11.1 C
Roma
mercoledì, 11 Febbraio, 2026
Home Blog Pagina 7

World Cancer Day: il ruolo chiave del caregiver in oncologia

Roma, 5 feb. (askanews) – In occasione della giornata mondiale per la lotta al cancro, World Cancer Day, il Gruppo “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere” ha riunito, per il quarto anno consecutivo, associazioni dei pazienti oncologici e onco-ematologici, rappresentanti politici e clinici per fare il punto sul ruolo del caregiver e sull’importante passo avanti compiuto con l’approvazione del DDL Locatelli “Disposizione in materia di riconoscimento e tutela del caregiver familiare”. Tema centrale dell’incontro la proiezione del toccante cortometraggio: “La luce nella crepa” proiettato in prima assoluta all’82° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, ideato da Salute Donna ODV e incentrato sulla figura del caregiver cioè di chi ogni giorno, gratuitamente, si prende cura di un congiunto malato, offrendo sostegno pratico, emotivo e relazionale. Abbiamo parlato con Annamaria Mancuso, Presidente di Salute Donna ODV e Coordinatrice del Gruppo “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere”:

“Per la prima volta c’è un riconoscimento istituzionale di questa figura, mentre prima si parlava del caregiver, si parlava di chi accompagna, però non c’era nulla di strutturato, oggi finalmente c’è questa figura che viene strutturata a livello istituzionale, quindi per noi è un primo passo importante, dico primo passo importante perché poi di passi dovremmo farne altri”.

Riconoscere i caregiver significa affermare un principio di dignità, giustizia e umanità che il nostro Paese non può rinviare. È poi intervenuta l’On. Vanessa Cattoi, Coordinatrice dell’Intergruppo Parlamentare “Insieme per un impegno contro il cancro” alla Camera:

“Riteniamo che la figura del caregiver, soprattutto nell’ambito oncologico, sia veramente una figura fondamentale alla quale noi dobbiamo assolutamente ridare dignità e alla quale noi dobbiamo dare anche le giuste tutele, perché come si vede anche nel cortometraggio sul caregiver che è stato realizzato proprio su volontà della nostra Presidente Ana Maria Mancuso, si vede effettivamente quanto ci sia la necessità non solo di tutelare i diritti dei pazienti, ma anche di tutelare i diritti di chi si prende cura e penso che siamo sulla strada giusta, perché grazie a questo DDL e grazie all’impegno del nostro intergruppo sicuramente riusciremo a dare maggiori diritti a questa importante figura per la nostra società”.

L’obiettivo è il riconoscimento di una legge nazionale a tutela dei caregiver che in Italia sono oltre 7 milioni. Infine ecco le parole di Giorgio Mulè Vicepresidente della Camera dei Deputati:

“Bisogna arrivarci, mi lasci dire, bisogna arrivarci già nel 2026. Se l’intergruppo di cui faccio parte ha un compito è quello di velocizzare e superare tutti gli ostacoli, anche procedurali che ci sono, quindi a questo disegno di legge che è di iniziativa governativa aveva dato una corsia preferenziale affinché già quest’anno ci sia un punto fermo rispetto ai caregiver, alla formazione dei caregiver e alla possibilità di assistere in maniera totalizzante chi soffre, perché appunto non soffre mai da solo, ma soffre insieme a una famiglia che deve essere di supporto ed è assolutamente necessario che lo sia anche da un punto di vista psicologico”.

Dietro i numeri ci sono storie personali e umane, storie d’amore, ma anche di solitudine, di sofferenza e l’approvazione del DDL dona voce a queste presenze, spesso invisibili, ma fondamentali nel percorso di cura di un malato. Perché aiutare chi aiuta è un dovere di tutti.

Bce conferma i tassi di interesse dell’eurozona al 2%

Roma, 5 feb. (askanews) – La Banca centrale europea ha confermato per l’ottavo mese consecutivo i tassi di interesse di ufficiali dell’area euro. Il principale riferimento, che resta il tasso sui depositi, permane così al 2%, livello che era stato raggiunto nel giugno dello scorso anno . La decisione, diffusa con un comunicato a seguito della riunione del Consiglio direttivo, è in linea con le attese.

Secondo l’istituzione monetaria “l’inflazione dovrebbe stabilizzarsi sull’obiettivo del 2% a medio termine”. Questo mentre “l’economia continua a mostrare buona capacità di tenuta in un difficile contesto mondiale”, si legge nel comunicato.

Ma intanto il recente calmieramento del caro vita nell’area valutaria – ieri Eurostat ha riportato un attenuazione all’1,7% – combinato con i rafforzamenti dell’euro rispetto al dollaro aprono interrogativi sulla possibilità che si riaccendano le discussioni per le decisioni sui mesi a venire.

Il tasso sulle operazioni di rifinaziamento principali resta al 2,15%, quello sulle operazioni marginali al 2,40%. Ora l’attenzione si sposta sulla conferenza stampa esplicativa che, a breve, verrà tenuta dalla presidente Christine Lagarde.

Semprte oggi la Banca d’Inghilterra ha confermato con un voto a maggioranza i tassi di interesse sulla sterlina al 3 75%. Secondo quanto riporta il comunicato dell’istituzione, il direttorio si è nuovamente spaccato: 5 componenti hanno votato per lo status quo mentre altri 4 avrebbero voluto tagliare i tassi al 3,50%.

Tensione sulle vittime di Minneapolis alla Camera, opposizioni contro la Lega

Roma, 5 feb. (askanews) – “Non si è mai vista una commemorazione ad horas che sa tanto di provocazione. Se questo ricordo dei morti di Minneapolis serve ad attirare la maggioranza in una trappola dialettica, il tentativo è fallito. Voi volete alzare una cortina fumogena sui fatti di Torino sui quali stiamo aspettando parole inequivocabili…”. Le parole della deputata leghista Simonetta Matone, durante la commemorazione chiesta da Avs per i due americani uccisi dagli agenti dell’Ice a Minneapolis, Renee Good e Alex Pretti, vengono accolte nell’aula della Camera dalle proteste delle opposizioni. “Basta, basta, basta”, gridano dai banchi del centrosinistra. Non contenta, la Matone risponde “fascisti”, con il vicepresidente di turno Costa che la richiama: “per favore, deputata Matone, farà il suo intervento, ma non si può sentire l’accusa di fascisti in quest’aula. Il fascismo è fuori da quest’aula”. Il Cinque Stelle Francesco Silvestri ricorda che la commemorazione è stata decisa da tempo, ben prima dei fatti di Torino. Richiesta giunta settimane fa e accordata in capigruppo.

Sui fatti di Torino, aveva detto Matone, “stiamo ancora aspettando parole inquivocabili di lontananza e condanna…”. Provocando la reazione: “basta, basta, basta, silenzio”, urlano i deputati delle opposizioni. Con Costa: “per favore, ricordiamoci che è una commemorazione colleghi”. In quel momento la deputata leghista pronuncia la parola “fascisti” e viene poi ripresa da Costa.

MotoGp, Alex Marquez il più veloce nei test di Sepang

Roma, 5 feb. (askanews) – I test MotoGP di Sepang vanno in archivio col miglior tempo di Alex Marquez: il pilota Gresini sfiora il record della pista in 1:56.402 e mette in mostra anche un ottimo passo gara. Simulazioni Sprint ok anche per Bagnaia, più veloce di Marc Marquez. Alle spalle di Alex Marquez c’è l’Aprilia di Bezzecchi, 3° crono per Di Giannantonio. Da segnalare il ritorno in pista di Yamaha, che ha risolto il problema riscontrato nel day 1. Ora altri due giorni di test (21-22 febbraio) a Buriram prima del via del Mondiale.

Calcio, possibile ritorno di Totti alla Roma

Roma, 5 feb. (askanews) – A quasi sette anni dall’addio ufficiale, Francesco Totti e la Roma potrebbero tornare insieme. A riaccendere le speranze dei tifosi giallorossi è stato Claudio Ranieri, senior advisor della proprietà Friedkin, che in un’intervista esclusiva a Sky Sport ha confermato come il club stia valutando seriamente un rientro dell’ex capitano.

“I Friedkin ci stanno seriamente pensando da un po’ di tempo, Francesco può essere ancora molto utile per la Roma”, ha spiegato Ranieri, lasciando intendere come i contatti siano concreti. Per Totti si tratterebbe della terza esperienza con la società capitolina dopo i 25 anni da calciatore e i due da dirigente.

L’ex numero 10 aveva lasciato il club il 17 giugno 2019, durante la conferenza stampa al Coni, parlando apertamente di dissapori con alcuni dirigenti della precedente gestione Pallotta. “Se vado via non è per colpa mia”, aveva dichiarato in quell’occasione.

Ora il ritorno nella società che ha segnato tutta la sua carriera potrebbe trasformarsi in realtà. L’ipotesi più accreditata è quella di un ruolo tecnico e operativo, con funzioni di raccordo tra squadra e dirigenza, ma anche con compiti legati alla visione sportiva, all’osservazione dei giocatori, al mercato e alla costruzione della Roma del futuro.

Starmer si scusa con le vittime di Epstein: ho creduto alle bugie di Mandelson

Roma, 5 feb. (askanews) – Il primo ministro britannico Keir Starmer si è scusato oggi con le vittime di Jeffrey Epstein per aver nominato Peter Mandelson ambasciatore a Washington, nonostante fosse noto che il suo compagno di partito nonchè amico avesse rapporti con il defunto predatore sessuale e pedofilo morto in carcere nel 2019. Una vicenda che sta mettendo Starmer in grandi difficoltà nel Paese al punto da rischiare di dover traslocare da Downing Street. “Le vittime di Epstein hanno vissuto un trauma che la maggior parte di noi riesce a malapena a comprendere”, ha detto Starmer in trasferta ad Hastings. “Mi dispiace, mi dispiace per quello che vi è stato fatto, mi dispiace che così tante persone al potere vi abbiano deluso. Mi dispiace per aver creduto alle bugie di Mandelson e averlo nominato” ambasciatore, ha aggiunto il premier.

Bitcoin, tuffo sotto 70mila dollari ai minimi da fine 2024

Roma, 5 feb. (askanews) – Tuffo del Bitcoin sotto quota 70.000 dollari, ai minimi da quasi un anno e mezzo in un quadro di nuovi forti ribassi di tutti i criptoasset, mentre la dinamica negativa oltre alle Borse coinvolge in maniera più marcata materie prime e metalli preziosi. Dopo aver toccato 69.800 dollari, il Bitcoin resta in ribasso di oltre un 4% rispetto a ieri a quota 70.279 dollari.

L’Ether perde il 4% a 2.077 dollari. Nel frattempo l’oro cede l’1% mentre l’argento è tornato a precipitare con un calo di oltre il 7%, a 78 dollari l’oncia a metà seduta.

Milano-Cortina, Mattarella ad azzurri: lealtà e rispetto degli altri

Milano, 5 feb. (askanews) – “Ci auguriamo che siano tante le medaglie, se lo augura il presidente Bonfiglio fortemente ma tutti quanti in Italia, ma quello che è importante è il modo in cui parteciperete, come è sempre avvenuto da parte dei nostri atleti e atlete nelle Olimpiadi, con impegno, dando tutto sè stesse e tutto sè stessi, con lealtà e con rispetto degli altri”. È l’augurio che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha rivolto agli atleti e alle atlete italiane che parteciperanno alle Olimpiadi invernali di Milano e Cortina.

“È un gran piacere incontrarvi. Ci siamo, state per cominciare: naturalmente – ha detto Mattarella al Villaggio Olimpico – alla vigilia dell’apertura non posso non ricordare che per tutti voi e tutte voi che siete qui questo è già un grande successo. Essere stati selezionati, essere in squadra, prendere parte alle Olimpiadi è già un traguardo di estrema importanza, un successo autentico, importante. Presumo anche che non siate appagate e appagati da questo, che affronterete le competizioni con l’intenzione di avere altri risultati e successi, ma non va mai dimenticato che la partecipazione è il primo e importante traguardo. Poi naturalmente la competizione con atleti e atlete da ogni parte del mondo sarà entusiasmante e stimolante. Credo che ognuna e ognuno di voi ricordi che la prima competizione è con sè stessi e con i propri limiti, per superarsi e migliorarsi. E poi c’è quella con gli altri partecipanti”. Una competizione, ha sottolineato ancora Mattarella, “che dà nel mondo uno spettacolo di straordinario valore, di convivenza, di amicizia, di umanità, di serietà. Ecco vi faccio questo augurio: siete consapevoli di quanto state per fare e vi auguro di ottenere i risultati migliori, con il valore dello sport che manda al mondo un messaggio di pace e di serenità. Grazie per l’impegno che mettete e grazie in anticipo perchè certamente renderete onoro al Tricolore, alla nostra bandiera e ai nostri colori. Grazie e in bocca al lupo”, ha concluso il Capo dello Stato, che ora sta visitando gli uffici e le residenze degli atleti, prima di fermarsi a pranzo con loro nella mensa del Villaggio.

M.O, Madre Nazzaro (Orp): torni la pace in Terra Santa

Amman, 5 feb. (askanews) – “La Giordania è Terra Santa e siamo qui al Monte Nebo dove Mosè, come ci racconta la Scrittura, ha visto da lontano la Terra Promessa. Anche noi ci troviamo qui con questo segno, per vedere da lontano una pace che deve ritornare”. Madre Rebecca Nazzaro, direttrice dell’Ufficio per la pastorale del pellegrinaggio del Vicariato di Roma – Opera Romana Pellegrinaggi, guida un pellegrinaggio di giornalisti e sacerdoti in Giordania per dare un messaggio di pace e di speranza, e per esortare la ripresa dei pellegrinaggi nel Paese arabo, crocevia di culture e religioni.

La guerra in Medio Oriente, qui in Giordania, non è arrivata direttamente, ma i riflessi, in termini di calo di pellegrinaggi e di turismo si fanno sentire. E il messaggio di pace passa anche da qui.

“Questa Terra Promessa – ha aggiunto Madre Rebecca – è un po’ la terra che desideriamo tutti: la terra della pace, la terra della verità, la terra della solidarietà, la terra della convivenza, della fraternità di tutti i popoli”. La madre superiora delle missionarie della Divina Rivelazione visita la Giordania per la prima volta. “È significativo stare qui in questo momento e dare una dimostrazione che niente è perduto, se noi ci proponiamo anche come pellegrini, come strumenti di pace e di trasmissione della buona novella, che qui ha avuto la sua preparazione attraverso Mosè, attraverso i profeti, attraverso poi la venuta di Gesù, di San Giovanni Battista”.

“Non possiamo passare come turisti e non come pellegrini che hanno e danno il significato a queste pietre che sono state custodite con tanto amore, con tanta fedeltà soprattutto per le generazioni, di generazioni fino ad oggi”, ha ribadito la consacrata.

L’invito è a visitare i luoghi del Vecchio e Nuovo Testamento ma anche ad incontrare le “pietre vive” senza temere. “Noi italiani a volte siamo un po’ paurosi – aggiunge la responsabile dell’Orp – ma non dobbiamo temere. Noi siamo qui proprio per dimostrare questo, l’abbiamo fatto anche due settimane fa andando in Terra Santa, siamo andati anche in Turchia”.

Il pellegrinaggio è organizzato da Opera Romana Pellegrinaggi in collaborazione con Royal Jordanian, con Jordan Tourism Board e con Ministry of Tourism.

“Credo che il pellegrinaggio diventi anche un’opportunità di una missione che riguarda tutti – prosegue – riguarda non solamente i missionari o coloro che si sono dedicati alla vita consacrata come noi, come tantissime altre comunità o come i sacerdoti, ma ogni cristiano di Occidente che ha la possibilità di godere della bellezza delle opere d’arte, della bellezza delle Chiese, della bellezza della storia di questi luoghi”.

Dunque un segno di solidarietà concreta verso la minoranza cristiana. “Abbiamo incontrato i cristiani che rimangono nonostante tutto e questo, per noi che veniamo dall’Occidente, è un grande monito, è un grande insegnamento. Noi in Occidente abbiamo tutto, anche la possibilità di vedere, di custodire, di trasformare, di leggere, abbiamo una libertà che qui non c’è. Qui – ha ribadito madre Rebecca – c’è una libertà di culto ma non di religione. Noi abbiamo la libertà di religione e tante volte dimentichiamo il nostro culto, il culto cristiano, il culto della Chiesa Cattolica, qui chiamata – ed è interessante anche questo – chiesa Latina”.

Milano-Cortina, Mattarella al villaggio olimpico. Vance a Milano

Milano, 5 feb. (askanews) – Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è arrivato al villaggio olimpico di Milano dove è stato accolto dal presidente del Coni, Luciano Buonfiglio. Il capo dello Stato apporrà prima la sua firma al murale della tregua olimpica e poi rivolgerà un saluto alla delegazione italiana. Successivamente dopo aver visitato la palazzina dove alloggia la squadra italiana, si tratterrà a colazione con le atlete e gli atleti azzurri alla mensa del villaggio. Sono presenti anche il presidente della Fondazione Milano Cortina 2026 Giovanni Malagò, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e il sindaco di Milano Giuseppe Sala.

“Ci auguriamo che siano tante le medaglie, se lo augura il presidente Bonfiglio fortemente ma tutti quanti in Italia, ma quello che è importante è il modo in cui parteciperete, come è sempre avvenuto da parte dei nostri atleti e atlete nelle Olimpiadi, con impegno, dando tutto sé stesse e tutto sé stessi, con lealtà e con rispetto degli altri”. È l’augurio che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha rivolto agli atleti e alle atlete italiane che parteciperanno alle Olimpiadi invernali di Milano e Cortina. “È un gran piacere incontrarvi. Ci siamo, state per cominciare: naturalmente – ha detto Mattarella al Villaggio Olimpico – alla vigilia dell’apertura non posso non ricordare che per tutti voi e tutte voi che siete qui questo è già un grande successo. Essere stati selezionati, essere in squadra, prendere parte alle Olimpiadi è già un traguardo di estrema importanza, un successo autentico, importante. Presumo anche che non siate appagate e appagati da questo, che affronterete le competizioni con l’intenzione di avere altri risultati e successi, ma non va mai dimenticato che la partecipazione è il primo e importante traguardo. Poi naturalmente la competizione con atleti e atlete da ogni parte del mondo sarà entusiasmante e stimolante. Credo che ognuna e ognuno di voi ricordi che la prima competizione è con sé stessi e con i propri limiti, per superarsi e migliorarsi. E poi c’è quella con gli altri partecipanti”. Una competizione, ha sottolineato ancora Mattarella, “che dà nel mondo uno spettacolo di straordinario valore, di convivenza, di amicizia, di umanità, di serietà. Ecco vi faccio questo augurio: siete consapevoli di quanto state per fare e vi auguro di ottenere i risultati migliori, con il valore dello sport che manda al mondo un messaggio di pace e di serenità. Grazie per l’impegno che mettete e grazie in anticipo perché certamente renderete onore al Tricolore, alla nostra bandiera e ai nostri colori. Grazie e in bocca al lupo”, ha concluso il Capo dello Stato, che ha visitato gli uffici e le residenze degli atleti, prima di fermarsi a pranzo con loro nella mensa del Villaggio.

In precedenza il vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance, era arrivato all’aeroporto di Malpensa insieme alla moglie e ai figli, alla vigilia della cerimonia di apertura dei Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina.

"Frida in tour" da 7 febbraio, l’artista emoziona con grandi classici

Roma, 5 feb. (askanews) – Frida porta la sua musica in tour nelle principali città italiane con uno spettacolo ricco di canzoni e suggestioni, in cui convivono grandi classici della musica italiana e internazionale, insieme a brani originali, scritti e composti da lei.

Prima data sabato 7 febbraio all’Abbazia di Montecassino, poi sabato 28 febbraio al Trianon Viviani di Napoli, mercoledì 4 marzo all’Auditorium Parco della Musica di Roma, giovedì 5 marzo al Blue Note di Milano, sabato 7 marzo all’Auditorium Lo Squero di Venezia, domenica 8 marzo alla Sala del Carmine di Massa Lombarda; il tour prosegue sabato 14 marzo al Teatro Fusco di Taranto, sabato 21 al Teatro Rossini di Gioia del Colle, domenica 22 al teatro Curci di Barletta e lunedì 23 marzo al Teatro Virgola di Polignano.

Cantante e pianista, figlia d’arte di Stefano Bollani e Petra Magoni, Frida è cresciuta immersa nella musica, sviluppando fin da giovanissima una solida formazione e una sensibilità artistica personale. Ne emerge una personalità luminosa, fatta di lirismo e ironia, estro e fantasia, capace di coniugare tecnica, emozione e autenticità.

Ogni brano del repertorio di questo tour racconta una parte del suo personale percorso musicale: dai primissimi ascolti, alle influenze più recenti. Ne nasce una proposta artistica sfaccettata e contemporanea, che attraversa il pop, il jazz, la musica d’autore, con richiami alla musica classica, arrangiamenti più complessi e suggestioni elettroniche, impreziosite anche da effetti vocali.

Il concerto diventa così un vero e proprio itinerario musicale, da “You’ve Got a Friend” di Carole King – uno dei primi brani ascoltati da Frida da bambina – a “Futura” di Lucio Dalla, canzone senza tempo capace di attraversare le generazioni. Le diverse declinazioni dell’amore trovano spazio in “Back to Black” di Amy Winehouse o in “There You’ll Be di Faith Hill”, passando per le atmosfere poetiche di Battiato, Paolo Conte e Leonard Cohen, di cui Frida interpreta una intensa e toccante “Hallelujah”.

Un concerto che è molto più di una semplice esibizione: è un incontro, un racconto musicale e umano che lascia il segno. Lo spettacolo di Frida, infatti, è un caleidoscopio di colori musicali: non c’è un genere unico, ma un intreccio armonioso di linguaggi sonori. E così la sua voce — delicata ma potente, limpida, giovane e sincera — si muove con naturalezza tra diverse atmosfere, capace di salire verso le note più alte e di restituire ogni brano con grande maturità espressiva.

Sul palco, Frida è affiancata dal musicista britannico Mark Glentworth. Insieme portano un sound ricco e contemporaneo, grazie all’uso del pianoforte elettrico, del vibrafono e di altri strumenti elettrici ed effetti, che arricchiscono il suono, i colori e l’impatto emotivo di ogni brano proposto.

Negli anni Frida ha conquistato un pubblico vasto ed eterogeneo, salendo su numerosi palchi importanti e anche istituzionali, nonostante la sua giovane età. Tra i momenti più significativi figura l’esibizione al Quirinale in apertura della Festa della Repubblica, davanti al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dove ha interpretato l’Inno nazionale e altri brani con grande intensità e partecipazione. Inoltre, Frida è stata protagonista agli Internazionali d’Italia di Roma, dove ha cantato l’Inno di Mameli prima delle finali di singolare, in un contesto di sport e spettacolo.

Pescara (FenImprese Dubai): Emirati, esplosione investimenti

Roma, 5 feb. (askanews) – “Dopo il periodo pandemico si è registrata una vera e propria ‘esplosione’ degli investimenti nell’emirato di Dubai, favorita dall’elevato grado di apprezzamento delle eccellenze italiane. Al 31 dicembre 2025 sono oltre 80 mila le persone che hanno scelto di trasferire qui i propri interessi economici e i propri patrimoni. Si tratta del risultato di una politica che va ben oltre le agevolazioni fiscali, fondata su una pianificazione di lungo periodo orientata ad attrarre eccellenze da tutto il mondo in un mercato particolarmente aperto agli investimenti esteri. A Dubai è possibile costituire una società in appena 36 ore, i livelli retributivi sono sensibilmente più elevati rispetto a quelli italiani ed esistono aree fiscali agevolate fortemente attrattive per imprese e professionisti. Senza trascurare il tema della sicurezza: qui la criminalità è pressoché inesistente. Chi fa questa esperienza difficilmente torna indietro”. Sono le parole di Daniele Pescara, presidente di FenImprese Dubai, nel corso del webinar “Perché sempre più imprese italiane guardano a Dubai come nuova frontiera?”. “L’Italia dispone di ricchezze straordinarie che, purtroppo, non vengono adeguatamente valorizzate. I contribuenti – ha aggiunto Pescara – si sentono sempre più spesso come semplici “bancomat” a disposizione dello Stato e subiscono scelte difficilmente comprensibili, come l’introduzione della flat tax per i cosiddetti “paperoni”, che beneficiano di condizioni privilegiate senza un reale interesse a generare sviluppo e occupazione. In un contesto sempre più globalizzato è indispensabile creare condizioni che consentano alle imprese di competere ad armi pari con quelle degli altri Paesi. È necessario partire dall’export – ha sottolineato il numero uno di FenImprese Dubai -, attraverso accordi e agevolazioni commerciali mirate, per evitare esuberi di produzione e sostenere le migliaia di piccole attività familiari che desiderano portare i propri prodotti sui mercati esteri. Da oltre dieci anni offriamo il nostro contributo in questa direzione e rappresentiamo un punto di riferimento per gli italiani a Dubai, accompagnando le aziende che hanno la necessità di conoscere a fondo questo Paese”. L’identikit di chi scegli gli Emirati Arabi Uniti è stato tracciato da Enrico Salvatore Cucinotta, AML Officer: “Le imprese che guardano con maggiore interesse a Dubai sono principalmente quelle attive nei settori dei servizi, della consulenza e della finanza. Parallelamente, un numero crescente di famiglie e liberi professionisti manifesta un interesse diretto a strutturarsi sul territorio. Si tratta spesso di realtà molto giovani, attratte dalla possibilità di cogliere nuove opportunità in mercati ad alta capacità di spesa e caratterizzati da significative agevolazioni fiscali”. Secondo Beatrice Zaia, avvocato d’affari e designata alla presidenza di FenImprese Padova, “Occorre guardare al mercato di Dubai come a una realtà dinamica e trasversale. Dal 2023 gli Emirati Arabi detengono il record per volume di investimenti esteri, un dato che testimonia il forte interesse verso questo straordinario hub globale. Si contano presenze di nostri connazionali, prevalentemente nella fascia d’età compresa tra i 18 e i 35 anni, giovani professionisti e talenti che l’Italia perde, attratti da un contesto dinamico, caratterizzato da una burocrazia ridotta e da un’elevata interculturalità. Se si considerano i servizi offerti e la qualità della vita, il confronto risulta difficilmente sostenibile”.

Musica, l’Orchestra del Mare a Roma con "Un viaggio di ritorno"

Roma, 5 feb. (askanews) – Venerdì 13 febbraio alle ore 20, la Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma ospiterà, all’interno di “Un Solo Mare Festival”, il concerto “Un viaggio di ritorno”, dell’Orchestra del Mare: strumenti musicali costruiti con i legni delle barche dei migranti nel carcere di Milano-Opera.

“Un viaggio di ritorno” perché quelle barche, partite dalle coste africane e diventate strumenti musicali, tornano come Orchestra del Mare per sostenere in Africa il progetto “Il miracolo della vita – Tabasamu la Mama” della Fondazione Santo Versace.

Cuore del progetto “Il miracolo della vita” è una casa al confine della baraccopoli di Kibera dove sono accolte stabilmente ragazze madri, con i loro figli, che vivono per strada in condizioni di grave fragilità materiale ed emotiva ma che hanno scelto di mettere al mondo bambini nonostante le enormi difficoltà. Il ricavato della serata sarà devoluto a sostegno del progetto.

L’Orchestra del Mare rappresenta il punto di arrivo di un lungo percorso all’interno del mondo carcerario, iniziato nel 2012 con la creazione del Laboratorio di Liuteria e Falegnameria nella Casa di Reclusione Milano – Opera promosso dalla Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti. Proprio in questo laboratorio è stato realizzato, nel 2021, il primo “Violino del Mare” costruito con il legno delle barche dei migranti di Lampedusa, che ha ispirato al maestro Nicola Piovani una composizione dal titolo “Canto del legno”, eseguita per la prima volta, il 4 febbraio 2022, davanti a Papa Francesco. Dopo questo incontro è nata l’idea di creare l’Orchestra del Mare: violini, viole, violoncelli e altri strumenti tipici della tradizione mediterranea, per cercare di dare voce, attraverso la musica, ad ogni persona migrante in fuga dal proprio Paese a causa della guerra e della povertà.

L’Orchestra del Mare non ha un organico stabile ma è un “progetto di adesione”: gli strumenti vengono dati in prestito a orchestre italiane e straniere o a singoli musicisti che condividono i valori del progetto Metamorfosi: le barche dei migranti trasformate in strumenti musicali. Dopo una prima esecuzione alla Scala di Milano nel febbraio del 2024, l’Orchestra del Mare ha toccato diverse città italiane ed europee, tra cui Firenze, Parma, Lucerna e anche Lampedusa con un concerto diretto dal Maestro Riccardo Muti.

Viene proposta ora a Roma nell’ambito di “Un solo Mare Festival”, in sintonia con lo spirito che Fondazione Musica per Roma ha voluto attribuire ad un momento di riflessione e condivisione sulle tematiche del mare: scientifiche, politiche, economiche e sociali. La serata vede la partecipazione dell’Orchestra Pessoa e della Piccola Orchestra dei Popoli unite come Orchestra del Mare in uno spettacolo che si articolerà in tre momenti.

Alessio Boni con la Piccola Orchestra dei Popoli leggerà “Orazione”, monologo liberamente tratto da “Memoria del legno” di Paolo Rumiz, per la regia di Ciro Menale. Seguirà la partecipazione straordinaria di Nicola Piovani per il progetto “Il Miracolo della Vita – Tabasamu la Mama”. Concluderà la serata il concerto dell’Orchestra Pessoa.

Olimpiadi Milano-Cortina, c’è neve

Milano, 5 feb. (askanews) – Inaugurazione Olimpica tra poche nuvole e neve: a Milano sono attese le ultime piogge al mattino di venerdì poi avremo tempo stabile ed asciutto durante la cerimonia delle ore 20. A Cortina d’Ampezzo ancora neve nella prima parte della giornata poi paesaggio incantato, bianco e non freddo. Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, conferma dunque condizioni meteo ottimali per l’inizio dei XXV Giochi olimpici invernali, noti anche come Milano Cortina 2026. La neve, infatti, è caduta copiosa sulle Alpi e sulle Dolomiti nei giorni scorsi: una vera “benedizione bianca” per tutte le sedi di gara (Cortina d’Ampezzo, Livigno, Bormio, Predazzo, Tesero ed Anterselva) con un palcoscenico naturale perfetto che mancava da anni in questa stagione.

Ma mentre sulle sedi olimpiche si festeggia il meteo favorevole presente e in arrivo, tutt’altra situazione al Centro-Sud dove continua a piovere da settimane: buona parte del territorio, specie lungo il versante tirrenico, è saturo di acqua e stanno per arrivare nuovi accumuli importanti.

Tra sabato e domenica sono attesi picchi di 80-150 mm di pioggia, ovvero 80-150 litri d’acqua per metro quadro, tra Campania e Calabria tirrenica. Il rischio idrogeologico resta alto: non è tanto l’intensità del singolo acquazzone a preoccupare, ma la persistenza dei fenomeni su aree già fragili.

Nel dettaglio, una nuova forte perturbazione abborderà l’Italia dalla serata del giovedì con un peggioramento iniziale su Nord-Ovest e Sardegna; in seguito, i fenomeni saranno intensi su tutta la fascia tirrenica, dalla Toscana alla Calabria fino al pomeriggio quando il fronte perturbato si sposterà verso i Balcani e il tempo migliorerà temporaneamente.

Sabato sono infatti attese nuove piogge già al mattino su regioni tirreniche e Isole Maggiori: non è necessario sottolineare che in pratica pioverà sul bagnato e pioverà sempre sulle stesse zone. Domenica avremo, infatti, una fotocopia meteo del sabato, seppur con una temporizzazione spostata di qualche ora in avanti: le piogge inizieranno dal pomeriggio in Sardegna per poi spostarsi verso il Sud peninsulare e in Sicilia entro la sera. Comunque vada, gli ombrelli resteranno aperti almeno fino a metà mese; unica magra consolazione le temperature resteranno sempre sopra la media del periodo: il freddo polare rimarrà confinato tra la Scandinavia e le Repubbliche Baltiche.

Strage di Crans-Montana, la lettera dei coniugi Moretti

Roma, 5 feb. (askanews) – Per la prima volta dall’incendio del loro bar a Crans-Montana, Jacques e Jessica Moretti si sono rivolti a tutti i dipendenti in una lettera inviata mercoledì 4 febbraio e diffusa inizialmente da France Info.

“Oggi abbiamo deciso di rompere il silenzio che ci è stato imposto, almeno per la durata di questa lettera”, hanno spiegato i Moretti nella lettera. Questo silenzio “infinitamente pesante e doloroso” è stato rotto anche dal desiderio di giustificare le proprie azioni.

“Nessuno di voi avrebbe dovuto sopportare un simile calvario. Eravate i nostri protetti e lo siete ancora. Ci assumiamo questa responsabilità senza in alcun modo cercare di scaricarvi la colpa”, hanno insistito i due corsi. “Nemmeno per un attimo avremmo potuto immaginare una tragedia simile. Dal 1° gennaio, abbiamo incarnato la sventura che ha colpito il Constellation”, hanno scritto.

“Portiamo anche il peso di coloro che non sono più con noi, in un dolore immenso”, hanno scritto ancora riferendosi ai diversi dipendenti che hanno perso la vita nel rogo.

La coppia ha anche voluto affermare di essere “ferita dalle numerose voci diffamatorie diffuse” dopo la tragedia, che hanno “allo stesso tempo esacerbato il dolore” dei dipendenti.

Jacques e Jessica Moretti hanno ribadito che Jessica non ha lasciato i locali ancora in fiamme mentre cercava di salvare la cassa del bar, una delle menzogne più “spregevoli” che abbiano mai sentito sui media internazionali.

Il dispositivo di sicurezza della polizia per Milano-Cortina

Milano, 5 feb. (askanews) – La Polizia di Stato metterà in campo un articolato e polivalente dispositivo, utilizzando tutte quelle che sono le sue specificità di impiego e le varie Specialità, per i XXV Giochi olimpici e i XIV Giochi paralimpici invernali di Milano Cortina 2026. Il coordinamento della macchina della sicurezza affidato a livello centrale al Dipartimento della Pubblica sicurezza e, sul territorio, alle Prefetture e Questure.

A fare da collegamento tra chi si occuperà di sicurezza saranno, in particolare, le Questure delle province interessate alle gare attraverso le Soi (Sale operative interforze), che gestiranno tutto l’apparato di ordine e sicurezza pubblica. Dall’afflusso delle delegazioni estere agli atleti, fino alla gestione dei tantissimi tifosi in arrivo da ogni parte del mondo per assistere a queste Olimpiadi, il tutto nella massima sicurezza.

Ai poliziotti delle volanti e dei Reparti prevenzione crimine sarà affidato il compito di garantire il controllo del territorio e, insieme a quelli dei Reparti mobili, la vigilanza nelle zone interessate dalle competizioni sportive. Con migliaia di atleti e spettatori in movimento, poi, la viabilità e la sicurezza sulle tratte stradali e autostradali sarà affidata alla Polizia stradale; gli aeroporti e le stazioni ferroviarie saranno punti di accesso per i visitatori e per le delegazioni di sportivi. Sarà lì che gli agenti della Polizia di frontiera e ferroviaria assicureranno il controllo dei flussi e la tutela dei viaggiatori negli scali aerei, sui treni ad alta velocità e sulle tratte regionali che collegano i poli olimpici. Tra l’altro, per l’occasione, è stato creato un nuovo punto Polfer alla stazione di Ponte nelle Alpi, in provincia di Belluno, snodo fondamentale per chi arriverà in treno e sarà diretto a Cortina d’Ampezzo.

La Polizia Postale e delle comunicazioni si occuperà della sicurezza delle reti e delle Infrastrutture critiche. Nelle zone di gara, i poliziotti delle Questure e dei Commissariati, con il supporto degli specialisti della Polizia Scientifica garantiranno il regolare svolgimento delle competizioni e la sicurezza di spettatori e tifosi. Nelle aree a più alto rischio e nelle sedi delle cerimonie saranno impiegati tiratori scelti, cinofili e artificieri dei NOCS.

Per un supporto ulteriore, inoltre, saranno schierate le U.O.P.I. – Unità operative di pronto intervento, specializzate nella gestione di situazioni operative ad alto impatto.

La Polizia, infine, non potrà mancare sulle piste da sci, con i poliziotti di montagna; questi agenti, infatti, oltre ad essere esperti soccorritori alpini, sono anche presidio di legalità sulla neve e pattuglieranno le aree delle competizioni olimpiche fornendo sostegno anche in caso di soccorso ed infortuni.

La Polizia di Stato, non parteciperà solo in divisa, ma anche in tuta sportiva con gli atleti del Gruppo sportivo Fiamme oro. Molti dei campioni che vedremo lottare per le medaglie, nello sci, sul ghiaccio e nel biathlon, sono poliziotti a tutti gli effetti, che vivono il sogno olimpico con la speranza di portare il tricolore e il prestigio della Polizia di Stato sul podio più ambito. I poliziotti cremisi convocati in dieci discipline saranno 33, 16 uomini e 17 donne.

Durante le cerimonie potremo apprezzare, tra i quattro portabandiera italiani, due campioni delle Fiamme oro come Federico Pellegrino, che sfilerà a Milano, e Amos Mosaner che sfilerà a Cortina.

Fisco, Leo: per iperammortamento eliminazione limitazioni territoriali

Roma, 5 feb. (askanews) – Sull’iperammortamento “oggi il perimetro è ben delimitato perchè si parla solo di imprese, ossia d’interventi fatti in ambito europeo, nello spazio economico europeo”, ma “stiamo lavorando con l’obiettivo di eliminare queste limitazioni territoriali” e “fare in modo che, indipendentemente da dove viene effettuato l’investimento e quindi se l’investimento avviene anche al di fuori di quello che è il perimetro dell’Unione europeo, quell’investimento è premiato, nel senso di poter fruire dell’iperammortamento”. Lo ha annunciato il viceministro all’Economia, Maurizio Leo, nel suo intervento a Telefisco 2026.

“Questa – ha spiegato – è una misura sui cui stiamo lavorando e penso che, se tutto andrà secondo le nostre aspettative, dovremmo inserire nel prossimo provvedimento legislativo”.

Penn e Camporesi: le due prime mostre del Centro della Fotografia

Roma, 5 feb. (Askanews) – Il Centro della Fotografia di Roma ha inaugurato con due mostre di spessore, dedicate a Irving Penn e a Silvia Camporesi: interpreti di generazioni diverse, ma uniti da un’idea di fare della fotografia qualcosa di più, qualcosa che, ciascuno con la propria sintassi creativa, andasse oltre. La mostra di Penn in particolare è caratterizzata dalla collaborazione con la Maison Européenne de la Photographie di Parigi e celebra un artista storicizzato.

“Irving Penn – ha detto ad askanews Alessandra Mauro, co-curatrice della mostra – è un fotografo che, come abbiamo riportato nella citazione iniziale della mostra, aveva una sorta di ossessione per la fotografia. La fotografia era un modo di stare nel mondo, di guardare il mondo, di viaggiare e viaggiando, di catturare con la macchina fotografica persone e situazioni e poi certo di farne anche un lavoro, una professione. Lui ha unito queste due cose: sia lavoro professionale sia ricerca personale e soprattutto c’è una cosa molto particolare che ha fatto Irving Penn, che non tutti i fotografi hanno fatto: ha lavorato molto sulla stampa, sulla materialità della fotografia”.

Al piano superiore dello spazio nell’ex Mattatoio, con una struttura a balconata, è allestita la mostra di Silvia Camporesi “C’è un tempo e un luogo”, che è anch’essa un gioiello di sguardo, mistero e sospensione. Un racconto che si inserisce nella grande tradizione del Viaggio in Italia, ma lo aggiorna a una poetica che è convintamente contemporanea.

“Ho scelto alcune immagini da cinque serie storiche, più o meno dal 2011 ad oggi, sono qui raccontati circa 15 anni di attività – ci ha spiegato la curatrice Federica Muzzarelli – con un filo conduttore che è quello della frattura e del rapporto con una natura presente, ma anche incombente, misteriosa, ma anche da adddomesticare, che mi è sembrato un po’ il filo rosso del lavoro di Silvia. Sicuramente lei è una fotografa, un’artista che piega in senso virtuoso, in senso positivo, quello che le sta attorno, che cerca, una sua idea di paesaggio e di mondo e in questo senso certamente nell’accezione terminologica del sentimentale”.

Le due esposizioni, entrambe organizzate da Civita, sono aperte al pubblico fino al 29 giugno.

Bce, calo inflazione e supereuro riaprirono scenari su futuro tassi

Roma, 5 feb. (askanews) – Fari dei mercati puntati sulla Banca centrale europea. Alle 14 e 15, al termine dei due giorni di riunioni del Consiglio direttivo, verranno annunciate le decisioni di politica monetaria. L’attesa dominante è che vengano nuovamente confermati i livelli dei tassi di interesse per l’area euro, il principale riferimento, il tasso sui depositi, resterebbe così al 2%. La Bce mantiene i livelli attuali dei tassi dallo scorso giugno.

Ma la netta attenuazione mostrata a gennaio dell’inflazione media nell’area euro – secondo la stima preliminare di Eurostat si è smorzata all’1,7%, a fronte del 2% che era stato registrato a dicembre – che si combina con i recenti rafforzamenti dell’euro, potrebbero riaccendere il dibattito attorno alle future decisioni Bce.

La Bce persegue infatti un obiettivo sul caro vita: mantenerla al 2% sul medio termine, Se l’indice dovesse muoversi al di sotto di questa soglia in maniera stabile, e intanto la crescita economica proseguisse solo a rilento, il mantenimento del livello attuale dei tassi diventerebbe meno probabile.

Va tenuto presente che a gennaio l’inflazione di fondo, l’indice depurato da energia, alimentari e altri beni tendenzialmente più volatili, ha mostrato una variazione più contenuta nel confronto annuo, al più 2,2% annuo a gennaio, dal più 2,3% di dicembre, ma un calo dell’1,1% rispetto al mese precedente.

Un altro elemento sotto i riflettori, in particolare per la conferenza stampa della presidente Christine Lagarde, alle 14 e 45, sarà quello dei cambi euro-dollaro, dopo il recente picco sopra 1,20 ai massimi da oltre quattro anni.

La forza dell’euro si aggiunge infatti ai dazi commerciali e rischia di frenare ulteriormente le esportazioni dei paesi che utilizzano la valuta condivisa. Tanto più che molti giganti delle esportazioni dell’Asia sembrano invece aver adottato una strategia che ha portato a svalutazioni delle loro rispettive divise.

Calenda: io in centrodestra? No finché Meloni anti-Ue e finché c’è Salvini

Roma, 5 feb. (askanews) – Per Azione non si apre una prospettiva all’interno del centrodestra dopo lo strappo tra Vannacci e la Lega di Matteo Salvini. Lo sostiene il leader Carlo Calenda, a Mattino Cinque, sostenendo che in “questa legislatura e la prossima l’argomento unico e fondamentale sarà la capacità di costruire una europa federale che ci protegga da quello che sta arrivando. La Meloni è un’altra cosa” rispetto a Zaia perché “continua a dire che vuole il veto al Consiglio europeo, un po’ sto con Trump, un po’ con la Von der Leyen…”.

“Non mi pare che questo sia il clima. L’impressione è che il governo volterà ancora più a destra”, ha aggiunto Calenda.

Quanto allo strappo Salvini-Vannacci, “credo che paradossalmente Salvini starebbe meglio con Vannacci che con la Lega di Zaia. Questo sarà il grosso problema”, ha sottolineato.

Scade l’ultimo trattato Usa-Russia su nucleari, cosa è (era) il New Start

Roma, 5 feb. (askanews) – Scade il trattato New START, l’ultimo accordo rimasto sul controllo degli armamenti nucleari strategici tra Stati Uniti e Russia, un pilastro della stabilità strategica costruita dopo la Guerra fredda.

COSA E’ (ERA) IL NEW START

Entrato in vigore nel 2011, il New START (Strategic Arms Reduction Treaty) limita a 1.550 il numero di testate nucleari strategiche schierate da ciascun Paese e a 700 i vettori operativi — missili balistici intercontinentali, missili lanciati da sottomarini e bombardieri strategici — con un tetto complessivo di 800 sistemi tra schierati e non schierati.

Il trattato prevede un articolato regime di verifica reciproca, basato su scambi regolari di dati, notifiche e fino a 18 ispezioni l’anno: questo regime di controllo è stato considerato essenziale per garantire trasparenza e ridurre il rischio di errori di calcolo tra le due principali potenze nucleari mondiali.

Il New START era stato prorogato una sola volta, nel febbraio 2021, per cinque anni, poco dopo l’insediamento del presidente statunitense Joe Biden e con l’assenso del presidente russo Vladimir Putin. La proroga rappresentò allora un raro segnale di cooperazione bilaterale in una fase di rapporti già molto tesi.

L’INIZIO DELLA FINE

Dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, l’attuazione del trattato si è progressivamente deteriorata. Mosca ha sospeso la partecipazione alle ispezioni e alle riunioni bilaterali, accusando Washington di sfruttare il meccanismo di verifica a fini di intelligence. Gli Stati Uniti hanno respinto le accuse, sostenendo che il rispetto del trattato fosse nell’interesse di entrambe le parti.

Nel febbraio 2023 la Russia ha annunciato la “sospensione” della sua adesione al New START, pur dichiarando di voler continuare a rispettarne i limiti numerici. Da allora, però, il dialogo sul controllo degli armamenti è rimasto sostanzialmente congelato, senza negoziati per un accordo sostitutivo.

QUALI CONSEGUENZE

Con la scadenza del trattato, vengono meno i vincoli giuridicamente vincolanti e i meccanismi di verifica che per oltre un decennio hanno regolato gli arsenali strategici di Washington e Mosca. Entrambi i Paesi restano legati solo a impegni politici non formalizzati.

Gli esperti avvertono che l’assenza di un quadro condiviso aumenta il rischio di una nuova corsa agli armamenti nucleari e riduce la prevedibilità delle posture strategiche, in un contesto internazionale segnato da crescenti tensioni e dal coinvolgimento di altre potenze nucleari come Cina, Francia e Regno Unito.

La fine del New START chiude di fatto l’era dei grandi trattati bilaterali di disarmo nucleare tra Stati Uniti e Russia, lasciando un vuoto nella governance globale della sicurezza strategica.

I cattolici e la politica vista da  Papa Leone XIV

Una domanda scomoda e necessaria

Il tema “I cattolici e la politica vista da Papa Leone XIV” non è una formula tra le altre. È, piuttosto, una domanda scomoda e bellissima: come guardare oggi alla politica con gli occhi del Vangelo, lasciandoci provocare dal magistero del nuovo Papa?

Non viviamo in un laboratorio sterile, ma dentro una società fluida e spesso confusa, segnata da una crisi di etica e di senso. In questo scenario, Papa Leone XIV chiede ai cattolici impegnati nel sociale e nelle istituzioni di non considerare l’azione politica una semplice professione, bensì una missione di verità e di servizio: un modo concreto di cercare il bene delle persone e della comunità, là dove le decisioni pubbliche incidono sulla carne viva dei territori.

L’indicazione, in controluce, è netta: la fede non può essere relegata alla sacrestia né ridotta a sentimento privato. Se il Vangelo non entra nella storia, perde forza; e se la vita pubblica smarrisce l’orizzonte della dignità, diventa amministrazione senza anima.

Le radici: da Leone XIII a una nuova Rerum novarum”

La prospettiva di Leone XIV si comprende tornando alle radici. Il Papa ha spiegato di aver scelto il suo nome guardando in modo particolare a Leone XIII, che nel 1891, con la Rerum novarum, aprì la grande stagione della Dottrina sociale della Chiesa. In un’epoca segnata dalla “questione operaia” e dalla prima rivoluzione industriale, Leone XIII pose le basi per leggere i problemi sociali nella loro interezza: lavoro, salario, famiglia, conflitto, ruolo dello Stato e dei corpi intermedi.

Oggi, suggerisce Leone XIV, siamo davanti a una nuova Rerum novarum: rivoluzione digitale e intelligenza artificiale, disuguaglianze globali, fragilità delle democrazie, una crisi antropologica che tocca l’idea stessa di persona. Non bastano strumenti vecchi, né una presenza cristiana timida o difensiva: occorre una generazione capace di pensare e di agire dentro la storia, non ai margini.

Coscienza, istituzioni e responsabilità

Accanto alla memoria di Leone XIII, il Papa richiama figure che, in modi diversi, hanno tenuto insieme coscienza e istituzioni senza compromessi al ribasso. Tommaso Moro, martire della libertà e del primato della coscienza, mostra che l’impegno pubblico può essere vissuto non come mestiere, ma come responsabilità davanti a Dio e all’uomo, fino a pagare di persona. Luigi Sturzo ricorda il coraggio di “uscire dalle sacrestie”, portando nel dibattito civile i principi della Dottrina sociale. Alcide De Gasperi, nel dopoguerra, ha saputo coniugare fede cristiana, senso delle istituzioni e ricostruzione civile, economica e morale del Paese.

Sono uomini differenti, ma uniti da un tratto comune: hanno preso sul serio l’ispirazione sociale del cristianesimo e hanno reso i cattolici protagonisti della vita pubblica, senza rinunciare né alla fede né alla ragione, né al Vangelo né alla Costituzione. In questa linea, Leone XIV si colloca con naturalezza dentro un magistero attento alla questione sociale: la Dottrina sociale non è un capitolo chiuso, ma una storia che continua; e oggi continua nell’urgenza di leggere nuove povertà e nuove asimmetrie prodotte dal mutamento tecnologico.

La politica come missione, non come mestiere

Da qui la seconda consegna: la politica come missione, non come mestiere. In un intervento rivolto a parlamentari provenienti da molti Paesi, Papa Leone XIV ha ricordato che la politica è chiamata a tutelare il bene della comunità, a promuovere la libertà religiosa e a fronteggiare le sfide dell’intelligenza artificiale, con particolare attenzione al futuro dei giovani.

Riprendendo una grande linea del pensiero sociale cristiano, il Papa definisce l’azione politica come “forma più alta della carità”: non un’idea astratta, ma un amore reale che prende carne nelle istituzioni, nelle leggi, nelle scelte di bilancio. Ne deriva un punto decisivo, su cui Leone XIV è chiarissimo: non è possibile “sdoppiare” la persona. Non esiste, da una parte, il politico e, dall’altra, il cristiano. Per usare le sue parole:

«Non c’è separazione nella personalità di un personaggio pubblico: non c’è da una parte l’uomo politico e dall’altra il cristiano. Ma c’è l’uomo politico che, sotto lo sguardo di Dio e della sua coscienza, vive cristianamente i propri impegni e le proprie responsabilità».

Se la fede viene lasciata fuori dalla porta quando si entra in un consiglio o in Parlamento, si svuota di senso anche la pratica religiosa. Ecco perché la carità, nella sua forma più esigente, diventa carità sociale e politica: spinge ad amare il bene comune e a cercare concretamente il bene di tutti, a partire dai più fragili.

 

Bene comune, poveri e giustizia sociale

In queste coordinate, la Dottrina sociale non è nostalgia né ideologia: è profezia realista. E diventa criterio per alcuni fronti decisivi.

Il primo fronte riguarda il bene comune e i poveri come criterio di giudizio. Leone XIV denuncia l’“inaccettabile sproporzione” tra la ricchezza di pochi e la povertà dilagante: molti vivono in condizioni estreme, gridano, ma non trovano orecchie che li ascoltino; e questo squilibrio genera ingiustizia, violenza, guerre. Ne discende un criterio semplice e insieme durissimo: un progetto politico è evangelicamente credibile solo se cambia la vita degli ultimi.

In concreto, significa assumere come priorità la tutela delle famiglie in vulnerabilità socio-economica, dei giovani disoccupati o “né-né”, dei minori privati di reali opportunità educative e di socializzazione; significa valutare ogni scelta economica in termini di impatto redistributivo, di riduzione delle disuguaglianze e di ampliamento effettivo dei diritti sociali; significa considerare il contrasto a mafie e corruzione come dimensione strutturale della qualità istituzionale dei territori, non come capitolo separato o risposta emergenziale.

Libertà religiosa e diritto naturale

Il secondo ambito riguarda la libertà religiosa, il dialogo e il riferimento al diritto naturale. Garantire la libertà religiosa significa riconoscere a ogni cittadino il diritto di credere e di professare la propria fede senza costrizioni; ma significa anche custodire un bene pubblico, perché la libertà religiosa educa a legami solidali, alla responsabilità, alla misericordia.

È in questa prospettiva che il Papa richiama Sant’Agostino: il passaggio dall’amor sui chiuso e distruttivo all’amor Dei che apre al dono di sé. Proprio da questo dialogo nasce la ricerca di ciò che accomuna, e qui ritorna il riferimento al diritto naturale, quella “diritta ragione” di cui parlava Cicerone, riconoscibile come soglia sotto la quale nessuna legge positiva può scendere senza diventare ingiusta.

Sulla stessa traiettoria, il Papa richiama la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948, in cui la centralità della persona trova una formulazione moderna e condivisibile, difendendo la coscienza come luogo inviolabile.

Intelligenza artificiale e centralità delluomo

Il terzo nodo, infine, è la sfida dell’intelligenza artificiale e della centralità dell’uomo. Leone XIV non demonizza la tecnologia: ne riconosce le potenzialità straordinarie. Ma pone un criterio: l’IA deve restare uno strumento al servizio dell’essere umano, non il contrario.

Il rischio, che il Papa vede con lucidità, è un rovesciamento antropologico: abituarsi a delegare decisioni fondamentali a sistemi automatizzati, misurare il valore delle persone in base ai dati, ridurre le relazioni a scambi di informazioni. Alla politica viene affidato un compito decisivo: custodire quel protagonismo umano che nessuna macchina può sostituire.

Da qui discendono responsabilità concrete: promuovere una regolazione etica dell’IA che tuteli lavoratori, fragili e nuove generazioni; impedire che il divario tecnologico diventi il nuovo nome della povertà; collegare questione digitale e questione sociale, educativa e lavorativa, perché il progresso tecnologico non produca nuove forme di sfruttamento ed esclusione.

Cattolici interi, non a compartimenti stagni

In conclusione, Papa Leone XIV non consegna un “partito cattolico” chiavi in mano. Offre una visione: cattolici interi, non a compartimenti stagni, capaci di tenere insieme fede e vita, coscienza e responsabilità, Vangelo e bene comune.

Ne deriva un compito ecclesiale preciso: formare coscienze più che schieramenti; accompagnare chi è già impegnato nella vita pubblica perché non si senta solo e non si scoraggi; incoraggiare i giovani a non tirarsi indietro, a non rassegnarsi alla logica del “tanto non cambia nulla”.

Resta, come eco necessaria, la figura di Tommaso Moro: un uomo che ha servito lo Stato proprio in forza della sua fede, che ha preferito perdere tutto pur di non tradire la coscienza. È questo, in fondo, il profilo di cui abbiamo bisogno: credenti capaci di abitare la vita pubblica alla luce del Vangelo, senza nostalgie e senza compromessi al ribasso. E, soprattutto, capaci di restare unificati interiormente: non perfetti, ma veri; non impeccabili, ma liberi; non divisi, ma interi.

Mons. Francesco Savino, vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana.

Immigrazione, lavoro e coesione sociale

Il cambiamento depoca

È ormai chiaro che siamo dentro un vero e proprio cambiamento d’epoca. Soprattutto per l’Occidente. Tanto che la portata di questa trasformazione può essere paragonata a quella registrata nel Rinascimento italiano o con la prima Rivoluzione industriale.

I suoi indicatori sono la smisurata crescita del movimento delle persone, dei capitali e delle merci; una nuova rivoluzione tecnologica che sta cambiando i connotati della crescita economica, dell’educazione e formazione delle giovani generazioni; e dallo sconvolgimento degli equilibri geopolitici che ci hanno guidato per più di metà di un secolo, e che ci ha portato anche una guerra sull’uscio di casa.

I capisaldi irrinunciabili della nostra civiltà

Ma proprio per questo non dobbiamo perdere per strada i capisaldi che hanno consentito alla nostra civiltà di arrivare sino a qui: il rispetto della persona e dei suoi diritti fondamentali con una delle più straordinarie rivoluzioni della storia: la parità tra uomini e donne; la democrazia come baluardo della convivenza civile; lo Stato di diritto di tradizione romana come archetipo di civiltà e che ci ha fatto uscire dalle barbarie; la redistribuzione del reddito che ha reso virtuosa la libertà di intrapresa senza farci cadere nello strapotere di pochi e, non per ultimo, un modello di welfare invidiatoci nel mondo.

Non può essere che oggi veniamo inghiottiti dalla forza bruta dei novelli T. Rex, dall’istinto predatorio dell’Orca o, ancora, dal cuore imbrigliato dal filo spinato dei radicalismi, dai fondamentalismi o dallo strapotere del SuperEgo.

Dati strutturali che interrogano il futuro del Paese

Abbiamo iniziato con questa premessa non per ostentazione accademica ma per fotografare alcune questioni con le quali siamo chiamati a misurarci.

Aggiungo a queste considerazioni altri dati incontrovertibili: siamo un paese che non fa figli; il mondo delle imprese su cui è incardinata la nostra sussistenza è alle prese con una carenza di manodopera che, se non governata, ci porterà a un indebolimento della competitività dell’intero sistema produttivo e quindi ci renderà tutti più fragili; e con un aumento delle persone in età pensionabile che, se non mantenuto in equilibrio, potrebbe far saltare il nostro sistema di Welfare.

Immigrazione: una questione centrale

Questioni che ci portano direttamente dentro la questione Immigrazione.

Un fenomeno che va declinato e gestito non facendoci guidare dalle paure, dai pregiudizi o dalle intolleranze, ma dalla consapevolezza collettiva dei corpi intermedi e delle forze sociali in primis, che è una questione di cui ciascuno deve farsene carico e con cui tutti dobbiamo misurarci, e che sta a noi farla diventare una autentica opportunità.

Governare il fenomeno, non subirlo

A noi sembra che queste dovrebbero essere le linee direttrici a cui ispirarsi.

L’Immigrazione è una costante dell’uomo, di tutte le epoche e di tutti i continenti. Compito di chi guida una comunità è “governare” e non subire il fenomeno; regolamentandolo e quindi sapendo coglierne tutte le opportunità.

Il ruolo dei corpi intermedi e dei territori

Tutti, singoli, famiglie, imprese, amministratori, anche la politica, non devono essere semplici spettatori ma protagonisti e guidati da una imprescindibile premessa culturale, ovvero da una consapevolezza collettiva fatta propria da tutti i corpi intermedi e dalle parti sociali, che si devono sentire responsabilizzati e pienamente coinvolti nel mettere a terra in sequenza: percorsi di formazione, inserimenti lavorativi, dove integrazione e sicurezza vanno considerate un binomio inscindibile perché l’una rafforza l’altra e viceversa; e coinvolgimento dei territori sia per testimoniare le regole della convivenza civile, che per assicurare la necessaria ospitalità.

Ed infine, ma non per ultimo, che la Formazione Professionale va considerata la strada maestra e privilegiata sia per aiutare i giovani immigrati a conoscere la nostra lingua, la nostra cultura, il rispetto delle regole che presiedono la convivenza civile, sia per poter in tempi celeri entrare nel mondo del lavoro e riscuotere le prime retribuzioni.

Tutti aspetti che vanno sotto la sfera di una progettualità integrata e condivisa.

Lesperienza di Trento come laboratorio concreto

Una progettualità che la Camera di Commercio di Trento, all’unanimità e in piena autonomia, ha già fatto sua adottando, senza aspettare i tempi della politica, le sopracitate Linee di Indirizzo, predisposte da Università Popolare Trentina e stese dopo un percorso di confronto e collaborazione con varie Istituzioni, Centri Studi e protagonisti sul campo.

Siamo oggi fieri di testimoniare che nei prossimi giorni parte nella Provincia di Trento una prima sperimentazione di Formazione Professionale articolata in più corsi, con diversi indirizzi, propedeutica all’inserimento lavorativo, organizzata da Università Popolare Trentina e rivolta a tanti giovani migranti richiedenti protezione internazionale, a seguito dell’aggiudicazione di un bando sul Fondo Sociale Europeo

 

Sen. Ivo Tarolli

Già Senatore, Presidente Università Popolare Trentina.

Cesare, la scuola e il corto circuito educativo

A Giulio Cesare non mancò di certo l’arte della parola e la capacità di sedurre il suo esercito e il suo popolo. Sarebbe interessante conoscere il suo commento a quanto è accaduto in una scuola che ha preso il suo nome. Si tratta di un istituto frequentato soprattutto dai rampolli della Roma bene.

Sarà per questo che si è pensato di scuoterli nel timore fossero bamboccioni privi di pensiero e carattere. Sarà ancora per questo che un docente di filosofia ha ritenuto opportuno dichiarare ai propri studenti di essere ateo, forse per mostrare di essere più libero dai ragionamenti proposti nelle sue lezioni. Essere privi di un Dio non è per questo motivo di censura.

Quando la maieutica si smarrisce

Ciò che stona è stato mettere sotto tiro un allievo di una classe, invitandolo più volte a dare contezza della propria fede religiosa. Almeno, se ben si comprende, è questo quanto riportano i giornali.

Per quanto si legge dalle pagine di cronaca di qualche giorno fa, non sembra che la cosa possa essere intesa come il nobile desiderio di tirar fuori dal giovane un convincimento capace di dar luogo a un fruttuoso dibattito e confronto, un prezioso lavorio di maieutica da apprezzare. Tale metodo richiederebbe infatti una delicatezza che, nell’occasione, è del tutto mancata, configurandosi al contrario “un caso interessante” intuitivamente deprecabile. In Parlamento pende un’interrogazione parlamentare sulla questione.

Il credente come anomalia

Il giovane sembrerebbe essere stato sostanzialmente proposto come esempio di curiosa singolarità, quasi rasentasse uno scandalo: uno da trattare al pari di un residuato bellico potenzialmente pronto alla deflagrazione e da cui stare alla larga.

Per non essere da meno, un’altra docente, se vero, avrebbe contribuito a un’ulteriore doccia fredda sul malcapitato credente, invitando la classe di appartenenza a fare attenzione al ragazzo, qualificato come soggetto pericoloso.

Un precedente che pesa

Al momento, nell’istituto che già si è distinto per aver partorito, per mano di scellerati, un elenco di ragazze meritevoli di attenzioni sessuali, non risulta alcuna azione che induca all’inibizione o al ravvedimento di certe condotte del corpo insegnante, a tutela di un giovane reo di abbracciare un credo religioso.

Potrebbe essere anche solo una questione di approcci da raffinare e di sensibilità aggiuntive da mettere in campo, ed occorre saper comunque provvedere con sollecitudine.

Lipotesi di unispezione

Qualcosa da quelle parti non gira per il verso giusto e forse sarebbe opportuna un’ispezione ministeriale che metta a fuoco eventuali responsabilità, anche solo per comportamenti omissivi del corpo docente.

“Inspicere” sta per guardare dentro, saper osservare, esaminare i fatti in modo obiettivo: potrebbe eventualmente essere una utile lezione da apprendere proprio per gli insegnanti di quella scuola.

Il delirio delle liste

Su un altro fronte si legge come intrepidi di Azione Studentesca abbiano chiesto ai propri coetanei di segnalare, tramite un questionario, i professori di sinistra di cui si è a conoscenza. Siamo con tutta evidenza di fronte a un ossequio a una barbara imbecillità, che suggerisce ai responsabili dell’iniziativa la necessità di applicarsi di più alle pagine dei libri piuttosto che alla redazione di una lista dai sapori antichi.

A corredo del tutto, sul web girano nondimeno notizie di professori che danno del “fascio” agli studenti o di altri che, diversamente, fanno fare saluti fascisti ad altri studenti. Se tutto fosse vero, siamo nel totale marasma educativo.

 

Una scuola che…scola

Rappresentate le cose in questo modo, la scuola appare come un colabrodo che scola robaccia di ogni sorta e che non scolpisce talenti ma disastri. Il Ministro Giuseppe Valditara, pur facendo una tara tra la verità e le fantasie, farà bene ad intervenire per fare in modo che il nostro futuro non sia un passato immediatamente da dimenticare. Può darsi che Santa Scolastica gli dia una mano.

Cesare, Cleopatra e il gioco delle gambe del trono

I Celti della Padania e il disegno del territorio

Il destro lo dà nel campo degli alleati di Cleopatra/Meloni, il campo più vicino ai suoi fedelissimi egiziani: quel gruppo di alleati cresciuto presso i Celti della Padania, guidato dal suo luogotenente che ha uno stendardo tutto verde. Costoro propongono da tempo – e ancora di più adesso che sono saliti sul carro del governo – una suddivisione dell’italico territorio in due parti: al nord la Padania dei Celti tutta unita, e al sud un ponte che unisca i territori dei Brutzi con i Siculi.

Il cavallo” elettorale e il seggio europeo

Il luogotenente dei Padani, alle ultime elezioni, ha caricato sul suo carro un tale ex comandante di centurie, di origini liguri, che aveva girato il territorio raccogliendo consensi tra la gente per una gens italica più forte, fatta di uomini prodi, volenterosi, coraggiosi, temerari e ostinati nella ricerca del vero sangue italico.

In tanta italianità sbandierata, il luogotenente aveva trovato un “cavallo” buono per la competizione elettorale: raccoglieva voti e consensi per un partito, il suo, che all’epoca era un poco anemico, e una bella iniezione di sangue italico non avrebbe guastato. E così fece: lo impose ai suoi ed essi lo elessero al seggio del parlamento degli alleati europei di Cesare. Pensando, così, di levarselo di torno.

Lambizione che sega il ramo

Costui invece iniziò, come era prevedibile, a costruire la propria alternativa, segando il tronco su cui stava seduto e pure quello del suo capo, pensando che, cadendo a terra, lui si sarebbe rialzato senza lividi, mentre il luogotenente avrebbe avuto una gran botta dalla quale non si sarebbe facilmente risollevato.

Il racconto del Nomenclator

Questo è il racconto dei fatti e delle ipotesi che il Nomenclator fa a Cesare, seduto sul triclinio accanto al fuoco in un pomeriggio piovoso. Cesare resta per qualche minuto in silenzio, poi accenna un leggero sorriso.

Una mossa impercettibile sotto il trono

«Dunque – esordisce – la sorte forse ci fornisce una soluzione, con una leggera, impercettibile mossa verso una delle gambe del trono di Cleopatra/Meloni. Non sono forse costoro, i Celti dal vessillo verde, vicini alle truppe accolite che la regina egizia ha portato dalla patria sua e ha mescolato con le nostre italiche?» chiede Cesare ai quattro senatori che gli tengono compagnia.

«Sì, Cesare – risponde Tiberius Caius – sono proprio loro quelli più vicini.»

Togliere consenso senza rovesciare il tavolo

«E quindi possiamo pensare in modo diverso. Se questo animatore di italianità ritrovata, che ha molti seguaci e si sta organizzando per una centuria tutta sua, si colloca accanto a una delle gambe del trono di Cleopatra/Meloni, non si fa fallo di pensiero se si argomenta che è per togliere voti e consenso a quelli di quella parte egizia che sono indecisi e incerti se restare o andare.»

«È pensiero azzardato, oh Cesare – risponde Tiberius Caius – e anche senza scrupolo da parte tua. Potresti aver ragione: quelli che, alla prima ora, saputo dell’incarico che avrebbe preso la regina Cleopatra di governare l’impero, si sono affrettati sul carro pronti a prendere tutto, ora, passati tre anni e avendo raccolto poco, potrebbero trovare conveniente scendere…»

Il sorriso di Cesare

«Se così è, come sembra – risponde sornione Cesare – allora i Celti, caro Tiberius, ci stanno facendo un gran favore, senza volerlo fare.»

E alzò la coppa per bere un sorso di buon vino, per scaldarsi dal rigido e piovoso inverno in città.

Schlein: Vannacci? Non ci serve aiuto esterno, vinceremo convincendo

Roma, 4 feb. (askanews) – L’uscita di Roberto Vannacci dalla Lega non interessa ad Elly Schlein, almeno così ha detto la segretaria Pd a ‘Realpolitik’ su Rete4. “Guardi queste sono questioni che riguardano la destra, posso solo dire che non abbiamo bisogno di alcun aiuto esterno”.

“Noi – ha aggiunto – vinceremo le prossime elezioni perché convinceremo gli italiani che possono vivere meglio di così, che hanno diritto alla felicità a non avere dei salari da fame e a non aspettare un anno e mezzo per una gastroscopia. E’ su questo che noi ci concentreremo”.

La replica di Vannacci a Salvini: “Io non ho tradito un bel niente”

Modena, 4 feb. (askanews) – “Mi sembra che Salvini abbia parlato di lealtà, onore, disciplina e dovere. Allora, lealtà non vuol dire obbedienza cieca ed assoluta, onore non vuol dire immobilismo, disciplina non vuol dire rifiutarsi di pensare e dovere vuol dire accettare le proprie responsabilità”. Lo ha detto Roberto Vannacci, europarlamentare e leader di Futuro Nazionale, durante una conferenza stampa a Modena prima dell’incontro pubblico sulla Remigrazione organizzato dal Team Vannacci Mutina.

“Io non ho tradito proprio un bel niente – ha aggiunto Vannacci riferendosi alle parole del leader della Lega – anzi io sono rimasto fedele ai miei principi, ai miei valori e a tutto quello che ho rappresentato dall’inizio, ancora prima della mia vita politica. Sono stato eletto non perché ero un politico, ma perché avevo scritto un libro nel quale rappresentavo proprio questi valori”.

“Non è possibile nei giorni pari dire di essere identitari e sovranisti e nei giorni dispari dire invece di essere liberali e progressisti, come si proponeva il documento di Zaia – ha spiegato Vannacci nel corso della conferenza stampa -. Non è possibile i giorni pari fondare una campagna di diffusione pubblica dicendo basta armi all’Ucraina e poi il giorno dopo invece firmare il decreto di consegna delle armi all’Ucraina”.

E ancora “non è possibile fare una campagna pubblicitaria ed elettorale dicendo che si vuole demolire la legge Fornero e poi invece rimanere all’interno di una coalizione che la legge Fornero l’ha confermata e se vuole anche inasprita. Non è possibile – ha aggiunto il Generale – dire che è inopportuna una riunione alla Camera di liberi cittadini che vogliono presentare una proposta popolare di legge e poi invece indire il 18 aprile una piazzata a Milano con il tema la remigrazione”.

“Hanno detto che io ho abbandonato il posto di combattimento? No, mi risulta che io sia l’unico a presidiarlo. Dall’altra parte si dice una cosa e se ne vota un’altra” ha concluso Vannacci.

Sicurezza, ultime limature dopo confronto Mattarella-Mantovano. Domani pacchetto in Cdm

Roma, 4 feb. (askanews) – Le ultime limature, spiegano, sarebbero ancora in corso. Ma da palazzo Chigi non hanno dubbi: il pacchetto sicurezza, un decreto e un ddl, approderanno nel Consiglio dei ministri che si terrà domani pomeriggio. Nessun ulteriore rinvio, dunque, dopo quello di 24 ore deciso ieri mattina anche per consentire al Quirinale un vaglio approfondito delle norme. La certezza che le misure così fortemente volute dalla maggioranza e da Giorgia Meloni in particolare – soprattutto dopo gli scontri di sabato scorso a Torino – saranno sul tavolo della riunione, giunge però solo dopo un colloquio decisivo avvenuto in mattinata tra il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Una interlocuzione che viene definita come “positiva” da fonti di palazzo Chigi che ci tengono a sottolineare anche come si tratti di confronti che avvengono in maniera “costante” tra le due istituzioni.

E, tuttavia, nel colloquio il capo dello Stato avrebbe avanzato alcuni rilievi sulla norme così come messe nero su bianco, paletti ulteriori rispetto a quelli già sollecitati nei confronti ufficiosi degli scorsi giorni. In particolare, la richiesta sarebbe stata quella di rendere più circoscritte le norme per l’applicazione del cosiddetto fermo preventivo per le manifestazioni (che potrebbe essere una sorta di daspo rafforzato), attualmente previsto di 12 ore che però per il Colle potrebbero non essere sempre necessarie. Sul cosiddetto ‘scudo’ alle forze dell’ordine (espressione che però non è corretta secondo palazzo Chigi) l’intesa sarebbe nella sostanza già stata raggiunta in precedenza, prevedendo che la norma di non automatica iscrizione nel registro degli indagati sia erga omnes. Non entra nemmeno nel ddl invece la richiesta della Lega di far pagare una cauzione per le manifestazioni, mentre resta nel decreto la norma ‘anti-maranza’ per arginare la vendita dei coltelli. Fonti di governo, fanno sapere invece che le misure relative all’immigrazione e a una stretta sulle espulsioni, su cui pure si sarebbe concentrata la lente del Colle, potrebbero confluire in un ulteriore disegno di legge che potrebbe arrivare anche nei prossimi giorni.

Anche di questo, viene spiegato, si sarebbe discusso nel corso di contatti telefonici tra la presidente del Consiglio e il vice premier, Matteo Salvini. Nei colloqui si sarebbe fatto il punto sui vari dossier in vista del Consiglio dei ministri e il leader della Lega avrebbe ribadito la sua intenzione di portare sul tavolo della riunione anche il ‘suo’ decreto Infrastrutture.

Per Salvini "capitolo chiuso" ma Vannacci contrattacca: è lui incoerente

Milano, 4 feb. (askanews) – “Finito, capitolo chiuso. Ho altro a cui pensare, per fortuna”. Matteo Salvini prova ad archiviare il prima possibile l’addio di Roberto Vannacci, ma l’ex vice segretario della Lega tiene alto il livello dello scontro e alla prima uscita pubblica dopo lo strappo respinge tutte le accuse. E in particolare quella che fa più male, il “tradimento” per la “poltrona”: “Lealtà non è obbedienza cieca”, dice Vannacci, che difende la scelta di non dimettersi da eurodeputato come chiedono i leghisti: “Non conoscono la Costituzione, il mandato è in capo all’eletto, non in capo al partito”. Ma soprattutto, Vannacci ribalta l’accusa di incoerenza: “Io sono rimasto fedele ai miei principi, ai miei valori e a tutto quello che ho rappresentato dall’inizio, ancora prima della mia vita politica. È la Lega che dice stop alle armi a Kiev ma poi vota il decreto, che dice no al Mercosur ma sta in un governo che lo promuove, che prometteva di abolire la Fornero e poi taglia le pensioni”.

Insomma, Vannacci dà battaglia e tra un evento a Modena e una intervista a Retequattro continua a proporsi come “la destra vera: non estrema ma forte, convinta, determinata che non ha vergogna di dirlo con orgoglio e fierezza. Ed è chiaro che si presenta come interlocutore dei partiti di destra e centrodestra”. E più che Fini, l’ex generale dice di sentirsi “come Meloni quando lasciò il Pdl”. E i primi sondaggi “non sono niente male…”.

In via Bellerio, in una sorta di training autogeno, i leghisti provano a convincersi quella di Vannacci sarà solo una fiammata: “Alle prossime politiche manca tantissimo, ora vivrà di notorietà ancora per qualche settimana, ma poi dovrà riempire la sua proposta di qualche contenuto. Se è in grado”. Ancora: “Ha commesso un errore a strappare adesso, prima che sia stata definita la soglia di sbarramento della legge elettorale”, aggiunge un altro deputato. Nè i leghisti sono preoccupati per eventuali uscite: “Usciranno Ziello e Sasso, probabilmente settimana prossima quando si voterà il decreto Ucraina alla Camera. Forse Furgiuele li seguirà. Ma poi basta, non uscirà nessun altro”.

Oltre allo scontro con Vannacci, nella Lega si deve gestire anche l’equilibrio interno. I più critici dell’operazione Vannacci per ora non affondano il colpo. Per Luca Zaia l’uscita di Vannacci non mette in discussione la segreteria di Salvini “No. È stato un investimento sbagliato, si gira pagina e si va avanti”. Però ora ci si aspetta qualche cambio nei toni della comunicazione leghista: “La sua è l’idea di una destra liberticida, di certo noi non siamo d’accordo. La nostra è una destra liberale”. Ma questo non significa che sarà l’ex governatore del Veneto a prendere il posto di Vannacci come vice segretario. E non per una scelta politica, ma per lo statuto del Carroccio, che prevede 4 vicesegretari scelti dal segretario tra i soci ordinari militanti appartenenti a 4 articolazioni territoriali regionali diverse: di conseguenza, l’unico modo per nominare Zaia sarebbero le dimissioni di Alberto Stefani, l’attuale vice segretario espresso dal Veneto. In linea teorica a prendere il posto di Vannacci potrebbe invece essere Massimiliano Fedriga.

Ma sul fatto che la Lega cambi linea, i salviniani sono dubbiosi: “Forse c’era un problema nei toni usati da Vannacci, ma ormai quelli appartengono al passato. Per il resto, sui punti concreti cos’è che Zaia vorrebbe? Sull’eutanasia abbiamo sempre lasciato libertà di coscienza, e a nessuno è stato mai imepdito di parlare di Nord o di difendere i propri territori, anzi”.

Vannacci: sondaggio al 4,2%? Mica male come rampa di lancio

Modena, 4 feb. (askanews) – “Io non faccio analisi elettorale, quindi non so chi siano i miei elettori. So che stamattina un sondaggio di YouTrend presentava un qualcosa che ancora non esiste al 4,2%. Mica male come rampa di lancio: vuol dire che c’è qualcuno che apprezza e condivide i principi, gli ideali e i valori ai quali si riferisce il mio partito e che ho specificato nel manifesto. Perché se c’è una cosa alla quale dobbiamo essere fedeli sono proprio questi”. Lo ha detto Roberto Vannacci, europarlamentare e leader di Futuro Nazionale, durante una conferenza stampa a Modena prima dell’incontro pubblico sulla Remigrazione organizzato dal Team Vannacci Mutina.

Lorenzo Balbi: Art City veicolo di promozione per Bologna

Bologna, 4 feb. (askanews) – Art City, il palinsesto eventi che a Bologna accompagnano Arte Fiera, è sempre più un veicolo di promozione della città e quest’anno si è aperto alla sua istituzione più storica: l’università, fondata nel 1088. Il direttore del MAMbo, Lorenzo Balbi, ha presentato ad askanews l’edizione 2026 di Art City, aricchita anche di uno Special Program.

A Palazzo Citterio William Kentridge in Sala Stirling

Milano, 4 feb. (askanews) – In occasione della presentazione a Palazzo Citterio dell’installazione video di William Kentridge More Sweetly Play the Dance insieme con il progetto inedito dedicato a Giorgio Morandi Remembering Morandi in Sala Stirling, il Direttore generale della Grande Brera, Angelo Crespi, ha illustrato ad askanews l’offerta culturale per il mese di febbraio della Pinacoteca e soprattutto di Palazzo Citterio in occasione dei Giochi Olimpici e Paralimpici Milano Cortina 2026.

“In questi giorni la Grande Brera presenta al pubblico tante cose e tutte di altissimo livello. Abbiamo prorogato, visto il successo incredibile, la mostra di Armani in Pinacoteca. Abbiamo aperto una grande antologica dedicata a Giovanni Gastel che è uno degli artisti più amati, dei fotografici più amati, da noi milanesi. È un antologica che racconta tutta questa vita incredibile di questo fotografo. Abbiamo anche all’ingresso di Palazzo Citterio una mostra di Debora Hirsch, Vanishing Trees che è una mostra digitale, ma anche con una piccola parte fisica, dedicata agli alberi che stanno svanendo: le specie arboree che sono sopravvissute ormai da 300-400 milioni di anni, penso al ginkgo biloba, ben rappresentato all’Orto Botanico di Brera, che ha collaborato con Deborah Hirsch sulla mostra. È una mostra che ha una forte carica immersiva, ma anche una forte componente concettuale, proprio perché fa parlare gli alberi”.

Ha poi concluso Angelo Crespi – “La mostra di William Kentridge è una piccola tappa ulteriore, ma molto suggestiva della mostra che c’è a Palazzo Reale Metafisica / Metafisiche ed è un’installazione immersiva di forte impatto, anche emotivo che possiamo vedere nella Sala Stirling, quindi nell’ipogeio di Palazzo Citterio. Siamo anche molto orgogliosi, William Kentridge è stato anche da noi in visita, ha curato l’installazione della propria opera e con lui abbiamo potuto visitare le due splendide collezioni, gli esibitali di Palazzo Citterio, ed è incredibile come il lavoro di Morandi, ormai scomparso da 50 anni, in qualche modo riesca a influenzare così tanto anche l’arte successiva fino a un’artista supercontemporaneo come Kentridge. Questa capacità introspettiva di Morandi dove non c’è retorica, non c’è lirica, ma c’è la capacità di guardare all’oggetto e farlo vivere, questa anche sua, come dice Trione, vocazione quasi monacale del lavoro, ha influenzato tantissimi artisti del contemporaneo fino ad arrivare a Kentridge che è almeno dagli anni 2000 che sta riflettendo sulla questione Morandi. Ci fa davvero piacere che, forse uno dei più grandi artisti del contemporaneo, lavori ancora con così tanta acribia e metodicità su un artista ormai storiciizzato nel Novecento”.

L’intervento di William Kentridge, visitabile dal 6 febbraio al 5 aprile 2026, si articola in due momenti: una videoinstallazione sonora e una sequenza di sculture in cartone, che reinterpreta poeticamente gli oggetti d’uso quotidiano, protagonisti delle nature morte di Morandi. Un modo per avviare un dialogo ideale con le opere metafisiche del maestro bolognese conservate a Palazzo Citterio.

Vanishing Trees di Debora Hirsch nel ledwall della biglietteria a pian terreno di Palazzo Citterio resta visibile fino al 15 aprile 2026: na installazione site-specific, a cura di Clelia Patella, un progetto di Palazzo Citterio e MNAD – Museo Nazionale dell’Arte Digitale, in collaborazione con l’Orto Botanico di Brera dell’Università degli Studi di Milano e con il supporto scientifico del New York Botanical Garden, che intreccia arte digitale, scienza e memoria. L’opera reinterpreta, attraverso tecnologie generative, le immagini di tre alberi che sono in via di estinzione in natura – ginkgo biloba, pterocarya fraxinifolia e torreya taxifolia -, custoditi dall’Orto Botanico di Brera e classificati dalla IUCN, trasformandoli in presenze vive, testimoni di un mondo che resiste al tempo e all’oblio.

La mostra Giovanni Gastel. Rewind visitabilefino al 26 luglio 2026, curata da Uberto Frigerio, realizzata con l’Archivio Giovanni Gastel, in collaborazione con l’Agenzia Guardans-Cambò, si presenta come un viaggio emotivo e immersivo che consente di rivedere la sua intera carriera da una nuova prospettiva, non cronologica ma tematica, poetica e profondamente personale. Il percorso espositivo, allestito da Gianni Fiore, si sviluppa assecondo piano di Palazzo Citterio attraverso oltre 250 immagini, dalle prime copertine di moda del 1977 agli still life più innovativi, dalle polaroid ai Fondi oro, dalle campagne che hanno segnato la storia della moda fino ai ritratti di figure iconiche del nostro tempo, a cui si aggiungono oggetti personali e strumenti di lavoro. Per la prima volta, una mostra proporrà alcuni dei suoi scritti e delle sue poesie, che sono state da sempre parti integranti del suo immaginario.

Le Alchimiste di Kiefer: corteo di donne nella Sala delle Cariatidi

Milano, 4 feb. (askanews) – Donne che hanno dato un contributo decisivo, ma spesso quasi segreto, alla nascita della scienza moderna, ma anche donne ferite, travolte dalla violenza del mondo. Anselm Kiefer ha portato a Milano, nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale, la sua mostra “Le Alchimiste”, 42 teleri che si muovono all’interno di questo spazio così sofferente.

“Quando ho visitato Milano e ho visto questa sala – ha detto l’artista in conferenza stampa – l’ho trovata subito molto affascinante. Forse è proprio così affascinante perché è stata distrutta durante la Seconda Guerra mondiale, quindi appare molto più astratta e molto più bella forse di un tempo. Perché in Italia è effettivamente così: qualcosa viene distrutto, viene poi ripristinato, ma non viene restaurato come invece farebbero i tedeschi, perché gli italiani sono più eleganti. Sono rimasto molto impressionato e mi è venuta questa idea delle alchimiste”.

Il femminino sacro, una sottile forma di rimandi alla magia, mondi che si intrecciano sotto una luce mitica, la stessa che circonda il lavoro di Kiefer, e forse in un certo senso lo limita, pure celebrandolo, e forse rischia di costringerlo in una postura che tutti noi ci aspettiamo da lui. Ma poi, come sempre, conta il lavoro, conta l’opera, la mostra, in questo caso curata da Gabriella Belli.

“Questa mostra è una rivelazione – ci ha detto – è un risarcimento che dialoga perfettamente con l’ambiente, con l’architettura delle Cariatidi, donne mutilate dalla Seconda Guerra mondiale, dall’incendio e dal crollo del soffitto, donne quindi ferite insieme a donne dimenticate dalla storia. La collocazione di queste opere in realtà corrisponde a un concetto: è un corteo che avanza nel quale noi siamo chiamati a partecipare. L’artista ha pensato, che questo spazio doveva essere lasciato libero per sottolineare il dialogo con l’architettura che in questo caso è stata anche uno degli elementi ispiratori”.

La pittura come alchimia, insomma, che compone una sorta di Pantheon al femminile e che pone l’arte nella sua dimensione più intensa, partendo da quella riflessione profonda sulla distruzione che è alle fondamenta del lavoro di Anselm Kiefer. E che genera opere potenti, capaci di andare oltre la stessa “leggenda in vita” dell’artista tedesco.

Sicurezza, rilievi Colle su fermo di prevenzione. Chigi: incontro positivo Mattarella-Mantovano, pacchetto domani in Cdm

Roma, 4 feb. (askanews) – Un incontro per confermare la collaborazione istituzionale tra Quirinale e Palazzo Chigi ma anche per ribadire che ci sono alcune modifiche da fare al pacchetto sicurezza affinchè superi il primo vaglio di costituzionalità che spetta al Presidente della Repubblica. Il colloquio oggi al Colle tra Sergio Mattarella e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano potrebbe aver sciolto i nodi. Dal Quirinale confermano le obiezioni sollevate dal capo dello Stato, da palazzo Chigi d’altro canto assicurano che si è trattato di un incontro “positivo” che fa parte delle normali e costanti interlocuzioni con il Quirinale e che domani il pacchetto verrà portato in Consiglio dei ministri. Dunque sia il dl che il ddl.

In particolare dal Quirinale sono stati fatti rilievi sulla norma che riguarda il fermo di prevenzione di 12 ore per chi è sospettato di costituire un pericolo per il pacifico svolgimento delle manifestazioni. Mentre per quello che viene definito “scudo per i poliziotti” ma che in realtà è la non iscrizione nel registro delle notizie di reato in presenza di cause di giustificazione (norma che riguarda sia i cittadini che le Forze dell’ordine) spiegano ci fosse già un’intesa e verrà inserito nel decreto.

Già nelle settimane scorse, quando erano iniziate le interlocuzioni sul pacchetto sicurezza, i tecnici del Quirinale avevano sollevato obiezioni riguardo alla compatibilità con la Costituzione su alcune norme. Di qui il rinvio dell’esame in Consiglio dei ministri per limare l’ultima versione che approderà sul tavolo del governo domani. “Io credo che noi abbiamo fatto un lavoro molto ragionevole e molto equilibrato. Altrimenti prenderemo atto dei rilievi fatti”, chiosa il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi a fine giornata.

Prosegue tour "3021" di Angela Baraldi, doppio appuntamento in Puglia

Roma, 4 feb. (askanews) – “3021 LIVE 2026”, il nuovo tour di Angela Baraldi nei club italiani, arriva in Puglia per un doppio appuntamento venerdì 6 febbraio al Rubik di Guagnano (Lecce) e sabato 7 febbraio a ODE Officina degli Esordi di Bari.

Accompagnata sul palco da Federico Fantuz (chitarra), Andrea Bruciati (batteria) e Giovanni Fruzzetti (basso e Synth), la cantautrice e attrice di origini bolognesi presenterà al pubblico i brani contenuti nell’ultimo album “3021” (Caravan / Sony Music Italia), disponibile in digitale, cd e vinile (https://bio.to/3021.AngelaBaraldi).

Il tour – prodotto e organizzato da Caravan e Friends&Partners – prosegue poi il 19 febbraio a Firenze ( Brillante Nuovo Teatro Lippi), il 20 febbraio 2026 all’Angelo Mai a Roma, il 21 a Bologna (DAS Dispositivo Arti Sperimentali), il 4 marzo al Biko di Milano e il 6 marzo al CPG di Torino.

Prodotto da Caravan, l’etichetta discografica di Francesco De Gregori, e distribuito da Sony Music Italia, l’album comprende 8 brani scritti dalla stessa Angela Baraldi e composti insieme a Federico Fantuz. Se per gli arrangiamenti musicali la cantautrice, rompendo gli schemi, si è lasciata ispirare a tratti dal cosmo e dal suo fascino misterioso, nei testi è andata alla ricerca dell’essenziale, esplorando sensazioni e sentimenti umani.

Questa la tracklist di “3021”: “3021”, “Cosmonauti”, “Bellezza dov’è”, “La preghiera della sera”, “Cuore elettrico”, “Corvi”, “La vestizione” e “Saturno”.

È in radio “Cuore Elettrico”, il nuovo singolo estratto dall’ultimo album ed è online il video del brano per la regia di Daniele Barraco: https://youtu.be/Crc4k17jg5A.

Sono online anche i videoclip della title track “3021” (https://youtu.be/gIeBGj9uXKc) e del secondo singolo estratto dall’album, “Cosmonauti” (https://youtu.be/CI6uzqSivNQ – girato presso l’interferometro Virgo a Cascina, in provincia di Pisa, grazie a EGO – European Gravitational Observatory), entrambi per la regia di Daniele Barraco.

Vannacci: sondaggio al 4,2%? Mica male come rampa di lancio

Modena, 4 feb. (askanews) – “Io non faccio analisi elettorale, quindi non so chi siano i miei elettori. So che stamattina un sondaggio di YouTrend presentava un qualcosa che ancora non esiste al 4,2%. Mica male come rampa di lancio: vuol dire che c’è qualcuno che apprezza e condivide i principi, gli ideali e i valori ai quali si riferisce il mio partito e che ho specificato nel manifesto. Perché se c’è una cosa alla quale dobbiamo essere fedeli sono proprio questi”. Lo ha detto Roberto Vannacci, europarlamentare e leader di Futuro Nazionale, in una conferenza stampa a Modena.

Minerali critici, Usa vogliono un blocco commerciale per arginare la Cina

Roma, 4 feb. (askanews) – Prove tecniche di un nuovo “blocco” commerciale: di fronte al quasi monopolio cinese sulle terre rare anche l’Amministrazione Trump prova a costruire un meccanismo collettivo che garantisca da un lato un mercato dai prezzi stabili e prevedibili, dall’altro faccia da argine alle politiche di Pechino.

Il progetto si basa sulla diversificazione degli approvvigionamenti e sulla sicurezza della relativa catena: un lavoro che Washington non può fare da sola malgrado il suo enorme mercato interno e che quindi cerca di condividere con partner e alleati – con l’Italia in prima fila rappresentata dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani – per “benefici rapidi e sicuri per tutti” come ha sottolineato il vicepresidente JD Vance nel suo discorso di presentazione.

L’Amministrazione Trump – che di fatto riprende un’iniziativa già varata in parte da quella precedente – mirano quindi a raggiungere un accordo plurilaterale sui minerali critici, basato sulla creazione di un’area di libero scambio, imperniata sull’adozione di dazi comuni nei confronti dei Paesi non partecipanti, con la possibile creazione di un prezzo minimo per detti minerali (per evitare il dumping cinese), e su restrizioni all’export (per sviluppare il riciclo, un tema di grande interesse per l’Italia), accanto a investimenti coordinati e altre forme di cooperazione.

“Oggi di fatto la Cina gioca una partita in un regime di monopolio, decide il prezzo e questo non va bene, noi siamo per la libera concorrenza. E’ un principio che vale anche per le materie prime”, come ha spiegato Tajani: “Se vogliamo competere a livello globale abbiamo bisogno di avere dei prezzi delle materie prime che ci permettano di non essere azzoppati. Oggi c’è una posizione di predominio da parte cinese e noi dobbiamo trovare il modo per essere più competitivi. Quindi Europa, Stati Uniti e Giappone, Corea del Sud, India e i Paesi africani devono trovare una strategia che ci possa permettere di competere a livello globale e di avere un costo di materie prime, e soprattutto penso alle terre rare, ci consenta di essere più competitivi”.

In questo quadro, il contributo dell’Italia è fondamentale, ha proseguito il Ministro: “Noi siamo già al lavoro da tempo con diversi ministeri, abbiamo firmato con la Germania un accordo che abbiamo già inviato ai nostri colleghi europei” affinché “possa esserci una strategia comune sulle materie prime critiche”.

E sulle catene di approvvigionamento delle materie prime critiche “è importante lavorare anche in Africa, dobbiamo organizzare joint venture per la trasformazione delle materie prime in questo continente per coinvolgere maggiormente gli africani”, anche nel quadro del Piano Mattei.

Il Segretario di Stato americano Marco Rubio, da parte sua, ha parlato di “incontro storico”: “Abbiamo riunito 54 Paesi, più l’Unione europea, e pensiamo che vi siano molti altri Paesi interessati ad aderire a questa iniziativa, man mano che procede”.

“La nostra speranza è di utilizzare sia questo forum che la nostra posizione qui oggi per fungere da punto di riferimento o, meglio, da punto di interazione. Il nostro obiettivo è avere un mercato globale sicuro, una fornitura globale duratura e disponibile per tutti, per ogni nazione, a un prezzo accessibile” dei minerali critici, ha proseguito.

“L’attività mineraria è meno affascinante della costruzione di computer, è meno affascinante che costruire automobili o aeroplani. Ma costruire computer, automobili e aeroplani è meno affascinante che progettarli. Mentre abbracciavamo ciò che era nuovo e affascinante, abbiamo esternalizzato ciò che sembrava vecchio e fuori moda. Abbiamo permesso, ad esempio, a gran parte dell’industria mineraria americana, di appassire e morire, per poterci concentrare sulla produzione. Poi abbiamo esternalizzato la produzione per poterci concentrare sulla progettazione di questi beni. E poi un giorno ci siamo svegliati e ci siamo resi conto di aver esternalizzato la nostra sicurezza economica e il nostro stesso futuro. Siamo stati in balìa di chiunque controllasse le catene di approvvigionamento di questi minerali”.

Mediobanca corre in Borsa (+5,8%), mercato scommette sul delisting

Milano, 4 feb. (askanews) – Seduta sotto i riflettori per Mediobanca, nel giorno dell’assemblea di Mps che ha approvato le modifiche statutarie con l’introduzione della lista del cda. Una novità per il Monte, in vista del rinnovo del board con l’assemblea del 15 aprile prossimo. Le azioni Mediobanca hanno chiuso con un rialzo del 5,84% a 18,945 euro (top intraday a 19,355) spinte dalle scommesse del mercato sul fatto che Mps, nell’ambito del piano di aggregazione, proceda con il delisting di Piazzetta Cuccia.

Secondo rumors, infatti, nel cda di Siena – che dopo l’Opas controlla l’86,35% di Mediobanca – cresce il consenso sul delisting, rispettando così gli impegni presi con la Bce nella richiesta di autorizzazione dell’offerta. Si andrebbe quindi avanti sul progetto dell’Ad Lovaglio di fusione, e contestuale scorporo delle attività di private & investment banking in un’entità autonoma, per ottenere i 700 milioni di sinergie promessi al mercato. Da qui gli acquisti odierni sul titolo Mediobanca in vista di un’Opa residuale sul (ridotto) flottante. Attualmente le azioni di Piazzetta Cuccia viaggiano ben al di sotto dei valori dell’Opas Mps (che oggi ha chiuso a 9,044 euro, +1,15%). Sempre secondo indiscrezioni, il cda di Mps potrebbe approvare il piano di aggregazione già a fine mese, in anticipo sulla scadenza di fine marzo.

Entro il 5 marzo invece andrà depositata la lista dei candidati per il rinnovo del cda del Monte, in vista dell’assemblea di aprile. Un primo importante passo è arrivato oggi, con il via libera dell’assemblea straordinaria alle modifiche statutarie, su cui manca però ancora l’approvazione della Bce. Oltre alla novità dell’adozione della lista del consiglio uscente, tra le altre cose, si introduce la possibilità di un payout del 100%, distribuendo tutti gli utili sotto forma di dividendo, con la riduzione della quota da destinare a riserva legale dal 10% al minimo di legge (5%) e la cancellazione della riserva statutaria. Via libera anche all’innalzamento dei tetti ai bonus (incrementando il limite attuale di 1:1 tra componente variabile e fissa della remunerazione) e alla rimozione dei limiti di mandato per gli amministratori, in primis per il presidente Nicola Maione. All’assemblea di Mps ha partecipato il 68% del capitale e le varie modifiche all’odg hanno ottenuto maggioranze “bulgare”, con il sì da parte di oltre il 99% dei presenti.

In Ungheria condannata a otto anni l’attivista tedesca Maja T.

Roma, 4 feb. (askanews) – Il tribunale municipale di Budapest ha condannato a otto anni di carcere Maja T., persona non binaria di 25 anni, attivista della sinistra radicale tedesca, ritenuta colpevole di aver partecipato a aggressioni violente contro estremisti di destra nella capitale ungherese. La pena, ha stabilito il giudice József Sós, non è sospendibile con la condizionale. Maja T. è entrata in tribunale con i polsi ammanettati, le mani collegate da una catena.

Secondo la sentenza, riportata dalla Suddeutsche Zeitung, il tribunale ha considerato provata la partecipazione di Maja T. ad attacchi avvenuti nel febbraio 2023, quando gruppi di militanti di sinistra presero di mira persone ritenute vicine all’estrema destra durante il cosiddetto “Giorno dell’Onore”, commemorazione annuale delle SS tollerata dalle autorità ungheresi.

La procura ungherese aveva accusato Maja T. di tentate lesioni personali potenzialmente letali e di appartenenza a un’organizzazione criminale, chiedendo una condanna a 24 anni di reclusione. Il processo, durato quasi un anno, si è concluso con una pena nettamente inferiore rispetto alla richiesta dell’accusa. La difesa può presentare appello.

Durante il procedimento, Maja T. non ha rilasciato dichiarazioni sui fatti contestati. In aula sono emerse poche prove dirette: né testimonianze oculari né tracce di DNA. L’accusa ha fondato il caso su una catena di indizi, in particolare su immagini di videosorveglianza che mostrerebbero l’imputata in compagnia di altri presunti aggressori nei pressi dei luoghi degli attacchi.

Il padre dell’imputata, Wolfram Jarosch, ha definito il procedimento un “processo politico esemplare”, sostenendo che procura, periti medici e giudice avrebbero agito in sintonia sotto la pressione del primo ministro Viktor Orban, favorevole a una linea dura. “Questo è il triste culmine dell’ingiustizia contro mio figlio”, ha dichiarato.

Maja T. era stata arrestata a Berlino nel dicembre 2023 ed estradata in Ungheria nel giugno 2024. Successivamente, il Tribunale costituzionale federale tedesco ha stabilito che l’estradizione sarebbe stata illegittima, rilevando che le autorità giudiziarie tedesche non avevano valutato adeguatamente le condizioni di detenzione per una persona non binaria in Ungheria. Esponenti politici della Linke, dei Verdi e della SPD hanno chiesto il rimpatrio di Maja T. in Germania.

Bankitalia, il tasso di frodi sui pagamenti resta contenuto

Roma, 4 feb. (askanews) – E’ rimasto complessivamente contenuto, nel primo semestre dello scorso anno, il tasso di frodi sui principali strumenti di pagamento in Italia. Lo riporta la Banca d’Italia, nel suo ultimo aggiornamento semestrale del Rapporto sulle operazioni di pagamento fraudolente in Italia. Il tasso di frode – calcolato come rapporto tra valore delle operazioni fraudolente e ammontare complessivo delle operazioni di pagamento – è risultato pari a 3 euro ogni 100.000 euro transati (0,003% in valore).

Permangono tuttavia differenze rilevanti tra i diversi strumenti di pagamento. Il tasso di frode risulta stabile su base annua per carte di pagamento (18 euro ogni 100.000 euro transati; 0,018% in valore); prelievi da ATM (10 euro ogni 100.000 euro transati; 0,01% in valore) e bonifici (2 euro ogni 100.000 euro transati; 0,002% in valore).

Per la moneta elettronica, prosegue Bankitalia con un comunicato, soprattutto per le carte prepagate, si osserva invece un aumento: l’incidenza delle operazioni fraudolente sale a 31 euro ogni 100.000 euro transati (lo 0,031% rispetto allo 0,027% dello stesso periodo dello scorso anno).

Il tasso di frode dei bonifici SEPA istantanei (43 euro ogni 100.000 euro transati; 0,043% in valore) pur se superiore a quello dei bonifici SEPA ordinari, è in sensibile diminuzione rispetto al semestre precedente. Tale riduzione riflette, tra l’altro, il rafforzamento dei presìdi di prevenzione e le iniziative di sensibilizzazione adottate dai PSP in seguito all’entrata in vigore dell’Instant Payments Regulation (IPR), che ha previsto l’introduzione dal 9 ottobre u.s. di un servizio di verifica dell’IBAN del beneficiario (cd. Verification of Payee – VOP) per i bonifici SEPA, volto a ridurre il rischio di pagamenti verso destinatari fraudolenti o errati.

Guardando ai canali di utilizzo, si legge, le operazioni effettuate in modalità e-commerce continuano a mostrare una maggiore rischiosità rispetto a quelle eseguite presso POS fisici. Il divario si riduce per le carte di debito e di credito, mentre è in aumento per la moneta elettronica (carte prepagate).

Con riferimento alla dimensione geografica, le operazioni transfrontaliere, soprattutto quelle effettuate al di fuori dello Spazio Economico Europeo, presentano un’incidenza delle frodi nettamente superiore rispetto a quelle domestiche, in particolare per le carte di pagamento e la moneta elettronica. Per quanto riguarda gli effetti dei presidi di sicurezza, i pagamenti effettuati con SCA presentano livelli di rischio molto contenuti e notevolmente inferiori rispetto a quelli effettuati senza SCA, in particolare nelle transazioni cross-border.

I presidi di sicurezza appaiono meno efficaci in caso di manipolazione del pagatore – tipologia di frode che induce l’utente a disporre volontariamente un pagamento verso un beneficiario fraudolento. La manipolazione del pagatore si conferma la forma prevalente di frode nelle transazioni effettuate tramite bonifico. Le operazioni con carte di pagamento e con moneta elettronica risultano, invece, principalmente caratterizzate dalle frodi per transazioni non autorizzate, spiega Bankitalia, quali il furto di dati o dello strumento di pagamento.

Minneapolis, l’amministrazione Trump ritira 700 agenti ICE e Border Patrol

Roma, 4 feb. (askanews) – L’amministrazione Trump ritirerà 700 agenti delle forze dell’ordine federali dal Minnesota , ha dichiarato il responsabile per la sicurezza delle frontiere Tom Homan. Homan, in una conferenza stampa a Minneapolis, ha annunciato il ritiro parziale degli agenti federali per l’immigrazione schierati in Minnesota, dopo aver elogiato la “cooperazione senza precedenti” tra il governo federale e le entità statali e locali. “Non stiamo rinunciando alla missione del Presidente di un’operazione di deportazione di massa. Se siete nel paese illegalmente, se vi troviamo, vi deportiamo”. Così Tom Homan, “lo zar dei confini” dell’amministrazione Trump, durante una conferenza stampa a Minneapolis. Homan ha chiarito che, dopo l’annunciata partenza dei 700 federali, sul campo resteranno ancora 2.000 agenti “che si occupano delle indagini sulle frodi” e che “Non andranno da nessuna parte. Porteranno a termine il loro lavoro”. Homan ha poi aggiunto: “Non chiuderemo un occhio sull’immigrazione illegale”.

Askatasuna, il Senato dice sì a Piantedosi ma le opposizioni restano unite

Roma, 4 feb. (askanews) – I violenti scontri di piazza del 31 gennaio a Torino non hanno sulle opposizioni lo stesso effetto delle discussioni sul riarmo e la guerra in Ucraina. Al Senato Pd, M5S, IV e AVS depositano una risoluzione unitaria sulle comunicazioni del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e si presentano congiuntamente davanti ai cronisti con i rispettivi capigruppo. L’obiettivo è rappresentare anche visivamente la scelta di ricompattarsi di fronte a quella che giudicano la “strumentalizzazione” di Governo e maggioranza sui fatti del 31. Qualche leggero malumore lo desta inizialmente, fra gli alleati, il gioco d’anticipo del leader M5S, Giuseppe Conte, che in tv annuncia per primo che i suoi hanno presentato una risoluzione “come M5s” e che “le altre forze di opposizione la condividono”. Stefano Patuanelli, capogruppo stellato a palazzo Madama, lo conferma poco dopo ai cronisti: “Il testo è a mia prima firma e contiene gli undici impegni che avevamo chiesto”.

Alla fine, come la logica dei numeri impone, in aula passa la risoluzione di maggioranza, che oltre a ribadire la solidarietà con le forze dell’ordine e a denunciare “un clima di crescente ostilità e violenza nei confronti degli uomini e delle donne in divisa”, ribadisce la linea governativa degli sgomberi dei centri sociali, “un dovere dello Stato che non giustifica in alcun modo forme di violenza e devastazione”. Leggermente sfumato, ma comunque messo nero su bianco, l’accenno al molto discusso “fermo preventivo” dei contestatori, che Piantedosi sollecita nuovamente nel corso delle sue comunicazioni in aula: la risoluzione suggerisce di rendere “più efficace (…) l’attività di prevenzione della commissione di reati in occasione di pubbliche manifestazioni”.

Nella risoluzione unitaria delle opposizioni M5S-Pd-Iv-AVS non ci sono critiche alla gestione governativa dell’ordine pubblico, c’è la condanna delle violenze degli antagonisti accanto all’annuncio del no al nuovo decreto sicurezza atteso per domani in Consiglio dei ministri. Il documento, infatti, oltre a riportare le richieste specifiche del M5S sulle assunzioni nelle forze dell’ordine e sulle modifiche normative per reintrodurre la procedibilità d’ufficio per “reati di particolare disvalore sociale” oltre all’abrogazione di “alcune recenti norme contenute nel c.d. decreto Nordio” (il riferimento è alla convocazione preventiva degli “arrestandi” per alcuni reati anche gravi), propone di impegnare il Governo “a non fare ricorso in materia di ordine pubblico allo strumento della decretazione d’urgenza”. E nel merito, dice no al fermo preventivo attraverso nuovi “provvedimenti amministrativi limitativi della libertà personale”, no alla cauzione per le manifestazioni, no all’immunità penale per i componenti delle forze dell’ordine. Al centro delle dichiarazioni di giornata dei capigruppo della minoranza parlamentare c’è la questione dei diritti: “La sicurezza – avverte Francesco Boccia del Pd – è un valore non negoziabile e va costruita nel pieno rispetto della Costituzione”. “Dobbiamo difendere fino in fondo i diritti fondamentali, la libertà di manifestare, la libertà del dissenso. Questi sono principi sacri in questo paese”, afferma Peppe De Cristofaro di AVS. Per Stefano Patuanelli (M5S) “è chiaro” che quanto è accaduto a Torino “viene strumentalmente utilizzato dalla destra per pensare a misure restrittive delle libertà personali, della possibilità di manifestare democraticamente il proprio dissenso verso il Governo”.

Quando le forze di maggioranza hanno convertito in “comunicazioni” al Senato l’attesa informativa, che è quella che Piantedosi ha svolto alla Camera, un certo scetticismo era alquanto diffuso, nei ranghi dei gruppi di opposizione, sulla possibilità di una risposta unitaria. Ma se Azione si distingue in aula con una risoluzione separata e il suo leader Carlo Calenda rivendica il rifiuto della logica “di fazione” per affrontare il merito degli interessi del Paese, è Raffaella Paita di Italia viva, davanti ai cronisti, a tirare le fila della giornata: “Noi ci siamo, il centrosinistra c’è, il centrosinistra è unito e il giorno in cui la destra si spacca con Vannacci, il centrosinistra trova il primo punto di quadratura del cerchio su una questione fondamentale come la sicurezza per i cittadini. E ora siamo pronti – rivendica – a lanciare la sfida a questo governo”.

Askatasuna, Senato dice sì a Piantedosi ma opposizioni restano unite

Roma, 4 feb. (askanews) – I violenti scontri di piazza del 31 gennaio a Torino non hanno sulle opposizioni lo stesso effetto delle discussioni sul riarmo e la guerra in Ucraina. Al Senato Pd, M5S, IV e AVS depositano una risoluzione unitaria sulle comunicazioni del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e si presentano congiuntamente davanti ai cronisti con i rispettivi capigruppo. L’obiettivo è rappresentare anche visivamente la scelta di ricompattarsi di fronte a quella che giudicano la “strumentalizzazione” di Governo e maggioranza sui fatti del 31. Qualche leggero malumore lo desta inizialmente, fra gli alleati, il gioco d’anticipo del leader M5S, Giuseppe Conte, che in tv annuncia per primo che i suoi hanno presentato una risoluzione “come M5s” e che “le altre forze di opposizione la condividono”. Stefano Patuanelli, capogruppo stellato a palazzo Madama, lo conferma poco dopo ai cronisti: “Il testo è a mia prima firma e contiene gli undici impegni che avevamo chiesto”.

Alla fine, come la logica dei numeri impone, in aula passa la risoluzione di maggioranza, che oltre a ribadire la solidarietà con le forze dell’ordine e a denunciare “un clima di crescente ostilità e violenza nei confronti degli uomini e delle donne in divisa”, ribadisce la linea governativa degli sgomberi dei centri sociali, “un dovere dello Stato che non giustifica in alcun modo forme di violenza e devastazione”. Leggermente sfumato, ma comunque messo nero su bianco, l’accenno al molto discusso “fermo preventivo” dei contestatori, che Piantedosi sollecita nuovamente nel corso delle sue comunicazioni in aula: la risoluzione suggerisce di rendere “più efficace (…) l’attività di prevenzione della commissione di reati in occasione di pubbliche manifestazioni”.

Nella risoluzione unitaria delle opposizioni M5S-Pd-Iv-AVS non ci sono critiche alla gestione governativa dell’ordine pubblico, c’è la condanna delle violenze degli antagonisti accanto all’annuncio del no al nuovo decreto sicurezza atteso per domani in Consiglio dei ministri. Il documento, infatti, oltre a riportare le richieste specifiche del M5S sulle assunzioni nelle forze dell’ordine e sulle modifiche normative per reintrodurre la procedibilità d’ufficio per “reati di particolare disvalore sociale” oltre all’abrogazione di “alcune recenti norme contenute nel c.d. decreto Nordio” (il riferimento è alla convocazione preventiva degli “arrestandi” per alcuni reati anche gravi), propone di impegnare il Governo “a non fare ricorso in materia di ordine pubblico allo strumento della decretazione d’urgenza”. E nel merito, dice no al fermo preventivo attraverso nuovi “provvedimenti amministrativi limitativi della libertà personale”, no alla cauzione per le manifestazioni, no all’immunità penale per i componenti delle forze dell’ordine. Al centro delle dichiarazioni di giornata dei capigruppo della minoranza parlamentare c’è la questione dei diritti: “La sicurezza – avverte Francesco Boccia del Pd – è un valore non negoziabile e va costruita nel pieno rispetto della Costituzione”. “Dobbiamo difendere fino in fondo i diritti fondamentali, la libertà di manifestare, la libertà del dissenso. Questi sono principi sacri in questo paese”, afferma Peppe De Cristofaro di AVS. Per Stefano Patuanelli (M5S) “è chiaro” che quanto è accaduto a Torino “viene strumentalmente utilizzato dalla destra per pensare a misure restrittive delle libertà personali, della possibilità di manifestare democraticamente il proprio dissenso verso il Governo”.

Quando le forze di maggioranza hanno convertito in “comunicazioni” al Senato l’attesa informativa, che è quella che Piantedosi ha svolto alla Camera, un certo scetticismo era alquanto diffuso, nei ranghi dei gruppi di opposizione, sulla possibilità di una risposta unitaria. Ma se Azione si distingue in aula con una risoluzione separata e il suo leader Carlo Calenda rivendica il rifiuto della logica “di fazione” per affrontare il merito degli interessi del Paese, è Raffaella Paita di Italia viva, davanti ai cronisti, a tirare le fila della giornata: “Noi ci siamo, il centrosinistra c’è, il centrosinistra è unito e il giorno in cui la destra si spacca con Vannacci, il centrosinistra trova il primo punto di quadratura del cerchio su una questione fondamentale come la sicurezza per i cittadini. E ora siamo pronti – rivendica – a lanciare la sfida a questo governo”.

Milano-Cortina, Unimpresa: impatto complessivo di 6,1 mld euro

aMilano, 4 feb. (askanews) – Le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 genereranno un impatto economico complessivo stimato in 6,1 miliardi di euro, con effetti distribuiti nel tempo e sul territorio ben oltre la durata dell’evento sportivo. È quanto emerge da un’analisi del Centro studi di Unimpresa. La stima considera non solo la spesa diretta legata ai Giochi, ma anche il turismo indotto, la valorizzazione delle infrastrutture permanenti e gli effetti moltiplicativi sull’economia: l’impatto complessivo è composto da 1,1 miliardi di spesa turistica diretta durante l’evento, 1,4 miliardi di turismo indotto nei 24 mesi successivi, 3,2 miliardi di legacy infrastrutturale valorizzata e 400 milioni di effetti indotti netti.

Secondo lo studio nel periodo 2020-2025, fase di preparazione e realizzazione delle infrastrutture, si concentrano 2,1 miliardi di euro, pari al 34% del totale, legati soprattutto ai cantieri, ai servizi di progettazione e alle attività organizzative. Il solo mese di febbraio 2026, durante lo svolgimento dei Giochi, genera 1,3 miliardi, ovvero il 21% dell’impatto complessivo, grazie alla spesa turistica diretta e alla piena operatività dell’evento.

Nei dodici mesi successivi, tra 2026 e 2027, l’impatto stimato è pari a 1,1 miliardi di euro (18% del totale), riconducibili principalmente al turismo indotto e agli effetti moltiplicatori della spesa olimpica. La fase di legacy di medio termine, tra 2028 e 2030, contribuisce per 900 milioni di euro (15%), mentre la legacy di lungo periodo, tra 2031 e 2050, vale ulteriori 700 milioni (12%), legati al valore residuo delle infrastrutture e ai benefici permanenti in termini di mobilità, attrattività e competitività territoriale.

Anche la distribuzione geografica dell’impatto evidenzia differenze rilevanti. La Lombardia concentra la quota maggiore in valore assoluto, con 3,2 miliardi di euro, pari al 52% del totale. Rapportato a un pil regionale di circa 447 miliardi, l’impatto equivale allo 0,72% del prodotto regionale. Il Veneto intercetta 2,1 miliardi di euro, pari al 34% del totale, con un’incidenza sull’economia regionale più elevata: circa 1,17% del pil, a fronte di un pil di 180 miliardi. Il Trentino-Alto Adige, con 800 milioni di euro (14% del totale), registra l’impatto relativo più significativo: 1,6% del Pil regionale, stimato in 50 miliardi. Nel complesso, l’impatto aggregato sulle tre regioni coinvolte, che presentano un pil combinato di circa 677 miliardi di euro, è pari a 0,9% del loro prodotto complessivo.

Habitat 36, progetto residenziale tra sostenibilità ed efficienza

Pinarella di Cervia, 4 feb. (askanews) – A Pinarella di Cervia prende forma Habitat 36, progetto residenziale sviluppato da Rubner Haus e CS Costruzioni che prevede la realizzazione di 36 abitazioni unifamiliari con patio privato. L’intervento si inserisce in un contesto costiero caratterizzato da verde e prossimità al mare, proponendo un modello abitativo pensato per essere vissuto tutto l’anno e non limitato alla stagionalità. Abbiamo parlato con Martin Oberhofer ceo di Rubner Haus:

“L’anno scorso è stato un anno sfidante, ci siamo concentrati sul rafforzamento della nostra organizzazione, investendo nella gestione dei processi aziendali e anche nell’ottimizzazione del cantiere. Soprattutto sul lato sicurezza per il nostro team montatori. Abbiamo chiuso l’anno con un record di vendite a dicembre. Siamo partiti bene anche quest’anno, con un order book tra i più alti degli ultimi anni”.

Il progetto adotta tecnologie costruttive in legno prefabbricato, scelta che incide sia sull’organizzazione del cantiere sia sulla gestione economica dell’intervento. La prefabbricazione consente una maggiore prevedibilità dei tempi, una riduzione dei rischi operativi e un controllo più accurato di costi e risorse, elementi rilevanti per operatori e investitori rispetto alle costruzioni tradizionali. È poi intervenuto Marco Cantori CEO di CS Costruzioni:

“Siamo a circa 600 metri in linea d’aria dal mare. Sono 36 unità, 36 villette indipendenti. Ci rivolgiamo al target seconda casa, Cervia è una località turistica, quindi molte seconde case, ma abbiamo anche clienti come loro prima casa, quindi residenziale. Riguardo al segmento, la qualità di Rubner è elevatissima, l’efficienza energetica è elevatissima e quindi siamo su un segmento che è medio-alto”.

Dal punto di vista architettonico, Habitat 36 si ispira alla tipologia a patio, con abitazioni a uno o due livelli che favoriscono la continuità tra spazi interni ed esterni. Le unità si articolano in diverse metrature e configurazioni, con ambienti luminosi e una distribuzione pensata per garantire comfort, privacy e relazione con il contesto naturale. Ha così concluso Martin Oberhofer ceo di Rubner Haus:

“Questo progetto Habitat36 è pensato per coniugare sia reddito economico che responsabilità ambientale. Il legno, con il suo alto grado di prefabbricazione consente di ottimizzare processi sia sul lato tempistico che sul lato qualità della costruzione”.

L’attenzione all’efficienza energetica, ai materiali naturali e alla qualità costruttiva contribuisce a ridurre i costi di gestione nel tempo e a migliorare il valore complessivo dell’intervento. Habitat 36 si configura così come un progetto che intreccia sostenibilità ambientale, qualità dell’abitare e solidità economica, proponendo un approccio integrato allo sviluppo residenziale contemporaneo.

AgriStart: i tirocini extracurriculari di ARSIAL

Roma, 4 feb. (askanews) – Fare esperienza sul campo, acquisire competenze concrete e costruire il proprio futuro professionale: ARSIAL apre le porte ai giovani e a chi è in una fase di transizione lavorativa con un programma di tirocini extracurriculari pensato per formare, orientare e valorizzare i talenti. Un’iniziativa che unisce formazione, territorio e innovazione nel cuore del sistema agroalimentare del Lazio. Abbiamo parlato con Massimiliano Raffa, Presidente ARSIAL:

“L’Arsial continua ad anticipare i tempi e lo fa attraverso un progetto strutturato come quello dei tirocini extracurriculari siamo infatti la prima agenzia a mettere in campo un progetto di questo tipo. Siamo assolutamente convinti che sarà un progetto win-win, sarà vincente per quanto riguarda le esigenze dell’Arsial. Vogliamo avere un’iniezione di energia, nuove idee, nuove visioni e vogliamo fare in modo che i giovani conoscano un’agricoltura diversa che non è soltanto culture e campi ma è anche innovazione, ricerca, promozione, marketing, gestione della cosa pubblica”.

Ogni tirocinio è costruito attorno a un progetto formativo individuale, pensato per valorizzare il profilo del tirocinante e garantire un apprendimento guidato, sempre con il supporto di tutor dedicati. Un’opportunità concreta per entrare in contatto diretto con il mondo del lavoro e acquisire competenze spendibili nel proprio percorso professionale. È poi intervenuto Giancarlo Righini, Assessore al Bilancio, all’Agricoltura ed alla Sovranità Alimentare della Regione Lazio:

“Sono particolarmente felice di annunciare la misura che Arsial e Regione Lazio hanno messo in campo per i giovani della nostra regione ovvero quella della formazione attraverso tirocini extracurriculari. In particolare sono felice che sia stata prevista anche una misura per le categorie più fragili con estensione di questi contratti retribuiti fino a 12 o anche 24 mesi a seconda dell’entità della fragilità. Sono una grande opportunità per i giovani della nostra regione di formazione e di inserimento nel mondo del lavoro”.

Un’iniziativa che guarda al futuro, mette al centro le persone e conferma l’impegno di ARSIAL nel promuovere formazione, innovazione e sviluppo del territorio.

Mps: via libera da assemblea a modifiche statuto, si introduce lista cda

Milano, 4 feb. (askanews) – Via libera dall’assemblea dei soci di Mps alle modifiche statutarie con l’introduzione della lista del cda, una novità per l’istituto senese, in vista del rinnovo del board con l’assemblea di aprile. Con una partecipazione pari al 68,01% del capitale, l’assemblea straordinaria – che si è tenuta al chiuso attraverso il rappresentante designato – ha approvato le modifiche allo Statuto, poste all’unico punto all’ordine del giorno.

Nel dettaglio, le modifiche allo Statuto prevedono: l’introduzione della facoltà dell’assemblea di incrementare il limite di 1:1 tra la componente variabile e fissa della remunerazione (sì dal 99,48% dei presenti); l’introduzione della facoltà del cda uscente di presentare una propria lista di candidati per il rinnovo dell’organo (sì dal 99,92% dei presenti); le modalità di sostituzione di consiglieri in corso di mandato nella procedura di cooptazione (sì dal 99,92% dei presenti); l’eliminazione del limite massimo di mandati per la rieleggibilità degli amministratori (sì dal 99,89% dei presenti); l’introduzione della facoltà del cda di nominare il presidente e uno o due vicepresidenti (di cui uno con funzioni vicarie), qualora non vi abbia provveduto l’Assemblea (sì dal 99,92% dei presenti); previsioni relative all’ipotesi in cui sia presentata una sola lista per la nomina del Collegio sindacale (sì dal 99,93%); la riduzione alla quota minima di legge della percentuale degli utili da destinare a riserva legale ed eliminazione della riserva statutaria (sì dal 99,92% dei presenti). Quest’ultima modifica permetterà eventualmente di poter distribuire tutti gli utili sotto forma di dividendo.

Alla data odierna la Bce non ha ancora rilasciato il provvedimento autorizzativo inerente alle modifiche statutarie. Pertanto, informa Mps, la loro efficacia rimane subordinata al rilascio del provvedimento.

"Amore disonesto" è il nuovo singolo del produttore Big Fish

Milano, 4 feb. (askanews) – Annunciato da un video-racconto inedito firmato dal celebre giornalista e storyteller Stefano Nazzi, “Amore disonesto” è il nuovo singolo di Big Fish, produttore simbolo della scena hip hop e urban italiana, che vede la collaborazione di Jake La Furia e Carl Brave. Il brano, edito da Warner Records Italy/Warner Music Italy sarà disponibile ovunque venerdì 6 febbraio.

“Amore disonesto” costruisce un racconto crudo e disilluso della vita urbana, ricco di riferimenti al cinema e alla cultura rap. La narrazione è guidata dalle rime taglienti di Jake La Furia e Carl Brave, che uniscono barre e voce per descrivere una realtà fatta di contraddizioni, rapporti umani fragili e costanti pressioni dove il rifiuto del pianto diventa una mera strategia di autodifesa emotiva per affrontare tradimenti e perdite. Il singolo è costruito sul campionamento di “Io non piango”, celebre canzone del 1977 di Franco Califano contenuta nell’album “Tac…!”, un omaggio alla preziosa eredità artistica del Maestro.

A introdurre la collaborazione tra Big Fish, Jake La Furia e Carl Brave è un trailer narrativo unico: una storia dal sapore noir, tesa ma al tempo stesso ironica raccontata da Stefano Nazzi, giornalista e storyteller tra le voci più autorevoli e apprezzate del panorama culturale italiano. Nel suo inconfondibile stile, Nazzi mette in scena un racconto che si articola lungo l’asse Milano-Roma: da un lato Jake La Furia, volto e voce del capoluogo lombardo, dall’altro Carl Brave, simbolo della Capitale. BIG FISH è l’anello di congiunzione tra i due mondi, in una narrazione fatta di attese e scelte, che richiama anche l’idea di un patto artistico fra i tre protagonisti e introduce l’universo di “Amore disonesto”.

Così Big Fish descrive il brano: «Con “Amore Disonesto” ho voluto raccontare un pezzo di storia della musica italiana utilizzando sia la voce che la musica di “Io non piango” del maestro Franco Califano; un brano che non conoscevo e che, al primo ascolto, mi ha colpito per la sua crudezza e la sua poesia. Ho voluto quindi riprendere alcune parti importanti e renderle più attuali, con un linguaggio che mi appartiene. Da lì ho chiamato Jake La Furia, mio amico storico e partner di mille battaglie, che ha dato un tocco narrativo forte e autentico al racconto. Ho poi condiviso questo racconto insieme a un esponente romano della canzone italiana come Carl Brave. Da qui è nato questo connubio azzeccato che ha portato alla realizzazione di “Amore Disonesto”.»

Con una carriera iniziata nel 1994 nel gruppo hip-hop Sottotono, Big Fish ha continuato a farsi conoscere nell’industria musicale come solista e come produttore, contribuendo alla realizzazione di alcune delle canzoni e degli album più importanti della scena rap. Tra le sue collaborazioni più note spiccano opere storiche all’interno del panorama hip-hop del nostro Paese, fra cui “Tradimento” di Fabri Fibra, “Supereroe” di Emis Killa e “Nesliving, Vol. 3 – Voglio di +” di Nesli. In seguito alla reunion dei Sottotono nel 2021, Big Fish è tornato sulla scena in veste di solista nell’estate del 2025 con il singolo “Lato B” e prosegue ora con “Amore Disonesto”, preludio al suo prossimo progetto discografico.

Milano-Cortina, dopo Crans Svizzera cambia poco piano promozione

Milano, 4 feb. (askanews) – La tragedia di Crans Montana fa cambiare di poco il programma di promozione della Svizzera in Italia, in occasione delle Olimpiadi di Milano Cortina. Degli 80 eventi previsti inizialmente 78 sono sono stati infatti confermati e Presenza Svizzera, l’ente pubblico elvetico incaricato di promuovere l’immagine turistica e culturale della del Paese all’estero, apre regolarmente le porte della casa olimpica milanese.

Alexandre Edelmann, ambasciatore e direttore di Presenza Svizzera: “È quasi un programma identico: alla fine non faremo un gala dinner all’inizio per l’apertura della Casa e un party di musica elettronica. È veramente una presenza forte della Svizzera per celebrare i giochi a Milano e a Cortina. L’adattamento del programma è una decisione presa a inizio di gennaio per non fare una provocazione e penso che è importante per noi essere qua oggi, un momento importante anche per il paese. Abbiamo le visite le del presidente della Svizzera e anche dei ministri degli esteri e dello sport, e Crans Montana sarà una parte del dialogo”.

Pensata come un luogo aperto a tutti per scoprire l’ospitalità svizzera e seguire i Giochi su grande schermo, la Casa Svizzera di Milano è affiancata, oltre che da una piccola presenza a Bormio, da una struttura simile a Cortina. “E noi stiamo lavorando ancora un po’, stiamo costruendo una pista di curling, uno chalet, avremo un bob, però anche noi siamo aperti al pubblico con un ristorante, un bistrot alpino che vedete qui dietro quella la mia squadra fate un saluto a Milano”.

Tornando a Milano il progetto, che occupa una parte del Centro svizzero di via Palestro, intende valorizzare la regione alpina come spazio condiviso di vita e cultura tra Svizzera e Italia.

Milano-Cortina, Franzoni secondo nelle prove libera di Cortina

Roma, 4 feb. (askanews) – Secondo tempo per Giovanni Franzoni e quinto per Dominik Paris nella prima prova della discesa maschile dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026: sulla Stelvio di Bormio (Sondrio) il miglior tempo dell’atto inaugurale della rassegna olimpica è siglato dallo statunitense Ryan Cochran-Siegle, sul traguardo dopo 1’56″08.

Alle sue spalle Giovanni Franzoni è convincente in ogni settore e chiude con soli 16 centesimi di secondo di differenza, seguito dallo svizzero Marco Odermatt, terzo a 0″40.

Appena dietro, l’altro elvetico Alexis Monney è quarto a 0″66 (con salto di porta) con Paris in quinta piazza a 0″94; sesto Kriechmayr (+1″00), settimo Von Allmen (+1″01) mentre il terzetto formato da Mattia Casse (+1″60), Christof Innerhofer (+1″77) e Florian Schieder (+1″78) sono racchiusi tra le 13esima e la 15esima piazza.

Queste le impressioni di Franzoni al termine della prova: “Mi sento bene, un po’ stanco dopo Crans Montana ma ho recuperato al meglio. Mi sono goduto questa prova, è stato un po’ strano oggi perchè è diverso dal solito, ma gareggiare in Italia è speciale e amo questa pista. La neve sta migliorando, mi sembra un fondo più facile di altre volte, per i traning va benissimo così, spero sia più ghiacciata per la gara”.

Sorridente Dominik Paris: “E’ sempre bello essere qua sulla Stelvio. La pista non è ancora in condizioni perfette ma c’è tempo prima della gara. Le condizioni cambiano lungo il tracciato ma è stato importante fare questa prima prova. Mi sento già pronto per sabato”.

Domani, giovedì 5 febbraio, è in programma la seconda prova cronometrata, con inizio alle 11:30.