4.9 C
Roma
martedì, 27 Gennaio, 2026
Home Blog Pagina 83

Droni ucraini sul territorio russo provocano un morto e cinque feriti

Roma, 27 ott. (askanews) – Le difese aeree russe hanno abbattuto nella notte 193 droni ucraini, ha riferito il ministero della Difesa di Mosca. Una persona almeno è morta e cinque sono ferite nella regione di Bryansk.

“Nella notte appena trascorsa, i sistemi di difesa aerea in servizio hanno intercettato e distrutto 193 velivoli senza pilota ucraini”, si legge nel comunicato del ministero.

Secondo la stessa fonte, 47 droni sono stati abbattuti nella regione di Bryansk, 42 in quella di Kaluga, 40 nella regione di Mosca, 32 in quella di Tula, dieci nella regione di Kursk, sette in quella di Oryol, quattro nelle regioni di Rostov e Voronezh, due nelle regioni di Orenburg e Tambov, e uno ciascuno nelle regioni di Belgorod, Lipetsk e Samara.

In Argentina il partito di Milei vince le elezioni di medio termine

Roma, 27 ott. (askanews) – Il presidente argentino Javier Milei ha celebrato la sua vittoria nelle elezioni di medio termine, affermando che, grazie alla nuova composizione del Congresso che entrerà in carica a dicembre in seguito all’affermazione del suo partito alle elezioni parlamentari di domenica, il Paese potrà avviare “le riforme più profonde della storia argentina”. Ha inoltre dichiarato che, con le elezioni appena concluse, inizia la costruzione della “grande Argentina”.

“A partire dal 10 dicembre avremo il Congresso più riformista della storia dell’Argentina”, ha dichiarato Milei davanti ai suoi sostenitori nel quartier generale di La Libertad Avanza a Buenos Aires.

Il partito di governo, che si è imposto in 15 delle 24 province del Paese con un vantaggio di quasi nove punti sulla coalizione peronista Fuerza Patria, passerà da 37 a 101 seggi alla Camera e da 6 a 20 al Senato.

Secondo Milei, con il sostegno di altre forze alleate sarà possibile “difendere le riforme già approvate e promuovere quelle ancora necessarie”, ponendo le basi “per un’Argentina diversa”.

“Abbiamo superato il punto di svolta e inizia la costruzione della grande Argentina”, ha dichiarato il presidente, accompagnato dal consigliere presidenziale Santiago Caputo e dalla sorella Karina Milei, segretaria generale della presidenza.

Milei ha ringraziato diversi ministri del suo governo, citando in particolare l’ex titolare degli Esteri Gerardo Werthein, che – ha detto – “ha ottenuto qualcosa di inedito, perché mai prima d’ora gli Stati Uniti avevano offerto un sostegno di tale portata”, in riferimento all’assistenza finanziaria del governo di Donald Trump.

Il presidente ha inoltre sottolineato che “due argentini su tre non vogliono tornare al passato”, rivendicando la vittoria del suo partito anche nella provincia di Buenos Aires, dove La Libertad Avanza si è imposta per quasi un punto percentuale sul peronismo guidato dal governatore Axel Kicillof

Ranucci: solidarietà ipocrita, ripresa l’opera di delegittimazione di Report

Roma, 27 ott. (askanews) – “Se si volesse affrontare il tema dell’informazione bisognerebbe avere la coscienza e la mappatura di cosa sta accandendo in questo momento: noi abbiamo editori omologati, editori politicizzati, addirittura un senatore, uno dei più assenteisti della storia, gestisce dei giornali che usa come un manganello. Oggi tre quattro articoli contro di me, e dopo tutta questa solidarietà sono contento mi stavo annoiando, anche perché è una solidarietà ipocrita non nascondiamolo” e “hanno ricominciato a deleggittimare Report”. Così Sigfrido Ranucci, intervenendo alla Camera, alla presentazione del libro di Rula Jebreal dal titolo ‘Genocidio’.

Se però, ha sottolineato Ranucci, c’è un “dato inoppugnabile, lo dicono tutti i tribunali d’Italia” è che “nella sua storia trentennale” Report “ha detto la verità, continueremo a fare il nostro e continueremo a impegnarci per consegnare alle nuove generazioni un futuro migliore”.

Parlando di guerra, di propaganda, di libertà di stampa, del diritto dei cittadini ad aessere informati e di leggi che, in tempo di pace, puntano a cancellare la memoria nel futuro, Ranucci ha evidenziato: “negare la libertà significa negare la realtà, negare alla gente di essere informata, cancellare con queste azioni nel presente la memoria del futuro” e questo, ha proseguito, è “il tentativo che si sta facendo con tutta una serie di leggi che ci stanno consegnando verso l’oblio di Stato. In un contesto di guerra usano le bombe, in un contesto di pace usano le querele temerarie”.

“Io – ha sottolineato – ho alle spalle un’azienda importante, la Rai, dal punto di vista della tutela legale. Ma coloro che non hanno la stessa difesa e sono sotto le pressioni o le minacce di un imprenditore, criminale, politico del posto che magari ricatta le testate con la pubblicità…E guardate che le tre persone spesso, nel nostro sistema malato, convivono con un una stessa figura che può essere magari l’editore del giornale locale stesso”.

Trump: Putin ponga termine alla guerra in Ucraina, non faccia test di missili

Roma, 27 ott. (askanews) – A bordo dell’aereo presidenziale diretto in Giappone, il presidente statunitense Donald Trump ha definito “inappropriato” l’annuncio del suo omologo russo Vladimir Putin sul test finale riuscito di un missile da crociera a propulsione nucleare. Lo riferisce oggi l’agenzia di stampa France Presse.

“E’ inappropriato da parte di Putin dire questo. Dovrebbe piuttosto porre fine alla guerra in Ucraina”, ha dichiarato Trump ai giornalisti, ricordando che “questa guerra che doveva durare una settimana entrerà presto nel suo quarto anno”.

Il presidente americano si trova in Asia per una tournée che lo porterà in Giappone e poi in Corea del Sud, dove è previsto un incontro con il presidente cinese Xi Jinping a margine del vertice Apec.

Neurodivergenze e intelligenza artificiale, un Hackathon inclusivo

Roma, 27 ottobre 2025 – “IA e Neurodivergenze: potenziare l’efficacia sul lavoro con l’intelligenza artificiale”, questo il titolo del primo Hackathon italiano interamente dedicato allo sviluppo di soluzioni di intelligenza artificiale applicate al miglioramento dell’esperienza lavorativa e all’inclusione dei profili neurodivergenti. Organizzato da Fondazione Specialisterne ETS, AssoSoftware, Skilljob, Universit degli Studi Link e Confprofessioni, l’Hackathon si svolto il 25 e 26 ottobre 2025 presso l’Universit degli Studi Link di Roma, trasformando per due giorni l’ateneo in un laboratorio di idee, tecnologie e collaborazioni.

“Un hackathon – ha detto ad askanews Roberto Bellini, direttore generale di AssoSoftware – alla fine produrre una soluzione software. In questo caso, l’intelligenza artificiale e la neurodivergenza anche un campo assolutamente innovativo attuale, quindi produrre software con l’intelligenza artificiale al servizio della neurodivergenza sicuramente una finalit di grande valore”.

“Siamo veramente lieti di ospitare questo evento – ha aggiunto Sara Pellegrini, delegata del rettore alle Politiche di inclusione della Link Campus University – poich esprime il concetto di evoluzione, innovazione e sistematicit della capacit di gestire insieme persone diverse per scopi forti come quelle di innovare, conoscere e comunicare”.

L’iniziativa ha visto la partecipazione di 66 persone tra giovani sviluppatori, designer, professionisti e studenti impegnati in 17 team nella creazione di soluzioni digitali innovative, accessibili e ad alto impatto sociale, con l’obiettivo di valorizzare le competenze delle persone neurodivergenti e migliorare la produttivit e il benessere nei contesti di lavoro. ” importante che anche le persone neurodivergenti – ha spiegato Alvise Casanova, CEO di Specialisterne in Italia – possano dare il loro contributo nello sviluppare dei modelli inclusivi totalmente e che quindi anche i nuovi motori di intelligenza artificiale non siano creati soltanto per le persone neurotipiche”.

Durante le due giornate, i team partecipanti hanno potuto confrontarsi con esperti di intelligenza artificiale, docenti universitari e mentor provenienti dai diversi settori coinvolti, lavorando con strumenti open source di ultima generazione e affinando i propri progetti in un ambiente collaborativo e formativo di eccellenza. “La nostra idea – ci hanno raccontato Emma Lombardi e Marco De Angelis, partecipanti all’Hackathon – nasce nel valorizzare queste persone che vengono assunte, non come una semplice spunta su un modulo, ma per sfruttare le loro caratteristiche, che possono veramente portare una miglioria nell’azienda”.

La competizione si distinta non solo per la qualit dei prototipi sviluppati, ma anche per la forte attenzione ai temi della neuroinclusivit e della trasformazione digitale del lavoro. Ha inoltre rappresentato un’importante occasione di connessione tra mondo accademico, imprese e terzo settore.

Petrolio, l’Aie prevede un eccesso di offerta "incontenibile"

Roma, 27 ott. (askanews) – Sul mercato del petrolio sta continuando a lievitare un eccesso di offerta che il prossimo anno raggiungerà a livelli “incontenibili”. Ad affermarlo è l’Agenzia internazionale per l’energia (Aie), secondo cui i livelli di domanda stanno aumentando a valori limitati e questa dinamica proseguirà così sia quest’anno che sul prossimo, con una media di 700.000 barili al giorno in più.

Invece l’offerta sta salendo di più, tanto che secondo il rapporto mensile dell’Aie tra gennaio e settembre del 2025 in media il surplus di greggio sia è attestato a 1,9 milioni di barili al giorno. E sul 2026 questo eccesso di offerta è stimato raggiungere 4 milioni di barili al giorno.

Come se non bastasse, “gli annunci della scorsa settimana di nuove sanzioni sui sulle maggiori compagnie petrolifere russe aggiungono ulteriore complessità la situazione”, prosegue l’Aie. Poco mosse oggi le quotazioni. Il barile di Brent, il greggio del Mare del Nord sale marginalmente a 66,03 dollari. Nell’afterhours il West Texas Intermediate si attesta a 61,58 dollari.

Il contemporaneo come sguardo attivatore: Chiharu Shiota e il MAO

Torino, 24 ott. (askanews) – La retrospettiva sull’artista giapponese Chiharu Shiota al Museo di arte orientale di Torino un grande viaggio dentro una delle pratiche pi affascinanti del contemporaneo. Ed una mostra che si muove dentro e insieme all’architettura, in una dinamica che alla fine genera una nuova idea di spazio.

“Questa mostra, su cui abbiamo lavorato per quasi tre anni, perch stata un’operazione estremamente complessa e era gi una mostra che avevo previsto all’inizio del percorso al MAO – ha detto ad askanews Davide Quadrio, direttore del museo torinese e co-curatore della mostra – era proprio stata pensata come coronamento di una serie di avvicinamenti che sono stati fatti in questi anni attraverso tutta una serie di operazioni che hanno a che fare sia con la museologia che con il contemporaneo. Quando parlo di contemporaneo non parlo di arte contemporanea ma parlo di uno sguardo e una attivazione delle collezioni attraverso artisti, filosofi, musicisti, performer contemporanei. Quindi di questo museo, che museo comunque ottocentesco nella sua formazione e nel suo essere, quello che noi abbiamo cercato proprio di fare stato progressivamente di destrutturare proprio il significato tra la relazione tra l’opera, lo spazio e il visitatore”.

In questa relazione, nelle sensazioni reali che genera, l’esposizione gioca la sua vera partita, che la porta a diventare qualcosa di pi grande, qualcosa di pi denso, come struttura, ma anche come significati. “Le grandi installazioni – ha aggiunto la co-curatrice Mami Katatoka – sono sempre delle risposte agli spazi che le ospitano, e nel caso del MAO abbiamo usato spazi differenti. In questo modo le opere pi grandi sono state integrate nell’architettura pi antica, ma hanno interagito anche con la collezione, che soprattutto di arte asiatica. Per esempio c’ una stanza che ospita delle armature giapponesi, che sono senza il corpo, ne rappresentano solo la copertura. Queste le abbiamo messe in relazione con i vestiti di Chiharu Shiota, che sono una sorta di seconda pelle dopo la pelle umana. Questo il tipo di dialoghi che abbiamo creato”.

Dialoghi che si susseguono, cos come si susseguono le grandi domande sul senso dell’esistenza e sulla nostra relazione con il tempo e la morte. Ma che poi possono pure uscire dall’ambito specifico della mostra per abbracciare un’idea di museologia che ha le sue basi nel passato, ma ragiona con lo sguardo sul futuro. (Leonardo Merlini)

La visione politica di Misasi attraverso le lenti del municipalismo democratico

Nel 1998 Riccardo Misasi, ormai molto lontano dalle vicende politiche che per molti anni lo avevano visto grande protagonista, pubblica un documentato volume dedicato alla storia del Libero Comune di Orvieto. Da questa storia Misasi ricava una serie di “insegnamenti” per leggere i temi dell’attualità, offrendo una sorta di testamento intellettuale che potrebbe essere di grande aiuto in una stagione politica nella quale il riferimento ideale-culturale sembra annacquato e la politica ridotta a mera gestione del potere.

Una politica con respiro spirituale

La prima considerazione da fare è che, come ha notato acutamente Giuseppe De Rita nella prefazione al volume, la riflessione politica di queste pagine si muove in una prospettiva che richiama a un’esigenza di tipo “spirituale”. Collocandosi in un momento particolare della sua vita, caratterizzato dalla necessità di ripensare profondamente (forse anche autocriticamente) il senso della politica, queste riflessioni vanno al di là della centralità “demitiana” dell’autonomia della politica (dal sociale, dall’economico, dal religioso) per volgersi verso la dimensione metapolitica e spirituale della politica stessa.

Per uscire dalla crisi sociale e politica di quei tempi, che sono i nostri tempi (che Misasi analizza con l’intelligenza che amici e avversari gli hanno sempre riconosciuto e con appropriati riferimenti alla storia e alla storia del pensiero), la soluzione proposta è quella del recupero di una dimensione politica capace di esaltare il primato della persona, come soggetto autonomo e responsabile, e delle formazioni sociali, o delle società intermedie, in cui la persona sviluppa se stessa. E, oggi, nell’epoca del dominio della tecnica e del rischio delle derive post-umane e, peggio, transumane, la riflessione sulla persona, sulla sua identità e sul suo valore, diventa di conturbante emergenza.

Verso uno “Stato della sussidiarietà”

Un’altra considerazione da fare è che nel pensiero di Misasi si delinea chiaramente uno “Stato della sussidiarietà”, anche se l’espressione sussidiarietà non viene utilizzata (ma anche in Sturzo, che è una delle matrici del suo pensiero, manca l’uso del termine, così come manca nel dibattito in Assemblea Costituente).

L’idea di sussidiarietà (Misasi utilizza il concetto di autonomia) si arricchisce di motivi spirituali perché si parte dalla consapevolezza che il tema dell’autonomia non si risolve solo nella predisposizione di strumenti tecnico-giuridici, per la distribuzione verticale delle competenze o il coinvolgimento orizzontale delle formazioni sociali, ma rimanda soprattutto a un’esigenza ineludibile, perché costitutiva, della persona umana.

Da qui la sua interessante ricostruzione storica sulle ragioni teoriche e politiche della mancata attuazione di un ordinamento basato sulle autonomie; l’individuazione di una serie di coordinate essenziali di uno stato della sussidiarietà, riprendendo l’idea di “comunità delle comunità”; la rilettura completa del principio federalistico. Da qui, infine, la particolare attenzione a un altro aspetto della dimensione politica della sussidiarietà, e cioè la riflessione sul tema della partecipazione e sulla necessità, non di una terza via più o meno intermedia, ma di una via altra rispetto a liberalismo e socialismo, e quindi la rilettura del popolarismo e di Sturzo.

Per leggere il testo completo del prof. Sirimarco clicca qui

📌 Iniziativa pubblica

Riccardo Misasi sarà ricordato giovedì 30 ottobre a Roma, presso la Sala della Lupa di Palazzo Montecitorio, in occasione del 25º anniversario della scomparsa.

Politica, giornalismo e non solo: perché tanta ipocrisia?

In un’epoca dominata da una persin violenta radicalizzazione del conflitto politico da un lato e da un’altrettanto inquietante polarizzazione ideologica dall’altro, stupisce che esista tanta ipocrisia in circolazione. Stupisce perché i cittadini normali capiscono prima e meglio di ogni altra categoria organizzata come stanno realmente le cose.

L’informazione che dice di essere neutrale…ma non lo è

Fuor di metafora, ci sono giornalisti, testate di quotidiani, talk televisivi, commentatori, opinionisti, associazioni di settore e di categoria che continuano a predicare e a spiegare che sono imparziali, super partes, oggettivi e distinti e distanti dalla politica mentre, come tutti sanno – ma proprio tutti – sono dichiaratamente e platealmente di parte. Oltre a essere pure faziosi, settari e moralisti.

Del resto, per fare solo alcuni esempi che sono sotto gli occhi di tutti e tutti i giorni dell’anno, ci sono conduttori di talk televisivi che hanno trasformato, del tutto legittimamente, le loro trasmissioni in megafoni di permanente e strutturale propaganda politica. Cancellando addirittura il principio del “contraddittorio” che resta uno dei pochi ed ultimi tasselli che giustificano un pallido pluralismo dell’informazione televisiva nel campo dell’approfondimento politico.

Altrochè programmi plurali, imparziali e legati esclusivamente alla notizia. È inutile stendere l’elenco dei nomi e cognomi perché li possiamo tranquillamente osservare ogni sera. Dopodiché ci sono conduttori di talk – penso a Del Debbio, Berlinguer, Porro, Vespa, Pancani e pochi altri – che mantengono rigorosamente un profilo plurale nelle loro trasmissioni.

Ma molti talk sono ormai persino divertenti perché riflettono quello che capita allo stadio nelle rispettive curve: tifo aperto per la propria squadra e delegittimazione totale e radicale per l’altra squadra. Cioè l’avversario/nemico.

L’impegno “di parte” che finge di non esserlo

È persin inutile citare alcuni programmi di approfondimento del servizio pubblico radiotelevisivo – che vengono denominati “giornalismo di inchiesta” – perché sono manifestamente di parte e confezionati contro il “nemico” politico.

Dopodiché ci sono associazioni di categoria che, quotidianamente, sostengono sempre e solo le tesi di una parte politica – nel caso specifico della sinistra – e contestano apertamente e scientificamente sempre e solo le tesi del campo politico avverso. Dall’Usigrai all’Anm, dall’Anpi al variegato mondo pacifista è un bombardamento quotidiano di appoggio a uno schieramento politico e sistematicamente contro il campo avverso. Sono imparziali, super partes ed oggettivi come ripetono ogni giorno? Mah…

Del sindacato è inutile parlarne perché ad esercitare realmente l’azione sindacale sono rimasti nel nostro paese la Cisl e la Uil – per citare solo le organizzazioni più diffuse e radicate – in quanto la Cgil è ormai da molto tempo la quarta gamba dell’alleanza di sinistra e progressista. Dopo il Pd, i 5 Stelle e Avs. È organicamente e scientificamente un partito in quanto partecipa tutti i giorni al dibattito politico. Ovviamente di parte. Insomma, l’esatto opposto di quello che dovrebbe caratterizzare la mission e la funzione di un sindacato.

In ultimo, ma non per ordine di importanza, ci sono una miriade di associazioni culturali, para culturali, categoriali, sociali e politiche che sostengono, anche loro, di essere rigorosamente imparziali ma dove tutti sanno, anche qui, che sono saldamente ancorati ad un partito e ad uno schieramento politico.

Per non parlare delle testate giornalistiche – i vari quotidiani – ma dove il quadro è molto più semplice perché ci sono i giornali che appoggiano il Governo e quelli che lo contestano apertamente perché sono legati alla coalizione del “campo largo”. Qui, però, è tutto molto più trasparente perché non si recita la solita finzione.

Basta ipocrisie

Ora, e senza scivolare nel solito moralismo di maniera, forse è arrivato anche il momento per archiviare definitivamente ed irreversibilmente la categoria dell’ipocrisia. Si dica apertamente quello che ormai tutti sanno e si prenda atto che, proprio perché siamo in un contesto di atavica e profonda radicalizzazione politica, anche chi dice di essere super partes semplicemente non lo è. O non lo è più.

Basta ammetterlo senza enfasi e senza alcuna finzione, ma per onestà intellettuale. Anche perché, e lo ripeto ancora una volta, nel frattempo lo hanno già capito tutti ed è perfettamente inutile, nonché ingeneroso, continuare a negarlo.

La Cisl licenzia per dissenso: rotta una tradizione di libertà sindacale

L’avevamo definita, citando De André, “una storia sbagliata”. E così si è rivelata. La Cisl ha licenziato Francesco Lauria utilizzando un metodo fondato sul “sentito dire”, al limite del pettegolezzo, con possibili violazioni della privacy e sbagliando praticamente tutto nella gestione del caso.

Una tradizione che si incrina

Chi ha conosciuto la Cisl nel passato sa bene che una situazione del genere non sarebbe mai accaduta: la Confederazione è sempre stata una palestra di libertà, una fucina di idee, e l’autorevolezza dei gruppi dirigenti di “un tempo che fu” — peraltro neppure troppo lontano — avrebbe evitato ogni degenerazione.

Oggi, invece, il clima interno appare segnato dal timore di esprimere opinioni in libertà, secondo testimonianze dirette — ovviamente anonime — che abbiamo raccolto. E poi querele, affermazioni contraddittorie, illazioni, mentre svaniscono politica e confronto democratico.

Una ferita alla storia della Cisl

La gloriosa storia confederale non merita un simile capitolo. È difficile accettare che un limpido caso di dissenso interno — poi disfatto in altre motivazioni — debba finire davanti a un Tribunale della Repubblica.

La scelta di licenziare un collaboratore secondo logiche quasi padronali pesa e peserà nell’opinione pubblica. Una macchia difficile da cancellare.

Neppure i recenti tentativi della Segretaria generale di prendere le distanze — seppur timidamente — dalle politiche del Governo riusciranno ad avere effetto. Il marchio ormai è impresso: sindacato filogovernativo e sindacato che licenzia chi dissente. E non basterà qualche giornalista amico per invertire la tendenza e restituire all’Organizzazione il suo ruolo originale e peculiare nel panorama sindacale e politico.

Fondazione Marini: a che punto è?

In questo contesto, rinnoviamo anche l’appello per avere informazioni sull’attività della Fondazione Franco Marini, figura centrale del cattolicesimo democratico e sociale. Informalmente sappiamo dell’esistenza di una sede molto poco frequentata: Franco avrebbe meritato ben altro.

Siamo sempre stati sostenitori della storia e delle scelte decisive della Cosl nella vita democratica e sociale del Paese. Assistere a questa involuzione ci rende tristi e molto preoccupati.

L’auspicio è che si possa andare oltre questa fase, ritrovando un ruolo oggi disperso e condizionato da rendite personali.

Dall’Europa alle rive del Nordafrica: un destino comune da costruire

L’interessante convegno promosso da Il Domani d’Italia e Andc, svoltosi giorni addietro con il titolo “Ripensiamo l’Europa”, mi ha fatto riprendere in mano una copia di Avvenire che avevo messo da parte. È da un po’ di tempo che il venerdì compro Avvenire, per il suo buon inserto culturale settimanale: “Gutenberg”.

Un patto per il Mediterraneo

Lo scorso venerdì, proprio nelle pagine del quotidiano, ho trovato un articolo avvincente, firmato dal corrispondente da Bruxelles, Giovanni Maria Del Re: “Un patto per il Mediterraneo: un mare, un patto, un futuro”, teso ad avvicinare Unione Europea e Nordafrica.

Un tema che, da meridionale nato a cento metri da questo mare, meridionalista per scelta — con le dovute attenzioni all’“eterna questione meridionale”, come la aggettiva Sabino Cassese — ed europeista convinto sin dai tempi di De Gasperi, mi ha sempre appassionato.

Un mare chiave contro i nuovi muri

Si tratta del ruolo culturale, politico ed economico che può svolgere questo storico mare, sul quale è scivolata la flottiglia armata tesa a invadere e occupare Gaza, per capovolgere antichi e intolleranti pregiudizi razziali, uniti ai recenti pericoli di “sostituzioni etniche” — tutti legati agli emergenti sovranismi nazionalistici e patriottici — e per avvicinare l’Europa al Nordafrica.

Tenendo anche conto che nel Sub-Sahara ci sono oltre 400 milioni di poveri pronti a migrare.

Un’Europa finalmente politica

Un’Europa che ormai in molti auspichiamo, nei prossimi anni, unita politicamente e federata, come è stato ricordato durante l’incontro di Il Domani d’Italia e ANDC. Capace di affrontare le sfide e i radicali “cambiamenti d’epoca” da tempo iniziati, sui quali si è spesso soffermato Papa Bergoglio.

E, pensando all’Africa, previsti con lungimiranza da Umberto Eco — Valencia, 1998 — sulle “Prospettive del Terzo Millennio” cristiano:

“Il Terzo Mondo sta bussando alle porte dell’Europa, e vi entra anche se l’Europa non è d’accordo…nel prossimo millennio l’Europa sarà un continente multirazziale…se vi piace… e se non vi piace”.

Le cifre della denatalità

L’intelligente umorismo di Eco non poteva ancora fare i conti con alcuni dati Istat:

  • 576.659 nati in Italia nel 2008
  • 370.000 nati nel 2024
    = – 206.659 in soli 14 anni

E nel 2040, gli addetti al lavoro diminuiranno di 5 milioni.

Ma l’Africa subsahariana — oltre 400 milioni di persone in condizioni di povertà estrema — preme verso il Nord dell’emisfero, pronta a mettersi in mare per “raggiungere l’Europa, con un soggiorno in Albania”.

Sturzo, un’anticipazione profetica

Il progetto europeo di fare del Mediterraneo uno “spazio comune” si intreccia con la visione di don Luigi Sturzo, che nel 1923 definì questo mare “zona naturale di commercio, di comunicazione e di naturale sviluppo”. Parole pronunciate a Napoli, prima dell’esilio per il suo antifascismo irriducibile.

Serve un’Europa politica unita, oltre gli schieramenti e oltre il presente, per costruire il futuro che è già cominciato.

Barbara Hannigan debutta alla Scala dirigendo e cantando

Milano, 26 ott. (askanews) – È il debutto al Teatro alla Scala per Barbara Hannigan, direttrice e soprano, da poco nominata accademica onoraria anche a Santa Cecilia: l’artista canadese dirige questa sera l’Orchestra Filarmonica in “Metamorphosen” per 25 archi solisti di Richard Strauss, e ne “La voix humaine”, tragedia in un atto di Francois Poulanc. In prova, la sua voce riempie il teatro, si fonde e si scioglie con il dramma del testo di Jean Cocteau, una donna che al telefono affronta l’abbandono dell’amante, di cui il pubblico può solo intuire le parole – qui con l’aiuto di una versione multimediale con regia e video firmati dalla stessa Hannigan con Denis Guéguin e Clemens Malinowski.

Ci dice: “La Filarmonica è fantastica, adoro fare musica con loro. Dal primo giorno, l’orchestra ha un suono e un respiro bellissimo, ascoltano profondamente, è stata una settimana molto positiva”. Hannigan ha cominciato a studiare musica a 5 anni, si è dedicata alla voce, ha lavorato nei più grandi teatri del mondo soprattutto con un repertorio contemporaneo, e da 15 anni ha cominciato anche a dirigere. Una formazione eterodossa, che, dice, l’ha aiutata: “se avessi cominciato studiando direzione d’orchestra non so se avrei avuto il coraggio di andare avanti. Invece ho cominciato a dirigere in teatri e con orchestrali che già mi conoscevano. Questo mi ha dato sul podio la sicurezza che ho anche come cantante”.

“Scelgo tutto quello che eseguo. Quando un’orchestra mi invita, invita solo me, e io scelgo il programma”. Le orchestre sono Santa Cecilia, adesso la Scala, ma anche i Berliner Philharmoniker, i Mnchner Philharmoniker, il Concertgebouw di Amsterdam, l’Orchestre Philharmonique de Radio France, la Prague Philharmonic Orchestra. Con un repertorio che la porta a dirigere Haydn e a cantare il jazz come anche Alban Berg e Debussy, e tanta musica contemporanea ‘classica’ scritta per lei.

In Strauss, in prova gli archi della Filarmonica della Scala sono caldi, avvolgenti, la direzione minuziosa e trascinante assieme. Ma è “La voix humaine” che il pubblico aspetta con più ansia, perché Hannigan canta, e questo spettacolo con cui gira da qualche anno (anche a Spoleto, e dopo la Scala lo porterà alla New York Philharmonic) è in versione multimediale con regia e video firmati da lei stessa con Denis Guéguin e Clemens Malinowski. “E’ un capolavoro” spiega, “perché l’unione del testo di Cocteau e della musica di Poulenc è un movimento continuo e non sappiamo quale sia la verità. Come cantante d’opera, come attrice, so che noi essere umani non diciamo sempre la verità, anzi quasi mai. Non sappiamo se la conversazione avvenga in tempo reale, o se sia frutto dell’immaginazione, o se sia una summa di tante storie diverse”. L’arte è trasmettere il pensiero che è dietro le parole esplicite; per questo i video che accompagnano lo spettacolo immaginano “una Elle in uno spazio di fantasia dove la protagonista può pensare anche di essere alla direzione di un’orchestra”.

Com’è dirigere e cantare insieme? Complesso. “Dico ai musicisti: dovete seguire la mia mano, non la mia voce. Anche io devo seguire la mia mano, così possiamo andare insieme. Si, è molto difficile. Super divertente!”.

Hannigan, 54 anni, con questa storia e questa vita così poco convenzionale (anche se lei insiste, “io faccio repertori tradizionali, quest’anno ho cominciato la stagione con la Quarta di Beethoven, poi “Così parlò Zaratustra” di Strauss, due settimane fa al Concertgebouw “Morte e trasfigurazione” sempre di Strauss”), è conscia di avere delle responsabilità: perché i giovani seguono i suoi concerti, e perché “devo accettare di essere un esempio, per i musicisti in genere, per qualunque persona creativa perché non sto nelle regole, e anche per il mio genere. Devo sapere come usare il potere che deriva da questo ruolo. Imparo mentre vado avanti”.

“Ho già diretto opere ma sulla scena, per esempio il Rake’s Progress di Stravinsky” dice infine. “Sto aspettando l’occasione giusta per dirigere un’opera dalla buca d’orchestra… quando le condizioni giuste si presenteranno, lo capirò”.

“Tornerò in Italia in maggio a Vicenza per un festival jazz”, promette, e gli occhi le brillano di anticipazione. “Adoro l’Italia, la sua bellezza, il cibo, e il pubblico”.

M5s, Conte confermato presidente del Movimento con l’89,3% dei voti

Roma, 26 ott. (askanews) – Giuseppe Conte confermato presidente di M5s. Alle ore 18 di oggi si sono concluse le votazioni degli iscritti per l’elezione del presidente del MoVimento 5 Stelle.

Su 101.783 iscritti aventi diritto al voto hanno votato in 59.720 pari al 58,67%.

Al quesito: “Sei favorevole all’elezione di Giuseppe Conte quale presidente dell’associazione MoVimento 5 Stelle?” hanno votato SI: 53.353; hanno votato NO: 6.367.

Pertanto, ai sensi dell’art. 12 lett. h) dello Statuto, Giuseppe Conte è proclamato eletto presidente del MoVimento 5 Stelle con una percentuale di 89,3% voti favorevoli.

Mattarella: oggi spesso violenza verbale che sfocia in teppismo

Roma, 26 ott. (askanews) – Violenza verbale e atteggiamenti teppistici. Lo sottolinea il presidente della Repubblica Sergio Mattarella intervenendo ad un evento organizzato da S. Egidio.

“Come ha ricordato Sua Santità Leone XIV, “serve disarmare gli animi e disarmare le parole per poter realmente favorire la pace”. Faccio mio il suo appello di pochi giorni fa, in occasione della visita al Quirinale, affinché – sottolinea il capo dello Stato – si “continui a lavorare per ristabilire la pace in ogni parte del mondo e perché sempre più si coltivino e si promuovano principi di giustizia, di equità e di cooperazione tra i popoli, che ne sono irrinunciabilmente alla base””.

Di fronte a queste parole, rileva Mattarella, e “osservando l’instabilità, le tensioni, i conflitti, la violenza – anche verbale – che caratterizzano la nostra contemporaneità, si registra la diffusione di atteggiamenti che, se applicati alla convivenza all’interno delle nostre società nazionali, meriterebbero l’appellativo di teppistici”.

Per il presidente “risulta oscuro come comportamenti ritenuti generalmente riprovevoli, se non severamente censurabili, se relativi alle normali relazioni umane, abbiano la pretesa, nelle relazioni internazionali, di essere considerati fatti politici. Mentre, alla parola “dialogo”, viene attribuito, anziché il carattere della fortezza, il segno di una debolezza, di una remissività”.

Ue, Mattarella: costruita per far tacere le armi per sempre

Roma, 26 ott. (askanews) – “Abbiamo costruito, con l’Unione Europea, una condizione – sin qui realizzatasi tra i suoi membri – per cui le armi avrebbero taciuto per sempre. E questo per volontà democratica dei suoi popoli liberi, non per imposizione imperiale o di uno dei dittatori, protagonisti di disumani esperimenti del secolo scorso. Una condizione e valori che hanno pesato, influenzando tante altre aree del mondo, avviando una fase destinata a globalizzazione dei diritti e a colmare gradualmente il divario tra popoli del Nord e del Sud del mondo”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella intervenendo a S. Egidio.

Per il capo dello Stato “non è stata una stagione priva di tensioni e di prezzi pagati duramente dalle popolazioni civili, come nei vicini Balcani. A fronte delle crisi sono stati apprestati, tramite l’Organizzazione delle Nazioni Unite, gli strumenti per una ricerca perseverante di percorsi di pace, come antidoto alla tentazione del ricorso all’uso della forza e della prevaricazione. Protagoniste sempre più significative, nel tempo – aggiunge Mattarella -le opinioni pubbliche, i movimenti popolari per la pace, le comunità, come quella di Sant’Egidio che hanno sviluppato percorsi in direzione della pace. Un impegno prezioso che, nell’attuale scenario geopolitico, appare più che mai indispensabile”.

Mattarella: i processi di pace hanno bisogno di pazienza e responsabilità

Roma, 26 ott. (askanews) – “Oggi il tema della forza sembra essere quello per misurare le relazioni e i rapporti internazionali”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella intervenendo all’assemblea “Osare la pace” organizzata dalla comunità di S. Egidio. Ma “i processi di pace hanno bisogno di pazienza e responsabilità”, ha sottolineato Mattarella. “Lo spirito di Assisi che viene riproposto in questi incontri – continua Mattarella – rammenta a tutti noi che la pace non è mai un risultato destinato senza dedicarvisi con costanza. La pace va cercata, coltivata e osata”.

Nave da guerra Usa arriva a Trinidad e Tobago, vicino al Venezuela. Maduro: inventate una guerra

Roma, 26 ott. (askanews) – La nave da guerra americana USS Gravely, il cui arrivo è stato annunciato giovedì dal governo di Trinidad e Tobago, ha attraccato nella capitale, Port of Spain, vicino al Venezuela. Lo riporta Afp.

Rimarrà nella piccola nazione caraibica fino a giovedì per condurre un addestramento congiunto con le forze di difesa locali. Le esercitazioni si inquadrano in una crescente campagna militare del presidente degli Stati Uniti Donald Trump contro le organizzazioni dedite al narcotraffico in America Latina, che ha preso di mira in particolare il suo acerrimo nemico, il presidente venezuelano Nicolas Maduro. Le forze statunitensi hanno già fatto saltare in aria almeno 10 imbarcazioni di narcotrafficanti, secondo loro, uccidendo almeno 43 persone, e Trump ha anche minacciato attacchi di terra contro presunti cartelli in Venezuela.

Maduro, storico avversario di Trump, ha accusato gli Stati Uniti di “aver inventato una guerra” per rovesciarlo. La situazione si è inasprita bruscamente venerdì, quando il Pentagono ha ordinato il dispiegamento nella regione della portaerei più grande del mondo, la USS Gerald R. Ford. Trump ha anche autorizzato le operazioni della Cia contro il Venezuela.

Calcio, Verona-Cagliari 2-2: Felici al 92′ chiude rimonta rossoblù

Roma, 26 ott. (askanews) – Un pareggio dal sapore di vittoria per il Cagliari al “Bentegodi”. La squadra di Fabio Pisacane, sotto di due reti, trova nel finale la forza di reagire e strappa un 2-2 in rimonta al Verona grazie ai gol di Idrissi e Felici. Un punto che vale tanto per spirito e carattere, dopo un primo tempo difficile.

Il match si sblocca al 23′ con il colpo di testa di Gagliardini, bravo a sfruttare la punizione battuta da Giovane. Gli uomini di Baroni insistono e al 59′ raddoppiano: azione manovrata da Belghali, assist ancora di Giovane e tocco facile di Orban da distanza ravvicinata. Il Verona sembra in controllo, ma il Cagliari non molla.

Al 77′ Idrissi accorcia con un sinistro preciso sotto la traversa, servito da Obert, e all’inizio del recupero arriva il pareggio firmato Felici, al termine di una bella combinazione con Pavoletti. L’esterno entra in area e batte Montipò con un tiro sul palo lontano, facendo esplodere la panchina sarda.

Pisacane, che aveva scelto Borrelli come punta centrale con Gaetano alle spalle e Prati in regia, trova così una risposta importante dal gruppo e dai cambi: proprio i subentrati Idrissi e Felici firmano la rimonta. Il Verona, invece, spreca una grande occasione per allungare in classifica dopo un’ora di dominio.

Calcio, Sassuolo-Roma 0-1: Dybala firma il colpo

Roma, 26 ott. (askanews) – La Roma vince di misura al Mapei Stadium e porta a casa tre punti preziosi grazie al ritorno al gol di Paulo Dybala che gli valgono l’aggancio al Napoli in testa alla classifica. L’argentino, al 16′, firma l’1-0 dopo una bella combinazione con Cristante, ribadendo in rete la respinta di Muric. È la prima rete in Serie A 2025/26 per la Joya, che sale a quota 130 in carriera nel massimo campionato, e la numero 50 da quando veste la maglia giallorossa.

Il Sassuolo di Gattuso parte forte con Fadera e Thorstvedt, ma Svilar tiene la porta inviolata. Dopo il vantaggio, la Roma prende campo e controlla con ordine fino all’intervallo, sfiorando il raddoppio su punizione ancora con Dybala.

Nella ripresa Gasperini ridisegna la squadra: fuori Tsimikas, dentro Hermoso e poi Dovbyk, che dà nuova linfa all’attacco. Pellegrini colpisce un palo al 68′, mentre Wesley e Celik sprecano due buone occasioni per chiudere il match. Nel finale, Muric salva i neroverdi sul destro del capitano giallorosso, ma la Roma tiene fino al 95′ e porta via una vittoria importante che vale la testa della classifica

Tennis, Sinner: "È stata una grande performance"

Roma, 26 ott. (askanews) – “Questa vittoria mi fa sentire benissimo. La finale era cominciata malissimo: avevo palle break e invece sono partito indietro – così Jannik Sinner dopo la vittoria del Torneo Atp 500 di Vienna – “Ho provato a rimanere incollato alla partita dal punto di vista mentale. Il terzo set è stato un su e giù. Sono molto contento di aver vinto un altro titolo. La cosa più importante è cercare di non mollare e di rimanere lì. Ho cercato di fare le scelte giuste nei momenti giusti. La chiave è stata servire bene e risparmiare le energie nei miei turni di battuta. È stata una grande performance”.

Sinner trionfa a Vienna: Zverev battuto in tre set

Roma, 26 ott. (askanews) – Jannik Sinner vince l’Atp 500 di Vienna. L’azzurro batte il tedesco e numero 2 del seeding Alexander Zverev con il punteggio di 3-6, 6-3, 7-5 dopo due ore e 28 minuti di gioco. Una partita molto bella e soprattutto equilibrata: nel primo set Zverev ha strappato la battuta a Jannik nel quarto gioco, con Sinner che non ha sfruttato due palle del controbreak nel game successo, e chiuso 6-3 in 44 minuti. Nel secondo parziale è arrivata la reazione di Sinner, che ha allungato la partita vincendo 6-3 con il break nel secondo game. Nel terzo e decisivo set, Sinner (dopo aver accusato qualche leggero problema alla gamba sinistra) ha conquistato la palla break decisiva nell’undicesimo game. Per Sinner arriva il 22° titolo Atp, il quarto di questa stagione. Con questa vittoria, Jannik si porta a 840 da Carlos Alcaraz nel ranking Atp.

Il Torino rimonta e vince contro il Genoa 2-1

Roma, 26 ott. (askanews) – Il Torino ritrova carattere e punti, ribaltando una gara che sembrava maledetta. Al “Grande Torino”, i granata si impongono 2-1 sul Genoa al termine di una partita piena di episodi, di errori e di reazioni nervose.

La squadra di Juric (o dell’attuale tecnico granata, a seconda del contesto) era andata subito sotto al 7′, tradita da una scivolata di Asllani che ha aperto la strada al vantaggio rossoblù: Ekhator serve da destra, Thorsby approfitta dell’indecisione e batte Paleari in uscita. Una mazzata che avrebbe potuto piegare il Toro, ma la gara cambia dopo l’intervallo.

Al 63′ arriva il pareggio, fortuito ma meritato: Pedersen crossa da destra, Sabelli anticipa Adams e, nel tentativo di allontanare, infila clamorosamente la propria porta. L’autogol rimette in corsa i padroni di casa, che spingono fino alla fine.

Il sorpasso si materializza al 90′: corner di Lazaro, la difesa del Genoa resta immobile e Guillermo Maripán calcia con freddezza battendo Leali per il definitivo 2-1. È l’esplosione di gioia del “Grande Torino”, che saluta una rimonta costruita con pazienza e spirito.

Per il Genoa, invece, è notte fonda: appena tre punti raccolti in otto giornate, un ritmo da incubo che segna il peggior inizio di sempre nella storia rossoblù nell’era dei tre punti. I liguri dovranno ritrovare fiducia e gioco, mentre il Torino può finalmente respirare, aggrappandosi alla solidità ritrovata e alla forza dei suoi difensori goleador.

Golf, Impresa Pavan: va ai PlayOffs del DP World Tour con Laporta

Roma, 26 ott. (askanews) – Impresa di Andrea Pavan nel Genesis Championship. Con un ottimo giro finale in 66 (-5), per uno totale di 277 (69 68 74 66, -7) colpi, è salito dal 29° al quarto posto e con tale risultato è passato dall’82° al 65° nella Race to Dubai (ordine di merito) entrando nel field (ammessi i migliori 70) della prima delle due gare dei PlayOffs del DP World Tour (Abu Dhabi HSBC Championship, Rolex Series, 6-9 novembre, Emirati Arabi Uniti) che chiuderanno la stagione. Con il romano, 36 anni, vi sarà anche Francesco Laporta, 35enne di Castellana Grotte (Bari), che, 14° con 279 (73 69 70 67, -5) si è portato dalla 59ª alla 54ª piazza nel ranking.

Sul percorso del Woo Jeong Hills Country Club (par 71) di Cheonan, nella Corea del Sud, ha vinto in casa a con 273 (71 65 73 64, -11) il coreano Junghwan Lee dopo un torneo in altalena in cui ha iniziato in 59ª posizione, è divenuto leader nel secondo round, è scivolato in 12ª nel terzo e ha sorpassato tutti con una volata in 64 (-7), miglior score di giornata, ottenuto con otto birdie, cinque di fila, dopo un bogey in avvio. Ha lasciato a tre colpi lo spagnolo Nacho Elvira e l’inglese Laurie Canter, un passato sulla LIV Golf, secondi con 276 (-8), mentre Pavan è stato affiancato dal giapponese Yuto Katsuragawa e dell’inglese Andy Sullivan. Un colpo in più per il nipponico Hideki Matsuyama (medaglia di bronzo ai Giochi di Parigi e Masters Champion nel 2021), per il belga Thomas Detry e per lo spagnolo Angel Ayora, tra i sette concorrenti al settimo posto con 278 (-6). Al 30° con 281 (-3) il terzo azzurro in campo, Guido Migliozzi (70 68 73 70), 28enne di Vicenza, 78° nella Race to Dubai, e l’australiano Adam Scott, anche lui a segno nel Masters (2013).

Junghwan Lee, 34enne Gwangju, è membro dell’Asian Tour dal 2022 (ora lo sarà anche del DP World Tour) dove la sua migliore prestazione fino ad ora è stata una top ten. Si è imposto due volte sul KPGA Korean Tour (KPGA Caido Golden V1 Open nel 2017 e Tour Championship nel 2018). Per il titolo ha ricevuto un assegno di 680.000 dollari su un montepremi di 4.000.000 di dollari.

Pavan, che ha siglato il secondo parziale del turno, ha segnato sette birdie e due bogey, Laporta ha messo insieme sei birdie e due bogey per il 67 (-4) e Migliozzi ha fissato il 70 (-1) con quattro birdie e tre bogey. Ora ad Abu Dhabi l’obiettivo di Laporta e Pavan sarà quello di entrare tra i primi 50 dell’ordine di merito che potranno partecipare all’ultimo evento stagionale, il DP World Tour Championship (Jumeirah Golf Estates, Earth Course, Dubai, 13-16 novembre, Rolex Series).

Al termine del Genesis Championship sono state assegnate le ‘carte’ per il circuito 2026 ai primi 115 della Race to Dubai. Non è riuscito ad averla Gregorio De Leo, 130°, che usufruirà di una categoria 10 riservata i piazzati dal 116° al 130° posto, salvo migliorarla alla Qualifying School. (Foto Federgolf)

Grave incidente in Moto3 a Sepang: il pilota 19enne Noah Dettwiler in terapia intensiva

Roma, 26 ott. (askanews) – Il paddock della Moto3 vive ore di grande apprensione per Noah Dettwiler, giovane pilota svizzero del Team CIP Green Power, rimasto coinvolto in un grave incidente durante il giro di ricognizione del Gran Premio di Malesia, sul circuito di Sepang, che ha coinvolto anche un altro pilota, José Antonio Rueda. In una nota ufficiale pubblicata sui social, la squadra ha comunicato che il 19enne Noah Dettwiler “è stato trasportato in ospedale a Kuala Lumpur, dove dovrà sottoporsi a diversi interventi chirurgici”. Il team ha poi aggiunto: “Noah è in buone mani e vi chiediamo gentilmente di rispettare la sua privacy. Al momento non condivideremo ulteriori dettagli. Noah è un vero combattente, e tutto il team CIP Green Power è al suo fianco. Vi terremo aggiornati non appena sarà possibile.” Poco dopo, nuove informazioni sono arrivate dal padre del pilota, Andy Dettwiler, che ha parlato al quotidiano svizzero Blick: “Noah ha subito diversi arresti cardiaci. Ora è in condizioni stabili, ma è presto per dichiararlo fuori pericolo. Hanno lottato per salvargli la vita.” Secondo le ultime indiscrezioni, confermate anche da Sky Sport, Dettwiler si trova in terapia intensiva, in condizioni stabili ma critiche. Tutto il team CIP Green Power si è recato in ospedale per stare accanto al giovane pilota, in attesa di un nuovo bollettino medico ufficiale. Nel medesimo incidente è rimasto coinvolto anche José Antonio Rueda del team Ajo, fortunatamente con conseguenze meno gravi. Il suo team manager Niklas Ajo ha rassicurato sulle condizioni del pilota spagnolo: “L’incidente è stato orribile come si è visto, ma siamo stati fortunati. José Antonio ha una frattura alla mano che sarà operata la prossima settimana a Barcellona. Resterà qualche giorno in ospedale in osservazione, anche per la commozione cerebrale.”

Manovra, Salvini alle banche: per ogni lamentela chiediamo un miliardo in più

Roma, 26 ott. (askanews) – “Gente che finirà quest’anno con 50 miliardi di guadagno, una parte dei quali dovuti alle commissioni che impongono ai commercianti o agli interessi che chiedono a chi prende un prestito in banca o agli interessi che non danno agli italiani che lasciano soldi in banca, mentre tanti italiani, tante imprese sono in difficoltà, dovrebbe aver vergogna a lamentarsi per un contributo che il governo ha giustamente chiesto di 4 miliardi. Ogni lamentela in più è 1 miliardo in più che gli chiediamo”. Lo ha detto il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, a margine della presentazione dei candidati del partito in Campania a sostegno di Edmondo Cirielli.

“Una parte di questi utili sono garantiti dallo Stato, quindi dai cittadini: un modo di fare impresa per cui se guadagno i soldi sono miei, se perdo ce li mette lo Stato e quindi cittadini non è normale. Se poi il governo ti chiede un contributo ad esempio per assumere forze dell’ordine, per assumere medici e infermieri, per rottamare le cartelle dell’agenzia delle entrate, dovresti solo essere felice di contribuire alla crescita del paese. Gli unici che non si possono lamentare in Italia sono i banchieri”, ha ribadito.

E a chi gli chiedeva se ci fossero frizioni con il leader di Fi e ministro degli Esteri Antonio Tajani, che sulle banche la pensa diversamente, il leader della Lega e vicepremier ha risposto: “Ci amiamo…”. Salvini, inoltre, commentando le parole di Giorgetti secondo il quale sono possibili modifiche alla legge di bilancio ma a saldi invariati, ha messo i suoi paletti: “Se dalle banche che fanno guadagni da decine di miliardi, arriverà un contributo in più, sono soldi che possiamo investire. Le mie priorità sono forze dell’ordine medici, infermieri, sicurezza e diritto alla salute. Io penso che il contributo delle banche potrà crescere ancora”. Parlando, infine, della tassa sugli affitti brevi contenuta in manovra, il vicepremier ha detto: “Sono contro l’aumento delle tasse in generale soprattutto per chi ha uno o due appartamenti. Se uno ha 50 appartamenti può pagare sicuramente qualcosa in più. Molti affittano il loro bilocale, o quello che hanno ereditato, per integrare la pensione e lo stipendio. Tassare chi ha uno o due proprietà non è una cosa utile né intelligente”.

Thailandia e Cambogia firmano la tregua davanti a Trump

Roma, 26 ott. (askanews) – Come annunciato in un messaggio su Truth Social, il presidente americano Donald Trump ha assistito alla firma di un accordo di cessate il fuoco tra Cambogia e Thailandia a Kuala Lumpur, in Malesia, dove è giunto oggi per partecipare al vertice dell’Associazione delle Nazioni del Sudest asiatico (Asean).

I due Paesi del Sudest asiatico avevano raggiunto un accordo di cessate il fuoco a fine luglio, in particolare a seguito di un intervento del presidente degli Stati Uniti. L’accordo è stato firmato dal primo ministro della Cambogia, Hun Manet, e dal primo ministro della Thailandia, Anutin Charnvirakul. Si prevede che l’accordo rafforzerà la tregua raggiunta tre mesi fa a seguito dei colloqui tra i due Paesi.

L’accordo firmato oggi viene presentato dalla Malesia, che detiene la presidenza di turno dell’Asean e ha svolto un ruolo chiave nei negoziati, come un accordo di cessate il fuoco, non come un accordo di pace.

Ucraina, Mosca attacca ancora Kiev: morti e feriti

Roma, 26 ott. (askanews) – La Russia ha lanciato un attacco con droni su Kiev nella notte, colpendo edifici residenziali nella capitale. Secondo il sindaco di Kiev Vitali Klitschko e i servizi di emergenza della città, tre persone sono state uccise e 29 ferite. Il sindaco di Kiev ha riferito che detriti di un drone sono caduti al secondo piano di un edificio residenziale di nove piani e diversi appartamenti hanno preso fuoco. I detriti di un altro drone sono caduti su un edificio residenziale di 16 piani.

Le forze russe nella notte hanno attaccato l’Ucraina con 101 droni, ha riferito l’Aeronautica militare ucraina, aggiungendo che 90 sono stati abbattuti o bloccati.

Cinque droni hanno colpito obiettivi in quattro località e detriti sono caduti in cinque punti diversi. A Kiev il bilancio più grave con tre persone uccise e 29 ferite.

Ranucci: multa del Garante Privacy a Report su input politico. Pd: inaudito Ghiglia nella sede di FdI



Roma, 26 ott. (askanews) – “Né rabbia né rassegnazione”. Il sentimento prevalente è la “determinazione”. Anche se ammette il giornalista Sigfrido Ranucci, “nella vita c’è sempre un prima e un dopo”. E la notte del 16 ottobre, segnata da quella bomba davanti casa, lascerà “un segno indelebile”.

La multa che il Garante per la Privacy ha inflitto alla sua trasmissione si muove per Ranucci su input politico. “Si, e ripeto che si muove su input politico. Lo dimostreremo nell’inchiesta che andrà in onda stasera”, afferma a La Stampa. “Manderemo in onda un documento importante, con il filmato di Agostino Ghiglia (componente del Garante per la protezione dei dati personali, ndr) che entra nella sede di Fratelli d’Italia poche ore prima della sanzione. Lì, nella sede di partito di Fdi – afferma Ranucci – c’era Arianna Meloni. Sarebbe interessante sapere se hanno parlato della sanzione a Report. E se si, che cosa si sono detti? Domande, naturalmente, solo domande”.

La vicenda ha immediatamente fatto reagire le opposizioni. “Dopo la solidarietà di facciata, è ripartito l’attacco contro Report e Sigfrido Ranucci. Le belle parole e le testimonianze di circostanza di Fratelli d’Italia si sono rapidamente trasformate nell’ennesima ondata della macchina del fango e della disinformazione, tornata all’attacco con forza”. Così i componenti del Partito Democratico nella Commissione di Vigilanza Rai. “È inaudito che, poche ore prima dell’avvio dell’esposto del Garante della Privacy contro Ranucci – sottolineano – alcuni componenti di un’istituzione che dovrebbe garantire terzietà e indipendenza siano stati visti entrare nella sede del partito di Giorgia Meloni. Arriveranno forse le smentite di rito, ma, se confermato, la coincidenza e la tempistica dell’incontro tra Ghiglia e Arianna Meloni non possono passare inosservate. Chiediamo innanzitutto alla Rai di attivarsi e di farsi promotrice di un’azione di difesa nei confronti di Report, a tutela di Ranucci e a salvaguardia dell’indipendenza del servizio pubblico”.

“E’ estremamente inquietante quanto rivelato da Report e da alcuni quotidiani sul probabile incontro tra Arianna Meloni e Agostino Ghiglia, componente del Collegio del Garante della Privacy, a poche ore dalla riunione in cui la stessa Autorità teoricamente indipendente ha comminato una multa da 150 mila euro alla trasmissione di Sigfrido Ranucci. E’ chiaro a tutti che bisogna sapere tutta la verità, per questo motivo abbiamo inviato una richiesta di audizione urgente del presidente dell’Autorità Garante della Privacy in commissione di Vigilanza Rai”. Così gli esponenti M5S in commissione di vigilanza Rai. “E’ inaccettabile che poche ore dopo l’attentato contro Ranucci e mentre ancora piovevano solidarietà nei suoi confronti da ogni parte – sottolineano gli esponenti M5S – il Garante abbia voluto sanzionare la Rai per una puntata di Report su cui l’Ordine dei Giornalisti aveva già archiviato il procedimento non ravvisando alcuna violazione dei principi di pertinenza, continenza e rispetto della verità. Scoprire poi che chi doveva decidere sulla multa lo ha fatto dopo un incontro nella sede di Fdi è veramente di una gravità senza precedenti, ulteriore segnale dell’indecente sistema di potere, amichettismo e uso irresponsabile delle istituzioni che è stato messo in piedi sotto il governo Meloni”.

Trump aumenta di un ulteriore 10% i dazi al Canada

Roma, 26 ott. (askanews) – Il presidente americano Donald Trump, che questa settimana ha deciso di interrompere le relazioni commerciali con il Canada a causa di una pubblicità contraria ai dazi statunitensi, ha annunciato nella notte l’aggiunta di un ulteriore dazio del 10% sulle importazioni canadesi.

“Il loro spot avrebbe dovuto essere ritirato IMMEDIATAMENTE, ma hanno permesso che andasse in onda ieri sera durante le World Series, sapendo che si trattava di una FRODE”, ha dichiarato il presidente americano sulla sua piattaforma Truth Social.

“A causa della loro grave distorsione dei fatti e del loro atto ostile, aumenterò i dazi sul Canada di un ulteriore 10% rispetto a quanto attualmente pagano”, ha aggiunto riferendosi a una campagna pubblicitaria prodotta dalla provincia canadese dell’Ontario, andata in onda venerdì sera durante la prima partita molto seguita del North American Baseball Championship.

Nello spot pubblicitario prodotto dalla provincia canadese dell’Ontario, vengono utilizzate dichiarazioni dell’ex presidente Ronald Reagan per criticare la politica di dazi della Casa Bianca trumpiana. Il video con Reagan dura un minuto, con estratti del discorso radiofonico che l’allora presidente teneva il 28 luglio 1987, intitolato Address to the Nation on Free and Fair Trade. Trump ha definito lo spot “FAKE”, mentre la Ronald Reagan Presidential Foundation ha dichiarato che “travisa” il significato originale del discorso presidenziale, che risale al 1987, pur confermando che il testo usato per la clip è autentico. Lo spot, infatti, non modifica il testo delle dichiarazioni di Reagan, anche se ne cambia l’ordine e il contesto, costruendo una narrazione fortemente anti-protezionista. Di fronte alle pressioni americane e alle tensioni scatenate, l’Ontario ha deciso di ritirare la campagna, ma Trump prima ha sospeso i colloqui, lasciando in stallo trattative cruciali per la revisione degli accordi bilaterali, poi ha annunciato un ulteriore aumento delle tariffe.

La Russia ha testato Burevestnik, il nuovo missile da crociera a propulsione nucleare. Putin: è invincibile

Roma, 26 ott. (askanews) – La Russia ha testato un nuovo missile da crociera a propulsione nucleare, denominato Burevestnik, ha annunciato oggi il capo di Stato maggiore delle Forze armate russe, Valery Gerasimov, al presidente Vladimir Putin.

Putin ha affermato che il 9M730 Burevestnik è “invincibile” contro i sistemi di difesa missilistica attuali e futuri, grazie alla sua gittata praticamente illimitata e alla traiettoria di volo imprevedibile.

“I test decisivi sono ora completati”, ha dichiarato Putin in un video diffuso dal Cremlino, e ha ordinato l’inizio della “preparazione dell’infrastruttura per mettere in servizio quest’arma nelle forze armate russe”. “Si tratta di una creazione unica che nessun altro al mondo possiede”, ha assicurato. Durante l’ultimo test, il 21 ottobre, il missile Burevestnik ha trascorso “circa quindici ore” in aria, coprendo una distanza di 14.000 km, ha dichiarato Valery Gerasimov, aggiungendo che “questo non rappresenta un limite” per quest’arma. “Le caratteristiche tecniche del Burevestnik ne consentono l’impiego con precisione garantita contro siti altamente protetti situati a qualsiasi distanza”, ha dichiarato.

Papa: sogno una Chiesa umile, non giudicante né chiusa in sè stessa

Roma, 26 ott. (askanews) – “Dobbiamo sognare e costruire una Chiesa umile. Una Chiesa che non sta dritta in piedi come il fariseo, trionfante e gonfia di sé stessa, ma si abbassa per lavare i piedi dell’umanità; una Chiesa che non giudica come fa il fariseo col pubblicano, ma si fa luogo ospitale per tutti e per ciascuno; una Chiesa che non si chiude in sé stessa, ma resta in ascolto di Dio per poter allo stesso modo ascoltare tutti”. E’ il messaggio di Papa Leone nell’omelia per la messa in occasione del Giubileo delle Équipe Sinodali e organi di partecipazione. “Impegniamoci a costruire una Chiesa tutta sinodale, tutta ministeriale, tutta attratta da Cristo e perciò protesa al servizio del mondo – sottolinea il Papa -. Su di voi, su noi tutti, sulla Chiesa sparsa nel mondo, invoco l’intercessione della Vergine Maria con le parole del Servo di Dio don Tonino Bello: ‘Santa Maria, donna conviviale, alimenta nelle nostre Chiese lo spasimo di comunione. Aiutale a superare le divisioni interne. Intervieni quando nel loro grembo serpeggia il demone della discordia. Spegni i focolai delle fazioni. Ricomponi le reciproche contese. Stempera le loro rivalità. Fermale quando decidono di mettersi in proprio, trascurando la convergenza su progetti comuni'”.

Infine, l’invito: “Ci conceda il Signore questa grazia: essere radicati nell’amore di Dio per vivere in comunione tra di noi. Ed essere, come Chiesa, testimoni di unità e di amore”.

“Le équipe sinodali e gli organi di partecipazione sono immagine di questa Chiesa che vive nella comunione. E oggi vorrei esortarvi: nell’ascolto dello Spirito, nel dialogo, nella fraternità e nella parresìa, aiutateci a comprendere che, nella Chiesa, prima di ogni differenza di genere e di ruolo, siamo chiamati a camminare insieme alla ricerca di Dio, per rivestirci dei sentimenti di Cristo; aiutateci ad allargare lo spazio ecclesiale perché esso diventi collegiale e accogliente”. “Questo ci aiuterà ad abitare con fiducia e con spirito nuovo le tensioni che attraversano la vita della Chiesa – tra unità e diversità, tradizione e novità, autorità e partecipazione – aggiunge il Papa – lasciando che lo Spirito le trasformi, perché non diventino contrapposizioni ideologiche e polarizzazioni dannose. Non si tratta di risolverle riducendo l’una all’altra, ma di lasciarle fecondare dallo Spirito, perché siano armonizzate e orientate verso un discernimento comune”. “Essere Chiesa sinodale significa riconoscere che la verità non si possiede, ma si cerca insieme, lasciandosi guidare da un cuore inquieto e innamorato dell’Amore”, conclude il Papa.

Parigi, furto al Louvre: fermati dei sospettati

Roma, 26 ott. (askanews) – E’ scattata sabato sera un’operazione urgente nell’ambito dell’indagine sul furto storico al famoso museo parigino Louvre e sulla scomparsa di gioielli reali di inestimabile valore. Due uomini sono stati posti in stato di fermo dalla polizia giudiziaria. Lo riferisce Le Parisien.

La Procura di Parigi ha annunciato questa mattina che “gli investigatori della BRB (Brigata per la Repressione del Banditismo) hanno effettuato degli arresti la sera di sabato” nell’ambito delle indagini sul clamoroso furto al Museo del Louvre a Parigi. “Uno degli uomini arrestati si stava preparando a lasciare il Paese dall’aeroporto di Roissy”, ha aggiunto la Procura.

Poco prima, diversi organi di stampa avevano riferito che due uomini erano stati arrestati nella regione parigina per rapina organizzata e associazione a delinquere.

Nella sua dichiarazione, la procuratrice di Parigi Laure Beccuau non ha confermato il numero di persone arrestate e ha aggiunto che “è troppo presto per fornire dettagli”. “Fornirò ulteriori informazioni al termine di questo periodo di custodia cautelare”, ha concluso.

La Finestra di Overton e la politica contemporanea

Il sociologo statunitense Joseph P. Overton (1960–2003) elaborò la sua teoria, nota come Finestra di Overton, verso la metà degli anni Novanta, mentre lavorava come vicepresidente senior presso il Mackinac Center for Public Policy.

La teoria descrive come la gamma di idee politiche considerate accettabili dal pubblico in un dato momento possa essere modificata o spostata.

Cos’è la Finestra di Overton

In sostanza, la “finestra” rappresenta l’insieme delle politiche che un politico può proporre senza essere considerato troppo estremo o fuori dal consenso generale.

La teoria suggerisce che un’idea originariamente ritenuta impensabile o radicale possa, attraverso un processo graduale e l’esposizione mediatica, attraversare varie fasi fino a diventare accettabile, ragionevole, diffusa e persino legale o politica.

Questo processo si articola in sei fasi principali:

  • Impensabile – L’idea è vietata o moralmente inaccettabile.
  • Radicale – Si comincia a parlarne, spesso in modo provocatorio.
  • Accettabile – L’opinione pubblica sospende il giudizio e l’idea entra nel dibattito.
  • Ragionevole – L’idea perde il suo carico eversivo, appare comprensibile e non più destabilizzante.
  • Popolare – L’idea raccoglie consenso politico e culturale.
  • Legale/Politica – L’idea viene recepita nell’ordinamento dello Stato, diventando legge.

Spostare la finestra del discorso pubblico

Come si comprende facilmente, l’obiettivo è quello di spostare la finestra del discorso pubblico in modo da normalizzare e legittimare idee che prima erano considerate estreme.

Quando Overton formulò la sua teoria, i social media non esistevano ancora, e con il loro avvento si è assistito a una trasformazione profonda nel modo in cui le idee circolano e influenzano l’opinione pubblica.

Oggi, i social hanno un ruolo rilevante non solo per la diffusione delle informazioni, ma anche per la propagazione delle fake news, che possono alterare la percezione della realtà collettiva.

Trump, epigoni e l’Europa di oggi

Con il ritorno irruente sulla scena politica del presidente Usa Donald Trump e dei suoi epigoni in diversi Paesi, la teoria di Overton assume un valore fondamentale per analizzare i fenomeni contemporanei.

Basti pensare, come piccolo esempio, alle parole dello stesso presidente sugli immigrati “che mangiano animali”.

Lo Zeitgeist attuale sembra favorire chi ne imita lo stile anche in Europa: l’avanzata delle destre estreme in Paesi a consolidata tradizione democratica – come Francia e Germania – appare inarrestabile.

In Italia, questa tendenza si manifesta in modo più sottile, ma il risultato non cambia: la disintermediazione dell’informazione, l’immigrazione presentata come minaccia anziché come opportunità, la separazione dei poteri descritta come ostacolo all’esecutivo e, di conseguenza, la “necessità” di riformare la giustizia. E potremmo continuare…

Come salvaguardare la democrazia?

Il vero quesito, però, è: come si può oggi salvaguardare la democrazia e creare una barriera all’avanzata di modalità autocratiche?

L’attuale offerta politica non sembra all’altezza della sfida. Sarebbe necessario elaborare una visione di Paese non basata su coalizioni costruite solo su calcoli numerici, ma su un progetto che dichiari esplicitamente all’opinione pubblica che tipo di società si vuole costruire nel medio-lungo periodo: in termini di welfare (scuola, sanità, istruzione), di logiche economiche e, vista la situazione demografica, di strumenti d’inclusione per gestire in modo costruttivo i futuri flussi migratori.

Andrebbe inoltre riflettuto sulla collocazione internazionale del Paese e sui temi più urgenti di questo tempo: clima, disarmo nucleare, e la questione dell’intelligenza artificiale.

Un progetto e dei valori

Un progetto politico chiaro è indispensabile, ma non basta: occorre anche trasmettere valori e ideali capaci di mobilitare e motivare l’opinione pubblica verso un futuro diverso da quello che oggi sembra delinearsi.

Con un tocco di speranza, possiamo concludere con le parole di San Paolo (Lettera ai Romani 13,12): “Perciò, gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce”.

Milano, un incontro importante ma… Quel Centro che manca nel Pd

L’incontro dei cosiddetti riformisti del Pd a Milano indubbiamente è stato un momento importante nel campo della sinistra italiana. Non foss’altro per un motivo, fra i tanti che si potrebbero citare: ha visto la partecipazione di alcuni — peraltro pochi — esponenti politici che non si sono mai nascosti dietro a un dito, come si suol dire. E questo perché hanno sempre avuto il coraggio politico, la coerenza culturale e la chiarezza programmatica nel dire ciò che pensano.

Uno su tutti: Pina Picierno. Pochi lo dicono, ma credo che dobbiamo avere il coraggio di ribadirlo una volta per tutte. E cioè: Pina Picierno si sta confermando un leader politico. Nel suo partito e nel suo schieramento, perché semplicemente viaggia sempre a testa alta. Soprattutto all’interno di un Pd che, con la gestione Schlein, ha assunto un profilo politico e culturale chiaro: di marca radicale, estremista, massimalista e libertaria.

Una minoranza ornamentale

Detto questo, per onestà intellettuale e per motivazioni del tutto oggettive, non possiamo nascondere al contempo che la cosiddetta “minoranza della minoranza” all’interno del Pd svolge un ruolo prevalentemente ornamentale, se non addirittura pleonastico.

È stato sufficiente ascoltare gli interventi di Delrio o di Guerini, tanto per citarne due, per arrivare a una conclusione banale: l’unico elemento concreto emerso è stato quello di non mettere in discussione la leadership di Schlein, che — come tutti sanno — è radicalmente distinta e distante da ogni richiamo centrista, moderato o anche solo vagamente riformista.

Perché il suo progetto politico, frutto della sua appartenenza culturale, non ha nulla a che vedere con le ragioni originarie del Partito democratico. Ovvero il partito a cui diedero vita Veltroni, Marini, Rutelli, D’Alema, Parisi e molti altri leader riformisti del tempo: un partito autenticamente di centrosinistra, chiaramente riformista e con vocazione maggioritaria.

E, di conseguenza, non si può accusare Schlein di aver cambiato rotta: ha vinto le ultime primarie con un progetto chiaro e trasparente, quello di trasformare il Pd da partito di centrosinistra a partito della sinistra italiana, con un forte accento radicale e massimalista.

Nessuno sfida la leadership

Su questo terreno la “minoranza della minoranza” non ha avuto il coraggio di sfidare l’attuale leader, perché — almeno così pare — l’unico elemento che conta davvero è non disturbare troppo il manovratore, in cambio di quei pochissimi seggi che saranno probabilmente elargiti dall’attuale gruppo dirigente del Pd.

Certo, non si tratta di recuperare stile e metodi delle correnti di minoranza della Dc: i tempi sono cambiati e i confronti sarebbero impropri. Ma la conclusione sul convegno milanese è semplice: la cultura e il progetto riformisti non stanno facendo breccia nel maggiore partito della sinistra italiana.

Perché per competere realmente in un partito — e per sfidare sul serio una leadership di cui non si condivide il progetto politico — non bastano le parole d’ordine del convegno di Milano. E, almeno così pare, invertire la rotta non era e non è l’obiettivo reale della “minoranza della minoranza” del Pd.

Siamo popolo, siamo progetto: in Veneto si prova a reinventare il centro

Sono trent’anni che in consiglio regionale non sono eletti esponenti della nostra tradizione politico culturale democratico cristiana e popolare. Finalmente alle prossime elezioni regionali avremo la possibilità di inviare a Palazzo Ferro Fini qualche amico di area, grazie all’iniziativa assunta da I Popolari per il Veneto. Il movimento-partito ha avuto tra i protagonisti gli amici Iles Braghetto e Luciano Finesso ed è presieduto dal prof. Silvio Scanagatta, docente dell’Università di Padova.

Il comunicato del movimento

“Fissata al 23 e 24 novembre la data del voto dal presidente uscente Zaia, anche i Popolari per il Veneto annunciano ufficialmente – si legge nel comunicato stampa –  la propria partecipazione alle prossime elezioni regionali del Veneto: si presenteranno con liste autonome, collocate al centro dello schieramento politico. Una scelta – spiegano in una nota stampa – che intende riaffermare una specifica identità veneta, profondamente radicata nelle comunità locali, capace di interpretare le sfide del futuro senza rinunciare alle proprie radici”.

Un progetto territoriale con visione europea

Il presidente Silvio Scanagatta spiega che l’obiettivo dei Popolari è “dare al Veneto una rappresentanza politica autonoma, legata al territorio, capace di promuovere le istanze sociali ed economiche tipiche di questa Regione e di immaginare una visione europea e internazionale di sviluppo e dialogo”.

Tra i punti chiave del programma, il movimento propone una serie di iniziative strategiche tra cui il Grande Porto delle Venezie, hub logistico europeo per i container, con trasporto ferroviario verso il cuore dell’Europa, per decongestionare la direttrice est-ovest e valorizzare il corridoio Venezia-Monaco; sanità territoriale più vicina ai cittadini, con semplificazione della burocrazia delle ULSS, programmazione razionale del sistema ospedaliero e creazione di unità territoriali da 30-60 mila abitanti, con il contributo attivo di sindaci e volontariato; in tema di immigrazione e lavoro, superare il concetto di emergenza, creando percorsi legali e dignitosi di inserimento lavorativo, escludendo strutturalmente le vie illegali; resilienza territoriale, cioè valorizzare la complessità e la ricchezza del tessuto urbano e rurale veneto, trasformando la dimensione locale in una risorsa strategica; scuola autonoma e partecipata, favorendo la nascita di comitati per orientare l’offerta scolastica in linea con le esigenze economiche e sociali del territorio.

Ribelli al destino di sudditanza

Scanagatta, promettendo da parte dei Popolari per il Veneto l’impegno a “governare seriamente”, conclude con lquesta richiesta: “A chi vota, e soprattutto a chi si astiene, di prendere atto che oggi non c’è più tempo da perdere: al Veneto resta il voto per scegliere il proprio futuro. Ribelli al destino di sudditanza imposto dall’attuale classe politica, possiamo realizzare insieme un nuovo Veneto, protagonista in Italia e in Europa”.

Al centro, con la gente

Al centro, dunque, distinti e distanti dalla destra come dalla sinistra, interessati a intercettare il consenso dei tanti che da molto tempo sono renitenti al voto, con l’obiettivo di offrire, partendo dalla base, un programma all’altezza degli interessi e dei valori del ceto medio produttivo e delle classi popolari, come ha sempre fatto la Democrazia Cristiana veneta nella lunga e positiva stagione di guida del “Veneto bianco”. Alla presidenza regionale viene indicato Fabio Bui, già Sindaco di Loreggia e Presidente della Provincia di Padova. La lista si apre anche a persone di realtà e movimenti autonomisti: un’area culturale ben presente e radicata nel nostro territorio che va valorizzata anche sul piano politico e che costituisce una preziosa risorsa di persone e di esperienze associative.

Il Veneto non ha bisogno di slogan

È un progetto politico quello dei Popolari incentrato su persone, comunità locali e responsabilità condivisa: per dare forza ad un soggetto politico regionale, sul modello della Csu bavarese e della Südtiroler Volkspartei. Al di fuori delle logiche dei partiti nazionali.

Dopo l’autonomia negata il Veneto ha bisogno di un voto di speranza per tornare a credere in sé stesso. “Il Veneto non ha bisogno di slogan ma di soluzioni concrete nel segno della sussidiarietà e della valorizzazione dei corpi intermedi – dichiara Bui – Insieme si può restituire al Veneto fiducia, dignità e futuro.

Il Veneto è una modernissima Metropoli internazionale che va governata ponendola al centro dell’Europa sul piano economico e sul piano politico. Dall’Alto Adriatico alla Via della Seta va individuata una strategia europea per il futuro dei trasporti e dell’economia. Una Metropoli diffusa di quasi 5 milioni di abitanti tra verde, comunità e nuove sfide: un aggregato green di comunità che va rafforzato.

Un nuovo rapporto tra formazione e territorio va realizzato per valorizzare i giovani e rispondere alle esigenze del territorio veneto.

Va dato spazio ai nuovi cittadini e avere a cuore persone e comunità per coniugare benessere, qualità della vita, attenzioni alle persone fragili per povertà e malattie.

“Serve superare l’idea dei ‘paroni a casa nostra’ – afferma Bui – e aprire la stagione dei protagonisti a casa nostra, dove il Veneto non debba più accontentarsi delle briciole, ma possa far sentire la propria voce ai tavoli decisionali”.

Le liste in tutti i collegi

Grazie all’alleanza con la componente politica Terra Veneta, si è potuto presentare le liste dei sette collegi provinciali, senza l’obbligo della raccolta delle firme.

Questa la composizione della lista dei Popolari per il Veneto, con i candidati di ogni collegio provinciale. L’impegno adesso è di far conoscere il programma e i candidati alle nostre amiche elettrici e ai nostri amici elettori per garantire alla lista di centro dei Popolari per il Veneto il consenso più ampio, tale da far ritornare finalmente in consiglio regionale rappresentanti della nostra cultura politica.

Venezuela, una nuova fonte di preoccupazione per il mondo

All’annuncio dell’assegnazione del Premio Nobel per la Pace a Maria Corina Machado, leader dell’opposizione al regime venezuelano, Donald Trump non ha reagito con qualcuna delle sue espressioni volgari o delle sue provocazioni elaborate con l’Intelligenza Artificiale. Ha invece cordialmente telefonato alla premiata, congratulandosi vivamente. Ma non si è trattato di un mero gesto di cortesia, pur apprezzabile e degno di nota, considerato il personaggio.

Machado, l’opposizione e i rapporti con Washington

Machado è una conservatrice che sostiene senza remore l’operato del Presidente Usa, soprattutto dal punto di vista ideologico. Ed è la più autorevole oppositrice di Nicolas Maduro, l’erede di Hugo Chavez, al potere dal 2013 ma accusato da Stati Uniti, Unione Europea e diverse nazioni latinoamericane (anche quelle oggi governate dalla sinistra, come Brasile, Messico, Colombia) di aver truccato i risultati delle elezioni del 2024, le cui irregolarità largamente registrate hanno superato quelle già emerse nelle precedenti consultazioni del 2018.

Machado è amica personale di Marco Rubio, il Segretario di Stato leader repubblicano della Florida, espressione della più determinata politica di duro scontro con paesi ispanici ostili agli Usa come Cuba e, appunto, Venezuela. Costretta dal regime alla clandestinità nel suo stesso Paese, è ovviamente speranzosa in un intervento americano che possa favorire la fine del regime. Ma non attraverso un’azione di tipo militare.

La svolta militare di Trump nel Mar dei Caraibi

E invece è proprio questa che Trump sta minacciando. In un primo tempo il volubile tycoon non aveva prestato troppe attenzioni alle pressioni del suo Segretario di Stato, sostenitore della necessità di adottare verso il regime di Maduro misure a cominciare da quelle economiche. Così, ad esempio, la Chevron aveva firmato un accordo col governo di Caracas per continuare a pompare greggio nel Paese, con evidenti vantaggi anche per le casse dello Stato venezuelano (oltre che per il gruppo petrolifero).

Durante l’estate, però, qualcosa deve essere successo. Perché già il primo giorno di settembre navi della Marina a stelle e strisce hanno attaccato e affondato nel Mar dei Caraibi, in acque internazionali, un’imbarcazione battente bandiera venezuelana. Un’operazione poi replicata più volte (con un bilancio a oggi di 42 vittime), integrata con una consistente presenza navale nell’area, ai confini con le acque venezuelane, ufficialmente indirizzata contro i “cartelli della droga”, due in particolare, con base proprio in Venezuela. Definite “organizzazioni terroristiche straniere” dall’Amministrazione americana. Di una di queste, Cartel de los Soles, Maduro sarebbe addirittura il capo, o uno dei capi: ma prove in tal senso non ne sono mai state fornite.

In ogni caso, la catalogazione alla voce “terrorismo” ha consentito a Trump di utilizzare le Forze Armate, aggirando FBI e DIA, le Agenzie federali che si occupano delle operazioni antidroga, secondo uno schema ormai chiaro che tende a comprimere gli spazi di manovra degli enti che non rispondono direttamente e immediatamente alla Casa Bianca.

Il rischio di un nuovo fronte nella competizione globale

La situazione che si è venuta a creare ha un riflesso geopolitico importante e potenzialmente pericoloso. Già, perché Maduro – avversato e non riconosciuto da tutto l’Occidente – ha in questi anni stretto rapporti ancor più intensi con Cuba e con la Russia, avviandone di nuovi anche con la Cina. E non è difficile immaginare come gli Stati Uniti possano temere il protrarsi di una situazione che potrebbe generare rischi per la loro sicurezza, essendo il Venezuela un Paese di vaste dimensioni posizionato a sole 1.700 miglia dalla Florida.

Traffico di droga e anche di immigrazione clandestina, altro cardine della narrazione trumpiana: per bloccare entrambi qualsiasi mezzo è lecito, dunque pure quello militare. E infatti è in arrivo in zona la più grande portaerei americana, la USS Gerald Ford. Con questa presa di posizione il Presidente statunitense – al solito bypassando il Congresso – intende esercitare una forte pressione su Maduro, il quale a sua volta potrebbe essere tentato dal richiedere esplicita protezione ai suoi alleati. Uno scenario alquanto preoccupante, invero.

Irlanda, Catherine Connolly nuova presidente della Repubblica

Roma, 25 ott. (askanews) – Catherine Connolly, parlamentare indipendente ma con il sostegno di un’ampia base di partiti e politici di sinistra, tra cui il principale partito di opposizione, Sinn Fein, è la decima presidente della Repubblica di Irlanda. Succede al presidente uscente Michael D. Higgins.

Connolly ha ottenuto il 63,4% delle preferenze, davanti a Heather Humprehys del Fine Gael con il 29,5% e a Jim Gavin del Fianna Fail, al 7,2%.

Nel suo primo discorso all’interno del Castello di Dublino, Connolly ha detto che sarà una presidente che ascolta, riflette e parla quando necessario e che sarà una “voce per la pace”, che si baserà sulla politica di neutralità e “articolerà il tratto esistenziale imposto dal cambiamento climatico”. Sarà una presidente inclusiva che non farà “alcuna distinzione in base ai voti”.

“Il nostro mantra durante questa campagna è stato che possiamo dare forma insieme a una nuova repubblica”, ha ricordato.

Festa Roma, vince "La mia famiglia a Taipei", premi a Trinca e Boon

Roma, 25 ott. (askanews) – “Left-Handed Girl (“La mia famiglia a Taipei”) di Shih-Ching Tsou ha vinto come Miglior Film del Concorso Progressive Cinema alla 20esima Festa del Cinema di Roma.

Il riconoscimento è stato assegnato dalla giuria presieduta da Paola Cortellesi che ha consegnato i riconoscimenti nel corso della cerimonia di chiusura presso la Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, condotta da Ema Stokholma.

Il Gran Premio della Giuria è andato a “Nino” di Pauline Loquès, il premio per la Miglior regia a Wang Tong per “Chang ye jiang jin” (Wild Nights, Tamed Beasts). Per la Miglior sceneggiatura ha vinto Alireza Khatami per “The Things You Kill”.

Miglior attrice – Premio “Monica Vitti” a Jasmine Trinca per “Gli occhi degli altri”; Miglior attore – Premio “Vittorio Gassman” ad Anson Boon per “Good Boy”. Il Premio speciale della Giuria è andato al cast del film “40 Secondi”

La giuria presieduta dal regista e produttore argentino Santiago Mitre con il regista e sceneggiatore britannico Christopher Andrews e l’attrice italiana Barbara Ronchi ha assegnato – fra i titoli delle sezioni Concorso Progressive Cinema, Freestyle e Grand Public – il Premio Miglior Opera Prima Poste Italiane al film “Tienimi presente” di Alberto Palmiero (sezione Freestyle).

È stata inoltre assegnata una Menzione speciale agli attori Samuel Bottomley e Séamus McLean Ross per “California Schemi'” di James McAvoy.

Per la prima volta quest’anno, è stato conferito un premio alle opere che esplorano il cinema del reale. La giuria presieduta dal regista, direttore della fotografia, montatore e produttore rumeno Alexander Nanau ha assegnato – fra una selezione di titoli in programma nelle sezioni Concorso Progressive Cinema e Proiezioni Speciali – il Premio Miglior Documentario a “Cuba and Alaska di Yegor Troyanovsky (Proiezioni Speciali).

È stata inoltre assegnata una Menzione speciale al documentario “Le Chant des forets” di Vincent Munier. Fra i titoli del Concorso Progressive Cinema, gli spettatori hanno assegnato il Premio del Pubblico Terna a “Roberto Rossellini – più di una vita” di Ilaria de Laurentiis, Andrea Paolo Massara, Raffaele Brunetti.

La Festa è stata ufficialmente riconosciuta come Festival Competitivo dalla FIAPF (Fédération Internationale des Associations de Producteurs de Films).

Paola Malanga, direttrice artistica della Festa del Cinema e della Fondazione Cinema per Roma, chiudendo la cerimonia ha annunciato le date della prossima edizione, che si terrà dal 14 al 25 ottobre.

La Cgil in piazza contro la manovra. Landini: risposte o pronti allo sciopero

Roma, 25 ott. (askanews) – La Cgil torna in piazza contro la manovra “per rimettere al centro i problemi delle persone, che per vivere hanno bisogno di lavorare e che, oggi, pur lavorando sono povere”. Le ragioni della manifestazione nazionale, caratterizzata da un corteo partito da piazza della Repubblica per poi giungere in piazza San Giovanni, dove secondo gli organizzatori si sono riversate 200mila persone, sono state spiegate dal segretario generale Maurizio Landini: “Chiediamo un cambiamento delle politiche economiche e sociali. A chiederlo è una parte molto importante di questo Paese”.

Senza risposte da parte del Governo e “modifiche radicali” a una legge di bilancio ritenuta “sbagliata”, la confederazione sindacale valuterà tutti gli strumenti “senza escludere nulla”, ha detto Landini rispondendo a domande sulla possibilità di proclamare uno sciopero generale. Dal palco di piazza San Giovanni ha ribadito che “non ci fermeremo. Se non ci saranno risposte siamo pronti a mettere in campo tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione”.

L’iniziativa della Cgil, dal titolo “Democrazia al lavoro”, è stata decisa per chiedere l’aumento di salari e pensioni, maggiori investimenti nella sanità e nella scuola, una vera riforma fiscale e per dire no alla precarietà e al riarmo. “La nostra mobilitazione non finisce qui – ha avvertito Landini – bisogna aumentare i salari, far pagare le tasse a chi non le paga; serve una vera riforma fiscale; investire nella sanità e sulla casa. E c’è bisogno di politiche industriali, perché il Paese sta vivendo una crisi forte con il rischio che interi settori, dalla siderurgia all’auto, spariscano”.

Il numero uno della Cgil ha poi polemizzato con il responsabile delle Infrastrutture, Matteo Salvini, che lo aveva accusato di parlare come un ministro di un ipotetico governo Schlein. “Non parla da ministro – ha affermato Landini – io faccio il sindacalista e non sono un ministro. Lui, che è anche vicepresidente del consiglio, dovrebbe parlare per risolvere i problemi. Diceva che avrebbe cambiato la legge Fornero, ma ha raccontato balle. Aveva promesso che se fosse andato al governo avrebbe cancellato la riforma delle pensioni. In realtà, è riuscito a peggiorarla”.

La Cgil ha invitato alla manifestazione il segretario generale dell’Ituc, Luc Triangle, e Sigfrido Ranucci “per esprimergli la solidarietà. La libertà di stampa è sotto attacco. La Rai è un servizio pubblico, è inaccettabile che si tagli il giornalismo d’inchiesta o si limiti la libertà di stampa”, ha aggiunto Landini nel sottolineare che “ci sono cose nuove che vengono dal Paese, che vengono dal basso, dal popolo, e c’è chi non le vuole vedere. Anzi, c’è chi le demonizza. Hanno paura della democrazia. Le cose nuove che vengono da questo Paese sono le piazze piene”.

Infine, un messaggio rivolto alle imprese: “Lo diciamo anche a Confindustria, Confcommercio, Confesercenti e alle cooperative. Se vogliono davvero creare uno sviluppo in questo Paese, allora gli imprenditori seri devono insieme con noi battersi per cancellare i banditi, quelli che applicano i contratti pirata, quelli che sfruttano, usano il lavoro nero e il caporalato”.

Manovra, Cgil in piazza. Landini: risposte o pronti a sciopero

Roma, 25 ott. (askanews) – La Cgil torna in piazza contro la manovra “per rimettere al centro i problemi delle persone, che per vivere hanno bisogno di lavorare e che, oggi, pur lavorando sono povere”. Le ragioni della manifestazione nazionale, caratterizzata da un corteo partito da piazza della Repubblica per poi giungere in piazza San Giovanni, dove secondo gli organizzatori si sono riversate 200mila persone, sono state spiegate dal segretario generale Maurizio Landini: “Chiediamo un cambiamento delle politiche economiche e sociali. A chiederlo è una parte molto importante di questo Paese”.

Senza risposte da parte del Governo e “modifiche radicali” a una legge di bilancio ritenuta “sbagliata”, la confederazione sindacale valuterà tutti gli strumenti “senza escludere nulla”, ha detto Landini rispondendo a domande sulla possibilità di proclamare uno sciopero generale. Dal palco di piazza San Giovanni ha ribadito che “non ci fermeremo. Se non ci saranno risposte siamo pronti a mettere in campo tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione”.

L’iniziativa della Cgil, dal titolo “Democrazia al lavoro”, è stata decisa per chiedere l’aumento di salari e pensioni, maggiori investimenti nella sanità e nella scuola, una vera riforma fiscale e per dire no alla precarietà e al riarmo. “La nostra mobilitazione non finisce qui – ha avvertito Landini – bisogna aumentare i salari, far pagare le tasse a chi non le paga; serve una vera riforma fiscale; investire nella sanità e sulla casa. E c’è bisogno di politiche industriali, perché il Paese sta vivendo una crisi forte con il rischio che interi settori, dalla siderurgia all’auto, spariscano”.

Il numero uno della Cgil ha poi polemizzato con il responsabile delle Infrastrutture, Matteo Salvini, che lo aveva accusato di parlare come un ministro di un ipotetico governo Schlein. “Non parla da ministro – ha affermato Landini – io faccio il sindacalista e non sono un ministro. Lui, che è anche vicepresidente del consiglio, dovrebbe parlare per risolvere i problemi. Diceva che avrebbe cambiato la legge Fornero, ma ha raccontato balle. Aveva promesso che se fosse andato al governo avrebbe cancellato la riforma delle pensioni. In realtà, è riuscito a peggiorarla”.

La Cgil ha invitato alla manifestazione il segretario generale dell’Ituc, Luc Triangle, e Sigfrido Ranucci “per esprimergli la solidarietà. La libertà di stampa è sotto attacco. La Rai è un servizio pubblico, è inaccettabile che si tagli il giornalismo d’inchiesta o si limiti la libertà di stampa”, ha aggiunto Landini nel sottolineare che “ci sono cose nuove che vengono dal Paese, che vengono dal basso, dal popolo, e c’è chi non le vuole vedere. Anzi, c’è chi le demonizza. Hanno paura della democrazia. Le cose nuove che vengono da questo Paese sono le piazze piene”.

Infine, un messaggio rivolto alle imprese: “Lo diciamo anche a Confindustria, Confcommercio, Confesercenti e alle cooperative. Se vogliono davvero creare uno sviluppo in questo Paese, allora gli imprenditori seri devono insieme con noi battersi per cancellare i banditi, quelli che applicano i contratti pirata, quelli che sfruttano, usano il lavoro nero e il caporalato”.

Il Sinodo: i vescovi e le chiese locali promuovano il riconoscimento delle persone omoaffettive e transgender

Roma, 25 ott. (askanews) – “Le Chiese locali, superando l’atteggiamento discriminatorio a volte diffuso negli ambienti ecclesiali e nella società, si impegnino a promuovere il riconoscimento e l’accompagnamento delle persone omoaffettive e transgender, così come dei loro genitori, che già appartengono alla comunità cristiana”. E’ quanto emerge dal Documento di sintesi del Cammino Sinodale delle Chiese in Italia, approvato con 781 placet su 809.

“Essere segno del Regno di Dio – si legge – implica relazioni autentiche e comunionali, che mostrino le differenze come ricchezza. La comunità ecclesiale vuole essere uno spazio nel quale ognuno può sentirsi compreso, accolto, accompagnato e incoraggiato, con una particolare attenzione a coloro che rimangono ai margini. Siamo coscienti che, per ‘passare dalla logica escludente del dentro/fuori ad una di implicazione e riconoscimento’, in alcuni casi e su alcuni temi occorre ancora un ulteriore approfondimento, confronto e discernimento comuni, per arrivare, con gradualità, a scelte condivise. Ma, al tempo stesso – prosegue il documento – non vogliamo rinunciare a tenere ben presente che ‘lo sguardo di fede rifugge le rigide categorie e domanda di accogliere le sfumature, comprese quelle che a occhio nudo non si vedono’, poiché i ‘discepoli sono in cammino verso una realtà che ha posto per tutti e tutte'”. Pertanto, l’Assemblea sinodale avanza le seguenti proposte: che le Chiese locali e le Conferenze Episcopali Regionali promuovano percorsi di accompagnamento, discernimento e integrazione nella pastorale ordinaria di quanti desiderano fare cammini di maggiore integrazione ecclesiale, ma sono ai margini della vita ecclesiale e sacramentale a causa di situazioni affettive e familiari stabili diverse dal sacramento del matrimonio (seconde unioni, convivenze di fatto, matrimoni e unioni civili, etc.)”. Ed ancora: “Le Chiese locali promuovano percorsi e approcci pastorali di accompagnamento e integrazione nella vita ecclesiale delle coppie conviventi, che hanno in animo una futura unione nel sacramento del matrimonio, tenendo conto di questo loro desiderio”.

Approvato anche un documento sulle vittime di abusi. Si intitola “A fianco di quanti hanno subìto abusi in ambito ecclesiale” il paragrafo del Documento di sintesi del Cammino Sinodale delle Chiese in Italia, approvato con 781 placet su 809.

“Molestie, abusi di potere, di coscienza e sessuali in ambito ecclesiale – si legge nel documento – rappresentano una grave offesa alle persone, fatte a immagine e somiglianza di Dio, e quindi al Creatore e al suo sogno sull’umanità. La Chiesa, senza nascondere criticità, resistenze e dinamiche sedimentate che talvolta hanno contrastato la corretta attenzione e salvaguardia verso i minori e le persone vulnerabili, persegue la costruzione di una cultura di contrasto all’abuso a partire dalla formazione di tutti gli operatori ecclesiali. “Per questo motivo la formazione degli accompagnatori spirituali – presbiteri o meno – è molto delicata e, insieme, urgente”, prosegue il Documento sinodale. “La cura e l’affiancamento dei battezzati deve avere come meta il lasciar andare, il far crescere, il liberare. Pertanto, l’Assemblea sinodale avanza le seguenti proposte: che le Chiese locali, anche attraverso i Servizi diocesani per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, accolgano e si prendano cura di quanti hanno subìto violenze e realizzino iniziative con e per loro, promuovendo misure di giustizia riparativa; che le Chiese locali si impegnino a ridurre il rischio di abusi, continuando a favorire e a implementare l’attività di prevenzione e l’applicazione delle Linee guida nazionali; che le Chiese locali collaborino con istituzioni e società civile per il sostegno delle vittime e dei familiari e per assicurare il corretto svolgimento di ogni fase dell’accertamento della verità dei fatti”.

Calcio, risultati serie A: Udinese aggancia la Juve

Roma, 25 ott. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Parma-Como 0-0, Udinese-Lecce 3-2.

Ottava giornata: Milan-Pisa 2-2, Parma-Como 0-0, Udinese-Lecce 3-2, ore 18 Napoli-Inter, ore 20.45 Cremonese-Atalanta, domenica 26 ottobre ore 12.30 Torino-Genoa, ore 15 Sassuolo-Roma, Verona-Cagliari, ore 18 Fiorentina-Bologna, ore 20.45 Lazio-Juventus.

Classifica: Milan 17, Inter, Napoli, Roma 15, Bologna, Como 13, Juventus, Udinese 12, Atalanta 11, Sassuolo, Cremonese 10, Lazio, Cagliari, Torino 8, Parma 7, Lecce 6, Verona, Pisa 4, Fiorentina, Genoa 3.

Nona giornata: martedì 28 ottobre ore 18.30 Lecce-Napoli, ore 20.45 Atalanta-Milan, mercoledì 29 ottobre ore 18.30 Como-Verona, Juventus-Udinese, Roma-Parma, ore 20.45 Bologna-Torino, Genoa-Cremonese, Inter-Fiorentina, giovedì 30 ottobre ore 18.30 Cagliari-Sassuolo, ore 20.45 Pisa-Lazio.

Casa, Brancaccio (Ance): in Italia serve un piano per la classe media

Roma, 25 ott. (askanews) – In Italia “c’è l’esigenza di un piano casa per la fascia media, che alla fine è il 90-95% della popolazione e che con gli attuali costi di costruzione, di acquisto di suolo e di gravami” non riesce a trovare sul mercato immobili a prezzi accessibili. Lo ha affermato, Federica Brancaccio, presidente dell’Ance. Ed ad un dibattito oggi agli Stati generali della casa organizzati a Torino da Forza Italia, ha anche lanciato due proposte da portare avanti a livello europeo: chiedere che la Bce riduca i requisiti di accantonamento sui mutui, che fanno salire io prezzi, e scorporare una quota di spese per le case a prezzi accessibili dal Patto di stabilità di crescita.

“Cosa chiediamo noi perché ci possa essere un piano casa, che è una sfida” per il Paese. Per il piano casa “si deve fare una governance” che tenga presente la questione delle moltiplicarsi delle competenze a livello territoriale per ricreare una centralità. “Sulle riforme – ha proseguito – serve la legge di rigenerazione urbana, assieme ad altre riforme edilizie e urbanistiche precise”.

E poi “serve il coraggio di utilizzare strumenti e leve finanziarie innovative, perché ci sarà una parte di soldi pubblici necessaria. C’è tutta una quota di edilizia residenziale popolare che in Italia è bassissima. Non dico di arrivare al 29% dell’Olanda ma forse a una media del 15% dell’Europa è necessario”, ha detto.

Secondo la presidente dell’Ance “intervenire sulla casa significa veramente intervenire sulle città, ridisegnare la città. Anche i filosofi hanno parlato dell’abitare come di qualcosa non solo della casa e del costruire, ma qualcosa di molto più importante”. Temi che chiamano in causa “la necessità di rigenerazione, le case di qualità” su cui pure l’Italia in passato aveva ottenuto risultati di rilievo con il piano Fanfani: “faceva case innovative e case belle”. Posto che non è un modello replicabile.

E poi, visto che “finalmente anche l’Europa si è accorta che c’è un’emergenza casa, dall’Europa la politica europea prema per esempio sulla Banca centrale per dire che gli accantonamenti che le banche sono costrette a fare sui mutui, un’altra cosa che rende difficile e fa aumentare il costo, per chiedere di abbassare quegli accantonamenti per le case accessibili. Se per le armi possiamo far uscire una quota di spesa dal Patto di stabilità, perché non farlo per la casa accessibile?”, è la proposta lanciata dall’Ance.

Calcio, per l’Udinese tre punti e sofferenza: 3-2 al Lecce

Roma, 25 ott. (askanews) – Vince, ma con il fiatone. L’Udinese supera 3-2 il Lecce in una gara vibrante, piena di episodi e ribaltamenti di inerzia, portando a casa tre punti che pesano come oro nella corsa salvezza. Al “Bluenergy Stadium” i bianconeri dominano per un’ora, si complicano la vita nel finale, ma resistono al ritorno rabbioso dei giallorossi.

Pronti via, l’Udinese prende subito il controllo del gioco con ritmo e aggressività. Il vantaggio arriva al 16′: Arthur Atta pennella da calcio d’angolo e Jesper Karlström, lasciato colpevolmente solo, scarica in rete il destro dell’1-0. È un colpo che indirizza la partita, perché il Lecce fatica a reagire, mentre Zaniolo al 20′ colpisce una clamorosa traversa da centro area. Il raddoppio è questione di minuti: al 37′ Keinan Davis, in versione centravanti d’altri tempi, incorna perfettamente il cross ancora di Atta e porta i friulani sul 2-0.

L’intervallo sembra segnare la fine dei giochi, ma il Lecce, dopo un primo tempo timido, rientra con ben altro spirito. Al 59′ Medon Berisha trova il gol che riapre tutto, trasformando una punizione dal limite con un destro preciso nell’angolino basso. Sottil corre ai ripari con cambi mirati — Bayo, Buksa e Piotrowski — mentre Gotti si gioca le carte Banda e N’Dri per dare imprevedibilità ai suoi.

Nel finale succede di tutto. Buksa, subentrato, al minuto 89 sigla il 3-1 dopo un contropiede fulmineo orchestrato da Bayo, liberando il “Bluenergy” in un boato. Ma il Lecce non molla: al 96′ Konan N’Dri, con un sinistro secco da fuori, trova l’angolino e firma il 3-2 che riapre la paura per qualche secondo. Non basta: il triplice fischio arriva subito dopo, liberatorio per i tifosi di casa.

Calcio, Parma e Como non si fanno male: al Tardini finisce 0-0

Roma, 25 ott. (askanews) – Parma e Como si dividono la posta in palio al “Tardini” al termine di una partita combattuta, nervosa, a tratti confusa ma comunque viva fino all’ultimo secondo. Finisce 0-0, un pareggio che lascia l’amaro in bocca soprattutto ai gialloblù, più intraprendenti nel complesso e vicini al gol in diverse occasioni, ma che conferma la solidità e la compattezza del Como di Cesc Fàbregas, capace di resistere anche dopo l’uscita anticipata di Álvaro Morata per infortunio.

Il Parma parte forte e al 13′ sfiora il vantaggio due volte nella stessa azione: prima il colpo di testa di Cutrone si stampa sulla traversa, poi l’ex Milan, sulla ribattuta, costringe Butez a un grande intervento nell’angolino basso. È il momento migliore dei ducali, spinti da Bernabé e Nahuel Estévez, ma imprecisi negli ultimi venti metri. Il Como si affida invece alla qualità di Lucas da Cunha e Nico Paz, senza però creare veri pericoli dalle parti di Suzuki.

Nella ripresa la partita si spezzetta. Fioccano i falli, si moltiplicano le interruzioni — prima Delprato, poi Morata, infine Kempf devono fermarsi per problemi fisici — e il ritmo ne risente. Fàbregas pesca dalla panchina Baturina e Douvikas, mentre Pecchia risponde con Hernani e Djuric per dare peso e geometrie al suo attacco.

Proprio Hernani e Benedyczak costruiscono la più grande occasione del secondo tempo: al minuto 81 Delprato trova il tempo giusto sul cross del polacco, ma Butez si supera sotto la traversa. Sul ribaltamento di fronte è invece Douvikas ad avere sul destro la palla della possibile beffa: il greco, liberato da Baturina, calcia alto da ottima posizione al 95′.

Sinner batte De Minaur in due set e va in finale all’Atp 500 di Vienna

Roma, 25 ott. (askanews) – Jannik Sinner batte Alex De Minaur 6-3, 6-4 ed è in finale all’Atp 500 di Vienna. Un’altra bella prova da parte del numero 2 al mondo, che conquista così la 31esima finale a livello Atp, l’ottava della stagione. Una prestazione solida da parte di Jannik, che nel primo set si era portato avanti 4-0 conquistando subito due break, ma ha poi perso la battuta per la prima volta nel torneo nel quinto game. Nonostante questo, l’azzurro ha chiuso 6-3 in 44 minuti di gioco. Nel secondo parziale, invece, è successo un po’ di tutto: Sinner aveva conquistato a zero il break nel quinto game, ma ha subito l’immediato controbreak dall’australiano. Non è mancata la reazione dell’azzurro, che è tornato avanti di un break nel settimo gioco. Per Sinner arriva la 20esima vittoria consecutiva sui campi in cemento indoor, la nona di fila a Vienna. Domani alle 14, in finale, affronterà Musetti o Zverev.

“Volevo giocare e servire bene. Il primo set è stato molto fisico: sono contento di aver vinto in due set”. Così Jannik Sinner a Vienna dopo il successo su De Minaur. “Mi aspettavo che mi avrebbe cambiato un paio di cose, ma non voglio dirlo (ride, ndr) – continua – Lui sa come mettermi sotto pressione, quando non servi molto bene bisogna giocare ogni punto e quindi la partita può diventare fisica. Ho cercato di aprire il campo e fare tanti piccoli cambiamenti. Sono soddisfatto di come ho gestito, sono contento della mia performance anche a livello mentale”. Sulle energie spese durante questo torneo: “Un po’ ho speso, anche per le aspettative che ha la gente, ma anche io nei miei confronti. Cerco di giocare nel migliore dei modi. Sono arrivato abbastanza in ritardo, ma ora sono felice di essere in finale. Ora conta essere pronti per domani, speriamo in una bella finale”.

Atp Vienna, Sinner: "Soddisfatto di come ho gestito la partita"



Roma, 25 ott. (askanews) – “Volevo giocare e servire bene. Il primo set è stato molto fisico: sono contento di aver vinto in due set”. Così Jannik Sinner a Vienna dopo il successo su De Minaur che gi vale la finale del torneo austriaco. “Mi aspettavo che mi avrebbe cambiato un paio di cose, ma non voglio dirlo (ride, ndr) – continua – Lui sa come mettermi sotto pressione, quando non servi molto bene bisogna giocare ogni punto e quindi la partita può diventare fisica. Ho cercato di aprire il campo e fare tanti piccoli cambiamenti. Sono soddisfatto di come ho gestito, sono contento della mia performance anche a livello mentale”. Sulle energie spese durante questo torneo: “Un po’ ho speso, anche per le aspettative che ha la gente, ma anche io nei miei confronti. Cerco di giocare nel migliore dei modi. Sono arrivato abbastanza in ritardo, ma ora sono felice di essere in finale. Ora conta essere pronti per domani, speriamo in una bella finale”.

Tennis, Sinner in finale all’Atp 500 di Vienna

Roma, 25 ott. (askanews) – Jannik Sinner batte Alex De Minaur 6-3, 6-4 ed è in finale all’Atp 500 di Vienna. Un’altra bella prova da parte del numero 2 al mondo, che conquista così la 31esima finale a livello Atp, l’ottava della stagione. Una prestazione solida da parte di Jannik, che nel primo set si era portato avanti 4-0 conquistando subito due break, ma ha poi perso la battuta per la prima volta nel torneo nel quinto game. Nonostante questo, l’azzurro ha chiuso 6-3 in 44 minuti di gioco. Nel secondo parziale, invece, è successo un po’ di tutto: Sinner aveva conquistato a zero il break nel quinto game, ma ha subito l’immediato controbreak dall’australiano. Non è mancata la reazione dell’azzurro, che è tornato avanti di un break nel settimo gioco. Per Sinner arriva la 20esima vittoria consecutiva sui campi in cemento indoor, la nona di fila a Vienna. Domani alle 14, in finale, affronterà Musetti o Zverev.

Roma, Gasperini: "Chiarito con Dybala, sta bene e può giocare"

Roma, 25 ott. (askanews) – “L’obiettivo è crescere, il problema non è solo il centravanti”. Parola di Gian Piero Gasperini alla vigilia di Sassuolo-Roma, in programma domani alle 15 a Reggio Emilia. Sui fischi dello stadio, il tecnico della Roma è stato netto: “I fischi vanno accettati, si reagisce ripartendo col lavoro. Io sostengo chiunque abbia la maglia della Roma, l’obiettivo è sempre la crescita”. Realismo anche sul mercato: “A gennaio è difficile trovare qualcosa di eccezionale, l’importante è non sbagliare le caratteristiche dei giocatori”.

Sul piano tattico, l’allenatore ha ribadito la centralità del gioco e della tecnica più che della fisicità: “Non è necessario giocare sempre con un centravanti alto, contano velocità, tecnica e triangolazioni”. Ha poi escluso problemi in difesa: “I cambi sono stati pochi, Wesley sta facendo bene. Spesso il giudizio dipende da come vanno le partite”.

Sulle parole di Dybala dopo il Plzen, toni distesi: “Non mi erano piaciute, ma ci siamo chiariti. Paulo deve stare più in area, fare gol e assist: è un attaccante, non un centrocampista”.

Infine, un messaggio a tutto l’ambiente: “Siamo in una fase iniziale con margini enormi. L’unico modo per crescere è lavorare insieme e reagire, sempre”. La conferenza si chiude con un concetto chiave, tipicamente gasperiniano: nessuna giustificazione, solo campo e lavoro.

Il ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin: il futuro dell’energia per l’Italia è il nucleare

Roma, 25 ott. (askanews) – Il futuro dell’energia per l’Italia è nel nucleare. Perché i consumi raddoppieranno negli anni a venire e non si può pensare di “tappezzare il Paese di pannelli fotovoltaici e pale eoliche”. Lo ha affermato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, intervenendo a un dibattito durante gli Stati generali della casa, organizzati a Torino da Forza Italia.

“Noi oggi consumiamo 310 miliardi di kilowatt all’anno e le previsioni di tutti gli analisti sono che tra 15-20 andremo al doppio. Pensiamo solo all’intelligenza artificiale con le moderne strumentazioni. Non possiamo tappezzare il Paese di pannelli fotovoltaici e pale eoliche. E dobbiamo dare continuità di energia per mantenere le future generazioni in un paese ricco, in un paese che guarda al futuro”, ha detto.

“Dobbiamo mettere le nostre imprese in condizioni di competere e dobbiamo le nostre famiglie e i giovani di stare bene. Ecco perché il nucleare è il percorso da affiancare, da integrare, non va sostituire, ma è il futuro”, ha affermato.

Sul tema casa, inoltre,s econdo Pichetto “l’obiettivo che noi abbiamo è qualificare il nostro patrimonio edilizio. Significa inserirsi in quello che è il disegno dell’obiettivo finale, che chiamiamo net zero 2050, perché significa creare le condizioni perché le una delle tre grandi forme di emissioni – fabbricati, veicoli e agricoltura – i fabbricati possano diventare più sobri e farli costare meno”. “L’obiettivo è questo: creare condizioni e l’interesse di essere più moderni”, ha concluso.