Stati Uniti.

È un elenco lungo e solleva un problema serio: in teoria, queste motivazioni giustificherebbero il rovesciamento di altri governi oltre al Venezuela. In realtà, Trump ha specificamente nominato altri paesi a cui si applicherebbero le stesse argomentazioni, e ha fatto capire ad almeno due di loro che potrebbero essere i prossimi. È un programma di conquista emisferica che riporterebbe gli Stati Uniti al 1800.

[…]

Su Fox & Friends , Trump ha affermato di aver liberato il Venezuela da un dittatore. A riprova di ciò, ha affermato che la presunta rielezione di Maduro dell’anno scorso era stata “truccata” e “una vergogna, proprio come lo è stata la mia elezione. Il 2020 è stato una vergogna”. In effetti, ha affermato Trump, la farsa elettorale di Maduro “non è stata poi così tanto peggiore di quello che [i Democratici] ci hanno fatto nel 2020”.

Trump stava forse insinuando che le elezioni americane non meritassero più rispetto di quelle venezuelane? Se sì, stava forse proponendo… di usare la forza? Sembra assurdo immaginare un presidente americano che invade il proprio Paese. Potrebbe attaccare Cuba o la Colombia, ma gli Stati Uniti? Come potrebbe funzionare?

La risposta è che è già successo. Cinque anni fa, quasi esattamente nello stesso giorno, Trump ha lanciato un assalto al nostro Campidoglio, ha guardato la battaglia su uno schermo mentre si svolgeva in tempo reale – proprio come aveva fatto durante l’operazione in Venezuela – e ha incitato le sue forze a dare la caccia al nostro vicepresidente. 1 Il regime di Maduro non è il primo governo che Trump ha cercato di rovesciare nel nostro emisfero. È il secondo.

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Calcio, risultati e classifica Serie A: Torino a quota 23

Roma, 4 gen. (askanews) – Questi i risultati del campionato di serie A dopo Verona-Torino 0-3.

Diciottesima giornata: Cagliari-Milan 0-1, Como-Udinese 1-0, Genoa-Pisa 1-1, Sassuolo-Parma 1-1, Juventus-Lecce 1-1, Atalanta-Roma 1-0, Lazio-Napoli 0-2, Fiorentina-Cremonese 1-0, Verona-Torino 0-3, ore 20.45 Inter-Bologna.

Classifica: Milan 38, Napoli 37, Inter 36, Roma, Juventus 33, Como 30, Bologna 26, Atalanta 25, Lazio 24, Sassuolo, Torino 23, Udinese 22, Cremonese 21, Cagliari, Parma 18, Lecce 17, Genoa 15, Verona, Pisa, Fiorentina 12.

Diciannovesima giornata: martedì 6 gennaio ore 15 Pisa-Como, ore 18 Lecce-Roma, ore 20.45 Sassuolo-Juventus, mercoledì 7 gennaio ore 18.30 Bologna-Atalanta, Napoli-Verona, ore 20.45 Lazio-Fiorentina, Parma-Inter, Torino-Udinese, giovedì 8 gennaio ore 18.30 Cremonese-Cagliari, ore 20.45 Milan-Genoa.

Recuperi: mercoledì 14 gennaio ore 18.30 Napoli-Parma, ore 20.45 Inter-Lecce, giovedì 15 gennaio ore 18.30 Verona-Bologna, ore 20.45 Como-Milan.

Bonelli: Trump vuole Groenlandia e quindi attaccare Ue. Meloni riferisca in Parlamento

Roma, 4 gen. (askanews) – “Trump, il pirata, dopo il Venezuela vuole prendersi la Groenlandia per motivi di sicurezza, ovvero per accaparrarsi le terre rare e controllare le rotte artiche che si stanno aprendo in conseguenza del cambiamento climatico. Anche in questo caso l’Italia dirà che l’intervento sarà legittimo, considerato che la Groenlandia è un territorio autonomo danese e che la Danimarca è membro dell’Unione Europea? L’Italia vuole essere il 51º Stato degli USA e vassalla dell’imperatore Trump, oppure difendere la dignità del nostro Paese, fondatore dell’Europa? È urgente che la presidente Meloni venga a riferire in Parlamento e che l’UE reagisca alla violenza targata Trump, che ha distrutto il diritto internazionale”. Così in una nota Angelo Bonelli, deputato AVS e co-portavoce di Europa Verde.

Calcio, risultati e classifica Serie A: Viola aggancia il Pisa

Roma, 4 gen. (askanews) – Questi i risultati del campionato di serie A dopo Fiorentina-Cremonese 1-0.

Diciottesima giornata: Cagliari-Milan 0-1, Como-Udinese 1-0, Genoa-Pisa 1-1, Sassuolo-Parma 1-1, Juventus-Lecce 1-1, Atalanta-Roma 1-0, Lazio-Napoli 0-2, Fiorentina-Cremonese 1-0, ore 18 Verona-Torino, ore 20.45 Inter-Bologna.

Classifica: Milan 38, Napoli 37, Inter 36, Roma, Juventus 33, Como 30, Bologna 26, Atalanta 25, Lazio 24, Sassuolo 23, Udinese 22, Cremonese 21, Torino 20, Cagliari, Parma 18, Lecce 17, Genoa 15, Verona, Pisa, Fiorentina 12.

Diciannovesima giornata: martedì 6 gennaio ore 15 Pisa-Como, ore 18 Lecce-Roma, ore 20.45 Sassuolo-Juventus, mercoledì 7 gennaio ore 18.30 Bologna-Atalanta, Napoli-Verona, ore 20.45 Lazio-Fiorentina, Parma-Inter, Torino-Udinese, giovedì 8 gennaio ore 18.30 Cremonese-Cagliari, ore 20.45 Milan-Genoa.

Recuperi: mercoledì 14 gennaio ore 18.30 Napoli-Parma, ore 20.45 Inter-Lecce, giovedì 15 gennaio ore 18.30 Verona-Bologna, ore 20.45 Como-Milan.

Strage Crans, Schlein: vicinanza ai familiari delle sei vittime

Roma, 4 gen. (askanews) – “Mi unisco, anche a nome di tutta la comunità democratica, al dolore dei genitori, degli amici e di tutti coloro che hanno conosciuto e voluto bene alle sei giovani vittime italiane della strage di Crans-Montana, e di tutte le altre vittime. A loro va tutta la nostra vicinanza e la nostra commossa partecipazione.” Così la segretaria del Pd Elly Schlein, che in questi giorni si è tenuta in costante contatto con il Ministro degli Esteri Antonio Tajani.

“Ora è il tempo del cordoglio – conclude Schlein – ma poi viene il tempo di accertare le responsabilità su come tutto questo sia potuto accadere”.

Di cosa è accusato il presidente del Venezuela Maduro dagli Usa

Roma, 4 gen. (askanews) – Sono quattro i capi d’imputazione a carico del presidente venezuelano Nicolas Maduro, catturato ieri da forze Usa e deportato a New York. Lo si evince dall’atto d’accusa del distretto meridionale di New York, pubblicato oggi dal Washington Post, nel quale si dice che sostanzialmente Maduro si è arricchito insieme al suo entourage attraverso i proventi del traffico illecito di droga. Il documento ripropone le stesse imputazioni formulate dall’amministrazione Trump nel 2020, tra cui cospirazione per narcoterrorismo, cospirazione per l’importazione di cocaina e possesso di armi automatiche e ordigni distruttivi. In caso di condanna, Maduro rischia decenni di carcere negli Stati uniti.

Secondo l’accusa, Maduro avrebbe “agito in partnership con i suoi complici utilizzando l’autorità ottenuta illegalmente e le istituzioni da lui corrotte per trasportare migliaia di tonnellate di cocaina negli Stati uniti”, sfruttando il potere statale e il narcotraffico per accumulare ricchezza e controllo politico. A differenza dell’incriminazione del 2020, l’atto aggiornato include anche la moglie di Maduro, Cilia Flores, come co-imputata. Tra gli altri quattro co-imputati, tutti appartenenti al cerchio ristretto dell’ex presidente, figura anche il figlio, Nicolas Ernesto Maduro, che non risulta essere stato catturato.

Il documento ricostruisce inoltre l’ascesa politica di Maduro, dal ruolo di parlamentare a quello di ministro degli Esteri sotto il predecessore Hugo Chavez, definendolo “governante di fatto ma illegittimo del Paese”.

Strage a Crans-Montana, Tajani: 6 le vittime italiane accertate

Roma, 4 gen. (askanews) – “Purtroppo le vittime italiane sono sei, tutte accertate”. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, riguardo alla strage avvenuta la notte di Capodanno nella località svizzera di Crans Montana. Parlando al Tg2, il titolare della Farnesina ha quindi aggiunto che “i feriti stanno per essere tutti accompagnati in Italia”, precisando che “tre saranno oggi al Niguarda e una a Torino”. “I feretri saranno accompagnati in Italia con un volo di Stato organizzato dall’aeronautica militare”, ha concluso Tajani.

Calcio, risultati e classifica di Serie A: Napoli secondo

Roma, 4 gen. (askanews) – Questi i risultati del campionato di serie A dopo Lazio-Napoli 0-2

Diciottesima giornata: Cagliari-Milan 0-1, Como-Udinese 1-0, Genoa-Pisa 1-1, Sassuolo-Parma 1-1, Juventus-Lecce 1-1, Atalanta-Roma 1-0, Lazio-Napoli 0-2, ore 15 Fiorentina-Cremonese, ore 18 Verona-Torino, ore 20.45 Inter-Bologna.

Classifica: Milan 38, Napoli 37, Inter 36, Roma, Juventus 33, Como 30, Bologna 26, Atalanta 25, Lazio 24, Sassuolo 23, Udinese 22, Cremonese 21, Torino 20, Cagliari, Parma 18, Lecce 17, Genoa 15, Verona, Pisa 12, Fiorentina 9

Diciannovesima giornata: martedì 6 gennaio ore 15 Pisa-Como, ore 18 Lecce-Roma, ore 20.45 Sassuolo-Juventus, mercoledì 7 gennaio ore 18.30 Bologna-Atalanta, Napoli-Verona, ore 20.45 Lazio-Fiorentina, Parma-Inter, Torino-Udinese, giovedì 8 gennaio ore 18.30 Cremonese-Cagliari, ore 20.45 Milan-Genoa.

Recuperi: mercoledì 14 gennaio ore 18.30 Napoli-Parma, ore 20.45 Inter-Lecce, giovedì 15 gennaio ore 18.30 Verona-Bologna, ore 20.45 Como-Milan.

Calcio, Lazio-Napoli 0-2: decidono Spinazzola e Rrahmani

Roma, 4 gen. (askanews) – Bastano venti minuti arrembanti al Napoli per espugnare l’Olimpico e battere 2-0 una Lazio impalpabile. A decidere il match Spinazzola e Rrahmani con due gol arrivati a cavallo tra il 13′ ed il 32′ della prima frazione di gioco. Lazio non pervenuta. Partita che finisce in rissa. Lazio che chiude in nove con il doppio giallo a Noslin. Poi rosso diretto per Marusic e Mazzocchi che vengono alle mani.

Il Napoli parte subito forte e trova il vantaggio al 13′ grazie a Leonardo Spinazzola. Il terzino azzurro riceve un perfetto cross dalla sinistra di Matteo Politano, controlla e di piatto batte Provedel, portando i suoi sull’1-0. La reazione della Lazio è confusa e imprecisa: Noslin spreca alcune occasioni nei primi minuti, mostrando nervosismo. Il Napoli continua a premere, con Hojlund ed Elmas protagonisti di alcune conclusioni pericolose, tra cui un colpo di testa di Elmas che si stampa sulla traversa al 39′. Al 32′, il Napoli raddoppia: punizione dalla trequarti di Stanislav Lobotka, perfetta per Amir Rrahmani che di testa supera Provedel e firma lo 0-2, confermato dal Var. La squadra di Luciano Spalletti controlla la gara, con Spinazzola e Politano sempre pericolosi sulla fascia sinistra, mentre Hojlund prova a sorprendere la retroguardia laziale con giocate personali. Il primo tempo si chiude con un dominio netto del Napoli, accompagnato dai fischi del pubblico di casa verso i biancocelesti.

La ripresa vede subito qualche scintilla: al 52′ Spinazzola colpisce di testa su cross di Neres, ma Romagnoli respinge. Napoli controlla, Lazio cerca di reagire con alcuni cross da Pellegrini e Lazzari, ma senza incidere. Al 67′ problemi per Neres, costretto a lasciare il campo per infortunio alla caviglia: al suo posto entra Mazzocchi. La partita si fa più nervosa e intensa, con spintoni e mani addosso tra Noslin e Rrahmani al 69′, entrambi ammoniti da Davide Massa. Al 79′ doppio cambio per il Napoli: Gutierrez e Buongiorno rilevano Spinazzola e Rrahmani. Lazio risponde con Belahyane e Isaksen per Cataldi e Cancellieri, mentre al 81′ Noslin, già ammonito, commette un fallo su Buongiorno e riceve il secondo giallo, con conseguente espulsione. Lazio in dieci. Il Napoli chiude ogni varco e gestisce il possesso. Finale pirotecnico. La Lazio chiude in nove: Marusic e Mazzocchi vengono alle mani. Rosso diretto per entrambi. Ultima emozione al 90′: Punizione dalla tre quarti, sul secondo palo spunta il francese che di testa colpisce il legno.

Sci, Camile Rast vince lo slalom di Kranjska Gora

Roma, 4 gen. (askanews) – Camille Rast e Mikaela Shiffrin regalano spettacolo e con una sfida da leggenda esaltano lo slalom di Kranjska Gora, in Slovenia: due manche capolavoro per un duello condotto sul filo dei centesimi che premia la svizzera Rast, capace di staccare il miglior tempo in entrambe le frazioni per completare la doppietta personale sulla Podkoren 3 dopo la vittoria nel gigante di ieri ed interrompere la striscia vincente di Shiffrin, a segno nelle prime cinque gare stagionali. Solo 14 centesimi separano al termine della tenzone le due protagoniste, in un contesto assolutamente fuori portata per la concorrenza.

Ma nel gruppo inseguitore ora c’è definitivamente anche Lara Della Mea (+2″35): la tarvisiana a pochi chilometri da casa trova un eccellente sesto posto, miglior risultato della carriera in Coppa del Mondo che la porta a soli cinque decimi dal terzo gradino del podio, occupato da Wendy Holdener (+1″83). Settima dopo la prima manche, la friulana cresce ulteriormente con un’ottima seconda frazione, in cui ha saputo mettere in pista tutti i progressi – tecnici e di fiducia – che le hanno consentito di migliorare gara dopo gara in questa prima parte di stagione. Un sesto posto importante per Della Mea, così come la decima piazza di Martina Peterlini (+3″09) che si affaccia per la seconda volta in carriera nella top ten di Coppa del Mondo, progredendo di tre step nella seconda manche.

Maduro in carcere a NY, domani il Consiglio di sicurezza Onu (aggiornamenti)

Roma, 4 gen. (askanews) – La situazione in aggiornamento dopo il raid Usa di ieri in Venezuela, dove sono stati presi dalle forze speciali il presidente Maduro e la moglie, e trasportati in Usa, a New York, con l’accusa di narcotraffico e altri presunti reati.

-12:30 Venezuela, Provenzano (Pd): Meloni sceglie Trump e dimentica la Costituzione. “Gravissimo legittimare questa violazione del diritto internazionale”.

-12:00 Venezuela, il Papa: bene del popolo deve prevalere su ogni altra cosa. “Superare la violenza e intraprendere cammini di giustizia”.

-11:30 Il Consiglio di sicurezza dell’Onu terrà domani la riunione di emergenza sull’operazione militare condotta dagli Stati Uniti in Venezuela, che ha portato alla cattura del presidente Nicolas Maduro.

-11:25 Stando a quanto riferito al New York Times da diverse fonti americane e venezuelane, a fine dicembre il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha respinto l’ultimatum del presidente americano Donald Trump di lasciare la guida del Paese, che prevedeva un esilio dorato in Turchia.

-11:20 Il presidente venezuelano Nicolas Maduro è stato condotto al Metropolitan Detention Center di Brooklyn, dopo essere arrivato in elicottero a New York, dove sarà chiamato a rispondere alle accuse federali di narcotraffico e possesso di armi.

-11:00 Stando alla ricostruzione fatta dal New York Times, da settimane le autorità americane avevano individuato nella vice presidente venezuelana, Delcy Rodríguez, un candidato accettabile per sostituire il presidente Nicolas Maduro, almeno in una prima fase.

Il Papa: il bene del popolo del Venezuela deve prevalere su ogni altra cosa

Roma, 4 gen. (askanews) – “Con animo colmo di preoccupazione seguo gli sviluppi della situazione in Venezuela. Il bene dell’amato popolo venezuelano deve prevalere sopra ogni altra considerazione e indurre a superare la violenza e intraprendere cammini di giustizia e di pace garantendo la sovranità del paese, assicurando lo stato di diritto inscritto nella Costituzione”. Così ha detto Papa Leone XIV parlando dopo l’Angelus in piazza San Pietro. Bisogna rispettare “i diritti umani e civili di ognuno e di tutti e lavorando per costruire insieme un futuro sereno di collaborazione di stabilità e di concordia con speciale attenzione ai più poveri che soffrono a causa della difficile situazione situazione economica per questo prego e vi invito a pregare affidando la nostra preghiera all’intercessione della Madonna dei Cormoto e dei santi José Gregorio Hernandez il Sor Carmen Rendiles”, ha continuato il Santo Padre.

Demografia. Mentre l’Europa declina, l’Africa cresce: dobbiamo averne paura?

La demografia africana non è un tema ignoto alle classi dirigenti europee, né una variabile rimossa dall’analisi strategica dell’Unione. Al contrario, da anni essa è al centro di studi, documenti e proiezioni che accompagnano le politiche su migrazioni, cooperazione e sicurezza. 

Governare l’immigrazione in democrazia

La vera difficoltà non sta dunque nella diagnosi, ma nel governo politico del fenomeno migratorio in società democratiche attraversate da un’opinione pubblica largamente avversa.

È una difficoltà che non riguarda solo l’Europa, ma l’occidente nel suo complesso. La gestione dell’immigrazione tocca paure profonde, identità collettive, equilibri sociali fragili. Proprio per questo, però, l’Europa è chiamata a uno sforzo ulteriore: raccontare meglio e con maggiore continuità perché il rapporto con l’Africa – continente plurale e non blocco uniforme – rappresenti una pietra miliare del proprio futuro politico, economico e civile.

Nel dibattito pubblico, tuttavia, l’Africa continua spesso a essere evocata come un’entità indistinta, una massa demografica in espansione destinata prima o poi a riversarsi verso Nord. È una semplificazione che non aiuta il consenso democratico e non migliora la qualità delle decisioni. I dati delle Nazioni Unite mostrano una realtà molto più articolata: non esiste un’unica Africa demografica, bensì almeno tre traiettorie diverse, con implicazioni politiche profondamente differenti.

L’Africa del boom demografico

C’è innanzitutto l’Africa del boom demografico, quella che farà crescere i numeri complessivi del continente. Paesi come Nigeria, Repubblica Democratica del Congo o Niger combinano fecondità elevatissime e popolazioni giovanissime. Qui la transizione demografica è ancora lontana dal compiersi.

È questa Africa che spingerà verso l’alto la popolazione mondiale nel XXI secolo e che alimenterà pressioni migratorie, instabilità e competizione per risorse scarse. Tenerne conto non significa cedere all’allarmismo, ma riconoscere una delle principali sfide geopolitiche del nostro tempo.

L’Africa della transizione accelerata

Accanto a questa, però, esiste un’Africa della transizione accelerata. È l’Africa mediterranea e nord-orientale: Egitto, Marocco, Tunisia, Algeria. Qui la fecondità scende rapidamente, lo Stato è più presente, l’urbanizzazione è avanzata. La popolazione continua a crescere, ma a ritmi decrescenti.

È l’Africa che costituisce il naturale spazio di interazione con l’Europa, non solo sul piano geografico ma su quello politico ed economico. Ridurla a semplice serbatoio migratorio significa indebolire le basi di una vera politica euro-mediterranea fondata su cooperazione, investimenti e stabilità condivisa.

L’Africa dimenticata della post-transizione

Infine c’è un’Africa spesso trascurata nel dibattito pubblico: quella post-transizione, rappresentata emblematicamente dal Sudafrica. Qui la fecondità è ormai vicina ai livelli di sostituzione, l’invecchiamento è iniziato, la crescita rallenta fino a prospettare una stagnazione di lungo periodo.

È un’Africa che assomiglia più all’America Latina che al Sahel, segnata da forti disuguaglianze, emigrazione qualificata e problemi strutturali di sviluppo. Non traina il boom demografico africano, ma ne anticipa alcune criticità future.

Raccontare l’Africa plurale per governare il futuro

Parlare di Africa al singolare non è solo analiticamente scorretto: indebolisce la capacità delle democrazie europee di costruire consenso attorno a politiche complesse ma necessarie. Le politiche migratorie, di cooperazione e di sicurezza funzionano solo se si inseriscono in una narrazione pubblica capace di distinguere, spiegare e orientare.

L’Italia, per posizione geografica e storia, è uno dei Paesi europei più direttamente coinvolti in questa relazione strategica. Ma la sfida riguarda l’intero Occidente. La demografia non impone automaticamente le politiche, ma ne definisce l’orizzonte del possibile.

Il tempo lungo come responsabilità politica

Il rapporto con l’Africa – continente plurale, dinamico e diseguale – non è un’emergenza da gestire, ma una dimensione strutturale del futuro europeo e occidentale. Governarlo richiede decisioni, certo, ma anche un lavoro paziente di spiegazione e di costruzione del consenso.

La posta in gioco non è solo l’Africa che cresce, ma la capacità dell’Europa di pensarsi nel tempo lungo, di tenere insieme realismo politico e responsabilità democratica. È su questo terreno che si misura oggi la maturità delle sue classi dirigenti, non sulla loro consapevolezza del problema, che è già ampiamente acquisita al netto della “riottosità” di ampi strati sociali impauriti.

Venezuela, risposta sbagliata a problemi reali

Una violazione che interroga l’ordine internazionale

È ancora presto per capire quali potranno essere gli sviluppi in Venezuela dopo l’intervento militare statunitense di ieri, 3 gennaio, che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro.

Per ora si può tentare di individuare gli aspetti chiave da considerare. Il principale è senz’altro che questa operazione militare costituisce una preoccupante conferma del fatto che in un mondo ancora alla ricerca di nuovi equilibri, le violazioni della sovranità e il ricorso improprio e anacronistico alla guerra di fronte a problemi aperti, accadono con una certa frequenza. Ieri Putin occupa il Donbass, oggi Trump spodesta Maduro. A quando l’occupazione di Taiwan? Si tratta di un punto molto serio. Perché non è che la cartina di tornasole della debolezza delle Nazioni Unite, della urgenza della loro riforma, della mancanza di un quadro condiviso per prevenire e gestire le crisi internazionali. Occorre dunque ribadire con chiarezza e in un modo il meno possibile viziato dall’utilizzo di due pesi e due misure, che tutti i responsabili degli stati membri dell’Onu devono attenersi al rigoroso rispetto del suo Statuto, specialmente in un’epoca di passaggio come quella attuale, in cui risulta assai difficile valutare a quali conseguenze potrebbero condurre le reiterate violazioni del diritto internazionale.

Narcotraffico e cooperazione internazionale

Un altro aspetto implicato dall’iniziativa militare statunitense in Venezuela è quello della lotta al narco-traffico. Ora, che purtroppo l’intera America Latina sia stretta nella morsa dei cartelli della droga, è un problema enorme che non può lasciare indifferente la comunità internazionale.

Un mese fa la Sioi ha dedicato un convegno alla lotta internazionale alla criminalità economica e il quadro tracciato da Giovanni Tartaglia Polcini, coordinatore delle attività internazionali anticorruzione della Farnesina, e da altri esperti, risulta oltre l’immaginabile quanto a infiltrazioni dei narcotrafficanti nei gangli vitali degli stati di quella regione del mondo. L’Italia in maniera discreta e appropriata, in termini di cooperazioni bilaterali, sta facendo davvero molto per aiutare i sistemi giudiziari di alcuni fra gli stati latinoamericani più colpiti dal fenomeno criminale del narcotraffico, ad attrezzarsi per vincere la sfida.

Cartelli, Stati fragili e soluzioni di emergenza

Peraltro sono Colombia, Perù, Bolivia (produttori di cocaina) e Messico (principale centro di smistamento) gli stati più soggetti ai condizionamenti dei narcotrafficanti. In Messico addirittura in alcune zone – casi limite – è stata sperimentata anche, come male minore, la via del dialogo con alcune fra queste organizzazioni criminali, tale e massiccio è il loro controllo del territorio.

Forse anche per questo l’azione militare degli Stati Uniti contro i cartelli della droga in Venezuela appare un po’ anomala visto che in genere il contrasto al narcotraffico è materia che riguarda le forze dell’ordine anche fra Paesi diversi, che possono collaborare.

Geopolitica, Brics e il ritorno della “legge del più forte”

L’intervento Usa in Venezuela appare più come un evento dirompente che mescola obiettivi di politica interna (lotta al narcotraffico), con questioni geopolitiche globali, insieme a una lunga storia di attriti bilaterali, iniziati già dai tempi di Hugo Chávez e proseguiti fino alle ultime elezioni presidenziali del 2024 che videro una contestata vittoria di Maduro. Fra i motivi di questi contrasti vi è certamente la politica estera venezuelana, giudicata a Washington anti-Usa, le alleanze con Russia, Cina, Iran, Cuba, in generale con il mondo dei Brics, da quali tuttavia il Venezuela è sempre stato tenuto fuori, soprattutto per la contrarietà del suo grande vicino, il Brasile, anche se il suo presidente Lula ha condannato i bombardamenti statunitensi definendoli un “grave affronto alla sovranità”, ed avvertendo che attaccare i Paesi è il primo passo verso un mondo in cui “la legge del più forte” prevale sul multilateralismo.

E un altro grande Paese molto sensibile alle violazioni di sovranità, l’India, esercita, dal primo gennaio, la presidenza di turno dei Brics, i cui stati membri hanno unanimemente condannato quella che definiscono l’aggressione americana al Venezuela.

L’incognita del “dopo Maduro”

L’aspetto più preoccupante, sul quale si concentra l’attenzione internazionale insieme alla preoccupazione dei venezuelani, è il futuro, le conseguenze che potrebbero venire dopo l’azione decisa da Trump. Come avverrà la successione a Maduro: una rapida transizione verso la democrazia, come tutti si augurano, o l’innesco di una micidiale lotta per il potere in un Paese già stremato da una gravissima crisi economica e sociale, che causa una forte pressione migratoria sulla vicina Colombia? In attesa dei futuri sviluppi, già quanto è dato vedere fornisce persin troppi elementi su cui riflettere.

Taiwan ora trema, in Asia il nuovo fronte dell’equilibrio globale

Un precedente che pesa

Segnali sempre più inquietanti, per Taiwan. L’intervento americano in Venezuela offre ora alla Cina una possibile giustificazione in più per un possibile attacco all’isola che essa ritiene essere parte della Repubblica Popolare.

Nell’ultima settimana del 2025 Pechino ha ribadito il proprio pensiero al riguardo. Dapprima con l’imponente esercitazione navale nelle acque del Mar Cinese Meridionale. “Un duro avvertimento agli indipendentisti”, si è premurato di sostenere il governo mandarino, inviando così un messaggio preciso anche a quanti (il Giappone, senz’altro; gli Stati Uniti, forse) si rendono colpevoli di inaccettabili “interferenze esterne”.

Le manovre militari e il messaggio a Tokyo e Washington

Ed in effetti le manovre militari hanno simulato, fra l’altro, un blocco navale intorno all’isola e la presa in controllo dei suoi due porti principali, a nord e a sud.

Successivamente, nel suo discorso del (nostro) fine anno il Presidente Xi Jinping ha ribadito il suo pensiero: “i popoli su entrambe le sponde dello Stretto – ha affermato – sono legati da vincoli di sangue e parentela. La riunificazione della nostra madrepatria, una tendenza dei nostri tempi, è inarrestabile”. Una dichiarazione che non lascia molti margini di incertezza.

Non il “se”, ma il “quando”

Non è in questione il “se”, ma solo il “quando”. Che si immagina non molto in là nel tempo, peraltro.

Una determinazione già espressa in altre precedenti circostanze ma ora più inquietante per i taiwanesi alla luce non solo della dura risposta che Pechino ha rivolto a Tokyo dopo le improvvide affermazioni della neo-premier giapponese inerenti proprio Taiwan ma soprattutto in relazione alla nuova postura di Washington.

La nuova postura americana

Che con Trump al comando pare più interessata a trovare un’intesa commerciale, sulle terre rare e non solo, con il Dragone e non tanto – parrebbe – a rischiare un confronto duro e rischioso in nome della libertà di Taiwan.

Tanto più che nella Città Proibita stanno interpretando le rivendicazioni americane sulla Groenlandia e quelle sull’America Latina (dal Venezuela a Panama, sino alla ridenominazione del Golfo del Messico) come un quasi via libera alla Cina su Taiwan. La stessa parziale e non convinta difesa dell’Ucraina sembra ai cinesi confermare questa impressione.

Sanzioni e avvertimenti a Trump

A tal proposito le dure sanzioni comminate da Pechino ad aziende USA del settore difesa, punite con il congelamento dei beni detenuti in Cina, dopo che l’Amministrazione americana aveva annunciato la vendita a Taiwan di armi per 11 miliardi di dollari, paiono voler indicare a Trump – qualche mese prima del suo previsto meeting con Xi – quale sia la direzione che gli USA dovrebbero prendere: nessun rapporto con Taiwan, né commerciale né militare.

La “sacra missione” di Pechino

Il che è un passo in avanti deciso da Pechino da intendere bene nella sua valenza: fino ad oggi, infatti, gli Stati Uniti hanno sempre difeso a parole l’indipendenza taiwanese ma l’hanno sostenuta solo con qualche affermazione di principio e, concretamente, con la vendita di armamenti e non certo con un coinvolgimento diretto di propri militari.

Ora Xi pare voler avvisare il suo omologo americano: non vogliamo più che voi armiate Taiwan, il cui ritorno a casa, alla Cina continentale, è considerato una “sacra missione”, ineludibile.

A Taipei il timore è crescente. Da oggi, ancora di più.

Il caso Bartolo è un’altra spina nel fianco della Schlein

La non più adesione al Pd di Pietro Bartolo, medico di estrazione cattolica da sempre in prima fila nel soccorso ai migranti a Lampedusa, ha riproposto il tema della progressiva lontananza dell’area cattolico popolare dal partito targato Elly Schlein. Un dissenso politico, culturale e programmatico nei confronti del nuovo corso del partito che, com’è evidente a quasi tutti, ha cambiato radicalmente il suo profilo, la sua natura e, soprattutto, il suo progetto politico rispetto all’ormai antica vocazione del Pd.

Dal Pd plurale di Veltroni e Marini al ritorno della filiera della sinistra

Per capirci, rispetto alla sua vocazione originaria, cioè di un partito culturalmente plurale e organicamente di centro-sinistra. Due condizioni che, oggettivamente, sono state sacrificate sull’altare di un ritorno – del tutto legittimo e anche comprensibile – della filiera politica e culturale della sinistra italiana. E cioè, quella che parte dal vecchio Pci e che dopo l’esperienza del PDS e dei Ds è approdata al Pd.

Insomma, un’altra storia che ha un profilo politico del tutto diverso, se non addirittura alternativo, rispetto al Pd del Lingotto di Veltroni, con l’apporto decisivo e determinante di esponenti come Rutelli, Marini e molti altri fondatori del partito dell’epoca.

Il silenzio del Nazareno 

Ora, anche se il caso Bartolo è stato subito silenziato in quanto non commentato dai vertici del Nazareno, è indubbio sottolineare – almeno per chi ha un minimo di onestà intellettuale – che l’esperienza, il pensiero, la storia e la tradizione del cattolicesimo popolare e sociale sono del tutto lontani, estranei ed esterni rispetto al progetto politico perseguito dalla “testardamente unitaria” segretaria del Pd e dal gruppo dirigente che la sostiene in tutte le pubbliche occasioni.

I cattolici nel Pd come gli “indipendenti” nelle liste del Pci

È a tutti noto, del resto, che la presenza di ciò che resta dei cattolici popolari all’interno dell’attuale Pd ricorda molto la vecchia ed antica, nonché gloriosa e qualificata, storia dei “cattolici indipendenti eletti nelle liste del Pci” negli anni ’70 e ’80. Una esperienza importante e significativa, quella dei Raniero La Valle, per citare uno degli esponenti più rappresentativi, che era però caratterizzata da una precisa prassi.

E cioè, si trattava di candidature che non dovevano minimamente intaccare il progetto politico del partito che era progettato, studiato e propagandato dal gruppo dirigente del partito ospite del tempo, ovvero il Pci.

Ospiti, non protagonisti

Mutatis mutandis, come si suol dire, oggi il ruolo dei cosiddetti cattolici popolari nel Pd è ritornato ad essere quello dei “cattolici indipendenti eletti nelle liste del Pci”. E cioè, ospiti e non protagonisti. Candidati e non fondatori. Gregari e non titolari.

E, del resto, non stupisce affatto che si registri la fuga progressiva di quell’area culturale dall’attuale principale partito della sinistra italiana.

Una casa politica da ricostruire

Certo, esiste – eccome se esiste – il problema di ridare una casa accogliente, coerente e lungimirante ad un’area politica, culturale, sociale e forse anche etica che oggi è semplicemente disorientata e spaesata. Una casa, un luogo, un partito o un movimento dove si ritorna, però, ad essere politicamente protagonisti e non semplici ed insignificanti gregari.

Una casa, però, che non sia una semplice “tenda” o un rifugio o un accampamento, come ha già deciso a tavolino un autorevole dirigente politico ex comunista come Goffredo Bettini.

Calcio, risultati e classifica di Serie A, frenata Roma

Roma, 4 gen. (askanews) – Questi i risultati del campionato di serie A dopo Atalanta-Roma 1-0

Diciottesima giornata: Cagliari-Milan 0-1, Como-Udinese 1-0, Genoa-Pisa 1-1, Sassuolo-Parma 1-1, Juventus-Lecce 1-1, Atalanta-Roma 1-0, domenica 4 gennaio ore 12.30 Lazio-Napoli, ore 15 Fiorentina-Cremonese, ore 18 Verona-Torino, ore 20.45 Inter-Bologna.

Classifica: Milan 38, Inter 36, Napoli 34, Roma, Juventus 33, Como 30, Bologna 26, Atalanta 25, Lazio 24, Sassuolo 23, Udinese 22, Cremonese 21, Torino 20, Cagliari, Parma 18, Lecce 17, Genoa 15, Verona, Pisa 12, Fiorentina 9

Diciannovesima giornata: martedì 6 gennaio ore 15 Pisa-Como, ore 18 Lecce-Roma, ore 20.45 Sassuolo-Juventus, mercoledì 7 gennaio ore 18.30 Bologna-Atalanta, Napoli-Verona, ore 20.45 Lazio-Fiorentina, Parma-Inter, Torino-Udinese, giovedì 8 gennaio ore 18.30 Cremonese-Cagliari, ore 20.45 Milan-Genoa.

Recuperi: mercoledì 14 gennaio ore 18.30 Napoli-Parma, ore 20.45 Inter-Lecce, giovedì 15 gennaio ore 18.30 Verona-Bologna, ore 20.45 Como-Milan.

Calcio, risultati e classifica di Serie A, frena la Juve

Roma, 3 gen. (askanews) – Questi i risultati del campionato di serie A dopo Juventus-Lecce 1-1.

Diciottesima giornata: Cagliari-Milan 0-1, Como-Udinese 1-0, Genoa-Pisa 1-1, Sassuolo-Parma 1-1, Juventus-Lecce 1-1, ore 20.45 Atalanta-Roma, domenica 4 gennaio ore 12.30 Lazio-Napoli, ore 15 Fiorentina-Cremonese, ore 18 Verona-Torino, ore 20.45 Inter-Bologna.

Classifica: Milan 38, Inter 36, Napoli 34, Roma, Juventus 33, Como 30, Bologna 26, Lazio 24, Sassuolo 23, Atalanta, Udinese 22, Cremonese 21, Torino 20, Cagliari, Parma 18, Lecce 17, Genoa 15, Verona, Pisa 12, Fiorentina 9

Diciannovesima giornata: martedì 6 gennaio ore 15 Pisa-Como, ore 18 Lecce-Roma, ore 20.45 Sassuolo-Juventus, mercoledì 7 gennaio ore 18.30 Bologna-Atalanta, Napoli-Verona, ore 20.45 Lazio-Fiorentina, Parma-Inter, Torino-Udinese, giovedì 8 gennaio ore 18.30 Cremonese-Cagliari, ore 20.45 Milan-Genoa.

Recuperi: mercoledì 14 gennaio ore 18.30 Napoli-Parma, ore 20.45 Inter-Lecce, giovedì 15 gennaio ore 18.30 Verona-Bologna, ore 20.45 Como-Milan.

Venezuela, ecco i dettagli dell’operazione "Absolute Resolve"

Roma, 3 gen. (askanews) – Oltre 150 velivoli decollati da 20 basi in tutto l’emisfero occidentale, caccia F-35 e F-22, bombardieri B-1 e reparti d’élite addestrati su una replica esatta dell’obiettivo: sono i dettagli forniti dal generale Dan Caine durante la conferenza stampa del presidente degli Stati uniti Donald Trump a Mar-a-Lago, dopo l’attacco in Venezuela e l’arresto del presidente Nicolas Maduro e della moglie.

“L’operazione ha coinvolto più di 150 aeromobili partiti da 20 basi nell’emisfero occidentale”, ha dichiarato Caine ai giornalisti, precisando che tra i mezzi impiegati figuravano “F-35, F-22 e bombardieri B-1”.

Il capo di stato maggiore congiunto ha confermato l’impiego di forze speciali di massimo livello. “Truppe d’élite, incluse unità della Delta Force dell’Esercito, hanno costruito una replica identica della residenza sicura di Maduro e si sono addestrate su come entrare in una struttura rigidamente fortificata”, ha detto.

Caine ha inoltre fatto riferimento al ruolo dell’intelligence. Secondo fonti informate citate durante il briefing, la Cia aveva un piccolo team sul terreno già da agosto, in grado di fornire indicazioni decisive sule abidutini di Maduro, rendendo l’operazione di cattura “fluida e senza intoppi”. Il New York Times ha inoltre riferito che l’agenzia disponeva anche di una risorsa molto vicina al presidente venezuelano, pronta a individuarne con precisione la posizione durante l’azione.

“Con tutti gli elementi al loro posto, il presidente ha approvato l’operazione quattro giorni fa”, ha spiegato il generale, aggiungendo che pianificatori militari e dell’intelligence avevano suggerito di attendere “condizioni meteo migliori e una minore copertura nuvolosa”.

Nelle prime ore di sabato è così scattata l’operazione, battezzata “Absolute Resolve”. Trump ha seguito l’azione in diretta dal suo club di Mar-a-Lago, circondato dai principali consiglieri civili e militari, mentre le forze statunitensi portavano a termine la missione che ha condotto alla cattura di Maduro.

Venezuela, Trump: governeremo fino a transizione, se serve ripetiamo

Roma, 3 gen. (askanews) – Gli Stati Uniti gestiranno il Venezuela finché non ci sarà una transizione giusta e appropriata, ha dichiarato il presidente Usa Donald Trump in conferenza stampa dopo l’attacco a Caracas e la cattura del presidente Nicolás Maduro. “Vogliamo pace, libertà e giustizia per il grande popolo venezuelano”, ha affermato l’inquiilno della Casa Bianca, sottolineando che l’operazione è stata “una delle dimostrazioni di forza più efficaci e potenti nella storia degli Stati Uniti”. E ancora, “le persone qui dietro di me, noi gestiremo” la situazione nel Paese. Alle sue spalle, il segretari di Stato Marco Rubio, il capo del Pentagono Peter egseth, il generale Dan Caine e il vice capo di gabinetto, il consigliere Dan Scavino. Il presidente ha poi aggiunto, laconicamente di non sapere al momento se saranno inviate truppe.

Trump ha definito l’azione militare “un assalto spettacolare come non se ne vedevano dalla Seconda guerra mondiale”, paragonandola all’uccisione di Qasem Soleimani nel 2020 e all’eliminazione di l’attacco e di al Baghdadi nel 2019. Ha anche avvertito che Washington è pronta a “una seconda ondata” se necessario. “Tutte le opzioni militari restano sul tavolo”, ha detto, insistendo che “quanto è accaduto a Maduro accadrà anche ad altri” se non verranno rispettate le condizioni Usa.

Il presidente Usa ha affermato che la caduta del presidente venezuelano Nicolas Maduro avrà ripercussioni anche su Cuba: “Penso che Cuba sarà qualcosa di cui finiremo per parlare”, perchè “è molto simile, nel senso che vogliamo aiutare il popolo di Cuba”. Alle parole del presidente ha fatto seguito l’intervento di Marco Rubio, che ha invitato apertamente le autorità cubane a considerare l’azione statunitense in Venezuela come un segnale diretto. “Quando il presidente parla, lo si deve prendere sul serio”, ha detto Rubio. “Se vivessi all’Avana e fossi nel governo, sarei quantomeno preoccupato”.

Il presidente ha sostenuto che “la Dottrina Monroe è stata superata di gran lunga” e che l’operazione renderà il Venezuela “una nazione più sicura”. Il riferimento è alla Dottrina Monroe, enunciata dal presidente James Monroe nel 1823, e sintetizzata nell’idea strategica della fine dell’influenza europea e il diritto statunitense a controllare il continente americano come propria zona naturale di influenza. “Noi ci siamo”, ha detto.

Il leader americano ha aperto la conferenza stampa a Mar-a-Lago affermando che “la schiacciante potenza militare americana, aerea, terrestre e marittima, è stata impiegata per lanciare un assalto spettacolare”, continuando in diretta televisiva il flusso di dichiarazioni compiaciute continuato per tutta la giornata.

Trump ha motivato l’attacco con la necessità di “portare l’illegittimo dittatore Nicolas Maduro davanti alla giustizia”, ha continuato, affermando che l’attacco è stata una “dimostrazione della potenza americana”. Le forze Usa hanno dimostrato “velocità, precisione, competenza straordinari”.

Il presidente americano ha poi collegato l’operazione anche alla gestione del settore petrolifero del Paese sudamericano, annunciando che aziende Usa investiranno nel paese. “Tutti sapete che il business del petrolio è stato particolarmente duro”, ha affermato Trump. “Non veniva pompato praticamente niente, se comparato a quanto veniva estratto e a quanto sarebbe potuto succedere”.

Trump ha dichiarato che quanto accaduto al presidente venezuelano Nicolas Maduro “accadrà anche agli altri” vertici militari e politici di Caracas, se non verranno soddisfatte le condizioni poste da Washington: “Siamo pronti e gli Stati Uniti manterranno tutte le opzioni militari finché non verranno soddisfatte tutte le condizioni”, e quindi “tutte le autorità militari e politiche del Venezuela devono capire che quello che è successo a Maduro succederà anche a loro”.

"Allenati alla felicità", libro su imprenditoria femminile e fitness

Roma, 2 gen. (askanews) – Un viaggio fatto di allenamenti, sogni, ostacoli e conquiste, in cui la storia personale e professionale dell’autrice si intreccia con la storia recente dell’Italia, passando per la liberalizzazione femminile e l’evoluzione del fitness e del concetto di benessere. “Ho sentito forte la spinta a raccontare la mia storia non tanto come autobiografia, quanto come testimonianza. Un viaggio fatto di allenamenti, sogni, ostacoli e conquiste, che attraversa la storia recente dell’Italia: dalla rivoluzione culturale degli anni ’70 fino alla contemporaneità, passando per la liberalizzazione femminile e l’evoluzione del concetto di benessere. È la storia di una bambina che giocava con i cugini e amava correre, arrampicarsi, che ha indossato la sua prima tuta da ginnastica in un paesino come Marzocca, attirando sguardi curiosi, e che ha trasformato una passione in una professione, aprendo la strada – anche per altre – nel mondo del fitness quando ancora era solo un’idea, forse neppure”.

È con queste parole, tratte dalla sua premessa, che Loredana Paparelli introduce “Allenati alla felicità – Imprenditoria femminile e fitness” (una case history lunga quasi 50 anni): edito da Intrecci Editore (177pp – €18). Si tratta del primo libro dell’imprenditrice, educatrice e pioniera del fitness in Italia.

Non una semplice biografia ma una testimonianza del suo percorso come donna, sportiva e, appunto, imprenditrice; un testo in cui le vicende personali dell’autrice si intrecciano alla storia recente italiana diviso in 5 capitoli – ciascuno riassumibile con il titolo della canzone di cui porta il nome – che vanno dagli inizi e lo sviluppo del proprio percorso personale di “Non sarà un’avventura” e “Le Ragazze fanno grandi sogni”; la crescita, l’evoluzione, l’innovazione e la formazione continua di “The never ending story” e “Strada facendo” e le visioni per il futuro di “Penso positivo”.

Iniziando con la volontà, espressa fin da bambina, di diventare insegnante di ginnastica, lo scontro con la mentalità maschilista dei primi anni ’70, in particolare con quella del padre, che non vedeva l’attività fisica come una prospettiva lavorativa dignitosa per una donna e la possibilità di iscriversi all’Isef di Urbino (dove ha portato una tesi sull’importanza della ginnastica per le donne in gravidanza, sottolineando il binomio sport e salute) grazie al sostegno della madre e della zia; l’inizio come insegnante di ginnastica in una Marzocca, frazione di Senigallia, nelle Marche, senza palestre in cui insegnava ginnastica a 130 ragazze in un corridoio scolastico e, nel 1977, la nascita di Lady’s Club, la sua prima palestra riservata esclusivamente alle donne; l’apertura del Nirvana, il suo secondo centro, questa volta aperto anche agli uomini, nel 1981, grazie a cui porta l’aerobica a Senigallia dopo averla appresa a Milano direttamente da Lara Saint Paul.

“Sono gli anni in cui l’aerobica è al suo picco massimo – commenta Loredana Paparelli – Non si tratta più solo di un’attività sportiva, ma di un vero e proprio movimento sociale che contribuisce all’autostima al femminile, promuovendo il divertimento e uno stile di vita sano”.

Periodo a cui seguono anni di costante formazione manageriale (SDA Bocconi e FIF – Federazione Italiana Fitness) e sviluppo di un vero e proprio vademecum per l’impresa, in cui formazione, voglia di sperimentare e innovazione costante sono punti focali: “anni in cui, come imprenditori del settore, era fondamentale cominciare a sviluppare una visione strategica, allontanandosi dalla mentalità del semplice istruttore, per evitare un possibile fallimento della propria struttura”.

E di evoluzione e cambiamento, che portano il Nirvana a due trasferimenti per poter ingrandire il suo spazio a disposizione, rendendolo punto di riferimento per il fitness nelle Marche e non solo, anche grazie ai corsi di diversi stili di danza e gli stage tenuti dai migliori coreografi del momento, frequentati da allieve e allievi provenienti da tutta Italia: “anni di fermento, in cui incominciava a svilupparsi in modo strutturato il concetto di salute e prevenzione attraverso il movimento”

Per il futuro, invece, “sarà fondamentale che l’intero settore del fitness si orienti verso prevenzione e salute, stringendo collaborazioni anche con scuole, sanità e aziende. Il messaggio fondamentale continua a essere che il movimento aiuta a essere più felici e a stare meglio, l’esercizio fisico si conferma un “farmaco naturale e portentoso” contro la sedentarietà, killer letale che accorcia i nostri anni in salute”.

“Racconto tutto questo non per guardarmi indietro, ma per prendere la rincorsa. Perché, come nello sport, ogni traguardo raggiunto non è un punto d’arrivo, ma una nuova partenza. Vinta una gara, si ricomincia ad allenarsi. E se lo sport mi ha insegnato qualcosa, è proprio questo: che la strada continua sempre. C’è sempre un nuovo passo da compiere, un nuovo orizzonte da esplorare, un nuovo equilibrio da cercare. E oggi, più che mai, credo che l’allenamento più importante sia proprio quello alla felicità. Perché la felicità va coltivata. Va cercata nelle cose piccole e in quelle grandi, nei movimenti che ci fanno bene, nelle scelte che ci rappresentano. Questo libro è il mio invito ad allenarvi con me. Allenatevi, quindi, alla felicità”, conclude Loredana Paparelli.

Venezuela, la sequenza degli eventi che hanno portato agli attacchi

Roma, 3 gen. (askanews) – Un’escalation, quella che ha portato oggi all’attacco Usa contro il Venezuela, con la cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro e della moglie.

Di seguito una cronologia degli eventi che hanno portato all’azione di oggi.

Marzo 2020 – Durante il primo mandato del presidente statunitense Donald Trump, il Dipartimento di Giustizia degli Stati uniti incrimina Maduro per narcoterrorismo e traffico di cocaina, accusandolo di aver guidato per anni un cartello della droga. Il leader venezuelano respinge le accuse e denuncia un’operazione politica.

Luglio 2024 – Maduro viene proclamato vincitore delle elezioni presidenziali in Venezuela, consultazione giudicata irregolare da osservatori indipendenti. L’opposizione indica Edmundo Gonzalez come legittimo vincitore.

Gennaio 2025 – L’amministrazione Biden riconosce Gonzalez come presidente legittimo del Venezuela. Gonzalez, in esilio in Spagna, viene sostenuto da Washington nel tentativo di isolare Maduro a livello internazionale.

Luglio 2025 – L’amministrazione Trump inserisce il Cartel de los Soles nella lista delle organizzazioni terroristiche, definendolo un gruppo criminale con base in Venezuela e indicando Maduro come suo leader. Nello stesso periodo Trump firma un ordine segreto che autorizza l’uso della forza contro i cartelli della droga in America Latina.

Agosto 2025 – Il Pentagono avvia un massiccio dispiegamento militare nei Caraibi, con navi da guerra, aerei da combattimento e migliaia di soldati statunitensi nelle vicinanze delle coste venezuelane.

Agosto 2025 – Un team della Cia dispiegato in Venezuela per monitorare i movimenti di Maduro (New York Times).

7 agosto 2025 – Il Dipartimento di Giustizia statunitense aumenta a 50 milioni di dollari la ricompensa per informazioni che portino all’arresto di Maduro.

2 settembre 2025 – Gli Stati uniti colpiscono un’imbarcazione venezuelana in acque internazionali, sostenendo che trasportasse membri di un cartello della droga. Nell’attacco muoiono 11 persone. Caracas definisce l’azione un crimine e accusa Washington di violare il diritto internazionale.

Settembre-ottobre 2025 – Proseguono attacchi statunitensi contro imbarcazioni sospettate di narcotraffico nel mar dei Caraibi e nel Pacifico. Diversi raid causano decine di morti e vengono criticati come potenzialmente illegali. Aumentano le tensioni militari, con sorvoli e manovre considerate provocatorie.

15 ottobre 2025 – Trump ammette pubblicamente di aver autorizzato la Cia a condurre operazioni clandestine in Venezuela.

Fine ottobre 2025 – Il Congresso degli Stati uniti respinge risoluzioni bipartisan volte a limitare l’uso della forza militare contro il Venezuela senza autorizzazione parlamentare.

Novembre 2025 – Continuano i raid contro imbarcazioni sospettate di traffico di droga. Trump afferma di non ritenere necessaria l’autorizzazione del Congresso per colpire i cartelli.

10 dicembre 2025 – Gli Stati uniti sequestrano una petroliera carica di greggio venezuelano, nell’ambito di una strategia per colpire le entrate petrolifere di Caracas.

16 dicembre 2025 – Trump annuncia un “blocco totale” delle petroliere venezuelane, dichiarando il Paese “completamente circondato” dalla presenza navale statunitense.

Fine dicembre 2025 – Secondo il New York Times, la Cia conduce un attacco con droni contro una struttura portuale in Venezuela, primo intervento militare noto sul territorio venezuelano.

31 dicembre 2025 – Il bilancio degli attacchi contro imbarcazioni sospettate di narcotraffico supera le 115 vittime, in almeno 35 raid condotti dal 2 settembre.

3 gennaio 2026 – Trump annuncia sui social media che gli Stati uniti hanno catturato Nicolas Maduro e lo stanno trasferendo fuori dal Venezuela. L’annuncio arriva dopo segnalazioni di esplosioni a Caracas e in altre zone del Paese.

Calcio, risultati e classifica di Serie A, scatto Sassuolo

Roma, 3 gen. (askanews) – Questi i risultati del campionato di serie A dopo Genoa-Pisa 1-1, Sassuolo-Parma 1-1.

Diciottesima giornata: Cagliari-Milan 0-1, Como-Udinese 1-0, Genoa-Pisa 1-1, Sassuolo-Parma 1-1, ore 18 Juventus-Lecce, ore 20.45 Atalanta-Roma, domenica 4 gennaio ore 12.30 Lazio-Napoli, ore 15 Fiorentina-Cremonese, ore 18 Verona-Torino, ore 20.45 Inter-Bologna.

Classifica: Milan 38, Inter 36, Napoli 34, Roma 33, Juventus 32, Como 31, Bologna 26, Lazio 24, Sassuolo 23, Atalanta, Udinese 22, Cremonese, Torino 21, Cagliari 19, Parma 18, Lecce 17, Genoa 15, Verona, Pisa 12, Fiorentina 9

Diciannovesima giornata: martedì 6 gennaio ore 15 Pisa-Como, ore 18 Lecce-Roma, ore 20.45 Sassuolo-Juventus, mercoledì 7 gennaio ore 18.30 Bologna-Atalanta, Napoli-Verona, ore 20.45 Lazio-Fiorentina, Parma-Inter, Torino-Udinese, giovedì 8 gennaio ore 18.30 Cremonese-Cagliari, ore 20.45 Milan-Genoa.

Recuperi: mercoledì 14 gennaio ore 18.30 Napoli-Parma, ore 20.45 Inter-Lecce, giovedì 15 gennaio ore 18.30 Verona-Bologna, ore 20.45 Como-Milan.

Calcio, Genoa-Pisa 1-1: a Colombo risponde Leris

Roma, 3 gen. (askanews) – Finisce in parità (1-1) tra Genoa e Pisa al Ferraris una partita che il Genoa aveva a lungo in mano. I rossoblù costruiscono di più nei 90 minuti, sbloccano il match con un gran gol di Colombo e spingono anche nella ripresa, ma un pasticcio difensivo tra Leali e Vasquez rimette in corsa il Pisa e cancella i tre punti alla squadra di Daniele De Rossi.

Il Genoa parte forte, tiene il pallino del gioco e trova il vantaggio al 12′: Colombo scarica un siluro rasoterra da fuori area che batte Semper. Il Pisa prova a reagire e cresce col passare dei minuti: Leris sfiora il gol con una traversa, poi al 32′ arriva l’1-1 proprio con Leris, favorito da un’uscita confusa di Leali ostacolata da Vasquez.

Nella ripresa il Genoa aumenta i giri del motore, soprattutto dopo l’ingresso di Ekhator, crea occasioni (clamorosa quella di Thorsby di testa) e resta stabilmente nella metà campo avversaria. Il Pisa soffre ma resiste, difende con ordine e porta a casa un punto prezioso. Nel finale assalto rossoblù, ma senza il colpo decisivo.

Un pareggio che lascia più rimpianti al Genoa, per mole di gioco e occasioni, e che premia la tenuta del Pisa, bravo a restare in partita nonostante le difficoltà.

Venezuela, la Nobel Machado: è arrivata l’ora della libertà

Roma, 3 gen. (askanews) – La leader dell’opposizione venezuelana ha lanciato un appello alla mobilitazione generale e alla “transizione democratica”, sostenendo che il presidente Nicolas Maduro affronta da oggi la giustizia internazionale. È quanto si legge in un documento diffuso sui social e firmato dalla leader dell’opposizione Maria Corina Machado, indirizzato “ai venezuelani”. Nel testo, Machado afferma che “è arrivata l’ora della libertà” e che Maduro sarebbe chiamato a rispondere “dei crimini atroci commessi contro i venezuelani e contro cittadini di molte altre nazioni”. Secondo il documento, di fronte al rifiuto di una “uscita negoziata”, il governo degli Stati uniti avrebbe “fatto valere la legge”.

La premio Nobel per la pace rivendica l’avvio di una nuova fase politica, in cui “la sovranità popolare e la sovranità nazionale” dovrebbero tornare a guidare il Paese. Tra gli obiettivi indicati figurano il ripristino dell’ordine, la liberazione dei prigionieri politici, la ricostruzione del Venezuela e il rientro dei cittadini emigrati all’estero.

Machado richiama le mobilitazioni e le scelte politiche degli ultimi anni, sostenendo che “ciò che doveva accadere sta accadendo”, e rivendica la legittimità del voto che avrebbe portato all’elezione di Edmundo Gonzalez Urrutia come “legittimo presidente del Venezuela”. Nel documento si afferma che Gonzalez Urrutia dovrebbe assumere immediatamente il mandato costituzionale ed essere riconosciuto come comandante in capo delle Forze armate nazionali.

Il testo invita le Forze armate e le istituzioni a riconoscere la nuova leadership e chiama la popolazione a restare “vigile, attiva e organizzata” fino alla realizzazione della transizione democratica. Un appello specifico è rivolto ai venezuelani residenti nel Paese, esortati a prepararsi a iniziative che, si legge, verranno comunicate a breve attraverso i canali ufficiali dell’opposizione.

Machado si rivolge anche alla diaspora, chiedendo ai venezuelani all’estero di mobilitarsi presso governi e opinione pubblica internazionale per sostenere quella che definisce “la grande operazione di costruzione della nuova Venezuela”.

“Il Venezuela sarà libero”, conclude il documento, firmato dalla leader dell’opposizione, che invita a rimanere uniti e in contatto “in queste ore decisive”, presentate come cruciali per il futuro politico del Paese.