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Referendum, No ai 4 quesiti sul lavoro, SÌ a quello sulla cittadinanza

Il pacchetto referendario, che ci chiamerà alle urne nelle prossime settimane, si presenta come un crocevia difficile e complesso, soprattutto per chi, come la nostra associazione Tempi Nuovi – Popolari Uniti, guarda con attenzione al futuro delle riforme e al principio di responsabilità nel riformismo democratico. È per questo che la nostra scelta sarà articolata: quattro no ai quesiti sul lavoro, e un sì convinto al referendum sulla cittadinanza.

Sui quesiti abrogativi delle decisioni del Jobs Act, riteniamo ci sia un equilibrio problematico. Non si tratta di difendere a tutti i costi e in modo acritico una riforma, bensì di non gettare il Paese in un’incertezza ancora più dannosa. Abrogare senza una chiara prospettiva ricostruttiva rischia di aprire un vuoto normativo: cosa torna in vigore? Come si ricostruisce il patto tra impresa e lavoro? Il dibattito rischia di ridursi ad una semplificazione ideologica che non tiene conto dei bisogni reali né della complicata situazione occupazionale di oggi, fatta di chiaroscuri preoccupanti e di inquietanti fessure nel sistema, da cui sempre più facilmente si insinuano le pericolose soluzioni di un parallelo mercato del lavoro offerto dalle mafie.

Diverso è il caso del quesito sulla cittadinanza, che va al cuore dell’idea di democrazia che sosteniamo. La nostra scelta segue un principio di equità, oltre che una visione politica: è un sì alla cittadinanza inclusiva, un sì ai diritti dei minori figli di stranieri nati o cresciuti in Italia. Da tempo chiediamo con forza una riforma più strutturata, che introduca strumenti che ci aiutino a riconoscere nella scuola il luogo di eccellenza della formazione alla cittadinanza reale,   e per questo pensiamo allo “ius scholae”.

D’altronde, il tessuto della cittadinanza è fatto dello spirito che lo anima e di ciascun individuo che fin da piccolo in esso si educa e cresce. Il dibattito sulla giustizia politica si muove spesso tra opposti esasperati: da un lato lo stigma dell’irregolarità, dall’altro la retorica della protezione sociale. Ma oggi, con la crisi demografica e le disuguaglianze in crescita, la cittadinanza inclusiva rappresenta non solo un dovere morale, ma l’unico futuro politico e civile auspicabile.

Costruire, e non demolire: Tempi Nuovi è per un voto consapevole e selettivo, che metta al centro la responsabilità di governare i cambiamenti, senza forzarli con ulteriori divisioni.

8 maggio 1945: Pio XII e De Gasperi, gli artefici della nuova Italia

Due figure emblematiche del nostro secondo Novecento. Le loro riflessioni, sorprendentemente attuali, richiamano l’urgenza, in un mondo ancora scosso da conflitti, di una buona traduzione politica del trinomio verità, giustizia e carità.

Pio XII, consapevole della barbarie nazista e delle sue radici ideologiche che negavano l’umanità stessa, intraprende una profonda modernizzazione del pensiero sociale cristiano. Avvalendosi del giovane Sergio Paronetto, ridefinisce la “Dottrina Sociale della Chiesa” attraverso incisivi radiomessaggi. Abbandona il corporativismo, promuove una visione di democrazia pluralista e liberalismo economico, preparando il terreno per il dialogo con la modernità, poi compiutamente sviluppato dal Concilio Vaticano II. Il suo appello alla verità e alla carità come fondamenti della pace risuona con forza nel contesto di un’Italia abbattuta moralmente e nondimeno materialmente.

De Gasperi, animato dalla sua profonda fede, trova nei radiomessaggi di Pio XII e nel pensiero di Paronetto le basi programmatiche per la nascente Democrazia Cristiana. La sua azione politica mira a riconciliare cristianesimo e democrazia – quindi fede e politica – ponendo al centro la questione sociale. Prepara il terreno per la futura Costituzione, definendo i principi fondamentali e la centralità della dimensione sociale.

Parallelamente, concepisce con lungimiranza il sogno dell’unità europea come antidoto agli orrori della guerra. Promuove attivamente iniziative come l’Unione doganale italo-francese e il piano Sforza, ponendo le basi per la futura integrazione comunitaria. La tenacia nel “salvare” la Germania, superando le reticenze delle potenze vincitrici, dimostra quanto fosse limpida la sua visione strategica per un’Europa unita e pacifica.

Il 1945 vede il leader democristiano assumere la guida del governo, affrontando perciò un arduo compito di ricostruzione del Paese. La sua leadership, ispirata a solidi principi morali, guadagna la fiducia delle diverse forze politiche democratiche. Fin da subito, pone appunto l’unità europea come garanzia di pace, anticipando la necessità di libera circolazione di persone e lavoratori.

Quale insegnamento trarre per l’oggi? L’azione congiunta di Pio XII e De Gasperi, con il contributo intellettuale di figure come Montini e Paronetto, rappresenta in effetti ciò che potremmo definire un faro nel buio della notte. Il loro impegno per la giustizia sociale e la costruzione di un futuro sopranazionale rimane un’eredità preziosa e quanto mai attuale per affrontare le sfide del nostro tempo.

 

Link per accedere al testo integrale del saggio

Come sconfiggere il trumpismo? La pura contrapposizione è un errore

Suggestioni divergenti provocano gli esiti dei recenti turni elettorali in alcuni paesi del mondo occidentale e tutte hanno a che vedere col futuro della democrazia liberale in questa parte del mondo che nel corso del XIX° e XX° secolo ne ha fatto, progressivamente, la propria cifra costitutiva.

E così, se la vittoria dei liberal-democratici in Canada e dei laburisti in Australia ha dato fiducia a quanti, negli Stati Uniti e ovunque in Occidente, temono con giustificata preoccupazione la torsione autoritaria di Donald Trump e del suo movimento MAGA, quella al primo turno delle elezioni presidenziali in Romania ottenuta da un estremista reazionario e quella del redivivo Nigel Farage (l’architetto della Brexit) nelle elezioni municipali in Inghilterra, così come il consolidato venti per cento e passa della formazione tedesca dai connotati in parte filonazisti, hanno per contro innalzato il loro livello ansiogeno e la loro conseguente inquietudine.

A ben guardare vi sono due differenti, opposte reazioni da parte del fronte liberal-democratico e socialdemocratico dinnanzi alla crescita del fenomeno sovranista radicale guidato dal presidente USA e propagandato nel resto del mondo (sembra essere questo il suo compito principale) dal suo vice JD Vance.

Quella di chi immagina che lo scontro è definitivo, e va dunque radicalizzato: o di qua o di là, non esistono vie mediane e proprio il successo di movimenti come il MAGA statunitense dimostrano che la gente desidera proprio lo scontro ed è disponibile a battersi solo se le opzioni sono chiare, nette, definitive.

Una linea che mobilita con più facilità masse consistenti di individui, giovani in prevalenza ma non solo, e che senz’altro è di più immediata riconoscibilità mediatica, soprattutto nella realtà virtuale dei social (ove qualsiasi ragionamento articolato oltre le due righe diviene fatalmente cassato, ignorato, deriso).

Non è un caso se fra i dem americani, tuttora tramortiti dalla disfatta dello scorso novembre, sono stati il vecchio leone socialista Bernie Sanders e la giovane pasionaria dei diritti civili Alexandria Ocasio Cortez a reagire con veemenza organizzando un tour molto partecipato in diversi stati della federazione.

“Contro avversari radicali estremisti c’è bisogno di assoluta radicalità” sembra essere la filosofia che muove questa reazione. Volendo ben vedere, è quanto stanno proponendo in questo periodo in Italia (non solo con la battaglia referendaria) il capo della CGIL Landini e a ruota la leader del PD Schlein, forse ritenendo che la campagna per le politiche del 2022, pur impostata con lo schema del duello (“rosso contro nero”) sia stata fallimentare nel risultato non perché sbagliata in sé ma piuttosto perché il condottiero (il mite Enrico Letta) non la incarnava adeguatamente con la sua postura da intellettuale più che, appunto, da condottiero.

C’è però anche un’altra forma di reazione, altrettanto dura nella sostanza ma mirata a coinvolgere in essa ampie fasce di popolazione ormai stufe di una contesa politica tramutata in un perenne talk show a colpi di insulti nella quale peraltro eccellono elementi istrionici ed eccessivi come Trump o Farage. Una reazione esemplificata alla perfezione dal premier canadese Mark Carney, che è addirittura un banchiere (come, guarda caso, il nostro Draghi), ma che oltre alla comprovata competenza ha esibito tono muscolare, orgoglio nazionale, certo, ma soprattutto visione di un mondo che non può chiudersi in tante piccole o grandi monadi.

Una reazione che ben si è vista in Germania, dove i Popolari di Friedrich Merz (che, si badi, è un democristiano conservatore, al contrario di Angela Merkel) dopo essere stati tentati dall’idea di inseguire Alternative fur Deutschland sulla sua strada di intolleranza hanno poi optato per approccio e una proposta più tradizionali e coerenti con la propria storia e cultura politica, ottenendo un lusinghiero (ancorché non certo trionfale) successo poi correttamente declinato nel governo di Grosse Koalition con il partito socialdemocratico (avviato per la verità con difficoltà superiori alle previsioni).

Tutto questo per dire che l’opposizione alla nuova Destra avanzante un po’ ovunque per essere vincente deve riuscire a coinvolgere la più ampia parte di popolazionei, perché il punto – decisivo – sarà quello di avere le urne piene, più che le piazze. Perché quella contro il trumpismo e i suoi derivati – più o meno radicali – è una battaglia che non ci si può permettere il lusso di perdere.

La Pira, il Sindaco della speranza: spiritualità e responsabilità civile

Giorgio La Pira, figura emblematica definita il “Sindaco Santo”, fu un politico contemplativo, la cui azione trovava la sua unica e vera soggezione in Dio. Come scrisse a Fanfani, il suo impegno era radicato in una libertà interiore, immune dai vincoli partitici. La sua stessa definizione di sé andava oltre i ruoli istituzionali: “Io non sono un sindaco, come non sono stato un deputato, né sottosegretario né ministro. La mia vocazione è una sola, strutturale direi: pur con tutte le deficienze e le indegnità che si vuole, io sono per la grazia del Signore, un testimone dell’Evangelo”.

Per La Pira, la fede non poteva essere relegata a una sfera separata dalla vita politica. Anzi, equiparava tale separazione alla scissione tra la dimensione spirituale e quella fisica dell’esistenza umana. Credeva fermamente che la spiritualità avesse il compito di permeare profondamente l’agire politico, illuminandone gli obiettivi e orientandone le scelte.

A questa fede intensa, che gli ispirava visioni geo-spirituali, storiche e politiche di ampio respiro, La Pira univa una notevole capacità di azione concreta all’interno dei complessi scenari del suo tempo.

Come membro dell’Assemblea Costituente, diede un contributo fondamentale alla stesura dei primi articoli della Carta Costituzionale. Da Sindaco di Firenze, si batté con tenacia per assicurare ai cittadini le migliori condizioni di vita

possibili, ponendo al centro il lavoro e i servizi essenziali. La sua visione urbanistica e sociale si riassumeva in una frase incisiva: “In una città un posto ci deve essere per tutti: per pregare (la chiesa), per amare (la casa), per lavorare (l’officina), per pensare (la scuola), per guarire (l’ospedale)”.

Instancabile tessitore di pace a livello globale, La Pira scrutava le dinamiche profonde della storia per individuare gli elementi di unità tra i popoli. Era convinto che la pace non fosse un’utopia, ma il risultato di un paziente e impegnativo lavoro di costruzione di relazioni umane, spirituali, culturali e politiche, a partire dalle città, considerate organismi viventi. La sua profonda devozione alla Madonna, in particolare a quella di Fatima, lo portava a considerarla la “cima benedetta” attraverso la quale si realizza il passaggio dalla terra al cielo. Insomma, siamo invitati a comprendere più a fondo questa straordinaria personalità.

Fed conferma ancora tassi Usa, vede più incertezza sull’economia

Roma, 7 mag. (askanews) – Tassi di interesse confermati come da previsioni negli Stati Uniti. La Federal Reserve ha nuovamente mantenuto il riferimento sui fed funds a una forchetta del 4,25%-4,50%. Una linea attendista che aveva adottato già da inizio anno, confermandola tanto più dopo le decisioni sui dazi commerciali dell’amministrazione Trump, in attesa di valutarne meglio gli effetti.

Secondo la Fed “l’incertezza sulle prospettive dell’economia è ulteriormente aumentata”, con maggiori rischi su entrambi gli aspetti chiave del suo mandato duale: il controllo dell’inflazione e, secondo, puntare alla massima occupazione. “Riteniamo che la linea attuale ci metta in una buona posizione per rispondere tempestivamente a potenziali nuovi sviluppi”, ha spiegato il presidente, Jerome Powell, nella conferenza stampa al termine del direttorio (Fomc).

Ancora una volta, il banchiere centrale ha cercato di dribblare come poteva le domande sulle esternazioni fortemente critiche, verso la Fed e la sua conduzione della stessa, da parte del presidente Usa Donald Trump. “Non hanno alcun effetto sul nostro lavoro – ha detto -. Ci concentriamo sui nostri obiettivi di stabilità dei prezzi e massima occupazione e questa è l’unica cosa che teniamo in considerazione”.

Poi, incalzato su dazi, effetti per la linea Fed e sulla politica di Bilancio, si è lasciato andare ad una battuta: “Non penso che al governo federale servano i nostri consigli sulla politica di bilancio, così come a noi non servono consigli sulla politica monetaria”.

Wall Street ha mostrato una dinamica mista dopo le decisioni, con il Dow Jones in rialzo dello 0,37% a mezz’ora da fine sessione mentre il Nasdaq cala dello 0,54%. Il dollaro ha rafforzato la risalita con l’euro che scende a 1,318 sul biglietto verde. I tassi sui titoli del Tesoro Usa decennali sono invece in calo di circa 5 punti base al 4,27%. (fonte immagine: Federal Reserve).

Addio a Nino Marazzita, legale di parte civile nel processo Pasolini

Milano, 7 mag. (askanews) – E’ morto a Roma l’avvocato Nino Marazzita, penalista noto soprattutto per aver rappresentato la parte civile nel processo per l’omicidio dello scrittore Pier Paolo Pasolini. Nato a Palmi, nel Reggino, nel 1938, aveva 87 anni. Ad annunciarlo su Facebook è il figlio Giuseppe: “Oggi mio padre ha combattuto con la grinta di sempre l’ultima battaglia, quella che nessuno può vincere. Lascia un grande vuoto, insieme al ricordo indelebile della sua intelligenza, della sua ironia, della sua grande umanità e della sua dolcezza”.

Penalista dal 1965, durante la sua lunga carriera ha difeso Pietro Pacciani nel processo d’appello sul mostro di Firenze. Ha inoltre rappresentato la famiglia di Rosaria Lopez nel processo per il massacro del Circeo ed è stato legale di Eleonora Moro nel processo sull’omicidio di Aldo Moro.

Salute, tabagismo ed alcol: il rischio maggiore per le donne

Roma, 7 mag. (askanews) – Stili di vita e cancro, con le giovani donne che pagano il prezzo pi alto. Perch il 45 per cento dei tumori alla mammella causato da quantit inferiori ai 20 grammi di alcol al giorno. E l’accoppiata fumo e alcol aumenta il rischio di ammalarsi di tumori della testa, del collo e dell’esofago. In pi l’uso combinato rafforza la dipendenza dalle due sostanze.

Fabio Beatrice, direttore del Board Scientifico del Mohre: “Il tabagismo in Italia purtroppo continua a produrre una quantit di morti veramente esagerata, oltre 90mila ogni anno. Per cui rimanere senza agire non appare possibile, l’Organizzazione mondiale della sanit ci fa un richiamo molto attento sul fatto che esiste una differenza di genere per quanto riguarda la problematica della dipendenza da nicotina, quindi, probabilmente il tipo di supporto che dobbiamo fornire alle donne per orientarle verso la cessazione deve essere personalizzato e differire dagli approcci e dalle indicazioni che diamo ai maschi”. In un convegno, organizzato a Roma si parlato di stili di vita e riduzione del rischio perch le troppe sigarette al giorno ed il bicchiere di vino in pi sono i nemici. Specie per le donne.

Claudio Leonardi, presidente Sipad: “Nel genere femminile il problema del fumo diventa un problema con un po’ di difficolt rispetto ai maschi. Insomma le donne sono pi resistenti ad iniziare un comportamento tabagico. L’unico grande problema che quando lo iniziano poi lo smettono con maggiore difficolt questo perch sottendono tutta una serie di problematiche psicopatologiche come la depressione, lo stress, l’ansia che accompagnano in genere con maggior frequenza il genere femminile e che purtroppo favoriscono l’inizio dell’abitudine al fumo ed il suo mantenimento, nonostante tutte le terapie che si possono attuare per aiutare queste persone a smettere di fumare”.

Se nel consumo di sostanze d’abuso le donne sono sottorappresentate in misura di circa una consumatrice ogni tre maschi, il quadro cambia nell’uso non medico di farmaci come quelli per dormire, per l’umore, per dimagrire. “In merito agli stili di vita – ha spiegato ancora Fabio Beatrice – non dobbiamo parlare solo di tabagismo, ma anche di consumo di bevande alcoliche, esagerato consumo di zuccheri. Questi comportamenti sono embricati tra di loro, per cui accanto alla capacit di dare delle indicazioni che risentano della differenza di genere, probabilmente sarebbe anche il caso di diffondere e discutere questi concetti in maniera pi approfondita. La proposta potrebbe essere quella di trasformare la giornata contro il fumo nel mese contro il fumo e destinare tutto il mese di maggio ad iniziative sullo stile di vita, quindi fumo e suoi sciagurati parenti”.

Cosa fare per uscire dalla dipendenza da tabagismo? Secondo Leonardi “Affidarsi a dei centri antifumo dove personale specializzato, tossicologi abituati ad effettuare tutta una serie di approcci per il trattamento della dipendenza che insieme ai terapeuti possono, in un intervento multidisciplinare garantire un attacco a 360 gradi verso questa problematica”.

Pallavolo, Chirichella a Velasco: "Nazionale capitolo chiuso"

Roma, 7 mag. (askanews) – Cristina Chirichella replica alle parole del CT Julio Velasco, spiegando la sua scelta di non rispondere a una potenziale chiamata dell’Italia. “Per me la Nazionale è finita nel 2024, con la mancata convocazione. Ho mandato giù tanti bocconi amari negli anni ed è mancato un po’ il fattore umano. Non ho rimpianti, non ho rimorsi. A 31 anni, per me, non esiste solo la pallavolo” ha detto la pallavolista napoletana a VolleyMagazine.

“Sinceramente, per me la Nazionale è finita l’anno scorso, quando non sono stata convocata – le sue parole – Sono stati anni molto difficili, dove ho mandato giù tanti bocconi amari. Credo che in alcuni casi sia mancato il fattore umano”. “Per ora il mio percorso in Nazionale è da definirsi chiuso e va bene così. Non ho rimpianti, non ho rimorsi. A 31 anni, per me non esiste solo la pallavolo”.

Poi aggiunge: “C’è altro, ho un sogno, non so se si realizzerà. Ora voglio solo riposarmi, godermi le vacanze. Sto bene fisicamente, ma voglio lavorare su di me, soprattutto dal punto di vista psicofisico. Gli ultimi anni non sono stati belli, anche se questa stagione mi ha aiutato molto”.

Tony Effe svela le date del nuovo tour nell’estate 2025

Milano, 7 mag. (askanews) – Dopo il successo Live nei Palasport del 2024, e dopo la sua partecipazione alla settantacinquesima edizione del Festival di Sanremo con il brano Damme ‘na mano (Island Records), Tony Effe annuncia ufficialmente i primi nuovi appuntamenti estivi prodotti da Vivo Concerti. L’artista – tra i protagonisti della scena urban italiana, con oltre 1,5 miliardi di streaming all’attivo, 37 Dischi di Platino e 11 Dischi d’Oro – sarà protagonista sui palchi dei principali festival italiani con un tour che promette di far vivere ai fan un’esperienza imperdibile.

Tony Effe torna ufficialmente in tour dopo le oltre 15 date nei festival del 2024, il doppio sold out al PalaEur di Roma – tra ICON Tour e concerto di Capodanno – e la sua prima, straordinaria, volta al Forum di Assago.

Dopo l’annuncio del suo attesissimo debutto al Circo Massimo il prossimo 6 luglio – impreziosito da un palleggio con Francesco Totti – Tony Effe svela le date del nuovo tour che lo vedrà protagonista nell’estate 2025: l’artista toccherà le città di Milano @ Kozel Carroponte il 25 giugno (data riprogrammata per motivazioni indipendenti dalla volontà dell’artista rispetto alla precedente del 27 giugno presso Fiera Milano Live), Riccione (RN) @ Space DJ SET il 4 luglio, Stupinigi (TO) @ Sonic Park Stupinigi l’8 luglio, Piazzola sul Brenta (PD) @ Piazzola Summer Festival l’11 luglio, Gorizia @ Arena Casa Rossa il 13 luglio in occasione di GO! 2025 (Nova Gorica – Gorizia Capitale Europea della Cultura 2025), Piedimonte Matese (CE) @ Arena Matese il 19 luglio, Olbia (SS) @ Red Valley Festival il 14 agosto, Apricena (FG) @ Suoni in Cava il 21 agosto, Catania @ Wave Summer Music il 29 agosto. Il calendario del tour è in aggiornamento, con nuovi appuntamenti in arrivo

Sul palco, Tony Effe proporrà una scaletta che ripercorre gli ultimi successi del suo repertorio, passando per i brani di ICON – l’album Quadruplo Disco di Platino, con la collaborazione di alcuni dei più importanti nomi della scena rap e trap, e disco più venduto del 2024 secondo la classifica FIMI/GfK – fino a Sesso e samba, la hit dell’estate 2024 in collaborazione con Gaia certificata Quadruplo Platino.

I biglietti per i nuovi live di ESTATE 2025 saranno disponibili su www.vivoconcerti.com dalle ore 14:00 di domani, giovedì 8 maggio, e in tutti i punti vendita autorizzati dalle ore 11:00 di martedì 13 maggio. L’organizzatore declina ogni responsabilità in caso di acquisto di biglietti fuori dai circuiti di biglietteria autorizzati non presenti nei comunicati ufficiali.

Mattarella: aiutare il cinema. Geppi Cucciari: presidente santo subito

Roma, 7 mag. (askanews) – Il cinema è importante per l’identità culturale del paese, la cultura “è alleato della libertà dei singoli e della comunità”. Sergio Mattarella ospita come ogni anno al Quirinale la presentazione delle candidature ai David di Donatello ed è l’occasione per ribadire l’importanza dell’industria cinematografica e la necessità che le istituzioni la sostengano soprattutto in un periodo in cui vive un momento di difficoltà e necessita di norme chiare per “evitare che si raffreddi l’interesse di produzioni estere, tornate nei nostri studi perché hanno visto nell’Italia un grande polo del cinema europeo”.

A condurre l’evento, in diretta Rai, dal salone dei Corazzieri anche quest’anno c’è Geppi Cucciari che apre la cerimonia con un breve monologo che spazia tra il “sarà una cerimonia sobria” e l’elogio dell’eloquio del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, in prima fila e visibilmente divertito dalla presa in giro: “La sua potente retorica, l’eloquio forbito, i suoi interventi possono essere addirittura ascoltati al contrario e a volte migliorano…”.

Quindi la conduttrice si rivolge al padrone di casa: “Presidente lei dovrebbe diventare direttamente Papa per la pazienza che ha avuto con i politici italiani in questi anni, lei andrebbe fatto santo subito”, dice Cucciari e il capo dello Stato sempre inappuntabile trattiene a stento un sorriso. A Mattarella quest’anno viene assegnato il premio speciale del 70esimo anniversario dei David di Donatello, “per essere stato in questi anni punto di riferimento solido e speciale del cinema italiano”, spiega Piera Detassis, presidente e direttore artistico dell’Accademia del cinema italiano.

Interviene anche Giuli assicurando, dopo un anno di dure polemiche tra il settore e il governo a causa del tax credit, che “la dialettica, anche aspra, non deve farci smarrire la disponibilità e il coraggio di lavorare insieme in vista di un obiettivo comune, che è quello di fare sistema nel senso di stare insieme, di collaborare, anche competere ma in un orizzonte di armonia”.

Quindi a conclusione della cerimonia in cui Cucciari elenca tutte le candidature ai premi che verranno annunciati questa sera, “una vera prova di virtuosismo!”, sottolinea Mattarella, che chiude l’evento: “I David di Donatello sono parte della storia della Repubblica. Con i momenti più belli, con le difficoltà, con i sogni, con gli affanni – dice -. Il cinema è cambiato. E cambierà ancora. Evolvono gli strumenti, mutano i gusti, le strutture narrative, le percezioni stesse delle immagini. Viviamo un tempo in cui tanto si sussegue con tale rapidità da risultare a volte quasi incomprensibile, come una Babele. Ma quel che si deposita, quel che riesce a fermarsi nelle coscienze trasmette valori, significati, pensieri che acquistano, se possibile, ancora maggiore importanza”. Questo il valore del cinema appunto.

Mattarella ringrazia l’Accademia per il David: “Conserverò con affetto quella statuetta. Confido ai presenti che alla notizia ero piuttosto perplesso, non avendo che pochissimi meriti da rivendicare – forse nessuno – nel mondo del cinema. L’ho accettato, soltanto quando ho saputo che era stato conferito a tutti i miei più prossimi predecessori e l’ho, quindi, interpretato come un premio non alla persona del Presidente ma alla istituzione”.

Il cinema “è un asset, prezioso e consistente, non soltanto per l’economia e l’occupazione, ma anche per disegnare e promuovere la nostra identità, l’identità italiana nel nostro Paese e nel mondo”, dice ancora il capo dello Stato, secondo il quale dopo gli anni in cui si temeva che non avrebbe retto la concorrenza con le piattaforme tv “oggi possiamo registrare che il cinema ha vinto la sfida dell’interdipendenza o, se si vuole, dell’integrazione con altre piattaforme, quella della ‘contaminazione'” ma bisogna comunque “riflettere sui problemi aperti, individuare i punti critici del sistema e trovare soluzioni che possano aiutare il cinema a superare le difficoltà” visto che “anche quest’anno le sale cinematografiche soffrono una pericolosa erosione che le sta sottraendo a città e quartieri” e “non ci si può rassegnare a logiche commerciali e di mercato che non tengono adeguatamente in considerazione il cinema, inteso anche come valore sociale, come occasione di incontro, di ritrovo, di condivisione”.

Oggi c’è una nuova generazione di registi e attori che si fa avanti e che riesce a comunicare con i giovani ma “le sfide non possono spaventare – rassicura il Presidente -. Ricordare il nostro passato, le nostre radici serve anzitutto per porre luce sul futuro”.

Meloni: non subalterni a Trump, alle difesa il 2% nel 2025. E litiga con Renzi

Roma, 7 mag. (askanews) – La promessa di raggiungere entro il 2025 la quota del 2% del Pil nelle spese per la difesa, la mano tesa ai sindacati sulla sicurezza sul lavoro, la rivendicazione di un atteggiamento “leale” ma non “subalterno” con Donald Trump. Sono alcuni dei temi toccati da Giorgia Meloni nel corso del premier time al Senato (il precedente risaliva all’ormai lontano gennaio 2024) filato via senza particolari apprensioni per la presidente del Consiglio che si è innervosita solo in occasione di un “battibecco” con il leader di Italia Viva Matteo Renzi.

L’ex premier l’ha definita “campionessa dell’incoerenza” e ha ironizzato – tra l’altro – sulla riforma del premierato che da “madre di tutte le riforme è diventata una suocera di cui non parla nessuno”. Meloni ha replicato sarcastica dicendo di non aver “capito la domanda”. Poi ha ribadito che il premierato resta una priorità, “ma dipende dal Parlamento”, si è detta “favorevole a introdurre delle preferenze nella legge elettorale” e ha concluso con una stoccata: “Dimissioni in caso di sconfitta al referendum? Senatore Renzi, guardi lo farei anche volentieri ma non farò mai niente che abbia già fatto lei”.

Sul tema della difesa, la premier ha assicurato che l’Italia “raggiungerà il target del 2% nel corso del 2025”, confermando un impegno preso in passato “da tutti i governi senza eccezione di colore politico”. L’obiettivo è rafforzare il “pilastro europeo della Nato”, che deve prestare maggiore attenzione al fianco Sud, nella convinzione che “la libertà ha un prezzo, che se fai pagare a qualcun altro la tua sicurezza devi sapere che non sarai tu a decidere pienamente del tuo destino”.

A questo proposito sia Avs che Pd si sono soffermati sul rapporto con Donald Trump. Peppe De Cristofaro l’ha accusata di aver promesso al tycoon 40 miliardi dei cittadini italiani. Solo “propaganda” per la premier, che rivendica un rapporto di “lealtà ma non di subalternità”. Anche sull’ipotesi di un incremento degli acquisti di Gnl (Gas naturale liquefatto) dagli Usa il governo valuterà “in base alle nostre necessità, in base al nostro vantaggio”, sempre perseguendo una strategia di “diversificazione” delle fonti di approvvigionamento.

La premier ha quindi rivendicato i risultati economici, con uno “spread più che dimezzato”, un “rinnovato appeal dei titoli pubblici”, un milione di posti di lavoro creati, che “speriamo diventino molti di più ma è comunque un buon risultato”. Dati contestati, in particolare, dal capogruppo M5s Stefano Patuanelli. “Non raccontiamo – la replica di Meloni – una nazione nella quale tutto è perfetto, tutti lavorano… Ma una nazione in cui le cose vanno meglio di quando governavate voi”.

Domani, alle 10.30, Meloni vedrà i sindacati per un confronto sulle risorse aggiuntive (650 milioni) messe in campo per contrastare gli infortuni sul lavoro, “una piaga che non possiamo più tollerare”. “Ci confronteremo – ha assicurato – per spendere al meglio queste risorse. Porteremo le nostre proposte ma li incontreremo anche per ascoltare perché è una di quelle materie che coinvolgono tutti e su cui bisogna lavorare nel merito senza alcun tipo di pregiudizio”.

Respinte al mittente le critiche Dem su liste d’attesa e sanità perché “noi ogni anno stanziamo delle risorse; non le gestiamo noi, le gestiscono le Regioni, ma la responsabilità per quello che riguarda voi è tutta del Governo”. Meloni “mente”, accusa in una dichiarazione Elly Schlein: “La smetta di scappare e prenda atto delle conseguenze delle sue azioni: i tagli alla sanità pubblica di questo governo devono finire, ci sono quasi 5 milioni di italiani che non riescono a curarsi. Sulla salute non si scherza, Giorgia Meloni addirittura mente”.

Sui migranti, interrogata da Lucio Malan di Fdi, la premier annuncia che “alla fine di questa settimana oltre il 25% dei migranti trattenuti in Albania sarà già stato rimpatriato in tempi che come vedete sono molto veloci, a dimostrazione di come le procedure e la strategia che abbiamo messo in campo, nonostante i tentativi di bloccarle per ragioni chiaramente ideologiche, stiano funzionando”.

Per quanto riguarda le crisi internazionali, Meloni ribadisce che “siamo e continueremo a essere sempre al fianco dell’Ucraina” e “oggi sosteniamo gli sforzi dell’amministrazione americana per una pace giusta e duratura che non può prescindere dalle garanzie di sicurezza efficaci per la nazione aggredita”. In Medio Oriente “continuiamo a lavorare per la fine permanente delle ostilità e siamo attenti e appoggiamo il lavoro che i paesi arabi stanno portando avanti”. Nessun accenno alla posizione sul piano di Netanyahu per l’occupazione di Gaza (ma non era oggetto delle interrogazioni, depositate con molti giorni di anticipo).

Mattarella: aiutare il cinema. Ironia Cucciari: Presidente santo subito

Roma, 7 mag. (askanews) – Il cinema è importante per l’identità culturale del paese, la cultura “è alleato della libertà dei singoli e della comunità”. Sergio Mattarella ospita come ogni anno al Quirinale la presentazione delle candidature ai David di Donatello ed è l’occasione per ribadire l’importanza dell’industria cinematografica e la necessità che le istituzioni la sostengano soprattutto in un periodo in cui vive un momento di difficoltà e necessita di norme chiare per “evitare che si raffreddi l’interesse di produzioni estere, tornate nei nostri studi perché hanno visto nell’Italia un grande polo del cinema europeo”.

A condurre l’evento, in diretta Rai, dal salone dei Corazzieri anche quest’anno c’è Geppi Cucciari che apre la cerimonia con un breve monologo che spazia tra il “sarà una cerimonia sobria” e l’elogio dell’eloquio del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, in prima fila e visibilmente divertito dalla presa in giro: “La sua potente retorica, l’eloquio forbito, i suoi interventi possono essere addirittura ascoltati al contrario e a volte migliorano…”.

Quindi la conduttrice si rivolge al padrone di casa: “Presidente lei dovrebbe diventare direttamente Papa per la pazienza che ha avuto con i politici italiani in questi anni, lei andrebbe fatto santo subito”, dice Cucciari e il capo dello Stato sempre inappuntabile trattiene a stento un sorriso. A Mattarella quest’anno viene assegnato il premio speciale del 70esimo anniversario dei David di Donatello, “per essere stato in questi anni punto di riferimento solido e speciale del cinema italiano”, spiega Piera Detassis, presidente e direttore artistico dell’Accademia del cinema italiano.

Interviene anche Giuli assicurando, dopo un anno di dure polemiche tra il settore e il governo a causa del tax credit, che “la dialettica, anche aspra, non deve farci smarrire la disponibilità e il coraggio di lavorare insieme in vista di un obiettivo comune, che è quello di fare sistema nel senso di stare insieme, di collaborare, anche competere ma in un orizzonte di armonia”.

Quindi a conclusione della cerimonia in cui Cucciari elenca tutte le candidature ai premi che verranno annunciati questa sera, “una vera prova di virtuosismo!”, sottolinea Mattarella, che chiude l’evento: “I David di Donatello sono parte della storia della Repubblica. Con i momenti più belli, con le difficoltà, con i sogni, con gli affanni – dice -. Il cinema è cambiato. E cambierà ancora. Evolvono gli strumenti, mutano i gusti, le strutture narrative, le percezioni stesse delle immagini. Viviamo un tempo in cui tanto si sussegue con tale rapidità da risultare a volte quasi incomprensibile, come una Babele. Ma quel che si deposita, quel che riesce a fermarsi nelle coscienze trasmette valori, significati, pensieri che acquistano, se possibile, ancora maggiore importanza”. Questo il valore del cinema appunto.

Mattarella ringrazia l’Accademia per il David: “Conserverò con affetto quella statuetta. Confido ai presenti che alla notizia ero piuttosto perplesso, non avendo che pochissimi meriti da rivendicare – forse nessuno – nel mondo del cinema. L’ho accettato, soltanto quando ho saputo che era stato conferito a tutti i miei più prossimi predecessori e l’ho, quindi, interpretato come un premio non alla persona del Presidente ma alla istituzione”.

Il cinema “è un asset, prezioso e consistente, non soltanto per l’economia e l’occupazione, ma anche per disegnare e promuovere la nostra identità, l’identità italiana nel nostro Paese e nel mondo”, dice ancora il capo dello Stato, secondo il quale dopo gli anni in cui si temeva che non avrebbe retto la concorrenza con le piattaforme tv “oggi possiamo registrare che il cinema ha vinto la sfida dell’interdipendenza o, se si vuole, dell’integrazione con altre piattaforme, quella della ‘contaminazione'” ma bisogna comunque “riflettere sui problemi aperti, individuare i punti critici del sistema e trovare soluzioni che possano aiutare il cinema a superare le difficoltà” visto che “anche quest’anno le sale cinematografiche soffrono una pericolosa erosione che le sta sottraendo a città e quartieri” e “non ci si può rassegnare a logiche commerciali e di mercato che non tengono adeguatamente in considerazione il cinema, inteso anche come valore sociale, come occasione di incontro, di ritrovo, di condivisione”.

Oggi c’è una nuova generazione di registi e attori che si fa avanti e che riesce a comunicare con i giovani ma “le sfide non possono spaventare – rassicura il Presidente -. Ricordare il nostro passato, le nostre radici serve anzitutto per porre luce sul futuro”.

Meloni: non subalterni a Trump, a difesa 2% in 2025. E litiga con Renzi

Roma, 7 mag. (askanews) – La promessa di raggiungere entro il 2025 la quota del 2% del Pil nelle spese per la difesa, la mano tesa ai sindacati sulla sicurezza sul lavoro, la rivendicazione di un atteggiamento “leale” ma non “subalterno” con Donald Trump.Sono alcuni dei temi toccati da Giorgia Meloni nel corso del premier time al Senato (il precedente risaliva all’ormai lontano gennaio 2024) filato via senza particolari apprensioni per la presidente del Consiglio che si è innervosita solo in occasione di un “battibecco” con il leader di Italia Viva Matteo Renzi.

L’ex premier l’ha definita “campionessa dell’incoerenza” e ha ironizzato – tra l’altro – sulla riforma del premierato che da “madre di tutte le riforme è diventata una suocera di cui non parla nessuno”. Meloni ha replicato sarcastica dicendo di non aver “capito la domanda”. Poi ha ribadito che il premierato resta una priorità, “ma dipende dal Parlamento”, si è detta “favorevole a introdurre delle preferenze nella legge elettorale” e ha concluso con una stoccata: “Dimissioni in caso di sconfitta al referendum? Senatore Renzi, guardi lo farei anche volentieri ma non farò mai niente che abbia già fatto lei”.

Sul tema della difesa, la premier ha assicurato che l’Italia “raggiungerà il target del 2% nel corso del 2025”, confermando un impegno preso in passato “da tutti i governi senza eccezione di colore politico”. L’obiettivo è rafforzare il “pilastro europeo della Nato”, che deve prestare maggiore attenzione al fianco Sud, nella convinzione che “la libertà ha un prezzo, che se fai pagare a qualcun altro la tua sicurezza devi sapere che non sarai tu a decidere pienamente del tuo destino”.

A questo proposito sia Avs che Pd si sono soffermati sul rapporto con Donald Trump. Peppe De Cristofaro l’ha accusata di aver promesso al tycoon 40 miliardi dei cittadini italiani. Solo “propaganda” per la premier, che rivendica un rapporto di “lealtà ma non di subalternità”. Anche sull’ipotesi di un incremento degli acquisti di Gnl (Gas naturale liquefatto) dagli Usa il governo valuterà “in base alle nostre necessità, in base al nostro vantaggio”, sempre perseguendo una strategia di “diversificazione” delle fonti di approvvigionamento.

La premier ha quindi rivendicato i risultati economici, con uno “spread più che dimezzato”, un “rinnovato appeal dei titoli pubblici”, un milione di posti di lavoro creati, che “speriamo diventino molti di più ma è comunque un buon risultato”. Dati contestati, in particolare, dal capogruppo M5s Stefano Patuanelli. “Non raccontiamo – la replica di Meloni – una nazione nella quale tutto è perfetto, tutti lavorano… Ma una nazione in cui le cose vanno meglio di quando governavate voi”.

Domani, alle 10.30, Meloni vedrà i sindacati per un confronto sulle risorse aggiuntive (650 milioni) messe in campo per contrastare gli infortuni sul lavoro, “una piaga che non possiamo più tollerare”. “Ci confronteremo – ha assicurato – per spendere al meglio queste risorse. Porteremo le nostre proposte ma li incontreremo anche per ascoltare perché è una di quelle materie che coinvolgono tutti e su cui bisogna lavorare nel merito senza alcun tipo di pregiudizio”.

Respinte al mittente le critiche Dem su liste d’attesa e sanità perché “noi ogni anno stanziamo delle risorse; non le gestiamo noi, le gestiscono le Regioni, ma la responsabilità per quello che riguarda voi è tutta del Governo”. Meloni “mente”, accusa in una dichiarazione Elly Schlein: “La smetta di scappare e prenda atto delle conseguenze delle sue azioni: i tagli alla sanità pubblica di questo governo devono finire, ci sono quasi 5 milioni di italiani che non riescono a curarsi. Sulla salute non si scherza, Giorgia Meloni addirittura mente”.

Sui migranti, interrogata da Lucio Malan di Fdi, la premier ha annunciato che “alla fine di questa settimana oltre il 25% dei migranti trattenuti in Albania sarà già stato rimpatriato in tempi che come vedete sono molto veloci, a dimostrazione di come le procedure e la strategia che abbiamo messo in campo, nonostante i tentativi di bloccarle per ragioni chiaramente ideologiche, stiano funzionando”.

Per quanto riguarda le crisi internazionali, Meloni ha ribadito che “siamo e continueremo a essere sempre al fianco dell’Ucraina” e “oggi sosteniamo gli sforzi dell’amministrazione americana per una pace giusta e duratura che non può prescindere dalle garanzie di sicurezza efficaci per la nazione aggredita”. In Medio Oriente “continuiamo a lavorare per la fine permanente delle ostilità e siamo attenti e appoggiamo il lavoro che i paesi arabi stanno portando avanti”. Nessun accenno alla posizione sul piano di Netanyahu per l’occupazione di Gaza (ma non era oggetto delle interrogazioni, depositate con molti giorni di anticipo).

Zecca di Stato, una moneta in oro per celebrare Automobili Lamborghini

Roma, 7 mag. (askanews) – Innovazione, design e performance. Automobili Lamborghini da 62 anni rappresenta la massima espressione della storia italiana delle quattro ruote. Una moneta in oro 900‰ e tre in argento 925‰, dal profilo esagonale, rispettivamente dal valore nominale di 50 e 5 euro, raccontano l’appassionato viaggio che parte dall’inconfondibile “logo-scudo” e dalla storica sede di Sant’Agata Bolognese, fino ad approdare ai modelli di vetture più recenti: Temerario, Urus SE e Revuelto, rappresentate nelle tre iconiche cromie. Il tratto dell’artista-incisore, Silvia Petrassi, esalta gli inconfondibili dettagli di stile, aerodinamica e colore che caratterizzano queste emissioni del Ministero dell’Economia e delle Finanze, coniate dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.

L’esagono (ripreso dal profilo della moneta) e la “Y” (che dona profondità agli sfondi) rappresentano gli stilemi caratteristici del design Lamborghini fin dagli albori. Due elementi distintivi della Casa di Sant’Agata Bolognese, utilizzati per conferire sportività ed eleganza ai dettagli interni ed esterni, creando il perfetto equilibrio tra forma e funzionalità.

DESCRIZIONE TECNICA Sul dritto comune delle monete: Al centro è raffigurato il logo ufficiale della casa automobilistica. Sullo sfondo è riprodotto un tema che riprende una “Y” stesa, simbolo distintivo del design Lamborghini. A destra “2025”, anno di emissione della moneta, mentre a sinistra la firma dell’autore. La scritta “REPUBBLICA ITALIANA” divisa, rispettivamente, in alto ed in basso.

Sul rovescio della moneta in oro: Raffigurazione di una veduta dello stabilimento Automobili Lamborghini di Sant’Agata Bolognese. In alto il valore nominale “50 EURO”. Sulla destra “R”, identificativo della Zecca di Roma ed in esergo la scritta “AUTOMOBILI LAMBORGHINI”. Sullo sfondo riprodotto un tema che riprende un “Y” stesa, simbolo distintivo del design Lamborghini.

Sul rovescio delle monete in argento: Rovescio 1: Protagonista il modello Temerario. Sullo sfondo il lato posteriore dell’auto, mentre in primo piano l’anteriore. In alto la scritta “AUTOMOBILI LAMBORGHINI”, sulla destra, il valore nominale “5 EURO”; sulla sinistra la “R”, identificativa della Zecca di Roma. Moneta con elementi colorati. Rovescio 2: Protagonista il modello Urus SE. Sullo sfondo il lato posteriore dell’auto, mentre in primo piano l’anteriore. In alto la scritta “AUTOMOBILI LAMBORGHINI”, in basso sulla destra, il valore nominale “5 EURO”; sulla sinistra la “R,” identificativa della Zecca di Roma. Moneta con elementi colorati.

Rovescio 3: Protagonista il modello Revuelto. Sullo sfondo il lato posteriore dell’auto, mentre in primo piano l’anteriore. In alto la scritta “AUTOMOBILI LAMBORGHINI”, sulla destra, il valore nominale “5 EURO”; sulla sinistra la “R”, identificativa della Zecca di Roma. Moneta con elementi colorati.

40° anniversario La vita è adesso, il sogno è sempre di Claudio Baglioni

Milano, 7 mag. (askanews) – L’album “La vita è adesso, il sogno è sempre” di Claudio Baglioni, pubblicato nel 1985, ha segnato un’epoca di musica e di costume, incarnando i giorni e le speranze degli anni Ottanta. Il suo successo ineguagliato lo rende ancora oggi il disco più venduto di sempre nel nostro Paese. Un unicum della storia della musica italiana non solo in termini di record di vendite – 4 milioni e mezzo di copie fisiche – ma anche di numero di settimane in classifica, con la permanenza in vetta per 27 settimane consecutive e la presenza ininterrotta per oltre un anno nelle prime posizioni.

Sono due le iniziative che festeggiano Claudio Baglioni e questo leggendario 40° anniversario: un progetto discografico e uno editoriale.

Sony Music Italy propone un progetto discografico unico, preordinabile da oggi (https://bio.to/lavitaeadesso), e disponibile dal 6 giugno – in doppio vinile in confezione gatefold e 4 diversi formati, in cd e in digitale in Dolby Atmos – un remake de “La vita è adesso, il sogno è sempre” che reinterpreta, con sonorità e stili attuali, undici brani senza tradirne l’essenza originale e il senso artistico. Ogni traccia è stata risuonata e cantata in studio dal vivo, con arrangiamenti rinnovati e con la presenza contemporanea di tutti i musicisti e i cantanti in sala come a creare un filo narrativo diretto tra il progetto di allora e l’idea di oggi.

L’album è disponibile in doppio vinile nei seguenti 4 formati e in cd: Doppio LP nero 180 gr numerato con booklet di 16 pagine in esclusiva per Sony Music Store. Doppio LP nero 180 gr con booklet inserito nei cofanetti super deluxe La vita è adesso, il sogno è sempre pubblicati da Edizioni Curci in edizione limitata (1000 pezzi)

Doppio LP bordeaux 140 gr con booklet di 16 pagine Doppio LP verde 40 gr con booklet di 16 pagine CD con booklet di 20 pagine.

La tracklist del progetto discografico è composta dalle 10 tracce dell’album del 1985 e dal brano inedito “Il sogno è sempre”, che non è solo un sottotitolo, ma rappresenta nel suo testo integrale, musicato successivamente, il messaggio universale secondo cui i sogni non muoiono mai. La scelta di realizzare il pezzo con un’orchestra sinfonica e un coro lirico intende classicizzarlo in un inno all’ideale, alla speranza, all’avvenire, valorizzandone ulteriormente il significato e mantenendone viva la sua essenza.

La cover e i booklet di questo progetto discografico ripercorrono la narrazione che collega passato, presente e futuro, attraverso il concept e le foto scattate in studio, durante le registrazioni dell’album, dal fotografo di fama internazionale Toni Thorimbert, che firmò anche l’iconica copertina e il corredo fotografico della pubblicazione del 1985.

Questo lavoro discografico è affiancato dal cofanetto super deluxe La vita è adesso, il sogno è sempre, ideato e realizzato da Edizioni curci – in edizione limitata di mille copie numerate – disponibile a partire dall’11 giugno e preordinabile da oggi (https://www.edizionicurci.it/lvea) negli store online, nelle librerie e presso i rivenditori di musica e dischi.

Il cofanetto comprende tre contenuti speciali, a cominciare dal libro d’artista di Emiliano Ponzi, uno dei maggiori artisti visivi contemporanei italiani: un raffinato coffee table book, di grande formato (31,5×31,5 cm), in cui le tavole di Ponzi captano, interpretano e ridisegnano i temi e le intuizioni delle canzoni de “La vita è adesso” trasformando le liriche di Baglioni in immagini di altrettanta straordinaria intensità. Ogni illustrazione e’ un invito a riscoprire lo spirito dell’album che, intercettando i sogni dell’Italia degli anni Ottanta, giunge ai nostri giorni con la stessa e intatta capacita’ di parlare ancora al cuore di tutti. Un oggetto da collezione in edizione lusso, in cui le figurazioni di Emiliano Ponzi si accostano a frasi estratte dalle composizioni in un armonico flusso emotivo. La creazione di quadri istantanei che raccontano relazioni, sentimenti, gesti e fatti di vita quotidiana, in bilico tra desideri e ricordi.

Il cofanetto include inoltre la versione del doppio vinile nero (180 gr), comprensivo di booklet, de “La vita è adesso, il sogno è sempre” nella nuova edizione con cui Sony Music Italy celebra i 40 anni di questo album.

Impreziosisce il progetto editoriale una cartolina d’autore, siglata da Claudio Baglioni, in cui il tratto di Emiliano Ponzi s’intreccia con la firma autografa del cantautore, in una simbolica fusione dei due artisti e della loro arte, uniti in un messaggio di saluto e gratitudine verso il pubblico di ascoltatori.

Conclave, al via i riti per l’elezione del Papa

Città del Vaticano, 7 mag. (askanews) – I cardinali elettori si sono riuniti nella Cappella Paolina, adiacente alla Sistina, per dare inizio ai riti del Conclave. I 133 porporati attendono in preghiera e in silenzio prima di cominciare la processione che li porterà in Sistina dove è previsto il primo scrutinio.  Subito dopo, il rito dell’ingresso in Conclave dei cardinali elettori con l’arrivo dei porporati nella Cappella Paolina del Palazzo Apostolico. Gli stessi, in processione, raggiungeranno l’attigua Cappella Sistina dove si terranno le votazioni. Qui sarà letta la formula, rivolta a tutti i 133 cardinali elettori, nella quale si afferma: “Venerabili Fratelli: dopo aver celebrato i divini misteri entreremo ora in Conclave per eleggere il Romano Pontefice. Tutta la Chiesa, unita a noi nella preghiera, invoca instantemente la grazia dello Spirito Santo, perché sia eletto da noi un degno Pastore di tutto il gregge di Cristo. Il Signore diriga i nostri passi nella via della verità, affinché per intercessione della beata sempre Vergine Maria, dei santi apostoli Pietro e Paolo e di tutti i Santi, facciamo sempre ciò che gli è gradito”.

La processione dei porporati è preceduta dai cerimonieri che portano la croce e due candelieri. Seguono i cantori e due membri di ciascuno dei Collegi dei Prelati Uditori della Rota Romana e dei Protonotari Apostolici di Numero Partecipanti. Poi il card. Raniero Cantalamessa, l’ecclesiastico che terrà la meditazione alla presenza dei Cardinali elettori in Sistina, e il Vice Camerlengo e Segretario del Collegio dei Cardinali, mons. Ilson de Jesus Montanari.

A seguire, quindi, i Cardinali elettori, secondo l’ordine dei Diaconi, i Presbiteri, i Vescovi; da ultimo il cardinale Pietro Parolin accompagnato dal Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie, mons. Diego Ravelli. Mentre la processione avanza, i cantori e l’assemblea cantano, a cori alterni, le litanie.

Giunti alla Cappella Sistina, i Cardinali elettori occuoano, quindi, ciascuno il posto assegnato con i propri nomi, una copia del Vangelo, una copia della Costituzione Apostolica “Universi Dominici Gragis”, una penna ed una cartellina rossa.

Terminato il canto delle Litanie con le invocazioni, il card. Parolin intonerà, quindi, l’inno del “Veni, creator Spiritus”, invocazione solenne dello Spirito Santo.

Blanco annuncia l’uscita del suo nuovo singolo "Piangere a 90″

Milano, 7 mag. (askanews) – Un ritorno annunciato da un video spoiler pubblicato sui suoi canali social la scorsa settimana che aveva lasciato tutti con il fiato sospeso: Blanco annuncia l’uscita del suo nuovo attesissimo singolo “Piangere a 90”, da venerdì 9 maggio su tutte le piattaforme digitali e in rotazione radiofonica per EMI Records Italy (Universal Music Italy) accompagnato dal videoclip su YouTube.

Carico di intensità, potenza e urgenza emotiva, “Piangere a 90” è il brano con cui Blanco – dopo un anno di silenzio – torna a farsi sentire raccontando qualcosa di estremamente personale come le proprie cadute e le proprie rinascite. Completamente privo di sovrastrutture, crudo e viscerale come solo lui sa essere, Blanco alterna la fragilità delle strofe all’esplosione travolgente e lacerante del ritornello, rendendo questa ballad – scritta da Blanco e Tananai e prodotta da Michelangelo – un flusso emotivo, un climax in crescendo.

Il videoclip, realizzato dal collettivo Broga’s, è una lente d’ingrandimento sulla fragilità di “Piangere a 90”. Blanco si ripresenta al suo pubblico riflessivo e tormentato, dall’alto del delicato piedistallo che lo regge, e ripensa al sé stesso – Riccardo – di tanti anni fa, col desiderio di rivivere quella spensieratezza. La reference è quella dell’angelo Damiel ne Il cielo sopra Berlino, capolavoro di Wim Wenders datato 1987, in un limbo tra mondo fisico e mondo spirituale.

Con “Piangere a 90” Blanco attraversa, abita e trasforma in voce le difficoltà della vita, per quello che rappresenta l’inizio di un importante ritorno che non cerca consensi ma verità. E Blanco, ancora una volta, la ritrova nella parte più nuda di sé.

Governo, Conte: Meloni fuori di testa, italiani non mangiano spread

Roma, 7 mag. (askanews) – “Sono venuto perché volevo cercare di capire se abbiamo una premier che scende da Marte e viene sulla Terra, oppure se abbiamo un ologramma anziché una premier in carne e ossa, visto che parla oramai solo con video auto-promozionali”. Lo ha detto ai cronisti il leader M5s Giuseppe Conte, appena uscito dal Senato, dove, nel corso del question time con la premier Giorgia Meloni, ha fatto sentire la sua vicinanza al gruppo dei senatori del Movimento 5 stelle assistendo dalla tribuna all’intervento del capogruppo Stefano Patuanelli.

“Però – ha aggiunto Conte – ho visto una Meloni veramente irriconoscibile, scollata dalla realtà. Di fronte ai dati drammatici dell’Istat di oggi, il calo dei consumi sui generi alimentari. Ormai è certificato anche dai numeri che gli italiani non riescono neppure a fare la spesa alimentare. Lei risponde con i dati dello spread, con le valutazioni delle agenzie di rating. Ma, dico, sta fuori di testa? Cosa spalmano gli italiani sul pane, lo spread?”, ha concluso l’ex presidente del Consiglio.

Cultura, torna il premio letterario green "Le Pagine della Terra"

Roma, 7 mag. (askanews) – Si rinnova l’appuntamento con “Le Pagine della Terra”, il primo premio letterario interamente dedicato alla narrativa green. Giunto alla sua quinta edizione, ideato dal maestro Claudio Cutuli, si svolgerà quest’anno a Roma il 16 ottobre 2025, nella cornice di Villa Torlonia, luogo simbolico dove storia, natura e arte si incontrano.

Nato per valorizzare la cultura della sostenibilità attraverso la letteratura, il premio rappresenta oggi un punto di riferimento per chi scrive, legge e promuove il rispetto per la Terra. Dopo le prime due edizioni al Teatro La Fenice di Venezia e le successive nel Parco Archeologico di Pompei, “Le Pagine della Terra” conferma la sua vocazione a unire bellezza e consapevolezza, radicandosi in luoghi di grande valore culturale. Alla base del progetto, c’è l’idea di raccontare il legame profondo tra essere umano e ambiente, riscoprendo la parola come strumento di cambiamento. Un’eredità che Cutuli porta avanti anche in memoria della cofondatrice Vera Slepoj, psicoterapeuta e intellettuale, scomparsa nel 2024.

“Oggi più che mai – ha dichiarato Cutuli – abbiamo bisogno di storie che ispirino rispetto per la Terra. Storie vere, capaci di lasciare un’impronta”. “Credo in una cultura che non si limita a denunciare, ma che costruisce. Le Pagine della Terra è questo: un progetto che unisce arte, pensiero e responsabilità”.

Il premio vuole anche favorire un dialogo culturale ampio: dal design alla moda sostenibile, dall’artigianato etico al consumo consapevole. Il nome stesso del premio è un tributo alla tradizione tintoria della famiglia Cutuli, impegnata da sei generazioni in una produzione artigianale basata su pigmenti vegetali.

Nella giuria 2025 ci sono figure provenienti dal mondo della cultura, della politica, del giornalismo e dell’arte, a partire dai due presidenti: Ermete Realacci, ambientalista e presidente della Fondazione Symbola, ed Enrico Vanzina, regista e scrittore. Con loro, Barbara Degani, Sottosegretario di Stato al ministero dell’Ambiente, e padre Enzo Fortunato, direttore della comunicazione della Basilica Papale di San Pietro. Tra i giurati anche Giovanni Grasso, consigliere per la stampa del presidente della Repubblica, Laura Lega, prefetto e capo del Dipartimento per le libertà civili del Viminale, il generale Antonio Pietro Marzo, già Comandante del CUFAA, il generale Fabrizio Parrulli, attuale comandante delle Unità Forestali dei carabinieri, Rosalba Giugni presidente di Marevivo. A completare il gruppo Vincenzo Pepe, presidente di FareAmbiente, Gaetano Cappelli, scrittore, i giornalisti Federica Corsini, Piero Damosso e Marco Frittella.

L’ambizione per il futuro è rendere il premio un riferimento anche a livello internazionale. Dopo il riconoscimento ottenuto negli anni passati, l’organizzazione guarda ora a sedi simboliche come il Parlamento Europeo per portare il messaggio di una cultura ambientale condivisa oltre i confini nazionali.

David, Jasmine Trinca. tante candidate donne sono messaggio di speranza

Roma, 7 mag. (askanews) – “Non solo le sale vuote, c’ un problema vero di produzione. Siamo qui a celebrare un momento di successo, ma la verit che il cinema italiano bisogna continuare a sostenerlo sbloccando tante produzioni. La politica, dietro all’appello di Mattarella, dovrebbe forse iniziare a guardare davvero questa situazione”: Jasmine Trinca lo dice uscendo dal Quirinale alla presentazione delle candidature ai David di Donatello. “Ma del resto un tempo talmente cupo per cose ben pi tragiche del nostro cinema… Il cinema ha sempre la funzione di creare un immaginario. E questo un anno importante perch ci sono tante, tante registe che finalmente accedono alla categoria di miglior film e miglior regia: per me un grande messaggio di speranza in una nuova visione del mondo”.

Liste d’attesa nella sanità, Meloni: faccio appello alle Regioni

Roma, 7 mag. (askanews) – “Sanità e liste d’attesa: qui devo fare io appello alle Regioni, noi ogni anno stanziamo delle risorse; non le gestiamo noi, le gestiscono le Regioni, ma la responsabilità per quello che riguarda voi è tutta del Governo”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso del premier time al Senato.

Governo, ha aggiunto, “che ha fatto un decreto sulle liste attesa e ha chiesto di poter fare alcune cose, visto che la responsabilità secondo voi è sempre la nostra, potendo intervenire con poteri sostitutivi quando non si riesce a governare le liste d’attesa. Cerchiamo di dare una mano. Le Regioni non sono d’accordo ma almeno gli italiani sappiano che abbiamo queste difficoltà: altrimenti siamo solo quelli che devono stanziare i soldi e essere responsabili di quello che non funziona”, ha detto ancora Meloni.

Raid israeliano contro ristorante e mercato di Gaza City: 25 morti

Roma, 7 mag. (askanews) – Almeno 25 persone sono rimaste uccise nei bombardamenti lanciati oggi dalle forze israeliane contro un ristorante e un mercato di Gaza City. Lo riporta l’agenzia di stampa palestinese Wafa, sottolineando che sono almeno 61 i morti nei raid messi a segno da questa mattina nell’enclave palestinese.

I media palestinesi riferiscono che tra le vittime dell’attacco al Thai Restaurant figura il giornalista Yahya Sbeih, che questa mattina era diventato papà.

Secondo il corrispondente della Wafa, caccia israeliani hanno colpito il ristorante e un mercato allestito a circa 20 metri di distanza con due missili lanciati in contemporanea.

Saggistica, le nuove sedi e le rassegne di "Passaggi Festival 2025″

Roma, 7 mag. (askanews) – Saranno dodici le sedi di Passaggi Festival, in programma a Fano (PU) dal 25 al 29 giugno, di cui quattro inedite per l’evento dedicato alla saggistica che animerà il centro storico e il lungomare con incontri con gli autori, spettacoli teatrali, laboratori, mostre, tutto a ingresso gratuito.

I luoghi che ospiteranno per la prima volta gli appuntamenti del festival sono in centro storico: la Corte Malatestiana con gli appuntamenti teatrali; il Giardino Radicioni con i graphic novel e la libreria Passaggi Libri e Caffè con una mostra d’arte; il Chiostro di San Paterniano con una nuova rassegna dedicata all’editoria religiosa; Piazza Marcolini che, insieme all’ex Chiesa di San Francesco, ospiterà saggi tematici dalla filosofia all’economia, dalla storia allo sport, dalle scienze alla politica.

Gli autori che attirano più pubblico saranno ospiti come sempre in piazza XX Settembre e al Pincio, dove saranno protagoniste le nuove generazioni con la rassegna “Music & Social”; la Mediateca Montanari con libri e laboratori per bambini; il Bastione Sangallo, terrazza-giardino sui tetti della città, con la rassegna “Mente Corpo Anima” ovvero libri su benessere e crescita personale; la Sala da tè L’Uccellin Bel Verde che ospiterà le conversazioni scientifiche dell’Università di Camerino.

Sul lungomare del Lido, al Bon Bon Art Cafè torneranno i libri all’ora di colazione, per iniziare bene la giornata, e a Bagni Elsa di Fosso Sejore all’ora dell’aperitivo, mentre a Bagni Torrette saranno presenti i laboratori per i più piccoli.

www.passaggifestival.it.

La rivoluzione del marketing immobiliare con l’IA

Roma, 07 Mag. – L’intelligenza artificiale sar un potente alleato anche del settore immobiliare, la stima che possa essere capace di generare tra i 110 e i 180 miliardi di dollari di valore, secondo le analisi di McKinsey.

Andrea Ballato, un pioniere nel settore, ha sviluppato strumenti innovativi come E-stimalytics e Portalytics, che stanno attirando l’attenzione di importanti gruppi internazionali, tra cui un unicorno europeo.

Ballato, con un passato decennale nel settore immobiliare, ha deciso di abbracciare il digitale e l’innovazione, creando soluzioni che risolvono problemi storici del settore. “Abbiamo due software, uno si chiama Portalytics e l’altro E-stimalytics, che hanno funzionalit uniche in Italia, se non in Europa”, afferma Ballato.

Questi strumenti non solo facilitano l’acquisizione di immobili, ma trasformano anche i contatti dei portali immobiliari in lead qualificati, migliorando l’efficienza delle agenzie.

L’impatto positivo sulla societ evidente: il 30% degli utenti afferma che l’intelligenza artificiale e gli strumenti di automazione stanno gi facendo risparmiare loro tempo nel contesto dei social media immobiliari.

Inoltre, l’automazione elimina i rischi dell’immissione manuale dei dati, aumentando la precisione delle operazioni. “Stiamo creando uno standard di 80-100 valutazioni automatiche al mese con budget ridotti”, spiega Ballato, sottolineando come queste tecnologie stiano rivoluzionando il modo di operare delle agenzie.

Le prospettive future sono promettenti. Con l’aumento dell’adozione di queste tecnologie, si prevede un incremento delle possibilit lavorative nel settore, grazie alla necessit di nuove competenze per gestire e ottimizzare questi strumenti. “Il nostro obiettivo che a un certo punto il nostro sistema valuti ogni 10 secondi un immobile in automatico”, dichiara Ballato, evidenziando l’ambizione di espandere ulteriormente l’uso di queste tecnologie.

Inoltre l’interesse di una multinazionale, presente in 8 paesi europei, per le soluzioni di Ballato dimostra il potenziale di esportazione di queste tecnologie innovative.

“Siamo stati contattati da un importante gruppo internazionale che ci ha chiesto se possiamo esportare le nostre soluzioni fuori dall’Italia”, rivela Ballato, indicando un futuro di espansione internazionale.

L’intelligenza artificiale sta ridefinendo il marketing immobiliare, offrendo soluzioni pratiche e innovative che migliorano l’efficienza e la precisione delle operazioni. Con l’adozione crescente di queste tecnologie, il settore immobiliare destinato a evolversi, creando nuove opportunit e sfide per i professionisti del settore.

Meloni su Gaza: sì al piano arabo e ai 2 Stati

Roma, 7 mag. (askanews) – “In Medio Oriente continuiamo a lavorare per la fine permanente delle ostilità e siamo attenti e appoggiamo il lavoro che i Paesi arabi stanno portando avanti. Credo che i paesi arabi siano la chiave di volta nella soluzione permanente del conflitto”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso del premier time al Senato.

“C’è un piano di ricostruzione – ha spiegato – che hanno portato avanti, e dal mio punto di vista è credibile, a Gaza e anche per tracciare un quadro regionale di pace e sicurezza. Quadro che chiaramente lo ribadisco a nostro avviso deve includere anche la prospettiva dei due Stati”.

Ucraina, Meloni: Russia dimostri volontà pace, sosteniamo sforzi Usa

Roma, 7 mag. (askanews) – “Siamo e continueremo a essere sempre al fianco dell’Ucraina, oggi sosteniamo gli sforzi dell’amministrazione americana per una pace giusta e duratura che non può prescindere dalle garanzie di sicurezza efficaci per la nazione aggredita”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso del premier time al Senato.

“Rinnoviamo l’urgenza – ha aggiunto – di un cessato del fuoco immediato, incondizionato, e l’auspicio che la Russia voglia dimostrare concretamente la volontà di costruire la pace perché l’Ucraina lo ha già fatto”.

Gli arbitri di serie A: Lazio-Juve a Massa

Roma, 7 mag. (askanews) – Resi noti gli arbitri della 36esima giornata di serie A, stagione 2024/25: turno spalmato su 4 giorni con 1 gara al venerdì, 3 gare al sabato, 4 gare di domenica e due di lunedì. Si parte venerdì alle 20.45 con Milan-Bologna, che sarà diretta da Marinelli, sabato alle 15 c’è Como-Cagliari, arbitra Fourneau, alle 18 c’è Lazio-Juve, diretta da Massa, alle 20.45 Empoli-Parma, arbitra Fabbri. Domenica alle 12.30 c’è Udinese-Monza, arbitra Crezzini, alle 15 c’è Verona-Lecce, dirige Maresca, alle 18 c’è Torino-Inter, dirige La Penna, alle 20.45 Napoli-Genoa diretta da Piccinini. Lunedì alle 18.30 c’è Venezia-Fiorentina, arbitra Marchettu e alle 20.45 c’è Atalanta-Roma, Sozza.

Milan-Bologna (venerdì 9 maggio, ore 20.45): Marinelli di Tivoli Como-Cagliari (sabato 10 maggio, ore 15): Fourneau di Roma Lazio-Juventus (sabato 10 maggio, ore 18): Massa di Imperia Empoli-Parma (sabato 10 maggio, ore 20.45): Fabbri di Ravenna Udinese-Monza (domenica 11 maggio, ore 12.30): Crezzini di Siena Verona-Lecce (domenica 11 maggio, ore 15): Maresca di Napoli Torino-Inter (domenica 11 maggio, ore 15): La Penna di Roma 1 Napoli-Genoa (domenica 11 maggio, ore 20.45): Piccinini di Forlì Venezia-Fiorentina (lunedì 12 maggio, ore 18.30): Marchetti di Ostia Lido Atalanta-Roma (lunedì 12 maggio, ore 20.45): Sozza di Seregno

Referendum, Schlein: Meloni invita a astensione perché ha paura

Roma, 7 mag. (askanews) – “Evidentemente Giorgia Meloni e il governo, che invitano a non partecipare al voto dei referendum dell’8 e 9 giugno, hanno paura”. Lo afferma la segretaria Pd Elly Schlein.

“Perché – spiega la leader democratica – finalmente gli italiani saranno chiamati a esprimersi sulla cittadinanza e sul lavoro, che la destra in questi due anni e mezzo ha reso sempre più precario, scegliendo di stare dalla parte dei più forti e dimenticando i più ricattabili”.

Conclude Schlein: “Non solo, l’invito all’astensione è un tradimento dei principi costituzionali che fissano il voto come un ‘dovere civico’. Un governo che teme che il popolo possa esprimersi, è un governo che teme il popolo stesso. Noi, come partito democratico, ribadiamo il nostro impegno per i 5 sì ai referendum”.

Nato, Meloni: Italia raggiungerà il target del 2% del Pil nel 2025

Roma, 7 mag. (askanews) – “Tutti i governi hanno confermato” l’impegno del 2% del Pil per la difesa per la Nato e “l’Italia raggiungerà questo target nel corso del 2025”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nel question time in Senato. “Nel 2014 al vertice Nato di Washington
– ha ricordato – gli Stati membri dell’Alleanza Atlantica si sono impegnati a raggiungere in dieci anni spese per la difesa pari al 2% del prodotto interno lordo. Da allora tutti i governi hanno
confermato questo impegno senza eccezione di colore politico. L’Italia finalmente raggiungerà questo target nel corso del 2025 perché c’è un governo che sa mantenere gli impegni presi. Lo
faremo e lo facciamo sia rilanciando la traiettoria di potenziamento delle nostre capacità di difesa sia inserendo nel computo delle spese rilevanti quelle voci che sono in linea con i parametri dell’Alleanza Atlantica che altre nazioni già considerano. Spese che rientrano nell’approccio allargato multidimensionale della difesa che è proprio sia del concetto strategico NATO sia del libro bianco dell’Ue quindi è un percorso coerente con gli impegni internazionali dell’Italia ma anche con
la posizione che l’attuale maggioranza di governo ha consacrato nel programma con il quale si è presentata agli italiani perché senza difesa non c’è sicurezza e senza sicurezza non c’è libertà”.

“L’Italia e l’Europa devono rafforzare le proprie capacità difensive per poter far fronte alle sfide geopolitiche in atto, per poter rispondere alle responsabilità a cui sono chiamate anche in ambito NATO. Lo ribadisco anche in questa sede con la coerenza di chi da patriota ha sempre sostenuto un principio semplice cioè che la libertà ha un prezzo che se fai pagare a qualcun altro la tua sicurezza devi sapere che non sarai tu a decidere pienamente del tuo destino e questo ha ricadute che vanno molto oltre la questione della sicurezza che coinvolgono anche le materie economiche e coinvolgono le materie commerciali in poche parole la possibilità stessa di difendere a pieno i propri interessi nazionali”, ha detto Meloni, nel question time in Senato.

“Questa convinzione – ha aggiunto – mi ha spinto e ci ha spinto a credere sempre nella necessità di costruire un pilastro europeo dell’alleanza atlantica, da affiancare a quello nordamericano in un’ottica di complementarietà strategica, capace di incentivare anche la formazione di una solita base industriale europea”.

Francesco Gheghi candidato ai David: “Un sogno da vivermi”

Roma, 7 mag. (askanews) – “Sono felice di poter rappresentare il film, un film importante, portato nelle scuole, 8 candidature portano un bel rispetto al film”. Francesco Gheghi ha raccontato tutta la sua emozione entrando al Quirinale per la presentazione dei candidati ai David di Donatello, fra cui c’ anche il suo nome, come miglior attore protagonista per “Familia”.

“Mi fa molto piacere, ho sempre guardato i David negli anni e sognavo con mio padre sul divano un giorno di essere qua, non pensavo di essere qua e invece ci sono e me la vivo”, ha aggiunto.

Secondo Gheghi “Familia”, ” un film che parla al futuro, parla d’amore, noi saremo le mamme e i pap del futuro quindi cerchiamo di fare passi avanti verso una certa umanit”, ha aggiunto.

Ancora attacchi israeliani a Gaza, colpite anche due scuole. Tra i morti donne e bambini

Roma, 7 mag. (askanews) – Gli attacchi israeliani a Gaza hanno ucciso almeno 59 persone, tra cui donne e bambini, da ieri notte. Lo hanno annunciato oggi ufficiali sanitari palestinesi.

Gli attacchi includono un raid ieri notte contro una scuola che ospitava centinaia di sfollati palestinesi, che ha ucciso 27 persone, secondo i responsabili dell’ospedale di al Aqsa, tra cui nove donne e tre bambini. E’ la quinta volta dall’inizio della guerra che la scuola nel centro di Gaza viene colpita.

Un attacco nelle prime ore del mattino contro un’altra scuola trasformata in rifugio a Gaza City ha ucciso 16 persone, secondo i responsabili sanitari dell’ospedale di al Ahli, mentre attacchi contro obiettivi in altre zone hanno ucciso almeno altre 16 persone.

Mattarella: viviamo tempi come Babele, cinema aiuta a comprendere

Roma, 7 mag. (askanews) – “Viviamo un tempo in cui tutto si sussegue con tale rapidità da risultare a volte quasi incomprensibile, come una Babele. Ma quel che si deposita, quel che riesce a fermarsi nelle coscienze trasmette valori, significati, pensieri che acquistano, se possibile, ancora maggiore importanza. La cultura e, in essa, il cinema è capace di lasciare tracce sotto la superficie. E dunque può essere uno strumento decisivo, un alleato della libertà dei singoli e delle comunità nell’affrontare il cambiamento d’epoca, nel comprenderlo, e dunque viverlo senza subirlo passivamente”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso della cerimonia al Quirinale per la presentazione delle candidature dei David di Donatello 2025.

L’attore Di Leva: a Gaza un genocidio del popolo palestinese

Milano, 7 mag. (askanews) -“E’ un genocidio, questo mi interessa pi che i dazi che stanno avendo un effetto su tutti quanti noi, che inevitabile. Vorrei andare l, vorrei resistere l, ma so che la mia presenza sarebbe alquanto inutile. Quindi mi viene da dire, cos come la penna ha dato tanto in Italia contro la camorra, contro la mafia, allora dico che la parola pu fare tantissimo, la poesia pu fare tantissimo, non una cosa n scontata, n una cosa retorica”. Lo ha detto l’attore Francesco Di Leva, a margine dell’incontro in Quirinale col presidente Mattarella, prima della cerimonia dei David di Donatello ai quali Di Leva candidato come migliore attore non protagonista per il film “Famialia”. “Ci credo veramente, non toglieranno mai dalla mia bocca, che quel popolo si chiama il popolo palestinese, non toglieranno mai dalla mia bocca che quella che la Striscia di Gaza”.

Operazione Sindoor, la tensione fra India e Pakistan preoccupa il mondo

Il raid che l’India ha lanciato questa notte contro obiettivi in Pakistan, che rischia di  innescare una escalation militare tra le due potenze nucleari (con sullo sfondo la Cina, stretta alleata di Islamabad ma che attribuisce importanza strategica a buone relazioni  con l’India), suscita grande preoccupazione in tutto il mondo.

Dal segretariato generale dell’Onu, dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna sono giunti appelli alla moderazione ad entrambe le parti.

Già nelle ore successive agli sconti, Cina e Russia si sono dichiarate disponibili e pronte a svolgere un ruolo costruttivo per la de-escalation fra India-Pakistan. Si profila da subito la parte che i Brics potrebbero svolgere nel ridurre le tensioni fra Pakistan e India e per stabilizzare l’intera area dell’Asia meridionale occidentale. Dall’Iran all’India, passando per Afghanistan e Pakistan, sono all’ordine del giorno gli incidenti alle frontiere, non di rado provocati da gruppi armati di incerta natura. Ciò ha spinto i governi dei suddetti quattro Paesi, due dei quali membri Brics, a intensificare le proprie relazioni bilaterali al fine di prevenire o di gestire in tempo reale sempre possibili, e fabbricabili, malintesi e provocazioni.

In questo quadro i problemi alla frontiera indo-pakistana presentano aspetti comuni con gli altri Paesi della regione, come la presenza di gruppi armati jihadisti che ancora operano anche in Pakistan e che in qualche modo sfuggono al controllo del governo, e aspetti particolari, come le motivazioni di carattere etnico e religioso, addotte strumentalmente per giustificare le ostilità fra estremisti “islamici” e “induisti”.

L’attacco indiano di questa notte, denominato “operazione Sindoor”, il cui nome evoca la polvere rossa nella scriminatura dei capelli delle spose indù (e delle vedove degli attacchi terroristici), per Nuova Delhi è un attacco mirato contro campi terroristici all’interno del territorio controllato dal Pakistan, condotto dall’aeronautica militare indiana senza violare lo spazio aereo pakistano. Si tratta di un’operazione militare, ritenuta dall’India moderata e proporzionata all’attacco terroristico avvenuto il 22 aprile scorso nella valle di Baisaran, vicino a Pahalgam nel Kashmir indiano, dove sette uomini armati, appartenenti ad una branca del Lashkar-e-Taiba (LeT), un gruppo militante islamista noto per le sue attività terroristiche in Kashmir e in altre regioni dell’India (responsabile degli attacchi di Mumbai del 2008 con 160 morti) hanno ucciso a sangue freddo 27 persone fra un gruppo di turisti indù, composto da famiglie e  coppie in luna di miele, dopo averli costretti a recitare preghiere islamiche per dimostrare la loro religione.

Da parte indiana, dunque il senso dell’odierna operazione è “non abbiamo dimenticato” ma anche “non vogliamo cominciare una guerra vera e propria”.

Diametralmente  opposta la versione pakistana che in una dichiarazione del ministero degli Esteri di Islamabad ha parlato di “un atto di guerra indiscutibile e immotivato”:e di violazione  della sovranità del Pakistan.

Cinema, a Mattarella il premio speciale David Donatello: è un punto riferimento

Roma, 7 mag. (askanews) – “A Sergio Mattarella il Premio speciale del 70esimo anniversario dei David di Donatello: per essere stato in questi anni punto di riferimento solido e speciale del cinema italiano. Grazie Presidente per averlo accettato”. Lo ha annunciato Piera Detassis, presidente e direttore artistico dell’Accademia del cinema italiano, nel corso della cerimonia al Quirinale per la presentazione delle candidature ai David di Donatello 2025. “Il cinema ha contribuito a formare
l`identità degli italiani; ha aiutato a sviluppare una lingua comune, a far maturare una coscienza civica, e dunque a rafforzare le basi della nostra libertà e della nostra democrazia”, ha sottolineato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante la presentazione delle candidature dei
David di Donatello al Quirinale, aggiungendo: “Le istituzioni hanno bisogno di prestare attenzione al settore del cinema. Il cinema è importante per la cultura, la società, l`economia e l`immagine dell`Italia. Attenzione confermata dal ministro Alessandro Giuli, che ringrazio”.

Ozeptek: il David dello Spettatore un premio puro e importante

Milano, 7 mag. (askanews) -“E’ un premio molto importante: oltre 2 milioni e 300mila spettatori, poi sta uscendo in tutto il mondo”. Cos il regista Ferzan Ozpetek, all’ingresso al Quirinale, prima della cerimonia di premiazione dei David di Donatello, a proposito del premio David dello Spettatore al suo film “Diamanti”. “In Italia in 27 anni di carriera non ho mai avuto una accoglienza cos forte e questo mi fa molto piacere. E’ un premio molto puro. Ho vinto un premio e ho due candidature. Non importante quanti uomini hai avuto nella vita, ma quanta vita c’ in loro, diceva Mae West. E in questo caso posso applicare questo ai premi”. Il film “Diamanti” candidato nelle categorie migliore attrice non protagonista (Geppi Cucciari) e migliore canzone originale.

Di Leva: candidato per un film che ho amato e sofferto

Milano, 7 mag. (askanews) – ” una candidatura importante, la quarta, per un film che ho amato e sofferto pi che da attore che come personaggio, perch poi credo che l’attore comunque si deve divertire quando affronta anche dei personaggi cattivi”. Cos l’attore Francesco Di Leva, candidato ai David di Donatello come migliore attore non protagonista per il film “Familia”.

“C’ stato un divertimento, non bellissimo, ma c’ stato, e sapevamo di raccontare una storia necessaria, una storia cruda, vera, che successa ad un giovane ragazzo di pi di 20 anni che l’ha pagata con il carcere. Stare qua e rappresentare quei film necessari e d’autore, che in Italia tante volte incassano poco ma i distributori e la produzione hanno il dovere di raccontare, qualcosa di importante. Quindi resistiamo al cinema d’autore, con un grande film raccontato da un grande regista italiano, che Francesco Costabile”.

David, Valeria Bruni Tedeschi: “Nessuna ansia, questa una festa”

Roma, 7 mag. (askanews) – “Sono molto emozionata e molto commossa e piena di gratitudine. Per me va gi tutto bene, tutto molto allegro, non ho quest’ansia, n di vincere, sono felice di essere qui con tutta la troupe dell’Arte della Gioia. una festa, c’ un periodo per lavorare e un periodo per… questo il periodo della festa”: cos arrivando al Quirinale per la cerimonia dei David di Donatello, l’attrice, regista e sceneggiatrice franco-italiana Valeria Bruni Tedeschi, candidata come miglior attrice non protagonista per il ruolo della principessa Gaia Brandiforti nella miniserie televisiva “L’Arte della Gioia”.

“Per me un film, io l’ho visto al cinema, trovo che sia un grande film da cinema, poi che esca in pi come serie tanto meglio cos c’ pi gente che lo pu vedere nelle case, ma per me un grande film cinematografico”, ha aggiunto.

Pedicini (Cosmo Italiano-Wdr): per Merz partenza da “anatra zoppa”

Roma, 7 mag. (askanews) – Una partenza da “anatra zoppa” per il neo-cancelliere tedesco Friedrich Merz, la cui elezione al Bundestag marted 6 maggio avvenuta solo al secondo turno con 325 voti sui 316 necessari e dopo la bocciatura “choc” alla prima votazione, quando a votare s sono stati 310 deputati. Eppure l’Unione Cdu-Csu (208 voti) e la Spd (120) insieme dispongono di 328 seggi, quindi i cosiddetti “franchi tiratori” sono stati 18 al primo turno e 3 nel secondo. “C’ dello scontento” tra le file dei partiti che compongono il governo nero-rosso, spiega ad askanews Tommaso Pedicini, caporedattore di Cosmo Italiano-Wdr, podcast e trasmissione in lingua italiana della radio pubblica tedesca, e non si esclude che “potrebbero esserci problemi” in altre questioni “anche solo nei prossimi mesi”.

“Nessuno si sarebbe aspettato una partenza da anatra zoppa prima ancora di iniziare a governare. Tutti sapevano che i voti erano relativamente risicati”, ha commentato Pedicini da Colonia.

“Ci dice innanzitutto che stata la seconda votazione, non era mai successo che un cancelliere dai tempi della Repubblica federale di Germania, quindi dal dopoguerra, dovesse attendere la seconda votazione per essere eletto”, ha aggiunto.

“Ed stato eletto, per anche qui sono mancati anche in questi 325 voti, tre meno dei parlamentari che costituiscono i gruppi parlamentari di Spd e Unione dei cristiano-democratici e dei cristiano-sociali bavaresi. Quindi significa che Merz ha dei franchi tiratori, ha una serie di scontenti nelle fila probabilmente di tutti e due i partiti”, ha sottolineato il responsabile di Cosmo Italiano.

“In realt l’ipotesi pi probabile che si tratti di gruppuscoli o di individui di entrambi gli schieramenti, sia di Spd che di Cdu-Csu, scontenti per vari motivi: possiamo pensare a persone che magari ambivano a un posto ministeriale che magari non hanno avuto, possiamo pensare a gente molto vicina alla sinistra della Spd, che magari vede come fumo negli occhi un’alleanza con un arci-conservatore come Merz”, ha affermato.

“Si pu immaginare che in futuro ci saranno delle votazioni su temi molto controversi come la migrazione, dove la Spd e la Cdu hanno posizioni molto diverse. Ora ci si chiede come potr reggere questo governo 4 anni se gi alla partenza ha questo tipo di difficolt. Penso che questa sia un’enorme palla al piede per Merz e il suo governo, sapendo che se si parte con queste aspettative, con questo choc iniziale, potrebbero esserci problemi su contesti reali anche solo nei prossimi mesi”.

“Passato questo primo momento in cui Merz, che non proprio un campione di simpatia per tutti i tedeschi, stato punito, penso che alla fine abbia prevalso un sospiro di sollievo perch questo Paese, che ha una serie di crisi da affrontare, che in crisi economica ormai da anni, deve trovare un po’ la via d’uscita da questo labirinto”, ha concluso .

Intervista di Stefania Cuccato

Montaggio Claudia Berardicurti

A Bologna "Bazar", la mostra di Francesca Ghermandi e Gianluigi Toccafondo

Roma, 7 mag. (askanews) – In occasione del suo trentennale sabato 10 maggio alle 19.30 la galleria Squadro di Bologna inaugura BAZAR, una mostra di Francesca Ghermandi e Gianluigi Toccafondo.

Il titolo BAZAR suggerisce fin da subito la natura vivace e caleidoscopica del progetto in cui i due artisti, per la prima volta insieme nello stesso spazio espositivo, mettono in dialogo due poetiche visive molto differenti ma complementari: la linea netta e tagliente dei fumetti di Ghermandi e il colore ricco e materico delle animazioni di Toccafondo. In un contesto che richiama il gioco, il teatro e l’arte applicata, il pubblico potrà esplorare un universo visivo e dinamico grazie alla raccolta di materiali eterogenei che spaziano dalle piccole ceramiche realizzate in collaborazione con Crete, al film d’animazione dedicato alle Sirene realizzato per Arte France, video e maschere per il teatro di Bumboz di Raffaello Baldini per Arboreto, disegni originali, pupazzi, libretti, gadget, magliette, tessuti e naturalmente serigrafie realizzate per l’occasione da Squadro.

L’inaugurazione sarà arricchita dalla performance sonora di Valeria Sturba e Vincenzo Vasi che con i giocattoli sonori daranno voce alla mostra, enfatizzandone l’aspetto ludico e multisensoriale. OPENING

Sabato 10 maggio ore 19.30 BAZAR mostra di Francesca Ghermandi e Gianluigi Toccafondo in mostra sarà visitabile fino al 14 giugno

squadro.it

BIOGRAFIE Francesca Ghermandi è nata a Bologna. Le sue storie a fumetti e illustrazioni sono state pubblicate da riviste italiane e straniere a partire dalla metà degli anni ’80 fra cui: Frigidaire, Echo des Savanes, Linus, Zero Zero, Il Manifesto, L’unità, La Repubblica, Internazionale. Tra i libri a fumetti e illustrati usciti: The Wipeout, Hiawata Pete, Helter Skelter, Grenuord, Cronache dalla Palude, Un’estate a Tombstone; Pronto -Soccorso e Beauty-Case di S. Benni e Le Avventure di Ulisse di R. Piumini. Nel 2006 ha realizzato la sigla animata per la Biennale Cinema di Venezia, nel 2022 le animazioni per lo spettacolo di danza di Silvia Gribaudi, Mon Jour e negli ultimi anni sta lavorando con pupazzi e animazioni allo spettacolo Il Teatro di Bumbòz- Da Raffaello Baldini per L’Arboreto-Teatro Dimora. Nel 2024 per la casa di modellini giapponese Tamiya ha ideato personaggi, immagini e loghi. Tra i suoi ultimi libri a fumetti: I Misteri Dell’Oceano Intergalattico (Eris, 2023, premiato al Treviso Comic Book Festival, al festival Lucca Comics & Games e al Premio Bertoldo), Pastil – Tutte le Avventure (Eris, 2024) e Babbo, dove sei? (Canicola, 2025). Gianluigi Toccafondo nasce a San Marino nel 1965, ha studiato all’Istituto d’Arte di Urbino, vive a Bologna. Dal 1989 realizza cortometraggi di animazione: La coda, La pista; dal 1992 con Arte France: Le criminel, Pinocchio, La Piccola Russia, La voix des Sirènes. Dal 1993 disegna sigle animate per Rai: Tunnel, Stracult; loghi animati e sigle per il cinema: More Cinema More Europa, Biennale di Venezia, Scott Free, Fandango, Cineteca Bologna; pubblicità: Levi’s (Foote, Cone & Belding, San Francisco), Sambuca Molinari con la regia di Pietro Follini (Ata Tonic Milano), United Arrows coautore Kaoru Kasai (Sun-Ad, Tokio). Dal 1999 al 2011 è l’autore delle copertine Fandango Libri. Tra i libri illustrati: Il richiamo della foresta di Jack London (Mondadori) Jolanda la figlia del Corsaro Nero di Emilio Salgari (Corraini) La favola del pesce cambiato di Emma Dante (L’arboreto edizioni) Padre Marella di Alberto Sebastiani (Bononia University Press, Bologna), Favola del gattino che voleva diventare il gatto con gli stivali di Ugo Cornia (Galleria civica, Modena) Los girasoles ciegos di Alberto Méndez (editorial Edelvives) Tango del ritorno di Julio Cortazar (Gallucci) Vorrh di Brian Catling (Safarà editore). È stato l’aiuto regista di Matteo Garrone per il film Gomorra; ha disegnato i titoli animati per Robin Hood di Ridley Scott (Acme Filmworks per Universal Pictures Imagine Entertainment). Dal 2014 al 2021 collabora con il Teatro dell’Opera di Roma disegnando i manifesti delle stagioni liriche e balletti; scene, video e costumi per Figaro! Don Giovanni , Rigoletto Opera Camion regia di Fabio Cherstich. Nel 2022 realizza la sigla Luciano Pavarotti la stella (Albedo production). Nel 2022 insieme a Francesca Ghermandi, Nicoletta Fabbri e Rosanna Lama, comincia lo progettazione del Teatro di Bumboz, un piccolo spettacolo a pupazzi dedicato alle poesie di Raffaello Baldini, (Arboreto). Nel 2024 disegna i titoli animati per Gladiator 2 di Ridley Scott (Acme Filmworks per Paramount Pictures, Scott Free). Nel 2024 inizia la collaborazione con il Maggio Fiorentino per i manifesti delle stagioni liriche. Ha collaborato con diversi musicisti per video e copertine di dischi: C’mon Tigre, Giorgio Battistelli, Vasco Brondi, Fratelli Mancuso, Canarie, Laura Catrani, Cesare Cremonini, Rodrigo D’Erasmo e Bob Angelini.

A Bologna "Bazar", la mostra di Francesca Germandi e Gianluigi Toccafondo

Roma, 7 mag. (askanews) – In occasione del suo trentennale sabato 10 maggio alle 19.30 la galleria Squadro di Bologna inaugura BAZAR, una mostra di Francesca Ghermandi e Gianluigi Toccafondo.

Il titolo BAZAR suggerisce fin da subito la natura vivace e caleidoscopica del progetto in cui i due artisti, per la prima volta insieme nello stesso spazio espositivo, mettono in dialogo due poetiche visive molto differenti ma complementari: la linea netta e tagliente dei fumetti di Ghermandi e il colore ricco e materico delle animazioni di Toccafondo.

In un contesto che richiama il gioco, il teatro e l’arte applicata, il pubblico potrà esplorare un universo visivo e dinamico grazie alla raccolta di materiali eterogenei che spaziano dalle piccole ceramiche realizzate in collaborazione con Crete, al film d’animazione dedicato alle Sirene realizzato per Arte France, video e maschere per il teatro di Bumboz di Raffaello Baldini per Arboreto, disegni originali, pupazzi, libretti, gadget, magliette, tessuti e naturalmente serigrafie realizzate per l’occasione da Squadro.

L’inaugurazione sarà arricchita dalla performance sonora di Valeria Sturba e Vincenzo Vasi che con i giocattoli sonori daranno voce alla mostra, enfatizzandone l’aspetto ludico e multisensoriale.

OPENING

Sabato 10 maggio ore 19.30

BAZAR

mostra di Francesca Ghermandi e Gianluigi Toccafondo

in mostra sarà visitabile fino al 14 giugno

squadro.it

BIOGRAFIE

Francesca Ghermandi è nata a Bologna. Le sue storie a fumetti e illustrazioni sono state pubblicate da riviste italiane e straniere a partire dalla metà degli anni ’80 fra cui: Frigidaire, Echo des Savanes, Linus, Zero Zero, Il Manifesto, L’unità, La Repubblica, Internazionale. Tra i libri a fumetti e illustrati usciti: The Wipeout, Hiawata Pete, Helter Skelter, Grenuord, Cronache dalla Palude, Un’estate a Tombstone; Pronto -Soccorso e Beauty-Case di S. Benni e Le Avventure di Ulisse di R. Piumini. Nel 2006 ha realizzato la sigla animata per la Biennale Cinema di Venezia, nel 2022 le animazioni per lo spettacolo di danza di Silvia Gribaudi, Mon Jour e negli ultimi anni sta lavorando con pupazzi e animazioni allo spettacolo Il Teatro di Bumbòz- Da Raffaello Baldini per L’Arboreto-Teatro Dimora. Nel 2024 per la casa di modellini giapponese Tamiya ha ideato personaggi, immagini e loghi. Tra i suoi ultimi libri a fumetti: I Misteri Dell’Oceano Intergalattico (Eris, 2023, premiato al Treviso Comic Book Festival, al festival Lucca Comics & Games e al Premio Bertoldo), Pastil – Tutte le Avventure (Eris, 2024) e Babbo, dove sei? (Canicola, 2025).

Gianluigi Toccafondo nasce a San Marino nel 1965, ha studiato all’Istituto d’Arte di Urbino, vive a Bologna. Dal 1989 realizza cortometraggi di animazione: La coda, La pista; dal 1992 con Arte France: Le criminel, Pinocchio, La Piccola Russia, La voix des Sirènes. Dal 1993 disegna sigle animate per Rai: Tunnel, Stracult; loghi animati e sigle per il cinema: More Cinema More Europa, Biennale di Venezia, Scott Free, Fandango, Cineteca Bologna; pubblicità: Levi’s (Foote, Cone & Belding, San Francisco), Sambuca Molinari con la regia di Pietro Follini (Ata Tonic Milano), United Arrows coautore Kaoru Kasai (Sun-Ad, Tokio). Dal 1999 al 2011 è l’autore delle copertine Fandango Libri. Tra i libri illustrati: Il richiamo della foresta di Jack London (Mondadori) Jolanda la figlia del Corsaro Nero di Emilio Salgari (Corraini) La favola del pesce cambiato di Emma Dante (L’arboreto edizioni) Padre Marella di Alberto Sebastiani (Bononia University Press, Bologna), Favola del gattino che voleva diventare il gatto con gli stivali di Ugo Cornia (Galleria civica, Modena) Los girasoles ciegos di Alberto Méndez (editorial Edelvives) Tango del ritorno di Julio Cortazar (Gallucci) Vorrh di Brian Catling (Safarà editore).

È stato l’aiuto regista di Matteo Garrone per il film Gomorra; ha disegnato i titoli animati per Robin Hood di Ridley Scott (Acme Filmworks per Universal Pictures Imagine Entertainment). Dal 2014 al 2021 collabora con il Teatro dell’Opera di Roma disegnando i manifesti delle stagioni liriche e balletti; scene, video e costumi per Figaro! Don Giovanni , Rigoletto Opera Camion regia di Fabio Cherstich. Nel 2022 realizza la sigla Luciano Pavarotti la stella (Albedo production). Nel 2022 insieme a Francesca Ghermandi, Nicoletta Fabbri e Rosanna Lama, comincia lo progettazione del Teatro di Bumboz, un piccolo spettacolo a pupazzi dedicato alle poesie di Raffaello Baldini, (Arboreto). Nel 2024 disegna i titoli animati per Gladiator 2 di Ridley Scott (Acme Filmworks per Paramount Pictures, Scott Free). Nel 2024 inizia la collaborazione con il Maggio Fiorentino per i manifesti delle stagioni liriche.

Ha collaborato con diversi musicisti per video e copertine di dischi: C’mon Tigre, Giorgio Battistelli, Vasco Brondi, Fratelli Mancuso, Canarie, Laura Catrani, Cesare Cremonini, Rodrigo D’Erasmo e Bob Angelini.

Von der Leyen: l’adesione rapida dell’Ucraina all’Ue è garanzia di pace

Bruxelles, 7 mag. (askanews) – Il modo in cui finirà la guerra in Ucraina “plasmerà il nostro continente per le generazioni a venire”, perché c’è una posta in gioco enorme: il futuro dell’Europa, non solo quello degli ucraini. Un accordo sbagliato porterebbe maggiore instabilità e insicurezza, mentre una pace giusta e duratura “potrebbe inaugurare una nuova era di prosperità per l’Ucraina e aiutarci a costruire una nuova architettura di sicurezza in Europa”. E per arrivare a questo due elementi chiave sono la fine dell’era della dipendenza dell’Ue dalle importazioni di energia russa che finanziano la guerra di Putin, e l’adesione rapida di Kiev all’Ue, come migliore garanzia di sicurezza per l’Ucrana.

Lo ha affermato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, oggi a Strasburgo, intervenendo davanti alla plenaria del Parlamento europeo. “Questa settimana – ha ricordato von der Leyen – celebriamo 80 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. L’8 maggio 1945, decine di migliaia di francesi, uomini e donne, scesero in piazza sugli Champs-Élysées a Parigi, travolti dalla gioia. Celebrazioni si tennero in tutta Europa, da Londra, ai Paesi del Benelux, a Copenaghen. L’incubo era finalmente finito. Gli eventi di quel periodo ebbero profonde conseguenze per tutti gli europei. Per metà del nostro continente, segnò l’inizio del processo di ricostruzione e riconciliazione. Ma per l’altra metà – ha sottolineato -, la liberazione dal nazismo non portò la libertà. Fu seguita dall’occupazione e dall’oppressione” da parte dell’Unione Sovietica. “Fu un vero punto di svolta per l’Europa”.

“Ottant’anni dopo – ha continuato la presidente della Commissione -, ci troviamo di fronte a un altro momento decisivo nella storia del nostro continente. La guerra in Ucraina finirà, ma il modo in cui finirà la guerra plasmerà il nostro continente per le generazioni a venire. Il futuro degli ucraini è in gioco, ma – ha avvertito – lo è anche il nostro: un accordo sbagliato potrebbe incoraggiare la Russia a cercare di ottenere di più. Sarebbe la ricetta per una maggiore instabilità e insicurezza. Invece, una pace giusta e duratura potrebbe inaugurare una nuova era di prosperità per l’Ucraina e aiutarci a costruire una nuova architettura di sicurezza in Europa. Una pace giusta e duratura, che garantisca la sovranità dell’Ucraina, ne rispetti l’integrità territoriale e ne sostenga le aspirazioni europee”. “Questo – ha indicato von der Leyen – è il bivio che ci troviamo di fronte. E per l’Europa è una posta in gioco enorme. Dobbiamo fare tutto il possibile per rafforzare la posizione dell’Ucraina. Perché abbiamo visto come negozia la Russia: bombarda, intimidisce, seppellisce le promesse sotto le macerie. Putin vuole costringere l’Ucraina ad accettare l’inaccettabile. Perciò, il compito che ci troviamo di fronte è aiutare l’Ucraina a rimanere forte, a impegnarsi in colloqui di pace basati sulle sue condizioni e a sfidare le intimidazioni di Putin”.  Per fare questo, ha spiegato la presidente della Commissione, “dobbiamo avere tre priorità per la nostra azione: primo, sostenere la difesa dell’Ucraina; secondo, completare l’eliminazione graduale dell’importazione di combustibili fossili russi; e terzo, accelerare il percorso di adesione dell’Ucraina alla nostra Unione”.

Innanzitutto, riguardo all’aspetto militare, von der Leyen ha perorato la cosiddetta “strategia del porcospino” per l’Ucraina e per l’Europa. “La Russia – ha avvertito – rappresenta una minaccia permanente per l’intera Europa. Pertanto, l’Ucraina deve essere sufficientemente forte da scoraggiare qualsiasi attacco futuro, con la deterrenza. L’Europa ha già sostenuto l’Ucraina con 50 miliardi di euro di aiuti militari. Ma ora – ha indicato la presidente della Commissione – dobbiamo passare da una logica di aiuti a una logica di integrazione delle nostre industrie della difesa.
Incoraggiamo i nostri Stati membri a effettuare ordini direttamente all’industria della difesa ucraina. Perché questo è il modo più efficace ed economicamente vantaggioso per sostenere
gli sforzi militari dell’Ucraina. Il nostro obiettivo, insieme all’Ucraina, è essere così forti da rendere l’Ucraina indigeribile per potenziali invasori”. Passando al secondo punto, la presidente della Commissione ha osservato che “mentre sosteniamo l’Ucraina, dobbiamo anche continuare a minare la capacità della Russia di condurre una guerra. I proventi dei combustibili fossili rimangono una fonte chiave di finanziamento per la macchina da guerra russa. All’inizio della guerra, spendevamo 12 miliardi al mese in combustibili fossili russi, 12 miliardi al mese! Oggi siamo scesi
a 1,8 miliardi al mese. Smettere di finanziare questo fondo di guerra per Putin è nostro interesse primario per la sicurezza. E per questo, dobbiamo smettere di spendere miliardi in
importazioni di energia russa”. “So che c’è una netta maggioranza favorevole a questo nel
Parlamento europeo, che lo scorso novembre ha votato per vietare tutte le importazioni di combustibili fossili russi. E si sta impegnando a fondo in questo senso anche la presidenza polacca”
di turno del Consiglio Ue. “Ma so anche che alcuni continuano a sostenere che dovremmo riaprire il rubinetto del gas e del petrolio russi. Questo – ha rilevato von der Leyen – sarebbe un errore di proporzioni storiche. E non lo permetteremo. Anche questo deve essere molto chiaro. La Russia ha dimostrato più e più volte di non essere un fornitore affidabile. Putin ha già tagliato i flussi di gas verso l’Europa nel 2006, 2009, 2014, 2021 e durante tutta la guerra. Quante altre volte deve succedere prima che si impari la lezione? La dipendenza dalla Russia non è dannosa solo per la nostra sicurezza, ma anche per la nostra economia. I nostri prezzi dell’energia non possono essere dettati da un vicino ostile”.

Dall’inizio della guerra, ha rivendicato la presidente della Commissione, “abbiamo compiuto progressi incredibili: grazie al risparmio energetico e alle energie rinnovabili, abbiamo già
ridotto le nostre importazioni di gas dalla Russia di 60 miliardi di metri cubi all’anno. E grazie ai nostri partner, abbiamo diversificato le nostre importazioni: non abbiamo dimenticato
come gli Stati Uniti siano immediatamente intervenuti con il Gnl (gas naturale liquefatto, ndr) quando ne avevamo bisogno, durante la crisi energetica. E come abbiamo ricevuto ulteriore gas via i
gasdotti dalla Norvegia. E come paesi più lontani, come il Giappone e la Corea del Sud, abbiano collaborato a stretto contatto con noi sui mercati globali, per garantire la nostra immediata sicurezza energetica. Così, siamo passati dal 45% delle nostre importazioni di gas provenienti dalla Russia all’attuale 13%”. Inoltre, “siamo passati da un barile di petrolio russo su cinque a un barile su cinquanta, una riduzione di dieci volte”.

“Ma – ha affermato von der Leyen – dobbiamo andare oltre. Dobbiamo anche ammettere che dall’inizio dell’anno scorso le importazioni di energia dalla Russia hanno registrato una leggera
ripresa. Quindi abbiamo bisogno di un ultimo sforzo per eliminare gradualmente i combustibili fossili russi. E questo è l’obiettivo della ‘Roadmap’ che abbiamo presentato ieri. Nel suo ambito,
proporremo il divieto di nuovi contratti energetici con la Russia, nonché il divieto dei contratti sul mercato spot, al più tardi entro la fine del 2025. Lavoreremo per vietare tutte le restanti importazioni di gas russo, sia tramite gasdotti che come Gnl, entro la fine del 2027. E rafforzeremo anche i controlli sulla flotta ombra russa. Quindi, per essere molto chiari: l’era dei combustibili fossili russi in Europa sta volgendo al termine”. L’ultimo punto indicato dalla presidente della Commissione è la necessità di “accelerare il percorso dell’Ucraina verso l’adesione all’Unione. Questa – ha spiegato – non è solo un’aspirazione ucraina. L’adesione all’Unione europea può
rappresentare la più solida garanzia di sicurezza. Ed è stato al centro del mio ultimo incontro con il Presidente Zelensky a Roma”.  “Stiamo lavorando intensamente con l’Ucraina – ha riferito von
der Leyen – per avviare il primo ‘cluster’ di negoziati di adesione e per avviare tutti i ‘cluster’ entro il 2025. L’adesione dell’Ucraina alla nostra Unione – ha sottolineato – è la massima garanzia di una pace giusta e duratura. Perché sappiamo, nella nostra storia, che pace e integrazione europea
sono sempre andate di pari passo. Quindi – ha concluso -,  portiamo l’Ucraina nella nostra Unione, percorriamo insieme la via della pace”.

Biden avverte l’Europa: la resa a Putin è una nuova Monaco

Joe Biden lancia un allarme che non possiamo ignorare. In una rara intervista concessa alla BBC, l’ex presidente degli Stati Uniti ha definito “una moderna forma di pacificazione” le pressioni esercitate dall’amministrazione Trump sull’Ucraina perché accetti di cedere territori alla Russia. Un parallelo storico chiaro: come nel 1938 a Monaco, si cede nella speranza che l’aggressore si fermi. Ma l’aggressore non si ferma. E, ammonisce Biden, “chiunque pensi che Putin si accontenterà è semplicemente uno sciocco”.

Nelle sue parole, pesanti come pietre, c’è una diagnosi netta: Putin considera l’Ucraina parte integrante della Russia e, se non viene fermato, continuerà. Per Biden, cedere porzioni di territorio in nome della pace significa illudersi che un dittatore possa mai essere soddisfatto con l’ingiustizia. “Non capisco – ha detto – come si possa pensare che, dando a un delinquente ciò che vuole, lo si plachi”.

Il riferimento all’atteggiamento di Donald Trump è evidente. L’incontro di febbraio tra l’ex presidente americano e Volodymyr Zelensky è stato, secondo Biden, “al di sotto degli standard americani”. Non solo per la forma, ma per il contenuto: Trump non garantisce solidarietà alla resistenza ucraina, ma considera lo scambio territoriale una via accettabile. È una deriva pericolosa, che potrebbe spaccare l’Occidente.

Biden ha anche espresso forte preoccupazione per il deterioramento dei rapporti tra Stati Uniti ed Europa sotto la guida di Trump. “Se Trump vincesse di nuovo – ha detto – sarebbe un evento capace di cambiare la storia moderna del mondo”. Una dichiarazione che suona come un appello: l’Europa non può aspettare passivamente il corso degli eventi americani. Deve scegliere da che parte stare.

 

Il Conclave, dopo la Messa Pro eligendo Pontifice i cardinali entreranno nella Cappella Sistina

Città del Vaticano, 7 mag. (askanews) – Inizia oggi il Conclave che porterà all’elezione del nuovo Romano Pontefice, il 267.mo, dopo la morte di Papa Francesco. Un atto che è stato fin nei dettagli normato e stabilito dalla Costituzione Apostolica “Universi Dominici Gregis” di Papa Giovanni Paolo II.

Una giornata per certi versi storica dentro e fuori la Chiesa cattolica che inizierà alle ore 10 nella Basilica di San Pietro con la messa “Pro eligendo Romano Pontifice” presieduta dal cardinale Giovanni Battista Re, Decano del Collegio Cardinalizio con la partecipazione, come la stessa Costituzione impone, di tutti i cardinali presenti a Roma.

Una funzione liturgica che anticiperà, poi, nel pomeriggio alle ore 16.30, l’ingresso nella Cappella Sistina dei 133 cardinali che eleggeranno il nuovo Papa. Per raggiungerla la Costituzione apostolica indica con precisione che i porporati dovranno ritrovarsi nella Cappella Paolina del Palazzo Apostolico vaticano, attigua alla Cappella Sistina, “in abito corale” per quindi recarsi verso la Cappella Sistina “in solenne processione e invocando col canto del ‘Veni creator’ l’assistenza dello Spirito Santo”.

L’elezione sofferta di Merz a Cancelliere interroga la democrazia tedesca.

Il nuovo Cancelliere della Germania è Friedrich Merz. Un esito incerto, raggiunto solo alla seconda votazione grazie alla tenuta dell’accordo tra i cristiano democratici (CDU-CSU) e i socialdemocratici (SPD). Un evento mai prima registrato dal 1949 ad oggi: sei voti mancanti alla prima chiamata – diciotto rispetto alla potenzialità della coalizionne – a causa dei franchi tiratori. Un campanello d’allarme, ancora persistente nell’esito della seconda seduta per la residua manifestazione di tre irreducibiki dissidenti nascosti.

Dietro a questo voto travagliato si intravedono le tensioni che attraversano oggi il cuore d’Europa. La Germania resta la locomotiva dell’Unione, ma è nel mirino degli Stati Uniti, soprattutto nella versione muscolare e revanscista dell’Amministrazione Trump. Da oltreoceano arrivano accuse paradossali, fino a mettere in dubbio la democraticità del sistema tedesco. Inaspettatamente viene messa sotto accusa, da parte di Washington, l’operazione che ha portato gli stessi servizi segreti federali a definire l’AfD un pericolo per l’ordine costituzionale. Proprio mentre la destra estrema guadagna terreno, a sinistra qualcuno gioca con il fuoco.

Il riferimento è a quei deputati socialdemocratici che, nel segreto dell’urna, hanno votato contro Merz, mettendo a rischio la formazione del nuovo governo. Un comportamento che ricorda il “cretinismo politico” di cui parlava Lenin, una malattia infantile che spinge certi progressisti – usiamo questo sostantivo più adeguato al lessico dei nostri giorni – a sentirsi sempre “più a sinistra” degli altri. È il complesso del primo della classe: ideologico, moralista, ma politicamente irresponsabile.

Anche noi italiani ne sappiamo qualcosa. Non serve risalire a un secolo fa, quando divisioni e settarismi favorirono l’ascesa dei totalitarismi. Basta ricordare la caduta del primo governo Prodi, affossato dalla sinistra radicale di Bertinotti, con il risultato di riconsegnare il Paese a un Berlusconi politicamente spompato.

Ieri in Germania è successo qualcosa di simile. Invece di riflettere sulle cause del malcontento nei Länder orientali – il Mezzogiorno tedesco  – si preferisce colpire alle spalle un governo appena nato, mentre l’onda nera avanza.

La battaglia politica in corso riguarda tutti, non solo la Germania. È una sfida che interpella chiunque creda nella democrazia e nella responsabilità di governo. Chi non lo capisce, è già fuori gioco.

Dazi, Usa e Cina avvieranno negoziati in Svizzera

Roma, 7 mag. (askanews) – Cina e Stati Uniti avranno colloqui commerciali in Svizzera tra il 9 e il 12 maggio. Lo si è chiarito Washington e Pechino in diverse comunicazioni.

Il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent si recherà in Svizzera l’8 maggio, secondo quanto ha dichiarato il Dipartimento del Tesoro in un comunicato. Oltre a incontrare i vertici elvetici, “durante la sua permanenza in Svizzera, il segretario Bessent incontrerà anche il rappresentante principale per le questioni economiche della Repubblica Popolare Cinese (RPC)”, ha specificato il comunicato.

“Non vedo l’ora di avere colloqui produttivi mentre lavoriamo per riequilibrare il sistema economico internazionale in modo da servire meglio gli interessi degli Stati Uniti”, ha detto Bessent.

Il ministero del Commercio cinese, dal canto suo, ha affermato che la Cina ha accettato di avviare contatti commerciali con gli Stati Uniti basandosi sulle aspettative della comunità internazionale, sugli interessi della Cina e sulle istanze delle imprese statunitensi, ha dichiarato mercoledì il ministero del Commercio cinese.

Il ministero degli Esteri cinese ha reso noto che il vicepremier He Lifeng visiterà la Svizzera dal 9 al 12 maggio, dove, in qualità di coordinatore per i rapporti commerciali ed economici tra Cina e Stati Uniti, terrà colloqui con il Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent.

“Di recente, alti funzionari statunitensi hanno continuato a diffondere voci sull’adeguamento delle misure tariffarie e hanno anche inviato messaggi alla Cina per loro iniziativa attraverso vari canali, auspicando di avviare negoziati con la Cina su dazi e altre questioni”, si legge in una nota del ministero.

La dichiarazione rileva che la Cina “ha esaminato seriamente le informazioni provenienti dagli Stati uniti e, basandosi su una piena considerazione delle aspettative dell’intera comunità internazionale, degli interessi della Cina, nonché delle richieste dei circoli imprenditoriali e dei consumatori americani”, ha deciso di accettare i contatti con Washington.

l’India attacca il Pakistan: "Colpiti i terroristi". Il primo ministro Sharif. "Atto di guerra, risponderemo"

Roma, 7 mag. (askanews) – L’India ha lanciato nella notte attacchi contro obiettivi nella parte del Kashmir controllata dal Pakistan, a dire del ministero della Difesa di Nuova Delhi contro la leadership dei gruppi terroristici Jaish-e-Mohammed e Lashkar-e-Taiba, che sarebbero responsabili dell’attacco terroristico di Pahalgam.

L’esercito pachistano ha affermato che nei raid indiani nella notte – 24 contro sei obiettivi – sono rimaste uccise 26 persone e ferite 46. Lo riferisce l’agenzia di stampa France Presse.

Secondo il generale Ahmed Chaudhry, sono stati colpiti sei siti in Pakistan in Kashmir. Tra le persone uccise, ci sarebbero 13 civili, “tra i quali due bambine di tre anni” in una moschea di Bahawalpur, nel Punjab pachistano.

Il ministro della Difesa pakistano Khawaja Asif, dal canto suo, ha dichiarato che l’aeronautica pachistana ha abbattuto cinque caccia indiani respingendo il raid indiano, ha riferito mercoledì il portale Geo.t v.

“L’astuto nemico ha compiuto vili attacchi in cinque località del Pakistan. Il Pakistan ha tutto il diritto di rispondere con forza a questo atto di guerra imposto dall’India, e una risposta forte è stata data. L’intera nazione è al fianco delle forze armate pakistane e il morale e lo spirito dell’intera nazione pakistana sono alti. La nazione e le forze armate pakistane sanno come affrontare il nemico. Non permetteremo mai al nemico di raggiungere i suoi obiettivi nefasti”, ha scritto su X il primo ministro pachistano Shehbaz Sharif.

L’India ha affermato di aver colpito esclusivamente “infrastrutture terroristiche” e non postazioni dell’esercito pachistano. Sarebbero stati usati sistemi d’arma di precisione, in base a coordinate fornite dai servizi d’intelligence indiani.

Le reazioni internazionali sono state dure. Il portavoce del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha dichiarato di essere “molto preoccupato per le operazioni militari indiane lungo la Linea di Controllo e il confine internazionale”. E ha aggiunto: “Il mondo non può permettersi uno scontro militare tra India e Pakistan”, ha aggiunto, ricordando come Guterres “invita entrambi i Paesi a dare prova di moderazione militare”.

Il presidente Usa Donald Trump ha definito l’escalation militare tra India e Pakistan “una vergogna”. La Cina, attraverso il ministero degli Esteri, ha definito “deplorevole” la situazione tra India e Pakistan.

Šefčovič: “I dazi Usa sono ingiustificati. L’Europa reagirà con fermezza”

In un clima internazionale segnato da tensioni commerciali e incertezza, l’Unione Europea prova a rilanciare il dialogo con Washington. Ma Bruxelles non nasconde più la preoccupazione.

Davanti alla plenaria del Parlamento europeo, il commissario al Commercio Maroš Šefčovič ha lanciato un severo monito sulle politiche protezionistiche statunitensi, definite “tasse all’importazione ingiustificate” che “danneggiano le aziende, i lavoratori e gli agricoltori dell’Ue e degli Stati Uniti”.

Il riferimento è ai dazi doganali introdotti durante l’amministrazione Trump e ancora oggi in vigore su circa 380 miliardi di euro di esportazioni europee verso gli Usa. Ma il quadro potrebbe aggravarsi: “Se le ulteriori sei indagini in corso portassero all’imposizione di nuovi dazi – ha avvertito Šefčovič – il totale colpito salirebbe a 549 miliardi, ovvero il 97% delle nostre esportazioni verso gli Stati Uniti”.

Inoltre, ha sottolineato, nel solo 2024 gli Usa hanno già riscosso circa 7 miliardi di euro di dazi su prodotti europei, con il rischio che la cifra possa salire fino a 100 miliardi se le indagini americane si concludessero con nuove misure tariffarie.

“Non possiamo permetterci di restare inerti”, ha detto Šefčovič, spiegando che la Commissione “si sta preparando a tutte le opzioni”, inclusi strumenti di difesa commerciale, misure di riequilibrio e un eventuale contenzioso multilaterale.

Il commissario ha parlato anche della proposta europea per rilanciare il dialogo: “Abbiamo offerto la riduzione delle barriere commerciali, fino all’opzione di dazi zero su tutti i beni industriali, incluse auto e componenti. Ma serve una reale disponibilità americana”. Allo stesso tempo, ha precisato, “la Commissione è pronta a reagire rapidamente con tutti gli strumenti disponibili”.

Šefčovič ha poi evidenziato l’impegno dell’Ue nella diversificazione: “Il 13% del commercio mondiale riguarda gli Stati Uniti, ma c’è un 87% su cui possiamo investire. Per questo stiamo accelerando gli accordi con Mercosur, Messico, India, Sud-Est asiatico e Africa”.

Ha concluso con un appello all’unità: “È il momento di agire in modo inequivocabile nell’interesse dell’Ue. La nostra competitività e coesione dipendono dalla capacità di affrontare insieme queste sfide”.

“Mai più la guerra!”: un grido che attraversa ottant’anni di storia

L’8 maggio 1945, ottant’anni fa, finiva la Seconda guerra mondiale in Europa. Il Vecchio Continente usciva dal terribile conflitto con intere città ridotte a cumuli di macerie e contava milioni di morti, di feriti, di dispersi, di sfollati. Nel Radiomessaggio del giorno successivo, Pio XII affermava: «Se noi ci restringiamo a considerare l’Europa, ci troviamo già dinanzi a problemi e a difficoltà gigantesche, di cui bisogna trionfare, se si vuole spianare il cammino a una pace vera, la sola che possa essere duratura. Essa non può infatti fiorire e prosperare se non in una atmosfera di sicura giustizia e di lealtà perfetta, congiunte con reciproca fiducia, comprensione e benevolenza. La guerra ha suscitato dappertutto discordia, diffidenza ed odio. Se dunque il mondo vuol ricuperare la pace, occorre che spariscano la menzogna e il rancore e in luogo loro dominino sovrane la verità e la carità».

Queste parole di Papa Pacelli sono quanto mai attuali. In questo nostro tempo, caratterizzato da nubi oscure e dal rimbombo del suono sinistro delle armi più distruttive, non è possibile costruire la pace, la pace vera, la sola che possa essere duratura, senza sicura giustizia, lealtà, reciproca fiducia, comprensione e benevolenza. La pace vera necessita di verità e di carità, non della volontà di dominio e sopraffazione, non della volontà di aggredire e di schiacciare l’avversario. L’anniversario che celebriamo rappresenta un invito a non dimenticare ciò che le generazioni dei nostri padri e dei nostri nonni hanno costruito con sacrifici immensi: ottant’anni di sostanziale pace in un continente che per secoli è stato squassato da ogni tipo di conflitto fratricida. Quel sacrificio assume oggi un significato particolarissimo e di grande attualità. Nazioni che si erano combattute aspramente dando origine a due tremendi conflitti mondiali, riprendevano un cammino insieme, quel cammino che ha portato all’Unione europea. La generazione dei padri fondatori dell’Europa unita aveva negli occhi le scene raccapriccianti della devastazione provocata dalla guerra.

A questa generazione di fondatori possiamo ascrivere idealmente anche Giovanni Paolo II: anch’egli aveva conosciuto gli orrori della guerra, il martirio della sua Polonia, le persecuzioni patite dagli ebrei, la divisione del mondo in due blocchi che aveva fatto ricadere la nazione polacca sotto il dominio sovietico. Rimangono scolpite nella storia le parole che il santo Pontefice, già malato e tremante, aveva pronunciato a braccio al termine dell’Angelus del 16 marzo 2003, quando stava per avere inizio la seconda guerra del Golfo con la spedizione militare di alcuni paesi occidentali in Iraq: «Io appartengo a quella generazione che ha vissuto la seconda Guerra Mondiale ed è sopravvissuta. Ho il dovere di dire a tutti i giovani, a quelli più giovani di me, che non hanno avuto quest’esperienza: “Mai più la guerra!”, come disse Paolo VI nella sua prima visita alle Nazioni Unite. Dobbiamo fare tutto il possibile!».

È la voce di quella generazione che oggi è importante riascoltare; è la testimonianza di quei sopravvissuti che oggi è utile ricordare; è il sacrificio di quegli uomini e di quelle donne che torna a noi potente anche attraverso le prime pagine di giornali ingialliti eppure così vivi e così carichi di speranza. Risuona forte il grido degli ultimi papi: «Mai più la guerra!». Solo una generazione che dimentica può pensare che la pace si custodisca preparando la guerra, può illudersi di costruire la pace riempendo gli arsenali di armi sofisticate e distruttive, come se quelle già esistenti — basti pensare soltanto agli ordigni nucleari — non fossero già sufficienti a distruggere più volte l’umanità intera. È di disarmo che abbiamo bisogno, non di una nuova corsa agli armamenti. È di negoziato e creatività diplomatica che abbiamo bisogno, come ha ripetuto tante volte Papa Francesco. Anche se questa espressione rischia di ridursi soltanto a uno slogan, rimane profondamente vero che al principio del “diritto alla forza” deve sostituirsi “la forza del diritto”. […]

Non strumentalizziamo la fede, ritorniamo alla laicità della politica

Tra i non pochi meriti che vanno ricordati quando si parla della Democrazia cristiana – “il partito italiano” per eccellenza, per dirla con lo storico cattolico Agostino Giovagnoli – non possiamo non annoverare una sana e credibile laicità dell’azione politica. Una laicità non solo predicata nei consessi pubblici ma autenticamente praticata dai suoi principali leader e statisti. Sia quelli che avevano più dimestichezza con le alte gerarchie ecclesiastiche e sia coloro che si limitavano anche solo ad una formazione culturale, etica e politica ricevuta dall’impegno nell’associazionismo giovanile cattolico. Perché di questo si tratta. Una laicità che, purtroppo, in questi ultimi tempi è quantomai scarsa per non dire addirittura latitante. E lo abbiamo sperimentato, in modo persino plateale, proprio in queste settimane dopo la scomparsa del Papa argentino e in attesa di ciò che dirà il Conclave.

Ora, il punto centrale non è quello di commentare – o di impadronirsi – i singoli pezzi dell’insegnamento della Chiesa. Un’operazione di “taglio e cuci” che, comunque sia, è apparsa addirittura ridicola e grottesca quando è stata messa in atto da alcuni capi partito durante il recente dibattito parlamentare sull’eredità spirituale e pastorale di Francesco. Semmai, e al contrario, quello che emerge è la radicale assenza di quella laicità dell’azione politica che, invece, ha sempre caratterizzato il comportamento concreto della stragrande maggioranza dei leader della Dc. E anche di alcuni partiti che sono succeduti alla Dc stessa. Ovvero, e senza scivolare nella scorciatoia integralistica o, peggio ancora, di natura confessionale, la laicità politica dei leader democristiani è sempre stata ispirata a due criteri di fondo.

Innanzitutto il progetto politico di quel partito, e soprattutto le singole scelte politiche, non erano mai la mera e passiva traduzione dell’insegnamento della Chiesa. E parlavamo della Dc…E questo perché l’autonomia dei laici impegnati in politica è sempre stata un punto cardine dell’azione politica dei cattolici italiani che si riconoscevano nella Dc e nei partiti che sono nati dopo l’esaurirsi di quel soggetto politico.

In secondo luogo non era una prassi richiesta ed usuale quella di manifestare pubblicamente l’adesione a singoli pezzi del magistero della Chiesa a conferma della non ostilità rispetto all’insegnamento della Chiesa stessa. Una prassi, questa, che ha trovato piena cittadinanza con l’esperienza dei cosiddetti “atei devoti” – presenti, purtroppo, in quasi tutti i partiti contemporanei – e, soprattutto, in coloro che sono radicalmente estranei alla cultura e alla tradizione del cattolicesimo politico italiano ma che poi fingono di impossessarsi di singoli valori trasmessi alla Chiesa per essere più realisti del re, come si suol dire.

Due condizioni basilari che erano, e restano, centrali e decisivi anche nell’attuale stagione politica italiana. Perché anche se oggi manca un partito popolare e di ispirazione cristiana, a maggior ragione si può e si deve declinare una vera, trasparente e credibile laicità dell’azione politica. Insomma, non può essere la sub cultura degli ‘atei devoti’ la stella polare che caratterizza il comportamento di chi è impegnato in politica nei confronti della Chiesa e del suo insegnamento.

Ecco, la Dc, con i suoi leader e statisti, era tutt’altra cosa.