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Csm, Mattarella: da capo Stato esorto a rispetto vicendevole

Roma, 18 feb. (askanews) – “Più che nella funzione di presidente di questo Consiglio come Presidente della Repubblica, avverto la necessità di rinnovare con fermezza l’esortazione al rispetto vicendevole. In qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza. Nell’interesse della Repubblica”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella intervenendo al plenum del Csm.

“Questa sede”, ha aggiunto il capo dello Stato “rimane e deve rimanere rigorosamente istituzionale ed estranea a temi o controversie di natura politica”.

Mattarella: occorre rispetto verso Csm da altre istituzioni

Roma, 18 feb. (askanews) – Voglio “ribadire il rispetto che occorre nutrire e manifestare, particolarmente da parte delle altre istituzioni, nei confronti di questa istituzione”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella intervenendo al plenum del Csm.

“Sono consapevole che non è consueta la presenza del Presidente della Repubblica per i lavori ordinari del Consiglio. Per quanto mi riguarda non si è mai verificata in undici anni – ha aggiunto il capo dello Stato -. Mi hanno indotto a questa decisione la necessità e il desiderio di sottolineare, ancora una volta, il valore del ruolo di rilievo costituzionale del CSM”.

Referendum, Nordio: ANM terrorizzata perchè riforma le toglie potere

Roma, 18 feb. (askanews) – La riforma della giustizia “romperà il potere delle correnti” ed “è questo che terrorizza i vertici dell’Associazione nazionale magistrati perché toglie loro il potere. Non credo proprio che vincerà il no se riusciremo a spiegare la riforma ai cittadini e soprattutto se non le sarà conferito un significato politico (…) Ma se vincesse il no sarebbe una vittoria delle procure”, non “delle opposizioni”. Sono alcuni passi di un’intervista che il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha rilasciato al direttore Gruppo Corriere, Sergio Casagrande, e che è stata pubblicata questa mattina nelle prime pagine del Corriere dell’Umbria, del Corriere di Arezzo e del Corriere di Siena.

Sollecitato ad illustrare i reali effetti che potrà immediatamente percepire il cittadino in caso di vittoria del sì, Nordio ha risposto: “Vedrà il suo accusatore parificato in tutti i sensi al suo difensore, davanti a un giudice davvero terzo e imparziale come vuole l’articolo 111 della Costituzione. E si sentirà più sereno”.

Il ministro proprio oggi è atteso in Umbria, a Perugia, per partecipare a un evento pubblico programmato alle ore 15.45 nel teatro del Pavone durante il quale illustrerà i contenuti della riforma e del referendum del 22 e 23 marzo prossimi. L’incontro vede anche la partecipazione di Antonio Baldassarre, presidente emerito della Corte costituzionale.

Bce, Financial Times: Lagarde potrebbe lasciare prima della fine del mandato

Roma, 18 feb. (askanews) – La presidente della BCE Christine Lagarde potrebbe lasciare il suo incarico prima della scadenza del mandato nell’ottobre del 2027 per consentire di scegliere il suo successore prima delle elezioni presidenziali francesi. Lo scrive il Financial Times nell’edizione odierna.

Lagarde “arrivata dal Fondo Monetario Internazionale alla BCE nel novembre 2019, intende lasciare l’incarico prima delle elezioni presidenziali francesi dell’aprile del prossimo anno”, scrive il quotidiano citando “una persona al corrente delle sue intenzioni”.

In particolare, prosegue FT, la Presidente della BCE “vorrebbe consentire di trovare un nuovo capo per una delle istituzioni più importanti dell’UE al presidente francese uscente Emmanuel Macron e al cancelliere tedesco Friedrich Merz” anche se “non è ancora chiaro quando avverrebbe l’uscita di Lagarde”.

Bce, FT: Lagarde potrebbe lasciare prima della fine del mandato

Roma, 18 feb. (askanews) – La presidente della BCE Christine Lagarde potrebbe lasciare il suo incarico prima della scadenza del mandato nell’ottobre del 2027 per consentire di scegliere il suo successore prima delle elezioni presidenziali francesi. Lo scrive il Financial Times nell’edizione odierna.

Lagarde “arrivata dal Fondo Monetario Internazionale alla BCE nel novembre 2019, intende lasciare l’incarico prima delle elezioni presidenziali francesi dell’aprile del prossimo anno”, scrive il quotidiano citando “una persona al corrente delle sue intenzioni”.

In particolare, prosegue FT, la Presidente della BCE “vorrebbe consentire di trovare un nuovo capo per una delle istituzioni più importanti dell’UE al presidente francese uscente Emmanuel Macron e al cancelliere tedesco Friedrich Merz” anche se “non è ancora chiaro quando avverrebbe l’uscita di Lagarde”.

Fanfani tra polemica e memoria: quando la caricatura sostituisce la storia

Il sospetto di una damnatio memoriae

La questione da mettere al centro non è soltanto Fanfani, ma la qualità delle intenzioni sottostanti alla rappresentazione che ne viene proposta. Si ha l’impressione che l’obiettivo sia demolirne la figura, fino a provocarne una vera e propria damnatio memoriae.

Se Fanfani fosse vivo oggi, forse riuscirebbe ancora a dar vita a una nuova Democrazia Cristiana, al di là del nome: personalità, cultura e intelligenza glielo consentirebbero.

È vero: nel 1942, in sintonia con padre Gemelli e con Dossetti, rifiutò di iscriversi alla nascente DC di De Gasperi, come l’intero gruppo dei “professorini”. Vi aderì in seguito, quando il progetto autonomo di costituire un partito cattolico si era infranto. Ed è altrettanto vero che, anni dopo, Fanfani avrebbe rotto duramente sia con Gemelli sia con Dossetti.

Il vero ispiratore: La Pira

L’unico vero ispiratore rimase Giorgio La Pira, figura gigantesca e amico di Paronetto. Fu La Pira a accompagnarlo nel suo percorso pubblico fino alla presidenza dell’Assemblea dell’ONU.

È questo il Fanfani nobile che interessa: non quello ridotto alla caricatura “gemelliana e fascista”.

Il Piano INA-Casa e l’apprendistato dello sviluppo

Un’altra omissione riguarda il Piano INA-Casa. Non si trattò, in origine, di un piano concepito da Fanfani: fu elaborato tra il 1930 e il 1939 dal direttore generale dell’INA, Annetto Puggioni, allievo di Beneduce e in contatto con Paronetto.

Fanfani lo fece proprio e, soprattutto, apprese concretamente cosa significhi progettare e realizzare piani pubblici di sviluppo. In questo divenne uno dei migliori: seppe far fruttificare con straordinaria efficacia i programmi affidatigli.

Accostamenti impropri e giudizi ideologici

La rappresentazione polemica arriva a descrivere Fanfani come un cretino furbo e ad accostarlo indistintamente a Toniolo, Gemelli, Leone XIII e Pio XI, trasformandoli in un unico blocco da respingere.

Eppure si tratta di figure tra loro diversissime:

  • Leone XIII, campione assoluto, anticipatore di principi che confluiranno nei primi titoli della Costituzione italiana.
  • Pio XI, autoritario con tutti, ma non con il fascismo.
  • Giuseppe Toniolo, beato della Chiesa, fuori da ogni polemica riduttiva.
  • Agostino Gemelli, figura controversa e discutibile.

L’assenza di Dossetti in questo elenco selettivo appare significativa. In un impianto rigidamente antifascista, Fanfani finisce comunque condannato.

Cui prodest?

Resta la domanda: cui prodest? Non è chiaro quale utilità abbia una simile operazione polemica. Che un quotidiano cattolico ospiti tali articoli, sposandone di fatto l’impostazione — a partire dall’avversione verso Leone XIII — rischia di produrre una contraddizione difficile da sostenere.

Le righe finali, in cui l’autore si propone come consigliere del Papa indicandogli cosa fare, sfiorano l’autoreferenzialità. Ci si chiede se la direzione del giornale, la Conferenza Episcopale e ambienti accademici coinvolti non provino un certo imbarazzo.

Ancora una volta: cui prodest?

 

P.S. Le osservazioni critiche dell’autore si riferiscono al pezzo di Luigino Bruni (“La critica di Fanfani al capitalismo e la tentazione del ritorno al passato”) uscito su Avvenire il 15 febbraio 2026.

Oltre il “santino”: il metodo De Rita e l’arte di leggere l’Italia

Un ritratto non apologetico

Per presentare e insieme rivisitare – a grandi linee – i suoi settant’anni di ricerca sociale, il CENSIS, a cura del Direttore Generale Massimiliano Valerii (che ha lavorato per oltre venticinque anni al suo fianco), ha voluto dedicare al fondatore e presidente Giuseppe De Rita una sorta di ritratto personologico e professionale. Non per farne un ‘santino apologetico’ o un panegirico (perché la contiguità e la condivisione susciterebbero il sospetto di un conflitto di interessi) ma per testimoniare e riassumere, possibilmente divulgare, la lunga avventura intellettuale di un uomo straordinario che prima allo Svimez e poi al CENSIS, è stato il più fedele lettore e interprete dello sviluppo della società italiana dal secondo dopoguerra ad oggi.

Pur non avendo mai ambito ad una cattedra universitaria e pur privilegiando – più Socrate che Platone – la narrazione orale su quella scritta (a parte i Rapporti dell’Istituto, i saggi e gli editoriali specie sul Corsera, il suo unico libro è quel Dappertutto e rasoterra. Cinquant’anni di storia della società italiana, Mondadori, Milano, 2017, di cui a margine del ritratto rievocativo del Dott. Valerii si riporta l’introduzione) la capacità di penetrare e far propri i meandri più reconditi della sua indagine sociale ne hanno fatto il sociologo “più attento e informato sui fatti”.

Il CENSIS e la lettura dello sviluppo italiano

Il suo nome e la sua fama sono legati a doppio filo agli annuali Rapporti del CENSIS fino alla presentazione del 50°, giorno in cui decise di essere più osservatore a latere che redattore, senza mai smettere il ruolo di ispiratore e guida spirituale e intellettuale dell’Istituto di Piazza di Novella a Roma.

La presentazione, particolarmente brillante e lucidissima, che ne fa Massimiliano Valerii giunge ad evidenziare le peculiarità più significative del suo percorso ininterrotto di settant’anni di esplorazione sociale, fino ad elencare i sette sigilli più caratterizzanti del canone deritiano, nelle sue intuizioni di sistema e nelle scelte metodologiche.

Talento, vocazione e destino

A queste doti, a queste peculiarità che di seguito brevemente riassumo vorrei tuttavia anteporre un assioma implicito a descrivere il personaggio, che pare doveroso ricordare: non bastano la passione, il tenace continuismo, l’impegno, la capacità organizzativa nell’indagare i tratti denotativi e connotativi della società, se tutto ciò non è sorretto e ispirato dal talento, un pregio innato, una vocazione che rendono unico l’uomo e il suo destino.

Scrive Valerii: «Con la bacchetta del rabdomante, che registra ogni minima vibrazione sul terreno, Giuseppe De Rita ha scoperto i giacimenti di energia nascosti della società italiana e ne ha saputo cogliere anche i minimi sommovimenti, quelli che preludono ai grandi cambiamenti dei costumi… In altre parole, i settant’anni di carriera di Giuseppe De Rita sono anche i settant’anni di sviluppo della società italiana. È questo il bilancio provvisorio di una vita animata da un sentimento d’avventura intellettuale, che chiunque può avvertire appena entri in confidenza con lui»: anche io – nel mio piccolo – ne sono stato metabolicamente contagiato, cibandomi di “pane e De Rita”.

I sette sigilli del metodo deritiano

Sono dunque sette i sigilli, le impronte, i marchi che De Rita ha inciso nella matrice della ricerca sociale. Il primo è l’antiaccademismo: l’assenza di modelli teorici e astratti in un’indagine tipicamente empirica e induttiva.

Il secondo è il prevalere della cultura orale e della narrazione. Il terzo riguarda il linguaggio con cui ha saputo descrivere e interpretare i fenomeni sociali con metafore e allegorie destinate a restare nella storia del Paese, sovrapponendosi in modo quasi onomatopeico ai processi di sviluppo.

Il quarto imprinting è la fenomenologia: l’osservazione diretta e la capacità di scoprire il nascosto, annusando dappertutto e rasoterra per immaginare e inventare nuovi paradigmi interpretativi.

Il quinto sigillo è consequenziale al precedente: partire dal basso, non eludere ciò che appare insignificante, ascoltare tutti e tutto annotare.

Il sesto marchio indelebile è la capacità di conferire continuità agli eventi, non soffermarsi sul singolo aspetto ma cercare e trovare assi di progressione ermeneutico-interpretativa.

L’ultimo sigillo è l’attenzione al “mercato” come stella polare della ricerca sociale.

Continuità e scuola di ricerca: 

Questo omaggio del CENSIS al suo fondatore e presidente è doveroso e apre la strada alla operosa continuità, solca una traccia che resta indelebile e che De Rita osserva con distaccato rispetto, valorizzando le risorse umane che ha saputo crescere.

Come ricorda Valerii, chiudendo il suo omaggio rievocativo a Giuseppe De Rita, vale ricordare come una sorta di sentenza un laconico ma efficace pensiero di Hegel:

«Un grand’uomo condanna gli altri uomini a essere interpretato».

Italia e mondo sull’orlo dell’autoscontro

Nel nostro Paese tira un’aria di maretta che non trova molti appassionati e ha stancato il popolo per una volata troppo lunga, diventata parte preponderante della competizione tra il Ministro della Giustizia e l’ANM. Di recente, la richiesta di Nordio di ottenere, in nome della trasparenza, la lista dei finanziatori dei fondi a sostegno del Comitato per il “No” ha innescato nuove polemiche. 

La giustizia sembra andare a fondo

Siamo a un sanguinoso round finale in cui ognuno gioca la partita per mettere KO l’avversario. La battaglia dei giganti è in corso e, alla fine, ci sarà un vincitore e un perdente, con il rischio — come nel pugilato — di una “split decision” accompagnata da ulteriori polemiche.

Tra botte e risposte dall’una e dall’altra parte, cresce il numero degli affondi reciproci mentre la giustizia sembra andare a fondo. Si può osservare che materie non “etiche”, che richiedono conoscenze e competenze tecniche non alla portata di tutti i cittadini, non dovrebbero essere oggetto di quesiti referendari. Sarebbe più opportuno che la politica facesse la propria parte senza passare la palla ad altri. La lezione del nucleare, su cui si sono già prodotti danni significativi, evidentemente non è bastata. Sullo sfondo permane uno scontro aperto sulla giustizia e si vedrà come andrà a finire. I contendenti, ancor più da oggi in poi, cercheranno di sfondare nel campo avversario e di ridicolizzare gli errori argomentativi dei rivali.

Un giornalismo d’inchiesta sotto inchiesta

Anche nel campo dell’informazione le cose non vanno meglio. Gli strali che Ranucci e Giletti si scambiano rivelano, tra due paladini delle verità nascoste che solo loro pretenderebbero di portare alla luce, la possibilità di legami con ambienti non sempre compatibili con l’indipendenza professionale. Servizi segreti, lobby, informazioni manipolate per convenienza: nella ridda di smentite e accuse non resta che avvilirsi, mentre la purezza dell’informazione rischia ancora una volta di essere compromessa. Coloro che più credevano di farsene portavoce ne escono con un’immagine quantomeno appannata.

Ospedali in dissenso e una vita sospesa

Un altro scontro richiama l’attenzione ed è quello che più tristemente preoccupa ciascuno di noi. Un bambino è in attesa di trapianto presso l’Ospedale Monaldi di Napoli. Il cuore destinato a lui, resosi disponibile altrove, è andato perduto per problemi nel trasporto ed è divenuto inservibile. È partito un drammatico conto alla rovescia. La vicenda di Vermicino è nella memoria collettiva di chiunque abbia vissuto, anche da spettatore, quel dramma. Occorre un nuovo cuore per quella creatura che non può attendere oltre. Come se non bastasse, emerge anche qui un contrasto tra il parere dell’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma, che riterrebbe il piccolo non più trapiantabile, e il Monaldi, che sembra mantenere accesa questa possibilità.

Gli indifesi sempre più offesi

La condizione dei bambini è quella che più colpisce la coscienza di chiunque ne abbia una. Si parla di migliaia di minori morti a Gaza ed è difficile voltarsi dall’altra parte. Si legge inoltre che a Dilley, in Texas, bambini fermati insieme ai genitori sarebbero privi di acqua potabile adeguata e di un ambiente scolastico, circondati da filo spinato e con luci accese giorno e notte. Sarebbero oltre cinquecento in questa condizione, e non c’è da sorridere. È uno scontro tra ciò che la legge impone e ciò che l’etica esige, che non lascia tranquilli.

Cesare Giulio Viola scrisse Pricò, un romanzo intenso che descrive il dolore del piccolo protagonista di fronte alla crisi matrimoniale dei genitori e al loro conflitto. La trasposizione cinematografica ebbe il titolo I bambini ci guardano. Se ne fossimo ancora capaci, dovremmo tenerne conto.

L’inviato Usa Witkoff: "Progressi significativi" nei colloqui trilaterali con Ucraina e Russia a Ginevra

Roma, 18 feb. (askanews) – L’inviato americano Steve Witkoff ha riferito di “progressi significativi” nei colloqui trilaterali con Russia e Ucraina tenuti a Ginevra. “Il successo del presidente Trump nel riunire le due parti di questa guerra ha portato a progressi significativi”, ha scritto su X, aggiungendo: “Le due parti hanno accettato di aggiornare i rispettivi leader e di continuare ad adoperarsi per raggiungere un accordo”.

Oggi riprenderanno infatti i colloqui a Ginevra, come riferito ieri su X dal capo negoziatore ucraino, Rustem Umerov.

Una fonte della delegazione russa ha confermato a sua volta all’agenzia di stampa Tass che è stato concordato ieri di proseguire il negoziato. La fonte ha sottolineato che i colloqui di ieri, durati sei ore, sono stati “molto tesi”.

Le piazze vuote, la democrazia senza corpo?

La città come matrice di riconoscimento

In Le piazze vuote. Ritrovare gli spazi della politica (Laterza, 2023) Filippo Barbera mette a fuoco una scena semplice e inquietante: spazi nati per l’incontro che oggi somigliano a fondali. Da questa immagine prendo le mosse per leggere un disagio collettivo che non è (solo) urbanistico, ma sociale.

La piazza non è un “contenitore”: è un meccanismo che organizza sguardi, tempi, conflitti, riconoscimenti. Dove si dirada la presenza, si incrinano i riti minimi della cittadinanza: salutarsi, discutere, contraddirsi, decidere. Senza questi micro-rituali, l’altro diventa estraneo anche se abita accanto. La politica perde il suo “apparire” pubblico e diventa gestione senza esposizione: scorre, ma non convoca.

Quando il pubblico si privatizza

La metamorfosi più visibile è la conversione del bene comune in superficie di mercato: eventi-spot, dehors, turismo, “decoro” come filtro. Il conflitto, quando non ha un luogo, migra: si sposta nel digitale, si polarizza, si riduce a rumore. E la domanda di sicurezza, quando diventa ossessione, produce spazi sterilizzati, dove l’imprevisto è trattato come minaccia.

Le città si riempiono di passaggi e si svuotano di permanenze: molta mobilità, poca reciprocità; molta esposizione, poca responsabilità condivisa. E dove tutto è transito, la fiducia non sedimenta.

Mutualismo: dal gesto alla durata

Dentro questo vuoto, riaffiorano pratiche minute che cercano casa nei quartieri e, quando possibile, provano a “mettere radici” nella piazza: reti di vicinato, gruppi di acquisto, banche del tempo, comunità energetiche. Iniziative reali, spesso intermittenti, affidate a pochi “tenitori”.

Quando la rete non trova un luogo, si frantuma in chat e calendari: efficiente, ma evanescente. Il nodo non è la scarsità di altruismo, ma l’assenza di presìdi di comunità che trasformino l’iniziativa in continuità: una casa di quartiere o un hub civico, patti di collaborazione, coordinamento, micro-risorse, competenze e regole chiare tra terzo settore e amministrazioni, capaci di proteggere la continuità senza spegnere l’energia.

Diritto alla prossimità

Riaprire le piazze significa riaprire corpi e istituzioni alla prossimità: luoghi accessibili, forme culturali stabili, servizi che trattino le persone come co-autori. La comunità non è nostalgia: è cura organizzata.

È qui che si decide il destino della partecipazione: o restiamo pubblico di eventi, o diventiamo cittadini di legami. Una democrazia senza spazi condivisi, prima o poi, resta una democrazia senza popolo.

Napoli, possibile nuovo cuore per il bambino trapiantato. Attesa valutazione del team di esperti

Roma, 18 feb. (askanews) – C’è una speranza per il bambino di due anni e mezzo di Nola, in provincia di Napoli, cui il 23 dicembre scorso era stato trapiantato all’ospedale Monaldi un cuore risultato danneggiato. La mamma del bimbo è stata convocata nell’ospedale napoletano. I sanitari le hanno detto che ci sarebbe la disponibilità di un nuovo cuore. I medici dovranno comunque valutare la fattibilità di un nuovo intervento chirurgico.

In relazione al nuovo cuore da trapiantare al bambino di due anni e mezzo ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli, l’azienda ospedaliera dei Colli rende noto che “ogni decisione in merito all’allocazione dell’organo sarà presa solo in seguito alla valutazione del team di esperti che nella giornata di oggi. L’attesa non avrà alcuna ripercussione sul cuore del donatore, in quanto compatibile con la gestione della donazione in corso”.

Milano-Cortina, il programma di oggi, mercoledì 18 febbraio

Roma, 18 feb. (askanews) – Questo il programma di oggi, mercoledì 18 febbraio ai Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina:

09:05 Curling Donne, Preliminari Cina – Danimarca Svezia – Corea del Sud Stati Uniti – Regno Unito

09:45 Sci di fondo Sprint a squadre (Donne), 1ª Semifinale Sprint a squadre (Donne), 2ª Semifinale

10:00 Sci alpino Slalom (Donne), Gare da medaglie

10:15 Sci di fondo Sprint a squadre (Uomini), 1ª Semifinale Sprint a squadre (Uomini), 2ª Semifinale

11:30 Sci freestyle Salti (Donne), 1ª Finale

11:45 Sci di fondo Sprint a squadre (Donne), Finale

12:10 Hockey su ghiaccio Uomini, Quarti di finale N.N. – Slovacchia

12:15 Sci di fondo Sprint a squadre (Uomini), Finale

12:30 Sci freestyle Salti (Donne), 2ª Finale

12:30 Snowboard Slopestyle (Uomini), Finale

14:05 Curling Uomini, Preliminari Italia – Canada Norvegia – Svizzera Cina – Repubblica Ceca Stati Uniti – Regno Unito

14:45 Biathlon Staffetta (Donne), Gare da medaglie

16:40 Hockey su ghiaccio Uomini, Quarti di finale N.N. – Finlandia

18:10 Hockey su ghiaccio Uomini, Quarti di finale N.N. – Canada

19:05 Curling Donne, Preliminari Svizzera – Danimarca Canada – Italia Cina – Svezia Regno Unito – Giappone

20:15 Short track 500 m (Uomini), 1° Quarto di finale

20:17 Short track 500 m (Uomini), 2° Quarto di finale

20:19 Short track 500 m (Uomini), 3° Quarto di finale

20:21 Short track 500 m (Uomini), 4° Quarto di finale

20:42 Short track 500 m (Uomini), 1ª Semifinale

20:44 Short track 500 m (Uomini), 2ª Semifinale

20:50 Short track Staffetta 3000 m (Donne), Finale B

20:59 Short track Staffetta 3000 m (Donne), Finale

21:10 Hockey su ghiaccio Uomini, Quarti di finale N.N. – Stati Uniti

21:24 Short track 500 m (Uomini), Finale B

21:29 Short track 500 m (Uomini), Finale

Calcio, la Juventus crolla a Istanbul: è 5-2 per il Galatasaray

Roma, 17 feb. (askanews) – Crollo clamoroso della Juventus all’Ali Sami Yen Spor Kompleksi di Istanbul: da 2-1 all’intervallo a 5-2 finale per il Galatasaray nell’andata dei playoff di Champions League.

La squadra di Luciano Spalletti, avanti grazie alla doppietta di Koopmeiners dopo l’iniziale vantaggio turco, si scioglie nella ripresa tra errori difensivi e l’espulsione di Cabal. Per la qualificazione servirà un’impresa nel ritorno del 25 febbraio.

L’avvio è elettrico. Ambiente infuocato e subito equilibrio, finché al 15′ il Galatasaray passa: pasticcio in area bianconera, recupero di Osimhen e assist per Sara che batte Di Gregorio. La reazione della Juve è immediata: un minuto dopo Koopmeiners ribadisce in rete una respinta di Cakir su colpo di testa di Kalulu. Al 32′ l’olandese completa la rimonta con un sinistro sotto l’incrocio dopo uno scambio con McKennie.

Sembra l’inerzia giusta per i bianconeri, ma nella ripresa cambia tutto. Al 49′ Lang pareggia sfruttando un errore di Cabal; al 60′ una punizione di Sara deviata da Sanchez inganna Di Gregorio per il 3-2. La Juve accusa il colpo e al 67′ resta in dieci: Cabal stende Yilmaz e viene espulso per doppia ammonizione.

Con l’uomo in più il Galatasaray dilaga. Al 74′ ancora Lang, dopo un’altra indecisione difensiva juventina, firma il 4-2. Nel finale Osimhen anticipa Kelly e serve l’assist per il definitivo 5-2, chiudendo una serata da incubo per la Signora.

Una delle sconfitte europee più pesanti della storia recente bianconera: mercoledì 25 servirà una rimonta quasi impossibile per evitare l’eliminazione e tenere viva la corsa agli ottavi.

L.elettorale, Meloni vuole sprint. Alleati chiedono garanzie su ‘premio’

Roma, 17 feb. (askanews) – Magari non si sono persi in tecnicismi, perché a quelli ci stanno pensando i ‘delegati’ dei vari partiti. Ma d’altra parte il punto da affrontare era tutto politico. E ieri Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Matteo Salvini e Maurizio Lupi ne hanno parlato durante il vertice di maggioranza convocato per fare un’analisi dei dossier di fine legislatura. E sarà pur vero che la legge elettorale non è materia governativa, ma di certo è tra le priorità che la presidente del Consiglio si è data per questo 2026. Al punto, come ha spiegato, di essere pronta ad approvare la riforma con i soli voti di maggioranza.

Ed è esattamente per questo che prima di mettere ufficialmente le carte in tavola è necessario che si stringa un accordo solido all’interno della coalizione di centrodestra. L’impianto da cui si parte è noto: sistema proporzionale con premio di maggioranza da far scattare per chi supera il 40% (si ragiona anche sul 42%) dei voti. La soglia di sbarramento dovrebbe rimanere al 3% mentre non ci dovrebbe essere l’indicazione del leader della coalizione sulla scheda. C’è poi la questione delle preferenze che piacciono a Meloni e Tajani ma non a Salvini (ma che in molti sono pronti a scommettere non arriveranno mai a tagliare il traguardo).

La presidente del Consiglio avrebbe dato ai suoi l’input di imprimere una accelerazione nella scrittura della proposta e di chiudere gli ultimi dettagli che, come noto, quando si parla della legge elettorale non sono mai solo dettagli. Ma fuori dai tecnicismi l’accordo è da chiudere, appunto, a livello politico. E Giorgia Meloni ieri avrebbe spiegato agli alleati la sua intenzione di non indugiare troppo nel deposito della proposta, di non aspettare la celebrazione del referendum sulla giustizia, ma di avviare la pratica già nelle prossime settimane. E se su questo punto ci sarebbe stato un sostanziale via libera, a inceppare il ragionamento sarebbe però stata la richiesta di ‘garanzie’ da parte degli alleati, in particolare sulle quote attraverso cui verrà distribuito il premio di maggioranza che dovrebbe passare attraverso listini circoscrizionali alla Camera e regionali al Senato.

Secondo quanto viene riferito, infatti, i leader degli altri partiti avrebbero chiesto di decidere sin da ora le percentuali. Non un particolare indifferente, visto che sarebbe il veicolo di ‘compensazione’ per tutti: basti pensare cosa significherebbe per la Lega, che rinuncerebbe ai collegi uninominali, o anche per partiti che non rischiano di superare la soglia come Noi moderati. Da parte di Fratelli d’Italia, tuttavia, c’è una certa reticenza e si sottolinea che certe trattative vanno fatte più avanti. D’altra parte, si cita il precedente del 2022 quando la distribuzione dei collegi uninominali sicuri avvenne sulla base dei sondaggi del momento che alla fine, per esempio, consentirono alla Lega di essere sovradimensionata rispetto ai voti effettivi e a Forza Italia il contrario.

Resta la questione del dialogo con l’opposizione. I più aperti ufficialmente sembrano essere quelli di Azione sebbene Carlo Calenda abbia messo come paletto l’assegnazione di un eventuale premio di maggioranza soltanto alla coalizione che abbia raggiunto almeno il 50% dei consensi. Più difficile il canale tra Fratelli d’Italia e il Pd anche se oggi non è sfuggito il dialogo in pieno Transatlantico alla Camera tra Giovanni Donzelli, responsabile Organizzazione dei meloniani (e grande tessitore della legge elettorale) e la segretaria dem Elly Schlein.

Ucraina, Zelensky: no a ogni accordo che prevede ritiro da Donbass

Roma, 17 feb. (askanews) – Il “popolo ucraino respingerebbe qualsiasi accordo di pace che implichi il ritiro unilaterale dell’Ucraina dalla regione orientale del Donbass e la sua cessione alla Russia”. Lo ha affermato il presidente del Paese, Volodymyr Zelensky, che ha concesso un’intervista al media americano Axios. Il presidente ucraino ha inoltre
dichiarato che è “ingiusto” che Donald Trump continui a chiedere pubblicamente all’Ucraina, e non alla Russia, di fare concessioni per la pace. Ha sostenuto che, anche se per il presidente americano potrebbe essere più facile esercitare pressioni sull’Ucraina piuttosto che sulla Russia – molto più grande – il modo per creare una pace duratura non è “consegnare la vittoria” al presidente russo Vladimir Putin.

Trump ha dichiarato due volte negli ultimi giorni che spetta al capo di stato ucraino fare concessioni. “Spero che sia solo una sua tattica e non una decisione”, ha replicato Zelensky.

Lione, omicidio Quentin Deranque: arrestate 4 persone, tra cui l’assistente del deputato LFI Arnault

Roma, 17 feb. (askanews) – Le autorità francesi hanno eseguito l’arresto di quattro sospetti per l’omicidio, avvenuto la scorsa settimana, di un attivista di estrema destra. Lo ha dichiarato il procuratore della città di Lione.

Quentin Deranque, 23 anni, è morto dopo aver riportato una grave lesione cerebrale quando è stato aggredito da almeno sei persone a margine di una manifestazione di estrema destra contro un politico di sinistra che interveniva in un’università di Lione.

Una fonte che segue la vicenda ha chiarito che tra le persone fermate per l’omicidio c’è Jacques-Élie Favrot, un assistente di un deputato del partito di estrema sinistra La France Insoumise (LFI) Raphael Arnault. L’episodio di giovedì scorso ha alimentato le tensioni tra estrema destra ed estrema sinistra in vista delle elezioni amministrative di marzo e delle presidenziali del 2027, nelle quali il partito di estrema destra Rassemblement National (RN) è considerato avere finora le migliori possibilità di vittoria.

Distrutto il Teatro Sannazaro: “Bruciato un pezzo di Napoli”

Napoli, 17 feb. (askanews) – “E’ una ferita per tutta Napoli” ha detto il sindaco Gaetano Manfredi, commentando sui social l’incendio che ha distrutto il Teatro Sannazaro. Le fiamme si sono propagate all’alba in via Chiaia: la procura di Napoli ipotizza il reato di incendio colposo a carico di ignoti. Il prefetto Michele Di Bari:

“Da quello che mi dicono il teatro è completamente distrutto”. “Qui c’è un danno immateriale enorme, in una città come Napoli che vive di cultura, che ha una vivacità culturale enorme, che si spende perché la cultura possa essere anche un motore, credo sia una pagina molto brutta ma credo che Napoli sia resiliente come sempre”.

I vigili del fuoco stanno ultimando le operazioni di spegnimento e messa in sicurezza. Evacuate decine di persone dagli appartamenti vicini. Il teatro “è tutto bruciato, dal palcoscenico, ai palchi, dalla platea al foyer” ha dichiarato il comandante provinciale dei vigili del fuoco di Napoli, Giuseppe Paduano:

“Resta poco, vedere un pezzo di storia di Napoli bruciare fa un certo effetto”. “Dovremmo probabilmente evacuare tutto il fabbricato accanto al teatro, 12 appartamenti, poi nella parte dietro altri 10, quindi in tutto dovrebbero essere 22 appartamenti”. A collassare è stata la cupola, ha spiegato, che sovrastava le poltrone della platea, poi il rogo si è propagato un po’ ovunque, anche nei palchi ai piani superiori. Alcune persone sono rimaste intossicate, ma stanno bene, ha comunicato Fiorella Zabatta, assessora regionale alla Protezione Civile.

Chi abita lì vicino ha raccontato il brusco risveglio: “Brutto…. Io sentivo rumori, mi sono alzata dal letto, ho girato per casa e ho visto del fumo, ho chiamato subito i vigili del fuoco e polizia, poi è arrivata la polizia e ci ha fatto scendere, io abito al 156, quindi sulla cupola del teatro Sannazzaro”, racconta una donna.

Napoli cerca di guardare avanti, nonostante la tristezza per il teatro noto in città come la “Bomboniera”. Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha dichiarato: “Tornerà splendida com’era prima. Ve lo prometto”.

Su Board per Gaza opposizioni compatte, scontro con Tajani in assenza Meloni

Roma, 17 feb. (askanews) – Copione già scritto, dai numeri della maggioranza. L’aula della Camera approva, con 183 sì e 122 voti contrari, la risoluzione di centrodestra con cui si sostiene la scelta del governo Meloni di accogliere l’invito del presidente Donald Trump a far parte del Board of peace come osservatori. A spiegare al Parlamento la presenza dell’Italia alla riunione inaugurale giovedì a Washington è il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che si ritrova però quasi solo: insieme a lui, tra i banchi del governo, ci sono solamente il ministro della P.A. Paolo Zangrillo e tre sottosegretari in quota Fi, Ferrante, Valentini e Tripodi. Mentre, in tema di politica estera, le opposizioni – e non è scontato – trovano l’unità con una risoluzione comune che chiede che il paese non abbia alcun ruolo in questo organismo per evitare di “legittimare” qualcosa che, sostengono, si colloca fuori dalla Costituzione e dal diritto internazionale. La fotografia per una volta di un campo larghissimo, compresa Azione.

E la segretaria del Pd, ‘testardamente unitaria’, Elly Schlein, decide di intervenire. Lo fa prendendo di mira la premier, che non è in aula ma viene continuamente evocata, le chiede di scegliere “da che parte stare”. L’Italia, dice Schlein, “forte della sua storia, deve difendere le sedi multilaterali, il diritto internazionale”. La verità, affonda, è che “Giorgia Meloni non riesce a dire di no a Donald Trump”. Altro che “pontiera, mediatrice… Si è rivelata una spettatrice. c’è subalternità”. “Degli altri paesi fondatori dell’Ue non ci sarà nessuno, neanche la Germania di Merz” e neanche la “commissione europea”. “State cercando di aggirare un divieto costituzionale giocando con le parole”, sottolinea.

Il dibattito si infuoca quando il ministro, nella sua replica, accusa le opposizioni di non avanzare proposte. Ricorda ai gruppi di minoranza di essersi astenuti “sulla risoluzione per sostenere l’iniziativa di pace messa in campo dagli Stati Uniti per Gaza” mentre Davide Faraone di Iv protesta, richiamato all’ordine dalla presidenza. Piccata è la replica a Riccardo Magi di +Europa che aveva accusato la premier di “aspettare che altri decidano per capire dove è meglio accucciarsi, dove è meglio ripararsi, dove è meglio scodinzolare”. “Noi non andavamo a scodinzolare attorno alla signora Merkel, sottovoce, al bar, per dire: ‘Ci penso io a tenere buoni gli altri'”, dice il ministro riferendosi al governo giallo-verde di Giuseppe Conte. Un vociare accompagna il suo elencare i paesi che faranno parte del Board: “parteciperanno Paesi come la Romania, la Slovacchia, la Croazia, la Grecia e l’Austria…”.

Faraone esprime “solidarietà” al ministro mandato “qui in aula e persino a Washington” da una “presidente Maga” che gli fa “rinnegare una carriera da europeista”, contrariamente alle posizioni di Marina Berlusconi che critica Trump: “qual è la linea di Fi?”. Già il dem Giuseppe Provenzano l’aveva punzecchiato poco prima sullo stesso argomento: “‘Io so che il mondo di Trump non è quello che vorrei per me o per i miei figli’. Lei parla ancora” con la figlia del fondatore di Forza Italia?

Di “incredibile superficialità”, un “discorso vuoto” che “non ha detto nulla sulla natura del board of peace e sul ruolo del nostro Paese”, parla Nicola Fratoianni. E sono scintille sulla Cisgiordania: “Ha detto che è contro le annessioni, ma è successo un fatto nuovo, siamo di fronte ad una azione del governo israeliano e lei non ha avuto il coraggio di pronunciare un giudizio chiaro”. Poi affonda: “guardoni o imbucati il Board of peace è inaccettabile, una privatizzazione immorale del diritto internazionale”. Quanto al voto sulla risoluzione sul piano di pace, “è indecente dire che quel voto è uguale a ciò di cui discutiamo oggi. Quel voto era così perché gli astenuti avevano presentato altre risoluzioni, in cui dicevano ‘sì’ a un piano di pace” di cui “avevamo visto i rischi conclamati di un nuovo colonialismo”.

Non va giù al capogruppo M5S Riccardo Ricciardi l’appunto del ministro alle opposizioni di non aver fatto proposte alternative: “sa cosa avrebbe dovuto fare e non ha fatto? Riconoscere la Palestina, interrompere i rapporti con Israele durante il genocidio, arrestare Netanyahu, non astenersi dalle condanne di genocidio all’Onu e perseguire Israele per aver bombardato la Flotilla. Aveste fatto così, ci sareste anche potuti andare al Board. Ora ci andate in un solo modo: come complici”.

“Il Board of peace non è stato costruito in base alle risoluzioni delle Nazioni Unite, che dicevano molte altre cose, perché questo non è altro che un comitato d’affari che si preoccupa di predisporre i rendering delle nuove infrastrutture, delle spiagge”, dice Ettore Rosato di Azione.

Medio Oriente, 85 paesi (tra cui Italia e UE) condannano l’espansione di Israele in Cisgiordania

Roma, 17 feb. (askanews) – Ottantacinque paesi, tra cui l’Italia, e tre organizzazioni internazionali, tra cui l’Unione europea, hanno sottoscritto una dichiarazione di condanna delle “decisioni e misure unilaterali israeliane volte a espandere la presenza illegale israeliana in Cisgiordania”.

“Queste decisioni violano gli obblighi israeliani previsti dal diritto internazionale e devono essere immediatamente revocate. Rimarchiamo a questo riguardo la nostra forte opposizione a qualunque forma di annessione”, recita la dichiarazione diffusa dal rappresentante palestinese presso le Nazioni Unite, Riyad Mansour.

Migranti, Meloni: faremo rispettare leggi nonostante parte politicizzata toghe

Roma, 17 feb. (askanews) – “Gli italiani hanno votato il centrodestra anche per questo, per ristabilire regole chiare e farle rispettare e il governo lo sta facendo con determinazione nonostante una parte politicizzata della magistratura continui a ostacolare ogni azione volta a contrastare l’immigrazione illegale di massa perché accogliere chi ha diritto è doveroso, rispettare le leggi italiane è indispensabile e chi non intende farlo non è benvenuto in Italia”. Lo afferma la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un video pubblicato sui social, commentando la notizia del migrante che ha ottenuto un risarcimento per essere stato inviato in un Cpr in Albania.

Referendum, Nordio "Tafazzi" preoccupa maggioranza e Comitati per Sì

Roma, 17 feb. (askanews) – A poco più di un mese dall’appuntamento con le urne per il referendum sulla riforma della magistratura i toni della campagna hanno assunto un clima da curva da stadio, alimentato anche dalla riduzione della forbice tra il ‘Sì’ e il ‘No’.

Nelle fila della maggioranza, che ha presentato la riforma, e tra i Comitati per il ‘Sì’, impensieriscono le ultime uscite del ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Il guardasigilli, in un’intervista al Mattino di Padova, ha affermato che “il sorteggio eliminerà un sistema para-mafioso al Csm”. Parole che hanno scatenato critiche aspre non solo da parte dei sostenitori del ‘No’. Il ministro Salvini, sollecitato sul tema da alcuni cronisti, ha invitato tutti, compreso Nordio, a “evitare aggettivi, attacchi e insulti” e a parlare “del merito perché è necessario che tutti abbiano toni più tranquilli”.

In difesa di Nordio è scesa Matilde Siracusano, sottosegretaria ai rapporti con il Parlamento e deputata di Forza Italia, che ha definito “ipocrita” chi “finge di scandalizzarsi per le parole del ministro” perché “riproducono fedelmente il contenuto delle dichiarazioni del magistrato Nino Di Matteo, verbo e musa ispiratrice della parte più manettara della sinistra”.

Ma le affermazioni del titolare di via Arenula hanno continuato ad agitare i tanti Comitati di cittadini per il Sì sparsi da Nord a Sud Italia. ‘Off the record’, alcuni si sono detti “preoccupati per gli scivoloni” del ministro che “non fanno altro che spingere gli indecisi a votare per il ‘no’. Alla causa del ‘Sì’ non serve un Nordio-Tafazzi: dovrebbe abbassare il volume”, hanno sottolineato.

Da parte sua, Giuseppe Conte, in campo per bocciare la riforma, ha definito “inaccettabili le uscite degli ultimi giorni del ministro Nordio, serve lucidità”. Sulla crescita dei ‘No’ nei sondaggi, il leader di M5s ne era sicuro, “perchè i cittadini si informano e non ci stanno più ad accettare questo modo di fare. Noi cerchiamo di fargli capire il merito di questa riforma che modifica 7 articoli della Costituzione”.

Mps delibera il delisting di Mediobanca con la piena integrazione

Roma, 17 feb. (askanews) – Il Consiglio di amministrazione di Banca Monte dei Paschi di Siena, riunitosi sotto la presidenza di Nicola Maione, ha deliberato di procedere alla piena integrazione con Mediobanca – Banca di Credito Finanziario Società per Azioni, attraverso la fusione per incorporazione, ed il conseguente delisting della medesima. Lo riporta un comunicato di Mps.

Contestualmente le attività di corporate & investment banking e private banking a servizio della clientela di fascia alta saranno trasferite in una società non quotata posseduta al 100% da BMPS, si legge, che manterrà la denominazione di “Mediobanca S.p.A.”, un brand di altissimo valore con un patrimonio unico di competenze e sinonimo di eccellenza nei servizi di consulenza alle imprese e ai privati.

In tale perimetro, prosegue il comunicato, sarà ricompresa anche la partecipazione in Assicurazioni Generali S.p.A. La nuova struttura del Gruppo è finalizzata al raggiungimento degli obiettivi strategici e reddituali e alla piena realizzazione delle sinergie industriali per la massimizzazione della creazione di valore.

Tale configurazione, dice ancora Mps, è volta a valorizzare l’expertise distintiva di Mediobanca e delle risorse professionali, in un modello operativo specializzato. Mps, infine, ha informato Mediobanca, che ha preso atto delle decisioni assunte nel rispetto della disciplina sulle operazioni con parti correlate e degli obblighi di legge. (fonte immagine: Mediobanca)

Il cardinale Parolin: il Vaticano non parteciperà al Board of Peace

Roma, 17 feb. (askanews) – “Il Vaticano non parteciperà” al Board of Peace “per la sua particolare natura”. Così il segretario di Stato Vaticano cardinale Pietro Parolin lasciando Palazzo Borromeo a Roma, sede dell’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, dove si sono svolte le celebrazioni tra Italia e Santa Sede del 97mo anniversario dei Patti Lateranensi e del 42esimo anniversario dell’Accordo di modificazione del Concordato.

“La particolare natura” della Santa Sede, ha continuato il cardinale Parolin, “non è evidentemente quella degli altri Stati. Abbiamo preso nota che l’Italia parteciperà come osservatore. Evidentemente ci sono punti critici che lasciano perplessi e avrebbero bisogno di trovare delle delle spiegazioni. La cosa importante è che si stia tentando di dare una risposta, però per noi ci sono alcune criticità che dovrebbero essere risolte”.  Sul motivo, ha continuato, “credo che non vale la pena qui di soffermarci, ma una preoccupazione è quella che a livello internazionale sia soprattutto l’ONU che gestisce queste situazioni. Questo è una dei punti sui quali noi abbiamo insistito”, ha concluso Parolin.

Board of Peace un test politico per Trump: chi ci sarà e chi no

Roma, 17 feb. (askanews) – La prima riunione del Board of Peace, voluto dal presidente degli Stati uniti Donald Trump, è in calendario questa settimana a Washington, con un incontro fissato per giovedì 19 febbraio. L’appuntamento, secondo quanto ricostruito da notizie di stampa e da indicazioni filtrate da fonti governative e diplomatiche in vari paesi, dovrebbe mettere attorno allo stesso tavolo un gruppo eterogeneo di leader e delegazioni, con una componente rilevante di partecipazioni ‘non di vertice’ (ministri, inviati speciali, alti funzionari) e una presenza europea in buona parte in formula di ‘osservatore’.

Il Board of Peace nasce come meccanismo politico-diplomatico parallelo, con al centro il dossier Gaza: ricostruzione, sicurezza, gestione civile e coordinamento dei contributi. In questa prima riunione, tuttavia, la definizione del perimetro resta fluida: in diversi casi i governi risultano aver accettato l’invito o aver manifestato disponibilità, ma senza sciogliere fino in fondo i nodi su adesione formale, ruolo, livello della delegazione e mandato operativo.

I LEADER PRESENTI Sul fronte delle partecipazioni con rango di capo di stato o capo di governo, la presenza certa è quella del presidente degli Stati uniti Donald Trump, che ospita la riunione, ne rivendica la regia politica e un potere di veto.

Tra i leader che, secondo le ricostruzioni di stampa, dovrebbero essere a Washington figurano il primo ministro ungherese Viktor Orban; il primo ministro pachistano Shehbaz Sharif; il primo ministro albanese Edi Rama; il presidente argentino Javier Milei; il presidente indonesiano Prabowo Subianto. A questi si aggiunge la Romania, con la presenza del presidente Nicusor Dan, anche se in formula di osservatore.

MINISTRI E ALTRE FIGURE DI GOVERNO Sul piano delle presenze non di vertice, ma già attribuite a nomi specifici, Israele è indicato come partecipante con il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar, mentre per la Commissione europea la partecipazione viene descritta in forma di osservatore con la commissaria per il Mediterraneo Dubravka Suica. La Grecia, secondo notizie di stampa elleniche, dovrebbe essere rappresentata come osservatore dal viceministro degli Esteri Haris Theoharis.

Cipro viene a sua volta indicata in formula di osservatore, con una rappresentanza che, in assenza di conferme nominali consolidate, è ragionevole attendersi di livello ministeriale o alto funzionario.

L’ITALIA L’Italia non può aderire al Board per un preciso vincolo costituzionale. Tuttavia il governo, tra le polemiche dell’opposizione, intende partecipare in qualità di Paese osservatore. Non è stato ancora definito il nominativo della figura che siederà al tavolo per Roma, e anche le voci di stampa che sostengono che potrebbe andarci il ministro degli Esteri Antonio Tajani non hanno ancora trovato alcuna conferma ufficiale.

Lo stesso Tajani ha spiegato in un intervento alla Camera: ‘Il governo ha ritenuto opportuno accettare l’invito dell’amministrazione americana a presenziare in qualità di paese osservatore alla prima riunione del board office in programma giovedì a Washington. Questa è certamente una soluzione equilibrata e rispettosa dei nostri vincoli costituzionali’. Secondo il ministro, attuare il piano di pace significa creare le condizioni per una stabilità duratura, evitare che Gaza resti un terreno di radicalizzazione, di scontro permanente, preda del terrorismo e a rischio di collasso migratorio. ‘L’Italia, per la sua storia, per la sua collocazione geografica e il ruolo politico di primo piano che svolge nella regione non può e non deve restare ai margini di questo processo’.

IL CASO GIAPPONE Sul Giappone, le indicazioni più aggiornate delineano una linea prudente ma politicamente significativa. Tokyo sta valutando l’invio dell’ambasciatore incaricato della ricostruzione di Gaza, Takeshi Okubo, alla prima riunione di Washington. Le fonti governative citate dalla stampa sottolineano che la decisione finale sull’adesione del Giappone al Board of Peace non è ancora stata presa.

MEDIO ORIENTE Il capitolo più delicato riguarda il Medio Oriente. In più ricostruzioni di stampa, diversi attori regionali vengono indicati come aderenti o comunque coinvolti nel perimetro del Board. In molti casi, però, non è stato ancora chiarito se la rappresentanza sarà affidata a capi di stato o di governo, o a figure di livello ministeriale e tecnico.

In assenza di annunci ufficiali su leader in arrivo, lo schema più probabile è quello di una partecipazione affidata ai ministeri degli Esteri o a inviati speciali con delega su Gaza e ricostruzione. E’ un profilo coerente con la natura dell’incontro inaugurale: un tavolo che mira a definire impegni, contributi e coordinate operative, prima di eventuali passaggi di livello politico più alto.

Tra i paesi dell’area mediorientale citati come partecipanti o aderenti compaiono, secondo ricostruzioni giornalistiche, Arabia saudita, Emirati arabi uniti, Qatar, Giordania, Egitto e Turchia. Per ciascuno di questi attori, se non dovessero arrivare i leader, l’opzione più verosimile è l’invio del ministro degli Esteri o di un ministro di stato/consigliere con delega specifica, eventualmente accompagnato da un capo intelligence o da un consigliere per la sicurezza nazionale, formule già sperimentate in precedenti round negoziali e conferenze multilaterali sulla regione.

Il quadro resta, però, soggetto a oscillazioni fino all’ultimo: alcuni governi mantengono margini di manovra per calibrare il livello della delegazione in funzione del formato definitivo dell’incontro, dell’agenda e della presenza o meno di altri attori regionali.

ALTRE REGIONI Oltre al Medio Oriente, le ricostruzioni di stampa accreditano una partecipazione di paesi di Asia centrale e altre aree con delegazioni in larga misura ministeriali o tecniche. In diverse liste circolate nei giorni scorsi, compaiono paesi come Uzbekistan e Kazakistan, oltre ad altri attori che, in assenza di annuncio di leader, tendono a essere rappresentati da ministri degli Esteri o da inviati speciali.

GRANDI ASSENTI (O FORSE ASSENTI) Accanto all’elenco delle presenze, l’altro dato politico rilevante riguarda chi non ci sarà o non ha reso nota una posizione.

Cina e Russia risultano, nel quadro pubblico, senza un’adesione formalizzata e senza indicazioni di presenza alla riunione inaugurale. In termini politici, l’assenza o la mancata definizione della posizione di Pechino e Mosca pesa sia sul profilo geopolitico dell’iniziativa sia sulla sua pretesa di rappresentatività globale.

Sul Brasile, le informazioni disponibili parlano di contatti e di un dialogo in corso, ma senza annuncio di adesione o di partecipazione alla prima riunione. Anche l’India rientra tra i grandi attori per i quali non emerge una decisione pubblica univoca su adesione e livello di presenza.

Nel campo dei paesi occidentali, alcune capitali europee hanno assunto posizioni di distacco o di rifiuto nella forma attuale. Il Regno unito viene indicato come non disponibile a sottoscrivere il testo o l’impianto del Board; la Francia è descritta come orientata a declinare l’invito; la Germania viene rappresentata come non in grado di accettare l’architettura proposta ‘nella forma attuale’, richiamando vincoli e valutazioni di governance. La Polonia, secondo ricostruzioni di stampa, ha escluso l’adesione ‘nelle circostanze attuali’, lasciando teoricamente aperti spiragli futuri ma non per la fase inaugurale. In questo stesso orizzonte, si collocano anche paesi nordici indicati come non aderenti o scettici.

IL G7 Il fatto che, allo stato attuale, nel G7 solo gli Stati uniti risultino aver aderito a pieno titolo al Board of Peace è un elemento che incide sulla lettura dell’iniziativa. Da un lato, segnala la cautela di alleati e partner nel legarsi a un meccanismo percepito come esterno ai formati multilaterali tradizionali; dall’altro, spiega la scelta di diversi governi di ‘stare dentro’ senza essere membri, optando per lo status di osservatore o per l’invio di figure tecniche di alto profilo.

In questo senso, la riunione di Washington assomiglia a un test politico prima che a un summit conclusivo: un passaggio in cui si misureranno la capacità statunitense di aggregazione, la disponibilità dei paesi a sedersi in un formato guidato da Washington e la sostenibilità del Board come canale capace di produrre risultati concreti su ricostruzione e sicurezza.

Danza, il "Béjart dell’hip-hop" Mourad Merzouki arriva a Bologna

Roma, 17 feb. (askanews) – Definito da Le Figaro “le Béjart du hip-hop”, accolto dal pubblico come una rock star, il coreografo francese Mourad Merzouki, pioniere nel trasformare la danza Hip Hop da pratica di strada ad arte di palcoscenico, arriva in Italia per presentare Beauséjour, in prima ed esclusiva italiana il 6 e 7 marzo al Teatro Comunale di Bologna – Comunale Nouveau (ore 20:30).

Cinquantaduenne originario di Saint-Priest, nella periferia di Lione, con genitori di origini algerine, quinto di sette figli con il sogno iniziale di diventare acrobata, Mourad Merzouki è oggi l’autore francese più rappresentato sui palcoscenici di tutto il mondo. Attivo sin dalla fine degli anni Ottanta, dal 1996 è alla testa della sua Compagnie Kafig che proprio a Bologna festeggerà il trentennale della sua fondazione con 40 creazioni e 2 milioni di spettatori in 65 paesi.

“Beauséjour” è una riflessione sul passare del tempo e sulla trasformazione dei corpi. Una sorta di affresco voluto dal veterano dell’Hip Hop per fare un bilancio della propria parabola artistica e illuminare, quindi, con nuova luce gli elementi costitutivi della sua prassi coreografica: il corpo, l’energia, la ricerca della bellezza. “Guardo al corpo consumato, al corpo che ha vissuto, al corpo che porta i segni e i dolori del tempo – ha affermato – la nostalgia qui non è un sentimento amaro, è una forza viva che rinasce e si dispiega”. Il coreografo esplora così i corpi che cambiano con l’età, trasformando i danzatori attraverso costumi e gestualità inedite.

Le sonorità electro-latine create ad hoc da Muller and Makaroff, il duo svizzero-argentino fondatore con il francese Philippe Cohen Solal a Parigi nel 1998 del gruppo musicale Gotan Project che è stato pioniere nella reinvenzione elettronica del tango, evocano qui una dimensione conviviale da “guinguette” (balera), un luogo di festa e memoria dove riaffiorano ricordi d’infanzia, primi amori e momenti condivisi con gli amici, sapientemente resa dallo scenografo Benjamin Lebreton, in cui è possibile udire i testi del MC e poeta urbano Fafapunk. In scena dialogano generazioni diverse: quattordici interpreti, giovani e anziani, non per contrapporsi, ma per mostrare il fluire del tempo. Si riflette così sull’inesorabile scorrere del tempo e sulla trasformazione dei corpi, perché la bella danza è universale e transgenerazionale.

“In questa nuova creazione, esploro il corpo al cospetto del tempo. Sto guardando con occhi nuovi e con impegno a come cambiano il movimento e la performance fisica. Alla mia età e dopo una carriera trentennale, i ballerini della mia generazione non hanno più lo stesso rapporto con il corpo. Eppure, nei nostri spettacoli e nelle nostre performance, continuiamo a celebrare la bellezza. Non cerchiamo più spettacolari prodezze fisiche, ma un’estetica diversa, che sia comunque aggraziata ed energica. Ho scelto di costruire una coreografia attorno a questa realtà. Quella del corpo che invecchia. La nostra società accetta il corpo e lo valorizza, ma entro i criteri specifici che si è imposta. In Beauséjour, guardo al corpo consumato, al corpo che ha vissuto, al corpo che porta i segni e i dolori del tempo. La nostalgia qui non è un sentimento amaro, è una forza viva che rinasce e si dispiega. Beauséjour è l’utopia sia di un passato che rinasce attraverso i ricordi, sia di un presente vissuto da corpi prominenti, gonfi e curvi. È una vera sfida coreografica per i ballerini hip-hop, che devono appropriarsi di nuovi movimenti, incarnando personaggi singolari molto lontani dalle loro esibizioni abituali” ha detto Merzouki.

Dalle scarpe rosse ai suoi oggetti, mostra per centenario di Ratzinger

Roma, 17 feb. (askanews) – È stata presentata all’Ambasciata tedesca presso la Santa Sede a Roma la mostra “Ricordando Benedetto XVI Verso il centenario della nascita”, in programma dal 21 febbraio al 12 aprile 2026 al Museo Diocesano di Arte Sacra di Pordenone. È una delle prime, se non la prima, esposizione organizzata per i 100 anni (il 16 aprile 1927) del papa teologo, per “rivitalizzare la sua eredità”, come ricordato dall’Ambasciatore tedesco Bruno Kahl, in vista dell’anno centenario che sarà denso di iniziative.

Luca Caruso, addetto stampa della Fondazione vaticana Joseph Ratzinger Benedetto XVI, da cui, insieme al centro studi Ratzinger di Bydgoszcz, in Polonia, per il quale è intervenuto il direttore Mariusz Kucinski, provengono la maggior parte dei pezzi esposti, ha spiegato:

“C’è un comitato proprio sul centenario, costituito all’interno della Fondazione vaticana dedicata a papa Benedetto, che sta stilando un intenso calendario di iniziative, prevalentemente accademiche – convegni, giornate di studio e iniziative elettorali – che a breve sarà presentato sul sito della fondazione, che intendono proprio celebrare la grandezza dell’uomo, del teologo, del pastore Joseph Ratzinger Benedetto XVI”.

A Pordenone saranno esposti per la prima volta oggetti personali e paramenti liturgici, tra cui la talare bianca, la mozzetta di velluto rosso bordata di ermellino e le famose scarpe rosse, realizzate dal “calzolaio dei papi” Adriano Stefanelli. Ma anche oggetti e suppellettili appartenuti al cardinale bavarese prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede, e, ancora, un focus fotografico sulla visita di Benedetto XVI ad Aquileia e Venezia nel (7 e 8) maggio 2011, a sottolineare il legame con la città friulana come sede dell’evento. Sandro Sandrin, presidente Associazione Eventi Pordenone:

“Perché Papa Benedetto è stato l’uomo che, con il suo libro Gesù di Nazareth, ci ha consentito di aprire in una piazza con 500 persone la conoscenza di un papa che aveva scritto e da lì sono iniziati una serie di eventi ‘Ascoltare Leggere Crescere’ con la Libreria Editrice Vaticana di Don Costa e quest’anno siamo arrivati al ventesimo anno di attività”, ha spiegato ad askanews.

Alla presentazione sono intervenuti anche don Stefano Vuaran (pro-rettore dello studio teologico cardinale Celso Costantini Diocesi di Concordia-Pordenone) e lo storico Giovanni Maria Vian, direttore emerito dell’Osservatore Romano. Il dibattito sulla gigantesca eredità del papa tedesco, che lasciò a sorpresa il soglio pontificio nel 2013, il suo grande impegno teologico e il suo importante pensiero sull’Europa cristiana può ufficialmente ripartire.

La mostra è promossa dal Centro Studi Odoriciani e Associazione Eventi di Pordenone con la partnership scientifica di Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger – Benedetto XVI e il patrocinio del Dicastero per la Cultura e l’Educazione e la Diocesi di Concordia-Pordenone. L’esposizione è realizzata con il contributo di Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Io Sono Friuli Venezia Giulia, Fondazione Friuli, Comune di Pordenone e con il sostegno di Cafc-Acque del Friuli, ATAP, gsm – gestione servizi mobilità spa, Setten, BCC Pordenonese e Monsile, Grimel, Theke.

Inter, Chivu: "Smettiamola di lamentarci"

Roma, 17 feb. (askanews) – Vigilia europea per l’Inter, attesa dalla trasferta in Norvegia per l’andata dei playoff di Champions League. Dopo il successo nel derby d’Italia contro la Juventus e le inevitabili polemiche che ne sono seguite, Cristian Chivu prova a spegnere il rumore di fondo e a riportare l’attenzione esclusivamente sul campo.

A Sky Sport il tecnico nerazzurro è tornato sul clima incandescente post gara: “Hanno parlato anche troppi, inutile che io dica altro. Ho già detto la mia dopo la partita e mi tengo quanto detto, anche perché penso corrisponda alla realtà; poi se vogliamo girarla come ci pare è diverso. Non ho altro da aggiungere e non ho tempo di guardare indietro. Domani è importantissimo e dobbiamo essere pronti sotto ogni punto di vista, visto che non sarà semplice”.

Chivu non cerca alibi in vista della sfida in terra norvegese, neppure legati alle condizioni ambientali o al terreno di gioco: “Non cerchiamo scuse, siamo arrivati qui dalla mattina proprio per fare un allenamento e per abituarci a questo campo; ma non c’è freddo o campo sintetico che tengano, dobbiamo essere pronti mentalmente e fisicamente. Qui loro hanno battuto il City e vinto a Madrid contro l’Atletico. Sono ambiziosi e hanno un progetto portato avanti da anni con dignità. Sappiamo bene come sta evolvendo il calcio norvegese, è un movimento importante”.

Capitolo infermeria: Hakan Calhanoglu dovrebbe tornare presto a disposizione. “Calhanoglu dovrebbe rientrare la prossima settimana, è solo un piccolo affaticamento ed è normale dopo questa serie di partite e poco allenamento… Spero che lo staff medico e lui mi abbiano detto la verità (ride, ndr)”. Più incerte le rotazioni, anche alla luce di qualche imprevisto: “Vedremo domani come stiamo, visto che ogni giorno ci capita una sorpresa, come la febbre di Frattesi”.

In conferenza stampa, il tecnico ha ribadito il suo pensiero sulle polemiche arbitrali: “Ribadisco, io dico la mia, sono qui per dire quello che vedo e che penso. Non mi interessa altro, magari c’è un po’ di frustrazione, ma bisogna anche accettare le critiche e che la squadra in testa è sempre la più odiata. Il calcio è così da cinquanta o cento anni, ci sono episodi pro e contro, smettiamola di lamentarci e fare i moralisti. C’è un caso ogni domenica. Anche noi a Napoli abbiamo subito un torto”.

Infine, una riflessione più ampia sul tema delle simulazioni e delle polemiche nel calcio moderno: “Come mai il calcio è lo sport più amato nonostante quello che accade? Forse è perché ci piace la polemica. Quando troveremo la risposta e non faremo finta di tante cose, questo sport migliorerà”.

Presentata la seconda edizione dei Corporate Wellness Games

Parma, 17 feb. – Si è svolta presso Palazzo del Governatore a Parma, la presentazione dei Corporate Wellness Games 2026 – Giochi interaziendali. Un’iniziativa organizzata da Go Athletic Studio, che utilizza lo sport come strumento per promuovere valori condivisi e che si svolgerà presso lo Stadio Lanfranchi il 22 e 23 maggio, dopo che la passata edizione si era svolta nella cornice dello stadio Tardini, riscuotendo un grande successo. Ne ha parlato Paolo Giordani, Responsabile Tecnico e ideatore dei Corporate Wellness Games: “Dall’anno scorso è nata, appunto collaborando con le varie aziende, l’idea di proporre un’attività che mettesse insieme quelli che sono i valori dello sport, quali gioco di squadra, aggregazione, etica sportiva con quelli delle aziende, quindi la volontà di team building, la volontà appunto di aggregazione, di gioco di squadra, di inclusione”.

L’impianto comunale è in gestione alla Federazione Italiana Rugby di Parma e ospiterà tutte le attività in programma. In merito ha parlato Roberto Manghi della Federazione Italiana Rugby: “La cittadella del rugby penso che sia un punto di riferimento per lo sport della città, ben venga questa unione tra sport e aziende. Come Federazione Rugby siamo aperti a far vedere questo nostro nuovo centro di alte performance che stiamo cercando di migliorare sempre di più, oltre ad essere la casa delle Zebre e delle Nazionali femminili del Sei Nazioni”.

L’edizione di quest’anno, è patrocinata dal Comune di Parma e punta a valorizzare gli spazi simbolo della città, come spiegato anche da Marco Bosi, Assessore allo Sport del Comune di Parma: “Siamo convinti che oggi le persone cerchino luoghi dove vivere bene. Le città diventano attrattive non solo grazie alle opportunità lavorative, ma anche al benessere che sanno generare sui cittadini e farlo tramite le aziende, quindi con i luoghi di lavoro dove le persone stanno bene, in cui lo sport è un veicolo di promozione del benessere, crediamo renda il territorio più attrattivo”.

Un evento che pone l’interesse su salute fisica e mentale dei lavoratori e che vede come partner l’Università di Parma. Giuliana Gobbi, Delegata del Rettore per lo Sport Universitario dell’Università di Parma ha spiegato: “Sono tutti aspetti dal punto di vista dello sport che sono positivi e che l’Università supporta. Le aziende stesse si stanno organizzando per il benessere dei dipendenti, cercando di favorire un’attività motoria supervisionata e che abbia proprio un’attenzione alla salute dell’uomo e del dipendente stesso” ha spiegato Gobbi.

Lo sport è così visto come un alleato prezioso per costruire ambienti di lavoro più produttivi, migliorando le dinamiche all’interno dei contesti di lavoro.

Calcio, il Napoli perde anche Rrahmani

Roma, 17 feb. (askanews) – Il Napoli perde un altro pezzo. Amir Rrahmani sarà out per le prossime partite azzurre per un problema alla coscia sinistra e Antonio Conte non avrà a disposizione il difensore che aveva appena riabbracciato, ma si è fermato contro la Roma dopo essersi infortunato in occasione di un inseguimento (con fallo) su Wesley. Questo il bollettino medico pubblicato dal Napoli: “In seguito all’infortunio durante il match contro la Roma, Amir Rrahmani si è sottoposto oggi, presso il Pineta Grande Hospital, a esami strumentali che hanno evidenziato una lesione di alto grado del bicipite femorale della coscia sinistra. Il difensore azzurro ha già iniziato l’iter riabilitativo”.

Calcio, Bastoni: "Ho sbagliato, mi prendo le mie responsabilità"

Roma, 17 feb. (askanews) – Alessandro Bastoni rompe il silenzio dopo le polemiche seguite a Inter-Juve e torna sul caso che ha acceso il dibattito social e mediatico. Il difensore dell’Inter, intervenuto prima a Sky Sport e poi in conferenza stampa alla vigilia della sfida contro il Bodo, ha ammesso l’errore e condannato con forza le minacce ricevute dalla sua famiglia.

“Dal punto di vista personale questa vicenda non mi ha segnato più di tanto, perché comunque siamo persone esposte e abituate a questo tipo di pressione e gogna mediatica, come l’ha definita giustamente il presidente (Giuseppe Marotta, ndr)”, ha spiegato Bastoni. Il difensore ha però sottolineato il disagio vissuto dai suoi familiari: “Mi dispiace di più per mia moglie e per mia figlia… Mia moglie si è trovata diversi commenti con minacce di morte o auguri di malattie che non stanno né in cielo né in terra. Questa è una cosa che va assolutamente condannata”. Un pensiero anche per l’arbitro Federico La Penna, bersaglio a sua volta di attacchi.

Il centrale nerazzurro ha poi affrontato nel merito l’episodio contestato: “Ho aspettato qualche giorno per rivedere quello che è successo e capire le differenze rispetto a quello che ho percepito io in campo. Ho sentito un contatto con il mio braccio che, rivedendo le immagini, è stato assolutamente accentuato. Per questo sono qui, per ammetterlo e prendermi le mie responsabilità”. Un’ammissione chiara, accompagnata dal rammarico per la reazione dopo l’espulsione: “La cosa per cui mi dispiaccio di più è il comportamento successivo”.

In vista della sfida europea contro il Bodo, Bastoni promette di essere il solito: “Sarò quello che avete sempre visto in oltre 300 partite in carriera… vedrete il solito Bastoni”. E sulla partita: “Loro sono una squadra forte, che ha qualità e gamba per ripartire, sono organizzati. Giocheremo sul campo sintetico, sarà diverso nei cambi di direzione, ma non vogliamo nessun alibi”.

Infine, una riflessione più ampia: “L’essere umano per essere definito tale deve avere il diritto di sbagliare, ma deve avere l’altrettanto dovere di riconoscere l’errore. Io oggi sono qui appositamente per questo”. Un’assunzione di responsabilità pubblica, nel tentativo di chiudere il caso e riportare l’attenzione solo sul campo.

NEF supera i 10 miliardi di risparmio gestito

Milano, 17 feb. (askanews) – NEF, fondo comune di diritto lussemburghese, multimanager e multicomparto, istituito da NEAM S.A., management company del Gruppo Cassa Centrale, supera i 10 miliardi di euro in asset under management e presenta due nuovi comparti per ampliare la propria offerta. A Milano nella mattinata di giovedì 12 febbraio, presso la sede di Cassa Centrale Banca, è stato svelato il raggiungimento del prestigioso traguardo e spiegato come funzioneranno i due nuovi prodotti.

“La gamma NEF è in continua evoluzione: in questa fase sono in collocamento due nuovi fondi, con caratteristiche distintive come la gamma NEF. L’elemento forte per il nostro Gruppo consiste nell’ evolvere il servizio di consulenza finanziaria per la nostra clientela. Abbiamo messo in cantiere e attuato una nuova consulenza finanziaria in banca denominata ‘Consulenza Valore’ che orienta il paradigma su due direttrici: la personalizzazione e l’attenzione alla relazione col cliente in una logica di patrimonio finanziario complessivo” – commenta Marco Galliani, Chief Wealth Management Officer di Cassa Centrale Banca.

“NEF rappresenta un elemento centrale e primario nella distribuzione di fondi comuni d’investimento. In questo ambito il Gruppo ha deciso di attuare un’architettura aperta, con un’ampia offerta di prodotti finanziari e fondi comuni, che sono oltre 2.500 a disposizione della clientela. NEF riveste un ruolo centrale perché svolge un’attività di selezione e monitoraggio su tutti i fondi.” – continua Galliani.

“I due nuovi comparti saranno denominati NEF Target 2031 e NEF Ethical Step to Balanced 2030, – spiega Flavio Bonomo, Amministratore Delegato di NEAM. “Il primo è dedicato a quei clienti che desiderano diversificare nell’ambito di un portafoglio obbligazionario. Si tratta quindi di clienti che intendano delegare al gestore la costruzione di un portafoglio costituito sia da titoli di Stato che da esposizioni a obbligazioni corporate, con una chiara gestione del rischio e un orizzonte temporale definito. Il secondo fondo è più originale e bilanciato, step to balanced, che parte con un portafoglio al 100% obbligazionario, dando mandato al gestore di aumentare la quota azionaria nel tempo, mediamente di un 10% all’anno in base all’andamento dei mercati, fino a raggiungere, in un arco temporale teoricamente intorno ai cinque anni, le caratteristiche di un fondo bilanciato. Per cui, a regime, questo fondo avrà un’esposizione Equity fra il 40 e il 60%” – conclude Bonomo.

I due nuovi comparti, dunque, si uniscono a differenti strumenti proposti all’interno di un processo di investimento che risponde ai bisogni dell’intera clientela del Gruppo Cassa Centrale, con particolare riferimento a una consulenza evoluta e globale, costruita nell’ottica di un rafforzamento della relazione tra cliente e banca, distintiva del credito cooperativo.

Olimpiadi, Di Centa: bilancio medaglie splendido e non è finita

Milano, 17 feb. (askanews) – “Innanzitutto, diciamo subito che non è finita. E quindi già questo è importante. Il bilancio non solo come atleta, ma anche come dirigente, è ovviamente splendido”.

Lo ha detto la campionessa olimpica, Manuela Di Centa, a margine di un evento a Casa Italia organizzato da Confindustria per fare il punto sull’impatto economico dei Giochi di Milano Cortina. “Ma lo è non solo per numero di medaglie e soprattutto di ori, ma come donna e come atleta donna dico anche che è un bilancio femminile incredibile perché il lavoro che è stato fatto come Coni, in particolare nelle due federazioni che si occupano di sport invernali, è stato fatto un grande lavoro sotto profilo proprio della programmazione, delle impostazioni delle squadre. E anche ogni minima virgola è stata curata nell’arco di questi quattro anni per dare la possibilità alle ragazze e alle mamme di poter essere mamma e di poter gareggiare e in questo caso vincere alla grande. Quindi per me è un grande successo non solo sportivo ma un successo sociale, un successo di crescita del nostro sport insieme anche alla nostra nazione, perché questo è un presentare l’Italia capace di vedere come lo sport sa essere compatibile con gli altri aspetti e gli altri momenti della vita. E questo non è un’ultima cosa, questa è la prima cosa perché noi siamo atleti ma principalmente siamo persone prima e questo credo che sia il successo più grande assieme a quello che è condiviso con il Paese Italia, perché la presenza di Mattarella a Cortina con una vittoria di Federica Brignone, e il miracolo che Federica ha fatto, ha reso veramente il senso di squadra italiana. Squadra vuol dire tutta, non solo sportiva”.

Milano-Cortina, l’Italia è oro nel pattinaggio inseguimento uomini

Rho(Mi), 17 feb. (askanews) – L’Italia ha vinto in una gara combattutissima la medaglia d’oro nella finale del pattinaggio di velocità inseguimento uomini dei Giochi olimpici di Milano Cortina. Il terzetto formato da Davide Ghiotto, Andrea Giovannini e Michele Malfatti ha avuto la meglio su quello statunitense. L’Italia ha vinto con il tempo di 3:39.20, recuperando un distacco inziale di 7 decimi sugli Stati Uniti. Il terzetto azzurro ha avuto la meglio su quello americano distaccato sul traguardo di 4,51 secondi. È la nona medaglia d’oro degli azzurri per un totale di 24. Nella finale B, tra olandesi e cinesi, si sono imposti i secondi conquistando il bronzo.

Ue, Schlein: governo Meloni cavallo di Troia di Trump in Europa

Roma, 17 feb. (askanews) – “Non solo ci isolate in Europa, ma come cavalli di Troia di Trump frenate il salto in avanti di integrazione necessaria alla sopravvivenza dell’Unione. Serve l’Europa federale, ma voi siete contrari”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein parlando in aula alla Camera. “Servono le cooperazioni rafforzate, serve un grande piano di investimenti comuni finanziati da Eurobond… Ma voi no, non avete il coraggio di fare questa battaglia perché Orban e Trump non sono d’accordo. Serve una difesa europea, ma voi siete contrari perché preferite continuare a comprare le armi da Trump. La vostra subalternità a Trump la paga a caro prezzo l’Italia”.

M.O., Schlein: Meloni scelga da che parte stare, no a Board of peace

Roma, 17 feb. (askanews) – Giorgia Meloni deve “scegliere da che parte stare”, l’Italia deve “dire di no” al ‘Board of peace'”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein intervenendo in aula alla Camera. “L’Italia, forte della sua storia, deve dire di no (al ‘Board of peace’, ndr) e difendere le sedi multilaterali, il diritto internazionale”. L’Italia, ha aggiunto deve “dire che sono le Nazioni unite a dover guidare i processi di pace” che “non si fanno con le telefonate in cui Trump dà ragione a Putin” e nemmeno con i club privati” o “con transazioni opache e nemmeno coi video che trasformano le macerie di Gaza che ha subito dei crimini di genocidio in resort di lusso per ricchi e per i propri interessi”.

Ha aggiunto la leader Pd: “Scegliete di stare dalla parte della Costituzione della dignità del paese e di un’Europa capace di contare. Mi rivolgo alla presidente Meloni: noi siamo all’opposizione, abbiamo presentato oggi una risoluzione unitaria di tutte le opposizioni. Ma quando Meloni va all’estero rappresenta tutto il paese e rappresenta anche noi”. Dunque “io chiedo di non andare a Washington e di non far partecipare l’Italia al ‘Board of peace’ con cui Trump vuole sostituire le Nazioni unite”. Il governo deve “tener fede alla nostra Costituzione e alla storia del nostro paese”.

M.O., Schlein: governo cerca di violare Costituzione giocando con parole

Roma, 17 feb. (askanews) – “State cercando di violare un divieto costituzionale giocando con le parole”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein parlando in aula alla Camera.

“Si decide se l’Italia accetta di partecipare a un organismo nato per soppiantare le Nazioni unite. Si decide se l’Italia accetta di partecipare allo smantellamento del diritto internazionale per sostituirlo con il ‘Board of peace'”, ha aggiunto.

Stiamo parlando di “sostituire la diplomazia con gli affari” e la “Commissione europea ha chiarito che non sarà parte del board nemmeno come osservatrice”. Rivolta al ministro degli Esteri Antonio Tajani ha aggiunto: “Non ci venga a raccontare che è previsto dalla risoluzione Onu: prevedeva un organismo temporaneo che coinvolgesse i palestinesi, lo statuto proposto da Trump non prevede nessuna di queste cose”.

Referendum, Salvini: Nordio? Conto che si abbiano toni più tranquilli

Milano, 17 feb. (askanews) – “Evitiamo aggettivi, attacchi e insulti e parliamo del merito. Gli italiani non voteranno pro o contro Salvini, Nordio, Gratteri, il governo, la Schlein”. Lo ha detto il vicepremier Matteo Salvini, a margine della visita al villaggio olimpico a Milano, a chi gli chiedeva un commento dopo l’uscita del ministro della Giustizia Carlo Nordio, sul sistema di correnti del Csm.

“Se uno è convinto che la giustizia va bene così com’è, vota no, ma se uno ritiene che, come in quasi in tutti gli altri paesi europei o occidentali, serva soprattutto una corte indipendente che decida, in caso, come sanzionare un magistrato che mette in galera la persona sbagliatam, parliamo di questo…” “Conto – ha concluso Salvini – che tutti abbiano toni più tranquilli”.

Milano-Cortina, l’Italia hockey perde con la Svizzer: eliminata

Roma, 17 feb. (askanews) – Si conclude il torneo olimpico della nazionale italiana di Hockey. Gli azzurri perdono 3-0 contro la Svizzera nei playoff del torneo maschile e salutano quindi l’Olimpiade, nonostante un’ottima prova contro gli elvetici. Il Blue Team chiude così il torneo con quattro sconfitte in altrettante partite: 5-2 con la Svezia, 3-2 con la Slovacchia, 11-0 con la Finlandia e, appunto, 3-0 con la Svizzera. Solo con la Finlandia, affamata di gol per salvaguardare la propria differenza reti, è stato un flop. Per il resto tre ko, ma sempre a testa alta.

Dl Bollette, Salvini: doveroso chiedere alle banche un contributo

Milano, 17 feb. (askanews) – “Ci sta lavorando il ministro dell’Energia, l’obiettivo è di arrivare in consiglio dei Ministri domani, tagliando di quanti più euro possibile il peso e il costo delle bollette per gli italiani, chiedendo un sacrificio e un contributo alle aziende”.

Lo ha detto il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, rispondendo ai giornalisti che a margine della visita al villaggio olimpico gli chiedevano conto del dl bollette che domani andrà in consiglio dei ministri.

Salvini a tal proposito è tornato a proporre di innalzare il contributo delle banche per finanziare il provvedimento. “Sono appena usciti gli utili del 2025 delle principali banche italiane che si avvicinano ai 30 miliardi di euro. Io penso che sarà doveroso chiedere alle banche che stanno facendo profitti incredibili grazie agli italiani e grazie al governo, un ulteriore contributo anche per le bollette”.

“L’obiettivo del ministro Pichetto di cui ci ha parlato ieri è quello di arrivare domani in Consiglio dei Ministri – ha concluso – Però io sono qua e non sono il ministro Pichetto, quindi conto che riesca a farlo e conto che riesca a farlo. Io sono pronto a esserci per votarlo”.

Beer and Food, Barilla porta la pasta Al Bronzo agli chef

Rimini, 17 feb. (askanews) – Un caso che ribalta la logica tradizionale dell’industria alimentare: un prodotto nato per il consumatore finale che, su richiesta degli chef, fa il percorso inverso ed entra nelle cucine professionali. Lo porta al Beer&Food Attraction di Rimini Barilla che ha sviluppato una nuova linea con la Federazione Italiana Cuochi, con formati e packaging ripensati per il foodservice.

“Il prodotto ha avuto talmente tanto successo nel pubblico – spiega Marco Gandolfi, Associate Director Barilla for Professional Food Service – che alcuni chef si sono accorti che era un prodotto perfetto per la loro cucina e quindi hanno cominciato a chiederci: ‘Quand’è che fate un prodotto adatto anche alle esigenze della ristorazione professionale?'”.

Il lancio di Barilla Al Bronzo for Professionals è previsto per marzo, ma il progetto guarda già oltre i confini nazionali. “Lo lanciamo innanzitutto oggi a questa fiera Beer&Food Attraction di Rimini per il mercato Italia – precisa Gandolfi – ma da marzo sarà in vendita non solo in Italia, ma anche in altri paesi d’Europa e poi da quest’estate addirittura negli Stati Uniti”.

Meloni chiama la madre del bimbo di Napoli con il cuore bruciato: tutto il possibile per aiutarvi

Roma, 17 feb. (askanews) – Una telefonata per esprimere la “vicinanza” delle istituzioni e ribadire che si sta facendo “tutto il possibile, per quanto di competenza” perché si possa mantenere viva la speranza. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, questa mattina ha telefonato a Patrizia, la madre del bambino ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli dopo aver subito un trapianto di cuore con un organo lesionato, bruciato dal ghiaccio secco. La premier, viene spiegato, avrebbe anche detto di condividere l’obiettivo che sia fatta chiarezza e giustizia quando verranno accertate le responsabilità.

Intanto il ministro della Salute Orazio Schillaci e il presidente della Regione Campania Roberto Fico hanno avuto un colloquio oggi a Roma. Un incontro programmato nelle scorse settimane per un confronto su temi sanitari. “Il ministro e il presidente – si legge in una nota di Palazzo Santa Lucia – hanno rivolto massima attenzione a quanto avvenuto all’ospedale Monaldi di Napoli. Nell’esprimere la più sentita e sincera vicinanza e solidarietà alla famiglia del piccolo paziente ricoverato, sottolineano il forte impegno sinergico e la collaborazione istituzionale, perché venga fatta piena chiarezza su quanto accaduto”.

Allo scopo sono stati attivati nei giorni scorsi i poteri ispettivi e conoscitivi in capo sia al ministero che alla Regione, per poter assumere i provvedimenti necessari secondo le rispettive competenze. Nella giornata di oggi sarà, inoltre, trasmessa al ministero la relazione predisposta dagli uffici regionali su impulso del presidente Fico.

Meloni a madre bimbo Napoli: istituzioni vicine, il possibile per aiutarvi

Roma, 17 feb. (askanews) – Una telefonata per esprimere la “vicinanza” delle istituzioni e ribadire che si sta facendo “tutto il possibile, per quanto di competenza” perché si possa mantenere viva la speranza. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, questa mattina ha telefonato a Patrizia, la madre del bambino ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli dopo aver subito un trapianto di cuore con un organo lesionato.

La premier, viene spiegato, avrebbe anche detto di condividere l’obiettivo che sia fatta chiarezza e giustizia quando verranno accertate le responsabilità.

M.O., risoluzione unitaria opposizioni: Italia non legittimi Board of peace

Roma, 17 feb. (askanews) – La risoluzione unitaria delle opposizioni “impegna il Governo a non aderire, né a partecipare in qualunque forma al ‘Board of peace’ o ai suoi lavori, al fine di non legittimare un organismo internazionale non conforme ai principi fondamentali previsti dall’articolo 11 della Costituzione né a quelli del diritto internazionale”. E’ quanto si legge nel testo firmato dalla segretaria del Pd Elly Schlein, il presidente M5S Giuseppe Conte, i leader Avs Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, il capogruppo di Azione Matteo Richetti, la presidente dei deputati di Italia Viva Maria Elena Boschi, e il segretario di +Europa Riccardo Magi.

Nella risoluzione, c’è quindi l’impegno a “non delegittimare il ruolo dell’Onu che va rafforzato e sostenuto”. Occorre, scrivono, “scongiurare, in ogni caso, qualsiasi forma di contribuzione finanziaria, diretta o indiretta, al ‘Board of Peace’.

Tajani: il governo accetta l’invito Usa alla prima riunione del Board of Peace

Roma, 17 feb. (askanews) – “Il governo ha ritenuto opportuno accettare l’invito dell’amministrazione americana a presenziare in qualità di paese osservatore alla prima riunione del board offfice in programma giovedì a Washington. Questo è certamente una soluzione equilibrata e rispettosa dei nostri vincoli costituzionali”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani nelle sue comunicazioni nell’Aula della Camera sul “Board of Peace”.

“L’Unione Europea – ha proseguito Tajani – ha già confermato la partecipazione con la presidenza di turno e con un rappresentante della commissione. Parteciperanno anche tutti i principali partner della regione, penso all’Egitto, alla Giordania, l’Arabia Saudita, al Qatar, anche all’Indonesia, il più grande paese musulmano al mondo. Come potrebbe l’Italia non essere presente dove si discute e si costruisce la pace in
Medio Oriente, la presenza di tutti i principali attori regionali”.

“Per questo parteciperemo alla riunione di Washington, forti dell’importante contributo che il nostro paese ha messo in campo sin dal primo momento per il cessate il fuoco e per l’assistenza umanitaria alla popolazione della Striscia attraverso Food for Gaza”, ha sottolineato il ministro degli Esteri.

Calcio, Giudice sportivo Inter-Juve, una giornata a Kalulu

Roma, 17 feb. (askanews) – Giorgio Chiellini inibito fino al 27 febbraio e Damien Comolli fino al 31 marzo (con l’aggravante di un’ammenda di 15 mila euro). È questa la decisione del Giudice Sportivo nei confronti dei dirigenti della Juventus protagonisti di “un atteggiamento aggressivo gravemente intimidatorio” e di “espressioni gravemente insultanti avverso il medesimo Direttore di gara” per le proteste verso l’arbitro, La Penna, dopo la simulazione di Bastoni e l’espulsione di Kalulu. Quest’ultimo, ma è una beffa attesa, è stato squalificato per un turno (“doppia ammonizione per comportamento scorretto nei confronti di un avversario”) perché vittima di un clamoroso abbaglio.

La sanzione nei confronti di Damien Comolli è più severa, come si apprende dalla nota ufficiale del Giudice Sportivo: “Inibizione a tutto il 31 marzo 2026 e ammenda di 15.000,00 euro a Comolli Damien Jacques (Juventus): per avere, al termine del primo tempo, nel tunnel che adduce agli spogliatoi, assunto un atteggiamento aggressivo gravemente intimidatorio nei confronti del Direttore di gara, cercando il contatto fisico con il medesimo, evitato grazie all’intervento dell’allenatore della soc. Juventus e di altri tesserati e collaboratori, proferendo inoltre espressioni gravemente insultanti avverso il medesimo Direttore di gara e reiterando tale comportamento anche nella zona antistante lo spogliatoio dell’Arbitro”.

Decisione abbastanza simile anche per che riguarda Giorgio Chiellini: “Inibizione a tutto il 27 febbraio per avere, al termine del primo tempo, nel tunnel che adduce agli spogliatoi, contestato in modo concitato ed irriguardoso l’operato del Direttore di gara, reiterando tale comportamento anche nella zona antistante lo spogliatoio dell’Arbitro; per avere inoltre, nel medesimo contesto, rivolto critiche offensive indirizzate agli Ufficiali di gara; infrazione quest’ultima rilevata da un Assistente”.

Calcio, Lotito e il nuovo Flaminio: lavoro per una Lazio immortale

Roma, 17 feb. (askanews) – Un progetto da 480 milioni di euro per restituire alla città un impianto storico e consegnare alla Lazio una casa moderna, identitaria e sostenibile. A Formello il presidente Claudio Lotito ha alzato il velo sul piano di riqualificazione dello Stadio Flaminio, destinato a diventare il nuovo quartier generale biancoceleste e candidato a ospitare gli UEFA Euro 2032. “Presentiamo una visione”, ha dichiarato Lotito, spiegando che la rifunzionalizzazione dell’impianto “non riguarda solo la Lazio, ma Roma, la sua storia urbanistica e la sua capacità di guardare al futuro con responsabilità”. L’obiettivo è rigenerare un’area oggi in stato di abbandono, restituendole qualità, sicurezza e sostenibilità ambientale. Il nuovo Flaminio potrà accogliere 50mila spettatori e sarà operativo durante tutto l’arco dell’anno, con spazi culturali, ristoranti e aree di aggregazione. Il progetto prevede il recupero integrale della struttura originaria, che resterà visibile e protetta da una nuova copertura esterna. La nuova ossatura sarà indipendente da quella esistente, grazie a telai distanziati a 12 metri – il doppio rispetto agli attuali 6 – così da garantire sicurezza e tutela architettonica. Saranno inoltre ripristinati ambienti storici come palestre e piscina, nel segno della valorizzazione dell’identità dell’impianto nato per le Olimpiadi del 1960.

Uno dei nodi centrali riguarda l’impatto sul quartiere Flaminio. Il piano prevede la delocalizzazione dei parcheggi fuori dal quartiere, in prossimità della caserma Salvo D’Acquisto su viale Tor di Quinto. Da lì tifosi e mezzi privati potranno raggiungere lo stadio con navette in circa sei minuti o a piedi in 25.

Previsto anche il potenziamento del trasporto pubblico locale nei quindici minuti precedenti e successivi alle partite. Una parte dei tifosi potrà usufruire della metropolitana: nel progetto di prolungamento della Metro C fino a Farnesina è prevista la fermata Apollo d’Oro, nelle immediate vicinanze dell’impianto. Il completamento della linea è stimato entro il 2032.

Il piano include inoltre un ponte ciclopedonale, il rafforzamento della mobilità dolce e la trasformazione dell’area in un’isola ambientale, con l’obiettivo di ridurre il traffico privato e migliorare la qualità della vita del quadrante nord della Capitale. Sul fronte ambientale è previsto un incremento significativo delle aree verdi, con una cintura alberata attorno allo stadio e oltre 57mila metri quadrati di pavimentazioni innovative in grado di contribuire alla riduzione degli agenti inquinanti. Saranno adottate soluzioni tecnologiche per l’abbattimento dell’impatto acustico, nel rispetto delle abitazioni circostanti.

Nel suo intervento, Lotito ha lanciato anche un messaggio alla tifoseria, dopo le tensioni degli ultimi mesi: “Ogni tifoso sogna uno stadio pieno, moderno, identitario. Ma il sogno deve camminare sulle gambe della sostenibilità, del rispetto delle regole e dell’equilibrio economico. La Lazio è di chi la ama. E chi la ama ha il dovere di pensare al suo futuro. Noi stiamo lavorando per renderla immortale”.

Il 2032 non è una data casuale. La SS Lazio ha formalizzato una manifestazione di interesse per candidare il Flaminio tra le sedi ospitanti dell’Europeo. Un ritorno nel circuito dei grandi eventi continentali per uno stadio che nacque olimpico e che oggi sogna di tornare protagonista.

Referendum, Salvini: giusto chiedere chi finanzia chiunque

Milano, 17 feb. (askanews) – “E’ giusto chiedere chi finanzia chiunque. Mensilmente escono articoli su alcuni giornali su chi finanzia la Lega in maniera trasparente, non mi offendo, è giusto”. Così il segretario della Lega, Matteo Salvini, ha risposto ai giornalisti che a margine della visita al villaggio olimpico a Milano gli hanno chiesto conto della polemica tra il il Ministero della Giustizia e l’Anm dopo la richiesta del primo della lista dei finanziatori del comitato per il No.

Per il rogo al teatro Sannazaro la procura di Napoli indaga per incendio colposo

Napoli, 17 feb. (askanews) – La procura di Napoli ipotizza il reato di incendio colposo a carico di ignoti in merito al violento incendio che si è verificato all’alba all’interno del teatro Sannazaro in via Chiaia.

Le indagini proseguiranno più accuratamente soprattutto dopo le perizie dei tecnici e dei vigili del fuoco che sono ancora impegnati a domare piccoli focolai in un paio di appartamenti situati nello stabile dove si trova il teatro.

All’interno del Sannazaro noto in città come la Bomboniera, invece, il rogo è stato completamente domato.

Olimpiadi, Fugatti: da qui nascerà una promozione del territorio

Val di Fiemme, 17 feb. (askanews) – Ci sono ancora sei giorni di gare e tante medaglie da assegnare alle Olimpiadi di Milano Cortina, ma è già tempo di fare i primi bilanci, come spiega il Presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti.

“Sì perché sappiamo che da questo evento nascerà una promozione importante del nostro territorio a livello internazionale e quindi abbiamo fatto tanti investimenti, abbiamo lavorato, abbiamo progettato però poi siamo convinti che ci sarà un’eredità non solo infrastrutturale, non solo culturale ma sicuramente promozionale del nostro territorio.

Ma per il Trentino e la Val di Fiemme è già tempo di pensare ai prossimi appuntamenti.

“Guardiamo al futuro perché nel 2028 ci sono le Olimpiadi Giovanini e il Trentino insieme a Lombardia e Veneto è parte centrale e del 31 abbiamo il Mondiale di ciclismo, in Trentino quindi abbiamo da fare”.

Sanremo, Tredici Pietro: “Sono in attesa della grande scossa”

Milano, 17 feb. (askanews) – Tredici Pietro, rapper e cantautore già reduce da un tour sold out e importanti collaborazioni, sarà per la prima volta in gara alla 76 edizione del Festival di Sanremo con il brano “Uomo che cade”.

“Sono in attesa della grande scossa. Sono ancora un metro fuori, aspettando di essere elettrizzato. Spero sarà un’esperienza indimenticabile. Il mio primo ricordo di Sanremo è Renga che vince Angelo e canta la canzone dopo aver ricevuto il premio di vincitore. Noi canta Angelo, bellissima scena”.

L’inedito Uomo che cade è scritto da Tredici Pietro insieme ad Antonino Dimartino. La musica è di Antonino Dimartino e Marco Spaggiari. È prodotto da Vanegas; la produzione aggiuntiva è di Giovanni Pallotti, Fudasca, Sedd e Montesacro e fonde influenze hip hop, R’n’B e cantautorali, dando vita a un arrangiamento dal groove raffinato. Le strofe, costruite su accordi intensi dal gusto retrò, si alternano a un ritornello aperto e luminoso, capace di evocare una leggerezza che amplifica il tema profondo del brano. Il brano è la conclusione ideale del suo album “Non guardare giù”.

“Non guardare giù, e Uomo che cade si parlano. Sono concetti che si parlano. Perché non guardare giù per me vuol dire non mollare il colpo poco prima proprio in quel momento lì, proprio quando stai per crollare e lì che non devi mollare. Non guardare giù, perché le vertigini possono solo farti sentire che in pericolo, ma se tu guardi su, l’equilibrio lo mantieni. Un uomo che accetta il fatto che tanto se facciamo qualcosa cadremo, sbaglieremo, andremo in crisi. È inevitabile. E quindi con Uomo che cade voglio celebrare il fatto che per vincere una volta bisogna perderne dieci di sfide della vita. Almeno secondo me. E quindi è come se ci fosse un filo rosso evidentissimo tra una cosa e l’altra, tra un disco e la sua fine in qualche modo. Io la vedo come la chiusura”.

Tredici Pietro è reduce dal successo del suo tour sold out che lo ha portato ad esibirsi nei club di Bologna, Roma e Milano, consolidando un legame live sempre più profondo con il suo pubblico. Nel 2025 non sono mancate le collaborazioni musicali, tra cui quella con Fabri Fibra in Che Gusto C’è, brano certificato disco d’oro con oltre 34 milioni di stream su Spotify, che ha conquistato le principali playlist mainstream, e quella con Mecna nell’intensa ballad notturna Solamente di te.