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Ue, Meloni: ingenuo o folle dividere l’Europa dagli Usa

Roma, 18 mar. (askanews) – “Intendiamo continuare a insistere su quello che per noi non è solo un pilastro culturale e di civiltà ma un banale dato di realtà: non è possibile costruire garanzie di sicurezza dividendo l’Europa dagli Stati Uniti. È giusto che l’Europa si attrezzi per fare la propria parte, ma sarebbe nella migliore delle ipotesi ingenuo, nella peggiore folle, pensare che possa fare da sola senza la cornice euroatlantica che per 75 anni ha garantito la sicurezza dell’Europa”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso delle sue comunicazioni in aula al Senato in vista del Consiglio europeo del 20 e 21 marzo.

Ucraina, Meloni: siamo a fianco Kiev, maggioranza su stessa linea

Roma, 18 mar. (askanews) – “Il sostegno al popolo ucraino non è mai stato in discussione”, “lo facemmo senza tentennamenti” quando scoppiò la guerra “e a distanza di oltre tre anni quella scelta è rimasta immutata, non solo per Fratelli d’Italia, ma per l’intera coalizione di governo, questo impegno lo rivendichiamo davanti al mondo, siamo una nazione che rispetta i propri impegni internazionali e proprio per questo il suo parere conta”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante le comunicazioni in Senato in vista del prossimo Consiglio europeo.

Dazi, Meloni: no rappresaglie, guerra non avvantaggia nessuno

Roma, 18 mar. (askanews) – Sul tema dei dazi “il quadro è complesso e in costante evoluzione, tenuto conto che gli Stati Uniti hanno attivato misure simili anche nei confronti di altre Nazioni”, “ma io sono convinta che si debba continuare a lavorare, con concretezza e pragmatismo, per trovare un possibile terreno d’intesa e scongiurare una ‘guerra commerciale’ che non avvantaggerebbe nessuno, né gli Stati Uniti né l’Europa. E credo che non sia saggio cadere nella tentazione delle rappresaglie che diventano un circolo vizioso nel quale tutti perdono”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nelle sue comunicazioni nell’aula del Senato in vista del Consiglio Ue del 20 e 21 marzo.

“Se è vero che i dazi imposti sulle merci extra Ue possono teoricamente favorire la produzione interna – ha proseguito la premier -, in un contesto fortemente interconnesso come quello delle economie europea e statunitense, il quadro si complica. I dazi possono facilmente tradursi in inflazione indotta, con la conseguente riduzione del potere d’acquisto delle famiglie e il successivo innalzamento dei tassi da parte della Bce per contrastare il fenomeno inflattivo, come abbiamo già visto. Risultato: inflazione e stretta monetaria che frena la crescita economica. Non sono certa, insomma, che sia necessariamente un buon affare rispondere ai dazi con altri dazi. Per questo, credo che le energie dell’Italia debbano essere spese alla ricerca di soluzioni di buon senso tra Stati Uniti ed Europa”.

Ue, Meloni: è un momento complesso, Consiglio europeo decisivo

Roma, 18 mar. (askanews) – “Siamo alla vigilia di un Consiglio europeo che cade in un momento estremamente complesso per le dinamiche globali e allo stesso tempo decisivo per il destino dell’Italia, dell’Europa e dell’Occidente”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nelle comunicazioni in Senato in vista del Consiglio europeo del 20 e 21 marzo. “La mia speranza – ha aggiunto Meloni – è che questo dibattito ci trovi tutti consapevoli del tempo grave che stiamo
attraversando e che, pur nel rispetto delle posizioni, si possa ragionare insieme per prendere le scelte migliori per la nostra nazione, con il senso di realtà e responsabilità che si deve a questo momento”.

“La competitività – ha poi proseguito la presidente del Consiglio – può essere considerato un concetto astratto ma vuol dire la possibilità per i nostri figli di trovare lavori qualificati e ben remunerati senza dover lasciare la propria nazione. Competitività vuol dire
per gli Stati nazionali poter offrire servizi sociali adeguati e sempre migliori ai cittadini. Competitività significa, allargando la prospettiva, disporre dei mezzi e delle risorse necessarie non
solo a non dipendere da altri, ma anche a poter difendere i nostri valori e la nostra visione a livello internazionale”.

Sulla questione dei dazi “sono personalmente convinta che si debba usare concretezza e pragmatismo per cercare un possibile terreno di intesa” ed evitare una guerra “che non servirebbe a nessuno né agli Usa né all’Europa. Non sarebbe saggio cadere nella tentazione di rappresaglie che diventano circolo vizioso” e “in cui tutti perdono”, ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia
Meloni, durante le comunicazioni in Senato in vista del prossimo Consiglio europeo. “Non sono certa che sia buon affare rispondere a dazi con altri dazi, spenderemo le energie dell’Italia per soluzioni di buon senso guidate più che dall’istinto dalla logica di reciproco rispetto”, ha aggiunto. La premier ha affrontato anche il tema migranti, sottolineando in particolare la nuova direzione presa dal governo: “Non dimentico, ovviamente, il nostro impegno sulle soluzioni innovative. Tra queste c`è, in prima battuta, il Protocollo Italia-Albania, che il Governo è determinato a portare avanti, anche alla luce dell`interesse e del sostegno mostrato da sempre più nazioni europee. Anche qui, al di là della propaganda, è chiaro a tutti che se nella nuova proposta di Regolamento si propone di creare centri per i rimpatri in Paesi terzi, è grazie al coraggio dell`Italia che anche su questo ha fatto da apripista”. Meloni è poi intervenuta sulle questioni internazionali più difficili sul campo, Medio Oriente, Ucraina e rapporti con la Russia. In primo luogo la premier ha commentato i nuovi raid israeliani: “Seguiamo con grande preoccupazione la notizia della ripresa dei combattimenti a Gaza che mette a repentaglio gli obiettivi ai quali tutti lavoriamo, il rilascio degli ostaggi, di tutti gli ostaggi, e una fine permanente dell’ostilità così come il ripristino di una piena assistenza umanitaria nella Striscia. E voglio riportare a questo Parlamento la gratitudine espressa ieri da Re Abdullah II di Giordania per il fondamentale contributo italiano all’iniziativa da lui promossa di un corridoio aereo per garantire aiuti umanitari nella striscia di casa”. “Detto ciò – ha proseguito – l’Italia accoglie con favore il piano di ricostruzione presentato al vertice del Cairo lo scorso 4 marzo dai Paesi Arabi, per poter muovere verso una sua applicazione nella prospettiva più ampia di una pace stabile e duratura e della soluzione politica a due stati è però necessario che Hamas rilasci gli ostaggi e deponga le armi”. Sull’altro fronte la premier ha ribadito la posizione dell’Italia: “Sosteniamo gli sforzi del presidente Donald Trump” per una soluzione della guerra in Ucraina. E “il sostegno al popolo ucraino non è mai stato in discussione”, “lo facemmo senza tentennamenti” quando scoppiò la guerra “e a distanza di oltre tre anni quella scelta è rimasta immutata, non solo per Fratelli d’Italia, ma per l’intera coalizione di governo, questo impegno lo rivendichiamo davanti al mondo, siamo una nazione che rispetta i propri impegni internazionali e proprio per questo il suo parere conta”. Ma – ha sottolineato la premier – l’invio di truppe in Ucraina “non è mai stato all’ordine del giorno” e “l’invio di truppe europee proposto da Gran Bretagna e Francia è una proposta molto complessa, rischiosa e poco efficace”. Invece “l`Italia considera la proposta di cessate il fuoco elaborata a Gedda l’11 marzo il primo passo in direzione di una pace giusta e duratura, per costruire garanzie di sicurezza solide ed efficaci per l’Ucraina, per l’Europa nel suo complesso e per gli stessi americani che non possono permettersi di siglare un accordo di pace violabile”,  ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso delle sue comunicazioni in aula al Senato in vista del Consiglio europeo del 20 e 21 marzo. Il passo compiuto fra Stati Uniti e Ucraina consente, ha spiegato la premier, di “rimettere ora la responsabilità di una scelta in capo alla Russia, dalla quale attendiamo concreti e rapidi passi nella stessa direzione”. “Sono ore delicate – ha sottolineato ancora Meloni – e bisogna astenersi dal commentare ogni singola dichiarazione dei protagonisti sul campo e invece lavorare sul piano diplomatico”.  Infine, Meloni ha sottolineato, “siamo al fianco del presidente Mattarella ogni qualvolta viene attaccato per la sola ragione di aver ricordato chi sono aggressori e aggrediti”.

Daniele Novara: Mamme fatevi da parte e liberate i figli adolescenti

Roma, 18 mar. (askanews) – “Mollami!” (edizione BUR Rizzoli), un titolo un avvertimento, il nuovo libro dell’autorevole pedagogista piacentino Daniele Novara – presentato in una gremita sala alla Citt dell’Altra Economia (Cae) a Roma – e dedicato all’educazione dei figli adolescenti, alle strategie utili per aiutare le ragazze e i ragazzi a spiccare il volo e i genitori a vivere questo passaggio delicato senza troppe inquietudini. Ma come?

“I figli vogliono vivere senza il bisogno dei genitori, allontanarsi e prendere la loro strada e far perdere le loro tracce. Quindi bisogna gestire in un certo senso la capacit di essere presenti, senza farlo presente”, ha spiegato Novara ad askanews.

Lasciarli liberi significa saper rispettare e gestire il loro desiderio di libert. Tecniche come il “paletto”, l'”ascolto senza commento” o il “silenzio attivo” si rivelano preziose. Novara demolisce inoltre il “mito del dialogo” con i figli adolescenti:

“Ci vuole asciuttezza, riconoscere che non una priorit assoluta dei figli parlare con i genitori o farsi ascoltare dai genitori o ascoltare i genitori. E quindi costruire comunicazioni di servizio, come le chiamo nel libro, che permettono ai ragazzi, anche attraverso la tecnica del paletto, di trovare la loro strada”, ha ricordato.

Genitori presenti ma non soffocanti, insomma. Mamme fatevene una ragione, in adolescenza dovete farvi da parte:

“Penso che il mio libro sia liberatorio, specialmente per le mamme, perch creo tutte le tecniche e il metodo per cui possono passare la palla al pap, quando c’, e specialmente non sentire tutta la gravit, il peso, essere pi distaccate, perch avevano bisogno di voi mamme quando erano piccoli, per adesso rischiate adesso voi di essere un problema per i vostri figli”, ha avvertito il fondatore del Centro Psicopedagogico per la Pace e la gestione dei conflitti (CPP) e gi autore di bestseller come “Litigare fa bene”.

Infine l’appello di Novara ai 15enni: “Viaggia, fai esperienze reali e non virtuali, vivi anche la solidariet, che molto importante, vivi nel contesto dei tuoi compagni e lavora, perch anche quello importante!”.

A intervistare Daniele Novara Gianna Fregonara, responsabile Scuola e Universit del Corriere della Sera; l’incontro stato introdotto da Massimo Guidotti, direttore della scuola interculturale Celio Azzurro.

Intervista di Stefania Cuccato

Montaggio Carlo Molinari

Immagini askanews

Draghi: la sicurezza dell’Ue messa in dubbio da Trump. Usare il debito comune per la Difesa europea

Roma, 18 mar. (askanews) – “La nostra sicurezza è oggi messa in dubbio dal cambiamento nella politica estera del nostro maggior alleato rispetto alla Russia che, con l’invasione dell’Ucraina, ha dimostrato di essere una minaccia concreta per l’Unione Europea”. Per far fronte alle esigenze di una difesa europea, oggi inevitabile, è necessario ricorrere al debito comune. Lo ha affermato Mario Draghi, nell’audizione al Senato, dinanzi alle Commissioni bilancio, attività produttive e politiche europee di Montecitorio e Palazzo Madama.

L’audizione, convocata per approfondire il Rapporto sulla competivitià, si è concentrata, come era prevedibile, sui temi geolitici di attualità, in primis il Piano europeo di riarmo e i dazi.

“L’Unione Europea – ha ricordato Draghi – ha garantito per decenni ai suoi cittadini pace, prosperità, solidarietà e, insieme all’alleato americano, sicurezza, sovranità e indipendenza. Questi sono i valori costituenti della nostra società europea. Questi valori sono oggi posti in discussione. La nostra prosperità, già minacciata dalla bassa crescita per molti anni, si basava su un ordine delle relazioni internazionali e commerciali oggi sconvolto dalle politiche protezionistiche del nostro maggiore partner. I dazi, le tariffe e le altre politiche commerciali che sono state annunciate avranno un forte impatto sulle imprese italiane ed europee”.

Il debito comune per sostenere gli investimenti richiesti dal ReArm Eu è essenziale perché “gli angusti spazi di bilancio non permetteranno ad alcuni Paesi significative espansioni del deficit, né sono pensabili contrazioni nella spesa sociale e sanitaria: sarebbe non solo un errore politico – ha detto Draghi – ma soprattutto la negazione di quella solidarietà che è parte dell’identità europea, quell’identità che vogliamo proteggere difendendoci dalla minaccia dell’autocrazia”.

L’ex presidente del consiglio si è poi soffermato sul tema dei dazi sottolineando che nella guerra commerciale “l’Europa è più vulnerabile di tutti gli altri, perché noi traiamo il 50% del nostro prodotto dal commercio estero, gli Stati Uniti solo il 26%, la Cina solo il 32%. Quindi se gli altri mettono dei dazi e noi rispondiamo alla fine fondamentalmente creiamo anche un danno a noi stessi”. La risposta giusta indicata da Draghi è quella di stimolare il mercato comune e aumentare la domanda interna.

Un riferimento poi all’energia. “Una seria politica di rilancio della competitività europea deve porsi come primo obiettivo la riduzione delle bollette, per imprese e famiglie”.

Ue, Schlein: sì a difesa europea, no al riarmo dei singoli Stati

Roma, 18 mar. (askanews) – “Siamo gli unici che in tutta questa vicenda entriamo nel merito delle questioni: dicendo sì alla difesa comune – e come dobbiamo costruirla – e dicendo no a ciò che va a sostegno del riarmo dei singoli 27”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein parlando ai gruppi parlamentari democratici. Il Pd, ha aggiunto, spiega “quali sono le critiche puntuali e come chiediamo di cambiare le proposte che non vanno nella direzione di creare una vera difesa comune”.

Tv, ci sarà la seconda stagione di "Storia della mia famiglia"

Roma, 18 mar. (askanews) – Netflix ha confermato che la serie “Storia della mia famiglia” tornerà con una seconda stagione.

La serie racconta di Fausto (Eduardo Scarpetta), un giovane papà che, sapendo di dover lasciare i suoi bambini Libero (Jua Leo Migliore) ed Ercole (Tommaso Guidi), decide di affidarli alle cure e all’amore di una improbabile famiglia composta da sua mamma Lucia (Vanessa Scalera), suo fratello Valerio (Massimiliano Caiazzo) e dagli amici di sempre Maria (Cristiana Dell’Anna) e Demetrio (Antonio Gargiulo).

“Storia della mia famiglia” è creata da Filippo Gravino, diretta da Claudio Cupellini e prodotta da Palomar (a Mediawan Company).

Primavera d’arte, la mostra sul dialogo tra maestri e nuove visioni

Roma, 18 mar. (askanews) – Un dialogo tra maestri e nuove visioni inaugura “Primavera d’Arte”, una nuova mostra collettiva che porta avanti la sua consolidata linea programmatica: il dialogo tra gli storici protagonisti della scuola romana e i più interessanti talenti contemporanei.

L’opening, previsto venerdì 21 marzo alle 18:30, sarà arricchito da uno showcase di live photo a cura della fotografa Eleonora Chiodo e da un intervento della jewel designer Serena Bonifazi (SB Art Jewels).

La selezione degli artisti in mostra attraversa epoche e linguaggi, creando un ponte tra la grande eredità del Novecento italiano e le sperimentazioni più attuali. Tra i maestri, opere di Mario Schifano, Franco Angeli, Renato Mambor, Emilio Leofreddi, Alighiero Boetti, Mimmo Rotella, Antonio Del Donno, Renato Guttuso e Giosetta Fioroni, figure che hanno segnato profondamente l’arte italiana e internazionale con la loro visione innovativa.

Ad affiancarli, una selezione di artisti contemporanei che si muovono tra pittura, fotografia, scultura e design: Marco Tamburro, con la sua riflessione sulla metropoli e l’alienazione urbana; Juanni Wang, pittrice di caratura internazionale, la cui opera esplora il concetto di specchio e riflesso dell’anima; Daniela Forcella, con le sue installazioni pop dal forte impatto simbolico; C3R, il cui linguaggio espressivo unisce colore e parola; Fabiana Di Donato, che sperimenta la materia e il gesto pittorico con una forte intensità emotiva; Stefano Notargiacomo, che trasforma il recupero meccanico in arte e design; Eleonora Chiodo, fotografa che cattura l’istante attraverso un’estetica viscerale e spontanea; Serena Bonifazi, che con SB Art Jewels trasforma il gioiello in una scultura indossabile; Alessandro Cannistrà, artista poliedrico con una ricerca che attraversa pittura, installazione e performance.

La mostra accoglie anche due new entry in galleria: Roberto Schiavone, il cui linguaggio pittorico, influenzato dalla sua esperienza nel cinema, crea scenari visionari e stratificati tra realtà e immaginazione, e Rasha Amin, artista multidisciplinare il cui lavoro esplora i temi dell’identità, della resilienza e della condizione femminile attraverso pittura, installazioni e video.

“Primavera d’Arte” celebra il confronto tra generazioni artistiche diverse, offrendo un percorso espositivo che attraversa la memoria storica e il presente dell’arte, in un continuo rinnovarsi di visioni e linguaggi.

Rammarico di Mosca per la ripresa dei raid a Gaza: le parti tornino a negoziare

Roma, 18 mar. (askanews) – Il governo russo ha espresso “rammarico per la ripresa delle operazioni militari israeliane nella Striscia di Gaza”, chiedendo alle parti di riprendere i negoziati.

“Mosca si rammarica profondamente della ripresa delle operazioni militari israeliane nella Striscia di Gaza – recita la nota del ministero degli Esteri riportata dalle agenzie di stampa – l’esperienza ha dimostrato che risolvere la questione del rilascio degli ostaggi con l’uso della forza è impossibile. La Russia condanna fermamente qualsiasi azione che porti alla morte di civili e alla distruzione delle infrastrutture sociali”. Il ministero ha quindi sollecitato Israele e Hamas a tornare al tavolo dei negoziati per arrivare a “una soluzione reciprocamente accettabile alla questione del rilascio degli ostaggi, che consentirebbe poi una normalizzazione a lungo termine nella Striscia di Gaza e aiuterebbe ad avviare la ricostruzione dell’enclave”.

Cinema, "Mandrake" sbarca al cinema: dal 20 marzo

Roma, 18 mar. (askanews) – Dopo il grande successo nei teatri italiani con tutto sold out e con un seguito di oltre 5 milioni di Follower sui social Giuseppe Ninno “Mandrake” sbarca al cinema. Un’anteprima unica per la proiezione del primo film di animazione sulla famiglia ideata e portata in scena in carne ed ossa sui social da Giuseppe Ninno, in arte Mandrake. Dal 20 marzo il film d’animazione sarà in numerose sale italiane.

L’annuncio, nel perfetto stile del comico brindisino, è avvenuto su tutte le piattaforme social, facebook, instagam, tik tok, youtube, sulle quali milioni di utenti giorno dopo giorno apprezzano i divertenti video prodotti dal performer. Un successo sempre più crescente e il film d’animazione promette di essere un successo grazie alla sua combinazione di umorismo, emozioni e situazioni surreali che riflettono, in fondo, la vita di tutti i giorni. Un appuntamento imperdibile per gli amanti dell’animazione e per tutti coloro che si sono affezionati alle avventure della Famiglia Imbarazzi sui social.

Questo progetto presenta il culmine di anni di lavoro e passione, e siamo ansiosi di condividere le avventure dei nostri personaggi con il pubblico di tutte le età. Un’opera tutta italiana con La Signora Maria, Papà, Giuseppe, Antonio, Nonna Ninetta e Zia Graziella. Risate assicurate per tutti! Giuseppe vive in una famiglia caotica: sua madre, Maria, è sempre nervosa e controlla tutto, mentre suo padre è affettuoso ma legato al divano. Giuseppe desidera più libertà, ma scopre che presto avrà un compito di inglese decisivo. Intanto, Maria viene scelta per testare il super robot Bamby. Una sera, durante un litigio, uno zoccolo lanciato viene colpito da un fulmine e scambia i loro corpi, Maria riuscirà a superare il compito. E Giuseppe dimostrerà il Bamby? Tra equivoci e risate, l’Amore risolve tutto.

Il progetto è stato realizzato da un team di talentuosi animatori, sceneggiatori e artisti guidati da Ninno “Mandrake”. “Oggi posso dire, in parte, di aver realizzato questo sogno, un anno di duro lavoro, giorno per giorno, scrivere e disegnare insieme a Michele Albanese a tutte le ore del giorno e della notte, cambiare, riscrivere, ridisegnare. Ringrazio Uci film e The Space per aver creduto in questo progetto, ed a Euphorica che cha dato vita a tutto questo! Spero vi piaccia e vi faccia emozionare un terzo di quello che questo cartone significa per me”.

Usa, Trump registra un video per invitare i migranti ad "autodeportarsi"

New York, 18 mar. (askanews) – Il presidente Donald Trump avrebbe registrato un video per i social in cui inviterebbe i migranti irregolari ad autodeportarsi e a usare una nuova applicazione per segnalare la propria partenza dagli Stati Uniti. Lo riferisce Axios.

“Il video, della durata di 90 secondi – si legge sul sito – sarà pubblicato prossimamente su Instagram, X, YouTube e Rumble, nell’ambito di una campagna volta a incoraggiare i migranti senza documenti a lasciare il Paese prima di essere arrestati o espulsi”.

Secondo quanto riportato da Axios, il presidente avverte che chi userà l’app e partirà spontaneamente “potrebbe avere la possibilità di tornare legalmente in futuro”. Chi invece non lo farà, aggiunge, “verrà trovato, deportato e non sarà mai più ammesso negli Stati Uniti – mai, mai più”.

La campagna arriva mentre il piano di Trump per deportare i migranti irregolari è ostacolato da mancanza di fondi, personale e strutture. La strategia ora punta a spingere i migranti a partire da soli.

Ddl sicurezza, allarme opposizioni: Servizi potranno schedare tutti

Roma, 18 mar. (askanews) – Il ddl sicurezza apre la strada a “una schedatura di massa dei cittadini” da parte dei Servizi segreti. È l’allarme lanciato dalle opposizioni in una conferenza stampa in cui M5s, Pd, Avs e Iv hanno chiesto al governo di stralciare l’articolo 31 del provvedimento, già approvato alla Camera, e in dirittura d’arrivo nelle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia del Senato.

Nel mirino del centrosinistra la norma del testo che obbliga le pubbliche amministrazioni, le società a partecipazione pubblica o a controllo pubblico a collaborare con i servizi segreti anche in deroga alla legge sulla privacy. A scovarla tra le pieghe dei 38 articoli del ddl che M5s ha ribattezzato “ddl repressione” per via delle norme che prevedono una stretta sulle manifestazioni, è stato il senatore pentastellato Roberto Scarpinato, ex magistrato, che ne evidenzia senza mezzi termini la portata: “Per la legge del 2007, i Servizi possono chiedere alle Pa collaborazione e assistenza per l’espletamento delle loro funzioni e possono formulare delle convenzioni nelle quali stabilire clausole di salvaguardia ad esempio invocando il Garante per la Privacy. Con l’articolo 31 del ddl sicurezza si fa una rivoluzione: si stabilisce che tutte le P.a. e tutti gli enti che svolgono funzione pubblica siano assoggettati al potere unilaterale dei servizi. Devono prestare collaborazione, non possono. Non hanno nessuna possibilità di porre limiti alle richieste perché per la norma stabilisce che i Servizi devono ottenere informazioni anche in violazione delle norme sulla privacy”. Secondo Scarpinato “è una norma di una indeterminatezza e genericità totale: basta invocare il principio della sicurezza nazionale, un concetto contenitore che può essere riempito con le più varie motivazioni. È pass partout”.

Ma cosa significa concretamente? “Per esempio – spiega l’ex pm – all’interno delle università i professori possono essere obbligati a fornire informazioni sull’orientamento politico degli studenti, sulla loro partecipazione a movimenti antagonisti; all’interno degli ospedali i medici possono essere obbligati a fornire informazioni sulle cartelle cliniche attualmente coperte da privacy, devono consentire l’accesso alle banche dati che riguardano i propri dipendenti. Si crea la possibilità di una schedatura di massa dei cittadini, un ritorno alla vecchia Ovra fascista che funzionava allo stesso modo: si obbligavano i cittadini a collaborare, a diventare informatori dei servizi senza limiti”.

Nello stesso articolo c’è un’altra norma “inquietante” che ha suscitato la reazione dell’Associazione dei familiari vittime delle stragi: “Questo provvedimento prevede che i Servizi possano organizzare e dirigere associazioni finalizzate al sovvertimento dell’organo costituzionale. Si passa dall’uomo dei Servizi che fa l’infiltrato allo 007 che organizza un’associazione sovversiva e si prevede anche la possibilità di commettere reati come la fabbricazione e il trasporto degli esplosivi. Sono le condotte poste in essere dai Servizi per la strategia della tensione quando uomini dei Servizi si sono inseriti negli organi direttivi delle associazioni sovversive per fare stragi e destabilizzare il paese. È un ritorno al passato che inquieta soprattutto visto l’album di famiglia di alcuni componenti della classe dirigente: Meloni ha ripetutto più volte che tra le sue figure di riferimento c’è Pino Rauti, uno dei protagonisti della strategia della tensione”.

Per Alfredo Bazoli, senatore Pd, l’articolo 31 del ddl sicurezza “è l’ennesimo tassello di una politica che sta attribuendo poteri sempre più invasivi ai Servizi, quindi all’esecutivo, smantellando i poteri di controllo dell’autorità giudiziaria”. Il dem Andrea Giorgis fa sapere che le opposizioni “hanno chiesto al governo di illustrare la portata innovativa della norma, di fare un dibattito alla luce del sole”. Ma dal governo e dalla maggioranza finora c’è stato un muro di gomma. “Non è passato neanche il nostro emendamento che chiedeva più poteri di controllo al Copasir”, sottolinea Scarpinato.

Si tratta di “norme liberticide fatte apposta per intimidire le persone, scoraggiarle a prendere parte alla vita politica”, attacca Dafne Musolino, senatrice Iv, che con Alessandra Maiorino (M5s) e Peppe De Cristofaro (Avs) hanno dato battaglia nelle commissioni del Senato: “Attaccano la separazione dei poteri, ossia il caposaldo della civiltà giuridica. È inquietante nel paese di Gladio e delle stragi di Stato”, osserva De Cristofaro.

A Roma 3 giorni Agricoltura E’: inaugura Mattarella, chiude Meloni

Roma, 18 mar. (askanews) – “L’Italia è il punto di riferimento della qualità da mettere a disposizione del resto del mondo, in primis dell’Unione Europea. Siamo stati tra i paesi fondatori e ora a Roma avremo una tre giorni in cui saranno presenti le istituzioni italiane ed europee per ricordare quanto sia importante l’agricoltura, non solo nella produzione di cibo, ma anche nella difesa dell’ambiente, nella sicurezza, nella solidarietà”. Lo ha detto il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, presentando al Masaf a Roma il programma di “Agricoltura È”, il villaggio aperto a tutti e allestito in piazza della Repubblica, nel cuore di Roma, dal 24 al 26 marzo. Una sorta di “Ortigia in miniatura” che racconterà la centralità e la poliedricità dell’agricoltura con le “tante attività ad esa connesse che spesso sono poco veicolate e comunicate”.

L’evento si configura come un vasto momento di confronto tra istituzioni italiane, europee, associazioni di categoria, aziende, consorzi e studenti. Saranno infatti presenti oltre 3000 studenti di istituti agrari e alberghieri “che rappresentano il futuro” del settore primario ed enogastronomico.

Ampio il parterre della tre giorni che verrà inaugurata (a porte chiuse) alle 12 dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Seguirà un dialogo tra il vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto e il ministro Lollobrigida. Poi, ci sarà un focus sui Consorzi e le Indicazioni Geografiche. Alle 19, il villaggio verrà “illuminato alla presenza del ministro per gli Affari Europei Tommaso Foti – ha annunciato il ministro Lollobrigida – e sarà una sorpresa: ci sarà una piazza che rappresenta l’Europa e il ruolo dell’Italia. Perché molti dicono che l’Italia non va da nessuna parte senza l’Europa, ma neanche l’Europa va da nessuna parte senza l’Italia”.

Il 25, a porte chiuse, ci sarà un confronto tra il Commissario europeo all’Agricoltura e Alimentazione Christophe Hansen e i rappresentanto del sistema imprenditoriale agricolo italiano. Poi, una serie di incontri organizzati da sindacati e associazioni di settore e dei momenti di confronto sulle filiere, la competitività e il territorio ai quali parteciperanno anche il vicepresidente del Consiglio dei ministri e ministro degli Affari esteri Antonio Tajani e il ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso. Alle 19 il presidente del Senato Ignazio La Russa parteciperà alla cerimonia di illuminazione del villaggio.

Il 26 marzo, infine, il presidente della Camera dei Deputati Lorenzo FOntana parteciperà a un confronto su ricerca e innovazione in agricoltura. Presenzieranno al villaggio anche i ministri dell’Università e della ricerca Anna Maria Bernini il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara. Chiuderà la tre giorni la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

“Vogliamo condividere un momento fondante e di rilancio di un’Europa che sia più credibile – ha detto il ministro Lollobrigida – nata per garantire pace e prosperità. L’Italia è pronta per fare dei passi avanti”. “Il Masaf – ha aggiunto – è promotore dell’evento ma c’è il coinvolgimento dell’intero Sistema Italia e la data è simbolica e strategica: il 25 marzo, anniversario di un momento in cui l’Europa fece un passo avanti diventando un soggetto politico con i Trattati di Roma”.

M.O., Conte: riprende il massacro a Gaza, Italia e Ue spettatori

Roma, 18 mar. (askanews) – “Non possiamo permetterci che riparta il massacro a Gaza di cui Italia e Europa sono spettatori da mesi”. Lo ha scritto sui suoi canali social il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, rilanciando dal sito del quotidiano Avvenire la notizia dei 400 morti palestinesi di oggi in seguito alla ripresa dei bombardamenti israeliani.

“Mentre venivano trucidati decine di migliaia di palestinesi – ha sottolineato l’ex premier – il governo italiano era impegnato a proteggere Netanyahu e a stringere le mani a lui e al suo Governo criminale. A livello europeo è mancata una presa di posizione forte con misure concrete quali embargo sulle armi e sanzioni a Israele. Adesso è ripartito il massacro che coinvolge, ancora una volta, donne e bambini. Un solerte funzionario israeliano ha dichiarato che quest’ultimo raid ha una funzione ‘preventiva’ perché c’erano ‘movimenti insoliti’ a Gaza”.

“Ma in tutto questo come si colloca l’Europa dei diritti, che si vanta costantemente della sua ‘superiore’ civiltà giuridica? L’Europa che abbiamo in mente noi non si gira dall’altra parte. Questa persistente indifferenza ha macchiato la nostra storia. Ora basta!”, ha concluso Conte.

La Scuola di Musica di Fiesole al Maggio Musicale Fiorentino

Roma, 18 mar. (askanews) – Cinquantuno anni di storia, più di 100 corsi annuali, 14 orchestre, 6 cori, centinaia di appuntamenti musicali ogni anno, premi e riconoscimenti in tutto il mondo, migliaia di studenti: è la Scuola di Musica di Fiesole, da sempre fucina del talento italiano ed internazionale, che il 23 marzo presenterà sul palco del Maggio Musicale Fiorentino uno dei suoi tanti fiori all’occhiello, l’Orchestra Giovanile Italiana (Ogi), unica vera orchestra giovanile pre-professionale in Italia, riconosciuta in tutto il mondo per la sua grande storia, unicità ed eccellenza.

Ad aprire il concerto, inoltre, un’altra importante realtà formativa, culturale e sociale di Fiesole, l’Orchestra dei Ragazzi, formata da allievi tra gli 11 e 20 anni, i talenti di domani. Sul podio dell’Ogi per l’occasione il giovane violinista e direttore d’orchestra russo Afanasy Chupin, astro nascente cresciuto con MusicAeterna di Theodor Currentzis, che ha già lavorato con l’Ogi secondo un processo evolutivo che permette all’orchestra sia di reagire agli impulsi direttoriali sia di essere in grado di prendersi delle responsabilità autonome seguendo un modello cameristico.

Superato il cinquantennale lo scorso anno, la Scuola di Musica di Fiesole vive oggi una nuova stagione di grande intraprendenza e vivacità, forte di un prestigioso passato, del suo ruolo di fondatrice e cuore pulsante di ECMA (European Chamber Music Academy), ma anche della credibilità del suo Direttore Artistico dal 2020, il pianista e direttore d’orchestra Alexander Lonquich, nonché del continuo fluire verso Villa la Torraccia di migliaia tra i migliori giovani talenti italiani.

Tra le tante nuove iniziative della scuola si conta anche il recente accordo con il Maggio Musicale Fiorentino, in cui si inserisce il concerto del 23 marzo, per il quale Fondazione CR Firenze ha messo a disposizione degli allievi ben 500 biglietti gratuiti con l’obiettivo di aiutare la crescita di nuovo pubblico e al contempo garantire un’alta partecipazione degli studenti.

Il programma del 23 marzo sarà però un momento importante per gli appassionati di musica di tutt’Italia per scoprire il futuro del grande repertorio classico nelle mani dei suoi più promettenti esecutori di domani, affidato prima con l’ouverture di Fidelio di Beethoven all’Orchestra dei Ragazzi diretta dal pianista, compositore, jazzista e docente Antonino Siringo; quindi con la OGI e la bacchetta di Afanasy Chupin si entrerà a pieno titolo nel grande sinfonismo russo novecentesco con Petruska di Stravinsky nella versione del 1947, poi con la versione sinfonica di sette numeri del balletto da Shakespeare di Sergej Prokof’ev Romeo e Giulietta, Suite n. 2 op. 64 ter del 1936. Un impaginato impegnativo anche per solide orchestre non giovanili, che dunque offrirà un banco di prova per questi giovani e le lunghe settimane di lavoro preparatorio, che la Scuola di Fiesole ha intenzione di aprire presto al pubblico per mostrare l’enorme ed appassionato lavoro che prelude alla resa artistica di ogni appuntamento delle sue compagini.

Commenta così il Direttore Artistico Alexander Lonquich il nuovo corso di SMF: “Sin dal 2020, in piena pandemia, mi sono reso conto che la sfida era grande, soprattutto per l’importanza di questa istituzione nel panorama della formazione musicale europea da cui io provengo: rispettarne il valore storico, la sua tradizione, senza però cadere vittima di quella soggezione che ti fa fermare al passato per paura di tradirlo, era ed è il cuore di questa sfida. Credo però che oggi siamo sulla strada giusta e presto potremo raccontarvi i nuovi progetti produttivi e non solo, che abbiamo disegnato per i ragazzi ma anche per il pubblico e che si concretizzeranno nel corso dell’anno ed oltre. Uno dei principi ispiratori è che la musica nasce per un pubblico e che incentivare un incontro costante tra gli studenti e il pubblico fuori dalla scuola sia un passaggio essenziale nella crescita professionale ed umana dei nostri studenti: ci ascolterete sempre più spesso, credo per il bene e il piacere di tutti, sul palco e in sala”

Bce: eurozona perde quote su export tecnologia dove Cina cresce

Roma, 18 mar. (askanews) – Negli ultimi 5 anni complessivamente i Paesi dell’area euro hanno perso quote sulle esportazioni nel commercio internazionale, in particolare sull’alta tecnologia. Nel frattempo, specularmente, queste quote venivano guadagnate della Cina, che ha alzato il livello tecnologico delle sue merci e ora “ha una struttura delle esportazioni sempre più simile a quella dell’area euro”. Questa la fotografia scattata da uno studio (intitolato “Have euro area exports missed the tech train?”) anticipato dalla Banca centrale europea dal suo Bollettino economico, che verrà pubblicato nella sua interezza giovedì.

Una analisi comparata degli indicatori macroeconomici con le componenti strutturali “mostra che l’area euro ha perso terreno su tutti i settori di esportazione del manifatturiero, anche se le perdite maggiori riguardano i settori di media e elevata tecnologia”, afferma lo studio.

Lo studio riguarda il periodo intercorso dal 2019 al 2024 e riflette quindi anche le ricadute subite dalle economie Ue a seguito di lockdown e misure restrittive imposte dai governi a motivo del Covid.

Secondo la Bce nello stesso periodo e la Cina ha guadagnato quote rilevanti sul mercato delle esportazioni nei settori di media e alta tecnologia, mentre gli Stati Uniti hanno espanso la loro quota sui settori dell’alta tecnologia. “La performance della Cina – si legge – sembra essere esattamente l’inverso dell’area euro, con forti guadagni soprattutto nei settori di media e alta tecnologia”.

Gli Stati Uniti, per parte loro, sono riusciti a ottenere un completo recupero dei mercati delle esportazioni nel 2024 rispetto al 2019, mostrando performance superiori ad altre aree economiche sull’alta tecnologia e sui settori non manifatturieri, in particolare sull’estrazione di petrolio gas naturale.

Secondo l’analisi, la performance dei paesi dell’area euro è disomogenea tra settori, con “forza rilevante sulla farmaceutica ma molta debolezza su elettronica e computer. L’area euro è un leader globale nei settori della farmaceutica, con il 36 percento delle esportazioni e ha continuato a guadagnare quote di mercato. Un altro settore di alta tecnologia che nell’area euro mostra performance positive è quello di strumenti ottici e della navigazione. Tuttavia, le esportazioni di altri settori dell’alta tecnologia sono state deboli, con le quote di mercato che sono notevolmente calate”. Qui i Paesi della valuta unica hanno perso terreno verso altre economie, come sull’elettronica a favore della Cina e sui computer con gli Stati Uniti.

Draghi: in una guerra commerciale l’Europa è la più vulnerabile

Roma, 18 mar. (askanews) – Nel quadro globale “fondamentalmente ci sta una guerra commerciale. Si capiva già che ci saremmo andati e l’Europa è più vulnerabile di tutti gli altri, perché noi traiamo il 50% del nostro prodotto dal commercio estero, gli Stati Uniti solo il 26%, la Cina solo il 32%. Quindi se gli altri mettono dei dazi e noi rispondiamo alla fine fondamentalmente creiamo anche un danno a noi stessi, perché di fronte a una risposta degli altri siamo più vulnerabili, perché gli altri ci colpiscono più di quanto noi possiamo fare a loro”. Lo ha affermato l’ex premier e ex numero uno della Bce, Mario Draghi, durante una audizione al Senato sul suo Rapporto sul futuro della competitività europea.

“Allora che cosa si fa? Si accetta passivamente la concorrenza sleale o le azioni di protezionismo? Il rapporto da che era diventato sulla competitività è diventato un rapporto sulla politica industriale. E in particolare individua diversi casi. Il primo è quando la tecnologia è ormai persa, anche grazie alla concorrenza sleale. Prendete il caso dei pannelli solari: a questo punto – ha sostenuto Draghi – non conviene neanche metterli come un obiettivo della politica industriale. Lasciamo che il cittadino cinese paghi le tasse per sussidiare la vendita dei pannelli solari a noi”.

“Poi vi sono dei settori che sono molto importanti nell’economie europee, in questi casi noi quello che vogliamo tenere sono i posti di lavoro – ha proseguito -. Quindi la concorrenza in quel caso è diversa, noi non siamo particolarmente interessati alla tecnologia, ma ai posti di lavoro. Allora in quel caso non è una questione di proteggere, e semmai incoraggiare, gli investimenti diretti di quelli che sono più bravi a tenere e proteggere o aumentare i posti di lavoro”.

Infine, possono esserci dei casi in cui invece “siamo interessati alla tecnologia e vogliamo proteggere questa tecnologia dalla concorrenza sleale, che si basi sui dazi, o sui sussidi ma anche su una artificiosa compressione della domanda interna con dei salari deliberatamente bassi e con probabilmente una protezione sociale diversa e con requisiti di qualità diversi. Come nel caso della tecnologia relativa alle batterie e le ricariche – ha detto Draghi -. E notate che l’Europa è un leader mondiale per l’innovazione nelle tecnologie pulite e verdi. E poi ci sono delle piccole industrie che sono altamente innovative in alcuni campi come il clima”.

Siria, UNHCR: situazione resta drammatica, non lasciamo svanire speranza

Roma, 18 mar. (askanews) – Dopo un conflitto devastante durato quasi 14 anni e oltre 13 milioni di persone costrette a fuggire dalla propria casa, oggi la Siria è a un bivio. Dall’inizio dello scorso dicembre, 350 mila persone sono rientrate nel Paese e dalla fine di novembre oltre 885 mila sfollati interni sono tornati nelle loro comunità. I segnali di speranza non mancano, ma la crisi umanitaria resta drammatica.

Più di 16 milioni di siriani hanno ancora bisogno di aiuti urgenti – in primis cibo, alloggi, assistenza sanitaria – e più di 7,4 milioni di siriani rimangono sfollati interni, la maggior parte dei quali vivono in condizioni estremamente difficili. Migliaia di case e le infrastrutture più importanti sono state rase al suolo o danneggiate. L’economia è in ginocchio, mancano cibo, elettricità, opportunità di lavoro e di reddito. Le famiglie faticano a permettersi anche i beni più elementari. Queste preoccupazioni sono ulteriormente aggravate dalla recente ondata di violenza nell’ovest della Siria, che ha causato la morte di centinaia di civili e ha spinto altre persone a fuggire dalle loro case.

Per contribuire a rispondere a questa situazione, UNHCR Italia lancia un appello urgente di raccolta fondi a sostegno del popolo siriano.

“Dopo anni vissuti lontani dalle loro case, tante famiglie stanno tornando con determinazione e coraggio – dichiara Laura Iucci, direttrice della raccolta fondi di UNHCR Italia -. Ma le difficoltà restano enormi, la crisi non è finita: mancano le case, le scuole, gli ospedali, l’elettricità, il cibo e l’acqua potabile. Stiamo lavorando senza sosta nel Paese, le priorità sono riparare le tante abitazioni danneggiate e ripristinare le infrastrutture dei servizi di base, ma le risorse non sono sufficienti. Senza un sostegno adeguato, milioni di rifugiati e sfollati siriani potrebbero veder sfumare il loro sogno di un futuro migliore. Non possiamo lasciare che questa speranza svanisca. Per questo lanciamo un appello alla generosità di tutti: non lasciamo soli i siriani in questo momento cruciale, basta anche un piccolo aiuto per fare la differenza”.

La mancanza di fondi resta un tema cruciale: senza sufficienti finanziamenti, 1,5 milioni di siriani resteranno senza beni di prima necessità e 75.000 persone tra le più vulnerabili resteranno senza un alloggio d’emergenza. Il sistema degli aiuti umanitari internazionali rischia di entrare nella più grave crisi mai vista da decenni. Gli effetti più immediati di questa crisi li vedremo su milioni di esseri umani, a cui non sarà possibile garantire aiuti di prima necessità come cibo, acqua, un alloggio di emergenza. Ma non solo: gli aiuti umanitari sono anche fondamentali per garantire stabilità e sicurezza in tutto il mondo.

Le nostre indagini più recenti mostrano che l’80% dei rifugiati spera di tornare un giorno, con il 27% che esprime l’intenzione di farlo entro il prossimo anno, un dato in netta crescita rispetto a quasi il 2% precedente alla caduta del passato Governo. In un altro sondaggio svolto tra gennaio e febbraio, che questa volta ha coinvolto circa 29.000 persone sfollate, emerge che fino a un milione fra quelli che vivono nei campi e nei siti per sfollati nel nord-ovest della Siria intendono tornare nelle loro aree di origine entro il prossimo anno, 600.000 dei quali nei prossimi sei mesi.

La risposta umanitaria di UNHCR.

UNHCR ribadisce che tutti i rifugiati hanno il diritto fondamentale di tornare nel proprio Paese quando lo desiderano e che tutti i rimpatri devono essere volontari, sicuri e dignitosi. Siamo impegnati ogni giorno per sostenere i rifugiati che scelgono di tornare volontariamente, fornendo assistenza e garantendo che le loro decisioni siano libere, informate e basate su informazioni accurate sulle condizioni in Siria. Restiamo impegnati in prima linea in Siria per garantire protezione e assistenza salvavita. Forniamo beni di prima necessità come coperte, materassi, vestiti caldi. Un altro pilastro fondamentale del nostro intervento è il supporto per la riparazione delle abitazioni danneggiate. Inoltre, UNHCR gestisce 106 centri comunitari che forniscono un sostegno fondamentale alle persone in difficoltà, offrendo tra le altre cose: registrazione e identificazione delle persone con bisogni specifici e loro indirizzamento verso i servizi disponibili; sostegno legale, supporto psicosociale, assistenza sanitaria di base, fornitura di sedie a rotelle, stampelle e apparecchi acustici, spazi a misura di bambino e attività ricreative. La campagna gode del prezioso supporto di Alessandro Gassmann, Ambasciatore di Buona Volontà di UNHCR.

Per donare: https://sostieniunhcr.it/campagna-siria-la-crisi-non-è-finita.

Auto, Draghi: su obiettivi Ue certamente sono stati fatti errori

Roma, 18 mar. (askanews) – Sulla transizione energetica e in particolare sul settore dell’auto nella Unione europea “certamente sono stati fatti degli errori”. Soprattutto “nel fissare degli obiettivi ambiziosi ma soprattutto nel non adeguare gli strumenti a quegli obiettivi”. Lo ha affermato l’ex presidente del Consiglio italiano e della Bce, Mario Draghi, durante una audizione al Senato sul suo Rapporto sul futuro della competitività europea.

Un errore “è stato fatto nel fissare delle date entro le quali il motore a combustione doveva sparire ma non sono stati fissati gli obblighi per le strutture di ricarica per i veicoli elettrici. Il rapporto dice che non bisogna rinunciare a questa linea di fondo, ma bisogna essere consapevoli che non si sono allineati gli strumenti – ha detto – e bisogna accelerare sulla decarbonizzazione facendo le cose necessarie a mantenere degli obiettivi realistici”.

Francia, governo prepara ‘manuale sopravvivenza in caso di guerra

Roma, 18 mar. (askanews) – Il ministero della Difesa francese inizierà a inviare ai cittadini quest’estate “istruzioni di sopravvivenza” in caso di guerra sul territorio francese, ha riferito la radio Europe 1.

“Il governo si sta preparando a inviare un manuale di sopravvivenza in caso di conflitto armato o crisi sul territorio francese. Questo piccolo opuscolo di venti pagine descriverà nel dettaglio le azioni appropriate da intraprendere qualora si verificasse una di queste minacce”, ha annunciato l’emittente.

Secondo quanto riportato dal quotidiano, l’opuscolo, ispirato a un modello svedese, verrà distribuito a tutte le famiglie quest’estate.

“L’obiettivo è dire ai francesi di prepararsi a qualsiasi eventualità, non solo al conflitto armato. Dato che la dottrina francese è quella della deterrenza, sarebbe controproducente concentrarsi esclusivamente sul conflitto armato e concentrarsi esclusivamente su quello”, ha spiegato un funzionario governativo citato dalla stazione radio.

L’opuscolo, tra le altre cose, conterrà un elenco di un “kit di sopravvivenza” in caso di crisi: sei litri d’acqua, una dozzina di lattine di conserva, batterie, una torcia elettrica e un kit di pronto soccorso con paracetamolo, garza e soluzione salina.

La seconda sezione, “Cosa fare in caso di allarme?”, fornisce istruzioni in caso di emergenza, come chiudere a chiave tutte le porte di casa in caso di incidente nucleare, nonché un elenco di numeri di emergenza e frequenze radio.

L’ultima sezione, “Partecipa”, spiega come registrarsi per le riserve militari, digitali o comunali.

“Si tratta della componente civica della brochure, volta a sensibilizzare tutti: i giovani, gli imprenditori e persino i pensionati”, ha affermato la fonte di Europe 1.

Il 5 marzo, il presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato che la Russia rappresenta una minaccia per la Francia e l’Europa e ha proposto di discutere l’uso dell’arsenale nucleare francese per difendere l’Unione europea, citando un cambiamento nella posizione degli Stati Uniti sull’Ucraina e sulla sua leadership nella NATO.

A sua volta, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha definito “poco intelligenti” le dichiarazioni di Macron secondo cui la Russia starebbe preparando una guerra contro l’Europa in generale e la Francia in particolare.

IA, Draghi: Europa continua a accumulare ritardo, forse incolmabile

Roma, 18 mar. (askanews) – L’Europa sta continuando ad accumulare ritardi sull’intelligenza artificiale, ritardi che forse sono ormai “incolmabili”. Lo ha sottolineato l’ex presidente del Consiglio italiano e della Bce, Mario Draghi, durante una audizione al Senato sul suo Rapporto sul futuro della competitività europea.

“I modelli di intelligenza artificiale sono diventati sempre più efficienti, con costi di addestramento che si sono ridotti di dieci volte da quando è uscito il rapporto. Secondo recenti sviluppi, i modelli di Intelligenza Artificiale si stanno avvicinando sempre di più, o stanno addirittura superando, le capacità di ricercatori in possesso di dottorato”, ha rimarcato.

“Agenti autonomi si avviano ad essere in grado di prendere decisioni operando in completa autonomia. In Europa – ha detto Draghi – continuiamo a perdere terreno su questo fronte: otto dei dieci maggiori large language models sono sviluppati in US e i rimanenti due in Cina. In quest’area il Rapporto prende atto che il ritardo europeo è probabilmente incolmabile ma suggerisce che l’industria, i servizi e le infrastrutture sviluppino l’impiego dell’AI nei loro rispettivi settori. L’urgenza è essenziale”.

Dazi, Orsini: l’Europa sia compatta e unita per negoziare

Roma, 18 mar. (askanews) – “La guerra dei dazi a noi preoccupa” perchè “esportiamo 626 miliardi di prodotto”. Dunque “su questi temi l’Europa deve essere compatta e unita per poter negoziare”. Lo ha detto il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, in occasione dell’evento “Loop Forward: Building a Circular Economy for a Sustainable and Competitive Europe”, organizzato dall’associazione degli industriali a Bruxelles.

“Dobbiamo stare attenti – ha aggiunto – perchè ci sono i dazi, ma ci sono anche le norme che sono peggio dei dazi”.

Ue, Draghi: su competitività e difesa debito comune è l’unica strada

Roma, 18 mar. (askanews) – “Le decisioni a cui il Rapporto chiama l’Europa sono ancor più urgenti oggi quando la necessità di difendersi e di farlo presto è al centro dell’attenzione e delle preoccupazioni della maggioranza dei cittadini europei”. E “il ricorso al debito comune è l’unica strada”. Lo ha affermato l’ex presidente del Consiglio italiano e della Bce, Mario Draghi, durante una audizione al Senato sul suo Rapporto sul futuro della competitività europea.

“Un’Europa che cresce finanzierà più facilmente un fabbisogno finanziario che ormai supera le previsioni del Rapporto. Un’Europa che riforma il suo mercato dei servizi e dei capitali vedrà il settore privato partecipare a questo finanziamento. Ma l’intervento dello Stato resterà necessario”, ha avvertito Draghi.

E “gli angusti spazi di bilancio non permetteranno ad alcuni Paesi significative espansioni del deficit, né sono pensabili contrazioni nella spesa sociale e sanitaria: sarebbe non solo un errore politico – ha detto – ma soprattutto la negazione di quella solidarietà che è parte dell’identità europea, quell’identità che vogliamo proteggere difendendoci dalla minaccia dell’autocrazia”.

Terremoto di magnitudo 4.2 in provincia di Potenza: "No danni"

Roma, 18 mar. (askanews) – Un evento sismico di magnitudo 4.2 è stato registrato alle ore 10.01 dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia in provincia di Potenza: la Sala Situazione Italia del Dipartimento della Protezione Civile si è messa in contatto con le strutture locali del Servizio nazionale della protezione civile e fa sapere che, dalle prime verifiche effettuate, in seguito all’evento “non risulterebbero danni a persone o cose”.

Il sisma è stato localizzato nella zona di Vaglio Basilicata, ad una profondità di 14 km.

Guterres è "sconvolto" dal bombardamento israeliano su Gaza

Roma, 18 mar. (askanews) – Il Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha detto martedì di essere “sconvolto” dai recenti attacchi aerei israeliani contro la Striscia di Gaza, secondo una dichiarazione delle Nazioni Unite.

“Il Segretario generale è sconvolto dagli attacchi aerei israeliani a Gaza, che hanno ucciso un numero significativo di civili”, si legge nel documento.

Guterres ha sollecitato il rispetto del cessate il fuoco, il ripristino degli aiuti umanitari senza ostacoli e il rilascio incondizionato degli ostaggi rimasti.

Nella notte tra lunedì e martedì, le Forze di difesa israeliane hanno ripreso gli attacchi sulla Striscia di Gaza. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha affermato che gli attacchi sono continuati a causa del rifiuto del movimento palestinese Hamas di accettare il piano degli Stati Uniti di estendere il cessate il fuoco e liberare gli ostaggi.

Il Ministero della Salute dell’enclave palestinese ha rivelato che il bilancio delle vittime degli attacchi israeliani nella Striscia di Gaza da lunedì notte a martedì è salito a 326. La tregua tra Israele e Hamas si è ufficialmente conclusa il 1° marzo, ma le ostilità non sono riprese a causa dei tentativi dei mediatori di coinvolgere le parti nei negoziati in corso su un accordo per la pace a Gaza.

Tuttavia, Israele ha smesso di fornire elettricità all’impianto di desalinizzazione della zona e ha chiuso l’accesso all’enclave ai camion degli aiuti umanitari.

Dal 19 gennaio al 1° marzo è stato in vigore un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, in base all’accordo tra Israele e Hamas sul rilascio di ostaggi israeliani in cambio di prigionieri palestinesi.

Nel corso di sei settimane, i gruppi palestinesi hanno liberato 30 ostaggi vivi e consegnato i corpi di otto deceduti. A sua volta, Israele ha rilasciato circa 1.700 prigionieri palestinesi e ha ritirato le truppe dalla Striscia di Gaza.

Ad oggi, Hamas detiene ancora 59 ostaggi nella Striscia, metà dei quali sono ufficialmente presunti morti.

Russia-Usa, il Cremlino: colloquio tra Putin e Trump tra le 14 e le 16 (italiane)

Roma, 18 mar. (askanews) – Il colloquio telefonico tra i presidenti di Russia e Stati Uniti, Vladimir Putin e Donald Trump, si terrà questo pomeriggio (ora di Mosca). Lo ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov.

“Ci sarà tra le 16 e le 18 ora di Mosca [le 14 e le 16 italiane]”, ha dichiarato Peskov ai giornalisti. Il giorno precedente, Trump aveva detto che avrebbe parlato con Putin, senza specificare orari. Mosca è sette ore avanti rispetto a Washington.

Peskov ha aggiunti che dopo la conversazione non è previsto un “discorso” del presidente Putin ma che il Cremlino informerà dei risultati del colloquio con la consueta celerità.

Covid, oggi è la Giornata della memoria delle vittime

Milano, 18 mar. (askanews) – Le bandiere dell’Italia e dell’Unione Europea di palazzo Madama sono state esposte a mezz’asta, in occasione della Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’epidemia di coronavirus. “Smarrimento, paura, tristezza, dolore, solitudine. Questi furono solo alcuni dei sentimenti che accompagnarono l’intero Paese durante la pandemia da Covid-19, soprattutto nelle fasi iniziali della diffusione del virus. Le immagini delle ambulanze, del trasporto in alto biocontenimento, dei mezzi militari che a Bergamo trasportavano le vittime, restano indelebili nella memoria collettiva. Davanti a un’emergenza sanitaria così grande, le volontarie e i volontari della Croce Rossa Italiana si confermarono un baluardo di Umanità per la popolazione, portando aiuto ovunque ci fosse bisogno, impegnandosi in prima linea per soccorrere chiunque fosse malato o avesse i sintomi del virus”. Queste, attraverso i canali social della Croce Rossa Italiana, le parole del presidente della Cri, Rosario Valastro, nella Giornata nazionale in memoria di tutte le vittime del Covid.

Il presidente ha poi aggiunto: “In quei momenti bui, l’abnegazione e l’inarrestabile forza dei nostri volontari furono di conforto all’intera popolazione. Tante le vite spezzate da quel nemico invisibile e silenzioso giunto improvvisamente a sconvolgere la quotidianità di tutti. Anche tra i nostri Volontari, come tra gli operatori e i sanitari impegnati nel contrasto alla diffusione della malattia. Alla fine della pandemia, il bilancio delle vittime superò quota 196mila. Ad ognuna di loro va il nostro pensiero, alle loro famiglie il nostro abbraccio, lo stesso che in quei momenti di grande dolore rese la comunità ancora più unita e capace di reagire”.

L’Ucraina: "Trump consentirà il raggiungimento di una pace giusta e duratura"

Roma, 18 mar. (askanews) – La presidenza di Donald Trump “consentirà di raggiungere una pace giusta e duratura” in Ucraina. Ne è convinto il ministro degli Esteri di Kiev, Andrij Sybiha.

Poche ore prima del colloquio tra Vladimir Putin e Donald Trump, il ministro degli Esteri ucraino ha dichiarato che “l’Ucraina è pronta ad attuare i risultati degli incontri” che si sono svolti a Gedda la scorsa settimana. Sybiha ha affermato che “la presidenza Trump permetterà di raggiungere una pace giusta e duratura”.

Tuttavia, il ministro ha dichiarato di essere attento alla “risposta di Putin” e spera di che le cose si possano “vedere più chiaramente dopo la telefonata” di oggi tra il presidente degli Stati Uniti e il suo omologo russo.

Bce: banche preparino ritorno a normali operazioni di rifinanziamento

Roma, 18 mar. (askanews) – Le banche che operano nell’area euro devono iniziare a prepararsi a cambiamenti rilevanti sulla gestione delle liquidità e dei relativi rischi, in particolare perché la normalizzazione del bilancio di Bce e Eurosistema delle banche centrali comporterà un ritorno alle “normali” operazioni di rifinanziamento, mediante le quali venivano erogate liquidità negli anni precedenti alle crisi. Ne parla un articolo pubblicato sul “blog” del ramo di vigilanza bancaria della Bce.

“Allo scopo di effettuare con successo la transizione a un sistema monetario in cui l’ammontare marginale (supplementare) di liquidità della Banca centrale viene fornito tramite di operazioni di rifinanziamento della Bce, serve che le banche accedano attivamente e in maniera regolare alle normali operazioni di rifinanziamento dell’Eurosistema – si legge – in modo da assicurare un livello sufficiente di riserve della Banca centrale non solo individualmente, ma anche per il sistema bancario nel suo insieme. Il crescente utilizzo di operazioni della Bce rifletterà la gestione quotidiana delle liquidità nel contesto del quadro operativo”.

L’articolo ricorda che nei prossimi anni, con il progredire della “normalizzazione” del processo di riduzione del bilancio dell’Eurosistema, l’ammontare complessivo di liquidità disponibile alle banche diminuirà. “La Bce, sia nel suo ruolo di autorità monetaria, sia in quello di autorità di vigilanza, si attende che le banche prendano in considerazione queste operazioni come parte integrante della loro gestione quotidiana delle liquidità”.

Secondo la Bce, affinché questo processo avvenga senza strappi “le banche devono assicurare di essere pronte a livello operativo per il cambiamento sul modo con cui verranno fornite le liquidità della banca centrale – recita l’articolo firmato da Claudia Buch, presidente del ramo di vigilanza, e Isabel Schnabel, componente del comitato esecutivo – che aggiustino i loro processi di gestione delle liquidità e che siano pronte ad accedere alle operazioni monetarie”.

Per parte sua, la Bce afferma che monitorerà costantemente i progressi in questo ambito e che comunicherà le sue aspettative alle controparti monetarie (le banche centrali nazionali dei Paesi che usano l’euro) e banche su cui effettua la vigilanza. (fonte immagine: ECB 2025).

Colpo di coda invernale: neve, calo termico di 8°C e venti freddi

Roma, 18 mar. (askanews) – Colpo di coda invernale con neve, calo termico di 8°C e venti freddi di Grecale. Lorenzo Tedici, meteorologo del sito www.iLMeteo.it, conferma la discesa di aria fredda dai Balcani verso l’Italia con l’attivazione di una burrasca di Grecale su parte del Paese.

Sarà un’incursione decisa ma veloce, già da mercoledì pomeriggio le temperature tenderanno a risalire; ma attenzione, non sono escluse le pericolose gelate tardive notturne.

Andiamo per ordine: nelle prossime ore avremo ancora tanto vento da nord-est, Bora sull’Alto Adriatico, Grecale sul resto del Paese. Questa burrasca di vento colpirà soprattutto la fascia adriatica, la Toscana, la Campania e le Isole Maggiori con raffiche fino a 70 km/h.

Insieme al vento troveremo il crollo delle temperature e qualche fiocco di neve residuo sul Medio Adriatico e sulle Alpi Occidentali fino a 800 metri di quota: dal pomeriggio il cielo tornerà sereno quasi ovunque salvo addensamenti sulle Isole Maggiori e questa ‘serenità’ favorirà un ulteriore calo termico nella notte.

Mercoledì 19 marzo rischiamo delle gelate tardive in Pianura Padana e nelle valli interne del Centro; sappiamo bene che queste gelate, alla fine della stagione invernale, sono molto pericolose per le piante e i germogli: al momento non si prevedono valori estremamente bassi, dovrebbe trattarsi di un calo sottozero di massimo un paio di gradi.

La buona notizia è che da mercoledì pomeriggio e fino a venerdì sera il tempo sarà buono: il meteo tornerà perfetto per festeggiare l’arrivo della primavera con l’Equinozio che quest’anno cadrà giovedì 20 marzo alle ore 10.01.

La primavera inizierà dunque con il sole. Le previsioni a medio termine indicano, però, un nuovo forte peggioramento nel weekend con almeno tre perturbazioni entro lunedì. Al momento le piogge più intense sono, purtroppo, previste ancora una volta sulle zone più colpite dalle alluvioni degli ultimi giorni: Toscana, Emilia Romagna e Liguria.

Dal gelo al sole primaverile per tornare alle piogge autunnali in poco tempo: un anno meteo in 5 giorni, tra martedì e sabato vivremo almeno 3 stagioni.

Il Papa: la guerra è assurda, disarmiamo la Terra

Roma, 18 mar. (askanews) – “In questo momento di malattia […] la guerra appare ancora più assurda. La fragilità umana, infatti, ha il potere di renderci più lucidi rispetto a ciò che dura e a ciò che passa, a ciò che fa vivere e a ciò che uccide. Forse per questo tendiamo così spesso a negare i limiti e a sfuggire le persone fragili e ferite: hanno il potere di mettere in discussione la direzione che abbiamo scelto, come singoli e come comunità”. Lo scrive Papa Francesco in una lettera al direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana, in risposta a un suo messaggio di vicinanza al Pontefice in questo momento di malattia in cui gli chiede di ribadire un appello per la pace e il disarmo sulle colonne del quotidiano milanese. La missiva, come si riporta in calce, è stata scritta da Bergoglio dal Policlinico Gemelli e porta la data del 14 marzo 2025.

“Vorrei incoraggiare lei e tutti coloro che dedicano lavoro e intelligenza a informare, attraverso strumenti di comunicazione che ormai uniscono il nostro mondo in tempo reale: sentite tutta l’importanza delle parole. Non sono mai soltanto parole: sono fatti che costruiscono gli ambienti umani. Possono collegare o dividere, servire la verità o servirsene. Dobbiamo disarmare le parole, per disarmare le menti e disarmare la Terra. C’è un grande bisogno di riflessione, di pacatezza, di senso della complessità”, auspica il Papa.

“Mentre la guerra non fa che devastare le comunità e l’ambiente, senza offrire soluzioni ai conflitti, la diplomazia e le organizzazioni internazionali hanno bisogno di nuova linfa e credibilità. Le religioni, inoltre, possono attingere alle spiritualità dei popoli per riaccendere il desiderio della fratellanza e della giustizia, la speranza della pace. Tutto questo chiede impegno, lavoro, silenzio, parole. Sentiamoci uniti in questo sforzo, che la Grazia celeste non cesserà di ispirare e accompagnare”, conclude Francesco.

Crosetto: tra Putin e Trump si gioca una partita a poker

Milano, 18 mar. (askanews) – “Putin è un grande giocatore di scacchi, si rende conto che l’Occidente non ha la stessa capacità di produzione militare della Russia e sa che l’Ucraina si è indebolita. D’altra parte però sa anche che Trump è imprevedibile e può passare da un giorno all’altro da persona amichevole a persona ostile. L’importante è la tregua, ma in questo momento si sta giocando una partita di poker”. Lo ha detto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, intervenuto su RTL 102.5.

Israele ha chiuso il valico di Rafah (e ha informato la missione Ue)

Roma, 18 mar. (askanews) – Israele ha informato questa mattina la missione dell’Unione europea della chiusura del valico di Rafah per le operazioni militari in corso contro Hamas. Lo ha detto un diplomatico europeo al Times of Israel.

Il valico tra la Striscia di Gaza e l’Egitto era stato riaperto a inizio febbraio, dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco tra Hamas e Israele. Il personale dell’Ue, tra cui carabinieri italiani, opera al valico per coordinare e facilitare il transito di feriti e malati.

Le famiglie degli ostaggi condannano il raid a Gaza: tornare al cessate il fuoco

Roma, 18 mar. (askanews) – Il Forum dei familiari degli ostaggi israeliani ha condannato la ripresa degli attacchi nella Striscia di Gaza, accusando il governo di “aver scelto di rinunciare agli ostaggi” e chiedendo di riprendere i negoziati sull’accordo di cessate il fuoco.

“La più grande paura delle famiglie, degli ostaggi e dei cittadini israeliani si è concretizzata: il governo israeliano ha scelto di rinunciare agli ostaggi – si legge nella dichiarazione riportata da Haaretz – siamo scioccati, arrabbiati e terrorizzati dallo smantellamento deliberato del processo per liberare i nostri cari dalla terribile prigionia di Hamas”. Sono 59 gli ostaggi ancora in mano Hamas nella Striscia di Gaza, di cui si stima solo 24 siano ancora vivi. “L’affermazione secondo cui è stata ripresa la guerra per ottenere il rilascio degli ostaggi è un totale inganno: la pressione militare mette in pericolo gli ostaggi e i soldati – continua la nota – dobbiamo tornare al cessate il fuoco”.

Rivolgendosi al governo israeliano, il Forum ha quindi aggiunto: “Perché non state combattendo nella sala delle trattative? Perché vi siete ritirati dall’accordo che avrebbe potuto riportare tutti a casa?”. Quindi le famiglie hanno lanciato un appello al presidente americano Donald Trump perchè ottenga “il rilascio di tutti gli ostaggi”.

Gli Houthi rivendicano un nuovo attacco a una portaerei Usa nel Mar Rosso

Roma, 18 mar. (askanews) – Il gruppo yemenita Houthi ha dichirato di aver lanciato un nuovo attacco contro la portaerei americana Harry Truman nel Mar Rosso.

“Nelle ultime ore, le forze armate yemenite hanno preso di mira con successo la portaerei statunitense USS Harry Truman nel nord del Mar Rosso con due missili da crociera e due droni, e hanno preso di mira un cacciatorpediniere statunitense con un missile da crociera e quattro droni”, ha dichiarato il portavoce delle forze armate Houthi, Yahya Saree, sottolineando in un comunicato che si tratta del “terzo attacco contro la portaerei nelle ultime 48 ore”.

Prima di sferrare l’attacco su Gaza Israele ha consultato l’amministrazione Trump

Roma, 18 mar. (askanews) – Israele ha consultato l’amministrazione Trump prima di lanciare gli attacchi aerei nella Striscia di Gaza. Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, all’emittente Fox.

“L’amministrazione Trump e la Casa Bianca sono state consultate dagli israeliani sui loro attacchi a Gaza e, come ha chiarito il presidente Trump, Hamas, gli Houthi, tutti quelli che cercano di terrorizzare non solo Israele ma anche gli Stati Uniti d’America, vedranno il prezzo da pagare. Si scatenerà l’inferno”, ha detto Leavitt.

“Tutti i terroristi in Medio Oriente, i terroristi per procura sostenuti dall’Iran e lo stesso Iran dovrebbero prendere sul serio il presidente Trump quando dice di non avere paura di schierarsi dalla parte delle persone che rispettano la legge”, ha aggiunto.

M.O, Hamas: i raid israeliani a Gaza sono una "condanna a morte" per gli ostaggi

Roma, 18 mar. (askanews) – Gli attacchi aerei lanciati da Israele nella Striscia di Gaza sono una “condanna a morte” per gli ostaggi israeliani detenuti nell’enclave. Lo ha dichiarato un membro dell’ufficio politico di Hamas, Ezzat al-Rishq, citato dalla Cnn.

“La decisione di Netanyahu di riprendere la guerra è una decisione di sacrificare i prigionieri dell’occupazione e la loro condanna a morte”, ha detto al-Rishq, aggiungendo: “Il nemico non otterrà con la guerra e la distruzione quello che non è riuscito a ottenere attraverso i negoziati”.

M.O., attacchi israeliani nella Striscia di Gaza: oltre 300 morti

Roma, 18 mar. (askanews) – Almeno 308 persone sono rimaste uccise negli attacchi aerei lanciati la scorsa notte dalle forze israeliane nella Striscia di Gaza. Lo hanno riferito fonti sanitarie ad Al Jazeera, precisando che almeno 154 sono morte nel nord dell’enclave palestinese.

L’esercito israealiano ha fatto sapere di aver messo a segno “attacchi su vasta scala contro obiettivi terroristici di Hamas nella Striscia di Gaza”, dopo aver ricevuto ordini dal premier Benjamin Netanyahu e dal ministro della Difesa Israel Katz di “agire con forza” contro Hamas.

“Questo segue il ripetuto rifiuto di Hamas di rilasciare i nostri ostaggi e il suo rifiuto di tutte le proposte ricevute dall’inviato del Presidente degli Stati Uniti, Steve Witkoff, e dai mediatori”, ha fatto sapere l’ufficio del premier israeliano, affermando in una nota di voler “raggiungere gli obiettivi di guerra come stabilito dalla leadership politica, incluso il rilascio di tutti i nostri ostaggi, sia i vivi che i morti”.

Fermezza e gradualità: ipocrita parlare di esercito europeo subito

Il Centro Sinistra italiano ed in particolare il Partito Democratico avevano un argomento forte sul quale mettere in difficoltà la Presidente Meloni (ed aiutare il Paese) in questa drammatica fase internazionale: essere nel gruppo di testa del progetto di rafforzamento politico e militare dell’Europa, dopo le involuzioni del disordine mondiale aggravato dall’imperialismo di Putin e dalla elezione di Trump. 

Bastava aderire alle posizioni assunte dalle principali forze europeiste in queste settimane, cogliendo il senso – al di là delle sfumature e delle eventuali ragionevoli osservazioni tecniche – dello stesso posizionamento dei Verdi Tedeschi, oltre che dei Popolari, dei Socialisti Europei e delle formazioni di ispirazione liberal democratica che si rifanno al Presidente Macron.

La Presidente Meloni andava sfidata su questo terreno. Invece non è accaduto. É paradossalmente lei che sfida il Pd, visto lo psicodramma della sinistra italiana dopo la proposta della Presidente Von del Leyen. 

Ciò ha offerto purtroppo alla Presidente Meloni una triplice insperata opportunità: apparire più europeista del Pd nel voto all’Europarlamento; mettere in secondo piano le pesanti contraddizioni della sua coalizione; preparare, nel contempo, un nuovo viaggio a Washington per cercare di rafforzare il suo (improbabile, peraltro) ruolo di “pontiere” tra Europa e Stati Uniti.

Nel frattempo c’è stata la Piazza di Roma di sabato. É stata bella e importante come espressione di una “domanda” popolare di Europa. Bene. Anzi, benissimo. 

Ma non è stata la “risposta”. Quella spetta infatti alla Politica. Che a Roma sabato non ha offerto indicazioni unitarie, credibili e convincenti, al di là di un europeismo astratto e generico. 

Come ha scritto Lucio D’Ubaldo, non si è manco citato Alcide Degasperi. E la questione dell’Ucraina è rimasta molto, troppo, sullo sfondo. Citare Degasperi significava richiamare una classe dirigente che – dopo la seconda guerra mondiale – non aveva solo filosofato sull’idea di Europa, ma ne aveva costruito la forma allora possibile, con coraggio, realismo e lungimiranza. 

Citare l’Ucraina significava dichiarare che non esiste oggi europeismo credibile glissando sul tema della sicurezza e della libertà di quel Paese – del resto candidato ufficialmente all’ingresso nella UE – e su quello di una Pace che non faccia a pugni con il valore della Giustizia e del Diritto Internazionale.  Serve meno ipocrisia. Del tipo: sì al rafforzamento dei dispositivi militari solo se e quando ci sarà un “Esercito Europeo”. 

Doppia ipocrisia, peraltro. La prima, se ne viene fatto un problema di tipo etico: le armi sono tali a prescindere da chi le acquista e le gestisce. 

La seconda, se stiamo sul piano politico-istituzionale: tutti sanno che un Esercito Europeo richiede la modifica dei Trattati e la costruzione di un impianto istituzionale europeo coerente con questo strumento. Era l’idea – fondamentale e profetica – di Alcide Degasperi della CED ancora nei primi anni cinquanta. Realizzarla comporta oggi un percorso non facile e non breve, benché essenziale. Ma le esigenze di sicurezza e di un ruolo più forte dell’Europa sono impellenti e richiedono soluzioni transitorie e possibili, qui ed ora, che vanno affrontate con coraggio e realismo. 

In conclusione, anche su questi temi sempre più centrali dell’Europa e del suo futuro, l’Italia appare distonica e confusa. Anche su questo terreno si sconta un deficit di consapevolezza e di rappresentanza politica che trova un suo punto focale nella mancanza di una forza autorevole e rinnovata della cultura politica del Popolarismo.

Europa, figlia di un grande sogno

Tanta gente in piazza per l’Europa. Con idee anche diverse, ma con una passione che accomuna: oltre i nazionalismi che generano conflitti sanguinosi, per una visione generosa del mondo. Come ha detto Michele Serra “In un mondo che sembra in frantumi, una piazza che unisce persone e idee diverse è uno scandalo. Questo scandalo ha un nome. Si chiama democrazia.”

Si è fatto molto riferimento al “Manifesto di Ventotene”, un documento per la promozione dell’unità politica europea scritto da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi con aggiunte di Eugenio Colorni nel 1941 durante il periodo di confino presso l’isola di Ventotene. Giusto richiamare questo documento anticipatore, e tuttavia andrebbe letto e discusso nel merito, contenendo principi condivisibili, giudizi rivelatisi del tutto sbagliati, ricette inapplicabili, come è comprensibile che fosse per un documento scritto in condizioni di isolamento, nel 1941, tempo in cui sembrava invincibile il nazifascismo.

C’è tuttavia una singolare censura quando si celebra il processo di costruzione dell’edificio europeo. Il manifesto di Ventotene non avrebbe avuto alcun seguito se politici, statisti lungimiranti e coraggiosi, costruttori di una nuova opinione pubblica, non avessero avuto la forza politica, la fede nel sogno europeo nel compiere i primi passi di una reale unità europea. Il Consiglio d’Europa nel 1949, la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio del 1952, poi il Trattato di Roma del 1957 che dette origine alla Comunità economica europea (CEE) e alla Comunità europea dell’energia atomica, sono dovuti a tre grandi politici cattolici, Alcide De Gasperi in Italia, Robert Schuman in Francia e Konrad Adenauer in Germania.

È comprensibile che nei momenti celebrativi si parli del Manifesto di Ventotene e si sia troppo evasivi sul seguito, perché si dovrebbe dire che la sinistra e il Pci in particolare, a causa del contesto geopolitico, furono contrari a questi passi sovranazionali e solo con Berlinguer ci fu una chiara e definitiva scelta europeista.

Ma non si potrebbe parlare dell’Europa politica se in quegli anni del difficile dopoguerra tre statisti, fortemente ispirati dal pensiero cattolico non avessero deciso di guardare avanti, con un’opera di coraggioso convincimento delle opinioni pubbliche. Ciò che è importante rilevare, anche di fronte alle scelte difficili del presente sulla missione dell’Europa, è che la scelta di questi tre grandi statisti non fu né facile, né scontata. La Francia aveva patito l’occupazione nazista, due guerre sanguinose nate anche per il controllo delle risorse minerarie, i nazisti erano stati nemici feroci, così per l’Italia con i paesi martoriati dai nazisti in ritirata, le difficili condizioni di pace, con De Gasperi chiamato a pagare il conto della guerra fascista e alleati vincitori esosi nel pretendere riparazioni di guerra. La Germania aveva subito non solo una gravissima sconfitta, ma si trovava divisa in due, con una pesante occupazione straniera. Non è che fosse così semplice convincere l’opinione pubblica della necessità di mettersi insieme.

Ognuno poteva avere i propri motivi per guardare solo in casa propria. Eppure ebbero coraggio e fede, convinti che solo per quella strada si sarebbe scongiurato il ripetersi di conflitti sanguinosi nel cuore dell’Europa. Certo non si fecero condizionare dalle opposizioni del Pci italiano e di quello francese, legati alla Russa sovietica, che usavano argomenti non dissimili da quelli che sentiamo echeggiare oggi a proposito della sicurezza europea cui è chiamata l’Europa di fronte ai risorgenti imperialismi e nazionalismi.

C’era una visione consapevole e ambiziosa. La figlia Maria Romana vide piangere suo padre Alcide quando nel 1954, ormai senza alcun ruolo politico attivo, comprese che non sarebbe nata la Comunità Europea di Difesa, complemento necessario di una Europa dei popoli. Questa era la fede politica che animava questi leader pensosi del futuro.

Come ebbe a dire il cancelliere tedesco Konrad Adenauer “l’Europa unita era un sogno di pochi, è stata una speranza per molti, oggi è una necessità per tutti”. Lo è ancora di più oggi.

P.s. A proposito delle necessarie qualità dei politici Adenauer dette in una intervista un singolare giudizio del suo successore Ludwig Erhard, economista di vaglia e abile oratore: “Era troppo stupido per la carica di cancelliere”; all’obiezione dell’intervistatore che forse il termine appropriato sarebbe stato “troppo apolitico” Adenauer replicò: “Per un leader politico, questo aggettivo è la definizione stessa di stupidità”.

Le perplessità di Alice sulla Piazza di Michele Serra. C’è ancora domani?

Quell’idea leggera e gentile che si intendeva tradurre nella manifestazione indetta da Michele Serra e dal quotidiano La Repubblica, aveva reso la mia amica Alice entusiasta. “Finalmente possiamo far contare le nostre coscienze e confrontarci nell’idea di un’Europa dei cittadini, che torni ad essere, nel concerto geopolitico, promotrice di pace”. Così non seppe attendere il giorno dopo per parteciparmi, come siamo soliti fare, quasi tutti i giorni, le sue impressioni e soprattutto le tante perplessità ricavate da quell’evento.

In fondo l’idea di una piazza sotto l’unica bandiera dell’Europa l’aveva galvanizzata. Mi chiamò mentre ancora i Tg della sera si snodavano tra i più disparati commenti. Non la sentii entusiasta. Era attraversata da tante perplessità soprattutto per certa conduzione dove ha campeggiato un certo velleitarismo della sinistra, come se si fosse deciso di non superare mai una certa impronta identitaria.

“..Eppure, mi ripeteva Alice, c’era tanto da ricordare nel cammino di un’Europa dei popoli che, nella prima metà del secolo breve, si era posta come baluardo di democrazia e antidoto ad ogni forma di fascismo, nazionalismo e revanscismo che  avevano messo in ginocchio la fragile convivenza degli Stati europei dopo la pace di Versailles, con cui di decretò un nuovo assetto del continente europeo dopo la grande guerra”.

E ancora proseguiva nel groviglio di tanta amarezza: “Una piazza gremita, un copione sedicente multiculturale che si è snodato nei tanti interventi, che pur nel crogiolo di tante posizioni ha volutamente non dato voce a quell’area culturale cattolico democratica che pure non aveva fatto mancare, nel segno dell’Europeismo di De Gasperi la propria adesione”.

E non potevo non convenire a tanta delusione. Del resto il giorno prima, di fronte ad un andirivieni di adesioni, talune dal palese segno opposto rispetto ad altre, non mi era stato difficile avanzare dubbi e interrogativi su quale Europa si avesse in mente da parte di questi promotori. Alice aveva ragione: “Non posso che condividere le tue perplessità. Del resto mi aveva convinto poco quel contesto in cui si incrociavano posizioni così antitetiche”.

Le diversità sono una ricchezza ma non quando si deve adottare un idea comune. Quale Europa proponiamo se accanto a chi si fa bandiera di un’idea contro ogni politica di riarmo, che tradotto in termini di peso politico non vuole dire altro che l’Europa rimanga serva e inerme (tra cui la linea di Riccardi della Comunità di Sant’Egidio e della Schelin del Pd), si avesse, sotto la stessa bandiera dell’Europa, chi invece, intende privilegiare, anche a costo di una consistente riduzione delle politiche di welfare, un adeguato riarmo, ma anche qui con l’ulteriore distinguo di chi nell’idea di una comune difesa europea e chi preferendo che ciò passasse attraverso gli Stati nazionali?

A tal proposito non è da escludere che non si siano incuneate adesioni nell’idea di un’Europa nutrice di revanscismi e nazionalismi incontrollati, tanto cara a certe destre.

E poi, cara Alice, troppi sermoni orientati, non certamente nel segno delle pluralità di pensiero, come, almeno si prefiggeva di essere questo raduno all’insegna di un’unica bandiera, quella dell’Europa, non hanno contribuito a dare un segnale chiaro ai nostri governanti, ai tanti cittadini che non hanno partecipato, e soprattutto alle cancellerie degli altri paesi, non solo europei. L’impressione che se n‘è ricavata non ci ha mostrato una piazza dal pensiero articolato nel segno del più ampio pluralismo di valori.

Certe amnesie non sono accettabili. Nessuno degli intervenuti ha portato il ricordo del grande sforzo di idee e di elaborazione che questa comunità europea deve a Schumann, De Gasperi, Adenauer e Monnet. Quella grande intuizione di costruire una comune Europa dei popoli come luogo di convivenza pacifica nel pieno rispetto dello stato di diritto, nella coesione e nel progresso comune, fece da leva e da collante univoco, all’indomani della fine della seconda guerra mondiale.

Se da una parte bene ha fatto chi ha paragonato quella piazza ad una nuova Ventotene, quasi avvertendo della similitudine che in questi frangenti le improvvise deformazioni e gli inaspettati capovolgimenti dei più elementari canoni della democrazia, che sono alla base dei paesi che di essa ne sono stati gli artefici più credibili nella storia dell’umanità contemporanea, ci suggeriscono, non altrettanto esaltante ci appare la circostanza che, tra i tanti illustri interventi, nessuno ha citato o ricordato il pregevole pensiero di quegli emeriti padri dell’integrazione europea, a cominciare da De Gasperi, mai resa compiuta dai successivi governanti, o abbia reso onore a quella nobile e funzionale idea di Europa in una comune governance sovranazionale, che prevedeva tra le immediate attuazioni la comune difesa del territorio europeo.

Non si è capito poi quanto sia stato sullo sfondo una condivisa difesa dell’Occidente.

Assai emblematico mi sembra, a tal proposito, quanto ha scritto, ieri, su questo illustre giornale – che anche tu, cara Alice, leggi spesso – l’esimio opinionista Giorgio Merlo: “…Ecco perché, al di là delle chiacchiere e della propaganda dei soliti cantori del progressismo alto borghese nostrano, la strutturale rimozione del pensiero e della cultura democratico cristiana quando si parla di Europa continua ad essere un vulnus per chi si erge, per l’ennesima volta e del tutto arbitrariamente, a paladino e custode della nuova Europa contro gli oscurantisti, gli anti europeisti e i soliti ignoranti che non sarebbero moralmente titolati a costruire le “magnifiche sorti e progressive” del futuro. Insomma, “quando si parla di Europa e delle sue radici politiche e culturali, c’è ben altro rispetto a Serra, Littizzetto, Scurati, Augias, Vecchioni, Formigli, e la solita giostra. Una notizia nota, forse, alla stragrande maggioranza degli italiani che non erano, però, presenti al comizio di Piazza del Popolo…”.

Persino il candore ingenuo della mia amica Alice non ha fatto da argine alle incertezze plumbee di un orizzonte geopolitico, dove ancora le tante nebbie che non accennano a diradarsi non aiutano a sostenere quello slancio di speranza di un futuro europeo, e mondiale, di ritrovata convivenza pacifica, che, soprattutto tanti giovani non smettono di immaginare.

Colta da forte tormento, la nostra conversazione si è chiusa anzitempo. Mentre mi risuona ancora l’eco della sua angoscia: “Quale futuro sarà per i nostri figli?”.

L’Europa di De Gasperi, attuale orizzonte ideale dei cattolici democratici

Non c’è molto da meravigliarsi se la grande piazza del Popolo colma di gente non si sia esplicitamente riconosciuta nella grandiosa opera politica di Alcide De Gasperi. Michele Serra per primo, pur bravo giornalista, difficilmente avrebbe saputo introdurre questo argomento oltre il titolo.

Dunque perché questo oblio e chi sono i principali responsabili di questa situazione?

De Gasperi, come altri grandissimi uomini, morì troppo presto, nell’estate del 1954, senza aver pienamente portato a compimento il suo disegno politico. Il suo oblio politico fu rapido. Il suo cattolicesimo democratico, profondamente laico e liberale, la sua indomita autonomia di pensiero – prima, durante e dopo il fascismo – aveva già creato un muro, più o meno visibile, tra la sua impegnativa eredità politica e larga parte dell’ambiente democratico cristiano imprigionato nella comoda gabbia ideologica della guerra fredda e per l’altrettanto gradita ingerenza vaticana desiderosa di maggiore controllo e soggezione. Le scorie del fallito tentativo clerico-fascista per la conquista del Campidoglio – uno dei momenti meno lucidi della vita politica di Sturzo, che De Gasperi aveva fermamente contrastato – contribuivano ancora a rafforzare le fila di quanti, amici e avversari, avevano profonda avversità per il leader trentino.

Pochi mesi prima della morte De Gasperi aveva pronunciato a Parigi, al Consiglio d’Europa, il suo testamento europeista dal titolo inequivocabile “La nostra Patria Europa”. In quel discorso aveva anche indicato il cammino politico della pace: “Certo, le alleanze difensive e soprattutto gli armamenti che ne sono la conseguenza, costituiscono una dura necessità preliminare…Ma, appena saranno state prese le precauzioni necessarie al mantenimento della pace, bisogna riconoscere che la vera e solida garanzia della nostra unione consiste in una idea… che sappia dominare dalla base alla cima, armonizzando le tendenze in una prospettiva di comunanza di vita pacifica ed evolutiva”. E poi concludeva anche sottolineando come nessuna delle tre grandi famiglie ideali – il liberalismo, il socialismo e il cristianesimo – poteva “pretendere di trasformarsi da sola in idea dominante ed unica dell’architettura e della vitalità della nuova Europa, ma queste tre tendenze opposte debbono insieme contribuire a creare questa idea e ad alimentare il libero e progressivo sviluppo”. 

Questo lucido discorso, insieme a quelli di Mazzini e di Spinelli, poteva davvero ben figurare dal palco di piazza del Popolo. Purtroppo il mondo cattolico democratico ha perso la voce, non ha più intellettuali, né politici in grado di imporsi con autorevolezza, non per lottizzare la scaletta degli interventi ma perché naturalmente riconosciuti come espressione politica della nostra storia migliore.

Il rapimento e la scomparsa di Aldo Moro – unico vero erede politico di De Gasperi, unico leader capace di dare una rotta decisa e salda alla corazzata democratico-cristiana – hanno messo come una pietra tombale sulla vicenda e la voce dei cattolici democratici, malgrado i generosi sforzi del vasto gruppo di intellettuali e giovani raccolti intorno a Pietro Scoppola alla fine degli anni Settanta, che chiedevano un genuino rinnovamento della Democrazia cristiana, con l’aperura a giovani vivaci, con uno sforzo di formazione politica costante, con una attenzione alla elaborazione di cultura politica e di politiche culturali per affrontare i fenomeni e i processi di modernizzazione.

Purtroppo anche in quegli anni prevalse un supino atlantismo privo di europeismo politico, una postura di galleggiamento nel moderatismo che fu la vera camera a gas finale dell’esperienza politica della Dc. L’entrata in scena di Berlusconi, con il sostegno decisivo delle ex milizie fasciste e missine, con l’autoproclamazione di sé stesso come erede di De Gasperi, ha rappresentato il momento più basso di questa storia. Sulla provvidenziale zattera lanciata dai Popolari con Gerardo Bianco e Franco Marini sono saliti in tanti, cattolici popolari e democratici, ma anche liberali e socialisti.

La scomparsa anche di questi leader capaci di segnare ancora una continuità politica credibile ha aperto un vero deserto da attraversare, non sappiamo quanto grande. Il Partito democratico, certo assai indebolito nei numeri e nella proposta, rappresenta tuttavia oggi l’argine indispensabile, insieme e intorno al quale raccogliere le forze e suscitarne di nuove per ribaltare la prospettiva politica. L’Europa ne ha bisogno. Ci vogliono nuove e chiare idee ricostruttive. Che insieme alle fondamenta di questa storia offrano anche le soluzioni e gli aggiustamenti necessari per superare le paure e le difficoltà di oggi, non più gravi di quelle di ieri. 

Le vicende americane, con il periodico rinchiudersi dello zio Sam su sé stesso, possono paradossalmente aiutare. L’Europa è chiamata a fare passi avanti da sola, a darsi una politica estera e di difesa comune (con comuni e integrati programmi di riarmo), a promuovere una politica della sicurezza nella vita civile e produttiva, capace anche di integrare i milioni di immigrati che servono nei prossimi anni per la nostra stessa vita economica e per la nostra organizzazione sociale.

De Gasperi è più vivo e attuale che mai. Bisogna dargli voce e nuova incarnazione. A piazza del Popolo c’erano tanti cattolici democratici che laicamente hanno applaudito tanti interventi di culture diverse ma integrabili nella comune visione sociale e democratica europea. Ci vuole più coraggio nel contrastare i veri avversari che non erano certo in quella piazza. Ci vuole una nuova convinzione circa il fatto che sono l’America e l’Asia ad aver bisogno del nostro dialogo e della nostra cooperazione. Difendersi, armarsi contro ogni possibile violenza nazionalista, ma mai chiudersi, mai rinunciare a proporre la nostra idea di giustizia sociale, di libertà e di democrazia che tutti i popoli, anche quando piegati da dittature e neocolonialismi, guardano con ammirazione e speranza.

Ue, nel Pd mediazione difficile su risoluzione, il nodo ‘Rearm Eu’

Roma, 17 mar. (askanews) – E’ difficile la mediazione nel Pd sul testo di risoluzione da presentare per il dibattito sul Consiglio Ue, la riunione iniziata alle 15.30 non ha ancora portato ad un’intesa ed è stata aggiornata a stasera. Il nodo resta sempre lo stesso: il piano di riarmo presentato da Ursula von der Leyen, che Elly Schlein ha criticato seccamente e al quale invece ha detto sì metà delegazione Pd al Parlamento europeo. La leader democratica, racconta un parlamentare, vuole un testo che riprenda sostanzialmente le linee da lei esposte nella direzione del 27 febbraio scorso. Una relazione che, però, non è stata votata da buona parte della minoranza. L’ala riformista, dal canto suo, chiede che la risoluzione non contenga un secco ‘no’ al piano della Commissione Ue.

La bozza di documento su cui si lavora, racconta chi è al corrente della trattativa, è stata elaborata dai due capigruppo Francesco Boccia e Chiara Braga, insieme a Peppe Provenzano e poi portata alla riunione di oggi alla quale partcipano anche Alessandro Alfieri, Piero De Luca, Stefano Graziano, Enzo Amendola.

Nel testo non ci sarebbe appunto un ‘no’ esplicito al piano von der Leyen, né un dispositivo tipo “la risoluzione impegna il governo a votare no a ‘Rearm Eu'”. D’altro canto, secondo quanto racconta chi ha seguito il dossier, verrebbe appunto ribadito tutto l’elenco di critiche e distinguo rispetto al piano, con una formula che per i ‘riformisti’ non sarebbe accettabile. Ai Tg il capogruppo al Senato Francesco Boccia, uno dei più duri nello scontro scoppiato la scorsa settimana con la minoranza, ha spiegato: “Il Pd vuole un’Europa federale e un sistema di difesa comune, ma dice no al piano di riarmo degli Stati nazionali”.

La minoranza, viene spiegato, avrebbe chiesto di limare il testo della mozione. Il no al riarmo degli Stati nazionali è condiviso anche dall’ala moderata, ma “bisogna anche capire che vuol dire”, spiega un parlamentare. “Soprattutto in una prima fase è inevitabile che si cominci a livello nazionale…”. Insomma, il discorso va bene se è un ragionamento di prospettiva, ma non si può che iniziare dalla dimensione nazionale, se si vuole avviare un processo. E, in questo senso, per la minoranza non è possibile dire no al piano von der Leyen.

Idee diverse sul fronte della maggioranza. “Molti – spiega un parlamentare della sinistra – sono determinati ad andare fino in fondo nel chiarimento. La direzione ha votato una linea, se ora la minoranza dice di non avere partecipato al voto quella linea la rimettiamo nella risoluzione”.

I pontieri, da un lato e dall’altro, sono al lavoro per evitare una nuova conta. Una nuova spaccatura, dopo quella della scorsa settimana, rafforzerebbe molto l’ipotesi di un congresso anticipato caldeggiata da diversi dirigenti vicini alla segretaria.

Gran parte della minoranza non intende andare a nuove assise ora, anche considerando i rapporti di forza. Ma pure in maggioranza, raccontano, l’ipotesi di congresso anticipato è stata sconsigliata durante la riunione di venerdì scorso con Schlein sia dall’area che fa capo a Dario Franceschini sia da quella di Andrea Orlando e Provenzano, che spingono invece per un chiarimento “tematico”, magari anche coinvolgendo la base del partito sulla politica estera.

Schlein, spiegano più parlamentari di maggioranza, si è riservata di decidere sul congresso, ribadendo però che ci deve essere chiarezza sulla linea di politica estera. Stasera si proverà di nuovo a trovare un punto di equilibrio e, se necessario, si continuerà domattina prima della riunione congiunta di senatori e deputati Pd fissata per le 11.30.

Da definire, peraltro, anche la linea da tenere sulle altre risoluzioni che verranno presentate. Quasi scontato il no al documento del centrodestra, mentre si pensa all’astensione sui testi delle altre opposizioni. Ma anche su questo c’è da ragionare a fondo, perché è probabile che molti riformisti finiranno per dire ‘no’ alla risoluzione M5s e forse anche a quella Avs, e diversi esponenti della sinistra Pd potrebbero fare lo stesso sui documenti di Azione, Iv e Più Europa.

Servizi, Renzi: il governo dica se ha autorizzato le intercettazioni

Milano, 17 mar. (askanews) – “Dai verbali che si leggono in queste ore sulla vicenda Equalize, emerge un quadro sconcertante, un quadro di relazioni tra questa azienda privata e i Servizi segreti, cio l’intelligence di questo Paese, ed emerge un quadro di intercettazioni o comunque interrogazioni abusive di banche dati che in un paese civile non si possono fare”.

Lo ha affermato l’ex premier Matteo Renzi, a margine di un evento a Milano per presentare il suo libro ‘L’influencer’, sottolineando che “la colpa della politica che il governo Meloni ha messo alla guida dell’autorit nazionale per la cyber security un bravissimo prefetto che in vita sua si occupato di tutto tranne che di queste robe, cio ha messo una persona che non la persona giusta. Io nel libro propongo Nicola Gratteri, perch almeno uno che di queste cose sa di cosa si parla, invece Meloni ha messo l’amichetto di Mantovano perch questo un governo che mette gli amichetti e non mette le persone competenti”.

Secondo lei serve una commissione d’inchiesta parlamentare? “Questa era un’ipotesi che noi avevamo fatto, ma la vera domanda su Equalize. Che cosa sta succedendo in questo Paese?”, si chiede Renzi citando anche il caso Paragon e le intercettazioni ai danni del direttore di Fanpage: “C’ una dichiarazione criptica di Giorgia Meloni nel giugno 2024, perch c’ Fanpage che fa un’inchiesta giornalistica sui giovani di Fratelli d’Italia e scopre delle cose. Giorgia Meloni, arrabbiata da Bruxelles dice ‘Se adesso questo uno strumento di lotta politica allora cambia tutto’.

A distanza di sei mesi il direttore di Fanpage, improvvisamente viene avvisato da WhatsApp che il suo telefonino stato intercettato con un Trojan ed una cosa enorme, gravissima. Io non dico che stato il governo, io metto in fila le cose e dico: la presidente del Consiglio a giugno 2024 dice questo, domando, stato il governo ad autorizzare l’intercettazione preventiva? S o no? Perch soltanto due persone possono firmare questa intercettazione, o Giorgia Meloni o Alfredo Mantovano. Abbiamo chiesto di sapere se questo accaduto o no, ma possibile che ne parli solo io? Ma di queste robe possibile che in questo Paese ne parli soltanto io?”.

Ucraina, Trump valuta il riconoscimento della Crimea come territorio russo

Roma, 17 mar. (askanews) – L’amministrazione Trump sta valutando di riconoscere la regione ucraina della Crimea come territorio russo nell’ambito di un eventuale accordo futuro per porre fine alla guerra di Mosca contro Kiev. E’ quanto riporta il sito Usa Semafor citando due persone a conoscenza della questione. Secondo le due fonti, l’amministrazione ha anche discusso la possibilità che gli Stati Uniti sollecitino le Nazioni Unite a fare lo stesso. Tale richiesta allineerebbe l’amministrazione Trump alla posizione del presidente russo Vladimir Putin, che da tempo considera la Crimea suo territorio.

L’amministrazione Trump ha parlato apertamente della necessità che l’Ucraina faccia delle concessioni territoriali alla Russia per porre fine alla guerra che dura da tre anni, e lo stesso presidente in passato ha dichiarato di essere disposto a considerare la Crimea parte della Russia. Ma da quando Trump è in carica, i suoi consiglieri non si sono pronunciati pubblicamente su cosa avrebbero potuto offrire a Putin.Trump ha lanciato per la prima volta la prospettiva di riconoscere la Crimea come territorio russo anni prima che la Russia lanciasse l’invasione dell’Ucraina. Mentre si candidava alla presidenza nel 2016, e successivamente durante il suo primo mandato, il presidente ha ripetutamente affermato che avrebbe “valutato” se gli Stati Uniti si sarebbero mossi per riconoscerla.

Ue-Ucraina, Tajani: non fidarsi di Putin? Io sono pragmatico

Bruxelles, 17 mar. (askanews) – “Io sono molto pragmatico. Fidarsi o non fidarsi, non è questo il tema; il tema è si fa un accordo oppure no: se si fa un accordo, quell’accordo poi deve essere rispettato, non è una questione di simpatia o antipatia, fiducia o non fiducia; bisogna fare degli accordi, dobbiamo arrivare alla pace, una pace che deve essere giusta, e l’Italia sta lavorando per questo”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, oggi a Bruxelles, dopo la riunione del Consiglio Esteri dell’Ue, che ha avuto al centro la questione ucraina. Il ministro rispondeva a un giornalista che aveva ricordato il giudizio dell’Alta Rappresentante per la Politica estera Ue, Kaja Kallas, secondo cui “di Putin non ci si può fidare”, per negoziare un pace giusta per l’Ucraina.

Come Italia, ha continuato Tajani, “sosteniamo, l’abbiamo detto e scritto anche nel documento del G7, le iniziative che devono portare alla pace. L’Europa dovrà sedersi al tavolo delle trattative, noi lavoriamo per l’unità dell’Occidente. Quando sarà finita la guerra – ha aggiunto -, io mi auguro che si possa costruire un rapporto positivo con tutti”.

“Noi – ha ricordato il ministro – non siamo mai stati in guerra con la Russia. L’Italia non ha mai autorizzato l’uso di armi italiane fuori dai confini ucraini, proprio perché un conto è difendere il diritto all’indipendenza ucraina, un conto è essere in guerra con la Russia: sono due cose completamente differenti. Noi – ha insistito – non siamo mai stati e non siamo in guerra con la Federazione russa”.

“Detto questo – ha continuato Tajani -, sappiamo bene che la Federazione russa ha aggredito l’Ucraina, e che l’Ucraina è stata aggredita dalla Federazione russa. Questo non cambia. Per quello noi abbiamo sempre difeso l’Ucraina, continuiamo a difenderla, l’abbiamo ribadito tutti quanti insieme al G7, continuiamo a dirlo: noi stiamo dalla parte dell’Ucraina”.

“Ma una volta finita la guerra, io mi auguro che anche nel mondo possano esserci rapporti differenti. La pace – ha sottolineato il ministro – significa pace. Non è che continua la guerra quando finisce la guerra. Lavoriamo per quello. Quindi avremo, mi auguro, rapporti positivi con tutti, una volta finita la guerra”. (Quanto al nuovo piano di sostegno militare all’Ucraina da 20-40 miliardi di euro per il 2025, proposto dell’Alta Rappresentante, durante il Consiglio Esteri “é emerso che c’è chi è contrario, e noi vogliamo avere approfondimenti. E soprattutto – ha avvertito Tajani – non bisogna prendere decisioni prima che si sappia cosa accadrà. 50 miliardi non sono pochi, noi siamo già chiamati a investire per la Nato, dove dobbiamo raggiungere il livello del 2% del Pil”.

“Poi – ha proseguito il ministro – c’è il piano per la sicurezza della Commissione europea, altri 50 miliardi: sono una cifra consistente, dobbiamo valutare attentamente come spendere questi fondi. Per quello ho detto che serve un approfondimento, una valutazione e serve aspettare che ci sia una novità per quanto riguarda le trattative. C’è questo colloquio tra Trump e Putin, bisogna capire cosa accadrà; perché se si arriva al cessate il fuoco e poi ad una tregua, le cose cambiano”.

“Quindi aspettiamo, abbiamo ascoltato, abbiamo valutato, però, ripeto le spese sono tante: abbiamo già inviato diversi strumenti militari all’Ucraina, abbiamo aiutato in tutti i modi, anche da un punto di vista finanziario, abbiamo fatto interventi importanti. Di questi 50 miliardi l’Italia dovrebbe spendere 5 miliardi, che non sono pochi. Io sono sempre molto prudente. Occorre vedere cosa bisogna fare. Per questo è bene sempre approfondire. Prima di dare una risposta bisogna vedere cosa accadrà e studiare attentamente come vengono spesi i soldi europei”.

Alla domanda se si tratterà allora di 40 miliardi di euro, come ha annunciato Kallas, o di 50 miliardi, Tajani ha replicato: “Non è ben chiaro, ma 40 o 50, cambia poco: sono sempre 4 o 5 miliardi che l’Italia deve mettere. Quindi occorre capire bene per fare cosa, per utilizzarli come. Siamo chiamati a fare tante cose per la sicurezza, sia dell’Ucraina che dell’Europa”.

E poi “l’Ucraina è un paese candidato a diventare parte dell’Unione europea, quindi saranno anche investimenti che faremo per garantire la sicurezza complessiva, ivi compresa dell’Ucraina stessa. Quindi, vediamo, bisogna coordinare le iniziative. C’è quella della presidente della Commissione europea che noi abbiamo approvato, adesso c’è questa proposta dell’Alta Rappresentante, la valutiamo, la valuteremo. Ma prima di dire sì, ripeto, bisogna approfondire molto”, ha concluso il ministro.

Verso l’intesa nella maggioranza sulla risoluzione Ue, eviterà temi divisivi

Roma, 17 mar. (askanews) – Una risoluzione di maggioranza ‘minimal’, strettamente aderente all’ordine del giorno del Consiglio europeo (che non prevede, per esempio, di parlare della coalizione dei “volenterosi”), stando alla larga da tutti i temi divisivi. E’ questa, secondo quanto si apprende da varie fonti, la via scelta in vista delle comunicazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni domani al Senato e mercoledì alla Camera, prima del summit Ue che vedrà i leader riuniti a Bruxelles giovedì e venerdì prossimi.

Nei giorni scorsi le posizioni della Lega hanno mostrato chiaramente le divisioni nella maggioranza sui temi della politica estera: Matteo Salvini ha schierato il partito totalmente sulla linea di Donald Trump sull’Ucraina e criticato duramente il piano ‘ReArm Europe’, con pesanti giudizi nei confronti di Ursula von der Leyen. Un atteggiamento che aveva portato Meloni a un “chiarimento” con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti a margine dell’ultimo Cdm, ma anche con lo stesso vice premier. Il doppio passaggio parlamentare, con una risoluzione di maggioranza da votare, aveva dunque creato apprensione e aperto un complesso lavoro diplomatico per arrivare a una sintesi. Al momento sembra accantonata l’ipotesi di limitarsi a una formulazione stringatissima (una cosa tipo “sentita la comunicazione del presidente del Consiglio, si approva…”) in favore di quello che è un po’ un escamotage, ovvero attenersi strettamente all’ordine del giorno del Consiglio europeo, già deciso da tempo, che vede al centro la competitività e il bilancio pluriennale, con un confronto anche sull’Ucraina e un “follow up” sul piano von der Leyen. Ribadendo il principio sempre sottolineato da Meloni della necessità di non dividere l’Occidente, mantenendo un rapporto con gli Usa, senza tuttavia citare direttamente Trump.

“Domani – ha assicurato in tv il capogruppo al Senato di Forza Italia Maurizio Gasparri – avremo certamente una risoluzione unitaria, il documento riguarderà l’ordine del giorno del Consiglio Europeo di giovedì, che non include il piano dell’Inghilterra”. Fiducioso anche Maurizio Lupi, leader di Noi moderati, convinto che “come è sempre stato in questi due anni e mezzo, il centrodestra si dimostrerà compatto, trovando la sintesi migliore e votando un’unica risoluzione sulla politica estera del Governo”, mentre fonti leghiste escludono ‘incidenti di percorso’ come anche l’ipotesi, circolata su alcuni organi di stampa, che i parlamentari del partito di Salvini possano essere tentati dalla risoluzione pacifista di M5s: “Voteremo solo le risoluzioni che avranno il parere favorevole del governo”, assicura un senatore.

Intanto proseguono (pur tra le smentite di rito) i contatti tra Palazzo Chigi e la Casa Bianca, con protagonista l’ambasciatrice in Usa Mariangela Zappia, per fissare in tempi stretti un incontro tra Trump e Meloni. Al momento, però, una data non è stata ancora individuata.

Verso intesa maggioranza su risoluzione Ue, eviterà temi divisivi

Roma, 17 mar. (askanews) – Una risoluzione di maggioranza ‘minimal’, strettamente aderente all’ordine del giorno del Consiglio europeo (che non prevede, per esempio, di parlare della coalizione dei “volenterosi”), stando alla larga da tutti i temi divisivi. E’ questa, secondo quanto si apprende da varie fonti, la via scelta in vista delle comunicazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni martedì al Senato e mercoledì alla Camera, prima del summit Ue che vedrà i leader riuniti a Bruxelles giovedì e venerdì prossimi.

Nei giorni scorsi le posizioni della Lega hanno mostrato chiaramente le divisioni nella maggioranza sui temi della politica estera: Matteo Salvini ha schierato il partito totalmente sulla linea di Donald Trump sull’Ucraina e criticato duramente il piano ‘ReArm Europe’, con pesanti giudizi nei confronti di Ursula von der Leyen. Un atteggiamento che aveva portato Meloni a un “chiarimento” con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti a margine dell’ultimo Cdm, ma anche con lo stesso vice premier. Il doppio passaggio parlamentare, con una risoluzione di maggioranza da votare, aveva dunque creato apprensione e aperto un complesso lavoro diplomatico per arrivare a una sintesi. Al momento sembra accantonata l’ipotesi di limitarsi a una formulazione stringatissima (una cosa tipo “sentita la comunicazione del presidente del Consiglio, si approva…”) in favore di quello che è un po’ un escamotage, ovvero attenersi strettamente all’ordine del giorno del Consiglio europeo, già deciso da tempo, che vede al centro la competitività e il bilancio pluriennale, con un confronto anche sull’Ucraina e un “follow up” sul piano von der Leyen. Ribadendo il principio sempre sottolineato da Meloni della necessità di non dividere l’Occidente, mantenendo un rapporto con gli Usa, senza tuttavia citare direttamente Trump.

Ha assicurato in tv il capogruppo al Senato di Forza Italia Maurizio Gasparri: “Avremo certamente una risoluzione unitaria, il documento riguarderà l’ordine del giorno del Consiglio Europeo di giovedì, che non include il piano dell’Inghilterra”. Fiducioso anche Maurizio Lupi, leader di Noi moderati, convinto che “come è sempre stato in questi due anni e mezzo, il centrodestra si dimostrerà compatto, trovando la sintesi migliore e votando un’unica risoluzione sulla politica estera del Governo”, mentre fonti leghiste escludono ‘incidenti di percorso’ come anche l’ipotesi, circolata su alcuni organi di stampa, che i parlamentari del partito di Salvini possano essere tentati dalla risoluzione pacifista di M5s: “Voteremo solo le risoluzioni che avranno il parere favorevole del governo”, assicura un senatore.

Intanto proseguono (pur tra le smentite di rito) i contatti tra Palazzo Chigi e la Casa Bianca, con protagonista l’ambasciatrice in Usa Mariangela Zappia, per fissare in tempi stretti un incontro tra Trump e Meloni. Al momento, però, una data non è stata ancora individuata.

Ue, risoluzione M5S: no a ReArm Eu, stop armi all’Ucraina

Roma, 17 mar. (askanews) – Sono già stati elaborati, a grandi linee, gli impegni che la risoluzione del Movimento 5 stelle proporrà domani in Parlamento sulle comunicazioni della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in vista del Consiglio europeo del 20 e 21 marzo.

Il testo è ancora in corso di elaborazione, si tratta di una bozza non definitiva, dicono le fonti parlamentari stellate, ma conferma gli orientamenti ribaditi più volte dal leader M5S Giuseppe Conte di forte critica alla linea assunta dalla Commissione europea e dall’Europarlamento e di rifiuto del piano ReArm Eu annunciato dalla presidente Ursula von der Leyen. In sintesi: sull’Ucraina c’è la richiesta di una svolta diplomatica (che i 5 stelle reiterano fin dai tempi del governo Draghi, in realtà) e sull’opportunità di coinvolgere, nelle iniziative per la tregua, le Nazioni Unite e l’Unione europea con l’obiettivo “di una soluzione negoziale del conflitto”, ragionamento che dovrebbe portare con sé anche la sospensione deolla componente militare degli aiuti a Kiev e il rigetto dell’ipotesi di allargare all’Ucraina, Paese non Nato, la copertura dell’articolo 5 del trattato atlantico sulla difesa comune in caso di attacchi esterni.

I 5 stelle ribadiranno il loro no secco al piano ReArm Europe rilanciando la richiesta di una difesa delle filiere industriali maggiormente in difficoltà, a partire dall’automotive, e di investimenti sociali e ambientali. In ogni caso, il M5S si propone di vincolare il Governo a subordinare l’eventuale adesione italiana a un confronto con il Parlamento.

Tra gli altri temi in agenda, nel documento che i 5 stelle proporranno alle aule parlamentari, il presente drammatico e il futuro dei palestinesi di Gaza, da sottrarre ai piani di evacuazione forzata ventilati dal presidente degli Stati Uniti Trump, con una ripresa degli aiuti umanitari e nella prospettiva di una futura conferenza di pace.