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Il Partito popolare scelse nettamente un programma di libertà e di democrazia

Con la data odierna, il Partito Popolare Italiano segna il suo sesto anno di vita. 

A nessun partito fu, come al nostro, riserbato sin dal sorgere un compito più ingrato. Esso sorse per immettere gran parte delle masse cattoliche nella vita politica e  associarle alla risoluzione della tremenda crisi del dopoguerra; ma risentì dell’isolamento in cui esse erano vissute in precedenza sì che sul principio fu accerchiato di diftidenze, avversioni, insidie accaparratrici.

Esso scelse nettamente un programma di libertà e di democrazia; ma mentre gli uni ne contestarono la sincerità, gli altri cercarono trarlo a forme conservatrici e reazionarie.

La sua azione poliennale s’è incaricata di rompere la crosta delle diffidenze e dei malvoleri. Attraverso il sacrificio e l’urto, nel quale altri organismi giovani, com’esso era, si sarebbero frantumati, il P. P. I. ha saldamente inserito masse di cattolici nell’orbita nazionale, emancipandole dal loro isolamento, ha riconciliato gran parte delle classi lavoratrici a un programma di forme legali, a un concetto di solidarietà interclassista, promovendo e attuando un piano realistico di trasformazioni economiche e sociali.

 

Avendo inscritto nel suo emblema il motto Libertas, la libertà non ha rinfoderata o dimezzata nel momento della prova asperrima, documentando così, definitivamente, inconfutabilmente, la propria ragione democratica e nel senso di questa ragione definendosi sempre meglio verso una ormai robusta omogenea compattezza interna.

Il suo ingresso nella vita pubblica italiana fu benefico e per più rispetti risolutivo. Esso adempì una funzione di centro, la quale non consistè solamente nel moderare o equilibrare gli estremismi di destra e di sinistra, ma si alimentò e definì con un programma proprio, autonomo, di sano realismo, avendo inteso che nel dopoguerra tumultuoso, nel quale venivano a scadere aspirazioni sociali e promesse messianiche e soluzioni di problemi economici e politici immani, il paese poteva disimpegnarsi dalle vecchie angustie e dalle passioni rivoluzionarie con una decisa azione di riforme.

Fu un partito provvidenziale perciò pel dopoguerra: postosi nel centro impedì sbandamenti pericolosi e anarcoidi; operò a richiamare forze antagoniste nell’alveo della legalità e della normalità, imponendo con la stampa, nella tribuna parlamentare, lo studio e l’appassionamento su problemi di ricostruzione. E la sua attività fu appunto sopra tutto volta a ricostruire.

Le riforme, che esso propose, sono originate dai bisogni dell’Italia nel dopoguerra e dettatee da una scuola cristiana sociale e democratica cristiana che, come all’estero, anche in Italia era andata nel periodo della «preparazione nell’astensione» elaborando dottrine illuminate dal pensiero cristiano, dalle quali esso appunto trasse una propria fisionomia andatasi via via specificando con incessanti differenziazioni dagli altri partiti. L’uomo che questo partito volle, che una demarcazione dottrinale seppe dargli. che riuscì a fondarlo in una organizzazione ammirata anche dagli avversari, fu don Luigi Sturzo, nel cui spirito la creazione del Partito s’intese come una missione civile e spirituale altissima da instaurare nell’Italia moderna: missione, la quale pur traducendosi attraverso l’azione politica, ha una finalità essenzialmente morale. La ricostruzione è pienamente morale: s’inizia dall’individuo, s’incentra nella famiglia, di cui si vuol salvaguardare l’integrità, di cui si vuol educare la prole in regime di libertà secondo il diritto naturale dei genitori, investe con un pari abito di libertà il sindacato, di cui si chiede il riconoscimento giuridico, tendendosi a regolare i conflitti fra capitale e lavoro con lo sviluppo della cooperazione, con l’istituzione del probivirato e dell’arbitrato, con l’assicurazione per la malattia, la vecchiaia, l’invalidità, la disoccupazione. Libertà nelle autonomie degli enti iocali, libertà nella beneficenza, libertà per la Chiesa…

Concezioni che s’inquadrano in un sistema organico dirette a costruire lo Stato moderno, democratico, attuabile mediante un sistema di consultazione basato sulla proporzionale, considerata quale elemento di giustizia, quale avviamento a uno Stato, che sia sintesi d’interessi e d’idee, anzichè funzione personalistica, esposta a dittature o ad anarchia.

Alla stregua d’una tale visione, i rapporti con l’estero vanno ispirati al bisogno di ricostruire le rovine della guerra con una politica d’interesse economico, di abolizione di dogane, di lotta ai militarismi e di gretti nazionalismi, avvalendosi, come organo coordinatore e propulsore, della Società delle Nazioni, benedetta e auspicata da quel Papa della Pace che fu Benedetto XV.

Questo pensiero determinò la nostra attività in Parlamento e nel paese in confronto dei problemi di politica estera. come di quelli di politica interna, quali, impellente, il problema del Mezzogiorno, quello agricolo e del latifondo inquadrato nel concetto della funzione sociale della terra, la riforma della burocrazia, il decentramento statale, i rapporti tra capitale e lavoro, la scuola…

Questo pensiero democratico, determinò altresi l’atteggiamento dei Popolari di fronte al Governo di Mussolini. Al quale fu prestato in un primo tempo l’appoggio; ma allorchè la mentalità e l’attività del fascismo al potere si rivelarono discordanti dalle premesse essenziali del nostro programma e da quei principii di diritto, a cui crede tanta parte del paese, il nostro posto fu alI’opposizione, per l’antitesi che esiste tra la concezione nazionalista e quella democratica cristiana. Il nostro Congresso di Torino fu il segnale in Italia di riscossa delle forze contrastate da un partito che si attribuiva privilegi e diritti superiori a quelli dei cittadini d’altro colore. Esso salvò la compagine del Partito, mentre ne riaffermava la natura democratica e la necessità di non abdicare ai propri principii, ritenuti essenziali al sicuro duraturo sviluppo della Patria nostra tra i paesi civili.

Abbiamo la fierezza oggi di constatare la nostra fedeltà agl’inizi. Per essa abbiamo salvato, sotto le varie pressioni esercitate perchè ci menomassimo e ci falsificassimo, la nostra dignità; ma insieme costruito un elemento di rielevazione per tutto il paese, nel cui seno ormai la funzione nostra è compresa, è sentita. Attraverso il Partito nostro ormai molte idee cristiano sociali sono entrate nell’opinione pubblica e divenute patrimonio di tanti, così che grandi masse di cittadini agnostici o diffidenti o avversi si sono conciliate o almeno hanno riconosciuto la nobiltà e la necessaria funzione dell’idea democratica cristiana, che in tal modo, penetrata nella coscienza nazionale, esercita una forte benefica funzione.

Siamo sereni sulla breccia; e siamo sicuri della fedeltà dell’avvenire. 

Oggi il Partito è. Appartiene alla storia civile d’Italia; è inserito nella coscienza della Nazione. Ha superato la prova; ha dimostrato la sua consistenza non ef-fimera. E nel suo sviluppo sarà un elemento certo di evoluzione della nostra Patria, la quale è, per la nostra fede e per la nostra opera anche, destinata a un avvenire moralmente ed economicamente  prospero.

Ruffini: “Siamo tutti in campo”.

Siamo arrivati al 18 gennaio. Nelle scorse settimane c’era molta attesa. Troppa forse. Due diversi incontri. Milano e Orvieto. Un terzo incontro anche a Brescia. Tutti e tre oggi. Per una ragione. Il 18 gennaio è una data certamente evocativa. Almeno per qualcuno. Certamente per noi.

Per chi senza inseguire la cultura delle esagerazioni, cerca almeno di coltivare la memoria. E con essa preparare il futuro.

Era il 18 gennaio 1919 quando Sturzo lanciò il suo appello ai liberi e forti. Tante cose ci inducono a ricordare. Ma allo stesso tempo, il 18 gennaio è un giorno come un altro. Che ci chiede solo di essere vissuto. Una data che si ripeterà anche il prossimo anno e quelli a venire.

Domani sarà il 19, poi il 20 gennaio e così via. Perché la storia continua. Sempre. E il futuro si costruisce così. Passo dopo passo. Guardando avanti. Liberi dagli schemi, forti delle idee.

Forse qualcuno aspettava di trovare oggi annunci di soluzioni già pronte di fronte a una realtà tanto complessa. Ma questo, lo sappiamo, non è possibile. Non esiste una storia che possa essere scritta così.

Quanto alle identità…Vedo in una certa narrazione il rischio di ridurle quasi ad una caricatura. Ma anche esse sono complesse. Non possiamo ridurre l’identità di ciascuno di noi all’interno di una cornice rigida, circoscritta, fissa. Specialmente oggi, in un periodo storico in cui si costruiscono etichette solo per ritagliarsi spazi di visibilità e potere; o peggio per etichettare e colpire gli altri.

Le etichette sono solo un modo per non aprire gli occhi di fronte a una realtà sempre più complessa, che chiede invece di essere guardata in profondità per essere compresa.

Nessuna identità è immobile. Altrimenti muore. Anzi è già morta. Così anche la democrazia non è un verbo da declinare al passato. Ma qualcosa in divenire, come un gerundio che può compiersi solamente con l’impegno di ognuno. Con la partecipazione attiva, consapevole e più diffusa possibile.

Ecco perché quando sono stato invitato a partecipare, ho anticipato che sarei venuto:

– Non per parlare di me, o di un partito.

– Tantomeno di una corrente di questo o quel partito.

– Neanche per capire in quanti si riconoscono in un partito.

– Né, a maggior ragione, per contare quanti si rispecchino in una corrente.

– Neppure per parlare di un posizionamento in uno spazio geometrico astratto come il “Centro”.

– Ancor meno per discutere di come ritagliarsi uno spazio come partito o corrente sotto l’insegna della religione cattolica.

– Chi si professa cattolico sa perfettamente di essere chiamato (insieme ad altre culture) a essere sale e lievito della società. Ingredienti di cui si può sentire la mancanza, quando non ci sono, ma che certamente non devono coprire i sapori degli altri ingredienti. Sono chiamati ad esaltarli, non a coprirli. Un piatto non potrà mai essere assaporato e ricordato per il sale o il lievito. Ma sarà ricordato certamente per la loro assenza.

– Del resto, “partito” e “cattolico” possono persino essere considerati due concetti in contraddizione tra loro. Uno definisce la parte; l’altro l’universalità.

  • Pietro Scoppola scriveva che “la maturità del cattolicesimo dei politici italiani si misurerà proprio sulla capacità di abbandonare la nostalgia per un proprio partito esclusivo, e lavorare piuttosto per…la democrazia di tutti”.

 

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Alberto Salvadori: Ica istituzione libertaria che piace ad artisti

Milano, 18 gen. (askanews) – “Ica nato come un po’ un gioco, estremamente serio, perch come dire, giocare una delle cose pi serie della vita, perch solo giocando che si imparano un sacco di cose. Allo stesso tempo abbiamo messo tanto impegno e sta molto bene. Siamo estremamente felici. Dopo tre anni di programmazione e cinque anni di vita, perch con il Covid stato rubato a tutti un pezzo di vita, siamo estremamente soddisfatti”. Alberto Salvadori, direttore di Ica Milano, istituto contemporaneo per le arti, ha tracciato con askanews una sorta di bilancio dei primi cinque anni di attivit.

” un progetto anomalo in Italia – ha aggiunto – perch come se fosse un progetto di matrice anglosassone in Italia, quindi che si basa su un principio molto poco praticato nel nostro Paese per motivi culturali sostanzialmente, che quello della restituzione. Vediamo che abbiamo un pubblico molto affezionato, numeroso, un segmento di pubblico importante che quello tra i 18 e i 30 anni. Ci dicono che siamo diventati un punto di riferimento in citt per queste persone, per noi importantissimo perch sono le persone che hanno meno spazio in assoluto e poi anche il fatto che a livello istituzionale siamo riconosciuti come una delle istituzioni milanesi, cio un’istituzione pubblica, quindi un gruppo di amici, un gruppo di privati che creano qualcosa senza chiedere niente a nessuno e che lo mettono a disposizione della citt mi sembra un’operazione che ci d soddisfazione e siamo molto felici perch pian piano si sta allargando il bacino di persone che ci sostengono, di amici. E poi fondamentale e senza di questo non sarebbe possibile, questo un luogo che piace agli artisti, senza di loro noi non esistiamo”.

“Credo e sono fermamente convinto, soprattutto in un periodo storico come questo – ha concluso Alberto Salvadori – che le istituzioni culturali siano dei veri e propri soggetti libertari e quindi dentro questa parola si racchiude tutto il significato del mio lavoro”.

Centralità della persona: diritti, dialogo e confronto nell’era dei cambiamenti globali.

Dopo aver letto le significative parole del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, pronunciate a Lecce in occasione del 70° anniversario dell’Università del Salento, desidero condividere alcune riflessioni su ciò che ritengo il tema cruciale del nostro tempo: la centralità della persona umana.

Il Presidente ha sottolineato con forza l’importanza di porre la persona al centro, specialmente in un’epoca di cambiamenti epocali come quelli generati dall’intelligenza artificiale. Viviamo in un momento storico segnato da una rapidità di trasformazioni senza precedenti. In questo contesto, valori fondamentali come l’uguaglianza, la giustizia sociale e la dignità devono rimanere il metro di giudizio per ogni scelta politica, economica e tecnologica. Tuttavia, la velocità di questi mutamenti rischia di farci smarrire il valore essenziale dell’essere umano.

In proposito, Mattarella ha dichiarato: “Esiste l’esigenza di richiamare, in questi cambiamenti così radicali e profondi, la centralità della persona, la sua libertà e i suoi diritti”. Ha inoltre evidenziato come questa centralità sia strettamente legata al dialogo, al confronto e al rispetto reciproco. Le sue parole ci invitano a riflettere sul ruolo centrale dell’essere umano in un’epoca di trasformazioni complesse, dove solo ponendo al centro l’umanità, l’inclusione e il rispetto possiamo costruire una società in cui il progresso tecnologico sia al servizio dell’uomo, e non il contrario.

Non si tratta solo di preservare le conquiste del passato, ma di adattare i nostri valori alle sfide del presente e del futuro. In questa prospettiva, il confronto e il rispetto reciproco non sono semplici strumenti, ma veri e propri pilastri fondanti, capaci di dare senso e direzione al nostro cammino.

Le parole del Presidente ci richiamano a una responsabilità collettiva, in cui la capacità di dialogare e confrontarsi costruttivamente rappresenta il cuore della democrazia. Questa si nutre di pluralismo, tolleranza e apertura verso il diverso. In un mondo sempre più globalizzato e interconnesso, tuttavia, il rischio di polarizzazione e frammentazione è reale.

Il progresso tecnologico, incarnato oggi dall’intelligenza artificiale, ci offre straordinarie opportunità, ma pone anche sfide inedite: come preservare la libertà individuale, garantire il rispetto dei diritti fondamentali ed evitare che le disuguaglianze si acuiscano. Non sono concetti astratti, ma basi concrete su cui edificare una società giusta, equa e sostenibile.

Solo attraverso il dialogo possiamo affrontare le complessità del presente, trasformando le differenze in risorse e le sfide in opportunità. Questa riflessione non riguarda solo il piano politico o istituzionale, ma coinvolge ciascuno di noi nella vita quotidiana, nelle relazioni e nelle scelte personali e collettive.

Porre al centro la persona significa riaffermare il valore universale della dignità umana, promuovendo un progresso che rispetti l’individuo nella sua integrità. Significa difendere la libertà come spazio di crescita, creatività e confronto. Soprattutto, significa costruire un futuro in cui la tecnologia sia al servizio dell’uomo, senza che quest’ultimo perda la propria umanità.

Come ha ricordato Mattarella, la civiltà europea, con il suo straordinario patrimonio di democrazia e umanesimo, ha molto da insegnare e offrire in questo contesto. Tuttavia, per farlo è necessario un impegno collettivo che coinvolga istituzioni e cittadini, al fine di preservare ciò che di più prezioso abbiamo: la dignità e la libertà di ogni essere umano.

Un altro gigante nei Brics: la Nigeria.

In meno di due settimane la presidenza brasiliana di turno dei Brics ha dato due annunci che incidono in modo significativo sugli equilibri globali. Il primo il 6 gennaio scorso, riguardo all’entrata nei Brics dell’Indonesia come membro a pieno titolo. Il secondo il 17 gennaio scorso sull’ingresso ufficiale della Nigeria, come Paese partner.

Questo “gigante” africano, che con i suoi 230 milioni di abitanti è il sesto Paese più popoloso del mondo e il primo dell’Africa, oltre ad essere ricchissimo di risorse energetiche e naturali, diviene così il nono Paese partner del Coordinamento Brics, spostando ancora di più, insieme ai dieci Paesi membri a pieno titolo, l’ago della bilancia per popolazione, per età media, per possesso di fonti energetiche, a favore dei Brics, accentuando il divario con il G7. E contribuisce a rafforzare in seno ai Brics, come auspicato in particolare dalla presidenza di turno brasiliana, il peso dei Paesi del Sud del mondo, l’ex Terzo Mondo ora in cerca di riscatto e di sviluppo.

La Nigeria è una fra le più grandi economie dell’Africa, ricca di petrolio e gas, e con un potenziale di crescita che ha attirato l’attenzione di molti investitori internazionali. L’ingresso nei Brics rappresenta un’opportunità per il Paese di diversificare ulteriormente la sua economia, riducendo la sua dipendenza dai settori estrattivi e promuovendo investimenti in settori come l’agricoltura, l’industria e la tecnologia.

I Brics sono stati costituiti sulla base dell’idea di promuovere la cooperazione tra economie emergenti, promuovendo la riforma delle istituzioni globali. La Nigeria, con il suo mercato in espansione e la sua popolazione giovane, può dare ulteriore intensità a questo processo.

L’ingresso della Nigeria nei Brics porterà a un incremento significativo degli scambi commerciali tra i Paesi membri e partner Brics. Investimenti (in primis quello della New Development Bank) e tecnologie dai Paesi Brics, contribuiranno ancor più speditamente alla crescita delle infrastrutture, alla modernizzazione del Paese africano, e al rafforzamento della sua autosufficienza alimentare.

Politicamente, l’adesione ai Brics consente alla Nigeria di accrescere il suo ruolo nel continente africano e di avere una voce più forte su questioni globali, come il cambiamento climatico, la sicurezza alimentare e le sfide per una governance mondiale maggiormente inclusiva ed equa.

L’entrata della Nigeria nei Brics rappresenta dunque, una svolta di portata storica sia per questa nazione che per il continente africano nel suo insieme. Con opportunità di crescita economica e una piattaforma che si sta rivelando stabile, valida ed attrattiva come quella dei Brics, per una maggiore influenza globale, la Nigeria è ora posizionata per giocare un ruolo cruciale, insieme a tutto il continente africano, nel futuro dell’economia mondiale.

Abbiamo chiesto un rapido commento a caldo al prof. Marco Ricceri, coordinatore del Laboratorio Brics dell’Eurispes sul significato di questa mossa. “L’ingresso a stretto giro dell’Indonesia e della Nigeria nei Brics significa una cosa sola: che il mondo sta svoltando”.

Serve quindi una capacità di lettura politica adeguata alla velocità e all’intensità con cui avvengono i fatti che stanno cambiando la storia.

Stefania Craxi: tante intuizioni di mio padre colte solo dal centrodestra

Hammamet, 18 gen. (askanews) – Bettino Craxi “lascia tante intuizioni, penso al ruolo dell’Italia nel Mediterraneo, al concetto di patria che fu il primo a pronunciare a sinistra e che ha mutuato dal Risorgimento, alla battaglia sulla giustizia Craxi tuttora di estrema attualit, lascia delle grandi intuizioni, c’ chi ha saputo coglierle, e le ha sapute cogliere il centrodestra, e chi no”. Lo ha detto Stefania Craxi, senatrice di Forza Italia e presidente della commissione Esteri e Difesa di Palazzo Madama, ad Hammamet per la commemorazione del 25 anniversario dalla scomparsa dell’ex presidente del Consiglio, avvenuta il 19 gennaio del 2000.

“Le istituzioni del centrodestra – ha sottolineato la senatrice riferendosi alla partecipazione alla commemorazione di oggi ad Hammamet del presidente del Senato, Ignazio La Russa, e del vicepremier e ministro degli esteri Antonio Tajani – in questi anni sono venute spesso, chi non mai venuto un esponente istituzionale o politico di rilievo del centrosinistra, che non hanno ancora messo i piedi nella sabbia di Hammamet”.

“Quella brutta pagina – ha concluso Stefania Craxi parlando della stagione di Mani pulite – ha lasciato delle distorsioni sul nostro sistema politico e istituzionale e finch non si far i conti con la storia repubblicana fino in fondo, anche con la brutta stagione di Mani pulite, sar difficile riprendere il normale corso democratico”.

Santalucia (Anm): riforma giustizia mina autonomia anche dei giudici

Roma, 18 gen. (askanews) – “Il pericolo quello di attenuarne e affievolirne le caratteristiche imprescindibili di autonomia e indipendenza. L’indipendenza del pubblico ministero, che quella maggiormente esposta per ragioni tecniche si tradurr in un deficit di indipendenza del giudice”. Lo ha detto il presidente dell’Anm, Giuseppe Santalucia, a margine del Consiglio direttivo dell’Associazione a Roma, a proposito della riforma della Giustizia del governo che propone di modificare la Costituzione e introdurre la separazione delle carriere dei magistrati.

“Il giudice decide sulla base degli affari che il pubblico ministero porta sul suo tavolo – ha aggiunto – Se il pm non pienamente indipendente evidente che nella ricerca e nella trattazione degli affari da sottoporre al giudice sar condizionato e condizioner il giudice, al di l delle garanzie di cui quel giudice pu godere, non portare alcuni affari che potrebbero disturbare un clima politico significa impedire al giudice di esercitare la sua indipendenza nel modo pi pieno possibile”.

“Quindi sono due caratteristiche che si tengono assieme – ha sottolineato – non possiamo separare una magistratura dall’altra perch quella anche la magistratura giudicante seppure non toccata direttamente da riforme che riguardano soprattutto il Pubblico Ministero ne risentir inevitabilmente nell’esercizio della giurisdizione”.

Tech, flessibile e sostenibile: la tracciabilit del futuro

Las Vegas, 18 gen. (askanews) – Etichette elettroniche, flessibili, sostenibili per tracciare i prodotti anche via satellite. la tecnologia studiata dall’azienda francese Linxens (presente al Ces di Las Vegas, organizzato da Cta) come spiega Laurent Coussonet, direttore dello sviluppo. “Questa etichetta intelligente collegata a una batteria, che stiamo producendo sempre in tecnologia flessibile, e con un pannello solare, pu avere una durata di 20 anni. Abbiamo anche sviluppato questo sistema collegato a un nanosatellite, sia negli Stati Uniti che in Europa”.

Si possono registrare dati come la temperatura, gli urti, la pressione, l’altitudine: una geolocalizzazione direttamente sul prodotto, possibile spiegano da Linxens, grazie ai prezzi ridotti; l’idea applicarla “all’ultimo miglio”, a merce consegnata non solo coi camion, ma anche con bici, auto elettriche e altro in citt.

Pecoraro Scanio a Agrigento: Capitale Cultura serva a rilanciare Sicilia

Agrigento, 18 gen. (askanews) – “Agrigento Capitale della Cultura 2025 deve rappresentare molto pi di un titolo: un’occasione unica per rilanciare la Sicilia affrontando con decisione le sue emergenze strutturali e sociali”, ha dichiarato Alfonso Pecoraro Scanio, gi Ministro dell’Ambiente, presente al teatro Pirandello per l’inaugurazione dell’anno di Agrigento capitale italiana della cultura, richiamando l’attenzione su temi come la siccit, le difficolt del sistema dei trasporti e i tagli al sistema sanitario regionale.

“Non dimentichiamo che Agrigento stata scelta come capitale della cultura insieme a Lampedusa, un luogo simbolo dell’accoglienza nel Mediterraneo. Questa designazione non deve limitarsi a essere un riconoscimento simbolico, ma una chiamata all’azione per un Mediterraneo che sia davvero un mare di pace, dialogo e cooperazione”, ha aggiunto Pecoraro Scanio.

L’ex Ministro ha anche ricordato le radici familiari nella provincia di Agrigento, sottolineando il paradosso infrastrutturale che vive la regione: “Mio nonno era di Alessandria della Rocca sui monti Sicani in provincia di Agrigento e le strade di collegamento verso Palermo, costruite oltre 2000 anni fa dai Romani, non hanno mai avuto una ristrutturazione completa. Dopo duemila anni, il momento di smettere di fantasticare su opere futuristiche e controverse come il Ponte sullo Stretto e concentrarsi sulle necessit reali dei cittadini siciliani”.

“Il Tempio della Concordia non solo un monumento: un richiamo a un’idea di pace, di solidariet e di sviluppo inclusivo. Agrigento Capitale della Cultura deve servire da esempio per un’Italia che sappia unire storia, bellezza e progresso sociale” – ha concluso Pecoraro Scanio.

“Per Agrigento e per tutta la Sicilia, il 2025 non pu essere solo un anno da celebrare, ma un punto di svolta per costruire un futuro migliore. Auguro al sindaco e a tutte le realt della provincia un anno positivo e di successo”.

La Russa e Tajani commemorano Craxi ad Hammamet: "non doveva morire in esilio"

Hammamet, 18 gen. (askanews) – Un vento a tratti tagliente e temperature insolitamente rigide per le coste tunisine non hanno funestato le iniziative per la commemorazione per i 25 anni dalla scomparsa di Bettino Craxi, morto il 19 gennaio del 2000 ma che ancora divide, sotto la grande lente del tema Giustizia, la politica e la società italiana.

Ad Hammamet, dove l’ex presidente del Consiglio riposa all’ombra della Medina in un recinto di terra che si affaccia sul mare, rivolto verso l’Italia, sono arrivati stamane il presidente del Senato Ignazio La Russa, il vicepremier e ministro degli esteri Antonio Tajani, una delegazione di giovani di Forza Italia guidata dal deputato Alessandro Battilocchio, e più di duecento persone giunte nelle ultime ore dall’Italia per rendere omaggio al leader socialista.

“Non sarebbe dovuto accadere che Craxi morisse in esilio e non potesse curarsi in Italia. Partiamo da questo”, ha esordito La Russa arrivando all’Istituto culturale internazionale di Hammamet “Dar Sebastian”, per l’inaugurazione della mostra “Volti del Novecento”, una delle iniziative volute dalla Fondazione Bettino Craxi per la commemorazione. “A me è capitato in forma privata, all’inizio degli anni 2000 – ha poi ricordato La Russa -, di venire a portare un fiore sulla sua tomba, perché già allora ritenevo che l’Italia avesse un debito nei suoi confronti. Bettino Craxi, calmati i venti della cronaca, diventa un personaggio della storia e come tutti i grandi personaggi della storia può avere luci, può avere ombre, ma non può essere più utilizzato da una parte o dall’altra a sostegno di tesi che incidano nell’attualità. Credo che ormai, passato il tempo delle invettive – ha sottolineato La Russa – Craxi debba essere studiato come una grande figura della storia e non c’è una figura della storia su cui non si discuta nel bene e nel male”.

“Oggi – ha concluso La Russa, che ha partecipato anche alla commemorazione vera e propria, celebrata con rito cattolico, che si è svolta nel pomeriggio nel cimitero di Hammamet – non solo non potevo dire no all’invito di Stefania ma ho voluto dire sì al suo invito perché lo sentivo anche come un momento di quella difficile pacificazione del dopoguerra che tarda ad arrivare su tanti fronti”.

“E’ giusto essere qui”, ha detto dal canto suo Tajani arrivando al cimitero e ricordando di aver già fatto visita, da presidente dell’Europarlamento, alla tomba di Bettino Craxi. Craxi, ha spiegato il leader di Forza Italia, è stato “un grande italiano, non doveva morire in esilio. E’ stato uno dei grandi protagonisti, insieme ad Andreotti e a Berlusconi, della politica estera italiana. E’ stato l’uomo che ha avuto il coraggio di mettere in chiaro la differenza tra socialismo e comunismo, l’uomo che ha avuto il coraggio di difendere l’autonomia dell’Italia, ha avuto il coraggio di guardare con attenzione al Medio oriente, un uomo che ha avuto il coraggio di fare grandi battaglie anche garantiste”. Per questo, e per le ingiustizie di carattere giudiziario “che ha subito in vita e anche durante l’esilio”, ha sottolineato Tajani, “è giusto che” Bettino Craxi “sia riabilitato di fronte ai cittadini italiani”.

Stefania Craxi, figlia dell’ex presidente del Consiglio e presidente della Commissione Esteri e Difesa del Senato, ha ringraziato La Russa e Tajani per la partecipazione, definendola “un atto di giustizia e e di verità, un nobile gesto di riconoscimento che parla non solo al passato ma anche, e soprattutto, al futuro”. Poi una stoccata a quanti ancora non riconoscono la statura politica del padre. “Non si può dire ‘Craxi è stato uno statista sì, ma i processi?’ Allora – a detta della senatrice -, o è stato uno statista o è stato un corrotto. Credo che dopo 25 anni si debba avere l’onestà morale di parlare di Craxi senza se e senza ma, non si può dire Craxi è stato uno statista e al contempo beatificare Mani pulite, si aprirebbe una contraddizione troppo grande, un’ipocrisia enorme. Quella brutta pagina ha lasciato delle distorsioni sul nostro sistema politico e istituzionale e finché non si faranno i conti con la storia repubblicana fino in fondo, anche con la brutta stagione di Mani pulite, sarà difficile riprendere il normale corso democratico”, ha concluso.

Ancora una volta, nessuna figura di rilievo del centrosinistra ha partecipato alle commemorazioni. “Probabilmente stanno ancora facendo i conti con la loro storia”, ha commentato Battilocchio. Una speranza coltivata forse più di tutti da Enzo Maraio, segretario nazionale del Psi, anche lui ad Hammamet. “La storia di Bettino Craxi – ha detto – deve tornare a sinistra, quest’anno parte una nuova stagione. E’ evidente che Craxi è sempre stato a sinistra, che quella storia è colonna portante della sinistra italiana ma quando diciamo che vogliamo riportarlo a sinistra intendiamo dire che da oggi impediremo a certa destra di impossessarsi di una grande eredità politica e solleciteremo la sinistra a misurarsi su nuove sfide”.

Supermagic "Arcano", per la prima volta al Teatro Sistina di Roma

Roma, 18 gen. (askanews) – Arriva per la prima volta e in esclusiva sul palco del Teatro Sistina di Roma la 21a edizione di Supermagic “Arcano”, il celebre spettacolo internazionale di magia che promette un trionfo di meraviglia e divertimento per il pubblico di tutte le età, in scena dal 23 gennaio al 9 febbraio 2025. Oltre due ore di grande magia dal vivo con i più talentuosi illusionisti, trasformisti, prestigiatori, manipolatori e campioni dell’arte magica provenienti da tutto il mondo, in un viaggio straordinario dove la fantasia e i sogni diventano realtà, tra sorprendenti grandi illusioni ed effetti speciali, momenti poetici, irresistibile divertimento e continuo stupore con effetti magici mai visti prima in Italia.

Un nuovissimo cast internazionale di oltre 20 artisti farà sognare ad occhi aperti, anche quest’anno, adulti e bambini, con alcuni dei più acclamati nomi del mondo della magia scelti, come ogni anno, solo tra le più luminose stelle del panorama magico internazionale. Secondo la conclamata tradizione di Supermagic.

Il celebre appuntamento, divenuto oramai una tradizione per i tantissimi appassionati, non è solo un semplice show, ma una vera e propria esperienza immersiva sospesa a metà tra realtà e immaginazione: il merito è di un format vincente, che mette su uno stesso palcoscenico le eccellenze del settore, e quello di un perfetto equilibrio tra tanti ingredienti diversi, primi fra tutti i guizzi di originalità, i colpi di scena e le più moderne tecnologie, ma soprattutto l’estro e la tecnica di straordinari artisti pluripremiati che sanno dare vita a un mondo fantastico dove tutto sembra essere possibile.

Ideato da Remo Pannain, che ne cura anche la direzione artistica, Supermagic è stato riconosciuto come il “Migliore spettacolo di magia” dalla Fédération Internationale des Sociétés Magiques, essendo l’unico spettacolo che offre ogni anno l’eccellenza dei prestigiatori e degli illusionisti premiati al campionato mondiale delle arti magiche o che hanno ottenuto importanti riconoscimenti internazionali. Nella sua lunga storia lo show annovera inoltre una carrellata di successi e vanta ben 122 artisti di fama mondiale applauditi da oltre 260.000 spettatori nel corso delle 20 precedenti edizioni.

Santanchè, Tajani: Fi non chiede sue dimissioni, siamo garantisti

Roma, 18 gen. (askanews) – “Sono garantista per tutti. Credo che un cittadino debba esser ritenuto colpevole solo quando c’è una sentenza passata in giudicato. Per quel che riguarda noi non c’è nessun problema nei confronti del ministro Santanchè: da parte di Fi non c’è alcuna richiesta di lasciare”. Lo dice ai Tg Rai il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, segretario di Forza Italia da Berlino. Convinto che il reato contestato sia grave “se viene provato e se c’è una condanna”. Mentre “qui siamo ad un rinvio in giudizio” e “non possiamo condannare le persone prima del processo”.

Centrosinistra, Delrio: alleati a partiti contro crisi democrazia

Milano, 18 gen. (askanews) – “Solo i partiti non riescono a vincere questa battaglia sulla crisi della democrazia, la concentrazione dei poteri, pochi ricchi californiani che si prendono il mondo, persino influenzano le elezioni nei paesi europei con i loro mezzi di comunicazione. Per contrastare questa cosa necessario che ci sia il popolo, la gente, l’associazionismo, una mobilitazione dal basso, e oggi siamo qui per lanciare una grande alleanza”. Lo ha detto il senatore del Pd e promotore di Comunit Democratica, Graziano Delrio, a margine del convegno organizzato nella sede della Regione Lombardia al quale intervenuto, tra gli altri, l’ex direttore dell’Agenzia delle entrate Ernesto Maria Ruffini.

“Per salvare la nostra democrazia necessaria che ci si allei, che ci si confronti, tutti insieme, perch da soli purtroppo i partiti non riescono a intercettare tutto il bisogno che c’ in questo momento” ha ribadito esprimendo “grande soddisfazione per la grande partecipazione” all’evento di oggi.

“Tra le persone c’ grande interesse, quindi c’ un’esigenza reale, di parlare, di confrontarsi, di ascoltare le straordinarie energie che vengono dal basso, che sono mobilitate in questo caso dentro il mondo cattolico ma non solo, perch ci si rende conto che c’ bisogno di fare un salto di qualit, c’ bisogno di avere pi forza, di scendere in campo per contrastare la crisi della democrazia” ha concluso.

Il partito di Ruffini non c’è, ma i cattolici Pd rialzano la testa

Milano, 18 gen. (askanews) – Chi si aspettava l’annuncio della nascita di un nuovo partito dei cattolici di sinistra, o di una corrente strutturata all’interno del Pd, è rimasto deluso, ma dal battesimo di Comunità Democratica, sigla “leggera” voluta dall’ex ministro Graziano Delrio, è comunque uscita una rinnovata voglia di protagonismo dei cattolici democratici, spinti dalla convinzione di poter incidere sulla competitività elettorale del centrosinistra, soprattutto riportando a votare ai prossimi turni elettorali i tantissimi elettori che ultimamente si sono astenuti. Una riflessione sostenuta in primis dall’ex direttore dell’Agenzia delle entrate, Ernesto Maria Ruffini, e condivisa da Romano Prodi, per il quale gli ex popolari sono “stati muti per troppo tempo”.

“Lo dico con il massimo rispetto, come possiamo tutti insieme uscire dalla mediocrità della politica? Qual è lo stato di avanzamento delle proposte alternative in campo? E nel campo delle opposizioni, qual è la proposta politica della sinistra? Qual è l’offerta, realmente competitiva che offre la sinistra? Dove è stata discussa? Con chi? Quando? Non singole questioni, non emendamenti a soluzioni elaborate da altri. Ma una speranza sul futuro di questo Paese” si è chiesto Ruffini auspicando “una visione larga, condivisa che è la sola a poter riportare la gente al voto”. Una riflessione da semplice “elettore di centro-sinistra”, ha precisato, al quale sembra “che tanto ancora si possa fare, ed elaborare, per offrire una proposta politica forte e convincente”.

La sua ricetta è una versione italiana della cosiddetta “maggioranza Ursula”, cioè dei partiti popolari e progressisti, compreso il M5s, che a suo parere “potrebbe diventare una scelta solida per essere alternativi alla destra, perché, come si diceva anni molti anni fa se vinci con la destra è la destra che vince”. Una coalizione basata su un’alleanza, ha precisato il padrone di casa Delrio, “che non può essere confinata a un solo partito” cioè il Pd. La posta in gioco, ha continuato, è molto alta, cioè la sopravvivenza della democrazia. Per questo, ha concluso, “è il momento adesso, come dice Biden, di alzarsi in piedi” contro le oligarchie “e di pensare che non ci può essere all’orizzonte il delegare a alcuni ricchi californiani il destino dei popoli mondiali e europei”.

All’evento ha partecipato, tra gli altri, anche la capogruppo di Italia Viva alla Camera, Maria Elena Boschi, secondo la quale “i moderati hanno bisogno di proposte condivise per convincere i cittadini che c’è una possibilità alternativa al governo che non risolve i problemi quotidiani”. Presenti anche l’ex ministro e presidente dell’Associazione partigiani cristiani Maria Pia Garavaglia, l’ex segretario del Ppi Pierluigi Castagnetti, l’ex sindaco di Brescia Emilio Delbono, l’ex segretario della Cisl Savino Pezzotta, gli ex ministri Barbara Pollastrini, Lorenzo Guerini e Giuliano Poletti.

Israele, il partito (estrema destra) di Ben Gvir : via dal governo. Protesta contro l’accordo con Hamas

Roma, 18 gen. (askanews) – I membri del partito di estrema destra Otzma Yehudit del ministro Itamar Ben Gvir presenteranno domani mattina le loro lettere di dimissioni dal governo israeliano in segno di protesta contro il via libera all’accordo di cessate il fuoco con Hamas che entrerà in vigore domani. Lo ha annunciato il partito in un comunicato.

“Alla luce dell’approvazione dello sconsiderato accordo con l’organizzazione terroristica Hamas”, recita la nota riportata dal Times of Israel, il partito Otzma Yehudit presenterà le lettere di dimissioni dal governo e dalla coalizione domani mattina, e i ministri Ben Gvir, Yitzhak Wasserlauf e Amichai Eliyahu, così come i presidenti delle Commissioni, i parlamentari Zvika Fogel e Limor Son Har-Melech, e il parlamentare Yitzhak Kroizer, “lasceranno i loro incarichi”.

Centrosinistra, il partito di Ruffini non c’è, ma i cattolici Pd rialzano la testa

Milano, 18 gen. (askanews) – Chi si aspettava l’annuncio della nascita di un nuovo partito dei cattolici di sinistra, o di una corrente strutturata all’interno del Pd, è rimasto deluso, ma dal battesimo di Comunità Democratica, sigla “leggera” voluta dall’ex ministro Graziano Delrio, è comunque uscita una rinnovata voglia di protagonismo dei cattolici democratici, spinti dalla convinzione di poter incidere sulla competitività elettorale del centrosinistra, soprattutto riportando a votare ai prossimi turni elettorali i tantissimi elettori che ultimamente si sono astenuti. Una riflessione sostenuta in primis dall’ex direttore dell’Agenzia delle entate, Ernesto Maria Ruffini, e condivisa da Romano Prodi, per il quale gli ex popolari sono “stati muti per troppo tempo”.

“Lo dico con il massimo rispetto, come possiamo tutti insieme uscire dalla mediocrità della politica? Qual è lo stato di avanzamento delle proposte alternative in campo? E nel campo delle opposizioni, qual è la proposta politica della sinistra? Qual è l’offerta, realmente competitiva che offre la sinistra? Dove è stata discussa? Con chi? Quando? Non singole questioni, non emendamenti a soluzioni elaborate da altri. Ma una speranza sul futuro di questo Paese” si è chiesto Ruffini auspicando “una visione larga, condivisa che è la sola a poter riportare la gente al voto”. Una riflessione da semplice “elettore di centro-sinistra”, ha precisato, al quale sembra “che tanto ancora si possa fare, ed elaborare, per offrire una proposta politica forte e convincente”.

La sua ricetta è una versione italiana della cosidetta “maggioranza Ursula”, cioè dei partiti popolari e progressisti, compreso il M5s, che a suo parere “potrebbe diventare una scelta solida per essere alternativi alla destra, perché, come si diceva anni molti anni fa se vinci con la destra è la destra che vince”. Una coalizione basata su un’alleanza, ha precisato il padrone di casa Delrio, “che non può essere confinata a un solo partito” cioè il Pd. La posta in gioco, ha continuato, è molto alta, cioè la sopravvivenza della democrazia. Per questo, ha concluso, “è il momento adesso, come dice Biden, di alzarsi in piedi” contro le oligarchie “e di pensare che non ci può essere all’orizzante il delegare a alcuni ricchi californiani il destino dei popoli mondiali e europei”.

All’evento ha partecipato, tra gli altri, anche la capogruppo di Italia Viva alla Camera, Maria Elena Boschi, secondo la quale “i moderati hanno bisogno di proposte condivise per convincere i cittadini che c’è una possibilità alternativa al governo che non risolve i problemi quotidiani”. Presenti anche l’ex ministro e presidente dell’Associazione partigiani cristiani Maria Pia Garavaglia, l’ex segretrio del Ppi Pierluigi Castagnetti, l’ex sindaco di Brescia Emilio Delbono, l’ex segretario della Cisl Savino Pezzotta, gli ex ministri Barbara Pollastrini, Lorenzo Guerini e Giuliano Poletti.

Craxi, Tajani: è giusto che sia riabilitato di fronte a italiani

Hammamet, 18 gen. (askanews) – “È giusto che” Bettino Craxi “sia, di fronte ai cittadini italiani, riabilitato per le ingiustizie che ha subito in vita e anche durante l’esilio”. Lo ha detto il vicepremier e ministro degli esteri Antonio Tajani al cimitero cristiano di Hammamet, parlando, a margine delle commemorazioni per il 25º anniversario della morte di Bettino Craxi, parlando del nesso tra la vicenda del leader socialista, scomparso il 19 gennaio del 2000, e la riforma per la separazione delle carriere.

Bologna-Monza 3-1, felsinei vittoria in rimonta

Roma, 18 gen. (askanews) – Vittoria in rimonta per il Bologna che batte 3-1 il Monza nonostante la partenza ad handicap. Il Monza parte benissimo e al 4′ è già avanti con Maldini, bravo ad avviare e a finalizzare un contropiede perfetto su assist di Ciurria. I padroni di casa però reagiscono e mettono alle corde gli ospiti. Al 22′ Orsolini si accende e trova Castro in area con un cross al bacio: spizzata di testa e pareggio. Al 34′ la rimonta si completa con Odgaard, che sfrutta un pallone di Dominguez e batte Turati con un perfetto sinistro al volo. Nella ripresa torna al gol Orsolini: cross delicato di Lykogiannis da sinistra, Kyriakopoulos buca l’intervento di testa e permette a Orsolini di stoppare e piazzare il pallone di sinistro sul secondo palo. Nel finale miracolo di Turati. All’88’ colpo di testa di Dallinga su corner di Lykogiannis, parata in tuffo dell’ex Frosinone. Un minuto dopo palo di De Silvestri. Il difensore rossoblù si gira bene in area e colpisce il palo. La palla attraversa tutto lo specchio e viene raccolta da Lucumì, che offre in mezzo. Dallinga è in leggero ritardo e non riesce a intervenire.

Meloni sarà a Washington per l’insediamento di Trump. Salvini resta in Italia per il "fronte-ferrovie"

Roma, 18 gen. (askanews) – Lunedì la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sarà a Washington per la cerimonia di insediamento del presidente eletto degli Stai Uniti, Donald Trump. Mentre il vicepremeir Matteo Salvini resterà in Italia, ormai è ufficiale. E la motivazione, ufficiale, è quella della necessità per il ministro dei Trasporti di occuparsi del “fronte-ferrovie”.

La Lega, infatti parteciperà alla cerimonia di insediamento di Donald Trump con Paolo Borchia (capodelegazione del partito al Parlamento europeo) che sarà a Washington insieme agli altri esponenti del gruppo dei Patrioti. “Salvini – fa sapere il suo staff – ha scelto di rimanere in Italia alla luce di quanto sta emergendo sul fronte-ferrovie dopo l’esposto del gruppo Fs e la denuncia per attentato ai trasporti confermata in queste ore”. Comunque, “Salvini confida di potersi recare negli Stati Uniti il prima possibile”.

Trump day, Salvini resta in Italia causa treni, Lega parteciperà con Patrioti

Roma, 18 gen. (askanews) – La Lega parteciperà alla cerimonia di insediamento di Donald Trump con Paolo Borchia (capodelegazione del partito al Parlamento europeo) che sarà a Washington insieme agli altri esponenti del gruppo dei Patrioti. “Salvini – fa sapere il suo staff- ha scelto di rimanere in Italia alla luce di quanto sta emergendo sul fronte-ferrovie dopo l’esposto del gruppo Fs e la denuncia per attentato ai trasporti confermata in queste ore”. E “Salvini confida di potersi recare negli Stati Uniti il prima possibile”.

Craxi,Tajani: è stato un grande protagonista politica estera italiana

Hammamet, 18 gen. (askanews) – “E’ giusto stare qui”, Bettino Craxi è stato “un grande italiano, non doveva morire in esilio, l’esilio è qualcosa che ci ricorda tempi bui… Un uomo che è stato uno dei grandi protagonisti, insieme ad Andreotti e a Berlusconi, della politica estera italiana”. Lo ha detto il vicepremier e ministro degli esteri Antonio Tajani al cimitero Cristiano di Hammamet, a margine delle commemorazioni per il 25º anniversario della morte di Bettino Craxi, qui sepolto.

“Craxi – ha proseguito Tajani – è stato l’uomo che ha avuto il coraggio di mettere un segnale chiaro, una differenza, tra socialismo e comunismo, un uomo che ha avuto il coraggio di difendere l’autonomia dell’Italia, ha avuto il coraggio di guardare con attenzione al Medio oriente, un uomo che ha avuto il coraggio di fare grandi battaglie anche garantiste, ricordiamo la vittoria al referendum sulla responsabilità civile dei magistrati, ricordiamo tutta la vicenda della scala mobile, è stato un grande protagonista, primo ministro, un uomo di grande spessore e grande amico di Silvio Berlusconi. È giusto rendere omaggio a politici che devono stare nell’album di famiglia, almeno della mia famiglia Politica”.

La Russa: Craxi non sarebbe dovuto morire in esilio

Hammamet, 18 gen. (askanews) – “Sono qui, quindi non c’ bisogno di sottolineare” quanto sia importante ricordare la figura di Bettino Craxi. “Su un fatto siamo tutti d’accordo: che non sarebbe dovuto accadere che Craxi morisse in esilio e non potesse curarsi in Italia. Partiamo da questo”. Lo ha detto il presidente del Senato, Ignazio La Russa, arrivando All’Istituto culturale internazionale di Hammamet “Dar Sebastian”, per l’inaugurazione della mostra “Volti del Novecento” sulle opere litografiche dell’artista emiliano Nani Tedeschi, una delle iniziative della fondazione Bettino Craxi per la commemorazione del 25 anniversario della scomparsa dell’ ex presidente del consiglio, avvenuta il 19 gennaio del 2000.

Il New York Times: appena insediato Trump, partirà maxi operazione per l’espulsione dei migranti

Roma, 18 gen. (askanews) – La nuova amministrazione Trump intende lanciare già all’indomani del suo insediamento il piano di espulsione dei migranti irregolari presenti negli Stati Uniti, a partire dalla città di Chicago. Secondo quanto riporta oggi il New York Times, il piano, denominato “Operation Safeguard” dall’Immigration and Customs Enforcement (Ice), inizierà martedì, il giorno dopo l’insediamento di Trump, e durerà fino al lunedì della settimana successiva. Tuttavia, le date sono ancora in fase di definizione e potrebbero cambiare.

Secondo il Nyt, centinaia di agenti sono stati invitati a offrirsi volontari e a partecipare all’operazione “post-inaugurazione” contro gli immigrati irregolari e l’Ice starebbe progettando di inviare circa 150 agenti a Chicago per le retate.

Stefania Craxi ringrazia La Russa e Tajani: nobile riconoscimento a mio padre

Hammamet (Tunisia), 18 gen.(askanews) – “Ringrazio il presidente del Senato Ignazio La Russa e il vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani, venuti oggi in Tunisia per rendere omaggio a Bettino Craxi, un uomo che ha lavorato per rendere grande l’Italia. Il loro è un nobile gesto di riconoscimento, che parla non solo al passato ma anche, e soprattutto, al futuro”. Lo afferma da Hammamet Stefania Craxi, presidente della Commissione Esteri e Difesa del Senato e figlia dell’ex presidente del Consiglio, scomparso il 19 gennaio del 2000.

“Il pensiero di Craxi – prosegue la senatrice – è infatti quantomai attuale e influenza il dibattito pubblico. Ed è un privilegio, quello di tenere assieme passato e futuro, riservato non a tutti ma soltanto agli statisti”.

Santalucia (Anm): nessun ribellismo, fedeli alla Repubblica

Roma, 18 gen. (askanews) – “Non c’ nessuna forma di ribellismo illegale o istituzionalmente incompatibile con le nostre forme di protesta”, lo ha detto Giuseppe Santalucia, presidente dell’Associazione nazionale magistrati (Anm), a margine della riunione del comitato direttivo che decider le modalit della protesta contro la separazione delle carriere, da attuare anche durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario, e sullo sciopero.

Parole pronunciate in risposta alla domanda di una giornalista che gli chiedeva conto delle dichiarazioni del vicepremier Antonio Tajani. Tajani ieri, riguardo alle proteste dei magistrati aveva detto: “Non credo che un servitore dello Stato dovrebbe contestare il governo. Come se i carabinieri, i disaccordo con una decisione del governo, abbandonassero una cerimonia”. “Noi, come i Carabinieri ma come qualsiasi altro funzionario pubblico, siamo assolutamente fedeli alla Repubblica.

“Siamo servitori dello Stato, che servono secondo le funzioni che gli sono proprie”, ha sottolineato Santalucia, aggiungendo: “Ricordo non solo al ministro Tajani ma a tutti, cos spazziamo via gli equivoci, che documenti del Consiglio d’Europa, quindi dell’organo in cui agisce la Corte europea dei diritti dell’uomo, parliamo delle massime istanze di libert, richiamano ai magistrati il diritto-dovere di prendere parola, quando ritengono che riforme o interventi della politica possano mettere in discussione la loro indipendenza e autonomia”.

Agrigento capitale della cultura, Mattarella: la ricchezza dell’Italia è la sua pluralità

Roma, 18 gen. (askanews) – “La ricchezza del nostro Paese sta nella sua pluralità. Nella sua bellezza molteplice. A fornire pregio particolare all’Italia sono proprio le sue preziose diversità, le cento capitali che hanno agito, nell’arco di secoli, come luoghi capaci di esprimere comunità. Una grande ricchezza, per il nostro percorso nazionale. Eredità ricevuta dai nostri padri. E tesoro da investire per il domani dei nostri figli”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, intervenendo ad Agrigento alla cerimonia di apertura di Agrigento Capitale della cultura.

Sci, SuperGoggia, vince anche la libera di Cortina

Roma, 18 gen. (askanews) – Strepitosa Sofia Goggia che, nella terza discesa stagionale, vince sull’Olympia delle Tofane a Cortina. La bergamasca dipinge un altro capolavoro in discesa libera, quarto della sua carriera, facendo la differenza nei curvoni centrali e nel finale velocissimo dopo il Rumerlo. Una prova di forza da regina della specialità, nella quale tocca i 19 successi in Coppa del Mondo. Grande giornata per l’Italia anche grazie al terzo posto di Federica Brignone (+0.55), che mai era salita sul podio su questa pista. Un piazzamento che la porta sia in testa alla classifica di specialità che alla generale. Meglio della valdostana fa la norvegese Kajsa Vickhoff Lie (+0.42), magica col pettorale numero 2 e a lungo in testa alla gara. Quarto posto per Lara Gut-Behrami (+0.72), ancora imperfetta.

Mattarella: necessario rigenerare coesione, procedere insieme

Roma, 18 gen. (askanews) – E’ necessario “ricomporre, rigenerare coesione, procedere insieme. Lo chiede il ricordo dei morti delle guerre che insanguinano l’Europa, il Mediterraneo e altre regioni del pianeta. Lo impongono le tragiche violazioni dei diritti umani che cancellano la dignità, e la stessa vita. Lo esigono le diseguaglianze crescenti. Le povertà estreme, le marginalità. Lo richiede il lamento della terra, violata dallo sfruttamento estremo delle risorse, con le sue catastrofiche conseguenze, a partire dal cambiamento climatico”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, intervenendo ad Agrigento alla cerimonia di apertura di Agrigento Capitale della cultura.

Cessate il fuoco a Gaza e liberazione degli ostaggi, cosa sappiamo dell’accordo tra Israele e Hamas

Roma, 18 gen. (askanews) – Il governo israeliano ha approvato l’accordo con Hamas per il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. Il via libera all’accordo, già approvato dal gabinetto di sicurezza, è arrivato nella notte al termine di una riunione durata oltre sette ore. L’accordo entrerà in vigore domenica 19 gennaio e durerà 42 giorni. L’accordo, secondo i media israeliani, è stato approvato da 24 ministri, mentre 8 hanno votato contro.

Ecco cosa sappiamo dell’accordo.

Il cessate il fuoco a Gaza entrerà in vigore domenica alle 8,30 locali. Lo ha annunciato il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar su X. “Come coordinato dalle parti dell’accordo e dai mediatori, il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza inizierà alle 8,30 di domenica 19 gennaio, ora locale di Gaza”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar Majed al Ansari. “Consigliamo agli abitanti di prendere precauzioni, di usare la massima cautela e di attendere indicazioni da fonti ufficiali”, ha aggiunto. L’ora esatta dell’inizio del cessate il fuoco non era chiara, anche se Israele, il cui gabinetto aveva precedentemente approvato l’accordo sullo scambio di ostaggi e prigionieri, aveva detto che nessun prigioniero sarebbe stato liberato prima delle 16 locali.

La prima fase dell’accordo prevede il rilascio di 33 ostaggi israeliani rapiti durante l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e in cambio la liberazione di prigionieri palestinesi detenuti da Israele. Il ministero della Giustizia israeliano ha pubblicato inizialmente un elenco di 95 prigionieri palestinesi, la maggior parte donne e minori, che saranno rilasciati nella prima fase dell’accordo. Successivamente il ministero ha pubblicato un altro elenco di prigionieri di sicurezza palestinesi che dovrebbero essere rilasciati durante la prima fase dell’accordo di cessate il fuoco con Hamas a Gaza. Lo scrive il Times of Israel aggiungendo che la nuova lista di oltre 700 prigionieri include numerosi detenuti che stanno scontando l’ergastolo per omicidio, tra cui membri di Hamas, della Jihad islamica palestinese e del movimento Fatah al governo dell’Autorità Palestinese.

Un comunicato del ministero della Giustizia ha reso noto che il primo gruppo di prigionieri destinati a essere liberati non sarà rilasciato prima delle 16 locali di domenica.

Anche il noto terrorista di Fatah Zakaria Zubeidi, che ha preso parte a un’evasione da un carcere di massima sicurezza nel nord di Israele nel 2021 prima che fosse nuovamente arrestato, è incluso nell’elenco del ministero della Giustizia dei prigionieri di sicurezza palestinesi che Israele si prepara a rilasciare nella prima fase dell’accordo di cessate il fuoco con Hamas. Lo scrive il Times of Israel. L’elenco in ebraico pubblicato online afferma che Zubeidi non sarà inviato all’estero, permettendogli di tornare a casa, nella città di Jenin, nel nord della Cisgiordania, dove era il comandante delle Brigate dei Martiri di al Aqsa di Fatah.

L’anno scorso l’Idf ha ucciso il figlio Mohammed insieme a diversi altri uomini armati in un attacco di droni, descrivendo il giovane Zubeidi come “un importante terrorista dell’area di Jenin”.

Nella prima fase dell’accordo di cessate il fuoco con Hamas, Israele rilascerà anche 1.167 palestinesi detenuti nella Striscia di Gaza durante l’offensiva di terra dell’Idf, che non hanno partecipato all’assalto del 7 ottobre 2023, scrivono i media ebraici.

Sommando questi 1.167 ai 737 detenuti e prigionieri palestinesi di sicurezza di cui è stato già annunciato il rilascio, in totale lo Stato ebraico libererà 1.904 prigionieri palestinesi nella prima fase dell’accordo.

L’Idf in una nota ha affermato che si sta preparando al cessate il fuoco e a ricevere gli ostaggi nell’ambito dell’accordo con Hamas che è stato approvato dal governo durante la notte e che inizierà domani. “L’accordo entrerà in vigore domenica 19 gennaio alle 8,30 e, nell’ambito di esso, le truppe dell’Idf attueranno le procedure operative sul campo in conformità con gli accordi stabiliti”, hanno affermato i militari. “L’Idf si sta preparando a ricevere gli ostaggi dopo il loro rilascio dalla prigionia di Hamas e sta operando per fornire un adeguato supporto fisico e psicologico, con particolare attenzione ad ogni dettaglio”, si legge ancora nella nota dell’esercito dello Stato ebraico.

Mattarella: cultura risorsa sociale che protegge diritti e solidarietà

Roma, 18 gen. (askanews) – La cultura è “una risorsa sociale che fa crescere e protegge i beni più preziosi: la libertà, l’eguaglianza dei diritti, il primato della persona, di ogni persona, la solidarietà”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, intervenendo ad Agrigento alla cerimonia di apertura di Agrigento Capitale della cultura.

“L’Italia, con i giacimenti culturali che ovunque la contraddistinguono, è essa stessa lezione di dialogo, di pace, di dignità, per l’oggi e per il domani. Ne parlerete in questo anno – ha ricordato il capo dello Stato -. Sapendo che il tema decisivo che investe la cultura è come farne perno di comunità. Come far diventare la conoscenza, l’arte, la cultura, un bene comune, un patrimonio davvero condiviso”.

Mattarella: urgente sviluppo ambientale e sociale sostenibile

Roma, 18 gen. (askanews) – “La nostra Costituzione è stata lungimirante, affiancando, nell’articolo 9, la promozione della cultura alla tutela del paesaggio. Mai come adesso comprendiamo l’urgenza di un riequilibrio, di un nuovo sviluppo che potrà essere veramente tale solo se sarà sostenibile sul piano ambientale e sociale”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, intervenendo ad Agrigento alla cerimonia di apertura di Agrigento Capitale della cultura.

“Mai come adesso abbiamo coscienza del fatto che l’opera delle istituzioni e le politiche pubbliche sono importantissime e tuttavia non basteranno se non verranno sostenute da una corale responsabilità dei cittadini”, ha aggiunto il capo dello Stato.

Capitale cultura, Mattarella: ricchezza dell’Italia è sua pluralità

Roma, 18 gen. (askanews) – “La ricchezza del nostro Paese sta nella sua pluralità. Nella sua bellezza molteplice. A fornire pregio particolare all’Italia sono proprio le sue preziose diversità, le cento capitali che hanno agito, nell’arco di secoli, come luoghi capaci di esprimere comunità. Una grande ricchezza, per il nostro percorso nazionale. Eredità ricevuta dai nostri padri. E tesoro da investire per il domani dei nostri figli”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, intervenendo ad Agrigento alla cerimonia di apertura di Agrigento Capitale della cultura.

Melbourne, Sonego agli ottavi agli Australian Open

Roma, 18 gen. (askanews) – Lorenzo Sonego conquista per la prima volta l’accesso alla seconda settimana degli Australian Open, dove in precedenza si era fermato sempre al 3° turno. Decisiva un’altra super rimonta, questa volta arrivata contro Fabian Marozsan, ungherese n.59 del mondo, giustiziere di Frances Tiafoe. 6-7, 7-6, 6-1, 6-2 i parziali in oltre tre ore di gioco per l’eroe di Malaga 2023, che andrà a caccia di uno storico quarto di finale affrontando il sorprendente statunitense Learner Tien, 121 del mondo e capace di eliminare Daniil Medvedev. Tra i due giocatori non ci sono precedenti.

Agrigento capitale della cultura, Miccich: che sia un punto di partenza

Agrigento, 18 gen. (askanews) – Prove dell’inno nazionale al Teatro Pirandello di Agrigento stamattina in attesa del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del ministro della Cultura, Alessandro Giuli per la cerimonia di inaugurazione di Agrigento capitale della cultura 2025. Il sindaco della bellissima citt siciliana, Francesco Miccich, spiega la sua emozione:

“Penso che una giornata del genere per Agrigento irripetibile. Abbiamo dato al nostro territorio un’opportunit e dobbiamo essere bravi a mantenere quello che abbiamo promesso. Il 2025 deve essere un punto di partenza perch Agrigento possa mantenere quello che si fatto in questi anni”. E a una domanda sulle polemiche sui ritardi replica

“Io vado oltre, i ritardi non so chi li denuncia, noi abbiamo fatto il nostro lavoro e abbiamo presentato un programma al ministro Giuli che lo ha apprezzato, non conosco polemiche”.

Ucraina, missili russi colpiscono il centro di Kiev (anche una stazione metro): morti e feriti

Roma, 18 gen. (askanews) – Almeno quattro persone sono morte a Kiev durante l’attacco russo sferrato nella notte sulla capitale ucraina. “Purtroppo abbiamo già quattro morti nella Raion Shevchenkivsky e tre feriti”, ha annunciato questa mattina su Telegram Tymur Tkatchenko, capo dell’amministrazione militare di Kiev, dopo l’attacco russo alla città. L’aeronautica ucraina, da parte sua, ha dichiarato di aver abbattuto durante la notte due missili balistici Iskander e 24 droni d’attacco russi. I missili abbattuti “sono caduti” sulla centrale Shevchenkivsky Raion di Kiev, danneggiando un edificio industriale, un passaggio che porta alla metropolitana ed edifici residenziali, secondo la stessa fonte, aggiungendo che l’approvvigionamento idrico locale è stato temporaneamente compromesso.

In un post su Telegram, il presidente ucraino Zelensky ha inviato un messaggio di condoglianze ai familiari e agli amici delle vittime e – postando un video della distruzione – ha spiegato che un attacco missilistico russo alle prime ore del mattino “al centro di Kiev ha danneggiato edifici residenziali, una stazione della metropolitana, negozi, bar e infrastrutture civili”. Le forze russe, inoltre, hanno attaccato il centro di Zaporizhzhia, nel sud del Paese. “Si sa che dieci persone – riferisce Zelensky – sono rimaste ferite e altre potrebbero essere rimaste sotto le macerie. Le infrastrutture sono state distrutte e molte case e negozi sono stati danneggiati”. “Tutti coloro che aiutano la Russia in questa guerra dovrebbero subire una pressione tangibile per questi attacchi. Possiamo farlo solo uniti al mondo intero”, conclude Zelensky.

Il sindaco della città, Vitali Klitschko, ha sottolineato in un post sui social, che le difese aeree sono state attive nella capitale tutta la notte.

“Un’altra prova che Putin vuole la guerra, non la pace”, ha commentato il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha in un messaggio pubblicato sui social, dopo l’attacco russo a Kiev. Il presidente russo “deve essere costretto ad accettare una pace giusta con la forza e la massima pressione economica e militare”, ha aggiunto.

La capitale è spesso presa di mira da droni e missili russi, ma le vittime sono rare a Kiev, che è fortemente protetta da sistemi di difesa aerea e in grado di respingere gli attacchi meglio che in qualsiasi altra parte del Paese.

In libreria "Un pezzo alla volta", memoire di vita (e giornalismo) di Michele Gambino

Milano, 18 gen. (askanews) – “A che serve vivere, se non c’è il coraggio di lottare?”. Sono parole di Giuseppe Fava, il direttore del mensile “I Siciliani” assassinato dalla mafia nel 1984 a Catania. E’ questo principio etico applicato al giornalismo che ha ispirato l’intera vita di Michele Gambino. Giornalista d’inchiesta tra i più apprezzati, premio Ilaria Alpi per i suoi reportage dall’Afghanistan e scrittore, Gambino ripercorre la sua vita professionale e umana con “Un pezzo alla volta – Storia di un giornalista e del suo tempo” (Manni Editore), un’opera autobiografica di impegno civile che segue i suoi precedenti lavori “Enjoy Sarajevo” e “L’isola”, quest’ultimo scritto con Claudio Fava.

Un pezzo alla volta, indicato tra i papabili del premio Strega dall’autorevole rivista letteraria “Il libraio”, è un viaggio intenso e personale, una narrazione che intreccia alcuni dei momenti più significativi della vita professionale e privata dell’autore. Fin da giovanissimo, nella Catania “profondo sud di Milano”, Gambino si è ritrovato immerso nel giornalismo d’inchiesta: ha affrontato la mafia con quel coraggio che fa superare le proprie paure per il fatto stesso di essere incessantemente impegnati nella ricerca di verità e giustizia: è dentro le cose che accadono e non può essere che questo l’istinto che lo guida. Per lui, il giornalismo è sempre stato una lotta contro i luoghi comuni. “Giornalismo palombaro”, l’ha definito in un’intervista, che scende in profondità, non giornalismo da surfista.

E’ con queste lenti che l’autore disvela l’altra Catania degli anni Ottanta, una città intrisa di mafia, ma cieca o volutamente indifferente. E quando la battaglia contro la criminalità organizzata in Sicilia sembra, o forse è, perduta, Gambino cerca altrove. Ma la calamita è quella: raccontare, senza pesare pericoli e disagi, storie di sfruttamento e ingiustizia, sempre dalla parte delle vittime. Storie come quella degli esmeralderos colombiani, costretti a vivere in condizioni estreme, raccontati da un bar dal nome “Aqui la vita no vale nada”, qui la vita non vale niente. Come i reportage sull’assedio di Sarajevo, dove è stato a un passo dall’uccidere un uomo. O quegli interminabili undici passi per uscire dalla roulette russa di un campo minato in Afghanistan.

Della prima guerra da inviato a Beirut, Gambino racconta l’assuefazione di chi ci si ritrova dentro e la tragica banalità quotidiana della vita durante i conflitti: dalla Green line bastavano pochi minuti per passare dalle trincee con i morti ammazzati – tutti i giorni in pausa pranzo – alla stridente normalità del ristorante con tovaglie di lino e camerieri in giacca bianca.

Il no di Gambino alla guerra, la sua penna contro la ferocia dell’uomo, è netto. Ma al fronte la guerra – forse la parola più frequente del libro – diventa per lui “passione tossica”, come confessa egli stesso, nelle pagine di “Un pezzo alla volta”, anni dopo. Lo diventa per chi continua a nutrirsi di paura e dolore, come l’inviato che ne è testimone diretto e che “smania per essere al centro delle cose”. E’ quella “fame di guerra” che “fa toccare la corda guasta” dentro di sé. La guerra in qualche modo anche “eccitante”, che attrae l’autore “perché ci dice chi siamo, e replica la lotta per la vita di ogni essere umano in una forma essenziale, depurata dalle buone maniere, dall’ipocrisia del ‘va tutto bene’ e dalle incombenze noiose, come pagare le bollette e stare in coda nel traffico”.

Per il giornalista-palombaro l’approdo è scontato: le inchieste di mafia degli Anni Novanta, i libri sui misteri d’Italia, le “biografie non autorizzate” su Andreotti e Berlusconi, passando per due grandi scoop: il massacro di Timosoara (mai accaduto) e quello sugli omicidi della Uno Bianca, sul quale sono state recentemente riaperte le indagini.

Sono anni, anzi decenni, che si snodano tra l’impegno civile e gli interrogativi che da uomo ormai maturo riflette sul senso di una scelta di vita senza compromessi, scelta consegnare “un mondo migliore, o perlomeno non peggiore” innanzitutto a chi ama di più: la figlia. “Combattere per qualcosa in cui si crede è uno dei regali che la vita ci fa oppure – come dice citando lo scrittore turco Ohran Pamuk – una palla al piede del talento? Esiste un modo per attutire quel senso di inadeguatezza che si prova tra il totalizzante sforzo di rendere il mondo un posto migliore e il desiderio di una vita quotidiana che permetta di coltivare relazioni, affetti e una certa “normalità” dello stare al mondo? “Bisogna struggersi, turbarsi, battersi, sbagliare, ricominciare daccapo e buttare via tutto, e di nuovo ricominciare e lottare e perdere eternamente”, dice Gambino. Forse, suggerisce questo memoir di vita, quel che conta è solo cercare di vivere con onore.

(Marco D’Auria)

I Follya e il diritto degli uomini ad esprimere le emozioni

Milano, 18 gen. (askanews) – Venerdì 24 gennaio esce “Don’t cry” (Benzai Records / distribuito da ADA Music Italy), il nuovo singolo dei Follya. In un panorama musicale che spesso celebra una mascolinità tossica, fatta di forza ostentata e virilità stereotipata, i Follya, composti da Alessio Bernabei (voce), Alessandro Presti (basso) e Riccardo Ruiu (batteria), scelgono di raccontare una storia diversa. Con “Don’t cry” la band affronta un tema urgente e spesso trascurato: il diritto degli uomini di esprimere le proprie emozioni.

“La musica è uno specchio della società – raccontano i Follya – riflette i suoi valori, li amplifica e li trasmette. È un linguaggio universale che ispira le nuove generazioni, influenzando il modo in cui vedono il mondo e se stesse. Per questo, gli artisti dovrebbero riflettere con responsabilità sui messaggi che veicolano”.

La mascolinità tossica è ancora oggi una delle manifestazioni più diffuse e dannose delle aspettative sociali. Con questo nuovo brano, i Follya scelgono di affrontare questo tema con un approccio fresco e ironico, invitando a riflettere su cosa significhi davvero essere uomini oggi. “DON’T CRY” diventa così un manifesto musicale che sfida le convenzioni, proponendo un futuro in cui la fragilità non è più vista come un difetto, ma come una qualità che ci rende autentici, umani e vicini agli altri.

“Perché ci insegnano fin da piccoli che “i veri uomini non piangono”? È una bugia che ci rende infelici e soli – raccontano i Follya – In un periodo storico così delicato, dominato da una società che alimenta ogni giorno il maschilismo tossico, con questo brano abbiamo sentito il dovere di andare controcorrente. Se c’è una cosa che ci rende davvero forti, è proprio il coraggio di essere vulnerabili”.

I Follya sono una band nata nel 2022, che non si pone limiti di linguaggio o sound, fondendo essenza pop con mondi onirici e distopici. La loro musica spazia tra powerpop, synthwave e alternative rock. Prima di diventare i Follya, i membri della band erano noti come i Dear Jack, gruppo che ha conquistato il grande pubblico nel 2014. Dopo anni di successi e trasformazioni, i musicisti decidono di intraprendere un nuovo percorso artistico. A novembre 2023 esce il loro album di debutto “Follya”, pubblicato con Universal Music Italy e anticipato dai singoli “Morto per te”, “Tutt’okkei”, “Tuta spaziale”, “Mister” e “Toxic”. A distanza di un anno, lo scorso novembre, la band è tornata sulla scena musicale con una veste completamente rinnovata, presentando il brano “Numero uno”.

Dovere dei popolari è mantenere intatta la propria personalità storica

Caro Bernabei,

Permettimi di esprimere i sentimenti che si affollano nel mio cuore per la ricorrenza del 40º anniversario della fondazione del partito popolare; ricorrenza che la DC ha voluto ricordare con particolare cerimonia, riconfermando così una data significativa nella storia dei cattolici e della nazione

I collaboratori di quei giorni, ancora presenti e attivi nella vita politica del paese, sono come me grati a coloro che, nel ricordo del passato, rivivono idee, direttive, emozioni, propositi, che allora ebbero una sanzione storica nelle lotte elettorali, parlamentari, sindacali; il cui epilogo, lo scioglimento del partito, non volontario ma per decreto di autorità, a coloro che rimasero in patria appartati e agli altri che conobbero terre straniere, diede il diritto della continuità ideale, nell’attesa fiduciosa di un ritorno alla libertà.

Questo momento arrivò nelle condizioni più tragiche e dolorose per la Patria nostra; avremmo preferito di scomparire, come persone non come idee, dalla faccia della terra, anziché vedere il crollo del nostro paese.

Ma sia pure con nome diverso e in condizioni differenti il nucleo centrale del popolarismo fu ricostituito nell’insegna “Libertas”, per concorrere alla rinascita nazionale come sicuro apporto del pensiero cattolico e democratico, nella libertà e nel progresso.

Il popolo, la città, la famiglia che non hanno tradizioni non arrivano ad acquistare facilmente propria personalità. La tradizione affonda nel passato e da un sentire comune fatto di convinzioni e sentimenti, di lotte e vittorie, di dolori e gioie; tempra e richiama a metodi sperimentati e a costumi affinati col tempo. Lo stesso è dei partiti: liberali e repubblicani si richiamano al Risorgimento, punto di partenza dell’unità nazionale e delle libertà costituzionale e degli albori democratici.

Noi cattolici non ci leghiamo ai neo-guelfi per il contenuto storico del momento, ma per la loro partecipazione al movimento risorgimentale, anche se questo prese posizioni che in parte sembrarono ostili alla Chiesa e in parte lo furono effettivamente.

Mai, da allora in poi, i cattolici dissociarono i problemi religiosi da quelli nazionali per una specie di laicismo avanti lettera o di un naturalismo sul quale si appoggiò il liberalismo razionalista. Per le coscienze cattoliche e italiane fu una dura prova la lotta antivaticana e antireligiosa sotto la insegna della massoneria, che tentò di prendere il dominio politico. Ma mentre la parte militante dei cattolici italiani, seguendo il non expedit si appartò dalla vita politica attiva, rimase effettivo il doppio contributo della difesa religiosa e della preparazione civica.

Dal convegno di casa Campello nel 1789, ai tentativi conciliatoristi falliti, si arriva nel 1904 alla timida iniziativa dell’Unione Romana poco prima dello scioglimento dell’Opera dei Congressi, e alla riunione di Milano promossa da Filippo Meda e altri poco dopo tale scioglimento; fino a che si arriva al discorso di Caltagirone del dicembre 1905, che fu il punto di orientamento e di partenza del Popolarismo.

Questo non nacque bell’e formato come Minerva dalla testa di Giove; fu la lenta e laboriosa preparazione teorica e pratica di un decennio con parziale distacco dalle candidature poste con il permesso dell’autorità ecclesiastica, caso per caso e culminato nel patto Gentiloni, verso il quale la parte democratica dei cattolici si irrigidì nella disciplina del non expedit, per acquistare una propria personalità politica libera.

Tale tradizione popolare è la più interessante e più proficua per la continuità storica delle forze cattoliche nella politica italiana; tenendo ben presente di non pretendere di interpretare o rappresentare la gerarchia ecclesiastica né l’azione cattolica, pur sicuri di poter attuare senza equivoci il pensiero etico-politico-sociale di ispirazione cristiana.

Né il partito popolare di ieri pretese alla impeccabilità; né la Democrazia Cristiana di oggi si presenta con la spavalderia della infallibilità. Ma nello attuare i punti programmatici che rispondono alla tradizione italiana e cattolica, nelle condizioni storiche del presente e con le prospettive concrete dell’avvenire, è dovere dei capi e degli associati mantenere intatta la propria personalità storica, e non ripiegare la bandiera che li designa e li caratterizza.

Così il passato si rinnova nel presente; il legame di continuità è vivificato dallo spirito che aleggia nella convinzione e nella fiducia che l’apporto di ieri e quello di oggi possono ben essere riuniti nelle prospettive di un migliore avvenire.

Gli amici della DC, che leggono le mie critiche senza sottintesi, si domanderanno se nulla sia cambiato del mio pensiero di allora e se posso sinceramente augurare alla DC la continuità della presente politica.

Uno dei punti principali che differenzia il passato dal presente è quello dello statalismo. I popolari affermarono lo Stato nazionale ma combatterono lo Stato accentratore. La DC trovò rafforzato lo Stato accentratore e lo statalismo culturale, economico e, dentro certi limiti, anche religioso. Posizioni diverse; ma lo spirito statalista oggi permane e si diffonde sotto l’aspetto sociale, al quale sono sensibilissimi molti democristiani, che forse non ne valutano le conseguenze.

L’altro punto, che seduce, è l’apertura sinistra, non tanto come difesa da un certo destrismo che guarda ad esperienze latine passate e presenti; quanto come elemento completivo della stessa DC per la statizzazione economica atta a contrastare certi monopoli privati.

Su tutto questo statalismo, quale ne siano le finalità dei promotori, incombe lo spettro dei comunisti (io penso dei social-comunisti) i quali sono in Italia più numerosi e meglio organizzati che negli altri paesi civili di qua e di là dell’Atlantico.

La savia e previdente politica di De Gasperi per il Patto Atlantico e per l’Unione Europea, è stata fino a oggi quella che ha dato la maggiore garanzia alla nostra Italia; De Gasperi è così anche oggi l’anello fra il passato e il presente, il popolarismo di ieri e la democrazia cristiana di oggi. La sua figura nella piazza di Trento non significa solo il compimento della unità nazionale nel 1918, ma la conservazione della stessa unità della Patria nella sua indipendenza e libertà del maggio 1947 e dell’aprile 1948.

Ai popolari vecchi e nuovi oggi nel 40º della comune bandiera “Libertas”, bandiera di combattenti e di crociati, una commossa stretta di mano. 

N.B. Il titolo qui utilizzato, fedele alle parole di Sturzo, non risponde all’originale, che così recitava: “Il Senatore Sturzo rievoca la fondazione del Partito Popolare”.

Sicurezza, Piantedosi: una rete antagonista alimenta scontri in piazza

Roma, 18 gen. (askanews) – “Non parlerei di regia: non ci risulta una logica complottistica. C’è sicurmente però un network di collegamenti evidenziato dalla presenza ai cortei di persone venute da fuori, come provano le identificaizioni fatte a Roma”. Lo dice al Messagero il ministro degli Interni Matteo Piantedosi, denunciando l’esistenza di “mestieranti della violenza”. Ovvero “ambienti estremisti in cui la violenza è messa a diposizione di varie cause”.

Quanto ai rapporti fra antagonismo e tifoserie calcistiche violente “dire che c’è un legame – precisa il ministro- è eccessivo: la saldatura del mondo delle curve è più con la criminalità, come si è visto nell’inchiesta sulle curve di Mlan e Inter”. Di contro “la tregua a Gaza può avere riflessi positivi anche al nostro interno” perchè “sicuramente la pacificazione nel quadrante mediorientale attenua temi a lungo cavalcati dagli antagoinisti”

“Tuttavia – sottolinea il ministro- al di là dell’oggetto delle manifestazioni, l’ aggressività di frange estreme verso le forze di polizia fa mantenere alto il livello di attenzione visto che ogni occasione viene colta per alzare l’attenzione”.

Ramy, Piantedosi: vorrei incontrare i genitori a riflettori spenti

Roma, 18 gen. (askanews) – Il ministro degli Interni auspica un incontro o un colloquio “a fari spenti” e “sempre che loro lo vogliano” con i genitori di Ramy, morto a causa dell’incidente nell’inseguimento al Corvetto. “Finora – dice il ministro al Messaggero – non lo ho fatto per rispetto del loro dolore”.

Quanto alla valutazione del comportamento delle forze dell’ordine nell’inseguimento “mi rimetto- dice Piantedosi- all’autorità giudiziaria. Di sicuro i comportamenti – velocità, strade contromano – sono stati indotti dai fuggitivi. Un inseguimento è pericoloso anche per chi lo fa. E i Carabinieri hanno dimostrato massima trasparenza mettendo a dispozsizione video ed audio”.

Economia, politica e sociale nel 2025: a Roma il New Year’s Forum

Roma, 17 gen. (askanews) – Oltre cento esperti riuniti a Roma, al Museo Maxxi, per una due-giorni di previsioni sulle tematiche cruciali attese per il 2025: democrazie occidentali e regimi, economia, lavoro e mercati, ricerca e innovazione, sostenibilit e livello di inclusivit della nostra societ, il tutto con un occhio particolarmente attento alle sorti del Paese e dell’Europa. E’ il New Year’s Forum, appuntamento innovativo della Capitale, alla sua edizione zero. Il Forum si basa su una ricerca qualitativa permanente, promossa insieme a tutti i suoi partner, e realizzata da SWG in collaborazione con FB & Associati.

Paola Perrotti, AD di FB&Associati : “Un forum al quale FB & Associati ha aderito fin dall’inizio con estrema convinzione, insieme a SWG, portando una ricerca evolutiva che non ha l’obiettivo di individuare con estrema precisione quelli che saranno i trend evolutivi del prossimo futuro, quanto di alimentare il dibattito e quindi, ed qui che entra in gioco FB & Associati, le possibili scelte strategiche che istituzioni e imprese saranno chiamate a fare nel breve e nel medio periodo. E per un’azienda come la nostra, che da quasi trent’anni si occupa di relazioni istituzionali e di rappresentanza degli interessi, questo un aspetto dirimente”.

Secondo la ricerca qualitativa di SWG e FB & Associati, saranno gli impatti del mutamento demografico in corso; l’innovazione tecnologica e la ricerca scientifica; l’inclusione; l’energia e il contrasto al cambiamento climatico; la partecipazione sociale e politica e la collocazione dell’Italia nello scenario internazionale, le cinque principali sfide a cui il nostro Paese chiamato a rispondere. Sebbene le tendenze generali per l’anno appena iniziato descrivano una situazione stagnante, con alcuni elementi pessimistici, il 2025 si conferma importante per affrontare nodi e scelte cruciali per l’Italia e per l’Unione europea.

Fulvio Lorefice, Political risk analyst Centro Studi FB & Associati: “Abbiamo cercato di mettere a fuoco quali possono essere le variabili che in questo 2025 solcheranno i processi decisionali e l’ambiente di business e abbiamo rilevato ovviamente una forte preoccupazione, molti elementi di allarme. Allo stesso tempo siamo consapevoli che per riuscire a svolgere al meglio il nostro lavoro, e cercare di offrire quindi delle soluzioni ai nostri partner di azienda, importante provare a interpretare questo quadro e offrire delle chiavi di lettura forti e cercare di semplificarlo. Cercare di interagire e capire dal dialogo e dallo scambio di idee critico quali possono essere gli elementi di convergenza e su quali aspetti ragionare di pi e meglio per il futuro”.

Il Forum ha trovato la collaborazione e la partecipazione di partners istituzionali e scientifici, dall’Ufficio del Parlamento europeo in Italia all’Universit La Sapienza di Roma e al Politecnico di Milano. L’iniziativa stata ideata e lanciata da societ civile ed esperti, con un comitato scientifico coordinato – tra gli altri – da Valeria Manieri di Le Contemporanee e Marco Bentivogli di Base Italia.

Caso Visibilia, legale Santanch: “Dimostreremo la sua innocenz”

Milano, 17 gen. (askanews) – “Daniela Santanch, insieme a tutti gli altri, stata rinviata a giudizio davanti alla seconda sezione penale di Milano con la prima udienza fissata il 20 marzo 2025. Lei confidava in un esito diverso. Questa una decisione che ci aspettavamo ma che comunque ci lascia con l’amaro in bocca”. Questo il commento dell’avvocato Niccol Pelanda, difensore di Daniela Santanch, sul rinvio a giudizio disposto dal gup di Milano per la ministra del Turismo e altri 16 imputati nel procedimento sul presunto falso in bilancio del gruppo Visibilia.

“Siamo convinti di poter dimostrare l’estraneit di Daniela Santanch dalle accuse che le sono contestate: sar il dibattimento che lo dimostrer”, ha assicurato il legale.

Sono in tutto 17 i rinvi a giudizio disposti dal giudice milanese: 16 persone (quasi tutti consiglieri, amministratori e dirigenti di Visibilia tra cui alcuni familiari della senatrice di FdI: non solo il compagno Dimitri Kunz d’Asburgo Lorena e l’ex Canio Giovanni Mazzaro, ma anche la sorella Fiorella Garnero e la nipote Silvia Garnero) e la societ Visibilia Srl in liquidazione, sotto accusa per responsabilit amministrativa.

Sono invece stati accolti i patteggiamenti di due societ (Visibilia Editore e Visibilia Editrice) e dell’ex consigliere di amministrazione Federico Celoria. Alcune contestazioni, relative alle annualit 2016, 2017 e 2018, sono cadute per prescrizione del reato.

La Voce del Popolo | C’è spazio per le strade meno frequentate?

Nei partiti dei nostri giorni il confronto politico, diciamo pure il litigio, si esprime in molti modi. A sinistra c’è più il gusto di discutere, a volte perfino troppo. A destra si avverte, invece, più il richiamo della disciplina e un certo culto della leadership. In entrambi i casi le differenze politiche si fanno sentire, più esplicite o magari più sorvegliate. 

In questi giorni, si svolgono due convegni di due segmenti del Pd più rivolti al centro. A Milano, gli ex popolari, a Orvieto i liberali. Sarà interessante ascoltare le loro voci, poiché dietro questi incontri si intuisce uno dei nodi fondamentali che il centrosinistra dovrà sciogliere. E cioè se accettare lo schema di gioco offerto da Meloni − quello di una forte radicalizzazione politica − oppure cercare di battere le strade meno frequentate che si rivolgono al centro che fu. 

Dilemma non banale, e non solo per gli interessati. Dall’altra parte, la questione dei rapporti tra Fratelli d’Italia e la Lega, e di quelli all’interno del Carroccio, presenta inediti sviluppi intorno alla questione del terzo mandato di Luca Zaia alla guida della Regione Veneto. Laddove la curva meloniana pretende un ricambio di bandiere mentre il governatore rivendica il buon lavoro svolto fin qui, è ovvio che, sullo sfondo del conflitto tra i due partiti, si intravede il nodo mai sciolto del rapporto tra il leghismo delle origini e quello “geneticamente modificato” da Salvini. A conferma del fatto che la disputa politica non è mai sospesa, ed è sempre utile. E che quando invece ci si adopera per zittirla accade quasi sempre che essa si inasprisca.

 

Fonte: La Voce del Popolo – 14 gennaio 2025

[Testo qui riproposto per gentile concessione del direttore del settimanale della diocesi di Brescia]

Liberali, cattolici, riformisti: il ruolo del centro in Italia.

Gentile Direttore,

oggi sarà una giornata di grandi discussioni politico culturali nell’area cattolica e liberale che si colloca all’opposizione del Governo Meloni. È un primo segnale di vitalità di un’area che, sia per il crollo dell’esperimento terzopolista, sia per la vittoria di Elly Schlein alle primarie, si è ritrovata improvvisamente afona e non rappresentata.

Entrambi gli incontri non nascondono insidie. I cattolici di Milano dovranno ricordare la scelta atlantista compiuta da De Gasperi e dalla Dc nel secondo dopoguerra, non soffiare su venti anti Nato, un’alleanza difensiva basilare per il nostro Paese. 

Oggi, adottare le posizioni, seppur legittime, di alcuni eurodeputati eletti nel Pd, sarebbe come negare che persino Berlinguer preferiva stare nella Nato. Questo non significa essere guerrafondai, tutti vogliamo la pace. Se l’Unione Europea la garantisce all’interno della Comunità Europea, al momento, la Nato è l’unico strumento utile per difendere la pace ai suoi confini.

I liberaldemocratici di Orvieto invece saranno chiamati a non intraprendere derive woke o liberiste. Bisogna sempre ricordare ciò che Einaudi scriveva a Croce in una sua lettera dove sosteneva che, al contrario dei liberisti che ritengono tutto lecito, il politico liberale dovrebbe sempre “far suo il detto di San Paolo del tutto è lecito all’uomo ma non tutto è proficuo.”

Certo non bisogna illudersi, anche percorrendo la strada giusta, questa giornata non porterà a costruire le fondamenta di un nuovo progetto politico, poiché entrambe le iniziative tendono a collocarsi all’interno del Pd. Tuttavia, l’intervento di personaggi esterni a queste realtà e il collegamento ponte tra i due incontri, potrà creare un terreno fertile dove, prima o poi, qualcuno getterà un seme (si spera).

Oggi, come mai prima d’ora da quando quell’esperienza venne meno, è necessario ricostruire una forza simile all’allora Margherita che non potrà essere una sua versione 2.0, con gli stessi nomi di prima. Serve, però, un contenitore che ricalchi le stesse istanze cattoliche, liberali repubblicane e riformiste (per sintesi definirò centriste da qui in poi). D’altra parte, osservando ciò che avviene nel mondo, mi chiedo, se non ora quando sarà opportuno riprendere quel fantastico motto: Democrazia è Libertà? 

Come sottolineava giustamente nei giorni scorsi, sulle colonne di questo giornale, Giorgio Merlo, dobbiamo partire dal presupposto che molti degli allora personaggi più illustri dell’esperienza margheritina o ci hanno purtroppo lasciato o hanno abbandonato l’attività politica oppure si trovano legittimamente seduti tra gli scranni del Pd e là vogliono rimanere. 

Esiste però un’area di elettori spaesati che, ritrovandosi negli ideali centristi e contrari a due delle principali riforme del governo Meloni (autonomia e premierato), non hanno una casa politica. Questi elettori esistono e lo dimostrano i risultati sia del Terzo Polo alle scorse politiche sia i voti alle liste che si rifanno a Renew Europe alle scorse europee (due liste che sommate insieme raggiungevano quasi l’8% e che per egoismi politici non hanno eletto nemmeno un rappresentante).

Questo spazio politico, dunque, oggi esiste e se nessuno dei vecchi esponenti della Margherita lo vuole occupare, è giusto che qualcuno si faccia avanti e federi queste realtà, offrendo una rappresentanza a noi elettori.

Si sono fatti numerosi nomi di federatori: Ruffini, Sala, Calenda, Renzi, Casini. Gentiloni sarebbe perfetto ma non pare intenzionato ad uscire dal Pd, ma ancora nessuno ha compiuto il primo passo necessario: mettere da parte la propria leadership personale e/o il proprio partitino e lavorare con spirito unitario per costruire una realtà politica che vada oltre i vari 2%. 

Chi vuole candidarsi realmente ad essere un federatore deve abbandonare i sogni di guidare questo soggetto e tessere una fitta rete, riunire gli strappi e sacrificarsi a vantaggio del progetto comune. Lo capisco non è la descrizione del lavoro più bello del mondo, ma se nessuno avrà il coraggio (come dice giustamente Merlo) di farlo, noi elettori non avremo una rappresentanza e cosa potremo fare?

Votare un Pd alleato solamente con le forze di sinistra? Su politica estera e giustizia sarebbe poco compatibile con le nostre idee.

Votare Forza Italia in una coalizione guidata dalla Meloni? Bisogna riconoscere che su politica estera, ordine dei conti, giustizia ed energia è possibile percorrere percorsi comuni, ma come sostenere le attuali riforme costituzionali o le politiche sui diritti civili o gli scarsi investimenti su scuola e sanità? Costruire un’alternativa terza rispetto ai due poli? Questa rimane una soluzione percorribile, ma senza una riforma della legge elettorale proporzionale questi voti rimarrebbero inutilizzati. Si rischierebbe uno scarso bottino elettorale e molti di noi preferiranno astenersi. Serve dunque coraggio e pazienza, umilità e spirito unitario, e mai come oggi, osservando ciò che accade nel mondo, serve essere Liberi e Forti per lottare affinché nessuno possa dimenticare che Democrazia è Libertà!

Cordiali Saluti

 

Caso Visibilia, legale Santanch: “Dimostreremo la sua innocenza”

Milano, 17 gen. (askanews) – “Daniela Santanch, insieme a tutti gli altri, stata rinviata a giudizio davanti alla seconda sezione penale di Milano con la prima udienza fissata il 20 marzo 2025. Lei confidava in un esito diverso. Questa una decisione che ci aspettavamo ma che comunque ci lascia con l’amaro in bocca”. Questo il commento dell’avvocato Niccol Pelanda, difensore di Daniela Santanch, sul rinvio a giudizio disposto dal gup di Milano per la ministra del Turismo e altri 16 imputati nel procedimento sul presunto falso in bilancio del gruppo Visibilia.

“Siamo convinti di poter dimostrare l’estraneit di Daniela Santanch dalle accuse che le sono contestate: sar il dibattimento che lo dimostrer”, ha assicurato il legale.

Sono in tutto 17 i rinvi a giudizio disposti dal giudice milanese: 16 persone (quasi tutti consiglieri, amministratori e dirigenti di Visibilia tra cui alcuni familiari della senatrice di FdI: non solo il compagno Dimitri Kunz d’Asburgo Lorena e l’ex Canio Giovanni Mazzaro, ma anche la sorella Fiorella Garnero e la nipote Silvia Garnero) e la societ Visibilia Srl in liquidazione, sotto accusa per responsabilit amministrativa.

Sono invece stati accolti i patteggiamenti di due societ (Visibilia Editore e Visibilia Editrice) e dell’ex consigliere di amministrazione Federico Celoria. Alcune contestazioni, relative alle annualit 2016, 2017 e 2018, sono cadute per prescrizione del reato.

Chi sarà la Capitale della Cultura 2027? Ecco i dieci progetti in gara.

Il Ministero della Cultura ha annunciato i dieci progetti finalisti per la selezione della Capitale italiana della Cultura 2027. La giuria, presieduta da Davide Maria Desario, ha scelto le città finaliste dopo un’attenta valutazione dei 17 dossier di candidatura pervenuti. I criteri adottati hanno privilegiato i progetti che meglio rispondono alle linee guida stabilite dal bando, premiando l’innovazione, la capacità di valorizzare il patrimonio culturale locale e il potenziale impatto sul territorio.

Le città selezionate, con i rispettivi progetti, sono:

 

  • Alberobello (provincia di Bari, Puglia): “Pietramadre”, un omaggio alla pietra e alla tradizione dei trulli, simbolo universale di questa terra;
  • Aliano (provincia di Matera, Basilicata): “Terra dell’altrove”, un progetto che celebra il legame tra cultura, paesaggio e memoria letteraria;
  • Brindisi (Puglia): “Navigare il futuro”, un’iniziativa che collega la storia portuale della città a una visione culturale contemporanea e inclusiva;
  • Gallipoli (provincia di Lecce, Puglia): “La bella tra terra e mare”, che valorizza il connubio tra la bellezza naturale e il patrimonio storico della città;
  • La Spezia (Liguria): “Una cultura come il mare”, che trae ispirazione dalla vitalità del mare come metafora di apertura e trasformazione;
  • Pompei (provincia di Napoli, Campania): “Pompei Continuum”, un progetto che unisce il passato archeologico della città a prospettive culturali innovative;
  • Pordenone (Friuli Venezia Giulia): “Pordenone 2027. Città che sorprende”, che punta sull’identità culturale vivace e in evoluzione della città;
  • Reggio Calabria (Calabria): “Cuore del Mediterraneo”, che celebra la posizione strategica e la ricchezza culturale della città;
  • Sant’Andrea di Conza (provincia di Avellino, Campania): “Incontro tempo”, un progetto che esplora il rapporto tra storia e innovazione;
  • Savona (Liguria): “Nuove rotte per la cultura”, che guarda alla cultura come strumento per tracciare nuovi percorsi di sviluppo.

 

Le dieci città finaliste saranno invitate a presentare i propri progetti durante le audizioni pubbliche, previste per il 25 e 26 febbraio 2025. Ogni città avrà a disposizione un massimo di 60 minuti, suddivisi in due momenti: 30 minuti per la presentazione dettagliata del dossier e altri 30 per rispondere alle domande della giuria. Sarà un’occasione cruciale per illustrare le potenzialità dei progetti e convincere gli esperti della validità delle proposte.

La proclamazione della Capitale italiana della Cultura 2027 avverrà entro il 28 marzo 2025. Alla città vincitrice verrà assegnato un contributo di un milione di euro, destinato alla realizzazione delle iniziative culturali previste nel dossier. Questo titolo rappresenta un’importante opportunità non solo per valorizzare il patrimonio culturale, ma anche per generare un impatto positivo sullo sviluppo economico, sociale e turistico del territorio vincitore.

Pecoraro Scanio “Sant’Antuono vero Pizza Day”

Roma, 17 gen. (askanews) – Uno dei meriti della vittoria della campagna #pizzaUnesco stato aver spinto i pizzaiuoli a rilanciare la festa di Sant Antuono e creare cosi un vero “pizza day” come esiste in varie aree del mondo come per esempio lo stato di San Paolo in Brasile ma non paradossalmente in Italia. E Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della Fondazione Univerde, promotore della campagna #pizzaUnesco e gi ministro dell’agricoltura in questa giornata rilancia il ruolo economico e culturale della pizza come simbolo e dei pizzaiuoli come depositari di questa secolare tradizione artigianale. “La festa di Sant’Antuono protettore dei mestieri che usano il fuoco e quindi di pizzaiuoli e fornai diventata il vero pizza day festeggiato non solo a Napoli. importante che il Comune abbia istituito la giornata del pizzaiuolo in modo ufficiale e che si diffonda un senso di comunit che proprio alla base del riconoscimento Unesco. E va ricordato l’impatto positivo su economia e occupazione che questa nuovo prestigio internazionale sta avendo sui pizzaiuoli di scuola napoletana, sul turismo, sull’export dei prodotti agroalimentari campani. Occorre tutelare questa tradizione e mantenere unit e collaborazione tra tutti gli operatori, le associazioni e le istituzioni che sono impegnate nella difesa della qualit della pizza e della nostra cultura enogastronomica che punta ora anche al riconoscimento Unesco per la cucina italiana su cui sono personalmente impegnato”, dice Pecoraro Scanio.

M.O. governo israeliano approva accordo di tregua a Gaza

Milano, 18 gen. (askanews) – Il governo israeliano ha approvato l’accordo con Hamas per il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. Il via libera all’accordo, già approvato dal gabinetto di sicurezza, è arrivato al termine di una riunione durata oltre sette ore. L’accordo entrerà in vigore domenica 19 gennaio e durerà 42 giorni. L’accordo, secondo i media israeliani, è stato approvato da 24 ministri, mentre 8 hanno votato contro.

La prima fase dell’accordo prevede il rilascio di 33 ostaggi israeliani rapiti durante l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e la liberazione di prigionieri palestinesi detenuti da Israele.

Il ministero della Giustizia israeliano ha pubblicato un elenco di 95 prigionieri palestinesi, la maggior parte donne e minori, che saranno rilasciati nella prima fase dell’accordo. Nel pomeriggio Israele ha effettuato un raid a Gaza provocando 113 vittime, fra cui donne e bambini.

Comparini (Leonardo): stato arte industria spaziale connessioni

Roma, 17 gen. (askanews) – Nell’ambito di un servizio di approfondimento sullo stato dell’arte dell’industria spaziale delle connessioni realizzato dalla Fondazione Leonardo (Scienza, innovazione, industria e tecnologia Fondazione Leonardo), Massimo Claudio Comparini, a capo della Divisione Spazio di Leonardo, spiega come “molti sistemi vedono oggi nella connettivit satellitare e non solo, un’infrastruttura critica per cui necessario avere delle autostrade che trasportano ad altissima velocit questi dati, perch i contenuti che trasmettiamo sono tali che hanno bisogno di molta banda. Le costellazioni ci offrono una connettivit globale in qualsiasi punto della terra ci troviamo”.

Mafia, Piantedosi: non è invincibile, lo Stato è presente

Roma, 17 gen. (askanews) – “La lotta alle mafie è un tema senza tempo e di straordinaria rilevanza. Questo non è solo un argomento che riguarda le istituzioni, i ruoli, le responsabilità. E’ una battaglia che appartiene a tutti voi, nella quotidianità, come cittadini di uno Stato che si fonda sulla legalità, sulla democrazia e sulla giustizia”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, in un videomessaggio inviato all’evento “Mafia Ieri e Oggi: non ci avete fatto niente”, ad Altamura, in provincia di Bari.

“È un dovere morale – ha sottolineato il ministro Piantedosi – verso figure come Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, gli uomini della loro scorta, ma anche verso i tanti poliziotti, carabinieri e uomini delle Istituzioni, che in silenzio di giorno, lavorano per garantire sicurezza e rispetto delle regole, come si conviene ad una società civile. La teca della Quarto Savona Quindici, oggi ad Altamura, non è un semplice simbolo ma una testimonianza concreta e potente, un invito a riflettere a non restare indifferenti e a comprendere che la criminalità organizzata non è un nemico distante o astratto, colpisce le fondamenta stessa della nostra convivenza civile, minando la libertà, la coesione, la speranza delle nostre comunità”.

“Ogni giorno – ha proseguito – vedo quanto la mafia cerchi di infiltrarsi ovunque nei mercati legali, nei rapporti sociali, approfittando delle fragilità delle persone e dei territori. Una delle forme più subdole è rappresentata dal racket e dall’usura, strumenti con cui la criminalità organizzata piega famiglie e imprese. Per questo lo Stato mette a disposizione risorse importanti per sostenere chi ha il coraggio di denunciare e per aiutare chi è vittima della criminalità organizzata. E’ fondamentale che i cittadini sappiano di non essere soli. Lo Stato è presente e pronto a proteggere chi sceglie la legalità. Combattere le mafie significa rispondere con fermezza attraverso strategie che uniscono prevenzione, intervento e una presenza forte e costante delle istituzioni, ma questa battaglia richiede qualcosa di più, vale a dire il contributo di ciascuno di noi”.

“La mafia – ha sottolineato – non è invincibile. Lo dimostrano le tante vittorie ottenute grazie al lavoro instancabile delle forze dell’ordine, della magistratura, delle istituzioni, della società civile. Ma il vero cambiamento avviene quando la società civile unita decide di dire no. Quando ciascuno di noi sceglie di non cedere alla paura, all’omertà, alla tentazione dell’indifferenza; e ai giovani voglio rivolgere un messaggio chiaro: il futuro è nelle vostre mani. Ogni scelta che fate, ogni gesto di rifiuto verso la criminalità e l’illegalità, contribuisce a costruire una società più giusta e libera. Non sottovalutate mai il potere delle vostre azioni e il vostro coraggio quotidiano, a dare un senso al sacrificio di chi ci ha preceduto e ha lottato per un’Italia migliore. Ricordare è fondamentale, ma agire è altrettanto. La memoria deve essere un motore che ci spinge a lavorare insieme per un futuro più giusto, sicuro e libero dalla mafia e quindi grazie per il lavoro che state facendo”.