Home Blog Pagina 484

A Madrid raduno ‘Mega’. Vox: "Compagni d’arme per rivoluzione buon senso"

Roma, 8 feb. (askanews) – “Cerchiamo compagni d’armi per la rivoluzione del buon senso che sta trionfando in tutto il mondo”. Così, con un post sul profilo X di Vox, il partito spagnolo guidato da Santiago Abascal, che ospita a Madrid la kermesse dei patrioti europei per il Mega, ‘Make Europe great again’, rilanciato da Elon Musk ancora ieri sul ‘suo’ social.

“Il presidente nazionale di Vox diventa il grande anfitrione del Summit”, si legge.

A Madrid la kermesse si svolge in una grande sala da 2 mila posti con illuminazione da discoteca, tra fasci di luce fredda su sfondo blu, 248 giornalisti accreditati e 93 cineoperatori, magliette bianche con la cattedrale dell’Almudena di Madrid e la scritta ‘Hacer Europa grande otra vez’, cappellini, braccialetti con la scritta patriots.eu ma i colori della Spagna (rosso-giallo-rosso).

Dal palco intervengono Martín Helme (Estonia), Afroditi Latinopoulou (Grecia), Petr Macinka (Repubblica Checa), Krzysztof Bosak (Polonia), Geert Wilders (Paesi Bassi), Matteo Salvini (Italia), Marine Le Pen (Francia) Viktor Orban (Ungheria). Chiude i lavori Abascal, presidente dei patrioti. Tra i presenti anche l’austriaco del Fpo Herbert Kickl e l’ex premier della Repubblica Ceca Andrej Babis, il leader del partito portoghese Chega! André Ventura.

Sulle sedie per gli ospiti, nella mega-sala dell’hotel Marriot, dove si sono riuniti i rappresentanti degli stati con i partiti che aderiscono alla terza formazione dell’europarlamento, le bandierine dei 13 paesi.

Al via il ‘Mega’ raduno di Madrid, tra bandiere dei Paesi dei Patriots

Madrid, 8 feb. (askanews) – Una grande sala da 2 mila posti con illuminazione da discoteca, tra fasci di luce fredda su sfondo blu, 248 giornalisti accreditati e 93 cineoperatori, magliette bianche con la cattedrale dell’Almudena di Madrid e la scritta ‘Hacer Europa grande otra vez’, cappellini, braccialetti con la scritta patriots.eu ma i colori della Spagna (rosso-giallo-rosso). Lo slogan internazionalista ‘Make Europe great again’, rilanciato da Elon Musk ancora ieri, ma con un pizzico di orgoglio nazionalista per il padrone di casa il leader di Vox Santiago Abascal. La kermesse del gruppo dei patrioti, l’ultradestra europea, si apre. Sulle sedie per gli ospiti, nella mega-sala dell’hotel Marriot, dove si sono riuniti i rappresentanti degli stati con i partiti che aderiscono alla terza formazione dell’europarlamento, le bandierine dei 13 paesi.

Questi gli interventi previsti dal palco: Martín Helme (Estonia), Afroditi Latinopoulou (Grecia), Petr Macinka (República Checa), Krzysztof Bosak (Polonia), Geert Wilders (Países Bajos), Matteo Salvini (Italia), Marine Le Pen (Francia) Viktor Orban (Hungría). Chiude i lavori Abascal, presidente dei patrioti. Tra i presenti anche l’austriaco del Fpo Herbert Kickl e l’ex premier della Repubblica Ceca Andrej Babis, il leader del partito portoghese Chega! André Ventura).

Torino, la GAM di Chiara Bertola: museo di spazio e risonanze

Torino, 8 feb. (askanews) – La GAM, Galleria Civica d’arte moderna e contemporanea di Torino, sta vivendo una fase di rinnovamento a tutti i livelli, da quello architettonico a quello della programmazione. Un museo storico, che vuole ripensarsi nell’oggi e mettere in dialogo artisti ed epoche diverse, con un’idea di “Risonanze”, che una delle parole chiave della direttrice Chiara Bertola. “Quello che ho pensato, che poi con l’aiuto degli architetti e di tutto staff abbiamo fatto – ha detto la direttrice ad askanews – stato far venire fuori il disegno antico di quello che era la GAM, perch la GAM era veramente, secondo me, moderna e europea, come dicevano i suoi due architetti Bassi e Boschetti, ed era nuovissima, era coraggiosissima, brutalista, era inaspettata”.

Il nuovo allestimento prevede un piano dedicato al display delle collezioni e al “Deposito Vivente”, che una novit e offre visibilit a molte opere conservate dal museo. “C’ un deposito che ci ha permesso di esporre 350 opere, vicino a una sezione dedicata invece alla collezione – ha aggiunto – e questo ci ha permesso anche di sondare diverse modalit espositive, questo secondo me anche un po’ il ruolo che un museo deve fare”.

Visitando la GAM si percepisce con forza la volont di dialogo tra i vari lavori, ma anche tra i vari ambienti: i rimandi sono continui e in molti casi intriganti. “Le cose, le indicazioni e le ricerche in qualche modo da un’et all’altra, da un’epoca all’altra – ha detto ancora la direttrice – dovevano richiamarsi e proporre delle soluzioni che erano state pensate dagli artisti in epoche diverse rispetto alla luce, rispetto al colore, rispetto al tempo. Questi sono i tre temi grandi che hanno dato le direttive di tutto l’allestimento e di tutte le sue forme presenti oggi alla GAM”.

Altro tassello fondamentale del progetto sono le mostre temporanee, anche queste immaginate come momento per creare qualcosa di nuovo, come per esempio l’allestimento d’artista di Stefano Arienti per l’esposizione dedicata alla pittrice impressionista Berthe Morisot. “Si deve sempre capire – ha concluso Chiara Bertola – che la GAM offre delle mostre che sono speciali. Berthe Morisot con la sua fragilit forte mi ha portato a cos in maniera abbastanza naturale a invitare a immaginare altre due artiste di due Paesi diversi in due momenti in fondo del contemporaneo diversi”.

Le due artiste sono l’americana Mary Heilmann, importante astrattista del secondo Novecento cui mai era stata dedicata una personale in Italia. Forme e colori che prendono la scena, ma che si rivelano essere solo una parte del lavoro di composizione e stratificazione dell’artista. E stratificazione un termine decisivo anche per avvicinarsi alla mostra di Maria Morganti, artista veneziana che usa il colore come “materia prima del suo animo”, e costruisce opere che hanno una forza temporale prima che visiva. Lavori che sono un segno e provano a lasciare un segno, giorno dopo giorno.

La Russa: Meloni con Trump o Musk guarda a interessi Italia

Roma, 8 feb. (askanews) – “C’è stata faziosità ottusa verso di noi” mentre “la Meloni anche con Trump o Musk ha come stella polare l’interesse dell’Italia e l’interesse degli italiani. Chi la critica lo fa per invidia”. Lo afferma il presidente del Senato Ignazio La Russa, in un’intervista alla ‘Gazzetta del Mezzogiorno’, ricordando l’episodio del ministro belga Elio di Rupo che non strinse la mano a Pino Tatarella in un vertice Ue e che “è finito in un dirupo di oblio”.

Go2025, Mattarella: Nova Gorica e Gorizia un segno di speranza per Ue

Roma, 8 feb. (askanews) – “Nova Gorica e Gorizia sono un segno di speranza in un continente ferito dal ritorno tragico della guerra e sfidato da impetuosi mutamenti”. Lo scrive il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio per i giornali del Gruppo Nem. Oggi il Capo dello Stato sarà a Gorizia per l’inaugurazione della Capitale europea della cultura, con la slovena Nova Gorica.

E’ “la speranza – spiega Mattarella – che l’Europa continui a essere fedele a sé stessa, alle ragioni di pace che l’hanno voluta, ai grandi ideali di umanità, di democrazia, di eguaglianza di diritti, di solidarietà che costituiscono le fondamenta della sua civiltà. L’umanesimo che dell’Europa è la lingua con la quale può dialogare nel mondo anche in questo cambiamento d’epoca”.

Il Presidente della Repubblica sottolinea che questa Capitale europea “afferma la cultura oltre i confini, che ne riconosce l’universalità. Una Capitale che esprimerà – anche grazie a questa forza simbolica – i valori più profondi dell’Europa, quella autentica. La cultura del dialogo, del confronto, del futuro comune. Nova Gorica e Gorizia simbolo della nuova Europa: la libertà, dove prima un muro chiudeva e impediva. L’amicizia, dove prima vigeva una forzata separazione. La cooperazione, dove prima resisteva la diffidenza”.

Mattarella evidenzia che Nova Gorica e Gorizia, sono appunto “Capitale e non più periferia”, sono una promessa mantenuta, con l’ingresso della Slovenia nell’Unione Europea. “Insieme, Repubblica di Slovenia e Repubblica Italiana, siamo stati capaci di scrivere una nuova pagina della storia europea” sottolinea ancora il Capo dello Stato. “La cultura può nutrire riconciliazione e aprire la strada nuova della valorizzazione delle peculiarità e delle preziose diversità di ciascuno. L’unione moltiplica le opportunità per essere padroni dell’avvenire, prosciugando i sentimenti di ostilità che gli orrori delle guerre del Novecento avevano lasciato in eredità”.

La civiltà europea è questo, spiega il presidente: “costruire insieme il futuro, traendo energia dalla ricchezza delle pluralità delle nostre esperienze, delle nostre comunità. E la cultura è frutto delle dinamiche della vita di comunità che, sempre più, uniscono i loro destini. Chi meglio delle identità di Nova Gorica e Gorizia può rappresentare e interpretare in Europa queste aspirazioni? Nova Gorica e Gorizia saranno, nel corso di questi 2025, un lume nel cammino dell’Unione europea. Italia e Slovenia ne sono, legittimamente, orgogliose” conclude il presidente.

Mattarella: sicurezza lavoro determinante per diritti fondamentali

Roma, 8 feb. (askanews) – “In un contesto in cui la sicurezza sul lavoro è tema determinante per garantire l’effettività della tutela dei diritti fondamentali che la Repubblica riconosce a ciascuna persona, la Carta di Lorenzo rappresenta un appello permanente rivolto ad assicurare una sinergia tra gli enti di formazione e le imprese per garantire ambienti di lavoro sicuri, dove lo studente sia posto in una condizione di centralità”. Lo scrive il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga.

“La tragica morte di Lorenzo Parelli durante uno stage a Udine – prosegue il capo dello Stato – ha drammaticamente richiamato l’attenzione dell’intera società italiana sui processi che accompagnano i giovani nell’ingresso nel mondo del lavoro. Accorciare la distanza tra giovani e lavoro si accompagni al rispetto della loro dignità di persone, di lavoratori, di cittadini. Auspico che l’evento formativo ‘La Carta di Lorenzo, per una scuola in sicurezza’ possa contribuire efficacemente a questo scopo”.

La ricerca di un nuovo partito a “evocazione cristiana”

Il discorso sulle prospettive del cattolicesimo democratico conosce arricchimenti continui, gravidi di aspettative e sollecitazioni, ma si arresta sulla soglia della possibile formazione di un partito nuovo. Finché si rimane sul terreno delle valutazioni generiche, pare raccogliersi un largo consenso; ma quando si entra nel vivo dell’argomento – un partito di che tipo, per fare cosa e con quali alleanze? – allora insorgono le vere difficoltà. E riemerge l’obiezione sulla legittimità stessa del partito d’ispirazione cristiana. Per essa la fine della Dc non ha rappresentato solo la rottura di un’esperienza politica, bensì la fine di un ciclo storico improntato a una ecclesiologia e quindi a una teologia politica che il rinnovamento postconciliare si era incaricato di superare.

Un cambio di paradigma giunge a maturazione nel tempo presente, sicché l’impegno politico del cristiano non può che pensarsi al di fuori del canone adottato nel Novecento. Occorre tenere presente una nuova connessione fondamentale. In sintesi, come la testimonianza di fede deve immergersi nel contesto della società, rifuggendo da qualsiasi integralismo, per riconoscere e valorizzare in questa età della secolarizzazione il residuo cristiano, ancorché anonimo; così pure l’analoga e conseguente testimonianza politica, dispiegata sul terreno della laicità, risulta intanto fedele alla missione che la rende espressiva dell’ansia di libertà e di giustizia presente nel mondo, in quanto si fa lievito di una proposta che vale per la sua adeguatezza ai bisogni dell’umanità, non per il privilegio legato a una speranza ultramondana. Ecco allora che per questa nuova via maestra, indirizzata al traguardo di una politica davvero umana, ci si lascia alla spalle la memoria del partito d’ispirazione cristiana.

Cosa significa tutto questo? Alla resa dei conti ci si avvita nella spirale dell’ininfluenza per la inevitabile contrazione nella logica del minoritarismo. Quel che sopravvive della tradizione è una sporadicità di casi esemplari, un ritaglio di storie al di fuori della storia, solo uno stralcio di quanto addiviene alla soddisfazione di essere oltre, per sentirsi capaci di radicalità nel pensiero e nell’azione. L’attitudine a farsi carico della complessità, quella “complexio oppositorum” che Carl Schmitt ergeva a qualità del cattolicesimo, è la squama di cui liberarsi. La mediazione in sé, quindi la categoria di “centro” che più ne interpreta il valore e la funzione, incorpora la negatività. È il nuovo peccato della politica.

La distorsione ci appare evidente, ma seguiamo ancora l’invito alla decostruzione di un modello che aveva il suo piedistallo nell’idea di “riconquista cristiana” della società moderna. Dobbiamo tener conto, in ogni caso, che si trattava di un modello destinato ad evoluzioni di grande portata proprio con l’ingresso sulla scena pubblica europea, all’alba del Novecento, dei movimenti di matrice democratico cristiana. Mercé loro, in Italia e altrove si renderà possibile nel secondo dopoguerra una inedita e prolungata esperienza di governo. Ebbene, anche volendo procedere in questo modo, accettando perciò le conseguenze di una cesura storica con quel tempo e quelle strutture concettuali, resta comunque la necessità di una risposta all’attualissima questione che riconsegna alle società occidentali una politica debole per mancanza di spinta ideale, e  dunque di moralità.

In effetti, la crisi odierna della democrazia, provenendo dall’illusione, dopo la caduta del comunismo, di un liberalismo senza più alternative – quando invece le alternative, con lentezza e ferocia, si sono poi riprodotte sotto forma di populismi e sovranismi – e senza più equilibri riconosciuti, porta alla luce un vasto sottofondo d’insofferenza, sfociante anche nell’astensionismo, per la riduzione della politica a tecnica di gestione e cassa di risonanza di linguaggi estremizzati.

Anteo riprendeva forza toccando terra, chissà se vale come metafora per la dinamica del cattolicesimo democratico. Non a caso ci si domanda cosa fare per uscire dalla frustrazione a cui si è obbligati allorché la tradizione diventa un inutile fardello. A dispetto di tale congettura, Baget Bozzo scriveva a metà degli anni ‘70 che “niente è senza tradizione, nemmeno la rivoluzione”. Certo, l’interrogativo non riguarda l’eventualità di un “ritorno alla Dc”, essendo un azzardo immaginarlo anche sotto il profilo vagamente teorico, come abbiamo constatato; ma riguarda piuttosto la suggestione di un nuovo soggetto democratico, capace di reinventare una politica di “idee ricostruttive”, come fecero i democristiani nel biennio cruciale 1943-1945. Dunque, non bisogna ripetere la soluzione, quella relativa a una determinata forma partito in funzione di un’altrettanto determinata condizione politica, ma rielaborare daccapo il problema.

E qual è oggi il contributo della coscienza cristiana alla promozione del bene comune? Come può, direbbe De Gasperi, il “soffio del cristianesimo” aiutare a condurre la giusta battaglia per la crescita della società, in contrasto con il risorgente “capitalismo politico” dei magnati globali? Ed infine come ridare slancio a una visione dell’avvenire, senza cadere nell’utopismo? La questione del “centro” non si pone come rimaneggiamento del vecchio, bensì come passaggio a una fase diversa nella quale abbia spazio l’ipotesi di un partito a “evocazione cristiana”; e cioè, un partito laico che prescinda sì da un vincolo di appartenenza, pur sotto la sigla dell’ispirazione cristiana, ma che non impedisca per questo, anzi ne accolga lo spirito, lo svolgimento di un’idea cristiana di progresso, solidarietà e dignità umana. Evocazione è la parola nuova?

 

 

Pubblicato su DemocraticiCristiani (numero unico – anno 2024). Per accedere alla rivista clicca qui www.democraticicristiani.com/Democraticicristiani2024.pdf

I nodi che rallentano l’economia italiana

In un Paese come l’Italia, che invecchia e si riduce numericamente a causa di una crisi demografica strutturale, e che attraversa da tempo una fase di bassa crescita economica dovuta sì ad un basso tasso di produttività ma soprattutto ad un basso livello della domanda interna (in particolare i consumi), la prospettiva di una guerra dei dazi su scala globale è l’ultima cosa che ci si potrebbe augurare. Perché a pagare il prezzo più salato di una scelta del genere, che come hanno già dimostrato le borse fa male a tutti, sarebbero le economie più dipendenti dall’export e in particolare quelle con redditi medi da lavoro e pensioni più bassi.

Nell’arco di vent’anni, in Italia le nascite sono precipitate passando da 544.063 del 2003 a 379.339 nel 2023. Meno nati, meno giovani e un‘impetuosa avanzata di anziani – secondo le rilevazioni dell’ultimo report dell’Osservatorio Enpaia-Censis – rendono fragile la struttura demografica interna e minano la tenuta del sistema paese: impattano sulla creazione e redistribuzione della ricchezza ma anche sulla forza lavoro disponibile per le imprese (nel 2050 si ridurrà di 2 milioni e 200 mila unità) che avranno sempre più difficoltà in prospettiva a reperire il personale necessario al loro fabbisogno.

Il declino demografico, secondo i ricercatori del Censis, è il combinato disposto di due fenomeni: da un lato la speranza di vita, aumentata tra il 1983 e il 2023 di 8,5 anni, è destinata a crescere da qui al 2050 determinando una maggiore proporzione di persone di età compresa tra 80 e 90 anni; dall’altro il baby crash, ovvero la diminuzione della natalità, che ha fatto seguito al baby boom all’origine del contingente di persone tra i 45 e i 65 anni oggi maggioritario, che pone anche problemi di sostenibilità del sistema pensionistico.

Una deriva, quella dell’invecchiamento che, secondo le proiezioni dell’Istat, continuerà a progredire: per il 2050 si stima infatti che gli italiani over 65 saranno il triplo dei giovani under 14.

Una deriva a cui si accompagna la bassa crescita del Pil, che lo scorso anno ha segnato un aumento dello 0,5% a fronte dell’1% previsto dal Governo e che quest’anno non sembra in grado di muoversi più di tanto considerando che a fronte dell’1,2% indicato dal ministro dell’economia Giorgetti, al momento tutte le previsioni danno stime inferiori. La Commissione Europea prevede infatti per il nostro Paese una crescita dell’1%; Bankitalia e Istat dello 0,8%, mentre il Fondo Monetario Internazionale ci attribuisce una crescita dello 0,7 (0,9 nel 2026). Tra le economie avanzate, secondo l’outlook di gennaio del FMI, solo la Germania (lo scorso anno in recessione) fa peggio del nostro Paese con una previsione di crescita per l’anno in corso dello 0,3%, tutte le altre fanno meglio: la Francia ci precede di un’incollatura con una stima dello 0,8% (e ci stacca di 1.1 nel 2026), la Spagna arriva al 2,3% (1.8 nel 2026), il Giappone all’1,1% (0,8 nel 2026), il Regno Unito all’1,6 (1.5 nel 2026), il Canada al 2% (anche il prossimo anno); gli Usa al 2,7% (2.1 l’anno prossimo), mentre alla Cina viene accreditata per l’anno in corso una crescita del 4,6% (4.8 nel 2024 e 4.5 nel 2026); all’India una crescita stabile del 6,5% (stesso dato dell’anno precedente che si proietta anche nel 2026) e alla Russia (che sta sacrificando la sua economia sull’altare della guerra in Ucraina) una crescita in decelerazione all’1,4% (dal 3.8 del 2024 fino a 1.2 nel 2025).

È evidente quindi che i Paesi fortemente dipendenti dalle esportazioni (in caso di una conferma di dazi da parte degli Usa) saranno costretti a guardare più a oriente che ad occidente (o ai Paesi dell’Africa subsahariana, accreditati di una crescita del 4,2%). In particolare quelli che scontano una bassa crescita della domanda interna come l’Italia e che, come ha fatto notare Mario Draghi poco prima dello scorso Natale, non possono più proseguire sulla strada della compressione delle retribuzioni (istituita con gli “accordi di luglio” nel 1992 e ’93 dai Governi Amato e Ciampi), per essere competitivi.

Le produzioni di eccellenza e di alta qualità come quelle dell’agroalimentare made in Italy, supportate dall’innovazione per renderle più competitive, potranno aiutare notevolmente la crescita della nostra economia. Ma vanno tutelate e promosse.

Ma per chiudere il cerchio e rilanciare i consumi interni, forse andrebbe avviata una riflessione sulle parole di SuperMario e sulla necessità di una nuova politica non solo dei redditi (ma anche industriale e di tutte le infrastrutture), tra istituzioni e parti sociali, capace di produrre una sintesi alta tra le istanze del lavoro e quelle delle imprese per il bene del Paese.

Hammamet, l’ombra di Craxi: cronaca di una parabola sospesa.

Il libro di Massimo Franco su Bettino Craxi ha tanti pregi: saggiamente e finalmente, mette in ordine le tante cose che sappiamo del tratto in discesa della parabola di Bettino Craxi da Tangentopoli – e simbolicamente da Antonio Di Pietro -, fino alla fine, ossia dal 1992 al 2000: siano esse notizie e articoli, fatti storici, persino racconti personali o dichiarazioni verbali di questo o quello; per la stragrande maggioranza, si tratta di notizie apparse sulla stampa; di cui si propone un vasto regesto, dotato di specifico valore aggiunto. Fino ad ora, i libri su Craxi non hanno avuto il pregio dell’ordine espositivo e l’evidenza di uno sforzo di riflessione super partes.

L’autore è uno dei massimi giornalisti politici italiani, uno dei non moltissimi che a suo tempo sono andati sino ad Hammamet a intervistare l’Esule o Latitante (a seconda dei punti di vista); egli ha operato naturalmente un vaglio rigoroso su un materiale cronachistico in grado di risultare talora anche sfuggente o contraddittorio. Sembra che il suo libro in effetti ci voglia dire: malgrado sia trascorso un quarto di secolo dalla scomparsa del protagonista, non è ancora praticabile seriamente l’intento di formulare un giudizio storico compiuto su di lui, di storicizzare la figura di Bettino Craxi. Un ritardo o prorogatio per molti versi anomali. Certamente, il giudizio storico non si potrà costruire soltanto sui contenuti presentati nel libro. La materia di provenienza del materiale di rievocazione, si è detto,  è essenzialmente la cronaca politica degli anni della parabola craxiana.

Questa cronaca non può nemmeno iniziare a chiarire nessi e relazioni, anche causali, antecedenti e conseguenze sistemiche, coerenze e raffronti. Giunti al nostro tempo, qui si fa tuttavia un primo serio sforzo, di pone un punto post quem procedere. Si mettono a posto alcune cose. Ci si prepara alla storia. Si traccia un consuntivo di quello che può darci la cronaca, un apparato contro il quale non sarà possibile andare. Bene quindi i contenuti del libro. Ma c’è tanto altro da esplorare e da vagliare. Massimo Franco nel sottotitolo ci interroga: perché l’ombra di Bettino Craxi incombe ancora sull’Italia. Orbene, per incombere seriamente sugli italiani, si capisce che non bastano né annunci ed enunciati forniti in vita dal protagonista, né le cronache dei media, né il sentimento degli odiatori da un lato e dei seguaci dall’altro, né tantomeno gli atti giudiziari (in Italia sempre così alieni dai valori della storia ovvero dalla collocazione contestuale dei fatti, se non in senso funzionale all’accusa o alla difesa).

La risposta data nel libro sul perché dell’invocata incombenza, e la cosa appare calcolata e voluta, non è esauriente. Non si pone il problema di esserlo. Sono passati 25 anni dalla morte in terra straniera e 32 dall’abbandono dell’Italia. Gli odiatori e i seguaci sono ancora troppi. E non appaiono per nulla placati. Si potrebbe semplicemente dire che la figura incombe perché non ha ancora iniziato a trovare una convincente collocazione nella Storia. Esistono soggetti collettivi dalla memoria assai lunga in Italia che combatteranno ancora con ferocia per la damnatio memoriae di Craxi. Massimo Franco ha dimostrato di  essere davvero coraggioso.

Entrerà in una pacifica e condivisa Storia d’Italia, quella con la S maiuscola, la figura di Bettino Craxi? Quando? L’eventuale risposta affermativa degli storici non potrà evidentemente determinarsi sulla base del punto di partenza  – che il libro vuole ipotizzare – legato alla metafora di un fantasma, intangibile, inafferrabile, ma incombente. Si badi: anche di figure come quella di Giuseppe Mazzini mancanob cronache e ricostruzioni biografiche adeguate, specialmente degli ultimi dodici anni di vita e, per altro verso, delle degenerazioni cui le associazioni segrete da lui fondate sono andate soggette, dopo il fallimento dei vari complotti e sollevamenti rivoluzionari immaginati. In entrambi i casi manca una base conoscitiva ampia, estesa all’intero ciclo della vita: nel caso di Bettino Craxi, dalla fase in cui è stato segretario/assistente di Pietro Nenni, fino al Congresso tenuto al Midas Hotel sulla via Aurelia a Roma che gli fece guadagnare la segreteria del Psi (1976) e fino all’ascesa alla guida del governo nel 1983, dopo che la strada era stata aperta  nel 1981 da Giovanni Spadolini, primo presidente del consiglio della Repubblica non democristiano.

Si arriva così al notevole protagonismo estero e internazionale in più ambiti di grande rilievo: l’Internazionale Socialista, dove Craxi ha ben figurato accanto a giganti come Mitterrand, Palme, Bérégovoy, Soares, Gonzales, Brandt, Jenkins, Papandreu, Peres, negli anni Ottanta del secolo XX, figure dalla insigne personalità, protagonisti di un socialismo umanistico, innovativo e modernizzante, che nel loro insieme hanno fatto fare alla causa dell’integrazione europea passi avanti notevolissimi; in corrispondenza, il ruolo personale di grande spessore rivestito da Bettino Craxi in un’Internazionale Socialista vivificata da tutte quelle straordinarie individualità; poi il duplice ruolo di inviato speciale del segretario generale dell’ONU Perez de Cuellar nel 1989 per il problema del debito dei paesi poveri, assolto con successo sul piano delle soluzioni proposte, ma cui fu dato un seguito solo parziale.

Nell’ottobre 1990 Craxi vola a New York e presenta il suo rapporto all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, che lo approva all’unanimità e che trova parziale attuazione nella conferenza di Houston; dopodiché viene nominato consigliere speciale sia per i problemi dello sviluppo che del consolidamento della pace e della sicurezza (incarico rinnovatogli nel marzo 1992 dal nuovo segretario generale Boutros Boutros-Ghali); l’appoggio senza precedenti dato ad Arafat e alla causa palestinese, dato insieme con gli altri esponenti socialisti ricordati, per avere finalmente un interlocutore con cui fare la pace, inaugurando un percorso che porterà quasi dieci anni dopo agli accordi di Oslo; la politica di pace nel Medio Oriente, nel quadro della quale Arafat accetta irreversibilmente il diritto di Israele ad esistere come Stato; lo specifico aiuto prestato con successo alla Tunisia; la campagna internazionale contro lo stalinismo e le relative impostazioni, ancora ben vive nella strategia sovietica di competizione militare contro gli USA e l’Europa; sì dei socialisti europei – degli italiani per primi – all’installazione dei missili Pershing e Cruise contro gli SS20 che l’URSS ha schierato ai confini dell’Europa libera (è l’inizio del regresso militare dell’URSS); saggio su Proudhon, con cui rivendica la supremazia del socialismo sul comunismo e che ha avuto apprezzamento soprattutto all’estero; la politica di pace verso l’est, considerando che Craxi è il primo capo di governo occidentale a essere ricevuto dal nuovo Segretario Generale del partito comunista dell’URSS Gorbacev; la politica per l’Europa: Craxi, nominato presidente del Consiglio Europeo, nella riunione di Milano da lui presieduta (1985), predispone l’accordo in forza del quale al posto della comunità economica nasca la comunità politica dell’Europa; dopo la caduta del Muro di Berlino (1989), Craxi avvia la politica di unità a sinistra immaginando una formazione unica con gli ex comunisti favorendo in questa luce l’ingresso del PDS nell’Internazionale Socialista, politica che sul piano interno fallirà per il rifiuto del PDS (che invece cerca un nuovo compromesso storico con la DC); la firma dei Nuovi Patti Concordatari (1984) con il Vaticano.

Rilevante, nel quadro del farsi valere come Italia nel quadro delle relazioni internazionali, il caso dell’Achille Lauro e della mancata consegna dei terroristi sequestratori agli americani (incidente di Sigonella). Qui rifulge la collaborazione con l’altro colosso della politica estera italiana degli ultimi tre quarti di secolo, Giulio Andreotti. Nel 1986 Moody’s assegna all’Italia le tre AAA mai raggiunte dall’Italia né prima né dopo. Craxi riceve pure una laurea “honoris causa” dalla Columbia University. Insomma, Bettino Craxi appare un gigante della politica internazionale, animato da straordinaria determinazione, intuito e preparazione, capace di relazionarsi da pari a pari con i grandi del mondo, incisivo al massimo nella riuscita delle sue varie iniziative e nel fare fronte alle sue alte responsabilità. Poco a che fare con le sue performance politiche in sede nazionale. E allora? E allora ci aspettiamo in relativamente breve tempo un secondo libro di Massimo Franco sul Craxi europeo e internazionale. Facendo astrazione da Alcide De Gasperi, solo un altro politico italiano può vantare un curriculum di  positivo intervento nelle sedi internazionali a favore dell’Italia altrettanto incisivo, durevole, ricco, importante: Giulio Andreotti.

Del resto, la decisione di “ritirarsi” ad Hammamet a fare il fantasma non possiamo pensare che sia frutto di una semplice decisione di sottrarsi alla giustizia in Italia. Il peso della componente degli affari internazionali nella decisione di dare quella specifica attuazione al “piano di fuga” è stato sicuramente molto maggiore di quanto possiamo ricostruire oggi. Non si deve escludere che sulla Tunisia ci sia stata il semaforo verde di terzi assai potenti. Quando i politici nostrani, andando a trovarlo ad Hammamet, gli spiegavano che sarebbe stato meglio – più conveniente – affrontare l’inquisizione della magistratura in patria, Craxi argomentava sul bene della libertà e sul timore di venire assassinato. Altri generi di pressione avrebbero potuto essere decisivi sul trasferimento in Tunisia. Quelli che potrebbero averla esercitata non erano e non sono soggetti amici dell’Italia. Ciò che incombe ancora come uno spettro sul nostro paese sono allora, oltre il fantasma di Craxi, le forze che ne vollero la cancellazione con ignominia dalla storia italiana.

Il patto di fedeltà alla patria ė anche fiscale

Se Giuseppe Garibaldi e Vittorio Emanuele II hanno fatto l’Italia, se la scolarizzazione, la Radio e la televisione hanno contribuito a fare la lingua comune superando i tanti dialetti, nel 2025 dobbiamo constatare amaramente che ancora non siamo riusciti a fare una comune e solida coscienza civile. In particolare ciò vale per l’atavica allergia di troppi italiani ad ottemperare ad uno dei doveri di cittadinanza ovvero pagare le tasse in proporzione al proprio reddito e ricchezza. La nostra democrazia costituzionale ha spostato la sovranità sul popolo e l’imposta è divenuta una contribuzione, che se ben proporzionata e con onestà assolta, è necessaria per affrontare le spese per i servizi comuni. Un obbligo morale e giuridico derivante dal concetto di Stato-Comunità. All’articolo 52 che recita «la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino», segue l’articolo 53: “ Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Una combinazione di principi che esalta la solidarietà politica ed economica. Il principio americano “No taxation without representation” (nessuna tassa senza rappresentanza) che ha ispirato la nascita degli Stati liberali e democratici, comporta quindi anche che la rappresentanza richiede la giusta contribuzione.

Tutto ciò che ci circonda viene garantito dal sistema pubblico di cui siamo usufruitori e contributori. Ma la realtà dell’enorme evasione fiscale afferma che mentre tutti esigono i servizi pubblici – sanità in primis -, troppi non vi contribuiscono. Ma cosi il sistema non sta in piedi e si viene a creare il perverso circuito etico per cui meglio essere furbi che onesti fregati. E la politica, quando per meri calcoli elettorali fa l’occhiolino agli evasori lasciando intendere che non insisterà nella riscossione e promettendo vari condonini, contribuisce ad alimentare questi sentimenti antipatriottici che vanno a danno dei cittadini onesti e dei bilanci pubblici. Il noto slogan elettorale “non metteremo le mani delle tasche degli italiani” ha prodotto l’effetto di ritenere che le forze politiche che lo adottano avranno comportamenti – indulgenti- verso gli evasori. In realtà si tratta di far emergere i redditi non dichiarati, occultati o messi al riparo in paradisi fiscali che svuotano le tasche dei contribuenti onesti.

Giulio Andreotti, con ironia, osservava che l’umiltà è una gran virtù che però troppi italiani esercitano nella dichiarazione dei redditi. In un recente convegno dedicato a Giacomo Matteotti, che prima di essere assassinato dai fascisti studiò a fondo il sistema tributario, Ernesto Maria Ruffini (già Direttore della Agenzia delle entrate) ha ricordato come questi guardasse con favore alla progressività delle imposte e considerasse il fisco come lo strumento principe per costruire una società più giusta. Un principio e strumento fondativo del patto alla base della comunità è dunque inserito in una visione politica fondata sull’uguaglianza e la giustizia sociale (v. Francesco Tundo,  La riforma tributaria. Il metodo Matteotti, Bologna Univesity Press). Anche Luigi Sturzo nel 1921 (Vicepresidente dell’Anci) si impegnò nello studio della riforma dei tributi locali per evitare la contrapposizione Comuni-Stato. Tutto ciò oggi vale per le persone come per le imprese, multinazionali in particolare, per le quali è sempre più necessaria l’armonizzazione europea onde evitare la competizione evasiva al ribasso.

La cifra monstre di circa 100 miliardi annui d’evasione ci assegna la maglia nera in Europa e tra i primi nel mondo. La modesta ripresa economica non può certo bastare ad allungare la coperta del bilancio pubblico dove è sempre difficile reperire le risorse necessarie per i servizi primari: scuola, sanità, trasporti e sistema di welfare in generale. Le dimissioni di Ernesto Maria Ruffini da Direttore Generale  della Agenzia delle entrate hanno riaperto la vexata quaestio. Ruffini ha affermato: “Non mi era mai capitato di vedere pubblici funzionari essere additati come estorsori di un pizzo di Stato […] se il fisco in sé è demonizzato, si colpisce il cuore dello Stato. Ho sempre pensato che a danneggiare i cittadini onesti siano gli evasori”. Certo nessuno auspica – come già indicava Matteotti –  l’esasperazione della riscossione che rischia di rovesciare il principio per cui il cittadino non si sente “sovrano” ma suddito di un principe che continua a esigere senza però offrire quanto costituzionalmente pattuito. Il fisco deve essere equo, non un apparato vessatorio. La pubblica amministrazione è anche strumento di giustizia? Se la risposta è “sì”, ancora di più lo è per la giustizia tributaria. Il Presidente Mattarella spesso ha ricordato la necessità che i cittadini paghino i tributi in ragione dei principi sottesi al “patto di fedeltà e lealtà” (art. 2 della Carta) che regge lo Stato di diritto e sociale. Per stare tutti meglio deve crescere il senso di appartenenza alla comunità.

Sanremo, Rkomi: il festival un ponte, mi metto a nudo

Milano, 7 feb. (askanews) – Rkomi, tra gli artisti pi amati e premiati della sua generazione, parteciper al 75esimo Festival di Sanremo: sar nuovamente in gara con il brano “Il ritmo delle cose” nella categoria Big, dove aveva gi avuto modo di cimentarsi nel 2022 con Insuperabile. “Allora, il brano parla di ritmo, di cose, libera l’interpretazione nel senso che ognuno di noi ha il proprio ritmo, la propria camminata, il proprio modo di mangiare, quindi star un po’ a voi vederci quello che volete vederci. E’ nata, mi ricordo, a Lugano, in un weekend semplice vidi una libellula passare una sera passata davanti a un orologio, da l ho fatto un po’ di considerazioni con dei miei amici sul tempo, questo per fare un po’ il filosofo e poi da l un sacco appunto di pensieri anche stupidi, specialmente stupidi inizialmente”.

Nella serata delle Cover Rkomi far il duetto con Francesca Michielin, anche lei in gara, ed insieme eseguiranno “La nuova stella di Broadway” di Cesare Cremonini. Per Rkomi il festival significa molto: “Sanremo per me significa tantissime cose, significa denudarsi, significa portare qualcosa di tuo, divertirsi anche, significa semplicemente un ponte come fu tre anni fa verso il prossimo progetto, nuove cose e anche mi riabbracciare finalmente il mio pubblico e non insomma”.

Sanremo, Willie Peyote: il palco pi importante, mi sento responsabile

Milano, 7 feb. (askanews) – Willie Peyote salir sul palco del Teatro Ariston di Sanremo per portare la sua “Grazie ma no grazie”, il brano inedito in gara nella sezione Campioni della 75 edizione del Festival della Canzone Italiana. “Nasce come una lista di frasi che sento dire, di episodi in cui mi sono ritrovato. Diciamo, una lista di cose a cui rispondo grazie e manograzie. E’ un brano che, come sempre mi capita, un po’ parla anche dell’attualit, perch in fondo mi viene naturale cercare di parlare anche di quello che vedo intorno a me. Poi penso che su un palco come Sanremo avrei perso un’occasione e non dire proprio niente, perch avendo cos tanto pubblico davanti mi sembra giusto provare a dire qualcosa che penso. L’idea del brano nasce nell’estate del 2023, sono andato a trovare mia sorella che vive in Ecuador con i miei tre splendidi nipoti, era appena nato il mio terzo nipote, Stefanino, e sono andato a trovarli e casualmente ho scritto, mentre ero cos lontano da casa, un brano che in qualche modo parla proprio dell’Italia e quindi forse proprio perch ero cos lontano ho riuscito a scrivere in maniera cos libera di quello che pensavo del paese che avevo appena lasciato. Musicalmente sono contento di questo pezzo perch un pezzo allegro e io non che faccio cos tanti pezzi allegri e quindi comunque c’ una nota di novit e a me piace”.

Willie Peyote torner al festival a 4 anni di distanza dalla sua prima fortunata partecipazione nel 2021 con “Mai dire mai (la locura)”, singolo che gli ha regalato il Premio della Critica Mia Martini e il disco di Platino e la sesta posizione nella classifica finale su 26 artisti quell’anno in gara.

“E’ vero non sono nuovo tecnicamente, ma devo dire che tutto diverso, nel senso che rispetto al 2021 ci troviamo fortunatamente in un’epoca storica diversa, in un mondo in cui si pu uscire di casa, si pu incontrare la gente, quindi mi aspetto di vivere anche tutto ci che riguarda Sanremo fuori dall’Ariston in un modo diverso, in un modo pi completo. Non nascondo che la scelta di partecipare nasce anche della voglia di vivere fino in fondo tutto ci che riguarda il festival, non solo sul palco. Il palco di Sanremo il palco innegabilmente pi importante del paese per fare la musica e di conseguenza intanto probante, mi sento responsabilizzato, non dico spaventato ma un filo d’ansia alla prestazione ce l’ho ovviamente perch con la mia performance ne va del lavoro di tante persone, non solo mio, io sono da solo sul palco ma in realt il lavoro che mi porta sul palco di Sanremo un lavoro collettivo quindi mi sento responsabile anche per tutti quelli che hanno lavorato con me. Per ti posso dire, al momento sono ancora tranquillo, ma sono certo che appena prender il furgone per andare gi in Riviera domenica la sentir tutta”.

Nella serata delle cover sar sul palco con Tiromancino e Ditonellapiaga, con il brano Un tempo piccolo di Franco Califano.

La kermesse sanremese sar anche l’occasione per pubblicare, il 14 febbraio, “Sulla riva del fiume”, 12 tracce che raccolgono la prima parte del progetto “Sulla riva del fiume” (pubblicato solo in digitale lo scorso 26 aprile) e 4 inediti tra cui il brano in gara “Grazie ma no grazie”.

Turismo, Destinazione Napoli: tra sostenibilit e innovazione

Roma, 7 feb. – “Il tema della sostenibilit, inteso come elemento chiave per la durevolezza degli investimenti, strettamente legato a una cooperazione competitiva tra soggetti pubblici e privati, sia attraverso partenariati che tramite collaborazioni su progetti concreti. Tuttavia, fondamentale mantenere una guida pubblica. Il settore del turismo, in particolare, non pu essere orientato esclusivamente da logiche imprenditoriali, poich la sostenibilit e la preservazione riguardano beni territoriali unici e non replicabili, che rischiano di essere depauperati. Basti pensare ai problemi derivanti dal sovraffollamento turistico in luoghi straordinari come la Costiera Amalfitana o la Penisola Sorrentina.

Un altro tema cruciale la digitalizzazione, indispensabile ma con costi sociali elevati. La Regione Campania affianca i commercialisti con un dialogo proficuo per trasmettere alle aziende questi princpi fondamentali.”

Lo ha dichiarato Felice Casucci, assessore al Turismo della Regione Campania, in apertura del convegno “Destinazione Napoli: tra sostenibilit e innovazione. Quale futuro?” promosso dall’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli, presieduto da Eraldo Turi.

L’importanza della formazione stata sottolineata da Vincenzo Moretta, numero uno della Fondazione Odcec di Napoli: “Il turismo rappresenta uno dei principali ambiti di attivit per i dottori commercialisti, con la richiesta esplicita di una crescente specializzazione per rispondere alle esigenze di un settore in continua evoluzione. fondamentale formare i professionisti affinch possano guidare le imprese in questo comparto strategico per la nostra economia”.

Sul futuro del turismo in Campania si soffermato Mario Mustilli, presidente di Sviluppo Campania: “I dati recenti raccontano una stabilizzazione delle presenze indirizzandosi verso un tipo di turismo meno ricco di quello che potremmo ottenere. Dobbiamo rispondere con il potenziamento interno delle competenze interne delle presenze alberghiere e con il completamento dei sistemi ricettivi che intercettano i servizi dei centri turistici pi importanti. Una manovra sistemica che dovrebbe portare a stabilizzare definitivamente la crescita di questi ultimi anni portandola a livelli di maturit pi ricchi in termini di valore aggiunto. Vanno potenziati il management e le logiche di marketing per migliorare complessivamente il comparto turistico”. Per Maria Cristina Gagliardi, consigliere Odcec Napoli: “Il turismo ha attraversato una profonda trasformazione, spinto dalla tecnologia e dalle mutate preferenze dei viaggiatori, sempre pi attenti alla sostenibilit. Napoli e la Campania stanno beneficiando di questa crescita, ma i flussi turistici non sono sempre stati accompagnati da una gestione adeguata di strutture e servizi. necessaria una pianificazione strategica capace di valorizzare la citt senza comprometterne la vivibilit, cos da riportare Napoli a pieno titolo tra le destinazioni di eccellenza a livello mondiale.”

Sugli incentivi al turismo intervenuta Marilena Nasti, consigliere Odcec Napoli: “Intendiamo affrontare i temi legati al turismo non solo dal punto di vista fiscale, ma anche concentrandoci sugli incentivi nazionali e regionali disponibili per il settore. Vogliamo stimolare la Regione Campania a proseguire il percorso intrapreso, rafforzando uno dei comparti pi strategici per l’economia del territorio”. Gli obiettivi del corso sono stati illustrati da Liliana Speranza, presidente della commissione Turismo dell’Odcec Napoli: “A Napoli sono attesi 17 milioni di turisti, ciascuno con una spesa media di circa 85 euro al giorno. L’obiettivo formare imprenditori e consulenti, perch le competenze e la formazione rappresentano la chiave per rendere una destinazione realmente sostenibile. Napoli ha tutte le potenzialit per compiere un salto di qualit, e dobbiamo prepararci a offrire un turismo di eccellenza, con un sistema organizzato all’altezza delle straordinarie bellezze della nostra citt”.

Trudeau: idea Trump di annettere il Canada agli Usa è cosa reale

Roma, 7 feb. (askanews) – Il primo ministro canadese Justin Trudeau ha detto, nel corso di un incontro con imprenditori canadesi, che la minaccia del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di annettere il Canada “è una cosa reale”. Lo scrive il sito dell’emittente satellitare statunitense Cnn, che precisa di aver avuto conferma delle affermazioni di Trudeau da due imprenditori canadesi presenti all’incontro.

I commenti di Trudeau, riportati per la prima volta dal Toronto Star, sono stati raccolti da un microfono aperto quando Trudeau credeva che i media fossero stati scortati fuori. “Il signor Trump ha in mente che il modo più semplice per farlo è assorbire il nostro Paese ed è una cosa reale. Nelle mie conversazioni con lui su…”, ha detto Trudeau prima che il microfono si spegnesse. Il sito del network satellitare ricorda che in un’intervista rilasciata in precedenza alla Cnn, prima dell’insediamento di Trump, Trudeau aveva dichiarato che i commenti di Trump sulla trasformazione del Canada nel 51mo Stato degli Stati Uniti erano solo un modo per deviare l’attenzione dalle conseguenze delle sue minacce tariffarie.

Spionaggio, Della Vedova (+E): vicenda inquietante, Salvini chiarisca

Roma, 7 feb. (askanews) – “La vicenda inquietante, la mia paura che sia tutto un po’ fuori controllo se il vicepresidente del Consiglio Salvini fa quell’attacco ai servizi segreti e poi torna indietro, questo mi d l’idea che non siano bene in controllo rispetto a quello che sta accadendo”. Lo ha detto il deputato di Pi Europa, Benedetto Della Vedova, a margine del quarto congresso del partito a Roma, riferendosi alle dichiarazioni del leader della Lega che ha parlato di un presunto regolamento dei conti interno ai servizi segreti italiani.

Chat FdI, Meloni: Salvini ministro e vicepremier, stima è nei fatti

Roma, 7 feb. (askanews) – Giorgia Meloni ricuce pubblicamente lo “strappo” causato dalla pubblicazione di alcune chat interne di Fratelli d’Italia che contenevano giudizi poco lusinghieri sul leader della Lega: “Non sarà certo qualche polemica forzata e strumentale – scrive la presidente del Consiglio sui suoi canali social – a scalfire il nostro rapporto. Con Matteo Salvini abbiamo affrontato tante battaglie insieme e continueremo a lavorare fianco a fianco, con lealtà e determinazione, per il bene dell’Italia”.

“La stima nei suoi confronti è nei fatti: oltre a essere ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, è anche vicepremier del nostro Governo. Un ruolo centrale per portare avanti le riforme e i progetti che servono alla Nazione. Noi andiamo avanti, compatti, come sempre”, conclude Meloni, allegando al post una foto che la ritrae insieme all’alleato in un momento di relax, abbracciati ed entrambi sorridenti.

Cpi: sanzioni Usa grave attacco contro ordine internazionale

Roma, 7 feb. (askanews) – “Prendo atto con profondo rammarico dell’emissione da parte degli Stati Uniti di un ordine esecutivo che mira a imporre sanzioni ai funzionari della Corte penale internazionale, a danneggiare l’indipendenza e l’imparzialità della Corte e a privare milioni di vittime innocenti di atrocità di giustizia e speranza”. Lo afferma in una nota la presidente della Cpi Tomoko Akane. “L’ordine esecutivo annunciato è solo l’ultimo di una serie di attacchi senza precedenti e in escalation volti a minare la capacità della Corte di amministrare la giustizia in tutte le situazioni. Tali minacce e misure coercitive costituiscono gravi attacchi contro gli Stati parte della Corte, l’ordine internazionale basato sullo stato di diritto e milioni di vittime” afferma Akane. “Respingiamo fermamente qualsiasi tentativo di influenzare l’indipendenza e l’imparzialità della Corte o di politicizzare la nostra funzione giudiziaria. Abbiamo rispettato e rispetteremo sempre solo la legge, in tutte le circostanze”.

“La CPI è un organo giudiziario che svolge funzioni in linea con gli interessi della comunità internazionale, applicando e promuovendo norme universalmente riconosciute del diritto internazionale, tra cui il diritto dei conflitti armati e il diritto dei diritti umani – ricorda Akane -. Mentre le atrocità continuano a tormentare il mondo, influenzando la vita di milioni di bambini, donne e uomini innocenti, la Corte è diventata indispensabile. Rappresenta l’eredità più significativa dell’immensa sofferenza inflitta ai civili dalle guerre mondiali, dall’Olocausto, dai genocidi, dalla violenza e dalle persecuzioni. Quando la maggior parte degli Stati del mondo si è riunita per redigere lo Statuto di Roma, ha realizzato il sogno di molte donne e uomini”.

“La CPI sostiene fermamente il suo personale e si impegna a continuare a fornire giustizia e speranza a milioni di vittime innocenti di atrocità in tutto il mondo, in tutte le situazioni, nel solo interesse della dignità umana. Invito tutti coloro che condividono i valori sanciti dallo Statuto a unirsi nella difesa della Corte: i nostri 125 Stati parti, la società civile e tutte le nazioni del mondo” conclude la presidente.

Onu, Conte: se Governo non firma pro-Cpi compromette onore Italia

Roma, 7 feb. (askanews) – “Stanno trasformando l’Italia nel Paese delle immunità e dell’impunità, danneggiando gravemente l’immagine della nazione”. Lo ha scritto sui suoi canali social il leader del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, rilanciando la notizia dell’opposizione annunciata da 79 nazioni, tra le quali non c’è l’Italia, alle sanzioni decise dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, contro la Corte penale internazionale.

“Prima – ha sottolineato l’ex premier – hanno garantito a Netanyahu che non lo avrebbero arrestato nonostante il mandato di arresto dell’Aja e la carneficina di decine di migliaia di palestinesi. Poi hanno messo su un volo di Stato e riportato a casa Almasri, un criminale con accuse anche per stupri di bambini, nonostante il mandato di arresto della Cpi. Ora l’Italia rompe il fronte e non firma la dichiarazione congiunta di 79 Paesi (fra cui i più grandi Stati europei) contro le sanzioni decise dagli Stati Uniti verso la Corte Penale internazionale, che comprometterebbero l’operatività di questo organo, con il rischio di impunità per crimini gravissimi”.

“Non compromettiamo – è l’appello lanciato da Conte – l’onore del nostro Paese, non partecipiamo al tentativo di distruggere la giustizia internazionale. Il Governo firmi subito contro le sanzioni oppure spieghi di fronte ai cittadini il perché di questo inquietante passo indietro rispetto ai nostri valori tradizionali e ai nostri obblighi internazionali”, ha concluso.

Centrosinistra, Magi (+E): serve luogo di confronto o ci si ferma a foto

Roma, 7 feb. (askanews) – “Noi da mesi chiediamo alle altre forze di opposizione un luogo in cui si possa, in modo permanente discutere di obiettivi comuni e cominciare a costruire l’alternativa al governo Meloni”. Cos il segretario di Pi Europa, Riccardo Magi, a margine del quarto congresso del partito, a Roma.

“Altrimenti ci si ferma alle foto e questo non un modo politico di rappresentare e presentare agli elettori un’alternativa credibile. Si pu partire da proposte concrete come stato fatto con il salario minimo e individuarne altre, ma questo luogo deve esserci altrimenti si sta perdendo tempo”, ha aggiunto.

Centro Sperimentale Cinematografia ricorda il regista Stefano Landini

Roma, 7 feb. (askanews) – Il Centro sperimentale di Cinematografia ricorda con grande affetto il regista Stefano Landini, scomparso a 61 anni il 6 febbraio, “ex allievo e tra i collaboratori più amati”. “Stefano “Lando” Landini ci ha lasciati, dopo aver combattuto con grande forza contro il male che lo aveva colpito un paio di anni fa”, scrive il CSC in un comunicato, ricordando il regista, sceneggiatore e montatore, autore di film come “7/8” (2007), “Stolen Moments” (2024) e “Cocktail Bar – Storie Jazz di Roma, di note, di amori” (2018), quest’ultimo dedicato allo storico locale jazz della Capitale Music Inn.

“La scomparsa di Stefano Landini è per chiunque lavori e abbia vissuto il Centro, una perdita dolorosa, sia sul piano professionale che umano – ha detto la Presidente del Centro Sperimentale di Cinematografia Gabriella Buontempo – come Presidente, mi unisco al rammarico e alla tristezza di chi ha avuto la possibilità di conoscerlo e di apprezzarne le grandi passioni (il cinema, il jazz), i numerosi documentari e cortometraggi e soprattutto l’attaccamento alla nostra Scuola e alla Cineteca”.

Così lo ricorda Fabio Rosi che è stato allievo di corso al CSC negli stessi anni di Landini: “Stefano era una delle anime più belle fra tutti quelli che hanno popolato e permeato di sé il Centro Sperimentale di Cinematografia, Stefano era l’allegro sorriso e la disarmante bontà sempre presenti. Cineasta e cinefilo, da bambino faceva cortometraggi in Super 8 e giocava ‘ai soldatini’con i fotogrammi dei film, come Spielberg e Tornatore. Ma la sua smisurata passione era per Kubrick, cui aveva dedicato scritti e documentari. Crediamo che nessuno, tra dipendenti, docenti, allievi e collaboratori del CSC degli ultimi trent’anni, possa dire di non avere una storia, anche semplicemente un aneddoto, che lo leghi o lo coinvolga con Stefano”.

Allievo di Regia nel Biennio ’88-90 (quello della riapertura con Lina Wertmuller, dopo l’incendio che aveva parzialmente distrutto alcune strutture dell’Ente), era rimasto legato al Centro dopo il diploma, prima come collaboratore e poi come dipendente, pur continuando a lavorare ai suoi progetti personali, tra cui diversi cortometraggi e due lungometraggi, “7/8” e il fresco di stampa “Stolen Moments”. Colonna portante della Scuola Nazionale di Cinema, nell’organizzazione ed assistenza tecnica ai Corsi, addirittura con ogni singolo allievo, lascia un vuoto professionale, ma soprattutto umano, realmente incolmabile. Era davvero di tutti. Aveva dedicato moltissimo del suo tempo a filmare e montare interviste e incontri dedicandosi con immensa passione anche al settore comunicazione del CSC. “I suoi filmati rimangono nei nostri archivi a documentare la storia del Centro Sperimentale nonché la storia del cinema italiano”, scrive ancora il Centro.

Celebri le numerose poesie scherzose dedicategli dai suoi colleghi, tra cui una che, parafrasando Carducci e ironizzando sulla vanità, ad un certo punto gli fa esclamare con (finto) puntiglio: “Ho fatto un film su Stanley / pretendo i vostri omaggi! / Non odo nei paraggi / fanfare ad acclamar…”. “Ecco, Stefano caro, qui al Centro Sperimentale di Cinematografia d’ora in poi risuonerà per sempre nei nostri cuori quella fanfara di affetto e gratitudine per aver condiviso con noi il tuo cammino”, scrivono al CSC.

Un ricordo di Luca Pallanch: “Stefano Landini era un inguaribile ottimista. Vedeva una luce nell’oscurità più buia. Amava la musica, il ritmo e le atmosfere del jazz, inseguiva i fantasmi dei grandi Maestri. La vita per lui era un set, in cui ogni sua avventura acquisiva una dimensione epica e il Centro Sperimentale di Cinematografia era il suo palcoscenico naturale. Vi era entrato da ragazzo per perseguire il suo sogno, poi, una volta diplomato, ha preferito reiterare il gioco, continuando imperterrito a frequentare quei corridoi e quelle aule, mischiato con la sua inseparabile macchina da presa a allievi più giovani di lui solo per l’anagrafe. Non se n’è mai andato dal Centro, per la gioia di docenti, dipendenti e collaboratori, con i quali ha condiviso ogni sua impresa. Solo ogni tanto spariva, per girare un film o un documentario, sacrificando ferie e tempo libero e trasformando quel gesto individuale, quasi rivoluzionario dell’impiegato-regista, in un rito collettivo. Già provato nel fisico, ma mai nell’animo, ha voluto donare il suo ultimo film agli amici del Centro Sperimentale, regalando a tutti nella scorsa primavera l’emozione di ‘un ultimo spettacolo’, come in un film di Peter Bogdanovich. Stolen Moments, attimi rubati al destino e consegnati al ricordo. Sarai sempre con noi, Stefano”.

Ha voluto ricordarlo anche Pupi Avati, un regista che Landini ammirava e con il quale condivideva la passione per il jazz: “Stefano ha vissuto gli ultimi tempi della sua vita solo per portare a conclusione il suo film dandogli le sempre più esigue energie. Ho vissuto con lui la nascita di quel progetto al quale presi parte, ho vissuto con l’ultima proiezione di Stolen Moments in un Cinema stracolmo di amici. Al termine ci siamo abbracciati con la sensazione che lui aveva portato a compimento quel piccolo film che per ingenuità è poesia lo avrebbe rappresentato per sempre. Se ne è andato uno degli esseri umani migliori fra i tanti che ho conosciuto nella mia lunga vita”.

(copyright foto Centro Sperimentale Cinematografia)

Tennis, Sogno Bellucci: batte Tsitsipas ed è in semifinale a Rotterdam

Roma, 7 feb. (askanews) – Mattia Bellucci non vuole smettere di sognare a Rotterdam. L’azzurro conquista infatti la sua prima semifinale a livello Atp dopo aver impartito una autentica lezione a Stefanos Tsitsipas, oggi 12 del ranking ma campione in carica a Monte-Carlo e già vincitore delle Finals. 6-4, 6-2 i parziali per il 23enne milanese, che dopo Medvedev si prende un altro scalpo eccellente: mai prima d’ora aveva sconfitto due Top 20 di fila. Virtualmente 68 del mondo, Bellucci sembra pronto per giocarsi le sue carte anche in semifinale contro Alex De Minaur, terza testa di serie del seeding e finalista lo scorso anno, quando perse contro il solito Jannik Sinner.

Guglielmi Rent, modello del noleggio a lungo termine

Roma, 07 feb. (askanews) – Il noleggio a lungo termine ormai la nuova frontiera del mondo automobilistico, con un mercato che nel 2023 ha raccolto oltre 700 mila contratti, generando un aumento del 15% sull’anno precedente. In questo mercato si inserisce Adriano Guglielmi, CEO e Founder della Guglielmi Rent, modello di riferimento nel panorama italiano del noleggio a lungo termine. Con un volume d’affari generato in tre anni per le case automobilistiche di quasi 125 milioni di euro, grazie alla vendita di veicoli destinati al noleggio, ha sviluppato un modello che unisce innovazione, sostenibilit e opportunit per investitori e affiliati. Abbiamo parlato con Adriano Guglielmi, CEO e Founder Guglielmi Rent:

“La visione stata quella che mette l’auto come strumento di mobilit, che integri servizi di qualit per semplificare quello che poi la vita quotidiana e lavorativa. Agli inizi Guglielmi Rent ha avuto difficolt perch i clienti, parliamo di dieci anni fa, i clienti erano molto scettici, non utilizzavano il prodotto noleggio a lungo termine. Per con il tempo si sono ricreduti, perch? Perch noi abbiamo fatto capire che l’auto non un immobile, non un appartamento, perde valore nel tempo”.

Il piano industriale dell’azienda prevede di incrementare ulteriormente la propria capacit contrattuale, puntando a 1.600 contratti annui entro il 2025, grazie ad un’espansione della rete diretta e franchising.

“Attualmente Guglielmi Rent presente in 20 citt italiane con 15 point in franchising e 5 point diretti. Non c’ una formula magica per selezionare i nostri nuovi partner, abbiamo una piccola selezione, c’ un incaricato che fa una piccola intervista, ma quello che andiamo a vedere poi i punti fondamentali sono la visione, l’intraprendenza, la passione, la caparbiet”.

Attenzione particolare anche alla sostenibilit con un’ampia scelta di veicoli ibridi ed elettrici, per andare incontro a quelle che sono le nuove esigenze del mercato e del sistema green.

“Effettivamente c’ molto scetticismo, perch c’ un dubbio che cosa prendo e che cosa non prendo. Allora noi proponiamo soluzioni test di 12 mesi per testare esperienza ad uso e tecnologia, questo molto gradito ai nostri clienti”.

Guglielmi Rent si posiziona come leader nel settore, con una strategia basata su innovazione, sostenibilit e opportunit di crescita per tutta la filiera dell’automotive anche in un periodo complesso come quello attuale.

Pellegrino e Zodyaco, parte da Napoli tour di presentazione "Koinè"

Roma, 7 feb. (askanews) – Pellegrino & Zodyaco annuncia le prime date del tour di presentazione di “Koinè”, il nuovo album pubblicato lo scorso 24 gennaio: un disco che esplora il desiderio di evasione, ispirandosi all'”Elogio della fuga” di Henri Laborit e interpretandola come atto di emancipazione. Un viaggio senza meta alla ricerca della libertà creativa.

Prima data Napoli (Duel) il 21 marzo, a seguire il 29 a Largo Venue a Roma, il 3 aprile a Milano (Biko), il 4 a Torino (Magazzini sul Po), il 5 a Verona (The Factory), poi il 25 a Catania (Mercati Generali), il 9 maggio al Locomotivo di Bologna e il 10 all’ExFila di Firenze, secondo il calendario in aggiornamento.

Durante i concerti, Pellegrino porterà sul palco “Zodyaco”, la dimensione live del suo progetto discografico e il naturale prolungamento del suo universo musicale, una band che ha fondato e che riunisce musicisti di straordinario talento: Gabriella Di Capua alla voce, Igor Di Martino alle chitarre, Ergio Valente alle tastiere, Salvatore Rainone alla batteria, Pasquale Benincasa alle percussioni, Domenico Andria al basso e Saverio Giugliano al sax.

Produttore, DJ e songwriter, Pellegrino è tra i pionieri del suono Napoliterraneo, capace di far ballare i dancefloor di tutta Europa. Dal 2018 porta avanti il progetto Pellegrino & Zodyaco, un percorso che esplora il misticismo mediterraneo mescolando ritmi latini e funk, insieme alla sua band. Nel 2020 pubblica l’LP “Morphé” (Early Sounds), anticipato dal singolo “Caucciù”, una visione di Napoli raccontata dal Vesuvio, dove disco, latin, boogie funk e jazz si intrecciano. Nel 2022 prosegue questo viaggio con l’EP “Quimere”, che restituisce un’immagine inedita di Napoli, sospesa tra la luce del sole e le ombre dei vicoli. Nel 2023 arriva il singolo “Malìa”, mentre il 2024 segna l’uscita di “L’Aura” (31 maggio) e “Saditè” (29 novembre), primi estratti del nuovo album.

Pellegrino racconta l’album come un percorso dove “non c’è una meta definita, piuttosto la volontà di esplorare nuovi linguaggi sonori che mantengono salde le radici partenopee, pur aprendosi a un’estetica musicale globale e contemporanea”.

Con il nome Koinè, termine che significa “linguaggio comune”, il lavoro custodisce già nel titolo una dichiarazione d’intenti, dove lingue (parlate e musicali) e dialetti si mescolano creando un mosaico di suoni, sensazioni e visioni che intreccia la tradizione melodica napoletana con la disco, il funk, la jazz fusion e la world music. Pellegrino abbandona gli schemi legati al revivalismo, sperimentando nuove dimensioni compositive e attingendo da un immaginario che fonde strumenti vintage, percussioni etniche e atmosfere mediterranee.

Koinè è un viaggio musicale che abbraccia il rischio del cambiamento esaltandone il potere liberatorio: una sequenza di immagini ed emozioni, che attraversa il passato, vive il presente con il suo bagaglio di disillusioni ed aspettative e si proietta verso il futuro alla ricerca di un bisogno d’altrove che ci ricongiunga con noi stessi. Koinè è la dimostrazione che la fuga, quando è consapevole, può riportarci al cuore delle cose.

L’album è un elogio delle contaminazioni: dalla musica popolare al synth pop, brani contemporanei che si mescolano con una fusion di matrice “dance”. Un equilibrio delicato tra radici e cambiamento, tradizione e spinta creativa, in cui il progetto Pellegrino & Zodyaco traccia un ritratto autentico e contemporaneo della “nuova scuola” napoletana di cui è stato tra i primi promotori con i lavori “Zodyaco I” (2018) e “Morphé” (2020).

Ucraina, i russi conquistano Toretsk e avanzano nel Donbass

Roma, 7 feb. (askanews) – L’avanzata totale delle truppe russe nella profondità delle difese nemiche ha superato i 13 chilometri durante l’operazione per prendere il controllo della città di Dzerzhinsk (conosciuta anche come Toretsk) nella Repubblica Popolare di Donetsk (DPR), ha affermato venerdì il Ministero della Difesa russo. In precedenza, il Ministero ha affermato che le truppe russe hanno preso il controllo della città di Dzerzhinsk. “L’avanzata complessiva delle truppe russe nella profondità delle difese nemiche è ammontata a oltre 13 chilometri”, ha affermato il Ministero.

“Moonkillers”, cinque artisti italiani e una pittura selvaggia

Venezia, 7 feb. (askanews) – “Moonkillers” un titolo affascinante e rimanda a un’idea di “pittura selvaggia” e addirittura a “una visione del mondo” che la mostra vuole provare a raccontare attraverso cinque artisti italiani di oggi. La galleria Tommaso Calabro di Venezia ha aperto le sue porte al contemporaneo con un progetto di ricerca e scoperta sulla scena del nostro Paese.

“Questa la prima mostra contemporanea che facciamo qui a Venezia – ha detto il gallerista ad askanews -. una mostra curata da Antonio Grulli: una collettiva con Flaminia Veronesi, Emilio Gola, i Canemorto, Alessandro Miotti e Michele Bubacco, che sono degli artisti che Antonio ha voluto unire in un’ottica del loro utilizzo del colore, gli ha voluti chiamare i nuovi Fauves. E sono molto orgoglioso anche del fatto che presentiamo qui a Venezia cinque artisti, cio degli artisti, perch sono pi di cinque italiani, che nel contemporaneo stanno facendo delle carriere veramente molto interessanti e che spero con questa mostra possano crescere ancora di pi”.

Le opere si collocano tutte sul terreno del figurativo, ma riescono a smuovere qualcosa di ulteriore, sia che si tratti di una scena da interni con due ragazze di Gola, sia che ci si sposti su un registro pi fantastico e immaginario con Flaminia Veronesi. Il messaggio che si sente vibrare quello di una rappresentazione che nasce dall’urgenza del tempo, la cui mediazione con lo spettatore lasciata per intero al medium della pittura.

“Io sono partito nel 2018 e ho una storia espositiva molto legata al moderno – ha aggiunto Tommaso Calabro – e questo focus moderno continuer anche in futuro. Detto questo, avendo adesso tre spazi espositivi, giunta l’ora di poter allargare un po’ gli orizzonti e di iniziare a lavorare anche con tanti amici e artisti che ritengo validissimi e che hanno sicuramente qualcosa da dire e penso che comunque poter offrire, in un’ottica anche di commistione tra contemporaneo e moderno, delle mostre interessanti possa dare un valore aggiunto anche alla galleria”.

“Moonkillers” aperta a Palazzo Don Brusa in Campo San Polo fino al 15 marzo.

Dalla Consulta ok al referendum sul Jobs Act

Roma, 7 feb. (askanews) – È ammissibile la richiesta di referendum sull’abrogazione del decreto legislativo numero 23 del 2015, che ha attuato una delle deleghe legislative conferite al Governo con il cosiddetto Jobs Act.

Lo ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza numero 12 del 2025, depositata oggi, che ha precisato: la “circostanza che all’esito dell’approvazione del quesito abrogativo il risultato di un ampliamento delle garanzie per il lavoratore non si verificherebbe in realtà in tutte le ipotesi di invalidità” del licenziamento, perché per alcune di queste (e in particolare nel caso del licenziamento intimato al lavoratore assente per malattia o infortunio, oppure intimato per disabilità fisica o psichica a un lavoratore che non versava in realtà in tale condizione) “si avrebbe, invece, un arretramento di tutela”, non inficia la chiarezza, l’omogeneità e l’univocità della richiesta di referendum.

Il quesito referendario chiama, infatti, il corpo elettorale “a una valutazione complessiva e generale, che può anche prescindere dalle specifiche e differenti disposizioni normative, senza perdere la propria matrice unitaria”.

Questa è ravvisabile, ha precisato la Corte, “nel profilo teleologico sotteso al quesito referendario, mirante all’abrogazione di un corpus organico di norme e funzionale alla reductio ad unum, senza più la divisione tra prima e dopo la data del 7 marzo 2015, della disciplina sanzionatoria dei licenziamenti illegittimi, con la riespansione della disciplina pregressa, valevole per tutti i dipendenti”, a prescindere dalla data della loro assunzione.

Rimane, pertanto, salvaguardato, ha concluso la Corte, “un nesso di coerenza tra il mezzo e il fine referendario”, ciò che esclude che si sia in presenza di “un uso artificioso del referendum abrogativo”.

Oms: oltre 12.000 pazienti da evacuare con urgenza da Gaza

Roma, 7 feb. (askanews) – Più di 12.000 persone gravemente malate e ferite, tra cui almeno 5.000 bambini, hanno bisogno di lasciare con urgenza la Striscia di Gaza, a fronte di un sistema sanitario in rovina dopo 15 mesi di conflitto. Lo ha detto il rappresentante regionale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Rik Peeperkorn, in visita nell’enclave palestinese.

Peeperkorn ha chiesto che vengano accelerate le evacuazioni mediche, a fronte dei 35-40 pazienti trasferiti ogni giorno all’estero tramite il valico di Rafah dall’entrata in vigore del cessate il fuoco tra Israele e Hamas, lo scorso 19 gennaio: “È estremamente importante accelerare e rafforzare questo processo”.

“Dovrebbero esserci più pazienti che passano per Rafah verso l’Egitto, ma vogliamo anche altri corridoi medici – ha detto alla stampa – vogliamo davvero vedere ripristinato il tradizionale percorso di riferimento per la Cisgiordania e Gerusalemme est. Gli ospedali sono pronti a Gerusalemme est e Cisgiordania per ricevere i pazienti”.

Simone Cristicchi vince il "Premio Lunezia per Sanremo 2025″

Milano, 7 feb. (askanews) – Simone Cristicchi vince il “Premio Lunezia per Sanremo 2025” per il valore emozionale di “Quando sarai piccola” (Dueffel Music / ADA Music Italy), brano in gara al 75° Festival di Sanremo.

«Nell’impegno di una sola scelta indichiamo l’opera di Simone Cristicchi – afferma Stefano De Martino, Patron della rassegna battezzata 30 anni fa da Fernanda Pivano e Fabrizio De André – un argomento umanitario e familiare a cui non aveva pensato mai nessuno per una canzone, un’elaborazione emozionante tra passato e presente del sentimento figlio-madre. Commozione annunciata con le atmosfere musicali di Simone Cristicchi».

A queste parole fa seguito la motivazione del critico musicale Dario Salvatori, membro Commissione del Premio Lunezia «Una mamma che torna bambina. La vita ribalta i ruoli e le grandi trasformazioni sono terapeutiche e vivificanti. Tema universale, Simone Cristicchi è impegnato a proporre riflessioni che penetrano ed emozionano». Oltre al Patron Stefano De Martino, i membri della Commissione del Premio Lunezia 2025 sono Giuseppe Anastasi, Riccardo Benini, Roberto Benvenuto, Loredana D’Anghera, Stefano Ferro, Vincenzo Incenzo, Mariella Nava, Selene Pascasi, Marina Pratici, Alessandro Quarta, Dario Salvatori, Lorenzo Varese e Savino Zaba.

Nelle recenti edizioni il Premio Lunezia è stato patrocinato dal Ministero della Cultura, Regione Toscana, Regione Liguria, Nazionale Italiana Cantanti e Siae. La manifestazione da quest’anno gode della collaborazione di Rai Radio Uno e di Tv Sorrisi e Canzoni. Si ringraziano per la collaborazione il MEI e Giordano Sangiorgi, Zetatielle Magazine e Radio A.

L’ironia motore dell’arte italiana, una mostra al MAMbo

Bologna, 7 feb. (askanews) – Una mostra sull’idea di ironia, intesa come socratica “arte di fare domande”, ma anche come strategia estetica e critica capace di alludere a significati profondi senza esprimerli direttamente. Il MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna ha inaugurato, nei giorni di Arte Fiera, l’esposizione collettiva “Facile ironia. L’ironia nell’arte italiana tra XX e XXI secolo”, curata da Caterina Molteni e dal direttore del MAMbo, Lorenzo Balbi. “La mostra è una passeggiata degli ultimi decenni di arte italiana – ha detto Balbi – attraverso opere che sono accomunate dall’uso del filtro ironico, una strategia che molti artisti e artisti italiani hanno usato per esprimere la loro arte”.

Il progetto gioca su più livelli, sfrutta i colori e le immagini apparentemente “facili”, per aprire però, ovviamente, prospettive più complesse, spinose, metafisiche o politiche attraverso più di cento opere di 70 artisti dagli anni Cinquanta a oggi. Uno dei punti centrali è quello del linguaggio, che assume rilevanza particolare nella prospettiva dell’ironia, e passa attraverso le opere di Agnetti, Salvo o Giuseppe Chiari, ma anche attraverso le interpretazioni di De Dominicis, che accoglie il pubblico con la sua letterale “Mozzarella in carrozza”, così come quelle di Eva & Franco Mattes, con il loro notevole “CopyCat”.

E poi spazio all’orso d Paola Pivi così come ai dipinti di Alberto Savinio, alle istanze femministe e ai disegni scolastici di Aldo Mondino, ma anche alle strutture di Pino Pascali e a vere e proprie icone del Novecento come la “Merda d’artista” di Piero Manzoni, di cui in mostra è esposto anche un più raro “fiato d’artista”.

Milano, proposta di matrimonio speciale alle Colonne di San Lorenzo

Milano, 7 feb. (askanews) – Una maxi affissione nel cuore di Milano con un messaggio d’amore personalizzato per fare da sfondo a una proposta di matrimonio. Cos Andrea, un giovane monzese, ha chiesto alla fidanzata Federica di sposarla. successo in una serata di gennaio alle Colonne di San Lorenzo e per la coppia quella che era iniziata come una semplice passeggiata diventata un momento indimenticabile nella loro vita a due, con tanto di giochi di luce e musiche. Andrea ha organizzato il tutto con il supporto di Stroili, brand di gioielli che rimasto colpito e affascinato dalla storia d’amore vissuta a distanza per anni dalla coppia, e ha deciso di aiutare il ragazzo nel suo romantico progetto. Alla proposta hanno assistito diverse persone, che hanno salutato il s di Federica con applausi e sorrisi.

La storia di Andrea e Federica si inserisce in un pi vasto costume che riguarda le proposte di matrimonio: se una volta la tradizione voleva che il promesso sposo chiedesse la mano dell’amata al padre di lei, oggi, nel tempo questa pratica scomparsa quasi del tutto e con l’imporsi di un immaginario cinematografico all’americana anche in Europa arrivata la proposta fatta in ginocchio, che oggi diventata una sorta di “standard” sempre pi diffuso e condiviso sui social.

Chat Fdi, Salvini: dette cose sgradevoli, ma è altro se fossero state pronunciate oggi

Roma, 7 feb. (askanews) – “Non sono permaloso. Ma il ‘gonfio’ mi dà fasidio. Sto cercando di perdere qualche grammo”. Lo ha affermato, con ironia, il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, a proposito dei termini usati nei suoi confronti nelle chat di Fratelli d’Italia ed emersi in questi giorni con la pubblicazione di un libro di un giornalista del Il Fatto Quotidiano, Giacomo Salvini.

In una conferenza stampa per la presentazione della proposta di legge della Lega sulla rottamazione fiscale, rispondendo alle domande dei giornalisti sulle chat, Salvini ha aggiunto: “dall’alto dei miei 96 chili, mi interessa portare a casa i risultati e mantenere le promesse fatte”.

“Sicuramente questi sgradevoli epiteti risalenti ad anni fa quando Lega e Fratelli d’Italia non governavano insieme hanno un peso. Ma se fossero fatti oggi o domani dagli alleati avrebbero un altro peso. Io mi trovo bene in questa maggioranza, lavoro bene sia con Fratelli d’Italia che con Forza Italia”.

Salvini ha aggiunto di essere “infastidito” per i commenti sulle chat di FdI riferiti alla Lega, considerata un movimento senza onore che non mantiene le promesse. “Io ho le spalle larghe, ma quando si critica un movimento unico, straordinario come la Lega, sicuramente mi infastidisco. Il giudizio sull’onore non lo lascio decidere a nessun altro. Abbiamo qualche decennio di storia, 501 sindaci, i governatori più apprezzati d’Italia e fra i più apprezzati d’Europa, quindi lascio giudicare ai cittadini chi mantiene le promesse o meno”.

In quanto alla proposta di legge del Carroccio sulla rottamazione delle cartelle fiscali in 120 rate, Salvini ha aggiunto che non essa “oggi noi offriamo all’intera maggioranza la possibilità di mantenere una promessa elettorale con onore. Che siano i fatti a parlare”.

Tv, arriva la serie animata "Le 3 Moschettiere" da Alexandre Dumas

Roma, 7 feb. (askanews) – Dopo il successo della serie-evento “Il conte di Montecristo”, arriva il nuovo prodotto di animazione targato Palomar (a Mediawan Company), “Le 3 Moschettiere”, anch’esso tratto da uno dei capolavori senza tempo di Alexandre Dumas, che conferma l’attenzione della casa di produzione per i più giovani.

La serie è stata realizzata nella sede emiliana di Palomar Animation, insieme alla francese Method Animation (Mediawan Kids and Family), in collaborazione con ZDF German Television Network & ZDF Studios, con la partecipazione di Rai Kids, France Télévisions, Ministero della Cultura – Direzione generale cinema e audiovisivo e CNC – Centre National du Cinéma et de l’Image Animée, con il sostegno della Film Commission Emilia-Romagna. La serie sarà distribuita in tutto il mondo da Mediawan Rights.

La serie è composta da 52 episodi in CGI da 13 minuti, i primi 26 episodi andranno in onda dal primo marzo su Rai Gulp e in anteprima internazionale su RaiPlay dal 24 febbraio. Quattro giovani ragazze dallo spirito libero, esuberante, coraggioso e leale combattono le ingiustizie e si oppongono a tutti coloro che mettono in pericolo il regno di Francia e la vita del suo giovane sovrano. Giustiziere con una vera e propria identità segreta, sventano complotti machiavellici, affrontano nemici spesso più forti di loro e trionfano sulle avversità usando i nomi D’Artagnan, Athos, Porthos e Aramis! Legate da un’amicizia indissolubile, trionfano sui nemici più subdoli rimanendo sempre unite contro le avversità.

La scelta di adattare l’universo del capolavoro di Alexandre Dumas, trasformando i suoi famosi moschettieri in ragazze e proponendo personaggi provenienti da contesti diversi, non è casuale. Infatti, la serie offre un’ottima occasione per far sì che i giovani spettatori si interroghino sulla condizione delle donne e degli uomini nella società, sulle loro aspettative e abilità. Non limitando più solo ai ragazzi l’azione, i ruoli principali e soprattutto l’umorismo, il pubblico potrà rivalutare i propri preconcetti e avrà la possibilità di proiettarsi in una società giusta, in cui anche le ragazze possono essere eroine e soprattutto possono essere divertenti! Questa libertà presa rispetto all’opera originale non deve proporre una versione alternativa alla realtà della Parigi del XVII secolo, dove le donne non potevano essere ufficialmente moschettiere, infatti, per poter agire, devono proteggere la loro vera identità, il che fa infuriare i loro nemici che darebbero qualsiasi cosa per sapere chi sono le famose Tre Moschettiere.

L’Aiea: in aumento gli attacchi alla centrale di Zaporizhzhya

Roma, 7 feb. (askanews) – Il numero di attacchi alla centrale nucleare di Zaporizhzhya (ZNPP) è in aumento e questa tendenza è annotata in ogni rapporto preparato dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), ha affermato venerdì il direttore generale dell’AIEA Rafael Grossi.

“Gli attacchi, come dicevo, attacchi e situazioni che mettono a repentaglio la sicurezza della centrale continuano. Lo diciamo in ogni rapporto. Non teniamo conto di quanti, stanno aumentando, lo diciamo molto chiaramente”, ha affermato Grossi dopo il suo incontro con il CEO della società nucleare statale russa Rosatom Alexey Likhachev.

Costa: sanzioni alla Cpi minano il sistema di giustizia internazionale

Roma, 7 feb. (askanews) – “Sanzionare la Corte penale internazionale (Cpi) minaccia l’indipendenza della Corte e mina il sistema di giustizia penale internazionale nel suo complesso”: lo ha scritto oggi su X il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, che ieri ha incontrato il giudice Tomoko Akane, presidente della Cpi.

Dopo l’incontro, Costa aveva sottolineato sempre su X che la Cpi “svolge un ruolo essenziale nel rendere giustizia alle vittime di alcuni dei crimini più orribili del mondo” e che “indipendenza e imparzialità sono caratteristiche cruciali del lavoro della Corte”.

Giorgetti: le criptovalute attraggono la criminalità

Roma, 7 feb. (askanews) – “Una tra le minacce più insidiose e pervasive arriva dal mercato dei cripto asset che è in rapida espansione grazie all’interconnessione tra il mondo finanziario e quello digitale che ha attivato gli appetiti della criminalità”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, intervenendo all’inaugurazione dell’anno di studi della scuola di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza.

“Le tecnologie digitali hanno reso tutto più veloce e fruibile accrescendo la domanda di nuova finanza digitale – ha aggiunto – ma dobbiamo essere consapevoli che se questa domanda non viene soddisfatta dalle istituzioni ufficiali è inevitabile che venga intercettata dalle organizzazioni criminali”.

Le criptovalute, ha proseguito “sono una opportunità ma costituiscono anche un grande rischio per la loro estrema volatilità e grazie all’anominato e alla aterittorialità sono diventate anche un mezzo per riciclare denaro o usati dal alcune nazioni come valuta alternative per allentare o eludere sanzioni che colpiscono la loro economia”.

“Bisogna trovare un equilibrio tra innovazione e regolamento” ha concluso.

Al Quarticciolo a Roma "Al-go-ritmo d’autore", ispirato a Pirandello

Roma, 7 feb. (askanews) – Ispirato a Sei personaggi in cerca d’autore di Luigi Pirandello, in “Al-go-ritmo d’autore”, al Teatro Biblioteca Quarticciolo l’8 febbraio alle 21 e il 9 febbraio alle 17, Roberto Scappin e Paola Vannoni (quotidiana.com) reinterpretano per la prima volta a Roma un grande classico alla luce dell’odierno avanzamento tecnologico.

Si tratta del secondo capitolo del progetto “7 note in cerca d’autore (Trilogia sul vedersi vivere)” ideato e scritto da Scappin e Vannoni. Un lavoro che ritrova nei Sei personaggi, laddove l’autore evidenzia il pericolo di essere se stessi, di affrontare il confronto e l’inevitabile conflitto, uno dei temi centrali della ricerca artistica di quotidiana.com.

Dalla traccia dell’opera di Pirandello, abitata da personaggi con una storia carica di drammaticità, prendono forma due entità del nostro tempo, generate dall’Intelligenza Artificiale: AL e GO, due algoritmi con sembianze umane, non privi del libero arbitrio; due esseri alla ricerca di emozioni e di una “verità”, di cui il loro creatore/autore li ha privati.

Gli algoritmi rappresentano l’anima razionale dell’AI che, attraverso il deep learning (apprendimento profondo), apprendono automaticamente le informazioni secondo le impostazioni prefissate.

E AL e GO, i due algoritmi protagonisti di questo spettacolo, giocano e vengono giocati dalle parole come tutti, scoprendo di non comprendere i simboli che chiamiamo cultura e i saperi che vanno oltre i dati. Sentirsi esclusi è una delle maggiori fonti di sofferenza.

Sperimentando la propria vulnerabilità, scoprono di non poter creare qualcosa di nuovo e inaspettato. Non hanno capacità critica, non hanno immaginazione. AL e GO non cercano il loro autore. Cercano ciò che l’autore non gli ha dato. Il dubbio, l’incertezza, la paura, la riflessione, la passione, l’errore.

Quotidiana.com tratta da sempre temi che emergono dall’esperienza di ogni giorno, dalla riflessione sui tempi che stiamo vivendo e che appaiono dominati dalla necessità di apparire e di rispettare le convenienze. Con il loro linguaggio pacato ma serrato, surreale ma ben innestato nella realtà, offrono il quadro di un mondo in cui appare sempre più difficile essere autenticamente sé stessi.

Domenica 9 febbraio, al termine della replica, si svolgerà un incontro con la compagnia nell’ambito del progetto Staffetta critica, mediato dal critico Graziano Graziani.

Grecia,esperti: permane rischio forte terremoto nelle Cicladi

Roma, 7 feb. (askanews) – Le autorità greche hanno dichiarato lo stato di emergenza nella zona di Santorini mentre prosegue l’attività sismica. E gli esperti non escludono la possibilità anche di un evento di maggior rilievo.

La possibilità di un forte terremoto nella regione delle Cicladi rimane, nonostante i recenti cambiamenti nell’attività sismica, afferma infatti il professore di sismologia Costas Papazachos intervistato dal quotidiano greco Ekhatimerini.

Monitorando la situazione a Santorini, Papazachos ha spiegato che le nuove apparecchiature installate nella regione forniranno dati più chiari per affinare la comprensione scientifica.

Tuttavia, sulla base di dati sia storici che scientifici, ha rassicurato che è improbabile che queste scosse inneschino un’eruzione vulcanica.

Papazachos ha descritto la sequenza sismica in corso come destinata a durare altre due o tre settimane.

Mentre l’epicentro dei terremoti si è spostato a nord-est verso Amorgos, le scosse hanno recentemente raggiunto magnitudo 4 e 5.

Il professore ha affermato che l’attività sismica continua in una direzione specifica. “Non si può escludere la possibilità di un forte terremoto nella regione più ampia delle Cicladi”, ha affermato.

Una sezione della faglia si è rotta, ha spiegato, ma altre parti sono rimaste intatte, quindi c’è ancora la possibilità di un forte terremoto. “Quindi, non possiamo dire allo Stato e ai cittadini di dimenticare il forte terremoto. Non ci stiamo abbandonando a illusioni su ciò che diciamo; ci sforziamo di basare le nostre affermazioni su dati quantitativi. Ecco perché siamo molto cauti”.

Alla domanda sul rischio di un’eruzione vulcanica, Papazachos ha sottolineato che non ci sono prove attuali che suggeriscano che sia imminente. Basandosi su esempi storici, ha osservato che il forte terremoto del 1956, durato oltre 30 secondi, non ha causato un’eruzione vulcanica.

Papazachos ha anche rassicurato il pubblico sul fatto che l’infrastruttura di Santorini è ben preparata per le scosse.

Ha sottolineato che gli ingegneri della zona gli hanno assicurato che la maggior parte degli edifici sono strutturalmente solidi e sono stati costruiti per resistere a queste scosse. Si prevede che l’attività sismica continuerà, anche se il professore rimane cauto nelle sue previsioni.

Bce, De Guindos: incertezza altissima, dobbiamo muoverci con prudenza

Roma, 7 feb. (askanews) – Alla Bce “la traiettoria per la politica monetaria è relativamente chiara, verso la riduzione della restrizione monetaria”, ma dato “l’evatissimo livello dell’incertezza”, mai così alta come dai tempi della Covid, l’istituzione deve procedere con “molta prudenza” nelle sue mosse, su cui “non abbiamo un percorso predeterminato”. E sui tassi di interesse “decidiamo in funzione dell’evoluzione dell’inflazione”. Lo ha affermato il vicepresidente della Bce, lo spagnolo Luis de Guindos, intervenendo a Madrid ad una conferenza.

“L’incertezza ora è elevatissima – ha esordito -. In generale il futuro è sempre incerto e non si può dare mai nulla per scontato, ma penso che il momento attuale abbia un livello di incertezza ai valori più elevati dai tempi della Covid”. Tutto questo “certamente è molto influenzato dalle politiche della nuova amministrazione Usa” e dai rischi di dispute commerciali sui dazi.

Quanto alla situazione economica nella zona euro, “i dati mostrano che i consumi non hanno pienamente recuperato, nonostante un quadro positivo del mercato del lavoro. Le prospettive per l’anno appena iniziato sono di un certo recupero, speriamo che il consumo si riprenda in parte, tuttavia ci sono le ombre di quelle che possono essere le politiche economiche”, ha proseguito l’esponente della Bce.

Nel frattempo “l’inflazione si è molto ridotta” anche se negli ultimi mesi è risalita attorno al 2,5%. La Bce ha come obiettivo una inflazione al 2% e De Guindos ha spiegato che la risalita era attesa a causa dei alcuni effetti statistici che verranno meno attorno alla primavera, favorendo un suo rientro al 2%.

Tuttavia “dobbiamo proseguire con una politica monetaria molto prudente. Il contesto ci obbliga ad essere estremamente prudenti – ha detto -. Non abbiamo una agenda predeterminata sui tassi e decidiamo in funzione dell’evoluzione dell’inflazione e di quelle che sono le prospettive di inflazione”. (Fonte immagine: VI Encuentro Económico Asegurador Mutualidad).

Arte Fiera, vetrina italiana che unisce ricerca e popolarit

Bologna, 7 feb. (askanews) – Un evento per le gallerie d’arte italiane, ma proiettato verso la scena internazionale, con una scelta di partecipanti interessante e spazi luminosi che aiutano a valorizzare le opere. Arte Fiera a Bologna inaugura la propria 48esima edizione, l’ultima con la direzione artistica di Simone Menegoi. “Ci sono due idee fondamentali, non geniali, ma efficaci – ha detto ad askanews presentando le linee guida dell’evento -. Una quella di puntare sull’italianit di questa fiera, non come limite, ma come tratto distintivo e addirittura come asset di marketing, per usare un linguaggio che non mi appartiene, per funziona. E l’altra quella di innalzare il livello curatoriale e scientifico, senza rinunciare a dei tratti identitari come sono quelli della sua popolarit e inclusivit”.

Negli stand, che ospitano gallerie importanti come Lia Rumma, Continua, Mazzoleni o Franco Noero, si trova tanta pittura, ma anche molta fotografia, che rappresenta una piacevole sorpresa. E uno degli intenti rivolgersi con un’offerta significativa ai collezionisti. “Abbiamo cercato di accogliere i collezionisti, coltivando una relazione diretta con loro – ci ha detto il direttore operativo della fiera, Enea Righi – per indirizzarli proprio nei confronti delle gallerie italiane e degli artisti italiani”.

Ogni anno Arte Fiera commissione a un’artista un’opera inedita: per il 2025 stato invitato Maurizio Nannucci che ha creato un multiplo, una shopper di carta, che reca una delle sue celebri scritte: “You Can Imagine The Opposite”. La fiera ha poi rinnovato la collaborazione con Fondazione Furla, che ha portato a Bologna una performance di Adelaide Cioni.

E poi ci sono i premi, come quello proposto da BPER Banca, main partner di Arte Fiera. “Per il secondo anno consecutivo in Arte Fiera – ci ha spiegato Sabrina Bianchi, responsabile Brand, Marketing Communication e patrimonio culturale di BPER Banca – proponiamo un prize, quindi assegneremo un premio a un artista, uomo o donna che sia, che per tratti il tema della valorizzazione e del talento femminile, talento femminile che BPER sostiene sia attraverso politiche interne all’azienda, quindi politiche di DNI, quindi non ci stiamo tirando indietro, anzi abbiamo appena ricevuto una certificazione ufficiale di azienda certificata DNI, ma anche attraverso appunto la cultura”.

Un altro premio invece legato a Ducati, altro partner dell’evento bolognese, che ha scelto di puntare sul concetto di comunit e sul legame di bellezza che lega la casa motociclistica all’arte. “Abbiamo pensato che l’unione di Ducati con un’eccellenza italiana del territorio come Arte Fiera – ha spiegato Patrizia Cianetti, direttrice Marketing e Comunicazione global di Ducati – andasse proprio un po’ a rafforzare il concetto e la volont che quella di regalare emozioni, arricchire la vita delle persone, regalare pensieri, sogni, in un qualche modo”.

I pensieri con cui si lascia la fiera di Bologna sono quelli di una scena italiana viva, curiosa e animata. Che prova a pensare se stessa in modo pi contemporaneo e che, accanto al semplice mercato, cerca progetti che valgano anche oltre l’aspetto economico.

Live at Acme Studio, dall’8 febbraio il nuovo disco di Valerio Billeri

Roma, 7 feb. (askanews) – Esce l’8 febbraio il live di Valerio Billeri, “Live at Acme Studio”, pubblicato da Moonlight Record nel 2025. Il disco è disponibile su Bandcamp (download libero o acquisto personalizzato), mentre su tutte le piattaforme di streaming sarà disponibile un campione di 5 brani.

Valerio Billeri: voce e chitarra acustica Andrea Nebbiai: basso Damiano Minucci: chitarra elettrica Fabio Romani: batteria

Le canzoni: “Verso Sud” e “Acque Alte” sono di Valerio Billeri, sia per voce che per musica.

“Blues di Montesicuro” proviene da un brano della tradizione folk, con nuove parole e nuova musica di Valerio Billeri. “Summer on a Solitary Beach” è di Franco Battiato.

Le restanti canzoni hanno musica di Valerio Billeri e testi del poeta dialettale romano dell’Ottocento, Giuseppe Gioachino Belli.

Germania, industria a picco, produzione -2,4% ai minimi dal 2020

Roma, 7 feb. (askanews) – Bisogna tornare ai disastrosi lockdown del 2020, agli inizi del Covid, per trovare una situazione così catastrofica come quella appena descritta dall’istituto di statistica federale sull’industria della Germania.

A dicembre la produzione industriale è scesa del 2,4% su mese, ben oltre le aspettative, secondo i dati provvisori forniti da Destatis, dopo il +1,3% segnato a novembre. Si tratta del livello più basso da maggio 2020. Su base annua il calo è del 3,1%.

L’andamento negativo della produzione nel mese di dicembre è attribuibile principalmente al calo registrato nell’industria automobilistica (-10% rispetto al mese precedente). Il 2024 complessivamente si è chiuso con una produzione crollata del 4,5%.

Il tutto, a poche settimane dalle elezioni anticipate, non potrà che alimentare il dibattito sulle politiche “green” e di transizione forzata verso tecnologie come l’auto elettrica, spinte dall’Unione europea e anche da vari partiti in Germania.

Nel frattempo, anche la situazione delle esportazioni appare gravemente compromessa. La prima economia della Ue ha chiuso il 2024 con un calo complessivo dell’1,3% delle esportaizoni, a 1.555,4 miliardi di euro, e una flessione più marcata dell’import, meno 3% a 1316,3 miliardi. In questo modo l’avanzo commerciale è salito a 239,1 miliardi, dai 217,7 miliardi del 2023.

Per dicembre Destatis ha riportato invece un miglioramento del quadro, con un più 2,9% dal mese precedente delle esportazioni, a 131,7 miliardi di euro, con cui risultano aumentate del 3,4% su base annua. Le importazioni sono aumentate del 2,1% dal mese precedente, a 111,1 miliardi, sono in rialzo del 4,5% su base annua. Dicembre si è chiuso con un avanzo commerciale di 20,7 miliardi.

Grande successo I edizione Master D-ESG e Responsabile d’Impatto

Roma, 6 feb. (askanews) – Si chiusa la prima edizione del Master D-ESG e Responsabile d’Impatto, il percorso universitario di secondo livello ideato dalla societ di consulenza FDC Consulting in collaborazione con l’Universit degli Studi di Torino. Il laboratorio d’impresa stato questa volta dedicato a un approfondimento sul tema della governance, al quale hanno preso parte Andrea Abbate, ufficio modelli di impatto e valutazione socio ambientale di Banca Etica, Giovanni Ferrero, direttore CPD (Consulta per le persone in difficolt), Stefano Balzola, partner d Leading Law e professore di Corporate Governance presso l’Universit Carlo Cattaneo (Liuc). A chiudere la lezione presso la Facolt di Economia di Torino, il presidente di FDC Consulting Digital ESG Francesco Di Ciommo, che ha sottolineato l’importanza di generare un cambiamento virtuoso in una societ sempre pi sensibile a tematiche come sostenibilit, etica e inclusione.

La Voce del Popolo | Con Trump prendere alla lettera l’europeismo.

Bisogna prendere sul serio Donald Trump. Ma non bisogna prenderlo alla lettera. Egli infatti ha un istinto ferino, una propensione a decidere, una smania di fare e disfare come se il tempo fosse sempre troppo stretto e si dovesse inseguirlo a costo di rovesciare il giorno dopo le parole d’ordine del giorno prima. Ma appunto per questo non ha dietro di sè un’ideologia, un sistema, un modo di pensare che collega rigorosamente decisioni e parole d’ordine una all’altra.

Appunto per questo l’Europa deve ora decidere se e come prendere alla lettera se stessa. Poiché a noi non sarà dato di essere così estemporanei come all’inquilino della Casa Bianca. Dovremo anzi decidere, e decidere in fretta, se vogliamo onorare le promesse dei padri fondatori. E dare finalmente quel colpo di reni di cui siamo capaci solo quando la difficoltà ci prende per così dire alla gola. Si delinea insomma tra le due sponde dell’Atlantico una contesa asimmetrica. Laddove il presidente americano può saltare di palo in frasca, con la disinvoltura che si è intravista fin dai primi giorni. Mentre noi siamo chiamati a imboccare una delle due strade che abbiamo davanti: quella di un salto di qualità nel processo di integrazione o quella opposta di un ordine sparso che minaccia di fare a pezzi quel che resta del sogno europeo.

Prendere sul serio Donald Trump significa prendere alla lettera l’europeismo. Approfittando delle paure che oggi ci attanagliano per diventare davvero quello che ci eravamo ripromessi. Disattendendo troppe volte i nostri buoni propositi e finendo col disperdere la preziosa eredità che i nostri nonni avevano messo da parte per tutti noi.

 

[Testo qui riproposto per gentile concessione del direttore del settimanale della Diocesi di Brescia]

Amministratori locali in Rete: un annuncio d’impegno tra ambizione e velleità.

Il 14 e 15 febbraio Roma ospiterà l’incontro di circa 600  eletti nei comuni e nelle regioni per dare vita alla Costituente della Rete degli amministratori locali di area cattolica. Vi dovrebbero prendere parte i rappresentanti di Azione Cattolica, Acli, Agesci e Sant’Egidio, nonché mons. Luigi Renna, presidente della Commissione della Cei per i problemi sociali. Anche l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, ha garantito la sua presenza. Tutto è nato a Trieste nel corso della Settimana Sociale organizzata dalla Conferenza episcopale a metà del 2024. Qui si forma un coordinamento informale che assume l’onere di un’iniziativa mirante ad allargare i confini del dialogo e della collaborazione tra realtà e soggetti diversi, spesso poco disponibili a farsi coordinare.

L’obiettivo, spiega Francesco Russo, promotore dell’iniziativa e vicepresidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, è ampliare la partecipazione coinvolgendo anche quelli che nelle singole diocesi si occupano di formazione. “Molti riscoprono la voglia di partecipare alla politica”, osserva, “ma trovano un punto di riferimento più accessibile nella nostra rete rispetto ad altre realtà”. Alla fatidica domanda “sarà un nuovo partito?”, Russo così risponde: “No, non è un nuovo partito, né una corrente e né una lobby. Vogliamo capire se su alcuni punti programmatici legati al territorio – per esempio disagio giovanile, sostenibilità ambientale delle nostre città, welfare territoriale, casa, nuove forme di partecipazione – riusciremo a preparare una mozione comune con proposte precise, da presentare in tutte le Regioni e in 100 città”.

Ora, lo sforzo di dare una veste unitaria, fatalmente politica, a questa “carica dei 600” presenta rischi già emersi negli anni passati. Bastarono due assemblee rutilanti – Todi 1 e Todi 2 – per capire che l’unità di direzione era ben lungi da tradursi in uno schema chiaro, con scelte conseguenti. Ognuno rimase acquattato nelle propria tana in attesa di tempi migliori. A maggior ragione le cautele sono d’obbligo oggi, nessuno ha voglia d’inciampare sulla pietruzza del velleitarismo. Già mons. Renna aveva sottolineato, sempre a Trieste, che i cattolici devono ispirarsi non a un nuovo partito, ma a un “nuovo spartito”. Una formula bella e persino suggestiva, certo, ma priva di concreti risvolti operativi.

Alla luce del passato, il timore è che si lancino messaggi impegnativi che risultino però, alla resa dei conti, privi del necessario substrato connettivo e dell’altrettanto necessario ancoraggio strategico. Il problema politico dei cattolici non si risolve con semplici tecniche di comunicazione, come quando si sceglie per l’appunto che il titolo del convegno romano suoni effettivamente così: “Perfino più ambizioso di un partito”. Ebbene, con tutto il rispetto per le legittime ambizioni, c’è da misurarsi con la forza delle cose: anche stavolta può vincere una sorta di epoché sul classico “che fare” rispetto alla politica.

Il futuro dell’informazione nell’era della post-verità.

A volte i paradossi aiutano a capire meglio la realtà, e le iperboli immaginifiche ne amplificano la comprensione. Se oggi il barone Charles de Montesquieu dovesse riformulare la sua teoria della tripartizione dei poteri – legislativo, esecutivo e giudiziario – nella lungimirante intuizione che è alla base del sistema istituzionale moderno e dello stesso concetto di Stato (che si va sgretolando nella cosiddetta “postmodernità”), non potrebbe ignorare l’incidenza dell’informazione. Questa, intesa come un insieme indefinito e complesso di mezzi e fini – dalla mera comunicazione alle relazioni umane più ampie – si configura come un vero e proprio “quarto potere”. Un potere trasversale ai primi tre: talvolta oggettivo, talvolta strumentale, altre volte paradossalmente labile, in un’epoca dominata dalle connessioni globali, dai media, dai social e dall’intelligenza artificiale.

È un potere forte che – a differenza dei tradizionali, percepiti come sintesi di competenze e responsabilità, pur con frequenti conflitti e debordamenti – sfugge alle coordinate spazio-temporali di una società complessa o “liquida”, come l’ha definita Bauman. Simultanea e pervasiva, spesso svincolata dal controllo delle fonti e dal discernimento tra vero e falso, l’informazione esercita un peso etico, culturale e sociale enorme, che si ramifica in ogni aspetto della nostra vita.

Ritengo che l’uso intensivo delle tecnologie, la capillarizzazione dei mezzi di informazione e le innovazioni scientifiche, che aprono scenari persino distopici, ci spingano a riconsiderare il concetto di “liquidità” e a sostituirlo con quello di “apparenza”. Questo termine mi sembra più attuale per definire la società contemporanea. L’informazione è oggi l’elemento che più ibrida realtà e finzione, teoria e pratica, ortodossia e fake news. Mai come ora abbiamo bisogno di verità, oggettività, riscontrabilità e verifica nelle informazioni. La globalizzazione ha generato una proliferazione e sovrapposizione di notizie incontrollabili.

Kepios, società di consulenza strategica che studia i cambiamenti nei comportamenti digitali, fornisce dati significativi: gli utenti attivi sui social sono 4,88 miliardi, pari al 60,6% della popolazione mondiale (che ha superato gli 8 miliardi). Questo numero si avvicina ai 5,19 miliardi di utenti internet, pari al 64,5% degli abitanti del pianeta. Questi dati offrono solo una pallida idea delle dimensioni gigantesche e inarrestabili della navigazione online.

In questa situazione incerta, credo che il giornalismo della carta stampata, pur subendo l’assalto della rete e la rapidità dell’accesso alle notizie, mantenga uno spazio e una ragion d’essere come punto di riferimento. Non penso che si tratti di una sfida persa: la lettura – sia essa di un’autorevole rivista o di un buon libro – conserva una specifica originalità e una capacità unica di stimolare una fruizione misurata e approfondita. È una delle ultime frontiere della libertà individuale, prima che i nostri cervelli siano condannati a un’omologazione di massa.

Viviamo davvero la stagione della “democrazia della parola”? Oppure esistono regie occulte che tessono ordito e trama di un gigantesco e incontrollato network dell’informazione? La forza di penetrazione delle fake news è devastante: facilitata dai social e dalla digitalizzazione, raggiunge ogni angolo del pianeta e influenza istituzioni, trasparenza e privacy. Per questo è necessaria un’etica della responsabilità.

Non esiste solo un problema di qualità dell’informazione, ma anche una questione etica, deontologica ed educativa. È essenziale controllare questa qualità. Qui emerge la potenzialità della stampa: il giornalista, attraverso la trasparenza e il report sui fatti, ha la possibilità di valutarne gli esiti e l’impatto sul pubblico, esercitando una professione socialmente utile ed eticamente ispirata. Paradossalmente, più si diffonde la rete e la libera circolazione delle notizie, più si crea un mercato globalizzato in cui la fruizione dell’informazione assume una forte connotazione individuale. La rete diventa spesso una compensazione per le solitudini e l’incomunicabilità.

Al contrario, un buon giornale può svolgere un’importante funzione di socializzazione, favorendo lo scambio di idee e relazioni umane. Non siamo condannati a vedere nei nuovi media solo apportatori di cattive notizie o diseducazione. Dobbiamo accettare la sfida e utilizzare ogni canale possibile per diffondere contenuti positivi.

Ricordo l’insegnamento del filosofo Pietro Prini: non rifiutare la modernità, ma utilizzarla per realizzare il bene. La carta stampata e soprattutto il buon giornale hanno ancora la possibilità di svolgere un ruolo informativo e formativo, stimolando una lettura aperta a tutti gli apprendimenti della vita.

Al centro, ma come? Alcune proposte per un’Italia più forte e più giusta.

Siamo di fronte a una deriva anticostituzionale senza precedenti, orchestrata da un governo nazionalista e falsamente sovranista. All’interno di questa coalizione, la componente di Forza Italia si mostra subordinata all’egemonia della destra. Questa constatazione elementare dovrebbe rappresentare il punto di partenza per costruire un nuovo centro nella politica italiana, che unisca le grandi culture democratiche: popolari, liberali, repubblicani e riformisti socialisti.

Per noi, eredi della tradizione democratico-cristiana e popolare, diventa prioritario impegnarsi in un progetto di ricomposizione politica, dopo la lunga e travagliata stagione della diaspora democristiana. Tuttavia, l’attuale sistema elettorale, il Rosatellum, favorisce un bipartitismo forzato, inducendo molti a cercare un ruolo subalterno in schieramenti di destra o sinistra, lontani dai principi della dottrina sociale cristiana.

Solo il ritorno a una legge elettorale proporzionale permetterà di avviare un progetto per ricostruire un nuovo centro politico. Il movimento Iniziativa Popolare lavora in questa direzione, raccogliendo firme per il ripristino della proporzionale e proponendo un modello di cancellierato tedesco come alternativa al premierato proposto dalla destra.

La premessa necessaria per la ricomposizione dell’area cattolica, democratica e cristiano-sociale è l’elaborazione di un programma politico-programmatico ispirato ai nostri valori e mirato agli interessi dei ceti medi produttivi e delle classi popolari, sempre più distanti da un sistema politico-amministrativo che li ha spinti a disertare le urne. Il risultato? Una “maggioranza della minoranza” governa il Paese con arroganza e dominio.

 

Proposte per un programma condiviso

 

Propongo alcuni punti su cui aprire il dialogo per una ricomposizione politica, un progetto da sviluppare in quella che potrebbe essere una “nuova Camaldoli” del cattolicesimo politico italiano:

  1. Costituzione e rapporti Stato-Regioni: confermare la Costituzione con piccoli adeguamenti; ridefinire le competenze nazionali e l’autonomia regionale graduata e verificabile; introdurre controlli più stringenti sugli atti pubblici.
  2. Efficienza dello Stato: semplificare i ministeri; digitalizzare i processi; valorizzare i dipendenti pubblici, riducendo dirigenti e aumentando responsabilità e retribuzioni; no alla flat tax lineare, ma proporzionalità fiscale basata sull’ISEE.
  3. Riforma istituzionale: una sola Camera legislativa; un Senato per le alte questioni; meno Regioni, più Macroregioni; Comuni più grandi e aggregati.
  4. Ambiente e clima: puntare al 100% di mezzi pubblici non inquinanti; fotovoltaico su tetti e aree cementate; incentivare pompe di calore e recupero dell’acqua piovana.
  5. Politiche del lavoro: uguaglianza contrattuale tra uomini, donne e lavoratori di ogni genere; riduzione del cuneo fiscale; integrazione di una pensione autonoma.
  6. Riduzione delle disuguaglianze: reddito minimo sociale con controlli rigorosi; introduzione di lavori di pubblica utilità per i beneficiari; tariffe e canoni proporzionati al reddito.
  7. Famiglia: supporto alla famiglia come prima figura sociale e inclusiva; incentivi per il ruolo educativo.
  8. Europa: meno burocrazia e costi; uniformità fiscale nell’area euro; contratti unici per settori strategici; tassazione equa per le grandi multinazionali.
  9. Piano industriale nazionale: sviluppare asset strategici come turismo, agroalimentare e meccanica; stop alle delocalizzazioni.
  10. Economia reale e transizione ecologica: ridurre la finanza speculativa; tassare le mega-rendite; reinvestire nella transizione ecologica e nel sociale.
  11. Territori svantaggiati: sviluppare un piano integrato per le aree montane e collinari, creando lavoro e servizi locali.
  12. Giustizia: separazione delle carriere dei magistrati; autogoverno della magistratura con meno togati; processi più rapidi e giusti; pene alternative per reati lievi e certezza della pena per i reati gravi.

 

Infine, particolare attenzione dovrà essere rivolta alle fasce più deboli, incentivando strutture di carattere cooperativo-mutualistico per l’auto-produzione di beni e servizi. Questo modello, economicamente sostenibile, può contrastare il turbo-capitalismo finanziario, recuperando i valori dell’economia reale e sociale.

Siamo consapevoli del ruolo predominante di alcuni hedge fund nel mondo e in Italia, e per questo diventa urgente tornare alla legge bancaria del 1936, separando nettamente le banche di prestito da quelle speculative. Solo così potremo tradurre, con coerenza e coraggio, i principi della dottrina sociale cristiana nella nostra azione politica, incentrata sulla persona, la famiglia e i corpi intermedi.

Dopo aver condiviso un programma, sarà necessario convocare un’assemblea costituente per definire le alleanze compatibili e orientate alla piena attuazione della Costituzione repubblicana.

Con Liberali Cristiani Democratici la Lega si allarga al centro

Roma, 6 feb. – Un nuovo passo verso l’inclusione del centro moderato all’interno della Lega e nella coalizione di centrodestra.

Il Segretario della Lega, Senatore Matteo Salvini e il Presidente dell’Associazione Liberali Cristiano Democratici (LCD), On. Andrea de Bertoldi, hanno sottoscritto un patto federativo che segna un’allargamento significativo della Lega verso l’area liberale, cristiana e moderata.

Il Presidente di LCD, l’On. Andrea de Bertoldi, ha sempre sostenuto l’importanza per la coalizione di centrodestra di estendere il proprio perimetro di riferimento, in modo da rafforzare l’azione di Governo e sottolinea l’importanza di tutti coloro che oggi in Italia si riconoscono nei valori della democrazia, del liberalismo e del cristianesimo e intendono veder crescere l’efficienza e l’efficacia delle Politiche Pubbliche, senza ridurre la qualit dei servizi.

Il Segretario Federale della Lega, Sen. Matteo Salvini, riprendendo la matrice tradizionale e valoriale cristiana della Lega, al fine di rafforzare i legami con l’area politica liberale e moderata, ha deciso di avviare un percorso di allargamento e rafforzamento al centro, che rappresenta un valore aggiunto per la Lega e per la coalizione.

L’accordo tra la Lega e LCD non costituisce solo un accordo politico, ma intende rappresentare al meglio la volont di allargamento di una coalizione di centrodestra sempre pi inclusiva, a testimonianza dell’importanza di un percorso condiviso con le forze liberali e moderate che oggi rappresentano una parte significativa del panorama italiano.

L’Associazione Liberali Cristiano Democratici, LCD, nasce proprio con l’obiettivo di sviluppare in Italia una cultura politica che unisce tre grandi correnti di pensiero: liberalismo, democrazia e cristianesimo. LCD si propone di valorizzare le libert individuali, il libero mercato e lo Stato di diritto, si riconosce nelle istituzioni democratiche e nel pluralismo politico e si ispira ai valori cristiani, in particolare quelli espressi dalla dottrina sociale della Chiesa, promuovendo la dignit umana, la solidariet e il principio di sussidiariet. L’obiettivo quello di proporre una terza via tra il liberismo classico e la pianificazione statale, cercando un equilibrio tra le esigenze del libero mercato e il ruolo sociale dello Stato, con l’introduzione di specifiche strategie di efficientamento.

L’accordo tra Lega e LCD potrebbe aprire nuovi scenari per la politica italiana. L’ingresso di una componente liberale e cristiano-democratica all’interno della Lega rappresenta un’opportunit per ampliare il consenso e rafforzare il dialogo con settori dell’elettorato pi moderati e dell’area di centro. Questo allargamento potrebbe rivelarsi determinante per la coalizione in vista delle prossime sfide elettorali pi in bilico, dove la capacit di costruire un’alleanza il pi possibile ampia e coesa potrebbe rivelarsi fondamentale per garantire stabilit politica e una visione di governo inclusiva ed efficace.

La Perla, il grido delle lavoratrici: “Non spezzate la nostra storia”

Bologna, 6 feb. (askanews) – “Compraci. Noi siamo in vendita”. Cos le 230 lavoratrici dell’intimo di lusso La Perla cantano al presidio davanti allo stabilimento di Bologna, riadattando una canzone degli anni ’70. A pochi giorni dalla scadenza del bando di gara per la vendita, la Regione ribadisce: serve un progetto che garantisca continuit occupazionale e tutela degli asset, mantenendo la produzione sul territorio. Un marchio del Made in Italy con 70 anni di storia che rischia di essere frammentato. Il gruppo infatti, durante le varie crisi, stato diviso in tre parti: una in amministrazione controllata, nelle altre due le dipendenti hanno esaurito i 12 mesi di cassa integrazione. Sul loro futuro regna l’incertezza. Lo spiega Stefania Pisani, segretaria generale Filctem Cgil Bologna:

” il momento di coinvolgere la politica perch questo buco normativo negli ammortizzatori deve essere sanato. Queste due aziende, per quanto in liquidazione, non andranno in chiusura, ma andranno a un rilancio industriale. Ma quale rilancio industriale possibile senza le competenze collegate all’economia reale”.

Al presidio anche il leader del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte. “Bisogna fare uno sforzo in pi, il governo deve fare uno sforzo – spiega -. Visto che dicono che sono sempre al lavoro per il bene del Paese, richiamiamo l’attenzione su questo punto e ci battiamo insieme a voi”.

Il sindaco Matteo Lepore chiaro: “Il futuro deve essere a Bologna, qui dove queste donne vivono e lavorano. Questo quello che ha fatto il valore di questo marchio”.

Servizio di Paolo Tomassone

Montaggio Alessandra Franco

Immagini askanews

Le cellule staminali contro l’artrosi

Roma, 06 Feb. – I dati dicono che l’artrosi all’anca ha un’incidenza, in Italia, di circa 470 casi ogni 100mila persone all’anno, con numeri leggermente pi alti (495) in riferimento alle donne di et compresa tra i 70 e i 79 anni: “Si tratta -spiega il professor Salvatore D’Auria, primario di Ortopedia all’ospedale Fatebenefratelli di Benevento- di una condizione a carattere degenerativo. I sintomi, inizialmente lievi, tendono con il tempo all’ingravescenza fino anche a limitare seriamente la deambulazione. Una condizione simile a quella che si verifica in caso di problemi al ginocchio, l’altra articolazione a forte rischio. Le protesi, quando il problema si amplifica, sono la soluzione finora pi adottata ma ora una forte risposta arriva dalla cosiddetta medicina rigenerativa”.

Una terapia innovativa che si basa sull’utilizzo delle cellule staminali mesenchimali prodotte dal midollo osseo e presenti nel sangue periferico: “Il loro innesto -sottolinea il professor D’Auria- va a riparare eventuali alterazioni tendinee, cartilaginee e muscolari o patologie legate alla necrosi della testa del femore o omerale. Nel nostro ospedale, uno dei pochi che esegue pubblicamente questo tipo di intervento, abbiamo trattato, in quattro anni, oltre mille persone. Si tratta di una soluzione che, dall’esperienza fin qui acquisita, allontana l’uso di protesi per diversi anni. Un aspetto questo da non sottovalutare perch garantisce una qualit di vita decisamente migliore. Senza dimenticare che si pu, con la medicina rigenerativa, raggiungere persone che erano escluse da qualsiasi trattamento, come, ad esempio, gli obesi gli over 70”.

La terapia cellulare fa insomma parte di quella nuova branca della medicina che si pone l’obiettivo di sostituire organi e tessuti danneggiati. La conoscenza sempre pi approfondita della biologia delle staminali ha permesso, in questi ultimi venti anni, lo sviluppo di tecniche sempre pi innovative e mirate per curare o prevenire tutta una serie di malattie: “I benefici -chiosa il professor D’Auria- sono evidenti e sono orgoglioso che il mio ospedale abbia deciso di fare questa scelta che non appartiene a molte strutture pubbliche Un investimento importante e, nello stesso tempo, oculato per mettere al centro l’uomo e la sua sofferenza. Non si mette mai una protesi a cuor leggero perch comunque limita i movimenti e la vita delle persone. Sapere che esiste una possibilit migliorativa dunque rassicurante per medici e pazienti”.

Tajani e Bernini in Israele per consegna aiuti Food for Gaza

Milano, 6 feb. (askanews) – Il Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani in missione ad Ashdod, in Israele, insieme al Ministro dell’Universit e della ricerca, Anna Maria Bernini, per partecipare alla cerimonia di accoglienza del carico di aiuti donati dall’Italia al Programma Alimentare Mondiale (PAM) e di beni destinati alla Striscia nel quadro dell’iniziativa “Food for Gaza”.

Si tratta di un carico di 15 camion e altre 15 tonnellate di beni di prima necessit, tra cui taniche per la distribuzione dell’acqua e beni volti a contrastare l’impatto dell’inverno.

In occasione dell’ultima riunione del Tavolo Food for Gaza del 22 gennaio, stato deciso insieme al Ministro Bernini di allargare il perimetro dell’iniziativa prevedendo un maggior numero di borse di studio per giovani palestinesi e il coinvolgimento dei Policlinici universitari italiani.