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Dibattito | L’unità prima della discesa in campo: appello alla Rete degli amministratori.

È fresco l’annuncio che degli amministratori volenterosi intendono favorire la messa in campo nella palestra politica italiana di una nuova presenza di cristiani organizzati in Rete. Perché non sia l’ennesima iniziativa, e in questi ultimi trent’anni sono state davvero tante le prove poi svanite nella dimenticanza, serve partire con il piede giusto, perché la sola buona volontà non basta

Qualche domanda quindi può essere di aiuto a discernere e ad imboccare la giusta direzione di marcia.


Se come cristiani siamo chiamati ad impegnarci sul terreno della politica, a non far mancare il nostro apporto e la nostra testimonianza e a uscire dal cono d’ombra della irrilevanza in cui siamo confinati, la prima cosa da evitare è di essere fagocitati e annacquati da un mainstream che in questi trent’anni ci ha dato la desertificazione demografica, l’abbandono e la diserzione dal voto e dalla partecipazione, la marginalizzazione della presenza del divino nella quotidianità, una condizione economica e sociale bollata come chiaro declino, senza citare le emergenze sovranazionali quali la guerra sull’uscio di casa, il fallimento della onnipotenza liberale, la discesa in campo di “nuovi feudatari”, i drammatici problemi ambientali. E potremmo continuare.

Ci è chiesto quindi di ritornare ad essere Luce nel mondo, consapevoli portatori di una Cultura e di Valori che vanno considerate quanto meno alla pari delle altre Culture occidentali. E questo richiede non solo organizzazione ma soprattutto un Pensiero ed una Progettualità legata all’«oggi».

Ci è chiesto di essere diversi, soprattutto da quegli attori politici che ci hanno portato fino all’insostenibile quadro attuale. Diversi perché non vogliamo farci guidare dalla economia e dalla finanza; diversi perché portatori di un Modello di Sviluppo centrato sulla vita e non sull’egoismo individualista.

E per essere diversi, dobbiamo cartesianamente sapere che ci occorre pure essere alternativi ai Soggetti ora sulla tolda di comando. Ma sta nelle cose che per arrivare ad essere giocatori importanti della partita, la strada obbligata è coltivare l’obiettivo della Unità delle Esperienze cristianamente ispirate, la più ampia possibile, aperta a credenti e non. Se annualmente a gennaio la chiesa dedica una settimana di preghiera all’ Unita dei cristiani, perché non dobbiamo coltivare il sogno del ritorno all’unità delle Esperienze politiche cristianamente Ispirate.

E la Unità dovrebbe venire prima, sopra, davanti a qualsiasi altra questione, compreso il realismo di fare alleanze.

Se tutto si riducesse al creare le condizioni per avere un posto al sole, o peggio ancora, ad accettare di fare il ruolo dei chierichetti, come accaduto nell’ultimo trentennio, a qualcuno dei due schieramenti che ci hanno portato al preoccupante quadro, seppur sinteticamente, sopracitato, sarà una delle tante Esperienze miseramente fallite.

Raffaele Bonanni
Presidente della Fondazione Spaventa, già Segretario generale della Cisl.

Sergio Marini
Presidente della Fondazione Italia Sostenibile, già Presidente della Coldiretti.

Ivo Tarolli
Promotore di Piattaforma Popolare, in passato più volte parlamentare.

 

Un’America non più amica? La risposta sta nella difesa comune europea.

La memoria storica tramandataci dai nostri padri e l’epica mostrataci in tante pellicole prodotte a Hollywood hanno raccontato a più generazioni di europei (cresciuti con grande loro – nostra – fortuna durante il più lungo periodo di pace mai vissuto sul vecchio continente) un’America buona che inviò qui i suoi ragazzi per liberare l’Europa dalla barbarie nazista.

Quella stessa America, terminata la guerra, finanziò il gigantesco aiuto economico che permise agli stati nazionali prostrati dalla devastazione bellica di ricostruire infrastrutture indispensabili per avviare quello straordinario rilancio industriale che permise poi agli europei occidentali di sviluppare organizzazioni politiche democratiche orientate a una qual certa solidarietà sociale attraverso la realizzazione dei sistemi di Welfare.

Per le generazioni meno giovani, dunque, l’America – ovvero gli USA, ma per anni l’abbiamo chiamata, sbagliando, semplicemente “America” – è stata un punto di riferimento positivo. E anche quanti la contestarono duramente, dai tempi della guerra in Vietnam in poi, non hanno però nel tempo potuto ignorare l’influenza – nel bene e nel male – che quella grande nazione ha esercitato sui popoli europei.

Questa memoria tende ad affievolirsi col passare delle decadi, non avendo evidentemente le nuove generazioni piena contezza di quella storia, sempre meno tramandata loro dalla generazione “boomer”, che di quella lontana storia era stata edotta dai padri, ma che non l’aveva vissuta direttamente. Oggi però, con l’avvento a Washington di questa nuova presidenza Trump per la prima volta anche chi ha sempre considerato gli americani buoni alleati deve fare i conti con un’eventualità alla quale non aveva mai pensato: quella di ritrovarseli come duri avversari. Nemici non ancora, amici però non più.

Ora, è chiaro che gli USA molto hanno investito in Europa ma molto hanno recuperato, in termini militari ed economici. Molto, davvero molto. È però pur vero che, dal punto di vista della difesa lo scudo protettivo dell’Alleanza Atlantica è stato da sempre primariamente finanziato dagli Stati Uniti. Per un interesse geopolitico ratificato dagli Accordi di Yalta che si è andato progressivamente riducendo dopo la fine dell’Unione Sovietica e del suo sistema di alleanze militari imperniato su quello che fu il Patto di Varsavia.

La richiesta agli stati europei partecipi di una NATO, nel frattempo allargatasi a nuovi membri prima aderenti al campo ad essa contrapposto, di elevare ad almeno il 2% del Pil il proprio contributo al mantenimento dell’Alleanza Atlantica arrivò infatti già all’epoca della presidenza Obama. Un nome che ci appare ancora fresco, forse perché ai tempi la sua gioventù e il suo carisma sprigionavano ottimismo e fiducia generalizzati, ma in realtà si tratta di una decade fa. Richiesta ribadita da Trump durante il suo primo mandato e confermata da Biden, ma alla quale – nonostante un impegno preciso assunto a suo tempo – pochi fra gli stati europei hanno effettivamente adempiuto.

Adesso però Trump minaccia fuoco e fiamme, e nel suo tipico stile alza, e di molto, il livello: dal 2% è passato al 5%, una percentuale che se raggiunta, azzererebbe il poco Welfare rimasto in favore di spese per armamenti. Una follia con la quale però bisogna confrontarsi. Il punto di caduta della imminente trattativa non è noto, ma è prevedibile si attesterà intorno a un 3/3,5 per cento da raggiungere nel tempo a partire da un 2/2,5 per cento da raggiungere subito. Comunque un problema, per stati già ampiamente indebitati e alle prese con una condizione economica non florida, che potrebbe essere ulteriormente aggravata dall’imposizione dei dazi doganali minacciati (anzi, assicurati) dal solito Trump. Un problema che in tanti cercheranno di limitare attraverso una trattativa diretta col focoso tycoon, soprattutto quanti, per motivi politici o ideologici, ritengono di essergli vicini.

Un errore che l’Unione Europea deve evitare ad ogni costo. Di questo si è parlato nella riunione informale del Consiglio Europeo della scorsa settimana. Differenziate, anche di molto, sono le opinioni emerse. La fragile UE di questi tempi difficili sarà in grado di armonizzarle in una posizione unitaria? Le dichiarazioni ufficiali, a cominciare da quella di Ursula von der Leyen, tendono a rassicurare al proposito ma le differenze emerse nel corso della riunione inducono invece a pensare il contrario. Fra la volontà di rispondere duramente (Francia, Germania) e quella di accondiscendere (Polonia, baltici) in mezzo c’è uno spettro di posizioni intermedie che alcuni (Italia in primis) ritengono di poter utilizzare per gestire il caso, trovando una qualche mediazione.

Una cosa è certa: in campo militare l’Europa spende molto ma spende male. Dilapidando risorse senza portare a casa alcun risultato concreto, perché priva dello scudo NATO non sarebbe in grado di difendersi così come non è in grado di essere incisiva sul sempre più complicato scacchiere internazionale.

Il motivo è noto a chiunque: ogni Stato ha una sua propria Forza Armata con tutte le duplicazioni conseguenti, in termini di catene di comando e dotazioni belliche. Se fossero unificate produrrebbero un Esercito europeo importante e ben finanziato. Ancor più, molto di più, in verità, se di esso facesse parte anche il Regno Unito: ma già questa affermazione rivela quanto arduo – e lontano – sia l’obiettivo, che anzi per i più non è neppure tale.

Il rischio, alto, allora è che si vada in ordine sparso a pietire da Trump un qualche compromesso al ribasso, una qualche dilatazione dei tempi, un qualche sconticino…Sempre di più emerge la statura politica di uomini come De Gasperi, ideatori di quella Comunità Europea di Difesa che prefigurava – 70 e più anni fa – un’autonomia europea in un quadro di alleanza con gli USA non supina. La CED venne bocciata, e sappiamo da chi. Adesso da Washington ci presentano il conto.

 

Landini:Governo mostra volto autoritario preoccupante, serve rivolta per cambiare

Roma, 9 feb. (askanews) – “Credo stiano emergendo tutte le contraddizioni e i problemi di questo governo che mostra un volto autoritario preoccuoante. Emerge la propaganda costante, le bugie che hanno detto. Hanno una logica di comando, autoritaria: concepiscono la libertà come libertà di fare loro quello che gli pare. E dimostrano un preoccuioante ruolo subordinato a Trump e a Musk nel momento in cui Europa e democrazia sono sitto attcaco. Noi non abbiamo bisogno dell’uomo o della donne forte. Ma di più democrazia per riconoscere e affrontare i problemi del paese”. Lo ha affermato il segretraio della Cgil Maurizio Landini, ospite a “In altre parole” su La7

Al Governo, ha attaccato Landini, “fanno di tutto per parlare d’altro e non affrontare i problemi reale del Paese: crolla la produzuione industraiale, c’è un arretramenrto di investimenti senza precendti, riesplode la cassa integrazione, il paese invecchia, i nostri giovani se ne vanno”. E “nel paese c’è un clima di sfiducia e paura”.

Motivo per cui, secondo Landini, noi chiediamo che “le persone si mobilitino per cambiare. Che è quello che io intendo per rivolta. Con gli strumenti della Costituzione e della democrazia: la libertà di manifestazione del pensiero e soprattutto, il voto. Che è lo strumento fondamentale per cambiare. Di cosaa si ha paura? Che la gente protesti e difenda i prori diritti? Io penso che stia passando un ‘idea di libertà che è solo quella di potenti e mercato di fare tutto quello che a loro conviene di fare Io invece penso che la libertà è solidarietà , equità e diritti sociali”.

Arte Fiera chiude con 50mila presenze, Ferri nuovo direttore

Milano, 9 feb. (askanews) – La 48esima edizione di Arte Fiera ha Bologna, alla quale hanno preso parte 176 gallerie, si è chiusa con 50mila presenze tra collezionisti, operatori del settore e visitatori, numeri che per gli organizzatori rappresentano un risultato molto positivo. Successo anche per gli appuntamenti di Book Talk, dedicati al rapporto tra arte ed editoria, e per i progetti speciali del public program: la performance di Adelaide Cioni al Padiglione de l’Esprit Nouveau, frutto della collaborazione fra Arte Fiera e Fondazione Furla per il programma di azioni dal vivo, e il progetto di Maurizio Nannucci per la serie di commissioni Opus Novum, che ha offerto a molti visitatori la possibilità di tornare a casa con un’opera d’arte: la shopper della fiera, concepita appositamente dall’artista come un multiplo inedito.

Dal punto di vista del mercato Arte Fiera ha voluto rappresentare la varietà dell’offerta artistica, dalle sue forme più accessibili, rappresentate dall’arte moltiplicata, agli artisti emergenti, alle opere di grandi maestri, sia nel moderno che nel contemporaneo. Incoraggianti le vendite fin dal primo giorno, nonostante una fase generale difficile, e la notizia, arrivata proprio nei giorni della fiera, della mancata opportunità dell’abbassamento dell’IVA per le opere d’arte nel nostro Paese.

Arte Fiera 48 segna anche la conclusione della direzione artistica di Simone Menegoi – a cui si è affiancato negli ultimi tre anni, in una inedita sinergia, Enea Righi come direttore operativo – e il compimento del percorso da lui avviato nel 2019, il cui obiettivo era ridare centralità alla manifestazione bolognese come punto di riferimento delle gallerie italiane e dell’arte italiana del XX e XXI secolo; obiettivo che può dirsi ormai pienamente raggiunto.

Nel dare appuntamento al 2026, Arte Fiera ha annunciato il suo nuovo direttore artistico, il critico d’arte e curatore indipendente Davide Ferri, già curatore nel 2019 del progetto speciale di Arte Fiera Solo figura e sfondo, e dal 2020 della sezione Pittura XXI.

Trump è il primo presidente Usa in carica ad assistere a un Super Bowl

Roma, 9 feb. (askanews) – Il presidente americano Donald Trump sarà stasera a New Orleans per assistere alla finale del campionato della National Football League, diventando così il primo presidente in carica a partecipare a un Super Bowl. “Le misure di sicurezza sono state ulteriormente rafforzate quest’anno, dato che questa sarà la prima volta che un presidente degli Stati Uniti in carica parteciperà all’evento”, ha detto il portavoce del Secret Service, Anthony Guglielmi, all’Associated Press.

L’Anm: i magistrati indossino la coccarda tricolore fino allo sciopero

Roma, 9 feb. (askanews) – “Il Comitato direttivo centrale dell’Associazione Nazionale Magistrati invita i colleghi ad indossare la coccarda tricolare durante tutte le udienze civili e penali da qui allo sciopero del 27 febbraio”. E’ quanto è stato deciso oggi nel corso della seconda giornata di riunione del sindacato dei magistrati. L’Anm ha anche invitato le singole Ges ad organizzare a livello distrettuale un’assemblea, aperta ai cittadini, in occasione della giornata di sciopero. “L’Anm ha detto che i magistrati devono indossare una coccarda tricolore fino allo sciopero del 27 febbraio? Tre consigli allora: revochino questo sciopero eversivo; se non fosse possibile lavorino di più, per far rilevare la differenza tra lo sciopero eventuale e le giornate di lavoro, che non appaiono caratterizzate da ritmi apprezzabili e sembrano un simil-sciopero permanente; se proprio devono indossare una coccarda se la mettano rossa, così confermeranno la loro natura di avanguardia militante della sinistra politica. Povera Italia”. Lo dichiara il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri.

Usa, Trump rilancia le accuse al Sudafrica: viola i diritti umani

Roma, 9 feb. (askanews) – Il presidente americano Donald Trump ha rilanciato oggi le sue accuse contro il Sudafrica, dopo aver firmato venerdì scorso un ordine esecutivo per sospendere ogni assistenza finanziaria al paese africano.

“Il Sudafrica sta confiscando terre e trattando MOLTO MALE certe classi di persone”, ha ribadito Trump, facendo riferimento all’Expropriation Act adottato di recente da Pretoria. “È una brutta situazione che i media della sinistra radicale non vogliono nemmeno menzionare – ha aggiunto il presidente americano sul proprio account Truth – sta avvenendo una massiccia VIOLAZIONE dei diritti umani, sotto gli occhi di tutti. Gli Stati Uniti non lo tollereranno, agiremo. Inoltre, per questo motivo, taglierò tutti gli aiuti al Sudafrica fino a nuovo avviso!”

Tennis, Bolelli e Vavassori trionfano a Rotterdam

Roma, 9 feb. (askanews) – Simone Bolelli e Andrea Vavassori trionfano ancora. Dopo il titolo ad Adelaide e la finale agli Australian Open, gli azzurri hanno conquistato l’Atp 500 di Rotterdam battendo in finale la coppia formata dal belga Sander Gille e il polacco Jan Zielinski con il punteggio di 2-6, 6-4, 10-6 in un’ora e 24 minuti di gioco. La tredicesima vittoria su 14 partite disputate da inizio stagione, l’ennesima partita di alto livello della coppia azzurra nonostante il poco tempo di recupero avuto a disposizione dopo la semifinale, conclusa sabato sera oltre la mezzanotte. Bolelli e Vavassori sono stati lucidi alla distanza, bravi a reagire nel match tiebreak dopo aver perso il secondo set.

M.O., Riad: no allo sfollamento dei palestinesi dalla loro terra

Roma, 9 feb. (askanews) – “Il Regno dell’Arabia Saudita apprezza la condanna, la disapprovazione e il rifiuto totale espressi dai Paesi fratelli rispetto a quanto affermato da Benjamin Netanyahu sullo sfollamento del popolo palestinese dalla propria terra e apprezza le posizioni che sottolineano la centralità della questione palestinese per i Paesi arabi e musulmani”: è quanto si legge in un comunicato diffuso dal ministero degli Esteri saudita, facendo allusione all’affermazione fatta nei giorni scorsi dal premier israeliano, in un’intervista all’emittente Channel 14, sulla creazione di uno Stato palestinese in Arabia saudita, condannata dai paesi arabi.

Nella nota Riad ha espresso “il suo rifiuto categorico per tali dichiarazioni che mirano a distogliere l’attenzione dai continui crimini commessi dall’occupazione israeliana contro i fratelli palestinesi a Gaza, inclusa la pulizia etnica a cui sono sottoposti”.

“Il Regno rimarca anche che questa mentalità estremista e occupante non capisce cosa significhi la terra palestinese per il popolo della Palestina e il suo legame emotivo, storico e legale con questa terra, e non pensa che il popolo palestinese meriti di vivere in primo luogo, perché ha completamente distrutto la Striscia di Gaza, ucciso e ferito più di 160.000 persone, la maggior parte delle quali bambini e donne, senza il minimo sentimento umano o responsabilità morale”, ha denunciato ancora Riad. “Il Regno afferma che il popolo palestinese ha diritto alla propria terra e non sono intrusi o immigrati che possono essere espulsi ogni volta che lo desidera la brutale occupazione israeliana – prosegue la nota – il Regno evidenzia che quanti avanzano queste idee estremiste sono quelli che hanno impedito a Israele di accettare la pace rifiutando la coesistenza pacifica, respingendo le iniziative di pace adottate dai paesi arabi e praticando sistematicamente l’ingiustizia nei confronti del popolo palestinese per oltre 75 anni, ignorando la verità, la giustizia, la legge e i valori stabiliti nella Carta delle Nazioni Unite, incluso il diritto dell’uomo a vivere dignitosamente sulla sua terra”.

Il ministero degli Esteri saudita ha quindi ribadito che “una pace duratura non sarà raggiunta fino a quando non si tornerà alla logica della ragione e non verrà accettato il principio della coesistenza pacifica attraverso la soluzione dei due Stati”.

Calcio, Venezia-Roma0-1, decide Dybala su rigore

Roma, 9 feb. (askanews) – La Roma non si ferma e a Venezia si prende i tre punti grazie a un rigore trasformato da Dybala. I giallorossi nel primo tempo sprecano almeno tre occasioni nitide. Ci pensano due volte Radu e Nicolussi Caviglia con un miracolo sulla linea a salvare la squadra di Di Francesco.

Ma nella ripresa, proprio nel momento migliore del Venezia, la squadra di Ranieri la sblocca con la Joya che realizza un penalty che si guadagna Angeliño (fallo di Marcandalli). La Roma, all’ottavo risultato utile in campionato di fila, sale a 34 punti e intravede l’Europa. Venezia fermo a 16 punti, penultimo in classifica.

Sci, lo svizzero Von Allmen vince l’oro nella discesa ai Mondiali

Roma, 9 feb. (askanews) – È lo svizzero Franjo Von Allmen il nuovo campione iridato di discesa libera. Il 23enne elvetico, al primo Mondiale in carriera, ha conquistato la medaglia d’oro grazie a una gara “full gas”. Tanti rischi presi e tanta velocità, una combinazione perfetta per chiudere con il crono di 1:40.68. Medaglia d’argento a Vincent Kriechmayr che paga 24 centesimi di ritardo, bronzo ad Alexis Monney. Ai piedi del podio, invece, c’è Dominik Paris. Un quarto posto amaro per l’azzurro, lontano 14 centesimi dalla medaglia, con il podio sfumato a causa di un errore nel terzo parziale. Quinto Marco Odermatt che dice addio al sogno tripletta dopo l’oro in superG. In ombra gli altri italiani: Schieder è 16°, Franzoni 21° e Casse 22°

Baltico, Media russi: petroliera affonda nel Golfo di Finlandia

Milano, 9 feb. (askanews) – Una petroliera sta affondando nel Golfo di Finlandia al largo di Laukaansuu, riportano i media russi Fontanka (locale) e Tass. La petroliera Koala, che trasporta un carico di olio combustibile, sta affondando nel porto di Ust-Luga, nella regione di Leningrado, dice Fontanka.

Secondo Fontanka, l’equipaggio della petroliera Koala è stato evacuato a riva. Il Ministero russo per le Emergenze aveva precedentemente ricevuto un avviso riguardante tre esplosioni.

Il governatore della regione di Leningrado, Alexander Drozdenko, afferma che non vi è alcun rischio di fuoriuscita di petrolio. La petroliera batte bandiera di Antigua. Il Comando della Guardia costiera finlandese del Golfo di Finlandia ha comunicato che al momento non dispone di informazioni verificate sull’incidente, ma che la situazione viene monitorata e si stanno compiendo sforzi per ottenere ulteriori informazioni sugli eventi.

Il Papa: tacciano ovunque le armi e si ascolti il grido dei popoli per la pace

Roma, 9 feb. (askanews) – “Fratelli e sorelle preghiamo per la pace nella martoriata Ucraina, Palestina Israele, Myanmar, tutto il Medio Oriente, Sudan. Tacciano ovunque le armi e si ascolti il grido dei popoli che chiedono pace”. Papa Francesco ha lanciato un nuovo appello per la pace concludendo la messa per il Giubileo delle Forze Armate, di Polizia e di Sicurezza a San Pietro. Nel corso dell’omelia Papa Francesco ha chiesto ai militari “per favore di vigilare: vigilare contro la tentazione di coltivare uno spirito di guerra; vigilare per non essere sedotti dal mito della forza e dal rumore delle armi; vigilare per non essere mai contaminati dal veleno della propaganda dell’odio, che divide il mondo in amici da difendere e nemici da combattere”. “Siate invece testimoni coraggiosi dell’amore di Dio Padre, che ci vuole fratelli tutti – ha aggiunto -. E, insieme, camminiamo per costruire una nuova era di pace, di giustizia e di fraternità”. “Il giuramento che avete fatto – ha detto il Papa – , sono tutte cose che vi ricordano quanto sia importante non soltanto vedere il male per denunciarlo, ma anche salire sulla barca in tempesta e impegnarsi perché non faccia naufragio, con una missione al servizio del bene, della libertà, e della giustizia. E infine sedervi, perché il vostro essere presenti nelle nostre città e nei nostri quartieri, il vostro stare sempre dalla parte della legalità e dalla parte dei più deboli, diventa per tutti noi un insegnamento: ci insegna che il bene può vincere nonostante tutto, ci insegna che la giustizia, la lealtà e la passione civile sono ancora oggi valori necessari, ci insegna che possiamo creare un mondo più umano, più giusto e più fraterno, nonostante le forze contrarie del male”. “Questo servizio armato -a ha proseguito il Pontefice – va esercitato solo per legittima difesa, mai per imporre il dominio sulle altre nazioni, sempre conservando le convenzioni internazionali in materia di conflitti e prima ancora nel sacro rispetto della vita del Creato”.

Ucraina, telefonata Trump-Putin, da Cremlino no comment

Milano, 9 feb. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump ha riferito in un’intervista di una presunta conversazione con il capo del Cremlino Vladimir Putin sulla guerra in Ucraina. Tuttavia, secondo il New York Post , non ha specificato quando sia avvenuta la telefonata. Intanto il Cremlino ha già replicato in merito. Il diplomatico e portavoce del presidente russo Dmitry Peskov non ha né confermato né smentito le informazioni relative alla conversazione telefonica tra il leader russo Vladimir Putin e il presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump, contenute nell’intervista del leader Usa al NYPost. Utilizzando il suo tipico stile attento, Peskov ha detto secondo la Tass: “Mentre l’amministrazione a Washington svolge il suo lavoro, spuntano molte comunicazioni diverse, e queste comunicazioni vengono condotte attraverso canali diversi e, naturalmente, sullo sfondo della molteplicità di queste comunicazioni, io personalmente potrei non sapere qualcosa, potrei non essere a conoscenza di qualcosa. Pertanto, in questo caso, non posso né confermare né negare questo”.

L’intervista di Trump sarebbe stata condotta sabato a bordo dell’aereo presidenziale Air Force One, ma il tabloid ne ha pubblicato solo alcuni estratti, senza il testo esatto. Alla domanda su quante volte avesse parlato con il presidente russo, Trump ha risposto: “Meglio non dirlo”. Dentro la frenetica routine quotidiana di Trump, con il presidente Usa che rivela la frase che continua a riecheggiargli nella mente quando si sveglia la mattina, Miranda Devine del NYPost rivela tra le altre cose che Trump usa un grande cerotto color pelle sulla mano, a fronte di ‘così tante’ strette di mano, per coprire lividi e graffi causati dai suoi ‘entusiasti sostenitori’.

Il tutto mentre a Kiev ieri dalla Nato è giunto in visita l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone in qualità di presidente del Comitato militare della Alleanza, ringraziato pubblicamente dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky. “Grazie, signor Presidente (ucraino, Volodymyr Zelensky, ndr), per il caloroso benvenuto. Profondamente colpito dalla determinazione e dall’energia delle persone ucraine. Nel 1081esimo giorno dell’invasione russa, lo spirito coraggioso e resiliente dell’Ucraina rimane indistruttibile”, è stata la replica oggi sui social dell’ammiraglio italiano.

Quanto a Putin, il quadro descritto da Trump è tutt’altro che critico. Il leader Usa dice: “Vuole vedere la gente smettere di morire”, ha detto. “Tutti quei morti. Giovani, persone bellissime. Sono come i tuoi figli, due milioni di loro… e senza motivo”. Trump sottolinea inoltre di aver sempre avuto buoni rapporti con il presidente russo. Afferma di avere un piano concreto per porre fine alla guerra. “Spero che accada presto. Ogni giorno muoiono persone. Questa guerra in Ucraina è davvero brutta. Voglio porre fine a questa dannata cosa”, avrebbe detto Trump al tabloid.

Secondo il New York Post, venerdì Trump ha dichiarato quanto segue al suo consigliere per la sicurezza nazionale Mike Waltz: “Cominciamo con questi incontri. Vogliono incontrarsi”.

A fine gennaio, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha dichiarato che Putin è pronto a telefonare a Trump e che Mosca è in attesa di un messaggio da Washington che indichi che anche loro sono pronti. “Tutti sono pronti. Qui è difficile fare previsioni sui fondi di caffè. Non appena arriverà qualcosa, se arriverà qualcosa, vi informeremo”, ha detto Peskov.

Nel prossimo futuro, nella settimana entrante, il vicepresidente Usa JD Vance incontrerà il presidente ucraino Volodymyr Zelensky alla conferenza sulla sicurezza di Monaco. Trump vuole un accordo con l’Ucraina, in base al quale gli Stati Uniti avrebbero accesso a preziosi minerali e gas in cambio di garanzie di sicurezza. in sostanza Trump ha chiesto all’Ucraina materie prime preziose in cambio di ulteriori aiuti militari e finanziari. La Casa Bianca vuole negoziare così un accordo che garantisca la fornitura di terre rare agli Stati Uniti. Le dichiarazioni di Trump si inseriscono in quella che si può definire la nuova fase dei rapporti tra Washington e Kiev, con l’intenzione apparente da parte degli USA di terminare il conflitto in tempo brevi, cercando l’apertura del dialogo con la Russia.

Nella conversazione con il New York Post, Trump afferma anche di voler raggiungere un accordo con l’Iran.

Nato, Cavo Dragone: grazie Zelensky, colpito da determinazione Kiev

Milano, 9 feb. (askanews) – “Grazie, signor Presidente (ucraino, Volodymyr Zelensky, ndr), per il caloroso benvenuto. Profondamente colpito dalla determinazione e dall’energia delle persone ucraine. Nel 1081esimo giorno dell’invasione russa, lo spirito coraggioso e resiliente dell’Ucraina rimane indistruttibile”. Lo scrive l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone sui social in qualità di presidente del Comitato militare della Nato, in risposta a un tweet di Zelensky che ringraziava l’ammiraglio per una visita a Kiev, effettuata in gran segreto, dove secondo il leader ucraino si è parlato anche dei preparativi per Ramstein.

“Il nuovo presidente del Comitato militare della NATO è in Ucraina. Sta facendo la sua prima visita specificatamente nel nostro stato per mostrare sostegno agli ucraini. Lo apprezziamo” ha detto ieri Zelensky. “Abbiamo discusso dei preparativi per Ramstein e delle nostre esigenze di difesa, della nostra difesa condivisa. Ora sappiamo, come riporta la nostra intelligence, che i russi stanno creando nuove divisioni e sviluppando nuove strutture di produzione militare” ha aggiunto.

Zelensky accusa il presidente russo Vladimir Putin di preparare la continuazione della guerra attraverso il riarmo. “Ora sappiamo che i russi stanno creando nuove divisioni e sviluppando nuovi impianti di produzione militare”, ha affermato Zelensky a Kiev. La cooperazione di Mosca con la Corea del Nord sarà ampliata. La Russia sta diffondendo moderne tecnologie belliche, compresi i droni.

“E questo significa una cosa semplice: Putin non si sta preparando ai negoziati, non alla pace, ma alla continuazione della guerra, e non solo contro di noi”, ha detto Zelensky in un videomessaggio.

Foti: da Cpi orrore giuridico, Schlein non può nascondere naso Pinocchio

Roma, 9 feb. (askanews) – “Schlein parla molto ma non riesce a nascondere il naso da Pinocchio. Battute a parte, Meloni che ci azzecca? I ministri hanno chiarito bene la dinamica dei fatti”. Il ministro Fdi per le politiche Ue e il Pnrr Tommaso Foti esclude con forza la possibilità che la premier Giorgia Meloni possa rispondere in Parlamento sui casi Almrasi e spionaggio. E accusa i leader di Cinque Stelle e Pd di aver montato “processi politici” a premier e miunistri su casi nazionali e internazionali molto delicati

“Tajani – dice Foti a Repubblica condividendo l’affondo del ministro degli Esteri contro la Cpi – ha fatto una valutazione di principio molto pertinente. Dopodiché devo dire che solo in Italia si fanno processi politici in concomitanza di indagini così delicatel Abbiamo assistito in Parlamento alle arringhe dei pubblici ministeriSchlein, Conte e compagnia cantante, che hanno mal compreso la lectio magistralis di Nordio. Il ministro ha anche fatto presente che uno dei tre magistrati del collegio che ha chiesto l’arresto di Almasri ha evidenziato errori marchiani nella procedura. Ma ad alcuni non fa comodo tenerlo presente. Io a differenza di Schlein e Conte non faccio il pm aggiunto. Ma rilevo che da parte della Cpi l’errore sul periodo in cui i reati sarebbero stati commessi da Almasri è un orrore più che un errore, sotto il profilo del diritto visto che si parla di un organo giudiziario”.

Schlein: no a piani B, Pd testardamente unitario per battere destre

Roma, 9 feb. (askanews) – “Siamo tutti d’accordo che non potremo andare al voto come alle ultime politiche. Essere ‘testardamente unitari’ è quello che chiede la nostra gente ed è quello che ci ha portato risultati importanti. Abbiamo la responsabilità di unire le forze contro il governo più a destra della storia repubblicana. Non è il tempo di piani B, ma di costruire una prospettiva comune”. Lo sottolinea la segretaria del Pd Elly Schlein in risposta all’invito di Dario Franceschini al centrosinistra, invece, a marciare divisi prima delle elezioni per accordarsi sul governo dopo.

Schlein, al contrario, sollecita le opposizioni a mettersi da subito al tavolo per una piattaforma di alternativa economico sociale alternativa a quella delle destre al governo, uscendo dalle priorità giustizia sicurezza migranti dell’agenda Meloni, a suo giudizio comfort zone delle destre.

“Non li batteremo – argomenta la segretaria Pd al Corriere della Sera- inseguendoli sul terren oche scelgonoper stare comodi: giustizia, immigrazione, sicurezza. Ma occupandoci di temi economici e sociali. Non ne parlano mai. E gli italiani pagano questa inerzia”.

Ucraina, Trump a NYPost: parlato con Putin, vuole finire la guerra

Milano, 9 feb. (askanews) – Il presidente Usa Donald Trump ha detto di aver parlato al telefono con il leader russo Vladimir Putin per cercare di negoziare la fine della guerra in Ucraina. Lo ha dichiarato al New York Post in un’intervista esclusiva a bordo dell’Air Force One. “Meglio non dirlo”, ha risposto Trump quando gli è stato chiesto quante volte i due leader si fossero parlati. E – secondo la testata – Trump crede che a Putin “importi” delle uccisioni sul campo di battaglia.

Dentro la frenetica routine quotidiana di Trump, con il presidente Usa che rivela la frase che continua a riecheggiargli nella mente quando si sveglia la mattina, Miranda Devine del NYPost rivela tra le altre cose che Trump usa un grande cerotto color pelle sulla mano, a fronte di ‘così tante’ strette di mano, per coprire lividi e graffi causati dai suoi ‘entusiasti sostenitori’. Quanto a Putin, Trump dice: “Vuole vedere la gente smettere di morire”, ha detto. “Tutti quei morti. Giovani, persone bellissime. Sono come i tuoi figli, due milioni di loro… e senza motivo”.

La guerra che dura ormai da quasi tre anni “non sarebbe mai accaduta”, ha affermato Trump, se fosse diventato lui presidente nel 2022. “Ho sempre avuto un buon rapporto con Putin”, ha detto, sottolineando la differenza con il suo predecessore. “Biden era un imbarazzo per la nostra nazione. Un imbarazzo totale”, ha attaccato.

Trump ha affermato di avere un piano concreto per porre fine alla guerra in Ucraina. “Spero che sia veloce. Ogni giorno muoiono persone. Questa guerra è così brutta in Ucraina. Voglio porre fine a questa dannata cosa”.

Poi rivolgendosi al Consigliere per la Sicurezza Nazionale Mike Waltz, che lo ha raggiunto nel suo studio a bordo dell’Air Force One venerdì sera, il presidente ha detto: “Facciamo partire queste riunioni. Vogliono incontrarsi. Ogni giorno muoiono delle persone. Giovani, bei soldati vengono uccisi. Giovani uomini, come i miei figli. Da entrambe le parti. Su tutto il campo di battaglia”.

M.O., Netanyahu elogia piano Trump per Gaza: approccio corretto

Milano, 9 feb. (askanews) – Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu in un’intervista a Mark Levin di Fox News, definisce il piano del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di mandare via i palestinesi da Gaza “la prima idea nuova da anni”.

“Ha il potenziale per cambiare tutto a Gaza”, ha affermato Netanyahu, parlando con Levin della Fox in un’intervista preregistrata.

Si tratta della terza intervista concessa a un organo di stampa amico durante il viaggio di sei giorni a Washington, DC, evitando di parlare con quasi tutti i giornalisti israeliani presenti.

“Non uno sfratto forzato”, afferma Netanyahu, spiegando il piano presentato da Trump la scorsa settimana.

“Non pulizia etnica. Uscire da quello che tutti questi paesi e tutti questi benefattori dicono sia una prigione a cielo aperto. Perché vuoi tenerli in prigione?”

Netanyahu afferma che alla fine i cittadini di Gaza potranno tornare a casa, cosa che inizialmente Trump aveva detto non sarebbe accaduta.

“Date loro la possibilità di trasferirsi temporaneamente mentre ricostruiamo il posto fisicamente e mentre lo ricostruiamo anche in termini di radicalizzazione. Vuoi tornare? Devi rinnegare il terrorismo, ma puoi tornare”.

La sfida principale, afferma Netanyahu, è dove mandare la popolazione di Gaza.

Lui lo definisce un “approccio nuovo e corretto… un approccio nuovo, molto molto buono”.

Netanyahu nega che l’inviato speciale degli Stati Uniti Steve Witkoff lo abbia “convinto” a entrare nell’accordo in corso per il rilascio degli ostaggi con Hamas: “Abbiamo avuto una conversazione reale, non solo amichevole, ma faccia a faccia, e quello che è successo è che ho accettato questo accordo mesi fa. Hamas ha rifiutato l’accordo”.

Il primo ministro ha affermato di aver apprezzato il “sostegno iniziale” dell’amministrazione di Joe Biden all’inizio della guerra. Ma, secondo Netanyahu, mentre aumentava la pressione su Biden affinché cambiasse la sua posizione su Israele, la Casa Bianca ha affermato che se Israele entrasse a Rafah, “fermeremmo le armi”.

Secondo il premier, alcuni membri del suo governo avrebbero voluto porre fine alla guerra a Gaza, data l’opposizione degli Stati Uniti. E poi: “Se diventiamo uno stato vassallo, non sopravviveremo”, avverte.

Mazzini e Leone XIII: idee convergenti di fronte alla rivoluzione industriale.

[…] Il richiamo alla dottrina mazziniana ha fatto piacere anche a me, la conoscevo bene, sapevo la risposta che forniva alle condizioni terribili di sfruttamento della prima rivoluzione indu-striale, condizioni disumane che non sto a ricordare a voi e che ispirarono anche le idee di Marx. Mazzini però insisteva su una concezione diversa da quella marxiana e probabilmente la storia gli ha dato ragione.

Però mi dovete consentire una riflessione. Mazzini forse sussulterà nella tomba per questo accostamento ma è vero che Leone XIII partiva da un’impostazione di fondo quantomeno simile a quella mazziniana.

Infatti nella Rerum Novarum si parte dall’osservazione dei guasti di questa prima industrializzazione che si allargava nelle valli del bergamasco, del biellese ed in Lombardia, con le prime fabbriche tessili e le prime fabbriche metalmeccaniche.

Già Scioscioli prima di me ha richiamato la sintesi del pensiero mazziniano.

Dentro la Rerum Novarum ci sono due aspetti ben chiari. Il primo: una posizione ferma rispetto alla predicazione del socialismo rivoluzionario, in particolare per quanto riguardava il ruolo dello Stato e il rispetto della proprietà privata. Ma anche una vigorosa richiesta allo Stato liberale italiano di arrivare a qualche primo risultato di legislazione sociale nonché parole chiare contro la repressione dei primi movimenti di protesta che mettevano assieme i lavoratori.

Queste due cose sono presenti chiaramente nella Rerum Novarum, magari senza una ulteriore elaborazione ma comunque presenti.

Non ci sorprende, guardando cento anni di storia, che sul versante laico più aperto e liberale della migliore dottrina di ispirazione sociale cattolica, questi due valori sono stati sempre tenuti insieme. A me fa piacere ricordare che prima della Rerum Novarum, la prima legge sociale dello Stato liberale italiano è stata emanata a Torino. Era la prima legge che regolamentava il lavoro dei minori negli opifici industriali, i quali versavano nelle condizioni che tutti quanti sappiamo.

È un’idea forte che ha avuto in Italia quale destino? Un destino non felice purtroppo. Noi abbiamo provato a riportarla in discussione dentro il sindacato ma debbo dire che allora – oggi stanno forse mutando le cose – con Cisl e Uil si era sostanzialmente d’accordo ma raggiungemmo scarsi risultati poiché fummo alla fine ugualmente divisi come sindacati.

Credo che il fallimento sia legato al tipo di capitalismo che. abbiamo avuto in Italia, un capitalismo molto legato ad un rapporto con lo Stato, senza quindi quella visione aperta che in altre situazioni abbiamo conosciuto. Ma le difficoltà vano ricercate anche nel tipo di sviluppo industriale. Gli anni

Sessanta hanno visto il cambiamento dell’Italia, la seconda rivoluzione industriale, con la diffusione di fabbriche fordiste dove il conflitto era infatti connaturato alla organizzazione del lavoro: lì c’erano le masse, il lavoro parcellizzato e forse era quindi inevitabile ciò che è accaduto. Negli anni Sessanta per la prima volta l’Italia ha conosciuto la piena occupazione, non si emigrava più nemmeno in Belgio o in Germania, ma ci si fermava a Torino, Milano, Vicenza.

Dentro le tensioni di conflitto trovo, se non accettabile come impostazione, comunque spiegabile il fatto che ci siamo trovati dinanzi a una Cgil molto dura su questa impostazione dottrinale ed anche ad un capitalismo italiano che in quegli anni non era disposto a seguire quella strada. C’era un conflitto che poi ha toccato forme che tutti, come sindacati confederali, abbiamo rifiutato. Questa è la ragione del mancato raggiungimento di una effettiva partecipazione dei lavoratori alle imprese.

Oggi il pensiero unico è in crisi, perché era sbagliato: lasciate tutto – diceva – regolerà il mercato non solo lo sviluppo, ma anche i rapporti sociali. Ci pensa il mercato anche se lascia stare ai bordi delle strade i più deboli.

Tutto questo è svanito e debbo dire – questo non è un complimento, ma a me fa piacere ricordarlo – che il sindacato italiano ha una sua vitalità anche politica, e quando c’è vitalità politica c’è anche vitalità di presenza. Perciò ho accettato di venire volentieri qui, oltre che per rivedere anche vecchi amici: la sfida del sindacato oggi non è quella che abbiamo conosciuto negli anni Sessanta fino agli anni Ottanta.

[…]

 

Per leggere gli atti del convegno con l’intervento integrale di Franco Marini clicca qui

https://www.uil.it/documents/proietti7.pdf

Con Franco Marini: ricordi e riflessioni.

Ricordare Franco Marini significa rendere omaggio a un uomo che ha segnato profondamente il cammino dei cattolici democratici e popolari nel difficile processo di organizzazione dell’Ulivo e del centrosinistra. Senza di lui ci sarebbe stata una maggiore dispersione dell’universo post Dc: molti non avrebbero abbracciato il nuovo percorso politico. Del suo carisma nessuno dubitava, trovando anzitutto nella passione del sindacalista, che la politica non avrebbe deformato, l’attitudine a cogliere i bisogni della parte debole della società.

Marini non si sottraeva alle sfide, anzi le cercava. Le sue battaglie, dalla difesa del Partito popolare fino alla costituzione del Partito Democratico, testimoniano un approccio al riformismo che metteva al centro il dialogo e la mediazione, e mai il compromesso al ribasso. Era un uomo capace di fare sintesi, ma sempre con il saldo ancoraggio ad alcuni principi fondamentali.

Egli fu un argine netto alla destra, convinto che la sua sdoganatura avviata da Berlusconi rappresentasse un rischio per il Paese. Allo stesso tempo, fu altrettanto attento a evitare che la sinistra si considerasse eticamente superiore o politicamente egemone, immagindo con ciò la strutturazione di un centrosinistra che fosse davvero plurale.

All’ultimo congresso del Ppi, quello che aprì le porte nel 2002 all’operazione della Margherita, apportò un contributo decisivo. Spiegò alla platea dei delegati che anche la Cisl, all’inizio degli anni ‘50, non si chiuse nel recinto della tradizione, bensì mosse verso l’individuazione di un modello nuovo – il sindacato della contrattazione e della dialettica aziendale – che trasferiva su un altro piano i principi e la prassi dell’antico “sindacalismo bianco”.  Pertanto i popolari, mutatis mutandis, dovevano avere la stessa lungimiranza mostrata all’epoca dai dirigenti della Cisl.

Sono del parere che la Margherita fu il “partito plurale”, assolutamente originale, che meglio corrispose alla sensibilità di Marini. L’errore si ebbe quando i più precipitosi imposero una road map che saltava ogni mediazione in nome del “sogno unitario” collegato alla nascita del Partito democratico. Quella precipitazione, frutto di ingenuità e  furbizie, non era nello spirito e nello stile di Marini (il quale, infine, dovette cedere alla corrente degli entusiasti).

Agì come sempre con lealtà. E però, il rapporto con il Pd non fu più lo stesso – ne posso essere testimone – quando il partito smise di rappresentare il luogo della partecipazione attiva per diventare lo strumento in mano al leader di turno, senza più quella collegialità di direzione politica che per Marini era essenziale. Fu severo nella critica a chi gli aveva preso “le chiavi di casa”, come disse intervenendo all’assemblea dei delegati che si accingeva a proclamare l’elezione di Bersani alla segretaria. Qualcosa d’irrisolto rimase sempre nel rapporto tra i due, se è vero che la candidatura a Presidente della Repubblica, avanzata proprio da Bersani, fu subito archiviata senza provare ad arrivare alla quarta votazione (a maggioranza semplice) nella quale le chance di successo sarebbero state molto alte.

Ancora oggi fatico a capire cosa avvenne, soprattutto perché a seguire la stessa sorte toccò poi a Prodi. I franchi tiratori si dovevano fronteggiare in altra maniera, magari costruendo con più pazienza il consenso richiesto in una vicenda tanto delicata ed importante. Nella circostanza il Pd dette il peggio di sé e i Grandi Elettori, alla fine, non poterono che chiedere a Napolitano di restare al Quirinale.

Marini non era mai settario, arroccato o chiuso. Piuttosto era insofferente verso i falsi moralisti e gli snob della politica, quelli che s’atteggiano a intellettuali – ammesso che lo siano davvero – distaccati dalla gente. Cattolico autentico ma non clericale, la sua fede appariva lontana da una certa esteriorità di modi e di comportamenti.

Negli ultimi tempi parlava sempre meno dei fatti riguardanti la politica. Traspariva in effetti la delusione per quello che il Pd doveva essere e non è stato, con la conseguente mortificazione del contributo dei cattolici democratici. Agli amici confidava di preferire il silenzio, piuttosto che sopportare il peso, alla sua età, di un processo alle cose compiute ed incompiute. Sta di fatto che il Pd non è più quello delle origini, poiché il suo gruppo dirigente si è messo a rovistare nel “depositum fidei” che attiene esclusivamente all’essere e al dover essere della sinistra.

Che dire, in conclusione? Perso Franco, abbiamo perso non solo un leader, ma un punto di riferimento per chi crede ancora in una politica che unisca radicamento sociale, capacità di mediazione e fedeltà ai principi. Per me la sua lezione resta attuale: costruire ponti, non muri e lavorare perché la politica, appunto, torni ad essere la sede in cui si ragiona e si lavora per il bene della comunità.

L’eredità politica e sociale di Franco Marini

Quando si parla dei grandi leader politici è sempre molto difficile affrontare un tema specifico. E cioè, la loro eredità politica e culturale. Pur dando per scontato che nessuno può intestarsi in modo esclusivo il testamento politico di un leader o di uno statista, è altrettanto indubbio che quando costoro hanno rappresentato anche, e soprattutto, un filone di pensiero, si ha il dovere morale, prima ancora che politico, di non disperderlo. È il caso, nello specifico, di Franco Marini che ci lasciava quattro anni fa ma che ha segnato in profondità, con la sua azione sindacale, politica ed istituzionale, la storia e la cultura del cattolicesimo sociale italiano.

Un filone di pensiero storicamente presente nell’arcipelago del cattolicesimo politico del nostro paese e che ha rappresentato, e rappresenta tuttora seppur con minor forza ed incisività rispetto al passato, una costante del pensiero e della cultura dei cattolici italiani. Certo, quando parliamo di Marini parliamo anche di un leader che nel sindacato come nel partito, nel Governo come nelle istituzioni non ha mai rinunciato alla sua identità politica e culturale. Nel rigoroso rispetto delle altre culture e, soprattutto, degli avversari politici. Un carisma riconosciuto, apprezzato ed oggettivo che rispecchiava molto bene quella riflessione di Carlo Donat-Cattin quando diceva che “In politica il carisma o c’è o non c’è ed è inutile darselo per decreto”. E Marini, pur avendo sempre avuto un temperamento da leader, era anche apprezzato perchè rappresentava con semplicità ma con coerenza e senza alcuna supponenza una precisa e definita cultura nella cittadella politica italiana.

Ora, è del tutto evidente che nell’attuale situazione politica che contempla partiti personali o del capo, privi di una solida cultura di riferimento e con classi dirigenti alquanto precarie e trasformistiche, è decisamente difficile avere dei punti riferimento altrettanto chiari e definiti. E non è un caso, del resto, che la stessa presenza politica dei cattolici – democratici, popolari e sociali – oggi sia alquanto sbiadita se non addirittura incolore. Perché un conto è prendere atto che ormai esiste un forte e consolidato pluralismo politico ed elettorale dei cattolici italiani. Altra cosa, però, è dover registrare amaramente che questa presenza nei rispettivi partiti si è ridotta a giocare un ruolo puramente ornamentale se non addirittura periferica. E, di conseguenza, politicamente del tutto ininfluente ed irrilevante.

Ecco perché, ricordando proprio il magistero politico, sociale, culturale ed istituzionale di Franco Marini, chi proviene da quella tradizione ha il dovere di non archiviare quel vasto e ricco patrimonio ideale. Anche perché quella “sinistra sociale” di ispirazione cristiana, al di là delle dinamiche politiche che scorrono e cambiano rapidamente, non è ascrivibile ai dogmi del populismo, del massimalismo, dell’estremismo o dell’iper sovranismo. Cioè ai profondi disvalori che attualmente caratterizzano la dialettica politica italiana. E pensare a leader e a statisti come Franco Marini lo si può e lo si deve fare se, accanto al ricordo, c’è anche la concreta convinzione che quella cultura politica continua ad essere di straordinaria attualità e modernità anche e soprattutto nella stagione contemporanea.

Marini, carisma e passione di un leader che ci manca molto.

Ogni tanto mi capita di navigare sul web e cercare gli aggettivi e gli appellativi utilizzati nei commenti sulla figura di Franco Marini. Coraggioso, caparbio, carismatico, combattente, abile negoziatore, attento gestore, politico autorevole, leale, attento agli ultimi, uomo delle istituzioni; questi sono gli aggettivi e le considerazioni maggiormente ricorrenti. Per chi ha avuto il privilegio e l’onore di averlo conosciuto e frequentato in diversi fasi della sua vita e del suo impegno politico e sociale, non potrà che condividere tutte queste valutazioni.

Valutazioni che sono tutte nella storia di Franco Marini sindacalista, politico e di uomo nella quotidianità. Una vita dedicata a battaglie significative con il coraggio delle proprie idee, affrontando a viso aperto e con gli strumenti propri delle democrazia, il confronto sindacale e politico.  Una delle migliori figure rappresentative dell’affascinante esperienza del cattolicesimo democratico e della sinistra sociale cristiana.

Nella Cisl ebbe la capacità e la caparbietà di sostenere  competizioni interne basate su visioni diverse del ruolo della stessa Organizzazione e del sindacato in genere nella società e del rapporto tra lotta politica e lotta sindacale. Competizioni di qualità dialettica, valoriale e basate sulla scelta di gruppi dirigenti capaci e lungimiranti.

Da evidenziare alcune fasi particolarmente significative della sua vita nella Cisl. Negli anni sessanta ebbe il coraggio e la capacità di affrontare il confronto con l’allora Segretario generale Bruno Storti (sindacalista autorevole e radicato nell’organizzazione); a fine anni sessanta guidò le scelte della Cisl verso le prime riforme del Pubblico Impiego, privilegiando la visione confederale rispetto alle tradizioni corporative del comparto pubblico;  a metà degli anni settanta, pur essendo critico con una caratterizzazione eccessiva a sinistra del sindacato, non accettò il tentativo di scissione a “destra” della Cisl, promosso dal Segretario generale aggiunto di allora, il siciliano Vito Scalia; nel 1977 affrontò ad armi impari il congresso confederale, “governando” al meglio l’ala cislina moderata riunita nella Tesi 2, ottenendo circa il 44% dei voti congressuali (la Tesi 1 era rappresentata da quasi tutta la segreteria confederale del tempo, a partire dal Segretario generale Macario, da Carniti e Crea); nel 1984 da democristiano convinto, nel portare il saluto della Cisl, affrontò criticamente e pubblicamente il segretario politico De Mita nel congresso della Dc; sempre in quegli anni guidò la Confederazione nello scontro successivo all’Accordo di San Valentino e al referendum abrogativo chiesto dal Pci.

In questi esempi si concentrano alcuni dei valori propri dell’esperienza sindacale di Franco Marini: senso dell’organizzazione, valore e utilizzo del confronto democratico nella lotta politica, autonomia del sindacato, contrattazione e riformismo.

Prospettive che ritroviamo anche durante la sua lunga stagione politica. Nel 1991 con il repentino passaggio alla politica a “tempo pieno” a capo della corrente della sinistra sociale della Dc e successivamente, alla morte di Carlo Donat Cattin, la nomina a Ministro del Lavoro. Si affermò subito come punto di riferimento delle sensibilità sociali presenti nella Dc, governando processi molto delicati proprio nei momenti di sfaldamento dei partiti della “Prima Repubblica”. Nelle elezioni del 1992 entrò in Parlamento come primo degli eletti nel Lazio sconfiggendo il potente Vittorio Sbardella, capo indiscusso del partito romano. Con l’avvento di “tangentopoli” e le elezioni anticipate del 1994, caratterizzate dal passaggio alla legge elettorale maggioritaria, fu uno dei promotori del nuovo Partito Popolare Italiano e della sua collocazione “centrista” sotto la guida di Martinazzoli, in alternativa ai neonati blocchi di destra e di sinistra. Dopo la sconfitta elettorale, fu lui insieme ad altri dirigenti ad evitare la disgregazione di quella esperienza politica. Pur avendo sostenuto l’elezione di Buttiglione a segretario del Ppi, fu uno dei principali dirigenti ad impedire la deriva a destra del partito e ad orientare verso il nuovo centro-sinistra la scelta dei Popolari, dei quali divenne il leader nel congresso del 1997, dopo le elezioni politiche vinte dall’Ulivo di Romano Prodi.

Atti, iniziative e decisioni basate sul coraggio, la determinazione, la presenza organizzativa e un’attenzione specifica al sociale, attenzione che ha sempre caratterizzato la presenza dei cattolici popolari nell’agone politico.

Per quanto riguarda gli effetti sulle dinamiche politiche, l’impegno a favore del centro-sinistra da parte del Ppi fu senz’altro la principale fatica di Franco Marini, dopo l’accettazione delle alleanze derivanti dalle condizioni imposte dalla legge elettorale: rappresentare l’anima sociale dei cattolici in un’alleanza riformista, senza consegnare questa tradizione politica al moderatismo e alla destra. In più di un’occasione ribadì l’originalità della proposta politica del cattolicesimo sociale nell’alleanza di centro-sinistra e la convinzione che chi ha vissuto l’esperienza sindacale non dovesse consegnarsi alle attrazioni del centro-destra.

Un messaggio chiaro, trasparente e deciso, di cui fu portavoce autorevole sia nella Margherita che nel Pd. Anche nel ricoprire la carica di Presidente del Senato (2006-2008), non si sottrasse alle intemperanze dei rappresentanti del centro-destra, riportando il dibattito alla correttezza istituzionale.

A quattro anni dalla sua scomparsa, in tutti noi che abbiamo sempre seguito i suoi insegnamenti e i suoi orientamenti nel sindacato e nella politica, c’è nostalgia della sua figura carismatica e della sua impostazione operativa.

Una figura come Franco Marini manca soprattutto a questa fase della politica e a questa fase del movimento sindacale. Lo ricorderò sempre, in particolare negli ultimi anni di vita, quando la Cisl gli assicurò, per rispetto e riconoscenza, un ufficio all’interno dei locali della Fondazione Ezio Tarantelli. Sono stati per me anni di grande ricchezza e carica umana, di ricordi personali, di storia del Paese e di insegnamenti.

L’ultimo contatto telefonico con Franco lo ebbi a novembre del 2020, mi chiese se per caso gli uffici della Fondazione fossero agibili: era pronto a ripartire, ma di lì a breve si ammalò.

Questo è stato Franco Marini; un combattente, un leader popolare nel senso pieno del termine, un riferimento certo per l’impegno politico dei cattolici. Per molti di noi un maestro e una guida.

Anm,auguri Meloni a Parodi: incontriamoci e riprenda confronto sano

Roma, 8 feb. (askanews) – “Desidero inviare a nome mio e di tutto il Governo i migliori auguri di buon lavoro al nuovo Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Cesare Parodi, e ai membri della Giunta eletta oggi. Accolgo con favore la richiesta di un incontro col Governo che il Presidente Parodi ha già avanzato e auspico che, da subito, si possa riprendere un sano confronto sui principali temi che riguardano l’amministrazione della Giustizia nella nostra Nazione, nel rispetto dell’autonomia della politica e della magistratura”. Lo dichiara la Premier Giorgia Meloni.

Modenantiquaria, una fiera che spazia dal Trecento al XXI Secolo

Modena, 8 feb. (askanews) – Un momento di confronto e di mercato per capire come si evoluto il mondo dell’antiquariato: forte di essere arrivata alla 38esima edizione, Modenantiquaria si pone come un evento di riferimento per il settore e guarda anche al futuro.

” un mondo – ha detto ad askanews Marco Momoli, amministratore delegato di Modena Fiere – che speriamo possa crescere ancora anche grazie a un elemento di contaminazione. Quello che vediamo sempre pi spesso il fatto che dentro Modenantiquaria ci sono gallerie che portano opere, adesso portano opere che arrivano fino ai primi anni del Novecento, quindi stiamo cominciando a parlare di opere molto pi vicine a noi. Poi, per esempio, se prendiamo Sculptura, che la sezione dedicata alle opere scultoree, l dentro invece l’orizzonte dichiaratamente pi ampio, per cui andiamo dal ventesimo al tredicesimo secolo: ci sono sculture di Pablo Atchugarry, che un artista vivente, a fianco di quelle di scultori del XIII secolo quindi un orizzonte molto ampio questo un po’ quello che proviamo a fare”.

Un centinaio di espositori, oggetti di alto antiquariato, una relazione forte con il territorio e le sue istituzioni culturali, come le Gallerie Estensi: Modenatiquaria una fiera, ma vuole anche ragionare su pi livelli. “Tutti gli anni – ha aggiunto Pietro Cantore, presidente dell’Associazione antiquari modenesi e Art director della fiera – scegliamo un argomento che comunichiamo anche agli antiquari, se vogliono aderire a questo fil rouge. Quest’anno appunto ‘Dei ed eroi’. Attraverso la scultura, la pittura, le arti decorative, le porcellane, raccontiamo la rappresentazione di scene mitologiche e anche raffigurazioni religiose. Quindi la celebrazione dell’uomo e della divinit nelle varie epoche dal Trecento fino al XXI secolo”.

Interessante poi anche il modo in cui da Modena si vuole raccontare chi l’antiquario oggi, nel mercato, ma anche nella societ. “Vorrei rimarcare anche quell’aspetto della figura dell’antiquario come operatore culturale – ha aggiunto Cantore -: non solo il mercato, colui che guadagna e mercifica gli oggetti, ma l’antiquario anche quello che valorizza l’oggetto”.

Tra le novit dell’edizione 2025 anche un premio sostenuto da Cremonini, famiglia di imprenditori modenesi, che sottolinea il legame tra la fiera, aperta fino al 16 febbraio, e il contesto locale.

Anm, Parodi: chiederò incontro a governo, non lascio nulla di intentato

Milano, 8 feb. (askanews) – “Ritengo indispensabile chiedere una in tempi strettissimi un incontro con il governo: Voi mi direte che è inutile…può darsi. Mi direte che è un atto di servilismo… no, non credo. Noi siamo un potere dello Stato, siamo cittadini che stanno portando avanti una battaglia per difendere la Costituzione su cui abbiamo giurato. Io credo che sia legittima almeno la nostra richiesta. In tempi brevi perché invade in base a quella che sarà la risposta, che potrà essere un diniego, a cui magari non rispondono nemmeno o magari ci rispondono col fatto formale o magari ci ricevono ma non dicono nulla di interessane. Bene acquisiamo elementi di valutazione: noi non possiamo rinunciare a nessuna delle strade per portare avanti una difesa della magistratura per come noi la conosciamo e per come vorremmo che continuasse ad essere. E quindi dobbiamo provare. Lo so, lo so che non riusciremo ma voglio poter dire che non abbiamo lasciato nulla di intentato”. Lo ha affermato Cesare Parodi, il 62enne sostituto procuratore aggiunto del pool fasce deboli a Torino, nel suo discorso subito dopo la sua nomina a presidente dell’Associazione nazionale magistrati (Anm). La nuova giunta è composta da tutti i gruppi tranne che dalle toghe indipendenti di Articolo 101.

“Io non sono un magistrato famoso, non ho mai voluto esserlo, non ci tengo ad esserlo e credo che questo forse potrà aiutarmi, spero, a fare in modo che altri colleghi giovani si possano riconoscere in qualcuno che proprio non è mai sulle pagine dei giornali, pur avendo lavorato in Procura da 35 anni, e quindi in qualche modo che sia più facile riconoscersi nella mia, non voglio dire mediocrità, ma nella mia oscurità laboriosa, più che magari in altre figure”.

Salvini al battesimo dei trumpiani d’Europa, Patrioti carichi per la ‘Reconquista’

Madrid, 8 feb. (askanews) – “Cambiamento globale”, “momento storico”, “protagonisti della rinascita dell’Europa”, “rivoluzione del buon senso che sta risvegliando l’intero Occidente”. “Il 2025 nel continente sarà l’anno della Reconquista cristiana” contro la “gabbia di Bruxelles”. Il vento che soffia dagli Usa ha galvanizzato, non poco, l’ultradestra del gruppo dei Patrioti europei, a Madrid per il summit ‘Mega’, Make Europe great again, mutuato dal ‘Maga’ di Donald Trump definito un “tornado” da Viktor Orban, il premier ungherese nonché fondatore del partito dei Patriots che riunisce 15 partiti da 13 paesi (per un totale di 19 milioni di voti raccolti alle ultime Europee).Non mancano i riconoscimenti a Elon Musk che il Mega lo ha rilanciato, ancora ieri, sul ‘suo’ social X.

Trump è nei discorsi di tutti i leader, mentre Kevin Roberts, presidente della Heritage Foundation, il think tank ultra conservatore Usa, è seduto in platea con aria sorniona. Il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini ha invitato a “fare a casa nostra quello che Trump in pochi giorni sta facendo in Usa” sottolineando che “l’Europa è libertà, il burqa non è Europa, il gender non è Europa, il terrore e la violenza islamica non sono Europa, l’Europa non è il suicidio green né l’immigrazione selvaggia”. Marine Le Pen, del Rassemblement national, è netta: “l’elezione di Donald Trump non può essere analizzata solo come una semplice alternanza politica in un paese democratico e neppure solo come il sussulto patriottico di una nazione che giustamente respingere le forze del declino. Noi siamo di fronte a un vero e proprio cambiamento globale. Tutti capiscono che qualcosa è cambiato”. Per Orban “l’amico Trump” segna la “fine di un’era”, quella dei “burocrati e del super stato” di Bruxelles.

Obiettivo dell’evento di Madrid, dal sapore di una voluta autocelebrazione, è ostentare unità. Solo l’unione può fare la forza e ironia della sorte si appropriano delle idee di Karl Marx che nel Manifesto scritto a metà ottocento con Friedrich Engels si rivolgeva ai “proletari di tutti i paesi” e li esortava: “unitevi” guardando all’internazionale comunista. Qui il sogno è l’internazionale della destra.

Salvini lo dice chiaramente: i Patrioti hanno “il dovere di unirsi, senza divisioni inutili” per dimostrare di “essere pronti a governare in tutto il continente”. E non solo all’interno del gruppo dei Patrioti: in vista delle elezioni tedesche invita a votare le “forze patriottiche”. Il padrone di casa, il leader spagnolo di Vox Santiago Abascal, fa nomi e cognomi augurando ad “Alice Weidel” di Afd di vincere. D’altronde è stato proprio Musk a sponsorizzarla come “l’unica speranza per la Germania”. Anche se a domanda diretta, mente si avvia all’uscita, su un eventuale endorsement alla formazione con simpatie neo-naziste, Alternative fur Deutschland, Marine Le Pen preferisce non rispondere. Ma è un muro che sembra sgretolarsi, come quel ‘cordone sanitario’ che, protestano, ha tenuto fuori dai giochi delle alleanze di governo l’ultradestra.

I Patrioti suonano inoltre la ‘sveglia’ al Ppe. “Smettete di collaborare con i socialisti e la sinistra a Bruxelles e in troppi paesi europei. Dovete scegliere tra il passato di Soros e il futuro di Elon Musk. Noi abbiamo scelto”, ha esortato Salvini che è al governo con Forza Italia e provocando una replica piccata che mette il dito nella piaga: “siamo centristi, europeisti e moderati, distanti da certe posizioni sovraniste che vediamo emergere in Europa e che spesso risultano contraddittorie e divisive”.

La personificazione del nemico dei ‘Mega’ è rappresentata dai premier spagnolo Sanchez e da quello tedesco Scholz, presi di mira e irrisi. Nemica è sempre Bruxelles, in primis Ursula Von Der Leyen che nel suo ‘bis’ come presidente della commissione ha ottenuto il sostegno dei Fratelli d’Italia della premier Giorgia Meloni (con il ruolo assegnato a Raffaele Fitto) ma non della Lega e dei Patrioti e, non appena viene nominata da Salvini per darle addosso, è inondata di “buuuu” dal pubblico del summit. “E’ ora di smettere di finanziare gli organismi sovranazionali, come l’Oms, che difendono gli interessi delle multinazionali e non dei cittadini, o realtà come la Cpi che mette sullo stesso piano i terroristi di Hamas e un premier liberamente eletto come Bibi Netanyahu”, ha sottolineato Salvini confermando la totale adesione alla ricetta di Trump.

La sala della kermesse da 2mila posti, in un grande albergo vicino all’aeroporto (il Marriot auditorium hotel), è piena di simpatizzanti con le bandierine dei propri paesi, illuminazione da discoteca, tra fasci di luce fredda su sfondo blu, 248 giornalisti accreditati e 93 cineoperatori, magliette bianche con la cattedrale dell’Almudena di Madrid e la scritta ‘Hacer Europa grande otra vez’, cappellini, braccialetti con la scritta patriots.eu ma i colori della Spagna (rosso-giallo-rosso), a tradire, nell’unità esibita, l’orgoglio nazionalista.

Il protocollo è rigorosissimo, i giornalisti sono tenuti lontani dai leader che, finita la giornata, si infilano dietro il palco. Resta senza una risposta, al di là degli slogan, la contraddizione, forte, di euro-scettici che si propongono come il “futuro” di un’Europa “delle Nazioni, dei popoli e delle identità”. A mettere alla prova il servizio d’ordine l’irruzione di un piccolo gruppo del movimento Femen con un’attivista che sul petto nudo si è scritta “Make europe antifascism again” e grida “Il fascismo non avanzerà”, prima di essere fermata e portata fuori.

Pure il vicepremier Salvini decide di non fare un punto stampa. Le domande sarebbero tante, soprattutto quelle di politica interna, dalla competizione con la premier Meloni che si è messa le vesti di pontiera tra gli Usa e l’Europa, unica premier europea ad essere invitata nel giorno dell’investitura di Donald Trump alla partita sul terzo mandato per le Regionali di Lombardia e Veneto, dai distinguo del ministro leghista dell’Economia Giancarlo Giorgetti che tiene stretti i cordoni della borsa alla ‘mina vagante’ di Roberto Vannacci, fino alle spine in Regione Lazio dove la Lega ventila la minaccia di ritirare i suoi assessori dalla Giunta del Fratello d’Italia Francesco Rocca.

Mattarella difende valori Europa: integrazione e accoglienza contro oscurantismo

Gorizia, 8 feb. (askanews) – Integrazione, accoglienza e convivenza. Sono i valori che hanno caratterizzato la storia dell’Unione europea e che oggi si oppongono all’oscurantismo dei nazionalismi, “della guerra e del conflitto che si è riproposto con l’aggressione russa all’Ucraina”. Sergio Mattarella lo ribadisce a Gorizia e Nova Gorica dove si inaugura la città europea della cultura transfrontaliera, Go2025!, una versione inedita del progetto europeo. “In un mondo caratterizzato da crescenti tensioni e da conflitti, dall’abbandono della cooperazione come elemento fondante della vita internazionale, Slovenia e Italia hanno saputo dimostrare che è possibile scegliere la via della cooperazione”. Il progetto di condivisione della capitale della cultura in queste due città che prima erano divise da un muro e che ora invece collaborano nel nome della cultura ne è la rappresentazione plastica, ed è anche la prima volta che avviene.

Al suo arrivo a Nova Goriza Mattarella è accolto dalla presidente della Repubblica Slovena Natasa Pirc Musar alla quale conferisce l’onorificenza dell’OMRI di Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone. La più grande onorificenza che si possa concedere.”Oggi è una giornata dedicata a una visione secolare di pace, libertà buon vicinato e rispetto reciproco, sull’amicizia e sull’amore tra noi” ha detto la presidente slovena parlando nella piazza Transalpina (che è anche piazza Europa nel lato sloveno) quindi ha ringraziato il capo dello Stato “per la sua straordinaria abilità di statista e per il suo costante impegno a favore della pace”.

Poco prima della cerimonia in Friuli Venezia Giulia è giunta la notizia che dei vandali hanno lasciato scritte offensive in vernice rossa alla foiba di Basovizza, proprio alla vigilia del Giorno del ricordo. Mattarella non vi fa riferimento esplicito ma il suo monito risuona forte e chiaro da Nova Gorica: “Nulla può far tornare indietro la storia che Slovenia e Italia hanno costruito, e costruiscono, insieme” dice citando un sopravvissuto ad Auschwitz, Roman Kent, che disse “‘non vogliamo che il nostro passato sia il futuro dei nostri figli'”. Ed è questo, assicura “lo spirito con cui abbiamo affrontato le pagine del dopoguerra, per scriverne una nuova”.

Il Presidente ricorda infatti che “con l’ingresso della Slovenia nell’Unione Europea, venti anni or sono, i nostri Paesi si sono ricongiunti in un percorso condiviso” e l’Italia ha fortemente voluto questo ingresso, sostenendolo e accompagnandolo “affinché i due popoli si ritrovassero a contribuire a un destino comune” e poi “lavorando fianco a fianco nelle Istituzioni Europee si è consolidata la fiducia reciproca e vi è maturato senso di appartenenza e di una ulteriore identità: la comune identità europea. Le differenze, le incomprensioni, hanno lasciato il posto a fattori che uniscono”, ha spiegato ricordando come sia questo il grande valore dell’integrazione europea, unire e non dividere. “Sconfitti gli orrori dell’estremismo nazionalista, che tanto male ha prodotto in Europa, riemergono i valori della convivenza e dell’accoglienza – dice Mattarella -. Sono i valori che possono opporsi all’oscurantismo della guerra e del conflitto”.

E dunque Go2025 può rappresentare anche un modello e un esempio in questa fase storica così complessa e percorsa da tensioni: “Essere Capitale europea della cultura transfrontaliera, la prima con questa esperienza, – conclude il capo dello Stato – significa avere il coraggio di essere portatori di luce e di fiducia nel futuro del mondo, dove si diffondono ombre, incertezze e paure. Significa che Nova Gorica e Gorizia indicano una strada di autentico progresso”.

Alla cerimonia hanno partecipato i ministri sloveni, della Cultura e degli sloveni all’estero, e i commissari europei dell’allargamento e dei Giovani, e per la parte italiana ci sono il ministro della Cultura Alessandro Giuli e il presidente della regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga.

Anm svolta a destra: Cesare Parodi (MI) eletto presidente a maggioranza

Milano, 8 feb. (askanews) – Il procuratore aggiunto di Torino, Cesare Parodi di Magistratura Indipendente (MI) è il nuovo presidente dell’Associazione nazionale magistrati (Anm). Succede a Giuseppe Santalucia esponente del gruppo progressista di Area che, dopo quattro anni a capo di una giunta unitaria, aveva scelto di non ricandidarsi. Affidando con 32 voti l’incarico, a voto segreto, ad un esponente della lista più filogovernativa che si era aggiudicata le elezioni nel gennaio scorso (con 2.065 preferenze su 6.857 voti), i 36 membri del Comitato direttivo centrale (Cdc) imprimono una virata a destra all’Associazione. Due le schede bianche.

Il Cdc ha interamente rinnovato i vertici dell’Anm, eleggendo all’unanimità a vicepresidente Marcello De Chiara (giudice del Tribunale di Napoli, Unicost, 34 voti), a segretario generale Rocco Maruotti (magistrato della procura di Rieti, Area, 33 voti), vicesegretario generale Stefano Celli (pm di Rimini, MD, 32 voti), direttore della rivista “La Magistratura” Monica Mastrandrea (giudice Tribunale di a Torino, Unicost, 33 voti), Giuseppe Tango (giudice al tribunale di Palermo, MI, 34 voti) a coordinatore dell’ufficio sindacale mentre come componenti della giunta sono stati nominati Chiara Salvatori, Paola Cervo, Sergio Rossetti e Dora Bonifacio.

In uno dei momenti più difficili del rapporto tra magistratura e governo, con diversi, delicati, “dossier” aperti sul tavolo, una guida più filogovernativa potrebbe alleggerire il clima di tensione, quando non di aperto scontro, con la maggioranza in vista del discusso referendum sulla separazione delle carriere.

La riunione del Cdc, presieduta dal suo componente più anziano, il procuratore capo di Messina, Antonio D’Amato, aveva preso il via questa mattina alle 10 con il saluto e l'”in bocca al lupo” del presidente uscente Santalucia.

Almasri, Conte a Meloni: calpestare la Cpi ha disonorato l’Italia

Roma, 8 feb. (askanews) – “L’Italia si ritrova oggi con grande disonore a calpestare la giustizia internazionale. Meloni, presidente del Consiglio, leader di Fratelli d’Italia che per tradizione si richiama ai valori dell’onore: dov’è il tuo onore? Parlate sempre di onore, dov’è l’onore che non ti sei presentata nemmeno in Parlamento alla richiesta di informativa a spiegare a noi parlamentari e al Paese come e perché esponi il Paese a questa vergona”. Lo ha dichiarato parlando della vicenda Almasri il presidente M5s Giuseppe Conte, ospite ad Accordi e Disaccordi sul Nove, in onda questa sera.

Ue, Schlein: possiamo e dobbiamo battere rigurgiti nazionalisti in Europa

Roma, 8 feb. (askanews) – “Non sono imbattibili: li dobbiamo e possiamo battere. Anche in Italia abbiamo dimostrato che insieme li battiamo dove uniamo le nostre forze attorno a una agenda concreta Lo ha sottolineato fra l’altro nel suo intervento al congresso di Piu’Europa a Roma, la segretaria del Pd Elly Schlein, denunciando come “la fase che stiamo vivendo e’ di rigurgito nazionalista in tutto il mondo e anche in Europa”.

“Ogni giorno – ha ammonito- indicano un nemico su cui spostare l’attenzione dalle risposte che non sanno e non vogliono dare. Si stanno coordinando e usano le stesse parole d’ordine, gli stessi mezzi e hanno gli stessi diversi nemici: migranti, giornalisti liberi, magistrati, sindacati, attivisti, le opposizioni”

Ue,Italia-Slovenia, Mattarella: nulla può far tornare indietro la storia

Gorizia-Nova Gorica, 8 feb. (askanews) – “Nella tragedia della Seconda guerra mondiale, un sopravvissuto ad Auschwitz, Roman Kent, ha osservato ‘non vogliamo che il nostro passato sia il futuro dei nostri figli’. Con questo spirito abbiamo affrontato le pagine del dopoguerra, per scriverne una nuova. E nulla può far tornare indietro la storia che Slovenia e Italia hanno costruito e costruiscono insieme”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, alla cerimonia di inaugurazione della ‘Prima Capitale europea della cultura transfrontaliera GO 2025!

Tennis, Lucia Bronzetti in finale nel WTA 250 di Cluj

Roma, 8 feb. (askanews) – Bastano 17 minuti a Lucia Bronzetti per andare in finale nel WTA 250 di Cluj. L’italiana ha sfruttato il ritiro della ceca Siniakova sul 4-0 nel primo set. Siniakova era apparsa fin da subito limitata nei movimenti complice un problema alla coscia, evidenziato da una vistosa fasciatura. Per Bronzetti questa è la quarta finale WTA in carriera, la prima nel 2025 e la prima sul cemento indoor. Domani l’italiana affronterà la testa di serie numero 1, Anastasia Potapova, per vincere il secondo titolo WTA dopo quello di Rabat nel 2023.

Tennis, Bellucci si arrende a De Minaur a Rotterdam

Roma, 8 feb. (askanews) – Finisce in semifinale a Rotterdam il sogno di Bellucci. Dopo le vittorie con Medvedev e Tsitsipas, l’italiano si arrende nella semifinale di Rotterdam all’australiano De Minaur, terza testa di serie e già finalista lo scorso anno nel torneo con un netto 6-1, 6-2. Il numero otto del mondo sbaglia pochissimo, comanda sempre gli scambi e non concede neppure una palla break a Bellucci. Ora attende in finale il vincente della sfida tra Alcaraz e Hurkacz, in campo dalle 19:30.

Rugby, Italia-Galles 22-15, azzurri vittoriosi nel Sei Nazioni

Roma, 8 feb. (askanews) – L’Italia batte per il secondo anno consecutivo il Galles al Sei Nazioni: sotto la pioggia dell’Olimpico di Roma, gli azzurri si impongono 22-15 sui Dragoni, trascinati dai punti al calcio di Allan e dalla meta di Capuozzo. Domenica 23 l’attesa sfida casalinga alla Francia. E’ una bella Italia quella che batte il Galles per la seconda volta dopo la vittoria dello scorso anno. Solida in difesa, forte nella conquista e attiva in mischia. Azzurri sempre in controllo. Al 6′ il calcio di Allan che porta il punteggio di 3-0. Un calcio di Ben Thomas porta il punteggio sul 3-3. Al 19′ arriva la prima meta azzurra firmata da Capuozzo. Grande lavoro di mischia, Garbisi calcia sull’out di sinistra e
Ange è bravissimo a schiacciare un pallone non facile. Allan mister 100% non sbaglia, Italia avanti e Olimpico impazzito. Due calci di Allan portano il punteggio sul 16-3 con il quale si chiude il primo tempo. La ripresa si apre con due calci sbagliati di Allan ed una di Page-Relo. Con il Galles in 14 per l’espulsione temporanea di Adams l’Italia va 19-3 ancora con Allan. Al Galles prima viene annullata una meta, poi arriva la
marcatura con Wainwright. Al 73′ il solito Allan porta il punteggio sul 22-8. Il Galles segna una meta di punizione (22-15). l’Italia chiude in 12 per una doppia espulsione e l’Olimpico esulta.

Ucraina, Zelensky: essenziale l’incontro con Trump prima che veda Putin

Roma, 8 feb. (askanews) – “E’ essenziale che io incontri il presidente Trump prima che lui incontri Putin. Altrimenti, ci sarebbe una discussione sull’Ucraina, ma senza l’Ucraina, il che è ingiusto”: è quanto ha scritto su X il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, riferendo sull’intervista rilasciata alla Reuters.

“Qualsiasi vera trattativa deve iniziare con l’Ucraina” prima “di tenere colloqui con l’aggressore”, ha rimarcato Zelensky, secondo cui “una visita a Kiev del presidente Trump sarebbe un passo importante e necessario”.

Ue, Mattarella: accoglienza e convivenza valori antidoto a oscurantismo guerre

Gorizia-Noca Gorica, 8 feb. (askanews) – “Sconfitti gli orrori dell’estremismo nazionalista, che tanto male ha prodotto in Europa, riemergono i valori della convivenza e dell’accoglienza. Sono i valori che possono opporsi all’oscurantismo della guerra e del conflitto che si è riproposto con l’aggressione russa all’Ucraina”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, intervenendo alla inaugurazione della capitale europea della cultura a Gorizia e Nova Gorica. Gal

Mattarella: superare differenze e incomprensioni è un grande valore storico dell’UE

Gorizia-Nova Gorica, 8 feb. (askanews) – “Le differenze, le incomprensioni, hanno lasciato il posto a fattori che uniscono. Questo esprime il grande valore storico dell’Unione Europea”. Lo ha ricordato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’inaugurazione della capitale europea della cultura che quest’anno vede gemellate le città di Gorizia e Nova Gorica.

“Con l’ingresso della Slovenia nell’Unione Europea, venti anni or sono, i nostri Paesi si sono ricongiunti in un percorso condiviso – ha sottolineato il capo dello Stato – e la Repubblica Italiana è stata lieta di poter sostenere e accompagnare il processo di adesione, affinché i due popoli si ritrovassero a contribuire a un destino comune. Lavorando fianco a fianco nelle Istituzioni Europee si è consolidata la fiducia reciproca e viè maturato senso di appartenenza e di una ulteriore identità: la comune identità europea”.

Ue,Mattarella superare differenze e incomprensioni è grande valore storico Europa

Gorizia-Nova Gorica, 8 feb. (askanews) – “Le differenze, le incomprensioni, hanno lasciato il posto a fattori che uniscono. Questo esprime il grande valore storico dell’Unione Europea”. Lo ha ricordato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’inaugurazione della capitale europea della cultura che quest’anno vede gemellate le città di Gorizia e Nova Gorica.

“Con l’ingresso della Slovenia nell’Unione Europea, venti anni or sono, i nostri Paesi si sono ricongiunti in un percorso condiviso – ha sottolineato il capo dello Stato – e la Repubblica Italiana è stata lieta di poter sostenere e accompagnare il processo di adesione, affinché i due popoli si ritrovassero a contribuire a un destino comune. Lavorando fianco a fianco nelle Istituzioni Europee si è consolidata la fiducia reciproca e viè maturato senso di appartenenza e di una ulteriore identità: la comune identità europea”.

Il Papa: ascoltiamo con vicinanza e compassione le vittime della tratta

Milano, 8 feb. (askanews) – “Mettiamoci in ascolto, con vicinanza e compassione, delle persone che sono state vittime della tratta, per aiutarle a rimettersi in piedi e insieme con loro individuare le vie migliori per liberare altri e fare prevenzione. “Pray Against Trafficking”. Lo ha scritto Papa Francesco in un post su “X” (account Pontifex), in occasione della “Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone” che si celebra oggi nella memoria di santa Giuseppina Bakhita.

Calcio, Conte: "Godiamoci questo viaggio, qui per crescere"

Roma, 8 feb. (askanews) – Il Napoli capolista si presenta alla sfida contro l’Udinese con un +3 sull’Inter che vale la fuga scudetto. Domani alle 20.45 al Maradona la possibilità di consolidare una classifica già ottima. “Dobbiamo pensare a noi e al nostro percorso di crescita – le parole di Antonio Conte in conferenza stampa – Sappiamo che abbiamo una partita difficile, i ragazzi lo sanno. Questa è una squadra che viaggia rasoterra, sappiamo che quanto fatto ce lo siamo guadagnato. Non c’è il rischio di montarsi la testa, nonostante tutto quello che ci circonda. Non so dove ci porterà questo viaggio, intanto godiamocelo”. Una squadra con la quale si può realizzare un capolavoro: “Penso di fare quanto fatto in passato. Portare il club a crescere, questo è il mio obiettivo. Il passato sta lì ed è chiaro, dove sono passato il club è cresciuto sotto tutti i punti di vista. Voglio aiutare il Napoli a crescere. Abbiamo bisogno di un centro sportivo, non di un giocatore in più o di un giocatore in meno. Dobbiamo cercare l’eccellenza con ciò che abbiamo, questo è un altro obiettivo. Pensiamo a quello che abbiamo, senza rovinare quanto costruito in maniera faticosa. Niente è dovuto. Io, sono qui per aiutare a costruire qualcosa di solido che possa durare nel futuro e competere con tutti. Il mercato è fumo negli occhi: l’essenza è quello che abbiamo. Il presente, è Napoli”.

Ue, Orban: "Il tornado Trump ha cambiato il mondo", Patrioti "il futuro"

Roma, 8 feb. (askanews) – “Il nostro amico Trump, il tornado Trump, ha cambiato il mondo in appena un paio di settimane. Un’era è finita. Oggi tutti vedono che noi siamo il futuro”: lo ha detto il premier ungherese Viktor Orban nel suo intervento al summit dei Patrioti in corso a Madrid, in cui è tornato ad accusare “i burocrati di Bruxelles di aver distrutto l’Europa”.

“A causa di Bruxelles, l’economia europea sta lentamente affondando. A causa di Bruxelles, i nostri soldi vengono inviati in Ucraina, per una guerra senza speranza. A causa di Bruxelles, l’Europa è stata inondata di migranti – ha detto Orban – Bruxelles ha aperto i cancelli, ha aperto i confini all’invasione dei migranti. George Soros aveva annunciato: un milione di migranti deve essere autorizzato a entrare in Europa ogni anno. E voilà: negli ultimi nove anni, nove milioni di migranti sono arrivati in Europa”.

“L’invasione dei migranti in Europa, lo sostituzione di popolazione, non è una teoria del complotto, ma la pratica”, ha continuato Orban, ironizzando: “È tempo di cercare nuove teorie del complotto, perché tutte quelle vecchie si sono avverate”.

MotoGp, Jorge Martin salterà i test in Thailandia

Roma, 8 feb. (askanews) – Niente Thailandia per Jorge Martin, che non sarà in pista il 12-13 febbraio per le ultime due sessioni di prove a disposizione dei piloti in vista della stagione 2025. Il campione del mondo in carica, operato venerdì 7 febbraio alla mano destra infortunata a Sepang, è stato dimesso dalla clinica Dexeus di Barcellona e tornerà a casa in Andorra, dove vive, per prepararsi al meglio in vista del primo weekend della stagione, sempre in Thailandia, dal 28 febbraio al 2 marzo. Lo spagnolo di Aprilia, dunque, ha tutta l’intenzione di esserci per la gara d’esordio, nonostante le varie fratture composte rimediate nel day-1 di test in Malesia (al 5° metacarpo della mano destra, poi operata, e poi al 3°, 4° e 5° metatarso del piede sinistro, che invece non ha richiesto un intervento chirurgico).

Sci, Mondiali, americana Johnson vince in discesa, male le azzurre

Roma, 8 feb. (askanews) – L’americana Breezy Johnson si laurea campionessa del mondo di discesa per la prima volta in carriera vincendo a Saalbach, in Austria davanti all’austriaca Puchner e alla ceca Ledecka. La migliore delle italiane è Nicol Delago, ottava, l’unica delle azzurre che riesce a interpretare i dossi senza farsi troppo portare dalla pista, ma perde comunque velocità nella parte centrale e resta lontana dalla leader, a 76 centesimi. Troppa lamina, contrariamente a quanto fatto in SuperG, per Federica Brignone, che è decima a 1.19, poi troviamo Laura Pirovano 13ª a 1.69, mentre Sofia Goggia non interpreta al meglio né le traiettorie né i salti ed è 16ª a 1.97, un centesimo alle spalle di Lindsey Vonn.

Ue, Salvini: Europa segua Trump, burqa, Islam e gender non sono Europa

Madrid, 8 feb. (askanews) – Il cambiamento cui aspirano i patrioti europei “guarda oltre oceano agli Stati Uniti, dove Trump in pochi giorni ha dimostrato che la rivoluzione del buon senso è possibile, con la politica dell’America first ha ridato voce a milioni di cittadini che si sentivano abbandonati dalle èlite, sicurezza, difesa dei confini, primato nazionale, meno tasse, meno burocrazia, tutela del lavoro e del potere d’acquisto e questi devono essere i capisaldi della nostra rivoluzione europea. L’Europa è libertà, il burqa non è Europa, il gender non è Europa, il terrore e la violenza islamica non sono Europa”. Così il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, dal palco del raduno di Madrid.

Salvini: basta con presa in giro Bruxelles, stop soldi a Oms e Cpi

Roma, 8 feb. (askanews) – “Quante volte di fronte al fallimento” delle politiche europee “ci siamo sentiti rispondere che non hanno funzionato per non aver ceduto abbastanza sovranità. Basta con questa presa in giro, con chi ci dice cosa mangiare, quali macchine guidare”. E’ l’ora di “esprimere liberamente le nostre opinioni”. Così il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, dal palco del raduno di Madrid che attacca di nuovo l’Organizzazione della Sanità e la Cpi, come ha fatto il presidente Usa Donald Trump con i suoi ordini esecutivi.

“E’ ora di smettere di finanziare gli organismi sovranazionali, come l’Oms, che difendono interessi delle multinazionali e non dei cittadini, o realtà come la Cpi che mette sullo stesso piano i terroristi di Hamas e un premier liberamente eletto come Bibi Netanyahu”, ha sottolineato Salvini.

Salvini: i burocrati di Bruxelles hanno fallito, meno Ue e più libertà

Roma, 8 feb. (askanews) – “Siamo qui per ragionare di futuro, libertà, valori cristiani e del cambiamento” rappresentato dai Patrioti europei, Così il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, dal palco del raduno di Madrid.

“Credo fermanente in un’Europa diversa delle nazioni e delle identità, l’Europa non è la gabbia costruita a Bruxelles. Il mondo cambia rapidamente e nella direzione che già dal 2014 avevamo tracciato con il primo nucleo di patrioti. Siamo destinati ad essere protagonisti della rinascita del continente, dobbiamo unire le forze senza pregiudizi, dobbiamo mostrarci compatti, meno Europa, più libertà”, ha aggiunto.

“L’Europa – ha proseguito – è vittima dell’incompetenza di chi l’ha governata sinora” senza riuscire a fronteggiare la “crisi energetica, le guerre e il declino economico. Eppure la commissione di Ursula Von Der Leyen – ha proseguito tra i ‘buuu’ rivolti alla presidente della Commissione che arrivano dalla platea – continua a fare errori senza ammettere le proprie colpe”.

Salvini: burocrati Bruxelles hanno fallito, meno Ue e più libertà

Roma, 8 feb. (askanews) – “Siamo qui per ragionare di futuro, libertà, valori cristiani e del cambiamento” rappresentato dai Patrioti europei, Così il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, dal palco del raduno di Madrid.

“Credo fermanente in un’Europa diversa delle nazioni e delle identità, l’Europa non è la gabbia costruita a Bruxelles. Il mondo cambia rapidamente e nella direzione che già dal 2014 avevamo tracciato con il primo nucleo di patrioti. Siamo destinati ad essere protagonisti della rinascita del continente, dobbiamo unire le forze senza pregiudizi, dobbiamo mostrarci compatti, meno Europa, più libertà”, ha aggiunto.

“L’Europa – ha proseguito – è vittima dell’incompetenza di chi l’ha governata sinora” senza riuscire a fronteggiare la “crisi energetica, le guerre e il declino economico. Eppure la commissione di Ursula Von Der Leyen – ha proseguito tra i ‘buuu’ rivolti alla presidente della Commissione che arrivano dalla platea – continua a fare errori senza ammettere le proprie colpe”.

Tornati in Israele i tre ostaggi liberati da Hamas

Roma, 8 feb. (askanews) – I tre ostaggi liberati da Hamas dopo 491 giorni di prigionia sono arrivati in Israele. “Gli ostaggi sono attualmente in viaggio verso un punto di prima accoglienza nel sud di Israele, dove li attendono i familitari”, hanno fatto sapere le Forze di difesa israeliane (Idf) dopo aver preso in consegna dalla Croce rossa Eli Sharabi, Or Levy e Ohad Ben Ami.

I tre uomini sono stati liberati oggi nella città di Deir el-Balah, nel centro della Striscia di Gaza.

I laici di centrodestra al Csm sollecitano una pratica per incompatibilità di Lo Voi

Roma, 8 feb. (askanews) – I consiglieri laici di area centrodestra del Csm Isabella Bertolini, Claudia Eccher, Daniela Bianchini, Felice Giuffè, Enrico Aimi hanno prentato una “richiesta di apertura pratica ai fini dell’avvio di un procedimento per incompatibilità ambientale-funzionale e trasmissione degli atti alla Procura generale per la valutazione di eventuali illeciti disciplinari nei confronti del dottor Franco Lo Voi, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma”.

E’ quanto si legge in una nota.

“Diversi organi d’informazione, nei giorni scorsi – prosegue il comunicato – hanno ripreso degli stralci dell’ultima audizione davanti al Copasir del dottor Alfredo Mantovano, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio. Secondo quanto riportato, l’ufficio giudiziario guidato dal dottor Lo Voi ha consegnato, nell’ambito della chiusura indagini di un procedimento penale per rivelazione a carico di alcuni giornalisti, una informativa redatta dal Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis) con classifica di segretezza “Riservato”, poi pubblicata integralmente sul quotidiano dove i predetti lavorano. Tale informativa, in base alle vigenti norme in materia di atti classificati (articolo 42, legge 124 del 2007), poteva essere solo posta in visione, essendo espressamente vietato farne copia. Premesso che i profili di responsabilità penale di tale condotta sono di competenza dell’Autorità giudiziaria di Perugia, già informata dal citato Dipartimento, è evidente che quanto accaduto abbia seriamente compromesso i rapporti istituzionali tra la Procura di Roma e le Agenzie dell’intelligence. In particolare, risulta essere stato compromesso proprio l’affidamento, da parte delle Agenzie, circa l’effettiva tutela del segreto degli atti trasmessi in Procura. In considerazione di ciò, è stata chiesta l’apertura di una pratica in Prima Commissione per incompatibilità ambientale e funzionale ex art. 2 legge guarentigie e la trasmissione degli atti al Procuratore generale della Cassazione per l’eventuale individuazione di profili disciplinari del dottor Lo Voi da perseguire”, conclude il comunicato.