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Euro sfiora 1,20 dollari, aggiorna i massimi da oltre 4 anni

Roma, 27 gen. (askanews) – Euro a un soffio da quota 1,20 dollari. La valuta condivisa è tornata ad apprezzarsi in maniera consistente sul biglietto verde nel pomeriggio, specularmente a nuovi cali del dollaro e in serata si scambia a 1,1975, dopo aver toccato un picco a 1,199. L’euro sale così ai nuovi massimi dal giugno del 2021, creando in prospettiva potenziali nuovi freni alle esportazioni dei paesi dell’area valutaria, in un quadro già non facilitato dai dazi commerciali.

Spillette ‘ICE Out’ alla Camera. Opposizioni: governo in aula

Roma, 27 gen. (askanews) – “Intervengo per chiedere un’informativa in quest’aula del ministro degli Esteri ma soprattutto del ministro degli Interni sulla presenza negata, poi ammessa, poi vedremo, poi chissà, dell’Ice, la milizia trumpiana, squadracce di tagliagole, in occasione delle olimpiadi”. Si tratta di “assassini di Stato che nella totale impunità attraversano le strade dell’America terrorizzando, rastrellando, deportando e uccidendo chiunque osi opporsi. Sparano in testa alle persone, rapiscono bambini di due anni usati come esche per catturare i genitori”. Così il leader Avs Nicola Fratoianni, con una spilletta ‘Ice out’ appuntata sul bavero della giacca, come anche i suoi colleghi e le sue colleghe di partito. Alla richiesta di Alleanza verdi e sinistra si sono associate tutte le opposizioni.

Fratoianni ha attaccato il governo e in particolare Piantedosi: “Stiamo parlando di un ministro che interrogato sulla questione ha dichiarato: non vedo il problema. Cosa che a me pare gigantesca. Come gigantesco è il fatto che dal nostro governo, se non con voci timide e in ritardo, non sia arrivata una parola su quello che sta accadendo. Mentre Piantedosi diceva che non risultava” la presenza di agenti dell’Ice, “gli Usa l’hanno smentito. Delle due l’una: la prima è che il ministro ha mentito e sarebbe gravissimo. La seconda è che non abbia mentito e che non sapesse, e sarebbe ancora più grave. Alla faccia della centralità: veniamo trattati come zerbini”, ha concluso ricordando la raccolta di firme lanciata “meno di 24 ore fa” che è già arrivata a “40 mila firme per dire agli italiani mobilitiamoci contro questo scempio”.

“Non ci sentiamo al sicuro di fronte a un ministro dell’Interno che o non sa o non dice o mente” sulla presenza degli agenti Ice, gli ha fatto eco Vittoria Baldino (M5S), la quale si è rivolta “direttamente ai colleghi e alle colleghe per chiedere se c’è qualcuno in quest’aula che non pensa che quello che sta succedendo negli Stati Uniti non sia una barbarie, non sia indegno per un paese civile, qualcuno che non pensa che la minaccia a giornalisti italiani non sia un’offesa? E se non c’è nessuno che lo pensa – ha sottolineato – mi appello a voi: perché non vi alzate in piedi e consegnate la vostra posizione, una presa di distanza da chi sta armando le braccia di questi boia che oggi vorrebbero fare arrivare nel nostro Paese, a nostra insaputa. Questo silenzio non fa rumore”, ma “fa paura”.

Il dem Matteo Mauri ha parlato di un “balletto indecoroso dove a dichiarazioni si susseguono smentite. Piantedosi non vede il problema? Per noi è un attacco ai valori democratici, quello che sta accadendo in Usa non può passare inosservato, i governi dei paesi democratici, il governo italiano non può girarsi dall’altra parte perché questo vuol dire assumere una responsabilità e di questi tempi di fronte ad un attacco allo stato di diritto non ci si può girare dall’altra parte”. “Qui c’è in ballo la dignità del nostro paese”, ha proseguito invitando anche i “banchi della maggioranza” a sollecitare l’informativa. E riferendosi alle parole del ministro degli Esteri Tajani ha concluso: “Tajani dice ‘non cediamo l’ordine pubblico’. Ci mancherebbe” ma “mi preoccupo” quando il ministro afferma che ‘vengono per collaborare nelle sale operative’. L’ultima volta che ho visto nelle sale operative qualcuno che non doveva esserci era al G8. E di questa gente non mi fido”.

“Quello che sfugge a Tajani – ha evidenziato Riccardo Magi di +Europa – è che l’Ice rappresenta un fattore di insicurezza, la cui presenza ai Giochi preoccupa molti. Il Governo, invece che fare finta di non capire, ne dovrebbe prendere atto e riferire al Parlamento. L’Ice non è la benvenuta in Italia. Ci sarebbe piaciuto che Giorgia Meloni lo dicesse al suo amico Trump, e invece assistiamo all’ennesimo inchino dei finti patrioti della destra, in un governo che pur di compiacere Usa consente la sfilata delle squadracce della propaganda di Trump”.

Mattarella in Emirati Arabi per suggellare stabilità rapporti

Dubai, 27 gen. (askanews) – Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è partito per gli Emirati Arabi e sarà ad Abu Dhabi e Dubai in visita di Stato fino al 29 gennaio. Il viaggio del capo dello Stato suggella il consolidamento dei rapporti tra Italia ed Emirati Arabi.

Si completa così un percorso di riavvicinamento dopo la fase critica del 2019-2020. Con l’attuale governo, infatti, i contatti si sono intensificati: ci sono state circa 30 visite di cui tre della presidente del Consiglio e una visita di Stato in Italia del Presidente Sheikh Mohamed bin Zayed al Nahyan nel febbraio scorso.

La visita di stato di Mattarella sarà centrata sul profilo economico: l’interscambio è raddoppiato nel 2025 arrivando a 9 miliardi, il tutto legato non solo agli idrocarburi ma anche al nostro export. A Dubai sono presenti circa 600 imprese italiane tra cui quelle che rappresentano i principali asset del paese, Eni, Fincantieri, Leonardo.

Sul versante politico, altrettanto rilevante, si discuterà ovviamente del ruolo che gli Emirati giocano nell’area come attore sempre più interessato alla sicurezza per poter procedere nello sviluppo economico. L’Iran rappresenta la principale minaccia ma gli Emirati sono presenti in Sudan, Yemen, Somalia, insomma hanno intensificato la loro proiezione esterna proprio per favorire la stabilità. In quest’ottica hanno recentemente sottoscritto gli accordi di Abramo per instaurare un rapporto anche con Israele nella prospettiva di un partenariato di sicurezza. A Gaza hanno avviato un impegno umanitario e hanno accettato l’invito di Trump ad entrare nel Board of peace. In questo senso i colloqui con il capo dello Stato saranno centrali vista la propensione al dialogo multilaterale degli Emirati. Ci sarà modo di discutere quindi sia di cooperazione culturale sia sui temi globali con un focus sui temi regionali tra i quali anche Siria e Libano.

Mattarella arriverà ad Abu Dhabi in serata accompagnato per il governo dal viceministro Edmondo Cirielli. Domani mattina visiterà la grande Moschea Sheikh Zayed, poi al Palazzo presidenziale ci saranno i colloqui con il Presidente Sheikh Mohamed bin Zayed al Nahyan. Nel pomeriggio il capo dello Stato si recherà alla Casa della famiglia abramitica, un luogo simbolico dove Papa Francesco incontrò l’Imam per sancire fratellanza e convivenza religiosa. Alle 18.30 Mattarella avrà un incontro con i rappresentanti italiani del mondo accademico e scientifico. Quindi il trasferimento a Dubai.

Il 29 gennaio il Presidente della Repubblica a Dubai incontrerà i rappresentanti delle imprese italiane, a mezzogiorno il colloquio con lo Sceicco di Dubai, nonchè vicepresidente e primo ministro degli Emirati Arabi Mohammed bin Rashid al Maktoum. Nel pomeriggio il rientro a Roma.

Ddl stupri, nuovo testo base senza la parola "consenso". Pd insorge ma Bongiorno insiste: rispettati patti

Roma, 27 gen. (askanews) – La Commissione Giustizia del Senato ha adottato come testo base del disegno di legge sulla violenza sessuale il testo unificato predisposto dalla presidente Giulia Bongiorno (Lega) che modifica quello approvato in maniera bipartisan dalla Camera togliendo il riferimento al consenso. I voti a favore sono stati 12 (ha votato anche Bongiorno) e 10 i contrari.

La presidente della commissione giustizia del Senato Giulia Bongiorno (Lega) ha presentato una nuova proposta di testo unificato che prevede un’innalzamento delle pene per violenza sessuale. L’articolo 609-bis del codice penale viene così: “Chiunque, contro la volontà di una persona, compie nei confronti della stessa atti sessuali ovvero la induce a compiere o subire i medesimi atti è punito con la reclusione da sei a dodici anni”, anziché da 4 a dieci anni.

“La volontà contraria all’atto sessuale deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso. L’atto sessuale è contrario alla volontà della persona anche quando è commesso a sorpresa ovvero approfittando della impossibilità della persona stessa, nelle circostanze del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso”, recita il testo. “La pena – prosegue il testo- è della reclusione da sette a tredici anni (anziché da sei a dodici, ndr) se il fatto è commesso mediante violenza e, minaccia, abuso di autorità ovvero approfittando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa. La pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi quando, per le modalità della condotta e per le circostanze del caso concreto, nonché in considerazione del danno fisico o psichico arrecato alla persona offesa, il fatto risulti di minore gravità”.

Ma lo stralcio della parola “consenso” è stato aspramente criticato dal Pd. “Si è consumata una brutta pagina di storia parlamentare perché un provvedimento che era stato approvato all’unanimità alla Camera e anche di un patto politico tra maggioranza e opposizione è stato strappato, calpestato, penso anche umiliato, ed è evidente che è venuto fuori un testo che non c’entra nulla con l’oggetto di quel patto, non migliora la legge, la ribalta, sostituisce il consenso con l’obbligo per la donna di dimostrare il proprio dissenso”. Così il presidente dei senatori Pd Francesco Boccia ha commentato l’adozione a maggioranza del testo Bongiorno come testo base sulla violenza sessuale in commissione Giustizia.

Bongiorno invece difende il testo: “Oggi nel codice la volontà della donna non c’è. Chi non vota questo testo rinuncia a introdurre nel codice la volontà della donna” ha detto la presidente della commissione Giustizia del Senato, Giulia Bongiorno, al termine della seduta in cui è stato adottato a maggioranza come testo base il suo testo unificato sulla violenza sessuale. “Su quel secondo comma io anzi mi aspettavo che sarebbe stata la mia parte politica a fare qualche opposizione. Io dico in caso di incertezza c’è la presunzione del dissenso, un concetto che non solo valorizza la donna, ma valorizza una presunzione a favore della donna e nei casi di incertezza”, ha spiegato. E per Bongiorno il patto tra Meloni e Schlein è stato rispettato: “Il patto era per mettere al centro di questa legge la volontà della donna, quindi il patto è stra-rispettato” ha detto Bongiorno, replicando alle opposizioni secondo cui con l’adozione a maggioranza del testo base sulla violenza sessuale si sia rotto il patto Meloni-Schlein che aveva caratterizzato il passaggio alla Camera con un voto bipartisan.

“Secondo me – aggiunge Bongiorno – questo testo fa un passo avanti rispetto alla Camera perché lì tutta la parte del ‘freezing’ lì non c’era. C’è una ‘presunzione di dissenso’ ogni qualvolta la donna non dice né sì né no perché è colta di sorpresa oppure c’è una situazione in cui è paralizzata, congelata dalla paura, il freezing”. “Poi ci sono alcuni che criticano il testo dicendo ‘non mi convince che ha levato l’interrogatorio’. Ma non si parla di interrogatorio! Io ho notato una serie di critiche da parte di persone che non hanno letto o non hanno approfondito. Io dico leggete e poi valutate”.

Le argomentazioni della relatrice non sono però bastate. “Il testo dell’emendamento è stato scritto da una donna ma dettato dal patriarcato”. Lo dice Michela Di Biase(Pd), relatrice del testo sul consenso approvato all’unanimità a Montecitorio. “Si tratta di una grande occasione persa, che farà compiere un grave passo indietro al nostro ordinamento”. Spiega la Di Biase: “La presidente della commissione Giustizia del Senato, senatrice Giulia Bongiorno, ha presentato e anche votato ù aspetto questo che non può passare inosservato ù un emendamento che compromette totalmente la proposta di legge sul consenso, già approvata all’unanimità alla Camera e che, recependo la Convenzione di Istanbul, avrebbe rappresentato un salto in avanti per la legislazione italiana, adeguandola a quella di numerosi altri Paesi che lo hanno già fatto”.

Conclude la parlamentare Pd: “lo giudico retrogrado e pericoloso, perché si allontana dal solco tracciato dalle sentenze della Corte di Cassazione, che riconoscono il consenso come elemento centrale. Con questo emendamento, il consenso scompare dall’ordinamento, rappresentando un arretramento inaccettabile per la tutela delle donne”.

“Proveremo in qualsiasi modo a posticipare per quanto possibile l’esame del testo e faremo tutto quello che il regolamento ci consente per impedire l’approvazione di un testo di cui non condividiamo assolutamente nulla”. Lo ha detto la senatrice Pd Valeria Valente dopo il voto in commissione Giustizia che ha adottato a maggioranza il testo Bongiorno come testo base. Valente ha spiegato che “a questo punto chiederemo un nuovo ciclo di audizioni”.

“Traditi tutti i patti, nel testo adottato non c’è più la parola consenso. Semplicemente si torna indietro anche rispetto alla giurisprudenza consolidata che aveva invece fatto fare significativi passi avanti; quella era la direzione da seguire. Abbiamo chiesto e ottenuto – dichiara la vicepresidente dem del Senato, Anna Rossomando – un nuovo ciclo di audizioni perché il testo Bongiorno è completamente diverso da quello su cui c’era stato il voto all’unanimità. Questo testo non può essere approvato”. C’è stata anche una protesta davanti al Senato contro il testo sulla violenza sessuale presentato da Giulia Bongiorno e adottato in commissione Giustizia come testo base con i voti della maggioranza. Un gruppo di manifestanti, la maggioranza donne, ha provato a sfilare a corso Rinascimento ma è stata bloccata dalla polizia con cui si sono registrati momenti di tensione: “Stanno discutendo sulla legge stupri e stanno bloccando il corpo delle donne. Pretendete di discutere un testo e non ci fate neanche passare. È una vergogna”, hanno protestato. nnalzando cartelli con le scritte “La destra tradisce le donne” e “Senza consenso è stupro”, le manifestanti hanno chiesto alle senatrici: “Escano fuori a difenderci, altre occupino l’aula, è una vergogna”. Tra gli slogan più urlati: “Allerta, allerta, che cammina, lotta transfemminista dalla sera alla mattina. Che tremi, che tremi ogni fascista, oggi Roma è transfemminista”.

Shoah, La Russa: presenti a tutti noi responsabilità anche italiane

Roma, 27 gen. (askanews) – “Le responsabilità anche italiane” della Shoah “sono presenti in tutti noi”. Lo ha detto il presidente del Senato, Ignazio La Russa, celebrando in aula il Giorno della Memoria.

“Abbiamo il dovere – ha sottolineato – di tramandare il ricordo della Shoah a chi verrà dopo di noi. Contrapponiamo la forza della memoria all’ignoranza, all’indifferenza che nutrono i semi dell’odio, del razzismo, dell’antisemitismo e dell’antisionismo. Odio, indifferenza e ignoranza non sono solo cicatrici del passato ma ferite aperte di fronte alle quali non possiamo rimanere indifferenti o voltarci dall’altra parte”.

“Il ricordo di quello che avvenne e le responsabilità anche italiane sono presenti in tutti noi così come i pericoli di questa fase storica incarnati da chi vorrebbe la non esistenza di Israele, di chi vorrebbe annullare il diritto di Israele a esistere”, ha aggiunto.

Frana di Niscemi, il capo della Protezione civile: l’intera collina sta scendendo verso la piana di Gela

Roma, 27 gen. (askanews) – “L’intera collina sta scendendo verso la piana di Gela: significa fondamentalmente che l’impatto è particolarmente complesso”. Lo ha detto il capo della Protezione civile, Fabio Ciciliano durante il sopralluogo a Niscemi, comune del Nisseno colpito da una frana che ha comportato l’evacuazione di centinaia di famiglie.

“Ci sono delle case prospicienti sul coronamento della frana che ovviamente non potranno più essere popolate – ha spiegato Ciciliano in una dichiarazione trasmessa da RaiNews24 – quindi è necessario ragionare insieme al sindaco su una delocalizzazione definitiva di queste famiglie. C’è ovviamente una fascia di sicurezza che deve essere analizzata”.

“Un dato è certo – ha evidenziato ancora il capo della Protezione Civile -: la frana è assolutamente ancora attiva, l’ho documentato io stesso, quindi è chiaro a tutti che la situazione è particolarmente critica”.

Iran, Trump dispiega "una grande armata" ma non chiude al negoziato

Roma, 27 gen. (askanews) – Gli Stati Uniti starebbero valutando attacchi mirati contro funzionari e comandanti iraniani di “alto livello” dopo aver dispiegato nella regione quella che lo stesso presidente americano Donald Trump ha definito “una grande armata, più grande di quella in Venezuela”. Una fonte del Golfo ha detto al Middle East Eye che gli attacchi in risposta alla repressione delle manifestazioni di piazza potrebbero avvenire già questa settimana, ma in un’intervista ad Axios Trump ha affermato che la diplomazia rimane ancora un’opzione, perchè Teheran “vuole raggiungere un accordo”.

Secondo fonti a conoscenza della situazione sentite da Axios, il presidente americano non ha ancora preso una decisione e potrebbe tenere nuove consultazioni questa settimana, nel corso delle quali gli verranno presentate diverse opzioni militari. Nei giorni scorsi, il Wall Street Journal aveva fatto sapere della richiesta di Trump ai suoi collaboratori di mettere a punto opzioni militari “decisive” contro l’Iran. Opzioni ora rafforzate dall’arrivo nella regione della portaerei USS Abraham Lincoln, entrata ieri nell’area di responsabilità del Centcom, e dal dispiegamento di altri caccia F-15 e F-35, più aerei cisterna per il rifornimento e altri sistemi di difesa aerea.

In un intervento pubblicato sul Wsj, il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha ammonito che l’Iran “risponderà al fuoco con tutte le sue forze”, se dovesse subire “un nuovo attacco” dopo quello dello scorso giugno. Si trattarebbe di “uno scontro totale” che “travolgerebbe tutta la regione”, ha aggiunto Araghchi.

Stando a indiscrezioni di stampa, Arabia Saudita, Oman, Qatar e Turchia hanno espresso contrarierà a un intervento militare in Iran, e ieri gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato ufficialmente che non consentiranno che il loro spazio aereo, il loro territorio o le loro acque territoriali vengano utilizzati per azioni militari ostili contro l’Iran. Intanto, gruppi armati iracheni legati all’Iran hanno fatto sapere di essere pronti a intervenire a sostegno di Teheran.

Poche ore dopo l’intervista di Trump ad Axios, un alto funzionario americano ha detto alla stampa che la Casa Bianca “è pronta a fare affari” quando si tratta dei negoziati con l’Iran: “Se vogliono contattarci, e loro sanno quali sono i termini, allora possiamo parlarne”.

I termini fissati dagli Stati Uniti per un accordo sono la rimozione di tutto l’uranio arricchito dall’Iran, un limite alle scorte di missili a lungo raggio, un cambiamento della politica iraniana di sostegno ai proxies nella regione e il divieto di arricchimento indipendente dell’uranio nel Paese. Gli iraniani hanno più volte espresso disponibilità a un negoziato con gli Stati Uniti, a patto che si basi sul “reciproco interesse”, sul “rispetto reciproco” e non sia invece uno strumemnto per imporre la volontà di una parte sul’altra.

Giorno Memoria, Gad Lerner: “Trump? Anche Hitler fece ciò che promise”

Modena, 27 gen. (askanews) – “Questi aspiranti dittatori, inebriati del proprio potere, quando promettono di fare qualcosa, poi lo fanno, poi ci provano. Hitler nel 1925 pubblicava il ‘Mein Kampf’ che aveva scritto in galera e gli davano del matto per i propositi di sterminio che conteneva quel libro. Sette anni dopo era al potere e lo ha fatto. E allora chi si stupisce perché dice ‘Eh, vabbè, Trump le spara grosse, ma poi si sa che torna indietro’. La storia ci dice il contrario”. Lo ha affermato il giornalista Gad Lerner a margine del convegno “Sentinella, a che punto è la notte?” che si è tenuto questa mattina al Cinema Arena di Modena, in occasione del Giorno della Memoria.

Lerner ha lanciato un chiaro appello a distinguere: “Non tutti gli ebrei sono israeliani. Non tutti gli israeliani teorizzano il rifiuto alla nascita di uno Stato palestinese”. E ha messo in guardia dalle generalizzazioni antisemite, che “rischiano di tornare fuori” e “fanno male esattamente ai palestinesi, perché se la causa palestinese viene insozzata dal pregiudizio antisemita, la paga”.

Il giornalista, che si definisce “ebreo dissidente”, ha ribadito la sua posizione: “Io voglio che nasca lo Stato di Palestina, ma voglio poter continuare a chiamare Israele, il luogo in cui sono nati i miei genitori, i miei nonni materni, in cui vive gran parte della mia famiglia, perché ci sono 7 milioni di ebrei laggiù e non hanno un altro posto in cui andare. Puoi recriminare sulle vicende storiche, puoi avere opinioni sul fatto se l’esserci andati o meno, ma non era una scelta di comodità, erano fuggiaschi e profughi anche loro”.

La tragedia, ha concluso Lerner “è che hanno causato nuovi profughi e nuovi fuggiaschi e non hanno saputo comporre la convivenza. Ma noi che abbiamo la fortuna di vivere al di fuori della zona di guerra, dobbiamo aiutare israeliani e palestinesi a incontrarsi, a riconoscersi, a non aizzarli a continuare una guerra”.

Di Paolo Tomassone –

Montaggio Claudia Berardicurti

Immagini askanews

Statuto, dopo ristampe di "Tempi Moderni" e "RiSKAtto" parte il tour

Roma, 27 gen. (askanews) – La storica band mod torinese Statuto ristampa due classici della propria discografia e parte in tournée. A partire da venerdì 13 febbraio saranno disponibili per Sony Music gli album “Tempi Moderni” del 1997 e “Riskatto” (1999), da quest’ultimo prende il nome il tour club che si inaugura lo stesso giorno da Milano.

Il primo album pubblicato originariamente nel 1997 torna in versione doppio vinile 180 grammi e CD. “Tempi Moderni” contiene 12 canzoni in puro stile “brit e power pop” con ricchi arrangiamenti chitarristici e orchestrali, ammiccanti alle migliori produzioni di Blur e Oasis, al punto che fu proprio la mod band torinese ad aprire il tour italiano della band dei fratelli Gallagher nel 2002. L’album sancì l’inizio della collaborazione con il produttore artistico Carlo Ubaldo Rossi. La formazione dell’epoca comprendeva: Oscar Giammarinaro (voce), Rudy Ruzza (basso), Giovanni Deidda (batteria) e Alex Loggia (chitarra).

Il secondo lavoro uscito nel 1999, sarà ora disponibile in due versioni vinile: nero 180 grammi e picture disc, ma anche CD. “Riskatto” racchiude 14 canzoni, delle quali: 11 versioni in italiano dei brani più celebri dello ska inglese (Madness, Specials, Bad Manners e Selecter), due versioni ska di classici dei ’60 italiani (Bandiera Gialla e Bada Bambina) e un brano dedicato al Grande Torino in occasione del cinquantenario della tragedia di Superga (“Grande” con testo dello scrittore Gianpaolo Ormezzano). Nel disco, sempre prodotto da Rossi, spicca la partecipazione di Rettore, che canta la versione italiana di “On my radio” dei Selecter. A motivare la scelta di un album dedicato interamente allo ska “2-Tone” contribuì il pubblico degli Statuto, che dopo un disco senza neanche un brano ska, aveva richiesto a gran voce una nuova uscita che riportasse alle radici della band. La formazione dell’epoca comprendeva: Oscar Giammarinaro (voce), Rudy Ruzza (basso), Giovanni Deidda (batteria) e Valerio Giambelli (chitarra).

In occasione della nuova pubblicazione in particolare di “RiSKAtto” gli Statuto partono con il tour club omonimo, curato da Barley Arts, in cui presenteranno dal vivo tutti i brani del disco con gli arrangiamenti originali dell’epoca. A questi si aggiungeranno le loro hit storiche come “Abbiamo vinto Il Festival”, “In Fabbrica”, “Ragazzo Ultrà”, e molte altre. Dopo le più di 50 date del loro “Football Tour”, la band torna sui palchi di tutta Italia con uno spettacolo tutto nuovo e con ricco set strumentale. Sul palco Oscar Giammarinaro (voce), Zak Loggia (chitarra), Alessandro Loi (basso), Giulio Arfinengo (batteria), Gigi Rivetti (tastiere), Lorenzo Bonaudo (tromba) e Daniele Bergese (sax).

Ecco le prime date del tour (in aggiornamento): 13/2 Milano Arci Bellezza, 17/2 Torino Blah Blah (showcase repertorio “Tempi Moderni”), 20/2 Roma Defrag, 21/2 Castiglione del Lago (PG) Darsena, 22/2 Torino Blah Blah, 7/3 Bergamo INK Club e 12/3 Bologna Locomotiv Club.

Giorno Memoria, Mattarella: no a menzogne despoti, nella nostra Repubblica non c’è posto per l’odio razziale

Roma, 27 gen. (askanews) – Il solo ricordo, seppur sincero e doveroso, la condanna di quanto accaduto non bastano, anzi sarebbe un “errore”, un’occasione mancata, confinare la tragedia della Shoah nei libri di storia o nella riflessione storica. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella celebra al Quirinale il Giorno della Memoria, ascoltando, tra le altre, la testimonianza, forte e dolorosa, della senatrice Liliana Segre a cui rinnova la “riconoscenza” della Repubblica davanti agli attacchi, “volgari e imbecilli”, che ancora le vengono rivolti, anche sulla situazione in Palestina (e lei tiene il punto: “Non si può usare Gaza contro il Giorno della Memoria”). Poi pronuncia, davanti alla premier, ai presidenti delle Camere e a mezzo governo, ai rappresentanti della Comunità ebraica, un discorso in cui tiene insieme passato e presente. Perchè è, purtroppo, ancora questione attuale e di fronte ai rigurgiti antisemiti che percorrono l’Europa anche il Parlamento italiano si è mosso: oggi la commissione Affari Costituzionali del Senato ha adottato a maggioranza, con il voto favorevole di Italia Viva e contrario di Pd, M5s e Avs, il testo base sul ddl antisemitismo.

Non è solo storia, non è solo ricordo, dunque, il Giorno della Memoria nella riflessione del Capo dello Stato. Per almeno due ragioni. La prima è che la Repubblica italiana e la sua Costituzione “sono sorte dal sangue innocente dei deportati nei campi di sterminio, dei combattenti per la libertà” e per questo “nella Repubblica non c’è posto per il veleno dell’odio razziale” e “per coloro che predicano la violenza” e la discriminazione. La seconda è che la grande e rovinosa “menzogna” – il cui “frutto velenoso” è stato lo sterminio di sei milioni di ebrei -, la menzogna, che si possa fare una graduatoria tra gli uomini, una classificazione “superiorità e inferiorità”, è circolata tra i totalitarismi del Novecento e ancora circola tra i despoti.

“Di queste menzogne si sono nutriti i totalitarismi del Novecento” e “se ne alimentano ancora oggi razzismo e antisemitismo. A queste menzogne attingono ai giorni nostri i despoti, gli aggressori” avverte il Capo dello Stato chiedendo che l’Europa promuova “un’azione rigorosa” contro ogni manifestazione di “razzismo e antisemitismo”. Si tratta di una “menzogna che si sviluppa lungo la storia e di cui la Shoah è stata la conseguenza più grave e mostruosa”, uno sterminio “lungamente progettato” e “accuratamente programmato nei minimi dettagli” che “racchiude in sè tutto il male che l’uomo è in grado di commettere quando si lascia contagiare”, per viltà, per interesse e per indifferenza dal virus dell’odio e del razzismo.

Poi Mattarella guarda alla storia d’Italia e sottolinea che “da italiani” non possiamo che rievocare con angoscia la persecuzione degli ebrei nel nostro Paese, “traditi dalle legge razziali volute dal fascismo”, da tanti “dei suoi adepti venduti ai carnefici nazisti, con la complicità della monarchia, di tanti che si ritenevano intellettuali, di parte della popolazione”. In questo “buio”, nella notte “senza stelle e senza speranza” di Elie Wiesel, che il presidente cita, “si sviluppò una fitta nebbia di paura, di indifferenza, di opportunismo” che pervase anche “cittadini irreprensibili”. Quando la ragione “si offusca”, quando l’umanità “si inaridisce” accadono cose mostruose. Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in una dichiarazione, condanna “la complicità del regime fascista nelle persecuzioni, nei rastrellamenti, nelle deportazioni. Una pagina buia della storia italiana, sigillata dall’ignominia delle leggi razziali del 1938”.

Infine, Mattarella lega la giornata di oggi all’evento “decisivo”, che si celebra quest’anno, gli ottanta anni della Repubblica nata “contro le ideologie disumane e sanguinarie” e dove “non c’è posto” per il razzismo, “per i germi della discriminazione”, “per chi coltiva l’odio”. Questo patriottismo “italiano e repubblicano” “ci rende custodi della democrazia”, che, ieri e oggi, a tutte le latitudini, parte dal “rispetto della dignità della persona umana”.

Calcio, il figlio di Commisso è il nuovo presidente della Fiorentina

Roma, 27 gen. (askanews) – La Fiorentina ha annunciato che il Consiglio di Amministrazione della società ha nominato Giuseppe Commisso – figlio di Rocco, morto lo scorso 16 gennaio – nuovo presidente del club viola. Nel corso della riunione, il Consiglio ha inoltre confermato Mark Stephan nel ruolo di Chief Executive Officer e Alessandro Ferrari nel ruolo di General Manager. Giuseppe Commisso assume la carica di presidente dopo aver già ricoperto ruoli di rilievo all’interno della governance del club.

“È per me un grande onore assumere la presidenza della Fiorentina”, ha dichiarato Giuseppe Commisso. “Desidero esprimere il mio pieno sostegno a Mark Stephan e a Alessandro Ferrari, la cui leadership e continuità manageriale rappresentano un elemento fondamentale per il presente e il futuro delcClub. Colgo inoltre questa occasione per ringraziare mia madre, Catherine: la sua nomina nel Consiglio di Amministrazione come membro riflette la continuità dell’impegno della nostra famiglia, seguendo le orme di quanto fatto da mio padre, Rocco. Sono profondamente determinato a portare avanti l’eredità di mio padre e la visione che ha costruito per la Fiorentina. Continueremo a lavorare con determinazione per rafforzare il club, nel pieno rispetto dei suoi valori, della sua storia e del legame con la città e i suoi tifosi, così come mio padre ha fatto fino ad oggi”.

Intesa tra Ass. maestri sci italiani e Avis su donazione sangue e salute

Milano, 27 gen. (askanews) – Un protocollo d’intesa volto a promuovere la donazione di sangue e plasma, la tutela della salute e l’importanza di corretti stili di vita, anche attraverso i valori positivi dello sport. È quanto sottoscritto il 27 gennaio a Milano da Avis e Associazione maestri di sci italiani (Amsi). L’accordo, firmato dai presidenti nazionali Oscar Bianchi e Luciano Stampa, ha durata triennale e si inserisce in un percorso di collaborazione orientato alla condivisione di obiettivi e valori comuni.

L’intesa nasce con l’obiettivo di favorire e promuovere la diffusione di messaggi di sensibilizzazione legati alla donazione, alla salute e al benessere, valorizzando il ruolo educativo dello sport. Le parti si impegnano a valutare, nel tempo, possibili occasioni di collaborazione e momenti di confronto, nel rispetto delle rispettive finalità istituzionali, con l’intento di rafforzare il legame tra pratica sportiva, responsabilità sociale e cultura della solidarietà.

“Questo accordo non fa altro che ribadire l’attenzione che da sempre la nostra associazione ripone verso il tema della salute e dell’attività fisica. Mantenere corretti stili di vita è il dovere principale di qualsiasi donatrice o donatore e siamo molto lieti che una realtà come Amsi abbia colto questa opportunità” ha commentato il presidente di Avis Nazionale, Oscar Bianchi, spiegando che “in fin dei conti, non c’è miglior donatore di sangue e plasma di una persona che pratica attività sportiva. È significativo, aggiungo, che questa firma arrivi a pochi giorni dall’inizio delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina, come a voler testimoniare il desiderio che anche Avis ha di prendere parte da protagonista, seppur simbolico, a questo evento così atteso”.

“Per Amsi questo Protocollo d’Intesa rappresenta una scelta di valore civico, che riconosce nello sport uno strumento di responsabilità sociale e di attenzione alla salute. I maestri di sci, nel loro ruolo professionale, sono quotidianamente a contatto con famiglie, giovani e sportivi e contribuiscono a diffondere una cultura della sicurezza, dei corretti stili di vita e del rispetto della persona” ha dichiarato il presidente Amsi, Luciano Stampa, rimarcando che “l’intesa con Avis rafforza il legame tra sport e comunità, confermando il valore sociale dello sport come patrimonio condiviso”.

I donatori sono complessivamente 1.678.573 (28 ogni 1.000 abitanti), il 66% è composto da uomini e il 34% da donne. Ogni anno vengono effettuate oltre 3 milioni di donazioni. Avis è la più grande associazione di donatori di sangue italiana. Fondata nel 1927 a Milano, oggi conta su oltre 3.300 sedi presenti su tutto il territorio nazionale e su più di 1,3 milioni di soci. L’Amsi oggi rappresenta oltre 14mila maestri di sci ed oltre 400 scuole distribuite in tutta Italia.

Teatro, a Roma arriva "Aria" di Veera Kinnunen e Antonio Careri

Roma, 27 gen. (askanews) – Dopo il successo delle prime date, “Aria”, lo spettacolo prodotto e coreografato da Veera Kinnunen e Antonio Careri (We Are Entertainment) e scritto da Chiara Menichetti, arriva a Roma per una tappa della tournée italiana, martedì 10 febbraio alle ore 20.30 al Teatro Ghione.

“Aria” è un’opera intensa e profondamente contemporanea che unisce narrazione e danza latino-americana per raccontare una storia di caduta, consapevolezza e rinascita. Ospite speciale della serata romana sarà Pasquale La Rocca, ballerino di fama internazionale e vincitore di due edizioni di Ballando con le Stelle. Lo spettacolo racconta la storia di una donna fragile e fortissima allo stesso tempo, che vive di gentilezza e di un bisogno d’amore mai colmato. Un evento traumatico – la perdita del lavoro e un amore illusorio – diventa il punto di rottura che la costringe a guardarsi dentro. Da qui prende forma un viaggio interiore profondo, che attraversa ferite mai rimarginate, ricordi d’infanzia, abbandoni e sensi di colpa, fino alla scoperta più difficile e liberatoria: non tutto il dolore è una colpa. La danza diventa linguaggio dell’anima, corpo che parla quando le parole non bastano più. Attraverso i cinque balli del mondo latino-americano e un universo musicale che spazia da Leonard Cohen alle grandi power ballad contemporanee, “Aria” dà vita a un racconto intimo ma universale, capace di toccare chiunque abbia conosciuto la perdita, la paura e il desiderio di rinascere. Il perdono – verso gli altri e verso sé stessi – è il vero atto rivoluzionario dello spettacolo. Ed è proprio da lì che Aria rinasce, aprendosi finalmente alla luce della “vita vera”. Uno degli elementi più potenti dello spettacolo è senza dubbio il suo corpo di ballo, composto da ballerini italiani di altissimo livello internazionale, molti dei quali hanno costruito la propria carriera all’estero. Dietro ogni interprete ci sono storie personali importanti, percorsi complessi, che hanno trovato nella danza una via di riscatto, disciplina e libertà.

La missione dello spettacolo – e della produzione We Are Entertainment – è riportare questi talenti in Italia, offrendo loro una concreta possibilità lavorativa nel proprio Paese e permettendo al pubblico italiano di scoprire artisti che sono, a tutti gli effetti, tra i migliori al mondo.

Autrice, coreografa e interprete, Veera Kinnunen è una delle figure più conosciute della danza latino-americana in Italia e in Europa, ha costruito una carriera internazionale che l’ha portata sui più importanti palcoscenici televisivi e teatrali, diventando nota al grande pubblico grazie a Ballando con le Stelle, dove ha dimostrato qualità tecniche e una forte sensibilità artistica e narrativa.

Eleonora Teti Press Office e PR Manager

L’Iran convoca l’ambasciatrice italiana dopo le dichiarazioni del ministro degli Esteri sui Pasdaran

Roma, 27 gen. (askanews) – L’Iran ha convocato l’ambasciatrice italiano, Paola Amadei, per “le dichiarazioni irresponsabili del ministro degli Esteri italiano sui Guardiani della rivoluzione”. E’ quanto riporta l’agenzia di stampa Tasnim. Ieri il ministro Antonio Tajani ha annunciato che giovedì, alla riunione dei ministri degli Esteri europei a Bruxelles, proporrà l’inclusione dei Guardiani della Rivoluzione nella lista delle organizzazioni terroristiche.

Stando a quanto riportato dall’agenzia Tasnim, il direttore generale per l’Europa occidentale del ministero degli Esteri iraniano, Alireza Yousefi, “ha protestato con fermezza” durante l’incontro con l’ambasciatore italiano per “le posizioni irresponsabili del ministro degli Esteri italiano, citando lo status giuridico dei Guardiani della rivoluzione come parte delle forze armate ufficiali della Repubblica Islamica
dell’Iran”. Yousefi ha quindi ammonito sulle “conseguenze distruttive di qualsiasi designazione contro i Guardiani della rivoluzione e ha chiesto di rivedere gli approcci sconsiderati del ministro degli Esteri italiano nei confronti dell’Iran”.

Fisco, sale contributo 2×1000 a partiti nel 2025. Primi Pd, FdI e M5S

Roma, 27 gen. (askanews) – Salgono le donazioni che i contribuenti italiani versano ai partiti attraverso il meccanismo del 2×1000, scelto l’anno scorso da oltre 2,2 milioni di italiani.

Dai dati diffusi dal Dipartimento delle finanze del Ministero dell’Economia emerge che con le dichiarazioni dei redditi rese nel 2025 (sui redditi 2024) il totale dei contributi è salito a 32,5 milioni di euro rispetto ai 29,7 milioni donati l’anno precedente.

Primo beneficiario del 2×1000 si conferma il Partito Democratico, scelto da 632.803 contribuenti per un totale salito a 10,57 milioni di euro rispetto ai 10,28 milioni di euro del 2024.

Crescita per Fratelli d’Italia che si piazza al secondo posto con 6,61 milioni di euro (erano 5,65 milioni nel 2024) versati da 435.855 contribuenti. Al terzo posto il Movimento Cinque Stelle che vede i contributi salire dai 2,73 milioni del 2024 a 3,17 milioni di euro da parte di 272.880 contribuenti.

In aumento anche Sinistra Italiana da 1,42 a 1,68 milioni di euro da 132.020 contribuenti, Europa Verde-Verdi da 1,49 a 1,54 milioni da 139.503 contribuenti, Azione da 1,28 a 1,51 milioni di euro da 66.275 contribuenti e +Europa da 821mila euro a 1,02 milioni di euro. In crescita anche Noi Moderati da 157mila a 195mila euro.

Sostanzialmente stabili i contributi versati con le dichiarazioni 2025 alla Lega per Salvini Premier a 1,14 milioni (erano 1,15 nel 2024) da 87.027 contribuenti così come quelli a Italia Viva, pari a 1,13 milioni rispetto agli 1,11 del 2024, e a Forza Italia (800mila euro rispetto ai 788mila euro del 2024).

Segre: "Non si può usare Gaza contro il Giorno della Memoria"

Roma, 27 gen. (askanews) – “Non si può usare Gaza contro il Giorno della Memoria”. Lo ha detto la senatrice a vita Liliana Segre, intervenendo alle celebrazioni della Giornata della Memoria al Qurinale.

“Oggi – ha detto la senatrice rispondendo alle domande di alcuni ragazzi – siamo arrivati a un’espansione dell’antisemitismo. Per cui la colpa risale a ritroso nella linea del tempo e ci tocca leggere frasi come ‘le vittime di allora hanno perpetrato un nuovo genocidio”. Un pensiero delirante e ripugnante alla base delle ritorsioni che stanno colpendo il Giorno della Memoria. Mi chiedo: ‘si può parlare di Gaza nel Giorno della Memoria? Certamente se ne può parlare. Il valore universale degli insegnamenti che derivano dalla Shoa ci porta a riflettere sempre sulle tragedie e i crimini che ancora dilagano nel mondo. Si può, si deve parlare di Gaza, di Iran di Ucraina, di Venezuela e di Sudan, e di tutto ciò che offende la dignità e chiama in causa la nostra responsabilità di cittadini di un mondo globale. Il problema è un altro: non si può usare Gaza contro il Giorno della Memoria. Tentare di oscurare o alimentare o lasciar correre ossessivi tentativi di banalizzazione di distorsione e di inversione della Shoa non si può accettare che diventi una vendetta sulle vittime di allora”.

“Secondo Segre, “quello che ancora tutti non sembrano aver capito è che il Giorno della Memoria non è per gli ebrei. E’ principalmente per tutti gli altri. Serve per ricordare la nostra storia, quello che fece l’Italia fascista di allora, la Germania nazista e molti stati europei contro le razze considerate inferiori, contro i più deboli e i diversi. Contro l’umanità. Il giorno della memoria è per ricordare i carnefici ma anche quelli che si opposero, e i giusti che tentatorono a costo della vita di salvare i perseguitati”.

Pedagogista Novara: ottimo stop social Francia, Italia cosa aspetta?

Roma, 27 gen. (askanews) – “Ottima la decisione del Parlamento francese che rompe gli indugi e promuove, come già l’Australia e Danimarca, un intervento concreto e regolativo a favore delle nuove generazioni. Un limite reale a applicabile, non come quello italiano, legato alla privacy, che nessuno rispetta”: è il commento di Daniele Novara, pedagogista, autore di best seller e direttore del CPP, sulla probabile approvazione, in Francia, di una legge che vieta l’utilizzo dei social agli under 15.

“Questo è un segnale forte anche per l’Italia che sembra invece incapace di prendere una decisione, nonostante l’intervento dei pediatri e la grande raccolta di firme (con ormai 110.000 adesioni) realizzata dal sottoscritto con Alberto Pellai nella quale chiediamo lo stop dei cellulari fino a 14 anni e dei social fino a 16”, ha aggiunto.

“Oltralpe inizia finalmente un’inversione di tendenza. Ormai è sempre più chiaro come social si basino su logiche di marketing, di business e, in secondo luogo, siano anche veicolo di messaggi pericolosi e nefasti. L’Europa deve fare attenzione e guardarsi da congegni che creano un controllo sulle persone e sulle opinioni pubbliche”, ha sottolineato.

“Tornando però sul lato pedagogico, finalmente ci si rende conto che la retorica dei nativi digitali inizia a essere superata da una visione più realistica e più tutelante nei confronti delle nuove generazioni. Quando un ragazzo di 13 o 14 anni passa otto ore davanti a smartphone e social, la sua vita è compromessa, la speranza si affievolisce, le risorse si spengono. A partire dagli esiti scolastici immancabilmente disastrosi”, ha ricordato.

“Non abbiamo bisogno che questi dispositivi rovinino i bambini e ragazzi, abbiamo bisogno che in Italia la politica finalmente si svegli”, ha esortato il pedagogista invitando “Parlamento, Governo e istituzioni, per favore, a dare un segnale.

“Il mio è un appello: l’Europa e l’Australia hanno preso decisioni non solo giuste ma necessarie e anche in Italia l’opinione pubblica è favorevole a introdurre limitazioni. Cosa state aspettando?”, ha concluso.

Schlein a Niscemi: pochi 100 milioni per i danni, dirottare un miliardo dal Ponte di Messina

Roma, 27 gen. (askanews) – Per fare fronte ai danni provocati dal maltempo al sud sono “insufficienti” i 100 milioni stanziati, il Pd chiede di “dirottare un miliardo” dai soldi per il ponte di Messina. Lo dice la segretaria Pd Elly Schlein, a margine della sua visita a Niscemi, il paese in provincia di Caltanissetta colpito da una grande frana. In generale, ha spiegato, il ciclone ha provocato “2 miliardi di danni, è insufficiente la cifra di 100 milioni stanziata ieri. Chiediamo di trovare tutte le risorse che servono per dare risposte immediate a questi territori”.

Aggiunge la Schlein: “Abbiamo proposto che venisse immediatamente dirottato un miliardo che era stato messo sul progetto del ponte ma che non potrà essere usato nel 2026 per il blocco della corte dei conti. Metterlo immediatamente a disposizione per dare risposte ai territori che sono stati colpiti”.

Chiediamo che la situazione di Niscemi sia trattata nella sua specificità, è una situazione particolare, molto delicata. La frana è ancora attiva, c’è bisogno di tutte le competenze migliori” ha detto Schlein parlando a Niscemi.

“Il Pd – ha insistito – chiede che ci sia una trattazione specifica della situazione di Niscemi, perché è pregressa rispetto alla brutalità con cui il ciclone si è abbattuto in questi giorni”. “Siamo qui – ha precisato – per dare tutta la nostra vicinanza alla comunità di Niscemi per la frana che ha colpito drammaticamente il territorio. C’è grande apprensione, ci sono 1.500 persone sfollate. Bisogna mettere in sicurezza le persone e il territorio, dare loro una prospettiva chiara. Siamo pronti come Pd a fare la nostra parte per dare tutto il supporto necessario a questo territorio”.

Il Pd è pronto a collaborare per affrontare le conseguenze del ciclone che ha colpito il sud Italia e chiede, tra le altre cose, di “sospendere tutti i tributi” nelle zone colpite ha aggiunto la segretaria democratica Elly Schlein parlando a margine della sua visita a Niscemi. “Ci sono danni ingenti, mi recherò anche io nelle località della costa ionica per vedere con quale brutalità il ciclone si è abbattuto. Bisogna dare risposte presto a queste comunità, bisogna in prospettiva fare molto di più sulla tutela dei nostri territori, sulla prevenzione del dissesto idrogeologico. Anche per questo sarebbe più utile destinare lì risorse che sono state messe su infrastrutture inutili che non potranno andare avanti”.

“Abbiamo chiesto – ha spiegato – di sospendere tutti i tributi delle persone e delle imprese coinvolte. Non dimentichiamo che questo ciclone si è abbattuto su attività economiche che hanno chiuso, lavoratori che non stanno lavorando, agricoltori che hanno avuto danni ingenti. C’è moltissimo da fare e noi siamo pronti a fare la nostra parte”.

Calcio, stop Barella: non parte per Dortmund

Roma, 27 gen. (askanews) – Brutte notizie in casa Inter alla vigilia dell’ultima gara della League Phase di Champions League. Nicolò Barella non partirà per Dortmund a causa di un affaticamento muscolare emerso nelle ultime ore.

Il centrocampista sardo va ad aggiungersi alla lista degli indisponibili per la sfida contro il Borussia Dortmund, che comprende anche Denzel Dumfries e Hakan Çalhanoglu, ancora alle prese con i rispettivi infortuni.

L’Inter si presenta in Germania per l’ultima giornata della League Phase con un obiettivo chiaro: vincere per continuare a sperare nell’accesso diretto agli ottavi di finale di Champions League. Un traguardo che passa anche da risultati favorevoli sugli altri campi, ma che richiede prima di tutto una prestazione convincente al Signal Iduna Park.

Senza Barella, Chivu dovrà affidarsi alle alternative a centrocampo per mantenere equilibrio e intensità contro un Dortmund che, davanti al proprio pubblico, proverà a portarsi a casa i tre punti.

Tennis, Alcaraz in semifinale agli Australian Open

Roma, 27 gen. (askanews) – Carlos Alcaraz è in semifinale agli Australian Open per la prima volta in carriera. Lo spagnolo ha battuto il padrone di casa Alex De Minaur con il punteggio di 7-5, 6-2, 6-1 in due ore e 15 minuti di gioco. Un match ben gestito da parte di Alcaraz, che dopo un primo set equilibrato ha comandato senza grandi problemi. Dominio totale nel secondo ed anche nel terzo set, portato a casa da Alcaraz per 6-1. Per Carlitos si tratta della 10^ semifinale Slam (2° tennista più giovane di sempre nell’Era Open a raggiungere questo traguardo). In semifinale, Carlos Alcaraz affronterà Sascha Zverev. Il tedesco torna in semifinale agli Australian Open per la quarta volta in carriera dopo la vittoria contro il 20enne statunitense Learner Tien.

Piano Mattei, vertice Italia-Africa il 13 febbraio in Etiopia

Roma, 27 gen. (askanews) – L’Italia organizzerà il secondo Vertice Italia-Africa a livello di Capi di Stato e di Governo il 13 febbraio ad Addis Abeba, in Etiopia, come anticipato dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel corso della conferenza stampa di inizio anno.

“Si conferma – si legge in una nota di Palazzo Chigi – così il rafforzamento delle relazioni strategiche con il continente africano e il consolidamento degli obiettivi del Piano Mattei per l’Africa, lanciato a Roma nel gennaio 2024”.

Il vertice, a cadenza biennale, sarà ospitato in Africa per la prima volta e si svolgerà in concomitanza con il Vertice dell’Unione Africana, alla vigilia dell’Assemblea dei Capi di Stato e di Governo dell’Unione Africana. Nel quadro dei lavori, il Presidente Meloni interverrà, in qualità di ospite d’onore, nella sessione plenaria di apertura dell’Assemblea prevista la mattina di sabato 14 febbraio.

“L’iniziativa – prosegue la nota – a due anni dalla presentazione ufficiale, rappresenta una nuova tappa dell’impegno italiano volto a promuovere un partenariato politico ed economico strutturato con le Nazioni africane, potenziando la cooperazione su sviluppo sostenibile, infrastrutture, energia, istruzione e formazione, sanità e agricoltura, secondo gli assi strategici del Piano Mattei. Il vertice sarà anche l’occasione per una valutazione dei progressi compiuti dal Piano, volto a rafforzare la presenza italiana nel continente attraverso missioni di sistema, dialogo politico e progetti congiunti, e per individuare insieme le priorità operative per i prossimi anni”.

Frana Niscemi, Schlein: pochi 100mln, dirottare 1 mld da Ponte Messina

Roma, 27 gen. (askanews) – Per fare fronte ai danni provocati dal maltempo al sud sono “insufficienti” i 100 milioni stanziati, il Pd chiede di “dirottare un miliardo” dai soldi per il ponte di Messina. Lo dice la segretaria Pd Elly Schlein, a margine della sua visita a Niscemi, la città colpita da una grande frana. In generale, ha spiegato, il ciclone ha provocato “2 miliardi di danni, è insufficiente la cifra di 100 milioni stanziata ieri. Chiediamo di trovare tutte le risorse che servono per dare risposte immediate a questi territori”.

Aggiunge la Schlein: “Abbiamo proposto che venisse immediatamente dirottato un miliardo che era stato messo sul progetto del ponte ma che non potrà essere usato nel 2026 per il blocco della corte dei conti. Metterlo immediatamente a disposizione per dare risposte ai territori che sono stati colpiti”.

Tajani: opposizioni protestano per presenza Ice? Non arrivano mica le SS

Roma, 27 gen. (askanews) – La protesta del centrosinistra sulla presenza degli agenti dell’Ice in Italia in occasione delle Olimpiadi di Milano-Cortina? “Le opposizioni o sanno di quello che parlano o non lo sanno. Io sono stato quello più duro di tutti in Italia, ma questi qua non sono quelli che stanno in strada a Minneapolis, non è che stanno ad arrivare le SS. Non è che arrivano quelli coi mitra, con la faccia coperta, vengono dei funzionari”. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, parlando con i giornalisti a margine della cerimonia del Giorno della memoria al Quirinale.

Sant’Ambrogio, parte il restauro del Paliotto quattrocentesco

Milano, 27 gen. (askanews) – È partito a Milano il progetto di restauro del Paliotto quattrocentesco dei Santi per l’Altare d’Oro della Basilica di Sant’Ambrogio, uno degli elementi più significativi del patrimonio artistico e liturgico della città meneghina. L’intervento è curato dagli studenti e dai docenti della Scuola di Restauro di Botticino, con il sostegno di Banca Ifis, da anni impegnata nella valorizzazione della cultura e nella tutela della bellezza come leva di sviluppo sostenibile.

“Trovarci qui oggi a Sant’Ambrogio, che è la casa del santo patrono – ha detto ad askanews Salvatore Amura, amministratore delegato di Valore Italia – rappresenta un momento molto significativo per la Scuola di Restauro di Botticino. Io penso che la cifra che lega questo nuovo progetto di restauro è proprio la parola generosità, che è un elemento molto profondo e che si lega non solo alla città, ma anche ai milanesi per cui proprio qui a Sant’Ambrogio trova il luogo migliore. La generosità è quella di i Banca IFIS, che ha voluto sostenere questa operazione di restauro molto importante: parliamo di un’opera, abbiamo qui alle nostre spalle straordinaria e sarà un lungo lavoro”.

Il sostegno di Banca Ifis rientra nell’ambito delle progettualità di Ifis art, progetto dedicato alla promozione di iniziative in favore della cultura nato nel 2024 su iniziativa del presidente Ernesto F rstenberg Fassio e il progetto si inserisce in un più ampio percorso di collaborazione tra istituzioni, mondo della formazione e impresa, con l’obiettivo di coniugare alta specializzazione nel restauro, trasmissione dei saperi e responsabilità culturale.

“Noi siamo restauratori – ha aggiunto Elisabetta Boanini, coordinatrice di restauro tessile della Scuola di Restauro di Botticino – ci prendiamo cura delle opere e dobbiamo riportarle alla loro originaria fruizione e questo nel restauro tessile avviene generalmente con ago e filo. La difficoltà su un oggetto come questo è che è un oggetto polimaterico, quindi presenta tutta una parte tessile, ma anche una parte fatta di filato metallico e quindi avrà bisogno di cure molto particolari e noi siamo felici di potergliele dare”.

Il restauro rappresenta anche un’opportunità formativa per gli allievi della Scuola di Botticino, che opereranno affiancati da restauratori e docenti altamente qualificati, secondo un modello che unisce eccellenza tecnica, ricerca e apprendimento sul campo.

Usa, Salis: ciò che sta succedendo a Minneapolis mette orrore

Genova, 27 gen. (askanews) – “La memoria non è un esercizio legato al passato, ma un’attività del presente e soprattutto del futuro. Stiamo vivendo un momento internazionale di grande preoccupazione, di grande violenza, non solo in situazioni come può essere quella dell’Iran, dove il grido di dolore arriva dai più giovani che chiedono libertà di vivere la propria vita, ma quello che sta succedendo nelle strade degli Stati Uniti, che da tutti viene identificata come la più grande democrazia del pianeta, mette orrore e mette i brividi”. Lo ha detto la sindaca di Genova Silvia Salis, a margine della cerimonia istituzionale per il Giorno della Memoria a Palazzo Ducale di Genova.

“Credo che sia il momento – ha aggiunto Salis – di pensare non solo alla memoria di quello che è stato, ma anche a nuove geografie politiche future. In questo il premier canadese è stato molto chiaro ed è una linea che sposiamo appieno: non si può pensare che i più forti del mondo decidano a colpi di violenze e prevaricazioni. Bisogna pensare a nuove geografie, a nuove strutture internazionali e in questo credo che è importante essere un Paese che porta avanti la memoria e soprattutto cerca di sviluppare nelle nuove generazioni gli anticorpi che servono a riconoscere quando riniziano movimenti violenti e repressivi”.

“Quello che stiamo vedendo – ha concluso la sindaca – nelle strade di Minneapolis, ad esempio, ci porta a pensare che in realtà la storia non sia qualcosa che va verso il progresso, ma è qualcosa di ciclico che può tornare indietro in qualsiasi momento. Ho citato in consiglio comunale le foto delle donne afghane, delle donne irachene, che 50-60 anni fa giravano per le strade con le gonne corte, studiavano e facevano la vita che facciamo noi donne nei Paesi che sono democratici e, si spera, progressisti. Quindi è molto semplice perdere i diritti che si hanno. Per questo credo che la memoria serva a mantenere gli anticorpi e a riconoscere l’ingiustizia quando ce l’abbiamo davanti”.

Referendum, udienza davanti al Tar: possibile decisione a breve

Milano, 27 gen. (askanews) – Udienza a porte chiuse, questa mattina, davanti al Tar del Lazio, chiamato a pronunciarsi sul primo verdetto relativo alla data del referendum sulla riforma costituzionale che introduce la separazione delle carriere. Al centro del ricorso c’è la delibera con cui il Consiglio dei ministri, lo scorso 12 gennaio, ha fissato la consultazione per il 22 e 23 marzo.

Il provvedimento è stato impugnato dai quindici giuristi promotori dell’iniziativa popolare, che ha già superato da giorni la soglia delle 500 mila firme necessarie. Secondo i ricorrenti, il governo avrebbe violato la prassi costituzionale che impedisce di fissare la data del referendum prima del termine di tre mesi dalla pubblicazione della legge in Gazzetta ufficiale, periodo entro il quale i cittadini possono depositare le sottoscrizioni. Un termine che, in questo caso, scadrebbe il 30 gennaio. Nel mirino dei ricorrenti è finita la decisione dell’esecutivo, invece, di anticipare i tempi facendo leva sulle richieste già presentate dai parlamentari e ammesse dalla Cassazione. Da qui la richiesta di sospensione cautelare dell’efficacia dell’atto.

L’udienza, secondo quanto riferito dai legali del Comitato “Sì Separa” della Fondazione Einaudi, è stata particolarmente articolata. “È stata molto intensa e inusualmente lunga – ha spiegato Giovanni Guzzetta -. Il giudice ha mostrato grande attenzione alle diverse posizioni, anche perché sono intervenuti più comitati!. Un passaggio rilevante, secondo Guzzetta, riguarda la possibilità di una decisione rapida: “Il presidente non ha escluso l’ipotesi di una sentenza breve, quindi una decisione anche nel merito. Non ha fatto previsioni sui tempi, ma penso che la decisione possa arrivare in pochi giorni”.

Nel merito della controversia, il Comitato “Sì Separa” contesta l’impostazione dei ricorrenti. “La pretesa di essere stati lesi in un presunto interesse a determinare il quesito referendario è, a nostro avviso, infondata – ha sostenuto Guzzetta -. Qui non siamo di fronte a un referendum abrogativo in cui il quesito è strumentale a un obiettivo politico. In questo caso l’iniziativa serve solo a stabilire se il referendum si debba tenere o meno. Tant’è che chi raccoglie le firme non può neppure proclamarsi sostenitore del Sì o del No. Chi firma, lo fa solo per decidere se ci sarà o meno un referendum. Chi è per il Sì potrebbe avere sottoscritto questo referendum, e poi votare Sì: ecco perchè secondo noi la questione non ha non ha fondamento. La parola finale spetta al giudice ha la parola finale, noi attendiamo con fiducia la decisione”.

Federico Todeschini, altro legale del Comitato “Sì Separa”, ha invece fatto un punto sui possibili scenari. L’ipotesi meno probabile, secondo l’avvocato, è l’accoglimento della sospensiva: “In quel caso il procedimento verrebbe bloccato in attesa della decisione della Cassazione sulla verifica delle 500 mila firme. La Corte dovrebbe poi scegliere tra due quesiti che, di fatto, sono identici. In questo caso non si voterebbe il 22 il 23 marzo ma il voto slitterebbe di un mese o un mese e mezzo”.

Più realistico, sempre secondo Todeschini, uno stop alla domanda cautelare: “Se la richiesta viene dichiarata inammissibile o respinta, con ordinanza o con sentenza breve, è prevedibile un ricorso al Consiglio di Stato. Ma nel frattempo l’iter andrebbe avanti. L’udienza a Palazzo Spada verrebbe fissata con urgenza e, arrivati a fine febbraio, diventerebbe difficile fermare la macchina organizzativa del referendum”.

Resta infine una terza possibilità: un nuovo ricorso basato su profili diversi. “Potrebbero eccepire una lesione dell’aspettativa di completamento della raccolta firme – spiega Todeschini -, che però non è stato l’oggetto centrale del ricorso attuale. In quel caso si aprirebbe un nuovo fronte giudiziario sempre qui al Tar”.

Giorno Memoria, Schlein: impegno per estirpare radici odio nella società

Roma, 27 gen. (askanews) – “Fare memoria non vuol dire solo ricordare: vuol dire coltivare l’impegno quotidiano perché ciò che è accaduto non accada più. La memoria dell’Olocausto, il momento più buio della storia umana, è consapevolezza di ciò che ha portato all’assassinio sistematico e pianificato di oltre 6 milioni di ebrei cancellando intere generazioni, e di altre comunità che i nazifascisti e chi ha collaborato con loro ritenevano inferiori, di rom e sinti, di persone con disabilità e omosessuali, di oppositori politici. Uno sterminio perpetrato negando la loro stessa umanità. La Giornata della memoria è stata istituita per ricordare l’Olocausto, le leggi razziali, la resistenza di chi si è opposto all’orrore. Per questo la memoria deve chiamare tutte e tutti a una costante e attiva vigilanza per estirpare le radici dell’odio dalle nostre società, a una concreta opera di costruzione quotidiana di una società fatta di rispetto per l’altro, di eguaglianza, di giustizia e libertà, di contrasto di ogni revisionismo e di ogni discriminazione, a partire dai rigurgiti antisemiti. Su questo non ci stancheremo mai di tenere alta l’attenzione. Perché se ciò è accaduto, nessuno può esser certo che non accada di nuovo, e abbiamo il dovere di imparare dalla storia e dalla memoria”. Così la segretaria del Pd Elly Schlein.

Giorno Memoria,Mattarella: nella Repubblica non c’è posto per odio razziale

Roma, 27 gen. (askanews) – “Quest’anno celebriamo gli ottanta anni della Repubblica. Un evento decisivo della nostra storia” e “nella Repubblica non c’è posto per il veleno dell’odio razziale, per i germi della discriminazione, per l’antisemitismo che affiora ancora pericolosamente, per coloro che predicano la violenza, per chi coltiva ideologie di oppressione, di sopraffazione per chi coltiva odio”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella celebrando al Quirinale il Giorno della Memoria in ricordo della Shoah.

“Come ha scritto il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, la riflessione sugli orrori vissuti e sulle leggi razziste ‘è stata uno dei motori che hanno portato alla fondazione di una nuova società italiana, nella quale è cambiata anche la forma di sovranità, da monarchia a Repubblica’”, ha osservato. “Far memoria della Shoah oggi, ricordare quegli orrori indicibili e le vittime innocenti, non è solo un dovere della memoria: significa rinnovare con forza il nostro patto civile che si fonda su fratellanza, rispetto, convivenza; significa ribadire con fermezza che non permetteremo mai più che indifferenza, paura, complicità possano aprire nuovamente le porte a quello o ad altro abisso”.

Giorno Memoria, Mattarella: Shoah sterminio programmato nei dettagli

Roma, 27 gen. (askanews) – La Shoah è stata “non soltanto una barbara e improvvisa esplosione di odio e di violenza razziale, quanto un’ideologia, una cosiddetta politica, un vero e proprio sistema di morte costruito negli anni, con malvagia determinazione, fondato sull’odio razziale”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella parlando al Quirinale per la cerimonia del Giorno della Memoria.

“Mai nella storia dell’uomo uno sterminio era stato così lungamente progettato e così accuratamente programmato, nei minimi dettagli e con sconvolgente efficienza. In tutti i rami e le categorie dello stato nazista – giuristi, medici, economisti, scienziati, giornalisti, ingegneri, burocrati, militari, semplici cittadini trasformati in delatori – vi furono chiamati a dare – e fornirono – il loro attivo contributo per realizzare i deliri omicidi di un dittatore e dei suoi perfidi complici” ha sottolineato Mattarella ricordando l’espressione de “i volenterosi carnefici di Hitler, secondo la efficace definizione di Daniel Goldhagen”.

Buchenwald: Mafalda e Maria, due destini che si incrociano nella storia

Due donne nella macchina concentrazionaria

Quando si parla di Buchenwald, la memoria corre alle baracche, al fumo, ai corpi ridotti a ombre. Eppure, in quel luogo progettato per annientare ogni traccia di umanità, emergono vicende che conservano un profondo valore storico e civile. Una di queste riguarda l’incontro tra Mafalda di Savoia e Maria Ruhnau: due donne lontanissime per origine e condizione, accomunate dalla stessa macchina di persecuzione.

Quando Mafalda varca i cancelli del lager, non è più una principessa. È registrata come Frau von Weber, un nome fittizio scelto per cancellarne l’identità. Non gode di privilegi né di protezioni: è un ostaggio politico, un simbolo da punire per colpire un intero casato. La sua presenza nel campo rappresenta un paradosso che le autorità naziste faticano a gestire: troppo rilevante per essere trattata come una prigioniera qualunque, troppo scomoda per essere risparmiata.

Il triangolo viola e la scelta della coscienza

Maria Ruhnau è già internata da tempo. Porta cucito sulla divisa il triangolo viola dei Testimoni di Geova, uno dei segni meno noti dell’universo concentrazionario. È stata arrestata per aver rifiutato di abiurare la propria fede, di salutare Hitler, di collaborare con l’apparato bellico. Le sarebbe bastata una firma per ottenere la libertà. Non l’ha mai apposta.

È una giovane donna tedesca, disciplinata e riservata. Proprio per queste qualità viene assegnata come aiutante alla principessa. Senza volerlo, diventa anche testimone di una vicenda che la storiografia ha ricostruito solo in parte.

Due destini che si intrecciano

Maria cuce gli abiti per Mafalda, le cede le proprie scarpe, la assiste nei momenti più difficili. Non si tratta di eroismo, ma di un gesto di cura in un luogo dove la cura è proibita. Nessuna delle due può modificare il proprio destino, ma entrambe possono incidere sul modo di attraversarlo.

Il 24 agosto 1944 un bombardamento colpisce il campo. Mafalda rimane gravemente ferita. Maria la assiste con mezzi minimi e una tenacia che appartiene alla sfera dell’umano più che a quella del religioso. Poco prima di morire, Mafalda le chiede di accettare in dono il suo orologio: un oggetto quasi insignificante, privo di utilità in un luogo dove il tempo era stato annientato, ma capace di custodire un significato che nessuna brutalità avrebbe potuto cancellare.

L’episodio è documentato nel volume di Renato Barneschi, Frau von Weber. Vita e morte di Mafalda di Savoia a Buchenwald (Rusconi, 1982).

Una memoria che interroga il presente

La storia di Maria Ruhnau è una delle tante dei Testimoni di Geova perseguitati dal nazismo: una persecuzione spesso marginalizzata nella memoria pubblica, ma che rappresenta una forma di resistenza non violenta e coerente, fondata sul rifiuto di collaborare con il potere totalitario. Maria non ha monumenti né anniversari dedicati: restano un gesto, un paio di scarpe donate, un orologio ricevuto.

La vicenda di Mafalda e Maria non è un episodio minore della Shoah. È una lente attraverso cui osservare il presente. Ricorda che la violenza contro le donne non appartiene solo al passato, che la solidarietà femminile ha rappresentato — e rappresenta — una forma di resistenza, e che la memoria non è mai neutrale: ciò che scegliamo di ricordare contribuisce a definire la nostra identità collettiva.

Raccontare questa storia significa restituire complessità alla memoria della Shoah e riconoscere che, anche nei luoghi più disumani, la dignità può sopravvivere attraverso gesti minimi. Non per celebrare una principessa né per costruire una martire, ma per ricordare che la storia è fatta anche di atti silenziosi che meritano di essere tramandati.

 

Giorno Memoria, Mattarella: Ue sia rigorosa contro razzismo e antisemitismo

Roma, 27 gen. (askanews) – “Volgarità e imbecillità” caratterizzano “da sempre le manifestazioni di razzismo e di antisemitismo, del resto configurati dalla legge come reati”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella parlando al Quirinale per la celebrazione del Giorno della memoria.

“Volgarità e imbecillità che non ne riducono la gravità: il loro riproporsi e diffondersi è indice di alta pericolosità e interpella una azione rigorosa da parte delle autorità di tutta l’Unione Europea” ha chiesto Mattarella.

Giorno Memoria, Mattarella a Segre: stima, attacchi volgari e imbecilli

Roma, 27 gen. (askanews) – Alla senatrice Liliana Segre “rinnovo la riconoscenza della Repubblica per la sua preziosa testimonianza degli orrori vissuti e per il suo messaggio, sempre contrassegnato dal rigetto dell’odio, della vendetta, della violenza”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella parlando al Quirinale per la celebrazione del Giorno della Memoria e salutando la senatrice Segre, seduta in prima fila, nel salone delle Feste.

“Cara senatrice, in questa occasione solenne desidero esprimerle, a nome della Repubblica, la solidarietà, la stima e l’affetto a fronte di attacchi colmi, a un tempo, di volgarità e di imbecillità” ha sottolineato il Capo dello Stato.

Focolaio del virus Nipah in India scatena l’allarme in Asia

Roma, 27 gen. (askanews) – Un focolaio del virus Nipah registrato nello stato indiano del Bengala Occidentale ha fatto scattare l’allerta sanitaria in diverse parti dell’Asia, dove alcuni Paesi stanno disponendo controlli negli aeroporti e ai confini. Il timore diffuso è che possa tramite i voli iniziare la diffusione transfrontaliera del virus, noto per un alto tasso di mortalità, in assenza di cure o vaccini approvati.

La Thailandia ha avviato controlli sanitari per i passeggeri in arrivo al Bengala Occidentale in tre dei principali aeroporti del Paese. Il Nepal ha introdotto misure di screening all’aeroporto internazionale di Kathmandu e in vari punti di frontiera terrestre lungo il confine con l’India. Lo riporta Bbc.

In India, le autorità sanitarie hanno confermato che all’inizio del mese cinque operatori sanitari sono risultati positivi al virus Nipah dopo essere entrati in contatto con pazienti infetti. Uno si trova in condizioni critiche. Circa 110 persone considerate contatti stretti sono state poste in quarantena.

Il virus Nipah è una zoonosi (malattia infettiva trasmissibile da animali vertebrati all’uomo) che l’uomo può contrarre in particolare de pipistrelli della frutta e suini. Può esser trasmessa anche da persona a persona, ad esempio attraverso alimenti contaminati o anche solo con contatti ravvicinati. L’Organizzazione mondiale della sanità lo ha inserito tra le dieci malattie prioritarie a livello globale, dato il potenziale epidemico. Il periodo di incubazione varia generalmente dai quattro ai 14 giorni. L’infezione può presentarsi in modo asintomatico, con sintomi gestibili ma può portare anche a polmonite ed encefalite.

Le valutazioni del tasso di mortalità del virus Nipah sono variabili, ma impressionanti: tra il 40% e il 75%.. Attualmente non esistono farmaci specifici né vaccini approvati per il trattamento o la prevenzione della malattia, aumentando i timori di una emergenza sanitaria di vaste dimensioni in Asia.

Tennis, Svitolina semifinale a Melbourne, Gauff spacca racchetta

Roma, 27 gen. (askanews) – Elina Svitolina è stata padrona assoluta del quarto di finale degli Australian Open, imponendosi su Coco Gauff con un perentorio 6-1 6-2 in meno di un’ora. Un match a senso unico che vale all’ucraina l’accesso alla semifinale contro la numero uno del mondo Aryna Sabalenka e certifica il suo ritorno tra le prime dieci del ranking Wta, traguardo che diventerà ufficiale da lunedì.

Sul fronte opposto, la serata è stata amara per la giovane statunitense. Incapace di reggere l’intensità e la precisione di Svitolina, Gauff ha vissuto un momento di forte frustrazione nel post-partita, sfogandosi negli spogliatoi dove ha distrutto la propria racchetta.

Tennis, Ferrero sceglie il golf: sarà mental coach di Ángel Ayora

Roma, 27 gen. (askanews) – Juan Carlos Ferrero cambia sport ma non missione. L’ex campione spagnolo, vincitore del Roland Garros 2003 ed ex numero uno del ranking Atp, ha annunciato il suo ingresso nel mondo del golf come mental coach del connazionale Ángel Ayora, giovane talento in crescita nel panorama internazionale.

La scelta arriva dopo la conclusione della lunga e vincente collaborazione con Carlos Alcaraz, durata oltre sette anni e culminata con titoli Slam e la vetta del tennis mondiale. Ferrero lavorerà ora sull’aspetto mentale della performance di Ayora, affiancando l’allenatore Juan Ochoa e lo staff del giocatore.

Un passaggio solo apparente tra sport diversi: tennis e golf condividono infatti una forte componente individuale e psicologica, dove gestione della pressione, concentrazione e lucidità fanno la differenza. Ferrero metterà a disposizione la sua esperienza maturata ai massimi livelli, aiutando Ayora nel percorso di crescita e consolidamento sul circuito.

L’ex tennista ha comunque chiarito che non si tratta di un addio definitivo al tennis: continuerà a seguire da vicino la sua academy e il movimento, mantenendo un ruolo attivo nel mondo che lo ha reso protagonista. Questa nuova avventura rappresenta piuttosto una sfida diversa, all’insegna della competenza mentale applicata allo sport d’élite.

Torino Film Festival, l’edizione 44 dal 24 novembre al 2 dicembre

Roma, 27 gen. (askanews) – Annunciate le date del 44esimo TFF, che si svolgerà a Torino dal 24 novembre al 2 dicembre 2026 e i 24 film della retrospettiva dedicata a Marilyn Monroe. L’inaugurazione si terrà ancora nella cornice del Teatro Regio.

Il 6 marzo 2026 apre la call per partecipare al festival e sarà possibile applicare fino al 6 settembre. Tutte le info saranno disponibili sul sito ufficiale.

Per quanto riguarda l’omaggio a Marilyn Monroe, accanto ai film da lei interpretati, la retrospettiva includerà anche altri sguardi. Da un lato il documentario più prezioso dedicatole: Love, Marilyn, che restituisce per frammenti la sua voce interiore; dall’altro l’omaggio alto e perturbante che Pier Paolo Pasolini le riserva in La rabbia, dove Marilyn diventa segno ultimo di una modernità ferita. A questi si aggiungono anche quattro film in cui attrici di primissimo piano, premiate o candidate all’Oscar, hanno interpretato Marilyn più come figura da interrogare che superstar impossibile da replicare.

“La retrospettiva dedicata a Marilyn invita il pubblico a incontrare uno dei miti più riconoscibili, amati e fraintesi della storia del cinema – ha raccontato Giulio Base, direttore artistico del Torino Film Festival – un volto che appartiene all’immaginario collettivo quanto nessun altro, ma che qui viene restituito nella sua essenza: la sostanza cinematografica dei grandi classici della sua carriera, film che non hanno soltanto fatto epoca, ma che continuano a parlare al presente per precisione formale, modernità dello sguardo e forza interpretativa. I titoli selezionati – ha proseguito Base – mettono la presenza della diva in relazione con alcuni dei più grandi registi di sempre: John Huston, Howard Hawks, Billy Wilder, Otto Preminger, Joseph L. Mankiewicz, Fritz Lang, Henry Hathaway, George Cukor, Laurence Olivier. In questo dialogo serrato tra regia e interpretazione emerge una figura tutt’altro che accessoria: Marilyn come luogo di tensione tra controllo formale e fragilità, tra leggenda e verità emotiva, tra attrice e mito. Marilyn Monroe non è soltanto una stella del passato: è una presenza che continua a riflettersi sugli schermi e negli sguardi. Rivederla oggi significa riscoprire perché il cinema, quando incontra un volto come il suo, smette di essere intrattenimento e diventa memoria condivisa”.

I titoli della retrospettiva sono: Ladies of the Chorus (Orchidea bionda), 1948 di Phil Carlson, The Asphalt Jungle (Giungla d’asfalto), 1950 di John Huston, All About Eve (Eva contro Eva), 1950, di Joseph L. Mankiewicz, Love Nest (Le memorie di un Don Giovanni), 1951, di Joseph M. Newman Monkey, Business (Il magnifico scherzo), 1952, di Howard Hawks, Don’t Bother to Knock (La tua bocca brucia), 1952, di Roy Ward Baker, Clash by Night (La confessione della signora Doyle), 1952, di Fritz Lang, Gentlemen Prefer Blondes (Gli uomini preferiscono le bionde), 1953, di Howard Hawks, Niagara, 1953, di Henry Hathaway, How to Marry a Millionaire (Come sposare un milionario), 1953, di Jean Negulesco, River of No Return (La magnifica preda), 1954, di Otto Preminger, There’s No Business Like Show Business (Follie dell’anno), 1954, di Walter Lang, The Seven Year Itch (Quando la moglie è in vacanza), 1955, di Billy Wilder, Bus Stop (Fermata d’autobus), 1956, di Joshua Logan, The Prince and the Showgirl (Il principe e la ballerina), 1957, di Laurence Olivier, Some Like It Hot (A qualcuno piace caldo), 1959, di Billy Wilder, Let’s Make Love (Facciamo l’amore), 1960, di George Cukor, The Misfits (Gli spostati), 1961, di John Huston, La Rabbia – documentario, 1963, di Pier Paolo Pasolini, Giovanni Guareschi, Insignificance (La signora in bianco), di 1985, Nicolas Roeg, Norma Jean and Marilyn, 1996, di Tim Fywell, My Week with Marilyn (Marilyn), 2011, di Simone Curtis, Love, Marilyn (I diari segreti), documentario, 2012, di Liz Garbus, Blonde, 2022, di Andrew Dom.

Il Torino Film Festival è realizzato dal Museo Nazionale del Cinema di Torino e si svolge con il contributo del Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, Regione Piemonte, Città di Torino, Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT.

Ucraina, Ft: gli Usa vincolano le garanzie di sicurezza al ritiro dal Donbass

Roma, 27 gen. (askanews) – Gli Stati Uniti avrebbero vincolato in modo esplicito la concessione di garanzie di sicurezza per l’Ucraina alla disponibilità delle autorità di Kiev a firmare un accordo con la Russia che includa il ritiro delle forze ucraine dal Donbass. Lo scrive il Financiale Times, citando diverse fonti coinvolte nei colloqui e secondo le quali Washington avrebbe messo in chiaro che non ci saranno garanzie prima di un’intesa con Mosca che contenga anche un accordo sull’assetto territoriale.

L’amministrazione statunitense avrebbe suggerito che, una volta accettato di ritirarsi dalla parte di Donbass ancora in suo controllo, l’Ucraina potrebbe contare sul rafforzamento del proprio apparato militare in tempo di pace e su garanzie di sicurezza ispirate, almeno in parte, all’articolo 5 della NATO, senza una piena adesione all’Alleanza. Un approccio visto da funzionari ucraini ed europei come una forma di pressione politica per spingere l’Ucraina ad accettare concessioni territoriali che Mosca considera non negoziabili e la cui cessione è politicamente insostenibile anche per le autorità ucraine.

Il Donbass, composto dalle regioni di Donetsk e Luhansk, ha infatti un valore strategico cruciale: dal 2014 rappresenta una linea difensiva avanzata contro le forze russe e la sua cessione è percepita dalla leadership ucraina e da gran parte dell’opinione pubblica come una rinuncia difficilmente reversibile.La questione territoriale rimane il nodo centrale e più controverso dei negoziati arrivati nel fine settimana scorso ai primi incontri diretti tra delegazioni russa e ucraina, pur allargati agli Usa. La cessione ucraina del Donbass per l’amministrazione Trump sembra rappresentare un prezzo inevitabile che Kiev deve pagare per arrivare alla pace. I vertici ucraini la vedono come una minaccia strutturale alla propria sicurezza e sovranità nel lungo periodo. Per il Cremlino, è una conquista minima e quindi necessaria per potere concretizzare il concetto di “vittoria”, riportandolo all’obiettivo dichiarato inizialmente di una Operazione Militare Speciale volta a difendere la popolazione del Donbass.

“Il ritiro (ucraino, ndr.) dal Donbass è la via verso la pace per l’Ucraina”, ha scritto oggi il negoziatore russo Kirill Dmitriev su X, a commento di un altro post che richiama proprio le indiscrezioni del Financial Times.

Giorno memoria, Meloni: disegno diabolico per cancellare ebrei da Europa

Roma, 27 gen. (askanews) – “Il 27 gennaio di ottantuno anni fa, con l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, il mondo ha visto con i suoi occhi l’abisso della Shoah”. Lo afferma la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in occasione del Giorno della memoria.

“Da quel momento, tutto è cambiato. La più grande macchina di morte concepita nella storia dell’umanità – aggiunge – mostrava a tutti la sua ferocia, la sua sistematicità, il suo disegno diabolico. Milioni di persone strappate dalle loro case e uccise nei campi di sterminio, solo perché di religione ebraica. Un piano congegnato e messo in atto per cancellare dall’Europa ogni traccia della presenza, millenaria e feconda, degli ebrei e delle comunità ebraiche”.

Giorno memoria, Meloni: antisemitismo morbo che torna a diffondersi

Roma, 27 gen. (askanews) – “Purtroppo, a distanza di molti anni, l’antisemitismo non è stato ancora definitivamente sconfitto. È un morbo che è tornato a diffondersi, con forme nuove e virulente. Oggi ribadiamo il nostro impegno per prevenire e combattere ogni declinazione di questa piaga, che avvelena le nostre società e ha l’obiettivo di demolire i principi di libertà e rispetto che sono alla base della coesione sociale”. Lo afferma in una dichiarazione la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni in occasione del Giorno della Memoria.

Giorno memoria, Meloni: condanniamo complicità regime fascista in persecuzioni

Roma, 27 gen. (askanews) – “Nel Giorno della Memoria ricordiamo i nomi e i cognomi delle vittime e rinnoviamo la memoria di ciò che è successo, anche attraverso la preziosa testimonianza dei sopravvissuti e dei loro discendenti. Oggi celebriamo i Giusti di ogni Nazione, che non esitarono a mettere a rischio la loro vita per opporsi al disegno nazista e salvare vite innocenti. In questa giornata torniamo a condannare la complicità del regime fascista nelle persecuzioni, nei rastrellamenti, nelle deportazioni. Una pagina buia della storia italiana, sigillata dall’ignominia delle leggi razziali del 1938”. Lo afferma in una dichiarazione la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

Ue, Urso: 2026 anno delle riforme, sia pragmatica e senza ideologie

Roma, 27 gen. (askanews) – “Il 2026 sarà l’anno delle riforme in Europa e l’Italia può assumere un ruolo da protagonista nelle scelte che determineranno il futuro del nostro Continente. Serve una linea chiara e pragmatica, senza rigidità ideologiche, che l’Italia è pronta a indicare per coniugare transizione e competitività industriale”. Lo ha affermato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, secondo quanto riporta un comunicato in occasione della sua missione istituzionale a Bruxelles.

La missione va avanti due giorni, si legge, in un passaggio cruciale per il futuro dell’agenda industriale e della competitività dell’Unione europea. Urso incontrerà innanzitutto la delegazione italiana al Parlamento europeo per un confronto sui principali dossier in discussione a Bruxelles – automotive, Cbam, competitività, semplificazione normativa e autonomia strategica – con l’obiettivo di favorire la definizione di una posizione italiana condivisa sui temi più rilevanti dell’agenda europea. Un momento di dialogo volto a rafforzare il coordinamento tra il Governo italiano e la rappresentanza parlamentare europea in una fase decisiva per il futuro dell’Unione.

La missione proseguirà con una fitta agenda di incontri bilaterali. Urso si confronterà con cinque Commissari europei sui principali dossier di politica industriale, tecnologica, energetica e di coesione. Sono previsti colloqui con il vicepresidente esecutivo Raffaele Fitto sui temi delle riforme, della politica di coesione e dell’attuazione del PNRR. Urso incontrerà inoltre i vicepresidenti esecutivi Henna Virkkunen per un confronto su sovranità tecnologica, intelligenza artificiale e semiconduttori, Stéphane Séjourné su atto per l’accelerazione industriale, automotive, materie prime critiche e filiere strategiche, e Teresa Ribera su clima, decarbonizzazione e competitività delle industrie europee. In programma, infine, l’incontro con il commissario Andrius Kubilius sui dossier spazio e difesa.

Xi Jinping: Cina ed Europa siano partner, non rivali

Roma, 27 gen. (askanews) – Le grandi potenze devono dare l’esempio in un mondo che affronta “rischi e sfide multiple”. Lo ha affermato il presidente cinese Xi Jinping incontrando a Pechino il primo ministro finlandese Petteri Orpo, sottolineando che “soprattutto i grandi paesi devono guidare la promozione di uguaglianza, stato di diritto, cooperazione e integrità”. Inoltre, il numero uno di Pechino ha sottolineato come Cina ed Europa debbano essere “partner, non rivali”.

Secondo quanto riferito dall’emittente statale Cctv, Xi ha ribadito che “Cina ed Europa sono partner, non rivali, con la cooperazione che supera la competizione e il consenso che è maggiore delle differenze”, auspicando che Helsinki svolga “un ruolo costruttivo nel promuovere uno sviluppo sano e stabile delle relazioni tra Cina e Unione europea”. Il leader cinese ha inoltre detto che Pechino è pronta a lavorare con la Finlandia per “difendere fermamente il sistema internazionale con le Nazioni unite al suo centro e l’ordine basato sul diritto internazionale”, sostenendo allo stesso tempo “un mondo multipolare equo e ordinato” e una “globalizzazione economica inclusiva”.

Orpo, in visita di quattro giorni in Cina, ha espresso a sua volta l’importanza di relazioni costruttive tra Pechino e Bruxelles, definendole “molto importanti” e confermando il sostegno finlandese all’autonomia strategica europea e al libero scambio. Ha assicurato la disponibilità di Helsinki a contribuire alla soluzione delle frizioni commerciali e a rafforzare i rapporti bilaterali, osservando che la Finlandia attribuisce valore al ruolo della Cina negli affari internazionali.

Prima dell’incontro con Xi, Orpo ha avuto colloqui con Zhao Leji, presidente del Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo. Secondo il quotidiano Helsingin Sanomat, il premier finlandese ha detto che “la cooperazione economica è stata al centro delle nostre relazioni fin dall’inizio” e si è detto soddisfatto per la firma di 11 accordi e sei memorandum d’intesa durante la visita. Orpo ha anche richiamato la necessità di affrontare lo squilibrio commerciale tra Ue e Cina, osservando che “le relazioni devono basarsi su reciprocità e accesso equo ai mercati”, e ha sollevato il tema della guerra in Ucraina, sostenendo che “la Cina ha una posizione unica per influenzare la Russia”.

Lunedì, imprese dei due paesi hanno firmato una serie di accordi su innovazione, sviluppo verde e digitalizzazione in un forum economico bilaterale. In quell’occasione, il ministro cinese del Commercio Wang Wentao ha invitato l’Unione europea a usare “con prudenza” gli strumenti restrittivi in ambito commerciale e a collaborare con Pechino contro il protezionismo, chiedendo un contesto politico “equo, aperto e prevedibile” per le imprese. Orpo ha accolto positivamente gli investimenti cinesi e ha definito la Cina un partner commerciale cruciale e un importante mercato di sbocco, affermando che le aziende finlandesi vedono “un enorme potenziale” nel paese.

Giorno della Memoria, Herzog: "L’odio antiebraico è ancora vivo"

Roma, 27 gen. (askanews) – In apertura della seconda Conferenza Internazionale annuale sulla lotta all’antisemitismo, sponsorizzata dal governo d’Israele, il presidente israeliano Isaac Herzog ha avvertito che, 81 anni dopo la fine dell’Olocausto, l’odio antiebraico è ancora vivo.

“L’Olocausto è stata la più grande catastrofe nella storia dell’umanità e nella storia del nostro popolo”, ha detto Herzog ai partecipanti alla conferenza in occasione della Giornata Internazionale della Memoria. “Lo stesso antico veleno… ha sempre portato lo stesso nome: antisemitismo. Chiamiamolo con il suo nome”.

Tra i relatori previsti figurano il primo ministro albanese Edi Rama; l’ex primo ministro australiano Scott Morrison; l’ex cancelliere austriaco Sebastian Kurz; il ministro della Giustizia argentino Mariano Cuneo Libarona; il ministro ungherese per gli Affari Ue Janos Boka; il senatore brasiliano e candidato alla presidenza Flavio Bolsonaro; e l’ambasciatore statunitense in Israele Mike Huckabee.

Maltempo senza tregua, settimana di piogge e venti di burrasca

Milano, 27 gen. (askanews) – Nelle prossime ore, ed in particolare da martedì pomeriggio, un nuovo carico di precipitazioni raggiungerà Sardegna e Liguria. È la previsione di Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, che conferma l’arrivo attraverso il Mediterraneo di un flusso umido oceanico. In altre parole, immaginando una teorica barriera sullo Stretto di Gibilterra, quando questa barriera è aperta le piogge arrivano a più riprese dalla Penisola Iberica verso l’Italia. È quello che succederà almeno fino a fine mese.

Sulla Liguria i fenomeni saranno a tratti anche intensi, specie sul Ponente, poi dalla serata il maltempo interesserà tutto il Nord-Ovest, la Toscana e ancora la Sardegna. Nella notte tra martedì e mercoledì nevicherà fino a quote di bassa collina sul Piemonte meridionale (localmente in pianura) poi avremo l’ingresso completo del fronte atlantico e vivremo un “mercoledì da leoni”, bagnati.

Mercoledì, infatti, sarà la giornata peggiore della settimana con piogge anche forti da Nord a Sud, in particolare sul settentrione e dalla Toscana alla Campania: come avviene spesso con i flussi umidi atlantici provenienti da ovest, i fenomeni più persistenti si hanno infatti al settentrione e sul versante tirrenico.

Mercoledì soffieranno anche venti di burrasca in particolare su Mare, Canale di Sardegna e Sicilia, con interessamento di tutto il versante tirrenico e con raffiche in estensione comunque anche al versante adriatico e persino in Pianura Padana.

Da giovedì, infine, il maltempo insisterà maggiormente sul Centro-Sud: tra sabato 31 e domenica 1 febbraio si prevedono altre nuove precipitazioni su questo settore dove anche la neve farà di nuovo la comparsa anche se a quote medio-alte sugli Appennini.

Si prevedono dunque almeno 5-6 giorni in fotocopia: perturbazioni atlantiche, piogge più frequenti al Nord e sul versante tirrenico, interessamento saltuario delle Isole Maggiori, fasi relativamente miti ed asciutte sul versante adriatico. Un meteo autunnale nel cuore dell’inverno.

Nel dettaglio martedì 27 al Nord: peggiora dal pomeriggio/sera dal Nordovest, neve a bassa quota. Al Centro: peggiora sulle tirreniche in serata. Al Sud: poco nuvoloso, peggiora in Sardegna. Mercoledì 28 al Nord: maltempo e neve in collina al Nord-Ovest. Al Centro: piogge e temporali diffusi. Al Sud: instabile, forti piogge sulle tirreniche. Giovedì 29 al Nord: piogge sparse sul Triveneto. Al Centro: piogge in Toscana. Al Sud: instabile sulle regioni peninsulari. La tendenza è di un weekend con piogge su medio tirreno e Sud.

Milano-Cortina, "Fiamma Olimpica unisce storie e territori"

Roma, 27 gen. (askanews) – “Il Viaggio della Fiamma Olimpica di Milano Cortina 2026 è un percorso che parla di connessione reale: unisce storie, territori e persone, trasformando l’attesa dei Giochi Olimpici in un’esperienza che appartiene a tutti. Uno straordinario viaggio per far vivere all’intero Paese i valori Olimpici”: così Luca Santandrea, General Manager Olympic and Paralympic Winter Games Milano Cortina 2026 di Coca-Cola.

“Anche grazie agli appuntamenti che animeranno l’Italia in queste settimane, e ai tedofori che abbiamo contribuito a scegliere, vogliamo renderlo un momento di partecipazione attiva, vicino alle persone, alle città e alle loro comunità. Dal 1928 al fianco del Movimento Olimpico, Coca-Cola continua a credere nel potere dello sport come linguaggio universale capace di avvicinare le comunità e ispirare le nuove generazioni. Vogliamo che ogni tappa sia un’occasione per celebrare l’Italia nella sua autenticità, portando energia, positività e un senso collettivo di appartenenza”.

Il Truck Coca-Cola è tra gli elementi più iconici del Viaggio della Fiamma Olimpica: un’esperienza itinerante di luce, suono e movimento che accompagnerà i tedofori lungo il percorso, accendendo l’entusiasmo del pubblico e trasformando ogni tappa in un momento di festa condivisa. Ispirato al design delle auto italiane vintage, unisce stile, eleganza e artigianalità. Schermi LED dinamici, installazioni luminose e un sistema audio di grande impatto trasformeranno ogni arrivo della Fiamma in una celebrazione collettiva, animata da oltre 80 persone tra Brand Ambassador, DJ e MC.

Tennis, Zverev in semifinale a Melbourne

Roma, 27 gen. (askanews) – Sascha Zverev torna in semifinale agli Australian Open per la quarta volta in carriera. Il tedesco, numero 3 del mondo e finalista lo scorso anno quando venne battuto da Jannik Sinner, ha superato il 20enne statunitense Learner Tien (29 del seeding) con i parziali di 6-3, 6-7, 6-1, 7-6. Buona prova di Sascha, che ha lasciato per strada il secondo set perso al tie-break, per poi risalire di livello specialmente con il servizio, dove ha messo a segno 24 ace. Per Zverev si tratta della 10^ semifinale a livello Slam. Venerdì attende il vincente di Alcaraz-De Minaur.

Afghanistan, La Russa: enorme bugia italiani lontani dal fronte

Roma, 27 gen. (askanews) – “Il concetto che sta dietro quelle parole, per come l’abbiamo interpretato, è che erano degli imboscati. Invece il loro desiderio era di fare persino di più di quello che veniva loro richiesto”. Lo afferma il presidente del Senato ed ex ministro della Difesa Ignazio La Russa in una intervista a Repubblica, tornando sulle parole del presidente americano Donald Trump a proposito dell’impegno dei soldati italiani in Afghanistan. “E’ un’enorme bugia – aggiunge La Russa – che qualcuno possa solo immaginare che gli italiani rimasero lontano dal fronte”.

La Russa premette che “il Parlamento e il governo avevano stabilito di aumentare il contingente. E comunque sulle mie spalle sono passate più di trenta bare di soldati, che sono andato uno a uno a prendere agli aeroporti quando tornavano. E’ stato un peso non indifferente, la cosa più dolorosa di tutto il periodo in cui ho fatto il ministro della Difesa”. “Non ho letto bene quello che ha detto Trump – riprende -. Posso solo dire, a prescindere da quello che ha detto il presidente degli Stati Uniti, che conosco bene il modo con cui i nostri soldati si sono impegnati in Afghanistan”.

Trump ha sostenuto che i soldati alleati stavano al riparo nelle retrovie… “Una volta andai a trovare il contingente in un avamposto a Bala Murghab, piccolissimo e circondato da alture. C’era un gabbiotto dicemento armato dove dovevano infilarsi, perchè dalle montagne continuavano a piovere razzi: quel gabbiotto era l’unico posto sicuro finchè non cessava l’allarme. Era talmente pericoloso che stavano lì solo 2 o 3 settimane e poi ruotavano”, spiega.

“I nostri – aggiunge – lavoravano in stretta sinergia con gli americani, tutto quello che hanno fatto loro lo abbiamo fatto noi. E i comandanti americani mi hanno sempre fatto i complimenti per come si impegnavano”, “i nostri la consideravano una missione contro il terrorismo e quindi di pace. Era una missione militare, non voglio dire di guerra perchè sarebbe sbagliato, ma una missione che comportava l’uso della forza in continuazione, sia pure in funzione difensiva, per debellare il pericolo in un contesto difficilissimo. E loro non si sono mai tirati indietro, mai, da nessuna missione”.

“Trump è il presidente eletto e siamo convinti dell’indissolubilità dell’alleanza. Io credo che Giorgia stia facendo un’operazione di equilibrio che solo i grandi statisti riescono a compiere, quella di non fare un passo indietro quando bisogna mettere dei punti fermi e nello stesso tempo essere sempre un ponte tra l’Europa e gli Stati Uniti di Trump, o di chiunque altro” conclude.

Giorno memoria, La Russa: guardia alta contro rigurgiti antisemiti

Roma, 27 gen. (askanews) – “In occasione del Giorno della memoria rendiamo omaggio alle vittime della Shoah, la più grande tragedia del Novecento, causata da un odio cieco e barbaro contro il popolo ebraico”. Lo afferma il presidente del Senato Ignazio La Russa.

“Una data importante che non può e non deve ridursi alla sola commemorazione, ma diventare occasione di riflessione e responsabilità, capace di tenere viva, ogni giorno, la memoria e tramandare alle nuove generazioni i valori di tolleranza e rispetto – osserva -. Rinnoviamo la nostra vicinanza e solidarietà al popolo ebraico e continuiamo a tenere alta la guardia davanti al riaffacciarsi di vergognosi e inaccettabili rigurgiti razzisti, antisemiti e antisionisti”.

Nordcorea lancia missile verso mar del Giappone

Roma, 27 gen. (askanews) – Il ministero della Difesa giapponese ha annunciato che la Corea del Nord ha lanciato un oggetto che potrebbe essere un missile balistico, aggiungendo che sono in corso verifiche per stabilire se vi siano conseguenze per il Giappone.

In una comunicazione separata, lo Stato maggiore congiunto delle forze armate sudcoreane ha riferito che Pyongyang ha sparato almeno un proiettile non identificato in direzione del Mare dell’Est, noto in Giappone come Mare del Giappone, precisando che il lancio è stato individuato senza fornire ulteriori dettagli.

Secondo Seoul, l’ultimo episodio analogo risaliva al 4 gennaio, quando la Corea del Nord aveva lanciato missili balistici verso la stessa area alla vigilia della partenza del presidente sudcoreano Lee Jae-myung per Pechino, dove era previsto un vertice con il presidente cinese Xi Jinping.

Le autorità giapponesi hanno confermato che quello odierno rappresenta il secondo lancio nordcoreano di un missile balistico o di un oggetto sospetto dall’inizio dell’anno e il primo dal 4 gennaio, mentre prosegue la raccolta di informazioni sull’accaduto.

Usa, violenta tempesta di neve: almeno 27 morti in tutto il Paese

Roma, 27 gen. (askanews) – Una violenta tempesta di neve, che nel fine settimana ha colpito vaste aree degli Stati uniti orientali, nordorientali e meridionali, ha provocato almeno 27 morti, secondo autorità locali e media.

A New York otto persone sono state trovate senza vita all’aperto, esposte alle temperature polari, ha riferito in conferenza stampa il sindaco Zohran Mamdani. In Pennsylvania l’ufficio del medico legale della contea di Leigh ha comunicato che tre persone, tra i 60 e gli 84 anni, sono decedute per cause naturali mentre spalavano la neve.

In Texas una ragazza di 16 anni è morta quando la slitta sulla quale veniva trainata insieme a un’amica si è schiantata contro un albero, secondo quanto riferito dalla polizia di Frisco. Nello stesso Stato una persona è stata trovata morta nel parcheggio di una stazione di servizio abbandonata ad Austin, apparentemente per ipotermia.

L’abbondante accumulo di neve, che in alcune località ha raggiunto i 50 centimetri, ha causato numerosi incidenti, tra cui due decessi in Massachusetts e Ohio dopo che mezzi spazzaneve hanno investito le vittime. In Arkansas è morto anche un diciassettenne in seguito a un impatto con un albero mentre era su una slitta, mentre in Kansas la polizia ha rinvenuto il corpo di una donna, scomparsa da venerdì, sepolto sotto la neve. Altre quattro vittime sono state segnalate in Tennessee, tre in Louisiana, due in Mississippi, una in Carolina del Sud e una in New Jersey, secondo quanto riportato dai media locali.

Il maltempo ha avuto forti ripercussioni anche sul traffico aereo: quasi 5.000 voli sono stati cancellati in tutto il Paese e migliaia hanno registrato ritardi. Centinaia di migliaia di persone risultavano ancora senza elettricità lunedì pomeriggio, mentre le compagnie energetiche hanno assicurato di essere al lavoro per ripristinare il servizio nel più breve tempo possibile.

Il Servizio meteorologico nazionale ha avvertito che le temperature resteranno intorno allo zero in gran parte della fascia orientale degli Stati uniti. Anche il nord della Florida, area solitamente caratterizzata da clima mite, dovrebbe registrare valori sotto lo zero, secondo le autorità statali. Per molti Stati del sud è stata emessa un’allerta per freddo estremo, mentre Washington ha prorogato l’emergenza neve fino a mercoledì mattina.