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Nato, Cavo Dragone: grazie Zelensky, colpito da determinazione Kiev

Milano, 9 feb. (askanews) – “Grazie, signor Presidente (ucraino, Volodymyr Zelensky, ndr), per il caloroso benvenuto. Profondamente colpito dalla determinazione e dall’energia delle persone ucraine. Nel 1081esimo giorno dell’invasione russa, lo spirito coraggioso e resiliente dell’Ucraina rimane indistruttibile”. Lo scrive l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone sui social in qualità di presidente del Comitato militare della Nato, in risposta a un tweet di Zelensky che ringraziava l’ammiraglio per una visita a Kiev, effettuata in gran segreto, dove secondo il leader ucraino si è parlato anche dei preparativi per Ramstein.

“Il nuovo presidente del Comitato militare della NATO è in Ucraina. Sta facendo la sua prima visita specificatamente nel nostro stato per mostrare sostegno agli ucraini. Lo apprezziamo” ha detto ieri Zelensky. “Abbiamo discusso dei preparativi per Ramstein e delle nostre esigenze di difesa, della nostra difesa condivisa. Ora sappiamo, come riporta la nostra intelligence, che i russi stanno creando nuove divisioni e sviluppando nuove strutture di produzione militare” ha aggiunto.

Zelensky accusa il presidente russo Vladimir Putin di preparare la continuazione della guerra attraverso il riarmo. “Ora sappiamo che i russi stanno creando nuove divisioni e sviluppando nuovi impianti di produzione militare”, ha affermato Zelensky a Kiev. La cooperazione di Mosca con la Corea del Nord sarà ampliata. La Russia sta diffondendo moderne tecnologie belliche, compresi i droni.

“E questo significa una cosa semplice: Putin non si sta preparando ai negoziati, non alla pace, ma alla continuazione della guerra, e non solo contro di noi”, ha detto Zelensky in un videomessaggio.

Foti: da Cpi orrore giuridico, Schlein non può nascondere naso Pinocchio

Roma, 9 feb. (askanews) – “Schlein parla molto ma non riesce a nascondere il naso da Pinocchio. Battute a parte, Meloni che ci azzecca? I ministri hanno chiarito bene la dinamica dei fatti”. Il ministro Fdi per le politiche Ue e il Pnrr Tommaso Foti esclude con forza la possibilità che la premier Giorgia Meloni possa rispondere in Parlamento sui casi Almrasi e spionaggio. E accusa i leader di Cinque Stelle e Pd di aver montato “processi politici” a premier e miunistri su casi nazionali e internazionali molto delicati

“Tajani – dice Foti a Repubblica condividendo l’affondo del ministro degli Esteri contro la Cpi – ha fatto una valutazione di principio molto pertinente. Dopodiché devo dire che solo in Italia si fanno processi politici in concomitanza di indagini così delicatel Abbiamo assistito in Parlamento alle arringhe dei pubblici ministeriSchlein, Conte e compagnia cantante, che hanno mal compreso la lectio magistralis di Nordio. Il ministro ha anche fatto presente che uno dei tre magistrati del collegio che ha chiesto l’arresto di Almasri ha evidenziato errori marchiani nella procedura. Ma ad alcuni non fa comodo tenerlo presente. Io a differenza di Schlein e Conte non faccio il pm aggiunto. Ma rilevo che da parte della Cpi l’errore sul periodo in cui i reati sarebbero stati commessi da Almasri è un orrore più che un errore, sotto il profilo del diritto visto che si parla di un organo giudiziario”.

Schlein: no a piani B, Pd testardamente unitario per battere destre

Roma, 9 feb. (askanews) – “Siamo tutti d’accordo che non potremo andare al voto come alle ultime politiche. Essere ‘testardamente unitari’ è quello che chiede la nostra gente ed è quello che ci ha portato risultati importanti. Abbiamo la responsabilità di unire le forze contro il governo più a destra della storia repubblicana. Non è il tempo di piani B, ma di costruire una prospettiva comune”. Lo sottolinea la segretaria del Pd Elly Schlein in risposta all’invito di Dario Franceschini al centrosinistra, invece, a marciare divisi prima delle elezioni per accordarsi sul governo dopo.

Schlein, al contrario, sollecita le opposizioni a mettersi da subito al tavolo per una piattaforma di alternativa economico sociale alternativa a quella delle destre al governo, uscendo dalle priorità giustizia sicurezza migranti dell’agenda Meloni, a suo giudizio comfort zone delle destre.

“Non li batteremo – argomenta la segretaria Pd al Corriere della Sera- inseguendoli sul terren oche scelgonoper stare comodi: giustizia, immigrazione, sicurezza. Ma occupandoci di temi economici e sociali. Non ne parlano mai. E gli italiani pagano questa inerzia”.

Ucraina, Trump a NYPost: parlato con Putin, vuole finire la guerra

Milano, 9 feb. (askanews) – Il presidente Usa Donald Trump ha detto di aver parlato al telefono con il leader russo Vladimir Putin per cercare di negoziare la fine della guerra in Ucraina. Lo ha dichiarato al New York Post in un’intervista esclusiva a bordo dell’Air Force One. “Meglio non dirlo”, ha risposto Trump quando gli è stato chiesto quante volte i due leader si fossero parlati. E – secondo la testata – Trump crede che a Putin “importi” delle uccisioni sul campo di battaglia.

Dentro la frenetica routine quotidiana di Trump, con il presidente Usa che rivela la frase che continua a riecheggiargli nella mente quando si sveglia la mattina, Miranda Devine del NYPost rivela tra le altre cose che Trump usa un grande cerotto color pelle sulla mano, a fronte di ‘così tante’ strette di mano, per coprire lividi e graffi causati dai suoi ‘entusiasti sostenitori’. Quanto a Putin, Trump dice: “Vuole vedere la gente smettere di morire”, ha detto. “Tutti quei morti. Giovani, persone bellissime. Sono come i tuoi figli, due milioni di loro… e senza motivo”.

La guerra che dura ormai da quasi tre anni “non sarebbe mai accaduta”, ha affermato Trump, se fosse diventato lui presidente nel 2022. “Ho sempre avuto un buon rapporto con Putin”, ha detto, sottolineando la differenza con il suo predecessore. “Biden era un imbarazzo per la nostra nazione. Un imbarazzo totale”, ha attaccato.

Trump ha affermato di avere un piano concreto per porre fine alla guerra in Ucraina. “Spero che sia veloce. Ogni giorno muoiono persone. Questa guerra è così brutta in Ucraina. Voglio porre fine a questa dannata cosa”.

Poi rivolgendosi al Consigliere per la Sicurezza Nazionale Mike Waltz, che lo ha raggiunto nel suo studio a bordo dell’Air Force One venerdì sera, il presidente ha detto: “Facciamo partire queste riunioni. Vogliono incontrarsi. Ogni giorno muoiono delle persone. Giovani, bei soldati vengono uccisi. Giovani uomini, come i miei figli. Da entrambe le parti. Su tutto il campo di battaglia”.

M.O., Netanyahu elogia piano Trump per Gaza: approccio corretto

Milano, 9 feb. (askanews) – Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu in un’intervista a Mark Levin di Fox News, definisce il piano del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di mandare via i palestinesi da Gaza “la prima idea nuova da anni”.

“Ha il potenziale per cambiare tutto a Gaza”, ha affermato Netanyahu, parlando con Levin della Fox in un’intervista preregistrata.

Si tratta della terza intervista concessa a un organo di stampa amico durante il viaggio di sei giorni a Washington, DC, evitando di parlare con quasi tutti i giornalisti israeliani presenti.

“Non uno sfratto forzato”, afferma Netanyahu, spiegando il piano presentato da Trump la scorsa settimana.

“Non pulizia etnica. Uscire da quello che tutti questi paesi e tutti questi benefattori dicono sia una prigione a cielo aperto. Perché vuoi tenerli in prigione?”

Netanyahu afferma che alla fine i cittadini di Gaza potranno tornare a casa, cosa che inizialmente Trump aveva detto non sarebbe accaduta.

“Date loro la possibilità di trasferirsi temporaneamente mentre ricostruiamo il posto fisicamente e mentre lo ricostruiamo anche in termini di radicalizzazione. Vuoi tornare? Devi rinnegare il terrorismo, ma puoi tornare”.

La sfida principale, afferma Netanyahu, è dove mandare la popolazione di Gaza.

Lui lo definisce un “approccio nuovo e corretto… un approccio nuovo, molto molto buono”.

Netanyahu nega che l’inviato speciale degli Stati Uniti Steve Witkoff lo abbia “convinto” a entrare nell’accordo in corso per il rilascio degli ostaggi con Hamas: “Abbiamo avuto una conversazione reale, non solo amichevole, ma faccia a faccia, e quello che è successo è che ho accettato questo accordo mesi fa. Hamas ha rifiutato l’accordo”.

Il primo ministro ha affermato di aver apprezzato il “sostegno iniziale” dell’amministrazione di Joe Biden all’inizio della guerra. Ma, secondo Netanyahu, mentre aumentava la pressione su Biden affinché cambiasse la sua posizione su Israele, la Casa Bianca ha affermato che se Israele entrasse a Rafah, “fermeremmo le armi”.

Secondo il premier, alcuni membri del suo governo avrebbero voluto porre fine alla guerra a Gaza, data l’opposizione degli Stati Uniti. E poi: “Se diventiamo uno stato vassallo, non sopravviveremo”, avverte.

Mazzini e Leone XIII: idee convergenti di fronte alla rivoluzione industriale.

[…] Il richiamo alla dottrina mazziniana ha fatto piacere anche a me, la conoscevo bene, sapevo la risposta che forniva alle condizioni terribili di sfruttamento della prima rivoluzione indu-striale, condizioni disumane che non sto a ricordare a voi e che ispirarono anche le idee di Marx. Mazzini però insisteva su una concezione diversa da quella marxiana e probabilmente la storia gli ha dato ragione.

Però mi dovete consentire una riflessione. Mazzini forse sussulterà nella tomba per questo accostamento ma è vero che Leone XIII partiva da un’impostazione di fondo quantomeno simile a quella mazziniana.

Infatti nella Rerum Novarum si parte dall’osservazione dei guasti di questa prima industrializzazione che si allargava nelle valli del bergamasco, del biellese ed in Lombardia, con le prime fabbriche tessili e le prime fabbriche metalmeccaniche.

Già Scioscioli prima di me ha richiamato la sintesi del pensiero mazziniano.

Dentro la Rerum Novarum ci sono due aspetti ben chiari. Il primo: una posizione ferma rispetto alla predicazione del socialismo rivoluzionario, in particolare per quanto riguardava il ruolo dello Stato e il rispetto della proprietà privata. Ma anche una vigorosa richiesta allo Stato liberale italiano di arrivare a qualche primo risultato di legislazione sociale nonché parole chiare contro la repressione dei primi movimenti di protesta che mettevano assieme i lavoratori.

Queste due cose sono presenti chiaramente nella Rerum Novarum, magari senza una ulteriore elaborazione ma comunque presenti.

Non ci sorprende, guardando cento anni di storia, che sul versante laico più aperto e liberale della migliore dottrina di ispirazione sociale cattolica, questi due valori sono stati sempre tenuti insieme. A me fa piacere ricordare che prima della Rerum Novarum, la prima legge sociale dello Stato liberale italiano è stata emanata a Torino. Era la prima legge che regolamentava il lavoro dei minori negli opifici industriali, i quali versavano nelle condizioni che tutti quanti sappiamo.

È un’idea forte che ha avuto in Italia quale destino? Un destino non felice purtroppo. Noi abbiamo provato a riportarla in discussione dentro il sindacato ma debbo dire che allora – oggi stanno forse mutando le cose – con Cisl e Uil si era sostanzialmente d’accordo ma raggiungemmo scarsi risultati poiché fummo alla fine ugualmente divisi come sindacati.

Credo che il fallimento sia legato al tipo di capitalismo che. abbiamo avuto in Italia, un capitalismo molto legato ad un rapporto con lo Stato, senza quindi quella visione aperta che in altre situazioni abbiamo conosciuto. Ma le difficoltà vano ricercate anche nel tipo di sviluppo industriale. Gli anni

Sessanta hanno visto il cambiamento dell’Italia, la seconda rivoluzione industriale, con la diffusione di fabbriche fordiste dove il conflitto era infatti connaturato alla organizzazione del lavoro: lì c’erano le masse, il lavoro parcellizzato e forse era quindi inevitabile ciò che è accaduto. Negli anni Sessanta per la prima volta l’Italia ha conosciuto la piena occupazione, non si emigrava più nemmeno in Belgio o in Germania, ma ci si fermava a Torino, Milano, Vicenza.

Dentro le tensioni di conflitto trovo, se non accettabile come impostazione, comunque spiegabile il fatto che ci siamo trovati dinanzi a una Cgil molto dura su questa impostazione dottrinale ed anche ad un capitalismo italiano che in quegli anni non era disposto a seguire quella strada. C’era un conflitto che poi ha toccato forme che tutti, come sindacati confederali, abbiamo rifiutato. Questa è la ragione del mancato raggiungimento di una effettiva partecipazione dei lavoratori alle imprese.

Oggi il pensiero unico è in crisi, perché era sbagliato: lasciate tutto – diceva – regolerà il mercato non solo lo sviluppo, ma anche i rapporti sociali. Ci pensa il mercato anche se lascia stare ai bordi delle strade i più deboli.

Tutto questo è svanito e debbo dire – questo non è un complimento, ma a me fa piacere ricordarlo – che il sindacato italiano ha una sua vitalità anche politica, e quando c’è vitalità politica c’è anche vitalità di presenza. Perciò ho accettato di venire volentieri qui, oltre che per rivedere anche vecchi amici: la sfida del sindacato oggi non è quella che abbiamo conosciuto negli anni Sessanta fino agli anni Ottanta.

[…]

 

Per leggere gli atti del convegno con l’intervento integrale di Franco Marini clicca qui

https://www.uil.it/documents/proietti7.pdf

Con Franco Marini: ricordi e riflessioni.

Ricordare Franco Marini significa rendere omaggio a un uomo che ha segnato profondamente il cammino dei cattolici democratici e popolari nel difficile processo di organizzazione dell’Ulivo e del centrosinistra. Senza di lui ci sarebbe stata una maggiore dispersione dell’universo post Dc: molti non avrebbero abbracciato il nuovo percorso politico. Del suo carisma nessuno dubitava, trovando anzitutto nella passione del sindacalista, che la politica non avrebbe deformato, l’attitudine a cogliere i bisogni della parte debole della società.

Marini non si sottraeva alle sfide, anzi le cercava. Le sue battaglie, dalla difesa del Partito popolare fino alla costituzione del Partito Democratico, testimoniano un approccio al riformismo che metteva al centro il dialogo e la mediazione, e mai il compromesso al ribasso. Era un uomo capace di fare sintesi, ma sempre con il saldo ancoraggio ad alcuni principi fondamentali.

Egli fu un argine netto alla destra, convinto che la sua sdoganatura avviata da Berlusconi rappresentasse un rischio per il Paese. Allo stesso tempo, fu altrettanto attento a evitare che la sinistra si considerasse eticamente superiore o politicamente egemone, immagindo con ciò la strutturazione di un centrosinistra che fosse davvero plurale.

All’ultimo congresso del Ppi, quello che aprì le porte nel 2002 all’operazione della Margherita, apportò un contributo decisivo. Spiegò alla platea dei delegati che anche la Cisl, all’inizio degli anni ‘50, non si chiuse nel recinto della tradizione, bensì mosse verso l’individuazione di un modello nuovo – il sindacato della contrattazione e della dialettica aziendale – che trasferiva su un altro piano i principi e la prassi dell’antico “sindacalismo bianco”.  Pertanto i popolari, mutatis mutandis, dovevano avere la stessa lungimiranza mostrata all’epoca dai dirigenti della Cisl.

Sono del parere che la Margherita fu il “partito plurale”, assolutamente originale, che meglio corrispose alla sensibilità di Marini. L’errore si ebbe quando i più precipitosi imposero una road map che saltava ogni mediazione in nome del “sogno unitario” collegato alla nascita del Partito democratico. Quella precipitazione, frutto di ingenuità e  furbizie, non era nello spirito e nello stile di Marini (il quale, infine, dovette cedere alla corrente degli entusiasti).

Agì come sempre con lealtà. E però, il rapporto con il Pd non fu più lo stesso – ne posso essere testimone – quando il partito smise di rappresentare il luogo della partecipazione attiva per diventare lo strumento in mano al leader di turno, senza più quella collegialità di direzione politica che per Marini era essenziale. Fu severo nella critica a chi gli aveva preso “le chiavi di casa”, come disse intervenendo all’assemblea dei delegati che si accingeva a proclamare l’elezione di Bersani alla segretaria. Qualcosa d’irrisolto rimase sempre nel rapporto tra i due, se è vero che la candidatura a Presidente della Repubblica, avanzata proprio da Bersani, fu subito archiviata senza provare ad arrivare alla quarta votazione (a maggioranza semplice) nella quale le chance di successo sarebbero state molto alte.

Ancora oggi fatico a capire cosa avvenne, soprattutto perché a seguire la stessa sorte toccò poi a Prodi. I franchi tiratori si dovevano fronteggiare in altra maniera, magari costruendo con più pazienza il consenso richiesto in una vicenda tanto delicata ed importante. Nella circostanza il Pd dette il peggio di sé e i Grandi Elettori, alla fine, non poterono che chiedere a Napolitano di restare al Quirinale.

Marini non era mai settario, arroccato o chiuso. Piuttosto era insofferente verso i falsi moralisti e gli snob della politica, quelli che s’atteggiano a intellettuali – ammesso che lo siano davvero – distaccati dalla gente. Cattolico autentico ma non clericale, la sua fede appariva lontana da una certa esteriorità di modi e di comportamenti.

Negli ultimi tempi parlava sempre meno dei fatti riguardanti la politica. Traspariva in effetti la delusione per quello che il Pd doveva essere e non è stato, con la conseguente mortificazione del contributo dei cattolici democratici. Agli amici confidava di preferire il silenzio, piuttosto che sopportare il peso, alla sua età, di un processo alle cose compiute ed incompiute. Sta di fatto che il Pd non è più quello delle origini, poiché il suo gruppo dirigente si è messo a rovistare nel “depositum fidei” che attiene esclusivamente all’essere e al dover essere della sinistra.

Che dire, in conclusione? Perso Franco, abbiamo perso non solo un leader, ma un punto di riferimento per chi crede ancora in una politica che unisca radicamento sociale, capacità di mediazione e fedeltà ai principi. Per me la sua lezione resta attuale: costruire ponti, non muri e lavorare perché la politica, appunto, torni ad essere la sede in cui si ragiona e si lavora per il bene della comunità.

L’eredità politica e sociale di Franco Marini

Quando si parla dei grandi leader politici è sempre molto difficile affrontare un tema specifico. E cioè, la loro eredità politica e culturale. Pur dando per scontato che nessuno può intestarsi in modo esclusivo il testamento politico di un leader o di uno statista, è altrettanto indubbio che quando costoro hanno rappresentato anche, e soprattutto, un filone di pensiero, si ha il dovere morale, prima ancora che politico, di non disperderlo. È il caso, nello specifico, di Franco Marini che ci lasciava quattro anni fa ma che ha segnato in profondità, con la sua azione sindacale, politica ed istituzionale, la storia e la cultura del cattolicesimo sociale italiano.

Un filone di pensiero storicamente presente nell’arcipelago del cattolicesimo politico del nostro paese e che ha rappresentato, e rappresenta tuttora seppur con minor forza ed incisività rispetto al passato, una costante del pensiero e della cultura dei cattolici italiani. Certo, quando parliamo di Marini parliamo anche di un leader che nel sindacato come nel partito, nel Governo come nelle istituzioni non ha mai rinunciato alla sua identità politica e culturale. Nel rigoroso rispetto delle altre culture e, soprattutto, degli avversari politici. Un carisma riconosciuto, apprezzato ed oggettivo che rispecchiava molto bene quella riflessione di Carlo Donat-Cattin quando diceva che “In politica il carisma o c’è o non c’è ed è inutile darselo per decreto”. E Marini, pur avendo sempre avuto un temperamento da leader, era anche apprezzato perchè rappresentava con semplicità ma con coerenza e senza alcuna supponenza una precisa e definita cultura nella cittadella politica italiana.

Ora, è del tutto evidente che nell’attuale situazione politica che contempla partiti personali o del capo, privi di una solida cultura di riferimento e con classi dirigenti alquanto precarie e trasformistiche, è decisamente difficile avere dei punti riferimento altrettanto chiari e definiti. E non è un caso, del resto, che la stessa presenza politica dei cattolici – democratici, popolari e sociali – oggi sia alquanto sbiadita se non addirittura incolore. Perché un conto è prendere atto che ormai esiste un forte e consolidato pluralismo politico ed elettorale dei cattolici italiani. Altra cosa, però, è dover registrare amaramente che questa presenza nei rispettivi partiti si è ridotta a giocare un ruolo puramente ornamentale se non addirittura periferica. E, di conseguenza, politicamente del tutto ininfluente ed irrilevante.

Ecco perché, ricordando proprio il magistero politico, sociale, culturale ed istituzionale di Franco Marini, chi proviene da quella tradizione ha il dovere di non archiviare quel vasto e ricco patrimonio ideale. Anche perché quella “sinistra sociale” di ispirazione cristiana, al di là delle dinamiche politiche che scorrono e cambiano rapidamente, non è ascrivibile ai dogmi del populismo, del massimalismo, dell’estremismo o dell’iper sovranismo. Cioè ai profondi disvalori che attualmente caratterizzano la dialettica politica italiana. E pensare a leader e a statisti come Franco Marini lo si può e lo si deve fare se, accanto al ricordo, c’è anche la concreta convinzione che quella cultura politica continua ad essere di straordinaria attualità e modernità anche e soprattutto nella stagione contemporanea.

Marini, carisma e passione di un leader che ci manca molto.

Ogni tanto mi capita di navigare sul web e cercare gli aggettivi e gli appellativi utilizzati nei commenti sulla figura di Franco Marini. Coraggioso, caparbio, carismatico, combattente, abile negoziatore, attento gestore, politico autorevole, leale, attento agli ultimi, uomo delle istituzioni; questi sono gli aggettivi e le considerazioni maggiormente ricorrenti. Per chi ha avuto il privilegio e l’onore di averlo conosciuto e frequentato in diversi fasi della sua vita e del suo impegno politico e sociale, non potrà che condividere tutte queste valutazioni.

Valutazioni che sono tutte nella storia di Franco Marini sindacalista, politico e di uomo nella quotidianità. Una vita dedicata a battaglie significative con il coraggio delle proprie idee, affrontando a viso aperto e con gli strumenti propri delle democrazia, il confronto sindacale e politico.  Una delle migliori figure rappresentative dell’affascinante esperienza del cattolicesimo democratico e della sinistra sociale cristiana.

Nella Cisl ebbe la capacità e la caparbietà di sostenere  competizioni interne basate su visioni diverse del ruolo della stessa Organizzazione e del sindacato in genere nella società e del rapporto tra lotta politica e lotta sindacale. Competizioni di qualità dialettica, valoriale e basate sulla scelta di gruppi dirigenti capaci e lungimiranti.

Da evidenziare alcune fasi particolarmente significative della sua vita nella Cisl. Negli anni sessanta ebbe il coraggio e la capacità di affrontare il confronto con l’allora Segretario generale Bruno Storti (sindacalista autorevole e radicato nell’organizzazione); a fine anni sessanta guidò le scelte della Cisl verso le prime riforme del Pubblico Impiego, privilegiando la visione confederale rispetto alle tradizioni corporative del comparto pubblico;  a metà degli anni settanta, pur essendo critico con una caratterizzazione eccessiva a sinistra del sindacato, non accettò il tentativo di scissione a “destra” della Cisl, promosso dal Segretario generale aggiunto di allora, il siciliano Vito Scalia; nel 1977 affrontò ad armi impari il congresso confederale, “governando” al meglio l’ala cislina moderata riunita nella Tesi 2, ottenendo circa il 44% dei voti congressuali (la Tesi 1 era rappresentata da quasi tutta la segreteria confederale del tempo, a partire dal Segretario generale Macario, da Carniti e Crea); nel 1984 da democristiano convinto, nel portare il saluto della Cisl, affrontò criticamente e pubblicamente il segretario politico De Mita nel congresso della Dc; sempre in quegli anni guidò la Confederazione nello scontro successivo all’Accordo di San Valentino e al referendum abrogativo chiesto dal Pci.

In questi esempi si concentrano alcuni dei valori propri dell’esperienza sindacale di Franco Marini: senso dell’organizzazione, valore e utilizzo del confronto democratico nella lotta politica, autonomia del sindacato, contrattazione e riformismo.

Prospettive che ritroviamo anche durante la sua lunga stagione politica. Nel 1991 con il repentino passaggio alla politica a “tempo pieno” a capo della corrente della sinistra sociale della Dc e successivamente, alla morte di Carlo Donat Cattin, la nomina a Ministro del Lavoro. Si affermò subito come punto di riferimento delle sensibilità sociali presenti nella Dc, governando processi molto delicati proprio nei momenti di sfaldamento dei partiti della “Prima Repubblica”. Nelle elezioni del 1992 entrò in Parlamento come primo degli eletti nel Lazio sconfiggendo il potente Vittorio Sbardella, capo indiscusso del partito romano. Con l’avvento di “tangentopoli” e le elezioni anticipate del 1994, caratterizzate dal passaggio alla legge elettorale maggioritaria, fu uno dei promotori del nuovo Partito Popolare Italiano e della sua collocazione “centrista” sotto la guida di Martinazzoli, in alternativa ai neonati blocchi di destra e di sinistra. Dopo la sconfitta elettorale, fu lui insieme ad altri dirigenti ad evitare la disgregazione di quella esperienza politica. Pur avendo sostenuto l’elezione di Buttiglione a segretario del Ppi, fu uno dei principali dirigenti ad impedire la deriva a destra del partito e ad orientare verso il nuovo centro-sinistra la scelta dei Popolari, dei quali divenne il leader nel congresso del 1997, dopo le elezioni politiche vinte dall’Ulivo di Romano Prodi.

Atti, iniziative e decisioni basate sul coraggio, la determinazione, la presenza organizzativa e un’attenzione specifica al sociale, attenzione che ha sempre caratterizzato la presenza dei cattolici popolari nell’agone politico.

Per quanto riguarda gli effetti sulle dinamiche politiche, l’impegno a favore del centro-sinistra da parte del Ppi fu senz’altro la principale fatica di Franco Marini, dopo l’accettazione delle alleanze derivanti dalle condizioni imposte dalla legge elettorale: rappresentare l’anima sociale dei cattolici in un’alleanza riformista, senza consegnare questa tradizione politica al moderatismo e alla destra. In più di un’occasione ribadì l’originalità della proposta politica del cattolicesimo sociale nell’alleanza di centro-sinistra e la convinzione che chi ha vissuto l’esperienza sindacale non dovesse consegnarsi alle attrazioni del centro-destra.

Un messaggio chiaro, trasparente e deciso, di cui fu portavoce autorevole sia nella Margherita che nel Pd. Anche nel ricoprire la carica di Presidente del Senato (2006-2008), non si sottrasse alle intemperanze dei rappresentanti del centro-destra, riportando il dibattito alla correttezza istituzionale.

A quattro anni dalla sua scomparsa, in tutti noi che abbiamo sempre seguito i suoi insegnamenti e i suoi orientamenti nel sindacato e nella politica, c’è nostalgia della sua figura carismatica e della sua impostazione operativa.

Una figura come Franco Marini manca soprattutto a questa fase della politica e a questa fase del movimento sindacale. Lo ricorderò sempre, in particolare negli ultimi anni di vita, quando la Cisl gli assicurò, per rispetto e riconoscenza, un ufficio all’interno dei locali della Fondazione Ezio Tarantelli. Sono stati per me anni di grande ricchezza e carica umana, di ricordi personali, di storia del Paese e di insegnamenti.

L’ultimo contatto telefonico con Franco lo ebbi a novembre del 2020, mi chiese se per caso gli uffici della Fondazione fossero agibili: era pronto a ripartire, ma di lì a breve si ammalò.

Questo è stato Franco Marini; un combattente, un leader popolare nel senso pieno del termine, un riferimento certo per l’impegno politico dei cattolici. Per molti di noi un maestro e una guida.

Anm,auguri Meloni a Parodi: incontriamoci e riprenda confronto sano

Roma, 8 feb. (askanews) – “Desidero inviare a nome mio e di tutto il Governo i migliori auguri di buon lavoro al nuovo Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Cesare Parodi, e ai membri della Giunta eletta oggi. Accolgo con favore la richiesta di un incontro col Governo che il Presidente Parodi ha già avanzato e auspico che, da subito, si possa riprendere un sano confronto sui principali temi che riguardano l’amministrazione della Giustizia nella nostra Nazione, nel rispetto dell’autonomia della politica e della magistratura”. Lo dichiara la Premier Giorgia Meloni.

Modenantiquaria, una fiera che spazia dal Trecento al XXI Secolo

Modena, 8 feb. (askanews) – Un momento di confronto e di mercato per capire come si evoluto il mondo dell’antiquariato: forte di essere arrivata alla 38esima edizione, Modenantiquaria si pone come un evento di riferimento per il settore e guarda anche al futuro.

” un mondo – ha detto ad askanews Marco Momoli, amministratore delegato di Modena Fiere – che speriamo possa crescere ancora anche grazie a un elemento di contaminazione. Quello che vediamo sempre pi spesso il fatto che dentro Modenantiquaria ci sono gallerie che portano opere, adesso portano opere che arrivano fino ai primi anni del Novecento, quindi stiamo cominciando a parlare di opere molto pi vicine a noi. Poi, per esempio, se prendiamo Sculptura, che la sezione dedicata alle opere scultoree, l dentro invece l’orizzonte dichiaratamente pi ampio, per cui andiamo dal ventesimo al tredicesimo secolo: ci sono sculture di Pablo Atchugarry, che un artista vivente, a fianco di quelle di scultori del XIII secolo quindi un orizzonte molto ampio questo un po’ quello che proviamo a fare”.

Un centinaio di espositori, oggetti di alto antiquariato, una relazione forte con il territorio e le sue istituzioni culturali, come le Gallerie Estensi: Modenatiquaria una fiera, ma vuole anche ragionare su pi livelli. “Tutti gli anni – ha aggiunto Pietro Cantore, presidente dell’Associazione antiquari modenesi e Art director della fiera – scegliamo un argomento che comunichiamo anche agli antiquari, se vogliono aderire a questo fil rouge. Quest’anno appunto ‘Dei ed eroi’. Attraverso la scultura, la pittura, le arti decorative, le porcellane, raccontiamo la rappresentazione di scene mitologiche e anche raffigurazioni religiose. Quindi la celebrazione dell’uomo e della divinit nelle varie epoche dal Trecento fino al XXI secolo”.

Interessante poi anche il modo in cui da Modena si vuole raccontare chi l’antiquario oggi, nel mercato, ma anche nella societ. “Vorrei rimarcare anche quell’aspetto della figura dell’antiquario come operatore culturale – ha aggiunto Cantore -: non solo il mercato, colui che guadagna e mercifica gli oggetti, ma l’antiquario anche quello che valorizza l’oggetto”.

Tra le novit dell’edizione 2025 anche un premio sostenuto da Cremonini, famiglia di imprenditori modenesi, che sottolinea il legame tra la fiera, aperta fino al 16 febbraio, e il contesto locale.

Anm, Parodi: chiederò incontro a governo, non lascio nulla di intentato

Milano, 8 feb. (askanews) – “Ritengo indispensabile chiedere una in tempi strettissimi un incontro con il governo: Voi mi direte che è inutile…può darsi. Mi direte che è un atto di servilismo… no, non credo. Noi siamo un potere dello Stato, siamo cittadini che stanno portando avanti una battaglia per difendere la Costituzione su cui abbiamo giurato. Io credo che sia legittima almeno la nostra richiesta. In tempi brevi perché invade in base a quella che sarà la risposta, che potrà essere un diniego, a cui magari non rispondono nemmeno o magari ci rispondono col fatto formale o magari ci ricevono ma non dicono nulla di interessane. Bene acquisiamo elementi di valutazione: noi non possiamo rinunciare a nessuna delle strade per portare avanti una difesa della magistratura per come noi la conosciamo e per come vorremmo che continuasse ad essere. E quindi dobbiamo provare. Lo so, lo so che non riusciremo ma voglio poter dire che non abbiamo lasciato nulla di intentato”. Lo ha affermato Cesare Parodi, il 62enne sostituto procuratore aggiunto del pool fasce deboli a Torino, nel suo discorso subito dopo la sua nomina a presidente dell’Associazione nazionale magistrati (Anm). La nuova giunta è composta da tutti i gruppi tranne che dalle toghe indipendenti di Articolo 101.

“Io non sono un magistrato famoso, non ho mai voluto esserlo, non ci tengo ad esserlo e credo che questo forse potrà aiutarmi, spero, a fare in modo che altri colleghi giovani si possano riconoscere in qualcuno che proprio non è mai sulle pagine dei giornali, pur avendo lavorato in Procura da 35 anni, e quindi in qualche modo che sia più facile riconoscersi nella mia, non voglio dire mediocrità, ma nella mia oscurità laboriosa, più che magari in altre figure”.

Salvini al battesimo dei trumpiani d’Europa, Patrioti carichi per la ‘Reconquista’

Madrid, 8 feb. (askanews) – “Cambiamento globale”, “momento storico”, “protagonisti della rinascita dell’Europa”, “rivoluzione del buon senso che sta risvegliando l’intero Occidente”. “Il 2025 nel continente sarà l’anno della Reconquista cristiana” contro la “gabbia di Bruxelles”. Il vento che soffia dagli Usa ha galvanizzato, non poco, l’ultradestra del gruppo dei Patrioti europei, a Madrid per il summit ‘Mega’, Make Europe great again, mutuato dal ‘Maga’ di Donald Trump definito un “tornado” da Viktor Orban, il premier ungherese nonché fondatore del partito dei Patriots che riunisce 15 partiti da 13 paesi (per un totale di 19 milioni di voti raccolti alle ultime Europee).Non mancano i riconoscimenti a Elon Musk che il Mega lo ha rilanciato, ancora ieri, sul ‘suo’ social X.

Trump è nei discorsi di tutti i leader, mentre Kevin Roberts, presidente della Heritage Foundation, il think tank ultra conservatore Usa, è seduto in platea con aria sorniona. Il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini ha invitato a “fare a casa nostra quello che Trump in pochi giorni sta facendo in Usa” sottolineando che “l’Europa è libertà, il burqa non è Europa, il gender non è Europa, il terrore e la violenza islamica non sono Europa, l’Europa non è il suicidio green né l’immigrazione selvaggia”. Marine Le Pen, del Rassemblement national, è netta: “l’elezione di Donald Trump non può essere analizzata solo come una semplice alternanza politica in un paese democratico e neppure solo come il sussulto patriottico di una nazione che giustamente respingere le forze del declino. Noi siamo di fronte a un vero e proprio cambiamento globale. Tutti capiscono che qualcosa è cambiato”. Per Orban “l’amico Trump” segna la “fine di un’era”, quella dei “burocrati e del super stato” di Bruxelles.

Obiettivo dell’evento di Madrid, dal sapore di una voluta autocelebrazione, è ostentare unità. Solo l’unione può fare la forza e ironia della sorte si appropriano delle idee di Karl Marx che nel Manifesto scritto a metà ottocento con Friedrich Engels si rivolgeva ai “proletari di tutti i paesi” e li esortava: “unitevi” guardando all’internazionale comunista. Qui il sogno è l’internazionale della destra.

Salvini lo dice chiaramente: i Patrioti hanno “il dovere di unirsi, senza divisioni inutili” per dimostrare di “essere pronti a governare in tutto il continente”. E non solo all’interno del gruppo dei Patrioti: in vista delle elezioni tedesche invita a votare le “forze patriottiche”. Il padrone di casa, il leader spagnolo di Vox Santiago Abascal, fa nomi e cognomi augurando ad “Alice Weidel” di Afd di vincere. D’altronde è stato proprio Musk a sponsorizzarla come “l’unica speranza per la Germania”. Anche se a domanda diretta, mente si avvia all’uscita, su un eventuale endorsement alla formazione con simpatie neo-naziste, Alternative fur Deutschland, Marine Le Pen preferisce non rispondere. Ma è un muro che sembra sgretolarsi, come quel ‘cordone sanitario’ che, protestano, ha tenuto fuori dai giochi delle alleanze di governo l’ultradestra.

I Patrioti suonano inoltre la ‘sveglia’ al Ppe. “Smettete di collaborare con i socialisti e la sinistra a Bruxelles e in troppi paesi europei. Dovete scegliere tra il passato di Soros e il futuro di Elon Musk. Noi abbiamo scelto”, ha esortato Salvini che è al governo con Forza Italia e provocando una replica piccata che mette il dito nella piaga: “siamo centristi, europeisti e moderati, distanti da certe posizioni sovraniste che vediamo emergere in Europa e che spesso risultano contraddittorie e divisive”.

La personificazione del nemico dei ‘Mega’ è rappresentata dai premier spagnolo Sanchez e da quello tedesco Scholz, presi di mira e irrisi. Nemica è sempre Bruxelles, in primis Ursula Von Der Leyen che nel suo ‘bis’ come presidente della commissione ha ottenuto il sostegno dei Fratelli d’Italia della premier Giorgia Meloni (con il ruolo assegnato a Raffaele Fitto) ma non della Lega e dei Patrioti e, non appena viene nominata da Salvini per darle addosso, è inondata di “buuuu” dal pubblico del summit. “E’ ora di smettere di finanziare gli organismi sovranazionali, come l’Oms, che difendono gli interessi delle multinazionali e non dei cittadini, o realtà come la Cpi che mette sullo stesso piano i terroristi di Hamas e un premier liberamente eletto come Bibi Netanyahu”, ha sottolineato Salvini confermando la totale adesione alla ricetta di Trump.

La sala della kermesse da 2mila posti, in un grande albergo vicino all’aeroporto (il Marriot auditorium hotel), è piena di simpatizzanti con le bandierine dei propri paesi, illuminazione da discoteca, tra fasci di luce fredda su sfondo blu, 248 giornalisti accreditati e 93 cineoperatori, magliette bianche con la cattedrale dell’Almudena di Madrid e la scritta ‘Hacer Europa grande otra vez’, cappellini, braccialetti con la scritta patriots.eu ma i colori della Spagna (rosso-giallo-rosso), a tradire, nell’unità esibita, l’orgoglio nazionalista.

Il protocollo è rigorosissimo, i giornalisti sono tenuti lontani dai leader che, finita la giornata, si infilano dietro il palco. Resta senza una risposta, al di là degli slogan, la contraddizione, forte, di euro-scettici che si propongono come il “futuro” di un’Europa “delle Nazioni, dei popoli e delle identità”. A mettere alla prova il servizio d’ordine l’irruzione di un piccolo gruppo del movimento Femen con un’attivista che sul petto nudo si è scritta “Make europe antifascism again” e grida “Il fascismo non avanzerà”, prima di essere fermata e portata fuori.

Pure il vicepremier Salvini decide di non fare un punto stampa. Le domande sarebbero tante, soprattutto quelle di politica interna, dalla competizione con la premier Meloni che si è messa le vesti di pontiera tra gli Usa e l’Europa, unica premier europea ad essere invitata nel giorno dell’investitura di Donald Trump alla partita sul terzo mandato per le Regionali di Lombardia e Veneto, dai distinguo del ministro leghista dell’Economia Giancarlo Giorgetti che tiene stretti i cordoni della borsa alla ‘mina vagante’ di Roberto Vannacci, fino alle spine in Regione Lazio dove la Lega ventila la minaccia di ritirare i suoi assessori dalla Giunta del Fratello d’Italia Francesco Rocca.

Mattarella difende valori Europa: integrazione e accoglienza contro oscurantismo

Gorizia, 8 feb. (askanews) – Integrazione, accoglienza e convivenza. Sono i valori che hanno caratterizzato la storia dell’Unione europea e che oggi si oppongono all’oscurantismo dei nazionalismi, “della guerra e del conflitto che si è riproposto con l’aggressione russa all’Ucraina”. Sergio Mattarella lo ribadisce a Gorizia e Nova Gorica dove si inaugura la città europea della cultura transfrontaliera, Go2025!, una versione inedita del progetto europeo. “In un mondo caratterizzato da crescenti tensioni e da conflitti, dall’abbandono della cooperazione come elemento fondante della vita internazionale, Slovenia e Italia hanno saputo dimostrare che è possibile scegliere la via della cooperazione”. Il progetto di condivisione della capitale della cultura in queste due città che prima erano divise da un muro e che ora invece collaborano nel nome della cultura ne è la rappresentazione plastica, ed è anche la prima volta che avviene.

Al suo arrivo a Nova Goriza Mattarella è accolto dalla presidente della Repubblica Slovena Natasa Pirc Musar alla quale conferisce l’onorificenza dell’OMRI di Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone. La più grande onorificenza che si possa concedere.”Oggi è una giornata dedicata a una visione secolare di pace, libertà buon vicinato e rispetto reciproco, sull’amicizia e sull’amore tra noi” ha detto la presidente slovena parlando nella piazza Transalpina (che è anche piazza Europa nel lato sloveno) quindi ha ringraziato il capo dello Stato “per la sua straordinaria abilità di statista e per il suo costante impegno a favore della pace”.

Poco prima della cerimonia in Friuli Venezia Giulia è giunta la notizia che dei vandali hanno lasciato scritte offensive in vernice rossa alla foiba di Basovizza, proprio alla vigilia del Giorno del ricordo. Mattarella non vi fa riferimento esplicito ma il suo monito risuona forte e chiaro da Nova Gorica: “Nulla può far tornare indietro la storia che Slovenia e Italia hanno costruito, e costruiscono, insieme” dice citando un sopravvissuto ad Auschwitz, Roman Kent, che disse “‘non vogliamo che il nostro passato sia il futuro dei nostri figli'”. Ed è questo, assicura “lo spirito con cui abbiamo affrontato le pagine del dopoguerra, per scriverne una nuova”.

Il Presidente ricorda infatti che “con l’ingresso della Slovenia nell’Unione Europea, venti anni or sono, i nostri Paesi si sono ricongiunti in un percorso condiviso” e l’Italia ha fortemente voluto questo ingresso, sostenendolo e accompagnandolo “affinché i due popoli si ritrovassero a contribuire a un destino comune” e poi “lavorando fianco a fianco nelle Istituzioni Europee si è consolidata la fiducia reciproca e vi è maturato senso di appartenenza e di una ulteriore identità: la comune identità europea. Le differenze, le incomprensioni, hanno lasciato il posto a fattori che uniscono”, ha spiegato ricordando come sia questo il grande valore dell’integrazione europea, unire e non dividere. “Sconfitti gli orrori dell’estremismo nazionalista, che tanto male ha prodotto in Europa, riemergono i valori della convivenza e dell’accoglienza – dice Mattarella -. Sono i valori che possono opporsi all’oscurantismo della guerra e del conflitto”.

E dunque Go2025 può rappresentare anche un modello e un esempio in questa fase storica così complessa e percorsa da tensioni: “Essere Capitale europea della cultura transfrontaliera, la prima con questa esperienza, – conclude il capo dello Stato – significa avere il coraggio di essere portatori di luce e di fiducia nel futuro del mondo, dove si diffondono ombre, incertezze e paure. Significa che Nova Gorica e Gorizia indicano una strada di autentico progresso”.

Alla cerimonia hanno partecipato i ministri sloveni, della Cultura e degli sloveni all’estero, e i commissari europei dell’allargamento e dei Giovani, e per la parte italiana ci sono il ministro della Cultura Alessandro Giuli e il presidente della regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga.

Anm svolta a destra: Cesare Parodi (MI) eletto presidente a maggioranza

Milano, 8 feb. (askanews) – Il procuratore aggiunto di Torino, Cesare Parodi di Magistratura Indipendente (MI) è il nuovo presidente dell’Associazione nazionale magistrati (Anm). Succede a Giuseppe Santalucia esponente del gruppo progressista di Area che, dopo quattro anni a capo di una giunta unitaria, aveva scelto di non ricandidarsi. Affidando con 32 voti l’incarico, a voto segreto, ad un esponente della lista più filogovernativa che si era aggiudicata le elezioni nel gennaio scorso (con 2.065 preferenze su 6.857 voti), i 36 membri del Comitato direttivo centrale (Cdc) imprimono una virata a destra all’Associazione. Due le schede bianche.

Il Cdc ha interamente rinnovato i vertici dell’Anm, eleggendo all’unanimità a vicepresidente Marcello De Chiara (giudice del Tribunale di Napoli, Unicost, 34 voti), a segretario generale Rocco Maruotti (magistrato della procura di Rieti, Area, 33 voti), vicesegretario generale Stefano Celli (pm di Rimini, MD, 32 voti), direttore della rivista “La Magistratura” Monica Mastrandrea (giudice Tribunale di a Torino, Unicost, 33 voti), Giuseppe Tango (giudice al tribunale di Palermo, MI, 34 voti) a coordinatore dell’ufficio sindacale mentre come componenti della giunta sono stati nominati Chiara Salvatori, Paola Cervo, Sergio Rossetti e Dora Bonifacio.

In uno dei momenti più difficili del rapporto tra magistratura e governo, con diversi, delicati, “dossier” aperti sul tavolo, una guida più filogovernativa potrebbe alleggerire il clima di tensione, quando non di aperto scontro, con la maggioranza in vista del discusso referendum sulla separazione delle carriere.

La riunione del Cdc, presieduta dal suo componente più anziano, il procuratore capo di Messina, Antonio D’Amato, aveva preso il via questa mattina alle 10 con il saluto e l'”in bocca al lupo” del presidente uscente Santalucia.

Almasri, Conte a Meloni: calpestare la Cpi ha disonorato l’Italia

Roma, 8 feb. (askanews) – “L’Italia si ritrova oggi con grande disonore a calpestare la giustizia internazionale. Meloni, presidente del Consiglio, leader di Fratelli d’Italia che per tradizione si richiama ai valori dell’onore: dov’è il tuo onore? Parlate sempre di onore, dov’è l’onore che non ti sei presentata nemmeno in Parlamento alla richiesta di informativa a spiegare a noi parlamentari e al Paese come e perché esponi il Paese a questa vergona”. Lo ha dichiarato parlando della vicenda Almasri il presidente M5s Giuseppe Conte, ospite ad Accordi e Disaccordi sul Nove, in onda questa sera.

Ue, Schlein: possiamo e dobbiamo battere rigurgiti nazionalisti in Europa

Roma, 8 feb. (askanews) – “Non sono imbattibili: li dobbiamo e possiamo battere. Anche in Italia abbiamo dimostrato che insieme li battiamo dove uniamo le nostre forze attorno a una agenda concreta Lo ha sottolineato fra l’altro nel suo intervento al congresso di Piu’Europa a Roma, la segretaria del Pd Elly Schlein, denunciando come “la fase che stiamo vivendo e’ di rigurgito nazionalista in tutto il mondo e anche in Europa”.

“Ogni giorno – ha ammonito- indicano un nemico su cui spostare l’attenzione dalle risposte che non sanno e non vogliono dare. Si stanno coordinando e usano le stesse parole d’ordine, gli stessi mezzi e hanno gli stessi diversi nemici: migranti, giornalisti liberi, magistrati, sindacati, attivisti, le opposizioni”

Ue,Italia-Slovenia, Mattarella: nulla può far tornare indietro la storia

Gorizia-Nova Gorica, 8 feb. (askanews) – “Nella tragedia della Seconda guerra mondiale, un sopravvissuto ad Auschwitz, Roman Kent, ha osservato ‘non vogliamo che il nostro passato sia il futuro dei nostri figli’. Con questo spirito abbiamo affrontato le pagine del dopoguerra, per scriverne una nuova. E nulla può far tornare indietro la storia che Slovenia e Italia hanno costruito e costruiscono insieme”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, alla cerimonia di inaugurazione della ‘Prima Capitale europea della cultura transfrontaliera GO 2025!

Tennis, Lucia Bronzetti in finale nel WTA 250 di Cluj

Roma, 8 feb. (askanews) – Bastano 17 minuti a Lucia Bronzetti per andare in finale nel WTA 250 di Cluj. L’italiana ha sfruttato il ritiro della ceca Siniakova sul 4-0 nel primo set. Siniakova era apparsa fin da subito limitata nei movimenti complice un problema alla coscia, evidenziato da una vistosa fasciatura. Per Bronzetti questa è la quarta finale WTA in carriera, la prima nel 2025 e la prima sul cemento indoor. Domani l’italiana affronterà la testa di serie numero 1, Anastasia Potapova, per vincere il secondo titolo WTA dopo quello di Rabat nel 2023.

Tennis, Bellucci si arrende a De Minaur a Rotterdam

Roma, 8 feb. (askanews) – Finisce in semifinale a Rotterdam il sogno di Bellucci. Dopo le vittorie con Medvedev e Tsitsipas, l’italiano si arrende nella semifinale di Rotterdam all’australiano De Minaur, terza testa di serie e già finalista lo scorso anno nel torneo con un netto 6-1, 6-2. Il numero otto del mondo sbaglia pochissimo, comanda sempre gli scambi e non concede neppure una palla break a Bellucci. Ora attende in finale il vincente della sfida tra Alcaraz e Hurkacz, in campo dalle 19:30.

Rugby, Italia-Galles 22-15, azzurri vittoriosi nel Sei Nazioni

Roma, 8 feb. (askanews) – L’Italia batte per il secondo anno consecutivo il Galles al Sei Nazioni: sotto la pioggia dell’Olimpico di Roma, gli azzurri si impongono 22-15 sui Dragoni, trascinati dai punti al calcio di Allan e dalla meta di Capuozzo. Domenica 23 l’attesa sfida casalinga alla Francia. E’ una bella Italia quella che batte il Galles per la seconda volta dopo la vittoria dello scorso anno. Solida in difesa, forte nella conquista e attiva in mischia. Azzurri sempre in controllo. Al 6′ il calcio di Allan che porta il punteggio di 3-0. Un calcio di Ben Thomas porta il punteggio sul 3-3. Al 19′ arriva la prima meta azzurra firmata da Capuozzo. Grande lavoro di mischia, Garbisi calcia sull’out di sinistra e
Ange è bravissimo a schiacciare un pallone non facile. Allan mister 100% non sbaglia, Italia avanti e Olimpico impazzito. Due calci di Allan portano il punteggio sul 16-3 con il quale si chiude il primo tempo. La ripresa si apre con due calci sbagliati di Allan ed una di Page-Relo. Con il Galles in 14 per l’espulsione temporanea di Adams l’Italia va 19-3 ancora con Allan. Al Galles prima viene annullata una meta, poi arriva la
marcatura con Wainwright. Al 73′ il solito Allan porta il punteggio sul 22-8. Il Galles segna una meta di punizione (22-15). l’Italia chiude in 12 per una doppia espulsione e l’Olimpico esulta.

Ucraina, Zelensky: essenziale l’incontro con Trump prima che veda Putin

Roma, 8 feb. (askanews) – “E’ essenziale che io incontri il presidente Trump prima che lui incontri Putin. Altrimenti, ci sarebbe una discussione sull’Ucraina, ma senza l’Ucraina, il che è ingiusto”: è quanto ha scritto su X il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, riferendo sull’intervista rilasciata alla Reuters.

“Qualsiasi vera trattativa deve iniziare con l’Ucraina” prima “di tenere colloqui con l’aggressore”, ha rimarcato Zelensky, secondo cui “una visita a Kiev del presidente Trump sarebbe un passo importante e necessario”.

Ue, Mattarella: accoglienza e convivenza valori antidoto a oscurantismo guerre

Gorizia-Noca Gorica, 8 feb. (askanews) – “Sconfitti gli orrori dell’estremismo nazionalista, che tanto male ha prodotto in Europa, riemergono i valori della convivenza e dell’accoglienza. Sono i valori che possono opporsi all’oscurantismo della guerra e del conflitto che si è riproposto con l’aggressione russa all’Ucraina”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, intervenendo alla inaugurazione della capitale europea della cultura a Gorizia e Nova Gorica. Gal

Mattarella: superare differenze e incomprensioni è un grande valore storico dell’UE

Gorizia-Nova Gorica, 8 feb. (askanews) – “Le differenze, le incomprensioni, hanno lasciato il posto a fattori che uniscono. Questo esprime il grande valore storico dell’Unione Europea”. Lo ha ricordato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’inaugurazione della capitale europea della cultura che quest’anno vede gemellate le città di Gorizia e Nova Gorica.

“Con l’ingresso della Slovenia nell’Unione Europea, venti anni or sono, i nostri Paesi si sono ricongiunti in un percorso condiviso – ha sottolineato il capo dello Stato – e la Repubblica Italiana è stata lieta di poter sostenere e accompagnare il processo di adesione, affinché i due popoli si ritrovassero a contribuire a un destino comune. Lavorando fianco a fianco nelle Istituzioni Europee si è consolidata la fiducia reciproca e viè maturato senso di appartenenza e di una ulteriore identità: la comune identità europea”.

Ue,Mattarella superare differenze e incomprensioni è grande valore storico Europa

Gorizia-Nova Gorica, 8 feb. (askanews) – “Le differenze, le incomprensioni, hanno lasciato il posto a fattori che uniscono. Questo esprime il grande valore storico dell’Unione Europea”. Lo ha ricordato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’inaugurazione della capitale europea della cultura che quest’anno vede gemellate le città di Gorizia e Nova Gorica.

“Con l’ingresso della Slovenia nell’Unione Europea, venti anni or sono, i nostri Paesi si sono ricongiunti in un percorso condiviso – ha sottolineato il capo dello Stato – e la Repubblica Italiana è stata lieta di poter sostenere e accompagnare il processo di adesione, affinché i due popoli si ritrovassero a contribuire a un destino comune. Lavorando fianco a fianco nelle Istituzioni Europee si è consolidata la fiducia reciproca e viè maturato senso di appartenenza e di una ulteriore identità: la comune identità europea”.

Il Papa: ascoltiamo con vicinanza e compassione le vittime della tratta

Milano, 8 feb. (askanews) – “Mettiamoci in ascolto, con vicinanza e compassione, delle persone che sono state vittime della tratta, per aiutarle a rimettersi in piedi e insieme con loro individuare le vie migliori per liberare altri e fare prevenzione. “Pray Against Trafficking”. Lo ha scritto Papa Francesco in un post su “X” (account Pontifex), in occasione della “Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone” che si celebra oggi nella memoria di santa Giuseppina Bakhita.

Calcio, Conte: "Godiamoci questo viaggio, qui per crescere"

Roma, 8 feb. (askanews) – Il Napoli capolista si presenta alla sfida contro l’Udinese con un +3 sull’Inter che vale la fuga scudetto. Domani alle 20.45 al Maradona la possibilità di consolidare una classifica già ottima. “Dobbiamo pensare a noi e al nostro percorso di crescita – le parole di Antonio Conte in conferenza stampa – Sappiamo che abbiamo una partita difficile, i ragazzi lo sanno. Questa è una squadra che viaggia rasoterra, sappiamo che quanto fatto ce lo siamo guadagnato. Non c’è il rischio di montarsi la testa, nonostante tutto quello che ci circonda. Non so dove ci porterà questo viaggio, intanto godiamocelo”. Una squadra con la quale si può realizzare un capolavoro: “Penso di fare quanto fatto in passato. Portare il club a crescere, questo è il mio obiettivo. Il passato sta lì ed è chiaro, dove sono passato il club è cresciuto sotto tutti i punti di vista. Voglio aiutare il Napoli a crescere. Abbiamo bisogno di un centro sportivo, non di un giocatore in più o di un giocatore in meno. Dobbiamo cercare l’eccellenza con ciò che abbiamo, questo è un altro obiettivo. Pensiamo a quello che abbiamo, senza rovinare quanto costruito in maniera faticosa. Niente è dovuto. Io, sono qui per aiutare a costruire qualcosa di solido che possa durare nel futuro e competere con tutti. Il mercato è fumo negli occhi: l’essenza è quello che abbiamo. Il presente, è Napoli”.

Ue, Orban: "Il tornado Trump ha cambiato il mondo", Patrioti "il futuro"

Roma, 8 feb. (askanews) – “Il nostro amico Trump, il tornado Trump, ha cambiato il mondo in appena un paio di settimane. Un’era è finita. Oggi tutti vedono che noi siamo il futuro”: lo ha detto il premier ungherese Viktor Orban nel suo intervento al summit dei Patrioti in corso a Madrid, in cui è tornato ad accusare “i burocrati di Bruxelles di aver distrutto l’Europa”.

“A causa di Bruxelles, l’economia europea sta lentamente affondando. A causa di Bruxelles, i nostri soldi vengono inviati in Ucraina, per una guerra senza speranza. A causa di Bruxelles, l’Europa è stata inondata di migranti – ha detto Orban – Bruxelles ha aperto i cancelli, ha aperto i confini all’invasione dei migranti. George Soros aveva annunciato: un milione di migranti deve essere autorizzato a entrare in Europa ogni anno. E voilà: negli ultimi nove anni, nove milioni di migranti sono arrivati in Europa”.

“L’invasione dei migranti in Europa, lo sostituzione di popolazione, non è una teoria del complotto, ma la pratica”, ha continuato Orban, ironizzando: “È tempo di cercare nuove teorie del complotto, perché tutte quelle vecchie si sono avverate”.

MotoGp, Jorge Martin salterà i test in Thailandia

Roma, 8 feb. (askanews) – Niente Thailandia per Jorge Martin, che non sarà in pista il 12-13 febbraio per le ultime due sessioni di prove a disposizione dei piloti in vista della stagione 2025. Il campione del mondo in carica, operato venerdì 7 febbraio alla mano destra infortunata a Sepang, è stato dimesso dalla clinica Dexeus di Barcellona e tornerà a casa in Andorra, dove vive, per prepararsi al meglio in vista del primo weekend della stagione, sempre in Thailandia, dal 28 febbraio al 2 marzo. Lo spagnolo di Aprilia, dunque, ha tutta l’intenzione di esserci per la gara d’esordio, nonostante le varie fratture composte rimediate nel day-1 di test in Malesia (al 5° metacarpo della mano destra, poi operata, e poi al 3°, 4° e 5° metatarso del piede sinistro, che invece non ha richiesto un intervento chirurgico).

Sci, Mondiali, americana Johnson vince in discesa, male le azzurre

Roma, 8 feb. (askanews) – L’americana Breezy Johnson si laurea campionessa del mondo di discesa per la prima volta in carriera vincendo a Saalbach, in Austria davanti all’austriaca Puchner e alla ceca Ledecka. La migliore delle italiane è Nicol Delago, ottava, l’unica delle azzurre che riesce a interpretare i dossi senza farsi troppo portare dalla pista, ma perde comunque velocità nella parte centrale e resta lontana dalla leader, a 76 centesimi. Troppa lamina, contrariamente a quanto fatto in SuperG, per Federica Brignone, che è decima a 1.19, poi troviamo Laura Pirovano 13ª a 1.69, mentre Sofia Goggia non interpreta al meglio né le traiettorie né i salti ed è 16ª a 1.97, un centesimo alle spalle di Lindsey Vonn.

Ue, Salvini: Europa segua Trump, burqa, Islam e gender non sono Europa

Madrid, 8 feb. (askanews) – Il cambiamento cui aspirano i patrioti europei “guarda oltre oceano agli Stati Uniti, dove Trump in pochi giorni ha dimostrato che la rivoluzione del buon senso è possibile, con la politica dell’America first ha ridato voce a milioni di cittadini che si sentivano abbandonati dalle èlite, sicurezza, difesa dei confini, primato nazionale, meno tasse, meno burocrazia, tutela del lavoro e del potere d’acquisto e questi devono essere i capisaldi della nostra rivoluzione europea. L’Europa è libertà, il burqa non è Europa, il gender non è Europa, il terrore e la violenza islamica non sono Europa”. Così il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, dal palco del raduno di Madrid.

Salvini: basta con presa in giro Bruxelles, stop soldi a Oms e Cpi

Roma, 8 feb. (askanews) – “Quante volte di fronte al fallimento” delle politiche europee “ci siamo sentiti rispondere che non hanno funzionato per non aver ceduto abbastanza sovranità. Basta con questa presa in giro, con chi ci dice cosa mangiare, quali macchine guidare”. E’ l’ora di “esprimere liberamente le nostre opinioni”. Così il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, dal palco del raduno di Madrid che attacca di nuovo l’Organizzazione della Sanità e la Cpi, come ha fatto il presidente Usa Donald Trump con i suoi ordini esecutivi.

“E’ ora di smettere di finanziare gli organismi sovranazionali, come l’Oms, che difendono interessi delle multinazionali e non dei cittadini, o realtà come la Cpi che mette sullo stesso piano i terroristi di Hamas e un premier liberamente eletto come Bibi Netanyahu”, ha sottolineato Salvini.

Salvini: i burocrati di Bruxelles hanno fallito, meno Ue e più libertà

Roma, 8 feb. (askanews) – “Siamo qui per ragionare di futuro, libertà, valori cristiani e del cambiamento” rappresentato dai Patrioti europei, Così il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, dal palco del raduno di Madrid.

“Credo fermanente in un’Europa diversa delle nazioni e delle identità, l’Europa non è la gabbia costruita a Bruxelles. Il mondo cambia rapidamente e nella direzione che già dal 2014 avevamo tracciato con il primo nucleo di patrioti. Siamo destinati ad essere protagonisti della rinascita del continente, dobbiamo unire le forze senza pregiudizi, dobbiamo mostrarci compatti, meno Europa, più libertà”, ha aggiunto.

“L’Europa – ha proseguito – è vittima dell’incompetenza di chi l’ha governata sinora” senza riuscire a fronteggiare la “crisi energetica, le guerre e il declino economico. Eppure la commissione di Ursula Von Der Leyen – ha proseguito tra i ‘buuu’ rivolti alla presidente della Commissione che arrivano dalla platea – continua a fare errori senza ammettere le proprie colpe”.

Salvini: burocrati Bruxelles hanno fallito, meno Ue e più libertà

Roma, 8 feb. (askanews) – “Siamo qui per ragionare di futuro, libertà, valori cristiani e del cambiamento” rappresentato dai Patrioti europei, Così il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, dal palco del raduno di Madrid.

“Credo fermanente in un’Europa diversa delle nazioni e delle identità, l’Europa non è la gabbia costruita a Bruxelles. Il mondo cambia rapidamente e nella direzione che già dal 2014 avevamo tracciato con il primo nucleo di patrioti. Siamo destinati ad essere protagonisti della rinascita del continente, dobbiamo unire le forze senza pregiudizi, dobbiamo mostrarci compatti, meno Europa, più libertà”, ha aggiunto.

“L’Europa – ha proseguito – è vittima dell’incompetenza di chi l’ha governata sinora” senza riuscire a fronteggiare la “crisi energetica, le guerre e il declino economico. Eppure la commissione di Ursula Von Der Leyen – ha proseguito tra i ‘buuu’ rivolti alla presidente della Commissione che arrivano dalla platea – continua a fare errori senza ammettere le proprie colpe”.

Tornati in Israele i tre ostaggi liberati da Hamas

Roma, 8 feb. (askanews) – I tre ostaggi liberati da Hamas dopo 491 giorni di prigionia sono arrivati in Israele. “Gli ostaggi sono attualmente in viaggio verso un punto di prima accoglienza nel sud di Israele, dove li attendono i familitari”, hanno fatto sapere le Forze di difesa israeliane (Idf) dopo aver preso in consegna dalla Croce rossa Eli Sharabi, Or Levy e Ohad Ben Ami.

I tre uomini sono stati liberati oggi nella città di Deir el-Balah, nel centro della Striscia di Gaza.

I laici di centrodestra al Csm sollecitano una pratica per incompatibilità di Lo Voi

Roma, 8 feb. (askanews) – I consiglieri laici di area centrodestra del Csm Isabella Bertolini, Claudia Eccher, Daniela Bianchini, Felice Giuffè, Enrico Aimi hanno prentato una “richiesta di apertura pratica ai fini dell’avvio di un procedimento per incompatibilità ambientale-funzionale e trasmissione degli atti alla Procura generale per la valutazione di eventuali illeciti disciplinari nei confronti del dottor Franco Lo Voi, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma”.

E’ quanto si legge in una nota.

“Diversi organi d’informazione, nei giorni scorsi – prosegue il comunicato – hanno ripreso degli stralci dell’ultima audizione davanti al Copasir del dottor Alfredo Mantovano, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio. Secondo quanto riportato, l’ufficio giudiziario guidato dal dottor Lo Voi ha consegnato, nell’ambito della chiusura indagini di un procedimento penale per rivelazione a carico di alcuni giornalisti, una informativa redatta dal Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis) con classifica di segretezza “Riservato”, poi pubblicata integralmente sul quotidiano dove i predetti lavorano. Tale informativa, in base alle vigenti norme in materia di atti classificati (articolo 42, legge 124 del 2007), poteva essere solo posta in visione, essendo espressamente vietato farne copia. Premesso che i profili di responsabilità penale di tale condotta sono di competenza dell’Autorità giudiziaria di Perugia, già informata dal citato Dipartimento, è evidente che quanto accaduto abbia seriamente compromesso i rapporti istituzionali tra la Procura di Roma e le Agenzie dell’intelligence. In particolare, risulta essere stato compromesso proprio l’affidamento, da parte delle Agenzie, circa l’effettiva tutela del segreto degli atti trasmessi in Procura. In considerazione di ciò, è stata chiesta l’apertura di una pratica in Prima Commissione per incompatibilità ambientale e funzionale ex art. 2 legge guarentigie e la trasmissione degli atti al Procuratore generale della Cassazione per l’eventuale individuazione di profili disciplinari del dottor Lo Voi da perseguire”, conclude il comunicato.

A Madrid raduno ‘Mega’. Vox: "Compagni d’arme per rivoluzione buon senso"

Roma, 8 feb. (askanews) – “Cerchiamo compagni d’armi per la rivoluzione del buon senso che sta trionfando in tutto il mondo”. Così, con un post sul profilo X di Vox, il partito spagnolo guidato da Santiago Abascal, che ospita a Madrid la kermesse dei patrioti europei per il Mega, ‘Make Europe great again’, rilanciato da Elon Musk ancora ieri sul ‘suo’ social.

“Il presidente nazionale di Vox diventa il grande anfitrione del Summit”, si legge.

A Madrid la kermesse si svolge in una grande sala da 2 mila posti con illuminazione da discoteca, tra fasci di luce fredda su sfondo blu, 248 giornalisti accreditati e 93 cineoperatori, magliette bianche con la cattedrale dell’Almudena di Madrid e la scritta ‘Hacer Europa grande otra vez’, cappellini, braccialetti con la scritta patriots.eu ma i colori della Spagna (rosso-giallo-rosso).

Dal palco intervengono Martín Helme (Estonia), Afroditi Latinopoulou (Grecia), Petr Macinka (Repubblica Checa), Krzysztof Bosak (Polonia), Geert Wilders (Paesi Bassi), Matteo Salvini (Italia), Marine Le Pen (Francia) Viktor Orban (Ungheria). Chiude i lavori Abascal, presidente dei patrioti. Tra i presenti anche l’austriaco del Fpo Herbert Kickl e l’ex premier della Repubblica Ceca Andrej Babis, il leader del partito portoghese Chega! André Ventura.

Sulle sedie per gli ospiti, nella mega-sala dell’hotel Marriot, dove si sono riuniti i rappresentanti degli stati con i partiti che aderiscono alla terza formazione dell’europarlamento, le bandierine dei 13 paesi.

Al via il ‘Mega’ raduno di Madrid, tra bandiere dei Paesi dei Patriots

Madrid, 8 feb. (askanews) – Una grande sala da 2 mila posti con illuminazione da discoteca, tra fasci di luce fredda su sfondo blu, 248 giornalisti accreditati e 93 cineoperatori, magliette bianche con la cattedrale dell’Almudena di Madrid e la scritta ‘Hacer Europa grande otra vez’, cappellini, braccialetti con la scritta patriots.eu ma i colori della Spagna (rosso-giallo-rosso). Lo slogan internazionalista ‘Make Europe great again’, rilanciato da Elon Musk ancora ieri, ma con un pizzico di orgoglio nazionalista per il padrone di casa il leader di Vox Santiago Abascal. La kermesse del gruppo dei patrioti, l’ultradestra europea, si apre. Sulle sedie per gli ospiti, nella mega-sala dell’hotel Marriot, dove si sono riuniti i rappresentanti degli stati con i partiti che aderiscono alla terza formazione dell’europarlamento, le bandierine dei 13 paesi.

Questi gli interventi previsti dal palco: Martín Helme (Estonia), Afroditi Latinopoulou (Grecia), Petr Macinka (República Checa), Krzysztof Bosak (Polonia), Geert Wilders (Países Bajos), Matteo Salvini (Italia), Marine Le Pen (Francia) Viktor Orban (Hungría). Chiude i lavori Abascal, presidente dei patrioti. Tra i presenti anche l’austriaco del Fpo Herbert Kickl e l’ex premier della Repubblica Ceca Andrej Babis, il leader del partito portoghese Chega! André Ventura).

Torino, la GAM di Chiara Bertola: museo di spazio e risonanze

Torino, 8 feb. (askanews) – La GAM, Galleria Civica d’arte moderna e contemporanea di Torino, sta vivendo una fase di rinnovamento a tutti i livelli, da quello architettonico a quello della programmazione. Un museo storico, che vuole ripensarsi nell’oggi e mettere in dialogo artisti ed epoche diverse, con un’idea di “Risonanze”, che una delle parole chiave della direttrice Chiara Bertola. “Quello che ho pensato, che poi con l’aiuto degli architetti e di tutto staff abbiamo fatto – ha detto la direttrice ad askanews – stato far venire fuori il disegno antico di quello che era la GAM, perch la GAM era veramente, secondo me, moderna e europea, come dicevano i suoi due architetti Bassi e Boschetti, ed era nuovissima, era coraggiosissima, brutalista, era inaspettata”.

Il nuovo allestimento prevede un piano dedicato al display delle collezioni e al “Deposito Vivente”, che una novit e offre visibilit a molte opere conservate dal museo. “C’ un deposito che ci ha permesso di esporre 350 opere, vicino a una sezione dedicata invece alla collezione – ha aggiunto – e questo ci ha permesso anche di sondare diverse modalit espositive, questo secondo me anche un po’ il ruolo che un museo deve fare”.

Visitando la GAM si percepisce con forza la volont di dialogo tra i vari lavori, ma anche tra i vari ambienti: i rimandi sono continui e in molti casi intriganti. “Le cose, le indicazioni e le ricerche in qualche modo da un’et all’altra, da un’epoca all’altra – ha detto ancora la direttrice – dovevano richiamarsi e proporre delle soluzioni che erano state pensate dagli artisti in epoche diverse rispetto alla luce, rispetto al colore, rispetto al tempo. Questi sono i tre temi grandi che hanno dato le direttive di tutto l’allestimento e di tutte le sue forme presenti oggi alla GAM”.

Altro tassello fondamentale del progetto sono le mostre temporanee, anche queste immaginate come momento per creare qualcosa di nuovo, come per esempio l’allestimento d’artista di Stefano Arienti per l’esposizione dedicata alla pittrice impressionista Berthe Morisot. “Si deve sempre capire – ha concluso Chiara Bertola – che la GAM offre delle mostre che sono speciali. Berthe Morisot con la sua fragilit forte mi ha portato a cos in maniera abbastanza naturale a invitare a immaginare altre due artiste di due Paesi diversi in due momenti in fondo del contemporaneo diversi”.

Le due artiste sono l’americana Mary Heilmann, importante astrattista del secondo Novecento cui mai era stata dedicata una personale in Italia. Forme e colori che prendono la scena, ma che si rivelano essere solo una parte del lavoro di composizione e stratificazione dell’artista. E stratificazione un termine decisivo anche per avvicinarsi alla mostra di Maria Morganti, artista veneziana che usa il colore come “materia prima del suo animo”, e costruisce opere che hanno una forza temporale prima che visiva. Lavori che sono un segno e provano a lasciare un segno, giorno dopo giorno.

La Russa: Meloni con Trump o Musk guarda a interessi Italia

Roma, 8 feb. (askanews) – “C’è stata faziosità ottusa verso di noi” mentre “la Meloni anche con Trump o Musk ha come stella polare l’interesse dell’Italia e l’interesse degli italiani. Chi la critica lo fa per invidia”. Lo afferma il presidente del Senato Ignazio La Russa, in un’intervista alla ‘Gazzetta del Mezzogiorno’, ricordando l’episodio del ministro belga Elio di Rupo che non strinse la mano a Pino Tatarella in un vertice Ue e che “è finito in un dirupo di oblio”.

Go2025, Mattarella: Nova Gorica e Gorizia un segno di speranza per Ue

Roma, 8 feb. (askanews) – “Nova Gorica e Gorizia sono un segno di speranza in un continente ferito dal ritorno tragico della guerra e sfidato da impetuosi mutamenti”. Lo scrive il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio per i giornali del Gruppo Nem. Oggi il Capo dello Stato sarà a Gorizia per l’inaugurazione della Capitale europea della cultura, con la slovena Nova Gorica.

E’ “la speranza – spiega Mattarella – che l’Europa continui a essere fedele a sé stessa, alle ragioni di pace che l’hanno voluta, ai grandi ideali di umanità, di democrazia, di eguaglianza di diritti, di solidarietà che costituiscono le fondamenta della sua civiltà. L’umanesimo che dell’Europa è la lingua con la quale può dialogare nel mondo anche in questo cambiamento d’epoca”.

Il Presidente della Repubblica sottolinea che questa Capitale europea “afferma la cultura oltre i confini, che ne riconosce l’universalità. Una Capitale che esprimerà – anche grazie a questa forza simbolica – i valori più profondi dell’Europa, quella autentica. La cultura del dialogo, del confronto, del futuro comune. Nova Gorica e Gorizia simbolo della nuova Europa: la libertà, dove prima un muro chiudeva e impediva. L’amicizia, dove prima vigeva una forzata separazione. La cooperazione, dove prima resisteva la diffidenza”.

Mattarella evidenzia che Nova Gorica e Gorizia, sono appunto “Capitale e non più periferia”, sono una promessa mantenuta, con l’ingresso della Slovenia nell’Unione Europea. “Insieme, Repubblica di Slovenia e Repubblica Italiana, siamo stati capaci di scrivere una nuova pagina della storia europea” sottolinea ancora il Capo dello Stato. “La cultura può nutrire riconciliazione e aprire la strada nuova della valorizzazione delle peculiarità e delle preziose diversità di ciascuno. L’unione moltiplica le opportunità per essere padroni dell’avvenire, prosciugando i sentimenti di ostilità che gli orrori delle guerre del Novecento avevano lasciato in eredità”.

La civiltà europea è questo, spiega il presidente: “costruire insieme il futuro, traendo energia dalla ricchezza delle pluralità delle nostre esperienze, delle nostre comunità. E la cultura è frutto delle dinamiche della vita di comunità che, sempre più, uniscono i loro destini. Chi meglio delle identità di Nova Gorica e Gorizia può rappresentare e interpretare in Europa queste aspirazioni? Nova Gorica e Gorizia saranno, nel corso di questi 2025, un lume nel cammino dell’Unione europea. Italia e Slovenia ne sono, legittimamente, orgogliose” conclude il presidente.

Mattarella: sicurezza lavoro determinante per diritti fondamentali

Roma, 8 feb. (askanews) – “In un contesto in cui la sicurezza sul lavoro è tema determinante per garantire l’effettività della tutela dei diritti fondamentali che la Repubblica riconosce a ciascuna persona, la Carta di Lorenzo rappresenta un appello permanente rivolto ad assicurare una sinergia tra gli enti di formazione e le imprese per garantire ambienti di lavoro sicuri, dove lo studente sia posto in una condizione di centralità”. Lo scrive il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga.

“La tragica morte di Lorenzo Parelli durante uno stage a Udine – prosegue il capo dello Stato – ha drammaticamente richiamato l’attenzione dell’intera società italiana sui processi che accompagnano i giovani nell’ingresso nel mondo del lavoro. Accorciare la distanza tra giovani e lavoro si accompagni al rispetto della loro dignità di persone, di lavoratori, di cittadini. Auspico che l’evento formativo ‘La Carta di Lorenzo, per una scuola in sicurezza’ possa contribuire efficacemente a questo scopo”.

La ricerca di un nuovo partito a “evocazione cristiana”

Il discorso sulle prospettive del cattolicesimo democratico conosce arricchimenti continui, gravidi di aspettative e sollecitazioni, ma si arresta sulla soglia della possibile formazione di un partito nuovo. Finché si rimane sul terreno delle valutazioni generiche, pare raccogliersi un largo consenso; ma quando si entra nel vivo dell’argomento – un partito di che tipo, per fare cosa e con quali alleanze? – allora insorgono le vere difficoltà. E riemerge l’obiezione sulla legittimità stessa del partito d’ispirazione cristiana. Per essa la fine della Dc non ha rappresentato solo la rottura di un’esperienza politica, bensì la fine di un ciclo storico improntato a una ecclesiologia e quindi a una teologia politica che il rinnovamento postconciliare si era incaricato di superare.

Un cambio di paradigma giunge a maturazione nel tempo presente, sicché l’impegno politico del cristiano non può che pensarsi al di fuori del canone adottato nel Novecento. Occorre tenere presente una nuova connessione fondamentale. In sintesi, come la testimonianza di fede deve immergersi nel contesto della società, rifuggendo da qualsiasi integralismo, per riconoscere e valorizzare in questa età della secolarizzazione il residuo cristiano, ancorché anonimo; così pure l’analoga e conseguente testimonianza politica, dispiegata sul terreno della laicità, risulta intanto fedele alla missione che la rende espressiva dell’ansia di libertà e di giustizia presente nel mondo, in quanto si fa lievito di una proposta che vale per la sua adeguatezza ai bisogni dell’umanità, non per il privilegio legato a una speranza ultramondana. Ecco allora che per questa nuova via maestra, indirizzata al traguardo di una politica davvero umana, ci si lascia alla spalle la memoria del partito d’ispirazione cristiana.

Cosa significa tutto questo? Alla resa dei conti ci si avvita nella spirale dell’ininfluenza per la inevitabile contrazione nella logica del minoritarismo. Quel che sopravvive della tradizione è una sporadicità di casi esemplari, un ritaglio di storie al di fuori della storia, solo uno stralcio di quanto addiviene alla soddisfazione di essere oltre, per sentirsi capaci di radicalità nel pensiero e nell’azione. L’attitudine a farsi carico della complessità, quella “complexio oppositorum” che Carl Schmitt ergeva a qualità del cattolicesimo, è la squama di cui liberarsi. La mediazione in sé, quindi la categoria di “centro” che più ne interpreta il valore e la funzione, incorpora la negatività. È il nuovo peccato della politica.

La distorsione ci appare evidente, ma seguiamo ancora l’invito alla decostruzione di un modello che aveva il suo piedistallo nell’idea di “riconquista cristiana” della società moderna. Dobbiamo tener conto, in ogni caso, che si trattava di un modello destinato ad evoluzioni di grande portata proprio con l’ingresso sulla scena pubblica europea, all’alba del Novecento, dei movimenti di matrice democratico cristiana. Mercé loro, in Italia e altrove si renderà possibile nel secondo dopoguerra una inedita e prolungata esperienza di governo. Ebbene, anche volendo procedere in questo modo, accettando perciò le conseguenze di una cesura storica con quel tempo e quelle strutture concettuali, resta comunque la necessità di una risposta all’attualissima questione che riconsegna alle società occidentali una politica debole per mancanza di spinta ideale, e  dunque di moralità.

In effetti, la crisi odierna della democrazia, provenendo dall’illusione, dopo la caduta del comunismo, di un liberalismo senza più alternative – quando invece le alternative, con lentezza e ferocia, si sono poi riprodotte sotto forma di populismi e sovranismi – e senza più equilibri riconosciuti, porta alla luce un vasto sottofondo d’insofferenza, sfociante anche nell’astensionismo, per la riduzione della politica a tecnica di gestione e cassa di risonanza di linguaggi estremizzati.

Anteo riprendeva forza toccando terra, chissà se vale come metafora per la dinamica del cattolicesimo democratico. Non a caso ci si domanda cosa fare per uscire dalla frustrazione a cui si è obbligati allorché la tradizione diventa un inutile fardello. A dispetto di tale congettura, Baget Bozzo scriveva a metà degli anni ‘70 che “niente è senza tradizione, nemmeno la rivoluzione”. Certo, l’interrogativo non riguarda l’eventualità di un “ritorno alla Dc”, essendo un azzardo immaginarlo anche sotto il profilo vagamente teorico, come abbiamo constatato; ma riguarda piuttosto la suggestione di un nuovo soggetto democratico, capace di reinventare una politica di “idee ricostruttive”, come fecero i democristiani nel biennio cruciale 1943-1945. Dunque, non bisogna ripetere la soluzione, quella relativa a una determinata forma partito in funzione di un’altrettanto determinata condizione politica, ma rielaborare daccapo il problema.

E qual è oggi il contributo della coscienza cristiana alla promozione del bene comune? Come può, direbbe De Gasperi, il “soffio del cristianesimo” aiutare a condurre la giusta battaglia per la crescita della società, in contrasto con il risorgente “capitalismo politico” dei magnati globali? Ed infine come ridare slancio a una visione dell’avvenire, senza cadere nell’utopismo? La questione del “centro” non si pone come rimaneggiamento del vecchio, bensì come passaggio a una fase diversa nella quale abbia spazio l’ipotesi di un partito a “evocazione cristiana”; e cioè, un partito laico che prescinda sì da un vincolo di appartenenza, pur sotto la sigla dell’ispirazione cristiana, ma che non impedisca per questo, anzi ne accolga lo spirito, lo svolgimento di un’idea cristiana di progresso, solidarietà e dignità umana. Evocazione è la parola nuova?

 

 

Pubblicato su DemocraticiCristiani (numero unico – anno 2024). Per accedere alla rivista clicca qui www.democraticicristiani.com/Democraticicristiani2024.pdf

I nodi che rallentano l’economia italiana

In un Paese come l’Italia, che invecchia e si riduce numericamente a causa di una crisi demografica strutturale, e che attraversa da tempo una fase di bassa crescita economica dovuta sì ad un basso tasso di produttività ma soprattutto ad un basso livello della domanda interna (in particolare i consumi), la prospettiva di una guerra dei dazi su scala globale è l’ultima cosa che ci si potrebbe augurare. Perché a pagare il prezzo più salato di una scelta del genere, che come hanno già dimostrato le borse fa male a tutti, sarebbero le economie più dipendenti dall’export e in particolare quelle con redditi medi da lavoro e pensioni più bassi.

Nell’arco di vent’anni, in Italia le nascite sono precipitate passando da 544.063 del 2003 a 379.339 nel 2023. Meno nati, meno giovani e un‘impetuosa avanzata di anziani – secondo le rilevazioni dell’ultimo report dell’Osservatorio Enpaia-Censis – rendono fragile la struttura demografica interna e minano la tenuta del sistema paese: impattano sulla creazione e redistribuzione della ricchezza ma anche sulla forza lavoro disponibile per le imprese (nel 2050 si ridurrà di 2 milioni e 200 mila unità) che avranno sempre più difficoltà in prospettiva a reperire il personale necessario al loro fabbisogno.

Il declino demografico, secondo i ricercatori del Censis, è il combinato disposto di due fenomeni: da un lato la speranza di vita, aumentata tra il 1983 e il 2023 di 8,5 anni, è destinata a crescere da qui al 2050 determinando una maggiore proporzione di persone di età compresa tra 80 e 90 anni; dall’altro il baby crash, ovvero la diminuzione della natalità, che ha fatto seguito al baby boom all’origine del contingente di persone tra i 45 e i 65 anni oggi maggioritario, che pone anche problemi di sostenibilità del sistema pensionistico.

Una deriva, quella dell’invecchiamento che, secondo le proiezioni dell’Istat, continuerà a progredire: per il 2050 si stima infatti che gli italiani over 65 saranno il triplo dei giovani under 14.

Una deriva a cui si accompagna la bassa crescita del Pil, che lo scorso anno ha segnato un aumento dello 0,5% a fronte dell’1% previsto dal Governo e che quest’anno non sembra in grado di muoversi più di tanto considerando che a fronte dell’1,2% indicato dal ministro dell’economia Giorgetti, al momento tutte le previsioni danno stime inferiori. La Commissione Europea prevede infatti per il nostro Paese una crescita dell’1%; Bankitalia e Istat dello 0,8%, mentre il Fondo Monetario Internazionale ci attribuisce una crescita dello 0,7 (0,9 nel 2026). Tra le economie avanzate, secondo l’outlook di gennaio del FMI, solo la Germania (lo scorso anno in recessione) fa peggio del nostro Paese con una previsione di crescita per l’anno in corso dello 0,3%, tutte le altre fanno meglio: la Francia ci precede di un’incollatura con una stima dello 0,8% (e ci stacca di 1.1 nel 2026), la Spagna arriva al 2,3% (1.8 nel 2026), il Giappone all’1,1% (0,8 nel 2026), il Regno Unito all’1,6 (1.5 nel 2026), il Canada al 2% (anche il prossimo anno); gli Usa al 2,7% (2.1 l’anno prossimo), mentre alla Cina viene accreditata per l’anno in corso una crescita del 4,6% (4.8 nel 2024 e 4.5 nel 2026); all’India una crescita stabile del 6,5% (stesso dato dell’anno precedente che si proietta anche nel 2026) e alla Russia (che sta sacrificando la sua economia sull’altare della guerra in Ucraina) una crescita in decelerazione all’1,4% (dal 3.8 del 2024 fino a 1.2 nel 2025).

È evidente quindi che i Paesi fortemente dipendenti dalle esportazioni (in caso di una conferma di dazi da parte degli Usa) saranno costretti a guardare più a oriente che ad occidente (o ai Paesi dell’Africa subsahariana, accreditati di una crescita del 4,2%). In particolare quelli che scontano una bassa crescita della domanda interna come l’Italia e che, come ha fatto notare Mario Draghi poco prima dello scorso Natale, non possono più proseguire sulla strada della compressione delle retribuzioni (istituita con gli “accordi di luglio” nel 1992 e ’93 dai Governi Amato e Ciampi), per essere competitivi.

Le produzioni di eccellenza e di alta qualità come quelle dell’agroalimentare made in Italy, supportate dall’innovazione per renderle più competitive, potranno aiutare notevolmente la crescita della nostra economia. Ma vanno tutelate e promosse.

Ma per chiudere il cerchio e rilanciare i consumi interni, forse andrebbe avviata una riflessione sulle parole di SuperMario e sulla necessità di una nuova politica non solo dei redditi (ma anche industriale e di tutte le infrastrutture), tra istituzioni e parti sociali, capace di produrre una sintesi alta tra le istanze del lavoro e quelle delle imprese per il bene del Paese.

Hammamet, l’ombra di Craxi: cronaca di una parabola sospesa.

Il libro di Massimo Franco su Bettino Craxi ha tanti pregi: saggiamente e finalmente, mette in ordine le tante cose che sappiamo del tratto in discesa della parabola di Bettino Craxi da Tangentopoli – e simbolicamente da Antonio Di Pietro -, fino alla fine, ossia dal 1992 al 2000: siano esse notizie e articoli, fatti storici, persino racconti personali o dichiarazioni verbali di questo o quello; per la stragrande maggioranza, si tratta di notizie apparse sulla stampa; di cui si propone un vasto regesto, dotato di specifico valore aggiunto. Fino ad ora, i libri su Craxi non hanno avuto il pregio dell’ordine espositivo e l’evidenza di uno sforzo di riflessione super partes.

L’autore è uno dei massimi giornalisti politici italiani, uno dei non moltissimi che a suo tempo sono andati sino ad Hammamet a intervistare l’Esule o Latitante (a seconda dei punti di vista); egli ha operato naturalmente un vaglio rigoroso su un materiale cronachistico in grado di risultare talora anche sfuggente o contraddittorio. Sembra che il suo libro in effetti ci voglia dire: malgrado sia trascorso un quarto di secolo dalla scomparsa del protagonista, non è ancora praticabile seriamente l’intento di formulare un giudizio storico compiuto su di lui, di storicizzare la figura di Bettino Craxi. Un ritardo o prorogatio per molti versi anomali. Certamente, il giudizio storico non si potrà costruire soltanto sui contenuti presentati nel libro. La materia di provenienza del materiale di rievocazione, si è detto,  è essenzialmente la cronaca politica degli anni della parabola craxiana.

Questa cronaca non può nemmeno iniziare a chiarire nessi e relazioni, anche causali, antecedenti e conseguenze sistemiche, coerenze e raffronti. Giunti al nostro tempo, qui si fa tuttavia un primo serio sforzo, di pone un punto post quem procedere. Si mettono a posto alcune cose. Ci si prepara alla storia. Si traccia un consuntivo di quello che può darci la cronaca, un apparato contro il quale non sarà possibile andare. Bene quindi i contenuti del libro. Ma c’è tanto altro da esplorare e da vagliare. Massimo Franco nel sottotitolo ci interroga: perché l’ombra di Bettino Craxi incombe ancora sull’Italia. Orbene, per incombere seriamente sugli italiani, si capisce che non bastano né annunci ed enunciati forniti in vita dal protagonista, né le cronache dei media, né il sentimento degli odiatori da un lato e dei seguaci dall’altro, né tantomeno gli atti giudiziari (in Italia sempre così alieni dai valori della storia ovvero dalla collocazione contestuale dei fatti, se non in senso funzionale all’accusa o alla difesa).

La risposta data nel libro sul perché dell’invocata incombenza, e la cosa appare calcolata e voluta, non è esauriente. Non si pone il problema di esserlo. Sono passati 25 anni dalla morte in terra straniera e 32 dall’abbandono dell’Italia. Gli odiatori e i seguaci sono ancora troppi. E non appaiono per nulla placati. Si potrebbe semplicemente dire che la figura incombe perché non ha ancora iniziato a trovare una convincente collocazione nella Storia. Esistono soggetti collettivi dalla memoria assai lunga in Italia che combatteranno ancora con ferocia per la damnatio memoriae di Craxi. Massimo Franco ha dimostrato di  essere davvero coraggioso.

Entrerà in una pacifica e condivisa Storia d’Italia, quella con la S maiuscola, la figura di Bettino Craxi? Quando? L’eventuale risposta affermativa degli storici non potrà evidentemente determinarsi sulla base del punto di partenza  – che il libro vuole ipotizzare – legato alla metafora di un fantasma, intangibile, inafferrabile, ma incombente. Si badi: anche di figure come quella di Giuseppe Mazzini mancanob cronache e ricostruzioni biografiche adeguate, specialmente degli ultimi dodici anni di vita e, per altro verso, delle degenerazioni cui le associazioni segrete da lui fondate sono andate soggette, dopo il fallimento dei vari complotti e sollevamenti rivoluzionari immaginati. In entrambi i casi manca una base conoscitiva ampia, estesa all’intero ciclo della vita: nel caso di Bettino Craxi, dalla fase in cui è stato segretario/assistente di Pietro Nenni, fino al Congresso tenuto al Midas Hotel sulla via Aurelia a Roma che gli fece guadagnare la segreteria del Psi (1976) e fino all’ascesa alla guida del governo nel 1983, dopo che la strada era stata aperta  nel 1981 da Giovanni Spadolini, primo presidente del consiglio della Repubblica non democristiano.

Si arriva così al notevole protagonismo estero e internazionale in più ambiti di grande rilievo: l’Internazionale Socialista, dove Craxi ha ben figurato accanto a giganti come Mitterrand, Palme, Bérégovoy, Soares, Gonzales, Brandt, Jenkins, Papandreu, Peres, negli anni Ottanta del secolo XX, figure dalla insigne personalità, protagonisti di un socialismo umanistico, innovativo e modernizzante, che nel loro insieme hanno fatto fare alla causa dell’integrazione europea passi avanti notevolissimi; in corrispondenza, il ruolo personale di grande spessore rivestito da Bettino Craxi in un’Internazionale Socialista vivificata da tutte quelle straordinarie individualità; poi il duplice ruolo di inviato speciale del segretario generale dell’ONU Perez de Cuellar nel 1989 per il problema del debito dei paesi poveri, assolto con successo sul piano delle soluzioni proposte, ma cui fu dato un seguito solo parziale.

Nell’ottobre 1990 Craxi vola a New York e presenta il suo rapporto all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, che lo approva all’unanimità e che trova parziale attuazione nella conferenza di Houston; dopodiché viene nominato consigliere speciale sia per i problemi dello sviluppo che del consolidamento della pace e della sicurezza (incarico rinnovatogli nel marzo 1992 dal nuovo segretario generale Boutros Boutros-Ghali); l’appoggio senza precedenti dato ad Arafat e alla causa palestinese, dato insieme con gli altri esponenti socialisti ricordati, per avere finalmente un interlocutore con cui fare la pace, inaugurando un percorso che porterà quasi dieci anni dopo agli accordi di Oslo; la politica di pace nel Medio Oriente, nel quadro della quale Arafat accetta irreversibilmente il diritto di Israele ad esistere come Stato; lo specifico aiuto prestato con successo alla Tunisia; la campagna internazionale contro lo stalinismo e le relative impostazioni, ancora ben vive nella strategia sovietica di competizione militare contro gli USA e l’Europa; sì dei socialisti europei – degli italiani per primi – all’installazione dei missili Pershing e Cruise contro gli SS20 che l’URSS ha schierato ai confini dell’Europa libera (è l’inizio del regresso militare dell’URSS); saggio su Proudhon, con cui rivendica la supremazia del socialismo sul comunismo e che ha avuto apprezzamento soprattutto all’estero; la politica di pace verso l’est, considerando che Craxi è il primo capo di governo occidentale a essere ricevuto dal nuovo Segretario Generale del partito comunista dell’URSS Gorbacev; la politica per l’Europa: Craxi, nominato presidente del Consiglio Europeo, nella riunione di Milano da lui presieduta (1985), predispone l’accordo in forza del quale al posto della comunità economica nasca la comunità politica dell’Europa; dopo la caduta del Muro di Berlino (1989), Craxi avvia la politica di unità a sinistra immaginando una formazione unica con gli ex comunisti favorendo in questa luce l’ingresso del PDS nell’Internazionale Socialista, politica che sul piano interno fallirà per il rifiuto del PDS (che invece cerca un nuovo compromesso storico con la DC); la firma dei Nuovi Patti Concordatari (1984) con il Vaticano.

Rilevante, nel quadro del farsi valere come Italia nel quadro delle relazioni internazionali, il caso dell’Achille Lauro e della mancata consegna dei terroristi sequestratori agli americani (incidente di Sigonella). Qui rifulge la collaborazione con l’altro colosso della politica estera italiana degli ultimi tre quarti di secolo, Giulio Andreotti. Nel 1986 Moody’s assegna all’Italia le tre AAA mai raggiunte dall’Italia né prima né dopo. Craxi riceve pure una laurea “honoris causa” dalla Columbia University. Insomma, Bettino Craxi appare un gigante della politica internazionale, animato da straordinaria determinazione, intuito e preparazione, capace di relazionarsi da pari a pari con i grandi del mondo, incisivo al massimo nella riuscita delle sue varie iniziative e nel fare fronte alle sue alte responsabilità. Poco a che fare con le sue performance politiche in sede nazionale. E allora? E allora ci aspettiamo in relativamente breve tempo un secondo libro di Massimo Franco sul Craxi europeo e internazionale. Facendo astrazione da Alcide De Gasperi, solo un altro politico italiano può vantare un curriculum di  positivo intervento nelle sedi internazionali a favore dell’Italia altrettanto incisivo, durevole, ricco, importante: Giulio Andreotti.

Del resto, la decisione di “ritirarsi” ad Hammamet a fare il fantasma non possiamo pensare che sia frutto di una semplice decisione di sottrarsi alla giustizia in Italia. Il peso della componente degli affari internazionali nella decisione di dare quella specifica attuazione al “piano di fuga” è stato sicuramente molto maggiore di quanto possiamo ricostruire oggi. Non si deve escludere che sulla Tunisia ci sia stata il semaforo verde di terzi assai potenti. Quando i politici nostrani, andando a trovarlo ad Hammamet, gli spiegavano che sarebbe stato meglio – più conveniente – affrontare l’inquisizione della magistratura in patria, Craxi argomentava sul bene della libertà e sul timore di venire assassinato. Altri generi di pressione avrebbero potuto essere decisivi sul trasferimento in Tunisia. Quelli che potrebbero averla esercitata non erano e non sono soggetti amici dell’Italia. Ciò che incombe ancora come uno spettro sul nostro paese sono allora, oltre il fantasma di Craxi, le forze che ne vollero la cancellazione con ignominia dalla storia italiana.

Il patto di fedeltà alla patria ė anche fiscale

Se Giuseppe Garibaldi e Vittorio Emanuele II hanno fatto l’Italia, se la scolarizzazione, la Radio e la televisione hanno contribuito a fare la lingua comune superando i tanti dialetti, nel 2025 dobbiamo constatare amaramente che ancora non siamo riusciti a fare una comune e solida coscienza civile. In particolare ciò vale per l’atavica allergia di troppi italiani ad ottemperare ad uno dei doveri di cittadinanza ovvero pagare le tasse in proporzione al proprio reddito e ricchezza. La nostra democrazia costituzionale ha spostato la sovranità sul popolo e l’imposta è divenuta una contribuzione, che se ben proporzionata e con onestà assolta, è necessaria per affrontare le spese per i servizi comuni. Un obbligo morale e giuridico derivante dal concetto di Stato-Comunità. All’articolo 52 che recita «la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino», segue l’articolo 53: “ Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Una combinazione di principi che esalta la solidarietà politica ed economica. Il principio americano “No taxation without representation” (nessuna tassa senza rappresentanza) che ha ispirato la nascita degli Stati liberali e democratici, comporta quindi anche che la rappresentanza richiede la giusta contribuzione.

Tutto ciò che ci circonda viene garantito dal sistema pubblico di cui siamo usufruitori e contributori. Ma la realtà dell’enorme evasione fiscale afferma che mentre tutti esigono i servizi pubblici – sanità in primis -, troppi non vi contribuiscono. Ma cosi il sistema non sta in piedi e si viene a creare il perverso circuito etico per cui meglio essere furbi che onesti fregati. E la politica, quando per meri calcoli elettorali fa l’occhiolino agli evasori lasciando intendere che non insisterà nella riscossione e promettendo vari condonini, contribuisce ad alimentare questi sentimenti antipatriottici che vanno a danno dei cittadini onesti e dei bilanci pubblici. Il noto slogan elettorale “non metteremo le mani delle tasche degli italiani” ha prodotto l’effetto di ritenere che le forze politiche che lo adottano avranno comportamenti – indulgenti- verso gli evasori. In realtà si tratta di far emergere i redditi non dichiarati, occultati o messi al riparo in paradisi fiscali che svuotano le tasche dei contribuenti onesti.

Giulio Andreotti, con ironia, osservava che l’umiltà è una gran virtù che però troppi italiani esercitano nella dichiarazione dei redditi. In un recente convegno dedicato a Giacomo Matteotti, che prima di essere assassinato dai fascisti studiò a fondo il sistema tributario, Ernesto Maria Ruffini (già Direttore della Agenzia delle entrate) ha ricordato come questi guardasse con favore alla progressività delle imposte e considerasse il fisco come lo strumento principe per costruire una società più giusta. Un principio e strumento fondativo del patto alla base della comunità è dunque inserito in una visione politica fondata sull’uguaglianza e la giustizia sociale (v. Francesco Tundo,  La riforma tributaria. Il metodo Matteotti, Bologna Univesity Press). Anche Luigi Sturzo nel 1921 (Vicepresidente dell’Anci) si impegnò nello studio della riforma dei tributi locali per evitare la contrapposizione Comuni-Stato. Tutto ciò oggi vale per le persone come per le imprese, multinazionali in particolare, per le quali è sempre più necessaria l’armonizzazione europea onde evitare la competizione evasiva al ribasso.

La cifra monstre di circa 100 miliardi annui d’evasione ci assegna la maglia nera in Europa e tra i primi nel mondo. La modesta ripresa economica non può certo bastare ad allungare la coperta del bilancio pubblico dove è sempre difficile reperire le risorse necessarie per i servizi primari: scuola, sanità, trasporti e sistema di welfare in generale. Le dimissioni di Ernesto Maria Ruffini da Direttore Generale  della Agenzia delle entrate hanno riaperto la vexata quaestio. Ruffini ha affermato: “Non mi era mai capitato di vedere pubblici funzionari essere additati come estorsori di un pizzo di Stato […] se il fisco in sé è demonizzato, si colpisce il cuore dello Stato. Ho sempre pensato che a danneggiare i cittadini onesti siano gli evasori”. Certo nessuno auspica – come già indicava Matteotti –  l’esasperazione della riscossione che rischia di rovesciare il principio per cui il cittadino non si sente “sovrano” ma suddito di un principe che continua a esigere senza però offrire quanto costituzionalmente pattuito. Il fisco deve essere equo, non un apparato vessatorio. La pubblica amministrazione è anche strumento di giustizia? Se la risposta è “sì”, ancora di più lo è per la giustizia tributaria. Il Presidente Mattarella spesso ha ricordato la necessità che i cittadini paghino i tributi in ragione dei principi sottesi al “patto di fedeltà e lealtà” (art. 2 della Carta) che regge lo Stato di diritto e sociale. Per stare tutti meglio deve crescere il senso di appartenenza alla comunità.

Sanremo, Rkomi: il festival un ponte, mi metto a nudo

Milano, 7 feb. (askanews) – Rkomi, tra gli artisti pi amati e premiati della sua generazione, parteciper al 75esimo Festival di Sanremo: sar nuovamente in gara con il brano “Il ritmo delle cose” nella categoria Big, dove aveva gi avuto modo di cimentarsi nel 2022 con Insuperabile. “Allora, il brano parla di ritmo, di cose, libera l’interpretazione nel senso che ognuno di noi ha il proprio ritmo, la propria camminata, il proprio modo di mangiare, quindi star un po’ a voi vederci quello che volete vederci. E’ nata, mi ricordo, a Lugano, in un weekend semplice vidi una libellula passare una sera passata davanti a un orologio, da l ho fatto un po’ di considerazioni con dei miei amici sul tempo, questo per fare un po’ il filosofo e poi da l un sacco appunto di pensieri anche stupidi, specialmente stupidi inizialmente”.

Nella serata delle Cover Rkomi far il duetto con Francesca Michielin, anche lei in gara, ed insieme eseguiranno “La nuova stella di Broadway” di Cesare Cremonini. Per Rkomi il festival significa molto: “Sanremo per me significa tantissime cose, significa denudarsi, significa portare qualcosa di tuo, divertirsi anche, significa semplicemente un ponte come fu tre anni fa verso il prossimo progetto, nuove cose e anche mi riabbracciare finalmente il mio pubblico e non insomma”.

Sanremo, Willie Peyote: il palco pi importante, mi sento responsabile

Milano, 7 feb. (askanews) – Willie Peyote salir sul palco del Teatro Ariston di Sanremo per portare la sua “Grazie ma no grazie”, il brano inedito in gara nella sezione Campioni della 75 edizione del Festival della Canzone Italiana. “Nasce come una lista di frasi che sento dire, di episodi in cui mi sono ritrovato. Diciamo, una lista di cose a cui rispondo grazie e manograzie. E’ un brano che, come sempre mi capita, un po’ parla anche dell’attualit, perch in fondo mi viene naturale cercare di parlare anche di quello che vedo intorno a me. Poi penso che su un palco come Sanremo avrei perso un’occasione e non dire proprio niente, perch avendo cos tanto pubblico davanti mi sembra giusto provare a dire qualcosa che penso. L’idea del brano nasce nell’estate del 2023, sono andato a trovare mia sorella che vive in Ecuador con i miei tre splendidi nipoti, era appena nato il mio terzo nipote, Stefanino, e sono andato a trovarli e casualmente ho scritto, mentre ero cos lontano da casa, un brano che in qualche modo parla proprio dell’Italia e quindi forse proprio perch ero cos lontano ho riuscito a scrivere in maniera cos libera di quello che pensavo del paese che avevo appena lasciato. Musicalmente sono contento di questo pezzo perch un pezzo allegro e io non che faccio cos tanti pezzi allegri e quindi comunque c’ una nota di novit e a me piace”.

Willie Peyote torner al festival a 4 anni di distanza dalla sua prima fortunata partecipazione nel 2021 con “Mai dire mai (la locura)”, singolo che gli ha regalato il Premio della Critica Mia Martini e il disco di Platino e la sesta posizione nella classifica finale su 26 artisti quell’anno in gara.

“E’ vero non sono nuovo tecnicamente, ma devo dire che tutto diverso, nel senso che rispetto al 2021 ci troviamo fortunatamente in un’epoca storica diversa, in un mondo in cui si pu uscire di casa, si pu incontrare la gente, quindi mi aspetto di vivere anche tutto ci che riguarda Sanremo fuori dall’Ariston in un modo diverso, in un modo pi completo. Non nascondo che la scelta di partecipare nasce anche della voglia di vivere fino in fondo tutto ci che riguarda il festival, non solo sul palco. Il palco di Sanremo il palco innegabilmente pi importante del paese per fare la musica e di conseguenza intanto probante, mi sento responsabilizzato, non dico spaventato ma un filo d’ansia alla prestazione ce l’ho ovviamente perch con la mia performance ne va del lavoro di tante persone, non solo mio, io sono da solo sul palco ma in realt il lavoro che mi porta sul palco di Sanremo un lavoro collettivo quindi mi sento responsabile anche per tutti quelli che hanno lavorato con me. Per ti posso dire, al momento sono ancora tranquillo, ma sono certo che appena prender il furgone per andare gi in Riviera domenica la sentir tutta”.

Nella serata delle cover sar sul palco con Tiromancino e Ditonellapiaga, con il brano Un tempo piccolo di Franco Califano.

La kermesse sanremese sar anche l’occasione per pubblicare, il 14 febbraio, “Sulla riva del fiume”, 12 tracce che raccolgono la prima parte del progetto “Sulla riva del fiume” (pubblicato solo in digitale lo scorso 26 aprile) e 4 inediti tra cui il brano in gara “Grazie ma no grazie”.

Turismo, Destinazione Napoli: tra sostenibilit e innovazione

Roma, 7 feb. – “Il tema della sostenibilit, inteso come elemento chiave per la durevolezza degli investimenti, strettamente legato a una cooperazione competitiva tra soggetti pubblici e privati, sia attraverso partenariati che tramite collaborazioni su progetti concreti. Tuttavia, fondamentale mantenere una guida pubblica. Il settore del turismo, in particolare, non pu essere orientato esclusivamente da logiche imprenditoriali, poich la sostenibilit e la preservazione riguardano beni territoriali unici e non replicabili, che rischiano di essere depauperati. Basti pensare ai problemi derivanti dal sovraffollamento turistico in luoghi straordinari come la Costiera Amalfitana o la Penisola Sorrentina.

Un altro tema cruciale la digitalizzazione, indispensabile ma con costi sociali elevati. La Regione Campania affianca i commercialisti con un dialogo proficuo per trasmettere alle aziende questi princpi fondamentali.”

Lo ha dichiarato Felice Casucci, assessore al Turismo della Regione Campania, in apertura del convegno “Destinazione Napoli: tra sostenibilit e innovazione. Quale futuro?” promosso dall’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli, presieduto da Eraldo Turi.

L’importanza della formazione stata sottolineata da Vincenzo Moretta, numero uno della Fondazione Odcec di Napoli: “Il turismo rappresenta uno dei principali ambiti di attivit per i dottori commercialisti, con la richiesta esplicita di una crescente specializzazione per rispondere alle esigenze di un settore in continua evoluzione. fondamentale formare i professionisti affinch possano guidare le imprese in questo comparto strategico per la nostra economia”.

Sul futuro del turismo in Campania si soffermato Mario Mustilli, presidente di Sviluppo Campania: “I dati recenti raccontano una stabilizzazione delle presenze indirizzandosi verso un tipo di turismo meno ricco di quello che potremmo ottenere. Dobbiamo rispondere con il potenziamento interno delle competenze interne delle presenze alberghiere e con il completamento dei sistemi ricettivi che intercettano i servizi dei centri turistici pi importanti. Una manovra sistemica che dovrebbe portare a stabilizzare definitivamente la crescita di questi ultimi anni portandola a livelli di maturit pi ricchi in termini di valore aggiunto. Vanno potenziati il management e le logiche di marketing per migliorare complessivamente il comparto turistico”. Per Maria Cristina Gagliardi, consigliere Odcec Napoli: “Il turismo ha attraversato una profonda trasformazione, spinto dalla tecnologia e dalle mutate preferenze dei viaggiatori, sempre pi attenti alla sostenibilit. Napoli e la Campania stanno beneficiando di questa crescita, ma i flussi turistici non sono sempre stati accompagnati da una gestione adeguata di strutture e servizi. necessaria una pianificazione strategica capace di valorizzare la citt senza comprometterne la vivibilit, cos da riportare Napoli a pieno titolo tra le destinazioni di eccellenza a livello mondiale.”

Sugli incentivi al turismo intervenuta Marilena Nasti, consigliere Odcec Napoli: “Intendiamo affrontare i temi legati al turismo non solo dal punto di vista fiscale, ma anche concentrandoci sugli incentivi nazionali e regionali disponibili per il settore. Vogliamo stimolare la Regione Campania a proseguire il percorso intrapreso, rafforzando uno dei comparti pi strategici per l’economia del territorio”. Gli obiettivi del corso sono stati illustrati da Liliana Speranza, presidente della commissione Turismo dell’Odcec Napoli: “A Napoli sono attesi 17 milioni di turisti, ciascuno con una spesa media di circa 85 euro al giorno. L’obiettivo formare imprenditori e consulenti, perch le competenze e la formazione rappresentano la chiave per rendere una destinazione realmente sostenibile. Napoli ha tutte le potenzialit per compiere un salto di qualit, e dobbiamo prepararci a offrire un turismo di eccellenza, con un sistema organizzato all’altezza delle straordinarie bellezze della nostra citt”.

Trudeau: idea Trump di annettere il Canada agli Usa è cosa reale

Roma, 7 feb. (askanews) – Il primo ministro canadese Justin Trudeau ha detto, nel corso di un incontro con imprenditori canadesi, che la minaccia del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di annettere il Canada “è una cosa reale”. Lo scrive il sito dell’emittente satellitare statunitense Cnn, che precisa di aver avuto conferma delle affermazioni di Trudeau da due imprenditori canadesi presenti all’incontro.

I commenti di Trudeau, riportati per la prima volta dal Toronto Star, sono stati raccolti da un microfono aperto quando Trudeau credeva che i media fossero stati scortati fuori. “Il signor Trump ha in mente che il modo più semplice per farlo è assorbire il nostro Paese ed è una cosa reale. Nelle mie conversazioni con lui su…”, ha detto Trudeau prima che il microfono si spegnesse. Il sito del network satellitare ricorda che in un’intervista rilasciata in precedenza alla Cnn, prima dell’insediamento di Trump, Trudeau aveva dichiarato che i commenti di Trump sulla trasformazione del Canada nel 51mo Stato degli Stati Uniti erano solo un modo per deviare l’attenzione dalle conseguenze delle sue minacce tariffarie.