C’è una sottile ironia della storia nella cerimonia che giovedì 17 settembre porterà Bonito, in provincia di Avellino, a intitolare una strada ad Alfredo Covelli, E non una strada qualsiasi: l’attuale via Roma.
Covelli merita certamente la memoria del paese che gli diede i natali. Fu uomo politico di primo piano, deputato all’Assemblea Costituente e poi a lungo parlamentare, a lungo protagonista della destra italiana. Nessuno, dunque, contesta a Bonito il diritto – e perfino il dovere – di ricordare un proprio figlio illustre.
Uno schiaffo al Risorgimento
Bisognava proprio cancellare via Roma? La domanda acquista un significato particolare nel 2026, anno dell’ottantesimo anniversario della Repubblica italiana. Via Roma non è soltanto un indirizzo: nella generalità dei Comuni richiama simbolicamente Roma capitale e, con essa, l’unità nazionale nata con il Risorgimento. Sostituirne il nome per rendere omaggio a uno dei più coerenti e longevi rappresentanti del “monarchismo” italiano produce quindi un cortocircuito che sarebbe stato difficile immaginare più acuto.
Covelli non nascose mai la propria scelta. Alla Costituente votò contro la Costituzione repubblicana e fu per molti anni il principale dirigente del Partito Nazionale Monarchico. Una posizione politica legittima, ma in antitesi con la scelta repubblicana del popolo italiano
Il problema non è Covelli
La cerimonia avrà peraltro un parterre istituzionale di rilievo. La presenza del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi si comprende anche per il suo forte legame con l’Irpinia, sua terra d’origine. Più curiosa appare quella annunciata del ministro degli Esteri Antonio Tajani. A meno di non pensare che il segretario di Forza Italia abbia avvertito una qualche commozione nel rinverdire, per l’occasione, la propria giovanile militanza nell’Unione monarchica, di cui fu pure vice Segretario.
Non è dunque Covelli il problema, ms non si poteva dedicargli un’altra strada e soprattutto aspettare qualche mese? Negli ottant’anni dalla nascita della Repubblica, cancellare “Roma” per mettere al suo posto il nome del più noto leader monarchico sembra quasi una provocazione (sicuramente involontaria).
La storia, qualche volta, possiede un senso dell’umorismo che le amministrazioni comunali – e a maggior ragione gli uomini di governo – farebbero bene a non sottovalutare.

